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La Grotta di Rio Martino, a Crissolo, ai piedi del Monviso, prolunga la chiusura invernale fino al 30 aprile 2026 per tutelare oltre 200 pipistrelli ancora in fase di ibernazione. La riapertura al pubblico è prevista per il 1° maggio.
Il sito di svernamento più importante d’Italia per il Barbastello
La Grotta di Rio Martino, posta a 1.530 metri di quota sulle pendici della Rocca Granè, in alta Valle Po, è un sito di rilevanza scientifica e naturalistica riconosciuta a
La Grotta di Rio Martino, a Crissolo, ai piedi del Monviso, prolunga la chiusura invernale fino al 30 aprile 2026 per tutelare oltre 200 pipistrelli ancora in fase di ibernazione. La riapertura al pubblico è prevista per il 1° maggio.
Il sito di svernamento più importante d’Italia per il Barbastello
La Grotta di Rio Martino, posta a 1.530 metri di quota sulle pendici della Rocca Granè, in alta Valle Po, è un sito di rilevanza scientifica e naturalistica riconosciuta a livello europeo. Riserva Naturale e Zona Speciale di Conservazione (ZSC IT1160037), è inserita nella Rete Natura 2000 ed è gestita dal Parco del Monviso. Con uno sviluppo totale di 3.200 metri, ospita numerose sale, pozzi e gallerie scavati nel corso dei millenni dall’azione delle acque sulle rocce carbonatiche.parcomonviso
La grotta è il sito di svernamento più importante d’Italia per il Barbastello (Barbastella barbastellus). Il censimento annuale del febbraio 2025, effettuato da un biologo del Parco e da due esperti chirotterologi, ha rilevato la presenza di almeno 225 esemplari totali, di cui 184 appartenenti proprio al Barbastello. Questo numero ha rappresentato un notevole incremento rispetto all’anno precedente, probabile effetto delle temperature invernali più rigide.parcomonviso+1
Quest’inverno, la presenza all’interno della cavità ha raggiunto e superato i 200 pipistrelli in letargo. Oltre al Barbastello, i rilevamenti degli anni precedenti hanno documentato la presenza di Vespertilio smarginato (Myotis emarginatus), Vespertilio maggiore (Myotis myotis), Miniottero comune (Miniopterus schreibersii), Vespertilio di Blyth (Myotis blythii), Rinolofo minore (Rhinolophus hipposideros) e Vespertilio di Daubenton (Myotis daubentonii). Tutte queste specie sono protette dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE.cuneo24+2
Letargo dei pipistrelli: la fisiologia del torpore invernale
Durante l’ibernazione, i pipistrelli entrano in una fase di torpore profondo in cui il metabolismo si riduce drasticamente. Il cuore, che in fase attiva batte fino a 200 volte al minuto, scende a soli 10 battiti al minuto. La respirazione rallenta fino a un atto respiratorio ogni ora.tutelapipistrelli+1
Questa strategia consente ai chirotteri di sopravvivere per mesi senza alimentarsi, attingendo alle riserve di grasso accumulate in autunno. Per creature che pesano tra i 5 e i 30 grammi, il margine energetico disponibile è ridottissimo: il risparmio metabolico deve essere massimo per garantire la sopravvivenza fino alla primavera.scintilena+1
Il Barbastello è una specie particolarmente resistente alle basse temperature. Può svernare anche vicino all’entrata della grotta, circondato da ghiaccioli o con il pelame imbiancato di nevischio. Nonostante questa resistenza al freddo, è del tutto vulnerabile ai disturbi di origine umana durante il letargo.biodiversita
Il costo fisiologico di un risveglio forzato
Il disturbo umano nelle grotte rappresenta una minaccia concreta per le colonie svernanti. La comunità scientifica internazionale considera questo rischio ormai consolidato. Ogni risveglio forzato comporta un consumo delle riserve lipidiche che può risultare fatale.scintilena
I pipistrelli hanno bisogno di oltre un’ora per riattivarsi completamente dal torpore. Chi frequenta le grotte in inverno spesso non si accorge del disturbo arrecato: l’uscita dal torpore avviene in ritardo rispetto al passaggio degli intrusi. Risvegli ripetuti provocano un esaurimento precoce delle riserve di grasso che può portare alla morte degli animali prima della fine dell’inverno.facebook+1
Luci, rumori, calore corporeo, vibrazioni: qualsiasi perturbazione può innescare questo meccanismo. Secondo i tecnici del Parco del Monviso, la presenza umana potrebbe provocare il risveglio anticipato dei chirotteri, con conseguenze che gli esperti definiscono «potenzialmente fatali».scintilena+1
La proroga della chiusura: una decisione scientifica
La chiusura invernale della Grotta di Rio Martino è normata da una prescrizione del Settore Aree Protette della Regione Piemonte, in vigore dal 2008. Il periodo di chiusura ordinario va dal 1° novembre al 31 marzo. Quest’anno, le condizioni meteorologiche registrate in marzo — precipitazioni nevose, basse temperature e persistenza della neve al suolo — hanno indotto il Parco del Monviso a prorogare la chiusura.scintilena+2
Non è la prima volta che la riapertura subisce uno slittamento. Nel 2019 la grotta rimase chiusa per tutto aprile: alcuni esemplari del genere Myotis erano ancora in letargo, e i tecnici avevano rilevato la presenza del fungo Pseudogymnoascus destructans, agente della sindrome del naso bianco (WNS). Quest’anno la proroga è motivata esclusivamente dalla fase biologica ancora critica delle colonie.nuovagazzettadisaluzzo+1
Il Parco ha comunicato che la riapertura è prevista per il 1° maggio 2026. Come ribadito nelle note ufficiali, la decisione risponde a criteri scientifici e non discrezionali: «Un accesso non controllato potrebbe arrecare disturbo in una fase ancora critica del ciclo biologico» dei chirotteri.nuovagazzettadisaluzzo
Specie protette e indicatori di salute ecosistemica
Il Barbastello (Barbastella barbastellus) è una specie di media taglia, con il manto scuro, il muso nero e le orecchie caratterizzate da una profonda dentellatura sul margine posteriore. È tipico di ambienti boschivi maturi ed è presente in molte regioni d’Italia, pur non essendo una specie comune. La colonia svernante di Rio Martino è la più numerosa conosciuta sul territorio italiano.ambiente.regione.emilia-romagna+2
I pipistrelli sono tra i gruppi faunistici più minacciati a causa delle alterazioni ambientali di origine antropica. La loro presenza in un sito è considerata un indicatore della qualità e dell’equilibrio dell’ecosistema. Sono tutelati sia dalla normativa nazionale che dalla Direttiva 92/43/CEE e dall’Accordo sulla conservazione delle popolazioni di chirotteri europei.parcomonviso
Uno studio pubblicato sull’Italian Journal of Mammalogy nell’aprile 2026 documenta i record altitudinali di 29 specie di pipistrelli in Piemonte e Valle d’Aosta. Il Barbastello risulta avere raggiunto la quota di svernamento più elevata in Italia proprio in una miniera abbandonata a 1.903 metri, mentre la grotta di Rio Martino è citata come sito di ibernazione del Miniottero comune a 1.530 metri. La distribuzione altitudinale crescente di queste specie potrebbe essere correlata ai cambiamenti climatici in corso.scintilena
Turismo e biodiversità: un equilibrio possibile
Il ramo inferiore della grotta, lungo 530 metri e attrezzato con passerelle, è accessibile al pubblico nella stagione aperta, dal 1° maggio al 31 ottobre, con visite guidate. La grotta accoglie ogni anno migliaia di visitatori, rappresentando una delle principali attrattive del Parco del Monviso.
La gestione alternata — apertura turistica nella stagione calda, chiusura rigorosa in quella fredda — è il modello che il Parco del Monviso applica con continuità da anni. Questo approccio dimostra che turismo e tutela della biodiversità non sono necessariamente in contrasto, a condizione che le esigenze biologiche delle specie presenti vengano rispettate con rigore.
Rispettare le date di chiusura è il primo passo concreto per garantire la sopravvivenza di una delle colonie di pipistrelli più rilevanti d’Italia. La riapertura del 1° maggio segna il momento in cui la natura ha completato il proprio ciclo invernale e i chirotteri tornano alla vita attiva, pronti a svolgere il ruolo di predatori notturni di insetti che li rende alleati indispensabili degli ecosistemi forestali e agricoli.
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I territori carsici italiani sono tra i più fragili e strategici del Paese. Forniscono il 40% dell’acqua potabile nazionale e ospitano oltre 3.600 specie animali sotterranee. Ma la loro struttura geologica li espone a rischi di contaminazione difficilmente reversibili.
Cos’è il Carsismo e Come si Riconosce
Il carsismo è il risultato di un processo chimico lento e continuo. L’acqua piovana, arricchita di anidride carbonica, scioglie le rocce carbonatiche — calcari e dolomi
I territori carsici italiani sono tra i più fragili e strategici del Paese. Forniscono il 40% dell’acqua potabile nazionale e ospitano oltre 3.600 specie animali sotterranee. Ma la loro struttura geologica li espone a rischi di contaminazione difficilmente reversibili.
Cos’è il Carsismo e Come si Riconosce
Il carsismo è il risultato di un processo chimico lento e continuo. L’acqua piovana, arricchita di anidride carbonica, scioglie le rocce carbonatiche — calcari e dolomie — formando cavità, grotte, condotti sotterranei e morfologie superficiali tipiche.
Chi vive in un territorio carsico può riconoscerlo da alcuni segni precisi: la presenza di grotte naturali, doline (depressioni circolari nel terreno), inghiottitoi dove i corsi d’acqua scompaiono nel suolo, sorgenti abbondanti e irregolari, e uno sviluppo scarso del reticolo idrografico superficiale .
Per una verifica più accurata è possibile consultare le carte geologiche regionali, i catasti speleologici e rivolgersi ai gruppi speleologici locali, che rappresentano un riferimento essenziale per la conoscenza del territorio .
La Struttura Idrogeologica che Crea Vulnerabilità
Il punto critico del carsismo è la sua struttura interna. Le rocce fessurate e le cavità sotterranee permettono all’acqua di infiltrarsi e muoversi nel sottosuolo a velocità elevata, senza attraversare strati filtranti efficaci.scintilena+1
Questo comporta una conseguenza diretta: gli acquiferi carsici hanno una capacità autodepurante molto bassa. Sostanze inquinanti introdotte in superficie — pesticidi, metalli pesanti, idrocarburi — possono raggiungere le falde sotterranee nel giro di poche ore o giorni .scintilena
In un acquifero tradizionale, il suolo e i sedimenti trattengono e degradano parte dei contaminanti. Nei sistemi carsici questo filtro è quasi assente. È una vulnerabilità strutturale, non eliminabile con interventi di bonifica ordinari.scintilena
Le Sostanze Chimiche più Pericolose per le Grotte
Non tutti gli inquinanti hanno lo stesso impatto sugli ambienti sotterranei carsici. I pesticidi e i fertilizzanti agricoli sono tra le minacce più diffuse, per via della loro elevata solubilità e del loro uso capillare nelle aree rurali che spesso coincidono con i bacini carsici .
I metalli pesanti — piombo, mercurio, cadmio, arsenico — derivano da attività industriali e scarichi non controllati. Tendono ad accumularsi nei sedimenti delle grotte e sono tossici anche a concentrazioni molto basse .
Gli idrocarburi e i solventi organici, provenienti da perdite di serbatoi o sversamenti accidentali, una volta entrati nel sistema sotterraneo sono difficilissimi da rimuovere. A questi si aggiunge la categoria crescente dei microinquinanti emergenti: farmaci, detergenti, microplastiche, la cui presenza negli acquiferi carsici è ancora poco monitorata ma in aumento .
Quaranta Percento dell’Acqua Potabile Italiana Dipende dal Carsismo
Le implicazioni di questa vulnerabilità sono concrete e di scala nazionale. Gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile italiana, stimato in circa 410 milioni di metri cubi all’anno distribuiti in quasi 240 sorgenti o gruppi di sorgenti con portata superiore ai 200 l/s.scintilena+1
Roma dipende quasi totalmente dalle sorgenti carsiche: l’acquedotto del Peschiera fornisce circa l’85% dell’acqua consumata nella capitale, circa 864 milioni di litri al giorno. Le grandi sorgenti dei massicci carbonatici dell’Irpinia alimentano gli acquedotti di Puglia, Basilicata e Campania, servendo circa 8 milioni di persone.scintilena+1
Contaminare un acquifero carsico significa compromettere la fonte idrica di intere regioni, spesso per periodi molto lunghi e con costi di bonifica elevatissimi.
La Biodiversità Sotterranea: un Patrimonio a Rischio
L’Italia ospita oltre 40.000 grotte naturali e più di 3.600 specie animali catalogate negli ambienti sotterranei. Le grotte con 25 o più specie sotterranee sono considerate hotspot di biodiversità a livello mondiale.scintilena+1
Solo in Puglia sono documentate 109 specie sotterranee, di cui 29 endemiche. Castro (LE) detiene il primato europeo con 40 specie diverse di fauna sotterranea in un territorio limitato. Questi organismi sono adattati a condizioni di estrema stabilità: assenza di luce, scarsità di nutrienti, temperature costanti.scintilena
L’introduzione di sostanze tossiche altera questi equilibri in modo spesso irreversibile. La resilienza degli ecosistemi ipogei è molto bassa. Il recupero, quando possibile, richiede decenni .
Sinkholes e Subsidenza: il Rischio Geologico
Le aree carsiche sono soggette anche a rischi geologici diretti. I sinkholes — sprofondamenti improvvisi del terreno — si formano quando il tetto di una cavità sotterranea collassa. I fenomeni di subsidenza, invece, sono abbassamenti lenti e progressivi del suolo per compattazione dei materiali soprastanti cavità in espansione .scintilena
L’ISPRA ha censito ad aprile 2025 oltre 15.000 casi di sprofondamento naturale nelle aree di pianura e fascia pedemontana italiane. Le aree più esposte sono Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Abruzzo, Campania e Toscana. A Roma, circa 4.500 fenomeni di sprofondamento antropogenico sono stati censiti, oltre ottocento a Napoli.indicatoriambientali.isprambiente+1
Il rischio aumenta con il prelievo eccessivo di acqua dal sottosuolo, le precipitazioni intense e la costruzione di infrastrutture che alterano il deflusso naturale .
Il Cambiamento Climatico Cambia anche il Carsismo
Il cambiamento climatico modifica i sistemi carsici in modo diretto. Nelle grotte della Sicilia, la siccità sta causando la fossilizzazione dei depositi calcarei per mancanza d’acqua, con riduzione drastica delle gocce che alimentano stalattiti e stalagmiti. Nelle grotte glaciali alpine la fusione dei ghiacci minaccia specie rare e ancora non descritte dalla scienza.euronews+1
Precipitazioni più intense accelerano il trasporto di contaminanti nelle falde. Siccità prolungate riducono la ricarica degli acquiferi carsici, aggravando le crisi idriche nelle aree che da essi dipendono. L’acidificazione delle acque meteoriche per aumento di CO? atmosferica accelera ulteriormente la dissoluzione delle rocce carbonatiche.scintilena+1
Monitoraggio, Nuove Tecnologie e Ruolo della Speleologia
Il monitoraggio ambientale è oggi considerato un passaggio irrinunciabile per la tutela delle aree carsiche. Gli speleologi svolgono un ruolo diretto nella raccolta di dati da luoghi inaccessibili agli strumenti tradizionali.rivistanatura+1
L’uso della tomografia elettrica 3D permette di fotografare il sottosuolo senza scavi invasivi, identificando preventivamente le zone a rischio sinkhole. Uno studio condotto a Murisengo, in Piemonte, ha mostrato come questa tecnologia consenta di mappare con precisione la migrazione dei sedimenti verso le cavità nel gesso, anticamera del collasso superficiale.scintilena
Un approccio interdisciplinare — che unisce speleologia, idrogeologia, biologia, geofisica — è oggi considerato lo standard per una gestione efficace delle aree carsiche.scintilena
Il Quadro Normativo: dall’Italia all’ONU
In Italia la tutela delle aree carsiche è affidata a un quadro normativo frammentato: il Codice dell’Ambiente (D.Lgs. 152/2006), il Codice dei beni culturali (D.Lgs. 42/2004) e diverse leggi regionali. Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Puglia e il Veneto hanno normative specifiche, con la Sardegna che ha istituito un Catasto Speleologico Regionale con la L.R. n. 4/2007.sardegnasira
Sul fronte europeo, la Direttiva UE sul Suolo (Soil Monitoring Law 2025/2360), entrata in vigore il 16 dicembre 2025, ha introdotto per la prima volta un quadro normativo comune per la salute dei suoli con l’obiettivo di raggiungere suoli sani in tutta l’Unione entro il 2050. La direttiva include il controllo dell’impermeabilizzazione del suolo, che influenza direttamente i bilanci idrici delle aree carsiche.scintilena
A livello globale, alla settima sessione dell’UNEA-7 (Nairobi, dicembre 2025) è stata discussa una bozza di risoluzione ONU dedicata agli ecosistemi carsici, che ne riconosce il ruolo in termini di acqua, biodiversità e resilienza climatica. L’adozione avrebbe ricadute dirette sulla pianificazione territoriale internazionale. L’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha pubblicato in 21 lingue un documento con 76 raccomandazioni per la protezione di grotte e carsismo, ribadendo che le azioni in superficie producono impatti diretti nel sottosuolo.scintilena+1
Vulnerabilità delle Aree Carsiche: Guida Completa per lo Studio e la Tutela
Sintesi Esecutiva
Le aree carsiche rappresentano uno dei sistemi naturali più complessi, fragili e strategicamente rilevanti del pianeta. In Italia, circa il 40% dell’acqua potabile nazionale proviene da acquiferi carsici, con un patrimonio idrico stimato in circa 410 milioni di metri cubi all’anno. Eppure questi stessi ambienti sono caratterizzati da una vulnerabilità strutturale all’inquinamento che li espone a rischi difficilmente reversibili. Comprendere il carsismo — dalla sua geologia all’ecosistema, dai rischi all’inquinamento fino alle normative di tutela — è oggi un imperativo scientifico, civico e politico.
Ecco il report completo sulla vulnerabilità delle aree carsiche! ?
Il documento tratta in profondità tutti i temi chiave dell’argomento, organizzati in 11 sezioni:
Come riconoscere un territorio carsico — segni in superficie, strumenti di verifica
Benefici della tutela — tavola riassuntiva degli impatti positivi
Buone pratiche per chi abita in zone carsiche
Vulnerabilità delle Aree Carsiche: Guida Completa per lo Studio e la Tutela
Sintesi Esecutiva
Le aree carsiche rappresentano uno dei sistemi naturali più complessi, fragili e strategicamente rilevanti del pianeta. In Italia, circa il 40% dell’acqua potabile nazionale proviene da acquiferi carsici, con un patrimonio idrico stimato in circa 410 milioni di metri cubi all’anno. Eppure questi stessi ambienti sono caratterizzati da una vulnerabilità strutturale all’inquinamento che li espone a rischi difficilmente reversibili. Comprendere il carsismo — dalla sua geologia all’ecosistema, dai rischi all’inquinamento fino alle normative di tutela — è oggi un imperativo scientifico, civico e politico.[1][2]
1. Riconoscere un Territorio Carsico
1.1 Caratteristiche geologiche di base
I territori carsici sono formati da rocce carbonatiche (calcari e dolomie) soggette a dissoluzione da parte dell’acqua arricchita di anidride carbonica. L’azione chimica dell’acqua scioglie lentamente il carbonato di calcio ((\text{CaCO}_3 + \text{H}_2\text{CO}_3 \rightarrow \text{Ca(HCO}_3)_2)), formando cavità, condotti e grotte sotterranee. Quando queste cavità si avvicinano alla superficie e crollano, si originano le doline, depressioni circolari o ellittiche tipiche del paesaggio carsico.
1.2 Segni distintivi in superficie
Chi vive in un territorio carsico può riconoscerlo dai seguenti indicatori:[3]
Grotte naturali, accessibili o segnalate sul territorio
Doline, depressioni circolari causate dal crollo di cavità sotterranee
Inghiottitoi: aperture nel suolo in cui fiumi e torrenti scompaiono nel sottosuolo
Sorgenti abbondanti e irregolari che emergono direttamente dalla roccia
Scarso sviluppo di corsi d’acqua superficiali, con reticolo idrografico poco sviluppato
Superfici rocciose frastagliate e ricche di fessure (carren, lapiez)
1.3 Strumenti per la verifica
Per verificare la presenza di carsismo si possono consultare: le carte geologiche regionali, i catasti speleologici disponibili presso le associazioni locali e nazionali, i siti di enti regionali dedicati alla geologia e i gruppi speleologici locali. La Società Speleologica Italiana e numerosi gruppi locali svolgono attività di ricerca e divulgazione, contribuendo alla mappatura e alla tutela dei territori carsici.
2. Fenomeni Geologici Carsici
2.1 Dissoluzione e formazione delle cavità
Il processo carsico inizia con la dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche. Le cavità sotterranee, se percorribili dall’uomo e superiori ai 5 metri di sviluppo, vengono classificate come grotte; al di sotto di questa soglia si trovano proto-grotte, subcondotti e fessure che conservano comunque un’importante funzione idrologica. All’interno delle grotte si sviluppano concrezioni come stalattiti, stalagmiti e colonne, formate dalla precipitazione di carbonato di calcio trasportato dall’acqua infiltrata.
Le sorgenti carsiche mostrano variazioni di portata anche di diversi ordini di grandezza tra periodi di magra e di piena, comportamento dovuto alla struttura interna degli acquiferi che alternano zone a bassa e alta permeabilità. Nei bacini carsici, l’acqua in eccesso precipitata in superficie viene captata da inghiottitoi e doline e trasferita rapidamente nel sottosuolo, spesso riemergendo a grande distanza come sorgente.[4]
3. Vulnerabilità all’Inquinamento
3.1 Struttura degli acquiferi e rischio contaminazione
Gli acquiferi carsici sono estremamente vulnerabili all’inquinamento perché l’acqua si infiltra rapidamente in profondità senza attraversare spessi strati filtranti e perché i sistemi hanno una bassissima capacità autodepurante. Le sostanze inquinanti possono penetrare facilmente nel sottosuolo e raggiungere le falde acquifere senza subire significativi processi di filtrazione o depurazione naturale. In caso di piogge intense, i contaminanti possono comparire nelle sorgenti carsiche nel giro di poche ore o giorni.[5][4]
3.2 Velocità di trasferimento degli inquinanti
Nei sistemi carsici l’assenza di un filtro naturale efficace trasforma ogni evento di pioggia intensa in un potenziale vettore di inquinamento per le falde acquifere. La presenza di condotti e grotte sotterranee accelera il trasferimento delle acque e con esse degli eventuali contaminanti, con concentrazioni che possono risultare superiori rispetto a quelle presenti nel punto di origine. Anche piccole quantità di sostanze inquinanti possono contaminare grandi volumi d’acqua, con effetti potenzialmente gravi e di lunga durata.[5]
4. Sostanze Chimiche più Pericolose per gli Ambienti Sotterranei
4.1 Pesticidi e fertilizzanti
I pesticidi e i fertilizzanti agricoli rappresentano la principale fonte di contaminazione chimica diffusa per gli ambienti sotterranei carsici. Queste sostanze, facilmente solubili, si infiltrano rapidamente attraverso doline e fratture con la velocità tipica del sistema carsico, alterando la qualità delle acque e mettendo a rischio la sopravvivenza delle specie adattate agli ecosistemi ipogei. L’effetto è aggravato dalla scarsa capacità autodepurante dei sistemi carsici, che non riescono a trattenere o degradare efficacemente questi composti.
4.2 Metalli pesanti
I metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio e arsenico derivano da attività industriali, scarichi non controllati o discariche abusive e tendono ad accumularsi nei sedimenti delle grotte e nelle acque sotterranee. La loro tossicità è elevata anche a basse concentrazioni e gli effetti sono spesso cronici e irreversibili per la fauna cavernicola.
4.3 Idrocarburi e solventi organici
Gli idrocarburi (benzina, gasolio, oli minerali) e i solventi organici penetrano nel sottosuolo a seguito di sversamenti accidentali, perdite da serbatoi o smaltimenti illeciti. Una volta raggiunti gli acquiferi sotterranei, risultano difficili da rimuovere e possono compromettere a lungo termine la qualità dell’acqua e la salute degli ecosistemi ipogei.
4.4 Microinquinanti emergenti
Detergenti, farmaci, microplastiche e altri microinquinanti emergenti rappresentano una minaccia crescente e in rapida espansione per gli ambienti sotterranei, a causa della loro crescente diffusione e della difficoltà di degradazione nei sistemi carsici. Questi composti possono avere effetti subdoli e cumulativi sulla fauna e sulla flora delle grotte.
5. Rischi Ambientali nelle Zone Carsiche
5.1 Impatto sulla biodiversità sotterranea
L’Italia ospita oltre 40.000 grotte naturali che custodiscono una biodiversità speleologica straordinaria, con più di 3.600 specie animali catalogate negli ambienti sotterranei. Le grotte con 25 o più specie sotterranee, acquatiche o terrestri sono considerate hotspot di biodiversità a livello mondiale. Solo nella regione Puglia sono state documentate 109 specie sotterranee di cui 29 endemiche, mentre Castro (LE) detiene il primato europeo con 40 specie diverse di fauna sotterranea in un territorio relativamente limitato.[6][7]
L’inquinamento mette a rischio questi ecosistemi unici: le sostanze chimiche alterano i cicli vitali degli organismi, spesso endemici e adattati a condizioni di estrema stabilità ambientale, con effetti sulla biodiversità spesso irreversibili.[6]
5.2 Compromissione delle risorse idriche potabili
Gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile italiana, stimata in circa 410 milioni di metri cubi all’anno, distribuiti in quasi 240 sorgenti o gruppi di sorgenti con portata superiore ai 200 l/s. La città di Roma dipende quasi totalmente dalle sorgenti carsiche: l’acquedotto del Peschiera fornisce circa l’85% dell’acqua consumata nella capitale (circa 10 m³/s, pari a 864 milioni di litri al giorno). Le acque dei grandi massicci carbonatici dell’Irpinia dissetano Puglia, Basilicata e Campania, servendo circa 8 milioni di utenti.[8][2][1]
5.3 Degrado degli habitat ipogei
L’urbanizzazione e l’agricoltura intensiva possono causare degrado e distruzione degli habitat sotterranei, con perdita di equilibrio ecologico e possibile estinzione di specie animali e vegetali che dipendono da questi ambienti. Le grotte fungono anche da archivi climatici e idrici preziosissimi, e il loro degrado comporta la perdita di informazioni scientifiche irreversibili.[9]
6. Sinkholes e Subsidenza: Rischi Geologici
6.1 Meccanismo di formazione dei sinkholes
I sinkholes (doline di sprofondamento) si formano quando il tetto di una cavità sotterranea non è più in grado di sostenere il peso dei materiali sovrastanti e collassa improvvisamente. Il processo chimico alla base è la dissoluzione del calcare: (\text{CaCO}_3 + \text{H}_2\text{CO}_3 \rightarrow \text{Ca(HCO}_3)_2), con il carbonato di calcio che viene trasportato via dalle acque sotterranee. Si distinguono sinkholes naturali (da carsismo) e antropogenici (da cavità create dall’uomo, come cave minerarie).[10][11]
6.2 Dati ISPRA sui sinkholes in Italia
Ad aprile 2025, l’ISPRA ha censito e studiato più di 15.000 casi di sprofondamento naturale in aree di pianura, altopiano o fascia pedemontana. Le aree suscettibili ai sinkholes naturali si concentrano sul medio versante tirrenico, in particolare nel Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Abruzzo, Campania e Toscana. Al 2024, circa 4.500 fenomeni di sprofondamento antropogenico sono stati censiti a Roma e oltre ottocento a Napoli.[11][12]
6.3 Subsidenza e fattori aggravanti
La subsidenza è un abbassamento lento e progressivo del terreno causato dalla lenta compattazione dei materiali sovrastanti le cavità o dalla continua dissoluzione delle rocce. Il rischio è aggravato da: aumento delle precipitazioni intense, prelievo eccessivo di acqua dal sottosuolo, e costruzione di infrastrutture che modificano il naturale deflusso delle acque. Un caso emblematico è lo studio condotto a Murisengo (Piemonte) con tomografia elettrica 3D, che ha rivelato come i sinkholes in terreni gessosi si formino per “suffusione”, con sedimenti argillosi che migrano verso condotti nel gesso fino al collasso superficiale.[13]
7. Impatto del Cambiamento Climatico
Il cambiamento climatico sta modificando in modo significativo il comportamento dei sistemi carsici. Nelle grotte carsiche della Sicilia, la siccità sta causando la fossilizzazione delle rocce calcaree per mancanza d’acqua, con riduzione drastica delle gocce che alimentano stalattiti e stalagmiti. Nelle grotte glaciali alpine, la fusione dei ghiacci minaccia ecosistemi con specie rare ed endemiche, alcune ancora non descritte dalla scienza. La ricerca scientifica contemporanea ha evidenziato una crescente correlazione tra cambiamenti climatici e frequenza dei fenomeni carsici, con precipitazioni più intense e siccità prolungate che acuiscono sia il rischio di sinkholes che la vulnerabilità degli acquiferi.[14][15][16]
L’acidificazione delle acque meteoriche per aumento della CO? atmosferica accelera la dissoluzione delle rocce carbonatiche, modificando i tempi e i ritmi del carsismo su scala globale. In parallelo, la riduzione delle precipitazioni in alcune regioni riduce la ricarica degli acquiferi carsici, aggravando le crisi idriche in aree già dipendenti da queste fonti.[17][16]
8. Monitoraggio Ambientale nelle Aree Carsiche
Il monitoraggio ambientale nelle aree carsiche è una pratica indispensabile per comprendere e tutelare questi ambienti complessi e fragili. Gli speleologi svolgono un ruolo cruciale nella raccolta e interpretazione dei dati ambientali, raggiungendo luoghi inaccessibili ai ricercatori tradizionali e raccogliendo dati su clima passato, storia sismica e stato di conservazione degli habitat. Un approccio interdisciplinare è essenziale: il monitoraggio richiede la selezione di indicatori adeguati, l’uso di strumenti specifici (datalogger di temperatura e umidità, analisi isotopiche delle acque, traccianti idrologici) e una gestione accurata delle informazioni raccolte.[9][6]
La Società Speleologica Italiana ETS è impegnata da decenni nel fornire consulenza scientifica a enti pubblici e privati per la conservazione e la valorizzazione sostenibile delle cavità carsiche, anche in funzione turistica. L’uso di tecnologie innovative come la tomografia elettrica 3D permette oggi di “fotografare” il sottosuolo senza scavi invasivi, identificando in anticipo le zone a rischio sinkhole e pianificando interventi preventivi.[13][9]
9. Quadro Normativo per la Tutela delle Aree Carsiche
9.1 Normativa italiana
In Italia non esiste una legge nazionale specifica dedicata esclusivamente alle aree carsiche, ma diversi strumenti normativi concorrono alla loro salvaguardia:
D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente): disciplina la tutela delle acque sotterranee, la gestione dei rifiuti e la prevenzione dell’inquinamento, con particolare attenzione agli acquiferi vulnerabili
Legge n. 394/1991 sulle aree protette: consente l’istituzione di parchi nazionali, regionali e riserve naturali che includono territori carsici
D.Lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio): tutela paesaggi di particolare valore, tra cui molte aree carsiche, e impone limiti alle trasformazioni del territorio
Normative regionali: molte Regioni (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Puglia, Sardegna) hanno adottato regolamenti specifici; la L.R. Sardegna n. 4/2007 riconosce l’importanza delle grotte e istituisce il Catasto speleologico regionale[18]
9.2 Direttiva UE sul Suolo (2025)
Il Parlamento Europeo ha approvato la Soil Monitoring Law – Direttiva UE 2025/2360, entrata in vigore il 16 dicembre 2025, primo quadro normativo comune in Europa dedicato alla salute, monitoraggio e gestione sostenibile dei suoli. La direttiva obbliga gli Stati membri a identificare e gestire siti potenzialmente contaminati e include il controllo dell’impermeabilizzazione del suolo, che influenza direttamente i bilanci idrici superficiali e sotterranei delle aree carsiche. L’obiettivo a lungo termine è raggiungere suoli sani in tutta l’Unione entro il 2050.[19]
9.3 Verso una risoluzione ONU sugli ecosistemi carsici
Alla settima sessione dell’United Nations Environment Assembly (UNEA-7) tenutasi a Nairobi nel dicembre 2025, gli Stati membri hanno discusso un progetto di risoluzione dedicato agli ecosistemi carsici, promosso dall’Indonesia nel cluster “Nature – Climate”. La bozza, intitolata “Karst ecosystem for global water, biodiversity, climate resilience, and economic development”, mira a riconoscere il ruolo del carsismo in termini di acqua, biodiversità e resilienza climatica, inserendolo stabilmente tra le priorità politiche globali. L’adozione di una risoluzione renderebbe il tema parte dell’agenda ufficiale delle Nazioni Unite, con potenziali ricadute sulla pianificazione territoriale e sulla gestione delle risorse idriche.[20]
9.4 Raccomandazioni dell’UIS
L’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha pubblicato in 21 lingue un documento con 76 raccomandazioni per la protezione di grotte e carsismo, destinato a vari settori tra cui turismo, edilizia e tutela ambientale. Le raccomandazioni sottolineano che nei bacini carsici le azioni eseguite in superficie risultano in impatti diretti o indiretti nel sottosuolo e anche più a valle, e che la salvaguardia dei processi naturali — in particolare del sistema idrologico — è fondamentale. L’iniziativa KARST-AWARE promuove l’integrazione della specificità del carsismo in tutte le fasi di pianificazione, valutazione dell’impatto e gestione delle risorse naturali.[21][20]
10. Benefici della Tutela delle Risorse Carsiche
La protezione delle risorse carsiche produce effetti positivi a cascata su tutto il territorio:[1]
Beneficio
Impatto diretto
Qualità dell’acqua potabile
Riduzione rischio contaminazione per milioni di utenti[2]
Biodiversità sotterranea
Conservazione di oltre 3.600 specie italiane catalogate[7]
Prevenzione rischi geologici
Riduzione sinkholes e subsidenza tramite gestione idrica sostenibile[11]
Resilienza climatica
Mantenimento del ciclo idrico locale e disponibilità in siccità[1]
Valore culturale e turistico
Circa 40 grotte aperte al turismo, risorsa per le economie locali[6]
Ricerca scientifica
Archivi climatici e paleontologici unici e insostituibili[9]
La tutela delle aree carsiche non è solo una questione ambientale: è una questione di sicurezza idrica, pubblica e geologica. Investire nella protezione del carsismo significa garantire benessere, sicurezza e sviluppo sostenibile per le generazioni presenti e future.[20]
11. Applicazione Pratica: Buone Pratiche per Chi Abita in Zone Carsiche
Chi vive in un territorio carsico può contribuire attivamente alla tutela adottando le seguenti pratiche:[21]
Evitare l’uso eccessivo di pesticidi e fertilizzanti nelle attività agricole vicino a doline o inghiottitoi
Non smaltire rifiuti o sostanze chimiche nelle cavità naturali o in prossimità di sorgenti carsiche
Segnalare agli enti competenti la presenza di sversamenti accidentali o discariche abusive
Partecipare alle attività di monitoraggio organizzate dai gruppi speleologici locali
Informarsi sulla pericolosità geologica del proprio terreno (sinkholes, subsidenza) prima di costruire
Sostenere e partecipare a iniziative di educazione ambientale e speleologica
Conclusione
Le aree carsiche italiane ed europee si trovano a un crocevia critico: da un lato rappresentano un patrimonio idrico, biologico e culturale di importanza strategica; dall’altro sono sottoposte a pressioni crescenti derivanti da inquinamento, urbanizzazione e cambiamento climatico. La conoscenza approfondita dei meccanismi del carsismo — dalla geologia all’idrogeologia, dall’ecologia alla normativa — è il primo e irrinunciabile passo per una gestione davvero sostenibile di queste risorse.[20][1]
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A Palombara Sabina, il 16 e 17 maggio 2026, Tutela Pipistrelli APS organizza due giornate di formazione specialistica per veterinari, tecnici faunistici e operatori CRAS sull’applicazione pratica delle nuove linee guida per il recupero dei pipistrelli
Chirotteri e linee guida ISPRA: un decennio di lavoro diventa formazione operativa
A dieci anni dal primo convegno nazionale dedicato al soccorso dei pipistrelli, l’associazione Tutela Pipistrelli APS organizza un worksh
A Palombara Sabina, il 16 e 17 maggio 2026, Tutela Pipistrelli APS organizza due giornate di formazione specialistica per veterinari, tecnici faunistici e operatori CRAS sull’applicazione pratica delle nuove linee guida per il recupero dei pipistrelli
Chirotteri e linee guida ISPRA: un decennio di lavoro diventa formazione operativa
A dieci anni dal primo convegno nazionale dedicato al soccorso dei pipistrelli, l’associazione Tutela Pipistrelli APS organizza un workshop che traduce in pratica le Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, pubblicate da ISPRA alla fine del 2025 come Manuali e Linee Guida 210/2025.
L’evento patrocinato dalla Regione Lazio si svolge il 16 e 17 maggio 2026 presso il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, a Palombara Sabina (RM).
La sede è coerente con il tema: il parco ospita formazioni calcaree, ambienti rupestri e carsici che rappresentano habitat di rifugio per numerose specie di chirotteri presenti nel Lazio.
Il titolo del workshop è: “Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri”.
Il documento ISPRA è il frutto di un percorso avviato nel 2016 con CHIRecupero, primo convegno italiano dedicato al recupero e alla riabilitazione dei pipistrelli.
Alla sua redazione hanno collaborato Alessandra Tomassini, Elisa Berti, Gianna Dondini, Marco Scalisi e Marco D’Amico.
Le linee guida sono dedicate alla memoria di D’Amico, co-fondatore dell’associazione e giornalista scientifico, scomparso il 4 gennaio 2023.
Programma formativo: dalla normativa alla chirurgia, fino al rilascio in natura
Le due giornate coprono l’intero ciclo di gestione di un chirottero in difficoltà. I temi affrontati sono:
Normativa e gestione sanitaria: quadro legislativo nazionale e internazionale di protezione dei chirotteri
Rischi sanitari e sorveglianza: Zoonosi, dispositivi di protezione individuale, sorveglianza passiva
Valutazione clinica e lesioni: esame fisico, diagnostica differenziale, gestione delle ferite
Chirurgia nei chirotteri: tecniche operatorie, anestesia, casi clinici frequenti
Gestione in cattività e riabilitazione: stabulazione, alimentazione, prove di volo, criteri di idoneità
Rilascio e confronto tra operatori: modalità di rilascio e scambio di esperienze tra professionisti
Il programma completo è disponibile su Google Drive al link indicato nella sezione dedicata alle iscrizioni.
Destinatari e crediti formativi per veterinari
Il workshop è rivolto a medici veterinari, operatori CRAS, tecnici faunistici e volontari specializzati. Per i medici veterinari è previsto il rilascio di 15 crediti SPC (Sviluppo Professionale Continuo) tramite il provider ABIVET. Per tutti i partecipanti è rilasciato un attestato di partecipazione. La presenza a entrambe le giornate è obbligatoria per ottenere crediti e attestato.
Le quote di iscrizione sono:
100 € per i partecipanti esterni
60 € per i soci Tutela Pipistrelli
60 € + 30 € per chi si iscrive come nuovo socio contestualmente al workshop
120 € quota sostenitore (iscrizione + donazione)
I posti sono limitati. Le iscrizioni sono accettate fino a esaurimento e si confermano con il pagamento della quota. Il modulo è disponibile online (link in fondo all’articolo).
Tutela Pipistrelli APS: chi organizza l’evento
Fondata a Roma nel dicembre 2012 da Alessandra Tomassini e Marco D’Amico, Tutela Pipistrelli è un’associazione di promozione sociale senza fini di lucro, iscritta all’Anagrafe delle Onlus dal 2015. L’associazione gestisce una voliera riabilitativa a Roma per la fase di recupero pre-rilascio e funge da punto di riferimento nazionale per i CRAS che accolgono chirotteri.
Le sue attività comprendono soccorso diretto, formazione, ricerca scientifica, divulgazione e dialogo istituzionale per il reperimento di fondi per la conservazione. Il workshop è organizzato nell’ambito delle attività istituzionali e di raccolta fondi ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. 117/2017. Il contributo di partecipazione sostiene il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, la gestione delle strutture di accoglienza e le attività di conservazione.
I patrocinatori: istituzioni scientifiche e ambientali a confronto
Il workshop è realizzato con il patrocinio di cinque enti:
ISPRA — autore delle linee guida e istituzione di riferimento per la biodiversità e la fauna in Italia.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana — ente di diritto pubblico attivo nella sorveglianza epidemiologica di patogeni zoonotici, incluso il monitoraggio dei Lyssavirus nei chirotteri.
Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili — parco istituito nel 1989, con una superficie di circa 18.000 ettari su 13 comuni delle province di Roma e Rieti. Le sue formazioni carsiche e i boschi di faggio ne fanno un habitat di grande valore per la fauna selvatica.
Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF) — società scientifica fondata nel 1992 da medici veterinari specialisti in patologia e gestione sanitaria della fauna selvatica, con l’obiettivo di promuovere lo scambio di conoscenze tecniche per la conservazione.
La Scintilena — notiziario italiano di speleologia. La presenza di questa testata tra i patrocinatori riflette il legame diretto tra il mondo speleologico e la chirotterologia: le cavità naturali e artificiali studiate dagli speleologi sono spesso siti di svernamento e riproduzione per colonie di chirotteri protetti.
Il contesto: i pipistrelli in Italia tra tutela e rischi sanitari
In Italia sono presenti circa 35–36 specie di chirotteri, pari al 36% dell’intera mammalofauna nazionale. Tutte le specie sono protette dalla L. 157/1992, che classifica i chirotteri come fauna “particolarmente protetta”. A livello europeo, la Direttiva Habitat 92/43/CEE li include tra le specie di interesse comunitario, e l’Accordo EUROBATS — reso esecutivo in Italia con L. 104/2005 — definisce un quadro specifico per la loro conservazione internazionale.
I pipistrelli svolgono un ruolo ecologico di primo piano, in particolare nel controllo delle popolazioni di insetti. Una ricerca statunitense ha stimato il valore economico dei servizi ecosistemici forniti dai chirotteri insettivori in circa 22,9 miliardi di dollari annui, grazie alla riduzione dei costi per pesticidi.
Sul fronte sanitario, I CRAS svolgono un ruolo strategico anche nella sorveglianza passiva dei patogeni zoonotici, contribuendo al paradigma della One Health.
WORKSHOP “Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri”
Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri
16–17 maggio 2026 Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili – Palombara Sabina (RM)
Formazione specialistica sui chirotteri
Due giornate di formazione dedicate all’applicazione pratica delle Linee guida ISPRA per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri.
Il workshop riunisce professionisti ed esperti del settore, offrendo strumenti operativi concreti per la gestione, la cura e il recupero dei chirotteri.
60+30 € per chi si iscrive come nuovo socio di Tutela Pipistrelli
120 € quota sostenitore (iscrizione + donazione)
La conferma dell’iscrizione è subordinata al pagamento della quota.
Finalità
Il workshop è organizzato da Tutela Pipistrelli APS nell’ambito delle attività istituzionali e delle attività di raccolta fondi ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. 117/2017.
Il contributo di partecipazione sostiene:
recupero e riabilitazione dei chirotteri
gestione delle strutture di accoglienza
attività di conservazione e formazione
Patrocini
Il workshop è realizzato con il patrocinio di:
ISPRA
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana
Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili
Società Italiana di Ecopatologia della Fauna
Scintilena
Informazioni utili
Iscrizione obbligatoria
Numero di posti limitato
Partecipazione richiesta a entrambe le giornate per il rilascio dei crediti
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Una cavità artificiale sul mare Adriatico, in provincia di Lecce, è diventata il teatro di una scoperta scientifica senza precedenti per il nostro Paese: un esemplare di Rhinolophus hipposideros con albinismo completo e capacità riproduttiva documentata.
Una segnalazione partita dal campo
Tutto è iniziato dall’osservazione di un membro del gruppo speleologico leccese Ndronico, Francesco De Natale, che durante la frequentazione di una cavità artificiale lungo la co
Una cavità artificiale sul mare Adriatico, in provincia di Lecce, è diventata il teatro di una scoperta scientifica senza precedenti per il nostro Paese: un esemplare di Rhinolophus hipposideros con albinismo completo e capacità riproduttiva documentata.
Una segnalazione partita dal campo
Tutto è iniziato dall’osservazione di un membro del gruppo speleologico leccese Ndronico, Francesco De Natale, che durante la frequentazione di una cavità artificiale lungo la costa adriatica della provincia di Lecce ha notato qualcosa di inusuale tra gli esemplari appesi alla volta: un pipistrello completamente bianco.
La segnalazione è giunta alla redazione di Scintilena e all’associazione Tutela Pipistrelli APS, che ha avviato osservazioni sistematiche il 19 e il 29 luglio 2025.[1]
Il sito è una cavità artificiale, nata da un intervento di ripristino ambientale e aperta direttamente sul mare. Al suo interno si trovava una colonia nursery di Rhinolophus hipposideros composta da circa 172 individui.[1]
La femmina albina: caratteristiche e comportamento
L’individuo presentava pelliccia completamente bianca e occhi marcatamente rossi, caratteristiche compatibili con un caso di albinismo vero.
In campo scientifico, l’albinismo è un disordine ipopigmentario ereditario a carattere autosomico recessivo: una mutazione nel gene che codifica per l’enzima tirosinasi blocca la sintesi della melanina, producendo il tipico fenotipo con integumento bianco e iride rossa, dovuta alla visibilità dei vasi sanguigni in assenza del pigmento.[2][1]
All’interno della colonia la femmina non mostrava deviazioni comportamentali evidenti. Si trovava inizialmente in posizione centrale — indice di integrazione sociale — e si è successivamente spostata verso una parete più esposta, permettendone la documentazione fotografica.[1]
Il dettaglio più rilevante dell’osservazione: la femmina era in lattazione e trasportava un piccolo con pigmentazione del tutto normale. La cosa costituisce la prima prova diretta di riproduzione avvenuta con successo in un individuo albino di questa specie.[1]
Il primo caso italiano, tra i più meridionali in Europa
Il ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros, Bechstein 1800) è il più piccolo dei rinolofidi europei, con peso compreso tra 5,6 e 9 grammi e apertura alare fino a 25,4 cm. In Italia è classificato come minacciato (EN) nella Lista Rossa nazionale e protetto dalla Direttiva Habitat dell’UE. La specie è troglofila: frequenta grotte, gallerie e cavità artificiali sia come rifugio invernale sia per le colonie riproduttive estive.[3][4][5][6][7]
L’albinismo nei pipistrelli è un fenomeno raro ma documentato a livello globale. La review scientifica più esaustiva sul tema — Lucati & López-Baucells (2017) — ha analizzato 609 individui con anomalie cromatiche in 115 specie di chirotteri, rilevando 152 casi certi di albinismo su un totale che comprende anche piebaldismo, melanismo, leucismo e ipomelanismo. Per R. hipposideros in particolare, i casi precedentemente documentati erano concentrati nell’Europa centrale: Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia. In Italia non era mai stato segnalato alcun caso.[8][9][10][11][1]
L’osservazione di Lecce è quindi il primo caso documentato di albinismo per questa specie in Italia e una delle segnalazioni più meridionali in Europa.[11][1]
Perché l’albinismo non ha impedito la riproduzione
Nei mammiferi e negli uccelli, l’assenza di melanina espone gli individui albini a maggiori rischi: vulnerabilità alle radiazioni ultraviolette, maggiore visibilità ai predatori e possibile riduzione del riconoscimento da parte dei conspecifici. Nei pipistrelli, il comportamento notturno mitiga in modo significativo il primo e il secondo rischio. Gli ambienti di rifugio chiusi — grotte, gallerie, edifici — aggiungono un ulteriore strato di protezione dalla luce solare, dalla perdita di acqua e dai predatori visivi, aumentando le probabilità di sopravvivenza degli individui albini rispetto a quanto accadrebbe in habitat aperti diurni.[12][1]
I dati della letteratura mostrano che l’84% dei pipistrelli albini censiti era stato trovato proprio all’interno di rifugi chiusi. Nel caso di Lecce, la cavità artificiale ha svolto esattamente questa funzione protettiva.[9][8]
Per quanto riguarda le relazioni sociali, la posizione centrale occupata dalla femmina nella colonia indica che i conspecifici non la escludevano né la marginalizzavano. I risultati si allineano con osservazioni simili condotte su altre specie, in cui l’albinismo — specie in condizioni di rifugio — non sembra compromettere l’integrazione nel gruppo.[13][1]
Il piccolo a pigmentazione normale e la genetica dell’evento
Il fatto che il piccolo trasportato dalla femmina avesse colore normale indica che il maschio con cui si è accoppiata era probabilmente portatore sano dell’allele recessivo per l’albinismo. Essendo l’albinismo a trasmissione autosomica recessiva, il piccolo potrebbe essere a sua volta portatore eterozigote del carattere, senza manifestarlo fenotipicamente.[1]
Gli autori dello studio precisano che, in assenza di analisi genetiche o istologiche, non è possibile escludere in modo definitivo altre anomalie della pigmentazione. La combinazione di pelliccia interamente bianca e occhi rossi rende comunque l’albinismo vero la diagnosi più probabile.[1]
Lo studio e i ricercatori
La segnalazione è stata elaborata scientificamente da Denise Trombin, Alessandra Tomassini e Gaetano Fichera di Tutela Pipistrelli APS. Gaetano Fichera è affiliato anche al Department of Biogeography dell’Università di Trier (Germania) e al Naturkundemuseum di Erfurt. L’articolo è stato pubblicato sull’Italian Journal of Mammalogy, ricevuto il 10 novembre 2025, revisionato il 2 marzo 2026 e accettato il 18 marzo 2026.[1]
Gli autori ringraziano esplicitamente Francesco De Natale del gruppo speleologico Ndronico e la redazione di Scintilena per aver facilitato il contatto tra osservazione sul campo e ricerca scientifica. È un riconoscimento al ruolo insostituibile che gli speleologi svolgono come sentinelle del territorio ipogeo, spesso unici a frequentare i siti dove questi avvenimenti si verificano.[1]
Prospettive future
Il paper indica con chiarezza le direzioni di ricerca necessarie per approfondire la segnalazione: analisi genetiche per la conferma dell’albinismo vero, monitoraggio a lungo termine della femmina e della colonia per valutare sopravvivenza e successo riproduttivo, e indagini sulla variabilità genetica delle popolazioni meridionali italiane di R. hipposideros. La ridotta diversità genetica — possibile nelle popolazioni più piccole e isolate — potrebbe favorire la manifestazione di caratteri recessivi come l’albinismo per effetto dell’inbreeding.[1]
La colonia nursery di 172 individui nella cavità artificiale leccese emerge intanto come sito di interesse conservazionistico rilevante per la specie in una regione, la Puglia, dove il ferro di cavallo minore risulta presente ma poco monitorato.[5][1]
Lucati F. & López-Baucells A. (2017). Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies and the misuse of terms to describe them. Mammal Review, 47(2), 112–123. https://doi.org/10.1111/mam.12083[14]
Gaisler J., Kovarik M. & Stefka L. (2011). Two unusual records of the lesser horseshoe bat (Rhinolophus hipposideros) in the Moravian Karst (Czech Republic). Hystrix, the Italian Journal of Mammalogy, 22(1). https://doi.org/10.4404/hystrix-22.1-4649[1]
Zortéa M. & Cristina Silva M. (2017). Albinism in the striped spear-nosed bat with an updated list of albino bats in the World. Mammalia, 82(1), 78–84. https://doi.org/10.1515/mammalia-2016-0080[1]
Bernardi L.F.D.O. et al. (2019). First record of albinism for the doglike bat, Peropteryx kappleri. Subterranean Biology, 30, 33–40. https://doi.org/10.3897/subtbiol.30.34223[1]
Leal E.S.B. et al. (2021). Albinism in Artibeus planirostris and updated list of albino bats in Brazil. Anais da Academia Brasileira de Ciências, 93(4). https://doi.org/10.1590/0001-3765202120200582[15]
Fonti [1] Primo-caso-documentato-di-femmina-in-lattazione-albina-di-Rhinolophus-hipposideros-Bechstein-180.pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/attachments/10794614/3361fca9-5401-44ee-94d9-cb548932a3eb/Primo-caso-documentato-di-femmina-in-lattazione-albina-di-Rhinolophus-hipposideros-Bechstein-1800.pdf?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE7MUMNABX%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T205247Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjED0aCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQCJXru6b6Vr7rGQOwS%2FcifzI8AG40gD1D8suNbY4NWmPgIhALw9DlfBIQy%2BssPwMijcrfZI9qJ8qTvu%2FFOo4bkM32d0KusECAUQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1Igxz3QwhcAHyjXtWMvYqyAT8GFdDw0IJsRkZA6Uu5pDD6roybsx3HYJfWONwup1Aqy%2FmCqpYpnizOvUi7E45wSG%2B7d7HY%2FKrSzfgA1vp2LZI92vAAR8dThdzQcZcykMqv79Vd52E2UMldSEJsGP2Qtr%2BBdJey%2FPCADdCij9FVknti4V2TSCtzKTOwTH5wzDm3cKhAVemo5Rfmes6PSsCBOclRC6QyAnYS3vZi9D93Rmu2fSvpqoewg33V2Ac7nx7dbDhpXWRiCR7yggWc7oAj2L2pOPE%2BH3u%2FESMqnJU8EvztmJfGl1HERoq%2BMhHXri%2FeUG%2BdBXrlQMM08z7EHOFlmZEMP0evn4nmariTbCPpOqUpo%2Fl0lDMGhBYvue%2BInt%2BawIBa8DKyqgkNbv1KrBHsPRynsyKJZhTARTPIk6AMn26IU6PnWAyfs9CUH4f5Ng8Zdgv%2BBIBDpprcTb2avaKchuhJ307lsLtbh%2FcmN%2B1MF9SyuOGc8fQUT4iJpwzRnu3eweCce8Gc00WmnCjq39W450Fjp9FVh6MpaBF5uYLd1FDcBx4nx7dEL%2BD96348o%2BczIOCXkqbPXFJhCjRJC1wsEnecxY3Fsjvt79718BDldDiHn946RmA34cXr6%2F4YkKR8SBnJ3umdUerwhFQMAZWEX%2BFN1rzgkslVZgIpbH09smwYoSKT2rufP8a7KjSQzWUVLYZeqwEFUMyl%2BxVFNX%2FVtPvPHqkx2UKX%2FlNdaH1GHeZANXcA5yq2J9EO6Ec8nX%2Fhb86MPtUeQuF%2BYIuq7Tykls6Sev7vPjRhjDL8drOBjqXAS7DuW4ehSdH159FrxfPFRyV40DtXPYgesnHjwdpH6a9cp5kkN5Lv9T6JrSVllarRkWCckKje3BQB1Wn1TbqPGD%2FjAi%2FfUsb4aUB7XYXZDGFGzXqlXugBgC3NaMWUC4HdDHLzDb2WZt%2FmRA86Xzv7yJH0PLC1EvnsdcvtBNOpbfEt5%2BBeU8SSvmm6nngfODg6lsgfHmxKjA%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=7019042232a812c0793a3b4f5f9f239bb9d663153e7346ab8386e824f6d4c4ca [2] Albinismo – Chimica-online https://www.chimica-online.it/biologia/albinismo.htm [3] Rhinolophus hipposideros – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Rhinolophus_hipposideros [4] RINOLOFO MINORE (Rhinolophus hipposideros) http://www.biodiversita.lombardia.it/materiali/chirotteri/RINOLOFO_MINORE_(Rhinolophus_hipposideros).htm [5] Ferro di cavallo minore – Rete Natura 2000 Marche https://www.regione.marche.it/natura2000/pagina_base722f.html?id=1783 [6] Lesser horseshoe bat – Rhinolophus hipposideros – (Bechstein, 1800) https://eunis.eea.europa.eu/species/1545 [7] Il ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros) – Scintilena https://www.scintilena.com/il-ferro-di-cavallo-minore-rhinolophus-hipposideros-caratteristiche-e-habitat-del-pipistrello-troglofilo/07/11/ [8] Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies … https://zenodo.org/records/13449708 [9] Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies … https://www.academia.edu/30380140/Chromatic_disorders_in_bats_a_review_of_pigmentation_anomalies_and_the_misuse_of_terms_to_describe_them [10] [PDF] Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies … https://www.adriabaucells.com/wp-content/uploads/2017/04/LopezBaucells_et_al_2017-2.pdf [11] [PDF] First record of an albino lactating female of Rhinolophus … http://www.italian-journal-of-mammalogy.it/pdf-219649-137485?filename=First-record-of-an-albino.pdf [12] Bol. Mus. Para. Emílio Goeldi. Cienc. Nat., Belém, v. 13, n. 2, p. 273-277, maio-ago. 2018 http://editora.museu-goeldi.br/bn/artigos/cnv13n2_2018/first(nascimento).pdf [13] Albinism in Carollia perspicillata (Chiroptera; Phyllostomidae), in the state of Rondônia, Brazil. A brief review of albinism in bats https://periodicos.ufsc.br/index.php/biotemas/article/download/2175-7925.2017v30n3p71/34873 [14] Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies and the misuse of terms to describe them https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/mam.12083 [15] An Acad Bras Cienc (2021) 93(4): e20200582 DOI 10.1590/0001-3765202120200582 https://www.scielo.br/j/aabc/a/HHSLCYQhySkXPYNSrrvqsxk/?format=pdf [16] FERRO DI CAVALLO MINORE https://www.tutelapipistrelli.it/ferro-di-cavallo-minore/ [17] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE7MUMNABX%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T205247Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjED0aCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQCJXru6b6Vr7rGQOwS%2FcifzI8AG40gD1D8suNbY4NWmPgIhALw9DlfBIQy%2BssPwMijcrfZI9qJ8qTvu%2FFOo4bkM32d0KusECAUQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1Igxz3QwhcAHyjXtWMvYqyAT8GFdDw0IJsRkZA6Uu5pDD6roybsx3HYJfWONwup1Aqy%2FmCqpYpnizOvUi7E45wSG%2B7d7HY%2FKrSzfgA1vp2LZI92vAAR8dThdzQcZcykMqv79Vd52E2UMldSEJsGP2Qtr%2BBdJey%2FPCADdCij9FVknti4V2TSCtzKTOwTH5wzDm3cKhAVemo5Rfmes6PSsCBOclRC6QyAnYS3vZi9D93Rmu2fSvpqoewg33V2Ac7nx7dbDhpXWRiCR7yggWc7oAj2L2pOPE%2BH3u%2FESMqnJU8EvztmJfGl1HERoq%2BMhHXri%2FeUG%2BdBXrlQMM08z7EHOFlmZEMP0evn4nmariTbCPpOqUpo%2Fl0lDMGhBYvue%2BInt%2BawIBa8DKyqgkNbv1KrBHsPRynsyKJZhTARTPIk6AMn26IU6PnWAyfs9CUH4f5Ng8Zdgv%2BBIBDpprcTb2avaKchuhJ307lsLtbh%2FcmN%2B1MF9SyuOGc8fQUT4iJpwzRnu3eweCce8Gc00WmnCjq39W450Fjp9FVh6MpaBF5uYLd1FDcBx4nx7dEL%2BD96348o%2BczIOCXkqbPXFJhCjRJC1wsEnecxY3Fsjvt79718BDldDiHn946RmA34cXr6%2F4YkKR8SBnJ3umdUerwhFQMAZWEX%2BFN1rzgkslVZgIpbH09smwYoSKT2rufP8a7KjSQzWUVLYZeqwEFUMyl%2BxVFNX%2FVtPvPHqkx2UKX%2FlNdaH1GHeZANXcA5yq2J9EO6Ec8nX%2Fhb86MPtUeQuF%2BYIuq7Tykls6Sev7vPjRhjDL8drOBjqXAS7DuW4ehSdH159FrxfPFRyV40DtXPYgesnHjwdpH6a9cp5kkN5Lv9T6JrSVllarRkWCckKje3BQB1Wn1TbqPGD%2FjAi%2FfUsb4aUB7XYXZDGFGzXqlXugBgC3NaMWUC4HdDHLzDb2WZt%2FmRA86Xzv7yJH0PLC1EvnsdcvtBNOpbfEt5%2BBeU8SSvmm6nngfODg6lsgfHmxKjA%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=3ba8c91d68b2dfce34179dee700456278ea20bb58968df11474125e7045ed32c 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[19] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt 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L’avanzata della White-Nose Syndrome raggiunge le Montagne Rocciose canadesi: confermati casi in tre grotte dell’Alberta nel marzo 2026, mentre il trattamento probiotico del WCS Canada rappresenta l’unica risposta disponibile
Il Fungo Pseudogymnoascus destructans e la Malattia
La Sindrome del Naso Bianco (WNS – White-Nose Syndrome) è una delle patologie più letali nella storia della chirotterologia nordamericana: dal 2006 ha causato la morte di oltre 6,7 milioni di pipistrell
L’avanzata della White-Nose Syndrome raggiunge le Montagne Rocciose canadesi: confermati casi in tre grotte dell’Alberta nel marzo 2026, mentre il trattamento probiotico del WCS Canada rappresenta l’unica risposta disponibile
Il Fungo Pseudogymnoascus destructans e la Malattia
La Sindrome del Naso Bianco (WNS – White-Nose Syndrome) è una delle patologie più letali nella storia della chirotterologia nordamericana: dal 2006 ha causato la morte di oltre 6,7 milioni di pipistrelli in Nord America.
L’agente causale è il fungo Pseudogymnoascus destructans (Pd), un organismo psicrofilo che prolifera tra i 4 e i 20 °C — le temperature tipiche delle grotte invernali dove i pipistrelli trascorrono il letargo.[1][2][3]
Il fungo colonizza la cute esposta di naso, orecchie e membrane alari, producendo lesioni erosive note come “cupping erosions”.
Queste lesioni compromettono l’equilibrio idrico e metabolico dell’animale, inducendo risvegli anticipati e ripetuti dal torpore invernale.
I pipistrelli sono così costretti a consumare le riserve di grasso accumulate in estate prima dell’arrivo della primavera, quando gli insetti di cui si nutrono sono ancora assenti. Il meccanismo non è una morte diretta da infezione, ma una morte per fame e disidratazione.[3]
Il Pd è quasi certamente di origine eurasiatica, probabilmente introdotto in Nord America tramite calzature o attrezzature contaminate di visitatori di grotte.
I pipistrelli europei convivono con il fungo senza sviluppare la sindrome mortale, grazie a millenni di co-evoluzione. Le popolazioni nordamericane, prive di questa storia evolutiva, ne sono state invece devastate.
Cronologia dell’Avanzata della White-Nose Syndrome in Alberta
La progressione del Pd verso ovest ha seguito un percorso documentato con crescente preoccupazione da parte della comunità scientifica.
Anno
Evento
2006
Prima identificazione del fungo e della WNS – Albany, New York, USA
2015 (stimato)
Probabile presenza del Pd in Alberta, non ancora rilevata ufficialmente
2021
Pd rilevato in Saskatchewan; fungo individuato anche nel Montana
2022
Prima rilevazione ufficiale del Pd in Alberta (Red Deer River, Dinosaur Provincial Park)
2022
Prima rilevazione del Pd in guano in British Columbia (Grand Forks)
2024
Conferma della WNS (malattia conclamata) in Alberta
Marzo 2026
Prima rilevazione della WNS nelle Montagne Rocciose albertane (3 grotte)[1]
Marzo 2026
Seconda rilevazione del Pd in guano in BC (area di Metro Vancouver)
Analisi genomiche pubblicate nel 2026 suggeriscono che il fungo potrebbe essere arrivato in Alberta già nel 2015, molto prima della prima rilevazione ufficiale del 2022.
Il fungo potrebbe essere penetrato nella regione attraverso percorsi multipli. Questo “silenzioso arrivo anticipato” sottolinea l’importanza critica di rafforzare la sorveglianza nelle regioni dove la malattia non è ancora stata formalmente segnalata.
Il Rilievo nelle Montagne Rocciose: i Dati di Marzo 2026
Le indagini condotte dal WCS Canada e dai biologi del governo provinciale nel marzo 2026 hanno prodotto un quadro allarmante. In tre grotte nelle Montagne Rocciose dell’Alberta sono stati osservati:[1]
Pipistrelli con sintomi visibili: crescita fungina bianca su naso e membrane alari — il segno classico della White-Nose Syndrome
Pipistrelli apparentemente sani: nessuna crescita visibile, ma potenzialmente infetti in fase subclinica
Pipistrelli con infezione rivelata dalla luce UV: naso, orecchie e ali che fluorescono sotto luce ultravioletta, segnalando lesioni cutanee fungine non visibili a occhio nudo
Pipistrelli morti all’ingresso delle grotte: esemplari che hanno abbandonato il rifugio invernale in cerca di cibo, perendo per fame e freddo
Un monitoraggio della popolazione di pipistrelli condotto nell’anno precedente in un’area di letargo albertana aveva già mostrato un declino stimato dell’80%.
Lisa Wilkinson, specialista provinciale di pipistrelli per Alberta Environment and Protected Areas, ha dichiarato che questo dato non è inaspettato, considerando che nelle grandi cavità dell’est del Nord America i declini popolazionali hanno raggiunto il 90–95%.[1]
Diagnostica UV: lo Strumento Non Invasivo per Identificare la White-Nose Syndrome
Uno degli strumenti più importanti impiegati nei rilievi è la diagnostica UV non letale, sviluppata originariamente dallo USGS (United States Geological Survey) nel 2014.
La luce ultravioletta a onde lunghe (368–385 nm) induce una caratteristica fluorescenza arancio-gialla nelle membrane alari infette da Pseudogymnoascus destructans.
Questa fluorescenza corrisponde direttamente alle erosioni cutanee microscopiche che costituiscono il “gold standard” istologico per la diagnosi di WNS.
In uno studio su 168 esemplari, il 98,8% dei pipistrelli con fluorescenza era risultato WNS-positivo all’istologia, mentre nessun pipistrello non fluorescente era risultato positivo.
La tecnica consente di identificare la White-Nose Syndrome senza sacrificare gli animali — un vantaggio fondamentale per la sorveglianza di specie già a rischio — e permette di prelevare biopsie puntuali di soli 3–4 mm per la conferma di laboratorio.
Specie a Rischio nelle Montagne Rocciose Canadesi
Le specie più vulnerabili alla WNS in Alberta sono il Vespertilio Bruno Minore (Myotis lucifugus) e il Vespertilio dal Naso Lungo Settentrionale (Myotis septentrionalis), entrambe già elencate come specie in pericolo in Alberta.
Queste sono le stesse specie che hanno subito le maggiori perdite nell’est del Nord America, con crolli popolazionali superiori al 90% in molte aree.[2]
La particolare vulnerabilità di queste specie è legata al loro comportamento ibernatorio.
Tendono a scegliere microclimi freddi e umidi nelle grotte: le condizioni ideali per la proliferazione del Pseudogymnoascus destructans.
Il 53% di tutte le specie di pipistrelli nordamericani è oggi considerato a rischio da moderato a molto alto di estinzione entro i prossimi 15 anni.
Il Trattamento Probiotico: la Risposta del WCS Canada alla White-Nose Syndrome
Di fronte all’impossibilità di eradicare il fungo dall’ambiente, il WCS Canada ha sviluppato un approccio innovativo: un cocktail probiotico topico composto da quattro ceppi batterici isolati dalle ali di pipistrelli sani dell’ovest canadese.
Il progetto è frutto della collaborazione tra il Dr. Cori Lausen (WCS Canada), la Dr.ssa Naowarat (Ann) Cheeptham (Thompson Rivers University) e il Dr. Jianping Xu (McMaster University).
Come Funziona il Trattamento Probiotico
Il principio è analogo ai probiotici umani: introdurre batteri benefici che competono e inibiscono la crescita del fungo patogeno.
I batteri vengono applicati alle cassette rifugio (bat box) estive utilizzate dai pipistrelli come roost di maternità.
Gli animali colonizzano così il probiotico sul proprio mantello alare prima di migrare verso i siti di ibernazione invernale.
Il consorzio batterico riduce la crescita del Pd sulla cute, potenzialmente ritardando o attenuando lo sviluppo della malattia durante il letargo.
L’approccio è stato soprannominato “Robinhood”: mira a fornire i batteri benefici agli esemplari che vivono in edifici urbani (bat box), che raramente vengono in contatto con i suoli naturali dove questi microrganismi protettivi sono abbondanti.
Progressione del Programma Probiotico
Periodo
Sviluppo
2018–2019
Test su pipistrelli captivi in BC: il probiotico modifica il microbioma alare e rallenta la crescita del Pd
2019
Prima applicazione pilota sul campo a due roost di maternità nella regione di Vancouver
2021–2025
Ampliamento in Washington State e BC, con 6 siti di trattamento e 5 siti di controllo
Dicembre 2025
Prima applicazione del probiotico in Alberta, nel sud della provincia
2026
Estensione del programma alle Montagne Rocciose in risposta ai nuovi rilevamenti
La pubblicazione scientifica più recente (2025) ha documentato come l’applicazione topica del cocktail batterico abbia modificato il microbioma delle ali di pipistrelli catturati con arpa-trappola e rallentato la crescita del Pd sui substrati dei roost.
Il Ciclo della Malattia e le Prospettive di Sopravvivenza
La comprensione del ciclo biologico della White-Nose Syndrome è fondamentale per pianificare le strategie di conservazione.
I pipistrelli infetti che emergono in primavera possono recuperare: ricostituiscono le riserve di grasso nutrendosi di insetti estivi e le aree cutanee infette guariscono durante la stagione calda.
Questa ripresa stagionale, però, non risolve il problema: gli animali tornano in autunno ai siti di letargo dove il fungo persiste nell’ambiente, iniziando l’inverno successivo in condizioni leggermente peggiori rispetto a individui mai infetti.
Nonostante questo scenario, ricerche condotte nell’est del Nord America mostrano segnali incoraggianti. Alcune popolazioni di Myotis lucifugus stanno stabilizzandosi o addirittura crescendo, con aumenti del 5–30% rispetto ai minimi post-epidemia in alcune aree di New York e del New England.
Il sequenziamento genomico ha identificato varianti genetiche nei sopravvissuti — nei geni legati al metabolismo e all’ibernazione — che potrebbero conferire una certa resistenza all’infezione. In Wisconsin, le popolazioni di Myotis lucifugus stanno registrando aumenti per il terzo anno consecutivo.
Conseguenze Ecologiche ed Economiche della Perdita di Pipistrelli
La perdita di pipistrelli causata dalla White-Nose Syndrome non è solo un problema di biodiversità.
I pipistrelli insettivori forniscono servizi ecosistemici di grande importanza economica: studi stimano che negli USA il controllo biologico dei parassiti agricoli valga tra 3,7 e 53 miliardi di dollari l’anno.
Una ricerca pubblicata su Science nel 2024 ha quantificato l’effetto reale nei territori colpiti dalla WNS. Nelle aree nordamericane colpite dalla malattia, i contadini hanno aumentato l’uso di insetticidi del 31% a seguito del crollo delle popolazioni di pipistrelli.
Questa maggiore esposizione ai pesticidi è correlata a un aumento stimato della mortalità infantile del 7,9% nelle zone interessate. Dati che rendono evidente come la perdita di pipistrelli non sia un problema ecologico astratto, ma con ricadute dirette sulla salute umana.
Implicazioni per la Comunità Speleologica: Protocolli e Precauzioni
La WNS è di grande rilevanza per la comunità speleologica mondiale.
Gli speleologi possono trasportare inavvertitamente spore di Pseudogymnoascus destructans su calzature, abiti e attrezzature da una grotta all’altra. Il fungo fu quasi certamente introdotto in Nord America proprio da un visitatore di grotte turistiche europeo.
In Italia, il Pd è stato rilevato sugli esemplari di chirotteri, ma finora non si sono mai verificate mortalità di massa, grazie alla co-evoluzione plurimillenaria tra i pipistrelli europei e il fungo.
Il Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri (GIRC) raccomanda precauzioni rigorose a chiunque visiti grotte frequentate da chirotteri in letargo:
Non toccare alcun pipistrello vivo o morto
Fotografare eventuali esemplari sospetti senza avvicinarsi
Seguire i protocolli di decontaminazione delle attrezzature
Segnalare alle autorità competenti qualsiasi comportamento anomalo o mortalità inusuale
Una Corsa Contro il Tempo per i Pipistrelli delle Montagne Rocciose
La conferma della White-Nose Syndrome nelle Montagne Rocciose dell’Alberta nel marzo 2026 segna un punto di svolta critico. La barriera geografica che si sperava potesse rallentare la malattia — le Rocciose stesse — è stata superata.
La protezione della British Columbia, dove il fungo è già stato trovato nel guano nella zona di Vancouver, dipenderà ora quasi interamente dall’efficacia del trattamento probiotico e dalle misure di sorveglianza.[2][1]
Il programma del WCS Canada rappresenta una delle risposte più innovative a una malattia per la quale non esiste né cura né eradicazione possibile.
Ogni trattamento che migliori anche solo marginalmente i tassi di sopravvivenza invernale può fare la differenza tra l’estinzione locale e la persistenza di una popolazione capace di sviluppare resistenza evolutiva nel lungo periodo.
Come sottolineano i ricercatori, si tratta di uno dei pochi casi in cui è possibile osservare l’evoluzione naturale in risposta a un nuovo patogeno nell’arco di una singola generazione umana.
Fonti principali dell’articolo
Notizia principale – WNS nelle Montagne Rocciose (marzo 2026)
Journal of Wildlife Diseases / USGS – “Nonlethal screening of bat-wing skin with the use of ultraviolet fluorescence to detect lesions indicative of white-nose syndrome” (2014) ? https://pubs.usgs.gov/publication/70099901
Analisi genomica / Diffusione del fungo in Alberta
Science (journal) – “The economic impacts of ecosystem disruptions: Costs from substituting biological pest control” – Frank E., Univ. Chicago (settembre 2024) ? https://www.science.org/doi/10.1126/science.adg0344
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Regole e segnalazioni per una speleologia più consapevole con GrottoCenter protezione ambiente in grotta
Paul e Clément hanno messo online su GrottoCenter un nuovo servizio che permette di associare a ogni cavità regole ambientali e informazioni sui principali rischi presenti.
L’obiettivo è dare alla comunità speleologica uno strumento semplice per condividere conoscenze locali e migliorare la protezione degli ambienti sotterranei con GrottoCenter protezione ambiente in grotta.
Regole e segnalazioni per una speleologia più consapevole con GrottoCenter protezione ambiente in grotta
Paul e Clément hanno messo online su GrottoCenter un nuovo servizio che permette di associare a ogni cavità regole ambientali e informazioni sui principali rischi presenti.
L’obiettivo è dare alla comunità speleologica uno strumento semplice per condividere conoscenze locali e migliorare la protezione degli ambienti sotterranei con GrottoCenter protezione ambiente in grotta.
GrottoCenter protezione ambiente in grotta: il nuovo servizio
GrottoCenter è un database collaborativo dedicato alle grotte di tutto il mondo, alimentato da speleologi, associazioni e ricercatori.[1]
Negli ultimi anni la piattaforma ha sviluppato vari strumenti per scaricare, aggiornare e strutturare i dati sulle cavità, coinvolgendo centinaia di organizzazioni e migliaia di utenti.[1]
Il nuovo servizio si inserisce in questa logica di condivisione, ma con un’attenzione più marcata alla tutela ambientale.
Con GrottoCenter protezione ambiente in grotta diventa possibile associare a ogni scheda di cavità una serie di indicazioni operative, direttamente leggibili da chi programma una visita.
Regole ambiente grotte e tutela dei pipistrelli
Una delle novità più rilevanti riguarda la possibilità di indicare, per ogni grotta, la presenza di colonie di pipistrelli.
Questo consente di richiamare l’attenzione su periodi sensibili come letargo e riproduzione, in cui la frequentazione dovrebbe essere limitata o regolamentata, in linea con le buone pratiche già diffuse tra gli speleologi.[2]
Oltre ai pipistrelli, il servizio permette di specificare se sia obbligatorio seguire un percorso segnato, se esistono regole particolari dettate da gestori, enti locali o proprietari, e se sia richiesto l’uso di indumenti e attrezzature puliti per ridurre il trasporto di fango, semi, agenti patogeni o spore da una cavità all’altra.[3]
Queste indicazioni sono coerenti con le raccomandazioni dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS), che sottolineano l’importanza di regolamentare l’accesso e di adottare comportamenti a basso impatto per proteggere ecosistemi delicati come quelli carsici.[3]
GrottoCenter protezione ambiente in grotta offre così un canale strutturato per rendere queste regole visibili e facilmente consultabili prima di ogni uscita.
Rischi in grotta: inquinamento, CO2, crolli e piene
Il nuovo servizio non si limita agli aspetti di conservazione, ma integra anche la segnalazione dei principali rischi presenti in una cavità.
Per ogni grotta è possibile indicare problemi di inquinamento, livelli anomali di CO2, potenziali crolli o rischi di piena improvvisa.
Studi recenti hanno mostrato come la frequentazione turistica e le attività umane possano modificare in modo significativo parametri come la concentrazione di CO2 e le condizioni microclimatiche in grotta, con effetti sia sulla sicurezza dei visitatori sia sulla stabilità degli ecosistemi sotterranei.[4][5]
Disporre di una sezione dedicata a questi aspetti in GrottoCenter protezione ambiente in grotta permette a chi consulta il database di valutare meglio quando entrare, con quali precauzioni e, in alcuni casi, se rinunciare all’accesso.
Le segnalazioni su piene e crolli assumono particolare rilievo nelle cavità con corsi d’acqua attivi o in zone soggette a forti precipitazioni.
Una nota sintetica ma visibile può aiutare i gruppi a integrare queste informazioni nella propria valutazione del rischio.
Grotte turistiche e GrottoCenter protezione ambiente in grotta
Il nuovo strumento prevede anche la possibilità di identificare le grotte turistiche all’interno del database.
Questo aspetto è utile sia per il grande pubblico, che può scoprire percorsi sotterranei accessibili senza competenze tecniche specifiche, sia per gli speleologi che vogliono segnalare alternative “guidate” alle persone interessate ma non ancora formate.
Le grotte turistiche, quando gestite con attenzione al monitoraggio ambientale e ai flussi di accesso, possono svolgere un ruolo importante nella divulgazione e nella sensibilizzazione sulla fragilità degli ambienti carsici.[5][4] Inserire in GrottoCenter protezione ambiente in grotta informazioni chiare sulle cavità aperte al pubblico contribuisce a indirizzare una parte della domanda verso siti attrezzati, riducendo la pressione su grotte non idonee a un uso intensivo.
Comunità speleologica e contributi a GrottoCenter protezione ambiente in grotta
Il nuovo servizio è costruito sulla partecipazione attiva degli utenti. Paul e Clément invitano in particolare chi conosce bene una zona carsica ad arricchire le schede delle grotte con le proprie conoscenze su regole locali, sensibilità ambientali e rischi specifici.
L’esperienza sul campo dei gruppi speleologici, delle commissioni regionali e delle associazioni può trasformarsi in informazioni operative di grande utilità, soprattutto per chi arriva da fuori area.
In questo modo GrottoCenter protezione ambiente in grotta diventa un punto di incontro tra memoria locale e fruizione globale del patrimonio ipogeo.
Per chi pratica la speleologia in modo continuativo, dedicare qualche minuto alla compilazione di queste sezioni significa contribuire in modo concreto alla sicurezza dei colleghi e alla salvaguardia delle cavità.
È un lavoro silenzioso, ma fondamentale per una gestione più matura e condivisa degli ambienti sotterranei, in linea con le raccomandazioni internazionali per la protezione di grotte e carsismo.[3]