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A Bulford scoperta una “proto-Stonehenge”: due pali di legno raccontano le origini del celebre monumento

Jún 19th 2026 at 05:00

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Un allineamento astronomico di 5.000 anni fa, a pochi chilometri da Stonehenge, potrebbe riscrivere la storia delle prime comunità costruttrici del monumento più famoso della preistoria europea

Una scoperta archeologica avvenuta nella piana di Salisbury, in Inghilterra, potrebbe aggiungere un nuovo tassello alla comprensione delle origini di Stonehenge. A Bulford, circa cinque chilometri dal celebre complesso megalitico, gli archeologi hanno identificato i resti di una struttura lignea risalente a circa 5.000 anni fa, quindi antecedente di mezzo millennio rispetto alla costruzione delle grandi pietre che oggi caratterizzano il monumento.

La notizia è stata resa nota dalla BBC, che ha raccolto i risultati delle ricerche condotte da Wessex Archaeology e dagli studiosi della Bournemouth University.

Della struttura non rimangono che due fosse nel terreno, ma le analisi hanno dimostrato che ospitavano grandi pali di legno alti probabilmente tra i due e i quattro metri. I due elementi erano collocati a circa 120 metri di distanza e risultano orientati con estrema precisione verso l’alba del solstizio d’estate e il tramonto del solstizio d’inverno, esattamente come accade a Stonehenge.

Secondo Phil Harding, archeologo di Wessex Archaeology e responsabile degli scavi, la scoperta rappresenta uno dei momenti più importanti della sua carriera. «Due semplici buche per pali raccontano molto delle persone vissute cinquemila anni fa: come pensavano, come vivevano e come osservavano il cielo», ha dichiarato.

Un osservatorio del Sole prima di Stonehenge

L’allineamento astronomico è stato verificato attraverso uno studio condotto dall’archeoastronomo Fabio Silva della Bournemouth University e della Skyscape Academy. Attraverso modelli astronomici è stato possibile ricostruire l’aspetto del cielo di cinquemila anni fa e verificare che l’orientamento della struttura coincide perfettamente con i principali eventi solstiziali.

La scoperta suggerisce che l’attenzione verso il ciclo annuale del Sole fosse già profondamente radicata nelle comunità neolitiche della zona prima della realizzazione di Stonehenge.

Per gli studiosi non si tratta soltanto di una coincidenza geometrica. Il sito sembra infatti essere stato un luogo di aggregazione e attività rituali. Attorno alle due fosse sono state rinvenute numerose altre strutture e diversi reperti archeologici che testimoniano una frequentazione intensa dell’area.

Coltelli di selce, ossa lavorate e ceramiche decorate

Gli scavi hanno restituito un ricco insieme di manufatti: strumenti in selce, frammenti di ceramica decorata, ossa animali lavorate e persino un palco di cervo probabilmente utilizzato come attrezzo per scavare.

Particolare interesse ha suscitato un raro coltello neolitico in selce di forma discoidale. La qualità della lavorazione ha impressionato gli archeologi, che lo considerano uno dei reperti più significativi emersi durante la campagna di ricerca.

L’oggetto è stato trovato in posizione verticale, come se fosse stato deposto intenzionalmente. Una circostanza che lascia ipotizzare un significato simbolico o rituale. Non è escluso che la forma circolare del manufatto possa richiamare il Sole, elemento centrale nell’orientamento del sito.

Un indizio sulle origini di Stonehenge

La datazione al radiocarbonio ha stabilito che il complesso di Bulford è contemporaneo alle prime fasi di attività nell’area di Stonehenge, quando erano stati realizzati soltanto i terrapieni e i fossati che delimitavano il sito.

Secondo Jennifer Wexler, curatrice di English Heritage, la scoperta potrebbe indicare che le comunità impegnate nella costruzione delle prime fasi di Stonehenge vivessero proprio nella zona di Bulford o vi si riunissero stagionalmente per lavorare al grande monumento.

L’ipotesi rafforza l’idea che l’intera piana di Salisbury costituisse un vasto paesaggio rituale e cerimoniale, nel quale diversi luoghi erano collegati da pratiche sociali e religiose comuni.

Il Sole al centro della vita delle comunità neolitiche

Gli studiosi ricordano che gli abitanti della regione erano tra i primi agricoltori della Gran Bretagna. La loro sopravvivenza dipendeva strettamente dall’alternarsi delle stagioni, dalla crescita delle colture e dall’allevamento degli animali.

Per questo motivo il Sole e i suoi cicli annuali assumevano probabilmente un valore fondamentale, non soltanto pratico ma anche simbolico e spirituale.

Se oggi migliaia di persone si radunano a Stonehenge per assistere all’alba del solstizio d’estate, secondo gli archeologi le comunità neolitiche attribuivano un significato ancora maggiore al solstizio d’inverno, il momento dell’anno in cui la luce raggiunge il suo minimo e dal quale inizia il ritorno verso la primavera.

La scoperta di Bulford mostra come questa relazione tra uomo, paesaggio e fenomeni astronomici fosse già consolidata migliaia di anni prima che le grandi pietre di Stonehenge venissero innalzate.

Fonte: BBC News, “Simpler, older version of Stonehenge found three miles from famous site”, 18 giugno 2026 – https://www.bbc.com/news/articles/clyxw8550y8o

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Arte rupestre e allineamenti solari: due appuntamenti del CAI Lanzo: solstizio d’estate all’insegna dell’archeologia e dell’osservazione del paesaggio

Jún 18th 2026 at 05:00

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Conferenza il 19 giugno e uscita sul campo il 21 giugno 2026 nell’area del Lago di Monastero

La Sezione CAI di Lanzo, con il CAI – Comitato Scientifico LPV – Ligure Piemontese Valdostano e l’Associazione Storico-Archeologica P. Savant, propone due appuntamenti dedicati al rapporto tra l’uomo, la pietra e la montagna, nell’ambito delle iniziative per il solstizio d’estate.

Il primo evento si terrà venerdì 19 giugno 2026 alle ore 21 presso la sede del CAI di Lanzo. La serata, a ingresso libero, sarà dedicata all’approfondimento di temi legati all’archeologia e alla lettura culturale del paesaggio alpino.

Andrea Arcà, archeologo e ricercatore di arte rupestre, presenterà l’intervento “Arte rupestre vera, arte rupestre falsa”, dedicato all’interpretazione delle incisioni rupestri e alla distinzione tra testimonianze archeologiche autentiche e letture prive di fondamento scientifico.

Seguirà l’intervento “Giochi di luce al Lago di Monastero”, a cura di Ilmen Gavassa, presidente dell’Associazione culturale P. Savant. La relazione illustrerà un possibile allineamento osservabile nei giorni del solstizio tra il Sole nascente e alcuni elementi naturali presenti nell’area del Lago di Monastero: un monolite, una forcella sul Monte Gias Vei, una pietra triangolare situata sulla sponda del lago e lo specchio d’acqua stesso.

La serata sarà moderata da Valentina Genovese, dottoressa in Beni Culturali e componente dell’Associazione P. Savant.

Il secondo appuntamento è in programma domenica 21 giugno 2026 con un’escursione riservata ai soci CAI al Lago di Monastero. La partenza è prevista alle ore 5 del mattino per osservare l’alba e verificare sul campo il fenomeno descritto durante la conferenza. L’itinerario presenta un dislivello di circa 550 metri, difficoltà escursionistica T/E e un tempo di percorrenza di circa due ore per la sola salita.

L’iniziativa offre un’occasione per approfondire il rapporto tra ambiente alpino, archeologia e osservazione astronomica, attraverso un percorso che unisce divulgazione scientifica ed esperienza diretta sul territorio.

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