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  • Nuova specie di pesce cavernicolo sfida l’idea dei “vicoli ciechi evolutivi”
    Condividi Uno studio dell’Università di Yale identifica una nuova specie di cavefish e riapre il dibattito sull’evoluzione negli ecosistemi sotterranei Le grotte non sarebbero “vicoli ciechi” dell’evoluzione come si è pensato per oltre un secolo. È quanto suggerisce un nuovo studio dell’Yale University pubblicato sulla rivista Integrative Organismal Biology, che ha identificato una nuova specie di pesce cavernicolo cieco nel sud-est degli Stati Uniti. La nuova specie, denominata Typhlichth
     

Nuova specie di pesce cavernicolo sfida l’idea dei “vicoli ciechi evolutivi”

Máj 30th 2026 at 06:00

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Uno studio dell’Università di Yale identifica una nuova specie di cavefish e riapre il dibattito sull’evoluzione negli ecosistemi sotterranei

Le grotte non sarebbero “vicoli ciechi” dell’evoluzione come si è pensato per oltre un secolo. È quanto suggerisce un nuovo studio dell’Yale University pubblicato sulla rivista Integrative Organismal Biology, che ha identificato una nuova specie di pesce cavernicolo cieco nel sud-est degli Stati Uniti.

La nuova specie, denominata Typhlichthys styx, appartiene al gruppo dei cosiddetti Southern cavefish, piccoli pesci adattati alla vita permanente nel buio delle acque sotterranee. Gli studiosi hanno ricostruito la loro storia evolutiva attraverso analisi genetiche e scansioni CT dei crani, dimostrando che tre diverse specie si sarebbero differenziate dopo l’adattamento all’ambiente ipogeo.

La scoperta mette in discussione una visione che risaliva fino a Charles Darwin. Nel suo On the Origin of Species, Darwin descriveva infatti gli organismi cavernicoli come “relitti di antiche forme di vita”, sopravvissuti in ambienti isolati ma poco inclini a generare nuove specie. Da questa idea nacque la teoria secondo cui gli ecosistemi sotterranei sarebbero ambienti evolutivamente stagnanti.

By David Starr Jordan – Jordan, David Starr (1907) Fishes, New York City, NY: Henry Holt and Company, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=43020420

Secondo i ricercatori di Yale, invece, proprio la geologia sotterranea e gli acquiferi carsici avrebbero favorito la separazione delle popolazioni e quindi la speciazione. Le tre linee evolutive individuate condividerebbero infatti un antenato comune vissuto circa 8 milioni di anni fa.

Tutti questi pesci hanno perso gli occhi vivendo nel buio permanente delle grotte, ma la nuova specie conserva particolari strutture ossee residue attorno alle orbite, assenti nelle altre specie analizzate. Questo elemento anatomico, insieme ai dati genetici, ha permesso di riconoscere Typhlichthys styx come specie distinta.

La ricerca si inserisce in un crescente interesse scientifico per gli ecosistemi sotterranei, considerati oggi veri laboratori naturali per comprendere adattamento, isolamento biologico ed evoluzione della vita nel sottosuolo.

Fonte: Mike Cummings, Yale University, “Emergence of new cavefish species challenges evolutionary dead-end idea”, pubblicato su Phys.org in data 23 maggio 2026 – articolo editato da Lisa Lock e revisionato da Robert Egan – https://phys.org/news/2026-05-emergence-cavefish-species-evolutionary-dead.html

By Ulysses Orange Cox – Cox, Ulysses O. (1905) Revision of the cave fishes of North America, Report of the Bureau of Fisheries, 1903/1904, Washington, D.C.: Government Printing Office, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42379372

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  • 22 maggio Giornata della Biodiversità: Legambiente lancia il report con la “bussola del ripristino”
    Condividi Nel nuovo report presentato per la Giornata mondiale della Biodiversità, l’associazione ambientalista denuncia il ritardo italiano sugli obiettivi Ue e propone interventi Nature-Based Solutions per salvare gli ecosistemi degradati In occasione della Giornata mondiale della Biodiversità del 22 maggio, Legambiente ha presentato il report “Biodiversità a rischio 2026”, un documento che fotografa lo stato critico degli ecosistemi italiani e rilancia la necessità di accelerare gli interv
     

22 maggio Giornata della Biodiversità: Legambiente lancia il report con la “bussola del ripristino”

Máj 22nd 2026 at 06:00

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Nel nuovo report presentato per la Giornata mondiale della Biodiversità, l’associazione ambientalista denuncia il ritardo italiano sugli obiettivi Ue e propone interventi Nature-Based Solutions per salvare gli ecosistemi degradati

In occasione della Giornata mondiale della Biodiversità del 22 maggio, Legambiente ha presentato il report “Biodiversità a rischio 2026”, un documento che fotografa lo stato critico degli ecosistemi italiani e rilancia la necessità di accelerare gli interventi di ripristino ambientale. Al centro del dossier c’è la cosiddetta “bussola del ripristino”, uno strumento che individua per ogni ecosistema le soluzioni più efficaci per recuperare habitat e funzioni naturali compromesse.

L’Italia è sempre e ancora Ben lontana dagli obiettivi europei fissati al 2030 dalla Nature Restoration Law. La perdita di biodiversità continua infatti a interessare foreste, zone umide, ecosistemi costieri e ambienti agricoli, aggravata dagli effetti della crisi climatica, del consumo di suolo e dell’inquinamento. Le valutazioni di ISPRA indicano che quasi il 90% degli habitat terrestri si trova in uno stato di conservazione sfavorevole.

Per invertire la rotta, Legambiente punta sulle Nature-Based Solutions, ovvero interventi basati sui processi naturali: riforestazione, rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, recupero delle dune costiere, tutela delle aree umide e incremento delle infrastrutture verdi urbane. Soluzioni che, oltre a favorire la biodiversità, aiutano a contrastare dissesto idrogeologico, erosione e ondate di calore.

Il report arriva in concomitanza con la Giornata mondiale della Biodiversità, istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare governi e cittadini sull’importanza della tutela degli ecosistemi. La ricorrenza ricorda l’adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica del 1992 e richiama l’urgenza di proteggere specie, habitat e risorse naturali.

Tra tutti questi, tutelate anche da associazioni di protezione ambientale riconosciute, quali sono CAI e SSI ETS, ricordiamo, ci sono anche le grotte.

Fonti:

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