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Sotto la Toscana un Enorme Sistema Magmatico: lo studio che Ridisegna la Geologia Italiana

Apríl 24th 2026 at 06:00

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La tomografia da rumore sismico svela un serbatoio di 6.000 km³ tra Larderello e Monte Amiata, paragonabile ai sistemi dei grandi supervulcani mondiali


La Toscana e il suo Supervulcano Invisibile

In dettaglio la scoperta pubblicata su Communications Earth & Environment (aprile 2026). Sotto la Toscana meridionale — tra Larderello, Travale e Monte Amiata — giacciono tra 5.000 e 6.000 km³ di magma e fuso parziale a 8–15 km di profondità, un volume paragonabile ai sistemi crostali dei supervulcani di Yellowstone, Toba e Taup?.

Il Sistema Magmatico Toscano: una Scoperta da 6.000 km³

Sotto i paesaggi di vigneti e borghi medievali della Toscana meridionale si trova uno dei sistemi magmatici più grandi identificati finora nella crosta continentale europea. Uno studio pubblicato nell’aprile 2026 sulla rivista Communications Earth & Environment — pubblicazione del gruppo Nature — ha rilevato tra 5.000 e 6.000 km³ di magma e fuso parziale a profondità comprese tra 8 e 15 chilometri, concentrati nelle aree geotermiche di Larderello, Travale e Monte Amiata.nature+1

La ricerca è stata guidata da Matteo Lupi dell’Università di Ginevra, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche — Istituto di Geoscienze e Georisorse (CNR-IGG). Il team ha impiegato circa sessanta sensori sismici ad alta risoluzione distribuiti sul territorio per raccogliere i dati alla base del modello tridimensionale del sottosuolo.ingv+1

Questi volumi collocano la Provincia Magmatica Toscana (PMT) nella stessa fascia volumetrica dei sistemi crostali che alimentano i grandi supervulcani del pianeta: Yellowstone negli Stati Uniti, Toba in Indonesia, Taup? in Nuova Zelanda.discovermagazine+1


Larderello, la Valle del Diavolo e la Prima Centrale Geotermica del Mondo

L’area di Larderello, nella Toscana meridionale, è nota da secoli per la sua intensa attività geotermica. I vapori che fuoriescono dal sottosuolo — i cosiddetti soffioni boraciferi — avevano fatto guadagnare alla zona il nome storico di Valle del Diavolo.power-technology+1

Nel 1904, il Principe Piero Ginori Conti sfruttò per la prima volta quel vapore per generare elettricità. Nel 1913 fu inaugurata la prima centrale geotermica del mondo, che forniva energia alla rete ferroviaria italiana. Oggi gli impianti del distretto di Larderello producono circa 5.000 GWh l’anno, pari a circa il 10% della produzione geotermica mondiale.reuk.co+1

Nonostante questa lunga storia di sfruttamento energetico, nessuna indagine precedente era riuscita a identificare la sorgente profonda di tanto calore su questa scala. Le indagini sismiche tradizionali avevano rilevato corpi intrusivi superficiali, ma non la straordinaria massa di fuso parziale presente a 8–15 km di profondità.linkinghub.elsevier+1


La Tecnica: la Tomografia da Rumore Sismico Ambientale

La scoperta è stata resa possibile dall’applicazione della tomografia da rumore sismico ambientale (Ambient Noise Tomography, ANT). Si tratta di una tecnica che non dipende dai terremoti come sorgente sismica, ma sfrutta le vibrazioni continue della Terra generate da onde oceaniche, vento e attività antropica.ciei.colorado+1

Il principio fisico è semplice: le onde sismiche si propagano attraverso la roccia a velocità dipendenti dalla densità e dallo stato del materiale attraversato. Dove il materiale è parzialmente fuso o contiene fluidi magmatici, le onde sismiche rallentano in modo significativo. Misurando queste anomalie di velocità su una rete di stazioni sismiche, è possibile ricostruire un’immagine tridimensionale della struttura interna della crosta.academic.oup+1

I ricercatori hanno rilevato zone a bassa velocità con anomalie superiori al 20–30% rispetto alla crosta normale, interpretate come accumuli di roccia parzialmente fusa. La tecnica è non invasiva, a basso costo e senza impatto ambientale. Come sottolinea Gilberto Saccorotti dell’INGV: «La tomografia del rumore sismico ambientale, esplorando il sottosuolo rapidamente, a basso costo e senza impatto ambientale, può essere uno strumento chiave per la transizione energetica».ingv


Un Sistema Magmatico Senza Vulcano: Perché era Rimasto Nascosto

Il paradosso della Provincia Magmatica Toscana è l’assenza quasi totale di segnali superficiali tipici dei grandi sistemi magmatici. Nessuna caldera visibile, nessuna eruzione recente di rilievo, nessuna deformazione anomala del suolo.discovermagazine

Le ragioni di questa “invisibilità” sono di natura geologica. Il magma della PMT è altamente silicico, con un contenuto di SiO? superiore al 65%. Questa composizione lo rende molto viscoso e poco incline a risalire verso la superficie. L’ultima attività vulcanica significativa nella regione risale a centinaia di migliaia di anni fa. Il magma ha preferito restare in profondità, raffreddandosi lentamente in forma di grandi intrusioni plutoniche.alexstrekeisen+2

Come afferma il prof. Lupi: «Sapevamo che questa regione è geotermicamente attiva, ma non avremmo immaginato che contenesse un volume di magma così grande, comparabile a quello dei sistemi supervulcanici». La scoperta, sottolinea lo studio, non cambia una valutazione di pericolosità. Cambia un’assunzione: grandi sistemi magmatici possono esistere a questa scala sotto paesaggi che non mostrano quasi nulla in superficie, e possono passare inosservati finché non viene applicato il metodo giusto.ingv+1


Nessun Rischio Vulcanico, ma un Potenziale Energetico Inedito

Lo studio è esplicito su un punto: la scoperta non rappresenta un nuovo rischio vulcanico per la Toscana. Grandi volumi di magma possono persistere nella crosta per periodi geologici estremamente lunghi senza dar luogo a eruzioni. Il magma toscano è in uno stato di stagnazione a lungo termine, e l’espressione dominante del sistema è termica — geotermica — non vulcanica.discovermagazine+1

Le implicazioni pratiche indicate dagli autori riguardano invece la produzione di energia e l’estrazione di materie prime critiche. La conferma di un sistema magmatico di queste dimensioni suggerisce un potenziale geotermico superiore a quanto finora stimato per la regione. Una mappatura più precisa delle sorgenti di calore profonde potrà orientare lo sviluppo di nuovi impianti.scintilena+1


Litio e Terre Rare: le Risorse del Sottosuolo Toscano

Un’implicazione rilevante per la transizione energetica riguarda la presenza di litio e terre rare in prossimità di sistemi magmatici profondi. I graniti della PMT sono noti per il loro alto contenuto di litio: fino a 350 µg/g nelle biotiti e fino a 1.000 µg/g nelle apliti dell’Isola d’Elba. I fluidi geotermici ad alta entalpia di Larderello e Monte Amiata possono contenere fino a 480 mg/L di litio in soluzione.iris.cnr+1

La scoperta di un serbatoio magmatico così esteso apre la prospettiva di estrarre litio direttamente dai fluidi geotermici già in circolazione negli impianti esistenti e di individuare depositi di elementi delle terre rare nelle zone di contatto tra magma e crosta. La formazione di tali depositi critici è strettamente connessa all’attività dei sistemi magmatici profondi della stessa tipologia appena identificata sotto la Toscana.ingv+1


Le Domande Aperte

Diversi aspetti richiedono ulteriori indagini. Il serbatoio sotto Monte Amiata cade ai margini del modello attuale e necessita di una caratterizzazione più dettagliata. La percentuale esatta di magma liquido rispetto al magma mush — il miscuglio di cristalli solidi e fuso parziale che struttura questi serbatoi — è cruciale per i modelli di sfruttamento energetico. La connettività profonda tra i sub-sistemi di Larderello, Travale e Monte Amiata non è ancora completamente risolta.scintilena+2

La tecnica ANT potrebbe inoltre rivelare sistemi analoghi in altre regioni del mondo caratterizzate da estensione crostale o back-arc — come il Mar Tirreno, i Carpazi o il Basin and Range nordamericano. Come conclude lo studio, sotto la crosta terrestre ci sono probabilmente molti altri sistemi di questo tipo, ancora non identificati perché nessuno ha ancora puntato il metodo giusto nella direzione giusta.discovermagazine


Riferimento bibliografico:
Lupi M., Stumpp D., Cabrera-Pérez I. et al. — High-enthalpy Larderello geothermal system, Italy, powered by thousands of cubic kilometres of mid-crustal magma — Communications Earth & Environment 7, 269 (2026). DOI: 10.1038/s43247-026-03334-0


Fonti consultate

  1. Nature / Communications Earth & Environment — Studio originale: https://www.nature.com/articles/s43247-026-03334-0
  2. INGV — Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia — Comunicato stampa ufficiale: https://www.ingv.it/en/stampa-urp/ufficio-stampa/comunicati-stampa/geotermia-la-toscana-custodisce-enormi-serbatoi-di-magma
  3. Phys.org — Articolo divulgativo: https://phys.org/news/2026-04-super-magma-reservoirs-beneath-tuscany.html
  4. Discover Magazine — Articolo divulgativo: https://www.discovermagazine.com/massive-magma-reservoir-comparable-in-size-to-yellowstone-discovered-beneath-tuscany-48961
  5. EGU25 — European Geosciences Union — Abstract del convegno: https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU25/EGU25-16194.html
  6. Eos / AGU — Geotermia e sismicità indotta in Toscana: https://eos.org/science-updates/does-geothermal-exploitation-trigger-earthquakes-in-tuscany
  7. Power Technology — Storia di Larderello: https://www.power-technology.com/features/oldest-geothermal-plant-larderello/
  8. ThinkGeoEnergy — 120 anni di geotermia a Larderello: https://www.thinkgeoenergy.com/larderello-italy-celebrates-120-years-of-geothermal-electricity-generation/
  9. CNR-IRIS — Litio in Italia: https://iris.cnr.it/handle/20.500.14243/419847
  10. Source International — Litio in Italia e impatto sui territori: https://www.source-international.org/news/discovered-lithium-in-italy-how-could-this-impact-lands-and-lives
  11. Università di Berna / Alex Strekeisen — Provincia Magmatica Toscana: https://www.alexstrekeisen.it/english/provincie/tuscan.php
  12. Scintilena — Articolo correlato su Yellowstone: https://www.scintilena.com/yellowstone-nuova-ricerca-rivela-come-la-tettonica-profonda-alimenta-il-sistema-magmatico-del-supervu…
  13. PMC / NCBI — Deformazione dei sistemi magmatici caldi e freddi: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11718178/

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  • Serbatoi magmatici sotto la Toscana: nuova luce sul potenziale geotermico e le risorse del sottosuolo
    Condividi Un team internazionale svela riserve profonde di fluidi magmatici tra Larderello e il Monte Amiata, aprendo nuove prospettive per l’energia e le materie prime strategiche Serbatoi magmatici toscani: la scoperta Un team internazionale di ricercatori ha identificato vasti serbatoi ricchi di fluidi magmatici nel sottosuolo della Toscana, nelle aree geotermiche di Larderello e del Monte Amiata. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Communications Earth &
     

Serbatoi magmatici sotto la Toscana: nuova luce sul potenziale geotermico e le risorse del sottosuolo

Apríl 17th 2026 at 06:00

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Un team internazionale svela riserve profonde di fluidi magmatici tra Larderello e il Monte Amiata, aprendo nuove prospettive per l’energia e le materie prime strategiche


Serbatoi magmatici toscani: la scoperta

Un team internazionale di ricercatori ha identificato vasti serbatoi ricchi di fluidi magmatici nel sottosuolo della Toscana, nelle aree geotermiche di Larderello e del Monte Amiata. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment del gruppo Nature.[1][2]

I corpi magmatici individuati si trovano a profondità comprese tra 8 e 15 chilometri sotto la crosta terrestre. I volumi stimati raggiungono migliaia di chilometri cubi. Si tratta di dimensioni ben al di sopra di quanto finora ipotizzato per quest’area, anche se la Toscana è da oltre un secolo una delle regioni geotermiche più attive d’Europa.[3][4][5][6]

Il coordinatore dello studio è Matteo Lupi, geofisico dell’Università di Ginevra, che ha guidato un gruppo di ricercatori provenienti da diversi Paesi, tra cui Italia, Svizzera e altri partner europei. La ricerca ha coinvolto anche l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche).[2][7][8]


Tomografia da rumore sismico: la tecnica che ha reso possibile l’indagine

La chiave metodologica della scoperta è stata l’applicazione della tomografia da rumore sismico ambientale (ambient noise tomography). Questa tecnica sfrutta le vibrazioni naturali della Terra — generate da oceani, vento, traffico e altre sorgenti — per costruire immagini tridimensionali del sottosuolo.[9][10]

A differenza delle tecniche sismiche attive, che richiedono esplosioni o vibroseis per generare le onde, la tomografia da rumore ambientale è completamente non invasiva. Non produce impatti ambientali diretti e ha costi operativi contenuti rispetto ad altri metodi di indagine profonda.[11][9]

Le stazioni sismiche distribuite sul territorio toscano hanno registrato il rumore di fondo per un periodo prolungato. I dati sono stati poi elaborati con algoritmi avanzati che estraggono le funzioni di correlazione tra stazioni, ricavando la velocità delle onde sismiche nel sottosuolo. Le anomalie di velocità corrispondono a zone con presenza di fusi o fluidi magmatici, permettendo di mapparne distribuzione e volume.[10][9]

Questo approccio ha permesso ai ricercatori di “vedere” strutture profonde che le indagini precedenti non avevano potuto delineare con precisione. L’uso diffuso di questa tecnica in aree geotermiche è relativamente recente e la sua applicazione alla Toscana ha prodotto risultati di particolare rilievo scientifico.[1][2]


Il contesto: la geotermia toscana ha radici storiche profonde

La Toscana è storicamente la culla della geotermia industriale mondiale. A Larderello, in provincia di Pisa, nel 1904 si produsse per la prima volta al mondo elettricità da calore geotermico. Oggi quella stessa area ospita centrali che producono circa il 30% del fabbisogno elettrico regionale della Toscana, con una potenza installata superiore a 900 MW.[5][6][12][13]

Il campo geotermico di Larderello-Travale è tra i più estesi al mondo per produzione di energia da vapore naturale. Il Monte Amiata, nell’area senese e grossetana, costituisce il secondo polo geotermico toscano, anch’esso sfruttato da decenni. Nonostante secoli di attività e decenni di sfruttamento industriale, il sottosuolo di questa regione continua a riservare elementi non ancora completamente compresi dalla comunità scientifica.[12][14][15][3]


Potenziale geotermico: nuove prospettive per la transizione energetica

La presenza di serbatoi magmatici di queste dimensioni suggerisce un potenziale energetico superiore a quanto fin qui stimato per la regione. I fluidi magmatici profondi alimentano i sistemi idrotermali superficiali che sono alla base degli impianti geotermici esistenti. Una migliore comprensione delle sorgenti di calore profonde può orientare lo sviluppo di nuove strategie di sfruttamento.[16][17]

In Europa si discute con crescente interesse dei cosiddetti sistemi geotermici avanzati (EGS – Enhanced Geothermal Systems), che permettono di produrre energia anche in aree non naturalmente permeabili, portando le tecnologie geotermiche ben oltre i bacini idrotermali tradizionali. La Toscana, con la presenza di serbatoi così vasti e profondi, potrebbe diventare un laboratorio naturale per sperimentare e sviluppare queste tecnologie.[14][18][19]

Il Piano di Gestione Geotermica della Toscana punta a incrementare la capacità installata nei prossimi anni, in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione. Questa scoperta fornisce una base scientifica più solida per progettare eventuali interventi futuri.[19]


Materie prime critiche: litio e terre rare nei sistemi magmatici profondi

Oltre all’energia, lo studio apre prospettive di ricerca nel campo delle materie prime strategiche. I sistemi magmatici profondi sono ambienti favorevoli alla concentrazione di elementi come il litio, il boro e alcune terre rare, fondamentali per la produzione di batterie, dispositivi elettronici e tecnologie per le energie rinnovabili.[20][21]

In Italia, il tema dell’estrazione di litio dalle brine geotermiche è già oggetto di studio e sperimentazione. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha avviato confronti con le imprese del settore geotermico per valutare il potenziale estrattivo. Le brine calde che circolano nei sistemi geotermici toscani contengono concentrazioni di litio che, in alcuni siti, potrebbero risultare economicamente interessanti.[21][22][20]

La connessione tra i serbatoi magmatici profondi individuati dallo studio e i fluidi geotermici di superficie è un campo di ricerca in rapida evoluzione. Comprendere meglio questi legami potrebbe aprire a una sfruttamento integrato: energia e materie prime dallo stesso sistema naturale.[3][1]


Implicazioni scientifiche e sicurezza

I ricercatori hanno chiarito che la presenza di questi serbatoi non rappresenta un rischio vulcanico immediato per la popolazione toscana. I fluidi magmatici a profondità di 8-15 km non sono paragonabili ai sistemi vulcanici attivi come quelli dei Campi Flegrei o del Vesuvio. La Toscana non è classificata tra le zone ad alto rischio eruttivo in Italia.[15][23][24]

Lo studio contribuisce a migliorare i modelli di rischio geofisico regionali, utili sia per la pianificazione geotermica che per la valutazione della sismicità locale. La sismicità indotta dalle attività geotermiche è un tema già monitorato dall’INGV nelle aree di Larderello e del Monte Amiata. Una conoscenza più precisa delle strutture profonde permette di affinare queste analisi.[7][8][18]


Fonti consultate

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  • Speleotoscana, due incontri online: Geoscopio e LiDAR
    Condividi Strumenti digitali e analisi del territorio al centro del nuovo ciclo della Federazione Speleologica Toscana La speleologia toscana guarda sempre più all’integrazione tra esplorazione sul campo e strumenti digitali. In questa direzione si inserisce il nuovo ciclo di incontri online promosso dalla Federazione Speleologica Toscana, due appuntamenti aperti a tutti e trasmessi in diretta su YouTube, pensati per approfondire tecnologie ormai centrali nella ricerca e nella conoscenza del
     

Speleotoscana, due incontri online: Geoscopio e LiDAR

Apríl 15th 2026 at 05:00

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Strumenti digitali e analisi del territorio al centro del nuovo ciclo della Federazione Speleologica Toscana

La speleologia toscana guarda sempre più all’integrazione tra esplorazione sul campo e strumenti digitali. In questa direzione si inserisce il nuovo ciclo di incontri online promosso dalla Federazione Speleologica Toscana, due appuntamenti aperti a tutti e trasmessi in diretta su YouTube, pensati per approfondire tecnologie ormai centrali nella ricerca e nella conoscenza del territorio carsico.

Il primo appuntamento è in programma giovedì 23 aprile alle ore 21:30 ed è dedicato al Geoscopio della Regione Toscana, piattaforma sempre più utilizzata da speleologi e ricercatori. A guidare l’incontro sarà Fabrizio Fallani, speleologo, referente della Commissione Catasto FST. L’intervento offrirà una panoramica concreta sull’uso dello strumento, con particolare attenzione alla sezione dedicata a grotte e cartografia: dalla visualizzazione di carte e immagini, all’interrogazione dei dati disponibili, fino al download dei materiali per l’utilizzo offline su smartphone.

Il secondo incontro, previsto per giovedì 7 maggio, sempre alle ore 21:30, approfondirà invece l’impiego dei dati DTM LiDAR nella ricerca speleologica. Leonardo Piccini, speleologo, professore associato all’Università di Firenze, introdurrà i modelli digitali del terreno spiegandone natura e potenzialità. Un focus specifico sarà dedicato alla lettura e interpretazione dei dati e al loro utilizzo pratico per individuare grotte, doline e altre forme carsiche superficiali, aprendo nuove prospettive nell’esplorazione.

Entrambi gli appuntamenti rappresentano un’occasione concreta per aggiornarsi su strumenti che stanno ridefinendo il modo di fare speleologia, rendendo sempre più efficace il dialogo tra osservazione diretta e analisi digitale del territorio.

Gli incontri sono aperti a tutti e saranno trasmessi in diretta sul canale YouTube della Federazione Speleologica Toscana: iscriversi e attivare le notifiche è il modo più semplice per non perdere l’inizio delle dirette.

La FST dà appuntamento online, confermando un percorso di divulgazione e formazione che guarda al futuro della disciplina.

Riepilogo appuntamenti

  • Giovedì 23 aprile, ore 21:30
    Le funzioni del Geoscopio della Regione Toscana – con Fabrizio Fallani
  • Giovedì 7 maggio, ore 21:30
    Uso dei dati cartografici DTM LiDAR per la ricerca speleologica – con Leonardo Piccini
  • Diretta sul canale YouTube della Federazione Speleologica Toscana https://www.youtube.com/@speleotoscana
  • LA FST raccomanda di iscriversi al canale e attivare la campanella per ricevere il link e la notifica di inizio diretta!

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  • Le Alpi Apuane si Sgretolano: Cave, Marmettola e Comunità che Resistono
    Condividi Il marmo di Carrara vale miliardi, ma le montagne che lo contengono vengono consumate a una velocità senza precedenti. Il caso del Picco di Falcovaia è solo il simbolo più visibile di un sistema estrattivo che trasforma le Apuane in crinali scavati, ravaneti sterili e corsi d’acqua contaminati. Il Picco di Falcovaia: la Cima che Non Esiste Più Dal Picco di Falcovaia, nelle Alpi Apuane, si poteva vedere un quarto d’Italia. In una giornata limpida, lo sguardo spaziava da Po
     

Le Alpi Apuane si Sgretolano: Cave, Marmettola e Comunità che Resistono

Apríl 9th 2026 at 07:00

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Il marmo di Carrara vale miliardi, ma le montagne che lo contengono vengono consumate a una velocità senza precedenti. Il caso del Picco di Falcovaia è solo il simbolo più visibile di un sistema estrattivo che trasforma le Apuane in crinali scavati, ravaneti sterili e corsi d’acqua contaminati.


Il Picco di Falcovaia: la Cima che Non Esiste Più

Dal Picco di Falcovaia, nelle Alpi Apuane, si poteva vedere un quarto d’Italia. In una giornata limpida, lo sguardo spaziava da Portovenere fino all’isola d’Elba, con la costa della Corsica sullo sfondo.[1]

Quel punto panoramico non esiste più.

La punta è stata demolita dall’espansione della cava delle Cervaiole, nel comune di Seravezza (Lucca), gestita dalla società Henraux S.p.A.

Il crinale è stato terrazzato per estrarre il pregiato bianco arabescato.

Nel 2022 la stessa società ha avviato una procedura autorizzativa per proseguire l’estrazione per altri dieci anni, con un piano che prevede lo scavo di circa 710.803 m³ di roccia.[2][3]

CAI e Legambiente hanno espresso “la più viva preoccupazione” per il nuovo piano decennale. I due enti sottolineano che l’area è già stata “abbondantemente deturpata, culminata nella distruzione del Picco di Falcovaia”.[4]


Le Cave di Marmo delle Alpi Apuane: Dimensioni di un Fenomeno Industriale

Le Alpi Apuane ospitano circa 165 cave attive, 510 inattive e circa 200 saggi di cava. Il paesaggio montano ne porta i segni ovunque: cime abbassate di decine di metri, ravaneti che coprono interi versanti, vette ridotte a pianori di detriti sterili.[1][5]

L’estrazione del marmo nelle Alpi Apuane ha radici di oltre 2.000 anni. La svolta industriale è arrivata negli anni Novanta, con l’introduzione del filo diamantato. Questa tecnologia ha permesso di moltiplicare la produzione in modo esponenziale.[6]

I dati parlano chiaro. Dall’antichità al 1990 si stima siano state estratte circa 500.000 tonnellate di marmo. Dal 1990 ad oggi si è arrivati a 30 milioni di tonnellate. Negli ultimi anni la produzione ha toccato 5 milioni di tonnellate l’anno, di cui solo 50.000 destinate al marmo statuario.[7]

L’80% del materiale estratto non viene lavorato come marmo pregiato. Finisce polverizzato come carbonato di calcio in gomme, plastiche, vernici, farmaci, carta e dentifrici. Solo lo 0,5% è destinato a scopi artistici.[8]


Marmettola nelle Acque: L’Inquinamento da Polvere di Marmo nelle Alpi Apuane

La polvere di marmo prodotta dal taglio dei blocchi si chiama marmettola. Per legge, deve essere raccolta e smaltita come rifiuto speciale. Spesso, viene abbandonata nei piazzali o nei ravaneti.[9]

Le piogge la dilavano verso i torrenti. Una parte si infiltra attraverso le fratture della roccia.

L’impatto sulle acque è documentato da anni. Nei bacini del Frigido e del Carrione, ARPAT ha accertato fenomeni di siltazione e frequenti episodi di torbidità. Nel novembre 2022, dopo un’impennata di marmettola nel sistema idrico, il paese di Forno è rimasto senza acqua potabile per cinque giorni.[1][9]

Quando la marmettola sedimenta sul fondo dei fiumi, forma uno strato asfittico che occlude le branchie dei pesci, elimina i siti riproduttivi dei macroinvertebrati e impermeabilizza l’alveo. ARPAT documenta che nel Carrione la comunità macrobentonica subisce danni “notevoli in termini di diversità e abbondanza”.[9]

La situazione è aggravata dalla natura carsica delle Alpi Apuane. Fino al 75% delle precipitazioni si infiltra nel suolo, alimentando un sistema di acquiferi sotterranei. In questi sistemi, gli inquinanti si spostano rapidamente senza filtrazione naturale, con capacità di autodepurazione quasi nulla. La marmettola è stata rilevata persino all’interno dell’Antro del Corchia, il sistema carsico più esteso d’Italia.[10][9]

Dal 2024, ARPAT e l’Università di Firenze hanno avviato un progetto di ricerca per mappare i percorsi sotterranei della marmettola nelle falde acquifere carsiche delle Alpi Apuane.[11]


Biodiversità a Rischio nelle Apuane

Le Alpi Apuane racchiudono circa il 50% della biodiversità toscana. Ospitano specie rare e altamente endemiche: uno studio del 2025 dell’Università di Pisa ha censito 141 specie vegetali inserite nella Lista Rossa Nazionale, di cui 30 presenti esclusivamente sulle Alpi Apuane.[12][13]

Il documentario Anthropocene ha inserito le Apuane tra i 43 luoghi del mondo in cui l’attività umana ha cambiato il volto del pianeta.[5]

Il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, istituito nel 1985 grazie a una legge di iniziativa popolare, è riconosciuto come Geoparco Mondiale UNESCO dal 2012. Nonostante questo riconoscimento, la superficie del parco è stata ridotta da 54.000 a 20.598 ettari per proteggere le cave. Circa 80 cave si trovano oggi all’interno del perimetro del parco stesso.[7][8][14]


Cave di Marmo e Ricchezza: un Divario che Non Si Chiude

Il distretto apuano del marmo genera numeri di rilievo: nel 2024, le esportazioni di materiale lapideo hanno superato i 623 milioni di euro. Il distretto apuano ha superato quello veneto per valore di materiali lavorati.[15]

I profitti del marmo delle Alpi Apuane non restano sul territorio.

In tutto il bacino estrattivo lavorano meno di 1.000 persone direttamente nelle cave. Dal 1994 al 2020, la meccanizzazione ha ridotto l’occupazione del 30%. La lavorazione si è spostata in Sudest Asiatico e nei Paesi arabi.[1]

La provincia di Massa-Carrara registra il tasso di disoccupazione più alto del Centro-Nord.[1]

Le circa 70 cave in concessione a Carrara pagano all’amministrazione comunale un canone complessivo di circa 23 milioni di euro annui. Il 33% delle superfici estrattive sfrutta ancora un privilegio basato su un editto di Maria Teresa d’Austria del 1751, trasmesso di generazione in generazione.[16]

Un caso emblematico: la cava delle Cervaiole pagherà 100.000 euro l’anno per i prossimi dieci anni per estrarre una quantità di marmo che potrebbe rendere almeno cinque miliardi di euro.[1]


Infiltrazioni nelle Cave Apuane: Opacità e Criminalità Organizzata

Il sistema delle cave apuane ha attirato storicamente la criminalità organizzata. Alla fine degli anni Ottanta, alcune società di estrazione furono acquisite da imprese collegate a famiglie vicine a Salvatore Riina. L’indagine della Procura di Massa si inserì in un filone collegato al dossier mafia-appalti, ritenuto uno dei possibili moventi della strage di Via D’Amelio del 1992.[17]

Nel settembre 2025, la Prefettura di Massa-Carrara ha emesso tre provvedimenti antimafia contro altrettante aziende della provincia, nei settori degli scavi, del commercio di materiale lapideo e della gestione dei rifiuti.[18]


Un Quadro Normativo Incompleto per le Cave delle Alpi Apuane

Il Piano Integrato del Parco approvato nel 2023 prevede la riduzione del 55,7% delle aree di cava attive, da 1.661 a 736 ettari. Nel 2024, la Regione Toscana ha proposto un aumento del 5% della produzione, in contraddizione con il proprio Piano Regionale Cave del 2020.[1][19]

Nel marzo 2026, l’associazione Apuane Libere ha presentato ricorso al TAR contro l’autorizzazione alla riapertura di due cave dismesse da 60 anni nel comune di Vagli di Sotto.[20]


Turismo ed Escursionismo nelle Alpi Apuane: un’Alternativa al Modello Estrattivo

L’alternativa all’estrattivismo esiste, e in parte è già attiva. Il Geoparco Mondiale UNESCO delle Alpi Apuane comprende 250 geositi, testimoniando una geodiversità che copre archi temporali dal Paleozoico a oggi.[21]

Esperienze come Musica sulle Apuane — festival di musica classica e teatro che si tiene da quasi quindici anni anche in cave dismesse — dimostrano che la riconversione culturale dei siti estrattivi è realizzabile.[1]

Nel 2026, il Parco Apuane e il CNR hanno siglato un accordo per lo sviluppo di nuovi percorsi geoturistici nelle Alpi Apuane, con l’obiettivo di stimolare l’economia locale. L’ex cava Henraux di Seravezza, con le sue pareti verticali di marmo bianco e i laghetti naturali formatisi nel sito, è già frequentata da escursionisti e fotografi.[22][23]

La proposta degli ambientalisti non è la chiusura immediata di tutte le cave delle Alpi Apuane. Richiede una transizione graduale verso canoni equi proporzionali agli utili, limiti quantitativi credibili all’estrazione, investimento delle royalties nel territorio e riconversione professionale per i lavoratori del settore.

Come ha dichiarato Nicola Cavazzuti del CAI di Massa: “Non improvvisamente, non necessariamente del tutto, ma bisogna iniziare subito. Prima che sia troppo tardi.”[1]

Fonti
[1] Le vette scarnificate delle Apuane https://lucysuimondi.com/le-vette-scarnificate-delle-apuane/
[2] Per saperne di più… http://www.escursioniapuane.com/itinerari/lemma.aspx?ID=813
[3] Non possono essere rilasciate quelle autorizzazioni per quella cava di marmo sul Monte Altissimo (Seravezza). https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2022/11/05/non-possono-essere-rilasciate-quelle-autorizzazioni-per-quella-cava-di-marmo-sul-monte-altissimo-seravezza/
[4] CAI e Legambiente su nuova cava alle Cervaiole – CAI Prato https://www.caiprato.it/cai-e-legambiente-su-nuova-cava-alle-cervaiole/
[5] La lotta per la salvaguardia delle Alpi Apuane https://www.italiauomoambiente.it/?p=480634
[6] L’estrattivismo selvaggio nelle Alpi Apuane – DINAMOpress https://www.dinamopress.it/news/lestrattivismo-selvaggio-nelle-alpi-apuane/
[7] Lì, proprio lì, c’erano le Alpi Apuane – Mountain Wilderness Italia ONLUS https://www.mountainwilderness.it/editoriale/li-proprio-li-cerano-le-alpi-apuane/
[8] Concessioni abusive, cave di marmo e profitto https://www.corriere.it/cronache/20_ottobre_23/concessioni-abusive-cave-marmo-profitto-cosi-muoiono-alpi-apuane-2d40f7b0-14f7-11eb-b371-ea3047c1855f.shtml
[9] Marmettola, emergenza invisibile: le Alpi Apuane soffocate dal rifiuto … https://www.scintilena.com/marmettola-emergenza-invisibile-le-alpi-apuane-soffocate-dal-rifiuto-del-marmo12/02/23/
[10] Marmettola nelle Alpi Apuane: effetti della sua diffusione negli … https://www.scintilena.com/marmettola-nelle-alpi-apuane-effetti-della-sua-diffusione-negli-acquiferi-carsici/08/20/
[11] Apuane, via allo studio dell’inquinamento da marmettola – intoscana https://www.intoscana.it/it/apuane-via-allo-studio-dellinquinamento-da-marmettola/
[12] Parco naturale regionale delle Alpi Apuane – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_naturale_regionale_delle_Alpi_Apuane
[13] Alpi Apuane – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Alpi_Apuane
[14] Apuane, Geoparco Unesco. Bramerini: ‘Grande occasione per il … https://www.toscana-notizie.it/-/apuane-geoparco-unesco-bramerini-grande-occasione-per-il-nostro-territorio-
[15] Marmo, il distretto apuano supera quello veneto: export oltre i 600 … https://www.intoscana.it/it/marmo-distretto-apuano-report-2024/
[16] Il marmo e la disputa delle Alpi Apuane tra imprenditori e ambientalisti https://www.avvenire.it/attualita/il-marmo-e-la-disputa-delle-alpi-apuane-tra-imprenditori-e-ambientalisti_80651
[17] Cave e mafia, il filo sottile . Torna alla ribalta di Rai Tre l’inchiesta … https://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/cave-e-mafia-il-filo-sottile-torna-alla-ribalta-di-rai-tre-linchiesta-sulla-calcestruzzi-eaaab488
[18] Infiltrazioni mafiose, stop a tre aziende apuane – NoiTV https://www.noitv.it/2025/09/infiltrazioni-mafiose-stop-a-tre-aziende-apuane-692490/
[19] Alpi Apuane: un equilibrio impossibile? – Mountain Genius https://mountaingenius.org/apuane-un-equilibrio-impossibile/
[20] “Stop allo scempio sulle Apuane”. Ricorso al Tar degli ambientalisti https://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/stop-allo-scempio-sulle-apuane-07e98e2b
[21] Geoparco Alpi Apuane – Patrimonio Unesco https://www.patrimoniounesco.it/directory-tangibili/listing/geoparco-alpi-apuane/
[22] Accordo Parco Apuane e Cnr. Investimento da 40mila euro https://www.lanazione.it/lucca/cronaca/accordo-parco-apuane-e-cnr-d9b4f38d
[23] Ex Cava Henraux a Seravezza https://www.welcome2lucca.com/ex-cava-henraux-a-seravezza/

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  • Le acque carsiche: un viaggio nelle profondità della terra a Pisa
    Condividi Per i 100 anni di speleologia pisana), una serata con Leonardo Piccini, per raccontare il mondo invisibile delle acqua carsiche Cento anni di speleologia sono una vera ricorrenza: un’eredità fatta di esplorazioni, intuizioni, discese nel buio e ritorni alla luce. A Pisa, il Gruppo Speleologico CAI Pisa celebra il traguardo anche con una serata che è insieme racconto, scienza e visione. L’appuntamento è con “Le acque carsiche”, un viaggio attraverso le profondità della Terra g
     

Le acque carsiche: un viaggio nelle profondità della terra a Pisa

Apríl 21st 2026 at 05:00

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Per i 100 anni di speleologia pisana), una serata con Leonardo Piccini, per raccontare il mondo invisibile delle acqua carsiche

Cento anni di speleologia sono una vera ricorrenza: un’eredità fatta di esplorazioni, intuizioni, discese nel buio e ritorni alla luce.

A Pisa, il Gruppo Speleologico CAI Pisa celebra il traguardo anche con una serata che è insieme racconto, scienza e visione.

L’appuntamento è con “Le acque carsiche”, un viaggio attraverso le profondità della Terra guidato da Leonardo Piccini, da sempre tra le voci più autorevoli della speleologia italiana.
L’incontro si terrà venerdì 8 maggio 2026 alle ore 18:00, presso l’Università di Pisa, Dipartimento di Scienze della Terra (Aula C), in via Santa Maria 53.

Leonardo Piccini è un geologo con una forte specializzazione in idrogeologia carsica: è uno dei principali speleologi italiani, con una lunga esperienza nell’esplorazione, nello studio e nella divulgazione dei sistemi carsici. Geologo e docente, ha dedicato la sua attività alla comprensione dei processi che modellano il mondo sotterraneo, con particolare attenzione all’idrogeologia carsica e all’evoluzione delle grotte. Accanto alla ricerca scientifica, ha sempre mantenuto un forte legame con la speleologia esplorativa, contribuendo a numerosi progetti in Italia e all’estero e affermandosi come figura di riferimento per la comunità speleologica. Del Progetto ORCO è il vero protagonista.

Dal 1926 al 2026: un secolo di attività che ha visto generazioni di speleologi esplorare cavità, studiare sistemi carsici, contribuire alla conoscenza scientifica e alla tutela del territorio. Il centenario della speleologia pisana non è solo una celebrazione interna, ma un momento di apertura, un invito a condividere ciò che normalmente resta nascosto: il mondo sotterraneo.

Accanto al gruppo speleologico, partecipano istituzioni e realtà che nel tempo hanno sostenuto e affiancato questo percorso, dal Club Alpino Italiano all’ambito accademico e scientifico, fino alle istituzioni locali.

Le acque carsiche sono tra gli agenti più discreti e potenti del paesaggio. Scorrono invisibili, scavano lentamente, costruiscono vuoti e architetture naturali che sfuggono allo sguardo quotidiano. Nel racconto di Piccini, l’acqua diventa chiave di lettura: non solo elemento fisico, ma processo, tempo, trasformazione. È l’acqua che crea le grotte, che le modifica, che le collega alla superficie, al clima, alla vita.

La serata si presenta come un attraversamento: dalle evidenze scientifiche alle suggestioni visive, dalle dinamiche idrogeologiche alle esperienze dirette di esplorazione. Un racconto che tiene insieme rigore e meraviglia, come spesso accade nella speleologia.

Il centenario del Gruppo Speleologico CAI Pisa sta raccontando memoria e raccontando continuità: è il il segno che l’esplorazione sta continuando, tra tanti grandi eventi!

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  • Nel cuore delle Apuane un minerale unico al mondo
    Condividi Dalle cave di Colonnata la delchiaroite: la sua scoperta racconta la straordinaria complessità geologica di un territorio fragile e prezioso Una scoperta scientifica di portata internazionale riporta l’attenzione sulle Alpi Apuane, un territorio che gli speleologi conoscono bene per la sua ricchezza e complessità. Nelle cave di marmo di Colonnata è stata infatti identificata una nuova specie mineralogica, battezzata delchiaroite, un minerale unico al mondo. ll minerale è stato ba
     

Nel cuore delle Apuane un minerale unico al mondo

Apríl 6th 2026 at 06:00

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Dalle cave di Colonnata la delchiaroite: la sua scoperta racconta la straordinaria complessità geologica di un territorio fragile e prezioso

Una scoperta scientifica di portata internazionale riporta l’attenzione sulle Alpi Apuane, un territorio che gli speleologi conoscono bene per la sua ricchezza e complessità. Nelle cave di marmo di Colonnata è stata infatti identificata una nuova specie mineralogica, battezzata delchiaroite, un minerale unico al mondo.

ll minerale è stato battezzato delchiaroite, in onore di Lorenzo Del Chiaro, appassionato cultore della mineralogia che nel corso degli anni ha contribuito alla conoscenza dei minerali delle Alpi Apuane e, in particolare, di quelli delle cavità dei marmi.

Foto tratta da https://www.brandcarrara.it/scoperta-una-nuova-specie-mineralogica-nelle-cavita-del-marmo-di-carrara-si-chiama-delchiaroite-la-scoperta-definita-eccezionale-grazie-a-un-capocava-del-bacino-di-colonnata/

La scoperta, coordinata dall’Università di Pisa, nasce dall’osservazione di un minuscolo campione: cristalli gialli sottilissimi, inferiori a un decimo di millimetro, che aprono una finestra su processi geologici ancora poco compresi.

La delchiaroite è eccezionale per la sua rarità e la sua composizione: un ioduro-metantiolato di rame, mai osservato prima, né in natura, né in laboratorio.

La nuova specie mineralogica, di formula Cu3I(CH3S)2, è stata formalmente approvata dalla Commission on New Minerals, Nomenclature and Classification della International Mineralogical Association. Essa si presenta in un unico esemplare

La presenza dello iodio (elemento già raro nei minerali), combinato con una componente organica, suggerisce un legame profondo tra processi geologici e materia biologica. Lo iodio forma molto raramente minerali propri: soltanto 31, fra le oltre 6100 specie di minerali note, contengono lo iodio come costituente chimico.

Questo deve fare pensare a quale valenza giungano le Apuane, vero laboratorio naturale: un pianeta a sé.

È una nuova peculiarità del marmo di Carrara, straordinariamente arricchito in iodio.

‘Probabilmente – si legge su Brand Carrara – lo iodio è legato alla presenza di sostanza organica nei sedimenti giurassici da cui si sono originati, dopo complesse vicende geologiche, i marmi apuani. In ultima analisi, la delchiaroite è da considerarsi una sorta di biofirma’.

Le Apuane: un patrimonio oltre il marmo

Per chi frequenta il mondo sotterraneo, questa scoperta non arriva come una sorpresa, ma come l’ennesima conferma dell’unicità dei nostri monti travagliati.

Le Alpi Apuane sono infatti uno dei sistemi carsici più importanti d’Italia, un territorio dove cavità naturali, miniere e ambienti ipogei convivono con una bio e geodiversità straordinaria.

Ed è proprio nelle cavità dei marmi, spesso invisibili o distrutte dall’attività estrattiva, che si nascondono queste rarità. La delchiaroite è quindi anche un simbolo: dimostra quanto poco conosciamo ancora di questi ambienti e quanto sia facile perderne per sempre le testimonianze.

Il punto di vista speleologico

Dal nostro punto di vista, la scoperta assume un significato ancora più forte.

Oltre la curiosità per la scoperta del minerale, c’è un forte richiamo all’attenzione sul valore delle Apuane come sistema complesso: geologico, biologico e culturale.

Le stesse montagne che hanno fornito il marmo più famoso al mondo continuano a restituire conoscenza, ma lo fanno in contesti fragili, dove l’equilibrio tra sfruttamento e conservazione è sempre più delicato.

Per gli speleologi, abituati a leggere il territorio dall’interno, questa scoperta è un invito a guardare oltre la superficie: ogni cavità, ogni microambiente può custodire informazioni uniche e irripetibili.

Una scoperta che interroga il futuro

La delchiaroite, oggi conservata nelle collezioni dell’Università di Pisa, rappresenta un unicum a livello mondiale. Ma soprattutto rappresenta una domanda aperta: quante altre “storie invisibili” si nascondono ancora nelle Apuane? Lo chiediamo anche noi oggi, insieme ai tanti difensori e sentinelle delle Apuane — dalla Federazione Speleologica Toscana alla Società Speleologica Italiana, fino al Club Alpino Italiano.

Il Fotalrato da Cardoso – M. Abisso

Le istituzioni hanno il dovere di difendere questo patrimonio. La tutela può passare anche dallo studio del minerale di recente scoperta.

La descrizione di questo nuovo minerale è stata pubblicata sulle pagine dell’European Journal of Mineralogy e può essere liberamente consultata all’indirizzo https://ejm.copernicus.org/articles/38/153/2026

Fonti:

European Journal of Mineralogy

https://ejm.copernicus.org/articles/38/153/2026

Corriere della Sera
https://www.corriere.it/buone-notizie/26_aprile_04/scoperto-un-mineraleunico-al-mondo-nelle-cave-delle-alpi-apuane-4431eac8-cb9d-4150-941c-3c6feda9bxlk.shtml

Brand Carrara (da cui è tratta la foto della delchiaroite https://www.brandcarrara.it/scoperta-una-nuova-specie-mineralogica-nelle-cavita-del-marmo-di-carrara-si-chiama-delchiaroite-la-scoperta-definita-eccezionale-grazie-a-un-capocava-del-bacino-di-colonnata/

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  • Recupero medicalizzato in grotta: il CNSAS testa nuove soluzioni all’Antro del Corchia
    Condividi All’Antro del Corchia tre giorni di esercitazioni CNSAS dedicati al recupero medicalizzato in grotta tra gilet riscaldanti e gestione del politrauma Recupero medicalizzato in grotta all’Antro del Corchia Dal 20 al 22 marzo, nel comune di Stazzema (LU), la Commissione Medica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha svolto tre giornate di attività dedicate al recupero medicalizzato in grotta. L’incontro ha riunito medici, infermieri e formatori laici d
     

Recupero medicalizzato in grotta: il CNSAS testa nuove soluzioni all’Antro del Corchia

Apríl 5th 2026 at 06:24

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All’Antro del Corchia tre giorni di esercitazioni CNSAS dedicati al recupero medicalizzato in grotta tra gilet riscaldanti e gestione del politrauma


Recupero medicalizzato in grotta all’Antro del Corchia

Dal 20 al 22 marzo, nel comune di Stazzema (LU), la Commissione Medica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha svolto tre giornate di attività dedicate al recupero medicalizzato in grotta. L’incontro ha riunito medici, infermieri e formatori laici del CNSAS, tutti tecnici di soccorso speleologico, con l’obiettivo di affinare procedure e materiali da impiegare in ambiente ipogeo.

Le sessioni teoriche in aula sono state affiancate da esercitazioni in grotta all’Antro del Corchia, uno dei complessi carsici più estesi e articolati d’Italia, già utilizzato in più occasioni come laboratorio sul campo per il soccorso speleologico. In questo contesto, il recupero medicalizzato in grotta è stato messo al centro del programma formativo, con scenari operativi studiati per riprodurre condizioni critiche e di difficile gestione.[1][2]


Soccorso speleologico medicalizzato e gilet riscaldante

La prima fase di esercitazione si è svolta lungo il ramo del Giglio, dove le squadre hanno simulato il recupero di un infortunato in barella. In questo scenario è stato testato un gilet riscaldante, attualmente in fase di sperimentazione come presidio di riscaldamento attivo da integrare nei sacchi sanitari.

Il dispositivo è stato valutato sia per il comfort percepito dalla persona trasportata, sia attraverso il monitoraggio strumentale della temperatura corporea con termometro timpanico. I dati raccolti hanno indicato un contributo concreto al mantenimento dell’isotermia in un ambiente freddo, saturo di umidità e privo di irraggiamento solare, condizioni tipiche delle cavità naturali. In questo modo il recupero medicalizzato in grotta si arricchisce di uno strumento in più per la prevenzione dell’ipotermia durante operazioni di lunga durata.


Recupero medicalizzato in grotta e gestione del politrauma

La seconda parte delle attività si è concentrata sulla gestione di un paziente con sospetto politrauma. La simulazione è stata allestita nel ramo del Serpente, un settore dell’Antro del Corchia caratterizzato da passaggi stretti, irregolari e con dimensioni molto ridotte.

In questo scenario è stato impiegato l’estricatore Ferno XT Pro, utilizzato per immobilizzare e movimentare il ferito in condizioni complesse. La progressione dei soccorritori lungo il ramo del Serpente ha mostrato in modo chiaro come il recupero medicalizzato in grotta diventi particolarmente delicato quando lo spazio utile è minimo. I normali sistemi di movimentazione su corda, abitualmente impiegati nel soccorso speleologico, risultano difficili da applicare senza aumentare il rischio di ulteriori traumi.


Criticità negli spazi confinati e sicurezza del paziente

Le prove dedicate al sospetto politrauma non hanno dato un esito pienamente soddisfacente. Le ridotte dimensioni degli ambienti, unite alla presenza di numerosi ostacoli naturali, hanno reso complessa la movimentazione del ferito e delle attrezzature di soccorso. In queste condizioni, garantire stabilità, immobilizzazione e protezione del paziente si è dimostrato particolarmente difficile.

L’esperienza ha messo in luce criticità precise nella gestione del trasporto in sicurezza di un paziente politraumatizzato in tratti di grotta molto stretti. Il recupero medicalizzato in grotta, soprattutto in spazi estremamente confinati, richiede soluzioni pensate specificamente per ridurre al minimo il rischio di aggravare il quadro clinico durante ogni manovra. La lezione operativa emersa da queste giornate indica la necessità di rivedere strumenti e procedure per questo tipo di ambiente.


Sviluppo di nuovi dispositivi per il soccorso speleologico medicalizzato

Alla luce dei risultati ottenuti, la Commissione Medica Speleologica del CNSAS proseguirà il lavoro insieme alla Commissione Tecnica Speleologica, responsabile di progettazione e sviluppo delle attrezzature di soccorso. L’obiettivo è ideare nuovi dispositivi che permettano un trasporto più sicuro e controllato dei pazienti politraumatizzati nei tratti di grotta meno modificabili e più disagevoli.

Il recupero medicalizzato in grotta viene così affrontato come un ambito in continua evoluzione, in cui competenze sanitarie, capacità tecniche e innovazione tecnologica devono procedere di pari passo. Le prove svolte in Toscana rientrano in un percorso di miglioramento costante, nel quale il CNSAS utilizza l’Antro del Corchia e altre cavità complesse come banchi di prova per affinare procedure, strumenti e strategie operative, con l’obiettivo di aumentare l’efficacia e la sicurezza del soccorso in ambiente ipogeo.

Il comunicato del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico

In Toscana test e sperimentazioni per il recupero medicalizzato in grotta
Attività della Commissione Medica Speleologica del CNSAS all’Antro del Corchia (LU)

Dal 20 al 22 marzo, medici e infermieri della Commissione Medica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), insieme ai formatori laici – anch’essi tecnici del Corpo – si sono riuniti in Toscana, nel comune di Stazzema (LU), per tre giornate di attività teorico-pratiche dedicate al soccorso medicalizzato in ambiente ipogeo.
Le attività in aula sono state seguite da esercitazioni in grotta presso l’Antro del Corchia, uno dei complessi carsici più estesi d’Italia, scelto per le sue caratteristiche morfologiche che consentono di simulare scenari operativi particolarmente complessi.
L’esercitazione si è concentrata in primo luogo sul recupero di un ferito su barella lungo il ramo del Giglio, con l’impiego di un gilet riscaldante attualmente in fase di test come presidio di riscaldamento attivo. Il dispositivo, pensato per essere integrato nei sacchi sanitari utilizzati durante gli interventi, è stato valutato sia in termini di comfort percepito dal paziente sia attraverso il monitoraggio della temperatura corporea, rilevata mediante termometro timpanico.
Le prove hanno evidenziato risultati favorevoli: il gilet si è dimostrato efficace nel contribuire al mantenimento delle condizioni di isotermia del ferito in un ambiente caratterizzato da basse temperature, elevata umidità – prossima al 100% – e assenza di irraggiamento solare, come quello tipico delle cavità naturali.
Nella seconda fase dell’attività, è stata simulata la movimentazione di un ferito con sospetto politrauma mediante l’utilizzo dell’estricatore Ferno XT Pro, all’interno del ramo del Serpente, un tratto della grotta particolarmente angusto e caratterizzato da passaggi stretti e irregolari.
In questo contesto, la progressione si è rivelata particolarmente complessa: le dimensioni ridotte degli ambienti e la presenza di numerosi ostacoli naturali hanno reso difficoltoso il trasporto del presidio di soccorso speleologico con il ferito tramite l’ausilio dei dispositivi di movimentazione su corda normalmente impiegati nelle operazioni di soccorso in grotta.
L’esito delle prove in questo scenario non è stato pienamente soddisfacente, evidenziando criticità nella gestione del trasporto in sicurezza di un paziente politraumatizzato in spazi estremamente confinati, dove il rischio di aggravare le condizioni cliniche durante le manovre è particolarmente elevato.
L’attività ha quindi confermato la necessità di sviluppare soluzioni specifiche per il recupero di feriti in tratti di grotta particolarmente stretti e difficilmente modificabili. In questa direzione, la Commissione Medica del CNSAS, in collaborazione con la Commissione Tecnica Speleologica – responsabile della progettazione e sviluppo delle attrezzature utilizzate nelle operazioni di soccorso del CNSAS – proseguirà le attività di studio e sperimentazione finalizzate all’ideazione di nuovi dispositivi in grado di garantire il trasporto sicuro di pazienti politraumatizzati anche negli ambienti più estremi.
Queste attività rientrano nel continuo impegno del CNSAS nel migliorare l’efficacia e la sicurezza del soccorso in ambiente ipogeo, attraverso l’integrazione tra competenze sanitarie, capacità tecniche e innovazione tecnologica.

Fonti:

1] esercitazione interregionale nell’Antro del Corchia – Scintilena https://www.scintilena.com/soccorso-speleologico-sulle-apuane-esercitazione-interregionale-nellantro-del-corchia/03/29/
[2] successo dell’Open Day 2025 della CTS all’Antro del Corchia https://news.cnsas.it/tecnologia-e-innovazione-per-il-soccorso-in-grotta-successo-dellopen-day-2025-della-cts-allantro-del-corchia/
[8] Soccorso speleologico medicalizzato: Innovazione nella Grotta a Male https://www.scintilena.com/soccorso-speleologico-medicalizzato-innovazione-nella-grotta-a-male/11/13/
[9] Esercitazione interregionale di soccorso speleologico nell’Antro del … https://www.toscanaindiretta.it/cronaca/2026/03/29/esercitazione-interregionale-di-soccorso-speleologico-nellantro-del-corchia/234675/
[10] Toscana – CNSAS News https://news.cnsas.it/toscana/
[11] Delegazione III zona speleo – SAST https://www.sast.it/delegazione-iii-zona-speleo/
[12] [PDF] alpino e – boegan.it https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2012/02/CNSAS_50anni_webCompleto.pdf
[13] La Scuola di soccorso speleologico dell’Emilia – Facebook https://www.facebook.com/saercnsas/posts/la-scuola-di-soccorso-speleologico-dellemilia-romagna-ha-partecipato-allimportan/1262777142707942/
[14] Soccorso Alpino e Speleologico Toscano – Facebook https://www.facebook.com/SoccorsoAlpinoeSpeleologicoToscanoSAST/posts/durante-il-fine-settimana-del-21-e-22-marzo-lantro-del-corchia-%C3%A8-stato-teatro-di/1784375232582792/
[15] Soccorso Alpino e Speleologico Trentino | Instagram – Instagram https://www.instagram.com/p/DPyCJTdk8lF/

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  • Il lato oscuro della biodiversità: i pipistrelli protagonisti del centenario della speleologia pisana
    Condividi All’Università di Pisa un nuovo appuntamento del ciclo celebrativo 1926–2026: Paolo Agnelli guida il pubblico alla scoperta dei chirotteri e del mondo sotterraneo Proseguono con energia le celebrazioni per i cento anni del Gruppo Speleologico CAI Pisa, una delle realtà storiche più solide e rappresentative della speleologia italiana. Dopo l’avvio ufficiale del 14 marzo 2026, il calendario degli eventi continua ad arricchirsi, confermando un programma diffuso tra città, università e
     

Il lato oscuro della biodiversità: i pipistrelli protagonisti del centenario della speleologia pisana

Apríl 4th 2026 at 05:00

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All’Università di Pisa un nuovo appuntamento del ciclo celebrativo 1926–2026: Paolo Agnelli guida il pubblico alla scoperta dei chirotteri e del mondo sotterraneo

Proseguono con energia le celebrazioni per i cento anni del Gruppo Speleologico CAI Pisa, una delle realtà storiche più solide e rappresentative della speleologia italiana. Dopo l’avvio ufficiale del 14 marzo 2026, il calendario degli eventi continua ad arricchirsi, confermando un programma diffuso tra città, università e luoghi della cultura.

Tra gli appuntamenti in programma, venerdì 10 aprile 2026 alle ore 18:00 (presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa – Aula C – Via Santa Maria 53), si terrà l’incontro “Il lato oscuro della biodiversità – Alla scoperta dei chirotteri”, a cura del dottor Paolo Agnelli.

Sarà un momento di approfondimento dedicato all’affascinante e spesso poco conosciuto mondo ipogeo, con uno sguardo rivolto ai chirotteri, mammiferi fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi e strettamente legati agli ambienti sotterranei. Comunemente noti come pipistrelli, sono gli unici mammiferi capaci di un volo vero e sostenuto e rappresentano il secondo gruppo di mammiferi più numeroso dopo i roditori.

A guidare questo percorso sarà Paolo Agnelli, zoologo e curatore della Specola del Sistema Museale d’Ateneo, primo biologo italiano entrato a far parte de La Venta Esplorazioni Geografiche, tra le più autorevoli realtà europee nel campo della speleologia.

Dal 1926 a oggi, il Gruppo Speleologico CAI Pisa ha rappresentato un punto di riferimento per generazioni di speleologi. Cento anni di attività significano esplorazioni pionieristiche e moderne, rilievi sempre più precisi, ricerche scientifiche, studi sul carsismo, attività didattiche e divulgative. Non solo grotte, ma cultura del territorio; non solo tecnica, ma formazione; non solo scoperta, ma trasmissione di esperienza e passione.

La cerimonia inaugurale del 14 marzo ha segnato simbolicamente questo percorso: dalle prime esplorazioni con mezzi essenziali e lampade a carburo alle più recenti tecnologie digitali di rilievo, in un continuo dialogo tra tradizione e innovazione.

Le iniziative, in fase di sviluppo, si estenderanno almeno fino a settembre 2026 e coinvolgeranno diversi ambiti, tra cui una mostra fotografica al Palazzo Blu, incontri divulgativi e appuntamenti pubblici dedicati alla storia, alla tecnica e alla ricerca speleologica. L’obiettivo è chiaro: aprire il mondo sotterraneo alla città, coinvolgendo non solo gli speleologi ma anche studenti, studiosi e cittadini curiosi.

La Federazione Speleologica Toscana ha già espresso le proprie congratulazioni, sottolineando il valore di questo traguardo come espressione di una comunità viva e di una tradizione solida, capace di rinnovarsi nel tempo. Il Gruppo Speleologico CAI Pisa continua infatti a essere un laboratorio di idee, esplorazioni e formazione.

Il Gruppo entra nel suo secondo secolo con lo stesso spirito delle origini: esplorare, documentare, studiare e condividere. Pisa si prepara così a celebrare un patrimonio umano e scientifico costruito metro dopo metro, grotta dopo grotta.

La storia continua, sotto terra.

Fonti

https://www.scintilena.com/cento-anni-sotto-terra-pisa-celebra-un-secolo-di-esplorazioni-speleologiche/03/04/
https://www.scintilena.com/cento-anni-di-speleologia-pisana-il-gruppo-speleologico-cai-pisa-festeggia-il-centenario/02/26/
https://www.speleotoscana.it/2026/02/25/cento-anni-di-speleologia-pisana-1926-2026/

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