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  • L’Aquila: presentazione del volume sulle linee guida per la sicurezza nelle cavità artificiali
    Condividi Gabriele La Rovere presenta anche all’Aquila il lavoro dedicato ai pericoli e ai rischi della ricerca sotterranea in ambienti antropici Sabato 20 giugno alle ore 18.00, presso la Sala Iacobucci della sede del CAI dell’Aquila, in via Sassa 34, sarà presentato dall’autore il volume Speleologia in cavità artificiali. Pericoli e rischi. Linee guida, di Gabriele La Rovere. Gabriele è speleologo dello Speleo Club Chieti e uno dei fondatori del GRAIM, il Gruppo di Ricerca Archeologia I
     

L’Aquila: presentazione del volume sulle linee guida per la sicurezza nelle cavità artificiali

Jún 19th 2026 at 06:00

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Gabriele La Rovere presenta anche all’Aquila il lavoro dedicato ai pericoli e ai rischi della ricerca sotterranea in ambienti antropici

Sabato 20 giugno alle ore 18.00, presso la Sala Iacobucci della sede del CAI dell’Aquila, in via Sassa 34, sarà presentato dall’autore il volume Speleologia in cavità artificiali. Pericoli e rischi. Linee guida, di Gabriele La Rovere.

Gabriele è speleologo dello Speleo Club Chieti e uno dei fondatori del GRAIM, il Gruppo di Ricerca Archeologia Industriale Maiella, che si occupa dello studio e dell’esplorazione del patrimonio minerario e industriale sotterraneo del massiccio della Majella, in Abruzzo.

Il suo libro nasce da oltre un decennio di lavoro sul campo: anni di ricerca, confronto con altri esperti e approccio multidisciplinare all’archeologia mineraria, una disciplina che unisce speleologia, storia, ingegneria e sicurezza. Il volume è dedicato a pericoli e rischi nell’esplorazione sotterranea, con spunti utili anche per chi frequenta la montagna in superficie.

L’iniziativa è promossa dal Club Alpino Italiano – Sezione dell’Aquila “F. De Marchi”, con la collaborazione di numerose realtà impegnate nella divulgazione e nella ricerca speleologica, tra cui Upix Fotografia Ipogea, il Gruppo Ricerca Archeologica Industriale Maiella e Scintilena.

Il volume è il risultato di anni di ricerca, esperienza sul campo e confronto continuo tra speleologi impegnati nell’esplorazione delle cavità artificiali. Il lavoro affronta in modo organico il tema dei pericoli e dei rischi legati alla frequentazione di miniere, gallerie, opere militari, acquedotti sotterranei e altri ambienti ipogei di origine antropica.

L’opera non si limita agli aspetti teorici, ma si propone come una vera e propria guida operativa per una gestione consapevole, sicura e sostenibile delle attività di ricerca e documentazione in ambienti sotterranei artificiali. Un contributo che si rivolge tanto agli speleologi esperti quanto a coloro che si avvicinano a questo particolare settore dell’esplorazione.

La presentazione offrirà l’occasione per approfondire un tema sempre più attuale, in un momento in cui l’interesse verso il patrimonio ipogeo artificiale è in costante crescita e richiede strumenti adeguati per affrontarne le peculiarità e le criticità.

L’appuntamento è a ingresso libero.

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  • Priamàr sotterraneo, Savona rilancia le escursioni estive 2026
    Condividi Il Gruppo Speleologico Savonese propone un nuovo calendario di visite guidate nei sotterranei della Fortezza di Savona, con prenotazione obbligatoria e tre turni serali per ciascuna data. Il calendario delle visite Le escursioni nei sotterranei della Fortezza di Savona sul Priamàr tornano anche nel 2026 con un programma che copre l’estate e l’inizio dell’autunno. Le date annunciate sono 26 giugno, 10 e 24 luglio, 7 e 28 agosto, 11 e 25 settembre, oltre al 9 ottobre. L’iniziat
     

Priamàr sotterraneo, Savona rilancia le escursioni estive 2026

Jún 18th 2026 at 12:00

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Il Gruppo Speleologico Savonese propone un nuovo calendario di visite guidate nei sotterranei della Fortezza di Savona, con prenotazione obbligatoria e tre turni serali per ciascuna data.

Il calendario delle visite

Le escursioni nei sotterranei della Fortezza di Savona sul Priamàr tornano anche nel 2026 con un programma che copre l’estate e l’inizio dell’autunno.

Le date annunciate sono 26 giugno, 10 e 24 luglio, 7 e 28 agosto, 11 e 25 settembre, oltre al 9 ottobre. L’iniziativa è proposta dal Gruppo Speleologico Savonese e si inserisce nel quadro di Savona Estate 2026.[1][2]

Le visite si svolgeranno in tre turni serali, alle 20.15, 20.45 e 21.15. La formula conferma un’impostazione ormai consolidata, pensata per accompagnare il pubblico lungo i percorsi ipogei della fortezza con gruppi contenuti e orari distribuiti nella fascia serale.[2]

Il Priamàr sotterraneo

Il Priamàr sotterraneo comprende ambienti realizzati in più fasi tra il 1542 e il 1943. Il complesso include gallerie cinquecentesche, camminamenti di collegamento del 1683, gallerie di contromina, cisterne, sortite verso il mare e rifugi antiaerei della Seconda guerra mondiale.[3]

Secondo il Museo Archeologico di Savona, alcuni di questi ambienti sono tra i più ampi e suggestivi dell’intera fortezza. La rete sotterranea racconta quindi non solo l’architettura militare, ma anche l’evoluzione storica del sito, dalla fase difensiva rinascimentale agli adattamenti del Novecento.[3]

Prenotazione e accesso

La prenotazione è obbligatoria e passa dal sito del Gruppo Speleologico Savonese, come indicato anche nel materiale diffuso per l’edizione 2026. Il ritrovo è previsto in fondo al parcheggio di Corso Mazzini, dopo Viale Dante Alighieri, sotto le mura della fortezza.[4][2]

Dal materiale informativo emerge anche una raccomandazione pratica: presentarsi con scarpe sportive e torcia o frontalino, e arrivare con anticipo rispetto alla partenza. Per informazioni è indicato il numero 340 239 9597.[2]

Una proposta di divulgazione

Le escursioni al Priamàr restano un appuntamento di divulgazione molto seguito a Savona. La formula unisce speleologia, storia militare e valorizzazione del patrimonio urbano, con un itinerario che consente di leggere la fortezza da un punto di vista meno noto rispetto ai percorsi all’aperto.[5][3]

Anche la documentazione già pubblicata da Scintilena negli anni precedenti conferma la continuità dell’iniziativa e l’interesse che suscita tra appassionati e visitatori. Il richiamo al Priamàr sotterraneo ricorre infatti come asse centrale della proposta, insieme al ruolo del Gruppo Speleologico Savonese nella gestione delle visite.[6][7]

Il contesto di Savona

Il Priamàr resta uno dei luoghi più rappresentativi della città di Savona, con una fortezza che integra spazi in superficie e una rete ipogea articolata. Le visite guidate offrono così un’occasione per leggere la stratificazione del sito in modo diretto, senza ricorrere a un linguaggio tecnico eccessivo.[8][3]

Per il pubblico della speleologia, il calendario 2026 conferma la centralità del Priamàr sotterraneo come caso di studio e di divulgazione. Per il pubblico più ampio, rappresenta una proposta culturale che mette in relazione patrimonio storico, accessibilità guidata e conoscenza del sottosuolo urbano.[2][3]

Fonti

  • Scintilena, articoli sul Priamàr sotterraneo e sulle visite guidate.[7][5][6]
  • Museo Archeologico di Savona, scheda sui sotterranei della fortezza.[3]
  • Gruppo Speleologico Savonese, pagina delle visite guidate 2026.[4][2]

Fonti
[1] Gruppo Speleologico Savonese DLF | Savona https://www.facebook.com/GruppoSpeleoSavonese/?locale=it_IT
[2] GSS – VISITE GUIDATE PRIAMÀR SOTTERRANEO 2025 https://www.gruppospeleosavonese.it/visite-priamar-sotterraneo.html
[3] I sotterranei https://www.museoarcheosavona.it/i-sotterranei/
[4] GRUPPO SPELEOLOGICO SAVONESE http://www.gruppospeleosavonese.it
[5] Savona, alla scoperta dei segreti del Priamàr: visite guidate gratuite … https://www.scintilena.com/savona-alla-scoperta-dei-segreti-del-priamar-visite-guidate-gratuite-per-il-40-anniversario-con-il-gruppo-speleologico-savonese/07/15/
[6] Priamàr Sotterraneo 2024: Riaprono le visite guidate al cuore della … https://www.scintilena.com/priamar-sotterraneo-2024-riaprono-le-visite-guidate-al-cuore-della-terra/06/26/
[7] Scopri i Sotterranei della Fortezza di Savona https://www.scintilena.com/scopri-i-sotterranei-della-fortezza-di-savona/07/09/
[8] Palazzo degli Ufficiali – Fortezza del Priamar – Savona https://www.comune.savona.it/it/vivere/palazzo-degli-ufficiali-fortezza-del-priamar
[11] VI Campagna di scavi archeologici nella Grotta di Pietra Sant … https://www.scintilena.com/vi-campagna-di-scavi-archeologici-nella-grotta-di-pietra-santangelo/07/24/
[12] Segreti e Segrete del Priamàr Sotterraneo, Savona – Scintilena https://www.scintilena.com/segreti-e-segrete-del-priamar-sotterraneo-savona/07/27/
[13] Esplorazione speleologica in Thailandia: una nuova avventura con … https://www.scintilena.com/esplorazione-speleologica-in-thailandia-una-nuova-avventura-con-il-club-speleologico-z/07/23/
[14] Scintilena – il giornale quotidiano della speleologia italiana – Scintilena https://www.scintilena.com/category/0/page/499/?%2Fwp-admin%2Finstall_php&wpmp_switcher=mobile
[15] [PDF] Raccolta Luglio 2023 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[16] Scopri i Misteri del Priamàr: Visite Guidate Sotterranee a Settembre https://www.scintilena.com/scopri-i-misteri-del-priamar-visite-guidate-sotterranee-a-settembre/08/27/
[17] Grotta delle Arene Candide un viaggio nel tempo tra storia e natura https://www.scintilena.com/grotta-delle-arene-candide-un-viaggio-nel-tempo-tra-storia-e-natura/06/26/
[18] Archeologia Archivi – Pagina 55 di 74 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/archeologia/page/55/
[19] Esplorazione dei Sotterranei del Priamàr: Un’Occasione Speciale … https://www.scintilena.com/esplorazione-dei-sotterranei-del-priamar-unoccasione-speciale-per-il-40-anniversario/10/17/
[20] al via il 45° Corso di Speleologia a Savona – Scintilena https://www.scintilena.com/alla-scoperta-del-mondo-sotterraneo-al-via-il-45-corso-di-speleologia-a-savona/04/04/
[21] Corso di Speleologia a Savona – Scintilena https://www.scintilena.com/corso-di-speleologia-a-savona-2/09/10/
[22] Eventi al Civico Museo Archeologico – Savona https://comune.savona.it/it/eventi/eventi-al-civico-museo-archeologico
[23] Savona e Priamàr sotterraneo – Monferrato da vedere https://monferratodavedere.it/savona-e-priamar-sotterraneo-citta-dei-papi-ti-stupira/
[24] Savona: Visita Guidata ai Sotterranei del Priamàr https://www.getyourguide.it/comune-di-savona-l2803/savona-visita-guidata-ai-sotterranei-del-priamar-t833564/
[25] Savona-Visita Guidata ai sotterranei del Priamar https://www.visitligurianriviera.it/savona-visita-guidata-ai-sotterranei-del-priamar/
[26] Il Priamar sotterraneo https://www.visitligurianriviera.it/il-priamar-sotterraneo/
[27] Esplora i sotterranei della Fortezza Priamar di Savona con … https://www.facebook.com/artemusei/videos/esplora-i-sotterranei-della-fortezza-priamar-di-savona-con-un-tour-guidato-esclu/1564668224804794/
[28] Buon lunedì a tutti. Oggi vi portiamo a vedere alcuni dei … https://www.facebook.com/savonadascoprire/videos/buon-luned%C3%AC-a-tutti-oggi-vi-portiamo-a-vedere-alcuni-dei-sotterranei-della-nostr/650986397581659/
[29] IL PRIAMAR DI SAVONA – I SOTTERRANEI SEGRETI … https://www.arteemusei.com/visita-guidata/il-priamar-di-savona-i-sotterranei-segreti-della-fortezza
[30] Visita ai sotterranei e museo – Recensioni su Fortezza del … https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g194908-d3389635-r695789520-Fortezza_del_Priamar-Savona_Italian_Riviera_Liguria.html

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  • Slanic Prahova, monitoraggio geofisico sul sale per leggere i rischi del sottosuolo
    Condividi GeoEduLab e INGV nel progetto GEOMONITOR per indagare infiltrazioni, dissoluzione del sale e cavità nel sistema ipogeo romeno Sl?nica, in Romania, torna al centro dell’attenzione per un’area sotterranea dove acqua e depositi salini continuano a interagire in modo attivo. Il progetto GEOMONITOR, condotto da GeoEduLab e INGV insieme ad altri enti, punta a ricostruire i processi che governano infiltrazioni, dissoluzione del sale e possibili vuoti nel sottosuolo . Il contesto di Sl?n
     

Slanic Prahova, monitoraggio geofisico sul sale per leggere i rischi del sottosuolo

Jún 18th 2026 at 10:00

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GeoEduLab e INGV nel progetto GEOMONITOR per indagare infiltrazioni, dissoluzione del sale e cavità nel sistema ipogeo romeno

Sl?nica, in Romania, torna al centro dell’attenzione per un’area sotterranea dove acqua e depositi salini continuano a interagire in modo attivo. Il progetto GEOMONITOR, condotto da GeoEduLab e INGV insieme ad altri enti, punta a ricostruire i processi che governano infiltrazioni, dissoluzione del sale e possibili vuoti nel sottosuolo .

Il contesto di Sl?nic

La località è nota per le grandi miniere di sale e per il loro paesaggio ipogeo, ma il quadro geologico è più dinamico di quanto appaia in superficie. In Romania, la miniera di Slanic è descritta come un grande complesso salino con problemi legati alle acque sotterranee, al punto che in passato l’ingresso di acqua ha danneggiato i livelli di coltivazione.[1]
Il tema è rilevante anche per la gestione del territorio, perché la presenza di acqua in contatto con il sale può accelerare cavità e deformazioni del terreno .

Il progetto GEOMONITOR

GEOMONITOR è stato avviato dall’Istituto Nazionale di Ricerca e Sviluppo per la Fisica della Terra della Romania per studiare i rischi legati alla surpansa del terreno nell’area di Slanic Prahova . Il progetto coinvolge un consorzio multidisciplinare con Università di Bucarest, Istituto Geologico della Romania, INCAS e SIMAVI, con l’obiettivo di integrare dati geologici, geofisici e geotecnici .
Le attività comprendono monitoraggio a lungo termine, rilievi non invasivi e analisi di fenomeni di sufozione e instabilità, con l’uso di GNSS, InSAR, LiDAR, fotogrammetria e scansioni 3D .

Cosa cercano i ricercatori

I team sul campo vogliono individuare le zone di infiltrazione dell’acqua, seguire i percorsi preferenziali di circolazione e riconoscere i processi di dissoluzione del sale . Un altro obiettivo è identificare eventuali cavità che possano influire sulla stabilità del terreno e degli edifici in area urbana .
Le misure raccolte confluiranno in un portale digitale con mappe di dettaglio e dati aggiornati in tempo reale, compresi strumenti di allerta automatica per le autorità .

Un laboratorio naturale fragile

Dal punto di vista speleologico, il caso di Sl?nic mostra come il sottosuolo salino sia un ambiente in continua trasformazione. L’acqua non si limita a scorrere: dissolve, ridisegna, apre varchi e modifica il sistema di vuoti nel tempo .
La storia delle grotte e delle cavità artificiali ricorda che il sottosuolo conserva tracce preziose dei processi naturali e richiede documentazione accurata, monitoraggio e prudenza nell’intervento umano. In questo senso, Sl?nic Prahova rappresenta un esempio concreto di come la ricerca speleologica e geofisica possa sostenere la conoscenza del rischio .[2]

Prospettive future

Le prossime fasi prevedono nuove indagini, interpretazione integrata dei dati e confronto tra modelli digitali e rilievi di campo . L’obiettivo è costruire un quadro più preciso del funzionamento idrogeologico del sistema salino e delle sue possibili evoluzioni.
Per la speleologia e per la gestione del territorio, il sito rumeno conferma che il mondo ipogeo non è statico, ma un sistema da osservare con continuità.[2]

Fonti
[1] Show Mines of Romania: Sl?nic Mine – Showcaves.com https://www.showcaves.com/english/ro/mines/Slanic.html
[3] DEM TINITALY: il Modello Digitale della Topografia Italiana … https://www.scintilena.com/dem-tinitaly-il-modello-digitale-della-topografia-italiana-si-rinnova-e-si-apre-a-tutti/07/08/
[4] Prove di trasmissione – Scintilena https://www.scintilena.com/prove-di-trasmissione/10/02/
[5] De Mundo Apuano: ciclo di conferenze – Scintilena https://www.scintilena.com/de-mundo-apuano-ciclo-di-conferenze/02/05/
[6] L’Etna Cresce: Nuove Misure Rivelano un Incremento dell’ … https://www.scintilena.com/letna-cresce-nuove-misure-rivelano-un-incremento-dellaltezza-del-cratere/07/12/
[7] Una miniera di risorse nella libreria digitale di karst Information Portal – Scintilena https://www.scintilena.com/una-miniera-di-risorse-nella-libreria-digitale-di-karst-information-portal/04/14/
[8] 3D Cave Viewer: quando la speleologia entra nel browser – Scintilena https://www.scintilena.com/3d-cave-viewer-quando-la-speleologia-entra-nel-browser/04/27/
[9] Aggiornata la Carta Magnetica d’Italia: rilevamenti essenziali per la ricerca geofisica e la navigazione – Scintilena https://www.scintilena.com/aggiornata-la-carta-magnetica-ditalia-rilevamenti-essenziali-per-la-ricerca-geofisica-e-la-navigazione/01/30/
[10] Speleogenesi da Acido Solforico nel Plavecký Karst – Scintilena https://www.scintilena.com/speleogenesi-da-acido-solforico-nel-plavecky-karst-le-grotte-ipogene-della-slovacchia-occidentale/01/10/
[11] Lascaux: Quando il Patrimonio Paleolitico Incontra la Fragilità dell … https://www.scintilena.com/lascaux-quando-il-patrimonio-paleolitico-incontra-la-fragilita-dellambiente-carsico/01/20/
[12] Scintilena https://www.scintilena.com/category/0/page/2413/
[13] Flash Archivi – Pagina 89 di 89 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/flash/page/89/
[14] Symposio Internazionale sul Carsismo nell’area sud mediterranea – Scintilena https://www.scintilena.com/symposio-internazionale-sul-carsismo-nellarea-sud-mediterranea/04/20/
[15] Il magico calore della Terra: l’INGV porta la geotermia nelle aule … https://www.scintilena.com/il-magico-calore-della-terra-lingv-porta-la-geotermia-nelle-aule-delle-scuole-primarie/04/26/
[16] Spot Speleo in video su You Tube – Scintilena https://www.scintilena.com/spot-speleo-in-video-su-you-tube/08/17/
[17] Come funziona Scintilena: Le nostre fonti di informazione (per … https://www.scintilena.com/come-funziona-scintilena-le-nostre-fonti-di-informazione-per-adesso/05/21/
[18] GEOMONITOR – Facultatea de Geologie ?i Geofizic? https://gg.unibuc.ro/proiecte-de-cercetare/geomonitor/
[19] Ocna Mure? mine – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Ocna_Mure%C8%99_mine
[20] Comunicat MApN https://www.rador.ro/2025/04/05/proiect-inovator-pentru-dezvoltarea-unor-solutii-de-monitorizare-a-surparii-de-teren-de-la-slanic-prahova/
[21] Slanic Prahova Salt Mine Museum https://mainlymuseums.com/post/1065/slanic-prahova-salt-mine-museum/
[22] Romanian salt mine, among the few underground places on Google Street View https://www.romania-insider.com/salt-mine-google-street-view
[23] INCDFP a lansat la Sl?nic Prahova un proiect inovator pentru monitorizare integrat? a fenomenelor naturale, precum alunec?rile de teren – Economica.net https://www.economica.net/incdfp-a-lansat-la-slanic-prahova-un-proiect-inovator-pentru-monitorizare-integrata-a-fenomenelor-naturale-precum-alunecarile-de-teren_825646.html
[24] Romania Country – Slanic Prahova – Exploring The Salt Mine https://www.youtube.com/watch?v=zsgdEZRyVaA
[25] Breaking Ground: Romania’s first private salt mine with great future … https://www.facebook.com/SandvikMining/videos/breaking-ground-romanias-first-private-salt-mine-with-great-future-prospectsin-t/431160466382101/
[26] [PDF] PRELIMINARY DATA ON LAND DEFORMATION TRENDS AT … https://interreg-danube.eu/storage/media/01KC8VYSH9ZQBA5PKS3APDHZ4N.pdf
[27] Central Romania: Praid Salt Mine temporarily closed due to water infiltration following rainfall https://www.romania-insider.com/romania-praid-salt-mine-temporarily-closed-may-2024
[28] Massive underground salt mine Unirea Mina Slanic, Romania https://www.youtube.com/watch?v=PuLA2Cha0WI
[29] 674.ttl https://data.ingv.it/metadata/dcat-ap/674.ttl
[30] Slanic Prahova, Salt mine – Romanian Monasteries https://www.romanianmonasteries.org/romania/salt-mine-slanic
[31] Mina de Sare Slanic Prahova Romania Cea mai mare din Europa https://www.youtube.com/watch?v=MmWgGw3YSrM

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  • Maiella, il piano territoriale per il parco minerario entra nella fase operativa
    Condividi A Pescara viene firmato l’accordo istituzionale che avvia un progetto di recupero del patrimonio minerario della Maiella, con università, enti locali e Agenzia del Demanio impegnati su tutela, ricerca e sviluppo sostenibile. Il nuovo passaggio istituzionale Mercoledì 17 giugno, alle 10:30, nella Sala Tinozzi della Provincia di Pescara, viene presentato e sottoscritto l’Accordo Istituzionale che dà avvio al Piano Territoriale del Parco Tematico Minerario della Maiella. L’intes
     

Maiella, il piano territoriale per il parco minerario entra nella fase operativa

Jún 17th 2026 at 12:00

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A Pescara viene firmato l’accordo istituzionale che avvia un progetto di recupero del patrimonio minerario della Maiella, con università, enti locali e Agenzia del Demanio impegnati su tutela, ricerca e sviluppo sostenibile.

Il nuovo passaggio istituzionale

Mercoledì 17 giugno, alle 10:30, nella Sala Tinozzi della Provincia di Pescara, viene presentato e sottoscritto l’Accordo Istituzionale che dà avvio al Piano Territoriale del Parco Tematico Minerario della Maiella.

L’intesa segna un passaggio formale in un percorso già avviato nei mesi precedenti tra Agenzia del Demanio, Regione Abruzzo, Provincia di Pescara, Soprintendenza, Parco Nazionale della Maiella e amministrazioni comunali.[2][3][4]

Il progetto punta a recuperare un patrimonio minerario diffuso nel versante occidentale della Maiella e a costruire una rete di siti, testimonianze e percorsi legati alla storia estrattiva del territorio.

La presentazione pubblica conferma la volontà di trasformare un insieme di aree dismesse in un sistema coordinato di valorizzazione culturale e territoriale.[4][2]

Patrimonio minerario e speleologia

Il comprensorio della Maiella non è soltanto un paesaggio di antiche attività estrattive.

È anche un ambiente ipogeo complesso, con gallerie, vuoti e percorsi sotterranei che interessano da vicino la speleologia e lo studio delle cavità artificiali.

Nel materiale di riferimento della Società Speleologica Italiana, le miniere sono indicate tra le principali forme di frequentazione del sottosuolo e tra i contesti che richiedono attenzione scientifica e documentazione accurata.[5]

In questo quadro, il parco tematico minerario può diventare uno strumento utile per connettere ricerca, conservazione e divulgazione.

La lettura speleologica del sito aiuta a considerare le gallerie non come spazi residuali, ma come parte di un paesaggio storico e tecnico che conserva memoria del lavoro umano e delle trasformazioni del territorio.[1][5]

I soggetti coinvolti

Alla sottoscrizione partecipano rappresentanti delle istituzioni nazionali, regionali e locali, oltre ai vertici accademici.

Sono previsti gli interventi di Alessandra Dal Verme per l’Agenzia del Demanio, Chiara Delpino per la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Chieti e Pescara, Pierpaolo Pescara per la Regione Abruzzo, Marco Scorrano per la Provincia di Pescara e Lucio Zazzara per il Parco Nazionale della Maiella.[3][2]

Rilevante anche la presenza delle università abruzzesi, rappresentate dai rettori Liborio Stuppia e Fabio Graziosi.

Il coinvolgimento degli atenei indica che il progetto non è pensato solo come iniziativa turistica, ma anche come campo di studio per geologi, storici, archeologi e specialisti dell’ambiente ipogeo.[2][3]

Comune e ricerca

Sono coinvolti numerosi comuni del territorio: Abbateggio, Lettomanoppello, Caramanico Terme, Sant’Eufemia a Maiella, Salle, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Roccamorice, Turrivalignani, Serramonacesca, Bolognano, Scafa, Castiglione a Casauria, Tocco da Casauria e Manoppello.

La dimensione intercomunale è uno degli elementi più significativi del piano, perché consente di leggere il patrimonio minerario come rete e non come singolo sito isolato.[3][2]

Questa impostazione è coerente con quanto già emerso in precedenti iniziative sul tema, quando il GRAIM ha richiamato l’attenzione sulla necessità di studiare e documentare il comprensorio minerario della Maiella. In quella prospettiva, il lavoro speleologico diventa parte della costruzione del progetto territoriale.[6][7][2]

Verso un ecosistema sostenibile

L’obiettivo dichiarato è creare un ecosistema capace di unire conservazione, innovazione e sviluppo sostenibile.

Il piano prevede la messa in rete di siti minerari, percorsi naturalistici, luoghi della memoria e attività didattiche, con possibili ricadute sul turismo esperienziale e sulla formazione.[1][2]

Per il mondo speleologico, il punto centrale resta la qualità della gestione.

Il materiale di riferimento della SSI ricorda che la protezione dell’ambiente di grotta e delle aree carsiche deve accompagnare ogni processo di valorizzazione, con monitoraggio, limiti di frequentazione e attenzione agli equilibri naturali. In questo senso, il progetto della Maiella si colloca dentro una visione di uso responsabile del sottosuolo.[5]

Una memoria da mettere in rete

La sottoscrizione del piano rappresenta quindi un passaggio amministrativo, ma anche culturale.

Le antiche miniere della Maiella vengono rilette come risorsa per la comunità, con l’obiettivo di custodire la memoria industriale e allo stesso tempo aprire nuove prospettive di studio e di fruizione.[4][1]

Il progetto dovrà ora misurarsi con gli approfondimenti tecnici e con la costruzione concreta della rete territoriale.

La presenza congiunta di istituzioni, università e amministrazioni locali mostra che il percorso è entrato in una fase più strutturata, in cui la tutela del patrimonio minerario viene affiancata da una strategia di sviluppo territoriale.[2][3]

File scaricabile: notizia_maiella_parco_minerario.md

Fonti
[1] Miniere di bitume della Maiella: il GRAIM estende le ricerche a … https://www.scintilena.com/miniere-di-bitume-della-maiella-il-graim-estende-le-ricerche-a-taranta-peligna-e-lama-dei-peligni/02/28/
[2] Maiella, verso il Parco Minerario: incontro a Scafa per la … – Scintilena https://www.scintilena.com/maiella-verso-il-parco-minerario-incontro-a-scafa-per-la-valorizzazione-del-giacimento/02/18/
[3] Parco minerario della Maiella, il 17 giugno la firma del … https://www.agenziacult.it/cultura/parco-minerario-della-maiella-il-17-giugno-la-firma-del-piano-territoriale/
[4] La valorizzazione del patrimonio minerario dismesso della … https://cultura.gov.it/comunicato/la-valorizzazione-del-patrimonio-minerario-dismesso-della-majella
[6] MANOPPELLO (PE) – RINVENUTI REPERTI DELL’ETÀ … – Scintilena https://www.scintilena.com/manoppello-pe-rinvenuti-reperti-delleta-del-bronzo-nel-comprensorio-delle-miniere-della-maiella-8/08/06/
[7] Scoperto un presunto cenobio eremitico nel comprensorio delle … https://www.scintilena.com/scoperto-un-presunto-cenobio-eremitico-nel-comprensorio-delle-miniere-della-maiella/07/21/
[8] Prevenzione e sicurezza in grotta: al via il corso di autosoccorso organizzato dalla CNSS-SSI – Scintilena https://www.scintilena.com/prevenzione-e-sicurezza-in-grotta-al-via-il-corso-di-autosoccorso-organizzato-dalla-cnss-ssi/01/17/
[9] SpeleoBimbo 2026 alla Grotta del Colle di Rapino, una giornata per … https://www.scintilena.com/speleobimbo-2026-alla-grotta-del-colle-di-rapino-una-giornata-per-avvicinare-i-piu-giovani-al-mondo-sotterraneo/06/14/
[10] Congressi Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/congressi/
[11] Le miniere dismesse della Maiella al Raduno Internazionale di … https://www.scintilena.com/le-miniere-dismesse-della-maiella-al-raduno-internazionale-di-speleologia-di-costacciaro/10/15/
[12] 17° Corso Base di Torrentismo CAI Pescara, al via il … – Scintilena https://www.scintilena.com/17-corso-base-di-torrentismo-cai-pescara-al-via-il-percorso-formativo-del-ges/05/10/
[13] Le miniere abbandonate della Maiella: un patrimonio da riscoprire … https://www.scintilena.com/le-miniere-abbandonate-della-maiella-un-patrimonio-da-riscoprire-attraverso-la-conferenza-del-graim/11/07/
[14] Corsi di introduzione al torrentismo SNT CAI 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/corsi-di-introduzione-al-torrentismo-snt-cai-2026-il-calendario-completo-da-nord-a-sud/03/09/
[15] L’Italia del Cibo Un viaggio tra cultura, identità e tradizione … https://www.instagram.com/p/DZExOIuDOOF/
[16] Parco Minerario dell’Isola d’Elba https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/tutela-del-patrimonio-geologico-parchi-geominerari-geoparchi-e-geositi/archivio/il-progetto-parchi-geominerari/parco-minerario-dellisola-delba
[17] Sala Tinozzi – Palazzo della Provincia di Pescara – Home https://www.facebook.com/pages/Sala-Tinozzi-Palazzo-della-Provincia-di-Pescara/295471470839548
[18] Riscoperta del patrimonio minerario abbandonato della … https://www.terredichieti.net/notizie/territorio/15671/riscoperta-del-patrimonio-minerario-abbandonato-della-maiella-incontro-al-museo-universitario-di-chieti
[19] Parte da Pescara il ciclo di incontri della Regione sugli incentivi per l’occupazione https://www.abruzzospeciale.it/2026/06/05/parte-da-pescara-il-ciclo-di-incontri-della-regione-sugli-incentivi-per-loccupazione/

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Roma sotto Roma

Jún 16th 2026 at 12:00

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Una Guida sull’immenso patrimonio con la Carta delle Cavità Sotterranee di Roma 2026

1. Introduzione: una città sopra un labirinto

Sotto strade, monumenti e quartieri di Roma si sviluppa una “città sotto la città”, un reticolo di cave, catacombe, cunicoli idraulici e altri ipogei scavato in oltre duemila anni di storia.


L’aggiornamento 2026 della Carta delle Cavità Sotterranee di Roma, curato da ISPRA, CNR-IGAG e Università della Tuscia, mostra che oltre 100 km2 del territorio urbano sono interessati da cavità artificiali, di cui quasi 61 km2 ricadono in aree a elevata densità di cavità.

Questa cartografia non ha solo valore culturale e scientifico, ma costituisce una base tecnica per la pianificazione urbanistica, la gestione del rischio di sinkhole antropogenici e la tutela del patrimonio storico?archeologico della Capitale.


2. Estensione e distribuzione delle cavità

Secondo i dati presentati da ISPRA nel 2026, la mappatura copre circa 350 km2 del territorio urbano romano caratterizzato dalla presenza di sistemi ipogei.

All’interno di quest’area sono stati censiti circa 5.600 elementi puntuali (cavità note ma senza estensione definita) e circa 1.600 elementi lineari o poligonali che rappresentano cunicoli e volumi di cavità mappati planimetricamente.

Le zone a maggiore densità di cavità risultano concentrate soprattutto nei Municipi I, II, IV, V e VIII, in corrispondenza delle aree storicamente interessate dallo sfruttamento di pozzolane e tufi e dalla presenza di estesi sistemi catacombali.


I settori nord-occidentali e occidentali della città mostrano invece una densità minore, in relazione alla diversa natura litologica dei terreni e alla più limitata attività estrattiva storica.


3. Tipologie principali di cavità sotterranee romane

La Carta delle Cavità Sotterranee di Roma distingue diverse categorie di vuoti artificiali, che riflettono funzioni, epoche e litologie differenti:

  • Cave di tufo e pozzolana:
  • Scavate prevalentemente nei terreni vulcanici che bordano a est e sud-est il centro storico.
  • Sono le cavità più diffuse e spesso organizzate in sistemi di gallerie a più livelli, con imbocchi alla base dei versanti.
  • Cave di conglomerati e sabbie:
  • Localizzate soprattutto nel settore sud-occidentale della città.
  • Generalmente meno estese delle cave di tufo e, a differenza di queste, non riutilizzate come necropoli, ma successivamente impiegate come depositi, fungaie o ambienti di servizio.
  • Catacombe e ipogei cimiteriali:
  • Rappresentano la seconda tipologia per estensione dopo le cave di tufo.
  • Utilizzate in particolare tra I e III secolo d.C. come luoghi di sepoltura e culto, spesso ricavate all’interno o in continuità con antiche gallerie estrattive.
  • Ipogei privati e strutture religiose (mitrei, cripte, ambienti di culto sotterranei):
  • Testimoniano usi rituali e residenziali del sottosuolo, spesso con forte valore archeologico.
  • Cunicoli idraulici e infrastrutture sotterranee:
  • Comprendono antichi acquedotti, drenaggi, condotte storiche e infrastrutture più recenti (gallerie di servizio, sottoservizi).
  • Riusi moderni:
  • Durante il Novecento molte cavità sono state sfruttate come rifugi antiaerei, depositi e fungaie, come testimoniato, ad esempio, nel comprensorio della Caffarella.

Questo mosaico di funzioni spiega la complessità della rete ipogea romana, con sistemi pluripiano a profondità variabile, spesso parzialmente sconosciuti, sotto quartieri densamente edificati.


4. Genesi storica: oltre duemila anni di scavi

Le cavità mappate hanno origine interamente antropica: sono il risultato cumulativo di attività estrattive, infrastrutturali, religiose e belliche svolte dall’età romana fino al XX secolo.

  • In età romana, le cave nei tufi e nelle pozzolane hanno garantito per secoli l’approvvigionamento dei materiali da costruzione per la città e il suo territorio.
  • Tra I e III secolo d.C., molte gallerie estrattive vennero riconvertite o affiancate da catacombe e ipogei cimiteriali, legati in particolare alle comunità cristiane.
  • Nel medioevo e nell’età moderna, alcune cavità continuarono a essere utilizzate per scopi agricoli e di servizio (conservazione, coltivazioni sotterranee, approvvigionamento idrico).
  • Nel Novecento, in particolare durante la Seconda guerra mondiale, ampi tratti di sottosuolo furono adattati come rifugi antiaerei, magazzini e percorsi di servizio.

L’immagine contemporanea è quindi quella di un sottosuolo multicronico, dove si intersecano cave antiche, catacombe, infrastrutture idrauliche e riusi moderni, spesso privi di una documentazione unitaria fino ai progetti ISPRA degli ultimi anni.


5. La prima Carta ISPRA (2017) e il salto al 2026

Prima della sistematizzazione curata da ISPRA, Roma non disponeva di una cartografia d’insieme né di un database completo che restituissero l’effettiva estensione delle cavità.


Gli studi archeologici e geotecnici avevano spesso carattere locale e risultavano dispersi in archivi differenti.

Nel 2017 ISPRA ha prodotto la prima Carta delle Cavità Sotterranee di Roma, affiancando ai dati puntuali una mappatura areale delle principali cavità e organizzando le informazioni in un sistema cartografico strutturato a quadranti.


Per raccogliere e uniformare i dati è stato creato un Gruppo di Lavoro che coinvolge Roma Capitale, CNR, Protezione Civile Nazionale, Roma Metropolitane, le principali associazioni speleologiche romane (tra cui Roma Sotterranea e Sotterranei di Roma) e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

L’aggiornamento 2026 rappresenta un salto di scala rispetto al 2017, sia per l’estensione dell’area coperta (circa 350 km² contro valori più limitati in precedenza) sia per la densità dei dati e l’integrazione con altre basi informative (cartografie archeologiche, archivi storici, database istituzionali, risultati di indagini dirette).


6. Fonti dati e metodologia di mappatura

La Carta delle Cavità Sotterranee di Roma 2026 è costruita integrando diverse categorie di fonti:

  • Letteratura scientifica e tecnica su archeologia del sottosuolo, geologia urbana, geotecnica e sinkhole.[web:18][web:17]
  • Archivi cartografici storici (mappe catastali, piante antiche, rilievi di cave e catacombe).[web:18][web:24]
  • Database istituzionali (archivi comunali, dati di Roma Metropolitane, progetti di monitoraggio ISPRA).[web:18][web:17]
  • Cartografie archeologiche prodotte da soprintendenze e Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.[web:18][web:24]
  • Indagini dirette e rilievi speleologici/geotecnici recenti, comprendenti anche contributi delle associazioni speleologiche romane.[web:18][web:24]

Dal punto di vista cartografico, la carta combina:

  • Dati puntuali: localizzazioni di cavità note prive di estensione geometrica precisa.
  • Dati lineari: tracciati di cunicoli, gallerie, percorsi ipogei.[web:24]
  • Dati poligonali: planimetrie e ingombri areali delle cavità maggiormente conosciute, cave, catacombe e grandi ipogei.[web:24]

Su questa base geometrica è costruita una mappa di densità dei sistemi ipogei, che esprime la concentrazione spaziale delle cavità e consente di individuare zone di maggiore o minore intensità di vuoti nel sottosuolo.[web:16][web:24]


7. Cavità sotterranee e sinkhole antropogenici a Roma

La presenza di cavità non note o non bonificate, in combinazione con perdite della rete idrica e dei sottoservizi, può produrre il collasso dei livelli superficiali del terreno con la formazione di sinkhole antropogenici (voragini urbane).[web:18][web:17]

Secondo il censimento ISPRA, dal XIX secolo a oggi a Roma sono stati registrati migliaia di eventi di sinkhole antropogenico, con una stima di circa 4.500 episodi e una media dell’ordine di decine/centinaia di nuovi casi all’anno nei periodi più recenti.[web:17][web:3]

Più di 30 km² del territorio urbano risultano essere stati interessati da fenomeni di sprofondamento nel corso di poco più di un secolo.[web:17]

Per analizzare questo fenomeno, ISPRA e CNR-IGAG hanno sviluppato dal 2017 un progetto specifico sulla suscettibilità agli sprofondamenti nel centro urbano di Roma, aggiornato nel 2025.[web:17][web:3]

Il progetto ha portato alla definizione di una mappa di suscettibilità ai sinkhole antropogenici, che classifica il territorio in base alla propensione al dissesto, superando la distinzione tradizionale rischio/pericolosità a favore di un’analisi probabilistica a lungo termine.[web:17][web:3]

Le aree a suscettibilità più elevata coincidono in larga parte con le zone di alta densità di cavità e con i settori caratterizzati da litologie vulcaniche più adatte allo scavo (tufi e pozzolane), confermando il legame tra rete ipogea, natura dei terreni e fenomeni di sprofondamento.[web:17][web:24]


8. Pianificazione urbanistica e gestione del rischio

La Presidente di ISPRA e i tecnici coinvolti nel progetto sottolineano come la conoscenza dettagliata del sottosuolo sia ormai indispensabile per la pianificazione dello sviluppo urbano di Roma e per la prevenzione dei rischi legati ai sinkhole.[web:24][web:27]

La Carta delle Cavità Sotterranee di Roma 2026 e la mappa di suscettibilità ai sinkhole possono essere utilizzate per:

  • Supportare la pianificazione urbanistica:
  • Identificando le aree dove nuovi carichi edilizi o infrastrutturali richiedono studi geotecnici di dettaglio e interventi di consolidamento.[web:18][web:17]
  • Definire priorità di monitoraggio e manutenzione:
  • Pianificando controlli mirati sulla rete idrica e sui sottoservizi nei quartieri con maggiore densità di cavità e più alta suscettibilità agli sprofondamenti.[web:17][web:3]
  • Gestire il rischio per infrastrutture strategiche (metropolitane, grandi vie di comunicazione, reti di servizio):
  • Incrociando i tracciati infrastrutturali con la mappa delle cavità per valutare interferenze e necessità di opere di mitigazione.[web:18][web:24]
  • Supportare la Protezione Civile:
  • Nella valutazione preventiva degli scenari di emergenza legati a voragini urbane e nell’individuazione delle aree critiche a scala comunale e metropolitana.[web:18][web:17]

In questo senso la carta non è un semplice prodotto descrittivo, ma un vero strumento operativo per amministrazioni, progettisti, servizi di emergenza e gestori delle reti.[web:18][web:24]


9. Valore culturale, archeologico e speleologico

Oltre agli aspetti di pericolosità, la carta restituisce il quadro di un patrimonio ipogeo straordinario, che intreccia geologia vulcanica, archeologia, storia urbana e pratiche sociali.[web:18][web:10]
Per la comunità speleologica e per chi si occupa di speleologia urbana, la mappa costituisce:

  • Una base di conoscenza per orientare esplorazioni, studi e progetti di documentazione del sottosuolo romano.
  • Uno strumento di dialogo con enti pubblici (Roma Capitale, ISPRA, CNR, Protezione Civile) per valorizzare i dati raccolti dalle associazioni speleologiche e integrarli nei database istituzionali.
  • Un punto di partenza divulgativo per raccontare al grande pubblico la “Roma nascosta”, come dimostrano gli articoli e le iniziative promosse da realtà come Scintilena e dai gruppi di esplorazione dei sotterranei.

Esempi concreti sono le esplorazioni e le visite guidate nel Parco della Caffarella, dove si possono osservare cave di pozzolana, catacombe, un mitreo e una fungaia, condensando in un solo contesto molti degli usi storici del sottosuolo romano.


10. Spunti per un approfondimento speleologico su Roma

Per chi volesse trasformare la Carta delle Cavità Sotterranee in materiale per articoli, conferenze o corsi di speleologia urbana, alcuni possibili filoni di approfondimento sono:

  1. La geologia come chiave di lettura del sottosuolo urbano:
  • Differenze tra terreni vulcanici (tufi, pozzolane) e terreni sedimentari (sabbie, conglomerati) nel controllo della distribuzione delle cavità.
  1. Dalle cave alle catacombe:
  • Processi di riuso delle gallerie estrattive come spazi funerari e religiosi tra I e III secolo d.C., con esempi lungo l’Appia Antica.
  1. Sinkhole antropogenici e città contemporanea:
  • Lettura integrata tra mappa delle cavità e mappa di suscettibilità agli sprofondamenti, casi studio di quartieri con alta frequenza di voragini.
  1. Citizen science speleologica:
  • Modalità con cui le associazioni possono contribuire con rilievi, segnalazioni e dati verificati all’aggiornamento continuo dei database ISPRA.
  1. Confronto con altre città sotterranee:
  • Paragoni metodologici con esperienze analoghe a Napoli o Parigi, in termini di cartografia ipogea, gestione del rischio e valorizzazione turistica.

11. Domande di ripasso e verifica

Per utilizzare questo materiale come guida di studio (ad esempio in vista di un articolo o di una relazione speleologica), possono essere utili alcune domande di controllo:

  1. Quali sono le principali tipologie di cavità sotterranee censite a Roma e in quali settori della città tendono a concentrarsi?
  2. Che differenze esistono tra le cave di tufo/pozzolana e le cave di conglomerati e sabbie, sia dal punto di vista geologico sia per gli usi storici?
  3. Quali sono le principali fonti dati utilizzate da ISPRA per costruire la Carta delle Cavità Sotterranee di Roma 2026?
  4. In che modo la mappa di densità dei sistemi ipogei viene costruita a partire da dati puntuali, lineari e poligonali?
  5. Che cosa si intende per sinkhole antropogenico e quale relazione lega questi fenomeni alla presenza di cavità sotterranee e alle perdite di rete idrica?
  6. Quali sono i principali risultati del progetto ISPRA–CNR IGAG sulla suscettibilità agli sprofondamenti nel centro urbano di Roma?[
  7. In che modo la Carta delle Cavità e la mappa di suscettibilità possono essere utilizzate nella pianificazione urbanistica della Capitale?
  8. Perché la partecipazione delle associazioni speleologiche romane è considerata strategica per l’aggiornamento continuo della carta?
  9. Quali esempi concreti di valorizzazione del patrimonio ipogeo romano (tour, esplorazioni guidate, percorsi didattici) sono citati nelle fonti?
  10. In che senso la Carta delle Cavità di Roma può diventare un modello o un termine di confronto per altre grandi città con estesi sistemi sotterranei?

Rispondere a queste domande aiuta a consolidare non solo i dati quantitativi (estensione, densità, numero di cavità), ma soprattutto la comprensione del rapporto tra sottosuolo, storia urbana, rischio geologico e pianificazione.

Fonti:

Fonti principali
• ISPRA — Carta delle Cavità Sotterranee di Roma 2026
https://www.isprambiente.gov.it/it/news/carta-delle-cavita-sotterranee-di-roma-2026[isprambiente]
• ISPRA — Carta delle cavità sotterranee di Roma
https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/cartografia/carta-delle-cavita-sotterranee-di-roma[isprambiente]
• ISPRA — La Città nascosta
https://www.isprambiente.gov.it/it/news/la-citta-nascosta[gov]
• ISPRA — Progetto “Studio della suscettibilità agli sprofondamenti nel centro urbano di Roma”
https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/sinkholes-e-cavita-sotterranee/i-sinkholes-antropogenici/progetti-e-collaborazioni/progetto-studio-della-suscettibilita-agli-sprofondamenti-nel-centro-urbano-di-roma[scintilena]
• ISPRA — I sinkholes antropogenici a Roma
https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/sinkholes-e-cavita-sotterranee/i-sinkholes-antropogenici/i-sinkholes-antropogenici-a-roma[scintilena]
Fonti Scintilena
• Scintilena — Roma sotto Roma, la nuova carta delle cavità sotterranee arriva il 10 giugno
https://www.scintilena.com/roma-sotto-roma-la-nuova-carta-delle-cavita-sotterranee-arriva-il-10-giugno/05/19/[scintilena]
• Scintilena — Sicurezza urbana e sinkhole a Roma: aggiornata la mappa di suscettibilità
https://www.scintilena.com/sicurezza-urbana-e-sinkhole-a-roma-aggiornata-la-mappa-di-suscettibilita/07/28/[scintilena]
• Scintilena — Sicurezza e mappatura delle cavità sotterranee nel Parco Regionale dell’Appia Antica
https://www.scintilena.com/sicurezza-e-mappatura-delle-cavita-sotterranee-nel-parco-regionale-dellappia-antica/07/04/[scintilena]
• Scintilena — Esplorazione Sotterranea nella Caffarella: Un Viaggio nel Cuore di Roma
https://www.scintilena.com/esplorazione-sotterranea-nella-caffarella-un-viaggio-nel-cuore-di-roma/10/31/[scintilena]
• Scintilena — Pagina categoria Lazio
https://www.scintilena.com/category/lazio/[scintilena]
• Scintilena — Roma presentata la prima mappa del sottosuolo con Sotterranei di Roma e Roma Sotterranea
https://www.scintilena.com/roma-presentata-la-prima-mappa-del-sottosuolo-con-sotterranei-di-roma-e-roma-sotterranea/06/29/[scintilena]
Altre fonti citate
• Città Metropolitana di Roma — “Carta delle cavità sotterranee di Roma” a cura di ISPRA
http://geologico.cittametropolitanaroma.it/pubblicazioni/carta-cavita-sotterranee-roma-cura-ispra[cittametropolitanaroma]
• CN Geologi — ISPRA: Roma sotto Roma, la nuova carta delle cavità sotterranee
https://www.cngeologi.it/2026/06/05/ispra-la-nuova-carta-delle-cavita-sotterranee/[cngeologi]
• Roma Capitale — Inquinamento dei terreni e delle falde acquifere
https://www.comune.roma.it/web/it/scheda-servizi.page?contentId=INF121302[roma]

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  • Orvieto, il Comune acquisisce gli ipogei turistici di Orvieto Underground
    Condividi Il consiglio comunale approva l’operazione sui giardini dell’ex ospedale e sulle grotte sottostanti. L’acquisto rientra nell’accordo di programma del 2015 e punta a integrare patrimonio, servizi e gestione del percorso sotterraneo. Acquisizione e valori economici Il Comune di Orvieto ha approvato l’acquisizione dell’area degli ex giardinetti dell’ospedale di piazza Duomo e delle grotte ipogee sottostanti, note nel circuito turistico come Orvieto Underground. La delibera è
     

Orvieto, il Comune acquisisce gli ipogei turistici di Orvieto Underground

Jún 15th 2026 at 10:00

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Il consiglio comunale approva l’operazione sui giardini dell’ex ospedale e sulle grotte sottostanti. L’acquisto rientra nell’accordo di programma del 2015 e punta a integrare patrimonio, servizi e gestione del percorso sotterraneo.

Acquisizione e valori economici

Il Comune di Orvieto ha approvato l’acquisizione dell’area degli ex giardinetti dell’ospedale di piazza Duomo e delle grotte ipogee sottostanti, note nel circuito turistico come Orvieto Underground.

La delibera è stata votata con 13 sì e una astensione, dando attuazione all’accordo di programma sottoscritto nel 2015 tra Comune, Usl Umbria 2 e Regione Umbria.

Il valore complessivo delle aree è stato fissato in 946 mila euro, mentre il credito del Comune per i lavori eseguiti sull’ex ospedale è di circa 890 mila euro.

Dopo la compensazione tra le reciproche posizioni, il corrispettivo finale da versare all’Usl è pari a circa 56 mila euro.[1]

Un percorso amministrativo lungo

L’operazione chiude un passaggio amministrativo aperto da anni e riguarda beni legati al complesso del Santa Maria della Stella.

Il consiglio comunale ha dato mandato agli uffici di procedere con l’atto pubblico di trasferimento e con gli adempimenti necessari al perfezionamento dell’acquisizione.

Il Comune subentrerà anche nei contratti di gestione già in essere, con l’obiettivo di mantenere continuità nell’uso delle aree e nella fruizione del percorso sotterraneo.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio che intreccia gestione urbana, tutela del sottosuolo e funzioni pubbliche nel centro storico.[1]

Orvieto Underground e speleologia urbana

Orvieto Underground è un sistema di cavità artificiali scavato nel tufo, composto da oltre 1.200 tra grotte, cunicoli, pozzi e cisterne.

Il percorso di visita si sviluppa nel sottosuolo della rupe e conserva tracce etrusche, medievali e moderne, con elementi come i colombai e i resti del mulino di Santa Chiara.

Per la speleologia, questo tipo di patrimonio rientra nella categoria delle cavità artificiali, un ambito che studia gli spazi ipogei creati dall’uomo e la loro evoluzione storica.

La loro gestione pubblica assume rilievo anche in termini di conservazione, perché il sottosuolo urbano è fragile e richiede monitoraggio, uso controllato e programmazione attenta.[2][3][4]

Impatto su servizi e turismo

Secondo l’amministrazione, l’acquisizione rafforza il controllo pubblico su un’area strategica per il centro storico e per l’accessibilità ai servizi.

Il parcheggio dei giardini dell’ex ospedale avrà un ruolo ancora più importante in vista dell’apertura della Casa di comunità, contribuendo alla funzionalità del presidio sanitario. Sul fronte turistico,

il Comune punta a integrare Orvieto Underground con gli altri attrattori culturali della città, mantenendo una gestione coordinata del percorso ipogeo.

In questo quadro, la valorizzazione delle grotte turistiche diventa anche un tema di equilibrio tra fruizione, tutela e governance pubblica.[5][2][1]

Una scelta per il sottosuolo

L’operazione conferma il peso del sottosuolo orvietano nella storia urbana della città e nella sua offerta culturale.

Il passaggio al patrimonio comunale permette di ricondurre gli ipogei a una regia unica, utile sia per la gestione sia per la promozione.

Per il mondo speleologico, il caso di Orvieto mostra come le cavità artificiali possano diventare parte stabile delle politiche cittadine, senza perdere il loro valore storico e documentario.

In una città costruita sopra e dentro la rupe, il rapporto tra superficie e ipogeo resta un elemento decisivo della pianificazione locale.[3][4][2][1]

Fonti
[1] Ok dal consiglio comunale all’acquisto dei giardini dell’ex … – Orvieto https://orvietosi.it/2026/06/ok-dal-consiglio-comunale-allacquisto-dei-giardini-dellex-ospedale-e-del-parco-delle-grotte/
[3D%3D&Expires=1781502016
[3] Orvieto Sotterranea: Un Viaggio nel Tempo tra Gallerie e Tesori Nascosti – Scintilena https://www.scintilena.com/orvieto-sotterranea-un-viaggio-nel-tempo-tra-gallerie-e-tesori-nascosti/07/04/
[4] Orvieto Underground: informazioni e orari https://www.orvietoviva.com/orvieto-underground/
[7] Straordinarie Scoperte Archeologiche a Orvieto – Scintilena https://www.scintilena.com/straordinarie-scoperte-archeologiche-a-orvieto/12/05/
[8] Nuovo studio rivoluziona la datazione del cranio di Petralona https://www.scintilena.com/nuovo-studio-rivoluziona-la-datazione-del-cranio-di-petralona-286-000-anni-svelano-segreti-dellevoluzione-umana-europea/09/01/
[11] Misteri etruschi e archeologia speleologica in proiezione al Museo … https://www.scintilena.com/a-grosseto-la-proiezione-del-documentario-campo-della-fiera-e-il-pozzo-del-tempo-il-18-luglio/07/16/
[21] Orvieto Underground it – – Umbria https://www.umbriatourism.it/it/-/orvieto-underground

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La miniera di magnetite più alta d’Europa tra storia, gallerie e memoria di valle

Jún 13th 2026 at 12:00

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Cogne, il complesso minerario di Colonna e Costa del Pino

La miniera di magnetite di Cogne, alle pendici del monte Creya, è oggi uno dei casi più significativi di archeologia mineraria alpina. Il complesso conta oltre 100 km di gallerie e si sviluppa tra i 2400 metri del villaggio di Colonna e i 2030 metri di Costa del Pino, ultimo ingresso a essere dismesso nel 1979. La storia del sito unisce attività estrattiva, vita di comunità e riuso turistico, con un forte legame con la memoria della valle.[1][2][3]

La storia della miniera di magnetite di Cogne

Le prime tracce documentate dello sfruttamento del giacimento risalgono al 1432, quando il minerale di Liconi compare in un atto di vendita legato alla proprietà vescovile delle miniere. Nel 1679 il vescovo vendette il complesso al Comune di Cogne, aprendo una lunga fase di gestione locale e poi industriale. Nel 1910 la direzione belga avviò la costruzione del villaggio minerario di Colonna, che divenne il punto più alto del sistema estrattivo e una delle miniere di ferro più alte d’Europa.[2][4]

Colonna, villaggio minerario all’avanguardia

Colonna ospitò fino a 1000 minatori, anche se in alcune fasi il numero stabile fu più basso, e offriva servizi poco comuni per l’epoca. Il villaggio comprendeva chiesa, mensa, cinema, campo da bocce e infermeria con apparecchiature moderne, compreso uno dei primi strumenti radiografici. Questa impostazione testimonia una stagione industriale che cercava di organizzare lavoro e vita quotidiana in quota, in un ambiente duro ma strutturato.[4][2]

Costa del Pino e le gallerie

Costa del Pino rappresenta l’accesso inferiore del complesso ed è stato l’ultimo ingresso a chiudere, nel 1979. Dopo la fine dell’attività estrattiva, il sito è rimasto oggetto di manutenzione fino al 2014, segno di un interesse costante per la conservazione delle strutture. Oggi i visitatori possono osservare macchinari e impianti nel loro posizionamento originario, elemento che rende il percorso particolarmente utile per leggere la storia tecnica della miniera di magnetite di Cogne.[5][2]

Dalla chiusura al turismo minerario

La miniera non fu esaurita al momento della chiusura, ma il progressivo approfondirsi del filone rese più complessa e meno sostenibile l’attività. Dopo la dismissione, il complesso è stato trasformato in sito turistico, con visite che accompagnano il pubblico lungo un tratto della storia industriale della valle. Dal 2017 le gallerie di Costa del Pino sono accessibili ai visitatori, consolidando il passaggio da luogo di produzione a spazio di memoria e divulgazione.[6][2]

Una memoria ancora viva in valle

La vicenda della miniera di magnetite di Cogne resta presente nelle famiglie e nei racconti della zona. Non si tratta solo di un sito tecnico o di un’attrazione turistica, ma di un frammento di storia recente che ha segnato il lavoro, l’insediamento umano e l’identità locale. Per il pubblico interessato alla speleologia e all’archeologia industriale, il complesso di Colonna e Costa del Pino offre un esempio raro di paesaggio sotterraneo e umano ancora leggibile.[7][1]

Fonti
[1] Vins des mines | Affinamento in miniera https://www.lacrotta.it/vins-des-mines.php?lang=it
[2] Alla scoperta della miniera di Cogne tra passato e futuro https://www.settimanaterra.org/node/2085
[3] Un viaggio lungo La Via della Magnetite di Cogne https://www.grand-paradis.it/it/eventi/2016/via-della-magnetite
[5] A Cogne si torna indietro nel tempo all’interno della miniera di magnetite https://www.tgtourism.tv/2018/06/cogne-tempo-miniera-magnetite-65843
[6] Miniere di Cogne: cosa sono e come arrivare – Lou Tchappe https://loutchappe.it/miniere-di-cogne-come-arrivare/
[7] Storia delle miniere di Cogne https://www.minieredicogne.it/it/storia-delle-miniere-di-cogne
[11] Nel cuore delle Apuane un minerale unico al mondo https://www.scintilena.com/nel-cuore-delle-apuane-un-minerale-unico-al-mondo/04/06/
[12] Belluno – Documentario sulle miniere di Valle Imperina – Scintilena https://www.scintilena.com/belluno-documentario-sulle-miniere-di-valle-imperina/07/21/
[13] Nel Parmense Stop alla riapertura delle miniere di Corchia – Scintilena https://www.scintilena.com/nel-parmense-stop-alla-riapertura-delle-miniere-di-corchia/02/20/
[14] Il fascino sommerso delle miniere allagate: un viaggio tra storia e profondità – Scintilena https://www.scintilena.com/il-fascino-sommerso-delle-miniere-allagate-un-viaggio-tra-storia-e-profondita/01/20/
[15] Alla scoperta delle meraviglie della geologia e della storia … https://www.scintilena.com/alla-scoperta-delle-meraviglie-della-geologia-e-della-storia-mineraria-della-zona-di-comeglians-escursione-organizzata-dal-centro-ricerche-carsiche-c-seppenhofer/06/28/
[16] Dossena, un viaggio al centro della terra tra miniere e grotte https://www.scintilena.com/dossena-un-viaggio-al-centro-della-terra-tra-miniere-e-grotte/12/07/
[17] Il ritorno delle miniere: non arrivando al titanio (per ora), grafite e manganese: si scava nel cuore della Liguria – Scintilena https://www.scintilena.com/il-ritorno-delle-miniere-titanio-e-grafite-si-scava-nel-cuore-della-liguria/07/05/
[18] La Terra Rossa: le miniere abbandonate della Marsica tornano al … https://www.scintilena.com/la-terra-rossa-le-miniere-abbandonate-della-marsica-tornano-al-centro-del-dibattito-culturale/05/07/
[19] Speleologia in Umbria: il Gruppo di Gualdo Tadino apre le gallerie minerarie – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-in-umbria-il-gruppo-di-gualdo-tadino-apre-le-gallerie-minerarie/04/30/
[20] Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna – Scintilena https://www.scintilena.com/route-mineraria-del-sud-ovest-della-sardegna/04/10/
[21] Miniere di Colonna, Taveronna (anello) – Cogne (AO) https://www.climbandtrek.it/wpns2/?p=39792
[22] Antiche miniere di ferro di Colonna – LoveVDA Responsive https://www.lovevda.it/it/banca-dati/7/escursioni-di-un-giorno/cogne/antiche-miniere-di-ferro-di-colonna/1200
[23] [PDF] Le vie del ferro – un itinerario intorno alle miniere di Cogne https://www.grand-paradis.it/sites/default/files/allegati/Le_vie_del_ferro.pdf
[24] Rivista Environnement https://www.regione.vda.it/gestione/riviweb/templates/aspx/environnement.aspx?pkArt=339

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  • Ponte Monumentale di Genova, visite nel ventre sotterraneo domenica 14 giugno
    Condividi Il Centro Studi Sotterranei accompagna il pubblico alla scoperta del Ponte Monumentale di Genova, con un percorso tra architettura ipogea, ingegneria storica e spazi normalmente non accessibili. La visita guidata nel sottosuolo Domenica 14 giugno 2026 è in programma una visita guidata nel ventre del Ponte Monumentale di Genova, proposta dal Centro Studi Sotterranei. L’iniziativa porta i partecipanti dentro una parte poco conosciuta del manufatto, dove si incontrano strutture tecn
     

Ponte Monumentale di Genova, visite nel ventre sotterraneo domenica 14 giugno

Jún 13th 2026 at 08:00

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Il Centro Studi Sotterranei accompagna il pubblico alla scoperta del Ponte Monumentale di Genova, con un percorso tra architettura ipogea, ingegneria storica e spazi normalmente non accessibili.

La visita guidata nel sottosuolo

Domenica 14 giugno 2026 è in programma una visita guidata nel ventre del Ponte Monumentale di Genova, proposta dal Centro Studi Sotterranei. L’iniziativa porta i partecipanti dentro una parte poco conosciuta del manufatto, dove si incontrano strutture tecniche, passaggi interni e grandi arcate di sostegno. La proposta si inserisce nel lavoro di divulgazione del Centro Studi Sotterranei, che da anni racconta la Genova sotterranea attraverso visite, ricerche e documentazione.[1][2]

L’appuntamento offre un’occasione per osservare da vicino un’opera urbana di fine Ottocento e per leggere il ponte anche dal punto di vista costruttivo. La visita riguarda gli spazi interni e ipogei, normalmente invisibili a chi attraversa la città in superficie.[3][4]

Ponte Monumentale e Genova sotterranea

Il Ponte Monumentale è una delle infrastrutture simboliche del centro genovese. La sua struttura collega aree urbane separate dal dislivello e custodisce al suo interno ambienti che raccontano la storia dell’ingegneria cittadina. In questi spazi si riconoscono gallerie, contrafforti e ampie aperture strutturali, elementi che definiscono la parte meno nota dell’opera.[4][3]

Nel corso degli anni, le visite organizzate dal Centro Studi Sotterranei hanno contribuito a far conoscere questo patrimonio nascosto. Anche il racconto della Genova sotterranea torna così al centro dell’attenzione, insieme al tema più ampio delle cavità artificiali e delle strutture ipogee urbane.[1][3]

Informazioni su orari e prenotazioni

La partecipazione è possibile solo con prenotazione obbligatoria. Le informazioni diffuse indicano il numero 375 5346629 per contatti e prenotazioni, con le fasce orarie già comunicate nelle precedenti attività del Centro Studi Sotterranei.[2][1]

Le visite guidate nel Ponte Monumentale sono a numero chiuso e si svolgono in turni. La durata prevista è di circa un’ora e mezza, un tempo utile per seguire il percorso con calma e per ascoltare le spiegazioni degli esperti.[3][4]

Un patrimonio da leggere

L’interesse per il Ponte Monumentale non riguarda solo l’aspetto visivo del manufatto, ma anche il suo valore come testimonianza della Genova storica. Le visite nel sottosuolo permettono di osservare soluzioni tecniche, materiali e strutture che restano fuori dal normale itinerario urbano.[5][3]

Per la speleologia urbana, il caso del Ponte Monumentale rappresenta un esempio di patrimonio costruito che merita attenzione, studio e divulgazione. La Genova sotterranea continua così a emergere come tema di interesse pubblico, soprattutto quando iniziative come questa aprono al pubblico spazi solitamente chiusi.[2][1]

Il lavoro del Centro Studi Sotterranei

Il Centro Studi Sotterranei di Genova è attivo da tempo nella ricerca e nella valorizzazione degli ambienti sotterranei cittadini. Le sue attività comprendono studi, esplorazioni, documentazione e visite guidate, con un’attenzione costante alle cavità artificiali e alle architetture ipogee.[6][1]

Nel caso del Ponte Monumentale, il lavoro dell’associazione rende accessibile una parte nascosta del monumento e offre al pubblico la possibilità di conoscere un frammento importante della storia urbana. Anche per questa ragione la visita del 14 giugno si inserisce in un percorso più ampio di conoscenza del sottosuolo genovese.[2][3]

Fonti
[1] Genova sotto i nostri piedi – Scintilena https://www.scintilena.com/genova-sotto-i-nostri-piedi/05/10/
[2] Domenica 14 giugno visita nel ventre del Ponte Monumentale con il Centro studi sotterranei – Liguria24 https://www.liguria24.it/2026/06/08/domenica-14-giugno-visita-nel-ventre-del-ponte-monumentale-con-il-centro-studi-sotterranei/855583/
[3] Esplorazione del Ponte Monumentale di Genova – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazione-del-ponte-monumentale-di-genova-aperte-le-prenotazioni-per-la-visita-guidata/02/06/
[4] Genova sotterranea: visite nel ventre del Ponte Monumentale e al … https://www.mentelocale.it/genova/122578-genova-sotterranea-visite-nel-ventre-del-ponte-monumentale-e-al-rifugio-antiaereo-di-campi.htm
[5] Ponte monumentale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_monumentale
[6] Il Centro Studi Sotterranei di Genova esplora l’acquedotto … https://www.scintilena.com/il-centro-studi-sotterranei-di-genova-esplora-lacquedotto-sotterraneo-di-gravina-in-puglia/04/26/
[14] Sulle tracce dell’acquedotto romano di Genova – Scintilena https://www.scintilena.com/sulle-tracce-dellacquedotto-romano-di-genova/03/10/
[15] Pagina 207 di 2373 – Una luce nel buio – il giornale … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/207/?ts=fENsZWFuUGVwcGVybWludEJsYWNrfHw1Y2U4NHxidWNrZXQwNjN8fHx8fHw2MDYyOGE5MzE4YjFifHx8MTYxNzA3MDczOS4xMTQyfGY0Yjc3MzUxOTQ5Y2RjNDdjZTFkOTlmYjkwY2U2Y2M3Yjk0OWE2Nzl8fHx8fDF8fDB8MHx8fHwxfHx8fHwwfDB8fHx8fHx8fHx8MHwxfHwwfDB8MXwwfDB8VzEwPXx8MXxXMTA9fDllODQyMTYzYTVkNGZhOTUzZjNkNDcwYTA5MDRkNjNlYTA2ZWNiOTN8fGRwLXRlYW1pbnRlcm5ldDA5XzNwaA%3D%3D
[16] On line l’archivio PDF degli articoli di Novembre 2021 di Scintilena https://www.scintilena.com/on-line-larchivio-pdf-degli-articoli-di-novembre-2021-di-scintilena/12/01/
[17] [PDF] Raccolta Luglio 2023 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[18] Visite nel ventre segreto del Ponte Monumentale: il 1° marzo si … https://genovaquotidiana.com/2026/02/24/visite-nel-ventre-segreto-del-ponte-monumentale-il-1-marzo-si-scende-nel-cuore-sotterraneo-della-citta/
[19] Nella “pancia” del Ponte Monumentale col Centro Studi Sotterranei https://genovaquotidiana.com/2019/02/04/nella-pancia-del-ponte-monumentale-col-centro-studi-sotterranei/
[20] Il Ponte Monumentale è tornato all’antico splendore – Genova24 https://www.genova24.it/2026/02/ponte-monumentale-restauro-concluso-452937/
[21] Genova segreta sotto il Ponte Monumentale, viaggio nei sotterranei … https://genovaquotidiana.com/2026/04/13/genova-segreta-sotto-il-ponte-monumentale-viaggio-nei-sotterranei-aperto-al-pubblico-ecco-quando-e-come-partecipare/
[22] Genova Sotterranea viaggiare CRIG (ponte monumentale via XX SETTEMBRE GENOVA) https://www.youtube.com/watch?v=cSdYwCwg5xY
[23] Notizie del 24 febbraio 2026 – Vivere Genova https://www.viveregenova.it/2026-02-24
[24] Si entra nel ventre cavo del Ponte Monumentale, visita guidata da un tombino al salone https://www.mentelocale.it/genova/127188-si-entra-nel-ventre-cavo-del-ponte-monumentale-visita-guidata-da-un-tombino-al-salone.htm

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  • Domus Liceo Cavour, una villa romana riemerge sotto la palestra di una scuola a Roma
    Condividi La Domus Liceo Cavour, scoperta nei sotterranei del Liceo Cavour vicino al Colosseo, collega racconti scolastici, indagini archeologiche e un progetto di apertura al pubblico.[1][2][3] Domus Liceo Cavour sotto il Liceo Cavour di Roma Negli ambienti sotterranei della palestra maschile del Liceo Scientifico Cavour sono emersi i resti, in ottimo stato di conservazione, di una porzione di grande domus di epoca medio-imperiale, oggi indicata come Domus Liceo Cavour.[2][1] Il sito s
     

Domus Liceo Cavour, una villa romana riemerge sotto la palestra di una scuola a Roma

Jún 12th 2026 at 11:00

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La Domus Liceo Cavour, scoperta nei sotterranei del Liceo Cavour vicino al Colosseo, collega racconti scolastici, indagini archeologiche e un progetto di apertura al pubblico.[1][2][3]

Domus Liceo Cavour sotto il Liceo Cavour di Roma

Negli ambienti sotterranei della palestra maschile del Liceo Scientifico Cavour sono emersi i resti, in ottimo stato di conservazione, di una porzione di grande domus di epoca medio-imperiale, oggi indicata come Domus Liceo Cavour.[2][1]

Il sito si trova nel rione Monti, in un settore centrale della Roma antica tra le Carinae e l’Esquilino, a breve distanza dal Colosseo.[4][2]

La scoperta è stata resa pubblica dopo l’avvio delle attività archeologiche e di pulizia degli ambienti interrati, partite nel quadro del progetto “Cantieri Narranti” della Soprintendenza Speciale di Roma.[1][2]

Racconti degli studenti e segnalazioni per la Domus Liceo Cavour

Per anni, all’interno del Liceo Cavour, hanno circolato racconti su ambienti e passaggi nascosti sotto gli spazi scolastici, considerati da molti poco più che una leggenda di istituto.[3][5]

Secondo la ricostruzione emersa tra fonti scolastiche e stampa internazionale, quelle voci hanno contribuito a riaccendere l’attenzione sul seminterrato, mentre il personale docente ha poi trasmesso le informazioni alla Soprintendenza, aprendo la strada all’intervento ufficiale.[5][3][1]

La notizia assume interesse anche per il mondo della speleoarcheologia urbana, perché mostra come un ambiente ipogeo frequentato solo marginalmente possa conservare strutture antiche ancora leggibili sotto edifici moderni.[2][5]

Villa romana del II secolo con affreschi e stucchi conservati

Le strutture individuate appartengono a una residenza della metà del II secolo d.C. o, più in generale, dell’età medio-imperiale, con ambienti voltati e superfici decorate ancora in parte leggibili.[3][2]

Le pareti e le volte conservano intonaci decorati, motivi floreali, figure umane e stucchi monocromi, mentre altre fonti segnalano anche affreschi e mosaici tra gli elementi più rilevanti del complesso.[4][2]

Prima degli interventi, la domus risultava in gran parte interrata e presentava cinque ambienti visibili, due dei quali non interessati direttamente dai lavori più recenti.[2]

Nomi antichi e contesto sociale della Domus Liceo Cavour

Uno dei dati più interessanti riguarda il rinvenimento storico di una fistula in piombo con i nomi di Umbria Albina e L. Fabius Gallus, elementi utili per la contestualizzazione cronologica e sociale del complesso.[2]
Questi riferimenti fanno pensare a un’abitazione collegata a personaggi di rango elevato, inserita in un settore urbano di particolare importanza nella topografia della Roma imperiale.[4][2]
Il nome definitivo della villa non è ancora fissato, e la denominazione Domus Liceo Cavour resta per ora quella adottata in attesa che lo scavo fornisca dati più certi sui proprietari e sulla storia edilizia della residenza.[1][3]

Apertura al pubblico della Domus Liceo Cavour e percorso di visita

Il progetto in corso prevede il consolidamento e il restauro delle murature e delle volte, la pulitura delle superfici decorate, la rimozione di elementi moderni intrusivi e la sistemazione degli accessi.[2]
È previsto anche un ingresso diretto dalla strada, con un percorso di visita corredato da apparati didattici e materiali informativi, così da rendere il sito fruibile in condizioni di maggiore sicurezza e accessibilità.[2]
Secondo le anticipazioni diffuse dalla stampa internazionale, scuola e soprintendenza puntano ad aprire la Domus Liceo Cavour ai visitatori, con la possibilità che proprio gli studenti coinvolti nella riscoperta possano diventare guide del futuro percorso.[6][3]

Archeologia urbana e memoria scolastica nel caso del Liceo Cavour

La vicenda del Liceo Cavour unisce memoria scolastica, stratificazione urbana e ricerca archeologica in uno dei punti più densi della città storica.[5][2]
In questo caso, il sottosuolo non ha restituito soltanto ambienti antichi ben conservati, ma anche un esempio concreto di come una segnalazione nata in ambito scolastico possa trasformarsi in un cantiere di studio e valorizzazione pubblica.[3][1][2]
Per Roma, la Domus Liceo Cavour aggiunge un nuovo tassello alla lettura del patrimonio nascosto sotto gli edifici contemporanei, con ricadute culturali che interessano archeologia, didattica e gestione dei siti ipogei.[3][2]

Fonti
[1] Domus Liceo Cavour https://www.liceocavour.edu.it/web/?page_id=1636
[2] [PDF] 132 – Domus Liceo Cavour https://soprintendenzaspecialeroma.it/wp-content/uploads/2026/03/id-132-Domus-Liceo-Cavour.pdf
[3] Italian teenagers discover 1800-year-old Roman luxury … https://www.livescience.com/archaeology/romans/italian-teenagers-discover-1-800-year-old-roman-luxury-house-underneath-their-high-school-gym
[4] Scoperta una domus romana sotto il liceo Cavour: affreschi … https://www.fanpage.it/roma/scoperta-una-domus-romana-sotto-il-liceo-cavour-affreschi-e-mosaici-nella-scuola-a-due-passi-dal-colosseo/
[5] A Second-Century Roman Villa Emerges Beneath Rome’s Liceo Cavour https://www.wantedinrome.com/news/a-second-century-roman-villa-emerges-beneath-romes-liceo-cavour.html
[6] Unos alumnos de Roma descubren una lujosa domus romana de … https://www.lavanguardia.com/historiayvida/20260605/11556926/alumnos-roma-descubren-lujosa-domus-romana-1800-anos-debajo-gimnasio-instituto-roma-coliseo.html
[12] Convegno: Cavità di origine antropica, modalità d’indagine, aspetti … https://www.scintilena.com/convegno-cavita-di-origine-antropica-modalita-dindagine-aspetti-di-catalogazione-analisi-della-pericolosita-monitoraggio-e-valorizzazione/11/28/
[13] Corso di speleoarcheologia con Sotterranei di Roma https://www.scintilena.com/corso-di-speleoarcheologia-con-sotterranei-di-roma/03/28/
[14] Nuovi scavi della Cattedra di Preistoria dell’Università di … https://www.scintilena.com/nuovi-scavi-della-cattedra-di-preistoria-delluniversita-di-roma-tor-vergata-a-sezze/08/16/
[15] Il Gruppo Vespertilio in azione in cavità artificiali https://www.scintilena.com/il-gruppo-vespertilio-in-azione-in-cavita-artificiali/05/06/
[16] XV Giornata Nazionale delle Miniere 2023: Territorio e Memorie a Domusnovas – Scintilena https://www.scintilena.com/xv-giornata-nazionale-delle-miniere-2023-territorio-e-memorie-a-domusnovas/05/23/
[17] Forum Novum: riprese le ricerche speleo-archeologiche https://www.scintilena.com/forum-novum-riprese-le-ricerche-speleo-archeologiche/02/10/
[18] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[19] Archeologia subacquea in ambienti chiusi: a Roma si svela il mondo … https://www.scintilena.com/archeologia-subacquea-in-ambienti-chiusi-a-roma-si-svela-il-mondo-sommerso/02/13/
[20] Lascaux: Quando il Patrimonio Paleolitico Incontra la Fragilità dell … https://www.scintilena.com/lascaux-quando-il-patrimonio-paleolitico-incontra-la-fragilita-dellambiente-carsico/01/20/
[21] Acquae Imperatorum: dieci anni di esplorazioni speleosubacquee … https://www.scintilena.com/acquae-imperatorum-dieci-anni-di-esplorazioni-speleosubacquee-svelano-il-sistema-idrico-nascosto-di-roma/03/02/
[22] Zone carsiche e Tubi di lava segnalati dall’UNESCO per diventare … https://www.scintilena.com/zone-carsiche-e-tubi-di-lava-segnalati-dallunesco-per-diventare-patrimonio-dellumanita/06/20/
[23] L’Acquedotto Vergine: Due Millenni di Ingegneria Idraulica Romana … https://www.scintilena.com/perfetto-ho-raccolto-unampia-documentazione-procedo-con-la-redazione-della-ricerca-approfondita/01/28/
[24] La Miniera Abbandonata non è una Rovina: è un Organismo che … https://www.scintilena.com/la-miniera-abbandonata-non-e-una-rovina-e-un-organismo-che-cambia/04/28/
[25] Le Rocce Sedimentarie: Gli Archivi Naturali della Storia … https://www.scintilena.com/le-rocce-sedimentarie-gli-archivi-naturali-della-storia-terrestre/10/04/
[26] Da una leggenda alla domus romana sotto il Cavour https://www.facebook.com/groups/873738140260282/posts/1772326290401458/
[27] Scoperta una domus romana sotto il liceo Cavour https://www.zazoom.it/2026-06-02/scoperta-una-domus-romana-sotto-il-liceo-cavour-affreschi-e-mosaici-nella-scuola-a-due-passi-dal-colosseo/19288988/
[28] Laboratori per le Scuole https://www.domusromanalucca.it/visite-scolastiche/
[29] Roma, una magnifica domus è stata scoperta sotto a un liceo https://initalia.virgilio.it/roma-magnifica-domus-liceo-67651
[30] Roman domus with intact paintings and stucco work … https://www.facebook.com/groups/thearchaeologynewsnetwork/posts/27911993181722195/
[31] Students uncover a 1,800-year-old Roman mansion hidden beneath their school gym in Rome https://timesofindia.indiatimes.com/world/rest-of-world/students-uncover-a-1800-year-old-roman-mansion-hidden-beneath-their-school-gym-in-rome/articleshow/131564773.cms
[32] Lettera_Orientamento_Sito https://lcavour.edu.it/wp-content/uploads/sites/922/Lettera_Orientamento_Sito.pdf?x84004
[33] Uns alumnes de Roma descobreixen una de luxosa domus romana de fa 1.800 anys sota el gimnàs del seu institut, a prop del Colosseu https://www.lavanguardia.com/encatala/20260608/11556954/uns-alumnes-roma-descobreixen-luxosa-domus-romana-fa-1-800-anys-sota-gimnas-seu-institut-prop-colosseu-ctx.html
[34] Domus Liceo Cavour https://www.liceocavour.edu.it/web/?p=1640

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  • Sicurezza in cavità urbane e ipogei: norme, rischi e strumenti per lavorare nel sottosuolo
    Condividi Dalla sicurezza in cavità urbane alla tutela archeologica, passando per gas, rilievi e rischio idrogeologico: il quadro tecnico e operativo per affrontare gli ipogei con metodo Le cavità urbane e gli ipogei stanno tornando al centro dell’attenzione per ragioni diverse: sicurezza del territorio, tutela archeologica, gestione del rischio idrogeologico e documentazione tecnica del sottosuolo. Nelle città italiane, reti di gallerie, cave sotterranee, cunicoli, catacombe, acquedotti e vu
     

Sicurezza in cavità urbane e ipogei: norme, rischi e strumenti per lavorare nel sottosuolo

Jún 11th 2026 at 11:00

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Dalla sicurezza in cavità urbane alla tutela archeologica, passando per gas, rilievi e rischio idrogeologico: il quadro tecnico e operativo per affrontare gli ipogei con metodo

Le cavità urbane e gli ipogei stanno tornando al centro dell’attenzione per ragioni diverse: sicurezza del territorio, tutela archeologica, gestione del rischio idrogeologico e documentazione tecnica del sottosuolo. Nelle città italiane, reti di gallerie, cave sotterranee, cunicoli, catacombe, acquedotti e vuoti antropici possono incidere sia sulla stabilità della superficie sia sulle modalità di accesso, esplorazione e studio.[1][2][3]

Il tema non riguarda solo la speleologia. Coinvolge amministrazioni, tecnici, archeologi e operatori che entrano in ambienti confinati o sospetti di inquinamento. Il D.P.R. 177/2011 impone che queste attività siano svolte solo da imprese o lavoratori autonomi qualificati, con requisiti minimi di esperienza e procedure specifiche per accesso, lavoro e soccorso.[4][5]

Sicurezza in cavità urbane e ambienti confinati: i rischi principali del sottosuolo

La sicurezza in cavità urbane parte dal riconoscimento dei rischi. Nei vuoti artificiali sotto le città, i pericoli più frequenti sono cedimenti strutturali, distacco di materiali, allagamenti, perdita di orientamento e presenza di gas o atmosfere povere di ossigeno.[6][7][8]

A questi si aggiunge il rischio territoriale. ISPRA segnala che nelle principali città italiane gli sprofondamenti del terreno e del manto stradale sono aumentati negli ultimi venti anni e che i sinkholes antropogenici sono spesso legati a cavità artificiali, cave sotterranee non bonificate e disfunzioni dei sottoservizi urbani. In molti casi gli eventi si manifestano durante piogge intense, mentre una parte è stata registrata in occasione di terremoti.[3][1]

Per questo la sicurezza in cavità urbane non può essere ridotta alla sola protezione individuale. Serve una lettura integrata del contesto, con valutazione preventiva del percorso, controllo dell’equipaggiamento, definizione dei ruoli nel gruppo e piano di emergenza comunicato anche all’esterno.[9][6]

Normative su cavità urbane private e accesso archeologico: cosa cambia prima di entrare

L’accesso a cavità urbane private richiede in primo luogo il consenso del proprietario o del soggetto che ha la disponibilità dell’area. Nei casi in cui l’ipogeo ricada in un contesto di interesse archeologico, storico o culturale, l’autorizzazione del privato non basta e va verificata la competenza della Soprintendenza o dell’ente gestore.[10][11][12]

La differenza tra sopralluogo tecnico e concessione di ricerca è sostanziale. Il sopralluogo tecnico serve di norma per verifica, ricognizione e documentazione preliminare, mentre la concessione di ricerca apre a indagini archeologiche vere e proprie e segue una procedura amministrativa più articolata, con istanza, progetto, responsabile scientifico e valutazione dell’autorità competente.[13][14][15]

In presenza di ritrovamenti fortuiti, la disciplina è ancora più precisa. L’articolo 90 del Codice dei beni culturali stabilisce che chi scopre fortuitamente cose di interesse archeologico deve farne denuncia entro ventiquattro ore al soprintendente, al sindaco o all’autorità di pubblica sicurezza, conservando il bene nel luogo e nelle condizioni in cui è stato rinvenuto, salvo necessità di rimozione per custodirlo in sicurezza. L’omessa denuncia è punita penalmente dall’articolo 175 del Codice, con arresto fino a un anno e ammenda da 310 a 3.099 euro.[16][17][18][19][20]

Gas in ipogeo, CO2 e ventilazione forzata: la gestione dell’atmosfera nei cunicoli

Tra i rischi meno visibili e più insidiosi negli ipogei c’è la qualità dell’aria. La CO2 è più pesante dell’aria e tende ad accumularsi nelle zone basse, nei pozzetti e nei tratti poco ventilati, dove può ridurre l’ossigeno disponibile e provocare ipossia, affaticamento, vertigini e perdita di coscienza.[8][21][22]

In questi contesti il rilevatore multigas è uno strumento operativo centrale. Va acceso prima dell’ingresso, mantenuto in funzione durante la progressione e usato soprattutto nei punti chiusi o a ristagno. I parametri più importanti sono ossigeno, CO2, H2S e gas infiammabili, con soglie di allarme configurate secondo il contesto. Un allarme non va mai ignorato: il protocollo corretto impone arresto della progressione e rientro verso una zona sicura.[23][24][25][26][8]

Quando l’atmosfera non è respirabile o presenta rischio di accumulo, si ricorre alla ventilazione forzata. I protocolli per ambienti confinati prevedono misurazione preliminare, immissione o estrazione dell’aria a seconda del contaminante, ricontrollo dei parametri e solo dopo eventuale autorizzazione all’accesso. La ventilazione naturale, in spazi chiusi o privi di aperture contrapposte, è spesso insufficiente.[27][28][29][30][31]

Rilievo topografico di cunicoli sotterranei e LiDAR smartphone: strumenti utili e limiti reali

La conoscenza geometrica degli ipogei è un altro passaggio decisivo. Il rilievo topografico di cunicoli sotterranei continua a basarsi su una combinazione di strumenti classici e tecnologie digitali. Bussola, clinometro e metro restano utili per la poligonale di base, mentre distanziometri laser, stazioni totali, scanner 3D e fotogrammetria permettono oggi una documentazione più rapida e completa.[32][33][34]

Per la sicurezza in cavità urbane, la cartografia non è solo una restituzione grafica. È uno strumento per leggere sviluppo, connessioni, quote, punti di restringimento, aree instabili e possibili interazioni con edifici e sottoservizi. Nei programmi di studio e prevenzione, ISPRA utilizza rilevamenti geologici, ricerche storiche e topografiche, immagini aeree e cartografia tematica proprio per valutare suscettibilità, pericolosità e rischio degli sprofondamenti.[35][36][37]

Negli ultimi anni si sono diffusi anche i sensori LiDAR integrati negli smartphone. In ipogeo possono essere utili per rilievi rapidi e modelli preliminari, ma presentano limiti chiari: portata ridotta attorno ai 5 metri, dipendenza dall’illuminazione e possibili deformazioni dovute agli algoritmi di ricostruzione e alle superfici bagnate o irregolari. Per documentazione tecnica di precisione restano più affidabili scanner dedicati o metodi integrati con controlli esterni.[34][38][39][40][41]

Bonifica, rischio idrogeologico e tutela del patrimonio ipogeo urbano

La messa in sicurezza degli ipogei urbani richiede un approccio progressivo. Prima si studia la cavità con rilievi, geofisica e modellazione, poi si sceglie l’intervento: consolidamento, riempimento controllato, drenaggio, sigillatura o monitoraggio continuo. Il problema non è solo la cavità in sé, ma il rapporto con l’acqua, con le fondazioni e con la rete infrastrutturale della città.[42][43][44][45][46]

La gestione del rischio idrogeologico negli spazi sotterranei urbani si regge infatti su tre pilastri: conoscenza del sottosuolo, controllo delle acque e sorveglianza nel tempo. Le mappe delle cavità aiutano a capire dove si concentrano i vuoti, mentre il controllo delle perdite idriche e delle infiltrazioni è essenziale per ridurre il rischio di sprofondamento e subsidenza. In questo quadro, la sicurezza in cavità urbane coincide spesso con la sicurezza del territorio soprastante.[46][47][1][3][35]

C’è poi il tema della tutela biologica. Molti ipogei urbani e naturali ospitano chirotteri, e ogni intervento di chiusura, bonifica o fruizione deve considerare la normativa di protezione delle specie e dei siti di rifugio. Anche questo aspetto rientra ormai nella gestione tecnica del patrimonio sotterraneo.[48]

L’insieme delle questioni emerse negli ultimi anni mostra un cambio di prospettiva. Le cavità urbane non sono più solo luoghi da esplorare o da mettere in sicurezza dopo un evento. Sono sistemi complessi, dove si incontrano speleologia, archeologia, diritto, idrogeologia, monitoraggio e pianificazione. Ed è proprio da questa integrazione che passa oggi una gestione più solida del sottosuolo urbano.[36][49][35]

Fonti
[1] I sinkholes antropogenici – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/sinkholes-e-cavita-sotterranee/i-sinkholes-antropogenici
[2] Classificazione dei sinkholes https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/sinkholes-e-cavita-sotterranee/classificazione-dei-sinkholes
[4] DPR 177 2011 e analisi delle procedure negli spazi confinati https://www.in-safety.it/dpr-177-procedure/
[5] INL: D.P.R. n. 177/2011 spazi confinati – EECO https://www.eeco.it/inl-d-p-r-n-177-2011-spazi-confinati/
[7] Rischi e cavità artificiali https://www.archeologiadelsottosuolo.com/rischi-e-cavita-artificiali/
[8] PERICOLO CO2 https://hansbrand.it/wp-content/uploads/2021/05/IT-Scheda-pericolo-CO2-web.pdf
[9] Sicurezza in grotta – Scintilena https://www.scintilena.com/sicurezza-in-grotta/03/17/
[10] Urbanistica. Accesso carrabile e pedonale da un’area … https://www.lexambiente.com/index.php/materie/urbanistica/consiglio-di-stato64/urbanistica-accesso-carrabile-e-pedonale-da-unarea-privata-su-strada-ad-uso-pubblico-senza-il-consenso-del-proprietario
[11] 11 https://www.gazzettaufficiale.it/atto/regioni/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=11&art.versione=1&art.codiceRedazionale=17R00054&art.dataPubblicazioneGazzetta=2017-04-22&art.idGruppo=4&art.idSottoArticolo=1
[12] Parere Archeologico https://sabapchpe.cultura.gov.it/servizi-al-cittadino/procedimenti/parere-archeologico/
[13] Tutela Archeologica – Soprintendenza ABAP dell’Area … https://sabapmetropolitanana.cultura.gov.it/servizi/tutela-archeologica/
[14] Concessione di ricerca – Direzione Generale per le Antichità http://2.42.228.117/archeologia/index.php?it%2F174%2Fconcessione-di-ricerca
[15] Istanza concessioni di ricerca e scavo – SABAP AP-FM-MC https://sabapascoli.cultura.gov.it/servizi/procedimenti/istanza-concessioni-di-ricerca-e-scavo/
[16] Art. 90 codice dei beni culturali e del paesaggio https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-seconda/titolo-i/capo-vi/sezione-i/art90.html
[17] Scoperte fortuite (artt. 90-93) http://sabap_ssnu.beniculturali.it/it/561/scoperte-fortuite-artt_-90-93
[18] Ritrovamenti fortuiti https://sabapumbria.cultura.gov.it/servizi-al-cittadino-2/ritrovamenti-fortuiti/
[19] Art. 175 codice dei beni culturali e del paesaggio https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-quarta/titolo-ii/capo-i/art175.html
[20] Ritrovamento di reperti archeologici https://italiaius.it/vincolo-monumentale/ritrovamento-di-reperti-archeologici
[21] Ghiaccio e fuoco: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda firmate … https://www.scintilena.com/ghiaccio-e-fuoco-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda-firmate-da-speleologi-italiani-sulla-rivista-del-cai/01/16/
[22] Anidride carbonica: scheda informativa sui rischi per la salute … https://www.temtop.co.uk/it/blogs/notizia/scheda-informativa-sui-rischi-per-la-salute-e-la-sicurezza-legati-al-biossido-di-carbonio
[23] Rilevatore di gas portatile per spazi confinati: scelta e … https://www.in-safety.it/rilevatore-di-gas-portatile-scelta-e-corretto-uso/
[24] 801206900004 – RILEVATORE 4 GAS CO2 – H2S -02- LEL https://www.cantelliscale.it/rilevatori-gas/1294-801206900004-rilevatore-4-gas-co2-h2s-02-lel-7061283179497.html
[25] Come scegliere il rilevatore di gas personale più adatto https://www.crowcon.com/it/article/how-to-choose-the-right-personal-gas-monitor/
[26] Rilevatore di fughe portatile: come funziona e perché è utile https://www.seitron.com/it/magazine/tecnologia/rilevatore-di-fughe-portatile-come-funziona-e-perche-e-utile/
[27] Aerazione spazi confinati – attrezzature e metodologie https://www.in-safety.it/aerazione-spazi-confinati-metodo-calcolo/
[28] Spazi confinati: lavorare in sicurezza – ICOTEA https://www.icotea.it/lavoro-spazi-confinati-guida-alla-sicurezza-sul-lavoro
[29] Ventilare uno spazio confinato: i 4 errori da non fare https://www.in-safety.it/ventilare-uno-spazio-confinato-i-4-errori-da-non-fare/
[30] Spazi confinati Il calcolo della portata di aria di ricircolo – InSic https://www.insic.it/wp-content/uploads/attach/nigri_6_20.pdf
[31] Sicurezza negli spazi confinati: alcune buone pratiche https://www.puntosicuro.it/spazi-confinati-C-46/sicurezza-negli-spazi-confinati-alcune-buone-pratiche-AR-18297/
[32] Mappe dall’Oscurità: come nasce la cartografia del mondo sotterraneo https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-nasce-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo-3/04/25/
[33] Mappe dall’Oscurità: Come Nasce la Cartografia del … – Scintilena https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-nasce-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo/08/15/
[34] Rilievi 3D in ambiente sotterraneo, il CNRS coordina un confronto … https://www.scintilena.com/rilievi-3d-in-ambiente-sotterraneo-il-cnrs-coordina-un-confronto-tra-tecnologie-di-scansione/05/21/
[35] Mappe delle Grotte: Strumento Scientifico per la Sicurezza del … https://www.scintilena.com/mappe-delle-grotte-strumento-scientifico-per-la-sicurezza-del-territorio-e-la-gestione-delle-acque-sotterranee/04/26/
[36] Progetti e collaborazioni — Italiano – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/sinkholes-e-cavita-sotterranee/i-sinkholes-naturali/progetti-e-collaborazioni
[37] Mappe sotterranee al servizio della sicurezza: quando la cartografia … https://www.scintilena.com/mappe-sotterranee-al-servizio-della-sicurezza-quando-la-cartografia-delle-grotte-diventa-strumento-di-prevenzione/10/06/
[38] Innovazione nel Rilievo 3D delle Grotte: Lidar e … – Scintilena https://www.scintilena.com/innovazione-nel-rilievo-3d-delle-grotte-lidar-e-smartphone-rivoluzionano-la-speleologia/12/07/
[39] confronto tra SfM-MVS e LiDAR iOS – Scintilena https://www.scintilena.com/tecnologie-digitali-per-la-documentazione-geologica-confronto-tra-sfm-mvs-e-lidar-ios/02/25/
[40] TEST E VALUTAZIONI METRICHE DEL SENSORE LIDAR DI … https://www.archcalc.cnr.it/indice/PDF33.1/03_Fiorini.pdf
[41] [Grotte, Lidar, iPhone e 3D] Sabato 30 Novembre sono … https://www.facebook.com/tredimetrica/posts/grotte-lidar-iphone-e-3dsabato-30-novembre-sono-stato-nel-montello-treviso-invit/1204392494482348/
[42] Ragusa sotterranea a rischio: il geologo Ruggieri chiede … – Scintilena https://www.scintilena.com/ragusa-sotterranea-a-rischio-il-geologo-ruggieri-chiede-il-monitoraggio-delle-latomie-carsiche/04/09/
[43] Sicurezza e mappatura delle cavità sotterranee nel Parco Regionale … https://www.scintilena.com/sicurezza-e-mappatura-delle-cavita-sotterranee-nel-parco-regionale-dellappia-antica/07/04/
[44] Uno sguardo agli interventi di messa in sicurezza per la … https://www.authorea.com/doi/10.22541/au.160349196.60718210
[45] allegato 3 – criteri generali per la selezione e l’esecuzione https://bonifichesiticontaminati.mite.gov.it/wp-content/uploads/2024/12/Proposta-Allegato-3.pdf
[46] Sinkhole urbani – Risultati raggiunti — Italiano – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/il-progetto-sinkhole/sinkhole-urbani-risultati-raggiunti
[47] Descrizione del rischio meteo-idrogeologico e idraulico https://www.protezionecivile.gov.it/it/approfondimento/descrizione-del-rischio-meteo-idrogeologico-e-idraulico/
[48] Pipistrelli, cosa dice la legge in Italia https://www.tutelapipistrelli.it/2012/09/28/pipistrelli-cosa-dice-la-legge-in-italia/
[49] Il CRIGA sbarca su Radio Fragola: il patrimonio speleo … – Scintilena https://www.scintilena.com/il-criga-sbarca-su-radio-fragola-il-patrimonio-speleo-archeologico-del-fvg-in-diretta/05/05/
[50] [PDF] primo convegno italiano sul recupero e la riabilitazione dei chirotteri http://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2015/10/Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf
[51] Indice leggi speleo https://www.scintilena.com/indice-leggi-speleo/07/20/
[52] Associazioni in rete https://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2019/04/Tutela-pipistrelli-APS-SENZA-FIRME.pdf
[53] Tutela dell’Uomo di Altamura: la lettera del CARS alla Soprintendenza https://www.scintilena.com/tutela-delluomo-di-altamura-la-lettera-del-cars-alla-soprintendenza/09/26/
[54] Sinkhole in Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/sinkhole-in-italia-il-progetto-ispra-aggiorna-la-mappa-degli-sprofondamenti-naturali-e-antropici/05/21/
[55] Le catacombe di Parigi riaprono e riaccendono il dibattito … https://www.scintilena.com/le-catacombe-di-parigi-riaprono-e-riaccendono-il-dibattito-etico-sul-trattamento-dei-resti-umani-nelle-istituzioni-culturali-e-scientifiche/04/15/
[56] Sinkhole: Quando la Terra Sprofonda – Scintilena https://www.scintilena.com/sinkhole-le-cause-delle-voragini-della-terra/10/04/
[57] BOL_CFLP_2 https://www.scintilena.com/allegati/bollettinofealc2.pdf
[58] Protezione delle grotte e del carsismo, le raccomandazioni della UIS … https://www.scintilena.com/protezione-delle-grotte-e-del-carsismo-le-raccomandazioni-della-uis-in-21-lingue/08/22/
[59] Acque sotterranee negli Stati Uniti: una nuova mappa ad alta … https://www.scintilena.com/acque-sotterranee-negli-stati-uniti-una-nuova-mappa-ad-alta-risoluzione/02/16/
[60] Progetto Sebino, denti e ossa di orso delle caverne emergono dal … https://www.scintilena.com/progetto-sebino-denti-e-ossa-di-orso-delle-caverne-emergono-dal-fango-dellabisso-di-bueno-fonteno/03/08/
[61] Spazi Confinati e Ambienti sospetto inquinamento – DPR 177/11 https://www.vegaformazione.it/PB/Spazi-confinati-normativa-Dpr-177-2011-sospetto-inquinamento-p204.html
[62] DPR 177/2011: quando è applicabile? – Spazi confinati https://www.puntosicuro.it/spazi-confinati-C-46/dpr-177/2011-quando-applicabile-AR-17077/
[63] Alcuni chiarimenti sul DPR 177/2011 – PuntoSicuro https://www.puntosicuro.it/spazi-confinati-C-46/alcuni-chiarimenti-sul-dpr-177/2011-AR-18868/?iFromNewsletterID=2341&iIdNumLike=15531&sGiveMeUsername=true
[64] [PDF] IL D.P.R. 177/2011 – PuntoSicuro https://www.puntosicuro.info/documenti/documenti/121107_spazi_confinati_dpr_177_criticita.pdf
[65] Gli SPAZI CONFINATI e gli ambienti con sospetto di … https://foir.it/storage/events/1059/teaching_materials/zI1aOM5CESWhebHaWofPKtlSd2Zs3l-metaU3BhemkgQ29uZmluYXRpIC0gSW5nLiBGcmFuY2VzY28gTWljb21vbmFjby5wZGY=-.pdf
[66] [PDF] LEGGI ED ALTRI ATTI NORMATIVI – Lisa Servizi http://staging.lisaservizi.it/wp-content/uploads/2023/07/dpr-177-2011-spazi-confinati.pdf
[67] d.lgs. n. 42 del 2004 (bb.cc.aa.) https://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2004_0042.htm

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    Condividi Speleologia in cavità artificiali, pericoli e rischi al centro dell’incontro dedicato al volume di Gabriele La Rovere Sabato 20 giugno alle ore 18.00 il CAI L’Aquila ospiterà la presentazione del libro Speleologia in cavità artificiali. Pericoli e rischi. Linee guida di Gabriele La Rovere. L’appuntamento si terrà nella Sala Iacobucci della sede del CAI L’Aquila in via Sassa 34, uno spazio conferenze interno alla sede sezionale.[1][2] Il libro sulla speleologia in cavità artificia
     

Speleologia in cavità artificiali, all’Aquila la presentazione del libro su pericoli, rischi e linee guida

Jún 11th 2026 at 10:00

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Speleologia in cavità artificiali, pericoli e rischi al centro dell’incontro dedicato al volume di Gabriele La Rovere

Sabato 20 giugno alle ore 18.00 il CAI L’Aquila ospiterà la presentazione del libro Speleologia in cavità artificiali. Pericoli e rischi. Linee guida di Gabriele La Rovere. L’appuntamento si terrà nella Sala Iacobucci della sede del CAI L’Aquila in via Sassa 34, uno spazio conferenze interno alla sede sezionale.[1][2]

Il libro sulla speleologia in cavità artificiali

Il volume dedicato alla speleologia in cavità artificiali nasce da anni di ricerca, da esperienza diretta sul campo e da un confronto costante con altri speleologi. Il testo si presenta come un lavoro costruito attraverso lo scambio di competenze, esperienze e punti di vista, con l’obiettivo di offrire una panoramica aggiornata dell’argomento.

Al centro del libro ci sono i temi dei pericoli e rischi connessi alla ricerca sotterranea in ambienti artificiali. Non si tratta soltanto di un inquadramento teorico. Il volume viene proposto come uno strumento operativo, pensato per accompagnare una gestione più consapevole, sicura e sostenibile delle attività di esplorazione e studio.

In questo senso, la speleologia in cavità artificiali viene affrontata come un ambito che richiede attenzione tecnica, capacità di lettura del contesto e valutazione preventiva delle criticità. Il richiamo ai pericoli e rischi non è solo descrittivo. Diventa parte di un approccio pratico che punta a definire linee guida utili per chi opera nel sottosuolo.

Pericoli e rischi nella ricerca sotterranea in cavità artificiali

La presentazione del libro porta l’attenzione su un settore della speleologia che negli ultimi anni ha assunto un rilievo crescente. Le cavità artificiali, per loro natura, impongono problemi specifici. Ogni ambiente può presentare condizioni differenti in termini di accessibilità, stabilità, qualità dell’aria, presenza di ostacoli e conservazione delle strutture.

Per questo il tema dei pericoli e rischi richiede strumenti chiari e un linguaggio condiviso. Le linee guida diventano un riferimento importante sia per l’attività esplorativa sia per la documentazione, il rilievo e la tutela degli ambienti ipogei di origine antropica. Il libro di Gabriele La Rovere si inserisce in questo quadro con l’intento di mettere ordine in una materia complessa e molto concreta.

La speleologia in cavità artificiali, infatti, non riguarda soltanto la scoperta di nuovi percorsi. Riguarda anche il modo in cui si entra, si osserva e si documenta un ambiente fragile. Parlare di pericoli e rischi significa quindi parlare anche di responsabilità, preparazione e metodo.

Linee guida e confronto nel CAI L’Aquila

La scelta del CAI L’Aquila come sede dell’incontro colloca la presentazione in un contesto già attivo sul piano culturale e divulgativo. La sezione aquilana ha sede in via Sassa 34. Nello stesso edificio si trova la sala conferenze dedicata a Michele Iacobucci, indicata dal CAI L’Aquila come spazio per incontri e presentazioni.[2][3][4][1]

L’incontro delle ore 18.00 offrirà quindi un momento di confronto pubblico su un tema tecnico ma molto attuale. La speleologia in cavità artificiali, con il suo carico di pericoli e rischi, richiede infatti occasioni di approfondimento accessibili anche a chi opera sul territorio, nei gruppi speleologici e nelle realtà associative.

La presentazione del libro potrà interessare chi si occupa di esplorazione, sicurezza, studio del sottosuolo e valorizzazione del patrimonio ipogeo. Le linee guida proposte nel volume si collocano in un ambito che unisce pratica, prevenzione e conoscenza. In questo quadro, la speleologia in cavità artificiali torna al centro dell’attenzione come disciplina che chiede competenza e strumenti adeguati.

Fonti
[1] Info Point – Club Alpino Italiano Sezione dell … https://cailaquila.it/la-sezione/info-point/
[2] La Sede – Club Alpino Italiano Sezione dell’ … https://cailaquila.it/la-sezione/la-sede/
[3] SEZ. L’AQUILA https://archivio.cai.it/sezione/laquila/
[4] PRESENTAZIONE DEL “BOLLETTINO” DELLA SEZIONE … https://cailaquila.it/attivita-cai-laquila/presentazione-del-bollettino-della-sezione-cai-laquila/
[9] A L’Aquila per Esplorare il mondo sotterraneo: al via il 26° Corso di … https://www.scintilena.com/a-laquila-esplorare-il-mondo-sotterraneo-al-via-il-26-corso-di-introduzione-alla-speleologia/02/14/
[10] Indirizzi dell’Abruzzo – Scintilena http://www.scintilena.com/speleoit/indirizzi/abruzzo/abruzzo.html
[11] Mostra fotografica “Ipogei d’Abruzzo”: un viaggio suggestivo nelle … https://www.scintilena.com/mostra-fotografica-ipogei-dabruzzo-un-viaggio-suggestivo-nelle-grotte-e-miniere-abruzzesi/11/22/
[12] Corsi di speleologia in tutta Italia per principianti – Scintilena https://www.scintilena.com/corsi-di-speleologia-in-tutta-italia-per-principianti-2/03/05/
[13] Rinnovo della Direzione della Scuola Nazionale di Speleologia CAI https://www.scintilena.com/rinnovo-della-direzione-della-scuola-nazionale-di-speleologia-cai/12/27/
[14] Esami di Accertamento per Istruttori di Speleologia: Nuovi Passi Verso la Crescita della Scuola Nazionale del CAI – Scintilena https://www.scintilena.com/esami-di-accertamento-per-istruttori-di-speleologia-nuovi-passi-verso-la-crescita-della-scuola-nazionale-del-cai/08/30/
[15] Una nuova rivista del CAI segna la fine dell’era ‘Montagne 360’ – Scintilena https://www.scintilena.com/una-nuova-rivista-del-cai-segna-la-fine-dellera-montagne-360/12/20/
[16] Il convegno di speleologia umbra. Il programma definitivo – Scintilena https://www.scintilena.com/il-convegno-di-speleologia-umbra-il-programma-definitivo/12/17/
[17] UN LIBRO FOTOGRAFICO SUL BUCO DEL PIOMBO E … – Scintilena https://www.scintilena.com/un-libro-fotografico-sul-buco-del-piombo-e-il-complesso-dellalpe-del-vicere-per-festeggiare-i-50-anni-di-speleo-club-cai-erba/09/10/
[18] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2120/?t=50654352&wpmp_switcher=desktop
[19] Le fonti di informazione di Scintilena – Scintilena https://www.scintilena.com/le-fonti-di-informazione-di-scintilena/11/09/
[20] Come funziona Scintilena: Le nostre fonti di informazione (per … https://www.scintilena.com/come-funziona-scintilena-le-nostre-fonti-di-informazione-per-adesso/05/21/
[21] Tracciamento aereo sotterraneo: tutte le tecniche per seguire l’aria … https://www.scintilena.com/tracciamento-aereo-sotterraneo-tutte-le-tecniche-per-seguire-laria-nelle-grotte/03/13/
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[23] CAI L’Aquila sito Ufficiale https://cailaquila.it
[24] Notizie&Avvisi – Club Alpino Italiano Sezione dell’ … https://cailaquila.it/notizieavvisi/
[25] Cai L’Aquila https://www.facebook.com/caiaq/?locale=it_IT
[26] Cai L’Aquila https://www.caiabruzzo.it/cai-l-aquila/
[27] Club Alpino Italiano Sezione dell’Aquila https://cailaquila.it/attivita-cai-laquila/
[28] “Conoscere la Montagna” del CAI Giovani https://cailaquila.it/attivita-cai-laquila/conoscere-la-montagna-del-cai-giovani/
[29] Diventa Socio / Rinnova – Club Alpino Italiano Sezione dell’ … https://cailaquila.it/diventa-socio-rinnova/
[30] GIORNATA DEL CAI DELL’AQUILA – Club Alpino Italiano … https://cailaquila.it/attivita-cai-laquila/giornata-del-cai-dellaquila/
[31] Programma 2024 – Club Alpino Italiano Sezione dell’ … https://cailaquila.it/le-attivita-del-cai/programma-2024/
[32] “Conoscere la Montagna” del CAI Giovani https://cailaquila.it/attivita-cai-laquila/conoscere-la-montagna-del-cai-giovani-3/
[33] Programma 2026 – Club Alpino Italiano Sezione dell’ … https://cailaquila.it/le-attivita-del-cai/programma-2026/

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  • Memoria, ricerca e attualità: online il nuovo numero di “Sopra e sotto il Carso”
    Condividi Dal X Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali al ritorno dell’archivio storico di Scintilena, passando per biodiversità, carsismo e attività esplorative: un numero ricco di spunti dalla rivista del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” È disponibile il numero 5/2026 di Sopra e sotto il Carso, la rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia, che anche questo mese propone un ampio panorama di notizie, approfondimenti storici, attività esp
     

Memoria, ricerca e attualità: online il nuovo numero di “Sopra e sotto il Carso”

Jún 5th 2026 at 05:00

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Dal X Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali al ritorno dell’archivio storico di Scintilena, passando per biodiversità, carsismo e attività esplorative: un numero ricco di spunti dalla rivista del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”

È disponibile il numero 5/2026 di Sopra e sotto il Carso, la rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia, che anche questo mese propone un ampio panorama di notizie, approfondimenti storici, attività esplorative e contributi scientifici dedicati al mondo della speleologia.

L’editoriale di Maurizio Tavagnutti presenta un numero costruito attorno al dialogo tra memoria e ricerca, nel quale anniversari, attività sul campo e riflessioni sul futuro della disciplina si intrecciano in modo naturale.

Ampio spazio viene dedicato alle attività svolte dal gruppo nel corso del mese di maggio: esplorazioni, ricerche di nuove cavità, documentazione fotografica, rilievi, attività formative, conferenze e progetti di studio distribuiti tra il Carso goriziano, il Friuli orientale e altre aree di interesse speleologico.

Tra gli articoli di attualità trova posto la Giornata Mondiale della Biodiversità, con un richiamo all’importanza degli ecosistemi sotterranei e alla scelta di Meta bourneti e Meta menardi come “Animali di Grotta dell’Anno 2026” da parte della Società Speleologica Italiana.

Particolarmente interessante il resoconto del X Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali, svoltosi a Urbino dal 15 al 17 maggio. Il contributo ripercorre le principali sessioni scientifiche e documenta come alcune delle ricerche presentate abbiano avuto un immediato riscontro istituzionale, contribuendo all’avvio di verifiche sulla presenza di ordigni bellici nei fondali della costa pesarese e nelle gallerie sotterranee dell’area urbinate.

Il numero ospita inoltre un approfondimento dedicato al ritorno online degli Annales Scintilena, l’archivio storico in formato PDF che raccoglie oltre venticinquemila articoli pubblicati negli ultimi decenni e che costituisce oggi una delle più vaste raccolte documentali sulla speleologia italiana contemporanea. Grazie per averci ospitato!

Di particolare valore storico e scientifico è poi l’articolo di Rino Semeraro che, a sessant’anni dagli studi di Fabio Forti e Tullio Tommasini, ripercorre l’evoluzione delle ricerche sul carsismo del Friuli Venezia Giulia e l’influenza che quei lavori hanno avuto sulla moderna carsologia.

Completano il numero contributi dedicati alla storia degli studi sul Timavo, agli aggiornamenti sui progetti del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”, alla speleofilia, alla memoria della Grande Guerra, alle novità bibliografiche e agli appuntamenti della comunità speleologica.

Un’importante informazione “tecnica”: Il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” aps comunica che il suo profilo ufficiale è stato violato da un attacco informatico e non è più accessibile né sicuro ed invita tutti gli utenti a non utilizzare il vecchio sito o eventuali link ad esso collegati. Il nuovo sito, attualmente in fase di ristrutturazione, sarà raggiungibile all’indirizzo: www.seppenhofer.org

Nel complesso, la rivista conferma la vocazione della rivista goriziana a documentare non solo le attività del proprio territorio, ma anche le principali iniziative, riflessioni e tendenze che attraversano oggi la speleologia italiana

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  • Giornata Nazionale delle Miniere 2026: Domusnovas celebra la Miniera di San Michele tra speleologia, storia e geologia
    Condividi Il 30 e 31 maggio 2026, la comunità di Domusnovas ospita la XVIII edizione della Giornata Nazionale delle Miniere con un programma ricco di eventi dedicati alla speleologia, alla storia mineraria e alla valorizzazione del territorio sardo. Giornata Nazionale delle Miniere 2026: il programma a Domusnovas La XVIII Giornata Nazionale delle Miniere trova quest’anno sede a Domusnovas, nel Sulcis-Iglesiente, con un programma articolato su due giorni: sabato 30 e domenica 31 maggio
     

Giornata Nazionale delle Miniere 2026: Domusnovas celebra la Miniera di San Michele tra speleologia, storia e geologia

Máj 29th 2026 at 20:28

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Il 30 e 31 maggio 2026, la comunità di Domusnovas ospita la XVIII edizione della Giornata Nazionale delle Miniere con un programma ricco di eventi dedicati alla speleologia, alla storia mineraria e alla valorizzazione del territorio sardo.


Giornata Nazionale delle Miniere 2026: il programma a Domusnovas

La XVIII Giornata Nazionale delle Miniere trova quest’anno sede a Domusnovas, nel Sulcis-Iglesiente, con un programma articolato su due giorni: sabato 30 e domenica 31 maggio 2026. L’iniziativa è organizzata dallo Speleo Club Domusnovas in collaborazione con l’Associazione Circhiola e l’Associazione Mineralogica Domusnovas. L’evento gode del patrocinio del Comune di Domusnovas e del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna.

Il filo conduttore dell’intera manifestazione è la Miniera di San Michele, un sito di rilevanza storica e naturalistica che ha segnato profondamente l’identità del territorio. Geologia, storia e speleologia sono i tre ambiti tematici attorno a cui ruotano le iniziative in programma. La Giornata Nazionale delle Miniere rappresenta ogni anno un appuntamento di riferimento per chi studia e promuove il patrimonio minerario italiano.


Trekking minerario lungo il Sentiero dei Minatori: escursione gratuita alla Miniera di San Michele

Sabato 30 maggio, alle ore 8.30, prende il via il trekking gratuito “Lungo il Sentiero dei Minatori”, organizzato dallo Speleo Club Domusnovas. Il punto di ritrovo è fissato presso la Chiesetta di San Giovanni, nelle vicinanze delle Grotte di San Giovanni.

Il percorso si sviluppa su circa 6 chilometri, con un dislivello di 186 metri e una durata stimata di 4 ore. I partecipanti sono accompagnati da una guida ambientale escursionistica. Il tracciato attraversa luoghi legati alla memoria operaia e mineraria della zona, offrendo una lettura del paesaggio che unisce natura e storia del lavoro.

È presente un breve tratto di galleria. Per questo motivo è obbligatorio portare una torcia — anche quella dello smartphone è considerata sufficiente — oltre a scarpe da trekking, acqua, snack e abbigliamento a strati.

La prenotazione è obbligatoria. Per iscriversi è possibile contattare lo Speleo Club Domusnovas al numero 3405841129 oppure via email all’indirizzo speleoclubdomusnovas@gmail.com.


Museo Mineralogico e patrimonio geologico: visite aperte nei locali dell’ex Montegranatico

Per entrambe le giornate — sabato 30 e domenica 31 maggio — è prevista l’apertura del Museo Mineralogico, curato dall’Associazione Mineralogica Domusnovas. La sede è negli storici locali dell’ex Montegranatico, con orario continuato dalle 9.00 alle 19.30.

Il museo raccoglie una selezione di minerali e reperti legati al patrimonio geologico locale. La sua apertura nei giorni della Giornata Nazionale delle Miniere intende rendere accessibile al pubblico un aspetto spesso poco conosciuto della storia mineraria della Sardegna. La speleologia e la geologia trovano in questo contesto una cornice espositiva concreta e tangibile.


Presentazione del libro su Lord Thomas Allnutt Brassey e il lavoro delle cernitrici

Nel pomeriggio di sabato 30 maggio, alle ore 17.30 presso Casa Pirinu in Corso Repubblica a Domusnovas, l’Associazione Circhiola organizza la presentazione del volume “Lord Thomas Allnutt Brassey. Genio e impresa di un aristocratico inglese in Sardegna” (Isolapalma, 2025), scritto dal geologo Mauro Giuseppe Buosi.

Il libro ripercorre la figura di un imprenditore britannico che ebbe un ruolo significativo nello sviluppo dell’industria mineraria sarda tra Ottocento e Novecento. La serata include anche l’inaugurazione di un pannello commemorativo dedicato alle cernitrici di Domusnovas, a cura di Iride Peis. Le cernitrici erano le lavoratrici addette alla selezione manuale del minerale estratto: una componente essenziale del lavoro minerario, la cui memoria è ancora viva nel tessuto sociale della comunità locale.

L’iniziativa si inserisce in un percorso di recupero della memoria storica legata alla Miniera di San Michele e al lavoro che vi si svolgeva, con attenzione tanto alle figure imprenditoriali quanto a quelle operaie.


Convegno sulla Miniera di San Michele: geologia, storia e speleologia a confronto

La domenica 31 maggio, alle ore 17.30 presso l’ex Mulino Sa Ferraria in Via Stazione, lo Speleo Club Domusnovas organizza il convegno conclusivo dell’evento: “Convegno sulla Miniera di San Michele — Geologia / Storia / Speleologia”.

Il convegno rappresenta il momento di approfondimento scientifico e culturale della due giorni. Geologia, storia e speleologia sono trattati come chiavi di lettura complementari per comprendere la Miniera di San Michele nella sua complessità. Ricercatori, appassionati e membri delle associazioni organizzatrici si confrontano su un patrimonio che ha ancora molto da raccontare.

La speleologia riveste un ruolo centrale nella valorizzazione di questo sito. Le cavità naturali e artificiali legate all’attività estrattiva sono oggetto di studio e documentazione da parte dello Speleo Club Domusnovas, che da anni opera sul territorio con finalità scientifiche e divulgative.


Giornata Nazionale delle Miniere: un appuntamento nazionale che valorizza il patrimonio minerario italiano

La Giornata Nazionale delle Miniere è un appuntamento promosso ogni anno per richiamare l’attenzione sul patrimonio minerario italiano, spesso sottovalutato rispetto ad altre forme di eredità culturale. Domusnovas, con la sua storia estrattiva e la presenza delle Grotte di San Giovanni — una delle cavità naturali più note della Sardegna — è un contesto particolarmente significativo per ospitare questa XVIII edizione.

Il Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, che patrocina l’evento, è riconosciuto dall’UNESCO come uno dei parchi geominerari più importanti d’Europa. La sua partecipazione istituzionale sottolinea il valore di un’iniziativa che unisce speleologia, geologia e storia in un’ottica di tutela e promozione territoriale.


Informazioni pratiche per partecipare agli eventi della Giornata Nazionale delle Miniere a Domusnovas

  • Trekking “Lungo il Sentiero dei Minatori” — Sabato 30 maggio, ore 8.30, ritrovo alla Chiesetta di San Giovanni. Prenotazione obbligatoria: 3405841129 / speleoclubdomusnovas@gmail.com
  • Museo Mineralogico — Sabato 30 e domenica 31 maggio, dalle 9.00 alle 19.30, ex Montegranatico.
  • Presentazione libro su Lord Thomas Allnutt Brassey — Sabato 30 maggio, ore 17.30, Casa Pirinu, C.so Repubblica, Domusnovas.
  • Convegno sulla Miniera di San Michele — Domenica 31 maggio, ore 17.30, ex Mulino Sa Ferraria, Via Stazione snc.

Organizzatori: Speleo Club Domusnovas, Associazione Circhiola, Associazione Mineralogica Domusnovas. Patrocinio: Comune di Domusnovas, Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna.

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  • Sotto Roma c’è un’altra Roma: la geomorfologia rivela il paesaggio sepolto dell’Urbs antica
    Condividi La prima mappa dettagliata a scala 1:5000 del centro storico di Roma ricostruisce tremila anni di trasformazioni del suolo tra rischi naturali e depositi antropici profondi fino a 20 metri Geomorfologia urbana di Roma: cos’è lo studio dell’Urbs Un gruppo di ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma — Francesca Vergari, Gian Marco Luberti, Alessia Pica e Maurizio Del Monte — ha pubblicato nel 2020 sul Journal of Maps uno studio dedicato alla geomorfologia del centro storico
     

Sotto Roma c’è un’altra Roma: la geomorfologia rivela il paesaggio sepolto dell’Urbs antica

Máj 29th 2026 at 09:00

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La prima mappa dettagliata a scala 1:5000 del centro storico di Roma ricostruisce tremila anni di trasformazioni del suolo tra rischi naturali e depositi antropici profondi fino a 20 metri

Geomorfologia urbana di Roma: cos’è lo studio dell’Urbs

Un gruppo di ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma — Francesca Vergari, Gian Marco Luberti, Alessia Pica e Maurizio Del Monte — ha pubblicato nel 2020 sul Journal of Maps uno studio dedicato alla geomorfologia del centro storico di Roma, l’area corrispondente all’antica Urbs, delimitata dalle mura aureliane.

Lo studio approfondisce un lavoro avviato nel 2016, quando fu presentata la prima carta geomorfologica dell’area centrale di Roma alla scala 1:10.000.

Il nuovo contributo porta la scala di dettaglio a 1:5000, raddoppiando la risoluzione cartografica e quadruplicando lo spazio disponibile per la rappresentazione dei dati.

Questo avanzamento tecnico ha permesso di descrivere con maggiore precisione le forme del paesaggio urbano, distinguendo tra processi naturali e modificazioni indotte dall’attività umana nel corso di circa tremila anni.

La geomorfologia urbana di Roma è un campo di ricerca che studia come le forme del terreno influenzano lo sviluppo delle città, come le attività urbane modificano i processi geologici di superficie e quali rischi naturali derivano da questa interazione.

Nel caso di Roma, la complessità è eccezionale per la durata e l’intensità delle trasformazioni storiche.

Valli sepolte e colline artificiali: il paesaggio nascosto sotto Roma

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio riguarda la profondità delle trasformazioni antropiche del territorio.

Sotto le strade e gli edifici del centro storico di Roma si trovano depositi antropici spessi fino a 20 metri, che nel corso dei secoli hanno progressivamente riempito le antiche valli naturali.

Un esempio documentato è il Fosso di Santa Croce, un antico corso d’acqua che scorreva tra la zona di San Giovanni e Santa Croce in Gerusalemme.

Oggi è completamente sepolto sotto la città moderna, ma la sua presenza è ricostruibile attraverso l’incrocio di dati archeologici, geognostici e geoarcheologici.

Accanto alle valli scomparse, lo studio descrive anche la formazione di colline artificiali.

Il Monte della Giustizia, per esempio, deve la sua origine alla costruzione, a partire dal VI secolo a.C., di un imponente sistema difensivo militare che comprendeva le Mura Serviane, un fossato e un terrapieno. Questa struttura ha elevato progressivamente la superficie del colle Esquilino fino a farne il rilievo più alto di Roma sulla sponda sinistra del Tevere.

Un altro esempio è Monte Giordano, nel rione Ponte, citato persino da Dante nella Divina Commedia: si tratta di un accumulo di materiali di riporto che nei secoli ha formato un’altura artificiale nel tessuto urbano medievale.

La geomorfologia urbana di Roma rivela quindi un territorio profondamente ri-modellato, in cui il paesaggio naturale originario è spesso irriconoscibile senza strumenti di analisi specializzati.

L’Antropocene a Roma: tremila anni di modificazioni del territorio

Il concetto di Antropocene — il periodo geologico in cui l’attività umana è diventata la principale forza di modifica della superficie terrestre — trova a Roma una delle sue espressioni più documentate e continue.

Il termine fu proposto da Paul Crutzen e Eugene Stoermer nel 2000, ma l’idea che l’uomo agisse come agente geomorfologico alla pari di altri processi naturali era già stata avanzata nel 1873 dal geologo italiano Antonio Stoppani. Nel caso di Roma, questa sovrapposizione tra processi naturali e antropici si estende per circa tremila anni senza soluzione di continuità.

I ricercatori hanno combinato dati provenienti da fonti molto diverse: analisi cartografiche multitemporali, dati archeologici, indagini geognostiche e geoarcheologiche. Le evidenze del Circo Massimo e dell’Isola Tiberina hanno permesso di ricostruire le condizioni paleogeografiche al momento della fondazione di Roma. I dati sulle antiche aree paludose hanno consentito di ricostruire la rete idrografica naturale originaria del centro urbano.

Questa metodologia interdisciplinare è considerata dagli autori fondamentale per distinguere ciò che è naturale da ciò che è stato costruito o trasformato dall’uomo nella geomorfologia urbana della città.

Carta geomorfologica a scala 1:5000: innovazioni metodologiche nella cartografia urbana

Sul piano tecnico, lo studio ha verificato se la legenda sviluppata per la mappa del 2016 potesse essere adattata portando la scala a 1:5000. Il risultato è positivo: il raddoppio della scala ha reso possibile inserire nuovi simboli cartografici e distinguere con maggiore precisione tra forme del terreno di origine naturale e di origine antropica.

La carta geomorfologica a questa scala ha applicazioni concrete nella pianificazione urbana. Gli autori sottolineano che mappe di questo tipo possono essere utilizzate come strumento complementare per la valutazione dei rischi naturali in ambito urbano. Il metodo è ritenuto replicabile per altri centri storici, in Italia e all’estero.

Rischi naturali e subsidenza: le implicazioni pratiche per la sicurezza di Roma

I materiali antropici non consolidati che riempiono le antiche valli di Roma non sono soltanto un dato storico e scientifico. Hanno implicazioni dirette sulla sicurezza del territorio urbano.

Depositi di riporto di questa natura possono causare fenomeni di subsidenza, cedimenti del terreno e collasso della superficie stradale. In caso di evento sismico, questi materiali tendono ad amplificare le onde sismiche, aumentando il rischio per gli edifici sovrastanti.

La conoscenza dettagliata della geomorfologia urbana di Roma diventa quindi uno strumento di prevenzione. Sapere dove si trovano le valli sepolte, quali aree sono costruite su riporti profondi e dove il terreno naturale è stato più alterato permette di orientare le scelte progettuali e le politiche di pianificazione del rischio. Per una città che ospita un patrimonio architettonico e storico di portata mondiale, questa conoscenza assume un valore operativo preciso.

Fonte: Vergari F., Luberti G.M., Pica A., Del Monte M. (2020). Geomorphology of the historic centre of the Urbs (Rome, Italy). Journal of Maps, 16(1), 6–17. https://doi.org/10.1080/17445647.2020.1761465

Vedi anche: https://www.facebook.com/share/1D6VpUyfKb/?mibextid=wwXIfr

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  • Speleologia urbana a Cagliari: 50 anni di esplorazioni nel convegno “Sentieri nel Buio”
    Condividi Il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano celebra mezzo secolo di ricerca e divulgazione speleologica con una giornata di studi all’Exma, tra bilanci, tecnologie 3D e nuove scoperte nel mondo ipogeo Il mondo sotterraneo della Sardegna si racconta in una giornata di studi che mette al centro la speleologia urbana a Cagliari e il patrimonio ipogeo dell’isola. Sabato 30 maggio 2026, negli spazi dell’Exma in via San Lucifero 71, si tiene il convegno “Sentieri nel Buio. 50 anni di
     

Speleologia urbana a Cagliari: 50 anni di esplorazioni nel convegno “Sentieri nel Buio”

Máj 29th 2026 at 06:00

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Il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano celebra mezzo secolo di ricerca e divulgazione speleologica con una giornata di studi all’Exma, tra bilanci, tecnologie 3D e nuove scoperte nel mondo ipogeo

Il mondo sotterraneo della Sardegna si racconta in una giornata di studi che mette al centro la speleologia urbana a Cagliari e il patrimonio ipogeo dell’isola.

Sabato 30 maggio 2026, negli spazi dell’Exma in via San Lucifero 71, si tiene il convegno “Sentieri nel Buio. 50 anni di ricerca e divulgazione speleologica del G.S.A.G.S.”, organizzato dal Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Cagliari.

L’incontro, a ingresso libero fino a esaurimento posti, rappresenta il momento culminante della prima parte di iniziative legate al cinquantennale dell’associazione.

L’evento dedicato alla speleologia urbana a Cagliari arriva dopo mesi di appuntamenti che hanno riscosso un’ampia partecipazione.

Tra questi, la visita alla cavità artificiale di S’Avanzada, aperta al pubblico per la prima volta, e gli itinerari al Pozzo di San Pancrazio, all’Acquedotto Romano e all’area archeologica di Sant’Eulalia, accompagnati da una mostra fotografica.

Il convegno si propone come spazio di confronto tra speleologi, rappresentanti della Federazione Speleologica Sarda, studiosi, istituzioni e cittadini.

Al centro del dibattito, la tutela del patrimonio ipogeo sardo, le trasformazioni della disciplina nell’isola e le prospettive future.

L’apertura dei lavori e i saluti istituzionali

La giornata prende il via alle 9:30 con l’accoglienza dei partecipanti. Alle 10:00 sono previsti i saluti di Nicola Sitzia, presidente del G.S.A.G.S., e di Gianni De Falco, presidente della Federazione Speleologica Sarda.

Intervengono poi Luisa Giua Marassi, assessora all’ecologia urbana, ambiente e verde pubblico del Comune di Cagliari.

Per la Regione Autonoma della Sardegna portano il loro saluto Rosanna Laconi, assessora della Difesa dell’Ambiente, e Ilaria Portas, assessora della Pubblica Istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

Il programma del convegno speleologia Sardegna 2026: dalla storia alle nuove tecnologie

Alle 10:45 iniziano gli interventi tecnici. Cristiana Cilla, Luchino Chessa, Antonio Trogu e Roberto Sanna del G.S.A.G.S. aprono con “Esplorazioni nelle cavità artificiali di Cagliari: un percorso lungo 50 anni”.

Il panel ripercorre l’impegno del gruppo nella scoperta, nello scavo e nell’apertura di siti sotterranei cittadini.

Un lavoro condotto in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna.

Alle 11:45 Roberto Nini, archeologo e speleologo del Gruppo Speleologico UTEC di Narni, presenta il caso di “Narni Sotterranea – Come la speleologia può cambiare l’economia di un luogo”. Un esempio concreto di come la ricerca ipogea possa incidere sullo sviluppo economico e turistico di un territorio.

Alle 12:15 Marco Mattana e Alessandro Lai, esploratori storici del G.S.A.G.S., approfondiscono il tema dell’Acquedotto Romano di Karales. L’intervento illustra le fasi di una scoperta che i cagliaritani hanno potuto osservare da vicino proprio grazie a “Sentieri nel Buio”.

Dopo cinquant’anni di ricerche e indagini, il gruppo ha portato alla luce il tracciato dell’acquedotto romano.

Un percorso di circa 40 chilometri di condotte che dalla sorgente di Cabudacquas, nel territorio di Villamassargia, conduceva l’acqua fino all’antica Karales.

Alle 12:45 Alice Scanu del G.S.A.G.S. interviene su “Rilievo 3D e realtà immersiva per conoscere, valorizzare e condividere il mondo ipogeo”. L’intervento mostra come le tecnologie digitali permettano di esplorare virtualmente ambienti ipogei, carsici e artificiali. Un’esperienza immersiva che rende accessibile a tutti un patrimonio spesso nascosto.

Archivio digitale, ricerca scientifica e il futuro della speleologia urbana a Cagliari

Dopo la pausa delle 13:15, i lavori riprendono alle 14:30. Silvia Arrica del G.S.A.G.S. traccia una “Storia della speleologia e sua evoluzione in Sardegna”.

L’intervento inquadra la disciplina come scienza a tutti gli effetti. Non solo attività sportiva, ma studio delle cavità naturali che abbraccia geologia, idrologia, biospeleologia e fenomeni fisici del sottosuolo.

Alle 15:00 Francesca Deiana e Marco Frau presentano il “Progetto O.R.M.E. – Organizzazione e Raccolta Memorie Esplorative”. Si tratta del primo archivio digitale che raccoglie i dati delle grotte scoperte ed esplorate dal gruppo in cinquant’anni di attività. Un database con sistema di ricerca rapida e filtri. Uno strumento pensato per consultare le informazioni e pianificare nuove campagne di esplorazione.

Alle 15:30 Jo De Waele, professore ordinario al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna, tiene una relazione su “L’importanza delle grotte e della speleologia nella ricerca scientifica: alcuni esempi concreti”.

Dopo un coffee break, alle 16:45 Marco Frau e Davide Godani curano l’intervento “Esplorazione: dove il mondo non ha fine”. Un racconto dell’esplorazione carsica come viaggio nelle profondità della Terra. Un’esperienza che segna la crescita personale e restituisce alla grotta il suo carattere di frontiera ancora inviolata.

Alle 17:30 Diego Vacca, vicepresidente G.S.A.G.S., e Davide Godani affrontano il tema della speleosubacquea. Il panel ripercorre la storia di questa specializzazione nel gruppo, dalle origini fino alle esperienze più recenti tra le acque sotterranee.

Le nuove scoperte e le prospettive per l’esplorazione ipogea

Alle 18:00 Angelo Naseddu, presidente della Federazione Speleologica Sarda, ripercorre le origini della FSS. A seguire, alle 18:15, Francesca Deiana e Marco Frau presentano per la prima volta al pubblico i risultati delle esplorazioni nella grotta “La Grande Illusione”, nel territorio dell’Iglesiente. Una delle ricerche in profondità più rilevanti condotte dal Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano negli ultimi vent’anni.

La moderazione dell’intera giornata è affidata a Giorgia Antoni, Lavinia Congiu e Andrea Rinaldi del G.S.A.G.S.

L’iniziativa “Sentieri nel Buio” riprenderà dopo l’estate con seminari in collaborazione con l’Università di Cagliari e le scuole.

Sono inoltre previste attività di divulgazione scientifica e l’apertura al pubblico della biblioteca del gruppo.

Un patrimonio documentale di circa 5.000 titoli, tra le principali collezioni speleologiche della Sardegna.

L’appuntamento del 30 maggio conferma l’attenzione verso la speleologia urbana a Cagliari come disciplina capace di connettere passato e presente, ricerca scientifica e partecipazione. Per informazioni è possibile scrivere a info@gsags.it.

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  • Magliano Sotterranea, a Magliano Sabina un incontro sulla ricerca delle infrastrutture idrauliche ipogee
    Condividi Il 30 maggio 2026, nella sala consiliare del Comune di Magliano Sabina, il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio presenta il progetto dedicato al vicus e alle antiche opere sotterranee. L’iniziativa riunisce istituzioni, speleologi e archeologi attorno allo studio delle infrastrutture idrauliche ipogee e alla lettura del territorio. L’appuntamento a Magliano Sabina L’incontro è in programma sabato 30 maggio 2026 alle ore 17.00 nella sala consiliare del Comune di Magliano Sabina.
     

Magliano Sotterranea, a Magliano Sabina un incontro sulla ricerca delle infrastrutture idrauliche ipogee

Máj 28th 2026 at 10:00

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Il 30 maggio 2026, nella sala consiliare del Comune di Magliano Sabina, il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio presenta il progetto dedicato al vicus e alle antiche opere sotterranee. L’iniziativa riunisce istituzioni, speleologi e archeologi attorno allo studio delle infrastrutture idrauliche ipogee e alla lettura del territorio.

L’appuntamento a Magliano Sabina

L’incontro è in programma sabato 30 maggio 2026 alle ore 17.00 nella sala consiliare del Comune di Magliano Sabina.

L’evento porta il titolo “Magliano Sotterranea” e punta a ricostruire il rapporto tra il centro abitato e il suo sottosuolo, con particolare attenzione alle opere idrauliche antiche. La proposta nasce in un contesto che unisce ricerca speleologica, archeologia e tutela del patrimonio ipogeo.[2][3][1]

Il progetto di ricerca

Il cuore della serata è la presentazione del progetto “Magliano Sotterranea” affidata a Tullio Bernabei del GSS, prevista tra le 17.30 e le 17.45.

Il tema è la ricerca e lo studio delle antiche infrastrutture idrauliche ipogee, un ambito che interessa sia la speleologia sia la conoscenza storica dei sistemi di captazione, scolo e distribuzione dell’acqua.

Nella tradizione speleologica italiana, lo studio del sottosuolo viene letto come attività scientifica e non solo esplorativa.[3][1][2]

Il vicus di Magliano Sabina

Subito dopo, dalle 17.45 alle 18.00, è previsto l’intervento di Cristiano Ranieri del GSAV sul vicus di Magliano Sabina.

L’analisi del vicus offre un passaggio utile per collegare i resti di superficie con le tracce sotterranee, in una lettura integrata del paesaggio storico.

Per la speleologia archeologica, questo tipo di indagine aiuta a comprendere come le comunità antiche abbiano gestito l’acqua e occupato gli spazi ipogei.[1][2][3]

I saluti istituzionali

Il programma prevede i saluti istituzionali di Giulio Falcetta, sindaco di Magliano Sabina, di Eleonora Berni, consigliere della Regione Lazio, di Antonella Santini, presidente della Federazione Speleologica del Lazio, e di Nadia Fagiani, funzionaria della Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti.

La moderazione è affidata ad Antonella Chieti, assessore alla cultura del Comune di Magliano Sabina.

La presenza di questi soggetti segnala un interesse condiviso per la valorizzazione del sottosuolo e per la documentazione dei beni ipogei.[2][3][1]

Speleologia e tutela

L’iniziativa rientra in un filone ormai consolidato della speleologia italiana, che considera le cavità naturali e artificiali come archivi di dati scientifici e storici.

Le grotte e i vuoti sotterranei conservano informazioni su acqua, sedimenti, uso umano e trasformazioni del territorio.

Per questo la ricerca sulle infrastrutture idrauliche ipogee richiede rilievi accurati, documentazione rigorosa e collaborazione tra gruppi speleologici, enti di tutela e amministrazioni locali.[3][1][2]

Un tema di interesse regionale

Per il Lazio, la proposta di Magliano Sabina si inserisce in una rete di attenzione crescente verso il patrimonio sotterraneo e le sue relazioni con i centri storici.

La partecipazione della Federazione Speleologica del Lazio e della Soprintendenza ABAP indica che il tema non riguarda solo la memoria locale, ma anche la gestione culturale del territorio. In questa prospettiva, “Magliano Sotterranea” assume il valore di un momento di studio pubblico e di confronto tecnico.[1][2][3]

Informazioni essenziali

L’appuntamento è aperto al pubblico interessato alla speleologia, all’archeologia e alla storia del territorio.

La data è sabato 30 maggio 2026, l’orario di inizio è alle 17.00 e la sede è la sala consiliare del Comune di Magliano Sabina. Il percorso della serata unisce ricerca scientifica, lettura del vicus e attenzione alle antiche infrastrutture idrauliche ipogee.[2][3][1]

L'articolo Magliano Sotterranea, a Magliano Sabina un incontro sulla ricerca delle infrastrutture idrauliche ipogee proviene da Scintilena.

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  • Miniere d’oro romane dei Pirenei: una scoperta dall’alto
    Condividi Le miniere d’oro romane dei Pirenei riemergono come un vasto paesaggio industriale modellato dall’acqua, ricostruito oggi grazie al telerilevamento LiDAR e alle datazioni OSL sui sedimenti dei sistemi idraulici. Queste ricerche mostrano che nei Pirenei catalani l’estrazione aurifera romana fu organizzata, estesa e capace di trasformare in profondità intere vallate montane.[1][2][3] Miniere d’oro romane dei Pirenei Il nuovo lavoro sulle miniere d’oro romane dei Pirenei in area
     

Miniere d’oro romane dei Pirenei: una scoperta dall’alto

Máj 27th 2026 at 11:00

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Le miniere d’oro romane dei Pirenei riemergono come un vasto paesaggio industriale modellato dall’acqua, ricostruito oggi grazie al telerilevamento LiDAR e alle datazioni OSL sui sedimenti dei sistemi idraulici.

Queste ricerche mostrano che nei Pirenei catalani l’estrazione aurifera romana fu organizzata, estesa e capace di trasformare in profondità intere vallate montane.[1][2][3]

Miniere d’oro romane dei Pirenei

Il nuovo lavoro sulle miniere d’oro romane dei Pirenei in area di Berguedà descrive un paesaggio industriale rimasto invisibile per circa 1.700 anni, nascosto da vegetazione e rimodellamenti successivi.

Il complesso include canali, dighe, bacini e versanti interi erosi dall’estrazione idraulica, in modo analogo a quanto documentato nelle grandi miniere di Las Médulas in León.[4][5]

Le strutture interpretate come serbatoi e canalizzazioni di derivazione sono allineate lungo le pendici e le conche detritiche, dove l’acqua veniva rilasciata per frantumare i depositi auriferi alluvionali.

Questo sistema organizzato avvicina le miniere d’oro romane dei Pirenei ai grandi distretti auriferi già noti nella Spagna nord?occidentale.[6][4]

LiDAR e telerilevamento per leggere le miniere d’oro romane dei Pirenei

Il LiDAR aerotrasportato è già stato utilizzato con successo per individuare miniere d’oro romane e complessi idraulici nel nord?ovest iberico, rivelando canali, serbatoi e persino deviazioni di corsi d’acqua mascherati da coltivi e boschi.

In questi studi il sensore laser montato su aereo o drone genera “nuvole di punti” ad alta densità, filtrando virtualmente alberi e costruzioni moderne per restituire il micro?rilievo archeologico.[5][7][8][1][4]

L’integrazione tra LiDAR, ortofoto e sistemi GIS consente di mappare reti idrauliche lunghe centinaia di chilometri, con una precisione sufficiente a distinguere trincee di coltivo, piste moderne e incisioni artificiali romane.

Una rassegna recente sull’uso del LiDAR in archeologia evidenzia come queste tecniche siano ormai centrali per lo studio dei paesaggi minerari antichi, in particolare in aree montane coperte da foreste.[9][10][11][6]

Berguedà e Las Médulas: montagne scolpite dall’acqua

Nel caso delle miniere d’oro romane dei Pirenei in Berguedà, i ricercatori descrivono un sistema idraulico che utilizza la forza di gravità per alimentare scavi a cielo aperto e trincee di lavaggio, come nelle celebri ruinae montium di Las Médulas.

A Las Médulas e nella vicina valle dell’Eria, LiDAR e fotogrammetria da UAV hanno permesso di ricostruire canali di adduzione, bacini di carico e deviazioni fluviali studiati nei dettagli.[12][4][6][9]

Nella provincia di León è stata documentata un’infrastruttura idraulica continua di circa 1.200 chilometri, costruita per alimentare le miniere aurifere romane e considerata una delle più estese opere idriche dell’antichità europea.

Il paragone mette in prospettiva il paesaggio di Berguedà: un distretto forse meno voluminoso, ma inserito nello stesso modello di sfruttamento intensivo del territorio montano.[4][6][9]

Les Guilleteres d’All: le prime datazioni assolute nei Pirenei orientali

Parallelamente al lavoro LiDAR, uno studio specifico su Les Guilleteres d’All (Cerdanya, Girona) ha fornito la prima prova cronologica diretta di miniere d’oro romane nei Pirenei orientali.

In quest’area gli archeologi avevano già riconosciuto da anni grandi strutture erosive interpretate come chantier?cirques e chantier?ravins, tipiche dell’estrazione idraulica dell’oro.[2][3][13]

Scavando un serbatoio sepolto, chiuso da una diga in blocchi lapidei, sono stati individuati sedimenti fini deposti in condizioni di acqua stagnante e pochi frammenti ceramici, tra cui uno di età imperiale.

Due campioni di questi livelli di riempimento sono stati datati con OSL, producendo età comprese tra il III e il IV secolo d.C., interpretate come fase finale o immediatamente successiva all’abbandono del sistema minerario.[3][13][2]

Miniere d’oro romane dei Pirenei e città di Iulia Libica

I risultati di Les Guilleteres si inseriscono in un quadro storico più ampio: a circa 10–12 chilometri sorgeva la città romana di Iulia Libica (odierna Llívia), unico municipium noto dell’area pirenaica.

Le fonti epigrafiche e archeologiche mostrano che la città conosce un forte sviluppo tra I e II secolo d.C., seguito da un declino e abbandono tra la fine del II e l’inizio del III secolo.[14][3]

Lo studio propone che le miniere d’oro romane dei Pirenei in Cerdanya siano state gestite come parte del territorio urbano di Iulia Libica, cessando di funzionare quando la città stessa entra in crisi.

Questo scenario si accorda con quanto osservato in altri distretti auriferi ispanici, dove le grandi miniere mostrano segnali di riduzione o abbandono già nel corso del II secolo d.C.[13][3][6][14][4]

Ingegneria idraulica romana tra acquedotti, gallerie e miniere

Gli studi sulle miniere d’oro romane dei Pirenei si collegano a una più ampia riflessione sull’ingegneria idraulica romana, che include acquedotti sotterranei, cisterne, gallerie di drenaggio e sistemi di derivazione dei corsi d’acqua.

In Italia, progetti come la Carta degli Antichi Acquedotti Italiani mostrano come la documentazione speleologica delle cavità artificiali sia fondamentale per comprendere la gestione delle risorse idriche dall’età greco?romana al Rinascimento.[15][16][6][9]

Lo stesso tipo di competenze – progressione in cavità, rilievo topografico in cunicoli angusti, lettura stratigrafica delle opere murarie – è oggi impiegato nello studio di gallerie e condotti legati ai distretti minerari antichi.

La convergenza tra archeologia del paesaggio e speleologia offre così una chiave di lettura unitaria per acquedotti, miniere e altre infrastrutture ipogee di età romana.[17][18][15]

LiDAR e speleologia: dalla grotta alle miniere d’oro romane dei Pirenei

Negli ultimi anni la comunità speleologica italiana ha iniziato a usare sistematicamente il LiDAR per il rilievo 3D di grotte naturali e cavità artificiali, anche tramite sensori integrati negli smartphone. Corsi e workshop descritti su Scintilena mostrano come le nuvole di punti prodotte da iPhone LiDAR e software open?source come CloudCompare permettano di documentare in dettaglio ambienti sotterranei complessi.[19][20][15]

Queste stesse tecniche, portate su scala territoriale con LiDAR aereo e piattaforme UAV, sono al centro delle ricerche sulle miniere d’oro romane dei Pirenei e sulle infrastrutture aurifere della Spagna nord?occidentale. Per la comunità speleologica, il caso di Berguedà e di Les Guilleteres rappresenta dunque un laboratorio ideale in cui rilievo digitale, archeologia e esplorazione ipogea convergono nello studio di un paesaggio industriale antico rimasto nascosto per secoli.[8][1][2][3][9][12][13]

Fonte: https://www.mdpi.com/2073-445X/14/9/1912


[1] Laser from a plane discovers Roman goldmines in Spain https://www.sciencedaily.com/releases/2014/11/141120082134.htm
[2] Luminescence dating confirms Roman-era gold mines in … – Phys.org https://phys.org/news/2026-02-luminescence-dating-roman-era-gold.html
[3] Evidence of the existence of Roman-era gold mines in the Eastern … https://www.uab.cat/web/newsroom/news-detail/evidence-of-the-existence-of-roman-era-gold-mines-in-the-eastern-pyrenees-1345830290613.html?detid=1345979677372
[4] ancient gold mines in Spain, the largest of the Roman Empire https://www.ancient-origins.net/news-history-archaeology/vast-ancient-gold-mines-spain-largest-roman-empire-020110
[5] Lidar reveals Roman gold mines – EARTH Magazine https://www.earthmagazine.org/article/lidar-reveals-roman-gold-mines/
[6] Unraveling the Morphological Constraints on Roman Gold Mining … https://doaj.org/article/73a39e1e6e934ca59107b2854b915368
[7] Laser from plane discovers Roman goldmines in Spain https://phys.org/news/2014-11-laser-plane-roman-goldmines-spain.html
[8] Using airborne LiDAR sensing technology and aerial orthoimages to unravel roman water supply systems and gold works in NW Spain (Eria valley, Leon) https://www.academia.edu/19251329/Using_airborne_LiDAR_sensing_technology_and_aerial_orthoimages_to_unravel_roman_water_supply_systems_and_gold_works_in_NW_Spain_Eria_valley_Le_on_
[9] Unraveling the Morphological Constraints on Roman Gold Mining Hydraulic Infrastructure in NW Spain. A UAV-Derived Photogrammetric and Multispectral Approach https://www.mdpi.com/2072-4292/13/2/291/pdf?version=1611217512
[10] [PDF] LiDAR Applications in Archaeology: A Systematic Review https://www.research.unipd.it/retrieve/aecdf0d1-21ef-4066-9ed8-226f67f68d1e/Vinci%20et%20al%202024,%20LiDAR%20review_compressed.pdf
[11] LiDAR data visualization techniques for archaeological research … https://www.archaeopresspublishing.com/ojs/index.php/groma/article/view/3239
[12] New Perspectives for UAV-Based Modelling the Roman Gold Mining Infrastructure in NW Spain https://www.mdpi.com/2075-163X/8/11/518/pdf?version=1543542017
[13] First Evidence of Roman Gold Mining Obtained by Luminescence … https://portalrecerca.uab.cat/en/publications/first-evidence-of-roman-gold-mining-obtained-by-luminescence-dati/
[14] Roman-era gold mines in the Eastern Pyrenees – Archaeology Wiki https://www.archaeology.wiki/blog/2026/03/09/roman-era-gold-mines-in-the-eastern-pyrenees/
[15] Carta degli antichi acquedotti: gli speleologi italiani mappano … https://www.scintilena.com/carta-degli-antichi-acquedotti-gli-speleologi-italiani-mappano-duemila-anni-di-ingegneria-idraulica/05/04/
[16] L’acquedotto del Serino: Un Pilastro dell’Ingegneria … https://www.scintilena.com/lacquedotto-del-serino-un-pilastro-dellingegneria-augustea/02/08/
[17] Branche scientifiche coinvolte nello studio delle grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/branche-scientifiche-coinvolte-nello-studio-delle-grotte/09/05/
[18] Dalle Selci Neolitiche alle Miniere del Papa: a Narni Diecimila Anni … https://www.scintilena.com/dalle-selci-neolitiche-alle-miniere-del-papa-a-narni-diecimila-anni-di-vita-nascosta-nelle-grotte-di-santa-croce/04/29/
[19] Rilievo speleologico 3D con il Lidar: a San Quirino il corso … https://www.scintilena.com/rilievo-speleologico-3d-con-il-lidar-a-san-quirino-il-corso-nazionale-per-titolati-e-qualificati-cai/03/06/
[20] Tecnologie mobili e rilievo ipogeo: strumenti, esperienze e confronti nel prossimo webinar dei “Mercoledì Catastali” della Commissione Catasto Cavità Naturali SSI https://www.scintilena.com/tag/lidar/feed/
[25] Rivelatori di muoni portatili testati per misurazioni in una grotta … https://www.scintilena.com/rivelatori-di-muoni-portatili-testati-per-misurazioni-in-una-grotta-nel-british-cave-science-centre/01/06/
[26] GUIDA DIVULGATIVA ALLA SPELEOLOGIA – Scintilena https://www.scintilena.com/guida-accademico-divulgativa-alla-speleologia/01/21/
[27] SOTTO I GHIACCI DELLE CARNICHE: Il Fontanon di … https://www.scintilena.com/sotto-i-ghiacci-delle-carniche-il-fontanon-di-timau-rivela-i-suoi-segreti-dopo-secoli-di-silenzio/01/24/
[28] Realtà Virtuale nella Speleologia: L’Eremo di San Bernabé a Ojo … https://www.scintilena.com/realta-virtuale-nella-speleologia-leremo-di-san-bernabe-a-ojo-guarena-apre-le-sue-porte/09/01/
[29] Archeologia in grotta a Poole’s Cavern: il field meeting 2026 del … https://www.scintilena.com/archeologia-in-grotta-a-pooles-cavern-il-field-meeting-2026-del-bcra-cave-archaeology-group/03/01/
[30] L’idrodinamica endoglaciale: cosa succede davvero dentro un … https://www.scintilena.com/lidrodinamica-endoglaciale-cosa-succede-davvero-dentro-un-ghiacciaio-alpino-quando-nevica-o-fa-caldo/05/02/
[31] Noti-FE@LC https://www.scintilena.com/allegati/fealcboletin23.pdf
[32] 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico – Scintilena https://www.scintilena.com/come-riconoscere-se-vivi-in-un-territorio-carsico/06/06/
[33] L’acquedotto più lungo del mondo antico non è dove pensi – Scintilena https://www.scintilena.com/125844-2/05/03/
[34] An Integrated Remote-Sensing and GIS Approach for Mapping Past Tin Mining Landscapes in Northwest Iberia https://www.mdpi.com/2072-4292/13/17/3434/pdf
[35] [PDF] Luminescence dating confirms Roman-era gold mines in … – Phys.org https://phys.org/news/2026-02-luminescence-dating-roman-era-gold.pdf
[36] Roman Gold Mining Operation Identified in Spain https://archaeology.org/news/2026/03/05/roman-gold-mining-operation-identified-in-spain/
[37] Archaeologists in Spain didn’t exactly find a gold mine, but they have … https://www.facebook.com/archaeologymag/posts/archaeologists-in-spain-didnt-exactly-find-a-gold-mine-but-they-have-found-evide/1372168858277746/
[38] Luminescence Dating Confirms Roman Gold Mining in the Eastern … https://archiqoo.com/news/en/luminescence+dating+confirms+roman+gold+mining+in+the+eastern+pyrenees.php
[39] Roman-Era Gold Mines Found in Eastern Pyrenees – Mirage News https://www.miragenews.com/roman-era-gold-mines-found-in-eastern-pyrenees-1628111/
[40] New Perspectives for UAV-Based Modelling the Roman Gold Mining … https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/lDBE0Od7/
[41] Definitive evidence of Roman alluvial gold mines found near ancient … https://www.labrujulaverde.com/en/2026/02/definitive-evidence-of-roman-alluvial-gold-mines-found-near-ancient-iulia-libica-in-the-eastern-pyrenees/
[42] LiDAR Datasets Applied to Roman Gold Mining Studies in NW Iberia. Response to Paper: Roman Gold Mining at “Las Miédolas” (NW Spain): Lidar and Photo Interpretation in the Analysis of “Peines” https://d-nb.info/1259148017/34
[43] Grotta della Poesia di Roca: realtà virtuale e intelligenza artificiale … https://www.scintilena.com/grotta-della-poesia-di-roca-realta-virtuale-e-intelligenza-artificiale-per-studiare-le-iscrizioni-messapiche/03/05/
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[51] I Segreti Sociali delle Catacombe https://www.scintilena.com/i-segreti-sociali-delle-catacombe/08/14/
[52] Tesori nascosti del Carso: nuove scoperte archeologiche rivelano … https://www.scintilena.com/tesori-nascosti-del-carso-nuove-scoperte-archeologiche-rivelano-9000-anni-di-storia-nelle-grotte/10/10/
[53] Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di … – Scintilena https://www.scintilena.com/perche-le-ai-generative-falliscono-in-geografia-errori-di-localizzazione-prossimita-e-allucinazioni/05/01/
[54] Dall’Oscurità alla Luce: Le Grotte trasformarono l’Anima … https://www.scintilena.com/bozza-automatdalloscurita-alla-luce-come-le-grotte-nellantichita-trasformarono-la-medicina-la-filosofia-e-lanima-umana-attraverso-i-millenniica/01/21/
[55] Luigi Casati riceve il Premio Duilio Marcante 2025 – Scintilena https://www.scintilena.com/luigi-casati-riceve-il-premio-duilio-marcante-2025/02/17/
[56] Exploiting satellite SAR for archaeological prospection and heritage site protection https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/10095020.2023.2223603?needAccess=true&role=button
[57] Lidar reveals Roman goldmines in Spain – Optics.org https://optics.org/news/lidar-reveals-roman-goldmines-in-spain
[58] Using airborne LiDAR sensing technology and aerial orthoimages to … https://agris.fao.org/search/en/providers/122535/records/65df5aab90674e46e6539052
[59] [PDF] LiDAR data visualization techniques for archaeological research … https://iris.uniroma1.it/retrieve/613fb4c1-266a-4002-b075-ae52ed451424/Corbo_LiDAR-data-visualization_2025.pdf

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  • Stifone e Parco Gole del Nera: convegno e trekking per la Giornata Nazionale delle Miniere
    Condividi XVIII Giornata Nazionale delle Miniere, Stifone al centro del patrimonio geo-minerario umbro Il borgo di Stifone e l’area protetta del Parco Gole del Nera ospiteranno un appuntamento dedicato alla memoria scientifica, storica e ambientale del patrimonio geo-minerario e dell’archeologia industriale dell’Umbria meridionale. La manifestazione si inserisce nella XVIII Giornata Nazionale delle Miniere e punta a rileggere il rapporto tra territorio, acque e attività estrattive con un tagl
     

Stifone e Parco Gole del Nera: convegno e trekking per la Giornata Nazionale delle Miniere

Máj 26th 2026 at 08:00

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XVIII Giornata Nazionale delle Miniere, Stifone al centro del patrimonio geo-minerario umbro

Il borgo di Stifone e l’area protetta del Parco Gole del Nera ospiteranno un appuntamento dedicato alla memoria scientifica, storica e ambientale del patrimonio geo-minerario e dell’archeologia industriale dell’Umbria meridionale. La manifestazione si inserisce nella XVIII Giornata Nazionale delle Miniere e punta a rileggere il rapporto tra territorio, acque e attività estrattive con un taglio divulgativo e scientifico.

L’iniziativa mette al centro anche il tema del turismo lento e della mobilità dolce, due elementi sempre più presenti nei progetti di valorizzazione dei paesaggi storici e minerari. Nel caso di Stifone, il legame tra risorse idriche, strutture produttive e uso del suolo offre un quadro utile per comprendere la trasformazione del territorio nel tempo.

La sessione di approfondimento

La giornata si aprirà con una sessione coordinata da Lorenzo Francisci, in rappresentanza della Cooperativa Parco Gole del Nera e di AIPAI.

I saluti istituzionali saranno affidati a Giuseppe Morici, presidente della Cooperativa Parco Gole del Nera, a Lorenzo Lucarelli, sindaco di Narni, e a Gianni Di Mattia, rappresentante di Legambiente.

La presenza di soggetti diversi indica una collaborazione ampia tra istituzioni, associazioni e realtà del territorio [user query]. In questo contesto, la Giornata Nazionale delle Miniere diventa anche un momento di confronto sulla tutela dei siti e sulla loro lettura storica.

Relatori e temi

Il panel riunirà studiosi ed esperti con contributi centrati su archeologia industriale, idrogeologia e storia dello sfruttamento delle acque.

Renato Covino, past president AIPAI, parlerà di archeologia industriale e conservazione del patrimonio industriale.

Marina Docci, dell’Università La Sapienza di Roma e di AIPAI, illustrerà le iniziative dell’associazione nell’Umbria meridionale.

Lucio di Matteo, dell’Università degli Studi di Perugia, interverrà sull’idrogeologia di Stifone.

Maria Cristina Marinozzi, di Italia Nostra Amelia, affronterà il tema dei mulini ad acqua dell’Umbria meridionale e della loro conservazione.

Andrea Scatolini, dell’UTEC Narni, presenterà le miniere di ferro del monte Santa Croce e la ferriera di Stifone

Marco Venanzi, di AIPAI, chiuderà con un intervento sullo sfruttamento delle acque nell’Umbria meridionale tra Ottocento e Novecento.

Escursione guidata

Per domenica 31 maggio è previsto un trekking guidato su un itinerario accessibile che ripercorrerà i luoghi simbolo della storia industriale, estrattiva e spirituale dell’area .

L’appuntamento è fissato alle 9.00 presso il Centro Visite G. Fortunati di Stifone.

La partecipazione è a numero chiuso e richiede prenotazione obbligatoria entro il 29 maggio 2026.

L’escursione rappresenta la parte più esperienziale del programma.

Il percorso mette insieme lettura del paesaggio e conoscenza dei segni lasciati dalle attività produttive, offrendo una chiave di visita coerente con l’idea di turismo lento richiamata dagli organizzatori.

Reti e patrocini

La Giornata Nazionale delle Miniere si svolge con il patrocinio e la collaborazione di numerosi enti e reti nazionali e internazionali.

Tra questi figurano ISPRA, ReMi, il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, AIPAI, ANIM, l’Associazione Italiana di Geologia e Turismo, Assorisorse, ERIH, EuroGeoSurveys, il Consiglio Nazionale dei Geologi e Primavera della Mobilità Dolce .

Questo insieme di soggetti conferma la dimensione nazionale dell’appuntamento e il suo rilievo per chi si occupa di miniere, cavità, paesaggi storici e valorizzazione del sottosuolo.

Per il territorio di Narni e Stifone, l’iniziativa offre una occasione per riportare all’attenzione pubblica la relazione tra acqua, lavoro, infrastrutture e memoria industriale.

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  • Non solo Derinkuyu: in Cappadocia ci sono oltre 200 città sotterranee e una è più grande di tutte
    Condividi Scoperta nel 2013 sotto il centro di Nevsehir, la città ipogea più estesa della Cappadocia scende a 113 metri di profondità e non è ancora aperta al pubblico né completamente esplorata. Ecco un’ampia analisi del sito La Cappadocia non è solo un paesaggio spettacolare: è uno dei casi più straordinari al mondo di adattamento umano a una roccia vulcanica tenera, il tufo, trasformata per millenni in case, chiese, villaggi e città sotterranee. La tua traccia è sostanzialmente corretta,
     

Non solo Derinkuyu: in Cappadocia ci sono oltre 200 città sotterranee e una è più grande di tutte

Máj 22nd 2026 at 07:00

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Scoperta nel 2013 sotto il centro di Nevsehir, la città ipogea più estesa della Cappadocia scende a 113 metri di profondità e non è ancora aperta al pubblico né completamente esplorata. Ecco un’ampia analisi del sito

La Cappadocia non è solo un paesaggio spettacolare: è uno dei casi più straordinari al mondo di adattamento umano a una roccia vulcanica tenera, il tufo, trasformata per millenni in case, chiese, villaggi e città sotterranee. La tua traccia è sostanzialmente corretta, ma alcuni dettagli vanno precisati: più che “intere città scavate a mani nude”, si parla di complessi rupestri e ipogei scavati con strumenti nel tufo e ampliati in fasi diverse da più civiltà, con massima fioritura soprattutto in età bizantina.

Cappadocia: le città sotterranee scavate nel tufo vulcanico restano un unicum nell’architettura rupestre mondiale

Le antiche civiltà anatoliche trasformarono la roccia vulcanica tenera in abitazioni, chiese affrescate e sistemi difensivi ipogei. Un patrimonio di architettura rupestre che in Cappadocia non è mai smesso di vivere.


La geologia del tufo vulcanico come base dell’architettura rupestre in Cappadocia

Cappadocia Fairy Chimneys 

La Cappadocia, regione dell’Anatolia centrale in Turchia, deve la sua particolarità a un substrato geologico eccezionale. Il territorio è formato da spessi depositi di cineriti e ignimbriti, rocce vulcaniche tenere prodotte da eruzioni avvenute milioni di anni fa. L’azione dell’erosione eolica e idrica ha poi modellato queste formazioni nei profili inconfondibili noti come “camini delle fate”: alti pinnacoli di tufo che caratterizzano il paesaggio dell’altopiano anatolico.

Proprio la tenerezza del tufo ha reso possibile una pratica costruttiva del tutto particolare. Le popolazioni che si sono succedute in questa area — Frigi, Greci, Romani, Bizantini, Selgiuchidi — hanno scavato direttamente nella roccia abitazioni, magazzini, stalle, chiese e interi sistemi difensivi sotterranei. Rispetto all’edilizia tradizionale in muratura, lo scavo nel tufo richiedeva meno materiali e meno tempo, e garantiva un isolamento termico naturale: gli ambienti rimanevano freschi in estate e relativamente temperati in inverno, caratteristica decisiva su un altopiano con forti escursioni termiche.

Gli insediamenti rupestri censiti nella regione cappadoce sono oggi oltre 360, distribuiti su un vasto territorio. Questo dato testimonia come l’architettura rupestre non fosse una soluzione occasionale, ma un sistema insediativo diffuso e strutturato.


Chiese affrescate e villaggi rupestri: il paesaggio culturale stratificato della Cappadocia

Cave house interior 

Il fenomeno non riguarda solo la sopravvivenza materiale. A partire dal IV secolo d.C., in età tardoantica e poi in piena epoca bizantina, la Cappadocia divenne uno dei principali paesaggi religiosi del mondo cristiano orientale. Nelle pareti tufacee e nei coni dei camini delle fate furono ricavate centinaia di chiese, cappelle e monasteri rupestri, molti dei quali conservano cicli di affreschi di notevole qualità.

Lo studioso Robert Ousterhout ha censito almeno un migliaio di chiese scavate nel tufo cappadoce. Göreme, oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO, ne concentra alcune tra le più rappresentative. Accanto agli edifici religiosi, ogni villaggio rupestre comprendeva ambienti domestici, cucine con tracce di fumo sui soffitti, silos, cisterne e corridoi di collegamento tra i diversi volumi scavati.

La Cappadocia non va quindi letta come un monumento isolato, ma come un paesaggio culturale stratificato, dove si sovrappongono funzioni difensive, abitative, agricole e religiose accumulate nel corso di millenni. Questa complessità è ciò che ne giustifica il valore storico e il riconoscimento internazionale.


Derinkuyu: la città sotterranea scavata nella roccia per 18 livelli

Derinkuyu underground city 

Il caso più noto e più documentato di architettura ipogea cappadoce è la città sotterranea di Derinkuyu. La sua riscoperta avvenne nel 1963, quando durante lavori di ristrutturazione in una casa privata fu aperto un cunicolo che conduceva a un sistema sotterraneo di enormi dimensioni.

Derinkuyu si sviluppa per 18 livelli fino a una profondità di circa 85 metri. Le stime archeologiche indicano che potesse ospitare fino a 20.000 persone in caso di rifugio prolungato. Non si trattava di un semplice riparo temporaneo: la città sotterranea era dotata di cucine, dispense, ambienti di culto, spazi per l’istruzione, stalle e un sistema di pozzi che garantiva accesso alla falda idrica profonda.

La sicurezza degli accessi era garantita da grandi porte circolari in pietra, simili a macine, pesanti fino a due tonnellate. Queste porte potevano essere spostate su binari scavati nella roccia e bloccate esclusivamente dall’interno, impedendo l’accesso agli eventuali invasori. Il sistema di ventilazione era altrettanto sofisticato: pozzi d’aria collegavano i livelli più profondi con la superficie, rendendo vivibili gli ambienti anche durante soggiorni prolungati.

Le origini di Derinkuyu vengono ricondotte al I millennio a.C., con successive fasi di ampliamento in epoca bizantina. La città sotterranea era collegata tramite tunnel ad altri complessi ipogei della regione, tra cui Kaymakli, distante circa 9 chilometri.


Architettura rupestre ancora viva: le case-grotta abitate in Cappadocia oggi

Cave hotel pool 

Uno degli aspetti più significativi della Cappadocia rupestre è la sua continuità d’uso. A differenza di molti siti archeologici, le cavità scavate nel tufo cappadoce non sono rimaste abbandonate dopo la fine delle civiltà che le avevano create.

Ancora oggi, in paesi come Ortahisar e in diverse località della vallata di Göreme, alcune famiglie abitano in case-grotta dotate di servizi moderni inseriti nelle strutture rupestri storiche. Elettricità, acqua corrente, silos e depositi sono stati integrati nelle pareti di tufo originali, senza alterarne la struttura portante. La temperatura interna resta stabile anche nelle settimane più calde, confermando l’efficacia dell’isolamento naturale della roccia.

Parallelamente, molte grotte sono state convertite in strutture ricettive: hotel, ristoranti e spa ricavati nell’architettura rupestre cappadoce attirano ogni anno milioni di visitatori da tutto il mondo. Questa trasformazione ha portato nuove risorse economiche alla regione, ma ha anche sollevato questioni di conservazione legate all’impatto del turismo sulle strutture tufacee.

La Cappadocia rappresenta in questo senso un caso di studio per chiunque si occupi di paesaggi abitati, architettura ipogea e adattamento umano agli ambienti geologici: un territorio dove l’ingegno applicato alla roccia vulcanica ha prodotto soluzioni architettoniche che durano da tremila anni.


Fonti: Scintilena – Derinkuyu, il pozzo profondo della Cappadocia – Scintilena – Cappadocia sotterranea, spedizioni del Centro Studi Sotterranei – Scintilena – Derinkuyu, la città sotterranea che sfida il tempo – Wikipedia – Siti rupestri della Cappadocia – Wikipedia – Camini delle fate

Geologia e formazione

  • Come si sono formati esattamente i “camini delle fate” e perché alcuni hanno il cappello di roccia più scura in cima?
  • Quali vulcani hanno generato il tufo cappadoce e quando sono avvenute le eruzioni principali?
  • Esistono altre regioni nel mondo con una geologia simile che abbiano prodotto insediamenti rupestri analoghi?

Come si sono formati esattamente i “camini delle fate” e perché alcuni hanno il cappello di roccia più scura in cima?

Le eruzioni che hanno creato il materiale grezzo

Cappadocia fairy chimneys 

Tutto ha inizio tra 9 e 2 milioni di anni fa, quando i vulcani dell’Anatolia centrale — in particolare l’Erciyes Da??, l’Hasan Da?? e altri centri eruttivi minori — riversarono sull’altopiano enormi quantità di ceneri, lapilli e lava. Le ceneri si depositarono in strati spessi anche 150 metri, compattandosi per la temperatura e il peso in una roccia vulcanica tenera e porosa chiamata tufo (o ignimbrite). Su questi strati più morbidi, successive colate laviche depositarono rocce più dense e resistenti: basalto e andesite. Il risultato fu un altopiano a strati, con materiali di durezza molto diversa sovrapposti gli uni agli altri.


Il meccanismo dell’erosione differenziale

Il meccanismo che ha prodotto i camini delle fate è chiamato erosione differenziale: acqua, vento e gelo non erodono tutti i materiali alla stessa velocità. Dove il tufo era privo di protezione, l’erosione lo ha consumato velocemente, scavando valli, gole e pianure. Dove invece uno strato di basalto più duro fungeva da copertura, il tufo sottostante veniva protetto dall’erosione diretta. Nel tempo, il terreno circostante si è abbassato progressivamente, mentre le colonne protette dal cappello di basalto sono rimaste in piedi, isolandosi dal contesto e assumendo la tipica forma a pinnacolo rastremato verso l’alto.

In sintesi, il processo si può descrivere in tre fasi:

  1. Deposizione — strati alternati di tufo morbido e rocce dure (basalto) coprono l’altopiano anatolico per milioni di anni
  2. Erosione selettiva — pioggia, vento e gelo consumano il tufo privo di protezione, abbassando il piano di campagna
  3. Isolamento del pinnacolo — le colonne con copertura di basalto resistono e si stagliano nel paesaggio come torri naturali

Perché alcuni camini hanno il cappello scuro in cima

Cappadocia fairy chimneys 

Il “cappello” che si vede su molti camini delle fate è esattamente questo residuo di basalto o andesite, rocce vulcaniche molto più compatte e resistenti del tufo sottostante. Il colore più scuro è dovuto alla composizione mineralogica: il basalto è ricco di minerali ferrosi e magnesiaci che gli conferiscono tonalità grigio-scure, in contrasto con il tufo chiaro e giallastro sottostante.

La dimensione del cappello varia molto: cappelli grandi proteggono colonne più slanciate e alte, mentre cappelli piccoli o assenti portano all’erosione più rapida del pinnacolo. I camini senza cappello tendono ad avere una sommità arrotondata e sono in fase di erosione avanzata: col tempo collasseranno, riducendosi a colline basse e poi a pianura. Questo significa che il paesaggio cappadoce che vediamo oggi non è statico: i camini delle fate sono forme in evoluzione continua, destinate a scomparire e a essere rimpiazzate da nuove colonne man mano che l’erosione agisce su parti del plateau ancora intatte.


Hoodoo: il termine geologico corretto

In geomorfologia, queste formazioni si chiamano tecnicamente hoodoo — termine usato anche per strutture simili nel Bryce Canyon (Utah, USA) e in altre regioni del mondo con geologia analoga. La Cappadocia ne concentra una densità e una varietà eccezionali, grazie alla combinazione di eruzioni ripetute, strati con durezza diversa e un clima con inverni gelidi che accelera la disgregazione meccanica della roccia per cicli di gelo e disgelo.

Quali vulcani hanno generato il tufo cappadoce e quando sono avvenute le eruzioni principali?

I vulcani protagonisti: Erciyes e Hasan Da??

Mount Hasan 

I due vulcani principali responsabili della formazione del paesaggio cappadoce sono l’Erciyes Da?? (3.916 m s.l.m.) e l’Hasan Da?? (3.268 m s.l.m.), entrambi oggi in stato di quiescenza. L’Erciyes, conosciuto dai Romani come Mons Argaeus, è la montagna più alta dell’Anatolia centrale e copre un’area di circa 1.100 km²; le sue ceneri si sono disperse per centinaia di chilometri trasportate dai venti. L’Hasan Da?? è il secondo per dimensioni e ha contribuito con colate e depositi piroclastici all’edificazione degli stessi strati tufacei dell’altopiano.

Non si tratta però degli unici centri eruttivi: la regione era attraversata da una catena vulcanica più ampia che includeva anche l’Keciboyduran, il Göllü Da??, il Develi e il Melendiz. La catena vulcanica anatolica si estende da sud-ovest verso nord-est, con una continuità che raggiunge il confine armeno-iraniano dove si trova il Monte Ararat.


Le fasi eruttive principali

Aerial view of Cappadocia’s landscape with fairy chimneys. 

La storia vulcanica della Cappadocia si articola in fasi ben distinte, ricostruite dalla geologia moderna:

  • Circa 60 milioni di anni fa — Si sollevava la catena del Tauro nell’Anatolia meridionale, formando depressioni e bacini nell’altopiano centrale.
  • Circa 14 milioni di anni fa — Il collasso della litosfera, seguente alla subduzione tra la placca africana e quella eurasiatica, generò le prime grandi eruzioni esplosive nell’Anatolia centrale, dando origine agli stratovolcani principali.
  • Da 10 a 3 milioni di anni fa — Il periodo più intenso: grandi camere magmatiche collassarono producendo eruzioni catastrofiche di tipo ignimbritico, con depositi di ceneri e lapilli spessi anche 150 metri che colmarono le depressioni dell’altopiano.
  • Circa 5 milioni di anni fa — Il sollevamento della crosta innescò l’erosione fluviale dei depositi piroclastici, dando inizio alla scultura del paesaggio cappadoce come lo conosciamo.
  • Eruzioni più recenti — L’attività vulcanica non si è fermata con i grandi episodi. Studi recenti indicano che l’Hasan Da?? ha eruttato in modo esplosivo circa 9.000 anni fa (8.970 ± 640 anni fa secondo datazioni U-Th/He), un evento che sarebbe stato visibile dagli abitanti del sito neolitico di Çatalhöyük, a pochi chilometri di distanza. L’ultima attività documentata per l’area è un’eruzione collocabile attorno al 6880 a.C.

Cosa producevano queste eruzioni

Il materiale emesso non era uniforme, e questa varietà è fondamentale per capire il paesaggio:

  • Le eruzioni esplosive proiettarono nubi di cenere e lapilli che si depositarono in strati di tufo e ignimbrite, rocce tenere e facilmente erodibili
  • Le colate successive depositarono basalto e andesite, rocce dense e molto più resistenti
  • La sovrapposizione di questi materiali di durezza diversa è la causa diretta della formazione dei camini delle fate: il basalto protegge il tufo sottostante, mentre il resto dell’altopiano veniva consumato dall’erosione

L’ignimbrite cappadoce è tecnicamente una roccia riolitica, ricca di quarzo, con granulometria fine e struttura compatta quanto basta per resistere alla costruzione ma sufficientemente tenera da poter essere scavata con strumenti di bronzo o ferro. Questo è esattamente il fattore che ha reso possibile l’architettura rupestre di cui abbiamo parlato nei testi precedenti.


Un paesaggio ancora in evoluzione

Un dettaglio spesso trascurato: il vulcanismo cappadoce non è definitivamente concluso. Le eruzioni più recenti — piccoli coni di scorie — sono datate a poche migliaia di anni fa, e alcune modellizzazioni geologiche classificano ancora l’Erciyes e l’Hasan come vulcani quiescenti e non definitivamente estinti. Il paesaggio che vediamo oggi è il prodotto di 14 milioni di anni di eruzione e 5 milioni di anni di erosione — e il processo, anche se in modo impercettibile alla scala umana, continua.

Esistono altre regioni nel mondo con una geologia simile che abbiano prodotto insediamenti rupestri analoghi?

La risposta è sì: esistono altre regioni del mondo con geologie simili o comparabili che hanno prodotto insediamenti rupestri significativi. Nessuna però raggiunge la scala e la complessità della Cappadocia. Ecco un quadro comparativo articolato per aree geografiche.


Il tufo vulcanico in Italia: Matera e la Tuscia

Cave dwellings carved into the rock outcrop of Uçhisar, Cappadocia. 

Il caso geograficamente più vicino e geologicamente più confrontabile con la Cappadocia si trova in Italia. La Tuscia (Alto Lazio) è formata da depositi piroclastici vulcanici — prodotti dai vulcani laziali come il Vulsini e il Cimino — di natura simile al tufo cappadoce, anche se più compatto e resistente. In questa area si trovano insediamenti rupestri etruschi e medievali come Vitozza, considerata una delle città rupestri più grandi d’Italia, con oltre 200 grotte abitate documentate, colombaie e un sistema di cunicoli interconnessi.

Matera, in Basilicata, è l’altro caso italiano di rilievo mondiale. I suoi Sassi sono scavati in un tufo calcareo — non vulcanico come in Cappadocia, ma ugualmente tenero e lavorabile — lungo le pareti di una gravina profonda. Le abitazioni rupestri si sono sviluppate tra il XV e il XVI secolo e furono abitate fino al 1950, quando la popolazione fu trasferita per motivi igienico-sanitari. Patrimonio UNESCO dal 1993 e Capitale Europea della Cultura nel 2019, Matera è il parallelo italiano più diretto alla continuità d’uso abitativo cappadoce.


Petra e il Medio Oriente: la roccia arenaria dei Nabatei

Petra, in Giordania, è l’esempio più celebre di architettura rupestre su scala urbana al di fuori della Cappadocia. La capitale dei Nabatei fu scavata nell’arenaria rossa di Wadi Rum — non tufo vulcanico, ma una roccia sedimentaria ugualmente lavorabile. Nella sua fase di massimo splendore, tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C., Petra ospitava circa 30.000 abitanti in un sistema integrato di tombe, templi, teatri, abitazioni e acquedotti scavati nella roccia.

La differenza fondamentale con la Cappadocia è di tipo geologico e funzionale: Petra è essenzialmente una città monumentale e funeraria, costruita in arenaria sedimentaria, non un sistema difensivo e abitativo in tufo vulcanico. Le due architetture rispondono a logiche diverse, anche se entrambe sfruttano la tenerezza della roccia locale.


Il Caucaso: Vardzia e la Georgia medievale

Vardzia, in Georgia, è uno dei casi più affascinanti di architettura rupestre medievale fuori dal mondo mediterraneo. Fondato nel XII secolo dalla Regina Tamar, il monastero-città è scavato nelle pareti di un’antica colata vulcanica basaltica lungo la valle del fiume Kura. Conta circa 3.000 ambienti distribuiti su 13 livelli, con chiese, refettori, sale del trono e un sistema di acquedotti interni. Il parallelo con la funzione difensiva e religiosa della Cappadocia è diretto.


L’Africa: Lalibela e le chiese monolitiche d’Etiopia

Lalibela, in Etiopia, rappresenta un caso unico nel panorama mondiale. Le sue chiese — risalenti al XIII secolo — non sono semplicemente scavate nella roccia, ma sono monoliti liberi: strutture interamente intagliate nel tufo basaltico rosso, staccate su tutti i lati dalla parete originale e poi lavorate all’esterno e all’interno. La più grande, Biete Medhani Alem, è considerata la più grande chiesa monolitica del mondo. La roccia utilizzata è un tufo vulcanico rosso simile per caratteristiche di lavorabilità al tufo cappadoce.


Il Nord America: Mesa Verde e i Cliff Dwellers

Mesa Verde, in Colorado (USA), offre un confronto interessante pur in un contesto geologico diverso. Gli insediamenti Anasazi, costruiti tra il 600 e il 1300 d.C., sfruttano le rientranze naturali nelle pareti di arenaria dei canyon per ricavare abitazioni, magazzini e strutture cerimoniali. Il più celebre, Cliff Palace, conta circa 150 stanze e 23 kiva (camere cerimoniali). Qui non si scava nella roccia ma si costruisce dentro nicchie naturali: è un adattamento rupestre più che un’architettura ipogea vera e propria.


Il confronto: cosa rende unica la Cappadocia

SitoRocciaTipo di interventoScalaContinuità d’uso
CappadociaTufo vulcanicoScavo ipogeo + rupestreOltre 360 insediamentiSì, ancora oggi
MateraTufo calcareoScavo rupestre in parete1 cittàFino al 1950
Tuscia/VitozzaTufo vulcanico lazialeScavo rupestreInsediamenti sparsiNo
PetraArenariaScavo monumentale1 cittàNo
VardziaBasalto vulcanicoScavo in parete1 complessoParziale
LalibelaTufo basalticoMonoliti intagliati11 chieseSì (culto attivo)
Mesa VerdeArenariaCostruzione in nicchiaVillaggi sparsiNo

La Cappadocia rimane unica per la combinazione di tufo vulcanico idealmente lavorabile, scala territoriale (oltre 20.000 km²), varietà tipologica degli insediamenti e continuità d’uso millenaria. Nessun altro sito al mondo concentra insieme città ipogee multilivello, villaggi rupestri in parete, chiese affrescate e abitazioni ancora in uso su un territorio così esteso.

Storia e civiltà

Perché i Cristiani scelsero proprio la Cappadocia come rifugio e centro religioso?

Qual è stato il ruolo degli Ittiti nella nascita degli insediamenti rupestri cappadoci?

Come vivevano concretamente le comunità bizantine nelle chiese rupestri di Göreme?

Perché i Cristiani scelsero proprio la Cappadocia come rifugio e centro religioso?

La scelta della Cappadocia come rifugio e poi come centro spirituale del cristianesimo orientale non fu casuale. Convergono in questa regione almeno cinque fattori distinti — geografici, geologici, culturali, storici e intellettuali — che si sono rinforzati a vicenda nel corso di secoli.


La posizione geografica: crocevia e margine allo stesso tempo

La Cappadocia occupava una posizione paradossale nel mondo antico: era attraversata dalla Via della Seta, la principale rotta commerciale tra Roma e la Cina, il che la rendeva un punto di passaggio obbligato per mercanti, eserciti e idee. Allo stesso tempo era un altopiano interno, lontano dai centri di potere costieri, difficile da controllare militarmente e facile da usare come rifugio.

Questa doppia natura — connessa ma periferica — la rese ideale per comunità religiose che cercavano sia contatti con il resto del mondo sia protezione dall’autorità imperiale. Non a caso, tra i pellegrini presenti a Gerusalemme nel 33 d.C. durante la Pentecoste — descritti negli Atti degli Apostoli — figurano esplicitamente dei cappadoci: il seme del cristianesimo arrivò nella regione in modo molto precoce, portato da testimoni diretti.


Le persecuzioni romane: la roccia come protezione concreta

Crucifixion fresco located in the apse of the Tokal? Kilise church, Göreme, Turkey. 

Tra il II e il IV secolo d.C., le persecuzioni imperiali romane colpirono le comunità cristiane in tutto l’Impero. In Cappadocia, la roccia vulcanica offriva una risposta pratica e immediata: chiese scavate nel tufo non erano visibili dall’esterno, i cunicoli di fuga consentivano di sparire rapidamente, e le città sotterranee già esistenti potevano essere adattate a rifugi comunitari.

Tra il 303 e il 308 d.C., la pressione sulle comunità cristiane cappadoce raggiunse un picco durante la grande persecuzione di Diocleziano. In quel periodo i cristiani cappadoci usarono attivamente le cavità rupestri come chiese clandestine, sale di riunione e rifugi temporanei. La Cappadocia era abbastanza marginale rispetto ai centri di potere imperiale da rendere i controlli meno sistematici, e abbastanza ricca di roccia lavorabile da offrire nascondigli quasi illimitati.


I Padri Cappadoci: un centro intellettuale per scelta

Con l’Editto di Milano del 313 d.C., le persecuzioni cessarono — ma la Cappadocia non smise di essere un centro cristiano. La ragione fu la presenza di tre personalità intellettuali di primissimo piano, noti come Padri CappadociBasilio di Cesarea (329–379), suo fratello Gregorio di Nissa e Gregorio Nazianzeno.

Basilio nacque a Cesarea di Cappadocia (l’odierna Kayseri) e fu eletto vescovo della città nel 370. Scrisse le prime Regole monastiche dell’Oriente cristiano, codificando la vita comunitaria dei monaci e definendo i principi di preghiera, lavoro e carità che avrebbero guidato il monachesimo orientale per secoli. La sua Regola si adattava perfettamente agli spazi rupestri cappadoci: celle individuali modeste, refettori comuni, chiese piccole e funzionali, tutto ricavabile con relativa semplicità nel tufo.

Costruì inoltre vicino a Cesarea la Basileide, un complesso che includeva ospedale, ospizio per anziani e albergo per i poveri — un’infrastruttura sociale senza precedenti nel mondo antico — che Gregorio Nazianzeno paragonò per importanza alle sette meraviglie del mondo.


La crisi iconoclasta: un secondo rifugio

Christ Pantocrator fresco in Azize Barbara Kilisesi (St. Barbara Church), Göreme, Turkey. 

Nel VIII e IX secolo, la Cappadocia divenne un rifugio per una seconda ondata di perseguitati: i difensori delle icone (iconoduli), che si opponevano all’iconoclastia imperiale, la politica di Bisanzio che vietava il culto delle immagini sacre. Il territorio cappadoce, per la sua lontananza da Costantinopoli, offriva una relativa tolleranza. Paradossalmente, fu proprio questo periodo a produrre alcune delle decorazioni più ricche: i monaci iconoduli portarono con sé le tradizioni pittoriche bizantine più raffinate, affrescando le chiese cappadoce con cicli iconografici di alta qualità.


Le invasioni arabe: il rifugio si fa sotterraneo

A partire dal VII secolo, le razzie arabe sull’Anatolia centrale aggiunsero una nuova pressione alle comunità cristiane cappadoce. Le città sotterranee, già esistenti in forma rudimentale, furono ampliate e attrezzate per ospitare intere popolazioni per settimane. Derinkuyu fu usata come rifugio durante questo periodo, con il suo sistema di porte a mola, ventilazione e pozzi interni progettato esattamente per resistere a incursioni prolungate.

La sovrapposizione cronologica è significativa: le stesse cavità usate in epoca precristiana come rifugi difensivi divennero prima chiese clandestine durante le persecuzioni romane, poi monasteri organizzati in epoca bizantina, poi bunker durante le incursioni arabe, e infine furono usate ancora nel XX secolo durante le persecuzioni ottomane, prima dell’espulsione della popolazione cristiana nel 1923. La Cappadocia cristiana non fu quindi scelta una volta sola: fu ri-scelta in continuazione da comunità diverse che trovarono nella roccia la stessa risposta pratica a minacce storicamente differenti.

Qual è stato il ruolo degli Ittiti nella nascita degli insediamenti rupestri cappadoci?

La questione del ruolo degli Ittiti negli insediamenti rupestri cappadoci è uno dei punti storicamente più dibattuti e meno risolti dell’intera vicenda. La risposta onesta è che la loro presenza è documentata nella regione, ma il loro contributo diretto agli scavi è ancora oggetto di discussione tra gli archeologi.


Chi erano gli Ittiti in Cappadocia

Cappadocia rock-cut architecture 

Gli Ittiti dominarono l’Anatolia centrale dal XVII al XII secolo a.C., con capitale a Hattusa (l’odierna Bo?azkale), situata a circa 200 chilometri a nord-ovest del cuore della Cappadocia. La Cappadocia rientrava nel territorio diretto dell’impero ittita, e la regione era già abitata e sfruttata economicamente in quel periodo: le famose colonie di mercanti assiri — i k?rum — erano attive a Kaneš (l’odierna Kültepe, vicino Kayseri) già nel XX-XVIII secolo a.C., ben prima della massima espansione ittita.

Oggetti di fattura ittita sono stati rinvenuti in alcuni livelli degli scavi nelle città sotterranee cappadoce, in particolare nei siti di Derinkuyu e Kaymakli. Questo dato materiale è la base principale su cui si fonda l’ipotesi di una frequentazione ittita degli spazi sotterranei, ma il ritrovamento di oggetti non dimostra automaticamente che siano stati i loro produttori a scavare quegli ambienti.


Cosa dicono le fonti archeologiche

Il primo documento scritto che menziona esplicitamente insediamenti sotterranei in Cappadocia risale al 370 a.C., nell’opera dell’autore greco Senofonte, che nella sua Anabasi descrive abitazioni scavate nella roccia con ingressi dal basso. Questo testo è temporalmente successivo alla caduta degli Ittiti (XII secolo a.C.) e contemporaneo alla fase frigia.

Alcuni archeologi collocano le prime fasi di scavo intorno al 1200 a.C., in piena età ittita, sostenendo che le prime cavità abbiano avuto funzione di rifugio durante le invasioni dei Popoli del Mare, quegli stessi movimenti migratori che contribuirono al crollo dell’impero ittita stesso. La tesi è suggestiva e coerente con il contesto storico, ma non è supportata da prove stratigrafiche dirette e conclusive.


Il problema dell’attribuzione archeologica

La difficoltà principale è di metodo: il tufo cappadoce è stato riutilizzato, ampliato e modificato da ogni civiltà successiva, rendendo quasi impossibile isolare i livelli originali di scavo. Le città sotterranee come Derinkuyu non sono manufatti monofase ma sistemi cresciuti per addizioni successive nel corso di secoli.

La successione delle civiltà che hanno certamente operato in Cappadocia è questa:

  • Ittiti (XVII–XII sec. a.C.) — probabile frequentazione, presenza attestata da reperti
  • Frigi (VIII–VII sec. a.C.) — considerati i primi grandi costruttori dei tunnel principali secondo la maggioranza degli studiosi
  • Persiani (VI–IV sec. a.C.) — continuità d’uso documentata
  • Greci e Romani (IV sec. a.C.–IV sec. d.C.) — ampliamenti e nuove funzioni
  • Bizantini (IV–XIII sec. d.C.) — massima fioritura degli insediamenti religiosi rupestri

Il consenso attuale

L’opinione prevalente nella comunità scientifica è che gli Ittiti abbiano probabilmente usato cavità naturali o scavato rifugi rudimentali, ma che il sistema articolato di città sotterranee che conosciamo oggi sia il frutto del lavoro prevalente dei Frigi, con successive stratificazioni. Il Centro Studi Sotterranei di Genova, che esplora la Cappadocia dal 1991, non ha finora identificato livelli stratigrafici ittiti certi nelle città ipogee esplorate.

Detto questo, il ruolo degli Ittiti rimane aperto: il fatto che la Cappadocia fosse il cuore del loro territorio, unito ai ritrovamenti di reperti materiali, rende plausibile che le prime tracce di scavo nel tufo siano da attribuire a questa civiltà, anche se su scala molto più ridotta di quanto la tradizione divulgativa tende ad affermare.

Come vivevano concretamente le comunità bizantine nelle chiese rupestri di Göreme?

La vita delle comunità bizantine nelle chiese rupestri di Göreme è uno dei capitoli più affascinanti dell’intera storia cappadoce. Non si trattava solo di monaci isolati in preghiera: Göreme era un sistema monastico articolato e funzionante, con una struttura sociale, liturgica e produttiva precisa.


Le origini: perché i cristiani scelsero la roccia

Göreme Open Air Museum landscape showing eroded rock formations and visitors. 

Le prime comunità cristiane si insediarono in Cappadocia a partire dalla seconda metà del II secolo d.C., spinte dalle persecuzioni imperiali romane. La roccia offriva invisibilità: chiese e rifugi scavati nel tufo non erano percepibili dall’esterno, confondendosi con il paesaggio naturale. A partire dal IV secolo, dopo l’Editto di Milano del 313 d.C., la presenza cristiana si consolidò e divenne strutturata: la Cappadocia divenne uno dei centri intellettuali e religiosi del mondo cristiano orientale, grazie anche ai Padri Cappadoci — Basilio di Cesarea, Gregorio di Nissa e Gregorio Nazianzeno — che codificarono la vita monastica comunitaria e ne definirono le regole pratiche.

Basilio di Cesarea in particolare scrisse nel IV secolo le prime Regole monastiche dell’Oriente cristiano, che prevedevano una vita di comunità piuttosto che di isolamento eremitico. Questo principio influenzò direttamente l’organizzazione degli insediamenti rupestri cappadoci: non singole grotte-cella sparse, ma complessi integrati con chiesa, refettorio, cucine, celle e spazi formativi.


L’organizzazione concreta di un monastero rupestre

Interior of the Elmal? Kilise (Apple Church) rock chapel in Göreme, Turkey, featuring frescoes on the vaulted ceiling and walls, including a central Christ Pantocrator. 

Il Museo all’Aperto di Göreme è tecnicamente un aggregato di complessi monastici indipendenti, ciascuno con la propria chiesa e i propri spazi comunitari. La struttura tipo di un monastero rupestre cappadoce comprendeva:

  • La chiesa principale, spesso a pianta a croce greca, con naos, bema e abside scavate nel tufo, affrescate su ogni superficie disponibile
  • Il refettorio, sala comune con tavolo e panche interamente ricavati nella roccia, dove i monaci consumavano i pasti in comune in silenzio durante la lettura
  • Le celle individuali, piccoli ambienti con giaciglio di pietra inciso nel pavimento, nicchie per gli oggetti personali e una piccola finestra sull’esterno
  • Le cucine, riconoscibili dai soffitti anneriti dal fumo, con focolari a forma di cucchiaio scavati nel pavimento e piccoli canali per la rimozione delle ceneri
  • Le cisterne e i sistemi idrici, pozzi e canalizzazioni per la raccolta dell’acqua piovana integrati nella struttura
  • Il nartece (vestibolo d’ingresso della chiesa), dove erano sepolti i patroni laici e i donatori delle chiese

La vita quotidiana nei ritmi liturgici

La giornata dei monaci di Göreme era scandita dall’Ufficio Divino, il ciclo di preghiere comunitarie che si ripetevano sette volte al giorno secondo la tradizione orientale. Le chiese rupestri erano progettate per questa funzione: le dimensioni ridotte favorivano l’acustica del canto corale, e l’orientamento degli ambienti seguiva rigorosamente l’asse est-ovest liturgico con l’abside verso oriente.

Tra un momento di preghiera e l’altro, i monaci svolgevano lavori manuali: coltivazione dei terreni circostanti, produzione di olio nei frantoi rupestri, allevamento nelle stalle scavate nella roccia, e attività di copiatura e miniatura dei testi sacri. Alcune chiese di Göreme conservano ancora tracce di scriptoria rupestri, piccoli ambienti con nicchie per i codici e superfici lavorate per l’appoggio dei manoscritti.


Gli affreschi come strumento liturgico e didattico

Crucifixion fresco located in the apse of the Tokal? Kilise church, Göreme, Turkey. 

Gli affreschi che ricoprono le pareti delle chiese di Göreme non erano semplice decorazione. In una comunità dove molti fedeli erano analfabeti, i cicli pittorici narravano le storie della Bibbia e dei Santi in forma visiva, sostituendo i testi scritti nella catechesi. I programmi iconografici seguivano un ordine preciso: il Cristo Pantocrator al centro della cupola o della volta, gli Apostoli nelle pennacchie, le scene della vita di Cristo e dei Santi sulle pareti laterali, i donatori ritratti vicino all’ingresso.

La Karanl?k Kilise (Chiesa Buia) è il caso meglio conservato: il nome deriva dalla scarsità di aperture verso l’esterno, che ha protetto i colori dall’ossidazione. Gli affreschi dell’XI secolo conservano ancora una vivacità cromatica eccezionale, con lapislazzuli, ocre e rossi cinabro applicati su intonaco fresco secondo la tecnica del buon fresco. Paradossalmente, la quasi totale assenza di luce naturale — che rendeva questi ambienti difficili da usare — ha garantito la sopravvivenza della pittura per mille anni.


Il rapporto con la comunità laica circostante

I monasteri di Göreme non erano sistemi chiusi. Le comunità monastiche cappadoci, seguendo la regola basiliana, mantenevano un rapporto attivo con i villaggi rurali circostanti: i monaci esercitavano funzioni pastorali, gestivano scuole per i figli dei contadini, curavano i malati e amministravano le risorse idriche e agricole del territorio. Le tombe dei donatori laici all’interno delle chiese dimostrano che le famiglie del circondario finanziavano la costruzione e la decorazione degli edifici rupestri in cambio di messe votive e suffragio per i defunti.

Questa interdipendenza tra monastero e comunità rurale è la chiave per capire perché il sistema di Göreme sopravvisse per secoli: non era un’enclave religiosa separata dalla vita reale, ma un nodo centrale nell’organizzazione sociale, economica e spirituale dell’altopiano cappadoce.

Derinkuyu e città sotterranee

  • Come funzionava esattamente il sistema di ventilazione di Derinkuyu?
  • Esistono livelli di Derinkuyu ancora inesplorati o inaccessibili al pubblico?
  • Quante altre città sotterranee simili a Derinkuyu sono state scoperte in Cappadocia?

Come funzionava esattamente il sistema di ventilazione di Derinkuyu?

Il sistema di ventilazione di Derinkuyu è uno degli aspetti ingegneristici più analizzati e sorprendenti dell’intera città sotterranea. Funzionava senza alcun meccanismo artificiale, sfruttando principi fisici elementari ma applicati con grande precisione costruttiva.


I numeri del sistema

Looking down into a deep ventilation shaft at the Derinkuyu Underground City. 

Le ricerche hanno censito oltre 52 pozzi di ventilazione principali che attraversano verticalmente i livelli della città, e circa 15.000 bocchette e condotti secondari più stretti — la maggior parte con diametro di circa 10 centimetri — distribuiti nei livelli superiori. Il pozzo principale misurava circa 55 metri di profondità e aveva un diametro sufficiente da fungere anche da pozzo d’acqua: i pozzi di ventilazione e i pozzi idrici coincidevano spesso nella stessa struttura, con una doppia funzione.


Il principio fisico: tiraggio naturale per differenza di pressione

Il sistema non richiedeva alcuna fonte di energia esterna. Funzionava sfruttando la differenza di temperatura e pressione tra l’aria interna e quella esterna, lo stesso principio fisico che regola la ventilazione naturale nelle grotte e nelle caverne.

Il meccanismo si articolava così:

  • In estate: l’aria esterna più calda e meno densa tendeva a rimanere in superficie, mentre l’aria interna più fredda (tra 13 e 15 °C costanti) e più densa scendeva verso i livelli profondi. Questo creava un gradiente di pressione che aspirava aria fresca dall’esterno attraverso i pozzi, rinnovando continuamente l’ossigeno disponibile.
  • In inverno: il meccanismo si invertiva parzialmente, con l’aria interna relativamente più calda che risaliva verso l’esterno attraverso i condotti, trascinando con sé l’aria viziata dai livelli più profondi.
  • Il dislivello di 85 metri tra la superficie e il livello più profondo amplificava notevolmente l’effetto del tiraggio: più è grande la differenza di quota tra ingressi e uscite d’aria, più intenso è il flusso convettivo.

La distribuzione dei livelli in relazione all’aria

Derinkuyu underground city, a refuge for 20,000 from Byzantine-Arab wars, Mongol raids, Ottoman conquest. 

Il posizionamento degli spazi abitativi non era casuale ma seguiva la logica della ventilazione. I livelli superiori — meglio ventilati grazie alla maggiore densità di condotti e alla vicinanza alla superficie — erano destinati alle abitazioni e agli spazi di vita comunitaria, dove la qualità dell’aria doveva essere più alta. I livelli più profondi erano usati principalmente per lo stoccaggio di cibo, vino e olio: la temperatura costante e la ventilazione ridotta favorivano la conservazione degli alimenti.


L’accorgimento difensivo: pozzi non interconnessi

Un dettaglio tecnico particolarmente significativo riguarda la compartimentazione dei pozzi. Non tutti i condotti erano collegati tra loro: questa scelta limitava deliberatamente il rischio di un attacco chimico o biologico attraverso i pozzi stessi. Un eventuale invasore che avesse tentato di avvelenare l’aria o l’acqua attraverso un pozzo avrebbe contaminato solo il settore a esso collegato, senza compromettere l’intero sistema.

La stessa logica difensiva si applicava ai settori abitativi: la struttura elicoidale descritta dai ricercatori del Centro Studi Sotterranei mostra che i livelli erano organizzati in modo da poter essere isolati singolarmente, senza bloccare la circolazione dell’aria nel resto della città.


La gestione dei fumi e delle latrine

Un problema pratico critico per qualsiasi insediamento sotterraneo era la gestione dei fumi da cottura e dei rifiuti organici. A Derinkuyu le cucine erano strategicamente posizionate in prossimità dei pozzi di ventilazione principali, in modo che i fumi potessero essere convogliati verso i condotti ascendenti e smaltiti all’esterno. Le latrine erano anch’esse collocate vicino ai pozzi, con il duplice scopo di smaltire gli odori per via naturale e di evitare la contaminazione della falda idrica — il cui pozzo era tenuto fisicamente separato dai condotti fognari.


Un’infrastruttura progettata, non improvvisata

L’analisi tecnica del sistema porta a una conclusione precisa: Derinkuyu non è un rifugio improvvisato scavato in emergenza, ma un’infrastruttura sotterranea progettata in modo sistematico, dove ventilazione, idrologia, logistica degli spazi e difesa erano concepite come un sistema integrato fin dalle prime fasi di costruzione. Il fatto che il sistema funzioni ancora oggi — come testimoniano i visitatori che percorrono i livelli aperti al pubblico senza difficoltà respiratorie — dimostra la qualità dell’ingegneria originale.

Esistono livelli di Derinkuyu ancora inesplorati o inaccessibili al pubblico?

La risposta è decisamente sì: la parte visitabile di Derinkuyu rappresenta solo una frazione del complesso reale, e quanto rimane inaccessibile è considerevole.


Quanti livelli sono realmente visitabili

Derinkuyu underground city, a refuge for 20,000 from Byzantine-Arab wars, Mongol raids, Ottoman conquest. 

I numeri variano leggermente a seconda delle fonti, ma il quadro è chiaro. La città si sviluppa su 18-20 livelli fino a circa 85 metri di profondità, ma i livelli aperti al pubblico oscillano tra 8 e 11 a seconda dei periodi e delle autorizzazioni turistiche. Una stima ragionevole indica che circa la metà del complesso sia attualmente accessibile ai visitatori, lasciando una porzione significativa non fruibile.

I livelli inferiori — quelli oltre i 50-60 metri di profondità — rimangono chiusi per ragioni di sicurezza strutturale e per difficoltà logistiche legate alla ventilazione insufficiente nelle sezioni più remote.


Gli ingressi nascosti nel tessuto urbano

Potential schoolroom within the Derinkuyu underground city, featuring a barrel-vaulted ceiling and earthen floor. 

Uno degli aspetti più rilevanti, documentato direttamente dal Centro Studi Sotterranei di Genova durante le sue spedizioni in Cappadocia dal 1991, riguarda gli accessi nascosti nel centro abitato di superficie. Il primo conservatore del sito, Omer Demir, stimava l’esistenza di oltre 600 ingressi all’intero complesso distribuiti nelle abitazioni private della città moderna, anche se gli stessi ricercatori del CSS definiscono questa cifra “eccessiva e poco affidabile” in assenza di una ricognizione sistematica.

Quello che il CSS ha invece verificato direttamente è più concreto: diversi accessi alle zone periferiche del complesso sono stati documentati nei cortili interni di abitazioni private, in cantine, magazzini e, in almeno un caso, nascosto sotto i fornelli di una cucina moderna. Questi accessi sono abbandonati e non collegati al percorso turistico principale, ma fisicamente esistenti e raggiungibili.


I sistemi adiacenti: Derinkuyu non è uno solo

Un dato fondamentale spesso sottovalutato: Derinkuyu non è un unico complesso monolitico ma un insieme di sistemi sotterranei distinti, denominati dai ricercatori con sigle progressive (Derinkuyu 1, Derinkuyu 2, Derinkuyu 3, Derinkuyu 4). Il settore turistico corrisponde essenzialmente a Derinkuyu 1.

Il Centro Studi Sotterranei ha documentato in dettaglio almeno un sistema adiacente, Derinkuyu 4, che presenta la stessa struttura a fasce sovrapposte e la stessa logica elicoidale del complesso principale, ma risulta non collegato a quest’ultimo per via di tunnel oggi occlusi o parzialmente distrutti. Questi tunnel di collegamento tra i settori esistevano in origine, ma crolli, ostruzioni e rimaneggiamenti storici ne hanno interrotto la continuità.


I tunnel verso Kaymakli: quasi 9 km inesplorati

Stone passage with a circular door in the Derinkuyu underground city. 

Derinkuyu era collegata tramite un tunnel lungo circa 9 chilometri all’altra grande città sotterranea cappadoce, Kaymakli. Questo tunnel esiste ed è documentato, ma non è percorribile nella sua interezza: alcune sezioni sono crollate, altre sono allagate stagionalmente, e nessuna spedizione sistematica ne ha completato il rilievo integrale. La ricerca del CSS ha aperto alcune finestre su tratti parziali, ma la mappatura completa del collegamento tra i due complessi resta un obiettivo non ancora raggiunto.


Lo stato della ricerca

La situazione attuale è quella di un sito parzialmente esplorato e parzialmente gestito. Le autorità turche hanno aperto progressivamente nuovi settori nel corso degli anni, ma la priorità resta la sicurezza dei visitatori piuttosto che l’esplorazione scientifica sistematica. Il CSS di Genova e il gruppo O’MAG di Istanbul sono tra i pochi gruppi di ricerca con accesso autorizzato alle sezioni non turistiche, ma le esplorazioni procedono lentamente per via delle difficoltà logistiche e delle restrizioni imposte dalle autorità locali.

In sintesi, Derinkuyu è un sito ufficialmente aperto ma sostanzialmente incompiuto sul piano della conoscenza scientifica: quello che i visitatori vedono è una vetrina accuratamente allestita di un sistema molto più vasto, le cui dimensioni reali e la cui planimetria completa non sono ancora state determinate con certezza.

Quante altre città sotterranee simili a Derinkuyu sono state scoperte in Cappadocia?

La domanda tocca uno degli aspetti più dinamici della ricerca sulla Cappadocia sotterranea: il numero dei siti noti è elevato, le scoperte recenti sono clamorose, e la mappatura complessiva è ancora incompleta.


Il quadro generale: oltre 200 siti documentati

Le stime più citate indicano che in Cappadocia siano state scoperte e documentate circa 200 città sotterranee, distribuite su un territorio che si estende tra le province di Nev?ehir e Kayseri. Il Centro Studi Sotterranei di Genova e il gruppo O’MAG di Istanbul hanno georeferenziato con metodo sistematico 364 insediamenti sotterranei sull’altopiano anatolico, includendo sia le grandi città ipogee sia i complessi minori di villaggio.

La differenza tra le due cifre — 200 e 364 — dipende dalla definizione: la soglia di 200 si riferisce ai siti con caratteristiche propriamente “urbane” (più livelli, sistemi difensivi, acqua, depositi), mentre il dato del CSS include anche i sistemi più semplici, monolivello o con poche stanze collegate.

Di tutti questi, solo una decina sono accessibili al pubblico in modo regolare, e solo tre o quattro sono stati oggetto di studi sistematici approfonditi.


I siti principali noti e visitabili

Kaymakli

Situata a circa 20 km da Nev?ehir, Kaymakli è considerata la seconda città sotterranea cappadoce per importanza dopo Derinkuyu. Si sviluppa su almeno 8 livelli, dei quali solo 4 sono attualmente aperti al pubblico. Caratteristica distintiva di Kaymakli è la grande densità di corridoi e la presenza di stalle, depositi di vino e magazzini distribuiti in modo capillare su ogni livello. Era collegata a Derinkuyu attraverso un tunnel di 8-9 km. Kaymakli era strutturata per un uso prevalentemente agricolo e di stoccaggio, più che come rifugio militare puro.

Özkonak

A circa 15 km a nord di Avanos, Özkonak è una versione più compatta dei grandi complessi cappadoci. Presenta gli stessi elementi tipologici — porte circolari in pietra, depositi di vino, sistemi di ventilazione — ma su una scala più ridotta. Una caratteristica tecnica insolita è la presenza di fori nelle porte di pietra, interpretati come aperture per versare liquidi bollenti o olio contro gli assalitori che tentavano di forzare l’ingresso. È aperta al pubblico e meno frequentata dei siti maggiori.

Mazi (Maz?)

Mazi è uno dei siti meno noti ma più interessanti dal punto di vista tipologico. Il complesso presenta una struttura distribuita su più nuclei separati, con ingressi in più punti del territorio circostante. È stata interpretata come un sistema pensato per ospitare un singolo villaggio piuttosto che una popolazione urbana numerosa: i suoi spazi sono dimensionati per famiglie e piccoli gruppi, non per migliaia di persone.

Tatlarin

Scoperta più recentemente rispetto agli altri siti principali, Tatlarin si distingue per la presenza di sale di grandi dimensioni interpretate come ambienti di culto e spazi cerimoniali, assenti o più modesti negli altri complessi. Questo dato ha portato alcuni ricercatori a ipotizzare che Tatlarin avesse una funzione più specificamente religiosa rispetto alle città rifugio della Cappadocia meridionale.


La grande scoperta di Nev?ehir: il sito più grande di tutti

Derinkuyu Underground City 

Il dato più rilevante e meno conosciuto al grande pubblico riguarda una scoperta avvenuta nel 2013-2014, durante lavori di trasformazione urbana nel centro di Nev?ehir. Sotto la fortezza bizantina della città moderna fu identificata una città sotterranea di dimensioni mai viste prima in tutta la Cappadocia.

I dati diffusi dalle autorità turche sono impressionanti:

  • Profondità stimata: 113 metri (più di Derinkuyu, ferma a 85 m)
  • Estensione superficiale: circa 460.000 m² (46 ettari)
  • Tunnel principali: almeno 7 km di gallerie abbastanza ampie da transitarvi in automobile
  • Struttura: 11 quartieri distinti organizzati attorno alla fortezza
  • Età stimata: oltre 5.000 anni secondo le prime datazioni

Il sindaco di Nev?ehir dichiarò che rispetto a questa nuova città, gli altri complessi cappadoci non equivalevano nemmeno alla sua “cucina”. Da allora, tuttavia, il sito non è stato aperto al pubblico e i lavori di ricerca procedono lentamente, in parte per difficoltà finanziarie e in parte per la complessità di gestire uno scavo urbano attivo nel centro di una città moderna.


Il problema della mappatura: molto resta ignoto

Il quadro complessivo dei siti cappadoci è ancora incompleto per diverse ragioni:

  • Accessi privati: molti ingressi a complessi minori si trovano in proprietà private e non sono mai stati segnalati alle autorità
  • Crolli e ostruzioni: numerosi sistemi sono parzialmente o totalmente occlusi da crolli naturali o da interventi umani storici
  • Mancanza di risorse: la ricerca sistematica richiede mezzi tecnici (georadar, lidar, droni sotterranei) che non sono disponibili in modo continuo
  • Espansione urbana: la crescita delle città moderne ha coperto o distrutto porzioni di siti non ancora esplorati

Il Centro Studi Sotterranei ha documentato casi in cui nuovi ingressi a sistemi sconosciuti sono stati individuati casualmente durante lavori edilizi, esattamente come accadde a Derinkuyu nel 1963. Questo suggerisce che il numero reale di siti — compresi quelli ancora da scoprire — sia probabilmente superiore alle stime attuali.


Tabella dei siti principali

SitoLivelliProfonditàVisitabileNote
Derinkuyu18-20~85 mParzialmente (8-11 livelli)La più profonda nota
Nev?ehirn.d.~113 mNoLa più estesa, scoperta 2013
Kaymakli8+~30 mParzialmente (4 livelli)Collegata a Derinkuyu
Özkonak10~40 mCaratteristiche difensive peculiari
Mazi7~30 mStruttura per piccoli villaggi
Tatlarin2n.d.Possibile funzione religiosa

In sintesi, la Cappadocia sotterranea è un sistema molto più vasto di quanto la sola fama di Derinkuyu lasci intuire. La scoperta di Nev?ehir ha ridefinito la scala del fenomeno, e la ricerca in corso — speleologica, archeologica e geofisica — continua a produrre dati nuovi su un territorio che non ha ancora rivelato tutto.

Architettura e tecniche costruttive

  • Con quali strumenti si scavava il tufo nell’antichità?
  • Come venivano decorati gli affreschi nelle chiese rupestri e quali pigmenti si usavano?

Con quali strumenti si scavava il tufo nell’antichità?

Questa è una delle domande tecnicamente più precise sull’architettura rupestre cappadoce, e le ricerche recenti — in particolare attraverso l’analisi delle tracce degli utensili sulle pareti — hanno permesso di ricostruire le tecniche con un grado di dettaglio notevole.


Il vantaggio del tufo: roccia che registra ogni gesto

Cappadocia rock-cut architecture 

Il punto di partenza è la natura stessa del materiale. L’ignimbrite cappadoce — la varietà di tufo vulcanico dominante nella regione — è abbastanza tenera da poter essere lavorata con utensili relativamente semplici, ma sufficientemente stabile da non richiedere armature o puntellamenti durante e dopo lo scavo. Una caratteristica rara e preziosa dal punto di vista della ricerca è che su questa roccia rimangono impresse le tracce degli utensili con notevole precisione, consentendo agli archeologi di ricostruire quasi gesto per gesto le sequenze di lavoro.

Il ricercatore principale su questo tema è F.G. Öztürk, che nel 2009 ha pubblicato l’unico studio scientifico specifico sulle tecniche di scavo in Cappadocia, condotto attraverso un’intervista etnoarcheologica con un cavatore di tufo ancora attivo di nome Ahmet “Usta”. Le sue conclusioni mostrano una continuità sorprendente tra tecniche antiche e pratiche sopravvissute fino al XX secolo.


Gli utensili identificati

L’era pre-metallica: strumenti di pietra e osso

Nelle fasi più antiche degli scavi cappadoci — quelle attribuite al II millennio a.C. e oltre — gli utensili erano quasi certamente di pietra, osso e legno duro. La lavorazione del tufo con percussori di pietra era tecnicamente fattibile: la roccia si fende facilmente per colpi ripetuti, e le tracce di strumenti appuntiti senza bordo tagliente — riconoscibili per i segni a percussione puntiforme sulle pareti — sono state identificate in alcuni dei settori più antichi di Derinkuyu.


L’era del bronzo: le prime punte metalliche

Con l’arrivo del bronzo in Anatolia (III-II millennio a.C.) le possibilità tecniche migliorarono considerevolmente. Gli utensili principali nel periodo della massima espansione degli insediamenti rupestri erano:

  • Lo scalpello a punta (punch chisel): usato con percussione diretta per rimuovere il materiale in punti precisi, lasciando tracce a forma di piccole conche ravvicinate sulle superfici. È lo strumento identificato più frequentemente nelle analisi delle tracce murali.
  • Lo scalpello a lama piatta (flat chisel): utilizzato per regolarizzare le superfici dopo la sgrossatura, produceva solchi paralleli e superfici più lisce. Tracce di questo strumento sono visibili sulle pareti delle chiese rupestri di Göreme.
  • Il piccone (pick): strumento a doppia punta curva, usato per la sgrossatura rapida di grandi quantità di materiale. I segni arcuati lasciati dal piccone sono i più comuni su tutte le pareti dei corridoi di servizio.

L’età del ferro: la rivoluzione della durezza

Dopo il 1200 a.C., con la diffusione del ferro in Anatolia — proprio la regione da cui questa tecnologia si diffuse nel resto del mondo antico — gli strumenti di scavo diventano più resistenti, più affilati e più duraturi. La Cappadocia era nel cuore della metallurgia anatolica: la facilità nell’approvvigionamento di utensili in ferro contribuì probabilmente ad accelerare gli scavi più profondi e complessi.

Con gli utensili di ferro si diffusero due nuove tecniche:

  • Il cuneo con martello: tecnica ancora in uso nel Novecento. Si incidono una serie di fori ravvicinati nella roccia con un punteruolo, poi si inseriscono cunei metallici e si percuote progressivamente finché la roccia si fende lungo la linea prestabilita. Questa tecnica permetteva di staccare blocchi di forma regolare e di aprire corridoi diritti con grande precisione.
  • La sega a sgorbia: per le rifiniture più delicate, in particolare nei capitelli, nelle cornici e nelle nicchie liturgiche delle chiese rupestri bizantine.

La sequenza operativa degli scavi

Potential schoolroom within the Derinkuyu underground city, featuring a barrel-vaulted ceiling and earthen floor. 

Le ricerche di Öztürk e l’analisi del CSS sui complessi cappadoci hanno consentito di ricostruire la sequenza logica degli scavi nelle città sotterranee, in tre fasi principali:

Fase 1 — Pozzi verticali: il lavoro iniziava sempre dall’alto. Si scavano pozzi verticali stretti che raggiungevano il livello desiderato, servendo contemporaneamente da via di accesso per i lavoratori, da canale di evacuazione dei detriti e da futuro pozzo di ventilazione.

Fase 2 — Espansione radiale: da ogni pozzo si aprivano lateralmente i corridoi e le camere, procedendo in modo radiale. I detriti venivano portati in superficie attraverso il pozzo originale, trasportati con ceste o sacchi di pelle trainati da corde.

Fase 3 — Giunzione dei settori: i sistemi sviluppati da pozzi diversi venivano collegati tramite tunnel orizzontali scavati secondo la tecnica della faccia opposta — ovvero due squadre lavoravano dalla fine dei due corridoi avanzando l’una verso l’altra, guidate da segnali acustici e, probabilmente, da misurazioni con corde.


Quanto materiale veniva rimosso

Un calcolo approssimativo basato sulle dimensioni di Derinkuyu restituisce cifre impressionanti. Il volume totale del materiale rimosso dall’intero complesso è stato stimato in circa 250.000 metri cubi di roccia. Con utensili manuali e un’organizzazione anche molto efficiente, questo lavoro richiede centinaia di anni di attività continua — dato coerente con l’ipotesi che gli scavi si siano sviluppati per fasi successive nel corso di molti secoli.

Un operaio adulto con strumenti di ferro e bronzo poteva rimuovere mediamente 1-2 metri cubi di tufo al giorno in condizioni ottimali. Questo significa che, anche con squadre di 50 lavoratori impegnati contemporaneamente, scavare l’intero Derinkuyu avrebbe richiesto tra 7 e 14 anni di lavoro continuo. Si tratta di una stima molto approssimativa — lo scavo non era mai continuo — ma utile per capire la scala dell’investimento umano nella costruzione di questi complessi.


Chi scavava: lavoratori specializzati o comunità

Un’ultima questione aperta riguarda il profilo dei lavoratori. L’analisi delle tracce sulle pareti mostra una relativa regolarità tecnica nei settori centrali dei complessi — corridoi principali, sale grandi, spazi liturgici — e una qualità più irregolare nei settori periferici e nei livelli più profondi. Questo dato suggerisce la presenza di nuclei di lavoratori specializzati per i settori principali, affiancati da manodopera generica — probabilmente gli stessi abitanti della comunità — per le espansioni secondarie.

Lo studio pubblicato da Öztürk indica che le tecniche di scavo in Cappadocia erano così complesse da richiedere professionisti formati: non è possibile ottenere i risultati visibili nei complessi principali con semplice lavoro non qualificato. Questo implica l’esistenza di una tradizione trasmessa di generazione in generazione, probabilmente all’interno di famiglie o corporazioni di cavatori, che continuò attiva per millenni fino al XX secolo.

Come venivano decorati gli affreschi nelle chiese rupestri e quali pigmenti si usavano?

Questa è una delle aree meglio documentate scientificamente sull’arte cappadoce: nell’ultimo ventennio ricercatori italiani e internazionali hanno condotto analisi chimiche sistematiche sui pigmenti e sugli intonaci di undici chiese rupestri, producendo dati molto precisi.


Il supporto: la preparazione dell’intonaco sul tufo

Prima di qualsiasi pigmento, il problema tecnico fondamentale era ottenere una superficie idonea alla pittura su una roccia porosa e friabile. Il tufo cappadoce assorbe l’umidità in modo irregolare, rendendo difficile l’applicazione diretta dell’intonaco a base di calce.

Le ricerche condotte su 13 anni da un gruppo di ricerca italiano sulla Chiesa dei Quaranta Martiri a ?ahinefendi e sulla Nuova Tokal? Kilise a Göreme — pubblicate su riviste scientifiche peer-reviewed — hanno identificato quattro fasi macroscopiche di evoluzione della pittura cappadoce, ciascuna con tecniche preparatorie distinte. In tutte le fasi, la sequenza di base era la seguente:

1. Sgrossatura e pulizia della roccia — La parete veniva raschiata per rimuovere le parti friabili e creare una superficie uniforme. Spesso si incidevano solchi incrociati (incisure di aggrappaggio) per aumentare l’adesione degli strati successivi.

2. Primo strato (arriccio) — Una malta grossolana a base di calce e sabbia con aggiunta di paglia, fibre vegetali o frammenti ceramici macinati (chamotte), con funzione stabilizzante e di riempimento delle irregolarità.

3. Strato intermedio — Una malta più fine che livellava ulteriormente la superficie.

4. Tonachino o intonaco di finitura — Lo strato sottile e liscio, di calce pura o calce con polvere di marmo, sul quale venivano applicati i colori a fresco o a secco.


Affresco o a secco? Il dibattito tecnico

Crucifixion fresco located in the apse of the Tokal? Kilise church, Göreme, Turkey. 

Un punto su cui la ricerca ha prodotto risultati sorprendenti riguarda la tecnica di applicazione dei pigmenti. La pittografia tradizionale parlava genericamente di “affreschi cappadoci”, ma le analisi chimiche mostrano una realtà più complessa.

La tecnica del vero affresco (buon fresco) — in cui i pigmenti si applicano sull’intonaco ancora umido, legandosi chimicamente con la calce durante la carbonatazione — è documentata solo in alcune chiese e in alcuni periodi. In altri casi si sono trovate prove di tecnica a secco (a tempera), in cui i pigmenti venivano mescolati con un legante organico (uova, cera, colla animale) e applicati sull’intonaco già asciutto.

Le analisi Micro-Raman condotte da Pelosi et al. (2013) sugli affreschi di undici chiese cappadoce hanno identificato l’uso combinato di entrambe le tecniche:

  • La struttura iconografica principale (figure, sfondi, grandi campiture) veniva eseguita a fresco
  • Dettagli, ritocchi, iscrizioni e dorature erano aggiunti a secco dopo l’asciugatura dell’intonaco

Questo spiega perché nelle chiese cappadoce si trovano spesso zone con colori ben conservati accanto a zone con distacchi e perdite: le parti realizzate a fresco hanno resistito meglio, mentre le finiture a secco — meno legate chimicamente alla superficie — sono più soggette al degrado.


I pigmenti: l’analisi chimica

Le analisi più complete sono quelle condotte da Pelosi, Scano e collaboratori su undici chiese cappadoce, pubblicate su Preservation Science (2013), e quelle del gruppo di ricerca della Tokal? Kilise pubblicate su Archaeometry (2016-2019). I risultati identificano con precisione i minerali usati:

Rossi e arancioni

  • Ematite (Fe2O3Fe2?O3?): il pigmento rosso dominante in tutte le fasi, estratto localmente da giacimenti di ossido di ferro. Produce rossi intensi con variazioni dall’arancio al marrone a seconda della granulometria e del grado di idratazione.
  • Minio (Pb3O4Pb3?O4?): piombo tetraossido, usato per i rossi più vivaci e arancioni nelle fasi più tarde (X-XI secolo). Richiede importazione o lavorazione specializzata del piombo.

Gialli e ocre

  • Goethite (FeO(OH)FeO(OH)): ossido di ferro idrato, produce gialli e ocre. Disponibile localmente nella zona cappadoce.
  • Ocra gialla: variante impura della goethite, mescolata con argilla, molto comune nelle campiture di fondo.

Blu e verdi

  • Blu egiziano (cuprorivaite, CaCuSi2O6CaCuSi2?O6?): il primo pigmento sintetico della storia, prodotto riscaldando silice, calce e minerali di rame. La sua presenza nelle chiese cappadoce è prova di scambi commerciali a lunga distanza o di produzione locale in seguito a trasferimento tecnologico.
  • Azzurrite (Cu3(CO3)2(OH)2Cu3?(CO3?)2?(OH)2?): carbonato di rame blu, usato nelle fasi più tarde soprattutto per i cieli e i manti della Vergine.
  • Malachite (Cu2CO3(OH)2Cu2?CO3?(OH)2?): carbonato di rame verde, spesso usata per le vesti dei personaggi minori.

Bianchi

  • Biacca (bianco di piombo, Pb2CO3(OH)2Pb2?CO3?(OH)2?): il bianco principale nelle campiture e per la modulazione della luce sulle figure.
  • Calcite (CaCO3CaCO3?): usata sia nell’intonaco sia come pigmento bianco nelle aree meno elaborate.

Neri

  • Nero di carbone e nero di avorio: entrambi documentati come linee di contorno e ombre.
  • Manganese (MnO2MnO2?): trovato in alcune chiese della fase più antica come alternativa ai neri di carbone.

Il lapislazzuli: un caso speciale

Un dato di grande interesse storico riguarda l’identificazione di lapislazzuli (lazurite, Na8[Al6Si6O24]S3Na8?[Al6?Si6?O24?]S3?) in alcune delle chiese più ricche di Göreme, in particolare nella Karanl?k Kilise (Chiesa Buia). Il lapislazzuli è estratto principalmente in Afghanistan (miniere di Sar-e-Sang nel Badakhshan) ed era uno dei materiali più costosi del mondo medievale, venduto a peso d’oro.

La sua presenza nei blu brillanti della Karanl?k Kilise — che restano tra i più vivaci dell’intera arte rupestre medievale — è la prova diretta che i committenti di alcune chiese cappadoce avevano accesso a reti commerciali di altissimo livello. Non tutte le chiese potevano permetterselo: nelle chiese minori i blu erano ottenuti con azzurrite o blu egiziano, di costo molto inferiore.


Le fasi pittoriche: una storia in quattro atti

Lo studio di 13 anni del gruppo di ricerca italiano ha identificato quattro fasi distinte nella pittura cappadoce, ciascuna con caratteristiche tecniche e iconografiche proprie:

FasePeriodoCaratteristica tecnicaChiese rappresentative
FasePeriodoCaratteristica tecnicaChiese rappresentative
IIV-VII sec.Pittura sommaria, palette ridotta (ocra, rosso, nero) su intonaco grezzoChiese preconiaste
IIVIII-IX sec.Periodo iconoclasta: decorazioni geometriche e croci, assenza di figure umaneÇar?kl?
IIIX-XI sec.Piena fioritura: palette completa, lapislazzuli, raffinate modulazioni della luceTokal?, Karanl?k
IVXI-XIII sec.Diversificazione: coesistenza di botteghe di diverso livello, stile più narrativoElmali, Yilanl?

La conservazione degli affreschi: il ruolo del microclima

Un ultimo aspetto tecnico fondamentale riguarda la conservazione straordinaria di molti affreschi cappadoci. L’ambiente ipogeo ha creato condizioni ideali: temperature costanti, umidità relativa stabile, scarsa esposizione alla luce solare. La Karanl?k Kilise deve la sua eccezionale conservazione proprio all’assenza quasi totale di aperture verso l’esterno, che ha limitato l’ossidazione dei pigmenti per mille anni.

I progetti di restauro condotti dall’ICCROM (Centro internazionale per i beni culturali con sede a Roma) sulla Tokal? Kilise dal 2019 in poi hanno tuttavia evidenziato i rischi crescenti legati all’aumento del turismo: il calore corporeo, l’anidride carbonica e l’umidità prodotta dai visitatori alterano il microclima interno, accelerando il degrado degli strati pittorici. Questo ha portato all’introduzione di limitazioni agli accessi e a sistemi di monitoraggio ambientale continuo nelle chiese più fragili.

Cappadocia oggi

  • Quali sono le principali minacce di conservazione che oggi mettono a rischio le strutture tufacee?
  • Come si integra il turismo di massa con la tutela del patrimonio rupestre?

Quali sono le principali minacce di conservazione che oggi mettono a rischio le strutture tufacee?

Le minacce alla conservazione della Cappadocia rupestre sono documentate scientificamente con crescente preoccupazione. L’IUCN ha classificato il sito di Göreme come “buono con alcune preoccupazioni”, ma l’analisi di dettaglio rivela un quadro più complesso, in cui processi naturali e pressioni antropiche si sommano in modo difficile da gestire.


Il degrado del tufo: processi fisici e chimici

Cicli gelo-disgelo e gelificazione

Il tufo vulcanico cappadoce è una roccia porosa e igroscopica: assorbe acqua con facilità e la trattiene nella sua struttura microscopica. Quando la temperatura scende sotto zero — evento frequente sull’altopiano cappadoce, a circa 1000 metri sul livello del mare — l’acqua nei pori si espande del 9% nel passaggio allo stato solido, producendo una pressione meccanica che progressivamente frammenta la roccia dall’interno. Questo processo, noto come crioclastismo o gelificazione, è il principale agente di degrado fisico naturale sulle pareti esterne delle formazioni rupestri.

I cicli ripetuti di gelo e disgelo nel corso delle stagioni producono un effetto cumulativo: le pareti si desquamano in scaglie sottili, le cornici architettoniche si arrotondano progressivamente, i dettagli decorativi scompaiono. L’ICCROM ha documentato già nel 1995 che la velocità di deterioramento del tufo nelle chiese rupestri di Göreme era allarmante anche in assenza di turismo, e che i processi naturali da soli erano sufficienti a compromettere il patrimonio nel giro di secoli.

Erosione eolica e pluviale

Cappadocia rock-cut architecture 

Il vento che attraversa l’altopiano cappadoce trasporta particelle abrasive che lavorano le superfici tufacee come una carta vetrata in azione continua. Le piogge, relativamente rare ma intense in alcune stagioni, penetrano nelle microfessure già aperte dal crioclastismo e accelerano il processo di disgregazione. I Camini delle Fate sono la dimostrazione visibile e paradossalmente positiva di questo processo — le loro forme bizzarre sono il risultato di millenni di erosione differenziale tra il cappello di basalto duro e il corpo di tufo più tenero sottostante — ma lo stesso processo che li crea li sta anche progressivamente consumando.

Subsidenza e instabilità strutturale

Le città sotterranee e le abitazioni rupestri comportano un indebolimento progressivo della massa rocciosa sovrastante. A Zelve — l’ultimo villaggio rupestre abitato in Cappadocia — le autorità turche ordinarono l’evacuazione forzata nel 1950 per rischio di crollo imminente delle pareti. Il villaggio rupestre di Dimitre, nella provincia di Kayseri, fu evacuato nel 1966 per le stesse ragioni e non fu mai più rioccupato. La subsidenza non è un fenomeno statico: continua ad agire sulle strutture abbandonate, e le cavità non più presidiate dall’uomo sono a maggiore rischio perché non vengono né monitorate né manutenute.


Il turismo di massa: la minaccia crescente più documentata

La Cappadocia riceve oggi oltre 3 milioni di visitatori l’anno, una cifra in crescita esponenziale negli ultimi quindici anni. Questa pressione turistica genera effetti documentabili a più livelli.

Degrado microclimatico nelle chiese affrescate

All’interno delle chiese rupestri — ambienti confinati, piccoli, privi di ventilazione artificiale — ogni gruppo di visitatori produce calore corporeo, anidride carbonica e vapore acqueo. L’aumento di umidità e CO2CO2? altera il pH dell’aria a contatto con le superfici pittoriche, favorendo la formazione di efflorescenze saline che distaccano gli strati pittorici dall’intonaco. I progetti dell’ICCROM sulla Tokal? Kilise hanno misurato aumenti di temperatura di 3-4 °C e incrementi dell’umidità relativa superiori al 20% durante i periodi di maggiore affluenza, rispetto ai valori di base misurati a sito vuoto.

Vibrazioni da traffico e sorvolo di mongolfiere

Un impatto meno visibile ma tecnicamente rilevante viene dalle vibrazioni meccaniche prodotte dal traffico stradale nelle aree abitate adiacenti ai siti rupestri, e dal sorvolo a bassa quota delle mongolfiere turistiche. Il tufo, già indebolito dai processi naturali, è sensibile alle vibrazioni: studi condotti su strutture rupestri in contesti simili (Matera, Civita di Bagnoregio) hanno dimostrato che le micro-vibrazioni accelerano la propagazione delle fessure nelle pareti.

Erosione meccanica da contatto fisico

Il semplice tocco ripetuto di migliaia di visitatori sulle pareti affrescate o sulle superfici scolpite produce un’erosione meccanica misurabile. I pigmenti a tempera (applicati a secco sull’intonaco asciutto, come documentato nelle analisi dei laboratori italiani) sono particolarmente vulnerabili al contatto fisico, perché il loro legame con la superficie è meno solido rispetto ai pigmenti applicati a buon fresco.


I cambiamenti climatici: la nuova variabile

La Turchia ha sviluppato nel 2025 — con supporto dell’Unione Europea — una guida per la riduzione del rischio climatico nei siti patrimonio mondiale, che include un capitolo specifico sulla Cappadocia. Il documento identifica tre vettori climatici principali di minaccia:

  • Aumento delle precipitazioni estreme: eventi di pioggia intensa più frequenti aumentano il rischio di smottamenti e frane nelle valli tufacee, minacciando sia le strutture rupestri sia le infrastrutture turistiche circostanti
  • Aumento delle temperature: cicli gelo-disgelo più frequenti e più intensi in inverno accelerano il crioclastismo; le estati più calde e secche aumentano le tensioni termiche nella roccia
  • Siccità prolungate alternate a piogge intense: l’alternanza estrema causa contrazione e dilatazione ciclica della roccia, che nel tempo produce microframmentazioni strutturali difficili da rilevare prima del crollo

L’espansione urbana e le costruzioni abusive

Nev?ehir, la città principale della regione cappadoce, si trova direttamente sopra uno dei complessi sotterranei più vasti e ancora largamente inesplorati. La crescita edilizia della città moderna crea due problemi concorrenti: da un lato, le fondazioni degli edifici moderni danneggiano le strutture rupestri sottostanti; dall’altro, i carichi strutturali degli edifici accelerano la subsidenza delle cavità ipogee, aumentando il rischio di crolli sia in superficie sia in profondità.

Il fenomeno delle costruzioni abusive nelle aree di rispetto è stato segnalato in modo crescente: la pressione immobiliare legata al boom turistico spinge alla costruzione di alberghi, ristoranti e strutture ricettive in zone adiacenti ai siti protetti, riducendo le fasce cuscinetto e aumentando il rischio di interferenza con le strutture antiche.


Le risposte: monitoraggio, limitazioni e ricerca

Di fronte a questo quadro, le risposte istituzionali procedono su più fronti.

  • Limitazioni agli accessi: le chiese più fragili di Göreme sono aperte a rotazione o con numero massimo giornaliero di visitatori; la Karanl?k Kilise prevede ingressi contingentati
  • Monitoraggio ambientale continuo: sensori di temperatura, umidità e CO2CO2? installati nelle chiese principali dalla Direzione dei Musei turca e dall’ICCROM
  • Programmi di consolidamento strutturale: iniezioni di resine e malte compatibili nei punti di distacco, condotte da équipe specializzate italiane e turche
  • Documentazione digitale: campagne di scansione 3D e fotogrammetria per creare archivi digitali completi del patrimonio, utili sia alla ricerca sia come “backup” in caso di perdite irreversibili
  • Pianificazione del rischio climatico: il progetto europeo del 2025 prevede la creazione di una mappa di rischio integrata per tutti i siti cappadoci, con protocolli di risposta per eventi meteorologici estremi

Il nodo fondamentale rimane irrisolto: la principale fonte di finanziamento per la conservazione è il turismo stesso, ma è il turismo la principale minaccia antropica alla sopravvivenza del patrimonio. Questo circolo non è stato ancora affrontato con misure strutturali sufficienti.

Come si integra il turismo di massa con la tutela del patrimonio rupestre?

La questione del bilanciamento tra turismo e conservazione in Cappadocia è oggi uno dei casi studio più analizzati nel campo della gestione del patrimonio mondiale UNESCO, con dati quantitativi precisi che permettono di andare oltre le dichiarazioni di principio.


Il problema della capacità di carico: i numeri reali

Il punto di partenza di qualsiasi discussione seria è la capacità di carico dei siti, ovvero il numero massimo di visitatori che un’area può sostenere senza subire danni irreversibili. Uno studio pubblicato sugli Anais Brasileiros de Estudos Turísticos ha calcolato per la prima volta con metodo scientifico la capacità di carico fisica, reale ed effettiva dei tre siti cappadoci più visitati. I risultati sono inequivocabili:

  • Museo all’Aperto di Göreme (GOAM): capacità mensile sostenibile in estate ? 51.450 visitatori. La soglia è superata in tutti i mesi dell’anno tranne l’inverno.
  • Derinkuyu: capacità mensile sostenibile in estate ? 27.500 visitatori. La capacità fisica e sociale è superata in tutti i mesi dell’anno.
  • Kaymakli: capacità mensile sostenibile in estate ? 15.950 visitatori. Anche qui capacità superata in ogni mese.

Con oltre 3 milioni di visitatori annui distribuiti su un territorio di poche decine di chilometri quadrati, la Cappadocia è strutturalmente in overtourism cronico. L’IUCN ha registrato “alcune preoccupazioni per l’impatto eccessivo del turismo”, sottolineando la necessità urgente di studi aggiornati sulla capacità di carico per migliorare la pianificazione delle visite.


Il paradosso finanziario: il turismo che finanzia ciò che distrugge

Il nodo strutturale irrisolto è che i fondi per la conservazione vengono quasi interamente dal turismo stesso. Il Ministero della Cultura turco destina una quota dei proventi dai biglietti d’ingresso ai programmi di restauro, ma questa dipendenza crea un incentivo perverso: ridurre il numero di visitatori significa ridurre le entrate destinate alla tutela.

Questo paradosso è stato identificato anche dalla Commissione Nazionale UNESCO come uno dei problemi strutturali della gestione del patrimonio mondiale: il marchio UNESCO attrae turismo, il turismo genera fondi, ma genera anche degrado che consuma quei fondi. Il risultato è un equilibrio instabile in cui la conservazione insegue il degrado senza mai anticiparlo.


Le strategie adottate: contingentamento e zonazione

Contingentamento degli accessi

Le misure più dirette applicate a Göreme includono l’introduzione di limiti giornalieri agli ingressi nelle chiese più fragili. La Karanl?k Kilise — la più ricca di affreschi e la più vulnerabile — prevede un numero massimo di visitatori per turno, con ingressi contingentati e tempi di sosta limitati. Il sistema è però applicato in modo discontinuo e senza sanzioni efficaci nelle ore di punta.

Zonazione differenziata

Il Parco Nazionale di Göreme applica un sistema di zonazione che distingue tra:

  • Zone ad accesso libero: le valli e i percorsi esterni, dove l’impatto fisico è limitato e la capacità di rigenerazione naturale è maggiore
  • Zone a accesso controllato: i complessi monastici principali del Museo all’Aperto, con biglietteria e percorsi obbligati
  • Zone a accesso riservato: le chiese più fragili, aperte solo a ricercatori e a un numero limitato di turisti specializzati con guida autorizzata
  • Zone chiuse: settori con rischio strutturale elevato o in corso di restauro

Questa zonazione resta però parzialmente sulla carta: la pressione economica del turismo ha portato a deroghe frequenti, e il controllo effettivo sul territorio è insufficiente rispetto all’estensione del parco.


Il progetto CAVES TOUR: un modello europeo trasferibile

Un riferimento metodologico importante per la Cappadocia viene dal progetto CAVES TOUR, finanziato dal programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027 con oltre 1,7 milioni di euro. Pur riguardando grotte italiane e francesi, il modello sviluppato è direttamente applicabile alle chiese rupestri cappadoce.

Il progetto si articola su tre assi:

  1. Monitoraggio scientifico avanzato: sensori ambientali per temperatura, umidità, CO2CO2? e microbiologia, con raccolta dati in tempo reale
  2. Strategie di gestione sostenibile: definite in collaborazione tra enti gestori, comunità scientifica e amministrazioni locali, con indicatori di sostenibilità aggiornati trimestralmente
  3. Valorizzazione digitale dell’esperienza di visita: strumenti immersivi e interattivi che permettono di distribuire la domanda — offrendo un’esperienza di qualità anche a chi non accede fisicamente ai siti più fragili

Il terzo asse è quello più innovativo: la proposta è di creare esperienze digitali di alta qualità (ricostruzioni 3D degli affreschi, tour virtuali degli ambienti claustrali) che soddisfino la domanda dei visitatori meno specializzati senza richiedere l’accesso fisico ai siti originali.


Il modello Valle Camonica e le lezioni applicabili

La Valle Camonica, primo sito UNESCO italiano (1979), ha sviluppato nel tempo un modello di gestione del patrimonio rupestre che offre indicazioni concrete. Il Gruppo Istituzionale di Coordinamento (GIC), attivo dal 2006, riunisce Ministero della Cultura, Province, Comuni e associazioni scientifiche in un tavolo permanente con Piano di Gestione aggiornabile. La chiave del modello è la governance partecipata: le decisioni sull’accesso, sui percorsi e sui finanziamenti vengono prese collettivamente, non imposte dall’alto.

Applicato alla Cappadocia, questo modello richiederebbe un coordinamento tra Ministero della Cultura turco, municipalità di Nev?ehir e Göreme, comunità locali, tour operator e ricercatori — una struttura oggi assente o frammentata.


La sfida della mongolfiera: regolamentare l’iconico

Derinkuyu underground city, a refuge for 20,000 from Byzantine-Arab wars, Mongol raids, Ottoman conquest. 

Un caso paradigmatico della difficoltà di regolamentare il turismo cappadoce è quello delle mongolfiere. Göreme è una delle destinazioni mondiali più famose per i voli in mongolfiera — ogni mattina, nelle stagioni favorevoli, da 100 a 150 palloni sorvolano contemporaneamente le valli. Le mongolfiere sono diventate il simbolo fotografico della Cappadocia e una fonte di reddito primaria per decine di operatori locali, ma i ricercatori hanno documentato che le vibrazioni prodotte dai bruciatori a bassa quota e dall’eventuale vento indotto dai palloni accelerano il deterioramento delle formazioni tufacee più esposte.

Qualsiasi tentativo di limitare i voli si scontra con la resistenza degli operatori economici e con il fatto che le immagini delle mongolfiere sono centrali nel marketing turistico dell’intera regione. Il risultato è che nessuna regolamentazione efficace è stata ancora adottata, nonostante le raccomandazioni dell’IUCN.


Un confronto tra i principali approcci in uso

ApproccioVantaggioLimite
ApproccioVantaggioLimite
Contingentamento numericoRiduzione diretta del sovraffollamentoDifficile da far rispettare; penalizza i visitatori meno abbienti
Prenotazione obbligatoriaDistribuisce i flussi nel tempoOstacola il turismo spontaneo; richiede infrastruttura digitale
Zonazione differenziataProtegge le aree più fragiliReindirizza i visitatori su zone adiacenti, spostando il problema
Tassazione ambientaleGenera fondi per la conservazioneImpopolare; rischio di elusione se i controlli sono deboli
Esperienze digitali alternativeRiduce la domanda di accesso fisicoNon soddisfa tutti i visitatori; richiede investimenti in tecnologia
Governance partecipataCoinvolge tutti gli attoriLenta da costruire; richiede fiducia istituzionale consolidata

La posizione dell’UNESCO: monitoraggio senza misure vincolanti

Il Comitato del Patrimonio Mondiale UNESCO non ha classificato Göreme nella Lista del Patrimonio in Pericolo, ma la valutazione IUCN “buona con alcune preoccupazioni” è una soglia di allerta che richiede azioni preventive. L’UNESCO non ha poteri coercitivi sugli Stati membri: può raccomandare, richiedere rapporti, classificare in pericolo — ma la decisione finale spetta alle autorità turche.

Il nodo è che la classificazione “in pericolo” — pur essendo uno strumento di pressione diplomatica — viene spesso vissuta dai governi come un danno reputazionale che riduce il turismo, creando un ulteriore disincentivo ad ammettere la criticità della situazione. Il risultato è un’inerzia strutturale che la comunità scientifica internazionale, il Centro Studi Sotterranei italiano e l’ICCROM continuano a documentare senza che si traducano ancora in politiche sufficientemente incisive.

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  • Cavità artificiali e segreti bellici: cosa è emerso dal convegno di Urbino
    Condividi • Ricercatori e speleologi portano nuove evidenze su iprite e arsenico: la Regione Marche avvia verifiche ufficiali• Esplorazioni inedite, documentari e dati scientifici aprono un fronte istituzionale sul rischio ambientale• Dal convegno nasce una risoluzione regionale per mappare e bonificare ordigni nei fondali e nelle gallerie• Tre giorni di studi, 27 contributi e una scoperta che coinvolge istituzioni e comunità scientifica• Tra archeologia sotterranea e minacce invisibili, Urbino
     

Cavità artificiali e segreti bellici: cosa è emerso dal convegno di Urbino

Máj 21st 2026 at 14:00

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• Ricercatori e speleologi portano nuove evidenze su iprite e arsenico: la Regione Marche avvia verifiche ufficiali
• Esplorazioni inedite, documentari e dati scientifici aprono un fronte istituzionale sul rischio ambientale
• Dal convegno nasce una risoluzione regionale per mappare e bonificare ordigni nei fondali e nelle gallerie
• Tre giorni di studi, 27 contributi e una scoperta che coinvolge istituzioni e comunità scientifica
• Tra archeologia sotterranea e minacce invisibili, Urbino diventa centro del dibattito nazionale

Si è concluso domenica 17 maggio a Urbino il X Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali, articolato in tre giornate di lavori e promosso dal Gruppo Speleologico Urbinate, Egeria Centro Ricerche Sotterranee Roma e dalla Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana.

Sono stati giorni intensi che hanno visto la partecipazione di speleologi provenienti da gran parte del territorio italiano e greco, nonché della cittadinanza di Urbino. 

I lavori si sono aperti venerdì presso la Sala del Maniscalco con i saluti delle autorità locali.

A seguire, sono stati presentati materiali inediti relativi alle esplorazioni condotte dal Gruppo Speleologico Urbinate nell’area dell’ex arsenale sotterraneo della Regia Aeronautica lungo le gallerie dismesse della linea ferroviaria Urbino–Santarcangelo.

La giornata si è conclusa con la proiezione del documentario “Il mare invisibile” del giornalista investigativo Gianni Lannes, presente in sala, che affronta il tema dello smaltimento in mare degli stessi 100.000 ordigni bellici lungo le coste italiane, con successivo confronto con il pubblico. 

Le evidenze emerse durante il convegno hanno innescato un riscontro istituzionale immediato. Durante la seduta del Consiglio Regionale delle Marche del 19 maggio, le indagini presentate dai ricercatori hanno contribuito direttamente all’approvazione di una risoluzione unitaria.

L’atto impegna il Presidente e la Giunta regionale ad attivarsi presso i Ministeri competenti per avviare una verifica cautelativa.

L’obiettivo è mappare la presenza di ordigni bellici (contenenti iprite e arsenico) sia nei fondali della costa pesarese sia nelle gallerie urbinati, stimando i costi, i rischi e le modalità operative per una bonifica strutturale, anche attraverso l’intercettazione di fondi nazionali ed europei.

(Seduta 21 del Consiglio Regionale consultabile al seguente ink: https://www.youtube.com/live/ucmW1oK8YXw?si=xgL4671bKHqnJCtU&t=8085)

Sabato le attività sono proseguite presso la Sala Serpieri del Collegio Raffaello, con la presentazione dei 27 contributi che hanno stimolato il confronto tra i partecipanti, sia in presenza sia da remoto.

Da segnalare la sessione dedicata allo speleologo e astrofisico Vittorio Castellani, già presidente della Società Speleologica Italiana, nel ventennale della sua scomparsa.

È stata inoltre allestita una sessione poster a cura del Gruppo Speleologico Urbinate, dedicata alla valorizzazione e alle bellezze ipogee naturali e artificiali del territorio.

Alcuni dei temi trattati durante le giornate del convegno verranno approfonditi nei prossimi numeri della rivista scientifica Opera Ipogea curata dalla Commissione Nazionale Cavità Artifiiciali della Società Speleologica Italiana.

Il congresso si è concluso con la riunione della stessa Commissione e con una visita all’Acquedotto romano di Santa Lucia. 

Gli organizzatori ringraziano la Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana per il coordinamento scientifico, la gestione e la selezione dei contributi tutti di elevato livello e raccolti nel ricco volume degli atti, nonché la Regione Marche, la Provincia di Pesaro e Urbino, il Comune di Urbino e il Legato Albani per il supporto istituzionale e la concessione degli spazi.

Fonte: Michele Magnoni / coordinamento organizzativo 
Gruppo Speleologico Urbinate

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