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    Condividi Tre traccianti immessi nei corsi d’acqua sotterranei di un sistema carsico che ormai supera i 45 chilometri di sviluppo. Cinque sorgenti sotto osservazione tra il lago d’Iseo e la Val Cavallina, per ricostruire percorsi e collegamenti ancora sconosciuti. Dove finisce l’acqua che scompare nelle profondità della montagna? Quali percorsi segue attraverso pozzi, gallerie e meandri? Quanto tempo impiega a raggiungere le sorgenti? Sono alcune delle domande alle quali cerca di r
     

“Colori al buio”: Progetto Sebino segue il viaggio dell’acqua nel complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida

November 5th 2026 at 04:00

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Tre traccianti immessi nei corsi d’acqua sotterranei di un sistema carsico che ormai supera i 45 chilometri di sviluppo. Cinque sorgenti sotto osservazione tra il lago d’Iseo e la Val Cavallina, per ricostruire percorsi e collegamenti ancora sconosciuti.

Dove finisce l’acqua che scompare nelle profondità della montagna?

Quali percorsi segue attraverso pozzi, gallerie e meandri?

Quanto tempo impiega a raggiungere le sorgenti?

Sono alcune delle domande alle quali cerca di rispondere “Colori al buio”, l’operazione di tracciamento idrologico condotta da Progetto Sebino nel complesso carsico Bueno Fonteno–Nueva Vida, tra il lago d’Iseo e la Val Cavallina, in Lombardia.

Il 24 ottobre 2026, gli speleologi hanno immesso tre differenti traccianti nei corsi d’acqua sotterranei del sistema, che conta ormai oltre 45 chilometri di sviluppo esplorato. L’obiettivo è seguire il movimento dell’acqua attraverso la montagna e individuare le possibili connessioni con le sorgenti del territorio.

L’operazione è stata raccontata anche da L’AltraMontagna e approfondita da Progetto Sebino in un resoconto pubblicato il 3 novembre scorso.

Tre colori per seguire l’acqua

Nello studio degli acquiferi carsici, i tracciamenti permettono di indagare collegamenti che non possono essere osservati direttamente.

Si introducono nell’acqua sostanze riconoscibili anche a concentrazioni molto basse e si controlla successivamente se, dove e quando compaiono nei punti di monitoraggio.

I traccianti impiegati in questo tipo di ricerca sono scelti per poter essere rilevati attraverso specifiche analisi. Non sempre, quindi, l’acqua assume una colorazione visibile a occhio nudo.

Nel caso di “Colori al buio”, tre traccianti differenti sono stati utilizzati in altrettanti corsi d’acqua sotterranei del complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida.

L’impiego di sostanze distinguibili permette di seguire contemporaneamente più percorsi idrici e di verificare se acque provenienti da settori diversi convergano verso le stesse sorgenti oppure seguano vie separate.

Il lavoro richiede una lunga preparazione, perché l’immissione dei traccianti rappresenta soltanto la prima fase dell’esperimento.

Cinque sorgenti sotto osservazione

All’esterno del complesso sono state individuate cinque sorgenti da monitorare, distribuite tra l’area del lago d’Iseo e la Val Cavallina.

Il controllo delle acque consentirà di cercare le tracce delle sostanze immesse in grotta e, qualora vengano rilevate, di ricostruire i collegamenti idrologici.

Accanto ai campionamenti sono stati installati nuovi strumenti per misurare la portata, cioè la quantità d’acqua che attraversa una determinata sezione nell’unità di tempo.

Sono previste anche analisi chimico-fisiche, utili per interpretare i risultati in relazione alle condizioni dell’acquifero.

La quantità d’acqua in circolazione, le precipitazioni e le variazioni di portata possono infatti influenzare la velocità di trasporto e la concentrazione dei traccianti.

Il monitoraggio proseguirà nelle prossime settimane, con una prima valutazione dei risultati attesa entro dicembre.

Per il momento non è ancora possibile indicare quali collegamenti siano stati dimostrati: l’esperimento è in corso e saranno i dati raccolti alle sorgenti a fornire le risposte.

Un sistema di oltre 45 chilometri

Il complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida rappresenta uno dei principali fronti di esplorazione e ricerca speleologica dell’area sebina.

Con oltre 45 chilometri di gallerie, pozzi e meandri esplorati, il sistema offre agli speleologi una conoscenza diretta di una parte importante della rete sotterranea.

Ma il rilievo delle cavità, per quanto esteso, non coincide necessariamente con la conoscenza completa della circolazione idrica.

L’acqua può attraversare fratture, condotti troppo stretti per essere percorsi e settori ancora inesplorati. Due ambienti sotterranei apparentemente lontani possono appartenere allo stesso bacino idrogeologico, mentre gallerie vicine possono convogliare le acque verso sorgenti differenti.

Per questo i tracciamenti costituiscono uno strumento fondamentale di integrazione tra esplorazione speleologica, rilievo topografico e ricerca idrogeologica.

Il progetto “100 km di abissi”

L’operazione si inserisce nel più ampio progetto “100 km di abissi”, attraverso il quale Progetto Sebino porta avanti attività di esplorazione, documentazione e studio del sistema carsico.

L’iniziativa si sviluppa anche con il sostegno di Uniacque e del Lions Club Valcalepio Valcavallina.

La ricerca sulla circolazione sotterranea non riguarda soltanto la ricostruzione geografica delle grotte.

Conoscere l’origine delle acque che alimentano una sorgente e i percorsi che seguono attraverso le rocce è importante anche per comprendere la vulnerabilità degli acquiferi carsici.

In questi ambienti l’acqua può spostarsi rapidamente lungo fratture e condotti, con una capacità di filtrazione naturale spesso molto diversa da quella dei terreni porosi.

Individuare le aree di alimentazione e i collegamenti sotterranei contribuisce quindi alla conoscenza e alla tutela delle risorse idriche.

Ora la parola passa alle sorgenti

Dopo il lavoro degli speleologi nei corsi d’acqua sotterranei, la ricerca continua soprattutto attraverso il monitoraggio.

I campioni raccolti e le misure di portata dovranno chiarire se i traccianti raggiungeranno le sorgenti controllate, con quali tempi e in quali concentrazioni.

Ogni eventuale riscontro aggiungerà un elemento alla ricostruzione della rete idrica che attraversa la montagna.

Il complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida è già conosciuto per decine di chilometri di ambienti percorribili. “Colori al buio” cerca ora di raccontare anche il viaggio dell’acqua nei tratti che gli speleologi non possono ancora raggiungere.

Fonti

Progetto Sebino (anche per le fotografie) – Report dettagliato operazione “Colori al buio”, complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida, 24 ottobre 2026 – 3 novembre 2026
https://www.progettosebino.com/2026/11/03/report-dettagliato-operazione-colori-al-buio-complesso-bueno-fonteno-nueva-vida-24-10-2026/

L’AltraMontagna – Samuele Doria – “Versando traccianti chimici nell’acqua che spariva nella montagna hanno scoperto oltre 45 chilometri di pozzi, gallerie e tortuosi meandri: l’operazione Colori al buio” – 30 ottobre 2026
https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/ambiente/2026/versando-traccianti-chimici-nellacqua-che-spariva-nella-montagna-hanno-scoperto-oltre-45-chilometri-di-pozzi-gallerie-e-tortuosi-meandri-loperazione-colori-al-buio

Partecipanti PS: Gianluca P.

Partecipanti gruppi esterni: Alessandro M. Federico B. Alberto C. Corrado P. Federico V. Sirio C. e Maurizio G.

Dai 40 chilometri esplorati allo studio delle acque sotterranee

Scintilena ha raccontato in passato il raggiungimento dei 40 chilometri di gallerie esplorate e topografate nel complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida, una tappa importante nella lunga storia delle esplorazioni di Progetto Sebino.

Oggi il sistema supera i 45 chilometri di sviluppo e la ricerca prosegue anche sul fronte idrogeologico.

Con l’operazione “Colori al buio”, gli speleologi cercano di ricostruire i percorsi dell’acqua attraverso condotti e fratture ancora sconosciuti, aggiungendo alla conoscenza degli ambienti esplorati quella della circolazione idrica sotterranea.

Per approfondire:

Il complesso carsico del Sebino Occidentale “Bueno Fonteno-Vida”: 40 km di meraviglie sotterranee in una sfida apparentemente senza confini – Scintilena, 30 marzo 2025 https://www.scintilena.com/il-complesso-carsico-di-del-sebino-occidentale-bueno-fonteno-vida-40-km-di-meraviglie-sotterranea-in-una-sfida-apparentemente-senza-confini/03/30/

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  • Geositi, grotte e Livenza: a Caneva una giornata tra sorgenti, esplorazioni e realtà virtuale
    Condividi Sabato 7 novembre 2026 Caneva e Polcenigo presentano a Villa Frova i risultati dei progetti GEOinCANEVA e PolceniGEO. In programma una visita alle sorgenti del Livenza, un convegno, l’anteprima dei nuovi strumenti immersivi e l’apertura della mostra «Le grotte tra esplorazione e ricerca». Ingresso libero. Le sorgenti del Livenza, gli abissi del Cansiglio e le nuove tecnologie per conoscere il sottosuolo saranno i protagonisti di «Geositi, grotte e Livenza», in programma sabato 7
     

Geositi, grotte e Livenza: a Caneva una giornata tra sorgenti, esplorazioni e realtà virtuale

November 4th 2026 at 05:00

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Sabato 7 novembre 2026 Caneva e Polcenigo presentano a Villa Frova i risultati dei progetti GEOinCANEVA e PolceniGEO.

In programma una visita alle sorgenti del Livenza, un convegno, l’anteprima dei nuovi strumenti immersivi e l’apertura della mostra «Le grotte tra esplorazione e ricerca». Ingresso libero.

Le sorgenti del Livenza, gli abissi del Cansiglio e le nuove tecnologie per conoscere il sottosuolo saranno i protagonisti di «Geositi, grotte e Livenza», in programma sabato 7 novembre 2026 a Stevenà di Caneva, in provincia di Pordenone.

L’iniziativa unisce i Comuni di Caneva e Polcenigo nella giornata conclusiva dei progetti di geodivulgazione GEOinCANEVA e PolceniGEO, realizzati con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Servizio geologico, ai sensi della legge regionale 15/2016.

L’appuntamento affiancherà l’esperienza sul territorio agli incontri con geologi, divulgatori e speleologi, con attività aperte al pubblico e ingresso libero.[1]

Dalle sorgenti del Livenza agli abissi del Cansiglio

La giornata inizierà dalle 10.00 alle 12.00 con una visita guidata alle sorgenti della Santissima e del Molinetto. Il ritrovo è previsto al parcheggio del Santuario della Santissima: da qui partirà una breve passeggiata ad anello lungo la sponda, seguita dal trasferimento in automobile al Molinetto.[1]

L’escursione offrirà l’occasione per conoscere due emergenze del sistema sorgentizio del Livenza. Insieme al Gorgazzo, la Santissima e il Molinetto costituiscono un geosito di importanza nazionale: manifestazioni differenti, ma collegate, della circolazione delle acque nel massiccio carsico del Cansiglio-Cavallo. La visita permetterà quindi di leggere il paesaggio attraverso il rapporto fra le montagne, i percorsi sotterranei dell’acqua e le sorgenti della pedemontana.[2]

Questo collegamento tra superficie e profondità è anche uno dei fili conduttori dei progetti GEOinCANEVA e PolceniGEO. Le attività sviluppate nel corso del 2026 hanno affiancato escursioni guidate, pannelli divulgativi, materiali di approfondimento e strumenti digitali, costruendo un percorso di conoscenza condiviso fra i due territori comunali.[3]

A Villa Frova il bilancio dei progetti e l’anteprima dei virtual tour

Il programma pomeridiano si aprirà alle 14.30 a Villa Frova con i saluti delle autorità. Alle 15.00 Massimo Zanetti, direttore del Servizio geologico della Regione Friuli Venezia Giulia, presenterà il quadro della geodiversità e dei geositi regionali. Alle 15.30 Barbara Grillo, di Divulgando Srl, illustrerà il bilancio delle attività dedicate ai geositi di Caneva e Polcenigo, dalle uscite sul territorio ai percorsi per le scuole.[1]

Alle 16.00 Alessio Mereu, di Divulgando Srl, presenterà in anteprima i nuovi strumenti multimediali di GEOinCANEVA e PolceniGEO: un virtual tour e un’esperienza immersiva con i visori. Il pubblico potrà provare i contenuti, pensati per accompagnare la scoperta dei geositi dalle sorgenti del Livenza agli ambienti sotterranei del Cansiglio.[1]

La presentazione darà forma a uno degli obiettivi annunciati all’avvio dei progetti: raccontare la continuità geologica fra la fascia delle sorgenti e l’altopiano, affiancando alla visita diretta strumenti consultabili anche in ambiente digitale. Per GEOinCANEVA il percorso virtuale è stato progettato lungo l’itinerario che collega la sorgente del Molinetto all’Abisso Col de la Rizza; PolceniGEO ha previsto l’ampliamento dei contenuti dedicati alla Santissima.[3]

Gli speleologi raccontano esplorazioni e nuove ricerche

Il contributo del Gruppo Speleologico Sacile porterà al centro del convegno l’attività esplorativa e la ricerca sul campo. Alle 16.45 Filippo Felici presenterà le esplorazioni nel geosito «Doline e Abissi del Cansiglio», mentre alle 17.30 Adriano Feltrin illustrerà le ricerche nel conglomerato dei colli di Polcenigo e Budoia, un ambito di studio proposto all’attenzione del pubblico anche nella prospettiva di un futuro geosito.[1]

Il geosito «Doline e Abissi del Cansiglio», condiviso da Caneva e Polcenigo, riunisce testimonianze del carsismo superficiale e profondo, insieme a elementi di interesse idrogeologico e paleontologico. Le esplorazioni speleologiche contribuiscono così a conoscere non soltanto le cavità, ma anche la storia delle rocce e la circolazione delle acque che alimentano le sorgenti del territorio.[3]

La mostra «Le grotte tra esplorazione e ricerca» aperta anche domenica

Alle 18.00 sarà inaugurata a Villa Frova la mostra itinerante «Le grotte tra esplorazione e ricerca», della Federazione Speleologica Regionale e della Regione Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il Gruppo Speleologico Sacile e il Catasto Speleologico Regionale. L’esposizione resterà aperta anche domenica 8 novembre.[1]

Pannelli, campioni e reperti accompagneranno i visitatori alla scoperta del patrimonio ipogeo regionale. Ai materiali espositivi si affiancheranno visori di realtà virtuale, riprese inedite realizzate con droni e un totem touch per esplorare le cavità a 360 gradi: linguaggi diversi per avvicinare il pubblico alle esplorazioni e alle ricerche nel sottosuolo.[1]

L’appuntamento si inserisce inoltre nell’anno del novantesimo anniversario del terremoto del Cansiglio del 18 ottobre 1936, collegando la conoscenza dei geositi alla memoria geologica e storica del territorio.[1]

Il programma di sabato 7 novembre 2026

  • 10.00–12.00 — Visita guidata alle sorgenti della Santissima e del Molinetto, con ritrovo al parcheggio del Santuario della Santissima.
  • 14.30 — A Villa Frova, saluti delle autorità.
  • 15.00 — «Geodiversità e geositi del Friuli Venezia Giulia», Massimo Zanetti, direttore del Servizio geologico regionale.
  • 15.30 — «I geositi di Caneva e Polcenigo: bilancio finale delle attività di geo-divulgazione», Barbara Grillo, Divulgando Srl.
  • 16.00 — Presentazione del virtual tour di GEOinCANEVA e PolceniGEO e della visione immersiva con i visori, Alessio Mereu, Divulgando Srl.
  • 16.45 — «Le esplorazioni nel geosito Doline e Abissi del Cansiglio», Filippo Felici, Gruppo Speleologico Sacile.
  • 17.30 — «Le ricerche nel conglomerato dei colli di Polcenigo e Budoia: una novità per un futuro geosito», Adriano Feltrin, Gruppo Speleologico Sacile.
  • 18.00 — Inaugurazione della mostra «Le grotte tra esplorazione e ricerca».[1]

Informazioni e promotori

Il convegno e la mostra si svolgeranno a Villa Frova, a Stevenà di Caneva (PN). L’ingresso è libero e gratuito. Per informazioni è possibile contattare l’Ufficio Cultura del Comune di Caneva al numero 0434 797447; aggiornamenti sui canali Facebook «Officina Villa Frova» e Instagram «@in.caneva».[1]

L’iniziativa è promossa dai Comuni di Caneva e Polcenigo e dalla Magnifica Comunità di Montagna Dolomiti Friulane Cavallo Cansiglio, in collaborazione con la Federazione Speleologica Regionale FVG, il Gruppo Speleologico Sacile – SSI e lo Speleo Team CAI Conegliano. I progetti sono curati da Divulgando Srl e sostenuti dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Servizio geologico, nell’ambito della legge regionale 15/2016.[1]

Fonti consultate

Fonti
[2] Santissima e Molinetto. Le Sorgenti del Livenza https://www.pordenonewithlove.it/it/evento/santissima-e-molinetto-le-sorgenti-del-livenza
[3] Nel Cuore della Terra: viaggia tra gli abissi e le sorgenti … https://www.scintilena.com/nel-cuore-della-terra-viaggia-tra-gli-abissi-e-le-sorgenti-del-cansiglio/03/30/
[4] Il bacino idrografico del fiume Livenza | Protezione Civile … https://www.protezionecivile.fvg.it/it/il-bacino-idrografico-del-fiume-livenza-0
[5] REGIONE FVG INFORMA https://www.ilgazzettino.it/speciali/regione_fvg_informa/
[6] Livenza – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Livenza
[7] Officina Villa Frova | Contenitore culturale multifunzionale http://officinavillafrova.incaneva.it/
[8] Santissima e Molinetto. Le Sorgenti del Livenza https://albergodiffusovivaro.it/2026/04/30/santissima-e-molinetto-le-sorgenti-del-livenza/
[9] ITALIA PREISTORICA IN GROTTA. QUADRI REGIONALI, STORIA … https://www.iipp.it/italia-preistorica-in-grotta-quadri-regionali-storia-degli-studi-ricerche-e-nuove-scoperte/
[10] Presentazione del progetto GEOinCANEVA – InCaneva https://incaneva.it/it/presentazione-del-progetto-geoincaneva-28854
[11] THE SOURCES OF THE LIVENZA RIVER CIRCULAR ROUTE https://www.visitsacile.it/wp-content/uploads/2023/12/EN_Anello-Sorgenti-del-Livenza-1.pdf
[12] Geositi, grotte e Livenza https://www.fsrfvg.it/?p=12493
[13] Fvg, il Masterplan sui siti produttivi degradati si amplia con cinque nuove aree https://www.nordest24.it/fvg-masterplan-siti-produttivi-degradati-cinque-nuove-aree
[14] meraviglie sotterranee da esplorare tutto l’anno 2026 – Italia Delight https://www.italiadelight.it/blog/en/grotte-spettacolari-italia-2026/
[15] Turismo, Piemonte e Liguria si presentano insieme all’Eicma 2026 https://www.ossola24.it/index.php/eventi/turismo-piemonte-e-liguria-si-presentano-insieme-alleicma-2026

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  • Premio Giovanni Badino e 5×1000 SSI 2026: dalla vita estrema di Frasassi ai giovani e all’archeologia sotterranea
    Condividi Project STYX di Beatrice Rivoira vince la terza edizione del Premio Badino con una ricerca nelle acque sulfuree del sistema carsico marchigiano. Il Bando 5×1000 della Società Speleologica Italiana sosterrà invece Speleo Young 2027 di Francesco Maurano e il progetto di Massimo Pozzo dedicato all’incontro tra archeologia e speleologia Tre progetti molto diversi, ma con un elemento comune: utilizzare la speleologia come strumento di ricerca, conoscenza e formazione. La Società Spele
     

Premio Giovanni Badino e 5×1000 SSI 2026: dalla vita estrema di Frasassi ai giovani e all’archeologia sotterranea

November 3rd 2026 at 04:00

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Project STYX di Beatrice Rivoira vince la terza edizione del Premio Badino con una ricerca nelle acque sulfuree del sistema carsico marchigiano. Il Bando 5×1000 della Società Speleologica Italiana sosterrà invece Speleo Young 2027 di Francesco Maurano e il progetto di Massimo Pozzo dedicato all’incontro tra archeologia e speleologia

Tre progetti molto diversi, ma con un elemento comune: utilizzare la speleologia come strumento di ricerca, conoscenza e formazione.

La Società Speleologica Italiana ETS ha annunciato nell’Assemblea annuale dei soci, che ha avuto luogo al Raduno di Costacciaro 2026, i risultati 2026 del Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino e del bando finanziato attraverso il 5×1000, presentati in occasione dell’Incontro Internazionale di Speleologia di Costacciaro.

A vincere la terza edizione del Premio Badino è Project STYX: Sulfur. Water. Life., coordinato da Beatrice Rivoira insieme a un gruppo internazionale di ricercatori.

Per il bando 5×1000 sono stati selezionati “Summer Camp Speleo Young 2027”, presentato da Francesco Maurano, e “Archeologia e Speleologia: due mondi in connessione”, presentato da Massimo Pozzo.

Project STYX: nelle acque sulfuree di Frasassi alla ricerca della vita

Il progetto vincitore del Premio Giovanni Badino nasce da una collaborazione scientifica ed esplorativa avviata nel 2023 nel sistema carsico di Frasassi.

Il nome scelto, STYX – Sulfur. Water. Life., riassume bene il campo di ricerca: zolfo, acqua e vita. Beatrice Rivoira ne ha parlato con entusiasmo e competenza al Raduno 2026 a Costacciaro sabato 31 ottobre al Teatro Tenda.

Le indagini riguardano ambienti sotterranei isolati, sulfurei e permanentemente stratificati, raggiunti utilizzando avanzati autorespiratori a circuito chiuso. Qui esplorazione e ricerca scientifica procedono insieme.

L’obiettivo è studiare la vita microbica presente nelle falde acquifere carsiche, in condizioni ambientali molto particolari, e comprenderne le implicazioni anche nel campo dell’astrobiologia, la disciplina che studia le possibilità e le condizioni della vita nell’universo.

Il connubio tra esplorazione estrema e ricerca geobiologica ha condotto Project STYX direttamente al primo posto.

Il Premio Badino assegna al progetto di Beatrice Rivoira e del suo gruppo un contributo di 2.500,00 euro.

Alla terza edizione di quella che è stata una competizione decisamente internazionale sono arrivati otto progetti: la metà delle candidature proveniva da speleologi stranieri o era collegata a istituzioni estere.

Gli argomenti affrontati danno anche un’idea di quanto si sia ampliato oggi il campo della ricerca speleologica: digitalizzazione tridimensionale delle grotte, formazione delle pisoliti, cavità glaciali e glaciovulcaniche, evoluzione del permafrost, cambiamento climatico negli ambienti ipogei, organismi estremofili, maree termiche atmosferiche e climatologia dei tubi di lava.

Al secondo posto si è classificato ESCAPE, di Théophile Cailhol e Charlotte Honiat, dedicato all’esplorazione delle grotte subglaciali e all’evoluzione del permafrost nel massiccio della Vanoise, nelle Alpi francesi.

Terzo posto ex aequo per ThermoKarst di Claudio Pastore, sulla risposta termica dei sistemi carsici e delle grotte al cambiamento climatico, e VICE di Linda Sobolewski, dedicato alle cavità subglaciali di Kverkfjöll sotto la calotta glaciale del Vatnajökull, in Islanda.

Un premio nel nome di Giovanni Badino

Il riconoscimento, arrivato alla terza edizione, è promosso e finanziato dalla Società Speleologica Italiana ETS insieme all’Associazione di Esplorazioni Geografiche La Venta APS. Porta il nome di Giovanni Badino, fisico, speleologo ed esploratore che ha legato profondamente la ricerca scientifica all’esplorazione delle grotte.

Giovanni Badino – foto da Wikipedia

Non sorprende quindi che il progetto premiato nel 2026 si collochi proprio su quella frontiera dove entrare in ambienti difficili non rappresenta il punto di arrivo, ma il mezzo per porre nuove domande scientifiche.

SSI e La Venta hanno già annunciato l’intenzione di proseguire con una quarta edizione del premio.

Il 5×1000 SSI investe sull’educazione ambientale

Accanto al Premio Badino, SSI ha comunicato anche i risultati del bando 5×1000 2026.

La Società, riconosciuta come associazione di protezione ambientale, ha destinato al bando i 2.547,81 euro ricevuti attraverso il 5×1000 nel 2025.

Il tema scelto quest’anno è l’educazione ambientale, con particolare attenzione ai programmi capaci di coinvolgere le comunità locali e soprattutto i giovani nella conoscenza e nella salvaguardia degli ambienti ipogei.

I progetti che sono stati selezionati sono due.

Speleo Young 2027: portare i ragazzi sottoterra per conoscere e proteggere

Il primo è “Summer Camp Speleo Young 2027”, presentato da Francesco Franz Maurano.

Il nome si inserisce in un’esperienza che ha già alle spalle diverse edizioni. Speleo Young è nato nel 2023 e propone a ragazzi e ragazze un incontro diretto con la speleologia, il carsismo e gli ambienti naturali.

L’edizione 2026, organizzata da Tetide APS a Morigerati, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ha coinvolto giovani tra i 12 e i 17 anni.

Il programma ha affiancato alle escursioni in grotta attività di torrentismo, tecniche speleologiche, cartografia, orientamento e topografia, insieme a incontri sull’ecologia, sugli animali cavernicoli, sulla salvaguardia degli ecosistemi e sul rapporto tra uomo e grotte.

Non si tratta quindi soltanto di far conoscere ai più giovani l’esperienza dell’esplorazione.

L’idea è utilizzare la grotta come luogo nel quale imparare a osservare il territorio, comprenderne la fragilità e acquisire consapevolezza sulla tutela dell’acqua e degli ecosistemi sotterranei.

Francesco Maurano fa inoltre parte dell’European Children and Young Cavers Working Group della Federazione Speleologica Europea, nato per favorire il coinvolgimento di bambini e giovani nella speleologia e lo scambio di esperienze educative tra i diversi Paesi europei.

Il finanziamento SSI permetterà a questa esperienza di proseguire con Speleo Young 2027.

Archeologia e speleologia, due discipline che si incontrano sottoterra

Il secondo progetto finanziato attraverso il 5×1000 è “Archeologia e Speleologia: due mondi in connessione”, presentato da Massimo Pozzo.

La SSI non ha ancora pubblicato i dettagli operativi del progetto, ma il titolo indica con chiarezza il terreno sul quale intende muoversi: il rapporto tra ricerca speleologica e archeologica negli ambienti sotterranei. È un campo sul quale Pozzo e Underland hanno già lavorato. Tra le esperienze documentate c’è quella della Grotta Altro Pianet, in provincia di Bergamo, studiata attraverso la collaborazione tra speleologi e archeologi con l’impiego anche della fotogrammetria.

Ancora più significativo è quanto avvenuto nella grotta Cambio Programma, sull’Altopiano di Cariadeghe, nel Bresciano. Durante le esplorazioni condotte da Underland e Gruppo Grotte Brescia sono stati individuati resti scheletrici umani, dando origine nel 2022 a un intervento archeologico di emergenza e successivamente a uno studio interdisciplinare pubblicato dal Ministero della Cultura.

Sono casi che mostrano concretamente perché archeologia e speleologia abbiano bisogno di dialogare: lo speleologo può essere il primo a raggiungere un ambiente rimasto isolato per secoli o millenni e a riconoscere la presenza di tracce archeologiche. Da quel momento, però, modalità di accesso, documentazione, protezione e studio dei reperti richiedono competenze specifiche e una stretta collaborazione con archeologi e istituzioni preposte alla tutela.

Il progetto selezionato dalla SSI potrà sviluppare proprio l’incontro tra due mondi che, sotto terra, spesso percorrono gli stessi spazi.

Tre modi diversi di guardare nel buio

Dalle acque sulfuree di Frasassi ai ragazzi che imparano a conoscere una grotta, fino alle tracce lasciate dall’uomo negli ambienti sotterranei, i progetti premiati nel 2026 raccontano tre direzioni molto diverse della speleologia contemporanea.

Esplorare resta fondamentale. Ma ciò che viene trovato può diventare ricerca sulla vita in condizioni estreme, educazione ambientale, conoscenza archeologica e tutela.

Il fil rouge delle iniziative non ha interruzioni: entriamo nel sottosuolo per riportarne fuori conoscenza.

Fonti

Società Speleologica Italiana ETS – Premio speleologico internazionale Giovanni Badino 2026 – I vincitori – 30 ottobre 2026
https://speleo.it/site/premio-speleologico-internazionale-giovanni-badino-2026-vincitori/

Società Speleologica Italiana ETS – Bando 2026 per l’erogazione del cinque per mille riservato ai Soci della SSI ETS: i vincitori – 30 ottobre 2026
https://speleo.it/site/bando-2026-per-lerogazione-del-cinque-per-mille-riservato-ai-soci-della-ssi-ets-i-vincitori/

Tetide APS – Summer Camp Speleo Young 2026 – 2026
https://www.tetide.org/esperienze/summer-camp-speleo-young-2026/

Federazione Speleologica Europea – European Children and Young Cavers Working Group
https://www.eurospeleo.eu/european-children-and-young-cavers-working-group-ecyc/

XXIII Congresso Nazionale di Speleologia – La Grotta Altro Pianet (BG): tutela e valorizzazione del paesaggio archeologico sotterraneo – Cristina Longhi, Massimo Pozzo, Marco Tremari – 2022
https://www.congressospeleo2020.it/wp-content/uploads/2023/11/ormea2.pdf

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  • Sulawesi, gli incendi minacciano alcune delle più antiche testimonianze di arte rupestre
    Condividi Il calore e il fumo degli incendi che stanno colpendo l’Indonesia potrebbero accelerare il deterioramento delle pitture preistoriche di Sulawesi. Tra queste, uno stencil di mano di almeno 67.800 anni e una scena figurativa datata ad almeno 51.200 anni fa Sono a rischio reperti di arte rupestre tra i più antichi del mondo, anche se forse non necessariamente i più antichi, anche per il confronto con le testimonianze attribuite ai Neanderthal europei L’Indonesia sta affrontando una
     

Sulawesi, gli incendi minacciano alcune delle più antiche testimonianze di arte rupestre

Október 31st 2026 at 04:00

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Il calore e il fumo degli incendi che stanno colpendo l’Indonesia potrebbero accelerare il deterioramento delle pitture preistoriche di Sulawesi. Tra queste, uno stencil di mano di almeno 67.800 anni e una scena figurativa datata ad almeno 51.200 anni fa

Sono a rischio reperti di arte rupestre tra i più antichi del mondo, anche se forse non necessariamente i più antichi, anche per il confronto con le testimonianze attribuite ai Neanderthal europei

L’Indonesia sta affrontando una delle più gravi stagioni di incendi boschivi e di torbiera degli ultimi anni. Temperature elevate, siccità e scarsità di precipitazioni associate a un forte episodio di El Niño hanno reso vaste aree del Paese particolarmente vulnerabili al fuoco.

Le regioni maggiormente colpite sono Sumatra e Borneo, ma gli incendi hanno interessato anche Sulawesi, già duramente colpita negli anni scorsi.

Resti di un incendio boschivo nel Sulawesi meridionale, Indonesia, nel 2015. Foto: Afriandi Makmur / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

Qui il problema assume un significato particolare per l’archeologia: nelle grotte dell’isola si conserva una delle più antiche e straordinarie sequenze di arte parietale conosciute.

Gli incendi sono arrivati anche nelle vicinanze delle aree carsiche che custodiscono le pitture.

I ricercatori temono che il calore, anche se non raggiunge le immagini, possa modificare le condizioni termiche attorno alle superfici dipinte e accelerarne il deterioramento.

Il fumo può inoltre depositare fuliggine sulle pareti, rendendo le figure progressivamente meno leggibili.

Una mano di almeno 67.800 anni

Nella grotta di Liang Metanduno, sull’isola di Muna, al largo di Sulawesi, uno stencil di mano rossastro è stato datato ad almeno 67.800 anni fa.

La data richiede una precisazione importante: non è stato datato direttamente il pigmento della mano, ma una formazione di calcite cresciuta lì sopra. La pittura è quindi precedente alla formazione della concrezione: per questo gli studiosi parlano più correttamente di età minima.

Il risultato costituisce oggi il più antico limite minimo dimostrato conosciuto per un’opera di arte rupestre parietale.

Non è, tuttavia,possibile stabilire con certezza quale specie umana abbia prodotto lo stencil. L’attribuzione più probabile è a Homo sapiens: ma Sulawesi e’ stata frequentata in epoche remote anche da ominini arcaici, e non esiste un metodo diretto per identificare l’autore della mano.

La scena di 51.200 anni

Ancora più sorprendente, per un motivo diverso, è una pittura rinvenuta nell’area carsica di Maros-Pangkep, nel Sulawesi meridionale.

Datata ad almeno 51.200 anni fa, raffigura un grande maiale insieme a tre figure antropomorfe apparentemente coinvolte in una forma di interazione con l’animale.

Oltre alla rilevante datazione, l’importanza del reperto risiede in altri: si tratta del più antico esempio conosciuto, attualmente datato, di arte figurativa narrativa.

Non un semplice segno, una mano o una figura isolata, ma una scena nella quale più soggetti sembrano partecipare a un’unica azione.

Le radici del comportamento simbolico e grafico sono molto più antiche. In Africa sono noti motivi geometrici incisi su ocra e veri e propri disegni risalenti a decine di migliaia di anni prima, mentre in Europa i Neanderthal hanno lasciato tracce intenzionali sulle pareti delle grotte.

A Sulawesi però compare qualcosa di diverso: una composizione che pare già organizzare figure e animali all’interno di una relazione: una forma di racconto visivo, che continua anche in immagini successive.

Dettaglio della pittura rupestre nella grotta di Leang Tedongnge sull’isola di Sulawesi (Indonesia), che raffigura un cinghiale (probabilmente Sus celebensis) dipinto con pigmento rosso ocra — anch’essa una delle più antiche opere d’arte figurativa conosciute, datata ad almeno 45.500 anni fa
Crediti: AA Oktaviana / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

L’arte antica: anche nei Neanderthal

Definire senza precisazioni le pitture di Sulawesi come “le più antiche del mondo” può quindi essere fuorviante.

Nella grotta spagnola di Maltravieso uno stencil di mano è stato datato a oltre 66.700 anni fa ed è stato attribuito ai Neanderthal. Altre tracce di pigmento nelle grotte di La Pasiega e Ardales hanno fornito età minime superiori ai 64.000 anni.

Queste datazioni, ottenute attraverso il metodo uranio-torio sulle concrezioni di calcite associate alle pitture, sono state oggetto di discussione. Alcuni studiosi hanno messo in dubbio l’affidabilità di determinate misure, ipotizzando alterazioni nella distribuzione dell’uranio all’interno delle croste minerali.

Nuove analisi hanno tuttavia continuato a fornire elementi compatibili con l’ipotesi che anche i Neanderthal producessero stencil di mani e altre forme di espressione parietale.

Resta comunque necessaria una certa prudenza: trattandosi di età minime ottenute indirettamente, l’identità degli autori non può sempre essere dimostrata in modo assoluto.

Esistono però testimonianze neanderthaliane meno dipendenti da questo specifico problema di datazione.

Nella grotta di La Roche-Cotard, in Francia, sono state individuate serie organizzate di segni tracciati intenzionalmente con le dita sulle pareti. La grotta fu sigillata dai sedimenti prima dell’arrivo documentato di Homo sapiens nella regione e le tracce sono attribuite ai Neanderthal, con un’età superiore a circa 57.000 anni.

Ancora più indietro nel tempo, circa 176.500 anni fa, i Neanderthal costruirono nella grotta di Bruniquel, sempre in Francia, strutture circolari composte da centinaia di frammenti di stalagmiti, a più di 300 metri dall’ingresso.

Non si tratta di pitture e non è necessario definirle “arte” per riconoscerne l’importanza. Dimostrano comunque una frequentazione organizzata e complessa dell’ambiente sotterraneo molto prima della comparsa delle grandi tradizioni artistiche del Paleolitico superiore.

Non una gara per il primato

Il confronto tra Sulawesi e le grotte europee mostra perché sia rischioso trasformare queste scoperte in una semplice classifica.

Una data minima di 67.800 anni per Muna e una di oltre 66.700 anni per Maltravieso non significano necessariamente che una pittura sia stata realizzata esattamente 1.100 anni prima dell’altra.

Sono limiti minimi, ottenuti attraverso la datazione delle concrezioni minerali formatesi sopra le immagini, e sono accompagnati da margini di errore e problemi metodologici differenti.

Più che stabilire quale sia “la prima opera d’arte della storia”, queste scoperte mostrano che la capacità di produrre segni intenzionali, immagini e forse narrazioni ha radici molto profonde, e non necessariamente Sono nell’Homo sapiens.

Torniamo agli incendi, che stanno colpendo l’intera Indonesia, e anche i fragili archivi della storia umana

Area colpita dagli incendi boschivi a Sukadana, Kalimantan occidentale, Indonesia, 27 settembre 2026. Foto: Zahwa Huwaidah / Wikimedia Commons, CC0

In questa prospettiva, gli incendi di Sulawesi assumono particolare gravità.

Le grotte dell’isola conservano una sequenza eccezionale: dalle impronte di mani antichissime alle rappresentazioni di animali, fino a scene nelle quali figure differenti sembrano interagire tra loro.

Sono importanti, fondamentali: che Siamo o meno i piú antichi al mondo, sono frammenti della storia della nascita del gesto grafico, dell’immagine, del simbolo, e forse del racconto.

Un patrimonio che ha attraversato decine di migliaia di anni e che oggi rischia di deteriorarsi più rapidamente sotto la pressione di incendi, calore, fumo e cambiamenti ambientali.

La comunità mondiale dovrebbero muoversi per rendere noto il pericolo e collaborate per salvare quanto di questa storia si può ancora conservare.

Foto di copertina: Ingresso della grotta di Leang Karampuang sull’isola di Sulawesi (Indonesia), dove sono state individuate pitture rupestri narrative datate a oltre 51.000 anni fa. Foto: Anhar Karim / CC BY.SA 4.0 via Wikimedia Commons

Fonti:

  • Nature, “Earliest figurative cave painting found in Indonesia”;
  • Nature, “Earliest known cave painting”;
  • Science, “The earliest known cave painting in the world”.

L'articolo Sulawesi, gli incendi minacciano alcune delle più antiche testimonianze di arte rupestre proviene da Scintilena.

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  • Anche la Galleria Glori-Castellaro a Costacciaro: la memoria di una battaglia per la Valle Argentina
    Condividi Tra le mostre del Raduno, un viaggio nelle gallerie della “diga fantasma” del Ponente ligure racconta il rapporto tra sottosuolo, geologia, grandi opere e difesa del territorio. Accanto, un’interessante esposizione raccoglie gli stemmi dei gruppi speleologici italiani Tra le numerose mostre allestite al Raduno di Costacciaro ce n’è una che tocca un tema particolarmente caro a tutti gli speleologi: il rapporto tra conoscenza del sottosuolo, grandi opere, rischi ambientali e comunità
     

Anche la Galleria Glori-Castellaro a Costacciaro: la memoria di una battaglia per la Valle Argentina

Október 30th 2026 at 09:58

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Tra le mostre del Raduno, un viaggio nelle gallerie della “diga fantasma” del Ponente ligure racconta il rapporto tra sottosuolo, geologia, grandi opere e difesa del territorio. Accanto, un’interessante esposizione raccoglie gli stemmi dei gruppi speleologici italiani

Tra le numerose mostre allestite al Raduno di Costacciaro ce n’è una che tocca un tema particolarmente caro a tutti gli speleologi: il rapporto tra conoscenza del sottosuolo, grandi opere, rischi ambientali e comunità che vivono il territorio.

È “La Galleria Glori-Castellaro. Un viaggio nel cuore della Valle Argentina”, un progetto dedicato all’esplorazione e alla documentazione della grande opera sotterranea incompiuta della Valle Argentina. Sulle tavole esposte a Costacciaro: un grande Lavoro degli Speleologi Ponente Ligure (SPL) e del G.S. Ligure A. Issel (ISSEL).

A presentare il lavoro Alessandro e Alessio Pastorelli, dello Speleo Club CAI Sanremo: Marco Marchesini, del G.S. Ligure A. Issel, e’ il geologo che ha ha fatto parte del gruppi di lavoro, condotto attraverso immagini, documentazione e osservazioni raccolte durante le ricognizioni nel sistema sotterraneo.

La mostra porta così in Umbria una storia ligure che Scintilena ha già seguito: quella delle grandi gallerie artificiali scavate nel Ponente ligure per un progetto idroelettrico mai completato.

Dentro la montagna, ciò che resta della diga

La Galleria Glori-Castellaro faceva parte del grande progetto della diga di Glori, pensato alla fine degli anni Cinquanta lungo il torrente Argentina.

Lo sbarramento previsto avrebbe raggiunto circa 80 metri di altezza e creato un invaso di circa 20 milioni di metri cubi d’acqua. I lavori iniziarono nel 1959 e lasciarono nel territorio un sistema sotterraneo imponente, con gallerie e altre infrastrutture legate alla futura opera.

Il progetto incontrò problemi tecnici e una forte opposizione della popolazione.

Dopo la tragedia del Vajont del 9 ottobre 1963, la mobilitazione nella Valle Argentina diventò ancora più intensa. L’11 novembre dello stesso anno migliaia di persone parteciparono alla protesta contro la diga, guidata dal sindaco di Badalucco Filippo Boeri.

Il progetto venne abbandonato, ma la storia non terminò allora. Ipotesi legate alla realizzazione di un invaso sono tornate nel corso degli anni, fino alle contestazioni più recenti e allo stop del 2024.

La diga non c’è.

Le sue gallerie, invece, sono ancora dentro la montagna. E speriamo restino li’, perchè spesso si sente oarlare di nuovo orogetti di DiGa, in un territorio e una roccia fragile.

Speleologia e memoria ambientale

La mostra di Costacciaro permette di guardare quelle gallerie non semplicemente come resti di archeologia industriale.

Il percorso ricostruisce l’inquadramento geografico della Valle Argentina, la complessa geologia dell’area, la storia del progetto e il suo contesto sociale.

Le immagini delle esplorazioni mostrano ciò che oggi rimane sottoterra: condotte, binari, strutture artificiali e rocce intensamente deformate, in ambienti nei quali, dopo oltre sessant’anni, l’acqua e i processi naturali hanno cominciato a modificare quanto era stato scavato dall’uomo.

Particolarmente interessante è la parte dedicata alla geologia. La Valle Argentina si trova in un territorio strutturalmente complesso, segnato da pieghe, faglie e fratture.

Conoscere ciò che si trova sotto i nostri piedi non è quindi soltanto una questione scientifica o speleologica. Diventa fondamentale quando sul territorio vengono progettate opere capaci di modificarne profondamente l’equilibrio.

Le gallerie Glori-Castellaro sono diventate così anche un luogo di ricerca, esplorazione e documentazione speleologica.

Entrarvi significa osservare ciò che rimane di un progetto incompiuto, ma anche conservare la memoria di una valle che più volte si è confrontata con l’ipotesi della costruzione di un grande invaso.

La battaglia contro la diga

Una parte della mostra è dedicata proprio al contesto sociale.

Fotografie, ritagli di giornale e documenti raccontano le manifestazioni contro la diga e una vicenda rimasta profondamente impressa nella memoria locale.

Tra le immagini compare anche il volume Per non dimenticare. L’opposizione della diga nella Valle Argentina, insieme alla documentazione delle mobilitazioni più recenti.

La storia di Glori, infatti, è tornata d’attualità più volte. Ancora nel 2023 nuove ipotesi legate alla realizzazione di un invaso hanno provocato proteste nella valle; nell’aprile 2024 il finanziamento ministeriale destinato allo studio di fattibilità è stato stralciato per l’assenza delle condizioni propedeutiche al progetto.

Per Scintilena questo è forse uno degli aspetti più significativi della mostra: il sottosuolo conserva anche le conseguenze delle scelte compiute in superficie.

Una galleria artificiale può diventare un documento storico. La geologia permette di leggere la complessità di un territorio. La speleologia può contribuire a documentare entrambe.

Palazzo Ducale, tra fotografie, collezioni e memoria speleologica

La Galleria Glori-Castellaro è soltanto una delle esposizioni ospitate a Palazzo Ducale, che durante il raduno di Costacciaro diventa uno dei punti d’incontro tra fotografia, documentazione e memoria della speleologia.

Negli stessi spazi si possono visitare “Sul limitare del buio” del GS Alpi Marittime CAI Cuneo e “Tracce invisibili” di Natasa Milosevic. Sono presenti inoltre la Federazione Speleologica Toscana, con il proprio stand e alcuni rilievi spettacolari (tra i quali la rappresentazione completa della pianta del Corchia e il rilievo della Carcaraia (ormai piu’ di 85 km!) e lo SpeleoFotoContest, e l’Associazione La Venta.

Un posto particolare spetta allo speleocollezionismo, presente con “Viaggio tra gli animali delle tenebre” di Isabella Abbona e con “I loghi dei Gruppi Grotte Italiani 2.0” di Alessandro Pastorelli per gli Speleocollezionisti Italiani.

Quest’ultima esposizione raccoglie gli stemmi dei gruppi speleologici disponendoli sulle rispettive regioni. Visti tutti insieme diventano quasi una grande mappa della speleologia italiana: gruppi storici, realtà ancora attive e sigle che appartengono ormai alla memoria del movimento speleologico.

“I loghi dei Gruppi Grotte Italiani 2.0”, curata da Alessandro Pastorelli per gli Speleocollezionisti Italiani, raccoglie gli stemmi dei gruppi speleologici disponendoli sulle rispettive regioni.

Una grande mappa della speleologia italiana: gruppi storici, realtà ancora attive e sigle che appartengono ormai alla memoria del movimento speleologico.

Anche la Liguria ha una storia più articolata di quanto possa apparire osservando soltanto gli stemmi presenti nell’esposizione. Dopo il 1974 in Liguria, ha raccontato Alessandro, sono nati, e in alcuni casi successivamente scomparsi, altri gruppi.

Tra questi il Gruppo Speleo Proteo di Castellaro, nato intorno al 1980 sulle ceneri dello Speleo Club di Sanremo del CTG e cessato nei primi anni Novanta. Il gruppo ha pubblicato anche un proprio bollettino, I Troglobi. Più recente è l’HSN Speleo di Pietra Ligure, fondato nel 1997 e rimasto attivo per pochi anni.

Sono particolari che trasformano una raccolta di stemmi in qualcosa di più di una curiosità.

Dietro ogni simbolo ci sono persone, esplorazioni, rilievi, pubblicazioni, riunioni, campi e grotte cercate per anni. Alcuni gruppi continuano il loro cammino, altri si trasformano o scompaiono, ma quello che hanno prodotto rimane nella storia della speleologia.

A Costacciaro, così, due mostre apparentemente molto diverse finiscono per raccontare qualcosa di simile.

Le gallerie di Glori-Castellaro conservano la memoria di un territorio. Gli stemmi conservano quella di chi il sottosuolo lo ha esplorato.

Fonti

Programma del raduno di Costacciaro – Mostre ed esposizioni – 2026.

Scintilena – La Galleria Glori-Castellaro: viaggio nel cuore della Valle Argentina – 22 agosto 2026
https://www.scintilena.com/la-galleria-glori-castellaro-viaggio-nella-valle-argentina/08/22/

Scintilena – Glori-Castellaro: viaggio nella Valle Argentina – 6 maggio 2026
https://www.scintilena.com/glori-castellaro-viaggio-nella-valle-argentina/05/06/

RaiNews TGR Liguria – Stop alla diga di Glori a Badalucco (IM) in Valle Argentina – 2 aprile 2024
https://www.rainews.it/tgr/liguria/video/2024/04/stop-alla-diga-di-glori-in-valle-argentina-3573f527-ac28-475f-8497-4cc8fed01616.html

Alessandro Pastorelli – comunicazione sulla storia dei gruppi speleologici liguri – ottobre 2026.

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  • Sotto il mare della Florida alla ricerca dei paesaggi perduti dell’Era glaciale
    Condividi Un articolo pubblicato il 23 ottobre 2026 da National Geographic racconta le ricerche archeologiche lungo le antiche coste oggi sommerse tra Texas e Florida. Sonar, carotaggi e immersioni cercano le tracce delle popolazioni che vivevano in questi territori migliaia di anni fa Un articolo di Nicolás Rivero, pubblicato da National Geographic il 23 ottobre 2026 con il titolo “Searching the Seabed for Florida’s Ice Age Societies”, racconta una delle frontiere dell’archeologia subacquea
     

Sotto il mare della Florida alla ricerca dei paesaggi perduti dell’Era glaciale

Október 30th 2026 at 04:00

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Un articolo pubblicato il 23 ottobre 2026 da National Geographic racconta le ricerche archeologiche lungo le antiche coste oggi sommerse tra Texas e Florida. Sonar, carotaggi e immersioni cercano le tracce delle popolazioni che vivevano in questi territori migliaia di anni fa

Un articolo di Nicolás Rivero, pubblicato da National Geographic il 23 ottobre 2026 con il titolo “Searching the Seabed for Florida’s Ice Age Societies”, racconta una delle frontiere dell’archeologia subacquea americana: la ricerca delle tracce lasciate dalle popolazioni preistoriche nei territori oggi sommersi tra Texas e Florida.

Durante e dopo l’ultima glaciazione, quando il livello del mare era molto più basso, la costa occidentale della Florida si estendeva fino a circa 100 miglia, oltre 160 chilometri, più al largo. Dove oggi c’è il mare esistevano pianure attraversate da fiumi e sorgenti, frequentate dagli esseri umani.

Con lo scioglimento dei ghiacci quei territori sono stati progressivamente sommersi. Oggi gli archeologi cercano sul fondo del mare ciò che resta di quei paesaggi e delle persone che li abitavano.

Un utensile di pietra sotto il fondale

Nel dicembre 2024, a circa cinque miglia dalla costa della Florida, l’archeologo Morgan Smith, professore associato di antropologia alla University of Tennessee at Chattanooga, ha partecipato a una ricerca subacquea sulle tracce dell’antica presenza umana.

Sotto circa 75 centimetri di sabbia e frammenti di conchiglie ha raggiunto uno strato di sedimento argilloso grigio-blu formatosi quando la zona era ancora terraferma.

Qui ha trovato uno strumento di pietra per raschiare risalente a circa 7.000 anni fa. Più in profondità, insieme a uno studente, ha recuperato anche un frammento di legno di circa 8.500 anni.

Il ritrovamento dimostra che sotto i sedimenti marini possono essersi conservati antichi suoli terrestri insieme alle testimonianze delle attività umane.

89 milioni di acri da esplorare

Il progetto di ricerca descritto da National Geographic interessa circa 89 milioni di acri di terre oggi sommerse, dal Texas alla Florida occidentale.

Quasi una dozzina di scienziati partecipano a un programma quinquennale che punta non soltanto a trovare manufatti, ma a ricostruire il paesaggio nel quale vivevano le popolazioni preistoriche.

I ricercatori analizzano scansioni sonar del fondale e profili del sottosuolo ottenuti mediante onde sonore. Le indagini hanno rivelato una rete di antichi canali fluviali sepolti sotto il mare, che in alcuni casi proseguono per chilometri oltre le attuali foci.

Sono luoghi molto interessanti per le ricerche archeologiche: lungo i corsi d’acqua si poteva pescare e cacciare e in alcune zone erano disponibili selce e altre rocce utilizzate per fabbricare utensili.

Sonar, carotaggi e immersioni

Individuate le aree più promettenti, le indagini possono proseguire con carotaggi del fondale. Lunghi tubi vengono spinti nei sedimenti per prelevare campioni degli strati sepolti e riconoscere superfici che un tempo erano esposte all’aria.

Gli archeologi cercano manufatti, schegge prodotte dalla lavorazione della pietra e altri indizi della presenza umana.

Alle prospezioni geofisiche si affiancano le immersioni, utilizzate in quest’area per la ricerca archeologica almeno dalla fine degli anni Ottanta.

Il fiume Aucilla e le tracce di 14.500 anni fa

Uno dei territori più importanti è il fiume Aucilla, a sud di Tallahassee.

Nel 2016, all’interno di una dolina sommersa a circa nove metri sotto la superficie del fiume, i ricercatori hanno trovato un utensile di pietra e ossa di mastodonte con tracce di macellazione umana datate a circa 14.500 anni fa.

Questi ritrovamenti hanno rafforzato le prove di una presenza umana in Nord America precedente alle cronologie tradizionalmente accettate in passato.

Nella stessa regione sono stati individuati altri siti sommersi, tra cui antichi accumuli di conchiglie e aree utilizzate per l’approvvigionamento e la lavorazione della pietra.

A 40 metri di profondità sull’antica riva di un fiume

National Geographic ricorda anche un’esplorazione effettuata nel 2009 dall’archeologo Andy Hemmings, dell’Aucilla Research Institute.

Seguendo verso il largo l’antico corso sommerso del fiume Suwannee, i ricercatori hanno raggiunto un punto situato a circa 125 miglia dalla costa settentrionale della Florida, soprannominato Thor’s Elbow, il “gomito di Thor”.

Hemmings è sceso fino a circa 40 metri di profondità, raggiungendo quella che migliaia di anni fa era la riva di un fiume.

Il tempo operativo a quella profondità era molto limitato. Hemmings ha lasciato alcune apparecchiature sul fondale con l’intenzione di tornare per effettuare carotaggi, ma una tempesta tropicale ha impedito la nuova spedizione e in seguito sono mancati i finanziamenti per proseguire. Il sito rimane ancora da studiare approfonditamente.

Le coste sommerse e l’arrivo dei primi americani

Queste ricerche possono contribuire a rispondere a una delle grandi domande dell’archeologia americana: quando e attraverso quali percorsi gli esseri umani sono arrivati nelle Americhe?

Gli studiosi discutono da tempo sul ruolo del ponte terrestre di Bering e sulla possibilità che alcune delle prime migrazioni siano avvenute seguendo le coste.

Gran parte delle linee costiere dell’ultima glaciazione si trova però oggi sott’acqua. Individuare siti lungo quelle antiche rive potrebbe quindi fornire nuove informazioni sui movimenti delle prime popolazioni americane.

Un mondo conservato sotto il mare

Le indagini permettono anche di studiare la risposta delle comunità preistoriche a profonde trasformazioni ambientali.

Circa 14.000 anni fa, durante alcune delle fasi più rapide dello scioglimento dei ghiacci, secondo National Geographic il mare poteva innalzarsi di circa 30 centimetri ogni dieci anni.

Fiumi e sorgenti hanno cambiato configurazione, le falde si sono sollevate e vaste porzioni delle pianure costiere sono state sommerse, costringendo le comunità a spostarsi verso l’interno.

Una parte di quel paesaggio è ancora conservata sotto il mare. Ricostruire gli antichi fiumi, individuare i suoli sepolti ed esplorarli significa recuperare testimonianze della preistoria rimaste per millenni sul fondo del Golfo del Messico.

Un archeologo subacqueo durante la documentazione di un sito sommerso nelle Florida Keys. Foto: NOAA / Wikimedia Commons.

Fonte

National Geographic – Nicolás Rivero, “Searching the Seabed for Florida’s Ice Age Societies”, 23 ottobre 2026 Searching the Seabed for Florida’s Ice Age Societies | National Geographic
https://www.nationalgeographic.com/environment/article/mapping-texas-florida-coasts-ancient-american-archaeology

Foto di copertina: Il fiume Aucilla, in Florida, uno dei territori chiave per le ricerche archeologiche sulle prime popolazioni americane e sugli antichi paesaggi oggi in parte sommersi. Foto: Michael Rivera / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

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  • Grotta di Rio Martino, da novembre il silenzio è per i pipistrelli
    Condividi La cavità di Crissolo chiude dal 1° novembre per proteggere i chirotteri durante l’ibernazione. Qui si trova la più importante colonia svernante italiana di Barbastello e proprio nella grotta è stata documentata per la prima volta in Italia la presenza del fungo associato alla sindrome del naso bianco Con l’arrivo dell’inverno la Grotta di Rio Martino, a Crissolo, in provincia di Cuneo, ai piedi del Monviso, in alta Valle Po, torna ai suoi abitanti più delicati. Dal 1° novembre
     

Grotta di Rio Martino, da novembre il silenzio è per i pipistrelli

Október 28th 2026 at 04:30

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La cavità di Crissolo chiude dal 1° novembre per proteggere i chirotteri durante l’ibernazione. Qui si trova la più importante colonia svernante italiana di Barbastello e proprio nella grotta è stata documentata per la prima volta in Italia la presenza del fungo associato alla sindrome del naso bianco

Con l’arrivo dell’inverno la Grotta di Rio Martino, a Crissolo, in provincia di Cuneo, ai piedi del Monviso, in alta Valle Po, torna ai suoi abitanti più delicati.

Dal 1° novembre 2026 al 31 marzo 2027 l’accesso alla cavità è vietato per proteggere i pipistrelli durante il periodo di ibernazione.

Domenica 25 ottobre si è svolta l’ultima escursione guidata della stagione, organizzata nell’ambito delle attività del Parco del Monviso. Poi i cancelli si chiuderanno e la grotta resterà indisturbata fino alla primavera. La riapertura non è però automatica: il periodo di chiusura può essere prolungato se le condizioni climatiche e biologiche lo rendono necessario. Nella primavera del 2026, per esempio, il divieto è stato esteso fino al 10 aprile perché basse temperature, neve e precipitazioni avevano ritardato la ripresa dell’attività dei chirotteri.

Una grotta di oltre tre chilometri

La Grotta di Rio Martino si apre a circa 1.530 metri di quota, sulle pendici della Rocca Granè, sopra Crissolo. È una Riserva Naturale ed è compresa nella Zona Speciale di Conservazione IT1160037 “Grotta di Rio Martino” della rete Natura 2000.

Il sistema sotterraneo si sviluppa complessivamente per circa 3.200 metri, tra sale, pozzi e gallerie formati dall’azione dell’acqua nelle rocce carbonatiche.

Soltanto il ramo inferiore, lungo circa 530 metri, è normalmente accessibile ai visitatori lungo un percorso parzialmente attrezzato. Al termine si raggiunge uno degli ambienti più spettacolari della cavità, la cascata del Pissai, con un salto superiore ai 40 metri.

Le prime testimonianze scritte relative alla grotta risalgono già al Seicento, ma oggi Rio Martino riveste soprattutto un’importanza naturalistica particolare per la fauna che ospita.

Il rifugio invernale del Barbastello

Tra i protagonisti della grotta c’è il Barbastello (Barbastella barbastellus), piccolo pipistrello europeo legato soprattutto agli ambienti forestali maturi.

Barbastello (Barbastella barbastellus), specie che trova nella Grotta di Rio Martino il più importante sito di svernamento conosciuto in Italia. Foto: Jan Ebr e Ivana Ebrová / Wikimedia Commons – CC BY 4.0

Ogni inverno nella cavità si radunano centinaia di chirotteri. Il censimento effettuato nel febbraio 2025 aveva registrato almeno 225 pipistrelli, tra i quali 184 Barbastelli. Il Parco del Monviso indica Rio Martino come il più importante sito conosciuto in Italia per lo svernamento di questa specie.

Il Barbastello non è solo: nella grotta è documentata la presenza di numerose altre specie di chirotteri, tra cui diversi Myotis, facendo di Rio Martino un sito di particolare valore per lo studio e la conservazione dei pipistrelli alpini.

Una visita in inverno può diventare pericolosa

Durante l’ibernazione, i pipistrelli abbassano drasticamente la temperatura corporea e rallentano le funzioni vitali. È una strategia che consente loro di superare i mesi freddi, quando gli insetti di cui si nutrono sono scarsamente disponibili.

In questo periodo vivono consumando le riserve energetiche accumulate durante la stagione favorevole.

Un disturbo provocato dalla presenza umana, dalle luci, dal rumore o dal contatto può causare un risveglio anticipato. Tornare attivi significa aumentare rapidamente il metabolismo e consumare una parte delle preziose riserve di grasso necessarie per arrivare alla primavera.

Per questo la chiusura stagionale non è semplicemente una limitazione alla visita della grotta, ma una vera misura di conservazione.

Il fungo della sindrome del naso bianco

Rio Martino ha anche un’altra particolarità scientifica: nel 2019 uno studio pubblicato sulla rivista Mycopathologia ha documentato nella grotta la prima identificazione in Italia di Pseudogymnoascus destructans, il fungo associato alla cosiddetta White-nose syndrome, o sindrome del naso bianco.

Il fungo è stato isolato su esemplari di Myotis emarginatus presenti nella cavità.

La sindrome ha provocato gravissime mortalità nelle popolazioni di pipistrelli del Nord America. La situazione europea è però diversa: il fungo è presente naturalmente in Europa e nei pipistrelli europei non sono state osservate le mortalità di massa che hanno caratterizzato l’epidemia nordamericana.

La presenza del fungo è un ulteriore motivo per adottare particolare attenzione quando si frequentano ambienti sotterranei.

Anche scarponi e attrezzatura possono viaggiare da una grotta all’altra

Le spore di Pseudogymnoascus destructans possono aderire a scarponi, abbigliamento e attrezzatura entrati in contatto con il terreno o le pareti di una cavità e possono quindi essere trasportate involontariamente in altri ambienti sotterranei.

Per questo la pulizia e la decontaminazione dell’attrezzatura utilizzata in grotta non riguardano soltanto Rio Martino: sono una buona pratica per ridurre il rischio di trasferire microrganismi da una cavità all’altra.

È un aspetto particolarmente importante per chi frequenta molte grotte, come gli speleologi, perché ciò che resta apparentemente invisibile su uno scarpone o su un’attrezzatura può essere trasportato per molti chilometri.

Una grotta che d’inverno cambia funzione

Da aprile a ottobre Rio Martino può essere luogo di visita, conoscenza e avvicinamento al mondo sotterraneo.

Con l’arrivo dell’inverno la prospettiva cambia. La grotta torna a essere rifugio.

La chiusura stagionale ricorda così un principio semplice della frequentazione responsabile degli ambienti ipogei: entrare in una grotta significa entrare in un ecosistema, e qualche volta il modo migliore per conoscerlo e proteggerlo è restarne fuori per qualche mese.

Fonti

Parco del Monviso – Prorogata la chiusura della Grotta di Rio Martino fino al 10 aprile – 2026
https://www.parcomonviso.eu/news/917/prorogata-la-chiusura-della-grotta-di-rio-martino-fino-al-10-aprile-2026

Parco del Monviso – La Riserva naturale della Grotta di Rio Martino
https://www.parcomonviso.eu/ambiente/aree-protette-e-rete-natura-2000/la-riserva-naturale-della-grotta-di-rio-martino

Parco del Monviso – I pipistrelli
https://www.parcomonviso.eu/ambiente/la-fauna/i-pipistrelli

Garzoli L. et al. – First Isolation of Pseudogymnoascus destructans, the Fungal Causative Agent of White-Nose Disease, in Bats from Italy – Mycopathologia, 2019
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31414314/

Montagna.TV – La Grotta di Rio Martino chiude per il riposo invernale dei pipistrelli – 25 ottobre 2026
https://www.montagna.tv/284053/la-grotta-di-rio-martino-chiude-per-il-riposo-invernale-dei-pipistrelli/

Scintilena – La Grotta di Rio Martino riapre le porte: un nome, due leggende e secoli di storia – 16 aprile 2026
https://www.scintilena.com/la-grotta-di-rio-martino-riapre-le-porte-un-nome-due-leggende-e-secoli-di-storia/04/16/

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  • Tuvixeddu, niente tunnel sotto la necropoli: il sottosuolo archeologico ferma il progetto
    Condividi A Cagliari torna il dibattito sulla galleria viaria tra via Is Maglias e via Cadello. Il sindaco esclude in via definitiva la realizzazione dell’opera, per la presenza di tombe di grande valore storico e culturale nel sottosuolo di Tuvixeddu-Tuvumannu Il sottosuolo di Tuvixeddu-Tuvumannu, a Cagliari, torna al centro dell’attenzione. Questa volta per un progetto rimasto sulla carta: la galleria viaria che avrebbe dovuto attraversare il colle collegando l’area di via Is Maglias con qu
     

Tuvixeddu, niente tunnel sotto la necropoli: il sottosuolo archeologico ferma il progetto

Október 28th 2026 at 04:00

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A Cagliari torna il dibattito sulla galleria viaria tra via Is Maglias e via Cadello. Il sindaco esclude in via definitiva la realizzazione dell’opera, per la presenza di tombe di grande valore storico e culturale nel sottosuolo di Tuvixeddu-Tuvumannu

Il sottosuolo di Tuvixeddu-Tuvumannu, a Cagliari, torna al centro dell’attenzione. Questa volta per un progetto rimasto sulla carta: la galleria viaria che avrebbe dovuto attraversare il colle collegando l’area di via Is Maglias con quella di via Cadello.

Durante la seduta del Consiglio comunale del 20 ottobre 2026, il tema è riemerso nell’ambito della discussione sui contenziosi legati al parco archeologico. Il sindaco ha però escluso la possibilità di recuperare il vecchio progetto del tunnel, ricordando che nel sottosuolo interessato dall’opera sono state individuate tombe di rilevante valore storico e culturale.

La tutela archeologica del colle diventa così un elemento determinante anche nelle scelte che riguardano la viabilità e la trasformazione urbana.

Un sottosuolo profondamente segnato dalla storia

Tuvixeddu non è un semplice colle all’interno della città. Nel suo sottosuolo si estende uno dei più importanti complessi funerari antichi del Mediterraneo occidentale, caratterizzato soprattutto dalle numerose tombe puniche scavate nella roccia calcarea e dalle successive testimonianze di età romana.

È un paesaggio nel quale superficie e sottosuolo sono strettamente collegati: tombe, cavità artificiali, antiche attività estrattive e trasformazioni avvenute nel corso dei secoli hanno creato un sistema particolarmente complesso, la cui conoscenza continua a condizionare qualsiasi intervento moderno.

Proprio questa presenza archeologica sarebbe incompatibile con la realizzazione della galleria viaria.

Nel dibattito in Consiglio comunale il sindaco ha ricordato che le decisioni assunte in passato sull’area avrebbero avuto un peso complessivo di 94 milioni di euro. La discussione attuale riguarda inoltre un contenzioso con l’impresa che aveva lavorato nel cantiere del parco e alla quale il Tribunale ha riconosciuto danni per oltre 274 mila euro in relazione ai blocchi dei lavori del 2007.

Gli speleologi e il sottosuolo di Tuvixeddu

Il mondo sotterraneo di Tuvixeddu è tornato sotto i riflettori anche pochi mesi fa grazie all’intervento degli speleologi.

Il 6 giugno 2026, nell’ambito dell’iniziativa “Puliamo il Buio”, i volontari del Gruppo Speleo-Archeologico “Giovanni Spano” sono intervenuti insieme a Legambiente nella zona di Tuvixeddu-Tuvumannu per rimuovere una grande quantità di rifiuti accumulati nel tempo.

Nel fondo di una dolina erano stati abbandonati elettrodomestici, mobili, pneumatici, telai di motorini e persino una vecchia automobile. Per recuperare i materiali più pesanti gli speleologi avevano utilizzato tecniche e competenze normalmente impiegate nelle attività in ambiente verticale e nel soccorso.

L’intervento faceva parte di “Puliamo il Buio”, iniziativa nata dalla collaborazione tra Società Speleologica Italiana e Legambiente per richiamare l’attenzione sull’abbandono dei rifiuti nelle grotte, nelle doline e negli ambienti ipogei.

Il presidente del Gruppo Speleo-Archeologico “Giovanni Spano”, Nicola Sitzia, aveva ricordato in quell’occasione come il gruppo, nel suo cinquantesimo anniversario, avesse scelto di mettere le proprie competenze al servizio della tutela del territorio.

Un patrimonio nascosto che condiziona la città di superficie

La vicenda del tunnel riporta quindi l’attenzione su una caratteristica fondamentale di Tuvixeddu-Tuvumannu: ciò che si trova sotto il colle non può essere separato dalle decisioni prese in superficie.

Il progetto della galleria appartiene ormai alla lunga e complessa storia urbanistica dell’area, ma la motivazione richiamata oggi per escluderne il recupero riguarda direttamente il patrimonio sotterraneo.

Sotto Tuvixeddu ci sono tombe, cavità e testimonianze di una storia millenaria. Un patrimonio spesso invisibile dalla città di superficie, ma capace ancora oggi di determinarne le trasformazioni.

Fonti

https://www.cagliaritoday.it/cronaca/tuvixeddu-tunnel-fantasma.html

CagliariToday, “Tuvixeddu, maxi bonifica nella dolina di via Bainsizza: recuperate persino un’auto e lavatrici”, 6 giugno 2026

FOTO di copertina: la necropoli di Tuvixeddu a Cagliari, con le tombe scavate nella roccia del colle. Foto: Crimao / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

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  • “Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva a Imperia: il bosco raccontato oltre le apparenze
    Condividi Mercoledì 28 ottobre alle 20.45 il documentario sarà proiettato al Cinema Imperia di Oneglia, in collaborazione con il CAI Imperia. La serata sarà introdotta dalla presidente Simonetta Genta con una presentazione curata con il contributo degli operatori TAM Marina Abisso e Leonardo Moretti Dopo diverse proiezioni in Liguria e in tutta Italia, “Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva anche a Imperia. Il documentario diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon sarà proiettato
     

“Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva a Imperia: il bosco raccontato oltre le apparenze

Október 26th 2026 at 04:00

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Mercoledì 28 ottobre alle 20.45 il documentario sarà proiettato al Cinema Imperia di Oneglia, in collaborazione con il CAI Imperia. La serata sarà introdotta dalla presidente Simonetta Genta con una presentazione curata con il contributo degli operatori TAM Marina Abisso e Leonardo Moretti

Dopo diverse proiezioni in Liguria e in tutta Italia, “Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva anche a Imperia. Il documentario diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon sarà proiettato mercoledì 28 ottobre 2026 alle ore 20.45 al Cinema Imperia di Oneglia, in una serata organizzata in collaborazione con la Sezione CAI di Imperia.

Il costo del biglietto è unico: 6,50 euro a persona.

A introdurre la proiezione sarà Simonetta Genta, presidente del CAI Imperia. La presentazione è stata preparata, per gli aspetti legati alla tutela dell’ambiente, con gli operatori TAM Marina Abisso e Leonardo Moretti.

Un film che parla del bosco anche a chi non lo conosce

Non occorre conoscere la selvicoltura, avere esperienza del lavoro forestale o sapere già che cosa abbia significato per le foreste alpine la tempesta Vaia per entrare nel racconto di Forest.

Il documentario parte dal bosco e dalle persone che vi lavorano per affrontare questioni che riguardano il rapporto tra uomo e ambiente: che cosa significa prendersi cura di una foresta? Un bosco lasciato alla propria evoluzione è sempre la soluzione migliore? Tagliare un albero significa necessariamente danneggiare l’ambiente? E quali scelte sono possibili quando eventi estremi e parassiti modificano rapidamente interi versanti?

Sono domande sulle quali il film non costruisce risposte semplicistiche. Sono soprattutto le parole delle persone, il lavoro nel bosco e le immagini a portare lo spettatore dentro una realtà spesso osservata soltanto dall’esterno.

Nel bosco delle Melette

Il film è ambientato nel bosco del Monte Meletta, nel territorio di Gallio, sull’Altopiano dei Sette Comuni, in Veneto. Un paesaggio nel quale boschi e pascoli si alternano sulle dorsali e sui versanti e dove la presenza dell’uomo ha lasciato tracce profonde.

Tra queste ci sono le caratteristiche “Puche”, termine di origine cimbra che significa faggio: vecchi alberi dalle forme che ricordano grandi candelabri, modellati dalle antiche pratiche di capitozzatura, con le quali il tronco veniva tagliato a qualche metro da terra per favorire la produzione di nuovi rami.

Sulle Melette sono visibili anche trasformazioni molto più recenti. La tempesta Vaia del 2018 ha abbattuto milioni di alberi sulle Alpi orientali e negli anni successivi la diffusione del bostrico ha interessato vaste superfici di abete rosso.

È dentro questo paesaggio in trasformazione che Forest racconta il lavoro forestale e il difficile equilibrio tra intervento umano, evoluzione naturale, sicurezza, biodiversità e gestione del territorio.

Un film che lascia spazio al confronto

Nelle diverse occasioni in cui Forest è già stato presentato in Liguria, le proiezioni hanno registrato una buona partecipazione e hanno lasciato spazio al dibattito con il pubblico.

Si può conoscere il lavoro in bosco oppure non conoscerlo affatto. Si può sapere che cosa è stata la tempesta Vaia, avere qualche conoscenza di selvicoltura oppure avvicinarsi a questi temi per la prima volta. Non è questo l’importante. Forest merita di essere visto per ciò che racconta, per le parole delle persone, per le immagini e per le emozioni che riesce a trasmettere. Perché il bosco è un ambiente vivo, fatto di relazioni, di lavoro, di scelte e anche di contraddizioni. E forse, in un mondo che sembra diventare sempre più asettico, abbiamo bisogno di tornare a percepire anche questa complessità.

La proiezione di Imperia offrirà quindi anche l’occasione per continuare quel confronto già nato nelle precedenti serate liguri: che cosa intendiamo davvero quando parliamo di proteggere un bosco?

Informazioni

Forest – Il futuro ha radici antiche
Mercoledì 28 ottobre 2026 – ore 20.45
Cinema Imperia – Imperia Oneglia
Ingresso: 6,50 euro a persona

Serata organizzata in collaborazione con la Sezione CAI di Imperia.

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  • Archeologia subacquea e patrimonio sommerso: a Napoli la X edizione di ArcheoCamp
    Condividi Il 27 ottobre 2027, a Villa Doria d’Angri, studiosi, archeologi e professionisti del mondo subacqueo si confrontano sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, sulle competenze legate al mare e sulle prospettive dell’archeologia sommersa NAPOLI – Archeologia subacquea, patrimonio sommerso, ricerca, turismo e nuove competenze legate al mare saranno tra i temi della X edizione di ArcheoCamp, in programma martedì 27 ottobre 2026 a Napoli, nella sede di Villa Doria d’Angri,
     

Archeologia subacquea e patrimonio sommerso: a Napoli la X edizione di ArcheoCamp

Október 25th 2026 at 04:30

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Il 27 ottobre 2027, a Villa Doria d’Angri, studiosi, archeologi e professionisti del mondo subacqueo si confrontano sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, sulle competenze legate al mare e sulle prospettive dell’archeologia sommersa

NAPOLI – Archeologia subacquea, patrimonio sommerso, ricerca, turismo e nuove competenze legate al mare saranno tra i temi della X edizione di ArcheoCamp, in programma martedì 27 ottobre 2026 a Napoli, nella sede di Villa Doria d’Angri, in via Francesco Petrarca 80.

La giornata, promossa dal Centro Sub Campi Flegrei e dall’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, riunirà rappresentanti del mondo universitario, delle istituzioni, dell’archeologia e delle attività subacquee per discutere delle prospettive di conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, con particolare attenzione alle risorse legate al mare.

Patrimonio culturale e archeologia sommersa

I lavori inizieranno alle 9.30, dopo i saluti istituzionali, con una prima tavola rotonda dedicata alla “Valorizzazione del patrimonio culturale: opportunità e sfide per il futuro”.

Tra i partecipanti, molto studiosi e professionisti provenienti da università, istituzioni e realtà impegnate nell’archeologia e nella tutela del patrimonio, tra cui rappresentanti del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli e dell’Istituto Italiano per l’Archeologia Marittima e delle Strutture Sommerse.

La seconda sessione, dalle 11.30 alle 13.30, sarà dedicata alle “Competenze blu per il futuro: sfide, innovazione e prospettive di sviluppo”, affronterà il rapporto tra formazione, ricerca, innovazione e nuove professionalità connesse al mare.

Attività subacquee e valorizzazione della risorsa mare

Nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 16, il confronto si concentra su “L’attività sportiva e le blue competence per la valorizzazione turistica della risorsa mare”.

La tavola rotonda coinvolge esperti del settore subacqueo, universitario e della formazione, affrontando il ruolo delle competenze tecniche e della pratica subacquea nella conoscenza e nella fruizione responsabile del patrimonio sommerso.

Un tema particolarmente significativo in un territorio come quello dei Campi Flegrei, dove ambiente marino, archeologia e paesaggio costituiscono un patrimonio strettamente connesso.

La giornata si concluderà con la consegna del Premio Ulisse.

ArcheoCamp giunge quest’anno alla sua decima edizione, confermando il confronto tra discipline e professionalità diverse come uno degli strumenti per affrontare le nuove sfide legate alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico sommerso.

Fonte

Programma ufficiale della X edizione di ArcheoCamp – Centro Sub Campi Flegrei / Università degli Studi di Napoli “Parthenope”.

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  • Nelle grotte del Brasile le rane non sono lì per caso
    Condividi Uno studio pubblicato su Neotropical Biology and Conservation e ripreso da Bioengineer.org suggerisce che alcune rane brasiliane utilizzino stabilmente le grotte come habitat Per molto tempo le rane osservate nelle grotte brasiliane sono state considerate semplici presenze accidentali: animali entrati sottoterra occasionalmente, destinati prima o poi a uscire oppure a morire. Un lavoro pubblicato su Neotropical Biology and Conservation propone però di rivedere questa interpretazi
     

Nelle grotte del Brasile le rane non sono lì per caso

Október 25th 2026 at 04:00

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Uno studio pubblicato su Neotropical Biology and Conservation e ripreso da Bioengineer.org suggerisce che alcune rane brasiliane utilizzino stabilmente le grotte come habitat

Per molto tempo le rane osservate nelle grotte brasiliane sono state considerate semplici presenze accidentali: animali entrati sottoterra occasionalmente, destinati prima o poi a uscire oppure a morire.

Un lavoro pubblicato su Neotropical Biology and Conservation propone però di rivedere questa interpretazione.

Secondo gli autori, diverse specie di anuri utilizzano infatti le grotte in modo regolare. L’ambiente sotterraneo offre condizioni particolarmente favorevoli agli anfibi: umidità elevata e stabile, temperature poco variabili, disponibilità d’acqua, invertebrati di cui nutrirsi e riparo dai predatori.

Le osservazioni provengono da grotte distribuite in diverse regioni del Brasile e scavate in rocce molto differenti, dal calcare alla quarzite fino alle formazioni ferrifere.

Per questo i ricercatori propongono che almeno alcune di queste rane vengano considerate trogloxene: animali che utilizzano abitualmente l’ambiente sotterraneo per rifugiarsi, alimentarsi o riprodursi, pur non essendo necessariamente legati alle grotte per l’intero ciclo vitale.

La distinzione non è soltanto terminologica. Considerare gli anuri fauna accidentale significa attribuire loro poco peso negli studi e nelle valutazioni ambientali delle grotte brasiliane. Riconoscere invece che le cavità possono costituire un vero habitat apre nuove domande sulla loro ecologia e sulla necessità di includerli nei programmi di monitoraggio e conservazione.

Restano molte cose da capire: se alcune specie possano riprodursi stabilmente sottoterra, quanto a lungo vi rimangano e quale parte del loro ciclo vitale dipenda realmente dalle grotte.

Ma il punto di partenza cambia: quelle rane potrebbero non essersi perse affatto. Potrebbero essere esattamente dove vogliono stare.

Fonte: Sperandei V.D.F., Alvarenga D.D.A., Araújo M.S.D. & Pereira C.C. (2023). Are caves true habitats for anurans or more a favorable rocky environment? A discussion of habitat occupation by frogs in Neotropical caves. Neotropical Biology and Conservation, 18(3), 131–137. DOI: 10.3897/neotropical.18.e100778

Approfondimento: Bioengineer, “Frogs in Brazilian caves are residents, not lost visitors, study argues” https://bioengineer.org/frogs-in-brazilian-caves-are-residents-not-lost-visitors-study-argues/

Foto di copertina: Leptodactylus labyrinthicus, una delle specie di anuri segnalate nelle grotte brasiliane. Foto: Mario Barroso / Wikimedia Commons – CC BY 4.0

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  • Costa Rica, il mondo sconosciuto sotto la foresta
    Condividi Da una pubblicazione del 2023 un quadro interessante della biodiversità sotterranea Costa Rica è famoso per la sua biodiversità. Anche sotto foreste e montagne esiste un mondo molto meno conosciuto: quello delle grotte. Una recente revisione ha raccolto dati storici e osservazioni sul campo, arrivando a censire almeno 123 specie animali in 127 siti sotterranei. Costa Rica – Tropical karst forest -foto Ferdinando Didonna Sembra già molto, ma in realtà il dato è soltanto una
     

Costa Rica, il mondo sconosciuto sotto la foresta

Október 29th 2026 at 04:30

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Da una pubblicazione del 2023 un quadro interessante della biodiversità sotterranea

Costa Rica è famoso per la sua biodiversità. Anche sotto foreste e montagne esiste un mondo molto meno conosciuto: quello delle grotte.

Una recente revisione ha raccolto dati storici e osservazioni sul campo, arrivando a censire almeno 123 specie animali in 127 siti sotterranei.

Costa Rica – Tropical karst forest -foto Ferdinando Didonna

Sembra già molto, ma in realtà il dato è soltanto una parte del quadro: nel paese sono note oltre 435 grotte e cavità artificiali, e solo circa il 30% è stato studiato dal punto di vista biologico.

I pipistrelli sono gli animali meglio documentati, con 36 specie registrate. Molto meno conosciuti sono invece gli invertebrati: insetti, aracnidi, crostacei, collemboli e altri piccoli organismi che spesso non sono stati identificati nemmeno fino alla specie.

Tra i casi più interessanti c’è Pseudothelphusa puntarenas, un granchio d’acqua dolce osservato soltanto sottoterra e considerato, al momento, l’unico vero abitante delle grotte formalmente descritto nel paese. In alcune cavità sono stati trovati anche pesci pallidi e con occhi ridotti, possibili segnali di adattamento alla vita nel buio.

Costa Rica – Tropical karst forest -foto Ferdinando Didonna

Molte di queste grotte sono anche poco protette. Novantuno siti con presenza faunistica nota si trovano fuori dalle aree protette, esposti a disturbo, turismo, inquinamento e cambiamenti ambientali.

Per colmare le lacune, i ricercatori puntano su nuove tecniche come il DNA ambientale, che può rilevare la presenza di animali anche senza catturarli.

Il dato più interessante, alla fine, è proprio questo: in uno dei paesi più celebri al mondo per la conservazione della natura, gran parte della biodiversità sotterranea resta ancora da scoprire.

Fonte: Deleva, S., Ulloa, A., Oliveira, H. F. M., Simov, N., Didonna, F., & Chaverri, G. (2023). Cave-dwelling fauna of Costa Rica: current state of knowledge and future research perspectives. Subterranean Biology, 47, 29–62. https://doi.org/10.3897/subtbiol.47.113219

Foto di copertina: Amblypygio nella penisola di Osa, Costa Rica. Foto: Charles J. Sharp / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

Costa Rica – Tropical karst forest -foto Ferdinando Didonna

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  • La speleologia alla COP17 sulla biodiversità: a Yerevan una voce per le specie sotterranee
    Condividi La Federazione speleologica tedesca partecipa alla Conferenza ONU sulla biodiversità in Armenia. Al centro dell’impegno la tutela degli ecosistemi carsici e delle specie che vivono negli ambienti sotterranei La speleologia entra nel dibattito internazionale sulla tutela della biodiversità. Alla COP17, la 17ª Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, in corsoa Yerevan, in Armenia, dal 19 al 30 ottobre 2026, è presente anche il Verband der
     

La speleologia alla COP17 sulla biodiversità: a Yerevan una voce per le specie sotterranee

Október 23rd 2026 at 05:00

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La Federazione speleologica tedesca partecipa alla Conferenza ONU sulla biodiversità in Armenia. Al centro dell’impegno la tutela degli ecosistemi carsici e delle specie che vivono negli ambienti sotterranei

La speleologia entra nel dibattito internazionale sulla tutela della biodiversità. Alla COP17, la 17ª Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, in corsoa Yerevan, in Armenia, dal 19 al 30 ottobre 2026, è presente anche il Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher (VdHK), la Federazione tedesca di speleologia e ricerca sul carsismo.

Per il VdHK, sono presenti Ana K. Celis e Veronika Vogel, con il sostegno della Succow Stiftung.

L’obiettivo è portare all’attenzione della conferenza la biodiversità degli ambienti sotterranei, spesso poco visibile nelle politiche di conservazione nonostante la presenza di specie altamente specializzate e, in molti casi, caratterizzate da areali estremamente limitati. Studi recenti sottolineano infatti come numerose specie strettamente legate alle grotte siano conosciute in popolazioni ridotte o addirittura in singole cavità, una condizione che ne aumenta la vulnerabilità.

L’iniziativa si inserisce nel lavoro internazionale di Karst-Aware, rete che promuove una maggiore considerazione degli ecosistemi carsici e sotterranei nelle decisioni ambientali. Il VdHK è accreditato presso ECOSOC e UNEP dal 2020 e da anni porta nei contesti delle Nazioni Unite i temi della protezione delle grotte, delle acque carsiche e della biodiversità ipogea.

Alla collaborazione partecipano anche realtà internazionali legate alla tutela del carsismo e delle grotte, tra cui il Caves & Karst Specialist Group della IUCN-WCPA, la UIS Karst and Cave Protection Commission e la European Cave Protection Commission della Federazione Speleologica Europea.

Foto

La biodiversità sotterranea al centro dell’impegno speleologico alla COP17 di Yerevan. Immagine diffusa dal Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher (VdHK). Foto: Klaus Bogon

Fonti

Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher e.V. – comunicazione social 20 ottobre 2026

https://www.karst-aware.org

https://www.karst-aware.org/about-us

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  • Grotta di Prohodna, gli “Occhi di Dio” aperti nella volta del carso bulgaro
    Condividi Due grandi finestre naturali illuminano dall’alto una galleria lunga 262 metri nel complesso carsico di Karlukovo. La loro forma ha reso celebre la cavità, ma dietro l’immagine spettacolare c’è una lunga storia di erosione, crolli ed evoluzione del paesaggio sotterraneo Sembrano due grandi occhi rivolti verso chi entra nella grotta. Sono le aperture naturali nella volta della Grotta di Prohodna, in Bulgaria, divenute famose con il nome di “Occhi di Dio”. L’immagine è certamente s
     

Grotta di Prohodna, gli “Occhi di Dio” aperti nella volta del carso bulgaro

Október 20th 2026 at 05:00

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Due grandi finestre naturali illuminano dall’alto una galleria lunga 262 metri nel complesso carsico di Karlukovo. La loro forma ha reso celebre la cavità, ma dietro l’immagine spettacolare c’è una lunga storia di erosione, crolli ed evoluzione del paesaggio sotterraneo

Sembrano due grandi occhi rivolti verso chi entra nella grotta. Sono le aperture naturali nella volta della Grotta di Prohodna, in Bulgaria, divenute famose con il nome di “Occhi di Dio”.

L’immagine è certamente spettacolare, ma osservata con lo sguardo dello speleologo racconta soprattutto un’altra storia: quella dell’evoluzione di una grande cavità carsica progressivamente avvicinatasi alla superficie, nella quale l’erosione e il cedimento della copertura hanno aperto vere e proprie finestre verso il cielo.

Prohodna si trova nei pressi del villaggio di Karlukovo, nel comune di Lukovit, nella Bulgaria centro-settentrionale. È inserita in uno dei paesaggi carsici più importanti del Paese e fa parte del complesso carsico di Karlukovo, area protetta come monumento naturale.

Una grotta che attraversa la montagna

Il nome Prohodna può essere tradotto come grotta di passaggio. La ragione diventa evidente osservandone la morfologia: la cavità è costituita da un’enorme galleria che attraversa il rilievo per circa 262 metri, mettendo in comunicazione due ingressi contrapposti.

Il cosiddetto ingresso piccolo raggiunge circa 35 metri di altezza, mentre quello grande arriva a circa 45 metri. Dimensioni che fanno apparire minuscole le persone che percorrono il fondo della cavità.

La galleria è ampiamente illuminata dalla luce naturale che penetra dagli ingressi e, nella parte centrale, dalle due grandi aperture presenti nella volta.

Sono proprio queste ultime a rendere Prohodna immediatamente riconoscibile.

Cosa sono realmente gli “Occhi di Dio”

In bulgaro le aperture vengono indicate anche come Oknata, cioè “le finestre”.

Viste dal fondo della grotta, la loro forma allungata e la disposizione quasi simmetrica producono una sorprendente somiglianza con due occhi. Il cielo diventa così parte della parete della cavità e l’aspetto cambia continuamente con la luce, le nuvole e le condizioni meteorologiche.

Non occorre però ricorrere a spiegazioni misteriose.

Le aperture sono il risultato dell’evoluzione naturale della volta della cavità, interessata dai processi erosivi e dall’allargamento delle discontinuità della roccia fino all’apertura verso la superficie.

Dal punto di vista geomorfologico sono quindi particolarmente interessanti perché permettono di osservare un momento dell’evoluzione di un sistema carsico nel quale il confine tra ambiente sotterraneo e superficie diventa sempre più sottile.

Il processo che crea una grotta non termina infatti quando una cavità si è formata. Acqua, fratturazione della roccia, gravità, erosione e crolli continuano lentamente a modificarne forma e dimensioni.

Gli “Occhi” sono una manifestazione molto evidente di questa trasformazione.

Un frammento sopravvissuto di un sistema più antico

Prohodna può essere letta anche come ciò che rimane di un’antica cavità progressivamente intercettata dall’abbassamento e dall’evoluzione della superficie esterna.

Gli enormi ingressi, la galleria aperta da un versante all’altro e le finestre nella volta mostrano un paesaggio carsico in una fase molto avanzata della propria evoluzione.

È una situazione particolarmente efficace anche dal punto di vista divulgativo: permette di comprendere che le grotte non sono strutture immutabili, ma elementi di un paesaggio che nasce, si sviluppa e può infine essere progressivamente smantellato dall’erosione.

Il carso di Karlukovo

La cavità non è isolata: il territorio circostante è caratterizzato da un esteso paesaggio carsico nel quale sono conosciute numerose grotte e forme superficiali. Il registro ufficiale bulgaro delle aree protette comprende Prohodna nel complesso carsico di Karlukovo, insieme alle grotte Temnata Dupka, Svirchovitsa, Bankovitsa e Haydushka.

La protezione dell’area risale al 1962.

A poca distanza da Prohodna si trova inoltre il Centro Speleologico Nazionale “Petar Tranteev”, storico punto di riferimento per la speleologia bulgara. Secondo il Comune di Lukovit, nell’area circostante sono presenti oltre 150 grotte e formazioni rocciose.

Un contesto che spiega perché Karlukovo sia strettamente legata alla storia e alle attività della speleologia del Paese.

Una grotta frequentata anche nella preistoria

La storia di Prohodna non riguarda soltanto la geologia.

Nella cavità sono state documentate tracce di frequentazione umana preistorica, attribuite al Neolitico e al Calcolitico, a testimonianza di un rapporto con questo grande ambiente naturale iniziato migliaia di anni fa.

Intorno agli “Occhi di Dio” sono nate nel tempo anche interpretazioni simboliche e racconti legati alla particolare forma delle aperture. È opportuno però distinguere questi aspetti dalla documentazione archeologica: la frequentazione preistorica della grotta è attestata, mentre diverse interpretazioni rituali associate alle aperture appartengono al campo delle ipotesi e delle tradizioni.

Due finestre per leggere l’evoluzione di una grotta

La popolarità degli “Occhi di Dio” ha trasformato Prohodna in una delle cavità più fotografate della Bulgaria: quelle due aperture attirano migliaia di visitatori. Tuttavia, possono diventare uno strumento per raccontare qualcosa di molto più ampio.

Guardandole dal basso si osserva, oltre al curioso gioco della natura, anche il punto in cui superficie e sottosuolo cominciano a incontrarsi, mentre una cavità formatasi nella roccia calcarea continua lentamente la propria evoluzione: il lato di maggiore interesse della Grotta di Prohodna, al di là dello spunto che ha dato il via all’articolo.

Didascalia foto

Gli “Occhi di Dio” visti dall’interno della Grotta di Prohodna, nel complesso carsico di Karlukovo, in Bulgaria. Le due grandi finestre naturali mettono in comunicazione la volta della cavità con la superficie. Foto Franz Maurano.

Fonti

https://eea.government.bg/zpo/en/area.jsp?NEM_Partition=1&areaID=27&categoryID=3

https://www.lukovit.bg/en/national-speleology-center-petar-tranteev

https://visitbulgaria.com/bg/%D0%BF%D0%B5%D1%89%D0%B5%D1%80%D0%B0-%D0%BF%D1%80%D0%BE%D1%85%D0%BE%D0%B4%D0%BD%D0%B0

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  • Recuperanti di Montagne, dalle grotte ripulite a un piano contro i rifiuti sull’Altopiano
    Condividi Recuperanti di Montagne e bonifica ambientale: il bando veneto da 577 mila euro apre la strada a interventi coordinati nei Sette Comuni Un piano condiviso per rimuovere i rifiuti abbandonati nei boschi, nei pascoli e nelle cavità dell’Altopiano dei Sette Comuni. È la proposta rivolta all’Unione Montana e alle amministrazioni locali da un intervento pubblicato il 16 ottobre 2026 su 7 Comuni Online. Al centro figura il coinvolgimento dei Recuperanti di Montagne – Terzo Patrimonio, ass
     

Recuperanti di Montagne, dalle grotte ripulite a un piano contro i rifiuti sull’Altopiano

Október 17th 2026 at 08:00

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Recuperanti di Montagne e bonifica ambientale: il bando veneto da 577 mila euro apre la strada a interventi coordinati nei Sette Comuni

Un piano condiviso per rimuovere i rifiuti abbandonati nei boschi, nei pascoli e nelle cavità dell’Altopiano dei Sette Comuni. È la proposta rivolta all’Unione Montana e alle amministrazioni locali da un intervento pubblicato il 16 ottobre 2026 su 7 Comuni Online. Al centro figura il coinvolgimento dei Recuperanti di Montagne – Terzo Patrimonio, associazione che dal 2015 organizza interventi di pulizia in zone impervie e ambienti sotterranei. La proposta collega questa esperienza alle risorse regionali disponibili per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti abbandonati. [web:6][web:39]

La Regione del Veneto ha destinato alla misura 577.000 euro. La scadenza per presentare le richieste è il 30 ottobre 2026. L’obiettivo del finanziamento è sostenere i Comuni nella gestione di un problema che interessa anche territori difficili da raggiungere. [web:34]

Recuperanti di Montagne e bando Veneto: la proposta per i Sette Comuni

Il bando regionale costituisce il riferimento economico dell’iniziativa proposta per l’Altopiano. Secondo le condizioni riportate da 7 Comuni Online, il contributo può coprire fino all’80% delle spese sostenute dai Comuni. Il limite indicato è di 80.000 euro per progetto. [web:6]

L’appello invita le amministrazioni a costruire una programmazione comune. La conoscenza del territorio maturata dai Recuperanti di Montagne potrebbe contribuire a individuare i siti, documentarne le condizioni e organizzare gli interventi. Il percorso proposto comprende mappatura delle microdiscariche, coordinamento logistico e sensibilizzazione di residenti e visitatori. Il conferimento dei materiali resterebbe collegato ai servizi di gestione e smaltimento autorizzati. [web:6]

Il finanziamento regionale e la proposta locale hanno funzioni distinte. Il primo mette a disposizione risorse pubbliche. La seconda indica una possibile collaborazione tra enti e volontariato, valorizzando un’attività già radicata sul territorio. [web:6][web:34]

Bonifica della Grotta di Fiara: l’esperienza dei Recuperanti di Montagne

La Grotta di Fiara rappresenta uno degli interventi più articolati condotti dall’associazione. La cavità si trova nel territorio di Gallio, su un fondo di proprietà del Comune di Rotzo. Questa distinzione chiarisce il ruolo dell’amministrazione di Rotzo nelle operazioni e nella logistica. [web:28]

Il 7 e l’8 settembre 2024 furono recuperati 45 sacchi di rifiuti. Il resoconto firmato da Claudio Barbato registra 29 partecipanti e 464 ore complessive di lavoro volontario. Tra i materiali rimossi figuravano resti di circa trenta pecore, un cranio bovino e un altro attribuito a un cavallo o a un asino. Furono recuperati anche plastica, vetro, ferro e batterie. [web:29]

La pulizia proseguì nel settembre 2025. Scintilena ha successivamente riportato la conclusione dell’intervento, insieme all’assegnazione all’associazione del riconoscimento «L’Altopianese dell’anno 2025». La vicenda di Fiara riunisce le principali componenti del lavoro dei Recuperanti di Montagne: organizzazione, competenze speleologiche, gestione dei rifiuti e collaborazione istituzionale. [web:10]

Tutela delle acque carsiche e rifiuti nelle grotte dell’Altopiano

L’interesse per queste operazioni non riguarda soltanto l’aspetto dei luoghi. Le grotte appartengono a un sistema idrico sotterraneo. Negli acquiferi carsici, fratture e condotti possono facilitare il trasferimento dei contaminanti dalla superficie al sottosuolo. La letteratura scientifica considera per questo essenziali la prevenzione delle sorgenti d’inquinamento e il monitoraggio delle acque. [web:23]

A Fiara, durante la campagna del 2024, furono raccolti campioni destinati ad analisi chimiche, microbiologiche ed ecotossicologiche. La rimozione dei rifiuti si affiancò quindi a un’attività conoscitiva sulle condizioni dell’ambiente ipogeo. [web:29]

Recuperanti di Montagne, volontariato e continuità della bonifica ambientale

La collaborazione proposta per i Sette Comuni si inserisce in una storia di interventi già documentati. Nel 2021, a Contrada Bosco di Asiago, l’associazione organizzò la rimozione di circa 500 chilogrammi di rifiuti da una galleria della Prima guerra mondiale. Nella stessa giornata furono ripulite altre due località vicine. [web:8]

Il passaggio verso una programmazione territoriale condivisa punta a dare continuità a queste azioni. La proposta pubblicata il 16 ottobre mette insieme conoscenza dei siti, risorse regionali e responsabilità amministrative. La scadenza del 30 ottobre definisce il termine per le richieste al bando, mentre il lavoro dei Recuperanti di Montagne offre un’esperienza concreta su cui costruire la collaborazione. [web:6][web:34]

Relazione di approfondimento sulle attività dei Recuperanti di Montagne – Terzo Patrimonio

Recuperanti di Montagne: origine dell’associazione e radicamento nell’Altopiano

I Recuperanti di Montagne – Terzo Patrimonio sono attivi dal 2015, anno indicato come fondazione dell’associazione. Il loro ambito d’intervento comprende discariche abusive e accumuli di rifiuti in zone impervie dell’Altopiano dei Sette Comuni. Già nel maggio 2022 l’associazione riferiva di avere ripulito una decina di discariche di questo tipo. Si tratta di un bilancio riferito a quella data, utile a descrivere il percorso precedente alla campagna di Fiara. [web:39]

Il nome richiama una figura storica del territorio: il recuperante che cercava ferro e materiali lasciati dalla Grande Guerra. L’associazione riprende quel riferimento legato alla frequentazione della montagna e lo orienta verso la tutela ambientale. L’attività contemporanea riguarda la rimozione dei rifiuti, non la raccolta di residuati bellici. [web:10]

Recuperanti di Montagne e censimento delle discariche abusive

La rimozione dei rifiuti è preceduta dalla conoscenza dei luoghi. Nel 2021 Scintilena riportava circa un centinaio di siti inquinati catalogati negli anni e progressivamente affrontati. Il dato descrive il patrimonio di segnalazioni e ricognizioni allora disponibile, non il numero delle bonifiche già concluse. [web:8]

Questa distinzione aiuta a comprendere la dimensione dell’attività. Un sito individuato può richiedere sopralluoghi, verifiche sulle condizioni di accesso, interlocuzioni con gli enti e organizzazione dei trasporti. Il caso di Fiara mostra quanto la preparazione possa incidere sui tempi complessivi. L’intervento era già stato annunciato per il giugno 2022, ma fu rinviato per questioni burocratiche ancora da risolvere. [web:39]

La proposta dell’ottobre 2026 valorizza proprio questa conoscenza territoriale. La mappatura delle criticità costituisce uno dei collegamenti indicati tra il lavoro associativo e l’eventuale programmazione dei Comuni. Il censimento assume così una funzione operativa: permette di passare dalla segnalazione del problema all’organizzazione di progetti localizzati. [web:6]

Bonifica di Contrada Bosco: rifiuti in una galleria della Grande Guerra

L’intervento di Contrada Bosco, nel territorio di Asiago, documenta l’impegno anche nelle cavità artificiali. Nell’ottobre 2021 i Recuperanti di Montagne organizzarono la pulizia di una galleria militare della Prima guerra mondiale. Parteciparono speleologi appartenenti a gruppi vicentini. [web:8]

Dalla cavità uscirono circa 500 chilogrammi di materiali. Il resoconto cita taniche di olio esausto, pneumatici, elettrodomestici, fiale di farmaci e un sedile d’auto. Segnala inoltre la presenza di eternit. Una parte consistente dei rifiuti risaliva agli anni Ottanta e Novanta. Il deposito raccontava quindi un uso prolungato del sottosuolo come luogo di abbandono. [web:8]

La cronaca registra una segnalazione ai Carabinieri e il deposito provvisorio dei materiali in attesa del recupero da parte della ditta incaricata della raccolta. Il lavoro non terminava all’uscita della galleria. Comprendeva il raccordo con la gestione esterna dei rifiuti. Nella medesima giornata furono ripulite altre due località vicine. [web:8]

Grotta di Fiara: dall’esplorazione speleologica alla preparazione della pulizia

La Grotta di Fiara era stata esplorata dal Gruppo Speleologico Settecomuni circa quarant’anni prima dell’intervento del 2024. Nel resoconto delle operazioni, uno degli esploratori ricordava che la cavità era pulita al tempo delle prime visite. Il successivo accumulo di carcasse e altri materiali aveva trasformato l’ambiente. [web:29]

La preparazione della pulizia precede di diversi anni l’ingresso operativo dei volontari. Un video dell’interno era già stato realizzato nell’agosto 2020. Nel 2022 venne annunciata una giornata di bonifica in coincidenza con la Giornata mondiale dell’ambiente, poi rinviata. Nel settembre 2024 il progetto arrivò alla fase di recupero dei rifiuti. [web:39][web:29]

La cavità si trova nel comune di Gallio, mentre il fondo appartiene al Comune di Rotzo. Nel percorso organizzativo intervennero quindi aspetti territoriali, patrimoniali e amministrativi. La ricostruzione pubblicata nel 2025 descrive il sostegno del Comune di Rotzo e dei Carabinieri Forestali di Asiago, insieme al contributo documentale del CAI e della Società Speleologica Italiana. [web:28]

Bonifica della Grotta di Fiara nel 2024: persone, attrezzature e organizzazione

Le operazioni del 7 e 8 settembre 2024 richiesero attività sia in superficie sia nel sottosuolo. All’ingresso fu rimosso un tronco caduto. Seguirono il disgaggio, la sistemazione di una recinzione e l’installazione di un verricello a bandiera. L’attrezzatura serviva a sollevare i big bag con i sacchi di rifiuti. [web:29]

Il resoconto delle due giornate elenca verricello, gruppo elettrogeno, corde, impalcatura, motosega, badili, picconi, leve, sacchi, big bag e pickup. Questa dotazione descrive un cantiere organizzato, nel quale il recupero verticale rappresentava soltanto una delle lavorazioni. La movimentazione proseguiva all’esterno, fino al punto di raccolta. [web:29]

I volontari si distribuirono tra mansioni differenti:

  • recupero e insaccamento dei materiali all’interno della grotta;
  • sollevamento dei carichi e ricezione in superficie;
  • separazione dei rifiuti recuperati;
  • trasporto dei sacchi al punto di raccolta;
  • gestione dei pasti e della logistica del campo. [web:29]

Il bilancio pubblicato da Claudio Barbato indica 29 partecipanti, 45 sacchi recuperati e 464 ore complessive di lavoro gratuito. Il Comune di Rotzo fornì quasi interamente cibo e bevande per circa trenta persone e tre pasti. Il sostegno logistico consentì di affiancare il lavoro sotterraneo alle attività esterne. [web:29]

Recuperanti di Montagne e collaborazione tra gruppi speleologici

La campagna di Fiara coinvolse una rete di gruppi, non soltanto i soci dell’associazione organizzatrice. Il resoconto del 2024 elenca GS Settecomuni, Gruppo Grotte Trevisiol, Gruppo Grotte Giara Modon di Valstagna, Gruppo Grotte Treviso, Gruppo Grotte Valdagno, Club Speleologico Proteo, Gruppo Speleologico Padovano CAI e Gruppo Speleologico Sacile. [web:29]

La presenza di più realtà mise in relazione conoscenza locale e capacità tecniche. Alla componente speleologica si affiancarono cittadini e volontari impegnati in superficie. Il modello consentiva una partecipazione differenziata: chi non entrava in grotta contribuiva alla selezione, al trasporto e alla logistica. [web:29]

Anche il programma del settembre 2025 prevedeva una collaborazione con il Gruppo Grotte Gastone Trevisiol CAI Vicenza e altri gruppi veneti e friulani. I Recuperanti di Montagne assicuravano vitto e materiali collettivi. L’organizzazione associativa svolgeva quindi una funzione di raccordo tra squadre, attrezzature e permanenza sul posto. [web:12]

Rifiuti animali, documentazione e rapporti con i Carabinieri Forestali

La presenza di resti animali rese la pulizia di Fiara diversa da una comune raccolta di rifiuti escursionistici. I sacchi contenevano carcasse e ossa, insieme a materiali eterogenei. Il lavoro richiedeva di gestire ciò che risaliva dalla cavità e di separarlo in superficie. [web:29]

Durante la campagna del 2024 alcuni marchi auricolari identificativi degli animali furono consegnati ai Carabinieri Forestali di Asiago. Il resoconto riferisce anche la documentazione fotografica dei materiali estratti dal pozzo. La rimozione si accompagnò così alla conservazione di elementi utili alle verifiche delle autorità. [web:29]

Questo passaggio distingue i compiti dei soggetti coinvolti. I volontari svolgevano le operazioni organizzate di recupero. I Forestali ricevevano la documentazione e gli elementi identificativi. Il contributo dell’associazione riguardava quindi anche l’emersione e la registrazione di una situazione di degrado sotterraneo. [web:29]

Tutela delle acque carsiche: il significato scientifico delle bonifiche

Il collegamento tra rifiuti e acqua costituisce il fondamento ambientale di queste attività. La revisione scientifica di F. Ka?aro?lu, pubblicata nel 1999 su Water, Air, & Soil Pollution, descrive l’elevata vulnerabilità degli acquiferi carsici all’inquinamento. Tra le pressioni considerate figurano gli scarichi e lo smaltimento di rifiuti domestici, agricoli e industriali. [web:23]

Il sottosuolo carsico non è un contenitore isolato. La circolazione attraverso fratture e condotti mette in relazione settori diversi dell’acquifero. La conoscenza dei percorsi dell’acqua diventa quindi importante per comprendere anche il trasferimento dei contaminanti. Una sintesi pubblicata nel 2025 dall’American Geophysical Union richiama il ruolo dei tracciamenti, del monitoraggio e della modellazione di questi processi. [web:27]

Nel caso di Fiara, i campionamenti del 2024 furono destinati ad analisi chimiche, microbiologiche ed ecotossicologiche. La ricostruzione giornalistica dell’agosto 2025 riferisce che le analisi avevano confermato un forte inquinamento. La pulizia interveniva quindi su una situazione per la quale erano state raccolte anche informazioni sulla qualità dell’acqua. [web:29][web:28]

La letteratura collega la protezione degli acquiferi a più azioni complementari: conoscenza idrogeologica, controllo delle sorgenti d’inquinamento, monitoraggio e informazione pubblica. Il lavoro documentato dei Recuperanti di Montagne si colloca soprattutto nella rimozione dei depositi e nella sensibilizzazione, con un raccordo alle verifiche ambientali. [web:23][web:29][web:17]

Grotta di Fiara nel 2025 e riconoscimento all’impegno dei Recuperanti di Montagne

La prima campagna non esaurì il materiale presente nella cavità. L’associazione organizzò una nuova fase per il 6 e 7 settembre 2025, destinata a completare la pulizia. L’intervento confermava la necessità di tornare sullo stesso sito, anziché limitarsi a una singola giornata di raccolta. [web:28]

Nel gennaio 2026 Scintilena riportò la conclusione della pulizia avvenuta nel settembre precedente. La stessa notizia attribuiva al lavoro del 2025 altre 490 ore. Il dato rende visibile la consistenza della seconda fase e il proseguimento dell’impegno dopo l’operazione iniziale. [web:10]

All’associazione fu assegnato il riconoscimento «L’Altopianese dell’anno 2025». La notizia collegava il premio alla campagna di Fiara e alle altre azioni contro le discariche abusive. Il riconoscimento portava all’attenzione pubblica un’attività distribuita nel tempo, fatta di preparazione, interventi sul campo e relazioni con la comunità. [web:10]

Recuperanti di Montagne e divulgazione ambientale a Rotzo

L’attività associativa comprende incontri pubblici e restituzione dei risultati. Il 20 dicembre 2024, alla Casa della Cultura di Rotzo, i Recuperanti di Montagne presentarono fotografie e filmati a una cinquantina di cittadini. La serata affrontò le condizioni dei pascoli e dei boschi, il carsismo e la tutela delle sorgenti. [web:17]

Fu proiettato anche un filmato sulle giornate di pulizia di Fiara, realizzato da uno speleologo e speleosub vicentino. La documentazione consentiva di mostrare ambienti e operazioni normalmente poco visibili a chi non frequenta il sottosuolo. Il racconto dell’intervento diventava uno strumento di informazione territoriale. [web:17]

Questa attività collega l’esperienza tecnica alla prevenzione. La revisione scientifica sulla protezione degli acquiferi carsici comprende proprio la consapevolezza pubblica tra gli elementi di un sistema di tutela. Nel lavoro dell’associazione, incontri e immagini accompagnano la rimozione materiale dei rifiuti. [web:23][web:17]

Bonifica ambientale dell’Altopiano: il raccordo tra volontariato ed enti pubblici

Le esperienze di Contrada Bosco e Fiara mostrano una filiera composta da soggetti diversi. L’associazione organizza persone e competenze. I gruppi speleologici contribuiscono alle operazioni ipogee. Le amministrazioni sostengono aspetti organizzativi e territoriali. Le autorità ricevono segnalazioni e documentazione. I servizi incaricati intervengono nella gestione dei materiali raccolti. [web:8][web:29][web:28]

La proposta pubblicata il 16 ottobre 2026 porta questa collaborazione a una scala intercomunale. I tre elementi indicati sono l’individuazione delle microdiscariche, l’integrazione tra risorse pubbliche e lavoro volontario e il coinvolgimento della comunità. Il bando regionale offre il possibile sostegno economico; l’esperienza dei Recuperanti di Montagne fornisce conoscenza dei luoghi e precedenti operativi. [web:6]

Il passaggio da singoli interventi a una programmazione condivisa è il tema della proposta rivolta all’Unione Montana. Il patrimonio di attività già realizzate ne costituisce il punto di partenza: ricognizioni, recuperi in cavità naturali e artificiali, rapporti con gli enti, documentazione e divulgazione. [web:6][web:8][web:29][web:17]

Fonti giornalistiche, istituzionali e scientifiche

  1. 7 Comuni Online, 16 ottobre 2026 — «Un’opportunità per il territorio: l’Unione Montana dei Sette Comuni e i “Recuperanti di Montagne” uniscano le forze per pulire i nostri boschi».
    https://www.7comunionline.it/2026/10/16/altopiano-e-recuperanti-di-montagne-insieme-per-la-bonifica-ambientale/
  2. Regione del Veneto — «Rifiuti abbandonati, 577 mila euro ai Comuni per rimuoverli».
    https://www.regione.veneto.it/article-detail?articleId=14422328
  3. 7 Comuni Online, 28 maggio 2022 — «Recuperanti di Montagne: bonifica alla Grotta di Fiara per la Giornata Mondiale dell’Ambiente».
    https://www.7comunionline.it/2022/05/28/recuperanti-di-montagne-bonifica-alla-grotta-di-fiara-per-la-giornata-mondiale-dellambiente/
  4. Scintilena, 22 ottobre 2021 — «Asiago I Recuperanti di Montagne ripuliscono 500 kg di rifiuti da una cavità della Prima Guerra Mondiale».
    https://www.scintilena.com/asiago-i-recuperanti-di-montagne-ripuliscono-500-kg-di-rifiuti-da-una-cavita-della-prima-guerra-mondiale/10/22/
  5. Scintilena, 14 settembre 2024 — «Bonifica della Grotta di Fiara: Un Impegno Corale per l’Ambiente», con resoconto di Claudio Barbato.
    https://www.scintilena.com/bonifica-della-grotta-di-fiara-un-impegno-corale-per-lambiente/09/14/
  6. Scintilena, 24 dicembre 2024 — «La Bonifica della Grotta di Fiara: Incontro a Rotzo con la Verità sui Pascoli e Boschi dell’Altopiano dei Sette Comuni».
    https://www.scintilena.com/la-bonifica-della-grotta-di-fiara-incontro-a-rotzo-con-la-verita-sui-pascoli-e-boschi-dellaltopiano/12/24/
  7. 7 Comuni Online, 25 agosto 2025 — «Grotta di Fiara, i Recuperanti di Montagne tornano per completare la bonifica».
    https://www.7comunionline.it/2025/08/25/grotta-di-fiara-i-recuperanti-di-montagne-tornano-per-completare-la-bonifica/
  8. Scintilena, 2 settembre 2025 — «Grotta di Fiara pronta alla bonifica: i Recuperanti di Montagne tornano all’opera».
    https://www.scintilena.com/grotta-di-fiara-pronta-alla-bonifica-i-recuperanti-di-montagne-tornano-allopera/09/02/
  9. Scintilena, 6 gennaio 2026 — «Recuperanti di montagne premiati come Altopianese dell’anno per la tutela ambientale dell’Altopiano».
    https://www.scintilena.com/recuperanti-di-montagne-premiati-come-altopianese-dellanno-per-la-tutela-ambientale-dellaltopiano/01/06/
  10. Ka?aro?lu, F., 1999 — «Review of Groundwater Pollution and Protection in Karst Areas», Water, Air, & Soil Pollution, 113, 337–356. DOI: 10.1023/A:1005014532330.
    https://link.springer.com/article/10.1023/A:1005014532330
  11. Eos, American Geophysical Union, 22 luglio 2025 — «Groundwater Pollution in Karst Regions: Toward Better Models».
    https://eos.org/editors-vox/groundwater-pollution-in-karst-regions-toward-better-models

Recuperanti di montagne

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  • Traversella, nelle storiche miniere ex Fiat si cercano terre rare e materie prime critiche
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Traversella, nelle storiche miniere ex Fiat si cercano terre rare e materie prime critiche

Október 16th 2026 at 05:00

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Nelle gallerie dismesse da oltre cinquant’anni sono in corso campionamenti e indagini geologiche. Per raggiungere alcuni settori i tecnici vengono calati dai pozzi di aerazione con il supporto del Soccorso Speleologico.

Le storiche miniere di Traversella, in Valchiusella, nel Canavese piemontese, tornano al centro dell’attenzione. A più di mezzo secolo dalla fine dell’attività estrattiva della Fiat, nel sottosuolo della Città metropolitana di Torino è in corso una nuova campagna di ricerca dedicata alla presenza di minerali e materie prime di crescente interesse industriale.

La Regione Piemonte ha conferito alla società Raw Materials Italia S.r.l. il permesso di ricerca denominato “Traversella”, relativo ad arsenico, barite, manganese, nichel, rame, tungsteno e terre rare pesanti e leggere. L’area interessata si estende per 94,8 ettari nei territori comunali di Traversella e, in misura minore, di Valchiusa.

Il programma autorizzato prevede la rielaborazione dei dati geologici esistenti, la realizzazione di cartografie di dettaglio, il campionamento delle rocce affioranti, il prelievo di campioni in tunnel e cave preesistenti, analisi mineralogiche e petrografiche, prospezioni geofisiche non invasive e campionamenti dei sedimenti dei corsi d’acqua. Sono inoltre previsti, se necessari, rilievi geofisici mediante droni.

Per il momento non si tratta quindi della riapertura della miniera. Nelle attività condotte finora non sono stati effettuati scavi o carotaggi: i tecnici entrano nelle vecchie gallerie per eseguire rilievi, prelevare piccoli campioni di roccia e acquisire informazioni sulla struttura e sulle caratteristiche mineralogiche del giacimento.

Secondo quanto riferito dal sindaco di Traversella Marco Puglisi, i campioni raccolti sono stati inviati per le analisi a laboratori in Cina e Canada e all’Università di Siena. Alle operazioni partecipano squadre ristrette di specialisti, tra geologi, mineralogisti, chimici, ricercatori e docenti universitari.

Particolarmente interessante per il mondo speleologico è la modalità utilizzata per raggiungere alcuni settori del complesso minerario. Quando necessario, i tecnici vengono calati attraverso i vecchi pozzi di aerazione con il supporto del Soccorso Speleologico, evitando così di aprire o riaprire preventivamente gallerie prima di averne verificato l’interesse ai fini della ricerca.

Le indagini riguardano anche gli ambienti sotterranei della storica miniera, la cui concessione è intestata al Comune di Traversella. Proprio per consentire campionamenti e rilievi all’interno di questi sotterranei, la Regione Piemonte ha previsto una specifica convenzione tra il Comune e Raw Materials Italia, accompagnata dall’aggiornamento della documentazione relativa alla sicurezza delle attività in miniera.

La storia amministrativa del giacimento è anch’essa particolare. Nel 2004 la concessione mineraria “Traversella”, estesa su 397,45 ettari, venne trasferita al Comune. Tra i minerali contemplati dalla concessione figuravano già, oltre a ferro, rame, pirite, piombo e numerosi altri metalli, anche tungsteno e terre rare.

Oggi l’interesse economico è però profondamente diverso da quello che aveva caratterizzato l’attività mineraria del Novecento. La Fiat aveva estratto ferro a Traversella fino al 1971, mentre le nuove ricerche sono rivolte a sostanze presenti anche in quantità molto inferiori, ma divenute importanti per numerose applicazioni tecnologiche e industriali.

Il permesso di ricerca regionale ha una durata prevista di due anni e servirà a raccogliere dati sufficienti per valutare la reale consistenza e l’interesse dei giacimenti. Soltanto sulla base dei risultati potrà essere presa in considerazione l’eventualità di una futura attività estrattiva, che richiederebbe comunque ulteriori procedure autorizzative e valutazioni sotto il profilo tecnico, economico, ambientale e della sicurezza.

A Traversella, intanto, un esteso patrimonio di cavità artificiali realizzate nel corso di secoli di attività mineraria torna a essere percorso e studiato. Vecchie gallerie e pozzi, nati per un’industria ormai scomparsa, diventano così ancora una volta luoghi di ricerca sul sottosuolo e sulle risorse che custodisce.

Aggiungo una considerazione dal punto di vista ambientale: ad oggi, ambientalmente, la fase attuale di ricerca ha un impatto limitato, trattandosi soprattutto di rilievi, campionamenti e indagini non invasive.

Ben diversa sarebbe invece l’eventuale apertura di una nuova fase estrattiva, che dovrebbe confrontarsi con la fragilità dell’ambiente alpino, con la gestione delle acque, dei materiali di scarto e con la tutela del paesaggio e degli ecosistemi locali.

La presenza di materie prime critiche può rappresentare una risorsa strategica, ma ogni ipotesi di sfruttamento dovrà essere valutata tenendo insieme interesse economico, sicurezza, sostenibilità ambientale e conservazione del patrimonio storico-minerario di Traversella.

Fonti:

Regione Piemonte – Determinazione Dirigenziale n. 6 del 13 gennaio 2026, Permesso di ricerca mineraria “Traversella”.

Regione Piemonte – Bollettino Ufficiale n. 38/2025, domanda di conferimento del permesso di ricerca mineraria “Traversella”.

Regione Piemonte – Determinazione Dirigenziale n. 257 del 22 novembre 2004, trasferimento al Comune di Traversella della concessione mineraria “Traversella”.

La Sentinella del Canavese – Simona Bombonato, “Traversella, nelle storiche miniere ex Fiat parte la corsa alle terre rare”, 3 ottobre 2026.

Foto: Ingresso di una delle storiche miniere di ferro di Traversella, in Valchiusella. Foto: Laurom / Wikimedia Commons – Pubblico dominio

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  • Bat Week 2026: dal 24 al 31 ottobre i pipistrelli al centro della tutela delle grotte
    Condividi La Bat Week 2026 richiama l’attenzione sulla conservazione dei pipistrelli: una settimana internazionale di divulgazione, con un incontro online tra speleologi e ricercatori e un approfondimento sulla biologia dei chirotteri Bat Week 2026: le date e gli obiettivi della settimana dei pipistrelli Dal 24 al 31 ottobre 2026 torna la Bat Week, la settimana internazionale dedicata ai pipistrelli e alla loro conservazione. L’iniziativa promuove la conoscenza dei chirotteri e delle funzi
     

Bat Week 2026: dal 24 al 31 ottobre i pipistrelli al centro della tutela delle grotte

Október 15th 2026 at 11:00

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La Bat Week 2026 richiama l’attenzione sulla conservazione dei pipistrelli: una settimana internazionale di divulgazione, con un incontro online tra speleologi e ricercatori e un approfondimento sulla biologia dei chirotteri

Bat Week 2026: le date e gli obiettivi della settimana dei pipistrelli

Dal 24 al 31 ottobre 2026 torna la Bat Week, la settimana internazionale dedicata ai pipistrelli e alla loro conservazione. L’iniziativa promuove la conoscenza dei chirotteri e delle funzioni che svolgono negli ecosistemi. Il calendario 2026 conferma le date della campagna annuale, che coinvolge realtà impegnate nella divulgazione e nella protezione della fauna.[1][2]

Il messaggio della Bat Week 2026 riguarda animali spesso poco conosciuti, pur essendo presenti in molti ambienti frequentati dall’uomo. I pipistrelli consumano insetti, impollinano fiori e disperdono semi, secondo le abitudini alimentari delle diverse specie. La conservazione dei loro rifugi sostiene quindi processi ecologici che interessano anche agricoltura e foreste.[2][3]

Il sito della campagna raccoglie appuntamenti e risorse educative. Nel calendario figurano attività divulgative, proiezioni, laboratori e iniziative rivolte a famiglie e insegnanti. Tra le risorse disponibili nel periodo della manifestazione compare una registrazione formativa promossa da Project WILD e Bat Conservation International. La settimana si sviluppa così attraverso iniziative locali e contenuti accessibili online.[2]

Bat Week 2026 e speleologia: il confronto online del 25 ottobre

Per il pubblico speleologico, la Bat Week 2026 comprende un appuntamento dedicato al rapporto tra esplorazione e tutela delle colonie. Domenica 25 ottobre, la Commissione Biologia dell’Union Internationale de Spéléologie e Bat Conservation International organizzano una sessione online. La trasmissione è prevista su Facebook Live.[4]

L’incontro riunisce speleologi, ricercatori, educatori e persone interessate alla conservazione dei chirotteri. Il programma mette al centro la collaborazione tra chi conosce le cavità e chi studia i pipistrelli. Gli obiettivi comprendono la condivisione di esperienze, il collegamento tra ricerca e interventi di tutela e il coinvolgimento delle comunità locali.[4]

Le grotte ospitano fasi importanti del ciclo biologico di numerose specie. Possono essere rifugi invernali, siti riproduttivi o luoghi utilizzati durante gli spostamenti stagionali. La loro protezione richiede attenzione alle condizioni interne e agli habitat esterni nei quali gli animali si alimentano. Conservare soltanto il punto in cui riposano non esaurisce quindi le esigenze delle colonie.[4][5]

Conservazione dei pipistrelli: il contributo degli speleologi durante la Bat Week 2026

In Italia, Tutela Pipistrelli propone attraverso la propria sezione speleo un questionario per segnalare la presenza di chirotteri nelle cavità. Le osservazioni aiutano a individuare rifugi importanti e a costruire una collaborazione con gli specialisti. La conoscenza del territorio sotterraneo può così diventare una risorsa per la conservazione.[4][5]

Questa attività deve rispettare la sensibilità degli animali. Tutela Pipistrelli indica il letargo e la nascita con crescita dei piccoli come le fasi più delicate. Nei rifugi occupati da colonie, i sopralluoghi vanno evitati in questi periodi. Le indicazioni stagionali devono essere riferite alle specie e alle condizioni del sito.[6][7]

Il disturbo invernale può provocare risvegli e consumare le riserve necessarie per arrivare alla primavera. Rumore, permanenza ravvicinata e illuminazione diretta richiedono quindi particolare attenzione. La Bat Week 2026 richiama una responsabilità concreta: conoscere i pipistrelli significa anche adattare la frequentazione delle grotte alle loro esigenze.[6][8]

L’attenzione agli animali rientra nella più ampia esigenza di una speleologia sostenibile. I materiali didattici della Società Speleologica Italiana richiamano la fragilità delle cavità e la necessità di comportamenti rigorosi. In questo quadro, la tutela dei rifugi collega esplorazione, conoscenza e conservazione del patrimonio sotterraneo.[9]

Relazione di approfondimento: le caratteristiche peculiari dei pipistrelli

Biologia dei pipistrelli: mammiferi con oltre 1.500 specie

I pipistrelli appartengono all’ordine dei Chirotteri. Il nome deriva dalle parole greche che indicano la mano e l’ala. Sono mammiferi, non uccelli, e costituiscono il secondo ordine di mammiferi per numero di specie. Bat Conservation International indica oltre 1.500 specie conosciute, distribuite in sei continenti.[3]

Questa diversità impedisce di descriverli attraverso un solo modello. Alimentazione, dimensioni, rifugi e organizzazione delle colonie variano molto. Il pipistrello calabrone raggiunge circa due grammi di massa. All’estremo opposto, alcune grandi volpi volanti presentano aperture alari che si avvicinano a 1,8 metri. Sono forme biologiche differenti appartenenti allo stesso ordine.[3]

La storia dei chirotteri supera i 50 milioni di anni. Nel corso di questa evoluzione, il volo e le diverse specializzazioni alimentari hanno permesso l’occupazione di numerosi ambienti. La loro presenza non è limitata alle grotte: riguarda anche foreste, paesaggi agricoli, deserti e costruzioni umane.[3][5]

Volo dei pipistrelli: una mano trasformata in ala

La prima peculiarità dei pipistrelli è il volo attivo. Sono gli unici mammiferi capaci di volare in modo sostenuto, invece di limitarsi a planare. Gli scoiattoli volanti, per esempio, scivolano nell’aria tra punti sopraelevati. I chirotteri producono invece il movimento necessario al volo attraverso il battito delle ali.[3][10]

L’ala deriva dalla trasformazione dell’arto anteriore. Le dita allungate sostengono una membrana, che forma la superficie alare. Il pollice rimane generalmente libero e può essere utilizzato per aggrapparsi e per la pulizia del corpo. La struttura conserva quindi l’origine anatomica di una mano, pur svolgendo una funzione diversa.[10][11]

La flessibilità delle ali consente manovre complesse. La membrana non è soltanto una superficie utile al movimento: partecipa anche a processi fisiologici, tra cui scambio di calore e bilancio idrico. Per questo una lesione alare può compromettere più funzioni contemporaneamente.[11][12]

Il confronto con gli uccelli mostra un caso di evoluzione convergente. Due gruppi differenti hanno sviluppato il volo battuto attraverso strutture diverse. Le ali svolgono una funzione analoga, ma non hanno la stessa organizzazione.[13]

Ecolocalizzazione dei pipistrelli: orientarsi attraverso gli echi

Molte specie utilizzano l’ecolocalizzazione. Emettono segnali sonori e interpretano gli echi restituiti dall’ambiente. Questo sistema permette di individuare ostacoli e prede, anche quando la luce è scarsa. Nelle specie che lo impiegano, l’informazione acustica integra gli altri sensi. I pipistrelli non sono ciechi.[3][11]

Gli echi forniscono informazioni sulla posizione degli oggetti, sulle dimensioni e sul movimento delle prede. Gran parte dei segnali è ultrasonica, quindi supera le frequenze normalmente percepite dall’orecchio umano. Il silenzio apparente di una notte con pipistrelli in volo può nascondere un’intensa attività sonora.[11][14]

Esistono modalità differenti di emissione. Molti chirotteri producono i segnali nella laringe e li emettono dalla bocca. Altri li proiettano attraverso il naso. Nei rinolofi, le strutture cutanee intorno alle narici contribuiscono a dirigere il segnale. Un lavoro presentato dal Natural History Museum nel febbraio 2026 collega le caratteristiche del cranio alle frequenze e alle modalità di emissione del sonar.[15]

L’ecolocalizzazione non va quindi considerata un dispositivo identico in tutte le specie. È una capacità specializzata, associata all’anatomia e alle esigenze ecologiche degli animali. Anche la ricerca scientifica utilizza queste differenze per comprendere l’evoluzione dei chirotteri.[15]

Alimentazione dei pipistrelli: insetti, frutta, nettare e altre risorse

L’insettivoria è la forma di alimentazione più diffusa tra i pipistrelli. Le specie italiane sono indicate come insettivore nel quadro divulgativo dedicato al loro ciclo biologico. In altri territori vivono chirotteri che consumano frutta o nettare. Esistono anche specializzazioni rivolte ad altre prede, compresi i pesci.[3][16]

Queste differenze corrispondono a funzioni ecologiche distinte. I pipistrelli insettivori contribuiscono al contenimento di insetti, inclusi organismi dannosi per le colture. Non è corretto attribuire a ogni specie lo stesso consumo alimentare. Il fabbisogno cambia con dimensioni, disponibilità di prede e fase riproduttiva. Bat Conservation International segnala consumi particolarmente elevati nelle femmine gravide o in allattamento.[3]

I nettarivori trasferiscono polline tra i fiori durante l’alimentazione. Questa attività interessa, tra le altre piante, agavi e grandi cactus. I frugivori disperdono semi, anche attraversando aree aperte. Possono così favorire la ricolonizzazione vegetale di superfici disboscate. Questi servizi appartengono soprattutto alle comunità tropicali e subtropicali e non vanno trasferiti indistintamente alla fauna italiana.[3][16]

Soltanto tre specie si alimentano di sangue. Vivono in America Latina. L’immagine del pipistrello come animale universalmente ematofago non descrive quindi la diversità dell’ordine e non riguarda le specie presenti in Italia.[3]

Rifugi dei pipistrelli: grotte, alberi ed edifici

Non tutti i pipistrelli vivono in grotta. Alcune specie utilizzano cavità arboree; altre occupano interstizi e ambienti nelle costruzioni. Le categorie troglofili, fitofili e antropofili indicano queste associazioni prevalenti. Non sono compartimenti rigidi: una specie può scegliere rifugi differenti durante l’anno.[5]

La scelta dipende dal clima locale, dalle opportunità del territorio e dalla fase biologica. Un rifugio adatto al riposo estivo può non soddisfare le esigenze dell’ibernazione. Analogamente, una colonia riproduttiva richiede condizioni favorevoli alla crescita dei piccoli. La conservazione deve quindi considerare una rete di siti, non soltanto una singola cavità.[5][16]

Molti pipistrelli riposano appesi a testa in giù. Le zampe posteriori sono specializzate per l’aggancio, mentre gli arti anteriori sono destinati al volo. Il pollice libero permette altri movimenti e appigli. Questa postura è legata alla loro anatomia e non indica una condizione anomala.[10]

Letargo dei pipistrelli: il risparmio energetico durante l’inverno

Nelle regioni temperate, la riduzione stagionale degli insetti rende difficile mantenere l’attività ordinaria. Molte specie superano l’inverno attraverso l’ibernazione. Durante il torpore diminuiscono metabolismo, temperatura corporea, frequenza cardiaca e respirazione. Il consumo energetico si riduce e gli animali utilizzano il grasso accumulato prima dell’inverno.[8][14]

Il letargo non equivale semplicemente a un sonno prolungato. È una condizione fisiologica di risparmio energetico. La riattivazione del metabolismo richiede energia, perché l’animale deve tornare a una temperatura compatibile con l’attività. I risvegli provocati dal disturbo possono quindi sottrarre riserve necessarie alla sopravvivenza.[8]

Temperatura, umidità e stabilità del rifugio sono importanti. Le grotte e altri ambienti sotterranei possono offrire condizioni favorevoli, ma non ogni cavità è adatta a tutte le specie. Tutela Pipistrelli indica orientativamente il periodo tra novembre e marzo come fase delicata per il letargo. La durata effettiva dipende dalle condizioni locali.[6][7][8]

Riproduzione dei pipistrelli: colonie di maternità e crescita dei piccoli

La maggior parte delle specie produce mediamente un solo piccolo all’anno. Si tratta di una riproduzione lenta rispetto a quella di molti altri piccoli mammiferi. La perdita di numerosi adulti non può quindi essere compensata rapidamente attraverso nuove nascite.[3]

In molte specie europee, gli accoppiamenti avvengono tra fine estate e autunno. Le femmine possono conservare lo sperma durante l’inverno, con fecondazione in primavera. Questo meccanismo collega la riproduzione al ritorno di condizioni favorevoli e a una maggiore disponibilità alimentare. Non rappresenta una regola universale per tutti i chirotteri.[16]

Le colonie di maternità, chiamate anche nursery, riuniscono femmine gravide e in allattamento. Il neonato dipende dalla madre per nutrizione e protezione. La crescita porta ai primi voli e poi all’alimentazione autonoma, con tempi differenti tra specie. La possibilità di volare non coincide automaticamente con il raggiungimento della maturità sessuale.[16]

Durante questa fase, l’abbandono del rifugio o il disturbo della colonia può compromettere la sopravvivenza dei piccoli. Tutela Pipistrelli richiama in particolare giugno e luglio come mesi sensibili per nascita, crescita e svezzamento. I calendari di protezione devono essere adattati al sito.[6][16]

Longevità dei pipistrelli: piccoli mammiferi che possono vivere per decenni

Le dimensioni ridotte non implicano necessariamente una vita breve. Alcune specie di pipistrelli raggiungono età elevate in natura. Bat Conservation International riporta un maschio di vespertilio di Brandt vissuto almeno 41 anni. Il dato rappresenta un caso documentato, non la durata media della vita di tutti i chirotteri.[3]

Il Dipartimento dell’Interno statunitense distingue questo record dalla situazione generale. Molti pipistrelli vivono meno di vent’anni, mentre per alcune specie sono documentate longevità superiori ai trenta. La combinazione tra lunga vita e poche nascite rende particolarmente importante la sopravvivenza degli adulti.[3][17]

Vita sociale dei pipistrelli: comunicazione e spostamenti stagionali

Le aggregazioni variano da individui isolati a colonie molto numerose. Nei rifugi riproduttivi, il calore condiviso può favorire condizioni adatte ai piccoli. Durante l’inverno, alcune specie formano gruppi compatti; altre restano separate o in piccoli nuclei. Non esiste quindi un’unica organizzazione sociale.[14]

I segnali acustici non servono soltanto all’orientamento. I richiami sociali aiutano a mantenere i contatti, riconoscere altri individui, segnalare rivalità e attirare partner. Possono comprendere frequenze udibili dall’uomo e frequenze ultrasoniche. Bat Conservation International descrive anche il riconoscimento dei richiami dei compagni di colonia in alcune specie.[18]

Gli spostamenti stagionali aggiungono un’altra dimensione. Alcuni pipistrelli migrano su lunghe distanze; altri rimangono nella stessa regione e utilizzano rifugi stagionali differenti. La migrazione e l’ibernazione rappresentano risposte diverse alla variazione delle risorse. Per le specie migratrici, la tutela deve estendersi ai territori attraversati.[3][14]

Guano dei pipistrelli: il collegamento tra superficie e biodiversità delle grotte

Il guano, cioè l’insieme delle deiezioni, introduce nutrienti negli ambienti sotterranei. In molte grotte le risorse alimentari sono limitate. I pipistrelli si alimentano all’esterno e trasferiscono parte della materia organica nel rifugio. Questo apporto sostiene comunità di organismi cavernicoli.[19]

Il collegamento può coinvolgere anche vertebrati. Uno studio sulla salamandra cavernicola Eurycea spelaea ha documentato l’ingestione di guano e la sua assimilazione nei tessuti. La ricerca mostra che l’apporto dei pipistrelli può alimentare relazioni trofiche più articolate di una semplice catena basata sulle prede catturate.[20]

La perdita di una colonia può quindi modificare anche la disponibilità di risorse nella cavità. La conservazione dei chirotteri interessa l’intero sistema biologico collegato al rifugio, non soltanto gli animali visibili sulle pareti.[19][20]

Minacce ai pipistrelli: habitat, cambiamento climatico e sindrome del naso bianco

La distruzione dei rifugi e degli habitat di alimentazione costituisce una pressione importante. A questa si aggiungono persecuzione, uso di pesticidi e cambiamento climatico. Siccità, temperature estreme e alterazioni della stagionalità possono incidere sulla sopravvivenza e sulla disponibilità di cibo.[2][3]

Anche gli impianti eolici possono causare mortalità, soprattutto in alcune specie migratrici. Bat Conservation International lavora su misure operative capaci di ridurre gli incidenti. La questione riguarda la compatibilità tra produzione energetica e conservazione della biodiversità, attraverso soluzioni basate sulla ricerca.[3]

In Nord America, la sindrome del naso bianco è una malattia fungina responsabile della morte di milioni di pipistrelli dall’emergere del problema nel 2006. Il fungo colpisce gli animali durante l’ibernazione. Le lesioni alle ali e i risvegli più frequenti alterano il bilancio energetico e possono portare all’esaurimento delle riserve prima della primavera.[12][21]

La malattia non va confusa con una generica presenza di materiale chiaro sul corpo. La diagnosi richiede competenze specifiche. Il quadro descritto dalle fonti riguarda soprattutto la crisi delle popolazioni nordamericane e non autorizza a trasferire gli stessi tassi di mortalità alle colonie italiane.[3][12]

Pipistrelli e persone: conservazione, osservazione e precauzioni sanitarie

La convivenza richiede comportamenti che proteggano persone e animali. I pipistrelli non devono essere manipolati da chi non possiede competenze adeguate. In caso di ritrovamento di un individuo in difficoltà, Tutela Pipistrelli invita a contattare rapidamente un esperto.[3][22]

Come altri mammiferi, possono contrarre infezioni trasmissibili all’uomo. Questo non significa che ogni individuo sia infetto. In caso di morso, Bat Conservation International raccomanda di lavare accuratamente la ferita con acqua e sapone e richiedere immediata assistenza medica. L’osservazione a distanza e l’assenza di manipolazioni evitano contatti non necessari.[3]

Per gli speleologi, le indicazioni essenziali comprendono il rispetto delle limitazioni di accesso e l’assenza di illuminazione diretta sulle colonie. Nei periodi di letargo e riproduzione, l’accesso ai rifugi occupati deve essere evitato. Le segnalazioni agli specialisti permettono di contribuire alla conoscenza senza trasformare ogni incontro in un censimento improvvisato.[5][6][7][8]

Fonti online


Fonti
[1] Bat Week – Purdue Extension https://extension.purdue.edu/events/2026/10/bat-week.html
[2] Home – Bat Week https://batweek.org/
[3] Bats 101 | Bat Facts, Species & Why They Matter https://www.batcon.org/about-bats/bats-101/
[4] Bat Week 2026: speleologi e ricercatori insieme per proteggere i pipistrelli delle grotte https://www.scintilena.com/bat-week-2026-speleologi-e-ricercatori-insieme-per-proteggere-i-pipistrelli-delle-grotte/10/10/
[5] La sezione speleo | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/la-sezione-speleo/
[6] Come comportarsi | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/come-comportarsi/
[7] Disturbo dei pipistrelli in grotta: perché le visite possono mettere a … https://www.scintilena.com/disturbo-dei-pipistrelli-in-grotta-perche-le-visite-possono-mettere-a-rischio-colonie-e-letargo/08/23/
[8] Il periodo invernale | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/il-periodo-invernale/
[10] Bats guide: species facts, what they eat, and whether they really are … https://www.discoverwildlife.com/animal-facts/mammals/bat-facts
[11] Flight, food and echolocation – About Bats – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/about-bats/flight-food-and-echolocation-2
[12] What Is White-nose Syndrome? (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/articles/what-is-white-nose-syndrome.htm
[13] Convergent evolution explained with 13 examples https://www.nhm.ac.uk/discover/convergent-evolution.html
[14] Bats – Lava Beds National Monument (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/labe/learn/nature/bats.htm
[15] How the echolocation of bats has shaped their skulls https://www.nhm.ac.uk/discover/news/2026/february/how-the-echolocation-of-bats-has-shaped-their-skulls.html
[16] Ciclo vitale dei pipistrelli: riproduzione, nursery e tutela … https://www.scintilena.com/ciclo-vitale-dei-pipistrelli-riproduzione-nursery-e-tutela-dei-rifugi/08/13/
[17] 13 Awesome Facts About Bats | U.S. Department of the Interior https://www.doi.gov/blog/13-facts-about-bats
[18] The Art of Bat Communication – Bat Conservation International https://www.batcon.org/the-art-of-bat-communication/
[19] Benefits of Bats – Bats (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/subjects/bats/benefits-of-bats.htm
[20] Coprophagy in a cave-adapted salamander; the importance of bat … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1560199/
[21] White-nose Syndrome in National Parks https://www.nps.gov/articles/000/white-nose-syndrome-in-national-parks.htm
[22] Ho trovato un pipistrello – TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/ho-trovato-un-pipistrello/
[23] Bat Week – Bats (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/subjects/bats/bat-week.htm
[24] A Global Celebration of Bats and Their Ecological Importance https://www.batcon.org/press/a-global-celebration-of-bats-and-their-ecological-importance/
[25] WI Daily Update: A little love for bats https://www.outdoornews.com/2026/10/14/wi-daily-update-a-little-love-for-bats/
[26] Half of Wisconsin’s bat species remain state-threatened as International Bat Week approaches https://www.wearegreenbay.com/news/local-news/protecting-wisconsin-bats/
[27] Bat Week – Bee City USA https://beecityusa.org/event/bat-week-2/
[28] Pipistrelli Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/pipistrelli/
[29] Celebrate Bat Week Oct. 24-31 https://friendsofmoreaulake.org/2026/09/28/celebrate-bat-week-oct-24-31/
[30] Wisconsin Department of Natural Resources Press Releases https://www.einpresswire.com/sources/dnr.wisconsin.gov
[31] Bat Appreciation Day: il 17 aprile si celebra la Giornata … – Scintilena https://www.scintilena.com/bat-appreciation-day-il-17-aprile-si-celebra-la-giornata-internazionale-dei-pipistrelli/04/17/
[32] Myotis huariorum, una nuova specie di pipistrello tra le Ande e il deserto del Perù – Scintilena https://www.scintilena.com/myotis-huariorum-una-nuova-specie-di-pipistrello-tra-le-ande-e-il-deserto-del-peru/10/12/
[33] Notte Internazionale dei Pipistrelli 2025: Grande Mobilitazione per la … https://www.scintilena.com/notte-internazionale-dei-pipistrelli-2025-grande-mobilitazione-per-la-conservazione-dei-chirotteri/08/30/
[34] It’s Bat Week at Newport Public Library – NewsBreak https://www.newsbreak.com/lincoln-county-leader-the-news-guard-1600333/4937861539162-it-s-bat-week-at-newport-public-library
[35] Vaccines Give Bats a Wing Up Against White-Nose Syndrome on … https://www.nps.gov/articles/000/san-juan-island-white-nose-syndrome-vaccines.htm
[36] Fungus that Causes White-Nose Syndrome in Bats Detected in … https://www.nps.gov/orgs/1671/fungus-that-causes-white-nose-syndrome-in-bats-detected-in-south-dakota-for-the-first-time.htm
[37] Pathophysiology of white-nose syndrome in bats: A mechanistic … https://www.usgs.gov/publications/pathophysiology-white-nose-syndrome-bats-a-mechanistic-model-linking-wing-damage
[38] Bat Conservation International | Protecting Bats Worldwide https://www.batcon.org/
[39] Media Kit – Bat Conservation International https://www.batcon.org/news/media-kit/
[40] TutelaPipistrelli.it: Sito italiano dedicato ai chirotteri https://www.tutelapipistrelli.it/
[41] LINEE GUIDA RECUPERO E RIABILITAZIONE CHIROTTERI https://www.tutelapipistrelli.it/2026/01/22/linee-guida-recupero-e-riabilitazione-chirotteri/
[42] France | UNEP/Eurobats https://www.eurobats.org/country/france
[43] Bats, Insulation and Lining Materials – UNEP/Eurobats https://www.eurobats.org/document/bats-insulation-and-lining-materials
[44] Information Fact Sheet | UNEP/Eurobats https://www.eurobats.org/document/information-fact-sheet-0
[45] Guidelines for consideration of bats in lighting projects https://www.cms.int/node/45644
[46] Information on Bats and Infrasound | UNEP/Eurobats https://www.eurobats.org/node/43258
[47] Information Fact Sheet | UNEP/Eurobats https://www.eurobats.org/document/information-fact-sheet-5
[48] How to see UK bats and give them a helping hand https://www.nhm.ac.uk/discover/how-to-see-uk-bats-and-give-them-a-helping-hand.html
[49] Bats in flight identification guide | Natural History Museum https://www.nhm.ac.uk/take-part/identify-nature/bats-in-flight-id-guide.html
[50] Video (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/media/video/view.htm?id=2688A8C1-1DD8-B71B-0B903D86CBB43080
[51] Are migratory behaviours of bats socially transmitted? https://royalsocietypublishing.org/rsos/article/3/4/150658/36493/Are-migratory-behaviours-of-bats-socially
[52] A year in the life of a bat – About Bats – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/about-bats/a-year-in-the-life-of-a-bat
[53] Events & Training – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/events
[54] Why bats matter – About Bats – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/about-bats/why-bats-matter
[55] Woodland specialists – Bats and woodland – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/our-work/bats-and-woodland/woodland-specialists
[56] [PDF] Guidelines for Minimizing the Negative Impact to Bats and Other … https://wildlifeleaders.org/sites/default/files/documents/Bat%20Group%20SE%20Asia%20Bat%20Guano%20Harvesting%20Guidelines.pdf
[57] Pipistrello in casa: cosa fare senza toccarlo https://milazzo.life/blog/pipistrello-in-casa-cosa-fare/

L'articolo Bat Week 2026: dal 24 al 31 ottobre i pipistrelli al centro della tutela delle grotte proviene da Scintilena.

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“Forest – Il futuro ha radici antiche”: a Pietra Ligure il documentario che racconta il bosco e chi se ne prende cura

Október 14th 2026 at 06:00

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Mercoledì 14 ottobre 2026 alle 21 al Cinema Teatro Moretti il documentario di Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon. La proiezione, promossa dalle Sezioni CAI di Albenga, Loano e Finale Ligure, sarà seguita da un dibattito sui temi ambientali affrontati dal film

PIETRA LIGURE (SV) – Mercoledì 14 ottobre 2026, alle ore 21, il Cinema Teatro Moretti ospita la proiezione di “Forest – Il futuro ha radici antiche”, documentario diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon dedicato al lavoro forestale e al complesso rapporto tra uomo e bosco.

Un’altra tappa ligure per “Forest”, che racconta il bosco attraverso gli occhi di quattro giovani alle prese con un mestiere antico che oggi richiede conoscenze scientifiche, tecnologia, formazione e una crescente attenzione agli equilibri ambientali.

Diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon, “Forest – Il futuro ha radici antiche” è prodotto da CineBlend e realizzato in collaborazione con il Club Alpino Italiano. Il documentario, della durata di circa 80 minuti, sta attraversando l’Italia con numerose proiezioni e ha già fatto tappa anche in altre località liguri.

Quattro giovani imparano a leggere il bosco

Il docufilm è ambientato nel bosco del Monte Meletta, nel territorio di Gallio, sull’Altopiano dei Sette Comuni, in Veneto. Le Melette sono un gruppo di piccoli rilievi montuosi dalle forme prevalentemente dolci e tondeggianti, che si elevano nella parte centro-orientale dell’Altopiano a quote comprese indicativamente tra i 1.400 e i 1.800 metri, fino ai 1.824 metri del Monte Fior. È un paesaggio nel quale boschi e pascoli si alternano sulle dorsali e sui versanti, con una lunga storia di presenza e attività umana. Nel bosco si incontrano anche le caratteristiche “Puche”: è un termine di origine cimbra che significa faggio: vecchi alberi dalle forme spesso simili a grandi candelabri, modellati dalle antiche pratiche di capitozzatura, con le quali il tronco veniva tagliato a qualche metro da terra per favorire la produzione di nuovi rami.

Al centro del racconto ci sono due ragazze e due ragazzi che si avvicinano per la prima volta al lavoro di operatore forestale.

A guidarli sono i fratelli Michele e Giorgio Sambugaro, che li accompagnano in un percorso nel quale abbattere un albero rappresenta soltanto una parte di un’attività molto più complessa.

Bisogna imparare a riconoscere le piante, leggere il terreno e le condizioni del bosco, valutare i rischi, utilizzare correttamente gli strumenti e i dispositivi di protezione individuale, lavorare in sicurezza anche su terreni ripidi e comprendere le conseguenze di ogni intervento.

Il bosco diventa così contemporaneamente luogo di lavoro, ecosistema, oggetto di studio e territorio da gestire.

Il documentario affianca all’esperienza dei giovani anche il contributo di esperti e studiosi: mette così a confronto conoscenze tradizionali e ricerca scientifica.

Un mestiere antico che cambia con la tecnologia

Il titolo del film sintetizza uno dei suoi temi principali: il lavoro forestale affonda le proprie radici in pratiche antiche, ma oggi è profondamente cambiato.

Esperienza e capacità di osservazione rimangono fondamentali, ma sono affiancate da nuove attrezzature, tecnologie, procedure di sicurezza e conoscenze scientifiche.

Una parte importante del racconto riguarda proprio la sicurezza sul lavoro nel bosco, dove pendenze, alberi instabili, condizioni meteorologiche e utilizzo di macchinari possono trasformare rapidamente un errore di valutazione in un grave pericolo.

Il progetto cinematografico nasce anche dall’incontro di CineBlend con il CAI e con aziende impegnate nella ricerca, nella tecnologia e nella formazione applicate al lavoro forestale.

Il bosco non è soltanto qualcosa da lasciare intatto

“Forest” riguarda il significato stesso della tutela.

Il film supera la rappresentazione del bosco come semplice risorsa da sfruttare, ma allo stesso tempo non lo descrive come un ambiente nel quale la presenza dell’uomo debba necessariamente scomparire.

Emergono invece la necessità di conoscere i processi naturali, comprendere quando e come intervenire e trovare un equilibrio fra conservazione, sicurezza, attività economiche e gestione forestale.

È un rapporto costruito nel corso dei secoli e ancora leggibile nel paesaggio.

Un ambiente che cambia

Sul racconto pesa anche la trasformazione che negli ultimi anni ha interessato molti boschi dell’arco alpino.

Eventi meteorologici estremi, periodi di siccità, incendi, parassiti e cambiamenti climatici stanno modificando rapidamente ambienti che possono apparire stabili soltanto a uno sguardo superficiale.

Il lavoro di chi si occupa delle foreste deve quindi confrontarsi con problemi nuovi e con decisioni non sempre semplici: lasciare che il bosco evolva autonomamente, intervenire per favorirne la rigenerazione, rimuovere alberi pericolosi o danneggiati, proteggere determinate specie o cercare di aumentare la capacità dell’ecosistema di affrontare futuri cambiamenti.

Sono questioni nelle quali non esistono necessariamente risposte valide per ogni bosco e per ogni situazione: il racconto dei quattro giovani assume un significato più ampio: prima di intervenire occorre imparare a osservare e comprendere.

Dopo il film il dibattito con il pubblico

La serata di Pietra Ligure proseguirà anche dopo i titoli di coda.

Al termine della proiezione sarà proposto un dibattito con il pubblico, animato da Marina Abisso del CAI Ligure-Genova, insieme ad altri operatori TAM – Tutela Ambiente Montano – e naturalistico culturali del Club Alpino Italiano.

Il confronto partirà dai temi sollevati dal documentario per allargarsi al rapporto tra uomo e ambiente forestale: dalla biodiversità alla gestione del bosco, dalla sicurezza agli effetti dei cambiamenti climatici, fino al ruolo che conoscenza scientifica e osservazione naturalistica possono avere nelle decisioni che riguardano il territorio.

Una domanda attraversa in fondo tutto il film e può accompagnare anche la discussione: proteggere un bosco significa semplicemente non toccarlo oppure, in determinate condizioni, significa anche conoscerlo abbastanza bene da sapere quando e come intervenire?

“Forest – Il futuro ha radici antiche” non offre una risposta semplice. Mostra piuttosto quanto il rapporto con la foresta richieda competenza, responsabilità e capacità di leggere un ecosistema nel quale ogni intervento produce conseguenze.

La proiezione inizierà mercoledì 14 ottobre alle ore 21 al Cinema Teatro Moretti di Pietra Ligure.

Il biglietto costa 10,00 euro, ridotto a 8,00 euro per i soci CAI e gli over 65. I soci CAI interessati possono prenotare attraverso le rispettive Sezioni oppure direttamente tramite il sito del cinema.

Fonti

Locandina della serata – Club Alpino Italiano, Sezioni di Albenga, Loano e Finale Ligure.

CinemaItaliano.info – Forest: Il futuro ha radici antiche:
https://www.cinemaitaliano.info/forestilfuturoharadiciantiche

CAI Thiene – Forest – Il futuro ha radici antiche:
https://www.caithiene.it/22-luglio-forest-il-futuro-ha-radici-antiche/

CAI Conegliano – Forest – Il futuro ha radici antiche:
https://www.caiconegliano.it/evento/forest-il-futuro-ha-radici-antiche/

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Microplastiche nelle grotte italiane: in Sicilia le tracce raggiungono anche i foraminiferi

Október 13th 2026 at 14:00

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Microplastiche nelle grotte italiane, lo studio su Ficarella e Favignana collega sedimenti e organismi e propone metodi condivisi di monitoraggio

Le microplastiche sono state rilevate nei sedimenti di due grotte marine siciliane e nelle analisi dei foraminiferi bentonici che le abitano. Alla Grotta della Ficarella, nella Sicilia nord-occidentale, la concentrazione riportata è di 39 ± 41 particelle per chilogrammo di sedimento. Nella grotta studiata a Favignana, nelle isole Egadi, il valore è di 8 ± 7 particelle per chilogrammo. Il lavoro propone un approccio integrato, dal campionamento all’identificazione chimica, per seguire la presenza di questi inquinanti negli ambienti sotterranei costieri. [web:22]

La ricerca, intitolata “Assessing microplastic pollution in Mediterranean marine caves: a proposal for a methodological approach from sampling to analysis”, è pubblicata su Marine Pollution Bulletin. Lo studio è firmato da Elena Romano e da un gruppo che comprende ricercatori di ISPRA, Sapienza Università di Roma, Università di Siena e IGAG-CNR, insieme all’associazione BigBlueXplorers. [web:22]

Microplastiche nelle grotte marine: i risultati di Ficarella e Favignana

L’indagine ha esaminato due componenti dello stesso ambiente: i sedimenti del fondo e i foraminiferi bentonici. Questi ultimi sono organismi unicellulari associati al substrato, già utilizzati come indicatori ambientali. Nella Ficarella è stata osservata anche una maggiore varietà dei materiali polimerici identificati. [web:22][web:6]

I valori delle due grotte descrivono situazioni differenti. La dispersione riportata accanto alle concentrazioni evidenzia una distribuzione disomogenea delle particelle nei campioni. Il risultato richiama l’importanza di studiare più punti della cavità. Un singolo prelievo non rappresenta necessariamente l’intero ambiente sotterraneo. [web:22][web:34]

Le grotte marine mediterranee ospitano comunità biologiche peculiari e sono habitat tutelati dalla legislazione europea. Il monitoraggio delle microplastiche aggiunge quindi un elemento alla conoscenza delle pressioni ambientali che interessano questi ecosistemi. [web:22]

Foraminiferi e microplastiche nelle grotte: il ruolo della spettroscopia

Nella Ficarella sono stati analizzati esemplari di Textularia bocki e Sigmoilopsis schlumbergeri. A Favignana è stata studiata Lobatula lobatula. Le specie hanno gusci di tipo diverso e permettono di esplorare differenti relazioni tra organismi e materiali presenti nell’ambiente. [web:22]

Le analisi sono state eseguite mediante microspettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier, indicata come ?FTIR. Gli spettri degli esemplari esaminati hanno mostrato segnali attribuibili a materiali organici esterni all’organismo, fra i quali il polietilene. Il metodo consente di riconoscere la composizione chimica dei materiali, andando oltre la sola osservazione al microscopio. [web:22][web:34]

Il lavoro conferma il valore dei foraminiferi bentonici come indicatori precoci dell’inquinamento da microplastiche. La loro analisi affianca quella dei sedimenti e aiuta a riconoscere il passaggio dei contaminanti tra comparti ambientali differenti. [web:22]

Dal Bue Marino alla Sicilia: la ricerca sulle microplastiche nelle grotte marine

La ricerca si inserisce in un percorso già avviato nella Grotta del Bue Marino, in Sardegna. Uno studio pubblicato nel 2023 aveva rilevato microplastiche in tutti i campioni di acqua e sedimento esaminati. I materiali comprendevano soprattutto frammenti e fibre di PVC e polietilene. [web:42]

In quel caso, il polietilene era stato identificato nei gusci agglutinati del foraminifero Eggerelloides advenus. Questi organismi raccolgono particelle dell’ambiente per costruire il guscio. Le osservazioni avevano documentato l’inclusione di materiale plastico in questa struttura biologica. [web:41][web:42]

Il nuovo studio su Ficarella e Favignana amplia il quadro delle microplastiche nelle grotte italiane. Il tema riguarda anche cavità turistiche, acque carsiche e ambienti profondi raggiungibili soltanto con tecniche speleologiche e speleosubacquee. [web:22][web:29][web:34]

Monitoraggio delle microplastiche nelle grotte italiane: un metodo dal prelievo all’analisi

Il contributo della ricerca non riguarda soltanto le concentrazioni misurate. Gli autori propongono di armonizzare i metodi di campionamento e di analisi nelle grotte marine. L’obiettivo è produrre risultati confrontabili e collegare lo studio dei sedimenti a quello degli organismi. [web:22]

Un monitoraggio integrato permette di descrivere dove si trovano le particelle e quali materiali le compongono. Consente anche di verificare le loro relazioni con la componente biologica. La collaborazione tra ricerca scientifica e competenze speleosubacquee rende accessibili ambienti nei quali il prelievo richiede procedure specifiche. [web:22][web:4]

Per la speleologia, questi studi rafforzano una prospettiva di tutela che comprende la cavità e il territorio circostante. Le ricerche italiane mostrano infatti apporti legati alla frequentazione, alla circolazione delle acque e alle connessioni con la superficie. La protezione del sottosuolo passa anche dalla conoscenza di questi collegamenti. [web:29][web:31][web:34]


Relazione di approfondimento: microplastiche nelle grotte italiane, distribuzione, trasporto e interazioni biologiche

Microplastiche nelle grotte italiane: il quadro delle ricerche

Le indagini italiane hanno documentato particelle plastiche in ambienti sotterranei molto diversi. Sono state studiate grotte turistiche, cavità marine, acque e sedimenti del Carso classico, piccole grotte abruzzesi al momento dell’esplorazione e acque di stillicidio. Nel loro insieme, i risultati descrivono un fenomeno che non dipende soltanto dalla presenza diretta dei visitatori. [web:29][web:42][web:31][web:19][web:50]

Tre relazioni aiutano a organizzare il quadro. La prima collega la frequentazione delle cavità al rilascio locale di particelle. La seconda riguarda il trasporto dalla superficie attraverso fiumi, infiltrazione e acquiferi. La terza comprende l’accumulo nei sedimenti e le interazioni con gli organismi. Ogni ambiente può combinare questi processi in modo diverso. [web:25][web:75][web:34][web:42]

Microplastiche e microfibre nelle grotte: le categorie da distinguere

Negli studi considerati, le microplastiche sono particelle plastiche di dimensioni comprese generalmente fra 1 micrometro e 5 millimetri. Possono essere prodotte già in piccole dimensioni oppure derivare dalla frammentazione e dall’usura di manufatti più grandi. [web:31][web:34]

Il termine “microfibra” descrive invece una forma. Non identifica automaticamente una plastica. Una fibra può essere sintetica, come il poliestere, oppure naturale o ottenuta da cellulosa rigenerata. Le ricerche più recenti distinguono quindi le microplastiche dalle altre microparticelle antropiche. [web:19][web:50]

Questa distinzione è importante negli ambienti sotterranei. In alcuni campioni le fibre cellulosiche costituiscono la parte dominante del materiale identificato. Il totale delle microparticelle antropiche e quello delle microplastiche rispondono a domande diverse e vanno riportati separatamente. [web:19][web:50]

Microplastiche nei sedimenti delle grotte turistiche: Bossea, Toirano e Borgio Verezzi

Un primo studio di Valentina Balestra e Rossana Bellopede, pubblicato nel volume 2022 di Environmental Pollution, ha sviluppato una procedura per separare e osservare le microplastiche nei sedimenti di una grotta turistica italiana. Il lavoro è riferito a Bossea, in Piemonte, come documentato dalla successiva ricerca comparativa. [web:24][web:36]

La concentrazione media riportata era di 4.390 particelle per chilogrammo di sedimento secco nella zona turistica. Nella sezione speleologica e di ricerca era di 1.600 particelle per chilogrammo. Le fibre rappresentavano l’84,9% delle particelle censite. L’85,4% aveva dimensioni inferiori a un millimetro. [web:24]

Nel 2023, le stesse autrici hanno ampliato l’indagine ai depositi di Bossea, Toirano e Borgio Verezzi. Il lavoro, pubblicato sul Journal of Environmental Management, ha combinato il software MUPL, microscopia con e senza luce ultravioletta e verifiche mediante ?FTIR-ATR. [web:29][web:36]

Le microplastiche erano presenti nei sedimenti di tutte le grotte esaminate. La media era di 4.300 particelle per chilogrammo lungo i percorsi turistici e di 2.570 nelle aree speleologiche. Prevalevano particelle inferiori al millimetro e forme fibrose. I materiali identificati comprendevano soprattutto poliesteri e poliolefine. [web:29]

La distribuzione lungo i percorsi e la composizione dei campioni sostengono un contributo dei tessili sintetici alla contaminazione. La frequentazione può quindi costituire una sorgente locale. Il dato va collocato nella storia di ciascuna grotta, insieme alla circolazione dell’acqua e agli apporti esterni. [web:25][web:34]

La Scintilena ha seguito questi studi già nel 2023, riportando i risultati delle tre cavità e le tecniche utilizzate. La ricerca sulle microplastiche è così entrata anche nella divulgazione rivolta alla comunità speleologica italiana. [web:14][web:20][web:21]

Microplastiche nelle acque carsiche: il collegamento tra superficie e grotta

Uno studio di Balestra, Bartolomeo Vigna, Sean De Costanzo e Bellopede, pubblicato nel 2023 sul Journal of Contaminant Hydrology, ha esaminato acque superficiali e sotterranee connesse in un sistema carsico italiano. Il disegno di ricerca affrontava il trasporto delle particelle lungo il percorso dell’acqua. [web:75]

Nelle acque di grotta sono state riportate concentrazioni da 12 a 54 particelle per litro, con una media di 28. Nel tributario superficiale erano presenti 23 particelle per litro. Nel tratto a valle il valore era di 29. [web:75]

Le fibre rappresentavano il 95,1% delle particelle censite nelle acque del sistema. L’82,9% era inferiore a un millimetro. Tra i materiali riconosciuti spettroscopicamente, il polietilene risultava prevalente. Le verifiche chimiche erano state effettuate sul 10% delle particelle osservate su ciascun filtro. [web:75]

Le misure rendono evidente la continuità tra il bacino superficiale e il sottosuolo. Nei sistemi carsici, le fratture e le condotte consentono il trasferimento di acqua e contaminanti. Un monitoraggio della sola cavità descrive quindi soltanto una parte del sistema ambientale. [web:75][web:31]

Microplastiche nel Carso classico: acque, sedimenti e habitat del proteo

Nel 2024, una ricerca pubblicata sul Journal of Environmental Management ha studiato habitat acquatici del settore italiano del Carso classico. Sono stati considerati tre siti sotterranei e due sorgenti. Il lavoro comprendeva il Pozzo Mariano, la Grotta di Trebiciano e la cavità 214 presso San Giovanni di Duino. [web:31]

I siti ospitavano fauna adattata agli ambienti sotterranei, compreso il proteo, Proteus anguinus. Le indagini hanno rilevato microplastiche in tutti i campioni di acqua e sedimento esaminati. Dopo la correzione per i controlli analitici, le concentrazioni erano comprese fra circa 37 e 86 particelle per litro nelle acque. Nei sedimenti variavano fra circa 776 e 2.064 particelle per chilogrammo. [web:31]

Prevalevano le fibre, seguite da frammenti e particelle sferiche. Le analisi spettroscopiche, condotte su una frazione delle particelle censite, hanno identificato diversi materiali, fra cui poliesteri e copolimeri. Questa varietà è compatibile con più sorgenti di contaminazione. [web:31]

Il rilievo biologico del lavoro riguarda la presenza delle particelle negli habitat di specie protette e specializzate. Lo studio non costituisce una dimostrazione di danni al proteo. Documenta un’esposizione ambientale potenziale e collega il monitoraggio degli inquinanti alla conservazione della fauna sotterranea. [web:31]

Microplastiche nelle grotte profonde del Timavo: Maucci, Luftloch e Trebiciano

Una ricerca pubblicata il 2 febbraio 2026 sulla rivista Microplastics ha confrontato tre cavità collegate al Reka-Timavo. Due erano state raggiunte soltanto di recente: la Caverna Maucci e la Grotta Luftloch. Il terzo sito era l’Abisso di Trebiciano, frequentato da tempo per esplorazioni e ricerche. [web:34]

I campionamenti sono stati eseguiti nel 2024. La Caverna Maucci si trova a circa 300 metri di profondità ed è accessibile attraverso un percorso speleosubacqueo. Il progetto ha coinvolto Università di Trieste, Società Adriatica di Speleologia e Bioscience Research Center, con una collaborazione istituzionale illustrata dall’ateneo. [web:34][web:4]

Le concentrazioni medie di microplastiche confermate chimicamente, espresse per chilogrammo di sedimento secco, erano:

  • Trebiciano: 84,7 ± 58,4 particelle;
  • Caverna Maucci: 105,9 ± 53,6 particelle;
  • Luftloch: 91,8 ± 51,3 particelle. [web:34]

Le differenze tra le medie delle tre grotte non risultavano statisticamente significative. Polipropilene, polietilene e PET costituivano i polimeri identificati. Le forme prevalenti erano fibre e frammenti. [web:34]

Il risultato indica che, in questo sistema, gli apporti trasportati dal fiume possono prevalere sulla contaminazione associata alla frequentazione locale. Le grotte appena raggiunte non risultavano separate dal bacino superficiale. Condividevano l’acqua e il carico di particelle del sistema idrologico. [web:34]

Piene del Timavo e microplastiche nei sedimenti di grotta

Lo studio del 2026 ha seguito transetti dal margine del fiume verso depositi più elevati. Le concentrazioni aumentavano nelle stazioni alte: circa quattro volte nelle due cavità remote e fino a dodici volte a Trebiciano, rispetto alle stazioni basse. [web:34]

Gli autori interpretano questa distribuzione attraverso la dinamica delle piene. Durante l’innalzamento dell’acqua, le particelle possono raggiungere le zone alte. Nei settori a corrente rallentata possono depositarsi e rimanere trattenute. Durante la discesa dei livelli, i depositi più vicini al fiume sono maggiormente soggetti a rimozione e trasporto. [web:34]

Anche il tipo di polimero contribuisce alla distribuzione. Polietilene e polipropilene, meno densi, risultano favoriti nell’accumulo sui depositi elevati. Il PET, più denso, è relativamente più rappresentato nei settori prossimi al fiume. Il sedimento registra quindi sia gli apporti sia la selezione operata dall’acqua. [web:34]

Microplastiche nelle grotte abruzzesi di San Vito: il peso delle fibre cellulosiche

Una ricerca pubblicata nel 2025 su Science of The Total Environment ha esaminato microparticelle antropiche nelle cavità di San Vito, in Valle Castellana. I campioni sono stati raccolti in cinque grotte, denominate San Vito 2, 4, 5, 6 e 8, con il coinvolgimento dello Speleo Club Teramo e un protocollo specifico per le esplorazioni. [web:19][web:54]

Le microparticelle antropiche erano presenti nel complesso delle cavità studiate. Le concentrazioni nei singoli campioni variavano da zero a 2.311 particelle per chilogrammo di sedimento. Il 97,1% delle particelle identificate era costituito da microfibre naturali e rigenerate di origine cellulosica. La quota sintetica indicata come microplastiche era del 2,2%. [web:19]

Il risultato descrive un ingresso nel sottosuolo di materiali prodotti o dispersi dalle attività umane, anche prima di una frequentazione regolare. Non tutte le grotte presentavano microplastiche sintetiche. La distinzione tra fibre cellulosiche e plastiche permette di rappresentare con precisione il tipo di contaminazione rilevato. [web:19]

Fra le possibili vie d’ingresso figurano la deposizione atmosferica, l’infiltrazione e il trasferimento da aree superficiali contaminate. Sono state considerate anche infrastrutture e materiali tessili o geotessili prossimi alle cavità. Si tratta di sorgenti potenziali da valutare nel contesto territoriale dei siti. [web:19]

Microplastiche nelle acque di stillicidio: particelle lungo il percorso di infiltrazione

Nel 2026, Balestra, Raffaella Mossotti, Luca Zini e Bellopede hanno pubblicato su Groundwater for Sustainable Development lo studio “Falling from the ceiling: first evidence of microplastic and microfibre pollution in cave dripping waters”. La ricerca ha esaminato le microparticelle antropiche nelle acque che gocciolano all’interno delle grotte. [web:50]

Le concentrazioni di microplastiche variavano da zero a 23 particelle per litro. Sono stati identificati PET e poliuretano. Le particelle plastiche erano frammenti, con l’eccezione di una fibra di PET. [web:50]

Nel complesso delle microparticelle antropiche analizzate, l’80,5% era cellulosico e l’81,6% aveva forma fibrosa. Le particelle inferiori a un millimetro costituivano l’89,3%. Questi dati mantengono distinta la componente plastica dal totale dei materiali antropici. [web:50]

L’indagine amplia l’attenzione dalle acque correnti allo stillicidio. Il collegamento tra superficie e cavità interessa quindi anche l’acqua che attraversa il sistema di infiltrazione. Le possibili sorgenti considerate comprendono rifiuti nelle doline, strade, ferrovie e altre attività umane. [web:50]

Microplastiche nelle grotte marine italiane: Bue Marino, Ficarella e Favignana

Nel Bue Marino, nel Golfo di Orosei, lo studio pubblicato nel 2023 ha esaminato acqua, sedimenti e foraminiferi. Le microplastiche erano presenti in tutti i campioni di acqua e sedimento. Forma, dimensioni e composizione risultavano simili nei due comparti. [web:42]

Gli autori hanno interpretato il mare come la sorgente prevalente rispetto agli apporti stagionali di acqua dolce del sistema carsico. Nei gusci agglutinati dei foraminiferi è stato identificato polietilene. La ricerca ha documentato che queste cavità possono raccogliere microplastiche e che le particelle possono entrare nella componente biologica già a livello dei protisti. [web:41][web:42]

Il lavoro su Ficarella e Favignana sviluppa questa prospettiva. Accanto alle concentrazioni nei sedimenti, analizza specie con differenti tipi di guscio. Il riconoscimento di materiali esogeni, compreso il polietilene, sostiene l’impiego dei foraminiferi come indicatori precoci. [web:22]

L’inclusione di plastica in un guscio e l’ingestione alimentare non sono fenomeni equivalenti. Nel Bue Marino è documentato l’uso di particelle durante la costruzione del guscio agglutinato. La caratterizzazione chimica degli esemplari consente di studiare il contatto con i contaminanti senza confondere meccanismi biologici diversi. [web:42]

Concentrazioni di microplastiche nelle grotte italiane: una sintesi dei dati

Ambiente e ricerca Matrice Risultato riportato Bossea, studio nel volume 2022 Sedimento secco Media di 4.390 particelle/kg nella zona turistica e 1.600 nella sezione speleologica e di ricerca. [web:24][web:36] Bossea, Toirano e Borgio Verezzi, 2023 Sedimento Media di 4.300 particelle/kg sui percorsi turistici e 2.570 nelle aree speleologiche. [web:29][web:36] Sistema carsico italiano, 2023 Acqua di grotta 12–54 particelle/L; media di 28. [web:75] Habitat del Carso classico, 2024 Acque e sedimenti Circa 37–86 particelle/L e 776–2.064 particelle/kg, dopo correzione dei controlli. [web:31] Cavità di San Vito, 2025 Sedimento 0–2.311 microparticelle antropiche/kg nei campioni; prevalenza cellulosica e quota sintetica del 2,2% fra le particelle identificate. [web:19] Trebiciano, Maucci e Luftloch, 2026 Sedimento secco Medie rispettivamente di 84,7, 105,9 e 91,8 microplastiche confermate/kg. [web:34] Acque di stillicidio, 2026 Acqua 0–23 microplastiche/L; identificati PET e poliuretano. [web:50] Ficarella e Favignana, nuovo studio Sedimento Rispettivamente 39 ± 41 e 8 ± 7 particelle/kg. [web:22]

I numeri descrivono matrici, siti e protocolli differenti. Non costituiscono una graduatoria nazionale delle grotte. Una concentrazione per litro d’acqua non è direttamente confrontabile con una concentrazione per chilogrammo di sedimento. Anche fra sedimenti, contano soglia dimensionale, estrazione e conferma chimica. [web:31][web:34]

Analisi delle microplastiche in grotta: campionamento, separazione e identificazione

Il percorso analitico comprende fasi collegate. Ogni fase influenza quali particelle possono essere recuperate e riconosciute. Le ricerche italiane hanno adattato le procedure alle condizioni delle cavità, dalle aree turistiche ai siti raggiungibili in immersione. [web:24][web:34]

  1. Campionamento. I prelievi devono rappresentare il gradiente ambientale: percorso turistico e area remota, ingresso e interno, fiume e depositi elevati. Repliche e informazioni idrologiche aiutano a descrivere la variabilità. [web:36][web:34]
  2. Separazione. Nei sedimenti si utilizzano soluzioni saline per isolare le particelle dalla frazione minerale. La composizione e la densità della soluzione influenzano il recupero dei materiali. [web:24][web:31][web:34]
  3. Rimozione della materia organica. Trattamenti controllati, spesso con perossido di idrogeno, rendono più leggibili i campioni prima dell’osservazione. [web:24][web:75]
  4. Microscopia. Forma, colore e dimensioni consentono una prima caratterizzazione. L’illuminazione ultravioletta può aiutare lo screening, ma non identifica da sola la natura plastica. [web:24][web:31]
  5. Spettroscopia. La ?FTIR confronta la risposta infrarossa del materiale con spettri di riferimento. Permette di riconoscere i polimeri e di separare molte particelle non plastiche da quelle sintetiche. [web:34]
  6. Controlli. Campioni bianchi di campo e laboratorio verificano la contaminazione introdotta da aria, materiali e reagenti. I risultati e le eventuali correzioni accompagnano il conteggio finale. [web:31][web:34]

Nel lavoro sul Timavo, 430 particelle erano state inizialmente selezionate come sospette. Dopo la caratterizzazione chimica, 84 sono state identificate come vere microplastiche. Il passaggio dalla selezione visiva alla conferma strumentale rappresenta quindi una parte decisiva della misura. [web:34]

La fluorescenza resta uno strumento utile, ma complementare. Alcuni materiali non plastici possono fluorescere. Alcune plastiche non mostrano questa proprietà. Per questo, le indagini italiane combinano osservazioni con e senza luce UV e verifiche spettroscopiche. [web:24][web:31]

Monitoraggio delle microplastiche nelle grotte: standardizzazione e confronti

L’armonizzazione proposta per Ficarella e Favignana riguarda l’intero processo. Per confrontare siti e campagne servono informazioni coerenti sulle matrici, sui prelievi e sulle analisi. La definizione dei metodi permette di seguire anche il trasferimento delle particelle tra acqua, sedimento e organismi. [web:22]

Una scheda di monitoraggio dovrebbe specificare almeno il volume d’acqua o la massa di sedimento esaminata, le dimensioni considerate e il metodo di identificazione. Sono rilevanti anche la quota di particelle verificata chimicamente, i controlli di contaminazione e le condizioni idrologiche. Questi elementi emergono dalle procedure descritte nelle ricerche italiane. [web:75][web:31][web:34]

La dimensione dei pori del filtro non coincide necessariamente con il limite effettivo di identificazione. Nel lavoro sul Timavo sono state usate membrane con pori di 0,2 micrometri, mentre la selezione analitica riguardava particelle superiori a 10 micrometri. Il confronto deve quindi utilizzare la soglia delle particelle effettivamente analizzate. [web:34]

Microplastiche, biodiversità sotterranea e tutela delle acque

La presenza delle particelle nei sedimenti descrive un accumulo ambientale. La loro presenza nell’acqua indica una possibile via di esposizione e trasporto. L’identificazione nei gusci dei foraminiferi aggiunge un’interazione biologica documentata. Questi risultati hanno significati collegati, ma distinti. [web:75][web:42][web:22]

Per gli habitat del proteo e degli invertebrati sotterranei, le ricerche richiamano la necessità di studiare gli effetti ecologici. Le particelle possono essere ingerite o interagire con altri contaminanti. Le misure ambientali disponibili non quantificano automaticamente un danno alle popolazioni presenti nei siti. [web:31]

La tutela delle acque richiede la stessa distinzione. Un campione positivo in grotta descrive la presenza di particelle nel punto esaminato. Non equivale a una misura dell’acqua distribuita al consumo umano. Il collegamento con le risorse idriche rende importante estendere il monitoraggio lungo il sistema carsico. [web:75][web:31]

Speleologia e microplastiche nelle grotte italiane: il contributo operativo

Gli speleologi consentono l’accesso ai luoghi di campionamento e forniscono informazioni su morfologia, sedimenti e circolazione dell’acqua. Nelle cavità di San Vito, la raccolta è stata inserita nelle esplorazioni attraverso un protocollo concordato con i ricercatori. Nel Timavo, l’indagine ha richiesto anche competenze speleosubacquee. [web:19][web:4][web:34]

La partecipazione deve mantenere il controllo della contaminazione. Abbigliamento, contenitori e attrezzature fanno parte del contesto di prelievo e vanno documentati. Nei luoghi più difficili da raggiungere, le scelte di campionamento devono conciliare sicurezza, tutela della cavità e controlli analitici. Lo studio del 2026 sul Timavo descrive proprio questo adattamento operativo. [web:34]

Le azioni di conservazione riguardano sia il sottosuolo sia le aree di alimentazione. Comprendono il controllo dei rifiuti nelle depressioni carsiche, la riduzione degli apporti inquinanti alle acque e la gestione della frequentazione. Il contributo relativo di ciascuna sorgente cambia da un sistema all’altro. [web:50][web:75][web:25][web:34]

Microplastiche nelle grotte italiane: concetti essenziali per leggere gli studi

  • Matrice ambientale: il materiale esaminato, come acqua, sedimento o componente biologica. Le ricerche integrate analizzano più matrici dello stesso ambiente. [web:22]
  • Microfibra: particella allungata, che può essere sintetica, naturale o cellulosica rigenerata. La forma non basta a definirla plastica. [web:19][web:50]
  • Foraminifero bentonico: organismo unicellulare associato al fondo; alcune specie costruiscono gusci agglutinando particelle disponibili nell’ambiente. [web:6][web:42]
  • ?FTIR: tecnica di microspettroscopia infrarossa usata per identificare la composizione dei materiali. [web:34]
  • Campione bianco: controllo destinato a verificare particelle introdotte durante prelievo, trasporto o analisi. [web:31][web:34]
  • Concentrazione numerica: numero di particelle riferito a una quantità di matrice, per esempio un litro d’acqua o un chilogrammo di sedimento secco. [web:75][web:34]

Fonti consultate e URL completi

  1. Romano E., Bergamin L., Di Bella L., Baini M., Capriotti S., D’Ambrosi A., Di Fazio M., Galli M., Medeghini L., Panti C., Pierdomenico M., Provenzani C., Fossi M.C. — “Assessing microplastic pollution in Mediterranean marine caves: a proposal for a methodological approach from sampling to analysis”. Marine Pollution Bulletin, volume 223, articolo 119081. Pubblicazione online: 1 dicembre 2025. DOI: 10.1016/j.marpolbul.2025.119081. [web:22]
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41330341/
  2. Balestra V., Bellopede R. — “Microplastic pollution in show cave sediments: First evidence and detection technique”. Environmental Pollution, 292, 118261, 2022; pubblicazione online nel 2021. [web:24]
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34601031/
  3. Balestra V., Bellopede R. — “Microplastics in caves: A new threat in the most famous geo-heritage in the world. Analysis and comparison of Italian show caves deposits”. Journal of Environmental Management, 342, 118189, 2023. [web:29][web:36]
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37210820/
    https://iris.polito.it/handle/11583/2978582
  4. Balestra V., Vigna B., De Costanzo S., Bellopede R. — “Preliminary investigations of microplastic pollution in karst systems, from surface watercourses to cave waters”. Journal of Contaminant Hydrology, 252, 104117, 2023. [web:75]
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36424222/
  5. Balestra V. e collaboratori — “Microplastic pollution calls for urgent investigations in stygobiont habitats: A case study from Classical karst”. Journal of Environmental Management, 356, 120672, 2024. [web:31]
    https://doi.org/10.1016/j.jenvman.2024.120672
  6. Bruschi R., Piccardo M., Bentivoglio T., Anselmi S., Cabanel P., Bevilacqua S., Gardossi L., Renzi M. — “Microplastics in Pristine Caves of the Classic Karst (NE Italy): A First Assessment of Contamination Levels”. Microplastics, 5(1), 24, 2026. [web:34]
    https://www.mdpi.com/2673-8929/5/1/24
  7. Università di Trieste — “Microplastiche anche nelle grotte mai toccate dall’uomo: studio UniTS sui sistemi sotterranei del Carso”, 18 febbraio 2026. [web:4]
    https://portale.units.it/it/notizie/microplastiche-anche-nelle-grotte-mai-toccate-dalluomo-studio-units-sui-sistemi-sotterranei
  8. “Explorations in the dark continent: Did microplastics and…” — studio sulle microparticelle nelle grotte inesplorate, Science of The Total Environment, 2025; approfondimento di Scintilena sulle cavità di San Vito. [web:54][web:19]
    https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0048969725009647
    https://www.scintilena.com/microplastiche-in-grotte-inesplorate-studio-inedito-rivela-inquinamento-nel-continente-buio-abruzzese-2/08/24/
  9. Balestra V., Mossotti R., Zini L., Bellopede R. — “Falling from the ceiling: first evidence of microplastic and microfibre pollution in cave dripping waters”. Groundwater for Sustainable Development, 34, 101669, 2026. [web:50]
    https://iris.unito.it/handle/2318/2160238
    https://doi.org/10.1016/j.gsd.2026.101669
  10. “First record of microplastic in the environmental matrices of a Mediterranean marine cave (Bue Marino, Sardinia, Italy)”. Marine Pollution Bulletin, 2023. [web:42]
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36473244/
  11. Scintilena — notizie sui risultati delle ricerche nelle grotte turistiche italiane, 2023. [web:14][web:20][web:21]
    https://www.scintilena.com/solo-un-mese-per-scaricare-il-nuovo-studio-sulle-microplastiche-nelle-grotte-turistiche-italiane/06/10/
    https://www.scintilena.com/microplastiche-trovate-nelle-grotte-italiane-un-campanello-dallarme-per-gli-sforzi-di-conservazione/05/22/
    https://www.scintilena.com/microplastiche-nelle-grotte-turistiche-una-nuova-minaccia-per-il-patrimonio-geologico-mondiale/11/23/

Microplastiche in grotte marine

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Guano di pipistrelli al Camino del Hierro: la ricerca collega salute pubblica e tutela delle grotte

Október 13th 2026 at 06:00

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Uno studio sul guano di pipistrelli nelle gallerie turistiche di Salamanca descrive batteri, virus e funzioni microbiche. I risultati richiamano l’attenzione sulla prevenzione, mentre il ruolo ecologico dei chirotteri resta centrale per biodiversità e agricoltura.

Guano di pipistrelli e turismo sotterraneo: i risultati della ricerca

Il guano di pipistrelli nelle gallerie del Camino del Hierro ospita comunità microbiche diversificate, con gruppi che comprendono anche microrganismi di interesse sanitario. Una ricerca pubblicata il 29 settembre 2025 su Environmental Microbiome ha analizzato questi depositi durante il letargo e la stagione riproduttiva. Gli autori indicano la necessità di sorvegliare le possibili esposizioni di visitatori e lavoratori. Il tema riguarda la gestione degli ambienti sotterranei frequentati, non soltanto la presenza degli animali. [web:4][web:38]

Il lavoro è firmato da Julio David Soto-López, Joaquina María García-Martín, Diego Lizana-Ciudad, Miguel Lizana, Luis Hernández-Tabernero, Pedro Fernández-Soto, Omar E. Velásquez-González, Salvador L. Aragón, Moncef Belhassen-García e Antonio Muro. Vi partecipano ricercatori dell’Università di Salamanca, dell’Università di Cadice e di altre strutture scientifiche e sanitarie. La collaborazione unisce zoologia, microbiologia, bioinformatica e ricerca sulle malattie infettive. [web:4]

Camino del Hierro: gallerie ferroviarie e rifugi dei pipistrelli

Il Camino del Hierro attraversa il territorio di Salamanca, nella Spagna occidentale, all’interno del Parco naturale Arribes del Duero. Il tracciato ferroviario storico comprende venti gallerie e dieci ponti. Alcuni tunnel sono diventati importanti rifugi per i pipistrelli dopo la cessazione dell’utilizzo ferroviario. Dal 2021 il percorso è anche una destinazione escursionistica. [web:38][web:72]

Il parco ospita fino a sedici specie di chirotteri. Fra quelle ricordate nello studio figurano rinolofi, vespertili e il miniottero, Miniopterus schreibersii. Le gallerie offrono ambienti utilizzati dagli animali in diverse fasi del ciclo annuale. Il percorso turistico prevede un sentiero alternativo durante i periodi di chiusura della galleria numero 3. È una soluzione che permette di separare temporaneamente il passaggio escursionistico dall’accesso al tunnel. [web:38][web:72]

Microbiota del guano di pipistrelli: come è stata condotta l’analisi

I ricercatori hanno studiato 48 campioni di guano di pipistrelli raccolti nelle gallerie durante due periodi biologici: letargo e riproduzione. Hanno utilizzato la metagenomica shotgun. Questa tecnica legge numerosi frammenti del DNA presente nel campione, senza limitarsi a un singolo gruppo batterico. L’elaborazione bioinformatica permette di attribuire le sequenze a gruppi microbici e di ricostruire il loro potenziale funzionale. [web:38]

Il risultato è una fotografia genetica dell’ecosistema microbico. La ricerca descrive differenze nella composizione relativa delle comunità associate a guano fresco e disseccato. I depositi costituiscono quindi microambienti diversi, nei quali possono prevalere strategie di crescita, utilizzo dei nutrienti o resistenza alle condizioni ambientali. [web:38]

Batteri e virus nel guano di pipistrelli: i gruppi individuati

L’analisi ha attribuito sequenze batteriche a 794 generi. Fra quelli più rappresentati compaiono Bacillus, Burkholderia, Lactobacillus, Pseudomonas, Salmonella e Streptococcus. Questi nomi comprendono organismi con caratteristiche differenti. Alcuni partecipano alla degradazione della materia organica o alle fermentazioni. Altri includono specie opportuniste o patogene di interesse medico. [web:38]

Tra le sequenze virali classificate, l’ordine Herpesvirales rappresentava circa il 60% dell’abbondanza relativa descritta. Il dato riguarda la componente virale analizzata, non il 60% dell’intero guano. L’identificazione di un ordine virale non equivale all’identificazione di tutti i virus umani che appartengono a quell’ordine. Per valutare una possibile trasmissione servono informazioni sulla specifica entità virale e sulla sua capacità infettiva. [web:38]

Il messaggio sanitario dello studio riguarda un rischio potenziale da approfondire e gestire. La rilevazione di materiale genetico e di fattori di virulenza non dimostra, da sola, un’infezione nei visitatori. Gli stessi autori distinguono la presenza di questi fattori dall’esistenza di infezioni attive. La ricerca fornisce una base per orientare monitoraggi e misure preventive negli ambienti frequentati. [web:38]

Stagione riproduttiva, biofilm e funzioni del microbiota del guano

Il confronto stagionale non ha mostrato differenze significative nell’abbondanza complessiva degli organismi rilevati. Sono emerse invece variazioni nel profilo funzionale. Durante la stagione riproduttiva risultavano maggiormente rappresentate vie associate alla sintesi di componenti cellulari e alla crescita microbica. [web:4][web:38]

L’analisi ha inoltre individuato determinanti genetici collegati all’adesione alle superfici e alla formazione di biofilm. Un biofilm è una comunità di microrganismi associata a una superficie e protetta da una matrice prodotta dalla comunità stessa. Nel guano, questi caratteri possono favorire persistenza e competizione. Il loro significato sanitario va valutato insieme alle condizioni ambientali e alle modalità di esposizione. [web:38]

Salute pubblica e conservazione dei pipistrelli nelle gallerie turistiche

La ricerca richiama l’attenzione soprattutto sulle esposizioni ripetute del personale e sulle attività che possono smuovere i depositi. La prevenzione deve considerare sia la protezione delle persone sia la conservazione delle colonie. La presenza del guano di pipistrelli è infatti parte del funzionamento dell’ambiente sotterraneo. [web:38][web:51]

Le indicazioni CDC e NIOSH sull’istoplasmosi raccomandano di ridurre la dispersione di polveri e di pianificare le attività nei luoghi potenzialmente contaminati. Per i lavoratori, la valutazione può comprendere formazione, delimitazione delle aree e dispositivi di protezione adeguati. Queste indicazioni affrontano il rischio fungino e non costituiscono una misura automatica di tutti i rischi descritti dalla metagenomica. [web:40][web:41][web:44]

Nelle cavità utilizzate dai chirotteri, la gestione sanitaria va coordinata con quella naturalistica. Il guano non è soltanto un materiale da evitare durante il passaggio. È anche una risorsa alimentare per numerosi organismi. La separazione dei percorsi, le limitazioni stagionali e il monitoraggio offrono strumenti per conciliare fruizione e tutela. [web:51][web:68][web:72]

Relazione di approfondimento: pipistrelli, benefici ambientali e servizi ecosistemici

Pipistrelli e biodiversità: funzioni diverse in una stessa rete ecologica

I pipistrelli contribuiscono al funzionamento degli ecosistemi attraverso alimentazione, spostamenti e utilizzo dei rifugi. Il loro ruolo cambia secondo le specie. Gli insettivori esercitano una pressione sulle popolazioni di artropodi. I frugivori trasportano semi. I nettarivori partecipano all’impollinazione. Le deiezioni trasferiscono nutrienti verso i luoghi di riposo e le cavità. Queste funzioni collegano ambienti che possono trovarsi anche a distanza fra loro. [web:22][web:26]

Una revisione globale pubblicata su Integrative Zoology nel 2022 ha raccolto 283 studi pertinenti. Ha identificato 409 specie di pipistrelli coinvolte nei servizi ecosistemici esaminati. Nel complesso, la letteratura considerata documentava 752 specie di insetti consumate e 549 specie vegetali impollinate oppure disperse. Sono conteggi ricavati dagli studi selezionati, non un inventario definitivo di tutte le interazioni possibili. [web:22]

La distinzione geografica è importante. In Europa prevale il ruolo dei pipistrelli insettivori. Impollinazione e dispersione dei semi assumono particolare rilievo in molte regioni tropicali e subtropicali. Le funzioni non vanno attribuite indistintamente a ogni colonia. Una popolazione che vive in una galleria di Salamanca contribuisce all’ecosistema in modo diverso da una comunità di chirotteri frugivori tropicali. [web:22][web:26][web:53]

Pipistrelli insettivori e agricoltura: il controllo naturale degli insetti

La predazione notturna è uno dei principali benefici ambientali dei pipistrelli europei. Le prede possono comprendere lepidotteri, ditteri e altri gruppi di insetti. Ogni specie utilizza ambienti e strategie di caccia differenti. Il rinolofo minore, per esempio, cattura piccoli ditteri, imenotteri, crisopidi e lepidotteri, spesso vicino alla vegetazione. La varietà delle strategie amplia le interazioni con le comunità di insetti del paesaggio. [web:28][web:53]

L’effetto agricolo non dipende soltanto dal numero di prede ingerite. Conta anche la loro identità. La cattura degli adulti di un insetto fitofago può ridurre la successiva deposizione di uova. Questo può limitare la pressione delle larve sulle piante. Per dimostrare il beneficio occorre quindi collegare la dieta dei pipistrelli alle conseguenze effettive sulle colture. [web:54]

Un esperimento condotto in Illinois e pubblicato su PNAS nel 2015 ha affrontato proprio questa relazione. I ricercatori hanno confrontato appezzamenti di mais accessibili ai pipistrelli con aree dalle quali erano esclusi durante la notte. Nel 2014 le parcelle di esclusione presentavano il 59% in più di larve della nottua del mais per pannocchia rispetto ai controlli. Lo studio ha documentato anche maggiori danni dove mancava l’accesso dei pipistrelli. [web:54]

La ricerca ha rilevato effetti indiretti sulla presenza di funghi associati ai danni degli insetti e di un composto tossico da essi prodotto. Il beneficio si estendeva quindi oltre la semplice riduzione delle prede. Questo risultato riguarda il sistema agricolo studiato. Non rappresenta una percentuale trasferibile a tutte le colture e a ogni regione. Mostra però come un predatore notturno possa influenzare più livelli della rete ecologica. [web:54][web:58]

Servizi ecosistemici dei pipistrelli: valore economico e gestione agricola

Il controllo naturale dei fitofagi può contribuire a ridurre le perdite produttive e la dipendenza dai trattamenti insetticidi. Il valore economico dipende dal contesto. Sono rilevanti il tipo di coltura, l’abbondanza degli insetti nocivi, la composizione della comunità di pipistrelli e la disponibilità di rifugi. Le stime devono quindi essere collegate a territori e metodi precisi. [web:26][web:54]

Una gestione agricola favorevole ai chirotteri richiede un paesaggio funzionale. Non basta conservare un singolo rifugio se intorno scompaiono le aree di alimentazione. Una ricerca sui pipistrelli che cacciano negli spazi aerei ha evidenziato l’importanza di paesaggi eterogenei, nei quali la disponibilità delle prede cambia fra habitat e stagioni. La conservazione dei predatori deve comprendere anche le condizioni che permettono loro di raggiungere e utilizzare tali risorse. [web:63]

Scintilena ha affrontato questa relazione nella divulgazione dedicata a pipistrelli e agricoltura montana. La tutela delle comunità di chirotteri viene collegata al mantenimento dei servizi ecosistemici nei territori coltivati. Il rapporto fra agricoltura e biodiversità è quindi anche una questione di organizzazione del paesaggio. [web:48]

Pipistrelli e zanzare: un contributo ecologico distinto dalla prevenzione sanitaria

Tra le prede dei pipistrelli figurano anche ditteri. Tutela Pipistrelli ricorda che la predazione naturale comprende le zanzare e si inserisce in una rete più ampia di organismi predatori. Il contributo dei chirotteri va considerato all’interno di questa rete. Non coincide con la rimozione di tutte le popolazioni di zanzare da un territorio. [web:28][web:29]

La stessa fonte sottolinea l’importanza della prevenzione rivolta alle larve. La valorizzazione dei pipistrelli non sostituisce quindi gli interventi sui focolai riproduttivi. Né dimostra, da sola, una riduzione misurata delle malattie trasmesse dalle zanzare. Conservazione dei predatori e prevenzione sanitaria operano su piani collegati, ma distinti. [web:29]

Pipistrelli impollinatori e riproduzione delle piante

Nelle regioni dove vivono specie nettarivore, i pipistrelli partecipano al trasferimento del polline fra i fiori. Le visite alimentari possono contribuire alla fecondazione e alla produzione di frutti e semi. È un servizio che interessa sia la vegetazione spontanea sia alcuni sistemi agricoli tropicali. La revisione globale sui servizi ecosistemici comprende 29 studi sull’impollinazione di piante native o endemiche e uno su piante introdotte. [web:22][web:26]

Il beneficio deriva dalla relazione fra comportamento animale e riproduzione vegetale. Proteggere il pipistrello senza mantenere le piante dalle quali si alimenta lascia incompleta questa relazione. Analogamente, conservare le piante senza tutelare i loro impollinatori può compromettere una parte del processo riproduttivo. È un esempio di come la biodiversità funzioni attraverso interazioni, non soltanto attraverso elenchi di specie. [web:26]

Dispersione dei semi e rigenerazione degli ecosistemi forestali

I pipistrelli frugivori consumano frutti e trasportano semi. La dispersione può spostare il materiale riproduttivo oltre la pianta madre, contribuendo alla distribuzione delle specie vegetali e alla rigenerazione forestale. La revisione del 2022 comprende 60 studi sulla dispersione di semi di piante native o endemiche e undici su piante introdotte. [web:22][web:26]

La deposizione di un seme non garantisce la crescita di una nuova pianta. Il risultato dipende anche dalle condizioni del luogo raggiunto. Il servizio consiste nell’aprire possibilità di insediamento attraverso il trasporto. Il suo effetto si integra con il suolo, il microclima e le altre interazioni biologiche. Per questo la conservazione dei dispersori deve essere letta insieme a quella degli habitat. [web:26]

Guano di pipistrelli e biodiversità delle grotte: il ponte fra superficie e sottosuolo

Per la speleologia, il trasferimento di materia organica è una funzione centrale. I pipistrelli si alimentano all’esterno e depositano parte dei nutrienti nei rifugi. Il guano di pipistrelli collega così la produttività della superficie agli ambienti sotterranei. Dove manca la produzione fotosintetica locale, questo apporto può sostenere comunità microbiche e invertebrati specializzati. [web:51]

I depositi non sono materiali biologicamente inerti. Batteri e funghi contribuiscono alla loro trasformazione. Gli organismi che utilizzano il guano e la biomassa microbica entrano poi nelle reti alimentari della cavità. Scintilena ha descritto questo rapporto come un elemento importante per la struttura trofica delle grotte. Le variazioni nella deposizione possono fornire informazioni sulla continuità del contributo delle colonie. [web:51]

Il guano cambia nel tempo e nello spazio. Uno studio del 2018 ha confrontato materiale fresco, strati superficiali e porzioni profonde di un accumulo. Ha rilevato variazioni nelle abbondanze relative dei gruppi batterici lungo il deposito. Alcune funzioni previste restavano simili, anche quando cambiava la composizione delle comunità. Ciò mostra che organismi diversi possono concorrere a processi ecologici analoghi. [web:20]

La perdita di una colonia può quindi modificare anche l’alimentazione degli organismi sotterranei. La tutela dei pipistrelli ha conseguenze che superano la conservazione dei soli mammiferi. Protegge un flusso di risorse e le comunità che ne dipendono. [web:51]

Microbiota del guano e riciclo dei nutrienti

La diversità microbica del guano comprende organismi coinvolti nella trasformazione della materia organica e nei cicli degli elementi. Una ricerca su una grotta dell’India nordorientale ha individuato gruppi batterici associati alla nitrificazione e alla produzione di chitinasi. Questi enzimi degradano la chitina, componente importante dei rivestimenti degli artropodi. La presenza di tali capacità è coerente con depositi alimentati da pipistrelli insettivori. [web:19]

Riciclo dei nutrienti e interesse sanitario possono coesistere nello stesso substrato. Un deposito può sostenere processi ecologici utili e contenere microrganismi che richiedono attenzione durante determinate attività umane. Le due caratteristiche non si escludono. Lo studio del Camino del Hierro inserisce l’analisi sanitaria dentro un ambiente biologicamente complesso, anziché ridurlo a una superficie priva di vita. [web:19][web:38][web:51]

La letteratura esamina anche l’impiego del guano come fertilizzante. La revisione globale comprende 24 studi su questo utilizzo. Il valore agronomico non rende appropriata la raccolta indiscriminata nelle cavità. I depositi hanno una funzione ecologica e la loro manipolazione può comportare esposizione a polveri potenzialmente contaminate. [web:22][web:40][web:51]

Pipistrelli bioindicatori e conservazione dei rifugi

Le variazioni nelle comunità di pipistrelli possono aiutare a interpretare cambiamenti negli habitat. Scintilena ne ricorda il ruolo di bioindicatori. La lettura richiede monitoraggi ripetuti e conoscenza delle specie. Un cambiamento osservato in un rifugio va interpretato considerando anche stagionalità, alimentazione e utilizzo del paesaggio. [web:49][web:63]

Rifugi e aree di caccia sono parti dello stesso sistema. Tutela Pipistrelli descrive, per il rinolofo minore, l’utilizzo di cavità, gallerie ed edifici in differenti periodi. Evidenzia inoltre il rapporto fra declino, perdita degli habitat e disturbo delle colonie. Conservare soltanto l’ingresso di una grotta non esaurisce quindi le esigenze della specie. [web:28]

Il disturbo durante il letargo ha conseguenze energetiche. Una ricerca del 2024 sulle visite ai siti di svernamento ricorda che luci e rumori possono provocare risvegli e perdita di massa corporea. La frequentazione delle cavità deve tenere conto di questa vulnerabilità. Anche l’illuminazione artificiale del paesaggio merita attenzione: EUROBATS dedica linee guida specifiche ai suoi effetti sui pipistrelli. [web:68][web:56]

Turismo in grotta e salute ambientale: una gestione integrata

Nei siti turistici, prevenzione sanitaria e conservazione devono procedere insieme. Una gestione integrata considera distribuzione delle colonie, accumuli di guano, flussi di visitatori e attività del personale. Lo studio di Salamanca fornisce informazioni sul microbiota. Le indicazioni sanitarie sui rischi da polveri aiutano invece a impostare le procedure lavorative. [web:38][web:41]

Fra gli strumenti da valutare rientrano percorsi separati dalle aree di deposito, accessi regolati nelle fasi sensibili e monitoraggi coordinati. Il sentiero alternativo previsto al Camino del Hierro durante la chiusura della galleria numero 3 offre un esempio concreto di organizzazione della fruizione. La sua presenza non costituisce, da sola, una valutazione sanitaria del sito. [web:68][web:72]

Le attività di pulizia richiedono una valutazione specifica. NIOSH raccomanda di evitare lo spazzamento a secco dei materiali polverosi e di utilizzare sistemi adeguati al controllo delle esposizioni. Nei rifugi naturali o artificiali occupati dai pipistrelli, gli interventi devono inoltre rispettare le esigenze delle colonie e della fauna associata al guano. Non vanno trasformati in rimozioni generalizzate dei depositi o in alterazioni indiscriminate dell’ambiente. [web:39][web:41][web:51][web:68]

Questa impostazione collega salute umana, salute animale e qualità degli ecosistemi. La ricerca sul guano può migliorare la conoscenza delle esposizioni. La ricerca ecologica permette di proteggere i processi che sostengono biodiversità, agricoltura e vita sotterranea. Le decisioni gestionali devono utilizzare entrambe. [web:22][web:38][web:51]

Fonti

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  11. Tutela Pipistrelli, Zanzara tigre, strategie di intervento e contrasto: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/07/01/zanzara-tigre-strategie-di-intervento-e-contrasto/
  12. Scintilena, Il ruolo del guano di pipistrello negli ecosistemi sotterranei: https://www.scintilena.com/il-ruolo-del-guano-di-pipistrello-negli-ecosistemi-sotterranei/02/08/
  13. Scintilena, Diversità e ruolo ecologico dei pipistrelli: https://www.scintilena.com/diversita-e-ruolo-ecologico-dei-pipistrelli-2/05/10/
  14. Scintilena, Equilibrio tra pipistrelli e agricoltura montana: https://www.scintilena.com/equilibrio-tra-pipistrelli-e-agricoltura-montana-una-ricerca-italiana-rivela-le-chiavi-per-conservare-la-biodiversita/01/03/
  15. Scintilena, Pipistrelli, comunicare il valore della biodiversità senza alimentare paure e pregiudizi: https://www.scintilena.com/pipistrelli-comunicare-il-valore-della-biodiversita-senza-alimentare-paure-e-pregiudizi/07/14/
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  21. EUROBATS, linee guida su pipistrelli e illuminazione artificiale, Publication Series n. 8: https://www.eurobats.org/sites/default/files/documents/publications/publication_series/WEB_DIN_A4_EUROBATS_08_ENGL_NVK_28022019.pdf

Pipistrelli e guano

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