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    ZO SÉRIE 100 ROKOV OBJAVENIA DOMICE ŽIVOT UKRYTÝ V PODZEMÍ Od objavenia jaskyne pred sto rokmi až dodnes bolo v Domici zaznamenaných 270 druhov bezstavovcov. Nachádzajú sa tu prevažne druhy prenikajúce z povrchu, ale aj pravé jaskynné živočíchy a vzácne lokálne endemity. Osobitné postavenie má vodná fauna Domice, kde je známych viac ako 20 druhov vodných bezstavovcov. Až osem z nich patrí medzi stygobionty – živočíchy, ktorých celý životný cyklus je viazaný na podzemnú vodu. To ju zaraďuje me
     

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ZO SÉRIE 100 ROKOV OBJAVENIA DOMICE
ŽIVOT UKRYTÝ V PODZEMÍ

Od objavenia jaskyne pred sto rokmi až dodnes bolo v Domici zaznamenaných 270 druhov bezstavovcov. Nachádzajú sa tu prevažne druhy prenikajúce z povrchu, ale aj pravé jaskynné živočíchy a vzácne lokálne endemity.

Osobitné postavenie má vodná fauna Domice, kde je známych viac ako 20 druhov vodných bezstavovcov. Až osem z nich patrí medzi stygobionty – živočíchy, ktorých celý životný cyklus je viazaný na podzemnú vodu. To ju zaraďuje medzi lokality s najvyššou zaznamenanou diverzitou podzemnej vodnej fauny na Slovensku. Najviditeľnejším zástupcom je kôrovec Niphargus aggtelekiensis, v Domici dorastajúci do mimoriadnej veľkosti až 5 cm.
Suchozemské spoločenstvá tvoria z veľkej časti povrchové druhy, ktoré jaskyňu využívajú iba čiastočne ale aj pravé jaskynné formy – troglobionty, trvalo prispôsobené životu v podzemí. Medzi najvýznamnejšie patria západokarpatské endemity, ako napríklad mnohonôžka Typhloiulus sp. a chvostoskoky Pseudosinella aggtelekiensis, Pygmarrhopalites slovacicus a P. aggtelekiensis Vzácnym obyvateľom Domice je slepá mnohonôžka Typhloiulus sp., ktorá s dĺžkou okolo 3 cm a viac ako 150 pármi nôh patrí k najväčším a „najnohatejším“ suchozemským jaskynným živočíchom na Slovensku.

Od objavu jaskyne sa výskum posunul od náhodných zberov živočíchov až k podrobnému štúdiu fungovania celého jaskynného ekosystému. Domica sa stala významným prírodným laboratóriom ekologického a potravného výskumu bezstavovcov. Pri suchozemskom kôrovcovi Mesoniscus graniger sa skúmalo trávenie, dýchanie, teplotné nároky aj zdroje nevyhnutných mastných kyselín. Výsledky ukázali význam húb, rias, mikroorganizmov a guána v potravných vzťahoch, ako aj prispôsobenie sa mikroklimatickým podmienkam jaskyne.

Medzi pozoruhodnosti Domice patria aj 1 m vysoké guánové kopy, ktorých najstaršie vrstvy majú viac ako tisíc rokov. Guáno je zásobárňou živín, prostredím pre mikroorganizmy a potravou pre mnohé bezstavovce. Zároveň uchováva peľ, zvyšky hmyzu a chemické látky. Vedci z jeho vrstiev získali informácie o potrave netopierov ale aj o zmenách okolitej krajiny.









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  • Croazia, Bakovac chiude la spedizione di Gigi Casati con una scoperta inattesa: una grande sala oltre il secondo sifone
    Condividi L’ultima immersione raggiunge i -105 metri e porta lo sviluppo della sorgente a circa 1.100 metri. Tra gli enormi massi della frana gli esploratori individuano un vasto ambiente che apre nuovi obiettivi per il prossimo anno. Dopo la scoperta della nuova galleria oltre il secondo sifone, la spedizione di Luigi “Gigi” Casati alla sorgente di Bakovac si conclude con un’altra sorpresa. Negli ultimi giorni di permanenza in Croazia gli esploratori hanno infatti individuato una grande sala
     

Croazia, Bakovac chiude la spedizione di Gigi Casati con una scoperta inattesa: una grande sala oltre il secondo sifone

August 4th 2026 at 05:30

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L’ultima immersione raggiunge i -105 metri e porta lo sviluppo della sorgente a circa 1.100 metri. Tra gli enormi massi della frana gli esploratori individuano un vasto ambiente che apre nuovi obiettivi per il prossimo anno.

Dopo la scoperta della nuova galleria oltre il secondo sifone, la spedizione di Luigi “Gigi” Casati alla sorgente di Bakovac si conclude con un’altra sorpresa. Negli ultimi giorni di permanenza in Croazia gli esploratori hanno infatti individuato una grande sala nascosta tra i giganteschi blocchi della frana che interrompe il percorso oltre il sifone, aprendo prospettive del tutto nuove per le future esplorazioni.

L’intera campagna estiva è stata dedicata esclusivamente a Bakovac. Una scelta quasi obbligata: il trasporto delle attrezzature tra il primo e il secondo sifone richiede ore di lavoro e uno sforzo fisico considerevole, rendendo ogni immersione il risultato di una lunga e complessa organizzazione.

La prima settimana è stata dedicata soprattutto al lavoro oltre il secondo sifone da parte di Casati e Andrea Scipioni. Nella seconda si è aggiunto Riccardo Denaro, ma la spedizione è stata rallentata dai problemi alla schiena che hanno costretto Casati a fermarsi per alcuni giorni. Nonostante tutto, la terza settimana ha permesso di completare gli obiettivi principali.

L’ultima punta esplorativa è stata effettuata mercoledì. Pur ancora dolorante, Casati ha raggiunto nuovamente il fondo del secondo sifone, arrivando a -105 metri di profondità e percorrendo 380 metri di sviluppo, dei quali circa 230 oltre la quota di -85 metri. Per tutta la durata dell’immersione Andrea Scipioni ha atteso tra il primo e il secondo sifone per oltre un’ora e mezza, pronto a recuperare i materiali al ritorno del compagno. Terminata l’esplorazione, i due hanno affrontato un lungo lavoro di trasporto delle attrezzature oltre la strettoia e sotto la gigantesca frana, mentre Scipioni ha effettuato quattro traversate tra i due sifoni per trasferire il materiale. Solo dopo circa sei ore di lavoro la squadra è riuscita a uscire dalla cavità.

Il giorno successivo è stato dedicato allo smontaggio delle corde e al recupero delle ultime attrezzature. Prima di lasciare definitivamente il settore post-sifone, però, è arrivata la scoperta più inattesa della fase conclusiva della spedizione.

Esplorando una difficile arrampicata tra gli enormi blocchi della frana, Casati e Scipioni hanno individuato una grande sala, stimata in circa 30 metri di lunghezza, 20 di larghezza e quasi 50 metri di altezza rispetto al livello dell’acqua. Un ambiente che lascia intuire la presenza di ulteriori prosecuzioni asciutte e che cambia gli obiettivi della prossima spedizione: non solo la continuazione del sifone, ma anche una complessa serie di arrampicate in un settore completamente nuovo della cavità.

Il bilancio finale conferma l’importanza delle esplorazioni di quest’estate. Il primo sifone raggiunge ora uno sviluppo di circa 550 metri, con profondità massima di 60 metri; il secondo misura 380 metri, fino a -105 metri di profondità. Lo sviluppo conosciuto della sorgente di Bakovac sale così a circa 1.100 metri, aggiungendo un nuovo sifone oltre i cento metri di profondità al patrimonio delle sorgenti esplorate in Croazia.

La spedizione si è conclusa con un ultimo aiuto inatteso: il passaggio di Alan Kovacevic e dei suoi figli ha evitato agli esploratori il pesante trasporto finale delle attrezzature fino ai veicoli.

Casati, che come sempre ha un pensiero per tutti, ha infine voluto ringraziare Aleksandra Brmbota per l’ospitalità e il supporto ricevuti durante tutta la permanenza.

Bakovac non ha ancora rivelato tutti i suoi segreti. Se quest’estate la nuova galleria ha confermato il potenziale della sorgente, la sala scoperta tra i blocchi della frana suggerisce che il prossimo capitolo dell’esplorazione potrebbe svilupparsi non solo sott’acqua, ma anche nelle grandi gallerie asciutte ancora da raggiungere.

Video su Istagram: https://www.instagram.com/reel/DbneQ6uMsxN/?igsh=aDYzbzFyamdhZnBi

foto, immagini e video da profilo social di Gigi Casati.

Il pregresso: Scintilena https://www.scintilena.com/croazia-la-sorgente-di-bakovac-continua-a-sorprendere-casati-apre-una-nuova-galleria-oltre-il-secondo-sifon/07/29/

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  • “Salafossa – L’ultima miniera del Cadore”: il docufilm debutta a Santo Stefano di Cadore
    Condividi Sabato 5 settembre la prima proiezione dedicata alla storia della storica miniera del Comelico. Al mattino prevista una visita speleologica ai dodici livelli del sito. Sabato 5 settembre 2026, alle ore 16.00, il Cinema Piave di Santo Stefano di Cadore (Belluno) ospiterà la prima proiezione del docufilm “Salafossa – L’ultima miniera del Cadore”, un viaggio nella memoria del Comelico attraverso le gallerie, il lavoro e il paesaggio che hanno segnato la storia dell’ultima grande realtà
     

“Salafossa – L’ultima miniera del Cadore”: il docufilm debutta a Santo Stefano di Cadore

August 4th 2026 at 05:00

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Sabato 5 settembre la prima proiezione dedicata alla storia della storica miniera del Comelico. Al mattino prevista una visita speleologica ai dodici livelli del sito.

Sabato 5 settembre 2026, alle ore 16.00, il Cinema Piave di Santo Stefano di Cadore (Belluno) ospiterà la prima proiezione del docufilm “Salafossa – L’ultima miniera del Cadore”, un viaggio nella memoria del Comelico attraverso le gallerie, il lavoro e il paesaggio che hanno segnato la storia dell’ultima grande realtà mineraria del Cadore.

L’iniziativa rappresenta un’occasione per riscoprire un importante capitolo del patrimonio storico e industriale delle Dolomiti, raccontato attraverso immagini, testimonianze e ambienti sotterranei di grande fascino.

La giornata sarà arricchita, nella mattinata, dalla possibilità di partecipare a una visita speleologica della miniera, percorrendo i suoi dodici livelli, per vivere direttamente gli ambienti che fanno da sfondo al documentario.

L’evento è patrocinato dalla Società Speleologica Italiana (SSI) e dalla Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA).

In breve

  • Quando: sabato 5 settembre 2026, ore 16.00
  • Dove: Cinema Piave, Santo Stefano di Cadore (BL)
  • Evento: prima proiezione del docufilm Salafossa – L’ultima miniera del Cadore
  • Al mattino: visita speleologica ai 12 livelli della miniera
  • Patrocinio: Società Speleologica Italiana ETS e Commissione Nazionale Cavità Artificiali (

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  • Elezioni per rinnovo cariche sociali SSI
    Condividi L’appello del Presidente Sergio Orsini. Il 31 dicembre 2026 scadrà il mandato di questo Consiglio Direttivo. Prepariamoci quindi al rinnovo delle cariche sociali per il triennio 2027-2029. Le votazioni riguardano l’elezione del Presidente, di otto Consiglieri, di tre Probiviri e di tre componenti dell’Organo di Controllo e due supplenti secondo le modalità previste dall’Art.21 del Regolamento SSI ETS approvato nell’Assemblea Ordinaria dei Soci del 17 luglio 2023 e secondo le ind
     

Elezioni per rinnovo cariche sociali SSI

August 3rd 2026 at 10:00

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L’appello del Presidente Sergio Orsini.

Il 31 dicembre 2026 scadrà il mandato di questo Consiglio Direttivo. Prepariamoci quindi al rinnovo delle cariche sociali per il triennio 2027-2029.

Le votazioni riguardano l’elezione del Presidente, di otto Consiglieri, di tre Probiviri e di tre componenti dell’Organo di Controllo e due supplenti secondo le modalità previste dall’Art.21 del Regolamento SSI ETS approvato nell’Assemblea Ordinaria dei Soci del 17 luglio 2023 e secondo le indicazioni di voto.

Il tuo voto è importante, come è importante, avendo i requisiti necessari, candidarsi e portare idee nuove e un aiuto concreto alla Speleologia italiana.

Per prima cosa è necessario costituire la Commissione elettorale, che sarà composta da un minimo di nove a un massimo di undici membri: i tre Probiviri uscenti, il membro dell’Organo di Controllo uscente (uno in caso di organo monocratico) e da cinque Soci che abbiano maturato almeno cinque anni consecutivi di associazione alla SSI ETS e ne facciano richiesta nei termini e nelle modalità riportate più avanti e indicate dal Consiglio Direttivo. Non possono far parte della Commissione Elettorale i candidati a qualsiasi carica sociale. Pertanto, se fra i Probiviri e i componenti dell’Organo di Controllo ve ne fosse qualcuno che si ricandida, dovrà essere sostituito da un numero uguale di componenti del Consiglio Direttivo o ex tali (non candidati, estratti a sorte, partendo dai consiglieri in carica e procedendo a ritroso in ordine temporale).

Se desideri far parte della Commissione elettorale e ne hai i requisiti, puoi inviare la tua candidatura a partire dal 20 luglio e fino al termine massimo del 30 luglio 2026. I componenti saranno scelti entro il 3 agosto, dando la precedenza alle mail in ordine di arrivo. Le candidature – complete di nome, cognome, indirizzo mail e recapito telefonico – devono essere inviate unicamente all’indirizzo mail dedicato candidature.commissione2026@socissi.it

I probiviri e i componenti dell’Organo di controllo sono invitati a comunicare tempestivamente, non oltre il 28 luglio, al Consiglio Direttivo la propria disponibilità o indisponibilità a far parte della Commissione Elettorale. In modo tale da poter adempiere alle eventuali sostituzioni come sopra descritto.

Le altre date e scadenze utili per le candidature sono:

·         4 agosto ATTO DI INDIZIONE: invio mail a tutti i Soci con invito alle candidature – tramite apposito modulo – a Presidenza, Consiglio Direttivo, Proboviro, componenti dell’Organo di Controllo per il triennio 2027-2029;

·         5 agosto apertura ufficiale per le candidature che dovranno essere inviate unicamente all’indirizzo mail dedicato elezioni2026@socissi.it;

·         10 settembre alle ore 23.59 termine ultimo per l’invio delle candidature;

·         11/25 settembre esame, da parte della Commissione elettorale, delle candidature pervenute e inserimento dei nominativi nelle schede elettorali;

·         5 ottobre inizio delle votazioni tramite la piattaforma Polyas;

·         27 ottobre chiusura delle votazioni;

·         Assemblea Ordinaria, nel corso del Raduno di Costacciaro (PG), con scrutinio pubblico ed elezione degli organi direttivi per il triennio 2027-2029

Certo della massima partecipazione, vi saluto caramente.

Sergio Orsini

Presidente della SSI ETS

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  • Súhrn speleo noviniek (32. týždeň 2026)
    Slovenska Speleologická Spoločnosť JT 2026 📅 2026-07-29 Sk_Speleo pred vchodom do jaskyne Nová Kresanica /2016 m.n.m./, ktorej dĺžka presiahla 1 km , hĺbka -190m, zima 2004, foto: J 📅 2026-07-30 Photos from Správa slovenských jaskýň's post 📅 2026-07-30 Cz_Speleo Objevy na Kněhyni 📅 2026-08-02 Photos from ZO ČSS 6-11 Královopolská's post 📅 2026-07-27 Photos from Hranick
     

Súhrn speleo noviniek (32. týždeň 2026)

August 3rd 2026 at 09:10
Súhrn speleo noviniek (32. týždeň 2026)

Slovenska Speleologická Spoločnosť

JT 2026

📅 2026-07-29

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  • Sistemi carsici e risorse idriche: dalla roccia all’acqua che arriva alle sorgenti
    Condividi L’idrogeologia delle grotte spiega il legame tra paesaggio, falde acquifere carsiche e protezione delle acque sotterranee Sotto le aree calcaree scorrono fiumi poco visibili, ma decisivi per l’approvvigionamento idrico di molte comunità. Comprendere i sistemi carsici e risorse idriche significa quindi conoscere il percorso dell’acqua dalla pioggia alla sorgente e prevenire i rischi che possono comprometterne qualità e disponibilità. Sistemi carsici e risorse idriche: come funzion
     

Sistemi carsici e risorse idriche: dalla roccia all’acqua che arriva alle sorgenti

August 3rd 2026 at 09:00

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L’idrogeologia delle grotte spiega il legame tra paesaggio, falde acquifere carsiche e protezione delle acque sotterranee

Sotto le aree calcaree scorrono fiumi poco visibili, ma decisivi per l’approvvigionamento idrico di molte comunità. Comprendere i sistemi carsici e risorse idriche significa quindi conoscere il percorso dell’acqua dalla pioggia alla sorgente e prevenire i rischi che possono comprometterne qualità e disponibilità.

Sistemi carsici e risorse idriche: come funziona il reticolo sotterraneo

Il carsismo è l’insieme dei processi con cui l’acqua dissolve lentamente rocce solubili, soprattutto calcari e dolomie. Nel tempo, fratture e discontinuità della roccia si ampliano e formano fessure, pozzi, inghiottitoi, condotti e grotte.

L’acqua piovana assorbe anidride carbonica nell’atmosfera e nel suolo. Diventa così leggermente acida e può sciogliere il carbonato di calcio presente nelle rocce. Questo processo genera una rete sotterranea dalla geometria complessa.

I sistemi carsici e le risorse idriche non coincidono necessariamente. Il bacino idrogeologico, cioè l’area che alimenta una sorgente attraverso il sottosuolo, può essere molto diverso dal bacino delimitato dagli spartiacque superficiali.

L’acqua può infiltrarsi in una dolina o in un inghiottitoio. Può poi riemergere a chilometri di distanza, attraverso sorgenti situate in valli o pianure. La superficie, in questi paesaggi, mostra spesso pochi corsi d’acqua proprio perché una parte rilevante del drenaggio avviene nel sottosuolo.

Falde acquifere carsiche funzionamento e acqua potabile

Un acquifero carsico è un sistema roccioso capace di ricevere, immagazzinare, trasportare e restituire acque sotterranee. La sua permeabilità dipende sia dalle fratture naturali sia dalle cavità allargate dalla dissoluzione carsica.

Il funzionamento delle falde acquifere carsiche è caratterizzato dalla coesistenza di zone diverse. Nei settori meno carsificati l’acqua può essere trattenuta più a lungo. Nei grandi condotti, invece, il flusso può essere rapido e convogliare volumi importanti verso le sorgenti.

Le sorgenti carsiche hanno un ruolo rilevante in Italia e nel Mediterraneo. La Società Speleologica Italiana stima che le acque di origine carsica costituiscano circa il 40% dell’approvvigionamento idrico potabile italiano; il dato evidenzia il peso strategico di questi sistemi nella gestione della risorsa.

Anche su scala europea l’acqua sotterranea è essenziale. Nell’Unione europea fornisce il 65% dell’acqua destinata al consumo potabile e il 25% di quella utilizzata per l’irrigazione.

Protezione delle acque sotterranee e vulnerabilità carsica

La stessa rapidità che rende efficienti gli acquiferi carsici ne aumenta la fragilità. In molti punti l’acqua penetra direttamente nel sottosuolo, senza attraversare spessori di terreno capaci di trattenere o degradare gli inquinanti.

Fertilizzanti, pesticidi, reflui non trattati, rifiuti, idrocarburi e sedimenti di attività estrattive possono raggiungere le falde. La protezione delle acque sotterranee deve quindi iniziare nelle aree di ricarica, spesso lontane dalle sorgenti utilizzate dagli acquedotti.

Durante le piene, l’acqua può mobilitare sostanze accumulate nei condotti, nei sifoni e nei laghi sotterranei. Di conseguenza, la qualità di una sorgente può cambiare rapidamente dopo piogge intense.

L’Agenzia europea dell’ambiente segnala che l’inquinamento diffuso agricolo è la principale pressione associata allo scarso stato chimico delle acque sotterranee nell’Unione europea. Nitrati e pesticidi sono tra gli inquinanti più frequentemente rilevati nei programmi di monitoraggio.

Gli acquiferi carsici costieri del Mediterraneo sono esposti anche al rischio di intrusione salina. Prelievi eccessivi possono ridurre la pressione dell’acqua dolce e favorire l’avanzamento dell’acqua marina nel sottosuolo.

Idrogeologia delle grotte spiegazione e strumenti di studio

La spiegazione dell’ idrogeologia delle grotte richiede osservazioni in superficie e nel sottosuolo. Gli speleologi contribuiscono a individuare condotti, livelli idrici, sorgenti, inghiottitoi e punti di perdita della rete carsica.

Uno degli strumenti più efficaci è il tracciamento con sostanze idonee e controllate. Un tracciante immesso in un punto di infiltrazione viene cercato nelle sorgenti per ricostruire le connessioni idriche, i tempi di transito e la velocità del flusso.

Sono impiegati anche rilievi topografici, sensori di livello, misure di portata, campionamenti chimici e microbiologici. Il monitoraggio deve intensificarsi durante le piogge, le piene e i periodi di magra, quando i sistemi carsici possono mostrare risposte molto diverse.

Il progetto ERC-KARST ha richiamato l’importanza dei dati di rilievo speleologico per sviluppare modelli capaci di interpretare flusso e trasporto di soluti nei sistemi complessi. L’obiettivo è migliorare la previsione di piene, siccità e trasferimento dei contaminanti.

Gestione sostenibile dei sistemi carsici e risorse idriche

La gestione sostenibile richiede una cartografia accurata delle aree carsiche, delle zone di ricarica e dei bacini idrogeologici. Le sole informazioni morfologiche di superficie non bastano a stabilire dove finiscano le acque infiltrate.

Occorre proteggere gli inghiottitoi, limitare gli scarichi impropri e controllare le attività agricole, industriali ed estrattive nelle zone vulnerabili. La prevenzione è particolarmente importante perché il recupero di una falda contaminata può essere lungo, tecnicamente difficile e costoso.

In Italia, la Carta Idrogeologica d’Italia elaborata da ISPRA offre una base nazionale per analizzare acquiferi, sorgenti, permeabilità e pressioni antropiche. Lo strumento non sostituisce le indagini locali, indispensabili nei contesti carsici più articolati.

La conoscenza delle grotte resta quindi parte integrante della protezione delle acque sotterranee. Rilievi, monitoraggi e collaborazione tra speleologi, geologi, gestori idrici e amministrazioni possono trasformare il patrimonio sotterraneo in una base concreta per pianificare l’uso dell’acqua.

Fonti

Fonti
[1] Dossier-Le-Acque-di-origine-carsica-una-risorsa-strategica … https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2024/08/Dossier-Le-Acque-di-origine-carsica-una-risorsa-strategica.pdf
[2] Europe’s groundwater — a key resource under pressure https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/europes-groundwater-a-key-resource-under-pressure
[3] Edited by https://eclass.uoa.gr/modules/document/file.php/GEOL125/%CE%8E%CE%BB%CE%B7%20%CE%BC%CE%B1%CE%B8%CE%AE%CE%BC%CE%B1%CF%84%CE%BF%CF%82/06-%CE%9C%CE%AC%CE%B8%CE%B7%CE%BC%CE%B1-PI-VULK-Method-cost_action_620_final_report.pdf
[4] CALL FOR SURVEY DA ERC-KARST – Scintilena https://www.scintilena.com/call-for-survey-da-erc-karst-2/11/24/
[5] La nuova Carta Idrogeologica d’Italia (CII500K): strumenti, metodologia e … https://portalesgi.isprambiente.it/?p=8555
[7] Normativa europea vigente sulla tutela delle acque sotterranee https://www.scintilena.com/normativa-europea-vigente-sulla-tutela-delle-acque-sotterranee/07/27/
[8] La Vulnerabilità degli Acquiferi Carsici https://www.scintilena.com/la-vulnerabilita-degli-acquiferi-carsici/03/21/
[9] Slovenia: monitoraggio continuo delle acque carsiche sotterranee https://www.scintilena.com/slovenia-monitoraggio-continuo-delle-acque-carsiche-sotterranee/05/08/
[10] Vulnerabilità degli acquiferi carsici in ambiente alpino https://www.scintilena.com/vulnerabilita-degli-acquiferi-carsici-in-ambiente-alpino-nuovo-approccio-di-modellazione-numerica/08/07/
[11] Acquiferi carsici in Italia: una risorsa idrica strategica da … https://www.scintilena.com/acquiferi-carsici-in-italia-una-risorsa-idrica-strategica-da-tutelare/06/05/
[12] Il carsismo alle Nazioni Unite: sessione online dell’iniziativa Karst … https://www.scintilena.com/il-carsismo-alle-nazioni-unite-sessione-online-delliniziativa-karst-aware-sullunea-7/03/04/
[13] Clean Up the Dark European Network, an international project inspired by the Italian experience – Scintilena https://www.scintilena.com/clean-up-the-dark-european-network-an-international-project-inspired-by-the-italian-experience/09/02/
[14] 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico https://www.scintilena.com/come-riconoscere-se-vivi-in-un-territorio-carsico/06/06/
[15] Libri: Karst Hydrogeology, Geomorphology and Caves in offerta fino … https://www.scintilena.com/libri-karst-hydrogeology-geomorphology-and-caves-in-offerta-fino-a-fine-anno/06/23/
[16] Cave protection campaign at EU-parliament – Scintilena https://www.scintilena.com/cave-protection-campaign-at-eu-parliament/09/29/
[17] Le Aree Carsiche nel Mirino: Vulnerabilità, Inquinamento e … https://www.scintilena.com/le-aree-carsiche-nel-mirino-vulnerabilita-inquinamento-e-tutela-di-un-patrimonio-idrico-nazionale/04/24/
[18] 6th EuroSpeleo Protection Symposium in September in Germany – Scintilena https://www.scintilena.com/6th-eurospeleo-protection-symposium-in-september-in-germany/11/12/
[19] Carta Idrogeologica d’Italia: ISPRA mappa il patrimonio … https://www.scintilena.com/carta-idrogeologica-ditalia-ispra-mappa-il-patrimonio-nascosto-delle-acque-sotterranee-che-forniscono-l84-dellacqua-potabile/07/18/
[20] Giornata Internazionale delle Grotte e del Carso: Un Iniziativa per la Conservazione e la Sensibilizzazione – Scintilena https://www.scintilena.com/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-karst-un-iniziativa-per-la-conservazione-e-la-sensibilizzazione/10/13/
[21] [PDF] VULnERABILITà dEGLI ACqUIFERI ALL’InqUInAmEnTO E AREE dI … https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-92/memdes_92_1_10_vulerabilita_acquiferi.pdf
[22] Gli Acquiferi Carsici d’Italia — Una Risorsa Strategica – Scintilena https://www.scintilena.com/guida-di-studio-gli-acquiferi-carsici-ditalia-una-risorsa-strategica/03/21/
[23] 2. – CARATTERI IDROGEOLOGICI DELLA https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-92/memdes_92_1_2_caratteri_idrogeologici.pdf
[24] metodologie e tecniche di indagine adottate per lo studio delle … https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-92/memdes_92_1_9_metodologie.pdf
[25] BOSSEA MMXIII https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2017/08/14_FidelibusSpecchio_Acquifero-carsico-costiero-del-Salento.pdf
[26] Geologia https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/ambiente-territorio/geologia/FOGLIA44/
[27] DIRECTIVE 2006/118/EC OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:32006L0118
[28] Surface water and groundwater pollutants – Wednesday, 24 April 2024 https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2024-0358_EN.html
[29] EUR-Lex – 52003PC0550 – EN https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=CELEX:52003PC0550
[30] UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II http://www.fedoa.unina.it/14564/1/Marsiglia_Palmira_34.pdf
[31] frontespizioparteprima https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-92/memdes_92_1_intro.pdf

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Esplorare per conservare: perché le grotte sono laboratori viventi del pianeta

August 3rd 2026 at 08:00

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Conservazione delle grotte e biodiversità: conoscere il mondo che resta nascosto

Ogni grotta conserva una parte della storia del pianeta che non appare in superficie. Acque, rocce, sedimenti, concrezioni e comunità biologiche formano sistemi collegati al paesaggio esterno.

Per questo l’importanza degli ecosistemi sotterranei supera i confini della singola cavità: comprenderli è necessario per proteggere falde, sorgenti, specie rare e archivi naturali del clima.

La conservazione delle grotte e biodiversità richiede dati, pianificazione e regole di frequentazione.

Esplorare non significa soltanto raggiungere nuovi ambienti. Significa documentarne le condizioni iniziali e riconoscere i limiti che permettono a un sistema ipogeo di mantenere le proprie funzioni.

Ecosistemi carsici: cosa sono e perché sono cruciali per l’ambiente?

Un sistema sotterraneo comprende cavità accessibili, fessure, acquiferi, sorgenti, corsi d’acqua ipogei e altri spazi privi di luce.

Nel carsismo, l’acqua circola attraverso fratture e condotti prodotti dalla dissoluzione di rocce solubili, soprattutto calcari, dolomie ed evaporiti.

La grotta visibile è quindi solo una parte di una rete molto più ampia.

Gli ecosistemi carsici sono collegati alla superficie attraverso la ricarica idrica, il trasporto di materia organica e gli scambi d’aria.

Una modifica del suolo può avere conseguenze sotterranee.

Disboscamento, impermeabilizzazione e uso non corretto delle aree di ricarica influenzano quantità e qualità dell’acqua che raggiunge gli acquiferi.

Questa connessione spiega l’importanza degli ecosistemi sotterranei anche per le persone. Le aree carsiche forniscono acqua potabile a circa il 10% della popolazione mondiale.

La protezione del territorio carsico è dunque anche una misura di tutela della risorsa idrica, non solo della cavità.

Biodiversità ipogea: quali specie vivono nelle grotte e perché sono uniche?

Le grotte ospitano pipistrelli, invertebrati, microrganismi e, negli ambienti acquatici, crostacei, molluschi, pesci e anfibi adattati alla vita sotterranea.

Non tutte le specie rinvenute in cavità dipendono esclusivamente dal sottosuolo. I troglobi e gli stigobi, però, trascorrono l’intero ciclo vitale in ambienti ipogei.

Molti organismi hanno areali ristretti. Alcuni sono noti da una sola grotta o da pochi acquiferi.

La scarsità di nutrienti, il buio e la relativa stabilità climatica favoriscono adattamenti specifici, come perdita della pigmentazione e degli occhi, sviluppo di strutture sensoriali e ritmi vitali lenti.

La biodiversità ipogea comprende anche comunità meno visibili. Batteri e altri microrganismi partecipano ai cicli della materia e, in condizioni particolari, possono sostenere reti trofiche basate su reazioni chimiche.

Conservazione delle grotte e biodiversità significano quindi proteggere organismi conosciuti e processi ecologici ancora poco descritti.

Ruolo della speleologia scientifica nella conservazione delle grotte

Il ruolo della speleologia scientifica parte dall’esplorazione condotta con metodo. Rilievi, catasti, osservazioni faunistiche, campionamenti mirati e monitoraggi di temperatura, umidità, anidride carbonica, acque e sedimenti consentono di definire lo stato di un sito e le sue vulnerabilità.

I dati raccolti aiutano a delimitare bacini di alimentazione e zone sensibili. Permettono anche di valutare gli effetti di accessi ripetuti, lavori esterni o gestione turistica. Il ruolo della speleologia scientifica è decisivo perché rende verificabili le scelte di tutela e collega geologia, idrogeologia, biologia, archeologia e climatologia.

La ricerca deve ridurre il proprio impatto. Percorsi definiti, gruppi contenuti, attrezzature pulite, divieto di prelievi non indispensabili e documentazione condivisa sono misure concrete. Ogni attività dovrebbe essere proporzionata alla fragilità del sito e accompagnata da controlli nel tempo.

Minacce agli ambienti ipogei: dalla superficie alla cavità

Le minacce principali non iniziano sempre all’ingresso di una grotta. Inquinamento delle acque, estrazione di materiali, captazioni idriche, agricoltura intensiva, urbanizzazione e perdita di vegetazione possono alterare la rete carsica. Nei condotti, il trasporto rapido dell’acqua può distribuire contaminanti fino a sorgenti e habitat lontani.

Esistono anche pressioni dirette. Visite non regolate, calpestio, rifiuti, graffiti, illuminazione inadatta, modifiche dei passaggi e disturbo alle colonie di pipistrelli possono cambiare il microclima e danneggiare concrezioni o comunità biologiche. Il cambiamento climatico aggiunge un fattore diffuso, perché modifica piogge, ricarica degli acquiferi e condizioni termiche alle quali molte specie sono adattate.

La conservazione delle grotte e biodiversità richiede di guardare all’intero sistema. Proteggere soltanto il vuoto sotterraneo, senza considerare il bacino esterno, può risultare insufficiente.

Protezione concreta delle grotte: pianificazione, monitoraggio e responsabilità

La prima azione è conoscere. Catasti aggiornati, rilievi accurati e inventari biologici permettono di individuare cavità prioritarie e aree di ricarica da tutelare. Le valutazioni ambientali per cave, infrastrutture, captazioni e trasformazioni del suolo dovrebbero includere esplicitamente gli effetti sul sottosuolo.

Servono poi strumenti di gestione. Aree protette, fasce di rispetto, regolazione degli accessi, chiusure stagionali dove sono presenti pipistrelli e piani per il turismo in grotta possono ridurre le pressioni. Nei siti aperti al pubblico, il monitoraggio del microclima e dei flussi di visita consente di adattare la gestione ai dati osservati.

Anche la divulgazione è parte della protezione. Chi frequenta una cavità deve sapere che un’impronta, un prelievo o un lavaggio improprio dell’attrezzatura possono avere effetti persistenti. L’importanza degli ecosistemi sotterranei diventa più chiara quando si riconosce che la tutela della grotta dipende da ciò che avviene dentro, sopra e attorno ad essa.

Esplorare per conservare significa produrre conoscenza utile, condividere i risultati e limitare gli impatti. È questa la direzione indicata dalle linee guida internazionali per la protezione delle grotte e del carso.

Fonti

Fonti
[1] Guidelines for Cave and Karst Protection (2nd Edition) https://engage.iucn.org/sites/default/files/2023-04/Guidelines-for-Cave-and-Karst-Protection-2022.pdf
[2] Towards evidence?based conservation of subterranean … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9545027/
[3] Guidelines for cave and karst protection : second edition https://iucn.org/resources/jointly-published/guidelines-cave-and-karst-protection-second-edition
[5] Controversie internazionali sulla conservazione delle grotte https://www.scintilena.com/controversie-internazionali-sulla-protezione-delle-grotte-unanalisi-globale-dei-conflitti-tra-conservazione-e-sviluppo/08/30/
[6] La Sfida Globale per la Conservazione degli Ecosistemi … https://www.scintilena.com/biodiversita-sotterranea-la-sfida-globale-per-la-conservazione-degli-ecosistemi-ipogei/09/18/
[7] Monitoraggio Specie Invasive nelle Grotte del Kosovo https://www.scintilena.com/monitoraggio-specie-invasive-nelle-grotte-del-kosovo-ricerca-scientifica-internazionale-per-la-protezione-degli-ecosistemi-sotterranei/09/13/
[8] Evaporiti UNESCO: cosa è cambiato in due anni tra ricerca … https://www.scintilena.com/evaporiti-unesco-cosa-e-cambiato-in-due-anni-tra-ricerca-tutela-e-sfide-ancora-aperte/01/27/
[9] Vulnerabilità Climatica e Lacune nella Conservazione di … https://www.scintilena.com/nowhere-to-hide-vulnerabilita-climatica-e-lacune-nella-conservazione-di-zopherobatrus-un-raro-coleottero-troglobio/05/08/
[10] L’Impatto dell’inquinamento idrico sulle comunità ipogee https://www.scintilena.com/limpatto-dellinquinamento-idrico-sulle-comunita-ipogee/07/27/
[11] Conferenza su Plinio il Vecchio e le Grotte: Un Viaggio … https://www.scintilena.com/conferenza-su-plinio-il-vecchio-e-le-grotte-un-viaggio-attraverso-la-scienza-antica-e-le-tecnologie-moderne/08/31/
[12] 13 Settembre: il Mondo Celebra le Grotte — Postojna … https://www.scintilena.com/13-settembre-il-mondo-celebra-le-grotte-postojna-ospita-la-prima-giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo/04/12/
[13] Microplastiche nelle grotte turistiche italiane: una nuova … https://www.scintilena.com/microplastiche-nelle-grotte-turistiche-italiane-una-nuova-minaccia-per-il-patrimonio-geologico-mondiale/08/17/
[14] sessione online dell’iniziativa Karst-Aware sull’UNEA-7 https://www.scintilena.com/il-carsismo-alle-nazioni-unite-sessione-online-delliniziativa-karst-aware-sullunea-7/03/04/
[15] Animali cavernicoli: I sovrani dimenticati del buio totale https://www.scintilena.com/animali-cavernicoli-i-sovrani-dimenticati-del-buio-totale/01/24/
[16] Nuove Creature delle Grotte Scoperte in Spagna https://www.scintilena.com/nuove-creature-delle-grotte-scoperte-in-spagna-un-genere-inedito-e-due-specie-sconosciute-riscrivono-la-fauna-sotterranea-iberica/04/24/
[17] 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico https://www.scintilena.com/come-riconoscere-se-vivi-in-un-territorio-carsico/06/06/
[18] EuroSpeleo Protection Label 2025: premiato il progetto di … https://www.scintilena.com/eurospeleo-protection-label-2025-premiato-il-progetto-di-conservazione-delle-grotte-nel-bacino-del-fiume-aoos-vjosa/07/03/
[19] Un nuovo punto di riferimento per la biospeleologia https://www.scintilena.com/un-nuovo-punto-di-riferimento-per-la-biospeleologia-pubblicato-il-primo-dataset-completo-sulla-fauna-sotterranea-pugliese/06/08/
[20] Sustainable speleology and cave conservation – Ricerca UniBa https://ricerca.uniba.it/handle/11586/510220
[21] Minacce e conservazione degli ecosistemi sotterranei https://www.scintilena.com/minacce-e-conservazione-degli-ecosistemi-sotterranei-lo-studio-globale-di-nanni-et-al-su-biological-conservation/07/14/
[22] Subterranean Biodiversity on the Brink: Urgent Framework for … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12523527/
[23] Assessing preservation priorities of caves and karst areas using the frequency of endemic cave-dwelling species https://pdfs.semanticscholar.org/8b20/30345dbe89f3099165b8477b7547e14736fa.pdf
[24] Caves as wildlife refuges in degraded landscapes in the Brazilian Amazon – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37055452/
[25] Conserving relics from ancient underground worlds: assessing the influence of cave and landscape features on obligate iron cave dwellers from the Eastern Amazon – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29576987/
[26] Out of sight and out of mind? The conservation status … https://www.conservationgateway.org/collections/biodiversity/subterranean-biodiversity-conservation-gaps-cave-obligate-species-north-america/
[27] https://doi.org/10.11606/issn.2316-9095.v23-205328 https://repositorio.usp.br/directbitstream/6eeec711-ebbc-45ab-a387-5fbe662738e1/3249258_ingl%C3%AAs.pdf
[28] An expert-based global assessment of threats and conservation measures for subterranean ecosystems https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0006320723002379
[29] La – Minacce e conservazione degli ecosistemi sotterranei … https://www.facebook.com/Scintilena/photos/minacce-e-conservazione-degli-ecosistemi-sotterranei-lo-studio-globale-di-nanni-/1665453212253875/
[30] Scientists’ Warning on the Conservation of Subterranean Ecosystems https://academic.oup.com/bioscience/article/69/8/641/5519083?login=true
[31] Available online at scholarcommons.usf.edu/ijs https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1814&context=ijs

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  • Corso di speleologia a Putignano: al via il 37° Corso di Introduzione alla Speleologia del Gruppo Ricerche Carsiche
    Condividi Dal 17 settembre al 22 ottobre 2026 il 37° Corso di Introduzione alla Speleologia accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle grotte della Puglia con lezioni teoriche, esercitazioni in palestra di roccia e uscite in ambiente ipogeo. Il 37° Corso di Introduzione alla Speleologia apre le iscrizioni Sono aperte le iscrizioni al 37° Corso di Introduzione alla Speleologia organizzato dal Gruppo Ricerche Carsiche Putignano, realtà del Club Alpino Italiano – Sezione di Gioia del Col
     

Corso di speleologia a Putignano: al via il 37° Corso di Introduzione alla Speleologia del Gruppo Ricerche Carsiche

August 3rd 2026 at 07:00

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Dal 17 settembre al 22 ottobre 2026 il 37° Corso di Introduzione alla Speleologia accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle grotte della Puglia con lezioni teoriche, esercitazioni in palestra di roccia e uscite in ambiente ipogeo.

Il 37° Corso di Introduzione alla Speleologia apre le iscrizioni

Sono aperte le iscrizioni al 37° Corso di Introduzione alla Speleologia organizzato dal Gruppo Ricerche Carsiche Putignano, realtà del Club Alpino Italiano – Sezione di Gioia del Colle che dal 1983 svolge attività di ricerca, studio e divulgazione del fenomeno carsico.

Il corso si svolgerà dal 17 settembre al 22 ottobre 2026 ed è rivolto a chi desidera avvicinarsi alla speleologia senza necessità di esperienze precedenti. L’obiettivo è fornire le basi tecniche e culturali per conoscere il mondo sotterraneo, imparare a muoversi in sicurezza e comprendere il valore scientifico e ambientale delle grotte.

L’iniziativa è organizzata nell’ambito della Scuola Nazionale di Speleologia del Club Alpino Italiano, seguendo un programma che alterna teoria e pratica, secondo il modello adottato dai corsi CAI in tutta Italia. 

Speleologia e formazione: lezioni teoriche e attività pratiche

Il programma prevede sei lezioni teoriche presso la sede del Gruppo Ricerche Carsiche, in via Noci 83 a Putignano.

Gli argomenti affrontati comprendono:

  • presentazione dell’attività speleologica, esposizione al rischio e mitigazione;
  • materiali e tecniche di progressione;
  • geologia e carsismo;
  • topografia speleologica;
  • biospeleologia;
  • consegna degli attestati finali.

Accanto alle lezioni sono previste cinque attività pratiche: due esercitazioni in palestra di roccia e tre uscite in grotta, durante le quali gli allievi potranno applicare le tecniche apprese sotto la guida degli istruttori della Scuola. Il calendario potrà subire modifiche in base alle condizioni meteorologiche o organizzative.

Un percorso per conoscere il patrimonio carsico della Puglia

Il Gruppo Ricerche Carsiche Putignano opera da oltre quarant’anni nella ricerca e nell’esplorazione delle cavità pugliesi. Attraverso il corso intende trasmettere non soltanto le tecniche di progressione, ma anche la conoscenza dell’ambiente carsico e l’importanza della sua tutela.

La frequentazione delle grotte viene affrontata con particolare attenzione agli aspetti della sicurezza, della responsabilità individuale e del rispetto degli ecosistemi sotterranei. Durante il corso vengono illustrate anche le basi della geologia, della formazione delle cavità e della biodiversità ipogea, elementi fondamentali per comprendere il valore del patrimonio naturale pugliese.

Iscrizioni, requisiti e quota di partecipazione

Il corso è aperto a persone dai 15 anni di età e prevede un numero massimo di 12 partecipanti.

Le iscrizioni resteranno aperte fino al 10 settembre 2026 oppure fino al raggiungimento dei posti disponibili.

Al momento dell’iscrizione occorre presentare:

  • due fotografie formato tessera;
  • certificato medico per attività sportiva non agonistica.

La quota di partecipazione è di:

  • 130 euro per i soci CAI;
  • 180 euro per i non soci.

La quota comprende le lezioni teoriche, le uscite pratiche, il materiale tecnico di progressione in grotta, l’attrezzatura personale, l’assicurazione, le dispense e la tessera del Club Alpino Italiano.

Per informazioni è possibile contattare Mirko Mangini (331 5774634), Piero Lippolis (368 3080018) oppure la Grotta del Trullo di Putignano (080 4912113).

La speleologia come attività di conoscenza e tutela

I corsi di introduzione rappresentano il primo passo per chi desidera avvicinarsi alla speleologia in modo consapevole. Oltre all’apprendimento delle tecniche di progressione, consentono di conoscere gli aspetti scientifici del carsismo e il delicato equilibrio degli ambienti sotterranei, promuovendo comportamenti rispettosi durante le attività di esplorazione.

Per il Gruppo Ricerche Carsiche Putignano questa trentasettesima edizione conferma un impegno pluridecennale nella formazione di nuovi speleologi e nella valorizzazione del patrimonio carsico della Puglia. 

Fonti

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  • Nardò, Gruppo Speleologico Neretino verso il finale del ciclo estivo tra preistoria e patrimonio idrico
    Condividi Il 9 agosto 2026 al Castello Acquaviva l’incontro “Pucze, puteos e trozze” chiuderà il programma di divulgazione del Gruppo Speleologico Neretino dedicato al territorio, alle acque sotterranee e alle opere rurali minori. Il Gruppo Speleologico Neretino conclude domenica 9 agosto il proprio ciclo estivo 2026 con un incontro dedicato alla memoria idrica e rurale del Salento. L’appuntamento è fissato alle ore 19 nell’atrio del Castello Acquaviva di Nardò. L’ingresso è libero. Il tit
     

Nardò, Gruppo Speleologico Neretino verso il finale del ciclo estivo tra preistoria e patrimonio idrico

August 3rd 2026 at 06:00

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Il 9 agosto 2026 al Castello Acquaviva l’incontro “Pucze, puteos e trozze” chiuderà il programma di divulgazione del Gruppo Speleologico Neretino dedicato al territorio, alle acque sotterranee e alle opere rurali minori.

Il Gruppo Speleologico Neretino conclude domenica 9 agosto il proprio ciclo estivo 2026 con un incontro dedicato alla memoria idrica e rurale del Salento. L’appuntamento è fissato alle ore 19 nell’atrio del Castello Acquaviva di Nardò. L’ingresso è libero.

Il titolo scelto è “Pucze, puteos e trozze”. La serata intende approfondire pozzi, opere di captazione e manufatti rurali collegati alla ricerca dell’acqua nel sottosuolo. Si tratta di strutture spesso poco visibili nel paesaggio contemporaneo, ma centrali nella storia delle comunità agricole salentine.

Gruppo Speleologico Neretino e il ciclo estivo 2026

Il programma estivo del Gruppo Speleologico Neretino ha proposto incontri che uniscono speleologia, archeologia, preistoria e conoscenza del paesaggio. Il percorso è iniziato il 5 luglio con “Sotto i nostri piedi”, dedicato alla tutela e alla fruizione delle aree archeologiche e speleologiche del territorio neretino.

In quella occasione sono intervenuti Serena Strafella della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, Giovanna Cera dell’Università del Salento e Antonio Saponara. Il tema della tutela del patrimonio ipogeo è parte costante dell’attività divulgativa del gruppo.

Il secondo incontro, “La baia del tempo”, si è svolto il 15 luglio. La serata ha posto al centro la preistoria della costa neretina, le grotte e le comunità umane che frequentarono il Salento tra la presenza neandertaliana e quella di Homo sapiens. Le ricerche nelle cavità della Baia di Uluzzo costituiscono un riferimento importante per la conoscenza del Paleolitico mediterraneo.[1]

Il Gruppo Speleologico Neretino affonda le proprie origini nel 1972, nel contesto delle ricerche preistoriche avviate nell’area. La sua attività comprende esplorazione, documentazione, didattica, archeologia e studio dei fenomeni carsici. Secondo la scheda storica di OpenSpeleo, il gruppo ha contribuito al catasto di circa cento cavità terrestri e subacquee del Salento.[2]

Pucze, puteos e trozze nel Salento

L’incontro conclusivo sarà introdotto dall’ingegnera Anastasia Rocca. La geologa Francesca Lagna interverrà sul tema della risorsa idrica sotterranea. Antonio D’Elia affronterà invece l’architettura dei pozzi freatici del XVII secolo. Francesco Orlando proporrà una riflessione sul rapporto fra uomo e acqua, osservato nelle sue dimensioni quotidiane, produttive e simboliche.

Le trozze sono tra gli elementi più riconoscibili di questo patrimonio. Il termine indica pozzi molto profondi, realizzati manualmente nella roccia e dotati di sistemi di sollevamento dell’acqua. In alcuni casi la profondità poteva raggiungere diverse decine di metri.[3]

Il loro impiego rispondeva alle condizioni ambientali del Salento. In un territorio con pochi corsi d’acqua superficiali permanenti, l’accesso alla falda e la raccolta dell’acqua piovana hanno richiesto nei secoli soluzioni tecniche specifiche. Pozzi, cisterne, pozzelle e trozze raccontano quindi una lunga pratica di adattamento alle caratteristiche idrogeologiche locali.[4]

La parola trozza è ricondotta al latino medievale trochlea, collegato al concetto di carrucola. Non si tratta dunque solo di un’apertura verticale nel terreno. La struttura univa lo scavo, la necessità di raggiungere la falda e l’uso di dispositivi adatti a recuperare l’acqua.[4]

Patrimonio idrico rurale e speleologia

Per il Gruppo Speleologico Neretino, il patrimonio idrico rurale rientra nel più ampio campo delle cavità artificiali e dei manufatti ipogei. Studiare queste opere significa rilevarne forma, tecniche costruttive, rapporto con le falde e inserimento nel paesaggio storico.

L’interesse del gruppo per le trozze non è recente. Nell’aprile 2026 era già stata organizzata a Nardò una serata divulgativa dedicata alla loro conoscenza e salvaguardia. In quel contesto, il gruppo ha evidenziato il valore dei pozzi scavati a mano come documenti della vita rurale e della gestione storica della risorsa idrica.[5]

Anche una precedente iniziativa al Castello Acquaviva aveva illustrato trozze, trappeti ipogei e cave sotterranee. La documentazione di questi manufatti consente di leggere insieme le tecniche estrattive, agricole e idrauliche che hanno modellato il territorio neretino.[3]

La serata del 9 agosto chiuderà quindi un itinerario che dal sottosuolo archeologico arriva alle forme più quotidiane dell’uso dell’acqua. Il Gruppo Speleologico Neretino propone un’occasione di approfondimento rivolta a cittadini, studiosi e persone interessate alla storia materiale del Salento.

Fonti

Fonti
[1] Puglia Archivi https://www.scintilena.com/category/puglia/
[2] Gruppo Speleologico Neretino http://www.openspeleo.org/openspeleo/groups-view-118.html
[3] Scoperte Sotterranee: Un Viaggio negli Ipogei Artificiali di Nardò – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperte-sotterranee-un-viaggio-negli-ipogei-artificiali-di-nardo/08/20/
[4] Le Trozze di Nardò: il Gruppo Speleologico Neretino racconta la … https://www.scintilena.com/le-trozze-di-nardo-il-gruppo-speleologico-neretino-racconta-la-storia-dellacqua-nel-salento/04/24/
[5] Gruppo Speleologico Neretino – Speleo dal 1972 https://www.gsneretino.it/
[7] Scoprire il Salento Sotterraneo: Un Viaggio tra Storia e Sudore – Scintilena https://www.scintilena.com/scoprire-il-salento-sotterraneo-un-viaggio-tra-storia-e-sudore/07/19/
[8] L’arte del trarre l’olio: viaggio nei trappeti ipogei tra storia e … https://www.scintilena.com/larte-del-trarre-lolio-viaggio-nei-trappeti-ipogei-tra-storia-e-speleologia/08/16/
[9] Carsica Experience 2025 – tra storia, miti e leggende – Scintilena https://www.scintilena.com/carsica-experience-2025-tra-storia-miti-e-leggende/07/24/
[10] L’Abruzzo nascosto torna a Pagannica: mostra fotografica uPIX nei locali del Palazzo Ducale – Scintilena https://www.scintilena.com/labruzzo-nascosto-torna-a-pagannica-mostra-fotografica-upix-nei-locali-del-palazzo-ducale/06/20/
[11] Umbria Water Festival – Il programma narnese https://www.scintilena.com/umbria-water-festival-il-programma-narnese/05/11/
[12] Didattica Archivi – Pagina 3 di 19 https://www.scintilena.com/category/didattica/page/3/
[13] Programma del Raduno Nazionale Puglia Underground 2014 https://www.scintilena.com/programma-del-raduno-nazionale-puglia-underground-2014/05/22
[20] Puglia, il Gruppo Speleologico Neretino apre il programma … https://www.scintilena.com/puglia-il-gruppo-speleologico-neretino-apre-il-programma-estivo-2026-nel-giardino-botanico/06/17/
[21] Gruppo Speleologico Neretino (@gsneretino) https://www.instagram.com/gsneretino/
[22] Nardò (LE): “INSOLITA RASSEGNA”, la rassegna letteraria … https://otticheparallelemagazine.com/2026/07/02/nardo-le-insolita-rassegna-la-rassegna-letteraria-che-non-ti-aspetti-nel-centro-storico-barocco-salentino/
[23] Nardò | I tre porcellini – specialità tutta sarda https://iltaccodibacco.it/en/puglia/events/324874.html
[24] Gruppo Speleologico Neretino | Nardò https://www.facebook.com/gruppospeleologico.neretino/?locale=it_IT
[25] Nardò, predoni al lavoro scomparso un antico pozzo https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/mondo/450982/nardo-predoni-al-lavoro-scomparso-un-antico-pozzo.html
[26] Gruppo Speleologico Neretino https://www.facebook.com/gruppospeleologico.neretino/photos/1387488033414119/
[27] “Onde di Cultura”: Nardò accende l’estate con arte, musica e teatro https://www.leccetomorrow.it/2026/06/01/onde-di-cultura-nardo-accende-lestate-con-arte-musica-e-teatro/
[28] La Notte della Taranta – Etapa de Nardò https://www.festivalinitalia.it/es/festival/la-notte-della-taranta-etapa-de-nardo
[29] Full text of “Archivio storico siciliano” http://archive.org/stream/archiviostorico60patrgoog/archiviostorico60patrgoog_djvu.txt
[30] Nardò sottoterra: il Gruppo Speleologico Neretino guida turisti e residenti alla scoperta delle meraviglie nascoste – Scintilena https://www.scintilena.com/nardo-sottoterra-il-gruppo-speleologico-neretino-guida-turisti-e-residenti-alla-scoperta-delle-meraviglie-nascoste/06/27/

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  • Sei giovani barbagianni in un solo nido: un segnale incoraggiante per la biodiversità rurale
    Condividi Una straordinaria covata scoperta in Inghilterra racconta quanto la qualità degli habitat possa fare la differenza per la conservazione di uno dei rapaci notturni più affascinanti d’Europa: ne parla la BBC La notizia non riguarda direttamente la speleologia, ma richiama uno dei temi cari a Scintilena: la tutela degli habitat e della biodiversità, valori che accomunano il mondo speleologico e quello della conservazione della natura. BBC nei giorni scorsi ha pubblicato una notizia
     

Sei giovani barbagianni in un solo nido: un segnale incoraggiante per la biodiversità rurale

August 3rd 2026 at 05:00

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Una straordinaria covata scoperta in Inghilterra racconta quanto la qualità degli habitat possa fare la differenza per la conservazione di uno dei rapaci notturni più affascinanti d’Europa: ne parla la BBC

La notizia non riguarda direttamente la speleologia, ma richiama uno dei temi cari a Scintilena: la tutela degli habitat e della biodiversità, valori che accomunano il mondo speleologico e quello della conservazione della natura.

BBC nei giorni scorsi ha pubblicato una notizia che, pur arrivando da lontano, parla anche del nostro territorio.

E’ stata scoperta una covata di sei giovani barbagianni (Tyto alba) in una fattoria nei pressi di Peterborough, in Inghilterra: un evento raro, accolto con entusiasmo dai ricercatori impegnati nel monitoraggio della specie e da chi, ogni giorno, lavora per mantenere vivo il delicato equilibrio degli ecosistemi agricoli.

I sei piccoli, di età compresa tra i quaranta e i cinquanta giorni, sono stati trovati all’interno di una cassetta nido installata nell’ambito di un progetto di conservazione. Dopo il controllo sanitario, sono stati inanellati con un codice identificativo che consentirà di seguirne gli spostamenti e di raccogliere informazioni preziose sulla loro sopravvivenza e sulla futura riproduzione.

Si tratta di una covata eccezionale. Negli ultimi anni, infatti, il numero di giovani barbagianni allevati con successo era diminuito sensibilmente. Gli adulti continuavano a occupare i siti di nidificazione, ma la scarsità di prede, soprattutto piccoli roditori, spesso impediva loro di portare a termine la riproduzione.

Quest’anno, invece, le condizioni ambientali si sono rivelate più favorevoli. L’abbondanza di cibo ha permesso alle coppie di allevare nidiate numerose, e quella di Peterborough rappresenta, finora, il caso più significativo osservato nel programma di monitoraggio locale.

Il barbagianni è molto più di un elegante rapace notturno dal caratteristico volto a forma di cuore. È un vero indicatore della qualità ambientale. Dove sopravvivono prati stabili, filari, siepi, fossati e un’agricoltura capace di conservare una buona biodiversità, questa specie trova le condizioni ideali per cacciare e riprodursi. Al contrario, la semplificazione del paesaggio rurale, l’eliminazione degli elementi naturali e il traffico stradale rappresentano ancora oggi alcune delle principali cause del suo declino.

La fattoria inglese dove è avvenuta la scoperta ha investito proprio nella creazione di habitat favorevoli: percorsi di caccia lontani dalle strade, tutela delle aree verdi e installazione di cassette nido. Un esempio concreto di come una gestione attenta del territorio possa produrre risultati misurabili.

Anche in Italia il barbagianni è diffuso in molte aree agricole e collinari, comprese numerose vallate alpine e prealpine. Nidifica spesso in cascine, fienili, campanili, ruderi e altri edifici tradizionali, ambienti che rischiano di scomparire o di essere ristrutturati senza tenere conto della fauna selvatica. In alcune zone trova rifugio anche in cavità naturali e pareti rocciose, a testimonianza della sua straordinaria capacità di adattamento.

La presenza del barbagianni racconta una storia che va oltre la singola specie: il territorio conserva ancora insetti, piccoli mammiferi, prati ricchi di vita e spazi in cui la natura riesce a mantenere il proprio equilibrio. Per questo una covata di sei giovani, al di là della curiosità ornitologica, è un piccolo successo della conservazione.

Fonte: BBC News, Peterborough farm’s delight after six white owlets found nesting. https://www.bbc.com/news/articles/cvg9nql8x83o

Una nota per i lettori

La notizia arriva dall’Inghilterra e non riguarda direttamente il mondo della speleologia. Tuttavia, racconta un esempio concreto di come la tutela degli habitat, il monitoraggio scientifico e una gestione attenta del territorio possano produrre risultati significativi per la conservazione della fauna selvatica.

Il barbagianni è una specie simbolo degli ecosistemi rurali e la sua presenza testimonia la buona qualità dell’ambiente. Ogni coppia può catturare migliaia di piccoli roditori ogni anno, svolgendo un prezioso servizio ecosistemico e contribuendo all’equilibrio naturale senza alcun intervento artificiale.

Per questo abbiamo scelto di condividere questa storia: perché la conservazione della biodiversità è un patrimonio comune, e ogni successo nella tutela della natura rappresenta una buona notizia anche per chi, come gli speleologi, dedica il proprio impegno alla conoscenza e alla salvaguardia dell’ambiente.

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  • Objevy na Kněhyni
    Jeskyni Žánovou díru jsme sice objevili již v roce 1981 a  tehdy měla hloubku 12 metrů a délku chodeb 20 m. Ale při revizi v roce 1990 jsme zjistili, že v jeskyni došlo ke změnám. Což v beskydském pseudokrasu není nic nezvyklého. Průlez ze  vstupní chodby na spodní patra se zcela zavalil. Dva pokusy o otevření průlezu v dalších letech skončily neúspěšně. Až……. Až kopacími pracemi na dvou akcích v roce 2020 (nejdříve Pepa s Romanem a pak Roman L., Monika, Krysta, Honza F. a Ondra) se průlez znovu
     

Objevy na Kněhyni

Jeskyni Žánovou díru jsme sice objevili již v roce 1981 a  tehdy měla hloubku 12 metrů a délku chodeb 20 m. Ale při revizi v roce 1990 jsme zjistili, že v jeskyni došlo ke změnám. Což v beskydském pseudokrasu není nic nezvyklého. Průlez ze  vstupní chodby na spodní patra se zcela zavalil. Dva pokusy o otevření průlezu v dalších letech skončily neúspěšně. Až…….

Až kopacími pracemi na dvou akcích v roce 2020 (nejdříve Pepa s Romanem a pak Roman L., Monika, Krysta, Honza F. a Ondra) se průlez znovu podařilo otevřít a Monika s Romanem opět sestoupili do nitra “Žánovky”, aby zjistili, že jeskyně vypadá zcela jinak a je těžko průlezná. Zřejmě došlo k sesuvu pískovcových lavic a zavalení některých prostor. To ale nedalo spát Honzovi L. a Frantovi a v roce 2025 prolongačními pracemi otevřeli  další menší prostory.

Je 30 července 2026 a na Kněhyni se vypravují Monika, Roman, Kuba a Kuba junior, vyzbrojení řádným kangem. A jak to viděla Monika:

Nejprve vlézáme do Kyklopa a koukáme všude možně, zda-li někde nenajdeme další pokračování. Po seslezu po žebříku junior prolézá štěrbinu a prochází systém spodem až k lanu, které visí v levé větvi. Ve spodní chodbě zkoušíme najít další sestup, množství padající suti je značné, daří se nám najít 2 metry směrem dolů a končíme. Vracíme se zpátky po laně nahoru a ještě jednou slézáme žebřík a hledáme v pravé větvi. Nejmenší junior prolézá puklinu mezi balvany pod žebříkem, ale ani ta nikam nevede.  A zlatý hřeb akce jdeme do Žanovky, po Lenyho vrtací práci na poslední akci, plazivku prolézáme všichni. Kuba zaujímá pozici a vrtá, v pokračování určeném Romčou. Není to snadné i zde je dost málo místa, ale daří se a kámen se na horní části odštipuje a následně sedá do pukliny. Můžeme dále. Kuba shazuje pár kamenů, pokračování nevede po směru pukliny, ale dolů. Sestoupíme a otevře se úžasný pohled do velké rozsedlinové chodby. Sestupujeme 10 metrů po kaskádě, v rozporu na římsu, kterou pak slézáme do chodby. Prostory jsou zde poměrně velké a vybíhají oběma směry. Délka chodeb bude odhadem něco kolem 50 metrů Je zde, ale poměrně dost mokro, takže se do nás brzy pouští zima. Romča pak ještě zkouší převalit pár kamenů a leze do jednoho z komínu, ale nic moc dalšího neobjevujeme. Pak ještě sleze do pravé části, průlez na spodní patro je volný i po poslední kopací akci, kdy se Lenymu a Frantovi podařilo odkrýt chodbičku, zhruba 20 metrů dlouho, která vede směrem do Kyklopa – je však značně suťová. Na sestup na spodní patro v této části dáme lano, výlez z této části je bez něj dost obtížný. 

Jsme venku  a je parádní jeskyňařit v 30 stupních. Nahřátí míříme do malého Kyklopa. Po vlezu hned vidíme onen sestup dolů, ale od poslední kontroly před 6 lety je tam více spadaných kamenů. Je i vidět odkud mohli vypadnout, takže malý Kyklop jenom rychle prolézáme. Tuhle suť rozebírat nechceme. 

Je pokročilá hodina a míříme domů. Po cestě sbíráme odpadky – je zde spousta skleněných lahví. Narážíme na Mariánku a ješte se do ní rychle nasoukáme, jelikož jsou overaly úplně mokré vlezeme jen do vstupní části – preciznější prohlídku necháme na příště.

 

V nově objevených prostorách

 

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  • Pipistrelli e anticorpi: scoperta la doppia architettura genetica che li rende immuni ai virus
    Condividi Pipistrelli e anticorpi al centro di uno studio su undici specie di vespertilionidi: due loci completi per le catene pesanti delle immunoglobuline, su cromosomi distinti, ampliano il quadro dell’immunità antivirale. Pipistrelli e anticorpi, la scoperta genetica I vespertilionidi possiedono una caratteristica immunogenetica finora non descritta negli altri mammiferi. Un gruppo di ricerca coordinato da Tulane University, con collaborazioni di Stanford University e Centers for D
     

Pipistrelli e anticorpi: scoperta la doppia architettura genetica che li rende immuni ai virus

August 2nd 2026 at 09:00

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Pipistrelli e anticorpi al centro di uno studio su undici specie di vespertilionidi: due loci completi per le catene pesanti delle immunoglobuline, su cromosomi distinti, ampliano il quadro dell’immunità antivirale.

Pipistrelli e anticorpi, la scoperta genetica

I vespertilionidi possiedono una caratteristica immunogenetica finora non descritta negli altri mammiferi.

Un gruppo di ricerca coordinato da Tulane University, con collaborazioni di Stanford University e Centers for Disease Control and Prevention, ha identificato due loci completi e funzionali del gene della catena pesante delle immunoglobuline, o IGH, collocati su cromosomi diversi.

Lo studio è stato pubblicato il 29 luglio 2026 su Science Advances. L’analisi comprende undici specie della famiglia Vespertilionidae, la più numerosa tra i Chirotteri, con oltre 500 specie.

Negli altri mammiferi conosciuti, la produzione delle catene pesanti degli anticorpi dipende invece da un solo locus IGH.

La scoperta riguarda quindi i pipistrelli e anticorpi in una prospettiva nuova. Non dimostra ancora quale sia l’effetto di questa configurazione durante un’infezione, ma definisce un’architettura genetica che può ampliare i percorsi con cui il sistema immunitario adattativo costruisce e seleziona le proprie risposte.

Anticorpi dei pipistrelli e due loci IGH

Gli anticorpi sono proteine del sistema immunitario capaci di riconoscere strutture specifiche di virus, batteri e altre molecole estranee. Ogni immunoglobulina comprende due catene pesanti e due catene leggere; le regioni variabili alle estremità della proteina contribuiscono al riconoscimento dell’antigene.

Nei vespertilionidi, i due loci IGH risultano entrambi attivi. I ricercatori lo hanno verificato anche con dati di trascrittomica a singola cellula nel pipistrello bruno americano (Eptesicus fuscus), mostrando che le cellule B usano entrambe le serie genetiche per riarrangiare ed esprimere le catene pesanti.

Il primo sistema presenta un repertorio più ampio di segmenti genici.

Può offrire una maggiore varietà iniziale nella costruzione degli anticorpi dei pipistrelli.

Il secondo locus è più compatto e dispone di meno segmenti, ma mostra segnali compatibili con un impiego più marcato dell’ipermutazione somatica, il processo che modifica le sequenze degli anticorpi nelle cellule B dopo il contatto con un antigene.

Diversità immunitaria nei vespertilionidi

Le due sedi genetiche non sono una semplice copia ridondante. I dati indicano meccanismi distinti per generare diversità, un uso preferenziale del locus più piccolo e differenze nella selezione delle cellule B che hanno incontrato l’antigene e delle plasmacellule.

Gli autori propongono che l’assetto derivi dalla duplicazione di un locus IGH ancestrale, seguita da perdite, mantenimenti e duplicazioni indipendenti dei segmenti genici.

Configurazioni con loci duplicati sono note in forma più limitata in alcuni pesci teleostei. Nei mammiferi, la presenza di due loci IGH completi, separati e funzionanti rappresenta invece un caso inedito.

Questo dato invita a non estendere automaticamente i risultati all’intero ordine dei Chirotteri. La duplicazione è stata osservata nei vespertilionidi e dovrà essere cercata, specie per specie, nelle altre linee evolutive.

Virus, tolleranza e limiti dello studio

Molte specie di pipistrelli possono ospitare virus zoonotici senza sviluppare manifestazioni cliniche paragonabili a quelle osservate in altri ospiti. La tolleranza virale non è spiegata da un solo tratto: ricerche precedenti indicano il possibile concorso della regolazione dell’infiammazione, delle vie interferoniche e di altre variazioni dell’immunità innata e adattativa.[4][5][6]

I due loci IGH offrono una possibile chiave per capire la varietà degli anticorpi dei pipistrelli. Non consentono ancora di affermare che rendano la risposta più rapida, più efficace o direttamente responsabile della tolleranza ai virus.[2][1]

Per rispondere serviranno studi funzionali durante infezioni controllate, confronti tra specie e analisi delle risposte anticorpali nel tempo.[2][3]

La cautela è rilevante anche nella comunicazione del rischio. I pipistrelli non devono essere descritti solo come serbatoi di patogeni: il rischio di trasmissione dipende da specifici contesti ecologici, sanitari e di contatto fra fauna selvatica, animali domestici e persone.[7][4]

Ricadute per biospeleologia e tutela

Per la biospeleologia, la ricerca su pipistrelli e anticorpi rafforza il valore delle colonie come sistemi naturali da studiare con tecniche attente al benessere degli animali. Grotte, miniere e altri rifugi sotterranei possono ospitare aggregazioni riproduttive, svernanti o di transito.[8]

Campionamenti, rilievi faunistici e attività speleologiche richiedono protocolli adeguati alla stagione e alla specie presente. La protezione dei rifugi e la riduzione del disturbo sono coerenti sia con la conservazione dei Chirotteri sia con la qualità dei dati biologici raccolti.[8]

Conoscere meglio gli anticorpi dei pipistrelli può aiutare a impostare monitoraggi più precisi e a distinguere le dinamiche immunitarie proprie delle diverse specie.[3][1]

Prossime verifiche sugli anticorpi dei pipistrelli

Il passo successivo sarà osservare come i due loci IGH contribuiscano alla risposta contro agenti patogeni reali. Sarà utile stabilire quali anticorpi derivino da ciascun locus, con quale frequenza e in quali fasi dell’infezione.[1][3]

Altrettanto importante sarà confrontare individui, popolazioni e specie con ecologie differenti. La nuova architettura genetica non chiude il problema della tolleranza virale, ma offre una direzione sperimentale concreta per studiare come evolvono gli anticorpi dei pipistrelli e come l’immunità adattativa si integri con le altre difese dell’organismo.[7][2]

Fonti

Fonti
[1] Immunoglobulin heavy chain locus duplication in bats 4518 https://academic.oup.com/jimmunol/article/214/Supplement_1/vkaf283.2191/8330103
[2] How bats tolerate viruses: Tulane study sheds light on one of nature’s biggest immune mysteries https://www.eurekalert.org/news-releases/1137879
[3] Genetically and Functionally Distinct Immunoglobulin Heavy Chain Locus Duplication in Bats https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2024.08.09.606892v1.full.pdf
[4] Lezioni traducibili dal sistema immunitario equilibrato dei … https://www.scintilena.com/lezioni-traducibili-dal-sistema-immunitario-equilibrato-dei-pipistrelli/02/23/
[5] Extraordinary diversity of antiviral immune-related gene families … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13085271/
[6] Comparative analyses of bat genomes identify distinct evolution of immunity in Old World fruit bats https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.add0141
[7] Diverse hosts, diverse immune systems: Evolutionary variation in bat … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12412728/
[9] Publications – Bats at Tulane (BAT) lab https://www.tulanebats.com/pagecv
[10] Immunoglobulin germline reference sequences enable … – NIH https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12664418/
[11] Annotation of bat IG H/L/K loci and analysis of the characteristics of bat BCR-CDR3 repertoires – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42245652/
[12] Vaccinare i pipistrelli per fermare le prossime pandemie? – Scintilena https://www.scintilena.com/vaccinare-i-pipistrelli-per-fermare-le-prossime-pandemie/04/05/
[13] Hannah bio – Bats at Tulane (BAT) lab https://www.tulanebats.com/hannah-bio
[14] Python Cave e Virus di Marburg: cosa rivela lo studio 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/python-cave-e-virus-di-marburg-cosa-rivela-lo-studio-2026/05/04/
[15] Landscape of IGH germline genes of Chiroptera and the … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10986613/
[16] Bats at Tulane (BAT) lab https://www.tulanebats.com/

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  • Font-de-Gaume: la datazione al radiocarbonio riscrive la cronologia dell’arte rupestre paleolitica
    Condividi Le pitture della grotta di Font-de-Gaume in Dordogna sono state datate per la prima volta con il radiocarbonio. La ricerca apre nuove prospettive per lo studio dell’arte rupestre paleolitica e dell’evoluzione delle frequentazioni umane nelle grotte decorate. La grotta di Font-de-Gaume entra in una nuova fase della ricerca archeologica Per la prima volta è stato possibile attribuire un’età assoluta ad alcune pitture della grotta di Font-de-Gaume, uno dei più importanti siti di
     

Font-de-Gaume: la datazione al radiocarbonio riscrive la cronologia dell’arte rupestre paleolitica

August 2nd 2026 at 08:00

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Le pitture della grotta di Font-de-Gaume in Dordogna sono state datate per la prima volta con il radiocarbonio.

La ricerca apre nuove prospettive per lo studio dell’arte rupestre paleolitica e dell’evoluzione delle frequentazioni umane nelle grotte decorate.

La grotta di Font-de-Gaume entra in una nuova fase della ricerca archeologica

Per la prima volta è stato possibile attribuire un’età assoluta ad alcune pitture della grotta di Font-de-Gaume, uno dei più importanti siti di arte rupestre paleolitica della Francia.

La ricerca, coordinata dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) e pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), rappresenta un passaggio significativo per gli studi sull’arte preistorica della Dordogna.

La grotta si trova nella valle della Vézère, nel sud-ovest della Francia, un’area inserita nel Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1979 insieme ad altri siti preistorici di grande valore, tra cui la celebre grotta di Lascaux.

Font-de-Gaume conserva oltre duecento figure dipinte e incise, con una ricca presenza di bisonti, cavalli e mammut, ed è una delle poche grotte decorate francesi ancora accessibili al pubblico in modo regolamentato. (Wikipedia?)

Arte rupestre paleolitica: perché la datazione era così difficile

Per decenni gli studiosi hanno ritenuto impossibile applicare la datazione al radiocarbonio alle pitture nere della regione.

Si pensava infatti che i pigmenti fossero composti esclusivamente da ossidi minerali di ferro e manganese, privi di carbonio organico.

Il gruppo di ricerca ha deciso di verificare questa ipotesi utilizzando tecniche completamente non invasive.

La microspettrometria Raman e l’imaging iperspettrale hanno consentito di analizzare la composizione chimica delle pitture senza alterarle.

Le analisi hanno evidenziato la presenza diffusa di particelle di carbone vegetale incorporate nel pigmento nero.

Questo risultato ha reso possibile il ricorso alla datazione con il carbonio-14, metodo finora considerato non applicabile alle pitture della Dordogna. (ScienceDaily?)

Datazione al radiocarbonio delle pitture di Font-de-Gaume

Dopo la scoperta del carbone nei pigmenti, le autorità francesi hanno autorizzato in via eccezionale il prelievo di microscopici campioni da due figure nere.

La prima rappresenta un bisonte. L’analisi ha indicato un’età compresa tra circa 13.460 e 13.160 anni fa, confermando la sua appartenenza al Paleolitico superiore.

La seconda figura, interpretata come una maschera o un volto stilizzato, ha restituito un risultato più complesso.

Diverse parti dell’immagine sono state realizzate in epoche differenti, con intervalli cronologici separati anche da migliaia di anni.

Questo suggerisce che la stessa figura possa essere stata modificata o completata nel corso di successive frequentazioni della grotta. (PubMed?)

Le prospettive per lo studio delle grotte decorate

La nuova metodologia offre possibilità che vanno oltre il caso di Font-de-Gaume.

Molte altre pitture considerate finora non databili potrebbero essere riesaminate con gli stessi criteri, verificando la presenza di carbone nei pigmenti.

Disporre di date assolute consentirà di confrontare con maggiore precisione le diverse fasi artistiche delle grotte decorate, comprendere l’evoluzione degli stili e ricostruire quando gruppi umani differenti siano tornati negli stessi siti per aggiungere nuove immagini o intervenire su quelle già esistenti.

La ricerca contribuisce anche a comprendere meglio il significato culturale delle cavità decorate durante il Paleolitico superiore.

Le grotte potrebbero aver rappresentato luoghi frequentati per periodi molto lunghi, mantenendo un valore simbolico attraverso numerose generazioni.

Un nuovo strumento per l’archeologia preistorica

Gli autori dello studio ritengono che l’integrazione tra analisi chimiche non invasive e datazione al radiocarbonio possa diventare un riferimento per le future ricerche sull’arte rupestre paleolitica.

L’approccio sperimentato a Font-de-Gaume dimostra come tecnologie moderne possano fornire nuove informazioni senza compromettere la conservazione di opere che costituiscono uno dei patrimoni archeologici più importanti d’Europa.

La possibilità di attribuire una cronologia diretta alle pitture apre una fase nuova nello studio delle grotte decorate della Dordogna e, più in generale, dell’arte parietale paleolitica.

Fonti

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  • Speleologia a Pradut: il Gruppo Speleologico Sacile racconta le nuove esplorazioni alla Cjasa dei Venth
    Condividi Il 13 agosto 2026 al Rifugio Pradut un incontro dedicato alla speleologia, alle esplorazioni del Gruppo Speleologico Sacile e alle più recenti scoperte nell’area del Colciavath. Un incontro pubblico dedicato alla speleologia nel territorio di Pradut Giovedì 13 agosto 2026, alle ore 17.30, il Rifugio Pradut, nel comune di Claut (Pordenone), ospiterà un appuntamento dedicato alla speleologia e all’attività di esplorazione del Gruppo Speleologico Sacile. L’iniziativa, promossa c
     

Speleologia a Pradut: il Gruppo Speleologico Sacile racconta le nuove esplorazioni alla Cjasa dei Venth

August 2nd 2026 at 07:00

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Il 13 agosto 2026 al Rifugio Pradut un incontro dedicato alla speleologia, alle esplorazioni del Gruppo Speleologico Sacile e alle più recenti scoperte nell’area del Colciavath.

Un incontro pubblico dedicato alla speleologia nel territorio di Pradut

Giovedì 13 agosto 2026, alle ore 17.30, il Rifugio Pradut, nel comune di Claut (Pordenone), ospiterà un appuntamento dedicato alla speleologia e all’attività di esplorazione del Gruppo Speleologico Sacile.

L’iniziativa, promossa con il titolo “La Cjasa dei Venth si presenta”, offrirà al pubblico l’occasione di conoscere da vicino il lavoro svolto dagli speleologi nell’area carsica delle Dolomiti Friulane.

L’incontro sarà incentrato sulle più recenti esplorazioni e sulle scoperte effettuate negli ultimi mesi, con particolare riferimento al sistema carsico sviluppato nella zona del Colciavath, che continua a richiamare l’interesse della comunità speleologica italiana.

Le recenti esplorazioni del Gruppo Speleologico Sacile

Negli ultimi mesi il Gruppo Speleologico Sacile ha concentrato una parte importante delle proprie attività nell’area di Pradut e Colciavath.

Tra le scoperte più significative figura la cavità denominata La Cjasa dei Venti, individuata nei pressi di Casera Casavento.

La grotta, caratterizzata da una marcata corrente d’aria all’ingresso, ha già raggiunto uno sviluppo di circa quattro chilometri e presenta numerosi passaggi, strettoie e gallerie ancora oggetto di esplorazione.

Secondo gli speleologi potrebbe rappresentare un importante collettore collegato ad altre cavità dell’area, prospettiva che rende particolarmente interessante la prosecuzione delle ricerche. 

Le attività di rilievo e documentazione hanno inoltre consentito di ampliare la conoscenza del sistema carsico locale, che negli ultimi anni si è confermato uno dei più dinamici del Friuli Venezia Giulia.

Il territorio del Pradut e il patrimonio carsico delle Dolomiti Friulane

L’area di Pradut-Resettum, nel territorio comunale di Claut, rappresenta uno dei principali comprensori carsici della provincia di Pordenone. Qui sono note numerose cavità naturali, tra cui il Landri Scur e altri importanti abissi esplorati nel corso degli ultimi decenni.

Il Gruppo Speleologico Sacile opera da anni in questa zona svolgendo attività di esplorazione, rilievo topografico, ricerca scientifica e tutela del patrimonio ipogeo. L’associazione promuove anche iniziative divulgative rivolte al pubblico, con l’obiettivo di far conoscere il fenomeno carsico e sensibilizzare sull’importanza della conservazione degli ambienti sotterranei. 

La Cjasa dei Venth: un’occasione per conoscere il mondo sotterraneo

L’appuntamento del 13 agosto sarà rivolto sia agli appassionati sia a chi desidera avvicinarsi per la prima volta alla speleologia. Attraverso immagini, racconti e aggiornamenti sulle campagne esplorative, i partecipanti potranno seguire l’evoluzione delle ricerche condotte nelle montagne del Friuli occidentale.

L’incontro offrirà anche l’opportunità di comprendere come si svolge un’esplorazione speleologica moderna, dall’individuazione di nuovi ingressi alla documentazione topografica, fino agli aspetti scientifici e ambientali legati alla conoscenza del territorio.

Le recenti attività nel comprensorio del Colciavath dimostrano come il sottosuolo delle Dolomiti Friulane continui a riservare nuove prospettive di ricerca, confermando il valore della collaborazione tra gruppi speleologici e della divulgazione verso il pubblico.

Fonti

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  • CAI Regione Toscana e Mountain Wilderness Italia insieme per il Parco Nazionale delle Alpi Apuane
    Condividi Le due associazioni lanciano un percorso comune per promuovere l’istituzione del Parco Nazionale e annunciano la costituzione di un comitato promotore aperto al mondo ambientalista, scientifico e istituzionale Il Club Alpino Italiano – Regione Toscana e Mountain Wilderness Italia hanno annunciato, con un comunicato congiunto diffuso il 20 luglio, l’avvio di un percorso comune per promuovere l’istituzione del Parco Nazionale delle Alpi Apuane. Sulla pagina social di Speleologia To
     

CAI Regione Toscana e Mountain Wilderness Italia insieme per il Parco Nazionale delle Alpi Apuane

August 2nd 2026 at 06:00

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Le due associazioni lanciano un percorso comune per promuovere l’istituzione del Parco Nazionale e annunciano la costituzione di un comitato promotore aperto al mondo ambientalista, scientifico e istituzionale

Il Club Alpino Italiano – Regione Toscana e Mountain Wilderness Italia hanno annunciato, con un comunicato congiunto diffuso il 20 luglio, l’avvio di un percorso comune per promuovere l’istituzione del Parco Nazionale delle Alpi Apuane.

Sulla pagina social di Speleologia Toscana c’è un post del Coordinamento Ambientalista Versiliese che ne dà notizia.

La proposta non è nuova: il CAI l’aveva già approvata con una mozione dell’Assemblea dei Delegati di Saint Vincent nel 2016, e Mountain Wilderness, fin dalla sua fondazione, nel 1987, sostiene la necessità di una maggiore tutela delle Alpi Apuane, sempre al centro del dibattito per l’intensa attività estrattiva del marmo.

Nel documento si sottolinea che le Apuane rappresentano un patrimonio naturale di rilievo nazionale e internazionale e che l’attuale modello di gestione non sarebbe più sufficiente a garantire un’efficace tutela dell’area. Secondo i promotori, il riconoscimento come Parco Nazionale consentirebbe di rafforzare la conservazione degli ecosistemi, favorire un turismo sostenibile e ampliare le opportunità di finanziamento.

Per sostenere questa prospettiva, CAI Toscana e Mountain Wilderness intendono costituire un comitato promotore aperto al coinvolgimento delle principali associazioni ambientaliste, del mondo della ricerca, delle università, delle amministrazioni locali e delle istituzioni nazionali ed europee.

Le Alpi Apuane rivestono un’importanza particolare anche per la speleologia italiana e internazionale. Il massiccio ospita alcuni dei sistemi carsici più estesi e profondi del Paese, con decine di cavità di grande interesse scientifico, idrogeologico e naturalistico, motivo per cui ogni iniziativa riguardante il futuro di questo territorio è seguita con attenzione dalla comunità speleologica.

Il comunicato apre così una nuova fase del dibattito sulla tutela delle Apuane, destinata a coinvolgere istituzioni, associazioni e cittadini.

Seguiremo gli sviluppi di questa iniziativa con grande interesse: il futuro delle Apuane è nel nostro cuore.

Foto di copertina: Wikipedia Common CC BY 40 ‘Was the sunset in Tuscany…the God’s eye peeked between the clouds… Alpi Apuane rock marble peaks and the orange-yellow sun light above quarries and the Sea!’ – Sandra Ross

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  • L’Ipogeo di Calaforno racconta ancora la preistoria: una nuova datazione riscrive la storia di un reperto
    Condividi Un nuovo studio scientifico conferma che una mandibola rinvenuta nel grande monumento funerario di Giarratana appartiene al tardo III millennio a.C. La datazione al radiocarbonio corregge l’ipotesi iniziale e rafforza il valore scientifico della scoperta Nel territorio di Giarratana (Ragusa), a circa 600 metri sul livello del mare, si estende il Parco forestale Calaforno, un’area boschiva che prende il nome da una serie di cavità che si trovano più a valle: la grotta Calaforno o Ipo
     

L’Ipogeo di Calaforno racconta ancora la preistoria: una nuova datazione riscrive la storia di un reperto

August 2nd 2026 at 05:00

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Un nuovo studio scientifico conferma che una mandibola rinvenuta nel grande monumento funerario di Giarratana appartiene al tardo III millennio a.C. La datazione al radiocarbonio corregge l’ipotesi iniziale e rafforza il valore scientifico della scoperta

Nel territorio di Giarratana (Ragusa), a circa 600 metri sul livello del mare, si estende il Parco forestale Calaforno, un’area boschiva che prende il nome da una serie di cavità che si trovano più a valle: la grotta Calaforno o Ipogeo di Calaforno: un susseguirsi di 35 piccole camere, utilizzate inizialmente come tombe e poi trasformate, nei secoli, in abitazioni.

L’Ipogeo di Calaforno continua a restituire informazioni preziose sulla preistoria siciliana. Si tratta di uno straordinario complesso funerario scavato nella roccia, uno dei più importanti monumenti ipogei dell’isola, ora al centro di un nuovo studio che aggiorna la storia di uno dei reperti umani rinvenuti al suo interno.

È stato infatti pubblicato l’addendum a una ricerca apparsa sulla rivista Archives of Oral Biology, dedicata alla mandibola di una giovane donna scoperta nell’ipogeo. La notizia della pubblicazione è stata diffusa dalla professoressa Elena Varotto, antropologa forense e paleopatologa, prima autrice dello studio. Varotto si occupa di bioarcheologia e dello studio dei resti umani antichi, con particolare attenzione alla paleopatologia e all’antropologia forense, ed è autrice di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali.

Grazie a una nuova datazione al radiocarbonio, i ricercatori hanno potuto stabilire con certezza che il reperto risale al tardo III millennio a.C., tra il 2282 e il 2041 a.C.

Il risultato modifica l’interpretazione proposta nel primo studio. Inizialmente, infatti, la cronologia era stata ricostruita sulla base del contesto di rinvenimento. L’Ipogeo di Calaforno fu utilizzato come luogo di sepoltura per migliaia di anni: costruito nel Tardo Eneolitico, continuò a essere frequentato nell’età del Bronzo, fu riutilizzato in epoca tardo-romana e rimase noto fino al Medioevo. La presenza di una moneta tardo-romana vicino alla mandibola aveva fatto ipotizzare una deposizione relativamente recente.

La nuova analisi dimostra invece che il reperto appartiene alla fase preistorica del monumento. La vicinanza con la moneta è il risultato dei rimescolamenti che, nel corso dei secoli, hanno interessato i depositi archeologici dell’ipogeo.

Oltre a chiarire la cronologia del reperto, lo studio conferma anche l’importanza scientifica della mandibola, che presenta un raro caso di dente del giudizio inferiore rimasto completamente incluso nell’osso. Si tratta di una condizione ben conosciuta dalla medicina moderna, ma raramente documentata nei resti umani così antichi.

La ricerca dimostra come l’integrazione tra archeologia, antropologia fisica, diagnostica per immagini e datazioni al radiocarbonio permetta oggi di ricostruire con maggiore precisione la storia dei grandi complessi ipogei, correggendo interpretazioni basate esclusivamente sul contesto di rinvenimento.

Per chi si occupa di archeologia, e per ogni speleologo, il caso di Calaforno è un concreto esempio di come gli ipogei continuino a fornire nuove informazioni grazie all’applicazione delle più moderne tecniche di ricerca.

Fonti:

L'articolo L’Ipogeo di Calaforno racconta ancora la preistoria: una nuova datazione riscrive la storia di un reperto proviene da Scintilena.

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