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    Condividi A Toirano e Borgio Verezzi un corso della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI dedicato all’osservazione consapevole dell’ambiente ipogeo Dal 18 al 20 settembre 2026 le grotte di Toirano e Borgio Verezzi (SV) ospiteranno il corso “Slow Speleology – Osservare per capire”, promosso dalla Scuola Nazionale di Speleologia del Club Alpino Italiano, dal Gruppo Grotte CAI Savona, in collaborazione con l’OTTO LPV. L’iniziativa propone tre giornate di formazione, articolate tra lezioni
     

Slow Speleology: osservare la grotta per comprenderla

Júl 30th 2026 at 07:00

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A Toirano e Borgio Verezzi un corso della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI dedicato all’osservazione consapevole dell’ambiente ipogeo

Dal 18 al 20 settembre 2026 le grotte di Toirano e Borgio Verezzi (SV) ospiteranno il corso “Slow Speleology – Osservare per capire”, promosso dalla Scuola Nazionale di Speleologia del Club Alpino Italiano, dal Gruppo Grotte CAI Savona, in collaborazione con l’OTTO LPV.

L’iniziativa propone tre giornate di formazione, articolate tra lezioni teoriche e attività sul campo, dedicate all’osservazione lenta e consapevole delle cavità naturali come strumento per comprenderne l’origine, l’evoluzione e le caratteristiche geomorfologiche.

L’obiettivo è sviluppare una capacità di lettura dell’ambiente ipogeo che vada oltre la semplice visita, imparando a interpretare forme, processi e dettagli spesso trascurati.

Il corso sarà tenuto da Jo De Waele, professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna, tra i maggiori esperti di geomorfologia carsica.

Il programma prevede:

  • Venerdì 18 settembre: accoglienza alle Grotte di Toirano e lezione introduttiva.
  • Sabato 19 settembre: osservazione sul campo nelle Grotte di Toirano, con visite ai rami Basura, Santa Lucia Inferiore e Superiore e Colombo.
  • Domenica 20 settembre: attività presso le Grotte di Borgio Verezzi (Valdemino).
Grotta Borgio Verezzi ph A. Ferrazin

Il corso è rivolto a chi desidera affinare le proprie capacità di osservazione e interpretazione dell’ambiente carsico e sarà valido come aggiornamento per gli Istruttori di Speleologia (ISS).

Sono disponibili 23 posti, assegnati secondo l’ordine di iscrizione.

La quota di partecipazione è di 160,00 euro, comprensiva dei pasti previsti dal programma; per i non soci CAI è richiesto un supplemento di 36 euro per la copertura assicurativa obbligatoria.

Santa Lucia Superiore ph M. Abisso

Ai partecipanti si chiede di portare un sacco a pelo o sacco letto, casco personale e abbigliamento adatto alla visita di grotte e a facili escursioni.

Le iscrizioni dovranno essere inviate entro il 31 agosto 2026 a Diego Medioli (diegonweb@libero.it – tel. 349 7519677), referente anche per ulteriori informazioni.

Nelle immagini, alcuni degli ambienti che saranno oggetto delle attività didattiche: concrezioni modellate dal tempo, gallerie fossili e sale ricche di dettagli geomorfologici, esempi perfetti di come l’osservazione attenta possa trasformare una semplice visita in una vera esperienza di lettura del paesaggio sotterraneo.

  • Quando: 18–20 settembre 2026
  • Dove: Grotte di Toirano e Grotte di Borgio Verezzi (SV)
  • Organizzazione: Scuola Nazionale di Speleologia CAI, Gruppo Grotte CAI Savona e OTTO Speleologia LPV
  • Docente: Jo De Waele
  • Posti disponibili: 23
  • Quota: € 160,00 (€196 per i non soci CAI, assicurazione inclusa)
  • Iscrizioni: entro il 31 agosto 2026
  • Contatti: Diego Medioli – diegonweb@libero.it – tel. 349 7519677

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  • Esce “Tracce d’antico in valle d’Orba”, il nuovo volume di Enrico Di Iorio dedicato alle rocce incise
    Condividi Cinque anni di ricerche hanno portato alla pubblicazione di un’opera che documenta il più ampio repertorio di incisioni rupestri conosciute nell’Alta Valle dell’Orba L’Alta Valle dell’Orba, al confine tra Liguria e Piemonte, è un territorio ricco di testimonianze storiche e archeologiche. Conosciuta anche per la tragedia della diga di Ortiglieto del 1935, la valle conserva un patrimonio meno noto, ma di grandissimo interesse: quello delle rocce incise. A questo tema è dedicato i
     

Esce “Tracce d’antico in valle d’Orba”, il nuovo volume di Enrico Di Iorio dedicato alle rocce incise

Júl 22nd 2026 at 06:00

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Cinque anni di ricerche hanno portato alla pubblicazione di un’opera che documenta il più ampio repertorio di incisioni rupestri conosciute nell’Alta Valle dell’Orba

L’Alta Valle dell’Orba, al confine tra Liguria e Piemonte, è un territorio ricco di testimonianze storiche e archeologiche. Conosciuta anche per la tragedia della diga di Ortiglieto del 1935, la valle conserva un patrimonio meno noto, ma di grandissimo interesse: quello delle rocce incise.

A questo tema è dedicato il nuovo volume di Enrico Di Iorio, “Tracce d’antico in valle d’Orba”, frutto di cinque anni di ricerche sul campo.

Il libro documenta il più vasto repertorio oggi conosciuto delle incisioni rupestri dell’Alta Valle dell’Orba: 35 rocce incise, oltre 320 fotografie delle incisioni e quasi 500 immagini complessive distribuite in 312 pagine.

Roccia incisa dell’Alta Valle dell’Orba. Immagine condivisa da Sergio Siravo Severi

L’opera amplia e sostituisce il precedente volume “Alta Valle dell’Orba – Preistoria ed Età Romana”, ormai esaurito, presentando nuovi ritrovamenti, una documentazione aggiornata e un quadro più completo delle testimonianze incise presenti sul territorio.

Le incisioni rupestri sono una preziosa testimonianza della frequentazione umana di queste montagne: un patrimonio di grande interesse per tutti, archeologi, geologi, speleologi e studiosi del paesaggio.

Il volume è disponibile presso le edicole di Martina e Olba San Pietro, frazioni del Comune di Urbe (Savona).

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Proseguono le escursioni al Priamàr Sotterraneo: il 24 luglio 2026 nuovo appuntamento con il Gruppo Speleologico Savonese

Júl 20th 2026 at 06:00

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Da oltre quarant’anni gli speleologi accompagnano i visitatori alla scoperta dei sotterranei della fortezza di Savona. Prenotazione obbligatoria

Continua l’iniziativa “Priamàr Sotterraneo 2026”, lo storico programma di visite guidate organizzato dal Gruppo Speleologico Savonese DLF per far conoscere gli ambienti sotterranei della Fortezza del Priamàr di Savona.

Il prossimo appuntamento è in programma venerdì 24 luglio, con tre turni di visita alle ore 20.15, 20.45 e 21.15. Le escursioni proseguiranno poi il 7 e 28 agosto, l’11 e 25 settembre e il 9 ottobre.

L’iniziativa, giunta alla sua quarantaquattresima edizione, è realizzata con il patrocinio del Comune di Savona e nell’ambito del “Patto di Collaborazione Beni Comuni”. Dal 1983 gli speleologi del GSS accompagnano il pubblico lungo gallerie, cunicoli e ambienti sotterranei che costituiscono il “Priamàr nascosto”, normalmente non visitabile in autonomia.

Il percorso si sviluppa nei sotterranei del Bastione di Santa Caterina e negli ambienti ipogei della fortezza, costruita dalla Repubblica di Genova a partire dal 1542 sul promontorio del Priamàr, luogo che conserva testimonianze della storia di Savona fin dall’età del Bronzo.

Per partecipare è obbligatoria la prenotazione. I partecipanti dovranno presentarsi 15 minuti prima dell’orario scelto, muniti di scarpe sportive e torcia elettrica o frontalino. La temperatura all’interno dei cunicoli è di circa 16 °C.

Le visite ai sotterranei del Bastione di Santa Caterina sono gratuite, mentre per l’escursione dedicata alla scoperta dei segreti e delle segrete della fortezza è richiesto un contributo a rimborso spese.

Il GSS chiede: ‘Se siete impossibilitati a partecipare, vista la grande richiesta, è gradita la disdetta al n. 3402399597 per garantire la possibilità di accedere ad altre persone’.

Prenotazioni sul sito del Gruppo Speleologico Savonese o mediante QR code:

https://www.gruppospeleosavonese.it/escursioni-priamar-sotterraneo.html?fbclid=IwY2xjawTFitZleHRuA2FlbQMxMDAAc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEeN29NWRcPxT50Rz5d_Y03qicoo2s2j6tUeE0J0JTs9C7BI2PnmVtK9YsT0zo_aem_nFNR_44p75EOHDkGLqzfhQ

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  • Monte Crociglia, 70ª Festa della Montagna
    Condividi Il Crociglia conta, e non è solo “vento” Domenica 9 agosto 2026 (data da confermare) torna sul Monte Crociglia la tradizionale Festa della Montagna, nel segno dell’amicizia, dell’incontro, della tutela ambientale e della memoria La tutela di un territorio riguarda tutti coloro che vivono, frequentano e amano la montagna. E può coincidere con una può coincidere con la festa di una comunità. Domenica 9 agosto 2026, (data ancora non confermata) il Monte Crociglia ospiterà la 70ª
     

Monte Crociglia, 70ª Festa della Montagna

Júl 19th 2026 at 05:00

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Il Crociglia conta, e non è solo “vento”

Domenica 9 agosto 2026 (data da confermare) torna sul Monte Crociglia la tradizionale Festa della Montagna, nel segno dell’amicizia, dell’incontro, della tutela ambientale e della memoria

La tutela di un territorio riguarda tutti coloro che vivono, frequentano e amano la montagna. E può coincidere con una può coincidere con la festa di una comunità.

Domenica 9 agosto 2026, (data ancora non confermata) il Monte Crociglia ospiterà la 70ª edizione della tradizionale Festa della Montagna, uno degli appuntamenti più significativi dell’Appennino ligure-emiliano, che da settant’anni richiama escursionisti, alpinisti e appassionati dell’ambiente montano provenienti da molte parti, in particolare dalle valli del Nure, del Trebbia e dell’Aveto e dal versante ligure. La manifestazione è diventata nel tempo un simbolo di amicizia e di incontro tra le comunità che condividono questo tratto di Appennino, mantenendo vivo un patrimonio di valori fatto di memoria, solidarietà, rispetto della montagna e collaborazione tra Emilia-Romagna e Liguria.

Ma la storia del Crociglia è ancora più antica della festa. Per secoli questo monte è stato il punto d’incontro delle comunità delle alte valli e delle genti che percorrevano le mulattiere tra Liguria ed Emilia. In particolare Torrio, oggi piccolo borgo della Val d’Aveto, ha rappresentato uno dei principali riferimenti per la vita del monte e continua a custodirne la memoria e le tradizioni.

Il Crociglia, gigantesco cupolone dai fianchi dolci e rassicuranti, quasi materni, coperti da praterie, è un territorio da proteggere: dalla vetta il panorama spazia dall’Appennino ligure alla Pianura Padana e alle Alpi, fino al Mar Ligure, oltre la Val d’Aveto. Per la facilità d’accesso, la bellezza delle fioriture primaverili, la presenza del Rifugio Stoto e i vasti panorami, il Crociglia è oggi una delle vette più frequentate e amate del circondario.

Il Rifugio Vincenzo Stoto -foto A. Ferrazin

Il nome richiama l’antica funzione di questo luogo: un crocevia delle mulattiere che collegavano le valli dell’Aveto, del Trebbia, del Nure, della Fontanabuona e della Sturla. Al passo, un tempo, si svolgevano scambi e contrabbando.

È anche per questo che la Festa del Monte Crociglia conserva ancora oggi un carattere profondamente popolare: accanto agli escursionisti e ai soci delle associazioni, sono soprattutto gli abitanti delle vallate a darle vita, spesso raggiungendo la vetta in famiglia, a piedi o con i trattori, rinnovando una tradizione che appartiene anzitutto alle genti del territorio.

Sulla vetta svetta la statua dell’Arcangelo San Raffaele, eretta in memoria della tragedia alpinistica del 1957 sul Piz Palü, nel massiccio del Bernina, che ha assunto la veste di ricordo per tutti i caduti della montagna. Ai suoi piedi, si rinnova ogni anno il ricordo dei caduti della montagna e di tutte le guerre e il messaggio di pace che da sempre accompagna la manifestazione. In tempi come questi, il suo messaggio di pace assume un significato ancora più profondo.

Il Crociglia oggi è al centro del dibattito sul progetto di un impianto eolico di crinale, un tema che richiama l’attenzione sul rapporto tra transizione energetica, conservazione del paesaggio e biodiversità. Il confronto coinvolge e interessa anche il Club Alpino Italiano, quale associazione di protezione ambientale riconosciuta e impegnata nella salvaguardia del patrimonio naturale, insieme a numerose altre realtà che sono intervenute nel dibattito.

Il CAI, attraverso i Gruppi Regionali dell’Emilia-Romagna e della Liguria, ha espresso le proprie valutazioni sulla tutela del crinale appenninico. Un ruolo di supporto e partecipazione è svolto dalla Tutela Ambiente Montano (TAM) del CAI, da sempre impegnata nella salvaguardia dei paesaggi montani e nella promozione di uno sviluppo sostenibile capace di coniugare la transizione energetica con la conservazione del patrimonio naturale e culturale.

Lo stesso impegno anima il GAEP – Gruppo Alpinisti Escursionisti Piacentini – proprietario del Rifugio Stoto, realizzato dal volontariato di generazioni di soci dai ruderi di un’antica Dogana e da loro ampliato e mantenuto in (ottimo) uso: è presidio della montagna, luogo di accoglienza, cultura escursionistica e tutela dell’Appennino. Il GAEP, da sempre impegnato nella cura e nella valorizzazione di questi luoghi, segue con attenzione l’evoluzione dell’iter autorizzativo del progetto eolico. Per sostenere questo impegno, ha avviato una raccolta fondi destinata a coprire le spese per le consulenze tecniche e legali necessarie alla predisposizione delle osservazioni che l’associazione presenterà nell’ambito del procedimento autorizzativo (ulteriori informazioni sono disponibili sul sito e sui canali ufficiali del GAEP).

L’edizione del Settantesimo della Festa sarà resa ancora più significativa dalla posa di una targa commemorativa che proprio il GAEP dedicherà al compianto presidente Roberto Rebessi, che ha lasciato un’impronta profonda nell’associazione e nella valorizzazione del Rifugio Stoto e del Monte Crociglia.

CAI e GAEP – Roberto Rebessi è il terzo da sinistra

Il progetto e le osservazioni dei territori

Di seguito una sintesi dell’iter autorizzativo e delle principali osservazioni formulate da enti e istituzioni.

Il progetto prevede l’installazione di aerogeneratori di oltre 180 metri di altezza sul crinale tra i comuni di Ferriere (PC) e Santo Stefano d’Aveto (GE).

Dietro al progetto c’è la società Ferriere Wind S.r.l., costituita nel 2019 come società di scopo. A finanziare quella quota è European Wind Farm, emanazione del colosso danese delle energie rinnovabili European Energy. La prima stesura del progetto risale alla fine del 2024.

Il 23 gennaio 2026 i documenti vengono trasmessi ufficialmente ai Comuni di Ferriere e di Santo Stefano d’Aveto, con trenta giorni di tempo per presentare osservazioni. È l’inizio di una mobilitazione che nessuno, forse, aveva previsto così compatta.

Le amministrazioni regionali e locali hanno espresso contrarietà o richieste di modifica, citando l’impatto su paesaggio, biodiversità, percorsi escursionistici e assetti ambientali consolidati.

La Regione Emilia-Romagna ha già reso noto che, pur essendo favorevole allo sviluppo delle rinnovabili, considera il progetto di Ferriere non compatibile con criteri ambientali e paesaggistici, e ha predisposto un parere tecnico negativo nell’ambito della procedura VIA. La petizione pubblica per fermare l’impianto ha raccolto migliaia di firme in pochi giorni. La Regione Emilia-Romagna ha presentato una lunga serie di criticità tecniche, fra cui violazione di limiti altitudinali, presenza in aree tutelate dal piano paesaggistico e documentazione ambientale giudicata carente.

Criticità che saranno valutate nell’ambito del procedimento autorizzativo ancora in corso.

Tuttavia va avanti la procedura per realizzare un parco eolico – da sette pale – sul Crociglia. La società di scopo Ferriere Wind Srl ha presentato al Ministero dell’Ambiente le sue integrazioni alla proposta, dopo la miriade di osservazioni presentate da cittadini, associazioni e istituzioni. Ora c’è tempo fino al 16 luglio per inviare ulteriori osservazioni contro il progetto.

L’importanza di incontrarsi

Mentre il procedimento autorizzativo dell’impianto fa il suo corso, la Festa del Monte Crociglia assume un ulteriore significato: incontro, ascolto e consapevolezza. Consapevolezza che la montagna non è soltanto uno spazio naturale, ma un patrimonio condiviso di storia, cultura, biodiversità e relazioni umane, costruito nel tempo grazie all’impegno delle comunità locali e delle associazioni che la vivono e la custodiscono.

Montagna senza voce
Un albero trattiene
l’ultima luce

Il Settantesimo rinnova così il legame tra il Rifugio Stoto, la vetta del Monte Crociglia e la statua dell’Arcangelo San Raffaele: tre simboli che raccontano oltre settant’anni di escursionismo, volontariato, desiderio di pace e amore il territorio. E ribadisce il suo significato più autentico: ricordare il passato, rendere omaggio a quanti hanno costruito questa storia, e guardare con responsabilità al futuro di un territorio che appartiene a tutti.

L’invito è rivolto a tutti: escursionisti, alpinisti, speleologi, famiglie, soci delle associazioni e amanti della montagna, affinché il 70° anniversario della Festa del Monte Crociglia sia ancora una volta un’occasione di amicizia, memoria, partecipazione e condivisione nel cuore dell’Appennino.

La montagna non è un sito qualsiasi. Anche la transizione energetica, per essere davvero sostenibile, deve saper riconoscere il valore dei territori che attraversa.

Marina Abisso

CAI Ligure Genova – OrTAM–ONCN

In natura non esistono comparse: anche un solo albero racconta la sua storia

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  • Festival della Montagna di Bardineto: il Gruppo Speleologico Savonese porta il pubblico alla scoperta del carsismo
    Condividi Dal 17 al 19 luglio 2026 il Festival della Montagna di Bardineto ospita gli appuntamenti dedicati al carsismo di Bardineto e alla speleologia, con incontri divulgativi, itinerari carsologici e uno spazio informativo curato dal Gruppo Speleologico Savonese. Il Festival della Montagna di Bardineto apre uno spazio dedicato alla speleologia Dal 17 al 19 luglio 2026 il Festival della Montagna di Bardineto, in provincia di Savona, propone un programma che unisce cultura, attività outdo
     

Festival della Montagna di Bardineto: il Gruppo Speleologico Savonese porta il pubblico alla scoperta del carsismo

Júl 17th 2026 at 08:00

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Dal 17 al 19 luglio 2026 il Festival della Montagna di Bardineto ospita gli appuntamenti dedicati al carsismo di Bardineto e alla speleologia, con incontri divulgativi, itinerari carsologici e uno spazio informativo curato dal Gruppo Speleologico Savonese.

Il Festival della Montagna di Bardineto apre uno spazio dedicato alla speleologia

Dal 17 al 19 luglio 2026 il Festival della Montagna di Bardineto, in provincia di Savona, propone un programma che unisce cultura, attività outdoor e divulgazione scientifica. Tra i protagonisti dell’iniziativa sarà il Gruppo Speleologico Savonese, che presenterà al pubblico il patrimonio carsico dell’area e le attività di ricerca svolte nel territorio.

La manifestazione comprende anche il Festival del Libro di Montagna, con incontri dedicati all’ambiente, alla biodiversità e alla conoscenza del territorio. In questo contesto la speleologia trova uno spazio specifico per raccontare il valore scientifico e naturalistico delle grotte e del paesaggio carsico. (Savonanews.it?)

Gli itinerari carsologici di Bardineto al centro dell’incontro di venerdì

Il primo appuntamento con il Gruppo Speleologico Savonese è in programma venerdì 17 luglio alle ore 18.00, nell’ambito del Festival del Libro di Montagna.

L’intervento sarà dedicato agli itinerari carsologici di Bardineto, percorsi didattici realizzati dal gruppo per accompagnare visitatori, escursionisti e scuole alla scoperta delle forme del carsismo locale. Attraverso pannelli informativi distribuiti lungo i sentieri, gli itinerari illustrano doline, sorgenti carsiche, affioramenti rocciosi e gli ingressi di alcune delle cavità più significative della zona.

I due percorsi sono stati progettati con finalità divulgative e consentono di comprendere come si sia formato il paesaggio carsico di Bardineto e quale ruolo abbiano le acque sotterranee nell’evoluzione del territorio. Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con il Comune di Bardineto ed è accompagnato da una guida illustrata realizzata dal Gruppo Speleologico Savonese. (GRUPPO SPELEOLOGICO SAVONESE?)

Stand dedicato alla speleologia durante tutto il fine settimana

Sabato 18 e domenica 19 luglio il Gruppo Speleologico Savonese sarà presente con uno stand nell’area del festival.

I visitatori potranno conoscere da vicino l’attività speleologica svolta nell’area carsica di Bardineto, osservare le attrezzature utilizzate durante le esplorazioni e ricevere informazioni sulle tecniche di progressione in grotta, sulla documentazione delle cavità e sulle attività di ricerca condotte dal gruppo.

Lo spazio sarà pensato anche per chi si avvicina per la prima volta alla speleologia e desidera comprendere come si svolgono le esplorazioni, quali sono le norme di sicurezza e quali caratteristiche rendono Bardineto una delle aree carsiche più interessanti della Liguria.

Bardineto e il suo patrimonio carsico

L’area di Bardineto rappresenta uno dei principali comprensori carsici della provincia di Savona. Nel corso dei decenni il Gruppo Speleologico Savonese ha contribuito alla scoperta, all’esplorazione e alla documentazione di numerose cavità, tra cui il Buranco di Bardineto e la Grotta Balbiseolo, oltre a sviluppare attività di rilievo, studio e divulgazione del territorio.

Accanto alle esplorazioni, il gruppo promuove iniziative rivolte al pubblico, corsi di speleologia e visite guidate lungo gli itinerari carsologici, con l’obiettivo di favorire una maggiore conoscenza del patrimonio geologico locale e della sua conservazione. (GRUPPO SPELEOLOGICO SAVONESE?)

Un’occasione per conoscere il territorio attraverso la speleologia

La presenza del Gruppo Speleologico Savonese al Festival della Montagna amplia l’offerta culturale della manifestazione, proponendo un punto di vista dedicato al mondo sotterraneo e ai fenomeni del carsismo.

Gli incontri e lo stand divulgativo offriranno ai visitatori la possibilità di approfondire la conoscenza delle grotte di Bardineto e delle attività svolte dagli speleologi, contribuendo a valorizzare un patrimonio naturale che caratterizza in modo significativo il territorio della Val Bormida.

Fonti

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  • Dal maggiociondolo alla grotta: un’intuizione porta a una nuova esplorazione nel Genovesato
    Condividi L’osservazione di una fioritura anomala ha condotto all’individuazione di un buco soffiante e all’esplorazione di circa 20 metri di nuovi ambienti ipogei, con la cavità ancora in prosecuzione. Può un albero in fiore indicare la presenza di una grotta? A Torbi di Ceranesi, nel Genovesato, la risposta sembra essere sì. Alla fine di maggio 2026, in una calda e assolata giornata, alcuni membri dello Speleo Club Ribaldone partecipano a un’escursione storico-culturale organizzata dalla
     

Dal maggiociondolo alla grotta: un’intuizione porta a una nuova esplorazione nel Genovesato

Júl 17th 2026 at 05:00

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L’osservazione di una fioritura anomala ha condotto all’individuazione di un buco soffiante e all’esplorazione di circa 20 metri di nuovi ambienti ipogei, con la cavità ancora in prosecuzione.

Può un albero in fiore indicare la presenza di una grotta? A Torbi di Ceranesi, nel Genovesato, la risposta sembra essere sì.

Alla fine di maggio 2026, in una calda e assolata giornata, alcuni membri dello Speleo Club Ribaldone partecipano a un’escursione storico-culturale organizzata dalla Pro Loco di Ceranesi, con il dottor Roberto Balestrino e con Alessandro Vernassa, direttore tecnico del Gruppo.

La Liguria, si sa, è avara di grotte, e Alessandro ha avuto l’encomiabile idea di illustrarle in un’uscita della Pro Loco Ceranesi, alle spalle della città di Genova, ai piedi del massiccio del Monte Figogna

L’iniziativa, “A spasso nel tempo”, si svolge lungo il percorso tra Lencisa e Vacarezza, nell’area carsica di Lencisa e Torbi, nell’entroterra genovese, dove affioramenti rocciosi e particolari condizioni ambientali favoriscono la presenza di piccole cavità. Il tutto, valore aggunto, vista mare.

Del Ribaldone, gruppo del CAI Sestri, sono presenti alcuni speleo che sono anche operatori della TAM – Tutela Ambiente Montano – e del CS – Comitato Scientifico.

Fatto sta che abbiamo avvistato un maggiociondolo fiorito: un semplice albero in fiore è bastato a dare alla passeggiata un seguito speleologico.

Anche perchè una gentile signora del posto ha spiegato, alle nostre domande, che si tratta dell’unica pianta di maggiociondolo esistente in zona, e che i tentativi di farne attecchire altre nei giardini sono sempre falliti: troppo caldo. ‘Vive solo lì, dice, vicino al sambuco’.

Dopo il saluto ai partecipanti, con il giusto ristoro con i ravioli locali, la giornata sembra conclusa.

Ma il maggiociondolo continua a tornare nei nostri discorsi (soprattutto nei miei).

Una circostanza insolita: a fine maggio, dopo settimane di caldo, questa specie normalmente fiorisce oltre i mille metri di quota, mentre qui siamo molto più in basso e vicinissimi al mare.

L’osservazione suggerisce una possibile spiegazione.

In quella zona sono noti alcuni “buchi soffianti”, aperture naturali dalle quali fuoriesce aria particolarmente fredda, capaci di creare un microclima locale e di influenzare lo sviluppo della vegetazione.

E se il maggiociondolo fosse cresciuto grazie a uno di questi flussi d’aria?

Qui l’effetto post ravioli crea qualche difficoltà, ben descritta da Sylvia: ‘Il gruppo di sodali era inizialmente praticamente interamente – per dirla alla Gobetti – un gruppo anti-speleologico, che in ogni gruppo che si rispetti serpeggia.
Chi voleva andare in bicicletta, chi sosteneva “ho preso il punto gps, poi torniamo”, chi con la scusa della reperibilità distoglieva energie
‘.

La verifica sul terreno, però, fa rapidamente cambiare idea ai più scettici.

Abbiamo individuato un punto da cui usciva una fortissima corrente d’aria fredda.

Tanto intensa che anche i sambuchi circostanti mostrano una fioritura molto ritardata.

Ph M. Abisso

Dopo una breve attività di disostruzione, svolta dai più accaniti con l’attrezzatura minimale disponibile, è stato possibile accedere a una cavità fino ad allora inesplorata.

Grotta del Maggiociondolo – ph M. Abisso

Stretta, piena di ragni Meta di dimensioni notevoli, e con una forte aria in uscita (va be’, un’intensa ventilazione naturale, rimasta evidente anche dopo il nostro ingresso (con buona pace del maggiociondolo, ormai eroe della giornata).

L’esplorazione ha consentito di rilevare prima 12, poi circa 20 metri di nuovi ambienti ipogei.

Per la Liguria sarebbe già una bella soddisfazione.

Ma la cavità non finisce qui.

Grotta del Maggiociondolo – ph H. De Santis

La prosecuzione è evidente e sarà oggetto delle prossime uscite esplorative.

Tra le ipotesi al vaglio, c’è anche quella di un possibile sviluppo proprio in direzione della Tanna di Ventu. L’eventualità potrà essere verificata soltanto attraverso il prosieguo delle esplorazioni e un accurato rilievo della nuova cavità.

Ph A. Vernassa Tanna di Ventu

La scoperta è un esempio di come l’osservazione attenta del territorio possa guidare la ricerca speleologica: in questo caso non è stata una frattura evidente o una depressione del terreno ad attirare l’attenzione, ma un dettaglio botanico, che ha suggerito la presenza di un particolare microclima, primo indizio di un nuovo ambiente sotterraneo ancora tutto da esplorare.

Alla fine, è stato più difficile convincere gli speleologi satolli ad andare alla grotta che trovare la grotta.

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Soccorso Alpino Liguria: esercitazione alla falesia di Sant’Anna, a Sestri Levante (GE) per affinare le tecniche di intervento

Júl 15th 2026 at 05:00

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Nei giorni scorsi la Stazione Tigullio – Val d’Aveto del Soccorso Alpino e Speleologico Liguria ha svolto una giornata di addestramento, rafforzando preparazione operativa e lavoro di squadra

La Stazione Tigullio – Val d’Aveto del Soccorso Alpino e Speleologico Liguria ha svolto un’esercitazione presso la falesia di Sant’Anna, tra Sestri Levante e Cavi di Lavagna, con l’obiettivo di mantenere e perfezionare le tecniche operative in ambiente verticale.

L’attività addestrativa ha visto i tecnici impegnati in esercitazioni di movimentazione su falesia, prove di arrampicata e discese su corda, fondamentali per affrontare in sicurezza gli interventi di soccorso in contesti impervi.

Durante la giornata sono state inoltre simulate diverse situazioni di emergenza, tra cui il recupero di un infortunato rimasto sospeso sulle corde. Le prove hanno consentito di approfondire le procedure di avvicinamento, messa in sicurezza, recupero e successiva discesa del paziente, verificando l’efficacia delle tecniche operative e il coordinamento tra le squadre.

Al termine dell’esercitazione, i tecnici hanno preso parte a un momento di confronto per condividere le esperienze maturate durante le simulazioni, analizzare le procedure adottate e consolidare il lavoro di squadra, elemento essenziale per garantire interventi tempestivi ed efficaci.

La formazione continua rappresenta infatti uno dei pilastri dell’attività del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, consentendo agli operatori di mantenere elevati standard di preparazione per affrontare con competenza e sicurezza gli interventi di soccorso in montagna e negli ambienti impervi.

Fonte: post pubblicato sui canali social del CNSAS – Soccorso Alpino e Speleologico – Liguria

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  • Anguille e grotte costiere: uno studio apre nuove prospettive sulla conservazione della specie
    Condividi Due osservazioni nelle Grotte di Borgio Verezzi hanno dato il via a una ricerca pubblicata su ‘Environmental Biology of Fishes’: il possibile ruolo degli ambienti carsici costieri nel ciclo vitale dell’anguilla europea Ad aprile 2025, a Borgio Subterranea, era stata presentata una ricerca sul ciclo vitale dell’anguilla europea negli ambienti carsici. che sarà pubblicata a breve negli Atti dell’Incontro ligure. Un post social di Valentina Balestra, ora, informa sulla pubblicazio
     

Anguille e grotte costiere: uno studio apre nuove prospettive sulla conservazione della specie

Júl 13th 2026 at 05:00

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Due osservazioni nelle Grotte di Borgio Verezzi hanno dato il via a una ricerca pubblicata su ‘Environmental Biology of Fishes’: il possibile ruolo degli ambienti carsici costieri nel ciclo vitale dell’anguilla europea

Ad aprile 2025, a Borgio Subterranea, era stata presentata una ricerca sul ciclo vitale dell’anguilla europea negli ambienti carsici. che sarà pubblicata a breve negli Atti dell’Incontro ligure.

Un post social di Valentina Balestra, ora, informa sulla pubblicazione in un articolo su ‘Environmental Biology of Fishes’, che indaga il possibile ruolo degli ambienti carsici costieri nel ciclo vitale dell’anguilla europea.

Le Grotte di Borgio Verezzi potrebbero rappresentare un ambiente di particolare interesse per la conservazione dell’anguilla europea ( _Anguilla anguilla_ ), specie considerata in forte declino. È quanto emerge da uno studio preliminare pubblicato sulla rivista internazionale *Environmental Biology of Fishes* (Springer Nature), frutto della collaborazione tra Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca, DISAFA dell’Università di Torino, DIATI del Politecnico di Torino, Cesbin, Arpal e Grotte di Borgio Verezzi.

La ricerca è nata in seguito a due osservazioni di anguille nel settore non turistico delle grotte liguri, un dato che ha spinto i ricercatori ad approfondire il possibile utilizzo degli ambienti carsici costieri da parte della specie.

Le indagini hanno confermato la presenza dell’anguilla nei bacini idrografici collegati al sistema carsico, comprese aree caratterizzate da corsi d’acqua temporanei e da possibili flussi idrici sotterranei. I campionamenti hanno inoltre permesso di individuare esemplari appartenenti a differenti fasi del ciclo vitale, suggerendo che questi ambienti possano svolgere un ruolo più importante di quanto finora ipotizzato.

Tra le ipotesi che saranno approfondite nelle prossime fasi della ricerca vi è quella che le grotte possano costituire una via di risalita tra il mare e l’entroterra attraverso le connessioni carsiche, oppure un habitat favorevole all’alimentazione e alla crescita della specie.

Lo studio rappresenta un primo contributo alla comprensione del rapporto tra anguilla europea e sistemi carsici costieri del Mediterraneo, evidenziando la necessità di ulteriori indagini per chiarire le dinamiche ecologiche di questi ambienti e il loro potenziale valore per la conservazione della specie.

Le fotografie che accompagnano il lavoro e questo articolo, sono di Valentina Balestra, Davide Barberis e Bartolomeo Vigna.

Fonte scientifica:

Actis Dato et al. (2026). “The role of coastal karst environments for the conservation of Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758) in the Mediterranean area”. Environmental Biology of Fishes. DOI: 10.1007/s10641-026-01875-z

L'articolo Anguille e grotte costiere: uno studio apre nuove prospettive sulla conservazione della specie proviene da Scintilena.

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  • Bardineto celebra la montagna: al Festival del Libro spazio anche alla speleologia
    Condividi Dal 17 al 19 luglio tre giornate dedicate alla cultura della montagna. Tra gli appuntamenti dedicati al mondo sotterraneo, gli interventi degli speleologi Gabriele Cristiani e Giovanni Revetria, oltre alla partecipazione del Gruppo Speleologico Savonese, per tre incontri dedicati alla conoscenza e alla divulgazione del patrimonio ipogeo Dal 17 al 19 luglio 2026 Bardineto (SV) ospiterà il Festival del Libro di Montagna, una manifestazione dedicata alla cultura, alla natura e all’ambi
     

Bardineto celebra la montagna: al Festival del Libro spazio anche alla speleologia

Júl 10th 2026 at 05:00

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Dal 17 al 19 luglio tre giornate dedicate alla cultura della montagna. Tra gli appuntamenti dedicati al mondo sotterraneo, gli interventi degli speleologi Gabriele Cristiani e Giovanni Revetria, oltre alla partecipazione del Gruppo Speleologico Savonese, per tre incontri dedicati alla conoscenza e alla divulgazione del patrimonio ipogeo

Dal 17 al 19 luglio 2026 Bardineto (SV) ospiterà il Festival del Libro di Montagna, una manifestazione dedicata alla cultura, alla natura e all’ambiente montano che riunirà scrittori, naturalisti, alpinisti, speleologi ed esperti del territorio.

Tra gli appuntamenti di maggiore interesse per il mondo della speleologia, venerdì 17 luglio alle ore 16.30 è previsto l’intervento di Gabriele Cristiani, speleologo ed esperto faunistico, che porterà al pubblico la propria esperienza nello studio degli ambienti naturali e sotterranei.

Alle ore 18.00 sarà protagonista il Gruppo Speleologico Savonese, che presenterà le proprie attività esplorative e di ricerca, offrendo l’occasione di conoscere più da vicino il patrimonio ipogeo della Liguria e il lavoro svolto dagli speleologi sul territorio.

Sabato 18 luglio alle ore 14.00 sarà ospite Giovanni Revetria, speleologo, autore e divulgatore, che presenterà il suo libro Tra sogno e realtà, un’occasione per riflettere sul rapporto tra esplorazione, esperienza e racconto.

Alle ore 18.00 sarà invece protagonista il Gruppo Speleologico Savonese, che presenterà le proprie attività esplorative e di ricerca, offrendo l’occasione di conoscere più da vicino il patrimonio ipogeo della Liguria e il lavoro svolto dagli speleologi sul territorio.

Il Festival propone un ricco programma che, nelle tre giornate, affronterà numerosi temi legati alla montagna: dalla letteratura all’alpinismo, dalla fauna alla micologia, dalla meteorologia alla valorizzazione dei piccoli borghi, fino alla proiezione di documentari e film dedicati all’ambiente montano.

L’iniziativa è organizzata con il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di Bardineto, in collaborazione con la Biblioteca di Bardineto, il Club del Libro, la Croce Verde Bardineto e il Consorzio Altopiano Bardinetese.

Per gli appassionati di speleologia sarà un’occasione per incontrare esploratori e studiosi del territorio, condividendo esperienze e racconti in un contesto dedicato alla cultura della montagna in tutte le sue forme.

Festival del Libro di Montagna
– Bardineto (SV)
– 17-18-19 luglio 2026

Tra gli appuntamenti dedicati al mondo sotterraneo:

  • Sabato 18 luglio, ore 14.00Giovanni Revetria, speleologo e autore, presenta Tra sogno e realtà
  • Venerdì 17 luglio, ore 16.30Gabriele Cristiani, esperto faunistico e speleologo
  • Venerdì 17 luglio, ore 18.00Gruppo Speleologico Savonese

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