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    Condividi Il 26 e 27 settembre aperture straordinarie, visite e incontri in tutta la regione. Dai Balzi Rossi alle miniere preistoriche di Monte Loreto, dai Bacini di Carenaggio di Genova a Luni, un fine settimana alla scoperta del patrimonio archeologico e dei luoghi meno conosciuti Sabato 26 e domenica 27 settembre 2026 tornano le Giornate Europee del Patrimonio (GEP), la grande manifestazione promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata in Italia dal Ministero d
     

Giornate Europee del Patrimonio 2026 in Liguria: grotte, miniere e archeologia da scoprire

September 26th 2026 at 06:00

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Il 26 e 27 settembre aperture straordinarie, visite e incontri in tutta la regione. Dai Balzi Rossi alle miniere preistoriche di Monte Loreto, dai Bacini di Carenaggio di Genova a Luni, un fine settimana alla scoperta del patrimonio archeologico e dei luoghi meno conosciuti

Sabato 26 e domenica 27 settembre 2026 tornano le Giornate Europee del Patrimonio (GEP), la grande manifestazione promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata in Italia dal Ministero della Cultura.

Il tema scelto per questa edizione è “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”. Musei, aree archeologiche e luoghi della cultura apriranno le porte con visite guidate, conferenze, laboratori e aperture straordinarie; sabato sera sono inoltre previste aperture dei musei statali aderenti con ingresso simbolico a un euro.

In Liguria il programma è particolarmente ricco e comprende diversi appuntamenti di interesse per gli appassionati di archeologia, preistoria, miniere e patrimonio industriale.

Monte Loreto, trent’anni di archeologia mineraria

Tra gli eventi più interessanti c’è quello dedicato alla miniera preistorica di Monte Loreto, nel territorio di Castiglione Chiavarese.

Sabato 26 settembre, dalle ore 15, il MUCAS – Polo archeominerario di Castiglione Chiavarese e Masso ospiterà l’incontro “A trent’anni dalla prima campagna di scavo a Monte Loreto”, dedicato alla storia delle ricerche e alla valorizzazione del sito.

Dopo gli interventi di Nadia Campana, Marzia Dentone e Francesco Ghizzani Marcia, Fabio Negrino parlerà di “Quando il rame cambiò il mondo”, mentre Roberto Maggi affronterà il percorso “Monte Loreto: dalla scoperta al museo”.

Alle 16.30 seguirà la visita alle sale espositive, alla miniera preistorica, a quella moderna e alla Galleria XX Settembre.

La stessa mattina, alle 10.30 al MuSel di Sestri Levante, è prevista la visita guidata gratuita “Dalla pietra al metallo… più di 5000 anni fa”, dedicata all’archeologia della produzione e allo sfruttamento delle risorse durante l’Età del Rame.

Balzi Rossi, apertura straordinaria delle grotte preistoriche

Un appuntamento particolarmente significativo per gli appassionati del mondo sotterraneo è previsto a Ventimiglia.

Domenica 27 settembre il Museo Preistorico dei Balzi Rossi propone infatti l’apertura straordinaria delle grotte dalle 10 alle 18.

Si tratta di uno dei complessi preistorici più importanti d’Europa, con testimonianze di una frequentazione umana protrattasi per un arco di tempo lunghissimo. L’apertura delle grotte offre quindi un’occasione particolare per conoscere direttamente il contesto nel quale sono maturate alcune delle più importanti scoperte della preistoria ligure.

Genova, alla scoperta dei grandi Bacini di Carenaggio

Dal sottosuolo preistorico a quello dell’archeologia industriale. Sabato 26 e domenica 27 settembre, dalle 9 alle 13, saranno nuovamente visitabili gli storici Bacini di Carenaggio delle riparazioni navali del Molo Giano di Genova.

La Soprintendenza li considera uno dei luoghi più significativi dell’archeologia industriale genovese, strettamente collegato alla storia del porto e della cantieristica navale.

L’iniziativa torna dopo le aperture organizzate nelle GEP del 2023, 2024 e 2025, che complessivamente hanno richiamato circa 500 visitatori.

A Genova riemerge una fornace romana

Sempre sabato 26 settembre, dalle 15 alle 19, al MuCE – Museo Certosa di Genova, archeologi e restauratori presenteranno al pubblico una fornace di epoca romana.

L’appuntamento comprende l’inaugurazione, visite guidate e attività dedicate alla scoperta archeologica e alla sua conservazione. L’evento rientra tra quelli organizzati dalla Soprintendenza ligure per le GEP 2026.

Luni di notte con gli archeologi

Atmosfera diversa al Museo nazionale e Parco archeologico di Luni, dove sabato 26 settembre è prevista l’apertura serale “Al museo di sera”.

Il pubblico potrà visitare il sito accompagnato da un archeologo, con partenze alle 19.30, 20.45 e 22.

L’apertura serale permette di riscoprire in una veste insolita una delle aree archeologiche più importanti della Liguria orientale.

Diano Marina e la Liguria prima dei Romani

Anche il Ponente propone un appuntamento dedicato all’archeologia.

Sabato 26 settembre il Museo Civico del Lucus Bormani di Diano Marina organizza una visita guidata alla sezione archeologica al mattino e, alle 16, una conferenza dedicata alle nuove ricerche sul territorio dianese in età protostorica.

L’incontro approfondirà quindi il territorio del Lucus Bormani prima dell’età romana, offrendo un quadro aggiornato delle conoscenze archeologiche sulla zona.

Ad Albenga la necropoli settentrionale

Ad Albenga, sabato 26 settembre dalle 16.30 alle 17.30, è invece in programma “Un Patrimonio da scoprire: la Necropoli settentrionale di Albenga”, un appuntamento promosso nell’ambito delle iniziative della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria.

Un fine settimana tra patrimonio e ricerca

Il programma ligure delle Giornate Europee del Patrimonio non si limita naturalmente all’archeologia: comprende fortezze, musei, giardini storici, palazzi e numerosi altri luoghi della cultura.

Luoghi diversi tra loro, ma accomunati da un elemento: raccontano il rapporto dell’uomo con il territorio, le sue risorse e le tecniche sviluppate nel corso dei millenni per trasformarlo.

Il programma nazionale delle Giornate Europee del Patrimonio viene aggiornato dal Ministero della Cultura con le iniziative organizzate sul territorio.

Programma ufficiale delle Giornate Europee del Patrimonio 2026

Programma dei Musei Nazionali della Liguria

Eventi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria

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  • Resistenza delle corde speleo: corso nazionale a Villa Scirca
    Condividi Dal 16 al 18 ottobre 2026, tre giornate di aggiornamento a Sigillo (PG): seminari, prove di laboratorio e analisi delle attrezzature La Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e il Gruppo Speleologico Valtiberino CAI Sansepolcro–CENS organizzano il corso nazionale di aggiornamento e approfondimento tematico “Resistenza delle corde speleo”, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026 presso la Scuola della Montagna di Villa Scirca, a Sigillo (Perugia). Il corso affronterà questi temi:
     

Resistenza delle corde speleo: corso nazionale a Villa Scirca

September 26th 2026 at 05:00

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Dal 16 al 18 ottobre 2026, tre giornate di aggiornamento a Sigillo (PG): seminari, prove di laboratorio e analisi delle attrezzature

La Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e il Gruppo Speleologico Valtiberino CAI Sansepolcro–CENS organizzano il corso nazionale di aggiornamento e approfondimento tematico “Resistenza delle corde speleo”, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026 presso la Scuola della Montagna di Villa Scirca, a Sigillo (Perugia).

Il corso affronterà questi temi: la struttura, l’usura e i meccanismi di rottura delle corde impiegate in speleologia e torrentismo, con seminari e attività sperimentali su corde, nodi, discensori e bloccanti. Le prove comprenderanno misure di resistenza in condizioni differenti e analisi dei dati raccolti in laboratorio.

La partecipazione è aperta ai maggiorenni, soci e non soci CAI, fino a un massimo di 35 persone.

La quota è di 200 euro per i soci CAI e di 250 euro per i non soci, comprensiva per questi ultimi dell’assicurazione.

Iscrizioni entro il 10 ottobre 2026 inviando la scheda di adesione a marco.menichetti@sns-cai.it.

Il laboratorio SpeleoCRASC è il Centro ricerche attrezzature speleo canyoning, attivo nello studio sperimentale delle proprietà fisiche, chimiche e meccaniche dei materiali e delle attrezzature impiegati nella progressione speleologica e torrentistica.

Di seguito il programma completo e il.modilo di iscrizione.

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  • Visioni carsiche: le grotte della Sardegna diventano esplorabili in realtà virtuale
    Condividi Il Gruppo Grotte Nuorese porta alla SHARPER Night 2026 un’esperienza immersiva nelle profondità del territorio: con i visori VR sarà possibile entrare in una grotta reale, osservarla e scoprirne gli aspetti scientifici senza le barriere fisiche dell’esplorazione sotterranea NUORO – Entrare in una grotta senza corde, senza casco e senza muovere un passo. È la proposta di “Visioni carsiche”, l’esperienza immersiva che il Gruppo Grotte Nuorese presenterà venerdì 25 settembre 2026, dall
     

Visioni carsiche: le grotte della Sardegna diventano esplorabili in realtà virtuale

September 25th 2026 at 07:00

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Il Gruppo Grotte Nuorese porta alla SHARPER Night 2026 un’esperienza immersiva nelle profondità del territorio: con i visori VR sarà possibile entrare in una grotta reale, osservarla e scoprirne gli aspetti scientifici senza le barriere fisiche dell’esplorazione sotterranea

NUORO – Entrare in una grotta senza corde, senza casco e senza muovere un passo. È la proposta di “Visioni carsiche”, l’esperienza immersiva che il Gruppo Grotte Nuorese presenterà venerdì 25 settembre 2026, dalle 16 alle 20, al Centro Polifunzionale di via Roma a Nuoro, nell’ambito della SHARPER Night – Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori.

L’iniziativa porta l’esplorazione sotterranea in una dimensione nuova: quella della realtà virtuale.

Indossando un visore VR, i visitatori potranno muoversi all’interno della ricostruzione di una grotta reale, osservare gli ambienti, interagire con ciò che li circonda e attivare schemi e approfondimenti scientifici.

Non si tratta quindi soltanto di “vedere” una grotta, ma di avvicinarsi alla sua lettura.

La tecnologia diventa in questo caso uno strumento di divulgazione speleologica, capace di restituire almeno una parte dell’esperienza di un ambiente che, per sua natura, rimane difficilmente accessibile alla maggioranza delle persone.

“Visioni carsiche” rappresenta anche una delle possibili evoluzioni della documentazione fotografica del mondo sotterraneo.

Per generazioni la fotografia speleologica ha avuto il compito di portare in superficie immagini di luoghi raggiungibili soltanto dagli esploratori. Oggi le tecniche di acquisizione e ricostruzione digitale consentono di compiere un passo ulteriore: non più soltanto osservare un’immagine, ma immergersi virtualmente nello spazio dal quale quell’immagine proviene.

La grotta può così diventare un ambiente da percorrere e interrogare.

È una possibilità particolarmente interessante per la divulgazione del carsismo. Forme, morfologie e fenomeni che sulla carta o attraverso una fotografia possono risultare difficili da interpretare acquistano una diversa immediatezza quando il visitatore può osservarli nello spazio e cambiare il proprio punto di vista.

Dal Genova a Nuoro, la grotta entra nel visore

Quella proposta dal Gruppo Grotte Nuorese non è un’esperienza isolata. Proprio in queste settimane anche al Museo Speleologico del Monte Gazzo di Genova Sestri Ponente, Museo che ha come promotore lo speleologo Carlo Marzio, i visitatori possono indossare un visore e scendere virtualmente nella Spluga della Preta, uno degli abissi simbolo della storia della speleologia italiana.

L’installazione presente al Gazzo è stata concessa dall’Associazione Culturale Benetticeras APS e messa a disposizione grazie a Francesco Sauro.

Due esperienze diverse, a Genova e a Nuoro, che sembrano indicare la stessa direzione: utilizzare le nuove tecnologie non per sostituire l’esplorazione reale, ma per raccontarla e renderla accessibile a un pubblico molto più vasto.

È un passaggio interessante anche per i musei e per le associazioni speleologiche. Per decenni abbiamo raccontato il sottosuolo attraverso fotografie, rilievi, plastici, reperti e ricostruzioni. Oggi a questi strumenti se ne aggiunge uno nuovo: la possibilità di accompagnare virtualmente il visitatore dentro la grotta.

Una grotta accessibile

L’esplorazione speleologica reale richiede preparazione, attrezzature e condizioni fisiche adeguate e, in molti casi, comporta difficoltà oggettive che rendono determinati ambienti inaccessibili a una parte del pubblico.

La realtà virtuale non sostituisce naturalmente l’esperienza della grotta, ma può abbattere molte barriere.

Fonte: https://www.sharper-night.it/evento/visioni-carsiche/ VISIONI CARSICHE

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  • Una giornata nell’Età del Rame: nel Tigullio alla scoperta delle miniere di oltre 5.000 anni fa
    Condividi Sabato 26 settembre, per le Giornate Europee del Patrimonio 2026, appuntamenti al MuSel di Sestri Levante e al MUCAS di Castiglione Chiavarese e Masso. Al centro della giornata l’archeologia delle risorse, la nascita della metallurgia e i trent’anni di ricerche nella miniera preistorica di Monte Loreto SESTRI LEVANTE (GE) – Una giornata dedicata all’Età del Rame, alle antiche attività minerarie e alle profonde trasformazioni tecnologiche e sociali che, oltre 5.000 anni fa, accompagn
     

Una giornata nell’Età del Rame: nel Tigullio alla scoperta delle miniere di oltre 5.000 anni fa

September 25th 2026 at 06:00

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Sabato 26 settembre, per le Giornate Europee del Patrimonio 2026, appuntamenti al MuSel di Sestri Levante e al MUCAS di Castiglione Chiavarese e Masso. Al centro della giornata l’archeologia delle risorse, la nascita della metallurgia e i trent’anni di ricerche nella miniera preistorica di Monte Loreto

SESTRI LEVANTE (GE) – Una giornata dedicata all’Età del Rame, alle antiche attività minerarie e alle profonde trasformazioni tecnologiche e sociali che, oltre 5.000 anni fa, accompagnarono l’introduzione della metallurgia. Sabato 26 settembre 2026, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, il Tigullio ospiterà due appuntamenti tra Sestri Levante e Castiglione Chiavarese.

Il primo è in programma alle 10.30 al MuSel – Museo Archeologico e della Città di Sestri Levante, con la visita guidata gratuita “Dalla pietra al metallo… più di 5000 anni fa”, dedicata all’archeologia della produzione e allo sfruttamento delle risorse durante l’Età del Rame

Alla visita parteciperanno Nadia Campana, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria, Francesco Ghizzani Marcia e Paola Chella, della Direzione Regionale Musei Nazionali della Liguria.

Nel pomeriggio l’attenzione si sposterà sull’archeologia mineraria e, in particolare, su uno dei siti più significativi per la conoscenza delle prime attività estrattive legate al rame: Monte Loreto.

A partire dalle 15 al MUCAS – Polo archeominerario di Castiglione Chiavarese e Masso, l’incontro “A trent’anni dalla prima campagna di scavo a Monte Loreto” ripercorrerà tre decenni di ricerche, dalle prime indagini archeologiche alla ricostruzione delle attività minerarie preistoriche, fino alla conservazione, valorizzazione e musealizzazione del sito.

Dopo i saluti istituzionali, alle 15.30 Nadia Campana, Marzia Dentone e Francesco Ghizzani Marcia interverranno sul tema “Collaborare alla conoscenza”. Alle 15.45 Fabio Negrino presenterà “Quando il rame cambiò il mondo”, mentre alle 16 Roberto Maggi ripercorrerà la storia del sito nell’intervento “Monte Loreto: dalla scoperta al museo”.

Alle 16.30 è prevista la visita alle sale espositive del MUCAS, alla miniera preistorica e a quella moderna, oltre alla Galleria XX Settembre, accompagnati dalla direttrice del Sistema Museale MuSel-MUCAS, Marzia Dentone.

Monte Loreto rappresenta una testimonianza di particolare interesse per lo studio dello sfruttamento delle risorse minerarie nella preistoria ligure. Le ricerche archeologiche hanno consentito di ricostruire aspetti delle attività estrattive connesse al rame e di inserirle nel più ampio processo di trasformazione che segnò il passaggio dalle tecnologie basate sulla pietra alla produzione e all’impiego dei metalli.

Si festeggiano e ricordano così i primi trent’anni dalla prima campagna di scavo, osservando il percorso che conduce dalla ricerca sul campo alla tutela e alla restituzione al pubblico di un importante patrimonio archeominerario.

La giornata rientra nelle Giornate Europee del Patrimonio 2026, in programma il 26 e 27 settembre e dedicate quest’anno al tema “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”.

La visita mattutina al MuSel è gratuita, con prenotazione obbligatoria presso lo IAT di Sestri Levante, come indicato nella locandina dell’iniziativa.

dal post di Fabio Negrino: Foto: un momento degli scavi archeologici a Monte Loreto nel 1999


Locandine: programmi degli appuntamenti al MuSel di Sestri Levante e al MUCAS di Castiglione Chiavarese e Masso.

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  • Vajont 1963, la diga che non crollò
    Condividi La storia dell’acqua – Quarto capitolo. Il 9 ottobre 1963 una gigantesca frana precipita dal Monte Toc nell’invaso del Vajont. La diga resiste. L’onda supera lo sbarramento e devasta Longarone e gli abitati della valle. Le vittime sono 1.917. La diga è ancora lì. Alta più di 260 metri, stretta nella gola del Vajont, tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Quando la si osserva oggi, è difficile comprendere immediatamente uno degli aspetti fondamentali della tragedia avvenuta la not
     

Vajont 1963, la diga che non crollò

September 25th 2026 at 05:00

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La storia dell’acqua – Quarto capitolo. Il 9 ottobre 1963 una gigantesca frana precipita dal Monte Toc nell’invaso del Vajont. La diga resiste. L’onda supera lo sbarramento e devasta Longarone e gli abitati della valle. Le vittime sono 1.917.

La diga è ancora lì.

Alta più di 260 metri, stretta nella gola del Vajont, tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

Quando la si osserva oggi, è difficile comprendere immediatamente uno degli aspetti fondamentali della tragedia avvenuta la notte del 9 ottobre 1963.

La diga non crolla.

A cedere è la montagna.

Alle 22.39, circa 270 milioni di metri cubi di roccia si staccano dal versante settentrionale del Monte Toc e precipitano nel bacino artificiale.

L’impatto sposta una massa d’acqua enorme. Una parte dell’onda investe le sponde del lago; un’altra supera lo sbarramento e precipita nella strettissima gola sottostante.

Pochi istanti dopo raggiunge la valle del Piave.

Longarone viene travolta.

Le vittime sono 1.917.

La storia comincia prima

La storia del Vajont non comincia alle 22.39 del 9 ottobre, ma molto prima.

La grande diga viene costruita per creare un bacino destinato a inserirsi nel complesso sistema idroelettrico del Piave.

È un’opera imponente: una diga a doppio arco alta oltre 260 metri, tra le più alte del mondo al momento della costruzione.

Il problema non sarà la resistenza dello sbarramento.

Il problema è il versante che sovrasta il lago.

Sul Monte Toc vengono progressivamente osservati movimenti e fenomeni di instabilità. Studi geologici, perforazioni, rilievi e misurazioni mostrano che qualcosa sta accadendo all’interno della montagna.

Nel 1960 una frana di circa 700.000 metri cubi precipita già nel bacino.

Sul versante compare una grande fessura, lunga chilometri, che disegna sulla montagna una forma simile a una M.

Il Toc sta dando segnali.

Una frana conosciuta

Il movimento viene osservato e controllato.

Si installano strumenti, si effettuano misurazioni e si studia il rapporto tra la velocità della frana e le variazioni del livello dell’invaso.

Quando l’acqua sale o scende cambiano anche le condizioni all’interno della massa instabile.

Si cerca quindi di controllare il movimento attraverso il livello del lago.

Conoscere l’esistenza di una frana , tuttavia, non significa necessariamente comprenderne fino in fondo il comportamento.

Il problema decisivo diventa un altro: quanto velocemente può cadere quella massa e quale onda può generare entrando nel bacino?

Si eseguono anche esperimenti su un modello fisico della valle, realizzato a Nove, per studiare gli effetti di una possibile frana nell’invaso.

Si cerca di individuare una quota del lago considerata compatibile con la sicurezza dei territori circostanti: ma la realtà riserva brutte sorprese.

La frana era conosciuta, sorvegliata: si sottovaluta tragicamente la velocità con cui può precipitare nel bacino e, di conseguenza, la dimensione dell’onda.

9 ottobre 1963

Nelle settimane precedenti il movimento del versante accelera.

Il livello del bacino viene abbassato nel tentativo di rallentare la frana.

La sera del 9 ottobre 1963 la montagna continua a muoversi.

Alle 22.39 il versante cede.

In pochi secondi circa 270 milioni di metri cubi di materiale precipitano nell’invaso.

L’acqua non ha spazio per assorbire un simile spostamento.

Si solleva violentemente.

Una parte dell’onda risale sui versanti e investe gli abitati attorno al bacino.

Un’altra supera il coronamento della diga.

Lo sbarramento resiste.

Oltre la diga, però, l’acqua precipita nella gola del Vajont e raggiunge la valle del Piave.

Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova e altre località vengono investite.

In pochi minuti il paesaggio cambia completamente.

Quando arriva il mattino, interi paesi non esistono più.

Dopo l’acqua

Poi arrivano i soccorritori.

Tra loro ci sono i Vigili del Fuoco.

Ne intervengono oltre 850, provenienti da comandi di tutta Italia, con centinaia di mezzi e squadre specializzate.

Lavorano tra fango, macerie e detriti, prima alla ricerca dei superstiti e poi nel recupero delle vittime e nella messa in sicurezza del territorio.

Questa parte della storia, per chi scrive, ha anche un nome familiare, tra glialtri: Severino Ferrazzin.

Vigili del Fuoco impegnati in una perlustrazione durante le operazioni successive alla tragedia del Vajont – https://www.vigilfuoco.it/chi-siamo/memoria-storica/notizie-storiche/la-tragedia-del-vajont-del-1963

Pioniere dei Vigili del Fuoco Sommozzatori italiani, è uno degli uomini impegnati nelle operazioni successive alla tragedia.

Oggi un documento permette di ritrovarlo proprio lì: una relazione dei Vigili del Fuoco del 1963 indica Severino tra gli otto componenti della squadra sommozzatori di Genova inviata nel bacino di Busche, lungo il Piave.

Arrivano a Feltre il 26 ottobre 1963, con il compito di cercare eventuali salme e fusti di cianuro che si teme possano essere stati trascinati dall’onda e finiti nel bacino.

Le immersioni sono difficili.

Sul fondo incontrano fango, vecchi muri, ferri aggrovigliati, strutture in cemento armato e detriti. In pochi giorni vengono esplorate vaste porzioni del bacino.

Le ricerche continuano fino allo svuotamento dell’invaso e al rastrellamento del fondale.

Non vengono trovate altre salme né altri fusti.

È una piccola pagina all’interno dell’immensa macchina dei soccorsi del Vajont.

Per me, però, ha un significato particolare.

Il Vajont non appartiene soltanto alla storia italiana.

Attraverso mio zio, appartiene anche alla memoria della mia famiglia.

Ciò che rimane

Oggi la diga è ancora in piedi.

Ed è proprio questo a rendere il Vajont diverso dai luoghi che abbiamo incontrato nei capitoli precedenti.

Al Gleno vediamo una diga spezzata.

A Malpasset osserviamo i resti dello sbarramento crollato.

Al Vajont, invece, il grande arco di cemento è ancora chiuso tra le pareti della gola.

Dietro di esso si trova ciò che resta dell’enorme frana.

Il fondovalle è cambiato. Una parte dell’antico bacino non esiste più e la massa scivolata dal Monte Toc occupa ancora il paesaggio.

La montagna stessa è diventata memoria.

Una diga non è soltanto una diga

Il Vajont porta la nostra storia dell’acqua a una conclusione importante.

Una grande opera idraulica non può essere studiata soltanto attraverso il cemento, le dimensioni dello sbarramento o la quantità d’acqua che può contenere.

Esiste un sistema più grande.

Ci sono i versanti, la geologia, le acque superficiali e sotterranee, le precipitazioni, le opere artificiali e, soprattutto, le persone che vivono nel territorio.

Al Vajont la diga resiste.

Ma il sistema nel quale quella diga è stata inserita produce una catastrofe.

È forse questa una delle lezioni più profonde lasciate dalla notte del 9 ottobre 1963.

La storia dell’acqua continua

Gleno, 1923.

Molare, 1935.

Malpasset, 1959.

Vajont, 1963.

Ogni volta l’acqua incontra una grande opera costruita dall’uomo.

Ogni volta la storia è diversa.

E proprio per questo non possiamo sovrapporle.

Il prossimo capitolo ci porterà al 19 luglio 1985, in Val di Stava, a Tesero.

Questa volta non incontreremo una diga idroelettrica.

Troveremo due bacini di decantazione di una miniera.

E ancora una volta, prima della tragedia, esiste una storia che bisogna conoscere.

Ma al Vajont rimane un’immagine difficile da dimenticare.

La diga è ancora lì.

E forse è proprio la sua presenza, intatta nella gola, a ricordarci nel modo più potente che quella notte non fu la diga a crollare.

  • Capitolo 3 Malpasset 1959, quando cede la roccia

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  • Il PNRR finanzia il sottosuolo: 350 mila euro per la Domus sotto il Liceo Cavour di Roma
    Condividi Sotto la palestra del liceo romano si conserva una residenza del II secolo d.C., già individuata alla fine dell’Ottocento. I fondi di “Caput Mundi” finanziano scavo, restauro, consolidamento e futura fruizione del sito archeologico Sotto il Liceo Scientifico Cavour di Roma, a poca distanza dal Colosseo, si conserva un altro livello della città: una domus romana di età medio-imperiale, con ambienti voltati, pitture, intonaci decorati, motivi floreali, figure umane e stucchi. La no
     

Il PNRR finanzia il sottosuolo: 350 mila euro per la Domus sotto il Liceo Cavour di Roma

September 24th 2026 at 05:00

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Sotto la palestra del liceo romano si conserva una residenza del II secolo d.C., già individuata alla fine dell’Ottocento. I fondi di “Caput Mundi” finanziano scavo, restauro, consolidamento e futura fruizione del sito archeologico

Sotto il Liceo Scientifico Cavour di Roma, a poca distanza dal Colosseo, si conserva un altro livello della città: una domus romana di età medio-imperiale, con ambienti voltati, pitture, intonaci decorati, motivi floreali, figure umane e stucchi.

La notizia è tornata recentemente alla ribalta con titoli che parlano di una “villa romana scoperta dagli studenti dopo duemila anni”. La realtà documentata dalla Soprintendenza Speciale di Roma è meno sensazionalistica, ma probabilmente più interessante.

La domus, infatti, non era sconosciuta. Un settore della residenza era stato scoperto già nel 1895, durante i lavori per l’apertura di via degli Annibaldi, e successivamente perduto con le trasformazioni urbanistiche. Sotto il liceo sono invece sopravvissuti altri ambienti, in gran parte ancora interrati: prima dell’attuale intervento erano visibili cinque vani voltati e decorati, con problemi di conservazione, distacchi degli intonaci, lesioni e tracce di vandalismo.

Qui che entra in gioco il PNRR.

350 mila euro per scavare, conservare e rendere fruibile

La Domus del Liceo Cavour è uno degli interventi finanziati nell’ambito del PNRR – Caput Mundi, Next Generation EU, il programma dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale di Roma.

Caput Mundi fu approvato con ordinanza del Commissario straordinario il 24 giugno 2022 e comprendeva originariamente 335 interventi per complessivi 500 milioni di euro.

Per la Domus Cavour il finanziamento previsto è di 350.000 euro. Il soggetto attuatore è la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma.

Non si tratta semplicemente di pagare uno scavo archeologico.

Il progetto comprende indagini e rilievi, scavo degli ambienti ancora interrati, restauro e consolidamento delle strutture e delle superfici decorate, interventi sugli impianti e misure per una migliore conservazione del complesso.

Ma soprattutto prevede la valorizzazione e la futura fruizione dell’area, con strumenti divulgativi e un progetto sviluppato anche insieme a docenti e studenti del Liceo Cavour.

È questo forse l’aspetto più interessante dell’intervento: il denaro pubblico non viene destinato soltanto alla ricerca o alla messa in sicurezza di ciò che si trova sottoterra, ma anche al tentativo di trasformare un patrimonio nascosto in un luogo conoscibile e accessibile.

Dal 1895 al nuovo cantiere

La sequenza delle date aiuta anche a rimettere nella giusta prospettiva la storia.

Dopo la scoperta ottocentesca, il complesso rimase in parte nascosto sotto gli edifici moderni. Con il programma PNRR si è arrivati al nuovo intervento: il portale ministeriale Cantieri Narranti indica l’inizio dei lavori nel settembre 2025, con un finanziamento di 350 mila euro e circa 210 mila euro indicati specificamente come importo dei lavori. La stessa scheda risulta ancora contrassegnata come “Attivo”.

Il 28 maggio 2026 il Liceo Cavour ha poi ospitato una presentazione pubblica delle scoperte archeologiche effettuate nei sotterranei della scuola durante la campagna di scavo condotta dalla Soprintendenza. All’incontro hanno partecipato archeologi e tecnici direttamente coinvolti nelle indagini.

Non, dunque, una villa misteriosamente riemersa dopo duemila anni, ma un sito conosciuto da oltre un secolo sul quale nuove risorse hanno consentito di tornare a scavare, studiare e restaurare.

Un caso interessante per il patrimonio sotterraneo

Sottosuolo, archeologia e tutela: la vicenda della Domus Cavour offre un esempio concreto di ciò che può significare destinare fondi pubblici a un bene sotterraneo.

Il sito era già identificato, il suo valore archeologico era noto e le criticità conservative erano documentate. Il finanziamento ha messo insieme ricerca, scavo, restauro, consolidamento e progetto di fruizione.

Per una valutazione completa della spesa sarà naturalmente necessario attendere anche la documentazione conclusiva: importo effettivamente aggiudicato, pagamenti, stati di avanzamento e conto finale dei lavori.

Ma una cosa è già documentabile: 350.000,00 euro del PNRR ben destinati, per riportare alla conoscenza, conservare e rendere potenzialmente fruibile un frammento della Roma sotterranea che rischiava altrimenti di rimanere invisibile sotto una palestra scolastica.

E’ proprio questa la parte della storia che merita di essere raccontata.

Fonti: Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma; Ministero della Cultura – Cantieri Narranti; Commissario Straordinario di Governo per il Giubileo 2025; Liceo Scientifico Cavour

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  • “Animalia”: la vita segreta attorno ai Gessi di Albinea
    Condividi Un paesaggio carsico non è fatto soltanto di rocce, doline e grotte. Intorno alle sue forme vive e si muove una comunità animale ricca e sorprendente, protagonista di “Animalia. La vita in movimento attorno ai gessi”, quinto video del progetto dedicato al Paesaggio carsico dei Gessi Messiniani patrimonio UNESCO. Il filmato, presentato dal Comune di Albinea, è stato realizzato dalla videomaker Silvia Degani, autrice delle immagini, su testi del compianto paesaggista e speleologo Maur
     

“Animalia”: la vita segreta attorno ai Gessi di Albinea

September 23rd 2026 at 07:00

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Un paesaggio carsico non è fatto soltanto di rocce, doline e grotte. Intorno alle sue forme vive e si muove una comunità animale ricca e sorprendente, protagonista di “Animalia. La vita in movimento attorno ai gessi”, quinto video del progetto dedicato al Paesaggio carsico dei Gessi Messiniani patrimonio UNESCO.

Il filmato, presentato dal Comune di Albinea, è stato realizzato dalla videomaker Silvia Degani, autrice delle immagini, su testi del compianto paesaggista e speleologo Mauro Chiesi. Una collaborazione che unisce sensibilità visiva, conoscenza scientifica e profondo amore per il territorio.

“Animalia” conduce lo spettatore alla scoperta della straordinaria biodiversità presente nell’area carsica dei Gessi di Albinea. Praterie, boschi, zone umide, pareti rocciose, doline e ambienti sotterranei costituiscono un mosaico di habitat differenti, capaci di accogliere numerose specie animali.

Attraverso immagini suggestive, il video racconta comportamenti, adattamenti e relazioni alimentari, mostrando come ciascun organismo sia parte di un sistema complesso. Anche la più piccola presenza contribuisce all’equilibrio dell’insieme: ogni specie dipende dalle altre e dalle caratteristiche dell’ambiente in cui vive.

Il filmato invita così a guardare il paesaggio carsico con occhi nuovi. Le grotte non sono elementi isolati, ma parti di un territorio nel quale superficie e sottosuolo sono strettamente collegati. L’acqua, la vegetazione, le rocce e gli animali partecipano a una rete di relazioni tanto affascinante quanto delicata.

Meraviglia, d’accordo: accanto, emerge quindi un messaggio di responsabilità. Proteggere la biodiversità significa conservare gli habitat, rispettare i loro equilibri e comprendere che le azioni dell’uomo possono avere conseguenze sull’intera biosfera. Conoscere diventa il primo passo per tutelare.

Il progetto è una produzione della Pro Loco di Albinea, con il contributo del Comune di Albinea e della Fondazione Pietro Manodori e con il patrocinio della Società Speleologica Italiana. Un’iniziativa preziosa, capace di rendere accessibili a tutti i valori naturalistici e culturali di un territorio riconosciuto a livello internazionale.

“Animalia” è anche un significativo omaggio al lavoro e alla passione di Mauro Chiesi, che ha dedicato grande attenzione allo studio, alla conoscenza e alla divulgazione del paesaggio carsico. Le sue parole continuano oggi ad accompagnare il pubblico alla scoperta di un mondo vivo, complesso e meritevole della massima cura.

Gli altri video della serie

“Animalia” completa un percorso composto da cinque filmati. I quattro precedenti sono:

1. “Una sconfinata biblioteca” (https://www.youtube.com/watch?v=vdOexRJQ83o) – dedicato alla tridimensionalità del paesaggio carsico e alla storia geologica custodita nel sottosuolo.

2. “Il valore del tempo. Elogio alla lentezza del vivere sul gesso di Albinea” (https://www.youtube.com/watch?v=GeU8RYiAreY) – sul rapporto antico tra le comunità locali, il gesso e il paesaggio.

3. Tracce dal passato – Antiche storie tra umani e gessi di Albinea – un viaggio tra le testimonianze della presenza umana nel territorio.

4. Il silenzio delle piante – La melodia del bosco – uno sguardo alla vegetazione e alla vita silenziosa degli ambienti forestali.

Fonte notizia: Comune di Albinea – “Animalia. La vita in movimento attorno ai gessi”

Fotogramma tratto da “Animalia. La vita in movimento attorno ai gessi”- di Silvia Degani

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  • SSI ETS: ultimi giorni per candidarsi all’Organo di Controllo: c’è tempo fino al 27 settembre
    Condividi Riaperti i termini esclusivamente per l’Organo di Controllo della Società Speleologica Italiana ETS per il triennio 2027-2029. Servono tre componenti effettivi e due supplenti. Ecco cosa fanno e quali sono i requisiti per candidarsi C’è ancora qualche casella da riempire nella squadra che accompagnerà la Società Speleologica Italiana ETS nel prossimo triennio. Questa volta, però, non servono corde, trapani o sacchi da grotta: servono competenze, esperienza associativa e disponibilit
     

SSI ETS: ultimi giorni per candidarsi all’Organo di Controllo: c’è tempo fino al 27 settembre

September 23rd 2026 at 06:00

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Riaperti i termini esclusivamente per l’Organo di Controllo della Società Speleologica Italiana ETS per il triennio 2027-2029. Servono tre componenti effettivi e due supplenti. Ecco cosa fanno e quali sono i requisiti per candidarsi

C’è ancora qualche casella da riempire nella squadra che accompagnerà la Società Speleologica Italiana ETS nel prossimo triennio. Questa volta, però, non servono corde, trapani o sacchi da grotta: servono competenze, esperienza associativa e disponibilità ad assumere un importante ruolo di controllo e garanzia.

La Commissione elettorale della SSI ETS, in accordo con il Consiglio Direttivo, ha infatti riaperto i termini per la presentazione delle candidature esclusivamente alla carica di componente dell’Organo di Controllo per il triennio 2027-2029.

La scadenza è vicinissima: le candidature possono essere presentate entro il 27 settembre 2026.

Perché sono stati riaperti i termini

Alla chiusura delle candidature non era stato raggiunto il numero minimo necessario per costituire l’Organo di Controllo: tre componenti effettivi e due supplenti.

La Commissione elettorale ha quindi deciso di riaprire i termini soltanto per questa carica. Non saranno invece prese in considerazione nuove candidature per Presidente, Consigliere o Proboviro.

Cosa fa l’Organo di Controllo

Non si tratta di una presenza puramente formale.

Secondo lo Statuto e il Regolamento della SSI ETS, l’Organo di Controllo svolge una funzione di vigilanza sulla vita amministrativa dell’Associazione.

Tra i suoi compiti ci sono la vigilanza sull’osservanza della legge e dello Statuto e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, oltre alla vigilanza sull’assetto organizzativo, amministrativo e contabile e sul suo concreto funzionamento.

L’Organo svolge inoltre compiti di monitoraggio sull’osservanza delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale ed esercita il controllo contabile nei casi previsti dallo Statuto.

Lo Statuto SSI specifica inoltre che l’Organo di Controllo vigila sulle deliberazioni del Consiglio Direttivo in ordine alla gestione economico-finanziaria dell’Associazione e controlla la contabilità e i bilanci annuali.

I componenti restano in carica per tre anni e sono rieleggibili.

Chi può candidarsi

Il Regolamento interno della SSI ETS stabilisce requisiti specifici per chi intende candidarsi all’Organo di Controllo.

Il candidato deve essere maggiorenne, in regola con gli adempimenti previsti dallo Statuto e dal Regolamento e deve avere maturato almeno cinque anni consecutivi di associazione alla SSI ETS nell’ultimo quinquennio.

È inoltre richiesta una preparazione professionale adeguata allo svolgimento dell’incarico.

Il Regolamento precisa anche che gli incarichi di Presidente, Consigliere, componente dell’Organo di Controllo e Proboviro sono tra loro incompatibili.

Lo Statuto disciplina inoltre specifici requisiti professionali per la composizione dell’Organo di Controllo, richiamando le disposizioni del Codice Civile e del Codice del Terzo Settore.

Candidature entro il 27 settembre 2026

Chi possiede i requisiti e intende mettere le proprie competenze a disposizione della Società Speleologica Italiana ha quindi ancora pochi giorni per farlo.

Le candidature alla carica di componente dell’Organo di Controllo devono essere inviate entro domenica 27 settembre 2026 all’indirizzo:

elezioni2026@socissi.it

utilizzando l’apposito modulo predisposto dalla SSI ETS.

Modulo di candidatura 2027-2029 – Organo di Controllo:
https://speleo.it/site/wp-content/uploads/2026/09/Modulo-candidatura-2027_29_OdC.docx

Comunicazione ufficiale della SSI ETS:
https://speleo.it/site/candidati-organo-di-controllo/

La riapertura riguarda esclusivamente l’Organo di Controllo. Non saranno prese in considerazione candidature alle altre cariche sociali.

Per la comunità speleologica nazionale sono dunque gli ultimi giorni utili per completare uno degli organi chiamati a garantire il corretto funzionamento della SSI ETS nel triennio 2027-2029.

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  • Speleosub a Trieste: dalle origini del mito alle esplorazioni di oggi
    Condividi Il 24 settembre 2026 Duilio Cobol racconterà la storia, i protagonisti e le emozioni dell’esplorazione delle cavità sommerse Giovedì 24 settembre 2026, alle ore 20:30, la sede del Club Alpinistico Triestino ospiterà la conferenza “Speleosub a Trieste – dalle sorgenti del mito fino ai giorni nostri”, dedicata alla storia e all’evoluzione della speleologia subacquea. La speleosubacquea è una disciplina affascinante e ancora poco conosciuta, che conduce gli esploratori nelle parti s
     

Speleosub a Trieste: dalle origini del mito alle esplorazioni di oggi

September 23rd 2026 at 06:00

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Il 24 settembre 2026 Duilio Cobol racconterà la storia, i protagonisti e le emozioni dell’esplorazione delle cavità sommerse

Giovedì 24 settembre 2026, alle ore 20:30, la sede del Club Alpinistico Triestino ospiterà la conferenza “Speleosub a Trieste – dalle sorgenti del mito fino ai giorni nostri”, dedicata alla storia e all’evoluzione della speleologia subacquea.

La speleosubacquea è una disciplina affascinante e ancora poco conosciuta, che conduce gli esploratori nelle parti sommerse delle grotte, dove acqua e roccia formano ambienti di straordinaria bellezza e complessità.

Il relatore Duilio Cobol accompagnerà il pubblico in un viaggio attraverso le prime esplorazioni, le imprese dei pionieri e lo sviluppo delle tecniche utilizzate per affrontare sorgenti e cunicoli allagati. La serata sarà arricchita da racconti e filmati dedicati al mondo ipogeo sommerso.

L’incontro si terrà presso la sede del Club Alpinistico Triestino, in via Raffaele Abro 5/A, a Trieste. Un’occasione per conoscere da vicino un’attività che unisce ricerca, preparazione tecnica, spirito d’avventura e passione per l’esplorazione.

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  • Sapiens e Neanderthal: una storia di incontri scritta nel DNA e conservata nelle grotte
    Condividi Non ci fu un solo incontro e lo scambio genetico non avvenne in una sola direzione. Le ricerche sul DNA antico stanno ricostruendo una storia molto più complessa tra Homo sapiens e Neanderthal, fatta di contatti ripetuti nell’arco di centinaia di migliaia di anni. Una storia alla quale le grotte hanno dato un contributo straordinario, conservando resti dai quali oggi è possibile leggere il genoma dei nostri antichi parenti. Per molto tempo abbiamo immaginato la storia di Homo sapien
     

Sapiens e Neanderthal: una storia di incontri scritta nel DNA e conservata nelle grotte

September 23rd 2026 at 05:00

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Non ci fu un solo incontro e lo scambio genetico non avvenne in una sola direzione. Le ricerche sul DNA antico stanno ricostruendo una storia molto più complessa tra Homo sapiens e Neanderthal, fatta di contatti ripetuti nell’arco di centinaia di migliaia di anni. Una storia alla quale le grotte hanno dato un contributo straordinario, conservando resti dai quali oggi è possibile leggere il genoma dei nostri antichi parenti.

Per molto tempo abbiamo immaginato la storia di Homo sapiens e Neanderthal come quella di due umanità distinte che, a un certo punto, si incontrarono in Eurasia.

Oggi sappiamo che le cose furono molto più complicate.

Il DNA antico racconta incontri ripetuti, separazioni, nuovi contatti e scambi genetici avvenuti in entrambe le direzioni. E una parte importante di questa storia arriva proprio dalle grotte, che per decine di migliaia di anni hanno conservato ossa, denti, sedimenti e tracce lasciate dalle popolazioni che le frequentavano.

È un campo di ricerca complesso e in rapidissima evoluzione. Proviamo quindi a raccontarlo nel modo più semplice possibile, consapevoli che molte domande restano aperte e che alcune delle interpretazioni discusse dagli studiosi potranno cambiare con nuove scoperte.

Interno della Grotta di Bacho Kiro, in Bulgaria, uno dei siti fondamentali per lo studio dei primi Homo sapiens in Europa e dei loro rapporti con i Neanderthal. Foto: Felixbg – Wikimedia Commons, pubblico dominio

Non un incontro, ma molti incontri

Che Sapiens e Neanderthal abbiano avuto figli insieme non è più soltanto un’ipotesi archeologica.

Lo dimostra il DNA.

Una revisione pubblicata nel 2022 su Current Biology riassume come nelle popolazioni attuali al di fuori dell’Africa circa l’1-4% del genoma individuale possa essere ricondotto ad antenati neanderthaliani.

In genetica questo passaggio di DNA da una popolazione a un’altra viene chiamato introgressione. Detto in maniera molto semplice: due popolazioni si incontrano, alcuni individui hanno figli insieme e una parte del DNA di una popolazione entra, attraverso i loro discendenti, nell’altra.

Ma c’è una sorpresa.

Non furono soltanto i Neanderthal a lasciare DNA nei nostri antenati. Accadde anche il contrario.

Uno studio di Melissa Hubisz, Amy Williams e Adam Siepel, pubblicato su PLOS Genetics nel 2020, ha trovato segnali compatibili con un antico flusso genetico dagli antenati degli umani moderni verso i Neanderthal. Gli autori stimarono che circa il 3% del genoma neanderthaliano analizzato potesse derivare da questo antico contributo, collocando l’evento approssimativamente tra 200.000 e 300.000 anni fa.

Già questo cambia parecchio il racconto.

Duecentomila anni di incontri

Nel 2024 un lavoro pubblicato su Science da Liming Li e colleghi ha aggiunto nuovi elementi.

Analizzando i genomi di 2.000 esseri umani moderni e tre Neanderthal, i ricercatori hanno stimato nei Neanderthal esaminati una componente di ascendenza derivata da umani moderni compresa tra circa il 2,5 e il 3,7% e hanno identificato due distinte ondate di flusso genetico dagli umani moderni verso i Neanderthal.

Il titolo stesso dello studio è eloquente: Recurrent gene flow between Neanderthals and modern humans over the past 200,000 years, cioè flusso genetico ricorrente tra Neanderthal e umani moderni negli ultimi 200.000 anni.

Non dovremmo quindi immaginare un’unica occasione in cui “Sapiens incontrò Neanderthal”.

La genetica suggerisce piuttosto una storia fatta di più contatti tra popolazioni, avvenuti in periodi differenti.

E occorre anche una certa prudenza quando mettiamo delle frecce — “Sapiens ? Neanderthal” oppure “Neanderthal ? Sapiens” — perché ricostruire eventi avvenuti centinaia di migliaia di anni fa partendo dai genomi disponibili è estremamente complesso. Lo stesso studio del 2020 sottolineava le difficoltà nell’individuare le regioni introgressate più antiche e nel ricostruire eventi genetici così lontani nel tempo.

Una Neanderthal uscita da una grotta croata

Qui la speleologia entra direttamente nella storia.

Uno dei genomi neanderthaliani più importanti è stato ricavato dai resti di una donna vissuta circa 50.000 anni fa, rinvenuti nella Grotta di Vindija, in Croazia.

Il suo genoma è stato sequenziato ad alta copertura e descritto nel 2017 su Science. Questa donna risultò geneticamente più vicina rispetto al Neanderthal dell’Altai alle popolazioni neanderthaliane che contribuirono al DNA degli antenati degli attuali esseri umani non africani.

Una grotta diventa così qualcosa di più di un sito archeologico.

È una specie di archivio biologico del passato.

Un piccolo frammento osseo conservato nel sottosuolo per decine di migliaia di anni può oggi raccontarci non soltanto chi frequentava quelle cavità, ma perfino quali antiche popolazioni si erano incontrate e avevano avuto discendenti.

Il Neanderthal che portiamo ancora con noi

Il DNA neanderthaliano entrato nel genoma dei Sapiens non è però rimasto immutato fino a oggi.

Generazione dopo generazione, la selezione naturale ha eliminato alcune varianti, ne ha lasciate sopravvivere altre e in alcuni casi potrebbe aver favorito quelle utili nei nuovi ambienti incontrati dai Sapiens fuori dall’Africa.

Uno studio pubblicato su Nature Communications nel 2021 ha analizzato il contributo delle varianti neanderthaliane a più di 400 caratteri complessi. Il quadro generale suggerisce che la selezione abbia agito contro molta della variazione funzionale introgressa. Alcune varianti rimaste sono però associate a caratteristiche riguardanti, fra le altre, pelle e capelli, risposta autoimmune, cronotipo, densità ossea, capacità polmonare ed età della menopausa.

Attenzione, però, a non trasformare queste associazioni in frasi come “il gene neanderthaliano ci ha dato questa caratteristica”.

I caratteri umani sono generalmente il risultato dell’interazione di moltissimi geni e dell’ambiente, e gli stessi autori ricordano diversi limiti nell’interpretazione di questi dati.

La review del 2022 riassume il quadro in modo efficace: alcune varianti provenienti dai Neanderthal potrebbero aver aiutato le popolazioni umane ad adattarsi a climi, esposizione ai raggi ultravioletti e patogeni differenti, mentre altre avrebbero avuto conseguenze sfavorevoli e sarebbero state progressivamente eliminate.

In altre parole, ciò che rimane oggi nel nostro DNA è soltanto una parte di ciò che entrò nel genoma dei nostri antenati.

Ma tutti i figli di Sapiens e Neanderthal erano fertili?

Ed eccoci alla domanda forse più affascinante, ma anche alla più delicata.

Se Sapiens e Neanderthal ebbero figli insieme, quei figli avevano tutti le stesse probabilità di sopravvivere e riprodursi?

Qui le certezze diminuiscono.

Nel materiale che ci è stato sottoposto viene avanzata un’ipotesi interessante: nel corso del tempo potrebbero essersi sviluppate differenze immunologiche capaci di rendere alcune gravidanze miste meno compatibili, fino a ipotizzare un ruolo del sistema immunitario materno.

È una possibilità biologica che merita di essere studiata, ma non abbiamo elementi sufficienti per presentarla come spiegazione dimostrata.

Lo stesso documento, esaminando l’ipotesi in modo più approfondito, arriva infatti a una conclusione molto più prudente: non emerge una prova di una generale intolleranza immunologica delle donne Sapiens verso feti con ascendenza neanderthaliana.

Ci sono invece indizi che hanno portato i ricercatori a discutere la possibilità di una ridotta fertilità di alcuni ibridi maschi. Anche in questo caso, però, sarebbe sbagliato tradurre l’ipotesi nella semplice affermazione “i maschi ibridi erano sterili”. Il quadro genetico può essere prodotto da più fenomeni e rimane oggetto di studio.

La formulazione più prudente è forse un’altra: alcune combinazioni genetiche Sapiens-Neanderthal potrebbero aver avuto un successo riproduttivo inferiore ad altre, mentre alcune varianti neanderthaliane risultarono compatibili con il genoma dei Sapiens e furono conservate, talvolta probabilmente perché vantaggiose.

Le grotte continuano a raccontare la storia

Per chi si occupa di speleologia c’è qualcosa di particolarmente affascinante in tutto questo.

La rivoluzione del DNA antico non ha diminuito l’importanza delle grotte. Semmai l’ha aumentata.

La Grotta di Vindija, per esempio, ha conservato i resti della donna neanderthaliana il cui genoma ha permesso di riconoscere dal 10 al 20% in più di DNA neanderthaliano negli esseri umani attuali rispetto a quanto era stato possibile individuare utilizzando il precedente genoma neanderthaliano ad alta qualità proveniente dalla Siberia.

Una cavità, quindi, può conservare informazioni che diventano leggibili soltanto migliaia di generazioni dopo.

Gli speleologi esplorano gli spazi sotterranei, gli archeologi ne studiano depositi e reperti, i paleoantropologi ricostruiscono gli individui e oggi i genetisti possono arrivare a leggere dentro un frammento d’osso una storia di migrazioni, incontri e discendenze.

È probabilmente questa la cosa più bella che emerge dagli studi degli ultimi anni: la storia di Sapiens e Neanderthal assomiglia sempre meno a quella di due mondi separati e sempre più a quella di popolazioni che si incontrarono diverse volte, ebbero figli e lasciarono tracce reciproche nei propri genomi.

Quanto fossero frequenti quegli incontri, come avvenissero, quali figli avessero maggiori possibilità di sopravvivere e riprodursi e quanto abbiano contribuito alla nostra biologia sono domande alle quali la ricerca sta ancora cercando di rispondere.

E proprio per questo vale la pena continuare a guardare nelle grotte.

L’Arma delle Manie, a Finale Ligure (Savona), importante sito preistorico frequentato dai Neanderthal. Recenti campagne di ricerca hanno ripreso lo studio dei depositi della cavità per ricostruire le ultime fasi della presenza neandertaliana in Liguria. Foto: F. Ceragioli – Wikimedia Commons, CC BY-SA

Una nota necessaria

Non siamo genetisti e abbiamo cercato di raccontare studi molto complessi nel modo più semplice possibile, prima di tutto per comprenderli. Dove la ricerca propone ipotesi le abbiamo indicate come tali, cercando di non trasformarle in certezze. Segnalazioni di errori, imprecisioni o interpretazioni troppo semplicistiche da parte di archeologi, genetisti e studiosi saranno più che benvenute.

Fonti principali: Li et al., Science, 2024; Hubisz, Williams & Siepel, PLOS Genetics, 2020; McArthur, Rinker & Capra, Nature Communications, 2021; Reilly et al., Current Biology, 2022; Prüfer et al., Science, 2017.

Studio di Li et al. su Science/PubMed
Studio PLOS Genetics di Hubisz, Williams e Siepel
Studio su Nature Communications
Review su Current Biology/PubMed
Studio sul genoma neanderthaliano della Grotta di Vindija

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  • Sa Rutta ’e S’Edera, il Settimo Sifone si arrende dopo 485 metri: oltre l’acqua appare un enorme lago
    Condividi Nuovo straordinario risultato della Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda: completato il rilievo di S7 e raggiunti grandi ambienti asciutti, mentre una forte corrente d’aria indica possibili prosecuzioni ancora tutte da esplorare Un entusiasta messaggio di Davide Godani della Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda sulla lista Speleo-it annuncia un grande risultato. Il Settimo Sifone di Sa Rutta ’e S’Edera si è finalmente arreso
     

Sa Rutta ’e S’Edera, il Settimo Sifone si arrende dopo 485 metri: oltre l’acqua appare un enorme lago

September 22nd 2026 at 07:00

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Nuovo straordinario risultato della Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda: completato il rilievo di S7 e raggiunti grandi ambienti asciutti, mentre una forte corrente d’aria indica possibili prosecuzioni ancora tutte da esplorare

Un entusiasta messaggio di Davide Godani della Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda sulla lista Speleo-it annuncia un grande risultato.

Il Settimo Sifone di Sa Rutta ’e S’Edera si è finalmente arreso!

Dopo 485 metri di immersione, gli speleosub della Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda sono riemersi dall’altra parte, trovandosi davanti a uno scenario che supera le aspettative: nuovi ambienti asciutti e, soprattutto, un lago sotterraneo di proporzioni eccezionali.

È un risultato davvero straordinario, che premia la preparazione, la tenacia e il grande lavoro collettivo sostenuto nel Supramonte di Urzulei.

Le prime immagini esplorative riuscivano soltanto in parte a restituire la vastità dell’ambiente. È stato il rilievo, completato una volta tornati all’esterno, a rivelarne la reale dimensione: la superficie del lago viene stimata in circa 2.000 metri quadrati.

Per rendere immediatamente comprensibile la sua ampiezza, la Commissione ha sovrapposto il rilievo del nuovo lago a quello del Lago di Su Palu. Il confronto cartografico parla da solo e mostra quanto sia imponente lo spazio incontrato oltre S7.

Oltre il sifone, la grotta continua

La scoperta non si limita al grande specchio d’acqua.

Oltre la riemersione, la squadra ha raggiunto e percorso nuovi ambienti asciutti, proseguendo fino a una risalita. Da quel punto proviene un’eco impressionante, apparentemente generata da volumi di grandi dimensioni, accompagnata da una forte circolazione d’aria.

Due segnali che alimentano le speranze per il seguito dell’esplorazione.

È proprio in corrispondenza della risalita che, per questa volta, gli esploratori hanno deciso di arrestarsi. Non si tratta però di una conclusione: tutto lascia pensare che l’“assalto finale” annunciato dalla Commissione possa aprire un nuovo capitolo nella conoscenza di Sa Rutta ’e S’Edera.

Un risultato costruito nel tempo

Il nuovo avanzamento rappresenta un’ulteriore tappa del progetto esplorativo dedicato al grande sistema sotterraneo del Supramonte.

Nei mesi precedenti le squadre avevano raggiunto e superato il limite storico del Settimo Sifone, entrando in ambienti asciutti ancora da esaminare. Ora il rilievo fissa in 485 metri la lunghezza di S7 e permette di comprendere meglio le dimensioni degli spazi scoperti al di là dell’ostacolo sommerso.

Dietro questi numeri ci sono immersioni impegnative, trasporto di materiali, rilievi, documentazione e un’organizzazione collettiva indispensabile per operare in un contesto tanto complesso e remoto.

Alla Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda e a tutte le persone coinvolte va il più caloroso plauso. Raggiungere questi ambienti richiede capacità tecniche eccezionali, prudenza, determinazione e una collaborazione solidissima.

Dopo 485 metri sott’acqua, S’Edera ha restituito alla superficie i suoi esploratori e ha mostrato loro un nuovo, enorme spazio sotterraneo. Ma l’eco e l’aria che arrivano dall’alto sembrano suggerire che la grotta abbia ancora molto da raccontare.

Ora lasciamo la parola agli Esploratori:

GRANDI AMBIENTI OLTRE IL SETTIMO SIFONE

Dopo 485 metri di immersione, S7 si è finalmente arreso.

A poche decine di metri dall’ultima legatura, il sifone ci ha restituito alla superficie.

Ad attendeci poco oltre UN LAGO ENORME.

Le prime immagini esplorative riuscivano solo in parte a raccontarne le proporzioni. 
È stato il rilievo, una volta tornati fuori, a darci la reale dimensione di ciò che avevamo davanti.

Per renderla comprensibile abbiamo provato a fare qualcosa di molto semplice: sovrapporlo al Lago di Su Palu.

Il risultato parla da solo.

S’Edera aveva però ancora sorprese da riservarci per l’ASSALTO FINALE. 

Abbiamo raggiunto e percorso nuovi ambienti asciutti, fino a una risalita. 
Sopra di noi, un eco impressionante sembra provenire da ambienti di grandi dimensioni, accompagnato da forte circolazione d’aria.

Ed è lì che, questa volta, abbiamo deciso di fermarci.

Dopo quattro anni di esplorazioni, chilometri percorsi, immersioni, trasporti e centinaia di persone coinvolte, S’Edera ha ancora una volta spostato il suo limite.

Questa volta il punto interrogativo davanti a noi è ancora più grande! 

La storia di S’Edera non è finita.

È appena riemersa.

La ComSub

Complimenti davvero a tutta la squadra: un’impresa entusiasmante e un nuovo, magnifico risultato per la speleologia sarda e italiana!

Fonte e immagini: Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda

Commissione Speleosubacquea del FSS con Davide Godani, Enrico Sedda e Floris Fedee

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  • Premio Adriatico alla memoria di Tony Vincelli, già presidente dell’associazione Speleopop
    Condividi Il riconoscimento sarà conferito il 10 ottobre 2026 all’Auditorium comunale di Termoli, durante l’ottava edizione della manifestazione “Un mare che unisce” TERMOLI. Un premio alla memoria di Tony Vincelli per ricordarne l’impegno, la passione per la speleologia e l’instancabile attività di divulgazione del mondo sotterraneo. Il riconoscimento sarà conferito nell’ambito dell’ottava edizione del Premio Adriatico “Un mare che unisce”, in programma sabato 10 ottobre 2026 all’Auditorium
     

Premio Adriatico alla memoria di Tony Vincelli, già presidente dell’associazione Speleopop

September 22nd 2026 at 06:00

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Il riconoscimento sarà conferito il 10 ottobre 2026 all’Auditorium comunale di Termoli, durante l’ottava edizione della manifestazione “Un mare che unisce”

TERMOLI. Un premio alla memoria di Tony Vincelli per ricordarne l’impegno, la passione per la speleologia e l’instancabile attività di divulgazione del mondo sotterraneo. Il riconoscimento sarà conferito nell’ambito dell’ottava edizione del Premio Adriatico “Un mare che unisce”, in programma sabato 10 ottobre 2026 all’Auditorium comunale di Termoli.

Particolarmente commosse le parole del fratello Luca, che ha affidato ai social il proprio pensiero dopo aver appreso la notizia:

«Vi lascio immaginare la mia reazione appena ho saputo della notizia… E sono sicuro che anche tu sei felicissimo per questo premio. Un abbraccio fin lassù, fratellone. Manchi tantissimo a tutti».

Tony Vincelli, presidente dell’associazione Speleopop, è scomparso nel luglio 2025 in seguito a un incidente stradale sulla Bifernina. La sua vita è stata profondamente legata all’esplorazione e alla conoscenza del sottosuolo, ma soprattutto al desiderio di condividere con gli altri quanto appreso durante anni di attività.

“Noi non siamo superficiali”, motto dell’associazione Speleopop, riassumeva bene il suo modo di pensare e di agire: andare oltre ciò che appare, conoscere le formazioni carsiche e gessose, osservare i minerali e comprendere il percorso dell’acqua che alimenta le sorgenti. Un patrimonio di conoscenze che Tony trasmetteva con entusiasmo a quanti avevano il coraggio e la curiosità di seguirlo nel mondo ipogeo.

Tra le esperienze più significative da lui promosse figura il laboratorio didattico “Le pietre di Tony”, un metodo interattivo basato sul contatto diretto con rocce magmatiche, sedimentarie e metamorfiche e con numerosi minerali. Un’attività capace di coinvolgere gli studenti e di trasformarli da semplici osservatori in partecipanti attivi, incoraggiando collaborazione, confronto e discussione.

Il laboratorio continuerà a vivere grazie all’impegno di Nicola Petrella, esperto di mineralogia e studioso del suolo e del sottosuolo, insieme ai soci di Speleopop. Non mancheranno gli strumenti utilizzati da Tony e dai suoi compagni di esplorazione, affinché nuove generazioni possano avvicinarsi alla conoscenza del mondo sotterraneo.

Il Premio Adriatico rappresenta dunque non soltanto un riconoscimento alla memoria, ma anche un modo per mantenere vivo il lavoro di Tony Vincelli e il segno profondo lasciato nella comunità, tra gli amici, gli speleologi e tutte le persone che hanno condiviso con lui la passione per la natura e l’esplorazione.

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  • Puliamo il Torrente Crocetta: volontari in azione nella forra di Quaratica – Riccò del Golfo (SP)
    Condividi Domenica 27 settembre 2026 il GOA Canyoning e l’Associazione Italiana Canyoning organizzano una giornata di volontariato per raccogliere rifiuti e materiali abbandonati nel Torrente Crocetta, a Quaratica, nel comune di Riccò del Golfo di Spezia. L’iniziativa è rivolta a persone già autonome e attrezzate per muoversi in sicurezza in forra Una giornata con corde, sacchi e attrezzatura da torrentismo, ma questa volta con un obiettivo particolare: ripulire una forra dai rifiuti. Dome
     

Puliamo il Torrente Crocetta: volontari in azione nella forra di Quaratica – Riccò del Golfo (SP)

September 22nd 2026 at 05:00

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Domenica 27 settembre 2026 il GOA Canyoning e l’Associazione Italiana Canyoning organizzano una giornata di volontariato per raccogliere rifiuti e materiali abbandonati nel Torrente Crocetta, a Quaratica, nel comune di Riccò del Golfo di Spezia. L’iniziativa è rivolta a persone già autonome e attrezzate per muoversi in sicurezza in forra

Una giornata con corde, sacchi e attrezzatura da torrentismo, ma questa volta con un obiettivo particolare: ripulire una forra dai rifiuti.

Domenica 27 settembre 2026, dalle 9 alle 16, è in programma l’iniziativa “Puliamo il Torrente Crocetta”, un’uscita di volontariato organizzata a Quaratica, nel comune di Riccò del Golfo di Spezia, dal GOA Canyoning, il Gruppo torrentistico “GOA Canyoning” insieme all’Associazione Italiana Canyoning (AIC). Tutte le informazioni operative sono riportate nella locandina dell’iniziativa.

Rifiuti da portare fuori dalla forra

Il programma prevede l’ingresso nella forra dal cosiddetto punto 1, con ritrovo alle 9. Una volta entrati nel torrente, i volontari procederanno verso valle raccogliendo rifiuti urbani e materiali di piccola taglia.

L’organizzazione prevede una squadra impegnata direttamente nell’alveo, incaricata di raccogliere e insaccare i materiali, e una squadra all’uscita, che dovrà aprire il collegamento con la strada attraverso la vegetazione. Tra le operazioni previste figura anche la predisposizione di un sistema per recuperare e trasferire i materiali dall’alveo verso la strada.

I sacchi raccolti saranno infine portati al Comune, nei pressi dell’uscita.

Un ambiente che richiede esperienza

La locandina precisa un aspetto importante: non si tratta di una normale passeggiata ecologica.

La partecipazione è pensata per i soci GOA e AIC, ma è aperta anche a chi pratica autonomamente il torrentismo ed è già in grado di muoversi in sicurezza in una forra.

I partecipanti dovranno portare guanti robusti e la propria attrezzatura da torrentismo; i sacchi grandi saranno messi a disposizione dagli organizzatori. Speleo o muta sono indicate soltanto se dovessero risultare effettivamente necessarie.

Il Torrente Crocetta è normalmente asciutto, anche se possono rimanere alcune pozze. Accessi e uscite, inoltre, non sono sempre agevoli e la vegetazione può complicare il percorso.

Gli organizzatori sottolineano quindi chiaramente che chi partecipa deve essere in grado di uscire autonomamente dalla forra con la propria attrezzatura.

Una giornata di torrentismo al servizio dell’ambiente

L’iniziativa porta l’esperienza maturata nella frequentazione delle forre direttamente al servizio del territorio.

Chi pratica canyoning conosce infatti luoghi che spesso rimangono nascosti alla maggior parte delle persone: gole, torrenti incassati e tratti difficilmente raggiungibili dove anche la rimozione di un semplice rifiuto può richiedere capacità tecniche e attrezzature specifiche.

“Puliamo il Torrente Crocetta” diventa così anche un piccolo esempio di cura concreta degli ambienti naturali frequentati dagli appassionati di torrentismo.

Attenzione: Quaratica è un luogo magico, ma con pochissimi parcheggi e strade strette: partecipate numerosi, ma – per piacere – raggiungete la zona con il minor numero possibile di automobili!

Quando: domenica 27 settembre 2026, ore 9:00–16:00
Dove: Torrente Crocetta, Quaratica – Riccò del Golfo di Spezia (SP)
Organizzazione: GOA Canyoning e Associazione Italiana Canyoning

Domenica 27 settembre 2026 il GOA Canyoning e l’Associazione Italiana Canyoning organizzano una giornata di volontariato per ripulire il Torrente Crocetta, a Quaratica, nel comune di Riccò del Golfo di Spezia. I volontari raccoglieranno e porteranno fuori dalla forra rifiuti e materiali abbandonati. L’iniziativa è rivolta a persone già autonome e attrezzate per muoversi in sicurezza in ambiente di forra.

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  • “Bellezza e fragilità”: a Massa le immagini rubate al buio
    Condividi Dal 21 settembre all’11 ottobre, Villa Cuturi a Massa ospita “Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio”, mostra fotografica temporanea promossa dalla Federazione Speleologica Toscana, con il patrocinio del Comune di Massa. La mostra accompagna il pubblico in luoghi normalmente sottratti allo sguardo: ambienti profondi e silenziosi, nei quali l’acqua, la roccia e il tempo hanno costruito paesaggi di straordinaria suggestione. Le fotografie portate in superficie dagli speleologi
     

“Bellezza e fragilità”: a Massa le immagini rubate al buio

September 21st 2026 at 05:30

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Dal 21 settembre all’11 ottobre, Villa Cuturi a Massa ospita “Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio”, mostra fotografica temporanea promossa dalla Federazione Speleologica Toscana, con il patrocinio del Comune di Massa.

La mostra accompagna il pubblico in luoghi normalmente sottratti allo sguardo: ambienti profondi e silenziosi, nei quali l’acqua, la roccia e il tempo hanno costruito paesaggi di straordinaria suggestione. Le fotografie portate in superficie dagli speleologi non raccontano soltanto la bellezza del mondo sotterraneo, ma ne mettono in evidenza anche la vulnerabilità.

Il titolo scelto racchiude perfettamente questa duplice natura. Le grotte sono scrigni di forme, colori, depositi e testimonianze naturali modellati nell’arco di tempi lunghissimi; allo stesso tempo, però, sono ambienti estremamente delicati, nei quali un gesto distratto o un comportamento poco rispettoso possono lasciare conseguenze permanenti.

Le immagini “rubate al buio” diventano così un mezzo di conoscenza e sensibilizzazione. Dietro ogni scatto ci sono esplorazione, competenza tecnica, studio del territorio e la capacità di muoversi con attenzione in luoghi difficili. C’è soprattutto la volontà di condividere con tutti ciò che soltanto pochi hanno la possibilità di osservare direttamente.

Un’occasione preziosa per tutti: appassionati di fotografia, speleologi, famiglie, studenti e chiunque desideri conoscere meglio il patrimonio carsico e sotterraneo della Toscana. Un patrimonio affascinante, ancora in parte da esplorare, che deve essere studiato, rispettato e protetto.

Un sincero plauso va alla Federazione Speleologica Toscana, realtà sempre attiva e presente nella divulgazione, nella formazione e nella tutela dell’ambiente ipogeo.

“Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio” sarà visitabile a Villa Cuturi, a Massa, dal 21 settembre all’11 ottobre. Un invito a lasciarsi sorprendere dalla bellezza nascosta sotto i nostri piedi e, nello stesso tempo, a riflettere sulla responsabilità collettiva di conservarla.

Fonte e maggiori informazioni: Federazione Speleologica Toscana – “Bellezza e fragilità: immagini rubate al buio”? https://www.speleotoscana.it/2026/09/20/bellezza-e-fragilita-immagini-rubate-al-buio-2/

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  • Due grotte, mille indizi: a Como il corso nazionale di geologia speleologica
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Due grotte, mille indizi: a Como il corso nazionale di geologia speleologica

September 21st 2026 at 05:00

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Dal 25 al 27 settembre 2026 il Gruppo Speleologico Comasco propone tre giornate dedicate a imparare a leggere la storia delle grotte attraverso forme, rocce, riempimenti e strutture geologiche. Il corso nazionale sarà preceduto da due lezioni online e unirà teoria e osservazioni direttamente sul campo

Le registrazione all’evento appaiono chiuse, ma l’evento è tanto interessante che vale la pena comunque parlarne: gli interessati possono sempre chiedere informazioni su una riedizione del corso

Non basta percorrere una grotta per conoscerla. Pareti, sedimenti, fratture, forme di erosione e riempimenti possono conservare gli indizi di una storia iniziata molto prima dell’arrivo degli speleologi.

È proprio questa capacità di “leggere” una grotta al centro del Corso nazionale di geologia speleologica “Due grotte, mille indizi”, organizzato dal Gruppo Speleologico Comasco, gruppo di attività della Sezione CAI di Como, in programma dal 25 al 27 settembre 2026.

Dalla carta geologica alla grotta

Il percorso formativo prevede due lezioni preliminari a distanza e tre giornate in presenza.

La parte introduttiva è dedicata all’inquadramento geologico e geomorfologico dell’area, alla lettura delle carte geologiche e all’utilizzo di C-Survey, software impiegato per lavorare con i dati dei rilievi delle grotte.

Durante le giornate in presenza teoria e attività sul terreno si alterneranno per affrontare la storia geologica del territorio, i processi speleogenetici, cioè i fenomeni che portano alla formazione e all’evoluzione delle grotte, e le trasformazioni avvenute nel Neogene e nel Quaternario.

Un’attenzione particolare sarà dedicata anche all’acquisizione dei dati strutturali e alla loro rappresentazione, mettendo subito in pratica in grotta quanto appreso durante le lezioni.

Imparare a riconoscere gli indizi

L’obiettivo non è soltanto acquisire nozioni di geologia, ma soprattutto imparare un metodo di osservazione.

Morfologie, depositi e strutture possono infatti raccontare fasi diverse della vita di una cavità. Durante il corso i partecipanti saranno guidati a collegare ciò che osservano a fenomeni come il carsismo, la tettonica, i movimenti gravitativi e le successive fasi di riempimento.

Mettendo insieme questi indizi diventa possibile ricostruire, almeno in parte, la successione degli eventi che hanno modellato una grotta e collegarla alla più ampia storia geologica del territorio.

Le attività sul campo

Il corso avrà sede presso l’Oratorio della Parrocchia di San Cassiano, in località Breccia a Como, mentre le attività sul terreno interesseranno il Parco Campo dei Fiori e Grotta Volpe.

Per partecipare è necessario essere soci CAI in regola con il tesseramento 2026 e avere almeno 15 anni; per i minorenni è richiesta l’autorizzazione di chi esercita la responsabilità genitoriale. È inoltre necessario disporre dell’equipaggiamento adatto alle escursioni e alla progressione in grotte suborizzontali, compresi casco omologato, illuminazione principale e di riserva e calzature adeguate.

Il corso è riconosciuto anche come aggiornamento tematico per gli Istruttori titolati e qualificati di Speleologia.

Iscrizioni chiuse

La quota prevista era di 160 euro, comprendente pasti, materiale didattico digitale e coperture assicurative CAI. La scadenza per le iscrizioni era fissata al 6 settembre 2026 e la pagina della Scuola Nazionale di Speleologia indica attualmente che le registrazioni sono chiuse.

Per informazioni resta disponibile l’indirizzo speleologia@caicomo.it; il referente organizzativo indicato è Mario Noseda Pedraglio.

Programma e informazioni sulla pagina ufficiale SNS-CAI

Scintilena ne aveva già parlato

Scintilena aveva presentato “Due grotte, mille indizi” il 14 giugno 2026, raccontando l’impostazione particolare di un corso pensato per trasformare la geologia speleologica in un’esperienza concreta sul campo. Con l’avvicinarsi dell’appuntamento, torniamo a segnalarlo sulla base delle informazioni pubblicate dalla Scuola Nazionale di Speleologia del CAI.

Due grotte, mille indizi: il precedente articolo di Scintilena

Fonte: Scuola Nazionale di Speleologia – Club Alpino Italiano https://www.sns-cai.it/evento/corso-nazionale-di-geologia-speleologica-lombardia-gs-comasco-2026

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  • Etna, a ottobre il corso nazionale di speleologia in ambiente vulcanico
    Condividi Dall’8 all’11 ottobre 2026 sull’Etna il corso nazionale di aggiornamento dedicato alla vulcanospeleologia, organizzato dalla Sezione dell’Etna del CAI. Conferenze, grotte laviche, crateri sommitali, rilievo 3D ed escursioni sul campo per conoscere uno degli ambienti sotterranei più particolari d’Italia. Si avvicina l’appuntamento con il corso nazionale “La Speleologia in ambiente vulcanico”, in programma dall’8 all’11 ottobre 2026 sulle pendici dell’Etna, con sede logistica nel terr
     

Etna, a ottobre il corso nazionale di speleologia in ambiente vulcanico

September 20th 2026 at 06:00

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Dall’8 all’11 ottobre 2026 sull’Etna il corso nazionale di aggiornamento dedicato alla vulcanospeleologia, organizzato dalla Sezione dell’Etna del CAI. Conferenze, grotte laviche, crateri sommitali, rilievo 3D ed escursioni sul campo per conoscere uno degli ambienti sotterranei più particolari d’Italia.

Si avvicina l’appuntamento con il corso nazionale “La Speleologia in ambiente vulcanico”, in programma dall’8 all’11 ottobre 2026 sulle pendici dell’Etna, con sede logistica nel territorio di Milo, in provincia di Catania.

Organizzato dalla Sezione dell’Etna del Club Alpino Italiano, il corso è un aggiornamento culturale valido per Titolati e Qualificati di Speleologia del CAI ed è aperto anche agli speleologi in possesso dei requisiti tecnici richiesti.

Prima la teoria, poi l’Etna

Il percorso formativo comincerà ancora prima dell’arrivo in Sicilia, con due conferenze in FAD, cioè a distanza: la prima il 29 settembre, dedicata al vulcanismo e agli aspetti petrografici, e la seconda il 6 ottobre, dedicata agli aspetti morfologici. Entrambi gli incontri sono previsti alle ore 21.

Dall’8 ottobre ci si sposterà invece direttamente sull’Etna, alternando lezioni ed escursioni.

Il programma affronta il vulcanismo etneo, la vulcanospeleogenesi, cioè i processi attraverso i quali si formano le cavità in ambiente vulcanico, la flora e la fauna delle grotte laviche e le tecniche di rilevamento topografico, comprese quelle tridimensionali.

Dentro le grotte vulcaniche dell’Etna

Una parte importante del corso sarà naturalmente dedicata alle attività sul terreno.

Sono previste escursioni ai crateri sommitali dell’Etna, alle gallerie di scorrimento lavico della Grotta di KTM e della Grotta dei Tre Livelli, ai basalti colonnari dell’Alcantara e alle cavità legate alle fratture eruttive, tra cui la Grotta delle Palombe e i Pozzi dell’Eruzione del 1923.

Il programma comprende anche un’uscita in battello lungo la costa, da Catania a Santa Maria la Scala, per osservare le testimonianze delle eruzioni sottomarine e costiere.

L’alternanza fra teoria e osservazione diretta consentirà quindi di affrontare la vulcanospeleologia da diversi punti di vista: dalla genesi delle cavità alla loro morfologia, fino agli aspetti biologici e alle moderne tecniche utilizzate per documentarle.

Chi può partecipare

Per partecipare è necessario avere almeno 18 anni, essere soci CAI con tessera in corso di validità ed essere in grado di procedere autonomamente su sola corda. È richiesto inoltre il certificato medico previsto per l’attività sportiva.

La priorità è riservata agli istruttori della Scuola Nazionale di Speleologia CAI — INS, IS e ISS — ma il corso è aperto anche agli altri speleologi che possiedono i requisiti richiesti.

Il numero massimo indicato è di 20 partecipanti non residenti.

Quota, alloggio e organizzazione

La quota di partecipazione è di 150 euro, comprensiva di vitto, alloggio e materiale didattico.

La sede sarà una struttura riservata sulle pendici dell’Etna, nel territorio di Milo, dotata di posti letto, servizi e docce. I pasti saranno preparati e serviti nella struttura.

Per chi raggiungerà Catania con i mezzi pubblici è prevista la possibilità di organizzare un servizio navetta, contattando preventivamente la segreteria. Gli spostamenti durante le escursioni saranno effettuati con mezzi dell’organizzazione.

Per informazioni è possibile contattare Giuseppe Priolo al 347 603 0335 (giuseppe.priolo@sns-cai.it) oppure Giovanni Fichera al 338 843 0763 (giovanni.fichera@sns-cai.it). La segreteria del Gruppo Grotte Catania risponde all’indirizzo segreteria@gruppogrottecatania.it.

Programma completo, iscrizioni e informazioni sul sito SNS-CAI

Scintilena aveva già presentato il corso lo scorso 18 febbraio, quando era stato diffuso il primo programma dell’iniziativa. Ora, con l’avvicinarsi delle date, torniamo a segnalarlo facendo riferimento alle informazioni pubblicate sulla pagina ufficiale della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI : Etna 2026, speleologia in ambiente vulcanico – il precedente articolo di Scintilena

Fonte: Scuola Nazionale di Speleologia – Club Alpino Italiano – https://www.sns-cai.it/evento/corso-la-speleologia-in-ambiente-vulcanico-sicilia-ggc-ottobre-2026/

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  • Dalle cave del Vicentino alle grotte della Luna: una telecamera per esplorare i lava tube
    Condividi Sui Monti Lessini è stata sperimentata DaedalusCam, una speciale telecamera panoramica progettata per scendere nei grandi pozzi della Luna e ricostruirne le pareti in tre dimensioni. Dopo i test nei tunnel lavici di Lanzarote, in futuro le prove potrebbero continuare nelle grotte dell’Etna. Prima di scendere in una grotta sulla Luna, meglio fare qualche prova sulla Terra: è quello che stanno facendo i ricercatori impegnati nello sviluppo di DaedalusCam, un sistema di telecamere prog
     

Dalle cave del Vicentino alle grotte della Luna: una telecamera per esplorare i lava tube

September 20th 2026 at 05:00

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Sui Monti Lessini è stata sperimentata DaedalusCam, una speciale telecamera panoramica progettata per scendere nei grandi pozzi della Luna e ricostruirne le pareti in tre dimensioni. Dopo i test nei tunnel lavici di Lanzarote, in futuro le prove potrebbero continuare nelle grotte dell’Etna.

Prima di scendere in una grotta sulla Luna, meglio fare qualche prova sulla Terra: è quello che stanno facendo i ricercatori impegnati nello sviluppo di DaedalusCam, un sistema di telecamere progettato per esplorare i lava tube lunari: grandi cavità di origine vulcanica che si trovano sotto la superficie della Luna.

La scorsa estate lo strumento è stato provato sui Monti Lessini, nel Vicentino. Per il test è stata scelta la Cava Bertocchi, tra San Pietro Mussolino e Nogarole Vicentino, dove il tipo di basalto presente è considerato un buon equivalente terrestre delle rocce vulcaniche che la missione potrebbe incontrare sulla Luna.

Questa volta DaedalusCam non è stata calata in una grotta: è stata montata sotto un drone e fatta volare sopra la cava. L’obiettivo era verificare se le immagini raccolte dalle sue quattro telecamere potessero essere utilizzate per ricostruire in tre dimensioni un ambiente roccioso complesso.

Il risultato, secondo i ricercatori, è stato positivo.

Le grotte della Luna

Quando parliamo di grotte lunari non dobbiamo immaginare cavità scavate dall’acqua come molte delle grotte che conosciamo sulla Terra: sono soprattutto tunnel di lava, o lava tube.

Il principio è quello che conosciamo anche nei territori vulcanici terrestri: durante un’eruzione, la parte superficiale di una colata può raffreddarsi e solidificarsi mentre al di sotto la lava continua a scorrere. Quando il flusso termina, può rimanere un condotto vuoto: una vera e propria grotta vulcanica.

Sulla Luna sono stati individuati grandi pozzi che sembrano costituire l’accesso a sistemi sotterranei molto più estesi. Secondo quanto spiegato da Emanuele Simioni, ricercatore dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica, il principale ente pubblico italiano dedicato alla ricerca in astronomia e astrofisica) di Padova, alcune di queste strutture potrebbero proseguire per decine di chilometri sotto la superficie lunare. È proprio lì sotto che vorremmo riuscire a guardare.

Andare sottoterra sulla Luna

Le grotte lunari interessano i geologi, naturalmente, ma sono considerate importanti anche pensando a una futura presenza umana sulla Luna. Il motivo è abbastanza intuitivo: la roccia sopra la testa è un ottimo tetto.

All’interno dei lava tube la temperatura potrebbe essere più stabile rispetto alla superficie e la copertura rocciosa offrirebbe protezione dai meteoriti, dai raggi cosmici e dalle radiazioni. Inoltre queste cavità sono considerate interessanti anche per la possibile presenza di ghiaccio d’acqua.

Con il “piccolo” problema che si conosce l’esistenza di alcuni ingressi, ma non si sa praticamente nulla di ciò che si trova sotto.

Da qui nasce Daedalus, il progetto dell’Agenzia spaziale europea (ESA) per mandare un robot dove un astronauta, almeno per ora, non potrebbe andare.

Un robot appeso a una corda sopra un pozzo lunare

L’idea di Daedalus ha qualcosa di sorprendentemente familiare per uno speleologo.

Un rover, cioè un veicolo robotico capace di muoversi sulla superficie lunare, dovrebbe raggiungere il bordo di uno dei grandi pozzi che danno accesso alle cavità sotterranee. Da lì, un robot di forma sferica verrebbe calato nel vuoto mediante un cavo, un po’ come una sonda che scende in un pozzo.

Il cavo avrebbe due funzioni fondamentali: fornire energia e permettere la trasmissione dei dati.

La discesa prevista è di circa 50 metri. Durante questo tratto le telecamere fotograferebbero continuamente le pareti, permettendo di ricostruire la forma del pozzo e di osservare come cambiano gli strati geologici con la profondità. Poi dovrebbe accadere qualcosa di ancora più interessante: arrivato in fondo, il robot potrebbe sganciarsi dal cavo e proseguire da solo nella grotta.

Non è previsto che torni indietro. Una volta staccato dal cavo e addentratosi nel buio, le telecamere non potrebbero più essere utilizzate, perché il sistema non dispone di una propria illuminazione. L’esplorazione proseguirebbe quindi con gli altri sensori del robot.

L’obiettivo: un pozzo di 50 metri sulla Luna

Uno dei siti scelti come possibile obiettivo di Daedalus si trova nella regione dei Marius Hills, nell’Oceanus Procellarum, vicino all’equatore lunare. L’ingresso ha un diametro di circa 50 metri e soprattutto presenta una caratteristica che rende l’esplorazione tutt’altro che semplice: è praticamente verticale.

In altre parole, prima ancora di esplorare la grotta bisogna riuscire a superarne il pozzo d’ingresso: qui entra in gioco DaedalusCam.

Quattro occhi per vedere quasi tutto

Il nome può sembrare complicato, ma il principio di DaedalusCam è abbastanza semplice.

Lo strumento è composto da quattro PanCam. PanCam significa sostanzialmente panoramic camera, cioè camera panoramica.

Ognuna possiede un campo visivo enorme, ancora più ampio di quello dei comuni obiettivi fisheye. Riesce quindi a vedere non soltanto ciò che ha davanti, ma anche molto di ciò che si trova lateralmente.

Mettendo insieme quattro di queste camere, il robot può avere una visione praticamente completa di ciò che lo circonda.

Avere tanti “occhi” serve: se un particolare della parete viene fotografato da più posizioni e angolazioni, un computer può confrontare le immagini e ricavarne la posizione nello spazio. In questo modo una serie di fotografie può diventare un modello tridimensionale della grotta. In sostanza, è fotogrammetria, un termine non nuovo per chi frequenta le grotte: fotografie parzialmente sovrapposte dello stesso ambiente possono essere utilizzate per ricostruirne digitalmente forme e dimensioni.

Le PanCam hanno inoltre una zona centrale capace di riprendere con una risoluzione circa tre volte maggiore rispetto alla parte panoramica: una sorta di “vista d’aquila” destinata a osservare in dettaglio particolari delle pareti. Con appositi filtri potrà fornire anche informazioni sulla loro composizione.

Come fa il computer a capire dove si trova? Qui compare una di quelle sigle che fanno sembrare tutto molto più difficile di quanto sia: SLAM. Significa Simultaneous Localization and Mapping: più o meno, localizzarsi e costruire contemporaneamente una mappa.

Immaginiamo di entrare in una grotta che nessuno ha mai rilevato. Mentre avanziamo dobbiamo fare due cose nello stesso momento: capire dove ci troviamo rispetto al punto da cui siamo partiti e costruire progressivamente la mappa dell’ambiente che stiamo attraversando.

Un algoritmo SLAM cerca di farlo automaticamente. Il computer osserva le immagini, riconosce punti e forme già incontrati – uno spigolo, una roccia, una particolare geometria della parete – e li utilizza come riferimenti. Dal modo in cui questi elementi cambiano posizione da un’immagine alla successiva può ricostruire sia il movimento della telecamera sia la geometria dell’ambiente.

Sono tecniche utilizzate anche dai robot e nei sistemi di navigazione autonoma.

Nel caso di DaedalusCam servono quindi a prendere una quantità enorme di fotografie panoramiche e rimetterle al posto giusto, fino a ricostruire digitalmente la cavità.

La prova nella cava dei Monti Lessini

Il test nel Vicentino era importante perché per la prima volta sono state utilizzate tutte e quattro le PanCam insieme.

Il Politecnico di Milano ha realizzato la parte meccanica necessaria per montare DaedalusCam su un drone, che è stato quindi fatto volare sopra la cava.

La campagna è durata due giorni: uno dedicato alla preparazione e alla programmazione e uno alle operazioni vere e proprie.

Al lavoro hanno partecipato il Dipartimento di Geologia, il Politecnico di Milano, Planetek, l’Agenzia spaziale italiana e l’INAF, con ricercatori di Padova e Napoli.

Anche fotografare una cava, però, si è rivelato meno semplice del previsto.

na telecamera che vede quasi dappertutto ha un evidente vantaggio, ma anche un inconveniente: rischia di vedere anche il Sole. E avere il Sole direttamente nell’inquadratura non è la condizione ideale per ottenere fotografie utilizzabili.

Durante il test è stato quindi necessario studiare attentamente il percorso e l’orientamento del drone per evitare che la luce solare entrasse direttamente nel campo visivo delle quattro camere: le immagini sono state comunque acquisite con successo e successivamente elaborate per ottenere un modello tridimensionale della cava.

Ora arriverà una verifica importante: confrontare questa ricostruzione con misure indipendenti dell’intera cava ottenute mediante un laser altimetro. In questo modo sarà possibile capire quanto il modello costruito utilizzando soltanto le immagini corrisponda alla realtà.

Prima della Luna, le grotte della Terra

La cava vicentina non è il primo ambiente terrestre utilizzato per mettere alla prova questa tecnologia.

Le singole PanCam erano già state sperimentate nei tunnel lavici di Lanzarote, alle Isole Canarie. In quel caso si trattava di vere grotte accessibili alle persone e la camera era stata trasportata direttamente all’interno delle cavità.

Tunnel lavico nella Cueva de los Verdes, Lanzarote (Isole Canarie), dove sono stati effettuati precedenti test delle PanCam. Foto: Luis Miguel Bugallo Sánchez (Lmbuga) – Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

Sui Monti Lessini si è fatto un passo diverso: utilizzare per la prima volta le quattro camere insieme, montate su un drone, e verificare la capacità dell’intero sistema di ricostruire un ambiente delle dimensioni paragonabili a quelle del pozzo lunare scelto come obiettivo. Il prossimo esperimento potrebbe interessare molto da vicino gli speleologi italiani.

Il gruppo sta infatti valutando una futura campagna di test nelle grotte vulcaniche dell’Etna. Resta da stabilire quale sia la stagione migliore per effettuarla.

E ora viene da chiedersi quando entreremo davvero in una grotta lunare, ma occorre frenare un po’ l’entusiasmo.

Nelle prime fasi del progetto si era parlato del 2033 per la missione Daedalus. Quella data, però, non è mai stata confermata. Le indicazioni successive hanno spostato l’orizzonte oltre il 2033 e al momento non esiste una data di lancio definitiva.

La tecnologia, intanto, continua a essere sviluppata e provata sulla Terra, aspetto ugualmente affascinante, soprattutto per gli speleologi.

Per esplorare per la prima volta una cavità di un altro corpo celeste bisogna affrontare problemi che, nella loro essenza, sono sorprendentemente familiari: come scendere in un pozzo, come vedere nel buio, come capire dove ci troviamo e come costruire una mappa di un ambiente nel quale nessuno è mai entrato.

Cambiano la gravità, la tecnologia e – parecchio – la distanza da casa.

Il problema di partenza, però, resta il solito, quello di ogni esplorazione speleologica: c’è un buco, e vogliamo sapere cosa c’è sotto.

Fonte: Valentina Guglielmo, “Dalle cave del Vicentino alle grotte sulla Luna”, Media INAF, 14 settembre 2026. L’articolo originale è pubblicato con licenza CC BY-NC-SA 4.0 – https://www.media.inaf.it/2026/09/14/dalle-cave-del-vicentino-alle-grotte-sulla-luna/

NB: non ho una mente scientifica e ho cercato di raccontare tutto questo nel modo più semplice possibile, prima di tutto per capirlo io. Se ho commesso errori o imprecisioni, vi chiedo di segnalarli: correggerò volentieri.

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  • Soccorritore ligure cade durante un addestramento in Trentino, elitrasportato a Trento
    Condividi L’incidente durante un’esercitazione del gruppo Forre del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino a Passo San Giovanni. Il soccorritore, classe 1961, è caduto per circa sei metri Un soccorritore ligure, classe 1961, è rimasto ferito nella tarda mattinata di venerdì 18 settembre durante un addestramento del gruppo Forre del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, in una falesia nei pressi di Passo San Giovanni, nel territorio di Nago-Torbole. Secondo quanto presente sul sito e su
     

Soccorritore ligure cade durante un addestramento in Trentino, elitrasportato a Trento

September 19th 2026 at 07:00

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L’incidente durante un’esercitazione del gruppo Forre del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino a Passo San Giovanni. Il soccorritore, classe 1961, è caduto per circa sei metri

Un soccorritore ligure, classe 1961, è rimasto ferito nella tarda mattinata di venerdì 18 settembre durante un addestramento del gruppo Forre del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, in una falesia nei pressi di Passo San Giovanni, nel territorio di Nago-Torbole.

Secondo quanto presente sul sito e sui social del Soccorso Alpino trentino, l’uomo è caduto per circa sei metri, battendo la schiena. I primi soccorsi sono stati prestati immediatamente dai corsisti e dagli istruttori presenti all’esercitazione, insieme al personale sanitario intervenuto sul posto.

La chiamata al Numero Unico di Emergenza 112 è arrivata intorno alle 11.40. La Centrale Unica di Emergenza ha quindi attivato l’elisoccorso. Dopo la valutazione e le prime cure, il soccorritore è stato recuperato con il verricello dal tecnico di elisoccorso e trasportato in elicottero all’ospedale Santa Chiara di Trento per ulteriori accertamenti.

In base alle prime informazioni, l’uomo per fortuna non sembrerebbe aver riportato gravi conseguenze. Meglio così!

E, in tutti i casi, in bocca al lupo e guarisci presto!

L’intervento si è concluso intorno alle 12.30.

Fonte: Soccorso Alpino e Speleologico Trentino https://soccorsoalpinotrentino.it/2026/09/18/caduta-in-falesia-durante-unesercitazione-soccorritore-elitrasportato-a-trento/?fbclid=IwY2xjawUaFrhwZG9mAWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR6s3XlKZCoPf_BfsocImGTkD2mKvFbfDJrh3ijB8v-ZG5jUNeAdZIms67Vv8g_aem_KVyAsGnRazaW-wT-cIkDgQ

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  • GIS avanzato per speleologia e torrentismo: corso nazionale a Treviso
    Condividi Tre lezioni online e un fine settimana di attività in presenza per approfondire QGIS, QField, cartografia digitale, modelli 3D, nuvole di punti, droni e fotogrammetria. Il corso nazionale si terrà tra settembre e ottobre 2026 ed è rivolto ai soci CAI e SSI. Iscrizioni entro il 20 settembre, per un massimo di 20 partecipanti. Dalla gestione del catasto delle grotte alla documentazione delle cavità, passando per cartografia digitale, rilievi tridimensionali, droni e fotogrammetria: so
     

GIS avanzato per speleologia e torrentismo: corso nazionale a Treviso

September 19th 2026 at 06:00

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Tre lezioni online e un fine settimana di attività in presenza per approfondire QGIS, QField, cartografia digitale, modelli 3D, nuvole di punti, droni e fotogrammetria. Il corso nazionale si terrà tra settembre e ottobre 2026 ed è rivolto ai soci CAI e SSI. Iscrizioni entro il 20 settembre, per un massimo di 20 partecipanti.

Dalla gestione del catasto delle grotte alla documentazione delle cavità, passando per cartografia digitale, rilievi tridimensionali, droni e fotogrammetria: sono numerose le applicazioni che i GIS, i sistemi informativi geografici, possono avere oggi nell’attività speleologica e torrentistica.

A questi strumenti è dedicato il Corso nazionale GIS avanzato Treviso 2026, organizzato con il coinvolgimento della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI (SNS), della Scuola Nazionale di Torrentismo (SNT), della Società Speleologica Italiana (SSI) e del Gruppo Grotte Associazione XXX Ottobre.

Il percorso inizierà con tre lezioni online, in programma nelle serate di lunedì 28 settembre, mercoledì 30 settembre e lunedì 5 ottobre 2026. Questa prima parte servirà ad allineare le conoscenze dei partecipanti su GIS e cartografia, datum geodetici e sistemi di proiezione, software e plugin, tabelle, join e utilizzo di QField.

Dalla cartografia alle nuvole di punti

Il cuore del corso sarà poi il fine settimana in presenza a Treviso, durante il quale si entrerà nelle applicazioni più avanzate di QGIS e QField.

Il programma comprende il posizionamento dei rilievi 2D e 3D, l’utilizzo delle Carte Tecniche Regionali (CTR) e dei servizi cartografici WMS/WMFS, la georeferenziazione delle immagini raster e l’analisi dei DEM, i modelli digitali che descrivono l’andamento altimetrico del terreno.

Si lavorerà inoltre sulle elaborazioni altimetriche e sulla gestione di mesh e nuvole di punti, strumenti ormai fondamentali quando si vogliono rappresentare digitalmente ambienti e superfici complesse.

Uno spazio specifico sarà riservato a droni e fotogrammetria e all’utilizzo sul terreno degli strumenti GIS per il catasto delle grotte e la documentazione delle cavità.

Strumenti professionali applicati alla speleologia

L’obiettivo dichiarato è aumentare le competenze dei partecipanti nella gestione dei sistemi informativi territoriali, utilizzando strumenti e metodologie impiegati anche in ambito accademico e professionale, ma adattandoli alle esigenze concrete della speleologia e del torrentismo.

Il corso vuole essere anche un’occasione di confronto tra partecipanti provenienti da realtà e territori differenti, mettendo in comune soluzioni utili non soltanto all’esplorazione, ma anche alla didattica, alla divulgazione e all’analisi delle aree carsiche.

Il corso a Treviso

La sede delle attività in presenza sarà il Parco dello Storga a Treviso, presso la sede del Gruppo Grotte Treviso, in via Cal di Breda 132.

La struttura dispone di aula con proiettore, cucina e foresteria ed è prevista la possibilità di pernottare in camerata. Ai partecipanti viene richiesto di portare il proprio computer portatile e uno smartphone con i programmi utilizzati durante il corso già installati.

Possono partecipare i soci CAI o SSI in regola con il tesseramento 2026, con più di 15 anni e conoscenze di base di cartografia. Per i minorenni è necessaria l’autorizzazione di chi esercita la responsabilità genitoriale.

Iscrizioni entro il 20 settembre

La quota di partecipazione è di 180,00 euro e comprende l’alloggio, i materiali didattici e i pasti indicati nel programma, dalla cena del venerdì al pranzo della domenica.

Le iscrizioni dovranno essere effettuate entro il 20 settembre 2026 e sono disponibili al massimo 20 posti.

Il corso ha inoltre valore formativo per entrambe le realtà coinvolte: è valido come aggiornamento per titolati e qualificati SNS e SNT del CAI ed è omologato come corso di II livello SSI e valido come aggiornamento CNSS. L’iniziativa è patrocinata dalla Federazione Speleologica Veneta.

Per informazioni è possibile scrivere ad Annamaria Dalla Valle all’indirizzo annamaria.dallavalle@sns-cai.it.

Segreteria del corso:gruppogrottetreviso@gmail.com

Programma e informazioni sul sito SNS-CAI

Modulo online per l’iscrizione

Locandina: https://www.sns-cai.it/wp-content/uploads/2026/06/Corso-Nazionale-GIS-Avanzato-per-Speleologi-e-Torrentisti_2026.pdf

Fonte: Scuola Nazionale di Speleologia CAI – https://www.sns-cai.it/evento/corso-nazionale-gis-avanzato-treviso-2026/

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  • Cavità artificiali, nuovo corso della Federazione Speleologica Toscana: teoria online e uscite sul campo
    Condividi Dal 4 novembre al 12 dicembre 2026 nove appuntamenti dedicati alla conoscenza e alla classificazione delle cavità artificiali. Le lezioni teoriche saranno aperte gratuitamente a tutti online, mentre per il corso completo sono previste tre uscite a Vitozza, alle Miniere del Frigido e ai Bottini di Siena Continua l’intensa attività di formazione e divulgazione della Federazione Speleologica Toscana APS, che per l’autunno propone un nuovo percorso dedicato questa volta alle cavità arti
     

Cavità artificiali, nuovo corso della Federazione Speleologica Toscana: teoria online e uscite sul campo

September 19th 2026 at 05:00

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Dal 4 novembre al 12 dicembre 2026 nove appuntamenti dedicati alla conoscenza e alla classificazione delle cavità artificiali. Le lezioni teoriche saranno aperte gratuitamente a tutti online, mentre per il corso completo sono previste tre uscite a Vitozza, alle Miniere del Frigido e ai Bottini di Siena

Continua l’intensa attività di formazione e divulgazione della Federazione Speleologica Toscana APS, che per l’autunno propone un nuovo percorso dedicato questa volta alle cavità artificiali, un settore della speleologia che permette di leggere il territorio anche attraverso le opere realizzate dall’uomo nel corso dei secoli.

Il Corso di Tipologie e Classificazione delle Cavità Artificiali 2026 si svolgerà dal 4 novembre al 12 dicembre, articolandosi in nove appuntamenti tra lezioni teoriche online e attività sul campo.

È un’altra iniziativa che testimonia l’attenzione della Federazione Toscana alla formazione continua degli speleologi, ma anche alla diffusione della cultura speleologica al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori. Una scelta particolarmente significativa è infatti quella di rendere le lezioni teoriche gratuite e liberamente accessibili in diretta sul canale YouTube della Federazione, anche a chi non prenderà parte al corso completo.

Dalle abitazioni rupestri agli acquedotti

Il programma consentirà di conoscere le principali tipologie di cavità artificiali e i criteri utilizzati per classificarle. Si parlerà degli insediamenti abitativi rupestri di Vitozza, delle opere estrattive e delle miniere e degli acquedotti.

Alla teoria si affiancheranno tre uscite che porteranno i partecipanti a osservare direttamente realtà molto diverse fra loro: Vitozza, nel territorio di Sorano, le Miniere del Frigido a Massa e i Bottini di Siena. Tre luoghi che permetteranno di mettere in pratica quanto appreso durante le lezioni e di confrontarsi con differenti forme di cavità create dall’uomo.

A tenere gli incontri saranno esperti provenienti dalla Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana ETS, dalla Scuola Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali, dall’Università degli Studi di Firenze e dall’Università di Urbino.

Iscrizioni entro il 25 ottobre 2026

Il corso completo, comprendente lezioni e attività in presenza, costa 30 euro. Il numero massimo è di 15 partecipanti, con priorità ai soci dei gruppi aderenti alla Federazione Speleologica Toscana che abbiano frequentato almeno un corso di introduzione alla speleologia. Le iscrizioni devono pervenire entro il 25 ottobre 2026.

Il corso è inoltre riconosciuto come aggiornamento per i qualificati ISS OTTO CAI e per i qualificati AI e IT SNS SSI.

Per chi invece desidera semplicemente approfondire l’argomento, resta la possibilità di seguire gratuitamente tutte le lezioni teoriche online: un modo concreto per mettere conoscenze e competenze a disposizione dell’intera comunità speleologica e di chiunque sia curioso di conoscere il mondo, spesso poco visibile, delle cavità artificiali.

Programma di massima:

Il corso si svolgerà dal 4 novembre al 12 dicembre 2026, secondo i seguenti appuntamenti:
1 – mercoledì 4/11 lezione teorica online, “Classificazione e tipologie delle cavità artificiali, parte prima”.
Relatrice Carla Galeazzi, membro del Centro Ricerche Sotterranee Egeria di Roma e della Commissione
Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana.
2 – mercoledì 11/11 lezione teorica online, “Classificazione e tipologie delle cavità artificiali, parte seconda”.
Relatrice Carla Galeazzi, membro del Centro Ricerche Sotterranee Egeria di Roma e della Commissione
Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana.
3 – mercoledì 18/11 lezione teorica online, “Gli insediamenti abitativi rupestri di Vitozza, San Quirico di
Sorano (GR)”. Relatrice Carmela Crescenzi, professore associato presso il Dipartimento di Architettura
dell’Università degli Studi di Firenze.
4 – sabato 21 e domenica 22/11 escursione all’insediamento abitativo di Vitozza, San Quirico di Sorano
(GR).
5 – mercoledì 25/11 lezione teorica online, “Opere estrattive, prima parte”. Relatori Maria Luisa Garberi,
membro della Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana, e
Giovanni Belvederi, direttore della Scuola Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali (SNSCA) della Società
Speleologica Italiana.
6 – mercoledì 2/12 lezione teorica online, “Opere estrattive, seconda parte”. Relatori Maria Luisa Garberi,
membro della Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana, e
Giovanni Belvederi, direttore della Scuola Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali (SNSCA) della Società
Speleologica Italiana.
7 – sabato 5/12 escursione alle Miniere del Frigido, Massa (MS).
8 – mercoledì 9/12 lezione teorica online, “Gli acquedotti”. Relatore Michele Betti, biologo e professore
presso l’Università degli Studi di Urbino, coordinatore della Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA)
della Società Speleologica Italiana.
9 – sabato 12/12 escursione ai Bottini di Siena (SI).

Le lezioni online potranno essere fruite liberamente da tutti gli interessati.


Numero massimo dei partecipanti (lezioni teoriche online ed escursioni): 15 speleologi, con priorità ai soci
dei Gruppi grotte aderenti alla Federazione Speleologica Toscana aps e che abbiano frequentato almeno un
corso di introduzione alla speleologia.

I partecipanti all’escursione alle Miniere del Frigido dovranno utilizzare
la propria attrezzatura di progressione omologata e in corso di validità.

Programma, modulo di iscrizione e tutte le informazioni sul sito della Federazione Speleologica Toscana

Canale YouTube: https://www.youtube.com/@speleotoscana

Fonte: Federazione Speleologica Toscana APS

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