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    Condividi La Grotta di Rio Martino, a Crissolo, ai piedi del Monviso, prolunga la chiusura invernale fino al 30 aprile 2026 per tutelare oltre 200 pipistrelli ancora in fase di ibernazione. La riapertura al pubblico è prevista per il 1° maggio. Il sito di svernamento più importante d’Italia per il Barbastello La Grotta di Rio Martino, posta a 1.530 metri di quota sulle pendici della Rocca Granè, in alta Valle Po, è un sito di rilevanza scientifica e naturalistica riconosciuta a
     

Grotta di Rio Martino: chiusa fino al 30 aprile per proteggere i pipistrelli in letargo

Apríl 24th 2026 at 12:00

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La Grotta di Rio Martino, a Crissolo, ai piedi del Monviso, prolunga la chiusura invernale fino al 30 aprile 2026 per tutelare oltre 200 pipistrelli ancora in fase di ibernazione. La riapertura al pubblico è prevista per il 1° maggio.


Il sito di svernamento più importante d’Italia per il Barbastello

La Grotta di Rio Martino, posta a 1.530 metri di quota sulle pendici della Rocca Granè, in alta Valle Po, è un sito di rilevanza scientifica e naturalistica riconosciuta a livello europeo. Riserva Naturale e Zona Speciale di Conservazione (ZSC IT1160037), è inserita nella Rete Natura 2000 ed è gestita dal Parco del Monviso. Con uno sviluppo totale di 3.200 metri, ospita numerose sale, pozzi e gallerie scavati nel corso dei millenni dall’azione delle acque sulle rocce carbonatiche.parcomonviso

La grotta è il sito di svernamento più importante d’Italia per il Barbastello (Barbastella barbastellus). Il censimento annuale del febbraio 2025, effettuato da un biologo del Parco e da due esperti chirotterologi, ha rilevato la presenza di almeno 225 esemplari totali, di cui 184 appartenenti proprio al Barbastello. Questo numero ha rappresentato un notevole incremento rispetto all’anno precedente, probabile effetto delle temperature invernali più rigide.parcomonviso+1

Quest’inverno, la presenza all’interno della cavità ha raggiunto e superato i 200 pipistrelli in letargo. Oltre al Barbastello, i rilevamenti degli anni precedenti hanno documentato la presenza di Vespertilio smarginato (Myotis emarginatus), Vespertilio maggiore (Myotis myotis), Miniottero comune (Miniopterus schreibersii), Vespertilio di Blyth (Myotis blythii), Rinolofo minore (Rhinolophus hipposideros) e Vespertilio di Daubenton (Myotis daubentonii). Tutte queste specie sono protette dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE.cuneo24+2


Letargo dei pipistrelli: la fisiologia del torpore invernale

Durante l’ibernazione, i pipistrelli entrano in una fase di torpore profondo in cui il metabolismo si riduce drasticamente. Il cuore, che in fase attiva batte fino a 200 volte al minuto, scende a soli 10 battiti al minuto. La respirazione rallenta fino a un atto respiratorio ogni ora.tutelapipistrelli+1

Questa strategia consente ai chirotteri di sopravvivere per mesi senza alimentarsi, attingendo alle riserve di grasso accumulate in autunno. Per creature che pesano tra i 5 e i 30 grammi, il margine energetico disponibile è ridottissimo: il risparmio metabolico deve essere massimo per garantire la sopravvivenza fino alla primavera.scintilena+1

Il Barbastello è una specie particolarmente resistente alle basse temperature. Può svernare anche vicino all’entrata della grotta, circondato da ghiaccioli o con il pelame imbiancato di nevischio. Nonostante questa resistenza al freddo, è del tutto vulnerabile ai disturbi di origine umana durante il letargo.biodiversita


Il costo fisiologico di un risveglio forzato

Il disturbo umano nelle grotte rappresenta una minaccia concreta per le colonie svernanti. La comunità scientifica internazionale considera questo rischio ormai consolidato. Ogni risveglio forzato comporta un consumo delle riserve lipidiche che può risultare fatale.scintilena

I pipistrelli hanno bisogno di oltre un’ora per riattivarsi completamente dal torpore. Chi frequenta le grotte in inverno spesso non si accorge del disturbo arrecato: l’uscita dal torpore avviene in ritardo rispetto al passaggio degli intrusi. Risvegli ripetuti provocano un esaurimento precoce delle riserve di grasso che può portare alla morte degli animali prima della fine dell’inverno.facebook+1

Luci, rumori, calore corporeo, vibrazioni: qualsiasi perturbazione può innescare questo meccanismo. Secondo i tecnici del Parco del Monviso, la presenza umana potrebbe provocare il risveglio anticipato dei chirotteri, con conseguenze che gli esperti definiscono «potenzialmente fatali».scintilena+1


La proroga della chiusura: una decisione scientifica

La chiusura invernale della Grotta di Rio Martino è normata da una prescrizione del Settore Aree Protette della Regione Piemonte, in vigore dal 2008. Il periodo di chiusura ordinario va dal 1° novembre al 31 marzo. Quest’anno, le condizioni meteorologiche registrate in marzo — precipitazioni nevose, basse temperature e persistenza della neve al suolo — hanno indotto il Parco del Monviso a prorogare la chiusura.scintilena+2

Non è la prima volta che la riapertura subisce uno slittamento. Nel 2019 la grotta rimase chiusa per tutto aprile: alcuni esemplari del genere Myotis erano ancora in letargo, e i tecnici avevano rilevato la presenza del fungo Pseudogymnoascus destructans, agente della sindrome del naso bianco (WNS). Quest’anno la proroga è motivata esclusivamente dalla fase biologica ancora critica delle colonie.nuovagazzettadisaluzzo+1

Il Parco ha comunicato che la riapertura è prevista per il 1° maggio 2026. Come ribadito nelle note ufficiali, la decisione risponde a criteri scientifici e non discrezionali: «Un accesso non controllato potrebbe arrecare disturbo in una fase ancora critica del ciclo biologico» dei chirotteri.nuovagazzettadisaluzzo


Specie protette e indicatori di salute ecosistemica

Il Barbastello (Barbastella barbastellus) è una specie di media taglia, con il manto scuro, il muso nero e le orecchie caratterizzate da una profonda dentellatura sul margine posteriore. È tipico di ambienti boschivi maturi ed è presente in molte regioni d’Italia, pur non essendo una specie comune. La colonia svernante di Rio Martino è la più numerosa conosciuta sul territorio italiano.ambiente.regione.emilia-romagna+2

I pipistrelli sono tra i gruppi faunistici più minacciati a causa delle alterazioni ambientali di origine antropica. La loro presenza in un sito è considerata un indicatore della qualità e dell’equilibrio dell’ecosistema. Sono tutelati sia dalla normativa nazionale che dalla Direttiva 92/43/CEE e dall’Accordo sulla conservazione delle popolazioni di chirotteri europei.parcomonviso

Uno studio pubblicato sull’Italian Journal of Mammalogy nell’aprile 2026 documenta i record altitudinali di 29 specie di pipistrelli in Piemonte e Valle d’Aosta. Il Barbastello risulta avere raggiunto la quota di svernamento più elevata in Italia proprio in una miniera abbandonata a 1.903 metri, mentre la grotta di Rio Martino è citata come sito di ibernazione del Miniottero comune a 1.530 metri. La distribuzione altitudinale crescente di queste specie potrebbe essere correlata ai cambiamenti climatici in corso.scintilena


Turismo e biodiversità: un equilibrio possibile

Il ramo inferiore della grotta, lungo 530 metri e attrezzato con passerelle, è accessibile al pubblico nella stagione aperta, dal 1° maggio al 31 ottobre, con visite guidate. La grotta accoglie ogni anno migliaia di visitatori, rappresentando una delle principali attrattive del Parco del Monviso.

La gestione alternata — apertura turistica nella stagione calda, chiusura rigorosa in quella fredda — è il modello che il Parco del Monviso applica con continuità da anni. Questo approccio dimostra che turismo e tutela della biodiversità non sono necessariamente in contrasto, a condizione che le esigenze biologiche delle specie presenti vengano rispettate con rigore.

Rispettare le date di chiusura è il primo passo concreto per garantire la sopravvivenza di una delle colonie di pipistrelli più rilevanti d’Italia. La riapertura del 1° maggio segna il momento in cui la natura ha completato il proprio ciclo invernale e i chirotteri tornano alla vita attiva, pronti a svolgere il ruolo di predatori notturni di insetti che li rende alleati indispensabili degli ecosistemi forestali e agricoli.

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‘Dinamiche e tracciamento quantitativo dei flussi aerei sotterranei con NASO e CO2’: un corso in Liguria – 26-28 giugno 2026

Apríl 24th 2026 at 05:00

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Un corso nazionale SNS CAI: i flussi aerei sotterranei al centro della formazione teorica e pratica

Tre giorni intensi di formazione, tra teoria e pratica sul campo, dedicati a uno degli aspetti più affascinanti – e spesso decisivi – dell’esplorazione speleologica: i flussi aerei sotterranei. Dal 26 al 28 giugno 2026 la Scuola Nazionale di Speleologia del CAI propone a La Spezia un corso nazionale interamente dedicato a questo tema, organizzato insieme al Gruppo Speleologico Lunense e all’OTTO Speleologia e Torrentismo Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta.

Un corso specialistico ed estremamente concreto, pensato per chi vuole affinare uno degli strumenti più sottili e potenti della speleologia: la capacità di leggere l’aria per capire la grotta.

La base operativa sarà la sede del Gruppo Speleologico Lunense – Opera Mista Castellazzo, a Spezia.

Le attività pratiche si svolgeranno nell’area carsica di Pignone (SP), contesto ideale per applicare sul terreno quanto appreso in aula.

Il corso è costruito su un’alternanza tra lezioni teoriche e attività pratiche, con l’obiettivo di fornire strumenti concreti e immediatamente utilizzabili.

Il corso è tenuto da Gian Domenico Cella (direttore), Alessandro Vernassa e Maurizio Miragoli, tutti con consolidata esperienza nello studio della meteorologia ipogea e nei tracciamenti in ambiente carsico.

Vernassa, dello Speleo Club Ribaldone, è l’ideatore del NASO: acronimo di Novel Aereal Sensing Observer, il NASO è un innovativo strumento di rilevazione “olfattiva” open source, che consente di tracciare l’aria in modo semplice ed economico utilizzando un sensore con datalogger e un tracciante non inquinante.

La giornata di venerdì si apre con l’accoglienza dei partecipanti e un primo richiamo alla meteorologia ipogea classica, per poi entrare nel vivo con la gestione delle ricerche in ambiente carsico e l’analisi della strumentazione necessaria. Nel pomeriggio ci si sposta sul campo, nell’area di Pignone, per il posizionamento dei datalogger e i primi lanci di traccianti.

Il sabato approfondisce le basi teoriche del tracciamento, accompagnate da esempi reali di studi condotti in aree carsiche. Si passa poi a tecniche più specifiche, come l’uso del NASO e i tracciamenti quantitativi con CO2. Nel pomeriggio, di nuovo sul terreno, si effettuano misure dirette di velocità e portata dei flussi aerei.

La domenica è dedicata alla restituzione del lavoro svolto: recupero della strumentazione, scarico e analisi dei dati, fino alla discussione finale e alla consegna dei diplomi.

L’obiettivo del corso è chiaro: capire l’aria per leggere la grotta.

Quindi, si deve arrivare a fornire metodologie affidabili per monitorare e interpretare i flussi d’aria sotterranei, integrandoli con le conoscenze di base della meteorologia ipogea.

Sono competenze non teoriche: saper leggere un flusso d’aria significa, spesso, individuare connessioni tra ingressi diversi di uno stesso sistema carsico o intuire la presenza di prosecuzioni ancora inesplorate. In questo senso, il corso si colloca pienamente nell’ambito della speleologia esplorativa.

Non a caso, l’attività è riconosciuta come aggiornamento ufficiale per istruttori CAI (ISS, IS, INS).

Partecipazione e requisiti

Il corso è a numero chiuso, con un massimo di 15 partecipanti e priorità agli istruttori CAI.

È richiesta una preparazione di base (livello scuola superiore) o esperienza speleologica, oltre a motivazione e disponibilità al lavoro sul campo.

È necessario presentarsi con abbigliamento adatto sia all’ambiente esterno sia alla progressione in grotta orizzontale. È inoltre consigliato portare strumenti personali di misura – come rilevatori di CO?, anemometri o igrometri – e un computer portatile per l’analisi dei dati.

Logistica, materiali, costi, iscrizione

La struttura del GSL offre posti letto (portare materassino e sacco a pelo), servizi, docce e spazio per tende o camper.

La sede sarà accessibile già dalla sera di giovedì 25 giugno, con modalità specificate nel volantino allegato, scaricabile all’indirizzo https://www.sns-cai.it/wp-content/uploads/2026/04/Volantino_Corso-Nazionale-Flussi-Aerei-Sotterranei-SNS-CAI-2026.pdf.

Durante il corso sarà disponibile anche strumentazione certificata per il confronto con quella personale, e a ogni partecipante verrà consegnata una chiavetta USB contenente materiali didattici e bibliografia.

La quota di partecipazione è di € 125,00, di cui € 45,00 da versare entro il 15 giugno 2026 (bonifico su IBAN: IT78X0569611009CCI000422980, intestato a Francesca Puccio) ed € 80,00 da versare all’arrivo. Per chi arriva giovedì 25 giugno è previsto un supplemento di 15 euro (cena e pernottamento). I non soci CAI devono aggiungere € 36,00 per assicurazione obbligatoria.

Le iscrizioni si chiudono il 15 giugno 2026, con invio della documentazione a info@gruppogrottenovara.it

Per informazioni:

Per approfondire: https://www.scintilena.com/tracciamento-aereo-sotterraneo-tutte-le-tecniche-per-seguire-laria-nelle-grotte/03/13/

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  • Grotta di Bossea e Proud Foot: le riprese per un progetto internazionale sulla Fifth Avenue a New York
    Condividi Riprese nella Grotta di Bossea per un’esposizione sulla Fifth Avenue Negli ultimi giorni la Grotta di Bossea, in val Corsaglia, è stata protagonista di una giornata intensa di lavoro da parte di una troupe internazionale della casa di produzione inglese Proud Foot. Le riprese sono durate circa dodici ore e si sono svolte interamente all’interno della cavità carsica, con l’impiego di attrezzature video avanzate e droni per immagini aeree in ambiente ipogeo.[1][2][3]L’obiettivo delle
     

Grotta di Bossea e Proud Foot: le riprese per un progetto internazionale sulla Fifth Avenue a New York

Apríl 17th 2026 at 09:00

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Riprese nella Grotta di Bossea per un’esposizione sulla Fifth Avenue

Negli ultimi giorni la Grotta di Bossea, in val Corsaglia, è stata protagonista di una giornata intensa di lavoro da parte di una troupe internazionale della casa di produzione inglese Proud Foot. Le riprese sono durate circa dodici ore e si sono svolte interamente all’interno della cavità carsica, con l’impiego di attrezzature video avanzate e droni per immagini aeree in ambiente ipogeo.[1][2][3]
L’obiettivo delle riprese è la realizzazione di contenuti destinati a un progetto internazionale che prevede un’area espositiva sulla Fifth Avenue a New York, dove la Grotta di Bossea e le grotte frabosane saranno affiancate ad altre location selezionate nel mondo.[2][1]

Secondo le informazioni diffuse finora, il progetto espositivo avrà una forte componente visuale, con immagini ad alta definizione pensate per un pubblico urbano distante dal contesto carsico. Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli sul format dell’esposizione, sui partner coinvolti e sulla durata dell’allestimento. Gli organizzatori hanno comunicato che maggiori informazioni saranno disponibili nei prossimi mesi.[1][2]

Perché Proud Foot ha scelto la Grotta di Bossea

La scelta della Grotta di Bossea da parte di Proud Foot non è stata casuale. Come ha spiegato il responsabile della Grotta di Bossea, Claudio Camaglio, la troupe cercava una località speleologica che si discostasse dai consueti stereotipi visivi legati alle grotte turistiche.[1]
Bossea è stata selezionata tra diverse possibili location in tutto il mondo, in particolare per tre motivi principali: l’ampiezza degli ambienti interni, la possibilità concreta di utilizzo dei droni e la presenza significativa dell’acqua lungo il percorso sotterraneo.[1]

Gli ampi saloni della grotta permettono infatti il volo controllato dei droni, condizione non sempre realizzabile in cavità più strette o con morfologie complesse. La presenza di torrenti sotterranei, cascate e laghetti ha offerto ulteriori elementi scenografici da integrare nel linguaggio visivo del progetto.[4][1]
Secondo Camaglio, Bossea restituisce “un’immagine diversa da quello che uno si aspetta da un luogo di questo tipo”, proprio perché non corrisponde ai cliché più diffusi sulle grotte turistiche e abbina grandi volumi a una forte componente idrica.[1]

Grotta di Bossea: cavità turistica, laboratorio scientifico e set speleologico

La Grotta di Bossea è considerata una delle cavità turistiche più note del Piemonte e dell’Italia. Situata in val Corsaglia, nel territorio di Frabosa Soprana (CN), è stata aperta al pubblico nel 1874 ed è spesso indicata come la prima grotta turistica italiana.[5][6][7]
Lo sviluppo complessivo delle gallerie visitabili si aggira attorno ai 2.800 metri, con un dislivello interno di circa 184 metri e una temperatura media prossima ai 9 gradi, con umidità elevata.[8][9]

Dal punto di vista scientifico, Bossea ospita il Laboratorio Carsologico Sotterraneo, operativo dal 1969 e gestito dal CAI e dal Comitato Scientifico Centrale. Il laboratorio è dedicato allo studio dell’idrogeologia carsica, della meteorologia ipogea, della radioattività naturale e della biospeleologia.[10]
Negli ultimi anni la cavità è stata anche oggetto di rilievi tridimensionali avanzati mediante tecnologia SLAM e integrazione con droni per la modellazione della morfologia interna, in collaborazione con il Politecnico di Torino.[11][12]

La grotta ospita numerose specie faunistiche adattate all’ambiente sotterraneo, con oltre cinquanta specie cavernicole censite, alcune delle quali endemiche. È inoltre nota per la presenza di resti di Ursus spelaeus e per l’attenzione storica dedicata alla didattica e alla divulgazione speleologica.[6][7][9][13]

Proud Foot e l’uso di tecniche innovative di ripresa

Proud Foot è una casa di produzione con sede nel Regno Unito che concentra il proprio lavoro su prodotti audiovisivi caratterizzati da un uso spinto delle tecnologie di ripresa e di post-produzione. L’attenzione alle tecniche innovative e alle soluzioni spettacolari è indicata come uno degli elementi distintivi della società.[14][1]
La scelta di una grotta come Bossea, che permette l’impiego combinato di droni, illuminazioni controllate e percorsi articolati, si inserisce in questa linea produttiva.

Per la Grotta di Bossea questo progetto rappresenta un nuovo tassello in una storia di rapporti con il mondo del cinema e dell’audiovisivo. La cavità era già stata utilizzata come set per il film “The Broken Key” (2017) del regista Louis Nero, che ha integrato scene girate in Piemonte, Egitto e Inghilterra, includendo anche sequenze nella grotta.[15][16]
L’attuale collaborazione con Proud Foot consolida la Grotta di Bossea come luogo di interesse non solo speleologico e scientifico, ma anche culturale e visivo, con potenziali ricadute in termini di immagine internazionale del territorio.

Prospettive per il territorio e per la speleologia

L’inserimento della Grotta di Bossea all’interno di un’area espositiva sulla Fifth Avenue a New York pone una cavità carsica italiana in un contesto di forte visibilità globale. Per la speleologia, l’operazione contribuisce a portare il tema dei paesaggi sotterranei fuori dai circuiti specialistici, proponendo ambienti carsici complessi a un pubblico più ampio, in una delle principali vetrine urbane del mondo.[2][1]

Per il territorio delle valli monregalesi, la presenza della Grotta di Bossea in un progetto internazionale gestito da una casa di produzione come Proud Foot può tradursi in una maggiore attenzione verso il patrimonio speleologico locale. L’evoluzione del progetto e la definizione dei contenuti espositivi potranno offrire ulteriori elementi per valutare l’impatto di questa iniziativa sulla valorizzazione delle grotte frabosane.[2][1]


Fonti consultate

  • Unione Monregalese – “Scelta tra le grotte del mondo: una troupe internazionale porterà Bossea a New York”
    https://unionemonregalese.it[1]
  • Cuneodice – “La Grotta di Bossea sbarca a… New York: un progetto internazionale prende forma”
    https://www.cuneodice.it[2]
  • Pagina Facebook “Grotta di Bossea – Corsaglia” – post sulle riprese Proud Foot
    https://www.facebook.com/grottadibossea.corsaglia[3]
  • Sito ufficiale Grotta di Bossea – storia e visita turistica
    https://www.grottadibossea.com[13][6]
  • Visit Cuneese – scheda “Grotta di Bossea”
    https://www.visitcuneese.it/dettaglio-punto-di-interesse/-/d/grotta-di-bossea[5]
  • Riserva Naturale Grotte di Bossea – informazioni naturalistiche e faunistiche
    https://www.grottedibossea.areeprotettealpimarittime.it[7][9]
  • CAI – “Il laboratorio carsologico della grotta di Bossea”
    https://csc.cai.it/il-laboratorio-carsologico-della-grotta-di-bossea[10]
  • Scintilena – “Tecnologia SLAM e droni nella Grotta di Bossea: il Politecnico di Torino rivoluziona il rilievo speleologico”
    https://www.scintilena.com/tecnologia-slam-e-droni-nella-grotta-di-bossea-il-politecnico-di-torino-rivoluziona-il-rilievo-speleologico[11]
  • Wikipedia – voce “The Broken Key”
    https://it.wikipedia.org/wiki/The_Broken_Key[15]
  • Il Davinotti – “Dove è stato girato The Broken Key”
    https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/the-broken-key/50043300[16]
  • Proud Foot – Company / What we do
    https://proudfoot.com/what-we-do/[14]

Fonti
[1] Scelta tra le grotte del mondo: una troupe internazionale porterà … https://unionemonregalese.it/news/territorio/311312/scelta-tra-le-grotte-del-mondo-una-troupe-internazionale-portera-bossea-a-new-york.html
[2] La Grotta di Bossea sbarca a… New York: un progetto … https://www.cuneodice.it/curiosita/monregalese/la-grotta-di-bossea-sbarca-a-new-york-un-progetto-internazionale-prende-forma_117815.html
[3] Grotta Di Bossea Corsaglia – Facebook https://www.facebook.com/grottadibossea.corsaglia/posts/casa-di-produzione-inglese-supporto-italiano-12-ore-di-lavoro-in-grotta-a-bossea/1262574869389231/
[4] Frabosa, le Grotte di Bossea in val Corsaglia – Visit Mondovì https://visitmondovi.it/grotte-bossea-frabosa/
[5] GROTTA DI BOSSEA – visitcuneese https://www.visitcuneese.it/dettaglio-punto-di-interesse/-/d/grotta-di-bossea
[6] Grotte di Bossea: la storia dall’era glaciale ad oggi https://www.grottadibossea.com/la-grotta
[7] Riserva Naturale Grotte di Bossea https://www.grottedibossea.areeprotettealpimarittime.it
[8] Grotta di Bossea – Openspeleo http://www.openspeleo.org/openspeleo/caves-view-122.html
[9] Natura – Riserva Naturale Grotte di Bossea https://www.grottedibossea.areeprotettealpimarittime.it/natura
[10] Il laboratorio carsologico della grotta di Bossea https://csc.cai.it/il-laboratorio-carsologico-della-grotta-di-bossea/
[11] Tecnologia SLAM e droni nella Grotta di Bossea – Scintilena https://www.scintilena.com/tecnologia-slam-e-droni-nella-grotta-di-bossea-il-politecnico-di-torino-rivoluziona-il-rilievo-speleologico-3d/03/06/
[12] Tecnologia SLAM nella Grotta di Bossea: la sperimentazione del … https://www.archeomatica.it/documentazione/tecnologia-slam-nella-grotta-di-bossea-la-sperimentazione-del-politecnico-di-torino
[13] Esplora la grotta https://www.grottadibossea.com/esplora-la-grotta
[14] Proudfoot Ltd | LinkedIn https://uk.linkedin.com/company/the-proudfoot-company
[15] The Broken Key – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/The_Broken_Key
[16] Dove è stato girato The broken key – Film (2017) – il Davinotti https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/the-broken-key/50043300
[17] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[18] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[19] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • La Grotta di Rio Martino riapre le porte: un nome, due leggende e secoli di storia
    Condividi Tra inquisitori, santi e “masche”: il mistero del nome di una grotta piemontese La Grotta di Rio Martino, a Crissolo, in alta Valle Po, nel cuore del Parco del Monviso, ha riaperto al pubblico sabato 12 aprile 2026. La riapertura ha subito un leggero slittamento rispetto alla tradizionale data del 1° aprile: il Parco del Monviso ha prorogato la chiusura fino al 10 aprile, per tutelare le colonie di chirotteri ancora in fase di ibernazione. Con i cancelli finalmente spalancati, l
     

La Grotta di Rio Martino riapre le porte: un nome, due leggende e secoli di storia

Apríl 16th 2026 at 11:00

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Tra inquisitori, santi e “masche”: il mistero del nome di una grotta piemontese

La Grotta di Rio Martino, a Crissolo, in alta Valle Po, nel cuore del Parco del Monviso, ha riaperto al pubblico sabato 12 aprile 2026. La riapertura ha subito un leggero slittamento rispetto alla tradizionale data del 1° aprile: il Parco del Monviso ha prorogato la chiusura fino al 10 aprile, per tutelare le colonie di chirotteri ancora in fase di ibernazione.

Con i cancelli finalmente spalancati, l’attenzione torna non solo alle bellezze sotterranee della cavità, ma anche a un interrogativo storico e affascinante: da dove deriva il suo nome?[1]


La Grotta di Rio Martino: una riserva naturale ai piedi del Monviso

La Grotta di Rio Martino si apre a 1.530 metri di quota sulle pendici della Rocca Granè. Con uno sviluppo totale di 3.200 metri, è uno degli ambienti carsici più estesi e rilevanti del Piemonte. Solo il ramo inferiore, lungo 530 metri, è accessibile al pubblico con una guida. Il percorso termina nel Salone del Pissai, dove il Rio Martino si getta in una cascata alta oltre 40 metri.[2][3]

La grotta è Riserva Naturale e Zona Speciale di Conservazione (ZSC IT1160037). Ospita almeno 12 specie di chirotteri protetti. La più numerosa è il Barbastello (Barbastella barbastellus), con oltre 350 esemplari in ibernazione: la più grande aggregazione invernale della specie nota in Italia. Proprio per proteggere queste colonie, la grotta rimane chiusa ogni anno dal 1° novembre alla primavera inoltrata.[4][1]


“Rimartino”: un nome documentato dal 1600

Le prime testimonianze scritte della Grotta risalgono al 1600. Il nome “Rimartino” — forma contratta di “Rio Martino” — compare in numerosi documenti storici a partire da quell’epoca. Ma quale sia la vera origine di questo nome rimane una questione aperta, con due ipotesi principali che la tradizione locale tramanda.[5]

Entrambe le spiegazioni affondano le radici in un contesto storico preciso: la fine del Cinquecento, quando la zona di Crissolo era attraversata da tensioni religiose legate alla diffusione della fede protestante tra le comunità alpine. In quella stagione, la grotta non era un semplice fenomeno naturale. Era un luogo carico di significato simbolico, temuto e rispettato.[6]


La leggenda dell’inquisitore: Martino Delrio e l’esorcismo della grotta

La prima ipotesi è la più suggestiva sul piano narrativo. Nel Medioevo, la grotta era considerata un covo di “masche” e spiriti maligni. Si riteneva che nel grande antro si svolgessero riunioni orgiastiche con streghe ed esseri infernali, responsabili di temporali, valanghe e altre calamità.[7]

Verso la fine del ‘500, i Gesuiti salirono a Crissolo per riconvertire al Cattolicesimo alcuni abitanti passati alla fede protestante. Fu durante questa missione che, secondo la tradizione, venne esorcizzata la grotta. Si dice che i Gesuiti stessi intitolarono la cavità all’inquisitore Martino Delrio, in segno di devozione verso il celebre teologo.[6][7]

Martino Delrio — il cui nome completo era Martín Antonio Del Río — era un gesuita fiammingo di ascendenza spagnola, nato ad Anversa nel 1551 e morto a Lovanio nel 1608. È noto soprattutto come autore delle Disquisitionum magicarum libri sex, uno dei trattati demonologici più completi e diffusi nell’Europa cattolica post-tridentina. L’opera, pubblicata tra il 1599 e il 1600, era una guida sistematica per confessori, inquisitori e giudici nella lotta contro la magia e la stregoneria.[8][9]

Secondo la leggenda, da quel giorno di esorcismo cessarono i sabba nella grotta. Nel 1609 essa fu visitata dal Cardinale Cinzio Aldobrandini, nipote di Papa Clemente VIII, e dal Cardinale Cesareo.[7]


La tesi storica: la vecchia chiesa di San Martino di Tours

La seconda ipotesi è più sobria, ma ha solide basi topografiche e documentali. Si fa derivare il nome dalla vecchia chiesa parrocchiale di Crissolo, dedicata a San Martino di Tours, che si trovava sulla riva destra del Po, circa 150 metri più in basso rispetto all’ingresso della grotta.

San Martino di Tours è uno dei santi più venerati dell’Occidente cristiano. Soldato romano poi divenuto vescovo di Tours nel IV secolo, è ricordato soprattutto per aver diviso il suo mantello con un povero infreddolito. Il suo culto era diffusissimo nelle Alpi occidentali.[10]

Secondo questa tesi, la grotta prese il nome dalla vicinanza con quella chiesa. La parrocchia, però, non esiste più. Un’alluvione nel tardo Quattrocento la distrusse, portando via anche il cimitero annesso. I crissolesi decisero quindi di costruirne una nuova più a monte, nella frazione Serre, dove si trova ancora oggi. Rimase il nome nel territorio — e, con esso, nella memoria della grotta.[7]


Le reliquie di San Chiaffredo: quando la grotta diventa rifugio sacro

A complicare ulteriormente il quadro, c’è un terzo elemento storico documentato. Nel 1655, in pieno clima di tensioni religiose con i Valdesi, il vicario di Crissolo scelse la grotta come rifugio sicuro per le reliquie di San Chiaffredo, il martire patrono locale.[7]

Il 18 giugno 1655, le reliquie del Santo — un soldato romano della Legione Tebea, martirizzato secondo la tradizione proprio nei pressi di Crissolo — presero dimora nella grotta, accompagnate dal popolo in preghiera. Si tratta di un dato che intreccia la storia della grotta con quella religiosa della valle in modo indissolubile. Nel 1593, per scongiurare profanazioni, le reliquie erano già state trasferite a Staffarda; nel 1642 erano poi confluite nella Cattedrale di Saluzzo, dove si trovano tuttora.[11][7]

La grotta, dunque, non era solo un luogo maledetto da esorcizzare. Era anche un luogo benedetto, scelto per custodire ciò che di più sacro la comunità possedeva.


Due storie, un solo nome: la grotta continua a rivelare i suoi segreti

Le due ipotesi non si escludono necessariamente. È possibile che il nome “Rio Martino” derivasse originariamente dalla chiesa di San Martino di Tours — una denominazione geografica legata al torrente e alla parrocchia scomparsa — e che la figura dell’inquisitore Delrio sia entrata in scena in un secondo momento, rafforzando e reinterpretando una denominazione già esistente.

Quel che è certo è che la Grotta di Rio Martino porta con sé strati di storia sovrapposti: preistoria, Medioevo, superstizioni, Riforma protestante, Controriforma, martirio cristiano e speleologia moderna. Le prime esplorazioni scientifiche risalgono al 1858, quando l’ufficiale Carlo Meineri redasse il primo rilievo topografico. Le prime testimonianze scritte, invece, risalgono al 1600, con la visita dell’abate Valeriano Castiglione nel 1627.[7]

La riapertura di questa primavera invita a tornare dentro quella grotta non solo con la torcia in testa, ma anche con la curiosità di chi sa che ogni stalattite può nascondere una storia — e ogni nome, una domanda ancora aperta.

Fonti
[1] Prorogata la chiusura della Grotta di Rio Martino fino al 10 aprile https://www.parcomonviso.eu/news/917/prorogata-la-chiusura-della-grotta-di-rio-martino-fino-al-10-aprile-2026
[2] Turismo consapevole: la grotta del Rio Martino di Crissolo “off-limits” per cinque mesi per il letargo dei pipistrelli – Scintilena https://www.scintilena.com/turismo-consapevole-la-grotta-del-rio-martino-di-crissolo-off-limits-per-cinque-mesi-per-il-letargo-dei-pipistrelli/11/14/
[3] La Riserva naturale della Grotta di Rio Martino – Parco del Monviso https://www.parcomonviso.eu/ambiente/aree-protette-e-rete-natura-2000/la-riserva-naturale-della-grotta-di-rio-martino
[4] La Grotta di Rio Martino a Crissolo – Raccontapassi https://www.raccontapassi.it/la-grotta-di-rio-martino-a-crissolo/
[5] GROTTA RIO MARTINO https://www.visitcuneese.it/dettaglio-punto-di-interesse/-/d/grotta-rio-martino
[6] Miracoli mariani e leggende curiose lungo il Po – Il Giornale del Po https://ilgiornaledelpo.it/casualita-prodigio-miracolo-o-leggende/
[7] La Grotta di Rio Martino – Crissolo – Valle Po – Ghironda.com https://www.ghironda.com/vallepo/rubriche/riomart.htm
[8] Martin Delrio – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Delrio
[9] Del Río, Martín Antonio – ERETICOPEDIA https://www.ereticopedia.org/martin-anton-del-rio
[10] San Martino di Tours | Agiografia Chiese Romaniche Gotiche e … https://www.chieseromaniche.it/SchedeAgiografia/1-Martino-di-Tours.htm
[11] Santuario di San Chiaffredo – Crissolo Outdoor https://www.crissolooutdoor.it/sito-di-interesse/1181/Santuario-di-San-Chiaffredo
[12] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[13] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[14] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[15] Scoperta la prima testimonianza di protospeleologia italiana a Martina Franca – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperta-la-prima-testimonianza-di-protospeleologia-italiana-a-martina-franca/04/25/
[16] SAN VALENTINO IN A.C. (PE) – TROVATO CUNICOLO … – Scintilena https://www.scintilena.com/san-valentino-in-a-c-pe-trovato-cunicolo-sconosciuto-nella-valle-dellorta/01/18/
[17] Le Scale Perotti rivivono in un docufilm: il capolavoro sotterraneo … https://www.scintilena.com/le-scale-perotti-rivivono-in-un-docufilm-il-capolavoro-sotterraneo-della-grotta-di-rio-martino-salvato-dalloblio/02/28/
[18] Frank Vanzetti presenta il suo film sulle esplorazioni subacquee del sifone che chiude la grotta di Rio Martino, una delle più affascinanti del Piemonte https://www.scintilena.com/tag/frank-vanzetti/feed/
[19] Narni – Il Monte Santa Croce, ovvero, una Grotta per ogni amico – Scintilena https://www.scintilena.com/narni-il-monte-santa-croce-ovvero-una-grotta-per-ogni-amico/04/29/
[20] Pipistrelli, pubblicati gli studi scientifici sul primo caso di WNS in Italia, intanto la grotta è stata riaperta alle visite turistiche – Scintilena https://www.scintilena.com/pipistrelli-pubblicati-gli-studi-scientifici-sul-primo-caso-di-wns-in-italia-intanto-la-grotta-e-stata-riaperta-alle-visite-turistiche/09/09/
[21] Video: La prima spedizione nelle grotte di sale dell’Iran dell … https://www.scintilena.com/video-la-prima-spedizione-nelle-grotte-di-sale-delliran-dellassociazione-la-venta/11/19/
[22] Esplorazione speleosubacquea a La Val – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazione-speleosubacquea-a-la-val/03/07/
[23] San Martino sotterraneo: il mondo nascosto sotto la Lombardia https://www.scintilena.com/san-martino-sotterraneo/02/25/
[24] La Grotta dei Fondatori: scoperta speleologica sulle montagne del … https://www.scintilena.com/la-grotta-dei-fondatori-scoperta-speleologica-sulle-montagne-del-sebino-a-sulzano/03/08/
[25] Una luce nel buio – Notiziario di speleologia e del sottosuolo https://www.scintilena.com/page/1957/
[26] SpeleoRosa 2026: l’8 marzo si va in grotta a Ripe di Civitella con il … https://www.scintilena.com/speleorosa-2026-l8-marzo-si-va-in-grotta-a-ripe-di-civitella-con-il-cai-teramo/03/02/
[27] Terminate le riprese del film ‘Il sifone di Rio Martino’ – Scintilena https://www.scintilena.com/terminate-le-riprese-del-film-il-sifone-di-rio-martino/04/04/
[28] Pagina 2094 di 2345 – Una luce nel buio – Notiziario di … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2094/?c=5
[29] Inverno lungo, a Rio Martino slitta la chiusura della grotta https://nuovagazzettadisaluzzo.it/attualita/inverno-lungo-a-rio-martino-slitta-la-chiusura-della-grotta/
[30] Campeggio Valle Po – Paesana CN – La Grotta di Rio Martino https://www.campeggiovallepo.it/public/GrottadiRioMartino.asp
[31] Rio Martino: Proroga per i Pipistrelli! – SportiviDentro https://www.sportividentro.it/article/20769/rio-martino-proroga-per-i-pipistrelli
[32] Crissolo, riapre alle visite la Grotta di Rio Martino – La Guida https://laguida.it/2026/04/10/crissolo-riapre-alle-visite-la-grotta-di-rio-martino/
[33] Grotta del Rio Martino – Legart.it https://www.legart.it/monviso/index.php/grotte/8-grotta-del-rio-martino
[34] Grotta di Rio Martino https://www.crissolooutdoor.it/sito-di-interesse/1170/Grotta-di-Rio-Martino
[35] Parco – La Grotta di Rio Martino torna accessibile ai visitatori da … https://www.facebook.com/parcodelmonviso/photos/la-grotta-di-rio-martino-torna-accessibile-ai-visitatori-da-domani-dopo-una-pror/1399888825499199/
[36] Incredibile scoperta nel Parco del Monviso: la grotta del Rio Martino … https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/672085/incredibile-scoperta-nel-parco-del-monviso-la-grotta-del-rio-martino-si-trasforma-in-un-tempio-di-ghiaccio.html
[37] GROTTA RIO MARTINO https://www.visitcuneese.it/en/dettaglio-punto-di-interesse/-/d/rio-martino-cave
[38] Giuristi ed economisti nella massoneria italiana fra le due guerre https://media.fupress.com/files/pdf/24/4824/15504
[39] “ALLA RICERCA DELLA VERITÀ” A NARNI – Scintilena https://www.scintilena.com/%E2%80%9Calla-ricerca-della-verita%E2%80%9D-a-narni/12/02/
[40] Conferenza a Narni: Il Sant’Uffizio Romano tra Iconografia e Realtà – Scintilena https://www.scintilena.com/conferenza-a-narni-il-santuffizio-romano-tra-iconografia-e-realta/09/08/
[41] La grotta Tirfor – Bernardo Chiappa cresce – Scintilena https://www.scintilena.com/la-grotta-tirfor-bernardo-chiappa-cresce/01/31/
[42] Pagina 410 di 2230 – Una luce nel buio – Notiziario di … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/410/?c=16
[43] Il Sifone di Rio Martino: un docufilm che svela i misteri di una grotta piemontese – Scintilena https://www.scintilena.com/il-sifone-di-rio-martino-un-docufilm-che-svela-i-misteri-di-una-grotta-piemontese/02/12/
[44] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2120/?t=50654352&wpmp_switcher=desktop
[45] Aprile ricco di novità nelle Cronache Ipogee: esplorazioni, storia e … https://www.scintilena.com/aprile-ricco-di-novita-nelle-cronache-ipogee-esplorazioni-storia-e-tutela-dellambiente-sotterraneo/05/03/
[46] Una luce nel buio – Notiziario di speleologia e del sottosuolo https://www.scintilena.com/page/687/?c=14
[47] Come gli speleologi ricordano il 2013… le cose da ricordare … https://www.scintilena.com/come-gli-speleologi-ricordano-il-2013-le-cose-da-ricordare/12/31/
[48] Cittadinanza Onoraria di Cerchiara di Calabria al regista … – Scintilena https://www.scintilena.com/cittadinanza-onoraria-di-cerchiara-di-calabria-al-regista-frammartino-senza-gloria-gli-speleologi-del-61/12/11/
[49] Scintilena https://www.scintilena.com/page/144/?c=8
[50] il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/2374/
[51] Il santuario di San Chiaffredo a Crissolo – Cosa vedere in Valle Po https://www.gruppomonviso.it/140/il-santuario-di-san-chiaffredo-a-crissolo/
[52] [PDF] MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI https://biblioteche.cultura.gov.it/it/documenti/Profilo_Sancti_Martini.pdf
[53] [PDF] «Son più li mali spiriti della corte, che quelli dell’inferno» – fedOA http://www.fedoa.unina.it/15790/1/ciappetta%20son%20pi%C3%B9%20li%20mali.pdf
[54] San Chiaffredo di Crissolo: storia, leggenda e santuario ai piedi del … https://www.monvisopiemonte.com/san-chiaffredo-di-crissolo-storia-leggenda-santuario/
[55] Don Mario Qualdi prete nella storia’ tra Guerra(S.Martino) , Alluvione … https://www.polesinesport.it/don-mario-qualdi-prete-nella-storia-tra-guerra-s-martino-alluvione-51-ceneselli-e-tre-libro-story-crespino/
[56] Del Río, Martín Antonio – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/del-rio-martin-antonio/
[57] Il Santuario di San Chiaffredo Crissolo – Vita Diocesana Pinerolese https://www.vitadiocesanapinerolese.it/territorio/santuario-sanchiaffredo-crissolo/
[58] [PDF] SAN MARTINO DI TOURS – Centro di Cultura Mariana http://www.culturamariana.com/pubblicazioni/Serie%20pastorale/Martino%20di%20Tours/Capitolo%20I%20-%20Fonti%20liturgiche.pdf
[59] Martin Antonio Del Rio – BeWeB https://www.beweb.chiesacattolica.it/persone/persona/16573/Martin+Antonio+Del+Rio
[60] [PDF] Le origini del culto di san Martino in Italia nei secoli V e VI https://www.cultura.va/content/dam/cultura/docs/pdf/events/JudicCasalecchio2016.pdf

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  • Soccorso speleologico invernale alla Voragine della Ciuaiera: 15 tecnici CNSAS sfidano neve e profondità
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Soccorso speleologico invernale alla Voragine della Ciuaiera: 15 tecnici CNSAS sfidano neve e profondità

Apríl 14th 2026 at 07:00

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La Prima Delegazione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha simulato il recupero di un infortunato a -100 metri in condizioni invernali estreme, con 12 chilometri di avvicinamento su neve e nessun supporto elicotteristico.


Esercitazione di soccorso speleologico ad alta quota: lo scenario operativo

L’11 e il 12 aprile si è svolta un’esercitazione di soccorso speleologico organizzata dalla Prima Delegazione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), con sede operativa presso la Voragine della Ciuaiera, nel comune di Ormea, in provincia di Cuneo.[1]

La cavità si apre a 2.099 metri di quota nelle Alpi Liguri, nell’area della Cima Ciuaiera, zona caratterizzata da importanti fenomeni carsici e da un accesso che, per gran parte dell’anno, risulta ostruito da abbondanti cumuli nevosi. L’obiettivo dell’esercitazione era simulare il recupero di uno speleologo infortunato in ambiente ipogeo, operando in condizioni invernali reali e in assenza di supporto aereo.[2][3][1]


Scenario simulato: frattura agli arti inferiori a cento metri di profondità

Lo scenario progettato per l’esercitazione prevedeva un incidente a 100 metri di profondità. Il figurante riportava una sospetta frattura agli arti inferiori in seguito a una caduta.[1]

Le operazioni di soccorso speleologico sono state condotte da una squadra composta da 15 tecnici. Ogni operatore era dotato di attrezzatura invernale completa: sci, ciaspole, pala, ARTVA e sonda. Lo scenario era privo di supporto elicotteristico, una scelta operativa che ha reso l’intervento più fedele a un’emergenza reale in quota.[1]


L’avvicinamento su neve: 12 chilometri con oltre 800 metri di dislivello

La fase di avvicinamento ha rappresentato uno degli elementi più impegnativi dell’intera operazione di soccorso speleologico. I tecnici hanno percorso circa 12 chilometri su neve, affrontando un dislivello positivo di 800 metri e accumuli nevosi superiori ai due metri.[1]

Il trasporto del materiale tecnico è avvenuto interamente a spalla. Non era disponibile alcun mezzo di supporto esterno per il rifornimento o la movimentazione delle attrezzature. Questa condizione logistica ha imposto una scelta accurata dei materiali, adottati in configurazione minima per contenere i pesi durante il lungo percorso.[1]

La Prima Delegazione CNSAS di Piemonte e Valle d’Aosta conta attualmente 45 tecnici specializzati per interventi in contesti naturali ipogei. Non è la prima volta che questa delegazione si addestra in ambienti ad alta quota in condizioni invernali: già in passato aveva svolto esercitazioni analoghe sui rilievi dell’Alta Valle Tanaro, nelle vicinanze della stessa area geografica.[4][5]


Dentro la grotta: pozzi verticali e tratti meandriformi

Una volta raggiunto l’ingresso della Voragine della Ciuaiera, i soccorritori hanno avviato le operazioni all’interno della cavità. Il recupero del figurante dalla quota di -100 metri ha richiesto il superamento di ostacoli naturali significativi.[1]

I tecnici hanno affrontato un pozzo da 20 metri, uno da 40 metri e diversi tratti meandriformi, tipici delle cavità carsiche dell’area. La Voragine della Ciuaiera è nota per la sua profondità superiore ai 200 metri e per la presenza di fauna endemica, tra cui il ragno Troglohyphantes vignai.[3]

Le operazioni di recupero della barella si sono svolte in modo continuativo, senza interruzioni, e si sono concluse in circa 10 ore.[1]


Addestramento continuo: la logistica come elemento critico del soccorso speleologico

L’esercitazione ha permesso al CNSAS di testare le procedure operative in uno scenario particolarmente severo. Uno degli aspetti più rilevanti emersi riguarda la gestione logistica: in ambienti invernali ad alta quota, l’accesso e la movimentazione rappresentano spesso le criticità principali, prima ancora delle operazioni di recupero in grotta.[1]

La configurazione minima dei materiali è stata una risposta diretta alle esigenze di trasporto su lunga distanza in terreno innevato. Questa impostazione richiede esperienza consolidata e capacità di valutazione tecnica da parte dei soccorritori.[1]

Esercitazioni di questo tipo rientrano nel programma di addestramento continuo del CNSAS, che si articola su scala nazionale attraverso 17 zone operative. Il soccorso speleologico italiano investe regolarmente in scenari formativi realistici, in contesti che spaziano dalle forze verticali in miniera agli ambienti alpini innevati.[6][7][8]


Il CNSAS e la formazione in ambiente ipogeo invernale

La Prima Delegazione Speleologica del CNSAS è storicamente impegnata in attività formative che includono la componente invernale. L’addestramento in ambiente nevoso, con utilizzo di ARTVA, pala e sonda, fa parte del programma modulare riconosciuto a livello nazionale.[9]

Interventi in grotte ad alta quota, dove l’ingresso è coperto da neve per buona parte dell’anno, richiedono una preparazione che integra le competenze speleologiche con quelle alpinistiche. Nessun supporto aereo, lunghi avvicinamenti e gestione autonoma dei materiali sono variabili con cui i tecnici devono confrontarsi regolarmente.[5][1]

L’esercitazione alla Voragine della Ciuaiera rappresenta un esempio concreto di come il soccorso speleologico si prepari ad operare in ambienti remoti e isolati, dove le condizioni meteorologiche e orografiche amplificano la complessità degli interventi.[1]

Fonti
[1] Neve, buio e 2.099 metri di quota: così il soccorso speleologico sfida … https://unionemonregalese.it/news/tendenza/311210/neve-buio-e-2-099-metri-di-quota-cosi-il-soccorso-speleologico-sfida-limpossibile.html

Comunicato ufficiale CNSAS

Neanche la neve ferma il soccorso speleologico

Voragine della Ciuaiera (CN): simulato il recupero di un infortunato in ambiente invernale a 2099 metri di quota

 

Si è svolta sabato 11 e domenica 12 aprile un’esercitazione di soccorso speleologico organizzata dalla Prima Delegazione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), finalizzata a simulare il recupero di uno speleologo infortunato in ambiente ipogeo in condizioni invernali particolarmente impegnative.

L’attività si è svolta presso la Voragine della Ciuaiera, nel comune di Ormea (CN), una cavità che si apre a quota 2.099 metri sul livello del mare e che, per gran parte dell’anno, presenta all’ingresso grandi cumuli di neve. Le condizioni ambientali hanno reso l’esercitazione particolarmente realistica, simulando uno scenario operativo privo di supporto elicotteristico e caratterizzato da un lungo avvicinamento su terreno innevato.

Lo scenario prevedeva un incidente a 100 metri di profondità, con uno speleologo coinvolto in una caduta e riportante una sospetta frattura agli arti inferiori. Le operazioni di soccorso sono state condotte da una squadra composta da 15 tecnici, equipaggiati con dotazioni invernali complete, tra cui sci, ciaspole, pala, ARTVA e sonda.

La fase di avvicinamento ha rappresentato uno degli elementi più impegnativi dell’intervento: i soccorritori hanno percorso circa 12 chilometri su neve, con un dislivello positivo di 800 metri e accumuli nevosi superiori ai due metri, trasportando a spalla il materiale tecnico necessario per le operazioni in grotta.

Una volta raggiunto l’ingresso, le squadre hanno effettuato la discesa nella cavità e il successivo recupero del figurante dalla quota di -100 metri, superando ostacoli naturali significativi, tra cui un pozzo da 20 metri, uno da 40 metri e diversi tratti meandriformi.

Le operazioni di recupero della barella si sono svolte in modo continuativo e senza interruzioni, concludendosi in circa 10 ore. La gestione dell’intervento ha richiesto un’attenta ottimizzazione dei materiali, utilizzati in configurazione minima a causa della necessità di trasporto su lunga distanza in ambiente innevato.

L’esercitazione ha permesso di testare procedure e capacità operative in uno scenario particolarmente severo, evidenziando l’importanza della preparazione tecnica e logistica per interventi in ambiente ipogeo in condizioni invernali, dove l’accesso e la movimentazione rappresentano spesso le principali criticità.

L’attività rientra nel programma di addestramento continuo del CNSAS, volto a garantire l’efficacia e la sicurezza degli interventi anche nei contesti più complessi e isolati.

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  • Microplastiche e microfibre negli acquiferi confinati: uno studio italiano sfida le certezze sull’acqua sotterranea
    Condividi Le acque profonde non sono al sicuro: ricercatori del Politecnico e dell’Università di Torino trovano microplastiche in tutti e 25 gli acquiferi confinati analizzati nel Nord-Ovest Italia Acquiferi confinati e microplastiche: un binomio inedito nella ricerca scientifica Un nuovo studio pubblicato il 2 aprile 2026 sulla rivista internazionale Environmental Research (Elsevier) riaccende il dibattito sulla qualità delle acque sotterranee. La ricerca, firmata da Valentina Bal
     

Microplastiche e microfibre negli acquiferi confinati: uno studio italiano sfida le certezze sull’acqua sotterranea

Apríl 9th 2026 at 11:00

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Le acque profonde non sono al sicuro: ricercatori del Politecnico e dell’Università di Torino trovano microplastiche in tutti e 25 gli acquiferi confinati analizzati nel Nord-Ovest Italia


Acquiferi confinati e microplastiche: un binomio inedito nella ricerca scientifica

Un nuovo studio pubblicato il 2 aprile 2026 sulla rivista internazionale Environmental Research (Elsevier) riaccende il dibattito sulla qualità delle acque sotterranee.

La ricerca, firmata da Valentina Balestra, Matteo Valle, Rossana Bellopede e Adriano Fiorucci del DIATI (Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture) del Politecnico di Torino e del DISAFA dell’Università di Torino, documenta per la prima volta in modo sistematico la presenza di microplastiche (MP) e microfibre (MF) in acquiferi confinati italiani.[1]

Gli acquiferi confinati sono falde idriche racchiuse tra due strati impermeabili, lontane dal contatto diretto con la superficie. Fino a oggi, la letteratura scientifica internazionale le considerava le meno esposte alla contaminazione da microplastiche. Questo studio ribalta quella convinzione.[2]

Il lavoro è parte del dottorato di ricerca di Valentina Balestra ed è disponibile in open access con licenza Creative Commons.[1]


25 acquiferi analizzati, 25 acquiferi contaminati da microparticelle antropogeniche

Il campionamento ha riguardato 25 acquiferi confinati del Nord-Ovest Italia, un’area idrogeologicamente complessa, con sistemi multistrato caratteristici della Pianura Padana piemontese. I risultati sono netti: le microparticelle antropogeniche (AMP) sono state rilevate in tutti i punti di campionamento, senza eccezione alcuna.[1]

La concentrazione media misurata è pari a 90,0 ± 64,3 items per litro, con un range che va da 5,6 a 251,4 items/L. Non si tratta di valori trascurabili, soprattutto considerando che molti di questi acquiferi sono usati per il consumo umano e per l’irrigazione agricola.[1]

Le microplastiche vere e proprie — ossia i polimeri sintetici — sono state trovate in 13 acquiferi su 25, con concentrazioni comprese tra 0 e 6,3 MP/L e una media di 1,9 ± 2 items/L. I polimeri predominanti sono composti vinilici (tra cui derivati del PVC), copolimeri e poliesteri, con piccole quantità di altri sintetici.[1]


Solo il 2,1% è sintetico: le microfibre cellulosiche dominano il quadro

Il dato più rilevante dal punto di vista scientifico riguarda la composizione delle microparticelle rilevate. Solo il 2,1% delle AMP risulta di natura sintetica. La componente dominante è fibrosa e cellulosica: fibre da cotone trattato, cellulosa modificata, rayon e materiali analoghi che, pur non essendo plastiche in senso stretto, sono di origine antropica e rappresentano potenziali vettori di contaminazione.[3][1]

Le fibre costituiscono il 95,2% di tutte le AMP, contro il 4,6% dei frammenti. Il rapporto si inverte quando si considerano le sole microplastiche sintetiche: in quel caso, i frammenti raggiungono il 72% del totale.[1]

Le microfibre risultano tipicamente di piccole dimensioni e di colore chiaro o trasparente. La loro origine è probabilmente legata alle attività agricole circostanti: uso di tessuti per coperture, teli, sacchi e rifiuti cellulosici che si degradano nel suolo e si infiltrano nelle falde nel tempo.[1]


Come le microplastiche raggiungono le acque profonde degli acquiferi confinati

Il confinamento stratigrafico non garantisce un isolamento assoluto. Gli autori individuano diverse vie di accesso delle microplastiche negli acquiferi profondi.[1]

Le attività agricole rappresentano la fonte primaria sospettata. L’uso di teli pacciamanti in plastica, sistemi di irrigazione in polietilene, fanghi di depurazione come ammendanti e la dispersione di microfibre tessili crea nel suolo un serbatoio di particelle che, attraverso eventi di pioggia intensa e percorsi preferenziali nel sottosuolo, possono migrare verso le falde profonde.[4][5]

I pozzi di captazione idrica possono creare connessioni idrauliche tra falde superficiali e acquiferi più profondi, cortocircuitando la naturale separazione stratigrafica. Le operazioni di perforazione, manutenzione e pompaggio possono facilitare questo trasferimento.[6]

Anche le modifiche antropiche della stratigrafia — scavi, costruzioni, riempimenti — possono compromettere la continuità degli strati impermeabili che garantiscono il confinamento. Dove l’aquitard è discontinuo o danneggiato, l’isolamento viene meno.[1]

Infine, i meccanismi di trasporto coloidale e di flusso preferenziale permettono a particelle anche molto piccole di muoversi attraverso matrici porose compatte lungo fratture e discontinuità geologiche naturali.[7][8]


La dimensione conta: i micropollutanti più piccoli sono i più abbondanti

Un aspetto tecnico di notevole importanza riguarda la distribuzione dimensionale delle particelle. Le particelle di grandi dimensioni (tra 1 e 5 mm) rappresentano solo il 17,3% del totale. Al diminuire della dimensione considerata, la concentrazione aumenta.[1]

Questo trend ha due implicazioni dirette. La prima è che le particelle più piccole, potenzialmente più pericolose perché capaci di attraversare le barriere biologiche, sono anche le più numerose negli acquiferi. La seconda è che i dati attuali sottostimano sistematicamente la contaminazione reale: le metodologie di campionamento hanno limiti di rilevazione che escludono le frazioni nanometriche, le meno visibili e le più difficili da caratterizzare.[9][10]


Il legame con la speleologia e gli acquiferi carsici

Per il mondo della speleologia, lo studio assume una rilevanza particolare. Gli acquiferi carsici — più direttamente connessi alla superficie attraverso condotti, grotte e fratture — erano già noti come i più esposti alla contaminazione da microplastiche tra tutti i tipi di acquifero. Studi condotti in Cina hanno documentato concentrazioni tra 2,33 e 9,50 MP/L nelle acque sotterranee carsiche, con picchi durante eventi di piena che portano le concentrazioni fino a 81,3 items/L.[11][2][3]

La scoperta che anche gli acquiferi confinati — ben più isolati — non sono immuni alla contaminazione da microplastiche rafforza l’urgenza di un monitoraggio capillare di tutte le tipologie di falda. Gli speleologi, grazie alla capacità di accedere a sistemi idrici sotterranei altrimenti inaccessibili, possono svolgere un ruolo attivo nel campionamento e nella sorveglianza ambientale. Le grotte rappresentano ambienti sentinella per la qualità delle acque sotterranee e, in questo contesto, per la rilevazione precoce di microinquinanti emergenti.[12]


Normativa europea in aggiornamento: il quadro regolatorio sulle microplastiche nell’acqua

Sul fronte normativo, l’Unione Europea si sta muovendo. La Direttiva Acque Potabili 2020/2184 ha introdotto per la prima volta l’obbligo di monitoraggio delle microplastiche nelle acque destinate al consumo umano. La Decisione Delegata (UE) 2024/1441 definisce la metodologia analitica ufficiale per la misurazione delle MP nelle acque potabili, con applicazione pratica basata su tecniche come la Py-GC-MS per la quantificazione dei principali polimeri (PET, PE, PVC, PP, PS, PC).[13][14]

Non esistono, ad oggi, limiti massimi consentiti per le microplastiche nell’acqua potabile. La mancanza di dati tossicologici sufficientemente consolidati e l’assenza di protocolli standardizzati a livello internazionale rendono ancora difficile la definizione di soglie operative. L’applicazione sistematica del monitoraggio agli acquiferi profondi — confinati o carsici — è ancora lontana dalla piena implementazione.[15]


Salute umana e acqua di falda: un nesso da non ignorare

Le acque sotterranee sono spesso utilizzate per il consumo umano diretto, con trattamenti di potabilizzazione limitati. La presenza di microplastiche nelle falde implica un’esposizione cronica. Studi recenti hanno rilevato microplastiche in campioni di sangue, urina, placenta, latte materno, polmoni e tessuti epatici umani. Gli effetti biologici documentati includono infiammazione cronica, stress ossidativo, interferenza con il sistema endocrino e genotossicità.[16][17][18]

Le microplastiche agiscono anche come vettori di altri contaminanti, come metalli pesanti e composti chimici disturbatori del sistema ormonale (ftalati, bisfenoli), amplificando la tossicità totale rispetto alla sola presenza fisica delle particelle.[19][20]

Un adulto può ingerire fino a 458.000 microplastiche all’anno solo attraverso l’acqua del rubinetto, secondo alcune stime. La variabilità tra i diversi studi è elevata, ma il dato è indicativo dell’entità dell’esposizione potenziale.[21]


Un monitoraggio sistematico degli acquiferi profondi è imprescindibile

Le conclusioni degli autori sono chiare. Data la vulnerabilità delle risorse idriche sotterranee alla contaminazione antropica, alle pressioni legate ai cambiamenti climatici e all’importanza ecologica e sanitaria delle falde acquifere, è necessario implementare strategie di protezione dell’ambiente subsuperficiale e di gestione sostenibile delle risorse idriche.[1]

Lo studio apre la strada a ulteriori indagini sugli acquiferi confinati italiani ed europei. La metodologia applicata — che include la distinzione tra microplastiche sintetiche, microfibre cellulosiche e microparticelle di altro tipo — può rappresentare un riferimento per future campagne di monitoraggio standardizzate. La ricerca non si limita a certificare un problema: indica anche la direzione da seguire per affrontarlo.[1]


Fonti e link originali

Altre Fonti
[1] Microplastic and microfibre pollution in confined aquifers: insights from Italy https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0013935126007474
[2] A review of the influence mechanisms of climate-induced events on groundwater microplastic contamination: A focus on aquifer vulnerabilities and mitigation strategies https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11635876/
[3] Floods enhance the abundance and diversity of anthropogenic microparticles (including microplastics and treated cellulose) transported through karst systems. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0043135423006401
[4] Research advances on microplastics contamination in terrestrial geoenvironment: A review. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0048969724034065
[5] Microplastics in Sludges and Soils: A Comprehensive Review on Distribution, Characteristics, and Effects https://www.mdpi.com/2305-7084/8/5/86
[6] Microplastic contamination in groundwater of rural area, eastern part of Korea. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S004896972303629X
[7] Microplastics in Groundwater: Pathways, Occurrence, and Monitoring Challenges https://www.mdpi.com/2073-4441/16/9/1228
[8] Microplastics in Groundwater: Pathways, Occurrence, and Monitoring Challenges https://www.mdpi.com/2073-4441/16/9/1228/pdf?version=1714040914
[9] Exploring Innovative Approaches for the Analysis of Micro- and Nanoplastics: Breakthroughs in (Bio)Sensing Techniques https://www.mdpi.com/2079-6374/15/1/44
[10] Interlaboratory Comparison Reveals State of the Art in Microplastic Detection and Quantification Methods https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12044667/
[11] Preliminary Study on the Distribution, Source, and Ecological Risk of Typical Microplastics in Karst Groundwater in Guizhou Province, China https://www.mdpi.com/1660-4601/19/22/14751
[12] Adherence of polystyrene microspheres on cave sediment: implications for organic contaminants and microplastics in karst systems. https://pubs.geoscienceworld.org/eeg/article/29/3/157/630552/Adherence-of-Polystyrene-Microspheres-on-Cave
[13] Sampling and Identification of Microplastics in Groundwater. https://app.jove.com/t/68652/sampling-and-identification-of-microplastics-in-groundwater
[14] Implementation plan to monitor microplastics in surface and drinking water using Py-GC-MS according to Decision (EU) 2024/1441. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0269749125005470
[15] Development of “Threshold Microplastics Concentration” Concept and Framework in Drinking Water https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11504262/
[16] Are microplastics in food a risk factor for obesity: Current evidence, mechanistic pathways and emerging health risks associated with human exposure https://www.crosschannel.uk/analysis/microplastics-and-obesity
[17] Effects of Microplastic Exposure on Human Digestive, Reproductive, and Respiratory Health: A Rapid Systematic Review https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11697325/
[18] Health Implications of Widespread Micro- and Nanoplastic Exposure: Environmental Prevalence, Mechanisms, and Biological Impact on Humans https://www.mdpi.com/2305-6304/12/10/730
[19] Microplastic sources, formation, toxicity and remediation: a review https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10072287/
[20] A Detailed Review Study on Potential Effects of Microplastics and Additives of Concern on Human Health https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7068600/
[21] Microplastic contamination of drinking water: A systematic review https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7394398/
[22] Microplastic Contamination in Karst Groundwater Systems https://ngwa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/gwat.12862

L'articolo Microplastiche e microfibre negli acquiferi confinati: uno studio italiano sfida le certezze sull’acqua sotterranea proviene da Scintilena.

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