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  • L’Aquila: presentazione del volume sulle linee guida per la sicurezza nelle cavità artificiali
    Condividi Gabriele La Rovere presenta anche all’Aquila il lavoro dedicato ai pericoli e ai rischi della ricerca sotterranea in ambienti antropici Sabato 20 giugno alle ore 18.00, presso la Sala Iacobucci della sede del CAI dell’Aquila, in via Sassa 34, sarà presentato dall’autore il volume Speleologia in cavità artificiali. Pericoli e rischi. Linee guida, di Gabriele La Rovere. Gabriele è speleologo dello Speleo Club Chieti e uno dei fondatori del GRAIM, il Gruppo di Ricerca Archeologia I
     

L’Aquila: presentazione del volume sulle linee guida per la sicurezza nelle cavità artificiali

Jún 19th 2026 at 06:00

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Gabriele La Rovere presenta anche all’Aquila il lavoro dedicato ai pericoli e ai rischi della ricerca sotterranea in ambienti antropici

Sabato 20 giugno alle ore 18.00, presso la Sala Iacobucci della sede del CAI dell’Aquila, in via Sassa 34, sarà presentato dall’autore il volume Speleologia in cavità artificiali. Pericoli e rischi. Linee guida, di Gabriele La Rovere.

Gabriele è speleologo dello Speleo Club Chieti e uno dei fondatori del GRAIM, il Gruppo di Ricerca Archeologia Industriale Maiella, che si occupa dello studio e dell’esplorazione del patrimonio minerario e industriale sotterraneo del massiccio della Majella, in Abruzzo.

Il suo libro nasce da oltre un decennio di lavoro sul campo: anni di ricerca, confronto con altri esperti e approccio multidisciplinare all’archeologia mineraria, una disciplina che unisce speleologia, storia, ingegneria e sicurezza. Il volume è dedicato a pericoli e rischi nell’esplorazione sotterranea, con spunti utili anche per chi frequenta la montagna in superficie.

L’iniziativa è promossa dal Club Alpino Italiano – Sezione dell’Aquila “F. De Marchi”, con la collaborazione di numerose realtà impegnate nella divulgazione e nella ricerca speleologica, tra cui Upix Fotografia Ipogea, il Gruppo Ricerca Archeologica Industriale Maiella e Scintilena.

Il volume è il risultato di anni di ricerca, esperienza sul campo e confronto continuo tra speleologi impegnati nell’esplorazione delle cavità artificiali. Il lavoro affronta in modo organico il tema dei pericoli e dei rischi legati alla frequentazione di miniere, gallerie, opere militari, acquedotti sotterranei e altri ambienti ipogei di origine antropica.

L’opera non si limita agli aspetti teorici, ma si propone come una vera e propria guida operativa per una gestione consapevole, sicura e sostenibile delle attività di ricerca e documentazione in ambienti sotterranei artificiali. Un contributo che si rivolge tanto agli speleologi esperti quanto a coloro che si avvicinano a questo particolare settore dell’esplorazione.

La presentazione offrirà l’occasione per approfondire un tema sempre più attuale, in un momento in cui l’interesse verso il patrimonio ipogeo artificiale è in costante crescita e richiede strumenti adeguati per affrontarne le peculiarità e le criticità.

L’appuntamento è a ingresso libero.

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  • A Bulford scoperta una “proto-Stonehenge”: due pali di legno raccontano le origini del celebre monumento
    Condividi Un allineamento astronomico di 5.000 anni fa, a pochi chilometri da Stonehenge, potrebbe riscrivere la storia delle prime comunità costruttrici del monumento più famoso della preistoria europea Una scoperta archeologica avvenuta nella piana di Salisbury, in Inghilterra, potrebbe aggiungere un nuovo tassello alla comprensione delle origini di Stonehenge. A Bulford, circa cinque chilometri dal celebre complesso megalitico, gli archeologi hanno identificato i resti di una struttura lig
     

A Bulford scoperta una “proto-Stonehenge”: due pali di legno raccontano le origini del celebre monumento

Jún 19th 2026 at 05:00

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Un allineamento astronomico di 5.000 anni fa, a pochi chilometri da Stonehenge, potrebbe riscrivere la storia delle prime comunità costruttrici del monumento più famoso della preistoria europea

Una scoperta archeologica avvenuta nella piana di Salisbury, in Inghilterra, potrebbe aggiungere un nuovo tassello alla comprensione delle origini di Stonehenge. A Bulford, circa cinque chilometri dal celebre complesso megalitico, gli archeologi hanno identificato i resti di una struttura lignea risalente a circa 5.000 anni fa, quindi antecedente di mezzo millennio rispetto alla costruzione delle grandi pietre che oggi caratterizzano il monumento.

La notizia è stata resa nota dalla BBC, che ha raccolto i risultati delle ricerche condotte da Wessex Archaeology e dagli studiosi della Bournemouth University.

Della struttura non rimangono che due fosse nel terreno, ma le analisi hanno dimostrato che ospitavano grandi pali di legno alti probabilmente tra i due e i quattro metri. I due elementi erano collocati a circa 120 metri di distanza e risultano orientati con estrema precisione verso l’alba del solstizio d’estate e il tramonto del solstizio d’inverno, esattamente come accade a Stonehenge.

Secondo Phil Harding, archeologo di Wessex Archaeology e responsabile degli scavi, la scoperta rappresenta uno dei momenti più importanti della sua carriera. «Due semplici buche per pali raccontano molto delle persone vissute cinquemila anni fa: come pensavano, come vivevano e come osservavano il cielo», ha dichiarato.

Un osservatorio del Sole prima di Stonehenge

L’allineamento astronomico è stato verificato attraverso uno studio condotto dall’archeoastronomo Fabio Silva della Bournemouth University e della Skyscape Academy. Attraverso modelli astronomici è stato possibile ricostruire l’aspetto del cielo di cinquemila anni fa e verificare che l’orientamento della struttura coincide perfettamente con i principali eventi solstiziali.

La scoperta suggerisce che l’attenzione verso il ciclo annuale del Sole fosse già profondamente radicata nelle comunità neolitiche della zona prima della realizzazione di Stonehenge.

Per gli studiosi non si tratta soltanto di una coincidenza geometrica. Il sito sembra infatti essere stato un luogo di aggregazione e attività rituali. Attorno alle due fosse sono state rinvenute numerose altre strutture e diversi reperti archeologici che testimoniano una frequentazione intensa dell’area.

Coltelli di selce, ossa lavorate e ceramiche decorate

Gli scavi hanno restituito un ricco insieme di manufatti: strumenti in selce, frammenti di ceramica decorata, ossa animali lavorate e persino un palco di cervo probabilmente utilizzato come attrezzo per scavare.

Particolare interesse ha suscitato un raro coltello neolitico in selce di forma discoidale. La qualità della lavorazione ha impressionato gli archeologi, che lo considerano uno dei reperti più significativi emersi durante la campagna di ricerca.

L’oggetto è stato trovato in posizione verticale, come se fosse stato deposto intenzionalmente. Una circostanza che lascia ipotizzare un significato simbolico o rituale. Non è escluso che la forma circolare del manufatto possa richiamare il Sole, elemento centrale nell’orientamento del sito.

Un indizio sulle origini di Stonehenge

La datazione al radiocarbonio ha stabilito che il complesso di Bulford è contemporaneo alle prime fasi di attività nell’area di Stonehenge, quando erano stati realizzati soltanto i terrapieni e i fossati che delimitavano il sito.

Secondo Jennifer Wexler, curatrice di English Heritage, la scoperta potrebbe indicare che le comunità impegnate nella costruzione delle prime fasi di Stonehenge vivessero proprio nella zona di Bulford o vi si riunissero stagionalmente per lavorare al grande monumento.

L’ipotesi rafforza l’idea che l’intera piana di Salisbury costituisse un vasto paesaggio rituale e cerimoniale, nel quale diversi luoghi erano collegati da pratiche sociali e religiose comuni.

Il Sole al centro della vita delle comunità neolitiche

Gli studiosi ricordano che gli abitanti della regione erano tra i primi agricoltori della Gran Bretagna. La loro sopravvivenza dipendeva strettamente dall’alternarsi delle stagioni, dalla crescita delle colture e dall’allevamento degli animali.

Per questo motivo il Sole e i suoi cicli annuali assumevano probabilmente un valore fondamentale, non soltanto pratico ma anche simbolico e spirituale.

Se oggi migliaia di persone si radunano a Stonehenge per assistere all’alba del solstizio d’estate, secondo gli archeologi le comunità neolitiche attribuivano un significato ancora maggiore al solstizio d’inverno, il momento dell’anno in cui la luce raggiunge il suo minimo e dal quale inizia il ritorno verso la primavera.

La scoperta di Bulford mostra come questa relazione tra uomo, paesaggio e fenomeni astronomici fosse già consolidata migliaia di anni prima che le grandi pietre di Stonehenge venissero innalzate.

Fonte: BBC News, “Simpler, older version of Stonehenge found three miles from famous site”, 18 giugno 2026 – https://www.bbc.com/news/articles/clyxw8550y8o

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  • Pisa, le profondità della Terra in mostra: la fotografia speleologica racconta il mondo nascosto delle grotte
    Condividi Al Caffè Letterario Volta Pagina l’esposizione fotografica di Riccardo Moggia, Andrea Russino e Alessio Pieraccioni, membri del Gruppo Speleologico CAI Pisa PISA – Un viaggio nel cuore della Terra attraverso immagini che raccontano luoghi raramente osservati dall’occhio umano. Venerdì 19 giugno alle ore 19.30 il **Caffè Letterario Volta Pagina** di Pisa ospiterà l’inaugurazione di una mostra fotografica dedicata al mondo sotterraneo, realizzata da Riccardo Moggia, Andrea Russino e A
     

Pisa, le profondità della Terra in mostra: la fotografia speleologica racconta il mondo nascosto delle grotte

Jún 18th 2026 at 16:25

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Al Caffè Letterario Volta Pagina l’esposizione fotografica di Riccardo Moggia, Andrea Russino e Alessio Pieraccioni, membri del Gruppo Speleologico CAI Pisa

PISA – Un viaggio nel cuore della Terra attraverso immagini che raccontano luoghi raramente osservati dall’occhio umano. Venerdì 19 giugno alle ore 19.30 il **Caffè Letterario Volta Pagina** di Pisa ospiterà l’inaugurazione di una mostra fotografica dedicata al mondo sotterraneo, realizzata da Riccardo Moggia, Andrea Russino e Alessio Pieraccioni, membri del Gruppo Speleologico CAI Pisa.

L’esposizione nasce dall’incontro tra due passioni che, nel contesto speleologico, diventano inseparabili: l’esplorazione delle grotte e la fotografia. Ambienti privi di luce naturale, vasti saloni sotterranei, strettoie e concrezioni vengono trasformati in immagini capaci di restituire tutta la suggestione di un mondo nascosto, normalmente accessibile soltanto agli speleologi.

Fotografare in assenza di luce ci suona quasi come un ossimoro, eppure è realtà: eppure è quello che fanno gli autori: scrivono nel buio con la luce.

Nella fotografia speleologica tecnica, esperienza esplorativa e sensibilità artistica si fondono infatti per documentare e valorizzare ambienti straordinari, spesso sconosciuti al grande pubblico.

Le fotografie esposte raccontano il lavoro di squadra che si cela dietro ogni scatto: la gestione dell’illuminazione artificiale, i lunghi tempi di preparazione e la capacità di interpretare gli spazi sotterranei per renderne leggibili forme, dimensioni e dettagli.

La mostra permette di avvicinarsi al patrimonio ipogeo attraverso immagini di forte impatto visivo, capaci di trasmettere il fascino dell’esplorazione e la bellezza nascosta del mondo sotterraneo.

L’appuntamento è al Caffè Letterario Volta Pagina, in via San Martino 71-73, a Pisa, dove il pubblico potrà incontrare gli autori e scoprire, attraverso i loro scatti, luoghi che pochi hanno avuto la possibilità di vedere dal vivo.

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Arte rupestre e allineamenti solari: due appuntamenti del CAI Lanzo: solstizio d’estate all’insegna dell’archeologia e dell’osservazione del paesaggio

Jún 18th 2026 at 05:00

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Conferenza il 19 giugno e uscita sul campo il 21 giugno 2026 nell’area del Lago di Monastero

La Sezione CAI di Lanzo, con il CAI – Comitato Scientifico LPV – Ligure Piemontese Valdostano e l’Associazione Storico-Archeologica P. Savant, propone due appuntamenti dedicati al rapporto tra l’uomo, la pietra e la montagna, nell’ambito delle iniziative per il solstizio d’estate.

Il primo evento si terrà venerdì 19 giugno 2026 alle ore 21 presso la sede del CAI di Lanzo. La serata, a ingresso libero, sarà dedicata all’approfondimento di temi legati all’archeologia e alla lettura culturale del paesaggio alpino.

Andrea Arcà, archeologo e ricercatore di arte rupestre, presenterà l’intervento “Arte rupestre vera, arte rupestre falsa”, dedicato all’interpretazione delle incisioni rupestri e alla distinzione tra testimonianze archeologiche autentiche e letture prive di fondamento scientifico.

Seguirà l’intervento “Giochi di luce al Lago di Monastero”, a cura di Ilmen Gavassa, presidente dell’Associazione culturale P. Savant. La relazione illustrerà un possibile allineamento osservabile nei giorni del solstizio tra il Sole nascente e alcuni elementi naturali presenti nell’area del Lago di Monastero: un monolite, una forcella sul Monte Gias Vei, una pietra triangolare situata sulla sponda del lago e lo specchio d’acqua stesso.

La serata sarà moderata da Valentina Genovese, dottoressa in Beni Culturali e componente dell’Associazione P. Savant.

Il secondo appuntamento è in programma domenica 21 giugno 2026 con un’escursione riservata ai soci CAI al Lago di Monastero. La partenza è prevista alle ore 5 del mattino per osservare l’alba e verificare sul campo il fenomeno descritto durante la conferenza. L’itinerario presenta un dislivello di circa 550 metri, difficoltà escursionistica T/E e un tempo di percorrenza di circa due ore per la sola salita.

L’iniziativa offre un’occasione per approfondire il rapporto tra ambiente alpino, archeologia e osservazione astronomica, attraverso un percorso che unisce divulgazione scientifica ed esperienza diretta sul territorio.

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  • Cultura Ipogea torna a raccontare le radici della speleologia pugliese
    Condividi A Locorotondo la presentazione dell’ultimo numero della storica rivista curata da Peppino Palmisano Mercoledì 18 giugno alle ore 19.00, presso la Fondazione Chaire ETS di Locorotondo (Bari), sarà presentato l’ultimo numero di Cultura Ipogea, la rivista nata nel 2004 in seno all’attività del Centro Speleologico dell’Alto Salento e divenuta negli anni un importante punto di riferimento per la documentazione della storia e della cultura speleologica pugliese. Protagonista dell’incon
     

Cultura Ipogea torna a raccontare le radici della speleologia pugliese

Jún 17th 2026 at 06:00

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A Locorotondo la presentazione dell’ultimo numero della storica rivista curata da Peppino Palmisano

Mercoledì 18 giugno alle ore 19.00, presso la Fondazione Chaire ETS di Locorotondo (Bari), sarà presentato l’ultimo numero di Cultura Ipogea, la rivista nata nel 2004 in seno all’attività del Centro Speleologico dell’Alto Salento e divenuta negli anni un importante punto di riferimento per la documentazione della storia e della cultura speleologica pugliese.

Protagonista dell’incontro sarà il curatore della rivista, Peppino Palmisano, autore del volume Viaggio alle radici della speleologia pugliese, un lavoro che raccoglie e sintetizza anni di ricerche dedicate alle origini dell’esplorazione speleologica nella regione. Attraverso un’attenta ricostruzione storica, il saggio ripercorre il lungo cammino che lega le grotte pugliesi agli studiosi, agli esploratori e agli appassionati che hanno contribuito a costruirne la memoria.

Perito chimico di formazione, Palmisano ha operato per molti anni nel settore della metallurgia degli altiforni, in Italia e all’estero. Parallelamente ha coltivato una lunga esperienza nel mondo speleologico, partecipando come socio e collaboratore di diverse associazioni a numerose spedizioni esplorative, anche internazionali.

L’incontro vedrà l’autore dialogare con Roberto Russano e sarà introdotto da Antonio Lillo.

Si potrà incontrare e conoscere da vicino una pubblicazione che da oltre vent’anni contribuisce a conservare e diffondere la storia della speleologia pugliese, offrendo agli appassionati una preziosa raccolta di testimonianze, documenti e approfondimenti.

L’appuntamento è a ingresso libero presso la Fondazione Chaire ETS, in Piazza Marconi 33, a Locorotondo.

Locorotondo (Bari) – Piazza Marconi 33
18//2026 – ore 19:00
ingresso libero
Info. 0804312586 

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  • Neanderthal, l’altra umanità: a Finalborgo incontro con Franco Capone e Fabio Negrino
    Condividi Al Teatro Aycardi un dialogo tra divulgazione e ricerca archeologica sulle più recenti scoperte dedicate ai Neanderthal Giovedì 18 giugno 2026, alle ore 17, il Teatro Aycardi di Finalborgo ospiterà l’incontro “Neanderthal, l’altra umanità”, un appuntamento dedicato alla conoscenza dei nostri antichi ‘parenti’ e alle più recenti ricerche condotte nell’area dell’Arma delle Manie. Protagonista dell’incontro sarà Franco Capone, giornalista scientifico e autore del volume Neanderthal,
     

Neanderthal, l’altra umanità: a Finalborgo incontro con Franco Capone e Fabio Negrino

Jún 17th 2026 at 05:00

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Al Teatro Aycardi un dialogo tra divulgazione e ricerca archeologica sulle più recenti scoperte dedicate ai Neanderthal

Giovedì 18 giugno 2026, alle ore 17, il Teatro Aycardi di Finalborgo ospiterà l’incontro “Neanderthal, l’altra umanità”, un appuntamento dedicato alla conoscenza dei nostri antichi ‘parenti’ e alle più recenti ricerche condotte nell’area dell’Arma delle Manie.

Protagonista dell’incontro sarà Franco Capone, giornalista scientifico e autore del volume Neanderthal, l’altra umanità. Storie e luoghi, in Italia e non solo. Da anni impegnato nella divulgazione delle scienze preistoriche e dell’evoluzione umana, Capone propone nel suo lavoro un viaggio tra siti archeologici, scoperte e interpretazioni che hanno contribuito a ridefinire l’immagine dell’uomo di Neanderthal, superando stereotipi ormai superati dalla ricerca contemporanea.

A dialogare con lui sarà Fabio Negrino, archeologo dell’Università di Genova e studioso di riferimento per la preistoria ligure. Negrino, che è anche speleologo, è impegnato da anni nelle ricerche sul popolamento umano del territorio e coordina attività di studio e scavo che stanno fornendo nuovi dati sulla presenza neandertaliana nel Ponente ligure.

L’incontro offrirà inoltre l’occasione per presentare le ultime novità provenienti dalle indagini in corso all’Arma delle Manie, importante sito archeologico del Finalese che continua a restituire elementi utili alla ricostruzione della vita e dell’ambiente frequentati dai gruppi neandertaliani.

Tra l’altro, in questi giorni all’Arma delle Manie (Finale Ligure, Savona) continuano le attività di scavo delle Università di Genova, Bologna e Montréal. Lo scavo è in regime di concessione – Ministero della Cultura (foto Fabio Negrino).

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Museo Archeologico del Finale, l’Università di Genova e numerosi partner scientifici nazionali e internazionali, tra cui l’Università di Bologna, l’Università di Montréal e diversi gruppi di ricerca specializzati nello studio dell’evoluzione umana.

Per chi desidera approfondire lo stato delle conoscenze sui Neanderthal attraverso il confronto tra ricerca sul campo e divulgazione scientifica, in uno dei territori italiani più significativi per lo studio della preistoria, questa è un’occasione da non perdere!

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  • Pertosa-Auletta: Salerno Letteratura riscopre Paolo Carucci
    Condividi La ristampa anastatica dell’opera del 1907 riporta alla luce le origini degli studi archeologici nelle Grotte di Pertosa-Auletta Presentazione il 18 giugno 2026 nell’ambito della XIV edizione di Salerno Letteratura, in un incontro promosso dalla Fondazione MIdA Le Grotte di Pertosa-Auletta si trovano in Campania, in provincia di Salerno, nei comuni di Pertosa e Auletta. Sono un sito unico in Europa, celebre per il suo straordinario villaggio preistorico su palafitta e per il
     

Pertosa-Auletta: Salerno Letteratura riscopre Paolo Carucci

Jún 16th 2026 at 06:00

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La ristampa anastatica dell’opera del 1907 riporta alla luce le origini degli studi archeologici nelle Grotte di Pertosa-Auletta

Presentazione il 18 giugno 2026 nell’ambito della XIV edizione di Salerno Letteratura, in un incontro promosso dalla Fondazione MIdA

Le Grotte di Pertosa-Auletta si trovano in Campania, in provincia di Salerno, nei comuni di Pertosa e Auletta.

Sono un sito unico in Europa, celebre per il suo straordinario villaggio preistorico su palafitta e per il suggestivo percorso sotterraneo attraversato da un fiume. Un tesoro da visitare e da conoscere.

Tornano ora più alla ribalta nel panorama culturale nazionale anche grazie alla ristampa anastatica di La Grotta preistorica di Pertosa, il volume pubblicato nel 1907 da Paolo Carucci, tra i pionieri delle ricerche archeologiche nel celebre complesso carsico campano. L’opera sarà presentata il 18 giugno 2026 nell’ambito della XIV edizione di Salerno Letteratura, durante un incontro promosso dalla Fondazione MIdA.

La ristampa anastatica del volume di Paolo Carucci sarà presentata il 18 giugno 2026 nell’ambito della XIV edizione di Salerno Letteratura, in un incontro promosso dalla Fondazione MIdA dedicato alle origini delle esplorazioni archeologiche delle Grotte di Pertosa-Auletta.

La nuova edizione restituisce agli studiosi e agli appassionati un testo fondamentale per comprendere le prime indagini scientifiche condotte nelle grotte. Medico, naturalista e studioso originario di Caggiano, Paolo Carucci fu tra i primi a esplorare sistematicamente il sito tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, individuando importanti testimonianze della frequentazione preistorica della cavità. Le sue ricerche portarono alla scoperta di reperti ceramici e resti ossei che aprirono la strada a oltre un secolo di studi archeologici.

Particolarmente significativa fu l’identificazione dell’antico villaggio su palafitta realizzato all’interno della grotta lungo il corso del fiume Negro, una struttura unica nel panorama europeo che ancora oggi rappresenta uno degli elementi più straordinari del sito speleo-archeologico di Pertosa-Auletta.

La ristampa, curata dalla Fondazione MIdA, si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione della memoria delle esplorazioni e delle ricerche che hanno contribuito a fare delle Grotte di Pertosa-Auletta uno dei più importanti siti archeologici in ambiente ipogeo d’Europa.

L’appuntamento di Salerno Letteratura fa ripercorrere le origini della ricerca archeologica nelle grotte e rende omaggio alla figura di uno studioso che, con le sue intuizioni e le sue esplorazioni, ha lasciato un segno profondo nella conoscenza del patrimonio sotterraneo italiano.

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  • Coliboaia, i più antichi disegni paleolitici dell’Europa centrale sono in mostra in Romania, a Vadu Crisului
    Condividi Vadu Crisului (Romania) – È stata inaugurata presso lo Chalet di Vadu Cri?ului, nella contea di Bihor, una mostra dedicata ai disegni paleolitici della Grotta di Coliboaia, considerati i più antichi finora conosciuti nell’Europa centrale. L’esposizione offre al pubblico la possibilità di ammirare riproduzioni fedeli delle pitture rupestri senza compromettere la conservazione del sito originale. Le immagini, realizzate oltre 31.000 anni fa con carbone vegetale sulle pareti della grot
     

Coliboaia, i più antichi disegni paleolitici dell’Europa centrale sono in mostra in Romania, a Vadu Crisului

Jún 16th 2026 at 05:00

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Vadu Crisului (Romania) – È stata inaugurata presso lo Chalet di Vadu Cri?ului, nella contea di Bihor, una mostra dedicata ai disegni paleolitici della Grotta di Coliboaia, considerati i più antichi finora conosciuti nell’Europa centrale. L’esposizione offre al pubblico la possibilità di ammirare riproduzioni fedeli delle pitture rupestri senza compromettere la conservazione del sito originale.

Le immagini, realizzate oltre 31.000 anni fa con carbone vegetale sulle pareti della grotta, raffigurano animali come bisonti, orsi, rinoceronti e grandi felini. Le datazioni radiometriche hanno attribuito ai disegni un’età di circa 31.640 anni, collocandoli nel Paleolitico superiore e rendendoli una delle testimonianze artistiche più antiche del continente.

La Grotta di Coliboaia, nei Monti Apuseni, è salita all’attenzione della comunità scientifica internazionale nel 2009, quando le pitture furono individuate durante un’esplorazione speleologica. Da allora il sito è stato oggetto di studi approfonditi e di rigorose misure di tutela.

Per proteggere questo patrimonio estremamente fragile, l’accesso alla grotta è fortemente limitato. La mostra di Vadu Crisului consente quindi ai visitatori di avvicinarsi a queste opere straordinarie attraverso riproduzioni in scala reale, realizzate con tecniche che restituiscono fedelmente l’aspetto delle pitture originali.

La Grotta di Coliboaia è stata recentemente inserita nella lista propositiva della Romania per il riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, un passaggio che ne conferma l’eccezionale valore storico e culturale.

Un ponte di oltre trentamila anni

Quando si parla di arte paleolitica, il pensiero corre spesso alle celebri grotte francesi di Lascaux e Chauvet.

Coliboaia ricorda che anche l’Europa centrale custodisce testimonianze artistiche di straordinaria antichità.

C’è qualcosa di profondamente emozionante nell’osservare questi segni tracciati oltre trentamila anni fa. Dietro ogni figura di bisonte o di orso si può immaginare un essere umano che, alla luce tremolante di una torcia, ha sentito il bisogno di lasciare una traccia del proprio passaggio nel mondo. Un gesto lontanissimo nel tempo, eppure sorprendentemente vicino alla sensibilità dell’uomo contemporaneo.

La scelta di esporre copie delle pitture, anziché aprire indiscriminatamente il sito originale al turismo, segue le migliori pratiche internazionali di conservazione: proteggere il delicato equilibrio ambientale della grotta significa garantire che queste testimonianze possano essere studiate e ammirate anche dalle generazioni future.

La Grotta di Coliboaia è attualmente inclusa nella lista propositiva della Romania per il Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, primo passo verso il riconoscimento come sito di valore universale eccezionale.

La mostra sarà aperta ai visitatori fino al mese di ottobre 2026, dal martedì alla domenica, dalle 9:00 alle 16:30, con accesso incluso nel biglietto d’ingresso alla Grotta di Vadu Crisului.

Foto: Pittura rupestre paleolitica della Grotta di Coliboaia (Romania), tra le più antiche testimonianze artistiche conosciute dell’Europa centrale. Foto: Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

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  • Racconti dal Buio: il 16 giugno una puntata dedicata al Soccorso Speleologico FVG
    Condividi Martedì 16 giugno 2026, dalle 20 alle 21, su Radio Fragola, la rubrica Racconti dal Buio sarà dedicata al Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia. Ospiti della puntata saranno Moreno Tommasini, del Club Alpinistico Triestino, e Alberto Dal Maso, dell’Associazione XXX Ottobre Trieste – sezione del CAI, entrambi appartenenti al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – CNSAS FVG. Nel corso della trasmissione si parlerà dell’organizzazione del soccorso in ambiente ipo
     

Racconti dal Buio: il 16 giugno una puntata dedicata al Soccorso Speleologico FVG

Jún 15th 2026 at 16:09

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Martedì 16 giugno 2026, dalle 20 alle 21, su Radio Fragola, la rubrica Racconti dal Buio sarà dedicata al Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia.

Ospiti della puntata saranno Moreno Tommasini, del Club Alpinistico Triestino, e Alberto Dal Maso, dell’Associazione XXX Ottobre Trieste – sezione del CAI, entrambi appartenenti al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – CNSAS FVG.

Nel corso della trasmissione si parlerà dell’organizzazione del soccorso in ambiente ipogeo, delle modalità operative degli interventi in grotta e delle difficoltà affrontate dai tecnici chiamati a intervenire in situazioni complesse e potenzialmente pericolose.

Parleranno da protagonisti, per spiegare come opera il CNSAS per soccorrere chi, durante l’attività speleologica, si trova in serie difficoltà e rischia la vita.

Senza enfasi, con concretezza, come sempre: ascoltarli sarà utile per meglio comprendere in quali condizioni operano i soccorritori e i rischi a cui sono esposti, e anche le giuste azioni da intraprendere per far intervenire e agevolare l’arrivo dei soccorritori.

Racconti dal Buio va in onda ogni martedì dalle 20 alle 21 su Radio Fragola, in FM 104.6-104.8 per la provincia di Trieste e in streaming su www.radiofragola.com.

Per intervenire durante la diretta è possibile inviare un messaggio WhatsApp al numero +39 340 191 6542.

Puntate precedenti:
https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/

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  • Speleoarcheologia del Pollino, successo per la tavola rotonda di San Lorenzo Bellizzi
    Condividi Si è conclusa con una significativa partecipazione la tavola rotonda dedicata alla speleoarcheologia del Pollino che si è svolta il 10 giugno 2026 a San Lorenzo Bellizzi (Cosenza), presso il Centro di ricerca speleo-archeologica, nel rione Sgrotto. L’iniziativa ha confermato il ruolo del comune calabrese come punto di riferimento per la ricerca, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico custodito nelle cavità naturali del Massiccio del Pollino e dei Monti dell’Orsoma
     

Speleoarcheologia del Pollino, successo per la tavola rotonda di San Lorenzo Bellizzi

Jún 15th 2026 at 05:00

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Si è conclusa con una significativa partecipazione la tavola rotonda dedicata alla speleoarcheologia del Pollino che si è svolta il 10 giugno 2026 a San Lorenzo Bellizzi (Cosenza), presso il Centro di ricerca speleo-archeologica, nel rione Sgrotto.

L’iniziativa ha confermato il ruolo del comune calabrese come punto di riferimento per la ricerca, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico custodito nelle cavità naturali del Massiccio del Pollino e dei Monti dell’Orsomarso, una delle aree carsiche più importanti dell’Italia meridionale.

Nel corso dell’incontro si sono confrontati rappresentanti delle istituzioni, della ricerca scientifica, dell’università e delle aree protette, affrontando temi che spaziano dal censimento delle grotte di interesse archeologico allo studio del DNA antico nei contesti sotterranei, fino alle prospettive di valorizzazione culturale e turistica dei siti ipogei.

Particolare attenzione è stata dedicata all’eccezionale patrimonio speleoarcheologico del territorio.

Dei 436 siti attualmente censiti nel Catasto delle Grotte della Calabria, ben 305 ricadono infatti nell’area del Pollino e dell’Orsomarso. Molte di queste cavità conservano testimonianze della frequentazione umana fin dalla preistoria, rappresentando una fonte di straordinaria importanza per la ricostruzione delle più antiche fasi di popolamento dell’Italia meridionale.

Inoltre, a fine 2025 sono stati pubblicati i risultati degli studi effettuati sul DNA antico degli individui seppelliti durante l’età del Bronzo a Grotta della Monaca, con esiti di grande interesse sul piano scientifico. Anche questo è stato ampiamente descritto nell’evento del 10 giugno scorso. Per la notizia di sintesi, è comunque interessante il comunicato stampa sull’UNIBO Magazine (https://magazine.unibo.it/…/il-dna-antico-svela-vita…)

Per l’articolo scientifico su Communications Biology cliccare sul seguente link: https://www.nature.com/articles/s42003-025-09194-2

A completare l’evento è stata l’inaugurazione della mostra fotografico-documentaria “Grotte preistoriche dal Pollino all’Orsomarso”, arricchita da diorami e riproduzioni di reperti archeologici.

La giornata ha evidenziato come la collaborazione tra speleologi, archeologi, università, enti di tutela e amministrazioni locali rappresenti uno strumento fondamentale per approfondire la conoscenza del patrimonio sotterraneo e promuoverne una corretta conservazione e valorizzazione.

L’appuntamento del 10 giugno non nasce dal nulla, ma rappresenta un ulteriore tassello di un percorso ormai consolidato. Proprio a San Lorenzo Bellizzi, nell’ottobre 2025, si era svolto l’incontro di studi nazionale “Italia preistorica in grotta. Quadri regionali, storia degli studi, ricerche e nuove scoperte”, promosso con il coinvolgimento dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e del Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo dei Medici”.

Un riconoscimento dell’importanza scientifica che il territorio del Pollino e dell’Orsomarso ha assunto negli ultimi anni nel panorama della ricerca speleoarcheologica italiana.

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  • Due grotte, mille indizi: la geologia speleologica diventa esperienza sul campo a Como
    Condividi A settembre il Gruppo Speleologico Comasco organizza un corso nazionale di aggiornamento dedicato alla lettura degli enigmi geologici nascosti nelle cavità naturali “Due grotte, mille indizi” è il titolo del Corso Nazionale di Aggiornamento di Geologia Speleologica che si terrà a Como dal 25 al 27 settembre 2026. Organizzato dal Gruppo Speleologico Comasco, il corso alternerà lezioni e attività sul campo per insegnare a leggere nelle grotte le tracce della loro storia geologica. Tra
     

Due grotte, mille indizi: la geologia speleologica diventa esperienza sul campo a Como

Jún 14th 2026 at 05:00

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A settembre il Gruppo Speleologico Comasco organizza un corso nazionale di aggiornamento dedicato alla lettura degli enigmi geologici nascosti nelle cavità naturali

“Due grotte, mille indizi” è il titolo del Corso Nazionale di Aggiornamento di Geologia Speleologica che si terrà a Como dal 25 al 27 settembre 2026. Organizzato dal Gruppo Speleologico Comasco, il corso alternerà lezioni e attività sul campo per insegnare a leggere nelle grotte le tracce della loro storia geologica. Tra i docenti figurano specialisti di primo piano come Franz Livio, Paola Tognini, Marzio Merazzi, Paola Sala, Donato Pupillo e Ferruccio Tomasi, protagonisti di un programma che promette di trasformare gli speleologi in autentici “detective del mondo sotterraneo”.

Il percorso formativo prevede due lezioni preliminari online e tre giornate in presenza a Como. La parte introduttiva sarà dedicata all’inquadramento geologico e geomorfologico dell’area di studio, alla lettura delle carte geologiche e all’utilizzo del software cSurvey per il rilievo e la rappresentazione dei dati raccolti in grotta.

Tra lezioni teoriche e uscite sul campo, i partecipanti approfondiranno temi quali la storia geologica regionale, i processi speleogenetici, l’evoluzione neogenica e quaternaria del territorio, l’acquisizione di dati strutturali e la loro rappresentazione cartografica, con applicazioni pratiche direttamente all’interno delle cavità.

L’obiettivo principale del corso è fornire un metodo di osservazione che permetta di riconoscere e interpretare le evidenze geologiche e geomorfologiche presenti nelle grotte. Attraverso l’analisi di morfologie, riempimenti sedimentari, strutture tettoniche e depositi, i partecipanti saranno guidati nella ricostruzione cronologica degli eventi che hanno contribuito alla formazione e all’evoluzione degli ambienti carsici.

Particolare attenzione sarà dedicata alla capacità di collegare le osservazioni di campagna ai processi che hanno modellato il territorio, come il carsismo, la tettonica, i movimenti gravitativi e le diverse fasi di riempimento delle cavità, inserendoli nel più ampio contesto della storia geologica regionale.

Le attività pratiche si svolgeranno presso il Parco Regionale Campo dei Fiori e nella Grotta Volpe, offrendo ai partecipanti la possibilità di applicare direttamente sul terreno le nozioni apprese durante le lezioni.

Il corso è aperto ai soci CAI in regola con il tesseramento 2026 e rappresenta anche un’opportunità di aggiornamento tematico per istruttori titolati e qualificati di speleologia. Possono partecipare persone che abbiano compiuto 15 anni di età; per i minorenni è richiesta l’autorizzazione di chi esercita la responsabilità genitoriale.

La sede del corso sarà l’Oratorio della Parrocchia di San Cassiano, in località Breccia a Como. È previsto il pernottamento in camerate con brandine, mentre i partecipanti dovranno provvedere autonomamente al sacco a pelo. Disponibile anche un’area per la sosta dei camper.

Le iscrizioni sono esclusivamente online e dovranno essere effettuate entro il 6 settembre 2026. La quota di partecipazione è fissata in € 160,00 e comprende pasti, alloggio in camerata presso la sede del corso, materiale didattico in formato digitale e coperture assicurative previste dal CAI.

Per informazioni è possibile contattare il Gruppo Speleologico Comasco all’indirizzo speleologia@caicomo.it oppure il referente organizzativo Mario Noseda Pedraglio al numero 329 8996267.

Un’occasione preziosa per imparare a osservare le grotte con occhi diversi, trasformando ogni dettaglio – una frattura, un deposito, una forma erosiva – in una chiave di lettura della lunga storia geologica custodita nel sottosuolo.

Iscrizioni online: https://caicomo.it/la-sezione/eventi/corso-geologia-2026

Come, dove, quando

Quando: dal 25 al 27 settembre 2026, con due incontri preliminari online il 15 e 22 settembre.

Dove: Como, presso l’Oratorio della Parrocchia di San Cassiano (località Breccia), con attività pratiche al Parco Campo dei Fiori e alla Grotta Volpe.

Costo: € 160,00, comprensivi di pasti, pernottamento in camerata con brandine (sacco a pelo personale), materiale didattico digitale e coperture assicurative CAI.

Iscrizioni: entro il 6 settembre 2026 tramite il modulo online disponibile sul sito del CAI Como.

Informazioni: speleologia@caicomo.it – Mario Noseda Pedraglio (329 8996267)

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  • L’abbraccio di Romito arriva sul New England Journal of Medicine
    Condividi Dopo l’articolo pubblicato da Scintilena a gennaio 2026, lo studio sul DNA antico delle due donne sepolte nella Grotta del Romito trova spazio su una delle più autorevoli riviste mediche internazionali Lo scorso gennaio avevamo raccontato su Scintilena (L’abbraccio di Romito: l’esame del DNA antico porta ad una malattia rara di 12.000 anni fa) la straordinaria ricerca genetica che aveva fatto nuova luce sulla celebre sepoltura paleolitica della Grotta del Romito, in Calabria. Og
     

L’abbraccio di Romito arriva sul New England Journal of Medicine

Jún 13th 2026 at 05:00

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Dopo l’articolo pubblicato da Scintilena a gennaio 2026, lo studio sul DNA antico delle due donne sepolte nella Grotta del Romito trova spazio su una delle più autorevoli riviste mediche internazionali

Lo scorso gennaio avevamo raccontato su Scintilena (L’abbraccio di Romito: l’esame del DNA antico porta ad una malattia rara di 12.000 anni fa) la straordinaria ricerca genetica che aveva fatto nuova luce sulla celebre sepoltura paleolitica della Grotta del Romito, in Calabria.

Oggi quella stessa ricerca riceve un importante riconoscimento internazionale con la pubblicazione sul New England Journal of Medicine, una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo.

Lo studio, firmato da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati da istituzioni europee, ha utilizzato le più avanzate tecniche di analisi del DNA antico per indagare i resti di due individui rinvenuti nel 1963 nella celebre grotta di Papasidero.

La sepoltura, nota come “l’abbraccio di Romito”, rappresenta uno dei più significativi ritrovamenti funerari del Paleolitico superiore europeo.

Le nuove analisi hanno confermato che i due individui erano donne e che erano parenti di primo grado, probabilmente madre e figlia oppure due sorelle. Entrambe appartenevano al cosiddetto cluster genetico Villabruna, una popolazione di cacciatori-raccoglitori diffusasi in Europa alla fine dell’ultima glaciazione.

L’aspetto più rilevante dello studio riguarda però la giovane conosciuta come Romito 2, da sempre al centro dell’attenzione degli antropologi per la sua bassa statura e per le caratteristiche degli arti. Grazie al sequenziamento genetico, i ricercatori hanno identificato una rara variante del gene NPR2, responsabile della displasia acromesomelica di tipo Maroteaux, una patologia ereditaria che provoca un grave accorciamento degli arti.

Si tratta di uno dei più antichi casi di malattia genetica diagnosticati attraverso il DNA antico e, probabilmente, del più remoto caso finora identificato per questa specifica patologia.

Il valore della ricerca trascende la pura diagnosi: gli autori sottolineano infatti come la giovane sia riuscita a raggiungere la tarda adolescenza nonostante le limitazioni fisiche che una simile condizione avrebbe comportato nella vita quotidiana di una comunità di cacciatori-raccoglitori.

La sua sopravvivenza suggerisce l’esistenza di forme di assistenza e sostegno all’interno del gruppo sociale, offrendo una rara testimonianza delle relazioni di cura nelle comunità umane del Paleolitico.

La pubblicazione sul New England Journal of Medicine conferma inoltre come le moderne tecniche di genetica possano contribuire in modo decisivo alla comprensione del passato, affiancando archeologia, paleoantropologia e speleologia nello studio dei contesti conservati nelle grotte.

A oltre dodicimila anni dalla loro sepoltura, le donne del Romito raccontano ancora la loro storia.

Una storia che parla di malattia, parentela e migrazioni umane, ma soprattutto di una capacità di cura che sembra accompagnare la nostra specie fin dalle sue origini.

Fonte: Fernandes D.M., Llanos-Lizcano A., Brück F., Oberreiter V., Özdo?an K.T., Cheronet O., Lucci M., Beckers A., Pétrossians P., Coppa A., Pinhasi R., Daly A.F., A 12,000-Year-Old Case of NPR2-Related Acromesomelic Dysplasia, The New England Journal of Medicine, vol. 394, n. 5, 29 gennaio 2026, pp. 513-515. DOI: 10.1056/NEJMc2513616 – Doi https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2513616

Per un approfondimento divulgativo: articolo di Pikaia, DNA antico dalla Grotta del Romito: identificata una malattia rara di 12.000 anni fa.

Approfondimento precedente su Scintilena: L’abbraccio di Romito: l’esame del DNA antico porta ad una malattia rara di 12.000 anni fa, Scintilena, 31 gennaio 2026 – https://www.scintilena.com/labbraccio-di-romito-lesame-del-dna-antico-porta-ad-una-malattia-rara-di-12-000-anni-fa/01/31/

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  • Colciavath continua a stupire: oltre un chilometro di nuove gallerie rilevate
    Condividi Un lungo weekend di esplorazione: il Colciavath rivela nuovi sviluppi L’Abisso dell’Ottavo Nano é più vicino. Dopo l’entusiasmo delle prime scoperte, il ponte tra il 30 maggio e il 2 giugno 2026 ha regalato nuove emozioni agli esploratori impegnati nella grande avventura speleologica del Colciavath, nel territorio comunale di Claut. Alla Cjasa dei Vent, base logistica delle operazioni, si sono ritrovati numerosi speleologi e amici provenienti dal Gruppo Speleologico Sacile e
     

Colciavath continua a stupire: oltre un chilometro di nuove gallerie rilevate

Jún 12th 2026 at 06:00

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Un lungo weekend di esplorazione: il Colciavath rivela nuovi sviluppi

L’Abisso dell’Ottavo Nano é più vicino.

Dopo l’entusiasmo delle prime scoperte, il ponte tra il 30 maggio e il 2 giugno 2026 ha regalato nuove emozioni agli esploratori impegnati nella grande avventura speleologica del Colciavath, nel territorio comunale di Claut.

Alla Cjasa dei Vent, base logistica delle operazioni, si sono ritrovati numerosi speleologi e amici provenienti dal Gruppo Speleologico Sacile e da altre realtà speleologiche, tutti attratti da quella che si sta rivelando una delle più interessanti scoperte degli ultimi anni nell’area.

Le aspettative non sono state deluse.

Al termine dei quattro giorni di attività, il rilievo della cavità si è allungato di oltre un chilometro rispetto alla settimana precedente.

Ai più di due chilometri già documentati si sono aggiunti circa 1.500 metri di nuovi ambienti esplorati, testimonianza di un sistema sotterraneo ancora lontano dall’essere compreso nella sua interezza.

Le squadre hanno proseguito l’avanzata in direzione dell’Abisso dell’Ottavo Nano, superando idealmente l’area della Casera Colciavath e spingendosi verso gli altipiani soprastanti.

Parallelamente sono state individuate e percorse nuove diramazioni, aprendo ulteriori prospettive esplorative.

Una struttura affascinante: un labirinto di gallerie freatiche parallele, sviluppate su livelli differenti e percorse da correnti d’aria simili.

La sua configurazione continua a sorprendere anche gli speleologi più esperti.

L’impressione condivisa da chi sta partecipando all’esplorazione è quella di trovarsi di fronte a un sistema di dimensioni eccezionali, un “mostro” sotterraneo che continua a rivelare nuovi spazi a ogni incursione.

Ogni weekend aggiunge tasselli importanti alla conoscenza della grotta, e alimenta il desiderio di tornare.

Lasciamo la parola all’entusiasmo di Filippo Felici, Felpe:

“6 e 7 giugno 2026, La Cjasa dei Venti, Comune di Claut, Parco Naturale Dolomiti Friulane, Rifugio Pradut 1450mt

Proseguono incessantemente le esplorazioni e le ricerche della grande grotta trovata recentemente alle pendici del Colciavath a cura del Gruppo Speleologico Sacile.

In particolare sono proseguite le esplorazioni e la documentazione dell’esteso freatico delle gallerie del Grecale e la risalita di un enorme meandro che continua a puntare diritto diritto verso il fondo dell’Abisso dell’Ottavo Nano.

In totale sono state rilevate ancora poco meno di 3 km di ambienti sempre grand e percorsi da una notevole corrente d’aria che, misurazioni alla mano, in alcuni punti supera i 50 km/h di velocità.

Eh sì, perchè questo weekend c’erano con noi anche colleghi speleologi dell’Università di Padova arrivati proprio per effettuare queste misure. Ne sono stati esplorati almeno un altro km e non ancora rilevati.
Noi continuiamo a sognare in grande!
A presto, mitico Colciavath!

con
Claudio Dal Cin
Ennio Rizzotti
Alessandro Marraffa
Marco Poletto
Alvise Rossi
Davide Sciardi
Alberto Gattel
Sara Di Chiara
Filippo Felici
Carlo Centazzo
Damiano Boccalon
Olimpio Fantuz
Massimo Casagrande
Nicola Bellotto
Sebastiano
Sergio Poeta
Benedetta
Daniel Watschinger”

Insomma, l’esplorazione del Colciavath è tutt’altro che conclusa.

Anzi, i risultati di questi giorni confermano che il potenziale della cavità è ancora enorme e che le prossime campagne potrebbero riservare scoperte di grande rilievo.

Il richiamo del Colciavath continua a farsi sentire.

E gli esploratori sono già pronti a rispondere.

Complimenti, ragazzi!

Fonte notizia e foto da pagina social Filippo Felici

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  • Autosoccorso su corda: a settembre in Veneto un corso nazionale per affinare tecniche e capacità decisionali
    Condividi A Valbrenta, dal 25 al 27 settembre 2026, tre giorni di formazione della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI dedicati alle manovre su corda e agli scenari operativi L’autosoccorso rappresenta una delle competenze più importanti per ogni speleologo. Non si tratta soltanto di conoscere le tecniche, ma di saperle applicare correttamente nel contesto giusto, valutando condizioni, rischi e possibili soluzioni operative. È proprio su questi aspetti che si concentrerà il Corso Nazional
     

Autosoccorso su corda: a settembre in Veneto un corso nazionale per affinare tecniche e capacità decisionali

Jún 12th 2026 at 05:00

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A Valbrenta, dal 25 al 27 settembre 2026, tre giorni di formazione della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI dedicati alle manovre su corda e agli scenari operativi

L’autosoccorso rappresenta una delle competenze più importanti per ogni speleologo. Non si tratta soltanto di conoscere le tecniche, ma di saperle applicare correttamente nel contesto giusto, valutando condizioni, rischi e possibili soluzioni operative. È proprio su questi aspetti che si concentrerà il Corso Nazionale di Autosoccorso su Corda – Tecniche e Scenari Operativi, in programma a Valbrenta (Vicenza) dal 25 al 27 settembre 2026.

L’iniziativa è organizzata dal Gruppo Speleologico Padovano CAI, nell’ambito delle attività della Scuola Nazionale di Speleologia del Club Alpino Italiano, e si rivolge a speleologi esperti interessati ad approfondire e consolidare le proprie competenze nelle manovre di autosoccorso.

Il percorso formativo non affronta gli aspetti più complessi del soccorso organizzato, ma punta a sviluppare una maggiore consapevolezza nell’utilizzo delle tecniche individuali e di squadra legate alla progressione su corda. L’obiettivo è confrontare procedure diverse, comprenderne punti di forza e limiti e valutarne l’efficacia nei differenti contesti operativi.

Particolare attenzione sarà dedicata anche a situazioni meno frequenti ma tutt’altro che trascurabili, come le problematiche legate a traversi, pendoli e altri scenari che possono complicare la gestione di un’emergenza. Attraverso simulazioni ed esercitazioni pratiche, i partecipanti saranno chiamati ad analizzare le situazioni proposte e a individuare le strategie più appropriate, sviluppando capacità decisionali oltre che abilità tecniche.

Il corso sarà preceduto, il 10 settembre, da una serata online dedicata alla complessità dell’autosoccorso. Le attività in presenza alterneranno momenti teorici e numerose esercitazioni pratiche presso la palestra speleologica del COGOEON di Valgadena, mentre la base logistica sarà ospitata presso il Rafting Hotel Ai Cavallini di Valbrenta.

Valido come aggiornamento per gli istruttori di speleologia CAI qualificati e titolati (ISS, IS e INS), il corso rappresenta un’importante occasione di confronto tecnico e crescita formativa per chi opera abitualmente in ambiente ipogeo.

Scheda pratica Corso Nazionale di Autosoccorso su Corda – Tecniche e Scenari Operativi

Quando:

  • Serata online: 10 settembre 2026
  • Corso in presenza: 25-27 settembre 2026

Dove:

  • Base logistica: Rafting Hotel Ai Cavallini, Valbrenta (VI)
  • Attività pratiche: palestra speleologica del COGOEON di Valgadena

Destinatari:
Speleologi esperti, soci CAI in regola con il tesseramento 2026, maggiorenni

Posti disponibili: 20

Quota di iscrizione:
200,00, comprensivi di vitto e alloggio dal pranzo di venerdì 25 settembre al pranzo di domenica 27 settembre

Pagamento: Bonifico bancario intestato a Club Alpino Italiano Sez. Padova APS-ETS
IBAN IT95 B030 6909 6061 0000 0069 222– Causale: Nome Cognome – Corso Naz. AS Speleo 2026

Scadenza iscrizioni: 12 luglio 2026.

Direttore del corso
INS Giovanni Ferrarese – E-mail: giovanni.ferrarese@sns-cai.it – Telefono: 347 2610350

Informazioni ulteriori:

https://www.sns-cai.it/evento/corso-nazionale-autosoccorso-su-corda-veneto-gsp-2026/?fbclid=IwY2xjawSUuxRleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeCb7lEU5kelB5LP7dx8yRwVjYSa0Qlcu3rXHPBgO1mj0JHYy8Bb9GI_-d9dM_aem_caGS7QRwPPofiFtRERdNUQ

Locandina e scheda di iscrizione in calce:

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  • Addio a Giordano Marsiglio, speleologo, divulgatore e custode delle tradizioni friulane
    Condividi Il mondo della speleologia friulana perde una delle sue figure storiche. È scomparso all’età di 84 anni Giordano Marsiglio, conosciuto da molti come il “Vecchio Venerando” del Pignarûl Grant di Tarcento, ma ricordato dagli speleologi soprattutto come instancabile esploratore, conoscitore del territorio e appassionato divulgatore. Per decenni Marsiglio è stato un punto di riferimento per la speleologia del Friuli orientale. Membro del gruppo speleologico goriziano, negli anni del gra
     

Addio a Giordano Marsiglio, speleologo, divulgatore e custode delle tradizioni friulane

Jún 11th 2026 at 12:09

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Il mondo della speleologia friulana perde una delle sue figure storiche. È scomparso all’età di 84 anni Giordano Marsiglio, conosciuto da molti come il “Vecchio Venerando” del Pignarûl Grant di Tarcento, ma ricordato dagli speleologi soprattutto come instancabile esploratore, conoscitore del territorio e appassionato divulgatore.

Per decenni Marsiglio è stato un punto di riferimento per la speleologia del Friuli orientale. Membro del gruppo speleologico goriziano, negli anni del grande fermento esplorativo contribuì alla conoscenza delle grotte del Monte Bernadia e delle valli del Torre e del Natisone, accompagnando generazioni di speleologi alla scoperta di cavità, storie e paesaggi che conosceva come pochi altri.

«Giordano è stato un grande», ricorda Maurizio Tavagnutti. «Lo chiamavamo “Pais” perché parlava sempre in friulano e ci raccontava del suo paese, Bueris. Con lui abbiamo conosciuto tutte le valli del Torre e del Natisone ed esplorato le grotte più belle e interessanti. Negli anni Settanta abbiamo fatto tanta roba assieme. Sono stati tempi difficili da dimenticare».

Come spesso accade ai protagonisti di una stagione pionieristica, Marsiglio era una figura dal carattere deciso. Giuseppe-A. Moro ricorda che «per la speleologia della zona è stato importante»: non sempre, forse, compreso dai più giovani, ma «il conflitto generazionale è un classico». Un giudizio che restituisce il profilo di una persona capace di lasciare un’impronta profonda nella comunità speleologica friulana.

Appassionato di fossili, storia naturale e tradizioni locali, Marsiglio era una figura poliedrica e profondamente legata alla sua terra. Autodidatta curioso e instancabile, fu anche entomologo, animatore culturale e collaboratore del Museo Archeologico di Tarcento. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un autentico “pozzo di scienza”, sempre pronto a condividere conoscenze, racconti e aneddoti.

Al grande pubblico friulano il suo volto era diventato familiare grazie al ruolo del Vecchio Venerando del Pignarûl Grant. Per quarant’anni, con la sua lunga barba bianca, ha interpretato i presagi dell’anno nuovo osservando la direzione del fumo del grande falò dell’Epifania, diventando uno dei simboli più amati della tradizione friulana.

Ma dietro quella figura iconica c’era anche lo speleologo che ha contribuito a far conoscere il patrimonio carsico del Friuli e che ha condiviso con tanti amici la stagione pionieristica dell’esplorazione sotterranea regionale.

«È stato un grande amico», scrive Franco Gherlizza. «Il Pignarûl Grant non sarà più lo stesso senza il Grande Saggio dalla barba bianca. Ciao Giordano!».

Alla moglie Dorina, ai familiari e ai tanti amici che lo hanno conosciuto nelle grotte, sui sentieri e nelle piazze del Friuli, giungano le condoglianze della redazione di Scintilena e dalla comunità speleologica.

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  • Dolceacqua celebra i 30 anni di “Oltre la Luce”
    Condividi “Oltre la Luce” torna al Visionarium di Dolceacqua A trent’anni dalla sua prima presentazione al raduno nazionale Speleo Flumen ’96 di Fiume Veneto (PN), venerdì 12 giugno 2026, alle ore 21.00, il Visionarium di Dolceacqua ospiterà la proiezione della versione restaurata e digitalizzata di Oltre la Luce. Grotte e abissi in Alta Val Nervia. Realizzato nel 1996 da Eugenio Andrighetto, con la collaborazione di Giancarlo Castello e Bartolomeo Durante, il documentario rappresentò una
     

Dolceacqua celebra i 30 anni di “Oltre la Luce”

Jún 11th 2026 at 11:52

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“Oltre la Luce” torna al Visionarium di Dolceacqua

A trent’anni dalla sua prima presentazione al raduno nazionale Speleo Flumen ’96 di Fiume Veneto (PN), venerdì 12 giugno 2026, alle ore 21.00, il Visionarium di Dolceacqua ospiterà la proiezione della versione restaurata e digitalizzata di Oltre la Luce. Grotte e abissi in Alta Val Nervia.

Realizzato nel 1996 da Eugenio Andrighetto, con la collaborazione di Giancarlo Castello e Bartolomeo Durante, il documentario rappresentò una delle più originali esperienze di divulgazione speleologica multimediale dell’epoca.

Nato come progetto dedicato alla valorizzazione del patrimonio carsico delle valli Nervia e Argentina, Oltre la Luce era affiancato da un volume omonimo, pubblicato nello stesso anno e corredato da CD. L’opera raccontava attraverso immagini tridimensionali, luci, suoni e suggestive riprese sotterranee uno dei territori speleologicamente più interessanti della Liguria occidentale.

L’autore principale, Eugenio Andrighetto, fondatore e anima del Visionarium di Dolceacqua, fu tra i pionieri delle produzioni immersive dedicate al territorio ligure. Oltre la Luce è ricordato come uno dei suoi lavori più significativi, capace di portare sul grande schermo il mondo delle grotte dell’Alta Val Nervia mediante immagini stereoscopiche, effetti sonori e una narrazione accessibile al grande pubblico.

Dal punto di vista speleologico, il documentario documentava una delle aree carsiche più importanti della Liguria occidentale, caratterizzata da numerose cavità e profondi sistemi sotterranei sviluppati nei massicci del Toraggio, del Pietravecchia e nell’area Melosa-Corma.

Una serata importante, per riscoprire un’opera che, a trent’anni dalla sua realizzazione, conserva intatto il proprio valore documentario e la capacità di trasmettere il fascino dell’esplorazione del mondo sotterraneo.

La proiezione assume inoltre un significato particolare perché si svolgerà proprio al Visionarium di Dolceacqua, il luogo che vide nascere il progetto e che per anni è stato il laboratorio creativo di Eugenio Andrighetto. Un ritorno a casa per un’opera che ha contribuito a raccontare e valorizzare il patrimonio speleologico dell’estremo Ponente ligure attraverso un linguaggio innovativo e coinvolgente.

Un ringraziamento ad Alessandro Pastorelli, della Sezione CAI di Sanremo e dello Speleo Club CAI Sanremo, per la segnalazione.

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  • FSLo apre le porte della sua tecnologia: corso sulla strumentazione scientifica con Maurizio Miragoli
    Condividi Sabato 13 giugno 2026 a Milano una giornata di formazione dedicata agli strumenti sviluppati dalla Federazione Speleologica Lombarda per la ricerca e l’esplorazione La Federazione Speleologica Lombarda organizza per sabato 13 giugno 2026 una giornata di formazione dedicata alla strumentazione scientifica in dotazione a FSLo. L’appuntamento è fissato alle ore 10.00 presso la sede del Gruppo Grotte Milano CAI SEM, in Piazzale Coriolano 2 a Milano. Relatore principale dell’incontro
     

FSLo apre le porte della sua tecnologia: corso sulla strumentazione scientifica con Maurizio Miragoli

Jún 11th 2026 at 06:00

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Sabato 13 giugno 2026 a Milano una giornata di formazione dedicata agli strumenti sviluppati dalla Federazione Speleologica Lombarda per la ricerca e l’esplorazione

La Federazione Speleologica Lombarda organizza per sabato 13 giugno 2026 una giornata di formazione dedicata alla strumentazione scientifica in dotazione a FSLo. L’appuntamento è fissato alle ore 10.00 presso la sede del Gruppo Grotte Milano CAI SEM, in Piazzale Coriolano 2 a Milano.

Relatore principale dell’incontro sarà Maurizio Miragoli, fisico e figura di riferimento nel panorama della ricerca speleologica nazionale e protagonista dello sviluppo di gran parte delle apparecchiature realizzate dalla Federazione.

Il corso è un’occasione preziosa per conoscere da vicino strumenti progettati e costruiti dalla FSLo per rispondere alle esigenze della ricerca scientifica e dell’esplorazione sotterranea, con una filosofia ben precisa: mettere a disposizione dei soci tecnologie avanzate utilizzabili gratuitamente dalla comunità speleologica. Si tratta di “attrezzature nate per stare in grotta“, come ama definirle lo stesso Miragoli.

Il tema era già stato presentato in anteprima durante il Raduno Regionale della Speleologia Lombarda tenutosi a Malonno il 12 aprile scorso, di cui abbiamo già parlato su Scintilena.

Utilizzato ad esempio in Area 58, nel Pian del Tivano, permette di capire quanto “sale l’acqua nelle grotte”

A Malonno, Miragoli ha illustrato la storia e l’evoluzione degli strumenti FSLo, inserendoli in un percorso che ha richiamato il contributo di importanti figure della speleologia e della ricerca, tra cui Cigna, Vanin, Lismonde e Badino. L’intervento è oggi disponibile sul canale YouTube della Federazione e costituisce un’interessante e necessaria introduzione ai contenuti che verranno approfonditi durante il corso.

Maurizio Miragoli è tra gli ideatori e il principale animatore dei workshop “Meteo Hypo”, percorsi formativi innovativi e di alto livello, riconosciuti dalla Società Speleologica Italiana: sono appuntamenti che negli anni hanno affrontato temi spesso inediti, esplorando lo stato dell’arte delle correlazioni tra fisica, meteorologia ipogea e speleologia esplorativa, offrendo un raro momento di confronto tra ricerca scientifica e attività sul campo.

La partecipazione al corso prevede una quota di iscrizione di € 10,00, comprensiva del pranzo a buffet.

Le iscrizioni sono aperte tramite il modulo online predisposto dalla Federazione oppure contattando direttamente gli organizzatori.

Per chi desidera approfondire l’argomento prima dell’incontro, è consigliata la visione del video dell’intervento tenuto da Miragoli a Malonno, una vera e propria anteprima dei contenuti della giornata formativa milanese.

Link utili

Quando e dove: ore 10.00 presso la sede del Gruppo Grotte Milano CAI SEM, in Piazzale Coriolano 2 a Milano

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    Condividi “40 anni e non sentirli! – svrive lo Speleoclub GArfagnana – Sabato 13 giugno alle 19 ci troveremo alla Grotta del Vento per celebrare l’anniversario della fondazione con immagini, ricordi e consegna targhe ai fondatori. Successivamente ci sposteremo al vicino ristorante ExtraAntrum per festeggiare…!” Il prossimo sabato, 13 giugno 2026, una serata speciale che farà incontrare immagini, ricordi e protagonisti della speleologia apuana per celebrare quattro decenni di esplorazioni, ri
     

Quarant’anni sotto la montagna: lo Speleoclub Garfagnana festeggia alla Grotta del Vento

Jún 11th 2026 at 05:00

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“40 anni e non sentirli! – svrive lo Speleoclub GArfagnana – Sabato 13 giugno alle 19 ci troveremo alla Grotta del Vento per celebrare l’anniversario della fondazione con immagini, ricordi e consegna targhe ai fondatori. Successivamente ci sposteremo al vicino ristorante ExtraAntrum per festeggiare…!

Il prossimo sabato, 13 giugno 2026, una serata speciale che farà incontrare immagini, ricordi e protagonisti della speleologia apuana per celebrare quattro decenni di esplorazioni, ricerca e amicizia

C’era una volta in Garfagnana una grotta: Vittorio Verole-Bozzello la aprì al mondo, e non ha ancora finito.

Vittorio Verole-Bozzello da un filmato di Massimo Goldoni

Per lo Speleoclub Garfagnana, questa grotta, la ben nota Grotta del Vento è un luogo del cuore: uno dei luoghi che diventano parte della storia di una comunità.

Sabato 13 giugno 2026, a partire dalle ore 19, il celebre complesso carsico di Fornovolasco ospiterà la serata dedicata al 40° anniversario della fondazione dello Speleoclub Garfagnana del CAI, un traguardo importante per uno dei gruppi che hanno contribuito a scrivere pagine significative della speleologia apuana.

La scelta della Grotta del Vento non è casuale. Luogo simbolo della speleologia toscana e italiana, rappresenta da decenni un punto di riferimento non solo per il turismo sotterraneo, ma anche per l’attività esplorativa, scientifica e divulgativa che ha caratterizzato la crescita del movimento speleologico nell’area delle Alpi Apuane.

Fondato nel 1985, lo Speleoclub Garfagnana ha accompagnato l’evoluzione della speleologia moderna sulle Alpi Apuane, partecipando a numerose campagne esplorative e contribuendo alla conoscenza di uno dei più importanti distretti carsici d’Italia. In quarant’anni di attività il gruppo ha affiancato all’esplorazione l’impegno nel rilievo topografico, nella documentazione delle cavità, nelle attività catastali e nella divulgazione scientifica, collaborando con il mondo associativo e con le istituzioni che operano sul territorio.

Generazioni diverse di speleologi si sono alternate all’interno del gruppo, trasmettendo competenze tecniche, esperienza e passione. Un patrimonio umano che rappresenta forse il risultato più importante raggiunto in questi quarant’anni: la capacità di mantenere vivo lo spirito della ricerca e dell’esplorazione, adattandosi alle trasformazioni tecnologiche e culturali che hanno interessato la speleologia dagli anni Ottanta a oggi.

Molti degli attuali soci hanno conosciuto le grotte della Garfagnana e delle Apuane proprio grazie alle attività formative del gruppo, che nel tempo ha rappresentato una vera scuola di speleologia per il territorio, contribuendo alla crescita di una comunità che continua a guardare al sottosuolo con curiosità, rigore e rispetto.

Tra le attività che meglio rappresentano il rapporto dello Speleoclub Garfagnana con il territorio vi è il tradizionale appuntamento annuale della Carcaraia sul Sentiero 1000. Guidati da Bruno Steinberg, il cui nome è tanto celebre da non avere bisogno di presentazione, e da Marc Faverjon, uno dei protagonisti delle grandi esplorazioni che hanno portato alla conoscenza degli oltre 85 chilometri del sistema carsico della Carcaraia, decine di partecipanti possono ogni anno avvicinarsi alla storia delle esplorazioni apuane, alla geologia del massiccio e ai delicati equilibri ambientali di questo straordinario paesaggio carsico.

L’iniziativa del Quarantennale, promossa sui social da Pietro Taddei, già presidente dello Speleoclub Garfagnana, ripercorrerà quarant’anni di storia attraverso fotografie, filmati e testimonianze. Sarà l’occasione per rivedere le immagini delle campagne esplorative, dei rilievi e delle attività catastali, ma anche per ricordare l’impegno del gruppo nella divulgazione della speleologia attraverso accompagnamenti aperti al pubblico, incontri e progetti didattici rivolti alle scuole.

Un viaggio nel tempo che permetterà anche di osservare l’evoluzione delle tecniche e delle attrezzature utilizzate dagli speleologi: dai primi rilievi tradizionali alle moderne tecnologie digitali che oggi affiancano l’esplorazione del mondo sotterraneo.

Particolarmente significativo sarà il momento dedicato ai fondatori dello Speleoclub Garfagnana, ai quali verranno consegnate targhe commemorative. Sarà anche l’occasione per condividere ricordi, episodi e racconti che testimoniano come la speleologia sia fatta non solo di grotte e scoperte, ma soprattutto di amicizia, collaborazione e passione.

Alla serata porterà il proprio saluto Vittorio Verole Bozzolo, figura centrale della speleologia italiana e internazionale, ideatore, fondatore e direttore della Grotta del Vento. Nel corso della sua lunga attività ha contribuito alla nascita della Federazione Speleologica Toscana, del Gruppo Speleologico Lucchese, dell’Associazione Grotte Turistiche Italiane e dell’International Show Caves Association (ISCA), organismo di riferimento mondiale per le grotte turistiche.

La sua presenza rappresenta un ideale collegamento tra le radici pionieristiche della speleologia apuana e le nuove generazioni di esploratori che continuano a frequentare e studiare il complesso sistema carsico delle Apuane.

Al termine della serata i festeggiamenti proseguiranno, come da tradizione speleologica, attorno a una tavola condivisa presso il vicino ristorante ExtraAntrum, per concludere insieme una ricorrenza che celebra non soltanto un anniversario, ma quarant’anni di passione, impegno e vita associativa.

Quarant’anni sono un traguardo importante per qualsiasi associazione: per uno Speleoclub significano migliaia di ore trascorse sottoterra, centinaia di uscite, chilometri di rilievi, amicizie nate in grotta e una quantità incalcolabile di esperienze condivise. La serata del 13 giugno sarà una festa e un’occasione per rendere omaggio a tutte le persone che, dal 1985 a oggi, hanno contribuito a costruire la storia dello Speleoclub Garfagnana.

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    Condividi Dopo i vandalismi che hanno colpito i partecipanti alla Camminata Consapevole, una riflessione sul diritto di conoscere, frequentare e difendere uno dei territori più straordinari e fragili d’Italia Le Alpi Apuane sono da sempre una montagna di contrasti. Terra di straordinaria bellezza, di profonde cavità carsiche, di biodiversità unica e di una lunga storia umana, rappresentano anche uno dei luoghi dove più intensamente si confrontano interessi economici, tutela ambientale e diver
     

Apuane: la montagna non si intimidisce

Jún 10th 2026 at 06:00

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Dopo i vandalismi che hanno colpito i partecipanti alla Camminata Consapevole, una riflessione sul diritto di conoscere, frequentare e difendere uno dei territori più straordinari e fragili d’Italia

Le Alpi Apuane sono da sempre una montagna di contrasti. Terra di straordinaria bellezza, di profonde cavità carsiche, di biodiversità unica e di una lunga storia umana, rappresentano anche uno dei luoghi dove più intensamente si confrontano interessi economici, tutela ambientale e diverse visioni del futuro del territorio.

Per questo quanto accaduto domenica 7 giugno 2026, al termine della “Camminata Consapevole per le Apuane”, non può lasciare indifferenti.

L’iniziativa, promossa dall’associazione Apuane Libere, ha visto la partecipazione di oltre trecento persone che hanno percorso il sentiero CAI dal Rifugio Donegani al Rifugio Orto di Donna attraversando una vallata profondamente segnata dall’attività estrattiva. Una camminata pacifica, finalizzata a osservare, comprendere e riflettere sul presente e sul futuro delle Apuane.

Al rientro, però, molti partecipanti hanno trovato le proprie automobili vandalizzate. Graffi, danneggiamenti e scritte hanno colpito decine di veicoli parcheggiati lungo la strada di accesso alla manifestazione.

I responsabili non sono ancora stati individuati e saranno le indagini delle autorità competenti a fare piena luce sull’accaduto. Ciò che appare già evidente, tuttavia, è il carattere intimidatorio di un gesto rivolto contro persone che stavano esercitando pacificamente il proprio diritto a partecipare a un’iniziativa pubblica.

@M.Abisso

La reazione del mondo della montagna e delle istituzioni è stata immediata e unanime.

Il CAI Toscana ha condannato l’accaduto parlando di un vero e proprio atto intimidatorio. Il Club Alpino Italiano, attraverso il delegato centrale all’Ambiente Mario Vaccarella, ha espresso solidarietà ai partecipanti e alle associazioni coinvolte, ricordando come la tutela dell’ambiente rappresenti un interesse collettivo e un patrimonio comune.

Parole nette sono giunte anche dal presidente del Parco Regionale delle Alpi Apuane, Lorenzo Tagliasacchi, che ha definito i fatti “gravissimi e inaccettabili”, ribadendo che nessuno può essere intimidito per le proprie idee.

Alla condanna si è unito il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha parlato di un episodio “intollerabile e vile”, un tentativo di colpire la libertà di manifestazione attraverso l’intimidazione. Una presa di posizione significativa che conferma la gravità con cui le istituzioni hanno interpretato l’accaduto.

Le Apuane sono da molti anni al centro di un acceso dibattito sul rapporto tra attività estrattive, tutela ambientale e sviluppo economico. È un confronto legittimo, spesso complesso e talvolta aspro. Ma proprio per questo deve poter avvenire nel rispetto reciproco, nella trasparenza e nella piena libertà di espressione.

@M.Abisso

Per gli speleologi, gli escursionisti, gli alpinisti e tutti coloro che frequentano queste montagne, e anche per chi non le frequenta e le ammira anche solo dall’autostrada, le Apuane sono un patrimonio naturale e culturale di valore internazionale. Sotto le loro creste si sviluppano alcuni dei più importanti sistemi carsici d’Europa; nelle loro vallate si intrecciano storia, paesaggio, biodiversità e memoria delle comunità locali.

Le Apuane non hanno bisogno di nuove divisioni, che rievocano antichi scontri. In queste montagne, nonostante differenze e contrasti, non sono mancati esempi di rispetto reciproco tra chi le vive in modi diversi. Il problema non sono i cavatori, ma chi dalla montagna trae profitto senza preoccuparsi delle conseguenze. Difendere questo territorio significa anche riconoscere il valore e la dignità di chi lo vive con rischio e lo conosce ogni giorno, cercando nel rispetto reciproco la strada per guardare nella stessa direzione.

Difendere la possibilità di conoscere questi luoghi, studiarli, percorrerli e discuterne il futuro significa difendere un principio fondamentale di partecipazione democratica.

Le idee possono essere diverse. Le opinioni possono anche essere profondamente distanti. Ma nessuna visione della montagna può trovare legittimazione nell’intimidazione.

La risposta più forte a quanto accaduto resta quella offerta dagli oltre trecento partecipanti alla camminata: continuare a frequentare le Apuane, a conoscerle e ad averne cura, nella convinzione che la montagna appartenga a tutti e che il suo futuro debba essere costruito attraverso il confronto, mai attraverso la paura.

@M.Abisso

Chi ha rigato quelle automobili probabilmente voleva lasciare un segno. Lo ha lasciato davvero, ma non quello immaginato. Ha ricordato a tutti quanto sia importante continuare a parlare delle Apuane, frequentarle, studiarle e comprenderle.

Noi conosciamo queste montagne anche dal loro interno: attraverso le grotte, le sorgenti, gli abissi e i grandi sistemi carsici che raccontano una storia antica, scritta nella roccia molto prima delle divisioni e delle contrapposizioni di oggi. Forse è anche per questo che sentiamo il dovere di affermare con chiarezza che nessuna intimidazione può trovare cittadinanza in montagna.

Le Alpi Apuane sono un patrimonio naturale, culturale e umano che appartiene a tutti. E il loro futuro deve poter essere discusso da tutti, nel rispetto delle idee e delle persone, senza paura e senza minacce. Perché una montagna può essere percorsa, studiata, amata, discussa. Ma non può appartenere a chi pretende di imporre il silenzio agli altri.

Un vecchio frequentatore della Val Serenaia, ricordando i campeggi al Donegani, le traversate sulle creste e gli anni trascorsi tra queste montagne, ha scritto qualche tempo fa: «Val Serenaia… mai più bel nome poteva esserle riservato». Poi ha aggiunto amaramente che oggi la chiamerebbe «Val Desolazione».

È un’opinione personale, certamente. Ma racconta quanto profonde siano le emozioni, i ricordi e le passioni che le Apuane continuano a suscitare.

Proprio per questo il loro futuro merita confronto, ascolto e rispetto. Perché una montagna può essere percorsa, studiata, amata, discussa. Ma non può appartenere a chi pretende di imporre il silenzio agli altri.

Marina Abisso – OrTAM – ONCN CAI

Cava di Val Serenaia: questa fotografia è attinta aa  http://www.flickr.com/photos/emanuelelotti/

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    Condividi Furto di viveri e bombole destinati al Rifugio Bietti-Buzzi. Un danno economico, ma soprattutto un colpo a uno dei presìdi delle Grigne, già private del Bogani in attesa di una nuova gestione Rubati viveri e bombole per un valore di 2.500 euro. Un gesto che pesa ben oltre il danno economico e che richiama altri episodi avvenuti sulle Grigne MANDELLO DEL LARIO – Furto pesante ai danni del Rifugio Bietti-Buzzi, posto a 1720 m, situato sul versante ovest della Grigna Settentrionale.
     

Rubare a un rifugio è rubare alla montagna

Jún 10th 2026 at 05:00

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Furto di viveri e bombole destinati al Rifugio Bietti-Buzzi. Un danno economico, ma soprattutto un colpo a uno dei presìdi delle Grigne, già private del Bogani in attesa di una nuova gestione

Rubati viveri e bombole per un valore di 2.500 euro. Un gesto che pesa ben oltre il danno economico e che richiama altri episodi avvenuti sulle Grigne

MANDELLO DEL LARIO – Furto pesante ai danni del Rifugio Bietti-Buzzi, posto a 1720 m, situato sul versante ovest della Grigna Settentrionale. Un Rifugio che è punto di riferimento per escursionisti e alpinisti diretti verso il Grignone.

Il Bietti è di proprietà della Sezione CAI Grigne di Mandello del Lario si affaccia sull’anfiteatro del Releccio.

Nel mirino dei ladri il materiale preparato per il rifornimento in quota. Il gestore Marco Madama aveva organizzato al parcheggio del Vò di Moncodeno, a 1.430 metri di quota, il carico destinato all’elicottero. All’alba del giorno successivo la scoperta: tutto era sparito.

Il bottino comprendeva generi alimentari, olio, legumi, verdure e quattro bombole di gas, per un valore complessivo stimato in circa 2.500 euro. Un danno importante, aggravato dalla complessa organizzazione necessaria per rifornire una struttura alpina.

Il furto al Bietti-Buzzi va oltre la semplice notizia di cronaca. Colpisce infatti uno dei presìdi della montagna lecchese, un luogo che svolge una funzione fondamentale di accoglienza, riferimento e sicurezza per quanti frequentano le Grigne.

I rifugi non sono semplici attività economiche. Sono parte integrante della cultura della montagna. Custodiscono sentieri, mantengono vive tradizioni, offrono supporto agli escursionisti e rappresentano punti di incontro per chi vive e frequenta l’ambiente alpino. Per questo colpire un rifugio significa colpire un patrimonio collettivo.

In territori sempre più soggetti all’abbandono delle aree interne, i rifugi sono gli unici presìdi permanenti, punti di riferimento che contribuiscono a mantenere viva la frequentazione responsabile della montagna.

Un rifugio non appartiene soltanto al suo gestore. Attorno a ogni struttura ruota una comunità fatta di escursionisti, alpinisti, speleologi, volontari del soccorso alpino, sezioni CAI e abitanti delle vallate. Ogni furto ai danni di un rifugio viene percepito come un’offesa a questa rete di persone che condivide gli stessi valori di rispetto, solidarietà e attenzione verso il territorio.

Particolarmente amara appare la natura del gesto. Chi ha rubato sapeva probabilmente che quei materiali erano destinati a un rifornimento in quota. Ogni carico richiede infatti tempo, impegno, organizzazione e costi elevati. Sottrarre viveri e bombole significa approfittare delle difficoltà che caratterizzano la gestione delle strutture alpine, rendendo ancora più gravoso il lavoro di chi sceglie di operare in montagna.

L’episodio richiama alla memoria quanto accaduto negli anni scorsi al Rifugio Bogani, anch’esso vittima di furti e atti vandalici che suscitarono una grande mobilitazione solidale. Oggi, mentre il Bogani è ancora in attesa di una nuova gestione, ogni rifugio attivo sulle Grigne assume un’importanza ancora maggiore per la comunità montana.

I valori che da sempre animano il Club Alpino Italiano, le associazioni alpinistiche e il mondo speleologico sono quelli del rispetto, dell’aiuto reciproco e della responsabilità verso il territorio. Chi frequenta la montagna sa che la sicurezza e la bellezza di questi luoghi dipendono anche dall’impegno silenzioso di gestori, volontari e appassionati che ogni giorno contribuiscono a mantenerli vivi.

Un rifugio non è soltanto un edificio. È un luogo di incontro, sicurezza, accoglienza e cultura. Per questo rubare viveri e bombole destinati a una struttura alpina non significa soltanto provocare un danno economico: significa colpire una delle espressioni più autentiche dello spirito della montagna.

Rubare a un rifugio significa rubare a tutta la montagna.

Fonte: https://www.valsassinanews.com/ – accesso 8/6/2026

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