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Zobrazenie na čítanie

Grecia, a Salonicco il 16° seminario di speleologia del Proteas

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Il gruppo speleologico Proteas – Speleologia di Salonicco organizza la sedicesima edizione del corso dedicato alla formazione di nuovi speleologi. Tecniche di progressione, sicurezza, conoscenza dell’ambiente sotterraneo e, nella tradizione formativa dell’associazione, anche rilievo delle cavità.

La speleologia greca è organizzata, come quella italiana, in una rete di gruppi che collaborano nelle esplorazioni, nella ricerca e nella tutela dell’ambiente sotterraneo, con frequenti scambi e collaborazioni internazionali, avendo grande cura della formazione.

Un esempio: a Salonicco, in Grecia, prenderà il via il 13 ottobre 2026 la sedicesima edizione del Seminario di Speleologia e Speleo-esplorazione organizzato dal gruppo Proteas – Speleologia di Salonicco

L’iniziativa è rivolta anche a persone senza precedente esperienza e combina lezioni teoriche e attività pratiche, con l’obiettivo di fornire le conoscenze di base per muoversi in grotta in sicurezza e partecipare successivamente alle escursioni e alle spedizioni organizzate dall’associazione durante l’anno.

Il programma di questa edizione pone l’attenzione sull’attrezzatura, sulle tecniche speleologiche, sulla sicurezza e sul comportamento responsabile nell’ambiente sotterraneo.

La formazione proposta da Proteas si inserisce però in un’attività didattica ormai consolidata. Nei programmi pubblicati dall’associazione per i seminari degli anni precedenti compaiono, oltre alle tecniche di progressione e alla geologia, anche organizzazione delle spedizioni, prevenzione degli incidenti, soccorso speleologico e cartografia delle grotte. In alcune edizioni gli allievi hanno effettuato esercitazioni pratiche di rilievo e fotografia direttamente nelle cavità.

Il rilievo costituisce del resto una componente importante dell’attività esplorativa del gruppo di Salonicco. Nella documentazione pubblicata da Proteas sono presenti rilievi realizzati con strumenti digitali DistoX e DistoX2, utilizzati sia per la documentazione di singole cavità sia nell’ambito di spedizioni esplorative.

Il sito dell’associazione ospita inoltre un archivio delle grotte esplorate e documentate dal gruppo, con indicazioni relative a sviluppo, profondità e autori o anni dei rilievi.

Il 16° Seminario di Speleologia e Speleo-esplorazione è articolato su 20 appuntamenti, dal 13 ottobre al 19 novembre 2026: 13, 15, 17, 18, 20, 22, 24, 25, 27, 29 e 31 ottobre; 1, 3, 5, 7, 8, 10, 12, 16 e 19 novembre 2026.

Le lezione teoriche, che avranno inizio alle h 20 e durata di circa due ore, come nella precedente edizione verteranno su:

  • materiali e attrezzatura speleologica;
  • elementi di geologia;
  • nodi e ancoraggi;
  • teoria dell’armo;
  • organizzazione delle spedizioni;
  • cartografia/rilievo delle grotte (????????????);
  • incidenti, prevenzione e soccorso speleologico.

A queste si aggiungevano esercitazioni pratiche in grotte e palestre tecniche della Grecia settentrionale.

Il primo incontro è previsto martedì 13 ottobre 2026, alle ore 20, nella sede di Proteas, in Grigoriou Lampraki 7, a Salonicco.

I posti disponibili sono limitati e l’organizzazione ha predisposto un modulo online per le iscrizioni:

Fonti: Voria – Grecia – https://www.voria.gr/article/thessaloniki-proteas-launches-16th-speleology-seminar-underground-exploration

Informazioni: Gruppo Proteas – Speleologia di Salonicco https://proteascave.gr/seminaria/ – http://proteascave.gr/contact/

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PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: dieci anni di geologia, esplorazione e amicizia

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Dalle Dolomiti ai crateri da impatto e ai paesaggi vulcanici di Lanzarote, il lavoro di Riccardo Pozzobon continua a vivere nella preparazione delle future missioni sulla Luna e su Marte

L’ESA dedica il corso di addestramento geologico per astronauti al ricercatore scomparso nel 2025

PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: si è conclusa nei giorni scorsi.

Un’edizione speciale, quella 2026, di PANGAEA – Planetary ANalogue Geological and Astrobiological Exercise for Astronauts, il programma dell’Agenzia Spaziale Europea dedicato alla formazione geologica degli astronauti destinati alle future missioni di esplorazione della Luna e di Marte.

Nel decimo anniversario dalla nascita del corso, l’intera edizione è stata dedicata alla memoria di Riccardo Pozzobon, giovane geologo planetario e ricercatore dell’Università di Padova, scomparso nel settembre 2025.

Un omaggio che ha avuto un significato particolare per chi, con Riccardo, PANGAEA lo aveva costruito e fatto crescere fin dalle prime edizioni.

Lo ha raccontato anche Francesco Sauro, tra gli istruttori e i protagonisti del programma, ricordando sui social le attività appena concluse:

«Per noi che nei giorni scorsi svolgevamo le lezioni, guidavamo i traversi geologici, curavamo la logistica, era come se lui fosse onnipresente, sempre con noi».

Una bella immagine dal post di Framcesco Sauro

Poi il ricordo di dieci anni trascorsi fra vulcani, tubi lavici, canyon dolomitici, antichi fondali marini e crateri formati dall’impatto di giganteschi asteroidi, ma soprattutto di dieci anni di risate, passioni condivise e amicizia fraterna, anche nei momenti più difficili.

All’edizione 2026 hanno partecipato astronauti di diverse agenzie spaziali, impegnati per tre settimane in attività teoriche e sul terreno in alcuni dei principali ambienti terrestri utilizzati come analoghi dei paesaggi planetari.

Il percorso di PANGAEA porta infatti gli astronauti a confrontarsi con contesti geologici molto diversi: dalle Dolomiti ai grandi crateri da impatto, fino agli ambienti vulcanici di Lanzarote.

Qui osservazione, descrizione, documentazione e campionamento delle rocce vengono trasformati in procedure operative simili a quelle che potranno essere utilizzate durante future missioni extraterrestri.

Riccardo Pozzobon aveva partecipato a PANGAEA praticamente fin dall’inizio, contribuendo in particolare alla lettura del territorio attraverso immagini orbitali, carte geologiche e modelli tridimensionali. Il suo lavoro permetteva di collegare ciò che gli astronauti osservavano direttamente sul terreno con le strutture geologiche riconoscibili dall’alto e dallo spazio.

Remote sensing, modellazione tridimensionale, geologia planetaria e pianificazione dell’esplorazione erano alcuni dei campi nei quali aveva portato il proprio contributo al programma ESA.

Per il mondo speleologico, il nome di Riccardo Pozzobon è strettamente legato allo studio delle cavità planetarie e dei tubi lavici.

Nel 2024, insieme a Leonardo Carrer, Francesco Sauro e altri ricercatori, aveva firmato su Nature Astronomy lo studio che ha fornito nuove evidenze dell’esistenza di un condotto sotterraneo accessibile dal Mare Tranquillitatis Pit, sulla Luna.

L’analisi dei dati radar acquisiti dal Lunar Reconnaissance Orbiter ha indicato la possibile presenza di una cavità che prosegue lateralmente al di sotto della superficie lunare. Pozzobon aveva contribuito alla modellazione tridimensionale del pozzo e della struttura sotterranea e all’interpretazione geologica dei risultati.

Anche in questo caso gli analoghi terrestri hanno avuto un ruolo fondamentale. Le cavità vulcaniche di Lanzarote sono state utilizzate per confrontare le caratteristiche radar dei tubi lavici terrestri con quelle osservate sulla Luna.

È uno dei punti nei quali speleologia, geologia planetaria e astronautica si incontrano in modo più evidente: studiare e comprendere una cavità terrestre significa anche sviluppare metodi e strumenti che potrebbero un giorno permettere di riconoscere, raggiungere ed esplorare grotte sulla Luna o su Marte.

L’edizione 2026 di PANGAEA è stata un corso di formazione e un lungo ricordo condiviso.

«Abbiamo rivissuto 10 anni di avventure, in compagnia di persone straordinarie, camminando tra vulcani, tubi lavici, canyon dolomitici, antichi fondali marini, esplorando crateri formati dall’impatto di giganteschi asteroidi», ha scritto Francesco Sauro. «Ma soprattutto sono stati 10 anni di risate, di passioni condivise, di amicizia fraterna, anche e soprattutto nei momenti più difficili. Riccardo, non ti ringrazieremo mai abbastanza per quei momenti insieme».

Fonte:

  • Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova; ESA – PANGAEA/CAVES; Nature Astronomy;
  • post social di Francesco Sauro

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Luigi Bernabò Brea, a 25 anni dalla scomparsa: le Arene Candide e le nuove ricerche sul Mesolitico ligure

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Pubblicati gli Atti della Giornata di Studi dedicata all’archeologo

Fabio Negrino, archeologo e docente di Preistoria e Protostoria all’Università di Genova, ha annunciato con un post social la pubblicazione degli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, tenutasi a Chiavari il 10 ottobre 2024.

Riportiamo integralmente il suo testo.

“LUIGI BERNABÒ BREA, A 25 ANNI DALLA SCOMPARSA

Sono usciti gli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, tenutasi a Chiavari il 10 ottobre 2024 e recentemente pubblicati in un numero speciale della Rivista di Studi Liguri, a cura di Maria Bernabò Brea, Roberto Maggi e Daniela Gandolfi.

Il volume raccoglie i contributi di Maria Bernabò Brea, Roberto Maggi, Fabio Negrino, Piera Melli, Daniela Gandolfi, Massimo Cultraro, Michel Gras, Maria Clara Martinelli, Umberto Spigo, Donatella Failla e Nino Ragusi, dedicati alla figura e all’opera di uno dei grandi protagonisti dell’archeologia italiana del Novecento, spaziando dalla preistoria ligure alla Sicilia e al Mediterraneo, fino alla museografia, alla cultura figurativa e ai suoi interessi per l’arte orientale.

Tra questi, appunto, anche un mio lavoro, “Oltre il paradosso: popolamento e visibilità archeologica tra Mesolitico e primo Neolitico in Liguria”, nel quale riprendo il problema della presenza dei cacciatori-raccoglitori mesolitici nel territorio ligure alla luce delle ricerche e delle scoperte più recenti.

Un tema che si lega direttamente anche alla storia delle ricerche di Luigi Bernabò Brea. Negli anni Quaranta, insieme a Luigi Cardini, scavò alla Caverna delle Arene Candide (Finale Ligure, SV), dove le evanescenti tracce delle frequentazioni del primo Olocene sarebbero state riconosciute e comprese pienamente solo molti decenni più tardi.

Il quadro che emerge oggi è quello di una presenza mesolitica probabilmente meno “invisibile” di quanto a lungo si sia pensato, la cui leggibilità archeologica è stata fortemente condizionata dalla geologia, dalla conservazione dei siti e dalle differenti strategie di insediamento e di sfruttamento delle risorse.

Giovedì 3 dicembre il volume sarà presentato nell’Aula Magna di Via Balbi 2 (DAFIST – Università di Genova). Condividerò più avanti il programma completo dell’incontro.

“Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla scomparsa”, Atti della Giornata di Studi, Chiavari, 10 ottobre 2024, numero speciale della Rivista di Studi Liguri, a cura di Maria Bernabò Brea, Roberto Maggi e Daniela Gandolfi.

Un’occasione per ricordare Luigi Bernabò Brea e, soprattutto, per riflettere su quanto le sue ricerche continuino ancora oggi a dialogare con le nuove scoperte e le nuove domande che emergono dalla ricerca archeologica.”

Fonte: post social di Fabio Negrino.

Luigi Bernabò Brea

Luigi Bernabò Brea nacque a Genova nel 1910 e morì a Lipari nel 1999. È stato una delle figure centrali dell’archeologia preistorica italiana del Novecento.

Dopo la laurea all’Università di Roma e la formazione presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene, entrò nell’amministrazione delle antichità. Dal 1939 al 1941 fu alla guida della Soprintendenza alle Antichità della Liguria; successivamente operò in Sicilia orientale, dove svolse per oltre trent’anni attività di ricerca, tutela e organizzazione museale.

La sua attività scientifica interessò numerosi siti italiani e mediterranei, dalla Liguria alla Sicilia, dalle isole Eolie al Mediterraneo orientale.

In Liguria il suo nome è legato soprattutto alle ricerche nella Caverna delle Arene Candide, nel Finalese, uno dei principali giacimenti preistorici italiani.

Negli anni Quaranta Bernabò Brea condusse nella cavità importanti campagne di scavo insieme a Luigi Cardini. Le ricerche permisero di documentare una lunga e complessa successione stratigrafica, fondamentale per lo studio della preistoria ligure e italiana.

I risultati furono pubblicati anche nei due volumi dedicati agli scavi nella Caverna delle Arene Candide, apparsi nel 1946 e nel 1956.

Le Arene Candide e il Mesolitico

Il contributo di Fabio Negrino pubblicato nei nuovi Atti riprende uno degli aspetti che ancora oggi interessano la ricerca sulle Arene Candide: la presenza umana durante il Mesolitico e il primo Olocene.

Come sottolinea Negrino, le tracce mesolitiche individuate nella cavità erano estremamente deboli. La loro interpretazione è maturata nel corso dei decenni grazie all’evoluzione delle conoscenze, delle metodologie di scavo e delle tecniche di analisi.

Il problema non riguarda soltanto le Arene Candide.

La relativa scarsità di siti mesolitici individuati in Liguria può essere influenzata da numerosi fattori. La geologia del territorio, l’erosione, la sedimentazione, la conservazione dei depositi e le modalità con cui i gruppi umani utilizzavano e attraversavano il territorio possono incidere profondamente sulla possibilità di riconoscerne oggi le tracce.

La presenza di testimonianze archeologiche poco consistenti non implica quindi necessariamente una scarsa presenza umana.

Anche le strategie di insediamento e la mobilità dei gruppi di cacciatori-raccoglitori possono aver prodotto depositi archeologici meno evidenti rispetto a quelli lasciati da comunità più stabili.

Il tema della “visibilità archeologica” è particolarmente significativo. Una cavità non è un ambiente immutabile: nel corso di migliaia di anni può essere interessata da sedimentazione, erosione, circolazione delle acque, crolli, concrezionamento, attività animale e successive frequentazioni umane.

Questi processi possono conservare, spostare, modificare o eliminare parte delle testimonianze archeologiche.

Lo studio di una grotta richiede quindi di ricostruire non soltanto le attività umane che vi si sono svolte, ma anche la storia naturale dei depositi che hanno conservato quelle tracce.

Le Arene Candide rappresentano un esempio particolarmente significativo. La cavità è stata studiata da diverse generazioni di archeologi e le sue stratigrafie sono state progressivamente rilette attraverso nuovi metodi e nuove domande di ricerca.

La pubblicazione degli Atti dedicati a Luigi Bernabò Brea mette così in relazione la storia delle ricerche archeologiche con gli studi più recenti sulla preistoria ligure.

Il volume sarà presentato giovedì 3 dicembre nell’Aula Magna di Via Balbi 2, presso il DAFIST – Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia dell’Università di Genova.

FONTI

Fabio Negrino, post social sulla pubblicazione degli Atti “Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla scomparsa”.

Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, voce “Luigi Bernabò Brea”.

Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, programma della Giornata di Studi “Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla scomparsa”.

DIDASCALIE

Foto 1 – Copertina degli Atti della Giornata di Studi “Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla sua scomparsa”, Chiavari, 10 ottobre 2024.

Foto 2 – Caverna delle Arene Candide, Finale Ligure (Savona). La cavità è uno dei principali siti preistorici italiani e fu oggetto, negli anni Quaranta, delle ricerche di Luigi Bernabò Brea e Luigi Cardini.

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Brienno, in arrivo un nuovo volume racconta le grotte e il territorio lariano

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Luana Aimar e Antonio Premazzi tornano a raccontare il territorio dopo anni di ricerche, esplorazioni e documentazione, insieme a Leda Monza e Franco Malacrida

Un nuovo volume è in arrivo dedicato a Brienno e al suo territorio, sul Lago di Como.

A lasciarlo intuire – ma neppure troppo, visto che la copertina è già comparsa sui social – è un post pubblicato da Luana Aimar. Attraverso una serie di “si sussurra”, Luana conduce il lettore tra il paese di pietra, l’entroterra, le tracce lasciate dall’uomo nella montagna e le grotte che si aprono alle sue spalle.

Dietro poche righe volutamente allusive c’è un lavoro concreto, svolto in anni e anni di frequentazione del territorio, esplorazioni, ricerca sul campo, raccolta di documentazione e ricostruzione delle vicende locali.

L’impegno di Luana Aimar e Antonio Premazzi, dello Speleo Club CAI Erba, è ben conosciuto nell’ambiente speleologico: alla ricerca nelle cavità affiancano da tempo l’attenzione per il paesaggio, le testimonianze storiche e le opere realizzate dall’uomo, cercando di restituire una lettura complessiva di un territorio nel quale ambiente naturale e storia sono strettamente intrecciati.

Con loro sono impegnati Leda Monza e Franco Malacrida, del Gruppo Grotte CAI Busto Arsizio.

La copertina diffusa insieme al post anticipa anche il titolo, “Grotte soe la strada de Brienn”, e i nomi dei quattro autori. Restano invece ancora da scoprire nel dettaglio i contenuti del volume e le informazioni sulla sua uscita.

Gli indizi disseminati da Luana parlano di un entroterra sottratto pazientemente alla vegetazione, di testimonianze lasciate dall’uomo nella montagna, di una galleria legata alla difesa del territorio e, naturalmente, di grotte di particolare interesse.

Quanto basta, per ora, per capire che Brienno e il suo sottosuolo saranno nuovamente al centro di un lavoro nato da una lunga attività di ricerca e documentazione.

Come scrive Aimar, «vox populi, vox dei».

Per il resto, ci fermiamo ai sussurri.

Fonte: post social di Luana Aimar

Le pubblicazioni

Nel 2024, Luana Aimar e Antonio Premazzi hanno pubblicato Panorami sotterranei. Viaggio nelle grotte del Campo dei Fiori, volume fotografico di 144 pagine dedicato alle cavità del massiccio varesino e alla storia delle loro esplorazioni; le fotografie del libro sono di Luana.

Nel 2025, Luana ha contribuito con le sue immagini a Del Buco del Piombo e di altre storie, opera collettiva dello Speleo Club CAI Erba, realizzata per i cinquant’anni del gruppo e dedicata al complesso carsico dell’Alpe del Viceré.

Ora il nuovo lavoro, ancora in itinere, su Brienno, realizzato insieme ad Antonio Premazzi, Leda Monza e Franco Malacrida, aggiungerà un altro tassello al percorso di Luana Aimar di documentazione del territorio e del mondo sotterraneo.

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Armo sostenibile, a Spelaion 2026 un corso sugli ancoraggi per la speleologia

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Il 5 e 6 dicembre a Bari un corso tecnico-pratico dedicato agli ancoraggi di nuova “vecchia” generazione. L’iniziativa si inserisce nel programma di Spelaion 2026, dedicato quest’anno al tema “Sostenibilità in profondità”

In occasione di Spelaion 2026, in programma a Bari dal 4 al 6 dicembre, si terrà il Corso di Armo Sostenibile, un appuntamento tecnico-pratico dedicato agli ancoraggi e alle modalità di attrezzamento delle grotte.

Il corso si svolgerà nelle giornate del 5 e 6 dicembre 2026 ed è presentato dagli organizzatori come un percorso sugli “ancoraggi di nuova (vecchia) generazione”, espressione che richiama il recupero e la rilettura di soluzioni già conosciute alla luce delle attuali esigenze di sicurezza, efficacia e sostenibilità.

L’iniziativa è indicata come corso omologato CAI e SSI di II livello. La direzione è affidata all’IT SSI S. Sterchele e all’IS SNS CAI D’Adduzio.

Armo e sostenibilità degli ambienti sotterranei

13-09-2026 Auronzo di Cadore Buse del Socento Marmarole: “Speleo Team sempre al lavoro. Oggi dopo aver vagato tra mughi e versanti quasi impraticabili, finalmente abbiamo raggiunto una delle risorgenze dei Lastoni delle Marmarole. Non sappiamo quantificare la portata, ma è davvero tanta. Vedere quell’acqua uscire con tanta pressione da una fessura nella roccia è stato incredibile. Le Marmarole“

Il tema si inserisce pienamente nel filo conduttore scelto per Spelaion 2026: “Sostenibilità in profondità”.

L’incontro regionale della speleologia pugliese vuole infatti porre l’attenzione non soltanto sull’esplorazione, ma anche sulla responsabilità degli speleologi nella conoscenza, documentazione e protezione degli ambienti carsici.

In questo contesto, parlare di armo sostenibile significa aprire una riflessione anche sul modo in cui vengono attrezzate e frequentate le cavità, sull’impiego degli ancoraggi e sull’impatto che le attività speleologiche possono avere nel tempo sulle pareti e sugli ambienti sotterranei.

Il corso offrirà quindi un’occasione di formazione e confronto tecnico su un aspetto fondamentale della progressione speleologica.

Dalle esplorazioni nelle Marmarole a Spelaion

Al corso parteciperà anche lo SpeleoTeam di Conegliano, che presenterà l’esperienza maturata durante il campo esplorativo svolto nell’agosto 2026 nelle Marmarole, sulle Dolomiti bellunesi. Le attività hanno riportato il gruppo nell’Abisso Tiziano, cavità dei Lastoni delle Marmarole ancora in esplorazione, dove sono stati raggiunti ambienti fino a circa 150 metri di profondità, con possibili prosecuzioni ancora da indagare. Ne abbiamo già parlato: metto sotto il link.

Nelle settimane successive lo SpeleoTeam ha proseguito le ricognizioni nell’area, raggiungendo anche una delle risorgenze dei Lastoni delle Marmarole, dalla quale è stata osservata una consistente fuoriuscita d’acqua. Le nuove osservazioni confermano l’interesse del gruppo per la comprensione della circolazione idrica sotterranea e per le possibili prosecuzioni del sistema.

A Spelaion lo SpeleoTeam anticipa inoltre la presentazione di una novità che consentirà, secondo il gruppo, di «osservare le grotte con occhi nuovi». I dettagli saranno illustrati durante l’appuntamento di Bari.

Il Corso di Armo Sostenibile è uno degli appuntamenti tecnici di Spelaion 2026, manifestazione organizzata dal Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari, in collaborazione con la Federazione Speleologica Pugliese e con il patrocinio del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – Puglia.

L’edizione di quest’anno avrà inoltre un significato particolare: sarà l’occasione per celebrare il 50° anniversario della fondazione del Gruppo Speleologico Vespertilio di Bari, affiancando alla memoria di mezzo secolo di attività una riflessione sulle tecniche e sulle responsabilità della speleologia contemporanea: ne parleremo!

Informazioni

Corso di Armo Sostenibile
Date: 5–6 dicembre 2026
Luogo: Bari, nell’ambito di Spelaion 2026
Tipologia: corso tecnico-pratico sugli ancoraggi di nuova “vecchia” generazione
Corso: omologato CAI e SSI – II livello
Direttori: S. Sterchele (IT SSI) e V. D’Adduzio (IS SNS CAI)
Informazioni e iscrizioni: info@vespertilio.it

Fonti e approfondimenti

Programma e informazioni ufficiali di Spelaion 2026 – Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari https://vespertilio.it/spelaion-2026

Post SpeleoTeam Corso di Armo Sostenibile

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Alpi Albanesi, ritorno a Shpella Kakverrit: nuove ricerche seguendo l’aria

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Il Gruppo Speleologico Faentino torna nella grande dolina di Kakverrit, già esplorata dal 2009. Oltre 600 metri della galleria principale rilevati e prospezioni in quota alla ricerca degli ingressi alti del sistema

Dal 13 al 21 settembre 2026 una squadra di speleologi italiani e albanesi è tornata nelle Alpi Albanesi per riprendere le ricerche a Shpella Kakverrit (shpella in albanese significa “grotta”), cavità che da anni richiama l’attenzione degli esploratori per la notevole circolazione d’aria che attraversa i suoi ambienti sotterranei.

La spedizione, organizzata dal Gruppo Speleologico Faentino, prosegue una storia esplorativa iniziata molti anni fa in una delle aree carsiche più promettenti dell’Albania settentrionale. Il gruppo faentino frequenta il Paese dal 1995 e Kakverrit era già stata oggetto delle sue ricerche nel 2009.

https://www.parchiromagna.it/pdf/Rivista1-2013

La cavità si apre nei pressi di Curraj i Epërm, a circa 1.600 metri di quota, sul fondo di una grande dolina carsica. Una guida speleologica del territorio di Tropojë, che descrive la grotta, parla una potente corrente d’aria, indizio di possibili prosecuzioni e di un sistema più esteso di quanto conosciuto, e segnala nelle vicinanze, a circa 1.800 metri di quota, un pozzo di una cinquantina di metri individuato durante precedenti ricognizioni.

Kakverrit, una storia esplorativa lunga oltre trent’anni

La CGEB di Trieste conosceva Kakverrit già dagli anni Novanta. In Progressione la Commissione ricostruisce le proprie campagne in Albania e indica il 1994 come l’anno in cui, durante la seconda spedizione CGEB nel Paese, furono individuate diverse cavità dell’area, tra cui proprio Kakverrit.

Nel 2009 furono poi gli speleologi del Gruppo Speleologico Faentino a esplorare e rilevare Shpella Kakverrit: Ipogea riporta la data del 19 luglio 2009 insieme ai nomi degli esploratori coinvolti. La cavità venne descritta come una grande dolina di crollo, con pareti alte una trentina di metri e un piccolo lago sul fondo. All’interno, una condotta laterale interessata da un’intensa circolazione d’aria terminava contro una frana, lasciando intuire la possibile presenza di importanti volumi sotterranei oltre gli ostacoli conosciuti.

Nel 2014, durante la spedizione CGEB “Nikaj-Merturi”, gli speleologi triestini “rivisitarono” Kakverrit — è proprio il termine utilizzato nel resoconto dell’epoca — e riuscirono a forzare una frana dalla quale proveniva una fortissima corrente d’aria diretta verso un grande camino superiore. Nella stessa campagna venne inoltre individuato, nei pressi della dolina, un nuovo pozzo di circa 50 metri a quota 1.800.

Nel 2017 altre ricognizioni tornarono a concentrarsi sulle quote superiori alla dolina, alla ricerca di ingressi che potessero intercettare il sistema dall’alto. Anche allora furono esaminati diversi pozzi, confermando l’interesse dell’area per future campagne esplorative.

Shpella e Kakverit. Foto: GSF, da “Guida alle grotte del territorio di Tropojë”, 2019 – https://tropoje.gov.al/storage/2019/12/1Guida-Shpellat-Tropoje.pdf

La spedizione del settembre 2026

Alla spedizione hanno partecipato Ivano Fabbri, Lorenzo Brandolini e Alessandro Pirazzini, Andrea Ferrucci e Giacomo Benini del Gruppo Speleologico Faentino, insieme a Marco “Marchino” Frati, speleologo versiliese e istruttore nazionale CAI, a Maurizio “Jack” Rizzotto, del Gruppo Speleologico E.A. Martel di Genova, e allo speleologo albanese Dionis Bica, del Soccorso Alpino albanese.

Raggiungere Kakverrit continua a essere parte rilevante dell’esplorazione. Dopo il viaggio attraverso l’Albania settentrionale, dalla zona di Curraj i Epërm il materiale è stato trasportato con l’aiuto di tre cavalli: circa 120 chilogrammi di attrezzature e viveri, per un avvicinamento di circa sei ore e 700 metri di dislivello.

Una volta allestito il campo nella grande dolina, il lavoro si è concentrato sulla documentazione della cavità e, soprattutto, sulla circolazione d’aria che da anni costituisce uno dei principali interrogativi di Kakverrit.

Durante la spedizione sono stati eseguiti il rilievo dettagliato di oltre 600 metri della galleria principale, misure di temperatura e dei flussi d’aria e osservazioni sulla fauna ipogea. Il tentativo di seguire la corrente verso una possibile prosecuzione si è nuovamente arrestato davanti a un settore interessato da una complessa frana.

Il dato dei 600 metri va letto con attenzione: non rappresenta necessariamente nuovo sviluppo esplorato. Le fonti precedenti attribuiscono infatti a Shpella Kakverrit circa un chilometro di sviluppo complessivo. I 600 metri indicati per la campagna 2026 si riferiscono quindi al tratto della galleria principale oggetto del nuovo rilievo, non alla lunghezza complessiva della cavità.

Alla ricerca degli ingressi alti

La corrente d’aria continua a suggerire che una delle chiavi dell’esplorazione possa trovarsi sopra la parte attualmente conosciuta della grotta.

Per questo una parte importante della spedizione è stata dedicata alle battute esterne alle quote più elevate. Sono stati individuati diversi pozzi e fratture verticali, alcuni con presenza di ghiaccio, che potranno diventare obiettivo delle prossime campagne.

Foto Maurizio Rizzotto

L’ipotesi non nasce oggi: la ricerca di ingressi superiori accompagna Kakverrit almeno dalle campagne del decennio scorso. Il pozzo individuato a circa 1.800 metri nel 2014 e le successive ricognizioni del 2017 mostrano come la comprensione della circolazione d’aria e l’individuazione di collegamenti dall’alto siano da tempo uno dei fili conduttori delle esplorazioni.

Non solo speleologia

Anche dal punto di vista naturalistico la dolina costituisce un ambiente particolare. Il Gruppo Speleologico Faentino aveva già segnalato il piccolo specchio d’acqua sul fondo e la presenza di anfibi, mentre altre documentazioni ricordano la presenza di chirotteri all’interno della cavità.

Le osservazioni biologiche hanno fatto parte anche della campagna 2026, insieme alle attività di rilievo e alle misurazioni microclimatiche.

La nuova spedizione non chiude dunque il problema Kakverrit. Al contrario, la forte circolazione d’aria, gli ostacoli ancora irrisolti all’interno e i possibili ingressi individuati alle quote superiori lasciano aperte diverse linee di ricerca.

Dopo oltre quindici anni dalle prime esplorazioni faentine, la grande dolina delle Alpi Albanesi continua insomma a fare il suo lavoro, quello che aveva fatto fin dall’inizio: soffiare aria e porre domande agli speleologi.

Le Alpi Albanesi continuano intanto a richiamare l’interesse della speleologia italiana su più fronti. Poche settimane prima della spedizione a Kakverrit, il Gruppo Speleologico Martinese era rientrato dalla campagna Shtares 2026, condotta in un’area vicina ma distinta, dove le nuove esplorazioni hanno portato la Shpella Shtares a circa 13,5 chilometri di sviluppo.

Due zone diverse, dunque, ma accomunate da un territorio carsico ancora ricchissimo di possibilità esplorative.

Ivano Fabbri racconta: «L’opportunità che esiste in quella zona è unica al mondo. Non ci sono strade, ci si sposta con i muli e si esplora un mare di pozzi. È come tornare alla speleologia degli anni Cinquanta».

Parole che restituiscono bene il fascino di queste esplorazioni nelle Alpi Albanesi: un territorio ancora aspro e remoto, dove ogni avanzamento richiede fatica, capacità di adattamento e grande spirito di squadra.

Complimenti a tutti gli esploratori che stanno portando avanti queste ricerche. Ivano lancia anche un invito agli speleologi motivati, di buona volontà e con spirito di adattamento, a unirsi alle prossime esplorazioni, condividendo non solo la fatica e la ricerca, ma anche amicizia, collaborazione e rispetto reciproco.

Fonti e approfondimenti

Scintilena, 19 settembre 2014 – “Albania, rientro della spedizione CGEB Nikaj-Merturi 2014” – articolo sulla rivisitazione di Kakverrit, del superamento della frana interessata dalla forte corrente d’aria e delle prospezioni alle quote superiori.
https://www.scintilena.com/albania-rientro-della-spedizione-cgeb-nikaj-merturi-2014/09/19/

Gruppo Speleologico Faentino – Ipogea 2016 – esplorazioni del Gruppo Speleologico Faentino a Shpella Kakverrit, compresa la campagna del 2009, con la descrizione della grande dolina, della cavità e della forte circolazione d’aria.
https://www.gsfaentino.it/media/attachments/2020/11/29/ipogea-2016web.pdf

La Venta, 13 settembre 2017 – “Resoconto della spedizione Shtares 2017”
Documenta anche le ricognizioni nella zona di Kakverrit e la ricerca di possibili ingressi alle quote superiori. La Venta
https://www.laventa.it/it/blog/658-resoconto-della-spedizione-shtares-2017

Commissione Grotte “E. Boegan” – Progressione n. 64, a. 36, n. 1-2/2017
Ricostruisce le precedenti campagne della CGEB in Albania e permette di risalire all’individuazione di Kakverrit nel 1994. Boegan
https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2018/03/Progressione.64.pdf

Comune di Tropojë – Guida alle grotte del territorio, 2019
Contiene la scheda di Shpella e Kakverit con dati di sviluppo, profondità, quota e indicazioni sulle precedenti esplorazioni.
https://tropoje.gov.al/storage/2019/12/1Guida-Shpellat-Tropoje.pdf

Gruppo Speleologico Faentino – Ipogea 2021
Approfondimenti sull’attività esplorativa del gruppo in Albania e sugli aspetti naturalistici delle cavità investigate.
https://www.gsfaentino.it/media/attachments/2022/01/09/Ipogea21.pdf

Il Resto del Carlino, 29 settembre 2026 – “Gli speleologi faentini sulle Alpi Albanesi”
Fonte per la spedizione del settembre 2026, i partecipanti, l’avvicinamento, le attività di rilievo e le prospezioni in quota.
https://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/gli-speleologi-faentini-sulle-alpi-f50f5950

Alpi Albanesi, area di Nikaj-Mërtur. Shpella Shtares, nello stesso settore carsico della abbastanza vicina Shpella Kakverrit, presenta morfologie tipiche del carsismo alpino. Foto di Norma Damiano

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ALLA SCOPERTA DELLA RISORGIVA DI EOLO

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Nuove esplorazioni nel cuore del Monte Cuar

Sabato 10 ottobre 2026, alle ore 20:30, nella Sala Murero, in via Grap 11, a Forgaria nel Friuli (UD), la Pro Loco Forgaria nel Friuli APS propone un incontro pubblico dedicato a uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti del nostro territorio: la Risorgiva di Eolo, nel cuore del Monte Cuar, ad Avasinis, nel territorio di Trasaghis.

Dentro la montagna, esiste un mondo che dalla superficie non possiamo vedere: un complesso sistema di gallerie, sale, torrenti, laghi, sifoni e cascate, modellato dall’acqua nel corso del tempo e ancora oggi in parte inesplorato.

Negli ultimi anni gli speleologi dell’Unione Speleologica Pordenonese CAI sono tornati a percorrere sistematicamente questa cavità, che conta già oltre cinque chilometri di sviluppo conosciuto, individuando nuove prosecuzioni e spingendosi sempre più lontano dall’ingresso.

Le esplorazioni più recenti hanno portato anche al superamento di due sifoni, a oltre due chilometri dall’ingresso della grotta, consentendo di raggiungere ambienti mai percorsi prima.

Dietro ogni nuovo tratto tracciato sulla carta ci sono ore di progressione nel sottosuolo, trasporto di attrezzature, lavoro di squadra, preparazione tecnica e immersioni in luoghi completamente invisibili a chi vive e percorre la superficie.

Durante la serata sarà possibile entrare idealmente in questo mondo attraverso immagini, filmati e testimonianze dirette degli esploratori.

A guidarci nel racconto della Risorgiva di Eolo, delle nuove scoperte e dell’avventura umana e scientifica che accompagna ogni esplorazione sarà la giornalista Alessandra Ressa, moderatrice dell’incontro.

A lei la parola.

PROLOCO FORGARIA NEL FRIULI APS

COMUNICATO STAMPA

ALLA SCOPERTA DELLA RISORGIVA DI EOLO: NUOVE ESPLORAZIONI NEL CUORE DEL MONTE CUAR

Sabato 10 ottobre 2026, alle ore 20:30 nella Sala Murero, in via Grap 11, a Forgaria nel Friuli (UD), si terrà un incontro pubblico dedicato a una delle cavità più affascinanti e misteriose del Friuli Venezia Giulia: la Risorgiva di Eolo, nel cuore del Monte Cuar, ad Avasinis, nel territorio di Trasaghis. Protagonisti della serata saranno gli speleologi che da anni ne stanno esplorando i meandri e, in particolare, lo speleosub Daniele Ceschin dell’Unione Speleologica Pordenonese CAI, impegnato nelle più recenti esplorazioni dei rami inferiori della grotta.

Conosciuta da decenni dagli speleologi ma praticamente sconosciuta al grande pubblico, la Risorgiva di Eolo è un sistema carsico di straordinaria complessità, nel quale l’acqua ha scavato nel tempo un intricato susseguirsi di gallerie, strettoie, sale, laghi, torrenti, scivoli e spettacolari cascate sotterranee. La cavità, che presenta uno sviluppo già catastato di oltre cinque chilometri, si articola su diversi livelli e alterna tratti facilmente percorribili ad ambienti nei quali l’esplorazione richiede tecniche speleologiche e, nei settori allagati, speleosubacquee.

È proprio nei settori più lontani dall’ingresso che negli ultimi anni si sono concentrate le ricerche dell’Unione Speleologica Pordenonese CAI, gruppo particolarmente attivo sia nell’attività esplorativa sia nella ricerca scientifica e nella divulgazione speleologica. L’USP collabora infatti con altri gruppi a progetti di ricerca ed esplorazione, organizza attività didattiche anche rivolte ai bambini e prende parte a spedizioni speleologiche internazionali; è inoltre in preparazione una nuova spedizione in Brasile.

L’avventura nella Risorgiva di Eolo è iniziata circa cinque anni fa, quando gli speleologi dell’USP hanno deciso di tornare a confrontarsi con una cavità già esplorata in passato. L’analisi dei vecchi rilievi aveva evidenziato alcune zone molto lontane dall’ingresso nelle quali potevano esistere possibili prosecuzioni. Le esplorazioni precedenti risalivano inoltre a diversi decenni prima, quando le tecniche e soprattutto i sistemi di illuminazione erano molto differenti da quelli oggi disponibili. Da qui la decisione di rivisitare sistematicamente la grotta, verificando nuovamente i settori già conosciuti e cercando eventuali passaggi rimasti inesplorati.

Il lavoro ha portato alla scoperta di circa 250 metri di nuove gallerie, ma proprio durante queste ricognizioni è emerso un ulteriore elemento di grande interesse: nella parte allagata della cavità, a oltre due chilometri dall’ingresso, si apriva una prosecuzione subacquea ancora inesplorata. Il superamento di questo limite ha richiesto una complessa operazione logistica e l’impiego delle tecniche di speleologia subacquea. Per raggiungere il punto di immersione è stato necessario trasportare all’interno della grotta tutta l’attrezzatura per circa due chilometri, organizzando il lavoro di una squadra numerosa e predisponendo un campo base sotterraneo.

Nel corso delle esplorazioni, Daniele Ceschin ha superato due sifoni, affrontando complessivamente quasi 70 metri di percorso subacqueo, per poi proseguire per circa 300 metri oltre i sifoni, entrando in ambienti che fino a quel momento non erano stati percorsi. Le esplorazioni hanno così permesso di ampliare la conoscenza della parte terminale della Risorgiva di Eolo e di aggiornare la documentazione e la mappatura della cavità. Le recenti esplorazioni hanno effettivamente portato al superamento di due tratti sommersi, rispettivamente di circa 10 e 40 metri, seguiti da nuove gallerie caratterizzate da cascate, scivoli e laghetti.

Durante la serata sarà proiettato un filmato realizzato durante le recenti esplorazioni speleosubacquee, con immagini e audio originali che documentano sia il lungo trasporto dell’attrezzatura nel sottosuolo sia l’avvicinamento ai sifoni, l’immersione e la successiva esplorazione dei nuovi ambienti oltre il limite conosciuto. Sarà quindi possibile seguire, attraverso le immagini, tutte le fasi di un’esplorazione che normalmente rimane completamente invisibile a chi percorre la superficie del territorio.

A raccontare al pubblico questa straordinaria esperienza sarà proprio Daniele Ceschin, speleosubacqueo dell’Unione Speleologica Pordenonese CAI, che conosce ormai la Risorgiva di Eolo in profondità: negli ultimi anni vi è entrato circa 30 volte e ha effettuato quattro esplorazioni oltre i sifoni. Un’attività impegnativa, che richiede preparazione, organizzazione e una notevole capacità di adattamento alle condizioni dell’ambiente sotterraneo, ma che ha aperto nuove prospettive per la prosecuzione delle ricerche.

E l’esplorazione non è affatto conclusa. Le nuove gallerie hanno infatti mostrato che la Risorgiva di Eolo conserva ancora possibili prosecuzioni e l’USP ha già programmato di tornare nella cavità durante l’inverno. Questa volta l’esplorazione speleosubacquea potrà contare su due subacquei, con Ceschin affiancato a turno dai suoi figli.

La serata di Forgaria sarà dunque un’occasione per entrare idealmente in un mondo che si trova a pochi chilometri da noi, ma che rimane invisibile dalla superficie: un territorio sotterraneo modellato dall’acqua, fatto di gallerie, torrenti, laghi e cascate, dove ogni passaggio può nascondere una prosecuzione ancora sconosciuta. Un viaggio nelle profondità del Monte Cuar per conoscere da vicino il lavoro degli speleologi e scoprire, attraverso immagini e testimonianze dirette, le nuove frontiere dell’esplorazione della Risorgiva di Eolo.

L’ingresso è libero.

Modera l’incontro la giornalista Alessandra Ressa

Proloco Forgaria nel Friuli APS

Via Grap 11, 33030 Forgaria nel Friuli (UD)

www.prolocoforgaria.it

prolocoforgaria@gmail.com

Ufficio stampa: +39 3483515270 +39 333 8229514

Fonte notizia e fotografie: Alessandra Ressa

Risorgiva di Eolo: oltre i sifoni del Monte Cuar, incontro a Forgaria

https://www.scintilena.com/risorgiva-di-eolo-oltre-i-sifoni-del-monte-cuar-incontro-a-forgaria-nel-friuli/10/03/

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Cronache Ipogee di settembre: dal Canin alla prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo

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Nel nuovo numero della rivista speleologica del Friuli Venezia Giulia, la storica celebrazione di Postumia, le esplorazioni sul Canin, i nuovi nati di Charinus ioanniticus nella Kleine Berlin e un ricco panorama di attività, ricerca e divulgazione

È disponibile il numero 9/2026 di Cronache Ipogee, le pagine di informazione speleologica dedicate al Friuli Venezia Giulia. Un fascicolo particolarmente ricco, che racconta un settembre segnato da un avvenimento destinato a entrare nella storia della speleologia internazionale: la prima celebrazione della Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo, fissata il 13 settembre.

Dal 10 al 13 settembre Postumia, in Slovenia, è diventata il centro della comunità speleologica internazionale con il convegno Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst e con la prima celebrazione della nuova giornata internazionale, proclamata ufficialmente dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025.

L’iniziativa corona un percorso avviato dall’Union Internationale de Spéléologie e punta a far conoscere a un pubblico sempre più vasto il valore scientifico, ambientale, culturale ed educativo delle grotte e dei territori carsici.

La ricorrenza ha avuto una grande eco anche sul Monte Canin. A Sella Nevea si è tenuta la conferenza Il mondo ipogeo del Canin, organizzata dal Parco Naturale delle Prealpi Giulie insieme alla Regione Friuli Venezia Giulia. Tra gli argomenti affrontati, cinquant’anni di campi speleologici del Club Alpinistico Triestino, le esplorazioni speleosubacquee alla risorgiva del Monte Sart e al Fontanone di Goriuda, la geologia del massiccio e le leggende del Canin.

Proprio il Canin torna nelle pagine del numero con il resoconto del campo speleologico 2026. Alla G1 gli esploratori sono riusciti a superare il meandro che da tempo ostacolava la progressione, senza però trovare per il momento una prosecuzione verso il fondo. Sono proseguiti anche rilievi ed esplorazioni in altre cavità.

Particolarmente interessanti sono le osservazioni sulla neve sotterranea: alcune grotte un tempo ostruite dalla neve stanno lentamente diventando accessibili, mentre altre, nella stessa zona, continuano a conservarla a lungo. Un fenomeno che gli speleologi intendono seguire nel tempo per comprenderne meglio le dinamiche.

Fra le notizie naturalistiche spicca quella proveniente dalla Kleine Berlin di Trieste, dove è stata nuovamente osservata una femmina di Charinus ioanniticus con i piccoli sul dorso. L’aracnide, appartenente all’ordine degli Amblypygi, costituisce una delle presenze zoologiche più singolari del sottosuolo urbano triestino.

La popolazione era stata studiata scientificamente a partire dal 2019 e il nuovo avvistamento conferma che questi animali non si limitano a sopravvivere nelle gallerie artificiali dell’ex rifugio antiaereo, ma riescono a completarvi il proprio ciclo biologico.

Il numero conduce poi i lettori nelle gallerie del Forte Ercole, sulle alture di Gemona del Friuli, dove strutture militari del primo Novecento, infiltrazioni d’acqua, concrezioni e presenza di pipistrelli compongono oggi un ambiente di particolare interesse anche dal punto di vista speleologico.

Spazio inoltre alla geologia e alla paleontologia dell’Alta Val Tagliamento, alla speleodidattica, alla topografia e al rilievo, alla storia della speleologia e alle numerose attività dei gruppi regionali.

42 pagine che si svolgono in un panorama particolarmente ampio: dal campo in Canin al sessantesimo anniversario del Gruppo Speleologico Pradis, dalla Risorgiva di Eolo al corso di armo sostenibile, fino agli appuntamenti di Speleorando e al Convegno Nazionale di Speleologia Grotte e carsismo

https://cronacheipogee.jimdofree.com/cronache-ipogee

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Chirotteri e grotte: a Cunardo una giornata di formazione tra teoria, ultrasuoni e osservazione sul campo

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Sabato 3 ottobre 2026 il Gruppo TAM della Sezione CAI di Varese organizza a Brinzio (VA) una giornata dedicata alla conoscenza e al monitoraggio dei pipistrelli, con una sessione pratica serale all’Orrido di Cunardo

Conoscere i chirotteri, imparare a riconoscerli e capire come vengono studiati e monitorati negli ambienti naturali e sotterranei. È questo l’obiettivo dell’iniziativa “Impariamo a conoscere i chirotteri”, in programma sabato 3 ottobre 2026 e organizzata dal Gruppo TAM – Tutela Ambiente Montano del CAI di Varese.

La giornata sarà condotta dalla dott.ssa Martina Spada e dal dott. Mattia Panzeri dell’Istituto OIKOS e prevede una prima parte teorica a Brinzio, seguita in serata dalla sessione pratica all’Orrido di Cunardo.

Brinzio, piccolo borgo prealpino del Varesotto documentato nelle fonti almeno dal 979, merita peraltro una visita anche per il suo nucleo storico e il paesaggio ai piedi del massiccio del Campo dei Fiori. Il paese è inoltre già familiare agli speleologi lombardi: l’1 e 2 marzo 2025 ha ospitato il 28° Raduno Regionale di Speleologia della Lombardia, organizzato dalla Federazione Speleologica Lombarda in collaborazione con il Gruppo Speleologico CAI Varese e il Gruppo Grotte I Tassi.

Brinzio conserva anche una curiosa tradizione popolare legata al suo laghetto: la leggenda della “balena di Brinzio”, nata secondo la tradizione nel Settecento, quando un grande tronco trascinato nel lago da un temporale fu scambiato dagli abitanti per un enorme cetaceo. La balena è poi diventata uno dei simboli identitari del paese. Magari, tra un pipistrello e l’altro, ci faremo raccontare dagli organizzatori anche la storia della balena di Brinzio.

Laghetto di Brinzio

Il ritrovo è fissato alle ore 15 a Brinzio, presso la struttura Wild Land, in via Dante Alighieri. Dalle 15 alle 18 saranno affrontati diversi temi legati alla biologia dei pipistrelli: riconoscimento delle specie, distribuzione dei chirotteri in Lombardia, principali tecniche di monitoraggio e problematiche legate alla loro gestione e conservazione.

Dopo un aperitivo conviviale e il trasferimento verso Cunardo, alle ore 20 inizierà la parte pratica presso l’Orrido di Cunardo, uno dei più interessanti complessi carsici del Varesotto. Il sistema, scavato nelle rocce carbonatiche della Dolomia del Salvatore, è percorso dal torrente Margorabbia e si sviluppa complessivamente per circa 800 metri, con un dislivello di 53 metri.

La parte più conosciuta è l’Antro dei Morti, grande cavità alla base di una dolina dalla quale si diramano un ramo attivo, tuttora percorso dalle acque, e un ramo fossile, posto a quota superiore e corrispondente a un antico percorso del torrente. Proprio in quest’ultimo si apre una sala significativamente chiamata “Antro dei Pipistrelli”. Sul sito del Gruppo Speleologico Prealpino si evidenzia che i rami fossili dell’Antro dei Morti ospitavano in passato importanti colonie di chirotteri durante lo svernamento, oggi quasi del tutto scomparse, secondo il gruppo, in relazione alla frequentazione umana. Un elemento che rende particolarmente significativo che si svolga proprio qui la parte pratica della giornata dedicata alla conoscenza e alla tutela dei pipistrelli.

Durante la sessione serale saranno infatti illustrate sul campo le tecniche di osservazione, cattura scientifica e rilevamento degli ultrasuoni emessi dai pipistrelli. Gli organizzatori precisano che le attività di cattura saranno svolte nel rispetto degli animali e della normativa vigente, sotto la guida dei docenti.

L’incontro rappresenta un’occasione interessante anche per gli speleologi, che durante le attività in grotta possono incontrare colonie o singoli esemplari di chirotteri. Una corretta conoscenza delle specie e dei loro periodi più delicati è infatti fondamentale per evitare disturbi e contribuire alla tutela degli ambienti ipogei.

La quota di partecipazione è di 25,00 euro per i soci CAI; per i non soci, oltre alla quota di partecipazione, è previsto un supplemento di 13,00 euro per l’assicurazione.

La quota comprende il compenso dei relatori e l’apericena prima del trasferimento verso la grotta.

È consigliato abbigliamento caldo da escursionismo — siamo pur sempre in ambiente sotterraneo — oltre a luce frontale o torcia.

L’iniziativa è patrocinata dal Parco Regionale Campo dei Fiori.

Per informazioni e contatti: Mario De Blasi, 338 8276721; Costanza Rovida, 340 4008118.

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Frasassi, “Racconti di Roccia” con Mauro e Maurizio Bolognini a 55 anni dalla scoperta

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Sabato 3 ottobre 2026 La Sosta Frasassi ospita in una serata dedicata all’evoluzione della speleologia nel complesso carsicodue protagonisti delle prime esplorazioni della Grotta Grande del Vento

Sabato 3 ottobre 2026, dalle 19:30 alle 20:30, La Sosta Frasassi ospiterà un nuovo appuntamento di “Racconti di Roccia”, dedicato questa volta alla storia e all’evoluzione della speleologia a Frasassi. Protagonisti della serata saranno Mauro Bolognini e Maurizio Bolognini, speleologi del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona e testimoni diretti della straordinaria stagione esplorativa iniziata negli anni Settanta.

L’incontro assume un significato particolare perché si svolge a pochi giorni dal 55° anniversario della scoperta della Grotta Grande del Vento, avvenuta il 25 settembre 1971 ad opera degli speleologi del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona.

Mauro e Maurizio Bolognini, protagonisti della speleologia di Frasassi

I due ospiti appartengono alla generazione di speleologi che partecipò alle prime esplorazioni del grande sistema sotterraneo di Frasassi.

La documentazione storica del Gruppo Speleologico Marchigiano ricorda Maurizio Bolognini tra i componenti del gruppo già alla fine degli anni Sessanta. Dopo l’apertura dell’ingresso della Grotta Grande del Vento, fu scelto mediante sorteggio per effettuare la prima discesa nell’Abisso Ancona, il grande pozzo di circa 120 metri che consentì l’accesso agli ambienti profondi.

Mauro Bolognini figura invece tra gli speleologi che presero parte attivamente alle prime esplorazioni della Grotta Grande del Vento. Le fotografie conservate nell’archivio storico del GSM documentano inoltre l’attività speleologica dei fratelli Bolognini già prima della scoperta del 1971.

In occasione del cinquantesimo anniversario della scoperta, Maurizio Bolognini è stato anche relatore del convegno dedicato alle Grotte di Frasassi, intervenendo proprio con il racconto della scoperta e della prima esplorazione.

I due sono inoltre autori di “L’emozione della vita”, testimonianza dedicata alla scoperta della Grotta Grande del Vento, all’Abisso Ancona, alle prime discese, alle successive esplorazioni e alla ricerca di un secondo ingresso.

Dalla scoperta del 1971 alla speleologia contemporanea

Il tema scelto per l’incontro del 3 ottobre sarà “Evoluzione della speleologia a Frasassi”. Attraverso i ricordi di Mauro e Maurizio Bolognini sarà possibile ripercorrere una pagina fondamentale della storia dell’esplorazione sotterranea italiana e osservare quanto sia cambiato il modo di andare in grotta nell’arco di oltre mezzo secolo: dalle attrezzature e dalle tecniche delle prime esplorazioni fino all’attuale conoscenza del sistema carsico.

Nel 1971 molti dei protagonisti della scoperta erano giovanissimi: secondo la documentazione storica del GSM, l’età media degli speleologi del gruppo era di circa vent’anni.

Da quell’esperienza nacque una delle pagine più conosciute della speleologia italiana. La scoperta della Grotta Grande del Vento arrivò dopo anni di ricerche e frequentazione delle cavità della Gola di Frasassi e diede impulso a una lunga stagione di esplorazioni, studi e documentazione del sistema sotterraneo.

Una serata di testimonianze e memoria speleologica

“Racconti di Roccia” propone così un incontro con la storia raccontata direttamente da chi l’ha vissuta.

L’intervista inizierà alle 19:30 di sabato 3 ottobre. Gli organizzatori invitano il pubblico ad arrivare prima per un aperitivo o per qualche chiacchiera; durante l’intervista la cucina resterà chiusa.

L’appuntamento rappresenta un’occasione per ascoltare dalla voce di due protagonisti come siano cambiate in 55 anni l’esplorazione, le tecniche e la conoscenza delle grotte di Frasassi, mantenendo vivo il filo che lega le prime discese del 1971 alle generazioni di speleologi di oggi.

Appuntamento: sabato 3 ottobre 2026
Orario: 19:30–20:30
Evento: Racconti di Roccia – Capitolo 9
Ospiti: Mauro Bolognini e Maurizio Bolognini
Tema: Evoluzione della speleologia a Frasassi
Organizzazione: La Sosta Frasassi

Per approfondire

La ricostruzione storica della scoperta e numerosi documenti, fotografie e testimonianze dei protagonisti sono disponibili sul sito storico del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona.

Scintilena – presentazione volume di Fabio Sturba “Abisso Ancona. Frasassi: cronaca di una scoperta”, testimonianza in prima persona sulle esplorazioni che portarono alla scoperta della Grotta Grande del Vento – https://www.scintilena.com/abisso-ancona-il-racconto-di-fabio-sturba-riporta-alle-origini-della-scoperta-delle-grotte-di-frasassi/07/14/

Fonte

Post Instagram La Sosta Frasassi https://www.instagram.com/p/DdwobuCK_Xv/?stkn=dzkwZGgwMGJieTl5

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Caselle, fornaci e ghiacciaie dell’Alta Val Tanaro: incontro ed escursione a Ormea (CN) il 3/10/2026

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Sabato 3 ottobre 2026 una giornata dedicata alle antiche opere in pietra a secco, alle cavità artificiali e alla storia del territorio, nell’ambito della Settimana del Pianeta Terra

Sabato 3 ottobre 2026, a Ormea (CN), si terrà una giornata dedicata a caselle, fornaci e ghiacciaie dell’Alta Val Tanaro, antiche opere che raccontano il rapporto tra le comunità locali, le risorse del territorio e la pietra.

L’incontro fa parte della 14ª edizione della Settimana del Pianeta Terra, in programma dal 27 settembre al 4 ottobre 2026, e si svolgerà dalle 10:00 alle 18:00 nel Salone della Croce Bianca, in viale Cagna 76 a Ormea.

Al centro della giornata saranno le antiche opere in pietra a secco dell’Alta Val Tanaro, messe anche a confronto con le note tipologie diffuse nelle valli imperiesi. Si parlerà inoltre delle strutture utilizzate in passato per la conservazione del ghiaccio, delle fornaci per la produzione della calce e del censimento delle cavità artificiali presenti sul territorio.

Ghiacciaie, neviere e l’antico commercio del ghiaccio

Giampiero Laiolo e Carlo Grippa apriranno uno degli approfondimenti dedicati a ghiacciaie e neviere dell’entroterra ligure e all’antico commercio del ghiaccio.

Prima dell’avvento della refrigerazione moderna, ghiacciaie e neviere permettevano di conservare neve e ghiaccio raccolti durante l’inverno e costituiscono oggi interessanti testimonianze delle attività e delle tecniche sviluppate dalle comunità del passato.

Vincenzo Belli concentrerà invece il proprio intervento sulla ghiacciaia di Ponte di Nava, località posta lungo l’alta valle del Tanaro.

Dalle caselle alle stelle

Un altro tema centrale sarà quello delle caselle, caratteristiche costruzioni in pietra a secco.

Paolo Gollo e Nicola Ferrarese proporranno l’intervento dal titolo “Dalle caselle alle stelle – Dalla pietra a secco alle astronavi”.

Paolo Gollo, architetto, si è occupato dello studio e della divulgazione delle costruzioni in pietra a secco, mentre Nicola Ferrarese è tra gli autori del lavoro divulgativo realizzato da Wepesto sulle caselle e sul paesaggio in pietra a secco del Ponente ligure.

L’AGSP e il censimento delle cavità artificiali della Valle Tanaro

Particolarmente vicino ai temi di Scintilena sarà l’intervento di Davide Barberis e Aldo Acquarone, dedicato all’AGSP e al censimento delle cavità artificiali della Valle Tanaro, con particolare riferimento a caselle, ghiacciaie e fornaci.

L’AGSP – Associazione Gruppi Speleologici Piemontesi, costituita nel 1979, è il riferimento associativo regionale della speleologia piemontese e cura il Catasto Speleologico Piemontese e Valdostano, nel quale vengono raccolti e organizzati i dati relativi alle cavità naturali e artificiali del territorio.

Davide Barberis è presidente dello Speleo Club Tanaro di Garessio, fa parte della Commissione Catasto Cavità Naturali della SSI ETS ed è impegnato nelle attività legate alla documentazione e al catasto speleologico regionale.

Il censimento delle opere artificiali rappresenta un importante strumento per conservare la memoria di strutture che, pur essendo spesso poco appariscenti o nascoste nel territorio, testimoniano attività produttive, tecniche costruttive e modi di vivere ormai in gran parte scomparsi.

Acqua, pietra e produzione della calce

Il programma proseguirà con Luca Fazio, che parlerà delle “tracce nascoste tra Cisano e il Pizzo Ceresa: lecci, acqua e pietra”.

Carlo Grippa e Aldo Acquarone affronteranno invece il tema della trasformazione dalla pietra calcarea alla produzione della calce viva, ricostruendo un’attività strettamente legata alla presenza delle fornaci e allo sfruttamento delle risorse geologiche locali.

A introdurre e moderare l’incontro sarà Giorgio Ferraris, sindaco di Ormea.

Nel pomeriggio visita alle caselle di Ormea

La giornata non si svolgerà soltanto in sala.

Alle ore 15:00 è prevista una breve escursione con visita ad alcune caselle tipiche del Comune di Ormea, offrendo ai partecipanti la possibilità di osservare direttamente sul territorio alcune delle strutture al centro dell’incontro.

L’appuntamento mette così insieme speleologia in cavità artificiali, ricerca storica, geologia, cultura della pietra a secco e conoscenza del territorio, richiamando l’attenzione su manufatti che hanno avuto funzioni differenti ma conservano importanti testimonianze della vita e delle attività delle comunità dell’Alta Val Tanaro.

L’iniziativa è promossa dall’Associazione Culturale Ulmeta, con la Città di Ormea, la Sezione CAI di Ormea e Wepesto – associazione di promozione sociale.

  • Appuntamento sabato 3 ottobre 2026, dalle ore 10:00 alle 18:00, al Salone della Croce Bianca, viale Cagna 76, Ormea (CN).
  • Nel pomeriggio, dalle ore 15:00, breve escursione con visita alle caselle tipiche del territorio di Ormea.

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Andrea Gobetti due sabati fa in Lombardia con “Ma dove sei finito? I diari e i segreti”

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Lo scrittore, speleologo ed esploratore è stato protagonista di una serata dedicata alle avventure e ai ricordi di una vita oltre i confini

CHIAREGGIO. Si è svolto sabato 19 settembre, all’Hotel Chiareggio, l’incontro “Ma dove sei finito? I diari e i segreti” con Andrea Gobetti, scrittore, speleologo, esploratore e alpinista.

Nella località valtellinese, situata a 1.612 metri di altitudine, Gobetti ha portato il racconto delle esperienze e delle avventure che hanno segnato il suo percorso umano e professionale, tra montagne, grotte, viaggi e territori lontani.

Esploratore appassionato e narratore fuori dagli schemi, Andrea Gobetti è conosciuto anche per la capacità di trasformare imprese, ricordi e vicende personali in storie coinvolgenti.

Il suo stile irriverente, ironico e pungente ne fa un cantastorie capace di intrattenere il pubblico senza rinunciare a uno sguardo autentico e personale sul mondo dell’esplorazione.

La serata ha offerto a tutti, speleologi e non, l’occasione per avvicinarsi a una delle figure più originali del panorama speleologico e alpinistico italiano e per riscoprire il valore del viaggio, della curiosità e della ricerca dell’ignoto.

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Nel Corchia il soccorso del futuro si prova dentro la montagna: formazione e tecnologia all’Open Day CNSAS 2026

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All’Antro del Corchia tre giorni di formazione della Commissione Tecnica Speleologica – CTS – del CNSAS

Comunicazione, Internet, reti Mesh, diagnostica delle linee telefoniche e un campo interno per gli interventi di lunga durata: e, soprattutto, tecnici arrivati da diverse Delegazioni per imparare, provare e condividere competenze.

STAZZEMA (LU), 26 settembre 2026 – Sul piazzale della cava, ai piedi del Corchia, la mattina inizia con 9 sacchi rossi appoggiati a terra, materiali da distribuire, caschi, imbraghi e persone che si ritrovano intorno ai mezzi del Soccorso Speleologico.

C’è chi indossa già la tuta, chi controlla un’apparecchiatura, chi prepara il materiale, chi discute dell’organizzazione della giornata.

Poi si entra: anzi, entrano.

Li seguirò soltanto in alcuni tratti, osservando e cercando di capire.

E’ subito evidente che è riduttivo definire questa giornata una semplice presentazione di nuove tecnologie.

L’Open Day 2026 della Commissione Tecnica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, organizzato nell’ambito dell’iniziativa programmata dal 25 al 27 settembre a Stazzema, è prima di tutto formazione.

Sabato è il giorno centrale delle tre date dedicate ai tecnici delle Delegazioni, chiamati non soltanto a conoscere nuovi strumenti, ma anche a provarli, comprenderli e imparare a utilizzarli affinché quella conoscenza possa poi essere riportata e diffusa nei rispettivi territori.

Uno degli obiettivi dell’iniziativa è illustrare e testare in ambiente i progetti sviluppati negli ultimi anni dalla Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS, consolidarne l’utilizzo e permettere ai partecipanti di trasferire successivamente quanto appreso all’interno di ogni Delegazione.

La partecipazione è necessariamente contenuta: il programma prevede un massimo di 32 partecipanti e almeno due posti per ciascuna Delegazione, con successiva assegnazione degli eventuali posti rimasti disponibili.

Il venerdì è dedicato alla preparazione e alla parte preliminare; il sabato si entra nell’Antro del Corchia per le prove sul campo; la domenica è il momento del confronto finale, con debriefing, chiarimenti, osservazioni, suggerimenti e nuove proposte.

Ho avuto la possibilità di seguire la giornata di sabato 26 settembre, grazie all’invito degli organizzatori: il giorno in cui ciò che è stato spiegato deve confrontarsi con la montagna.

Dentro la montagna per imparare

Ad accogliermi e accompagnarmi all’avvio della giornata è Alessio Tovani, Delegato della III Zona Speleologica Toscana.

Dietro una giornata come questa c’è il lavoro di molte persone.

È presente Alan De Simone, Coordinatore della Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS, insieme a Umberto Bernasconi, Vicecoordinatore della CTS, uno dei riferimenti dell’organizzazione dell’Open Day. C’è anche Alberto “Lucido” Gabutti, Responsabile Nazionale del Soccorso Speleologico, a rappresentare la struttura nazionale. C’è Luca Longo, referente per il Soccorso Speleologico nel team Comunicazione Nazionale CNSAS: il mio riferimento già nei giorni precedenti per l’organizzazione della visita e per i contatti con la stampa. Mi offre l’opportunità di entrare per qualche ora in un mondo che, da speleo, conosco soprattutto dalla parte di chi sa che il Soccorso esiste e che, se necessario, sarà pronto a intervenire. E’ un evento assolutamente eccezionale che un esponente dei media venga autorizzato non solo a seguire un’esercitazione, ma anche ad accompagnare i tecnici in grotta e a seguire tutte le operazioni.

Poi ci sono i componenti della CTS, i tecnici e i volontari in formazione, arrivati dalle diverse Delegazioni.

Durante la giornata le tecnologie cominciano progressivamente a manifestarsi e chiarirsi, per quanto possibile, prendendo nomi e volti.

C’è chi le ha studiate, chi le sta sviluppando, chi le prova, chi insegna agli altri a utilizzarle e chi, proprio attraverso giornate come questa, dovrà imparare a padroneggiarle senza esitazioni durante un intervento ed a riportare nella propria Delegazione quanto ha imparato

Si riconoscono immediatamente i colori del Soccorso: le tute, i caschi verdi, le luci, gli imbraghi.

Quello che colpisce, più dei colori, è l’atteggiamento partecipativo: si ascolta, si fanno domande, si prova.

Ogni apparecchiatura passa di mano in mano: qualcuno spiega, qualcuno controlla uno smartphone collegato al sistema di comunicazione criptato (la trasmissione radio è sempre in digitale criptata), qualcuno osserva il comportamento di un dispositivo in grotta. Le domande si susseguono, parte viva della dimostrazione.

Dentro la montagna – mi spiegano – non basta sapere che uno strumento esiste: bisogna averlo utilizzato, averne compreso le possibilità e i limiti, e sapere cosa fare quando qualcosa non funziona.

La giornata operativa è organizzata in aree di lavoro all’interno e all’esterno della Buca d’Eolo all’interno del complesso del Corchia, con rotazione dei partecipanti. Il programma prevede l’inizio delle attività alle 8.30 e la conclusione intorno alle 18.30. La parola formazione, in queste ore, assume un significato sempre più concreto.

Comunicare dove in genere non si comunica

La comunicazione, in qualsiasi intervento speleologico complesso è arduo.

E’ un problema comunicare tra squadre che possono trovarsi a grande distanza l’una dall’altra, così come lo è trasmettere informazioni dal luogo dell’incidente, mantenere i contatti con il campo interno e con la Direzione Operazioni collocata all’esterno, e permettere alla componente sanitaria di confrontarsi con specialisti che possono trovarsi a chilometri di distanza.

In intervento niente di tutto questo è semplice: ma i problemi si possono risolvere.

Emerge nell’Open Day – il secondo, dopo quello del 2025 –uno dei tanti aspetti avvincenti del lavoro della Commissione Tecnica Speleologica.

I sistemi presentati non sono un una sola soluzione che possa risolvere ogni problema: sono, invece, strumenti differenti progettati per affrontare esigenze differenti e complementari.

Entra in campo ERMES, il sistema sviluppato dalla CTS per la trasmissione di voce, video, dati e parametri medici in grotta e negli ambienti confinati.

Quando all’esterno è disponibile una connessione Internet, ERMES – attraverso il doppino telefonico già steso dalle prime squadre. permette di portare la connettività virtualmente in tutto il mondo.

Diventa così possibile effettuare videochiamate e trasmettere informazioni e dati, con applicazioni molto importanti in ambito sanitario: possono essere condivisi con l’esterno parametri del paziente, immagini ecografiche, feed da un sistema di monitoraggio multiparametrico e altre informazioni.

Assistere a una videochiamata sullo schermo di uno smartphone mentre ci si trova in grotta, un ambiente dove nessuna onda radio può arrivare, concretizza quanto è stato spiegato prima a parole: e sembrava fantascienza.

Con la realtà di ERMES sul telefono, sullo schermo, dentro la montagna, la tecnologia smette di essere solo tale e diventa esercitazione.

Uno dei discenti interpreta il ruolo dell’infortunato. Accanto a lui c’è Viola, infermiera CNSAS appositamente addestrata per la medicina d’emergenza, che esegue un’ecografia completa direttamente in grotta mentre, attraverso il collegamento reso possibile da ERMES, si confronta con un medico del 118 rimasto all’esterno a decine di km di distanza.

Muove la sonda con competenza sul paziente, e dialoga con il medico, mentre le immagini ecografiche compaiono sullo schermo. Domande, indicazioni, immagini e informazioni possono viaggiare tra chi si trova accanto all’infortunato e chi, al di fuori, può fornire un supporto specialistico.

Non si tratta solo di portare Internet in grotta, ma anche di portare dentro la grotta competenze che fisicamente si trovano altrove: chi sta assistendo un ferito può rapportarsi con l’esterno senza aspettare di uscire di grotta.

Tutto il materiale sanitario è contenuto ordinatamente in tre sacchi chiari, 1, 2 e K, che entrano in grotta per primi.

ETHER: collegare la grotta con il campo base

Un altro problema si presenta quando il campo base e la Direzione delle Operazioni non possono essere collocati vicino all’ingresso della cavità.

Il sistema ETHER – Link Radio-Telefono è stato sviluppato proprio per creare un collegamento fra la linea telefonica della grotta e le comunicazioni radio del campo base.

In pratica, all’ingresso un dispositivo contenuto in una minuscola valigetta stagna collega il doppino telefonico proveniente dal sottosuolo con la radio utilizzata per le comunicazioni all’esterno, permettendo una comunicazione diretta e full-duplex col campo base. In questo modo, la Direzione Operazioni può avere un contatto completo e diretto con i sanitari sull’infortunato e con tutte le squadre in intervento.

Si riduce la necessità di passaggi intermedi delle informazioni e, di conseguenza, anche il rischio di errori nell’interpretazione dei messaggi.

Le comunicazioni radio sono digitali e cifrate e, quando la posizione dell’ingresso o la morfologia del terreno rendono difficile il collegamento, possono essere utilizzate antenne esterne di maggiori dimensioni.

Le abbiamo viste anche sul piazzale di cava al Corchia, montate accanto ai mezzi del Soccorso: fanno comunicare direttamente due mondi che utilizzano sistemi diversi.

Telefoni e doppino: risolvere il problema dei guasti

Con Lorenzo “Zeta” Bozzolan, referente per i telefoni, il discorso torna invece a uno degli strumenti fondamentali della comunicazione speleologica: il doppino.

Durante un soccorso la linea telefonica può percorrere distanze considerevoli all’interno della cavità.

Cosa succede se si interrompe?

Cercare fisicamente il punto esatto di un guasto lungo centinaia o migliaia di metri di linea significa perdere tempo prezioso.

C’è una soluzione anche per questo, ed è una delle apparecchiature protagoniste di dell’Open Day: l’Ecometro TDR, uno strumento adattato dalla CTS all’impiego speleologico per la mappatura della linea telefonica e la ricerca dei guasti.

Durante la posa del doppino è possibile effettuare misurazioni e costruire una mappa delle distanze. In caso di problemi, il sistema consente poi di individuare la distanza – e quindi la posizione esatta – di un’interruzione o di un cortocircuito. I tecnici telefonisti possono così puntare direttamente sul tratto di cavetto in avaria e provvedere a risolvere rapidamente il problema.

E’ uno strumento da laboratorio di ridotte dimensioni e fondamentale quando una linea telefonica è stata stesa per chilometri dentro una montagna.

Accanto all’ l’Ecometro TDR, viene presentato anche CaveEcho, pensato per consentire alle squadre impegnate nella posa del cavo in profondità di verificarne rapidamente l’integrità prima ancora del collegamento con l’esterno. In questo modo, si possono stendere contemporaneamente più tratti di cavetto telefonico con la certezza che ogni tratto sia operativo anche prima di poterlo collegare alla linea completa.

Ancora una volta, la tecnologia è al servizio della sicurezza e della rapidità di intervento, per rimuovere ostacoli, prima che sorgano problemi nella comunicazione.

Mesh: la rete che avanza insieme ai soccorritori

Si passa a una delle sperimentazioni che più mi incuriosiscono: la rete Mesh per la comunicazione wireless in grotta.

Qui parla Fabio Finocchi, che per il rapporto che ha con il progetto mi viene descritto – con una definizione che rende bene l’idea – come il “padre e madre del sistema Mesh”.

Fabio spiega e il dispositivo prende vita: è un sistema sviluppato, open source, in evoluzione con la collaborazione del CNSAS, che viene provato e modificato confrontandolo continuamente con le necessità di chi dovrà utilizzarlo sul campo, negli interventi.

I dispositivi sono grandi come un banale accendino. Hanno un’antennina e possono essere collocati progressivamente lungo il percorso.

Durante la prova ne vedo uno sistemato direttamente sulla roccia. Una luce verde segnala che è attivo. Davvero piccolo, rispetto alle dimensioni della montagna, svolge un compito importante: contribuisce a costruire una rete di comunicazione dove una normale rete non esiste e non può esistere. Con 6/9 giorni di autonomia! E’ fosforescente: se si spegne, sarà poi recuperato.

Il principio del sistema Mesh è proprio questo: i diversi nodi comunicano tra loro, usando le pareti della grotta come guida d’onda, e il sistema individua automaticamente il percorso attraverso il quale far viaggiare l’informazione. Se un ripetitore non è disponibile, la rete può cercare un percorso alternativo.

L’operatore utilizza uno smartphone collegato al proprio apparato e, attraverso un’applicazione dedicata, può inviare e ricevere messaggi testuali.

La distanza raggiungibile non è fissa: dipende dalla disposizione dei ripetitori e soprattutto dalla morfologia della grotta. In grandi ambienti la propagazione può essere maggiore; in frana, lungo meandri articolati e passaggi complessi, può ridursi sensibilmente.

Proprio per questo bisogna effettuare le prove in grotta e non limitarsi alle prove a tavolino.

Durante l’attività al Corchia, pochi mesi fa, solo dodici nodi sono stati sufficienti per coprire l’intero percorso della “traversata” dalla Buca d’Eolo all’ingresso Serpente: straordinario, davvero.

Un altro aspetto mi colpisce: il sistema non è presentato come qualcosa di immutabile e definitivo. E’ in evoluzione. Viene provato sul campo, discusso, osservato

Le necessità operative dei tecnici diventano indicazioni per lo sviluppo.

Si ragiona anche sulla possibilità di integrare ancora meglio le informazioni della rete con il rilievo della cavità, così che la disposizione dei nodi e la progressione possano diventare informazioni utili anche nella lettura operativa dello spazio sotterraneo.

Una grotta non è un laboratorio pulito e sterile: ci sono roccia, acqua, fango, strettoie, grandi ambienti, dislivelli, materiali da trasportare e persone che devono continuare a lavorare per molte ore.

La tecnologia deve adattarsi alla grotta, non la grotta alla tecnologia.

Costruire un campo sottoterra avanzato nel cuore della montagna: prima della barella

Quando si immagina un soccorso in grotta, il pensiero va in genere subito alla barella e alle squadre impegnate nel trasporto verso l’esterno del ferito.

Un intervento complesso e prolungato, però, richiede di più.

Se il luogo dell’incidente è molto distante dall’ingresso, bisogna creare sottoterra le condizioni perché i soccorritori possano continuare a operare.

Bisogna mangiare, bere, riposare, proteggersi dal freddo, gestire l’igiene, organizzare materiali e rifiuti.

In altre parole, bisogna costruire una piccola infrastruttura temporanea nel cuore della montagna.

È lo scopo di ESTIA’, il Campo Interno per gli interventi in profondità.

Anche questo sistema è stato sviluppato dalla Commissione Tecnica Speleologica: è un kit modulare, adattabile alle necessità operative e pensato considerando tutte le fasi: trasporto, installazione, utilizzo, smontaggio, recupero e successivo riordino.

Il kit è dimensionato per nove tecnici suddivisi in tre gruppi da tre persone. Comprende tre tende destinate al riposo e una quarta area per le attività della giornata ed è diviso in nove sacchi speleo.

I sacchi dedicati alla notte contengono le dotazioni necessarie per allestire i posti letto; quelli destinati alla vita del campo comprendono materiale per l’igiene, la purificazione dell’acqua, l’alimentazione e la preparazione dei pasti.

Sul piazzale, prima di entrare, i nove grandi sacchi rossi sembravano solo accessori molto robusti: dopo averne compreso il contenuto, diventanoparte di un campo che deve poter essere trasportato dentro una grotta.

Mi spiegano che esistono 2 kit completi di 9 sacchi, uno in Lombardia e uno in Abruzzo: in questo modo, possono pervenire nel più breve tempo possibile dove servono, min caso di intervento. Come le attrezzature del Nazionale, sono messi a disposizione delle varie Delegazioni.

Anche preparare un sacco è formazione

Durante una vera emergenza non conta soltanto avere il materiale necessario.

Conta sapere dove si trova, come è stato confezionato, l’ordine con cui viene trasportato, poter riconoscere rapidamente il contenuto senza dover svuotare tutto tra le rocce di una grotta.

Sono dettagli che fuori appaiono banali: in grotta, dopo ore di attività, con freddo, stanchezza e molte persone impegnate contemporaneamente, non lo sono affatto.

Si comprende bene, ora, perché una formazione di questo tipo duri tre giorni.

La formazione ora riguarda le procedure.

Una freccia sul telo può essere tecnologia

Lo stesso principio ritorna quando vengono spiegate le strutture del Campo Interno.

Mi colpisce che sui teli sia indicato chiaramente quale sia l’ALTO, accompagnato da una freccia.

Quello che appariva un dettaglio non rilevante diventa illuminante, invece quando mi invitano a provare a immaginare di dover montare la struttura sottoterra, con poca luce, dopo molte ore di attività, magari in un ambiente scomodo e con persone che hanno freddo.

La scritta diventa improvvisamente importantissima, a riprova che l’innovazione non coincide sempre con la parte tecnologica.

A volte è un’antenna, a volte un software, a volte è un sistema capace di trovare un guasto lungo una linea che scompare nella montagna. A volte, semplicemente, logica, come una freccia messa nel posto giusto.

Mangiare, bere, dormire: anche questo è soccorso

Nel Campo Interno – battezzato Estià dal nome della dea greca del focolare domestico – anche l’alimentazione è organizzata per ridurre al minimo le complicazioni.

I pasti liofilizzati possono essere preparati aggiungendo acqua calda direttamente nelle confezioni.

Significa meno stoviglie da trasportare, meno materiali da lavare e una gestione più semplice in un ambiente nel quale anche le operazioni quotidiane diventano complicate.

Sono previste inoltre soluzioni differenziate per particolari necessità alimentari: celiaci e intolleranti possono disporre di pasti dedicati alle loro necessità.

Poi ci sono l’acqua da purificare, l’igiene personale e la gestione dei rifiuti prodotti durante una permanenza prolungata: argomenti forse meno spettacolari di una rete digitale che attraversa la montagna, ma altrettanto essenziali.

Un intervento speleologico importante può durare giorni e coinvolgere molte persone.

Le persone devono poter continuare a lavorare in condizioni accettabili e, allo stesso tempo, limitare il più possibile l’impatto sull’ambiente sotterraneo.

Il soccorso è anche logistica, e la logistica è soccorso.

Nel Salone della Tenda, le tracce di chi era entrato prima di noi

Il Corchia regala anche un momento completamente diverso.

Nel Salone della Tenda, mentre intorno a noi si parla di comunicazioni, apparati e organizzazione del soccorso, sulle concrezioni e sulle pareti compaiono vecchie scritte.

Firme, nomi, date: alcune davvero lontane nel tempo. Tra quelle ancora leggibili, compare anche l’anno 1879.

Non provo a decifrare le firme, né a ricostruirne la storia: ora non serve.

Il contrasto è bellissimo: qualcuno è entrato qui quasi un secolo e mezzo fa e ha lasciato il proprio nome sulla roccia. Oggi, poco distante, un piccolo dispositivo con un’antenna e una luce verde cerca di far viaggiare un messaggio testuale attraverso la montagna.

Il Corchia è ancora lì: è cambiato il modo di entrarci, esplorarlo, comprenderlo e, soprattutto, di prendersi cura delle persone che lo percorrono.

Credere nella formazione

Alla fine della giornata, quello ciò che mi resta più impresso sono le persone.

Ho visto tecnici fermarsi ad ascoltare una spiegazione, confrontarsi, fare domande, ripetere una prova, discutere una possibile soluzione.

Ho visto entusiasmo accompagnato da una grande serietà.

Qui imparare a montare correttamente una struttura, individuare un guasto su una linea, posizionare un nodo Mesh o conoscere il contenuto e la funzione di un sacco non serve soltanto a completare un ciclo di formazione, che proseguirà fino al debriefing della domenica.

Potrebbe servire, un giorno, a guadagnare tempo quando quel tempo conterà davvero.

Questo è fine dell’Open Day organizzato dalla Commissione Tecnica Speleologica: comunicare.

Non basta progettare uno strumento: bisogna provarlo.

Non basta che qualcuno sappia utilizzarlo: bisogna insegnarlo a tutti i tecnici in intervento.

La conoscenza non deve restare nelle mani di poche persone, ma circolare, essere condivisa, tornare nelle Delegazioni insieme ai tecnici che hanno partecipato alla formazione e diventare patrimonio di altri soccorritori.

Sorrido a pensare che la conoscenza funzionare un po’ come la rete Mesh: passa da un nodo all’altro e diventa più utile quanto più riesce a raggiungere le persone che ne avranno bisogno.

Aggiunto un ringraziamento personale.

A Luca Longo, per l’accoglienza, la disponibilità e per avermi seguito già nei giorni precedenti, via telefono, rendendo possibile questa visita. E per avermi aiutata a decifrare gli appunti e i ricordi dell’Open Day.

Ad Alessio Tovani, che mi ha accolta sul campo.

Ad Alberto Gabutti, che mi ha accompagnata nella visita presentandomi esperti e tecnici in formazione.

Ai componenti della Commissione Tecnica Speleologica, e in particolare Aad Alan De Simone e ad Umberto Bernasconi. Ma, soprattutto, a tutti i tecnici che, durante la giornata, si sono fermati a spiegare, mostrare, rispondere alle mie domande e condividere quello che stavano facendo.

E naturalmente a Fabio e Lorenzo, perché dietro Mesh, telefoni, cavi, antenne e apparati ci sono persone che dedicano tempo e competenze a studiarli, provarli e migliorarli.

Ringrazio tutti per avermi offerto l’opportunità di conoscere più da vicino le realtà scientifiche e tecnologiche che sono dietro al soccorso in grotta.

Per noi speleo il Soccorso Speleologico del CNSAS è una presenza preziosa.

Certo, sappiamo che esiste e ne siamo fieri: ma avere l’occasione di vedere quanta preparazione, ricerca, sperimentazione, organizzazione e formazione ci siano dietro ogni possibile intervento permette di comprenderne meglio il valore.

Entrare per qualche ora nel loro lavoro, osservare, ascoltare e poter fare domande è stata un’esperienza importante, oltre che entusiasmante.

Noi speleologi amiamo andare in grotta, esplorare, cercare, conoscere.

Diamo per scontato che esista il Soccorso: non è scontato, invece, che donne e uomini dedichino  tempo, competenze e formazione a essere pronti quando qualcosa va storto.

Sul piazzale della Buca d’Eola, sul Corchia, il sole ormai si abbassa in un tramonto eccezionale.

Si tolgono caschi e tute, si scuote la polvere di marmo dalle attrezzature, i materiali tornano verso i mezzi e le ombre delle persone si allungano sul marmo bianco. Compare il rosso delle maglie delle persone in formazione (li chiamo così anche se sono già esperti), il nero indossato da parte dei tecnici CTS che coordinano e formano.

Si continua ancora a parlare, confrontarsi, fare domande.

È questa l’ultima immagine della giornata al Corchia: la formazione può finire con il programma, ma la voglia di comprendere continua.

Fotografie di Luca Longo – referente per il Soccorso Speleologico nel team Comunicazione Nazionale CNSAS

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Speleorando 2026: alla scoperta delle grotte del Carso sloveno

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Il 3 e 4 ottobre 2026 due escursioni guidate per conoscere la fauna cavernicola e il mondo sotterraneo: sabato 3 ottobre nella Grotta Petnjak – domenica 4 ottobre nella Grotta Velika Sprincnica

Torna Speleorando, l’iniziativa del Club Alpinistico Triestino giunta alla sedicesima edizione.

Quest’anno il percorso conduce in due grotte del Carso sloveno, con un’attenzione speciale agli animali che vivono nel buio.

Le uscite sono aperte anche a chi si avvicina per la prima volta alla speleologia.

Per il programma e le informazioni su come partecipare, lasciamo la parola ad Alessandra Ressa, dell’ufficio stampa del Club Alpinistico Triestino.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

“SPELEORANDO”, ALLA SCOPERTA DELLE GROTTE E DELLA FAUNA CAVERNICOLA DEL CARSO
Trieste, 26 settembre 2026 – Il Club Alpinistico Triestino rinnova anche quest’anno l’appuntamento con “Speleorando”, giunto alla sua sedicesima edizione, iniziativa dedicata alla conoscenza del mondo sotterraneo e rivolta a chi desidera avvicinarsi alla speleologia attraverso escursioni in grotte di facile accesso, accompagnati da esperti, istruttori di speleologia e guide speleologiche.

L’edizione 2026 sarà dedicata in particolare a “Le grotte e la fauna cavernicola” e proporrà due giornate di esplorazione nel Carso sloveno, in programma sabato 3 e domenica 4 ottobre. L’obiettivo dell’iniziativa è far conoscere l’ambiente ipogeo nel modo più semplice e divertente possibile, sempre nel rispetto delle condizioni di sicurezza e con un pizzico di avventura, offrendo ai partecipanti l’opportunità di entrare in alcune cavità particolarmente interessanti dal punto di vista morfologico e naturalistico.

Le grotte sono state infatti selezionate per le loro caratteristiche e per la possibilità di essere percorse senza particolari difficoltà, consentendo ai visitatori di assaporare con tranquillità il fascino del mondo sotterraneo e di osservare da vicino concrezioni, forme e ambienti modellati nel corso del tempo dall’acqua e dai processi carsici. Il programma sarà accompagnato da approfondimenti dedicati alla formazione delle grotte, al carsismo e soprattutto agli organismi che hanno sviluppato particolari adattamenti per vivere in questi ambienti privi di luce.

La prima uscita è prevista sabato 3 ottobre alle ore 9, con ritrovo nel parcheggio del quadrivio di Opicina, sul lato destro per chi arriva dall’Obelisco. La destinazione sarà la Grotta Petnjak, identificata con il numero 397 nel catasto speleologico storico del Friuli Venezia Giulia (VG) e con il numero 952 del Catasto Speleologico Sloveno. Nel corso dell’escursione i partecipanti potranno conoscere più da vicino la vita nel sottosuolo e la fauna cavernicola terrestre.

Domenica 4 ottobre, sempre con ritrovo alle ore 9 nel parcheggio del quadrivio di Opicina, si entrerà invece nella Grotta Velika Sprincnica, registrata con il numero 3390 VG e il numero 6495 del Catasto Speleologico Sloveno. In questa occasione è prevista anche una proiezione all’interno della grotta dedicata alla fauna cavernicola e ad alcuni aspetti del carsismo, per permettere ai partecipanti di approfondire gli argomenti affrontati durante l’escursione direttamente nell’ambiente sotterraneo.

A guidare gli incontri sarà il biologo Sergio Dolce, che accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle caratteristiche delle cavità e degli organismi che le abitano. Una particolare attenzione sarà riservata alla fauna cavernicola e alle straordinarie strategie di adattamento sviluppate dagli animali che trascorrono la propria vita, o parte di essa, nel buio del sottosuolo. Il percorso didattico si concluderà inoltre con un approfondimento sull’utilizzo del bat-detector, lo strumento che consente di rendere udibili gli ultrasuoni emessi dai chirotteri, permettendo di avvicinarsi anche al mondo dei pipistrelli attraverso una tecnologia specificamente utilizzata nello studio e nell’osservazione di questi animali.

“Speleorando” nasce con l’intento di rendere accessibile la conoscenza della speleologia anche a chi non ha mai avuto occasione di entrare in una grotta. Le uscite sono concepite come vere e proprie esperienze di scoperta, nelle quali l’osservazione diretta dell’ambiente si unisce alle spiegazioni degli accompagnatori, permettendo di comprendere come si formano le cavità carsiche e quali forme di vita riescono a sopravvivere in condizioni ambientali estremamente particolari.

Le iscrizioni sono aperte fino a sabato 3 ottobre 2026, data della prima uscita, e possono essere effettuate presso la sede del Club Alpinistico Triestino, in via Raffaele Abro 5/A, il martedì sera dalle 21 alle 23, oppure attraverso il modulo scaricabile dal sito del CAT, www.cat.ts.it, e inviandolo all’indirizzo cat@cat.ts.it.

La quota di partecipazione, stabilita a titolo di contributo spese, è di 10 euro per gli adulti e 5 euro per i minori di 10 anni. I caschetti con illuminazione frontale saranno forniti dal Club Alpinistico Triestino; si raccomanda di presentarsi alle escursioni con abbigliamento adeguato e calzature adatte alla percorrenza in grotta.

La partecipazione è limitata a un massimo di 20 persone. Per i minori, l’età minima consentita è di 8 anni ed è obbligatoria la presenza di uno dei genitori o di chi ne fa le veci, oltre al consenso scritto degli stessi. I partecipanti dovranno attenersi alle disposizioni impartite dagli istruttori e dagli accompagnatori; il mancato rispetto delle indicazioni potrà comportare, a insindacabile giudizio dei responsabili dell’iniziativa, l’esclusione dall’escursione.

Con “Speleorando” il Club Alpinistico Triestino propone dunque ancora una volta un modo diretto e coinvolgente per entrare nel cuore del mondo carsico, conoscere gli ambienti sotterranei e scoprire la sorprendente biodiversità che si nasconde sotto la superficie, trasformando la visita a una grotta in un’esperienza di osservazione, divulgazione scientifica e conoscenza del territorio.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

Via R. Abro, 5/A
34144 Trieste
cell.: 348 5164550
codice fiscale: 80016650329
e-mail:cat@cat.ts.it
pec:cat.trieste@pec.csvfvg.it
http://www.cat.ts.it

Ufficio Stampa: Alessandra Ressa +39 348 3515270

Due appuntamenti da non perdere, per scoprire il Carso anche sotto la superficie: sabato 3 ottobre nella Grotta Petnjak e domenica 4 ottobre nella Grotta Velika Sprincnica; forme modellate dall’acqua e incontri con la fauna cavernicola.

Quota di partecipazione ad uscita: euro 10,00 ad adulto, euro 5,00 a minore

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Grotte di Pastena, cento anni di storia e nuovo direttivo per l’Associazione Città delle Grotte

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A Pastena le celebrazioni per il centenario del complesso carsico e l’assemblea nazionale dell’associazione. Michele Giannini succede a Fabio Caputo alla presidenza. Al centro del confronto anche il DDL 1499 sulle Grotte d’Italia

PASTENA (FR) – Due giornate dedicate al patrimonio sotterraneo italiano, tra il centenario delle Grotte di Pastena, la visita ai sistemi carsici di Pastena e Falvaterra e il rinnovo degli organismi dell’Associazione Nazionale Città delle Grotte.

Il 22 settembre 2026 Pastena ha celebrato i cento anni dalla scoperta e dall’avvio della conoscenza e valorizzazione delle sue grotte, uno dei complessi carsici più noti del Lazio. La manifestazione, organizzata dal Comune di Pastena in collaborazione con Regione Lazio e LAZIOcrea, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo speleologico e delle realtà impegnate nella gestione e valorizzazione del patrimonio ipogeo.

Il centenario fa riferimento alle esplorazioni iniziate nella primavera del 1926. Nel programma ufficiale delle celebrazioni è stato ricordato un percorso storico avviato il 26 aprile 1926 e proseguito fino al 29 maggio 1927.

Durante la giornata sono stati presentati anche il logo del centenario, realizzato nell’ambito di un’iniziativa dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, e il volume I cento anni delle Grotte di Pastena: Storie di lungimiranza, di impegno e di riconoscenza, curato da Simona Savone in collaborazione con il Circolo Speleologico Romano. Nel piazzale delle grotte è stato inoltre presentato il monumento del centenario, opera del maestro Sergio Lombardi.

Da Pastena a Falvaterra

Alle iniziative istituzionali si sono affiancate le visite nel mondo sotterraneo, con un percorso che ha coinvolto le Grotte di Pastena e le Grotte di Falvaterra, due importanti realtà carsiche della provincia di Frosinone.

Proprio il rapporto tra patrimonio naturale, ricerca, fruizione turistica e sviluppo delle comunità locali costituisce uno dei temi sui quali opera l’Associazione Nazionale Città delle Grotte, che riunisce amministrazioni comunali italiane caratterizzate dalla presenza di importanti sistemi carsici.

L’assemblea di Città delle Grotte e il nuovo presidente

Il 23 settembre, nella Sala Consiliare di Pastena, si è svolta l’Assemblea ordinaria dell’Associazione Nazionale Città delle Grotte.

L’assemblea ha affrontato i programmi futuri dell’associazione e il disegno di legge n. 1499, “Disposizioni per la promozione e la valorizzazione delle Grotte d’Italia”, attualmente all’esame parlamentare.

Alla guida dell’associazione Michele Giannini, sindaco di Fabbriche di Vergemoli (Lucca), succede a Fabio Caputo, esponente di Castellana Grotte e presidente uscente.

Nel nuovo Consiglio direttivo entrano Antonio Di Bartolomeo, sindaco di San Demetrio ne’ Vestini; Lucio Laudadio, consigliere di Lama dei Peligni; Luigi Deidda, vicesindaco di Ulassai; Augusto Carè, vicesindaco di Falvaterra; Manuel Cavalli, vicesindaco di Gemmano; e Giovanni Filoramo, consigliere di Taranta Peligna.

Con la conferma di Antonio Di Bartolomeo nel direttivo prosegue inoltre la presenza del Comune di San Demetrio ne’ Vestini e delle Grotte di Stiffe negli organismi dell’associazione.

Il confronto sul DDL 1499

Particolarmente significativo per il mondo speleologico è il confronto sul DDL 1499, provvedimento del quale Scintilena ha già seguito l’iter.

Il disegno di legge prevede, tra le altre misure, una banca dati nazionale delle Grotte d’Italia, un Tavolo permanente presso il Ministero del Turismo e iniziative per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio ipogeo.

Nel luglio scorso la Società Speleologica Italiana ETS è intervenuta in audizione presso la 9ª Commissione permanente del Senato, chiedendo che nel provvedimento assumano un ruolo centrale la tutela ambientale, il valore scientifico e idrogeologico delle grotte e le competenze tecniche e scientifiche maturate dal mondo speleologico (Scintilena)

L’incontro di Pastena inserisce quindi il centenario in un quadro più ampio: non soltanto la celebrazione di un secolo di esplorazioni e valorizzazione turistica, ma anche il confronto sul futuro della gestione, della conoscenza e della tutela delle grotte italiane.

Fonte: comunicazione pubblica di Antonio Di Bartolomeo; Grotte di Pastena e Collepardo; LAZIOcrea.
Foto: dal post Facebook https://www.facebook.com/61571795627269/posts/122169287846726520/?rdid=AEhP1byd4Bc9dV1y#

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Resistenza delle corde speleo: corso nazionale a Villa Scirca

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Dal 16 al 18 ottobre 2026, tre giornate di aggiornamento a Sigillo (PG): seminari, prove di laboratorio e analisi delle attrezzature

La Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e il Gruppo Speleologico Valtiberino CAI Sansepolcro–CENS organizzano il corso nazionale di aggiornamento e approfondimento tematico “Resistenza delle corde speleo”, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026 presso la Scuola della Montagna di Villa Scirca, a Sigillo (Perugia).

Il corso affronterà questi temi: la struttura, l’usura e i meccanismi di rottura delle corde impiegate in speleologia e torrentismo, con seminari e attività sperimentali su corde, nodi, discensori e bloccanti. Le prove comprenderanno misure di resistenza in condizioni differenti e analisi dei dati raccolti in laboratorio.

La partecipazione è aperta ai maggiorenni, soci e non soci CAI, fino a un massimo di 35 persone.

La quota è di 200 euro per i soci CAI e di 250 euro per i non soci, comprensiva per questi ultimi dell’assicurazione.

Iscrizioni entro il 10 ottobre 2026 inviando la scheda di adesione a marco.menichetti@sns-cai.it.

Il laboratorio SpeleoCRASC è il Centro ricerche attrezzature speleo canyoning, attivo nello studio sperimentale delle proprietà fisiche, chimiche e meccaniche dei materiali e delle attrezzature impiegati nella progressione speleologica e torrentistica.

Di seguito il programma completo e il.modilo di iscrizione.

L'articolo Resistenza delle corde speleo: corso nazionale a Villa Scirca proviene da Scintilena.

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Visioni carsiche: le grotte della Sardegna diventano esplorabili in realtà virtuale

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Il Gruppo Grotte Nuorese porta alla SHARPER Night 2026 un’esperienza immersiva nelle profondità del territorio: con i visori VR sarà possibile entrare in una grotta reale, osservarla e scoprirne gli aspetti scientifici senza le barriere fisiche dell’esplorazione sotterranea

NUORO – Entrare in una grotta senza corde, senza casco e senza muovere un passo. È la proposta di “Visioni carsiche”, l’esperienza immersiva che il Gruppo Grotte Nuorese presenterà venerdì 25 settembre 2026, dalle 16 alle 20, al Centro Polifunzionale di via Roma a Nuoro, nell’ambito della SHARPER Night – Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori.

L’iniziativa porta l’esplorazione sotterranea in una dimensione nuova: quella della realtà virtuale.

Indossando un visore VR, i visitatori potranno muoversi all’interno della ricostruzione di una grotta reale, osservare gli ambienti, interagire con ciò che li circonda e attivare schemi e approfondimenti scientifici.

Non si tratta quindi soltanto di “vedere” una grotta, ma di avvicinarsi alla sua lettura.

La tecnologia diventa in questo caso uno strumento di divulgazione speleologica, capace di restituire almeno una parte dell’esperienza di un ambiente che, per sua natura, rimane difficilmente accessibile alla maggioranza delle persone.

“Visioni carsiche” rappresenta anche una delle possibili evoluzioni della documentazione fotografica del mondo sotterraneo.

Per generazioni la fotografia speleologica ha avuto il compito di portare in superficie immagini di luoghi raggiungibili soltanto dagli esploratori. Oggi le tecniche di acquisizione e ricostruzione digitale consentono di compiere un passo ulteriore: non più soltanto osservare un’immagine, ma immergersi virtualmente nello spazio dal quale quell’immagine proviene.

La grotta può così diventare un ambiente da percorrere e interrogare.

È una possibilità particolarmente interessante per la divulgazione del carsismo. Forme, morfologie e fenomeni che sulla carta o attraverso una fotografia possono risultare difficili da interpretare acquistano una diversa immediatezza quando il visitatore può osservarli nello spazio e cambiare il proprio punto di vista.

Dal Genova a Nuoro, la grotta entra nel visore

Quella proposta dal Gruppo Grotte Nuorese non è un’esperienza isolata. Proprio in queste settimane anche al Museo Speleologico del Monte Gazzo di Genova Sestri Ponente, Museo che ha come promotore lo speleologo Carlo Marzio, i visitatori possono indossare un visore e scendere virtualmente nella Spluga della Preta, uno degli abissi simbolo della storia della speleologia italiana.

L’installazione presente al Gazzo è stata concessa dall’Associazione Culturale Benetticeras APS e messa a disposizione grazie a Francesco Sauro.

Due esperienze diverse, a Genova e a Nuoro, che sembrano indicare la stessa direzione: utilizzare le nuove tecnologie non per sostituire l’esplorazione reale, ma per raccontarla e renderla accessibile a un pubblico molto più vasto.

È un passaggio interessante anche per i musei e per le associazioni speleologiche. Per decenni abbiamo raccontato il sottosuolo attraverso fotografie, rilievi, plastici, reperti e ricostruzioni. Oggi a questi strumenti se ne aggiunge uno nuovo: la possibilità di accompagnare virtualmente il visitatore dentro la grotta.

Una grotta accessibile

L’esplorazione speleologica reale richiede preparazione, attrezzature e condizioni fisiche adeguate e, in molti casi, comporta difficoltà oggettive che rendono determinati ambienti inaccessibili a una parte del pubblico.

La realtà virtuale non sostituisce naturalmente l’esperienza della grotta, ma può abbattere molte barriere.

Fonte: https://www.sharper-night.it/evento/visioni-carsiche/ VISIONI CARSICHE

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