Nicola Barone, una vita nelle grotte dell’Etna e della Sicilia
Addio a uno dei fondatori del Centro Speleologico Etneo. Dalle esplorazioni e dal catasto delle cavità vulcaniche alla ricerca nel territorio di Melilli, fino alla vulcanospeleologia internazionale: oltre mezzo secolo dedicato alla conoscenza e alla tutela del mondo sotterraneo siciliano
«Ci ha lasciati Nicola Barone, socio fondatore del CSE e riferimento per la speleologia siciliana dagli anni Settanta».
Con queste parole Alfio Cariola, presidente del Centro Speleologico Etneo, annuncia la scomparsa di Nicola Barone, ricordando una figura che ha accompagnato una parte importante della storia della speleologia siciliana e, in particolare, della ricerca nelle grotte vulcaniche dell’Etna. La Federazione Speleologica Siciliana, nella persona del presidente DArio Rocca, lo ricorda a sua volta.
Barone è stato presidente del Centro Speleologico Etneo, esploratore, rilevatore, autore e curatore di pubblicazioni, organizzatore di incontri scientifici e divulgatore. Ma soprattutto è appartenuto a quella generazione di speleologi che, a partire dagli anni Settanta, ha contribuito a trasformare l’esplorazione delle cavità siciliane in un lavoro sistematico di documentazione, studio e tutela.
Cariola ricorda anche due opere alle quali il nome di Barone resta particolarmente legato: “Le grotte dell’Etna” e “Le grotte del territorio di Melilli”.
Proprio Melilli continuava a occupare i suoi pensieri e il suo lavoro. Negli ultimi tempi Nicola Barone era infatti impegnato nella preparazione di un nuovo volume dedicato alle bellezze naturalistiche del territorio melillese. Un progetto che appare oggi quasi come la prosecuzione naturale di una ricerca cominciata molti decenni prima.
Dagli anni Settanta alla maturità della speleologia siciliana
La storia speleologica di Nicola Barone abbraccio quella del Centro Speleologico Etneo, con una stagione particolarmente vivace delle esplorazioni siciliane.
Sono gli anni in cui alla frequentazione delle grotte più conosciute si affiancano prospezioni sistematiche, rilievi topografici, raccolta di dati, osservazioni geologiche e biologiche e un crescente interesse per la catalogazione delle cavità.
Un passaggio fondamentale di quella stagione è stata la scoperta, nel 1977, della Grotta di Villasmundo, nel territorio siracusano. Molti anni dopo, introducendo il volume dedicato alle grotte di Melilli, Barone avrebbe ricordato quell’esperienza come uno dei momenti che hanno profondamente mutato gli orizzonti della speleologia siciliana. Villasmundo apriva infatti un mondo diverso da quello delle grotte laviche etnee e contribuiva ad ampliare interessi, tecniche e prospettive di ricerca.
Sono seguite le prospezioni di Poggio Manchitta, Cava dei Molini, Vallone Cannatello e di altre aree del territorio melillese. Esplorare significava sempre più spesso anche misurare, disegnare, descrivere, confrontare e pubblicare.
È in questo passaggio dall’esplorazione alla conoscenza condivisa che si comprende meglio il contributo di Nicola Barone.
Il lavoro per il catasto delle grotte
Una parte meno visibile al grande pubblico, ma fondamentale per la speleologia, è stato infatti il lavoro di documentazione catastale.
Nel 1994 Barone figura come primo autore, insieme ad A. Priolo, G. Priolo, G. Sanfilippo e B. Scammacca, dello studio “Grotte vulcaniche di Sicilia, notizie catastali: terzo contributo (da Si CT 51 a Si CT 75)”.
Il lavoro raccoglie dati relativi a venticinque cavità vulcaniche siciliane: localizzazione, descrizione, bibliografia e topografia.
Dietro una pubblicazione di questo genere ci sono ore e ore trascorse sottoterra e altrettante in superficie: rilievi, verifiche, restituzioni grafiche, ricerca bibliografica. È uno dei lavori silenziosi sui quali si costruisce la memoria speleologica di un territorio.
Ancora oggi quella documentazione continua a essere richiamata nella letteratura dedicata alle cavità vulcaniche dell’Etna.
Tra le testimonianze dell’attività sul terreno troviamo, per esempio, il rilievo del 1988 della Grotta dei Ladri, conosciuta anche come Grotta dei Briganti o Grotta della Neve, realizzato da Nicola Barone insieme ad A. Di Paola, F. Fanciulli, A. Marino e R. Maugeri.
L’Etna, un vulcano da esplorare anche sottoterra
Per Nicola Barone l’Etna, oltre al grande vulcano osservato dalla superficie. era anche un territorio sotterraneo fatto di tunnel lavici, fratture, cavità nate dalle colate e ambienti effimeri che le nuove eruzioni potevano creare e, talvolta, cancellare o trasformare.
Il lavoro del Centro Speleologico Etneo ha contribuito in maniera importante alla conoscenza di questo patrimonio e Barone fu tra i protagonisti di questa lunga stagione di ricerca.
Il suo nome compare in studi, schede catastali, rilievi e pubblicazioni dedicate alle grotte etnee. Anche dopo le eruzioni più recenti l’interesse non è venuta meno: dopo l’eruzione del 2004-2005, Barone ha partecipato alla presentazione dei primi risultati delle esplorazioni delle nuove cavità formatesi nelle lave, dove vennero osservati anche particolari fenomeni mineralogici.
La grotta vulcanica, dunque, era un fenomeno scientifico da osservare e documentare.
Catania al centro della vulcanospeleologia internazionale
L’attività di Nicola Barone ha superato presto i confini regionali.
Già nel 1983, quando Catania ha ospitato il IV Symposium Internazionale di Vulcanospeleologia, Barone era inserito nell’attività scientifica e organizzativa del settore. Gli atti del convegno, pubblicati dal Centro Speleologico Etneo nel 1987, sono stati curati da Nicola Barone, Orazio Mirabella e Giuseppe Licitra.
Sedici anni dopo, Catania tornò a essere uno dei punti d’incontro della comunità vulcanospeleologica mondiale. Dall’11 al 19 settembre 1999 si è svolto lì, infatti, il IX Simposio Internazionale di Vulcanospeleologia. Nicola Barone, allora presidente del Centro Speleologico Etneo, presiedette e ha coordinato il comitato organizzatore. E’ stato un appuntamento importante per il CSE e per la proiezione internazionale della speleologia siciliana tutta. Gli atti del Simposio sono stati poi curati da Nicola Barone, Renato Bonaccorso e Giuseppe Licitra.
La documentazione conservata di quell’evento testimonia quanto fosse centrale il suo ruolo: Barone aveva coordinato l’organizzazione del Simposio e della mostra collegata all’incontro internazionale e aveva partecipato al lavoro editoriale che aveva poi accompagnato la manifestazione.
“Dentro il Vulcano”
Proprio in occasione del Simposio del 1999 prese forma uno dei progetti divulgativi più significativi del Centro Speleologico Etneo: “Dentro il Vulcano – Le grotte dell’Etna”.
Mostra e pubblicazione raccontavano un Etna meno conosciuto, quello che continua sotto la superficie delle lave.
Il progetto espositivo portava le firme di Nicola Barone, Renato Bonaccorso e Giuseppe Puglisi e utilizzava anche fotografie realizzate dallo stesso Barone: un modo interessante e attuale di raccontare la speleologia.
La capacità di mettere insieme il lavoro dello speleologo e quello del narratore del territorio costituisce uno degli aspetti più interessanti della sua attività.
Le grotte di Melilli
Se l’Etna rappresentò una costante della sua vita speleologica, Melilli sembra essere stato per Nicola Barone un luogo del cuore e della ricerca.
Nel 1998 il Centro Speleologico Etneo pubblicò “Le Grotte del Territorio di Melilli”, un’opera che raccoglieva decenni di esplorazioni e conoscenze.
Non si trattava semplicemente di un catalogo.
Il volume riuniva informazioni geologiche, archeologiche, storiche e zoologiche e documentava cinquanta cavità, corredandole di topografie, dati catastali, bibliografia e indicazioni per raggiungerle.
Nell’introduzione Barone ripercorreva anche una parte della storia della speleologia catanese: dalla Grotta Palombara, palestra per generazioni di speleologi, alla scoperta di Villasmundo e alle successive campagne di ricerca nel territorio.
Ma indicava soprattutto una finalità che andava oltre la documentazione tecnica: far conoscere quel patrimonio naturalistico affinché potesse essere apprezzato e rispettato, soprattutto dalle nuove generazioni.
A distanza di quasi trent’anni, sapere che stava lavorando ancora a un libro dedicato alle bellezze naturali di Melilli dà a quelle pagine un significato particolare.
Il filo non si era mai spezzato.
Esplorare, studiare, raccontare
Negli anni successivi Barone continuò a occuparsi di storia e cultura delle grotte etnee.
Nel 2007, insieme a Giancarlo Santi, pubblicò sulla rivista Speleologia l’articolo “Etna grotte, viaggiatori e legende”, dedicato anche al rapporto secolare tra uomini, racconti e cavità del vulcano.
Nello stesso periodo partecipò alla divulgazione legata alla mostra “In Ima Tartara – Preistoria e leggenda delle grotte etnee”, un’altra iniziativa capace di mettere in relazione il dato speleologico con archeologia, storia e immaginario.
Era ormai evidente un percorso che aveva attraversato più dimensioni della speleologia: dall’esplorazione al rilievo, dal catasto alla ricerca, dall’organizzazione associativa ai rapporti internazionali, fino alla divulgazione.
Una generazione di speleologi
Anche altri riferimenti hanno un valore particolare: quando nel 2005 è mancato Giuseppe Licitra, altro protagonista della vulcanospeleologia catanese e internazionale, è stato Nicola Barone a scriverne il ricordo destinato alla comunità speleologica internazionale.
Ha raccontato un compagno con cui aveva condiviso più di trent’anni di attività.
Oggi quelle parole sembrano rimandare, inevitabilmente, alla stessa generazione alla quale apparteneva Barone: uomini e donne che hanno esplorato quando le conoscenze erano molto più frammentarie di oggi, hanno disegnato grotte, compilato schede, organizzato spedizioni e convegni, costruito archivi e lasciato pubblicazioni sulle quali continuano a lavorare gli speleologi delle generazioni successive.
Alfio Cariola ha parlato di Nicola come un “riferimento per la speleologia siciliana dagli anni Settanta”: verissimo: non soltanto per le cariche ricoperte o per i libri pubblicati, ma per la continuità di un impegno durato oltre mezzo secolo.
Nicola Barone ha contribuito a esplorare le grotte della Sicilia e, soprattutto, ha contribuito a trasformarle in patrimonio conosciuto, documentato e raccontato.
Fino agli ultimi tempi continuava a fare ciò che aveva fatto per gran parte della sua vita: studiare un territorio e prepararsi a raccontarlo ancora una volta.
Alla famiglia di Nicola Barone, ad Alfio e a tutti gli amici del Centro Speleologico Etneo e della Federazione Speleologica Siciliana va il cordoglio della redazione di Scintilena.
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