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    Condividi Eurokarst 2026 riunirà a Neuchâtel, dal 31 agosto al 4 settembre, studiosi e professionisti dell’idrogeologia del carso. L’incontro ospiterà anche la riunione della Karst Commission dell’International Association of Hydrogeology. Eurokarst 2026 in Svizzera Neuchâtel ospiterà Eurokarst 2026, conferenza europea biennale dedicata all’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici. L’appuntamento è fissato dal 31 agosto al 4 settembre 2026, con un programma rivolto a ricercatori,
     

Eurokarst 2026 a Neuchâtel: idrogeologia del carso e ricerca internazionale

August 17th 2026 at 14:00

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Eurokarst 2026 riunirà a Neuchâtel, dal 31 agosto al 4 settembre, studiosi e professionisti dell’idrogeologia del carso. L’incontro ospiterà anche la riunione della Karst Commission dell’International Association of Hydrogeology.

Eurokarst 2026 in Svizzera

Neuchâtel ospiterà Eurokarst 2026, conferenza europea biennale dedicata all’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici. L’appuntamento è fissato dal 31 agosto al 4 settembre 2026, con un programma rivolto a ricercatori, tecnici, studenti e professionisti impegnati nello studio delle acque sotterranee in terreni carsici.[1][2]

Eurokarst 2026 rappresenta un luogo di confronto tra ricerca accademica e applicazioni sul territorio. Il tema centrale riguarda il comportamento degli acquiferi carsici, sistemi nei quali l’acqua può circolare attraverso fratture, condotti, epicarso e vuoti sotterranei con tempi e modalità spesso difficili da prevedere.

La sede svizzera ha anche un valore storico per la serie di incontri. Eurokarst è stata avviata nel 2016 dalle Università di Neuchâtel, Besançon e Malaga, dando forma a una conferenza periodica dedicata ai rapporti tra paesaggio carsico, risorse idriche e serbatoi carbonatici.[3]

Idrogeologia del carso e temi scientifici

Il programma scientifico di Eurokarst 2026 copre un campo ampio di ricerche. Tra gli argomenti indicati figurano il flusso delle acque e il trasporto dei soluti, la geomorfologia carsica, la speleogenesi e la caratterizzazione geologica dei sistemi carbonatici.

Sono previste comunicazioni dedicate a traccianti, idrochimica, geofisica, telerilevamento, lidar, droni e monitoraggi continui. Spazio anche alla modellazione, compresi gli approcci statistici e le applicazioni dell’intelligenza artificiale per interpretare dati idrologici complessi.[4]

L’attenzione si estenderà ai rischi connessi al carsismo. Le sessioni includono alluvioni, collassi, subsidenza e impatti sulle infrastrutture, dalle gallerie alle opere urbanistiche. Un altro filone riguarda la migrazione dei contaminanti, il risanamento dei siti inquinati e la protezione delle risorse idriche sotterranee.[4]

Per la speleologia, Eurokarst 2026 sarà rilevante anche per i contributi sul monitoraggio delle grotte, sulla tutela delle cavità turistiche e sulla conservazione del patrimonio rupestre. Le cavità naturali sono infatti punti di osservazione diretta dei processi idrogeologici e geochimici che interessano il sottosuolo carsico.

Karst Commission IAH a Neuchâtel

Eurokarst 2026 ospiterà la riunione della Karst Commission dell’International Association of Hydrogeology. La presenza della Commissione colloca l’evento all’interno di una rete internazionale impegnata nella ricerca sugli acquiferi carsici e nella diffusione di metodi utili alla loro gestione.[1][2]

L’obiettivo dichiarato dell’incontro è discutere e condividere progressi scientifici ottenuti con metodologie diverse nei terreni carsici di varie parti del mondo. Il confronto potrà riguardare sia casi di studio locali sia strumenti trasferibili ad altri contesti, come prove di tracciamento, reti di monitoraggio e modelli idrogeologici.[2]

Scintilena ha già segnalato Eurokarst 2026 nel calendario della speleologia internazionale, richiamando il collegamento tra la conferenza e la riunione della Commissione Carsica IAH.[5]

Corsi, conferenza e uscite sul terreno

Il calendario ufficiale prevede una giornata iniziale di corsi brevi e workshop domenica 30 agosto. La conferenza si terrà da lunedì 31 agosto a mercoledì 2 settembre. Le giornate del 3 e 4 settembre saranno invece dedicate alle escursioni sul terreno.[6]

Questa articolazione consente di affiancare relazioni scientifiche, formazione tecnica e osservazione diretta dei paesaggi carsici. Tra le attività formative è annunciato anche NuMoKarst, corso incentrato sulla modellazione dei flussi di falda e del trasporto di soluti attraverso strumenti come MODFLOW-CFP, openKARST e PyKasso.[7]

Le escursioni rappresentano un passaggio utile per collegare dati, modelli e contesti geologici reali. Nel carso, infatti, le indagini di superficie devono essere lette insieme alle informazioni provenienti da sorgenti, inghiottitoi, cavità e reti idriche sotterranee.

Protezione del carso e ricadute

Eurokarst 2026 offre un quadro utile anche alla tutela delle grotte e dei paesaggi carsici. Le linee guida UIS-IUCN indicano che la protezione del sistema idrologico è fondamentale per la conservazione del carso. Richiamano inoltre la necessità di pianificare alla scala dei bacini, controllare le fonti di contaminazione e sviluppare monitoraggi mirati sulle risorse più vulnerabili.[8]

La ricerca presentata a Neuchâtel potrà quindi interessare non solo il settore idrogeologico. I risultati sono potenzialmente rilevanti per chi si occupa di pianificazione territoriale, protezione delle sorgenti, gestione delle grotte turistiche, controllo dell’inquinamento e valutazione dei georischi.

Per il pubblico speleologico italiano, Eurokarst 2026 sarà un appuntamento da seguire per comprendere come le tecniche di indagine e le conoscenze sugli acquiferi carsici possano contribuire alla lettura e alla salvaguardia dei sistemi sotterranei.

Fonti

Fonti
[1] Eurokarst 2026 – The bi-annual european Karst conference … https://www.eurokarst.org/
[2] Eurokarst 2026 – IAH https://iah.org/events/eurokarst-conference
[3] Past editions – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/past/
[4] The conference https://www.eurokarst.org/the-conference/
[5] Cave and Karst News di Giugno 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/cave-and-karst-news/06/10/
[6] Dates and deadlines https://www.eurokarst.org/dates-and-deadlines/
[7] NuMoKarst – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/numokarst/
[9] Eurokarst 2026 – UIS https://uis-speleo.org/index.php/event/eurokarst-2026/
[10] Eurokarst 2026 a Neuchâtel: il carso europeo torna alle origini – Scintilena https://www.scintilena.com/ecco-larticolo-impostato-secondo-i-criteri-richiesti/06/27/
[11] Events Archive – IAH https://iah.org/events
[12] Prossimi Appuntamenti della Speleologia https://www.scintilena.com/prossimi-appuntamenti-della-speleologia/06/12/
[13] Eventi internazionali di speleologia 2026: il calendario europeo … https://www.scintilena.com/eventi-internazionali-di-speleologia-2026-il-calendario-europeo-tra-congressi-spedizioni-e-raduni/07/05/
[14] FSE Archivi https://www.scintilena.com/category/fse/
[15] eurokarst_map – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/eurokarst_map/
[16] EuroSpeleo Newsletter luglio 2026: la FSE mette in rete … https://www.scintilena.com/eurospeleo-newsletter-luglio-2026-la-fse-mette-in-rete-eventi-progetti-e-tutela-del-carsismo/07/03/
[17] Évènements le 31 août 2026 https://chrono-environnement.univ-fcomte.fr/agenda/2026-08-31/
[18] Évènements le 1 septembre 2026 https://chrono-environnement.univ-fcomte.fr/agenda/2026-09-01/
[19] Évènements https://chrono-environnement.univ-fcomte.fr/agenda/mois/2026-08/
[20] Scintilena https://www.scintilena.com/
[21] International Union of Speleology: UIS https://uis-speleo.org/
[22] Registration – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/registration/
[23] Upcoming Events – UIS https://uis-speleo.org/events/list/
[24] Contact – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/contact/
[25] Organizers https://www.eurokarst.org/organizers/
[26] What is the UIS? https://uis-speleo.org/index.php/what-is-the-uis/
[27] UNESCO Proclaims the International Day of Caves and Karst! https://uis-speleo.org/index.php/2025/11/13/unesco-proclaims-the-international-day-of-caves-and-karst/
[28] Abstract submission https://www.eurokarst.org/abstract-submission/

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  • Canin, memoria di climi antichi: a Chiusaforte una mostra tra ghiaccio, carsismo e grandi abissi
    Condividi “Canin, memoria di climi antichi” apre il 19 agosto a Chiusaforte e propone un percorso sul cambiamento del paesaggio delle Alpi Giulie. Fotografie, video, modelli 3D e plastici collegano l’evoluzione climatica alle grotte del Canin e del Kanin, uno dei principali sistemi carsici d’alta quota d’Europa. Canin, memoria di climi antichi inaugura a Chiusaforte Mercoledì 19 agosto, alle ore 18, la Sala Consiliare del Comune di Chiusaforte ospiterà l’inaugurazione della mostra “Canin,
     

Canin, memoria di climi antichi: a Chiusaforte una mostra tra ghiaccio, carsismo e grandi abissi

August 17th 2026 at 13:00

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“Canin, memoria di climi antichi” apre il 19 agosto a Chiusaforte e propone un percorso sul cambiamento del paesaggio delle Alpi Giulie. Fotografie, video, modelli 3D e plastici collegano l’evoluzione climatica alle grotte del Canin e del Kanin, uno dei principali sistemi carsici d’alta quota d’Europa.

Canin, memoria di climi antichi inaugura a Chiusaforte

Mercoledì 19 agosto, alle ore 18, la Sala Consiliare del Comune di Chiusaforte ospiterà l’inaugurazione della mostra “Canin, memoria di climi antichi”. L’iniziativa è proposta dal Comune di Chiusaforte e dal Parco Naturale delle Prealpi Giulie. All’apertura sono annunciati i rappresentanti istituzionali e il glaciologo Renato R. Colucci, curatore dell’esposizione.

La mostra sarà visitabile nel Municipio di Chiusaforte, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12. Il progetto riunisce il Parco Naturale delle Prealpi Giulie e la Società Meteorologica Alpino-Adriatica. Collaborano inoltre l’Istituto di Scienze Polari del CNR, l’Università di Trieste, il Servizio Geologico della Regione Friuli Venezia Giulia e altri enti scientifici e istituzionali.

“Canin, memoria di climi antichi” presenta un territorio di alta quota in cui i segni della glaciazione, dell’erosione e della dissoluzione carsica sono strettamente intrecciati. Il percorso usa immagini d’archivio e contemporanee, confronti fotografici, video, ricostruzioni tridimensionali e plastici. Lo scopo è rendere leggibili anche a un pubblico non specialista le trasformazioni ambientali del massiccio.

Climi antichi, ghiaccio residuo e geodiversità del Canin

Il Monte Canin raggiunge 2.587 metri. Il massiccio si estende a cavallo del confine italo-sloveno, tra la Val Raccolana e la Val Resia sul lato italiano e la conca di Bovec sul lato sloveno. L’altitudine, la natura calcarea delle rocce e le precipitazioni abbondanti hanno costruito nel tempo un paesaggio complesso: superfici solcate, doline, campi carreggiati, inghiottitoi, sorgenti e vasti reticoli sotterranei.

Il tema centrale di “Canin, memoria di climi antichi” è il mutamento degli ambienti glaciali. Le zone che fino a pochi decenni fa conservavano ghiaccio più diffuso mostrano oggi placche residue. La documentazione disponibile presso il Parco ricorda che il ghiacciaio del Canin, insieme a quello del Montasio, è un residuo della grande calotta che ricopriva larga parte delle Alpi friulane tra 30.000 e 18.000 anni fa. La lettura dei depositi, delle forme glaciali e delle superfici oggi libere dal ghiaccio permette quindi di collegare la storia paleoclimatica alle dinamiche recenti. [web:35]

La mostra è inserita nelle attività del progetto di miglioramento della fruizione del sentiero geologico Foran Dal Mus–Monte Canin, finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia attraverso le azioni previste dalla legge regionale 15/2016 per patrimonio geologico e geodiversità. In questo quadro, “Canin, memoria di climi antichi” offre anche strumenti per comprendere la vulnerabilità degli ambienti montani e carsici.

Grotte del Canin: il maggiore complesso carsico italiano

La dimensione sotterranea è una parte essenziale della storia del Canin. Sul versante italiano, la congiunzione individuata nel 2019 tra il Complesso del Col delle Erbe e il Complesso del Foran del Muss ha formato il maggiore complesso carsico d’Italia per sviluppo. Le stime iniziali indicavano oltre 80 chilometri di gallerie e pozzi, con un dislivello di 1.118 metri. Il dato nasceva dall’unione di oltre 30 chilometri attribuiti al Foran del Muss e di più di 40 chilometri del Col delle Erbe. La misura complessiva richiede verifiche e aggiornamenti catastali, perché il sistema comprende numerosi ingressi e giunzioni sviluppati in decenni di esplorazioni. [web:4]

Le ricerche successive hanno portato la stima indicativa del sistema nord-occidentale a circa 90 chilometri, con profondità prossima a mille metri. Non si tratta di una sola cavità lineare. È una rete carsica composta da condotte, pozzi, meandri e collettori che raccolgono le acque di un vasto altipiano calcareo. [web:12]

Il Foran del Muss resta uno dei nomi chiave della speleologia italiana del Canin. Prima delle connessioni più recenti, era noto anche per una profondità superiore ai 1.100 metri. Il Col delle Erbe aggiunge un ampio sviluppo di gallerie e diversi accessi in quota. La loro unione mostra come i confini catastali tra grotte possano cambiare quando una nuova esplorazione supera un restringimento, collega rami già noti o individua un collettore comune.

Questo risultato è il prodotto di molte campagne. Alle esplorazioni hanno partecipato gruppi del Friuli Venezia Giulia, speleologi di altre regioni italiane e squadre straniere. La ricostruzione pubblicata da Scintilena segnala in particolare il contributo degli speleologi polacchi nel Foran del Muss e quello degli ungheresi, ancora attivi nel Col delle Erbe. [web:4]

Kanin sloveno: abissi profondi e spedizioni internazionali

Sul lato sloveno il massiccio prende il nome di Kanin. Qui la forte differenza di quota tra gli ingressi d’alta montagna e le sorgenti della valle dell’Isonzo crea condizioni favorevoli allo sviluppo di abissi molto profondi. Le esplorazioni hanno coinvolto stabilmente gruppi sloveni, italiani e polacchi, affiancati in campagne diverse da altri speleologi europei.

Tra le cavità più note figura Vrtiglavica. La grotta, scoperta nel 1996, ha una profondità complessiva di 643 metri ed è conosciuta per il suo grande pozzo verticale. La prima esplorazione coinvolse anche speleologi del Gruppo Speleologico Etneo e del Gruppo Speleologico Gaetano Chierici; il fondo fu raggiunto il 12 ottobre 1996 da una squadra mista italo-slovena, con partecipanti di associazioni di Capodistria, San Dorligo, Trieste e Brescia. [web:33]

Nel Kanin sloveno assumono rilievo anche Skalarjevo brezno e Renejevo brezno, due abissi oltre i mille metri. Nel 2022 essi sono stati inclusi nella seconda fase del progetto internazionale TRACERKANIN. Le squadre del DZRJ di Lubiana e del JKNM di Novo Mesto hanno immesso traccianti rispettivamente nei settori profondi di Renejevo e Skalarjevo, mentre speleologi italiani e sloveni hanno attrezzato sorgenti e corsi d’acqua per controlli, campionamenti e misure fisico-chimiche. [web:27]

Il progetto TRACERKANIN prosegue una lunga tradizione di studi idrogeologici iniziata nel 1968. Nella prima fase, avviata nel 2021, sono stati predisposti 25 punti di monitoraggio sui due versanti e sono stati utilizzati fluoresceina, solforodamina B e Tinopal CBS-X. L’obiettivo è definire con maggiore precisione i percorsi dell’acqua, i tempi di transito e il collegamento tra i torrenti ipogei e le sorgenti di Resia, Raccolana e Isonzo. [web:12]

Una mostra per leggere il paesaggio carsico

“Canin, memoria di climi antichi” collega quindi due scale di osservazione. Da un lato presenta le trasformazioni visibili delle placche glaciali, delle rocce e dei versanti. Dall’altro richiama il mondo meno visibile delle cavità, dove l’acqua registra e modifica nel tempo la struttura del massiccio.

Per la speleologia, il Canin non è soltanto un insieme di record dimensionali. È un laboratorio naturale transfrontaliero. La ricerca su grotte, ghiaccio, sorgenti e clima consente di documentare l’evoluzione di un’area montana fragile, con dati utili per la tutela della geodiversità e per la conoscenza del sistema idrico carsico.

Per informazioni: info@parcoprealpigiulie.it – tel. 0433 53534.

Fonti

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  • Il lago scomparso: come i Cunicoli di Claudio hanno scavato la storia del Fucino
    Condividi Dall’emissario romano alla bonifica ottocentesca, fino alle lotte contadine e alla Piana agricola di oggi. Il Fucino e i Cunicoli di Claudio raccontano una storia in cui ingegneria idraulica, conflitti sociali e letteratura si intrecciano dalla Roma imperiale al Novecento, fino alla Piana del Fucino agricola di oggi. La bonifica ottocentesca di Alessandro Torlonia completò il prosciugamento iniziato con l’emissario romano, trasformando il lago in una grande proprietà fondiaria al
     

Il lago scomparso: come i Cunicoli di Claudio hanno scavato la storia del Fucino

August 17th 2026 at 12:00

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Dall’emissario romano alla bonifica ottocentesca, fino alle lotte contadine e alla Piana agricola di oggi.

Il Fucino e i Cunicoli di Claudio raccontano una storia in cui ingegneria idraulica, conflitti sociali e letteratura si intrecciano dalla Roma imperiale al Novecento, fino alla Piana del Fucino agricola di oggi.

La bonifica ottocentesca di Alessandro Torlonia completò il prosciugamento iniziato con l’emissario romano, trasformando il lago in una grande proprietà fondiaria al centro delle lotte contadine narrate anche in Fontamara.

Cunicoli di Claudio e lago Fucino nella storia della Marsica

Lago Fucino, terzo lago d’Italia e risorsa per la Marsica

Il lago Fucino era un bacino endoreico nel cuore della Marsica, con una superficie media di circa 150–155 km² e una profondità massima di circa 22 metri.


Le principali fonti idrografiche lo indicano come terzo lago italiano per estensione, dopo il Garda e il Lago Maggiore, e primo della penisola per area.

Per le comunità rivierasche il Fucino era una risorsa fondamentale: la pesca forniva lavoro e alimenti, con specie come lasche, barbi, tinche e altre ancora descritte nelle testimonianze settecentesche.


Allo stesso tempo il lago Fucino era fonte di problemi ambientali e sociali, perché il livello delle acque era molto variabile e causava esondazioni, impaludamenti e danni alle campagne e agli abitati.

Una parte della memoria locale descrive le sponde del lago Fucino con spiagge sabbiose simili a quelle marine, ma le fonti storiche principali non confermano in modo inequivocabile questa caratteristica come dato geografico certo.
Questo elemento appartiene più alla tradizione orale che alla documentazione idrografica ufficiale sul lago Fucino.

Cunicoli di Claudio e ingegneria idraulica romana

Già in età romana si tentò di controllare il comportamento del lago Fucino, per ridurre le inondazioni e rendere più stabile l’uso delle terre.
Sotto l’imperatore Claudio furono realizzati i Cunicoli di Claudio, un complesso emissario idraulico che collegava il bacino del Fucino al sistema del fiume Liri attraversando il Monte Salviano.

Le fonti archeologiche e idrauliche descrivono un canale sotterraneo lungo circa 5,6 chilometri, affiancato da cunicoli inclinati e da numerosi pozzi di servizio, utilizzati per aerare gli ambienti di lavoro, estrarre materiali e controllare la direzione dello scavo.


In totale, la documentazione parla di un lungo canale ipogeo con sei cunicoli e almeno trentadue pozzi, che fanno dei Cunicoli di Claudio una delle più rilevanti cavità artificiali idrauliche dell’Italia antica.

L’opera fu inaugurata nel 52 d.C., dopo anni di scavo con tecniche manuali, e inizialmente consentì un notevole abbassamento del livello del lago Fucino, pur senza raggiungere il prosciugamento completo.[9][6][1]
In età imperiale furono effettuati interventi di approfondimento dell’emissario e di manutenzione, ma col tempo i Cunicoli di Claudio si ostruirono e il lago Fucino tornò a occupare la conca appenninica.[6][1]

Cunicoli di Claudio, archeologia e speleologia nella conca del Fucino

Oggi i Cunicoli di Claudio sono tutelati come sito archeologico e speleologico e fanno parte di un parco visitabile nella zona di Avezzano e Capistrello, ai margini della Piana del Fucino.[2][10][8][7]
Il parco archeologico dei Cunicoli di Claudio consente di accedere a tratti del sistema, come il Cunicolo del Ferraro e il Cunicolo Maggiore, offrendo una lettura diretta dell’emissario romano e delle successive modifiche ottocentesche.[10][8]

Il sito è spesso oggetto di iniziative di archeospeleologia e visite tecniche, documentate anche dal portale speleologico Scintilena, che descrive il percorso lungo il tunnel di drenaggio e le semicurve dovute agli aggiustamenti di scavo.[11]
La presenza di cunicoli inclinati e pozzi verticali rende i Cunicoli di Claudio un caso emblematico di cavità artificiali per la gestione delle acque in contesto montano.[8][7]

La Piana del Fucino conserva ancora le tracce di questa infrastruttura: l’incile, i pozzi, i cunicoli e lo sbocco verso il Liri testimoniano il rapporto fra lago Fucino, Cunicoli di Claudio e trasformazione idraulica del paesaggio marsicano.[2][8][1]

Bonifica Torlonia, Cunicoli di Claudio e nascita della Piana del Fucino

Nel XIX secolo il progetto di controllo del lago Fucino fu ripreso su scala più ampia, con l’obiettivo dichiarato di prosciugarlo completamente e organizzare la conca come pianura agricola.[9][8][1]
Alessandro Torlonia non fu il primo a ipotizzare il prosciugamento, ma fu colui che riprese il tracciato dei Cunicoli di Claudio e portò a compimento la bonifica, investendo capitali consistenti nell’opera idraulica.[8][9][1]

I lavori per il nuovo emissario e per la bonifica iniziarono nel 1854; le prime acque transitarono nel canale nel 1862, e il completamento fu raggiunto nel 1875, con la dichiarazione ufficiale del prosciugamento del lago Fucino nel 1878.[9][1][8]
L’emissario moderno inglobava gran parte della galleria romana dei Cunicoli di Claudio e aggiungeva nuovi pozzi, canali e opere di regimazione, con una lunghezza di oltre 6,3 chilometri e una rete di canali e fossi di circa 285 chilometri.[1][8]

Dopo la bonifica, emersero circa 14.000–16.000 ettari di terreni agricoli, che formarono la nuova Piana del Fucino, oggi una delle principali aree orticole dell’Italia centrale.[3][2][1]
Sotto l’antico specchio d’acqua del lago Fucino apparve così un paesaggio pianeggiante di campi, strade, canali e poderi, destinato a una produzione intensiva di patate, carote, finocchi e altre colture.[12][2][1]

Non tutte le comunità percepirono la bonifica allo stesso modo: studi locali ricordano che alcuni pescatori del lago Fucino temevano la perdita di lavoro e di identità, mentre altri abitanti vedevano nel prosciugamento una possibilità di ridurre le inondazioni e migliorare salubrità e condizioni economiche.[4][12][5]
Il Fucino era insieme un ambiente ricco di risorse e un sistema instabile, e la trasformazione in Piana del Fucino modificò profondamente i rapporti fra popolazione, terra e acqua.

Proprietà fondiaria, Torlonia e conflitti per la terra del Fucino

La parte più delicata della vicenda riguarda la proprietà delle terre emerse dal lago Fucino.[4][2][3]
Torlonia non si limitò a prosciugare il lago Fucino: attraverso diritti riconosciuti alla società che aveva intrapreso l’opera, acquisì il controllo di un patrimonio fondiario molto esteso nella Piana del Fucino.[2][3]

Le fonti storiche indicano che il banchiere Alessandro Torlonia divenne proprietario, per molti decenni, di gran parte dei terreni bonificati del Fucino, con un diritto prolungato di godimento che riguardava migliaia di ettari.[3][2]
La storiografia insiste su questo passaggio: dai Cunicoli di Claudio e dalla grande bonifica idraulica si giunge alla formazione di una gigantesca proprietà agricola privata nella Piana del Fucino, con forti squilibri nella distribuzione dei benefici.[4][2][3]

Molti braccianti e piccoli coltivatori lavoravano nella Piana del Fucino senza possedere la terra, in condizioni di dipendenza economica e contrattuale, mentre i vantaggi del nuovo paesaggio agrario si concentravano nelle mani dei grandi proprietari.[2][3][4]
Questo quadro rese il lago Fucino prosciugato un simbolo nazionale della questione agraria e della lotta per la terra nel Mezzogiorno.[3][4][2]

Nel secondo dopoguerra, nella Marsica e nella Piana del Fucino si svilupparono forti mobilitazioni contadine, con scioperi e iniziative spesso ricordate come “scioperi alla rovescia”, che portarono la situazione al centro del dibattito politico.[4][3]
La riforma agraria del 1950 e la cosiddetta legge Stralcio determinarono l’esproprio dei terreni del Fucino ai Torlonia e l’assegnazione di migliaia di quote di terra agli agricoltori diretti.[2][3]

Questo passaggio concluse una lunga fase di conflitti: una risorsa comune, il lago Fucino, trasformata in Piana del Fucino e in grande proprietà privata, tornò a essere redistribuita fra chi la coltivava.[3][4][2]
La storia dei Cunicoli di Claudio e della bonifica ottocentesca di Torlonia si collega così alla vicenda sociale del Novecento e alla riforma agraria nazionale.[4][2][3]

Fontamara, Cunicoli di Claudio e paesaggio del Fucino nella letteratura

La storia del lago Fucino, dei Cunicoli di Claudio, della Piana del Fucino e della proprietà Torlonia trova un riflesso importante nella letteratura, in particolare nell’opera di Ignazio Silone.[13][14][2]
Fontamara non è un resoconto documentario della bonifica, ma utilizza la realtà sociale della Marsica e del Fucino per raccontare lo sfruttamento dei contadini, la diseguaglianza nella distribuzione della terra e il potere dei grandi proprietari.[14][2][3][4]

Gli studi sul paesaggio marsicano osservano come Silone dedichi pagine molto dure alla famiglia Torlonia, collegandone il nome alle speculazioni e all’accumulo di terre nella Piana del Fucino.[2][3][4]
Nel romanzo, i cafoni del Fucino rappresentano il mondo contadino segnato dalla dipendenza economica, dalla precarietà e dalla difficoltà di far valere i propri diritti.[14][3][2]

Un saggio sulla riforma agraria ricorda che proprio il Fucino, dopo le lotte contadine e il varo della legge del 1950, divenne il caso emblematico di redistribuzione della terra ai braccianti.[3][4]
In questo senso, il legame fra Cunicoli di Claudio, lago Fucino, Piana del Fucino e Fontamara mostra come una cavità artificiale e una grande bonifica idraulica possano diventare parte di una storia sociale e letteraria più ampia, in cui il paesaggio non è solo geografia, ma anche memoria, conflitto e narrazione.[14][4][2][3]

Fonti

  • Scintilena, “Da Lettomanoppello al Fucino, alla scoperta dei Cunicoli di Claudio”:
    https://www.scintilena.com/da-lettomanoppello-al-fucino-alla-scoperta-dei-cunicoli-di-claudio/11/19/[11]
  • Treccani, voce “Fucino”:
    https://www.treccani.it/enciclopedia/fucino_(Enciclopedia-Italiana)/[6]
  • Wikipedia, “Fucino”:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Fucino[1]
  • Wikipedia, “Cunicoli di Claudio”:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Cunicoli_di_Claudio[7]
  • Amici dell’Emissario, “Storia dell’Emissario”:
    https://www.amicidellemissario.it/web/index.php/it/luoghi/emissario/9-emissario[8]
  • Terre Marsicane, “Cenni storici sul prosciugamento del lago Fucino”:
    https://www.terremarsicane.it/cenni-storici-sul-prosciugamento-del-lago-fucino/[5]
  • Terre Marsicane, “Il Fucino (I Primi Passi Verso La Riforma)”:
    https://www.terremarsicane.it/atlante-marsica/il-fucino-i-primi-passi-verso-la-riforma/[4]
  • Wikipedia, “Marsica”:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Marsica[2]
  • Wikipedia, “Riforma agraria”:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_agraria[3]
  • Silone.it, scheda su Fontamara:
    https://silone.it/silone_fontamara/[13]
  • Scheda critica su Fontamara (AFIVI):
    http://www.afivi.fr/medias/files/silone-fontamara.pdf[14]
  • Il Centro, “Il gigantesco tunnel che prosciugò il Fucino”:
    https://www.ilcentro.it/l-aquila/il-gigantesco-tunnel-che-prosciug%C3%B2-il-fucino-1.2395[9]
  • Espressione24, “Tornano le visite guidate nel Parco archeologico dei Cunicoli di Claudio”:
    https://www.espressione24.it/tornano-le-visite-guidate-nel-parco-archeologico-dei-cunicoli-di-claudio/[10]
  • In Camper con Gusto, “Abruzzo in camper: la Piana del Fucino”:
    https://www.incampercongusto.it/abruzzo-in-camper-la-piana-del-fucino/[12]
  • FOGLIeVIAGGI, “La piana del Fucino”:
    https://www.foglieviaggi.com/_/pagine/piccolaitalia/articoli/pit_art_513_fucino_05_10_2025.html[15]

Fonti
[1] Fucino – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Fucino
[2] Marsica – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Marsica
[3] Riforma agraria – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_agraria
[4] Il Fucino (I Primi Passi Verso La Riforma) https://www.terremarsicane.it/atlante-marsica/il-fucino-i-primi-passi-verso-la-riforma/
[5] Cenni storici sul prosciugamento del lago Fucino https://www.terremarsicane.it/cenni-storici-sul-prosciugamento-del-lago-fucino/
[6] Fucino – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/fucino_(Enciclopedia-Italiana)/
[7] Cunicoli di Claudio https://it.wikipedia.org/wiki/Cunicoli_di_Claudio
[8] Storia dell’Emissario https://www.amicidellemissario.it/web/index.php/it/luoghi/emissario/9-emissario
[9] Il gigantesco tunnel che prosciugò il Fucino | Il Centro https://www.ilcentro.it/l-aquila/il-gigantesco-tunnel-che-prosciug%C3%B2-il-fucino-1.2395
[10] Tornano le visite guidate nel Parco archeologico dei Cunicoli di Claudio https://www.espressione24.it/tornano-le-visite-guidate-nel-parco-archeologico-dei-cunicoli-di-claudio/
[11] Da Lettomanoppello al Fucino, alla scoperta dei Cunicoli di … https://www.scintilena.com/da-lettomanoppello-al-fucino-alla-scoperta-dei-cunicoli-di-claudio/11/19/
[12] Visitare l’Abruzzo in camper: la Piana del Fucino https://www.incampercongusto.it/abruzzo-in-camper-la-piana-del-fucino/
[13] Fontamara https://silone.it/silone_fontamara/
[14] SILONE Ignazio (1900-1978), Fontamara (1933, 1949 Mondadori, 200 p.) http://www.afivi.fr/medias/files/silone-fontamara.pdf
[15] La piana del Fucino – FOGLIeVIAGGI https://www.foglieviaggi.com/_/pagine/piccolaitalia/articoli/pit_art_513_fucino_05_10_2025.html
[16] Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo. I. Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale https://www.openaccessrepository.it/record/61640/files/fulltext.pdf
[17] La Carta idrografica d’Italia come fonte per la storia degli opifici idraulici alla fine dell’Ottocento. Il caso toscano https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/1302/924
[18] Lago di Martignano (RM), il Nuovo acquedotto Alsietino – Scintilena https://www.scintilena.com/lago-di-martignano-rm-il-nuovo-acquedotto-alsietino/10/30/
[19] Aqua Alsietina: nuove scoperte speleologiche. – Scintilena https://www.scintilena.com/aqua-alsietina-nuove-scoperte-speleologiche/11/17/
[20] Cunicoli di Monte Pacciano: alla scoperta delle origini delle acque … https://www.scintilena.com/cunicoli-di-monte-pacciano-alla-scoperta-delle-origini-delle-acque-di-perugia/05/07/
[21] I cunicoli di Monte Pacciano: le origini delle acque di Perugia – Scintilena https://www.scintilena.com/i-cunicoli-di-monte-pacciano-le-origini-delle-acque-di-perugia/06/07/
[22] Programma del Raduno Nazionale Puglia Underground 2014 https://www.scintilena.com/programma-del-raduno-nazionale-puglia-underground-2014/05/22/
[23] LE GROTTE DELLA PUGLIA NELLA PREISTORIA – CONVEGNO NAZIONALE AD OSTUNI – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-della-puglia-nella-preistoria-convegno-nazionale-ad-ostuni/10/09/
[24] Risolto il mistero dell’antico tunnel sotterraneo dello Stretto di Messina – Scintilena https://www.scintilena.com/risolto-il-mistero-dellantico-tunnel-sotterraneo-dello-stretto-di-messina/02/18/
[25] Dialogo tra Discipline: Il Seminario di Ginosa Illumina il Patrimonio delle Gravine – Scintilena https://www.scintilena.com/dialogo-tra-discipline-il-seminario-di-ginosa-illumina-il-patrimonio-delle-gravine/05/28/
[26] Scintilena https://www.scintilena.com/
[27] Scintilena, Autore presso Scintilena – Pagina 1824 di 1933 https://www.scintilena.com/author/scintilena/page/1824/
[28] Campi Speleo Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/campi-speleo/
[29] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/1170/
[30] Speleologia e Archeologia: Scoperte nelle Grotte Italiane – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-e-archeologia-scoperte-nelle-grotte-italiane/04/08/
[31] Buio pesto: la grotta diventa racconto – Scintilena https://www.scintilena.com/buio-pesto-la-grotta-diventa-racconto/02/19/

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  • Oro del Monte Rosa, la memoria mineraria riemerge in Val Segnara
    Condividi Dalle miniere di Pestarena ai filoni di Brusson, l’oro del Monte Rosa racconta una lunga storia alpina di ricerca mineraria, lavoro e trasformazioni del paesaggio. Oro del Monte Rosa e le ricerche in Val Segnara In alta Val Segnara, laterale della Valle Anzasca, restano segnali di una ricerca dell’oro che non appartiene soltanto al passato. Il testo diffuso dal giornalista e scrittore Marco Albino Ferrari richiama l’attenzione su presenze discrete: persone che risalgono la valle
     

Oro del Monte Rosa, la memoria mineraria riemerge in Val Segnara

August 17th 2026 at 11:00

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Dalle miniere di Pestarena ai filoni di Brusson, l’oro del Monte Rosa racconta una lunga storia alpina di ricerca mineraria, lavoro e trasformazioni del paesaggio.

Oro del Monte Rosa e le ricerche in Val Segnara

In alta Val Segnara, laterale della Valle Anzasca, restano segnali di una ricerca dell’oro che non appartiene soltanto al passato. Il testo diffuso dal giornalista e scrittore Marco Albino Ferrari richiama l’attenzione su presenze discrete: persone che risalgono la valle a piedi e setacciano le ghiaie del torrente con la batea.

La Val Segnara è un ambiente montano appartato. L’accesso richiede un lungo cammino e un forte dislivello. Qui la ricerca non assume le forme dell’estrazione industriale. Si tratta di campionamenti nei sedimenti fluviali, condotti separando sabbia e ghiaia per individuare eventuali pagliuzze o piccoli granuli di metallo.

L’oro del Monte Rosa è legato alla storia geologica delle valli meridionali del massiccio. In queste aree sono note mineralizzazioni idrotermali con quarzo e solfuri auriferi. I corsi d’acqua possono erodere le rocce mineralizzate e trasportare a valle frammenti pesanti, tra cui l’oro nativo. La presenza di cercatori lungo il torrente della Val Segnara è stata segnalata anche in documentazione escursionistica locale.[1]

La quantità di metallo effettivamente recuperabile nei torrenti non è definita da dati pubblici recenti. È quindi necessario distinguere la pratica amatoriale della batea dalla coltivazione mineraria storica. Il riserbo indicato nel testo originale riflette una consuetudine diffusa fra cercatori e raccoglitori: i luoghi di rinvenimento vengono raramente comunicati con precisione.

Pestarena, miniere d’oro del Monte Rosa

Il principale riferimento storico per l’oro del Monte Rosa è Pestarena, frazione di Macugnaga. Le fonti locali collocano le prime testimonianze documentarie dell’attività mineraria nel 1291. Dal Seicento l’estrazione si intensificò, mentre tra il XVIII e il XIX secolo la valle richiamò manodopera da varie zone dell’arco alpino.[2]

A metà Ottocento entrarono in gioco società sostenute da capitali britannici. Il passaggio segnò un cambiamento rilevante. Alle tecniche tradizionali si affiancarono impianti, macchinari e una nuova organizzazione del lavoro. Nel 1884 il complesso di Pestarena impiegava oltre 500 operai, secondo la ricostruzione dell’associazione culturale locale I Figli della Miniera.[2]

La miniera influì sulla struttura dei villaggi. Servivano abitazioni per i lavoratori, vie di collegamento, edifici di servizio e strutture per la lavorazione del minerale. L’oro del Monte Rosa non fu quindi solo una risorsa geologica. Divenne un fattore di mobilità, occupazione e relazioni economiche tra comunità montane e investitori esterni.

L’attività proseguì, con passaggi di gestione e fasi di crisi, fino al secondo dopoguerra. La chiusura definitiva arrivò nel 1961, dopo un incidente mortale che costò la vita a quattro minatori e nel quadro di crescenti difficoltà economiche. Le strutture residue mantengono oggi un valore di archeologia industriale, anche se l’accessibilità delle aree minerarie resta limitata.[3]

Brusson e i filoni auriferi della Val d’Ayas

L’altro grande capitolo dell’oro del Monte Rosa si trova sul versante valdostano, a Brusson, in Val d’Ayas. La miniera di Chamousira-Fenilliaz fu scoperta nel 1899 e rimase attiva dal 1900 fino alla fine degli anni Ottanta del Novecento. Le sue gallerie si sviluppano per circa 1.600 metri nel sottosuolo.[4]

La geologia spiega la ricchezza del distretto. I filoni di quarzo e pirite auriferi della bassa Val d’Ayas si formarono fra 50 e 30 milioni di anni fa, durante processi idrotermali che interessarono le rocce della zona. Nel distretto affiorano circa cento filoni auriferi; per quelli del tipo Fenillaz sono riportati tenori medi di 12 grammi d’oro per tonnellata di roccia.[5]

Il Museo di Storia Naturale di Milano conserva campioni di oro nativo in matrice di quarzo provenienti dalla Valle d’Aosta. Fra questi rientrano esemplari attribuiti ai filoni della zona di Brusson, sulle pendici del Monte Rosa. Sono documenti mineralogici importanti, perché mostrano il metallo nel suo contesto geologico originario.[6][7]

La vicenda di Brusson rientra nella fase che alcune ricostruzioni definiscono “corsa all’oro italiana”, sviluppata fra il 1848 e il 1915 nelle aree aurifere del Piemonte, della Lombardia e della Valle d’Aosta. In questo arco di tempo le ricerche furono accompagnate da concessioni, capitali esteri e nuove infrastrutture.[5]

Dalle ricerche d’oro alle miniere alpine

Una cronologia essenziale aiuta a leggere il rapporto tra minerali, paesaggio e popolazioni alpine.

  • 1291: sono documentate attività minerarie a Pestarena, in Valle Anzasca.[2]
  • Seicento e Settecento: crescono le coltivazioni aurifere nell’area del Monte Rosa.
  • 1848-1915: si sviluppa una fase di ricerche e concessioni aurifere nel settore nord-occidentale delle Alpi italiane.[5]
  • 1860-1884: Pestarena conosce la fase delle compagnie inglesi e dell’espansione occupazionale.[2]
  • 1899-1907: la miniera di Chamousira-Fenilliaz entra nella sua fase di maggiore sviluppo industriale.[4]
  • 1961: chiude la miniera aurifera di Pestarena.[3]
  • Fine anni Ottanta del Novecento: termina l’attività della miniera d’oro di Brusson.[4]

Il nome “Monte Bianco” richiede una precisazione. Nelle fonti sulla ricerca mineraria aurifera contemporanea, il permesso denominato Monte Bianco riguarda un’area della Val Graveglia ligure, non il massiccio alpino tra Italia, Francia e Svizzera. Nel 2021 fu presentata un’istanza di ricerca per vari metalli, compresi oro e argento, in un’area estesa tra diverse località dell’entroterra ligure. Non va quindi sovrapposta questa vicenda al distretto aurifero del Monte Rosa.[8]

Cogne, il ferro e il paesaggio minerario alpino

Il caso di Cogne mostra come le miniere abbiano inciso sulle Alpi anche quando il minerale non era l’oro. Qui si estraeva magnetite, un minerale di ferro. Il primo documento relativo al sito risale al 1432, mentre lo sfruttamento industriale raggiunse il suo apice nel Novecento.[9]

Le miniere di Cogne produssero oltre 10 milioni di tonnellate di minerale ferroso. La loro presenza favorì strade, teleferiche, ferrovia mineraria, villaggi operai e collegamenti con Aosta. Nel 1940 vi lavoravano circa 1.000 minatori, con una produzione di 350.000 tonnellate; nel 1979 il complesso chiuse definitivamente.[10][11]

L’impronta lasciata sul territorio è visibile nei manufatti industriali e nell’assetto dei versanti. Studi dedicati al paesaggio minerario di Cogne collegano parte della riduzione della copertura forestale al consumo di legname per produrre carbone destinato alla fusione del minerale. La miniera contribuì anche a mantenere e accrescere la popolazione locale tra XVIII e XIX secolo, in una fase in cui molte altre valli alpine erano interessate dall’emigrazione.[12]

L’oro del Monte Rosa, il quarzo aurifero di Brusson e la magnetite di Cogne appartengono a storie minerarie diverse. Le accomuna la trasformazione delle montagne in luoghi di lavoro. Oggi gallerie, teleferiche, villaggi e campioni mineralogici permettono di ricostruire quella relazione fra sottosuolo, paesaggio e comunità.

Fonti

Fonti
[1] Valle Anzasca: ai piedi del Pizzo Camino Tra i colori della Val … https://www.guidaescursionisticacontimauro.com/escursioni-programmate/valle-anzasca-ai-piedi-del-pizzo-camino-tra-i-colori-della-val-segnara-3
[2] I Figli della Miniera https://macugnaga-monterosa.com/contenuti/329512/figli-miniera
[3] Pestarena, la capitale dell’oro del Monte Rosa https://macugnaga-monterosa.com/contenuti/332602/pestarena-capitale-oro-monte-rosa
[4] Miniera d’Oro di Brusson – Unité des Communes valdôtaines Evançon https://www.cm-evancon.vda.it/it-it/vivere-il-territorio/cosa-vedere/miniera-d-oro-di-brusson-39199-1-3d9ea8f885c2146e56c1bc40b389c246
[5] brusson e la febbre dell’oro – Aosta https://www.regione.vda.it/gestione/riviweb/templates/aspx/environnement.aspx?pkArt=1479
[6] Minerali – Museo di Storia Naturale – Comune di Milano https://museodistorianaturalemilano.it/esposizioni-permanenti/minerali
[7] [PDF] Italian Gold http://www.minbook.com/site_files/19-1-EN_74-75.pdf
[8] Gli australiani e la corsa all’oro Occhi sulle miniere delle valli https://www.ilsecoloxix.it/levante/2021/03/20/news/gli-australiani-e-la-corsa-all-oro-occhi-sulle-miniere-delle-valli-1.40050205
[9] miniera di Cogne – Rivista Environnement https://www.regione.vda.it/gestione/riviweb/templates/aspx/environnement.aspx?pkArt=1657
[10] le miniere di Cogne – Aosta https://www.regione.vda.it/gestione/riviweb/templates/aspx/environnement.aspx?pkArt=1203
[11] Storia delle miniere di Cogne https://www.minieredicogne.it/it/storia-delle-miniere-di-cogne
[12] Riqualificazione ecomuseale del complesso minerario di Cogne https://webthesis.biblio.polito.it/1392/
[14] La mine d’or de Chamousira https://www.lovevda.it/fr/base-de-donnees/7/geosites-et-mines/brusson/la-mine-d%E2%80%99or-de-chamousira/2932
[15] La narrazione museale della civiltà contadina in un territorio di confine https://rivista.clionet.it/sito/wp-content/uploads/Clionet-2023_settembre_Beni-cluturali_Agosti.pdf
[16] Pestarena – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Pestarena
[17] LE MINIERE – Alp in https://www.alpinsas.com/le-miniere/
[18] Alla ricerca dell’oro, storie di miniera – Settimana del Pianeta Terra https://www.settimanaterra.org/node/2725
[19] Alla ricerca dell’oro nel cuore della roccia di Chamousira https://www.settimanaterra.org/node/1822
[20] Brusson: Un’estate in miniera tra storia, natura e memoria https://www.gazzettamatin.com/2025/06/26/miniera/
[21] Le miniere d’oro di Brusson – Gita un giorno – Novarseti https://www.novarseti.com/miniere-oro-brusson-gita-un-giorno.html
[22] Giornale di Macugnaga e della Valle Anzasca https://www.ilrosa.info/images/ilrosa_media_library/2011/2011_2.pdf
[23] Le miniere d’oro di Brusson https://www.novarseti.com/gite/141/le-miniere-doro-di-brusson.html
[24] Le miniere di Pestarena https://macugnaga-monterosa.com/contenuti/359008/miniere-pestarena
[25] Pestarena – Comune di Macugnaga https://www.comune.macugnaga.vb.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/pestarena-40047-1-30461c465eeabe68bf5d92a80ada5028
[26] The Mines of Pestarena https://www.comune.macugnaga.vb.it/en-us/vivere-il-comune/cosa-vedere/the-mines-of-pestarena-21028-1-021f15a4e412574380c91f731cddecd0
[27] Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo. I. Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale https://www.openaccessrepository.it/record/61640/files/fulltext.pdf
[28] Vico Wallari-San Genesio. Ricerca storica e indagini archeologiche su una comunità del Medio Valdarno inferiore fra alto e pieno Medioevo https://www.fupress.com/redir.ashx?RetUrl=1936_23061.pdf
[29] Le miniere di Cogne https://www.lovevda.it/it/banca-dati/7/geositi-e-miniere/cogne/le-miniere-di-cogne/2547
[30] Cogne – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Cogne
[31] Le forme del paesaggio minerario. Passato e futuro delle … https://iris.polito.it/handle/11583/3007239
[32] Miniere d’Italia – Cogne https://sites.google.com/view/miniere-italia/regioni/valle-daosta/metalliferi/cogne
[33] Miniere di Cogne – Visite guidate https://www.minieredicogne.it/it/
[34] ROBERTO PRACCHI https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/5750/5068/18001
[35] History of the mines – Aosta Valley https://www.minieredicogne.it/en/history-of-the-mines
[36] La miniera di Cogne https://www.grand-paradis.it/it/spazi-cultura/centro-espositivo-alpinart/la-miniera-di-cogne
[37] Monte Bianco: un po’ di archeologia e storia delle miniere https://www.archeominosapiens.it/monte-bianco-rame/
[38] Contaminación y conservación de piezas de orfebrería prehistórica. ¿Es el oro un metal sin tiempo? https://revistademetalurgia.revistas.csic.es/index.php/revistademetalurgia/article/download/311/312/320
[39] La miniera d’oro Chamousira https://www.lovevda.it/it/banca-dati/7/geositi-e-miniere/brusson/la-miniera-d-oro-chamousira/2932
[40] Orfebrería castreña en el Museo Arqueológico de Asturias (Oviedo): aproximación a su caracterización arqueométrica y problemas de estudio https://digital.csic.es/bitstream/10261/221098/1/Orfebreria%20castre%C3%B1a_2020.pdf
[41] I minerali delle Alpi? Pezzi da museo https://www.ilgiornale.it/news/i-minerali-delle-alpi-pezzi-museo.html
[42] Miniere d’Italia – Valle d’Aosta https://sites.google.com/view/miniere-italia/regioni/valle-daosta
[43] L’Oro della Speranza. La Val d’Ayas a Milano http://www.varasc.it/getpage.aspx?id=280
[44] Oro Nativo , Quarzo Aurifero e Miniere D’Oro del Piemonte e … https://oroeminerali.altervista.org/oro-nativo-quarzo-aurifero-e-miniere-doro-del-piemonte-e-valle-daosta/
[45] Museo di storia naturale, tra dinosauri e creature marine https://visitmilano.org/cosa-vedere/musei-e-gallerie/museo-storia-naturale/
[46] MINIERE D’ORO DI BRUSSON: Tutto quello che c’è da … https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g1310434-d10683993-Reviews-or50-Miniere_d_oro_di_Brusson-Brusson_Valle_d_Aosta.html
[47] L’oro del Monte Rosa: il tesoro nascosto delle Alpi https://monterosabooking.com/it/the-gold-of-monte-rosa-the-hidden-treasure-of-the-alps/
[48] Home – Museo di Storia Naturale – Comune di Milano https://museodistorianaturalemilano.it/
[49] Ricerca dell’oro in Valle d’Aosta e sue miniere https://www.minieredoro.it/val%20d%20aosta%20miniere.htm
[50] Alla scoperta delle antiche miniere della Valle d’Aosta https://www.guidaturisticaosta.it/miniere-della-valle-daosta/
[51] Microsoft Word – Oro_Monte_Rosa_8.doc https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2018/03/Oro_Monte_Rosa_9_comp.pdf

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  • Raccontare il Buio: una serata alla Grotta del Vento
    Condividi Domenica 23 agosto, alle ore 21, la Grotta del Vento ospita “Raccontare il Buio”, una serata dedicata alla fotografia, all’esplorazione e alla documentazione speleologica. Protagonista dell’incontro sarà Andrea Moretti, speleofotografo, con una selezione di immagini realizzate nel corso delle sue esplorazioni: fotografie che raccontano non solo la bellezza degli ambienti sotterranei, ma anche l’esperienza di chi si muove nel buio cercando di comprenderne spazi, forme e profondità.
     

Raccontare il Buio: una serata alla Grotta del Vento

August 17th 2026 at 10:00

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Domenica 23 agosto, alle ore 21, la Grotta del Vento ospita “Raccontare il Buio”, una serata dedicata alla fotografia, all’esplorazione e alla documentazione speleologica.

Protagonista dell’incontro sarà Andrea Moretti, speleofotografo, con una selezione di immagini realizzate nel corso delle sue esplorazioni: fotografie che raccontano non solo la bellezza degli ambienti sotterranei, ma anche l’esperienza di chi si muove nel buio cercando di comprenderne spazi, forme e profondità.

Ad accompagnare la serata saranno Vittorio Verole-Bozzello, fondatore dell’AGTI – Associazione Grotte Turistiche Italiane, Pietro Taddei, già presidente dello Speleo Club Garfagnana, e Massimo Goldoni, speleologo e già consigliere della Società Speleologica Italiana.

Al centro dell’incontro una domanda affascinante: come si racconta un mondo che pochissime persone possono vedere direttamente?

Dalle fotografie al rilievo, dai dati alle diverse tecniche di documentazione, la serata mostrerà come gli speleologi cercano di conoscere, rappresentare e condividere ciò che scoprono nel sottosuolo.

Un viaggio per immagini nelle profondità della Terra e nei diversi modi di esplorare, documentare e raccontare il buio.

Ingresso libero.
Prenotazione consigliata: 0583 722024.

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  • Speleologia inclusiva in Polonia: discesa assistita nella Jaskinia Koralowa
    Condividi La speleologia inclusiva entra nella Riserva delle Soko?e Góry: il 12 luglio 2026 quindici persone con disabilità hanno raggiunto ambienti ipogei attraverso una complessa organizzazione di soccorso, trasporto su corda e comunicazioni sotterranee. Speleologia inclusiva nelle Soko?e Góry Il 12 luglio 2026 la Jaskinia Koralowa, nella Riserva delle Soko?e Góry, sul Giura Krakowsko-Cz?stochowska in Polonia, è stata al centro di un’attività di speleologia inclusiva rivolta a bambini e
     

Speleologia inclusiva in Polonia: discesa assistita nella Jaskinia Koralowa

August 17th 2026 at 09:00

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La speleologia inclusiva entra nella Riserva delle Soko?e Góry: il 12 luglio 2026 quindici persone con disabilità hanno raggiunto ambienti ipogei attraverso una complessa organizzazione di soccorso, trasporto su corda e comunicazioni sotterranee.

Speleologia inclusiva nelle Soko?e Góry

Il 12 luglio 2026 la Jaskinia Koralowa, nella Riserva delle Soko?e Góry, sul Giura Krakowsko-Cz?stochowska in Polonia, è stata al centro di un’attività di speleologia inclusiva rivolta a bambini e adulti con disabilità. L’iniziativa era parte di “Speleoszerpowanie 2026”, promossa dalla Fondazione Szerpowie Nadziei con il sostegno della Città e Comune di Olsztyn.[1]

L’azione ha coinvolto quindici partecipanti con disabilità e più di trenta volontari. Erano presenti speleologi, soccorritori e addetti alla sicurezza. La giornata ha previsto anche l’esplorazione della Jaskinia Olszty?ska. La parte tecnicamente più impegnativa si è svolta nella Jaskinia Koralowa, una cavità con sviluppo verticale che non è normalmente accessibile a persone prive di autonomia nelle progressioni su corda.[1]

La speleologia inclusiva, in questo caso, non ha coinciso con l’adattamento permanente della grotta. Si è basata invece su un progetto temporaneo, definito per le caratteristiche del luogo e per le esigenze di ciascun partecipante.

Jaskinia Koralowa e trasporto su corda

La Grupa Ratownictwa Jaskiniowego, associazione polacca specializzata nel soccorso in ambiente ipogeo, ha curato il trasporto su corda, la logistica delle squadre, le comunicazioni e la sicurezza delle persone coinvolte. Il percorso comprendeva una discesa lungo un pozzo d’ingresso di circa 20 metri. Seguivano il trasporto manuale nelle parti interne e l’assicurazione lungo un pendio ripido fino alla Sala Zawaliskowa, la sala dei crolli.[2]

L’operazione richiedeva una progressione controllata per ogni persona. Il superamento del pozzo verticale non era quindi un semplice trasferimento, ma una fase che imponeva l’impiego di tecniche speleo-alpinistiche e un coordinamento costante tra esterno e interno della cavità.

Un ruolo centrale è stato svolto dalla comunicazione sotterranea. Il sistema di collegamento ha mantenuto il contatto fra le squadre in superficie e quelle impegnate lungo il percorso ipogeo. In attività di questo genere, la trasmissione delle informazioni permette di gestire tempi, spostamenti e eventuali necessità operative senza interrompere la catena di sicurezza.[2]

Accanto ai Szerpowie Nadziei e alla Grupa Ratownictwa Jaskiniowego hanno partecipato la Grupa Jurajska del GOPR, lo Speleoclub Wroc?aw, lo Speleoklub D?browa Górnicza, l’OSP di Olsztyn e altri volontari.[1][2]

Sicurezza e tutela della grotta

L’azione polacca offre un esempio concreto di speleologia inclusiva in un ambiente naturale non attrezzato per la fruizione ordinaria. La sua realizzazione ha richiesto una valutazione preventiva del tracciato, personale esperto e materiali adeguati alla progressione verticale e al trasporto assistito.

Le linee guida UIS-IUCN per la protezione delle grotte e del carso indicano che le attività speleologiche devono partire dall’inventario della cavità e da una valutazione del rischio. La valutazione deve considerare sia i rischi per gli esploratori sia quelli prodotti dagli esploratori sull’ambiente sotterraneo. Le stesse raccomandazioni sottolineano l’importanza della formazione in materia di sicurezza e conservazione, dell’adozione di tecniche a basso impatto e del coinvolgimento dei soggetti responsabili delle emergenze.[3]

Questi principi aiutano a leggere la speleologia inclusiva oltre il valore dell’esperienza personale. L’accessibilità in grotta richiede infatti che il diritto alla partecipazione sia accompagnato dalla tutela dei sedimenti, delle concrezioni, della fauna e delle condizioni microclimatiche. Ogni cavità presenta limiti specifici. Per questo le soluzioni devono essere progettate caso per caso, evitando modelli replicati senza verifiche ambientali e tecniche.

Diversamente Speleo e precedenti italiani

In Italia, esperienze comparabili sono state realizzate in più regioni attraverso il collettivo Diversamente Speleo, attivo da oltre dieci anni e basato sulla collaborazione fra persone con disabilità, speleologi, accompagnatori e volontari.[4]

Tra gli appuntamenti documentati da Scintilena figura l’attività alla Grotta Beatrice Cenci, in Abruzzo. Nel 2016 vi parteciparono 50 persone con disabilità, 50 accompagnatori e circa 200 speleologi provenienti da varie regioni italiane. L’organizzazione comprendeva sopralluoghi, gruppi di accompagnamento, responsabili del trasporto in barella e gestione dell’accoglienza in superficie.[5]

Un altro riferimento è la giornata Diversamente Speleo 2024 al Buso della Rana, a Monte di Malo, in provincia di Vicenza. In quell’occasione circa sessanta speleologi hanno accompagnato otto partecipanti, cinque dei quali in barella. Il sopralluogo preliminare aveva portato a limitare il percorso ai primi 200 metri della grotta, fino a una sala asciutta, per le elevate portate d’acqua osservate dopo le piogge.[4]

Le attività di Diversamente Speleo e l’intervento nelle Soko?e Góry mostrano metodi diversi, adattati alle condizioni locali. Il punto comune è la costruzione di squadre numerose e preparate. La speleologia inclusiva richiede pianificazione, competenze tecniche e attenzione costante alla conservazione dei luoghi visitati.

Fonti

Fonti
[1] „SKARBY” ODKRY?Y PODZIEMNY ?WIAT JURY. NIEZWYK?A WYPRAWA PE?NA ODWAGI https://www.olsztyn-jurajski.pl/skarby-odkryly-podziemny-swiat-jury-niezwykla-wyprawa-pelna-odwagi/
[2] Szkolenie medyczne i wspólne wydarzenie z Szerpami … https://grj.com.pl/szkolenie-medyczne-i-wspolne-wydarzenie-z-szerpami-nadziei-jura-10-12-07-2026/
[5] Avventura Speleologica Inclusiva al Buso della Rana – Scintilena https://www.scintilena.com/avventura-speleologica-inclusiva-al-buso-della-rana/10/06/
[6] Eran 300 erano giovani e diversamente speleo… https://www.scintilena.com/eran-300-erano-giovani-e-diversamente-speleo/06/27/
[7] Diversamente Speleo Archivi https://www.scintilena.com/category/diversamente-speleo/
[8] Diversamente Speleo: quando la speleologia abbatte le … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-quando-la-speleologia-abbatte-le-barriere/08/11/
[9] Diversamente Speleo 2025: inclusione e speleologia nella … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-2025-inclusione-e-speleologia-nella-grotta-scura-di-bolognano/09/10/
[10] Diversamente Speleo 2025: la grotta come esperienza … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-2025-la-grotta-come-esperienza-inclusiva/07/23/
[11] Diversamente Speleo : grande festa per raccogliere fondi … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-grande-festa-per-raccogliere-fondi-per-il-2014/03/12/
[12] “Diversamente Speleo Rana 2024”: Inclusione e Avventura … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-rana-2024-inclusione-e-avventura-nelle-profondita-della-terra/09/22/
[13] DIVERSAMENTE SPELEO ABRUZZO, LAZIO E ITALIA … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-abruzzo-lazio-e-italia-centrale/05/01/
[14] Diversamente Speleo è ripartito con emozioni uniche https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-e-ripartito-con-emozioni-uniche/10/10/
[15] Scintilena https://www.scintilena.com/
[16] SABATO 27 GIUGNO: “DIVERSAMENTE SPELEO 2015 … https://www.scintilena.com/sabato-27-giugno-diversamente-speleo-2015-emilia-romagna/06/25/
[17] Inclusione Sotterranea: La Speleologia si Apre a Tutti – Scintilena https://www.scintilena.com/inclusione-sotterranea-la-speleologia-si-apre-a-tutti/05/28/

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  • Raccontare il Buio alla Grotta del Vento: immagini e rilievi per leggere un sottosuolo apuano sotto pressione
    Condividi Domenica 23 agosto alle 21 Andrea Moretti sarà alla Grotta del Vento. La serata gratuita mette al centro fotografia e documentazione speleologica, mentre le Alpi Apuane restano esposte agli effetti dell’attività estrattiva e della marmettola negli acquiferi carsici. Raccontare il Buio alla Grotta del Vento Domenica 23 agosto 2026, alle ore 21, la Grotta del Vento ospiterà Raccontare il Buio, incontro a ingresso libero dedicato alla fotografia e alla documentazione speleologica. P
     

Raccontare il Buio alla Grotta del Vento: immagini e rilievi per leggere un sottosuolo apuano sotto pressione

August 17th 2026 at 08:00

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Domenica 23 agosto alle 21 Andrea Moretti sarà alla Grotta del Vento. La serata gratuita mette al centro fotografia e documentazione speleologica, mentre le Alpi Apuane restano esposte agli effetti dell’attività estrattiva e della marmettola negli acquiferi carsici.

Raccontare il Buio alla Grotta del Vento

Domenica 23 agosto 2026, alle ore 21, la Grotta del Vento ospiterà Raccontare il Buio, incontro a ingresso libero dedicato alla fotografia e alla documentazione speleologica. Protagonista sarà lo speleofotografo Andrea Moretti, che presenterà immagini realizzate nel corso delle proprie esplorazioni sotterranee.

L’appuntamento non propone soltanto una proiezione fotografica. Intende interrogarsi sul modo in cui una grotta possa essere descritta a chi non l’ha mai percorsa. Il buio, il silenzio, la distanza fra le pareti e la successione di pozzi, gallerie e meandri sfuggono alla percezione ordinaria. Una fotografia può suggerire le forme. Un rilievo può restituire misure e relazioni spaziali. La documentazione collega poi quelle immagini e quelle misure a dati verificabili.

Ad accompagnare la serata saranno Vittorio Verole-Bozzello, fondatore dell’AGTI – Associazione Grotte Turistiche Italiane, Pietro Taddei, già presidente dello Speleo Club Garfagnana, e Massimo Goldoni, speleologo già consigliere della Società Speleologica Italiana. Accanto alle fotografie di Moretti si parlerà dunque di rilievo speleologico, tecniche di rappresentazione, osservazioni sul campo e raccolta dei dati.

Per partecipare non è richiesto un biglietto. La prenotazione è consigliata al numero 0583 722024.

Fotografia speleologica e documentazione delle grotte

La fotografia speleologica richiede più della ripresa di una scena. Luce artificiale, composizione e presenza della figura umana servono a dare scala a volumi che, senza riferimenti, appaiono indecifrabili. Anche la documentazione speleologica svolge una funzione che va oltre la divulgazione.

Il rilievo registra lo sviluppo delle cavità, le quote, gli ingressi, le diramazioni e i punti di interesse. Le immagini fissano lo stato di un ambiente in un dato momento. I dati idrologici, biologici e geologici permettono di interpretarlo. Insieme, questi strumenti costruiscono una memoria utile per l’esplorazione, la ricerca e la tutela.

La fotografia speleologica e la documentazione speleologica rendono quindi comunicabile ciò che avviene in luoghi non accessibili al pubblico e spesso difficili da raggiungere anche per gli speleologi.

Alpi Apuane, un patrimonio carsico di rilievo

La cornice dell’incontro è particolarmente significativa. La Grotta del Vento appartiene al vasto patrimonio carsico delle Alpi Apuane, territorio riconosciuto dall’UNESCO come UNESCO Global Geopark dal 2015.

L’UNESCO segnala nel Geoparco oltre mille cavità carsiche identificate. Le Alpi Apuane comprendono 19 delle 50 grotte italiane più profonde e otto delle 50 più lunghe. L’Abisso Paolo Roversi raggiunge un dislivello di 1.350 metri, mentre l’Antro del Corchia è uno dei più estesi complessi carsici italiani, con circa 53 chilometri di sviluppo.

Grotta del Vento, Antro del Corchia e Buca di Equi sono le cavità aperte alla visita citate dall’UNESCO. Sono soltanto la parte più visibile di un sistema sotterraneo vasto. Il suo valore non risiede esclusivamente nelle concrezioni o negli itinerari turistici. Comprende acquiferi, sorgenti, corsi d’acqua ipogei, habitat e archivi geologici e climatici.

Marmettola e cave di marmo nelle Alpi Apuane

La distruzione delle Apuane ad opera delle cave, aleggerà sopra le belle immagini delle grotte, come un vampiro invisibile. Le Alpi Apuane ospitano una lunga tradizione estrattiva del marmo, richiamata anche dall’UNESCO. Nello stesso territorio, gli studi e le segnalazioni del mondo speleologico riportano da anni il problema della marmettola associata alle lavorazioni lapidee.

La marmettola è una polvere molto fine di marmo. Trasportata dalle acque meteoriche e di ruscellamento, può entrare nelle fratture e nei condotti carsici. Una relazione della Federazione Speleologica Toscana, trasmessa agli enti competenti nel febbraio 2023 e ripresa da Scintilena, evidenzia che nelle Apuane fino al 75% delle precipitazioni può infiltrarsi attraverso rocce fratturate e carsificate. Le stesse vie che alimentano torrenti sotterranei e sorgenti possono veicolare materiali dispersi in superficie.

Depositi fini possono alterare i sedimenti naturali e gli habitat sotterranei. La relazione segnala inoltre le possibili conseguenze sull’idrodinamica carsica e sulle sorgenti utilizzate dalle comunità locali. Per questo la prevenzione delle dispersioni, il controllo dei fanghi e il monitoraggio continuativo non sono questioni marginali.

Non è corretto attribuire a ogni fenomeno di torbidità una singola causa senza dati puntuali. È invece documentato che la vulnerabilità dei sistemi carsici rende necessari studi, controlli indipendenti e informazioni pubbliche costanti. In un Geoparco mondiale UNESCO dove convivono cave, sorgenti e cavità profonde, la tutela non può fermarsi agli ingressi turistici o ai soli geositi più noti.

La fotografia speleologica e la documentazione speleologica assumono qui un significato concreto. Raccontare il buio significa anche rendere visibili le connessioni tra ciò che avviene in superficie e ciò che percorre il sottosuolo. Le immagini di una grotta, se accompagnate da rilievi e dati, possono aiutare a comprendere un paesaggio carsico che resta nascosto, vulnerabile e non sostituibile.

Chissà se il bravo Moretti proietterà anche le ferite della superficie che minano le grotte? Speriamo di si.

Informazioni e fonti

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  • Società Speleologica Italiana: aperte le candidature per il rinnovo delle cariche 2027-2029
    Condividi La Società Speleologica Italiana ETS avvia la procedura elettorale per presidente, Consiglio Direttivo, Probiviri e Organo di Controllo. Le candidature potranno essere presentate fino al 10 settembre 2026. Elezioni SSI ETS e scadenze La Società Speleologica Italiana ETS ha aperto la fase delle candidature per il rinnovo delle cariche sociali relative al triennio 2027-2029. L’appuntamento elettorale riguarda gli organi che indirizzano, amministrano e vigilano sulla vita associativ
     

Società Speleologica Italiana: aperte le candidature per il rinnovo delle cariche 2027-2029

August 17th 2026 at 07:00

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La Società Speleologica Italiana ETS avvia la procedura elettorale per presidente, Consiglio Direttivo, Probiviri e Organo di Controllo. Le candidature potranno essere presentate fino al 10 settembre 2026.

Elezioni SSI ETS e scadenze

La Società Speleologica Italiana ETS ha aperto la fase delle candidature per il rinnovo delle cariche sociali relative al triennio 2027-2029. L’appuntamento elettorale riguarda gli organi che indirizzano, amministrano e vigilano sulla vita associativa della principale realtà nazionale dedicata alla speleologia organizzata.

Le socie e i soci in possesso dei requisiti previsti possono candidarsi alla presidenza della SSI ETS, al Consiglio Direttivo, al Collegio dei Probiviri e all’Organo di Controllo. La finestra per l’invio delle candidature si è aperta il 5 agosto 2026 e si chiuderà alle ore 23.59 del 10 settembre 2026.

La domanda deve essere inviata all’indirizzo elezioni2026@socissi.it, utilizzando il modulo predisposto dalla Società Speleologica Italiana. Il documento è disponibile sul sito dell’associazione. La procedura consentirà di definire la composizione degli organi sociali che entreranno in funzione nel prossimo mandato triennale.

La commissione elettorale indicata nella comunicazione ai soci è composta, in ordine alfabetico, da Simona Cafaro, Michele Castrovilli, Gabriele Catoni, Cristina Donati, Giampietro Marchesi, Raffaele Onorato, Loredano Passerini, Maurizio Tavagnutti e Rodrigo Ignacio Torres.

Società Speleologica Italiana e rappresentanza nazionale

La Società Speleologica Italiana, abbreviata in SSI, è un’associazione nazionale senza finalità di lucro, apartitica e aconfessionale. Ha sede legale presso il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna. Opera come Ente del Terzo Settore e associazione di protezione ambientale.[1]

La SSI rappresenta persone, gruppi speleologici, federazioni regionali e locali, associazioni ed enti non profit che condividono finalità legate alla conoscenza e alla tutela del patrimonio carsico e sotterraneo. Possono aderire cittadini italiani e stranieri, oltre alle organizzazioni collettive previste dallo statuto.[1]

La sua funzione riguarda la diffusione e il progresso della speleologia. Questo comprende l’esplorazione, lo studio, la documentazione e la salvaguardia del carsismo superficiale e sotterraneo. L’ambito include anche le cavità artificiali di interesse storico, culturale, sociale e antropologico.[1]

Attività speleologiche, ricerca e tutela delle grotte

Le attività della Società Speleologica Italiana attraversano formazione, ricerca, divulgazione, documentazione e protezione ambientale. La SSI promuove corsi, incontri, convegni, seminari, pubblicazioni e iniziative dedicate alla sicurezza in grotta e al rispetto degli ambienti ipogei.[1]

Un settore centrale è la didattica. La Commissione Nazionale Scuole di Speleologia coordina l’insegnamento, contribuisce a uniformare i programmi formativi e qualifica istruttori e aiuto-istruttori. Le scuole operano su scala locale, regionale e nazionale. Sono previste anche articolazioni specialistiche per le cavità artificiali e per la speleologia subacquea.[2]

Tra le attività più note figura la gestione del Catasto Nazionale delle Grotte d’Italia. La SSI ne cura la gestione dal 1959 e indica una consistenza superiore a 34.000 cavità. Il sistema costituisce una base informativa utile per ricerca, pianificazione territoriale, tutela e conoscenza del patrimonio carsico italiano.[3]

La Società Speleologica Italiana sviluppa anche un’attività editoriale. Pubblica la rivista semestrale Speleologia, attiva dal 1979, e sostiene il lavoro del Centro Italiano di Documentazione Speleologica “Franco Anelli”. Il centro raccoglie documentazione scientifica e tecnica dedicata al mondo sotterraneo.[2][3]

Organi SSI e funzioni da rinnovare

L’Assemblea dei soci è l’organo sovrano della Società Speleologica Italiana. Elegge o revoca il presidente, il Consiglio Direttivo e gli altri organi associativi. Hanno diritto di voto i soci in regola con la quota associativa e iscritti nel Libro dei soci da almeno tre mesi.[1]

Il presidente ha la rappresentanza legale dell’associazione e dura in carica tre anni. Per candidarsi alla presidenza, lo statuto richiede almeno tre anni di appartenenza alla SSI, la regolarità associativa e l’avere già ricoperto un incarico elettivo interno.[1]

Il Consiglio Direttivo amministra l’associazione e ne attua gli indirizzi. Il regolamento stabilisce che sia composto da otto consiglieri eletti dai soci. Al suo interno vengono nominati vicepresidente, segretario e tesoriere.[2]

Il Collegio dei Probiviri è composto da tre membri. Esamina le questioni disciplinari, le presunte violazioni delle norme associative e i comportamenti che possano danneggiare la SSI ETS. Per questa carica sono richiesti almeno cinque anni di appartenenza all’associazione.[1]

L’Organo di Controllo vigila invece sull’osservanza della legge, dello statuto, della corretta amministrazione e della gestione economico-contabile. Nella configurazione collegiale prevista dallo statuto è formato da tre membri effettivi e due supplenti.[1]

Il rinnovo del 2026 rappresenta quindi un passaggio associativo che coinvolge indirizzo scientifico, amministrazione, garanzie interne e tutela delle finalità ambientali della speleologia italiana.

Fonti e collegamenti

Fonti
[1] Statuto – SSI https://speleo.it/site/statuto/
[2] Il Regolamento – SSI https://speleo.it/site/regolamento/
[3] Attività – SSI https://speleo.it/site/attivita/
[4] Società Speleologica Italiana – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_Speleologica_Italiana
[5] SSI news: Notiziario della Società Speleologica Italiana https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1003&context=ssi_news
[6] SSINews.pub https://speleo.it/site/wp-content/uploads/2023/09/SSINews2008_2.pdf
[7] Italian Speleological Society (SSI) https://speleoteca.biblioteche.it/en/societa-speleologica-italiana/
[17] Come rinnovare l’iscrizione – SSI https://speleo.it/site/come-rinnovare/

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  • Il proteo non è più solo: nove specie nelle acque sotterranee dei Balcani
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Il proteo non è più solo: nove specie nelle acque sotterranee dei Balcani

August 17th 2026 at 06:00

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Per oltre due secoli lo abbiamo chiamato Proteus anguinus: un’unica specie per uno degli animali più straordinari del mondo sotterraneo europeo. Pallido, cieco, allungato, perfettamente adattato alla vita nelle acque profonde del Carso dinarico.

Ma dietro quel nome si nascondeva una diversità molto maggiore.

Una revisione pubblicata il 13 agosto 2026 su Amphibia-Reptilia, segnalata da Valentina Balestra, riconosce infatti nove specie distinte di Proteus, tre delle quali descritte formalmente per la prima volta.

Un arcipelago sotterraneo

Le analisi genetiche avevano già individuato nove linee evolutive distribuite fra Italia nordorientale, Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina. La nuova revisione assegna loro un’identità tassonomica formale.

Sei recuperano nomi già esistenti nella letteratura zoologica: Proteus anguinus, P. xanthostictus, P. freyeri, P. carrarae, P. croaticus e P. parkelj. Tre vengono invece descritte come nuove: P. ikae, dell’Istria; P. bosniensis, della Bosnia nordoccidentale; e P. maurii, del Carso Classico.

Quest’ultima interessa direttamente anche l’Italia: Proteus maurii è infatti il proteo delle popolazioni del Carso Classico. Il nome è dedicato al naturalista italiano Edgardo Mauri, per il lungo lavoro di studio e conservazione della specie.

La nuova classificazione rivela qualcosa di ancora più interessante: Proteus non è una specie ampiamente distribuita sotto i Balcani, ma un mosaico di microendemismi, con specie confinate a uno o pochi sistemi di acque sotterranee. Gli autori lo considerano uno dei casi più notevoli di microendemismo fra gli anfibi europei.

La geografia nascosta delle acque

Un ulteriore aspetto affascinante per chi esplora il mondo sotterraneo.

Le popolazioni di proteo raccontano la storia idrogeologica del Carso dinarico. Nel corso di milioni di anni, la frammentazione e la riorganizzazione delle reti sotterranee hanno isolato popolazioni che hanno continuato a evolvere indipendentemente.

Una barriera invisibile all’uomo può quindi separare da milioni di anni due popolazioni apparentemente identiche; al contrario, sorgenti e cavità molto distanti possono appartenere allo stesso sistema idrogeologico.

Le grotte diventano così soltanto finestre accessibili su ecosistemi molto più vasti, gran parte dei quali rimane fisicamente inesplorabile.

E la mappa è tutt’altro che completa. Gli autori sottolineano che esistono ancora popolazioni dall’identità incerta e vaste lacune nella distribuzione conosciuta. Regioni carsiche poco investigate potrebbero perfino ospitare altre specie ancora sconosciute. Per cercarle, esplorazione speleologica, idrogeologia ed eDNA potranno essere strumenti complementari.

Specie nuove, vulnerabilità nuove

La revisione cambia radicalmente anche la prospettiva della conservazione.

Se una popolazione confinata a un singolo acquifero rappresenta una specie distinta, l’inquinamento o l’alterazione di quel sistema non minacciano più una semplice popolazione locale: possono significare la perdita di un’intera specie.

Il caso estremo è Proteus parkelj, il proteo nero sloveno, la cui estensione di presenza è stimata in appena 3 km². Gli autori ne raccomandano la classificazione come Critically Endangered. Anche le tre specie appena descritte hanno distribuzioni ristrette e vengono proposte provvisoriamente come Endangered.

Dopo più di 250 anni dalla sua descrizione scientifica, dunque, il proteo riesce ancora a sorprenderci.

Non perché sia stato trovato un nuovo animale nelle grotte, ma perché abbiamo cominciato a capire che sotto il Carso non viveva una sola specie: viveva un intero arcipelago evolutivo, nascosto nell’acqua e nella roccia.

Grazie a Valentina Balestra per la segnalazione.

Foto di copertina: Proteo (Proteus anguinus) nelle acque sotterranee della Grotta di Postumia, Slovenia. Foto: Boštjan Burger, pubblico dominio

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  • Calascio, a settembre tornano gli archeologi nei “Grottoni” dei Neanderthal
    Condividi Dal 8 al 26 settembre 2026 nuova campagna di scavo nel sito preistorico abruzzese. Previste anche visite guidate per conoscere da vicino il lavoro degli archeologi e le tracce lasciate dall’uomo di Neanderthal CALASCIO (L’Aquila) – I Grottoni di Calascio tornano al centro della ricerca sulla preistoria abruzzese. Dall’8 al 26 settembre 2026 riprenderanno infatti le indagini archeologiche nel riparo sotto roccia situato nel territorio di Calascio, nel cuore del Parco Nazionale del Gr
     

Calascio, a settembre tornano gli archeologi nei “Grottoni” dei Neanderthal

August 17th 2026 at 05:00

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Dal 8 al 26 settembre 2026 nuova campagna di scavo nel sito preistorico abruzzese. Previste anche visite guidate per conoscere da vicino il lavoro degli archeologi e le tracce lasciate dall’uomo di Neanderthal

CALASCIO (L’Aquila) – I Grottoni di Calascio tornano al centro della ricerca sulla preistoria abruzzese. Dall’8 al 26 settembre 2026 riprenderanno infatti le indagini archeologiche nel riparo sotto roccia situato nel territorio di Calascio, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

La nuova campagna di scavo sarà condotta dall’Università degli Studi di Ferrara e riporterà gli studiosi in uno dei siti neandertaliani più significativi dell’Abruzzo, già noto alla ricerca archeologica da quasi mezzo secolo.

La notizia è stata annunciata da PaleoResearch Unife, che ha diffuso il programma dell’iniziativa sui propri canali social. Durante il periodo degli scavi sarà possibile anche visitare il riparo e incontrare direttamente archeologhe e archeologi dell’Università di Ferrara specializzati nello studio della preistoria. L’ingresso, secondo quanto indicato nella locandina dell’iniziativa, sarà libero dal martedì alla domenica.

L’obiettivo è permettere al pubblico non soltanto di conoscere un luogo di grande interesse archeologico, ma anche di osservare da vicino come si svolge una vera campagna di scavo: dalle attività sul terreno alla raccolta e interpretazione dei dati utili a ricostruire la presenza umana preistorica nell’area.

Un sito conosciuto da quasi cinquant’anni

La storia archeologica dei Grottoni di Calascio risale alla fine degli anni Settanta. Come ricostruito anche dal quotidiano Il Centro nell’edizione dell’8 luglio 2026, il sito fu oggetto delle ricerche dell’Università di Pisa e del professor Antonio Mario Radmilli, figura di primo piano negli studi sulla preistoria italiana.

Proprio quelle indagini portarono alla luce importanti testimonianze della frequentazione neandertaliana dell’area. Tra i ritrovamenti più rilevanti viene ricordato un resto umano attribuito, dopo gli studi, a un giovane Neanderthal di circa 12-14 anni e risalente a circa 80 mila anni fa, indicato come il più antico resto umano rinvenuto finora in Abruzzo.

Le campagne archeologiche condotte tra il 1978 e il 1979 restituirono inoltre un patrimonio di reperti e informazioni paleoambientali, con numerosi resti faunistici che contribuirono a ricostruire il paesaggio e le condizioni ambientali frequentate dai gruppi neandertaliani.

Una nuova stagione di ricerca

A distanza di decenni, gli archeologi tornano dunque nei Grottoni con nuovi strumenti, metodologie e interrogativi scientifici. La nuova campagna punta ad approfondire la sequenza stratigrafica del sito e a raccogliere ulteriori elementi per comprendere il popolamento neandertaliano del territorio.

La direzione scientifica, secondo quanto riportato da Il Centro, è affidata al professor Marco Peresani dell’Università di Ferrara. L’iniziativa vede la collaborazione del Comune di Calascio e dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere ed è inserita nel più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico del territorio.

Particolarmente interessante sarà la possibilità di seguire il lavoro degli studiosi mentre la ricerca è ancora in corso. Le visite guidate trasformeranno così lo scavo in un’occasione di incontro tra ricerca scientifica e pubblico, consentendo di comprendere come da sedimenti, manufatti, ossa e tracce apparentemente minime sia possibile ricostruire frammenti della vita umana di decine di migliaia di anni fa.

Dal 8 al 26 settembre, quindi, i Grottoni di Calascio saranno nuovamente un laboratorio a cielo aperto – e sotto roccia – sulla preistoria dell’Appennino. Un luogo nel quale il passato dei Neanderthal torna a essere indagato con gli strumenti della ricerca contemporanea e, nello stesso tempo, raccontato direttamente ai visitatori.

Fonti: locandina e comunicazione social di PaleoResearch Unife – Università degli Studi di Ferrara, relative alla campagna di scavo e alle visite guidate ai Grottoni di Calascio, 8-26 settembre 2026; Il Centro, edizione L’Aquila, 8 luglio 2026, articolo di Michela Corridore, “Calascio, gli archeologi tornano nei ‘Grottoni’ dei Neanderthal”.

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  • EuroSpeleo Youth Contest 2026: grotte e futuro dell’acqua al centro del concorso per giovani
    Condividi Fotografie, rilievi, mappe e opere artistiche per raccontare il mondo sotterraneo. I lavori saranno protagonisti al 18° EuroSpeleo Forum di Pisino/Pazin, nel cuore dell’Istria, nella storica Venezia Giulia, oggi in Croazia. Scadenza il 30 ottobre 2026 denza il 30 ottobre 2026 Torna EuroSpeleo Youth Contest, il concorso internazionale dedicato a bambini e giovani speleologi nell’ambito di Underground Visions – The Unseen World, progetto che unisce arte, documentazione e conoscenza
     

EuroSpeleo Youth Contest 2026: grotte e futuro dell’acqua al centro del concorso per giovani

August 16th 2026 at 05:30

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Fotografie, rilievi, mappe e opere artistiche per raccontare il mondo sotterraneo. I lavori saranno protagonisti al 18° EuroSpeleo Forum di Pisino/Pazin, nel cuore dell’Istria, nella storica Venezia Giulia, oggi in Croazia. Scadenza il 30 ottobre 2026

denza il 30 ottobre 2026

Torna EuroSpeleo Youth Contest, il concorso internazionale dedicato a bambini e giovani speleologi nell’ambito di Underground Visions – The Unseen World, progetto che unisce arte, documentazione e conoscenza del patrimonio sotterraneo.

La seconda edizione del concorso è organizzata da TETIIDE APS in collaborazione con la European Speleological Federation (FSE) e il gruppo European Children and Young Cavers (ECYC).

Scintilena aveva già parlato dell’iniziativa lo scorso aprile, presentando il secondo numero di Underground Vision – SpeleoMedit Magazine. Ora arrivano i dettagli per partecipare all’edizione 2026.

Protagonisti i giovani fino a 20 anni

Il concorso è aperto ai giovani fino a 20 anni, invitati a raccontare ciò che li affascina delle grotte e del mondo sotterraneo.

Si può partecipare con fotografie speleologiche, mappe e rilievi di grotta, immagini e opere artistiche. Ogni concorrente può presentare fino a tre lavori.

L’obiettivo è lasciare spazio allo sguardo delle nuove generazioni su quello che gli organizzatori definiscono il più grande e meno conosciuto spazio del pianeta: il sottosuolo.

Tra gli spunti proposti ai giovani partecipanti ci sono “La mia prima grotta”, “Proteggiamo l’acqua”, “Gli animali delle grotte che amo”, “Disegnare una mappa di grotta”, “Cosa vive nel buio?” e “Grotte dalla mia immaginazione”.

Il contest arriva all’EuroSpeleo Forum in Croazia

Il secondo EuroSpeleo Youth Contest sarà presentato in occasione del 18° EuroSpeleo Forum e dell’Incontro degli Speleologi Croati, in programma dal 13 al 15 novembre 2026 a Pisino/Pazin, in Istria.

Sarà la prima volta che il principale appuntamento europeo della speleologia si svolgerà nel cuore dell’Istria, nella storica Venezia Giulia, oggi Croazia.

Una sede particolarmente significativa per gli speleologi: Pisino è conosciuta per la celebre Grotta di Pisino (Pazinska jama), esplorata alla fine dell’Ottocento da Édouard-Alfred Martel e legata anche alla letteratura di Giulio Verne. Proprio a Pisino, inoltre, nel gennaio 2026 è stato presentato il volume dedicato alla Jama kod Raspora – Abisso Bertarelli, che ricostruisce un secolo di esplorazioni di una delle più importanti cavità dell’Istria.

I lavori partecipanti saranno valutati da una giuria di esperti di speleologia e delle specifiche discipline, mentre è prevista anche la possibilità di assegnare un Premio del Pubblico.

Le opere saranno pubblicate sul sito ECYC e i vincitori riceveranno un certificato ufficiale e saranno presentati nella EuroSpeleo Youthletter.

Scadenza il 30 ottobre

Per partecipare c’è tempo fino al 30 ottobre 2026.

Con Underground Visions, fotografia, cartografia, rilievo, illustrazione scientifica e arte diventano linguaggi diversi per raccontare lo stesso universo nascosto.

E questa volta a mostrarci “il mondo che non si vede” saranno soprattutto i più giovani.

Maggiori informazioni sono disponibili sui siti ufficiali di TETIIDE APS – Visioni Sotterranee Young Contest e della European Speleological Federation.

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  • Missione CSS in Bretagna – I bunker del Vallo Atlantico a Kerbonn
    Condividi In Bretagna i bunker del Vallo Atlantico sono memoria e patrimonio: un esempio di valorizzazione che può far riflettere anche l’Italia Reportage del CSS sulla fortificazioni tedesche sulla penisola di Crozon, in Bretagna Il Centro Studi Sotterranei di Genova ci porta in Bretagna, sulla penisola di Crozon, alla scoperta delle fortificazioni costiere realizzate durante la Seconda Guerra Mondiale. Foto CSS Nel settore di Kerbonn, affacciato sull’Anse de Pen Hat, sono ancora b
     

Missione CSS in Bretagna – I bunker del Vallo Atlantico a Kerbonn

August 16th 2026 at 05:30

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In Bretagna i bunker del Vallo Atlantico sono memoria e patrimonio: un esempio di valorizzazione che può far riflettere anche l’Italia

Reportage del CSS sulla fortificazioni tedesche sulla penisola di Crozon, in Bretagna

Il Centro Studi Sotterranei di Genova ci porta in Bretagna, sulla penisola di Crozon, alla scoperta delle fortificazioni costiere realizzate durante la Seconda Guerra Mondiale.

Foto CSS

Nel settore di Kerbonn, affacciato sull’Anse de Pen Hat, sono ancora ben visibili bunker, casematte e postazioni appartenenti al grande sistema difensivo tedesco del Vallo Atlantico.ubblichiamo il racconto della missione del CSS, accompagnato dalle immagini realizzate sul posto.

Foto CSS

«In Bretagna, durante l’occupazione nazista di questa regione nella Seconda Guerra Mondiale, furono realizzate numerose opere fortificate facenti parte del cosiddetto “Vallo Atlantico”. In particolare, nel tratto di costa tra Punta di Toulinguet e Punta di Pen-Hir, fu edificata la batteria Kerbonn a sorveglianza/protezione dell’ampia e grande spiaggia (lunga 800 metri) di Pen Hat che si apre nell’omonimo tratto marino (Anse de Pen Hat).

Questa breve e bassa riviera era strategica sia per la sua morfologia naturale, che la rendeva idonea ad un possibile sbarco alleato, sia per la sua vicinanza alla importantissima rada di Brest con la sua base navale.

Il fortino tedesco documentato dal nostro reportage è molto esteso e abbastanza ben conservato. In una foto è ripresa la visuale che si ha dalla lunga feritoia orizzontale di uno dei bunker. Nella inquadratura si vede, in lontananza, la penisola di Toulinguet, con il semaforo ed il suo complesso difensivo.

Le postazioni tedesche, realizzate sotto la direzione della Todt, ospitavano “in casamatta” grossi cannoni antinave dell’artiglieria costiera della Marina tedesca, la “Kriegsmarine” appunto. Queste erano sormontate da calotte in cemento armato, con muri e copertura dello spessore di 2 metri, e con i caratteristici frontoni a gradoni rovesciati, detti comunemente “a guscio di tartaruga”, che rappresentano il simbolo delle fortificazioni naziste.

È evidente una certa analogia tipologica e di forme tra questi bunker ed alcuni di quelli presenti in Liguria (Portofino, Quinto, Monte Moro, solo per citarne alcuni).

Oggi, uno dei bunker di Kerbonn ospita dal 1990 un museo: il Musée Mémorial de la Bataille de l’Atlantique de Camaret, dedicato alla battaglia sull’Oceano Atlantico in questa regione durante la Seconda Guerra Mondiale.

Come è noto, i francesi sono bravi a valorizzare quello che hanno; invero il sito è paesaggisticamente notevole ma il museo non è nulla di particolare.»

Una riflessione che riguarda da vicino anche l’Italia, dove un vastissimo patrimonio di fortificazioni, opere sotterranee e testimonianze della storia militare attende ancora, in molti casi, di essere adeguatamente tutelato, reso accessibile e valorizzato.

Foto CSS

Testo riportato e fotografie: Centro Studi Sotterranei di Genova

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  • CaveArchive è ora disponibile sul Google Play Store
    Condividi L’app per la gestione e la condivisione dei dati di rilievo speleologico è ora scaricabile su Android. CaveArchive consente di organizzare e sincronizzare progetti e survey, anche in collegamento con TopoDroid. Ancora in corso alcune procedure di autorizzazione per Google Drive. CaveArchive è ora disponibile sul Google Play Store. L’applicazione Android sviluppata da Simon Beatrice per organizzare, sincronizzare e condividere i dati dei rilievi speleologici può quindi essere scarica
     

CaveArchive è ora disponibile sul Google Play Store

August 16th 2026 at 05:00

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L’app per la gestione e la condivisione dei dati di rilievo speleologico è ora scaricabile su Android. CaveArchive consente di organizzare e sincronizzare progetti e survey, anche in collegamento con TopoDroid. Ancora in corso alcune procedure di autorizzazione per Google Drive.

CaveArchive è ora disponibile sul Google Play Store. L’applicazione Android sviluppata da Simon Beatrice per organizzare, sincronizzare e condividere i dati dei rilievi speleologici può quindi essere scaricata e utilizzata direttamente dagli speleologi interessati.

Simon, del GS CAI Varese, aveva presentato CaveArchive il 24 giugno 2026 in occasione del webinar dedicato all’applicazione, nell’ambito dei “Mercoledì Catastali” organizzati dalla Commissione Catasto Cavità Naturali della Società Speleologica Italiana ETS.

Il progetto CaveArchivenasce per rispondere a un’esigenza molto concreta del rilievo speleologico: gestire in maniera ordinata e condivisa i dati relativi a una grotta, comprese diverse survey e sessioni di rilievo, facilitando il lavoro di più persone sullo stesso progetto.

L’obiettivo di Simon – ben sottolineato nel webinar – è la crescita di Cave Archive anche grazie al contributo diretto degli utenti: per questo, ha invitato chiunque desiderasse collaborare al miglioramento dell’applicazione a contattarlo direttamente all’indirizzo simon.beatrice.lindner@gmail.com.

Dalla presentazione all’utilizzo sul campo

Il webinar ha suscitato grande interesse tra gli speleologi che utilizzano strumenti digitali per il rilievo e la documentazione delle cavità.

L’interesse per l’applicazione è emerso anche nella comunità degli utilizzatori di TopoDroid, dove CaveArchive è stata recentemente suggerita come possibile soluzione a un utente che chiedeva come gestire più survey relative alla stessa grotta.

È proprio questo uno degli scenari nei quali l’applicazione può risultare particolarmente interessante.

CaveArchive permette infatti di organizzare in un unico archivio i diversi progetti e dati di rilievo, utilizzando Google Drive per la condivisione e la sincronizzazione. L’integrazione con TopoDroid consente inoltre di lavorare sui dati raccolti durante le campagne di rilievo mantenendo una struttura organizzata e condivisibile.

L’obiettivo è semplificare il lavoro collaborativo e ridurre la necessità di continui passaggi manuali di file tra i componenti della squadra, mantenendo disponibili versioni aggiornate dei dati.

CaveArchive disponibile sul Play Store

La novità è che CaveArchive è ora disponibile sul Google Play Store e può essere installata direttamente sui dispositivi Android.

Scarica CaveArchive dal Google Play Store:
https://play.google.com/store/apps/details?id=com.cavearchive.app

Simon Beatrice conferma che l’applicazione è funzionante, mentre sono ancora in corso alcune procedure necessarie per ottenere le autorizzazioni relative all’integrazione con Google Drive.

Per questo motivo, al momento del login Google può mostrare un avviso di sicurezza relativo all’applicazione.

Secondo quanto comunicato dallo sviluppatore, il messaggio è legato alla procedura di autorizzazione Google Drive ancora in corso e non impedisce il funzionamento di CaveArchive. Simon sta completando gli adempimenti necessari, affinché l’avviso non venga più visualizzato.

L’informazione è importante per chi scarica l’app in questa fase, in modo che la comparsa del messaggio durante il login non venga interpretata come un comportamento inatteso dell’applicazione.

Rivedere il webinar su CaveArchive

Per conoscere più nel dettaglio CaveArchive e il suo funzionamento è possibile rivedere il webinar “CaveArchive: la gestione condivisa dei dati di rilievo speleologico”, organizzato dalla Commissione Catasto Cavità Naturali SSI ETS nell’ambito dei “Mercoledì Catastali”.

Guarda la registrazione completa del webinar su YouTube:
https://www.youtube.com/live/m8QYC3CzQUg

La pubblicazione sul Google Play Store segna quindi un nuovo passaggio per CaveArchive: dalla presentazione del progetto alla possibilità, per la comunità speleologica, di scaricare l’applicazione, provarla e sperimentarne direttamente l’utilizzo nella gestione dei rilievi.

Per approfondire

CaveArchive: la gestione condivisa dei dati di rilievo speleologico
Il precedente articolo pubblicato da Scintilena, con la presentazione del progetto:
https://www.scintilena.com/cavearchive-la-gestione-condivisa-dei-dati-di-rilievo-speleologico/06/22/

CaveArchive – Google Play Store
https://play.google.com/store/apps/details?id=com.cavearchive.app

Webinar “CaveArchive: la gestione condivisa dei dati di rilievo speleologico”
https://www.youtube.com/live/m8QYC3CzQUg

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  • Nicola Barone, una vita nelle grotte dell’Etna e della Sicilia
    Condividi Addio a uno dei fondatori del Centro Speleologico Etneo. Dalle esplorazioni e dal catasto delle cavità vulcaniche alla ricerca nel territorio di Melilli, fino alla vulcanospeleologia internazionale: oltre mezzo secolo dedicato alla conoscenza e alla tutela del mondo sotterraneo siciliano «Ci ha lasciati Nicola Barone, socio fondatore del CSE e riferimento per la speleologia siciliana dagli anni Settanta». Con queste parole Alfio Cariola, presidente del Centro Speleologico Etneo,
     

Nicola Barone, una vita nelle grotte dell’Etna e della Sicilia

August 15th 2026 at 16:24

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Addio a uno dei fondatori del Centro Speleologico Etneo. Dalle esplorazioni e dal catasto delle cavità vulcaniche alla ricerca nel territorio di Melilli, fino alla vulcanospeleologia internazionale: oltre mezzo secolo dedicato alla conoscenza e alla tutela del mondo sotterraneo siciliano

«Ci ha lasciati Nicola Barone, socio fondatore del CSE e riferimento per la speleologia siciliana dagli anni Settanta».

Con queste parole Alfio Cariola, presidente del Centro Speleologico Etneo, annuncia la scomparsa di Nicola Barone, ricordando una figura che ha accompagnato una parte importante della storia della speleologia siciliana e, in particolare, della ricerca nelle grotte vulcaniche dell’Etna. La Federazione Speleologica Siciliana, nella persona del presidente DArio Rocca, lo ricorda a sua volta.

Barone è stato presidente del Centro Speleologico Etneo, esploratore, rilevatore, autore e curatore di pubblicazioni, organizzatore di incontri scientifici e divulgatore. Ma soprattutto è appartenuto a quella generazione di speleologi che, a partire dagli anni Settanta, ha contribuito a trasformare l’esplorazione delle cavità siciliane in un lavoro sistematico di documentazione, studio e tutela.

Cariola ricorda anche due opere alle quali il nome di Barone resta particolarmente legato: “Le grotte dell’Etna” e “Le grotte del territorio di Melilli”.

Proprio Melilli continuava a occupare i suoi pensieri e il suo lavoro. Negli ultimi tempi Nicola Barone era infatti impegnato nella preparazione di un nuovo volume dedicato alle bellezze naturalistiche del territorio melillese. Un progetto che appare oggi quasi come la prosecuzione naturale di una ricerca cominciata molti decenni prima.

Dagli anni Settanta alla maturità della speleologia siciliana

La storia speleologica di Nicola Barone abbraccio quella del Centro Speleologico Etneo, con una stagione particolarmente vivace delle esplorazioni siciliane.

Sono gli anni in cui alla frequentazione delle grotte più conosciute si affiancano prospezioni sistematiche, rilievi topografici, raccolta di dati, osservazioni geologiche e biologiche e un crescente interesse per la catalogazione delle cavità.

Un passaggio fondamentale di quella stagione è stata la scoperta, nel 1977, della Grotta di Villasmundo, nel territorio siracusano. Molti anni dopo, introducendo il volume dedicato alle grotte di Melilli, Barone avrebbe ricordato quell’esperienza come uno dei momenti che hanno profondamente mutato gli orizzonti della speleologia siciliana. Villasmundo apriva infatti un mondo diverso da quello delle grotte laviche etnee e contribuiva ad ampliare interessi, tecniche e prospettive di ricerca.

Sono seguite le prospezioni di Poggio Manchitta, Cava dei Molini, Vallone Cannatello e di altre aree del territorio melillese. Esplorare significava sempre più spesso anche misurare, disegnare, descrivere, confrontare e pubblicare.

È in questo passaggio dall’esplorazione alla conoscenza condivisa che si comprende meglio il contributo di Nicola Barone.

Il lavoro per il catasto delle grotte

Una parte meno visibile al grande pubblico, ma fondamentale per la speleologia, è stato infatti il lavoro di documentazione catastale.

Nel 1994 Barone figura come primo autore, insieme ad A. Priolo, G. Priolo, G. Sanfilippo e B. Scammacca, dello studio “Grotte vulcaniche di Sicilia, notizie catastali: terzo contributo (da Si CT 51 a Si CT 75)”.

Il lavoro raccoglie dati relativi a venticinque cavità vulcaniche siciliane: localizzazione, descrizione, bibliografia e topografia.

Dietro una pubblicazione di questo genere ci sono ore e ore trascorse sottoterra e altrettante in superficie: rilievi, verifiche, restituzioni grafiche, ricerca bibliografica. È uno dei lavori silenziosi sui quali si costruisce la memoria speleologica di un territorio.

Ancora oggi quella documentazione continua a essere richiamata nella letteratura dedicata alle cavità vulcaniche dell’Etna.

Tra le testimonianze dell’attività sul terreno troviamo, per esempio, il rilievo del 1988 della Grotta dei Ladri, conosciuta anche come Grotta dei Briganti o Grotta della Neve, realizzato da Nicola Barone insieme ad A. Di Paola, F. Fanciulli, A. Marino e R. Maugeri.

L’Etna, un vulcano da esplorare anche sottoterra

Per Nicola Barone l’Etna, oltre al grande vulcano osservato dalla superficie. era anche un territorio sotterraneo fatto di tunnel lavici, fratture, cavità nate dalle colate e ambienti effimeri che le nuove eruzioni potevano creare e, talvolta, cancellare o trasformare.

Il lavoro del Centro Speleologico Etneo ha contribuito in maniera importante alla conoscenza di questo patrimonio e Barone fu tra i protagonisti di questa lunga stagione di ricerca.

Il suo nome compare in studi, schede catastali, rilievi e pubblicazioni dedicate alle grotte etnee. Anche dopo le eruzioni più recenti l’interesse non è venuta meno: dopo l’eruzione del 2004-2005, Barone ha partecipato alla presentazione dei primi risultati delle esplorazioni delle nuove cavità formatesi nelle lave, dove vennero osservati anche particolari fenomeni mineralogici.

La grotta vulcanica, dunque, era un fenomeno scientifico da osservare e documentare.

Catania al centro della vulcanospeleologia internazionale

L’attività di Nicola Barone ha superato presto i confini regionali.

Già nel 1983, quando Catania ha ospitato il IV Symposium Internazionale di Vulcanospeleologia, Barone era inserito nell’attività scientifica e organizzativa del settore. Gli atti del convegno, pubblicati dal Centro Speleologico Etneo nel 1987, sono stati curati da Nicola Barone, Orazio Mirabella e Giuseppe Licitra.

Sedici anni dopo, Catania tornò a essere uno dei punti d’incontro della comunità vulcanospeleologica mondiale. Dall’11 al 19 settembre 1999 si è svolto lì, infatti, il IX Simposio Internazionale di Vulcanospeleologia. Nicola Barone, allora presidente del Centro Speleologico Etneo, presiedette e ha coordinato il comitato organizzatore. E’ stato un appuntamento importante per il CSE e per la proiezione internazionale della speleologia siciliana tutta. Gli atti del Simposio sono stati poi curati da Nicola Barone, Renato Bonaccorso e Giuseppe Licitra.

La documentazione conservata di quell’evento testimonia quanto fosse centrale il suo ruolo: Barone aveva coordinato l’organizzazione del Simposio e della mostra collegata all’incontro internazionale e aveva partecipato al lavoro editoriale che aveva poi accompagnato la manifestazione.

“Dentro il Vulcano”

Proprio in occasione del Simposio del 1999 prese forma uno dei progetti divulgativi più significativi del Centro Speleologico Etneo: “Dentro il Vulcano – Le grotte dell’Etna”.

Mostra e pubblicazione raccontavano un Etna meno conosciuto, quello che continua sotto la superficie delle lave.

Il progetto espositivo portava le firme di Nicola Barone, Renato Bonaccorso e Giuseppe Puglisi e utilizzava anche fotografie realizzate dallo stesso Barone: un modo interessante e attuale di raccontare la speleologia.

La capacità di mettere insieme il lavoro dello speleologo e quello del narratore del territorio costituisce uno degli aspetti più interessanti della sua attività.

Le grotte di Melilli

Se l’Etna rappresentò una costante della sua vita speleologica, Melilli sembra essere stato per Nicola Barone un luogo del cuore e della ricerca.

Nel 1998 il Centro Speleologico Etneo pubblicò “Le Grotte del Territorio di Melilli”, un’opera che raccoglieva decenni di esplorazioni e conoscenze.

Non si trattava semplicemente di un catalogo.

Il volume riuniva informazioni geologiche, archeologiche, storiche e zoologiche e documentava cinquanta cavità, corredandole di topografie, dati catastali, bibliografia e indicazioni per raggiungerle.

Nell’introduzione Barone ripercorreva anche una parte della storia della speleologia catanese: dalla Grotta Palombara, palestra per generazioni di speleologi, alla scoperta di Villasmundo e alle successive campagne di ricerca nel territorio.

Ma indicava soprattutto una finalità che andava oltre la documentazione tecnica: far conoscere quel patrimonio naturalistico affinché potesse essere apprezzato e rispettato, soprattutto dalle nuove generazioni.

A distanza di quasi trent’anni, sapere che stava lavorando ancora a un libro dedicato alle bellezze naturali di Melilli dà a quelle pagine un significato particolare.

Il filo non si era mai spezzato.

Esplorare, studiare, raccontare

Negli anni successivi Barone continuò a occuparsi di storia e cultura delle grotte etnee.

Nel 2007, insieme a Giancarlo Santi, pubblicò sulla rivista Speleologia l’articolo “Etna grotte, viaggiatori e legende”, dedicato anche al rapporto secolare tra uomini, racconti e cavità del vulcano.

Nello stesso periodo partecipò alla divulgazione legata alla mostra “In Ima Tartara – Preistoria e leggenda delle grotte etnee”, un’altra iniziativa capace di mettere in relazione il dato speleologico con archeologia, storia e immaginario.

Era ormai evidente un percorso che aveva attraversato più dimensioni della speleologia: dall’esplorazione al rilievo, dal catasto alla ricerca, dall’organizzazione associativa ai rapporti internazionali, fino alla divulgazione.

Una generazione di speleologi

Anche altri riferimenti hanno un valore particolare: quando nel 2005 è mancato Giuseppe Licitra, altro protagonista della vulcanospeleologia catanese e internazionale, è stato Nicola Barone a scriverne il ricordo destinato alla comunità speleologica internazionale.

Ha raccontato un compagno con cui aveva condiviso più di trent’anni di attività.

Oggi quelle parole sembrano rimandare, inevitabilmente, alla stessa generazione alla quale apparteneva Barone: uomini e donne che hanno esplorato quando le conoscenze erano molto più frammentarie di oggi, hanno disegnato grotte, compilato schede, organizzato spedizioni e convegni, costruito archivi e lasciato pubblicazioni sulle quali continuano a lavorare gli speleologi delle generazioni successive.

Alfio Cariola ha parlato di Nicola come un “riferimento per la speleologia siciliana dagli anni Settanta”: verissimo: non soltanto per le cariche ricoperte o per i libri pubblicati, ma per la continuità di un impegno durato oltre mezzo secolo.

Nicola Barone ha contribuito a esplorare le grotte della Sicilia e, soprattutto, ha contribuito a trasformarle in patrimonio conosciuto, documentato e raccontato.

Fino agli ultimi tempi continuava a fare ciò che aveva fatto per gran parte della sua vita: studiare un territorio e prepararsi a raccontarlo ancora una volta.

Alla famiglia di Nicola Barone, ad Alfio e a tutti gli amici del Centro Speleologico Etneo e della Federazione Speleologica Siciliana va il cordoglio della redazione di Scintilena.

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  • 2nd EuroSpeleo Youth Contest 2026
    Underground Vision, The Unseen World, International contest for images of the underground world. The contest is organized by TETIIDE APS in collaboration with the European Speleological Federation (FSE) and the European Children and Young Cavers working group (ECYC). General Regulations The underground is the largest and least-known space on the planet. This competition brings together all the forms through which humans have represented it: photography, surveying, cartography, scien
     

2nd EuroSpeleo Youth Contest 2026

August 15th 2026 at 11:09

Underground Vision, The Unseen World, International contest for images of the underground world.

The contest is organized by TETIIDE APS in collaboration with the European Speleological Federation (FSE) and the European Children and Young Cavers working group (ECYC).

General Regulations

The underground is the largest and least-known space on the planet. This competition brings together all the forms through which humans have represented it: photography, surveying, cartography, scientific and historical illustration.


The 2nd EuroSpeleo Youth Contest , which will be held during the 18th EuroSpeleo Forum and the Meeting of Croatian Speleologists (Pazin, Istria, Croatia, 13-15 November 2026).

For the second time, the spotlight is on children and young speleologists from all over Europe: you are the protagonists!

Are you under 20? Show off your talent!
Tell us your story, what fascinates you about caves. Participate with speleo photos or cave maps !

Submission deadline: October 30, 2026 – to: youthcontest@tetide.org

All entries will be evaluated by a professional jury with expertise in speleology and the specific theme. The entries may also be voted on for the Audience Award .

The winners will be presented in the EuroSpeleo Youthletter .

Participation details:

  • The works will be published on the ECYC website
  • Open to all ages: up to 20 years old
  • Each participant can submit up to three works (images, maps, art)
  • The works will compete for the jury and public prizes
  • The winners will receive an official certificate and will be featured in a publication

Tips for Young Speleologists:

  • My first cave
  • Let’s protect the water
  • Cave Animals I Love
  • Draw a cave map
  • What lives in the dark?
  • Caves from my imagination
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  • Messico, pescatore ritrovato vivo dopo 15 giorni in una grotta sommersa
    Condividi AGGIORNAMENTO 22 AGOSTO 2026 – aggiunto il video con la ricostruzione dell’intervento speleosubacqueo Il giovane pescatore è stato raggiunto in una cavità asciutta oltre un tratto sommerso. Era scomparso il 23 luglio durante una battuta di pesca Un pescatore di 31 anni è stato ritrovato vivo il 7 agosto 2026, dopo essere rimasto per circa 15 giorni all’interno di un sistema di grotte nella zona di confine tra Veracruz e Oaxaca, in Messico. L’uomo era scomparso il 23 luglio dop
     

Messico, pescatore ritrovato vivo dopo 15 giorni in una grotta sommersa

August 22nd 2026 at 17:42

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AGGIORNAMENTO 22 AGOSTO 2026 – aggiunto il video con la ricostruzione dell’intervento speleosubacqueo

Il giovane pescatore è stato raggiunto in una cavità asciutta oltre un tratto sommerso. Era scomparso il 23 luglio durante una battuta di pesca

Un pescatore di 31 anni è stato ritrovato vivo il 7 agosto 2026, dopo essere rimasto per circa 15 giorni all’interno di un sistema di grotte nella zona di confine tra Veracruz e Oaxaca, in Messico.

L’uomo era scomparso il 23 luglio dopo essere entrato con il padre in un cenote nei pressi della comunità di San Francisco La Paz. Alle ricerche hanno partecipato abitanti della zona, Protezione Civile, sommozzatori della Marina messicana e successivamente subacquei specializzati.

Il 29 luglio era stato ritrovato il suo arpione a circa 65 metri di profondità, un indizio che aveva spinto i soccorritori a proseguire le ricerche all’interno della cavità.

A individuarlo è stato uno speleosubacqueo statunitense, che ha descritto un’esplorazione con visibilità inferiore a un metro e notevoli difficoltà nella posa della sagola guida. Dopo circa 100 metri di progressione nella grotta sommersa, le ricerche hanno infine condotto a una grande cavità asciutta.

Lo speleosub ha chiamato nell’oscurità e ha ricevuto una risposta: il pescatore era ancora vivo.

Secondo le testimonianze raccolte dalla stampa messicana, il pescatore avrebbe trascorso oltre due settimane nella cavità senza cibo, ma con acqua a disposizione. È stato accompagnato attraverso il tratto sommerso respirando con l’attrezzatura dei soccorritori e, una volta all’esterno, affidato ai sanitari.

Alcuni media hanno riferito che l’uomo sarebbe stato ritrovato a “oltre 100 metri di profondità”. Il resoconto del soccorritore parla invece di circa 100 metri di penetrazione all’interno della grotta, un dato che non equivale necessariamente alla profondità verticale.

La vicenda rappresenta un eccezionale caso di sopravvivenza in ambiente ipogeo e di soccorso attraverso una grotta sommersa.

Fonti: La Jornada, El Financiero, Imagen de Veracruz, 7–13 agosto 2026

Foto di copertina: un cenote in Messico. Foto di repertorio: Adam Baker / Wikimedia Commons, CC BY 2.0

Aggiornamento – Il racconto degli speleosub

A distanza di alcuni giorni dal ritrovamento di Erasto Crisanto Valdez, è stato diffuso un video che ricostruisce l’intervento degli speleosub impegnati nelle ricerche all’interno del sistema sommerso.

Le immagini e il racconto permettono di comprendere meglio le difficoltà dell’operazione e il momento straordinario in cui i soccorritori, entrati nella cavità quando ormai si temeva di dover recuperare un corpo, scoprirono invece che il pescatore era ancora vivo dopo circa 15 giorni trascorsi nel sistema sotterraneo.

Video: https://youtu.be/q2G9EdssWgA

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  • Durmitor, il grande mondo sotterraneo ancora da esplorare
    Condividi Ricercatori delle Università di Belgrado e del Montenegro studiano le grotte d’alta quota del massiccio: 415 cavità già censite, nuovi rilievi e un patrimonio carsico che attende ancora di essere conosciuto Il Durmitor non ha ancora svelato tutto ciò che nasconde sotto le sue montagne. Nel grande massiccio carsico del Montenegro sono oggi censite 415 cavità, tra grotte a sviluppo prevalentemente orizzontale e sistemi verticali, ma diverse zone rimangono ancora insufficientemente inv
     

Durmitor, il grande mondo sotterraneo ancora da esplorare

August 15th 2026 at 05:00

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Ricercatori delle Università di Belgrado e del Montenegro studiano le grotte d’alta quota del massiccio: 415 cavità già censite, nuovi rilievi e un patrimonio carsico che attende ancora di essere conosciuto

Il Durmitor non ha ancora svelato tutto ciò che nasconde sotto le sue montagne. Nel grande massiccio carsico del Montenegro sono oggi censite 415 cavità, tra grotte a sviluppo prevalentemente orizzontale e sistemi verticali, ma diverse zone rimangono ancora insufficientemente investigate. È un patrimonio sotterraneo di notevole interesse scientifico, nel quale nuove esplorazioni e soprattutto nuovi rilievi potrebbero contribuire a comprendere meglio l’evoluzione del carsismo d’alta quota dei Balcani.

Nel luglio 2026 un gruppo di speleologi e ricercatori dell’Università di Belgrado e dell’Università del Montenegro ha condotto una nuova campagna sul Durmitor nell’ambito del programma “Science in the Service of Nature – the Underground World of Durmitor”, promosso dall’Università del Montenegro.

Le ricerche hanno interessato tre cavità molto diverse tra loro: Vodena pecina, Zelenovirska pecina e Ledena pecina.

A raccontare i risultati a Vijesti sono stati Mihailo Miti? e Jovan Petronijevi?, della Facoltà di Geografia dell’Università di Belgrado.

Vodena pecina, una grotta a sviluppo orizzontale

Situata nel Parco nazionale del Durmitor, a ovest di Virak e a circa 1.550 metri di quota, Vodena pecina si sviluppa nei calcari mesozoici per circa 105 metri.

La sua morfologia è relativamente semplice e prevalentemente orizzontale. Un condotto principale attraversa una successione di allargamenti e strettoie, accompagnato da alcuni piccoli rami laterali e ambienti più ampi.

La cavità si sviluppa quasi interamente su un unico livello idrologico e presenta differenze altimetriche minime tra ingresso e parte terminale.

Proprio l’assenza di ostacoli verticali tecnicamente impegnativi ha portato i ricercatori a considerare Vodena pecina anche sotto il profilo della fruizione. Secondo Miti?, con casco, illuminazione, abbigliamento adeguato e soprattutto con l’accompagnamento di una guida speleologica qualificata, la grotta potrebbe essere inserita negli itinerari escursionistici che da Žabljak conducono verso Savin Kuk e le altre cime del Durmitor.

Una prospettiva quindi di speleoturismo controllato, distinta dall’accesso libero e comunque subordinata alla sicurezza e alla presenza di personale preparato.

Zelenovirska, 830 metri sotto il Durmitor

Ben diverso è il carattere della Zelenovirska pecina, presso Zeleni vir.

Con 830 metri di sviluppo esplorato, viene indicata dai ricercatori come la più lunga grotta conosciuta nell’area del Durmitor, escludendo dal confronto la cavità di Vjetreni brdi, i cui condotti esplorati raggiungono 1.951 metri ma che viene considerata un sistema speleologico distinto.

Rilievo della Jama na Vjetrenim brdima, uno dei maggiori sistemi verticali esplorati nel massiccio del Durmitor. La cavità raggiunge circa 880 metri di profondità e testimonia l’eccezionale sviluppo del carsismo profondo della montagn

Gli 830 metri assumono un significato particolare nel contesto geomorfologico della montagna.

Il carsismo d’alta quota del Durmitor è infatti caratterizzato soprattutto dalla presenza di pozzi e cavità verticali, favoriti dall’intensa tettonizzazione, dal grande spessore delle successioni carbonatiche e dalla forte componente verticale della circolazione idrica sotterranea.

Le grandi grotte a sviluppo prevalentemente orizzontale sono invece molto più rare. Per questo Zelenovirska rappresenta un fenomeno particolarmente interessante sia dal punto di vista geomorfologico sia da quello speleologico.

Un inghiottitoio che comincia 250 metri dopo l’ingresso

Uno degli aspetti più curiosi della Zelenovirska riguarda la sua funzione idrologica.

La cavità appartiene infatti alla tipologia delle grotte-inghiottitoio, ma la funzione di assorbimento delle acque non si manifesta direttamente all’ingresso: inizia soltanto a circa 250 metri dall’entrata.

Secondo Petronijevic questa caratteristica suggerisce una storia speleogenetica complessa, nella quale il drenaggio sotterraneo si sarebbe inserito all’interno di condotti già precedentemente formati.

Le acque superficiali penetrano nelle masse calcaree attraverso fratture e faglie e, mediante la dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche associata all’erosione meccanica, contribuiscono progressivamente alla formazione e all’ampliamento della rete sotterranea.

La Zelenovirska diventa così particolarmente interessante per ricostruire le diverse fasi di evoluzione del sistema carsico.

La vicinanza della grotta a un frequentato itinerario escursionistico non deve però trarre in inganno.

Già nei primi dieci metri il condotto presenta un profilo estremamente basso e la progressione è possibile soltanto strisciando. Più avanti sono necessarie esperienza speleologica, conoscenza delle tecniche di progressione sotterranea e attrezzature specifiche.

I ricercatori sconsigliano quindi categoricamente l’ingresso autonomo e ritengono necessario che il pericolo venga chiaramente segnalato all’esterno della cavità.

Per gli speleologi, al contrario, Zelenovirska rimane un importante terreno di ricerca.

Il valore della Zelenovirska non risiede soltanto nelle sue dimensioni.

Le cavità del Durmitor devono essere considerate veri e propri archivi naturali, in grado di conservare informazioni sull’evoluzione del rilievo carsico, sulle variazioni paleoclimatiche, sui regimi delle acque sotterranee e sui processi di speleogenesi.

Al loro interno possono svilupparsi stalattiti, stalagmiti, colate e altre concrezioni calcitiche, anche se nelle cavità-inghiottitoio attive la presenza periodica o permanente dell’acqua può limitarne lo sviluppo.

È proprio questo insieme di caratteristiche a rendere Zelenovirska un luogo nel quale, osservano i ricercatori, gli speleologi avranno ancora molti motivi per tornare.

415 cavità conosciute, ma la ricerca non è finita

Il dato forse più significativo emerso dalla campagna riguarda l’intero massiccio.

Sul Durmitor risultano attualmente censite 415 cavità speleologiche, esplorate completamente o solo in parte. Un numero che testimonia l’eccezionale sviluppo del carsismo della montagna, ma che non deve essere interpretato come il punto conclusivo delle ricerche.

Alcune aree del massiccio non sono infatti ancora state indagate sistematicamente.

Secondo Miti?, una delle priorità dovrebbe essere quindi l’aggiornamento e il completamento del Catasto speleologico del Durmitor, accompagnato da rilievi topografici dettagliati dei sistemi conosciuti e dalla raccolta sistematica di dati geomorfologici.

L’obiettivo è costruire una banca dati sufficientemente completa da diventare una base affidabile per i futuri progetti scientifici e, dove compatibile con la conservazione delle cavità, per valutare possibili forme di valorizzazione speleoturistica.

In questo percorso viene sottolineata anche l’importanza delle associazioni e dei club speleologici, il cui lavoro dovrebbe essere sostenuto economicamente e integrato con quello delle università e degli enti che gestiscono e tutelano il territorio.

Ledena pecina: prima di tutto, proteggere

La campagna di ricerca ha riguardato anche la celebre Ledena pecina, la Grotta di Ghiaccio, ma qui il problema non è l’esplorazione: è la conservazione.

Secondo i ricercatori la cavità è stata danneggiata e le sue attuali condizioni hanno portato il gruppo a chiedere ai Parchi nazionali del Montenegro un intervento urgente per limitarne l’accesso.

Tra le misure proposte figurano la rimozione delle corde ormai usurate o danneggiate, la recinzione dell’area attorno all’ingresso e l’installazione di cartelli che vietino chiaramente la discesa nella cavità.

I visitatori potrebbero continuare a osservare dall’esterno le caratteristiche stalattiti e stalagmiti di ghiaccio, evitando però di entrare e di alterare ulteriormente il delicato microclima sotterraneo.

I Parchi nazionali del Montenegro hanno comunicato a Vijesti che procederanno, nell’ambito delle proprie competenze e della normativa vigente, all’adozione delle misure proposte.

Il quadro che emerge dalle ricerche è quello di un Durmitor nel quale esplorazione, ricerca scientifica, fruizione e conservazione devono necessariamente procedere insieme.

Quattrocentoquindici cavità sono già conosciute. Altre potrebbero attendere ancora di essere individuate, esplorate e rilevate. E anche nelle grotte già note restano pagine da leggere di quell’archivio naturale che il carsismo del Durmitor ha costruito, lentamente, nel cuore della montagna.

Fonte: Damira Kala?, “The wealth of the (un)explored underground world: Researchers from the University of Belgrade and the University of Montenegro on the speleological sites of Durmitor”, Vijesti, 9 agosto 2026 https://en.vijesti.me/news-b/society/821404/The-wealth-of-the-unexplored-underground-world–researchers-from-the-University-of-Belgrade-and-the-University-of-Montenegro-on-the-speleological-objects-of-Durmitor

Anche gli speleologi italiani nelle montagne del Montenegro

Il rinnovato interesse per il patrimonio sotterraneo montenegrino coinvolge anche la speleologia italiana. Negli ultimi anni il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia ha organizzato due campagne esplorative nel Montenegro sud-orientale, la Montenegro Speleo Expedition 2024 e la successiva spedizione del 2025, dedicate alla ricerca di nuove cavità, ai rilievi e alla raccolta di dati ambientali nel carsismo d’alta quota. Alle campagne hanno partecipato anche speleologi di altri gruppi italiani,.

Ulteriori esplorazioni sono state condotte nel Paese dalla Commissione Grotte “Eugenio Boegan” della Società Alpina delle Giulie – CAI Trieste.

Sono esperienze che, pur interessando settori diversi da quello del Durmitor, confermano quanto le montagne del Montenegro siano oggi uno dei territori carsici più interessanti dei Balcani per l’esplorazione, la ricerca scientifica e la collaborazione internazionale.

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  • Pozo Azul, rinviata l’esplorazione verso nuovi tratti: mancano esploratori all’appello
    Condividi La difficoltà di riunire il team internazionale di speleosub guidato dal britannico Jason Mallinson e i costi della logistica fermano l’avanzamento verso la punta. A Covanera si lavorerà sulle attrezzature e sugli obiettivi futuri. La campagna estiva 2026 al Pozo Azul di Covanera, nella provincia spagnola di Burgos, non proseguirà verso nuovi settori della cavità sommersa. L’esplorazione oltre l’estremo attualmente conosciuto viene rinviata a una prossima spedizione, mentre il g
     

Pozo Azul, rinviata l’esplorazione verso nuovi tratti: mancano esploratori all’appello

August 14th 2026 at 08:00

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La difficoltà di riunire il team internazionale di speleosub guidato dal britannico Jason Mallinson e i costi della logistica fermano l’avanzamento verso la punta. A Covanera si lavorerà sulle attrezzature e sugli obiettivi futuri.

La campagna estiva 2026 al Pozo Azul di Covanera, nella provincia spagnola di Burgos, non proseguirà verso nuovi settori della cavità sommersa.

L’esplorazione oltre l’estremo attualmente conosciuto viene rinviata a una prossima spedizione, mentre il gruppo internazionale coordinato dallo speleosub britannico Jason Mallinson concentrerà le attività su manutenzione, recupero dei materiali e pianificazione.

La decisione nasce dalle difficoltà nel far coincidere gli impegni dei componenti della squadra, provenienti da più Paesi, compresi Regno Unito e Australia.

Un problema ormai ricorrente per spedizioni che richiedono competenze molto specialistiche, lunghi periodi di permanenza e una logistica complessa, sostenuta in larga misura dagli stessi partecipanti.

Pedro González, membro del gruppo, ha spiegato a Radio Espinosa Merindades che organizzare una campagna con cadenza annuale è sempre più difficile: gli speleosub devono conciliare la disponibilità con ferie, lavoro e costi personali, senza contare l’investimento necessario per attrezzature tecniche, miscele respiratorie, comunicazioni e sicurezza. Il gruppo, secondo quanto riferito, non dispone di finanziamenti strutturali, salvo contributi occasionali per materiali.[1]

Lavori fino alla “Burbuja”

Gli speleosub raggiungeranno comunque Covanera nei prossimi giorni. L’obiettivo non sarà però la progressione esplorativa verso la punta del sistema, bensì il controllo e la progressiva rimozione delle attrezzature lasciate nella cosiddetta Burbuja, una zona emersa interna utilizzata come punto logistico avanzato.

Questo settore della cavità, collocato a circa 900 metri dall’ingresso secondo le informazioni della nuova campagna, è cruciale per le operazioni nelle gallerie profonde: consente di depositare e verificare materiali, ma richiede immersioni impegnative anche per le sole attività di manutenzione. Già nell’estate 2024 l’impossibilità di riunire il gruppo internazionale aveva imposto una campagna ridotta, orientata al controllo dei materiali depositati nella cavità anziché al raggiungimento dell’estremo esplorativo.[2]

L’ipotesi presa in considerazione è quindi quella di campagne esplorative biennali, intervallate da stagioni dedicate alla manutenzione e alla preparazione. Una scelta che privilegia la sicurezza e l’efficienza operativa, in un sistema dove l’accesso ai settori lontani richiede una catena logistica molto lunga e altamente vulnerabile a inconvenienti tecnici o ambientali.

Un sistema ancora aperto

Il Pozo Azul è una sorgente carsica del bacino del Rudrón e costituisce uno dei principali riferimenti mondiali per lo speleosubacqueo. Le fonti recenti indicano oltre 13 chilometri di gallerie sommerse esplorate, mentre la documentazione diffusa per l’attuale campagna parla di circa 14 chilometri di sviluppo noto; la differenza riflette probabilmente aggiornamenti e criteri diversi nel conteggio dei rami rilevati. La cavità resta comunque ben lontana dall’essere conclusa.[3]

La complessità non dipende soltanto dalla distanza. Le immersioni si svolgono in acqua fredda, generalmente fra 9 e 11 °C, lungo condotte profonde e con tempi di permanenza e decompressione elevati. Il sistema comprende anche tratti emersi interni: la galleria G2, detta Tipperary, è indicata come un settore asciutto lungo circa 500 metri.[3]

Nella campagna precedente il gruppo non era riuscito a raggiungere l’estremo noto a causa della torbidità dell’acqua, ma aveva ottenuto risultati importanti per la gestione del rischio: la comunicazione con l’esterno da oltre nove chilometri dall’ingresso e la geolocalizzazione in superficie della bolla Razor I. Quest’ultima si trova a circa nove chilometri dall’accesso di Covanera e potrebbe rivelarsi strategica tanto per la sicurezza quanto per l’eventuale ricerca di accessi alternativi.[4]

Gli altri obiettivi a Orbaneja

Il rinvio al Pozo Azul non sospende le attività del gruppo nell’area carsica di Orbaneja del Castillo, Covanera e Tubilla. Qui rimangono aperti diversi obiettivi secondari, legati a cavità e drenaggi sotterranei dello stesso territorio.

Un risultato di grande rilievo è stato annunciato nel 2025: Jason Mallinson e Pedro González hanno collegato l’Aguanal, il punto di assorbimento delle acque dirette alla cascata di Orbaneja, con la Cueva del Barbancho. Il collegamento ha portato il sistema carsico di Orbaneja a circa 30 chilometri esplorati, riunendo cinque cavità: Cueva del Agua, Barbancho, Socueto, Cueva del Níspero e Sumidero del Aguanal.[4]

Il rinvio dell’avanzamento al Pozo Azul va quindi letto non come un abbandono, ma come una rimodulazione delle priorità. In sistemi sommersi di questa scala, la manutenzione dell’infrastruttura esplorativa, il consolidamento delle comunicazioni e la preparazione dei materiali sono condizioni indispensabili per rendere possibile il successivo passo in avanti.

Fonti

Fonti
[1] La exploración del Pozo Azul se aplaza ante las … https://radioespinosamerindades.es/medio-ambiente/la-exploracion-del-pozo-azul-se-aplaza-ante-las-dificultades-para-reunir-al-equipo-internacional/
[2] Espeleólogos del Pozo Azul realizarán tareas de mantenimiento https://www.diariodeburgos.es/noticia/zee83d591-da77-a0ab-523a97e3d9e15d13/202408/espeleologos-del-pozo-azul-realizaran-tareas-de-mantenimiento
[3] El secreto mejor guardado está bajo el agua: la cueva subacuática más larga de todo el planeta está en España https://www.marca.com/tiramillas/ciencia/2026/08/03/secreto-mejor-guardado-agua-cueva-subacuatica-larga-planeta-espana.html
[4] En las entrañas de Orbaneja del Castillo https://www.diariodeburgos.es/noticia/z6af12c4a-390c-4ebe-891c7a5dc213c19c/202508/en-las-entranas-de-orbaneja-del-castillo
[7] Mesetaria 2026: al Cañón del Río Lobos il documental 360° sulla … https://www.scintilena.com/mesetaria-2026-al-canon-del-rio-lobos-il-documental-360-sulla-cueva-de-la-galiana/04/16/
[8] Nella Gruta del Toro cento anni dopo Casteret – Scintilena https://www.scintilena.com/nella-gruta-del-toro-cento-anni-dopo-casteret-lesplorazione-subacquea-torna-protagonista-ai-pirenei/04/25/
[9] Scoperta la più grande grotta dell’Andalusia, il nuovo Complesso … https://www.scintilena.com/spagna-gli-speleologi-scoprono-il-collegamento-tra-due-grandi-grotte-e-nasce-il-complesso-nevero-aire-il-sistema-di-26-chilometri-che-premia-la-speleologia-in-andalusia/11/26/
[10] Cave visitabili Spagna: guida di 12 grotte con visita guidata. https://www.picuco.com/it-es/blog/grotte-aperte-al-pubblico-spagna-12-caverne
[11] Cuevas dels Hams – Biglietti, orari e info utili https://www.spagna.info/isole-baleari/maiorca/cuevas-dels-hams/
[12] Una ruta de tres días por la naturaleza del norte de Burgos https://www.20minutos.es/viajes/destinos/una-ruta-tres-dias-por-naturaleza-norte-burgos-cascadas-cuevas-pueblos-medievales-5112268/
[13] Estero Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/estero/
[14] POZO AZUL (Covanera) – Qué SABER antes de ir (2026) https://www.tripadvisor.es/Attraction_Review-g15221320-d14049796-Reviews-Pozo_azul-Covanera_Province_of_Burgos_Castile_and_Leon.html
[15] Les Coves de Sant Josep nella Vall d’Uixó – Bonterra Resort https://bonterraresort.com/it/blog/alla-scoperta-delle-meraviglie-sotterranee-les-coves-de-sant-josep-nella-vall-duixo/
[16] El Pozo Azul https://www.minube.it/posto-preferito/the-blue-pit-a91818
[17] Pozo Azul (Covanera, Burgos) · Senditur sendas rutas y … https://www.senditur.com/es/ruta/pozo-azul/
[18] Pozo Azul de Covanera Burgos https://www.niphargus.net/pozoazul.htm
[19] Pozo Azul – Wikipedia, la enciclopedia libre https://es.wikipedia.org/wiki/Pozo_Azul
[20] McEwen Inc. Presenta Actualización sobre el Proyecto Los Azules … https://es.marketscreener.com/noticias/mcewen-inc-presenta-actualizaci-n-sobre-el-proyecto-los-azules-de-cobre-oro-y-plata-en-san-juan-a-ce7d5addde8ef22c
[21] La turbidez del Pozo Azul tras los vertidos obliga a cancelar la primera expedición del verano https://www.diariodeburgos.es/noticia/ze7bf6f78-f896-24ed-745f2fd2173929cf/202307/la-turbidez-del-pozo-azul-suspende-su-primera-exploracion
[22] Nueva gesta en el Pozo Azul de Burgos tras … https://www.elcorreodeburgos.com/burgos/provincia/230904/187174/nueva-gesta-pozo-azul-descubrimiento-660-metros.html
[23] Protección Civil alerta por chubascos y tormentas intensos en amplias zonas del interior peninsular – Radio Espinosa Merindades https://radioespinosamerindades.es/sociedad/proteccion-civil-alerta-por-chubascos-y-tormentas-intensos-en-amplias-zonas-del-interior-peninsular/
[24] Descubren 120 metros más en el Pozo Azul sin lograr desentrañar el misterio https://www.elcorreodeburgos.com/burgos/provincia/170904/23607/descubren-120-metros-mas-pozo-azul-lograr-desentranar-misterio.html
[25] El espectacular paraje que esconde la cueva sumergida … https://www.larazon.es/castilla-y-leon/espectacular-paraje-que-esconde-cueva-sumergida-mas-larga-mundo-esta-espana_202511156918411e39b3f1652befaafd.html
[26] La Dirección de Hidrocarburos prorrogó los plazos de la licitación … https://invertirenmendoza.com.ar/la-direccion-de-hidrocarburos-prorrogo-los-plazos-de-la-licitacion-de-las-17-areas-petroleras-de-exploracion-y-explotacion/
[27] Objetivo: Una semana en el corazón del Pozo Azul https://www.elcorreodeburgos.com/burgos/170828/179013/objetivo-semana-corazon-pozo-azul.html
[28] El Pozo Azul pinta negro | Noticias Diario de Burgos https://www.diariodeburgos.es/noticia/zf5d25f97-edf3-cbca-4284e0759e9c6ec6/202109/el-pozo-azul-pinta-negro

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  • Cave and Karst News agosto 2026: corsi, scadenze e appuntamenti internazionali
    Condividi Dal modellamento idrogeologico al rischio sinkhole, dalla Giornata internazionale UNESCO alle grotte vulcaniche: il calendario indicato da NCKRI riunisce temi centrali per la ricerca e la tutela del carso. Il numero di agosto 2026 di Cave and Karst News richiama l’attenzione su formazione tecnica, scadenze scientifiche e incontri internazionali dedicati a grotte e carso. Il quadro proposto dal National Cave and Karst Research Institute, NCKRI, collega discipline diverse. Comprende i
     

Cave and Karst News agosto 2026: corsi, scadenze e appuntamenti internazionali

August 14th 2026 at 07:00

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Dal modellamento idrogeologico al rischio sinkhole, dalla Giornata internazionale UNESCO alle grotte vulcaniche: il calendario indicato da NCKRI riunisce temi centrali per la ricerca e la tutela del carso.

Il numero di agosto 2026 di Cave and Karst News richiama l’attenzione su formazione tecnica, scadenze scientifiche e incontri internazionali dedicati a grotte e carso. Il quadro proposto dal National Cave and Karst Research Institute, NCKRI, collega discipline diverse. Comprende idrogeologia, gestione del rischio, protezione ambientale, biospeleologia e vulcanospeleologia.

La verifica delle fonti online segnala però alcune differenze tra le date riportate nel testo ricevuto e quelle oggi pubblicate sui siti degli organizzatori. Per questo motivo, il Cave and Karst News di agosto va letto come un promemoria di temi e opportunità, mentre le scadenze operative devono essere confermate direttamente sulle pagine ufficiali degli eventi. Il portale NCKRI, in particolare, presenta il notiziario mensile e il calendario come strumenti aperti a comunicazioni, opportunità professionali, bandi e appuntamenti del settore. nckri

Cave and Karst News e formazione Visual KARSYS

Tra le date indicate figura il corso Visual KARSYS, previsto per il 25 e 26 agosto 2026. Il tema riguarda la costruzione e l’interpretazione di modelli geologici e idrogeologici tridimensionali in contesti complessi, inclusi gli acquiferi carsici.

Visual KARSYS è uno strumento web che consente di integrare dati di terreno, sondaggi, assetti stratigrafici, faglie e informazioni geofisiche. Il suo impiego è rilevante per definire geometrie sotterranee, ipotesi di circolazione delle acque e relazioni tra superficie, epicarso e cavità. Un precedente corso Eurokarst ha presentato l’approccio come utile a geologi e idrogeologi impegnati nella gestione delle acque sotterranee, nell’ingegneria e nella valutazione dei sistemi carsici. eurokarst

La modellazione 3D rappresenta quindi il primo nucleo tematico del Cave and Karst News: conoscere l’assetto del sottosuolo prima di intervenire in superficie. Le linee guida UIS-IUCN ricordano che la pianificazione in aree carsiche deve considerare l’intero bacino idrografico e i possibili effetti delle attività superficiali sulle acque e sugli ambienti ipogei.[3]

Sinkhole Conference e rischio carsico

Il secondo argomento è la Sinkhole Conference, incontro multidisciplinare dedicato alle doline di crollo, all’ingegneria e agli impatti ambientali del carso. Nel testo ricevuto, la scadenza per i Karst Clips è fissata al 28 agosto. La pagina ufficiale aggiornata indica invece il 1° agosto 2026 come termine per questa formula di interventi brevi. [Linee](Linee guida UIS.txt)

La 18ª Multidisciplinary Conference on Sinkholes and the Engineering and Environmental Impacts of Karst è annunciata ad Albany, nello Stato di New York, dal 5 al 9 ottobre 2026. Il programma riunisce ricerca sui georischi, speleologia, idrogeologia e gestione delle infrastrutture in territori carsici. [Linee](Linee guida UIS.txt)

I Karst Clips costituiscono una modalità utile per comunicare rapidamente risultati preliminari, casi di studio, metodi di monitoraggio e tecniche di rilevamento. Il tema ha una ricaduta diretta anche nel contesto italiano. La ricerca applicata mostra come l’individuazione delle aree a rischio possa integrare sismica a riflessione, interferometria radar satellitare, livellazioni e georadar tridimensionale, come nel caso studio dell’Alta Val Tagliamento. sinkholeconference

Giornata internazionale delle grotte e del carso

La sezione più ampia del calendario riguarda la prima celebrazione dell’International Day of Caves and Karst, ricorrenza UNESCO del 13 settembre. Dal 10 al 13 settembre 2026 Postojna, in Slovenia, ospiterà una conferenza internazionale sul tema della gestione sostenibile di grotte e carso, con escursioni scientifiche e una cerimonia nella Grotta di Postumia il 12 settembre. mdpi

Nel testo fornito la chiusura delle registrazioni è indicata al 28 agosto. Il sito dell’iniziativa riporta invece il 1° settembre 2026. Gli abstract, inizialmente soggetti a una diversa scadenza, risultano già chiusi dopo una proroga al 10 luglio. mdpi

La ricorrenza porta il carso in una dimensione globale. Secondo il materiale ufficiale dell’IDCK, gli ambienti carsici coprono quasi un quarto delle terre emerse e gli acquiferi carsici forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Sono anche archivi geologici e paleoclimatici, habitat per biodiversità specializzata e luoghi con rilevanza culturale. mdpi

Questo scenario conferma l’attualità delle raccomandazioni UIS-IUCN. Il documento indica come priorità la protezione dei processi idrologici, il monitoraggio delle sorgenti, la pianificazione dell’uso del suolo e il coinvolgimento delle comunità locali.[3]

Vulcanospeleologia e Karst Science Days

Il calendario menziona anche una scadenza per gli abstract dell’International Symposium on Vulcanospeleology. Le verifiche disponibili online identificano il XXII Simposio Internazionale sulle Grotte Vulcaniche nelle Isole Canarie nel novembre 2026, senza confermare nel dettaglio il termine del 31 agosto riportato nel testo di partenza. caveskarstday

L’appuntamento riguarda lo studio di tubi lavici, cavità vulcaniche, processi eruttivi e analoghi planetari. Le grotte vulcaniche sono importanti anche per le applicazioni alla geologia lunare e marziana, oltre che per la ricostruzione dei processi di formazione dei condotti lavici terrestri.

Il testo segnala infine la scadenza del 14 settembre per i Karst Science Days. Il sito disponibile del simposio è dedicato alla precedente edizione e presenta un’iniziativa rivolta soprattutto a studenti negli ultimi anni di laurea, magistrali e dottorandi. I due filoni principali sono carsologia e biologia sotterranea, con spazio anche per contributi di citizen science. Non emerge, al momento della verifica, una pagina aggiornata che confermi il programma 2026 e la relativa scadenza. vulcanospeleology

Temi globali del numero

Gli argomenti annunciati nel Cave and Karst News possono essere raggruppati in cinque aree. Non si tratta di articoli già pubblicati e consultabili singolarmente nel numero di agosto, poiché l’archivio NCKRI consultato non mostra ancora un contenuto editoriale di agosto 2026. nckri

ArgomentoContenuto e rilevanzaLink
Modellazione del carsoVisual KARSYS propone metodi per interpretare in 3D acquiferi, strutture geologiche e circolazione sotterraneahttps://www.visualkarsys.com/
Doline e georischiLa Sinkhole Conference affronta stabilità del terreno, infrastrutture, acque sotterranee e mitigazione del rischiohttps://www.sinkholeconference.com/
Tutela internazionaleL’IDCK collega ricerca, educazione, conservazione e gestione sostenibile delle aree carsichehttps://www.caveskarstday.org/
Grotte vulcanicheIl simposio internazionale tratta cavità laviche, vulcani e applicazioni interdisciplinarihttps://www.vulcanospeleology.org/sym22/22ndsymposia.html
Giovani ricercatoriI Karst Science Days favoriscono la diffusione di ricerche su carsologia e biologia sotterraneahttps://www.ksd.iser.ro/

Fonti

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  • Stalagmiti: una nuova teoria chiarisce le forme delle concrezioni
    Condividi Lo studio sulle stalagmiti individua tre geometrie principali e collega la loro crescita alle condizioni dell’acqua di stillicidio, con possibili ricadute per le ricostruzioni paleoclimatiche. Stalagmiti, una ricerca sulle forme ideali Le stalagmiti non sono soltanto elementi del paesaggio sotterraneo. La loro forma conserva tracce delle condizioni fisiche e chimiche presenti durante la crescita. Un nuovo studio, pubblicato nel 2025 sulla rivista Proceedings of the National A
     

Stalagmiti: una nuova teoria chiarisce le forme delle concrezioni

August 14th 2026 at 06:00

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Lo studio sulle stalagmiti individua tre geometrie principali e collega la loro crescita alle condizioni dell’acqua di stillicidio, con possibili ricadute per le ricostruzioni paleoclimatiche.

Stalagmiti, una ricerca sulle forme ideali

Le stalagmiti non sono soltanto elementi del paesaggio sotterraneo. La loro forma conserva tracce delle condizioni fisiche e chimiche presenti durante la crescita.

Un nuovo studio, pubblicato nel 2025 sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, propone una descrizione unificata delle forme assunte dalle stalagmiti in condizioni di sviluppo stabili.

La ricerca è firmata da Piotr Szymczak, Anthony J. C. Ladd, Matej Lipar e Dean Pekarovi?.

Gli autori hanno elaborato una teoria analitica per descrivere la crescita di queste concrezioni calcaree sul pavimento delle grotte.

Lo studio prende in esame le forme che una stalagmite può mantenere mentre cresce verso l’alto, senza cambiare in modo sostanziale il proprio profilo.[1]

Il lavoro distingue tre forme principali di stalagmiti: quelle a sommità piatta, quelle colonnari e quelle coniche.

Tutte sono osservabili in ambiente carsico. La differenza dipende da un parametro che riassume il rapporto tra la velocità dei processi chimici e il trasporto dell’acqua lungo la superficie della concrezione.[2]

Carsismo e formazione delle stalagmiti

Le stalagmiti sono speleotemi.

Si formano quando l’acqua che attraversa il suolo e le fratture della roccia calcarea arriva nella cavità sotterranea con calcio e carbonio disciolti.

In grotta, la perdita di anidride carbonica dall’acqua favorisce la deposizione di carbonato di calcio. Lo stesso processo produce anche colate, stalattiti e altre concrezioni.

Il fenomeno rientra nei processi del carsismo.

Il carsismo è legato soprattutto alla dissoluzione delle rocce solubili da parte dell’acqua.

Calcari e dolomie sono le rocce più diffuse negli ambienti carsici.

La presenza di fratture, giunti di stratificazione e altri percorsi permeabili consente all’acqua di infiltrarsi e alimentare sia la dissoluzione sia la successiva formazione di concrezioni nelle cavità.[3]

La concentrazione di anidride carbonica svolge un ruolo importante.

La differenza tra l’anidride carbonica presente nell’acqua di stillicidio e quella dell’atmosfera di grotta regola il degassamento e la sovrasaturazione rispetto alla calcite.

Monitoraggi condotti nel Carso Moravo hanno mostrato che la dinamica dell’anidride carbonica dipende da suolo, epicarso, ventilazione della cavità e, nelle grotte turistiche, anche dalla presenza dei visitatori.[4]

Le tre forme delle stalagmiti

Le stalagmiti a sommità piatta possono svilupparsi quando le gocce cadono da un’altezza significativa e si distribuiscono su un’area più ampia della sola punta.

L’impatto delle gocce e la loro dispersione sulla superficie favoriscono una zona sommitale relativamente orizzontale.

Le forme colonnari sono invece associate a uno stillicidio più concentrato.

L’acqua raggiunge una zona ristretta dell’apice e la stalagmite mantiene un profilo simile a una colonna con sommità arrotondata. Secondo gli autori, questa è la forma più frequente nelle grotte.

Le stalagmiti coniche presentano una punta più marcata.

Lo studio collega queste forme a condizioni in cui l’acqua in arrivo non ha ancora raggiunto un pieno equilibrio con l’atmosfera della cavità.

In tali circostanze, i meccanismi di precipitazione possono differire da quelli che predominano nelle forme più massicce.

Le forme reali sono il risultato di condizioni che cambiano nel tempo.

Portata dello stillicidio, altezza di caduta, composizione dell’acqua, ventilazione e microclima della grotta possono variare su base stagionale o su intervalli più lunghi.

Per questo una stalagmite naturale non coincide sempre con un modello ideale.

Stalagmiti e archivi del paleoclima

Le stalagmiti sono utilizzate come archivi paleoclimatici perché crescono per strati successivi.

La composizione chimica e isotopica di questi strati può fornire indicazioni sulle acque di infiltrazione e sulle condizioni ambientali esterne nel periodo di deposizione.

Il nuovo studio segnala un punto rilevante: la forma delle stalagmiti può influenzare la distribuzione dei segnali isotopici all’interno della concrezione.

Una stalagmite a sommità piatta può produrre profili diversi da quelli di una forma colonnare o conica.

Di conseguenza, l’interpretazione dei dati isotopici deve considerare anche la morfologia del campione e il modo in cui l’acqua lo ha bagnato.[1][2]

La proposta non sostituisce il monitoraggio diretto delle grotte. Offre però un quadro utile per collegare geometria, idrologia dello stillicidio e geochimica delle concrezioni.

Per gli studi sul carsismo, l’approccio può contribuire a distinguere le variazioni dovute all’ambiente esterno da quelle prodotte dalle modalità locali di crescita delle stalagmiti.

https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2513263122

Fonti

Fonti
[1] Shapes of ideal stalagmites https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41100661/
[3] Relationship between carbon dioxide in Balcarka Cave and adjacent soils in the Moravian Karst region of the Czech Republic https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1038&context=ijs
[4] Stable isotope potential of Northern Vietnam stalagmites: A 51-cave survey with the Hendy test and U/Th analysis https://vjs.ac.vn/jse/article/view/24038
[5] Evolution of East Asian summer monsoon precipitation amount over the past 130 kyr recorded by stalagmite trace element/Ca records from Zhenzhu Cave, North China https://link.springer.com/10.1007/s11430-025-1716-9
[6] Carbon dioxide concentration in temperate climate caves and parent soils over an altitudinal gradient and its influence on speleothem growth and fabrics: Carbon Dioxide Concentration in Temperate Climate Caves and Soils https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/esp.3706
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[8] Mid-Late Holocene Stalagmite ?18O and ?13C Records in Naduo Cave, Guizhou Province, China https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1155/2021/7624833
[9] Oxygen isotopes of the Japanese stalagmites as global and local paleoclimate proxies https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/iar.12491
[10] Oxygen and carbon isotopic systematics of aragonite … https://agris.fao.org/search/en/providers/122535/records/65de75ba63b8185d9ca8b1a2
[11] The potential of near-entrance stalagmites as high-resolution terrestrial paleoclimate proxies: Application of isotope and trace-element geochemistry to seasonally-resolved chronology https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S001670371830259X
[12] Evaluation of the Heshang Cave stalagmite calcium isotope composition as a paleohydrologic proxy by comparison with the instrumental precipitation record https://www.nature.com/articles/s41598-018-20776-5
[13] Lokvarka Cave (Croatia) microclimate and dripwater settings: Implications for comprehensive speleothem paleoclimate records interpretation https://www.semanticscholar.org/paper/f4a3ac069a705ea01fc4896307b79484daa66405
[14] Effect of water excess on soil carbon dioxide, seepage water chemistry, and calcite speleothem growth: An experimental and modelling approach https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/hyp.13877
[15] Very high-frequency and seasonal cave atmosphere PCO2 variability: Implications for stalagmite growth and oxygen isotope-based paleoclimate records https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0012821X08002690
[16] Sample records for stalagmite oxygen isotope https://www.science.gov/topicpages/s/stalagmite+oxygen+isotope.html
[17] High-resolution paleoclimate reconstruction of the last 9000 years based on speleothem isotope records from northeastern Venezuela https://www.teses.usp.br/teses/disponiveis/44/44142/tde-10082022-082214/
[18] NOAA/WDS Paleoclimatology – Minnetonka Cave, Idaho … https://catalog.data.gov/dataset/noaa-wds-paleoclimatology-minnetonka-cave-idaho-11000-year-stalagmite-stable-isotope-data
[19] High-resolution isotope records of early Holocene rapid climate change from two coeval stalagmites of Katerloch Cave, Austria https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S027737910900184X
[20] Goodfriend, G. A., Magaritz, M., and Gat, J. R. (1989). Stable https://www.ldeo.columbia.edu/~peter/Resources/Seminar/readings/Schwarcz_Speleothems_Review_Encyclopedia’07.pdf
[21] Coupled oxygen isotope records of inclusion water and carbonate from a stalagmite in Hoshino Cave, Okinawa https://www.semanticscholar.org/paper/4ac83981eab931e433447ee19d6ab36a1e7bc64b

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