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Al Seppenhofer di Gorizia torna il ciclo di conferenze sulla speleologia e il carsismo

Apríl 28th 2026 at 06:00

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Giovedì 30 aprile appuntamento aperto al pubblico sulla geologia del Carso e la formazione delle grotte: come l’acqua trasforma le rocce calcaree in paesaggi sotterranei


Il Seppenhofer riapre le porte con un nuovo incontro

Torna a Gorizia l’appuntamento fisso con la speleologia e il carsismo. Il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” ha programmato per giovedì 30 aprile 2026 una nuova serata del ciclo “I Giovedì del Seppenhofer”, dedicata al tema Geologia e Carsismo con il sottotitolo Dalle rocce alle grotte: come l’acqua scolpisce il tempo.[1]

L’incontro si svolge nella sede del Centro, in Via G.I. Ascoli 7 a Gorizia, a partire dalle ore 21:00 e fino alle 23:00. L’ingresso è aperto a tutti: curiosi, studenti, appassionati di natura e chiunque voglia approfondire la conoscenza del territorio carsico.[2][1]


Geologia e carsismo: il processo chimico che modella la terra

Il carsismo è l’insieme dei processi di dissoluzione chimica che trasformano le rocce carbonatiche — calcari e dolomie — ad opera dell’acqua piovana arricchita di anidride carbonica. L’acqua meteorica assorbe CO? dall’atmosfera e dal suolo, diventando un acido debole capace di sciogliere il carbonato di calcio nelle rocce. Il bicarbonato di calcio così formato viene trasportato dall’acqua in profondità, allargando progressivamente fessure e fratture fino a creare cavità, gallerie e grotte.[3][4][5]

La reazione è reversibile. Quando l’acqua carica di bicarbonato raggiunge le cavità sotterranee e perde anidride carbonica, il carbonato di calcio precipita e si deposita. Da questo meccanismo nascono stalattiti, stalagmiti, colonne e le altre formazioni che caratterizzano gli ambienti ipogei.[6][7]

Il processo è estremamente lento: in condizioni tipiche, occorrono circa mille anni affinché una stalattite raggiunga dieci centimetri di lunghezza. La velocità dipende dalla concentrazione di CO? nell’acqua, dalla temperatura e dalla portata del gocciolamento.[5]


Il paesaggio carsico: un territorio che scende nel sottosuolo

In superficie, il carsismo genera un paesaggio inconfondibile. Le doline sono depressioni sub-circolari causate dalla dissoluzione progressiva o dal crollo di cavità sotterranee. Gli inghiottitoi sono aperture attraverso cui i corsi d’acqua scompaiono nel sottosuolo, per riemergere a distanza come risorgenze. I karren — campi solcati — sono scanalature parallele incise dalla pioggia sulla superficie rocciosa esposta.[8][5]

Nei paesaggi carsici maturi, i corsi d’acqua superficiali sono quasi assenti: l’acqua tende a infiltrarsi rapidamente verso il basso. Questo spiega la caratteristica apparente “aridità” degli altopiani carsici, a dispetto delle piogge abbondanti.[4]

Il Carso Classico, che si estende tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia, è la regione che ha dato il nome all’intero fenomeno. È qui che nell’Ottocento i ricercatori hanno descritto per la prima volta in modo sistematico i processi carsici, creando la terminologia scientifica oggi usata in tutto il mondo.[9]


Le concrezioni come archivi del clima passato

Le stalattiti e le stalagmiti non sono solo bellezze sotterranee. Sono anche archivi naturali del clima. Le laminazioni stagionali e la composizione isotopica dell’ossigeno incorporata nelle concrezioni durante la crescita registrano le condizioni di temperatura e precipitazione dell’ambiente esterno, con una precisione che può raggiungere la risoluzione annuale.[10]

Dall’analisi degli speleotemi sono stati ricostruiti periodi storici come il Minimo di Maunder (1645–1715) e fasi di siccità corrispondenti a crisi di civiltà antiche. La paleoclimatologia delle grotte è una delle frontiere più attive della ricerca scientifica legata alla speleologia.[11]


Il Carso goriziano e la tradizione del Seppenhofer

Il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” porta il nome di Carlo Seppenhofer (Gorizia, 1854–1908), bibliotecario civico, alpinista e naturalista considerato il padre della speleologia isontina. Fu tra i fondatori della Sezione Goriziana della Società Alpina delle Giulie e redasse la prima relazione speleologica dell’area goriziana, dedicata alla Grotta di Locavizza.[12]

Il Centro è stato fondato il 25 novembre 1978. Da allora opera su più fronti: esplorazione, ricerca scientifica, formazione e divulgazione. Pubblica la rivista online Sopra e Sotto il Carso e ha portato avanti spedizioni speleologiche in Friuli, Slovenia, Sardegna e Montenegro. Il corso annuale di avvicinamento alla speleologia è arrivato alla 27ª edizione.[13][14][2]

Il ciclo “I Giovedì del Seppenhofer” si inserisce in questa tradizione: ogni giovedì, dalle 21:00 alle 23:00, la sede del Centro è aperta per incontri dedicati alla speleologia e al territorio carsico.[1][2]


Informazioni pratiche

Evento: I Giovedì del Seppenhofer – Geologia e Carsismo
Data: giovedì 30 aprile 2026
Orario: ore 21:00 – 23:00
Luogo: sede del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”, Via G.I. Ascoli 7, Gorizia
Ingresso: libero e aperto a tutti


Fonti consultate

  • Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” – Scintilena: https://www.scintilena.com/centro-ricerche-seppenhofer/
  • 27° Corso di Speleologia del Seppenhofer – Scintilena: https://www.scintilena.com/il-centro-ricerche-carsiche-seppenhofer-organizza-il-27-corso-di-speleologia-a-gorizia/
  • Il ruolo dell’acqua nella formazione delle grotte – Scintilena: https://www.scintilena.com/il-ruolo-dellacqua-nella-formazione-delle-grotte-precipitazione-infiltrazione-e-percolazione/05/27/
  • Gli speleotemi rivelano i segreti del clima passato – Scintilena: https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/
  • Seconda spedizione speleologica in Montenegro – Scintilena: https://www.scintilena.com/presentata-a-gorizia-la-seconda-spedizione-speleologica-in-montenegro/
  • Carsismo: cos’è e come forma grotte, doline, stalattiti e stalagmiti – Geopop: https://www.geopop.it/carsismo-cose-e-come-riesce-a-formare-grotte-doline-stalattiti-e-stalagmiti/
  • Il fenomeno del carsismo: come avviene e cosa forma – IntraGeo: https://www.intrageo.it/geologia/fenomeno-carsismo-come-avviene-cosa-forma/
  • Il carsismo – G.M.P.E.: https://www.gmpe.it/geomorfologia/carsismo
  • Forme del carsismo classico – IGMI/UniPD: https://ssu.elearning.unipd.it/pluginfile.php/1061906/mod_folder/content/0/www.igmi.org_pubblicazioni_atlante_tipi_geografici_pdf_58.pdf
  • Carlo Seppenhofer – Commissione Grotte E. Boegan: https://www.boegan.it/2009/12/carlo-seppenhofer/
  • Esplorazione del fenomeno carsico a Taipana – Scintilena: https://www.scintilena.com/esplorazione-del-fenomeno-carsico-a-taipana-un-convegno-per-scoprire-le-meraviglie-sotterranee/12/07/
  • Stalattiti e stalagmiti depositarie del clima – UniNa: https://www.unina.it/-/1328161-stalattiti-e-stalagmiti-depositarie-del-clima-che-fu
  • Stalattiti e stalagmiti – Enciclopedia Treccani Ragazzi: https://www.treccani.it/enciclopedia/stalattiti-e-stalagmiti_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
  • La speleologia isontina: il Carso goriziano – Scintilena: https://www.scintilena.com/la-speleologia-isontina-il-carso-goriziano-e-molto-altro/12/10/
  • Sopra e Sotto il Carso – FSRFVG (rivista online del Seppenhofer): https://www.fsrfvg.it/sopraesotto/Sopra-e-sotto-il-Carso-2023-12.pdf
  • Vulnerabilità aree carsiche – Scintilena (documento di Space): https://www.scintilena.com

Fonti
[1] Centro ricerche Seppenhofer – Scintilena https://www.scintilena.com/centro-ricerche-seppenhofer/02/03/
[2] Il Centro Ricerche Carsiche Seppenhofer Organizza il 27° Corso di … https://www.scintilena.com/il-centro-ricerche-carsiche-seppenhofer-organizza-il-27-corso-di-speleologia-a-gorizia/08/15/
[3] Il fenomeno del carsismo: come avviene e cosa forma – IntraGeo https://www.intrageo.it/geologia/geomorfologia/fenomeno-carsismo-come-avviene-cosa-forma/
[4] Il carsismo | G.M.P.E. – Gruppo Mineralogico Paleontologico Euganeo https://www.gmpe.it/geomorfologia/carsismo
[5] Carsismo, cos’è e come riesce a formare grotte, doline … https://www.geopop.it/carsismo-cose-e-come-riesce-a-formare-grotte-doline-stalattiti-e-stalagmiti/
[6] Stalattiti e stalagmiti – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/stalattiti-e-stalagmiti_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
[7] Stalattiti e Stalagmiti: Meraviglie Geologiche delle Grotte https://www.ilperchedellecose.it/perche-si-formano-le-stalattiti-e-le-stalagmiti/
[8] vulnerabilita-aree-carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt
[9] [PDF] 58. Forme del carsismo classico https://ssu.elearning.unipd.it/pluginfile.php/1061906/mod_folder/content/0/www.igmi.org_pubblicazioni_atlante_tipi_geografici_pdf_58.pdf?forcedownload=1
[10] Gli Speleotemi Rivelano i Segreti del Clima Passato – Scintilena https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/06/11/
[11] Stalattiti e stalagmiti, depositarie del clima che fu https://www.unina.it/-/1328161-stalattiti-e-stalagmiti-depositarie-del-clima-che-fu
[12] Carlo Seppenhofer – boegan.it https://www.boegan.it/2009/12/carlo-seppenhofer/
[13] Esplorazione del Fenomeno Carsico a Taipana: Un Convegno per … https://www.scintilena.com/esplorazione-del-fenomeno-carsico-a-taipana-un-convegno-per-scoprire-le-meraviglie-sotterranee/12/07/
[14] Presentata a Gorizia la seconda spedizione speleologica in … https://www.scintilena.com/presentata-a-gorizia-la-seconda-spedizione-speleologica-in-montenegro/07/03/
[15] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[16] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[17] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Giovediamoci 2026 torna a Trieste
    Condividi Diciassette serate al CAT tra speleologia, ricerca e divulgazione: un calendario aperto a tutti nel cuore della città “Inizia la rassegna GIOVEDIAMOCI 2026: un viaggio tra scienza, mistero e mondi sotterranei nel cuore di Trieste” Anche nel 2026 il Club Alpinistico Triestino rinnova il proprio impegno nella divulgazione scientifica e culturale, aprendo la sede sociale al pubblico con GIOVEDIAMOCI 2026, il ciclo di incontri serali aperti a tutti e dedicati alla scoperta del mondo
     

Giovediamoci 2026 torna a Trieste

Apríl 28th 2026 at 05:00

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Diciassette serate al CAT tra speleologia, ricerca e divulgazione: un calendario aperto a tutti nel cuore della città

“Inizia la rassegna GIOVEDIAMOCI 2026: un viaggio tra scienza, mistero e mondi sotterranei nel cuore di Trieste”

Anche nel 2026 il Club Alpinistico Triestino rinnova il proprio impegno nella divulgazione scientifica e culturale, aprendo la sede sociale al pubblico con GIOVEDIAMOCI 2026, il ciclo di incontri serali aperti a tutti e dedicati alla scoperta del mondo sotterraneo, della scienza e dell’esplorazione.

Il programma prevede 17 appuntamenti con esperti di diversi settori – dalla speleologia alla chimica, dall’astronomia alla storia, fino alla speleosubacquea e alla speleologia urbana – offrendo al pubblico un’occasione unica di approfondimento e confronto.

Grotta Savi, carso triestino (foto A. Ressa)

Tutti gli incontri si svolgeranno il giovedì alle ore 20.30 presso la sede del CAT, a Trieste, Via Raffaele Abro 5/A, con ingresso libero fino ad esaurimento posti e senza necessità di prenotazione.

Di seguito il programma completo:

30 aprile – Benedetta Rigo, Alberto Riva, Josef Vuch
Batteri oro e argento – Capitolo 2

7 maggio – Maurizio Bressan, Silvio Masè, Cristian Duro, Marco Brogi
Bunker della provincia di Trieste (parte prima) e galleria antiaerea di Viale D’Annunzio

14 maggio – Dario Gasparo
Spedizione sui vulcani

21 maggio – Paolo Forti, Fulvio Forti
CO2 – aspetti chimici e strumenti

28 maggio – Gigliola Antonazzi
Dello spazio e del tempo

4 giugno – Maurizio Bressan
Bunker della provincia di Trieste (parte seconda)

11 giugno – Dario Gasparo
Rilievi 3D

18 giugno – Stefano Schirinzi
Curiosando tra le stelle

10 settembre – Lorenzo Lucia Molch
Base segreta

17 settembre – Alessandro Turchetto
Gas tossici (e non) in grotta – metodi di misura

24 settembre – Duilio Cobol
Speleosubacquea – tecnica ed attrezzatura

1 ottobre – Stefano Schirinzi
Pillole di universo

8 ottobre – Duilio Cobol
Esplorazioni speleosubacquee

15 ottobre – M. Carboni, F. Gherlizza, M. Nacinovi, F. Podgornik
Storie di grotte e grottisti

22 ottobre – Furio Scrimali
Serata fotografica

12 novembre – Sergio Dolce
Uomo di Neanderthal face to face

10 dicembre – Franco Gherlizza
Grotte e leggende del Friuli Venezia Giulia

Con GIOVEDIAMOCI 2026, il Club Alpinistico Triestino conferma il proprio ruolo di punto di riferimento per la cultura ipogea e scientifica sul territorio, proponendo un calendario ricco e variegato, capace di coinvolgere appassionati e curiosi di ogni età.

In allegato il comunicato stampa, a firma di Alessandra Ressa del CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS (Via R. Abro, 5/A – Trieste)

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  • Libri Imperdibili della Speleologia: una Conferenza a Trieste
    Condividi Al Club Alpinistico Triestino si parla di libri che hanno segnato la storia delle grotte Il 23 aprile 2026, a partire dalle 20:30, la sede del Club Alpinistico Triestino in Via Raffaele Abro 5/A a Trieste ospita la conferenza “I Libri Imperdibili della Speleologia”. Relatrice della serata è Clarissa Brun, istruttrice di tecnica della Scuola di Speleologia del CAT e coordinatrice del Gruppo Grotte del Club insieme a Franco Riosa. L’iniziativa rientra nel ciclo di incontri cultura
     

Libri Imperdibili della Speleologia: una Conferenza a Trieste

Apríl 22nd 2026 at 07:00

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Al Club Alpinistico Triestino si parla di libri che hanno segnato la storia delle grotte

Il 23 aprile 2026, a partire dalle 20:30, la sede del Club Alpinistico Triestino in Via Raffaele Abro 5/A a Trieste ospita la conferenza “I Libri Imperdibili della Speleologia”. Relatrice della serata è Clarissa Brun, istruttrice di tecnica della Scuola di Speleologia del CAT e coordinatrice del Gruppo Grotte del Club insieme a Franco Riosa. L’iniziativa rientra nel ciclo di incontri culturali del giovedì organizzati dal CAT.[1][2][3][4]


Una Serata Dedicata ai Libri di Speleologia che Vale la Pena Leggere

La conferenza propone un percorso tra i libri di speleologia più significativi. Si va dai classici storici che hanno fondato la disciplina fino alle opere più recenti, passando per narrative italiane e internazionali capaci di raccontare il mondo sotterraneo a lettori di ogni livello. Il pubblico a cui si rivolge l’evento comprende sia gli speleologi già attivi sia i semplici appassionati di esplorazione e letteratura di avventura.

L’ingresso è libero, come da tradizione degli incontri del giovedì al CAT.[5]


Dalle Origini Scientifiche ai Grandi Classici della Letteratura Speleo

La storia della letteratura speleologica inizia con Édouard-Alfred Martel, avvocato francese che alla fine dell’Ottocento rinunciò alla professione per dedicarsi all’esplorazione sotterranea. Martel esplorò circa un migliaio di cavità in Europa, coniò il termine “speleologia” e fondò nel 1895 la prima rivista mondiale dedicata alla disciplina. Le sue opere costituiscono il punto di partenza obbligato per chiunque voglia capire come sia nata questa scienza.[6][7][8][9]

Il narratore che ha poi portato la speleologia a un pubblico più ampio è Norbert Casteret, con il suo Trent’anni sotto terra. Casteret esplorò circa mille grotte in Europa e fu un comunicatore di grandissimo talento. I suoi libri, editi in Italia da Aldo Martello Editore, hanno ispirato generazioni di speleologi e rimangono tra i testi di riferimento della letteratura speleologica mondiale.[10][11]


I Libri di Speleologia Italiana che Hanno Fatto Scuola

Tra i titoli italiani di speleologia che nessun appassionato dovrebbe ignorare spicca Il fondo di Piaggia Bella di Giovanni Badino (Erga Edizioni). Il libro racconta cinquant’anni di ricerche nel sistema del Marguareis — oggi il più grande sistema ipogeo d’Italia con quasi quaranta chilometri di sviluppo — attraverso un linguaggio narrativo insolito per la saggistica tecnica. Badino è autore anche di Grotte e speleologia, testo introduttivo diventato un punto di riferimento per chi si avvicina alla materia.[12][13][14]

Francesco Sauro firma invece L’Abisso, resoconto degli ottant’anni di esplorazioni nella Spluga della Preta sui Monti Lessini Veronesi. Il volume coniuga rigore storico e capacità narrativa, ripercorrendo tutte le fasi di avvicinamento e discesa in uno degli abissi più famosi d’Italia.[15][16]

Andrea Gobetti con L’ombra del tempo. Gli esploratori delle caverne (CDA & Vivalda, 2003) porta la speleologia su un piano ancora diverso, quello esistenziale e politico. La grotta diventa metafora e campo di esplorazione personale, in un testo capace di parlare anche a chi non ha mai indossato una tuta da grotta.[17][18]


Narrativa Speleologica: il Buio Raccontato con Passione

Fabrizio Ardito, giornalista e fotografo, condensa in Di pietra e acqua. Storie di speleologia (Priuli & Verlucca) vent’anni di frequentazione sotterranea. Scritto quasi come un romanzo, il libro è considerato uno dei migliori testi di accesso alla cultura speleologica per un pubblico non specializzato.[19][20][21]

Carlos Solito con Il contrario del sole (Versante Sud, 2012) raccoglie quindici anni di esperienze tra i massicci calcarei italiani. Non si tratta di un’epopea esplorativa né di un manuale tecnico: il libro è un viaggio nelle emozioni e nelle persone che abitano il mondo sotterraneo, “ritratti di scoperte, notti eterne in compagnia della fiamma ad acetilene, amicizie e, soprattutto, gioie e paure”.[22][23]

Natalino Russo con Il respiro delle grotte (Ediciclo, 2013) riflette invece sulle ragioni profonde che spingono un essere umano a cercare il buio. Inserito nella collana “Piccola filosofia di viaggio”, il volume è descritto come una rivelazione di “una dimensione inattesa e fantastica” nei vuoti sotterranei.[24][25][26]


Speleologia e Letteratura oltre i Confini Italiani

Sul versante internazionale, il britannico Robert Macfarlane con Underland. Un viaggio nel tempo profondo (Einaudi, 2020) porta la letteratura speleologica a un livello di ambizione raramente raggiunto. Macfarlane gira il mondo in cerca delle vie d’accesso al ventre della Terra: dal Carso triestino alle catacombe parigine, dai fiumi sotterranei ai ghiacci della Groenlandia. Il libro intreccia storia, mito, letteratura e scienza del clima.[27][28][29][30]

Chiude il panorama Blind Descent dell’americano James Tabor (Random House, 2010), che racconta la sfida tra due grandi esploratori per trovare la grotta più profonda del mondo. Il duello si conclude con la vittoria della grotta di Krubera in Georgia, l’unica superare i 2.000 metri di profondità. Il libro è basato su diari, journal e ore di interviste personali, costruendo una narrazione adrenalinica che vale anche come documento storico dell’esplorazione speleologica mondiale.[31][32][33]


Il CAT e la Diffusione della Cultura Speleologica a Trieste

Il Club Alpinistico Triestino è uno dei principali centri di riferimento della speleologia italiana. Il Gruppo Grotte è attivo su più fronti: esplorazione, didattica con la propria scuola di speleologia, ricerca su cavità artificiali e attività subacquea. La conferenza del 23 aprile si inserisce in una tradizione consolidata di incontri aperti alla cittadinanza, con l’obiettivo di avvicinare al mondo delle grotte anche chi non ha ancora messo piede in una cavità.[2][3][1][5]


Fonti e Riferimenti

Fonti
[1] I Libri imperdibili della Speleologia – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/evento/i-libri-imperdibili-della-speleologia/
[2] Scuola di Speleologia – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/scuola-di-speleologia/
[3] Chi siamo – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/chi-siamo/
[4] Sei Del Friuli Venezia Giulia – Facebook https://www.facebook.com/groups/802975856473733/posts/26303945409283427/
[5] Club Alpinistico Triestino: Home https://www.cat.ts.it
[6] [PDF] STORIA DELLA SPELEOLOGIA Dall’uomo primitivo alle … – CAI Rimini https://www.cairimini.it/wp-content/uploads/2021/01/Storia_della_Speleologia_dallUomo_Primitivo_alle_Moderne_Associazioni_di_Bruno_Galli_Settembre_2019-1.pdf
[7] [PDF] BREVE STORIA DELLA SPELEOLOGIA https://www.gslucchese.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/BREVE-STORIA-DELLA-SPELEOLOGIA.pdf
[8] [PDF] STORIA DELLA SPELEOLOGIA – Openspeleo https://www.openspeleo.org/openspeleo/index.php?mod=manuals&op=view&page=1&id=43&xmldb_ddfile_file=Giovanni+Ferrarese+-+Storia+della+Speleologia.pdf
[9] Dalle Caverne alla Scienza: Martel Inventò la Speleologia Moderna https://www.scintilena.com/dalle-caverne-alla-scienza-come-martel-invento-la-speleologia-moderna/01/23/
[10] Norbert Casteret – Oltremare https://www.oltremare.org/esplora-il-parco/speleos/norbert-casteret
[11] Ten Years Under the Earth https://www.goodreads.com/en/book/show/4799423-ten-years-under-the-earth
[12] La recensione del libro “Il Fondo di Piaggia Bella” – Scintilena https://www.scintilena.com/la-recensione-del-libro-il-fondo-di-piaggia-bella/11/19/
[13] Il fondo di Piaggia Bella – Giovanni Badino – Libro – ERGA – IBS https://www.ibs.it/fondo-di-piaggia-bella-libro-giovanni-badino/e/9788832986815
[14] Libri di Giovanni Badino – Libreria Istituti Nuovi https://www.lin.it/libri-autore/giovanni-badino.html
[15] L’abisso Ottant’anni di esplorazioni nella Spluga della Preta http://www.speleologiaveneta.it/index.php/pubblicazioni-speleologia-veneta/alte-pubblicazioni/item/l-abisso
[16] 2011 – L’Abisso http://labisso.blogspot.com/2011/
[17] L’Ombra del Tempo recensito da “Teatro Naturale” – Scintilena https://www.scintilena.com/lombra-del-tempo-recensito-da-teatro-naturale/04/26/
[18] Andrea Gobetti: “L’ombra del tempo”, Cda editori Vivalda https://www.bartolomeodimonaco.it/letteratura-andrea-gobetti-lombra-del-tempo-cda-editori-vivalda/
[19] Di pietra e acqua. Storie di speleologia Fabrizio Ardito – Libro https://www.libreriauniversitaria.it/pietra-acqua-storie-speleologia-ardito/libro/9788880689089
[20] Di pietra e acqua 40 – Libreria Monti in città https://libridimontagna.net/letteratura-e-saggi/esplorazione-e-avventura/di-pietra-e-acqua-40-9788878081406
[21] Di pietra e acqua – Storie di speleologia – Libreria Stella Alpina https://www.stella-alpina.com/en/prodotto/dettaglio/4104-di-pietra-e-acqua-storie-di-speleologia
[22] Il Contrario del Sole – Versante sud https://www.versantesud.it/it/negozio/catalogue/il-contrario-del-sole_1061/
[23] Il contrario del sole Carlos Solito – Libro – Versante Sud I rampicanti https://www.libreriauniversitaria.it/contrario-sole-solito-carlos-versante/libro/9788887890914
[24] Il respiro delle grotte – Natalino Russo – ioviaggioinpoltrona https://www.ioviaggioinpoltrona.it/2023/11/06/respiro-grotte-natalino-russo/
[25] Il respiro delle grotte. Piccole divagazioni sulla profondità https://www.libreriauniversitaria.it/respiro-grotte-piccole-divagazioni-profondita/libro/9788865490990
[26] Il Respiro delle Grotte – Libro di Natalino Russo https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__il-respiro-delle-grotte.php
[27] Underland Robert Macfarlane – Libro – Libreria Universitaria https://www.libreriauniversitaria.it/underland-macfarlane-robert-einaudi/libro/9788806267117
[28] Underland. Un viaggio nel tempo profondo – Robert Macfarlane – Libro https://www.lafeltrinelli.it/underland-viaggio-nel-tempo-profondo-libro-robert-macfarlane/e/9788806244507
[29] Underland / Dentro le grotte inesauribili del tempo – Doppiozero https://www.doppiozero.com/dentro-le-grotte-inesauribili-del-tempo
[30] Robert Macfarlane – “Underland. Un viaggio nel tempo profondo” https://www.ilcappuccinodellecinque.it/robert-macfarlane-underland/
[31] Blind Descent: The Quest to Discover the Deepest Cave on Earth by … https://www.goodreads.com/book/show/10126662
[32] Blind Descent : The Quest to Discover the Deepest Place on Earth https://www.abebooks.com/first-edition/Blind-Descent-Quest-Discover-Deepest-Place/31703220232/bd
[33] Blind Descent – Hudson Valley Geologist http://hudsonvalleygeologist.blogspot.com/2010/11/blind-descent.html
[34] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[35] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[36] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

L'articolo Libri Imperdibili della Speleologia: una Conferenza a Trieste proviene da Scintilena.

Grande impresa degli speleologi triestini che raggiungono il Fiume Timavo nell’ Abisso Luciano Filipas dopo 20 anni di tentativi.

Apríl 22nd 2026 at 06:00

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Cronologia delle esplorazioni in Italia e Slovenia

Foto di Andrea Miglia e Spartaco Savio


Il nuovo traguardo: l’Abisso Luciano Filipas (2026)

In aprile 2026, gli speleologi della Commissione Grotte “E. Boegan” (CGEB) della Società Alpina delle Giulie — Sezione di Trieste del Club Alpino Italiano — hanno annunciato l’apertura di un nuovo accesso al Timavo sotterraneo sul Carso triestino.

La grotta, registrata nel Catasto Speleologico Regionale con il numero 104 (VG 87 nel Catasto Storico), è stata ufficialmente denominata Abisso Luciano Filipas, in onore dello speleologo triestino scomparso nel giugno 2025 a quasi 86 anni.[^1][^2][^3][^4]

Si tratta della quarta cavità che, nella parte italiana del Carso Classico, raggiunge il Timavo sotterraneo.

La grotta è situata nei pressi di Fernetti, all’interno del comprensorio dell’autoporto, ed era nota fin dall’Ottocento come “buco soffiante” durante le piene del Timavo, ma originariamente si fermava a poco più di 7 metri di profondità.[^2][^5][^1]

Dopo 874 uscite complessive distribuite su vent’anni e il contributo di decine di speleologi, il 23 gennaio 2026 è stato raggiunto un nuovo pozzo che si affaccia in una caverna il cui fondo, a -315 m dalla superficie (circa -302 m s.l.m.), ospita il corso d’acqua color verde smeraldo del Timavo sotterraneo.

La prima discesa sul fondo è avvenuta nella prima settimana di aprile 2026, con prelievo di campioni d’acqua e sabbia, e l’osservazione di due laghi — a monte e a valle del fiume, di circa 50 metri ciascuno — nonché di diversi protei (Proteus anguinus) che nuotavano nell’acqua.[^5][^4][^1]


Il Timavo: fiume “fantasma” del Carso

Il fiume Timavo (Reka in Slovenia) è uno dei più affascinanti enigmi idrici europei.

Nasce dalle foreste del Monte Nevoso (Snežnik), attraversa la Croazia e la Slovenia nella Val Malacca, scompare definitivamente nelle Grotte di San Canziano (Škocjanske jame) in Slovenia e riaffiora in Italia presso San Giovanni di Duino (Trieste) dopo un percorso ipogeo di circa 38–40 chilometri.

Durante questo tragitto sotterraneo, il fiume attraversa il Carso classico a profondità che raggiungono e superano i 300 metri, scavando un complesso labirinto di gallerie e camere ancora non completamente mappato.[^6][^7][^2]

Il Carso triestino — da cui deriva il termine scientifico “carsismo” — è costituito da rocce calcaree di età compresa tra il Cretacico superiore e l’Eocene.

Le sue acque sono vulnerabili all’inquinamento per la scarsa capacità filtrante del substrato, rendendo ogni nuova “finestra” sul Timavo un punto strategico per il monitoraggio ambientale.[^8][^2]


Cronologia delle principali esplorazioni

Le prime ricerche e la scoperta di Trebiciano (1839–1841)

Nella prima metà dell’Ottocento, Trieste — porto franco dell’Impero asburgico in forte crescita demografica — soffriva una cronica carenza idrica.

L’idea di intercettare le acque del Timavo sotterraneo per l’acquedotto cittadino divenne un’ossessione pratica e scientifica. L’ingegnere Anton Frederick Lindner presentò nel 1839 al Governo del Litorale i risultati delle sue ricerche preliminari con una mappa del presunto corso sotterraneo.[^9][^10]

Nel 1840, Lindner esplorò la Grotta Gigante sul Carso triestino, calandosi con una corda alla ricerca del Timavo, senza successo.

L’anno seguente, il 1841, la spedizione si concentrò su una dolina nei pressi di Trebiciano: seguendo le correnti d’aria delle piene, gli esploratori scesero il quindicesimo pozzo della cavità e raggiunsero un enorme salone al cui fondo scorreva un ramo sotterraneo del Timavo a -329 metri di profondità.

La Grotta di Trebiciano (17 VG) divenne così la prima finestra italiana sul Timavo, e rimase per 83 anni la grotta più profonda del mondo.[^11][^12][^13][^14]

Nonostante la scoperta, i progetti di captazione idrica risultarono troppo costosi: la profondità rendeva tecnicamente e finanziariamente impossibile sollevare l’acqua fino alla città.[^15][^9]

Le esplorazioni ottocentesche: la Grotta dei Morti e la ricerca continua (1862–1866)

La speranza di intercettare il Timavo più vicino alla città non si spense.

Nel dicembre 1861, su invito di Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena, l’abate idroscopo Richard identificò il costone carsico sopra Longera come sito promettente.

I lavori iniziarono nel febbraio 1862 sotto la direzione degli ingegneri Vallon e De Rin, discendendo in una grotta già nota ai locali per le correnti d’aria: il “Foro della Speranza” (oggi Grotta dei Morti o Jama v Griži), sull’attuale Monte Spaccato.

A 245 metri, nel 1863, fu avvertito il rumore di un lontano stillicidio; la galleria si allagò tre volte fino a un metro.

Nel maggio 1864, a 254 metri, i lumi si spegnevano per mancanza di ossigeno.[^8]

Il 28 ottobre 1866 una carica esplosiva di circa 200 kg fu fatta detonare nel fondo dell’abisso.

Convinti che la carica non fosse esplosa, tre lavoratori scesero a verificare e perirono asfissiati dai gas tossici. Un quarto — il custode Matteo Kralj — morì tentando il soccorso l’8 novembre. La grotta prese definitivamente il nome di Grotta dei Morti.

Nel 2001, su iniziativa di Luciano Filipas, la CGEB pose sull’imbocco una targa commemorativa con i quattro nomi.[^8]

Esplorazioni novecentesche nella Grotta dei Morti e nella grotta di Trebiciano

Il Club Touristi Triestini visitò la Grotta dei Morti nel 1894, rinvenendo resti delle vittime. Nel 1957, il Gruppo Grotte “Carlo Debeljak” rimosse 80 tonnellate di materiale dalla cavità senza superare i limiti precedenti. Solo nel 2005, 139 anni dopo la tragedia, il Club Alpinistico Triestino raggiunse il punto dell’esplosione e si spinse oltre.[^8]

Parallelamente, l’Abisso di Trebiciano rimase al centro della ricerca. Negli anni, la Società Adriatica di Speleologia (SAS) ne assunse la gestione scientifica, avviando un programma sistematico di allestimento interno e di ricerca idrogeologica. Dal 2013, la SAS e la Fédération Française d’Études et de Sports Sous-marins (FFESSM) di Marsiglia avviarono il programma Timavo System Exploration (TSE), con spedizioni speleosubacquee annuali nel sifone a valle della Caverna Lindner.[^16][^17][^18]

La Grotta Meravigliosa di Lazzaro Jerko (1999): la seconda finestra italiana

Negli anni ’60, gli speleologi della CGEB avevano individuato nei pressi di Monrupino (Percedol) una “fessura soffiante” in una dolina. Campagne di scavo del 1966 e degli anni ’80 avevano prodotto risultati limitati, bloccate da frane instabili. A partire dal 1996, Luciano Filipas — ritiratosi dal servizio e già sessantenne — intraprese personalmente una campagna straordinaria: affittò il terreno, predispose infrastrutture di puntellamento e scese nella cavità 2-3 volte alla settimana, spesso da solo.[^19][^2]

Il 21 novembre 1999, dopo oltre 400 uscite e tre anni di lavoro intenso con la squadra della CGEB, il gruppo superò l’ultimo salto di circa 15 metri nella Grotta Meravigliosa di Lazzaro Jerko e si trovò di fronte a un’enorme galleria sul fondo della quale scorreva il Timavo. A 158 anni di distanza dalla prima scoperta a Trebiciano, si apriva la seconda finestra italiana sul fiume sotterraneo. Luciano Filipas ricevette un riconoscimento ufficiale dal vicesindaco di Trieste nel 2000.[^14][^2][^19]

La Caverna Maucci: la scoperta speleosubacquea del TSE (2022)

Nel 16 agosto 2022, nell’ambito della spedizione Timavo System Exploration 2022, gli speleosub francesi Patrice Cabanel e Michel Philips si immersero nel sifone a valle dell’Abisso di Trebiciano, a -330 metri di profondità. Dopo 200 metri di gallerie sommerse, emergendo a -50 metri sott’acqua, scoprirono una grande caverna: 160 metri di lunghezza, 50 di larghezza e 60 di altezza — vasta quanto un campo da calcio. Con questa scoperta, l’Abisso di Trebiciano ritornò a essere la grotta più profonda del Carso triestino (-380 m e 2 km di sviluppo totale) e la nuova sala prese il nome di Caverna Maucci.[^20][^21]

Nel 2024 (TSE 9ª missione), gli speleosub esplorarono il sifone di uscita dalla Caverna Maucci per centinaia di metri, superando la metà della distanza che separa questa caverna dalla Luftloch. L’obiettivo dichiarato è creare un unico sistema Trebiciano–Maucci–Luftloch per seguire il Timavo per oltre due chilometri.[^17][^22][^16]

La Grotta Luftloch (2024): la terza finestra italiana

La grotta Luftloch (dal tedesco: “grotta che respira”, NC 7477) si apre sul fondo della Dolina delle Cloce a Trebiciano, a 312 m s.l.m., nota da secoli per i forti soffioni d’aria durante le piene timaviche. A partire dal 2000, Marco Restaino e Piero Slama — allora minorenni — avviarono gli scavi per la Società Adriatica di Speleologia, formando nel tempo una squadra che si ampliò di anno in anno.[^23][^24][^25][^26]

Il 23 marzo 2024, dopo 23 anni di esplorazioni e scavi, una squadra di 12 speleologi della SAS raggiunse per la prima volta il fondo della grotta: un’ampia caverna dove scorre il Timavo a oltre -300 metri di profondità. La grotta costituisce la terza finestra italiana sul fiume sotterraneo, con quasi 300 metri di percorso esplorabile del fiume. Nell’agosto 2024, proseguendo verso monte, fu scoperta una grande galleria con laghi terminali; nel 2025, la caverna principale fu intitolata a Ruggero Calligaris, speleologo della SAS scomparso nel 2015.[^24][^27][^22][^23]


Le esplorazioni in Slovenia sul sistema Reka-Timavo

Grotte di San Canziano / Škocjanske jame (XIX–XXI secolo)

Le Grotte di San Canziano (Škocjanske jame) sono il punto in cui il fiume Reka scompare definitivamente nel sottosuolo, scendendo per circa 100 metri in un canyon sotterraneo spettacolare. Descritte da Valvasor nel 1689, furono esplorate sistematicamente nel XIX secolo e aperte al pubblico nel 1884. Nel 1986 furono inserite nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO. La Sala Martel, al fondo del sistema, è la sala sotterranea più grande d’Europa con i suoi 308 m di lunghezza, 89 m di larghezza e 146 m di altezza.[^7][^28]

Nel gennaio 2019, dopo un anno di difficili scavi e 58 uscite, gli speleologi dei Gruppi di Diva?a e Sežana raggiunsero il soffitto della Sala Martel dall’esterno, allargando il Fedrigov dihalnik (buco soffiante di Fedriga), scoperto dagli scalatori nel 2017. Contestualmente fu scoperto il ramo fossile del fiume Reka — l’antico letto del fiume sul soffitto della sala, con due sale alte 30–50 metri invisibili dal basso, ancora allagate durante le piene. Questa scoperta permette ora lo studio del Reka in piena, evento precedentemente impossibile.[^29]

La Ka?na jama e le esplorazioni ceche (2004–2025)

La Ka?na jama (Grotta del Serpente) in Slovenia è una tappa cruciale nel percorso sotterraneo del fiume Reka dopo le Grotte di San Canziano. Gli speleologi cechi dei Planiváci conducono ricerche sistematiche nella Ka?na jama dal 2004, esplorando le gallerie allagate e i rami fossili del sistema. Il Reka è visibile nella Propast’ tre generacij, nella Nova deli e nella Škocjanska chodba, tra massi di dimensioni imponenti.[^30][^31]

Nell’agosto 2025, una spedizione ceca si è concentrata nella Ka?na jama per nove giorni, con 70 carichi trasportati; ha identificato nuove gallerie e si è avvicinata a prosecuzioni sconosciute, pur senza riuscire a superare l’ostacolo per esaurimento dell’aria.[^30]

La Povirská dvorana (2025): nuova scoperta slovena nel sistema Reka-Timavo

Nel luglio 2025, un team internazionale a guida ceca ha scoperto la Povirská dvorana (dvorana = sala), un vasto salone di 60 × 30 metri situato a circa 300 metri di profondità nel sistema carsico di Povir (Slovenia), poco oltre il confine italiano. Questa cavità fa parte di un sistema che gli speleologi cechi esplorano nella Hadí jeskyn? (Grotta del Serpente) di Povir da vent’anni.[^32][^33]

La Povirská dvorana è caratterizzata da un fenomeno spettacolare: durante le piene del Reka, il sistema espelle grandi quantità d’aria che fa muovere le tende poste sopra le aperture del terreno. Marco Restaino (SAS) ha commentato che sotto Povir si cela una grotta ben più grande di quella raggiunta finora, perché la quantità d’aria mossa dalle piene non è giustificabile con la sola sala di 60 × 30 m. La scoperta è stata la notizia più letta su Scintilena nel luglio 2025.[^33][^32]


Riepilogo cronologico delle principali “finestre” sul Timavo

Anno Cavità / Evento Gruppo Profondità Note

1841 Grotta di Trebiciano (17 VG) — 1ª finestra IT A.F. Lindner / esploratori asburgici -329 m Prima finestra italiana; grotta più profonda al mondo per 83 anni[^12]

1862–1866 Grotta dei Morti (Monte Spaccato) Ingegneri Vallon e De Rin ~ -254 m Tragedia con 4 vittime; Timavo non raggiunto[^8]

2005 Grotta dei Morti: fondo raggiunto Club Alpinistico Triestino oltre -254 m 139 anni dopo la tragedia del 1866[^8]

1999 Grotta Lazzaro Jerko — 2ª finestra IT CGEB / Luciano Filipas ~ -300 m 158 anni dopo Trebiciano; 400+ uscite in 3 anni[^19][^14]

2013– Timavo System Exploration (TSE) SAS + FFESSM Francia -330 m e oltre Serie di missioni speleosubacquee nell’Abisso di Trebiciano[^16]

2019 Fedrigov dihalnik + ramo fossile Sala Martel (Škocjanske jame) JD Diva?a + JD Sežana +80 m sul fiume 58 uscite di scavo; nuovo accesso alla Sala Martel dall’esterno; ramo fossile scoperto[^29]

2022 Caverna Maucci (sifone a valle di Trebiciano) SAS + FFESSM (TSE 2022) -380 m (sifone) Sala 160 × 50 × 60 m; record assoluto profondità Carso TS[^20]

2024 Grotta Luftloch — 3ª finestra IT SAS / Marco Restaino ~ -300 m 23 anni di scavi; ~300 m di Timavo esplorabile[^23][^22]

2024 TSE 9ª missione (Trebiciano ? Caverna Maucci ? Luftloch) SAS + FFESSM -380 m Superata metà della distanza Maucci–Luftloch[^17]

2025 Povirská dvorana (Povir, Slovenia) Team internazionale / speleosub cechi ~ -300 m Sala 60 × 30 m nel sistema Reka-Timavo sloveno; altri ambienti attesi[^32][^33]

2025 Ka?na jama — nuove esplorazioni ceche Planiváci > -300 m 9 giorni; nuove gallerie individuate, non ancora superate[^30]

gen. 2026 Abisso Luciano Filipas (87 VG) — 4ª finestra IT CGEB -302 m s.l.m. (-315 m) 20 anni, 874 uscite; Timavo visibile 10 m sotto l’apertura[^5][^4]

apr. 2026 Prima discesa al fondo dell’Abisso Filipas CGEB -315 m Campioni d’acqua e sabbia; protei osservati; esplorazione laghi interni[^1]


Luciano Filipas: la figura al centro di due scoperte epocali

Luciano Filipas (Valsantamarina/Fiume, 26 giugno 1939 – Trieste, giugno 2025) incarna come nessun altro la continuità della tradizione esplorativa triestina. Dagli anni ’50 agli anni ’80, fu tra gli esploratori più attivi della CGEB, partecipando a imprese in tutta Italia e persino nello Yucatan. Scoprì decine di nuove cavità, di cui circa trenta recano la sua firma nei rilievi del Catasto Speleologico.[^2]

La sua impresa più celebre rimane il raggiungimento del Timavo nella Grotta Lazzaro Jerko nel 1999, seconda finestra italiana sul fiume dopo 158 anni di attesa. A 84 anni scendeva nella cavità 2-3 volte la settimana, spesso da solo. Nel 2010, già settantunenne e con problemi alla colonna vertebrale, si unì al team della CGEB nei lavori alla grotta 87 VG (futuro Abisso Filipas), contribuendo come esperto scavatore fino a -120 m. Scomparve nel giugno 2025, poche settimane prima che la grotta cui aveva contribuito raggiungesse il Timavo: la CGEB ne onorò la memoria intitolandogli l’Abisso.[^5][^19][^2]


Prospettive future

Le prossime fasi delle esplorazioni nell’Abisso Luciano Filipas includeranno: l’esplorazione dei percorsi dell’acqua fino al limite delle gallerie percorribili in asciutto, le future esplorazioni subacquee oltre i sifoni terminali, il rilievo topografico completo degli ambienti, e l’avvio di una fase di ricerca scientifica con strumenti per il monitoraggio continuo delle acque e test di tracciamento. I risultati attesi forniranno dati inediti sull’idrodinamica del sistema Timavo e sulla vulnerabilità dell’acquifero carsico.[^1]

Sul fronte subacqueo, l’obiettivo primario del programma TSE rimane quello di collegare il sistema Trebiciano–Caverna Maucci–Luftloch, creando un percorso continuo di oltre due chilometri del Timavo. In Slovenia, il sistema Reka-Timavo continua a rivelare nuovi ambienti grazie alle spedizioni ceche, italiane e internazionali che operano da Škocjan alla Ka?na jama e oltre.[^22][^32][^30]

La scoperta del proteo più grande d’Italia (31 cm) nella Grotta Luftloch nel novembre 2025 e l’osservazione di protei nell’Abisso Filipas ad aprile 2026 confermano la vitalità biologica di questi ambienti e la necessità di una gestione conservativa rigorosa. Come scrive Scintilena, i grottenarbeiter contemporanei — eredi diretti di Lindner e di Filipas — continuano a scrivere pagine di storia nelle viscere del Carso.[^34][^20][^1]


Fonti principali: Scintilena.com, boegan.it (CGEB), sastrieste.it (SAS), ilpiccolo.it, rivistanatura.com, caisag.ts.it, catasto speleologico FVG.


References

  1. Dopo 20 anni nuovo accesso al Timavo sotterraneo – imagazine.it – Gli speleologi della Commissione Grotte “E. Boegan” hanno completato i lavori nella Grotta 104, nei …
  2. SCOPERTA EPOCALE DI UNA NUOVA FINESTRA SUL TIMAVO – Dopo 20 anni di ricerca e 874 uscite, la Commissione Grotte Eugenio Boegan apre una nuova porta sul …
  3. Timavo, dopo 20 anni di scavi aperto un nuovo accesso dentro l … – Timavo, dopo 20 anni di scavi aperto un nuovo accesso dentro l’Abisso Filipas. 21 aprile 2026.
  4. 87 VG – Abisso Luciano Filipas nuova finestra sul Timavo – boegan.it – Boegan, venerdì 23 gennaio 2026 alla ragguardevole profondità di 302 mt ha aperto una nuova finestra…
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  9. Int. J. Speleol.
  10. LA RICERCA DEL TIMAVO SOTTERRANEO
  11. Abisso di Trebiciano -329 metri. Una storia di esplorazioni che dura dal 1840 – Discesa nell’Abisso di Trebiciano e Caverna Lindner dove scorre il fiume sotterraneo Timavo a oltre …
  12. Abisso di Trebiciano – Wikipedia
  13. IL PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE DEL
  14. [PDF] LA GROTTA MERAVIGLIOSA DI LAZZARO JERKO – boegan.it – Segnalata al Civico Magistrato nel lontano 1832 dal villico di Opicina Lazzaro Jerko, la presenza di…
  15. Abisso di Trebiciano – Regione Storia FVG – Abisso di Trebiciano. Grotte per l’approvvigionamento idrico. La disponibilità di acqua pura, in qua…
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  28. Show Caves of Slovenia: Skocjanske Jame – Underground tourist destinations of the World
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  • Il Carso prima dei Sapiens: Giovanni Boschian ospite di “Racconti dal Buio” su Radio Fragola
    Condividi Martedì 21 aprile in diretta FM e streaming: paleoecologia, micromammiferi e speleologia sul Carso di 450.000 anni fa Martedì 21 aprile, dalle ore 20 alle 21, la rubrica “Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo” torna in onda su Radio Fragola, alle frequenze FM 104.6–104.8 e in streaming sul sito www.radiofragola.com. Ospite della puntata il professor Giovanni Boschian, del Dipartimento di Biologia dell’Università d
     

Il Carso prima dei Sapiens: Giovanni Boschian ospite di “Racconti dal Buio” su Radio Fragola

Apríl 21st 2026 at 06:00

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Martedì 21 aprile in diretta FM e streaming: paleoecologia, micromammiferi e speleologia sul Carso di 450.000 anni fa

Martedì 21 aprile, dalle ore 20 alle 21, la rubrica “Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo” torna in onda su Radio Fragola, alle frequenze FM 104.6–104.8 e in streaming sul sito www.radiofragola.com.

Ospite della puntata il professor Giovanni Boschian, del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, studioso delle interazioni tra uomo e ambiente durante la preistoria.[1][2]


Un viaggio nel tempo: il Carso carsico del Pleistocene medio

La puntata porta gli ascoltatori molto indietro nel tempo, verso un Carso radicalmente diverso da quello odierno. Il professor Boschian guiderà un percorso tra paleoclimatologia, paleoecologia e paleontologia, discipline che permettono di ricostruire gli ambienti del passato attraverso i dati emersi dagli scavi nelle cavità naturali.[3]

Il Carso, come ricordano le ricerche interdisciplinari condotte in questa area, racconta una lunghissima storia geologica e biologica. Le sue cavità e i suoi ripari sotto roccia hanno conservato per centinaia di migliaia di anni i resti delle faune e delle frequentazioni umane. Grazie a queste “capsule del tempo” naturali, è possibile ricostruire paesaggi in cui prosperavano specie oggi scomparse, come il rinoceronte e il cavallo selvatico, in un ambiente climatico molto diverso dall’attuale.[4][5]


Il Riparo dei Micromammiferi di Visogliano: un archivio paleoecologico sul Carso

Il sito principale attorno a cui si sviluppa la discussione è il Riparo dei Micromammiferi, noto anche come Riparo di Visogliano (numero catasto 3575, Previs pri Vižovljah), ubicato in prossimità dell’abitato di Visogliano, nel comune di Duino Aurisina, sul fianco meridionale di una dolina che costituisce il residuo di un antico sistema carsico.[6]

Il sito fu segnalato nel 1974 dopo il rinvenimento di resti di fauna pleistocenica e di manufatti paleolitici. Gli scavi regolari iniziarono nel 1975–1976, e nel 2003 una campagna condotta dall’Università di Pisa, sotto la direzione dello stesso Giovanni Boschian, ha approfondito le indagini sul deposito sotto alla volta. I reperti portati alla luce sono di rilievo scientifico a livello internazionale: oltre a manufatti litici del Paleolitico inferiore, la breccia esterna ha restituito un dente e un frammento di mandibola attribuiti a individui della specie Homo heidelbergensis, risalenti a un arco temporale compreso tra 450.000 e 80.000 anni fa.[7][8][4][6]

Il Riparo di Visogliano è considerato la più importante stazione preistorica del Carso per l’antichità dei reperti. I resti faunistici — ossa di rinoceronte, cavallo e appunto micromammiferi — costituiscono i dati proxy per ricostruire le condizioni ambientali e climatiche del Pleistocene medio sul Carso triestino.[9][6]


Il profilo scientifico del professor Boschian

Giovanni Boschian è ricercatore presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa. Il suo principale campo di ricerca riguarda le interazioni tra popolazioni umane e ambiente nel passato remoto, con particolare attenzione agli adattamenti comportamentali e culturali in risposta ai cambiamenti ambientali. Lavora principalmente su siti rupestri e sui loro processi di formazione, applicando tecniche geoarcheologiche e micromorfologiche del suolo allo studio di sedimenti naturali e antropici. Studia anche la reazione dell’ambiente e delle popolazioni mediterranee alle fasi fredde, in aree non direttamente influenzate dalla copertura glaciale. Il suo approccio è sistemico: dallo scavo al contesto ambientale più ampio, analizzando la complessità dei fattori che hanno plasmato le culture preistoriche nel tempo e nello spazio.[10][1][3]


Speleologi e ricerca paleontologica: il GRPU e la figura di Giorgio Marzolini

La puntata affronta anche il tema del rapporto storico tra i gruppi speleologici e la ricerca archeologica nelle cavità naturali. Viene portato come esempio il Gruppo Ricerche di Paleontologia Umana (GRPU), costituito in seno all’Associazione XXX Ottobre di Trieste, una delle principali organizzazioni speleologiche triestine, attiva fin dal 1918.[11][12]

Centrale, in questa parte della trasmissione, sarà il ricordo di Giorgio Marzolini (Trieste, 19 ottobre 1936 – 18 marzo 2009), speleologo che per circa quarant’anni ha condotto ricerche archeologiche nelle grotte del Carso triestino. Il suo contributo scientifico è documentato da una vasta bibliografia, che comprende studi su depositi ipogei di grande interesse: la Grotta degli Zingari, la Grotta dell’Edera, la Grotta dell’Ansa, la Grotta del Pettine, la Grotta 2 delle Ossa, la Caverna sul Monte S. Leonardo, la Grotta del Tasso e altri siti ancora.[13][14][15]

Marzolini aveva iniziato la sua attività speleologica negli anni Cinquanta del Novecento. Il suo impegno sul campo, unito a una solida metodologia di indagine, ha permesso di documentare e rendere noti numerosi depositi archaeologici sotterranei del Carso, i cui risultati sono stati esposti in pubblicazioni di notevole valore scientifico. Il GRPU che guidava fu una realtà fondamentale nella storia della speleologia triestina, capace di costruire un ponte duraturo tra l’esplorazione in grotta e la ricerca paleoantropologica.[14][16][17]


Come seguire la puntata e contattare la redazione

La puntata del 21 aprile è ascoltabile in diretta su Radio Fragola alle frequenze FM 104.6–104.8 oppure in streaming sul sito www.radiofragola.com. Chi desiderasse intervenire durante la trasmissione può farlo via WhatsApp al numero +39 340 191 6542. Le puntate precedenti di “Racconti dal Buio” sono disponibili all’indirizzo www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/.[2][18]

Fonti
[1] PROF. GIOVANNI BOSCHIAN: “DISSESTI AMBIENTALI SULLE … https://caisag.ts.it/onc-conf-prof-g-boschian-2026/
[2] Racconti dal buio – Trieste – Radio Fragola https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/
[3] Un approccio sistemico: dallo scavo al contesto e ai … – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=zdkcQrUxWpU
[4] Riparo di Visogliano – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Riparo_di_Visogliano
[5] Riscoprire gli antichi ambienti del Carso: animali e uomini tra Slivia … https://museostorianaturaletrieste.it/riscoprire-gli-antichi-ambienti-del-carso-animali-e-uomini-tra-slivia-e-visogliano/
[6] 3575 | Riparo dei Micromammiferi – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3575-Riparo_dei_Micromammiferi
[7] DUINO-AURISINA (Ts), loc. Visogliano. Riparo preistorico. https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/duino-aurisina-ts-loc-visogliano-riparo-preistorico/
[8] Percorso Geopaleontologico – Civico Orto Botanico di Trieste https://ortobotanicotrieste.it/le-zone/percorso-geopleontologico/
[9] [PDF] BOSSEA MMV – Comitato Scientifico Centrale https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2018/04/atti-bossea.pdf
[10] Giovanni Boschian – UNIPI https://www.unipi.it/ateneo/organizzazione/persone/giovanni-boschian-4778/
[11] La nostra storia – AXXXO https://www.axxxo.net/la-nostra-storia/
[12] Annali vol. V – 1971-1972 – AXXXO https://www.axxxo.net/annali-vol-v-1971-1972/
[13] G.Marzolini – boegan.it https://www.boegan.it/2018/04/g-marzolini/
[14] Giorgio Marzolini – boegan.it https://www.boegan.it/2018/03/giorgio-marzolini/
[15] PRCS 2 GROTTA GIGANTE – Catasto Storico delle grotte https://www.catastogrotte.it/grotta/2/grotta-gigante
[16] Pubblicazioni Edite – Federazione Speleologica Regionale https://www.fsrfvg.it/lagazzetta/lagazz58/pub-edite.html
[17] [PDF] pdf – ATTI DEL MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI TRIESTE https://museostorianaturaletrieste.it/wp-content/uploads/Atti/Atti-Museo-58.pdf
[18] il martedì sera su Radio Fragola tra grotte, acque sotterranee e Timavo https://www.scintilena.com/racconti-dal-buio-il-martedi-sera-su-radio-fragola-tra-grotte-acque-sotterranee-e-timavo/01/13/

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Duemila grotte: la “Bibbia” degli speleologi della Venezia Giulia compie cent’anni

Apríl 15th 2026 at 12:00

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Nel 1926 il Touring Club pubblicava Duemila Grotte, primo grande censimento delle cavità carsiche della Venezia Giulia

Un secolo di “Duemila grotte” nel Carso triestino

Nel 1926 il Touring Club Italiano dava alle stampe Duemila Grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia, volume destinato a diventare la “Bibbia” degli speleologi del Carso triestino e non solo.

L’opera, firmata da Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan, raccoglieva in quasi 500 pagine il primo grande censimento sistematico delle cavità naturali della Venezia Giulia, in un contesto storico segnato dall’appena avvenuta annessione di quei territori all’Italia.

A cent’anni dalla pubblicazione, Duemila Grotte continua a essere un riferimento per chi studia il carsismo della regione e la storia della speleologia italiana.[1][2][3][4][5][6]

La zona del Carso triestino, che ha dato il nome al fenomeno del carsismo, presenta una densità di grotte, doline e cavità fra le più alte al mondo.

Su questo territorio si concentra l’attività esplorativa dell’Ottocento e del primo Novecento, fino a costruire il patrimonio di dati che confluirà in Duemila Grotte.[7][8][9][10]

Carso triestino, fenomeni carsici e grotte della Venezia Giulia

Il Carso triestino viene descritto in Duemila Grotte come un laboratorio naturale per lo studio dei fenomeni carsici della Venezia Giulia. L’altopiano calcareo tra Trieste e la Slovenia è caratterizzato da inghiottitoi, doline, sistemi di grotte e da corsi d’acqua sotterranei come il Timavo, che scorre per chilometri sotto la superficie prima di riaffiorare vicino al mare. Già nell’Ottocento vengono documentate discese nella Grotta Gigante e in altre cavità profonde, anticipando il lavoro sistematico che condurrà al censimento di duemila grotte.[4][8][10][11][12][1]

Per la speleologia della Venezia Giulia, Duemila Grotte rappresenta il punto di sintesi di decenni di esplorazioni sul Carso triestino, mettendo in relazione rilievi topografici, osservazioni geologiche e dati sulla fauna e flora cavernicola. Il volume offre così uno spaccato dello stato delle conoscenze sul carsismo regionale all’inizio del Novecento, con un’attenzione particolare alle grotte utilizzate durante la Prima Guerra Mondiale.[11][13][1][4]

Commissione Grotte, catasto e storia della speleologia in Venezia Giulia

Alla base di Duemila Grotte c’è il lavoro pluridecennale della Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie, oggi Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, considerata il più antico gruppo speleologico ancora attivo. Fondata nel 1883 nell’ambito della Società degli Alpinisti Triestini, la Commissione inizia precocemente a censire e numerare le cavità del Carso, costruendo un primo catasto di grotte della Venezia Giulia.[3][9][14][15]

Con Eugenio Boegan, entrato in Commissione nel 1894 e divenuto presidente nel 1904, l’attività di catalogazione delle grotte della Venezia Giulia si struttura in modo metodico, passando da poche decine di cavità censite a oltre duemila negli anni ’20. Il catasto storico, nato su iniziativa della Commissione Grotte, viene poi assunto come modello per il successivo Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia e per i catasti nazionali.[5][15][16]

Luigi Vittorio Bertarelli, Eugenio Boegan e il Touring Club Italiano

Il volume Duemila Grotte porta la doppia firma di Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan, figure centrali per la speleologia della Venezia Giulia. Bertarelli, milanese, fondatore e poi presidente del Touring Club Italiano, è noto per aver promosso guide e carte che hanno contribuito alla conoscenza del territorio italiano, includendo anche il mondo sotterraneo. Negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale si avvicina con maggiore intensità al Carso triestino, sostenendo economicamente e organizzativamente il progetto editoriale di Duemila Grotte attraverso il Touring Club.[17][18][19][20][21][1]

Eugenio Boegan, triestino, idrologo e speleologo, dedica la vita allo studio delle grotte della Venezia Giulia e del Carso triestino. Autore di decine di lavori scientifici, coordina la raccolta dei dati e la struttura del catasto di Duemila Grotte, e in seguito dirige la rivista Le Grotte d’Italia, strumento di collegamento per la nascente comunità speleologica nazionale. Il lavoro congiunto tra Touring Club Italiano e Commissione Grotte sancisce un legame duraturo fra divulgazione turistica, esplorazione e speleologia scientifica.[22][23][4][5]

Struttura di Duemila Grotte e contenuti scientifici

Duemila Grotte è composta da due parti principali: un’ampia sezione introduttiva a carattere monografico e un grande inventario delle cavità della Venezia Giulia. Il volume, in formato 18×25 cm, conta 494 pagine con numerose illustrazioni, oltre a una carta speleologica allegata in due fogli alla scala 1:100.000 che rappresenta la distribuzione delle grotte nella regione.[24][25][1][4]

La prima parte del libro è un vero manuale di speleologia applicata alla Venezia Giulia, con capitoli sul fenomeno carsico, sulla flora e fauna cavernicola, sugli aspetti paleontologici e paletnologici, sulle tecniche di esplorazione, sul rilievo delle grotte, sulla fotografia ipogea e sulle grotte di guerra. La seconda parte raccoglie il censimento di oltre duemila grotte della Venezia Giulia, con schede che riportano posizione, descrizione, rilievi planimetrici e sezioni, oltre a fotografie e note storiche.[26][1][4][5]

Duemila grotte come modello per il catasto delle grotte della Venezia Giulia

Per il catasto speleologico, Duemila Grotte rappresenta un passaggio chiave: la struttura delle schede, la numerazione, l’uso di rilievi standardizzati diventano riferimento per il catasto delle grotte della Venezia Giulia e, in prospettiva, per il catasto nazionale. Il lavoro di Boegan e della Commissione introduce criteri di raccolta dati che saranno ripresi nei catasti successivi, contribuendo alla nascita di una prassi condivisa fra i gruppi speleologici italiani.[15][16][27][3]

Oggi il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia, gestito dall’amministrazione regionale, conta diverse migliaia di cavità censite e mantiene un collegamento diretto con il catasto storico avviato all’epoca di Duemila Grotte. L’opera del 1926 continua così a influenzare la gestione delle informazioni sulle grotte della Venezia Giulia, a un secolo di distanza.[27][28][3][5]

Speleologia italiana, Touring Club e sviluppo dei gruppi sul territorio

La pubblicazione di Duemila Grotte avviene in una fase di forte crescita della speleologia italiana, con la nascita di nuovi gruppi e con l’avvio di strutture nazionali dedicate allo studio del sottosuolo. La rete del Touring Club Italiano permette una diffusione capillare del volume, favorendo la conoscenza delle grotte della Venezia Giulia presso associazioni scientifiche, sezioni CAI e ambienti culturali di tutta la penisola.[10][29][4][5]

L’opera contribuisce anche alla diffusione di un approccio interdisciplinare alla speleologia, che integra geologia, biologia, archeologia e tecnica esplorativa. Nei decenni successivi, questo modello verrà ripreso da pubblicazioni e ricerche su altri distretti carsici italiani, a partire dall’esperienza maturata sul Carso triestino e nella Venezia Giulia.[13][30][1][10]

Ristampa anastatica, rarità bibliografica e attualità del volume

Durante la Seconda Guerra Mondiale le matrici tipografiche originali di Duemila Grotte vengono distrutte in un bombardamento, rendendo l’opera difficile da ristampare e progressivamente rara sul mercato antiquario. Nel 1986 viene pubblicata una ristampa anastatica a Trieste, che riproduce fedelmente il volume del 1926 e riscuote un rapido esaurimento delle copie disponibili.[2][1][5]

Oggi Duemila Grotte è considerata una rarità bibliografica e continua a essere consultata da chi si occupa di speleologia della Venezia Giulia, storia delle esplorazioni carsiche e catasti delle grotte. L’opera resta un tassello centrale nella storia della speleologia italiana e nella conoscenza del Carso triestino, confermando il ruolo della Venezia Giulia come area di riferimento per gli studi speleologici in Europa.[30][2][5][13]


Fonti consultate

Fonti
[1] Duemila grotte – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Duemila_grotte
[2] “Duemila grotte: quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia” di … https://www.cacciatoredilibri.com/duemila-grotte-quarantanni-di-esplorazioni-nella-venezia-giulia-di-luigi-vittorio-bertarelli-ed-eugenio-boegan-touring-club-italiano-1926/
[3] Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Note storiche https://catastogrotte.regione.fvg.it/pagina/6/Note-storiche
[4] [PDF] BOGNETTI-G.-1926-Duemila-grotte.pdf – boegan.it https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2020/05/BOGNETTI-G.-1926-Duemila-grotte.pdf
[5] Eugenio Boegan https://www.boegan.it/2009/09/boegan-eugenio/
[6] un secolo fa usciva la “Bibbia” degli speleologi della Venezia Giulia https://www.ilpiccolo.it/cultura-e-spettacoli/duemila-grotte-100-anni-libro-speleologia-venezia-giulia-yx9tfrbx
[7] ESCURSIONE NEL CARSO CLASSICO https://ssu.elearning.unipd.it/pluginfile.php/1061913/mod_resource/content/0/Guida%20Escursione%20Carso.pdf
[8] scopri il Carso https://www.curiosidinatura.it/carso_doline/docs/Carso_doline_Testo_impaginato.pdf
[9] Storia – Società Alpina delle Giulie https://caisag.ts.it/sag-storia/
[10] Storia delle esplorazioni speleologiche in Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/storia-delle-esplorazioni-speleologiche-in-italia/05/12/
[11] [PDF] il fiume timavo – ALPI GIULIE https://caisag.ts.it/wp-content/uploads/2019/07/AG-2-2017-web.pdf
[12] Grotta Gigante – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_Gigante
[13] [PDF] IL GEOPARCO DEL CARSO CLASSICO – Regione FVG https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-territorio/geologia/FOGLIA34/allegati/Il_geoparco_del_Carso_Classico_ITA.pdf
[14] Commissione Grotte Eugenio Boegan – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan
[15] Due parole sulla nascita del Catasto Storico https://www.catastogrotte.it/storia
[16] Il catasto delle grotte https://www.boegan.it/2011/08/il-catasto-delle-grotte/
[17] Duemila grotte di Eugenio Boegan, Luigi Vittorio Bertarelli … – Anobii https://www.anobii.com/it/books/duemila-grotte/016b96538668a35ee4
[18] Luigi Vittorio Bertarelli – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Vittorio_Bertarelli
[19] Luigi Vittorio Bertarelli, il geografo e speleologo milanese che fondò … https://www.milanocittastato.it/personaggi/luigi-vittorio-bertarelli-il-geografo-e-speleologo-milanese-che-fondo-il-touring-club-italiano/
[20] Luigi Vittorio Bertarelli – boegan.it https://www.boegan.it/2009/12/luigi-vittorio-bertarelli/
[21] [PDF] Luigi Vittorio Bertarelli, colui che ha saputo valorizzare il patrimonio … https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2009/12/Bertarelli_-Sopra-e-sotto-il-Carso-11-2020.pdf
[22] boegan.it https://www.boegan.it
[23] alla scoperta del mondo sotterraneo – mglobba https://www.mglobba.altervista.org/allascoperta.html
[24] Duemila Grotte – Quarant’Anni di Esplorazioni nella … https://www.ade-commerce.com/guide-turistiche/41539-duemila-grotte-quarant-anni-di-esplorazioni-nella-venezia-giulia-lv-bertarelli-1926.html
[25] Carta della della distribuzione delle grotte nella Venezia Giulia … https://www.abebooks.it/Carta-distribuzione-grotte-Venezia-Giulia-Duemila/32228315007/bd
[26] [PDF] Rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” aps https://www.cavernas.org.br/wp-content/uploads/2023/11/Sopra-e-sotto-il-Carso-10-2023.pdf
[27] [PDF] Il Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia – OpenstarTs https://www.openstarts.units.it/bitstreams/7607f55a-60f4-4d0b-ac0d-1ae5cefacfb9/download
[28] Catasto Storico delle grotte – Commissione Grotte Eugenio Boegan https://www.catastogrotte.it
[29] Evoluzione della Speleologia in Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/evoluzione-della-speleologia-in-italia-dalle-origini-al-riconoscimento-internazionale-xix-secolo-2009/01/26/
[30] [PDF] Agli albori delle ricerche sul carsismo e la speleologia in Italia https://www.openstarts.units.it/server/api/core/bitstreams/1edf138a-e4d7-4d34-9b5d-be02d76b76a0/content
[31] Carta della della distribuzione delle grotte nella Venezia Giulia … https://www.maremagnum.com/it/libri/carta-della-della-distribuzione-delle-grotte-nella-venezia-giulia-duemila-grotte/378831735/
[32] Carta della della distribuzione delle grotte nella Venezia … https://www.ibs.it/carta-della-della-distribuzione-delle-libri-vintage-luigi-v-bertarelli/e/2562081644866
[33] Duemila Grotte – Quarant’Anni di Esplorazioni nella Venezia Giulia https://www.abebooks.it/Duemila-Grotte-QuarantAnni-Esplorazioni-Venezia-Giulia/32190942515/bd
[34] BERTARELLI, Luigi Vittorio – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/luigi-vittorio-bertarelli_(Dizionario-Biografico)/
[35] Commissione Grotte ” EUGENIO BOEGAN” C.A.I. Trieste – Openspeleo http://www.openspeleo.org/openspeleo/index.php?mod=groups&order=unirecid&page=6&op=view&id=75
[36] Teca digitale – Periodici https://bibliotecaanelli.speleo.it/tecadigitale-periodici/
[37] ALPI GIULIE https://caisag.ts.it/wp-content/uploads/2017/08/AG_108_2_2014_convegno.pdf
[38] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[39] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[40] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Nasce Stillicidio: il Gruppo Triestino Speleologi lancia il suo nuovo notiziario online

Apríl 13th 2026 at 12:00

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Il GTS inaugura una nuova voce digitale per raccontare le grotte tra Carso, Friuli e Slovenia

Il Gruppo Triestino Speleologi APS (GTS) ha lanciato Stillicidio, il suo nuovo notiziario online di speleologia, con il numero 1 di aprile 2026.

La pubblicazione affianca il tradizionale Bollettino cartaceo — giunto al volume XXII — con un formato digitale più agile, pensato per una comunicazione più rapida e visivamente ricca.[1][2]


Stillicidio: un notiziario online di speleologia per il GTS APS

Il titolo scelto dal Gruppo Triestino Speleologi non è casuale. “Stillicidio” evoca il gocciolio lento e costante dell’acqua che modella la roccia, metafora del lavoro paziente degli speleologi e del tempo geologico delle grotte. Il sottotitolo scelto — Idee che scavano la roccia — completa il quadro con un’immagine che unisce esplorazione fisica e produzione culturale.[2]

La rivista è disponibile in versione sfogliabile sul sito ufficiale del gruppo all’indirizzo gtspeleo.it/stillicidio-numero-uno/. Il formato digitale consente una distribuzione capillare tra soci, amici, gruppi speleologici ed enti, senza i vincoli di produzione e distribuzione propri della carta stampata.[3][2]


La parola del presidente: complemento, non sostituto del Bollettino cartaceo

Nella sua presentazione al numero 1, il presidente Stefano Venier ha chiarito la filosofia della nuova pubblicazione. Stillicidio non intende sostituire il Bollettino cartaceo, bensì affiancarsi ad esso come strumento complementare: più veloce, più ricco di fotografie, capace di raccogliere quella documentazione visiva che nella versione stampata trovava spesso spazio ridotto.[2]

Il Bollettino del GTS APS, arrivato al volume XXII dopo una storia editoriale che accompagna il gruppo dalla sua fondazione nel 1946, continua il suo percorso con regolarità annuale. Stillicidio si inserisce in questo contesto come un compendio leggero: notizie brevi, anticipazioni, cronaca delle attività, spigolature e, soprattutto, immagini.[4][1]


Cadenza flessibile per restare vicini alla comunità speleologica

A differenza di molte pubblicazioni periodiche, Stillicidio non avrà una frequenza di uscita fissa. Il GTS APS punta a pubblicare alcuni numeri all’anno, secondo le circostanze e il ritmo delle attività. Questa scelta riflette la natura stessa del notiziario online di speleologia: uno strumento vivo, capace di adattarsi al calendario delle esplorazioni, degli eventi e delle scoperte.[2]

Il formato online offre una flessibilità che il cartaceo non può garantire. La distribuzione raggiunge in modo diretto soci e gruppi speleologici a livello regionale, in Friuli Venezia Giulia e nelle aree transfrontaliere dove il GTS APS è attivo da quasi ottant’anni.[4]


I contenuti del primo numero: dal Carso triestino alla Slovenia

Il numero 1 di Stillicidio è un’istantanea delle attività recenti del GTS APS, con articoli che spaziano dal Carso triestino al Friuli, dalla Slovenia alle frontiere con la vicina Gorizia. Tra i contenuti più significativi figura un articolo dedicato all’attività catastale del 2025 e uno sullo Speleo2025, il convegno dedicato ad acque e grotte senza frontiere svoltosi a Gorizia nel giugno 2025.[2]

Spazio anche alla storia, con un contributo tratto dall’archivio storico del GTS risalente al 22 marzo 1950, e alla speleologia giovanile, con un resoconto del settembre 2024 dedicato all’esperienza in grotta con i giovani. Il notiziario include inoltre articoli su cavità specifiche, tra cui la Grotta del Monte Gurca nel Carso istriano, la Grotta Camerota, la Grotta MT11 in Slovenia e il Pozzo presso Medeazza nel Carso triestino.[2]


Tra nuove esplorazioni e documentazione: il GTS APS racconta il mondo sotterraneo

Il Gruppo Triestino Speleologi è socio della Società Speleologica Italiana – SSI ETS, della Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia (FSRFVG) e della Federazione Speleologica Triestina (FST). Opera sul territorio da quasi ottant’anni, con un’attenzione costante non solo all’esplorazione ma anche alla ricerca e alla tutela del patrimonio ipogeo.[1]

Con Stillicidio, il notiziario online di speleologia del GTS APS entra nella rete delle pubblicazioni digitali del settore, accanto a testate come Cronache Ipogee del CAT Trieste e ai bollettini delle federazioni regionali. La comunità speleologica del Friuli Venezia Giulia dispone così di un nuovo strumento di informazione e documentazione, capace di valorizzare il lavoro sul campo con il racconto diretto e l’abbondanza di materiale fotografico che solo il digitale può offrire.[5]

Fonti
[1] Pubblicato il Volume XXII del Bollettino del Gruppo … https://www.scintilena.com/pubblicato-il-volume-xxii-del-bollettino-del-gruppo-triestino-speleologi/11/17/
[2] Articoli recenti – Gruppo Triestino Speleologi – APS https://gtspeleo.it/home/
[3] Gruppo – Giovane leva osserva il lavoro del Grottenruhestander https://www.facebook.com/speleoGTS/photos/giovane-leva-osserva-il-lavoro-del-grottenruhestander/968712885443063/
[4] La nostra storia – Gruppo Triestino Speleologi – APS https://gtspeleo.it/chi-siamo/la-nostra-storia/
[5] Cronache Ipogee di febbraio 2026: il nuovo numero della rivista … https://www.scintilena.com/cronache-ipogee-di-febbraio-2026-il-nuovo-numero-della-rivista-speleologica-del-friuli-venezia-giulia-e-online/03/05/
[9] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/125/
[10] Eventi speleologici del CAT TRIESTE: agenda, temi … https://www.scintilena.com/eventi-speleologici-del-cat-trieste-agenda-temi-scientifici-e-incontri-divulgativi/07/28/
[11] Nel Bollettino di aprile 2026 del Comitato Scientifico Centrale del … https://www.scintilena.com/nel-bollettino-di-aprile-2026-del-comitato-scientifico-centrale-del-cai-si-parla-di-grotte-ma-non-solo/04/13/
[12] Scintilena https://www.scintilena.com/page/157/?c=17
[13] Grotte e Scienza: Ricerche e Scoperte nel Sottosuolo … https://www.scintilena.com/grotte-e-scienza-ricerche-e-scoperte-nel-sottosuolo-triestino/05/08/
[14] Sicuri in Grotta 2025: Formazione e Prevenzione con il Soccorso … https://www.scintilena.com/sicuri-in-grotta-2025-formazione-e-prevenzione-con-il-soccorso-speleologico-a-stazzema/08/14/
[15] XVIII Convegno di Speleologia del Trentino Alto Adige: al via gli eventi preparatori – Scintilena https://www.scintilena.com/xviii-convegno-di-speleologia-del-trentino-alto-adige-al-via-gli-eventi-preparatori/02/27/
[16] Scintilena – il giornale quotidiano della speleologia italiana – Scintilena https://www.scintilena.com/page/192/?c=14
[17] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/273/?c=10
[18] Web Archivi – Pagina 11 di 12 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/web/page/11/
[19] Una luce nel buio – Notiziario di speleologia e del sottosuolo https://www.scintilena.com/page/2128/
[20] Sicilia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/sicilia/
[21] Scintilena https://www.scintilena.com/page/46/?c=14
[22] Pubblicazioni del Gruppo Triestino Speleologi https://gtspeleo.it/pubblicazioni/
[23] Gelicidio e venti di burrasca in Emilia-Romagna, le zone a … https://www.ilrestodelcarlino.it/meteo/gelicidio-allerta-previsioni-meteo-9895f966
[24] Articoli – Gruppo Triestino Speleologi – APS https://gtspeleo.it/articoli/
[25] Bollettino del GTS, volume XXII – Gruppo Triestino Speleologi – APS https://gtspeleo.it/bollettino-del-gts-volume-xxii/
[26] La – I Sentieri del CAI: 60.000 Km di Patrimonio Invisibile … https://www.facebook.com/Scintilena/photos/i-sentieri-del-cai-60000-km-di-patrimonio-invisibile-che-muovono-litaliatracciat/1577882367677627/
[27] Home – Gruppo Triestino Speleologi – APS https://gtspeleo.it
[28] La Scintilena https://www.facebook.com/Scintilena/?locale=it_IT
[29] Corde speleo: la conoscenza e la scienza del progresso … https://www.facebook.com/Scintilena/posts/corde-speleo-la-conoscenza-e-la-scienza-del-progresso-verticaledinamica-e-intera/1379404407525425/
[30] La Scintilena – Facebook https://www.facebook.com/Scintilena/
[31] [PDF] IL BOLLETTINO – Comitato Scientifico Centrale – Club Alpino Italiano https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2024/04/Bollettino_CSC_Aprile_2024.pdf
[32] [PDF] Convegno Regionale di Speleologia https://www.fsrfvg.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/Atti-del-Convegno-SPELEO2022.pdf

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  • “L’Acqua del Passato e le Esplorazioni del Futuro”: a Trieste la storia dell’Acquedotto Teresiano rivive in 3D
    Condividi La Società Adriatica di Speleologia presenta al Museo Civico di Storia Naturale il risultato di anni di esplorazioni e rilievi LiDAR nelle gallerie dell’antico acquedotto settecentesco di Trieste L’Acquedotto Teresiano di Trieste torna protagonista Sabato 18 aprile 2026, presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste (Via dei Tominz, 4), si terrà un evento dedicato all’Acquedotto Teresiano, uno dei sistemi idrici sotterranei più significativi del patrimonio storico
     

“L’Acqua del Passato e le Esplorazioni del Futuro”: a Trieste la storia dell’Acquedotto Teresiano rivive in 3D

Apríl 12th 2026 at 13:00

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La Società Adriatica di Speleologia presenta al Museo Civico di Storia Naturale il risultato di anni di esplorazioni e rilievi LiDAR nelle gallerie dell’antico acquedotto settecentesco di Trieste


L’Acquedotto Teresiano di Trieste torna protagonista

Sabato 18 aprile 2026, presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste (Via dei Tominz, 4), si terrà un evento dedicato all’Acquedotto Teresiano, uno dei sistemi idrici sotterranei più significativi del patrimonio storico di Trieste. L’appuntamento, organizzato dalla Società Adriatica di Speleologia APS (SAS) in convenzione con il Comune di Trieste, è in programma dalle ore 13:45 alle ore 18:00.[1][2]

Il titolo dell’evento è emblematico: “L’Acqua del Passato e le Esplorazioni del Futuro – Dalla ricerca storica alla ricostruzione 3D dell’Acquedotto Teresiano”. L’iniziativa intende presentare al pubblico i risultati di un lungo lavoro speleologico che unisce ricerca storica e tecnologia digitale applicata alle cavità sotterranee urbane.


Un’opera idraulica settecentesca: storia e caratteristiche dell’Acquedotto Teresiano

L’Acquedotto Teresiano nasce per volontà imperiale. L’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo ne ordinò la costruzione con un editto del 19 novembre 1749; i lavori si conclusero nel 1751. L’opera fu progettata per captare le falde acquifere del Carso e portare acqua potabile alla città di Trieste, allora in forte espansione commerciale.[3][1]

La struttura è composta da un complesso sistema di gallerie sotterranee scavate nella roccia carsica. Nel corso dei secoli, l’acquedotto cadde in disuso e le gallerie si riempirono di detriti, colate di cemento e materiali di risulta. L’Acquedotto Teresiano è oggi inserito nell’elenco dei 120 acquedotti antichi d’Italia.[3]

La sua importanza storica, ingegneristica e idrogeologica lo rende un oggetto di studio rilevante per chi si occupa di speleologia urbana e di patrimonio sotterraneo.


Le esplorazioni speleologiche della SAS: dal 2018 a oggi

Dal 2018, gli speleologi volontari della Società Adriatica di Speleologia hanno avviato il Progetto Theresia, un’ambiziosa operazione di recupero e riapertura delle gallerie dell’acquedotto. Il lavoro ha richiesto la rimozione di decine di metri cubi di detriti, macerie e ostruzioni accumulate in oltre un secolo di abbandono.[4]

Il presidente della SAS, Marco Restaino, ha descritto il progetto come “l’operazione di riqualificazione basata unicamente sul volontariato più grande e ambiziosa che Trieste abbia mai visto”. Si tratta di un’affermazione che fotografa bene la portata dell’impresa.[4]

Nel 2024, dopo anni di lavoro sistematico, gli speleologi hanno raggiunto la parte terminale dell’acquedotto, inclusa la galleria Tschebull — lunga quasi 200 metri e battezzata con il nome di uno dei progettisti originali — connettendo così il centro cittadino al cuore del Carso triestino. Un traguardo che ha aperto nuove possibilità di studio e documentazione dell’intero sistema ipogeo.[5]


La ricostruzione 3D con tecnologia LiDAR

Al centro della presentazione del 18 aprile c’è il rilievo tridimensionale dell’acquedotto realizzato dall’Equipe Lidar, la Scuola ufficiale SSI di rilievo con LiDAR della Società Adriatica di Speleologia. Il rilievo speleologico con LiDAR (Light Detection and Ranging) è una tecnica laser ad alta precisione che consente di creare modelli digitali tridimensionali dettagliati di ambienti ipogei complessi.[6]

La SAS utilizza i sensori LiDAR integrati negli iPhone abbinati al software open source CloudCompare per la gestione e visualizzazione delle nuvole di punti. Questa metodologia, sviluppata e perfezionata negli anni, permette di ottenere modelli 3D precisi a costi contenuti, accessibili anche alle associazioni di volontariato.[7][6]

Il corso di rilievo speleologico con LiDAR organizzato dalla SAS aveva registrato il tutto esaurito già a febbraio 2025, a dimostrazione dell’interesse crescente per queste tecniche nel mondo della speleologia italiana. A marzo 2026, la SAS ha replicato il corso a San Quirino per titolati e qualificati CAI.[8][6]


La Società Adriatica di Speleologia e il Museo Civico di Storia Naturale

La Società Adriatica di Speleologia di Trieste è una delle realtà speleologiche più attive del Friuli Venezia Giulia. Gestisce lo Speleovivarium Erwin Pichl e l’Abisso di Trebiciano (grotta n. 17 VG), già considerato per oltre ottant’anni il più profondo al mondo. L’associazione opera in stretto rapporto con le istituzioni locali, come testimonia la convenzione con il Comune di Trieste per la gestione del Progetto Theresia.[2]

L’evento si svolge presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, fondato nel 1846 e considerato uno dei musei scientifici più antichi d’Italia. Le sue collezioni coprono zoologia, botanica, mineralogia, paleontologia e geologia, offrendo un contesto scientifico coerente con le tematiche dell’evento.[9][10]


Informazioni pratiche

  • Data: Sabato 18 aprile 2026
  • Orario: ore 13:45 – 18:00
  • Sede: Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, Via dei Tominz, 4 – Trieste
  • Organizzatore: Società Adriatica di Speleologia APS, in convenzione con il Comune di Trieste e il Museo di Storia Naturale
  • Rilievo 3D: Equipe Lidar – Scuola ufficiale SSI di rilievo con LiDAR

#SocietàAdriaticadiSpeleologia #AcquedottoTeresiano #Speleologia #LiDAR #RilievoCavità #SpeleologiaUrbana #Trieste


Fonti consultate

  1. Scintilena – Trieste: gli speleologi della Società Adriatica di Speleologia raggiungono la parte finale dell’Acquedotto: https://www.scintilena.com/trieste-gli-speleologi-della-societa-adriatica-di-speleologia-raggiungono-la-parte-finale-dellacquedo[5]
  2. Friuli Sera – Società Adriatica di Speleologia: le acque nascoste di Trieste: https://friulisera.it/societa-adriatica-di-speleologia-le-acque-nascoste-di-trieste-convegno-e-ultime-scoperte-allacquedotto-ter[11]
  3. SAS Trieste – Sito ufficiale della Società Adriatica di Speleologia: https://sastrieste.it[2]
  4. Scintilena – Corso di rilievo speleologico con Lidar e CloudCompare – tutto esaurito: https://www.scintilena.com/corso-di-rilievo-speleologico-con-lidar-e-cloudcompare-iscrizioni-chiuse-per-il-tutto-esaurito/[6]
  5. FSRFVG – Corso di rilievo con Lidar e CloudCompare (29.3.2025): https://www.fsrfvg.it/?p=11593[7]
  6. Scintilena – Rilievo speleologico 3D con il Lidar a San Quirino: https://www.scintilena.com/rilievo-speleologico-3d-con-il-lidar-a-san-quirino-il-corso-nazionale-per-titolati-e-qualificati-cai/[8]
  7. Il Piccolo – La speleo-missione che riapre le gallerie dell’Acquedotto di Maria Teresa: https://www.ilpiccolo.it/cronaca/la-speleo-missione-che-riapre-le-gallerie-dellacquedotto-di-maria-teresa-nb2n91b1[1]
  8. Friuli Oggi – I bimbi esplorano l’acquedotto teresiano: è la prima volta in 250 anni: https://www.friulioggi.it/friuli-venezia-giulia/bimbi-esplorano-acquedotto-teresiano-prima-volta-250-anni-19-aprile-2024/[4]
  9. Artsupp – Museo di Storia Naturale di Trieste: https://artsupp.com/it/trieste/musei/museo-di-storia-naturale-di-trieste[9]
  10. CoopCulture – Museo di Storia Naturale di Trieste: https://www.coopculture.it/it/poi/museo-di-storia-naturale-di-trieste/[10]
  11. La Mia Trieste – Capofonte: https://www.lamiatrieste.com/2015/12/30/capofonte/[3]

Fonti
[1] La speleo-missione che riapre le gallerie dell’Acquedotto … https://www.ilpiccolo.it/cronaca/la-speleo-missione-che-riapre-le-gallerie-dellacquedotto-di-maria-teresa-nb2n91b1
[2] Società Adriatica di Speleologia di Trieste – SAS https://sastrieste.it
[3] Capofonte https://www.lamiatrieste.com/2015/12/30/capofonte/
[4] I bimbi esplorano l’acquedotto teresiano: è la prima volta … https://www.friulioggi.it/friuli-venezia-giulia/bimbi-esplorano-acquedotto-teresiano-prima-volta-250-anni-19-aprile-2024/
[5] Trieste: gli speleologi della Società Adriatica di … https://www.scintilena.com/trieste-gli-speleologi-della-societa-adriatica-di-speleologia-raggiungono-la-parte-finale-dellacquedotto-teresiano-a-100-metri-di-profondita-nel-cuore-del-carso-ad-attenderli-una-strao/10/19/
[6] Corso di rilievo speleologico con Lidar e CloudCompare – Scintilena https://www.scintilena.com/corso-di-rilievo-speleologico-con-lidar-e-cloudcompare-iscrizioni-chiuse-per-il-tutto-esaurito/02/26/
[7] Corso di rilievo con Lidar e CloudCompare (29.3.2025) https://www.fsrfvg.it/?p=11593
[8] Rilievo speleologico 3D con il Lidar: a San Quirino il corso … https://www.scintilena.com/rilievo-speleologico-3d-con-il-lidar-a-san-quirino-il-corso-nazionale-per-titolati-e-qualificati-cai/03/06/
[9] Museo di Storia Naturale di Trieste, Trieste | Orari, mostre e opere su Artsupp https://artsupp.com/it/trieste/musei/museo-di-storia-naturale-di-trieste
[10] Museo di Storia Naturale di Trieste https://www.coopculture.it/it/poi/museo-di-storia-naturale-di-trieste/
[11] Società Adriatica di Speleologia: Le acque nascoste di Trieste … https://friulisera.it/societa-adriatica-di-speleologia-le-acque-nascoste-di-trieste-convegno-e-ultime-scoperte-allacquedotto-teresiano/
[12] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[13] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[14] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella Piccola Età Glaciale
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Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella Piccola Età Glaciale

Apríl 10th 2026 at 07:00

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Un deposito di ghiaccio ipogeo nel massiccio del Canin datato per la prima volta con argon-39: lo studio internazionale del Progetto C3 ridefinisce i metodi di ricerca sulla criosfera sotterranea


La scoperta nel cuore del Canin

Un deposito di ghiaccio sotterraneo nel massiccio del Canin, nelle Alpi Giulie, porta la firma climatica della Piccola Età Glaciale. Lo ha stabilito uno studio internazionale pubblicato nel 2026 sul Journal of Glaciology (Cambridge University Press), condotto nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate.[1][2]

Il sito al centro della ricerca è la Caverna del Ghiaccio del Monte Leupa, catalogata nel catasto regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 3595. La grotta si apre a 2270 m s.l.m. sul versante est della parete settentrionale del Monte Leupa, nel comune di Chiusaforte (UD), con un portale largo 13 metri visibile da lontano. Il deposito di ghiaccio ipogeo, noto agli speleologi della Commissione Grotte Eugenio Boegan (CGEB) fin dal 1979, aveva un volume stimato di circa 300 m³ con spessore medio di 3 metri.[3][4]

L’articolo scientifico è disponibile in accesso libero al seguente link: https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125[5]


La datazione con argon-39: prima mondiale sul ghiaccio di grotta

La novità principale dello studio risiede nell’applicazione di una tecnica di datazione basata sull’isotopo radioattivo argon-39 (³?Ar). Si tratta della prima applicazione mondiale di questo metodo a un ghiaccio di grotta.[6][5]

L’argon-39 è prodotto nell’alta atmosfera dal bombardamento dei raggi cosmici sull’argon-40. Viene incorporato nelle precipitazioni nevose e si conserva nelle bolle d’aria intrappolate nel ghiaccio. Con un’emivita di circa 269 anni, copre una finestra temporale tra 50 e 1000 anni: una fascia che né il carbonio-14 né altri radioisotopi coprono in modo altrettanto efficace.[6]

La misurazione è resa possibile dalla tecnica ATTA (Atom Trap Trace Analysis), sviluppata presso l’Università di Heidelberg (Germania). Sfrutta trappole laser di ottica quantistica per isolare e contare singoli atomi di ³?Ar, presenti nell’atmosfera in proporzione di circa uno ogni 10¹? atomi di argon totale.[7][5]


Un approccio multiproxy per una cronologia solida

I risultati dell’argon-39 sono stati confrontati con tre altri indicatori indipendenti per rafforzare la cronologia del deposito:

  • Analisi dei pollini intrappolati nel ghiaccio, a cura dell’Università di Innsbruck
  • Datazione U-Th (Uranio-Torio) della calcite criogenica presente nel deposito
  • Datazione radiocarbonica (¹?C) della frazione organica insolubile del ghiaccio[2]

Questo approccio multiproxy ha permesso di stabilire con buona precisione l’età del deposito. Le datazioni con argon-39 indicano una formazione avvenuta tra il 1840 e il 1893 circa, a conferma della formazione nella fase finale della Piccola Età Glaciale.[4]


Il paradosso del permafrost: il freddo estremo che impediva la formazione del ghiaccio

I risultati obbligano a una riflessione non intuitiva sul ruolo delle condizioni climatiche passate. Durante le fasi più fredde della Piccola Età Glaciale — il periodo climatico freddo inquadrato tra il 1260/1310 e il 1850 circa, con massima espansione dei ghiacciai alpini proprio intorno al 1850 — la roccia carbonatica del massiccio del Canin era probabilmente perennemente congelata in profondità.[8][9]

Il permafrost sigillava le fratture della roccia, bloccando lo stillicidio verso il basso. Nessuna acqua poteva perolare, nessun ghiaccio poteva formarsi nella grotta. Solo con l’avvio del parziale scongelamento del permafrost, alla fine della Piccola Età Glaciale, l’acqua ha ricominciato a circolare nelle fratture. Scorrendo in un ambiente ancora sufficientemente freddo, si è poi solidificata, dando origine al deposito.[2][4]

In sintesi: il freddo estremo della Piccola Età Glaciale ha paradossalmente impedito la formazione del ghiaccio di grotta. Solo la sua attenuazione ha aperto la finestra climatica adatta.


La scoperta sul radiocarbonio: un limite metodologico da non ignorare

Lo studio porta anche un contributo critico alla metodologia della datazione nelle grotte carsiche. Il metodo del radiocarbonio (¹?C) ha restituito per il ghiaccio del Leupa un’età nell’ordine dei millenni, in netto contrasto con tutti gli altri indicatori.

La spiegazione è che il ¹?C ha datato non il ghiaccio, ma la materia organica del suolo esterno, molto più antica, entrata nella grotta attraverso lo stillicidio e rimasta intrappolata nel ghiaccio. Nei sistemi carsici il carbonio organico trasportato può essere decine o centinaia di volte più antico del ghiaccio che lo contiene.[4]

Il messaggio ai ricercatori è chiaro: il radiocarbonio, in questi contesti, va usato con estrema cautela e non come indicatore primario dell’età del ghiaccio.


Il Progetto C3 e i suoi dieci anni di ricerca sul Canin

La ricerca è stata realizzata nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate, avviato nel dicembre 2016 con un accordo tra l’ISP-CNR e la Commissione Grotte Eugenio Boegan della Società Alpina delle Giulie (SAG), sezione triestina del CAI.[10]

La CGEB è uno dei gruppi speleologici italiani più antichi, fondata nel 1883 come Comitato alle Grotte della Società degli Alpinisti Triestini. Nei dieci anni del progetto ha messo a disposizione della ricerca le sue competenze esplorative, la logistica in grotta e la conoscenza accumulata in oltre 140 anni di attività sul Canin.[11]

Il progetto ha coinvolto istituti di ricerca in quattro paesi: Heidelberg University, Paul Scherrer Institute, University of Innsbruck, Swiss Institute for Speleology and Karst Studies (SISKA), Oeschger Centre for Climate Change Research (Università di Berna), CNR-ISP, Geosphere Austria. I finanziamenti sono stati garantiti da SAG-CGEB/CAI Trieste, CNR, Austrian Science Foundation, German Science Foundation (DFG) e Società Meteorologica Alpino-Adriatica.[2]

Tra i risultati precedenti del Progetto C3 spicca, nel 2017, la prima scoperta mondiale di calcite criogenica grossolana ancora in-situ all’interno del ghiaccio di grotta del Canin: un ritrovamento che ha poi fornito uno dei proxy chiave per le datazioni U-Th dello studio 2026.[12]


La guida lo studio: il team di ricerca

Lo studio è guidato da Renato R. Colucci, Primo Ricercatore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e docente di glaciologia all’Università di Trieste dal 2015. Il gruppo di ricerca comprende 16 autori internazionali, tra cui:[13]

  • Werner Aeschbach, professore all’Institute of Environmental Physics dell’Università di Heidelberg, responsabile della tecnica ATTA per l’³?Ar[2]
  • Marc Luetscher, direttore del Swiss Institute for Speleology and Karst Studies (SISKA)[2]

“L’area del Canin, riserva MAB Unesco del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, e le Alpi Giulie in genere, si confermano un prezioso laboratorio ambientale per lo studio degli effetti delle variazioni climatiche antiche e recenti sulla criosfera.” — Renato R. Colucci[2]

“Per la prima volta al mondo abbiamo potuto testare il nostro metodo innovativo di datazione con argon-39 su un deposito di ghiaccio sotterraneo. I risultati ottenuti sono estremamente promettenti per lo studio di molti altri archivi di ghiaccio naturali.” — Werner Aeschbach[2]

“Testare questa metodologia di datazione innovativa con altri metodi consolidati è stata la vera forza di questo lavoro scientifico.” — Marc Luetscher[2]


Un archivio che scompare mentre viene descritto

Il ghiaccio del Leupa è già quasi scomparso. Tra il 2012 e il 2020, il deposito ha perso oltre 180 m³ di ghiaccio — più della metà del volume originario. Il punto di svolta risale al 2014: per la prima volta nella serie di monitoraggio avviata nel 2011, la temperatura della roccia è rimasta sopra lo zero per diversi mesi estivi, eliminando l’effetto di frigorifero naturale della cavità. Le fotografie e i rilievi del 2018 e del 2024 mostrano una grotta ormai quasi priva di ghiaccio.[4]

La perdita non è solo morfologica. Ogni deposito di ghiaccio ipogeo conserva bolle d’aria con la composizione atmosferica del passato, pollini, calcite criogenica e informazioni sul regime del permafrost: archivi paleoambientali che, una volta fusi, scompaiono per sempre.[14][2]

La fusione del ghiaccio sotterraneo ha anche implicazioni per la gestione delle risorse idriche. I depositi ipogei funzionano da serbatoi che rilasciano acqua in modo graduale. Con la loro perdita, il regime idrico dei sistemi carsici diventa più dipendente dagli eventi di precipitazione a breve termine, con possibili effetti sulla disponibilità stagionale di acqua sotterranea.[4][2]

Il massiccio del Canin, Riserva della Biosfera MAB UNESCO delle Alpi Giulie Italiane (istituita nel 2019 e diventata riserva transfrontaliera con la Slovenia nel luglio 2024), si conferma uno dei laboratori naturali più preziosi d’Europa per lo studio della criosfera alpina in rapida trasformazione.[15][16]


Riferimento scientifico:
Colucci R.R., Bohleber P., Aeschbach W., Luetscher M., Schwikowski M., Moseley E.G., Wachs D., Jenk T., Eichler A., Securo A., Edwards L., Manzan S., Hoffmann D.L., Oberthaler M.K., Festi D. (2026) ³?Ar dating of cave ice combined with pollen, cryogenic calcite, and radiocarbon analyses reveals late Little Ice Age origin (Leupa Cave, SE Alps). Journal of Glaciology – Cambridge University Press: https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125[5]


Fonti consultate

  1. Società Alpina delle Giulie – caisag.ts.it – comunicato stampa ufficiale del Progetto C3:
    https://caisag.ts.it/progetto-c3-risultati-ricerca-su-piccola-eta-glaciale-2026/
  2. Scintilena.com – notizia originale sul ghiaccio del Leupa:
    https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-della-grotta-del-leupa-rivela-le-sue-origini-i-depositi-ipogei-del-massiccio-del-canin-da
  3. Commissione Grotte Eugenio Boegan – boegan.it – Progetto C3 (2016–2020):
    https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/
  4. Commissione Grotte Eugenio Boegan – boegan.it – Primi risultati C3 sul Canin (2017):
    https://www.boegan.it/2017/10/il-progetto-c3-caves-cryosphere-and-climate-da-i-primi-risultati-sul-canin/
  5. Planetmountain.com – notizia con dettagli tecnici:
    https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/canin-ghiaccio-nascosto-alpi-giulie-racconta-fine-piccola-eta-glaciale.html
  6. Il Nordest – ilnordest.it – approfondimento giornalistico:
    https://www.ilnordest.it/ambiente/monte-canin-archivio-climatico-era-glaciale-hb6lfhjx
  7. Journal of Glaciology (Cambridge University Press) – articolo scientifico:
    https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125
  8. Catasto Speleologico Regionale FVG – scheda caverna del Leupa:
    https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3595-Caverna_del_Ghiaccio_del_Monte_Leupa
  9. CNR – Istituto di Scienze Polari – profilo Renato R. Colucci:
    https://www.isp.cnr.it/index.php/it/infrastrutture/osservatori/item/401-colucci-renato-r
  10. Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie – Riserva MAB UNESCO:
    https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/iniziative-e-progetti/riserva-mab-unesco-alpi-giulie-italiane
  11. Riserva di Biosfera Alpi Giulie – biosferaalpigiulie.it:
    https://biosferaalpigiulie.it
  12. Università di Heidelberg – heiDOK – tesi ATTA e datazione ghiaccio:
    https://archiv.ub.uni-heidelberg.de/volltextserver/36648/
  13. Wikipedia – Piccola era glaciale:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale
  14. Wikipedia – Commissione Grotte Eugenio Boegan:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan

Fonti
[1] IL GHIACCIO NASCOSTO DELLE ALPI GIULIE RACCONTA LA … https://caisag.ts.it/progetto-c3-risultati-ricerca-su-piccola-eta-glaciale-2026/
[2] Nel gruppo del Canin il ghiaccio nascosto delle Alpi Giulie racconta … https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/canin-ghiaccio-nascosto-alpi-giulie-racconta-fine-piccola-eta-glaciale.html
[3] Scheda catastale – Caverna del Ghiaccio del Monte Leupa https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3595-Caverna_del_Ghiaccio_del_Monte_Leupa
[4] Nel monte Canin un “archivio climatico” che racconta la Piccola Era … https://www.ilnordest.it/ambiente/monte-canin-archivio-climatico-era-glaciale-hb6lfhjx
[5] 39Ar dating of cave ice combined with pollen, cryogenic calcite and … https://www.cambridge.org/core/services/aop-cambridge-core/content/view/719F99825A6E31CE6155771FC77D4FA4/S0022143026101257a.pdf/39ar-dating-of-cave-ice-combined-with-pollen-cryogenic-calcite-and-radiocarbon-analyses-reveals-late-little-ice-age-origin-leupa-ice-cave-julian-alps.pdf
[6] Il ghiaccio della Grotta del Leupa rivela le sue origini – Scintilena https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-della-grotta-del-leupa-rivela-le-sue-origini-i-depositi-ipogei-del-massiccio-del-canin-datati-alla-fine-della-piccola-era-glaciale/03/18/
[7] Method Development and Application to Glacier Ice Dating – heiDOK https://archiv.ub.uni-heidelberg.de/volltextserver/36648/
[8] Cos’è la “Piccola Era Glaciale” che avvenne tra i secoli XIV-XIX … https://www.geopop.it/cose-la-piccola-era-glaciale-che-avvenne-tra-i-secoli-xiv-xix-soprattutto-in-europa/
[9] Piccola era glaciale https://www.wikidata.it-it.nina.az/Piccola_era_glaciale.html
[10] “C3 – CAVE’S CRYOSPHERE AND CLIMATE” 2016 – 2020 https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/
[11] Commissione Grotte Eugenio Boegan – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan
[12] Il progetto C3 (Cave’s Cryosphere and Climate) dà i primi risultati sul … https://www.boegan.it/2017/10/il-progetto-c3-caves-cryosphere-and-climate-da-i-primi-risultati-sul-canin/
[13] Colucci Renato R. – CNR-ISP https://www.isp.cnr.it/index.php/it/infrastrutture/osservatori/item/401-colucci-renato-r
[14] Gli Speleotemi Rivelano i Segreti del Clima Passato – Scintilena https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/06/11/
[15] Riserva MAB Unesco Alpi Giulie Italiane https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/iniziative-e-progetti/riserva-mab-unesco-alpi-giulie-italiane
[16] Riserva di Biosfera delle Alpi Giulie | https://biosferaalpigiulie.it
[17] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[18] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[19] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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La Piccola Berlino sotto Trieste: storia, esplorazione e vita di un bunker nel cuore della città

Apríl 10th 2026 at 06:00

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Il complesso di gallerie antiaeree noto come Kleine Berlin è oggi uno dei siti di memoria storica più visitati di Trieste. Gestito da volontari del Club Alpinistico Triestino, unisce storia della Seconda guerra mondiale, patrimonio architettonico sotterraneo e ricerca speleologica in cavità artificiali.


Che cos’è la Kleine Berlin

Alla base del colle di Scorcola, con ingresso in via Fabio Severo, si apre il più esteso complesso di gallerie antiaeree risalenti alla Seconda guerra mondiale ancora visitabile a Trieste.[1][2]

Il nome, piccola Berlino, rispecchia l’uso triestino della lingua tedesca e richiama il ruolo che la zona attorno a piazza Oberdan ebbe durante l’occupazione nazista: un’area interdetta ai civili italiani, sede del comando militare delle SS, così soprannominata con ironia dagli abitanti.[3][4]

Il complesso si articola in due settori distinti ma comunicanti. Il primo è la galleria civile, costruita dal Comune a partire dal 1940 come rifugio antiaereo per la popolazione. Il secondo è il bunker militare, realizzato dalle SS tedesche tra il 1943 e il 1944 come deposito, magazzino e ricovero protetto.[5][1]

La sola parte tedesca occupa circa 1.000 m². La galleria italiana si sviluppa per circa 250 metri.[5]


Il contesto storico: Trieste capitale del Litorale Adriatico

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i tedeschi istituirono sull’alto Adriatico l’Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico), con Trieste come sede del comando.[2][1]

A capo dell’apparato delle SS fu nominato Odilo Lotario Globocnik, triestino di nascita, che rispondeva direttamente a Himmler. Globocnik è una figura centrale nella storia della Shoah: aveva coordinato l’Operazione Reinhard, lo sterminio degli ebrei polacchi, e a Trieste fece costruire la Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento sul suolo italiano.[6][1][2]

Uno degli elementi più evocativi del bunker è il pozzo con scala a chiocciola che collegava Villa Ara — residenza di Globocnik, confiscata a una famiglia ebrea — con il Palazzo di Giustizia. Il generale poteva così raggiungere il posto di lavoro senza mai comparire in strada.[7][5]

I due settori del complesso riflettono le due realtà dell’occupazione. La parte italiana ha muri di soli 15 cm, priva di impianto idrico, costruita in fretta per i civili. La parte tedesca ha pareti di calcestruzzo spesse 45 cm, impianti idrici completi, latrine in ceramica, carta igienica. Era servita da quattro ingressi: uno dalla villa di Globocnik, uno dagli scantinati del Tribunale, due su via Fabio Severo.[1][3]


Il 10 giugno 1944: i bombardamenti e i rifugi

Il 10 giugno 1944 Trieste subì il bombardamento alleato più devastante della sua storia.[8]

I bombardieri sganciarono circa 400 bombe in due ondate: 463 morti, 800 feriti ricoverati, 1.500 medicati, 101 case private distrutte. Fu un sabato mattina, e la città era piena di gente per strada.[8]

Le gallerie antiaeree, tra cui la Kleine Berlin, contribuirono a contenere le vittime. Grazie alla rete di rifugi, a Trieste si salvarono più vite che in altre città italiane colpite da bombardamenti paragonabili.[9][3]

Oggi, percorrendo i cunicoli stretti e umidi del complesso, è facile ricostruire l’esperienza dei civili che vi si rifugiarono: l’oscurità, il rumore assordante, l’affollamento, l’attesa.[7]


Lo stato di conservazione: cemento e natura a confronto

I due settori della Kleine Berlin si presentano oggi in condizioni molto diverse, specchio delle tecniche costruttive originali.

La parte tedesca ha conservato sostanzialmente l’aspetto degli anni Quaranta. Le pareti imbiancate a calce, gli impianti tecnici ancora parzialmente leggibili, le strutture in calcestruzzo massiccio restituiscono un’immagine diretta del bunker militare.[3][1]

La parte italiana, invece, è interessata da un lento processo di trasformazione naturale. L’ultimo tratto della galleria non fu mai cementato: l’acqua di percolazione ha sciolto il calcare dei sedimenti sovrastanti e ha depositato carbonato di calcio sulle superfici, generando stalattiti, stalagmiti e vaschette di concrezione con un sottile velo d’acqua sempre in movimento.[1][5]

Il risultato è un ambiente che ricorda una grotta carsica naturale, nel pieno centro urbano di Trieste. Per il visitatore, il passaggio da un settore all’altro è uno dei momenti più sorprendenti della visita.[10][5]


L’esplorazione speleologica e la riscoperta del complesso

La riscoperta della Kleine Berlin è inseparabile dallo sviluppo della speleologia in cavità artificiali a Trieste.

Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, speleologi del Club Alpinistico Triestino (CAT) e della Società Adriatica di Speleologia (SAS) conducevano un censimento sistematico delle circa 20 gallerie antiaeree presenti in città. Fu in quel contesto che emerse la Kleine Berlin, fino ad allora chiusa, abbandonata e poco documentata.[11][3]

Come ha raccontato Maurizio Radacich, speleologo del CAT e principale artefice della valorizzazione del sito: “Quando è iniziata la speleologia in cavità artificiali, ci siamo interessati non solo alle grotte ma anche a manufatti realizzati dall’uomo. Trieste aveva venti gallerie: facendone il censimento, ci siamo imbattuti in questa e ci siamo messi a studiarne la storia.”[3]

Nel 1995, durante le esplorazioni, la Sezione Ricerche e Studi su Cavità Artificiali del CAT riconobbe il rischio che il sito andasse perduto senza un intervento. Nel 1996 il Comune di Trieste affidò la gestione al CAT in sub-concessione.[1][3]


Il recupero: vent’anni di lavoro volontario

Da allora, i volontari del CAT hanno lavorato interamente a proprie spese per rendere il complesso accessibile e documentato.[3][1]

Gli interventi hanno incluso il rifacimento dell’impianto elettrico quasi completo del settore tedesco, la pulizia e la rimozione di materiali di riporto, la messa in sicurezza delle gallerie e l’installazione di pannelli e vetrine espositive.[1][3]

Il lavoro di ricerca storica ha portato alla pubblicazione del volume di Maurizio Radacich “Kleine Berlin” (seconda edizione riveduta, CAT, 2020-2021), 208 pagine di ricostruzione documentaria. Un’ulteriore fonte di riferimento è il volume “Trieste Sotterranea” di Enrico Halupca, Armando Halupca e Paolo Guglia (Lint Editoriale, 2010), che cataloga 158 siti ipogei della città esplorati a partire dal 1984.[12][13]


Le mostre e la fruizione culturale

Alcuni locali del bunker ospitano mostre permanenti che contestualizzano il sito nel quadro storico della guerra.[3]

Le tre esposizioni principali riguardano i bombardamenti su Trieste durante la Seconda guerra mondiale, con fotografie e testimonianze d’epoca; gli estrattori di bombe e mine, i civili che nel dopoguerra si occuparono della sminatura del territorio; il timone di coda di un B-24, il bombardiere alleato abbattuto al largo di Grado nel 1944 e recuperato nel 2000.[3]

Nel corso degli anni, il complesso ha ospitato anche mostre temporanee su temi come la storia della speleologia, le caverne della Grande Guerra, la speleologia subacquea, e iniziative teatrali e letterarie legate alla memoria storica.[4][1]


Come si visita oggi

Le visite guidate si svolgono ogni ultimo venerdì del mese alle 17:30 e alle 20:00, con prenotazione obbligatoria. Gruppi e scuole possono prenotare dal lunedì al venerdì, con un minimo di 12-15 partecipanti.[5]

Il costo è di 5 euro per gli adulti, 3 euro per studenti e ragazzi a partire dai 6 anni. Non è disponibile il POS. L’accesso avviene attraverso il IV ingresso, quello un tempo riservato ai militari tedeschi.[5]

La visita dura circa due ore e registra alcune migliaia di visitatori ogni anno, con una presenza significativa di scolaresche.[3]

Il sito è riconosciuto dal Ministero della Cultura, segnalato dal FAI tra i Luoghi del Cuore e inserito nel portale ufficiale di Turismo FVG.[14][15][16]


La speleologia in cavità artificiali: il contesto della ricerca

La Kleine Berlin si inserisce in un più ampio filone di ricerca che in Italia ha radici profonde.

La speleologia in cavità artificiali è la branca della speleologia che studia gli ipogei di origine antropica: gallerie, acquedotti, cisterne, opere militari, rifugi, sistemi fognari storici. Nata in Italia a partire dal 1958, con le prime indagini a Chiusi, nell’emissario del Lago Albano e nei sotterranei di Napoli, si è diffusa a livello nazionale negli anni Ottanta.[17]

La Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana fu costituita nel 1981 a Narni e si occupa di catalogazione, catasto, convegni e ricerca. Dal 1999 pubblica la rivista quadrimestrale “Opera Ipogea”, primo periodico italiano interamente dedicato alla disciplina. Il Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali è disponibile online dal 2010 e nel 2012 la classificazione tipologica italiana è stata adottata dall’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) come standard internazionale.[18][19][17]


Trieste: uno dei poli italiani della ricerca in cavità artificiali

Trieste e il Friuli Venezia Giulia rappresentano uno dei contesti più avanzati in Italia per la ricerca sulle cavità artificiali.

La Società Adriatica di Speleologia (SAS) è la prima associazione ad aver avviato in modo sistematico lo studio del sottosuolo urbano della provincia di Trieste, a partire dal 1983, quando il Comune le chiese di indagare i sotterranei del Castello di San Giusto. Nel 1984 nacque la Sezione CA di Speleologia Urbana della SAS.[11]

Nei primi anni il lavoro era guardato con diffidenza: gli speleologi urbani venivano chiamati “fognaroli” o “speleologi di serie b”. Il tempo ha smentito i pregiudizi. La SAS ha inserito nel Catasto CA-FVG della SSI 368 cavità artificiali, prodotto sei libri dedicati al sottosuolo di Trieste e contribuito a decine di convegni nazionali e internazionali.[11]

Anche il CAT ha sviluppato una propria Sezione di Ricerche e Studi su Cavità Artificiali, organizzando il IV e il V Convegno Nazionale sulle Cavità Artificiali ad Osoppo nel 1997 e nel 2001.[20]

Il Catasto CA del FVG raccoglie le schede di 928 cavità (dato 2007), di cui 393 nella sola provincia di Trieste — il 42,3% del totale regionale. La tipologia prevalente è quella delle costruzioni militari di difesa (37,7%), seguita dalle opere idrauliche (25,8%) e dai ricoveri e rifugi (15,8%). Lo sviluppo lineare complessivo censito supera i 50.000 metri.[21]

Nel 2025 la SAS ha avviato un nuovo ciclo del Corso di Speleologia in Cavità Artificiali, con lezioni teoriche ed uscite pratiche nel sottosuolo della città.[22][23]


Un modello di valorizzazione dal basso

La Kleine Berlin è un esempio concreto di come la speleologia in cavità artificiali possa trasformare un sito abbandonato in un luogo di memoria attiva e di educazione storica.

Il modello di gestione è interamente volontario, senza finanziamenti pubblici strutturati, e si regge sulla competenza tecnica e sulla motivazione culturale dei soci del CAT. Maurizio Radacich, che ha guidato il progetto per oltre vent’anni, ha spiegato così il senso dell’impegno: “Lo facciamo soprattutto per i giovani. A scuola studiano i movimenti degli eserciti, ma non sanno quanto ha sofferto la gente comune durante i bombardamenti.”[24][3]

Per la comunità speleologica, il caso della Kleine Berlin dimostra che la ricerca in cavità artificiali non è una disciplina secondaria, ma uno strumento capace di restituire alla collettività patrimoni storici altrimenti destinati all’oblio.


Fonti consultate

Fonti
[1] Kleine Berlin – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Kleine_Berlin
[2] Trieste, la Kleine Berlin https://www.nauticareport.it/dettnews/report/trieste_la_kleine_berlin-6-5527/
[3] Quelle gallerie che salvarono migliaia di vite nella Kleine Berlin di … https://altreconomia.it/quelle-gallerie-che-salvarono-migliaia-di-vite-nella-kleine-berlin-di-trieste/
[4] La Zona nella Kleine Berlin, la Trieste sotterranea https://triestearcana.wordpress.com/2018/11/02/viaggio-nella-kleine-berlin-trieste-sotterranea/
[5] Kleine Berlin – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/kleine-berlin/
[6] Trieste: Visitiamo la Kleine Berlin – Citysmart | City Smart https://citysmart.cloud/index.php/it/percorso/kleine-berlin
[7] kleine berlin – Goodmorningtrieste https://www.goodmorningtrieste.it/kleine-berlin/
[8] Così il 10 giugno ’44 Trieste si svegliò sotto le bombe – Il Piccolo https://www.ilpiccolo.it/cronaca/cosi-il-10-giugno-44-trieste-si-sveglio-sotto-le-bombe-b28pfq3a
[9] Quel 10 giugno Trieste si svegliò sotto le bombe alleate https://www.secoloditalia.it/2015/06/quel-10-giugno-trieste-si-sveglio-bombe-alleate-centinaia-vittime/
[10] turismo friuli venezia giulia https://www.scoprifvg.it/site/kleine-berlin/
[11] Cavita’ Artificiali – SAS – Società Adriatica di Speleologia https://sastrieste.it/index.php/cavita-artificiali/
[12] Nuovo libro: Kleine Berlin, seconda edizione riveduta https://www.fsrfvg.it/?p=10115
[13] Articoli e recensioni sul libro “Sotterranei della città di Trieste” – SAS https://sastrieste.it/index.php/2019/11/23/articoli-sul-libro-sotterranei-della-citta-di-trieste/
[14] Kleine Berlin https://cultura.gov.it/luogo/kleine-berlin
[15] KLEINE BERLIN | I Luoghi del Cuore – FAI – Fondo Ambiente Italiano https://fondoambiente.it/luoghi/kleine-berlin?ldc
[16] Kleine Berlin – Turismo FVG https://www.turismofvg.it/monumenti-e-siti-storici/kleine-berlin
[17] Speleologia in cavità artificiali – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Speleologia_in_cavit%C3%A0_artificiali
18 Catasto speleologico nazionale delle cavità artificiali (CA … https://www.academia.edu/39161049/Catasto_speleologico_nazionale_delle_cavit%C3%A0_artificiali_CA_Classificazione_interventi_di_tutela_e_monitoraggio_conseguiti_grazie_ai_dati_speleologici_e_prospettive_future
[19] [PDF] Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali – Opera Ipogea https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/2010/07/1-Galeazzi-Opera_Ipogea_2010_1_ocr_web.pdf
[20] Cavità artificiali – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/cavita-artificiali/
[21] Il Catasto CA della S.S.I. – SAS https://sastrieste.it/index.php/2019/11/21/il-catasto-ca-della-s-s-i/
[22] Un Corso di Speleologia urbana a Trieste per esplorare … – Scintilena https://www.scintilena.com/un-corso-di-speleologia-urbana-a-trieste-per-esplorare-il-mondo-sotterraneo-artificiale/05/15/
[23] Corso di Speleologia Urbana a Trieste: Esplorazione delle Cavità … https://www.scintilena.com/corso-di-speleologia-urbana-a-trieste-esplorazione-delle-cavita-artificiali/05/16/
[24] Club Alpinistico Triestino: una storia lunga ottant’anni https://www.fsrfvg.it/?p=11907
[25] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[26] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[27] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Le Dolomiti Friulane in mostra alle Prealpi Giulie: i due parchi regionali celebrano trent’anni con la fotografia di Giovanni Bertagno

Apríl 9th 2026 at 09:00

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Dal 17 aprile al 31 maggio 2026, il Centro visite di Resia ospita “Il silenzio dei Giganti”, esposizione fotografica che unisce due aree protette del Friuli Venezia Giulia nel segno del patrimonio naturale e della conservazione ambientale


“Il silenzio dei Giganti”: la mostra fotografica sulle Dolomiti Friulane apre a Resia

Il Parco naturale delle Prealpi Giulie ospita la mostra fotografica “Il silenzio dei Giganti – Dolomiti Friulane”, con immagini di Giovanni Bertagno, guida naturalistica del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. L’esposizione è stata concessa dal Parco delle Dolomiti Friulane al Parco delle Prealpi Giulie, nell’ambito di una collaborazione istituzionale tra i due enti.[1]

L’inaugurazione è fissata per venerdì 17 aprile 2026 alle ore 18.00 presso il Centro visite del Parco a Resia (UD). La mostra resterà aperta fino al 31 maggio 2026, durante gli orari di apertura del Centro visite. L’ingresso è libero e aperto a tutti.[1]


Giovanni Bertagno: guida e fotografo del territorio dolomitico

Giovanni Bertagno è una guida naturalistica con base a Claut, in provincia di Pordenone. Il suo lavoro fotografico è strettamente legato al Parco delle Dolomiti Friulane: le sue immagini sono apparse nel calendario ufficiale del Parco per il 2024 e ha co-curato in precedenza mostre tematiche sui geositi del territorio.[2][3][4]

Le fotografie in mostra a Resia documentano i paesaggi delle Dolomiti Friulane attraverso uno sguardo che nasce dalla frequentazione diretta e professionale di questi ambienti. La selezione di immagini mette in luce la maestosità delle vette, delle foreste e dei silenzi di questi territori alpini. Il titolo della mostra richiama il silenzio come valore ambientale concreto: una risorsa naturale sempre più rara, legata alla scarsa antropizzazione di queste zone.[5][1]


Trent’anni di tutela ambientale nel Friuli Venezia Giulia

Entrambi i parchi sono stati istituiti il 30 settembre 1996 con la Legge Regionale n. 42 della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Nel 2026 ricorre dunque il loro trentennale, celebrato con un programma di eventi che si estende lungo tutto l’anno sul territorio regionale.[6][7][8][9]

La mostra “Il silenzio dei Giganti” si inserisce in questo calendario di celebrazioni come una delle prime iniziative pubbliche del programma primaverile. All’inaugurazione del 17 aprile saranno presenti i Presidenti dei due Parchi regionali: Anna Micelli per le Prealpi Giulie e Antonio Carrara per le Dolomiti Friulane. La loro partecipazione sottolinea la valenza istituzionale di questa collaborazione.[10][11][1]


Il Parco delle Dolomiti Friulane: un territorio di rilevanza mondiale

Il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane è la più vasta delle due aree protette regionali: copre 36.950 ettari tra le province di Pordenone e Udine. Il suo territorio comprende la Valcellina, l’Alta Valle del Tagliamento e la Val Tramontina. Le Dolomiti Friulane fanno parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, riconoscimento ottenuto il 26 giugno 2009 insieme ad altri otto sistemi dolomitici.[12][13][5]

Dal punto di vista naturalistico, il Parco ospita una fauna di grande ricchezza: camosci, cervi, stambecchi, galli cedroni, falchi pellegrini e circa otto coppie nidificanti di aquila reale. La flora riflette la complessità ambientale di un territorio che ha funzionato da rifugio per molte specie durante le glaciazioni quaternarie.[14][15]


Il Centro visite di Resia: natura e cultura in Val Resia

La sede della mostra è il Centro visite del Parco delle Prealpi Giulie a Resia, in Val Resia. Questo territorio è sede di una minoranza linguistica di origine paleoslava: i resiani parlano una lingua con caratteristiche uniche, non riscontrabili nelle varietà slovene confinanti. La Val Resia custodisce tradizioni musicali, folkloristiche e culturali che si affiancano a un ambiente naturale di grande valore, con il Monte Canin (2.587 m) come cima principale del Parco.[16][17][18]

Il Parco delle Prealpi Giulie si estende su circa 9.400 ettari nella provincia di Udine ed è parte della Riserva transfrontaliera della Biosfera MaB UNESCO, condivisa con la Slovenia su un’area complessiva di oltre 700 chilometri quadrati e con oltre 22.000 abitanti coinvolti. Nel 2026 ricorre anche il ventennale della Riserva naturale della Val Alba, gestita dallo stesso ente parco.[19][10]


La fotografia naturalistica come strumento di educazione ambientale

Con questa iniziativa, il Parco delle Prealpi Giulie rinnova il proprio impegno nella promozione della cultura ambientale. La mostra invita il pubblico a riflettere sul rapporto tra uomo e natura e sull’importanza della conservazione degli ecosistemi alpini. Il 2026 prevede per il Parco un programma articolato: trenta escursioni gratuite tra aprile e ottobre, quattordici eventi naturalistici e sei serate pubbliche nei comuni del territorio.[10][1]

La collaborazione tra i due parchi regionali dimostra come le aree protette del Friuli Venezia Giulia operino sempre più come una rete coordinata di conservazione, capace di condividere risorse, contenuti e visioni per raggiungere un pubblico più ampio. A trent’anni dalla loro istituzione, “Il silenzio dei Giganti” è un modo concreto e accessibile di raccontare cosa significa custodire un territorio naturale nel tempo.[8][20]


Per informazioni: info@parcoprealpigiulie.it – 0433 53534

Fonti
[1] MOSTRA FOTOGRAFICA “IL SILENZIO DEI GIGANTI. DOLOMITI … https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/attivita/gli-eventi/mostra-fotografica-il-silenzio-dei-giganti-dolomiti-friulane
[2] Le guide del Parco | Parco Dolomiti Friulane https://www.parcodolomitifriulane.it/visite-guidate/le-guide-del-parco/
[3] [PDF] Calendario 2024 – Parco Dolomiti Friulane https://www.parcodolomitifriulane.it/wp-content/uploads/2023/12/ENTE-PARCO-DOLOMITI-FRIULANE-calendario-fotografico-2024.pdf
[4] Parco Naturale Dolomiti Friulane – Facebook https://www.facebook.com/dolomitifriulane/posts/%EF%B8%8Fil-progetto-che-stiamo-portando-avanti-per-la-valorizzazione-dei-geositi-del-pa/10158482714381975/
[5] Chi siamo | Parco Dolomiti Friulane https://www.parcodolomitifriulane.it/ente-parco/chi-siamo/
[6] Parco naturale delle Dolomiti Friulane – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_naturale_delle_Dolomiti_Friulane
[7] La Storia, Parco Naturale delle Prealpi Giulie https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/territorio/storia
[8] IL FRIULI VENEZIA GIULIA CELEBRA I 30 ANNI DEI PARCHI E … https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/attivita/avvisi-e-news/il-friuli-venezia-giulia-celebra-i-30-anni-dei-parchi-e-delle-riserve-naturali-regionali
[9] 30 anni di Parchi e Riserve FVG: il calendario degli eventi 2026 https://www.friulioggi.it/cronaca/trentennale-parchi-riserve-naturali-fvg-eventi-26-febbraio-2026/
[10] TRENT’ANNI DI PARCO, VENT’ANNI DI VAL ALBA: IL 2026 TRA … https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/attivita/avvisi-e-news/trentanni-di-parco-ventanni-di-val-alba-il-2026-tra-natura-escursioni-e-anniversari
[11] VERBALE DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO https://amministrazioneparcodolomitifriulane.insiel.it/media/files/A00022/attachment/Num.pdf
[12] Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane – Magico Veneto https://www.magicoveneto.it/friuli/ParchiFriuli/Parco-Naturale-Regionale-Dolomiti-Friulane.htm
[13] Dolomiti Friulane patrimonio UNESCO: viaggio nella bellezza selvaggia | Visititaly.eu https://www.visititaly.eu/it/unesco/dolomiti-friulane-unesco-cosa-vedere
[14] Archivi La fauna | Parco Dolomiti Friulane https://www.parcodolomitifriulane.it/la-fauna/
[15] Flora e Fauna del Parco Naturale Dolomiti Friulane https://www.dolomiti.it/it/fauna/flora-e-fauna-del-parco-naturale-dolomiti-friulane
[16] Isole etniche in Friuli – valresia.it http://www.valresia.it/studi/geografia/isoleetniche.html
[17] Peculiarità resiane https://www.balcanicaucaso.org/aree/Italia/Peculiarita-resiane-43908
[18] Parco naturale delle Prealpi Giulie – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_naturale_delle_Prealpi_Giulie
[19] Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Notizie dalla … https://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=%2Frafvg%2Fcms%2FRAFVG%2Fnotiziedallagiunta%2F&nm=20241127142251002
[20] Le aree naturali protette regionali compiono 30 anni https://www.studionord.news/le-aree-naturali-protette-regionali-compiono-30-anni/
[21] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE3OQBC5TL%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T052905Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEC0aCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIDnlI%2BN0aFt8n89D04J1nK09vljs%2Bjg5MPGos0dIhstkAiEA4LO3a%2FsToz4PwmfNa4ZL7%2Bb1PhAopQzWZlmgf6c5nEYq9AQI9v%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDH4NJ6H%2Fu%2Bk9ul77KSrIBNZK%2Bc9YRoy1Terh0ea4Jj0rsb3i4WnA96DXsoqJ99G2g6YO5ZjjlNHRfhK1b%2FbsZq6Wg5LM1F0iHHxRUk4GgGZcLpOMWkzMK2i2YAxs%2BPPDZGsdqWilGyBi2n080nDwgDHlJA0ouGZCEQnyHKYKwOge2dsqqPF5j1PKOcCIiCSTZpiNSILfjmPDKxZIChRyi03PzsxnebCTdbfXhJWmMuahfmlyAcCrqPJxQ1D4jQ7hfKVksl%2FoIn7YBBvic6uNYrJfpx4eT40qbPv7eGSKhkoxFnTESbz7fKTRCxwLPZYHWBoI1LsQ2fgMAkx2dH%2BlMKHpAiIg6dkLmDxmUSJN2KkYnS2%2BL%2B3rzw63b7vjeZ7yowSNK4vk7jskIdwfq65lCTOOGTwHXTdcwACXJulT69sB2fCE8LB%2BwYr%2BJBvdx2F2aca5R9dUMb6%2BM%2Fm%2BmdE%2BkaMSC%2BSop7Zvzu2M5Zt129TQ43nkAYRBeP0z6YvU6pqp0jr4X22zOQ9C%2BHT2vvAE2aXjDUjyasExmAuUEFknT3EF%2F7oDsyAgr%2FyGwMYL80igcLqJtFytlWZ9dL0OBiHClu3VRmvVpAvvYjOk85IJJbEBLBfd%2BjzS3NmTx%2FkdQvVh7quiFPld0nZfVLkRmhVXJJeuUriJI4EgHeFnSIFVFq5%2FqQtfzd2A2l1VoTPCL6aMc6fY1zVRuEHntt9tCFEF3isbWzsJzm0ie2wV5QONwgcelby%2BeiPEZ%2FFnM%2BpLBuCM%2FnLMp1J6xmXUXmqbqCfVbFZ5PjoPcC4sMIm9184GOpgBQ2WHFQW9rjgK3Kg2hVQHX6uAOR8qUrUD4vJ%2BoTGfu9mZDioIOUofl8Iq209ttoJ4yNzapZ9GhA72YuORewefC9RzuftQd%2BnCUyMJJPS103TRP%2BMSYbkfzP8QiOQ%2FeLeZgYTmj9qfu0cRO6knzJktf7CK6wqoYQy5WyBquN0KKcVDtNZiFUlKjS2QyNMORhRg3zHA99TjBQE%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=b6626855481ddaa6f301240fe2e605997b0be5967147edbaedb2a4fb5aa7b88b
[22] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE3OQBC5TL%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T052905Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEC0aCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIDnlI%2BN0aFt8n89D04J1nK09vljs%2Bjg5MPGos0dIhstkAiEA4LO3a%2FsToz4PwmfNa4ZL7%2Bb1PhAopQzWZlmgf6c5nEYq9AQI9v%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDH4NJ6H%2Fu%2Bk9ul77KSrIBNZK%2Bc9YRoy1Terh0ea4Jj0rsb3i4WnA96DXsoqJ99G2g6YO5ZjjlNHRfhK1b%2FbsZq6Wg5LM1F0iHHxRUk4GgGZcLpOMWkzMK2i2YAxs%2BPPDZGsdqWilGyBi2n080nDwgDHlJA0ouGZCEQnyHKYKwOge2dsqqPF5j1PKOcCIiCSTZpiNSILfjmPDKxZIChRyi03PzsxnebCTdbfXhJWmMuahfmlyAcCrqPJxQ1D4jQ7hfKVksl%2FoIn7YBBvic6uNYrJfpx4eT40qbPv7eGSKhkoxFnTESbz7fKTRCxwLPZYHWBoI1LsQ2fgMAkx2dH%2BlMKHpAiIg6dkLmDxmUSJN2KkYnS2%2BL%2B3rzw63b7vjeZ7yowSNK4vk7jskIdwfq65lCTOOGTwHXTdcwACXJulT69sB2fCE8LB%2BwYr%2BJBvdx2F2aca5R9dUMb6%2BM%2Fm%2BmdE%2BkaMSC%2BSop7Zvzu2M5Zt129TQ43nkAYRBeP0z6YvU6pqp0jr4X22zOQ9C%2BHT2vvAE2aXjDUjyasExmAuUEFknT3EF%2F7oDsyAgr%2FyGwMYL80igcLqJtFytlWZ9dL0OBiHClu3VRmvVpAvvYjOk85IJJbEBLBfd%2BjzS3NmTx%2FkdQvVh7quiFPld0nZfVLkRmhVXJJeuUriJI4EgHeFnSIFVFq5%2FqQtfzd2A2l1VoTPCL6aMc6fY1zVRuEHntt9tCFEF3isbWzsJzm0ie2wV5QONwgcelby%2BeiPEZ%2FFnM%2BpLBuCM%2FnLMp1J6xmXUXmqbqCfVbFZ5PjoPcC4sMIm9184GOpgBQ2WHFQW9rjgK3Kg2hVQHX6uAOR8qUrUD4vJ%2BoTGfu9mZDioIOUofl8Iq209ttoJ4yNzapZ9GhA72YuORewefC9RzuftQd%2BnCUyMJJPS103TRP%2BMSYbkfzP8QiOQ%2FeLeZgYTmj9qfu0cRO6knzJktf7CK6wqoYQy5WyBquN0KKcVDtNZiFUlKjS2QyNMORhRg3zHA99TjBQE%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=86e1194825d1ddc96e2d8abbdc507d05809788552a65dfa1048217e8a5ef443d
[23] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE3OQBC5TL%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T052905Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEC0aCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIDnlI%2BN0aFt8n89D04J1nK09vljs%2Bjg5MPGos0dIhstkAiEA4LO3a%2FsToz4PwmfNa4ZL7%2Bb1PhAopQzWZlmgf6c5nEYq9AQI9v%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDH4NJ6H%2Fu%2Bk9ul77KSrIBNZK%2Bc9YRoy1Terh0ea4Jj0rsb3i4WnA96DXsoqJ99G2g6YO5ZjjlNHRfhK1b%2FbsZq6Wg5LM1F0iHHxRUk4GgGZcLpOMWkzMK2i2YAxs%2BPPDZGsdqWilGyBi2n080nDwgDHlJA0ouGZCEQnyHKYKwOge2dsqqPF5j1PKOcCIiCSTZpiNSILfjmPDKxZIChRyi03PzsxnebCTdbfXhJWmMuahfmlyAcCrqPJxQ1D4jQ7hfKVksl%2FoIn7YBBvic6uNYrJfpx4eT40qbPv7eGSKhkoxFnTESbz7fKTRCxwLPZYHWBoI1LsQ2fgMAkx2dH%2BlMKHpAiIg6dkLmDxmUSJN2KkYnS2%2BL%2B3rzw63b7vjeZ7yowSNK4vk7jskIdwfq65lCTOOGTwHXTdcwACXJulT69sB2fCE8LB%2BwYr%2BJBvdx2F2aca5R9dUMb6%2BM%2Fm%2BmdE%2BkaMSC%2BSop7Zvzu2M5Zt129TQ43nkAYRBeP0z6YvU6pqp0jr4X22zOQ9C%2BHT2vvAE2aXjDUjyasExmAuUEFknT3EF%2F7oDsyAgr%2FyGwMYL80igcLqJtFytlWZ9dL0OBiHClu3VRmvVpAvvYjOk85IJJbEBLBfd%2BjzS3NmTx%2FkdQvVh7quiFPld0nZfVLkRmhVXJJeuUriJI4EgHeFnSIFVFq5%2FqQtfzd2A2l1VoTPCL6aMc6fY1zVRuEHntt9tCFEF3isbWzsJzm0ie2wV5QONwgcelby%2BeiPEZ%2FFnM%2BpLBuCM%2FnLMp1J6xmXUXmqbqCfVbFZ5PjoPcC4sMIm9184GOpgBQ2WHFQW9rjgK3Kg2hVQHX6uAOR8qUrUD4vJ%2BoTGfu9mZDioIOUofl8Iq209ttoJ4yNzapZ9GhA72YuORewefC9RzuftQd%2BnCUyMJJPS103TRP%2BMSYbkfzP8QiOQ%2FeLeZgYTmj9qfu0cRO6knzJktf7CK6wqoYQy5WyBquN0KKcVDtNZiFUlKjS2QyNMORhRg3zHA99TjBQE%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=dee85455e3182f7c16f33349cd5dcfd773c88ee15acd8ccd54e74a6b4c34feb5

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  • Cronache Ipogee di marzo 2026
    Condividi E’ uscito il terzo numero del 2026: dalle istituzioni alle grotte, dalla didattica alla storia e alle nuove generazioni: il racconto di un mese ricco nel Friuli Venezia Giulia Il numero di marzo 2026 di Cronache Ipogee restituisce l’immagine di una speleologia regionale dinamica e profondamente radicata nel territorio, capace di muoversi tra ricerca, divulgazione e partecipazione istituzionale. In apertura, il resoconto del Tavolo della Speleologia FVG mette in evidenza il dialog
     

Cronache Ipogee di marzo 2026

Apríl 9th 2026 at 05:00

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E’ uscito il terzo numero del 2026: dalle istituzioni alle grotte, dalla didattica alla storia e alle nuove generazioni: il racconto di un mese ricco nel Friuli Venezia Giulia

Il numero di marzo 2026 di Cronache Ipogee restituisce l’immagine di una speleologia regionale dinamica e profondamente radicata nel territorio, capace di muoversi tra ricerca, divulgazione e partecipazione istituzionale.

In apertura, il resoconto del Tavolo della Speleologia FVG mette in evidenza il dialogo tra amministrazione regionale e gruppi speleologici: al centro, la gestione del patrimonio carsico, il ruolo del Catasto speleologico e le prospettive future, tra digitalizzazione e valorizzazione dei dati.

Accanto agli aspetti istituzionali, emerge una comunità attiva anche sul piano culturale e scientifico. Dalla presentazione di eventi e mostre – come quella dedicata ai 100 anni dell’Abisso Bertarelli – fino alle attività divulgative rivolte al pubblico, la speleologia si conferma strumento di racconto e conoscenza del territorio.

Ampio spazio è dedicato anche alle nuove generazioni, con la nomina del portavoce della Consulta dei Giovani della Riserva della Biosfera delle Alpi Giulie, segno di un ricambio che guarda al futuro e alla cooperazione transfrontaliera.

E poi il cuore operativo: il dettaglio delle numerose uscite del mese – tra Italia, Slovenia e Croazia – , a testimonianza di un’attività esplorativa continua, affiancata da iniziative didattiche con le scuole, dove la grotta diventa esperienza diretta di apprendimento e scoperta.

Il numero è arricchito anche da racconti, memorie e contributi storici, tra diari di esplorazione, figure emblematiche come Carlo Marchesetti e pagine di cultura speleologica che fanno viaggiare tra passato e presente.

Un insieme eterogeneo ma coerente, che racconta una speleologia viva, partecipata e capace di rinnovarsi senza perdere il legame con la propria storia.

Notiziario on line: https://cronacheipogee.jimdofree.com/

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  • Grotta dei Morti / Jama v Griži: carsismo, storia e tragedia sotto il Monte Spaccato
    Condividi Dal “Foro della Speranza” all’Abisso dei Morti: 160 anni di esplorazioni nel Carso Triestino Il 7 aprile 2026, la rubrica “Racconti dal Buio” di Radio Fragola accende i microfoni su uno degli abissi più carichi di storia del Carso triestino: la Grotta dei Morti, conosciuta in sloveno come Jama v Griži. Ospiti della puntata sono Moreno Tommasini e Maurizio Radacich del Club Alpinistico Triestino. Trieste Imperiale Senz’Acqua: la Città che Cercava il Timavo Nella sec
     

Grotta dei Morti / Jama v Griži: carsismo, storia e tragedia sotto il Monte Spaccato

Apríl 8th 2026 at 13:00

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Dal “Foro della Speranza” all’Abisso dei Morti: 160 anni di esplorazioni nel Carso Triestino

Il 7 aprile 2026, la rubrica “Racconti dal Buio” di Radio Fragola accende i microfoni su uno degli abissi più carichi di storia del Carso triestino: la Grotta dei Morti, conosciuta in sloveno come Jama v Griži. Ospiti della puntata sono Moreno Tommasini e Maurizio Radacich del Club Alpinistico Triestino.


Trieste Imperiale Senz’Acqua: la Città che Cercava il Timavo

Nella seconda metà dell’Ottocento, Trieste era una città in trasformazione rapida.

Dai seimila abitanti del 1754, la popolazione era più che triplicata entro il 1800, sotto la spinta del porto franco e del commercio imperiale.

L’acquedotto Teresiano, costruito per volere di Maria Teresa d’Austria, non bastava più. Le siccità estive tornavano periodiche e le autorità municipali dovevano intervenire con commissioni straordinarie.[1]

La soluzione sembrava nascosta sotto terra. Il Timavo — il fiume che nasce in Slovenia come Reka, scompare nelle grotte di San Canziano e riemerge presso San Giovanni di Duino dopo oltre quaranta chilometri di percorso sotterraneo — era un’ossessione idrologica per Trieste.

La scoperta nel 1841 del fiume sotterraneo nella Grotta di Trebiciano aveva alimentato la speranza di intercettarlo più vicino alla città.


Massimiliano d’Asburgo e l’Abate Richard: il Progetto Prende Forma

Nel dicembre 1861, Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena — fratello dell’Imperatore Francesco Giuseppe, futuro imperatore del Messico, all’epoca residente nel suo Castello di Miramare — invitò di propria iniziativa l’abate francese Richard, noto rabdomante e idroscopo, a effettuare ricerche sul costone carsico.

Richard concluse nella sua relazione che il fiume sotterraneo «scorreva lungo il margine dell’altipiano, a poca distanza dalla città». Le indagini si concentrarono sul costone sopra Longera. Il Consiglio Municipale stanziò duemila fiorini. Il cantiere aveva trovato il suo sito: la grotta più vicina all’abitato, già nota ai locali per le correnti d’aria che ne scaturivano — ritenute segnale di grandi vuoti sotterranei.[1]


1862–1864: Tre Anni di Scavi con Cuoio, Mine e Aria Irrespirabile

I lavori iniziarono nel febbraio 1862 sotto la direzione degli ingegneri Vallon e De Rin. Tra gli operai vi era Luca Kralj, 43 anni, contadino di Trebiciano: era stato il primo speleologo a toccare il fiume sotterraneo nella Grotta di Trebiciano, appena un decennio prima. Tornava nel buio carsico, questa volta per cercarlo dall’alto.[1]

I materiali venivano sollevati in sacchi di cuoio. Le mine aprivano i passaggi. L’aria si faceva via via più rarefatta. A 245 metri di profondità, nell’ottobre 1863, fu raggiunta una fessura obliqua da cui proveniva il suono di un lontano stillicidio e la pulsazione dell’aria. Per tre volte la galleria si allagò fino a un metro, e l’acqua che si ritirava lasciava depositi di sabbia — segnale diretto della circolazione freatica carsica sottostante.[1]

Nel maggio 1864, a 254 metri di profondità, i lumi si spegnevano per mancanza di ossigeno. I lavori furono sospesi.[1]


28 Ottobre 1866: l’Esplosione e la Morte nei Gas Tossici

Dopo oltre un anno di iter burocratico per ottenere il materiale esplosivo, il 28 ottobre 1866 venne trasmessa la scintilla elettrica per far esplodere 400 funti di polvere (circa 200 kg) calati in fondo all’abisso. All’esterno non si udì alcun rimbombo. Le vedette postate nelle cavità circostanti non avvertirono nulla.[1]

Convinti che la carica non avesse funzionato, dopo 45 minuti Andrea Fernetich, Luca Kralj e Antonio Kralj scesero a verificare. L’esplosione aveva saturato la grotta di gas tossici. Un pompiere calato in soccorso trovò a 130 metri il corpo di uno dei tre, senza traccia degli altri due.[1]

L’8 novembre 1866, quattro uomini di Corgnale scesero per recuperare le salme, accompagnati dal custode Matteo Kralj — figlio o nipote di uno dei caduti. A 70 metri i gas li costrinsero alla fuga. Matteo Kralj non tornò più su. L’ingresso fu chiuso con un masso, alle famiglie fu assegnata una misera pensione e la grotta prese il suo nome definitivo: Grotta dei Morti.[2][1]


Le Esplorazioni Speleologiche: un Secolo di Tentativi

Il Club Touristi Triestini (1894) e i Resti delle Vittime

Nel 1894 il Club Touristi Triestini visitò la cavità, rinvenendo alcuni resti delle vittime. Le autorità vietarono il recupero. Il crollo di parte dei detriti aveva intanto ostruito la galleria finale.[2]

Ottanta Tonnellate di Pietrame Rimosse nel 1957

Nel 1957 il Gruppo Grotte “Carlo Debeljak” affrontò l’abisso con sei mesi di lavoro e la rimozione di oltre 80 tonnellate di materiale dalla base del primo pozzo. Il limite del 1894 non fu comunque superato.[1]

Il Club Alpinistico Triestino Raggiunge il Fondo nel 2005

Nel 2005, dopo 139 anni, un gruppo di speleologi del Club Alpinistico Triestino raggiunse il punto dell’esplosione e si spinse oltre. Le ossa dei quattro lavoratori si trovano ancora sparse lungo i ripiani della cavità. Non sono mai state recuperate.[3]

Nel 2001, la Commissione Grotte “E. Boegan”, su iniziativa di Luciano Filipas, aveva posto sull’imbocco della grotta una targa con i quattro nomi e le due date: 28 ottobre e 8 novembre 1866.[2]

Nel 2016, Daniela Perhinek, Maurizio Radacich e Moreno Tommasini del CAT pubblicarono il libro «La Caverna sotto il Monte Spaccato. Da Foro della Speranza a Grotta dei Morti» — la ricostruzione completa di centocinquanta anni di esplorazioni, tragedie e speranze speleologiche.[3]


Carsismo: il Fenomeno che ha Scavato l’Abisso

Il Carso Triestino come Laboratorio del Mondo

Il termine “carsismo” deriva proprio dal Carso triestino, la regione dove questo fenomeno fu descritto sistematicamente per la prima volta. Rocce calcaree, acqua e anidride carbonica: tre elementi che, interagendo per milioni di anni, hanno creato l’altopiano carsico con le sue doline, gli inghiottitoi e i sistemi di gallerie sotterranee. L’acqua meteorica, arricchendosi di CO2, forma acido carbonico che dissolve il carbonato di calcio e lo asporta sotto forma di bicarbonato solubile.

Il Carso Triestino: Calcari Marini dal Cretacico all’Eocene

Il Carso triestino è costituito da rocce sedimentarie carbonatiche di origine marina: calcari, calcari dolomitici e dolomie, di età compresa tra il Cretacico superiore e l’Eocene. La scomparsa della coltre di flysch — alternanza di arenarie e marne — che copriva i sottostanti calcari è stata determinante per l’evoluzione carsica. L’altopiano è caratterizzato dall’assenza quasi totale di idrografia superficiale: l’acqua scompare rapidamente nel sottosuolo attraverso fessure, doline e inghiottitoi.

Le Forme del Carsismo: Doline, Pozzi e Concrezioni

Le morfologie superficiali del carsismo includono doline (depressioni a imbuto), uvale (più doline fuse insieme), polje (vaste depressioni pianeggianti), karren (solchi di dissoluzione sulla roccia) e inghiottitoi. Nel sottosuolo, la dissoluzione crea abissi a sviluppo prevalentemente verticale — come la Grotta dei Morti — oppure gallerie sub-orizzontali, condotte freatiche sommerse e sale ornate da stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni calcitiche.

La zona epifreatica — oscillante tra zona vadosa e freatica a seconda delle stagioni — è soggetta sia a dissoluzione chimica che a erosione meccanica. Le allagazioni temporanee registrate nella Grotta dei Morti durante gli scavi del 1862–1864 erano probabilmente manifestazioni di questa circolazione, non ancora compresa nella sua complessità dall’epoca. Il percorso completo del Timavo nel sottosuolo carsico rimane ancora oggi oggetto di ricerca attiva.


Radio Fragola e “Racconti dal Buio”: la Speleologia ogni Martedì in Onda

“Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo” va in onda ogni martedì alle ore 20:00 su Radio Fragola (FM 104.6–104.8 a Trieste, streaming su www.radiofragola.com). La rubrica propone 60 minuti dedicati a grotte, acque sotterranee, Carso triestino, fauna ipogea e sotterranei urbani, con ospiti che intrecciano geologia, biologia, storia e archeologia. Il progetto, avviato a gennaio 2026, porta la speleologia a un pubblico più ampio.

Moreno Tommasini è direttore della Scuola di Speleologia del Club Alpinistico Triestino e istruttore di tecnica speleologica. Maurizio Radacich è speleologo del CAT e coautore del libro del 2016 sulla Grotta dei Morti. Entrambi fanno parte del gruppo che nel 2005 ha compiuto le esplorazioni più recenti della cavità. Il Club Alpinistico Triestino APS è attivo dal 1945.[3]



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  • Gamberi di grotta nelle sorgenti carsiche: Troglocaris planinensis tra buio e superficie
    Condividi Nuovo studio sui gamberi di grotta del Carso: uso notturno delle sorgenti, ruolo dei predatori e implicazioni per la conservazione I gamberi di grotta del genere Troglocaris sono tra gli organismi simbolo della fauna stigobia del Carso e delle sorgenti carsiche del Nord?Est italiano. In anni recenti il gambero di grotta Troglocaris planinensis è diventato un modello per studiare come gli animali ipogei usano le sorgenti come ecotoni tra mondo sotterraneo e superficie. Tro
     

Gamberi di grotta nelle sorgenti carsiche: Troglocaris planinensis tra buio e superficie

Apríl 8th 2026 at 12:00

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Nuovo studio sui gamberi di grotta del Carso: uso notturno delle sorgenti, ruolo dei predatori e implicazioni per la conservazione

I gamberi di grotta del genere Troglocaris sono tra gli organismi simbolo della fauna stigobia del Carso e delle sorgenti carsiche del Nord?Est italiano.

In anni recenti il gambero di grotta Troglocaris planinensis è diventato un modello per studiare come gli animali ipogei usano le sorgenti come ecotoni tra mondo sotterraneo e superficie.


Troglocaris planinensis: gambero di grotta stigobio del Carso

Troglocaris planinensis è un gambero di grotta stigobio, adattato alle acque sotterranee e caratterizzato da pigmentazione ridotta e forte dipendenza dall’ambiente ipogeo.

La specie è diffusa nel Carso classico del Nord?Est Italia, dove occupa sia le grotte sommerse sia le sorgenti carsiche perenni a flusso lento. In questi ambienti Troglocaris planinensis convive con altri vertebrati e invertebrati tipici della fauna sotterranea, tra cui il proteo Proteus anguinus e isopodi del genere Monolistra.

Le sorgenti rappresentano un ecotono, una zona di transizione tra falda sotterranea e acque superficiali, in cui coesistono condizioni ipogee e fattori ambientali di superficie.

Per un gambero di grotta stigobio come Troglocaris planinensis, le sorgenti carsiche offrono sia un potenziale aumento di risorse trofiche sia un incremento del rischio di predazione rispetto alla grotta.


Monitoraggi notturni nelle sorgenti carsiche: quando i gamberi di grotta escono

Uno studio recente, condotto nel Carso classico e pubblicato nel 2026, ha analizzato l’uso delle sorgenti da parte del gambero di grotta Troglocaris planinensis in 64 sorgenti tra il 2020 e il 2025.

I ricercatori hanno eseguito ripetuti censimenti diurni e notturni per stimare densità e frequenza di presenza dei gamberi nelle diverse condizioni ambientali.onlinelibrary.wiley

Nelle sorgenti carsiche le densità di Troglocaris planinensis hanno raggiunto valori fino a 116 individui per metro quadrato, con abbondanze significativamente più elevate durante la notte rispetto al giorno.

Questo pattern conferma che i gamberi di grotta sfruttano le sorgenti soprattutto in condizioni di oscurità, riducendo l’esposizione visiva ai predatori diurni.

Parallelamente, studi di lungo periodo nelle sorgenti di Doberdò e dell’area compresa tra Doberdò del Lago e Monfalcone avevano già mostrato che Troglocaris planinensis è tra gli stigobionti più frequentemente osservati negli ecotoni sorgivi carsici.


Luce, predatori e comportamento: come si muovono i gamberi di grotta

Oltre ai rilievi in campo, la ricerca su Troglocaris planinensis ha incluso esperimenti in laboratorio per valutare la risposta comportamentale alla luce e ai segnali di predazione.

Sono stati confrontati individui provenienti dalle grotte con individui raccolti direttamente nelle sorgenti, per verificare eventuali differenze legate all’habitat di origine.onlinelibrary.wiley

I test hanno evidenziato che l’esposizione alla luce non modifica in modo marcato il comportamento del gambero di grotta stigobio, indipendentemente che provenga da sorgente o da grotta.

Invece, la presenza di segnali chimici di predatori, come i pesci, influenza nettamente l’attività: in presenza di questi segnali gli individui riducono i movimenti e adottano un comportamento più cautelativo.

In campo, le sorgenti con maggiore abbondanza di pesci predatori mostrano densità inferiori di Troglocaris planinensis, suggerendo che la presenza di predatori limita l’uso delle sorgenti da parte del gambero di grotta.

Questi risultati si inseriscono in un quadro più ampio, in cui la presenza di stigobionti nelle sorgenti è controllata sia da fattori fisici, come idroperiodo e allagamenti, sia da fattori biotici come la predazione.

Per Troglocaris planinensis, le sorgenti perenni a flusso lento, soggette a periodi di piena ma con pressione di predazione relativamente contenuta, risultano gli habitat più favorevoli.


Sorgenti carsiche, gamberi di grotta e conservazione degli ecosistemi ipogei

Gli studi condotti nel Carso classico mostrano che i gamberi di grotta come Troglocaris planinensis non sono confinati permanentemente alle cavità sotterranee, ma utilizzano attivamente le sorgenti carsiche come parte del proprio spazio vitale.

Questo utilizzo selettivo degli ecotoni conferma che la presenza di stigobionti nelle sorgenti non è un fenomeno casuale, bensì legato a specifiche caratteristiche dell’habitat e alla disponibilità di risorse alimentari.

In termini di conservazione, le sorgenti carsiche assumono un ruolo chiave come zone di contatto tra fauna sotterranea e ambienti superficiali.

La degradazione o l’inquinamento delle sorgenti non incidono solo sulle comunità epigee, ma possono compromettere anche le popolazioni di gamberi di grotta stigobi come Troglocaris planinensis e altri troglobi associati.

Progetti recenti dedicati alla fauna ipogea italiana sottolineano la necessità di includere sorgenti ed ecotoni carsici nelle strategie di tutela della biodiversità sotterranea.

In questo quadro, il gambero di grotta Troglocaris planinensis emerge come specie modello per comprendere i collegamenti ecologici tra grotte, falde sotterranee e sorgenti, e per promuovere la protezione integrata degli ecosistemi carsici.

Ecco l’elenco delle fonti utilizzate, con i relativi link:

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  • Sopra e sotto il Carso – Marzo 2026
    Condividi Cronache dal sottosuolo tra attività, riflessioni e una perdita che segna un’epoca Il numero di marzo 2026 della rivista del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” si apre con un tono insolito: oltre al gradito racconto delle attività speleologiche, una riflessione profonda sul presente della comunità speleo, segnata da eventi rilevanti e dolorosi E’ in rete il nuovo numero di Sopra e Sotto il Carso: datato marzo 2026, documenta un’intensa attività sul territorio: esplorazioni
     

Sopra e sotto il Carso – Marzo 2026

Apríl 8th 2026 at 05:00

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Cronache dal sottosuolo tra attività, riflessioni e una perdita che segna un’epoca

Il numero di marzo 2026 della rivista del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” si apre con un tono insolito: oltre al gradito racconto delle attività speleologiche, una riflessione profonda sul presente della comunità speleo, segnata da eventi rilevanti e dolorosi

E’ in rete il nuovo numero di Sopra e Sotto il Carso: datato marzo 2026, documenta un’intensa attività sul territorio: esplorazioni e ricerche tra Faedis, Taipana, Canal di Grivò e Torreano, rilievi e documentazione fotografica di grotte e cavità artificiali, monitoraggi ambientali e studi scientifici, attività didattiche e corsi speleo e partecipazione al Tavolo regionale della Speleologia a Trieste.

Un quadro vivo, che restituisce una comunità attiva, radicata sul territorio e ancora fortemente impegnata nella ricerca e nella divulgazione.

Un numero intenso tra esplorazioni, memoria e una chiusura che segna la speleologia italiana. Ecco tutti i contenuti:

  • Editoriale: Marzo, un mese per riflettere
  • Attività del mese: esplorazioni, ricerche e rilievi
  • Tavolo della Speleologia a Trieste
  • Comunicato Regione FVG sulla speleologia
  • Analisi su punti di forza e debolezza del sistema speleo
  • Task Force “Popolazione e cultura”
  • Ricordo di Arrigo Cigna
  • È finita! – la chiusura del rifugio di Taipana
  • Lettomanoppello e i premi alla speleologia
  • Carlo Marchesetti: ritratto
  • Milano sotterranea
  • Grotta Doviza
  • Abisso Bertarelli – 100 anni
  • Speleocollezionismo (parte 2)
  • Speleolibri e biblioteca virtuale
  • Straccis: il microcosmo perduto
  • NCKRI News
  • Appuntamenti della speleologia
  • Chi siamo

Il Tavolo della Speleologia: luci e ombre

Ampio spazio è dedicato all’incontro istituzionale del 5 marzo 2026, con presentazione delle attività regionali e del Catasto speleologico, discussione su contributi, accatastamento e progetti futuri e riflessioni critiche sul sistema attuale

Emergono anche alcune criticità: una certa distanza tra sostegno economico e reale sviluppo qualitativo della speleologia, e la necessità di maggiore visione strategica.

Il ricordo di Arrigo Cigna

Uno dei momenti più intensi del numero è dedicato alla scomparsa di Arrigo Cigna, figura centrale della speleologia mondiale.

Viene ricordato come padre della speleologia scientifica moderna, studioso rigoroso e innovatore e uomo di grande umanità e capacità di dialogo.

E’ un tributo dovuto e sentito, che attraversa più articoli e restituisce la dimensione umana oltre che scientifica della sua figura.

Interessante anche il contributo sulla Convenzione delle Alpi e il patrimonio immateriale, che si dà importanti spunti, quali la valorizzazione delle culture alpine, il necessario coinvolgimento dei giovani e la costruzione di una rete transalpina di buone pratiche

E’ un segnale di apertura verso temi più ampi, dove speleologia e cultura si intrecciano.

Il cuore del numero: “È finita!”: la chiusura del rifugio speleologico “C. Seppenhofer” di Taipana

Il passaggio più forte – e decisamente struggente – è dedicato alla chiusura del rifugio di Taipana.

Dopo oltre 25 anni di attività, il Comune ha imposto lo sgombero immediato. Così, il rifugio, unico nel suo genere in Friuli Venezia Giulia, ha cessato di esistere: viene cancellato un punto di riferimento per la speleologia italiana e internazionale

Taipana non era solo una struttura: luogo di incontro e formazione, centro di ricerca e divulgazione, presidio culturale e sociale e simbolo di continuità per generazioni di speleologi.

La decisione della parte pubblica, apparentemente priva di valida motivazione, colpisce perché sembra non guardare né al passato, né al futuro: manca – si scrive – della necessaria sensibilità, che renderebbe chiaro e visibile il valore storico, sociale e identitario costruito in decenni di lavoro volontario.

Il risultato – scrive la rivista – è un vuoto: fisico, culturale e simbolico.

Ma la comunità che non si arrende.

Nonostante tutto, il messaggio finale è chiaro: la storia non si cancella con un provvedimento amministrativo, la passione speleologica continua, e l’impegno e il legame con il territorio resta

Il numero racconta cosa si fa, ma anche cosa si rischia di perdere.

Da Scintilena, un pensiero affettuoso a Taipana e a chi ha dato anima e tempo a quel rifugio, e a una storia che nessuna chiusura potrà davvero spegnere.

La rivista Sopra e Sotto il Carso

  • disponibile al download sul sito ufficiale del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”: www.seppenhofer.it
  • per segnalare notizie, interviste, video o link utili, per sostenere l’associazione o partecipare alle attività, o semplicemente per ricevere i comunicati, scrivere a: seppenhofer@libero.it

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  • Nel Cuore della Terra: viaggia tra gli abissi e le sorgenti del Cansiglio
    Condividi Da Polcenigo a Caneva, un 2026 di geodivulgazione tra grotte, fossili e acque carsiche per scoprire i geositi più affascinanti del Friuli Venezia Giulia. PROGETTI DI GEO-DIVULGAZIONE DEI GEOSITI DICANEVA E POLCENIGO (PN) 2026 La geodiversità è la varietà di rocce, forme del paesaggio e processi naturali che hanno modellato la Terra. È il “patrimonio geologico” che racconta la storia del nostro pianeta e crea le condizioni per la vita. Nonostante le sue dimensioni contenut
     

Nel Cuore della Terra: viaggia tra gli abissi e le sorgenti del Cansiglio

Marec 30th 2026 at 09:00

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Da Polcenigo a Caneva, un 2026 di geodivulgazione tra grotte, fossili e acque carsiche per scoprire i geositi più affascinanti del Friuli Venezia Giulia.

PROGETTI DI GEO-DIVULGAZIONE DEI GEOSITI DICANEVA E POLCENIGO (PN) 2026

La geodiversità è la varietà di rocce, forme del paesaggio e processi naturali che hanno modellato la Terra.

È il “patrimonio geologico” che racconta la storia del nostro pianeta e crea le condizioni per la vita.

Nonostante le sue dimensioni contenute, il Friuli Venezia Giulia è ricchissimo di geositi.

La varietà geologica della regione copre quasi mezzo miliardo di anni di storia naturale e abbraccia montagne, grotte, coste, fiumi fossili e formazioni rocciose uniche.

Nel 2016 il Friuli Venezia Giulia ha approvato una legge regionale (n. 15/2016) che tutela il patrimonio geologico e speleologico.

La norma riconosce l’importanza scientifica, culturale ed educativa dei geositi e promuove la loro valorizzazione anche in chiave turistica e pianificatoria.

Nella zona di Polcenigo e Caneva sono in atto tutta una serie di iniziative per far conoscere la geologia locale. 

A fare da apri pista nel 2025 è stato PolceniGEO, un progetto di successo che ha portato alla conoscenza di molti la presenza di fossili e bellezze geologiche dello scrigno verde di Polcenigo, impegnato quest’anno a promuovere la fascia Sorgente Santissima – Abissi Cansiglio.

 

Nel Comune di Caneva sono riconosciuti tre Geositi di importanza nazionale a valenza geomorfologica, geologica, paleontologica e idrogeologica inseriti nel Catasto Regionale dei Geositi del Friuli Venezia Giulia: Doline e abissi del Cansiglio, le Sorgenti del Fiume Livenza, Il Marmorino di Caneva. 

Il primo geosito – Doline e abissi del Cansiglio – condiviso con Polcenigo, ha una rilevanza geomorfologica, idrogeologica e paleontologica, perché comprende una delle zone più rappresentative del Cansiglio per lo sviluppo del carsismo profondo e superficiale e racchiude la testimonianza dell’evoluzione degli antichi mari tropicali mesozoici tramite i fossili.

Il Cansiglio racchiude un centinaio di cavità e proprio in questa area ospita l’abisso più profondo del Friuli Occidentale, l’Abisso del Col della Rizza, protagonista per due volte delle prove di tracciamento nel 2008 e 2016. È stato provato che questa grotta drena le due acque nel territorio di Caneva – Polcenigo verso le sorgenti del Livenza in circa una settimana. Nel geosito è compreso anche il Bus de la Lum, grotta importante sia per motivi geologici sia storici. 

Il secondo geosito – Sorgenti del Fiume Livenza – rappresenta uno dei più noti e interessanti sistemi di idrologia carsica a livello nazionale, sia dal punto di vista geologico che sportivo. La promozione della conoscenze della sorgente Molinetto, così poco conosciuta rispetto la Santissima e il Gorgazzo in comune di Polcenigo, si rivela importante, visto il suo diretto collegamento con la zona carsica del Col de la Rizza. Si trova in corrispondenza del Ristorante la Trota Blu e viene anche chiamata sorgente della Livenzetta.

Il terzo geosito – Il Marmorino di Caneva – costituisce una rarità tra i giacimenti di carbonato di calcio a livello europeo, sia per le caratteristiche chimico-fisiche del materiale sia per la predisposizione alla lavorazione. Opportunamente polverizzato, trova largo impiego nei campi dell’industria chimica, farmaceutica, alimentare (per fare vetro, colori, vernici, cera, sapone, ecc…). È considerato una risorsa mineraria strategica, perché è un carbonato praticamente puro naturalmente. 

 

Grazie ai contributi relativi alla Legge Regionale sui Geositi n. 15/2016, quest’anno il Comune di Caneva ha in programma tutta una serie di iniziative nel progetto chiamato GEOinCANEVA2026, per divulgare la conoscenza della propria geodiversità. Oltre a valorizzare ogni geosito con un pannello divulgativo in bilingue, verrà realizzato un tour virtuale interattivo lungo l’itinerario che dalla sorgente del Molinetto porta all’Abisso Col de la Rizza. Verranno organizzate attività didattiche, escursioni con geologo e guide GAE e alcuni convegni in autunno dal tema “Geositi, grotte e Livenza” e “A 90 anni dal terremoto del Cansiglio”.

Alcuni eventi saranno condivisi con il vicino comune di Polcenigo, impegnato con PolceniGEO a promuovere la sorgente Santissima, detta anche della Livenza, con un pannello bilingue e l’integrazione del virtual tour già creato l’anno scorso dalla Divulgando s.r.l. consultabile da smartphone e PC sul sito https://www.polcenigeo.it/. Sullo stesso sito è scaricabile la guida sui geositi comunali in pdf: https://www.polcenigeo.it/guida/

 

L’idea di base degli organizzatori, condivisa con i rispettivi Comuni, è quella di offrire una visione dell’evoluzione geologica continua di questa parte della dorsale friulana del Cansiglio, per promuoverne le conoscenze in modo completo, grazie alle quali si sviluppa il tessuto economico locale. 

 

IL CALENDARIO ESCURSIONI PolceniGEO E GEOinCANEVA 2026

Le escursioni, guidate da un geologo, sono tutte gratuite e necessitano di prenotazione per motivi organizzativi:

Domenica 12 aprile: L’orma del Dinosauro Beppino

Domenica 10 maggio: Anello delle sorgenti Molinetto e Santissima

Domenica 14 giugno: Anello degli abissi del Cansiglio

Domenica 06 settembre: Il sentiero geologico del Col dei S’cios

Domenica 04 ottobre: Il Marmorino di Caneva

 

Contatti mail: caneva@divulgando.eu   –  polcenigeo@divulgando.eu

Telefono: 0039 3394879019

 

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