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Tarquinia, a Gravisca emergono nuove strutture etrusche sotto la città romana

September 27th 2026 at 05:00

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Gli scavi nell’antico porto di Tarquinia hanno raggiunto livelli precedenti alla colonia romana. Individuate murature, strutture produttive e grandi blocchi di macco appartenenti a un edificio ancora da interpretare

TARQUINIA – Nuove strutture di epoca etrusca stanno tornando alla luce a Gravisca, l’antico porto di Tarquinia, sotto i livelli occupati in seguito dalla colonia romana.

Viterbo è un luogo affascinante, il cui territorio corrisponde in gran parte all’area storico geografica della Tuscia: confina a nord con la Toscana (Grosseto e Siena) e l’Umbria (Terni), a est con Rieti, a sud con la Città metropolitana di Roma Capitale e a ovest con il Mar Tirreno.

Le indagini archeologiche nel nuovo settore di scavo stanno raggiungendo strati sempre più profondi e antichi dell’insediamento, aggiungendo nuovi elementi alla ricostruzione della lunga storia del sito.

La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale aveva già indicato nei mesi scorsi l’area come sede di un “nuovo ritrovamento archeologico”, spiegando che le recenti attività di ricerca stavano restituendo nuove testimonianze. Nel settembre 2026, insieme all’Università degli Studi di Perugia, ha inoltre organizzato visite al vecchio e al nuovo settore di scavo per presentare al pubblico le evidenze più recenti.

Sotto i livelli romani, la fase etrusca

Secondo le informazioni diffuse durante l’attuale campagna di indagine, al di sotto delle strutture appartenenti alle fasi romane sono stati raggiunti livelli riferibili all’insediamento etrusco.

Sono emerse murature realizzate con ciottoli, associate probabilmente a edifici le cui parti superiori erano costruite con materiali deperibili. Gli scavi hanno inoltre individuato sistemi legati alla raccolta e alla conservazione dell’acqua e strutture produttive, comprese alcune fornaci.

Il rinvenimento che sta attirando maggiormente l’attenzione è però costituito da grandi blocchi di macco, una calcarenite largamente utilizzata nell’architettura antica dell’Etruria meridionale. Le strutture si trovano a una profondità considerevole rispetto all’attuale piano di campagna ed erano state completamente coperte dalle successive occupazioni del sito.

Un edificio ancora da identificare

Al momento gli archeologi mantengono cautela sull’interpretazione del ritrovamento.

Le dimensioni dei blocchi, la tecnica costruttiva e la posizione stratigrafica hanno fatto ipotizzare che le strutture possano appartenere alle fondazioni o al basamento di un edificio di notevoli dimensioni, ma non è stata ancora stabilita con certezza né la funzione né l’estensione del complesso. Saranno il proseguimento dello scavo e lo studio dei materiali associati a fornire elementi più precisi per la cronologia e l’interpretazione.

Si tratta quindi di una scoperta importante, ma sarebbe prematuro presentarla come il ritrovamento di una “città etrusca sconosciuta”.

Gravisca è infatti conosciuta da decenni come porto della Tarquinia etrusca e importante centro di scambi con il Mediterraneo. L’Università degli Studi di Perugia descrive il sito come sede di un rilevante santuario emporico frequentato da mercanti greci, mentre le ricerche archeologiche hanno documentato un abitato etrusco di estensione maggiore rispetto alla successiva colonia romana.

Una lunga stratificazione archeologica

La particolare importanza delle nuove indagini deriva proprio dalla possibilità di leggere, nella stessa area, una successione di fasi diverse.

Gravisca fu lo scalo marittimo della Tarquinia etrusca già in età arcaica. Nel II secolo a.C. nell’area venne fondata la colonia romana di Graviscae, tradizionalmente datata al 181 a.C.

Le costruzioni delle fasi successive coprirono o trasformarono quelle precedenti, creando una stratificazione che oggi consente agli archeologi di procedere, livello dopo livello, verso le fasi più antiche dell’insediamento.

La campagna del 2026 rientra nella prosecuzione delle ricerche archeologiche concesse dal Ministero della Cultura all’Università degli Studi di Perugia. Il relativo provvedimento ministeriale è stato emesso il 24 luglio 2026.

Le prossime indagini dovranno chiarire se i grandi blocchi di macco appartengano realmente a un edificio monumentale e quale ruolo avesse la struttura nell’organizzazione del porto etrusco.

Per Gravisca non si tratta della scoperta improvvisa di una città perduta, ma dell’apertura di una nuova finestra sulle parti ancora sepolte dell’antico porto di Tarquinia.

Fonti

  • Soprintendenza ABAP Viterbo ed Etruria meridionale – comunicazioni ufficiali sul nuovo ritrovamento e sulle visite al nuovo settore di Gravisca.
  • Ministero della Cultura – concessione 2026 per la prosecuzione delle ricerche archeologiche dell’Università di Perugia.
  • Università degli Studi di Perugia – documentazione scientifica e istituzionale sulle ricerche a Gravisca e sul santuario emporico.
  • Etruria News / La Fune – cronaca dei rinvenimenti del settembre 2026; utili per i dettagli dell’attuale scavo, da leggere però insieme alle fonti istituzionali.
  • Treccani – quadro storico e archeologico generale di Gravisca

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