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Monte Crociglia, il Settantesimo: una montagna che ricorda e chiede di essere ascoltata

August 12th 2026 at 05:00

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La Festa dell’Arcangelo San Raffaele ha riunito sulla vetta comunità, escursionisti e associazioni. Il ricordo di Antonino Ballotta e Roberto Rebessi, il lavoro comune di CAI e GAEP e, sull’erba del crinale, le dimensioni reali di ciò che il progetto eolico potrebbe portare sulla montagna

Il 19 luglio avevamo raccontato l’attesa per la settantesima Festa del Monte Crociglia. Avevamo scritto che questa montagna non è soltanto “vento”: è storia, paesaggio, biodiversità, memoria, volontariato, amicizia tra le comunità delle valli. Non necessariamente parco eolico.

Domenica 9 agosto 2026 la storia è salita ancora una volta in vetta, e mai come quest’anno la Festa dell’Arcangelo San Raffaele ha mostrato quanto profondo sia il legame tra il Crociglia e le persone che da generazioni lo frequentano, lo percorrono e se ne prendono cura.

Sono state numerose le persone che hanno raggiunto la cima per la 70ª edizione della festa promossa dal Consorzio Rurale di Torrio: abitanti delle vallate, escursionisti, Alpini, amministratori, soci del CAI e del GAEP, associazioni ambientaliste e persone arrivate semplicemente perché questa montagna fa parte della loro vita. Una festa, dunque, e qualcosa di più.

Settant’anni di memoria sulla vetta

La Messa ha ricordato i caduti delle guerre e della montagna e tutte le persone che negli anni hanno condiviso la storia di questi luoghi. È questo il cuore antico della Festa del Crociglia. La statua dell’Arcangelo, che domina la vetta, è nata dal ricordo della tragedia alpinistica del Piz Palü del 1957 e nel tempo è diventata luogo della memoria per chi dalla montagna non è tornato e per quanti hanno lasciato qui una parte della propria vita.

Settant’anni dopo, uomini e donne continuano a salire fin quassù per ricordare: ricordare, in montagna, non significa soltanto guardare indietro. Significa riconoscere da dove veniamo e quindi assumersi una responsabilità verso ciò che verrà dopo di noi. Lo ha detto anche il presidente del Consorzio Rurale di Torrio, parlando del rapporto costruito nei secoli tra le comunità e il Crociglia e della necessità di preservarne ambiente e storia, rapportandosi alla natura non come padroni ma con attenzione e rispetto. Sono parole che, sulla vetta del Crociglia e nel momento storico che il territorio sta attraversando, hanno un significato particolare.

Una targa per Antonino Ballotta e Roberto Rebessi

Uno dei momenti più intensi della giornata è stato l’inaugurazione della nuova targa posta alla base della statua dell’Arcangelo.

Il GAEP – Gruppo Alpinisti Escursionisti Piacentini APS ha voluto ricordare insieme due presidenti che hanno segnato profondamente la storia dell’associazione: Antonino Ballotta, presidente dal 1982 al 2001, e Roberto Rebessi, che ha guidato il GAEP dal 2005 al 2023. Per Rebessi, in particolare, il Crociglia era tante cose: il Rifugio Vincenzo Stoto, Torrio e Selva, i sentieri, le persone incontrate e il lavoro silenzioso necessario perché un luogo di montagna continui a vivere. La presidente del GAEP, sua figlia Monica, ne ha ricordato il legame profondo con questo territorio e ha ringraziato i soci dai quali è nata la volontà di lasciare qui un segno permanente della sua presenza.

La storia del GAEP sul Crociglia viene da lontano: già nel 1955 l’associazione acquistò dal Demanio i ruderi dell’antica Caserma Ducale al Passo Crociglia per trasformarli in un rifugio alpestre.Da quelle pietre e dal lavoro volontario di generazioni di soci è nato il Rifugio Vincenzo Stoto, vero presidio della montagna.

Sono state benedette la nuova targa e le corone commemorative, quella del CAI dedicata ai caduti della montagna; quella del GAEP con poche parole capaci di raccontare una storia intera: “A chi ha tracciato il nostro cammino”.

Poi i soci del GAEP hanno cantato Signore delle Cime. In montagna, del resto, non occorrono discorsi. Bastano una vetta, dei nomi, le persone raccolte intorno e una canzone conosciuta da generazioni di alpinisti.

CAI e GAEP: la tutela comincia anche da un cancello

La preparazione della Festa era iniziata, in realtà, già nelle settimane precedenti: prendersi cura della montagna significa fare lavori molto concreti.

Nei fine settimana prima del 9 agosto, volontari del GAEP e della Sezione CAI di Piacenza hanno lavorato insieme per rifare la recinzione e il cancelletto che proteggono dagli animali al pascolo l’area della statua di San Raffaele e dell’altare.

Un piccolo intervento, se misurato sulla scala di una montagna, grande per ciò che rappresenta.

La tutela dell’ambiente montano non vive soltanto nei documenti, nelle osservazioni tecniche, nelle prese di posizione o nelle procedure amministrative. Vive anche nelle mani di chi porta il materiale, sistema una recinzione, mantiene un rifugio, segna un sentiero e dedica gratuitamente una giornata del proprio tempo a un luogo che appartiene a tutti.

CAI e GAEP lo fanno qui da molti anni, insieme alle comunità locali.

È forse questa una delle immagini più autentiche del Crociglia: una montagna non semplicemente frequentata, ma custodita.

Cinquantadue metri per ventisette

Quest’anno, però, sulla vetta c’era inevitabilmente anche il futuro del Crociglia, o almeno uno dei futuri possibili.

La storia del Crociglia è ancora più antica della festa. Per secoli questo monte è stato il punto d’incontro delle comunità delle alte valli e delle genti che percorrevano le mulattiere tra Liguria ed Emilia. In particolare Torrio, oggi piccolo borgo della Val d’Aveto, ha rappresentato uno dei principali riferimenti per la vita del monte e continua a custodirne la memoria e le tradizioni.

Il Crociglia, gigantesco cupolone dai fianchi dolci e rassicuranti, quasi materni, coperti da praterie, è un territorio da proteggere: dalla vetta il panorama spazia dall’Appennino ligure alla Pianura Padana e alle Alpi, fino al Mar Ligure, oltre la Val d’Aveto. Per la facilità d’accesso, la bellezza delle fioriture primaverili, la presenza del Rifugio Stoto e i vasti panorami, il Crociglia è oggi una delle vette più frequentate e amate del circondario.

QuI, sul crinale tra Ferriere e Santo Stefano d’Aveto, si è progettato un parco eolico.

ll progetto ha mobilitato amministrazioni, associazioni e migliaia di cittadini e ha aperto una discussione che va ben oltre un semplice “sì” o “no” alle energie rinnovabili.

Dove, come e a quale prezzo per il territorio può essere realizzata la transizione energetica? E mettiamoci anche un perché.

Durante la giornata alcuni volontari del GAEP hanno provato a rendere comprensibile qualcosa che sulle carte tecniche rischia di rimanere astratto. Sul prato, nei pressi dell’area prevista per l’aerogeneratore FE-02, hanno tracciato un rettangolo di circa 52 metri per 27. Sono numeri finché rimangono scritti su un documento.

Se quei numeri diventano passi si concretizzano in metri di prato: una superficie che gli occhi possono finalmente misurare.

Alla vista, quel rettangolo rappresentava l’ingombro preso come riferimento per il basamento dell’aerogeneratore. E tuttavia è soltanto una parte delle trasformazioni che comporta la realizzazione di un impianto di queste dimensioni: vi sono poi le aree di cantiere, le piazzole operative, la movimentazione dei mezzi, la viabilità necessaria e le altre opere connesse.

Vederlo disegnato direttamente sulla montagna ha avuto una forza che nessuna planimetria possiede: cambia la scala, e ciò che era un progetto diventa consumo di territorio.

Dodicimila nomi sulla montagna

Sulla vetta è stata srotolata un’altra striscia, questa volta lunghissima: una bobina con le oltre 12.000 firme raccolte contro il progetto eolico, già portata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica durante la trasferta a Roma.

Le persone si sono avvicinate, hanno cercato il proprio nome, lo hanno indicato, fotografato.

Dodicimila firme possono essere una cifra: se sono dodicimila nomi sull’erba tornano a essere dodicimila persone.

Il Consorzio Rurale di Torrio ha ringraziato il Sindaco per l’impegno nella difesa del territorio, così come le numerose associazioni che in questi mesi hanno lavorato sulla questione del progetto eolico. Tra queste GAEP, CAI, Comitato Tutela Ambiente e Paesaggio di Bettola, LIPU Piacenza, Gruppo Ornitologico Lombardo, Amici del Piacenza Wildlife Rescue Center, Legambiente Piacenza, Gruppo Archeologico Val Nure, ANSPI di Gambaro, Italia Nostra Piacenza, Rifugio Monte Ragola–Prato Grande, Unione delle Guide Ambientali Escursionistiche, Trekking Taro e Ceno e Nomad Geography.

Realtà diverse, con storie e competenze diverse, unite dalla preoccupazione per il futuro di questo crinale.

La montagna non è lo spazio vuoto tra due progetti

Nei precedenti articoli avevamo scritto che la montagna non è un sito qualsiasi. Dopo il 9 agosto quelle parole assumono forse un significato ancora più concreto.

Il Monte Crociglia non è uno spazio vuoto in attesa di una destinazione.

È il Rifugio Stoto ricostruito dalle macerie e mantenuto dal volontariato. È la statua dell’Arcangelo. È il ricordo dei caduti. Sono Ballotta e Rebessi e tutti coloro che hanno “tracciato il nostro cammino”. Sono gli abitanti di Torrio, Selva e delle vallate. Sono CAI e GAEP che insieme aggiustano una recinzione. Sono gli escursionisti che raggiungono la cima. Sono i prati, le fioriture, i colori di settembre, gli animali, il paesaggio aperto dell’Appennino.

Ora, è anche una striscia con dodicimila nomi stesa sull’erba.

Viene in mente Francesco Guccini e il suo Il vecchio e il bambino: un vecchio conduce per mano un bambino attraverso un paesaggio ormai trasformato e prova a raccontargli ciò che un tempo esisteva lì, dove ormai restano soltanto «torri di fumo».

Gli chiede di immaginare il grano, i frutti, i fiori, le voci e i colori. E poi il ricordo si condensa in un’immagine semplicissima: «crescevano gli alberi e tutto era verde».

Il bambino ascolta quel mondo che non ha mai potuto vedere e lo scambia per una fiaba.

Forse la tutela comincia anche da qui: dal fare in modo che ciò che oggi possiamo ancora vedere, attraversare e conoscere non debba essere, un giorno, soltanto raccontato.

Che montagna vogliamo consegnare a chi salirà sul Crociglia dopo di noi?

Difendere tutto questo non significa essere contrari alla transizione energetica. Significa csolo hiedere che la transizione sia davvero sostenibile, e che nella valutazione dei luoghi entrino anche ciò che non si misura soltanto in megawatt: paesaggio, biodiversità, storia, frequentazione, cultura, identità delle comunità e valore del patrimonio montano.

Il Club Alpino Italiano, associazione di protezione ambientale, porta da tempo nella propria cultura il principio che frequentare la montagna significhi anche conoscerla e assumersi la responsabilità della sua tutela. Il GAEP anche.

Sul Crociglia questa responsabilità oggi è particolarmente evidente.

Dopo la festa

Poi, il Crociglia è tornato al suo silenzio. Sono rimasti la statua dell’Arcangelo, il rifugio, la targa nuova, la recinzione rifatta, il crinale.

E, negli uffici, resta aperto il procedimento relativo al progetto eolico, che continuerà il proprio percorso amministrativo e tecnico.

Quanto accaduto il 9 agosto racconta però qualcosa che nessuna procedura potrà ignorare: questa montagna è vissuta, conosciuta, amata e custodita.

Settant’anni di persone che continuano a salire.Alcune oggi non ci sono più. Altre hanno raccolto il loro testimone. Altre ancora arriveranno per la prima volta: è così che una montagna entra nella storia di una comunità. Questo è il significato più profondo della frase deposta sulla vetta: “A chi ha tracciato il nostro cammino”.

Custodire il Crociglia significa anche fare in modo che quel cammino possa continuare.

La sostenibilità energetica non si costruisce contro i territori, ma insieme ad essi. La transizione ecologica sarà sentita come giusta solo se includerà le persone e i luoghi, non se verrà imposta dall’alto come una nuova forma di sfruttamento.

Contiamo nell’impegno verso una sostenibilità effettiva e trasversale delle istituzioni, del CAI, del GAEP e delle associazioni coinvolte, per rispettare i desiderata della popolazione. 

Marina Abisso
CAI Ligure Genova – OrTAM–ONCN

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La sfida di misurare la biodiversità sotterranea: webinar del Karst Waters Institute con il biologo David Culver

Júl 18th 2026 at 06:00

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Il 29 luglio 2026 il biologo statunitense terrà un incontro online dedicato ai metodi di studio e valutazione della biodiversità degli ambienti sotterranei

La sfida di misurare la biodiversità sotterranea: webinar del Karst Waters Institute con David Culver

Il 29 luglio 2026 il biologo statunitense terrà un incontro online dedicato ai metodi di studio e valutazione della biodiversità degli ambienti sotterranei.

Il Karst Waters Institute prosegue il suo ciclo di webinar con un appuntamento dedicato a uno dei temi più complessi della biospeleologia: la misura della biodiversità sotterranea.

Mercoledì 29 luglio 2026 il professor David Culver presenterà la conferenza online dal titolo “The Struggle to Measure Subterranean Biodiversity” (“La sfida di misurare la biodiversità sotterranea”), affrontando le difficoltà scientifiche legate allo studio della fauna che vive nelle grotte e negli altri ambienti ipogei.

David Culver è uno dei massimi esperti mondiali di ecologia e biodiversità degli ecosistemi sotterranei e ha contribuito in modo determinante allo sviluppo delle conoscenze sulla distribuzione e la conservazione della fauna cavernicola. Tra i suoi lavori figura anche il volume “Mapping Subterranean Biodiversity”, dedicato proprio alla distribuzione globale della biodiversità sotterranea.

L’incontro si svolgerà online alle ore 19.00 (Central Time, USA), corrispondenti alle 2.00 del mattino del 30 luglio in Italia (CEST). La partecipazione è libera tramite Zoom. Per chi non potrà seguire la diretta, la registrazione sarà successivamente pubblicata sul canale YouTube del Karst Waters Institute.

Per partecipare è possibile collegarsi tramite il link Zoom indicato dagli organizzatori:
https://bucknell.zoom.us/j/5041312774

fonte: post social Karst Waters Institute:

“Please join us for our the next lecture in our webinar series, The Struggle to Measure Subterranean Biodiversity, presented by Dr. David Culver on July 29 at 7:00 pm central time.

You can join us at the link below!

And, as always, a recording of the talk will be available on or YouTube Channel if you’re unable to join us on the 29!

https://bucknell.zoom.us/j/5041312774

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