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    Condividi Il test italiano per l’esplorazione dei lava tube lunari Una cava basaltica dei Monti Lessini, tra San Pietro Mussolino e Nogarole Vicentino, è stata utilizzata per il primo test sul campo della configurazione completa di DaedalusCam. Il sistema, sviluppato per la missione concettuale Daedalus dell’Agenzia spaziale europea, è destinato a raccogliere immagini delle cavità lunari e a contribuire alla ricostruzione tridimensionale degli ambienti sotterranei. La campagna si è svo
     

Dalle cave del Vicentino alle grotte sulla Luna: DaedalusCam testa la ricostruzione 3D

September 16th 2026 at 10:00

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Il test italiano per l’esplorazione dei lava tube lunari

Una cava basaltica dei Monti Lessini, tra San Pietro Mussolino e Nogarole Vicentino, è stata utilizzata per il primo test sul campo della configurazione completa di DaedalusCam.

Il sistema, sviluppato per la missione concettuale Daedalus dell’Agenzia spaziale europea, è destinato a raccogliere immagini delle cavità lunari e a contribuire alla ricostruzione tridimensionale degli ambienti sotterranei.

La campagna si è svolta a Cava Bertocchi, gestita dalla Vaccari Antonio Giulio S.p.A. Il sito è stato scelto per la presenza di basalto, una roccia magmatica che offre un analogo utile per alcune caratteristiche delle superfici lunari.

L’analogia resta parziale. Sulla Luna mancano atmosfera e acqua liquida, la gravità è molto più bassa e le condizioni di illuminazione, temperatura e radiazione sono diverse.

Il test ha riunito competenze di geologia, ottica, fotogrammetria, robotica e operazioni con droni. Vi hanno partecipato gruppi dell’INAF, del Politecnico di Milano, dell’Università di Padova, Planetek Italia e dell’Agenzia spaziale italiana.

La campagna ha rappresentato il primo impiego delle quattro camere PanCam montate insieme nella configurazione prevista per DaedalusCam. [web:9][file:2]

DaedalusCam e la visione panoramica iperemisferica

DaedalusCam non è una singola fotocamera. È composta da quattro camere dotate di lenti bifocali panoramiche, disposte in una configurazione incrociata.

Ogni lente combina un campo panoramico di circa 360 gradi in azimut e 100 gradi in elevazione con una regione frontale circolare più ristretta, ma a maggiore risoluzione.

La copertura molto ampia serve a osservare pareti, fondo, soffitto e traiettoria durante la discesa nella cavità. La configurazione consente inoltre una visione stereoscopica ridondante. Secondo la documentazione tecnica del progetto, ogni punto dello spazio circostante dovrebbe essere osservato da almeno due camere, mentre alcune aree possono essere viste da tre o quattro sistemi.

L’aggettivo iperemisferica indica un campo di vista più esteso rispetto a quello di un obiettivo fisheye convenzionale. La caratteristica riduce le zone cieche, ma rende più complessa la calibrazione geometrica. La parte centrale ad alta risoluzione può essere utilizzata anche con filtri a banda stretta, per ottenere indicazioni sulla composizione delle pareti. L’interpretazione spettrometrica dovrà considerare illuminazione, polvere, angolo di osservazione e calibrazione radiometrica. [web:15]

Fotogrammetria e modello tridimensionale

Il compito principale di DaedalusCam è documentare la geometria della skylight e della discesa. Le immagini non producono automaticamente una mappa 3D. Prima devono essere calibrate, corrette dalla distorsione e allineate tra loro.

La catena di elaborazione comprende la trasformazione delle immagini, la registrazione dei punti omologhi, la stima del movimento e la fusione dei dati provenienti dalle quattro camere. Gli algoritmi SLAM possono contribuire a ricostruire nello stesso momento la traiettoria della piattaforma e la forma dell’ambiente.

Il risultato può essere una nuvola di punti, una mesh o un Digital Terrain Model. La qualità del prodotto deve essere verificata con misure indipendenti. Nel caso della Cava Bertocchi, il modello fotogrammetrico sarà confrontato con un rilievo ottenuto tramite laser altimetro. Il confronto consentirà di stimare l’errore sulle quote, la deriva della traiettoria e la capacità di ricostruire pareti verticali e superfici con poca tessitura.

Per un’applicazione planetaria è importante distinguere una superficie visivamente coerente da una misura geometrica affidabile. La validazione quantitativa sarà quindi una delle fasi centrali dello sviluppo.

La missione Daedalus verso Marius Hills

Il concetto Daedalus è stato sviluppato nell’ambito degli studi ESA SysNova e di una successiva attività Concurrent Design Facility. Il principale obiettivo è l’esplorazione della Marius Hills Hole, una depressione verticale situata nell’Oceanus Procellarum, nella regione equatoriale della Luna.

La cavità è stata individuata grazie alle osservazioni della missione giapponese SELENE-Kaguya. Le immagini hanno mostrato un’apertura verticale con dimensioni stimate nell’ordine di alcune decine di metri e una profondità di circa 80-90 metri. Dati successivi di altre missioni hanno rafforzato l’interesse per la possibile presenza di vuoti sotterranei. La continuità e lo sviluppo effettivo del lava tube non sono ancora stati verificati direttamente da un robot. [web:5][web:15]

La sequenza operativa ipotizzata prevede l’arrivo di un rover sul bordo della skylight. Un sistema di calata dovrebbe abbassare la sfera robotica lungo il pozzo. Durante la discesa, prevista per circa 50 metri nel progetto descritto da INAF, il cavo potrebbe fornire energia e trasmettere dati.

Una volta raggiunta la parte inferiore, Daedalus potrebbe sganciarsi e procedere autonomamente. Il robot non è concepito per tornare in superficie. La fase profonda dovrebbe basarsi soprattutto su lidar e sensori ambientali, perché non è prevista un’illuminazione artificiale per le camere ottiche.

Perché studiare le cavità lunari

I lava tube si formano quando la parte esterna di una colata lavica si raffredda, mentre il materiale interno continua a scorrere. L’esaurimento del flusso può lasciare un condotto vuoto. Il crollo parziale del tetto può generare una skylight, cioè un’apertura che collega la superficie al sistema sotterraneo.

Le cavità lunari interessano la ricerca per la loro possibile funzione di schermatura. La roccia sovrastante può ridurre l’esposizione a micrometeoriti e radiazioni rispetto alla superficie. L’ambiente sotterraneo potrebbe anche presentare variazioni termiche più contenute. Queste condizioni spiegano l’interesse per future missioni robotiche e, in prospettiva, per l’esplorazione umana.

Si tratta di potenzialità, non di condizioni già dimostrate per ogni cavità. Non è ancora noto se la Marius Hills Hole conduca a un ambiente ampio, stabile e percorribile. Restano da valutare accesso, comunicazioni, polvere, regolite, ostacoli, stabilità delle pareti e disponibilità energetica.

Un collegamento con la speleologia terrestre

Il progetto richiama diversi metodi della speleologia. Anche in una grotta terrestre il rilievo serve a trasformare osservazioni parziali in una rappresentazione spaziale. Sono importanti la ridondanza delle misure, la valutazione dell’incertezza e l’individuazione delle zone non osservate.

Le condizioni operative restano molto diverse. Una grotta terrestre può essere raggiunta da persone o robot, dispone di atmosfera e può essere illuminata artificialmente. Un lava tube lunare richiede invece sistemi autonomi, collegamenti radio, gestione della polvere e strumenti capaci di operare nel vuoto e in condizioni termiche difficili.

Il confronto è utile soprattutto sul piano metodologico. Prima di discutere la possibilità di una base, la cavità dovrà essere misurata, mappata e interpretata. DaedalusCam è pensata per la prima parte di questo percorso: osservare l’ingresso, documentare la discesa e produrre un modello tridimensionale delle pareti.

Prossimi sviluppi della tecnologia

La campagna sui Monti Lessini ha mostrato la possibilità di utilizzare la configurazione completa a quattro camere durante un volo con drone. Il gruppo dovrà ora completare l’elaborazione delle immagini e verificare la precisione del modello rispetto al rilievo laser.

Tra le criticità da affrontare ci sono la gestione della luce solare, la differenza di esposizione tra le camere, la distorsione ottica e la quantità di dati da elaborare. Un campo di vista così ampio aumenta la copertura, ma può introdurre saturazione, riflessi e perdita di contrasto quando la sorgente luminosa entra nell’inquadratura.

Sono allo studio ulteriori test in ambienti vulcanici naturali, comprese possibili campagne nelle grotte dell’Etna. Un simile passaggio permetterebbe di avvicinare la sperimentazione alle condizioni di una cavità, mantenendo la possibilità di intervento diretto degli operatori.

La data del 2033, citata nelle prime fasi del progetto Daedalus, non risulta confermata. Le informazioni più recenti riportano un orizzonte successivo al 2033 e non indicano ancora un lancio operativo definito. DaedalusCam rappresenta quindi una tecnologia in sviluppo all’interno di un concetto di missione, non uno strumento già inserito in una missione lunare finanziata e programmata.

Fonti

Dedalus

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  • Cryosphere in Motion: manca un mese alla scadenza
    Condividi Laura Sanna ricorda su Speleo-it il videocontest in itinere Al video contest promosso dal CNR possono partecipare anche filmati non realizzati di recente La precisazione può essere di particolare interesse per la comunità speleologica, che può candidare immagini già presenti negli archivi relative a grotte di ghiaccio, esplorazioni glaciali, attività di ricerca, monitoraggio e lavoro sul campo in ambienti innevati e d’alta quota. La scadenza per le candidature è fissata al 15
     

Cryosphere in Motion: manca un mese alla scadenza

September 16th 2026 at 05:30

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Laura Sanna ricorda su Speleo-it il videocontest in itinere

Al video contest promosso dal CNR possono partecipare anche filmati non realizzati di recente

La precisazione può essere di particolare interesse per la comunità speleologica, che può candidare immagini già presenti negli archivi relative a grotte di ghiaccio, esplorazioni glaciali, attività di ricerca, monitoraggio e lavoro sul campo in ambienti innevati e d’alta quota.

La scadenza per le candidature è fissata al 15 ottobre 2026.

Il contest prevede tre categorie e tre premi in materiale tecnico. La premiazione si terrà l’11 dicembre 2026 presso la sede centrale del CNR a Roma.

Avete negli archivi immagini di grotte di ghiaccio, esplorazioni glaciali, attività di ricerca o monitoraggio in ambienti innevati e d’alta quota? Potrebbe essere l’occasione giusta per valorizzarle.

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  • La ricerca speleologica di superficie con rilievi LiDAR e DTM
    Condividi Risorse, tecniche, applicazioni, risultati e potenziale per la speleologia e il carsismo Un Digital Terrain Model (DTM) derivato da LiDAR aereo rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per programmare la ricerca speleologica di superficie. Rimuovendo edifici e vegetazione, rende leggibile la microtopografia del terreno e consente di riconoscere, misurare e mettere in priorità indizi geomorfologici anche sotto bosco fitto. Il suo valore è operativo e probabilistico: trasf
     

La ricerca speleologica di superficie con rilievi LiDAR e DTM

September 15th 2026 at 07:00

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Risorse, tecniche, applicazioni, risultati e potenziale per la speleologia e il carsismo

Un Digital Terrain Model (DTM) derivato da LiDAR aereo rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per programmare la ricerca speleologica di superficie. Rimuovendo edifici e vegetazione, rende leggibile la microtopografia del terreno e consente di riconoscere, misurare e mettere in priorità indizi geomorfologici anche sotto bosco fitto.

Il suo valore è operativo e probabilistico: trasforma la battuta di zona da ricognizione indifferenziata a verifica sul terreno di una rosa motivata di bersagli. Il rilievo a piedi, la lettura geologica e idrogeologica, la consultazione del catasto e la verifica di accessibilità rimangono indispensabili.


Concetti fondamentali: LiDAR, nuvola di punti, DSM e DTM

LiDAR (Light Detection and Ranging) misura distanze tramite impulsi laser e restituisce una nuvola di punti 3D con coordinate planimetriche ed elevazione. Nelle acquisizioni aviotrasportate, e in parte in quelle da drone, più ritorni dello stesso impulso possono fornire informazioni sia sulla chioma sia sul suolo.

Occorre distinguere con rigore i diversi prodotti:

  • Nuvola di punti (LAS/LAZ): misure 3D, classificate o meno; massima flessibilità per controllare classificazione, ritorni e sezioni.
  • DSM (modello digitale di superficie): quota di chiome, edifici e suolo; utile per contesto e ostacoli, poco affidabile sotto vegetazione.
  • DTM/DEM terreno nudo: stima della sola superficie topografica; prodotto decisivo per morfologie carsiche e ingressi potenziali.
  • Hillshade e visualizzazioni derivate: ombreggiature e trasformazioni del DTM; strumenti di interpretazione, non dati indipendenti.

Nell’uso speleologico di superficie è il DTM ground-classified a fare la differenza. Un DSM ottenuto da fotogrammetria UAV può avere ottima risoluzione ma non sostituisce il DTM LiDAR in bosco: la vegetazione può nascondere il terreno o creare false rugosità.

Cosa il DTM può e non può inferire

Il DTM può indicare una forma superficiale coerente con una cavità, un collasso, una frattura o un punto di infiltrazione. Non può stabilire da solo se sotto l’anomalia esista un vuoto, se l’apertura sia penetrabile, occlusa o antropica, né geometria, sviluppo e direzione certa della cavità.

La formulazione corretta in cartografia e in un articolo è dunque: “candidato bersaglio di verifica”, non “nuova grotta individuata dal LiDAR”.


Risorse e dati per la ricerca speleologica con LiDAR e DTM

Dati da acquisire o reperire

  1. DTM LiDAR regionale/provinciale: normalmente la risorsa più conveniente per aree vaste. Controllare anno e stagione del volo, densità dei punti al suolo, passo raster, accuratezza verticale, sistema di riferimento e licenza d’uso.
  2. Nuvola LAS/LAZ, quando disponibile: preferibile al solo raster per verificare anomalie, sezioni, classificazione “ground”, densità locale e lacune sotto chioma.
  3. Ortofoto storiche e attuali: servono a distinguere depressioni naturali da piste forestali, trincee, piazzole, cave, crateri, opere idrauliche e dissesti.
  4. Geologia strutturale e litologica: carte geologiche, faglie, immersione degli strati, contatti calcare–impermeabile, coperture detritiche.
  5. Idrologia carsica: impluvi, bacini chiusi, corsi perdenti, sorgenti, colorazioni, piezometria e quote di base locale.
  6. Catasti, bibliografia, archivi e toponomastica: necessari per evitare la “riscoperta” di cavità note e per interpretare indizi storici.
  7. DTM da UAV LiDAR: indicato per zone bersaglio, pareti, imbocchi e aree molto boscate o dove il dato regionale è insufficiente. Richiede autorizzazioni di volo, punti di controllo/GNSS e competenza di elaborazione.

Specifiche pratiche

Non esiste una risoluzione universalmente “sufficiente”. Dipende dalle dimensioni della forma, dal bosco, dalla pendenza, dal suolo e dall’obiettivo. Per doline e morfologie diffuse, DTMs a 1–2,5 m possono essere molto efficaci; per piccoli pozzi, fessure, ingressi in parete o manufatti, diventa preziosa una nuvola densa e l’ispezione diretta del point cloud.

Risoluzione raster nominale e qualità reale non coincidono: un pixel piccolo interpolato da pochi punti ground può produrre dettagli apparenti ma non affidabili. Nei dati comparati sull’Aggtelek Karst, un DTM prodotto da punti ground a bassa densità e raccolti in stagione vegetativa ha richiesto una griglia di 2,5 m; nell’area slovacca, dati più densi hanno permesso un DTM a 1 m.

La lezione operativa è controllare la densità dei punti classificati a terreno, non soltanto il valore dichiarato della griglia.

Software e ambiente di lavoro

  • QGIS: gestione raster e vettoriale, hillshade, slope/aspect/curvature, strumenti GRASS e SAGA, georeferenziazione, layout.
  • GRASS GIS: particolarmente utile per analisi idrologiche e geomorfometriche (r.fill.dir, r.watershed, r.geomorphon, map algebra).
  • SAGA GIS / WhiteboxTools: ottimi per multi-hillshade, openness, sky-view factor, relative elevation e depression analysis.
  • CloudCompare: lettura e sezioni delle nuvole di punti, controllo di anomalie e confronto di scansioni.
  • PDAL e LAStools: filtraggio, classificazione, conversione e pipeline riproducibili per LAS/LAZ.
  • ArcGIS Pro: validissima alternativa proprietaria, in particolare per hydrology tools, depression analysis e geodatabase.

Una buona pratica è conservare in un progetto riproducibile sia il DTM originale sia i raster derivati, più un registro di parametri: CRS, passo, algoritmi, kernel, soglie, data del dato e versione software.


Tecniche di lettura e analisi del DTM per la speleologia

Preparazione e controllo qualità

  1. Definire area di interesse e sistema di coordinate metrico.
  2. Esaminare metadati, omogeneità di copertura, ombre LiDAR, bordi di tile e possibili disallineamenti verticali.
  3. Confrontare DTM, hillshade e ortofoto in punti noti.
  4. Se si dispone della nuvola, controllare sezioni trasversali e longitudinali sugli obiettivi selezionati.
  5. Non applicare filtri o riempimenti irreversibili al raster originale: lavorare sempre su copie derivate.

Visualizzazione: una sola ombreggiatura non basta

L’hillshade tradizionale dipende da azimut e altezza della sorgente luminosa: una dolina allungata o una scarpata può essere quasi invisibile con una luce e molto evidente con un’altra. È perciò raccomandata una lettura comparata con multi-hillshade da almeno 8 direzioni, Local Relief Model (LRM), slope, curvatura di profilo e planimetrica, openness positiva e negativa o sky-view factor, terrain position index (TPI) e deviazione standard della quota, color relief a classi strette, sezioni e profili.

Il LRM è particolarmente adatto alla prospezione di ingressi e microforme perché separa, per una scala scelta, la morfologia locale dalla pendenza generale del versante. La dimensione del kernel va sperimentata: un kernel troppo piccolo enfatizza rumore e microirregolarità; uno troppo grande può cancellare l’oggetto o inglobarlo nel trend del versante.

Estrarre depressioni e doline

La procedura GIS più diffusa parte dal confronto fra DTM e una versione “riempita” delle depressioni:

  1. smussare prudentemente gli errori minuti del DTM;
  2. riempire soltanto i sink sotto una soglia verticale definita;
  3. calcolare direzioni/accumuli di flusso sul DTM condizionato;
  4. identificare sink residui e relativi bacini;
  5. riempire ogni depressione fino al punto più basso del suo orlo;
  6. sottrarre DTM originale (o prefiltrato) al DTM riempito;
  7. trasformare le celle a profondità positiva in poligoni;
  8. eliminare oggetti improbabili e calcolare attributi.

La scelta della soglia di profondità è critica. Nel caso dell’Aggtelek Karst, una soglia di 0,5 m fu ottimale per quel DTM LiDAR e 1 m per il DTM da curve interpolate; non è un parametro trasferibile automaticamente ad altre aree. Abbassare la soglia aumenta sensibilità ma anche falsi positivi; alzarla riduce il rumore ma perde forme reali poco profonde.

Per ciascun poligono candidabile registrare almeno: area, perimetro, profondità massima/media, volume, diametro equivalente, rapporto profondità/diametro, circolarità, elongazione, orientazione dell’asse maggiore, pendenza media/massima, quota del fondo e del bordo, distanza da lineamenti, contatti litologici, impluvi, cavitànote e infrastrutture.

La circolarità può essere definita come:

[
C = \frac{4\pi A}{P^2}
]

dove (A) è l’area e (P) il perimetro. Il valore è 1 per un cerchio; diminuisce per forme allungate o dai bordi irregolari. Non è però una “firma genetica” autonoma: va letta insieme a struttura, pendenza e terreno.

Il volume di una depressione può essere stimato sommando, cella per cella, la profondità fra superficie di riempimento e DTM: (V = A_{px}\sum h_{px}). Tale misura è utile per confrontare forme e per analisi evolutive, purché²¹ siano dichiarati metodo e soglia di delimitazione.

Cercare accessi, non solo doline

La ricerca di grotte non coincide con l’inventario di depressioni. I candidati d’accesso più interessanti comprendono pozzi e piccole depressioni a pareti ripide, doline di crollo, inghiottitoi e fondi di bacini chiusi, incisioni cieche e punti di perdita di impluvi, aperture al piede di scarpate calcaree, nicchie e tratti di parete interrotti, fasce di fratturazione, trincee tettoniche e allineamenti di doline, contatti fra litologie permeabili e impermeabili, soprattutto con apporti allogenici, anomalie in prossimitಹ di grotte note.

Per ingressi su parete o in versante ripido, il DTM raster può essere insufficiente: conviene passare alla nuvola di punti, usare modelli locali, profili serrati e un rilevamento terrestre/UAV mirato. I lavori su Belize mostrano che il Local Relief Modeling può indirizzare anche verso ingressi in falesia, fessure e pozzi, non soltanto verso sinkholes.


Workflow speleologico consigliato con LiDAR e DTM

Fase A — Modello concettuale prima del GIS

Delimitare il settore carsificabile; mappare calcari/dolomie, coperture, faglie, stratificazione, valli secche, bacini chiusi, drenaggi allogenici, sorgenti e cavitಹ note. Il LiDAR deve verificare e affinare ipotesi geologiche, non rimpiazzarle.

Fase B — Analisi desktop multiscala

  • Scala regionale: densitಹ e allineamenti di doline, reticoli relitti, rapporti tra morfologia e litologia/struttura.
  • Scala di versante: LRM, multi-hillshade, curvatura, impluvi e anomalie negative.
  • Scala di bersaglio: profili, sezioni della nuvola, ortofoto storiche, catastali e confronto con sentieristica/opere umane.

Attribuire a ogni anomalia un identificativo e un punteggio, ad esempio da 0 a 3, per: morfologia, coerenza litologica, coerenza strutturale, indizio idrologico, distanza da antropizzazione e qualità del dato. Il punteggio non “scopre” grotte: rende trasparente la priorità di verifica.

Fase C — Lista di verifica e uscita sul terreno

Per ogni target preparare waypoint, estratto cartografico, immagini derivate, coordinate, profilo e motivazione. In campo: verificare natura della forma e accessibilità; cercare tracce di assorbimento, aria, umidità, detrito recente, ghiaccio/neve persistente, fauna e materiali antropici; rilevare con GNSS/telefono la posizione reale e fotografare da punti orientati; classificare l’esito: cavitಹ/accesso, morfologia carsica senza accesso, forma antropica, dissesto, artefatto, non verificabile; annotare le ragioni di ogni falso positivo: esse migliorano il modello della successiva campagna.

Fase D — Validazione e retroazione

Confrontare candidati e riscontri, calcolare almeno precisione della lista (veri bersagli / candidati visitati) e tasso di copertura delle forme note nell’area. Tarare soglie e pesi sul proprio contesto geologico. Solo dopo una validazione locale ha senso applicare classificazioni automatiche o machine learning su aree più vaste.


Applicazioni e risultati documentati del LiDAR e DTM nella speleologia

Ambito Cosa consente il LiDAR/DTM Evidenza e lezione Morfometria delle doline Delimitazione, area, profondità, volume, forma e densità. Nell’Aggtelek–Slovak Karst il database LiDAR ha individuato il 25% di doline in più rispetto alle carte topografiche; la densitಹ è trascurabile sui terreni con pendenza generale oltre circa 12%. Estrazione semi-automatica Inventario coerente di depressioni su aree vaste L’algoritmo fill–flow direction–sink–watershed–difference richiede filtri e soglie calibrati; la soglia errata produce falsi positivi o falsi negativi. Ricerca di ingressi Prioritizzazione di sinkholes, pozzi, fessure e rotture di versante In Belize, il LRM ha permesso di individuare candidati anche per ingressi non associati a doline; la verifica pedestre completa resta più accurata, ma il LiDAR è più efficiente rispetto a tempo e risorse. Idrogeologia e tutela Individuazione dei punti di ricarica e delle connessioni superficie–ipogeo Doline e inghiottitoi aiutano a definire zone vulnerabili; mappatura e classificazione supportano pianificazione, protezione delle aree di ricarica e scelta dei punti per test con traccianti. Archeologia degli ipogei Individuazione di aperture, cave, strutture sepolte e contesto morfologico Un DTM LiDAR ad alta risoluzione permette di scandagliare rapidamente aree boscate e cercare accessi a ipogei; è particolarmente utile come strumento di prospezione non invasiva. Sicurezza e georischi Inventario di collassi, subsidenza, scarpate e aree a criticità. È un supporto alla prevenzione, ma non sostituisce indagini geotecniche o geofisiche; le anomalie individuate richiedono verifica.

Un risultato metodologico importante

La maggiore quantità di forme estratte non equivale automaticamente a maggiore verità. Nel confronto moderno Aggtelek–Slovacchia, il LiDAR ha aumentato del 25% il conteggio delle doline rispetto alla topografia, ma una parte della differenza dipende da risoluzione, definizione del bordo e capacità di vedere forme piccole. I dataset devono quindi essere confrontati solo dopo aver armonizzato definizioni, soglie e unità territoriali.


Limiti, errori e precauzioni nell’uso del LiDAR e DTM per la speleologia

Falsi positivi frequenti

  • piste forestali, fossi, cunette e drenaggi artificiali;
  • cave, carbonaie, trincee, crateri e manufatti militari;
  • buche da sradicamento, accumuli di massi e microfrane;
  • errori di classificazione ground, lacune sotto vegetazione e artefatti ai bordi delle tile;
  • depressioni non carsiche in fondovalle o su litologie non idonee;
  • bacini temporanei creati da infrastrutture.

Falsi negativi frequenti

  • ingressi troppo piccoli rispetto a pixel e densità dei punti;
  • aperture verticali su parete, con scarsa espressione planimetrica;
  • cavità coperte da blocchi, suolo, colluvio o vegetazione;
  • forme su pendii ripidi, dove interpolazione e filtro ground degradano;
  • ingressi privi di evidente firma morfologica esterna.

Regole operative

  1. Non analizzare mai un solo hillshade.
  2. Non confondere DTM e DSM.
  3. Non trattare il Fill idrologico come verità: nel carsismo le depressioni sono spesso l’oggetto da conservare, non un errore da correggere.
  4. Non usare soglie prese dalla letteratura senza campione di controllo locale.
  5. Non pubblicare coordinate sensibili di cavità vulnerabili senza una valutazione di tutela, proprietà e normativa.
  6. In terreni instabili non avvicinarsi a presunti pozzi o collassi senza valutazione di sicurezza e competenze adeguate.

Potenziale futuro del LiDAR e DTM nella ricerca speleologica

Il potenziale più significativo è l’integrazione, non l’automazione isolata.

  • LiDAR nazionale e regionale più accessibile: amplia le possibilità di screening preventivo, aggiornamento dei catasti e pianificazione delle campagne.
  • UAV LiDAR e SLAM portatile: colmano il passaggio dalla scala di paesaggio a quella di parete, inghiottitoio e ingresso.
  • Analisi multitemporale: confronti fra campagne permettono di seguire crolli, erosione, subsidenza, evoluzione di inghiottitoi e impatti antropici, purché²¹ datum e accuratezze siano compatibili.
  • Machine learning spiegabile: può ordinare migliaia di depressioni per somiglianza a esempi validati, ma richiede campioni locali bilanciati, separazione fra addestramento e validazione e controllo umano; non elimina il ground truth.
  • Modelli integrati superficie–sottosuolo: unire DTM, rilievi di grotta, strutture, tracciamenti e geofisica è la strada per passare dal “dove cercare” a ipotesi più solide su organizzazione e prosecuzione dei sistemi carsici.

Checklist pronta all’uso per la ricerca speleologica con LiDAR e DTM

Prima del lavoro desktop

  • [ ] Recuperati DTM e metadati (anno, risoluzione, accuratezza, CRS, licenza)
  • [ ] Recuperate geologia, idrografia, ortofoto, catasto e bibliografia
  • [ ] Definiti obiettivi: nuovi ingressi, doline, vulnerabilitಹ, archeologia, rischio
  • [ ] Creato geodatabase dei bersagli e degli esiti di verifica

Fonti

  • USGS Scientific Investigations Report 2024-5134: Assessment and validation of depressions in digital elevation models — https://pubs.usgs.gov/publication/sir20245134/full
  • MDPI Remote Sensing 2022, 14(10), 2416: The Impact of Digital Elevation Model Preprocessing and Detection Methods on Karst Depression Mapping in Densely Forested Dinaric Mountains — https://www.mdpi.com/2072-4292/14/10/2416
  • MDPI Remote Sensing 2023, 15(4), 1087: Integration of Remote-Sensing Techniques for the Preventive Conservation of Paleolithic Cave Art in the Karst of the Altamira Cave — https://www.mdpi.com/2072-4292/15/4/1087/pdf
  • PLOS ONE 2015, 10(4): e0122070: Using Lidar Data to Analyse Sinkhole Characteristics — https://journals.plos.org/plosone/article/file?id=10.1371/journal.pone.0122070&type=printable
  • MDPI GeoHazards 2024, 5(2), 24: Applying SLAM-Based LiDAR and UAS Technologies to Evaluate the Rock Slope Stability of the Grotta Paglicci Paleolithic Site (Italy) — https://www.mdpi.com/2624-795X/5/2/24/pdf
  • MDPI Open Geosciences 2023: UAV-based doline mapping in Brazilian karst — https://www.degruyter.com/document/doi/10.1515/geo-2022-0535/html
  • MDPI Sustainability 2021, 13(24), 13526: Control of Laser Scanner Trilateration Networks for Accurate Georeferencing of Caves — https://www.mdpi.com/2071-1050/13/24/13526/pdf
  • Taylor & Francis Geomatics, Natural Hazards and Risk 2026: Research and application of karst cave detection — https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/19475705.2026.2688698
  • ISPRS Archives 2024: Three-dimensional modelling of artificial caves for geomechanical analysis — https://isprs-archives.copernicus.org/articles/XLVIII-2-2024/401/2024/isprs-archives-XLVIII-2-2024-401-2024.pdf
  • Taylor & Francis International Journal of Digital Earth 2019: Efficiency of local minima and GLM techniques in sinkhole extraction — https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/17538947.2018.1501107
  • Hydrology and Earth System Sciences 2016: Geomorphometric analysis of cave ceiling channels mapped with 3-D terrestrial laser scanning — https://www.hydrol-earth-syst-sci.net/20/1827/2016/hess-20-1827-2016.pdf
  • University of South Florida Digital Commons: An evaluation of automated GIS tools for delineating karst sinkholes — https://digitalcommons.usf.edu/kip_talks/26/
  • Wiley Photogrammetric Record 2022: Terrestrial laser scanning for 3D mapping of an alpine ice cave — https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/phor.12437
  • Stephen F. Austin State University ScholarWorks: Sinkhole detection from LiDAR — https://scholarworks.sfasu.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1242&context=etds
  • MDPI Remote Sensing 2024: Integrated high-precision real scene 3D modeling of karst cave landscape — https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11372102/
  • University of South Florida KIP Articles: Doline identification from DEMs — https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=4020&context=kip_articles
  • Scintilena 2026: Aria Sotterranea e Vuoti Irraggiungibili — https://www.scintilena.com/aria-sotterranea-e-vuoti-irraggiungibili-il-viaggio-del-vento-nella-montagna-di-santa-croce/01/06/

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  • Documentazione dei fenomeni carsici superficiali: in Slovacchia un corso tra terreno e LiDAR
    Condividi A Horné Orešany due giornate per leggere doline, campi solcati, inghiottitoi e sorgenti. Il rilievo aereo LiDAR può rendere più completa la ricerca speleologica di superficie. La documentazione dei fenomeni carsici superficiali sarà al centro di un corso in programma il 24 e 25 ottobre 2026 a Majdánske, località del comune di Horné Orešany, nei Piccoli Carpazi della Slovacchia. L’iniziativa, guidata da Alexander La?ný, propone un percorso concentrato in due giornate: una prima parte
     

Documentazione dei fenomeni carsici superficiali: in Slovacchia un corso tra terreno e LiDAR

September 13th 2026 at 10:00

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A Horné Orešany due giornate per leggere doline, campi solcati, inghiottitoi e sorgenti. Il rilievo aereo LiDAR può rendere più completa la ricerca speleologica di superficie.

La documentazione dei fenomeni carsici superficiali sarà al centro di un corso in programma il 24 e 25 ottobre 2026 a Majdánske, località del comune di Horné Orešany, nei Piccoli Carpazi della Slovacchia. L’iniziativa, guidata da Alexander La?ný, propone un percorso concentrato in due giornate: una prima parte di lezioni e una successiva esercitazione sul terreno nel vicino Carso di Kuchy?a–Orešany.

L’appuntamento richiama un aspetto essenziale del lavoro speleologico. Il paesaggio esterno non è un semplice contorno delle grotte. Doline, campi solcati, inghiottitoi, sorgenti carsiche e depositi carbonatici possono registrare la circolazione delle acque, le discontinuità della roccia e l’evoluzione di un acquifero. Rilevarli con criteri chiari consente di mettere in relazione ciò che appare in superficie con cavità, pozzi e condotti sotterranei.

Corso di documentazione dei fenomeni carsici superficiali

Il programma inizierà sabato 24 ottobre con l’arrivo dei partecipanti alle 10. Le lezioni sono previste dalle 11 alle 18. I temi annunciati comprendono un quadro geologico di base per speleologi, la documentazione e lo studio delle doline, l’analisi degli škráp — termine slovacco che indica le forme di dissoluzione affioranti, assimilabili ai campi solcati — la genesi e la classificazione di calcari porosi e travertini, oltre a inghiottitoi e sorgenti.

Domenica 25 ottobre, dalle 9 alle 16, si svolgerà l’uscita dedicata alla documentazione dei fenomeni carsici superficiali nel Carso di Kuchy?a–Orešany. La parte pratica è significativa: permette di associare osservazione diretta, descrizione geomorfologica, posizione geografica, misure e fotografie. Questi dati possono poi confluire in schede di cavità, banche dati territoriali e cartografie tematiche.

Le iscrizioni sono aperte fino al 15 ottobre 2026 attraverso l’indirizzo sasol@speleott.sk. Il corso sarà avviato con almeno cinque partecipanti. Pernottamento e organizzazione dell’alloggio sono a carico dei partecipanti; tra le strutture segnalate figura U Kura?ka.

Carso di Kuchy?a–Orešany e forme di superficie

La sede scelta appartiene a un’area carsica situata nella porzione settentrionale dei Piccoli Carpazi, tra gli abitati di Kuchy?a e Horné Orešany. La letteratura locale la descrive come una zona in cui alternanze di livelli carbonatici e non carbonatici condizionano lo sviluppo del carsismo. Sono documentati, fra le forme di superficie, doline, inghiottitoi, sorgenti e campi solcati; il sottosuolo comprende grotte e voragini.

L’interesse scientifico non riguarda soltanto la catalogazione delle forme. Una dolina può indicare dissoluzione concentrata, cedimenti o il recapito di acque verso il sottosuolo. Un inghiottitoio segnala un tratto di drenaggio che scompare nella roccia. Una sorgente può fornire informazioni sul punto di restituzione dell’acquifero e sulla sua risposta stagionale. Anche le croste calcaree, i penovci e i travertini aiutano a interpretare condizioni di deposizione del carbonato di calcio e dinamiche idrologiche locali.

Per questo la documentazione dei fenomeni carsici superficiali richiede metodi confrontabili con quelli applicati in grotta. Servono coordinate controllate, scala delle osservazioni, fotografie orientate, misure delle dimensioni, note sul substrato e sulle condizioni idriche. La ripetizione dei rilievi nel tempo è utile per riconoscere modifiche naturali o indotte dalle attività umane.

LiDAR aereo nella ricerca speleologica

In questo quadro, il LiDAR aereo offre uno strumento importante per la ricerca speleologica. Il sistema misura distanze tramite impulsi laser e permette di costruire nuvole di punti e modelli digitali del terreno ad alta risoluzione. Da un volo con aeromobile o drone, dopo una corretta classificazione dei punti, è possibile rappresentare con maggiore chiarezza la morfologia del suolo anche in ambienti boscosi, dove fotografie aeree e immagini satellitari possono non mostrare le piccole depressioni.

I modelli digitali ottenuti dal LiDAR aereo non sostituiscono il sopralluogo. Rendono però più efficace la sua pianificazione. Ombreggiature del rilievo, pendenze, curvature e modelli di profondità delle depressioni possono aiutare a individuare doline poco evidenti, allineamenti strutturali, paleocanali, scarpate e possibili ingressi ostruiti. Una ricerca condotta nel Dinarico ha mostrato come dati LiDAR siano utili per misurare forma, profondità e distribuzione delle doline sotto copertura forestale. Un altro studio, dedicato a forme carsiche dell’Arizona, ha distinto migliaia di depressioni individuate dal LiDAR rispetto a un numero molto più ridotto di elementi riconosciuti attraverso il solo rilevamento fisico in superficie.

Per la documentazione dei fenomeni carsici superficiali, la sequenza più solida è quindi integrata. Prima si analizzano i dati aerei e le basi cartografiche. Poi si verifica sul terreno la natura delle anomalie. Infine si raccolgono dati geologici, idrologici e speleologici. L’uso congiunto di LiDAR, osservazioni dirette, GPS o GNSS, fotografie e rilievo tradizionale riduce il rischio di scambiare una depressione antropica o una forma erosiva per un elemento carsico.

Il collegamento tra superficie e sottosuolo può diventare ancora più informativo quando modelli topografici e rilievi delle grotte sono georeferenziati nello stesso sistema. In questo modo, aree di assorbimento, sorgenti, fratture e andamento dei condotti possono essere letti come parti di un unico sistema. L’approccio è utile per la ricerca, per la tutela delle acque sotterranee e per la valutazione delle aree vulnerabili a subsidenza o collasso.

Formazione e qualità dei dati

Il corso di Horné Orešany propone una base concreta per questo lavoro. Prima della tecnologia viene il riconoscimento della forma, della roccia e dei processi che l’hanno prodotta. Il LiDAR aereo amplia la capacità di osservazione su aree estese. La verifica speleologica sul campo resta il passaggio che attribuisce significato ai dati e trasforma una mappa di depressioni in conoscenza del carsismo.

La documentazione dei fenomeni carsici superficiali è quindi una pratica utile sia nelle aree già conosciute sia nei territori dove il patrimonio sotterraneo è ancora poco censito. Formazione, rilievi ripetibili e integrazione delle tecniche permettono di costruire archivi più affidabili e di collegare la lettura del paesaggio con l’esplorazione delle grotte.

Fonti

Lidar estero

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  • Monitoraggio in tempo reale delle grotte: Riki-Dolphin e l’analisi dei dati arrivano sul CREG Journal
    Condividi Il sistema open source del Gruppo Speleologico Talpe del Carso trasforma le misure ambientali in serie storiche consultabili e analizzabili. Un passaggio utile per la ricerca speleologica, lo studio del microclima e la tutela degli ecosistemi sotterranei. Il monitoraggio in tempo reale delle grotte entra nel merito dell’analisi dei dati. Il Gruppo Speleologico Talpe del Carso – Jamarski Klub Kraški Krti ha pubblicato la prima parte di un articolo tecnico dedicato alla gestione delle
     

Monitoraggio in tempo reale delle grotte: Riki-Dolphin e l’analisi dei dati arrivano sul CREG Journal

September 12th 2026 at 12:00

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Il sistema open source del Gruppo Speleologico Talpe del Carso trasforma le misure ambientali in serie storiche consultabili e analizzabili. Un passaggio utile per la ricerca speleologica, lo studio del microclima e la tutela degli ecosistemi sotterranei.

Il monitoraggio in tempo reale delle grotte entra nel merito dell’analisi dei dati. Il Gruppo Speleologico Talpe del Carso – Jamarski Klub Kraški Krti ha pubblicato la prima parte di un articolo tecnico dedicato alla gestione delle informazioni raccolte dai dispositivi Riki e Dolphin. Il contributo, firmato da Luca Tringali, Alexander Debenjak, Tecla Tripari, Caterina Bearzotti e Giacomo Canciani, è apparso nel numero 135 del CREG Journal, datato settembre 2026.

Il lavoro prosegue il percorso già illustrato nell’International Journal of Speleology. In quella sede il gruppo aveva presentato l’architettura Riki-Dolphin: una soluzione open source e a basso costo per acquisire dati in cavità, anche a grande distanza dall’ingresso, e trasmetterli a un server web. La nuova pubblicazione affronta una domanda decisiva per ogni progetto di monitoraggio: come utilizzare in modo controllato e riproducibile la grande quantità di dati prodotta dalle centraline?

Monitoraggio in tempo reale delle grotte e il caso dell’Abisso Bonetti

L’esperienza parte dall’Abisso Bonetti, cavità numero 393 del Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia, nel Carso classico italiano. Il pozzo presenta una morfologia aperta e condizioni microclimatiche di particolare interesse. Le osservazioni avviate nel 2016, durante ricerche sulla fauna di artropodi di grotta, avevano già segnalato temperature invernali prossime allo zero sul fondo.

Il dato merita attenzione. In molte cavità del Carso la temperatura è relativamente stabile e si colloca intorno ai 12 °C. Nel caso dell’Abisso Bonetti, l’ingresso di aria fredda esterna in specifiche condizioni può produrre un comportamento differente. Il sistema Riki-Dolphin ha consentito di documentare in modo sistematico temperature interne inferiori a 0 °C, osservazione riportata anche nella pubblicazione internazionale del 2026.

Il monitoraggio in tempo reale delle grotte permette quindi di seguire eventi brevi, variazioni stagionali e risposte alle perturbazioni meteorologiche senza attendere il recupero periodico di un datalogger. Riki, collocato all’esterno, alimenta Dolphin mediante una batteria da 12 volt. Dolphin è installato in grotta e comunica lungo un normale cavo Ethernet, usando il protocollo Modbus su linea RS485. I dati vengono poi inoltrati mediante un trasmettitore Dragino e rete LoRaWAN. La manutenzione ordinaria può così concentrarsi sui componenti esterni.

SQLite e SQL per leggere le serie ambientali

La prima parte dell’articolo sul CREG Journal descrive la memorizzazione dei dati in un database SQLite. Si tratta di una scelta leggera e accessibile, adatta a raccogliere misure ripetute nel tempo senza dipendere da infrastrutture complesse. Attraverso interrogazioni SQL, gli autori mostrano come selezionare dati recenti, ordinare i record e controllare valori non plausibili.

Le query possono inoltre calcolare medie giornaliere delle temperature interne ed esterne. Questo passaggio riduce una serie molto fitta in valori più leggibili e facilita il confronto fra i due ambienti. I risultati possono essere visualizzati in grafici con LibreOffice. Le procedure presentate non sono limitate alle sole temperature. Possono essere adattate a parametri chimico-fisici dell’aria e dell’acqua, purché organizzati in serie temporali coerenti.

L’approccio serve anche alla verifica della qualità del dato. Soglie, controlli sui valori anomali e confronto tra sensori aiutano a distinguere un segnale ambientale da un problema di alimentazione, trasmissione o strumentazione. Questa fase è essenziale: una rete di sensori utile alla ricerca non coincide con una semplice raccolta di numeri.

Grafana, correlazioni e seconda parte dell’articolo

La seconda parte, annunciata dagli autori per un successivo numero della rivista, sarà dedicata a Grafana e a interrogazioni SQL più articolate. L’obiettivo è produrre visualizzazioni aggiornate e svolgere analisi di correlazione, regressione lineare, deviazione standard ed errore. Questi strumenti permettono di verificare, per esempio, se la temperatura in grotta varia insieme a quella esterna, con quale ritardo e con quale intensità.

Il monitoraggio in tempo reale delle grotte non sostituisce le osservazioni sul campo. Le integra. Una visita speleologica resta necessaria per installare, controllare e interpretare gli strumenti, oltre che per documentare la morfologia, la circolazione dell’aria, l’acqua e le comunità biologiche. La telemetria rende però disponibili informazioni tra una visita e l’altra. Questo limita anche la necessità di accessi ripetuti in ambienti delicati.

Perché la speleologia è necessaria alla ricerca

La speleologia mette in relazione esplorazione, rilievo, osservazione diretta e discipline scientifiche. Le grotte sono laboratori naturali per l’idrogeologia carsica, la meteorologia ipogea, la biospeleologia, la paleoclimatologia, l’archeologia e lo studio dei materiali minerali. La conoscenza della cavità è indispensabile per scegliere dove porre i sensori e per interpretare correttamente le misure.

Le ricerche sul microclima mostrano che le grotte sono più stabili della superficie, ma non sono ambienti immobili. Geometria dei passaggi, ventilazione, infiltrazione idrica, copertura rocciosa e condizioni esterne producono risposte diverse da cavità a cavità. Le serie continue aiutano a riconoscere questi meccanismi. Sono utili anche per valutare gli effetti del cambiamento climatico e della pressione antropica su ecosistemi con specie spesso rare, endemiche e vulnerabili.

In questa prospettiva, il monitoraggio in tempo reale delle grotte diventa uno strumento di ricerca e di tutela. Può sostenere decisioni sulla frequentazione, sulla gestione delle grotte turistiche, sulla protezione delle risorse idriche sotterranee e sulla conservazione della biodiversità. Il valore del progetto Riki-Dolphin risiede anche nella documentazione aperta di hardware e software, che rende il metodo verificabile e adattabile da altri gruppi e ricercatori.

Fonti

Talpe del Carso

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  • Velika Pecina, LiDAR e nuovi dati C14: la grotta di Kameno restituisce tracce dell’età del Bronzo
    Condividi Il rilievo LiDAR della Velika Pecina presso Herceg Novi costruirà un modello tridimensionale della cavità e aiuterà a leggere la relazione tra focolari, reperti e resti faunistici datati alla tarda età del Bronzo. Velika Pecina: una nuova fase di documentazione Nella grotta di Velika Pecina, vicino al villaggio di Kameno nel comune montenegrino di Herceg Novi, si è conclusa una nuova fase di documentazione archeologica. Le attività sono state svolte dall’O?rodek Bada? nad Antykie
     

Velika Pecina, LiDAR e nuovi dati C14: la grotta di Kameno restituisce tracce dell’età del Bronzo

September 11th 2026 at 12:00

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Il rilievo LiDAR della Velika Pecina presso Herceg Novi costruirà un modello tridimensionale della cavità e aiuterà a leggere la relazione tra focolari, reperti e resti faunistici datati alla tarda età del Bronzo.

Velika Pecina: una nuova fase di documentazione

Nella grotta di Velika Pecina, vicino al villaggio di Kameno nel comune montenegrino di Herceg Novi, si è conclusa una nuova fase di documentazione archeologica. Le attività sono state svolte dall’O?rodek Bada? nad Antykiem Europy Po?udniowo-Wschodniej dell’Università di Varsavia e dal Parco naturale di Orjen – Herceg Novi.

La campagna non ha previsto nuovi scavi. Il lavoro si è concentrato sul riconoscimento dell’estensione dei focolari conservati in situ e sulla preparazione delle procedure per localizzare e cartografare i materiali che non sono stati rimossi dalla loro posizione originaria. È un passaggio utile per una successiva documentazione fotogrammetrica di dettaglio.

L’obiettivo è ricostruire le relazioni spaziali fra i segni delle diverse frequentazioni della cavità. In un sito ipogeo, la posizione di un osso, di un manufatto o di un focolare può essere decisiva per distinguere fasi d’uso diverse e per interpretare le azioni svolte nello spazio sotterraneo. La morfologia articolata di Velika Pe?ina rende questo lavoro particolarmente necessario: grandi sale, accumuli di blocchi, fessure e aperture verticali rendono difficile ridurre l’ambiente a una semplice pianta bidimensionale. [web:24]

Datazioni C14 e tarda età del Bronzo

Un elemento centrale della nuova comunicazione riguarda i risultati delle datazioni al radiocarbonio sulle campionature prelevate negli scavi dell’anno precedente. Sono state ottenute due misure: 2920 ± 30 BP e 3015 ± 30 BP, dove BP indica gli anni prima del presente convenzionalmente fissato al 1950.

Dopo la calibrazione, la prima misura ricade, con probabilità del 95,4%, nell’intervallo 1214–1016 a.C. La seconda comprende più intervalli compresi fra 1390 e 1128 a.C. Le due determinazioni indicano quindi una frequentazione riferibile alla tarda età del Bronzo.

Le date non definiscono da sole la funzione della grotta. Dovranno essere messe in rapporto con gli specifici focolari, con la stratigrafia e con la distribuzione dei reperti. È proprio qui che il rilievo tridimensionale di Velika Pe?ina può rendere più solida l’interpretazione, conservando in un unico sistema di riferimento le coordinate dei contesti archeologici.

Resti faunistici nella grotta di Kameno

Durante il sopralluogo sono state registrate numerose ossa animali visibili in superficie, nelle fessure e fra i blocchi rocciosi. Il riconoscimento preliminare segnala resti attribuibili a pecora o capra e a cinghiale.

I materiali restano oggetto di studio. La loro registrazione spaziale consentirà di verificare se siano associati ai focolari o ad altri indicatori di attività umana. Potrà anche aiutare a separare depositi legati alla frequentazione preistorica da spostamenti successivi causati dalla gravità, dall’acqua, dagli animali o dalle trasformazioni naturali della cavità.

La documentazione in situ evita di perdere informazioni nel momento in cui un reperto viene recuperato. Per questo il progetto di Velika Pe?ina unisce il rilievo della grotta alla registrazione analitica delle evidenze archeologiche.

LiDAR nelle grotte: come funziona il sistema Mandeye–HDMapping

Il rilevamento di Velika Pe?ina è stato eseguito con il sistema Mandeye–HDMapping. LiDAR è l’acronimo di Light Detection and Ranging: il sensore emette impulsi laser e misura il tempo necessario al segnale per tornare allo strumento. Ripetendo queste misure durante il movimento, si ottiene una nuvola di punti, cioè un insieme molto fitto di coordinate che descrive pareti, pavimenti, soffitti, blocchi e altri elementi intercettati dal laser.

Mandeye è una soluzione mobile basata su hardware aperto e software open source. Il sistema utilizza un LiDAR Livox Mid-360, associato a un’unità inerziale, e può essere portato a mano nelle strettoie oppure montato sul casco nei tratti dove serve operare a mani libere. Il sensore non richiede illuminazione per misurare le superfici: una caratteristica adatta all’ambiente sotterraneo. [web:6]

Durante l’acquisizione, il sistema registra scansioni e movimento dello strumento. Il software HDMapping elabora la traiettoria mediante odometria LiDAR e integra le scansioni in una nuvola tridimensionale. Le elaborazioni successive servono a correggere la chiusura degli anelli del percorso, un problema noto come loop closure, a unire rilievi eseguiti in sessioni differenti e a georeferenziare i dati su punti di controllo o coordinate note. I risultati possono essere gestiti come nuvole di punti LAZ e trasformati in piante e profili sviluppati. [web:16]

Per la speleologia, il vantaggio non è la sostituzione automatica del rilievo tradizionale. La ricerca dedicata al Mandeye raccomanda infatti di affiancare la scansione mobile a una poligonale indipendente, utile come controllo e per la georeferenziazione. Nei test pubblicati, la tecnica ha permesso di coprire sia settori ampi sia passaggi stretti, accelerando la raccolta dei dati rispetto al disegno manuale in grotta. Restano necessari controllo degli errori, pulizia della nuvola di punti e verifica dell’accuratezza rispetto allo scopo del rilievo. [web:6]

Un modello 3D per le future analisi di Velika Pe?ina

Nel caso di Velika Pe?ina, la nuvola di punti permetterà di produrre un piano dettagliato e un modello 3D della cavità. Il modello potrà diventare la base per sovrapporre le future acquisizioni fotogrammetriche, la posizione dei focolari e quella dei reperti individuati fra i detriti.

La combinazione fra cronologia radiocarbonica, archeologia di superficie, fotogrammetria e LiDAR può quindi rendere confrontabili dati raccolti in momenti diversi. È un approccio rilevante soprattutto per le grotte archeologiche, dove il contesto spaziale è complesso e le evidenze possono trovarsi su più livelli, dietro blocchi o lungo fessure.

Alla campagna hanno partecipato Ma?gorzata Kot, Željko Star?evi?, Andrija Star?evi?, Dušan Mrdak, Tomasz Paw?owski e Janusz Rec?aw. Il gruppo ha inoltre ringraziato Marina ?urovi? Radonji? per il supporto al progetto. Le analisi future dovranno chiarire la sequenza delle fasi di utilizzo della grotta e il suo ruolo nel paesaggio archeologico dell’area della Bocche di Cattaro. [web:24]

Fonti

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  • Grotta della Regina a Torre a Mare: il rilievo 3D riporta al centro una cavità costiera tra archeologia e mare
    Condividi La Grotta della Regina di Bari, a Torre a Mare, è stata studiata da Università di Bari e Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari: la documentazione 3D chiarisce morfologia, tracce di scavo e frequentazioni storiche del complesso costiero. Grotta della Regina: una cavità naturale modificata nel tempo La Grotta della Regina si apre sulla costa di Torre a Mare, poco a nord del porticciolo, nel territorio di Bari. È una cavità marina naturale, sviluppata nelle calcareniti costie
     

Grotta della Regina a Torre a Mare: il rilievo 3D riporta al centro una cavità costiera tra archeologia e mare

August 26th 2026 at 12:00

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La Grotta della Regina di Bari, a Torre a Mare, è stata studiata da Università di Bari e Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari: la documentazione 3D chiarisce morfologia, tracce di scavo e frequentazioni storiche del complesso costiero.

Grotta della Regina: una cavità naturale modificata nel tempo

La Grotta della Regina si apre sulla costa di Torre a Mare, poco a nord del porticciolo, nel territorio di Bari. È una cavità marina naturale, sviluppata nelle calcareniti costiere e profondamente trasformata dall’azione umana nel corso dei secoli.

Lo studio riunisce geologi, archeologi dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e speleologi del Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari. Il lavoro ha migliorato la georeferenziazione del sito e ha descritto in modo specialistico sia gli ambienti ipogei costieri sia quelli sommersi.

La roccia affiorante appartiene alle calcareniti plio-quaternarie della Formazione della Calcarenite di Gravina. Questi depositi poggiano sul basamento mesozoico del Calcare di Bari. L’erosione marina ha contribuito all’apertura della cavità, mentre interventi successivi ne hanno modificato pareti, pavimenti, nicchie e accessi.

La Grotta della Regina non va quindi letta come una semplice grotta marina. Il complesso conserva una sovrapposizione di processi naturali e di segni antropici. Questo rende necessaria una lettura integrata, capace di collegare geomorfologia costiera, speleologia e archeologia del paesaggio.

Il toponimo della Grotta della Regina tra fonti e tradizione

Le fonti storiche più antiche non permettono un’identificazione certa della cavità con l’attuale nome. Alla fine del Settecento, Emanuele Mola descrisse lungo il lido di Torre Pelosa alcuni “antri artefatti” confinanti con il mare. Il riferimento è compatibile con le cavità antropizzate della zona, senza consentire una prova definitiva.

Il toponimo Grotta della Regina è legato soprattutto alla tradizione popolare. Questa associa il luogo a Bona Sforza, duchessa di Bari e regina di Polonia, vissuta tra il 1494 e il 1557. La connessione resta una tradizione locale e non un dato archeologico dimostrato.

Un primo contributo di taglio geografico e geomorfologico risale al 1936, con lo studio di Francesco Volpe sulla costa di Torre Pelosa. Negli anni Sessanta e Settanta la cavità fu poi considerata per le sue condizioni ecologiche e per la presenza di organismi marini, comprese spugne e alghe.

Rilievo 3D e fotogrammetria nella Grotta della Regina

La documentazione della Grotta della Regina ha impiegato rilievo topografico, fotogrammetria terrestre e aerea e ricognizione subacquea. Il modello digitale restituisce misure e dettagli con una precisione utile sia alla ricerca sia alla futura conservazione.

La superficie complessiva rilevata è di 189 metri quadrati. Di questi, 117 metri quadrati risultano calpestabili e 72 metri quadrati sono sommersi. L’altezza media passa da circa 1,80 metri nella parte posteriore a circa 2,5 metri nel settore anteriore. Le vasche d’acqua interne raggiungono una profondità di circa due metri.

Il rilievo ha reso più leggibili le regolarizzazioni delle pareti interne, le nicchie e le scale incise nella roccia. Le scale collegano la cavità con il pianoro soprastante. Sul pavimento sono state riconosciute anche tracce attribuibili a lavorazioni di cava e agli strumenti usati per estrarre conci.

Un R.O.V., cioè un veicolo filoguidato a controllo remoto, è stato usato per il rilievo fotogrammetrico negli specchi d’acqua interni ed esterni. Questa parte dell’indagine ha documentato elementi litici circolari e frammenti ceramici isolati. Fra essi compaiono pareti di vasi riferibili all’età del Bronzo, nella seconda metà del II millennio a.C., e anfore confrontabili con materiali dei vicini siti costieri.

Archeologia costiera e tracce di frequentazione

Le ricognizioni archeologiche effettuate tra il 2017 e il 2018 sul litorale di Bari-Torre a Mare hanno censito 233 Unità Topografiche Costiere in una fascia lunga circa sette chilometri. L’area attorno alla Grotta della Regina corrisponde all’UTC 62 e offre elementi per ricostruire una lunga storia di uso della costa.

Nel settore circostante sono state segnalate buche di palo, attribuite a capanne di età protostorica. Sono presenti anche sepolture scavate nel banco roccioso, reperti ceramici di varie epoche, scale per raggiungere la cavità e fronti di cava per l’estrazione di blocchi di calcarenite.

Di interesse è l’area di cava sul sopratterra della grotta. Una serie di solchi paralleli è stata interpretata come una fase di impostazione mai completata. La scarsa profondità dei tagli, la presenza di un solo concio estratto e l’assenza di ulteriori lavorazioni suggeriscono che il progetto sia stato abbandonato, probabilmente per problemi di stabilità legati al vuoto sottostante.

Sulle pareti interne della Grotta della Regina è presente un repertorio di graffiti. La loro classificazione e interpretazione è ancora in corso. Per questo non è possibile stabilire se siano legati a frequentazioni occasionali, pratiche con valore cultuale o a più fasi d’uso distinte.

Tutela, monitoraggio e ricerca interdisciplinare

La cavità è registrata nel Catasto delle Grotte e Cavità Artificiali della Puglia con il numero PU_29. Il contesto costiero è stato dichiarato di notevole interesse pubblico nel 1999. La normativa regionale sul patrimonio speleologico prevede il monitoraggio dello stato di conservazione e richiede autorizzazioni preventive per utilizzi diversi dall’attività speleologica, nel rispetto dei vincoli archeologici, naturalistici e paesaggistici.

L’attività di ricerca del 2020, sostenuta da fondi regionali, ha prodotto nuovi elementi per definire la storia geologica del sito, l’arretramento della costa e le possibili funzioni della cavità nelle diverse epoche. Ha inoltre previsto un percorso di monitoraggio archeologico e ambientale.

Per la Grotta della Regina, il risultato più rilevante è la disponibilità di una base documentaria verificabile. Il modello 3D non sostituisce le indagini stratigrafiche e le analisi dei materiali. Offre però una mappa accurata per programmare studi mirati, controllare lo stato delle pareti e confrontare nel tempo eventuali trasformazioni dell’ambiente costiero e sommerso.

Fonti

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  • La fattoria più profonda del mondo a 1100 metri: miniere inglesi diventano laboratori agricoli
    Condividi Sperimentazione agricoltura sotterranea Boulby: lattuga e pak choi a 1100 metri di profondità Nel North Yorkshire, in Inghilterra, un gruppo di ricercatori ha realizzato quella che viene descritta come la fattoria sotterranea più profonda del mondo. A 1100 metri sotto la superficie, all’interno della miniera di Boulby vicino a Saltburn, sono state installate torri verticali dove crescono lattuga e pak choi, il cavolo cinese. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Univer
     

La fattoria più profonda del mondo a 1100 metri: miniere inglesi diventano laboratori agricoli

August 25th 2026 at 11:00

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Sperimentazione agricoltura sotterranea Boulby: lattuga e pak choi a 1100 metri di profondità

Nel North Yorkshire, in Inghilterra, un gruppo di ricercatori ha realizzato quella che viene descritta come la fattoria sotterranea più profonda del mondo.

A 1100 metri sotto la superficie, all’interno della miniera di Boulby vicino a Saltburn, sono state installate torri verticali dove crescono lattuga e pak choi, il cavolo cinese.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Università»» di Sheffield e Farm Urban, un produttore alimentare con finalità sociali.

L’obiettivo non è sostituire l’agricoltura tradizionale, ma affiancarla con soluzioni innovative per colture che si adattano a condizioni controllate.

Agricoltura verticale miniere dismesse: ridurre consumi energetici con ambiente stabile

La stabilità dell’ambiente sotterraneo e la possibilità di riutilizzare infrastrutture già presenti potrebbero ridurre gli elevati consumi energetici associati alle tradizionali fattorie verticali.

Secondo i ricercatori, un singolo pozzo minerario di 7 metri quadrati potrebbe produrre circa 80 tonnellate di colture all’anno, otto-dieci volte il rendimento della stessa superficie di terreno agricolo.

Jacob Nickles, ricercatore dell’Università di Sheffield che guida il progetto, spiega che la questione cruciale riguarda la crescita della domanda mondiale di alimenti. «Dobbiamo raddoppiare la produzione alimentare entro il 2050 per sostenere la popolazione mondiale, afferma Nickles.

I sistemi di agricoltura verticale in ambienti sotterranei possono utilizzare fino al 98% in meno di acqua rispetto all’agricoltura tradizionale di campo, poiché i sistemi idroponici e aeroponici ricircolano l’acqua in circuiti chiusi.

La miniera di Boulby è ancora operativa ed è l’unica al mondo a produrre polialite, un fertilizzante agricolo.

Nello stesso complesso esiste una struttura scientifica finanziata dal governo britannico, dove si svolgono anche esperimenti per la ricerca della materia oscura.

Per raggiungere le coltivazioni sotterranee occorre rispettare due procedure di sicurezza, indossare caschi, abbigliamento ad alta visibilità e affrontare una discesa di circa otto minuti con l’ascensore originario della miniera, costruito più di 50 anni fa.

Riconversione miniere Italia Sulcis Iglesiente: da estrazione a musei e turismo industriale

In Italia, il discorso sulla riconversione delle miniere dismesse assume connotati particolarmente complessi, soprattutto nel Sulcis Iglesiente in Sardegna.

Questa regione concentra l’area più estesa per varietà e diffusione delle attività minerarie svolte negli ultimi secoli in Sardegna.

Il Parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna è stato il primo ad essere riconosciuto dall’UNESCO in questo settore.

La Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, chiusa negli anni sessanta, ospita oggi il Centro Italiano della Cultura del Carbone, con il Museo del Carbone che illustra la storia del carbone, delle miniere e dei minatori.

Il complesso è stato recuperato e ristrutturato a fini museali e didattici.

Il progetto per il recupero e la valorizzazione del sito ha reso fruibili gli edifici e le strutture minerarie che oggi costituiscono il Museo del Carbone, il Museo PAS Paleoambienti Sulcitani E.A. Martel, il Centro di Documentazione di Storia Locale e il Centro Ricerche Sotacarbo.

Carbosulcis, la società concessionaria della miniera di Monte Sinni nel Sulcis, ha messo a punto quattro progetti per sostituire l’estrazione del carbone, ormai dismessa da oltre cinquanta anni, con attività legate alla ricerca scientifica e alla innovazione tecnologica.

Il progetto “Aria” utilizza un pozzo di estrazione profondo oltre 500 metri per ricerche scientifiche sulla materia oscura.

Il progetto “Alga spirulina” utilizza l’acqua calda che risale dal sottosuolo per alimentare un fotobioreattore per la coltivazione delle alghe azzurre.

Il progetto “Energy storage” immagazzina energia da varie fonti rinnovabili. Il progetto “Liscivazione” utilizza gli enormi depositi di carbone inutilizzato per la produzione di fertilizzanti per l’agronomia biologica.

Riattivazione miniere dismesse potenziale estrattivo: criticità»» idrogeologiche e impatto falda acquifera

Nonostante le opportunità di riconversione, persistono proposte di riattivazione di miniere dismesse che hanno ancora delle potenzialità estrattive residue.

Questa prospettiva solleva preoccupazioni significative dal punto di vista idrogeologico e ambientale.

Secondo documenti ISPRA sul recupero e valorizzazione delle miniere dismesse, non basta far saltare e/o ostruire pozzi e gallerie per assicurare la sicurezza dei siti: spesso si registrano cedimenti del terreno e sollevamenti delle falde acquifere.

L’attività di realizzazione di gallerie o scavi e l’uso di tecniche che possono alterare le caratteristiche idrauliche della roccia potrebbero generare un impatto «sul funzionamento idrogeologico del sistema acquifero, inducendo anche un drenaggio delle eventuali falde sospese verso le sottostanti falde basali.

Questo porterebbe alla potenziale «scomparsa di eventuali sorgenti ad alta quota con conseguente impatto negativo sulle utenze, sugli habitat acquatici alimentati da queste fonti e sulla vegetazione sostenuta dalla presenza delle falde sospese.

L’immissione o mobilizzazione nell’ambiente di sostanze contaminanti avrebbe impatto negativo sulla qualità delle risorse idriche connesse con i fiumi, «coinvolgendo quindi tutti i Comuni della Val Taro e oltre.

In conclusione, «non si può escludere l’esistenza di una interconnessione idraulica tra le idrostrutture ofioliti che sarebbero direttamente coinvolte nell’attività mineraria di Corchia ed altre idrostrutture limitrofe.

Tale fenomeno potrebbe produrre un effetto domino in area vasta almeno fino alla barriera di permeabilità pedecollinare.

Miniere dismesse rischio idrogeologico Sardegna: 562 siti con pericolo ecologico-sanitario

Nella classificazione delle aree a rischio idrogeologico nel territorio sardo, la presenza di residui di attività minerarie porta a classificare i bacini sottesi come ad Elevato Rischio Idrogeologico.

Secondo indicatori ambientali ISPRA, 562 siti minerari dismessi o abbandonati presentano un grado di rischio ecologico-sanitario da medio ad alto.

In Sardegna, cessata l’attività»» estrattiva che a lungo ha tenuto viva l’economia di territori quali il Sulcis-Iglesiente-Guspinese, la tanto proclamata riconversione non è mai avvenuta completamente.

Il rischio crolli è anticipato dai cartelli sistemati attorno alle strutture.

Molti edifici storici delle miniere, ormai più simili a edifici bombardati, si arrendono impotenti anche alle piogge che ultimamente cadono con abbondanza.

Il Piano di monitoraggio della falda acquifera dell’Iglesiente, progettato da IGEA, prevede un sistema di monitoraggio della risalita della falda con pozzi minerari o piezometri, con postazioni di controllo distribuite in tutto l’anello del bacino idrogeologico.

Il monitoraggio permette di valutare le caratteristiche chimico-fisiche delle acque nel contesto del bacino idrogeologico dell’Iglesiente e l’eventuale influenza della falda sulla stabilità delle strutture minerarie sotterranee.

Scelte irreversibili miniere: compromettere falda acquifera profonda territori estesi

Le scelte di riattivazione estrattiva potrebbero risultare irreversibili e compromettere irrimediabilmente la falda acquifera profonda di interi grandi territori.

Per quanto riguarda la criticità al termine della concessione mineraria, la dismissione avverrebbe attraverso la chiusura mineraria degli stessi pozzi con il mantenimento della parte terminale del pozzo a protezione della falda sottostante.

Tuttavia, vista l’entità delle operazioni, non è previsto un piano di recupero al di là della semplice restituzione dell’area ad attività di tipo agricolo.

Questo scenario comporterebbe l’annullamento della protezione delle falde acquifere esistenti, che al di fuori della concessione mineraria rappresentano una fonte di acque utilizzabili sia per uso potabile che per irrigazione.

Si registrerebbe inoltre uno scarso miglioramento delle condizioni ambientali, tenuto conto che gli impatti attuali non risultano contenuti.

La legislazione regionale sarda sulla riattivazione di cave dismesse prevede che il progetto di riattivazione possa prevedere l’estensione della coltivazione su terreni non interessati da pregressa attività estrattiva nella misura massima del 40 per cento della superficie di cava dismessa.

Il recupero ambientale delle cave dismesse può prevedere la realizzazione di bacini di laminazione, di bacini di accumulo della risorsa idrica o bacini di ricarica della falda. In tal caso l’utilità»» delle opere deve essere attestata dall’autorità»» idrica competente.


Fonti

  1. The Guardian – Subterranean salad: underground farmers seek solution to food crisis in disused UK mines – https://www.theguardian.com/environment/article/2026/aug/22/underground-farm-uk-mines-food-crisis
  2. BBC – Boulby fertiliser mine becomes vertical farm growing salad – https://www.bbc.com/news/articles/ce85y5m11qqo
  3. Yahoo News UK – Subterranean salad: underground farmers seek solution to food crisis – https://uk.news.yahoo.com/subterranean-salad-underground-farmers-seek-070056498.html
  4. Vertical Farm Daily – This project will be the deepest vertical farm in the world – https://www.verticalfarmdaily.com/article/9822921/this-project-will-be-the-deepest-vertical-farm-in-the-world/
  5. Agritech Future – Beneath Britain: Could Underground Farming Reshape The UK’s Food Supply Resilience? – https://agritechfuture.com/smart-farming/beneath-britain-could-underground-farming-reshape-the-uks-food-supply-resilience/
  6. LinkedIn – Boulby Underground Laboratory’s Post – https://www.linkedin.com/posts/boulby-underground-laboratory_the-first-harvest-of-the-deep-underground-activity-7486329502671822849-JtI4
  7. ISPRA – Recupero e valorizzazione delle miniere dismesse (PDF) – https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/ambiente-societa/9196_QAS3ultimocorretto.pdf
  8. Repubblica Parma – Riattivazione delle miniere di Corchia, studio UniPr mostra effetti negativi – https://parma.bologna.repubblica.it/cronaca/2023/06/14/news/riattivazione_delle_miniere_di_corchia_studio_unipr_mostra_effetti_negativi_sulla_valle_e_in_pianura-404441226/
  9. Clionet – Riconversione della Grande Miniera di Serbariu a Carbonia – https://rivista.clionet.it/volume-10-2026/riconversione-della-grande-miniera-di-serbariu-a-carbonia-il-museo-del-carbone/
  10. La Provincia del Sulcis Iglesiente – Nasce un progetto per rendere la Carbosulcis un potenziale modello di transizione ambientale – https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2021/02/nasce-un-progetto-per-rendere-la-carbosulcis-un-potenziale-modello-di-transizione-ambientale/
  11. Gente e Territorio – Nuova vita per la miniera Monte Sinni – https://www.genteeterritorio.it/nuova-vita-per-la-miniera-monte-sinni/
  12. Wikipedia – Miniere del Sulcis-Iglesiente – https://it.wikipedia.org/wiki/Miniere_del_Sulcis-Iglesiente
  13. Museo del Carbone – Grande Miniera di Serbariu – https://www.museodelcarbone.it/en/
  14. Carbonia Iglesias – Miniere – Portale turistico informativo del Sulcis Iglesiente – https://www.carboniaiglesias.net/miniere/
  15. Il Fatto Quotidiano – Ex miniere sarde, un patrimonio immobiliare che va in pezzi – https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/01/03/ex-miniere-sarde-un-patrimonio-immobiliare-che-va-in-pezzi-dopo-la-riconversione-fallita-la-regione-non-vende-e-non-investe-sul-recupero/6437777/
  16. Regione Sardegna – Linee Guida Aree Min Dism (PDF) – https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_39_20051010164819.pdf
  17. IGEA – Piano di monitoraggio della falda acquifera dell’Iglesiente – http://www.igeaspa.it/it/indagini.wp;jsessionid=D135AFED2978BEBC4D0C59B9738C32D3?frame5_item=2
  18. Edizioni Europee – L.R. 5 luglio 2019, n. 22. Nuova disciplina generale in materia di cave – https://www.edizionieuropee.it/law/html/213/pu4_02_006.html

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Soccorso speleologico in Alberta: impiegata una nuova radio sotterranea per salvare uno speleologo intrappolato nella “Psych Squeeze”

August 22nd 2026 at 12:00

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Operazione di soccorso speleologico nella grotta Rat’s Nest: per la prima volta impiegata una radio sotterranea QDX-M sviluppata da volontari per comunicare attraverso la roccia durante un soccorso verticale in grotta.


La cronaca del soccorso speleologico in Alberta

Un speleologo è stato liberato dopo essere rimasto intrappolato in posizione verticale all’interno della Rat’s Nest Cave, nei pressi di Canmore, in Alberta. L’incidente si è verificato sabato 15 agosto 2026, intorno alle 11:30 locali, in un passaggio stretto noto come “Psych Squeeze”, a poche centinaia di metri dall’ingresso della grotta. L’uomo era accompagnato da altri esploratori, che hanno potuto allertare i soccorsi. La liberazione è avvenuta verso le 22:00, con l’uscita definitiva dalla grotta poco prima della mezzanotte, dopo oltre dieci ore di operazioni.

Tecnica di soccorso verticale e rischi gestiti

I soccorritori hanno lavorato sia sopra sia sotto lo speleologo bloccato, utilizzando trapani a percussione per asportare piccole quantità di roccia e guadagnare spazio centimetro dopo centimetro. La progressione è stata descritta come “pochi centimetri all’ora”, con un’attenzione costante ai rischi di compressione corporea, esaurimento e ipotermia, data la temperatura stabile della grotta, intorno a 4,5 °C. Il coordinamento ha richiesto competenze tipiche del soccorso speleologico: gestione delle corde, lavoro in ambienti confinati e supporto medico in grotta da parte di paramedici di Canmore Fire-Rescue.

Impiego di nuova tecnologia per soccorso in grotta: radio QDX-M

Per la prima volta in un’operazione reale è stata utilizzata una radio sotterranea in grado di trasmettere segnali attraverso la roccia. Il sistema, denominato QDX-M, è stato sviluppato da volontari dell’Alberta/BC Cave Rescue, parte di Search and Rescue Alberta, con competenze di ingegneria elettronica e radioamatori. La tecnologia consente comunicazioni testuali affidabili tra l’interno della grotta e la superficie, o tra diversi punti della cavità··superando il limite di telefoni, radio tradizionali e dispositivi satellitari, che non funzionano sottoterra a causa dell’attenuazione del segnale attraverso la roccia.

Durante il soccorso, la radio ha permesso ai team in grotta di comunicare all’esterno il momento in cui lo speleologo era stato liberato e si stava muovendo in autonomia. Questa informazione ha ottimizzato la gestione delle risorse, evitando di mobilitare ulteriori persone per l’assistenza in uscita. Il sistema QDX-M è in grado di comunicare attraverso oltre 500 metri di roccia compatta ed è più compatto e leggero rispetto alle vecchie radio analogiche, ormai difficili da mantenere e riparare.

Squadre coinvolte e tempistiche del soccorso speleologico

All’operazione hanno partecipato 13 soccorritori speleologici, 10 vigili del fuoco di Canmore e due membri del Kananaskis Mountain Rescue, con autorizzazione della RCMP. Lo speleologo è stato liberato intorno alle 22:00 ed è uscito dalla grotta alle 23:46, camminando lungo il sentiero con l’accompagnamento dei soccorritori. Non ha richiesto ulteriori trattamenti medici. Christian Stenner, coordinatore provinciale per l’Alberta del servizio di soccorso speleologico Alberta/British Columbia, ha ricordato che i soccorsi in grotta sono eventi rari, con una media di uno o due interventi ogni due anni tra Alberta e British Columbia, e che i casi di persone fisicamente bloccate sono ancora meno frequenti.

Contesto della grotta Rat’s Nest e accessi regolamentati

La Rat’s Nest Cave si estende per circa quattro chilometri sotto il Grotto Mountain, vicino a Canmore. È classificata come “wild cave”, senza illuminazione né scale, ed è un Provincial Historic Resource. L’accesso è regolamentato: sono previste visite guidate commerciali gestite da Canmore Cave Tours, mentre l’ingresso indipendente del pubblico non è consentito. Speleologi esperti possono ottenere permessi per accedere a zone al di fuori dei percorsi turistici. La zona della “Psych Squeeze” non è inclusa nei tour commerciali e richiede tecniche di progressione che includono camminata, strisciamento, passaggi stretti e, in alcune sezioni, l’uso di corde e attrezzature specifiche.

Innovazione nel soccorso speleologico e prospettive operative

Il sistema QDX-M è stato sviluppato nell’arco di tre anni, principalmente da volontari, con un contributo di finanziamenti provinciali per la personalizzazione dell’apparato radio. Search and Rescue Alberta ha indicato che il team di soccorso speleologico di Alberta e British Columbia dispone ora di otto unità operative. John Alexander, CEO di Search and Rescue Alberta, ha definito il soccorso alla Rat’s Nest un esempio di collaborazione tra agenzie e di innovazione portata avanti dai circa 1.500 volontari del sistema di ricerca e soccorso.


Fonti

  • CityNews Calgary, “Alberta cave rescue: new tech used to save trapped caver”, 21 agosto 2026.
  • Airdrie City View, “Man trapped in cave near Canmore freed after 10-hour rescue”, 21 agosto 2026.
  • CJME, “In the news today: … Alberta cave rescue”, 21 agosto 2026.

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  • Timavo System Exploration 2026, Radio Fragola racconta dal fondo dell’Abisso di Trebiciano
    Condividi Timavo System Exploration 2026 porta una diretta di Radio Fragola a circa 329 metri di profondità nel Carso triestino. Sabato 22 agosto è previsto un nuovo collegamento, dedicato alla conclusione della campagna e al rientro degli speleosub. Timavo System Exploration 2026 e la diretta del 22 agosto La giornata conclusiva della Timavo System Exploration 2026 sarà raccontata in diretta da Radio Fragola sabato 22 agosto, dalle 15.35, sulle frequenze FM 104.6-104.8 e sul sito dell’emi
     

Timavo System Exploration 2026, Radio Fragola racconta dal fondo dell’Abisso di Trebiciano

August 22nd 2026 at 08:00

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Timavo System Exploration 2026 porta una diretta di Radio Fragola a circa 329 metri di profondità nel Carso triestino. Sabato 22 agosto è previsto un nuovo collegamento, dedicato alla conclusione della campagna e al rientro degli speleosub.

Timavo System Exploration 2026 e la diretta del 22 agosto

La giornata conclusiva della Timavo System Exploration 2026 sarà raccontata in diretta da Radio Fragola sabato 22 agosto, dalle 15.35, sulle frequenze FM 104.6-104.8 e sul sito dell’emittente.

Il collegamento è programmato in attesa dell’uscita della squadra francese di speleosub della Fédération Française d’Études et de Sports Sous-Marins, FFESSM, e degli speleologi impegnati nel recupero dei materiali dal fondo dell’Abisso di Trebiciano.

La trasmissione offrirà spazio alle impressioni dei partecipanti e alle informazioni che il gruppo renderà disponibili sulla campagna.

Il progetto Timavo System Exploration è promosso dalla Società Adriatica di Speleologia di Trieste. Riunisce speleologi e speleosub italiani, francesi e sloveni attorno allo studio del corso sotterraneo del Timavo-Reka.

La pagina della SAS descrive il programma come un’iniziativa internazionale nata dalle esplorazioni riprese nel 2013, dopo oltre vent’anni dalle precedenti attività speleosubacquee nel settore.

Radio Fragola all’Abisso di Trebiciano

Il 16 agosto Radio Fragola ha già realizzato una puntata speciale di Racconti dal Buio dall’interno della cavità.

La postazione era collocata presso il fiume Timavo, alla quota di circa ?329 metri dall’ingresso.

La diretta ha documentato la preparazione e lo svolgimento delle immersioni, con Edi Pernici alla conduzione e l’assistenza di Piero Luchesi e Stefano Schirinzi.

L’operazione ha richiesto una catena logistica compatibile con un ambiente profondo e non turistico.

Il segnale è stato trasferito all’esterno attraverso la connessione interna già disponibile nella grotta.

La comunicazione ipogea, in questo caso, è stata usata per trasformare attività normalmente percepite solo dagli operatori in un racconto radiofonico accessibile al pubblico.

La pagina di Racconti dal Buio presenta la rubrica come uno spazio dedicato alla geologia, alla biologia, alla storia, all’archeologia e alla tutela delle acque sotterranee.

Il podcast della diretta del 16 agosto è indicato dall’emittente tra i contenuti della serie.

Abisso di Trebiciano, dati e accesso speleologico

L’Abisso di Trebiciano, noto anche come Labadnìca, è la cavità numero 3 del Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia.

Si trova nel Carso triestino, nel territorio del Comune di Trieste. Il Catasto indica uno sviluppo planimetrico di 1.198 metri e una profondità di 329 metri, con quota del fondo pari a 13 metri sul livello del mare.

Il valore scientifico della grotta dipende soprattutto dalla presenza del Timavo sotterraneo nella parte terminale.

Il Catasto ricorda che Trebiciano è un punto intermedio fondamentale per osservare il fiume tra la scomparsa alle Grotte di San Canziano e le risorgive.

L’accesso richiede preparazione, attrezzatura e gestione del rischio proprie della speleologia verticale. La cavità non è una grotta turistica.

Il Timavo System Exploration 2026 prosegue quindi un lavoro che si svolge in condizioni impegnative.

La visibilità variabile, le correnti e la necessità di trasportare materiali in profondità incidono sui tempi delle attività.

Le immersioni nei sifoni richiedono inoltre una documentazione accurata delle sagole, della topografia e delle condizioni idrologiche.

Timavo System Exploration, gli aggiornamenti recenti

Le novità più recenti disponibili prima della chiusura della campagna 2026 delineano un quadro di ricerca più ampio.

Nell’edizione 2024 del Timavo System Exploration gli speleosub hanno esplorato per alcune centinaia di metri il sifone di uscita della Caverna Maucci.

Il percorso ha superato circa metà della distanza che separa Maucci dalla Grotta Luftloch. Sono stati inoltre rilevati con strumenti di precisione i sifoni a valle e quelli a monte dell’Abisso di Trebiciano.

La Caverna Maucci era stata raggiunta nel 2022 oltre il sifone a valle di Trebiciano, dopo circa 200 metri di galleria sommersa.

La Grotta Luftloch è stata invece aperta dagli speleologi della SAS il 23 marzo 2024, dopo una lunga attività di scavo.

Le informazioni diffuse nel 2024 stimavano in circa 200 metri il tratto ancora da chiarire tra i due sistemi.

L’obiettivo di collegare Trebiciano, Maucci e Luftloch resta una delle principali prospettive della Timavo System Exploration: una congiunzione permetterebbe di ricostruire un tratto continuo del Timavo sotterraneo per oltre due chilometri.

Nel gennaio 2026, un’altra ricerca nel Carso triestino ha aperto una nuova finestra sul fiume: l’Abisso Luciano Filipas, 87 VG, in zona Fernetti. La scoperta, attribuita alla Commissione Grotte Eugenio Boegan dopo 874 uscite in circa vent’anni, non fa parte del progetto Timavo System Exploration che vede in prima linea la Società Adriatica di Speleologia, ma aggiunge un punto di osservazione importante nel medesimo sistema idrogeologico.

Un ulteriore aggiornamento arriva dal Carso sloveno. Nel luglio 2026 la Reka Exploration ha annunciato oltre 800 metri di nuove gallerie nella Jama 1 v Kanjaducah, presso Sežana. Il fiume Reka prosegue nel sottosuolo verso l’Italia, dove riemerge come Timavo. Anche queste esplorazioni contribuiscono alla conoscenza complessiva del sistema transfrontaliero.

Una cronaca utile alla ricerca sul Timavo

La diretta prevista per il 22 agosto colloca Timavo System Exploration 2026 anche sul piano della divulgazione. Il collegamento radiofonico non sostituisce la relazione esplorativa, ma può rendere visibili la complessità operativa, le attese e i limiti di una campagna speleosubacquea.

Per la comunità speleologica, i risultati da seguire saranno soprattutto tre: l’eventuale avanzamento nei sifoni, la qualità e l’integrazione dei rilievi e la distanza residua verso il possibile collegamento con Luftloch.

Sarà rilevante anche capire se le osservazioni idrologiche raccolte durante la Timavo System Exploration 2026 offriranno elementi nuovi sulla circolazione delle acque nel Carso triestino.

Fonti

Comunicato ufficiale:

?????? ?? ?????? ????? ??? ??:?? vi aspetta su ????? ??????? ( FM 104.6-104.8 e www.radiofragola.com ) uno ???????? ???? ??? ????? ????????? con il racconto della giornata conclusiva di ?????? ?????? ??????????? ????.

Attenderemo l’uscita della squadra francese di speleo subacquei della ?????? e degli speleologi in supporto per il recupero dei materiali dal fondo dell’?????? ?? ??????????. Ascolteremo le impressioni dei protagonisti che hanno vissuto questa esperienza e ci faremo raccontare le novità relative la campagna esplorativa ??? ????.

Da segnalare, per questa stagione di rilievi ed esplorazioni di ?????? ?????? ???????????, è anche la collaborazione con l’emittente ????? ??????? con cui si sono programmate due dirette ?? ????, di cui una molto speciale svoltasi domenica 16 agosto, dalla ???????? ?????? ?? ???? ?? ??????, ? ????? ??? ????? ?? ??????????’, con conduzione di ??? ??????? assistito da ????? ??????? e ??????? ??????????.

Infatti, durante il ??? ???? abbiamo trasmesso oltre un’ora di ???????? ??? ???? in diretta radiofonica ??? ????? ????’ ?????? ?? ??????????, usando la connessione interna per portare il segnale all’esterno e quindi sulle frequenze FM 104.6-104.8 di ????? ???????. La postazione di chi conduceva e trasmetteva questo ???????? ???? è stata effettivamente approntata sulle rive del Timavo, a una profondità di circa ?329 metri dall’ingresso e nel bel mezzo delle manovre di preparazione e svolgimento delle immersioni dei speleo sub, dunque con tutte le difficoltà logistiche che queste attività comportano e che la trasmissione radio ha potuto cogliere.

In sé, il Wi-Fi installato in una grotta non rappresenta né una novità né un primato mondiale: all’ ?????? ?? ?????????? l’infrastruttura per le comunicazioni via internet è stata inaugurata nell’agosto del ???? e nel ???? in Grecia (?????????????) è stata documentata la presenza del Wi-Fi fino a ???? ?. Per quanto concerne, invece, le trasmissioni radio possiamo ricordare la diretta della ??? ????? del ???? in una miniera in Canada, da una profondità di ??.??? ? (Guinness World Records).

Parlando di trasmissioni operate da grotte naturali, possiamo citare quello delle ???????? ??????? nel ????, con una diretta da circa ???? ?.

Sono esistite anche dirette televisive da cavità naturali come nel caso degli ambienti ipogei del massiccio carsico di ??????-?????-?????? (Pirenei Atlantici), ma in questo caso va segnalato che la famosa ???? ?? ?? ????? (larga circa 250 metri, alta 194 metri e ha un volume di 3,6 milioni di metri cubi) sita sul fondo è raggiungibile tramite un tunnel artificiale di circa 660-800 metri che permette di entrare nel cuore della montagna con estrema facilità. Diverso è il caso dell’?????? ?? ?????????? (numero catasto: 3) la cui maggior profondità si raggiunge percorrendo una via ferrata, muniti di debita attrezzatura (imbrago, longe, moschettoni, caschetto con torcia frontale …) e assicurazione in quando tale grotta non è turistica.

Per coloro che non hanno avuto la possibilità di seguire questa speciale trasmissione radio dalle profondità del Carso triestino, sul portale di ????? ??????? ( www.radiofragola.com ) è disponibile la registrazione.

Podcast: ??????? ??? ?? ?????? ???? ???????? ???????? ?? ??????? ??? ????? ?????????? ?? ?????????? ?????? ?????? ???????????????????????à ????????? ????????????? -> https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/

Il progetto ?????? ?????? ??????????? (TSE), organizzato dalla ???????’ ????????? ?? ??????????? (SAS), negli anni ha coinvolto circa 300 speleologi appartenenti a 34 associazioni di 4 diverse nazionalità. L’impiego di materiali moderni e tecniche innovative ha permesso di raggiungere ragguardevoli traguardi esplorativi.

Chi volesse le puntate precedenti della prima stagione di ???????? ??? ???? può trovarle sempre a questo link:
https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/

Link utili:

?????? ?????? ??????????? (TSE) -> https://sastrieste.it/index.php/progetti/

?????? ?? ?????????? -> https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3-Grotta_di_Trebiciano

Le foto che alleghiamo mostrano qualche momento della diretta radiofonica dal fondo dell’abisso, l’avvio delle immersioni subacquee e alcuni dei partecipanti del ??? ????.

Crediti fotografici: Stefano Schirinzi, Paola Rovis e Gigliola
Antonazzi.

Link al post su Facebook -> https://www.facebook.com/share/p/1Eu8FeDrtD/

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