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    Condividi Martedì 21 aprile in diretta FM e streaming: paleoecologia, micromammiferi e speleologia sul Carso di 450.000 anni fa Martedì 21 aprile, dalle ore 20 alle 21, la rubrica “Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo” torna in onda su Radio Fragola, alle frequenze FM 104.6–104.8 e in streaming sul sito www.radiofragola.com. Ospite della puntata il professor Giovanni Boschian, del Dipartimento di Biologia dell’Università d
     

Il Carso prima dei Sapiens: Giovanni Boschian ospite di “Racconti dal Buio” su Radio Fragola

Apríl 21st 2026 at 06:00

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Martedì 21 aprile in diretta FM e streaming: paleoecologia, micromammiferi e speleologia sul Carso di 450.000 anni fa

Martedì 21 aprile, dalle ore 20 alle 21, la rubrica “Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo” torna in onda su Radio Fragola, alle frequenze FM 104.6–104.8 e in streaming sul sito www.radiofragola.com.

Ospite della puntata il professor Giovanni Boschian, del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, studioso delle interazioni tra uomo e ambiente durante la preistoria.[1][2]


Un viaggio nel tempo: il Carso carsico del Pleistocene medio

La puntata porta gli ascoltatori molto indietro nel tempo, verso un Carso radicalmente diverso da quello odierno. Il professor Boschian guiderà un percorso tra paleoclimatologia, paleoecologia e paleontologia, discipline che permettono di ricostruire gli ambienti del passato attraverso i dati emersi dagli scavi nelle cavità naturali.[3]

Il Carso, come ricordano le ricerche interdisciplinari condotte in questa area, racconta una lunghissima storia geologica e biologica. Le sue cavità e i suoi ripari sotto roccia hanno conservato per centinaia di migliaia di anni i resti delle faune e delle frequentazioni umane. Grazie a queste “capsule del tempo” naturali, è possibile ricostruire paesaggi in cui prosperavano specie oggi scomparse, come il rinoceronte e il cavallo selvatico, in un ambiente climatico molto diverso dall’attuale.[4][5]


Il Riparo dei Micromammiferi di Visogliano: un archivio paleoecologico sul Carso

Il sito principale attorno a cui si sviluppa la discussione è il Riparo dei Micromammiferi, noto anche come Riparo di Visogliano (numero catasto 3575, Previs pri Vižovljah), ubicato in prossimità dell’abitato di Visogliano, nel comune di Duino Aurisina, sul fianco meridionale di una dolina che costituisce il residuo di un antico sistema carsico.[6]

Il sito fu segnalato nel 1974 dopo il rinvenimento di resti di fauna pleistocenica e di manufatti paleolitici. Gli scavi regolari iniziarono nel 1975–1976, e nel 2003 una campagna condotta dall’Università di Pisa, sotto la direzione dello stesso Giovanni Boschian, ha approfondito le indagini sul deposito sotto alla volta. I reperti portati alla luce sono di rilievo scientifico a livello internazionale: oltre a manufatti litici del Paleolitico inferiore, la breccia esterna ha restituito un dente e un frammento di mandibola attribuiti a individui della specie Homo heidelbergensis, risalenti a un arco temporale compreso tra 450.000 e 80.000 anni fa.[7][8][4][6]

Il Riparo di Visogliano è considerato la più importante stazione preistorica del Carso per l’antichità dei reperti. I resti faunistici — ossa di rinoceronte, cavallo e appunto micromammiferi — costituiscono i dati proxy per ricostruire le condizioni ambientali e climatiche del Pleistocene medio sul Carso triestino.[9][6]


Il profilo scientifico del professor Boschian

Giovanni Boschian è ricercatore presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa. Il suo principale campo di ricerca riguarda le interazioni tra popolazioni umane e ambiente nel passato remoto, con particolare attenzione agli adattamenti comportamentali e culturali in risposta ai cambiamenti ambientali. Lavora principalmente su siti rupestri e sui loro processi di formazione, applicando tecniche geoarcheologiche e micromorfologiche del suolo allo studio di sedimenti naturali e antropici. Studia anche la reazione dell’ambiente e delle popolazioni mediterranee alle fasi fredde, in aree non direttamente influenzate dalla copertura glaciale. Il suo approccio è sistemico: dallo scavo al contesto ambientale più ampio, analizzando la complessità dei fattori che hanno plasmato le culture preistoriche nel tempo e nello spazio.[10][1][3]


Speleologi e ricerca paleontologica: il GRPU e la figura di Giorgio Marzolini

La puntata affronta anche il tema del rapporto storico tra i gruppi speleologici e la ricerca archeologica nelle cavità naturali. Viene portato come esempio il Gruppo Ricerche di Paleontologia Umana (GRPU), costituito in seno all’Associazione XXX Ottobre di Trieste, una delle principali organizzazioni speleologiche triestine, attiva fin dal 1918.[11][12]

Centrale, in questa parte della trasmissione, sarà il ricordo di Giorgio Marzolini (Trieste, 19 ottobre 1936 – 18 marzo 2009), speleologo che per circa quarant’anni ha condotto ricerche archeologiche nelle grotte del Carso triestino. Il suo contributo scientifico è documentato da una vasta bibliografia, che comprende studi su depositi ipogei di grande interesse: la Grotta degli Zingari, la Grotta dell’Edera, la Grotta dell’Ansa, la Grotta del Pettine, la Grotta 2 delle Ossa, la Caverna sul Monte S. Leonardo, la Grotta del Tasso e altri siti ancora.[13][14][15]

Marzolini aveva iniziato la sua attività speleologica negli anni Cinquanta del Novecento. Il suo impegno sul campo, unito a una solida metodologia di indagine, ha permesso di documentare e rendere noti numerosi depositi archaeologici sotterranei del Carso, i cui risultati sono stati esposti in pubblicazioni di notevole valore scientifico. Il GRPU che guidava fu una realtà fondamentale nella storia della speleologia triestina, capace di costruire un ponte duraturo tra l’esplorazione in grotta e la ricerca paleoantropologica.[14][16][17]


Come seguire la puntata e contattare la redazione

La puntata del 21 aprile è ascoltabile in diretta su Radio Fragola alle frequenze FM 104.6–104.8 oppure in streaming sul sito www.radiofragola.com. Chi desiderasse intervenire durante la trasmissione può farlo via WhatsApp al numero +39 340 191 6542. Le puntate precedenti di “Racconti dal Buio” sono disponibili all’indirizzo www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/.[2][18]

Fonti
[1] PROF. GIOVANNI BOSCHIAN: “DISSESTI AMBIENTALI SULLE … https://caisag.ts.it/onc-conf-prof-g-boschian-2026/
[2] Racconti dal buio – Trieste – Radio Fragola https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/
[3] Un approccio sistemico: dallo scavo al contesto e ai … – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=zdkcQrUxWpU
[4] Riparo di Visogliano – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Riparo_di_Visogliano
[5] Riscoprire gli antichi ambienti del Carso: animali e uomini tra Slivia … https://museostorianaturaletrieste.it/riscoprire-gli-antichi-ambienti-del-carso-animali-e-uomini-tra-slivia-e-visogliano/
[6] 3575 | Riparo dei Micromammiferi – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3575-Riparo_dei_Micromammiferi
[7] DUINO-AURISINA (Ts), loc. Visogliano. Riparo preistorico. https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/duino-aurisina-ts-loc-visogliano-riparo-preistorico/
[8] Percorso Geopaleontologico – Civico Orto Botanico di Trieste https://ortobotanicotrieste.it/le-zone/percorso-geopleontologico/
[9] [PDF] BOSSEA MMV – Comitato Scientifico Centrale https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2018/04/atti-bossea.pdf
[10] Giovanni Boschian – UNIPI https://www.unipi.it/ateneo/organizzazione/persone/giovanni-boschian-4778/
[11] La nostra storia – AXXXO https://www.axxxo.net/la-nostra-storia/
[12] Annali vol. V – 1971-1972 – AXXXO https://www.axxxo.net/annali-vol-v-1971-1972/
[13] G.Marzolini – boegan.it https://www.boegan.it/2018/04/g-marzolini/
[14] Giorgio Marzolini – boegan.it https://www.boegan.it/2018/03/giorgio-marzolini/
[15] PRCS 2 GROTTA GIGANTE – Catasto Storico delle grotte https://www.catastogrotte.it/grotta/2/grotta-gigante
[16] Pubblicazioni Edite – Federazione Speleologica Regionale https://www.fsrfvg.it/lagazzetta/lagazz58/pub-edite.html
[17] [PDF] pdf – ATTI DEL MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI TRIESTE https://museostorianaturaletrieste.it/wp-content/uploads/Atti/Atti-Museo-58.pdf
[18] il martedì sera su Radio Fragola tra grotte, acque sotterranee e Timavo https://www.scintilena.com/racconti-dal-buio-il-martedi-sera-su-radio-fragola-tra-grotte-acque-sotterranee-e-timavo/01/13/

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Underground Vision – SpeleoMedit Magazine: il secondo numero esplora il patrimonio sotterraneo del Mediterraneo e oltre

Apríl 11th 2026 at 09:00

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La rivista di Tetide APS torna con una nuova edizione che spazia dalle grotte laviche dell’Arabia Saudita ai cristalli giganti della Spagna, con al centro un messaggio chiaro: conoscere è il primo atto di conservazione


Underground Vision: scienza e divulgazione in un unico spazio

Il secondo numero di Underground Vision – SpeleoMedit Magazine è disponibile. La rivista, ideata e prodotta da Tetide APS, l’Associazione di Promozione Sociale con sede a Caselle in Pittari (Salerno), conferma la sua vocazione di spazio condiviso tra comunità scientifica e pubblico generalista.

L’editoriale è firmato da Ferdinando Didonna, vicepresidente dell’associazione, che delinea il senso del progetto: costruire una piattaforma culturale internazionale capace di connettere speleologi, ricercatori, conservazionisti e semplici appassionati attorno a un patrimonio ipogeo che appartiene a tutti.

Il progetto SpeleoMedit nasce nel 2021, in occasione dell’Anno Internazionale delle Grotte e del Carsismo, come portale dedicato alla promozione e valorizzazione della speleologia nei paesi del bacino mediterraneo.

La rivista che ne è il prodotto editoriale principale – il numero 1 è uscito in versione cartacea e digitale nel marzo 2026, 94 pagine a colori in formato A4, con licenza Creative Commons – si propone come punto di riferimento per la comunità speleologica internazionale.[1][2]


Dai tubetti lavici sauditi alle dimore rupestri turche: i contenuti del secondo numero

I contributi del secondo numero coprono un arco geografico e tematico ampio. Tra i siti trattati figurano le grotte basaltiche dell’Arabia Saudita, in particolare i lava tubes presenti nei campi lavici denominati harrat. La grotta Umm Jirsan, nell’harrat Khaybar, è la più lunga del Paese con circa 1.500 metri di sviluppo. Ricerche recenti pubblicate su PLOS ONE hanno documentato tracce di occupazione umana che risalgono al Neolitico e all’Età del Bronzo. La grotta Abu Al-Waul, con circa 5 km di sviluppo, è stata identificata come il tubo lavico più lungo dell’Arabia Saudita.[3][4][5]

Dalla penisola arabica il numero si sposta in Turchia, lungo la valle dell’Eufrate, dove le abitazioni rupestri scolpite nel tufo raccontano millenni di insediamento umano. Il villaggio rupestre di Dimitre, nella provincia di Kayseri, conta 229 abitazioni documentate, cinque chiese bizantine e dieci rifugi, distribuiti lungo un fronte di 920 metri tra due falesie orizzontali. Più a ovest, la Cappadocia e le sue città sotterranee – Derinkuyu tra tutte – sono patrimonio UNESCO dal 1985.[6][7]


La Geode di Pulpí e la sorgente di Vërmicë: gioielli di un pianeta fragile

Tra i siti più attesi del numero c’è la Geoda de Pulpí, nel comune di Pulpí (Almería, Spagna), che la candidatura alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO – accettata nel gennaio 2025 – ha portato all’attenzione internazionale. La cavità misura 8 metri di lunghezza con pareti interamente rivestite da cristalli di gesso selenitico alti fino a due metri. Scoperta nel dicembre 1999 dal Gruppo Mineralogista di Madrid all’interno della Mina Rica, è aperta al pubblico dal 2019 ed è considerata la geode gigante più grande al mondo visitabile senza attrezzatura speciale. Uno studio internazionale ha dimostrato che i cristalli conservano informazioni sul paleoclima di 191.000 anni fa.[8][9][10]

Sul fronte idrogeologico, il numero affronta il caso della sorgente di Vërmicë, in Kosovo, inserita in un sistema carsico di rilevanza strategica per le risorse idriche della regione. I sistemi carsici – con le loro rocce carbonatiche, doline, inghiottitoi e risorgenti – funzionano come serbatoi naturali d’acqua ma presentano una vulnerabilità all’inquinamento molto elevata: le sostanze inquinanti si infiltrano rapidamente senza significativa filtrazione naturale. Gli acquiferi carsici forniscono acqua potabile a circa un quarto della popolazione mondiale.


Grotte sulfuree in Grecia e il confine con l’Albania: ambienti estremi

Il numero include anche la documentazione delle grotte ipogene sulfuree della Grecia, con particolare attenzione al confine greco-albanese. La Grotta del Zolfo (Spilaio Vromoneras), sviluppata per 520 metri, presenta acque idrotermali che raggiungono i 40-50°C. Sul versante albanese, esplorazioni speleologiche recenti hanno mappato oltre 9,5 km di gallerie del complesso di Lengarices, uno dei più estesi sistemi ipogeni sulfurei noti al mondo. Questi ambienti ospitano organismi chemoautotrofi – batteri che si nutrono di composti dello zolfo in assenza di luce solare – di grande interesse per la ricerca astrobiologica.[11][12]


Conservazione e identità culturale: il filo conduttore

L’editoriale di Didonna pone al centro del numero un principio che attraversa tutti i contributi: non può esserci protezione efficace senza conoscenza. Le grotte vengono definite “vene della Terra”, e la loro salute è descritta come direttamente legata alla qualità delle acque superficiali e alle condizioni degli ecosistemi sovrastanti.

La conservazione, nel quadro della rivista, non riguarda solo la geologia. Significa anche tutelare l’identità culturale dei luoghi. Il Monte Akovan in Kosovo e le grotte El Mejdam in Marocco sono citati come esempi in cui geologia e storia umana sono inseparabili. In Marocco, le grotte hanno restituito fossili di ominidi con datazioni attorno ai 773.000 anni fa, potenzialmente i più vicini antenati comuni di Homo sapiens, Neanderthal e Denisovani. In Kosovo, il patrimonio sotterraneo ha ricevuto di recente una serie filatelica dedicata alle quattro grotte naturali più importanti del Paese.[13][14][15]


Dalla speleologia al riconoscimento UNESCO: una battaglia in corso

Il numero affronta anche il tema del riconoscimento istituzionale della speleologia. Nel 2025, l’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha presentato formalmente all’UNESCO la richiesta di proclamare il 13 settembre come Giornata Internazionale delle Grotte e del Karst, con il supporto del governo sloveno e di decine di istituzioni internazionali.[16]

Il percorso verso un riconoscimento del patrimonio ipogeo in sede UNESCO ha già prodotto risultati concreti: nel settembre 2023 il sito “Carsismo nelle Evaporiti e Grotte dell’Appennino Settentrionale” è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale come 59° sito italiano, con oltre 900 grotte censite in 7 aree distinte.[17][18]


Azioni concrete: dalle campagne di pulizia all’arte per i giovani

Sul piano operativo, la rivista documenta una serie di iniziative che Tetide APS promuove direttamente. La campagna “Puliamo il Buio”, lanciata nel 2005 dalla Società Speleologica Italiana con Legambiente, continua a rappresentare il principale programma italiano di bonifica delle cavità naturali e artificiali. Nel dicembre 2023, Tetide APS ha organizzato a Putignano (BA) il Cave Conservation Workshop, con il supporto della Conservation Division della National Speleological Society americana.[19][20][21]

Per avvicinare le nuove generazioni al mondo sotterraneo, l’associazione promuove il concorso internazionale “Visioni Sotterranee”, organizzato nell’ambito del progetto EuroSpeleo: fotografia, pittura, grafica vettoriale, arte frattale e pixel art sono i linguaggi con cui giovani provenienti da tutta Europa raccontano il mondo delle grotte.[22]


Il prossimo numero a giugno 2026

Il terzo numero di Underground Vision – SpeleoMedit Magazine è atteso per giugno 2026. La rivista si conferma un punto di riferimento per una comunità internazionale che chiede strumenti editoriali capaci di unire rigore scientifico, attenzione alla conservazione e capacità di parlare anche a chi speleologia non ha mai praticato.[23][1]


Fonti consultate

Fonti
[1] Underground Vision – Speleomedit Magazine https://speleomedit.tetide.org/magazine/
[2] Underground Vision March 2026 n 1 https://www.lulu.com/it/shop/francesco-maurano/underground-vision-march-2026-n-1/paperback/product-q6wed4z.html
[3] First evidence for human occupation of a lava tube in Arabia: The archaeology of Umm Jirsan Cave and its surroundings, northern Saudi Arabia https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11023468/
[4] Arabia Saudita – Importante ritrovamento archeologico https://www.assadakah.net/post/arabia-saudita-importante-ritrovamento-archeologico
[5] La grotte d’Abu Al-Waul : La plus longue grotte du Royaume fait le … https://www.arabnews.fr/node/497346/culture
[6] Il villaggio rupestre di Dimitre: un tesoro nascosto nella roccia di … https://www.scintilena.com/il-villaggio-rupestre-di-dimitre-un-tesoro-nascosto-nella-roccia-di-kayseri-turchia/04/25/
[7] Siti rupestri della Cappadocia https://it.wikipedia.org/wiki/Siti_rupestri_della_Cappadocia
[8] I cristalli giganti della Geoda de Pulpí raccontano il clima … https://www.scintilena.com/i-cristalli-giganti-della-geoda-de-pulpi-raccontano-il-clima-di-191-000-anni-fa/04/08/
[9] Unica geode gigante visitabile al mondo e la più grande d’Europa https://www.lugaresparavisitar.es/it/144-geode-pulpi-unica-geode-gigante-visitabile-mondo-piu-grande-europa.html
[10] l geode di Pulpí è il più grande al mondo, si trova in … https://www.geopop.it/l-geode-di-pulpi-e-il-piu-grande-al-mondo-si-trova-in-spagna-e-puo-contenere-fino-a-10-persone/
[11] Grotte du Soufre — Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Grotte_du_Soufre
[12] Scoperte Nuove Grotte Sulfuree tra Grecia e Albania https://www.scintilena.com/scoperte-speleologiche-nuove-grotte-sulfuree-tra-grecia-e-albania/01/03/
[13] Scoperta eccezionale in Marocco: resti umani potrebbero riscrivere l … https://www.geopop.it/scoperta-eccezionale-in-marocco-resti-umani-potrebbero-riscrivere-lorigine-dellhomo-sapiens/
[14] Nuovi fossili scoperti in Marocco potrebbero riscrivere le origini dell … https://www.nationalgeographic.it/nuovi-fossili-scoperti-in-marocco-potrebbero-riscrivere-le-origini-dell-uomo-moderno
[15] Le quattro grotte uniche del Kosovo, ora sui francobolli – Telegrafi https://telegrafi.com/it/amp/Le-quattro-grotte-uniche-del-Kosovo-ora-anche-sui-francobolli-2673845186
[16] L’Unione Internazionale di Speleologia chiede il … https://www.scintilena.com/lunione-internazionale-di-speleologia-chiede-il-riconoscimento-unesco-del-13-settembre-come-giornata-mondiale-delle-grotte-e-del-karst/08/31/
[17] Il “Carsismo nelle Evaporiti e Grotte dell’Appennino … – Unesco.it https://www.unesco.it/news/il-carsismo-nelle-evaporiti-e-grotte-dellappennino-settentrionale-e-iscritto-nella-lista-dei-siti-del-patrimonio-mondiale-dellunesco/
[18] Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale https://www.unesco.it/it/unesco-vicino-a-te/siti-patrimonio-mondiale/carsismo-e-grotte-nelle-evaporiti-dellappennino-settentrionale/
[19] Puliamo il Buio: La Speleologia al Servizio dell’Ambiente – Scintilena https://www.scintilena.com/puliamo-il-buio-la-speleologia-al-servizio-dellambiente/09/13/
[20] Cave Conservation Workshop – Tetide https://www.tetide.org/progetti/cave-conservation-workshop/
[21] Workshop di Conservazione delle Grotte: Promuovere la … https://www.scintilena.com/workshop-di-conservazione-delle-grotte-promuovere-la-responsabilita-ambientale-nel-sottosuolo/10/20/
[22] Visioni Sotterranee – Concorso Internazionale 2025 https://www.scintilena.com/visioni-sotterranee-concorso-internazionale-2025/08/31/
[23] Underground Vision: uno sguardo globale sul patrimonio nascosto https://www.scintilena.com/underground-vision-uno-sguardo-globale-sul-patrimonio-nascosto/03/26/
[24] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[25] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[26] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Grotta dei Morti / Jama v Griži: carsismo, storia e tragedia sotto il Monte Spaccato
    Condividi Dal “Foro della Speranza” all’Abisso dei Morti: 160 anni di esplorazioni nel Carso Triestino Il 7 aprile 2026, la rubrica “Racconti dal Buio” di Radio Fragola accende i microfoni su uno degli abissi più carichi di storia del Carso triestino: la Grotta dei Morti, conosciuta in sloveno come Jama v Griži. Ospiti della puntata sono Moreno Tommasini e Maurizio Radacich del Club Alpinistico Triestino. Trieste Imperiale Senz’Acqua: la Città che Cercava il Timavo Nella sec
     

Grotta dei Morti / Jama v Griži: carsismo, storia e tragedia sotto il Monte Spaccato

Apríl 8th 2026 at 13:00

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Dal “Foro della Speranza” all’Abisso dei Morti: 160 anni di esplorazioni nel Carso Triestino

Il 7 aprile 2026, la rubrica “Racconti dal Buio” di Radio Fragola accende i microfoni su uno degli abissi più carichi di storia del Carso triestino: la Grotta dei Morti, conosciuta in sloveno come Jama v Griži. Ospiti della puntata sono Moreno Tommasini e Maurizio Radacich del Club Alpinistico Triestino.


Trieste Imperiale Senz’Acqua: la Città che Cercava il Timavo

Nella seconda metà dell’Ottocento, Trieste era una città in trasformazione rapida.

Dai seimila abitanti del 1754, la popolazione era più che triplicata entro il 1800, sotto la spinta del porto franco e del commercio imperiale.

L’acquedotto Teresiano, costruito per volere di Maria Teresa d’Austria, non bastava più. Le siccità estive tornavano periodiche e le autorità municipali dovevano intervenire con commissioni straordinarie.[1]

La soluzione sembrava nascosta sotto terra. Il Timavo — il fiume che nasce in Slovenia come Reka, scompare nelle grotte di San Canziano e riemerge presso San Giovanni di Duino dopo oltre quaranta chilometri di percorso sotterraneo — era un’ossessione idrologica per Trieste.

La scoperta nel 1841 del fiume sotterraneo nella Grotta di Trebiciano aveva alimentato la speranza di intercettarlo più vicino alla città.


Massimiliano d’Asburgo e l’Abate Richard: il Progetto Prende Forma

Nel dicembre 1861, Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena — fratello dell’Imperatore Francesco Giuseppe, futuro imperatore del Messico, all’epoca residente nel suo Castello di Miramare — invitò di propria iniziativa l’abate francese Richard, noto rabdomante e idroscopo, a effettuare ricerche sul costone carsico.

Richard concluse nella sua relazione che il fiume sotterraneo «scorreva lungo il margine dell’altipiano, a poca distanza dalla città». Le indagini si concentrarono sul costone sopra Longera. Il Consiglio Municipale stanziò duemila fiorini. Il cantiere aveva trovato il suo sito: la grotta più vicina all’abitato, già nota ai locali per le correnti d’aria che ne scaturivano — ritenute segnale di grandi vuoti sotterranei.[1]


1862–1864: Tre Anni di Scavi con Cuoio, Mine e Aria Irrespirabile

I lavori iniziarono nel febbraio 1862 sotto la direzione degli ingegneri Vallon e De Rin. Tra gli operai vi era Luca Kralj, 43 anni, contadino di Trebiciano: era stato il primo speleologo a toccare il fiume sotterraneo nella Grotta di Trebiciano, appena un decennio prima. Tornava nel buio carsico, questa volta per cercarlo dall’alto.[1]

I materiali venivano sollevati in sacchi di cuoio. Le mine aprivano i passaggi. L’aria si faceva via via più rarefatta. A 245 metri di profondità, nell’ottobre 1863, fu raggiunta una fessura obliqua da cui proveniva il suono di un lontano stillicidio e la pulsazione dell’aria. Per tre volte la galleria si allagò fino a un metro, e l’acqua che si ritirava lasciava depositi di sabbia — segnale diretto della circolazione freatica carsica sottostante.[1]

Nel maggio 1864, a 254 metri di profondità, i lumi si spegnevano per mancanza di ossigeno. I lavori furono sospesi.[1]


28 Ottobre 1866: l’Esplosione e la Morte nei Gas Tossici

Dopo oltre un anno di iter burocratico per ottenere il materiale esplosivo, il 28 ottobre 1866 venne trasmessa la scintilla elettrica per far esplodere 400 funti di polvere (circa 200 kg) calati in fondo all’abisso. All’esterno non si udì alcun rimbombo. Le vedette postate nelle cavità circostanti non avvertirono nulla.[1]

Convinti che la carica non avesse funzionato, dopo 45 minuti Andrea Fernetich, Luca Kralj e Antonio Kralj scesero a verificare. L’esplosione aveva saturato la grotta di gas tossici. Un pompiere calato in soccorso trovò a 130 metri il corpo di uno dei tre, senza traccia degli altri due.[1]

L’8 novembre 1866, quattro uomini di Corgnale scesero per recuperare le salme, accompagnati dal custode Matteo Kralj — figlio o nipote di uno dei caduti. A 70 metri i gas li costrinsero alla fuga. Matteo Kralj non tornò più su. L’ingresso fu chiuso con un masso, alle famiglie fu assegnata una misera pensione e la grotta prese il suo nome definitivo: Grotta dei Morti.[2][1]


Le Esplorazioni Speleologiche: un Secolo di Tentativi

Il Club Touristi Triestini (1894) e i Resti delle Vittime

Nel 1894 il Club Touristi Triestini visitò la cavità, rinvenendo alcuni resti delle vittime. Le autorità vietarono il recupero. Il crollo di parte dei detriti aveva intanto ostruito la galleria finale.[2]

Ottanta Tonnellate di Pietrame Rimosse nel 1957

Nel 1957 il Gruppo Grotte “Carlo Debeljak” affrontò l’abisso con sei mesi di lavoro e la rimozione di oltre 80 tonnellate di materiale dalla base del primo pozzo. Il limite del 1894 non fu comunque superato.[1]

Il Club Alpinistico Triestino Raggiunge il Fondo nel 2005

Nel 2005, dopo 139 anni, un gruppo di speleologi del Club Alpinistico Triestino raggiunse il punto dell’esplosione e si spinse oltre. Le ossa dei quattro lavoratori si trovano ancora sparse lungo i ripiani della cavità. Non sono mai state recuperate.[3]

Nel 2001, la Commissione Grotte “E. Boegan”, su iniziativa di Luciano Filipas, aveva posto sull’imbocco della grotta una targa con i quattro nomi e le due date: 28 ottobre e 8 novembre 1866.[2]

Nel 2016, Daniela Perhinek, Maurizio Radacich e Moreno Tommasini del CAT pubblicarono il libro «La Caverna sotto il Monte Spaccato. Da Foro della Speranza a Grotta dei Morti» — la ricostruzione completa di centocinquanta anni di esplorazioni, tragedie e speranze speleologiche.[3]


Carsismo: il Fenomeno che ha Scavato l’Abisso

Il Carso Triestino come Laboratorio del Mondo

Il termine “carsismo” deriva proprio dal Carso triestino, la regione dove questo fenomeno fu descritto sistematicamente per la prima volta. Rocce calcaree, acqua e anidride carbonica: tre elementi che, interagendo per milioni di anni, hanno creato l’altopiano carsico con le sue doline, gli inghiottitoi e i sistemi di gallerie sotterranee. L’acqua meteorica, arricchendosi di CO2, forma acido carbonico che dissolve il carbonato di calcio e lo asporta sotto forma di bicarbonato solubile.

Il Carso Triestino: Calcari Marini dal Cretacico all’Eocene

Il Carso triestino è costituito da rocce sedimentarie carbonatiche di origine marina: calcari, calcari dolomitici e dolomie, di età compresa tra il Cretacico superiore e l’Eocene. La scomparsa della coltre di flysch — alternanza di arenarie e marne — che copriva i sottostanti calcari è stata determinante per l’evoluzione carsica. L’altopiano è caratterizzato dall’assenza quasi totale di idrografia superficiale: l’acqua scompare rapidamente nel sottosuolo attraverso fessure, doline e inghiottitoi.

Le Forme del Carsismo: Doline, Pozzi e Concrezioni

Le morfologie superficiali del carsismo includono doline (depressioni a imbuto), uvale (più doline fuse insieme), polje (vaste depressioni pianeggianti), karren (solchi di dissoluzione sulla roccia) e inghiottitoi. Nel sottosuolo, la dissoluzione crea abissi a sviluppo prevalentemente verticale — come la Grotta dei Morti — oppure gallerie sub-orizzontali, condotte freatiche sommerse e sale ornate da stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni calcitiche.

La zona epifreatica — oscillante tra zona vadosa e freatica a seconda delle stagioni — è soggetta sia a dissoluzione chimica che a erosione meccanica. Le allagazioni temporanee registrate nella Grotta dei Morti durante gli scavi del 1862–1864 erano probabilmente manifestazioni di questa circolazione, non ancora compresa nella sua complessità dall’epoca. Il percorso completo del Timavo nel sottosuolo carsico rimane ancora oggi oggetto di ricerca attiva.


Radio Fragola e “Racconti dal Buio”: la Speleologia ogni Martedì in Onda

“Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo” va in onda ogni martedì alle ore 20:00 su Radio Fragola (FM 104.6–104.8 a Trieste, streaming su www.radiofragola.com). La rubrica propone 60 minuti dedicati a grotte, acque sotterranee, Carso triestino, fauna ipogea e sotterranei urbani, con ospiti che intrecciano geologia, biologia, storia e archeologia. Il progetto, avviato a gennaio 2026, porta la speleologia a un pubblico più ampio.

Moreno Tommasini è direttore della Scuola di Speleologia del Club Alpinistico Triestino e istruttore di tecnica speleologica. Maurizio Radacich è speleologo del CAT e coautore del libro del 2016 sulla Grotta dei Morti. Entrambi fanno parte del gruppo che nel 2005 ha compiuto le esplorazioni più recenti della cavità. Il Club Alpinistico Triestino APS è attivo dal 1945.[3]



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    Condividi Regole e segnalazioni per una speleologia più consapevole con GrottoCenter protezione ambiente in grotta Paul e Clément hanno messo online su GrottoCenter un nuovo servizio che permette di associare a ogni cavità regole ambientali e informazioni sui principali rischi presenti. L’obiettivo è dare alla comunità speleologica uno strumento semplice per condividere conoscenze locali e migliorare la protezione degli ambienti sotterranei con GrottoCenter protezione ambiente in grotta.
     

GrottoCenter protezione ambiente in grotta: il nuovo servizio collaborativo

Apríl 8th 2026 at 09:00

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Regole e segnalazioni per una speleologia più consapevole con GrottoCenter protezione ambiente in grotta

Paul e Clément hanno messo online su GrottoCenter un nuovo servizio che permette di associare a ogni cavità regole ambientali e informazioni sui principali rischi presenti.

L’obiettivo è dare alla comunità speleologica uno strumento semplice per condividere conoscenze locali e migliorare la protezione degli ambienti sotterranei con GrottoCenter protezione ambiente in grotta.

GrottoCenter protezione ambiente in grotta: il nuovo servizio

GrottoCenter è un database collaborativo dedicato alle grotte di tutto il mondo, alimentato da speleologi, associazioni e ricercatori.[1]

Negli ultimi anni la piattaforma ha sviluppato vari strumenti per scaricare, aggiornare e strutturare i dati sulle cavità, coinvolgendo centinaia di organizzazioni e migliaia di utenti.[1]

Il nuovo servizio si inserisce in questa logica di condivisione, ma con un’attenzione più marcata alla tutela ambientale.

Con GrottoCenter protezione ambiente in grotta diventa possibile associare a ogni scheda di cavità una serie di indicazioni operative, direttamente leggibili da chi programma una visita.

Regole ambiente grotte e tutela dei pipistrelli

Una delle novità più rilevanti riguarda la possibilità di indicare, per ogni grotta, la presenza di colonie di pipistrelli.

Questo consente di richiamare l’attenzione su periodi sensibili come letargo e riproduzione, in cui la frequentazione dovrebbe essere limitata o regolamentata, in linea con le buone pratiche già diffuse tra gli speleologi.[2]

Oltre ai pipistrelli, il servizio permette di specificare se sia obbligatorio seguire un percorso segnato, se esistono regole particolari dettate da gestori, enti locali o proprietari, e se sia richiesto l’uso di indumenti e attrezzature puliti per ridurre il trasporto di fango, semi, agenti patogeni o spore da una cavità all’altra.[3]

Queste indicazioni sono coerenti con le raccomandazioni dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS), che sottolineano l’importanza di regolamentare l’accesso e di adottare comportamenti a basso impatto per proteggere ecosistemi delicati come quelli carsici.[3]

GrottoCenter protezione ambiente in grotta offre così un canale strutturato per rendere queste regole visibili e facilmente consultabili prima di ogni uscita.

Rischi in grotta: inquinamento, CO2, crolli e piene

Il nuovo servizio non si limita agli aspetti di conservazione, ma integra anche la segnalazione dei principali rischi presenti in una cavità.

Per ogni grotta è possibile indicare problemi di inquinamento, livelli anomali di CO2, potenziali crolli o rischi di piena improvvisa.

Studi recenti hanno mostrato come la frequentazione turistica e le attività umane possano modificare in modo significativo parametri come la concentrazione di CO2 e le condizioni microclimatiche in grotta, con effetti sia sulla sicurezza dei visitatori sia sulla stabilità degli ecosistemi sotterranei.[4][5]

Disporre di una sezione dedicata a questi aspetti in GrottoCenter protezione ambiente in grotta permette a chi consulta il database di valutare meglio quando entrare, con quali precauzioni e, in alcuni casi, se rinunciare all’accesso.

Le segnalazioni su piene e crolli assumono particolare rilievo nelle cavità con corsi d’acqua attivi o in zone soggette a forti precipitazioni.

Una nota sintetica ma visibile può aiutare i gruppi a integrare queste informazioni nella propria valutazione del rischio.

Grotte turistiche e GrottoCenter protezione ambiente in grotta

Il nuovo strumento prevede anche la possibilità di identificare le grotte turistiche all’interno del database.

Questo aspetto è utile sia per il grande pubblico, che può scoprire percorsi sotterranei accessibili senza competenze tecniche specifiche, sia per gli speleologi che vogliono segnalare alternative “guidate” alle persone interessate ma non ancora formate.

Le grotte turistiche, quando gestite con attenzione al monitoraggio ambientale e ai flussi di accesso, possono svolgere un ruolo importante nella divulgazione e nella sensibilizzazione sulla fragilità degli ambienti carsici.[5][4]
Inserire in GrottoCenter protezione ambiente in grotta informazioni chiare sulle cavità aperte al pubblico contribuisce a indirizzare una parte della domanda verso siti attrezzati, riducendo la pressione su grotte non idonee a un uso intensivo.

Comunità speleologica e contributi a GrottoCenter protezione ambiente in grotta

Il nuovo servizio è costruito sulla partecipazione attiva degli utenti. Paul e Clément invitano in particolare chi conosce bene una zona carsica ad arricchire le schede delle grotte con le proprie conoscenze su regole locali, sensibilità ambientali e rischi specifici.

L’esperienza sul campo dei gruppi speleologici, delle commissioni regionali e delle associazioni può trasformarsi in informazioni operative di grande utilità, soprattutto per chi arriva da fuori area.

In questo modo GrottoCenter protezione ambiente in grotta diventa un punto di incontro tra memoria locale e fruizione globale del patrimonio ipogeo.

Per chi pratica la speleologia in modo continuativo, dedicare qualche minuto alla compilazione di queste sezioni significa contribuire in modo concreto alla sicurezza dei colleghi e alla salvaguardia delle cavità.

È un lavoro silenzioso, ma fondamentale per una gestione più matura e condivisa degli ambienti sotterranei, in linea con le raccomandazioni internazionali per la protezione di grotte e carsismo.[3]

Fonti
[1] Grottocenter: scarica facilmente tutti i dati sulle grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/grottocenter-scarica-facilmente-tutti-i-dati-sulle-grotte/06/29/
[2] Comportamenti da Evitare in Grotta: 15 Regole d’Oro per … – Scintilena https://www.scintilena.com/comportamenti-da-evitare-in-grotta-15-regole-doro-per-gli-speleologi-per-proteggere-i-pipistrelli/05/24/
[3] Protezione delle grotte e del carsismo, le raccomandazioni della UIS … https://www.scintilena.com/protezione-delle-grotte-e-del-carsismo-le-raccomandazioni-della-uis-in-21-lingue/08/22/
[4] Effects of Anthropogenic Disturbance and Seasonal Variation on Aerobiota in Highly Visited Show Caves in Slovenia https://www.mdpi.com/2076-2607/11/10/2381/pdf?version=1695614834
[5] Underground Ecosystem Conservation Through High … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8860376/

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