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Le “miniere” a km 0 dei costruttori romani: i Colli Euganei svelano il loro segreto

Apríl 28th 2026 at 14:00

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Il progetto EuQuGeA dell’Università di Padova identifica l’antico distretto estrattivo che riforniva i grandi cantieri imperiali


Cave romane nei Colli Euganei: una scoperta millenaria

Gli antichi ingegneri romani sapevano dove cercare i materiali migliori senza percorrere centinaia di chilometri. Nei Colli Euganei, a pochi passi dai cantieri, avevano individuato una fonte di approvvigionamento di prim’ordine: la pozzolana euganea, una breccia di esplosione vulcanica dalle eccezionali proprietà consolidanti, e la trachite, roccia lavica densa destinata a muri e pavimentazioni stradali.

A restituire alla storia questo sistema estrattivo dimenticato è il progetto EuQuGeA (Geoarchaeology of Euganean Quarrying from Research to Valorization), promosso dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del bando Ricerca Scientifica di Eccellenza 2023.


Droni e laser per rileggere il paesaggio delle cave

La prima scoperta arriva dal cielo. Nello studio firmato da Josiah Olah, dottorando del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, pubblicato sul Journal of Archaeological Science, droni equipaggiati con tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging) hanno sorvolato l’area dei Colli Euganei. I sensori laser hanno filtrato virtualmente la fitta vegetazione boschiva, restituendo un modello tridimensionale del terreno ad alta risoluzione.

Algoritmi di clustering morfometrico hanno poi classificato le forme del suolo rilevate, permettendo di distinguere le tracce di cavatura antica dalle concavità naturali del territorio.

Il risultato è stato la localizzazione di due siti estrattivi completamente abbandonati e assenti dalla memoria storica: uno nel parco di Villa Draghi a Montegrotto Terme, l’altro in Via Scagliara a sud di Monte Oliveto, nella località di Turri. Entrambi conservano segni inconfutabili di cavatura antica, precedente all’industrializzazione moderna.


La firma geochimica della pozzolana di Villa Draghi

Una volta identificato il “dove”, le analisi di laboratorio hanno chiarito il “cosa” e il “perché”. Il secondo studio, pubblicato su PLOS One e coordinato dal ricercatore Simone Dilaria, ha completato il quadro attraverso un protocollo di indagini petrografiche e geochimiche, confrontando i campioni prelevati dai fronti di cava con un ampio database di rocce euganee sviluppato dal team dell’Università di Padova.

Le analisi hanno dimostrato che dalla cava di Villa Draghi i Romani estraevano una specifica pozzolana euganea, impiegata per realizzare i calcestruzzi delle terme di Fons Aponi, l’antica Montegrotto Terme. La stessa roccia veniva scelta per le sue proprietà consolidanti: mescolata nelle malte, ne migliorava nettamente le caratteristiche strutturali.

La firma geochimica di questo materiale è stata riconosciuta non solo nelle costruzioni locali, ma anche nelle malte delle terme tardo-antiche di Aquileia, in Friuli-Venezia Giulia. Il che dimostra che la pozzolana euganea non era una semplice risorsa di prossimità: era un prodotto considerato pregiato, commercializzato su medie e lunghe distanze.


L’alternativa locale alla Pozzolana Flegrea

Il progetto EuQuGeA si inserisce in un percorso di ricerca già avviato. Uno studio del 2024, coordinato dallo stesso team dell’Università di Padova in collaborazione con le Università Ca’ Foscari di Venezia e di Modena e Reggio Emilia, aveva evidenziato come per le grandi infrastrutture di Aquileia e della Laguna di Venezia i Romani importassero via mare dalla Campania la celebre “Pozzolana Flegrea”, citata da Vitruvio, materiale costoso e proveniente da oltre un migliaio di chilometri.

I nuovi risultati di EuQuGeA mostrano un’immagine più articolata. Nei Colli Euganei, gli stessi ingegneri romani avevano individuato un’alternativa a km 0 di pari efficacia, sfruttando una conoscenza capillare delle georisorse locali. Un sapere tecnico di precisione che è poi andato perduto nel corso dei secoli.

Come sottolinea il professor Michele Secco, principal investigator del progetto, i risultati dimostrano «la conoscenza capillare e di incredibile dettaglio delle georisorse locali e della loro ottimizzazione nei cantieri: un sapere ingegneristico andato poi perduto nel corso dei secoli e oggi finalmente riscoperto grazie al progetto EuQuGeA».


Un team interdisciplinare per decifrare le rocce

Il progetto EuQuGeA ha coinvolto ricercatori di più dipartimenti e istituzioni. Per il Dipartimento dei Beni Culturali, i docenti Jacopo Bonetto, Caterina Previato e Jacopo Turchetto hanno curato l’inquadramento storico-archeologico, le analisi tecnico-costruttive e le ricognizioni topografiche. Il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, con il professor Claudio Mazzoli e i ricercatori Luigi Germinario e Jacopo Nava, ha fornito il contributo petrografico e geochimico per l’analisi delle rocce vulcaniche.

La validazione degli algoritmi di elaborazione dei dati da drone è stata garantita dai ricercatori Sebastiano Chiodini (Dip. Ingegneria Industriale) e Filippo Carraro (Dip. Ingegneria Civile, Edile e Ambientale). I voli LiDAR operativi sono stati condotti da Cristiano Miele della società padovana Archetipo s.r.l. Il progetto ha potuto contare anche sui contributi internazionali di Milo K. Pilgrim (University of Texas at Austin) e Matthew Tryc (WSP-Albuquerque).


Articolo di La Scintilena – Notiziario italiano di Speleologia
Fonte primaria: Università di Padova / Le Scienze, 24 aprile 2026


Scheda di studio completa

  • Concetti e definizioni dei materiali lapidei romani (Pozzolana Euganea, Trachite, Opus caementicium) e delle tecnologie usate (LiDAR, clustering morfometrico)
  • I due studi scientifici del progetto EuQuGeA con metodologie e risultati
  • Il team di ricerca completo con ruoli e affiliazioni
  • Il contesto storico dell’approvvigionamento edilizio romano e la strategia “km 0”
  • 6 domande di autoverifica con risposte
  • Flashcard rapide per memorizzazione veloce dei dati chiave

Le “miniere” edilizie a km 0 degli antichi Romani – Progetto EuQuGeA

Fonte: Università di Padova / Le Scienze – 24 aprile 2026


Panoramica

Il progetto EuQuGeA (Geoarchaeology of Euganean Quarrying from Research to Valorization) dell’Università di Padova ha ricostruito per la prima volta il distretto estrattivo antico dei Colli Euganei, rivelando come gli ingegneri romani selezionassero con straordinaria precisione le risorse lapidee locali per le loro costruzioni, evitando costose importazioni a lunga distanza.


Concetti Chiave e Definizioni

TermineDefinizione
Pozzolana EuganeaBreccia di esplosione vulcanica estratta dai Colli Euganei; mescolata nelle malte, migliorava nettamente le proprietà strutturali dei calcestruzzi
Pozzolana FlegreaCenere vulcanica campana citata da Vitruvio; importata via mare per grandi infrastrutture come Aquileia; più costosa e proveniente da lunga distanza
TrachiteDensa roccia lavica estratta abbondantemente nei Colli Euganei; usata per la costruzione di muri e la pavimentazione delle strade
Opus caementiciumCalcestruzzo romano realizzato con aggregati vulcanici (pozzolana) e leganti; straordinariamente duraturo grazie alle reazioni pozzolaniche
LiDAR (Light Detection and Ranging)Tecnologia laser montata su drone che permette di mappare il terreno “filtrando” virtualmente la vegetazione e rilevando micromodificazioni del suolo
Clustering morfometricoAlgoritmo che classifica automaticamente le forme del terreno rilevate dal LiDAR, distinguendo cave artificiali da concavità naturali
Fons AponiNome romano dell’attuale Montegrotto Terme (PD); sede di importanti terme di epoca imperiale costruite con pozzolana estratta dalla cava di Villa Draghi

I Due Materiali Estratti

1. Pozzolana Euganea (aggregato pozzolanico)

  • Breccia di esplosione vulcanica che affiora solo in limitate porzioni del territorio euganeo
  • Estratta specificatamente dalla cava di Villa Draghi (Montegrotto Terme)
  • Utilizzata per i calcestruzzi delle terme di Fons Aponi
  • La sua firma geochimica è stata riconosciuta anche nelle malte delle terme tardo-antiche di Aquileia (Friuli-Venezia Giulia), prova di un commercio su medie e lunghe distanze
  • Alternativa locale di pari efficacia alla costosa Pozzolana Flegrea campana

2. Trachite

  • Roccia lavica densa, estratta in modo più diffuso nei Colli Euganei
  • Destinata a costruzione di muri e pavimentazione delle strade
  • Utilizzata dall’età preistorica fino ai giorni nostri[1]
  • La sua estrazione ha continuato fino all’era industriale, quando la produzione raggiunse quasi 6 milioni di tonnellate nel 1968[1]

Metodologie della Ricerca

Studio 1 – Mappatura LiDAR da Drone

Pubblicazione: Journal of Archaeological Science
Autore principale: Josiah Olah (Dip. Beni Culturali, UniPD)

Metodo:

  1. Droni equipaggiati con sensori LiDAR sorvolano i Colli Euganei
  2. La tecnologia penetra la vegetazione boschiva, acquisendo dati tridimensionali del suolo
  3. Algoritmi di clustering morfometrico analizzano le forme del terreno
  4. Cavità e fronti di cava antichi vengono distinti dalle modificazioni naturali del suolo

Risultati:

  • Identificati siti estrattivi totalmente dimenticati e abbandonati prima dell’industrializzazione moderna
  • Due siti di primaria importanza localizzati:
  • Cava di Villa Draghi – nel parco di Villa Draghi a Montegrotto Terme
  • Via Scagliara – a sud di Monte Oliveto, nella località di Turri

Studio 2 – Identificazione Archeometrica dei Materiali

Pubblicazione: PLOS One
Autore principale: Simone Dilaria (Dip. Beni Culturali, UniPD)

Metodo:

  1. Campionamento dei fronti di cava di Villa Draghi
  2. Analisi petrografiche (osservazione al microscopio della struttura della roccia)
  3. Analisi geochimiche (composizione chimica degli elementi)
  4. Confronto con il database di campioni di rocce euganee sviluppato dal team UniPD
  5. Confronto incrociato con le malte degli edifici termali antichi

Risultati:

  • Dimostrata la provenienza dei materiali delle terme di Fons Aponi dalla cava di Villa Draghi
  • Firma geochimica riconoscibile anche nelle malte di Aquileia ? prova di distribuzione commerciale

Team di Ricerca

NomeEnteRuolo
Michele Secco (P.I.)UniPD – Dip. Beni CulturaliCoordinamento generale, petrografia
Josiah OlahUniPD – Dip. Beni CulturaliRilievi LiDAR e clustering morfometrico
Simone DilariaUniPD – Dip. Beni CulturaliAnalisi archeometriche, malte
Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Jacopo TurchettoUniPD – Dip. Beni CulturaliInquadramento storico-archeologico, topografia
Claudio Mazzoli, Luigi Germinario, Jacopo NavaUniPD – Dip. GeoscienzePetrografia e geochimica delle rocce
Sebastiano ChiodiniUniPD – Dip. Ingegneria IndustrialeValidazione algoritmi e dati LiDAR
Filippo CarraroUniPD – ICEAElaborazione dati territoriali da drone
Cristiano MieleArchetipo s.r.l. (Padova)Voli LiDAR operativi
Milo K. PilgrimUniversity of Texas at AustinContributo internazionale
Matthew TrycWSP-AlbuquerqueContributo internazionale

Finanziamento: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo – Bando Ricerca Scientifica di Eccellenza 2023


Contesto Storico: Romani e Risorse Lapidee

Prima del Progetto EuQuGeA (studio 2024)

  • Per le grandi infrastrutture di Aquileia e della Laguna di Venezia, i Romani importavano via mare dalla Campania la “Pozzolana Flegrea”, citata da Vitruvio
  • Si trattava di un materiale prezioso, costoso e proveniente da oltre 1.000 km di distanza

La Novità del Progetto EuQuGeA

  • I Romani avevano individuato nei Colli Euganei una alternativa locale di pari efficacia
  • Strategia “km 0”: approvvigionamento locale riducendo i costi di trasporto via mare
  • Dimostrazione di una conoscenza capillare delle georisorse del territorio
  • Tale sapere ingegneristico è poi andato perduto nei secoli successivi

Importanza per l’Archeologia

  • Le cave di Villa Draghi erano completamente dimenticate dalla memoria storica
  • Il LiDAR le ha “riscoperte” senza alcuno scavo invasivo
  • La firma geochimica permette di tracciare le rotte commerciali del materiale estratto

Domande di Autoverifica

  1. Che cos’è la “Pozzolana Euganea” e perché era preziosa per i Romani?
    (R: breccia di esplosione vulcanica estratta in aree limitate dei Colli Euganei; mescolata nelle malte migliorava le proprietà strutturali del calcestruzzo, sostituendo localmente la più costosa Pozzolana Flegrea campana)
  2. Qual è la differenza d’uso tra pozzolana e trachite nell’edilizia romana?
    (R: la pozzolana era usata come aggregato pozzolanico nei calcestruzzi delle terme; la trachite era destinata a muri e pavimentazioni stradali)
  3. Come ha permesso il LiDAR di individuare la cava di Villa Draghi?
    (R: i sensori laser montati su drone hanno filtrato la vegetazione boschiva e rilevato le modificazioni del suolo, poi classificate tramite algoritmi di clustering morfometrico per distinguere le tracce di cava dalle concavità naturali)
  4. Quali costruzioni sono state collegate con certezza alla cava di Villa Draghi?
    (R: le terme di Fons Aponi / Montegrotto Terme e, tramite firma geochimica, le terme tardo-antiche di Aquileia)
  5. Qual è la prova che la pozzolana euganea non era solo usata localmente?
    (R: la sua firma geochimica è stata riconosciuta nelle malte delle terme di Aquileia, in Friuli-Venezia Giulia, dimostrando una distribuzione commerciale su medie e lunghe distanze)
  6. Quale studio precedente (2024) aveva già avanzato ipotesi sull’approvvigionamento romano?
    (R: uno studio coordinato dallo stesso team UniPD con Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Modena e Reggio Emilia, che aveva dimostrato l’importazione via mare della Pozzolana Flegrea per Aquileia e la Laguna di Venezia)

Flashcard Rapide

DomandaRisposta
Acronimo del progettoEuQuGeA
Principal InvestigatorMichele Secco (UniPD)
Tecnologia per la mappaturaLiDAR su drone + clustering morfometrico
Rivista dello studio LiDARJournal of Archaeological Science
Rivista dello studio archeometricoPLOS One
Autore studio LiDARJosiah Olah
Autore studio archeometricoSimone Dilaria
Cava identificataVilla Draghi, Montegrotto Terme
Terme costruite con la pozzolana localeTerme di Fons Aponi (Montegrotto Terme)
Pozzolana alternativa (importata)Pozzolana Flegrea (Campania)
Altro sito estrattivo identificatoVia Scagliara, Turri (Monte Oliveto)
Distanza commerciale provataAquileia (Friuli-Venezia Giulia)
FinanziamentoFondazione CARIPARO – bando 2023

Fonti consultate

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  • Il sistema idrico della risorgenza di Oliero e la tutela dei pipistrelli nel Veneto
    Condividi Un’analisi tecnica sulle grotte della Valbrenta: dall’idrologia del massiccio dei Sette Comuni agli studi specialistici sulla fauna ipogea e sui pipistrelli grazie alla ricerca scientifica La risorgenza di Oliero costituisce uno degli scarichi idrici più rilevanti del massiccio carsico dei Sette Comuni, situato nell’Altopiano di Asiago [1]. Questo complesso cavernicolo si trova nel comune di Valbrenta, in provincia di Vicenza [2, 3]. Le sorgenti sgorgano a un’altitudine di 192 metri
     

Il sistema idrico della risorgenza di Oliero e la tutela dei pipistrelli nel Veneto

Apríl 18th 2026 at 06:00

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Un’analisi tecnica sulle grotte della Valbrenta: dall’idrologia del massiccio dei Sette Comuni agli studi specialistici sulla fauna ipogea e sui pipistrelli grazie alla ricerca scientifica

La risorgenza di Oliero costituisce uno degli scarichi idrici più rilevanti del massiccio carsico dei Sette Comuni, situato nell’Altopiano di Asiago [1]. Questo complesso cavernicolo si trova nel comune di Valbrenta, in provincia di Vicenza [2, 3]. Le sorgenti sgorgano a un’altitudine di 192 metri sopra il livello del mare [2]. Esse rappresentano un esempio significativo di sorgenti valchiusane in ambito europeo [1, 4]. Il sito ospita diverse cavità naturali modellate dall’azione erosiva dell’acqua [3].

Caratteristiche fisiche e inquadramento della risorgenza di Oliero

Il complesso è formato da quattro cavità principali, identificate nel dialetto locale con il termine “còvoli” [4]. Due di questi sono attualmente attivi e danno origine al fiume Oliero [4, 5]. Il Covol dei Siori, noto anche come Grotta Parolini, è la cavità principale aperta alle visite [4, 5]. Da essa scaturisce il flusso idrico che alimenta il breve corso del fiume [6]. La seconda sorgente attiva è il Covol dei Veci, chiamato anche Grotta Cecilia di Baone [1, 5]. Le altre due cavità, situate a una quota superiore, sono il Covol degli Assassini e il Covol delle Soree [4, 5]. Questi sbocchi antichi risultano oggi completamente asciutti [1, 5].

All’interno delle grotte si registrano condizioni microclimatiche costanti per tutto l’arco dell’anno [7, 8]. La temperatura dell’aria si mantiene attorno ai 12 gradi centigradi [6, 8]. L’acqua del lago interno ha invece una temperatura di 9 gradi [6, 7]. Una delle peculiarità morfologiche del complesso è la presenza di una colata di stalattiti alta circa 14 metri [7, 9]. Tra la fauna ipogea spicca il Proteo, introdotto sperimentalmente nel XIX secolo [6, 10]. Questo anfibio troglobio è ancora presente con diverse decine di esemplari [10]. La ricerca scientifica continua a monitorare la stabilità di questo ecosistema protetto [11, 12].

Storia delle esplorazioni e reticolo idrografico

La scoperta delle grotte risale al 1822 per opera del naturalista Alberto Parolini [4, 13]. Egli ipotizzò l’esistenza di una rete idrica sotterranea complessa partendo dalla copiosità delle sorgenti [13]. Per forzare l’ingresso del Covol dei Siori utilizzò cariche di dinamite [13]. La grotta fu aperta ufficialmente al pubblico nel 1832 [4, 10]. In epoca contemporanea le esplorazioni subacquee hanno rivelato dati importanti sullo sviluppo del sistema [4]. Il sifone della sorgente è stato risalito per circa 10 chilometri [4]. Tale estensione lo colloca tra i più lunghi del continente europeo [4].

Il bacino idrografico che alimenta la risorgenza di Oliero è vasto e articolato [7]. Esso drena circa il 90% delle acque meteoriche che penetrano nell’Altopiano di Asiago [1, 7]. Il sistema di infiltrazione è collegato direttamente a diversi inghiottitoi di superficie [14, 15]. Tra questi è stato identificato il torrente Ghelpach come punto di immissione chiave [15]. L’acqua piovana compie un percorso sotterraneo attraverso le faglie e le stratificazioni rocciose [16]. Le rocce carbonatiche del massiccio permettono una circolazione idrica rapida e profonda [3, 16].

Analisi della portata e acquifero carsico

Le sorgenti di Oliero sono classificate come le più copiose del Veneto [4]. Il sistema versa mediamente 8 milioni di metri cubi d’acqua al giorno [4]. La portata media delle due sorgenti attive è di circa 15 metri cubi al secondo [7]. Tuttavia il regime è soggetto a forti variazioni stagionali [7]. Durante i periodi di piogge torrenziali la portata può raddoppiare rapidamente [7]. In occasioni eccezionali sono stati registrati picchi molto elevati [7]. Nel 1966 si stima che le sorgenti abbiano raggiunto i 140 metri cubi al secondo [7].

Il tempo di risposta dell’acquifero alle precipitazioni sull’altopiano è molto breve [3]. L’incremento della portata è visibile spesso già dopo 3 o 8 ore dalle piogge intense [3]. Questo comportamento indica un sistema di drenaggio maturo con condotti ben sviluppati [3]. Lo studio della ricerca scientifica ha evidenziato la vulnerabilità del sistema agli inquinanti [12, 17]. L’acqua viene attualmente pompata verso Asiago per sopperire alle carenze idriche locali [18]. Tale risorsa richiede quindi un monitoraggio costante della qualità chimica e fisica [18, 19].

Progetto Oliero e attività di ricerca scientifica

Dal 2008 è attivo il Progetto Oliero, coordinato dal Club Speleologico Proteo [20, 21]. L’iniziativa mira a conoscere i percorsi idrici interni al massiccio carsico [12]. Il monitoraggio prevede l’uso di sonde multiparametriche automatiche [22]. Queste sono installate presso la Sorgente dei Veci per misurare livello e conducibilità [22]. Lo studio si avvale anche di traccianti atossici come il Tinopal CBS-X [22]. Le analisi dei campioni avvengono in laboratorio tramite spettrofluorimetro [22]. Tali dati servono a definire la dinamica delle acque e i tempi di percorrenza [12, 17].

Oltre all’idrogeologia sono stati condotti studi sulla radioattività naturale [23, 24]. I ricercatori hanno analizzato le emissioni alfa, beta e gamma nell’aria e nell’acqua [25, 26]. Il monitoraggio ha incluso anche la grotta della Poscola e il Buso della Rana [27]. Questi dati aiutano a comprendere le caratteristiche aggressive delle acque ipogee [23, 28]. La ricerca scientifica è fondamentale per la protezione della risorsa idropotabile regionale [12, 29]. Ogni alterazione dei parametri viene segnalata tempestivamente alle autorità competenti [25, 29].

Progetti di monitoraggio dei pipistrelli nel Parco di Oliero

Un capitolo importante riguarda lo studio della chirotterofauna locale [30, 31]. Tra il 2011 e il 2014 è stato condotto un monitoraggio sui pipistrelli del parco [30, 32]. Il progetto è nato dalla collaborazione tra il Museo Parolini e il Club Proteo [33]. Gli esperti hanno identificato le specie presenti e mappato i loro rifugi [33]. Sono state effettuate sessioni di cattura temporanea tramite reti specifiche [33]. Lo scopo era capire come i pipistrelli utilizzino i vari ambienti della Valbrenta [33]. Questa attività fornisce dati utili per la conservazione di queste specie fragili [34].

Ulteriori ricerche hanno interessato i Monti Lessini e le loro colonie [35, 36]. Si è indagato il ruolo ecologico delle grotte per il ciclo vitale dei pipistrelli [35, 36]. Tra i siti monitorati compaiono il Buso della Rana e la Grotta della Poscola [36]. Dal 2015 è inoltre attivo uno studio specifico sul Miottero in Veneto [37, 38]. La ricerca scientifica analizza la dinamica delle popolazioni e i loro comportamenti sociali [38, 39]. I pipistrelli sono considerati ottimi indicatori della salute degli ambienti sotterranei [34]. Il monitoraggio preventivo serve anche a prevenire patologie come la White Nose Syndrome [40, 41].

Didattica, musei e valorizzazione del territorio

Il Parco di Oliero offre numerose proposte educative per scuole e università [42, 43]. La visita include un’escursione in barca all’interno della Grotta Parolini [43]. Guide naturalistiche illustrano le forme del carsismo e le sorgenti del fiume [9, 43]. Il Museo della Speleologia Alberto Parolini documenta la formazione delle cavità [9, 44]. Attraverso pannelli e collezioni naturalistiche si esplora il mondo sotterraneo [9, 44]. È inoltre visitabile il Museo delle Cartiere, che racconta la storia industriale locale [45, 46]. L’antica cartiera del XVIII secolo sfruttava proprio la forza motrice dell’Oliero [16, 47].

Il complesso dispone di acquari e di un anfibiario dedicato al Proteo [48, 49]. Qui è possibile osservare da vicino la rara fauna che popola le acque sorgive [49, 50]. Il percorso didattico è pianeggiante e accessibile a tutte le età [51, 52]. La gestione attuale promuove anche sport d’acqua come il rafting e la canoa [46]. La conservazione dell’area è garantita dal costante impegno dei gruppi speleologici [11, 53]. Il sito rappresenta un bene di alto interesse naturalistico e scientifico [5, 54]. La ricerca scientifica continua a fornire la base conoscitiva per ogni azione di tutela [12, 20]. I pipistrelli residenti beneficiano indirettamente della protezione di questi habitat incontaminati [34].

Ecco l’elenco delle fonti utilizzate per la stesura dell’articolo tecnico sulla risorgenza di Oliero e sulla ricerca relativa ai pipistrelli, con i relativi link e riferimenti:

  1. CATASTO GROTTE VENETO (Versione 3.0.0) – Federazione Speleologica Veneta – GEOMOTION
    Link: http://www.catastogrotteveneto.it/
    Utilizzata per l’inquadramento geografico e i dati catastali delle cavità carsiche. [1]
  2. Catasto|| delle grotte
    Link: http://www.speleologiaveneta.it/
    Utilizzata per i dettagli sui progetti scientifici della Federazione Speleologica Veneta. [2]
  3. FEDERAZIONE SPELEOLOGICA VENETA
    Link: http://www.speleologiaveneta.it/
    Utilizzata per le notizie sulle ricerche biospeleologiche e il monitoraggio ambientale. [3]
  4. Federazione Speleologica Veneta
    Link: http://www.speleologiaveneta.it/
    Utilizzata per i dati sul “Progetto Oliero” e gli studi sui pipistrelli della Valbrenta. [4], [5], [6]
  5. Grotte di Oliero – Wikipedia
    Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Grotte_di_Oliero
    Utilizzata per le caratteristiche fisiche, la portata del fiume Oliero, la storia della scoperta di Alberto Parolini e la biospeleologia (Proteo). [7], [8], [9], [10], [11]
  6. Il parco di Oliero | Sentieri, natura e picnic in Valbrenta
    Link: https://www.grottedioliero.it/
    Utilizzata per le informazioni sul sentiero natura e i servizi del Parco. [12], [13]
  7. La Commissione Scientifca e i suoi progetti
    Link: http://www.speleologiaveneta.it/
    Utilizzata per i dettagli sulla ricerca relativa al Miottero e il ruolo ecologico delle grotte nei Lessini per i chirotteri. [14], [15], [16], [17]
  8. Le Grotte di Oliero – Musei AltoVicentino
    Link: https://www.museialtovicentino.it/proposta-educativa/le-grotte-di-oliero/
    Utilizzata per le proposte didattiche, il Museo Alberto Parolini e il Museo delle Cartiere. [18], [19], [20], [21]
  9. Menù – Progetti FSV
    Link: http://www.speleologiaveneta.it/
    Utilizzata per i dettagli tecnici sulle analisi idrochimiche, l’uso dei traccianti (Tinopal CBS-X) e il monitoraggio della Sorgente dei Veci. [22], [23], [24], [25]
  10. Pubblicazioni F.S.V.
    Link: http://www.speleologiaveneta.it/
    Utilizzata per i riferimenti alla rivista “Speleologia Veneta” e alla diffusione dei risultati delle ricerche. [26], [27], [28]
  11. Valstagna – Le Grotte di Oliero
    Link: http://www.grottedioliero.it/
    Utilizzata per la storia industriale delle cartiere e l’origine geologica del sistema carsico. [29], [30], [31]

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  • Padova Il vuoto sotto la città: ESCA esplora e racconta il patrimonio ipogeo della Provincia Patavina
    Condividi Martedì 14 aprile 2026 a Vicenza la conferenza pubblica di ESCA – Padova Sotterranea ripercorre anni di esplorazioni, scoperte e ricerca nel sottosuolo della provincia di Padova: dalle gallerie medievali del Castello Carrarese all’acquedotto romano dei Colli Euganei La provincia patavina come laboratorio di speleologia in cavità artificiali Sotto le strade, le piazze e i campi della provincia di Padova si nasconde un archivio millenario di opere umane. Acquedotti romani,
     

Padova Il vuoto sotto la città: ESCA esplora e racconta il patrimonio ipogeo della Provincia Patavina

Apríl 14th 2026 at 08:00

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Martedì 14 aprile 2026 a Vicenza la conferenza pubblica di ESCA – Padova Sotterranea ripercorre anni di esplorazioni, scoperte e ricerca nel sottosuolo della provincia di Padova: dalle gallerie medievali del Castello Carrarese all’acquedotto romano dei Colli Euganei


La provincia patavina come laboratorio di speleologia in cavità artificiali

Sotto le strade, le piazze e i campi della provincia di Padova si nasconde un archivio millenario di opere umane. Acquedotti romani, gallerie medievali, bastioni cinquecenteschi, cunicoli estrattivi e rifugi bellici: il territorio patavino è uno dei contesti più ricchi d’Italia per la speleologia in cavità artificiali.

A esplorarlo sistematicamente da anni è ESCA – Padova Sotterranea (Esplorazioni Speleologiche Cavità Artificiali), gruppo iscritto all’Albo Regionale dei Gruppi Speleologici del Veneto. L’occasione per un bilancio pubblico è la conferenza “Un viaggio nello spazio e nella storia della provincia Patavina”, in programma martedì 14 aprile 2026 alle ore 21:00 presso il Centro Civico di Via Turra 70 a Vicenza. L’ingresso è libero.


ESCA Padova Sotterranea: identità e metodo

ESCA è dedicata allo studio, alla ricerca e all’esplorazione di ambienti sotterranei di origine antropica. Il gruppo è guidato da Marco Romano e conta tra i suoi protagonisti figure come Adriano Menin, Eleonora Berto, Giacomo Ghiotto, Martina Barazzuol e Umberto Fortini.

La filosofia del gruppo parte da una premessa precisa: la speleologia in cavità artificiali viaggia nel tempo umano, fatto di secoli di lavoro. Ogni galleria, ogni cunicolo, ogni cisterna è la traccia concreta di una scelta, di una necessità, di un progetto costruito da chi ha abitato questo territorio prima di noi. Le indagini mirano all’individuazione geografica e tipologica delle cavità, all’analisi delle tecniche costruttive e alla comprensione delle funzioni originarie, con un rigore che unisce speleologia, archeologia e storia.

Le frasi sono volutamente brevi. Il sottosuolo parla da solo. Il compito degli speleologi è ascoltarlo.


Il progetto “Padova Sotterranea”: trent’anni di bastioni e gallerie

Alla fine del 2008 nasce il progetto “Padova Sotterranea”, per iniziativa del Comitato Mura di Padova e del Gruppo Speleologico Padovano CAI, con cui ESCA collabora strettamente. L’obiettivo era rilevare e documentare tutti gli ambienti ipogei del sistema bastionato veneziano di Padova — la cinta muraria cinquecentesca più estesa conservata in Europa, con undici chilometri di mura e diciannove bastioni.

Le esplorazioni hanno portato alla luce casematte, gallerie di soccorso, cunicoli di scarico e camere mai segnalate. Per ogni bastione — dal Baluardo San Prosdocimo al bastione Pontecorvo, dalla Saracinesca al Venier — è stata prodotta documentazione fotografica e cartografica consegnata al Comune di Padova senza alcun onere per l’amministrazione. Il risultato di oltre trent’anni di ricerca è confluito nel volume “Padova sotterranea. Nel cuore delle mura rinascimentali esistenti più estese d’Europa”, pubblicato nel 2018 da Edizioni Chartesia, 240 pagine con fotografie, disegni architettonici e documenti d’archivio.


La scoperta del tunnel medievale sotto il Castello Carrarese

Tra le esplorazioni più recenti di ESCA spicca quella del 2024 al Castello Carrarese. Durante i sopralluoghi preparatori al progetto di restauro dell’ala est del castello — un intervento da 18 milioni di euro — la squadra guidata da Adriano Menin ha individuato e percorso per prima un tunnel sotterraneo di circa 50 metri, completamente ignoto e assente da qualsiasi mappa dei sotterranei del castello.

La galleria si articola in due sezioni: una parte risalente al XIII secolo, che si estende verso il Naviglio carraresco, e una porzione più recente di epoca ottocentesca. La funzione principale sembra essere idraulica — uno scolo per le acque meteoriche e reflue — ma non si escludono usi secondari. L’assessore alla Cultura Andrea Colasio ha riconosciuto che la scoperta ha imposto una revisione della strategia di restauro, con implicazioni dirette sul passaggio dei tubi fognari e sui tempi del cantiere. Una singola esplorazione speleologica ha cambiato il piano operativo di un cantiere milionario.


I Colli Euganei: dal Buso della Casara alle grotte Frassanelle

I Colli Euganei costituiscono un capitolo autonomo nel patrimonio speleologico della provincia. Le loro rocce — rioliti, trachiti, calcari — custodiscono sia grotte naturali sia un sistema articolato di cavità artificiali che attraversa i secoli.

Il sito più significativo è il Buso della Casara, a Cinto Euganeo: un sistema di gallerie romane scavate nella riolite per oltre 100 metri, costruito per captare le sorgenti interne del Monte Vendevolo e convogliare l’acqua verso la città di Ateste (Este). Cinque polle di sorgente alimentavano un bacino di raccolta, da cui l’acqua scorreva lungo 10 chilometri di condottura in tubuli di trachite. I cunicoli presentano incavi per le lucerne usate durante la manutenzione: un dettaglio che dice molto sulla cura con cui i romani progettavano le loro infrastrutture.

ESCA ha esplorato e documentato il Buso della Casara con rilievo LIDAR fotografico, producendo una ricostruzione tridimensionale virtuale presentata alla Soprintendenza nel 2024 con Adriano Menin ed Eleonora Berto come relatori. I dati sono stati consegnati all’autorità di tutela competente.

Sul versante opposto della storia, le Grotte delle Frassanelle a Rovolon raccontano un episodio ottocentesco: il conte Alberto Papafava le fece costruire artificialmente per sette anni, usando lastre di pietra calcarea locale, per replicare le grotte naturali del suo parco romantico all’inglese. Il risultato — cunicoli, stalattiti, laghetti — è oggi visitabile all’interno del parco.


L’acquedotto romano di Padova: una scoperta da 24 chilometri

In parallelo alle esplorazioni dirette, il territorio patavino ha rivelato negli ultimi anni un altro segreto di dimensioni storiche. Nel 2025 uno studio pubblicato sul Journal of Ancient Topography — firmato da ricercatori dell’Università di Padova e della Soprintendenza — ha identificato nell’Arzeron della Regina, il lungo terrapieno a nordovest di Padova per secoli interpretato come argine o strada sopraelevata, il supporto di un acquedotto romano di 24 chilometri, di cui 12 ipogei.

L’opera risale all’ultimo quarto del I secolo a.C. e portava le acque di risorgiva dalla località Fontanon del Diavolo di Gazzo Padovano fino alla città. Questa scoperta si aggiunge a un quadro che si arricchisce continuamente: tombe protostoriche dei Veneti antichi emerse nei cantieri universitari, necropoli romane, resti di domus affrescate sotto il Palazzo della Ragione. Il sottosuolo della Provincia Patavina è, letteralmente, un archivio a cielo aperto.


Formazione, relazioni e tutela: il valore aggiunto di una rete

L’attività di ESCA non si esaurisce nell’esplorazione. Il gruppo porta avanti da anni una serie di conferenze divulgative — le “Pillole di ESCA” — su temi come la cartografia catastale, le tecnologie di rilievo e la storia delle singole cavità. Collabora con il Gruppo Speleologico Padovano CAI, con Treviso Sotterranea, con il Gruppo San Marco di Venezia, con la Soprintendenza e con il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova.

Ogni rilievo prodotto da ESCA viene consegnato alle autorità competenti — Comune, Soprintendenza, enti di tutela — contribuendo al patrimonio di conoscenza pubblica del territorio. In questo senso, la speleologia in cavità artificiali non è solo un’attività tecnica o sportiva: è un atto di responsabilità civica. Scoprire, documentare e condividere sono le tre fasi di un unico gesto.

La conferenza del 14 aprile a Vicenza è l’occasione per raccontare tutto questo a un pubblico più ampio. Non solo esplorazioni: anche le persone, le relazioni, le scoperte condivise e i momenti di crescita che la Provincia Patavina ha regalato agli speleologi di ESCA nel corso degli anni.


Evento: “Un viaggio nello spazio e nella storia della provincia Patavina” — martedì 14 aprile 2026, ore 21:00 — Centro Civico, Via Turra 70, Vicenza — ingresso libero.


Fonti consultate

L'articolo Padova Il vuoto sotto la città: ESCA esplora e racconta il patrimonio ipogeo della Provincia Patavina proviene da Scintilena.

Lasciati Trascinare dalla Corrente: Con il 7° Corso di Canyoning del CAI Vicenza impari a leggere le forre, gestire le corde e muoverti nell’ambiente acquatico con tecnica e consapevolezza

Apríl 4th 2026 at 06:00

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7° Corso di Introduzione al Torrentismo (Canyoning)

Gruppo Vicenza Canyoning – CAI Sezione di Vicenza

23-24/30-31 MAGGIO & 1-2 GIUGNO 2026

Serata di Presentazione Venerdì 17 Aprile 2026

Cos’è il Torrentismo?

Il torrentismo, o canyoning, non è solo uno sport, ma un’esperienza immersiva totale. Significa esplorare forre e gole scavate dall’acqua nel corso dei millenni, seguendo il percorso del flusso. È un mix unico di escursionismo, alpinismo e sport acquatici: ci si cala sotto fragorose cascate, si scivola su toboga naturali e ci si tuffa in pozze cristalline.

Perché partecipare al nostro corso?

Il Gruppo Vicenza Canyoning, sotto l’egida del CAI Vicenza, propone la settima edizione del corso di introduzione per chiunque voglia approcciarsi a questa disciplina in modo sicuro, consapevole e tecnico.

L’obiettivo del corso è fornire le basi tecniche e di sicurezza per muoversi in autonomia all’interno di una squadra in forre di bassa e media difficoltà. Imparerai a gestire le corde, a conoscere l’ambiente acquatico e a rispettare l’ecosistema delicato dei torrenti.

Programma del Corso

Il corso si articola in lezioni teoriche e uscite pratiche in ambiente, durante le quali metteremo in pratica le manovre di corda e la progressione acquatica.

1. Sessioni Teoriche

• Introduzione al Canyoning: Storia, etica e materiali specifici.

• Nodi e Manovre di Base: La tecnica della calata in corda e i nodi fondamentali.

• Ambiente e Meteorologia: Capire il torrente e i pericoli legati al meteo.

• Sicurezza e Primo Soccorso: Gestione delle emergenze in ambiente ostile.

2. Uscite Pratiche

• Palestra di Roccia/Ponte: Addestramento a secco per padroneggiare le calate.

• Uscita 1 (Acquaticità): Approccio al movimento in acqua e ai primi ostacoli.

• Uscita 2 & 3 (Progressione): Discesa di forre locali (es. Val d’Astico o Prealpi Venete).

• Uscita Finale: Due giorni intensi in un’area d’eccellenza (es. Friuli o Slovenia) per consolidare quanto appreso.

Requisiti e Attrezzatura

• Chi può partecipare: Il corso è aperto a tutti i soci CAI (o a chi intende iscriversi) che abbiano compiuto 16 anni, siano in buona forma fisica e abbiano una buona acquaticità (saper nuotare).

• Attrezzatura fornita dal Gruppo: Casco, imbrago specifico da torrentismo, corde e materiale collettivo.

• Attrezzatura a carico del partecipante: Muta in neoprene (5mm consigliata), calzari, scarpe da torrentismo (o scarponcini da trekking con buona suola) e zaino drenante.

Iscrizioni e Informazioni

Le iscrizioni sono a numero chiuso per garantire il massimo rapporto istruttore/allievo e la massima sicurezza.

• Serata di Presentazione: Venerdì 17 Aprile 2026, ore 20.30 presso la sede CAI di Vicenza in Contra Porta S. Lucia 95

• Contatti: 

• segreteria@vicenzacanyoning.it 

• Sito Web: www.vicenzacanyoning.it

• Social: Seguici su Facebook Vicenza canyoning o su Instagram vicenza_canyoning

Vieni a scoprire il lato segreto della montagna. Ti aspettiamo nel flusso!

Nota: La direzione del corso si riserva di modificare il programma in base alle condizioni meteo e idriche per garantire la sicurezza di tutti i partecipanti.

 

Il Gruppo Vicenza Canyoning della Sezione CAI di Vicenza propone per il 2026 il 7° corso di introduzione al torrentismo (canyoning), rivolto a chi desidera avvicinarsi a questa attività in modo strutturato e sicuro. Il corso alterna lezioni teoriche e uscite pratiche in forra, con l’obiettivo di formare torrentisti in grado di muoversi in autonomia all’interno di una squadra su percorsi di bassa e media difficoltà.

Cos’è il torrentismo e perché un corso di introduzione al torrentismo

Il torrentismo, conosciuto anche come canyoning, è una pratica che unisce escursionismo, alpinismo e attività acquatiche. Si svolge lungo forre e gole scavate dall’acqua nel corso di migliaia di anni, seguendo il percorso del torrente.
Durante una discesa di torrentismo si alternano camminate in alveo, calate in corda sotto cascate, scivoli su toboga naturali e tuffi in pozze profonde e trasparenti.

Un corso di introduzione al torrentismo offre un inquadramento tecnico e culturale che consente di comprendere l’ambiente torrentizio, i suoi rischi specifici e le corrette modalità di progressione. È un passaggio utile per chi proviene dalla speleologia, dall’alpinismo o dall’escursionismo e vuole strutturare le proprie competenze in canyon.

Il 7° corso di introduzione al torrentismo del Gruppo Vicenza Canyoning

Il 7° corso di introduzione al torrentismo è organizzato dal Gruppo Vicenza Canyoning sotto l’egida della Sezione CAI di Vicenza. L’iniziativa si inserisce nella tradizione formativa del gruppo, che propone regolarmente corsi di introduzione al torrentismo per consentire ai nuovi praticanti di partecipare in sicurezza alle uscite sociali.[1]
L’edizione 2026 è pensata per formare torrentisti di livello base, capaci di muoversi all’interno di una squadra in forre classificate di bassa e media difficoltà. L’impostazione didattica dà priorità alla sicurezza, alla gestione del gruppo e al rispetto dell’ambiente.

Secondo il calendario della Scuola Nazionale di Torrentismo del CAI, a Vicenza è in programma nel 2026 un corso T1 con periodo indicativo tra fine maggio e inizio giugno, diretto da istruttori qualificati del gruppo. Questo contesto nazionale sottolinea il ruolo del corso di introduzione al torrentismo di Vicenza all’interno dell’offerta formativa del CAI.[2]

Obiettivi formativi del corso di torrentismo

Il corso di introduzione al torrentismo ha come obiettivo principale quello di fornire agli allievi le basi per una progressione consapevole e autonoma, sempre all’interno di una squadra strutturata.
Al centro del percorso ci sono tre temi: tecnica di corda, gestione dell’ambiente acquatico e sicurezza personale e di gruppo.

Alla fine del corso di torrentismo gli allievi dovrebbero essere in grado di:

  • eseguire correttamente una calata in corda in forra;
  • collaborare alle manovre di squadra in sosta e in frazione;
  • muoversi con sicurezza in acqua corrente, valutando ostacoli e portate;
  • partecipare a discese di torrentismo di difficoltà bassa e media con atteggiamento prudente e consapevole.

Lezioni teoriche: torrentismo, materiali, meteo e sicurezza

La parte teorica del corso di introduzione al torrentismo si svolge in aula e affronta i fondamenti della disciplina. Una prima lezione introduce storia, etica del canyoning e panoramica sui materiali specifici.
Segue un modulo dedicato ai nodi di base e alle manovre fondamentali, con particolare attenzione alla tecnica di calata in corda e alle configurazioni più usate nel torrentismo.

Un altro tema centrale è l’ambiente acquatico e la meteorologia. Vengono forniti elementi per leggere il comportamento del torrente, riconoscere i pericoli legati alle portate, interpretare correttamente i bollettini meteo e decidere se una discesa è compatibile con le condizioni del giorno.
Infine è prevista una lezione su sicurezza e primo soccorso in ambiente ostile, con cenni alla gestione di incidenti e imprevisti tipici del torrentismo e alle modalità di allertamento del soccorso organizzato.

Uscite pratiche: torrentismo tra palestra di roccia e forre

Il cuore del corso di introduzione al torrentismo è rappresentato dalle uscite pratiche. La prima fase si svolge in palestra di roccia o su ponte, in “asciutto”, per permettere agli allievi di concentrarsi sulle manovre di corda senza il fattore disturbo dell’acqua.
In questa fase si esercitano calate, gestione dell’imbrago da torrentismo, uso di longe e bloccanti, comunicazione tra compagni.

Seguono le prime uscite in ambiente, con forre di difficoltà contenuta. Una giornata è dedicata in particolare all’acquaticità, alla familiarizzazione con l’acqua fredda, alle prime correnti e ai piccoli salti controllati.
Le successive uscite di progressione prevedono discese in forre del territorio, come quelle dell’area Val d’Astico o delle Prealpi Venete, con scelta degli itinerari in funzione delle condizioni meteo e idriche.

È prevista infine un’uscita di weekend di due giorni in un’area considerata di particolare interesse per il canyoning, ad esempio tra Friuli e Slovenia, per consolidare quanto appreso durante il corso di introduzione al torrentismo. In questa occasione gli allievi affrontano un programma più continuo, che avvicina a una vera esperienza di torrentismo su più giornate.

Requisiti di partecipazione e attrezzatura per il torrentismo

Il corso di introduzione al torrentismo è aperto a tutti i soci CAI, o a chi intende iscriversi alla Sezione di Vicenza prima dell’inizio delle attività. È richiesto il compimento del sedicesimo anno di età.
È necessaria una buona condizione fisica generale e una buona acquaticità, che include la capacità di nuotare e di muoversi con calma in acqua.

Il Gruppo Vicenza Canyoning mette a disposizione degli iscritti casco, imbrago specifico da torrentismo, longe, bloccanti per la risalita su corda e il materiale collettivo come corde, moschettoni e attrezzatura di sosta.
Restano a carico del partecipante alcuni elementi personali fondamentali per la pratica del torrentismo in sicurezza e con adeguato comfort termico:

  • muta in neoprene, preferibilmente di 5 mm;
  • calzari in neoprene compatibili con le calzature;
  • scarpe specifiche da torrentismo, oppure scarponcini da trekking con buona suola;
  • semplici guanti da lavoro, utili per proteggere le mani su roccia e corda.

Iscrizioni al corso di introduzione al torrentismo a Vicenza

Le iscrizioni al 7° corso di introduzione al torrentismo sono a numero chiuso, per mantenere un rapporto istruttore/allievo favorevole e garantire una gestione attenta della sicurezza lungo tutto il percorso didattico.
È prevista una serata di presentazione aperta agli interessati venerdì 17 aprile 2026, alle ore 20.30, presso la sede del CAI Vicenza in Contrà Porta S. Lucia 95.

Durante la serata verrà illustrato il programma dettagliato del corso di torrentismo, il calendario indicativo delle lezioni teoriche e delle uscite, le modalità di iscrizione e le eventuali quote di partecipazione. Sarà anche possibile chiarire dubbi su requisiti, attrezzatura e impegno fisico richiesto.

Per informazioni e iscrizioni è attivo l’indirizzo email segreteria@vicenzacanyoning.it, oltre al sito web ufficiale www.vicenzacanyoning.it e ai canali social “Vicenza Canyoning” su Facebook e “vicenza_canyoning” su Instagram.

La direzione del corso di introduzione al torrentismo si riserva di modificare il programma in funzione delle condizioni meteo e idriche, sempre con l’obiettivo di tutelare la sicurezza dei partecipanti e valorizzare al meglio le potenzialità formative del canyoning.

Fonti
[1] Gruppo torrentismo Vicenza Canyoning https://www.caivicenza.it/index.php/scuole-e-gruppi/gruppo-torrentismo-vicenza-canyoning/1233-gruppo-torrentismo-vicenza-canyoning

www.vicenzacanyoning.it

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