Základné zobrazenie
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News – ECRA – European Cave Rescue Associaton
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Program of 19th European Cave Rescue Meeting
Meeting Office Working Hours 26 – 30 September (Saturday – Wednesday): 8:00 – 10:00 1 October, Thursday: 17 – 21:00 2 October, Friday: 8:00 – 11:00 Thursday, 1 October 2026 Arrival – during the day 19:00 – 20:30 Dinner / Check-in at Meeting Office (see opening hours) Friday, 2 October 2026 07:30 – 09:00 Breakfast / […]
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Grotte di Pastena, cento anni di storia e nuovo direttivo per l’Associazione Città delle Grotte
Condividi A Pastena le celebrazioni per il centenario del complesso carsico e l’assemblea nazionale dell’associazione. Michele Giannini succede a Fabio Caputo alla presidenza. Al centro del confronto anche il DDL 1499 sulle Grotte d’Italia PASTENA (FR) – Due giornate dedicate al patrimonio sotterraneo italiano, tra il centenario delle Grotte di Pastena, la visita ai sistemi carsici di Pastena e Falvaterra e il rinnovo degli organismi dell’Associazione Nazionale Città delle Grotte. Il 22 se
Grotte di Pastena, cento anni di storia e nuovo direttivo per l’Associazione Città delle Grotte
A Pastena le celebrazioni per il centenario del complesso carsico e l’assemblea nazionale dell’associazione. Michele Giannini succede a Fabio Caputo alla presidenza. Al centro del confronto anche il DDL 1499 sulle Grotte d’Italia
PASTENA (FR) – Due giornate dedicate al patrimonio sotterraneo italiano, tra il centenario delle Grotte di Pastena, la visita ai sistemi carsici di Pastena e Falvaterra e il rinnovo degli organismi dell’Associazione Nazionale Città delle Grotte.
Il 22 settembre 2026 Pastena ha celebrato i cento anni dalla scoperta e dall’avvio della conoscenza e valorizzazione delle sue grotte, uno dei complessi carsici più noti del Lazio. La manifestazione, organizzata dal Comune di Pastena in collaborazione con Regione Lazio e LAZIOcrea, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo speleologico e delle realtà impegnate nella gestione e valorizzazione del patrimonio ipogeo.
Il centenario fa riferimento alle esplorazioni iniziate nella primavera del 1926. Nel programma ufficiale delle celebrazioni è stato ricordato un percorso storico avviato il 26 aprile 1926 e proseguito fino al 29 maggio 1927.
Durante la giornata sono stati presentati anche il logo del centenario, realizzato nell’ambito di un’iniziativa dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, e il volume I cento anni delle Grotte di Pastena: Storie di lungimiranza, di impegno e di riconoscenza, curato da Simona Savone in collaborazione con il Circolo Speleologico Romano. Nel piazzale delle grotte è stato inoltre presentato il monumento del centenario, opera del maestro Sergio Lombardi.
Da Pastena a Falvaterra
Alle iniziative istituzionali si sono affiancate le visite nel mondo sotterraneo, con un percorso che ha coinvolto le Grotte di Pastena e le Grotte di Falvaterra, due importanti realtà carsiche della provincia di Frosinone.
Proprio il rapporto tra patrimonio naturale, ricerca, fruizione turistica e sviluppo delle comunità locali costituisce uno dei temi sui quali opera l’Associazione Nazionale Città delle Grotte, che riunisce amministrazioni comunali italiane caratterizzate dalla presenza di importanti sistemi carsici.

L’assemblea di Città delle Grotte e il nuovo presidente
Il 23 settembre, nella Sala Consiliare di Pastena, si è svolta l’Assemblea ordinaria dell’Associazione Nazionale Città delle Grotte.
L’assemblea ha affrontato i programmi futuri dell’associazione e il disegno di legge n. 1499, “Disposizioni per la promozione e la valorizzazione delle Grotte d’Italia”, attualmente all’esame parlamentare.
Alla guida dell’associazione Michele Giannini, sindaco di Fabbriche di Vergemoli (Lucca), succede a Fabio Caputo, esponente di Castellana Grotte e presidente uscente.
Nel nuovo Consiglio direttivo entrano Antonio Di Bartolomeo, sindaco di San Demetrio ne’ Vestini; Lucio Laudadio, consigliere di Lama dei Peligni; Luigi Deidda, vicesindaco di Ulassai; Augusto Carè, vicesindaco di Falvaterra; Manuel Cavalli, vicesindaco di Gemmano; e Giovanni Filoramo, consigliere di Taranta Peligna.
Con la conferma di Antonio Di Bartolomeo nel direttivo prosegue inoltre la presenza del Comune di San Demetrio ne’ Vestini e delle Grotte di Stiffe negli organismi dell’associazione.
Il confronto sul DDL 1499
Particolarmente significativo per il mondo speleologico è il confronto sul DDL 1499, provvedimento del quale Scintilena ha già seguito l’iter.
Il disegno di legge prevede, tra le altre misure, una banca dati nazionale delle Grotte d’Italia, un Tavolo permanente presso il Ministero del Turismo e iniziative per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio ipogeo.
Nel luglio scorso la Società Speleologica Italiana ETS è intervenuta in audizione presso la 9ª Commissione permanente del Senato, chiedendo che nel provvedimento assumano un ruolo centrale la tutela ambientale, il valore scientifico e idrogeologico delle grotte e le competenze tecniche e scientifiche maturate dal mondo speleologico (Scintilena)
L’incontro di Pastena inserisce quindi il centenario in un quadro più ampio: non soltanto la celebrazione di un secolo di esplorazioni e valorizzazione turistica, ma anche il confronto sul futuro della gestione, della conoscenza e della tutela delle grotte italiane.
Fonte: comunicazione pubblica di Antonio Di Bartolomeo; Grotte di Pastena e Collepardo; LAZIOcrea.
Foto: dal post Facebook https://www.facebook.com/61571795627269/posts/122169287846726520/?rdid=AEhP1byd4Bc9dV1y#

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Tarquinia, a Gravisca emergono nuove strutture etrusche sotto la città romana
Condividi Gli scavi nell’antico porto di Tarquinia hanno raggiunto livelli precedenti alla colonia romana. Individuate murature, strutture produttive e grandi blocchi di macco appartenenti a un edificio ancora da interpretare TARQUINIA – Nuove strutture di epoca etrusca stanno tornando alla luce a Gravisca, l’antico porto di Tarquinia, sotto i livelli occupati in seguito dalla colonia romana. Viterbo è un luogo affascinante, il cui territorio corrisponde in gran parte all’area storico geog
Tarquinia, a Gravisca emergono nuove strutture etrusche sotto la città romana
Gli scavi nell’antico porto di Tarquinia hanno raggiunto livelli precedenti alla colonia romana. Individuate murature, strutture produttive e grandi blocchi di macco appartenenti a un edificio ancora da interpretare
TARQUINIA – Nuove strutture di epoca etrusca stanno tornando alla luce a Gravisca, l’antico porto di Tarquinia, sotto i livelli occupati in seguito dalla colonia romana.
Viterbo è un luogo affascinante, il cui territorio corrisponde in gran parte all’area storico geografica della Tuscia: confina a nord con la Toscana (Grosseto e Siena) e l’Umbria (Terni), a est con Rieti, a sud con la Città metropolitana di Roma Capitale e a ovest con il Mar Tirreno.
Le indagini archeologiche nel nuovo settore di scavo stanno raggiungendo strati sempre più profondi e antichi dell’insediamento, aggiungendo nuovi elementi alla ricostruzione della lunga storia del sito.
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale aveva già indicato nei mesi scorsi l’area come sede di un “nuovo ritrovamento archeologico”, spiegando che le recenti attività di ricerca stavano restituendo nuove testimonianze. Nel settembre 2026, insieme all’Università degli Studi di Perugia, ha inoltre organizzato visite al vecchio e al nuovo settore di scavo per presentare al pubblico le evidenze più recenti.
Sotto i livelli romani, la fase etrusca
Secondo le informazioni diffuse durante l’attuale campagna di indagine, al di sotto delle strutture appartenenti alle fasi romane sono stati raggiunti livelli riferibili all’insediamento etrusco.
Sono emerse murature realizzate con ciottoli, associate probabilmente a edifici le cui parti superiori erano costruite con materiali deperibili. Gli scavi hanno inoltre individuato sistemi legati alla raccolta e alla conservazione dell’acqua e strutture produttive, comprese alcune fornaci.
Il rinvenimento che sta attirando maggiormente l’attenzione è però costituito da grandi blocchi di macco, una calcarenite largamente utilizzata nell’architettura antica dell’Etruria meridionale. Le strutture si trovano a una profondità considerevole rispetto all’attuale piano di campagna ed erano state completamente coperte dalle successive occupazioni del sito.
Un edificio ancora da identificare
Al momento gli archeologi mantengono cautela sull’interpretazione del ritrovamento.
Le dimensioni dei blocchi, la tecnica costruttiva e la posizione stratigrafica hanno fatto ipotizzare che le strutture possano appartenere alle fondazioni o al basamento di un edificio di notevoli dimensioni, ma non è stata ancora stabilita con certezza né la funzione né l’estensione del complesso. Saranno il proseguimento dello scavo e lo studio dei materiali associati a fornire elementi più precisi per la cronologia e l’interpretazione.
Si tratta quindi di una scoperta importante, ma sarebbe prematuro presentarla come il ritrovamento di una “città etrusca sconosciuta”.
Gravisca è infatti conosciuta da decenni come porto della Tarquinia etrusca e importante centro di scambi con il Mediterraneo. L’Università degli Studi di Perugia descrive il sito come sede di un rilevante santuario emporico frequentato da mercanti greci, mentre le ricerche archeologiche hanno documentato un abitato etrusco di estensione maggiore rispetto alla successiva colonia romana.
Una lunga stratificazione archeologica
La particolare importanza delle nuove indagini deriva proprio dalla possibilità di leggere, nella stessa area, una successione di fasi diverse.
Gravisca fu lo scalo marittimo della Tarquinia etrusca già in età arcaica. Nel II secolo a.C. nell’area venne fondata la colonia romana di Graviscae, tradizionalmente datata al 181 a.C.
Le costruzioni delle fasi successive coprirono o trasformarono quelle precedenti, creando una stratificazione che oggi consente agli archeologi di procedere, livello dopo livello, verso le fasi più antiche dell’insediamento.
La campagna del 2026 rientra nella prosecuzione delle ricerche archeologiche concesse dal Ministero della Cultura all’Università degli Studi di Perugia. Il relativo provvedimento ministeriale è stato emesso il 24 luglio 2026.
Le prossime indagini dovranno chiarire se i grandi blocchi di macco appartengano realmente a un edificio monumentale e quale ruolo avesse la struttura nell’organizzazione del porto etrusco.
Per Gravisca non si tratta della scoperta improvvisa di una città perduta, ma dell’apertura di una nuova finestra sulle parti ancora sepolte dell’antico porto di Tarquinia.
Fonti
- Soprintendenza ABAP Viterbo ed Etruria meridionale – comunicazioni ufficiali sul nuovo ritrovamento e sulle visite al nuovo settore di Gravisca.
- Ministero della Cultura – concessione 2026 per la prosecuzione delle ricerche archeologiche dell’Università di Perugia.
- Università degli Studi di Perugia – documentazione scientifica e istituzionale sulle ricerche a Gravisca e sul santuario emporico.
- Etruria News / La Fune – cronaca dei rinvenimenti del settembre 2026; utili per i dettagli dell’attuale scavo, da leggere però insieme alle fonti istituzionali.
- Treccani – quadro storico e archeologico generale di Gravisca
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Guardiani del buio: la UIS svela i vincitori del 2° Concorso Fotografico Internazionale di Speleologia
Condividi A Postojna la mostra dedicata alla vita invisibile delle grotte, tra biodiversità sotterranea e tutela del carsismo La Commissione Arti e Lettere dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha reso pubblici i vincitori del 2° UIS Photo Contest, il concorso fotografico internazionale dedicato al mondo ipogeo. L’annuncio è arrivato l’11 settembre 2026 durante il Congresso Internazionale di Speleologia svoltosi in Slovenia, nell’ambito delle iniziative collegate alla prima Giorn
Guardiani del buio: la UIS svela i vincitori del 2° Concorso Fotografico Internazionale di Speleologia
A Postojna la mostra dedicata alla vita invisibile delle grotte, tra biodiversità sotterranea e tutela del carsismo
La Commissione Arti e Lettere dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha reso pubblici i vincitori del 2° UIS Photo Contest, il concorso fotografico internazionale dedicato al mondo ipogeo.
L’annuncio è arrivato l’11 settembre 2026 durante il Congresso Internazionale di Speleologia svoltosi in Slovenia, nell’ambito delle iniziative collegate alla prima Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo (IDCK), celebrata il 13 settembre a Postojna.
Il tema del concorso fotografico speleologico: vita invisibile e impatto umano
La seconda edizione del concorso fotografico UIS portava il titolo “Invisible Life, Visible Impact: Guardians of the Dark” (“Vita Invisibile, Impatto Visibile: i Guardiani del Buio”). Il tema chiedeva ai partecipanti di documentare la vita nascosta negli ambienti sotterranei, dai microrganismi alle specie endemiche adattate al buio, insieme ai segni dell’impatto delle attività umane su questi ecosistemi fragili.
Il concorso fotografico è stato organizzato dalla Commissione Arti e Lettere della UIS in collaborazione con la Commissione di Biologia delle Grotte e la Commissione per la Protezione delle Grotte e del Carsismo. La collaborazione tra le tre commissioni ha permesso di dare alle immagini partecipanti anche un valore scientifico e conservazionistico, oltre che estetico, mettendo in relazione la fotografia speleologica con i temi della biospeleologia e della tutela ambientale.
I numeri della selezione: fotografi e paesi rappresentati
Alla galleria finale sono arrivate 45 fotografie selezionate, realizzate da 27 fotografi provenienti da 21 paesi diversi. Le opere sono state valutate da una giuria internazionale composta da esperti di fotografia e speleologia, incaricata di individuare le immagini più efficaci nel raccontare la biodiversità sotterranea e le storie dietro ogni scatto.
Il regolamento del concorso prevedeva l’assegnazione di attestati ufficiali UIS ai vincitori e ai finalisti, senza premi in denaro. Le iscrizioni erano aperte dalla primavera 2026, con scadenza fissata al 30 giugno dopo una proroga, e la selezione finale si è svolta tra luglio e agosto, in vista della premiazione di settembre.
La mostra a Postojna per la Giornata delle Grotte e del Carsismo
Le immagini vincitrici sono state presentate al pubblico attraverso una mostra fotografica all’aperto allestita a Postojna, in concomitanza con la prima celebrazione mondiale dell’International Day of Caves and Karst (IDCK). La giornata, proclamata dall’Assemblea Generale UNESCO il 12 novembre 2025 su iniziativa della Slovenia e con il coinvolgimento della UIS, ha avuto la sua prima edizione ufficiale dal 10 al 13 settembre 2026, articolata in una conferenza scientifica internazionale organizzata dal Karst Research Institute ZRC SAZU, escursioni nelle principali grotte slovene e una cerimonia ufficiale svoltasi la sera del 12 settembre all’interno della Grotta di Postojna.
L’esposizione delle fotografie vincitrici ha permesso di portare all’attenzione del pubblico presente a Postojna immagini legate alla vita nascosta delle grotte, un contenuto coerente con gli obiettivi divulgativi della IDCK: promuovere la conoscenza, la ricerca e la protezione degli ambienti carsici a livello globale.
Il ruolo delle commissioni scientifiche della UIS
Nel comunicato diffuso dalla Commissione Arti e Lettere, un ringraziamento è stato rivolto alla giuria internazionale per il lavoro svolto nella selezione e nell’analisi delle storie dietro ogni fotografia. Un riconoscimento specifico è stato riservato anche alla Commissione di Protezione delle Grotte e del Carsismo e alla Commissione di Biologia delle Grotte della UIS, per il contributo dato nel mettere in evidenza i messaggi di conservazione e la vita nascosta del mondo sotterraneo.
La galleria completa delle fotografie vincitrici del 2° UIS Photo Contest è consultabile attraverso i canali social ufficiali della UIS, dove sono state pubblicate le immagini premiate insieme alle informazioni sugli autori. Il concorso fotografico si inserisce in un percorso avviato dalla UIS negli ultimi anni per valorizzare la fotografia speleologica come strumento di comunicazione scientifica, dopo la prima edizione del contest dedicata al tema della “Responsible Caving” nel 2024-2025.
Prospettive per le prossime edizioni del concorso UIS
L’esperienza del 2° UIS Photo Contest, unita alla visibilità garantita dalla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, apre la strada a future edizioni del concorso fotografico. La UIS ha già dimostrato negli anni un interesse crescente verso la fotografia come mezzo di divulgazione, affiancando ai concorsi fotografici anche iniziative editoriali come il premio letterario “Subterranean Myths”, lanciato nel 2026 dalla stessa Commissione Arti e Lettere.
La combinazione tra fotografia speleologica, biospeleologia e tutela del carsismo, al centro di questa edizione del concorso, riflette l’approccio multidisciplinare che caratterizza sempre più le iniziative internazionali della speleologia organizzata, in un contesto in cui la conoscenza degli ambienti ipogei viene considerata funzionale anche alla loro salvaguardia.
La galleria completa con le immagini vincitrici è pubblicata sul profilo Facebook della UIS Arts and Letters Commission: https://www.facebook.com/media/set/?vanity=uisartsandletters&set=a.122096716209487114
Fonti
- UIS Arts and Letters Commission, galleria fotografica su Facebook: https://www.facebook.com/media/set/?vanity=uisartsandletters&set=a.122096716209487114
- International Union of Speleology (UIS), sito ufficiale: https://uis-speleo.org/
- UIS, Call for Entries “The 2nd UIS International Speleological and Karst Photography Contest”: https://uis-speleo.org/index.php/2026/04/28/the-2nd-uis-international-speleological-and-karst-photography-contest/
- UIS, archivio aprile 2026: https://uis-speleo.org/index.php/2026/04/
- UNESCO, International Day of Caves and Karst: https://www.unesco.org/en/days/caves-and-karst
- GOV.SI, comunicato del 13 settembre 2026 sulla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: https://www.gov.si/en/news/2026-09-13-international-day-of-caves-and-karst-proclaimed-last-year-at-slovenias-initiative-is-being-celebrated-for-the-first-time/
- Karst Research Institute ZRC SAZU, pagina evento IDCK: https://izrkp.zrc-sazu.si/en/dogodki/international-day-of-caves-and-karst-idck
- Karst Research Institute ZRC SAZU, conferenza scientifica internazionale a Postojna: https://izrkp.zrc-sazu.si/en/novice/the-international-scientific-conference-in-postojna-brings-together-experts-from-around-the
- Scintilena, “Fotografia speleologica: la UIS lancia il 2° concorso fotografico internazionale sugli ecosistemi sotterranei”: https://www.scintilena.com/fotografia-speleologica-la-uis-lancia-il-2-concorso-fotografico-internazionale-sugli-ecosistemi-sotterranei/05/03/
- Scintilena, “Il mondo sotterraneo in mostra — UIS lancia il 2° Concorso Fotografico Internazionale su grotte e carsismo”: https://www.scintilena.com/il-mondo-sotterraneo-in-mostra-uis-lancia-il-2-concorso-fotografico-internazionale-su-grotte-e-carsismo/05/27/
- Scintilena, “Concorso fotografico UIS sulle grotte, prorogata la scadenza del 2° contest internazionale”: https://www.scintilena.com/concorso-fotografico-uis-sulle-grotte-prorogata-la-scadenza-del-2-contest-internazionale/06/24/
- Scintilena, “Subterranean Myths, concorso internazionale arti e lettere di speleologia”: https://www.scintilena.com/subterranean-myths-concorso-internazionale-arti-e-lettere-di-speleologia/05/09/
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La miniera di Praborna e il segreto del cristallo veneziano: dalle Alpi al cannocchiale di Galileo
Condividi Un Quaderno dell’Accademia delle Scienze di Torino ricostruisce la storia mineraria del Vallone di Saint-Marcel e il suo legame con la produzione del vetro cristallo e con l’ottica del Seicento Il giacimento minerario nel Vallone di Saint-Marcel Nel Vallone di Saint-Marcel, in Valle d’Aosta, si trova la miniera di Praborna, un sito che custodisce un patrimonio mineralogico riconosciuto a livello internazionale. Il giacimento si colloca alla base del versante sinistro del vallone,
La miniera di Praborna e il segreto del cristallo veneziano: dalle Alpi al cannocchiale di Galileo
Un Quaderno dell’Accademia delle Scienze di Torino ricostruisce la storia mineraria del Vallone di Saint-Marcel e il suo legame con la produzione del vetro cristallo e con l’ottica del Seicento
Il giacimento minerario nel Vallone di Saint-Marcel
Nel Vallone di Saint-Marcel, in Valle d’Aosta, si trova la miniera di Praborna, un sito che custodisce un patrimonio mineralogico riconosciuto a livello internazionale. Il giacimento si colloca alla base del versante sinistro del vallone, a circa 1.900 metri di quota, all’interno delle unità ofiolitiche del Piemonte, formazioni di origine oceanica risalenti al periodo giurassico. La miniera di Praborna è nota e sfruttata almeno dal 1415, con un’attività estrattiva che si è protratta, in modo discontinuo, fino ai primi decenni del Novecento. Il minerale principale estratto è la braunite, un ossido di manganese che qui raggiunge concentrazioni particolarmente elevate. Il sito è inoltre la località di riferimento per diverse varietà mineralogiche, tra cui la piemontite, l’alurgite e il violano, quest’ultimo osservabile quasi esclusivamente in questo giacimento alpino.
Il manganese di Praborna e la nascita del cristallo veneziano
Per secoli il manganese estratto dalla miniera di Praborna ha avuto un ruolo nella produzione del cristallo veneziano, il celebre vetro trasparente messo a punto a Murano attorno al 1450 dal maestro vetraio Angelo Barovier. Il biossido di manganese veniva impiegato come agente decolorante: neutralizzava le tinte verdognole e giallastre dovute alle impurità di ferro presenti nella silice fusa, ottenendo così un vetro incolore e limpido, paragonabile al cristallo di rocca. La Repubblica di Venezia concesse a Barovier, attorno al 1455, l’esclusiva sulla produzione di questo materiale, che da allora venne chiamato anche “cristallo veneziano”. Il manganese proveniente dal Piemonte, secondo diverse fonti storiche e mineralogiche, contribuì a questa produzione, rappresentando un anello della filiera che collegava le miniere alpine alle fornaci muranesi.
Il legame con le osservazioni astronomiche di Galileo Galilei
La tradizione mineraria di Praborna si intreccia, secondo le fonti storiche, anche con le osservazioni astronomiche di Galileo Galilei. Le lenti dei primi cannocchiali richiedevano vetro di qualità ottica elevata, privo di bolle e di colorazioni parassite. Il cristallo veneziano, grazie alla purezza raggiunta con il processo di decolorazione al manganese, offriva caratteristiche più adatte alla realizzazione di strumenti ottici rispetto ai vetri comuni dell’epoca. Questo passaggio, dalla miniera di Praborna alle lenti utilizzate per le osservazioni del cielo, viene ricostruito nel volume dedicato al sito, che unisce la storia della geologia mineraria a quella della scienza rinascimentale.
Il Quaderno n. 47 dell’Accademia delle Scienze di Torino
Il percorso storico e scientifico della miniera di Praborna è raccontato nel Quaderno n. 47 dell’Accademia delle Scienze di Torino. Il volume è frutto di una ricerca decennale condotta da tre geologi, che hanno incrociato il lavoro sul territorio con lo studio degli archivi storici. Il testo ricostruisce le vicende estrattive del sito, dal 1415 fino all’abbandono novecentesco, e ne descrive il patrimonio mineralogico, riconosciuto come uno dei più significativi delle Alpi occidentali per la varietà e la qualità degli esemplari rinvenuti. Il volume approfondisce anche i legami tra la miniera di Praborna e l’industria vetraria veneziana, ricostruendo la filiera che portava il manganese dal Piemonte alle fornaci di Murano.
Come consultare il volume online
Il Quaderno n. 47 dell’Accademia delle Scienze di Torino, dedicato alla miniera di Praborna, è consultabile online sul sito dell’Accademia. La pubblicazione si inserisce in un percorso di approfondimento sul sito già avviato dall’Accademia, che nel 2025 ha dedicato un convegno al tema, intitolato “Il segreto del cristallo veneziano: la miniera di Praborna”, con presentazioni sugli aspetti culturali, storici, tecnologici e scientifici del giacimento.
Fonti
- Accademia delle Scienze di Torino, pagina del volume: https://www.accademiadellescienze.it/book/3dbe7e55-b035-4fa0-80e6-6a9ffea56315
- Accademia delle Scienze di Torino, convegno “Il segreto del cristallo veneziano: la miniera di Praborna”: https://www.accademiadellescienze.it/iniziative/2025/il-segreto-del-cristallo-veneziano-la-miniera-di-praborna
- Regione Autonoma Valle d’Aosta, “La miniera di Chuc-Servette”: https://www.regione.vda.it/gestione/riviweb/templates/aspx/environnement.aspx?pkArt=1341
- Mindat, “Piemontite – Prabornaz Mine”: https://www.mindat.org/a/best_piemontite
- Alex Strekeisen, “Piemontite – Praborna mine”: https://www.alexstrekeisen.it/english/meta/piemontite1.php
- Italian Gemological Review, “Gems of Italy: Violano”: https://www.rivistaitalianadigemmologia.com/en/2025/03/17/gems-of-italy-violano/
- Wikipedia, “Vetro” (sezione sull’invenzione del cristallo di Angelo Barovier): https://it.wikipedia.org/wiki/Vetro
- Il Bo Live (Università di Padova), “Il profumo del vetro”: https://ilbolive.unipd.it/it/news/vetro-murano-reportage
- Museo del Vetro di Murano, “Fra Trecento e Seicento. L’età dell’oro”: https://museovetro.visitmuve.it/it/il-museo/percorsi-e-collezioni/vetro-xv-xvi-xvii-secolo/
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Soccorso speleologico europeo, a Kranj il 19° ECRA Meeting dal 1° al 4 ottobre 2026
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Soccorso speleologico europeo, a Kranj il 19° ECRA Meeting dal 1° al 4 ottobre 2026
Il soccorso speleologico si riunisce in Slovenia per esercitazioni e confronto tecnico. Dal 26 settembre il pre-meeting tra grotte, speleosubacquea e visite ai siti carsici.
Il 19° European Cave Rescue Meeting si terrà a Kranj, in Slovenia, dal 1° al 4 ottobre 2026. L’incontro è organizzato dalla Jamarska reševalna služba (JRS), il servizio sloveno di soccorso speleologico, per conto della European Cave Rescue Association (ECRA). Il pre-meeting prende avvio il 26 settembre. Le circolari dell’associazione indicano il 30 settembre come data di chiusura di questa fase, anche se il calendario delle attività comprende alcune proposte il 1° ottobre. [web:2][web:4]
Soccorso speleologico europeo: il programma di Kranj
Il meeting riunirà organizzazioni impegnate nel soccorso speleologico per discutere procedure operative, tecniche e formazione. La seconda circolare ECRA annuncia workshop pratici, sessioni tecniche e mediche, attività legate al soccorso in immersione e incontri delle commissioni. Sono previste anche le presentazioni delle organizzazioni partecipanti e l’assemblea generale dell’associazione. Il programma dettagliato del meeting, secondo la circolare, deve ancora essere pubblicato. [web:4]
La struttura degli incontri riflette le quattro aree di lavoro dell’ECRA: soccorso speleosubacqueo, medicina, allargamento dei passaggi e tecniche di soccorso. La commissione tecnica è presieduta da Giuseppe Conti, del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico italiano. Per l’ECRA, lo scambio di esperienze serve anche a migliorare la collaborazione e le capacità operative delle organizzazioni aderenti. [web:4][web:6][web:13]
Pre-meeting ECRA 2026: grotte e speleosubacquea
Prima delle sessioni principali, il pre-meeting propone attività sul territorio sloveno. Il calendario diffuso dall’ECRA include visite in grotta, immersioni speleosubacquee, escursioni e itinerari turistici. Le uscite in cavità non attrezzate richiedono esperienza e attrezzatura adeguata. Per il programma di immersioni sono richiesti certificazione per la speleosubacquea, assicurazione valida, certificato medico ed equipaggiamento completo. Le attività potranno cambiare in base alle condizioni meteorologiche e alle esigenze organizzative. [web:4]
Tra le destinazioni indicate figurano il laboratorio ipogeo Tular e il SOS Proteus Information Centre, a Kranj. La visita riguarda il proteo, anfibio delle acque sotterranee, e la tutela del suo habitat. Il programma cita anche le grotte di Škocjan, con due percorsi di visita proposti per il 1° ottobre. Completano le opzioni le escursioni nell’area del lago di Bled e delle Alpi Giulie, oltre a canyoning e rafting. Non tutte le attività hanno lo stesso costo o gli stessi requisiti tecnici. [web:4]
Le immersioni previste toccano diverse località, tra cui Veliko e Malo Okence, Bilpa e Šteberk. Per la miniera di Mežica la circolare segnala che l’attività non è ancora pienamente confermata. I partecipanti interessati dovranno quindi verificare disponibilità, condizioni di accesso e aggiornamenti prima della partenza. [web:4]
Jamarska reševalna služba e logistica del meeting
La JRS opera nell’ambito della federazione speleologica slovena, Jamarska zveza Slovenije. Secondo la federazione, dispone di sette centri di soccorso, uno dei quali si trova proprio a Kranj. La scelta della città colloca quindi il meeting anche in un territorio legato all’organizzazione del soccorso in grotta. [web:7]
La seconda circolare fissa la quota del meeting a 100 euro per le iscrizioni effettuate dopo il 3 settembre 2026 o sul posto. Il prezzo di 80 euro era riservato alle iscrizioni precedenti. La quota comprende alloggio e pasti durante l’incontro principale, ma non copre le spese del pre-meeting. L’allestimento annunciato prevede tende collettive, spazi per tende personali e camper e servizi igienici nelle vicinanze. L’ECRA indica inoltre trasferimenti dall’aeroporto di Lubiana e dalle stazioni ferroviaria e degli autobus di Kranj. [web:4]
Presentazioni e documenti devono essere in inglese. Le proposte possono essere inviate a info@caverescue.eu; per le informazioni organizzative è disponibile helpdesk@caverescue.eu. Chi intende partecipare alle attività di soccorso speleologico o alle escursioni può consultare gli aggiornamenti sul sito ECRA. Il programma delle esercitazioni e alcuni dettagli logistici restano soggetti a conferma. [web:4]
Fonti
- ECRA, prima circolare del 19° European Cave Rescue Meeting: https://caverescue.eu/news/19ecrm-first-circular/ [web:2]
- ECRA, seconda circolare e programma preliminare: https://caverescue.eu/news/19ecrm-second-circular/ [web:4]
- ECRA, commissioni: https://caverescue.eu/about-ecra/ecra-commissions/ [web:6]
- ECRA, statuto e finalità: https://caverescue.eu/about-ecra/constitution/ [web:13]
- Jamarska zveza Slovenije, Cave Rescue Service: https://www.jamarska-zveza.si/index.php/foreigners/crs [web:7]
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È morto Franco Cucchi, geologo e speleologo che ha studiato il Carso
Condividi La Società Adriatica di Speleologia ricorda Franco Cucchi, docente dell’Università di Trieste e studioso del Carso, delle grotte e delle acque sotterranee. Il ricordo di Franco Cucchi nella speleologia triestina Ieri è morto Franco Cucchi, geologo e speleologo legato alla ricerca sul Carso. A darne notizia è la Società Adriatica di Speleologia (SAS) sulla sua pagina Facebook, che lo ricorda come socio, membro del proprio Comitato Scientifico e punto di riferimento per le attività
È morto Franco Cucchi, geologo e speleologo che ha studiato il Carso
La Società Adriatica di Speleologia ricorda Franco Cucchi, docente dell’Università di Trieste e studioso del Carso, delle grotte e delle acque sotterranee.
Il ricordo di Franco Cucchi nella speleologia triestina
Ieri è morto Franco Cucchi, geologo e speleologo legato alla ricerca sul Carso. A darne notizia è la Società Adriatica di Speleologia (SAS) sulla sua pagina Facebook, che lo ricorda come socio, membro del proprio Comitato Scientifico e punto di riferimento per le attività di studio.
Il ricordo della Società Adriatica di Speleologia parte da un incontro recente. «Soltanto l’altro giovedì Franco era passato in sede», scrivono i soci. Avevano trascorso alcune ore insieme a lui, parlando di ricerca, speleologia e idee da realizzare. Nel comunicato emerge il rapporto personale costruito nel tempo, accanto al riconoscimento del suo contributo scientifico.
Per la SAS, Franco Cucchi è stato più di un socio. L’associazione richiama la sua disponibilità a condividere conoscenze e a metterle al servizio delle indagini nel mondo sotterraneo. Lo definisce un ponte con la propria storia e ricorda il suo lavoro nel Comitato Scientifico. Sono parole che restituiscono il ruolo svolto nella vita associativa, oltre a quello ricoperto nell’università.
Franco Cucchi tra geologia del Carso e acque sotterranee
Franco Cucchi ha insegnato Geografia fisica all’Università di Trieste. Un profilo pubblicato dal laboratorio di comunicazione scientifica della SISSA ricorda anche il suo insegnamento di Geologia applicata e la laurea in Scienze geologiche conseguita a Trieste nel 1972. Nello stesso profilo, i suoi interessi di ricerca comprendono geomorfologia carsica, morfologie di superficie e sotterranee, speleologia, idrologia e vulnerabilità del territorio.[web:10]
Il Carso è stato uno dei principali ambiti del suo lavoro. Studiare questo territorio significa osservare insieme rocce, forme del paesaggio, cavità e circolazione delle acque. Sono aspetti collegati: la conoscenza geologica aiuta a interpretare la distribuzione delle grotte, mentre lo studio degli ambienti ipogei contribuisce a ricostruire l’evoluzione del massiccio carsico.
Tra i lavori documentati nell’archivio dell’Università di Trieste figura il capitolo Geologia e geomorfologia del Carso Classico. Pubblicato nel 2015, porta le firme di Franco Cucchi, Sara Biolchi, Luca Zini, Bogdan Jurkovšek e Tea Kolar-Jurkovšek. Il contributo è inserito nel volume dedicato alle acque del Carso Classico e al progetto Hydrokarst, in un contesto di ricerca che coinvolge il territorio italiano e quello sloveno.[web:7]
La Grotta Impossibile e la ricerca nelle cavità
Un episodio concreto del rapporto tra geologia e speleologia emerge dalla documentazione sulle prime esplorazioni della Grotta Impossibile di Cattinara. Durante i lavori per la viabilità triestina, iniziati nel 2004, una commissione fu incaricata di valutare le cavità incontrate dagli scavi. La direzione venne affidata a Franco Cucchi, indicato dal resoconto anche come direttore, all’epoca, del Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia.[web:11]
Quel lavoro coinvolse ricercatori universitari e speleologi di diversi gruppi. Le indagini geologiche e morfologiche affiancarono l’esplorazione e il rilievo delle cavità intercettate dal cantiere. Il caso mostra un aspetto ricorrente dell’attività di Franco Cucchi: il confronto tra ricerca accademica, conoscenza del sottosuolo e lavoro delle associazioni speleologiche.[web:11]
Anche lo studio del patrimonio archeologico delle grotte rientra tra le iniziative alle quali è associato il suo nome. Un articolo pubblicato da Scintilena nel maggio 2026 lo indica tra i coordinatori del CRIGA, il Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche. Il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia descrive l’integrazione dei dati del progetto nelle proprie attività di documentazione delle cavità di interesse archeologico.[web:18][web:32]
Il saluto della Società Adriatica di Speleologia
Nel messaggio della SAS, il docente e lo studioso lasciano spazio anche all’amico. I soci ricordano le discussioni, i progetti condivisi e la curiosità per ciò che resta da scoprire. Alla famiglia e alle persone che gli sono state vicine rivolgono il proprio cordoglio.
L’associazione conclude con l’impegno a portare avanti quanto era stato progettato insieme. Non vengono precisati, nel testo diffuso, i contenuti o i tempi di quelle iniziative. Il ricordo di Franco Cucchi resta così legato sia agli studi sul Carso sia al lavoro che la comunità speleologica intende proseguire.
Fonti
- Società Adriatica di Speleologia, comunicazione di cordoglio riportata nel testo fornito per questo articolo; la pagina web specifica del messaggio non è stata individuata nella ricerca.
- SISSA, profilo di Franco Cucchi: https://medialab.sissa.it/scienzaEsperienza/personaggi/Uper061216s001.html
- Università di Trieste, Geologia e geomorfologia del Carso Classico: https://www.openstarts.units.it/handle/10077/10679
- Commissione Grotte Eugenio Boegan, Grotta Impossibile di Cattinara – prime esplorazioni: https://www.catastogrotte.it/backend/assets/js/tinymce/source/Storia%20esplorazioni%20Impossibile.pdf
- Scintilena, articolo sul CRIGA e il patrimonio speleo-archeologico: https://www.scintilena.com/il-criga-sbarca-su-radio-fragola-il-patrimonio-speleo-archeologico-del-fvg-in-diretta/05/05/
- Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia, Grotte e archeologia: https://catastogrotte.regione.fvg.it/pagina/100/criga
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Anche alle Grotte di Pertosa-Auletta torna ‘Diversamente Speleo’
Condividi Il 27 settembre una giornata dedicata all’inclusione e all’esplorazione del mondo sotterraneo. L’edizione campana sarà dedicata e sosterrà una raccolta fondi per “Il Sorriso di Samuele” Esplorare il mondo sotterraneo superando barriere fisiche e culturali. È lo spirito di “Diversamente Speleo”, l’iniziativa in programma domenica 27 settembre alle Grotte di Pertosa-Auletta, in provincia di Salerno. “Diversamente Speleo” permetterà a persone con diverse abilità di vivere l’esperie
Anche alle Grotte di Pertosa-Auletta torna ‘Diversamente Speleo’
Il 27 settembre una giornata dedicata all’inclusione e all’esplorazione del mondo sotterraneo. L’edizione campana sarà dedicata e sosterrà una raccolta fondi per “Il Sorriso di Samuele”
Esplorare il mondo sotterraneo superando barriere fisiche e culturali. È lo spirito di “Diversamente Speleo”, l’iniziativa in programma domenica 27 settembre alle Grotte di Pertosa-Auletta, in provincia di Salerno.
“Diversamente Speleo” permetterà a persone con diverse abilità di vivere l’esperienza dell’esplorazione sotterranea, accompagnate da speleologi, tecnici e volontari lungo il percorso e nel rispetto delle necessarie condizioni di sicurezza.
Le attività inizieranno alle ore 10.00, mentre l’ingresso e la visita in grotta sono previsti intorno alle ore 11.00. A fare da scenario saranno le Grotte Turistiche di Pertosa-Auletta.
La giornata vuole dimostrare come anche un ambiente naturale apparentemente difficile da raggiungere possa diventare un luogo di partecipazione, condivisione e superamento delle barriere, unendo conoscenza del territorio, inclusione e solidarietà.
La giornata è organizzata dal Gruppo Speleologico CAI Salerno, con la collaborazione della Federazione Speleologica Campana, del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – Servizio regionale della Campania, della Fondazione MIdA, del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dell’associazione Ascoltami Onlus, della GOPI Protezione Civile ODV di Caggiano e dei Comuni di Pertosa e Auletta.
Contemporaneamente alle Grotte di Falvaterra, vicino di Frosinone, gli speleologi saranno impegnati nell’edizione 2026 di Diversamente Speleo Lazio Abruzzo e Italia Centrale, che prevede la partecipazione di una ventina di persone diversamente abili e di un centinaio tra speleologi e accompagnatori. https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-2026-a-falvaterra-litalia-centrale-torna-in-grotta/09/24/
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Foggia, nella Caserma Oddone spuntano resti ossei di centinaia di scheletri: speleologi negli ipogei
Condividi Gli ambienti sotterranei dell’ex Caserma Oddone, già convento di San Francesco ed ex Distretto Militare di Foggia, sono stati ricogniti dallo Speleo Team Montenero. Le ossa saranno studiate con la Soprintendenza. Caserma Oddone a Foggia, la ricognizione speleologica negli ambienti ipogei Nuovi elementi emergono dal sottosuolo dell’ex Distretto Militare di Foggia, conosciuto anche come Caserma Oddone e in precedenza come convento di San Francesco. Il 23 settembre 2026 lo Speleo Te
Foggia, nella Caserma Oddone spuntano resti ossei di centinaia di scheletri: speleologi negli ipogei
Gli ambienti sotterranei dell’ex Caserma Oddone, già convento di San Francesco ed ex Distretto Militare di Foggia, sono stati ricogniti dallo Speleo Team Montenero. Le ossa saranno studiate con la Soprintendenza.
Caserma Oddone a Foggia, la ricognizione speleologica negli ambienti ipogei
Nuovi elementi emergono dal sottosuolo dell’ex Distretto Militare di Foggia, conosciuto anche come Caserma Oddone e in precedenza come convento di San Francesco. Il 23 settembre 2026 lo Speleo Team Montenero di San Marco in Lamis ha effettuato una prima ricognizione negli ambienti ipogei individuati all’interno del complesso.
Il sopralluogo è stato svolto per conto dello studio Settanta7 srl, incaricato della progettazione da Invitalia. Il gruppo speleologico era composto dal presidente Gian Piero Villani, da Paolo Giuliani, curatore del Catasto Puglia Grotte, e da Anna Di Donato, con il supporto dell’archeologo Nicola Gasperi.
La ricognizione ha permesso di documentare due ampi locali parzialmente voltati, con un’estensione complessiva superiore ai 100 metri quadrati. Nei due ambienti sono stati osservati importanti volumi di materiale detritico di apporto misto e resti ossei.
Secondo il Comune di Foggia, i resti sono riferibili a diverse centinaia di scheletri. La formula è importante perché indica una stima legata alla ricognizione, non ancora l’identificazione di un numero preciso di individui. Spetterà agli approfondimenti archeologici e antropologici chiarire la natura del deposito, la cronologia e le modalità con cui i resti sono arrivati negli ambienti sotterranei.
Resti ossei nella Caserma Oddone: cosa è stato accertato finora
Il ritrovamento dei resti ossei non rappresenta il primo segnale della presenza di strutture sotterranee sotto la Caserma Oddone. Le indagini erano iniziate nei mesi precedenti con tecniche georadar e saggi endoscopici. Gli accertamenti avevano individuato locali sotterranei in corrispondenza di un vano sottoscala il cui accesso risultava tombato.
Nel maggio 2026 il Comune aveva comunicato la presenza di ambienti ipogei, reperti ossei e grandi quantità di materiale inerte da riporto e lapideo. Gli ambienti erano stati collegati, in via preliminare, al nucleo conventuale francescano più antico del complesso.
Nel giugno successivo si era svolto un sopralluogo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Dopo la verifica sul posto, era stata autorizzata la prosecuzione delle attività previste dal piano di indagine. Il percorso di studio è quindi proseguito fino alla ricognizione speleologica del settembre 2026.
La nuova fase consente ora di aggiungere una documentazione più dettagliata degli spazi ipogei. Il rilievo laser scanner annunciato dal Comune permetterà di acquisire una restituzione geometrica precisa degli ambienti e di metterla in relazione con le strutture dell’edificio soprastante.
Speleologia e archeologia a Foggia, il ruolo dello Speleo Team Montenero
L’intervento alla Caserma Oddone mostra il ruolo che la speleologia può assumere nello studio delle cavità artificiali e degli ambienti sotterranei presenti nei centri storici.
In questo caso gli speleologi sono impegnati nella ricognizione, nella documentazione e nel rilievo degli spazi ipogei. Il lavoro viene svolto insieme a un archeologo e si inserisce in un procedimento che coinvolge Comune, progettisti e Soprintendenza.
Il report tecnico prodotto dallo Speleo Team Montenero sarà acquisito dagli uffici comunali e trasmesso alla Soprintendenza. La documentazione servirà a definire le successive modalità di intervento e gli eventuali approfondimenti.
Per la speleologia urbana, il caso di Foggia evidenzia un aspetto preciso: gli ambienti sotterranei possono conservare informazioni sulla storia degli edifici e sulle trasformazioni avvenute nel tempo. Il rilievo diventa quindi uno strumento conoscitivo prima ancora che operativo.
Caserma Oddone e convento di San Francesco, una storia che attraversa i secoli
L’ex Caserma Oddone presenta una stratificazione storica complessa. Il complesso è infatti riconducibile all’antico convento di San Francesco, una delle strutture religiose storiche della città di Foggia. Nel corso dell’Ottocento l’edificio passò agli usi militari e in seguito divenne sede del Distretto Militare. Una ricostruzione accademica colloca le testimonianze dell’insediamento religioso almeno nella seconda metà del XIII secolo, mentre documentazione giuridica e amministrativa ricostruisce il successivo passaggio agli usi militari.
Questa lunga sequenza di trasformazioni rende particolarmente interessante la lettura degli spazi ipogei. Un locale sotterraneo può infatti conservare tracce di fasi precedenti alla configurazione oggi visibile. Solo la ricerca archeologica potrà stabilire con maggiore precisione a quale periodo appartengano gli ambienti e i materiali rinvenuti.
Le ipotesi sul Beato Giacomo e la necessità di verifiche scientifiche
Il ritrovamento ha riaperto anche il tema della possibile presenza, nel complesso, di testimonianze legate al Beato Giacomo d’Assisi. La sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo ha richiamato le fonti della tradizione francescana e ha auspicato che il nuovo percorso di ricerca possa fornire elementi sulla sua presenza e sulla possibile sepoltura.
Si tratta però, allo stato attuale, di un’ipotesi di ricerca e non di un’identificazione. I resti osservati dagli speleologi non sono stati attribuiti al Beato Giacomo e non è stata comunicata una datazione dei materiali.
Prima di collegare i reperti a una persona o a un episodio storico preciso saranno necessarie analisi archeologiche, antropologiche e, dove possibile, cronologiche. La documentazione della stratigrafia e del rapporto tra le ossa e i materiali presenti negli ambienti sarà un passaggio fondamentale.
Foggia, la scoperta degli ipogei si inserisce nel progetto di rigenerazione urbana
La scoperta avviene mentre la Caserma Oddone è interessata da un importante progetto di recupero. Una parte del complesso sarà destinata a uno Studentato ADISU, finanziato con 20 milioni di euro del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. Un altro intervento riguarda il Polo Museale Giordaniano, finanziato con 7 milioni di euro attraverso il CIS Capitanata.
Il progetto di rigenerazione dovrà quindi confrontarsi con le nuove informazioni provenienti dal sottosuolo. Il Comune ha dichiarato che il rilievo laser scanner servirà proprio a collegare gli ambienti ipogei alla struttura esistente e a fornire ai progettisti un quadro conoscitivo più completo.
La presenza di reperti e strutture sotterranee rende necessario coordinare le esigenze della progettazione con quelle della tutela archeologica. La prosecuzione delle indagini sarà definita sulla base delle valutazioni della Soprintendenza.
Caserma Oddone, le prossime indagini tra speleologia, archeologia e tutela
Nelle prossime settimane proseguiranno la ricognizione, la documentazione e il rilievo. Il primo obiettivo sarà completare la conoscenza degli ambienti ipogei, determinarne l’estensione e documentare in modo sistematico i reperti presenti.
Successivamente potranno essere definiti gli interventi necessari per lo studio e la tutela dei resti ossei e degli altri materiali. Il dato speleologico dovrà essere integrato con quello archeologico, storico e antropologico.
La vicenda della Caserma Oddone è quindi ancora in una fase iniziale. I resti di diverse centinaia di scheletri costituiscono un elemento che richiede verifiche puntuali. Prima di ogni interpretazione definitiva sarà necessario stabilire origine, cronologia, contesto e caratteristiche del deposito.
Per la speleologia pugliese, la ricerca negli ipogei della Caserma Oddone rappresenta intanto un nuovo caso di collaborazione tra speleologi e altre discipline. A Foggia il sottosuolo entra così nel percorso di conoscenza e recupero di un complesso che conserva una storia articolata, dal convento francescano al Distretto Militare, fino al progetto di nuova destinazione culturale e universitaria.
Fonti principali
Sono state consultate, tra le altre, La Gazzetta del Mezzogiorno, Quotidiano di Foggia, L’Attacco, L’Edicola, Foggia Città Aperta, oltre alle fonti istituzionali del Comune di Foggia e ad ANSA. Le ricostruzioni sono state confrontate per distinguere i dati già accertati dalle ipotesi ancora da verificare.
Nota: al momento non risultano comunicati ufficiali che forniscano una datazione dei resti o una loro attribuzione al Beato Giacomo d’Assisi. Il collegamento con la sepoltura del religioso resta quindi un’ipotesi di ricerca legata alla tradizione francescana.
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Giornate Europee del Patrimonio 2026 in Liguria: grotte, miniere e archeologia da scoprire
Condividi Il 26 e 27 settembre aperture straordinarie, visite e incontri in tutta la regione. Dai Balzi Rossi alle miniere preistoriche di Monte Loreto, dai Bacini di Carenaggio di Genova a Luni, un fine settimana alla scoperta del patrimonio archeologico e dei luoghi meno conosciuti Sabato 26 e domenica 27 settembre 2026 tornano le Giornate Europee del Patrimonio (GEP), la grande manifestazione promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata in Italia dal Ministero d
Giornate Europee del Patrimonio 2026 in Liguria: grotte, miniere e archeologia da scoprire
Il 26 e 27 settembre aperture straordinarie, visite e incontri in tutta la regione. Dai Balzi Rossi alle miniere preistoriche di Monte Loreto, dai Bacini di Carenaggio di Genova a Luni, un fine settimana alla scoperta del patrimonio archeologico e dei luoghi meno conosciuti
Sabato 26 e domenica 27 settembre 2026 tornano le Giornate Europee del Patrimonio (GEP), la grande manifestazione promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata in Italia dal Ministero della Cultura.
Il tema scelto per questa edizione è “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”. Musei, aree archeologiche e luoghi della cultura apriranno le porte con visite guidate, conferenze, laboratori e aperture straordinarie; sabato sera sono inoltre previste aperture dei musei statali aderenti con ingresso simbolico a un euro.
In Liguria il programma è particolarmente ricco e comprende diversi appuntamenti di interesse per gli appassionati di archeologia, preistoria, miniere e patrimonio industriale.
Monte Loreto, trent’anni di archeologia mineraria
Tra gli eventi più interessanti c’è quello dedicato alla miniera preistorica di Monte Loreto, nel territorio di Castiglione Chiavarese.
Sabato 26 settembre, dalle ore 15, il MUCAS – Polo archeominerario di Castiglione Chiavarese e Masso ospiterà l’incontro “A trent’anni dalla prima campagna di scavo a Monte Loreto”, dedicato alla storia delle ricerche e alla valorizzazione del sito.
Dopo gli interventi di Nadia Campana, Marzia Dentone e Francesco Ghizzani Marcia, Fabio Negrino parlerà di “Quando il rame cambiò il mondo”, mentre Roberto Maggi affronterà il percorso “Monte Loreto: dalla scoperta al museo”.

Alle 16.30 seguirà la visita alle sale espositive, alla miniera preistorica, a quella moderna e alla Galleria XX Settembre.
La stessa mattina, alle 10.30 al MuSel di Sestri Levante, è prevista la visita guidata gratuita “Dalla pietra al metallo… più di 5000 anni fa”, dedicata all’archeologia della produzione e allo sfruttamento delle risorse durante l’Età del Rame.

Balzi Rossi, apertura straordinaria delle grotte preistoriche
Un appuntamento particolarmente significativo per gli appassionati del mondo sotterraneo è previsto a Ventimiglia.
Domenica 27 settembre il Museo Preistorico dei Balzi Rossi propone infatti l’apertura straordinaria delle grotte dalle 10 alle 18.
Si tratta di uno dei complessi preistorici più importanti d’Europa, con testimonianze di una frequentazione umana protrattasi per un arco di tempo lunghissimo. L’apertura delle grotte offre quindi un’occasione particolare per conoscere direttamente il contesto nel quale sono maturate alcune delle più importanti scoperte della preistoria ligure.
Genova, alla scoperta dei grandi Bacini di Carenaggio
Dal sottosuolo preistorico a quello dell’archeologia industriale. Sabato 26 e domenica 27 settembre, dalle 9 alle 13, saranno nuovamente visitabili gli storici Bacini di Carenaggio delle riparazioni navali del Molo Giano di Genova.
La Soprintendenza li considera uno dei luoghi più significativi dell’archeologia industriale genovese, strettamente collegato alla storia del porto e della cantieristica navale.
L’iniziativa torna dopo le aperture organizzate nelle GEP del 2023, 2024 e 2025, che complessivamente hanno richiamato circa 500 visitatori.
A Genova riemerge una fornace romana
Sempre sabato 26 settembre, dalle 15 alle 19, al MuCE – Museo Certosa di Genova, archeologi e restauratori presenteranno al pubblico una fornace di epoca romana.
L’appuntamento comprende l’inaugurazione, visite guidate e attività dedicate alla scoperta archeologica e alla sua conservazione. L’evento rientra tra quelli organizzati dalla Soprintendenza ligure per le GEP 2026.
Luni di notte con gli archeologi
Atmosfera diversa al Museo nazionale e Parco archeologico di Luni, dove sabato 26 settembre è prevista l’apertura serale “Al museo di sera”.
Il pubblico potrà visitare il sito accompagnato da un archeologo, con partenze alle 19.30, 20.45 e 22.
L’apertura serale permette di riscoprire in una veste insolita una delle aree archeologiche più importanti della Liguria orientale.
Diano Marina e la Liguria prima dei Romani
Anche il Ponente propone un appuntamento dedicato all’archeologia.
Sabato 26 settembre il Museo Civico del Lucus Bormani di Diano Marina organizza una visita guidata alla sezione archeologica al mattino e, alle 16, una conferenza dedicata alle nuove ricerche sul territorio dianese in età protostorica.
L’incontro approfondirà quindi il territorio del Lucus Bormani prima dell’età romana, offrendo un quadro aggiornato delle conoscenze archeologiche sulla zona.
Ad Albenga la necropoli settentrionale
Ad Albenga, sabato 26 settembre dalle 16.30 alle 17.30, è invece in programma “Un Patrimonio da scoprire: la Necropoli settentrionale di Albenga”, un appuntamento promosso nell’ambito delle iniziative della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria.
Un fine settimana tra patrimonio e ricerca
Il programma ligure delle Giornate Europee del Patrimonio non si limita naturalmente all’archeologia: comprende fortezze, musei, giardini storici, palazzi e numerosi altri luoghi della cultura.
Luoghi diversi tra loro, ma accomunati da un elemento: raccontano il rapporto dell’uomo con il territorio, le sue risorse e le tecniche sviluppate nel corso dei millenni per trasformarlo.
Il programma nazionale delle Giornate Europee del Patrimonio viene aggiornato dal Ministero della Cultura con le iniziative organizzate sul territorio.
Programma ufficiale delle Giornate Europee del Patrimonio 2026
Programma dei Musei Nazionali della Liguria
Eventi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria

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Resistenza delle corde speleo: corso nazionale a Villa Scirca
Condividi Dal 16 al 18 ottobre 2026, tre giornate di aggiornamento a Sigillo (PG): seminari, prove di laboratorio e analisi delle attrezzature La Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e il Gruppo Speleologico Valtiberino CAI Sansepolcro–CENS organizzano il corso nazionale di aggiornamento e approfondimento tematico “Resistenza delle corde speleo”, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026 presso la Scuola della Montagna di Villa Scirca, a Sigillo (Perugia). Il corso affronterà questi temi:
Resistenza delle corde speleo: corso nazionale a Villa Scirca
Dal 16 al 18 ottobre 2026, tre giornate di aggiornamento a Sigillo (PG): seminari, prove di laboratorio e analisi delle attrezzature
La Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e il Gruppo Speleologico Valtiberino CAI Sansepolcro–CENS organizzano il corso nazionale di aggiornamento e approfondimento tematico “Resistenza delle corde speleo”, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026 presso la Scuola della Montagna di Villa Scirca, a Sigillo (Perugia).
Il corso affronterà questi temi: la struttura, l’usura e i meccanismi di rottura delle corde impiegate in speleologia e torrentismo, con seminari e attività sperimentali su corde, nodi, discensori e bloccanti. Le prove comprenderanno misure di resistenza in condizioni differenti e analisi dei dati raccolti in laboratorio.
La partecipazione è aperta ai maggiorenni, soci e non soci CAI, fino a un massimo di 35 persone.
La quota è di 200 euro per i soci CAI e di 250 euro per i non soci, comprensiva per questi ultimi dell’assicurazione.
Iscrizioni entro il 10 ottobre 2026 inviando la scheda di adesione a marco.menichetti@sns-cai.it.
Il laboratorio SpeleoCRASC è il Centro ricerche attrezzature speleo canyoning, attivo nello studio sperimentale delle proprietà fisiche, chimiche e meccaniche dei materiali e delle attrezzature impiegati nella progressione speleologica e torrentistica.
Di seguito il programma completo e il.modilo di iscrizione.





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Underground Vision n.3: nove storie dal sottosuolo mediterraneo per imparare a vedere nel buio
Condividi Il terzo numero di SpeleoMedit Magazine arriva a settembre 2026 con contributi da Croazia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Turchia Il numero 3 di Underground Vision – SpeleoMedit Magazine, uscito a settembre 2026, raccoglie un editoriale e nove contributi che attraversano sei paesi del bacino mediterraneo. Il filo conduttore «imparare a vedere nel buio» lega osservazioni sull’atmosfera di grotta, esplorazione idrogeologica, biodiversità, fotografia e memoria culturale. La rivista
Underground Vision n.3: nove storie dal sottosuolo mediterraneo per imparare a vedere nel buio
Il terzo numero di SpeleoMedit Magazine arriva a settembre 2026 con contributi da Croazia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Turchia
Il numero 3 di Underground Vision – SpeleoMedit Magazine, uscito a settembre 2026, raccoglie un editoriale e nove contributi che attraversano sei paesi del bacino mediterraneo. Il filo conduttore «imparare a vedere nel buio» lega osservazioni sull’atmosfera di grotta, esplorazione idrogeologica, biodiversità, fotografia e memoria culturale. La rivista è promossa da Tetide APS nell’ambito del progetto SpeleoMedit, nato nel 2021 in occasione dell’Anno Internazionale delle Grotte e del Carsismo.
Sommario del numero 3: esplorazione, scienza e cultura ipogea
Il sommario trasmesso dagli organizzatori elenca dieci voci: un editoriale e nove articoli. I contributi provengono da Croazia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Turchia. Tra i temi figurano aerologia e sicurezza in grotta, fotografia speleologica, idrogeologia carsica, monitoraggio nivale e microclimatico, biospeleologia e grandi cavità. La pagina ufficiale del numero indica la missione editoriale di divulgazione, documentazione e valorizzazione delle attività speleologiche.
L’editoriale Learning to See in the Dark, a cura di Ferdinando Didonna, introduce il tema dell’osservazione consapevole del mondo ipogeo. Il contributo croato di Georgios Lazaridis e colleghi segnala un’atmosfera stratificata pericolosa immediatamente sotto un grande ingresso sull’isola di Lastovo. Il testo integrale dovrà precisare gas coinvolti, valori misurati e implicazioni per la sicurezza.
Il progetto fotografico Mediterranean Photographers UPIX rappresenta la componente visiva italiana del fascicolo. In Grecia, Thomas Theodosiadis racconta il Devil’s Well di Vouliagmeni come enigma idrogeologico e ne ricostruisce la cronaca esplorativa. In Italia, Claudio Di Russo e colleghi presentano la Snow Cave dei monti Cantari (Parco regionale dei Simbruini) nel contesto del monitoraggio del cambiamento climatico.
Giacomo Ghiotto firma Paint with Light – Four Days Underground with Robbie Shone, resoconto di quattro giorni di lavoro fotografico sotterraneo. Ferdinando Didonna e Luisa Dainelli illustrano la campagna Italian Cave Animal of the Year come chiave di divulgazione della fauna ipogea. Iliass Naouadir e Ghita Abarbach integrano geologia, biodiversità e memoria nelle grotte dell’alto Sebou, Medio Atlante, Marocco.
Victor Ferrer Rico ed Extopocien focalizzano l’attenzione sui settori 2, 3 e 4 del Sistema de la Cueva de los Chorros (Riópar–Vianos, Albacete, Spagna). Ali Yamac descrive la monumentalità di Kocain Cave, in Turchia, nota per le sue grandi sale. Le fonti istituzionali ricordano che la Cueva de los Chorros è il principale sbocco dell’acquifero carsico del Calar del Mundo, mentre i portali turchi associano a Kocain anche tracce archeologiche.
Atmosfere di grotta e sicurezza: misurare invece di intuire
La presenza di un ingresso ampio non garantisce uniformità dell’aria negli strati immediatamente sottostanti. Studi indipendenti, come quelli di Kukuljan e colleghi nella grotta di Postumia, mostrano gradienti verticali di CO? fino a circa 1.000 ppm per metro in condizioni specifiche, con differenze marcate tra pavimento e soffitto. Questi dati non sono risultati del contributo croato, ma indicano la necessità di misurazioni puntuali per valutare la sicurezza.
La conseguenza metodologica è chiara: rilevare l’atmosfera alle quote e nei punti di interesse, senza dedurre diagnosi di sicurezza dalla sola morfologia dell’ingresso. Questo approccio rientra nella cultura della prevenzione promossa da riviste come Underground Vision, che uniscono esplorazione e rigore scientifico.
Neve e ghiaccio in grotta: serie temporali per leggere il clima
Attribuire variazioni della neve o del ghiaccio ipogeo a cause climatiche richiede serie locali di osservazioni e metodi verificabili. Casi indipendenti, come la Hundsalm ice cave in Austria (serie 2008–2021) e la grotta pirenaica A294, documentano riscaldamento e regressione del ghiaccio con temperature e paline di ablazione. Sono riferimenti utili per comprendere quali misure cercare nell’articolo sui monti Cantari, non prove delle condizioni dei Simbruini.
Il contributo italiano dovrà quindi precisare periodo di monitoraggio, strumentazione, tassi di accumulo e fusione, e possibili fattori antropici. Solo così la Snow Cave potrà entrare a pieno titolo negli archivi documentali del carsismo mediterraneo sensibili al cambiamento climatico.
Idrogeologia carsica: dall’ipotesi all’evidenza
Il ministero spagnolo per la transizione ecologica descrive il Calar del Mundo come riserva naturale sotterranea di 98,88 km² e indica la Cueva de los Chorros come principale sbocco naturale dell’acquifero, noto per il fenomeno del «reventón». Non va confusa l’area della riserva con l’estensione esplorata della grotta. A Vouliagmeni, cronache indipendenti collocano il pozzo a partire da circa 11 m di profondità e riportano come ipotesi, non come fatto acquisito, un possibile collegamento verso il lago vicino.
Questi elementi sottolineano l’importanza di distinguere evidenza da ipotesi nelle pubblicazioni speleologiche. Underground Vision si inserisce in questo solco, favorendo contributi che chiariscano connessioni idrauliche e dinamiche di scarico degli acquiferi carsici.
Biodiversità, immagini e patrimonio: rendere visibile l’invisibile
La campagna internazionale Cave Animal of the Year indica per l’Italia 2026 i ragni Meta menardi e Meta bourneti. Fonti di settore collegano il progetto alla sensibilizzazione sulla fauna ipogea e a iniziative presentate alla conferenza internazionale di biologia sotterranea. Fotografia e campagne naturalistiche sono forme diverse di «visibilità» del sottosuolo, coerenti con la missione di Underground Vision di unire scienza, esplorazione e cultura.
Per Kocain, i portali culturali turchi associano le grandi sale anche a tracce archeologiche e iscrizioni. Il contributo di Ali Yamac dovrà precisare se e come questi elementi entrino nel racconto della cavità, arricchendo l’archivio documentale delle grotte monumentali del Mediterraneo.
Editoria speleologica, biblioteche e archivi: perché pubblicare conta
La pubblicazione delle notizie speleologiche svolge un ruolo centrale per la crescita della disciplina. Riviste come Underground Vision – SpeleoMedit Magazine creano uno spazio in cui esplorazione, dati scientifici e riflessioni culturali diventano accessibili a ricercatori, gruppi speleologici e pubblico interessato. Senza editoria specializzata, molte osservazioni resterebbero confinate a rapporti interni o a comunicazioni informali.
Le biblioteche speleologiche, sia online sia cartacee, costituiscono il secondo pilastro. Il progetto SpeleoMedit, con il volume Speleologie del Mediterraneo e la rivista Underground Vision, mostra come un archivio strutturato possa raccogliere contributi da molti paesi e rendere confrontabili dati su carsismo, idrologia, biospeleologia e archeologia del sottosuolo. La versione digitale permette ricerche per parola chiave, area geografica e tema, mentre l’edizione cartacee garantisce conservazione a lungo termine e fruizione in contesti privi di connessione.
L’archivio documentale speleologico ha una funzione pratica: evitare di «inventare l’ombrello o l’acqua calda». Come ricordano i manuali di formazione della Società Speleologica Italiana, i lavori speleologici sono dispersi in centinaia di periodici poco diffusi; l’accesso alle fonti bibliografiche è spesso difficile. Riviste indicizzate, cataloghi editoriali come quello di Tetide APS e portali tematici riducono questo problema, permettendo di costruire nuove ricerche su basi solide.
In questa prospettiva, ogni numero di Underground Vision entra a far parte di un patrimonio più ampio. I dati su atmosfere di grotta, monitoraggio nivale, connessioni idrogeologiche e biodiversità alimentano biblioteche speleologiche online e cartacee. A loro volta, questi archivi documentali supportano corsi, convegni, progetti di tutela e nuove esplorazioni. La pubblicazione non è solo cronaca: è infrastruttura di conoscenza per la speleologia mediterranea e internazionale.
Fonti
- Underground Vision – SpeleoMedit Magazine, presentazione della rivista: https://speleomedit.tetide.org/magazine/
- La Scintilena, call per il numero 3 di Underground Vision (settembre 2026): https://www.scintilena.com/underground-vision-aperta-la-call-internazionale-per-il-numero-di-settembre-2026/08/12/
- La Scintilena, articolo sul secondo numero di Underground Vision (aprile 2026): https://www.scintilena.com/underground-vision-speleomedit-magazine-il-secondo-numero-esplora-il-patrimonio-sotterraneo-del-mediterraneo-e-oltre/04/11/
- La Scintilena, SpeleoMedit in italiano finanziato dal Ministero della Cultura: https://www.scintilena.com/speleomedit-in-italiano-il-ministero-della-cultura-finanzia-la-prima-panoramica-sulle-grotte-del-mediterraneo/04/27/
- Ministero spagnolo per la transizione ecologica, Reserva Natural Subterránea Calar del Mundo: https://www.miteco.gob.es/en/agua/temas/delimitacion-y-restauracion-del-dominio-publico-hidraulico/catalogo-nacional-de-reservas-hidrologicas/informacion/segura/calar-mundo.html
- UIS Cave Animal of the Year, campagne nazionali: https://www.caveanimal.com/national
- Portale culturale turco, Kocain Ma?aras? (Antalya): https://www.kulturportali.gov.tr/turkiye/antalya/gezilecekyer/kocain-magarasi
- Tetide APS, progetto SpeleoMedit: https://www.tetide.org/progetti/speleomedit/
- Tetide APS, catalogo prodotti SpeleoMedit e Underground Vision: https://www.tetide.org/categoria-prodotto/speleomedit/
- Kukuljan et al., Theoretical and Applied Climatology (2021), DOI 10.1007/s00704-021-03722-w: https://link.springer.com/article/10.1007/s00704-021-03722-w
- Wind et al., The Cryosphere (2022), DOI 10.5194/tc-16-3163-2022: https://tc.copernicus.org/articles/16/3163/2022/
- Sancho et al., The Cryosphere (2025), DOI 10.5194/tc-19-6283-2025: https://tc.copernicus.org/articles/19/6283/2025/
- Società Speleologica Italiana, Speleologia e ricerca scientifica (documento formativo citato nel file di riferimento): https://www.speleo.it (sito istituzionale SSI)
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Visioni carsiche: le grotte della Sardegna diventano esplorabili in realtà virtuale
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Visioni carsiche: le grotte della Sardegna diventano esplorabili in realtà virtuale
Il Gruppo Grotte Nuorese porta alla SHARPER Night 2026 un’esperienza immersiva nelle profondità del territorio: con i visori VR sarà possibile entrare in una grotta reale, osservarla e scoprirne gli aspetti scientifici senza le barriere fisiche dell’esplorazione sotterranea
NUORO – Entrare in una grotta senza corde, senza casco e senza muovere un passo. È la proposta di “Visioni carsiche”, l’esperienza immersiva che il Gruppo Grotte Nuorese presenterà venerdì 25 settembre 2026, dalle 16 alle 20, al Centro Polifunzionale di via Roma a Nuoro, nell’ambito della SHARPER Night – Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori.
L’iniziativa porta l’esplorazione sotterranea in una dimensione nuova: quella della realtà virtuale.
Indossando un visore VR, i visitatori potranno muoversi all’interno della ricostruzione di una grotta reale, osservare gli ambienti, interagire con ciò che li circonda e attivare schemi e approfondimenti scientifici.
Non si tratta quindi soltanto di “vedere” una grotta, ma di avvicinarsi alla sua lettura.
La tecnologia diventa in questo caso uno strumento di divulgazione speleologica, capace di restituire almeno una parte dell’esperienza di un ambiente che, per sua natura, rimane difficilmente accessibile alla maggioranza delle persone.
“Visioni carsiche” rappresenta anche una delle possibili evoluzioni della documentazione fotografica del mondo sotterraneo.
Per generazioni la fotografia speleologica ha avuto il compito di portare in superficie immagini di luoghi raggiungibili soltanto dagli esploratori. Oggi le tecniche di acquisizione e ricostruzione digitale consentono di compiere un passo ulteriore: non più soltanto osservare un’immagine, ma immergersi virtualmente nello spazio dal quale quell’immagine proviene.
La grotta può così diventare un ambiente da percorrere e interrogare.
È una possibilità particolarmente interessante per la divulgazione del carsismo. Forme, morfologie e fenomeni che sulla carta o attraverso una fotografia possono risultare difficili da interpretare acquistano una diversa immediatezza quando il visitatore può osservarli nello spazio e cambiare il proprio punto di vista.
Dal Genova a Nuoro, la grotta entra nel visore
Quella proposta dal Gruppo Grotte Nuorese non è un’esperienza isolata. Proprio in queste settimane anche al Museo Speleologico del Monte Gazzo di Genova Sestri Ponente, Museo che ha come promotore lo speleologo Carlo Marzio, i visitatori possono indossare un visore e scendere virtualmente nella Spluga della Preta, uno degli abissi simbolo della storia della speleologia italiana.
L’installazione presente al Gazzo è stata concessa dall’Associazione Culturale Benetticeras APS e messa a disposizione grazie a Francesco Sauro.
Due esperienze diverse, a Genova e a Nuoro, che sembrano indicare la stessa direzione: utilizzare le nuove tecnologie non per sostituire l’esplorazione reale, ma per raccontarla e renderla accessibile a un pubblico molto più vasto.
È un passaggio interessante anche per i musei e per le associazioni speleologiche. Per decenni abbiamo raccontato il sottosuolo attraverso fotografie, rilievi, plastici, reperti e ricostruzioni. Oggi a questi strumenti se ne aggiunge uno nuovo: la possibilità di accompagnare virtualmente il visitatore dentro la grotta.
Una grotta accessibile
L’esplorazione speleologica reale richiede preparazione, attrezzature e condizioni fisiche adeguate e, in molti casi, comporta difficoltà oggettive che rendono determinati ambienti inaccessibili a una parte del pubblico.
La realtà virtuale non sostituisce naturalmente l’esperienza della grotta, ma può abbattere molte barriere.
Fonte: https://www.sharper-night.it/evento/visioni-carsiche/ VISIONI CARSICHE

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Una giornata nell’Età del Rame: nel Tigullio alla scoperta delle miniere di oltre 5.000 anni fa
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Una giornata nell’Età del Rame: nel Tigullio alla scoperta delle miniere di oltre 5.000 anni fa
Sabato 26 settembre, per le Giornate Europee del Patrimonio 2026, appuntamenti al MuSel di Sestri Levante e al MUCAS di Castiglione Chiavarese e Masso. Al centro della giornata l’archeologia delle risorse, la nascita della metallurgia e i trent’anni di ricerche nella miniera preistorica di Monte Loreto
SESTRI LEVANTE (GE) – Una giornata dedicata all’Età del Rame, alle antiche attività minerarie e alle profonde trasformazioni tecnologiche e sociali che, oltre 5.000 anni fa, accompagnarono l’introduzione della metallurgia. Sabato 26 settembre 2026, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, il Tigullio ospiterà due appuntamenti tra Sestri Levante e Castiglione Chiavarese.
Il primo è in programma alle 10.30 al MuSel – Museo Archeologico e della Città di Sestri Levante, con la visita guidata gratuita “Dalla pietra al metallo… più di 5000 anni fa”, dedicata all’archeologia della produzione e allo sfruttamento delle risorse durante l’Età del Rame

Alla visita parteciperanno Nadia Campana, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria, Francesco Ghizzani Marcia e Paola Chella, della Direzione Regionale Musei Nazionali della Liguria.
Nel pomeriggio l’attenzione si sposterà sull’archeologia mineraria e, in particolare, su uno dei siti più significativi per la conoscenza delle prime attività estrattive legate al rame: Monte Loreto.

A partire dalle 15 al MUCAS – Polo archeominerario di Castiglione Chiavarese e Masso, l’incontro “A trent’anni dalla prima campagna di scavo a Monte Loreto” ripercorrerà tre decenni di ricerche, dalle prime indagini archeologiche alla ricostruzione delle attività minerarie preistoriche, fino alla conservazione, valorizzazione e musealizzazione del sito.
Dopo i saluti istituzionali, alle 15.30 Nadia Campana, Marzia Dentone e Francesco Ghizzani Marcia interverranno sul tema “Collaborare alla conoscenza”. Alle 15.45 Fabio Negrino presenterà “Quando il rame cambiò il mondo”, mentre alle 16 Roberto Maggi ripercorrerà la storia del sito nell’intervento “Monte Loreto: dalla scoperta al museo”.
Alle 16.30 è prevista la visita alle sale espositive del MUCAS, alla miniera preistorica e a quella moderna, oltre alla Galleria XX Settembre, accompagnati dalla direttrice del Sistema Museale MuSel-MUCAS, Marzia Dentone.
Monte Loreto rappresenta una testimonianza di particolare interesse per lo studio dello sfruttamento delle risorse minerarie nella preistoria ligure. Le ricerche archeologiche hanno consentito di ricostruire aspetti delle attività estrattive connesse al rame e di inserirle nel più ampio processo di trasformazione che segnò il passaggio dalle tecnologie basate sulla pietra alla produzione e all’impiego dei metalli.
Si festeggiano e ricordano così i primi trent’anni dalla prima campagna di scavo, osservando il percorso che conduce dalla ricerca sul campo alla tutela e alla restituzione al pubblico di un importante patrimonio archeominerario.
La giornata rientra nelle Giornate Europee del Patrimonio 2026, in programma il 26 e 27 settembre e dedicate quest’anno al tema “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”.
La visita mattutina al MuSel è gratuita, con prenotazione obbligatoria presso lo IAT di Sestri Levante, come indicato nella locandina dell’iniziativa.

Locandine: programmi degli appuntamenti al MuSel di Sestri Levante e al MUCAS di Castiglione Chiavarese e Masso.
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Vajont 1963, la diga che non crollò
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Vajont 1963, la diga che non crollò
La storia dell’acqua – Quarto capitolo. Il 9 ottobre 1963 una gigantesca frana precipita dal Monte Toc nell’invaso del Vajont. La diga resiste. L’onda supera lo sbarramento e devasta Longarone e gli abitati della valle. Le vittime sono 1.917.
La diga è ancora lì.
Alta più di 260 metri, stretta nella gola del Vajont, tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia.
Quando la si osserva oggi, è difficile comprendere immediatamente uno degli aspetti fondamentali della tragedia avvenuta la notte del 9 ottobre 1963.
La diga non crolla.
A cedere è la montagna.
Alle 22.39, circa 270 milioni di metri cubi di roccia si staccano dal versante settentrionale del Monte Toc e precipitano nel bacino artificiale.
L’impatto sposta una massa d’acqua enorme. Una parte dell’onda investe le sponde del lago; un’altra supera lo sbarramento e precipita nella strettissima gola sottostante.
Pochi istanti dopo raggiunge la valle del Piave.
Longarone viene travolta.
Le vittime sono 1.917.
La storia comincia prima
La storia del Vajont non comincia alle 22.39 del 9 ottobre, ma molto prima.
La grande diga viene costruita per creare un bacino destinato a inserirsi nel complesso sistema idroelettrico del Piave.
È un’opera imponente: una diga a doppio arco alta oltre 260 metri, tra le più alte del mondo al momento della costruzione.
Il problema non sarà la resistenza dello sbarramento.
Il problema è il versante che sovrasta il lago.
Sul Monte Toc vengono progressivamente osservati movimenti e fenomeni di instabilità. Studi geologici, perforazioni, rilievi e misurazioni mostrano che qualcosa sta accadendo all’interno della montagna.
Nel 1960 una frana di circa 700.000 metri cubi precipita già nel bacino.
Sul versante compare una grande fessura, lunga chilometri, che disegna sulla montagna una forma simile a una M.
Il Toc sta dando segnali.
Una frana conosciuta
Il movimento viene osservato e controllato.
Si installano strumenti, si effettuano misurazioni e si studia il rapporto tra la velocità della frana e le variazioni del livello dell’invaso.
Quando l’acqua sale o scende cambiano anche le condizioni all’interno della massa instabile.
Si cerca quindi di controllare il movimento attraverso il livello del lago.
Conoscere l’esistenza di una frana , tuttavia, non significa necessariamente comprenderne fino in fondo il comportamento.
Il problema decisivo diventa un altro: quanto velocemente può cadere quella massa e quale onda può generare entrando nel bacino?
Si eseguono anche esperimenti su un modello fisico della valle, realizzato a Nove, per studiare gli effetti di una possibile frana nell’invaso.
Si cerca di individuare una quota del lago considerata compatibile con la sicurezza dei territori circostanti: ma la realtà riserva brutte sorprese.
La frana era conosciuta, sorvegliata: si sottovaluta tragicamente la velocità con cui può precipitare nel bacino e, di conseguenza, la dimensione dell’onda.
9 ottobre 1963
Nelle settimane precedenti il movimento del versante accelera.
Il livello del bacino viene abbassato nel tentativo di rallentare la frana.
La sera del 9 ottobre 1963 la montagna continua a muoversi.
Alle 22.39 il versante cede.
In pochi secondi circa 270 milioni di metri cubi di materiale precipitano nell’invaso.
L’acqua non ha spazio per assorbire un simile spostamento.
Si solleva violentemente.
Una parte dell’onda risale sui versanti e investe gli abitati attorno al bacino.
Un’altra supera il coronamento della diga.
Lo sbarramento resiste.
Oltre la diga, però, l’acqua precipita nella gola del Vajont e raggiunge la valle del Piave.
Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova e altre località vengono investite.
In pochi minuti il paesaggio cambia completamente.
Quando arriva il mattino, interi paesi non esistono più.
Dopo l’acqua
Poi arrivano i soccorritori.
Tra loro ci sono i Vigili del Fuoco.
Ne intervengono oltre 850, provenienti da comandi di tutta Italia, con centinaia di mezzi e squadre specializzate.
Lavorano tra fango, macerie e detriti, prima alla ricerca dei superstiti e poi nel recupero delle vittime e nella messa in sicurezza del territorio.
Questa parte della storia, per chi scrive, ha anche un nome familiare, tra glialtri: Severino Ferrazzin.

Pioniere dei Vigili del Fuoco Sommozzatori italiani, è uno degli uomini impegnati nelle operazioni successive alla tragedia.
Oggi un documento permette di ritrovarlo proprio lì: una relazione dei Vigili del Fuoco del 1963 indica Severino tra gli otto componenti della squadra sommozzatori di Genova inviata nel bacino di Busche, lungo il Piave.
Arrivano a Feltre il 26 ottobre 1963, con il compito di cercare eventuali salme e fusti di cianuro che si teme possano essere stati trascinati dall’onda e finiti nel bacino.
Le immersioni sono difficili.
Sul fondo incontrano fango, vecchi muri, ferri aggrovigliati, strutture in cemento armato e detriti. In pochi giorni vengono esplorate vaste porzioni del bacino.
Le ricerche continuano fino allo svuotamento dell’invaso e al rastrellamento del fondale.
Non vengono trovate altre salme né altri fusti.
È una piccola pagina all’interno dell’immensa macchina dei soccorsi del Vajont.
Per me, però, ha un significato particolare.
Il Vajont non appartiene soltanto alla storia italiana.
Attraverso mio zio, appartiene anche alla memoria della mia famiglia.
Ciò che rimane
Oggi la diga è ancora in piedi.
Ed è proprio questo a rendere il Vajont diverso dai luoghi che abbiamo incontrato nei capitoli precedenti.
Al Gleno vediamo una diga spezzata.
A Malpasset osserviamo i resti dello sbarramento crollato.
Al Vajont, invece, il grande arco di cemento è ancora chiuso tra le pareti della gola.
Dietro di esso si trova ciò che resta dell’enorme frana.
Il fondovalle è cambiato. Una parte dell’antico bacino non esiste più e la massa scivolata dal Monte Toc occupa ancora il paesaggio.
La montagna stessa è diventata memoria.
Una diga non è soltanto una diga
Il Vajont porta la nostra storia dell’acqua a una conclusione importante.
Una grande opera idraulica non può essere studiata soltanto attraverso il cemento, le dimensioni dello sbarramento o la quantità d’acqua che può contenere.
Esiste un sistema più grande.
Ci sono i versanti, la geologia, le acque superficiali e sotterranee, le precipitazioni, le opere artificiali e, soprattutto, le persone che vivono nel territorio.
Al Vajont la diga resiste.
Ma il sistema nel quale quella diga è stata inserita produce una catastrofe.
È forse questa una delle lezioni più profonde lasciate dalla notte del 9 ottobre 1963.
La storia dell’acqua continua
Gleno, 1923.
Molare, 1935.
Malpasset, 1959.
Vajont, 1963.
Ogni volta l’acqua incontra una grande opera costruita dall’uomo.
Ogni volta la storia è diversa.
E proprio per questo non possiamo sovrapporle.
Il prossimo capitolo ci porterà al 19 luglio 1985, in Val di Stava, a Tesero.
Questa volta non incontreremo una diga idroelettrica.
Troveremo due bacini di decantazione di una miniera.
E ancora una volta, prima della tragedia, esiste una storia che bisogna conoscere.
Ma al Vajont rimane un’immagine difficile da dimenticare.
La diga è ancora lì.
E forse è proprio la sua presenza, intatta nella gola, a ricordarci nel modo più potente che quella notte non fu la diga a crollare.

- Capitolo 0: Glori Castellaro https://www.scintilena.com/la-galleria-glori-castellaro-viaggio-nel-cuore-della-valle-argentina/08/22/
- Capitolo 1 Gleno, la Diga spezzata https://www.scintilena.com/gleno-la-diga-spezzata/09/01/
- Capitolo 2 Molare 1935, quando l’acqua trovò un’altra strada https://www.scintilena.com/molare-1935-quando-lacqua-trovo-unaltra-strada/09/08/
- Capitolo 3 Malpasset 1959, quando cede la roccia
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Origine europea dei pipistrelli: genomi e fossili riscrivono 65 milioni di anni di evoluzione
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Origine europea dei pipistrelli: genomi e fossili riscrivono 65 milioni di anni di evoluzione
Uno studio del consorzio Bat1K pubblicato su Nature integra 103 specie viventi e 44 taxa fossili. La nuova filogenesi indica l’origine europea dei pipistrelli nel tardo Paleocene e colloca l’ecolocalizzazione prima della diversificazione dei gruppi attuali.
Una nuova ricostruzione dell’evoluzione dei chirotteri indica nell’Europa del tardo Paleocene l’area più probabile in cui ebbe origine il loro antenato comune. Lo studio, pubblicato su Nature il 23 settembre 2026, combina genomi di riferimento, caratteri anatomici e fossili. Il risultato sostiene l’origine europea dei pipistrelli con una probabilità posteriore del 99,2%.[1]
La conclusione non deriva dalla scoperta di un pipistrello fossile europeo risalente a 65 milioni di anni fa. Si tratta di una stima ottenuta ricostruendo parentele, tempi di divergenza e distribuzioni ancestrali. I più antichi fossili riconosciuti dei chirotteri appartengono infatti all’Eocene inferiore, tra circa 56 e 52 milioni di anni fa, e provengono da più continenti.[1]
Genomi Bat1K e fossili
La ricerca ha analizzato assemblaggi genomici cromosomici prodotti con letture lunghe per 103 specie. Il campione comprende tutte le 21 famiglie viventi riconosciute nello studio e include 42 nuovi assemblaggi, relativi a 41 specie. Ventisei nuovi genomi sono stati ricostruiti distinguendo le due copie cromosomiche ereditate dai genitori.[1]
A questa base genetica sono stati aggiunti 699 caratteri morfologici osservati in 65 specie. Il campione morfologico comprende 21 rappresentanti viventi e 44 taxa fossili anteriori al Quaternario. Dopo il filtraggio dei caratteri saturi o non indipendenti, gli autori hanno integrato 480 caratteri anatomici con 10.000 siti genomici considerati neutrali.[1]
L’approccio viene definito “total evidence dating”. Il modello considera nello stesso quadro specie viventi, fossili, processi di speciazione, estinzione e fossilizzazione. Questa integrazione riduce le lunghe porzioni iniziali dell’albero evolutivo prive di testimonianze fossili, che risultavano più ampie nelle precedenti datazioni basate soltanto sui dati molecolari.[1]
Origine europea dei pipistrelli
La ricostruzione colloca l’antenato dei chirotteri nel tardo Paleocene, dunque vicino al limite tra Paleocene ed Eocene. L’origine europea dei pipistrelli viene stimata con il 99,2% di probabilità posteriore. Secondo il modello, i discendenti si sarebbero poi dispersi con maggiore probabilità verso l’Africa.[1]
Europa e Africa avrebbero costituito un nodo centrale della prima radiazione. Da questa area sarebbero partite espansioni indipendenti verso Asia, Australia e Americhe, mentre le quattro grandi superfamiglie moderne si differenziavano in un intervallo relativamente breve dell’Eocene inferiore.[1]
Per gli Yinpterochiroptera, lo studio propone un’origine africana circa 57,1 milioni di anni fa e una successiva espansione verso Asia ed Europa. Per gli Yangochiroptera, la provenienza più probabile resta europea, anche se la rapida comparsa dei lignaggi dopo il massimo termico Paleocene-Eocene rende più incerta la ricostruzione.[1]
Il quadro differisce dalle ipotesi precedenti. Alcune analisi indicavano il Nord America, altre l’Africa o l’Asia. L’origine europea dei pipistrelli proposta dal nuovo lavoro dipende dalla più ampia integrazione tra genomi completi e taxa fossili, non dalla sola distribuzione geografica dei reperti conosciuti.[1]
Fossili e limiti
Il registro fossile dei primi pipistrelli è scarso e frammentario. Molti reperti consistono in denti o elementi postcraniali isolati. Inoltre, la capacità di volo consentì una dispersione rapida, rendendo difficile ricavare il luogo d’origine dalla sola posizione dei giacimenti.[1]
Gli scheletri di Icaronycteris scoperti nella Green River Formation del Wyoming restano tra i più antichi e completi conosciuti. La loro presenza in Nord America non prova che l’intero ordine sia nato in quel continente. Un lignaggio può lasciare fossili ben conservati anche lontano dall’area in cui si era separato dai propri parenti.[2]
L’origine europea dei pipistrelli deve quindi essere letta come un risultato probabilistico. Potrà essere verificata da nuovi fossili, da ulteriori genomi e da analisi alternative dei modelli biogeografici. La forte probabilità indicata dallo studio non elimina l’incompletezza del record paleontologico.[1]
Ecolocalizzazione nei pipistrelli
Un passaggio centrale riguarda Vielasia sigei, pipistrello vissuto circa 50 milioni di anni fa e rinvenuto nei depositi di una cavità del Quercy, nella Francia sud-occidentale. Il cranio conservato in tre dimensioni presenta strutture dell’orecchio interno compatibili con l’ecolocalizzazione laringea. La nuova analisi lo colloca nel più antico clade degli “Eochiroptera”, sebbene questa posizione ottenga un sostegno intermedio, pari al 68%.[1]
Questa collocazione suggerisce che l’ecolocalizzazione laringea precedesse la diversificazione dei pipistrelli moderni. Non significa che ogni apparato sonar attuale fosse già presente nella stessa forma. Le diverse linee evolutive possono avere modificato frequenze, anatomia e modalità di emissione nel corso di milioni di anni.[1]
Il progetto Bat1K aveva già pubblicato nel 2020 sei genomi di qualità di riferimento. Quell’analisi aveva individuato segnali di selezione nella linea ancestrale dei pipistrelli in geni connessi all’udito, insieme a indicazioni sui sistemi immunitari. Il nuovo insieme di 103 specie amplia in modo sostanziale la base comparativa.[3]
Cromosomi e filogenesi
La nuova filogenesi modifica alcuni rapporti tra le famiglie. Myzopodidae viene collocata come ramo più antico all’interno di Vespertilionoidea, mentre Emballonuroidea e Vespertilionoidea risultano gruppi fratelli. Gli autori attribuiscono parte delle precedenti incongruenze a una storia genomica “a mosaico”, nella quale regioni diverse possono conservare segnali evolutivi differenti.[1]
La ricostruzione dello stato ancestrale sostiene inoltre un corredo di 26 cromosomi nell’antenato dei pipistrelli. I genomi moderni si sarebbero trasformati soprattutto tramite fusioni cromosomiche, più che attraverso fissioni o traslocazioni. Il dato offre una cornice per studiare l’evoluzione dei genomi relativamente piccoli dei chirotteri.[1]
Pipistrelli specie ombrello
La ricostruzione evolutiva assume un rilievo anche per la conservazione. Considerare i pipistrelli come specie ombrello significa usare la loro tutela per proteggere sistemi ecologici più ampi. Una colonia dipende infatti da rifugi sicuri, aree di alimentazione, corridoi di volo, disponibilità di insetti e continuità del paesaggio.
Le informazioni divulgate da Tutela Pipistrelli richiamano tre servizi ecosistemici principali: controllo degli insetti, impollinazione e dispersione dei semi. Il sito segnala inoltre che la perdita dei rifugi e degli habitat di alimentazione costituisce una minaccia centrale. Proteggere i chirotteri comporta quindi interventi che possono favorire molte altre componenti della biodiversità.[4][5][6]
Negli ambienti carsici, il valore di specie ombrello è particolarmente evidente. La protezione di grotte, ingressi, microclimi e collegamenti con boschi o zone umide preserva sia i rifugi dei pipistrelli sia habitat utilizzati da numerosi organismi cavernicoli. Il guano trasferisce inoltre materia organica dall’esterno al sottosuolo e alimenta comunità microbiche e invertebrati specializzati.[7][8]
I pipistrelli funzionano anche come indicatori biologici. Variazioni nell’attività e nelle colonie possono riflettere cambiamenti nella disponibilità di prede, nella qualità degli habitat e nell’uso del suolo. La loro conservazione richiede quindi una lettura integrata del paesaggio, non soltanto la difesa del singolo rifugio.[9][10]
Significato della ricerca
Lo studio collega filogenomica, paleontologia e biogeografia in una ricostruzione estesa a tutte le famiglie viventi. La tesi sull’origine europea dei pipistrelli offre un nuovo scenario per interpretare il volo attivo, l’ecolocalizzazione e la rapida diffusione del gruppo dopo il Paleocene.[1]
Il lavoro non ricostruisce DNA fossile di 65 milioni di anni. I genomi ancestrali e le aree d’origine vengono stimati a partire dalle specie attuali, dai caratteri anatomici e dai vincoli cronologici offerti dai fossili. Questa distinzione è necessaria per comunicare correttamente la portata della ricerca.[1]
Fonti
- Nature, “Reference genomes and fossils revise bat family phylogeny and biogeography”: https://www.nature.com/articles/s41586-026-11007-3
- Nature, “Genome project opens the next chapter for studying bat evolution”: https://www.nature.com/articles/d41586-026-02637-8
- Nature, “Six reference-quality genomes reveal evolution of bat adaptations”: https://www.nature.com/articles/s41586-020-2486-3
- Current Biology, “A 50-million-year-old, three-dimensionally preserved bat skull supports an early origin for modern echolocation”: https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(23)01289-7
- Tutela Pipistrelli, “In Italia la metà dei pipistrelli è a rischio estinzione”: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/04/12/in-italia-la-meta-dei-pipistrelli-e-a-rischio-estinzione/
- Tutela Pipistrelli, “I pipistrelli cacciano gli insetti meglio degli uccelli”: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/04/19/i-pipistrelli-cacciano-gli-insetti-meglio-degli-uccelli/
- Tutela Pipistrelli, “Il 2011-2012 è l’anno del pipistrello”: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/04/19/il-2011-2012-e-lanno-del-pipistrello-2/
- Tutela Pipistrelli, “Usa, con i pipistrelli si risparmia un miliardo di dollari in pesticidi”: https://www.tutelapipistrelli.it/2015/09/21/usa-con-i-pipistrelli-si-risparmia-un-miliardo-di-dollari-in-pesticidi/
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Fotografia ipogea a Massa: “Bellezza e fragilità” illumina Villa Cuturi
Condividi La mostra fotografica della Federazione Speleologica Toscana resta aperta fino all’11 ottobre. Le immagini raccontano il patrimonio sotterraneo e richiamano l’importanza della documentazione fotografica delle grotte per la protezione e la conservazione. Mostra fotografica speleologica a Massa Villa Cuturi, a Marina di Massa, ospita fino a domenica 11 ottobre 2026 la mostra “Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio”. L’esposizione temporanea è promossa dalla Federazione Spel
Fotografia ipogea a Massa: “Bellezza e fragilità” illumina Villa Cuturi
La mostra fotografica della Federazione Speleologica Toscana resta aperta fino all’11 ottobre. Le immagini raccontano il patrimonio sotterraneo e richiamano l’importanza della documentazione fotografica delle grotte per la protezione e la conservazione.
Mostra fotografica speleologica a Massa
Villa Cuturi, a Marina di Massa, ospita fino a domenica 11 ottobre 2026 la mostra “Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio”. L’esposizione temporanea è promossa dalla Federazione Speleologica Toscana e ha ottenuto il patrocinio del Comune di Massa.[1]
La mostra fotografica speleologica è stata inaugurata lunedì 21 settembre, dalle 17 alle 19. Il percorso presenta una selezione di immagini dedicate agli ambienti sotterranei. Le fotografie mostrano forme erosive, concrezioni, colori e paesaggi nascosti nel sottosuolo.
L’iniziativa porta la fotografia ipogea in uno spazio pubblico facilmente accessibile. Villa Cuturi si trova sul lungomare di Marina di Massa, di fronte al pontile, ed è sede dell’Ufficio informazioni e accoglienza turistica.[2][3]
Fotografia ipogea e fragilità
Il titolo della mostra mette in relazione due aspetti dello stesso patrimonio. Le grotte possiedono un rilevante valore geologico, biologico, idrologico e culturale. Sono anche ambienti sensibili alle modificazioni prodotte dall’uomo.
Le linee guida pubblicate nel 2022 dall’Union Internationale de Spéléologie e dall’International Union for Conservation of Nature ricordano che grotte e aree carsiche custodiscono geodiversità, biodiversità, risorse idriche e testimonianze culturali. La gestione deve quindi considerare l’intero sistema carsico, non soltanto i singoli vani sotterranei.[4]
La fotografia ipogea rende osservabile un ambiente che la maggior parte delle persone non visita direttamente. Una mostra consente di conoscere il patrimonio sotterraneo senza aumentare la frequentazione delle cavità più delicate. Le immagini possono così sostenere divulgazione ed educazione ambientale.
Orari della mostra a Villa Cuturi
Dopo l’inaugurazione, “Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio” segue gli orari del punto informazioni di Villa Cuturi. Nel mese di settembre l’apertura è prevista dal lunedì alla domenica, dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15 alle 19.
In ottobre la mostra è visitabile dal venerdì alla domenica. Gli orari sono dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 15 alle 18. L’ultimo giorno di apertura è domenica 11 ottobre.
La collocazione nel punto informativo rafforza il rapporto tra fotografia, territorio e divulgazione. Il pubblico comprende appassionati di speleologia e fotografia, famiglie, studenti, escursionisti e persone interessate alla natura delle Alpi Apuane.
Documentazione fotografica delle grotte
La documentazione fotografica delle grotte non ha soltanto una funzione estetica. Se collegata al rilievo topografico e alle osservazioni di campo, conserva informazioni sulla morfologia, sui depositi, sulle concrezioni, sui corsi d’acqua e sulle tracce di frequentazione.
L’Agenzia Spaziale Europea indica mappatura e fotografia tra gli strumenti principali per documentare un’esplorazione. Le immagini associate alle stazioni di rilievo danno un riferimento geografico e visivo utile alle squadre future e ai ricercatori.[5]
Per diventare un documento verificabile, ogni fotografia dovrebbe essere accompagnata da dati essenziali. Sono utili il nome della cavità, la data, l’autore, il soggetto ripreso e il punto di scatto. Per particolari scientifici può servire anche una scala metrica.[6][7]
Un archivio ordinato permette di recuperare le immagini dopo anni. Consente inoltre di confrontarle con rilievi, schede catastali e osservazioni biologiche. La fotografia ipogea diventa così parte della memoria tecnica della speleologia.
Fotomonitoraggio e conservazione delle grotte
La fotografia ripetuta nel tempo può sostenere il monitoraggio ambientale. Il National Park Service statunitense considera il fotomonitoraggio uno dei metodi utilizzabili per controllare gli impatti diretti dei visitatori, insieme alla mappatura delle alterazioni e ad altre tecniche di inventario.[8]
Le stazioni fotografiche permettono di riprendere lo stesso punto a intervalli definiti. Il confronto può documentare rotture di concrezioni, ampliamento dei sentieri, compattazione dei sedimenti, vandalismi, livelli dell’acqua o variazioni delle superfici.[7][8]
Le linee guida UIS-IUCN raccomandano immagini ripetibili da una posizione definita, con impostazioni coerenti di fotocamera e illuminazione. In questo modo si costruisce una base iniziale con cui confrontare le condizioni successive.[4]
Questa procedura è utile anche negli interventi di pulizia e ripristino. Le fotografie prima e dopo i lavori aiutano a registrare metodi, risultati e possibili criticità. La documentazione fotografica delle grotte offre quindi elementi concreti per programmare la conservazione.
Biodiversità ipogea in immagini
La macrofotografia può contribuire alla conoscenza della fauna cavernicola. Immagini nitide e corredate da dati possono supportare l’identificazione, la verifica delle osservazioni e il monitoraggio delle specie.
ARPAL ha evidenziato il valore della fotografia nello studio di organismi troglofili e troglobi. La condivisione delle immagini attraverso piattaforme validate può ampliare l’utilità scientifica delle osservazioni e favorire comportamenti responsabili.[9]
Questo aspetto riguarda anche pipistrelli, geotritoni e invertebrati. La ripresa deve rispettare periodi sensibili, microhabitat e indicazioni degli specialisti. L’immagine utile alla tutela nasce da un comportamento che non altera il soggetto documentato.
Fotografia ipogea a minimo impatto
La qualità tecnica non può essere separata dalla responsabilità ambientale. Il principio di minimo impatto richiede di evitare contatti con concrezioni, calpestio di superfici intatte, spostamento di sedimenti e disturbo della fauna. Anche la disposizione di stativi e luci deve essere valutata prima dello scatto.[10][4]
Il numero delle persone e il tempo trascorso nei settori fragili dovrebbero essere limitati alle esigenze del lavoro. Se una ripresa comporta un rischio non proporzionato al suo valore documentario, può essere rinviata o evitata.
Serve attenzione anche nella pubblicazione. La diffusione di immagini non obbliga a rendere pubbliche coordinate o indicazioni di accesso relative a cavità vulnerabili. La comunicazione deve bilanciare conoscenza, sicurezza e protezione.
“Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio” porta quindi in superficie una doppia lettura della fotografia ipogea. Le immagini mostrano il paesaggio sotterraneo, ma possono anche costruire archivi, confronti e strumenti di sensibilizzazione. La protezione e la conservazione delle grotte iniziano dalla conoscenza documentata del loro stato.
Fonti
- Federazione Speleologica Toscana, “Bellezza e fragilità. Immagini rubate al buio”: https://www.speleotoscana.it/2026/09/20/bellezza-e-fragilita-immagini-rubate-al-buio-2/
- La Scintilena, “Bellezza e fragilità: a Massa le immagini rubate al buio”: https://www.scintilena.com/bellezza-e-fragilita-a-massa-le-immagini-rubate-al-buio/09/21/
- Comune di Massa, “Villa Cuturi”: https://www.comune.massa.ms.it/luoghi
- UIS-IUCN, “Guidelines for Cave and Karst Protection”, seconda edizione: https://engage.iucn.org/sites/default/files/2023-04/Guidelines-for-Cave-and-Karst-Protection-2022.pdf
- U.S. National Park Service, “Geological monitoring of caves and associated landscapes”: https://www.nps.gov/articles/caves-and-karst-geological-monitoring.htm
- National Speleological Society, “Cave and Karst Restoration”: https://caves.org/conservation/cave-and-karst-restoration/
- European Space Agency, “Cave documentation: Survey and Photography”: https://blogs.esa.int/caves/2015/01/20/cave-documentation-survey-and-photography-2/
- ARPAL, “Specie nascoste, fotografie e dati condivisi: la biodiversità ipogea”: https://www.arpal.liguria.it/home-page/notizie-tematiche/item/specie-nascoste-fotografie-dati-condivisi-biodiversita-ipogea.html
- UIS, “Code of Ethics for Cave Exploration, and Science in Foreign Countries”: https://uis-speleo.org/wp-content/uploads/2020/03/Code-of-Ethics-of-the-UIS-English-Language.pdf
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Batteri oro e argento nelle grotte: a Ternovizza un seminario tra ricerca e citizen science
Condividi Il corso dell’11 ottobre 2026 sul Carso triestino formerà speleologi per osservare, documentare e segnalare i batteri oro e argento al Catasto Speleologico Regionale La Grotta di Ternovizza, sul Carso triestino, ospiterà domenica 11 ottobre 2026 il seminario “Batteri Oro e Argento – come trovarli e perché”. L’iniziativa unirà formazione teorica, osservazione diretta e documentazione fotografica delle comunità microbiche ipogee. Il corso è organizzato dalla Federazione Speleologica R
Batteri oro e argento nelle grotte: a Ternovizza un seminario tra ricerca e citizen science
Il corso dell’11 ottobre 2026 sul Carso triestino formerà speleologi per osservare, documentare e segnalare i batteri oro e argento al Catasto Speleologico Regionale
La Grotta di Ternovizza, sul Carso triestino, ospiterà domenica 11 ottobre 2026 il seminario “Batteri Oro e Argento – come trovarli e perché”. L’iniziativa unirà formazione teorica, osservazione diretta e documentazione fotografica delle comunità microbiche ipogee. Il corso è organizzato dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia – APS nell’ambito della Convenzione 2026-2029 n. 3677, stipulata con il Servizio Geologico regionale il 30 luglio 2026.[1]
Il seminario sui batteri oro e argento è riconosciuto come Corso di Secondo Livello della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana. Ha inoltre il patrocinio dell’Organo Tecnico Territoriale Operativo CAI Veneto–Friuli Venezia Giulia. I posti disponibili sono venti e la partecipazione è gratuita.[1]
Batteri oro e argento: cosa indica il nome
La definizione batteri oro e argento è un nome descrittivo e convenzionale. Non certifica la presenza di oro o argento nelle pareti. Indica invece biofilm e comunità microbiche che, sotto sorgenti luminose adatte, assumono riflessi dorati, giallo-arancio, argentei oppure azzurro-verdi.[2][3]
Queste formazioni appaiono come sottili rivestimenti sulle superfici rocciose. Sono spesso associate a piccole gocce d’acqua. La condensa può produrre riflessi simili e generare falsi positivi. Per questo l’osservazione deve seguire criteri ripetibili e confrontare luce ordinaria, LED e ultravioletto filtrato.[3]
Il progetto regionale, avviato nella primavera 2024, utilizza segnalazioni degli speleologi per censire la distribuzione del fenomeno nelle grotte del Friuli Venezia Giulia. Le colonie definite “argento” appaiono azzurre o verde acqua con la lampada indicata dal progetto. Quelle definite “oro” mostrano tonalità dal giallo intenso all’arancione.[4][5]
La fluorescenza costituisce un segnale utile, ma non equivale da sola a un’identificazione microbiologica. Fotografie e osservazioni permettono di localizzare i siti. La composizione delle comunità richiede poi campionamenti autorizzati e analisi specifiche, secondo protocolli scientifici e conservativi.[6][3]
Grotta di Ternovizza, laboratorio sul campo
Le attività si svolgeranno nella Grotta di Ternovizza, numero 78 del Catasto Speleologico Regionale e 242 VG nella numerazione storica. La cavità, nota anche con il nome sloveno Jama v Hribih, si apre nel comune di Duino Aurisina. Il Catasto regionale riporta due ingressi, quota di 275 metri, sviluppo planimetrico di 470 metri e profondità di 95,2 metri.[7]
La prima parte del percorso previsto dal seminario è orizzontale e non presenta difficoltà tecniche rilevanti. Segue una verticale di circa trenta metri. Questo tratto sarà riservato agli speleologi autonomi nella progressione su corda, dotati di attrezzatura personale e copertura assicurativa CAI o SSI.[1]
I partecipanti saranno divisi in due squadre in base alle capacità tecniche dichiarate. I fenomeni da osservare sono presenti sia sopra sia sotto il pozzo. La soluzione consente di svolgere l’esercitazione senza rendere obbligatoria la discesa verticale.[1]
Programma del seminario in grotta

Il ritrovo è fissato alle 9.30 nel piazzale davanti alla Trattoria Suban di Ternova Piccola, nel comune di Duino Aurisina. Le coordinate comunicate sono 45.764540, 13.700570. Alle 10 è previsto lo spostamento verso l’ingresso, seguito dalla registrazione e dall’avvio delle lezioni.[1]
La sessione teorica presenterà le conoscenze disponibili sui batteri oro e argento, sulle comunità microbiche ipogee e sui biofilm di grotta. Una parte sarà dedicata alle sorgenti luminose. L’attenzione si concentrerà sulle lampade UV filtrate e sui criteri minimi necessari per ottenere una segnalazione utilizzabile.[1]
Durante la sessione pratica saranno confrontate illuminazione ordinaria, LED e UV. Gli allievi proveranno a fotografare le superfici con smartphone, fotocamere e lenti macro. Compileranno inoltre una scheda minima con posizione, caratteristiche del sito e informazioni ambientali disponibili.[1]
La giornata comprenderà un confronto sulla restituzione e sulla validazione dei dati. Saranno discusse anche le misure di tutela per i siti microbiologicamente sensibili. La chiusura è prevista intorno alle 18, seguita da un rinfresco alla Trattoria Suban.[1]
Citizen science e Catasto Speleologico Regionale
Uno degli obiettivi è creare una rete di speleologi preparati a riconoscere e documentare i batteri oro e argento. Le osservazioni potranno confluire nel sistema informativo del Catasto Speleologico Regionale quando il campo dedicato sarà implementato dal Servizio Geologico. Le segnalazioni dovranno essere accompagnate da fotografie, posizione e dati ambientali raccolti in modo coerente.[1]
Il Catasto Speleologico Regionale è il centro pubblico di raccolta dei dati e degli studi sul patrimonio speleologico, sulle aree carsiche e sugli acquiferi carsici del Friuli Venezia Giulia. Al 1° settembre 2026 censiva 8.795 cavità, 9.644 ingressi, 81 aree carsiche, oltre 28.000 morfotipi epigei e più di 1.250 sorgenti.[8][9]
La citizen science non sostituisce il lavoro di laboratorio. Può ampliare la copertura territoriale, individuare siti da verificare e costruire serie di osservazioni confrontabili. La qualità del risultato dipende dalla standardizzazione del rilievo e dalla successiva validazione degli specialisti.
Ricerca scientifica nelle grotte
La ricerca scientifica nelle grotte riguarda geologia, idrogeologia, climatologia, biospeleologia, archeologia e microbiologia. Nel caso dei biofilm, l’attenzione è rivolta agli organismi che vivono in ambienti bui, umidi e spesso poveri di nutrienti. Le comunità possono aderire a roccia e speleotemi mediante matrici extracellulari, formando strutture complesse e difficili da studiare senza alterarle.[10][11]
Gli studi recenti mostrano che i microrganismi ipogei partecipano ai cicli biogeochimici del carbonio, dell’azoto, dello zolfo e del ferro. Possono contribuire alla dissoluzione o alla deposizione dei carbonati. Possono anche intervenire nella formazione di speleotemi e altri depositi secondari.[12][13]
Le tecniche impiegate comprendono microscopia, colture selettive, analisi del DNA, sequenziamento del gene 16S rRNA, metagenomica e misure chimico-fisiche. L’integrazione tra dati molecolari e parametri ambientali aiuta a distinguere le specie presenti dalle loro funzioni ecologiche. Permette inoltre di seguire le variazioni delle comunità nel tempo.[11][6]
In questo quadro, la fluorescenza è soprattutto uno strumento di individuazione e orientamento. Può rivelare strutture poco evidenti in luce visibile e guidare successive indagini. Occorre però distinguere le risposte biologiche da quelle dei minerali e dei materiali organici, documentando sorgente luminosa, lunghezza d’onda, distanza, impostazioni fotografiche e condizioni della superficie.[14][6]
La ricerca scientifica nelle grotte richiede anche cautele operative. Il contatto, il calpestio, l’illuminazione prolungata e i campionamenti non pianificati possono modificare habitat molto localizzati. Per questa ragione il seminario collega il censimento alle procedure di tutela e alla definizione di siti sensibili.[1]
Docenti, materiali e iscrizioni
Le lezioni saranno affidate a Josef Vuch, Benedetta Rigo e Alberto Riva, autori dello studio sul censimento regionale pubblicato nel volume 54 di Atti e Memorie della Commissione Grotte “Eugenio Boegan”. La direzione è di Sergio Soban, del Comitato regionale CNSS-SSI. La segreteria organizzativa è curata da Antonella Miani della Federazione.[2][1]
Ogni partecipante riceverà materiale sintetico, indicazioni per l’osservazione, una scheda di rilevamento e una bibliografia essenziale. È consigliato portare uno smartphone o una fotocamera personale. Per l’accesso alla verticale occorrono attrezzatura da progressione, autonomia tecnica, autocertificazione e assicurazione valida per l’attività in grotta.[1]
L’iscrizione si effettua mediante il modulo online: https://forms.gle/VtaX26Lt7hbCV6to8. Dopo l’invio sarà creata una mailing list per conferme e comunicazioni organizzative. Per informazioni è disponibile l’indirizzo federazione@fsrfvg.it.[1]
Fonti
- Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia, pagina ufficiale del seminario: https://www.fsrfvg.it/?p=12336
- Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia, progetto di censimento: https://www.fsrfvg.it/?p=11726
- Vuch J., Rigo B., Riva A., studio in Atti e Memorie, volume LIV, pp. 81-88: https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2026/02/Atti-e-memorie_LIV.pdf
- Catasto Speleologico Regionale, scheda della Grotta di Ternovizza: https://catastogrotte.regione.fvg.it/78
- Catasto Speleologico Regionale, portale istituzionale: https://catastogrotte.regione.fvg.it/
- Frontiers in Microbiology, Microbial roles in caves: https://www.frontiersin.org/journals/microbiology/articles/10.3389/fmicb.2024.1411535/full
- Frontiers in Microbiology, rassegna sulla geomicrobiologia delle grotte: https://www.frontiersin.org/journals/microbiology/articles/10.3389/fmicb.2024.1370520/full
- Journal of the Brazilian Chemical Society, rassegna sui microbiomi di grotta: https://www.scielo.br/j/jbchs/a/z83BsqKhWNgG97HkTTP6BXt/?lang=en
- Società Speleologica Italiana, regolamenti e modulistica dei corsi: https://speleo.it/site/commissione-scuole-speleologia-2/
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Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli 2027: tesi sulle grotte e sul carsismo d’Abruzzo
Condividi Lo Speleo Club Chieti indice la prima edizione del Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli. Due riconoscimenti, per un totale di 1.200 euro, sono destinati a studi universitari sul patrimonio sotterraneo abruzzese. Domande via PEC entro il 31 maggio 2027. Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli: la prima edizione Lo Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” APS-ETS ha indetto la prima edizione, riferita al 2027, del Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli. L’iniziativa è rivo
Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli 2027: tesi sulle grotte e sul carsismo d’Abruzzo
Lo Speleo Club Chieti indice la prima edizione del Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli. Due riconoscimenti, per un totale di 1.200 euro, sono destinati a studi universitari sul patrimonio sotterraneo abruzzese. Domande via PEC entro il 31 maggio 2027.
Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli: la prima edizione
Lo Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” APS-ETS ha indetto la prima edizione, riferita al 2027, del Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli. L’iniziativa è rivolta a chi ha dedicato la propria tesi alle grotte o alle aree carsiche dell’Abruzzo. Il bando punta a valorizzare ricerche utili alla conoscenza del patrimonio sotterraneo regionale, alla sua tutela e a una fruizione sostenibile. Il regolamento del premio è stato approvato dal consiglio direttivo dell’associazione il 7 settembre 2026. [web:3]
Il premio porta il nome di Alessio Carulli, geologo e speleologo dello Speleo Club Chieti. Carulli morì nel 2020 durante un’esplorazione nella grotta della Risorgenza, a Roccamorice. La dedica lega il sostegno alla ricerca universitaria alla memoria di una persona attiva nella speleologia abruzzese. [web:17]
Tesi sulle grotte d’Abruzzo: chi può partecipare
Il Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli è aperto a laureati di università italiane o estere legalmente riconosciute. Sono ammesse le tesi di laurea triennale, magistrale e magistrale a ciclo unico. Il titolo deve essere stato conseguito tra il 1° gennaio 2026 e il 30 aprile 2027. L’oggetto principale dello studio deve riguardare le grotte o le aree carsiche della Regione Abruzzo. La sede dell’università, quindi, non deve necessariamente trovarsi in Abruzzo: è il tema della tesi a definire l’ammissibilità territoriale. Restano validi anche gli altri requisiti stabiliti dal regolamento. [web:3]
La formula del bando consente di prendere in esame ricerche universitarie di ambiti diversi, purché centrate sul patrimonio ipogeo o carsico abruzzese. Per verificare requisiti e criteri di valutazione, i candidati devono consultare il regolamento integrale: il bando rinvia a quel documento per le disposizioni generali del concorso e per il funzionamento della commissione. [web:3]
Premi per le tesi sul carsismo abruzzese
Il montepremi della prima edizione è di 1.200 euro. Sono previsti 400 euro per la migliore tesi di laurea di primo livello e 800 euro per la migliore tesi magistrale o magistrale a ciclo unico. Gli importi sono indicati al lordo delle eventuali ritenute fiscali. La commissione giudicatrice potrà attribuire anche menzioni speciali a lavori di particolare interesse scientifico, senza premio in denaro. [web:3]
La commissione sarà nominata dal consiglio direttivo dello Speleo Club Chieti. Il bando prevede la possibilità di convocare uno o più candidati per un colloquio dedicato alla presentazione della tesi. L’esito sarà approvato dal consiglio direttivo sulla base del verbale della commissione. I vincitori riceveranno una comunicazione via e-mail e l’elenco dei premiati sarà pubblicato sui canali dell’associazione. [web:3]
Domande via PEC entro il 31 maggio 2027
Per concorrere al Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli, la domanda deve arrivare esclusivamente via PEC a speleoclubchieti@pec.it entro le ore 24:00 del 31 maggio 2027. Fanno fede la data e l’ora di ricezione del messaggio. Nell’oggetto va riportata la dicitura «Domanda di partecipazione – Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli – Prima Edizione 2027». Le domande tardive, incomplete o prive dei requisiti previsti dal regolamento non saranno prese in considerazione. [web:3]
La candidatura richiede il modulo di domanda e una copia della tesi in PDF. Occorrono anche un abstract di massimo 2.000 battute, il curriculum vitae et studiorum e l’autocertificazione della laurea con voto finale. Il bando richiede inoltre il certificato o l’autocertificazione degli esami con i voti, un documento d’identità valido e la liberatoria per i dati personali e la pubblicazione dell’abstract. Tutti i documenti devono essere trasmessi in PDF non modificabile. I moduli sono indicati nel bando come allegati A, B, C e D. [web:3]
Speleo Club Chieti e archivio delle ricerche
La premiazione si terrà durante una cerimonia pubblica. In quella sede i vincitori saranno invitati a presentare sinteticamente il lavoro e i risultati della ricerca. Dovranno inoltre consegnare una copia cartacea rilegata della tesi, destinata all’archivio documentale dello Speleo Club Chieti. Il bando specifica che la presenza alla cerimonia e l’esposizione della tesi sono condizioni necessarie per ricevere il premio in denaro. [web:3]
Lo Speleo Club Chieti fa risalire la propria fondazione al 1° ottobre 1963. Nel racconto storico pubblicato sul suo sito, l’associazione ricorda le campagne speleologiche in Maiella, le attività di documentazione e la nascita della propria biblioteca. Accanto alla ricerca, il gruppo svolge attività formative: nel 2026 ha organizzato il 38° corso di speleologia di primo livello, riconosciuto dalla Società Speleologica Italiana. Il nuovo premio affianca a queste attività una forma di sostegno agli studi accademici sulle grotte d’Abruzzo. [web:2][web:9]
Il bando e il regolamento sono indicati come consultabili sul sito ufficiale dell’associazione. Prima dell’invio è opportuno verificare lì la modulistica e le disposizioni complete. Per informazioni è disponibile l’indirizzo speleoclubchieti@gmail.com. [web:3]
Fonti
- Comunicato stampa dello Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” APS-ETS, 23 settembre 2026, fornito alla redazione.
- Bando di concorso, prima edizione 2027, ospitato dall’Università degli Studi di Brescia: https://www.unibs.it/sites/default/files/2026-09/Premio%20SPELEO%20CLUB%20CHIETI%2031-05-2027.pdf
- Sito ufficiale dello Speleo Club Chieti: https://www.speleoclubchieti.it/
- Scintilena, «Primavera sottoterra a Chieti e Bergamo con i corsi di speleologia»: https://www.scintilena.com/primavera-sottoterra-a-chieti-e-bergamo-tornano-i-corsi-di-avviamento-alla-speleologia/03/19/
- Il Centro, «Morto in grotta, oggi l’addio ad Alessio»: https://www.ilcentro.it/chieti/morto-in-grotta-oggi-l-addio-ad-alessio-1.2461880
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Diversamente Speleo 2026 a Falvaterra: l’Italia centrale torna in grotta
Condividi Domenica 27 settembre, alle Grotte di Falvaterra, oltre cento speleologi attesi per accompagnare più di venti persone con disabilità. La storia di Diversamente Speleo attraversa quindici anni di iniziative in diverse regioni italiane. Domenica 27 settembre 2026 Diversamente Speleo Lazio, Abruzzo e Italia Centrale farà tappa alle Grotte di Falvaterra, in provincia di Frosinone. L’appuntamento è fissato alle 10 al centro visite. Oltre cento speleologi volontari accompagneranno in
Diversamente Speleo 2026 a Falvaterra: l’Italia centrale torna in grotta
Domenica 27 settembre, alle Grotte di Falvaterra, oltre cento speleologi attesi per accompagnare più di venti persone con disabilità. La storia di Diversamente Speleo attraversa quindici anni di iniziative in diverse regioni italiane.
Domenica 27 settembre 2026 Diversamente Speleo Lazio, Abruzzo e Italia Centrale farà tappa alle Grotte di Falvaterra, in provincia di Frosinone.
L’appuntamento è fissato alle 10 al centro visite. Oltre cento speleologi volontari accompagneranno in grotta più di venti persone con disabilità provenienti da Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche.
Diversamente Speleo 2026: il programma a Falvaterra
Il messaggio scelto per la giornata resta «L’impossibile diventa possibile». L’iniziativa riunirà speleologi provenienti dalle regioni dell’Italia centrale e volontari del territorio. Sono attesi il sindaco di Falvaterra e rappresentanti dell’amministrazione comunale. Durante l’incontro, i volontari locali ricorderanno anche un giovane del paese recentemente scomparso.
Come nelle precedenti edizioni, il centro dell’iniziativa è l’accompagnamento delle persone, non il raggiungimento di una particolare distanza nel sottosuolo.
Grotte di Falvaterra: il contesto carsico
Le Grotte di Falvaterra si trovano nel Monumento naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco. L’area protetta, gestita dal Comune, si estende per 133 ettari sulle pendici settentrionali dei monti Ausoni.
Il sistema carsico è collegato alle Grotte di Pastena: nella parte attiva le acque percorrono un sistema sotterraneo di circa 2,5 chilometri.
L’esperienza di Diversamente Speleo non coincide con una normale visita turistica. Nelle varie edizioni, gruppi di accompagnatori hanno adattato le uscite alle condizioni dei partecipanti e delle cavità. In alcuni casi sono state impiegate barelle; in altri si sono svolte visite multisensoriali o percorsi per persone deambulanti.
Diversamente Speleo: le edizioni dal 2011 al 2016
La storia di Diversamente Speleo inizia da lontano: Le prime uscite documentate dello Speleo Club Forlì con i gemelli Giotto e Giulio risalgono all’aprile 2011 e al giugno 2012, alla Grotta Tanaccia di Brisighella. Nell’ottobre 2012 seguì la prima vera uscita definita ‘Diversamente Speleo’ alla Grotta dell’Arco di Bellegra, con la collaborazione di una ventina di speleologi di più regioni e la partecipazione di due persone diversamente abili.
Nel giugno 2013 il progetto raggiunse la Grotta della Beata Vergine di Frasassi. Bellegra è dunque una tappa decisiva per la rete dell’Italia centrale.
Negli anni successivi il nome Diversamente Speleo è stato adottato da iniziative territoriali distinte. Nel 2014 si tenne una prima edizione pugliese alla Grotta Pian della Macina, nel Gargano. Nello stesso anno il progetto venne presentato anche in Liguria. Nel 2015 una giornata emiliano-romagnola si svolse alla Grotta del Re Tiberio, tra Riolo Terme e Casola Valsenio.
Nel 2016 l’appuntamento alla Grotta Beatrice Cenci, presso Verrecchie in Abruzzo, riunì, secondo il resoconto pubblicato da Scintilena, cinquanta persone con disabilità, cinquanta accompagnatori e duecento speleologi. Le cifre mostrano quanto fosse cresciuta la capacità di collaborazione fra gruppi, famiglie e volontari.
Diversamente Speleo: Pastena, Veneto e ripartenza
Nel 2019 le Grotte di Pastena ospitarono un’edizione dedicata anche alle persone con disabilità visiva. La proposta comprendeva una visita multisensoriale con operatori formati e un banco tattile sui temi della grotta e del carsismo. È un esempio di come il progetto abbia sperimentato forme di partecipazione diverse dal trasporto in barella.
La pandemia ha interrotto per alcuni anni la continuità di una parte degli appuntamenti, ma le iniziative territoriali non seguono tutte lo stesso calendario. Nel 2024 si sono svolte, fra le altre, la quinta edizione alle Grotte di Pertosa-Auletta, in Campania, e una giornata al Buso della Rana, in Veneto. A Monte di Malo si dettero appuntamento circa sessanta speleologi e otto partecipanti con disabilità.
Per la manifestazione di Abruzzo, Lazio e Italia centrale, l’edizione del 7 settembre 2025 alla Grotta Scura di Bolognano fu l’ottavo appuntamento di questa realtà interregionale e segnò la ripresa dopo cinque anni di pausa, con ventidue partecipanti con disabilità e settantatré speleologi tutor e accompagnatori.
Diversamente Speleo torna ora a Falvaterra con una partecipazione prevista ancora più ampia sul fronte dei volontari.
Fonti
- Liguria Notizie, ricostruzione delle prime uscite: https://www.ligurianotizie.it/diversamente-speleo-liguria-tutti-in-grotta-barriere/2014/06/16/1128204/
- Disabili.com, edizione di Frasassi 2013: https://www.disabili.com/ultimora/la-bellezza-delle-grotte-di-frasassi-per-tutti-con-diversamente-speleo/
- Sannicandro.org, prima edizione pugliese 2014: https://www.sannicandro.org/2014/04/18/il-4-maggio-diversamente-speleo/
- Speleopolis, edizione emiliano-romagnola 2015: https://www.speleopolis.org/speleopolis/associazione
- Scintilena, resoconto della Grotta Beatrice Cenci 2016: https://www.scintilena.com/eran-300-erano-giovani-e-diversamente-speleo/06/27/
- Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, edizione di Pastena 2019: https://giornale.uici.it/diversamente-speleo/
- Fondazione MIdA, edizione di Pertosa-Auletta 2024: https://fondazionemida.com/news/diversamente-speleo-2024
- Scintilena, giornata al Buso della Rana 2024: https://www.scintilena.com/avventura-speleologica-inclusiva-al-buso-della-rana/10/06/
- Scintilena, resoconto di Bolognano 2025: https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-2025-inclusione-e-speleologia-nella-grotta-scura-di-bolognano/09/10/
- Parchi Lazio, Monumento naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco: https://www.parchilazio.it/falvaterra
- Sito delle Grotte di Falvaterra, descrizione della grotta: https://www.grottedifalvaterra.it/la_grotta_3.html
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