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Le Trozze di Nardò: il Gruppo Speleologico Neretino racconta la storia dell’acqua nel Salento

Apríl 24th 2026 at 13:00

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Il 26 aprile 2026, al Chiostro dei Carmelitani, una serata divulgativa porta alla luce il patrimonio idrico rurale del Salento: pozzi scavati a mano, trozze e ingegno contadino come testimonianze di una civiltà dell’acqua da tutelare.


Trozze del Salento: quando l’acqua era il tesoro della terra

Il Salento non ha fiumi. Non ha laghi perenni. Ha la roccia calcarea, il sole, e l’ingegno degli uomini che per secoli hanno dovuto strappare ogni goccia d’acqua al sottosuolo. In questo contesto nasce il mondo delle trozze, strutture ipogee di raccolta idrica scavate a mano nel tufo, che rappresentano uno dei capitoli più affascinanti dell’architettura rurale minore del territorio salentino.

La parola trozza deriva dal latino medievale trochlea, a sua volta dal greco ????????, che significa “carrucola”. Non si tratta di un semplice pozzo: la trozza è un pozzo tanto profondo da richiedere obbligatoriamente una carrucola per l’estrazione dell’acqua, con una struttura esterna spesso curata con pregevolissimi esiti estetici. Alcune trozze, come la celebre Trozza di Villa Scrasceta a Nardò, recano ancora iscrizioni latine d’epoca moderna che raccontano la data di inizio dello scavo e il giorno in cui l’acqua fu finalmente raggiunta.


Il GSN incontra la storia: una serata sul patrimonio rurale

Il Gruppo Speleologico Neretino organizza domenica 26 aprile 2026, alle ore 19:30, una serata dedicata alla conoscenza e alla salvaguardia delle opere rurali minori del Salento. L’appuntamento si terrà nella Sala Conferenze del Chiostro dei Carmelitani di Nardò, lo storico spazio ricavato nell’ex Convento carmelitano che dal 1150 ospitò la comunità religiosa. La sala, dotata di 60 posti a sedere, è da anni punto di riferimento culturale della città.

La serata è intitolata Le Trozze: dove l’acqua accarezza la terra, ed è realizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale Carabinieri – Sezione “Salvo D’Acquisto” di Nardò, guidata dal Maresciallo Mario Guagnano. L’evento gode del patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Nardò, nella persona del dott. Francesco Plantera, che porterà i saluti istituzionali.


Relatori e interventi: la voce degli speleologi del Salento

Gli interventi tecnici e divulgativi saranno a cura di Francesco Orlando e Antonio D’Elia, entrambi del Gruppo Speleologico Neretino. Il GSN, fondato nel 1972 come affiliata al Centro Speleologico Meridionale del professor Pietro Parenzan, è attivo da oltre cinquant’anni nel territorio salentino. La sua sede si trova all’interno del Castello Aragonese Acquaviva di Nardò.

Nel corso degli anni il gruppo ha dato il proprio contributo allo studio delle grotte marine del Salento, alla ricerca biospeleologica, all’archeologia rupestre e ora alla documentazione del patrimonio idraulico rurale. La serata si inserisce in una lunga tradizione di incontri divulgativi organizzati dal GSN per avvicinare il pubblico al territorio sotterraneo e ai suoi manufatti.


Pozzi e trozze del Salento: l’ingegno contadino contro la siccità

In un territorio privo di corsi d’acqua superficiali, la sopravvivenza dipendeva dalla capacità di raccogliere e conservare l’acqua piovana o di raggiungere la falda freatica attraverso scavi a mano. Le trozze rappresentano la risposta più sofisticata a questa sfida: pozzi profondi, talvolta ornati, dotati di carrucola per l’estrazione, che richiedevano mesi di lavoro e grandi risorse economiche.

Accanto alle trozze, il paesaggio rurale salentino conserva altri manufatti idraulici: le pozzelle della Grecìa Salentina, cisterne ipogee scavate nelle depressioni carsiche per raccogliere l’acqua piovana in zone dove la falda superficiale era assente; le cisterne dei masseri e delle ville rurali; e poi la ‘ngegna, il sistema di pompaggio ad energia animale precursore dell’elettropompa moderna. Ognuno di questi manufatti racconta una strategia di adattamento all’ambiente carsico e arido del Salento.

Un recente volume curato da Antonio Costantini e Stefano Margiotta, Salento. I monumenti dell’acqua, ricostruisce le letture storico-geografiche e idrico-geologiche di queste architetture rurali, confermando l’importanza scientifica e culturale di pozzi, pozzelle, neviere e cisternoni disseminati nel territorio.


Conoscere per tutelare: il valore della speleologia civile

L’obiettivo della serata non è puramente storico. La tutela delle opere rurali minori passa prima di tutto dalla loro conoscenza e dalla consapevolezza del loro valore identitario. Il Gruppo Speleologico Neretino, da anni impegnato in attività di esplorazione, documentazione e divulgazione, porta avanti questa missione anche al di fuori delle grotte naturali, estendendo lo sguardo speleologico ai manufatti ipogei di origine antropica.

Le trozze del Salento sono testimonianze concrete di come le comunità rurali abbiano costruito nel tempo un rapporto sostenibile con le risorse idriche del territorio. In un momento in cui il cambiamento climatico mette sotto pressione gli acquiferi carsici pugliesi, riscoprire e valorizzare queste opere assume un significato che va ben oltre l’interesse antiquario.

La serata del 26 aprile al Chiostro dei Carmelitani è aperta al pubblico. L’apertura è affidata al Maresciallo Mario Guagnano, Presidente dell’ANC Sezione di Nardò, con i saluti del dott. Francesco Plantera in rappresentanza dell’Assessorato alla Cultura.

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  • Acquifero Carsico Pugliese al Centro di uno Studio Internazionale
    Condividi Due grotte della Puglia come laboratori naturali per capire i meccanismi profondi delle acque sotterranee carsiche Il carsismo pugliese: un acquifero strategico sotto pressione La Puglia è una delle regioni italiane con la maggiore dipendenza dalle acque sotterranee. La struttura geologica della regione è dominata dalla Piattaforma Carbonatica Apula Mesozoica, calcari e dolomie del Cretacico spessi fino a 3.000 metri, che ospitano un acquifero carsico regionale di importanza
     

Acquifero Carsico Pugliese al Centro di uno Studio Internazionale

Apríl 16th 2026 at 09:00

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Due grotte della Puglia come laboratori naturali per capire i meccanismi profondi delle acque sotterranee carsiche


Il carsismo pugliese: un acquifero strategico sotto pressione

La Puglia è una delle regioni italiane con la maggiore dipendenza dalle acque sotterranee. La struttura geologica della regione è dominata dalla Piattaforma Carbonatica Apula Mesozoica, calcari e dolomie del Cretacico spessi fino a 3.000 metri, che ospitano un acquifero carsico regionale di importanza strategica per usi civili, agricoli e industriali. Le acque superficiali sono praticamente assenti: la pioggia si infiltra rapidamente attraverso fratture e inghiottitoi, raggiungendo direttamente la falda profonda senza alcuna filtrazione naturale significativa.[1]

Questo sistema è esposto a due minacce principali. La prima è la contaminazione chimica e microbiologica da superficie: sostanze inquinanti come pesticidi, fertilizzanti e scarichi industriali possono raggiungere la falda in tempi brevissimi, senza barriere naturali efficaci. La seconda è l’intrusione marina, in particolare nelle aree costiere del Salento e delle Murge, dove un prelievo eccessivo dai pozzi provoca l’avanzamento del cuneo salino e la perdita di acqua idonea al consumo.[2][3]


Lo studio: due grotte come finestre sulla falda

Uno studio pubblicato nel 2023 da Isabella Serena Liso, Claudia Cherubini e Mario Parise dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro affronta questi problemi con un approccio diretto e innovativo. Il contributo, intitolato Hydrogeological Characterization and Modeling at Two Test Sites of the Apulian Karst (Southern Italy), è apparso negli atti della conferenza internazionale EuroKarst 2022 di Málaga, nella collana Springer Advances in the Hydrogeology of Karst and Carbonate Reservoirs (pp. 101–106, DOI: 10.1007/978-3-031-16879-6_15).[4]

I ricercatori hanno selezionato due siti-test con una caratteristica comune rara: sono le uniche due grotte pugliesi dove gli speleologi hanno raggiunto fisicamente la tavola d’acqua profonda, trasformandole in laboratori naturali a scala regionale.[1]


I due siti: Grave Rotolo e Vora Bosco

Il primo sito è l’Inghiottitoio di Grave Rotolo (catasto PU 355), nel territorio di Monopoli, sul fondo del polje carsico del Canale di Pirro. La grotta era conosciuta come una cavità di dimensioni ridotte finché, nel maggio 2012, gli speleologi del GASP di Gioia del Colle avviarono la disostruzione dell’imbocco, rivelando un sistema di proporzioni notevoli. Le esplorazioni successive hanno documentato una profondità di -324 m, rendendola la grotta più profonda della Puglia. Il fondo allagato è un lago di 48 m di profondità: là si trova la falda, a circa 260 m sotto la superficie topografica.[5][6][7][1]

Il secondo sito è Vora Bosco (catasto PU 1613), nei pressi di Noha, frazione di Galatina (Lecce), nel cuore del Salento. Si tratta della cavità carsica più profonda del Salento leccese. La struttura si sviluppa verticalmente attraverso i depositi quaternari e le calcareniti fino ai calcari cretacei, dove la falda è raggiunta a circa -60 m dalla superficie. La minore profondità riflette l’architettura idrogeologica del Salento, dove la tavola d’acqua è molto più vicina alla superficie rispetto alle Murge.[8][1] Caratteristica Masseria Rotolo Vora Bosco Ubicazione Monopoli (BA) – Murge Galatina (LE) – Salento Profondità della falda ~260 m ~60 m Profondità esplorata -324 m Livello freatico Contesto geomorfologico Polje del Canale di Pirro Fessura W-E in pianura


La metodologia: monitoraggio diretto e analisi integrate

La caratterizzazione idrogeologica dei due siti si basa su un approccio multidisciplinare. I ricercatori hanno installato nelle grotte sonde multiparametriche direttamente al di sotto della tavola d’acqua, per il monitoraggio in continuo di temperatura, conducibilità elettrica e livello idrico, correlati con i dati pluviometrici delle stazioni vicine.[1]

A questi dati si aggiungono analisi chimico-microbiologiche sulle acque campionate nelle grotte, la raccolta di dati geologici e geomeccanici sulle successioni stratigrafiche, e campionamenti di stigofauna — la fauna acquatica ipogea — utilizzata come indicatore biologico della qualità delle acque sotterranee. La Puglia ospita una delle stigofaune più ricche d’Europa: nel solo territorio di Castro (LE) sono state censite 40 specie, un primato continentale.[9][4]


Il nodo della modellazione: oltre la legge di Darcy

La parte più innovativa dello studio riguarda la modellazione del flusso idrico. I modelli tradizionali trattano l’acquifero carsico come un mezzo poroso omogeneo (approccio EPM, Equivalent Porous Medium), applicando la legge di Darcy, che descrive il flusso laminare. Questo approccio è inadeguato per gli acquiferi carsici, dove coesistono tre regimi distinti: flusso lentissimo nella matrice rocciosa, flusso laminare nelle fratture, e flusso turbolento nei condotti carsici. Nei condotti, i numeri di Reynolds sono elevati e la legge di Darcy non è applicabile.[10][11][1]

Liso, Cherubini e Parise propongono un modello ibrido che unisce le equazioni del flusso laminare in fratture a geometria di piastra piana rugosa con la simulazione del flusso turbolento nei condotti, implementata in ambiente MODFLOW. Questo approccio a doppia permeabilità avvicina la simulazione matematica alla realtà fisica dell’acquifero, con benefici diretti sulla stima corretta dei tempi di transito dei contaminanti e sulla valutazione del rischio idrogeologico.[4]


Ricadute pratiche per la gestione del territorio

Una modellazione più precisa dell’acquifero carsico pugliese non è solo un risultato accademico. Consente alle autorità di definire con maggiore accuratezza le zone di salvaguardia dei pozzi idropotabili, di pianificare le misure di tutela delle aree di ricarica, e di valutare i rischi connessi alla formazione di sinkholes — un fenomeno frequente e pericoloso in Puglia, con episodi documentati sia in aree agricole che urbane. Consente anche di simulare gli effetti del cambiamento climatico sull’acquifero, in termini di riduzione della ricarica e di avanzamento del cuneo salino lungo le coste.[12][13]

L’approccio metodologico è trasferibile ad altri contesti carsici del Mediterraneo, dove gli acquiferi carbonatici costituiscono la principale risorsa idrica per milioni di persone.[1]


EuroKarst 2022: la vetrina internazionale

La conferenza EuroKarst è il principale appuntamento europeo biennale sull’idrogeologia del carso. L’edizione 2022 si è tenuta a Málaga dal 22 al 25 giugno, organizzata dall’Università di Málaga (CEHIUMA) con il supporto dell’Associazione Internazionale degli Idrogeologi (IAH). Gli atti sono pubblicati da Springer nella collana dedicata all’idrogeologia dei sistemi carsici e dei serbatoi carbonatici.[14][15][16]


Fonti e riferimenti

Fonti
[1] Apulian caves as natural hydrogeological laboratories https://rosa.uniroma1.it/rosa02/engineering_geology_environment/article/view/1145
[2] L’evoluzione dell’inquinamento salino delle acque sotterranee della … https://www.academia.edu/1361281/Levoluzione_dellinquinamento_salino_delle_acque_sotterranee_della_Murgia_e_del_Salento
[3] [PDF] BOSSEA MMXIII – Comitato Scientifico Centrale https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2017/08/14_FidelibusSpecchio_Acquifero-carsico-costiero-del-Salento.pdf
[4] L’Acquifero Carsico Pugliese sotto la Lente – Scintilena https://www.scintilena.com/lacquifero/03/21/
[5] Grotta Rotolo – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_Rotolo
[6] La grotta Rotolo è un abisso «La più profonda di Puglia https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/455979/la-grotta-rotolo-e-un-abisso-la-piu-profonda-di-puglia-a312-m-altri-grandi-ipogei.html
[7] Gli speleologi del gruppo GASP! esplorano la grotta “Rotolo” https://www.caigioiadelcolle.it/blog/2018/07/15-luglio-2018-gli-speleologi-del-gruppo-gasp-esplorano-la-grotta-rotolo/
[8] Vora Bosco, Noha – GST https://www.gruppospeleotricase.it/vora-bosco-noha/
[9] Biodiversità stigofaunistica record nelle grotte del Salento https://www.scintilena.com/castro-le-biodiversita-stigofaunistica-record-nelle-grotte-del-salento/06/09/
[10] Numerical modeling of flow and transport in the Bari … https://hess.copernicus.org/articles/22/5211/2018/
[11] Review: Groundwater flow and transport modeling of karst … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3640320/
[12] Sinkhole genesis and evolution in Apulia, and their interrelations with the anthropogenic environment https://nhess.copernicus.org/articles/4/747/2004/
[13] Italy, Genoa, September 29th / October 1st https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/1995/05/8-LISO_PARISE-Mario_Hypo2023_p.57-64.pdf
[14] Eurokarst 2022 – IAH https://iah.org/events/eurokarst-2022
[15] Eurokarst 2022 – The European Conference on Karst … https://cehiuma-eventos.adabyron.uma.es/event/1/
[16] Past editions https://www.eurokarst.org/past/
[17] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[18] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[19] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Le neviere della Murgia: gli ipogei del freddo tra Piccola Era Glaciale, archeologia e speleologia pugliese
    Condividi Quando la neve scavata nella roccia alimentava l’industria del ghiaccio in Puglia Neviere della Murgia: cisterne ipogee per raccogliere e conservare la neve Le neviere della Murgia sono cisterne scavate nella roccia calcarea, strutture ipogee in cui la neve veniva raccolta durante i mesi invernali e conservata fino a trasformarsi in ghiaccio. Il fenomeno si diffuse in tutto il territorio pugliese: dal Gargano al basso Salento, con una concentrazione significativa nelle ar
     

Le neviere della Murgia: gli ipogei del freddo tra Piccola Era Glaciale, archeologia e speleologia pugliese

Apríl 16th 2026 at 06:00

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Quando la neve scavata nella roccia alimentava l’industria del ghiaccio in Puglia


Neviere della Murgia: cisterne ipogee per raccogliere e conservare la neve

Le neviere della Murgia sono cisterne scavate nella roccia calcarea, strutture ipogee in cui la neve veniva raccolta durante i mesi invernali e conservata fino a trasformarsi in ghiaccio. Il fenomeno si diffuse in tutto il territorio pugliese: dal Gargano al basso Salento, con una concentrazione significativa nelle aree della Murgia. Martina Franca, con le sue 30 strutture censite, si conferma la principale capitale regionale dell’industria del ghiaccio.[1]

Queste strutture non erano semplici buche nel terreno. Erano manufatti architettonici complessi, composti da cisterne o pozzi a pianta rettangolare, scavati nella roccia calcarea con una profondità variabile tra i 4 e i 12 metri. La struttura sovrastante era in pietra calcarea, con volta a botte e copertura a chiancarelle su falde inclinate. I conci estratti durante lo sbancamento erano riutilizzati per innalzare le pareti e le strutture esterne. Nelle aree della Murgia, il costo della lavorazione era più elevato rispetto alle zone costiere, dove la calcarenite tenera rendeva lo scavo più agevole rispetto alla compatta roccia calcarea della murgia.[2]


Piccola Era Glaciale e clima pugliese: le nevicate che resero possibile l’industria del freddo

Le neviere non avrebbero potuto esistere senza le condizioni climatiche che le resero necessarie. La cosiddetta Piccola Era Glaciale (PEG) — in inglese Little Ice Age — fu una fase di raffreddamento climatico durata approssimativamente dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo. Questo periodo portò, anche nelle regioni mediterranee del Sud Italia, nevicate abbondanti e persistenti che resero economicamente vantaggioso costruire e gestire queste strutture.[3][1]

La prova della diffusione delle neviere è, in sé, una testimonianza climatica diretta. Non si sarebbe potuto creare un simile numero di opere idrauliche se la natura non avesse offerto periodicamente quella materia prima che era la neve. I segni della Piccola Era Glaciale sono visibili in numerose opere dell’intelletto umano: dai dipinti ai racconti letterari, fino alle prime osservazioni di carattere scientifico. In Puglia, le centinaia di neviere documentate ne rappresentano la testimonianza materiale più concreta.[1][3]


Il ciclo produttivo: dal nevaiolo alla stecca di ghiaccio da bicchiere

La gestione delle neviere era una vera e propria attività imprenditoriale, organizzata secondo regole precise. Erano figure specializzate a presiedere l’intera filiera: il nevaiolo, ovvero l’appaltatore responsabile della raccolta, della conservazione e della trasformazione della neve in ghiaccio. La proprietà dei beni era concentrata nelle mani dell’aristocrazia locale. A Martina Franca e nei territori circostanti, i duchi Caracciolo detenevano il monopolio dell’industria del ghiaccio.[4][5]

Il ghiaccio era una merce preziosa. La sua purezza e igiene erano fondamentali, soprattutto per il consumo alimentare. Per la sorbetteria si selezionavano le cosiddette stecche di ghiaccio “da bicchiere”, le più pregiate. Il ghiaccio di qualità inferiore era invece impiegato per la conservazione di carni e pesci, rallentandone il deperimento, o utilizzato nella farmacopea per trattare diversi malanni.[6]


Un viaggiatore del 1818 racconta i sorbetti di Martina Franca

Una fonte storica di primo piano è il diario di viaggio del marchese di Pietracatella Giuseppe Ceva Grimaldi, intendente di Terra d’Otranto. Nel 1818, descrivendo il suo itinerario da Napoli a Lecce, il marchese annotò i piaceri della tavola dei martinesi, elogiando i sorbetti squisiti prodotti grazie alle famose conserve di neve che nel Salento si trovano — scriveva — sui monti di Martina. Era possibile gustarli nel pieno dell’estate, nonostante il caro prezzo. Questa testimonianza conferma come il commercio del ghiaccio avesse già allora un’organizzazione consolidata e una clientela esigente, tra nobiltà e ceto abbiente.[7][1]


Architettura ipogea delle neviere: dall’escavazione alla volta a botte

Lo sviluppo architettonico delle neviere seguì le logiche costruttive dell’edilizia rurale pugliese. Le strutture adottavano tecniche simili a quelle delle case a pignon e delle grandi cisterne aperte. La morfologia del tavoliere pugliese, privo di catene montuose e con un suolo calcareo, aveva già abituato gli abitanti a scavare invasi e cisterne per raccogliere l’acqua piovana. Le neviere si inseriscono in questa tradizione millenaria di architettura ipogea, declinandola in funzione di un uso diverso: non l’acqua, ma la neve.[2][6]

La struttura tipica comprendeva aperture nella volta per lo scarico della neve e aperture laterali per la ventilazione e l’accesso. La sovrapposizione di strati compatti di neve, alternati con paglia o foglie per l’isolamento termico, era la tecnica che permetteva la lenta trasformazione in ghiaccio nel corso dei mesi.[6][2]


Speleologi in prima linea per la tutela delle neviere pugliesi

A tutelare le neviere sono oggi principalmente gli speleologi. In Puglia, la normativa di riferimento è la Legge Regionale 4 dicembre 2009, n. 33, “Tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico”. Questa legge ha istituito e regola il Catasto delle grotte e delle cavità artificiali della Puglia, affidato alla Federazione Speleologica Pugliese attraverso apposita convenzione con la Regione. Le neviere rientrano a pieno titolo nel catasto come cavità artificiali di interesse storico e antropologico.[8][9][10]

La Puglia conta già 2.377 cavità naturali censite e oltre 1.050 cavità artificiali registrate. Il lavoro di catalogazione è continuo: speleologi e ricercatori affiancano le istituzioni nel censire, documentare e proteggere queste strutture. Il volume Neviere della Murgia dei Trulli e nevicate storiche in Valle d’Itria ha censito quasi un centinaio di neviere solo in quella porzione di territorio.[10][1]


Archeologia dell’Età Contemporanea: un patrimonio da salvaguardare

Ciò che resta delle neviere pugliesi costituisce una preziosa testimonianza di archeologia dell’età contemporanea. Queste strutture narrano un capitolo di storia economica e sociale che coinvolge climatologia, architettura, storia locale e speleologia. L’abbandono dell’industria del ghiaccio naturale fu determinato da due fattori combinati: il progressivo cambiamento climatico che ridusse le nevicate, e l’avvento del ghiaccio artificiale prodotto con l’energia elettrica.[3][1]

Oggi un frigorifero produce ghiaccio in poche ore, a costo irrisorio. Per i nostri avi, ottenere quel bene richiedeva fatica collettiva, ingegno architettonico, organizzazione imprenditoriale e le giuste condizioni meteorologiche. I manufatti sopravvissuti alla distruzione andrebbero salvaguardati, tutelati e valorizzati per trasmettere alle generazioni future un capitolo fondamentale dell’identità culturale delle comunità pugliesi.[1][3]

Fonti
[1] Neviere e nevicate d’agosto: il “tempo” porta sotto terra la memoria … https://www.scintilena.com/neviere-e-nevicate-dagosto-il-tempo-porta-sotto-terra-la-memoria-del-freddo/08/27/
[2] Le neviere murgiane | La Voce News https://www.lavocenews.it/coronavirus-4/puglia-coronavirus-4/in-evidenza/le-neviere-murgiane/
[3] Le neviere della Murgia e le nevicate storiche in Valle d’Itria https://www.scintilena.com/le-neviere-della-murgia-e-le-nevicate-storiche-in-valle-ditria-un-viaggio-nel-passato-climatico-della-puglia/04/26/
[4] [PDF] ricchezza di pietra. i fabbricati urbani e rurali dei duchi http://siba-ese.unisalento.it/index.php/medietas/article/download/28625/23466
[5] Caracciolo – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Caracciolo
[6] Le neviere https://www.altosalentorivieradeitrulli.it/le_neviere.htm
[7] Giuseppe Ceva Grimaldi Pisanelli di Pietracatella – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ceva_Grimaldi_Pisanelli_di_Pietracatella
[8] La tutela del patrimonio ipogeo attraverso i catasti delle cavità artificiali – Scintilena https://www.scintilena.com/la-tutela-del-patrimonio-ipogeo-attraverso-i-catasti-delle-cavita-artificiali/02/15/
[9] Catasto delle grotte e delle formazioni naturali – S.I.T. – Puglia.con https://pugliacon.regione.puglia.it/web/sit-puglia-sit/catasto-delle-grotte-e-delle-formazioni-naturali
[10] Catasto delle Grotte e Cavità Artificiali https://www.fspuglia.it/catasto/catasto-puglia/31
[11] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[12] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[13] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[14] “SUI SENTIERI DEI BRIGANTI” con il Centro Speleologico … https://www.scintilena.com/sui-sentieri-dei-briganti-con-il-centro-speleologico-dellalto-salento/12/29/
[15] Dal Buio: una mostra speleologica a Martina Franca https://www.scintilena.com/dal-buio-una-mostra-speleologica-a-martina-franca/01/13/
[16] COMPIE 50 ANNI LO STORICO GRUPPO SPELEOLOGICO VALLE DEL NOCE – Scintilena https://www.scintilena.com/compie-50-anni-lo-storico-gruppo-speleologico-valle-del-noce/01/15/
[17] L’arte del trarre l’olio: viaggio nei trappeti ipogei tra storia e … https://www.scintilena.com/larte-del-trarre-lolio-viaggio-nei-trappeti-ipogei-tra-storia-e-speleologia/08/16/
[18] Cittadinanza Onoraria di Cerchiara di Calabria al regista … – Scintilena https://www.scintilena.com/cittadinanza-onoraria-di-cerchiara-di-calabria-al-regista-frammartino-senza-gloria-gli-speleologi-del-61/12/11/
[19] Grotte e Voragini di Martina Franca – Il libro – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-e-voragini-di-martina-franca-il-libro/06/04/
[20] “Monte Nerone racconta” all’incontro di speleologia “Scintilena e … https://www.scintilena.com/monte-nerone-racconta-allincontro-di-speleologia-scintilena-e-friends-a-febbraio-a-narni/01/07/
[21] Neviere e ghiacciaie del Molise: una nuova proposta di classificazione – Scintilena https://www.scintilena.com/neviere-e-ghiacciaie-del-molise-una-nuova-proposta-di-classificazione/04/06/
[22] Scintilena https://www.scintilena.com/page/93/
[23] Speleologi che hanno fatto la Storia: Dott. Mario Marchetti (1913-1996) https://www.scintilena.com/speleologi-che-fecero-la-storia-dott-mario-marchetti-1913-1996/11/15/
[24] La memoria di alcune intense nevicate della “Piccola Era Glaciale” nel Salento | La Naturalizzazione d’Italia http://naturalizzazioneditalia.altervista.org/la-memoria-di-alcune-intense-nevicate-della-piccola-era-glaciale-nel-salento/
[25] Famiglia Caracciolo di Martina – nobili napoletani https://www.nobili-napoletani.it/Caracciolo-Martina.htm
[26] IL SALENTO DALL PREISTORIA ALLA MODERNITÀ https://www.lecceoggi.com/salento-dall-preistoria-alla-modernita-3/
[27] Piccola era glaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale
[28] Preistoria e Protostoria della Puglia https://www.iipp.it/wp-content/uploads/Indice_Preistoria-e-protostoria-della-Puglia.pdf
[29] [PDF] Le vicende patrimoniali dei Caracciolo di Martina Franca durante e … https://emeroteca.provincia.brindisi.it/Archivio%20Storico%20Pugliese/2000/Articoli/LeVicendePatrimoniali.pdf
[30] IL COMMERCIO DELLA NEVE FRA LA MURGIA E … https://www.perieghesis.it/Neve%20fra%20Murgia%20e%20Taranto%201700.pdf
[31] La Puglia nel Neolitico dalle Veneri di Parabita a Porto Badisco https://www.bpp.it/Apulia/html/archivio/1979/III/art/R79III025.html
[32] ai tempi della “piccola era glaciale” anche in valle d’itria nevicava https://www.facebook.com/groups/274848366302720/posts/2340523653068504/
[33] Regolamento Catasto Speleologico del Friuli Venezia Giulia in via … https://www.scintilena.com/regolamento-catasto-speleologico-del-friuli-venezia-giulia-in-via-di-approvazione/01/03/
[34] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/623/?c=7
[35] Importanti novità nella speleologia del Lazio: il Catasto Cavità … https://www.scintilena.com/importanti-novita-nella-speleologia-del-lazio-il-catasto-cavita-artificiali/06/22/
[36] Il Catasto Speleologico Regionale: uno strumento … https://www.scintilena.com/il-catasto-speleologico-regionale-uno-strumento-essenziale-per-la-tutela-delle-grotte/02/15/
[37] Umbria – Legge regionale 23 settembre 2009, n. 19 – Scintilena https://www.scintilena.com/umbria-legge-regionale-23-settembre-2009-n-19/12/24/
[38] Acque sotterranee – DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009, n. 30 – Scintilena https://www.scintilena.com/acque-sotterranee-decreto-legislativo-16-marzo-2009-n-30/04/05/
[39] Catasto Nazionale Cavità Artificiali – Scintilena http://www.scintilena.com/utec/old/utec/catasto/fruizione.htm
[40] ACCATASTAMENTO CAVITA’ IPOGEE E/O ARTIFICIALI https://www.scintilena.com/accatastamento-cavita-ipogee-eo-artificiali/05/08/
[41] Scintilena https://www.scintilena.com/page/2263/?sid=18&lang=cn&act=topiccont&fid=1&id=1&page=1&pageall=1&numall=10
[42] Scintilena, Autore presso Scintilena – Pagina 1814 di 1890 https://www.scintilena.com/author/Scintilena/page/1814/
[43] [PDF] Giuseppe Ceva Grimaldi – Cisva https://viaggio-adriatico.com/wp-content/uploads/2024/01/ceva_grimaldi.pdf
[44] Catasto delle grotte e delle cavità artificiali della Puglia – CNR Irpi https://www.irpi.cnr.it/progetto/catasto-delle-grotte-cavita-artificiali-della-puglia/
[45] Itinerario da Napoli a Lecce e nella provincia di terra d’Otranto nell … https://books.google.com/books/about/Itinerario_da_Napoli_a_Lecce_e_nella_pro.html?hl=it&id=B5YuAAAAYAAJ
[46] [PDF] geositi della puglia – CAI SCUOLA https://caiscuola.cai.it/wp-content/uploads/2025/02/2025-Corso-Rete-Natura-2000-Salvatore-Valletta-Geositi-della-Puglia_def.pdf
[47] # **IL MONDO SCOMPARSO DEGLI IPOGEI DEL … – Facebook https://www.facebook.com/groups/235044483499015/posts/2836822846654486/
[48] legge regionale 4 dicembre 2009, n. 33 https://portale2015.consiglio.puglia.it/documentazione/leges/azione.asp?K=2009LV33
[49] Itinerario da Napoli a Lecce e nella provincia di Terra d’Otranto nell … https://archive.org/details/bub_gb_0VDtzC5EPiUC
[50] Art. 4 – Catasto regionale del patrimonio speleologico https://legislazionetecnica.it/node/3607308
[51] SEI DI GIOIA DEL COLLE SE……. – Facebook https://www.facebook.com/groups/1801570513409931/posts/4518198808413741/
[52] [PDF] Un approccio metodologico per lo studio delle cavità artificiali pugliesi https://www.sigeaweb.it/documenti/convegni/massafra-2017/1_Parise_Sigea_Massafra.pdf
[53] Sei di Ceglie Messapica se… – Facebook https://www.facebook.com/groups/1466176263612111/posts/4538422423054131/
[54] Nuovo Catasto delle Grotte e delle Cavità Artificiali della Regione … https://www.ambienteambienti.com/nuovo-catasto-delle-grotte-e-delle-cavita-artificiali-della-regione-puglia/

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Modellare la falda nelle grotte pugliesi: uno studio valuta limiti e potenziale della modellistica carsica con dati di breve durata

Apríl 15th 2026 at 13:00

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Quattro ricercatori italiani e tedeschi hanno testato un modello idrologico calibrato su soli otto mesi di dati raccolti nella Grotta Vora Bosco, nel Salento: i risultati mostrano performance accettabili ma un’incertezza predittiva elevata, aprendo riflessioni importanti per la gestione dell’acquifero pugliese


L’acquifero carsico pugliese e la rarità del monitoraggio in grotta

La Puglia è una regione quasi interamente carsica. Non esistono fiumi superficiali significativi. L’acqua piovana si infiltra nei calcari mesozoici attraverso fratture, doline e inghiottitoi, alimentando un acquifero che è l’unica risorsa idrica per milioni di persone.

Su oltre 2000 grotte censite nel Catasto Regionale, soltanto due hanno permesso agli speleologi di raggiungere fisicamente la falda idrica sotterranea: l’Inghiottitoio di Masseria Rotolo, nel Barese, e la Vora Bosco (catasto PU 1613), a Galatina, nel Salento meridionale. Questi due siti rappresentano finestre di osservazione dirette su una risorsa strategica, altrimenti inaccessibile senza perforazioni.

È proprio a Vora Bosco che un gruppo di quattro ricercatori — Tamara Leins, Isabella Serena Liso, Mario Parise e Andreas Hartmann — ha condotto lo studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Environmental Earth Sciences: “Evaluation of the predictions skills and uncertainty of a karst model using short calibration data sets at an Apulian cave (Italy)”.


Un modello a serbatoi per simulare il livello della falda

La ricerca si basa su un approccio di modellistica idrologica concettuale. Il modello adottato appartiene alla famiglia VarKarst, sviluppato da Andreas Hartmann e colleghi all’Università di Friburgo. Si tratta di un modello semi-distribuito a serbatoi che rappresenta l’acquifero carsico attraverso quattro livelli funzionali: il suolo, l’epikarst, la zona non satura e la falda.

Ogni serbatoio riceve, trattiene e rilascia acqua secondo equazioni di bilancio idrico. Il modello riceve in ingresso dati giornalieri di precipitazione ed evapotraspirazione potenziale. Restituisce in uscita la simulazione del livello della falda all’interno della grotta, confrontabile con le misure reali.

Vora Bosco era stata strumentata con una sonda multiparametrica per la misurazione del livello idrico. Il periodo di acquisizione copriva l’intervallo compreso tra novembre 2017 e luglio 2018: poco più di otto mesi di dati continui. Questa brevità è il punto centrale dell’intero studio.


La calibrazione con la Kling-Gupta Efficiency

Per calibrare il modello, i ricercatori hanno utilizzato la Kling-Gupta Efficiency (KGE), una metrica di valutazione che valuta simultaneamente tre aspetti della corrispondenza tra simulazione e osservazione: la correlazione temporale, la variabilità e il bias sistematico. Rispetto al classico indice di Nash-Sutcliffe, la KGE offre una valutazione più equilibrata e risulta oggi il criterio di riferimento più adottato nella modellistica carsica internazionale.

Nella fase di calibrazione, le simulazioni hanno mostrato performance accettabili nel replicare le principali dinamiche del livello di falda osservato a Vora Bosco, comprese le fluttuazioni stagionali legate alla ricarica invernale e alla recessione estiva.


Monte Carlo e quantificazione dell’incertezza

L’aspetto più rilevante dal punto di vista metodologico riguarda la quantificazione dell’incertezza delle previsioni. I ricercatori hanno applicato un approccio Monte Carlo secondo il quadro GLUE (Generalized Likelihood Uncertainty Estimation). Il procedimento genera migliaia di combinazioni parametriche casuali all’interno di intervalli fisicamente plausibili, filtra quelle che superano una soglia minima di KGE e costruisce bande di confidenza intorno alle previsioni del modello.

L’analisi ha evidenziato un problema noto nella modellistica carsica: l’equifinalità. Diverse configurazioni parametriche producono simulazioni altrettanto valide durante la calibrazione, ma divergono significativamente quando il modello viene proiettato su periodi non osservati. L’incertezza predittiva è risultata più elevata rispetto a quanto emerso nella sola fase di calibrazione.

Con soli otto mesi di dati, il filtraggio Monte Carlo non riesce a restringere sufficientemente lo spazio parametrico. I parametri che regolano il flusso rapido nei condotti carsici e la capacità di stoccaggio dell’epikarst risultano i più difficili da identificare in modo univoco.


Cosa insegna questo studio alla modellistica carsica

I risultati del lavoro pongono un interrogativo pratico, rilevante per chiunque si occupi di gestione delle acque sotterranee: quanto tempo di monitoraggio è necessario per ottenere un modello carsico predittivamente affidabile?

Lo studio di Leins et al. non fornisce una risposta definitiva, ma indica alcune direzioni. Anche con dataset brevi è possibile sviluppare modelli con parametri idrologicamente ragionevoli. La performance in calibrazione è soddisfacente. L’incertezza predittiva, però, rimane alta e richiede misure correttive.

La letteratura internazionale — in particolare il Karst Modelling Challenge del 2021, che ha confrontato tredici diversi modelli su un unico dataset svizzero — converge su alcune indicazioni: la KGE è il criterio di valutazione più adeguato, la precisione non migliora necessariamente aggiungendo parametri, e l’integrazione di dati idrogeochimici come conducibilità elettrica, nitrati o solfati può ridurre significativamente l’equifinalità parametrica.


Implicazioni per la Puglia: risorsa idrica e cambiamento climatico

Lo studio assume un significato particolare nel contesto pugliese. Il Salento sta già registrando una progressiva riduzione delle precipitazioni e un aumento delle temperature. La falda carsica è sotto pressione per il prelievo agricolo e turistico. Il rischio di intrusione salina nei calcari costieri è reale e documentato.

Disporre di modelli affidabili per simulare i livelli della falda e le dinamiche di ricarica non è un esercizio accademico. È uno strumento di gestione. La grotta Vora Bosco, e le poche altre che permettono l’accesso diretto alla falda, rappresentano in questo senso osservatori di valore eccezionale.

Il lavoro fa parte di un programma di ricerca continuato. Nel 2025, Tamara Leins ha pubblicato su Science of the Total Environment un nuovo studio che utilizza il framework VarKarst per definire la vulnerabilità degli acquiferi carsici alla contaminazione in condizioni di cambiamento globale, estendendo l’approccio metodologico inaugurato con lo studio pugliese.


Il gruppo di ricerca

Tamara Leins (TU Dresden / Università di Friburgo) è specializzata in modellistica idrologica carsica e quantificazione dell’incertezza. Isabella Serena Liso (Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”) si occupa di idrogeologia carsica pugliese. Mario Parise (Università degli Studi di Bari) è tra i maggiori esperti italiani di rischi carsici e geomorfologia del Meridione. Andreas Hartmann (Università di Friburgo) è il principale sviluppatore del modello VarKarst e tra i principali ricercatori europei nell’idrologia carsica.


Fonti

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Osservata in Puglia la prima femmina albina di ferro di cavallo minore in Italia: allattava un piccolo con pigmentazione normale

Apríl 9th 2026 at 12:00

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Una cavità artificiale sul mare Adriatico, in provincia di Lecce, è diventata il teatro di una scoperta scientifica senza precedenti per il nostro Paese: un esemplare di Rhinolophus hipposideros con albinismo completo e capacità riproduttiva documentata.


Una segnalazione partita dal campo

Tutto è iniziato dall’osservazione di un membro del gruppo speleologico leccese Ndronico, Francesco De Natale, che durante la frequentazione di una cavità artificiale lungo la costa adriatica della provincia di Lecce ha notato qualcosa di inusuale tra gli esemplari appesi alla volta: un pipistrello completamente bianco.

La segnalazione è giunta alla redazione di Scintilena e all’associazione Tutela Pipistrelli APS, che ha avviato osservazioni sistematiche il 19 e il 29 luglio 2025.[1]

Il sito è una cavità artificiale, nata da un intervento di ripristino ambientale e aperta direttamente sul mare. Al suo interno si trovava una colonia nursery di Rhinolophus hipposideros composta da circa 172 individui.[1]


La femmina albina: caratteristiche e comportamento

L’individuo presentava pelliccia completamente bianca e occhi marcatamente rossi, caratteristiche compatibili con un caso di albinismo vero.

In campo scientifico, l’albinismo è un disordine ipopigmentario ereditario a carattere autosomico recessivo: una mutazione nel gene che codifica per l’enzima tirosinasi blocca la sintesi della melanina, producendo il tipico fenotipo con integumento bianco e iride rossa, dovuta alla visibilità dei vasi sanguigni in assenza del pigmento.[2][1]

All’interno della colonia la femmina non mostrava deviazioni comportamentali evidenti. Si trovava inizialmente in posizione centrale — indice di integrazione sociale — e si è successivamente spostata verso una parete più esposta, permettendone la documentazione fotografica.[1]

Il dettaglio più rilevante dell’osservazione: la femmina era in lattazione e trasportava un piccolo con pigmentazione del tutto normale. La cosa costituisce la prima prova diretta di riproduzione avvenuta con successo in un individuo albino di questa specie.[1]


Il primo caso italiano, tra i più meridionali in Europa

Il ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros, Bechstein 1800) è il più piccolo dei rinolofidi europei, con peso compreso tra 5,6 e 9 grammi e apertura alare fino a 25,4 cm. In Italia è classificato come minacciato (EN) nella Lista Rossa nazionale e protetto dalla Direttiva Habitat dell’UE. La specie è troglofila: frequenta grotte, gallerie e cavità artificiali sia come rifugio invernale sia per le colonie riproduttive estive.[3][4][5][6][7]

L’albinismo nei pipistrelli è un fenomeno raro ma documentato a livello globale. La review scientifica più esaustiva sul tema — Lucati & López-Baucells (2017) — ha analizzato 609 individui con anomalie cromatiche in 115 specie di chirotteri, rilevando 152 casi certi di albinismo su un totale che comprende anche piebaldismo, melanismo, leucismo e ipomelanismo. Per R. hipposideros in particolare, i casi precedentemente documentati erano concentrati nell’Europa centrale: Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia. In Italia non era mai stato segnalato alcun caso.[8][9][10][11][1]

L’osservazione di Lecce è quindi il primo caso documentato di albinismo per questa specie in Italia e una delle segnalazioni più meridionali in Europa.[11][1]


Perché l’albinismo non ha impedito la riproduzione

Nei mammiferi e negli uccelli, l’assenza di melanina espone gli individui albini a maggiori rischi: vulnerabilità alle radiazioni ultraviolette, maggiore visibilità ai predatori e possibile riduzione del riconoscimento da parte dei conspecifici. Nei pipistrelli, il comportamento notturno mitiga in modo significativo il primo e il secondo rischio. Gli ambienti di rifugio chiusi — grotte, gallerie, edifici — aggiungono un ulteriore strato di protezione dalla luce solare, dalla perdita di acqua e dai predatori visivi, aumentando le probabilità di sopravvivenza degli individui albini rispetto a quanto accadrebbe in habitat aperti diurni.[12][1]

I dati della letteratura mostrano che l’84% dei pipistrelli albini censiti era stato trovato proprio all’interno di rifugi chiusi. Nel caso di Lecce, la cavità artificiale ha svolto esattamente questa funzione protettiva.[9][8]

Per quanto riguarda le relazioni sociali, la posizione centrale occupata dalla femmina nella colonia indica che i conspecifici non la escludevano né la marginalizzavano. I risultati si allineano con osservazioni simili condotte su altre specie, in cui l’albinismo — specie in condizioni di rifugio — non sembra compromettere l’integrazione nel gruppo.[13][1]


Il piccolo a pigmentazione normale e la genetica dell’evento

Il fatto che il piccolo trasportato dalla femmina avesse colore normale indica che il maschio con cui si è accoppiata era probabilmente portatore sano dell’allele recessivo per l’albinismo. Essendo l’albinismo a trasmissione autosomica recessiva, il piccolo potrebbe essere a sua volta portatore eterozigote del carattere, senza manifestarlo fenotipicamente.[1]

Gli autori dello studio precisano che, in assenza di analisi genetiche o istologiche, non è possibile escludere in modo definitivo altre anomalie della pigmentazione. La combinazione di pelliccia interamente bianca e occhi rossi rende comunque l’albinismo vero la diagnosi più probabile.[1]


Lo studio e i ricercatori

La segnalazione è stata elaborata scientificamente da Denise Trombin, Alessandra Tomassini e Gaetano Fichera di Tutela Pipistrelli APS. Gaetano Fichera è affiliato anche al Department of Biogeography dell’Università di Trier (Germania) e al Naturkundemuseum di Erfurt. L’articolo è stato pubblicato sull’Italian Journal of Mammalogy, ricevuto il 10 novembre 2025, revisionato il 2 marzo 2026 e accettato il 18 marzo 2026.[1]

Gli autori ringraziano esplicitamente Francesco De Natale del gruppo speleologico Ndronico e la redazione di Scintilena per aver facilitato il contatto tra osservazione sul campo e ricerca scientifica. È un riconoscimento al ruolo insostituibile che gli speleologi svolgono come sentinelle del territorio ipogeo, spesso unici a frequentare i siti dove questi avvenimenti si verificano.[1]


Prospettive future

Il paper indica con chiarezza le direzioni di ricerca necessarie per approfondire la segnalazione: analisi genetiche per la conferma dell’albinismo vero, monitoraggio a lungo termine della femmina e della colonia per valutare sopravvivenza e successo riproduttivo, e indagini sulla variabilità genetica delle popolazioni meridionali italiane di R. hipposideros. La ridotta diversità genetica — possibile nelle popolazioni più piccole e isolate — potrebbe favorire la manifestazione di caratteri recessivi come l’albinismo per effetto dell’inbreeding.[1]

La colonia nursery di 172 individui nella cavità artificiale leccese emerge intanto come sito di interesse conservazionistico rilevante per la specie in una regione, la Puglia, dove il ferro di cavallo minore risulta presente ma poco monitorato.[5][1]


Fonti e riferimenti originali

Articolo principale:

Riferimenti bibliografici citati nel paper:

  • Lucati F. & López-Baucells A. (2017). Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies and the misuse of terms to describe them. Mammal Review, 47(2), 112–123. https://doi.org/10.1111/mam.12083[14]
  • Gaisler J., Kovarik M. & Stefka L. (2011). Two unusual records of the lesser horseshoe bat (Rhinolophus hipposideros) in the Moravian Karst (Czech Republic). Hystrix, the Italian Journal of Mammalogy, 22(1). https://doi.org/10.4404/hystrix-22.1-4649[1]
  • Zortéa M. & Cristina Silva M. (2017). Albinism in the striped spear-nosed bat with an updated list of albino bats in the World. Mammalia, 82(1), 78–84. https://doi.org/10.1515/mammalia-2016-0080[1]
  • Bernardi L.F.D.O. et al. (2019). First record of albinism for the doglike bat, Peropteryx kappleri. Subterranean Biology, 30, 33–40. https://doi.org/10.3897/subtbiol.30.34223[1]
  • Leal E.S.B. et al. (2021). Albinism in Artibeus planirostris and updated list of albino bats in Brazil. Anais da Academia Brasileira de Ciências, 93(4). https://doi.org/10.1590/0001-3765202120200582[15]

Fonti di approfondimento sulla specie:

Fonti
[1] Primo-caso-documentato-di-femmina-in-lattazione-albina-di-Rhinolophus-hipposideros-Bechstein-180.pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/attachments/10794614/3361fca9-5401-44ee-94d9-cb548932a3eb/Primo-caso-documentato-di-femmina-in-lattazione-albina-di-Rhinolophus-hipposideros-Bechstein-1800.pdf?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE7MUMNABX%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T205247Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjED0aCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQCJXru6b6Vr7rGQOwS%2FcifzI8AG40gD1D8suNbY4NWmPgIhALw9DlfBIQy%2BssPwMijcrfZI9qJ8qTvu%2FFOo4bkM32d0KusECAUQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1Igxz3QwhcAHyjXtWMvYqyAT8GFdDw0IJsRkZA6Uu5pDD6roybsx3HYJfWONwup1Aqy%2FmCqpYpnizOvUi7E45wSG%2B7d7HY%2FKrSzfgA1vp2LZI92vAAR8dThdzQcZcykMqv79Vd52E2UMldSEJsGP2Qtr%2BBdJey%2FPCADdCij9FVknti4V2TSCtzKTOwTH5wzDm3cKhAVemo5Rfmes6PSsCBOclRC6QyAnYS3vZi9D93Rmu2fSvpqoewg33V2Ac7nx7dbDhpXWRiCR7yggWc7oAj2L2pOPE%2BH3u%2FESMqnJU8EvztmJfGl1HERoq%2BMhHXri%2FeUG%2BdBXrlQMM08z7EHOFlmZEMP0evn4nmariTbCPpOqUpo%2Fl0lDMGhBYvue%2BInt%2BawIBa8DKyqgkNbv1KrBHsPRynsyKJZhTARTPIk6AMn26IU6PnWAyfs9CUH4f5Ng8Zdgv%2BBIBDpprcTb2avaKchuhJ307lsLtbh%2FcmN%2B1MF9SyuOGc8fQUT4iJpwzRnu3eweCce8Gc00WmnCjq39W450Fjp9FVh6MpaBF5uYLd1FDcBx4nx7dEL%2BD96348o%2BczIOCXkqbPXFJhCjRJC1wsEnecxY3Fsjvt79718BDldDiHn946RmA34cXr6%2F4YkKR8SBnJ3umdUerwhFQMAZWEX%2BFN1rzgkslVZgIpbH09smwYoSKT2rufP8a7KjSQzWUVLYZeqwEFUMyl%2BxVFNX%2FVtPvPHqkx2UKX%2FlNdaH1GHeZANXcA5yq2J9EO6Ec8nX%2Fhb86MPtUeQuF%2BYIuq7Tykls6Sev7vPjRhjDL8drOBjqXAS7DuW4ehSdH159FrxfPFRyV40DtXPYgesnHjwdpH6a9cp5kkN5Lv9T6JrSVllarRkWCckKje3BQB1Wn1TbqPGD%2FjAi%2FfUsb4aUB7XYXZDGFGzXqlXugBgC3NaMWUC4HdDHLzDb2WZt%2FmRA86Xzv7yJH0PLC1EvnsdcvtBNOpbfEt5%2BBeU8SSvmm6nngfODg6lsgfHmxKjA%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=7019042232a812c0793a3b4f5f9f239bb9d663153e7346ab8386e824f6d4c4ca
[2] Albinismo – Chimica-online https://www.chimica-online.it/biologia/albinismo.htm
[3] Rhinolophus hipposideros – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Rhinolophus_hipposideros
[4] RINOLOFO MINORE (Rhinolophus hipposideros) http://www.biodiversita.lombardia.it/materiali/chirotteri/RINOLOFO_MINORE_(Rhinolophus_hipposideros).htm
[5] Ferro di cavallo minore – Rete Natura 2000 Marche https://www.regione.marche.it/natura2000/pagina_base722f.html?id=1783
[6] Lesser horseshoe bat – Rhinolophus hipposideros – (Bechstein, 1800) https://eunis.eea.europa.eu/species/1545
[7] Il ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros) – Scintilena https://www.scintilena.com/il-ferro-di-cavallo-minore-rhinolophus-hipposideros-caratteristiche-e-habitat-del-pipistrello-troglofilo/07/11/
[8] Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies … https://zenodo.org/records/13449708
[9] Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies … https://www.academia.edu/30380140/Chromatic_disorders_in_bats_a_review_of_pigmentation_anomalies_and_the_misuse_of_terms_to_describe_them
[10] [PDF] Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies … https://www.adriabaucells.com/wp-content/uploads/2017/04/LopezBaucells_et_al_2017-2.pdf
[11] [PDF] First record of an albino lactating female of Rhinolophus … http://www.italian-journal-of-mammalogy.it/pdf-219649-137485?filename=First-record-of-an-albino.pdf
[12] Bol. Mus. Para. Emílio Goeldi. Cienc. Nat., Belém, v. 13, n. 2, p. 273-277, maio-ago. 2018 http://editora.museu-goeldi.br/bn/artigos/cnv13n2_2018/first(nascimento).pdf
[13] Albinism in Carollia perspicillata (Chiroptera; Phyllostomidae), in the state of Rondônia, Brazil. A brief review of albinism in bats https://periodicos.ufsc.br/index.php/biotemas/article/download/2175-7925.2017v30n3p71/34873
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    Condividi A Morigerati quindici giorni di ricerca speleologica La speleologia internazionale torna a concentrarsi su uno dei sistemi carsici più affascinanti del Sud Italia. Dal 25 luglio al 9 agosto 2026, Morigerati (SA) ospiterà l’International Speleological Expedition “Hidden Bussento”, promossa da Tetide APS e rivolta a speleologi ed esploratori provenienti da diversi Paesi. L’invito, diffuso a fine marzo dalla Presidenza Tetide a tutta la comunità speleologica, rilancia un progetto a
     

Hidden Bussento 2026: torna l’esplorazione internazionale nel cuore carsico del Cilento

Apríl 3rd 2026 at 06:00

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A Morigerati quindici giorni di ricerca speleologica

La speleologia internazionale torna a concentrarsi su uno dei sistemi carsici più affascinanti del Sud Italia. Dal 25 luglio al 9 agosto 2026, Morigerati (SA) ospiterà l’International Speleological Expedition “Hidden Bussento”, promossa da Tetide APS e rivolta a speleologi ed esploratori provenienti da diversi Paesi.

L’invito, diffuso a fine marzo dalla Presidenza Tetide a tutta la comunità speleologica, rilancia un progetto ambizioso: approfondire la conoscenza del complesso sistema sotterraneo del fiume Bussento, un’area che continua a offrire grandi margini di esplorazioni e connessioni ancora da chiarire.

E’ un progetto esplorativo multidisciplinare: l’attività si concentrerà su alcuni punti chiave del sistema:

  • la risorgenza del Bussento
  • gli inghiottitoi di Caravo, Orsivacca e Bussento
  • i sifoni terminali, oggetto di immersioni speleosubacquee
  • la ricerca esterna di nuovi ingressi e collettori

Il programma prevede il trasporto e l’armo di materiali speleo-subacquei, immersioni in ambienti ipogei complessi e attività di ricerca sul territorio: un approccio integrato: esplorazione, tecnica e osservazione scientifica insieme

Partecipazione e organizzazione

La spedizione ha una durata di 15 giorni ed è a numero chiuso (massimo 30 partecipanti), a conferma del carattere operativo e specialistico dell’iniziativa.

La quota di partecipazione è fissata in € 20,00 al giorno: grazie al supporto organizzativo locale, però, saranno richiesti ai partecipanti solo due giorni di contributo al momento dell’iscrizione (€ 40,00), a cui si aggiungono € 10,00 di quota associativa a Tetide per i non soci, per un totale di € 50,00.

I restanti costi della permanenza saranno coperti dall’organizzazione durante l’evento.

L’organizzazione mette a disposizione materiali tecnici collettivi (corde, trapani, imbarcazioni, ecc.), vitto (colazione e cena) e alloggio in struttura comunale a Morigerati.

Ai partecipanti è richiesto l’equipaggiamento personale completo (progressione, casco con illuminazione, muta almeno 5 mm), l’eventuale attrezzatura subacquea tecnica (coordinarsi con gli organizzatori), la copertura assicurativa per attività speleologica e l’invio di un breve CV speleo che descriva le proprie competenze ed esperienze.

Una rete di collaborazioni

“Hidden Bussento” nasce dalla collaborazione tra Tetide APS, la Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda, la Cooperativa Labor Limae, il Gruppo Speleologico Natura Esplora e il Comune di Morigerati.

L’iniziativa gode inoltre del patrocinio di importanti realtà speleologiche:

  • Unione Internazionale di Speleologia
  • Federazione Speleologica Europea
  • Società Speleologica Italiana ETS
  • Federazione Speleologica Campana
  • Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Iscrizioni aperte

Le iscrizioni sono obbligatorie e aperte fino al 20 giugno 2026, previa registrazione online via QRcode sul manifesto in allegato, che riporta all’indirizzo https://www..org/event/hidden-bussento/.

Ai candidati è richiesto un profilo adeguato alle attività previste, in particolare per le operazioni in ambiente ipogeo complesso e subacqueo.

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