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Workshop Nazionale sui Chirotteri al Parco dei Monti Lucretili: a Palombara Sabina la formazione sulle Linee Guida ISPRA per il recupero e la riabilitazione dei pipistrelli

Apríl 27th 2026 at 06:00

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Veterinari, operatori CRAS e tecnici faunistici si riuniscono il 16 e 17 maggio 2026 per applicare il nuovo manuale ISPRA dedicato al recupero dei chirotteri in Italia

Si terrà il 16 e 17 maggio 2026 presso la sede del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, in Viale Adriano Petrocchi 11 a Palombara Sabina (RM), un workshop nazionale dedicato all’applicazione pratica delle Linee Guida ISPRA per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri (MLG 210/2025). L’iniziativa è organizzata da Tutela Pipistrelli APS, associazione impegnata da anni nella tutela e nella conservazione di questi mammiferi, con il patrocinio di ISPRA, Regione Lazio, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, Parco Naturale dei Monti Lucretili, S.I.E.F., Sivas Zoo e La Scintilena.[1][2]

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Il ruolo ecologico dei chirotteri: perché tutelarli

I pipistrelli sono i soli mammiferi capaci di volo attivo, grazie al patagio, la membrana alare sostenuta da dita allungate. In Italia sono presenti 36 specie, tutte insettivore, che svolgono un servizio ecologico insostituibile: si nutrono di grandi quantità di insetti notturni — ditteri, coleotteri, lepidotteri, ortotteri e ragni — contribuendo al controllo naturale delle popolazioni di parassiti agricoli e forestali. Studi condotti in vigneti biologici documentano come la loro attività sia significativamente più elevata nelle aziende che adottano pratiche sostenibili, con un effetto diretto sulla riduzione dell’uso di pesticidi.[3][4][5]

Il valore economico di questi servizi è considerevole: stime statunitensi pubblicati su Science (2011) calcolano un risparmio di circa 22,9 miliardi di dollari l’anno per il settore agroindustriale, riconducibile alla sola attività insettivora dei pipistrelli. A livello globale, oltre 500 specie di piante dipendono dai chirotteri per l’impollinazione, tra cui mango, banana, agave e guava. Nelle foreste tropicali, la dispersione dei semi da parte dei pipistrelli frugivori è talmente intrecciata con la sopravvivenza delle specie vegetali che l’estinzione dei primi causerebbe quella delle seconde.[4][6][7]

I chirotteri sono anche eccellenti bioindicatori della salute degli ecosistemi: le variazioni nelle loro popolazioni segnalano cambiamenti nella biodiversità, nell’uso del suolo e nella qualità delle acque. Questo aspetto li rende di grande interesse per la speleologia: le grotte costituiscono i loro principali rifugi invernali per il letargo e, spesso, i siti riproduttivi estivi. Il guano prodotto all’interno delle cavità alimenta l’intera catena trofica cavernicola, rendendo i chirotteri veri custodi della biodiversità ipogea.[7][8][9][3]


Un declino preoccupante: minacce e tutele

Nonostante la loro importanza, le popolazioni di pipistrelli sono in forte declino in tutta Europa. I principali fattori di pressione includono la perdita di habitat, l’uso di pesticidi, il disturbo ai rifugi e i cambiamenti climatici, che alterano i cicli biologici di emergenza, ibernazione e riproduzione. Un recente studio italiano ha rilevato quattro specie di chirotteri a quote superiori ai 3.000 metri sulle Alpi, battendo ogni record mondiale di quota, a conferma della loro straordinaria plasticità adattativa ma anche del mutamento in corso dei loro areali.[10][11][12][13]

In Italia, tutti i chirotteri sono specie particolarmente protette dalla L. 157/1992, che punisce l’abbattimento, la cattura e la detenzione non autorizzata con arresto da 2 a 8 mesi o ammenda fino a 2.065 euro. La Direttiva Habitat 92/43/CEE include tutte le specie italiane nell’Allegato IV, con alcune nel più restrittivo Allegato II. L’accordo internazionale EUROBATS (ratificato dall’Italia nel 2005) completa il quadro normativo con disposizioni specifiche sulla protezione dei siti di rifugio e delle aree di foraggiamento.[14][15][16]


Le Linee Guida ISPRA MLG 210/2025: uno strumento atteso da anni

Nel dicembre 2025, a dieci anni dal primo convegno nazionale sul soccorso ai chirotteri (CHIRecuperO, 2016), ISPRA ha pubblicato le Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, il primo riferimento tecnico-scientifico uniforme in Italia per la gestione di questi animali in difficoltà. Quattro delle autrici del manuale sono volontarie dell’associazione Tutela Pipistrelli.[2][17][18][1]

Il documento comprende sezioni dedicate alla raccolta e alla prima valutazione clinica del soggetto trovato a terra, ai protocolli di stabulazione (temperatura, umidità, rifugi, socialità), alla diagnosi veterinaria delle patologie più comuni, alle tecniche chirurgiche compatibili con l’anatomia dei chirotteri, alla reidratazione e all’alimentazione in cattività con larve di Tenebrio molitor adeguatamente arricchite, fino ai criteri per valutare l’idoneità al rilascio. Una sezione è dedicata alla sorveglianza sanitaria e ai rischi per gli operatori: i chirotteri possono essere portatori di Lyssavirus, per cui si raccomanda la vaccinazione preventiva antirabica per chi li maneggia professionalmente.[19][20]


Il workshop: due giorni di formazione operativa

Il workshop affronta l’intero ciclo di gestione del chirottero in difficoltà, con una struttura che alterna teoria e pratica:[1]

  • Normativa e gestione sanitaria
  • Rischi sanitari, Lyssavirus e dispositivi di protezione individuale
  • Valutazione clinica e gestione delle lesioni
  • Chirurgia nei chirotteri
  • Gestione in cattività e riabilitazione
  • Criteri di rilascio e confronto tra operatori

L’evento rilascia 15 crediti SPC (Sviluppo Professionale Continuo) per veterinari, tramite il provider ABIVET, e l’attestato di partecipazione. È rivolto a medici veterinari, operatori CRAS, tecnici faunistici e volontari specializzati. I posti sono limitati e l’iscrizione è obbligatoria; la partecipazione a entrambe le giornate è richiesta per il rilascio dei crediti.[1]

Il contributo di partecipazione (100 € quota esterna, 60 € per i soci) sostiene le attività di recupero e riabilitazione dei chirotteri, la gestione delle strutture di accoglienza e le attività di conservazione e formazione, ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. 117/2017.[1]


Informazioni e iscrizioni

Per partecipare al workshop e per ulteriori informazioni, compreso il programma completo, è possibile visitare il sito ufficiale dell’associazione: www.tutelapipistrelli.it

O la pagina Facebook:

https://www.facebook.com/share/18hdXfRMM8/?mibextid=wwXIfr


Fonti consultate

Fonti
[1] Workshop Nazionale sui Chirotteri nel Parco dei Monti Lucretili https://www.scintilena.com/workshop-nazionale-sui-chirotteri-nel-parco-dei-monti-lucretili-al-via-la-formazione-sulle-linee-guida-ispra/04/15/
[2] Pubblicate le Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei … https://www.veterinariapreventiva.it/esterne/fauna-selvatica-ed-esotica-esterne/pubblicate-le-linee-guida-recupero-la-riabilitazione-dei-chirotteri
[3] 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_20f3b7e0-4dab-4445-b61b-1527af169439/625cc695-5181-4b61-a582-f2e8be745602/29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt
[4] L’importanza dei pipistrelli in agricoltura – Georgofili.info https://www.georgofili.info/contenuti/l-importanza-dei-pipistrelli-in-agricoltura/1179
[5] Equilibrio tra pipistrelli e agricoltura montana: una ricerca italiana … https://www.scintilena.com/equilibrio-tra-pipistrelli-e-agricoltura-montana-una-ricerca-italiana-rivela-le-chiavi-per-conservare-la-biodiversita/01/03/
[6] I pipistrelli: mediatori naturali per il controllo degli insetti – Union B.I.O. https://unionbio.it/pipistrelli-controllo-insetti/
[7] L’importanza dei pipistrelli per gli ecosistemi globali – Scintilena https://www.scintilena.com/limportanza-dei-pipistrelli-per-gli-ecosistemi-globali/08/23/
[8] [PDF] Quaderni di Conservazione della Natura – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/conservazione-natura/files/6730_19_qcn_monitoraggio_chirotteri.pdf
[9] Pipistrelli e Grotte: I Chirotteri Come Custodi della Biodiversità negli … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-i-chirotteri-come-custodi-della-biodiversita-negli-ambienti-carsici/01/03/
[10] Bat Appreciation Day: il 17 aprile si celebra la Giornata … – Scintilena https://www.scintilena.com/bat-appreciation-day-il-17-aprile-si-celebra-la-giornata-internazionale-dei-pipistrelli/04/17/
[11] Cambiamenti Climatici e Pipistrelli: Nuova Ricerca Italiana – Scintilena https://www.scintilena.com/cambiamenti-climatici-e-pipistrelli-nuova-ricerca-italiana/01/15/
[12] [PDF] Piano d’Azione per i Chirotteri in Lombardia https://www.regione.lombardia.it/wps/wcm/connect/22a75760-0546-40b6-ade7-c3896c6bc2ef/PIANO+D%E2%80%99AZIONE+PER+I+CHIROTTERI+IN+LOMBARDIA.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=22a75760-0546-40b6-ade7-c3896c6bc2ef
[13] Pipistrelli da record: Sulle Alpi a oltre 3000 metri ridisegnano la … https://www.scintilena.com/125317-2/04/23/
[14] Pipistrelli, cosa dice la legge in Italia | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/2012/09/28/pipistrelli-cosa-dice-la-legge-in-italia/
[15] [PDF] Normative in materia di tutela faunistica che si applicano ai chirotteri https://www.mammiferi.org/wp-content/uploads/2018/07/normative_tutela_chirotteri-2.pdf
[16] Norme di tutela – Mammiferi – Associazione Teriologica Italiana https://www.mammiferi.org/pipistrelli/norme-di-tutela/
[17] Chirotteri, l’ISPRA pubblica le linee guida per il recupero … – Scintilena https://www.scintilena.com/chirotteri-lpubblica-le-linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-pipistrelli/12/10/
[18] LINEE GUIDA RECUPERO E RIABILITAZIONE CHIROTTERI https://www.tutelapipistrelli.it/2026/01/22/linee-guida-recupero-e-riabilitazione-chirotteri/
[19] MLG-210-2025.pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_20f3b7e0-4dab-4445-b61b-1527af169439/5bd206d7-8803-4143-b3f0-ed44083580d9/MLG-210-2025.pdf
[20] Pipistrelli e rischi sanitari – Centro Regionale Chirotteri https://www.centroregionalechirotteri.org/pip_rischi.php

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  • L’acqua nelle città romane al centro di un convegno scientifico a Roma
    Condividi Palazzo Massimo ospita due giornate di studio sull’acqua nell’Italia romana, tra archeologia, epigrafia e paesaggio urbano Un convegno scientifico sull’acqua nell’Italia romana Roma è la sede scelta per il convegno scientifico “Acqua nelle città dell’Italia romana: utenda, servanda, ducenda”, in corso il 17 e 18 aprile 2026 presso il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo. L’evento, organizzato con il patrocinio del Ministero della Cultura, riunisce studiosi e speciali
     

L’acqua nelle città romane al centro di un convegno scientifico a Roma

Apríl 18th 2026 at 11:00

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Palazzo Massimo ospita due giornate di studio sull’acqua nell’Italia romana, tra archeologia, epigrafia e paesaggio urbano


Un convegno scientifico sull’acqua nell’Italia romana

Roma è la sede scelta per il convegno scientifico “Acqua nelle città dell’Italia romana: utenda, servanda, ducenda”, in corso il 17 e 18 aprile 2026 presso il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo. L’evento, organizzato con il patrocinio del Ministero della Cultura, riunisce studiosi e specialisti provenienti da diverse istituzioni accademiche e di ricerca italiane. Il convegno affronta il tema dell’acqua nelle città romane con un approccio multidisciplinare che integra archeologia, storia, epigrafia e analisi del paesaggio urbano.

Il titolo richiama tre gerundivi latini — utenda (da usare), servanda (da conservare), ducenda (da condurre) — che sintetizzano efficacemente le tre dimensioni fondamentali della gestione dell’acqua nel mondo romano: uso, conservazione e distribuzione.


Il programma: due giornate dense di interventi

Le sessioni si sono svolte in quattro blocchi distinti, distribuiti tra le mattine e i pomeriggi del 17 e del 18 aprile. La presidenza dei lavori è stata affidata a figure di rilievo del panorama accademico italiano: Andrea Giardina, Gianluca Tagliamonte, Marcello Guaitoli, Simone Quilici, Patrizia Basso e Maria Luisa Marchi.

Nella prima giornata, i lavori hanno preso avvio con i saluti istituzionali di Alfonsina Russo, Federica Rinaldi e Stefania Quilici Gigli. Tra i temi affrontati nella mattina del 17 aprile: la regolamentazione dei condotti d’acqua pubblica nelle città romane (L. Maganzani), le fistulae aquariae di Roma e il loro contributo agli studi prosopografici (S. Orlandi), e l’acqua nelle città del Salento con i casi di Ugento e Lecce (G. Scardozzi). Nel pomeriggio della stessa giornata, le relazioni si sono concentrate sull’acqua a Ostia dall’età arcaica al tardo impero (A. D’Alessio), sugli aspetti urbanistici nelle città di fondazione in Italia tra il IV e il II secolo a.C. (M. Spanu), e sull’approvvigionamento idrico a servizio del Palazzo Imperiale (P. Quaranta, F. Coletti).


Le città dell’Italia romana sotto la lente degli studiosi

La seconda giornata, in corso oggi 18 aprile, ha aperto i lavori con interventi dedicati ad Aquileia — analizzata come città d’acque tra fiumi, canali e fosse (G. Furlan, A. Borsato) — e a Ravenna, con un focus sull’evoluzione del paesaggio urbano tra canali e acque interne in età antica (E. Giorgi, S. Morsiani, M. Cavalazzi). Nel pomeriggio, i relatori affronteranno i temi dell’acquedotto di Nora (J. Bonetto, G. Da Villa), della raccolta e distribuzione dell’acqua nelle castella aquarum dell’Italia romana (G. Cera), e della gestione dell’acqua a Pompei (F. Giletti, M. Covolan).

Le cisterne nelle città dell’Italia romana saranno al centro dell’intervento di S. Cespa, dedicato a metodologie e tecniche di conservazione dell’acqua. Chiuderà i lavori G. Renda con una riflessione sull’acqua nell’arredo urbano dell’Italia romana, a partire dall’espressione latina ut sine intermissione diebus noctibusque aqua fluat.


Acquedotti, cisterne e condotti: le infrastrutture idriche romane

Il convegno dedicato all’acqua nelle città romane non si limita alle grandi infrastrutture. Accanto agli acquedotti — tra i più imponenti sistemi ingegneristici dell’antichità — trovano spazio anche le strutture minori: cisterne, condotti, fistulae in piombo, fontane pubbliche e canali urbani. L’acquedotto romano di Vicenza, ad esempio, è oggetto di uno studio specifico basato su dati d’archivio e nuove acquisizioni (M.S. Busana, G. Mariotti, J. Turchetto), mentre la distribuzione dell’acqua a Verona è trattata nell’intervento di G. Falezza.

Questi casi studio mostrano come la gestione dell’acqua nelle città romane non fosse uniforme, ma variasse in base alla morfologia del territorio, alle risorse disponibili e all’organizzazione amministrativa locale.


Un approccio multidisciplinare alla storia dell’acqua

Uno degli aspetti più significativi del convegno sull’acqua nelle città romane è la varietà metodologica degli approcci proposti. Accanto all’archeologia classica, trovano spazio l’epigrafia — con lo studio delle iscrizioni legate alle fistulae e alla regolamentazione delle acque — e la storia del paesaggio, che consente di ricostruire le trasformazioni urbane legate alla presenza di fiumi, canali e infrastrutture idriche.

Il comitato scientifico è composto da specialisti di diverse università e istituzioni: J. Bonetto, L. Capogrossi Colognesi, G. Cera, G. Ceraudo, H. Dessales, G. Gregori, M. Guaitoli, P. Liverani, L. Quilici, S. Quilici Gigli, F. Rinaldi, A. Russo e M. Spanu. La diversità delle competenze riflette la complessità del tema trattato.


Ingresso libero e informazioni pratiche

Il convegno si svolge presso il Museo Nazionale Romano — Palazzo Massimo alle Terme, in Piazza dei Cinquecento a Roma. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Per informazioni è possibile contattare gli organizzatori agli indirizzi: stefanella.quilici@gmail.com e mn-rm@cultura.gov.it.

Fonti
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  • Pozzo del Merro: a 30 km da Roma c’è un abisso carsico allagato senza fondo conosciuto
    Condividi Il secondo sinkhole allagato più profondo del mondo si trova nei Monti Cornicolani, ignorato dalla maggior parte degli italiani Il Pozzo del Merro: una dolina carsica fuori dal comune Nel comune di Sant’Angelo Romano, all’interno della Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco, a circa 30 km da Roma, si apre una delle strutture geologiche più singolari d’Italia. Si chiama Pozzo del Merro ed è un sinkhole allagato — una dolina carsica con un lago di p
     

Pozzo del Merro: a 30 km da Roma c’è un abisso carsico allagato senza fondo conosciuto

Apríl 15th 2026 at 11:00

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Il secondo sinkhole allagato più profondo del mondo si trova nei Monti Cornicolani, ignorato dalla maggior parte degli italiani


Il Pozzo del Merro: una dolina carsica fuori dal comune

Nel comune di Sant’Angelo Romano, all’interno della Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco, a circa 30 km da Roma, si apre una delle strutture geologiche più singolari d’Italia.

Si chiama Pozzo del Merro ed è un sinkhole allagato — una dolina carsica con un lago di profondità sconosciuta.

Nonostante la vicinanza alla capitale, il sito rimane poco frequentato e quasi assente dalla divulgazione scientifica di massa.[1][2]

Il Pozzo del Merro è classificato come Geosito n. 391 della Regione Lazio ed è inserito nell’elenco “I Luoghi del Cuore” del FAI. La struttura occupa un posto di rilievo nella letteratura speleologica internazionale: è riconosciuta come il secondo sinkhole allagato più profondo del mondo, con una profondità misurata di 392 metri al di sotto del pelo dell’acqua.[3][4][5]


La struttura: 150 metri di diametro e un fondo mai raggiunto

Dall’esterno il Pozzo del Merro si presenta come una depressione subcircolare di circa 150 metri di diametro. Le pareti scendono per 70-80 metri fino a uno specchio d’acqua di circa 30 metri di larghezza. Sotto il pelo dell’acqua inizia il tratto sommerso: il condotto si restringe progressivamente, arrivando a soli 5-6 metri di diametro a -60 m.[1][5][6]

Le pareti sommerse mostrano ossidi di ferro e tracce di intensa erosione chimica. In profondità, il passaggio si inclina prima verso NNW, poi vira verso NE, allontanandosi dall’asse verticale. A -392 m sono visibili accumuli di materiali limosi, ma il fondo non è mai stato chiaramente identificato.[5]

La temperatura dell’acqua è costante tra 15 e 16°C a qualsiasi profondità e in qualsiasi stagione. A -310 m è stata rilevata una lieve risalita a 17°C. Le acque sono di tipo bicarbonato-calcico con pH neutro in superficie che scende a 6,57 a -100 m.[5]


La geologia: ipercarsismo termale in un’area vulcanica

I Monti Cornicolani sono composti da calcari del Lias inferiore e medio-Cretacico, strutturati da tre sistemi di faglie subverticali. Il Pozzo del Merro si è formato per dissoluzione chimica dei carbonati — ma il meccanismo che lo rende eccezionalmente profondo rispetto ad altre doline della zona è l’ipercarsismo termale.[5][7]

L’area si trova lungo una fascia tettonica che funge da via preferenziale per la risalita di fluidi caldi e chimicamente aggressivi, associati al complesso vulcanico albano. Questi fluidi, ricchi di CO? e acidi, hanno eroso i carbonati dall’interno verso l’esterno nel corso di millenni, creando la struttura a imbuto profondo che oggi si osserva. Un meccanismo analogo a quello che ha generato i cenotes dello Yucatan messicano.[7][5]

Dal punto di vista idrologico, il lago rappresenta l’affioramento della falda basale dell’idrostruttura cornicolana. La chimica delle acque suggerisce un collegamento sotterraneo con le Acque Albule di Tivoli.[5]


La storia delle esplorazioni: dal 1886 al ROV Prometeo

Le prime citazioni scientifiche del Pozzo del Merro risalgono al 1886, con il geologo Giuseppe Tuccimei, che lo incluse in uno studio sui fenomeni carsici dei Monti Sabini. Agli anni Quaranta del Novecento risale il primo studio geomorfologico sistematico, a opera del geologo Aldo Giacomo Segre, che per primo ipotizzò un collegamento idraulico tra il Merro e il vicino Pozzo Sventatore.[5]

Dal 1975 iniziarono le prime misurazioni strumentali, ma i metodi tradizionali rivelavano solo la profondità della parte aerea. La svolta arrivò tra il 1998 e il 1999, quando i speleosubacquei Giorgio Caramanna e Riccardo Malatesta, utilizzando miscele respiratorie speciali, scesero per la prima volta nella parte sommersa, raggiungendo i 100 metri di profondità nel buio totale.[1][8][5]

Nel 2000 due ROV distinti esplorarono la cavità: il Mercurio arrivò a 210 m e l’Hyball 300 spinse l’esplorazione fino a 310 m, senza trovare il fondo in nessuno dei due casi.[9]

Il marzo 2002 segnò la tappa più importante. I Nuclei Sommozzatori del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco di Roma, Viterbo e Grosseto, in collaborazione con le Università La Sapienza e Roma Tre e la Provincia di Roma, calarono il ROV Prometeo — dotato di telecamere a colori, pinza manipolatrice e cavo lungo quanto necessario. Il robot scese fino a 392 metri, limite operativo del cavo. Nessun fondo.[4][5]


Il record mondiale e il confronto con l’Abisso Hranice

Dall’impresa del 2002 al 2016, il Pozzo del Merro detenne il primato di sinkhole allagato più profondo del mondo. Nel settembre 2016 un robot calato nell’Abisso di Hranice (Hranická propast), in Moravia (Repubblica Ceca), raggiunse i 404 metri, superando il record italiano di soli 12 metri.[4][10][11]

Nel 2022 un ROV autonomo sviluppato da un consorzio europeo spinse l’esplorazione dell’Hranice fino a 450 metri, costruendo anche la prima mappa tridimensionale dettagliata della cavità. Le stime dei geologi indicano un fondo potenzialmente tra 700 m e 1 km.[12][13]

Il punto centrale resta però immutato: il fondo del Pozzo del Merro non è mai stato trovato. Le esplorazioni si sono fermate ogni volta al limite operativo degli strumenti, non al limite fisico della cavità. I ROV di nuova generazione disponibili oggi potrebbero superare i 392 m del 2002 con relativa facilità, riaprendo la possibilità di aggiornare i dati italiani.[5]


La biologia: il crostaceo che vive solo qui

Il Pozzo del Merro ospita una fauna ipogea di notevole interesse scientifico. La specie simbolo è il Niphargus cornicolanus (Iannilli & Vigna Taglianti, 2005), un piccolo crostaceo anfipode d’acqua dolce descritto per la prima volta nel 2005, con dimensioni di 15-20 mm. Vive a più di 40 m di profondità, in oscurità totale e temperatura costante, adattato a un ambiente che gli esseri umani ancora non riescono a misurare nella sua interezza.[5][14]

Inizialmente considerato endemico del solo Pozzo del Merro, è stato poi individuato anche nella Grotta dell’Elefante (Guidonia-Montecelio), a oltre 6 km di distanza, confermando l’esistenza di un reticolo idrogeologico sotterraneo di ampie dimensioni. Il genere Niphargus è stato nominato Animale di Grotta dell’Anno 2023 dalla Società Speleologica Italiana.[5][15]

Nell’ecosistema del sinkhole vivono anche il tritone crestato italiano (Triturus carnifex), specie protetta dalla Direttiva Habitat, il tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris) e la rana appenninica (Rana italica). Lungo le pareti emergenti crescono sette specie di felci, storace (Styrax officinalis) protetto nel Lazio, orchidee spontanee e una vegetazione microtermica che ricorda gli ambienti subtropicali.[16][17][5]


Le prospettive: sonar 3D, nuovo ROV e museo carsico

Gli studiosi che hanno firmato il report ventennale pubblicato su Acque Sotterranee (2022) indicano tre linee di sviluppo prioritarie. La prima è l’installazione di un sonar acustico tridimensionale per mappare completamente la parte sommersa, integrando il rilievo 3D della parte emersa già realizzato con LIDAR e laser scanner. La seconda è un sistema di monitoraggio in continuo dei parametri fisico-chimici dell’acqua, per quantificare le variazioni stagionali e a lungo termine — inclusa la preoccupante riduzione del livello del lago degli ultimi anni, attribuita al sovraemungimento della falda e ai cambiamenti nelle precipitazioni.[5]

La terza proposta è l’utilizzo di ROV di nuova generazione, che permetterebbero di superare agevolmente i 392 m del 2002 e fornire finalmente una risposta alla domanda principale: quanto è profondo il Pozzo del Merro? In parallelo, si discute la realizzazione di un Museo dell’Ambiente Carsico Cornicolano, da intitolare ad Aldo Giacomo Segre, come polo divulgativo per il territorio.[5]

A 30 km dal centro di Roma, in una riserva naturale che pochi frequentano, un abisso allagato aspetta ancora di essere misurato.


Niphargus cornicolanus: scoperto un anfipode endemico nelle acque profonde del Pozzo del Merro

Un piccolo crostaceo privo di occhi e senza pigmentazione vive nelle acque sotterranee di uno dei sinkhole più profondi del mondo, sui Monti Cornicolani nel Lazio


Niphargus cornicolanus: la specie e il suo nome

Nel 2005, i zoologi Valentina Iannilli e Augusto Vigna Taglianti hanno descritto una nuova specie di crostaceo anfipode stigobionte, battezzandola Niphargus cornicolanus. Il nome scientifico omaggia direttamente i Monti Cornicolani, il massiccio calcareo a nordest di Roma nel cui sottosuolo la specie è stata ritrovata.[1]

La descrizione è stata pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Crustaceana (vol. 77, n. 10, pp. 1253–1261), nell’ambito di un lavoro più ampio sui rappresentanti italiani del genere Niphargus appartenenti al cosiddetto gruppo orcinus. Lo status tassonomico della specie è oggi riconosciuto come valido e accettato sia dal World Register of Marine Species (WoRMS) che dal database GBIF.[1][2]


Il Pozzo del Merro: unico habitat conosciuto della specie

N. cornicolanus è nota esclusivamente dal Pozzo del Merro, una dolina carsica sommersa situata nel territorio di Sant’Angelo Romano, in provincia di Roma. Si tratta di uno dei siti ipogei più singolari d’Europa: la cavità si apre con un’ampia bocca imbutoiforme di circa 150 m di diametro, profonda circa 80 m, al fondo della quale si trova un lago sotterraneo le cui acque scendono oltre i 392 m di profondità. Questo la rende il secondo sinkhole sommerso più profondo del mondo, dopo l’Abisso Hranice nella Repubblica Ceca.[1]

Il sito appartiene alla Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco. Il sistema idrogeologico è alimentato da acque di falda profonda, arricchite da contributi geotermici che accelerano la dissoluzione del substrato calcareo giurassico, un processo definito ipercarsismo geotermico. La connessione con altri pozzi dell’area è stata verificata empiricamente.

I primi esemplari della specie sono stati raccolti a circa 70 m di profondità durante esplorazioni speleo-subacquee. Nessuna altra stazione di raccolta è nota fino ad oggi, il che fa di N. cornicolanus un endemismo puntiforme di estrema rarità.


Adattamenti alla vita nel buio sotterraneo

Come tutti i rappresentanti del genere Niphargus, N. cornicolanus appartiene alla famiglia Niphargidae, ordine Amphipoda, classe Malacostraca. Si tratta di un organismo stigobionte: vive esclusivamente nelle acque sotterranee e non è in grado di sopravvivere in superficie.[1][3][4]

La morfologia di questa specie riflette le pressioni selettive tipiche dell’ambiente ipogeo:[3][5]

  • Assenza totale di pigmentazione: il corpo è traslucido o biancastro
  • Occhi ridotti o assenti: la vita nel buio permanente rende superflua la vista
  • Appendici allungate: antenne e zampe sviluppate per la percezione tattile e chimica dell’ambiente
  • Metabolismo rallentato: adattamento alle condizioni oligotrofiche tipiche delle acque sotterranee profonde

Il genere Niphargus è il più ricco di specie tra gli anfipodi d’acqua dolce a livello mondiale, con una distribuzione centrata nel Paleartico occidentale. L’Italia è tra i paesi con la maggiore diversità di specie del genere.[2][6][7][8]


Un ecosistema fragile sotto pressione antropica

La posizione di N. cornicolanus come endemismo di un singolo sito la rende particolarmente vulnerabile. Il Pozzo del Merro ha già subito significative pressioni nel corso del Novecento. Negli anni ’70, l’ACEA tentò di sfruttare le acque della cavità come risorsa idrica per uso potabile, ma il progetto fu abbandonato nel 1978 a causa dell’aumento del contenuto di zolfo nelle acque man mano che veniva incrementata l’estrazione.

In anni più recenti, la cavità ha subito l’introduzione accidentale di specie aliene, tra cui la felce acquatica invasiva Salvinia molesta e una tartaruga palustre nordamericana. Un intervento di bonifica per la rimozione di Salvinia molesta è stato condotto nel 2009.

L’accesso alla dolina è attualmente interdetto per ragioni di sicurezza e per la tutela dell’ecosistema. Niphargus cornicolanus non risulta inserita in specifici elenchi di protezione nazionali o europei, ma la sua distribuzione ristretta a un unico sito la espone a rischi elevati in caso di qualsiasi alterazione del sistema idrogeologico dei Monti Cornicolani.


Prospettive di ricerca

Le tecniche di tassonomia molecolare applicate al genere Niphargus in tutta Europa stanno rivelando una diversità reale ben superiore a quella nota dalla sola morfologia. Un’analisi genetica di N. cornicolanus potrebbe fornire dati biogeografici e filogenetici di grande interesse, chiarendo le relazioni di parentela con le specie del gruppo orcinus distribuite nella penisola italiana e nei Balcani. A oggi, la descrizione morfologica del 2005 di Iannilli e Vigna Taglianti rimane l’unica fonte primaria disponibile su questa specie.[1][2][8][9][10]


Fonti consultate

  1. Iannilli, V. & Vigna Taglianti, A. (2005). New data on the genus Niphargus (Amphipoda, Niphargidae) in Italy, with the description of a new species of the orcinus group. Crustaceana, 77(10): 1253–1261 — https://brill.com/view/journals/cr/77/10/article-p1253_9.xml[2]
  2. GBIF — Niphargus cornicolanus Iannilli & Vigna-Taglianti, 2005 — https://www.gbif.org/species/6461053[1]
  3. World Register of Marine Species (WoRMS) / World Amphipoda Database — Niphargus cornicolanus (AphiaID: 545766) — https://www.marinespecies.org/aphia.php?p=taxdetails&id=545766[1]
  4. Wikipedia — Pozzo del Merrohttps://it.wikipedia.org/wiki/Pozzo_del_Merro
  5. Leys, R. et al. (2019). Niches within a niche: ecological differentiation of subterranean amphipods across Europe’s interstitial waters. Ecographyhttps://nsojournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/ecog.03983[11]
  6. Fišer, C. et al. (2024). From darkness to twilight: Morphological divergence between cave and surface-subterranean ecotone Niphargus species. Ecology and Evolutionhttps://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ece3.70061[3]
  7. Horton T. et al. (2026). World Amphipoda Database. Functional trait dataset of European groundwater Amphipoda: Niphargidae and Typhlogammaridae.https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10858915/[6]
  8. Zagmajster, M. et al. (2025). Diversity of Niphargus in France, as revealed by DNA barcoding approach. Zoosyst. Evol.https://zse.pensoft.net/article/153239/[9]


Fonti consultate

L'articolo Pozzo del Merro: a 30 km da Roma c’è un abisso carsico allagato senza fondo conosciuto proviene da Scintilena.

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  • Grotte di Falvaterra: esercitazione SAF dei Vigili del Fuoco in ambiente ipogeo attivo
    Condividi Un’operazione su scala nazionale ha coinvolto nuclei specializzati da Udine, Bergamo, Macerata, Napoli e Sicilia per simulare il soccorso in grotta con teleferica sopra il fiume sotterraneo Esercitazione SAF a Falvaterra: il soccorso speleofluviale si mette alla prova Mercoledì 8 aprile, nel Comune di Falvaterra, in provincia di Frosinone, si è svolta una importante esercitazione di soccorso in ambiente ipogeo. L’iniziativa è stata coordinata dalla Scuola dei Vigili del Fuoco
     

Grotte di Falvaterra: esercitazione SAF dei Vigili del Fuoco in ambiente ipogeo attivo

Apríl 15th 2026 at 10:00

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Un’operazione su scala nazionale ha coinvolto nuclei specializzati da Udine, Bergamo, Macerata, Napoli e Sicilia per simulare il soccorso in grotta con teleferica sopra il fiume sotterraneo


Esercitazione SAF a Falvaterra: il soccorso speleofluviale si mette alla prova

Mercoledì 8 aprile, nel Comune di Falvaterra, in provincia di Frosinone, si è svolta una importante esercitazione di soccorso in ambiente ipogeo. L’iniziativa è stata coordinata dalla Scuola dei Vigili del Fuoco, distaccamento di Cassino, attraverso il nucleo SAF — Speleo-Alpino-Fluviale. L’esercitazione SAF ha avuto carattere nazionale, con la partecipazione di gruppi specializzati provenienti da Udine, Bergamo, Macerata, Napoli e dalla Sicilia.

L’obiettivo era simulare un incidente in uno scenario complesso: un’area ipogea attiva attraversata da un corso d’acqua sotterraneo. Questo tipo di attività rientra in un programma formativo ed esercitativo specifico, finalizzato a migliorare il coordinamento tra unità dislocate su tutto il territorio nazionale, la rapidità di risposta e l’efficacia delle procedure di soccorso in ambienti speleologici.


Le Grotte di Falvaterra: un sistema carsico attivo e frequentato

Il teatro dell’esercitazione SAF è il complesso speleologico delle Grotte di Falvaterra, una delle aree ipogee più attive e visitate del Lazio meridionale. Le operazioni sono iniziate poco dopo le ore 8:00, con le varie unità che hanno raggiunto l’ingresso della grotta.

Il sistema è percorso da un piccolo fiume sotterraneo che, all’ingresso, prende il nome di Fosso Mastro e alla risorgenza quello di Rio Obaco. Il corso d’acqua proviene dall’inghiottitoio a monte delle Grotte di Pastena, dopo aver percorso in sotterraneo circa 2,5 chilometri. Il bacino idrografico si estende su oltre 40 chilometri quadrati. I tempi di corrivazione sono molto ridotti: nelle piene autunnali e invernali le portate possono raggiungere diversi metri cubi al secondo, rendendo il sistema particolarmente impegnativo dal punto di vista del soccorso.

Da oltre dieci anni il complesso ipogeo di Falvaterra è aperto al pubblico. Si contano alcune migliaia di visite speleoturistiche in acqua ogni anno, oltre a esplorazioni di gruppi speleologici che raggiungono le Grotte di Pastena su un percorso di alcuni chilometri e a circa 200 metri di profondità.


La simulazione di soccorso: barella, teleferica e ambiente ipogeo attivo

Il cuore dell’esercitazione SAF ha riguardato il recupero di un infortunato simulato, rappresentato da un manichino. Per il trasporto della barella all’interno della grotta è stata allestita una teleferica appositamente montata sopra le acque del fiume sotterraneo.

L’operazione ha messo alla prova le capacità tecniche e organizzative delle squadre nelle condizioni reali di un ambiente speleofluviale. Dopo il recupero della barella e lo smontaggio di tutta l’attrezzatura, compresa la teleferica, le unità intervenute hanno effettuato un’ispezione delle altre parti attive della grotta. L’obiettivo era verificare le difficoltà e le criticità che potrebbero emergere in caso di un intervento reale in un contesto ipogeo attivo.


Il precedente storico: la piena del 1976 e i tre operai salvati

Le Grotte di Falvaterra non hanno mai registrato incidenti nelle attività turistiche o speleologiche regolari. Esiste però un precedente storico significativo. Nel novembre del 1976, una piena improvvisa del fiume sotterraneo bloccò tre operai all’interno della grotta durante i lavori di costruzione di una galleria idraulica.

Intervennero i Vigili del Fuoco, in un’epoca in cui le unità specialistiche SAF non esistevano ancora. L’intervento si concluse positivamente con il salvataggio dei tre operai. Quell’evento ebbe anche una notevole risonanza mediatica: fu uno dei primi collegamenti in diretta del telegiornale della RAI dedicato a un’operazione di soccorso in grotta. Le interviste furono condotte dal giovane giornalista Pietro Badaloni. Il materiale è tuttora consultabile nelle teche RAI.


Il ruolo del Comune di Falvaterra e l’importanza del soccorso speleofluviale

L’Amministrazione comunale di Falvaterra ha espresso piena disponibilità allo svolgimento dell’esercitazione, sottolineando la rilevanza dell’iniziativa in ragione della intensa frequentazione dell’area speleologica locale. Il Comune ha inoltre evidenziato la professionalità delle unità dei Vigili del Fuoco intervenute e l’importanza strategica di queste attività per la sicurezza della comunità.

Le esercitazioni SAF in ambienti ipogei attivi sono considerate fondamentali per mantenere un elevato livello di preparazione operativa. Il soccorso in grotta richiede competenze specifiche che non si sviluppano in ambienti convenzionali. La combinazione di ambienti ristretti, acqua, oscurità e difficoltà logistiche rende ogni intervento speleofluviale una sfida tecnica complessa, che solo l’addestramento continuativo e coordinato può affrontare con efficacia.

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  • Workshop Nazionale sui Chirotteri nel Parco dei Monti Lucretili: al via la formazione sulle linee guida ISPRA
    Condividi A Palombara Sabina, il 16 e 17 maggio 2026, Tutela Pipistrelli APS organizza due giornate di formazione specialistica per veterinari, tecnici faunistici e operatori CRAS sull’applicazione pratica delle nuove linee guida per il recupero dei pipistrelli Chirotteri e linee guida ISPRA: un decennio di lavoro diventa formazione operativa A dieci anni dal primo convegno nazionale dedicato al soccorso dei pipistrelli, l’associazione Tutela Pipistrelli APS organizza un worksh
     

Workshop Nazionale sui Chirotteri nel Parco dei Monti Lucretili: al via la formazione sulle linee guida ISPRA

Apríl 15th 2026 at 06:00

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A Palombara Sabina, il 16 e 17 maggio 2026, Tutela Pipistrelli APS organizza due giornate di formazione specialistica per veterinari, tecnici faunistici e operatori CRAS sull’applicazione pratica delle nuove linee guida per il recupero dei pipistrelli


Chirotteri e linee guida ISPRA: un decennio di lavoro diventa formazione operativa

A dieci anni dal primo convegno nazionale dedicato al soccorso dei pipistrelli, l’associazione Tutela Pipistrelli APS organizza un workshop che traduce in pratica le Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, pubblicate da ISPRA alla fine del 2025 come Manuali e Linee Guida 210/2025.

L’evento patrocinato dalla Regione Lazio si svolge il 16 e 17 maggio 2026 presso il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, a Palombara Sabina (RM).

La sede è coerente con il tema: il parco ospita formazioni calcaree, ambienti rupestri e carsici che rappresentano habitat di rifugio per numerose specie di chirotteri presenti nel Lazio.

Il titolo del workshop è: “Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri”.

Il documento ISPRA è il frutto di un percorso avviato nel 2016 con CHIRecupero, primo convegno italiano dedicato al recupero e alla riabilitazione dei pipistrelli.

Alla sua redazione hanno collaborato Alessandra Tomassini, Elisa Berti, Gianna Dondini, Marco Scalisi e Marco D’Amico.

Le linee guida sono dedicate alla memoria di D’Amico, co-fondatore dell’associazione e giornalista scientifico, scomparso il 4 gennaio 2023.


Programma formativo: dalla normativa alla chirurgia, fino al rilascio in natura

Le due giornate coprono l’intero ciclo di gestione di un chirottero in difficoltà. I temi affrontati sono:

  • Normativa e gestione sanitaria: quadro legislativo nazionale e internazionale di protezione dei chirotteri
  • Rischi sanitari e sorveglianza: Zoonosi, dispositivi di protezione individuale, sorveglianza passiva
  • Valutazione clinica e lesioni: esame fisico, diagnostica differenziale, gestione delle ferite
  • Chirurgia nei chirotteri: tecniche operatorie, anestesia, casi clinici frequenti
  • Gestione in cattività e riabilitazione: stabulazione, alimentazione, prove di volo, criteri di idoneità
  • Rilascio e confronto tra operatori: modalità di rilascio e scambio di esperienze tra professionisti

Il programma completo è disponibile su Google Drive al link indicato nella sezione dedicata alle iscrizioni.


Destinatari e crediti formativi per veterinari

Il workshop è rivolto a medici veterinari, operatori CRAS, tecnici faunistici e volontari specializzati. Per i medici veterinari è previsto il rilascio di 15 crediti SPC (Sviluppo Professionale Continuo) tramite il provider ABIVET. Per tutti i partecipanti è rilasciato un attestato di partecipazione. La presenza a entrambe le giornate è obbligatoria per ottenere crediti e attestato.

Le quote di iscrizione sono:

  • 100 € per i partecipanti esterni
  • 60 € per i soci Tutela Pipistrelli
  • 60 € + 30 € per chi si iscrive come nuovo socio contestualmente al workshop
  • 120 € quota sostenitore (iscrizione + donazione)

I posti sono limitati. Le iscrizioni sono accettate fino a esaurimento e si confermano con il pagamento della quota. Il modulo è disponibile online (link in fondo all’articolo).


Tutela Pipistrelli APS: chi organizza l’evento

Fondata a Roma nel dicembre 2012 da Alessandra Tomassini e Marco D’Amico, Tutela Pipistrelli è un’associazione di promozione sociale senza fini di lucro, iscritta all’Anagrafe delle Onlus dal 2015. L’associazione gestisce una voliera riabilitativa a Roma per la fase di recupero pre-rilascio e funge da punto di riferimento nazionale per i CRAS che accolgono chirotteri.

Le sue attività comprendono soccorso diretto, formazione, ricerca scientifica, divulgazione e dialogo istituzionale per il reperimento di fondi per la conservazione. Il workshop è organizzato nell’ambito delle attività istituzionali e di raccolta fondi ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. 117/2017. Il contributo di partecipazione sostiene il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, la gestione delle strutture di accoglienza e le attività di conservazione.


I patrocinatori: istituzioni scientifiche e ambientali a confronto

Il workshop è realizzato con il patrocinio di cinque enti:

ISPRA — autore delle linee guida e istituzione di riferimento per la biodiversità e la fauna in Italia.

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana — ente di diritto pubblico attivo nella sorveglianza epidemiologica di patogeni zoonotici, incluso il monitoraggio dei Lyssavirus nei chirotteri.

Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili — parco istituito nel 1989, con una superficie di circa 18.000 ettari su 13 comuni delle province di Roma e Rieti. Le sue formazioni carsiche e i boschi di faggio ne fanno un habitat di grande valore per la fauna selvatica.

Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF) — società scientifica fondata nel 1992 da medici veterinari specialisti in patologia e gestione sanitaria della fauna selvatica, con l’obiettivo di promuovere lo scambio di conoscenze tecniche per la conservazione.

La Scintilena — notiziario italiano di speleologia. La presenza di questa testata tra i patrocinatori riflette il legame diretto tra il mondo speleologico e la chirotterologia: le cavità naturali e artificiali studiate dagli speleologi sono spesso siti di svernamento e riproduzione per colonie di chirotteri protetti.


Il contesto: i pipistrelli in Italia tra tutela e rischi sanitari

In Italia sono presenti circa 35–36 specie di chirotteri, pari al 36% dell’intera mammalofauna nazionale. Tutte le specie sono protette dalla L. 157/1992, che classifica i chirotteri come fauna “particolarmente protetta”. A livello europeo, la Direttiva Habitat 92/43/CEE li include tra le specie di interesse comunitario, e l’Accordo EUROBATS — reso esecutivo in Italia con L. 104/2005 — definisce un quadro specifico per la loro conservazione internazionale.

I pipistrelli svolgono un ruolo ecologico di primo piano, in particolare nel controllo delle popolazioni di insetti. Una ricerca statunitense ha stimato il valore economico dei servizi ecosistemici forniti dai chirotteri insettivori in circa 22,9 miliardi di dollari annui, grazie alla riduzione dei costi per pesticidi.

Sul fronte sanitario, I CRAS svolgono un ruolo strategico anche nella sorveglianza passiva dei patogeni zoonotici, contribuendo al paradigma della One Health.


Come iscriversi


Fonti consultate

  1. Tutela Pipistrelli APS – Pagina del workshop: https://www.tutelapipistrelli.it/2026/01/22/linee-guida-recupero-e-riabilitazione-chirotteri/[1]
  2. Scintilena – “Chirotteri, l’ISPRA pubblica le linee guida per il recupero e la riabilitazione dei pipistrelli”: https://www.scintilena.com/chirotteri-lpubblica-le-linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-pipistrelli/12/10/[2]
  3. ISPRA – Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri (MLG 210/2025): https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-chirotteri[3]
  4. Tutela Pipistrelli APS – L’associazione: https://www.tutelapipistrelli.it/lassociazione-tutela-pipistrelli/[4]
  5. Tutela Pipistrelli APS – Chi siamo: https://www.tutelapipistrelli.it/chi-siamo/[5]
  6. Wikipedia – Parco regionale naturale dei Monti Lucretili: https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_regionale_naturale_dei_Monti_Lucretili[6]
  7. Parchilazio – Parco Regionale dei Monti Lucretili: https://www.parchilazio.it/schede-2-parco_regionale_dei_monti_lucretili[7]
  8. SIEF – Società Italiana di Ecopatologia della Fauna: https://sief.it[8]
  9. IZSLT – Il caso del Lyssavirus del gatto morsicatore di Arezzo (contesto sorveglianza chirotteri): https://sandbox.izslt.it/news/il-caso-del-lyssavirus-del-gatto-morsicatore-di-arezzo.html[9]
  10. Centro Regionale Chirotteri – Pipistrelli e rischi sanitari: https://www.centroregionalechirotteri.org/pip_rischi.php[10]
  11. Tutela Pipistrelli – Pipistrelli, cosa dice la legge in Italia: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/09/28/pipistrelli-cosa-dice-la-legge-in-italia/[11]
  12. FNOVI – SPC: il portfolio formativo: https://www.fnovi.it/node/48683[12]

Fonti
[1] LINEE GUIDA RECUPERO E RIABILITAZIONE CHIROTTERI https://www.tutelapipistrelli.it/2026/01/22/linee-guida-recupero-e-riabilitazione-chirotteri/
[2] Chirotteri, l’ISPRA pubblica le linee guida per il recupero … – Scintilena https://www.scintilena.com/chirotteri-lpubblica-le-linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-pipistrelli/12/10/
[3] Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-chirotteri
[4] L’associazione “Tutela Pipistrelli” – Onlus | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/lassociazione-tutela-pipistrelli/
[5] Chi Siamo | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/chi-siamo/
[6] Parco regionale naturale dei Monti Lucretili – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_regionale_naturale_dei_Monti_Lucretili
[7] Parco Regionale dei Monti Lucretili https://www.parchilazio.it/schede-2-parco_regionale_dei_monti_lucretili
[8] S.I.E.F. Società Italiana di Ecopatologia della Fauna – S.I.E.F. … https://sief.it
[9] Il caso del Lyssavirus del gatto morsicatore di Arezzo – IZSLT https://sandbox.izslt.it/news/il-caso-del-lyssavirus-del-gatto-morsicatore-di-arezzo.html
[10] Pipistrelli e rischi sanitari https://www.centroregionalechirotteri.org/pip_rischi.php
[11] Pipistrelli, cosa dice la legge in Italia https://www.tutelapipistrelli.it/2012/09/28/pipistrelli-cosa-dice-la-legge-in-italia/
[12] SPC: IL PORTFOLIO FORMATIVO E’ ACCESSIBILE! – fnovi https://www.fnovi.it/node/48683

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WORKSHOP “Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri”

Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri

16–17 maggio 2026
Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili – Palombara Sabina (RM)

Formazione specialistica sui chirotteri

Due giornate di formazione dedicate all’applicazione pratica delle Linee guida ISPRA per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri.

Il workshop riunisce professionisti ed esperti del settore, offrendo strumenti operativi concreti per la gestione, la cura e il recupero dei chirotteri.

Iscrizione

Modulo di iscrizione:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScgQedBPfbbaINvo9c93MWitBRnLB3PqvyV7VzTAR5NaCWVwQ/viewform?usp=publish-editor

Posti limitati. Le iscrizioni sono accettate fino a esaurimento.

Destinatari

Il workshop è rivolto a:

  • Medici veterinari
  • Operatori CRAS
  • Tecnici faunistici
  • Volontari specializzati

Crediti formativi

L’evento rilascia:
15 crediti SPC (Sviluppo Professionale Continuo) per veterinari – Provider ABIVET

È previsto il rilascio dell’attestato di partecipazione.


Programma

Due giornate dedicate a:

  • normativa e gestione sanitaria
  • rischi sanitari e sorveglianza
  • valutazione clinica e gestione delle lesioni
  • chirurgia nei chirotteri
  • gestione in cattività e riabilitazione
  • rilascio e confronto tra operatori

Programma completo:

https://drive.google.com/file/d/1g_ikJcRfs9bGrn-cC6dL2wjcLOYwi5s2/view?usp=drive_link

Quote di partecipazione

  • 100 € partecipanti esterni
  • 60 € soci Tutela Pipistrelli
  • 60+30 € per chi si iscrive come nuovo socio di Tutela Pipistrelli
  • 120 € quota sostenitore (iscrizione + donazione)

La conferma dell’iscrizione è subordinata al pagamento della quota.

Finalità

Il workshop è organizzato da Tutela Pipistrelli APS nell’ambito delle attività istituzionali e delle attività di raccolta fondi ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. 117/2017.

Il contributo di partecipazione sostiene:

  • recupero e riabilitazione dei chirotteri
  • gestione delle strutture di accoglienza
  • attività di conservazione e formazione

Patrocini

Il workshop è realizzato con il patrocinio di:

  • ISPRA
  • Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana
  • Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili
  • Società Italiana di Ecopatologia della Fauna
  • Scintilena

Informazioni utili

  • Iscrizione obbligatoria
  • Numero di posti limitato
  • Partecipazione richiesta a entrambe le giornate per il rilascio dei crediti

Regolamento completo:
https://drive.google.com/file/d/1GJ1XKxAOuHRLpaAbLWmjSiqy3iHqXryM/view?usp=drive_link

Iscriviti

Per partecipare al workshop, compila il modulo di iscrizione:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScgQedBPfbbaINvo9c93MWitBRnLB3PqvyV7VzTAR5NaCWVwQ/viewform?usp=sharing&ouid=108586111237013882229

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  • Campo Speleo di Cittareale 2026: tre giorni di esplorazione nella Valle di San Rufo
    Condividi Il Gruppo Grotte Pipistrelli del CAI Terni riapre il campo base per il mini-raduno di maggio aperto a tutti gli speleologi italiani Il campo speleo di Cittareale torna il 1° maggio 2026 Dal 1° al 3 maggio 2026 la Valle di San Rufo, nel territorio di Cittareale (Rieti), torna a ospitare il Campo Speleo organizzato dal Gruppo Grotte Pipistrelli della Sezione CAI di Terni “Stefano Zavka”. L’evento è aperto a tutti: esperti, principianti e curiosi della speleologia sono benve
     

Campo Speleo di Cittareale 2026: tre giorni di esplorazione nella Valle di San Rufo

Apríl 14th 2026 at 12:00

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Il Gruppo Grotte Pipistrelli del CAI Terni riapre il campo base per il mini-raduno di maggio aperto a tutti gli speleologi italiani


Il campo speleo di Cittareale torna il 1° maggio 2026

Dal 1° al 3 maggio 2026 la Valle di San Rufo, nel territorio di Cittareale (Rieti), torna a ospitare il Campo Speleo organizzato dal Gruppo Grotte Pipistrelli della Sezione CAI di Terni “Stefano Zavka”. L’evento è aperto a tutti: esperti, principianti e curiosi della speleologia sono benvenuti nel campo base allestito ai piedi del Monte Pozzoni, sull’Appennino laziale.[1][2]

Il campo speleo di Cittareale si conferma ogni anno come appuntamento di riferimento nel Centro Italia. Non si tratta di una gara né di un convegno tecnico formale. È un campo-festa, un mini-raduno che unisce l’esplorazione sotterranea alla convivialità tra speleologi.[3]


Come raggiungere il campo: la regola sulla targa

Chi intende raggiungere la Valle di San Rufo in automobile deve rispettare una scadenza precisa. Il Comune di Cittareale ha introdotto un regolamento che vieta l’accesso motorizzato alla valle senza autorizzazione specifica. Per ottenere il permesso è necessario comunicare targa e modello del veicolo entro il 27 aprile 2026 ai referenti dell’organizzazione.[2][3]

Il contatto per l’autorizzazione alla targa è Katia (328 948 1414, anche via WhatsApp). Il mancato invio entro la scadenza comporta l’impossibilità di accedere all’area con il proprio mezzo.[3]


Il programma di tre giorni a Cittareale

Il campo speleo si sviluppa secondo un programma consolidato dalle edizioni precedenti:[3]

  • Venerdì 1° maggio: arrivo al campo, allestimento delle tende e prima uscita esplorativa nel pomeriggio
  • Sabato 2 maggio: giornata principale con uscite speleologiche nelle cavità della zona, divise per livello tecnico, e momenti formativi
  • Domenica 3 maggio: ultime discese, escursioni leggere in superficie, smontaggio del campo

Le serate sono dedicate alla vita di campo: cena condivisa, racconti di grotta e scambio di esperienze tra partecipanti di gruppi diversi.[4]


La Grotta di Cittareale: oltre 4 km di sviluppo e 470 metri di profondità

La grotta principale della zona è la Grotta di Cittareale. Negli anni ’80 il Gruppo Grotte Pipistrelli del CAI Terni avvia l’esplorazione sistematica, che non si è mai interrotta.[5][6]

Nel 2009 la grotta raggiunge una profondità di -470 metri e un’estensione di oltre 4.000 metri, poi cresciuta con la scoperta del secondo ingresso.

Oggi supera i 4 km di sviluppo totale e si colloca tra le grotte più profonde e lunghe del Lazio.


Una grotta solo per esperti: le difficoltà tecniche della Grotta di Cittareale

La grotta è visitabile solo dagli speleologi. L’accesso è riservato esclusivamente a speleologi esperti.

La cavità è armata in modo fisso dal Gruppo Grotte Pipistrelli CAI Terni, con la sola eccezione del pozzo di accesso. Questa scelta garantisce sicurezza a chi conosce la grotta, ma richiede comunque esperienza tecnica adeguata prima di affrontare le sezioni più interne.[8]


Il Gruppo Grotte Pipistrelli: più di sessant’anni di speleologia a Terni

Il Gruppo Grotte Pipistrelli è la prima commissione speleologica fondata dalla Sezione CAI di Terni nel 1959. In oltre sessant’anni di attività ha condotto esplorazioni sistematiche in numerose grotte del Centro Italia, con la Grotta di Cittareale come sito di riferimento principale.[9]

Oltre all’attività esplorativa, il gruppo porta avanti la formazione: il Corso di Introduzione alla Speleologia è giunto nel 2025 alla sua 58ª edizione. I Pipistrelli organizzano campi speleo in Umbria e nel Lazio.


Cittareale e la Valle di San Rufo: il territorio

Cittareale è un comune di circa 413 abitanti nella provincia di Rieti, a 962 metri di quota. Il territorio è interamente montano: la cima principale è il Monte Pozzoni (1.903 m s.l.m.), sulle cui pendici nasce il fiume Velino. In questa zona si trovano le formazioni calcaree che ospitano la Grotta.

Il comune ha origini medievali: fu fondato nel 1261 da Carlo I d’Angiò come presidio militare ai confini del regno di Napoli. Il territorio era già noto in epoca romana con il nome di Falacrine, luogo di nascita dell’imperatore Vespasiano.[13][12]


Contatti e prenotazioni per il campo speleo 2026

Le informazioni e le prenotazioni si raccolgono attraverso i seguenti riferimenti:[2][3]

  • Email: pipistrellicaiterni@gmail.com
  • Katia: 328 948 1414 (anche WhatsApp, per invio dati targa)
  • Sede CAI Terni – Via Fratelli Cervi 33, Terni – apertura venerdì ore 21:00–23:00

Fonti consultate

  1. Scintilena – Campo Speleo di maggio a Cittareale con il Gruppo Grotte Pipistrelli CAI Terni (2025): https://www.scintilena.com/campo-speleo-di-maggio-a-cittareale-con-il-gruppo-grotte-pipistrelli-cai-terni/04/12/[3]
  2. Scintilena – Campo Speleo Cittareale 2024 (2024): https://www.scintilena.com/campo-speleo-cittareale-2024-un-weekend-dedicato-allesplorazione-delle-grotte/04/21/[2]
  3. CAI Terni – Campo Speleo a Cittareale 01-03 Maggio 2026: https://organizzazione.cai.it/sez-terni/2026/02/campo-speleo-a-cittareale-01-03-maggio-2026/[14]
  4. Wikipedia – Cittareale: https://it.wikipedia.org/wiki/Cittareale[13]
  5. Velino.it – Comune di Cittareale: https://velino.it/la-nostra-terra/i-comuni/cittareale[12]
  6. CAI Terni – Storia della Sezione: https://organizzazione.cai.it/sez-terni/chi-siamo/storia/[9]
  7. Scintilena – 58° Corso di Introduzione alla Speleologia del Gruppo Grotte Pipistrelli CAI Terni (2025): https://www.scintilena.com/58-corso-di-introduzione-alla-speleologia-del-gruppo-grotte-pipistrelli-cai-terni/09/11/[10]
  8. Scintilena – Speleologia sotto le mura a Collescipoli (2026): https://www.scintilena.com/speleologia-sotto-le-mura-a-collescipoli-dieci-giorni-per-esplorare-il-mondo-sotterraneo-del-borgo-te[11]

Fonti
[1] Ci siamo. Dal 1^ al 3 maggio 2026, torna il Campo speleo di … https://www.facebook.com/pipistrelli.caiterni/posts/ci-siamo-dal-1-al-3-maggio-2026-torna-il-campo-speleo-di-cittareale-%EF%B8%8F-un-campo-u/1382205853934713/

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  • 79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica Lazio: il GS CAI Roma apre le iscrizioni per l’edizione 2026
    Condividi Dal 25 luglio al 1° agosto, i Monti Lepini ospitano la settimana intensiva di formazione avanzata in tecnica speleologica organizzata dal Gruppo Speleologico CAI Roma Cos’è il 79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica Il Gruppo Speleologico CAI Roma organizza il 79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica Lazio, in programma dal 25 luglio al 1° agosto 2026 presso la sede logistica dell’Istituto Comprensivo Roccagorga-Maenza, in Via Fornoli 15, Roccagorga (LT). Si tratta di
     

79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica Lazio: il GS CAI Roma apre le iscrizioni per l’edizione 2026

Apríl 13th 2026 at 14:00

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Dal 25 luglio al 1° agosto, i Monti Lepini ospitano la settimana intensiva di formazione avanzata in tecnica speleologica organizzata dal Gruppo Speleologico CAI Roma


Cos’è il 79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica

Il Gruppo Speleologico CAI Roma organizza il 79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica Lazio, in programma dal 25 luglio al 1° agosto 2026 presso la sede logistica dell’Istituto Comprensivo Roccagorga-Maenza, in Via Fornoli 15, Roccagorga (LT). Si tratta di un corso di livello avanzato, pensato per speleologi già attivi che intendono perfezionare le proprie competenze in ambiente ipogeo.

Il corso è inserito nel sistema formativo della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI (SNS-CAI) e fa parte di una lunga tradizione di corsi nazionali che si svolgono nel territorio laziale, con particolare riferimento alle grotte e alle palestre dei Monti Lepini. La settimana alterna teoria e pratica: lezioni in aula, sessioni in palestra di arrampicata e uscite in grotta, con un percorso didattico progressivo che culmina in un simulato di soccorso.


Tecnica speleologica avanzata: gli obiettivi del corso

Il corso si propone di perfezionare e integrare la tecnica di progressione nella pratica speleologica. I partecipanti approfondiscono la preparazione delle vie di progressione e il corretto utilizzo dei materiali e delle attrezzature previste dal Manuale Tecnico di Speleologia MTS-S1.

Tra i contenuti principali rientrano:

  • Manovre di emergenza in corda
  • Metodologie di attrezzamento avanzate
  • Tecniche di armo applicate in parete e in grotta
  • Progressione individuale e di squadra
  • Tecniche di soccorso speleologico, con esercitazione pratica mediante simulato

L’approccio è fortemente operativo: ogni concetto teorico trova immediata applicazione durante le uscite sul campo. Il simulato di soccorso del venerdì 31 luglio rappresenta il momento culminante del percorso formativo.


Calendario delle attività: una settimana di immersione nelle grotte dei Monti Lepini

La struttura della settimana è progettata per costruire competenze in modo progressivo, alternando ambienti di apprendimento differenti: Data Attività principale Sab 25 luglio Accoglienza, presentazione del corso e del corpo docente, lezione in aula, preparazione materiali Dom 26 luglio Palestra: progressione individuale e tecniche di armo; lezione in aula Lun 27 luglio Grotta: progressione individuale e tecniche di armo Mar 28 luglio Palestra: progressione individuale e di squadra, tecniche avanzate di attrezzamento; lezione in aula Mer 29 luglio Grotta: progressione individuale e di squadra, tecniche di armo avanzate Gio 30 luglio Palestra: manovre didattiche e tecniche di soccorso; lezione in aula Ven 31 luglio Grotta: progressione, tecniche di armo e simulato di soccorso; lezione in aula; cena di fine corso Sab 1° agosto Debriefing, consegna attestati e saluti

Le attività si svolgono tra palestre di arrampicata e grotte dei Monti Lepini, un territorio carsico particolarmente ricco di cavità naturali. Le temperature in grotta si attestano tra i 10 °C e i 12 °C: abbigliamento adeguato è obbligatorio.


Requisiti per partecipare al corso di tecnica speleologica

Il corso è rivolto a speleologi con una solida base tecnica. Per iscriversi è necessario soddisfare tutti i seguenti requisiti:

  • Buona padronanza della tecnica di progressione in corda e conoscenza delle manovre descritte nel Manuale Tecnico di Speleologia MTS-S1 (ex MTO, sezione A)
  • Confidenza e autonomia in ambiente ipogeo
  • Utilizzo corretto dei nodi riportati nelle schede del MTS-S1
  • Essere soci CAI in regola con il tesseramento per l’anno in corso
  • Aver compiuto 16 anni di età (per i minorenni è obbligatoria l’autorizzazione dell’esercente la responsabilità genitoriale)
  • Aver frequentato un corso di introduzione alla speleologia della scuola CAI; in alternativa, presentare un curriculum speleologico controfirmato da un Titolato di I o II livello SNS-CAI

Le domande sono valutate dalla direzione del corso. I posti disponibili sono al massimo 20.


Logistica: come raggiungere Roccagorga e cosa portare

La sede del corso è l’Istituto Comprensivo Roccagorga-Maenza, in Via Fornoli 15, Roccagorga (LT). Il ritrovo è fissato per le ore 15:00 di sabato 25 luglio 2026.

Chi arriva in treno può fare riferimento alla stazione di Priverno-Fossanova: l’organizzazione mette a disposizione trasferimenti con i propri mezzi, previo accordo comunicando l’orario di arrivo con anticipo.

La dotazione personale obbligatoria comprende:

  • Attrezzatura tecnica personale conforme al MTS-SNS-CAI, in buono stato
  • Sacchetta di armo completa
  • Trapano (facoltativo)
  • Lenzuolo o saccoletto, federa, asciugamani
  • Sacco a pelo (consigliato)

La quota di partecipazione di €330,00 a persona copre il vitto e l’alloggio dalla cena di sabato 25 luglio al pranzo di sabato 1° agosto 2026.


Iscrizioni al corso speleologico: scadenze e documenti necessari

Le iscrizioni si chiudono il 1° luglio 2026. Il modulo di iscrizione deve essere controfirmato dal Presidente della Sezione di appartenenza e inviato entro tale data, accompagnato dalla seguente documentazione obbligatoria:

  • Ricevuta del bonifico bancario
  • Curriculum speleologico controfirmato da un Titolato SNS
  • Eventuale attestato di corso di introduzione alla speleologia
  • Certificato di iscrizione CAI
  • Certificato medico per attività sportiva non agonistica
  • Fototessera (anche digitale)

Il pagamento avviene tramite bonifico bancario all’IBAN IT29Y0326803200000853107250 (Banca Sella), intestato a CAI – Club Alpino Italiano, Sezione di Roma. La causale da indicare è: 79 Corso di Tecnica Speleologica 2026 – NOME E COGNOME.


Contatti e riferimenti organizzativi

Per informazioni e iscrizioni è possibile rivolgersi direttamente alla direzione e alla segreteria del corso:

  • Direttore del corso: INS Nicola Landi — nicola.landi@sns-cai.it — tel. 327 4693197
  • Segreteria del corso: IS Salvatore Di Bartolo — salvatore.dibartolo@sns-cai.it — tel. 346 4082592 (preferibilmente WhatsApp)
  • Segreteria SNS: segretario@sns-cai.it
  • Direzione SNS: direttore@sns-cai.it
  • Sito SNS-CAI: www.sns-cai.it

Fonte: https://www.facebook.com/share/p/1GQCZFg8uh/?mibextid=wwXIfr

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  • “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”: una nuova collana digitale del CNR per raccontare gli Etruschi
    Condividi Una collana dedicata a “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” Nasce all’interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche la nuova collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”, promossa dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) e pubblicata da CNR Edizioni.[1][2] La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” è strettamente legata al ciclo di convegni “L’acqua e gli Etruschi”, ospitati a Grotte di Castro (VT) tra il 2023 e il 2025 ne
     

“Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”: una nuova collana digitale del CNR per raccontare gli Etruschi

Apríl 9th 2026 at 06:00

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Una collana dedicata a “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”

Nasce all’interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche la nuova collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”, promossa dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) e pubblicata da CNR Edizioni.[1][2]

La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” è strettamente legata al ciclo di convegni “L’acqua e gli Etruschi”, ospitati a Grotte di Castro (VT) tra il 2023 e il 2025 nell’ambito del progetto PNRR “Scenari nuovi per borgo e territori antichi. Una comunità immagina il suo futuro”.[3][1]
L’obiettivo è raccogliere contributi scientifici dedicati alla civiltà etrusca, con particolare attenzione al rapporto tra territorio, acqua e paesaggio, in un’ottica di valorizzazione culturale e scientifica del mondo etrusco.[4][1]
Il titolo “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” torna in primo piano anche come elemento di riconoscibilità per la comunità di studio, grazie a una struttura editoriale stabile e a un comitato scientifico di area etruscologica.[2][1]

“Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” e il progetto PNRR a Grotte di Castro

La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” nasce come esito editoriale dei tre convegni “L’acqua e gli Etruschi” organizzati dal CNR-ISPC a Grotte di Castro, nel cuore della Tuscia viterbese.[5][1]
I convegni rientrano nel progetto PNRR “Scenari nuovi per borgo e territori antichi. Una comunità immagina il suo futuro”, dedicato alla rigenerazione culturale e sociale del borgo storico attraverso il patrimonio etrusco e le risorse idriche del territorio.[6][3]
Grotte di Castro è inserita nel programma nazionale “Attrattività dei borghi storici”, con un intervento che mira a collegare in rete beni architettonici legati all’acqua, percorsi paesaggistici e siti archeologici etruschi.[7][3]
In questo quadro, i volumi di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” restituiscono in forma scientifica i risultati delle ricerche e dei casi studio discussi durante le giornate di lavoro sul tema “acqua e patrimonio culturale”.[1][4]

I primi volumi della collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”

I titoli già usciti in “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” corrispondono agli atti dei convegni di Grotte di Castro, ciascuno con un focus tematico distinto.[2][1]

  • “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio – 1, 2023” raccoglie i contributi dedicati a Grotte di Castro e al suo territorio, con sezioni su contesto storico, necropoli, laboratori scientifici e attività con le comunità locali.[1]
  • “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio – 2, 2024” presenta gli atti del convegno “L’Acqua e gli Etruschi. Città, infrastrutture e approdi, tra acque interne e marittime”, con una serie di casi studio su porti, approdi fluviali e sistemi idraulici etruschi e italici.[4][1]
  • I volumi di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” circolano attraverso i canali ufficiali del CNR e sono descritti anche nel Catalogo 2025 delle pubblicazioni CNR, dove è indicata la direzione di collana affidata a Marco Arizza (CNR-ISPC).[8][2]

In tutti i casi, la collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” mette al centro il legame tra fonti archeologiche, lettura storica e interpretazione del paesaggio antico.[9][1]

“Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”: una collana digitale e open access

Un tratto distintivo di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” è la scelta di una formula editoriale interamente digitale e open access, in linea con la strategia del CNR sull’accesso aperto alla letteratura scientifica.[10][1]
I volumi di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” sono consultabili e scaricabili gratuitamente dai portali istituzionali del CNR e dai repository dedicati, con licenze che ne permettono l’uso per studio e ricerca.[4][1]
Questo approccio rientra nelle politiche di CNR Edizioni, che sta orientando le proprie collane verso modelli di pubblicazione open, favorendo la massima circolazione dei contenuti e la loro interoperabilità con banche dati e piattaforme di ricerca.[10][2]
Per i temi trattati – etruscologia, archeologia del paesaggio, gestione delle risorse idriche antiche – la scelta di un formato digitale consente a “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” di raggiungere sia la comunità scientifica sia amministrazioni locali, musei, enti di tutela e associazioni territoriali.[3][1]

Una prospettiva aperta su storia, archeologia e paesaggio etrusco

Nel rispetto della missione scientifica dell’ISPC, “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” non si limita agli atti dei convegni ma rimane aperta alla pubblicazione di saggi, ricerche e progetti dedicati alla valorizzazione del territorio etrusco, della sua storia e del suo paesaggio.[11][1]
La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” si configura così come uno spazio stabile per studi su necropoli, centri urbani, infrastrutture idrauliche, percorsi antichi e trasformazioni del paesaggio dall’età etrusca all’età romana.[9][1]
L’intreccio tra ricerca archeologica, piani di rigenerazione urbana e iniziative PNRR suggerisce che i futuri numeri di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” potranno documentare anche nuove indagini, progetti museali e percorsi di fruizione legati all’Etruria meridionale e al bacino del Lago di Bolsena.[12][3]
Per un notiziario di settore interessato a patrimonio sotterraneo, cavità artificiali e archeologia di paesaggio, la collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” rappresenta un osservatorio privilegiato sulle connessioni tra acqua, insediamenti antichi e politiche contemporanee di valorizzazione.[13][1]

Fonti
[1] Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio – CNR https://www.cnr.it/it/fonti-etrusche
[2] Catalogo 2025 | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/it/catalogo-2025
[3] Scenari nuovi per borgo e territori antichi – ISPC-CNR https://www.ispc.cnr.it/it_it/2022/11/02/scenari-nuovi-per-borgo-e-territori-antichi/
[4] L’Acqua e gli Etruschi Città, infrastrutture e approdi, tra acque … http://eprints.bice.rm.cnr.it/23504/
[5] L’Acqua e gli Etruschi. Città, infrastrutture e approdi, tra acque … https://www.aiac.org/eventi/lacqua-e-gli-etruschi-citta-infrastrutture-e-approdi-tra-acque-interne-e-marittime/
[6] Progetto di rigenerazione urbana a Grotte di Castro https://www.semidirigenerazione.it/bando-borghi-grotte-di-castro/
[7] BORGO STORICO GROTTE DI CASTRO*BORGO … – OpenPNRR https://openpnrr.it/progetti/212321/
[8] Catalogue 2025 | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/en/node/22376
[9] Grotte di Castro: L’acqua e gli Etruschi. Novità dal territorio e progetti … https://sabapviterboetruria.cultura.gov.it/grotte-di-castro-lacqua-e-gli-etruschi-novita-dal-territorio-e-progetti-di-valorizzazione/
[10] Open access | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/it/open-access
[11] Collane | Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – Cnr Ispc https://www.ispc.cnr.it/it_it/risultati/ispc-press/collane/
[12] L’acqua e gli Etruschi, a Grotte di Castro torna il convegno nazionale https://www.occhioviterbese.it/eventi/lacqua-e-gli-etruschi-a-grotte-di-castro-torna-il-convegno-nazionale-un-laboratorio-di-ricerca-e-comunita/
[13] L’acqua e gli Etruschi – Giornata mondiale dell’acqua – Scintilena https://www.scintilena.com/lacqua-e-gli-etruschi/03/16/
[29] Blera Archaeological Project: Studio dell’Urbanizzazione … https://www.scintilena.com/blera-archaeological-project-studio-dellurbanizzazione-etrusca-attraverso-indagini-multi-risoluzione-campagna-2025/10/01/
[30] Acqua e Grotte Inquinate: Un Incontro per la Settimana del … https://www.scintilena.com/acqua-e-grotte-inquinate-un-incontro-per-la-settimana-del-pianeta-terra/10/11/
[31] Nuova alleanza tra Società Speleologica Italiana e Istituto Centrale … https://www.scintilena.com/nuova-alleanza-tra-societa-speleologica-italiana-e-istituto-centrale-per-larcheologia-per-la-tutela-del-patrimonio-ipogeo/07/12/
[32] Il Decimo Convegno della Federazione Speleologica del … https://www.scintilena.com/lacqua-e-laria-scultori-delle-grotte-il-decimo-convegno-della-federazione-speleologica-del-lazio-indaga-sul-cambiamento-climatico-e-la-biodiversita-sotterranea/05/07/
[33] Archeologia Archivi – Pagina 2 di 71 https://www.scintilena.com/category/approfondimenti/archeologia/page/2/
[34] Acquae Imperatorum: dieci anni di esplorazioni speleosubacquee … https://www.scintilena.com/acquae-imperatorum-dieci-anni-di-esplorazioni-speleosubacquee-svelano-il-sistema-idrico-nascosto-di-roma/03/02/
[35] Archeologia Archivi – Pagina 46 di 72 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/archeologia/page/46/
[36] IX Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali – Scintilena https://www.scintilena.com/ix-convegno-nazionale-di-speleologia-in-cavita-artificiali-a-palermo-marzo-2020/08/02/
[37] Ambiente Archivi – Pagina 52 di 72 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/ambiente/page/52/
[38] Congressi Archivi https://www.scintilena.com/category/congressi/
[39] #cnr_ispc #cnr_edizioni | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://it.linkedin.com/posts/consiglio-nazionale-delle-ricerche_cnrispc-cnredizioni-activity-7447251994362335233-0G2A
[40] Collane Archivi | Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – Cnr Ispc https://www.ispc.cnr.it/it_it/category/risultati/ispc_press/collane/
[41] Catalogo 2021 | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/it/libri_pubblicati_2021
[42] Grotte di Castro inaugura la Casa di Comunità – Occhioviterbese https://www.occhioviterbese.it/eventi/grotte-di-castro-inaugura-la-casa-di-comunita-uno-spazio-per-costruire-il-futuro-del-borgo/

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  • Esplorazioni speleologiche nei Monti Aurunci: La Grava dei Serini
    Condividi Presentazione del volume “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche” alla sede del Circolo Speleologico Romano Presentazione del libro La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche La serata del 10 aprile sarà dedicata alla presentazione del libro “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche”, curato dal Gruppo Grotte Castelli Romani (GGCR).L’appuntamento è fissato per le ore 20 presso la sede del Circolo Speleologico Romano, in via dei Campani 5
     

Esplorazioni speleologiche nei Monti Aurunci: La Grava dei Serini

Apríl 8th 2026 at 08:00

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Presentazione del volume “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche” alla sede del Circolo Speleologico Romano

Presentazione del libro La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche

La serata del 10 aprile sarà dedicata alla presentazione del libro “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche”, curato dal Gruppo Grotte Castelli Romani (GGCR).
L’appuntamento è fissato per le ore 20 presso la sede del Circolo Speleologico Romano, in via dei Campani 55, nel quartiere San Lorenzo a Roma.
L’incontro intende ripercorrere mezzo secolo di esplorazioni, rilievi e studi condotti in una delle cavità più significative del Lazio, con un taglio divulgativo rivolto sia agli speleologi sia a chi si avvicina per la prima volta al tema.[1][2]
L’ingresso è libero, con prenotazione tramite piattaforma Eventbrite al link comunicato dagli organizzatori.

La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche nei Monti Aurunci

La Grava dei Serini si trova nel territorio di Esperia (FR), nel cuore del Parco Naturale dei Monti Aurunci, in un’area caratterizzata da un carsismo diffuso e da un fitto sistema di cavità.[3][4]
È considerata una delle grotte più estese e articolate del Lazio, con uno sviluppo complessivo di alcuni chilometri e un dislivello che raggiunge quasi i 300 metri tra gli ingressi superiori e inferiori.[2][4]
Il sistema ipogeo presenta più accessi, distribuiti tra Costa Serini e il pianoro di Campo di Venza, ed è noto per la presenza di tratti attivi e fossili, ambienti allagabili e passaggi che richiedono una pianificazione attenta delle esplorazioni.[4][5]
Il volume “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche” dedica ampio spazio a questa inquadratura geografica e carsica, offrendo una sintesi aggiornata delle conoscenze sul contesto dei Monti Aurunci.[6][1]

Il volume La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche e il lavoro del GGCR

Il libro “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche” raccoglie e ordina materiali prodotti in decenni di attività sul campo: rilievi topografici, fotografie, note di esplorazione, dati scientifici e testimonianze storiche.[1][6]
La pubblicazione nasce come monografia dedicata interamente alla grotta, con l’obiettivo di documentare in modo organico l’evoluzione delle conoscenze sul sistema ipogeo.
Nelle sue pagine viene ricostruita la cronologia delle esplorazioni, dalle prime campagne del Circolo Speleologico Romano negli anni Settanta, fino ai più recenti contributi del Gruppo Grotte Castelli Romani e di altri gruppi laziali che hanno lavorato sull’area.[2][4]
Il volume “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche” offre anche una lettura dei dati in chiave scientifica, con riferimenti alla morfologia, all’idrologia sotterranea e agli aspetti di conservazione del sistema carsico.[6][1]

Gruppo Grotte Castelli Romani e tradizione di ricerca speleologica

Il Gruppo Grotte Castelli Romani è da anni uno dei protagonisti delle esplorazioni nei Monti Aurunci, con un impegno continuativo che ha permesso di estendere e aggiornare la conoscenza di molte cavità, tra cui la Grava dei Serini.[7][4]
L’attività del gruppo non si è limitata all’esplorazione, ma ha incluso rilievi sistematici, studi sul carsismo locale e la collaborazione con enti come il Parco dei Monti Aurunci e altre realtà speleologiche del Lazio.[8][4]
Anche il Circolo Speleologico Romano ha avuto un ruolo storico nella fase iniziale delle ricerche alla Grava dei Serini, avendo condotto le prime esplorazioni sistematiche tra il 1970 e il 1971, che hanno posto le basi per gli sviluppi successivi.[9][4]
La presentazione del libro a Roma rappresenta quindi un momento di restituzione di questo lungo lavoro di squadra alla comunità speleologica e agli appassionati.

Dettagli pratici e partecipazione alla presentazione del libro

L’incontro del 10 aprile è organizzato presso la sede del Circolo Speleologico Romano, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici e da anni punto di riferimento per attività divulgative, corsi e proiezioni dedicate alla speleologia.
Durante la serata sono previsti interventi dei componenti del Gruppo Grotte Castelli Romani, con il racconto diretto delle esplorazioni che hanno portato a costruire il patrimonio di dati confluito in “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche”.
La partecipazione è gratuita e aperta sia ai soci dei gruppi speleologici sia al pubblico interessato; per motivi organizzativi è richiesta la prenotazione tramite Eventbrite, seguendo il link indicato nella comunicazione dell’evento.
Per chi segue da tempo le vicende esplorative della Grava dei Serini e per chi desidera conoscere meglio questo importante sistema ipogeo dei Monti Aurunci, la presentazione del volume “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche” offre un quadro aggiornato e strutturato delle ricerche svolte in mezzo secolo di lavoro.[1][2][6]

Inquadramento

La Grava dei Serini è uno dei complessi ipogei più importanti dei Monti Aurunci, nel territorio di Esperia (FR), ed è oggetto di una monografia che ripercorre 50 anni di ricerche speleologiche. L’evento di presentazione del volume si è tenuto il 17 gennaio 2026 al Museo del Carsismo di Esperia, promosso dal Parco Naturale Regionale dei Monti Aurunci e dal Gruppo Grotte Castelli Romani (GGCR).

Perché è importante

La cavità è considerata una delle grotte più estese del Lazio e ha una storia esplorativa particolarmente lunga e stratificata. Le fonti disponibili la indicano con uno sviluppo complessivo intorno ai 2240-2400 metri e un dislivello riportato di circa -262 m nelle schede più recenti, segno di una complessità notevole sia morfologica sia topografica.

Cinquant’anni di ricerche

Le esplorazioni documentate iniziano negli anni Settanta, con i primi rilevamenti speleologici, e proseguono con rilievi successivi negli anni Novanta e Duemila, fino ai lavori più recenti del GGCR. Una tappa significativa è l’apertura del quarto ingresso nel 2018, dopo lunghi lavori di disostruzione, che ha consentito di migliorare la comprensione del sistema sotterraneo.mglobba.

Aspetti scientifici

La Grava dei Serini non è solo una grotta di interesse topografico: è rilevante anche per i suoi aspetti geomorfologici, idrologici e biologici. Le descrizioni disponibili parlano di un sistema articolato, con tratti fossili e tratti ancora attivi, presenza di concrezionamento importante e di ambienti che hanno offerto riscontri faunistici di rilievo, tanto che la cavità è stata citata anche in studi biospeleologici e faunistici.

Lettura speleologica

Dal punto di vista speleologico, la grotta sembra rappresentare un caso didattico molto utile per capire l’evoluzione di un sistema carsico: ingressi multipli, sviluppo complesso, tratti vadosi e fossili, aree con ruscellamento residuo e settori interessati da riempimenti concrezionali. Questa combinazione la rende preziosa non solo come oggetto di esplorazione, ma anche come archivio naturale dell’evoluzione del carsismo

Contesto territoriale

Il sito rientra nel patrimonio carsico dei Monti Aurunci, area in cui la tutela e la valorizzazione del sottosuolo sono considerate prioritarie. L’iniziativa del 2026 si inserisce infatti in un quadro di divulgazione scientifica e conservazione del patrimonio naturale, con il Museo del Carsismo come sede simbolica per collegare ricerca, memoria speleologica e territorio.

Fonti
[1] “La Grava dei Serini”: 50 anni di esplorazioni speleologiche … https://www.scintilena.com/la-grava-dei-serini-50-anni-di-esplorazioni-speleologiche-raccontati-in-una-monografia/01/11/
[2] Grava dei Serini, quasi mezzo secolo di esplorazioni nel Lazio https://www.scintilena.com/grava-dei-serini-quasi-mezzo-secolo-di-esplorazioni-nel-lazio/02/21/
[3] Grotte dei Monti Aurunci – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotte_dei_Monti_Aurunci
[4] Gruppo Grotte Castelli Romani – Grotte Monti Aurunci https://www.ggcr.altervista.org/grotteaurunci.html
[5] Grava dei Serini – mglobba https://mglobba.altervista.org/gravaserini.html
[6] La Grava dei Serini: 50 anni di ricerche speleologiche – Parchilazio.it https://www.parchilazio.it/montiaurunci-schede-34424-la_grava_dei_serini_50_anni_di_ricerche_speleologiche
[7] Sui Monti Aurunci Grotta Pandora oltre -300 e continua… https://www.scintilena.com/sui-monti-aurunci-grotta-pandora-oltre-300-e-continua/05/27/
[8] Le grotte dei Monti Aurunci in una conferenza a Spigno Saturnia Superiore (LT) – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-dei-monti-aurunci-in-una-conferenza-a-spigno-saturnia-superiore-lt/12/11/
[9] Grava dei Serini -Sarà Serini – Openspeleo http://www.openspeleo.org/openspeleo/caves-view-24.fr.html?page=3
[10] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[11] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[12] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[13] DUE NUOVE SPECIE DI OTIORHYNCHUS (LIXORRHYNCHUS) REITTER, 1914 E UNA NUOVA SPECIE DI RAYMONDIONYMUS WOLLASTON, 1873 DEI MONTI AURUNCI (LAZIO) (COLEOPTERA, CURCULIONOIDEA) http://www.fragmentaentomol.org/index.php/fragmenta/article/view/101
[14] Between history, work and passion: medieval castle, mud volcanoes and Ferrari https://iris.unimore.it/bitstream/11380/1067632/1/2015Sciarraetal.GFTsalse.pdf
[15] IV.—Notes on some Ligurian and Tuscan Serpentines https://zenodo.org/record/1610749/files/article.pdf
[16] Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo. I. Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale https://www.openaccessrepository.it/record/61640/files/fulltext.pdf
[17] Pequeños vertebrados del relleno kárstico del Pleistoceno Superior de Avetrana (Apulia, Sur de Italia) https://estudiosgeol.revistas.csic.es/index.php/estudiosgeol/article/download/1022/1323
[18] Geo-archaeology of the Grozzana area (N–E Italy) https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/17445647.2019.1659866?needAccess=true
[19] Hints on the Late Miocene Evolution of the Tonale-Adamello-Brenta Region (Alps, Italy) Based on Allochtonous Sediments From Raponzolo Cave https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/feart.2021.672119/pdf
[20] Geosites and geological landscapes of Liguria (Italy) https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/17445647.2022.2145919
[21] Burial-Deformation History of Folded Rocks Unraveled by Fracture Analysis, Stylolite Paleopiezometry and Vein Cement Geochemistry: A Case Study in the Cingoli Anticline (Umbria-Marche, Northern Apennines) https://www.mdpi.com/2076-3263/11/3/135/pdf
[22] In Liguria scoperto un ulteriore collegamento sotterraneo che apre Nuove prospettive per il complesso carsico della Priamara nel Finalese – Scintilena https://www.scintilena.com/in-liguria-scoperto-un-ulteriore-collegamento-sotterraneo-che-apre-nuove-prospettive-per-il-complesso-carsico-della-priamara-nel-finalese/01/19/
[23] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2201/?c=6&sid=8f2c180f2c764e68f7a2ccab73f67653&wpmp_switcher=mobile
[24] Monti Lepini (Lazio) – Nuovo abisso nell’Altopiano del Gorga https://www.scintilena.com/monti-lepini-lazio-nuovo-abisso-nellaltopiano-del-gorga-30om-e-15km-esplorati-nel-quinto-elemento/01/13/
[25] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/category/0/page/689/?wpmp_switcher=mobile
[26] “I Monti Alburni si fanno Gentili” Campo estivo AD MMXII – Scintilena https://www.scintilena.com/i-monti-alburni-si-fanno-gentili-campo-estivo-ad-mmxii-monti-alburni/09/12/
[27] GRAIM: Presentazione delle Scoperte e ricerche sulle … https://www.scintilena.com/graim-presentazione-delle-scoperte-e-ricerche-sulle-miniere-abbandonate-della-maiella-il-23-gennaio/01/08/
[28] Svelati i misteri della base segreta sotterranea di Monte … https://www.scintilena.com/svelati-i-misteri-della-base-segreta-sotterranea-di-monte-urpinu-a-cagliari/08/31/
[29] Scintilena https://www.scintilena.com/page/144/?c=8
[30] Scoperto un presunto cenobio eremitico nel comprensorio delle … https://www.scintilena.com/scoperto-un-presunto-cenobio-eremitico-nel-comprensorio-delle-miniere-della-maiella/07/21/
[31] Miniere dimenticate dell’Aspromonte: storia, geologia e archeologia – Scintilena https://www.scintilena.com/miniere-dimenticate-dellaspromonte-storia-geologia-e-archeologia/07/13/
[32] Gruppo Grotte Castelli Romani – Catasto del Lazio https://www.ggcr.altervista.org/catastogrotte.html
[33] Grava dei Serini esplorazioni – mglobba https://mglobba.altervista.org/serinistoriaesplorazioni.html
[34] [PDF] RELAZIONE PER IL CO.RE.CO.CO. – Consiglio Regionale del Lazio https://www.consiglio.regione.lazio.it/binary/consiglio_regionale/tbl_corecoco_documentazione/Relazione_Ente_Parco_Monti_Aurunci.pdf
[35] LA GROTTA DEI SERINI NEI MONTI AURUNCI (Frosinone https://mglobba.altervista.org/gravadeiserini.pdf
[36] Ultima uscita di questo corso… naturalmente nella nostra grotta di … https://www.facebook.com/speleo.ggcr/posts/ultima-uscita-di-questo-corso-naturalmente-nella-nostra-grotta-di-casa-la-grava-/1160581199408104/
[37] Monti Aurunci – mglobba https://www.mglobba.altervista.org/aurunci.html
[38] Grava dei Serini -Sarà Serini – Openspeleo http://www.openspeleo.org/openspeleo/caves-view-24.html
[39] Nel fango del Grifo si celano questi piccoli tesori. #speleologia … https://www.instagram.com/gruppo_grotte_castelli_romani/p/CgJUXRDgIoH/
[40] Il carsismo dei Monti Aurunci – Gruppo Grotte Castelli Romani https://www.ggcr.altervista.org/carsismoaurunci.html

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