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  • Il mondo nascosto dei Monti di Campiglia: grotte, miniere ed Etruschi protagonisti a Livorno
    Condividi Un viaggio nel sottosuolo dei Monti di Campiglia, tra cavità naturali, antiche miniere, testimonianze etrusche e biodiversità ipogea. È questo il tema dell’incontro “Il mondo nascosto dei Monti di Campiglia. Tra grotte, miniere etrusche e vita sotterranea”, promosso dalla Federazione Speleologica Toscana e ospitato al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno. Relatori della serata saranno Luisa Dainelli, speleologa e biologa, e Luca Tinagli, speleologo e geologo, che acc
     

Il mondo nascosto dei Monti di Campiglia: grotte, miniere ed Etruschi protagonisti a Livorno

Jún 27th 2026 at 06:00

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Un viaggio nel sottosuolo dei Monti di Campiglia, tra cavità naturali, antiche miniere, testimonianze etrusche e biodiversità ipogea. È questo il tema dell’incontro “Il mondo nascosto dei Monti di Campiglia. Tra grotte, miniere etrusche e vita sotterranea”, promosso dalla Federazione Speleologica Toscana e ospitato al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno.

Relatori della serata saranno Luisa Dainelli, speleologa e biologa, e Luca Tinagli, speleologo e geologo, che accompagneranno il pubblico alla scoperta di uno dei territori più affascinanti della Toscana dal punto di vista geologico, minerario e speleologico.

Luisa è ricercatrice presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Verbania Pallanza, dove si occupa di ecosistemi sotterranei e macroinvertebrati. Laureata all’Università di Pisa in Conservation and Evolutionary Biology, ha dedicato la sua tesi allo studio dei macroinvertebrati terrestri nelle grotte ricche di guano. Accanto all’attività scientifica, Dainelli è anche istruttrice di speleologia SSI ets e istruttrice tecnica del Gruppo Speleologico Archeologico Livornese, esperienza che le consente di unire ricerca accademica ed esplorazione sul campo. Le sue attività comprendono campionamenti di acqua, suolo e invertebrati in cavità italiane ed europee, con partecipazioni a conferenze nazionali e internazionali dedicate alla biospeleologia.

Luca, geologo e speleologo esploratore, svolge attività di ricerca e divulgazione sui sistemi carsici e minerari della Toscana. Da anni è impegnato nello studio del comprensorio dei Monti di Campiglia, dove l’intreccio tra geologia, attività estrattive e frequentazione umana ha dato origine a un patrimonio sotterraneo di straordinario interesse scientifico e storico.

I Monti di Campiglia custodiscono infatti un patrimonio sotterraneo di straordinario interesse: grotte naturali, antiche miniere sfruttate fin dall’epoca etrusca e ambienti ipogei ricchi di peculiarità geologiche e biologiche. Un paesaggio nascosto che racconta migliaia di anni di storia, dall’evoluzione del territorio alle attività estrattive, fino agli adattamenti della fauna che vive nel buio delle cavità.

L’incontro è a ingresso libero: avvicinerà il pubblico al mondo sotterraneo attraverso il racconto di chi lo esplora, lo studia e ne tutela l’ambiente.

L’iniziativa è organizzata dalla Federazione Speleologica Toscana in collaborazione con il Gruppo Speleologico Archeologico Livornese e il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno.

Fonte: locandina dell’evento diffusa dalla Federazione Speleologica Toscana – foto di Luca Tinaggli

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  • Maiella, il Parco Minerario entra nel vivo: un patrimonio sotterraneo che guarda al futuro
    Condividi Scintilena aveva già dato notizia della firma del Piano Territoriale del Parco Tematico Minerario della Maiella. Torniamo oggi sull’argomento perché il progetto merita un approfondimento che va oltre la cronaca dell’accordo istituzionale. Il tema sarà al centro anche dell’incontro “Miniere della Maiella. L’esperienza di ricerca e valorizzazione del GRAIM”, in programma il 27 giugno presso il Museo Universitario dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti. Interverranno Ruggero D
     

Maiella, il Parco Minerario entra nel vivo: un patrimonio sotterraneo che guarda al futuro

Jún 26th 2026 at 05:00

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Scintilena aveva già dato notizia della firma del Piano Territoriale del Parco Tematico Minerario della Maiella. Torniamo oggi sull’argomento perché il progetto merita un approfondimento che va oltre la cronaca dell’accordo istituzionale.

Il tema sarà al centro anche dell’incontro “Miniere della Maiella. L’esperienza di ricerca e valorizzazione del GRAIM”, in programma il 27 giugno presso il Museo Universitario dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti. Interverranno Ruggero D’Anastasio, direttore del Museo universitario UdA, e Roberto Di Paolo del Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella. L’iniziativa testimonia come attorno al patrimonio minerario della Maiella si stia sviluppando una rete di ricerca, divulgazione e valorizzazione che coinvolge istituzioni culturali, università e associazioni impegnate nello studio del territorio.

Per il Parco Minerario, spendiamo ancora due parole: l’argomento lo merita: non sfruttamento, ma valorizzazione del patrimonio minerario.

Come ha sottolineato la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara, “dal patrimonio minerario nasce un ecosistema innovativo e sostenibile che rigenera il territorio, custodisce la memoria, valorizza il presente e apre al futuro”. Una definizione che coglie bene il significato di un’iniziativa destinata a interessare non soltanto il mondo della cultura e della valorizzazione territoriale, ma anche quello della geologia, della speleologia e della tutela ambientale.

La firma del Piano Territoriale, avvenuta il 17 giugno a Pescara, rappresenta l’avvio di un percorso condiviso tra istituzioni, università, enti di tutela e amministrazioni locali per costruire una rete capace di valorizzare uno dei patrimoni minerari più significativi dell’Appennino.

Le miniere della Maiella non sono soltanto testimonianze della storia industriale abruzzese. Gallerie, fronti di scavo, infrastrutture estrattive e paesaggi modellati dall’attività dell’uomo costituiscono un patrimonio complesso che racconta il rapporto tra comunità e risorse del sottosuolo. Un patrimonio che conserva valori storici, ambientali e scientifici ancora in parte da esplorare e comprendere.

Le informazioni diffuse dall’Agenzia del Demanio evidenziano come il progetto si inserisca in un percorso di valorizzazione avviato da anni e finalizzato al recupero di siti minerari, manufatti e opere sotterranee che rappresentano una parte importante dell’identità della Maiella.

Per il mondo speleologico il nuovo Parco assume un significato particolare. Le cavità artificiali create dall’attività estrattiva costituiscono infatti una componente fondamentale del patrimonio ipogeo italiano e rappresentano luoghi nei quali storia, geologia e presenza umana si intrecciano in modo unico. La loro conservazione e la loro conoscenza sono elementi essenziali per comprendere l’evoluzione del territorio.

Ma il progetto riguarda da vicino anche il Club Alpino Italiano, e in particolare il mondo della TAM – Tutela Ambiente Montano. Le miniere storiche della Maiella fanno parte di un paesaggio montano nel quale ambiente naturale, geologia, lavoro e presenza umana si sono intrecciati per secoli. Conservare queste testimonianze significa preservare la memoria del rapporto tra le comunità e la montagna, comprendendo come l’utilizzo delle risorse del sottosuolo abbia contribuito a modellare il territorio che oggi conosciamo.

La valorizzazione del patrimonio minerario si inserisce pienamente nei principi della cultura della montagna promossi dal CAI: conoscere il territorio, custodirne la memoria storica e favorire una frequentazione consapevole dei luoghi. In questo senso il Parco Tematico Minerario della Maiella non riguarda soltanto le miniere, ma il rapporto tra uomo e montagna, tra risorse naturali e comunità locali, tra tutela e sviluppo.

La sfida sarà quella di trasformare questo patrimonio diffuso in una rete di ricerca, divulgazione e sviluppo sostenibile, capace di generare nuove opportunità senza perdere il legame con la memoria dei luoghi e delle persone che li hanno abitati e trasformati nel tempo.

Per questo motivo la nascita del Parco merita particolare attenzione: è un procedimento amministrativo di particolare valore, che premia e promuove un progetto culturale, ambientale e territoriale e pone il sottosuolo e la montagna al centro di una nuova visione del futuro della Maiella.

Il tema sarà al centro anche dell’incontro “Miniere della Maiella. L’esperienza di ricerca e valorizzazione del GRAIM”, in programma il 27 giugno presso il Museo Universitario dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti. Interverranno Ruggero D’Anastasio, direttore del Museo universitario UdA, e Roberto Di Paolo del Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella. L’iniziativa testimonia come attorno al patrimonio minerario della Maiella si stia sviluppando una rete di ricerca, divulgazione e valorizzazione che coinvolge istituzioni culturali, università e associazioni impegnate nello studio del territorio.

Foto del Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella (GRAIM), che tempo fa aveva annunciato l’avvio di nuove attività esplorative nel territorio di Taranta Peligna e Lama dei Peligni, all’interno del Parco Nazionale della Maiella. L’obiettivo è individuare antichi siti di estrazione del bitume in un’area finora poco indagata sotto il profilo minerario

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