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    Condividi Uno studio basato sui dati dei satelliti ESA rivela che una vasta regione del nucleo esterno terrestre ha invertito la direzione del proprio movimento intorno al 2010. La scoperta apre nuove domande sulla dinamica interna del pianeta e sull’evoluzione del campo magnetico terrestre. Un cambiamento nelle profondità della Terra A circa 3.000 chilometri sotto la superficie terrestre si estende il nucleo esterno, uno strato composto prevalentemente da ferro e nichel allo stato liq
     

Nucleo terrestre: individuata un’inversione del flusso di ferro fuso a 3.000 chilometri di profondità

Jún 1st 2026 at 09:00

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Uno studio basato sui dati dei satelliti ESA rivela che una vasta regione del nucleo esterno terrestre ha invertito la direzione del proprio movimento intorno al 2010.

La scoperta apre nuove domande sulla dinamica interna del pianeta e sull’evoluzione del campo magnetico terrestre.

Un cambiamento nelle profondità della Terra

A circa 3.000 chilometri sotto la superficie terrestre si estende il nucleo esterno, uno strato composto prevalentemente da ferro e nichel allo stato liquido.

In questa regione si genera il campo magnetico terrestre, lo scudo naturale che protegge il pianeta dalle particelle cariche provenienti dal Sole e dalle radiazioni cosmiche.

Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Studies of Earth’s Deep Interior ha evidenziato un fenomeno inatteso: una vasta area del nucleo esterno situata sotto il Pacifico equatoriale ha invertito la direzione del proprio movimento intorno al 2010.

La scoperta emerge dall’analisi di quasi trent’anni di osservazioni magnetiche raccolte tra il 1997 e il 2025.

La ricerca è stata coordinata da Frederik Dahl Madsen dell’Università di Edimburgo insieme ai ricercatori del British Geological Survey.

I dati satellitari e l’analisi del campo magnetico terrestre

Per ricostruire l’evoluzione del nucleo esterno, gli studiosi hanno utilizzato dati provenienti da diverse missioni satellitari dedicate allo studio del campo magnetico terrestre.

Tra queste figurano le missioni europee Swarm e CryoSat, il satellite tedesco CHAMP e il danese Ørsted.

L’analisi combinata delle osservazioni satellitari e delle misure effettuate dagli osservatori geomagnetici a terra ha consentito di ricostruire con grande dettaglio i movimenti del ferro liquido nella parte superiore del nucleo esterno.

I risultati mostrano che fino al 2010 la regione interessata seguiva il comportamento generale osservato da decenni, con uno spostamento prevalente verso ovest.

Successivamente il flusso ha iniziato a muoversi verso est, aumentando progressivamente la propria intensità.

Il comportamento del ferro fuso nel nucleo esterno

Gli autori descrivono il nucleo esterno come un sistema dinamico caratterizzato da correnti complesse e vortici di grande scala.

Una parte significativa del movimento è associata a una circolazione relativamente stabile, definita dagli studiosi come un vortice planetario eccentrico. Questo schema rappresenta il flusso dominante osservato negli ultimi decenni.

Attraverso sofisticati modelli matematici, i ricercatori sono riusciti a separare questo movimento di fondo da un secondo segnale anomalo. È proprio questa componente che mostra la comparsa di una corrente diretta verso est sotto il Pacifico.

Secondo lo studio, il fenomeno coinvolge circa il 4% del flusso complessivo osservato nella regione analizzata. Sebbene possa sembrare una percentuale ridotta, si tratta di una quantità significativa considerando le dimensioni del sistema.

La corrente orientata verso est ha continuato a rafforzarsi fino al 2020. Successivamente ha iniziato a diminuire di intensità, pur mantenendo ancora nel 2025 una velocità superiore rispetto alla situazione precedente al 2010. L’aumento stimato raggiunge circa 2 chilometri all’anno.

Il ruolo del nucleo nella geodinamo terrestre

Il nucleo esterno svolge una funzione fondamentale per il pianeta. I movimenti del ferro liquido generano infatti il cosiddetto processo di geodinamo, responsabile della formazione del campo magnetico terrestre.

Attraverso questo meccanismo l’energia cinetica associata ai moti del metallo fuso viene trasformata in energia magnetica. Il risultato è il campo magnetico che avvolge la Terra e devia gran parte delle particelle energetiche provenienti dallo spazio.

Le variazioni dei movimenti nel nucleo possono influenzare l’evoluzione del campo magnetico nel tempo. Questo aspetto interessa non solo la geofisica fondamentale ma anche numerose applicazioni pratiche, dalla navigazione satellitare alle comunicazioni e alla previsione del cosiddetto meteo spaziale.

Il 2010 come anno chiave per la dinamica interna del pianeta

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda la coincidenza temporale con altri fenomeni osservati negli ultimi anni.

Diversi studi sismologici pubblicati tra il 2023 e il 2025 hanno infatti suggerito che il nucleo interno della Terra abbia modificato il proprio comportamento rotazionale proprio attorno al 2010.

Nello stesso periodo è stata osservata un’anomalia nella durata del giorno terrestre. Le variazioni della velocità di rotazione della Terra, misurate con precisione al millisecondo, mostrano un’interruzione di un ciclo regolare della durata di circa sei anni.

La concomitanza di questi fenomeni ha portato alcuni ricercatori a ipotizzare l’esistenza di un evento profondo che avrebbe coinvolto contemporaneamente diverse componenti interne del pianeta.

Le scosse geomagnetiche registrate dopo il 2017

Un ulteriore elemento di interesse riguarda le cosiddette “scosse geomagnetiche”, improvvise accelerazioni nei cambiamenti del campo magnetico terrestre.

Secondo gli studiosi, nella regione del Pacifico si sono verificate scosse geomagnetiche nel 2017, nel 2020 e nel 2024.

Questi episodi sono generalmente associati a rapidi cambiamenti nei movimenti del nucleo esterno e potrebbero essere collegati alla stessa dinamica che ha generato l’inversione del flusso.

Il contributo della missione ESA Swarm

La comprensione di questi fenomeni è stata possibile grazie soprattutto alla missione Swarm dell’Agenzia Spaziale Europea.

Dal 2013 tre satelliti identici misurano con grande precisione il campo magnetico terrestre, fornendo una copertura globale continua. Sebbene la missione sia iniziata dopo l’evento del 2010, i dati raccolti hanno consentito di seguire l’evoluzione successiva dell’anomalia e di confrontarla con le osservazioni precedenti.

La disponibilità di serie temporali sempre più lunghe sta permettendo ai geofisici di osservare processi che avvengono nelle profondità del pianeta e che fino a pochi anni fa erano difficilmente rilevabili.

Le domande ancora aperte

La causa dell’inversione del flusso nel nucleo esterno rimane sconosciuta. Gli autori dello studio sottolineano che sarà necessario comprendere se il fenomeno rappresenti una semplice fluttuazione temporanea, una fase di un ciclo più lungo oppure l’inizio di una nuova configurazione stabile della circolazione interna terrestre.

Gli scienziati escludono effetti diretti sulla popolazione. Non esistono indicazioni che il fenomeno costituisca un pericolo per chi vive in superficie.

La scoperta offre però una nuova prospettiva sulla complessità del nostro pianeta. Il nucleo terrestre appare sempre più come un sistema dinamico, in continua evoluzione, capace di influenzare processi che si manifestano dalla profondità estrema fino allo spazio circumterrestre.

Fonti

  • Journal of Studies of Earth’s Deep Interior
  • Università di Edimburgo
  • British Geological Survey
  • Missione ESA Swarm
  • ESA – European Space Agency
  • Elaborazione da testo di Luigi Bignami (Focus)

Studio scientifico

Principal component analysis of the 2010 reversal of core-surface flow beneath the Pacific Ocean
https://www.research.ed.ac.uk/en/publications/principal-component-analysis-of-the-2010-reversal-of-core-surface/

DOI ufficiale dello studio
https://doi.org/10.46298/jsedi.17268


Agenzia Spaziale Europea (ESA)

Insights into Earth’s molten outer core from space
https://www.esa.int/Applications/Observing_the_Earth/FutureEO/Swarm/Insights_into_Earth_s_molten_outer_core_from_space

Earth’s molten core flow 1999 and 2016
https://www.esa.int/ESA_Multimedia/Images/2026/05/Earth_s_molten_core_flow_1999_and_2016

Change in Earth’s molten core flow 1997-2025 (video)
https://www.esa.int/ESA_Multimedia/Videos/2026/05/Change_in_Earth_s_molten_core_flow_1997_2025


Repository scientifici

NERC Open Research Archive
https://nora.nerc.ac.uk/id/eprint/541710/

Zenodo – materiale supplementare
https://zenodo.org/records/20268724


Articoli divulgativi

Phys.org
https://phys.org/news/2026-05-earth-outer-core-beneath-pacific.html

ScienceAlert
https://www.sciencealert.com/something-made-earths-molten-core-reverse-direction-in-2010

Popular Mechanics
https://www.popularmechanics.com/science/environment/a71412331/molten-core/


Studi di contesto

Planetary gyre, time-dependent eddies, torsional waves, and equatorial jets at the Earth’s core surface
https://arxiv.org/abs/1602.09094

Time-dependent low latitude core flow and geomagnetic field acceleration pulses
https://arxiv.org/abs/1911.02879

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    Condividi Nel Gargano le grotte e il brigantaggio si intrecciano in racconti tramandati, tracce storiche e paesaggi carsici che continuano a segnare l’identità locale. Grotte garganiche e identità del territorio Nel Gargano le grotte sono parte strutturale del paesaggio e della cultura locale, non soltanto cavità naturali nella roccia. La tradizione le collega a racconti popolari, devozioni religiose e vicende storiche di lunga durata, in un intreccio continuo tra geologia e storia uman
     

Briganti e grotte garganiche, tra mito e memoria

Máj 28th 2026 at 14:00

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Nel Gargano le grotte e il brigantaggio si intrecciano in racconti tramandati, tracce storiche e paesaggi carsici che continuano a segnare l’identità locale.

Grotte garganiche e identità del territorio

Nel Gargano le grotte sono parte strutturale del paesaggio e della cultura locale, non soltanto cavità naturali nella roccia.


La tradizione le collega a racconti popolari, devozioni religiose e vicende storiche di lunga durata, in un intreccio continuo tra geologia e storia umana.

Queste cavità sono percepite come luoghi di passaggio, rifugio e mistero, in cui il confine tra leggenda e realtà rimane spesso sottile.


In molti casi, ogni grotta diventa un nodo di memoria: un luogo cui si associano episodi, nomi e soprannomi che circolano nella comunità, alimentando narrazioni condivise.

In questo contesto prende forma il legame tra briganti e grotte garganiche, dove il racconto orale amplifica la rilevanza di cavità e anfratti nella storia sociale del territorio.

Briganti e grotte garganiche come rifugi ipogei

Nel XIX secolo il Gargano fu interessato dal fenomeno del brigantaggio post-unitario, che trovò nei rilievi e negli altipiani della zona un terreno favorevole alla fuga e al nascondimento.[2][3]

Le grotte, per posizione e morfologia, furono utilizzate come ripari, depositi e nascondigli per uomini in armi, per le loro scorte e per i beni sottratti durante le scorrerie.[2][1]

Nel racconto locale queste cavità assumono un valore strategico: luoghi in cui sfuggire ai controlli, nascondere fucili e munizioni, proteggere bottini e viveri.[2][1]

L’articolazione del paesaggio carsico, con valloni, gradoni rocciosi e accessi poco visibili, rende credibile l’uso delle grotte come rifugi temporanei o basi di appoggio per le bande.[3][2]

Per questo, nelle narrazioni odierne, l’espressione briganti e grotte garganiche riassume una relazione stretta tra geomorfologia, storia politica e memoria comunitaria.[2][1]

Gabriele Galardi e Grotta Paglicci tra storia e leggenda

Tra i nomi più citati compare Gabriele Galardi, noto nella tradizione come “Briele Jalardë”, brigante ottocentesco legato ai territori di San Paolo di Civitate e Rignano Garganico.[3][2][1]

Le fonti locali lo collegano alla “Rottë dë Jalardë” e a Grotta Paglicci, cavità oggi celebre soprattutto per la sua importanza preistorica.[4][1]

Grotta Paglicci è infatti un sito paleolitico di rilievo internazionale, con depositi archeologici, pitture rupestri e sepolture che documentano una frequentazione umana plurimillenaria.[4]

Nel lessico locale la grotta era conosciuta proprio come “grotta di Jalarde”, a ricordare i periodi in cui il brigante vi si sarebbe rifugiato durante le sue azioni.[4]

Intorno a Galardi si è sviluppata la leggenda di un tesoro sepolto, custodito in un antro difficilmente accessibile nei pressi o all’interno del complesso di Grotta Paglicci.[5][6][1]

Racconti, ricerche e persino una mappa indicata da alcune testimonianze novecentesche alimentano l’idea di bauli colmi di monete e gioielli, mai ritrovati con certezza.[6][7][8][5]

La bibliografia recente dedicata al “tesoro di Gabriele Galardi” mostra come il tema continui a suscitare interesse, tra ricostruzione storica e analisi delle tradizioni familiari e popolari.[7][8]

In questo scenario, il binomio briganti e grotte garganiche diventa una chiave per leggere sia la storia del sito archeologico sia la stratificazione delle memorie locali.[4][1]

Lu Zambre e le grotte di Vico del Gargano

Un altro protagonista del brigantaggio garganico è Angelo Maria del Sambro, noto come “Lu Zambre”, capo di bande attive nella Capitanata nei primi anni successivi all’Unità d’Italia.[9][3][2]

Le cronache ricordano le sue azioni tra San Marco in Lamis e i paesi vicini, con scontri contro le truppe regie e incursioni nei centri abitati.[9][3][2]

La tradizione orale di Vico del Gargano lega il soprannome di Lu Zambre a una grotta nell’entroterra, nei pressi dell’area di Santa Maria di Canneto, indicata come possibile nascondiglio di ricchezze accumulate durante le scorrerie.[5]
Ancora oggi vengono raccontate storie di persone che cercano un varco nella vegetazione, alla ricerca dell’ipotetico antro collegato al brigante.[5]

Qui la dimensione geografica si intreccia con quella onirica: alcuni racconti rimandano a sogni rivelatori, in cui il brigante indicherebbe luoghi e percorsi per raggiungere il tesoro nascosto.[5]
Questo tipo di narrazione, comune in molte aree rurali, rafforza l’idea che i briganti e le grotte garganiche formino un patrimonio simbolico condiviso, in cui la ricerca dell’oro rappresenta anche una proiezione di speranze e paure collettive.[5][1]

Grotta Coppa del Mortaio e Piscina Secca

A San Nicandro Garganico ricorrono racconti simili, centrati su cavità note alla comunità locale.[10][1]
La Grotta Coppa del Mortaio e la Grotta di Piscina Secca sono associate, nelle memorie orali, a presenze brigantesche, ritrovamenti di oggetti e ipotesi di occultamento di beni.[10][1]

Nel caso di Piscina Secca è spesso richiamata la forma della cavità: ingresso ristretto, sviluppo orizzontale e ambienti interni che suggeriscono un possibile uso come rifugio.[10][1]
Queste caratteristiche, lette con lo sguardo di chi percorre da generazioni lo stesso territorio, alimentano l’idea di un luogo “adatto” alla fuga, alla sosta temporanea e alla custodia di carichi di valore.[10][1]

Anche qui il rapporto tra briganti e grotte garganiche prende la forma di un archivio orale, in cui singole cavità vengono identificate con episodi, nomi, oggetti ritrovati o presunti tali.[10][1]

Morfologia delle cavità e potere di suggestione

La forza di queste storie è legata anche all’aspetto fisico delle grotte del Gargano.[4][1]
Ingressi piccoli, accessi nascosti dalla vegetazione o dalla morfologia della roccia e ambienti interni più ampi creano naturalmente l’immagine di un rifugio protetto.[4][1]

In un territorio dove le grotte sono state usate per secoli come ricoveri per animali, ripari temporanei, luoghi di culto e spazi di lavoro, il brigantaggio si innesta su un sistema di significati già consolidato.[11][1]
Le cavità assumono così un duplice valore: spazio fisico concreto e supporto di narrazioni in cui paura, protezione e memoria si combinano.[1][4]

L’espressione briganti e grotte garganiche sintetizza questa sovrapposizione tra morfologia carsica e immaginario collettivo, dove la stessa forma della grotta orienta il modo in cui viene raccontata.[4][1]

Briganti e grotte garganiche tra ricerca e divulgazione

Oggi queste vicende interessano speleologi, storici locali e studiosi di tradizioni popolari, che leggono il paesaggio come un archivio aperto di esperienze umane.[2][1]
L’attenzione non è limitata alla ricerca del tesoro o alla figura del singolo brigante, ma si estende al rapporto tra comunità, territorio e narrazione, in un’ottica di documentazione e salvaguardia della memoria.[7][1]

Le grotte del Gargano restano un elemento centrale dell’identità del territorio, dove l’incontro tra patrimonio naturale e racconti sul brigantaggio offre nuove piste di studio e di divulgazione.[1][4]
In questo quadro, raccontare i legami tra briganti e grotte garganiche significa restituire complessità a un paesaggio carsico che continua a essere vissuto, esplorato e narrato.[2][1]

Fonti

  • Articolo “Briganti e grotte garganiche, tra mito e memoria”, pubblicato su Scintilena, con ricostruzione dei principali casi ricordati nel Gargano.[1]
  • Approfondimenti su Gabriele Galardi/Jalarde, sul presunto tesoro e su Grotta Paglicci in siti e contributi dedicati alla storia e alle leggende del Gargano.[8][6][7][5][4]
  • Studi e materiali divulgativi sul brigantaggio in Capitanata e nel Gargano, con riferimento alle figure di Angelo Maria del Sambro “Lu Zambre” e alle bande locali post-unitarie.[3][9][10][2]

Fonti
[1] Briganti e grotte garganiche, tra mito e memoria – Scintilena https://www.scintilena.com/briganti-e-grotte-garganiche-tra-mito-e-memoria/05/24/
[2] Percorsi di brigantaggio in Capitanata https://brigantaggioinpuglia.wordpress.com/brigantaggio-in-itinere/percorsi-di-brigantaggio-in-capitanata/
[3] Rignano Garganico: Il brigantaggio 1861 – 1964 https://www.sanmarcoinlamis.org/sito/gargano/3738-rignano-garganico-il-brigantaggio-1861-1964
[4] Grotta Paglicci – Wikipedia https://de.wikipedia.org/wiki/Grotta_Paglicci
[5] Grotte che rigurgitavano oro… – QuotidianodiBari.it https://quotidianodibari.it/grotte-che-rigurgitavano-oro/
[6] Storie di Puglia – Il tesoro nascosto di Grotta Paglicci tra … https://www.bari-e.it/in-evidenza/storie-di-puglia-il-tesoro-nascosto-di-grotta-paglicci-tra-briganti-e-leggenda/
[7] RIGNANO GARGANICO/ CHI HA TROVATO IL TESORO DEL BRIGANTE GABRIELE GALARDI SEPOLTO A GROTTA PAGLICCI IL NOTO SITO PREISTORICO? LO SVELIAMO A BORGO DIVINO 2023. https://www.retegargano.it/2023/08/06/rignano-garganico-chi-ha-trovato-il-tesoro-del-brigante-gabriele-galardi-sepolto-a-grotta-paglicci-il-noto-sito-preistorico-lo-sveliamo-a-borgo-divino-2023/
[8] “Il tesoro di Gabriele Galardi” ed il mistero di Grotta Paglicci – La Gazzetta di San Severo – News di Capitanata https://www.lagazzettadisansevero.it/il-tesoro-di-gabriele-galardi-ed-il-mistero-di-grotta-paglicci/
[9] il Brigantaggio a San Marco in Lamis – Video di Michele Villani https://www.youtube.com/watch?v=fC6GygYgjOg
[10] UN LEGAME CHE RIECHEGGIA TRA MITO E REALTA. https://www.facebook.com/61553617765697/posts/briganti-e-grotte-garganiche-un-legame-che-riecheggia-tra-mito-e-realta/122251266890120592/
[11] La scoperta delle grotte marine del Gargano – Vieste https://www.turismovieste.it/scoperta-grottemarine/
[16] Le sirene del Gargano: 5 grotte marine in Puglia da leggenda https://www.puglia.com/le-sirene-del-gargano-5-grotte-marine-in-puglia-da-leggenda/
[17] Alla scoperta delle grotte marine di Vieste: Un tesoro nascosto tra le … https://www.summertravel.it/magazine/alla-scoperta-delle-grotte-marine-di-vieste-un-tesoro-nascosto-tra-le-coste-del-gargano
[18] Grotte Marine Vieste Puglia – Villaggio Elisena https://www.villaggioelisena.it/grotte-marine-vieste-puglia/
[19] UN LEGAME CHE RIECHEGGIA TRA MITO E REALTÀ. https://www.facebook.com/61553617765697/posts/briganti-e-grotte-garganiche-un-legame-che-riecheggia-tra-mito-e-realt%C3%A0/122227638434120592/

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  • Lo stencil di Sulawesi datato a 67.800 anni è oggi considerato la più antica arte rupestre conosciuta
    Condividi Lo stencil di Sulawesi datato a 67.800 anni è oggi considerato la più antica arte rupestre conosciuta, perché è stato datato con un’età minima molto solida e supera tutti gli altri esempi finora pubblicati. La scoperta è importante non solo per la sua antichità, ma anche perché mostra che la produzione simbolica complessa era già presente in una fase molto precoce della storia di Homo sapiens in Wallacea.[1][2][3] Che cosa è stato trovato Il reperto si trova nella grotta calcarea
     

Lo stencil di Sulawesi datato a 67.800 anni è oggi considerato la più antica arte rupestre conosciuta

Máj 24th 2026 at 10:00

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Lo stencil di Sulawesi datato a 67.800 anni è oggi considerato la più antica arte rupestre conosciuta, perché è stato datato con un’età minima molto solida e supera tutti gli altri esempi finora pubblicati. La scoperta è importante non solo per la sua antichità, ma anche perché mostra che la produzione simbolica complessa era già presente in una fase molto precoce della storia di Homo sapiens in Wallacea.[1][2][3]

Che cosa è stato trovato

Il reperto si trova nella grotta calcarea di Liang Metanduno, sull’isola di Muna, nel sud-est di Sulawesi. Si tratta di uno stencil di mano realizzato con pigmento ocra spruzzato su una mano appoggiata alla parete, con dita che in parte risultano modificate o appuntite, un dettaglio che rende l’immagine particolarmente distintiva.[3][4][5]

Secondo la descrizione degli autori, il motivo è molto discreto e in parte coperto da depositi minerali e da immagini più recenti, il che spiega perché sia rimasto inosservato per molto tempo. Proprio questa “visibilità nascosta” rende la scoperta una delle più sorprendenti dell’archeologia dell’arte rupestre recente.[6][7]

Perché la data è così importante

La data di 67.800 anni rappresenta oggi il record per l’arte rupestre conosciuta, con un margine di oltre mille anni rispetto ai precedenti record attribuiti a contesti iberici legati anche ai Neanderthal. In pratica, lo stencil di Sulawesi ha spostato ancora più indietro l’inizio documentabile della pratica artistica sulle pareti rocciose.[2][3][6][8]

Questo non significa che sia necessariamente il primo atto artistico mai compiuto, ma che è il più antico finora datato in modo affidabile. La distinzione è cruciale: in archeologia conta ciò che si può misurare, non ciò che si ipotizza in astratto.[7][9]

Come è stata ottenuta la datazione

La data non deriva dal pigmento in sé, ma dalle croste di calcite e carbonato di calcio che si sono depositate sopra la pittura. Analizzando queste incrostazioni con datazione uranio-serie, i ricercatori hanno ottenuto un’età minima per l’immagine sottostante.[2][4][9]

Il principio è semplice: se una crosta minerale si è formata sopra il dipinto, il dipinto deve essere più antico della crosta. Per questo il risultato è considerato una data minima, non una data esatta della realizzazione.[7][9][10]

Cosa rende il caso speciale

Il motivo è speciale non solo per l’età, ma anche per il suo stile. Gli studiosi hanno sottolineato che la forma delle dita, volutamente alterata, distingue questo stencil da molte altre mani preistoriche e suggerisce una tradizione locale ben riconoscibile.[3][4][5]

Inoltre, la scoperta si inserisce in una sequenza molto ricca di arte rupestre antica a Sulawesi: prima le pitture figurative e narrative oltre 51.000 anni fa, poi questo stencil ancora più antico. Il risultato è che l’isola appare oggi come uno dei centri più importanti al mondo per lo studio delle origini dell’immaginazione visiva umana.[2][11][12]

Cosa implica per la storia umana

La scoperta suggerisce che le popolazioni umane presenti in Wallacea possedessero già capacità simboliche sofisticate molto prima di quanto si pensasse in passato. Le mani stencil non sono semplici segni tecnici: implicano scelta del supporto, uso intenzionale del pigmento e produzione di un’immagine riconoscibile e socialmente significativa.[1][2][4][13]

Questo rafforza l’idea che l’arte rupestre non sia un’invenzione tardiva o marginale, ma una componente antica del comportamento umano moderno. In più, il fatto che il record sia ora in Indonesia sposta il baricentro della storia dell’arte preistorica lontano da una lettura eurocentrica.[2][8][11][14]

Un limite da tenere presente

Anche se il record è attualmente attribuito a Sulawesi, ogni “più antico” in archeologia resta provvisorio: nuove scoperte possono sempre anticipare la cronologia nota. Per questo è più corretto dire che è la più antica arte rupestre finora conosciuta e attualmente meglio datata.[2][7][8][9]

In sintesi per lo studio

  • Il sito è Liang Metanduno, sull’isola di Muna, in Sulawesi.[3][4]
  • L’opera è uno stencil di mano in ocra con dita in parte modificate.[4][5]
  • La data minima è 67.800 anni, ottenuta con analisi uranio-serie sulle croste di calcite.[2][9]
  • È oggi considerata la più antica arte rupestre conosciuta.[8][2]
  • La scoperta è fondamentale perché mostra una simbolizzazione molto antica e rafforza il ruolo di Sulawesi come area chiave per le origini dell’arte umana.[1][11]

Fonti
[1] Early human symbolic behavior in the Late Pleistocene of Wallacea https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5402422/
[2] Rock art from at least 67,800 years ago in Sulawesi https://www.nature.com/articles/s41586-025-09968-y
[3] Hand stencil in Indonesian cave seen as the oldest-known rock art https://www.reuters.com/science/hand-stencil-indonesian-cave-seen-oldest-known-rock-art-2026-01-21/
[4] Hand shape in Indonesian cave may be world’s oldest known rock art https://www.theguardian.com/science/2026/jan/21/hand-shape-indonesia-cave-rock-art-67800-years-old
[5] World’s oldest cave art discovered in Indonesia’s Muna island https://www.aljazeera.com/news/2026/1/22/worlds-oldest-cave-art-discovered-in-indonesias-muna-island
[6] Hand stencils discovered in an Indonesian cave are oldest-known rock art https://www.abc.net.au/news/science/2026-01-22/oldest-rock-art-hand-prints-sulawesi/106245480
[7] A 67,800-year-old handprint may be the world’s oldest rock art https://www.nytimes.com/2026/01/22/world/asia/indonesia-handprint-rock-art-research.html
[8] Archaeology: Earliest known rock art from Indonesia (Nature) https://www.natureasia.com/en/info/press-releases/detail/9213
[9] Humanity’s oldest known cave art has been discovered in Sulawesi https://theconversation.com/humanitys-oldest-known-cave-art-has-been-discovered-in-sulawesi-273364
[10] A 67,800-Year-Old Handprint May Be the World’s Oldest Rock Art https://www.nytimes.com/2026/01/22/us/indonesia-handprint-rock-art-research.html
[11] Sulawesi, la pittura rupestre che riscrive l’origine dell’arte – Scintilena https://www.scintilena.com/sulawesi-la-pittura-rupestre-che-riscrive-lorigine-dellarte-51-000-anni-di-narrazione-nelle-grotte-indonesiane/03/04/
[12] L’arte rupestre di Sulawesi: la più antica narrazione … https://www.scintilena.com/larte-rupestre-di-sulawesi-la-piu-antica-narrazione-figurativa-dellumanita/01/14/
[13] Hand Traces: Technical Aspects of Positive and Negative Hand-Marking in Rock Art https://www.mdpi.com/2076-0752/3/4/367
[14] Pourquoi l’humain dessinait sur les parois des cavernes ? https://www.mnhn.fr/fr/pourquoi-l-humain-dessinait-sur-les-parois-des-cavernes
[15] SpeleoMedit in italiano: il Ministero della Cultura finanzia la prima … https://www.scintilena.com/speleomedit-in-italiano-il-ministero-della-cultura-finanzia-la-prima-panoramica-sulle-grotte-del-mediterraneo/04/27/
[16] Python Cave e Virus di Marburg: cosa rivela lo studio 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/python-cave-e-virus-di-marburg-cosa-rivela-lo-studio-2026/05/04/
[17] Nuove Creature delle Grotte Scoperte in Spagna – Scintilena https://www.scintilena.com/nuove-creature-delle-grotte-scoperte-in-spagna-un-genere-inedito-e-due-specie-sconosciute-riscrivono-la-fauna-sotterranea-iberica/04/24/
[18] Il ciclo di vita dei Materiali speleo-alpinistici – Scintilena https://www.scintilena.com/materiali-speleo-alpinistici-il-ciclo-di-vita-al-centro-del-iii-corso-nazionale-a-erba-e-monte-marenzo/04/25/
[19] DNA antico dalla Grotta di Stajnia ricostruito DNA Neanderthal https://www.scintilena.com/dna-antico-dalla-grotta-di-stajnia-ricostruito-il-profilo-genetico-del-piu-antico-gruppo-di-neanderthal-delleuropa-centro-orientale/04/24/
[20] Concorso di scrittura creativa – Arte nelle grotte e grotte nell’arte – Scintilena https://www.scintilena.com/concorso-scrittura-creativa-a-palermo-arte-nele-grotte-e-grotte-nellarte/03/03/
[21] Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di … – Scintilena https://www.scintilena.com/perche-le-ai-generative-falliscono-in-geografia-errori-di-localizzazione-prossimita-e-allucinazioni/05/01/
[22] La pittura rupestre di Sulawesi: la più antica narrazione … https://www.scintilena.com/la-pittura-rupestre-di-sulawesi-la-piu-antica-narrazione-figurativa-dellumanita/05/18/
[23] CHIRecuperO: the first italian conference on the rescue and rehabilitation of bats https://www.tutelapipistrelli.it/chirecupero-the-first-italian-conference-on-the-rescue-and-rehabilitation-of-bats/
[24] I Signori dell’Oscurità: Quando la Scienza Svela i Segreti … – Scintilena https://www.scintilena.com/i-signori-delloscurita-quando-la-scienza-svela-i-segreti-dei-pipistrelli-cavernicoli/01/27/
[25] [PDF] primo convegno italiano sul recupero e la riabilitazione dei chirotteri http://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2015/10/Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf
[26] Microplastiche nei Sistemi Carsici: l’Inquinamento … https://www.scintilena.com/microplastiche-nei-sistemi-carsici-linquinamento-silenzioso-che-raggiunge-il-cuore-della-terra/04/26/
[27] XVIIIth International Symposium of Biospeleology – Scintilena https://www.scintilena.com/xviiith-international-symposium-of-biospeleology/06/06/
[28] The effects of climate change on the Pleistocene rock art of Sulawesi https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8119963/
[29] The historical impact of anthropogenic air-borne sulphur on the Pleistocene rock art of Sulawesi https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9748042/
[30] Oldest cave art found in Sulawesi https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7806210/
[31] Liang Metanduno – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Liang_Metanduno
[32] Scientists discovered the world’s oldest rock art in a Sulawesi cave … https://www.facebook.com/laotiantimes/posts/%EF%B8%8F-scientists-discovered-the-worlds-oldest-rock-art-in-a-sulawesi-cave-indonesia-/1323492249804625/
[33] Cave art found in Indonesia could be the world’s oldest The ancient … https://www.facebook.com/WIONews/posts/gravitas-cave-art-found-in-indonesia-could-be-the-worlds-oldestthe-ancient-hand-/1245788850993620/
[34] Indonesia: World’s Oldest Cave Art Found in Sulawesi Scientists say … https://www.instagram.com/reel/DTz6GN8CNLF/?hl=it
[35] This week in Nature: Old masters. The cover shows … – Instagram https://www.instagram.com/p/DU59qZOEiXq/
[36] New discovery! 67,800-year-old rock art in Sulawesi, Indonesia https://www.youtube.com/shorts/PRNL329dZ9Y

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  • Briganti e grotte garganiche, tra mito e memoria
    Condividi Nel Gargano le grotte e il brigantaggio si intrecciano in racconti tramandati, tracce storiche e paesaggi carsici che continuano a segnare l’identità locale. Grotte e cultura garganica Nel Gargano le grotte non sono soltanto cavità naturali. Sono parte della cultura locale e della memoria collettiva. La tradizione le lega a racconti popolari, devozione religiosa e vicende di lunga durata, in un rapporto che unisce geologia e storia umana. Questa presenza è così radicata da tra
     

Briganti e grotte garganiche, tra mito e memoria

Máj 24th 2026 at 07:00

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Nel Gargano le grotte e il brigantaggio si intrecciano in racconti tramandati, tracce storiche e paesaggi carsici che continuano a segnare l’identità locale.

Grotte e cultura garganica

Nel Gargano le grotte non sono soltanto cavità naturali. Sono parte della cultura locale e della memoria collettiva. La tradizione le lega a racconti popolari, devozione religiosa e vicende di lunga durata, in un rapporto che unisce geologia e storia umana.


Questa presenza è così radicata da trasformare ogni cavità in un luogo di narrazione. Le storie si mescolano ai fatti, e il confine tra leggenda e realtà resta spesso sottile. Per questo le grotte garganiche vengono ricordate come spazi di passaggio, rifugio e mistero.

Brigantaggio e rifugi ipogei

Il tema del brigantaggio si inserisce con forza in questo quadro. Le grotte, per la loro posizione e per la loro morfologia, offrirono riparo, nascondiglio e deposito per uomini in fuga e per i loro beni.


Nel racconto locale, le cavità diventano così luoghi strategici. Servivano a sfuggire ai controlli, a celare armi e a proteggere bottini. La geografia del Gargano, con i suoi rilievi e i suoi anfratti, si è prestata bene a questo uso.

I casi ricordati

Tra gli esempi più citati figura Gabriele Gilardi, noto come “Briele Jalardë”, brigante ottocentesco di San Paolo Civitate, associato alla “Rottë dë Jalardë” e alla Grotta Paglicci nel territorio di Rignano Garganico.


Le narrazioni parlano anche di un tesoro sepolto da Gilardi e dai suoi compagni. La vicenda ha alimentato ricerche, tentativi e nuove versioni del racconto, senza che emergessero prove definitive.


Un altro episodio riguarda alcuni presunti avventurieri dei primi decenni del Novecento, che avrebbero usato “Lu Rutèljë” credendolo un libro di riti satanici. La storia è entrata nella tradizione orale come esempio di superstizione e fraintendimento.[1]

Leggende locali

A Vico del Gargano resiste il ricordo di una grotta legata a “Lu Zambre”, soprannome di Angelo Maria del Sambro, indicato dalla tradizione come capo-brigante che avrebbe nascosto il ricavato delle sue scorrerie.[1]


Anche a San Nicandro Garganico ricorrono racconti simili. La Grotta Coppa del Mortaio e la Grotta di Piscina Secca sono associate a presenze brigantesche, ritrovamenti di cimeli e occultamento di beni sottratti.[1]


Nel caso di Piscina Secca, la forma della cavità rende plausibile, almeno dal punto di vista narrativo, l’uso come rifugio. L’ingresso ristretto e lo sviluppo orizzontale hanno favorito l’immaginazione popolare.[1]

Morfologia e suggestione

La forza di queste storie dipende anche dall’aspetto delle grotte. Un ingresso piccolo, un accesso nascosto e una cavità ampia all’interno alimentano l’idea di un luogo adatto alla fuga e alla conservazione di oggetti preziosi.[1]
In un territorio dove la frequentazione delle grotte ha avuto per secoli un valore pratico e simbolico, il brigantaggio ha trovato un ambiente già carico di significati. Le cavità non erano solo spazi fisici, ma anche luoghi della paura, della protezione e della memoria.[1]

Memoria e divulgazione

Oggi queste vicende continuano a interessare speleologi, studiosi di storia locale e appassionati di tradizioni popolari. Il valore del racconto non sta solo nella ricerca del tesoro o nella figura del brigante, ma nella lettura del paesaggio come archivio di esperienze umane.[1]


Nel Gargano, le grotte restano quindi un elemento centrale dell’identità del territorio. La loro presenza unisce geologia, oralità e storia sociale, e mantiene vivo un patrimonio narrativo che continua a essere trasmesso.[1]

Fonti

Testo di riferimento fornito nello spazio “Notizie approfondite”, con richiami al materiale di Scintilena e ai contenuti del file locale di supporto.[1]

Fonti
https://www.facebook.com/share/1D47PeJg5B/?mibextid=wwXIfr

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  • Astrobiologi: “La vita extraterrestre potrebbe essere più comune di quanto pensiamo”
    Condividi Secondo un recente studio pubblicato su Nature Astronomy (2026), i dati raccolti dalle missioni spaziali degli ultimi vent’anni cambiano radicalmente la nostra visione della vita nel Sistema Solare. Mars Express, Cassini, Curiosity e altre sonde hanno rivelato ambienti molto più favorevoli all’abitabilità di quanto si pensasse. La ricerca riassume i risultati chiave in tre elementi fondamentali: Acqua liquida: molte lune ghiacciate nascondono oceani sotterranei. Ad esempio, la
     

Astrobiologi: “La vita extraterrestre potrebbe essere più comune di quanto pensiamo”

Máj 23rd 2026 at 13:00

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Secondo un recente studio pubblicato su Nature Astronomy (2026), i dati raccolti dalle missioni spaziali degli ultimi vent’anni cambiano radicalmente la nostra visione della vita nel Sistema Solare.

Mars Express, Cassini, Curiosity e altre sonde hanno rivelato ambienti molto più favorevoli all’abitabilità di quanto si pensasse. La ricerca riassume i risultati chiave in tre elementi fondamentali:

  • Acqua liquida: molte lune ghiacciate nascondono oceani sotterranei. Ad esempio, la sonda Cassini ha confermato la presenza di un vasto oceano salato sotto la crosta di Encelado, e i dati della missione Galileo indicano un oceano globale sotto la crosta di Europa.
  • Analogamente, il satellite Ganimede possiede un vasto oceano interno celato da uno spesso strato di ghiaccio. Questi bacini protetti dal ghiaccio potrebbero fornire condizioni stabili dove l’acqua liquida rimane presente a lungo.
  • Composti organici complessi: elementi fondamentali per la vita sono stati trovati in molti corpi del Sistema Solare. La missione Rosetta ha rilevato nell’atmosfera della cometa 67P la presenza di amminoacidi come la glicina e di fosforo, ingredienti chiave di proteine e DNA. I meteoriti carboniosi (ad esempio il famoso meteorite di Murchison) contengono vari amminoacidi, dimostrando che molecole organiche complesse possono sopravvivere miliardi di anni nello spazio. Inoltre Cassini ha individuato molecole organiche complesse nei getti ghiacciati che fuoriescono dall’oceano di Encelado. Questi reperti indicano che i mattoni chimici della vita sono largamente distribuiti oltre la Terra.
  • Fonti di energia geochimica: anche senza luce solare è possibile trovare energia chimica vitale. Reazioni come la serpentinizzazione (idratazione di rocce ultramafiche) producono idrogeno utilizzabile dai microrganismi. Studi recenti confermano che su Marte e probabilmente sotto i ghiacci di Europa e Encelado tali processi attivi hanno generato H? e gradienti redox che, sulla Terra, alimentano ecosistemi microbici.
  • In pratica, molti mondi ghiacciati dispongono di fonti di energia interne simili a quelle che sostengono la vita negli abissi oceanici terrestri.

La combinazione di acqua liquida, materia organica e energia geochimica dipinge uno scenario nuovo: come osserva la NASA/ESA parlando di Encelado, «il corpo celeste soddisfa tutti i requisiti per essere un ambiente abitabile in grado di sostenere la vita».

In altre parole, le condizioni che sulla Terra favoriscono la vita sembrano presenti anche altrove.

Missioni spaziali in arrivo

Queste prospettive stimolano e giustificano le missioni astrobiologiche dei prossimi anni. La NASA lancerà Europa Clipper e Dragonfly rispettivamente nel 2024 e nel 2028.

Europa Clipper esplorerà l’oceano di Europa analizzando la sua spessa crosta ghiacciata, mentre Dragonfly atterrerà su Titano per studiarne la chimica organica complessa.

Sul fronte marziano, la missione Mars Sample Return (in programma nei prossimi anni) recupererà i campioni di roccia prelevati da Curiosity e Perseverance e li riporterà sulla Terra per analisi dettagliate.

Queste spedizioni avranno l’obiettivo esplicito di cercare segnali di vita (passata o presente) negli ambienti oceanici del Sistema Solare.

Se su Europa o Encelado dovessero essere trovate tracce biologiche, oppure se i campioni marziani confermassero la presenza di vecchi microrganismi, la domanda più antica di tutte – siamo soli nell’Universo? – troverebbe finalmente una risposta.

Prospettive e conclusioni

Il quadro che emerge da queste ricerche è inaspettatamente incoraggiante. Se ambienti come quelli di Europa, Encelado o Ganimede possiedono acqua, elementi chimici organici e fonti di energia, non c’è ragione di credere che la vita sulla Terra sia un’eccezione unica.

Le condizioni necessarie per forme di vita di tipo terrestre appaiono un’esito naturale in molti luoghi, come sottolinea lo studio sul Nature Astronomy.

In definitiva, confermare la presenza di vita extraterrestre rimane una sfida aperta, ma i nuovi dati rendono il futuro dell’astrobiologia più promettente che mai.

Le prossime missioni potrebbero rivoluzionare la nostra concezione della vita: persino l’assenza di forme viventi in questi ambienti ricchi di ingredienti potrebbe dirci molto sulle ragioni uniche del nostro pianeta.

In ogni caso, la ricerca va avanti con entusiasmo, pronta a esplorare in situ ogni possibile «biosfera nascosta» del Sistema Solare, da una caverna di Titano a un lago salato di Marte, nella speranza di scoprire che la vita è davvero «una possibilità naturale» ovunque abbondino acqua e chimica attiva.

Fonti: le informazioni sono tratte da studi e news scientifiche internazionali (Nature Astronomy 2026, ESA, NASA) che documentano la presenza di oceani sotterranei, composti organici complessi e serpentinizzazione nel Sistema Solare.

Fonti: https://www.facebook.com/share/1DgMLvS3Em/?mibextid=wwXIfr

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  • Idrogeno naturale nello Scudo Canadese: dalle rocce antiche del Canada emerge una possibile nuova fonte energetica
    Condividi Uno studio pubblicato su PNAS misura per la prima volta il rilascio continuo di idrogeno naturale da una miniera vicino a Timmins, in Ontario, e indica un possibile uso energetico locale per miniere, industrie e comunità remote. La notizia è che il Canada dispone ora della prima misurazione diretta e continuativa di un serbatoio continentale di idrogeno naturale. Per il mondo del sottosuolo, il risultato sposta il tema dall’ipotesi geochimica alla valutazione concreta di una risorsa
     

Idrogeno naturale nello Scudo Canadese: dalle rocce antiche del Canada emerge una possibile nuova fonte energetica

Máj 22nd 2026 at 13:00

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Uno studio pubblicato su PNAS misura per la prima volta il rilascio continuo di idrogeno naturale da una miniera vicino a Timmins, in Ontario, e indica un possibile uso energetico locale per miniere, industrie e comunità remote.

La notizia è che il Canada dispone ora della prima misurazione diretta e continuativa di un serbatoio continentale di idrogeno naturale. Per il mondo del sottosuolo, il risultato sposta il tema dall’ipotesi geochimica alla valutazione concreta di una risorsa energetica.

Idrogeno naturale in Canada

Nel cuore dello Scudo Canadese, un gruppo di geochimici dell’Università di Toronto e dell’Università di Ottawa ha misurato direttamente la presenza, la concentrazione e l’accumulo nel tempo di idrogeno naturale, o idrogeno bianco, in rocce vecchie di circa un miliardo di anni. Le misure sono state raccolte in una miniera attiva vicino a Timmins, nel nord dell’Ontario, dove il gas fuoriesce spontaneamente dal sottosuolo e continua a farlo per anni. Il lavoro documenta quindi un rilascio reale e persistente di idrogeno naturale, non una semplice possibilità teorica ricavata da modelli.

Scudo Canadese e geochimica

Il dato più rilevante riguarda la continuità del fenomeno: i ricercatori hanno osservato che i fori di perforazione del sito rilasciano in media 0,008 tonnellate di idrogeno all’anno, cioè circa 8 chilogrammi per foro, e possono mantenere questo flusso per dieci anni o più. Estendendo il calcolo ai quasi 15.000 fori presenti nella miniera, il rilascio complessivo supera le 140 tonnellate annue di idrogeno naturale. Secondo le stime riportate dagli autori, questa quantità corrisponde a circa 4,7 milioni di chilowattora all’anno, un valore sufficiente a coprire il fabbisogno energetico annuale di oltre 400 abitazioni.singularityhub+1

Energia pulita e miniere

Lo studio collega la produzione di idrogeno naturale a reazioni geochimiche tra rocce e acque sotterranee profonde, un processo che avviene in modo spontaneo nella crosta terrestre. Gli autori spiegano che il Canada dispone di vaste aree, soprattutto nello Scudo Canadese, con rocce e minerali adatti a generare questo gas, e indicano gli stessi contesti geologici delle principali aree minerarie canadesi come luoghi dove la risorsa può essere cercata e valutata. Per questo l’idrogeno naturale viene descritto come una possibile fonte energetica locale, con un interesse immediato per miniere, poli industriali e territori lontani dalle grandi infrastrutture.

Idrogeno naturale e sottosuolo

Il valore industriale della scoperta appare chiaro se confrontato con l’uso attuale dell’idrogeno, impiegato su larga scala per fertilizzanti, metanolo e acciaio e prodotto oggi soprattutto con processi energivori basati su idrocarburi, con emissioni di monossido di carbonio e CO2. In questo quadro, l’idrogeno naturale potrebbe ridurre sia i costi sia la dipendenza dal trasporto di combustibili, perché produzione e utilizzo potrebbero trovarsi nello stesso distretto estrattivo o industriale. Gli autori indicano ricadute possibili per il Nord dell’Ontario e del Quebec, ma anche per Nunavut e Territori del Nord-Ovest, dove il tema dell’energia locale resta centrale per le attività produttive e per le comunità remote.

Ricerca PNAS 2026

Il lavoro non riguarda solo l’energia, perché l’idrogeno bianco era stato studiato finora soprattutto da microbiologi interessati alla biosfera profonda e all’astrobiologia, dato che questo gas può sostenere forme di vita microbica nel sottosuolo. Non a caso l’articolo si intitola Decadal record of continental H2 reservoirs reveals potential for subsurface microbial life and natural H2 exploration ed è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences il 18 maggio 2026. Il risultato centrale è semplice: sotto alcune delle rocce più antiche della Terra, l’idrogeno naturale non è più soltanto una voce promettente della geochimica del profondo, ma un flusso misurato nel tempo che ora può essere esplorato come risorsa del sottosuolo.

Fonte: https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2603895123

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  • David Attenborough, 100 anni di natura: il volto che ha cambiato la divulgazione ambientale
    Condividi Dal 1957 ai nuovi documentari, Sir David Attenborough continua a raccontare biodiversità e natura a milioni di spettatori Compie 100 anni David Attenborough, figura centrale della divulgazione naturalistica mondiale e autore di una lunga stagione di documentari che hanno contribuito a cambiare il modo di raccontare la biodiversità, gli ecosistemi e il rapporto tra uomo e ambiente. Per oltre settant’anni, la sua voce e il suo stile narrativo hanno accompagnato milioni di persone a
     

David Attenborough, 100 anni di natura: il volto che ha cambiato la divulgazione ambientale

Máj 22nd 2026 at 11:00

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Dal 1957 ai nuovi documentari, Sir David Attenborough continua a raccontare biodiversità e natura a milioni di spettatori

Compie 100 anni David Attenborough, figura centrale della divulgazione naturalistica mondiale e autore di una lunga stagione di documentari che hanno contribuito a cambiare il modo di raccontare la biodiversità, gli ecosistemi e il rapporto tra uomo e ambiente.

Per oltre settant’anni, la sua voce e il suo stile narrativo hanno accompagnato milioni di persone alla scoperta della natura, trasformando il documentario naturalistico in uno strumento di conoscenza accessibile anche al grande pubblico. La ricorrenza è stata celebrata anche da BBC e dalla trasmissione Radio3 Scienza, che ha dedicato una puntata speciale alla sua vita e alla sua attività di divulgatore.

David Attenborough e la rivoluzione dei documentari naturalistici

La carriera di David Attenborough inizia quasi casualmente nel 1957 con il programma “Zoo Quest”. Da quel momento il divulgatore britannico costruisce un linguaggio televisivo nuovo, basato su immagini naturalistiche di alta qualità, rigore scientifico e una narrazione semplice ma precisa.

Serie come Life on Earth hanno segnato un passaggio importante nella storia dei documentari naturalistici. Per la prima volta il racconto della biodiversità veniva proposto con una struttura narrativa capace di coinvolgere un pubblico vastissimo, mantenendo attenzione ai contenuti scientifici.

Negli anni, Attenborough ha attraversato l’evoluzione tecnologica della televisione e della cinematografia naturalistica. Dalle prime riprese in pellicola ai moderni sistemi digitali, fino alle immagini in ultra definizione e ai droni utilizzati nelle produzioni più recenti, il suo lavoro ha documentato ambienti remoti, fauna selvatica e paesaggi fragili in ogni continente.

Il suo approccio ha influenzato generazioni di naturalisti, biologi, speleologi, zoologi e divulgatori ambientali. Molti ricercatori e professionisti della conservazione dichiarano di aver scelto il proprio percorso dopo aver visto i suoi programmi.

Biodiversità e conservazione ambientale al centro del racconto

Negli ultimi decenni, David Attenborough ha concentrato gran parte del proprio lavoro sui temi della crisi climatica, della perdita di biodiversità e della tutela degli ecosistemi.

Attraverso documentari e interventi pubblici, il divulgatore britannico ha raccontato gli effetti della pressione antropica sugli habitat naturali, portando all’attenzione internazionale questioni legate alla deforestazione, all’inquinamento marino e alla scomparsa di numerose specie animali.

Il suo contributo alla divulgazione scientifica è stato importante anche per la capacità di collegare il racconto della natura alla responsabilità collettiva verso l’ambiente. In molte produzioni recenti il tema della conservazione ambientale è diventato centrale, con particolare attenzione agli ecosistemi più vulnerabili.

Anche il pubblico interessato alla speleologia e agli ambienti sotterranei ritrova nel lavoro di Attenborough un metodo narrativo che valorizza l’osservazione scientifica e la documentazione dei fenomeni naturali. L’attenzione agli habitat poco conosciuti, alla biodiversità nascosta e agli equilibri ecologici richiama infatti molti aspetti della ricerca speleologica contemporanea.

“Secret Gardens” e i nuovi progetti a cento anni

Nonostante l’età, David Attenborough continua a lavorare a nuove produzioni. Tra i progetti più recenti figura Secret Gardens, uscita proprio in questi giorni.

La continuità della sua attività rappresenta un caso raro nel panorama della divulgazione scientifica internazionale. A cento anni, Attenborough rimane una delle figure più riconoscibili nel racconto della natura e della biodiversità.

La sua capacità di adattarsi ai cambiamenti dei media, mantenendo uno stile riconoscibile e scientificamente affidabile, continua a essere un riferimento anche nell’epoca delle piattaforme digitali e dei contenuti brevi.

La puntata speciale di Radio3 Scienza dedicata ai 100 anni di David Attenborough

La trasmissione speciale di Radio3 Scienza ha ripercorso le tappe principali della carriera del divulgatore britannico insieme alla naturalista e comunicatrice scientifica Chiara Ceci.

Nel corso della puntata si parla anche del festival Lector in Scienza, organizzato dalla Fondazione Giuseppe Di Vagno a Conversano, in Puglia, dal 7 al 9 maggio, con il concorso “In un cielo lontano” dedicato a Rossella Panarese.

La puntata è disponibile su RaiPlay Sound. https://www.raiplaysound.it/audio/2026/05/Radio3-Scienza-del-08052026-8371c322-a0d6-4518-92cc-d6c103fc9b39.html

L’eredità culturale di David Attenborough

L’opera di David Attenborough ha contribuito a rendere il documentario naturalistico uno dei principali strumenti di divulgazione scientifica contemporanea.

Il suo lavoro ha avvicinato il pubblico ai temi della biodiversità, della tutela ambientale e della conoscenza del pianeta. Un’eredità culturale che continua a influenzare il modo in cui la natura viene osservata, raccontata e studiata.

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Seconda edizione di “Racconti in Grotta”Il premio letterario di narrativa inedita torna con una formula aggiornata e con riferimenti espliciti al mondo della grotta e del territorio carsico.

Máj 21st 2026 at 06:00

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Il bando della seconda edizione

L’Associazione COTOPAXI ha aperto la seconda edizione del Premio Letterario “Racconti in Grotta”, dedicato ad Angelantonio Moschetta.

Il concorso è rivolto a racconti di narrativa inedita in lingua italiana, con una lunghezza compresa tra 20.000 e 30.000 battute spazi inclusi.

La nuova edizione conferma il legame con la grotta come luogo reale e come spazio narrativo, dentro un contesto geografico e culturale segnato dal carsismo.[1]

Le novità del concorso

Il nuovo bando introduce alcune modifiche rispetto alla prima edizione.

La partecipazione prevede ora una quota simbolica di 10 euro. È stata anche ridotta la lunghezza dei testi ammessi, mentre la giuria potrà definire eventuali sottocategorie di classificazione.

Un altro punto fermo riguarda la forma del testo: il racconto deve essere narrativo e non può assumere la forma del saggio.[1]

Il peso della prima edizione

La prima edizione ha avuto un esito molto partecipato. Secondo il bando, hanno preso parte oltre ottanta autori di età diverse e provenienti da quasi tutte le regioni italiane.

L’esito della raccolta antologica Buio Pesto ha confermato l’interesse per il tema della grotta, del mondo sotterraneo e delle sue suggestioni letterarie.

Il successo iniziale ha spinto gli organizzatori a proporre una seconda edizione con una struttura più definita.[1]

Scadenze e premi

I racconti dovranno essere inviati entro il 15 dicembre 2026.

La proclamazione dei vincitori è fissata per il 15 febbraio 2027, mentre la cerimonia di premiazione si svolgerà entro giugno 2027, con la pubblicazione del volume antologico.

La giuria selezionerà quattro opere vincitrici, ciascuna premiata con 500 euro.

Le opere selezionate saranno pubblicate in un libro-raccolta con contratto di edizione con la casa editrice Carabba.

Riferimento alla grotta

Il bando insiste in modo esplicito sul tema grotta, inteso sia come ambiente reale sia come spazio immaginario.

Il racconto può prendere avvio da una grotta esplorata durante un viaggio, da una cavità visitata in escursione o da un paesaggio carsico usato come sfondo narrativo.

Questa impostazione lascia ampio margine agli autori, ma chiede anche un legame concreto con la grotta e con il territorio sotterraneo.

Partner e informazioni utili

Restano attive le partnership con la casa editrice Carabba e con l’Associazione Nazionale Città delle Grotte.

Sono inoltre in corso contatti con enti, società e associazioni del mondo speleo e del marketing territoriale.

Tutti i dettagli, insieme al bando integrale e alla scheda di adesione, sono pubblicati sul sito dell’associazione.

Per informazioni è disponibile anche il contatto mail info@associazionecotopaxi.it e il numero 3290587560.

Una lettura per il settore speleo

Per il mondo speleologico, il premio rappresenta un ponte tra divulgazione e scrittura. La grotta non appare solo come oggetto di studio, ma anche come luogo di memoria, viaggio e immaginazione. Il richiamo al carsismo e al sottosuolo rende il concorso interessante anche per chi frequenta le cavità per ricerca, esplorazione o conoscenza del territorio. In questo senso, Racconti in Grotta si inserisce in una tradizione che collega le grotte alla cultura, alla narrazione e alla valorizzazione dei paesaggi ipogei.

Fonte e maggiori info:

Premio Letterario di narrativa

RACCONTI IN GROTTA

per Angelantonio Moschetta

Bando della II edizione

TARANTA PELIGNA, Maggio 2026

L’intero territorio nazionale è abbondantemente solcato da cavità naturali, di interesse turistico, di

rilevanza storica, di sedimentazione archeologica e di indagine scientifica. Tutti motivi per alimentare la

scrittura di un breve racconto, prendendo spunto dalle peculiarità della grotta luogo della narrazione.

1. L’Associazione COTOPAXI, in collaborazione con il Comune di Taranta Peligna,

l’Associazione Nazionale Città delle Grotte e la Casa editrice Carabba bandisce la seconda

edizione del Concorso per narrativa inedita Premio Letterario “Racconti in Grotta”, dedicato ad

Angelantonio Moschetta.

2. Il Premio è aperto a tutti i racconti di narrativa inedita in lingua italiana di lunghezza complessiva

compresa tra le 20.000 e le 30.000 battute, spazi inclusi.

3. L’autore deve possedere i diritti sull’opera presentata, mai pubblicata in precedenza. L’accettazione

di un’opera è in ogni caso esclusiva competenza della Giuria.

4. L’autore accetta di non sottoporre l’opera ad altri soggetti fino all’esito del Premio.

5. L’opera presentata dovrà essere composta tenendo conto delle Norme Redazionali scaricabili

nella sezione PREMIO LETTERARIO del sito www.associazionecotopaxi.it e contenere uno o più

riferimenti tangibili ed espliciti al tema GROTTA. Inteso sia quale reale luogo di accadimento del

fatto narrato, di un viaggio, di un’escursione, sia quale luogo di fantasia che riporti ad un contesto

geografico e culturale caratterizzato da un territorio di natura carsica. La natura del racconto deve

avere una forma narrativa, escludendo la modalità del saggio.

7. La quota di partecipazione è fissata in € 10,00, non rimborsabili in alcun caso.

8. L’iscrizione comporta la compilazione di una scheda di partecipazione. Il modulo dovrà essere

1allegato alla stessa comunicazione con la quale verranno inviati il racconto inedito e la copia

contabile del pagamento. Le modalità di compilazione e di invio del modulo di iscrizione si trovano

sul sito www.associazionecotopaxi.it nella sezione dedicata al PREMIO LETTERARIO.

9. I racconti dovranno essere inviati entro il 15 DICEMBRE 2026 all’indirizzo

info@associazionecotopaxi.it, allegando la scheda di partecipazione e la copia contabile di

pagamento. Le modalità di invio sono indicate sul sito www.associazionecotopaxi.it , nella sezione

“PREMIO LETTERARIO”

.

10. Saranno ammesse al Premio le opere selezionate a insindacabile giudizio della Giuria.

11. La Giuria, la composizione della quale è delegata ad Associazione COTOPAXI, designerà

le quattro opere vincitrici in modo insindacabile, con la possibilità eventuale di definire sottocategorie

di classificazione dei lavori pervenuti.

12. Il premio assegnato a ciascuno dei quattro autori selezionati dalla Giuria consisterà nella

somma di € 500,00 (cinquecento,00) che verrà corrisposto dall’Associazione COTOPAXI.

13. I nomi dei quattro vincitori designati dalla Giuria verranno comunicati tramite posta elettronica

entro il giorno 15 febbraio 2027.

14. La premiazione si terrà entro il mese di giugno 2027.

15. Le quattro opere designate vincitrici verranno pubblicate in un libro-raccolta su carta dal prezzo

di copertina stimato in € 20,00 (euro venti,00) e saranno oggetto di regolare Contratto di Edizione

cumulativo stipulato con la Casa Editrice CARABBA.

16. La Casa Editrice CARABBA impiegherà il proprio Ufficio Stampa per dare risalto alla raccolta

di racconti.

17. I diritti delle opere non risultate vincitrici resteranno di proprietà dei rispettivi Autori.

18. Nel caso in cui, per cause tecniche, organizzative o di forza maggiore, non fosse possibile,

in tutto o in parte, lo svolgimento del Premio secondo le modalità previste, l’Associazione

COTOPAXI prenderà gli opportuni provvedimenti e ne darà tempestiva comunicazione attraverso la

posta elettronica dei partecipanti.

19. La partecipazione al Premio comporta l’accettazione e l’osservanza del presente bando.

20. Ogni ulteriore comunicazione ai proponenti verrà effettuata utilizzando principalmente la

mailing-list prodotta per il presente bando.

21. Per qualsiasi controversia il Foro competente è quello di Chieti.

Il versamento della quota di partecipazione di 10 Euro va effettuato tramite bonifico bancario

a:

Associazione COTOPAXI

BCC ABRUZZI E MOLISE IBAN: IT66G0896877571000000170654

L'articolo Seconda edizione di “Racconti in Grotta”Il premio letterario di narrativa inedita torna con una formula aggiornata e con riferimenti espliciti al mondo della grotta e del territorio carsico. proviene da Scintilena.

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