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Speleologia Veneta, il numero 25 prende forma: circa 350 pagine per raccontare il sottosuolo

November 3rd 2026 at 06:00

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Prenotazioni aperte fino al 14 novembre 2026 per Speleologia Veneta, la rivista della Federazione Speleologica Veneta. Uscita prevista nei primi giorni di dicembre. Dalle esplorazioni agli acquiferi carsici, un percorso editoriale iniziato nel 1984 e sviluppato attraverso rivista, aggiornamenti catastali e allegati scientifici.

Speleologia Veneta 25: uscita a dicembre e prenotazioni entro il 14 novembre

È in fase di impaginazione e revisione il numero 25 di Speleologia Veneta, la rivista della Federazione Speleologica Veneta. La pubblicazione è prevista per i primi giorni di dicembre 2026. Il nuovo volume avrà circa 350 pagine, con una consistenza particolarmente ampia rispetto alla produzione precedente.

La redazione ha aperto le prenotazioni al prezzo di 17,00 euro per copia. La scadenza è fissata al 14 novembre 2026. Le richieste serviranno anche a definire il numero di esemplari da stampare.

Per prenotare una o più copie occorre scrivere a pgasparetto@libero.it, indicando:

  • nome e cognome;
  • indirizzo postale completo per la spedizione;
  • numero di copie desiderate.

Le spedizioni avverranno, ove possibile, attraverso il servizio Piego di libri di Poste Italiane per invii inferiori a 2 chilogrammi. Per quelli di peso superiore è previsto il corriere espresso. Il costo esatto della spedizione e le modalità di pagamento saranno comunicati dopo la stampa. L’annuncio della redazione invita quindi a prenotare entro la scadenza, sostenendo la produzione e la diffusione della rivista.

Speleologia Veneta dal 1984: dalle fotocopie alla nuova serie

La storia di Speleologia Veneta comincia nel 1984. La pubblicazione nasce come foglio informativo interno fotocopiato. Contiene brevi notizie e i verbali dell’Assemblea dei delegati dei gruppi veneti. Fino al 1990 escono sei numeri in questa veste essenziale, pensata soprattutto per la comunicazione associativa. [web:2]

Il passaggio alla stampa tipografica arriva con i primi finanziamenti. La nuova serie si apre nel 1993, come documenta il catalogo della Federazione. Al primo volume si affianca un supplemento dedicato agli elenchi catastali delle grotte e delle aree carsiche del Veneto, firmato da Paolo Mietto. La rivista amplia così la propria funzione: non soltanto informazione interna, ma anche pubblicazione di dati sul patrimonio sotterraneo regionale. [web:2][web:24]

Un’altra tappa riguarda la veste grafica. Dal numero 5, uscito nel 1997, la pubblicazione diventa interamente a colori. Il cambiamento accompagna la volontà della Federazione di costruire un bollettino accurato, alimentato dai contributi degli autori veneti. I rinnovi della redazione introducono nel tempo nuove impostazioni e diverse modalità di organizzazione dei contenuti. [web:2]

La redazione di Speleologia Veneta e la crescita degli autori

La formazione degli autori costituisce uno degli obiettivi dichiarati della rivista. Le diverse redazioni hanno cercato di coinvolgere un numero crescente di speleologi nella scrittura delle proprie esperienze e ricerche. Il lavoro editoriale offre quindi uno sbocco alle attività dei gruppi e favorisce la loro trasformazione in documentazione consultabile. [web:2]

Nel percorso della testata si sono succeduti, come direttori responsabili, Federico Lanaro, Enrico Gleria, Giancarlo Marchetto e Paolo Gasparetto. Sono nomi legati a fasi differenti della sua evoluzione. La continuità del progetto risiede nell’attenzione agli autori e nella volontà di raccogliere il lavoro svolto sul territorio. [web:2]

La figura di Federico “Ico” Lanaro mostra il rapporto fra esplorazione e pubblicazione. Nel 1993 raccontò su Speleologia Veneta la Spurga del Viperotto, con l’articolo “Il Faedo ha un abisso: la Spurga del Viperotto”. Alla scrittura affiancava fotografie e rilievi. La sua attività documenta un modo di fare speleologia nel quale l’esplorazione prosegue attraverso il racconto e la rappresentazione delle cavità. [web:20]

Gli allegati scientifici di Speleologia Veneta: una seconda linea editoriale

Accanto alla rivista si sviluppa una produzione di supplementi e allegati. Dal 2007 l’allegato, pubblicato in precedenza in modo sporadico, assume una propria programmazione. La finalità dichiarata è ospitare ricerche ed eventi importanti della speleologia veneta, lasciando alla rivista una struttura più agile e leggibile. [web:2]

Le due linee editoriali rispondono quindi a esigenze complementari. La testata raccoglie contributi diversi, notizie e resoconti. I volumi tematici permettono di organizzare materiali estesi attorno a uno stesso argomento, progetto o incontro. Questa articolazione emerge anche dal catalogo delle pubblicazioni federali. [web:2][web:24]

Fra i titoli figurano gli “Atti del terzo incontro di Speleologia Veronese”, allegato scientifico numero 5 del 2007. Seguono il volume del 2009 sul progetto IN.A.C. e quello del 2010 dedicato a “Ramaloch 2007”. Nel catalogo compare anche “L’acqua che berremo”, del 2011, con il sottotitolo “Speleologi e istituzioni difendono la risorsa più preziosa”. Il programma editoriale collega così ricerca, confronto fra gruppi e divulgazione delle questioni ambientali. [web:24]

Catasto delle grotte del Veneto: la documentazione nelle pubblicazioni

La componente catastale accompagna la nuova serie fin dall’inizio. Al supplemento del 1993 si aggiunge, nel 2005, il volume “Elenchi catastali delle grotte del Veneto – X aggiornamento generale”, ancora a firma di Paolo Mietto. La pubblicazione degli aggiornamenti costituisce una parte riconoscibile dell’attività editoriale federale. [web:24]

Il catasto e la rivista svolgono funzioni distinte, ma collegate. Gli elenchi ordinano le informazioni sulle cavità. Gli articoli ospitano invece descrizioni, interpretazioni e resoconti delle attività. La presenza di entrambi nel catalogo permette di affiancare la registrazione del patrimonio carsico alla narrazione delle ricerche che ne ampliano la conoscenza. [web:24][web:25]

Questa relazione è visibile anche nella produzione recente. Nel volume 24 trovano spazio le nuove esplorazioni del periodo 2020-2024, curate da Francesco Sauro, e le ricerche sul Monte Baldo raccontate da Andrea Ceradini. La rivista conserva quindi una funzione di aggiornamento sulle attività esplorative regionali. [web:25]

Acquiferi carsici e progetto IN.A.C.: la ricerca pubblicata da Speleologia Veneta

Un esempio articolato della produzione scientifica è l’allegato numero 6 del 2009, “IN.A.C. – Inquinamento Acque carsiche”. Il volume conta 192 pagine. Il suo indice riunisce strumenti di misura, organizzazione dei dati, idrogeologia, qualità delle acque e indagini biologiche. [web:26]

Una prima parte affronta il confronto fra datalogger di temperatura, cioè strumenti che registrano le misure nel tempo. Un altro contributo riguarda il GIS delle sorgenti del progetto: un sistema informativo geografico che associa dati e cartografia. Il lavoro comprende la scelta del software, il sistema di riferimento e la struttura delle tabelle. La pubblicazione affianca così i risultati delle indagini alle modalità impiegate per raccogliere e organizzare le informazioni. [web:26]

I casi territoriali comprendono i Monti Lessini veronesi e l’altopiano Faedo-Casaron. Altri contributi riguardano la sorgente Copacan presso Lumignano, le sorgenti dell’Oliero e alcune sorgenti dell’Altopiano dei Sette Comuni. Il volume ospita anche uno studio sulle temperature delle sorgenti della Vena d’Oro, nelle Prealpi Bellunesi. [web:26]

La ricerca si estende alle acque ipogee del Bus de la Genziana e del Bus del Pal, sul Cansiglio. Include inoltre metodi di raccolta dei protozoi negli ambienti sotterranei e nelle risorgive. Due contributi affrontano i protozoi delle acque carsiche del Montello, anche come possibili indicatori di qualità. Il monitoraggio fisico e chimico viene quindi affiancato dall’osservazione biologica. [web:26]

Un capitolo presenta il lavoro condotto dal Liceo Scientifico di Asiago con protocolli IN.A.C. La sua presenza documenta anche una collaborazione fra ricerca speleologica e scuola. La raccolta non si limita a descrivere luoghi: mette in circolazione esperienze, procedure e bibliografie. [web:26]

Speleologia Veneta 24: esplorazioni, sorgenti e ghiacciai ipogei

Il volume 24, pubblicato nel 2024, offre un quadro recente degli interessi della testata. Conta 222 pagine e alterna sezioni dedicate a eventi, incontri, articoli di approfondimento e attività dei gruppi. Vi figurano l’inaugurazione della biblioteca “Francesco Dal Cin”, uno stage per istruttori e aiuto istruttori e gli atti di “Tutti giù in Lessinia 2023”. [web:25]

L’idrogeologia occupa uno spazio specifico con i contributi di Alessio Fileccia sulla sorgente del Meschio. Un articolo presenta i risultati del monitoraggio 2017-2020. Un secondo riferisce della ripresa delle esplorazioni dopo trent’anni, con aggiornamenti all’ottobre 2022. Le due prospettive affiancano lo studio del bacino di alimentazione alla frequentazione esplorativa della sorgente. [web:25]

Il numero comprende anche “Lo stato di salute di alcuni ghiacciai ipogei dell’Altopiano di Asiago, 25 anni dopo”, di Jacopo Zannoni. La presenza del contributo estende l’attenzione editoriale agli ambienti sotterranei con ghiaccio e al loro confronto nel tempo. Nella stessa pubblicazione trovano spazio temi di circolazione dell’acqua e dinamica dell’ambiente ipogeo. [web:25]

Cavità artificiali, mappe digitali e psicologia nella rivista

Speleologia Veneta non si limita alle grotte naturali. Il volume 24 comprende uno studio sugli antichi acquedotti sotterranei di Asolo, firmato da Massimiliano Zago, Daniele Davolio, Marcello Pellegrini, Roberto Sordi e Marco Sordi. La sezione dedicata alla speleologia artificiale raccoglie quindi ricerche sul sottosuolo costruito dall’uomo. [web:25]

Un altro contributo presenta “Il Buio in tasca”, di Daniele Davolio e Marco Romano. Il sottotitolo, “Mappe digitali per una speleologia diffusa e condivisa”, esplicita l’attenzione agli strumenti digitali e alla condivisione della documentazione. [web:25]

La sezione “Speleologia e Psyche” allarga ulteriormente il campo. Un articolo affronta caratteristiche e abilità di esperti e non esperti nell’ambiente ipogeo. Un secondo, di Tommaso De Vivo, riguarda la rappresentazione mentale del corpo negli speleologi. La rivista ospita così anche studi sull’esperienza umana della grotta, accanto a esplorazione, geologia e ricerca sulle acque. [web:25]

Recensioni, riferimenti ai gruppi veneti, laboratori di biologia sotterranea e incarichi federali completano il volume. La testata mantiene quindi un collegamento fra approfondimento e vita associativa, senza ridurre la propria funzione al resoconto delle sole esplorazioni. [web:25]

Fonti e documentazione

Speleologia Veneta

L'articolo Speleologia Veneta, il numero 25 prende forma: circa 350 pagine per raccontare il sottosuolo proviene da Scintilena.

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Recuperanti di Montagne, dalle grotte ripulite a un piano contro i rifiuti sull’Altopiano

Október 17th 2026 at 08:00

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Recuperanti di Montagne e bonifica ambientale: il bando veneto da 577 mila euro apre la strada a interventi coordinati nei Sette Comuni

Un piano condiviso per rimuovere i rifiuti abbandonati nei boschi, nei pascoli e nelle cavità dell’Altopiano dei Sette Comuni. È la proposta rivolta all’Unione Montana e alle amministrazioni locali da un intervento pubblicato il 16 ottobre 2026 su 7 Comuni Online. Al centro figura il coinvolgimento dei Recuperanti di Montagne – Terzo Patrimonio, associazione che dal 2015 organizza interventi di pulizia in zone impervie e ambienti sotterranei. La proposta collega questa esperienza alle risorse regionali disponibili per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti abbandonati. [web:6][web:39]

La Regione del Veneto ha destinato alla misura 577.000 euro. La scadenza per presentare le richieste è il 30 ottobre 2026. L’obiettivo del finanziamento è sostenere i Comuni nella gestione di un problema che interessa anche territori difficili da raggiungere. [web:34]

Recuperanti di Montagne e bando Veneto: la proposta per i Sette Comuni

Il bando regionale costituisce il riferimento economico dell’iniziativa proposta per l’Altopiano. Secondo le condizioni riportate da 7 Comuni Online, il contributo può coprire fino all’80% delle spese sostenute dai Comuni. Il limite indicato è di 80.000 euro per progetto. [web:6]

L’appello invita le amministrazioni a costruire una programmazione comune. La conoscenza del territorio maturata dai Recuperanti di Montagne potrebbe contribuire a individuare i siti, documentarne le condizioni e organizzare gli interventi. Il percorso proposto comprende mappatura delle microdiscariche, coordinamento logistico e sensibilizzazione di residenti e visitatori. Il conferimento dei materiali resterebbe collegato ai servizi di gestione e smaltimento autorizzati. [web:6]

Il finanziamento regionale e la proposta locale hanno funzioni distinte. Il primo mette a disposizione risorse pubbliche. La seconda indica una possibile collaborazione tra enti e volontariato, valorizzando un’attività già radicata sul territorio. [web:6][web:34]

Bonifica della Grotta di Fiara: l’esperienza dei Recuperanti di Montagne

La Grotta di Fiara rappresenta uno degli interventi più articolati condotti dall’associazione. La cavità si trova nel territorio di Gallio, su un fondo di proprietà del Comune di Rotzo. Questa distinzione chiarisce il ruolo dell’amministrazione di Rotzo nelle operazioni e nella logistica. [web:28]

Il 7 e l’8 settembre 2024 furono recuperati 45 sacchi di rifiuti. Il resoconto firmato da Claudio Barbato registra 29 partecipanti e 464 ore complessive di lavoro volontario. Tra i materiali rimossi figuravano resti di circa trenta pecore, un cranio bovino e un altro attribuito a un cavallo o a un asino. Furono recuperati anche plastica, vetro, ferro e batterie. [web:29]

La pulizia proseguì nel settembre 2025. Scintilena ha successivamente riportato la conclusione dell’intervento, insieme all’assegnazione all’associazione del riconoscimento «L’Altopianese dell’anno 2025». La vicenda di Fiara riunisce le principali componenti del lavoro dei Recuperanti di Montagne: organizzazione, competenze speleologiche, gestione dei rifiuti e collaborazione istituzionale. [web:10]

Tutela delle acque carsiche e rifiuti nelle grotte dell’Altopiano

L’interesse per queste operazioni non riguarda soltanto l’aspetto dei luoghi. Le grotte appartengono a un sistema idrico sotterraneo. Negli acquiferi carsici, fratture e condotti possono facilitare il trasferimento dei contaminanti dalla superficie al sottosuolo. La letteratura scientifica considera per questo essenziali la prevenzione delle sorgenti d’inquinamento e il monitoraggio delle acque. [web:23]

A Fiara, durante la campagna del 2024, furono raccolti campioni destinati ad analisi chimiche, microbiologiche ed ecotossicologiche. La rimozione dei rifiuti si affiancò quindi a un’attività conoscitiva sulle condizioni dell’ambiente ipogeo. [web:29]

Recuperanti di Montagne, volontariato e continuità della bonifica ambientale

La collaborazione proposta per i Sette Comuni si inserisce in una storia di interventi già documentati. Nel 2021, a Contrada Bosco di Asiago, l’associazione organizzò la rimozione di circa 500 chilogrammi di rifiuti da una galleria della Prima guerra mondiale. Nella stessa giornata furono ripulite altre due località vicine. [web:8]

Il passaggio verso una programmazione territoriale condivisa punta a dare continuità a queste azioni. La proposta pubblicata il 16 ottobre mette insieme conoscenza dei siti, risorse regionali e responsabilità amministrative. La scadenza del 30 ottobre definisce il termine per le richieste al bando, mentre il lavoro dei Recuperanti di Montagne offre un’esperienza concreta su cui costruire la collaborazione. [web:6][web:34]

Relazione di approfondimento sulle attività dei Recuperanti di Montagne – Terzo Patrimonio

Recuperanti di Montagne: origine dell’associazione e radicamento nell’Altopiano

I Recuperanti di Montagne – Terzo Patrimonio sono attivi dal 2015, anno indicato come fondazione dell’associazione. Il loro ambito d’intervento comprende discariche abusive e accumuli di rifiuti in zone impervie dell’Altopiano dei Sette Comuni. Già nel maggio 2022 l’associazione riferiva di avere ripulito una decina di discariche di questo tipo. Si tratta di un bilancio riferito a quella data, utile a descrivere il percorso precedente alla campagna di Fiara. [web:39]

Il nome richiama una figura storica del territorio: il recuperante che cercava ferro e materiali lasciati dalla Grande Guerra. L’associazione riprende quel riferimento legato alla frequentazione della montagna e lo orienta verso la tutela ambientale. L’attività contemporanea riguarda la rimozione dei rifiuti, non la raccolta di residuati bellici. [web:10]

Recuperanti di Montagne e censimento delle discariche abusive

La rimozione dei rifiuti è preceduta dalla conoscenza dei luoghi. Nel 2021 Scintilena riportava circa un centinaio di siti inquinati catalogati negli anni e progressivamente affrontati. Il dato descrive il patrimonio di segnalazioni e ricognizioni allora disponibile, non il numero delle bonifiche già concluse. [web:8]

Questa distinzione aiuta a comprendere la dimensione dell’attività. Un sito individuato può richiedere sopralluoghi, verifiche sulle condizioni di accesso, interlocuzioni con gli enti e organizzazione dei trasporti. Il caso di Fiara mostra quanto la preparazione possa incidere sui tempi complessivi. L’intervento era già stato annunciato per il giugno 2022, ma fu rinviato per questioni burocratiche ancora da risolvere. [web:39]

La proposta dell’ottobre 2026 valorizza proprio questa conoscenza territoriale. La mappatura delle criticità costituisce uno dei collegamenti indicati tra il lavoro associativo e l’eventuale programmazione dei Comuni. Il censimento assume così una funzione operativa: permette di passare dalla segnalazione del problema all’organizzazione di progetti localizzati. [web:6]

Bonifica di Contrada Bosco: rifiuti in una galleria della Grande Guerra

L’intervento di Contrada Bosco, nel territorio di Asiago, documenta l’impegno anche nelle cavità artificiali. Nell’ottobre 2021 i Recuperanti di Montagne organizzarono la pulizia di una galleria militare della Prima guerra mondiale. Parteciparono speleologi appartenenti a gruppi vicentini. [web:8]

Dalla cavità uscirono circa 500 chilogrammi di materiali. Il resoconto cita taniche di olio esausto, pneumatici, elettrodomestici, fiale di farmaci e un sedile d’auto. Segnala inoltre la presenza di eternit. Una parte consistente dei rifiuti risaliva agli anni Ottanta e Novanta. Il deposito raccontava quindi un uso prolungato del sottosuolo come luogo di abbandono. [web:8]

La cronaca registra una segnalazione ai Carabinieri e il deposito provvisorio dei materiali in attesa del recupero da parte della ditta incaricata della raccolta. Il lavoro non terminava all’uscita della galleria. Comprendeva il raccordo con la gestione esterna dei rifiuti. Nella medesima giornata furono ripulite altre due località vicine. [web:8]

Grotta di Fiara: dall’esplorazione speleologica alla preparazione della pulizia

La Grotta di Fiara era stata esplorata dal Gruppo Speleologico Settecomuni circa quarant’anni prima dell’intervento del 2024. Nel resoconto delle operazioni, uno degli esploratori ricordava che la cavità era pulita al tempo delle prime visite. Il successivo accumulo di carcasse e altri materiali aveva trasformato l’ambiente. [web:29]

La preparazione della pulizia precede di diversi anni l’ingresso operativo dei volontari. Un video dell’interno era già stato realizzato nell’agosto 2020. Nel 2022 venne annunciata una giornata di bonifica in coincidenza con la Giornata mondiale dell’ambiente, poi rinviata. Nel settembre 2024 il progetto arrivò alla fase di recupero dei rifiuti. [web:39][web:29]

La cavità si trova nel comune di Gallio, mentre il fondo appartiene al Comune di Rotzo. Nel percorso organizzativo intervennero quindi aspetti territoriali, patrimoniali e amministrativi. La ricostruzione pubblicata nel 2025 descrive il sostegno del Comune di Rotzo e dei Carabinieri Forestali di Asiago, insieme al contributo documentale del CAI e della Società Speleologica Italiana. [web:28]

Bonifica della Grotta di Fiara nel 2024: persone, attrezzature e organizzazione

Le operazioni del 7 e 8 settembre 2024 richiesero attività sia in superficie sia nel sottosuolo. All’ingresso fu rimosso un tronco caduto. Seguirono il disgaggio, la sistemazione di una recinzione e l’installazione di un verricello a bandiera. L’attrezzatura serviva a sollevare i big bag con i sacchi di rifiuti. [web:29]

Il resoconto delle due giornate elenca verricello, gruppo elettrogeno, corde, impalcatura, motosega, badili, picconi, leve, sacchi, big bag e pickup. Questa dotazione descrive un cantiere organizzato, nel quale il recupero verticale rappresentava soltanto una delle lavorazioni. La movimentazione proseguiva all’esterno, fino al punto di raccolta. [web:29]

I volontari si distribuirono tra mansioni differenti:

  • recupero e insaccamento dei materiali all’interno della grotta;
  • sollevamento dei carichi e ricezione in superficie;
  • separazione dei rifiuti recuperati;
  • trasporto dei sacchi al punto di raccolta;
  • gestione dei pasti e della logistica del campo. [web:29]

Il bilancio pubblicato da Claudio Barbato indica 29 partecipanti, 45 sacchi recuperati e 464 ore complessive di lavoro gratuito. Il Comune di Rotzo fornì quasi interamente cibo e bevande per circa trenta persone e tre pasti. Il sostegno logistico consentì di affiancare il lavoro sotterraneo alle attività esterne. [web:29]

Recuperanti di Montagne e collaborazione tra gruppi speleologici

La campagna di Fiara coinvolse una rete di gruppi, non soltanto i soci dell’associazione organizzatrice. Il resoconto del 2024 elenca GS Settecomuni, Gruppo Grotte Trevisiol, Gruppo Grotte Giara Modon di Valstagna, Gruppo Grotte Treviso, Gruppo Grotte Valdagno, Club Speleologico Proteo, Gruppo Speleologico Padovano CAI e Gruppo Speleologico Sacile. [web:29]

La presenza di più realtà mise in relazione conoscenza locale e capacità tecniche. Alla componente speleologica si affiancarono cittadini e volontari impegnati in superficie. Il modello consentiva una partecipazione differenziata: chi non entrava in grotta contribuiva alla selezione, al trasporto e alla logistica. [web:29]

Anche il programma del settembre 2025 prevedeva una collaborazione con il Gruppo Grotte Gastone Trevisiol CAI Vicenza e altri gruppi veneti e friulani. I Recuperanti di Montagne assicuravano vitto e materiali collettivi. L’organizzazione associativa svolgeva quindi una funzione di raccordo tra squadre, attrezzature e permanenza sul posto. [web:12]

Rifiuti animali, documentazione e rapporti con i Carabinieri Forestali

La presenza di resti animali rese la pulizia di Fiara diversa da una comune raccolta di rifiuti escursionistici. I sacchi contenevano carcasse e ossa, insieme a materiali eterogenei. Il lavoro richiedeva di gestire ciò che risaliva dalla cavità e di separarlo in superficie. [web:29]

Durante la campagna del 2024 alcuni marchi auricolari identificativi degli animali furono consegnati ai Carabinieri Forestali di Asiago. Il resoconto riferisce anche la documentazione fotografica dei materiali estratti dal pozzo. La rimozione si accompagnò così alla conservazione di elementi utili alle verifiche delle autorità. [web:29]

Questo passaggio distingue i compiti dei soggetti coinvolti. I volontari svolgevano le operazioni organizzate di recupero. I Forestali ricevevano la documentazione e gli elementi identificativi. Il contributo dell’associazione riguardava quindi anche l’emersione e la registrazione di una situazione di degrado sotterraneo. [web:29]

Tutela delle acque carsiche: il significato scientifico delle bonifiche

Il collegamento tra rifiuti e acqua costituisce il fondamento ambientale di queste attività. La revisione scientifica di F. Ka?aro?lu, pubblicata nel 1999 su Water, Air, & Soil Pollution, descrive l’elevata vulnerabilità degli acquiferi carsici all’inquinamento. Tra le pressioni considerate figurano gli scarichi e lo smaltimento di rifiuti domestici, agricoli e industriali. [web:23]

Il sottosuolo carsico non è un contenitore isolato. La circolazione attraverso fratture e condotti mette in relazione settori diversi dell’acquifero. La conoscenza dei percorsi dell’acqua diventa quindi importante per comprendere anche il trasferimento dei contaminanti. Una sintesi pubblicata nel 2025 dall’American Geophysical Union richiama il ruolo dei tracciamenti, del monitoraggio e della modellazione di questi processi. [web:27]

Nel caso di Fiara, i campionamenti del 2024 furono destinati ad analisi chimiche, microbiologiche ed ecotossicologiche. La ricostruzione giornalistica dell’agosto 2025 riferisce che le analisi avevano confermato un forte inquinamento. La pulizia interveniva quindi su una situazione per la quale erano state raccolte anche informazioni sulla qualità dell’acqua. [web:29][web:28]

La letteratura collega la protezione degli acquiferi a più azioni complementari: conoscenza idrogeologica, controllo delle sorgenti d’inquinamento, monitoraggio e informazione pubblica. Il lavoro documentato dei Recuperanti di Montagne si colloca soprattutto nella rimozione dei depositi e nella sensibilizzazione, con un raccordo alle verifiche ambientali. [web:23][web:29][web:17]

Grotta di Fiara nel 2025 e riconoscimento all’impegno dei Recuperanti di Montagne

La prima campagna non esaurì il materiale presente nella cavità. L’associazione organizzò una nuova fase per il 6 e 7 settembre 2025, destinata a completare la pulizia. L’intervento confermava la necessità di tornare sullo stesso sito, anziché limitarsi a una singola giornata di raccolta. [web:28]

Nel gennaio 2026 Scintilena riportò la conclusione della pulizia avvenuta nel settembre precedente. La stessa notizia attribuiva al lavoro del 2025 altre 490 ore. Il dato rende visibile la consistenza della seconda fase e il proseguimento dell’impegno dopo l’operazione iniziale. [web:10]

All’associazione fu assegnato il riconoscimento «L’Altopianese dell’anno 2025». La notizia collegava il premio alla campagna di Fiara e alle altre azioni contro le discariche abusive. Il riconoscimento portava all’attenzione pubblica un’attività distribuita nel tempo, fatta di preparazione, interventi sul campo e relazioni con la comunità. [web:10]

Recuperanti di Montagne e divulgazione ambientale a Rotzo

L’attività associativa comprende incontri pubblici e restituzione dei risultati. Il 20 dicembre 2024, alla Casa della Cultura di Rotzo, i Recuperanti di Montagne presentarono fotografie e filmati a una cinquantina di cittadini. La serata affrontò le condizioni dei pascoli e dei boschi, il carsismo e la tutela delle sorgenti. [web:17]

Fu proiettato anche un filmato sulle giornate di pulizia di Fiara, realizzato da uno speleologo e speleosub vicentino. La documentazione consentiva di mostrare ambienti e operazioni normalmente poco visibili a chi non frequenta il sottosuolo. Il racconto dell’intervento diventava uno strumento di informazione territoriale. [web:17]

Questa attività collega l’esperienza tecnica alla prevenzione. La revisione scientifica sulla protezione degli acquiferi carsici comprende proprio la consapevolezza pubblica tra gli elementi di un sistema di tutela. Nel lavoro dell’associazione, incontri e immagini accompagnano la rimozione materiale dei rifiuti. [web:23][web:17]

Bonifica ambientale dell’Altopiano: il raccordo tra volontariato ed enti pubblici

Le esperienze di Contrada Bosco e Fiara mostrano una filiera composta da soggetti diversi. L’associazione organizza persone e competenze. I gruppi speleologici contribuiscono alle operazioni ipogee. Le amministrazioni sostengono aspetti organizzativi e territoriali. Le autorità ricevono segnalazioni e documentazione. I servizi incaricati intervengono nella gestione dei materiali raccolti. [web:8][web:29][web:28]

La proposta pubblicata il 16 ottobre 2026 porta questa collaborazione a una scala intercomunale. I tre elementi indicati sono l’individuazione delle microdiscariche, l’integrazione tra risorse pubbliche e lavoro volontario e il coinvolgimento della comunità. Il bando regionale offre il possibile sostegno economico; l’esperienza dei Recuperanti di Montagne fornisce conoscenza dei luoghi e precedenti operativi. [web:6]

Il passaggio da singoli interventi a una programmazione condivisa è il tema della proposta rivolta all’Unione Montana. Il patrimonio di attività già realizzate ne costituisce il punto di partenza: ricognizioni, recuperi in cavità naturali e artificiali, rapporti con gli enti, documentazione e divulgazione. [web:6][web:8][web:29][web:17]

Fonti giornalistiche, istituzionali e scientifiche

  1. 7 Comuni Online, 16 ottobre 2026 — «Un’opportunità per il territorio: l’Unione Montana dei Sette Comuni e i “Recuperanti di Montagne” uniscano le forze per pulire i nostri boschi».
    https://www.7comunionline.it/2026/10/16/altopiano-e-recuperanti-di-montagne-insieme-per-la-bonifica-ambientale/
  2. Regione del Veneto — «Rifiuti abbandonati, 577 mila euro ai Comuni per rimuoverli».
    https://www.regione.veneto.it/article-detail?articleId=14422328
  3. 7 Comuni Online, 28 maggio 2022 — «Recuperanti di Montagne: bonifica alla Grotta di Fiara per la Giornata Mondiale dell’Ambiente».
    https://www.7comunionline.it/2022/05/28/recuperanti-di-montagne-bonifica-alla-grotta-di-fiara-per-la-giornata-mondiale-dellambiente/
  4. Scintilena, 22 ottobre 2021 — «Asiago I Recuperanti di Montagne ripuliscono 500 kg di rifiuti da una cavità della Prima Guerra Mondiale».
    https://www.scintilena.com/asiago-i-recuperanti-di-montagne-ripuliscono-500-kg-di-rifiuti-da-una-cavita-della-prima-guerra-mondiale/10/22/
  5. Scintilena, 14 settembre 2024 — «Bonifica della Grotta di Fiara: Un Impegno Corale per l’Ambiente», con resoconto di Claudio Barbato.
    https://www.scintilena.com/bonifica-della-grotta-di-fiara-un-impegno-corale-per-lambiente/09/14/
  6. Scintilena, 24 dicembre 2024 — «La Bonifica della Grotta di Fiara: Incontro a Rotzo con la Verità sui Pascoli e Boschi dell’Altopiano dei Sette Comuni».
    https://www.scintilena.com/la-bonifica-della-grotta-di-fiara-incontro-a-rotzo-con-la-verita-sui-pascoli-e-boschi-dellaltopiano/12/24/
  7. 7 Comuni Online, 25 agosto 2025 — «Grotta di Fiara, i Recuperanti di Montagne tornano per completare la bonifica».
    https://www.7comunionline.it/2025/08/25/grotta-di-fiara-i-recuperanti-di-montagne-tornano-per-completare-la-bonifica/
  8. Scintilena, 2 settembre 2025 — «Grotta di Fiara pronta alla bonifica: i Recuperanti di Montagne tornano all’opera».
    https://www.scintilena.com/grotta-di-fiara-pronta-alla-bonifica-i-recuperanti-di-montagne-tornano-allopera/09/02/
  9. Scintilena, 6 gennaio 2026 — «Recuperanti di montagne premiati come Altopianese dell’anno per la tutela ambientale dell’Altopiano».
    https://www.scintilena.com/recuperanti-di-montagne-premiati-come-altopianese-dellanno-per-la-tutela-ambientale-dellaltopiano/01/06/
  10. Ka?aro?lu, F., 1999 — «Review of Groundwater Pollution and Protection in Karst Areas», Water, Air, & Soil Pollution, 113, 337–356. DOI: 10.1023/A:1005014532330.
    https://link.springer.com/article/10.1023/A:1005014532330
  11. Eos, American Geophysical Union, 22 luglio 2025 — «Groundwater Pollution in Karst Regions: Toward Better Models».
    https://eos.org/editors-vox/groundwater-pollution-in-karst-regions-toward-better-models

Recuperanti di montagne

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  • Sorgenti della Valbrenta, quale acqua berremo? A Oliero una serata sulla siccità del 2026
    Condividi Il 23 ottobre il Gruppo Grotte Giara Modon presenterà una riflessione sulle sorgenti della Valbrenta e sui dati raccolti durante la siccità. L’incontro rientra nelle iniziative per il sessantesimo anniversario dell’alluvione del 1966. Quanta acqua sarà disponibile e quali caratteristiche avrà quella destinata al consumo umano? Sono le domande al centro della serata «Quanta sarà (e come sarà) l’acqua che berremo?», organizzata dal Gruppo Grotte Giara Modon. L’appuntamento è venerdì 2
     

Sorgenti della Valbrenta, quale acqua berremo? A Oliero una serata sulla siccità del 2026

Október 10th 2026 at 06:00

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Il 23 ottobre il Gruppo Grotte Giara Modon presenterà una riflessione sulle sorgenti della Valbrenta e sui dati raccolti durante la siccità. L’incontro rientra nelle iniziative per il sessantesimo anniversario dell’alluvione del 1966.

Quanta acqua sarà disponibile e quali caratteristiche avrà quella destinata al consumo umano? Sono le domande al centro della serata «Quanta sarà (e come sarà) l’acqua che berremo?», organizzata dal Gruppo Grotte Giara Modon. L’appuntamento è venerdì 23 ottobre 2026, alle ore 20:30, nella Sala delle Grotte di Oliero, nel territorio di Valstagna, comune di Valbrenta, in provincia di Vicenza. L’ingresso è libero.

Al centro dell’incontro ci saranno le sorgenti della Valbrenta. La serata affronterà il loro stato di salute e le prospettive della risorsa idrica in un contesto di mutamenti ambientali. Il programma darà ampio spazio ai dati raccolti durante la siccità del 2026, ancora in corso secondo la comunicazione degli organizzatori.

Sorgenti della Valbrenta: la siccità del 2026 al centro dell’incontro

Le osservazioni raccolte durante il periodo siccitoso costituiranno uno dei principali temi della serata. Per alcuni aspetti, questa fase ha permesso di analizzare situazioni estreme mai osservate prima nel territorio, come riportato nell’annuncio del Gruppo Grotte Giara Modon.

Il tema non riguarda soltanto la quantità d’acqua. Il titolo dell’incontro richiama anche le sue caratteristiche e la salute delle sorgenti. Disponibilità e qualità saranno quindi i due elementi attorno ai quali sviluppare la riflessione sull’acqua destinata alla popolazione.

Il confronto partirà dal territorio e dai dati raccolti. Sullo sfondo ci sono eventi piovosi violenti e siccità sempre più intense, indicati dagli organizzatori come fattori di un’epoca incerta. La serata porterà questi interrogativi davanti al pubblico, collegando l’esperienza del monitoraggio alle domande sul futuro dell’approvvigionamento idrico.

Grotte di Oliero e sorgenti della Valbrenta: il legame con l’Altopiano dei Sette Comuni

La scelta di Oliero colloca l’incontro presso uno dei principali punti di emersione delle acque sotterranee locali. Le sorgenti dell’Oliero rappresentano infatti gli scarichi idrici più importanti del massiccio carsico dei Sette Comuni. Dalle cavità inferiori del complesso nasce il fiume Oliero.[1]

Il paesaggio dell’altopiano aiuta a comprendere questo collegamento. Alla scarsità della circolazione idrica superficiale si contrappone una consistente circolazione sotterranea. L’acqua attraversa un territorio ricco di cavità e riemerge lungo i versanti, rendendo lo studio del sottosuolo parte integrante della conoscenza delle risorse idriche.[2]

Le sorgenti della Valbrenta non sono dunque separate dalla montagna che le alimenta. Studiare i percorsi sotterranei permette di mettere in relazione le acque dell’altopiano con quelle che raggiungono il fondovalle. Per la speleologia, questo significa affiancare all’esplorazione delle grotte la ricerca idrogeologica.

Monitoraggio delle acque sotterranee: il precedente del tracciamento in Val Frenzela

Un esempio concreto di questa attività è il progetto «Tracciamento Val Frenzela 2024». L’indagine ha coinvolto Etra, Arpav, l’Istituto Agrario Parolini di Bassano del Grappa, il Consiglio di Bacino Brenta e il Gruppo Grotte Giara Modon. Il lavoro ha studiato il movimento delle acque sotterranee delle Prealpi Venete.[3]

La fluoresceina sodica, utilizzata come tracciante, è stata immessa nel torrente Frenzela a Gallio. Una rete di venti punti di controllo ha seguito il suo passaggio tra Valbrenta, Valsugana e Valle dell’Astico. Dopo venti giorni dall’immissione, il tracciante è stato rilevato alle sorgenti dell’Oliero.[3]

L’indagine ha collegato ricerca, gestione della risorsa e formazione. Gli studenti dell’Istituto Parolini hanno partecipato alle rilevazioni di portata e alle analisi dei campioni. Le sorgenti dell’Oliero hanno inoltre un ruolo nell’approvvigionamento di acqua potabile gestito da Etra. Conoscere direttrici e tempi di percorrenza delle acque aiuta a tutelare la risorsa anche in caso di contaminazione accidentale.[3]

Alluvione del 1966 in Valbrenta: dalla memoria alla gestione dell’acqua

La serata si inserisce nel sessantesimo anniversario dell’alluvione del 1966. Nel novembre di quell’anno, l’esondazione del Brenta e le frane colpirono Valstagna e gli abitati vicini. Il programma commemorativo del 2026 comprende mostre, testimonianze e iniziative dedicate al rapporto tra comunità e fiume.[4]

L’incontro sulle sorgenti della Valbrenta porta in questo percorso un tema complementare: la disponibilità dell’acqua e la conoscenza dei sistemi sotterranei. Accanto alla memoria delle piene, trova spazio la riflessione sui periodi di scarsità. Il filo conduttore resta il rapporto fra territorio, risorsa idrica e popolazione.

Serata sulle sorgenti della Valbrenta: orario, sede e contatti

L’incontro «Quanta sarà (e come sarà) l’acqua che berremo?» si terrà venerdì 23 ottobre 2026 alle ore 20:30. La sede è la Sala delle Grotte di Oliero, a Valstagna, nel comune di Valbrenta (VI).

L’iniziativa è organizzata dal Gruppo Grotte Giara Modon. L’ingresso è libero. Per informazioni è disponibile l’indirizzo email segreteriagggmodon@gmail.com.


Fonti
[1] Dettaglio Immagine – Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/burvGalleryDettaglio.aspx?id=785
[2] L’acqua e il territorio – Museo dell’acqua – Asiago (VI) http://www.museodellacqua7comuni.it/l-acqua-e-sezioni-museali/il-territorio
[3] L’Oliero si tinge di verde fluorescente: un progetto per proteggere le … https://www.scintilena.com/loliero-si-tinge-di-verde-fluorescente-un-progetto-per-proteggere-le-risorse-idriche/01/18/
[4] Acqua, fango e… una linea. A 60 anni dall’alluvione in Valbrenta – La Difesa del Popolo https://www.difesapopolo.it/acqua-fango-e-una-linea-a-60-anni-dallalluvione-in-valbrenta/
[6] STORIE D’ACQUA. LUNGO LA CORRENTE – Ministero della cultura https://cultura.gov.it/evento/storie-dacqua-lungo-la-corrente
[7] Meteo https://meteo.ilgazzettino.it/italia/veneto/valbrenta/6/
[8] Alto Adige, revocata l’emergenza idrica: l’allerta siccità torna al livello basso https://www.altoadige.it/tag/Siccit%C3%A0
[9] Valstagna. La Biblioteca vivente racconta l’alluvione del ’66 – La Difesa del Popolo https://www.difesapopolo.it/valstagna-la-biblioteca-vivente-racconta-lalluvione-del-66/
[10] Alluvione 1966, verso il 60° anniversario: firmato il … https://www.055firenze.it/art/242166/alluvione-1966-firmato-il-protocollo-per-il-60-anniversario-tra-comune-regione-unifi
[11] Grotta Acqua Nera: 300 metri nuovi e immersioni fino a 103 metri https://www.scintilena.com/grotta-acqua-nera-300-metri-nuovi-e-immersioni-fino-a-103-metri/10/06/
[12] 1966-2026: A SESSANT’ANNI DALL’ALLUVIONE – eventbrite.it https://www.eventbrite.it/e/biglietti-1966-2026-a-sessantanni-dallalluvione-2002990488470
[13] 1966-2026. A sessant’anni dall’alluvione. Convegno nazionale … https://www.archiviodistatovenezia.it/it/eventi/news/1966-2026-a-sessant-anni-dall-alluvione-convegno-nazionale-a-firenze-9-ottobre-2026.html
[14] Convegno: 1966 – 2026 A sessant’anni dall’alluvione https://soprintendenzafirenze.cultura.gov.it/convegno-1966-2026-a-sessantanni-dallalluvione/
[15] Flood of 1966. Great Celebrations https://ground.news/article/flood-of-1966-great-celebrations
[16] RI-EMERGERE, un programma di mostre, performance e ricerca a … https://fondazionecrfirenze.it/ri-emergere-1966-2026-larchivio-di-stato-di-firenze-celebra-i-sessantanni-dallalluvione-con-un-programma-di-mostre-performance-e-ricerca/
[17] “’66 ore https://www.firenzedintorni.it/it/articolo/48174/66-ore-un-fiume-una-citta-un-popolo-per-le-celebrazioni-per-il-60-anniversario-dellalluvione-di-firenze.html
[18] Giani: ‘Difesa suolo prioritaria in programmazione delle opere pubbliche’ https://www.firenzedintorni.it/it/articolo/47509/giani-difesa-suolo-prioritaria-in-programmazione-delle-opere-pubbliche-il-4-novembre-di-60-anni-fa-la-portata-dellarno-raggiunse-i-4300-metri-cubi-dacqua-al-secondo.html
[19] Flash Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/flash/
[20] Grotte di Oliero – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotte_di_Oliero
[21] Quando finirà l’acqua dolce nel mondo? – Area Sosta https://areasosta.com/faq/quando-finira-lacqua-dolce-nel-mondo
[22] Scoprire il mondo sotterraneo con il Corso di Avvicinamento alla … https://www.scintilena.com/scoprire-il-mondo-sotterraneo-con-il-corso-di-avvicinamento-alla-speleologia-del-gruppo-grotte-giara-modon-di-valstagna/04/23/
[23] La naturale bellezza misteriosa delle Grotte di Oliero – Ivan Team https://www.ivanteam.com/grotte-oliero-da-scoprire/
[24] Le Grotte di Oliero – Valstagna https://www.valstagna.info/index.php/le-grotte-di-oliero
[25] Atlante delle sorgenti d’acqua – Gruppo Speleologico Settecomuni https://www.gruppospeleo7c.it/ecologia-in-altopiano/atlante-delle-sorgenti-d-acqua
[26] Grotte di Oliero – Parco naturale e grotte carsiche | Valbrenta https://www.grottedioliero.it/
[27] Grotte di Oliero – Le Fate Corbezzole https://www.corbezzole.it/grotte-di-oliero/
[28] Gruppo Grotte Giara Modon http://www.speleologiaveneta.it/index.php/gruppi-aderenti/item/gruppo-grotte-giara-modon
[29] Conoscere la biospeleologia a Valstagna: visita guidata alla grotta … https://www.scintilena.com/conoscere-la-biospeleologia-a-valstagna-visita-guidata-alla-grotta-del-subiolo-e-laboratorio-sul-campo/06/27/
[30] La Speleologia secondo ChatGPT – Scintilena https://www.scintilena.com/la-speleologia-secondo-openai-chatcgp/03/18/
[31] Oliero nascosto – Musei AltoVicentino https://www.museialtovicentino.it/evento/oliero-nascosto/

Acqua https://www.facebook.com/share/p/1EE1QWzbdE/?mibextid=wwXIfr

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  • A Verona non solo Romeo e Giulietta: una serata sul rilievo in grotta l’8 ottobre 2026
    Condividi Verona, una serata dedicata al rilievo in grotta con Giorgio Annichini Giovedì 8 ottobre 2026 il Gruppo Speleologico CAI Verona propone una serata divulgativa dedicata al rilievo in grotta, uno degli strumenti fondamentali per trasformare l’esplorazione speleologica in conoscenza e documentazione del mondo sotterraneo. Come si costruisce la carta di una grotta? Come si passa da una successione di pozzi, meandri e sale percorse sottoterra a una rappresentazione planimetrica e trid
     

A Verona non solo Romeo e Giulietta: una serata sul rilievo in grotta l’8 ottobre 2026

Október 8th 2026 at 07:00

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Verona, una serata dedicata al rilievo in grotta con Giorgio Annichini

Giovedì 8 ottobre 2026 il Gruppo Speleologico CAI Verona propone una serata divulgativa dedicata al rilievo in grotta, uno degli strumenti fondamentali per trasformare l’esplorazione speleologica in conoscenza e documentazione del mondo sotterraneo.

Come si costruisce la carta di una grotta? Come si passa da una successione di pozzi, meandri e sale percorse sottoterra a una rappresentazione planimetrica e tridimensionale utilizzabile per l’esplorazione, la ricerca e il catasto?

A questi temi sarà dedicata la serata “Rilievo in grotta”, in programma giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 21:00 presso la sede del CAI Verona, organizzata dal Gruppo Speleologico CAI Verona.

A condurre l’incontro sarà Giorgio Annichini, responsabile del Catasto Speleologico Veronese. Il suo nome è legato da molti anni alla documentazione delle cavità del territorio veronese e non solo: speleologo dal 1998, laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e istruttore di tecnica della Società Speleologica Italiana, Annichini ha partecipato a esplorazioni e campagne di rilievo in Italia e all’estero. Tra i lavori più significativi figura anche l’aggiornamento del rilievo della Spluga della Preta, al quale è dedicato un suo contributo specifico nella monografia sulla celebre cavità del Corno d’Aquilio.

Il tema della serata assume particolare interesse anche alla luce dell’evoluzione recente del Catasto delle Grotte del Veneto. Con la versione 3.0.0 del database e del Geoportale WISH è stata completata la digitalizzazione dei dati cartacei: il catasto riporta oggi 8.984 cavità naturali censite e 10.294 rilievi topografici, comprendenti anche i primi rilievi tridimensionali ottenuti con tecnologia LIDAR.

Il rilievo costituisce infatti uno degli elementi essenziali della documentazione speleologica. Nel sistema catastale vengono registrati, tra gli altri dati, sviluppo spaziale e dislivelli della cavità, localizzazione e gruppi che hanno effettuato il rilievo. Il passaggio dalle vecchie misure effettuate con bussola, clinometro e strumenti analogici ai sistemi digitali, GPS e rilievi tridimensionali ha inoltre consentito di aumentare notevolmente precisione e possibilità di elaborazione dei dati.

L’appuntamento si inserisce nell’attività divulgativa del Gruppo Speleologico CAI Verona: una realtà speleologica importante, che nel 2025 ha celebrato i cento anni dalle prime esperienze, avviate nel 1925 con le discese nella Spluga della Preta e dalla nascita del gruppo all’interno della sezione veronese del Club Alpino Italiano.

L’appuntamento è per giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 21:00 presso la sede del CAI Verona, in Via Porto San Pancrazio 83, a Verona.

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  • Grotta Acqua Nera: 300 metri nuovi e immersioni fino a 103 metri
    Condividi La campagna speleosubacquea del Gruppo Grotte Giara Modon porta la Grotta Acqua Nera di Lamon a 2.615 metri di sviluppo. Dal 19 al 23 agosto 2026, sette speleosub hanno lavorato con un campo interno, affiancando all’esplorazione campionamenti d’acqua e monitoraggi della temperatura. Grotta Acqua Nera: i risultati Trecento metri di nuove gallerie esplorate e una profondità raggiunta di 103 metri nel terzo sifone. Sono i principali risultati della campagna condotta dal 19 a
     

Grotta Acqua Nera: 300 metri nuovi e immersioni fino a 103 metri

Október 6th 2026 at 13:00

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La campagna speleosubacquea del Gruppo Grotte Giara Modon porta la Grotta Acqua Nera di Lamon a 2.615 metri di sviluppo.

Dal 19 al 23 agosto 2026, sette speleosub hanno lavorato con un campo interno, affiancando all’esplorazione campionamenti d’acqua e monitoraggi della temperatura.

Grotta Acqua Nera: i risultati

Trecento metri di nuove gallerie esplorate e una profondità raggiunta di 103 metri nel terzo sifone.

Sono i principali risultati della campagna condotta dal 19 al 23 agosto 2026 nella Grotta Acqua Nera, a Lamon, in provincia di Belluno.

Secondo il resoconto del Gruppo Grotte Giara Modon, lo sviluppo complessivo della cavità raggiunge ora 2.615 metri. Il terzo sifone si avvicina ai due chilometri di lunghezza.

La spedizione ha riunito sette speleosub. Ai componenti del gruppo si sono affiancati partecipanti provenienti da Portogallo, Spagna, Svizzera e Austria.

L’obiettivo era proseguire oltre il precedente limite esplorativo del terzo sifone. Per raggiungerlo occorreva percorrere circa 1,5 chilometri e arrivare a 54 metri di profondità. La pianificazione prevedeva una profondità massima di 120 metri e l’impiego del campo interno per più giorni. Il punto più profondo effettivamente raggiunto, riportato nel resoconto, è invece di 103 metri.

Speleosubacquea: cinque giorni di lavoro

Il programma della Grotta Acqua Nera distribuiva trasporti, immersioni e recupero dei materiali su cinque giornate. Il primo giorno era dedicato all’avvicinamento dell’attrezzatura all’ingresso. Nel secondo erano previsti il superamento del primo sifone e il trasferimento dei materiali fino al terzo.

Tre sub dovevano quindi tornare all’esterno. Gli altri quattro sarebbero rimasti al campo interno. Per il terzo giorno il programma prevedeva due esploratori in immersione e due persone impegnate nell’assistenza e nelle attività scientifiche.

La quarta giornata comprendeva una seconda immersione esplorativa, il rientro dei tre sub dall’esterno e il trasporto interno dei materiali. Era poi prevista l’uscita dell’intera squadra. Il quinto giorno era riservato al recupero dell’attrezzatura. Il gruppo riferisce di aver raggiunto gli obiettivi della campagna.

Il lavoro degli speleologi di supporto ha accompagnato l’intera organizzazione. Il trasporto fino all’ingresso e l’allestimento delle teleferiche hanno agevolato la movimentazione dei carichi. La preparazione ha incluso il reperimento dell’attrezzatura mancante, dei bidoni stagni e delle miscele respiratorie.

Durante la spedizione la pioggia ha fatto salire di oltre 1,5 metri il livello del primo sifone. Il resoconto descrive condizioni complessivamente favorevoli e alcune difficoltà risolte nel tratto successivo. L’innalzamento dell’acqua resta un elemento rilevante nella ricostruzione delle condizioni incontrate dalla squadra.

Terzo sifone verso Bus de la Lora

Oltre il precedente termine della sagola, la galleria prosegue inizialmente a 54 metri di profondità. Risale poi fino a 35 metri e torna a scendere, raggiungendo quota meno 103 metri. I nuovi 300 metri della Grotta Acqua Nera hanno quindi esteso un percorso dal profilo articolato.

Il gruppo indica una direzione principale verso il Bus de la Lora e riferisce un collegamento già noto fra le cavità.

Bus de la Lora è il nome locale associato alla Grotta di Castello Tesino. Una ricostruzione storica pubblicata da Terra da Vivere colloca quest’ultima sulla destra orografica del torrente Senaiga, al confine fra Trentino e Veneto. La stessa fonte ricorda le esplorazioni di Bortolo Da Rugna nel settembre 1927.[2]

Le difficoltà dell’immersione non dipendono soltanto dalla profondità finale. Nel tratto iniziale del terzo sifone si risale fino a circa due metri sotto la superficie nella “Stanza del Bepi”. Il percorso comprende anche una piccola campana d’aria, prima di una nuova discesa marcata.

Secondo il gruppo, questo profilo ha richiesto una decompressione a circa un chilometro dall’uscita del sifone. L’immersione di punta è durata cinque ore. La temperatura dell’acqua è rimasta costante a 9 °C. Rebreather, scooter subacquei e campo interno sono indicati come componenti determinanti dell’organizzazione.

Grotta Acqua Nera e ricerca scientifica

La campagna ha affiancato all’avanzamento esplorativo attività di documentazione e raccolta di dati. Il programma comprendeva campionamenti d’acqua e installazione di datalogger per la temperatura, incluso uno strumento subacqueo nel terzo sifone.

Il Gruppo Grotte Giara Modon inserisce questi interventi in un lavoro che comprende rilievi, raccolta di dati e analisi delle acque.

Fra i partecipanti citati nel resoconto figurano Emanuel, Belen, Mauro e Osama.

L’esplorazione della Grotta Acqua Nera proseguirà oltre il nuovo limite raggiunto. Il gruppo stima che le prossime immersioni possano durare sette-otto ore. Si tratta di una previsione operativa, non della durata delle immersioni già effettuate. La maggiore distanza da percorrere rende centrali la logistica interna, l’assistenza e la continuità delle indagini scientifiche.

Fonti

Fonti
[1] Campi Speleo Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/campi-speleo/
[2] LA GROTTA DI CASTELLO TESINO – #Tdv -terra da vivere https://www.tdv.social/grotta-castello-tesino/
[7] Grotta Acqua Nera 2026: al via la campagna esplorativa di agosto … https://www.scintilena.com/grotta-acqua-nera-2026-al-via-la-campagna-esplorativa-di-agosto-con-squadra-internazionale/08/22/
[8] Oltre la grotta dell’acqua nera 2024 https://www.cr-valsuganaetesino.net/news/oltre-la-grotta-dellacqua-nera-2024/
[9] Grotta dell’acqua nera – Escursioni e come arrivarci – Komoot https://www.komoot.com/it-it/highlight/5817462
[10] Lamon cascata del salton grotta dell’acqua nera e busa della bela https://it.wikiloc.com/percorsi-canicross/lamon-cascata-del-salton-grotta-dellacqua-nera-e-bus-della-bela-109113007
[11] GET Cultnatura https://www.gettrek.it/
[12] I migliori sentieri vicino a Grotta dell’acqua nera – AllTrails https://www.alltrails.com/it-it/poi/italy/veneto/lamon–2/grotta-dell-acqua-nera
[13] Cascata del Salton e grotta dell’acqua nera da Costa – Wikiloc https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/cascata-del-salton-e-grotta-dellacqua-nera-da-costa-167505968
[14] Book now – Grotta del Vento https://grottadelvento.com/book-now/?re-product-id=167197
[15] 0158 http://storage.lib.uchicago.edu/pres/2015/pres2015-0158.pdf
[16] VAL SENAIGA – MOUNTAINS http://montagnaamica.blogspot.com/2011/04/val-senaiga.html
[17] [PDF] LE GROTTE D’ITALIA – Biblioteca “Franco Anelli” https://bibliotecaanelli.speleo.it/wp-content/uploads/2025/02/VII_2-1933_ocr.pdf
[18] Aqua Nera | Amazon Luxury River Cruise Ship https://www.aquaexpeditions.com/cruise-ships/aqua-nera
[19] Oltre la grotta dell’acqua nera 2024 – Pro loco venete https://www.prolocovenete.it/evento/belluno/oltre-la-grotta-dellacqua-nera-2024/
[20] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[21] Riviste Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/riviste/
[22] [PDF] Scintilena – Raccolta Aprile 2026 http://www.gwferrari.it/RivisteSpeleo/NAZ/Scintilena/2026/Scintilena2026-V24-F4-Indice.pdf
[23] Chi Siamo – Scintilena https://www.scintilena.com/chi-siamo/
[24] Domenica andiamo a difendere la Nostra Acqua – Scintilena https://www.scintilena.com/domenica-andiamo-a-difendere-la-nostra-acqua/06/06/
[25] Come Trovarci – Scintilena https://www.scintilena.com/come-trovarci/03/01/
[26] Roma sotto Roma – Scintilena https://www.scintilena.com/roma-sotto-roma/06/16/
[27] Acqua Giara: composizione, etichetta e proprietà | Bere Acqua https://www.bereacqua.org/acque/giara/

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  • Tra grotte e cascate: trent’anni di esplorazioni di Mirko Palentini a Villa Caldogno
    Condividi Giovedì 8 ottobre alle 20.30, una serata a ingresso gratuito tra speleologia e torrentismo: inaugurazione della mostra fotografica, proiezione del docufilm “Cacciatori di Cascate” e presentazione della guida “Vicenza Canyoning”. Buio e luce, roccia e acqua, silenzio e avventura. È attraverso questi contrasti che Mirko Palentini racconta oltre trent’anni trascorsi a esplorare il mondo sotterraneo e gli ambienti più selvaggi della montagna. Speleologo, torrentista e appassionato f
     

Tra grotte e cascate: trent’anni di esplorazioni di Mirko Palentini a Villa Caldogno

Október 6th 2026 at 08:00

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Giovedì 8 ottobre alle 20.30, una serata a ingresso gratuito tra speleologia e torrentismo: inaugurazione della mostra fotografica, proiezione del docufilm “Cacciatori di Cascate” e presentazione della guida “Vicenza Canyoning”.

Buio e luce, roccia e acqua, silenzio e avventura. È attraverso questi contrasti che Mirko Palentini racconta oltre trent’anni trascorsi a esplorare il mondo sotterraneo e gli ambienti più selvaggi della montagna.

Speleologo, torrentista e appassionato fotografo, Palentini porta a villa Caldogno una parte di questo lungo viaggio con una mostra fotografica e un docufilm dedicato alla speleologia e al canyoning.

L’appuntamento è per giovedì 8 ottobre alle 20.30 nel salone nobile di Villa Caldogno, dove, con ingresso gratuito, sarà presentato il docufilm, sarà illustrata la guida “Vicenza Canyoning. Torrentismo sulle Prealpi Vicentine” e verrà inaugurata la mostra fotografica.

Mirko Palentini è uno dei fondatori del gruppo CAI Vicenza Canyoning; in oltre tre decenni ha percorso ed esplorato centinaia di grotte e forre, in Italia e all’estero, documentando le sue avventure.

La mostra ripercorre proprio questa lunga esperienza, partendo dalle prime pellicole degli anni Novanta per arrivare alla fotografia digitale.

Non una semplice raccolta di immagini tecniche, ma un racconto visivo nel quale la montagna viene osservata da prospettive inconsuete: le geometrie delle sale e dei pozzi scavati nel buio, i giochi di luce, l’acqua che attraversa e modella la roccia delle forre più selvagge.

Al centro della serata ci sarà anche il documentario “Cacciatori di Cascate” realizzato a oltre trent’anni dalla prima discesa di una delle forre più spettacolari del Trentino. Un gruppo di speleologi e torrentisti veneti torna infatti a percorrere e documentare uno dei canyon più suggestivi al confine tra le province di Trento e Vicenza.

Attraverso immagini girate in ambienti isolati e difficilmente accessibili, testimonianze degli esploratori e approfondimenti storici e naturalistici, il film accompagna il pubblico lungo il percorso dell’acqua, dal monte Pasubio fino alla valle dell’Adige.

La mostra sarà visitabile tutti i sabati e le domeniche di ottobre, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19.

L'articolo Tra grotte e cascate: trent’anni di esplorazioni di Mirko Palentini a Villa Caldogno proviene da Scintilena.

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  • Eremo di San Cassiano a Lumignano: apertura gratuita domenica 4 ottobre
    Condividi Il Club Speleologico Proteo Vicenza riapre al pubblico il complesso rupestre dei Colli Berici dalle 9 alle 18.30. Visita senza prenotazione, con accesso consigliato dal sentiero 3-4 di via Brojo. Apertura dell’Eremo di San Cassiano L’Eremo di San Cassiano, a Lumignano di Longare, sarà aperto al pubblico domenica 4 ottobre 2026. L’iniziativa è curata dal Club Speleologico Proteo Vicenza e rientra nel calendario delle aperture previste nella prima domenica del mese. L’accesso sa
     

Eremo di San Cassiano a Lumignano: apertura gratuita domenica 4 ottobre

Október 3rd 2026 at 08:00

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Il Club Speleologico Proteo Vicenza riapre al pubblico il complesso rupestre dei Colli Berici dalle 9 alle 18.30. Visita senza prenotazione, con accesso consigliato dal sentiero 3-4 di via Brojo.

Apertura dell’Eremo di San Cassiano

L’Eremo di San Cassiano, a Lumignano di Longare, sarà aperto al pubblico domenica 4 ottobre 2026. L’iniziativa è curata dal Club Speleologico Proteo Vicenza e rientra nel calendario delle aperture previste nella prima domenica del mese.

L’accesso sarà gratuito e non richiederà prenotazione. L’orario comunicato per la giornata è dalle 9 alle 18.30. Durante la visita saranno presenti guide, con un percorso dedicato alla storia del sito e al suo contesto geologico, archeologico e naturalistico.

L’Eremo di San Cassiano è collocato sulle pareti di Lumignano, nel territorio comunale di Longare. Il complesso si sviluppa in un ambiente di covoli e cenge rocciose, sul versante meridionale dei Colli Berici. La posizione consente di leggere, nello stesso luogo, le trasformazioni del paesaggio e le tracce delle diverse frequentazioni umane.

Geologia dei Colli Berici e grotte di Lumignano

La visita all’Eremo di San Cassiano propone anche una lettura della geologia dei Colli Berici. Le pareti bianche di Lumignano sono legate a depositi carbonatici di ambiente marino poco profondo, attribuiti alle Calcareniti di Castelgomberto. In questi affioramenti sono presenti testimonianze fossilifere, comprese forme riconducibili a coralli, molluschi, echinoidi e foraminiferi.

Il Club Speleologico Proteo collega questo quadro alla storia di un antico mare tropicale e alle forme di erosione che hanno modellato le rocce. L’abbondanza di calcari ha favorito lo sviluppo di fenomeni carsici nei Colli Berici, con doline, cavità e ambienti ipogei. I covoli che caratterizzano Lumignano sono quindi parte di un paesaggio nel quale geologia, carsismo e storia dell’uomo risultano strettamente connessi.

Il percorso illustrerà anche le cavità vicine, note per i ritrovamenti paleontologici e archeologici. La frequentazione delle grotte nel territorio berico è documentata in più periodi. Le fonti del Club ricordano le ricerche svolte nell’Ottocento nelle cavità circostanti, nelle quali furono segnalati materiali paleontologici e reperti dell’età del Ferro.

Archeologia dell’Eremo di San Cassiano

L’Eremo di San Cassiano conserva un importante insieme di strutture rupestri. Le campagne di scavo condotte nel 1994 e nel 1995 dall’Università di Padova hanno documentato una fase altomedievale, con murature riferibili a un edificio di culto e tredici sepolture monosome scavate nella roccia.

Le tombe presentano tipologie diverse. Alcune sono rettangolari o leggermente trapezoidali. Altre mostrano forme ellittiche o un alloggio per il capo. Le analisi archeologiche e paleografiche collocano le fasi più antiche in un orizzonte compreso tra il VI e l’VIII secolo, pur con margini di prudenza nella definizione puntuale delle cronologie.

La prima citazione documentaria dell’Eremo di San Cassiano risale al 29 febbraio 1164. Il documento riguarda il “Saxo Sancti Cassiani”, concesso in feudo dal vescovo di Padova a Uguccione, conte di Vicenza. Nei secoli successivi il luogo attraversò fasi di trasformazione e abbandono. La ricostruzione dell’eremo nelle forme oggi riconoscibili viene riferita al XVII secolo, quando vi si insediarono alcuni eremiti.

Nell’area sono visibili anche tracce di edifici addossati alla parete e il cosiddetto Covolo dipinto. La lettura del sito permette quindi di osservare strutture, sepolture e superfici rocciose che restituiscono una lunga storia di uso religioso e abitativo.

Natura rupestre e Saxifraga berica a Lumignano

L’apertura dell’Eremo di San Cassiano offre l’occasione per osservare un ambiente rupestre di interesse naturalistico. Lumignano ospita pareti, anfratti e boschi con microclimi differenziati. Tra le specie segnalate nell’area figurano il falco pellegrino e il picchio muraiolo, specie legata agli ambienti rocciosi e presente sulle falesie di Lumignano nel periodo invernale.

Un elemento di particolare rilievo è la Saxifraga berica, endemismo dei Colli Berici. La Saxifraga berica è una specie casmofila, adattata a vivere su pareti calcaree, nicchie rupestri e ingressi di grotte, dove trova condizioni di ombra e umidità. Il suo areale è ristretto alla porzione sud-orientale della provincia di Vicenza.

La conservazione della Saxifraga berica richiede attenzione. Studi recenti richiamano il valore delle popolazioni isolate e la sensibilità della specie alla frammentazione degli habitat. La Saxifraga berica è inclusa nell’allegato II della Direttiva Habitat e il suo ambiente rientra nel quadro del sito Natura 2000 dei Colli Berici. Per chi visita l’Eremo di San Cassiano, la presenza della Saxifraga berica rende evidente il legame tra tutela delle pareti, frequentazione responsabile e conoscenza scientifica.

Come raggiungere l’Eremo di San Cassiano

Per raggiungere l’Eremo di San Cassiano è indicato il sentiero 3-4, con partenza da via Brojo a Lumignano. Il sentiero numero 3 dalla piazza di Lumignano risulta interdetto a causa di smottamenti, fino a nuova comunicazione dell’amministrazione comunale.

Il tracciato non è adatto ai passeggini. Sono raccomandate scarpe con suola adeguata al terreno e alla presenza di tratti di sentiero. I visitatori sono invitati a mantenere un comportamento rispettoso del complesso rupestre, delle strutture archeologiche e della flora delle pareti.

Per informazioni, il Club Speleologico Proteo Vicenza indica l’indirizzo csproteo@gmail.com e i recapiti 329 0432599 e 335 7433194.

Fonti

Fonti
[1] Menù – EREMO DI SAN CASSIANO https://sites.google.com/site/clubspeleologicoproteo/eremodisancassiano
[2] LONGARE (VI), S. Cassiano di Lumignano – CARE (IT) https://care.huma-num.fr/it/index.php?title=LONGARE_(VI),_S._Cassiano_di_Lumignano
[3] [PDF] Caratterizzazione ecologica di Saxifraga berica (Bég.) D.A. Webb https://thesis.unipd.it/retrieve/2f1895a8-aab2-4a48-b59b-97cd6a6ec5cb/Soso_Martina.pdf
[4] Pareti di Lumignano | Birdingplaces https://www.birdingplaces.eu/it/birdingplaces/italy/pareti-di-lumignano
[6] Picchio muraiolo – eBird https://ebird.org/species/wallcr1?siteLanguage=it
[7] Corso di Speleologia con il Club Speleologico Proteo di Vicenza … https://www.scintilena.com/corso-di-speleologia-con-il-club-speleologico-proteo-di-vicenza-programma-uscite/09/03/
[8] Saxifraga berica (Bég.) D.A.Webb – Sassifraga dei Colli Berici https://www.actaplantarum.org/forum/viewtopic.php?t=131009
[9] Il picchio muraiolo, la farfalla delle rocce – Naturalisti Vicentini https://www.naturalistivicentini.it/post/il-picchio-muraiolo-la-farfalla-delle-rocce
[10] Saxifraga berica | sentieridimontagna.it https://www.sentieridimontagna.it/pagina-iniziale/fiori-di-montagna/saxifragae/saxifraga-berica/
[11] Sassifraga dei Colli Berici – Club Aquile Rampanti https://www.clubaquilerampanti.it/Sassifraga%20dei%20Colli%20Berici.htm
[12] Picchio muraiolo – Uomo e natura https://www.uomoenatura.it/project/picchio-muraiolo/
[13] Eremo di San Cassiano https://it.wikipedia.org/wiki/Eremo_di_San_Cassiano
[14] Eremo di San Cassiano a Lumignano nei Colli Berici https://dobbiamoandare.com/2022/02/18/eremo-di-san-cassiano-lumignano-colli-berici/
[15] Utente:Claudio Gioseffi/Sandbox 54 – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Claudio_Gioseffi/Sandbox_54
[16] Lumignano: Monte della Croce, Eremo di San Cassiano e Broion (Colli Berici – VI) http://www.ledolomitiraccontano.it/lumignano-vi/

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  • “Lago sotterraneo grande come il Garda”? No, è una falda. E i titoli dei giornali sono furberie acchiappaclick
    Condividi Di questi tempi, basta un acquifero profondo per inventarsi un “lago sotterraneo” e riempire le homepage. Negli ultimi giorni diversi quotidiani e portali hanno titolato in modo roboante la “scoperta di un enorme lago sotterraneo al Nord Italia, grande quasi come il Garda”. La realtà idrogeologica, però, è ben diversa: non esiste alcuna cavità allagata, ma un sistema di falde confinate in sedimenti sabbiosi, protette da uno strato argilloso. Cosa è stato davvero trovato (e co
     

“Lago sotterraneo grande come il Garda”? No, è una falda. E i titoli dei giornali sono furberie acchiappaclick

Október 1st 2026 at 07:00

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Di questi tempi, basta un acquifero profondo per inventarsi un “lago sotterraneo” e riempire le homepage. Negli ultimi giorni diversi quotidiani e portali hanno titolato in modo roboante la “scoperta di un enorme lago sotterraneo al Nord Italia, grande quasi come il Garda”.

La realtà idrogeologica, però, è ben diversa: non esiste alcuna cavità allagata, ma un sistema di falde confinate in sedimenti sabbiosi, protette da uno strato argilloso.

Cosa è stato davvero trovato (e cosa no)

Tra Cavarzere e Chioggia (VE), nell’ambito del progetto europeo SWAMrisk, sono stati realizzati alcuni carotaggi che hanno intercettato:

  • una falda superficiale, già fortemente influenzata dall’intrusione salina (fino a ~14 g/L);
  • una falda più profonda (tra ~28 e 35 m), con acqua a bassa salinità (~1 g/L), separata dalla prima da un acquitard (spessore di argille e limi compatti, spesso >10 m) a bassa permeabilità.[2][3]

L’estensione stimata del corpo acquifero profondo è di circa 30.000 ettari (~300 km²): da qui l’analogia, usata a sproposito, con la superficie del Garda. Ma 300 km² di acquifero non significano 300 km² di “lago”: l’acqua è contenuta nei pori delle sabbie, non in una grotta o in una cavità con superficie libera.

Perché “lago sotterraneo” è un titolo falso (e ingannevole)

Dal punto di vista speleologico e idrogeologico, la differenza è netta:

  • Un lago sotterraneo (come quelli che si incontrano in grotta) si forma in cavità carsiche, vulcaniche o glaciali: c’è un vuoto aperto, una superficie libera dell’acqua e spesso rive riconoscibili.
  • Un acquifero in pianura alluvionale è un volume di sedimenti (sabbie, ghiaie) in cui l’acqua occupa gli interstizi tra i grani. Non c’è alcuna “caverna-lago”, ma un mezzo poroso saturo d’acqua, con flussi governati da gradienti di pressione.

Titoli come “Scoperto un lago sotterraneo grande come il Garda” o “Enorme lago sotterraneo in provincia di Venezia” sono quindi tecnicamente errati e costruiti per generare click, non per informare.

Creano l’idea di una “riserva magica” pronta all’uso, mentre la realtà è quella di una risorsa da studiare, monitorare e gestire con pozzi, portate sostenibili e controlli di salinità.

Perché questa distinzione conta (anche per noi speleologi)

La confusione tra “falda” e “lago sotterraneo” non è solo una questione terminologica:

  • Sfruttamento: non si tratta di un serbatoio da “svuotare”, ma di una falda da gestire con criteri idrogeologici (pozzi, portate, monitoraggio di livello e qualità).
  • Qualità dell’acqua: la falda profonda è meno salina grazie all’acquitard, ma non è automaticamente idonea all’irrigazione o all’uso potabile senza valutazioni specifiche.
  • Percezione pubblica: parlare di “lago” alimenta l’idea di una soluzione miracolosa alla siccità, distogliendo l’attenzione dalle vere questioni (uso efficiente dell’acqua, riduzione delle perdite, gestione integrata delle risorse).

Per chi si occupa di carsismo, grotte e acque sotterranee, la precisione conta: chiamare “lago” ciò che è una falda in sabbia significa banalizzare decenni di studi idrogeologici e speleologici.

In sintesi

  • Sì, è stata individuata una importante falda acquifera profonda tra Chioggia e Cavarzere.
  • No, non è un “lago sotterraneo” nel senso fisico e speleologico del termine.
  • I titoli che parlano di “lago grande come il Garda” sono sensazionalistici e fuorvianti: servono a fare click, non a spiegare cosa c’è davvero sotto la pianura veneta.

Fonti
[1] Scoperto un ‘lago sotterraneo’ grande quasi come il Garda: acqua dolce su quasi 30mila ettari, protetta da strati argillosi https://www.ildolomiti.it/cronaca/2026/scoperto-un-lago-sotterraneo-grande-quasi-come-il-garda-acqua-dolce-su-quasi-30mila-ettari-protetta-da-strati-argillosi
[2] Sotto il Nord Italia una gigantesca riserva d’acqua dolce: si estende quanto il Garda https://www.civonline.it/news/cronaca/1355125/sotto-il-nord-italia-una-gigantesca-riserva-dacqua-dolce-si-estende-quanto-il-garda.html
[3] Veneto, Scoperto un immenso lago sotterraneo: è grande come il Garda https://newsroom24.it/notizia/2026/09/29/veneto-scoperto-un-immenso-lago-sotterraneo-e-grande-come-il-garda
[4] Enorme lago sotterraneo scoperto in provincia di Venezia … https://www.scienzenotizie.it/2026/09/30/enorme-lago-sotterraneo-scoperto-in-provincia-di-venezia-dimensioni-vicine-a-quelle-del-garda-34128416
[5] Scoperto un lago sotterraneo al Nord Italia: è grande quanto … https://www.torinocronaca.it/news/cronaca/703389/scoperto-un-lago-sotterraneo-al-nord-italia-e-grande-quanto-il-garda.html

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  • Buso della Casara: nuove esplorazioni e rilievi digitali nei Colli Euganei
    Condividi Nuove esplorazioni, rilievi LiDAR e un progetto per rendere virtualmente accessibile l’antico acquedotto: gli esploratori raccontano le attività più recenti Poco tempo fa, avevamo ripreso la storia del Buso della Casara, l’antico sistema di captazione e adduzione delle acque nascosto nel sottosuolo dei Colli Euganei. L’articolo raccontava il ritorno degli speleologi padovani nella cavità nel 2021, ma si concludeva con una domanda rimasta aperta: che cosa è successo dopo? Scriv
     

Buso della Casara: nuove esplorazioni e rilievi digitali nei Colli Euganei

Október 1st 2026 at 05:00

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Nuove esplorazioni, rilievi LiDAR e un progetto per rendere virtualmente accessibile l’antico acquedotto: gli esploratori raccontano le attività più recenti

Poco tempo fa, avevamo ripreso la storia del Buso della Casara, l’antico sistema di captazione e adduzione delle acque nascosto nel sottosuolo dei Colli Euganei.

L’articolo raccontava il ritorno degli speleologi padovani nella cavità nel 2021, ma si concludeva con una domanda rimasta aperta: che cosa è successo dopo?

Scrivevamo: «Non sappiamo se e come siano poi proseguite le esplorazioni: speriamo che gli esploratori possano raccontarcelo»: la risposta è già arrivata.

Marco Fioraso, del Gruppo Speleologico Padovano CAI, ci ha inviato un nuovo contributo, scritto insieme a Marco Romano, Adriano Menin e Umberto Fortini di ESCA Padova Sotterranea.

Foto di Marco Romano

Racconta le esplorazioni compiute negli anni successivi, il lavoro di documentazione con nuove tecnologie di rilievo e un progetto che potrebbe consentire, in futuro, di entrare virtualmente nel Buso della Casara.

Lasciamo quindi la parola agli esploratori., e in particolare a Marco Fioraso di ESCA Padova Sotterranea. 

“Buso dea Casara”: l’antico acquedotto romano rivive in digitale

Nuove esplorazioni speleologiche, rilievi LiDAR e ricostruzioni tridimensionali per documentare e valorizzare uno dei più affascinanti manufatti ipogei dei Colli Euganei

Negli ultimi cinque anni si è riacceso l’interesse per uno dei manufatti sotterranei più nascosti e meglio conservati dei Colli Euganei: il “Buso della Casara”, o “Buso dea Casara”, un antico sistema di captazione e adduzione delle acque attribuito all’età romana. L’obiettivo delle nuove indagini è esplorare e documentare ciò che ancora si conserva nel sottosuolo, ma soprattutto trovare nuovi strumenti per riportare idealmente “in superficie” un’opera che, per ragioni di sicurezza e tutela, rimane difficilmente accessibile al pubblico.

Un’opera di ingegneria idraulica di duemila anni fa
Già nel 2001 il Gruppo Speleologico Padovano CAI aveva contribuito in maniera significativa alla conoscenza del Buso della Casara attraverso una documentazione fotografica, un dettagliato rilievo realizzato da Adriano Menin e una, per l’epoca avveniristica, ricostruzione tridimensionale prodotta nell’ambito di un lavoro universitario in architettura (Calore & Faggian, 2000).
Quegli studi avevano permesso di far emergere l’abilità degli antichi costruttori e di comprendere meglio le soluzioni adottate da veri e propri ingegneri idraulici ante litteram quasi duemila anni fa.
Il complesso si trova sulle pendici meridionali del Monte Vendevolo, a circa 220 metri di quota, in località Valnogaredo, nel Comune di Cinto Euganeo. Qui, lungo il solco di una piccola valle incisa nelle rocce vulcaniche1 (vedi Carta geologica dei Colli Euganei, 1980), una sorgente porta ancora oggi l’acqua in superficie. L’acqua affiora in alcune vasche dopo essere uscita da una discreta porta metallica.
È proprio ciò che si nasconde dietro quella porta ad aver nuovamente attirato l’attenzione degli speleologi.

Dentro le antiche condotte
Nel 2021 gli speleologi padovani sono tornati a esplorare le antiche condotte. A monte della strada, attraverso un accesso superiore protetto da una botola e utilizzando tecniche proprie dell’esplorazione delle cavità artificiali, è possibile calarsi per circa 15 metri in un pozzo che intercetta direttamente uno dei cunicoli scavati nella montagna.
Da qui si può seguire il corso dell’acqua verso valle per alcune decine di metri, fino a raggiungere la porta metallica dell’accesso inferiore, oppure procedere in senso opposto, risalendo il sistema verso monte.
Il cunicolo, stretto e sinuoso, si inoltra nella roccia conservando sulle pareti le tracce lasciate dagli utensili degli antichi scavatori. Le scalfitture degli scalpelli sono ancora visibili e costituiscono una testimonianza


Proseguendo nell’esplorazione si incontrano alcuni dei tratti più caratteristici e architettonicamente significativi dell’intero collettore: le volte “a cappuccina”, a sezione triangolare (vedi Menin et al., 2022).
Queste strutture furono costruite nei settori geologicamente più instabili, dove l’alterazione delle rocce vulcaniche ha prodotto banchi di argille nel substrato su cui poggiano i manufatti. È qui che l’ingegneria antica mostra con particolare evidenza la propria capacità di adattarsi alle condizioni geologiche della montagna.
Continuando verso monte si raggiungono infine i vuoti che intercettano direttamente le vene d’acqua.
È forse questo uno degli aspetti più suggestivi del “Buso della Casara”: osservare come, già in epoca antica, sia stato possibile individuare nel cuore della montagna la risorsa più preziosa, intercettarla e convogliarla verso valle attraverso un sistema sotterraneo progettato per sfruttare in modo razionale le caratteristiche naturali del territorio.

Dal rilievo tradizionale al LiDAR
Nel 2023 le attività sono proseguite grazie al neoformato gruppo ESCA – Padova Sotterranea che, facendo tesoro dell’esperienza nelle cavità artificiali dei soci fondatori Adriano Menin e Marco Romano, si è proposto di continuare il lavoro di documentazione coinvolgendo in maniera sinergica diverse realtà speleologiche.
Alle attività hanno partecipato, tra gli altri, il Gruppo Speleologico Padovano CAI, Treviso Sotterranea, il Gruppo Speleologico S. Marco e il Gruppo Naturalistico Montelliano.
Un ruolo importante è stato assunto dalle nuove tecnologie di rilievo digitale. L’impiego di sensori LiDAR ha consentito di acquisire scansioni tridimensionali degli ambienti sotterranei del Buso della Casara.
Per completare il lavoro sono state necessarie diverse uscite: durante ogni esplorazione sono state rilevate differenti porzioni del sistema, successivamente unite per ottenere una ricostruzione digitale complessiva dei vuoti.
Il risultato rappresenta non soltanto un nuovo strumento di documentazione speleologica, ma anche il punto di partenza per una diversa forma di valorizzazione del sito.

Portare il Buso della Casara al Museo di Cava Bomba
Le nuove ricostruzioni tridimensionali potrebbero infatti trovare uno spazio ideale all’interno del Museo di Cava Bomba, una delle realtà più significative per la divulgazione del patrimonio geologico e paleontologico dei Colli Euganei.
Il museo, ospitato negli edifici della storica cava di calcare, potrebbe diventare sede del materiale divulgativo e, soprattutto, multimediale prodotto dagli speleologi coinvolti nel progetto.
Nel Buso della Casara speleologia, geologia, archeologia, e architettura si incontrano nello stesso luogo, raccontando una storia antichissima di conoscenza del territorio e di utilizzo consapevole delle sue risorse.
Una futura fruizione virtuale o in realtà aumentata permetterebbe di rendere accessibile il collettore romano non soltanto alla comunità speleologica, ma anche alle migliaia di persone che frequentano i Colli Euganei senza conoscere ciò che si cela pochi metri sotto i loro passi. Un patrimonio invisibile non perché meno importante, ma semplicemente perché sotterraneo.

Un patrimonio da rendere accessibile, anche virtualmente
Insieme al collettore della “Bot” di Asolo, il “Buso della Casara” rappresenta una delle più antiche testimonianze di opere di captazione idrica presenti nel territorio veneto.
Manufatti di questo genere meritano di essere studiati, documentati e raccontati anche a chi, per motivi di sicurezza, conservazione o difficoltà tecniche, non potrà mai percorrerne fisicamente i cunicoli.
Le tecnologie di scansione tridimensionale e le esperienze immersive offrono oggi una possibilità che fino a pochi anni fa sarebbe stata difficilmente immaginabile: entrare virtualmente nel cuore della montagna, seguire il percorso dell’acqua e osservare da vicino un’opera realizzata quasi duemila anni fa.
È un modo nuovo di fare divulgazione speleologica, ma anche di restituire alla collettività una parte nascosta della storia dei Colli Euganei.
Si ringrazia il Comune di Cinto Euganeo per aver consentito l’accesso al Buso della Casara e per la disponibilità alla condivisione della proposta di valorizzazione.

A cura di:

Marco Fioraso – GSP CAI

Marco Romano, Adriano Menin, Umberto Fortini – ESCA Padova Sotterranea 

Note

  1. Lave riolitiche e basaltiche; tufi e ialoclastiti.

Note bibliografiche

  • Calore F., Faggian C., 2000, La sorgente sotto il monte. Il “Buso della Casara” a Cinto Euganeo – Rilievo e rappresentazione di un acquedotto romano ipogeo, Tesi di Laurea IUAV, A.A. 1999-2000, p. 54.
  • Istituto di Geologia dell’Università di Padova, Memorie di Scienze Geologiche vol. XXXIV, 1980, Carta Geologica dei Colli Euganei.
  • Menin A., Davolio D., Romano M., 2022, L’antico collettore idraulico “Buso della Casara” di Cinto Euganeo (Padova, Veneto), Opera Ipogea 2, 2022, pp. 19-20 https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/2022/12/1-Menin-et-a-cmp.pdf
Foto di Marco Romano

Ringraziamo Marco Fioraso, Marco Romano, Adriano Menin e Umberto Fortini per aver raccolto il nostro invito e per averci raccontato come sono proseguite le esplorazioni e le ricerche sul Buso della Casara.

Già l’articolo di poche settimane fa aveva suscitato in noi e nei lettori di Scintilena un grandissimo interesse alla Buca della Casara! Gli aggiornamenti aggiungono ora un capitolo ancora più affascinante a una storia nella quale speleologia, archeologia, geologia e nuove tecnologie si incontrano.

Particolarmente interessante è l’evoluzione del progetto: non si tratta più soltanto di esplorare e documentare il Buso della Casara, ma di trovare il modo di renderlo accessibile anche a chi non potrà percorrerne fisicamente i cunicoli.

Le scansioni LiDAR, realizzate nel corso di diverse uscite e successivamente riunite in una ricostruzione tridimensionale complessiva, aprono infatti la strada a una possibile fruizione virtuale o in realtà aumentata, con la proposta di portare il materiale multimediale anche al Museo di Cava Bomba.

È un modo molto bello di restituire alla collettività quello che gli speleologi scoprono, studiano e documentano nel sottosuolo.

Complimenti quindi a tutti coloro che stanno lavorando al progetto, e grazie per aver condiviso con noi e con i lettori di Scintilena gli sviluppi di questa storia. Continueremo a seguirla con grande interesse.

Precedenti articoli su Scintilena sul Buso della Casara:

Fonti:

L'articolo Buso della Casara: nuove esplorazioni e rilievi digitali nei Colli Euganei proviene da Scintilena.

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