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Alla Grotta del Vento tornano le Serate al Buio

Júl 21st 2026 at 05:30

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Da venerdì 24 luglio prossimo, riprendono gli appuntamenti serali che permettono di visitare la celebre cavità delle Alpi Apuane illuminati soltanto da lampade a carburo e torce.

La Grotta del Vento ripropone anche quest’anno le “Serate al Buio”, un’esperienza che consente ai visitatori di percorrere il ramo turistico della cavità in condizioni simili a quelle vissute dai primi esploratori.

A partire da venerdì 24 luglio 2026, e successivamente ogni venerdì alle ore 19 fino alla fine di agosto e ai primi di settembre, le luci dell’impianto turistico verranno spente. L’illuminazione sarà affidata esclusivamente a lampade a carburo e torce, offrendo una percezione completamente diversa degli ambienti sotterranei.

Nel buio, concrezioni, gallerie e grandi sale assumono un aspetto più naturale, mentre suoni, ombre e prospettive restituiscono un’esperienza più vicina a quella della speleologia esplorativa. Un’occasione per scoprire la grotta da un punto di vista insolito ai più, valorizzando il fascino dell’ambiente ipogeo senza la consueta illuminazione scenografica.

Le visite serali permettono inoltre di raggiungere la Grotta del Vento al tramonto, nel cuore del Parco Regionale delle Alpi Apuane, con vista sulla valle della Turrite di Gallicano.

La prenotazione è consigliata.

Informazioni: 0583 722024.

Fonte notizia e fotografie: Comunicato Grotta del Vento – Vittorio Verole-Bozzello

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  • I club speleologici celebrano la loro storia: la British Caving Association -BCA invita a raccontare gli anniversari
    Condividi Nel BCA Annual Report 2025 una pagina è dedicata ai traguardi raggiunti dalle associazioni britanniche. Ora la British Caving Association lancia una domanda alla comunità speleologica: quanti anni ha il vostro gruppo? La British Caving Association (BCA) ha dedicato una pagina del suo Annual Report 2025 agli anniversari di alcuni storici club speleologici del Regno Unito, celebrando la lunga tradizione di associazioni che da decenni contribuiscono all’esplorazione, alla ricerca e all
     

I club speleologici celebrano la loro storia: la British Caving Association -BCA invita a raccontare gli anniversari

Júl 21st 2026 at 05:00

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Nel BCA Annual Report 2025 una pagina è dedicata ai traguardi raggiunti dalle associazioni britanniche. Ora la British Caving Association lancia una domanda alla comunità speleologica: quanti anni ha il vostro gruppo?

La British Caving Association (BCA) ha dedicato una pagina del suo Annual Report 2025 agli anniversari di alcuni storici club speleologici del Regno Unito, celebrando la lunga tradizione di associazioni che da decenni contribuiscono all’esplorazione, alla ricerca e alla diffusione della cultura speleologica.

Tra i protagonisti figurano il Bristol Exploration Club, che nel 2025 ha festeggiato il 90° anniversario, l’Earby Pothole Club, giunto agli 80 anni, la University of Leeds Speleological Association, che ha celebrato i 60 anni di attività, e la Great Orme Exploration Society, arrivata al 40° anniversario.

La pubblicazione del rapporto annuale è stata accompagnata da un invito rivolto a tutta la comunità speleologica. Attraverso un post pubblicato sui propri canali social, la BCA chiede ai club di raccontare la propria storia e di indicare l’anno di fondazione della propria associazione, lanciando anche una curiosa sfida: esistono gruppi speleologici con oltre cento anni di vita?

Una bella iniziativa, che valorizza il patrimonio di esperienze, competenze e volontariato che caratterizza le i gruppi speleologici, e ricorda come la continuità dei gruppi rappresenti uno degli elementi più importanti per la crescita della disciplina e per la conservazione della memoria delle esplorazioni.

La domanda può essere estesa anche alla comunità speleologica italiana, ricca di gruppi con una lunga storia alle spalle.

Molte associazioni vantano decenni di attività: ce n’è qualcuna che ha già superato il secolo di vita?

Scintilena invita i gruppi italiani a raccontare nei commenti l’anno della propria fondazione e a condividere i traguardi raggiunti nel corso della loro storia.

Fonte: British Caving Association, post pubblicato sui canali social della BCA e BCA Annual Report 2025.

Rapporto completo: https://british-caving.org.uk/bca-annual-report-2025/

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Proseguono le escursioni al Priamàr Sotterraneo: il 24 luglio 2026 nuovo appuntamento con il Gruppo Speleologico Savonese

Júl 20th 2026 at 06:00

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Da oltre quarant’anni gli speleologi accompagnano i visitatori alla scoperta dei sotterranei della fortezza di Savona. Prenotazione obbligatoria

Continua l’iniziativa “Priamàr Sotterraneo 2026”, lo storico programma di visite guidate organizzato dal Gruppo Speleologico Savonese DLF per far conoscere gli ambienti sotterranei della Fortezza del Priamàr di Savona.

Il prossimo appuntamento è in programma venerdì 24 luglio, con tre turni di visita alle ore 20.15, 20.45 e 21.15. Le escursioni proseguiranno poi il 7 e 28 agosto, l’11 e 25 settembre e il 9 ottobre.

L’iniziativa, giunta alla sua quarantaquattresima edizione, è realizzata con il patrocinio del Comune di Savona e nell’ambito del “Patto di Collaborazione Beni Comuni”. Dal 1983 gli speleologi del GSS accompagnano il pubblico lungo gallerie, cunicoli e ambienti sotterranei che costituiscono il “Priamàr nascosto”, normalmente non visitabile in autonomia.

Il percorso si sviluppa nei sotterranei del Bastione di Santa Caterina e negli ambienti ipogei della fortezza, costruita dalla Repubblica di Genova a partire dal 1542 sul promontorio del Priamàr, luogo che conserva testimonianze della storia di Savona fin dall’età del Bronzo.

Per partecipare è obbligatoria la prenotazione. I partecipanti dovranno presentarsi 15 minuti prima dell’orario scelto, muniti di scarpe sportive e torcia elettrica o frontalino. La temperatura all’interno dei cunicoli è di circa 16 °C.

Le visite ai sotterranei del Bastione di Santa Caterina sono gratuite, mentre per l’escursione dedicata alla scoperta dei segreti e delle segrete della fortezza è richiesto un contributo a rimborso spese.

Il GSS chiede: ‘Se siete impossibilitati a partecipare, vista la grande richiesta, è gradita la disdetta al n. 3402399597 per garantire la possibilità di accedere ad altre persone’.

Prenotazioni sul sito del Gruppo Speleologico Savonese o mediante QR code:

https://www.gruppospeleosavonese.it/escursioni-priamar-sotterraneo.html?fbclid=IwY2xjawTFitZleHRuA2FlbQMxMDAAc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEeN29NWRcPxT50Rz5d_Y03qicoo2s2j6tUeE0J0JTs9C7BI2PnmVtK9YsT0zo_aem_nFNR_44p75EOHDkGLqzfhQ

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  • Monte Canin, riparte la grande esplorazione del Club Alpinistico Triestino
    Condividi Al via la campagna speleologica estiva sul massiccio del Canin: fino a settembre squadre impegnate tra nuove esplorazioni, rilievi e ricerca scientifica in uno dei più importanti sistemi carsici d’Europa La parola ad Alessandra Ressa, per il Comunicato stampa del CAT È ufficialmente iniziata la campagna speleologica estiva del Club Alpinistico Triestino sul Monte Canin, uno degli appuntamenti più attesi della stagione esplorativa. La missione, che rappresenta una tradizio
     

Monte Canin, riparte la grande esplorazione del Club Alpinistico Triestino

Júl 20th 2026 at 05:00

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Al via la campagna speleologica estiva sul massiccio del Canin: fino a settembre squadre impegnate tra nuove esplorazioni, rilievi e ricerca scientifica in uno dei più importanti sistemi carsici d’Europa

La parola ad Alessandra Ressa, per il Comunicato stampa del CAT

È ufficialmente iniziata la campagna speleologica estiva del Club Alpinistico Triestino sul Monte Canin, uno degli appuntamenti più attesi della stagione esplorativa.

La missione, che rappresenta una tradizione consolidata da circa cinquant’anni, vedrà gli speleologi del CAT impegnati fino al mese di settembre nell’esplorazione di nuove cavità e nella prosecuzione delle ricerche all’interno del vasto complesso carsico del Canin, tra i più estesi e significativi d’Europa.

Il comunicato diffuso dal Club racconta l’avvio delle operazioni logistiche, dall’allestimento del campo base in quota al trasporto con elicottero di uomini e materiali, passaggio indispensabile per garantire settimane di lavoro in completa autosufficienza. La campagna si concentrerà sia sull’approfondimento delle esplorazioni già avviate, come quelle nella promettente Grotta G1, sia sulla ricerca di nuovi ingressi attraverso sistematiche battute di superficie.

Di seguito pubblichiamo integralmente il comunicato stampa del Club Alpinistico Triestino, che illustra obiettivi, organizzazione e prospettive della spedizione 2026 sul Monte Canin.

La parola ad Alessandra Ressa;

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

COMUNICATO STAMPA con preghiera di pubblicazione

Monte Canin, al via la missione speleologica del Club Alpinistico Triestino

Monte Canin (Udine), 19 luglio 2026 – Ha preso ufficialmente il via la missione speleologica estiva del Club Alpinistico Triestino (CAT) sul massiccio del Monte Canin, uno dei più importanti laboratori naturali del carsismo d’alta quota in Europa.

Un appuntamento che si rinnova da circa cinquant’anni e che vedrà gli speleologi del sodalizio triestino impegnati fino al mese di settembre nell’esplorazione e nella ricerca di nuove cavità nel vasto altopiano carsico del Canin.

La giornata inaugurale è stata dedicata al complesso allestimento del campo base, operazione che ha richiesto un’importante organizzazione logistica.

Le operazioni sono iniziate intorno alle ore 9.00 con il trasporto in quota, mediante elicottero da Sella Nevea, di uomini e materiali. In appena venti minuti, grazie a quattro rotazioni del velivolo, sono stati trasferiti al campo nove speleologi e sei big bag contenenti complessivamente circa 800 chilogrammi di materiale.

Oltre alle tende, il materiale comprendeva l’attrezzatura speleologica individuale e collettiva, corde, materiali tecnici, strumenti topografici, viveri, riserve d’acqua, attrezzature da cucina e tutto il necessario per garantire diverse settimane di permanenza e di attività in completa autosufficienza.

Una volta conclusi i trasporti, i partecipanti hanno provveduto all’allestimento completo del campo: è stata montata la grande tenda sociale insieme alle tende personali, sistemato il materiale nei contenitori di stoccaggio, ciascuno identificato con apposite etichette descrittive per facilitarne la gestione durante la permanenza in quota, e organizzata la cambusa con tutte le scorte alimentari.

Alle ore 14.00 il campo risultava completamente operativo. Dopo aver messo in sicurezza l’intera struttura e le attrezzature, il gruppo è sceso al Rifugio Celso Gilberti per una breve sosta prima del rientro a Sella Nevea con la cabinovia e del successivo ritorno a Trieste.

Il campo resterà operativo fino a settembre e vedrà alternarsi numerose squadre composte da speleologi esperti del Club Alpinistico Triestino. L’attività esplorativa di quest’anno si concentrerà principalmente su tre nuove cavità individuate nel corso della campagna 2025. Le condizioni meteorologiche particolarmente avverse e il sopraggiungere dell’autunno avevano infatti impedito il proseguimento delle operazioni, rinviate quindi alla stagione estiva 2026.

Parallelamente proseguiranno le ricerche all’interno della promettente Grotta G1, scoperta dal CAT due anni fa e già esplorata fino a circa 270 metri di profondità. Le caratteristiche geomorfologiche della cavità e le correnti d’aria rilevate fanno ritenere agli speleologi che il sistema possa proseguire ulteriormente in profondità, riservando ancora importanti sviluppi.

Oltre al completamento delle esplorazioni già avviate, le squadre saranno impegnate anche nella ricerca sistematica di nuovi ingressi attraverso battute di superficie nelle aree ancora poco investigate del massiccio. Ogni nuova cavità individuata sarà documentata, rilevata topograficamente e inserita nel Catasto Speleologico Regionale secondo le procedure previste.

Negli ultimi anni le campagne speleologiche del Club Alpinistico Triestino e le collaborazioni tra gruppi regionali italiani e dell’est Europa hanno portato a risultati di assoluto rilievo scientifico sul Monte Canin, con importanti sviluppi esplorativi nelle cavità denominate Il Giglio e la più recente G1, confermando il ruolo del sodalizio triestino tra i protagonisti dell’esplorazione speleologica d’alta quota. Il massiccio del Monte Canin rappresenta infatti uno dei più estesi e complessi sistemi carsici d’Europa. Sul versante italiano sono state censite oltre un migliaio di cavità e le esplorazioni condotte negli ultimi decenni hanno contribuito alla realizzazione del Sistema del Monte Canin, il più esteso sistema ipogeo italiano, con uno sviluppo complessivo che sfiora i 90 chilometri.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APSVia R. Abro, 5/A34144 Triestecell.: 348 5164550codice fiscale: 80016650329e-mail: [cat@cat.ts.it](mailto:cat@cat.ts.it)pec: [cat.trieste@pec.csvfvg.it](mailto:cat.trieste@pec.csvfvg.it)[http://www.cat.ts.it](http://www.cat.ts.it)Ufficio Stampa: Alessandra Ressa +39 348 3515270

Foto di copertina: Alessandra Ressa (pubblicata anche su Trieste.news)

Altre foto: Alessandra Ressa, Franco Riosa, Daen Scroccaro

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  • La Società Speleologica Italiana interviene in audizione al Senato sul Disegno di legge sulle Grotte d’Italia
    Condividi Durante l’audizione sul disegno di legge n. 1499, la SSI ETS ha chiesto una normativa che riconosca il valore scientifico, ambientale e idrogeologico del patrimonio carsico nazionale e valorizzi le competenze del mondo speleologico La Società Speleologica Italiana ETS è intervenuta il 15 luglio 2026 in audizione presso la 9ª Commissione permanente del Senato della Repubblica, nell’ambito dell’esame del disegno di legge n. 1499, “Disposizioni per la promozione e la valorizzazione del
     

La Società Speleologica Italiana interviene in audizione al Senato sul Disegno di legge sulle Grotte d’Italia

Júl 19th 2026 at 10:35

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Durante l’audizione sul disegno di legge n. 1499, la SSI ETS ha chiesto una normativa che riconosca il valore scientifico, ambientale e idrogeologico del patrimonio carsico nazionale e valorizzi le competenze del mondo speleologico

La Società Speleologica Italiana ETS è intervenuta il 15 luglio 2026 in audizione presso la 9ª Commissione permanente del Senato della Repubblica, nell’ambito dell’esame del disegno di legge n. 1499, “Disposizioni per la promozione e la valorizzazione delle Grotte d’Italia”, presentando osservazioni e proposte di modifica al DDL.

Nel suo intervento, il presidente della SSI ETS, Sergio Orsini, ha espresso apprezzamento per l’iniziativa di dotare il patrimonio carsico e speleologico italiano di una legge nazionale, sottolineando però la necessità che il provvedimento «ponga al centro la tutela ambientale e valorizzi l’interesse scientifico in relazione alla protezione dell’ambiente e dei cittadini».

Il disegno di legge prevede, tra l’altro, l’istituzione presso il Ministero del Turismo di una banca dati nazionale con una mappa digitale delle grotte, la creazione di un Tavolo permanente, la promozione di studi e ricerche scientifiche e campagne di comunicazione dedicate al patrimonio ipogeo italiano.

Nel corso dell’audizione Orsini ha ricordato il ruolo svolto dalla Società Speleologica Italiana nella ricerca scientifica, nel monitoraggio ambientale, nello studio del clima sotterraneo e nella salvaguardia delle risorse idriche. Ha inoltre richiamato le dimensioni del patrimonio speleologico nazionale, costituito da oltre 46.000 grotte censite, per uno sviluppo complessivo di più di 5.300 chilometri.

«Le grotte non sono soltanto luoghi da visitare, ma veri e propri laboratori naturali», ha affermato Orsini, ricordando il contributo della ricerca speleologica allo studio degli ecosistemi sotterranei, delle risorse idriche e della formazione degli astronauti attraverso il programma ESA CAVES.

Tra le proposte avanzate dalla SSI figura l’ampliamento della definizione contenuta nel disegno di legge, includendo, oltre alle grotte, anche grotte turistiche e non turistiche, cavità artificiali e sommerse, aree e sistemi carsici, acquiferi e forre.

La Società ha inoltre invitato a riflettere sull’attribuzione della banca dati nazionale al Ministero del Turismo. «Le grotte sono innanzitutto un patrimonio ambientale, scientifico e idrogeologico», ha evidenziato Orsini, osservando che solo una parte delle cavità è destinata alla fruizione turistica, mentre la maggioranza richiede attività di ricerca, monitoraggio, documentazione e conservazione.

Riguardo al Tavolo permanente previsto dal disegno di legge, la SSI ha chiesto che vi siano rappresentate anche le associazioni che si occupano istituzionalmente delle diverse tipologie di cavità, mettendo a disposizione le competenze maturate nel corso di decenni di attività.

In conclusione dell’intervento, il presidente della Società Speleologica Italiana ha dichiarato: «Condividiamo pienamente l’obiettivo di valorizzare il patrimonio carsico nazionale. Auspichiamo che il testo possa essere migliorato ponendo al centro la tutela ambientale e il coinvolgimento delle competenze tecnico-scientifiche già presenti nel nostro Paese. La Società Speleologica Italiana è disponibile a contribuire a questo percorso».

L’audizione integrale è disponibile sulla WebTV del Senato. L’intervento della Società Speleologica Italiana inizia dal minuto 22:30.

Il Comunicato della SSI ETS è disponibile a questo collegamento:

Per approfondire:

  • Scintilena https://www.scintilena.com/la-societa-speleologica-italiana-in-audizione-al-senato-sul-ddl-dedicato-alle-grotte-ditalia/07/14

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  • Vena del Gesso Romagnola e Onferno: il patrimonio carsico dell’Emilia-Romagna riconosciuto dall’UNESCO
    Condividi La Vena del Gesso Romagnola e la Riserva Naturale di Onferno rappresentano alcune delle più importanti aree carsiche italiane in rocce evaporitiche. Dal 2023 fanno parte del sito UNESCO Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale, riconosciuto per il suo valore geologico, geomorfologico e speleologico. La Vena del Gesso Romagnola: un paesaggio carsico unico nell’Appennino L’Emilia-Romagna è tra le regioni italiane con la minore estensione di rocce carsificabil
     

Vena del Gesso Romagnola e Onferno: il patrimonio carsico dell’Emilia-Romagna riconosciuto dall’UNESCO

Júl 19th 2026 at 07:00

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La Vena del Gesso Romagnola e la Riserva Naturale di Onferno rappresentano alcune delle più importanti aree carsiche italiane in rocce evaporitiche. Dal 2023 fanno parte del sito UNESCO Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale, riconosciuto per il suo valore geologico, geomorfologico e speleologico.

La Vena del Gesso Romagnola: un paesaggio carsico unico nell’Appennino

L’Emilia-Romagna è tra le regioni italiane con la minore estensione di rocce carsificabili: meno dell’1% del territorio è costituito da litologie solubili. Nonostante questa limitata diffusione, il patrimonio ipogeo regionale è di grande interesse scientifico. Le esplorazioni speleologiche hanno documentato oltre 900 grotte, per uno sviluppo complessivo vicino ai 100 chilometri, concentrate soprattutto nei rilievi gessosi dell’Appennino romagnolo e bolognese.

Il settore più rappresentativo è la Vena del Gesso Romagnola, una dorsale lunga circa 25 chilometri che attraversa le province di Bologna e Ravenna. Si tratta del più esteso affioramento di gessi selenitici dell’Europa occidentale, modellato nel corso di milioni di anni dall’azione dell’acqua che ha originato doline, valli cieche, inghiottitoi e un articolato reticolo di cavità sotterranee. Questo sistema costituisce uno dei più importanti esempi di carsismo in rocce evaporitiche a livello internazionale.

Le grotte della Vena del Gesso Romagnola aperte al pubblico

Nella Vena del Gesso Romagnola sono censite oltre 200 cavità naturali. Alcune di esse sono visitabili attraverso percorsi guidati organizzati dagli enti gestori del parco.

Tra le più note figura la Grotta di Re Tiberio, che rappresenta il tratto terminale di un articolato sistema sotterraneo sviluppato nei gessi. Frequentata fin dall’antichità, conserva testimonianze archeologiche che documentano la presenza umana dalla preistoria fino all’età romana.

Sono accessibili anche la Tanaccia, una delle cavità più conosciute della zona per le sue caratteristiche geomorfologiche, e la Grotta di Cà Toresina, modificata in epoca romana per l’estrazione del lapis specularis, il gesso trasparente utilizzato come materiale per finestre prima della diffusione del vetro.

Queste grotte consentono di osservare direttamente le forme tipiche del carsismo nei gessi, caratterizzate da gallerie, concrezioni in solfato di calcio e ambienti sotterranei che ospitano specie animali adattate alla vita ipogea.

La Grotta di Onferno e la Riserva Naturale

Nella Romagna orientale si trova la Riserva Naturale di Onferno, istituita per proteggere uno dei più significativi sistemi carsici regionali.

La Grotta di Onferno, conosciuta fin dall’inizio dell’Ottocento, è attraversata da un torrente sotterraneo che ha scavato un lungo traforo naturale nei gessi. Il percorso conserva spettacolari forme erosive, depositi sedimentari e rappresenta uno dei principali siti italiani per lo studio dell’evoluzione del carsismo evaporitico.

La riserva riveste anche un ruolo importante dal punto di vista naturalistico. La grotta ospita infatti una delle più rilevanti colonie di pipistrelli dell’Emilia-Romagna, motivo per cui l’accesso è regolamentato durante i periodi più delicati del ciclo biologico dei chirotteri. Le visite guidate consentono di coniugare divulgazione scientifica e tutela ambientale.

Il riconoscimento UNESCO del sito EKCNA

Dal settembre 2023 la Vena del Gesso Romagnola e la Riserva Naturale di Onferno fanno parte del sito seriale UNESCO “Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale” (EKCNA).

Il riconoscimento comprende anche i gessi triassici dell’Alta Val Secchia e gli affioramenti gessosi del basso Appennino reggiano e bolognese. L’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale è motivata dall’eccezionale valore dei processi geologici che caratterizzano questi ambienti, considerati un riferimento internazionale per lo studio dell’evoluzione del carsismo in rocce evaporitiche.

Il sito rappresenta un laboratorio naturale dove geologia, geomorfologia, idrologia e speleologia consentono di comprendere l’evoluzione del paesaggio e dei sistemi sotterranei, offrendo anche importanti opportunità di ricerca scientifica e divulgazione ambientale.

Visite guidate per conoscere il patrimonio carsico

La valorizzazione della Vena del Gesso Romagnola e della Riserva Naturale di Onferno passa anche attraverso un articolato programma di visite guidate speleologiche organizzate durante l’anno.

Le escursioni permettono di conoscere da vicino un patrimonio naturale che, pur sviluppandosi in una regione con una limitata presenza di rocce carsificabili, costituisce uno dei sistemi evaporitici più importanti d’Europa. L’obiettivo è favorire una fruizione consapevole delle grotte, nel rispetto degli equilibri ambientali e delle specie che le abitano, promuovendo al tempo stesso la conoscenza del patrimonio geologico riconosciuto dall’UNESCO.

Fonti

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  • Manuale per speleologi: arriva la guida pratica per leggere i sedimenti delle grotte
    Condividi Il nuovo numero speciale di Sopra e sotto il Carso accompagna gli speleologi alla scoperta di granulometria e morfometria dei sedimenti, con un approccio rigoroso ma accessibile È appena uscito un nuovo numero speciale della rivista “Sopra e sotto il Carso”, interamente dedicato a un argomento tanto importante quanto spesso trascurato nella pratica speleologica: lo studio dei sedimenti ghiaiosi e sabbiosi presenti nelle grotte. Il volume, intitolato “Manuale per speleologi – Gran
     

Manuale per speleologi: arriva la guida pratica per leggere i sedimenti delle grotte

Júl 19th 2026 at 06:00

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Il nuovo numero speciale di Sopra e sotto il Carso accompagna gli speleologi alla scoperta di granulometria e morfometria dei sedimenti, con un approccio rigoroso ma accessibile

È appena uscito un nuovo numero speciale della rivista “Sopra e sotto il Carso”, interamente dedicato a un argomento tanto importante quanto spesso trascurato nella pratica speleologica: lo studio dei sedimenti ghiaiosi e sabbiosi presenti nelle grotte.

Il volume, intitolato “Manuale per speleologi – Granulometria e morfometria dei sedimenti ghiaiosi-sabbiosi”, nasce da un’idea: è stato realizzato dal geologo Graziano Cancian, da decenni punto di riferimento negli studi di geologia carsica, sedimentologia e mineralogia del Carso. Il lavoro offre agli speleologi uno strumento scientificamente rigoroso, ma chiaro e utilizzabile anche da che non ha formazione tecnica.

Il manuale prende le mosse da un problema molto comune: nelle relazioni di esplorazione e nelle descrizioni delle cavità termini come ghiaia, sabbia, limo o argilla vengono spesso impiegati in modo approssimativo. Da qui nasce l’esigenza di fornire criteri condivisi per classificare correttamente i sedimenti, evitando errori interpretativi e rendendo più affidabili le descrizioni delle cavità.

Le prime pagine introducono i concetti fondamentali della granulometria, spiegando come vengono definite le classi dimensionali dei sedimenti secondo la scala di Wentworth e illustrando semplici metodi pratici per riconoscere sul campo le diverse frazioni. Sono ben descritte anche le tecniche di campionamento, all’uso dei setacci e alla costruzione della curva granulometrica cumulativa, uno degli strumenti più utilizzati per descrivere quantitativamente un deposito.

Il lettore poi procede in argomenti più avanzati (la scala phi, il diametro medio, la mediana e la deviazione standard, parametri indispensabili per comprendere il grado di selezione dei sedimenti e ricostruirne i processi di trasporto e deposizione).

Una seconda parte è dedicata alla morfometria, vale a dire lo studio della forma dei granuli e dei ciottoli. Attraverso fotografie, schede comparative e numerosi esempi pratici, sono illustrate le tecniche per valutare l’arrotondamento dei granuli di sabbia e la forma dei ciottoli, informazioni preziose per interpretare la storia sedimentaria delle cavità.

Particolarmente interessante è il ricco apparato iconografico che accompagna il testo. Le fotografie mostrano setacci professionali, curve granulometriche, campioni osservati al microscopio, minerali pesanti presenti nelle sabbie carsiche, esempi di depositi naturali e schede comparative per la classificazione morfometrica. Le immagini non svolgono soltanto una funzione illustrativa, ma diventano parte integrante del percorso didattico, rendendo immediatamente comprensibili concetti che spesso nei manuali di sedimentologia risultano complessi.

Gli esempi sul campo sono tratto tratti direttamente dalle grotte del Carso goriziano e triestino. Numerosi riferimenti bibliografici consentono al lettore di approfondire ulteriormente gli argomenti trattati.

Osservando un semplice granello di sabbia o un ciottolo, sarà possibile leggere una parte della storia del mondo sotterraneo.

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  • Monte Crociglia, 70ª Festa della Montagna
    Condividi Il Crociglia conta, e non è solo “vento” Domenica 9 agosto 2026 (data da confermare) torna sul Monte Crociglia la tradizionale Festa della Montagna, nel segno dell’amicizia, dell’incontro, della tutela ambientale e della memoria La tutela di un territorio riguarda tutti coloro che vivono, frequentano e amano la montagna. E può coincidere con una può coincidere con la festa di una comunità. Domenica 9 agosto 2026, (data ancora non confermata) il Monte Crociglia ospiterà la 70ª
     

Monte Crociglia, 70ª Festa della Montagna

Júl 19th 2026 at 05:00

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Il Crociglia conta, e non è solo “vento”

Domenica 9 agosto 2026 (data da confermare) torna sul Monte Crociglia la tradizionale Festa della Montagna, nel segno dell’amicizia, dell’incontro, della tutela ambientale e della memoria

La tutela di un territorio riguarda tutti coloro che vivono, frequentano e amano la montagna. E può coincidere con una può coincidere con la festa di una comunità.

Domenica 9 agosto 2026, (data ancora non confermata) il Monte Crociglia ospiterà la 70ª edizione della tradizionale Festa della Montagna, uno degli appuntamenti più significativi dell’Appennino ligure-emiliano, che da settant’anni richiama escursionisti, alpinisti e appassionati dell’ambiente montano provenienti da molte parti, in particolare dalle valli del Nure, del Trebbia e dell’Aveto e dal versante ligure. La manifestazione è diventata nel tempo un simbolo di amicizia e di incontro tra le comunità che condividono questo tratto di Appennino, mantenendo vivo un patrimonio di valori fatto di memoria, solidarietà, rispetto della montagna e collaborazione tra Emilia-Romagna e Liguria.

Ma la storia del Crociglia è ancora più antica della festa. Per secoli questo monte è stato il punto d’incontro delle comunità delle alte valli e delle genti che percorrevano le mulattiere tra Liguria ed Emilia. In particolare Torrio, oggi piccolo borgo della Val d’Aveto, ha rappresentato uno dei principali riferimenti per la vita del monte e continua a custodirne la memoria e le tradizioni.

Il Crociglia, gigantesco cupolone dai fianchi dolci e rassicuranti, quasi materni, coperti da praterie, è un territorio da proteggere: dalla vetta il panorama spazia dall’Appennino ligure alla Pianura Padana e alle Alpi, fino al Mar Ligure, oltre la Val d’Aveto. Per la facilità d’accesso, la bellezza delle fioriture primaverili, la presenza del Rifugio Stoto e i vasti panorami, il Crociglia è oggi una delle vette più frequentate e amate del circondario.

Il Rifugio Vincenzo Stoto -foto A. Ferrazin

Il nome richiama l’antica funzione di questo luogo: un crocevia delle mulattiere che collegavano le valli dell’Aveto, del Trebbia, del Nure, della Fontanabuona e della Sturla. Al passo, un tempo, si svolgevano scambi e contrabbando.

È anche per questo che la Festa del Monte Crociglia conserva ancora oggi un carattere profondamente popolare: accanto agli escursionisti e ai soci delle associazioni, sono soprattutto gli abitanti delle vallate a darle vita, spesso raggiungendo la vetta in famiglia, a piedi o con i trattori, rinnovando una tradizione che appartiene anzitutto alle genti del territorio.

Sulla vetta svetta la statua dell’Arcangelo San Raffaele, eretta in memoria della tragedia alpinistica del 1957 sul Piz Palü, nel massiccio del Bernina, che ha assunto la veste di ricordo per tutti i caduti della montagna. Ai suoi piedi, si rinnova ogni anno il ricordo dei caduti della montagna e di tutte le guerre e il messaggio di pace che da sempre accompagna la manifestazione. In tempi come questi, il suo messaggio di pace assume un significato ancora più profondo.

Il Crociglia oggi è al centro del dibattito sul progetto di un impianto eolico di crinale, un tema che richiama l’attenzione sul rapporto tra transizione energetica, conservazione del paesaggio e biodiversità. Il confronto coinvolge e interessa anche il Club Alpino Italiano, quale associazione di protezione ambientale riconosciuta e impegnata nella salvaguardia del patrimonio naturale, insieme a numerose altre realtà che sono intervenute nel dibattito.

Il CAI, attraverso i Gruppi Regionali dell’Emilia-Romagna e della Liguria, ha espresso le proprie valutazioni sulla tutela del crinale appenninico. Un ruolo di supporto e partecipazione è svolto dalla Tutela Ambiente Montano (TAM) del CAI, da sempre impegnata nella salvaguardia dei paesaggi montani e nella promozione di uno sviluppo sostenibile capace di coniugare la transizione energetica con la conservazione del patrimonio naturale e culturale.

Lo stesso impegno anima il GAEP – Gruppo Alpinisti Escursionisti Piacentini – proprietario del Rifugio Stoto, realizzato dal volontariato di generazioni di soci dai ruderi di un’antica Dogana e da loro ampliato e mantenuto in (ottimo) uso: è presidio della montagna, luogo di accoglienza, cultura escursionistica e tutela dell’Appennino. Il GAEP, da sempre impegnato nella cura e nella valorizzazione di questi luoghi, segue con attenzione l’evoluzione dell’iter autorizzativo del progetto eolico. Per sostenere questo impegno, ha avviato una raccolta fondi destinata a coprire le spese per le consulenze tecniche e legali necessarie alla predisposizione delle osservazioni che l’associazione presenterà nell’ambito del procedimento autorizzativo (ulteriori informazioni sono disponibili sul sito e sui canali ufficiali del GAEP).

L’edizione del Settantesimo della Festa sarà resa ancora più significativa dalla posa di una targa commemorativa che proprio il GAEP dedicherà al compianto presidente Roberto Rebessi, che ha lasciato un’impronta profonda nell’associazione e nella valorizzazione del Rifugio Stoto e del Monte Crociglia.

CAI e GAEP – Roberto Rebessi è il terzo da sinistra

Il progetto e le osservazioni dei territori

Di seguito una sintesi dell’iter autorizzativo e delle principali osservazioni formulate da enti e istituzioni.

Il progetto prevede l’installazione di aerogeneratori di oltre 180 metri di altezza sul crinale tra i comuni di Ferriere (PC) e Santo Stefano d’Aveto (GE).

Dietro al progetto c’è la società Ferriere Wind S.r.l., costituita nel 2019 come società di scopo. A finanziare quella quota è European Wind Farm, emanazione del colosso danese delle energie rinnovabili European Energy. La prima stesura del progetto risale alla fine del 2024.

Il 23 gennaio 2026 i documenti vengono trasmessi ufficialmente ai Comuni di Ferriere e di Santo Stefano d’Aveto, con trenta giorni di tempo per presentare osservazioni. È l’inizio di una mobilitazione che nessuno, forse, aveva previsto così compatta.

Le amministrazioni regionali e locali hanno espresso contrarietà o richieste di modifica, citando l’impatto su paesaggio, biodiversità, percorsi escursionistici e assetti ambientali consolidati.

La Regione Emilia-Romagna ha già reso noto che, pur essendo favorevole allo sviluppo delle rinnovabili, considera il progetto di Ferriere non compatibile con criteri ambientali e paesaggistici, e ha predisposto un parere tecnico negativo nell’ambito della procedura VIA. La petizione pubblica per fermare l’impianto ha raccolto migliaia di firme in pochi giorni. La Regione Emilia-Romagna ha presentato una lunga serie di criticità tecniche, fra cui violazione di limiti altitudinali, presenza in aree tutelate dal piano paesaggistico e documentazione ambientale giudicata carente.

Criticità che saranno valutate nell’ambito del procedimento autorizzativo ancora in corso.

Tuttavia va avanti la procedura per realizzare un parco eolico – da sette pale – sul Crociglia. La società di scopo Ferriere Wind Srl ha presentato al Ministero dell’Ambiente le sue integrazioni alla proposta, dopo la miriade di osservazioni presentate da cittadini, associazioni e istituzioni. Ora c’è tempo fino al 16 luglio per inviare ulteriori osservazioni contro il progetto.

L’importanza di incontrarsi

Mentre il procedimento autorizzativo dell’impianto fa il suo corso, la Festa del Monte Crociglia assume un ulteriore significato: incontro, ascolto e consapevolezza. Consapevolezza che la montagna non è soltanto uno spazio naturale, ma un patrimonio condiviso di storia, cultura, biodiversità e relazioni umane, costruito nel tempo grazie all’impegno delle comunità locali e delle associazioni che la vivono e la custodiscono.

Montagna senza voce
Un albero trattiene
l’ultima luce

Il Settantesimo rinnova così il legame tra il Rifugio Stoto, la vetta del Monte Crociglia e la statua dell’Arcangelo San Raffaele: tre simboli che raccontano oltre settant’anni di escursionismo, volontariato, desiderio di pace e amore il territorio. E ribadisce il suo significato più autentico: ricordare il passato, rendere omaggio a quanti hanno costruito questa storia, e guardare con responsabilità al futuro di un territorio che appartiene a tutti.

L’invito è rivolto a tutti: escursionisti, alpinisti, speleologi, famiglie, soci delle associazioni e amanti della montagna, affinché il 70° anniversario della Festa del Monte Crociglia sia ancora una volta un’occasione di amicizia, memoria, partecipazione e condivisione nel cuore dell’Appennino.

La montagna non è un sito qualsiasi. Anche la transizione energetica, per essere davvero sostenibile, deve saper riconoscere il valore dei territori che attraversa.

Marina Abisso

CAI Ligure Genova – OrTAM–ONCN

In natura non esistono comparse: anche un solo albero racconta la sua storia

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  • Lutto a Castro per la scomparsa di Toto Desantis, speleologo e volontario del Cocito
    Condividi La comunità speleologica salentina ricorda Toto Desantis, figura legata a Castro e alle ricerche subacquee nella Grotta Zinzulusa, con un pensiero di vicinanza alla famiglia e a chi ha condiviso con lui le ultime esplorazioni del Cocito. Il ricordo della comunità speleologica La notizia della morte di Toto Desantis ha suscitato cordoglio nel mondo della speleologia di Castro e del Salento. Raffaele Onorato, presidente di Apogon ETS, lo ha ricordato come una presenza costante nell
     

Lutto a Castro per la scomparsa di Toto Desantis, speleologo e volontario del Cocito

Júl 18th 2026 at 14:00

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La comunità speleologica salentina ricorda Toto Desantis, figura legata a Castro e alle ricerche subacquee nella Grotta Zinzulusa, con un pensiero di vicinanza alla famiglia e a chi ha condiviso con lui le ultime esplorazioni del Cocito.

Il ricordo della comunità speleologica

La notizia della morte di Toto Desantis ha suscitato cordoglio nel mondo della speleologia di Castro e del Salento. Raffaele Onorato, presidente di Apogon ETS, lo ha ricordato come una presenza costante nelle ultime immersioni di ricerca nel Cocito di Grotta Zinzulusa, sottolineando il suo sostegno pratico e umano durante le attività sul campo. Il ricordo insiste su qualità concrete: la disponibilità, la forza fisica, la gentilezza e un sorriso che accompagnava il lavoro di squadra.[1][2]

Desantis viene descritto come uno speleologo di lungo corso, legato a Castro e alle iniziative di esplorazione subacquea che negli anni hanno mantenuto alta l’attenzione sul tratto sommerso della Zinzulusa. Nelle attività più recenti, secondo quanto riportato, offriva aiuto come una sorta di “sherpa”, trasportando materiali e attrezzature speleosub con energia e continuità.[1]

Totò Desantis nel Cocito della Zinzulusa con Michele Onorato e Alberto Cavedon

Toto Desantis e il Cocito

Il Cocito è la parte sommersa della Grotta Zinzulusa, uno degli ambienti carsici più noti del Salento. La grotta, a Castro, è oggetto di studi e ricerche da decenni per il suo interesse geologico, biologico e speleologico, con una parte accessibile al pubblico e una zona inferiore legata alle immersioni e alle esplorazioni tecniche.[3][1]

Le ricerche condotte nella Zinzulusa hanno portato nel tempo a nuove scoperte sul percorso sommerso oltre il sifone del Cocito. La documentazione disponibile segnala anche un ruolo importante delle campagne speleo-subacquee nel chiarire la morfologia del sistema e nel valorizzare l’area dal punto di vista scientifico.[4][1]

La Grotta Zinzulusa

La Grotta Zinzulusa è una cavità costiera di grande rilevanza per il Salento e per la speleologia italiana. Le fonti consultate ricordano che la sua storia scientifica si è sviluppata attraverso esplorazioni, studi biologici e ritrovamenti archeologici, con una forte attenzione anche alla fauna sotterranea.[1]

Il sito ufficiale della grotta segnala che nel 1996 la campagna “Zinzulusa – SpeleoSub ’96” ha permesso di scoprire un nuovo percorso sommerso di circa 110 metri oltre il Cocito. Questa caratteristica rende la grotta un punto di riferimento per chi studia gli ambienti anchialini e le connessioni tra costa, acqua dolce e acqua marina.[4][1]

Un profilo umano

Il messaggio di cordoglio restituisce anche il profilo umano di Toto Desantis. Non emerge solo il suo legame con la speleologia, ma anche la sua presenza nelle fasi più faticose del lavoro, quando il supporto logistico diventa essenziale per portare avanti le ricerche in ambienti difficili. In questo quadro, la memoria personale si intreccia con quella collettiva della comunità speleologica locale.[1]

Il presidente di Apogon ETS ha espresso vicinanza alla famiglia e ha chiuso il suo ricordo con parole di affetto e rispetto. La scomparsa di Desantis lascia un vuoto in un ambiente dove la continuità delle relazioni, la fiducia reciproca e la collaborazione sul terreno contano quanto le scoperte scientifiche.[1]

Fonti

Fonti

[2] 2017 Oltre il Cocito di Grotta Zinzulusa: Risultati e Prospettive” https://www.scintilena.com/1957-2017-oltre-il-cocito-di-grotta-zinzulusa-risultati-e-prospettive/05/16/
[3] Grotta Zinzulusa, Castro, Lecce Province, Apulia, Italy https://www.mindat.org/loc-188825.html
[4] La storia https://www.grottazinzulusacastro.it/la-storia/
[5] Nella Gruta del Toro cento anni dopo Casteret – Scintilena https://www.scintilena.com/nella-gruta-del-toro-cento-anni-dopo-casteret-lesplorazione-subacquea-torna-protagonista-ai-pirenei/04/25/
[6] Scopri i Segreti Sottomarini: Workshop di Speleologia … https://www.scintilena.com/scopri-i-segreti-sottomarini-workshop-di-speleologia-subacquea-a-nardo/02/18/
[7] Il Catasto speleologico: molto più di un archivio di grotte – la parola a Fabrizio Toso – Scintilena https://www.scintilena.com/il-catasto-speleologico-molto-piu-di-un-archivio-di-grotte-la-parola-a-fabrizio-toso/07/07/
[8] [PDF] Raccolta Gennaio 2004 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2004_1_Raccolta_Scintilena_Gennaio.pdf
[9] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/945/?c=2
[10] La Palude del Capitano si trasforma in un laboratorio di … https://www.scintilena.com/la-palude-del-capitano-si-trasforma-in-un-laboratorio-di-ricerca-sulle-doline-carsiche-del-salento/12/06/
[11] CastelSotterra Project in Brasile – Scintilena https://www.scintilena.com/castelsotterra-project-in-brasile/07/21/
[12] Programma del Raduno Nazionale Puglia Underground … https://www.scintilena.com/programma-del-raduno-nazionale-puglia-underground-2014/05/22/
[13] [PDF] Raccolta Agosto 2018 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2018_8_Raccolta_Scintilena_Agosto.pdf
[14] [PDF] Raccolta Aprile 2006 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2006_4_Raccolta_Scintilena_Aprile.pdf
[15] Un giovane speleologo messo in salvo in Francia allo Scialet Robin – Scintilena https://www.scintilena.com/un-giovane-speleologo-messo-in-salvo-in-francia-allo-scialet-robin/08/22/
[16] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[17] Scintilena – il giornale quotidiano della speleologia italiana – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2095/
[18] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/1792/?ec3_ical
[19] ISSN 0394-9761 http://www.speleo.it/site/images/speleologia/Speleologia_35_Dic_1996%20OCR.pdf
[20] ALLA GROTTA ZINZULUSA CON GLI SPELEOSUB https://s736caa7b9cbc9152.jimcontent.com/download/version/1631522017/module/5523102851/name/Zinzulusa1.pdf
[21] the title! https://www.luciopesce.net/gw/caves/zinzul1.html
[22] Grotta Zinzulusa – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_Zinzulusa
[23] Grotta Zinzulusa https://de.wikipedia.org/wiki/Grotta_Zinzulusa
[24] Grotta della Zinzulusa… (Castro – Lecce) https://www.speleosubtek.com/archivio/schede-sifoni-puglia/
[25] GROTTA ZINZULUSA RICERCHE NEL COCITO https://www.youtube.com/watch?v=5_rKkzG6Vbg
[26] Adventuring in the Zinzulusa Cave https://www.beautifulpuglia.com/zinzulusa-cave/
[27] IL PIANETA COCITO http://siba-ese.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/viewFile/i15910725v22p47/1876
[28] Grotta Zinzulusa https://visit.puglia.it/de/zinzulusa-hoehle
[29] Among the 10 most important caves in the world is the Zinzulusa cave – italiani.it https://en.italiani.it/cave-zinzulusa-salento/
[30] 49 http://siba-ese.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/download/22707/19074
[31] Nel cuore del centro storico di Grotte di Castro, l’aria profuma … https://www.facebook.com/tusciafotografia/videos/nel-cuore-del-centro-storico-di-grotte-di-castro-laria-profuma-di-storia-e-dediz/1477357484072133/

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  • Pipistrelli in ibernazione in Messico: nuove conoscenze sulle grotte che ospitano gli hibernacula
    Condividi Uno studio e un recente articolo divulgativo richiamano l’attenzione sulle grotte di ibernazione dei pipistrelli in Messico, evidenziando il valore degli hibernacula e le sfide legate alla loro conservazione. Le grotte di ibernazione dei pipistrelli in Messico al centro dell’attenzione Un recente articolo pubblicato dalla ricercatrice Denise Correa Hernández ha riportato l’attenzione sul fenomeno dell’ibernazione dei pipistrelli in Messico, riassumendo le conoscenze disponibili s
     

Pipistrelli in ibernazione in Messico: nuove conoscenze sulle grotte che ospitano gli hibernacula

Júl 18th 2026 at 13:00

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Uno studio e un recente articolo divulgativo richiamano l’attenzione sulle grotte di ibernazione dei pipistrelli in Messico, evidenziando il valore degli hibernacula e le sfide legate alla loro conservazione.

Le grotte di ibernazione dei pipistrelli in Messico al centro dell’attenzione

Un recente articolo pubblicato dalla ricercatrice Denise Correa Hernández ha riportato l’attenzione sul fenomeno dell’ibernazione dei pipistrelli in Messico, riassumendo le conoscenze disponibili su un aspetto ancora poco studiato della fauna cavernicola del Paese.

Il contributo descrive le principali caratteristiche degli hibernacula, le grotte utilizzate dai pipistrelli durante il periodo invernale, e presenta le specie per le quali il comportamento di ibernazione è già stato documentato. Tra queste figurano Corynorhinus mexicanus, Corynorhinus townsendii, Eptesicus fuscus, Myotis ciliolabrum, Myotis occultus, Myotis thysanodes, Myotis velifer, Myotis volans, Myotis yumanensis e Perimyotis subflavus.

L’argomento riveste interesse anche per la comunità speleologica, poiché le grotte di ibernazione dei pipistrelli in Messico rappresentano ambienti delicati, nei quali la conservazione del microclima è essenziale per la sopravvivenza delle colonie.

Torpore e ibernazione: due strategie fisiologiche differenti

Uno dei temi affrontati nell’articolo riguarda la distinzione tra torpore e ibernazione, termini spesso utilizzati come sinonimi ma che indicano condizioni differenti.

Il torpore è una riduzione temporanea della temperatura corporea e del metabolismo, che può durare alcune ore o pochi giorni e consente ai pipistrelli di risparmiare energia in presenza di basse temperature o scarsità di cibo.

L’ibernazione è invece uno stato fisiologico di lunga durata, caratterizzato da una marcata diminuzione delle funzioni metaboliche che permette agli animali di superare l’inverno consumando lentamente le riserve energetiche accumulate nei mesi precedenti.

Comprendere questa distinzione è fondamentale anche per la gestione delle visite speleologiche e delle attività di ricerca, poiché il disturbo di un animale in ibernazione può provocare un consumo energetico tale da comprometterne la sopravvivenza fino alla primavera.

Il Messico ospita decine di hibernacula ancora poco conosciuti

Grazie alla sua posizione geografica, il Messico rappresenta un’area di transizione tra la regione Neartica e quella Neotropicale. Questa condizione favorisce la presenza di specie con differenti strategie ecologiche, comprese quelle che ricorrono all’ibernazione.

Secondo quanto riportato dalla ricercatrice, nel Paese sono stati censiti circa 90 hibernacula, distribuiti soprattutto tra gli stati settentrionali e quelli del Messico centrale.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha ampliato in modo significativo le conoscenze disponibili. Un ampio studio pubblicato nel Journal of Mammalogy ha documentato 78 siti di ibernazione contenenti oltre 6.000 pipistrelli appartenenti a dieci specie, aumentando di oltre il 50% il numero delle specie note per l’ibernazione in grotta e quadruplicando il numero degli hibernacula conosciuti rispetto ai dati storici. (OUP Academic?)

Le cavità censite si trovano prevalentemente tra i 1.000 e i 3.600 metri di quota, nelle principali catene montuose del nord e del centro del Paese, spesso in aree occupate da boschi di querce e conifere. (OUP Academic?)

Conservazione delle grotte e minacce agli hibernacula

L’articolo evidenzia anche alcuni problemi che interessano le grotte di ibernazione dei pipistrelli in Messico.

Molti hibernacula non ricadono all’interno di aree protette e risultano difficili da raggiungere, circostanza che rende complesso il monitoraggio scientifico. Altri siti sono esposti agli effetti dell’estrazione del guano e del turismo non regolamentato, attività che possono alterare il microclima delle cavità o provocare il disturbo delle colonie durante il periodo più delicato del loro ciclo biologico.

Gli studiosi ricordano inoltre che la conoscenza degli hibernacula assume un’importanza crescente anche in relazione alla possibile diffusione della White-nose Syndrome, la malattia fungina che ha causato il declino di numerose popolazioni di pipistrelli nel Nord America. Sebbene il fungo responsabile non sia ancora stato rilevato in Messico, la sua presenza negli Stati Uniti, in prossimità del confine, rende necessario mantenere un’attività di monitoraggio costante. (OUP Academic?)

La ricerca speleologica come strumento per la tutela dei pipistrelli

Le informazioni raccolte negli ultimi anni confermano il ruolo della speleologia e della biospeleologia nella conservazione dei pipistrelli. L’individuazione e il monitoraggio degli hibernacula consentono di comprendere meglio la distribuzione delle specie, le condizioni microclimatiche necessarie all’ibernazione e gli effetti delle attività umane sugli ecosistemi sotterranei.

La protezione delle grotte che ospitano colonie svernanti rappresenta quindi un elemento essenziale per la conservazione della biodiversità, soprattutto in un Paese come il Messico, dove la posizione geografica e la varietà degli ambienti favoriscono la presenza di una ricca comunità di chirotteri.

Fonti

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  • Weekend della Geodiversità a Equi Terme: geologia, grotte e ricerca scientifica nel cuore delle Alpi Apuane
    Condividi Il 18 e 19 luglio Equi Terme ospita il Weekend della Geodiversità, un’iniziativa dedicata alla conoscenza del patrimonio geologico delle Alpi Apuane con escursioni, visite nelle grotte, laboratori e attività scientifiche legate al progetto europeo CAVESTOUR. Il Weekend della Geodiversità valorizza il patrimonio di Equi Terme Il Weekend della Geodiversità porta a Equi Terme due giornate dedicate alla scoperta del territorio attraverso la geologia, il carsismo e le grotte delle Alp
     

Weekend della Geodiversità a Equi Terme: geologia, grotte e ricerca scientifica nel cuore delle Alpi Apuane

Júl 18th 2026 at 12:00

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Il 18 e 19 luglio Equi Terme ospita il Weekend della Geodiversità, un’iniziativa dedicata alla conoscenza del patrimonio geologico delle Alpi Apuane con escursioni, visite nelle grotte, laboratori e attività scientifiche legate al progetto europeo CAVESTOUR.

Il Weekend della Geodiversità valorizza il patrimonio di Equi Terme

Il Weekend della Geodiversità porta a Equi Terme due giornate dedicate alla scoperta del territorio attraverso la geologia, il carsismo e le grotte delle Alpi Apuane. L’iniziativa, in programma sabato 18 e domenica 19 luglio, propone un calendario di attività rivolto a famiglie, appassionati di natura e visitatori interessati alle Scienze della Terra.

Le iniziative si svolgono nel Geo-Archeo-Adventure Park di Equi Terme e coinvolgono il Centro Visite del Parco Regionale delle Alpi Apuane, il museo interattivo ApuanGeoLab e il sistema delle Grotte di Equi, uno dei principali siti carsici della Toscana.  

Grotte di Equi e progetto CAVESTOUR per una gestione sostenibile

Uno degli aspetti centrali del Weekend della Geodiversità riguarda la presentazione del progetto europeo CAVESTOUR, sviluppato nell’ambito del programma Interreg Italia-Francia Marittimo.

Il progetto, coordinato dall’Istituto per la Bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBE), punta a sviluppare strategie condivise per la gestione sostenibile delle grotte turistiche nei territori transfrontalieri. Tra i partner figura il Parco Regionale delle Alpi Apuane – UNESCO Global Geopark, che utilizza le Grotte di Equi come sito pilota per attività di monitoraggio ambientale e ricerca scientifica.

Durante il fine settimana guide, geologi e ricercatori del CNR accompagneranno i partecipanti alla scoperta delle tecnologie impiegate per il rilievo tridimensionale delle cavità, il monitoraggio del microclima e la tutela degli ecosistemi ipogei.  

Geo-escursioni, visite in grotta e laboratori per conoscere la geodiversità

Il programma alterna momenti divulgativi ed esperienze sul campo.

Sabato pomeriggio è prevista la presentazione del progetto CAVESTOUR direttamente all’ingresso delle Grotte di Equi, seguita da una visita guidata all’interno della cavità insieme ai ricercatori coinvolti nelle attività di monitoraggio scientifico.

Domenica il programma prosegue con una geo-escursione nel Solco di Equi e nella Valle del Lucido, dove sarà possibile osservare da vicino le forme del paesaggio carsico, le pareti calcaree e le sorgenti che caratterizzano quest’area delle Alpi Apuane.

Nel pomeriggio sono in programma visite guidate nelle grotte e geo-laboratori dedicati ai bambini, con attività pratiche pensate per avvicinare i più giovani alla geologia e ai fenomeni naturali. La giornata si conclude con una merenda riservata ai partecipanti iscritti.  

ApuanGeoLab e il valore della divulgazione scientifica

Per tutta la durata del Weekend della Geodiversità sarà visitabile gratuitamente l’ApuanGeoLab, il museo interattivo di Scienze della Terra ospitato nel Centro Visite del Parco.

La struttura propone installazioni multimediali, modelli geologici e percorsi didattici dedicati all’evoluzione delle Alpi Apuane, alla formazione delle grotte, ai fossili e ai processi geomorfologici che hanno modellato il territorio.

L’iniziativa si inserisce nelle attività di valorizzazione del patrimonio naturale e culturale di Equi Terme, promuovendo un approccio che unisce turismo, ricerca scientifica ed educazione ambientale.  

Informazioni per partecipare

Le attività del Weekend della Geodiversità si svolgeranno il 18 e 19 luglio a Equi Terme.

Per le visite guidate e i laboratori della domenica è richiesta la prenotazione obbligatoria. Le informazioni e le iscrizioni sono disponibili telefonicamente o tramite WhatsApp al numero 338 5814482.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il Comune di Fivizzano, il Parco Regionale delle Alpi Apuane, la Cooperativa AlterEco e i partner del progetto europeo CAVESTOUR.  

Fonti

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  • Antiche Luci 2026 a Schilpario: torna la mostra-scambio dedicata alla cultura mineraria
    Condividi Antiche Luci 2026 riporta alla Miniera Gaffione di Schilpario tre giornate dedicate a minerali, fossili, lampade da minatore e archeologia industriale, con espositori, collezionisti, visite in miniera e un appuntamento culturale al Museo dell’Illuminazione. Antiche Luci 2026: appuntamento alla Miniera Gaffione di Schilpario Dal 31 luglio al 2 agosto 2026 la Miniera Gaffione di Schilpario, in Val di Scalve (Bergamo), ospiterà una nuova edizione di Antiche Luci 2026, manifestazione
     

Antiche Luci 2026 a Schilpario: torna la mostra-scambio dedicata alla cultura mineraria

Júl 18th 2026 at 11:00

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Antiche Luci 2026 riporta alla Miniera Gaffione di Schilpario tre giornate dedicate a minerali, fossili, lampade da minatore e archeologia industriale, con espositori, collezionisti, visite in miniera e un appuntamento culturale al Museo dell’Illuminazione.

Antiche Luci 2026: appuntamento alla Miniera Gaffione di Schilpario

Dal 31 luglio al 2 agosto 2026 la Miniera Gaffione di Schilpario, in Val di Scalve (Bergamo), ospiterà una nuova edizione di Antiche Luci 2026, manifestazione dedicata al patrimonio minerario e al collezionismo. L’iniziativa riunisce appassionati di mineralogia, paleontologia, archeologia industriale e storia dell’attività estrattiva in uno dei siti minerari più rappresentativi delle Orobie bergamasche. (Gruppo Mineralogico Lombardo?)

L’evento propone una mostra-scambio di minerali, fossili, lampade da minatore, libri, fotografie, utensili e oggetti legati alla tradizione mineraria, offrendo uno spazio di incontro tra collezionisti, ricercatori e visitatori interessati a conoscere la storia dell’estrazione nelle Alpi lombarde.

La Miniera Gaffione e il patrimonio minerario della Val di Scalve

La scelta della Miniera Gaffione come sede di Antiche Luci 2026 non è casuale. Il complesso minerario rappresenta una delle principali testimonianze dell’attività estrattiva della Val di Scalve, dove per secoli sono stati coltivati giacimenti di siderite destinati alla produzione del ferro.

Oggi il sito fa parte del Parco Minerario “Andrea Bonicelli”, aperto al pubblico con percorsi guidati che consentono di percorrere una parte delle gallerie storiche, utilizzando anche il trenino minerario originale. L’itinerario permette di osservare gli ambienti di lavoro, le tecniche di coltivazione del minerale e le attrezzature impiegate dai minatori, contribuendo alla conservazione della memoria di un’attività che ha segnato profondamente l’economia locale. (ISPRA?)

Mostra-scambio di minerali, fossili e lampade da minatore

Il cuore di Antiche Luci 2026 sarà la tradizionale mostra-scambio, nella quale espositori provenienti da diverse regioni presenteranno campioni mineralogici, fossili, lampade da minatore di varie epoche e materiali dedicati all’archeologia industriale.

L’iniziativa è rivolta sia ai collezionisti sia a chi desidera avvicinarsi al mondo della mineralogia e della storia mineraria. La presenza di esperti offre occasioni di confronto sull’identificazione dei minerali, sulle tecniche estrattive storiche e sulla conservazione degli oggetti provenienti dalle miniere.

Manifestazioni come Antiche Luci 2026 rappresentano anche un momento di divulgazione scientifica, favorendo la conoscenza del patrimonio geologico e industriale italiano attraverso il contatto diretto con reperti e documentazione storica. (L’Eco di Bergamo?)

Conferenza al Museo dell’Illuminazione e visite in miniera

Il programma prevede inoltre, nella serata di sabato, una conferenza presso il Museo dell’Illuminazione, dedicata alla storia delle lampade da miniera e all’evoluzione dei sistemi di illuminazione impiegati nel lavoro sotterraneo.

Durante i tre giorni saranno disponibili anche le visite guidate alla Miniera Gaffione, permettendo ai partecipanti di integrare l’esperienza della mostra con la conoscenza diretta degli ambienti estrattivi e della vita quotidiana dei minatori. Nelle precedenti edizioni queste attività hanno rappresentato uno degli aspetti più apprezzati della manifestazione. (Valseriana e Val di Scalve?)

Un evento dedicato alla memoria delle miniere

Nel panorama delle manifestazioni italiane dedicate alla mineralogia e alla cultura mineraria, Antiche Luci 2026 continua a rappresentare un punto di riferimento per la valorizzazione del patrimonio industriale alpino.

L’incontro tra collezionismo, divulgazione e visite nel sito minerario contribuisce a mantenere viva la memoria delle comunità che hanno lavorato nelle miniere della Val di Scalve e offre al pubblico l’opportunità di approfondire la conoscenza di un settore che ha avuto un ruolo importante nello sviluppo economico delle vallate bergamasche.

Fonti

URL delle fonti:

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  • Cratere da impatto scoperto con Google Maps: confermata in Canada una struttura meteorica di 390 milioni di anni
    Condividi Il cratere da impatto individuato inizialmente su Google Maps nel Québec è stato verificato sul campo da un gruppo internazionale di ricercatori. Le analisi hanno confermato l’origine meteoritica della struttura, larga circa 25 chilometri e risalente al Devoniano. Google Maps porta alla scoperta di un antico cratere da impatto Un’anomalia osservata su Google Maps durante la pianificazione di un itinerario escursionistico si è trasformata in una scoperta geologica di rilievo. Joël
     

Cratere da impatto scoperto con Google Maps: confermata in Canada una struttura meteorica di 390 milioni di anni

Júl 18th 2026 at 10:00

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Il cratere da impatto individuato inizialmente su Google Maps nel Québec è stato verificato sul campo da un gruppo internazionale di ricercatori. Le analisi hanno confermato l’origine meteoritica della struttura, larga circa 25 chilometri e risalente al Devoniano.

Google Maps porta alla scoperta di un antico cratere da impatto

Un’anomalia osservata su Google Maps durante la pianificazione di un itinerario escursionistico si è trasformata in una scoperta geologica di rilievo. Joël Lapointe, appassionato di astronomia e campeggio, nel 2024 stava studiando la regione della Côte-Nord, nel Québec orientale, quando ha notato una grande depressione circolare centrata sul lago Marsal.

La struttura, dal diametro di circa 25 chilometri, presentava una forma quasi perfettamente anulare, insolita per un normale rilievo naturale. Convinto che potesse trattarsi di qualcosa di particolare, Lapointe ha contattato il geofisico francese Pierre Rochette, che ha riconosciuto nella morfologia del terreno caratteristiche compatibili con un possibile cratere da impatto.  

Le verifiche sul terreno confermano l’origine meteoritica

L’ipotesi iniziale richiedeva prove dirette. I primi campioni di roccia avevano evidenziato la presenza di zirconi, minerali che possono formarsi anche durante eventi da impatto ad altissima energia. Questo elemento, da solo, non era sufficiente per attribuire con certezza l’origine della struttura a un meteorite.

Nell’ottobre 2025 una spedizione guidata dal geologo planetario Gordon Osinski della Western University ha raggiunto l’area, situata in una zona remota e difficilmente accessibile del Québec. La missione si è svolta in condizioni ambientali particolarmente impegnative, tra rilievi accidentati e fitta vegetazione.

L’indagine ha portato all’identificazione di due elementi diagnostici fondamentali. Il primo è rappresentato dagli shatter cones, particolari strutture coniche che si sviluppano nelle rocce esclusivamente in seguito alle onde d’urto generate da un impatto meteoritico o da un’esplosione nucleare. Il secondo è costituito da estesi affioramenti di rocce fuse dall’impatto, prodotte dalle temperature e dalle pressioni estreme sviluppate durante la collisione.  

Un cratere da impatto risalente a circa 390 milioni di anni fa

Le analisi di laboratorio sui campioni raccolti hanno permesso di datare l’evento a circa 390 milioni di anni fa, nel periodo Devoniano. In quell’epoca la configurazione dei continenti era molto diversa da quella attuale e l’area oggi occupata dal Québec si trovava in una posizione differente rispetto all’attuale Nord America.

Il sito è stato denominato cratere Uhaachatik, in accordo con la comunità Innu di Ekuanitshit, valorizzando anche il legame con il territorio locale. La struttura entra così a far parte del ristretto elenco dei crateri da impatto confermati sulla Terra.

Secondo gli studiosi sono conosciuti poco più di 200 crateri meteoritici terrestri, dei quali 31 si trovano in Canada. Ogni anno vengono confermate mediamente una o due nuove strutture, generalmente di dimensioni inferiori ai 10 chilometri di diametro. Il nuovo cratere da impatto del Québec rappresenta quindi uno dei ritrovamenti più significativi degli ultimi anni per estensione.  

Il contributo delle immagini satellitari alla ricerca geologica

La scoperta evidenzia anche il ruolo crescente delle immagini satellitari e delle piattaforme cartografiche nella ricerca scientifica. Strumenti come Google Maps e Google Earth consentono di individuare forme del paesaggio che possono sfuggire durante le normali osservazioni sul terreno, soprattutto in regioni vaste e poco esplorate.

Gli stessi ricercatori ricordano che la quasi totalità delle segnalazioni ricevute da cittadini si rivela infondata. In questo caso, invece, l’intuizione iniziale è stata confermata da un’indagine geologica completa, dimostrando come l’osservazione attenta possa contribuire all’avanzamento delle conoscenze scientifiche quando viene verificata con rigorosi metodi di ricerca.  

Proseguono gli studi sul nuovo cratere da impatto

Le ricerche sul cratere da impatto del Québec proseguiranno nei prossimi anni. Gli studiosi intendono approfondire gli effetti che un evento di queste dimensioni può aver avuto sull’evoluzione geologica, climatica e biologica dell’area.

L’obiettivo è ricostruire con maggiore precisione le caratteristiche dell’asteroide, l’energia liberata durante l’impatto e le trasformazioni subite dalla crosta terrestre. I dati raccolti contribuiranno anche al confronto con altri grandi crateri terrestri e con le strutture da impatto osservate sulla Luna e su Marte, ampliando la conoscenza dei processi che hanno modellato i pianeti del Sistema Solare.  

Fonti

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Settimana del Pianeta Terra 2026: otto geoeventi per scoprire il sito UNESCO delle Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale

Júl 18th 2026 at 09:00

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La Settimana del Pianeta Terra 2026 propone il programma “La bellezza sotto sopra”, un calendario di escursioni, conferenze e visite guidate dedicate al sito UNESCO Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale, con appuntamenti dal 18 settembre al 4 ottobre in Emilia-Romagna.

La Settimana del Pianeta Terra valorizza il sito UNESCO EKCNA

Dal 18 settembre al 4 ottobre 2026 il sito UNESCO Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale partecipa alla 14ª Settimana del Pianeta Terra con il programma “La bellezza sotto sopra”, una rassegna di otto geoeventi pensata per avvicinare il pubblico alla conoscenza del patrimonio geologico, carsico e speleologico dell’Appennino emiliano-romagnolo.

La manifestazione nazionale, dedicata alle Geoscienze e alla divulgazione scientifica, coinvolge ogni anno università, enti di ricerca, parchi, musei, associazioni e amministrazioni pubbliche con iniziative rivolte a cittadini, scuole e appassionati. L’obiettivo è promuovere la conoscenza dei processi che hanno modellato il territorio italiano e favorire la tutela del patrimonio geologico e ambientale. (Ambiente Regione Emilia-Romagna?)

Il programma dedicato al sito UNESCO è coordinato dalla Regione Emilia-Romagna insieme agli Enti di gestione delle aree protette, alle Università e alla Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna.

Il riconoscimento UNESCO delle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale

Il sito Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale, conosciuto anche con l’acronimo EKCNA, è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO il 19 settembre 2023.

Il riconoscimento riguarda un sito seriale composto da sette aree distribuite tra le province di Reggio Emilia, Bologna, Ravenna e Rimini. Il suo valore universale deriva dall’eccezionale conservazione dei fenomeni carsici sviluppati nelle rocce evaporitiche, che documentano eventi geologici fondamentali della storia della Terra, dalla formazione dei gessi triassici fino agli effetti della crisi di salinità del Mediterraneo avvenuta circa sei milioni di anni fa. (ekcna.it?)

Nel 2026 la Regione Emilia-Romagna ha inoltre approvato la Strategia di Gestione e il Piano di Gestione dell’Esperienza di Visita del sito UNESCO, strumenti destinati a coordinarne tutela, ricerca scientifica e valorizzazione. (BURERT?)

Otto geoeventi tra escursioni, speleologia e divulgazione scientifica

Il calendario prenderà il via il 18 settembre a Bologna con la presentazione ufficiale della rassegna e una visita guidata dedicata alla selenite e alla sua presenza nella storia della città.

Dal 27 settembre al 4 ottobre seguiranno gli appuntamenti distribuiti nei sette componenti del sito UNESCO:

  • 27 settembre – San Lazzaro di Savena (BO): I Gessi di Bologna.
  • 2 ottobre – Gemmano (RN): La vita nelle grotte.
  • 2 ottobre – San Leo (RN): Il valore universale dei Gessi di San Leo.
  • 3 ottobre – Albinea (RE): Cave romane e Lapis Specularis nel sito UNESCO.
  • 3 ottobre – Borgo Tossignano (BO): Le acque carsiche del sito.
  • 3 ottobre – Vignola (MO): Impatti di materiali extraterrestri: meteoriti, impattiti e tectiti.
  • 3 ottobre – Zola Predosa (BO): Carsismo intramessiniano e gessaroli.
  • 4 ottobre – Monteveglio, Valsamoggia (BO): Il laboratorio del piccolo geologo.
  • 4 ottobre – Villa Minozzo, località Sologno (RE): I gessi triassici raccontano cambiamenti climatici ed evoluzione del paesaggio.

Gli incontri comprendono escursioni guidate, conferenze, visite a grotte e musei, attività divulgative e momenti di approfondimento dedicati alla geologia, alle acque sotterranee, alla biodiversità, all’archeologia e alla storia delle comunità locali. (Ambiente Regione Emilia-Romagna?)

L’escursione ai Gessi Triassici dell’Alta Valle del Secchia

Tra gli appuntamenti conclusivi figura quello di domenica 4 ottobre a Sologno, nel comune di Villa Minozzo, dedicato ai Gessi Triassici dell’Alta Valle del Secchia.

L’escursione accompagnerà i partecipanti lungo un itinerario che attraversa affioramenti di gesso risalenti a circa 200 milioni di anni fa. Il percorso offrirà l’occasione per osservare da vicino forme carsiche superficiali, comprendere l’evoluzione del paesaggio e approfondire il rapporto tra geologia e cambiamenti climatici attraverso il racconto di ricercatori ed esperti.

L’iniziativa rappresenta uno degli eventi dedicati al componente settentrionale del sito UNESCO e mette in evidenza il ruolo dei gessi triassici come archivio naturale della storia geologica dell’Appennino.

Informazioni per partecipare

La partecipazione ai geoeventi è soggetta alle modalità indicate dagli organizzatori. Il programma completo, gli aggiornamenti e le informazioni per la prenotazione sono disponibili sul portale ufficiale del sito UNESCO EKCNA.

L’iniziativa si inserisce nel percorso di valorizzazione del patrimonio geologico riconosciuto dall’UNESCO e propone attività rivolte sia agli appassionati di speleologia e geologia sia a un pubblico interessato alla conoscenza del territorio attraverso esperienze sul campo.

Fonti

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  • Concorso fotografico “We and Caves”: aperte le iscrizioni alla 14ª edizione dedicata al mondo delle grotte
    Condividi Il concorso fotografico We and Caves torna con la quattordicesima edizione. Le immagini selezionate saranno esposte durante il Balkan Cavers’ Camp 2026, in programma nella Repubblica della Macedonia del Nord dal 16 al 20 settembre. Il concorso fotografico We and Caves rinnova l’appuntamento con la speleologia dei Balcani È aperta la partecipazione alla 14ª edizione del Balkan Photo Contest “We and Caves”, il concorso fotografico dedicato alla speleologia che ogni anno invita
     

Concorso fotografico “We and Caves”: aperte le iscrizioni alla 14ª edizione dedicata al mondo delle grotte

Júl 18th 2026 at 08:00

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Il concorso fotografico We and Caves torna con la quattordicesima edizione. Le immagini selezionate saranno esposte durante il Balkan Cavers’ Camp 2026, in programma nella Repubblica della Macedonia del Nord dal 16 al 20 settembre.

Il concorso fotografico We and Caves rinnova l’appuntamento con la speleologia dei Balcani

È aperta la partecipazione alla 14ª edizione del Balkan Photo Contest “We and Caves”, il concorso fotografico dedicato alla speleologia che ogni anno invita esploratori e fotografi a raccontare il rapporto tra l’uomo e il mondo sotterraneo attraverso le immagini.

L’iniziativa rappresenta uno degli appuntamenti culturali collegati alla comunità speleologica dei Balcani e offre l’opportunità di condividere fotografie realizzate durante esplorazioni, attività di ricerca, documentazione scientifica o semplici momenti vissuti in grotta. L’obiettivo è valorizzare il patrimonio ipogeo e le esperienze maturate durante le attività speleologiche, mettendo in evidenza sia gli aspetti naturalistici sia quelli umani.

Gli organizzatori invitano i partecipanti a presentare gli scatti che meglio raccontano i momenti più significativi trascorsi nel sottosuolo, immagini capaci di trasmettere emozioni, collaborazione e scoperta.

Balkan Cavers’ Camp 2026 ospiterà la mostra fotografica

Le fotografie premiate, insieme a una selezione delle opere inviate, saranno esposte nel corso del Balkan Cavers’ Camp 2026, in programma nella Repubblica della Macedonia del Nord dal 16 al 20 settembre 2026.

Il raduno rappresenta uno dei principali incontri della comunità speleologica balcanica e riunisce ogni anno speleologi provenienti da numerosi Paesi europei. Accanto alle attività esplorative e scientifiche trovano spazio momenti dedicati alla divulgazione, allo scambio di esperienze e alla valorizzazione della fotografia speleologica come strumento di documentazione.

La mostra costituisce una panoramica sulle diverse realtà carsiche dei Balcani e di altri territori, offrendo ai visitatori immagini di cavità, concrezioni, ambienti ipogei, spedizioni e attività di gruppo.

Scadenza il 31 agosto per partecipare al concorso fotografico

Le fotografie potranno essere inviate entro il 31 agosto 2026 all’indirizzo e-mail we.and.caves@gmail.com.

Gli organizzatori invitano tutti gli appassionati di speleologia a consultare il regolamento completo del concorso prima dell’invio delle immagini, così da verificare requisiti tecnici, modalità di partecipazione e condizioni relative ai diritti d’autore.

Come nelle precedenti edizioni, il concorso è aperto agli autori che desiderano contribuire alla diffusione della cultura speleologica attraverso immagini originali realizzate durante le proprie attività.

La fotografia speleologica racconta esplorazione e ricerca

La fotografia in grotta costituisce da molti anni uno degli strumenti più efficaci per documentare il lavoro degli speleologi. Oltre al valore artistico, gli scatti rappresentano una testimonianza delle esplorazioni, delle ricerche scientifiche e degli ambienti sotterranei spesso non accessibili al grande pubblico.

Manifestazioni come We and Caves favoriscono la diffusione della cultura speleologica, creando un archivio di immagini che racconta l’evoluzione delle esplorazioni e delle tecniche fotografiche in ambiente ipogeo. L’esposizione prevista durante il Balkan Cavers’ Camp 2026 offrirà anche quest’anno un’occasione di confronto tra autori provenienti da diverse realtà speleologiche europee.

Fonti

  • Annuncio ufficiale del 14th Balkan Photo Contest “We and Caves”.
  • Balkan Cavers’ Camp 2026. https://www.balkancaverscamp.org (se disponibile, sito ufficiale dell’evento).
  • Informazioni sul concorso fotografico e sugli eventi fotografici nei Balcani.  

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Carta Idrogeologica d’Italia: ISPRA mappa il patrimonio nascosto delle acque sotterranee che forniscono l’84% dell’acqua potabile

Júl 18th 2026 at 07:00

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La nuova Carta Idrogeologica d’Italia realizzata da ISPRA fotografa acquiferi, sorgenti, pozzi e fontanili del Paese. Lo strumento rappresenta un riferimento per la gestione delle risorse idriche sotterranee e per affrontare gli effetti del cambiamento climatico.

La Carta Idrogeologica d’Italia aggiorna la conoscenza delle acque sotterranee

L’Italia dispone di un patrimonio idrico sotterraneo di grande valore, da cui proviene oltre l’84% dell’acqua potabile destinata al consumo umano. A quarant’anni dall’ultima ricognizione nazionale, ISPRA ha presentato la nuova Carta Idrogeologica d’Italia alla scala 1:500.000 (CII500K), uno strumento che offre una rappresentazione omogenea degli acquiferi e delle principali risorse idriche sotterranee presenti sul territorio nazionale. (ISPRA?)

La Carta Idrogeologica d’Italia è stata sviluppata dal Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia di ISPRA insieme al Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio” dell’Università degli Studi di Milano, con la collaborazione di ISTAT, CMCC, del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, delle Regioni, delle Autorità di Bacino Distrettuali e della comunità scientifica. Il progetto rappresenta il primo esempio di cartografia partecipata dedicata alle acque sotterranee su scala nazionale. (ISPRA?)

Acquiferi, sorgenti e fontanili: il patrimonio delle acque sotterranee italiane

La nuova cartografia evidenzia che circa il 66% del territorio italiano ospita acquiferi con capacità produttiva medio-alta, concentrati soprattutto nella Pianura Padano-Veneta e lungo l’Appennino centrale e meridionale.

La ricognizione ha censito 957 grandi sorgenti con portate superiori a 10 litri al secondo. Da queste vengono captati ogni anno circa 2,7 miliardi di metri cubi di acqua potabile, pari all’80% dell’acqua sorgiva utilizzata per gli usi civili.

Il lavoro comprende anche la mappatura di circa 60.000 pozzi, 241 sorgenti termominerali e oltre 60 sorgenti sottomarine e costiere. Queste ultime, oggi disperse in mare, sono considerate una possibile risorsa per future strategie di approvvigionamento idrico.

Particolare attenzione è stata dedicata anche ai fontanili della Pianura Padano-Veneta, sorgenti naturali che testimoniano la ricchezza delle falde superficiali e il ruolo del sottosuolo nel mantenimento degli ecosistemi agricoli e delle disponibilità idriche. (ISPRA?)

La Carta Idrogeologica d’Italia come strumento per la gestione della risorsa idrica

La Carta Idrogeologica d’Italia non è soltanto una rappresentazione cartografica. È accompagnata da una banca dati online, consultabile e costantemente aggiornata, che costituisce la base per ulteriori sviluppi.

Tra gli obiettivi annunciati figurano la realizzazione della Banca Dati Nazionale delle Sorgenti e di una carta dedicata alle aree con maggiore propensione alla ricarica delle falde. Queste informazioni potranno contribuire a individuare le zone più idonee per accumulare acqua negli acquiferi naturali durante i periodi piovosi, riducendo la necessità di costruire nuovi invasi artificiali in superficie. (Cultura e Consapevolezza?)

Acque sotterranee e cambiamento climatico

Secondo ISPRA, le acque sotterranee rappresentano una risorsa strategica anche perché risultano generalmente meno vulnerabili agli effetti immediati delle siccità rispetto ai corsi d’acqua superficiali.

Conoscere con maggiore precisione la distribuzione degli acquiferi, i percorsi di infiltrazione e le direzioni dei flussi sotterranei permette di pianificare interventi più efficaci per la tutela della risorsa idrica e di migliorare le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.

Per il mondo della speleologia e delle scienze del carsismo, la nuova Carta Idrogeologica d’Italia costituisce anche uno strumento di interesse scientifico. La conoscenza delle acque sotterranee è infatti strettamente collegata allo studio dei sistemi carsici, delle sorgenti, delle cavità naturali e dei processi che modellano il sottosuolo. Una cartografia aggiornata degli acquiferi favorisce una migliore comprensione delle relazioni tra territorio, circolazione idrica e ambienti ipogei, contribuendo sia alla ricerca sia alla tutela di ecosistemi particolarmente delicati. (ISPRA?)

Fonti

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  • La sfida di misurare la biodiversità sotterranea: webinar del Karst Waters Institute con il biologo David Culver
    Condividi Il 29 luglio 2026 il biologo statunitense terrà un incontro online dedicato ai metodi di studio e valutazione della biodiversità degli ambienti sotterranei La sfida di misurare la biodiversità sotterranea: webinar del Karst Waters Institute con David Culver Il 29 luglio 2026 il biologo statunitense terrà un incontro online dedicato ai metodi di studio e valutazione della biodiversità degli ambienti sotterranei. Il Karst Waters Institute prosegue il suo ciclo di webinar con un
     

La sfida di misurare la biodiversità sotterranea: webinar del Karst Waters Institute con il biologo David Culver

Júl 18th 2026 at 06:00

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Il 29 luglio 2026 il biologo statunitense terrà un incontro online dedicato ai metodi di studio e valutazione della biodiversità degli ambienti sotterranei

La sfida di misurare la biodiversità sotterranea: webinar del Karst Waters Institute con David Culver

Il 29 luglio 2026 il biologo statunitense terrà un incontro online dedicato ai metodi di studio e valutazione della biodiversità degli ambienti sotterranei.

Il Karst Waters Institute prosegue il suo ciclo di webinar con un appuntamento dedicato a uno dei temi più complessi della biospeleologia: la misura della biodiversità sotterranea.

Mercoledì 29 luglio 2026 il professor David Culver presenterà la conferenza online dal titolo “The Struggle to Measure Subterranean Biodiversity” (“La sfida di misurare la biodiversità sotterranea”), affrontando le difficoltà scientifiche legate allo studio della fauna che vive nelle grotte e negli altri ambienti ipogei.

David Culver è uno dei massimi esperti mondiali di ecologia e biodiversità degli ecosistemi sotterranei e ha contribuito in modo determinante allo sviluppo delle conoscenze sulla distribuzione e la conservazione della fauna cavernicola. Tra i suoi lavori figura anche il volume “Mapping Subterranean Biodiversity”, dedicato proprio alla distribuzione globale della biodiversità sotterranea.

L’incontro si svolgerà online alle ore 19.00 (Central Time, USA), corrispondenti alle 2.00 del mattino del 30 luglio in Italia (CEST). La partecipazione è libera tramite Zoom. Per chi non potrà seguire la diretta, la registrazione sarà successivamente pubblicata sul canale YouTube del Karst Waters Institute.

Per partecipare è possibile collegarsi tramite il link Zoom indicato dagli organizzatori:
https://bucknell.zoom.us/j/5041312774

fonte: post social Karst Waters Institute:

“Please join us for our the next lecture in our webinar series, The Struggle to Measure Subterranean Biodiversity, presented by Dr. David Culver on July 29 at 7:00 pm central time.

You can join us at the link below!

And, as always, a recording of the talk will be available on or YouTube Channel if you’re unable to join us on the 29!

https://bucknell.zoom.us/j/5041312774

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  • Grotte da visitare o da custodire?
    Condividi Riflessioni a margine di un articolo pubblicato dal Sacramento Bee Un recente articolo del quotidiano statunitense The Sacramento Bee racconta due delle più note grotte turistiche della California: Black Chasm Cavern, nella contea di Amador, e California Cavern, nella contea di Calaveras. Il servizio descrive questi ambienti come una piacevole alternativa al caldo estivo, accompagnando il lettore tra sale ricche di concrezioni, laghi sotterranei e percorsi accessibili alle famiglie.
     

Grotte da visitare o da custodire?

Júl 18th 2026 at 05:00

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Riflessioni a margine di un articolo pubblicato dal Sacramento Bee

Un recente articolo del quotidiano statunitense The Sacramento Bee racconta due delle più note grotte turistiche della California: Black Chasm Cavern, nella contea di Amador, e California Cavern, nella contea di Calaveras. Il servizio descrive questi ambienti come una piacevole alternativa al caldo estivo, accompagnando il lettore tra sale ricche di concrezioni, laghi sotterranei e percorsi accessibili alle famiglie.

È una lettura piacevole, capace di trasmettere lo stupore che ogni ambiente ipogeo suscita. Tra le righe, però, emerge anche una domanda che riguarda tutti noi speleologi.

Durante la visita, una guida racconta che molte concrezioni hanno smesso di crescere perché, nel corso dei decenni, migliaia di visitatori le hanno toccate con le mani. Gli oli naturali della pelle impediscono all’acqua di depositare il carbonato di calcio e la crescita si arresta. Un gesto che dura pochi secondi può interrompere un processo naturale iniziato migliaia di anni fa.

Poco dopo, l’articolo racconta un episodio ancora più significativo. Negli anni Sessanta alcuni giovani speleologi, che studiavano dell’Università della California, scoprirono una nuova sala della California Cavern, oggi nota come Jungle Room. Invece di renderla pubblica, decisero di mantenerne segreta l’esistenza per circa quindici anni, temendo che potesse essere danneggiata.

Una formazione calcarea all’interno della grotta (CC BY 3.0, Steve Howe) Wikipedia Commons

Due modi diversi di guardare allo stesso patrimonio.

Da una parte c’è la volontà di far conoscere luoghi straordinari, rendendoli accessibili e contribuendo, attraverso il turismo, alla loro valorizzazione e alla loro gestione. Dall’altra c’è la consapevolezza che una grotta è un ambiente estremamente fragile, dove ogni presenza umana, anche la più rispettosa, lascia inevitabilmente un’impronta.

Le grotte turistiche hanno avuto, e continuano ad avere, un ruolo importante. In molti casi hanno salvato cavità che sarebbero state distrutte dall’attività estrattiva, dall’abbandono o dal vandalismo. Hanno permesso a milioni di persone di conoscere il mondo sotterraneo e, spesso, hanno alimentato la curiosità che porta qualcuno a diventare speleologo.

Ma il mondo ipogeo segue tempi completamente diversi da quelli del turismo. Una stalattite cresce nell’arco di secoli, talvolta di millenni. Una semplice impronta lasciata da una mano può alterarne lo sviluppo per sempre.

Forse, allora, la domanda non è se una grotta debba essere aperta o chiusa al pubblico. La vera domanda è come trovare un equilibrio tra divulgazione e conservazione, tra il desiderio di condividere una meraviglia e il dovere di trasmetterla integra a chi verrà dopo di noi.

Per noi speleologi questa non è una riflessione teorica.

È parte della nostra responsabilità.

Ogni volta che entriamo in una cavità siamo ospiti di un ambiente che esiste da milioni di anni e che continuerà a esistere solo se sapremo attraversarlo con rispetto, discrezione e, qualche volta, anche con la rinuncia a mostrare tutto.


Fonte

Camila Pedrosa, Rare formations, cool temps: Why Northern CA’s caves are a top summer adventure, The Sacramento Bee, 10 luglio 2026

Foto:

Ingresso della California Cavern (CC BY 2.0, Eric Vanderpool) Wikipedia Commons

Una formazione calcarea all’interno della grotta (CC BY 3.0, Steve Howe) Wikipedia Commons

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Underground Vision apre le candidature per il numero di settembre 2026: al via la call internazionale per articoli di speleologia  

Júl 17th 2026 at 14:00

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La rivista internazionale Underground Vision invita speleologi, ricercatori, fotografi ed esploratori a inviare contributi originali entro il 31 agosto 2026 per il terzo numero della pubblicazione dedicata al mondo sotterraneo.

Underground Vision amplia la rete internazionale della divulgazione speleologica

È aperta la call for articles per il terzo numero di Underground Vision – SpeleoMedit Magazine, la rivista internazionale promossa da Tetide APS dedicata alla speleologia, alla ricerca scientifica e alla valorizzazione del patrimonio sotterraneo. L’edizione di settembre 2026 raccoglierà contributi provenienti dalla comunità speleologica mondiale, confermando l’obiettivo della testata di mettere in dialogo esplorazione, scienza e divulgazione.

Dopo la pubblicazione del numero zero nel dicembre 2025 e dei primi numeri del 2026, la rivista ha consolidato la propria presenza come spazio editoriale rivolto sia agli specialisti sia ai lettori interessati ai temi del carsismo, della conservazione e dell’esplorazione delle grotte. (National Speleological Society?)

La call for articoli dedicata alla speleologia internazionale

La redazione invita a partecipare speleologi, ricercatori, fotografi, esploratori, biologi, geologi e appassionati del mondo ipogeo. I contributi dovranno essere originali e documentati.

Tra gli argomenti proposti figurano:

  • esplorazione delle grotte e relazioni di spedizione;
  • scienze del carsismo e geomorfologia;
  • biologia delle grotte ed ecosistemi sotterranei;
  • conservazione delle grotte e tutela ambientale;
  • tecniche e attrezzature speleologiche;
  • speleosubacquea;
  • archeologia, paleontologia e patrimonio sotterraneo;
  • fotografia e rilievo delle grotte;
  • storia della speleologia;
  • progetti internazionali, nuove scoperte e collaborazioni.

La redazione precisa che sono benvenuti sia articoli di carattere scientifico sia contributi dedicati all’innovazione tecnica, all’attività esplorativa e alle esperienze maturate durante le spedizioni, purché supportati da adeguata documentazione.

Scadenza e modalità di invio degli articoli

La scadenza per l’invio dei contributi è fissata al 31 agosto 2026.

Gli autori dovranno trasmettere il manoscritto corredato da immagini, didascalie e una breve biografia all’indirizzo e-mail magazine@tetide.org, indicando nell’oggetto: “Underground Vision – Issue No. 03 – September 2026 – Nome dell’autore”.

Tutti i lavori saranno sottoposti a revisione editoriale. Gli autori dei contributi selezionati potranno essere contattati per eventuali revisioni prima della pubblicazione. Le linee guida complete per la preparazione degli articoli sono disponibili sul sito ufficiale della rivista. (National Speleological Society?)

Underground Vision e la diffusione della cultura delle grotte

Il progetto editoriale di Underground Vision nasce con l’intento di raccontare il patrimonio sotterraneo attraverso contributi provenienti da diversi Paesi. Le pagine della rivista ospitano articoli dedicati alle esplorazioni, agli studi scientifici, alla documentazione fotografica e ai temi della conservazione ambientale.

La pubblicazione è distribuita in formato digitale, con possibilità di stampa su richiesta, e promuove una collaborazione internazionale tra associazioni speleologiche, ricercatori e fotografi. La licenza adottata favorisce inoltre la diffusione dei contenuti mantenendo il riconoscimento della paternità delle opere. (National Speleological Society?)

Un’opportunità di confronto per la comunità speleologica

L’invito della redazione rappresenta un’occasione per condividere risultati di ricerca, esperienze di esplorazione e progetti dedicati alla tutela del patrimonio carsico. Attraverso il contributo di autori provenienti da differenti realtà geografiche e scientifiche, Underground Vision continua a costruire una rete internazionale di conoscenze sul mondo sotterraneo, valorizzando il dialogo tra ricerca, documentazione e divulgazione speleologica.

Fonti

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  • Grotta di Ucagizli II: continuità culturale tra Neanderthal e Homo sapiens nel Levante settentrionale
    Condividi Lo studio sulla Grotta di Ucagizli II, pubblicato su PNAS, descrive oltre 20 mila anni di pratiche materiali simili tra Neanderthal e Homo sapiens nella Turchia mediterranea. Grotta di Ucagizli II e sequenza archeologica La Grotta di Ucagizli II, nel Levante settentrionale dell’attuale Turchia, conserva una sequenza utile per studiare il passaggio fra Neanderthal e Homo sapiens nel Pleistocene superiore. La ricerca è stata pubblicata il 6 luglio 2026 su Proceedings of the Nationa
     

Grotta di Ucagizli II: continuità culturale tra Neanderthal e Homo sapiens nel Levante settentrionale

Júl 17th 2026 at 13:00

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Lo studio sulla Grotta di Ucagizli II, pubblicato su PNAS, descrive oltre 20 mila anni di pratiche materiali simili tra Neanderthal e Homo sapiens nella Turchia mediterranea.

Grotta di Ucagizli II e sequenza archeologica

La Grotta di Ucagizli II, nel Levante settentrionale dell’attuale Turchia, conserva una sequenza utile per studiare il passaggio fra Neanderthal e Homo sapiens nel Pleistocene superiore. La ricerca è stata pubblicata il 6 luglio 2026 su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Gli autori identificano una frequentazione neandertaliana compresa fra 77 mila e 59 mila anni fa. Nei livelli successivi, datati fra 59 mila e 47 mila anni fa, sono stati riconosciuti resti attribuiti a Homo sapiens.

Il dato centrale non è una coabitazione dimostrata nello stesso momento. Le occupazioni sono consecutive. Il passaggio fra le due specie avviene, secondo lo studio, senza una netta frattura nelle evidenze archeologiche.

Ucagizli II tra Africa ed Eurasia

La Grotta di Ucagizli II si trova in una regione descritta come un corridoio primario fra Africa ed Eurasia. Questo rende la cavità rilevante per discutere le dispersioni di Homo sapiens e i rapporti con le popolazioni neandertaliane del Levante.

La disponibilità di fossili associati agli strati archeologici è un elemento importante. In molti contesti paleolitici, strumenti e resti faunistici non possono essere collegati con sicurezza a una specie umana.

Nel caso della Grotta di Ucagizli II, denti e resti mandibolari diagnostici permettono di associare la successione degli insediamenti alle due specie. Gli scavi sono stati condotti con una documentazione stratigrafica molto ravvicinata, millimetro per millimetro, per cinque anni.

Strumenti musteriani e sussistenza

Le industrie litiche della Grotta di Ucagizli II rientrano in larga misura nelle tradizioni del Paleolitico medio tardo. Sono presenti varianti musteriane e punte in pietra con caratteristiche analoghe nei livelli attribuiti ai Neanderthal e in quelli di Homo sapiens.

La continuità riguarda anche l’approvvigionamento delle materie prime e le pratiche di sussistenza. I due gruppi utilizzavano strategie di caccia e raccolta simili.

Le faune indicano lo sfruttamento di capre selvatiche, cervi, caprioli e cinghiali. Non significa che ogni scelta fosse identica, ma l’insieme dei dati non segnala una sostituzione immediata delle abitudini locali al cambio della popolazione umana.

Questa osservazione invita a distinguere specie biologica e tradizione culturale. Nella Grotta di Ucagizli II, le pratiche quotidiane sembrano avere avuto una durata maggiore rispetto alla successione tassonomica documentata dai fossili.

Conchiglie marine e oggetti non utilitari

Uno degli elementi più discussi è la selezione di piccole conchiglie marine di Columbella rustica. Sono molluschi senza un valore alimentare significativo. Le conchiglie compaiono nei livelli di entrambe le specie.[4]

Alcuni esemplari mostrano perforazioni e tracce di riscaldamento intenzionale. Questi indizi sono compatibili con un impiego ornamentale o con una funzione non utilitaria, senza permettere di definire con certezza il significato attribuito a ogni oggetto.[4]

Lo studio considera anche i manuporti, oggetti trasportati nella cavità senza una funzione pratica evidente. La persistenza di conchiglie selezionate e di altri materiali non utilitari amplia la continuità oltre il solo ambito della sopravvivenza.[3]

Per la storia delle interpretazioni, le conchiglie ornamentali sono state spesso associate soprattutto a Homo sapiens. Il ritrovamento nella sequenza della Grotta di Ucagizli II propone quindi un quadro più articolato e richiede prudenza nel collegare un singolo comportamento a una sola specie.

Cosa indica lo studio PNAS

Gli autori propongono una continuità culturale locale di lungo periodo. La spiegazione possibile comprende la trasmissione di conoscenze e forme di interazione fra gruppi, ma il record della grotta non dimostra un incontro diretto fra singoli Neanderthal e Homo sapiens.[3]

La somiglianza delle pratiche potrebbe in parte riflettere anche l’adattamento allo stesso ambiente costiero e alle stesse risorse. La presenza congiunta di tecnologie, strategie di sussistenza e oggetti non alimentari rende più solida l’ipotesi di tradizioni condivise nel contesto regionale.[4][3]

La Grotta di Ucagizli II non stabilisce che le due specie costituissero una sola cultura uniforme. Documenta invece un caso ben datato nel quale il ricambio biologico non coincide con un cambiamento netto della cultura materiale.[3]

Interesse speleologico e archeologico

Per la speleologia archeologica, la Grotta di Ucagizli II conferma il valore delle cavità come archivi stratificati. Sedimenti, resti animali, manufatti e fossili possono essere letti insieme solo quando la stratigrafia è registrata e conservata con precisione.

La tutela dei depositi è parte della ricerca. Piccole variazioni nella posizione di un reperto possono modificare l’interpretazione delle relazioni fra livelli, frequentazioni e attività umane.

Il caso turco mostra anche l’utilità del lavoro interdisciplinare. Antropologia, archeozoologia, analisi litica, studio dei materiali marini e datazioni concorrono a ricostruire una storia che abbraccia circa 30 mila anni di deposito e oltre 20 mila anni di pratiche comparabili.[3]

Fonti

Fonti
[1] “The early Upper Paleolithic occupations at Ucagizli Cave … https://www.iphes.cat/early-upper-paleolithic-occupations-ucagizli-cave-hatay-turkey
[2] early Upper Palaeolithic at the Üça?izli Caves, Turkey https://www.semanticscholar.org/paper/Prey-choice,-site-occupation-intensity-&-economic-%E2%80%93-Stiner/5d13fbfab165448f75b3a4676d7ad04f1f9d14d0
[4] Ancient Turkish Cave Reveals Neanderthals and Homo sapiens Shared Same Way of Life | Sci.News https://www.sci.news/archaeology/neanderthal-homo-sapiens-cultural-continuity-14904.html
[5] 3D Cave Viewer: quando la speleologia entra nel browser – Scintilena https://www.scintilena.com/3d-cave-viewer-quando-la-speleologia-entra-nel-browser/04/27/
[6] Controversie, Conflitti e Accordi sulla Protezione delle Grotte https://www.scintilena.com/controversie-conflitti-e-accordi-sulla-protezione-delle-grotte-la-sfida-della-tutela-del-patrimonio-speleologico-mondiale/07/27/
[7] GUIDA DIVULGATIVA ALLA SPELEOLOGIA – Scintilena https://www.scintilena.com/guida-accademico-divulgativa-alla-speleologia/01/21/
[8] Convegni, incontri e seminari su: “pipistrelli e loro ambiente” https://www.tutelapipistrelli.it/2012/06/20/convegni-e-seminari-specifici-sul-recupero-dei-pipistrelli/
[9] Classifica delle grotte più profonde d´Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/speleoit/atlas/deepest_caves.html
[10] Glossario speleologico UIS – Lettera ‘a’ Traduzione in italiano https://www.scintilena.com/glossario-speleologico-uis-lettera-a-traduzione-in-italiano/07/22/
[11] Lo Co 2769 – Grotta della Betulla http://www.scintilena.com/speleoit/atlas/lombardia/betulla.html
[12] Cronache Ipogee di febbraio 2026: il nuovo numero della rivista … https://www.scintilena.com/cronache-ipogee-di-febbraio-2026-il-nuovo-numero-della-rivista-speleologica-del-friuli-venezia-giulia-e-online/03/05/
[13] Glossario Speleologico UIS – Lettera ‘B’ https://www.scintilena.com/glossario-speleologico-uis-lettera-b/07/22/
[14] Speleologia e Archeologia: Scoperte nelle Grotte Italiane – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-e-archeologia-scoperte-nelle-grotte-italiane/04/08/
[15] I Signori dell’Oscurità: Quando la Scienza Svela i Segreti … – Scintilena https://www.scintilena.com/i-signori-delloscurita-quando-la-scienza-svela-i-segreti-dei-pipistrelli-cavernicoli/01/27/
[16] [PDF] Raccolta Gennaio 2004 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2004_1_Raccolta_Scintilena_Gennaio.pdf
[17] International Speleology Meeting Urzulei – ICNUSSA … – Scintilena https://www.scintilena.com/international-speleology-meeting-urzulei-icnussa-2019-traces/03/25/
[18] Python Cave e Virus di Marburg: cosa rivela lo studio 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/python-cave-e-virus-di-marburg-cosa-rivela-lo-studio-2026/05/04/
[19] L’acquedotto più lungo del mondo antico non è dove pensi – Scintilena https://www.scintilena.com/125844-2/05/03/
[20] Üça??zl?-Höhle – Wikipedia https://de.wikipedia.org/wiki/%C3%9C%C3%A7a%C4%9F%C4%B1zl%C4%B1-H%C3%B6hle
[21] From Initial Upper Paleolithic to Ahmarian at Üça??zl? Cave … http://puvodni.mzm.cz/Anthropologie/downloads/articles/2004/Kuhn_2004_p249-262.pdf
[22] Archaeologists excavating Üça??zl? II Cave in Turkey found … https://www.facebook.com/100090372200308/posts/archaeologists-excavating-%C3%BC%C3%A7a%C4%9F%C4%B1zl%C4%B1-ii-cave-in-turkey-found-that-although-neander/1043160358706361/
[23] Preliminary results on subsistence and technology of the initial … https://avesis.yyu.edu.tr/yayin/202ad957-633e-4759-8feb-4feff9fc925a/preliminary-results-on-subsistence-and-technology-of-the-initial-upper-paleolithic-and-ahmarian-at-ucagizli-cave-hatay-turkey
[24] The Finds of Üça??zl? II Cave – Istanbul University Press https://iupress.istanbul.edu.tr/en/journal/anar/article/kuzey-levanttan-bir-orta-paleolitik-donem-yerlesimi-ucagizli-ii-magarasi-buluntulari
[25] The Early Upper Paleolithic occupations at Üça??zl? Cave … https://www.academia.edu/968689/The_Early_Upper_Paleolithic_occupations_at_%C3%9C%C3%A7a%C4%9F%C4%B1zl%C4%B1_Cave_Hatay_Turkey_
[26] ? – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/%C4%9E
[27] ? — Vikipediya https://az.wikipedia.org/wiki/%C4%9E
[28] Middle Paleolithic Italy Research Papers https://www.academia.edu/Documents/in/Middle_Paleolithic_Italy
[29] ? – ????????? https://ar.wikipedia.org/wiki/%C4%9E
[30] ? https://en.wiktionary.org/wiki/%C4%9E
[31] [PDF] The Middle Paleolithic occupations of Üça??zl? II Cave (Hatay, Turkey) https://2024.sci-hub.box/4808/b5ab81f71c22379740b800358523c679/baykara2015.pdf
[32] Perché la grotta turca di Üça??zl? riscrive la modernità Sapiens https://edunews24.it/ricerca/perch-la-grotta-turca-di-azl-riscrive-la-modernit-sapiens

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