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Durmitor, il grande mondo sotterraneo ancora da esplorare

August 15th 2026 at 05:00

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Ricercatori delle Università di Belgrado e del Montenegro studiano le grotte d’alta quota del massiccio: 415 cavità già censite, nuovi rilievi e un patrimonio carsico che attende ancora di essere conosciuto

Il Durmitor non ha ancora svelato tutto ciò che nasconde sotto le sue montagne. Nel grande massiccio carsico del Montenegro sono oggi censite 415 cavità, tra grotte a sviluppo prevalentemente orizzontale e sistemi verticali, ma diverse zone rimangono ancora insufficientemente investigate. È un patrimonio sotterraneo di notevole interesse scientifico, nel quale nuove esplorazioni e soprattutto nuovi rilievi potrebbero contribuire a comprendere meglio l’evoluzione del carsismo d’alta quota dei Balcani.

Nel luglio 2026 un gruppo di speleologi e ricercatori dell’Università di Belgrado e dell’Università del Montenegro ha condotto una nuova campagna sul Durmitor nell’ambito del programma “Science in the Service of Nature – the Underground World of Durmitor”, promosso dall’Università del Montenegro.

Le ricerche hanno interessato tre cavità molto diverse tra loro: Vodena pecina, Zelenovirska pecina e Ledena pecina.

A raccontare i risultati a Vijesti sono stati Mihailo Miti? e Jovan Petronijevi?, della Facoltà di Geografia dell’Università di Belgrado.

Vodena pecina, una grotta a sviluppo orizzontale

Situata nel Parco nazionale del Durmitor, a ovest di Virak e a circa 1.550 metri di quota, Vodena pecina si sviluppa nei calcari mesozoici per circa 105 metri.

La sua morfologia è relativamente semplice e prevalentemente orizzontale. Un condotto principale attraversa una successione di allargamenti e strettoie, accompagnato da alcuni piccoli rami laterali e ambienti più ampi.

La cavità si sviluppa quasi interamente su un unico livello idrologico e presenta differenze altimetriche minime tra ingresso e parte terminale.

Proprio l’assenza di ostacoli verticali tecnicamente impegnativi ha portato i ricercatori a considerare Vodena pecina anche sotto il profilo della fruizione. Secondo Miti?, con casco, illuminazione, abbigliamento adeguato e soprattutto con l’accompagnamento di una guida speleologica qualificata, la grotta potrebbe essere inserita negli itinerari escursionistici che da Žabljak conducono verso Savin Kuk e le altre cime del Durmitor.

Una prospettiva quindi di speleoturismo controllato, distinta dall’accesso libero e comunque subordinata alla sicurezza e alla presenza di personale preparato.

Zelenovirska, 830 metri sotto il Durmitor

Ben diverso è il carattere della Zelenovirska pecina, presso Zeleni vir.

Con 830 metri di sviluppo esplorato, viene indicata dai ricercatori come la più lunga grotta conosciuta nell’area del Durmitor, escludendo dal confronto la cavità di Vjetreni brdi, i cui condotti esplorati raggiungono 1.951 metri ma che viene considerata un sistema speleologico distinto.

Rilievo della Jama na Vjetrenim brdima, uno dei maggiori sistemi verticali esplorati nel massiccio del Durmitor. La cavità raggiunge circa 880 metri di profondità e testimonia l’eccezionale sviluppo del carsismo profondo della montagn

Gli 830 metri assumono un significato particolare nel contesto geomorfologico della montagna.

Il carsismo d’alta quota del Durmitor è infatti caratterizzato soprattutto dalla presenza di pozzi e cavità verticali, favoriti dall’intensa tettonizzazione, dal grande spessore delle successioni carbonatiche e dalla forte componente verticale della circolazione idrica sotterranea.

Le grandi grotte a sviluppo prevalentemente orizzontale sono invece molto più rare. Per questo Zelenovirska rappresenta un fenomeno particolarmente interessante sia dal punto di vista geomorfologico sia da quello speleologico.

Un inghiottitoio che comincia 250 metri dopo l’ingresso

Uno degli aspetti più curiosi della Zelenovirska riguarda la sua funzione idrologica.

La cavità appartiene infatti alla tipologia delle grotte-inghiottitoio, ma la funzione di assorbimento delle acque non si manifesta direttamente all’ingresso: inizia soltanto a circa 250 metri dall’entrata.

Secondo Petronijevic questa caratteristica suggerisce una storia speleogenetica complessa, nella quale il drenaggio sotterraneo si sarebbe inserito all’interno di condotti già precedentemente formati.

Le acque superficiali penetrano nelle masse calcaree attraverso fratture e faglie e, mediante la dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche associata all’erosione meccanica, contribuiscono progressivamente alla formazione e all’ampliamento della rete sotterranea.

La Zelenovirska diventa così particolarmente interessante per ricostruire le diverse fasi di evoluzione del sistema carsico.

La vicinanza della grotta a un frequentato itinerario escursionistico non deve però trarre in inganno.

Già nei primi dieci metri il condotto presenta un profilo estremamente basso e la progressione è possibile soltanto strisciando. Più avanti sono necessarie esperienza speleologica, conoscenza delle tecniche di progressione sotterranea e attrezzature specifiche.

I ricercatori sconsigliano quindi categoricamente l’ingresso autonomo e ritengono necessario che il pericolo venga chiaramente segnalato all’esterno della cavità.

Per gli speleologi, al contrario, Zelenovirska rimane un importante terreno di ricerca.

Il valore della Zelenovirska non risiede soltanto nelle sue dimensioni.

Le cavità del Durmitor devono essere considerate veri e propri archivi naturali, in grado di conservare informazioni sull’evoluzione del rilievo carsico, sulle variazioni paleoclimatiche, sui regimi delle acque sotterranee e sui processi di speleogenesi.

Al loro interno possono svilupparsi stalattiti, stalagmiti, colate e altre concrezioni calcitiche, anche se nelle cavità-inghiottitoio attive la presenza periodica o permanente dell’acqua può limitarne lo sviluppo.

È proprio questo insieme di caratteristiche a rendere Zelenovirska un luogo nel quale, osservano i ricercatori, gli speleologi avranno ancora molti motivi per tornare.

415 cavità conosciute, ma la ricerca non è finita

Il dato forse più significativo emerso dalla campagna riguarda l’intero massiccio.

Sul Durmitor risultano attualmente censite 415 cavità speleologiche, esplorate completamente o solo in parte. Un numero che testimonia l’eccezionale sviluppo del carsismo della montagna, ma che non deve essere interpretato come il punto conclusivo delle ricerche.

Alcune aree del massiccio non sono infatti ancora state indagate sistematicamente.

Secondo Miti?, una delle priorità dovrebbe essere quindi l’aggiornamento e il completamento del Catasto speleologico del Durmitor, accompagnato da rilievi topografici dettagliati dei sistemi conosciuti e dalla raccolta sistematica di dati geomorfologici.

L’obiettivo è costruire una banca dati sufficientemente completa da diventare una base affidabile per i futuri progetti scientifici e, dove compatibile con la conservazione delle cavità, per valutare possibili forme di valorizzazione speleoturistica.

In questo percorso viene sottolineata anche l’importanza delle associazioni e dei club speleologici, il cui lavoro dovrebbe essere sostenuto economicamente e integrato con quello delle università e degli enti che gestiscono e tutelano il territorio.

Ledena pecina: prima di tutto, proteggere

La campagna di ricerca ha riguardato anche la celebre Ledena pecina, la Grotta di Ghiaccio, ma qui il problema non è l’esplorazione: è la conservazione.

Secondo i ricercatori la cavità è stata danneggiata e le sue attuali condizioni hanno portato il gruppo a chiedere ai Parchi nazionali del Montenegro un intervento urgente per limitarne l’accesso.

Tra le misure proposte figurano la rimozione delle corde ormai usurate o danneggiate, la recinzione dell’area attorno all’ingresso e l’installazione di cartelli che vietino chiaramente la discesa nella cavità.

I visitatori potrebbero continuare a osservare dall’esterno le caratteristiche stalattiti e stalagmiti di ghiaccio, evitando però di entrare e di alterare ulteriormente il delicato microclima sotterraneo.

I Parchi nazionali del Montenegro hanno comunicato a Vijesti che procederanno, nell’ambito delle proprie competenze e della normativa vigente, all’adozione delle misure proposte.

Il quadro che emerge dalle ricerche è quello di un Durmitor nel quale esplorazione, ricerca scientifica, fruizione e conservazione devono necessariamente procedere insieme.

Quattrocentoquindici cavità sono già conosciute. Altre potrebbero attendere ancora di essere individuate, esplorate e rilevate. E anche nelle grotte già note restano pagine da leggere di quell’archivio naturale che il carsismo del Durmitor ha costruito, lentamente, nel cuore della montagna.

Fonte: Damira Kala?, “The wealth of the (un)explored underground world: Researchers from the University of Belgrade and the University of Montenegro on the speleological sites of Durmitor”, Vijesti, 9 agosto 2026 https://en.vijesti.me/news-b/society/821404/The-wealth-of-the-unexplored-underground-world–researchers-from-the-University-of-Belgrade-and-the-University-of-Montenegro-on-the-speleological-objects-of-Durmitor

Anche gli speleologi italiani nelle montagne del Montenegro

Il rinnovato interesse per il patrimonio sotterraneo montenegrino coinvolge anche la speleologia italiana. Negli ultimi anni il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia ha organizzato due campagne esplorative nel Montenegro sud-orientale, la Montenegro Speleo Expedition 2024 e la successiva spedizione del 2025, dedicate alla ricerca di nuove cavità, ai rilievi e alla raccolta di dati ambientali nel carsismo d’alta quota. Alle campagne hanno partecipato anche speleologi di altri gruppi italiani,.

Ulteriori esplorazioni sono state condotte nel Paese dalla Commissione Grotte “Eugenio Boegan” della Società Alpina delle Giulie – CAI Trieste.

Sono esperienze che, pur interessando settori diversi da quello del Durmitor, confermano quanto le montagne del Montenegro siano oggi uno dei territori carsici più interessanti dei Balcani per l’esplorazione, la ricerca scientifica e la collaborazione internazionale.

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