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Un’escursione al cuore della montagna: Cava del Ferro e Grotta della Miniera il 17 maggio 2026
Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino organizza per domenica 17 maggio 2026 una giornata di esplorazione sotterranea nell’area di Sascupo di Rigali, in provincia di Perugia. L’evento, aperto agli appassionati, porta il nome “Percorsi dentro la terra” e prevede la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, due siti di grande interesse geologico e storico-industriale lungo il
Un’escursione al cuore della montagna: Cava del Ferro e Grotta della Miniera il 17 maggio 2026
Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino organizza per domenica 17 maggio 2026 una giornata di esplorazione sotterranea nell’area di Sascupo di Rigali, in provincia di Perugia. L’evento, aperto agli appassionati, porta il nome “Percorsi dentro la terra” e prevede la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, due siti di grande interesse geologico e storico-industriale lungo il Sentiero dei Minatori.
Il Sentiero dei Minatori: dal fondovalle alla Cava del Ferro
Il ritrovo è fissato per le ore 8:45 al parcheggio del supermercato Il Gala di Gualdo Tadino. Da lì, i partecipanti si sposteranno in auto fino alla località Pianelle di Sascupo di Rigali, punto di partenza del percorso.
Il cammino segue il Sentiero dei Minatori, che sale dalla quota di 700 metri fino ai 1050 metri della Cava del Ferro. Il dislivello è moderato e il sentiero è considerato facile, anche se in costante salita. Circa un’ora di cammino è sufficiente per raggiungere l’ingresso delle gallerie.
Dentro le gallerie: Cava del Ferro e Grotta della Miniera
Una volta in quota, il gruppo visiterà le Gallerie 649 della Cava del Ferro e le Gallerie di Italo della Grotta della Miniera. Le gallerie si sviluppano su un centinaio di metri complessivi. Il fondo è bagnato e la temperatura si attesta intorno agli 8°C.
Per accedere in sicurezza alle gallerie, gli organizzatori raccomandano un equipaggiamento adeguato: lampada frontale, giacchetto, indumenti che possano sporcarsi e guanti da lavoro. Pantaloni lunghi e scarpe da montagna sono indispensabili per l’intero percorso.
Dopo la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, l’escursione prosegue fuori sentiero verso il Rifugio Monte Penna, posto a quota 1200 metri. Anche questo tratto richiede circa un’ora di cammino.
Al Rifugio Monte Penna: la riunione tecnica e il pranzo sociale
Alle ore 13 è prevista una “riunione tecnica” presso il Rifugio Monte Penna. All’incontro segue un momento conviviale con pranzo in quota. Il contributo è di quindici euro a persona, da versare direttamente sul posto.
Chi desidera partecipare al momento conviviale deve prenotare entro venerdì 15 maggio al numero indicato a fine articolo. La prenotazione non è necessaria per la sola escursione.
Il rientro: discesa verso Sascupo di Rigali
Nel pomeriggio, il gruppo scenderà dal Rifugio Monte Penna a Sascupo di Rigali attraverso un percorso con un dislivello di 500 metri, lungo strade e sentieri. Al termine della discesa si provvederà al recupero delle auto lasciate al mattino.
Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino ricorda che lo svolgimento dell’evento e il percorso potranno subire modifiche in base alle condizioni meteo e alla valutazione degli accompagnatori. Ogni partecipante è responsabile per sé stesso e per eventuali minori sotto la propria tutela.
Informazioni e prenotazioni per la Cava del Ferro
Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare Peppe al numero 333 343 9751. La scadenza per la prenotazione al pranzo sociale è fissata a venerdì 15 maggio 2026.
L’iniziativa del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino si inserisce nell’attività di valorizzazione del patrimonio sotterraneo e minerario del territorio umbro, portando i partecipanti lungo un percorso che unisce escursionismo, storia locale e speleologia.
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Biodiversità e fauna cavernicola nelle grotte di Narni: fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, Niphargus delle sorgenti carsiche e pipistrelli delle Gole del Nera
Un gamberetto cieco nelle acque di Santa Croce
A Recentino e Lecinetto, nel cuore delle Gole del Nera, la biodiversità ipogea dell’Appennino umbro ha mostrato un volto inatteso. Durante una campagna di ricerca sul genere Niphargus, il biologo Fabio Stoch, affiancato dagli speleologi locali, ha campionato l
Biodiversità e fauna cavernicola nelle grotte di Narni: fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, Niphargus delle sorgenti carsiche e pipistrelli delle Gole del Nera
Un gamberetto cieco nelle acque di Santa Croce
A Recentino e Lecinetto, nel cuore delle Gole del Nera, la biodiversità ipogea dell’Appennino umbro ha mostrato un volto inatteso. Durante una campagna di ricerca sul genere Niphargus, il biologo Fabio Stoch, affiancato dagli speleologi locali, ha campionato le sorgenti carsiche legate alla Montagna di Santa Croce. Nel retino è comparso un piccolo crostaceo bianco e trasparente, cieco, mai segnalato prima in Umbria.scintilena+2
Il protagonista è un Niphargus stigobio, gamberetto delle acque sotterranee tipico delle sorgenti carsiche europee e indicato come “Animale di grotta dell’anno 2023”. La morfologia depigmentata e l’assenza di occhi lo collocano tra le specie troglobie più specializzate della fauna cavernicola. In attesa delle analisi genetiche, gli esperti parlano di specie mai osservata finora nella regione, con un potenziale interesse anche a livello nazionale.umbriaecultura+3
Per chi si occupa di fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, il valore della scoperta è duplice. Da un lato amplia il quadro della biodiversità ipogea locale; dall’altro il Niphargus si comporta come un vero “sensore biologico” degli acquiferi carsici, utile per ricostruire percorsi e connessioni interne del sistema idrogeologico di Santa Croce.umbria24+1
Troglobi, troglofili, troglosseni: tre modi di vivere nel sottosuolo
Per interpretare la biodiversità ipogea dell’Appennino umbro è utile ricordare tre categorie ecologiche fondamentali. I troglobi (e, in ambiente acquatico, gli stigobionti come il Niphargus) vivono esclusivamente in grotta, con adattamenti permanenti al buio: anoftalmia, depigmentazione, appendici allungate e metabolismo lento. Queste specie sono indicatori di ambienti stabili, antichi e poco disturbati, come le sorgenti carsiche che alimentano le Gole del Nera.escholarship+1
I troglofili frequentano le grotte in modo preferenziale ma non esclusivo. Nei dintorni delle Gole del Nera, i protagonisti sono i pipistrelli, che utilizzano gli ambienti ipogei per svernare e in estate cacciano all’esterno, lungo il corso del fiume e nei boschi circostanti. I troglosseni, infine, sono frequentatori occasionali: sfruttano le grotte come rifugio temporaneo, senza sviluppare adattamenti specifici alla vita sotterranea.scintilena+2
Nell’insieme, queste tre categorie descrivono il mosaico di fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie e affini, che popola i vuoti del massiccio calcareo di Santa Croce. La presenza contemporanea di stigobionti specializzati, chirotteri troglofili e ospiti occasionali conferma il ruolo delle grotte narnesi come serbatoio di biodiversità complesso e strutturato.scintilena+1
La Grotta dei Grilli: pipistrelli e microclima nelle Gole del Nera
Lungo il percorso ciclopedonale delle Gole del Nera, la Grotta dei Grilli rappresenta uno degli accessi più noti al mondo ipogeo della Montagna di Santa Croce. La grotta presenta un doppio ingresso e due ambienti principali, con temperatura interna pressoché costante e umidità elevata, condizioni tipiche degli ambienti ipogei del settore.scintilena+1
Questa cavità è un importante rifugio per i pipistrelli grotte Gola del Nera Narni. Segnalazioni e monitoraggi indicano la presenza in letargo di Rhinolophus ferrumequinum (ferro di cavallo maggiore) e Rhinolophus hipposideros (ferro di cavallo minore), specie troglofile che usano grotte, miniere e altre cavità come siti di svernamento. Le condizioni stabili di temperatura (normalmente tra 4 e 12 °C) e l’elevata umidità permettono a questi mammiferi di ridurre drasticamente metabolismo, frequenza cardiaca e consumo energetico.scintilena+4
Studi e linee guida mostrano però come il disturbo umano in grotta possa avere effetti significativi sul comportamento e sulla sopravvivenza dei chirotteri in letargo. In presenza di luci intense, rumore o accessi ripetuti, i pipistrelli interrompono il torpore, consumano le riserve di grasso e rischiano di non superare la stagione fredda. Per questo la Grotta dei Grilli è considerata un sito sensibile, da gestire con particolare attenzione durante l’inverno, anche in relazione alla tutela dei pipistrelli grotte Gola del Nera Narni.tutelapipistrelli+2
Correnti d’aria, acqua e guano: come funziona la catena alimentare ipogea
Un ecosistema di grotta vive in assenza di luce e di fotosintesi. La biodiversità ipogea Appennino umbro si regge su flussi di materia organica che raggiungono il sottosuolo attraverso l’acqua, l’aria e gli animali che frequentano le cavità.vulnerabilita-aree-carsiche.txtgeorgofili
Nelle grotte di Santa Croce, l’acqua proveniente dall’infiltrazione meteorica e dai circuiti carsici trasporta nei condotti sotterranei particelle organiche, batteri e funghi. Questi microrganismi costituiscono la base della catena alimentare per la fauna microfaga e detritivora, inclusi molti invertebrati cavernicoli. Le correnti d’aria, studiate anche con progetti specifici sulla “meteorologia ipogea” condotti dall’UTEC Narni, veicolano polveri e materiale organico in sospensione, collegando ingressi, pozzi e gallerie nella montagna.scintilena+2vulnerabilita-aree-carsiche.txt
Nei siti occupati da colonie di pipistrelli, il guano rappresenta una seconda fonte di nutrimento, particolarmente concentrata. Su questo substrato si sviluppano comunità di artropodi, funghi e batteri che alimentano ulteriori livelli trofici. In questo quadro, il Niphargus delle sorgenti carsiche di Santa Croce è un elemento chiave della fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, inserito in una rete alimentare basata su risorse scarse e irregolari ma sufficienti a sostenere popolazioni specializzate.scintilena+1
Grotta dello Scheletro: resti di cervidi e memoria della montagna
Oltre alla fauna vivente, la Montagna di Santa Croce conserva archivi naturali di lunga durata. Tra le cavità esplorate negli ultimi anni dal Gruppo Speleologico UTEC Narni si segnala la Grotta dello Scheletro, dove sono stati documentati resti di cervidi. Le grotte carsiche, grazie a microclimi stabili e all’assenza di luce, possono conservare resti ossei per periodi molto lunghi, permettendo ricostruzioni paleo-faunistiche e ambientali.corrieredellumbria+1
In contesti appenninici simili, i ritrovamenti di grandi mammiferi in grotta sono spesso interpretabili come cadute accidentali in pozzi o ingressi verticali, oppure come utilizzo occasionale delle cavità come rifugio naturale. Anche in questo caso, lo scheletro di cervide contribuisce a raccontare il ruolo delle grotte come archivi della storia naturale del territorio, oltre che come habitat per la biodiversità ipogea Appennino umbro.boegan
Grotte di Santa Croce: contenitori di biodiversità fragile
La Montagna di Santa Croce è un grande massiccio calcareo, attraversato da un esteso sistema carsico che alimenta sorgenti ad alta portata nelle Gole del Nera. All’interno di questo sistema, le grotte funzionano come veri contenitori di biodiversità, ma anche come ambienti estremamente vulnerabili. La porosità delle rocce e la presenza di condotti e fratture rendono gli acquiferi carsici molto sensibili all’inquinamento: pesticidi, fertilizzanti, scarichi e idrocarburi possono raggiungere rapidamente le acque sotterranee, con impatti diretti sulla fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie.scintilena+2vulnerabilita-aree-carsiche.txt
A livello locale, il primo censimento delle cavità a rischio nel Comune di Narni ha messo in evidenza criticità legate ad accessi incontrollati, rifiuti e pressioni antropiche sui bacini di alimentazione delle sorgenti. In parallelo, la letteratura speleologica e le linee guida sulla tutela delle aree carsiche richiamano la necessità di regolamentare il turismo, monitorare il microclima interno e proteggere le zone di ricarica degli acquiferi.scintilena+1vulnerabilita-aree-carsiche.txt
In questo contesto, i progetti dell’UTEC Narni sulla “meteorologia ipogea” di Santa Croce, il monitoraggio della biodiversità ipogea Appennino umbro e le nuove scoperte come il Niphargus delle sorgenti carsiche contribuiscono a costruire un quadro sempre più completo. La sfida è conciliare la frequentazione consapevole delle grotte con la tutela di ecosistemi che, per molte delle loro specie, non esistono in nessun altro luogo.
Conclusione: un laboratorio naturale sotto Narni
Le grotte della Montagna di Santa Croce, affacciate sulle Gole del Nera, si confermano come un laboratorio naturale dove fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, pipistrelli troglofili e archivi paleontologici convivono in uno spazio ristretto ma ricco di informazioni. Tra correnti d’aria, sorgenti carsiche e colonie di chirotteri, la biodiversità ipogea Appennino umbro appare come un patrimonio scientifico e ambientale di primo piano.
Il Niphargus scoperto a Recentino e Lecinetto, i pipistrelli grotte Gola del Nera Narni e i resti di cervidi della Grotta dello Scheletro raccontano una montagna in cui il buio non è assenza di vita, ma spazio di adattamenti lenti e profondi. La conservazione di questo sistema carsico passa dalla riduzione degli impatti esterni, dal controllo delle fonti di inquinamento e da una fruizione speleologica attenta, in cui la curiosità per il mondo sotterraneo si accompagna alla responsabilità di proteggerlo.
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La grotta era lì da millenni, nascosta sotto il bosco fitto. Nessuno la vedeva. Poi uno speleologo ha aperto il modello LiDAR sul laptop e ha detto: “Aspetta — quella dolina non dovrebbe essere lì.” Era una nuova cavità, scoperta da un algoritmo prima ancora di mettere piede nella foresta.
Ecco un riepilogo dei contenuti principali:
DTM come mappa del tesoro — il LiDAR aereo del Ministero dell’Ambiente (risoluzione 1 m/pixel) ha permesso all’UTEC Narni di identificare doline e d
La grotta era lì da millenni, nascosta sotto il bosco fitto. Nessuno la vedeva. Poi uno speleologo ha aperto il modello LiDAR sul laptop e ha detto: “Aspetta — quella dolina non dovrebbe essere lì.” Era una nuova cavità, scoperta da un algoritmo prima ancora di mettere piede nella foresta.
Ecco un riepilogo dei contenuti principali:
DTM come mappa del tesoro — il LiDAR aereo del Ministero dell’Ambiente (risoluzione 1 m/pixel) ha permesso all’UTEC Narni di identificare doline e depressioni anomale sotto la vegetazione, portando nel 2024 alla scoperta della Grotta del Fungo, Grotta del LiDAR e Grotta di Sasha.
Il NASO di Alessandro Vernassa — un FluxyLogger su Arduino UNO da ~90 euro, open source su GitHub, che ha vinto il 2° posto al Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino 2024 contro strumenti professionali da 5.000–10.000 euro.
Procedura con bomboletta spray — descritta passo dopo passo: preparazione del firmware, posizionamento del sensore all’ingresso basso, immissione di butano all’ingresso alto, monitoraggio passivo, lettura CSV e analisi dei picchi di concentrazione.
Sei campagne 2025 — da giugno a dicembre, con inversione stagionale della logica di tracciamento; nessun collegamento diretto provato, ma anomalie termiche eloquenti (9°C alla Grotta Perduta in estate) che indicano grandi vuoti nel sottosuolo.
CloudCompare e scansione 3D — integrazione tra rilievo iPhone LiDAR e nuvole di punti elaborate con il software open source CloudCompare, con overlay dei dati NASO per visualizzare i flussi d’aria in 3D.
Prospettive 2026 — monitoraggi barometrici continuativi, nuovi obiettivi (Grotta Tagliata, Grotta dei Cocci Superiore), conferme su Grotta Sasha e avanzamento verso una meteorologia ipogea quantitativa.
Il DTM come mappa del tesoro: come il LiDAR aereo ha rivelato cavità invisibili
Nel 2024, il Gruppo Speleologico UTEC Narni ha adottato su larga scala la tecnologia LiDAR (Laser Detection and Ranging) per il rilievo del territorio della Montagna di Santa Croce, con l’obiettivo di identificare ingressi di grotte mascherati dalla vegetazione fitta delle Gole del Nera. Il cuore di questa metodologia è il DTM (Digital Terrain Model, Modello Digitale del Terreno): un dato pubblicamente disponibile, frutto di scansioni aeree condotte dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito del Piano Straordinario di Telerilevamento, con una risoluzione al suolo di 1 metro per pixel.[1][2][3]
La forza rivoluzionaria del LiDAR aereo sta nella sua capacità di “penetrare” il fogliame. Mentre una normale fotografia aerea vede soltanto alberi, il laser del sensore LiDAR — sparando migliaia di impulsi al secondo — riesce a intercettare la piccola frazione di luce che filtra tra i rami e raggiunge il suolo, restituendo la morfologia reale del terreno al di sotto della copertura vegetale. Il risultato è un modello tridimensionale del terreno che rivela doline, depressioni, scarpate e anomalie morfologiche altrimenti invisibili.[4]
Con questa metodologia, nel 2024 il gruppo narnese ha scoperto e catalogato tre nuove cavità sul versante della Montagna di Santa Croce: la Grotta del Fungo, la Grotta del LiDAR e la Grotta di Sasha. Non si è trattato di scoperte casuali: le grotte sono state individuate prima sul modello digitale — riconoscendo doline e depressioni anomale coerenti con possibili ingressi ipogei — e poi verificate sul campo dalle squadre di speleologi. Le indagini LiDAR hanno portato anche alla scoperta di numerose doline, carbonaie e fornaci storiche, oltre che di una struttura complessa sulla collina di Narni composta da terrazzamenti, strade antiche e vasche di raccolta dell’acqua.[1]
La ricerca di grotte con il LiDAR non è un processo automatico: richiede competenza interpretativa. Gli speleologi analizzano il DTM utilizzando tecniche come hillshading (ombreggiatura artificiale), mappe di pendenza e analisi geomorfologiche, cercando le “firme” tipiche del carsismo — chiuse topografiche, depressioni circolari, scarpate orientate — per distinguerle dalle forme generate dall’erosione ordinaria. Sul Monte Santa Croce, nella zona compresa tra Stifone, Montoro, San Casciano, Casa Nera e le Gole del Nera, questa lettura del modello digitale ha permesso di affinare progressivamente la correlazione tra dati telerilevati ed evidenze sul campo.[5]
Il NASO: quando uno speleologo “nerd” costruisce un rivoluzionario sensore con Arduino
Parallelamente alle esplorazioni con LiDAR, una seconda tecnologia ha fatto il suo ingresso nell’arsenale del Gruppo UTEC Narni: il NASO (Novel Aereal Sensing Observer), letteralmente “Osservatore Innovativo di Aeriformi” — ma anche un gioco di parole, perché il dispositivo “fiuta” i gas sotterranei come un naso biologico percepisce gli odori.[6]
Il progetto nasce nel 2020, in piena pandemia, dalla mente di Alessandro Vernassa, full stack developer genovese dello Speleo Club Ribaldone CAI-ULE di Genova. Vernassa si scontra con un problema antico della speleologia esplorativa: come dimostrare in modo scientifico e a basso costo che due grotte separate comunicano attraverso la montagna? Le tecniche tradizionali di tracciamento aereo — basate su gas come il diossido di carbonio o l’esafluoruro di zolfo — richiedevano apparecchiature sofisticate dal costo di 5.000–10.000 euro, del tutto inaccessibili per la maggior parte dei gruppi speleologici amatoriali.[7][6]
La soluzione di Vernassa è tanto ingegnosa quanto economica: usare come tracciante il propellente di una normale bomboletta di deodorante spray — cioè butano e propano — rilevabile a pochi milioni di parti per milione da un sensore catalitico VOC insensibile all’umidità. Il cuore del sistema è il FluxyLogger, costruito su microcontrollore Arduino UNO: registra automaticamente la concentrazione di gas in file CSV su scheda SD, con cadenza configurabile (tipicamente ogni 10 secondi). Il costo complessivo dell’intero sistema si aggira sui 90 euro — meno dell’1% della strumentazione professionale equivalente.[8][9][6]
L’intero progetto è open source, con hardware, firmware e software pubblicati liberamente su GitHub all’indirizzo github.com/speleoalex/opsdatalogger. Chiunque abbia competenze elettroniche di base può assemblare il proprio NASO seguendo gli schemi di Vernassa. Nel 2024, per semplificare ulteriormente l’uso, Marco Corvi ha sviluppato NASO++, un’applicazione Android che si collega al FluxyLogger via Bluetooth e visualizza i dati in tempo reale direttamente sullo schermo del cellulare. L’innovazione è stata riconosciuta dalla comunità speleologica: il NASO ha ottenuto il secondo posto al Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino 2024.[10][9][11][12][8]
Nel caso dell’UTEC Narni, i sensori NASO sono stati autocostruiti dallo speleologo Giulio Foschi, seguendo fedelmente il progetto open-source di Vernassa. Attualmente il gruppo dispone di 4 sensori NASO funzionanti, supportati da 5 powerbank che consentono sequenze di monitoraggio di più giorni consecutivi in condizioni ambientali difficili.[5]
Come si traccia l’aria in una montagna con una bomboletta di deodorante
La procedura di tracciamento aereo con il NASO è strutturata in fasi ben definite, concepita per essere ripetibile e documentabile:[8][5]
1. Preparazione e configurazione Lo speleologo scarica il firmware del NASO sul FluxyLogger tramite Arduino IDE (gratuito), programma il datalogger per acquisire letture ogni 10 secondi e salvarle su file CSV. Assembla il sensore di gas, verifica il funzionamento tramite LED di stato e inserisce una bomboletta di deodorante o spray ecologico contenente butano o propano.[5]
2. Posizionamento dei sensori Una squadra entra nella grotta bassa (l’ingresso aspirante) e posiziona il NASO all’interno della cavità, in una zona esposta al flusso d’aria principale. Registra l’ora esatta, le coordinate GPS e documenta fotograficamente la postazione.[5]
3. Immissione del tracciante Una seconda squadra, simultaneamente o poco dopo, raggiunge l’ingresso alto (quello soffiante) e spruzza il deodorante verso l’apertura o nel flusso d’aria in uscita per alcuni secondi, rilasciando una nuvola visibile di spray. Registra ora e condizioni meteo.[5]
4. Monitoraggio passivo Il NASO, silenziosamente, legge la concentrazione di butano ogni 10 secondi, scrivendo i dati sulla scheda SD. Se il butano percorre davvero un percorso sotterraneo fino alla grotta bassa, il sensore registrerà un picco di concentrazione in un determinato momento.[5]
5. Recupero e analisi dei dati Dopo 5–24 ore (o anche giorni), gli speleologi tornano, estraggono la scheda SD e aprono il file CSV in un foglio di calcolo. Un picco netto nella concentrazione di gas — paragonato all’ora di immissione — fornisce una stima del tempo di transito attraverso la montagna. Per analisi avanzate, è possibile importare i dati in software come QGIS per georeferenziarli o integrarli nel modello 3D della grotta con CloudCompare.[5]
Le campagne di tracciamento 2025 sulla Montagna di Santa Croce: successi, fallimenti e cosa ci dicono
Durante tutto il 2025, il Gruppo UTEC Narni — attraverso uno specifico Gruppo di Lavoro dedicato alla meteorologia ipogea — ha condotto una ricerca sistematica sui flussi d’aria della Montagna di Santa Croce, indagando il sistema carsico su un dislivello di circa 350 metri. L’obiettivo era dimostrare un collegamento diretto tra gli ingressi alti (quota ~380 m) e quelli bassi (quota ~80–130 m), in particolare tra la Grotta dello Svizzero e la Grotta Perduta.[8][5]
Le campagne si sono svolte in sei sessioni distribuite su tutto l’anno, con inversione stagionale della logica di tracciamento:
Periodo
Tracciante/Sito immissione
Sensori posizionati
Esito
Giugno (prima campagna)
Butano – Grotta dello Svizzero
Ingressi bassi
Risposta significativa (prima prova)
14 giugno
Butano – Grotta dello Svizzero
Grotta Perduta, Miniera Fondo dei Frati
Negativo (sospetto errore sensore)
28 giugno
Butano – Grotta dello Svizzero
Grotta Perduta, Miniera Fondo dei Frati
Negativo
Agosto
Gas – Grotta dello Svizzero
Grotta Perduta, Miniera Montoro, Punto Freddo
Negativo
Dicembre (invertita)
Propano – Grotta Perduta (basso)
4 ingressi alti
Negativo (recupero 27 dicembre)
Nessuna campagna ha fornito risultati strumentali conclusivi sul collegamento diretto tra specifici ingressi. La prima risposta significativa di giugno è stata considerata un probabile falso positivo causato da un malfunzionamento del dispositivo di rilevazione.[5]
Tuttavia, i risultati negativi non equivalgono a un fallimento metodologico. Come spiegano gli autori del lavoro di sintesi pubblicato su Scintilena, nei sistemi carsici con grandi volumi interni i tempi di transito possono essere estremamente lunghi, il tracciante può disperdersi in volumi enormi o seguire circuiti multipli che mascherano il percorso principale. I dati raccolti rimangono metodologicamente validi e contribuiscono a escludere certi percorsi, orientando le ricerche future.[8][5]
Il sistema, nel suo complesso, mostra un comportamento “a polmone” stagionale coerente con la teoria: in inverno, gli ingressi bassi aspirano aria esterna fredda mentre gli alti soffiano aria calda proveniente dall’interno; in estate la situazione si inverte completamente. Le anomalie termiche rilevate sono eloquenti: la Grotta Perduta soffia aria a circa 9°C in estate, ben al di sotto della temperatura media annua attesa per quella fascia altimetrica e persino delle sorgenti del Nera (16°C a Stifone). Questo raffreddamento è interpretato come effetto combinato di evaporazione, condensazione e scambio termico su volumi ipogei molto estesi — un indicatore indiretto di grandi vuoti nel sottosuolo della montagna.[5]
Il 3 gennaio 2026, un sensore NASO posizionato alla Grotta Sasha ha rilevato una buona corrente d’aria in uscita, confermando l’attività di questo ingresso nel circuito di ventilazione complessivo.[5]
Scansione LiDAR 3D + CloudCompare: come si costruisce il modello digitale di una grotta
Accanto al LiDAR aereo per la ricognizione in superficie, il Gruppo UTEC Narni ha introdotto dal 2023 la scansione LiDAR tridimensionale delle cavità, sfruttando il sensore integrato nell’iPhone 13 Pro. In oltre 18 mesi di sperimentazione, il gruppo ha applicato questa tecnologia a grotte naturali e cavità artificiali del territorio narnese — tra cui cisterne storiche, cunicoli medievali e gli ipogei della Montagna di Santa Croce.[13][14]
Il processo di acquisizione è semplice: all’interno della grotta, lo speleologo percorre la cavità con lo smartphone, effettuando scansioni successive di tratti sovrapposti. Il sensore LiDAR del telefono — lo stesso utilizzato per la realtà aumentata — cattura milioni di punti 3D in pochi minuti, contro le 6–8 ore richieste dai metodi di rilievo manuale tradizionale. La precisione è decimetrica, sufficiente per la maggior parte delle applicazioni speleologiche.[13]
Il software di riferimento per l’elaborazione dei dati è CloudCompare, uno strumento open source e gratuito ormai adottato come standard nel rilievo speleologico 3D. Con CloudCompare è possibile:[15][16][17]
Importare le nuvole di punti in formato LAS/LAZ o PLY
“Pulire il rumore” (eliminare punti anomali dovuti a riflessioni parassite)
Unire più scansioni parziali in un unico modello coerente
Estrarre sezioni trasversali e profili longitudinali della cavità
Calcolare curve di livello e modelli di superficie
Sovrapporre i dati NASO — le concentrazioni di gas registrate nel tempo — sul modello 3D della grotta, per visualizzare i flussi ipogei in relazione alla geometria degli spazi[17][5]
Quest’ultima funzionalità rappresenta l’integrazione più innovativa: i file CSV prodotti dal FluxyLogger, georeferenziati tramite QGIS e poi importati in CloudCompare, permettono di “colorare” la nuvola di punti con i valori di concentrazione del gas, creando una mappa 3D dei flussi d’aria all’interno della grotta. Un corso SSI di III livello su “LiDAR iPhone 2.0 e CloudCompare” è stato organizzato nel marzo 2026 a Nervesa della Battaglia (TV), testimoniando la rapida diffusione di queste competenze nella comunità speleologica italiana.[17]
Il futuro delle ricerche 2026: monitoraggi barometrici continuativi e nuovi obiettivi
Nonostante i risultati strumentali non conclusivi del 2025, le prospettive per il 2026 sono ambiziose e metodologicamente più sofisticate. Il Gruppo di Lavoro Aria Montagna di Santa Croce si configura ormai come un laboratorio permanente di meteorologia ipogea applicata, in collaborazione con ricercatori e speleologi di altre realtà italiane.[5]
Gli obiettivi principali per il 2026 sono:
Nuovi obiettivi esplorativi La ricerca si concentrerà sulla Grotta Tagliata e sulla Grotta dei Cocci Superiore, identificate come potenziali nodi del sistema di ventilazione. Verranno verificate anche la Grotta di Piero, la Grotta di Sisto, la Grotta della Topa e la Grotta Sini, tutti ingressi alti potenzialmente coinvolti nel circuito complessivo.[5]
Monitoraggi barometrici e termo-igrometrici continuativi La principale novità metodologica del 2026 sarà l’introduzione di monitoraggi barometrici continuativi: stazioni strumentali lasciate nelle grotte per settimane o mesi, capaci di registrare le variazioni di pressione atmosferica interna ed esterna con cadenza temporale ravvicinata. Questo approccio — già sperimentato con successo in altri sistemi italiani come il Monte Corchia e la Grotta Bossea — permette di distinguere i due principali regimi di circolazione: quello barometrico (dominato da gradienti di pressione atmosferica) e quello convettivo (dominato dalla differenza di densità tra aria interna e esterna). I dati di pressione, temperatura e umidità verranno correlati quantitativamente per ricostruire la “respirazione” della montagna.[18][19][5]
Conferme su ingressi già identificati L’interpretazione del comportamento della Grotta Sasha (corrente in uscita rilevata il 3 gennaio 2026) e della Grotta dei Cocci come possibile ingresso di aria calda verso la Grotta della Montagna di Santa Croce richiederà conferme con misure a temperature esterne ancora più basse. La scansione LiDAR e i rilievi 3D proseguiranno parallelamente, affinando la lettura del modello digitale del terreno.[5]
Nella sua ambiziosa integrazione di LiDAR aereo, DTM a 1 metro, sensori Arduino open source, app Android, CloudCompare e meteorologia ipogea, il lavoro dell’UTEC Narni sulla Montagna di Santa Croce rappresenta un modello paradigmatico di come la tecnologia democratizzata — a costi accessibili, con strumenti open source, costruiti con le proprie mani — stia trasformando la speleologia esplorativa del XXI secolo. Non è più necessario aspettare grandi finanziamenti o laboratori universitari: un gruppo di appassionati con un laptop, uno smartphone e una bomboletta di deodorante può oggi fare ricerca scientifica di frontiera sulle viscere di una montagna rimasta inesplorata per millenni.
Ecco tutte le fonti utilizzate nell’articolo, con i relativi link:
NASO++, la nuova App per semplificare l’uso del dispositivo di rilevazione ? https://www.scintilena.com/naso-la-nuova-app-per-semplificare-luso-del-dispositivo-di-rilevazione-olfattiva-naso-per-lesplorazio…/
LiDAR iPhone e CloudCompare: a Nervesa il corso che porta il rilievo 3D in grotta nello smartphone ? https://www.scintilena.com/lidar-iphone-e-cloudcompare-a-nervesa-il-corso-che-porta-il-rilievo-3d-in-grotta-nello-smartphone/02/
Fonti istituzionali e dati open
DTM LiDAR risoluzione 1 metro – Regione Umbria (INSPIRE Geoportal) ? https://inspire-geoportal.ec.europa.eu/srv/api/records/m_amte:299FN3:4aaf20d4-3a9f-45d8-cc2f-203f8e2a141c
DTM LiDAR 1 metro – Umbria Region (data.europa.eu) ? https://data.europa.eu/data/datasets/m_amte-299fn3-4aaf20d4-3a9f-45d8-cc2f-203f8e2a141c?locale=en
Video e multimedia
“COSA SUCCEDE A METTERE IL NASO IN GROTTA” – Alessandro Vernassa (YouTube) ? https://www.youtube.com/watch?v=oKeq6hGVVtg
Caves in 3D – EP03 – Import a cloud into CloudCompare (YouTube) ? https://www.youtube.com/watch?v=CbTiTv3Qafw
Grotte in 3D – EP02 – L’area di lavoro di Cloud Compare (YouTube) ? https://www.youtube.com/watch?v=_Tdzv0ZaKsg
Fonti complementari
Corrieredellumbria.it – UTEC Narni e corsi di speleologia ? https://corrieredellumbria.it/news/attualita/418298/tra-grotte-e-cavita-l-utec-narni-da-il-via-ai-corsi-di-speleologia-il-mondo-sotterraneo-non-ha-segreti.html
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La Montagna di Santa Croce a Narni custodisce una stratificazione umana continua che va dal Neolitico alle esplorazioni speleologiche contemporanee: cacciatori preistorici, costruttori romani, eremiti medievali e minatori pontifici hanno tutti lasciato tracce in queste cavità.
La Grotta dei Cocci e l’Archeologia Speleologica nelle Grotte di Narni
Sul versante destro del Nera, nel fianco occidentale del Monte Santa Croce, si apre una delle grotte preistoriche più significa
La Montagna di Santa Croce a Narni custodisce una stratificazione umana continua che va dal Neolitico alle esplorazioni speleologiche contemporanee: cacciatori preistorici, costruttori romani, eremiti medievali e minatori pontifici hanno tutti lasciato tracce in queste cavità.
La Grotta dei Cocci e l’Archeologia Speleologica nelle Grotte di Narni
Sul versante destro del Nera, nel fianco occidentale del Monte Santa Croce, si apre una delle grotte preistoriche più significative dell’Umbria: la Grotta dei Cocci. Il nome non lascia spazio a dubbi — frammenti di ceramica — e rivela già il contenuto di questa cavità scoperta nei primissimi anni Cinquanta del Novecento da un gruppo di scout narnesi, tra cui Irmo Ceccaroli e Paolo Ceccarelli, che segnalarono il ritrovamento al professor Carlo Castellani, Ispettore Onorario ai Monumenti dell’Umbria.
Nei decenni successivi, la grotta subì numerose razzie da parte di privati, perdendo parte del suo patrimonio prima di qualsiasi studio scientifico. Solo negli anni ’80 la cavità fu oggetto di una vera campagna di scavo, coordinata da Maria Cristina De Angelis della Soprintendenza, i cui risultati sono stati pubblicati in un volume monografico edito da All’Insegna del Giglio nel 2019.
I reperti restituiti dai sedimenti della grotta coprono un arco che va dal Neolitico antico finale fino all’età del Bronzo. Tra i materiali rinvenuti: utensili in selce, strumenti di osso, frammenti ceramici di diverse epoche, oggetti d’ornamento e resti funerari umani. Il dettaglio più eloquente è il focolare con strato di cenere e carboni di oltre un metro di spessore: una stratificazione che testimonia una frequentazione millenaria e continua. La grotta era probabilmente un luogo di rito, frequentata da genti provenienti da altri territori dell’Appennino, a conferma di una rete di scambi culturali già attiva in epoche molto remote. I reperti salvati dalle razzie sono oggi conservati in una sala del Museo di Palazzo Eroli a Narni.
La Grotta dei Cocci non è l’unica testimonianza preistorica del territorio narnese. La Grotta del Capraro, anch’essa in territorio narnese ma in località Cappuccini Selva Antica, ha restituito utensili in selce, frammenti ceramici e focolari analoghi. La Grotta d’Orlando, sulla Via Flaminia, conserva incisioni rupestri e la caratteristica “Sedia d’Orlando”, pur non essendo mai stata oggetto di scavi sistematici.
Stifone e le Grotte del Nera
Prima ancora dei monaci medievali e dei minatori pontifici, la zona delle Gole del Nera era frequentata per ragioni commerciali e militari. Il geografo greco Strabone (Geographia V, 2, 10) fu il primo a confermare la navigabilità del Nera nell’antichità, specificando che il fiume poteva essere percorso con imbarcazioni di piccole dimensioni. Il fiume risultava completamente navigabile solo all’uscita della Gola di Narni, circa 900 metri a valle di Stifone, nella zona denominata “Le Mole” per i numerosi mulini medievali presenti in loco.
Nel 20 d.C. il console Gneo Calpurnio Pisone, di ritorno dalla Dalmazia e narrato da Tacito negli Annales (III, 9), si imbarcò a Narni con un numeroso seguito per raggiungere Roma via fiume. Il dettaglio implica che al porto fluviale narnese fosse disponibile un numero sufficiente di imbarcazioni per il trasporto di persone e merci.
Le prime testimonianze scritte del porto risalgono al XVI secolo, quando il gesuita Fulvio Cardoli riconobbe le vestigia: “Esistono anc’oggi, passato il Castel di Taizzano, un tre miglia da Narni, alcune vestigia del porto, dove alfin la Nera incomincia a sostener le barche, ed ivi veggonsi pure i ferrei anelli impiombati nel vivo sasso, ai quali siccome a palo ferrato legavansi le barche”. Tali anelli di ferro, confermati nel 1879 dal marchese Giovanni Eroli, sono ancora parzialmente visibili nell’alveo del fiume. Il sito è ancora in stato di abbandono, di proprietà dell’ENEL, e non è mai stato oggetto di una vera campagna di scavi.
Gli Eremi Rupestri delle Gole del Nera: Monaci e Grotte nel Medioevo
Sul Monte Santa Croce, quasi a fare da sentinella sull’imbocco delle Gole del Nera, sorge l’Abbazia di San Cassiano, edificio di pietra con campanile visibile da Narni. Le sue origini monastiche risalgono alle guerre goto-bizantine del VI secolo: è probabile che il sito sorgesse come presidio territoriale, in analogia con altri monasteri della medesima epoca. L’abbazia è nominata con certezza per la prima volta in un documento dell’Abbazia di Farfa dell’1081, ma il ritrovamento di un’iscrizione su sarcofago romano — donato al primo abate dal nobile Crescenzio di Teodorada, morto nel 984 d.C. — suggerisce che l’edificio attuale sia da datarsi alla seconda metà del X secolo, al tempo del papa narnese Giovanni XIII (965–972). Il monastero era parte di una rete di presidi religiosi che vigilavano sul corridoio territoriale tra Roma e Ravenna.
Aggrappato a strapiombo sulle Gole del Nera, in uno dei punti più impervi del Monte Santa Croce, si trova invece l’Eremo di San Jago, conosciuto localmente come “grotta dell’Eremita” o “San Jago degli Schioppi” (scogli). Non si hanno notizie certe sulla fondazione, ma le murature esistenti sono databili al XIII secolo, con una probabile frequentazione eremitica precedente. La struttura sfrutta un’ampia grotta naturale come involucro, chiusa e articolata su tre livelli: al primo livello si riconoscono i resti di una piccola chiesa con porta architravata e croce scolpita; ai piani superiori si trovavano i rifugi per gli eremiti. Una narrazione trascritta da Orlando Colasanti nel 1941 ricorda che nel 1354 vi avrebbe soggiornato il nobile romano Evaldo Frangipane, ordinatosi sacerdote. L’eremo versa oggi in stato di abbandono, vittima di atti vandalici.
Gli speleologi dell’UTEC Narni hanno identificato nelle stesse gole anche quello che ritengono essere il perduto Monastero di San Giovanni, insediamento eremitico costruito presso una grotta preesistente. Come ha ricostruito Andrea Scatolini dell’UTEC, il rapporto tra grotta naturale e presidio religioso è costante lungo tutta la montagna: la montagna porta il nome di Santa Croce proprio da questa fitta rete di presidi religiosi costruiti nel corso del Medioevo.
Le Miniere di Ferro dello Stato Pontificio: Grotta dello Svizzero, Grotta dei Veli, Grotta Celeste
I primi documenti certi sulle miniere di ferro di Narni risalgono al 1709: in una lettera di quell’anno, i priori di Narni scrivevano al Cardinale Sacripante ricordando espressamente le cave di ferro. La scelta del sito cadde su Stifone anche “per la vicinanza alla Madonna del Monte, dove si cava la miniera del ferro più abbondante”.
La Reverenda Camera Apostolica fu autorizzata a coltivare le miniere e a costruire una ferriera. La prima pietra fu posata il 15 aprile 1710 presso la villa di Stifone: la struttura comprendeva due edifici — grande e piccola ferriera — con forno e magli azionati dalla forza idraulica delle sorgenti locali. L’impianto fu inaugurato con la prima fusione del minerale il 21 ottobre 1721. La relazione del signor Bordoni del 1710, documento fondamentale per la storia industriale del territorio, descrive il sopralluogo personale del Monsignore Tesoriere nelle cave verso la fine del 1708.
L’impresa si rivelò più costosa del previsto: cunicoli lunghissimi, acqua insufficiente per i macchinari, vene di ferro meno abbondanti del previsto. La Camera Apostolica fu costretta ad abbandonare l’impresa, e seguirono 39 anni di abbandono completo. Nel 1760 l’architetto Giuseppe Pennini, incaricato dalla Camera Apostolica per una nuova valutazione, visitò le cave e le descrisse: alla prima cava trovò un cunicolo alto e largo 7 palmi che si internava in linea retta per 450 palmi. Il minerale estratto era una limonite pisolitica, capace di fornire dopo lavaggi dal 33 al 40 per cento di metallo. La nuova ferriera fu definitivamente abbandonata nel 1784.
Le tre principali cavità-miniera del comprensorio — Grotta dello Svizzero, Grotta dei Veli e Grotta Celeste — sono state oggetto di sistematiche esplorazioni speleologiche da parte dell’UTEC Narni. Sulla base dei confronti con la relazione del Pennini, gli speleologi identificano la Grotta dello Svizzero con la cosiddetta “Cava di Zara” descritta nel 1760. Nelle grotte Celeste e dei Veli, durante una delle esplorazioni, gli speleologi trovarono due oggetti abbandonati in fondo alle antiche cave: un vecchio elmetto militare e una piccola piccozza. L’elmetto potrebbe rimandare alle due guerre mondiali; la piccozza è uno strumento tipico del lavoro minerario. Due oggetti che condensano in un’immagine la stratificazione della storia umana in questi luoghi.
Daniele Di Sisto e Filippo Sini: il Valore Umano dell’Esplorazione Speleologica
Il Gruppo Speleologico UTEC Narni, fondato nel 1977, ha esplorato, rilevato e censito oltre 17 grotte sul Monte Santa Croce nel corso di quasi quarant’anni di attività, con almeno altre 10 non ancora accatastate al Catasto Speleologico dell’Umbria. Le ricerche proseguono attivamente: nel 2025 e 2026 le esplorazioni si avvalgono di GPS, tecnologie LiDAR e sensori per la meteorologia ipogea.
Nel corso delle esplorazioni più recenti, l’UTEC ha scoperto due nuove cavità collocate su una faglia diretta nei pressi della Grotta dello Svizzero. I nomi scelti per queste grotte non sono tecnici né geografici: si chiamano Grotta Daniele Di Sisto e Grotta Filippo Sini. Sono i nomi di amici scomparsi.
Lo speleologo Virgilio Pendola ha spiegato il senso di questa pratica con parole dirette: “Lo spirito di amicizia e di fratellanza, in noi speleo, è molto sentito: in tanti momenti, a volte in condizioni di pericolo reale, dentro i cunicoli più stretti oppure su pozzi che sembrano non finire mai, di un nero inenarrabile, si può contare solo sulle capacità e sulla preparazione dei compagni-fratelli-amici intorno… ci fidiamo, sempre, ciecamente, sapendo che, nel bisogno, sapranno aiutarti e nessuno, mai, si tirerà indietro accada quello che accada”.
A Daniele Di Sisto e Filippo Sini si aggiungono Fausto Fortunati e Tullio Cecca, a cui gli speleologi dell’UTEC hanno dedicato altre grotte scoperte in territorio umbro. La toponomastica delle grotte diventa così un atto di memoria: ogni cavità porta il nome di chi quella montagna l’ha amata abbastanza da dedicarle una vita.
Dal Neolitico alle esplorazioni più recenti del 2025.
Il report approfondisce:
La Grotta dei Cocci — scavi 1989-2001 diretti da Maria Cristina De Angelis, focolare spesso oltre un metro, reperti dal Neolitico antico all’età del Bronzo, i saccheggi e il Museo Eroli
Stifone — la testimonianza di Strabone e Tacito sul console Pisone (20 d.C.), il canale di 280 metri con i 60 incavi, i reperti romani dall’alveo del Nera
Il labirinto dei monaci — le radici bizantine di Belisario (VI sec.), l’abbazia benedettina del X secolo di San Cassiano, l’Eremo di San Jago con murature databili al XIII secolo, il perduto monastero di San Giovanni ritrovato dall’UTEC
Le miniere del Papa — la lettera del 1709 ai priori di Narni, la ferriera inaugurata il 21 ottobre 1721, la relazione dell’architetto Pennini (1760), le identificazioni delle cave con la Grotta dello Svizzero (Cava di Zara) e le grotte Celeste e dei Veli
L’elmetto e la piccozza — i reperti inaspettati trovati nelle grotte-miniera dall’UTEC
Daniele Di Sisto e Filippo Sini — il valore umano dell’esplorazione e la pratica dell’UTEC di intitolare le grotte agli amici scomparsi
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Sotto Narni scorrono tredici metri cubi d’acqua al secondo. Nessuno ha mai trovato da dove entrano
Sotto la Montagna di Santa Croce e sotto Narni scorrono tredici metri cubi d’acqua al secondo — ogni secondo. È più di quanto molti fiumi trasportino in superficie. Eppure l’entrata di questo fiume sotterraneo non è mai stata trovata. Qualcuno ci prova da quarant’anni.
La Montagna di Santa Croce e le Gole del Nera: contesto geografico tra Stifone, Montoro e San Casciano
Sotto Narni scorrono tredici metri cubi d’acqua al secondo. Nessuno ha mai trovato da dove entrano
Sotto la Montagna di Santa Croce e sotto Narni scorrono tredici metri cubi d’acqua al secondo — ogni secondo. È più di quanto molti fiumi trasportino in superficie. Eppure l’entrata di questo fiume sotterraneo non è mai stata trovata. Qualcuno ci prova da quarant’anni.
La Montagna di Santa Croce e le Gole del Nera: contesto geografico tra Stifone, Montoro e San Casciano
La Montagna di Santa Croce è un rilievo calcareo di 454 metri s.l.m. che si affaccia sull’abitato di Narni, nel settore meridionale dell’Umbria (provincia di Terni). Si trova a nord del fiume Nera, esattamente nel punto in cui il fiume ha inciso le sue celebri Gole: un canyon calcareo lungo circa sei chilometri tra le frazioni di Stifone, Montoro, San Casciano e Casa Nera.utecnarni.altervista
Il rilievo fa parte della Dorsale Narnese-Amerina, una catena carbonatica di circa 45 km orientata NW-SE che costituisce l’ultimo baluardo occidentale dell’Appennino, oltre il quale si aprono le distese collinari plioceniche del Lazio.utecnarni.altervista
Sul fondo delle gole, a quota circa 75–90 m s.l.m., il fiume Nera scorre alimentato da decine di emergenze sorgentizie diffuse lungo le sponde rocciose. Quelle acque conferiscono all’acqua il caratteristico colore azzurro-cobalto e rendono le Gole del Nera uno dei paesaggi naturalistici più riconoscibili dell’Umbria meridionale.instagram+1
Calcari massicci e fratture: perché la Montagna di Santa Croce è così poco carsificabile
La Montagna di Santa Croce è costruita sul Calcare Massiccio del Lias inferiore (Hettangiano-Sinemuriano), la formazione carbonatica più antica e massiccia dell’Appennino umbro-marchigiano. Questa roccia si è depositata in un ambiente di piattaforma carbonatica tropicale circa 200 milioni di anni fa. La sua struttura omogenea e priva di stratificazione continua è considerata, in teoria, la più carsificabile nell’intera serie sedimentaria appenninica.sgi.isprambiente+1
Sul versante di Stifone si riconosce una sezione di almeno 250 metri di calcare massiccio continuo. Eppure la montagna mostra uno sviluppo speleologico praticamente insignificante rispetto ai grandi massicci carbonatici italiani — alpini, appenninici meridionali e sardi. Il motivo risiede nella tettonica.scintilena
Le faglie dirette quaternarie hanno prodotto una fratturazione fittissima ma disordinata. Il flusso idrico si disperde in mille percorsi capillari invece di concentrarsi in condotti unici. Il carsismo risultante è di tipo “disperso”: dissoluzione diffusa attraverso la matrice fratturata, senza erosione concentrata capace di aprire grotte percorribili.scintilena+1
La montagna non assomiglia al Gran Sasso, al Matese, agli altopiani dolomitici o all’acquifero carsico pugliese. Non ci sono ampi pianori dove l’acqua si raccoglie e penetra con forza nel sottosuolo. Il rilievo è morfologicamente modesto e fortemente inciso dalle valli. Le 17 grotte censite dall’UTEC — molte di ridottissimo sviluppo — testimoniano un carsismo che lavora in profondità, non in superficie.scintilena
Sorgenti carsiche di Stifone con portata record: 13.420 litri al secondo
Nell’alveo del fiume Nera, tra le frazioni di Stifone e Nera Montoro, l’acquifero carsico della Dorsale Narnese-Amerina emerge attraverso un sistema di sorgenti localizzate e lineari. Insieme erogano una portata totale non inferiore a 13,0–13,5 m³/s (13.000–13.500 litri al secondo), confermando le sorgenti di Stifone tra le maggiori sorgenti carsiche d’Italia per portata volumetrica.scintilena+2
Il primo studio idrologico sistematico dell’area risale a Zoppi (1892), che attraverso la misura delle portate dei mulini lungo la gola del Nera stimò una portata superiore ai 10 m³/s. Studi del 2000 (Boni) hanno aggiornato il dato a 13,5 m³/s.idrogeologiaquantitativa
La sorgente principale è la Sorgente della Morica, che emerge direttamente nell’alveo del Nera a circa 10 metri di profondità. La corrente che sale dal fondo è così potente che i sommozzatori riescono a penetrarvi con difficoltà.scintilena
Le acque presentano caratteristiche idrogeochimiche del tutto peculiari: sono classificate come solfato-alcalino-terrose e cloruro-alcaline, con una mineralizzazione elevata (conducibilità da 2.900 a oltre 3.500 µS/cm). Questo dato è incompatibile con una semplice dissoluzione superficiale del Calcare Massiccio locale. La composizione chimica è la firma di un percorso sotterraneo lunghissimo, attraverso formazioni evaporitiche profonde e in presenza di fluidi crostali. Le acque non sono idonee per uso idropotabile a causa dell’eccessiva salinità.scintilena+1
Nel maggio 2023, esplorazioni biologiche nelle sorgenti della Gola del Nera hanno portato alla scoperta di una nuova specie di Niphargus — un gamberetto troglobio privo di pigmentazione — mai osservata prima in Umbria. La sua presenza è un eccellente tracciante biologico per identificare connessioni tra acquiferi distanti.scintilena
L’acquifero regionale carsico dell’Umbria meridionale: il bacino idrogeologico da 1.000 km²
Nel 1987, Ugo Chiocchini, Maurizio Chiocchini e Fedele Manna pubblicano uno studio idrogeologico fondamentale su Geologia Applicata e Idrogeologia (vol. 22, pp. 103–140). Lo studio ricostruisce la circolazione idrica sotterranea della Dorsale Narnese-Amerina in occasione della progettazione della galleria ferroviaria Santa Croce sulla linea Orte-Falconara.isprambiente+1
La conclusione è di quelle che non si dimenticano: i soli Monti di Amelia — la struttura carbonatica principale della dorsale — contribuiscono per non più del 15% alla portata totale del sistema sorgentizio. Per giustificare le portate osservate, il bacino di alimentazione deve avere un’estensione non inferiore a 1.000 km².rosa.uniroma1+2
In pratica, l’acquifero che alimenta Stifone attraversa in profondità una parte sostanziale dell’Umbria meridionale, raccogliendo le precipitazioni da strutture carbonatiche lontane decine di chilometri — Monti di Narni, Dorsale Martana, Dorsale Sabina — e trasportandole lungo faglie, fratture e condotti profondi fino alle emergenze nell’alveo del Nera.idrogeologiaquantitativa+1
Studi successivi dell’Università di Perugia (Di Matteo, Dragoni e Valigi, 2008) hanno aggiornato il modello idrogeologico senza modificarne le conclusioni di fondo. La circolazione è di scala appenninica regionale, non locale.rosa.uniroma1
Idrogeologia delle Gole del Nera: la galleria ferroviaria Santa Croce come finestra sul sottosuolo umbro
Le perforazioni eseguite da Ferrovie dello Stato durante la fase di progettazione della galleria Santa Croce evidenziarono la presenza di abbondante acqua a profondità significative nella fascia esaminata. Questa scoperta portò a uno spostamento del tracciato verso nord rispetto a quello inizialmente previsto, per evitare l’intersezione con i principali acquiferi e le zone di massima piezometria.scintilena
La galleria ferroviaria costituisce dunque, indirettamente, una conferma dell’esistenza di un reticolo di fratture significativo nel sottosuolo della Montagna di Santa Croce. In alcuni settori studi successivi hanno mostrato che la galleria ha completamente alterato il flusso sotterraneo, intercettando acque di acquiferi profondi che altrimenti emergerebbero naturalmente a Stifone.academia+1
Speleologi UTEC Narni alla ricerca del collegamento tra grotte alte e basse nel sistema carsico di Santa Croce
Durante il 2025, il Gruppo Speleologico UTEC Narni ha condotto una ricerca sistematica sulle cavità della Montagna di Santa Croce, costituendo un apposito gruppo di lavoro dedicato alle dinamiche dell’aria sotterranea. L’obiettivo principale è individuare possibili collegamenti tra ingressi situati a quote diverse: in pratica, dimostrare l’esistenza di grandi vuoti sotterranei che connettono il versante alto (quote 350–450 m) con le uscite basse nell’alveo del Nera (quota 75–90 m).corrieredellumbria+1
Tra gli ingressi alti — Grotta dello Svizzero, Grotta dei Veli, Grotta Celeste — e quelli bassi — Grotta Perduta, Miniera del Fosso del Fondo dei Frati, “Punto Freddo” — esiste un dislivello di circa 250–300 metri su una distanza planimetrica massima di 500 metri nel settore di Montoro. Questa configurazione genera importanti differenze di densità dell’aria interna ed esterna, producendo un comportamento “a polmone”: in inverno gli ingressi bassi aspirano aria fredda esterna mentre quelli alti soffiano aria calda (fino a 19°C alla Grotta dello Svizzero). In estate si invertono i ruoli.corrieredellumbria+1
Questo comportamento è considerato un indicatore di grandi volumi sotterranei e circuiti carsici complessi. L’aria misurata a 9°C in estate alla Grotta Perduta è sensibilmente più fredda della temperatura media attesa per quella fascia altimetrica, e suggerisce scambi termici su volumi ipogei molto estesi.scintilena
Per trasformare queste osservazioni in dati strumentali, il Gruppo UTEC ha adottato il metodo del tracciamento aereo con sensori NASO (Novel Aereal Sensing Observer), dispositivi open-source basati su microcontroller Arduino capaci di rilevare concentrazioni di gas tracciante a livello di parti per milione. Nel corso del 2025 sono state effettuate diverse campagne con immissioni di gas tracciante (butano) agli ingressi alti e sensori posizionati agli ingressi bassi. Le campagne di giugno, agosto e dicembre 2025 non hanno prodotto risultati strumentali conclusivi. Come sottolineano gli stessi ricercatori, questa situazione non è rara nei progetti di tracciamento dell’aria in ambienti carsici, dove tempi di transito lunghi o circuiti multipli possono mascherare i percorsi reali.scintilena+1
Parallelamente, proseguono scavi alla Grotta degli Archi e alla Grotta Sasha, e l’uso sistematico della scansione aerea LiDAR per riconoscere potenziali ingressi mascherati dalla vegetazione. Per il 2026 sono previsti monitoraggi termo-igrometrici e barometrici continuativi e la ricerca attiva di nuove cavità — tra cui la Grotta Tagliata e la Grotta dei Cocci Superiore — come potenziali accessi al sistema profondo.scintilena
La domanda che guida la ricerca resta la stessa da quarant’anni: dove scende, nella montagna, l’acqua che riemerge a Stifone? La risposta potrebbe aprire uno dei sistemi carsici più inattesi dell’Italia centrale.
Non la grotta spettacolare che non c’è, ma l’acquifero regionale che sfida qualsiasi modello “locale”.
Geologia — Il Calcare Massiccio hettangiano-sinemuriano (?250 m sul versante di Stifone) è teoricamente la formazione più carsificabile dell’Appennino, ma una tettonica multifase con thrust e faglie dirette quaternarie ha prodotto una fratturazione così pervasiva e disordinata da generare carsismo “disperso” — acqua che scorre in mille piccole fratture invece di scavare grotte percorribili.
Il paradosso idrogeologico — I Monti di Amelia (la dorsale principale) contribuiscono per non più del 15% alla portata totale di Stifone. Per i 13,0–13,5 m³/s totali serve un bacino di ricarica ?1.000 km², che va cercato nei Monti di Narni, nelle Dorsali Martana e Sabina e probabilmente in strutture umbro-orientali ancora non identificate con certezza.
La chimica “sporca” — Acque solfato-alcalino-terrose con conducibilità fino a 3.500 µS/cm e tracce di fluidi profondi: non potabili, nonostante emergano da calcare puro. La firma geochimica denuncia percorsi sotterranei lunghissimi attraverso evaporiti e probabili apporti da faglie attive.
La galleria Santa Croce (1987) — Lo studio Chiocchini et al. commissionato per la linea Orte-Falconara è ancora oggi la pietra miliare dell’idrogeologia regionale. Il tracciato fu spostato a nord per evitare gli acquiferi principali.
UTEC 2025 — Tracciamento dell’aria con sensori NASO, LiDAR aereo, scavi e meteorologia ipogea su 350 m di dislivello. Nessun collegamento diretto dimostrato finora, ma anomalie termiche molto significative (aria a 9°C in estate) che indicano grandi vuoti profondi.
La Montagna che Respira: il Sistema Carsico di Santa Croce Nasconde il Mistero di un Grande Acquifero dell’Italia Centrale
“Sotto la Montagna di Santa Croce e sotto Narni scorrono tredici metri cubi d’acqua al secondo — ogni secondo. È più di quanto molti fiumi trasportino in superficie. Eppure l’entrata di questo fiume sotterraneo non è mai stata trovata. Qualcuno ci prova da quarant’anni.”
Cos’è la Montagna di Santa Croce e Dove si Trova
La Montagna di Santa Croce è un rilievo calcareo di 454 metri s.l.m. che si affaccia come un gendarme silenzioso sull’abitato di Narni, nel settore meridionale dell’Umbria (provincia di Terni). Si trova a nord del fiume Nera, esattamente nel punto in cui il fiume ha inciso le sue celebri Gole, un canyon calcareo lungo circa sei chilometri fra le frazioni di Stifone, Montoro, San Casciano e Casa Nera. Il rilievo è parte della Dorsale Narnese-Amerina, una catena carbonatica di circa 45 km orientata NW-SE che costituisce, nelle parole dei geologi, “l’ultimo baluardo occidentale dell’Appennino”, oltre il quale si aprono le distese collinari plioceniche del Lazio.[1][2]
Le Gole del Nera si trovano tra il Monte Maggiore — su cui sorge Narni — e il Monte Santa Rosa, offrendo uno dei paesaggi naturalistici più sorprendenti dell’Umbria meridionale. Sul fondo delle gole, a quota circa 75–90 m s.l.m., il fiume Nera scorre alimentato non solo dalla propria portata superficiale ma soprattutto da decine di emergenze sorgentizie diffuse lungo le sponde rocciose, che conferiscono all’acqua il caratteristico colore azzurro-cobalto. Il borgo di Stifone, con i resti del porto romano e dei cantieri navali augustei, si trova proprio al centro di questo sistema sorgentizio.[3][4]
La dorsale è delimitata a ovest dai bacini plio-pleistocenici del Paglia e del Tevere e a est dal complesso sistema montuoso dell’Appennino umbro-marchigiano-sabino, con i Monti Martani in primo piano. La massima elevazione dell’intera catena è Monte Cosce (1114 m), all’estremità meridionale, mentre a nord del Nera le quote scendono progressivamente fino ai 454 m di Monte Santa Croce.[5][2]
Geologia del Massiccio: Calcare Massiccio, Tettonica e Fratturazione
La Successione Stratigrafica
La Montagna di Santa Croce è costruita essenzialmente su Calcare Massiccio del Lias inferiore (Hettangiano-Sinemuriano), la formazione carbonatica più antica e massiccia dell’Appennino umbro-marchigiano. Questa roccia si è depositata in un ambiente di piattaforma carbonatica tropicale di acqua bassa — paragonabile alle attuali Bahamas — circa 200 milioni di anni fa, con barre oolitiche, associazioni di tipo clorozoan, alghe verdi e coralli. Il suo aspetto massivo, privo di stratificazione continua e con struttura omogenea a banconi, è all’origine del nome.[6][7]
Gli spessori affioranti del Calcare Massiccio nell’Appennino umbro-marchigiano variano fino a un massimo di 600 metri, ma sul versante SW di Monte Santa Croce — quello che guarda verso Stifone — si riconosce una sezione di almeno 250 metri di calcare massiccio continuo, considerata dal punto di vista teorico la formazione più carsificabile in assoluto nell’ambito della serie sedimentaria appenninica.[8]
Al Calcare Massiccio si sovrappongono, nella successione umbro-marchigiana, calcari diasprini e selciferi giurassici, poi marne, scisti argillosi e flysch miocenico. La struttura complessiva della Dorsale Narnese-Amerina include rocce meso-cenozoiche della Successione Umbro-Marchigiana, della Successione Umbro-Romagnola e delle Unità Toscane. Il tutto è impostato su depositi triassico-miocenici che poggiano su sedimenti plio-pleistocenici di origine fluvio-lacustre.[9][10]
Una recente carta geologica in scala 1:12.500 della parte centrale della Dorsale Narni-Amelia (ISPRA, 2019) ha rivelato calcareniti a grana fine di materiale neritico inaspettatamente incastrate nei depositi giurassici superiori del Pliensbachiano-Bajociano, dopo l’annegamento della piattaforma carbonatica del Calcare Massiccio, e ha documentato una fase distensiva del Cretacico inferiore nella parte meridionale della dorsale, dove le Marne a Fucoidi (Aptiano-Albiano) riposano in modo inconforme sui carbonati hettangiani.[10]
La Tettonica: Accavallamenti, Faglie e Conseguenze Idrogeologiche
L’assetto tettonico della dorsale è complesso e multifase. La struttura presenta un sistema di accavallamenti (thrust faults) eredità dell’orogenesi appenninica (Miocene-Pliocene) e una fitta rete di faglie dirette quaternarie che si sovrappongono alle strutture compressive. Studi strutturali degli anni ’90 (Bigi et al., 1997, 2000; Boncio et al., 1995) hanno documentato in dettaglio la cinematica del settore, riconoscendo un sovrascorrimento principale (il Sovrascorrimento di Narni, Calamita et al. 1995) e numerose faglie parallele e fratture perpendicolari.[11][12][9]
Le ricerche del Gruppo Speleologico UTEC Narni hanno permesso di osservare direttamente che diverse cavità importanti — inclusa la Grotta dello Svizzero — sono collocate lungo una faglia diretta significativa, probabilmente la stessa che convoglia e drena le acque che confluiscono dall’Umbria meridionale verso Stifone. Questa faglia funziona come corridoio preferenziale per la circolazione idrica profonda, dirigendo i flussi verso le emergenze sorgentizie nell’alveo del Nera.[8]
La tettonica distensiva ha sconvolto anche la fascia tra Amelia e Guardea (Dorsale Narnese-Amerina), con faglie parallele e fratture perpendicolari che solcano gli strati geologici per circa 5 km in direzione N-S, creando le condizioni per la formazione di doline di enormi dimensioni — voragini profonde fino a 80 metri e diametrali fino a 70 metri nei “Cannetti” di Cesa Fumetto e dello Spiego.[11]
Perché i Calcari Massicci di Santa Croce Sono Poco Carsificabili
Il Paradosso della “Roccia Più Carsificabile”
Il Calcare Massiccio è nominalmente la formazione carbonatica teoricamente più carsificabile dell’Appennino: purezza elevata, struttura massiva priva di intercalazioni marnose che fungerebbero da diaframmi impermeabili, grande spessore. Eppure, la Montagna di Santa Croce presenta uno sviluppo speleologico praticamente insignificante rispetto ai grandi massicci carbonatici italiani.[8]
La ragione va cercata in una combinazione di fattori strutturali e morfologici che si oppongono all’apertura di grandi condotti percorribili:
1. Fratturazione pervasiva ma non ordinata. Le faglie dirette quaternarie hanno prodotto una fittissima rete di fratture di piccole dimensioni, orientate in modo disordinato, che disperdono il flusso idrico in mille percorsi capillari invece di concentrarlo in condotti unici. Il carsismo risultante è di tipo “disperso”, caratterizzato da dissoluzione diffusa attraverso la matrice fratturata piuttosto che da erosione concentrata. Le doline carsiche di superficie, presenti e documentate, testimoniano l’intensa dissoluzione in profondità, ma le cavità risultanti restano spesso anguste, farcite di sedimenti fini e inaccessibili.[1]
2. Assenza di zone di ricarica concentrate. A differenza dei grandi massicci appenninici come il Gran Sasso (~1.000 km²) o il Matese, oppure dei vasti altopiani carsici dell’Appennino meridionale e della Sardegna, la Montagna di Santa Croce offre una superficie di affioramento carbonatico molto limitata. Il rilievo è morfologicamente modesto (454 m s.l.m.) e fortemente inciso dalle valli, senza ampi pianori dove l’acqua possa raccogliersi e penetrare con forza nei condotti carsici.
3. Bassa acclività e sedimenti di copertura. La scarsa pendenza dei versanti setentrionali favorisce l’accumulo di suolo e residui di alterazione, che rallentano e diffondono la ricarica idrica impedendo la formazione di inghiottitoi di grandi dimensioni.[9]
4. Posizione strutturale “esposta”. Il massiccio è fortemente inciso dal Nera, che ha abbassato rapidamente il livello di base durante il Quaternario, “decapitando” i condotti carsici più antichi prima che potessero svilupparsi in grandi sistemi percorribili. Le cavità nate in condizioni di saturazione profonda sono rimaste sotto il livello freatico o colmate di depositi alluvionali.
Il Confronto con i Grandi Massicci
Questo contrasto con i massicci carbonatici alpini, appenninici meridionali e sardi non potrebbe essere più netto. La Piattaforma Carbonatica Apula in Puglia ospita calcari e dolomie del Cretacico spessi fino a 3.000 metri con un acquifero carsico di strategia nazionale. Il Carso Classico del Friuli-Venezia Giulia conta oltre 3.200 cavità nel solo tratto italiano con spessore carsificato fino a 500 m. L’Altopiano dei Sette Comuni in Veneto assorbe l’80-90% delle precipitazioni nelle grotte di Oliero. Il Gran Sasso sviluppa condotti carsici a scala decametrica e alimenta sorgenti potabili di decine di m³/s.[13][14]
La Montagna di Santa Croce, con le sue poche decine di grotte minori (17 censite dall’UTEC, molte di ridottissimo sviluppo), è invece una montagna che “non mostra” il suo carsismo in superficie: l’acqua scorre, ma in profondità, attraverso un reticolo fratturale non percorribile dall’uomo.[8]
13.000 Litri al Secondo: il Mistero delle Sorgenti di Stifone-Montoro
Una delle Maggiori Sorgenti d’Italia
Nell’alveo del fiume Nera, tra le frazioni di Stifone e Nera Montoro, l’acquifero carsico della Dorsale Narnese-Amerina emerge nell’incisione fluviale attraverso un sistema di sorgenti localizzate e lineari che insieme erogano una portata totale non inferiore a 13,0–13,5 m³/s (13.000–13.500 litri al secondo). Il primo studio idrologico sistematico dell’area risale a Zoppi (1892), che attraverso la misura delle portate dei mulini lungo la gola del Nera stimò una portata superiore ai 10 m³/s. Studi del 2000 (Boni) hanno confermato i 13,5 m³/s.[15][16][9]
Il gruppo sorgentizio rappresenta una delle maggiori emergenze carsiche d’Italia per portata volumetrica. A titolo di confronto, il fiume Nera a Terni ha una portata media annua di circa 60–80 m³/s: le sorgenti di Stifone-Montoro contribuiscono dunque con una quota significativa alla portata del corso d’acqua a valle.
La sorgente principale è la Sorgente della Morica, che emerge direttamente nell’alveo del Nera a circa 10 metri di profondità, con una corrente talmente potente che i sommozzatori riescono a penetrarvi con difficoltà. A monte della diga di Recentino sono presenti altre sorgenti in alveo con una portata media misurata di circa 1,0–1,5 m³/s. L’acqua captata alla diga de La Morica viene turbinata alla centrale idroelettrica di Nera Montoro.[17][15]
La Chimica delle Acque: Un’Impronta di Profondità
Le acque del sistema sorgentizio di Stifone-Nera Montoro presentano caratteristiche idrogeochimiche del tutto peculiari: sono classificate come solfato-alcalino-terrose e cloruro-alcaline, con una mineralizzazione elevata (conducibilità da 2.900 a oltre 3.500 µS/cm) assolutamente incompatibile con una semplice dissoluzione superficiale del Calcare Massiccio locale. Queste acque presentano anche un lieve termalismo (circa 16–17°C) e un’elevata pressione parziale di CO?, attribuita all’apporto di fluidi profondi risalenti lungo le faglie.[18]
La composizione chimica è la firma di un percorso sotterraneo lunghissimo, probabilmente attraverso formazioni evaporitiche profonde (gessi, anidriti) e in presenza di fluidi crostali. In ogni caso, sono non idonee per uso idropotabile a causa dell’eccessiva salinità. Questo è un fatto tanto paradossale quanto eclatante: la più grande sorgente carsica dell’Umbria produce acqua non potabile.[12][9]
Nel maggio 2023, esplorazioni biologiche nelle sorgenti della Gola del Nera hanno portato alla scoperta di una nuova specie di Niphargus (gamberetto troglobio), mai osservata prima in Umbria. Il Niphargus, organismo adattato all’ambiente sotterraneo e privo di pigmentazione, costituisce un eccellente tracciante biologico per identificare la connessione tra acquiferi: trovarlo in altri acquiferi e analizzarne il DNA potrebbe rivelare quali strutture contribuiscono all’alimentazione di Stifone.[18]
Il Bacino Idrogeologico “Impossibile”: Perché l’Acqua di Mezza Umbria Esce a Stifone
Il Bilancio Idrogeologico di Chiocchini (1987) e Suoi Sviluppi
Nel 1987, Ugo Chiocchini, Maurizio Chiocchini e Fedele Manna pubblicano sulla rivista Geologia Applicata e Idrogeologia (vol. 22, pp. 103–140) uno studio idrogeologico fondamentale condotto in occasione della progettazione della galleria Santa Croce della linea ferroviaria Orte-Falconara. Lo studio ricostruisce in dettaglio la circolazione idrica sotterranea della Dorsale Narnese-Amerina e giunge a una conclusione di straordinaria importanza: il bacino di alimentazione calcolato per le sorgenti di Stifone-Nera Montoro risulta insufficiente rispetto alle portate osservate.[19][20][12]
I calcoli del bilancio idrogeologico medio annuo mostrano che i soli Monti di Amelia — la struttura carbonatica principale della dorsale — contribuiscono per non più del 15% alla portata totale del gruppo sorgentizio. I pozzi e i piezometri perforati nella zona settentrionale dei Monti di Amelia indicano un flusso verso est con gradienti idraulici compresi tra 0,004 e 0,009, valori di una circolazione lenta e diffusa.[15][12][9]
La conclusione è lapidaria: per giustificare le portate osservate, il bacino di alimentazione deve avere un’estensione non inferiore a 1.000 km². Questa stima è confermata da studi successivi dell’Università di Perugia (Di Matteo, Dragoni e Valigi, 2008) che aggiornano il modello idrogeologico senza modificarne le conclusioni di fondo.[12][9][15]
Da Dove Arriva l’Acqua?
Le zone di ricarica supplementari — quelle che “mancano” al bilancio locale — vanno ricercate in un arco di strutture carbonatiche assai ampio:[15][12]
Monti di Narni: la dorsale immediatamente a est e a sud
Dorsale Martana: struttura carbonatica giurassica a est della Valle del Nera
Dorsale Sabina: struttura laziale a sud-est
Zone meridionali dei Monti della Valnerina
Flusso regionale dalle strutture carbonatiche dell’Umbria nord-orientale (possibile contributo)
Monte Peglia: il contributo di questa struttura alle sorgenti di base di Stifone (portata max 0,5 m³/s) rimane ancora da chiarire[9][15]
In pratica, l’acquifero che alimenta Stifone attraversa in profondità una parte sostanziale dell’Umbria meridionale, raccogliendo le precipitazioni da strutture carbonatiche lontane decine di chilometri e trasportandole — lungo faglie, fratture e condotti profondi — fino alle emergenze nell’alveo del Nera. La circolazione è di scala appenninica regionale, non locale.
La chimica delle acque (solfati elevati, salinità anomala, CO? profonda) è coerente con questo modello: le acque hanno tempi di residenza lunghissimi nel sottosuolo e percorrono formazioni evaporitiche profonde, arricchendosi in ioni che non potrebbero mai derivare dalla sola dissoluzione superficiale del Calcare Massiccio locale.[21][18]
La Galleria Ferroviaria Santa Croce: una “Finestra” sul Sottosuolo Umbro
L’Opera e il Suo Contesto Idrogeologico
La linea ferroviaria Orte-Falconara — collegamento diretto tra Roma e la costa adriatica — attraversa la Dorsale Narnese-Amerina tramite la galleria Santa Croce, scavata proprio nel sottosuolo della montagna oggetto di questo studio. La costruzione di quest’opera ha costituito l’occasione per lo studio idrogeologico più sistematico mai realizzato sul sistema acquifero narnese-amerino: lo studio Chiocchini, Chiocchini e Manna del 1987 è stato direttamente commissionato per supportare la progettazione del tracciato.[22][1]
Le perforazioni eseguite da Ferrovie dello Stato durante la fase di progettazione evidenziarono la presenza di abbondante acqua a profondità significative nella fascia esaminata. Questa scoperta portò a uno spostamento del tracciato verso nord rispetto a quello inizialmente previsto, per evitare l’intersezione con i principali acquiferi e le zone di massima piezometria. La galleria costituisce dunque, indirettamente, una conferma dell’esistenza di un reticolo di fratture e cavità significativo nel sottosuolo della Montagna di Santa Croce.[1]
Impatti e Misure di Protezione
Lo studio del 1987 ha avuto un ruolo cruciale nel definire le misure di protezione dell’acquifero durante e dopo lo scavo. Tra le soluzioni adottate: drenaggi controllati per reindirizzare le acque intercettate verso il Nera senza alterare i percorsi naturali, sistemi di impermeabilizzazione nei tratti critici, e monitoraggio piezometrico continuo per verificare che i livelli di falda non subissero variazioni significative in prossimità delle sorgenti.[1]
Studi successivi (documentati in letteratura) hanno mostrato che in alcune situazioni la galleria ha comunque alterato il flusso sotterraneo regionale, con “percorsi di flusso che intersecano i crinali naturali, dimostrando che la galleria ha completamente alterato il flusso sotterraneo in alcuni settori”. Questo fenomeno rende la galleria stessa una sorta di “finestra permanente” sul sottosuolo umbro, intercettando acque di acquiferi profondi che altrimenti emergerebbero a Stifone.[23]
Cosa Cercano gli Speleologi UTEC nel Ventre della Montagna
Il Progetto 2025: Tracciamento dell’Aria e Meteorologia Ipogea
Durante tutto il 2025, il Gruppo Speleologico UTEC Narni ha condotto una ricerca sistematica e metodica sulle cavità della Montagna di Santa Croce, costituendo un apposito Gruppo di Lavoro dedicato alle dinamiche dell’aria sotterranea. L’obiettivo principale è studiare la meteorologia ipogea del massiccio e individuare possibili collegamenti tra ingressi situati a quote diverse — in pratica, dimostrare l’esistenza di grandi vuoti sotterranei che connettono il versante alto (quote 350–450 m) con le uscite basse nell’alveo del Nera (quota 75–90 m).[24][1]
La geometria del problema è ben definita: tra gli ingressi alti (Grotta dello Svizzero, Grotta dei Veli, Grotta Celeste) e quelli bassi (Grotta Perduta, Miniera del Fosso del Fondo dei Frati, “Punto Freddo”) esiste un dislivello di circa 250–300 metri con una distanza planimetrica massima di circa 500 metri nel settore di Montoro. Questa configurazione genera importanti differenze di densità dell’aria interna ed esterna, producendo un comportamento “a polmone”:[24][1]
Stagione
Ingressi bassi
Ingressi alti
Inverno
Aspirano aria fredda esterna (T est. ~4°C)
Soffiano aria calda (fino a 19°C alla Grotta Domine Svizzero)
Estate
Efflusso aria fredda (9–11°C)
Aspirano aria calda esterna
Il comportamento “a polmone” è considerato un indicatore di grandi volumi sotterranei e circuiti carsici complessi. Valori di temperatura dell’aria uscente straordinariamente bassi — 9°C in estate alla Grotta Perduta — risultano sensibilmente inferiori sia alla temperatura media annua attesa per quella fascia altimetrica sia alla temperatura dell’acqua delle sorgenti del Nera (16–17°C). Questo raffreddamento anomalo è interpretabile come effetto combinato di evaporazione e scambio termico su volumi ipogei molto estesi.[24][1]
Il Metodo NASO: Gas Traccianti per Seguire il Vento
Per trasformare queste osservazioni qualitative in dati strumentali, il Gruppo UTEC ha adottato il metodo del tracciamento aereo con sensori NASO (Novel Aereal Sensing Observer), dispositivi open-source basati su microcontroller Arduino e sensori catalitici di gas, in grado di rilevare concentrazioni di butano e propano a livelli di parti per milione. I sensori, autocostruiti da Giulio Foschi per l’UTEC seguendo il progetto open-source di Alessandro Vernassa di Genova, registrano su datalogger i dati di concentrazione di gas ogni pochi secondi.[25][1]
Nel corso del 2025 sono state effettuate diverse campagne di tracciamento: immissioni di gas tracciante (bombolette spray contenenti butano) agli ingressi alti (Grotta dello Svizzero in giugno e agosto) con sensori posizionati agli ingressi bassi ipotizzati (Grotta Perduta, Miniera di Montoro, Punto Freddo). Le campagne di giugno, agosto e dicembre 2025 non hanno prodotto risultati strumentali conclusivi sui collegamenti diretti. Come sottolineano gli stessi ricercatori, “questa situazione non è rara nei progetti di tracciamento dell’aria in ambienti carsici”, dove tempi di transito lunghi, dispersione in volumi enormi o circuiti multipli possono mascherare i percorsi reali.[1]
LiDAR, Scavi e il Catasto delle Grotte
Parallelamente al monitoraggio dell’aria, durante il 2025 sono proseguiti esplorazioni e scavi: lavori alla Grotta degli Archi, scavi alla Grotta Sasha, e soprattutto l’uso sistematico della scansione aerea LiDAR per riconoscere potenziali ingressi mascherati dalla vegetazione e verificare le cavità già note. Il modello digitale del terreno LiDAR ha rivelato morfologie di superficie (doline, depressioni lineari, scarpate) coerenti con la presenza di vuoti sepolti.[1]
Ad oggi sono state censite e accatastate al Catasto Grotte dell’Umbria oltre 17 grotte nella sola Montagna di Santa Croce (oltre ad altre 10 non catastale). La ricerca è attiva e sistematica, e per il 2026 prevede: ricerca della Grotta Tagliata e della Grotta dei Cocci Superiore, verifica delle correnti d’aria in Grotta di Piero, Grotta di Sisto, Grotta della Topa e Grotta Sini, e pianificazione di monitoraggi termo-igrometrici e barometrici continuativi.[8][1]
Nelle grotte di Montoro è presente anche una traccia biologica inattesa: nelle esplorazioni subacquee della Sorgente della Morica sono state rinvenute ossa animali incastrate nelle rocce del condotto sotterraneo, a profondità di 10 metri. La corrente è talmente forte da rendere impossibile che un animale sia entrato dal basso: le ossa devono provenire dall’interno della montagna, trascinate dalla corrente idrica da qualche punto di ingresso ancora sconosciuto più a monte. Una prova indiretta, ma potente, dell’esistenza di vie d’accesso al sistema sotterraneo ancora da scoprire.[17]
Il Quadro d’Insieme: Acquifero Regionale e Sistema Idrogeologico
Un Acquifero che “Beve” dall’Umbria e “Beve” dai Fluidi Profondi
Il sistema idrogeologico delle sorgenti di Stifone-Nera Montoro non è spiegabile con la sola circolazione superficiale nell’acquifero della Dorsale Narnese-Amerina. I dati convergono verso un modello a doppio contributo:
1. Acquifero regionale carbonatico (circolazione fredda superficiale): raccoglie le precipitazioni da un’area ?1.000 km² di affioramenti carbonatici (Monti di Narni, Dorsale Martana, Dorsale Sabina, possibili contributi dall’Umbria nord-orientale) e le trasporta in profondità verso il livello di base regionale nell’alveo del Nera. I Monti di Amelia contribuiscono al massimo per il 15%.[12]
2. Contributo di fluidi profondi (circolazione calda-salata): la presenza di solfati elevati, CO? profonda, lieve termalismo e la salinità anomala nelle acque di Stifone suggerisce un apporto di fluidi profondi risalenti lungo le faglie attive dell’Appennino centrale. Un’autostrada di acque calde e salate, simile a quella documentata per l’Appennino meridionale, potrebbe attraversare il sottosuolo umbro mescolando la propria firma geochimica alle acque di circolazione più superficiale.[21]
Questo doppio contributo spiegherebbe sia le portate eccezionali (impossibili con la sola ricarica meteoritica locale) sia la chimica “sporca” delle acque, che le rende non potabili pur provenendo da rocce carbonatiche teoricamente pulite.[9]
Un Paradosso Idrogeologico
Il sistema di Stifone rappresenta dunque un paradosso idrogeologico di primissimo ordine: una delle maggiori sorgenti d’Italia per portata volumetrica, ubicata in una montagna geologicamente modesta, alimentata da un bacino di ricarica enormemente più grande dell’area che si vede in superficie, con acque non potabili per via di una chimica profonda. E l’entrata di tutto questo fiume sotterraneo — il punto dove l’acqua scende nell’acquifero prima di emergere a Stifone — non è mai stata identificata con certezza.
La questione è ancora aperta dopo oltre 130 anni di osservazioni (dal rilievo di Zoppi del 1892) e 40 anni di studi sistematici (da Chiocchini et al. del 1987). Gli speleologi dell’UTEC, con i loro sensori NASO, i voli LiDAR e le campagne di scavo, continuano a cercare quella “buca dei sogni” nel versante SW di Monte Santa Croce, certi che — da qualche parte — i 200 e più metri di calcare massiccio possano essere penetrati e che le gallerie sotterranee che portano alle potenti falde di Stifone attendano ancora il loro primo esploratore umano.[8]
Domande Aperte e Linee di Ricerca Future
Le questioni scientifiche irrisolte intorno al sistema carsico di Santa Croce sono molteplici:
Il bacino di ricarica esatto: quali strutture carbonatiche contribuiscono alle sorgenti di Stifone e in quale percentuale? Il ruolo del Monte Peglia e dell’Umbria nord-orientale rimane da chiarire.[15][9]
L’origine della mineralizzazione: la firma solfatica è dovuta a circolazione in evaporiti profonde, a risalita di fluidi endogeni lungo faglie attive, o a entrambi? La ricerca biochimica sul Niphargus potrebbe fornire indicazioni indirette.[18]
Il collegamento tra ingressi alti e bassi: i tracciamenti NASO del 2025 non hanno dato risultati; il 2026 prevede monitoraggi più estesi e continuativi.[1]
La “Grotta Tagliata” e la Grotta dei Cocci Superiore: due cavità cercate attivamente dagli speleologi UTEC come potenziali accessi al sistema profondo.[1]
L’impatto della galleria ferroviaria: in che misura la galleria Santa Croce ha modificato la piezometria regionale e quale effetto ha avuto sulle portate delle sorgenti?[23]
La risposta a queste domande non è solo un esercizio accademico: la gestione sostenibile delle risorse idriche dell’Umbria meridionale dipende dalla comprensione di un acquifero che, pur non essendo potabile, è parte integrante dell’equilibrio idrologico regionale e alimenta una centrale idroelettrica.[15]
Fonti principali: Chiocchini U., Chiocchini M. & Manna F. (1987), Geologia Applicata e Idrogeologia 22:103–140; Di Matteo L., Dragoni W. & Valigi D. (2008), Università di Perugia; Boni C. (2000), Hydrogeologie; Gruppo Speleologico UTEC Narni, campagne 2024–2025; Boni C., Bono P. & Capelli G. (1986), Schema Idrogeologico dell’Italia Centrale.
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Un visualizzatore web open source porta le grotte di Gubbio sullo schermo di chiunque, con un semplice clic
La speleologia digitale raggiunge il grande pubblico
La speleologia cambia il modo di comunicare il mondo sotterraneo. Buio Verticale, Gruppo Speleologico CAI Gubbio, ha sviluppato il 3D Cave Viewer: un’applicazione web gratuita e open source che permette di esplorare i rilievi tridimensionali reali delle cavità del territorio di Gubbio direttamente dal browser,
Un visualizzatore web open source porta le grotte di Gubbio sullo schermo di chiunque, con un semplice clic
La speleologia digitale raggiunge il grande pubblico
La speleologia cambia il modo di comunicare il mondo sotterraneo. Buio Verticale, Gruppo Speleologico CAI Gubbio, ha sviluppato il 3D Cave Viewer: un’applicazione web gratuita e open source che permette di esplorare i rilievi tridimensionali reali delle cavità del territorio di Gubbio direttamente dal browser, senza installare nessun software.[1]
Il progetto nasce da un’esigenza concreta. Per anni, i risultati delle esplorazioni speleologiche sono rimasti confinati in planimetrie su carta, sezioni e file CAD — strumenti preziosi per chi li sa leggere, ma privi della capacità di restituire la percezione reale degli spazi sotterranei. Il 3D Cave Viewer cambia questo scenario. L’accesso è immediato. Funziona su qualsiasi browser moderno, anche da smartphone.[1]
Una mappa, un clic, una grotta
L’interfaccia parte da una mappa del territorio di Gubbio, con punti che segnalano le cavità reali rilevate e documentate. Un clic apre il modello tridimensionale della grotta corrispondente.[1]
Da lì, la navigazione è libera. Si può osservare il modello dall’esterno, ruotarlo e studiarne la morfologia. Oppure si può entrare: muoversi nei passaggi, percepire volumi e proporzioni in prima persona. Su smartphone è disponibile un joystick virtuale per il controllo touch. Con un visore VR ci si trova fisicamente immersi nel rilievo, in una dimensione che avvicina l’esperienza alla realtà sotterranea.[1]
Il visualizzatore non è solo uno strumento divulgativo. Offre anche funzioni di analisi: misure nello spazio tridimensionale, piani di sezione trasversale e longitudinale, viste ortogonali. Strumenti che integrano — non sostituiscono — il rilievo tradizionale, rendendolo consultabile e condivisibile in modo nuovo.[1]
Il LiDAR su iPhone: la tecnologia che ha reso possibile tutto
Alla base del progetto c’è la diffusione del sensore LiDAR integrato negli iPhone Pro, disponibile a partire dal modello 12 Pro (2020). Il LiDAR (Light Detection and Ranging) emette milioni di impulsi laser e misura il tempo di ritorno di ciascuno, costruendo una nuvola di punti tridimensionale che descrive con precisione centimetrica ogni parete, soffitto e pavimento della cavità.[2][3][4]
Fino a pochi anni fa, questo tipo di rilievo richiedeva strumentazione professionale da decine di migliaia di euro — scanner TLS come il Leica RTC360 o sistemi SLAM come lo ZEB Horizon RT di GeoSLAM. La portata del sensore degli iPhone Pro è di circa 4,20 metri, estendibile a 6 m con un’asta di supporto, con una precisione intorno al centimetro. Non paragonabile ai professionali, ma sufficiente per rilievi di alta qualità nelle gallerie e nelle sale più comuni.[4]
Le app di riferimento per l’acquisizione in grotta sono Scaniverse (gratuita) e Polycam (a pagamento), che integra LiDAR e fotogrammetria. Il risultato più indicativo del potenziale di questa tecnologia: rilievo di circa 700 metri di cunicolo in soli cinque minuti.[5][4]
Dal dato grezzo al visualizzatore web: il flusso di lavoro
Le nuvole di punti acquisite in grotta vengono elaborate con CloudCompare, software open source di riferimento nella comunità speleologica internazionale. Le operazioni principali includono la rimozione del rumore e dell’operatore, l’allineamento ICP di sessioni multiple e l’analisi metrica.[3][6]
Il modello elaborato viene poi reso navigabile nel browser attraverso tecnologie web standard. Il 3D Cave Viewer si basa su WebGL — lo standard per il rendering 3D nel browser senza plugin — e su Three.js, libreria JavaScript open source per scene 3D. Per la gestione delle grandi nuvole di punti viene impiegato Potree, renderer open source sviluppato alla TU Wien, capace di visualizzare dataset di enormi dimensioni in tempo reale tramite struttura multi-risoluzione. Il supporto alla realtà virtuale è garantito dalle API WebXR, standard browser per l’uso di visori VR.[7][8][9][10][11]
L’interfaccia è multilingua. Ogni modello può essere condiviso via link. L’applicazione può essere salvata come app per l’uso offline.[1]
Open source per tutta la comunità speleologica
Il 3D Cave Viewer verrà rilasciato con licenza open source: chiunque può prendere il codice, modificarlo e adattarlo per altri territori. Un gruppo in Sardegna, in Basilicata o in Slovenia potrà offrire lo stesso servizio per le proprie cavità, partendo da questa base.[1]
La filosofia del progetto è esplicita: le grotte sono luoghi nascosti per natura, ma la conoscenza che ne deriva non deve esserlo.[1]
Il territorio di Gubbio su cui il visualizzatore è stato sviluppato comprende alcune delle cavità più importanti dell’Umbria, tra cui la Grotta di Monte Cucco — sistema che supera i 30 km di sviluppo — e le miniere sotterranee di Valdorbia, un reticolo di gallerie su più livelli paralleli.[12][13]
La presentazione al Raduno di Costacciaro 2026
Il 3D Cave Viewer verrà presentato pubblicamente a novembre 2026 in occasione del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 a Costacciaro (PG), ai piedi del Monte Cucco. Non come semplice dimostrazione, ma come strumento pronto per essere testato e usato da altri gruppi e appassionati.[14][1]
La scelta del contesto non è casuale. Costacciaro è uno dei luoghi simbolo della speleologia italiana: la Grotta di Monte Cucco ospitò nel 1922 quello che viene considerato il primo raduno di speleologia al mondo. Il Raduno 2026 è organizzato dall’Associazione Ipogenica APS e attende speleologi da tutta Italia e dall’estero.[15][14]
Nel frattempo il lavoro continua. Sottoterra, nei rilievi e davanti allo schermo.
Per informazioni sul progetto: Davide Brugnoni — davide.brugnoni@gmail.com[1]
3D Cave Viewer di Buio Verticale Gubbio
Il progetto nel dettaglio: funzionalità, filosofia open source, contesto di presentazione a Costacciaro 2026
La tecnologia LiDAR su iPhone: principio fisico, portata, app (Scaniverse, Polycam), precauzioni operative in grotta
Il workflow completo: dall’acquisizione in grotta con lo smartphone, all’elaborazione con CloudCompare, fino alla visualizzazione web con WebGL/Three.js/Potree/WebXR
Il contesto nazionale: la comunità italiana del rilievo 3D (UTEC Narni, Equipe LiDAR, corsi SSI) e il confronto tra tecnologie
Le prospettive future: realtà aumentata, droni autonomi, AI e persino le missioni spaziali su Luna e Marte
8 domande di ripasso e una tabella di flashcard con i termini chiave
3D Cave Viewer: Speleologia Digitale a Portata di Smartphone
Sintesi Esecutiva
Il 3D Cave Viewer è un’applicazione web open source sviluppata da Buio Verticale — Gruppo Speleologico CAI Gubbio che consente di navigare rilievi speleologici tridimensionali reali direttamente dal browser, senza installare nessun software. Il progetto nasce dall’esigenza concreta di condividere i rilievi LiDAR acquisiti sul territorio di Gubbio con chi non può fisicamente accedere alle cavità, e rappresenta un esempio di come la tecnologia consumer (sensore LiDAR degli iPhone) possa essere combinata con strumenti web moderni per democratizzare la conoscenza del mondo sotterraneo.[^1][^2]
1. Il Gruppo Buio Verticale e il Contesto Territoriale
Buio Verticale — Gruppo Speleologico CAI Gubbio è un gruppo di speleologi fondato nel 2013 all’interno della Sezione CAI di Gubbio (via Cavour 16, Gubbio PG). Il nome riassume l’emozione della discesa nelle viscere della terra, avvolti dal buio. Il gruppo si occupa di speleologia a 360°: esplorazione di grotte naturali e artificiali, ricerca, divulgazione e organizzazione di corsi.[^3][^4][^5]
Il territorio di riferimento è ricchissimo di cavità: include la Grotta di Monte Cucco — sistema con oltre 30 km di sviluppo, uno dei più importanti dell’Umbria — e le celebri miniere sotterranee di Valdorbia, un reticolo di gallerie minerarie che si estende per oltre 10 km su più livelli paralleli. Il catasto delle grotte dell’Umbria conta complessivamente più di mille grotte censite, con cinque che superano i 500 m di sviluppo e dieci oltre il chilometro.[^6][^7][^8][^9]
2. Il Progetto: Cos’è il 3D Cave Viewer
Idea di base
Il 3D Cave Viewer risponde a una domanda precisa: è possibile far esplorare una grotta a chiunque, senza farlo scendere davvero? Per anni, i risultati delle esplorazioni speleologiche venivano conservati come linee su carta — planimetrie, sezioni, file CAD — strumenti fondamentali ma incapaci di restituire la percezione reale dello spazio sotterraneo.[^1]
Il visualizzatore risolve questo problema portando i modelli 3D direttamente nel browser, accessibili da qualsiasi dispositivo moderno, senza configurazioni o installazioni.[^2][^1]
Funzionalità principali
Funzionalità Descrizione Mappa interattiva Punti sul territorio indicano le cavità reali rilevate; un click apre il modello 3D[^1] Esplorazione esterna Rotazione, zoom, studio morfologico del modello da fuori[^1] Navigazione in prima persona Movimento nei passaggi come se ci si trovasse fisicamente dentro[^1] Joystick virtuale mobile Controllo touch per smartphone[^1] Supporto VR Con un visore VR ci si trova fisicamente immersi nel rilievo[^1] Strumenti di analisi Misure nello spazio 3D, piani di sezione, viste ortogonali[^1] Condivisione Ogni modello è facilmente condivisibile via link[^1] Uso offline Può essere salvato come app per uso senza connessione[^1] Interfaccia multilingua Accessibilità internazionale[^1]
Licenza e accessibilità
Il progetto è rilasciato gratuitamente con licenza open source: può essere preso, modificato e riutilizzato da altri gruppi speleologici per altri territori. La filosofia dichiarata è che “le grotte sono luoghi nascosti per natura; la conoscenza che ne deriva non deve esserlo”.[^1]
Presentazione pubblica
Il 3D Cave Viewer verrà presentato ufficialmente a novembre 2026 in occasione del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro — che si terrà dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 a Costacciaro (PG), ai piedi del Monte Cucco — non come dimostrazione ma come strumento pronto per essere testato da altri gruppi.[^1][^10]
3. Il Pilastro Tecnologico: Il LiDAR su iPhone
Cos’è il LiDAR
Il LiDAR (Light Detection and Ranging) è una tecnologia che emette impulsi laser e misura il tempo impiegato da ciascuno a tornare al sensore dopo aver colpito una superficie. Milioni di questi impulsi producono una nuvola di punti tridimensionale — una rappresentazione matematica precisa di ogni parete, soffitto e pavimento.[^11][^12]
Apple ha integrato un sensore LiDAR negli iPhone a partire dal modello 12 Pro (2020). Il sensore emette impulsi laser sicuri per la vista (Classe 1) e raggiunge una portata massima di circa 4,20 metri, estendibile a 6 m con un’asta per avvicinarsi alle pareti più distanti.[^13][^12][^11]
LiDAR iPhone nella speleologia italiana
Il sensore LiDAR degli iPhone è diventato uno strumento diffuso nella speleologia italiana per la sua combinazione unica di accessibilità economica e qualità dei dati:
Il Gruppo Speleologico UTEC Narni è stato tra i pionieri: da oltre 18 mesi sperimenta l’iPhone 13 Pro per rilievi di grotte e cavità artificiali, documentando protocolli operativi precisi. Il risultato più eloquente è il rilievo di circa 700 metri di cunicolo in soli 5 minuti.[^11][^14]
L’Equipe LiDAR — gruppo veneto del Gruppo Naturalistico Montelliano e Treviso Sotterranea — ha sistematizzato anni di sperimentazione in un corso SSI di III livello riconosciuto dalla Società Speleologica Italiana.[^15][^16]
Il workshop “LiDAR and Geomatics in 3D Cave Surveys” a CapoVolta 2025 ha confermato che il rilievo 3D è già “uno dei linguaggi operativi” della speleologia italiana.[^17]
App per il rilievo LiDAR in grotta
Le due applicazioni di riferimento per acquisire nuvole di punti con l’iPhone sono:[^11]
Scaniverse (gratuita): intuitiva, eccellente per gestione nuvole LiDAR in grotta; affidabile nelle sessioni dell’Equipe LiDAR veneta e dell’UTEC Narni.
Polycam (a pagamento): integra fotogrammetria e LiDAR per modelli più ricchi di dettaglio cromatico.
Precauzioni operative
L’uso dello smartphone in grotta richiede attenzione specifica:[^11][^14]
Custodie robuste che lascino libero il sensore posteriore
Power bank per autonomia della batteria (la scansione consuma rapidamente)
Target di calibrazione ogni ~200 m per contenere l’errore cumulativo
“Sky scan” all’ingresso per georeferenziare il rilievo (errore < 5 m)
Attenzione a superfici specchianti (acqua, stalagmiti lucide) che disturbano il segnale laser
4. Dal Rilievo al Visualizzatore: Il Workflow Tecnologico
Fase 1 — Acquisizione in grotta
Lo speleologo percorre la cavità con l’iPhone Pro attivo su Scaniverse o Polycam. Il sensore costruisce in tempo reale la nuvola di punti.[^18][^12]
Fase 2 — Elaborazione con CloudCompare
CloudCompare è il software open source di riferimento per l’analisi delle nuvole di punti. Le operazioni principali:[^19][^12]
Importazione di nuvole nei formati LAS, PLY, PCD
Segmentazione: rimozione dell’operatore e del rumore
Allineamento ICP: fusione di scansioni multiple da sessioni diverse
Analisi metriche: distanze, volumi, curve di livello
Paolo Corradeghini ha prodotto la serie YouTube “Grotte in 3D” che guida gli speleologi dall’importazione alla produzione del rilievo finale.[^11]
Fase 3 — Visualizzazione web con tecnologie WebGL/WebXR
Il 3D Cave Viewer sfrutta tecnologie browser moderne per rendere navigabile il modello senza plugin:
WebGL: standard del browser per il rendering 3D in tempo reale, supportato da tutti i browser moderni[^20]
Three.js: libreria JavaScript open source che semplifica la creazione di scene 3D nel browser; supporta formati OBJ, FBX, DAE, STL e altri, ed è compatibile con framework React, Angular, Vue[^21]
WebXR: API standard per esperienze di realtà virtuale e aumentata nel browser, che consente l’uso con visori VR[^22][^23]
Potree: renderer open source WebGL per grandi nuvole di punti, sviluppato alla TU Wien, capace di visualizzare dataset fino a 597 miliardi di punti in tempo reale nel browser tramite struttura gerarchica multi-risoluzione[^24][^25]
5. Il Contesto: La Rivoluzione Digitale nella Speleologia
Evoluzione storica del rilievo speleologico
Il rilievo speleologico nasce nel XIX secolo con bussola magnetica, clinometro e metro a nastro, richiedendo settimane di lavoro per documentare poche centinaia di metri. La sequenza evolutiva:[^11]
Anni ’80: DISTO (distanziometro laser), primo salto verso la misura digitale
DistoX: integra laser, bussola digitale e clinometro con trasferimento Bluetooth
Therion/Survex: software open source per cartografia vettoriale e georeferenziata
LiDAR TLS e SLAM: nuvole di punti professionali a precisione millimetrica
iPhone LiDAR (2020?): democratizzazione del rilievo 3D per gruppi amatoriali
Confronto tra tecnologie di rilievo 3D
Tecnologia Precisione Velocità Costo Limiti Bussola + DISTO tradizionale Alta (relativa) Lenta Basso Tempi lunghi, errore umano iPhone LiDAR + Scaniverse ~1–2 cm Molto rapida ~1.500 € Portata 4–6 m, errore cumulativo GeoSLAM ZEB Horizon RT (SLAM) ~6 mm Rapida 15.000–30.000 € Costo, peso TLS (Leica RTC360) 3 mm Lenta (stazioni) > 50.000 € Ingombro, costo, setup Drone Flyability Elios 3 + LiDAR ~1 cm Variabile > 80.000 € Costo, autonomia ridotta
Fonte: elaborazione da dati Scintilena[^11]
Software nell’ecosistema digitale speleologico
Oltre a CloudCompare, la comunità speleologica usa:[^11][^19][^26]
Therion: gestione semantica di interi sistemi carsici, export GIS, supporto italiano
CaveWhere: open source, basato sul “carpeting” (proiezione schizzi sulla poligonale); accetta Compass, Survex, Walls[^27][^26]
Compass: software Windows con modellazione 3D in tempo reale, adatto a sistemi molto estesi[^28]
Agisoft Metashape: fotogrammetria Structure-from-Motion per nuvole di punti da video
Formazione: la risposta della comunità italiana
L’interesse verso il rilievo 3D in grotta con LiDAR è in costante crescita:[^18]
4° Corso “LiDAR iPhone 2.0 e CloudCompare” — 28-29 marzo 2026 a Nervesa della Battaglia (TV), corso SSI III livello[^29][^16]
Corso Nazionale LiDAR 3D — 8-10 maggio 2026 a San Quirino (PN), organizzato dall’Unione Speleologica Pordenonese CAI, valido per titolati SNS e SNT[^30][^18]
Corso SSI della Società Adriatica di Speleologia a Trieste (2025): andato esaurito in pochi giorni[^18]
6. Applicazioni e Impatto del 3D Cave Viewer
Per la divulgazione al pubblico
Il visualizzatore abbatte la barriera fisica più alta della speleologia: l’accesso. Chiunque — appassionato, studente, turista, ricercatore — può “entrare” in una grotta reale con precisione metrica, direttamente dal proprio smartphone. Questo tipo di accesso democratico è già stato sperimentato su scala più grande: le Alpi Apuane hanno pubblicato online un modello virtuale 3D di 235 km di grotte consultabile da chiunque.[^11][^1]
Per la ricerca e la documentazione
Il viewer non sostituisce il rilievo tradizionale, ma aggiunge strumenti di analisi interattiva:[^1]
Misure nello spazio tridimensionale senza rientrare in grotta
Piani di sezione trasversale e longitudinale on-demand
Viste ortogonali per planimetria e profili
Confronto temporale tra rilievi successivi (monitoraggio)
Per la comunità speleologica
La natura open source del progetto trasforma il 3D Cave Viewer in un protocollo condivisibile. Un altro gruppo in Basilicata, Sardegna o Slovenia può prendere il codice sorgente, adattarlo al proprio catasto locale e offrire lo stesso servizio per le proprie cavità. Questo risponde direttamente alla sfida emersa al workshop di CapoVolta 2025: la standardizzazione dei flussi di dati affinché le nuvole di punti diventino patrimonio collettivo.[^17][^1]
Per il soccorso in grotta
I modelli 3D delle cavità hanno un’applicazione critica spesso trascurata: supportare le operazioni di soccorso speleologico. Conoscere in anticipo le dimensioni dei passaggi, i volumi delle sale e i percorsi alternativi può fare la differenza in un’emergenza.[^15]
7. Costacciaro 2026: Il Contesto della Presentazione
Il Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro 2026 si terrà dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 a Costacciaro (PG), organizzato dall’Associazione Ipogenica APS. È uno degli eventi di riferimento della speleologia europea, con una tradizione che risale al 1922 — quando nella Grotta di Monte Cucco si tenne il primo raduno di speleologia al mondo.[^31][^10]
La scelta di presentare il 3D Cave Viewer proprio a Costacciaro è strategica: il territorio ospita la Grotta di Monte Cucco — il cui sistema speleologico supera i 30 km di sviluppo e che Buio Verticale contribuisce ad esplorare — e il raduno è il luogo ideale per raggiungere speleologi da tutta Italia e dall’estero.[^6][^1]
8. Prospettive Future e Sviluppi Tecnologici
Il panorama tecnologico nel quale si inserisce il 3D Cave Viewer è in rapida evoluzione:
Sensori LiDAR più potenti: ogni generazione di iPhone Pro migliora portata e precisione del sensore; iPhone 15 e 16 Pro mostrano miglioramenti significativi rispetto ai predecessori.[^11]
Realtà aumentata in grotta: la possibilità di sovrapporre al campo visivo reale le informazioni del modello 3D — posizione sulla mappa, profondità, direzione delle gallerie — è già tecnicamente possibile con i dispositivi attualmente disponibili.[^11]
Droni autonomi: Hovermap di Emesent — drone autonomo con LiDAR che naviga senza GPS né pilota — anticipa un futuro in cui i droni esplorano grotte inesplorate inviando mappe in superficie prima dell’uomo.[^11]
AI per classificazione morfologica: l’intelligenza artificiale inizia a essere integrata nel riconoscimento automatico di morfologie, strutture di pericolo e classificazione di formazioni.[^11]
Missioni spaziali: le tecnologie di rilievo LiDAR con drone sono già valutate per esplorare i tubi lavici sulla Luna e su Marte — la stessa catena tecnologica che oggi genera i rilievi nel territorio di Gubbio.[^11]
Domande di Ripasso
Cos’è il LiDAR e perché è adatto ai rilievi in grotta? Descrivere il principio fisico e i vantaggi rispetto ai metodi tradizionali.
Qual è la portata massima del sensore LiDAR degli iPhone e come si può estendere? Indicare anche a partire da quale modello è disponibile.
Che differenza c’è tra un sistema SLAM e un TLS (Terrestrial Laser Scanner)? Confrontare precisione, velocità e costo.
Quali strumenti di analisi offre il 3D Cave Viewer agli utenti esperti? Elencare almeno tre funzionalità.
Perché il progetto è stato scelto per essere presentato a Costacciaro 2026? Descrivere il significato storico e geografico del raduno.
Qual è il ruolo di CloudCompare nel workflow dal rilievo al visualizzatore? Descrivere le fasi principali di elaborazione.
Cosa significa che il 3D Cave Viewer è “open source”? Quali implicazioni ha per la comunità speleologica italiana e internazionale?
In quale modo il LiDAR su iPhone ha cambiato l’accessibilità del rilievo 3D speleologico in Italia? Citare almeno due gruppi italiani che lo utilizzano.
Flashcard Concetti Chiave
Termine Definizione LiDAR Light Detection and Ranging; tecnologia che misura distanze tramite impulsi laser per creare nuvole di punti 3D[^12] Nuvola di punti Insieme di milioni di coordinate 3D che descrivono matematicamente la geometria di uno spazio[^11] SLAM Simultaneous Localization and Mapping; tecnica che costruisce una mappa in tempo reale senza GPS confrontando acquisizioni successive[^11] WebGL Standard web per rendering 3D nel browser, senza plugin; base di Three.js e Potree[^20] WebXR API browser per realtà virtuale e aumentata; consente l’uso di visori VR con il 3D Cave Viewer[^22] Potree Renderer open source WebGL per grandi nuvole di punti; sviluppato alla TU Wien[^25][^24] Three.js Libreria JavaScript open source per la creazione di scene 3D nel browser[^21] CloudCompare Software open source per analisi, elaborazione e allineamento di nuvole di punti 3D[^19] Therion Software open source per cartografia speleologica semantica e vettoriale[^11] Scaniverse App gratuita per iPhone che sfrutta il sensore LiDAR per scansioni 3D in grotta[^11] Equipe LiDAR Gruppo veneto (Montelliano + Treviso Sotterranea) pioniere del rilievo 3D con iPhone in Italia[^15] Buio Verticale Gruppo Speleologico CAI Gubbio, sviluppatore del 3D Cave Viewer; fondato nel 2013[^3][^5] Raduno di Costacciaro Evento internazionale di speleologia a Costacciaro (PG); edizione 2026 dal 29 ottobre al 1° novembre[^10][^31]
Fonti [1] 3D Cave Viewer: entrare dove pochi possono arrivare – buioverticale.it https://www.buioverticale.it/3d-cave-viewer-entrare-dove-pochi-possono-arrivare/ [2] Home – buioverticale.it https://www.buioverticale.it [3] Buio Verticale – Gruppo Speleologico CAI Gubbio – Openspeleo http://www.openspeleo.org/openspeleo/groups-view-147.html [4] Speleologia – CAI Gubbio https://www.caigubbio.it/speleologia/speleologia.html [5] Antichi esploratori eugubini della Grotta di Monte Cucco https://www.buioverticale.it/antichi-esploratori-eugubini-della-grotta-di-monte-cucco/ [6] “Buio verticale”: Emozioni e scoperte nelle viscere della terra https://www.youtube.com/watch?v=Pf9HqbYsxw0 [7] un documentario sulle cave sotterranee di marna di Valdorbia https://www.scintilena.com/alla-scoperta-delle-profondita-un-documentario-sulle-cave-sotterranee-di-marna-di-valdorbia/12/22/ [8] Alla Scoperta dell’Umbria Speleologica – Scintilena https://www.scintilena.com/umbria-speleologica-un-viaggio-alla-scoperta-della-speleologia-in-umbria-tra-natura-arte-e-sport/08/17/ [9] Attività Speleologica – Parco Regionale del Monte Cucco https://www.parcodelmontecucco.it/it/le-grotte/attivita-speleologica/ [10] Raduno Internazionale di Speleologia Costacciaro 2026 https://www.radunocostacciaro.it [11] Scanner 3D e Droni: come la cartografia digitale delle grotte sta … https://www.scintilena.com/scanner-3d-e-droni-come-la-cartografia-digitale-delle-grotte-sta-cambiando-la-speleologia/04/26/ [12] Scanner 3D e Droni: la rivoluzione della cartografia digitale grotte https://www.scintilena.com/scanner-3d-e-droni-la-rivoluzione-della-cartografia-digitale-grotte/10/05/ [13] Innovazione Tecnologica: LiDAR 3D Rivoluziona le Esplorazioni … https://www.scintilena.com/innovazione-tecnologica-lidar-3d-rivoluziona-le-esplorazioni-sotterranee/01/04/ [14] Scansione 3D in Grotte con iPhone 13 Pro LiDAR: Metodi e Consigli https://www.scintilena.com/scansione-3d-in-grotte-con-iphone-13-pro-lidar-metodi-e-consigli/01/26/ [15] Lidar e Geomatica nel rilievo 3D delle grotte https://www.youtube.com/watch?v=i1Ut2ziimWo [16] LiDAR iPhone e CloudCompare: a Nervesa il corso che … – Scintilena https://www.scintilena.com/lidar-iphone-e-cloudcompare-a-nervesa-il-corso-che-porta-il-rilievo-3d-in-grotta-nello-smartphone/02/13/ [17] A CapoVolta 2025 un workshop su Lidar e geomatica: il rilievo 3D … https://www.scintilena.com/a-capovolta-2025-un-workshop-su-lidar-e-geomatica-il-rilievo-3d-cambia-marcia/11/16/ [18] Rilievo speleologico 3D con il Lidar: a San Quirino il corso … https://www.scintilena.com/rilievo-speleologico-3d-con-il-lidar-a-san-quirino-il-corso-nazionale-per-titolati-e-qualificati-cai/03/06/ [19] Mappe dall’Oscurità: come nasce la cartografia del mondo sotterraneo https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-nasce-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo-3/04/25/ [20] Costruire 3D nel browser con Three.js – odwebdesign.net https://it.odwebdesign.net/building-3d-in-the-browser-with-three-js/ [21] ThreeJS: la libreria open source per il 3D sul web (1/4) | Devmy https://devmy.it/blog/article/threejs-la-libreria-open-source-per-il-3d-sul-web-14 [22] Pico-Developer/awesome-webxr-development – GitHub https://github.com/Pico-Developer/awesome-webxr-development [23] GitHub – mozilla/three.xr.js: INACTIVE – http://mzl.la/ghe-archive – Library to build WebXR experiences with three.js https://github.com/mozilla/three.xr.js/ [24] Potree: Rendering Large Point Clouds in Web Browsers | TU Wien https://www.cg.tuwien.ac.at/research/publications/2016/SCHUETZ-2016-POT/ [25] potree/potree: WebGL point cloud viewer for large datasets – GitHub https://github.com/potree/potree [26] CaveWhere: rilievo speleo 3D per tutti – Scintilena https://www.scintilena.com/cavewhere-rilievo-speleo-3d-per-tutti/05/05/ [27] CaveWhere e speleologia digitale: il 29 maggio la Virtual … https://www.scintilena.com/cavewhere-e-speleologia-digitale-il-29-maggio-la-virtual-cavewhere-talk-di-out-of-bounds-grotto/05/16/ [28] Compass Cave Survey and Mapping Software – Home Page https://fountainware.com/compass/ [29] Corso LiDAR iPhone e CloudCompare al Montello: il rilievo 3D in … https://www.scintilena.com/corso-lidar-iphone-e-cloudcompare-al-montello-il-rilievo-3d-in-grotta-si-impara-a-nervesa-della-battaglia/03/13/ [30] Catasto – Federazione Speleologica Regionale https://www.fsrfvg.it/?page_id=48 [31] Raduno internazionale di speleologia a Costacciaro: Cinque giorni … https://villaggiosolidale.org/notizie/raduno-internazionale-di-speleologia-a-costacciaro-cinque-giorni-alla-scoperta-del-mondo-sotterraneo/ [32] vulnerabilità aree carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt [33] Surveying and mapping a cave using 3d laser scanner: the open challenge with free and open source software https://www.int-arch-photogramm-remote-sens-spatial-inf-sci.net/XL-5/181/2014/isprsarchives-XL-5-181-2014.pdf [34] 3D Digital Surveying and Modelling of Cave Geometry: Application to Paleolithic Rock Art https://www.mdpi.com/1424-8220/9/2/1108/pdf [35] 3D VIRTUALIZATION OF AN UNDERGROUND SEMI-SUBMERGED CAVE SYSTEM https://isprs-archives.copernicus.org/articles/XLII-2-W15/857/2019/ [36] Photogrammetry: Linking the World across the Water Surface https://www.mdpi.com/2077-1312/8/2/128/pdf?version=1582982676 [37] Three-dimensional modelling of artificial caves for geomechanical analysis https://isprs-archives.copernicus.org/articles/XLVIII-2-2024/401/2024/isprs-archives-XLVIII-2-2024-401-2024.pdf [38] Terrestrial laser scanning for 3D mapping of an alpine ice cave https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/phor.12437 [39] Charlotte, il Nuovo Strumento Open Source per il Rilievo delle Grotte https://www.scintilena.com/innovazione-nella-speleologia-charlotte-il-nuovo-strumento-open-source-per-il-rilievo-delle-grotte/08/13/ [40] Tecnologia Speleologica: I Nuovi Strumenti per Esplorare le Grotte https://www.scintilena.com/tecnologia-speleologica-i-nuovi-strumenti-per-esplorare-le-grotte/08/21/ [41] Non Solo Mappe, Ma Capolavori: la Cartografia Sotterranea tra … https://www.scintilena.com/non-solo-mappe-ma-capolavori-la-cartografia-sotterranea-tra-scienza-e-arte/04/26/ [42] Il continente buio: perché il mondo sotterraneo resta in gran parte … https://www.scintilena.com/il-continente-buio-perche-il-mondo-sotterraneo-resta-in-gran-parte-sconosciuto/04/25/ [43] Tecnologie mobili e rilievo ipogeo: strumenti, esperienze e confronti nel prossimo webinar dei “Mercoledì Catastali” della Commissione Catasto Cavità Naturali SSI https://www.scintilena.com/tag/lidar/feed/ [44] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia … https://www.scintilena.com/page/512/?c=14&wpmp_switcher=mobile [45] Corso di rilievo con Lidar iPhone e CloudCompare https://www.fsrfvg.it/?p=11446&cpage=1 [46] Innovazione nel Rilievo 3D delle Grotte: Lidar e … https://www.scintilena.com/innovazione-nel-rilievo-3d-delle-grotte-lidar-e-smartphone-rivoluzionano-la-speleologia/12/07/ [47] Le cave sotterranee di marna di Valdorbia: un viaggio nella storia https://www.scintilena.com/le-cave-sotterranee-di-marna-di-valdorbia-un-viaggio-nella-storia/02/15/ [48] [PDF] Le nuove tecnologie per il rilievo di pozzi non accessibili: il caso dei … https://www.kraskikrti.net/charlotte/lokavac/30_atti_speleo25_Lokavac.pdf [49] Smart Lidar | Rilievi 3D accurati con Lidar Scan da iPhone https://www.eagleprojects.it/smart-lidar/ [50] Misurazione e rilievi in grotta – Vincenzo Martimucci https://www.youtube.com/watch?v=05XV6vQI4wE [51] Survey Solutions for 3D Acquisition and Representation of Artificial and Natural Caves https://www.mdpi.com/2076-3417/11/14/6482/pdf?version=1626398053 [52] [PDF] Raccolta Luglio 2023 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf [53] Grotte su Marte e sulla Luna: L’Esospeleologia Apre la Strada all … https://www.scintilena.com/grotte-su-marte-e-sulla-luna-lesospeleologia-apre-la-strada-allesplorazione-sotterranea-dello-spazio/08/14/ [54] Sulawesi, la pittura rupestre che riscrive l’origine dell’arte – Scintilena https://www.scintilena.com/sulawesi-la-pittura-rupestre-che-riscrive-lorigine-dellarte-51-000-anni-di-narrazione-nelle-grotte-indonesiane/03/04/ [55] Le miniere abbandonate della Maiella: un patrimonio da … https://www.scintilena.com/le-miniere-abbandonate-della-maiella-un-patrimonio-da-riscoprire-attraverso-la-conferenza-del-graim/11/07/ [56] Virus Nipah dai pipistrelli in India: quanto dobbiamo … – Scintilena 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https://www.scintilena.com/the-necropolis-of-hellenistic-maresha-judean-foothills-israel/03/13/ [62] The Browser Lab – Three.js Resources https://threejsresources.com/tool/the-browser-lab [63] Grotte in 3D – EP01 – Quale software usare per gestire le nuvole di … https://www.youtube.com/watch?v=UiGda9FTct4 [64] 3D Cave Viewer: entrare dove pochi possono arrivare – buioverticale.it https://www.facebook.com/100070864656465/posts/la-speleologia-non-%C3%A8-mai-stata-cos%C3%AC-a-portata-di-pollice-abbiamo-sviluppato-3d-c/972369665135180/ [65] LiDAR iPhone e rilievo ipogeo – PRIMA PARTE – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=m13HwdcOV98 [66] Rilievo 3D con iPhone – boegan.it https://www.boegan.it/2025/04/rilievo-3d-con-iphone/ [67] Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo. I. Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale https://www.openaccessrepository.it/record/61640/files/fulltext.pdf [68] Geosites and geological landscapes of Liguria (Italy) https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/17445647.2022.2145919 [69] SpeleoRosa 2026: l’8 marzo si va in grotta a Ripe di Civitella con il … https://www.scintilena.com/speleorosa-2026-l8-marzo-si-va-in-grotta-a-ripe-di-civitella-con-il-cai-teramo/03/02/ [70] Raduno Regionale di Speleologia 2026 a Malonno – Scintilena https://www.scintilena.com/raduno-regionale-di-speleologia-2026-a-malonno-la-federazione-speleologica-lombarda-si-ritrova-in-valle-camonica/03/11/ [71] A Costacciaro le spedizioni speleologiche La Venta raccontano … https://www.scintilena.com/a-costacciaro-le-spedizioni-speleologiche-la-venta-raccontano-oman-congo-e-colombia/01/08/ [72] Concorso “Rilievo: tra Arte e Tecnica”: torna nel 2026 il … – Scintilena https://www.scintilena.com/rilievo-tra-arte-e-tecnica-torna-il-concorso-ssi-2026-commissione-catasto-cavita-naturali/04/14/ [73] Stai per partecipare al tuo primo raduno nazionale di speleologia … https://www.scintilena.com/stai-per-partecipare-al-tuo-primo-raduno-nazionale-di-speleologia-ma-hai-paura-di-sembrare-un-pesce-fuor-dacqua-tranquillo-anche-i-veterani-sono-stati-principianti-una-volta-e-ce-un-codice-di-b/10/05/ [74] Costacciaro 2026 accende i motori: online la piattaforma … – Scintilena https://www.scintilena.com/costacciaro-2026-accende-i-motori-online-la-piattaforma-per-partecipare-al-raduno-internazionale-di-speleologia/03/17/ [75] Sentinelle nel buio: a Costacciaro si studiano i bioindicatori nella … https://www.scintilena.com/sentinelle-nel-buio-a-costacciaro-si-studiano-i-bioindicatori-nella-grotta-di-monte-cucco/03/02/ [76] Congresso Europeo di Soccorso in Grotta – Scintilena https://www.scintilena.com/congresso-europeo-di-soccorso-in-grotta/11/08/ [77] Speleologia al Futuro: Una Rivoluzione Tecnologica a Costacciaro https://www.scintilena.com/speleologia-al-futuro-una-rivoluzione-tecnologica-a-costacciaro/10/31/ [78] Calendario Eventi Mondiali UIS Union International de Spéléologie https://www.scintilena.com/calendario-eventi-mondiali-uis-union-international-de-speleologie-programma-2025-2026/07/16/ [79] Esplorazione in Papua Nuova Guinea: La Terza Spedizione del … https://www.scintilena.com/esplorazione-in-papua-nuova-guinea-la-terza-spedizione-del-circolo-speleologico-romano/02/16/ [80] Il Gruppo Speleologico di Gubbio ‘Buio Verticale’ Organizza una … https://www.scintilena.com/il-gruppo-speleologico-di-gubbio-buio-verticale-organizza-una-giornata-di-avvicinamento-alla-speleologia-al-monte-cucco/08/27/ [81] Potree Renders Large Point Clouds in a Browser – Lidar News https://lidarnews.com/potree-renders-large-point-clouds-browser/ [82] “Ritorno al futuro”: a Costacciaro raduno internazionale di speleologia https://www.vivoumbria.it/ritorno-al-futuro-a-costacciaro-raduno-internazionale-di-speleologia/ [83] Al Raduno Nazionale di Speleologia di Costacciaro sarà presente lo … https://www.scintilena.com/al-raduno-nazionale-di-speleologia-di-costacciaro-sara-presente-lo-stand-degli-alcolisti-anonimi/04/01/ [84] GitHub – potree/potree: WebGL point cloud viewer for large datasets https://github.com/potree/potree/ [85] Destinazione “Buca Futura”, Monte Cucco – buioverticale.it https://www.buioverticale.it/destinazione-buca-futura-monte-cucco/ [86] Potree https://potree.github.io
Fonti [1] 3D Cave Viewer: entrare dove pochi possono arrivare – buioverticale.it https://www.buioverticale.it/3d-cave-viewer-entrare-dove-pochi-possono-arrivare/ [2] Innovazione Tecnologica: LiDAR 3D Rivoluziona le Esplorazioni … https://www.scintilena.com/innovazione-tecnologica-lidar-3d-rivoluziona-le-esplorazioni-sotterranee/01/04/ [3] Scanner 3D e Droni: la rivoluzione della cartografia digitale grotte https://www.scintilena.com/scanner-3d-e-droni-la-rivoluzione-della-cartografia-digitale-grotte/10/05/ [4] Scanner 3D e Droni: come la cartografia digitale delle grotte sta … https://www.scintilena.com/scanner-3d-e-droni-come-la-cartografia-digitale-delle-grotte-sta-cambiando-la-speleologia/04/26/ [5] Scansione 3D in Grotte con iPhone 13 Pro LiDAR: Metodi e Consigli https://www.scintilena.com/scansione-3d-in-grotte-con-iphone-13-pro-lidar-metodi-e-consigli/01/26/ [6] Mappe dall’Oscurità: come nasce la cartografia del mondo sotterraneo https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-nasce-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo-3/04/25/ [7] ThreeJS: la libreria open source per il 3D sul web (1/4) | Devmy https://devmy.it/blog/article/threejs-la-libreria-open-source-per-il-3d-sul-web-14 [8] Costruire 3D nel browser con Three.js – odwebdesign.net https://it.odwebdesign.net/building-3d-in-the-browser-with-three-js/ [9] Potree: Rendering Large Point Clouds in Web Browsers | TU Wien https://www.cg.tuwien.ac.at/research/publications/2016/SCHUETZ-2016-POT/ [10] potree/potree: WebGL point cloud viewer for large datasets – GitHub https://github.com/potree/potree [11] Pico-Developer/awesome-webxr-development – GitHub https://github.com/Pico-Developer/awesome-webxr-development [12] “Buio verticale”: Emozioni e scoperte nelle viscere della terra https://www.youtube.com/watch?v=Pf9HqbYsxw0 [13] Attività Speleologica – Parco Regionale del Monte Cucco https://www.parcodelmontecucco.it/it/le-grotte/attivita-speleologica/ [14] Raduno Internazionale di Speleologia Costacciaro 2026 https://www.radunocostacciaro.it [15] Raduno internazionale di speleologia a Costacciaro: Cinque giorni … https://villaggiosolidale.org/notizie/raduno-internazionale-di-speleologia-a-costacciaro-cinque-giorni-alla-scoperta-del-mondo-sotterraneo/ [16] Rilievo speleologico 3D con il Lidar: a San Quirino il corso … https://www.scintilena.com/rilievo-speleologico-3d-con-il-lidar-a-san-quirino-il-corso-nazionale-per-titolati-e-qualificati-cai/03/06/ [17] A CapoVolta 2025 un workshop su Lidar e geomatica: il rilievo 3D … https://www.scintilena.com/a-capovolta-2025-un-workshop-su-lidar-e-geomatica-il-rilievo-3d-cambia-marcia/11/16/ [18] LiDAR iPhone e CloudCompare: a Nervesa il corso che … – Scintilena https://www.scintilena.com/lidar-iphone-e-cloudcompare-a-nervesa-il-corso-che-porta-il-rilievo-3d-in-grotta-nello-smartphone/02/13/ [19] Il Gruppo Speleologico di Gubbio ‘Buio Verticale’ Organizza una … https://www.scintilena.com/il-gruppo-speleologico-di-gubbio-buio-verticale-organizza-una-giornata-di-avvicinamento-alla-speleologia-al-monte-cucco/08/27/ [20] Buio Verticale – Gruppo Speleologico CAI Gubbio – Openspeleo http://www.openspeleo.org/openspeleo/groups-view-147.html [21] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt [22] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt [23] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
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Il Gruppo Grotte Pipistrelli del CAI Terni riapre il campo base per il mini-raduno di maggio aperto a tutti gli speleologi italiani
Il campo speleo di Cittareale torna il 1° maggio 2026
Dal 1° al 3 maggio 2026 la Valle di San Rufo, nel territorio di Cittareale (Rieti), torna a ospitare il Campo Speleo organizzato dal Gruppo Grotte Pipistrelli della Sezione CAI di Terni “Stefano Zavka”. L’evento è aperto a tutti: esperti, principianti e curiosi della speleologia sono benve
Il Gruppo Grotte Pipistrelli del CAI Terni riapre il campo base per il mini-raduno di maggio aperto a tutti gli speleologi italiani
Il campo speleo di Cittareale torna il 1° maggio 2026
Dal 1° al 3 maggio 2026 la Valle di San Rufo, nel territorio di Cittareale (Rieti), torna a ospitare il Campo Speleo organizzato dal Gruppo Grotte Pipistrelli della Sezione CAI di Terni “Stefano Zavka”. L’evento è aperto a tutti: esperti, principianti e curiosi della speleologia sono benvenuti nel campo base allestito ai piedi del Monte Pozzoni, sull’Appennino laziale.[1][2]
Il campo speleo di Cittareale si conferma ogni anno come appuntamento di riferimento nel Centro Italia. Non si tratta di una gara né di un convegno tecnico formale. È un campo-festa, un mini-raduno che unisce l’esplorazione sotterranea alla convivialità tra speleologi.[3]
Come raggiungere il campo: la regola sulla targa
Chi intende raggiungere la Valle di San Rufo in automobile deve rispettare una scadenza precisa. Il Comune di Cittareale ha introdotto un regolamento che vieta l’accesso motorizzato alla valle senza autorizzazione specifica. Per ottenere il permesso è necessario comunicare targa e modello del veicolo entro il 27 aprile 2026 ai referenti dell’organizzazione.[2][3]
Il contatto per l’autorizzazione alla targa è Katia (328 948 1414, anche via WhatsApp). Il mancato invio entro la scadenza comporta l’impossibilità di accedere all’area con il proprio mezzo.[3]
Il programma di tre giorni a Cittareale
Il campo speleo si sviluppa secondo un programma consolidato dalle edizioni precedenti:[3]
Venerdì 1° maggio: arrivo al campo, allestimento delle tende e prima uscita esplorativa nel pomeriggio
Sabato 2 maggio: giornata principale con uscite speleologiche nelle cavità della zona, divise per livello tecnico, e momenti formativi
Domenica 3 maggio: ultime discese, escursioni leggere in superficie, smontaggio del campo
Le serate sono dedicate alla vita di campo: cena condivisa, racconti di grotta e scambio di esperienze tra partecipanti di gruppi diversi.[4]
La Grotta di Cittareale: oltre 4 km di sviluppo e 470 metri di profondità
La grotta principale della zona è la Grotta di Cittareale. Negli anni ’80 il Gruppo Grotte Pipistrelli del CAI Terni avvia l’esplorazione sistematica, che non si è mai interrotta.[5][6]
Nel 2009 la grotta raggiunge una profondità di -470 metri e un’estensione di oltre 4.000 metri, poi cresciuta con la scoperta del secondo ingresso.
Oggi supera i 4 km di sviluppo totale e si colloca tra le grotte più profonde e lunghe del Lazio.
Una grotta solo per esperti: le difficoltà tecniche della Grotta di Cittareale
La grotta è visitabile solo dagli speleologi. L’accesso è riservato esclusivamente a speleologi esperti.
La cavità è armata in modo fisso dal Gruppo Grotte Pipistrelli CAI Terni, con la sola eccezione del pozzo di accesso. Questa scelta garantisce sicurezza a chi conosce la grotta, ma richiede comunque esperienza tecnica adeguata prima di affrontare le sezioni più interne.[8]
Il Gruppo Grotte Pipistrelli: più di sessant’anni di speleologia a Terni
Il Gruppo Grotte Pipistrelli è la prima commissione speleologica fondata dalla Sezione CAI di Terni nel 1959. In oltre sessant’anni di attività ha condotto esplorazioni sistematiche in numerose grotte del Centro Italia, con la Grotta di Cittareale come sito di riferimento principale.[9]
Oltre all’attività esplorativa, il gruppo porta avanti la formazione: il Corso di Introduzione alla Speleologia è giunto nel 2025 alla sua 58ª edizione. I Pipistrelli organizzano campi speleo in Umbria e nel Lazio.
Cittareale e la Valle di San Rufo: il territorio
Cittareale è un comune di circa 413 abitanti nella provincia di Rieti, a 962 metri di quota. Il territorio è interamente montano: la cima principale è il Monte Pozzoni (1.903 m s.l.m.), sulle cui pendici nasce il fiume Velino. In questa zona si trovano le formazioni calcaree che ospitano la Grotta.
Il comune ha origini medievali: fu fondato nel 1261 da Carlo I d’Angiò come presidio militare ai confini del regno di Napoli. Il territorio era già noto in epoca romana con il nome di Falacrine, luogo di nascita dell’imperatore Vespasiano.[13][12]
Contatti e prenotazioni per il campo speleo 2026
Le informazioni e le prenotazioni si raccolgono attraverso i seguenti riferimenti:[2][3]
Email: pipistrellicaiterni@gmail.com
Katia: 328 948 1414 (anche WhatsApp, per invio dati targa)
Sede CAI Terni – Via Fratelli Cervi 33, Terni – apertura venerdì ore 21:00–23:00
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Il Gruppo Speleologico CAI Perugia apre il sottosuolo della città il 18 e 19 aprile 2026 con sette tappe che attraversano oltre 2.500 anni di stratificazioni storiche, dall’acropoli etrusca al rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale
Perugia Sotterranea 2026: il programma di speleologia urbana
Il 18 e 19 aprile 2026, Perugia torna ad aprire il proprio sottosuolo al pubblico con l’evento “Perugia Sotterranea”, organizzato dal Gruppo Speleologico CAI Perugia (GSCAI PG) c
Il Gruppo Speleologico CAI Perugia apre il sottosuolo della città il 18 e 19 aprile 2026 con sette tappe che attraversano oltre 2.500 anni di stratificazioni storiche, dall’acropoli etrusca al rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale
Perugia Sotterranea 2026: il programma di speleologia urbana
Il 18 e 19 aprile 2026, Perugia torna ad aprire il proprio sottosuolo al pubblico con l’evento “Perugia Sotterranea”, organizzato dal Gruppo Speleologico CAI Perugia (GSCAI PG) con il patrocinio del Comune di Perugia. Si tratta di un percorso di speleologia urbana che guida i partecipanti attraverso sette siti ipogei del centro storico, ciascuno rappresentativo di un’epoca diversa della millenaria storia della città.[1]
Le visite guidate partono da Viale Indipendenza, davanti alla chiesa di Sant’Ercolano, dalle ore 8:30 alle 16:30 con turni ogni 60 minuti. L’intero percorso ha una durata indicativa di tre ore. La quota di partecipazione è di €20 (€17 per i soci CAI); sono ammessi bambini dai 6 anni in su. La prenotazione è obbligatoria e avviene tramite il sito www.speleopg.it. Nel costo è compresa l’attrezzatura personale, l’assicurazione e un coupon per visitare autonomamente il Pozzo Etrusco entro 15 giorni dalla data dell’evento.[1]
Sette tappe nella speleologia urbana di Perugia: i siti del percorso
Il percorso di speleologia urbana tocca sette luoghi emblematici del sottosuolo perugino. Si inizia con il rifugio antiaereo sotto Sant’Ercolano, costruito nell’ottobre 1943 per proteggere la popolazione dai bombardamenti alleati: un dedalo di corridoi in mattoni con lampadari arrugginiti e resti di vecchie panche.[2][3][1]
Tra le novità del 2026 figura l’affresco sotterraneo dell’Ospedale Grande, la struttura ospedaliera istituita nel 1303 per l’accoglienza di pellegrini, poveri e bambini abbandonati. I suoi sotterranei conservano decorazioni pittoriche rimaste sepolte per secoli, di notevole interesse artistico.[4][1]
Il percorso prosegue con i resti del muro etrusco del Sopramuro: le mura di Perugia, edificate tra il IV e il III secolo a.C. con blocchi di travertino a secco, si estendono per circa 3 km secondo un andamento planimetrico “a trifoglio” dettato dalla conformazione delle due alture della città. Su di esse, intorno al 1330, vennero costruiti grandi archi che sorreggono l’attuale piazza Matteotti.[5][6]
Cisterne, pozzi e cunicoli: l’ingegneria idraulica etrusca e medievale
Il pozzo di via Sant’Agata e la cisterna di Porta Sole testimoniano la sofisticata ingegneria idraulica degli antichi perugini. Il Monte di Porta Sole corrisponde all’antica acropoli della città: la collocazione di cisterne in questa zona era strategica per il rifornimento idrico dell’area più importante e difesa dell’abitato.[7][8][1]
La Postierla della Conca è una porta minore della cinta muraria etrusca, databile al III-II sec. a.C., rimasta sepolta per secoli e conservatasi quasi intatta. Si trova all’interno di un cunicolo medievale costruito nel XIII secolo come parte dell’acquedotto che portava l’acqua dalla sorgente di Monte Pacciano alla Fontana Maggiore di Piazza IV Novembre. I lavori per quell’acquedotto iniziarono nel 1254 e si conclusero il 13 febbraio 1278.[9][10][11]
L’ultima tappa è il cunicolo di Braccio, legato al condottiero Andrea “Braccio” Fortebraccio (1368–1424), che dominò Perugia all’inizio del XV secolo. Si tratta di gallerie sotterranee riconducibili al suo sistema di controllo difensivo della città, testimonianza materiale rara del suo potere.[12]
Il Pozzo Etrusco: capolavoro dell’ingegneria idraulica del III sec. a.C.
Il percorso di speleologia urbana include un coupon per visitare il Pozzo Etrusco (o Pozzo Sorbello), in Piazza Danti 18. Costruito nella seconda metà del III secolo a.C., è la più monumentale infrastruttura idrica della città etrusca: 37 metri di profondità, oltre 5,6 metri di diametro massimo e una capacità di 424.000 litri.[13][14]
La struttura è scavata in un terreno di origine fluvio-lacustre e rivestita da conci di travertino, lo stesso materiale delle mura etrusche. Il pozzo era in grado di garantire l’approvvigionamento idrico dell’intera città anche in caso di assedio prolungato. Sulle pareti sono ancora visibili i solchi lasciati dalle funi usate dagli Etruschi per sollevare i secchi d’acqua.[14][15]
Il Gruppo Speleologico CAI Perugia: una storia che inizia nel 1934
Il GSCAI PG è tra i più antichi gruppi speleologici d’Italia. La prima evidenza storica ufficiale risale al 9 maggio 1934, con una lettera del Segretario Generale del Club Alpino Italiano. Dopo un’interruzione, l’attività riprese nel 1953; nel 1959 il gruppo adottò come simbolo i quattro “diavoletti” ispirati a una vecchia incisione, divenuti il suo marchio riconoscibile.[16]
Il gruppo è particolarmente legato alla Grotta di Monte Cucco: le esplorazioni iniziarono nel 1956 e culminarono nel 1978 con l'”Operazione Scirca”, che portò alla scoperta delle gallerie e dei pozzi del fondo della cavità. Accanto alla speleologia tradizionale, il GSCAI PG è attivo da decenni nella formazione e nella divulgazione.[17][16]
Speleologia urbana e turismo ipogeo in Umbria: un settore in crescita
“Perugia Sotterranea” si inserisce in un contesto umbro sempre più orientato alla valorizzazione del patrimonio sotterraneo. Nel 2023 è stato sottoscritto un accordo di promozione integrata tra Narni Sotterranea, il Pozzo di San Patrizio di Orvieto e le Cisterne romane di Amelia. Il progetto mira a creare percorsi tematici e a incrementare la permanenza dei turisti nella regione.[18]
La speleologia in cavità artificiali — che studia acquedotti, cisterne, rifugi, cunicoli difensivi e cripte — offre una chiave di lettura del territorio urbano non accessibile in altro modo. Nel caso di Perugia, la stratificazione plurimillenaria del sottosuolo porta dall’VIII sec. a.C. fino alla Seconda Guerra Mondiale, con livelli sovrapposti di cultura etrusca, romana, medievale e novecentesca.[19][20][21][22]
La proposta di strutturare “Perugia Sotterranea” come appuntamento permanente è già oggetto di iniziative istituzionali. Il progetto Oltre le Pietre di Way Experience ha introdotto visite guidate con realtà virtuale, che permettono di rivivere la Perugia di 2000 anni fa attraverso appositi visori.[23][24]
Fonti [1] Perugia Sotterranea 18 e 19 aprile 2026 – GSCAI PG https://www.speleopg.it/2026/03/28/perugia-sotterranea-2026/ [2] Percorsi di speleologia urbana alla scoperta della città sotterranea https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-percorsi-di-speleologia-urbana-alla-scoperta-della-citta-sotterranea/02/16/ [3] Rifugi antiaerei: la tana dove si nasconde Perugia | Emergenze https://www.emergenzeweb.it/rifugi-antiaerei/ [4] Ex Ospedale ed ex Chiesa Santa Maria della Misericordia https://www.comune.perugia.it/luogo/ex-ospedale-ed-ex-chiesa-santa-maria-della-misericordia/ [5] Mura Etrusche – Umbria https://www.umbria.website/content/mura-etrusche-perugia [6] Mura di Perugia https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Perugia [7] Perugia Sotterranea: speleologia urbana alla scoperta della città … https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-speleologia-urbana-alla-scoperta-della-citta-nascosta/06/27/ [8] ARTE.it – Mappare l’Arte in Italia https://www.arte.it/luogo/pozzo-etrusco-6499 [9] Postierla della Conca – The Etruscan “postierla” (postern) … https://www.comune.perugia.it/luogo/postierla-della-conca/ [10] Giorgio – La “Postierla della Conca” è una piccola porta … https://www.facebook.com/giorgio.faina.7/photos/la-postierla-della-conca-%C3%A8-una-piccola-porta-nascosta-nella-cinta-muraria-etrusc/1647007902145864/ [11] Acquedotto medievale della Fontana Maggiore https://it.wikipedia.org/wiki/Acquedotto_medievale_della_Fontana_Maggiore [12] Braccio Fortebraccio, l’eroe dimenticato. – Medioevo in Umbria https://www.medioevoinumbria.it/curiosita/braccio-fortebraccio-leroe-dimenticato/ [13] Pozzo etrusco – Ministero della cultura https://cultura.gov.it/luogo/pozzo-etrusco [14] Pozzo Etrusco di Perugia, il trionfo dell’alta ingegneria etrusca | Wayglo Umbria https://umbria.wayglo.it/scheda/pozzo-etrusco-di-perugia-il-trionfo-dellalta-ingegneria-etrusca/ [15] IL POZZO ETRUSCO DI PERUGIA – B&B Tre metri sopra il cielo https://www.tremetrisoprailcielo.net/?p=594 [16] Storia – GSCAI PG – Gruppo Speleologico CAI Perugia https://www.speleopg.it/storia/ [17] Attività – GSCAI PG – Gruppo Speleologico CAI Perugia https://www.speleopg.it/attivita-3/ [18] La storia dell’Umbria dal profondo: accordo tra Pozzo di San … https://orvietosi.it/2023/02/la-storia-dellumbria-dal-profondo-accordo-tra-pozzo-di-san-patrizio-narni-sotterranea-e-cisterne-di-amelia/ [19] Speleologia in cavità artificiali – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Speleologia_in_cavit%C3%A0_artificiali [20] Le cavità artificiali e la speleologia urbana – SAS https://sastrieste.it/index.php/2019/11/21/le-cavita-artificiali-e-la-speleologia-urbana/ [21] L’antica Perugia sotterranea https://www.festivalumbriantica.it/umbria-antica/etruschi/perugia-sotterranea-romani-etruschi-archeologia/ [22] Tuttoggi vi porta nella Perugia sotterranea, tra rifugi … https://tuttoggi.info/tuttoggi-vi-porta-nella-perugia-sotterranea-tra-rifugi-antiaerei-e-i-segreti-nascosti-della-cattedrale-guarda-video/126959/ [23] Perugia Sotterranea: strutturazione del percorso di speleologia urbana https://www.tommasobori.it/perugia-sotterranea-strutturazione-del-percorso-di-speleologia-urbana/ [24] Perugia Sotterranea: scoprire la città tra epoche lontane e … https://www.guidaviaggi.it/2025/08/10/perugia-sotterranea-tra-epoche-lontane-e-realta-virtuale/ [25] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt [26] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt [27] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
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Il Gruppo di Lavoro Biospeleologia della Federazione Umbra Gruppi Speleologici ha rilasciato uno strumento tecnico-operativo per proteggere gli ecosistemi ipogei durante l’attività speleologica
Fauna cavernicola e speleologi: un manuale per ridurre l’impatto in grotta
La Federazione Umbra Gruppi Speleologici (FUGS), attraverso il suo Gruppo di Lavoro Biospeleologia, ha pubblicato il Manuale tecnico-operativo per la tutela della fauna cavernicola, un documento pratico e scientific
Il Gruppo di Lavoro Biospeleologia della Federazione Umbra Gruppi Speleologici ha rilasciato uno strumento tecnico-operativo per proteggere gli ecosistemi ipogei durante l’attività speleologica
Fauna cavernicola e speleologi: un manuale per ridurre l’impatto in grotta
La Federazione Umbra Gruppi Speleologici (FUGS), attraverso il suo Gruppo di Lavoro Biospeleologia, ha pubblicato il Manuale tecnico-operativo per la tutela della fauna cavernicola, un documento pratico e scientificamente fondato rivolto a speleologi, guide, istruttori, corsisti e curatori di attività divulgative. Il testo si propone come base per protocolli interni, briefing pre-uscita e materiali di supporto ai corsi organizzati dai gruppi speleologici.[1]
Il manuale parte da una premessa semplice ma spesso sottovalutata: in grotta non esiste una separazione netta fra fauna, ambiente e substrato. Un passo in una pozza, una sosta sotto una colonia di chirotteri, la dispersione di briciole o il lavaggio di un oggetto in acqua possono modificare più componenti dell’ecosistema nello stesso momento. Per questo l’approccio adottato è integrato: considera insieme fauna terrestre e fauna acquatica, organismi evidenti e microfauna poco appariscente, disturbo diretto e alterazioni indirette dell’habitat.[1]
Ecosistemi ipogei: fragili per struttura, non solo per rarità
Una delle chiavi di lettura più significative del manuale riguarda il motivo della fragilità degli ambienti sotterranei. La vulnerabilità non dipende soltanto dalla rarità delle specie, ma dal modo in cui energia e materia circolano nel sistema. La produzione primaria locale è nulla o molto ridotta: l’energia entra quasi esclusivamente sotto forma di detrito organico, guano, materiali trascinati dall’acqua o carcasse. Di conseguenza le reti trofiche sono corte e fortemente specializzate.[1]
In un sistema così povero di energia — definito oligotrofico — l’introduzione di cibo o rifiuti organici, il rimescolamento del guano o la variazione della qualità dell’acqua producono effetti molto più marcati che in qualsiasi altro ambiente. Per questo le regole su alimenti, rifiuti, pozze e sedimenti non sono meri dettagli di disciplina, ma misure di conservazione.[1]
A questo si aggiunge la distribuzione geografica ristretta di molte specie: in alcuni casi una singola cavità ospita popolazioni uniche. La perdita locale può quindi essere irreversibile, poiché non sempre esistono popolazioni vicine in grado di compensare il danno.[1]
Quattro gruppi faunistici, quattro profili di vulnerabilità
Il manuale distingue quattro grandi categorie di fauna cavernicola, ciascuna con microhabitat e fattori di rischio specifici.[1]
I chirotteri usano le grotte come rifugio diurno, sito di ibernazione o colonia riproduttiva. Durante l’ibernazione consumano le riserve energetiche accumulate in stagione favorevole: un risveglio indotto dal disturbo può avere costi energetici tali da compromettere la sopravvivenza dell’individuo fino alla primavera. Nelle nursery, il rischio principale è la mobilizzazione della colonia, con possibile frammentazione del gruppo e aumento della vulnerabilità dei piccoli.[1]
Gli anfibi legati agli ambienti umidi ipogei — salamandre e geotritoni dove presenti — dipendono dalla continuità delle superfici bagnate, dall’umidità elevata e dalla qualità dell’acqua. Il contatto diretto, l’asciugamento locale e la contaminazione introdotta da mani, guanti o attrezzature sono i principali fattori di rischio.[1]
Gli invertebrati terrestri cavernicoli occupano guano, sedimenti fini, ghiaie umide, legni, pareti coperte da biofilm e fratture. Molti sono piccoli e facilmente ignorati. Il calpestio, lo spostamento di pietre e la manipolazione del substrato rappresentano per loro pressioni particolarmente rilevanti.[1]
La fauna stigobionte — crostacei, copepodi, anfipodi, isopodi e altri organismi permanentemente adattati alle acque sotterranee — è sensibile alla torbidità, alla contaminazione organica e al disturbo dei sedimenti di fondo. Il manuale ricorda che molti di questi organismi sono millimetrici o vivono fra interstizi: l’assenza di animali visibili in una pozza non equivale ad assenza di vita.[1]
Sei fattori di pressione e come gestirli
Il documento identifica sei categorie di pressione generate dall’attività speleologica.[1]
Rumore e voce alta: la voce concitata, i richiami non necessari e i rumori impulsivi dell’attrezzatura disturbano soprattutto i chirotteri, ma in generale segnalano una presenza prolungata. Il manuale indica comunicazioni brevi, funzionali e pianificate prima dell’ingresso.
Luce artificiale: l’illuminazione diretta e prolungata sugli animali va evitata. Il fascio frontale puntato per curiosità o l’uso di luci intense per fotografie aumentano il disturbo in modo significativo. La luce deve essere strumento di sicurezza e orientamento, non mezzo di osservazione insistente.
Calpestio e alterazione del substrato: sedimenti fini, fanghi, bordi di pozze e depositi organici sono habitat, non fondo neutro. Il calpestio può distruggere microstrutture, schiacciare fauna e aumentare la torbidità dell’acqua.
Contatto diretto con la fauna: toccare un animale non è mai accettabile. Anche una manipolazione breve può causare stress, favorire il trasferimento di contaminanti e indurre l’abbandono del rifugio.
Consumo e abbandono di alimenti: briciole, residui organici e involucri alterano la disponibilità di nutrienti. In sistemi oligotrofici il materiale biodegradabile può modificare la rete trofica con effetti a cascata.
Contaminazione biologica: fango, scarponi, corde e imbraghi possono trasferire spore, microrganismi e piccoli organismi tra siti diversi. Questa dimensione è particolarmente importante nei sistemi carsici connessi da acque sotterranee.[1]
Prima, durante e dopo: le linee guida operative
La sezione centrale del manuale sviluppa una sequenza operativa strutturata in tre fasi.[1]
Prima dell’ingresso è necessario verificare se la cavità ospita colonie, siti riproduttivi o pozze permanenti, strutturare gruppi piccoli con obiettivi chiari, definire ruoli di comunicazione e pulire l’attrezzatura. Il manuale è esplicito: valutare se l’uscita è davvero necessaria in quel periodo, perché una rinuncia è spesso la migliore misura di tutela.
Durante la progressione occorre mantenere la voce al minimo, seguire percorsi già consolidati, evitare soste prolungate presso fauna o pozze e non spostare substrati. Nei settori con acqua, la regola è non entrare in pozze o rivoli se esiste un percorso alternativo asciutto, non smuovere i sedimenti e non lavare materiale nelle acque di grotta.
All’uscita e nel post-uscita si pulisce l’attrezzatura prima di spostarsi verso altre cavità e si registrano criticità e osservazioni, condividendo le informazioni sensibili solo attraverso canali appropriati — referenti del gruppo, gestori del sito o ricercatori — evitando la diffusione pubblica di localizzazioni precise.
La rinuncia come atto di responsabilità
Uno dei passaggi più significativi del manuale è dedicato ai periodi e ai siti sensibili. La sensibilità di una grotta non è costante: varia nel tempo e nello spazio. In presenza di colonie di chirotteri in periodo di ibernazione o riproduzione, di acqua limpida ad alto rischio di intorbidamento, di zone umide con presenza rilevante di anfibi o di condizioni che impongono soste lunghe, il documento indica chiaramente che la scelta corretta è rimandare o annullare l’uscita. La rinuncia non è una sconfitta operativa: è una decisione responsabile.[1]
Biosicurezza: prevenzione semplice e costante
Il capitolo sulla biosicurezza chiarisce che l’obiettivo non è raggiungere una sterilità assoluta dell’attrezzatura. Lo scopo è ridurre in modo credibile e costante la probabilità di trasportare materiale biologico e contaminanti tra sistemi diversi. Una procedura semplice ma applicata con regolarità è più efficace di una teoricamente perfetta ma seguita solo occasionalmente. Le misure minime prevedono la rimozione del fango visibile, la pulizia delle superfici a contatto con acqua o sedimenti, la disinfezione nei casi previsti dai protocolli e l’ordine delle visite impostato sempre dai siti meno sensibili a quelli più sensibili.[1]
Osservare, registrare, comunicare con prudenza
Il manuale dedica una sezione specifica al monitoraggio responsabile. Gli speleologi possono contribuire alla conservazione registrando osservazioni su colonie, anfibi, invertebrati insoliti, livelli d’acqua e tracce di disturbo. La segnalazione deve però seguire canali appropriati. Diffondere pubblicamente localizzazioni precise, fotografie georeferenziate o dettagli su siti poco noti può aumentare la pressione di visita su ambienti già vulnerabili.[1]
Il contesto scientifico internazionale
Il lavoro della FUGS si inserisce in un quadro scientifico di crescente attenzione globale. Il lavoro di Mammola et al. (2019), pubblicato su BioScience, ha evidenziato come gli ecosistemi sotterranei rappresentino probabilmente gli ambienti non marini più diffusi sulla Terra, ma i loro organismi siano tra i meno documentati e largamente ignorati nelle politiche di conservazione. Le Guidelines for Cave and Karst Protection dell’Unione Internazionale di Speleologia (IUS, 2022) e la Direttiva Habitat europea 92/43/CEE costituiscono i riferimenti normativi e tecnici internazionali richiamati nella bibliografia del manuale.[2][3][4][1]
Fonti consultate
Manuale tecnico-operativo per la tutela della fauna cavernicola – GdL Biospeleologia, Federazione Umbra Gruppi Speleologici (FUGS) (documento allegato, v3)
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Il 14 aprile la presentazione pubblica del corso, aperto a tutti, con lezioni teoriche gratuite e un’uscita pratica alle Grotte di Frasassi prevista per settembre 2026
Speleologia e terza età: nasce il corso di La Scintilena a Narni Scalo
Martedì 14 aprile 2026, alle ore 16, al Parco dei Pini di Narni Scalo — in Via delle Rose — si terrà la presentazione pubblica del Corso di Speleologia per la Terza Età, promosso dall’Associazione La Scintilena.
L’incontro è aperto a tut
Il 14 aprile la presentazione pubblica del corso, aperto a tutti, con lezioni teoriche gratuite e un’uscita pratica alle Grotte di Frasassi prevista per settembre 2026
Speleologia e terza età: nasce il corso di La Scintilena a Narni Scalo
Martedì 14 aprile 2026, alle ore 16, al Parco dei Pini di Narni Scalo — in Via delle Rose — si terrà la presentazione pubblica del Corso di Speleologia per la Terza Età, promosso dall’Associazione La Scintilena.
L’incontro è aperto a tutti: residenti, associati e non. L’obiettivo della serata è illustrare il progetto, raccogliere le adesioni e definire spazi, tempi e modalità di fruizione delle attività.
Il corso si svolgerà a settembre 2026 e prevede quattro lezioni teoriche gratuite più un’uscita pratica. Le lezioni si terranno presso il Centro ANCESCAO di Narni Scalo, in Via delle Rose 15.
La partecipazione alle lezioni teoriche è completamente gratuita e aperta a chiunque voglia avvicinarsi alla speleologia, indipendentemente dall’appartenenza ad associazioni.
Un invito aperto: non solo per i soci ANCESCAO
La Scintilena ha rivolto un invito allargato a tutte le realtà associative del territorio narnese. La partecipazione non è riservata agli iscritti all’ANCESCAO: chiunque voglia partecipare, anche chi non fa parte di nessuna associazione, è benvenuto.
Questo approccio riflette la vocazione sociale del progetto. Il corso si propone come strumento di integrazione per le persone anziane, offrendo un contesto culturale e scientifico che va ben oltre l’immagine della speleologia come semplice “sport estremo”. L’obiettivo è valorizzare la dimensione scientifica e culturale dell’esplorazione sotterranea, rendendola accessibile a un pubblico ampio e diversificato.
Il programma: quattro lezioni teoriche di speleologia
Le lezioni del corso di speleologia per la terza età copriranno un ventaglio ampio di argomenti. Ogni incontro affronterà un tema specifico, con un linguaggio accessibile e divulgativo:
Storia della Speleologia: dalle origini dell’esplorazione delle grotte fino ai giorni nostri
Speleogenesi: come si formano le grotte e i processi geologici che le modellano
Geografia delle grotte: i massicci carbonatici in Italia e nel territorio umbro
Organizzazione della Speleologia in Italia: il ruolo della Società Speleologica Italiana e del Soccorso Alpino e Speleologico
Il concrezionamento: stalattiti, stalagmiti e le forme del sottosuolo
Tutela dei territori carsici e delle acque sotterranee
Cenni di geologia
Biospeleologia e pipistrelli: la vita nel buio delle cavità
La scienza in grotta: ricerca e monitoraggio ambientale
Le cavità artificiali
I sedimenti nelle grotte come archivi del tempo
Diversamente Speleo: speleologia inclusiva e accessibilità
Il programma dimostra come la speleologia per la terza età possa diventare un percorso formativo completo, che intreccia geologia, biologia, storia e tematiche ambientali.
L’uscita pratica: le Grotte di Frasassi con pranzo incluso
Al termine del ciclo teorico è prevista un’uscita pratica presso le Grotte di Frasassi, uno dei complessi carsici più noti e visitati d’Italia, situato nelle Marche.
La visita sarà di carattere turistico e si concluderà con un pranzo al ristorante, offrendo ai partecipanti l’esperienza diretta di un ambiente sotterraneo in totale sicurezza.
Le Grotte di Frasassi rappresentano un contesto ideale per un primo approccio pratico alla speleologia: ambienti illuminati, percorsi accessibili e un patrimonio scientifico e naturalistico di grande valore.
Per molti partecipanti sarà la prima esperienza diretta in un sistema carsico di grandi dimensioni.
Patrocini e collaborazioni: un progetto che guarda al territorio
Il progetto della speleologia per la terza età non si limita alla dimensione locale. L’Associazione La Scintilena intende coinvolgere il Comune di Narni, la Società Speleologica Italiana e le associazioni attive nella tutela dei pipistrelli, con l’obiettivo di ottenere patrocini e avviare collaborazioni istituzionali.
Queste realtà saranno contattate nelle prossime settimane. La loro partecipazione contribuirebbe a dare al corso una dimensione più ampia, rafforzando il legame tra divulgazione scientifica, tutela ambientale e politiche sociali rivolte alla terza età.
Appuntamento al Parco dei Pini: il 14 aprile alle ore 16
L’appuntamento per la presentazione del corso è fissato per martedì 14 aprile 2026, alle ore 16, al Parco dei Pini di Narni Scalo, Via delle Rose. Andrea Scatolini, presidente dell’Associazione La Scintilena, guiderà l’incontro illustrando nel dettaglio il programma del corso di speleologia per la terza età.
La partecipazione alla presentazione è libera e aperta a tutti. Chiunque voglia saperne di più sul progetto, contribuire alla sua realizzazione o semplicemente incontrare gli organizzatori è invitato a essere presente.
Informazioni: Associazione La Scintilena — Centro ANCESCAO Narni Scalo, Via delle Rose 15
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Un sodalizio fondato nel 1976 compie cinquant’anni tra archivi, grotte in esplorazione e una nuova sfida generazionale
La nascita del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino: settembre 1976 sul Monte Penna
Nel settembre 1976 un gruppo di giovani gualdesi riscoprì e percorse la Grotta della Miniera, sul Monte Penna nell’Appennino a nordest dell’Umbria. Quell’esplorazione fu l’atto fondativo del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino (GSGT), che da allora non ha mai smesso di oper
Un sodalizio fondato nel 1976 compie cinquant’anni tra archivi, grotte in esplorazione e una nuova sfida generazionale
La nascita del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino: settembre 1976 sul Monte Penna
Nel settembre 1976 un gruppo di giovani gualdesi riscoprì e percorse la Grotta della Miniera, sul Monte Penna nell’Appennino a nordest dell’Umbria. Quell’esplorazione fu l’atto fondativo del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino (GSGT), che da allora non ha mai smesso di operare.
La grotta prende il nome da una miniera di ferro ottocentesca: gli scavi minerari, ripresi intorno al 1940 alla ricerca di ferro, intercettarono il pozzo naturale sottostante, aprendo la porta a un mondo ipogeo che i fondatori del Gruppo vollero subito esplorare sistematicamente.[1][2]
In poco tempo il GSGT si strutturò formalmente, acquisì le tecniche di progressione su corda in grotta e si inserì tra le associazioni speleologiche umbre coordinate dal Catasto Speleologico Umbro.
Le prime esplorazioni si concentrarono sui rilievi appenninici immediatamente a nord di Gualdo Tadino.
L’assenza di grandi cavità note spinse i soci a praticare lunghi e faticosi scavi, tecnica di disostruzione che sarebbe diventata tratto caratteristico del Gruppo.[2]
Buco Bucone: la cavità più profonda del territorio gualdese
Il 30 agosto 1982, dopo cinque anni di scavi sistematici su una segnalazione del 1977, Vittorio Carini e Mara Loreti aprirono un passaggio verso il pozzo sottostante sul Monte Serrasanta: nasceva così Buco Bucone.
Il 19 giugno 1983, Giancarlo Matarazzi, Celestino Petrelli e Giuseppe Venarucci raggiunsero il fondo a –207 m. Nel 1984, nuove risalite e scavi portarono la profondità a –216 m nei cunicoli di Brenco.[3]
Buco Bucone è tuttora la cavità più estesa e più profonda del territorio di Gualdo Tadino. Si sviluppa nel Calcare Maiolica del Cretaceo Inferiore ed è composta da una serie di pozzi impostati su fratture, collegati da brevi strettoie, con temperatura media intorno agli 8°C.
Nelle argille dei cunicoli profondi, la speleologa Mara Loreti condusse ricerche palinologiche che rivelarono pollini fossili perfettamente conservati di querce, castagni, faggi, salici e betulle, riferibili a una fase postglaciale a clima atlantico temperato, probabilmente compresa tra 20.000 e 2.500 anni fa.
I risultati furono pubblicati sulla rivista Speleologia e presentati al XV Congresso Nazionale di Speleologia a Castellana Grotte nel 1997.[3]
Cinquant’anni di attività multidisciplinare: dalla speleologia all’alpinismo
Nel tempo il GSGT ha notevolmente ampliato il proprio campo d’azione. Dal Monte Cucco — il grande sistema carsico a nord di Gualdo Tadino, con oltre 25 km di sviluppo e quasi 1.000 m di profondità — alle forre di Marche, Umbria e Abruzzo, il Gruppo ha esplorato e percorso territorio in tutte le sue forme. Le attività si sono diversificate verso il trekking, l’arrampicata su roccia, l’alpinismo sui 4000 delle Alpi, la canoa, il torrentismo, lo sci da fondo e lo sci alpinismo.[4][2]
Nel 1986 i soci realizzarono la T.A.U. — prima traversata integrale dell’Appennino Umbro dal Monte Vettore al Monte Cucco — e avviarono le prime discese di forre nel territorio appenninico. Tra il 1991 e il 2002 il GSGT fece parte della Protezione Civile, intervenendo nell’alluvione del Piemonte del 1994, nel terremoto di Umbria e Marche del 1997–98 e nell’alluvione d’Irpinia del 1998, fino alla Missione Arcobaleno a Valona in Albania nel 1999. Continuativamente dal 1980 al primo decennio del 2000, soci del Gruppo hanno fatto parte del Soccorso Alpino e Speleologico.[5][2]
Dal 1988 il GSGT è socio della Società Speleologica Italiana. Nel 1997 fu tra i gruppi fondatori della FUGS — Federazione Umbra Gruppi Speleologici — organismo che coordina la speleologia regionale e gestisce il Catasto Speleologico Umbro, che conta oggi oltre 1.000 cavità censite. Nel 2003 il Gruppo istituì una Scuola di Speleologia registrata nell’ambito della C.N.S.S.-SSI, con quattro istruttori qualificati.[6][2][4][5]
Il Rifugio Monte Penna e l’archivio: memoria di mezzo secolo
Il 16 giugno 2012 il GSGT inaugurò il Rifugio Monte Penna, a circa 1.200 m di quota sull’Appennino Gualdese, non raggiungibile con mezzi a motore, realizzato in collaborazione con il Comune di Gualdo Tadino. La struttura è presidio culturale e logistico gestito direttamente dal Gruppo, punto di riferimento per chi frequenta il massiccio del Monte Penna.[7]
Sul fronte documentale, il GSGT conserva uno dei patrimoni archivistici più completi nel panorama della speleologia italiana. Gli Annales registrano, in forma cartacea e digitale, ogni giornata di attività dal 1976 a oggi: luogo, partecipanti, azioni svolte, dati acquisiti. Il database delle cavità conta oltre 3.000 file costantemente aggiornati e in gran parte condivisi con il Catasto Speleologico Umbro. L’archivio fotografico e video raccoglie più di 13.000 immagini, per il 90% referenziate con date e informazioni. La sede si trova a Gualdo Tadino in via della Rocchetta 29.[5]
Monte Maggio e la prospezione gravimetrica: la ricerca speleologica nel 2025–2026
Il fronte esplorativo attuale è concentrato sull’area carsica di Monte Maggio, nel territorio di Gualdo Tadino. La Grotta del Topoelefante e la Grotta dell’Ultima Luna sono in piena esplorazione, con sviluppi e profondità in crescita. La Grotta del Topoelefante ha già superato i 100 m di profondità con ulteriori possibilità verso il basso.[8][9]
Dal 2025 il Gruppo è coinvolto in uno studio geologico dell’area che utilizza la prospezione gravimetrica: una metodologia geofisica che misura le variazioni del campo gravitazionale terrestre causate dalle differenze di densità nei corpi rocciosi superficiali. Le anomalie rilevate intorno alla Grotta dei Tre Rospi possono indicare la presenza di vuoti e gallerie nel sottosuolo, guidando in modo mirato le future campagne di disostruzione.[10][11][12][13]
La sfida del ricambio generazionale e i prossimi cinquant’anni
Il Gruppo affronta il futuro con la consapevolezza di una difficoltà comune a molte associazioni speleologiche italiane: la mancanza di giovani disposti a raccogliere il testimone. Il GSGT tiene la porta aperta, fedele al proprio stile — un mix di curiosità, passione, prudenza e allegria — in un sodalizio che non lascia indietro nessuno e in cui i sogni diventano progetti.[5]
La presidenza annuale, obbligata per statuto a ruotare ogni anno, ha garantito in cinquant’anni una democrazia reale: dal primo responsabile Sauro Lupi nel 1977, la guida del Gruppo è passata per oltre quaranta soci, uomini e donne. Fabio Ippoliti è il presidente in carica per il 2025, eletto all’unanimità nell’assemblea del gennaio 2025. Il GSGT, fiero della propria indipendenza, è oggi concentrato tanto sulle esplorazioni in corso quanto sulla cura del patrimonio di dati accumulati in mezzo secolo di ricerche.[14][2][5]
Regione Umbria – Catasto Speleologico Regionale: https://www.regione.umbria.it/turismo-attivita-sportive/catasto-speleologico-regionale
Parco del Monte Cucco – Attività Speleologica: https://www.parcodelmontecucco.it/it/le-grotte/attivita-speleologica/
Buioverticale.it – Grotta di Monte Maggio: https://www.buioverticale.it/grotta-di-monte-maggio/
ISPRA – Metodologie di indagine geofisica: https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00004700/4761-c3070-m3-u4.pdf
Boegan.it – Ricerche geologico-carsiche con gravimetria: https://www.boegan.it/2023/11/nuove-ricerche-geologico-carsiche-nellarea-della-grotta-impossibile-carso-classico/
Fonti [1] Grotta della Miniera – GSGT http://www.gsgt.it/106UPG.html [2] La nostra storia – GSGT http://www.gsgt.it/storia.html [3] Buco Bucone – GSGT http://www.gsgt.it/643UPG.html [4] L’Umbria la Regione delle Mille e una Grotta – Scintilena https://www.scintilena.com/lumbria-la-regione-delle-mille-e-una-grotta/01/04/ [5] Assemblea Annuale del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino https://www.scintilena.com/assemblea-annuale-del-gruppo-speleologico-gualdo-tadino-nuove-cariche-e-programmi-per-il-2025/01/11/ [6] Catasto Speleologico Regionale – Regione Umbria https://www.regione.umbria.it/turismo-attivita-sportive/catasto-speleologico-regionale [7] Gruppo Speleologico Gualdo Tadino http://www.gsgt.it [8] Domenica 19 giugno – Montagne in movimento – CAI Gualdo Tadino https://caigualdotadino.it/?p=5666 [9] Rilievo Grotta dell’Ultima Luna – GSCAI PG https://www.speleopg.it/2016/12/31/rilievo-grotta-dellultima-luna/ [10] [PDF] metodologie di indagine geofisica – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00004700/4761-c3070-m3-u4.pdf [11] [PDF] Individuazione di cavità sotterranee con metodi gravimetrici https://associazionegeotecnica.it/wp-content/uploads/2010/09/RIG_1982_4_193.pdf [12] Nuove ricerche geologico-carsiche nell’area della grotta Impossibile … https://www.boegan.it/2023/11/nuove-ricerche-geologico-carsiche-nellarea-della-grotta-impossibile-carso-classico/ [13] [PDF] microgravimetria in ambito urbano – fedOA http://www.fedoa.unina.it/8171/1/Castiello_gabriella_23.pdf [14] Gruppo Speleo Gualdo Tadino, Fabio Ippoliti nuovo presidente https://gualdonews.it/2025/01/12/gruppo-speleo-gualdo-tadino-fabio-ippoliti-nuovo-presidente/ [15] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYEXAFZB6TZ%2F20260409%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260409T165727Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEFAaCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQDUbElCLaP9kiMkTynfJMKTwWZGOVWVWkwup%2FPQ%2FJbCegIhALU%2B1W92TP40tdBfNqWZJsSmvcanmp3X5i5%2FVrb9x6W5KusECBkQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1IgxNJ9xVoPEzcaYAJToqyARATG%2FuHEnYExZwQKpfmAJPD67a1PwDVT%2BitfRTp0l473v7H8tweI6NIcPGtCpAGfhbwpCTtLFPD66XBgLG8d6eIPwgIxd6%2BTXPNjX2gzV6dQkGRI0isc%2BYRJG68OPd8Be6d9Rym6KV4iwu7qGyXCivNSNfQNKBNCkjLLD8xG93Tn15LhFgMSoI4i7zfaPZGYOVvbz7ATOgkMMJM1JHvzNfS1DxdCDRk5Wf32JOGXLm7PGTs2JodfBm3qETqtleDAJKUTTqi6clGtiflzqWNt5a0WminjQqraZmcKw78SKtXZmK7VXfMDWNG0yVXaP7pxoknXlXmLGVsMy5TuFkXoRL6VKACf0o8Pv2Q6lJeLJwDB%2FDnXzHYfke%2B%2BA7QHr%2BRMqVbBEjGv2SNTCkRXNem93FcpsmYUZsSIcRlykuV4Jc10SLTZbrSzbNZxfTlh2UTqh7iDJ7VESVXJOvm018LdQH%2FpY60gfXLc8Muo2f0bPrhnB19UGox%2BXTRf%2FKgYMwvbJYy7zUVl05YqJ%2BhczDFhnhhXlIAsRltaJwUUWBJ2gxGHH1dy6QA3Z4QVXr757G8ksMJG1i09uoZ4cIzxfumFjOVn%2BSMTcfaTgIMlpwVqtywHDMPMoZ1l%2F6SY9xsQ3957XzM1awttkAJ0dEut3icRI2tmjXczpzji5tprEMuvTYFTeCpiuwWAPdUsNLHyHaQOmKVBBI9BM0%2B4J%2FGSBYHozJkBp4si1qYuCNxB452I2AjomfWwJYyk9hET0GDTxAosJctdIW7ih%2BFTDMm9%2FOBjqXAaQjuwzrwwVb7hFEg0QHZJ2DD%2B6AanTw1Hw%2BcGLugvPZyesYNhnRPcLzMna9MjpyCmCtiGfNdmheue34469fUdBYLzieNm74BxtUZse8885yUX9iOYw72E5yZUZ%2BkZcchyUyiQ6WAFAWqQnMAM%2B0yht0MYMgJpUGOtQs47Gv8F4%2FVxVBHjCAD2jSA1%2B1NeUALanMY0NFtmI%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=a3eab8dc2c7eb864837040c6316937566dffdf747fd2d00273d1cbb30eddeb07 [16] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYEXAFZB6TZ%2F20260409%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260409T165727Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEFAaCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQDUbElCLaP9kiMkTynfJMKTwWZGOVWVWkwup%2FPQ%2FJbCegIhALU%2B1W92TP40tdBfNqWZJsSmvcanmp3X5i5%2FVrb9x6W5KusECBkQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1IgxNJ9xVoPEzcaYAJToqyARATG%2FuHEnYExZwQKpfmAJPD67a1PwDVT%2BitfRTp0l473v7H8tweI6NIcPGtCpAGfhbwpCTtLFPD66XBgLG8d6eIPwgIxd6%2BTXPNjX2gzV6dQkGRI0isc%2BYRJG68OPd8Be6d9Rym6KV4iwu7qGyXCivNSNfQNKBNCkjLLD8xG93Tn15LhFgMSoI4i7zfaPZGYOVvbz7ATOgkMMJM1JHvzNfS1DxdCDRk5Wf32JOGXLm7PGTs2JodfBm3qETqtleDAJKUTTqi6clGtiflzqWNt5a0WminjQqraZmcKw78SKtXZmK7VXfMDWNG0yVXaP7pxoknXlXmLGVsMy5TuFkXoRL6VKACf0o8Pv2Q6lJeLJwDB%2FDnXzHYfke%2B%2BA7QHr%2BRMqVbBEjGv2SNTCkRXNem93FcpsmYUZsSIcRlykuV4Jc10SLTZbrSzbNZxfTlh2UTqh7iDJ7VESVXJOvm018LdQH%2FpY60gfXLc8Muo2f0bPrhnB19UGox%2BXTRf%2FKgYMwvbJYy7zUVl05YqJ%2BhczDFhnhhXlIAsRltaJwUUWBJ2gxGHH1dy6QA3Z4QVXr757G8ksMJG1i09uoZ4cIzxfumFjOVn%2BSMTcfaTgIMlpwVqtywHDMPMoZ1l%2F6SY9xsQ3957XzM1awttkAJ0dEut3icRI2tmjXczpzji5tprEMuvTYFTeCpiuwWAPdUsNLHyHaQOmKVBBI9BM0%2B4J%2FGSBYHozJkBp4si1qYuCNxB452I2AjomfWwJYyk9hET0GDTxAosJctdIW7ih%2BFTDMm9%2FOBjqXAaQjuwzrwwVb7hFEg0QHZJ2DD%2B6AanTw1Hw%2BcGLugvPZyesYNhnRPcLzMna9MjpyCmCtiGfNdmheue34469fUdBYLzieNm74BxtUZse8885yUX9iOYw72E5yZUZ%2BkZcchyUyiQ6WAFAWqQnMAM%2B0yht0MYMgJpUGOtQs47Gv8F4%2FVxVBHjCAD2jSA1%2B1NeUALanMY0NFtmI%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=2bfe3504580a9ae47e031b25748a7b148e998c3976b96e8ed509460802cedacc [17] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYEXAFZB6TZ%2F20260409%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260409T165727Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEFAaCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQDUbElCLaP9kiMkTynfJMKTwWZGOVWVWkwup%2FPQ%2FJbCegIhALU%2B1W92TP40tdBfNqWZJsSmvcanmp3X5i5%2FVrb9x6W5KusECBkQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1IgxNJ9xVoPEzcaYAJToqyARATG%2FuHEnYExZwQKpfmAJPD67a1PwDVT%2BitfRTp0l473v7H8tweI6NIcPGtCpAGfhbwpCTtLFPD66XBgLG8d6eIPwgIxd6%2BTXPNjX2gzV6dQkGRI0isc%2BYRJG68OPd8Be6d9Rym6KV4iwu7qGyXCivNSNfQNKBNCkjLLD8xG93Tn15LhFgMSoI4i7zfaPZGYOVvbz7ATOgkMMJM1JHvzNfS1DxdCDRk5Wf32JOGXLm7PGTs2JodfBm3qETqtleDAJKUTTqi6clGtiflzqWNt5a0WminjQqraZmcKw78SKtXZmK7VXfMDWNG0yVXaP7pxoknXlXmLGVsMy5TuFkXoRL6VKACf0o8Pv2Q6lJeLJwDB%2FDnXzHYfke%2B%2BA7QHr%2BRMqVbBEjGv2SNTCkRXNem93FcpsmYUZsSIcRlykuV4Jc10SLTZbrSzbNZxfTlh2UTqh7iDJ7VESVXJOvm018LdQH%2FpY60gfXLc8Muo2f0bPrhnB19UGox%2BXTRf%2FKgYMwvbJYy7zUVl05YqJ%2BhczDFhnhhXlIAsRltaJwUUWBJ2gxGHH1dy6QA3Z4QVXr757G8ksMJG1i09uoZ4cIzxfumFjOVn%2BSMTcfaTgIMlpwVqtywHDMPMoZ1l%2F6SY9xsQ3957XzM1awttkAJ0dEut3icRI2tmjXczpzji5tprEMuvTYFTeCpiuwWAPdUsNLHyHaQOmKVBBI9BM0%2B4J%2FGSBYHozJkBp4si1qYuCNxB452I2AjomfWwJYyk9hET0GDTxAosJctdIW7ih%2BFTDMm9%2FOBjqXAaQjuwzrwwVb7hFEg0QHZJ2DD%2B6AanTw1Hw%2BcGLugvPZyesYNhnRPcLzMna9MjpyCmCtiGfNdmheue34469fUdBYLzieNm74BxtUZse8885yUX9iOYw72E5yZUZ%2BkZcchyUyiQ6WAFAWqQnMAM%2B0yht0MYMgJpUGOtQs47Gv8F4%2FVxVBHjCAD2jSA1%2B1NeUALanMY0NFtmI%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=14eece103fbac0d9a54b2981438624099d0d5677d5553b3ccc35759e12f4ad25
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Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino propone domenica 19 aprile un’escursione tra storia, paleontologia e carsismo alle porte dell’Appennino umbro-marchigiano
Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino (GSGT), fondato nel 1976 e da quasi cinquant’anni punto di riferimento della speleologia umbra, organizza per domenica 19 aprile 2026 una giornata di esplorazione aperta al pubblico nell’area di Valsorda (Gualdo Tadino, PG), con visita a due cavità di rilievo: il Buco della Neve (ca
Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino propone domenica 19 aprile un’escursione tra storia, paleontologia e carsismo alle porte dell’Appennino umbro-marchigiano
Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino (GSGT), fondato nel 1976 e da quasi cinquant’anni punto di riferimento della speleologia umbra, organizza per domenica 19 aprile 2026 una giornata di esplorazione aperta al pubblico nell’area di Valsorda (Gualdo Tadino, PG), con visita a due cavità di rilievo: il Buco della Neve (catasto grotte umbre n. 641 UPG) e la Grotta delle Balze di Monte Maggio.
Il ritrovo è fissato per le ore 8:45 al parcheggio Clelia di Valsorda (m 1.005 s.l.m.), da dove il gruppo partirà guidato dagli speleologi del GSGT lungo un percorso prevalentemente fuori sentiero, con tratti esposti, per un dislivello complessivo su due riprese e una durata prevista di circa tre ore.
Il Buco della Neve: neve, storia e carsismo
Il Buco della Neve si apre in località L’Impero (m 1.185) nel Calcare Maiolica del Cretaceo Inferiore, la caratteristica roccia calcarea pelagica che domina la successione stratigrafica umbro-marchigiana. Il nome della cavità richiama un utilizzo antico e radicato nella comunità locale: fino all’età preindustriale, la neve naturalmente accumulata nel vano sotterraneo veniva conservata con l’ausilio di frasche sull’imbocco e trasportata in estate con carri fino a Gualdo Tadino, al servizio della città e del suo ospedale. Un residuo muretto in mattoni all’imbocco della grotta è ancora oggi testimonianza di questa pratica. Storie orali tramandano anche un possibile utilizzo della cavità come rifugio partigiano durante la Seconda guerra mondiale.
Il primo rilievo topografico speleologico della cavità fu effettuato il 18 giugno 1978 dagli speleologi del GSGT Carlo Troni e Vittorio Carini. La visita è accessibile a tutti: si scende per un cono detritico (sovente innevato fino a primavera inoltrata) fino al vasto ambiente unico, dove muschi, felci e la luce diffusa dall’alto creano un’atmosfera sospesa tra grotta e cielo aperto.
La Grotta delle Balze: 10.000 anni di storia naturale
Dopo la visita al Buco della Neve, il percorso prosegue in salita per prati fino alla Cima delle Balze di Monte Maggio (Le Senate, m 1.359) e scende poi attraverso la cengia Fra’ Mauro fino al vasto androne della Grotta delle Balze (m 1.303), accessibile alla visita nella sua parte principale.
La Grotta delle Balze ha rivestito un ruolo significativo nella storia esplorativa del GSGT sin dai suoi primi anni di attività. Al suo interno il gruppo ha rinvenuto resti ossei di fauna riferibili a circa 10.000 anni fa, testimonianza della ricca fauna del tardo Pleistocene-primo Olocene sulle dorsali appenniniche. Questi studi sono stati presentati dal GSGT a congressi nazionali di speleologia e contribuiscono alla conoscenza della biodiversità preistorica dell’Appennino Umbro-Marchigiano. La parte più interna della grotta, di interesse speleologico, non è visitabile nella giornata aperta, ma è visibile dall’androne.
Il percorso in sintesi
Tappa Quota Valsorda – Parcheggio Clelia (partenza) m 1.005 Passerella Alta delle Balze di Monte Maggio m 1.200 Buco della Neve – loc. L’Impero m 1.185 Cima delle Balze (Le Senate) m 1.359 Grotta delle Balze (cengia Fra’ Mauro) m 1.303 Rientro a Valsorda (recupero auto) ore ~12:30
Il tragitto prevede tratti fuori sentiero e tratti esposti: si consigliano scarponi da montagna, pantaloni lunghi o ghette e guanti per la progressione in grotta. Gli accompagnatori speleologi garantiranno assistenza continua a tutti i partecipanti.
Riunione tecnica in sede
Al termine dell’escursione, alle ore 13:00, è prevista una riunione tecnica con momento conviviale presso la sede del GSGT (torretta ex Tiro a Segno, via della Rocchetta n. 29, Gualdo Tadino), aperta a chi desidera approfondire curiosità e domande sulla speleologia locale. Il contributo per il momento conviviale è di 10 euro, da versare sul posto. La prenotazione è richiesta entro venerdì 17 aprile.
Per informazioni e prenotazioni: Peppe – 333 343 9751
Il GSGT: cinquant’anni di speleologia umbra
Nato nel 1976 dalla riscoperta della Grotta della Miniera, il GSGT è affiliato alla Società Speleologica Italiana (SSI) dal 1988 e ha fondato la Federazione Umbra Gruppi Speleologici.
Dal 2003 gestisce una propria Scuola di Speleologia riconosciuta dal C.N.S.S.-SSI. Nel gennaio 2025 l’assemblea ha eletto presidente Fabio Ippoliti. Tra le esplorazioni di punta del gruppo figurano il Buco Bucone (la cavità più profonda del Monte Serrasanta, con sviluppi oltre i –200 m) e, sul Monte Maggio, la Grotta del Topo, prima per profondità tra le grotte del rilievo. Il gruppo è attivo anche in Protezione Civile e nella speleologia urbana attraverso il progetto Idrocivitas.
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La FUGS organizza il Corso Internazionale di Fotografia Ipogea con il fotografo di National Geographic: quattro giorni di formazione tra teoria e pratica sotterranea, con una serata pubblica aperta a tutti
Fotografia ipogea a Costacciaro: dal 9 al 12 aprile il corso con Robbie Shone
Dal 9 al 12 aprile 2026, Costacciaro diventa la capitale mondiale della fotografia speleologica.
La Federazione Umbra Gruppi Speleologici (FUGS), in collaborazione con Ipogenica APS, o
La FUGS organizza il Corso Internazionale di Fotografia Ipogea con il fotografo di National Geographic: quattro giorni di formazione tra teoria e pratica sotterranea, con una serata pubblica aperta a tutti
Fotografia ipogea a Costacciaro: dal 9 al 12 aprile il corso con Robbie Shone
Dal 9 al 12 aprile 2026, Costacciaro diventa la capitale mondiale della fotografia speleologica.
La Federazione Umbra Gruppi Speleologici (FUGS), in collaborazione con Ipogenica APS, ospita la seconda edizione del Corso Internazionale di Fotografia Ipogea con Robbie Shone.
La prima edizione, nell’aprile 2025, aveva registrato il tutto esaurito con iscritti provenienti da ogni parte del globo.[1][2]
Shone è un fotografo britannico con base a Innsbruck, Austria. Ha trascorso oltre 25 anni nelle cavità più remote e profonde del pianeta.
Le sue immagini sono apparse su National Geographic, GEO, Stern e Red Bulletin, e ha collaborato con la BBC per documentari come Earth – The Power of the Planet.
È uno dei nomi di riferimento assoluto per il fotogiornalismo ipogeo a livello internazionale.[3][4][5][6]
Tra le sue imprese più note: nel 2018 ha fotografato la Veryovkina Cave in Georgia, la grotta più profonda del mondo, durante una spedizione finanziata dal National Geographic.
Ha trascorso 94 ore consecutive sottoterra e si è tenuto appeso a una corda a oltre 200 metri di altezza per documentare il pozzo naturale più profondo del pianeta.[2][3]
Il programma del corso: teoria in aula e pratica nelle gallerie di Monte Cucco
Il workshop si articola in quattro giorni con un format progressivo.
La prima giornata è dedicata alla sessione introduttiva online: storia e portfolio del docente, gestione dell’attrezzatura fotografica e di illuminazione in ambiente ostile, protezione dell’attrezzatura, errori comuni, processo di illuminazione passo per passo, condivisione e pubblicazione, copyright.[5]
Nei tre giorni successivi, i partecipanti scendono nella Grotta di Monte Cucco.
Il secondo giorno è dedicato all’esplorazione della grotta per individuare le location fotografiche e alla prima sessione pratica sotterranea.
Il terzo giorno si lavora nelle grandi sale e nei grandi antri. Il quarto giorno, invece, ci si concentra sui cunicoli e le gallerie secondarie, con post-produzione finale, debriefing critico delle fotografie e sessione Q&A.[5]
La Grotta di Monte Cucco: un laboratorio carsico tra i più importanti d’Europa
La Grotta di Monte Cucco si apre all’interno del Parco Regionale del Monte Cucco, sull’Appennino umbro-marchigiano.
È uno dei sistemi carsici più estesi d’Italia. Lo sviluppo totale supera i 35 chilometri di gallerie, con una profondità massima di circa 922 metri. L’interno ospita stalattiti, stalagmiti, laghi sotterranei, saloni immensi e cunicoli stretti. Questi ambienti offrono soggetti fotografici molto diversi tra loro, ideali per testare tecniche differenti di illuminazione e composizione.[7][8][2]
Il sistema ha quattro ingressi. Il principale, il Pozzo Miliani, si trova a quota 1.390 metri. Il percorso turistico, inaugurato nel 2009, si estende per circa 800 metri ed è accessibile anche a chi non pratica speleologia tecnica.[8][9]
L’Umbria conta oltre 1.000 cavità naturali censite nel catasto speleologico regionale, gestito dalla stessa FUGS per conto della Regione Umbria. Un patrimonio geologico che fa di questa regione uno dei territori carsici più ricchi d’Italia.[10][11]
Fotografia in grotta: le sfide tecniche che Shone affronta e insegna
La fotografia ipogea pone problemi che non esistono in nessun altro contesto. In assenza totale di luce naturale, la gestione dell’illuminazione artificiale è l’elemento decisivo. Come ha dichiarato Shone a National Geographic: «È importante avere una buona conoscenza dell’attraversamento di una grotta prima di considerare di praticare la fotografia, altrimenti danneggerai molto equipaggiamento e forse te stesso».[12]
Shone lavora con fotocamera e treppiede agganciati all’imbracatura. In questo modo può estrarre l’attrezzatura anche quando è sospeso a decine di metri dal suolo o dal soffitto della grotta. Utilizza obiettivi grandangolari per gestire le variazioni di scala degli spazi sotterranei, che possono passare da cunicoli di pochi centimetri a sale grandi come più campi da calcio.[12]
La serata del sabato: La Venta porta in pubblico Oman e Congo
La sera di sabato 11 aprile, alle ore 21:30, presso la Sala San Marco di Costacciaro, si tiene una serata aperta a tutti, a ingresso libero. La FUGS ospita un incontro in collaborazione con La Venta Esplorazioni Geografiche, uno dei team di esplorazione speleologica più attivi e riconosciuti al mondo.[13][14]
La Venta è nata nel 1991 da un gruppo di appassionati di speleologia, dopo la prima discesa del canyon del Rio La Venta in Chiapas (Messico) nel 1990. Nel corso degli anni ha vinto il Rolex Award for Enterprise in due occasioni (1993 e 2014) e oggi conta circa 80 soci sparsi in tutto il mondo. Tra i suoi progetti più noti: la Grotta dei Cristalli Giganti di Naica in Messico, il Puerto Princesa Underground River nelle Filippine (tra le nuove sette meraviglie della natura) e il programma di training ESA CAVE con l’astronauta Luca Parmitano.[14][13]
Spedizione Oman 2026: Qanaf Cave oltre i 200 metri nel Dofhar
Durante la serata, il team presenterà i risultati della spedizione Oman 2026 nei monti del Dofhar. La Qanaf Cave è stata attrezzata con due vie distinte fino al fondo, a oltre 200 metri di profondità. Due canotti hanno tentato il superamento del lago terminale, il limite esplorativo attuale della grotta.[15]
Le condizioni all’interno sono state estreme: temperatura interna attorno ai 28°C, umidità relativa stabilmente oltre il 90% (temperatura percepita vicina ai 43°C), livelli di CO2 ancora critici (2,7%) che hanno reso necessari filtri Escape e bombole di riserva. A circa 8 chilometri dalla grotta si trova la megadolina Taiq, profonda circa 250 metri, parte dello stesso sistema idrogeologico.[15]
Spedizione Congo 2025: nuove gallerie nel sistema carsico di Mbanza Ngungu
La seconda spedizione presentata riguarda la Repubblica Democratica del Congo. Nell’area carsica di Mbanza Ngungu, La Venta ha lavorato nel 2025 nell’ambito del progetto interdisciplinare GeoRes4Dev, coordinato dal Royal Museum of Central Africa (RMCA) di Tervuren. Le rocce carbonatiche dell’area si estendono dal Gabon all’Angola per oltre 1.400 chilometri, con sistemi di grotte tra i più antichi del continente africano.[16]
Nel 2024, la connessione tra le grotte Ngovo e Ngungi aveva portato lo sviluppo totale del sistema a 10 chilometri, rendendolo la tredicesima cavità africana per estensione. Durante la spedizione del 2025, La Venta ha esplorato nuovi passaggi per quasi un chilometro, con diversi fronti aperti per future missioni.[16]
Fotografia ipogea a Costacciaro: un appuntamento di rilevanza internazionale
L’evento di Costacciaro porta insieme, in un’unica settimana, tre elementi distinti: un corso di formazione avanzata con uno dei fotografi ipogei più importanti al mondo, una delle grotte più profonde e articolate d’Italia come location pratica, e una serata divulgativa con le ultime spedizioni di frontiera. Per la speleologia umbra, la combinazione di questi fattori consolida il ruolo di Costacciaro e della Grotta di Monte Cucco come polo di riferimento internazionale per la fotografia e l’esplorazione ipogea.[6][2][15][16]
Scintilena – Spedizione speleologica Oman 2026: Qanaf Cave — https://www.scintilena.com/spedizione-speleologica-oman-2026-qanaf-cave-entra-nella-fase-decisiva/02/05/
Miles Beyond – Robbie Shone profile — https://milesbeyond.it/en/team/robbie-shone/
National Geographic – How to Photograph Inside a Cave — https://www.nationalgeographic.com/photography/article/how-to-photograph-a-cave
Objects Mag – Underworld, le fotografie dal sottosuolo di Robbie Shone — https://www.objectsmag.it/underworld-le-fotografie-dal-sottosuolo-di-robbie-shone/
Wikipedia – Grotta di Monte Cucco — https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_di_Monte_Cucco
Parco Regionale Monte Cucco – Le Grotte — https://www.parcodelmontecucco.it/it/le-grotte/
Umbria Tourism – La Grotta del Monte Cucco — https://www.umbriatourism.it/it/-/la-grotta-del-monte-cucco
Regione Umbria – Catasto Speleologico dell’Umbria — https://www.regione.umbria.it/-/catasto-speleologico-dell-umbria
Scintilena – Focus sul Catasto Speleologico dell’Umbria — https://www.scintilena.com/focus-sul-catasto-speleologico-dellumbria-a-stroncone-aggiornamento-ricerca-e-divulgazione/11/05/
Green Planet News – La Venta Esplorazioni Geografiche — https://www.greenplanetnews.it/la-venta-esplorazioni-geografiche-un-mondo-ancora-tutto-da-scoprire/
Planet Mountain – La Venta esplora le grotte di Mbanza Ngungu in Congo — https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/la-venta-esplora-grotte-area-carsica-del-mbanza-ngungu-congo.html
Fonti [1] Workshop di Fotografia Ipogea con Robbie Shone a Costacciaro https://www.scintilena.com/workshop-di-fotografia-ipogea-con-robbie-shone-a-costacciaro-2/12/22/ [2] Il Workshop di Fotografia in Grotta con Robbie Shone … https://www.scintilena.com/il-workshop-di-fotografia-in-grotta-con-robbie-shone-torna-a-costacciaro/01/11/ [3] Robbie Shone | milesbeyond.it https://milesbeyond.it/en/team/robbie-shone/ [4] Underworld, le fotografie dal sottosuolo di Robbie Shone https://www.objectsmag.it/underworld-le-fotografie-dal-sottosuolo-di-robbie-shone/ [5] Workshop di Fotografia Ipogea con Robbie Shone a Costacciaro https://www.scintilena.com/workshop-di-fotografia-ipogea-con-robbie-shone-a-costacciaro/11/15/ [6] Workshop fotografia speleo con Robbie Shone in Umbria – Scintilena https://www.scintilena.com/workshop-fotografia-speleo-con-robbie-shone-in-umbria-posti-limitati-ad-aprile-2026/01/26/ [7] Grotta di Monte Cucco – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_di_Monte_Cucco [8] Parco Regionale del Monte Cucco – Escursioni in Grotta https://www.parcodelmontecucco.it/it/le-grotte/ [9] La Grotta del Monte Cucco it – | www.umbriatourism.it https://www.umbriatourism.it/it/-/la-grotta-del-monte-cucco [10] Catasto speleologico dell’Umbria https://www.regione.umbria.it/-/catasto-speleologico-dell-umbria [11] Focus sul Catasto Speleologico dell’Umbria a Stroncone – Scintilena https://www.scintilena.com/focus-sul-catasto-speleologico-dellumbria-a-stroncone-aggiornamento-ricerca-e-divulgazione/11/05/ [12] How to Photograph Inside a Cave | National Geographic https://www.nationalgeographic.com/photography/article/how-to-photograph-a-cave [13] La Venta Esplorazioni Geografiche, un mondo ancora tutto da scoprire https://www.greenplanetnews.it/la-venta-esplorazioni-geografiche-un-mondo-ancora-tutto-da-scoprire/ [14] I moderni esploratori e l’Intervista di Leonardo Colavita per La Venta su Lonely Planet – Scintilena https://www.scintilena.com/i-moderni-esploratori-e-lintervista-di-leonardo-colavita-per-la-venta-su-lonely-planet/06/29/ [15] La Spedizione speleologica La Venta Oman 2026: Qanaf Cave … https://www.scintilena.com/spedizione-speleologica-oman-2026-qanaf-cave-entra-nella-fase-decisiva/02/05/ [16] La Venta esplora le grotte e l’area carsica del Mbanza Ngungu in … https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/la-venta-esplora-grotte-area-carsica-del-mbanza-ngungu-congo.html [17] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE2SYSXPGC%2F20260409%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260409T164354Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEFAaCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQDmJBnjm6ya0UBpDSoZXG%2FU0RCvPz23TC0R69h%2BZDqRwQIhAK2braDGZl66Ko7v9lBxbMebkp0guL4U3IfoC%2B0ATWEoKusECBkQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1IgxximcZ8oR7pb%2FoFd8qyAToptVmr0OF0LaVDDUu6DKs%2F0lJL%2BIP2%2B1OzrmlE4CKuDzWLyDf1Q11wGphHtIowsO4sdifJaZpZzgpO3i24XRuIjGISoBSYwwaphjaEg7aXrBx9us3xUcO4eaqOaoo2k8nYBueryUxNTgLYVfx2xzY3VESbwme7DWAhgqzySf%2F77D9B2LXHfVyQw%2Bb0Q2fChr3V5p84KL7yctB2yRNXYSKoSsSktx7mscO5qVMwBvEaYsIaeUuOyF1aaq96Ahwsptqg3Sf14RSW4gPK51XxjHbD%2BHUk5SP5ncR53Lx8sEgOmQ0Bf8MDQSTQfjxA9TDEAG2QAmWpipf2YLlElMwjRogAq8b63xVFK1B6Ov2WtMg%2Fn7IKfg3PM%2FIGpAjMANYIZwUzHNK23YgIthOcK%2BQbxiIidWv20g9n6SIESygu4ilkm%2FySoyo8i5RbGw9vj%2FTDCpGfzcNyJEzYjkEExNJ3TZXIdOzrtayQ%2B0LRMWTSxeWFJQtt9Af%2FesH51LGubOz%2Bj2NW18k28LFTpQqNfigxpdSLHEq9FoGlzyIsVXEO4EFhUXqcQujE9WSa1atA89BZqAKE9RJnxM8phtP%2FE60TgghVkbs20bi3yFsjZje2xkNdRWIyZhIYku%2F%2FZN9LIywX7mL9vJaPa03cMeoWm%2BreEAooAOAaHolcfXwqJrPgnXM8HcJUqHQ9ojxtQ2pweCDxnjeXw5BQLM6s9XNVMh6TQZH4KgBcD%2FMLxGpDTkxhsogRWhyIDzqfQvlvp4bBpfUhWd9YtDEWabezTCIm9%2FOBjqXAZkIuova5qJH1lHWd4Q0I6PzIEDGMi%2F6sSpM3F92hq34rtYQBQx1CqNWOARF51G8e5pdCN75IDgk18%2Bfeol1%2B1sGV2G%2Fl7A%2BlCx2BstEHyxeUKs1T02q6h%2Fr44hVasQruAqck09wF3vBT9mOCc6Tabeaysz0GEnUqTjfY7T2xV7j6pWcucGwthPg2g9J5%2B1mHxe1I%2FrhshM%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=5c29ac06eb68994e48921dbec16d8d656bd4521ca80c9dc7d2ea724a6f90f301 [18] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt 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