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    Condividi La scoperta di Bernard Brunhes nel 1906: quando il geomagnetismo cambiò per sempre Il Nord Magnetico “a Sud”: Brunhes, le Inversioni Polari e la Storia del Geomagnetismo Il campo magnetico terrestre non è immutabile: nel corso della storia geologica del pianeta i poli magnetici Nord e Sud si sono scambiati di posizione centinaia di volte, in quello che gli scienziati chiamano inversione di polarità. La prima prova sperimentale moderna di questo fenomeno fu presentata
     

Il giorno in cui le rocce rivelarono che il Nord magnetico era a Sud

Apríl 24th 2026 at 11:00

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La scoperta di Bernard Brunhes nel 1906: quando il geomagnetismo cambiò per sempre


Il Nord Magnetico “a Sud”: Brunhes, le Inversioni Polari e la Storia del Geomagnetismo

Il campo magnetico terrestre non è immutabile: nel corso della storia geologica del pianeta i poli magnetici Nord e Sud si sono scambiati di posizione centinaia di volte, in quello che gli scienziati chiamano inversione di polarità. La prima prova sperimentale moderna di questo fenomeno fu presentata il 21 aprile 1906 dal geofisico francese Bernard Brunhes alla Société Française de Physique. Quella scoperta, rimasta per decenni in attesa di una conferma decisiva, avrebbe poi rivoluzionato la geologia del XX secolo, contribuendo a fondare la teoria della tettonica delle placche.

Una roccia dell’Alvernia mette in discussione il campo magnetico della Terra

Il 21 aprile 1906, il geofisico francese Bernard Brunhes presentò alla Société Française de Physique una scoperta che avrebbe cambiato la storia della geofisica: alcune rocce vulcaniche dell’Alvernia conservavano una magnetizzazione opposta a quella del campo magnetico terrestre attuale.ingvambiente

Brunhes era direttore dell’Osservatorio Geofisico del Puy de Dôme, a Clermont-Ferrand. Aveva condotto studi sistematici su lave e argille cotte di origine vulcanica, raccogliendo campioni in diversi siti della regione. La svolta arrivò da un affioramento presso il villaggio di Pontfarein, nel distretto vulcanico di Cantal.ingvambiente

Le misure rivelarono qualcosa di difficile da spiegare: la magnetizzazione delle rocce era orientata in senso inverso rispetto al campo attuale. Questo orientamento era uniforme in tutto il corpo della colata. Non si trattava di effetti localizzati come l’azione di un fulmine. Non c’erano segni di deformazioni tettoniche che potessero giustificarlo.ingvambiente

La conclusione fu netta: nel passato, il campo magnetico terrestre deve essersi invertito.


Argille cotte e magnetizzazione inversa: come Brunhes arrivò alla prova

Brunhes si era ispirato ai lavori del fisico italiano Macedonio Melloni sulle lave vesuviane e agli esperimenti di Giuseppe Folgheraiter su ceramiche antiche. Il metodo era chiaro: i minerali ferromagnetici presenti nelle rocce vulcaniche, solidificandosi dopo un’eruzione, si orientano secondo il campo magnetico del momento. Restano poi “congelati” in quella direzione, come una fotografia magnetica del passato.wikipedia+1

Brunhes lavorò insieme al suo assistente Pierre David. Eseguirono misure precise lungo l’intera estensione dell’affioramento, documentando con cura l’orientazione dei campioni al momento del prelievo. Il risultato era inequivocabile: la polarità era inversa, e lo era in modo coerente su tutta la colata.ingvambiente

Il lavoro fu pubblicato nel novembre dello stesso anno sulla rivista Journal de Physique, con il titolo “Recherches sur la direction de l’aimantation des roches volcaniques”.eos+1


Matuyama e la conferma giapponese: una scoperta ignorata due volte

Per decenni, la scoperta di Brunhes non ottenne il riconoscimento che meritava. L’idea che il campo magnetico del pianeta potesse invertirsi sembrava troppo radicale per essere accettata senza ulteriori prove.ingvambiente

Fu il geofisico giapponese Motonori Matuyama a riprenderla in mano. A partire dal 1926, Matuyama raccolse e analizzò campioni di basalto provenienti da Giappone, Corea e Manciuria. Nel 1929 pubblicò i suoi risultati, dimostrando una correlazione precisa tra posizione stratigrafica e polarità magnetica delle rocce: quelle più antiche mostravano polarità inversa, quelle più recenti polarità normale.wikipedia+1

Anche questo contributo rimase in larga parte ignorato. La geofisica non era ancora pronta per recepirlo.


Gli anni Sessanta e la rivoluzione dei fondali oceanici

La svolta definitiva arrivò negli anni Sessanta del Novecento, con le esplorazioni dei fondali oceanici. Le misure condotte sulle dorsali medio-oceaniche rivelarono qualcosa di inatteso: il fondale era caratterizzato da bande parallele di anomalie magnetiche alternate, con polarità normale e inversa disposte in modo simmetrico rispetto all’asse delle dorsali stesse.ingvambiente

Nel 1963, Frederick Vine e Drummond Matthews interpretarono quelle bande come la registrazione delle inversioni di polarità nel basalto che emergeva continuamente dalle dorsali. Man mano che la crosta oceanica si formava e si allontanava, si “stampava” con il campo magnetico del momento, creando un archivio naturale delle inversioni.matematicamente+1

Questa interpretazione fornì la prova indipendente che consolidò la teoria dell’espansione dei fondali oceanici di Harry Hess e, di conseguenza, la tettonica delle placche. Il paleomagnetismo non era più solo una curiosità scientifica: era diventato uno strumento di lettura della storia geologica del pianeta.gmpe+1


La scala cronomagnetica: i nomi che la storia ha consacrato

Nei primi anni Sessanta, ricercatori statunitensi e australiani costruirono una scala sistematica delle inversioni di polarità, combinando datazione radiometrica e paleomagnetismo su rocce vulcaniche di tutto il mondo. Entro il 1966, la scala copriva gli ultimi 4 milioni di anni.jstage.jst.go

Ai principali intervalli di polarità vennero assegnati i nomi dei pionieri del geomagnetismo. La scala riconosce quattro epoche principali:pmc.ncbi.nlm.nih+1

Epoca magneticaPolaritàIntervallo
BrunhesNormale (attuale)Da 780.000 anni fa ad oggi
MatuyamaInversaDa 2,58 Ma a 780.000 anni fa
GaussNormaleDa 3,58 Ma a 2,58 Ma
GilbertInversaDa circa 5 Ma a 3,58 Ma

L’epoca in cui viviamo oggi è dunque l’epoca di Brunhes: un riconoscimento postumo per il geofisico francese, morto nel 1910 senza vedere la piena valorizzazione del suo lavoro.wikipedia+1


La geodinamo: il motore che genera e inverte il campo

Il campo magnetico terrestre non è prodotto da un magnete fisso. È generato dal movimento del nucleo esterno fluido della Terra, composto da ferro e nichel liquidi in costante convezione. I moti turbolenti di questo materiale metallico, combinati con la rotazione terrestre, producono correnti elettriche che a loro volta generano il campo magnetico, in un meccanismo chiamato geodinamo ad autoeccitazione.ingvambiente+1

Le inversioni si innescano tipicamente durante fasi di indebolimento del campo, quando l’intensità può scendere al 10–20% del valore attuale e la struttura dipolare si disgrega. Studi condotti sui sedimenti del Bacino di Sulmona, in Abruzzo, suggeriscono che il passaggio da una polarità all’altra possa avvenire in meno di un secolo, molto più rapidamente di quanto si ritenesse in precedenza. L’inversione completa, incluse le fasi di instabilità, richiede comunque almeno 22.000 anni.cnr+2


Quarantamila anni fa: quando il campo quasi scomparve

Oltre alle inversioni complete, esistono episodi intermedi chiamati escursioni geomagnetiche, in cui i poli si spostano drasticamente senza completare un’inversione. Il caso più studiato è l’escursione di Laschamp, avvenuta circa 41.400 anni fa.wikipedia

Durante quell’evento, l’intensità del campo scese a meno del 5% del valore attuale. Le aurore boreali erano visibili fino all’equatore. La Terra fu esposta a un aumento significativo di radiazioni cosmiche. L’evento durò circa 440 anni.passioneastronomia+1

L’Homo neanderthalensis si estinse proprio in questo periodo. Alcuni ricercatori ipotizzano una correlazione con il collasso del campo, anche se il quadro causale resta dibattuto. I primi Homo sapiens che si espandevano in Eurasia sopravvissero, probabilmente adottando strategie adattive: l’uso di ripari nelle grotte, indumenti più protettivi, e l’impiego di ocra come pigmento minerale.fondazioneleonardo+2


Il campo oggi: deriva verso la Siberia, intensità in calo

A partire dalle prime misurazioni sistematiche di Carl Friedrich Gauss a metà Ottocento, il campo magnetico terrestre mostra un’intensità in costante diminuzione, stimata intorno al 5% ogni cento anni. Il Polo Nord magnetico si è spostato di oltre 2.300 km verso la Siberia dall’inizio del Novecento, con velocità aumentata da circa 9 km/anno a picchi di 52–55 km/anno negli ultimi decenni.scintilena+1

Gli esperti dell’INGV sottolineano che questi segnali non permettono di stabilire se la decrescita rappresenti l’inizio della prossima inversione. Il campo ha già raggiunto valori di picco e poi diminuito molte volte negli ultimi 780.000 anni senza innescare un’inversione. In assenza di segni certi, la scienza rimane in ascolto, studiando ogni variazione con strumenti sempre più precisi.ingvambiente


Il Nord Magnetico “a Sud”: Brunhes, le Inversioni Polari e la Storia del Geomagnetismo

Sintesi

Il campo magnetico terrestre non è immutabile: nel corso della storia geologica del pianeta i poli magnetici Nord e Sud si sono scambiati di posizione centinaia di volte, in quello che gli scienziati chiamano inversione di polarità. La prima prova sperimentale moderna di questo fenomeno fu presentata il 21 aprile 1906 dal geofisico francese Bernard Brunhes alla Société Française de Physique. Quella scoperta, rimasta per decenni in attesa di una conferma decisiva, avrebbe poi rivoluzionato la geologia del XX secolo, contribuendo a fondare la teoria della tettonica delle placche.[1]


Bernard Brunhes e la Scoperta del 1906

Chi era Brunhes

Bernard Brunhes (Tolosa, 3 luglio 1867 – Alvernia, 10 maggio 1910) fu nominato il 1° novembre 1900 professore all’Università di Clermont-Ferrand e direttore dell’Osservatorio Geofisico del Puy de Dôme, oggi Observatoire de Physique du Globe de Clermont, situato sul vulcano estinto di Cantal, nella regione francese dell’Alvernia. La posizione era ideale per lo studio del geomagnetismo in un contesto vulcanico ricco di rocce suscettibili di registrare il campo magnetico al momento della loro formazione.[2][1]

Brunhes era rimasto affascinato dai lavori di Macedonio Melloni condotti sulle lave del Vesuvio e dagli esperimenti di Giuseppe Folgheraiter su argille cotte e ceramiche. Fu proprio seguendo quella tradizione di ricerca italiana che, insieme al suo assistente Pierre David, iniziò misure sistematiche della magnetizzazione di campioni raccolti in diversi siti vulcanici.[1]

Il momento decisivo: Pontfarein

La svolta avvenne quando un ingegnere segnalò a Brunhes un affioramento di lava e di porcelaniti — dette anche “mattoni naturali”, il prodotto della cottura di un terreno argilloso da parte di una colata lavica sovrastante — presso il villaggio di Pontfarein (oggi Pont Farin), nel distretto vulcanico di Cantal.[3][1]

A differenza dei suoi predecessori, Brunhes eseguì misure sistematiche lungo tutto il corpo della colata lavica e delle argille sottostanti, prestando particolare attenzione all’orientazione dei campioni durante l’estrazione. I risultati furono sorprendenti: le lave e le argille avevano una magnetizzazione opposta a quella del campo magnetico attuale, e tale direzione era uniforme in tutto il corpo della colata, escludendo pertanto la possibilità che si trattasse di effetti locali come l’azione dei fulmini. Anche i movimenti tettonici erano da escludere, in assenza di evidenze di deformazione strutturale dell’affioramento.[1]

La conclusione di Brunhes fu audace quanto corretta:

“In Epoca Miocenica, nel quartiere di Saint-Flour, il polo nord era diretto verso il basso; è il polo sud della Terra che era più vicino alla Francia centrale.”[1]

Il 21 aprile 1906 presentò questi risultati alla Société Française de Physique, e nel novembre dello stesso anno pubblicò il lavoro sulla rivista Journal de Physique con il titolo “Recherches sur la direction de l’aimantation des roches volcaniques”.[3][1]


La Scala Temporale delle Inversioni: Matuyama e la Conferma

Il contributo di Motonori Matuyama

La scoperta di Brunhes rimase inizialmente isolata. Fu il geofisico giapponese Motonori Matuyama (prefettura di ?ita, 1884–1958) a portarla a un livello superiore di rigore scientifico. A partire dal 1926, Matuyama condusse una sistematica raccolta di campioni di basalti dal Giappone, dalla Corea e dalla Manciuria, analizzando la magnetizzazione residua dei minerali ferromagnetici in essi contenuti.[4][5]

Nel 1929 pubblicò un articolo fondamentale — “On the direction of magnetisation of basalt in Japan, Tyôsen and Manchuria” — in cui dimostrava la correlazione tra la polarità magnetica e la posizione stratigrafica delle rocce. Il dato cruciale era che le rocce più antiche, del Pleistocene inferiore, mostravano polarità inversa rispetto a quelle più recenti. Anche il contributo di Matuyama fu inizialmente ignorato dalla comunità scientifica mondiale, per poi essere riscoperto con forza negli anni Sessanta.[6][7]

La scala cronomagnetica e i nomi celebri

Nei primi anni Sessanta, due gruppi di ricercatori statunitensi e australiani condussero studi combinati di datazione radiometrica e paleomagnetismo su rocce vulcaniche, completando entro il 1966 una scala delle inversioni di polarità per gli ultimi 4 milioni di anni. Per rendere la scala di facile consultazione, diedero i nomi dei pionieri del paleomagnetismo ai principali intervalli di polarità: Brunhes, Matuyama, Gauss e Gilbert.[8][7]

Epoca magneticaTipo di polaritàIntervallo approssimativo
BrunhesNormale (attuale)Da 780.000 anni fa ad oggi
MatuyamaInversaDa 2,58 Ma a 780.000 anni fa
GaussNormaleDa 3,58 Ma a 2,58 Ma
GilbertInversaDa circa 5 Ma a 3,58 Ma

L’epoca in cui viviamo oggi, a “polarità normale”, è dunque chiamata epoca di Brunhes, in onore del geofisico francese che per primo seppe leggere nelle rocce la prova delle inversioni.[9][1]


Come Funziona il Campo Magnetico Terrestre

La geodinamo

Il campo magnetico terrestre non è generato da un magnete solido, ma dall’attività del nucleo esterno fluido del pianeta, composto principalmente da ferro e nichel liquidi in costante movimento. I lenti moti convettivi e turbolenti di questo materiale metallico — combinati con la rotazione terrestre, che genera la forza di Coriolis — producono correnti elettriche che a loro volta generano il campo magnetico, in un meccanismo chiamato geodinamo ad autoeccitazione. Questo processo è attivo da almeno 4,2 miliardi di anni, sebbene il motore che lo sosteneva nelle epoche più antiche fosse diverso da quello attuale.[10][11]

Il campo risultante ha, in prima approssimazione, la struttura di un dipolo magnetico inclinato di circa 9° rispetto all’asse di rotazione terrestre: le linee di forza entrano nell’emisfero settentrionale ed escono da quello meridionale (polarità normale). Entrambi gli stati di polarità — normale e inversa — sono egualmente probabili e stabili, e nel tempo geologico i due stati si sono alternati senza prevalenza dell’uno sull’altro.[12]

Il meccanismo delle inversioni

Le inversioni si innescano tipicamente durante periodi di bassa intensità del campo, quando questo può scendere al 10–20% del valore attuale e la struttura dipolare si disgrega. La durata delle singole inversioni è stimata nell’ordine di qualche migliaio fino a poche centinaia di anni, come suggerito da studi recenti condotti in particolare sui sedimenti del Bacino di Sulmona, in Abruzzo. Quello studio ha dimostrato che il brusco passaggio del polo da un’area polare all’altra — nella transizione Matuyama-Brunhes — avvenne in meno di un secolo, un tempo molto più rapido di quanto si pensasse in precedenza. Tuttavia, l’inversione completa, incluse le fasi di instabilità precedenti e successive, richiese complessivamente almeno 22.000 anni.[13][14][15][12]


Il Paleomagnetismo Come Prova della Tettonica delle Placche

Le anomalie magnetiche dei fondali oceanici

La conferma definitiva delle inversioni di polarità — e il suo impatto scientifico più dirompente — arrivò dagli studi paleomagnetici dei fondali oceanici negli anni Sessanta del Novecento. Le misurazioni eseguite in mare aperto rivelarono anomalie magnetiche disposte in bande parallele alle dorsali oceaniche, simmetriche rispetto a esse, con valori di magnetizzazione che si alternavano positivo/negativo.[16][17]

Nel 1963, Vine e Matthews (e, indipendentemente, Morley) interpretarono queste bande come la registrazione delle inversioni di polarità nel basalto appena emerso dalle dorsali: il fondale, espandendosi, si era “stampato” con il campo magnetico dell’epoca in cui si era solidificato, creando una sorta di nastro magnetico naturale della storia delle inversioni.[17][18]

La conferma dell’espansione oceanica

La correlazione tra la scala cronomagnetica — costruita sulle lave vulcaniche terrestri — e le anomalie magnetiche marine fornì la prova indipendente che consolidò la teoria dell’espansione dei fondali oceanici di Harry Hammond Hess (1960-1962). Le rocce più antiche si trovavano più lontane dalla dorsale, quelle più giovani al centro: la crosta oceanica si formava continuamente, si espandeva ai lati e tornava nel mantello nelle fosse di subduzione. Questa spiegazione integrata diventò uno dei pilastri fondamentali della tettonica delle placche, la rivoluzione scientifica che unificò la geologia del XX secolo.[18][19][16]


Le Inversioni nella Storia Geologica

Frequenza e irregolarità

Le inversioni del campo magnetico terrestre sono documentate in centinaia di episodi negli ultimi 83 milioni di anni; solo negli ultimi 5,3 milioni di anni ne sono riconosciute 21, con un’inversione in media ogni 250.000 anni circa. Tuttavia, il processo non è periodico né regolare: vi è stato un lungo intervallo nel Cretacico superiore, tra 83 e 118 milioni di anni fa, in cui il campo mantenne la stessa polarità per circa 30 milioni di anni (il cosiddetto Superchron del Cretacico). In altri periodi le inversioni si sono susseguite molto più frequentemente.[12]

La Scala delle Polarità Geomagnetiche (GPTS) riconosce che gli intervalli di polarità costante durano da 20.000 anni fino a 50 milioni di anni.[20]

L’evento di Laschamp: un’escursione incompleta

Oltre alle inversioni complete, esistono episodi intermedi detti escursioni geomagnetiche, in cui i poli si spostano drasticamente senza completare un’inversione. Il caso più studiato è l’escursione di Laschamp, avvenuta circa 41.400 anni fa nel Pleistocene superiore, durante l’ultima era glaciale. L’intensità del campo magnetico scese a meno del 5% del valore attuale nella fase di transizione, e a meno del 10% durante il picco dell’evento. L’inversione durò circa 440 anni, con una fase di transizione di circa 250 anni.[21][22]

Durante questo collasso della magnetosfera, le aurore boreali erano visibili fino all’equatore, e la Terra fu esposta a un aumento significativo di radiazioni cosmiche, con produzione di radionuclidi come il berillio-10 e il carbonio-14. Uno studio del 2019 ha ipotizzato che l’escursione possa aver contribuito alla scomparsa di diverse specie di mammiferi, incluso l’Homo neanderthalensis, che visse proprio in questo periodo. I primi Homo sapiens che si espandevano in Eurasia, però, sopravvissero: secondo ricerche recenti, avrebbero adottato strategie adattive come l’uso di ripari nelle grotte, la produzione di indumenti più protettivi, e forse l’uso di ocra come “protezione solare” a base di pigmenti minerali.[23][22][24][21]


Lo Stato Attuale e il Futuro del Campo Magnetico

L’indebolimento in corso

A partire dalle prime misure dirette effettuate da Carl Friedrich Gauss verso la metà del XIX secolo, il campo magnetico terrestre mostra un’intensità in costante diminuzione, stimata in circa il 5% ogni cento anni. Il Polo Nord magnetico si è spostato di oltre 2.300 km verso la Siberia dall’inizio del XX secolo, con una velocità di spostamento accelerata da circa 9 km/anno a picchi di 52–55 km/anno negli ultimi decenni.[25][10]

Nonostante questi segnali, gli esperti dell’INGV sottolineano che non è possibile stabilire se la decrescita rappresenti l’inizio della prossima inversione o semplicemente la normale variabilità che caratterizza ogni intervallo di polarità stabile: il campo ha già raggiunto valori di picco e poi diminuito molte volte negli ultimi 780.000 anni senza innescare un’inversione.[12]

Conseguenze di una futura inversione

Un’inversione del campo magnetico nell’era tecnologica avrebbe conseguenze concrete e preoccupanti, sebbene non catastrofiche per la vita biologica in senso stretto:

  • Radiazioni cosmiche: l’indebolimento della magnetosfera ridurrebbe la schermatura dalle particelle energetiche del vento solare e dai raggi cosmici.[26][12]
  • Sistemi tecnologici: satelliti, reti di comunicazione, navigazione GPS e infrastrutture elettriche sarebbero vulnerabili a un campo magnetico significativamente ridotto.[26][12]
  • Bussole e navigazione: i sistemi di navigazione tradizionali basati sulla bussola cesserebbero di funzionare correttamente durante la transizione; il World Magnetic Model andrebbe aggiornato continuamente.[25]
  • Estinzioni biologiche: nonostante la riduzione dello scudo magnetico, non sono state trovate correlazioni significative tra estinzioni biologiche e inversioni del campo; il genere Homo è sopravvissuto ad almeno 5 inversioni principali nelle sue 2 milioni di anni di storia.[12]

Una simulazione dell’Università di Monaco e del Max Planck Institute ha suggerito che il vento solare stesso, avvolgendo la Terra durante un’inversione, potrebbe formare uno scudo alternativo di simile efficacia, rendendo meno catastrofico lo scenario di un campo completamente assente.[27]


L’Eredità Scientifica di Brunhes

La scoperta di Bernard Brunhes, presentata il 21 aprile 1906, rimase per decenni una perla isolata. Fu riscoperta e valorizzata solo quando la geofisica del secondo Novecento acquisì gli strumenti tecnici e concettuali per inserirla in un quadro coerente: il paleomagnetismo dei fondali, la scala cronomagnetica, la teoria dell’espansione oceanica. La sua intuizione — che alcune rocce possano conservare la “memoria” del campo magnetico dell’epoca in cui si sono formate, e che quella memoria possa rivelare inversioni passate — è oggi il fondamento di una scienza intera: la magnetostratigrafia, che utilizza le inversioni di polarità come strumento di datazione e correlazione delle rocce in tutto il mondo.[16][20][17][1]

In suo onore, l’epoca magnetica attuale — iniziata circa 780.000 anni fa con la transizione Matuyama-Brunhes — porta il suo nome. Un riconoscimento postumo, ma duraturo, per uno scienziato che aveva saputo leggere in alcuni blocchi di lava dell’Alvernia una delle prove più straordinarie della dinamicità profonda del nostro pianeta.[9][2]

Fonti consultate

L'articolo Il giorno in cui le rocce rivelarono che il Nord magnetico era a Sud proviene da Scintilena.

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  • Le Aree Carsiche nel Mirino: Vulnerabilità, Inquinamento e Tutela di un Patrimonio Idrico Nazionale
    Condividi I territori carsici italiani sono tra i più fragili e strategici del Paese. Forniscono il 40% dell’acqua potabile nazionale e ospitano oltre 3.600 specie animali sotterranee. Ma la loro struttura geologica li espone a rischi di contaminazione difficilmente reversibili. Cos’è il Carsismo e Come si Riconosce Il carsismo è il risultato di un processo chimico lento e continuo. L’acqua piovana, arricchita di anidride carbonica, scioglie le rocce carbonatiche — calcari e dolomi
     

Le Aree Carsiche nel Mirino: Vulnerabilità, Inquinamento e Tutela di un Patrimonio Idrico Nazionale

Apríl 24th 2026 at 07:00

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I territori carsici italiani sono tra i più fragili e strategici del Paese. Forniscono il 40% dell’acqua potabile nazionale e ospitano oltre 3.600 specie animali sotterranee. Ma la loro struttura geologica li espone a rischi di contaminazione difficilmente reversibili.


Cos’è il Carsismo e Come si Riconosce

Il carsismo è il risultato di un processo chimico lento e continuo. L’acqua piovana, arricchita di anidride carbonica, scioglie le rocce carbonatiche — calcari e dolomie — formando cavità, grotte, condotti sotterranei e morfologie superficiali tipiche.

Chi vive in un territorio carsico può riconoscerlo da alcuni segni precisi: la presenza di grotte naturali, doline (depressioni circolari nel terreno), inghiottitoi dove i corsi d’acqua scompaiono nel suolo, sorgenti abbondanti e irregolari, e uno sviluppo scarso del reticolo idrografico superficiale .

Per una verifica più accurata è possibile consultare le carte geologiche regionali, i catasti speleologici e rivolgersi ai gruppi speleologici locali, che rappresentano un riferimento essenziale per la conoscenza del territorio .


La Struttura Idrogeologica che Crea Vulnerabilità

Il punto critico del carsismo è la sua struttura interna. Le rocce fessurate e le cavità sotterranee permettono all’acqua di infiltrarsi e muoversi nel sottosuolo a velocità elevata, senza attraversare strati filtranti efficaci.scintilena+1

Questo comporta una conseguenza diretta: gli acquiferi carsici hanno una capacità autodepurante molto bassa. Sostanze inquinanti introdotte in superficie — pesticidi, metalli pesanti, idrocarburi — possono raggiungere le falde sotterranee nel giro di poche ore o giorni .scintilena

In un acquifero tradizionale, il suolo e i sedimenti trattengono e degradano parte dei contaminanti. Nei sistemi carsici questo filtro è quasi assente. È una vulnerabilità strutturale, non eliminabile con interventi di bonifica ordinari.scintilena


Le Sostanze Chimiche più Pericolose per le Grotte

Non tutti gli inquinanti hanno lo stesso impatto sugli ambienti sotterranei carsici. I pesticidi e i fertilizzanti agricoli sono tra le minacce più diffuse, per via della loro elevata solubilità e del loro uso capillare nelle aree rurali che spesso coincidono con i bacini carsici .

I metalli pesanti — piombo, mercurio, cadmio, arsenico — derivano da attività industriali e scarichi non controllati. Tendono ad accumularsi nei sedimenti delle grotte e sono tossici anche a concentrazioni molto basse .

Gli idrocarburi e i solventi organici, provenienti da perdite di serbatoi o sversamenti accidentali, una volta entrati nel sistema sotterraneo sono difficilissimi da rimuovere. A questi si aggiunge la categoria crescente dei microinquinanti emergenti: farmaci, detergenti, microplastiche, la cui presenza negli acquiferi carsici è ancora poco monitorata ma in aumento .


Quaranta Percento dell’Acqua Potabile Italiana Dipende dal Carsismo

Le implicazioni di questa vulnerabilità sono concrete e di scala nazionale. Gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile italiana, stimato in circa 410 milioni di metri cubi all’anno distribuiti in quasi 240 sorgenti o gruppi di sorgenti con portata superiore ai 200 l/s.scintilena+1

Roma dipende quasi totalmente dalle sorgenti carsiche: l’acquedotto del Peschiera fornisce circa l’85% dell’acqua consumata nella capitale, circa 864 milioni di litri al giorno. Le grandi sorgenti dei massicci carbonatici dell’Irpinia alimentano gli acquedotti di Puglia, Basilicata e Campania, servendo circa 8 milioni di persone.scintilena+1

Contaminare un acquifero carsico significa compromettere la fonte idrica di intere regioni, spesso per periodi molto lunghi e con costi di bonifica elevatissimi.


La Biodiversità Sotterranea: un Patrimonio a Rischio

L’Italia ospita oltre 40.000 grotte naturali e più di 3.600 specie animali catalogate negli ambienti sotterranei. Le grotte con 25 o più specie sotterranee sono considerate hotspot di biodiversità a livello mondiale.scintilena+1

Solo in Puglia sono documentate 109 specie sotterranee, di cui 29 endemiche. Castro (LE) detiene il primato europeo con 40 specie diverse di fauna sotterranea in un territorio limitato. Questi organismi sono adattati a condizioni di estrema stabilità: assenza di luce, scarsità di nutrienti, temperature costanti.scintilena

L’introduzione di sostanze tossiche altera questi equilibri in modo spesso irreversibile. La resilienza degli ecosistemi ipogei è molto bassa. Il recupero, quando possibile, richiede decenni .


Sinkholes e Subsidenza: il Rischio Geologico

Le aree carsiche sono soggette anche a rischi geologici diretti. I sinkholes — sprofondamenti improvvisi del terreno — si formano quando il tetto di una cavità sotterranea collassa. I fenomeni di subsidenza, invece, sono abbassamenti lenti e progressivi del suolo per compattazione dei materiali soprastanti cavità in espansione .scintilena

L’ISPRA ha censito ad aprile 2025 oltre 15.000 casi di sprofondamento naturale nelle aree di pianura e fascia pedemontana italiane. Le aree più esposte sono Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Abruzzo, Campania e Toscana. A Roma, circa 4.500 fenomeni di sprofondamento antropogenico sono stati censiti, oltre ottocento a Napoli.indicatoriambientali.isprambiente+1

Il rischio aumenta con il prelievo eccessivo di acqua dal sottosuolo, le precipitazioni intense e la costruzione di infrastrutture che alterano il deflusso naturale .


Il Cambiamento Climatico Cambia anche il Carsismo

Il cambiamento climatico modifica i sistemi carsici in modo diretto. Nelle grotte della Sicilia, la siccità sta causando la fossilizzazione dei depositi calcarei per mancanza d’acqua, con riduzione drastica delle gocce che alimentano stalattiti e stalagmiti. Nelle grotte glaciali alpine la fusione dei ghiacci minaccia specie rare e ancora non descritte dalla scienza.euronews+1

Precipitazioni più intense accelerano il trasporto di contaminanti nelle falde. Siccità prolungate riducono la ricarica degli acquiferi carsici, aggravando le crisi idriche nelle aree che da essi dipendono. L’acidificazione delle acque meteoriche per aumento di CO? atmosferica accelera ulteriormente la dissoluzione delle rocce carbonatiche.scintilena+1


Monitoraggio, Nuove Tecnologie e Ruolo della Speleologia

Il monitoraggio ambientale è oggi considerato un passaggio irrinunciabile per la tutela delle aree carsiche. Gli speleologi svolgono un ruolo diretto nella raccolta di dati da luoghi inaccessibili agli strumenti tradizionali.rivistanatura+1

L’uso della tomografia elettrica 3D permette di fotografare il sottosuolo senza scavi invasivi, identificando preventivamente le zone a rischio sinkhole. Uno studio condotto a Murisengo, in Piemonte, ha mostrato come questa tecnologia consenta di mappare con precisione la migrazione dei sedimenti verso le cavità nel gesso, anticamera del collasso superficiale.scintilena

Un approccio interdisciplinare — che unisce speleologia, idrogeologia, biologia, geofisica — è oggi considerato lo standard per una gestione efficace delle aree carsiche.scintilena


Il Quadro Normativo: dall’Italia all’ONU

In Italia la tutela delle aree carsiche è affidata a un quadro normativo frammentato: il Codice dell’Ambiente (D.Lgs. 152/2006), il Codice dei beni culturali (D.Lgs. 42/2004) e diverse leggi regionali. Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Puglia e il Veneto hanno normative specifiche, con la Sardegna che ha istituito un Catasto Speleologico Regionale con la L.R. n. 4/2007.sardegnasira

Sul fronte europeo, la Direttiva UE sul Suolo (Soil Monitoring Law 2025/2360), entrata in vigore il 16 dicembre 2025, ha introdotto per la prima volta un quadro normativo comune per la salute dei suoli con l’obiettivo di raggiungere suoli sani in tutta l’Unione entro il 2050. La direttiva include il controllo dell’impermeabilizzazione del suolo, che influenza direttamente i bilanci idrici delle aree carsiche.scintilena

A livello globale, alla settima sessione dell’UNEA-7 (Nairobi, dicembre 2025) è stata discussa una bozza di risoluzione ONU dedicata agli ecosistemi carsici, che ne riconosce il ruolo in termini di acqua, biodiversità e resilienza climatica. L’adozione avrebbe ricadute dirette sulla pianificazione territoriale internazionale. L’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha pubblicato in 21 lingue un documento con 76 raccomandazioni per la protezione di grotte e carsismo, ribadendo che le azioni in superficie producono impatti diretti nel sottosuolo.scintilena+1


Vulnerabilità delle Aree Carsiche: Guida Completa per lo Studio e la Tutela

Sintesi Esecutiva

Le aree carsiche rappresentano uno dei sistemi naturali più complessi, fragili e strategicamente rilevanti del pianeta. In Italia, circa il 40% dell’acqua potabile nazionale proviene da acquiferi carsici, con un patrimonio idrico stimato in circa 410 milioni di metri cubi all’anno. Eppure questi stessi ambienti sono caratterizzati da una vulnerabilità strutturale all’inquinamento che li espone a rischi difficilmente reversibili. Comprendere il carsismo — dalla sua geologia all’ecosistema, dai rischi all’inquinamento fino alle normative di tutela — è oggi un imperativo scientifico, civico e politico.

Ecco il report completo sulla vulnerabilità delle aree carsiche! ?

Il documento tratta in profondità tutti i temi chiave dell’argomento, organizzati in 11 sezioni:

  1. Come riconoscere un territorio carsico — segni in superficie, strumenti di verifica
  2. Fenomeni geologici carsici — dissoluzione, doline, inghiottitoi, sorgenti intermittenti
  3. Vulnerabilità all’inquinamento — struttura degli acquiferi, velocità di trasferimento dei contaminanti, fonti di rischio con tabella comparativa
  4. Sostanze chimiche più pericolose — pesticidi, metalli pesanti, idrocarburi, microinquinanti emergenti
  5. Rischi ambientali — biodiversità sotterranea (3.600+ specie in Italia), risorse idriche (40% dell’acqua potabile nazionale), degrado degli habitat
  6. Sinkholes e subsidenza — meccanismi di formazione, dati ISPRA (15.000+ casi censiti), tecnologie geofisiche innovative
  7. Impatto del cambiamento climatico — siccità, fossilizzazione delle grotte, riduzione della ricarica degli acquiferi
  8. Monitoraggio ambientale — approcci interdisciplinari, ruolo degli speleologi, tecnologie avanzate (tomografia 3D)
  9. Quadro normativo — leggi nazionali, Direttiva UE Suolo 2025, risoluzione ONU UNEA-7, 76 raccomandazioni UIS
  10. Benefici della tutela — tavola riassuntiva degli impatti positivi
  11. Buone pratiche per chi abita in zone carsiche

Vulnerabilità delle Aree Carsiche: Guida Completa per lo Studio e la Tutela

Sintesi Esecutiva

Le aree carsiche rappresentano uno dei sistemi naturali più complessi, fragili e strategicamente rilevanti del pianeta. In Italia, circa il 40% dell’acqua potabile nazionale proviene da acquiferi carsici, con un patrimonio idrico stimato in circa 410 milioni di metri cubi all’anno. Eppure questi stessi ambienti sono caratterizzati da una vulnerabilità strutturale all’inquinamento che li espone a rischi difficilmente reversibili. Comprendere il carsismo — dalla sua geologia all’ecosistema, dai rischi all’inquinamento fino alle normative di tutela — è oggi un imperativo scientifico, civico e politico.[1][2]


1. Riconoscere un Territorio Carsico

1.1 Caratteristiche geologiche di base

I territori carsici sono formati da rocce carbonatiche (calcari e dolomie) soggette a dissoluzione da parte dell’acqua arricchita di anidride carbonica. L’azione chimica dell’acqua scioglie lentamente il carbonato di calcio ((\text{CaCO}_3 + \text{H}_2\text{CO}_3 \rightarrow \text{Ca(HCO}_3)_2)), formando cavità, condotti e grotte sotterranee. Quando queste cavità si avvicinano alla superficie e crollano, si originano le doline, depressioni circolari o ellittiche tipiche del paesaggio carsico.

1.2 Segni distintivi in superficie

Chi vive in un territorio carsico può riconoscerlo dai seguenti indicatori:[3]

  • Grotte naturali, accessibili o segnalate sul territorio
  • Doline, depressioni circolari causate dal crollo di cavità sotterranee
  • Inghiottitoi: aperture nel suolo in cui fiumi e torrenti scompaiono nel sottosuolo
  • Sorgenti abbondanti e irregolari che emergono direttamente dalla roccia
  • Scarso sviluppo di corsi d’acqua superficiali, con reticolo idrografico poco sviluppato
  • Superfici rocciose frastagliate e ricche di fessure (carren, lapiez)

1.3 Strumenti per la verifica

Per verificare la presenza di carsismo si possono consultare: le carte geologiche regionali, i catasti speleologici disponibili presso le associazioni locali e nazionali, i siti di enti regionali dedicati alla geologia e i gruppi speleologici locali. La Società Speleologica Italiana e numerosi gruppi locali svolgono attività di ricerca e divulgazione, contribuendo alla mappatura e alla tutela dei territori carsici.


2. Fenomeni Geologici Carsici

2.1 Dissoluzione e formazione delle cavità

Il processo carsico inizia con la dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche. Le cavità sotterranee, se percorribili dall’uomo e superiori ai 5 metri di sviluppo, vengono classificate come grotte; al di sotto di questa soglia si trovano proto-grotte, subcondotti e fessure che conservano comunque un’importante funzione idrologica. All’interno delle grotte si sviluppano concrezioni come stalattiti, stalagmiti e colonne, formate dalla precipitazione di carbonato di calcio trasportato dall’acqua infiltrata.

2.2 Idrogeologia carsica: regime idrico irregolare

Le sorgenti carsiche mostrano variazioni di portata anche di diversi ordini di grandezza tra periodi di magra e di piena, comportamento dovuto alla struttura interna degli acquiferi che alternano zone a bassa e alta permeabilità. Nei bacini carsici, l’acqua in eccesso precipitata in superficie viene captata da inghiottitoi e doline e trasferita rapidamente nel sottosuolo, spesso riemergendo a grande distanza come sorgente.[4]


3. Vulnerabilità all’Inquinamento

3.1 Struttura degli acquiferi e rischio contaminazione

Gli acquiferi carsici sono estremamente vulnerabili all’inquinamento perché l’acqua si infiltra rapidamente in profondità senza attraversare spessi strati filtranti e perché i sistemi hanno una bassissima capacità autodepurante. Le sostanze inquinanti possono penetrare facilmente nel sottosuolo e raggiungere le falde acquifere senza subire significativi processi di filtrazione o depurazione naturale. In caso di piogge intense, i contaminanti possono comparire nelle sorgenti carsiche nel giro di poche ore o giorni.[5][4]

3.2 Velocità di trasferimento degli inquinanti

Nei sistemi carsici l’assenza di un filtro naturale efficace trasforma ogni evento di pioggia intensa in un potenziale vettore di inquinamento per le falde acquifere. La presenza di condotti e grotte sotterranee accelera il trasferimento delle acque e con esse degli eventuali contaminanti, con concentrazioni che possono risultare superiori rispetto a quelle presenti nel punto di origine. Anche piccole quantità di sostanze inquinanti possono contaminare grandi volumi d’acqua, con effetti potenzialmente gravi e di lunga durata.[5]

3.3 Principali fonti di inquinamento

FonteTipo di inquinanteRischio
Agricoltura intensivaPesticidi, fertilizzanti azotati, erbicidiAlto (solubilità elevata, diffusione rapida)
Scarichi civili e industrialiMetalli pesanti, detergenti, microinquinantiAlto (persistenza e bioaccumulo)
Discariche abusivePercolati, sostanze tossicheMolto alto (rilascio prolungato nel tempo)
Traffico veicolare e urbanizzazioneIdrocarburi, particolato, metalliMedio-alto (mediato dalle acque meteoriche)
Turismo speleologico non regolamentatoRifiuti, agenti patogeni, alterazioni microclimaticheMedio (impatto cumulativo)

4. Sostanze Chimiche più Pericolose per gli Ambienti Sotterranei

4.1 Pesticidi e fertilizzanti

I pesticidi e i fertilizzanti agricoli rappresentano la principale fonte di contaminazione chimica diffusa per gli ambienti sotterranei carsici. Queste sostanze, facilmente solubili, si infiltrano rapidamente attraverso doline e fratture con la velocità tipica del sistema carsico, alterando la qualità delle acque e mettendo a rischio la sopravvivenza delle specie adattate agli ecosistemi ipogei. L’effetto è aggravato dalla scarsa capacità autodepurante dei sistemi carsici, che non riescono a trattenere o degradare efficacemente questi composti.

4.2 Metalli pesanti

I metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio e arsenico derivano da attività industriali, scarichi non controllati o discariche abusive e tendono ad accumularsi nei sedimenti delle grotte e nelle acque sotterranee. La loro tossicità è elevata anche a basse concentrazioni e gli effetti sono spesso cronici e irreversibili per la fauna cavernicola.

4.3 Idrocarburi e solventi organici

Gli idrocarburi (benzina, gasolio, oli minerali) e i solventi organici penetrano nel sottosuolo a seguito di sversamenti accidentali, perdite da serbatoi o smaltimenti illeciti. Una volta raggiunti gli acquiferi sotterranei, risultano difficili da rimuovere e possono compromettere a lungo termine la qualità dell’acqua e la salute degli ecosistemi ipogei.

4.4 Microinquinanti emergenti

Detergenti, farmaci, microplastiche e altri microinquinanti emergenti rappresentano una minaccia crescente e in rapida espansione per gli ambienti sotterranei, a causa della loro crescente diffusione e della difficoltà di degradazione nei sistemi carsici. Questi composti possono avere effetti subdoli e cumulativi sulla fauna e sulla flora delle grotte.


5. Rischi Ambientali nelle Zone Carsiche

5.1 Impatto sulla biodiversità sotterranea

L’Italia ospita oltre 40.000 grotte naturali che custodiscono una biodiversità speleologica straordinaria, con più di 3.600 specie animali catalogate negli ambienti sotterranei. Le grotte con 25 o più specie sotterranee, acquatiche o terrestri sono considerate hotspot di biodiversità a livello mondiale. Solo nella regione Puglia sono state documentate 109 specie sotterranee di cui 29 endemiche, mentre Castro (LE) detiene il primato europeo con 40 specie diverse di fauna sotterranea in un territorio relativamente limitato.[6][7]

L’inquinamento mette a rischio questi ecosistemi unici: le sostanze chimiche alterano i cicli vitali degli organismi, spesso endemici e adattati a condizioni di estrema stabilità ambientale, con effetti sulla biodiversità spesso irreversibili.[6]

5.2 Compromissione delle risorse idriche potabili

Gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile italiana, stimata in circa 410 milioni di metri cubi all’anno, distribuiti in quasi 240 sorgenti o gruppi di sorgenti con portata superiore ai 200 l/s. La città di Roma dipende quasi totalmente dalle sorgenti carsiche: l’acquedotto del Peschiera fornisce circa l’85% dell’acqua consumata nella capitale (circa 10 m³/s, pari a 864 milioni di litri al giorno). Le acque dei grandi massicci carbonatici dell’Irpinia dissetano Puglia, Basilicata e Campania, servendo circa 8 milioni di utenti.[8][2][1]

5.3 Degrado degli habitat ipogei

L’urbanizzazione e l’agricoltura intensiva possono causare degrado e distruzione degli habitat sotterranei, con perdita di equilibrio ecologico e possibile estinzione di specie animali e vegetali che dipendono da questi ambienti. Le grotte fungono anche da archivi climatici e idrici preziosissimi, e il loro degrado comporta la perdita di informazioni scientifiche irreversibili.[9]


6. Sinkholes e Subsidenza: Rischi Geologici

6.1 Meccanismo di formazione dei sinkholes

I sinkholes (doline di sprofondamento) si formano quando il tetto di una cavità sotterranea non è più in grado di sostenere il peso dei materiali sovrastanti e collassa improvvisamente. Il processo chimico alla base è la dissoluzione del calcare: (\text{CaCO}_3 + \text{H}_2\text{CO}_3 \rightarrow \text{Ca(HCO}_3)_2), con il carbonato di calcio che viene trasportato via dalle acque sotterranee. Si distinguono sinkholes naturali (da carsismo) e antropogenici (da cavità create dall’uomo, come cave minerarie).[10][11]

6.2 Dati ISPRA sui sinkholes in Italia

Ad aprile 2025, l’ISPRA ha censito e studiato più di 15.000 casi di sprofondamento naturale in aree di pianura, altopiano o fascia pedemontana. Le aree suscettibili ai sinkholes naturali si concentrano sul medio versante tirrenico, in particolare nel Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Abruzzo, Campania e Toscana. Al 2024, circa 4.500 fenomeni di sprofondamento antropogenico sono stati censiti a Roma e oltre ottocento a Napoli.[11][12]

6.3 Subsidenza e fattori aggravanti

La subsidenza è un abbassamento lento e progressivo del terreno causato dalla lenta compattazione dei materiali sovrastanti le cavità o dalla continua dissoluzione delle rocce. Il rischio è aggravato da: aumento delle precipitazioni intense, prelievo eccessivo di acqua dal sottosuolo, e costruzione di infrastrutture che modificano il naturale deflusso delle acque. Un caso emblematico è lo studio condotto a Murisengo (Piemonte) con tomografia elettrica 3D, che ha rivelato come i sinkholes in terreni gessosi si formino per “suffusione”, con sedimenti argillosi che migrano verso condotti nel gesso fino al collasso superficiale.[13]


7. Impatto del Cambiamento Climatico

Il cambiamento climatico sta modificando in modo significativo il comportamento dei sistemi carsici. Nelle grotte carsiche della Sicilia, la siccità sta causando la fossilizzazione delle rocce calcaree per mancanza d’acqua, con riduzione drastica delle gocce che alimentano stalattiti e stalagmiti. Nelle grotte glaciali alpine, la fusione dei ghiacci minaccia ecosistemi con specie rare ed endemiche, alcune ancora non descritte dalla scienza. La ricerca scientifica contemporanea ha evidenziato una crescente correlazione tra cambiamenti climatici e frequenza dei fenomeni carsici, con precipitazioni più intense e siccità prolungate che acuiscono sia il rischio di sinkholes che la vulnerabilità degli acquiferi.[14][15][16]

L’acidificazione delle acque meteoriche per aumento della CO? atmosferica accelera la dissoluzione delle rocce carbonatiche, modificando i tempi e i ritmi del carsismo su scala globale. In parallelo, la riduzione delle precipitazioni in alcune regioni riduce la ricarica degli acquiferi carsici, aggravando le crisi idriche in aree già dipendenti da queste fonti.[17][16]


8. Monitoraggio Ambientale nelle Aree Carsiche

Il monitoraggio ambientale nelle aree carsiche è una pratica indispensabile per comprendere e tutelare questi ambienti complessi e fragili. Gli speleologi svolgono un ruolo cruciale nella raccolta e interpretazione dei dati ambientali, raggiungendo luoghi inaccessibili ai ricercatori tradizionali e raccogliendo dati su clima passato, storia sismica e stato di conservazione degli habitat. Un approccio interdisciplinare è essenziale: il monitoraggio richiede la selezione di indicatori adeguati, l’uso di strumenti specifici (datalogger di temperatura e umidità, analisi isotopiche delle acque, traccianti idrologici) e una gestione accurata delle informazioni raccolte.[9][6]

La Società Speleologica Italiana ETS è impegnata da decenni nel fornire consulenza scientifica a enti pubblici e privati per la conservazione e la valorizzazione sostenibile delle cavità carsiche, anche in funzione turistica. L’uso di tecnologie innovative come la tomografia elettrica 3D permette oggi di “fotografare” il sottosuolo senza scavi invasivi, identificando in anticipo le zone a rischio sinkhole e pianificando interventi preventivi.[13][9]


9. Quadro Normativo per la Tutela delle Aree Carsiche

9.1 Normativa italiana

In Italia non esiste una legge nazionale specifica dedicata esclusivamente alle aree carsiche, ma diversi strumenti normativi concorrono alla loro salvaguardia:

  • D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente): disciplina la tutela delle acque sotterranee, la gestione dei rifiuti e la prevenzione dell’inquinamento, con particolare attenzione agli acquiferi vulnerabili
  • Legge n. 394/1991 sulle aree protette: consente l’istituzione di parchi nazionali, regionali e riserve naturali che includono territori carsici
  • D.Lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio): tutela paesaggi di particolare valore, tra cui molte aree carsiche, e impone limiti alle trasformazioni del territorio
  • Normative regionali: molte Regioni (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Puglia, Sardegna) hanno adottato regolamenti specifici; la L.R. Sardegna n. 4/2007 riconosce l’importanza delle grotte e istituisce il Catasto speleologico regionale[18]

9.2 Direttiva UE sul Suolo (2025)

Il Parlamento Europeo ha approvato la Soil Monitoring Law – Direttiva UE 2025/2360, entrata in vigore il 16 dicembre 2025, primo quadro normativo comune in Europa dedicato alla salute, monitoraggio e gestione sostenibile dei suoli. La direttiva obbliga gli Stati membri a identificare e gestire siti potenzialmente contaminati e include il controllo dell’impermeabilizzazione del suolo, che influenza direttamente i bilanci idrici superficiali e sotterranei delle aree carsiche. L’obiettivo a lungo termine è raggiungere suoli sani in tutta l’Unione entro il 2050.[19]

9.3 Verso una risoluzione ONU sugli ecosistemi carsici

Alla settima sessione dell’United Nations Environment Assembly (UNEA-7) tenutasi a Nairobi nel dicembre 2025, gli Stati membri hanno discusso un progetto di risoluzione dedicato agli ecosistemi carsici, promosso dall’Indonesia nel cluster “Nature – Climate”. La bozza, intitolata “Karst ecosystem for global water, biodiversity, climate resilience, and economic development”, mira a riconoscere il ruolo del carsismo in termini di acqua, biodiversità e resilienza climatica, inserendolo stabilmente tra le priorità politiche globali. L’adozione di una risoluzione renderebbe il tema parte dell’agenda ufficiale delle Nazioni Unite, con potenziali ricadute sulla pianificazione territoriale e sulla gestione delle risorse idriche.[20]

9.4 Raccomandazioni dell’UIS

L’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha pubblicato in 21 lingue un documento con 76 raccomandazioni per la protezione di grotte e carsismo, destinato a vari settori tra cui turismo, edilizia e tutela ambientale. Le raccomandazioni sottolineano che nei bacini carsici le azioni eseguite in superficie risultano in impatti diretti o indiretti nel sottosuolo e anche più a valle, e che la salvaguardia dei processi naturali — in particolare del sistema idrologico — è fondamentale. L’iniziativa KARST-AWARE promuove l’integrazione della specificità del carsismo in tutte le fasi di pianificazione, valutazione dell’impatto e gestione delle risorse naturali.[21][20]


10. Benefici della Tutela delle Risorse Carsiche

La protezione delle risorse carsiche produce effetti positivi a cascata su tutto il territorio:[1]

BeneficioImpatto diretto
Qualità dell’acqua potabileRiduzione rischio contaminazione per milioni di utenti[2]
Biodiversità sotterraneaConservazione di oltre 3.600 specie italiane catalogate[7]
Prevenzione rischi geologiciRiduzione sinkholes e subsidenza tramite gestione idrica sostenibile[11]
Resilienza climaticaMantenimento del ciclo idrico locale e disponibilità in siccità[1]
Valore culturale e turisticoCirca 40 grotte aperte al turismo, risorsa per le economie locali[6]
Ricerca scientificaArchivi climatici e paleontologici unici e insostituibili[9]

La tutela delle aree carsiche non è solo una questione ambientale: è una questione di sicurezza idrica, pubblica e geologica. Investire nella protezione del carsismo significa garantire benessere, sicurezza e sviluppo sostenibile per le generazioni presenti e future.[20]


11. Applicazione Pratica: Buone Pratiche per Chi Abita in Zone Carsiche

Chi vive in un territorio carsico può contribuire attivamente alla tutela adottando le seguenti pratiche:[21]

  • Evitare l’uso eccessivo di pesticidi e fertilizzanti nelle attività agricole vicino a doline o inghiottitoi
  • Non smaltire rifiuti o sostanze chimiche nelle cavità naturali o in prossimità di sorgenti carsiche
  • Segnalare agli enti competenti la presenza di sversamenti accidentali o discariche abusive
  • Partecipare alle attività di monitoraggio organizzate dai gruppi speleologici locali
  • Informarsi sulla pericolosità geologica del proprio terreno (sinkholes, subsidenza) prima di costruire
  • Sostenere e partecipare a iniziative di educazione ambientale e speleologica

Conclusione

Le aree carsiche italiane ed europee si trovano a un crocevia critico: da un lato rappresentano un patrimonio idrico, biologico e culturale di importanza strategica; dall’altro sono sottoposte a pressioni crescenti derivanti da inquinamento, urbanizzazione e cambiamento climatico. La conoscenza approfondita dei meccanismi del carsismo — dalla geologia all’idrogeologia, dall’ecologia alla normativa — è il primo e irrinunciabile passo per una gestione davvero sostenibile di queste risorse.[20][1]

Fonti consultate

L'articolo Le Aree Carsiche nel Mirino: Vulnerabilità, Inquinamento e Tutela di un Patrimonio Idrico Nazionale proviene da Scintilena.

‘Dinamiche e tracciamento quantitativo dei flussi aerei sotterranei con NASO e CO2’: un corso in Liguria – 26-28 giugno 2026

Apríl 24th 2026 at 05:00

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Un corso nazionale SNS CAI: i flussi aerei sotterranei al centro della formazione teorica e pratica

Tre giorni intensi di formazione, tra teoria e pratica sul campo, dedicati a uno degli aspetti più affascinanti – e spesso decisivi – dell’esplorazione speleologica: i flussi aerei sotterranei. Dal 26 al 28 giugno 2026 la Scuola Nazionale di Speleologia del CAI propone a La Spezia un corso nazionale interamente dedicato a questo tema, organizzato insieme al Gruppo Speleologico Lunense e all’OTTO Speleologia e Torrentismo Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta.

Un corso specialistico ed estremamente concreto, pensato per chi vuole affinare uno degli strumenti più sottili e potenti della speleologia: la capacità di leggere l’aria per capire la grotta.

La base operativa sarà la sede del Gruppo Speleologico Lunense – Opera Mista Castellazzo, a Spezia.

Le attività pratiche si svolgeranno nell’area carsica di Pignone (SP), contesto ideale per applicare sul terreno quanto appreso in aula.

Il corso è costruito su un’alternanza tra lezioni teoriche e attività pratiche, con l’obiettivo di fornire strumenti concreti e immediatamente utilizzabili.

Il corso è tenuto da Gian Domenico Cella (direttore), Alessandro Vernassa e Maurizio Miragoli, tutti con consolidata esperienza nello studio della meteorologia ipogea e nei tracciamenti in ambiente carsico.

Vernassa, dello Speleo Club Ribaldone, è l’ideatore del NASO: acronimo di Novel Aereal Sensing Observer, il NASO è un innovativo strumento di rilevazione “olfattiva” open source, che consente di tracciare l’aria in modo semplice ed economico utilizzando un sensore con datalogger e un tracciante non inquinante.

La giornata di venerdì si apre con l’accoglienza dei partecipanti e un primo richiamo alla meteorologia ipogea classica, per poi entrare nel vivo con la gestione delle ricerche in ambiente carsico e l’analisi della strumentazione necessaria. Nel pomeriggio ci si sposta sul campo, nell’area di Pignone, per il posizionamento dei datalogger e i primi lanci di traccianti.

Il sabato approfondisce le basi teoriche del tracciamento, accompagnate da esempi reali di studi condotti in aree carsiche. Si passa poi a tecniche più specifiche, come l’uso del NASO e i tracciamenti quantitativi con CO2. Nel pomeriggio, di nuovo sul terreno, si effettuano misure dirette di velocità e portata dei flussi aerei.

La domenica è dedicata alla restituzione del lavoro svolto: recupero della strumentazione, scarico e analisi dei dati, fino alla discussione finale e alla consegna dei diplomi.

L’obiettivo del corso è chiaro: capire l’aria per leggere la grotta.

Quindi, si deve arrivare a fornire metodologie affidabili per monitorare e interpretare i flussi d’aria sotterranei, integrandoli con le conoscenze di base della meteorologia ipogea.

Sono competenze non teoriche: saper leggere un flusso d’aria significa, spesso, individuare connessioni tra ingressi diversi di uno stesso sistema carsico o intuire la presenza di prosecuzioni ancora inesplorate. In questo senso, il corso si colloca pienamente nell’ambito della speleologia esplorativa.

Non a caso, l’attività è riconosciuta come aggiornamento ufficiale per istruttori CAI (ISS, IS, INS).

Partecipazione e requisiti

Il corso è a numero chiuso, con un massimo di 15 partecipanti e priorità agli istruttori CAI.

È richiesta una preparazione di base (livello scuola superiore) o esperienza speleologica, oltre a motivazione e disponibilità al lavoro sul campo.

È necessario presentarsi con abbigliamento adatto sia all’ambiente esterno sia alla progressione in grotta orizzontale. È inoltre consigliato portare strumenti personali di misura – come rilevatori di CO?, anemometri o igrometri – e un computer portatile per l’analisi dei dati.

Logistica, materiali, costi, iscrizione

La struttura del GSL offre posti letto (portare materassino e sacco a pelo), servizi, docce e spazio per tende o camper.

La sede sarà accessibile già dalla sera di giovedì 25 giugno, con modalità specificate nel volantino allegato, scaricabile all’indirizzo https://www.sns-cai.it/wp-content/uploads/2026/04/Volantino_Corso-Nazionale-Flussi-Aerei-Sotterranei-SNS-CAI-2026.pdf.

Durante il corso sarà disponibile anche strumentazione certificata per il confronto con quella personale, e a ogni partecipante verrà consegnata una chiavetta USB contenente materiali didattici e bibliografia.

La quota di partecipazione è di € 125,00, di cui € 45,00 da versare entro il 15 giugno 2026 (bonifico su IBAN: IT78X0569611009CCI000422980, intestato a Francesca Puccio) ed € 80,00 da versare all’arrivo. Per chi arriva giovedì 25 giugno è previsto un supplemento di 15 euro (cena e pernottamento). I non soci CAI devono aggiungere € 36,00 per assicurazione obbligatoria.

Le iscrizioni si chiudono il 15 giugno 2026, con invio della documentazione a info@gruppogrottenovara.it

Per informazioni:

Per approfondire: https://www.scintilena.com/tracciamento-aereo-sotterraneo-tutte-le-tecniche-per-seguire-laria-nelle-grotte/03/13/

L'articolo ‘Dinamiche e tracciamento quantitativo dei flussi aerei sotterranei con NASO e CO2’: un corso in Liguria – 26-28 giugno 2026 proviene da Scintilena.

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  • “Caveman – Il gigante nascosto”: al Cinema Moretti un viaggio nella storia vicina della nostra speleologia
    Condividi Sabato 25 aprile 2026, alle ore 21:15, il Cinema Moretti di Pietra Ligure (SV) raccconta Filippo Dobrilla Un viaggio nelle profondità della terra, dove arte e speleologia si incontrano in un’impresa fuori dall’ordinario. Sabato 25 aprile 2026, alle ore 21.15, il Cinema Moretti di Pietra Ligure ospiterà la proiezione del docufilm “Caveman – Il gigante nascosto”, nell’ambito delle iniziative promosse dal Club Alpino Italiano – sezioni di Albenga, Finale Ligure e Loano. Il film,
     

“Caveman – Il gigante nascosto”: al Cinema Moretti un viaggio nella storia vicina della nostra speleologia

Apríl 23rd 2026 at 05:00

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Sabato 25 aprile 2026, alle ore 21:15, il Cinema Moretti di Pietra Ligure (SV) raccconta Filippo Dobrilla

Un viaggio nelle profondità della terra, dove arte e speleologia si incontrano in un’impresa fuori dall’ordinario.

Sabato 25 aprile 2026, alle ore 21.15, il Cinema Moretti di Pietra Ligure ospiterà la proiezione del docufilm “Caveman – Il gigante nascosto”, nell’ambito delle iniziative promosse dal Club Alpino Italiano – sezioni di Albenga, Finale Ligure e Loano.

Il film, diretto da Tommaso Landucci, racconta la storia di una delle opere più sorprendenti e meno conosciute al mondo: una monumentale scultura in marmo raffigurante un uomo addormentato, realizzata dallo scultore e speleologo Filippo Dobrilla e collocata a ben 650 metri di profondità all’interno di una grotta.

Un’opera che ha sfidato i limiti artistici, fisici e logistici, diventando simbolo di un legame profondo tra creatività umana e ambiente sotterraneo.

Il documentario accompagna lo spettatore in uno spazio remoto e invisibile, restituendo la complessità e la potenza di un progetto unico nel suo genere: la concretizzazione di un sogno.

L’iniziativa si arricchisce inoltre della partecipazione del gruppo speleologico L.C.S. Pietra Ligure – Libera Confraternita Speleologica, che contribuirà ad approfondire il contesto esplorativo e tecnico legato al mondo delle grotte, offrendo al pubblico uno sguardo diretto sull’attività speleologica.

Con una durata di 91 minuti, il docufilm si propone come un’esperienza decisamente immersiva.

  • SABATO 25 aprile2026 – Ore 21.15 – Pietra Ligure (SV) – Piazza Castello – tel. 019/62931740

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  • Ci sono grotte a Spezia? Un viaggio nel sottosuolo vicino
    Condividi Un racconto che parte da una simpatica provocazione, per celebrare a nostro modo la 56ª Giornata Mondiale della Terra Al CAI Sestri, in Via Galliano, a Genova Sestri Ponente, alle 21 del 22 aprile 2026 “Chiederci se ci sono grotte nel sottosuolo di La Spezia è puro eufemismo”. A Genova torna a battere il cuore per il Pianeta con una provocazione, che apre l’incontro promosso dal Gruppo Speleologico Ribaldone: l’appuntamento promette di essere coinvolgente, quanto la precedente es
     

Ci sono grotte a Spezia? Un viaggio nel sottosuolo vicino

Apríl 22nd 2026 at 08:30

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Un racconto che parte da una simpatica provocazione, per celebrare a nostro modo la 56ª Giornata Mondiale della Terra

Al CAI Sestri, in Via Galliano, a Genova Sestri Ponente, alle 21 del 22 aprile 2026

“Chiederci se ci sono grotte nel sottosuolo di La Spezia è puro eufemismo”. A Genova torna a battere il cuore per il Pianeta con una provocazione, che apre l’incontro promosso dal Gruppo Speleologico Ribaldone: l’appuntamento promette di essere coinvolgente, quanto la precedente esplorazione dello scorso 15 aprile, dedicata al sottosuolo di Noli.

A guidare il pubblico in questo viaggio saranno Marina Abisso ((attiva nella zona anche con il GS Lunense), Henry De Santis e Alessandro Vernassa, affiancati da un nuovo protagonista: Antonio Ferrazin, medico e appassionato speleoesploratore.

Un patrimonio nascosto: 288 cavità ipogee nella provincia spezzina

Il sottosuolo dell’estremo levante ligure racconta una storia sorprendente: il catasto speleologico registra oggi più di 280 siti ipogei in provincia di Spezia, di cui 59 solo sotto la città): numeri che testimoniano una diffusione ampia e significativa del fenomeno carsico, frutto di condizioni geologiche molto particolari.

Il valore culturale della speleologia

Corrado Mantero, alpinista e già reggente del CAI Sestri, sintetizza così lo spirito dell’iniziativa:

“Continua il viaggio nel sottosuolo proposto dal Gruppo speleologico Ribaldone: a Marina, Herry e Alessandro si aggiunge un altro appassionato speleo esploratore, nonché medico, Antonio Ferrazin.”

Un invito a guardare sotto i nostri piedi con occhi diversi, riconoscendo nelle cavità naturali non solo un fenomeno geologico, ma un patrimonio culturale e scientifico da conoscere e valorizzare.

Lo SpeleoClub Ribaldone è il gruppo speleologico del CAI Sestri: ha avviato, di concerto con il Presidente, Andreina Castello, e gli altri amici della Sezione, un ciclo di incontri per far conoscere il mondo sottosopra, anche a KM 0, o poco più.

La bellezza del sottosuolo spezzino è notevole: non è casuale la scelta di parlarne il 22 aprile, Giornata Mondiale della Terra, per meglio seguire il fil rouge che lega l’esplorazione speleologica all’impegno verso il territorio, nello spirito CAI e SSI (ambedue associazioni di protezione ambientale), senza scordare di far cenno alla topografia ipogea, che dà concretezza e garanzia di memoria al vuoto delle nostre grotte.

Fotografie: M. Abisso (OrTAM, ONCN)
Cartolina d’epoca Grotta della Madonna: gentile concessione Ugo De Mattei

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  • Topografia ipogea in Sicilia: formazione e pratica nel cuore delle Madonie
    Condividi Concluso nel weekend del 18-19 aprile 2026 a Isnello il corso organizzato dalla Federazione Speleologica Regionale Siciliana (FSRS). Un’esperienza da replicare in altre regioni Si è concluso con successo il corso di topografia ipogea organizzato dalla Federazione Speleologica Regionale Siciliana, con Marco Corvi, docente, membro della Commissione Nazionale Catasto Cavità Naturali della SSI ETS. Alla formazione a distanza ha partecipato anche Fabrizio Toso, Coordinatore Nazionale del
     

Topografia ipogea in Sicilia: formazione e pratica nel cuore delle Madonie

Apríl 22nd 2026 at 05:00

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Concluso nel weekend del 18-19 aprile 2026 a Isnello il corso organizzato dalla Federazione Speleologica Regionale Siciliana (FSRS). Un’esperienza da replicare in altre regioni

Si è concluso con successo il corso di topografia ipogea organizzato dalla Federazione Speleologica Regionale Siciliana, con Marco Corvi, docente, membro della Commissione Nazionale Catasto Cavità Naturali della SSI ETS. Alla formazione a distanza ha partecipato anche Fabrizio Toso, Coordinatore Nazionale della Commissione Catasto.

Durante le esercitazioni pratiche sono stati utilizzati strumenti e software ormai consolidati nella pratica del rilievo speleologico, come DistoX e Cavway e TopoDroid, fondamentali per l’acquisizione e la gestione dei dati in ambiente ipogeo.

L’iniziativa ha confermato quanto la formazione tecnica sia importante per la crescita qualitativa della documentazione speleologica.

«Si è concluso il corso di topografia ipogea organizzato dalla FSRS con il supporto della Commissione Nazionale Catastoha scritto Dario Rocca, presidente della FSRS.Con la parte pratica, svoltasi nel fine settimana del 18-19 aprile a Isnello (PA), caratteristico borgo immerso nello scenario naturale del Parco delle Madonie, si è chiuso il percorso formativo per gli speleologi siciliani che, dopo la formazione a distanza, hanno messo in pratica le conoscenze acquisite, approfondendo sul campo, con il docente Marco Corvi, gli argomenti trattati. Protagonista indiscusso del fine settimana del 18 e 19 aprile è stata l’esercitazione pratica di topografia svolta il sabato all’Abisso Petrusi, cavità scoperta ed esplorata dal 2023 nel contesto del progetto “Madonie Suttasupra”, avviato nel 2015 dal Gruppo Speleologico Siracusano e dallo Speleo Club Ibleo di Ragusa con l’obiettivo di esplorare e documentare le cavità delle Madonie, progetto che ha coinvolto negli anni numerosi speleologi provenienti da tutta l’isola.

Corvi ha scelto di affidare a ciascun sottogruppo il compito di effettuare il rilievo topografico di una porzione dell’Abisso Petrusi, procedendo successivamente alla restituzione manuale della sezione. I diversi elaborati, una volta stampati e uniti, hanno restituito in modo evidente l’impegno dei partecipanti, dando forma a un risultato complessivo di grande valenza.

La domenica –prosegue Dario Rocca – è stata invece dedicata alla restituzione grafica dei dati di rilievo, con il contributo fondamentale dell’Amministrazione Comunale di Isnello, rappresentata dal Sindaco Marcello Catanzaro, che ha messo a disposizione i locali della biblioteca comunale e le attrezzature necessarie alla stampa. I nove speleologi, provenienti da cinque gruppi siciliani, hanno centrato l’obiettivo dell’iniziativa, arricchendo le conoscenze e le metodologie di rilievo e restituzione dei dati, contribuendo ad aumentare la qualità della documentazione speleologica regionale. Un sincero grazie al Sindaco di Isnello, Marcello Catanzaro, ai suoi collaboratori e a tutta la comunità isnellese per l’ospitalità e il supporto ricevuti, al docente Marco Corvi e a tutti i partecipanti».

Il corso si è quindi configurato come un momento di crescita concreta, capace di unire formazione teorica e applicazione sul campo, mettendo al centro la qualità del rilievo e della restituzione cartografica.

È importante sottolineare come questo percorso sia stato volutamente concepito, su richiesta del docente, al di fuori dei circuiti di attribuzione di crediti formativi per istruttori: una scelta precisa, orientata a privilegiare la diffusione libera e condivisa delle competenze e a favorire la partecipazione di chi avesse un reale e concreto desiderio di conoscenza.

L’auspicio è che questa esperienza possa rappresentare un modello replicabile, capace di coinvolgere altre Federazioni e quindi altre regioni, contribuendo a rafforzare, su scala nazionale, una cultura del rilievo sempre più consapevole e condivisa.

Corvi ha invitato i partecipanti a mettere in pratica le conoscenze acquisite, con l’auspicio che possano tradursi, oltre che in un incremento dei dati inseriti a catasto, anche nella partecipazione alla terza edizione del Concorso “Rilievo: tra Arte e Tecnica”, recentemente bandito dalla SSI ETS (qui i dettagli per partecipare: https://www.scintilena.com/rilievo-tra-arte-e-tecnica-torna-il-concorso-ssi-2026-commissione-catasto-cavita-naturali/04/14/).

Qui sotto il prodotto finale: un risultato lusinghiero, frutto di un lavoro a più mani realizzato in tempi brevissimi, ancora più significativo considerando che alcuni dei partecipanti erano neofiti della restituzione topografica. Un esito concreto, in linea con gli obiettivi del corso.

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  • Materiali speleo alpinistici, un corso nazionale tra teoria e test sul campo
    Condividi Il Gruppo Speleologico CAI Erba, sotto l’egida della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e in collaborazione con Kong Italia, organizza il III Corso nazionale “Progettazione, costruzione, test e certificazione materiali speleo-alpinistici”, in programma dal 19 al 21 giugno 2026 tra Erba (CO) e Monte Marenzo (LC): una formazione altamente specialistica, che punta alla sicurezza in ambito speleo alpinistico. L’obiettivo del corso è fornire agli allievi una comprensione concreta
     

Materiali speleo alpinistici, un corso nazionale tra teoria e test sul campo

Apríl 20th 2026 at 05:00

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Il Gruppo Speleologico CAI Erba, sotto l’egida della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e in collaborazione con Kong Italia, organizza il III Corso nazionale “Progettazione, costruzione, test e certificazione materiali speleo-alpinistici”, in programma dal 19 al 21 giugno 2026 tra Erba (CO) e Monte Marenzo (LC): una formazione altamente specialistica, che punta alla sicurezza in ambito speleo alpinistico.

L’obiettivo del corso è fornire agli allievi una comprensione concreta del ciclo di vita dei dispositivi di protezione individuale (DPI), dalla progettazione alla certificazione: teoria, importante e necessaria, e test diretti su attrezzature, con la possibilità per i partecipanti di portare e verificare il proprio materiale .

Il programma, articolato su tre giornate, alterna momenti formativi e attività pratiche. Si parte con la visita aziendale e le basi normative, per poi entrare nel dettaglio dei regolamenti europei e dei processi di certificazione. Nei giorni successivi, ampio spazio alle prove dinamiche con celle di carico, all’ispezione dei DPI e al confronto tra i partecipanti, fino alle esercitazioni pratiche con test sul campo.

Il corso è aperto ai soci CAI dai 16 anni in su ed è valido come aggiornamento per titolati e istruttori CAI di speleologia e torrentismo. I posti sono limitati a 20 partecipanti, a garanzia di un’esperienza didattica approfondita e seguita.

La quota di iscrizione è di € 140,00 e comprende vitto, alloggio e utilizzo del materiale tecnico collettivo. Resta a carico dei partecipanti l’attrezzatura personale per la progressione su corda, oltre alle spese di trasporto .

Riepilogo, referenti e contatti

  • Evento: III Corso nazionale “Progettazione, costruzione, test e certificazione materiali speleo-alpinistici”
  • Date: 19 – 21 giugno 2026
  • Sede del corso: Monte Marenzo (LC) c/o Kong Italia
  • Vitto e alloggio: Erba (CO) c/o Noilavoro Soc. Coop Sociale ONLUS
  • Organizzazione: Gruppo Speleologico CAI Erba – SNS CAI (con Kong Italia)
  • Quota: € 140,00 (vitto, alloggio e materiali inclusi) – dettagli tecnici nel volantino allegato
  • Info e iscrizioni: roberto.claudia@tiscali.it
  • Direttore del corso: Alfonso Ardizzi 347 03301707
  • Segreteria del corso: Roberto Sala 334 7583394

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  • Il pericolo non è solo la guerra: anche l’ambiente è in pericolo
    Condividi Dalle politiche ambientali negli Stati Uniti agli effetti sulla salute: un allarme che non possiamo ignorare Fonte: The Dismantling of Environmental Protections — A Grave Threat to America’s Health, New England Journal of Medicine, 25 marzo 2026. C’è un’immagine potente che torna alla memoria: un fiume che prende fuoco. Accadde nel 1969, a Cleveland, quando il Cuyahoga River divenne simbolo del degrado ambientale. Da lì nacque una stagione di consapevolezza, norme e tutela che ha
     

Il pericolo non è solo la guerra: anche l’ambiente è in pericolo

Apríl 19th 2026 at 05:00

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Dalle politiche ambientali negli Stati Uniti agli effetti sulla salute: un allarme che non possiamo ignorare

Fonte: The Dismantling of Environmental Protections — A Grave Threat to America’s Health, New England Journal of Medicine, 25 marzo 2026.

C’è un’immagine potente che torna alla memoria: un fiume che prende fuoco. Accadde nel 1969, a Cleveland, quando il Cuyahoga River divenne simbolo del degrado ambientale. Da lì nacque una stagione di consapevolezza, norme e tutela che ha migliorato concretamente la qualità dell’aria e dell’acqua, salvando — secondo le stime — centinaia di migliaia di vite ogni anno.

“Waterfoul,” 1964 This editorial cartoon by Bill Roberts appeared in the Cleveland Press on July 24, 1964. Source: Cleveland State University, Michael Schwartz Library, Special Collections

Oggi, secondo un recente articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine, quella traiettoria rischia di invertirsi.

Negli Stati Uniti, una serie di decisioni politiche sta progressivamente indebolendo le protezioni ambientali costruite in decenni. Non si tratta di un singolo provvedimento, ma di un insieme coerente di scelte: dall’allentamento degli standard sulle polveri sottili (PM2.5), alla riduzione dei controlli sulle emissioni provenienti da industria, petrolio e gas, fino al ridimensionamento delle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici.

A questo si aggiungono interventi su più fronti: l’indebolimento delle norme su sostanze tossiche come benzene e arsenico, la revisione delle regole sulle emissioni delle centrali a carbone, il rallentamento della transizione verso energie rinnovabili e veicoli a basse emissioni, oltre a modifiche che incidono sulla qualità dell’acqua potabile e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Le conseguenze non sono astratte, ma hanno ricadute sulla salute.

Un aumento delle polveri sottili significa più asma nei bambini, più infarti e ictus negli adulti, più morti premature. L’incremento di inquinanti come ozono, ossidi di azoto e particolato fine è associato a un peggioramento delle malattie respiratorie e cardiovascolari. La riduzione dei controlli su sostanze tossiche come mercurio e arsenico espone le popolazioni più vulnerabili a danni neurologici, tumori e deficit cognitivi, in particolare nei bambini esposti già in fase prenatale.

L’indebolimento delle politiche climatiche accelera inoltre eventi estremi — ondate di calore, incendi, alluvioni — che già oggi causano vittime e sofferenza, con effetti che si estendono ben oltre il breve periodo e coinvolgono intere comunità.

Non meno rilevante è l’impatto sulle fasce più fragili della popolazione: chi vive in prossimità di impianti industriali o centrali energetiche, chi ha minore accesso alle cure, chi lavora in ambienti esposti a rischi ambientali e climatici. L’ambiente, ancora una volta, non è neutrale: amplifica le disuguaglianze esistenti.

C’è poi un altro elemento, meno visibile ma altrettanto critico: l’indebolimento della ricerca scientifica. Il ridimensionamento degli enti pubblici e dei programmi di ricerca ambientale riduce la capacità di monitorare i rischi, produrre evidenze e guidare decisioni informate. È un effetto meno immediato, ma profondo e duraturo, destinato a incidere sulle politiche future e sulla tutela della salute collettiva.

Per chi vive e frequenta la montagna, questi temi non sono lontani. Si traducono in segnali concreti: ghiacciai che arretrano, stagioni che cambiano, ecosistemi più fragili, risorse idriche meno prevedibili. Non sono percezioni, ma trasformazioni in atto. Ed è proprio da questi territori, spesso considerati marginali, che si coglie con maggiore chiarezza quanto il legame tra ambiente e salute sia diretto e non più rimandabile.

Non meno significativo è il divario tra comunicazione politica e evidenza scientifica. Il 22 aprile 2025 — Giornata della Terra — la Casa Bianca ha dichiarato: “Finalmente abbiamo un presidente che segue la scienza”, sostenendo che gli Stati Uniti stiano mantenendo standard capaci di garantire aria e acqua tra le più pulite al mondo.

Gli autori dell’articolo offrono però una lettura opposta: le politiche attuali rischiano di smantellare il lavoro di intere generazioni, portando a un peggioramento della qualità dell’aria e dell’acqua, a temperature in aumento e a condizioni di lavoro più pericolose. Le conseguenze ricadranno soprattutto sulle fasce più vulnerabili della popolazione, ampliando disuguaglianze già esistenti e traducendosi, nel tempo, in un aumento misurabile di malattie e mortalità.

Fonte: The Dismantling of Environmental Protections — A Grave Threat to America’s Health, New England Journal of Medicine, 2026 – https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp2514370

Una riflessione necessaria

L’attenzione pubblica è inevitabilmente catturata dai conflitti e dalle tensioni geopolitiche, e il tema ambientale rischia di passare in secondo piano.
Eppure, i due piani non sono separati.
L’ambiente è sicurezza, salute, e futuro.
Non si tratta di contrapporre emergenze, ma di riconoscere che alcune minacce sono silenziose, cumulative, meno visibili — e proprio per questo più difficili da affrontare.
Chi frequenta la montagna, dentro e fuori, lo percepisce con immediatezza: ghiacciai che arretrano, stagioni che cambiano, ecosistemi più fragili: il paesaggio si trasforma davvero.
Per questo, la tutela ambientale non può essere considerata un lusso o un tema secondario. È una responsabilità collettiva che riguarda direttamente la qualità della vita, oggi e domani.

Sotto, un’immagine di oggi: il fiume Cuyahoga, simbolo della rinascita ambientale negli Stati Uniti (fonte: National Park Service – public domain): speriamo sia di buon augurio.

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Speleologia a Palermo: al via il XVI corso di primo livello con Le Taddarite, lo Speleo Club Ibleo e la Scuola di Speleologia di Palermo

Apríl 18th 2026 at 05:00

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“Le Taddarite”, ovvero i pipistrelli in siciliano: un nome che è già tutto un programma per un gruppo speleologico: torna a Palermo il corso organizzato dalla storica associazione e dallo Speleo Club Ibleo di Ragusa

La Scuola di Speleologia di Palermo organizza il XVI Corso di Speleologia di primo livello, un percorso formativo pensato per chi desidera avvicinarsi al mondo sotterraneo in modo consapevole e strutturato. L’iniziativa, promossa dall’associazione A.N.S. Le Taddarite con lo Speleo Club Ibleo e riconosciuta dalla Società Speleologica Italiana ETS, si svolgerà a Palermo dal 5 al 24 maggio 2026.

Il corso propone un programma completo di lezioni teoriche e attività pratiche, che offre una prima diversificata introduzione alla speleologia moderna.

Tra i temi trattati: speleogenesi e carsismo, tecniche di progressione in grotta, utilizzo dei materiali, biospeleologia e studio delle grotte vulcaniche.

Ampio spazio sarà dedicato alle uscite sul campo e alle esercitazioni, sia in ambiente naturale sia su parete di roccia: in quelle occasioni, i partecipanti potranno apprendere le tecniche di base per la progressione su corda in sicurezza.

Si costruiranno competenze, per trasmettere il valore dell’esplorazione responsabile.

Programma:

  • 5 Maggio – Martedì
    Presentazione del corso e del corpo istruttori
    Cenni di geologia
  • 7 Maggio – Giovedì
    Equipaggiamento di base, caratteristiche e resistenze dei materiali speleo-alpinistici
    Tecniche di progressione speleologica
  • 9 Maggio – Sabato
    Palestra di roccia (Sferracavallo, Palermo)
  • 10 Maggio – Domenica
    Palestra di roccia (Sferracavallo, Palermo)
  • 12 Maggio – Martedì
    Prevenzione degli incidenti e cenni di primo soccorso
    Biospeleologia
  • 14 Maggio – Giovedì
    Storia della speleologia e sua organizzazione in Italia e nel Mondo
    Speleologia in ambiente vulcanico
  • 16 Maggio – Sabato
    Palestra di roccia (Sferracavallo, Palermo)
  • 17 Maggio – Domenica
    Escursione in grotta verticale in rocce gessose
  • 19 Maggio – Martedì
    Carsismo epigeo e ipogeo
  • 21 Maggio – Giovedì
    Cenni di rilievo ipogeo
    Tutela degli ambienti carsici
    Riserve Naturali Speleologiche in Sicilia
  • 23 Maggio – Sabato
    Escursione in forra e in grotta, Gola Secca e Pozzo Gimmy (Isnello, Palermo)
  • 24 Maggio – Domenica
    Escursione in grotta verticale, Abisso del Vento (Isnello, Palermo)

Riepilogo, referenti e contatti

  • Evento: XVI Corso di Speleologia di primo livello
  • Direttore: Paolo Valenti
  • Luogo: Palermo –
  • Date: 5 – 24 maggio 2026
  • Organizzazione: Scuola di Speleologia di Palermo – A.N.S. Le Taddarite – S.C. Ibleo
  • Info e iscrizioni: le.taddarite@gmail.com – 328 924 8392 (dopo le 17:00)
    Sede: A.N.S. Le Taddarite – Via Terrasanta 46, Palermo – 328 924 8392 (dopo le 17:00)
  • Orari segreteria: giovedì dalle 21:30 alle 23:00
  • Link: https://www.letaddarite.it/2026/03/18/xvi-corso-di-speleologia-di-primo-livello/
  • La partecipazione al corso prevede l’iscrizione all’ANS Le Taddarite e alla Società Speleologica Italiana.
  • E’ previsto un contributo per la realizzazione del corso, da versare presso la sede sociale entro il 30 aprile 2026, compilando contestualmente la scheda di adesione: costo complessivo € 180,00

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  • PaleoFestival 2026: a Spezia un viaggio interattivo nel mondo antico
    Condividi Due giornate di laboratori per divulgare l’archeologia presso adulti e bambini Un fine settimana dedicato all’archeologia sperimentale e alla divulgazione del mondo antico: il 18 e 19 aprile 2026 il Museo del Castello San Giorgio di Spezia ospita il PaleoFestival, un evento ricco di attività pensate per avvicinare il pubblico alla storia attraverso l’esperienza diretta. Il programma propone un’ampia varietà di laboratori e dimostrazioni interattive, rivolte sia ai più giovani si
     

PaleoFestival 2026: a Spezia un viaggio interattivo nel mondo antico

Apríl 17th 2026 at 05:00

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Due giornate di laboratori per divulgare l’archeologia presso adulti e bambini

Un fine settimana dedicato all’archeologia sperimentale e alla divulgazione del mondo antico: il 18 e 19 aprile 2026 il Museo del Castello San Giorgio di Spezia ospita il PaleoFestival, un evento ricco di attività pensate per avvicinare il pubblico alla storia attraverso l’esperienza diretta.

Il programma propone un’ampia varietà di laboratori e dimostrazioni interattive, rivolte sia ai più giovani sia agli adulti, con attività che spaziano dalla lavorazione dei materiali preistorici alla metallurgia dell’età del Bronzo, dalla tessitura antica alla scrittura geroglifica, fino alla sperimentazione di tecniche di sopravvivenza e produzione artigianale.

Tra i nomi presenti al festival figura anche Alfio Tomaselli, socio collaboratore dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (IIPP), da anni impegnato nella divulgazione dell’archeologia sperimentale. Attraverso il sito archeologiasperimentale.it e il suo canale YouTube “Musteriano”, Tomaselli promuove attività laboratoriali e ricostruzioni delle tecnologie preistoriche. Da decenni collabora con università, musei, parchi archeologici e istituzioni culturali, contribuendo alla diffusione di pratiche e conoscenze legate alla vita e alle tecniche dell’uomo preistorico, con un’intensa attività didattica e divulgativa sia in Italia che all’estero.

Ci saranno quindi momenti di approfondimento scientifico, come incontri dedicati all’archeologia sperimentale e alla divulgazione, ed esposizioni e rievocazioni che ricostruiscono scene di vita antica, e offrono uno sguardo concreto sulle pratiche quotidiane delle civiltà del passato.

Il contesto spezzino, inoltre, aggiunge un ulteriore elemento di interesse: il territorio conserva importanti testimonianze archeologiche legate anche al mondo sotterraneo, dalla presenza dell’Ursus spelaeus e altri animali preistorici in grotte locali fino a evidenze di frequentazione umana preistorica. A queste si aggiunge il recente ritrovamento della Grotta dei Picconi, al momento in fase si studio, che ha restituito testimonianze di epoca neolitica, a conferma del valore archeologico del sottosuolo della zona.

Il PaleoFestival è una preziosa occasione per far incontrare ricerca, didattica e partecipazione: il museo, che è stupendo, diventerà spazio dinamico per far rivivere il passato.

Sintesi del programma:
Tra le attività in programma: laboratori di pittura preistorica, lavorazione della selce e accensione del fuoco, tessitura e lavorazione della pelle, dimostrazioni di metallurgia e costruzione di archi, scrittura antica e geroglifica, oltre a rievocazioni storiche, attività sulla vita quotidiana nel mondo antico e incontri dedicati all’archeologia sperimentale.

Dove: Museo del Castello San Giorgio, La Spezia
Quando: 18 e 19 aprile 2026
Come: attività e laboratori per tutte le età, ingresso secondo modalità del museo

Per approfondimenti sull’attività di Alfio Tomaselli: https://www.archeologiasperimentale.it/

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  • Il Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano in azione – 16 aprile 2026
    Condividi Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico in azione sul versante nord dell’Etna Un breve post del Soccorso dà l’idea della grande importanza di un servizio davvero essenziale. Entra dentro la Grotta Corruccio sul versante nord dell’Etna e scivola all’ingresso. Recuperata dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.Nella tarda mattinata di giovedì, il Servizio Regionale Sicilia del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (#CNSAS) è stato attivato dalla Centr
     

Il Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano in azione – 16 aprile 2026

Apríl 16th 2026 at 20:56

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Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico in azione sul versante nord dell’Etna

Un breve post del Soccorso dà l’idea della grande importanza di un servizio davvero essenziale.

Entra dentro la Grotta Corruccio sul versante nord dell’Etna e scivola all’ingresso. Recuperata dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.
Nella tarda mattinata di giovedì, il Servizio Regionale Sicilia del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (#CNSAS) è stato attivato dalla Centrale Operativa 118 di Catania per recuperare una donna che aveva riportato un grave trauma ad un arto inferiore, nei pressi della Grotta Corruccio.
Immediatamente da Linguaglossa è partita una squadra di Tecnici della Stazione Etna nord che hanno raggiunto l’area indicata. La paziente, di nazionalità inglese di 70 anni, che faceva parte di un gruppo di escursionisti con guida, era scivolata sui gradoni di ingresso della Grotta Corruccio, riportando un trauma importante.
La donna è stata valutata dal punto di vista sanitario, immobilizzata, posizionata in barella e condotta sino a dove attendeva l’ambulanza per il successivo trasferimento presso una struttura ospedaliera.

Grazie, come sempre!

Fonte foto e testo: post Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano – 16/4/2026

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  • Premio France Habe 2026: aperta la candidatura per la protezione del carsismo e delle grotte
    Condividi La Commissione UIS promuove la tutela degli ambienti carsici con il premio annuale da 300 euro La Commissione per la Protezione del Carsismo e delle Grotte dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha aperto ufficialmente le candidature per il France Habe Prize 2026, il riconoscimento internazionale dedicato alla tutela del patrimonio carsico e sotterraneo. La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 20 maggio 2026.[1] France Habe Prize: un riconosci
     

Premio France Habe 2026: aperta la candidatura per la protezione del carsismo e delle grotte

Apríl 16th 2026 at 10:00

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La Commissione UIS promuove la tutela degli ambienti carsici con il premio annuale da 300 euro

La Commissione per la Protezione del Carsismo e delle Grotte dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha aperto ufficialmente le candidature per il France Habe Prize 2026, il riconoscimento internazionale dedicato alla tutela del patrimonio carsico e sotterraneo. La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 20 maggio 2026.[1]


France Habe Prize: un riconoscimento dedicato alla protezione del carsismo

Il France Habe Prize viene assegnato ogni anno dalla Commissione per la Protezione del Carsismo e delle Grotte dell’UIS ed è intitolato alla memoria del dottor France Habe, speleologo sloveno (già jugoslavo), che ricoprì la carica di Presidente del Dipartimento di Protezione dell’UIS dal 1973 al 1997. Il premio fu istituito nel 2013 e ha l’obiettivo di incentivare la ricerca, la divulgazione e i progetti dedicati alla conservazione degli ambienti carsici e delle cavità naturali.[2][3]

Il patrimonio naturale custodito in grotte e sistemi carsici rappresenta una fonte di informazioni sempre più ricca sulla storia del pianeta e dell’umanità. Proteggere questi ambienti significa agire in modo più consapevole, efficace e sostenibile per il futuro dell’ambiente. Il France Habe Prize si pone proprio come strumento per sostenere chi lavora concretamente in questa direzione.[1]


Valore del premio e sponsor dell’edizione 2026

Il France Habe Prize 2026 è dotato di un contributo economico di 300 euro, stanziato dall’UIS. Quest’anno il riconoscimento è sostenuto da RESSEG e BARHAR, due sponsor che affiancano l’UIS nel supporto materiale al vincitore. RESSEG aveva già partecipato come sponsor nelle edizioni precedenti, offrendo attrezzatura speleologica di valore.[4][5][1]

Nelle edizioni precedenti, la giuria ha valutato le candidature secondo una griglia di criteri che includono la rilevanza del progetto, la presentazione, l’interdisciplinarità, la qualità fotografica, il contenuto scientifico, la leggibilità e l’originalità. Il premio France Habe viene assegnato al contributo considerato più significativo e originale tra quelli pervenuti.[5]


Chi può candidarsi al France Habe Prize per la protezione delle grotte

Il France Habe Prize è aperto a tutti i responsabili di progetti che riguardino la protezione del carsismo e delle grotte. Non esistono limitazioni geografiche: possono partecipare individui, gruppi speleologici e organizzazioni da qualsiasi parte del mondo. Nelle edizioni precedenti hanno gareggiato e vinto progetti provenienti da Canada, Francia, Belgio e da molti altri Paesi.[3][6][7][5]

Il regolamento completo del France Habe Prize 2026 è disponibile sul sito ufficiale dell’UIS in tre lingue — francese, inglese e spagnolo — alla pagina della Commissione per la Protezione del Carsismo e delle Grotte.[1]


Scadenza e modalità di partecipazione al France Habe Prize 2026

Le candidature per il France Habe Prize 2026 devono essere inviate entro il 20 maggio 2026. In passato la scadenza è stata prorogata in alcune edizioni per consentire una maggiore partecipazione, come avvenuto nel 2022 e nel 2024.[6][8][1]

Chi intende presentare un progetto di protezione del carsismo e delle grotte può consultare tutte le informazioni necessarie, inclusi i criteri di selezione e il modulo di candidatura, direttamente sul sito ufficiale dell’UIS all’indirizzo uis-speleo.org, nella sezione dedicata alla Karst and Cave Protection Commission. Il France Habe Prize rappresenta ogni anno un’occasione concreta per far emergere lavori di qualità nel campo della tutela del patrimonio ipogeo e carsico a livello internazionale.[2][1]

https://uis-speleo.org/index.php/2026/04/15/2026-france-habe-prize/

Fonti
[1] Karst and Cave Protection Commission – uis-speleo.org https://uis-speleo.org/index.php/karst-and-cave-protection-commission/
[2] Premio France Habe 2025: un riconoscimento per la tutela del … https://www.scintilena.com/premio-france-habe-2025-un-riconoscimento-per-la-tutela-del-mondo-sotterraneo/04/29/
[3] Vincitore del Premio UIS France Habe 2023 – Scintilena https://www.scintilena.com/vincitore-del-premio-uis-france-habe-2023/11/07/
[4] France Habe Prize 2025: nuovi sponsor per la tutela del carsismo e … https://www.scintilena.com/france-habe-prize-2025-nuovi-sponsor-per-la-tutela-del-carsismo-e-delle-grotte/03/26/
[5] Assegnato il Premio France Habe 2024 – Scintilena https://www.scintilena.com/assegnazione-del-premio-france-habe-2024-riconoscimento-alla-speleologia-belga/10/15/
[6] Posticipo data scadenza per il premio France HABE Prize 2022 … https://www.scintilena.com/posticipo-data-scadenza-per-il-premio-france-habe-prize-2022/05/07/
[7] WINNER OF THE UIS France HABE PRIZE 2023 – uis-speleo.org https://uis-speleo.org/index.php/2023/11/06/winner-of-the-uis-france-habe-prize-2023/
[8] Premio France HABE 2024: Estesi i Termini di Presentazione delle … https://www.scintilena.com/premio-france-habe-2024-estesi-i-termini-di-presentazione-delle-candidature/06/10/

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  • Genova e Genovesato: formazione speleologica del Gruppo Speleologico Issel
    Condividi ll GS Ligure Arturo Issel propone un ricco calendario aperto anche al pubblico per “i primi passi nel buio” Un calendario fitto, vario e aperto non solo agli speleologi: a Genova il Gruppo Speleologico Ligure Arturo Issel conferma la propria vocazione alla divulgazione con una serie di incontri formativi che accompagnano il corso di primo livello organizzato dalla Scuola di Speleologia Lunense (di cui alcuni iscritti del Gruppo fanno parte), senza limitarsi ad esso. Un primo cons
     

Genova e Genovesato: formazione speleologica del Gruppo Speleologico Issel

Apríl 16th 2026 at 05:00

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ll GS Ligure Arturo Issel propone un ricco calendario aperto anche al pubblico per “i primi passi nel buio”

Un calendario fitto, vario e aperto non solo agli speleologi: a Genova il Gruppo Speleologico Ligure Arturo Issel conferma la propria vocazione alla divulgazione con una serie di incontri formativi che accompagnano il corso di primo livello organizzato dalla Scuola di Speleologia Lunense (di cui alcuni iscritti del Gruppo fanno parte), senza limitarsi ad esso.

Un primo consiglio: dare un’occhiata al sito del gruppo vale davvero la pena: oltre alle attività, è disponibile anche un volume sulla storia dell’Issel, liberamente scaricabile, che racconta un pezzo importante della speleologia ligure.

La sede è a Villa Borzino, a Busalla (GE), dove il gruppo si ritrova un giovedì al mese alle 20:30 (generalmente – ma non sempre – l’ultimo del mese: il calendario è deciso a inizio anno). Qui prende forma anche il ciclo di incontri, pensato per offrire competenze tecniche ed approfondimenti scientifici e culturali.

Dopo i primi appuntamenti del 7 e del 9 aprile scorsi, dedicati alla catena della sicurezza, prevenzione degli incidenti e primo soccorso in grotta, e all’evoluzione della speleologia e pianificazione delle uscite (a cura di Francesca Cassina), il programma prosegue con altri temi fondamentali.

Miniera di Rovegno @Laura Badiini
https://www.altavaltrebbia.net/2025/09/03/trovata-a-rovegno-la-droninoite-il-minerale-delle-stelle/

Il 16 aprile 2026: spazio alla biospeleologia, ecologia e salvaguardia dell’ambiente con il prof. Sebastiano Salvidio.

Il 23 aprile 2026: sarà la volta degli elementi di geologia, carsismo e speleogenesi, guidati dal geologo Marco Marchesini (il geologo che, nel 2025, ha pubblicato insieme ai suoi colleghi di un gruppo di ricerca multidisciplinare la scoperta in Val Trebbia di un minerale che in precedenza era stato osservato solo su meteoriti, la droninoite).

Il ciclo si completa il 7 maggio 2026, con una lezione su cartografia, rilievo topografico e documentazione delle grotte, tenuta da Matteo Pinna.

Le lezioni sono rivolte in primo luogo agli speleologi in formazione, ma lo spirito del gruppo è apertamente inclusivo: gli incontri accolgono anche un pubblico più ampio e curioso, interessato a conoscere il mondo sotterraneo da diverse prospettive.

E’ una bella opportunità per avvicinarsi con concretezza alla speleologia, e magari decidersi poi ad approfondirla, in un contesto attivo e coinvolgente.

Riepilogo

  • Ciclo di incontri informativi e formativi in tema speleologico
  • Dove: Villa Borzino, Busalla (Genova)
  • Quando: 16 aprile, 23 aprile, 7 maggio 2026
  • Organizzazione: Gruppo Speleologico Arturo Issel
  • Accesso: incontri aperti anche al pubblico interessato
  • Info: https://speleoissel.weebly.com/

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  • Speleotoscana, due incontri online: Geoscopio e LiDAR
    Condividi Strumenti digitali e analisi del territorio al centro del nuovo ciclo della Federazione Speleologica Toscana La speleologia toscana guarda sempre più all’integrazione tra esplorazione sul campo e strumenti digitali. In questa direzione si inserisce il nuovo ciclo di incontri online promosso dalla Federazione Speleologica Toscana, due appuntamenti aperti a tutti e trasmessi in diretta su YouTube, pensati per approfondire tecnologie ormai centrali nella ricerca e nella conoscenza del
     

Speleotoscana, due incontri online: Geoscopio e LiDAR

Apríl 15th 2026 at 05:00

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Strumenti digitali e analisi del territorio al centro del nuovo ciclo della Federazione Speleologica Toscana

La speleologia toscana guarda sempre più all’integrazione tra esplorazione sul campo e strumenti digitali. In questa direzione si inserisce il nuovo ciclo di incontri online promosso dalla Federazione Speleologica Toscana, due appuntamenti aperti a tutti e trasmessi in diretta su YouTube, pensati per approfondire tecnologie ormai centrali nella ricerca e nella conoscenza del territorio carsico.

Il primo appuntamento è in programma giovedì 23 aprile alle ore 21:30 ed è dedicato al Geoscopio della Regione Toscana, piattaforma sempre più utilizzata da speleologi e ricercatori. A guidare l’incontro sarà Fabrizio Fallani, speleologo, referente della Commissione Catasto FST. L’intervento offrirà una panoramica concreta sull’uso dello strumento, con particolare attenzione alla sezione dedicata a grotte e cartografia: dalla visualizzazione di carte e immagini, all’interrogazione dei dati disponibili, fino al download dei materiali per l’utilizzo offline su smartphone.

Il secondo incontro, previsto per giovedì 7 maggio, sempre alle ore 21:30, approfondirà invece l’impiego dei dati DTM LiDAR nella ricerca speleologica. Leonardo Piccini, speleologo, professore associato all’Università di Firenze, introdurrà i modelli digitali del terreno spiegandone natura e potenzialità. Un focus specifico sarà dedicato alla lettura e interpretazione dei dati e al loro utilizzo pratico per individuare grotte, doline e altre forme carsiche superficiali, aprendo nuove prospettive nell’esplorazione.

Entrambi gli appuntamenti rappresentano un’occasione concreta per aggiornarsi su strumenti che stanno ridefinendo il modo di fare speleologia, rendendo sempre più efficace il dialogo tra osservazione diretta e analisi digitale del territorio.

Gli incontri sono aperti a tutti e saranno trasmessi in diretta sul canale YouTube della Federazione Speleologica Toscana: iscriversi e attivare le notifiche è il modo più semplice per non perdere l’inizio delle dirette.

La FST dà appuntamento online, confermando un percorso di divulgazione e formazione che guarda al futuro della disciplina.

Riepilogo appuntamenti

  • Giovedì 23 aprile, ore 21:30
    Le funzioni del Geoscopio della Regione Toscana – con Fabrizio Fallani
  • Giovedì 7 maggio, ore 21:30
    Uso dei dati cartografici DTM LiDAR per la ricerca speleologica – con Leonardo Piccini
  • Diretta sul canale YouTube della Federazione Speleologica Toscana https://www.youtube.com/@speleotoscana
  • LA FST raccomanda di iscriversi al canale e attivare la campanella per ricevere il link e la notifica di inizio diretta!

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  • A Chiavari (GE) si parla della cultura di Golasecca: conferenza al Museo Archeologico
    Condividi Giovedì 16 aprile ultimo appuntamento sul ciclo dedicato all’Italia preromana, con intervento dell’archeologa Barbara Grassi Un nuovo appuntamento con la storia e l’archeologia dell’Italia preromana è in programma giovedì 16 aprile 2026 al Museo Archeologico Nazionale di Chiavari. Alle ore 15.30 si terrà la conferenza “Cultura di Golasecca. I dati delle ricerche recenti”, ultimo incontro di un ciclo che ha già approfondito Liguri, Etruschi e Veneti. Protagonista dell’incontro sar
     

A Chiavari (GE) si parla della cultura di Golasecca: conferenza al Museo Archeologico

Apríl 14th 2026 at 05:00

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Giovedì 16 aprile ultimo appuntamento sul ciclo dedicato all’Italia preromana, con intervento dell’archeologa Barbara Grassi

Un nuovo appuntamento con la storia e l’archeologia dell’Italia preromana è in programma giovedì 16 aprile 2026 al Museo Archeologico Nazionale di Chiavari.

Alle ore 15.30 si terrà la conferenza “Cultura di Golasecca. I dati delle ricerche recenti”, ultimo incontro di un ciclo che ha già approfondito Liguri, Etruschi e Veneti. Protagonista dell’incontro sarà Barbara Grassi, funzionaria archeologa della Soprintendenza ABAP, che presenterà i risultati aggiornati delle ricerche su una delle principali culture protostoriche dell’Italia settentrionale.

Un po’ di Lombardia in Liguria: Golasecca si trova in provincia di Varese, in Lombardia, ed è situato vicino al fiume Ticino, tra il Lago Maggiore e la pianura padana: qui ono stati scoperti i primi importanti ritrovamenti archeologici già nell’Ottocento.

La cultura di Golasecca, sviluppatasi tra il XII e il V secolo a.C., rappresenta una realtà di grande rilievo nell’Italia nord-occidentale, con importanti connessioni anche con gli antichi Liguri del Tigullio.

La cultura di Golasecca, sviluppatasi nell’area del Ticino, intratteneva rapporti con le popolazioni liguri del Tigullio, inserendosi in una rete di scambi che collegava il Nord Italia all’Europa continentale. Le indagini archeologiche, avviate già nel XIX secolo, hanno restituito strutture funerarie circolari e rettangolari, con urne cinerarie accompagnate da ricchi corredi in ceramica, bronzo e ferro.

Le ricerche più recenti, grazie anche al contributo di discipline come archeobotanica, archeozoologia e antropologia, stanno ampliando le conoscenze su ambiente, insediamenti e rituali funerari, offrendo un quadro sempre più dettagliato di questa civiltà.

Il programma prevede alle ore 15 una breve visita al museo guidata dal direttore (ingresso a pagamento), seguita dalla conferenza a ingresso gratuito fino a esaurimento posti. È consigliata la prenotazione.

Un’occasione per avvicinarsi alla storia più antica del territorio, in un’area che, tra l’altro, presenta anche interessanti contesti naturali e carsici, con la presenza di grotte in rocce cristalline come la Grotta dei Monti o Frigna di Golasecca.

?????? e dove: Giovedì 16 aprile 2026 al Museo Archeologico Nazionale di Chiavari, in Via Costaguta 2

????????? ????????:

??? ??.?? –  breve visita al Museo di Chiavari, insieme al direttore del museo – ingresso a bigliettazione ordinaria  

??? ??.?? – “Cultura di Golasecca. I dati delle ricerche recenti” – conferenza di Barbara Grassi | ingresso gratuito fino a esaurimento posti

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???????????? ? ????????????: drm-lig.museochiavari@cultura.gov.it Tel. 0185.320829

?????????: 3€ intero – 2€ ridotto (18-25 anni) – Gratuito minori di 18 anni e altre agevolazioni

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  • Concorso “Rilievo: tra Arte e Tecnica”: torna nel 2026 il concorso della SSI che promuove la restituzione dei rilievi
    Condividi Al via la terza edizione del concorso della Società Speleologica Italiana dedicata ai rilievi di grotte naturali Aperto ai soci SSI, il concorso premia qualità tecnica, chiarezza e resa grafica, con riconoscimenti fino a 350 euro La Società Speleologica Italiana ETS, attraverso la Commissione Nazionale Catasto Cavità Naturali, indice la terza edizione del concorso a premi “Rilievo: tra arte e tecnica”, l’iniziativa dedicata ai rilievi topografici di grotte naturali che mira a pro
     

Concorso “Rilievo: tra Arte e Tecnica”: torna nel 2026 il concorso della SSI che promuove la restituzione dei rilievi

Apríl 14th 2026 at 06:00

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Al via la terza edizione del concorso della Società Speleologica Italiana dedicata ai rilievi di grotte naturali

Aperto ai soci SSI, il concorso premia qualità tecnica, chiarezza e resa grafica, con riconoscimenti fino a 350 euro

La Società Speleologica Italiana ETS, attraverso la Commissione Nazionale Catasto Cavità Naturali, indice la terza edizione del concorso a premi “Rilievo: tra arte e tecnica”, l’iniziativa dedicata ai rilievi topografici di grotte naturali che mira a promuoverne produzione, realizzazione, accatastamento e diffusione.

Il concorso è aperto a tutti i soci SSI in regola con la quota associativa 2026 e riguarda rilievi 2D di cavità naturali italiane già inserite nel Catasto Grotte. Ogni partecipante potrà presentare un solo elaborato, di cui sia autore principale.

L’obiettivo è promuovere la qualità del rilievo speleologico in tutte le sue dimensioni: dalla leggibilità alla completezza, dall’accuratezza tecnica all’impatto visivo: il rilievo diventa un punto di incontro tra rigore scientifico e sensibilità grafica, tra misura e rappresentazione.

Il bando prevede 4 riconoscimenti (i primi 3 assegnati da una giuria di esperti, il 4° attribuito dal pubblico):

  • 1° premio: € 350,00
  • 2° premio: € 300,00
  • 3° premio: € 250,00
  • Premio del pubblico: € 200,00

La partecipazione richiede l’invio del rilievo in formato A0, accompagnato dalla documentazione tecnica prevista, all’indirizzo dedicato (concorsorilievo@socissi.it), entro il 19 ottobre 2026.

Il premio del pubblico sarà assegnato tramite votazione dei partecipanti al Raduno Internazionale di Speleologia 2026 a Costacciaro, mediante apposita scheda inclusa nella documentazione del Raduno

I lavori selezionati saranno esposti durante il Raduno Internazionale di Speleologia 2026, in programma a Costacciaro, dove avverrà anche la proclamazione dei vincitori nel corso dell’Assemblea dei soci SSI.

Alcune indicazioni:

  • i rilievi dovranno essere già accatastati, rispettare criteri formali ben definiti — con l’esclusione di elementi grafici non ammessi come fotografie o sfondi decorativi — ed essere distribuiti con licenza Creative Commons CC-BY-NC-SA,
  • la partecipazione prevede un contributo di € 20,00 per la stampa del rilievo.

La scelta di limitare il concorso ai rilievi 2D riflette una fase di transizione: le tecnologie 3D sono in rapido sviluppo, ma non ancora pienamente standardizzate nelle modalità di rappresentazione.

Al Raduno la Sala Rilievi potrà ospitare contributi fuori concorso ed esperienze multimediali 3D, a testimonianza di una disciplina in continua evoluzione.

Il bando completo è disponibile online e rappresenta un’importante occasione per tutti coloro che, attraverso il rilievo, contribuiscono a documentare, interpretare e trasmettere il patrimonio ipogeo.

Bando e informazioni

Per tutti i dettagli, i requisiti e le modalità di partecipazione è possibile consultare il bando completo:
https://drive.google.com/file/d/16vqlT0XMvZivTSt6xgjsLAYBqsfBnLly/view

Per richieste di chiarimento è possibile contattare l’organizzazione all’indirizzo: concorsorilievo@socissi.it

Il Concorso è partito: un’occasione concreta per rimettere al centro il rilievo come strumento di conoscenza e condivisione, capace di raccontare — con precisione e sensibilità — il mondo sotterraneo.

Ora sta agli speleologi attivarsi e partecipare.

Seconda edizione

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  • Nel Bollettino di aprile 2026 del Comitato Scientifico Centrale del CAI si parla di grotte (ma non solo)
    Condividi Tra clima, biodiversità e archeologia, le cavità naturali emergono come archivi preziosi per leggere il passato e il presente dell’ambiente montano Le grotte nel Bollettino CSC del CAI – 4/2026 Il nuovo Bollettino del Comitato Scientifico Centrale del CAI (aprile 2026) è come un numero ricco e articolato, capace di attraversare molti dei temi oggi più urgenti per chi si occupa di montagna: cambiamento climatico, biodiversità, gestione del territorio e ricerca scientifica. In q
     

Nel Bollettino di aprile 2026 del Comitato Scientifico Centrale del CAI si parla di grotte (ma non solo)

Apríl 13th 2026 at 05:00

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Tra clima, biodiversità e archeologia, le cavità naturali emergono come archivi preziosi per leggere il passato e il presente dell’ambiente montano

Le grotte nel Bollettino CSC del CAI – 4/2026

Il nuovo Bollettino del Comitato Scientifico Centrale del CAI (aprile 2026) è come un numero ricco e articolato, capace di attraversare molti dei temi oggi più urgenti per chi si occupa di montagna: cambiamento climatico, biodiversità, gestione del territorio e ricerca scientifica.

In questo mosaico di contributi, le grotte trovano uno spazio significativo, non isolato ma inserito in una visione più ampia dell’ambiente montano come sistema complesso, dinamico e fragile.

Le grotte come archivi del passato: le “grotte a orso” alpine

Tra gli articoli più vicini alla sensibilità speleologica spicca il contributo di Davide Delpiano, Marco Peresani e Fabio Bona dedicato alle cosiddette “Grotte a orso” alpine.

Si tratta di cavità che, nel corso del Paleolitico, erano frequentate sia dagli orsi che dagli esseri umani. Il lavoro mette in luce un aspetto affascinante: la possibile alternanza stagionale nell’uso delle grotte. Durante l’inverno gli orsi le occupavano per il letargo e la riproduzione, mentre in estate gli stessi ambienti venivano utilizzati dai Neanderthal come rifugi temporanei durante attività di caccia in quota.

Queste cavità diventano così veri e propri archivi paleoecologici, capaci di conservare tracce biologiche, sedimentologiche e culturali. Non solo luoghi fisici, ma spazi di interazione tra specie diverse e testimoni di adattamenti ambientali profondi.

Per il mondo speleologico, questo significa riconoscere alle, oltre all’interesse esplorativo, un valore scientifico interdisciplinare sempre più centrale.

Dalla profondità alla superficie: il filo comune dell’ambiente

Il tema delle grotte si intreccia con altri contributi del Bollettino, mostrando una continuità tra ambienti ipogei e paesaggi di superficie.

L’articolo sui Rifugi Sentinella del clima e dell’ambiente descrive una rete di monitoraggio diffusa lungo tutta la dorsale alpino-appenninica, pensata per raccogliere dati meteorologici e ambientali in alta quota.

Questo progetto evidenzia come gli ambienti montani – comprese le aree carsiche – siano veri “hot spot” del cambiamento climatico, dove gli effetti si manifestano in modo rapido e spesso amplificato.

In questa prospettiva, le grotte possono essere lette come ambienti di registrazione lenta, capaci di conservare nel tempo segnali che in superficie risultano più difficili da isolare.

Biodiversità nascosta (e fragile)

Un altro contributo interessante, anche se non direttamente speleologico, riguarda gli endemismi dei Sibillini, con lo studio sui chirocefali condotto da Enrico Ripa e Loredana Di Giacomo.

Qui il focus è su due specie uniche, legate a piccoli ambienti acquatici d’alta quota e oggi minacciate da pressioni antropiche. Il parallelo con il mondo ipogeo è immediato:
ecosistemi isolati, equilibri delicatissimi, specie spesso uniche e vulnerabili.

La perdita di biodiversità è questione ecologica e culturale: la scomparsa di questi ambienti significa perdere conoscenza, storia e possibilità di studio.

Una visione integrata della montagna

Il valore di questo numero del Bollettino sta proprio nella sua capacità di mettere in relazione ambiti diversi: clima, geologia, biologia, archeologia.

Le grotte, in questo contesto, non sono un tema marginale, ma diventano uno dei tasselli fondamentali per comprendere la complessità del sistema montano.

Dalle cavità frequentate dai Neanderthal alle reti di monitoraggio climatico, fino agli ecosistemi più fragili e nascosti, emerge un messaggio chiaro: la montagna è un archivio vivente, e le grotte ne rappresentano alcune delle pagine più profonde e meno leggibili, ma anche tra le più preziose.

In queste righe abbiamo richiamato solo alcuni spunti, in particolare quelli più vicini alla sensibilità speleologica, ma il Bollettino offre molto di più.

Per questo l’invito è semplice: prendetevi il tempo di leggerlo con attenzione. È un numero ricco, ben costruito e capace di offrire chiavi di lettura profonde sul rapporto tra uomo, ambiente e montagna.

Davvero una lettura interessante, da non perdere.

Il Bollettino del Comitato Scientifico Centrale del CAI è pubblicato online in formato PDF ed è liberamente scaricabile dal sito ufficiale del CSC. Una scelta importante, che conferma la volontà del Club Alpino Italiano di diffondere conoscenza scientifica accessibile e condivisa, in linea con la propria missione storica di studio e tutela dell’ambiente montano.

Bollettino CSC CAI: https://csc.cai.it/bollettino-aprile-2026/

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  • Corso nazionale di primo soccorso e gestione emergenze in grotta a Casola Valsenio
    Condividi Appuntamento in Emilia-Romagna nel settembre 2026 Si terrà dal 25 al 27 settembre 2026 a Casola Valsenio (Ravenna), presso Casa Olmatelli, il corso nazionale “Primo soccorso e gestione dell’emergenza in grotta: aspetti medici, psicologici e comportamentali”. L’iniziativa, organizzata dal Comitato Esecutivo Emilia-Romagna della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana insieme alla Ronda Speleologica Imolese (CAI Imola) e in collaborazione con
     

Corso nazionale di primo soccorso e gestione emergenze in grotta a Casola Valsenio

Apríl 12th 2026 at 06:00

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Appuntamento in Emilia-Romagna nel settembre 2026

Si terrà dal 25 al 27 settembre 2026 a Casola Valsenio (Ravenna), presso Casa Olmatelli, il corso nazionale “Primo soccorso e gestione dell’emergenza in grotta: aspetti medici, psicologici e comportamentali”.

L’iniziativa, organizzata dal Comitato Esecutivo Emilia-Romagna della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana insieme alla Ronda Speleologica Imolese (CAI Imola) e in collaborazione con la Scuola Nazionale di Speleologia CAI, si propone di formare e informare i partecipanti sulla gestione delle emergenze sanitarie in ambiente ipogeo e torrentistico.

Il corso è rivolto a speleologi già formati: tra i requisiti è richiesto di essere soci SSI o CAI in regola con il tesseramento 2026 e aver frequentato almeno un corso di primo livello. Le attività didattiche prevedono lezioni frontali, simulazioni di ruolo, lavori di gruppo e una sessione pratica in grotta, con il contributo di tecnici e personale sanitario del CNSAS–SAER, oltre a psicologi e formatori.

Ampio spazio sarà dedicato non solo agli aspetti medici, ma anche alla gestione emotiva e psicologica dell’emergenza, dalle prime fasi dell’incidente fino all’arrivo dei soccorsi.

La quota di partecipazione è fissata in 160 euro, da versare entro il 15 agosto 2026. Il corso è a numero chiuso e le iscrizioni sono accettate in ordine cronologico. La quota comprende pernottamenti per le notti di venerdì e sabato e i pasti previsti durante le tre giornate, mentre restano escluse le spese di viaggio.

La sistemazione è prevista in camere condivise con servizi, cucina e spazi comuni, mentre tra le attività è inclusa un’uscita pratica in ambiente ipogeo nell’ambito delle simulazioni.

Gli organizzatori sottolineano che il corso non riguarda tecniche di autosoccorso su corda, ma è focalizzato sulla gestione sanitaria e comportamentale dell’emergenza, in un contesto dove il rischio residuo resta sempre presente.

Locandina:

https://www.sns-cai.it/evento/corso-nazionale-primo-soccorso-e-gestione-emergenza-emilia-romagna-sns-cai-2026/

Modulo iscrizione: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdqajQ8rSE5NEjzDGWCRtsNEnYhGTB1YDjLCKNO3UPp3WO3dQ/viewform

Fonte: SNS CAI / Commissione Nazionale Scuole di Speleologia

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  • Messico, minatore salvato dopo 14 giorni in una miniera allagata: il video del ritrovamento
    Condividi Intrappolato a 300 metri di profondità in una miniera di Sinaloa, è sopravvissuto in una galleria invasa dall’acqua: decisivo l’intervento dei soccorritori Un salvataggio che ha dell’incredibile arriva dal Messico, dove un minatore è stato recuperato vivo dopo aver trascorso 14 giorni intrappolato sott’acqua. Il video del momento in cui viene riportato in superficie sta facendo il giro del web, suscitando emozione e incredulità. L’incidente è avvenuto nello stato di Sinaloa, nel
     

Messico, minatore salvato dopo 14 giorni in una miniera allagata: il video del ritrovamento

Apríl 12th 2026 at 05:00

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Intrappolato a 300 metri di profondità in una miniera di Sinaloa, è sopravvissuto in una galleria invasa dall’acqua: decisivo l’intervento dei soccorritori

Un salvataggio che ha dell’incredibile arriva dal Messico, dove un minatore è stato recuperato vivo dopo aver trascorso 14 giorni intrappolato sott’acqua. Il video del momento in cui viene riportato in superficie sta facendo il giro del web, suscitando emozione e incredulità.

L’incidente è avvenuto nello stato di Sinaloa, nel comune di El Rosario, all’interno della miniera Santa Fe. Il lavoratore, Francisco Zapata Nájera, era rimasto bloccato a circa 300 metri di profondità in una galleria allagata, dopo un crollo avvenuto lo scorso 25 marzo 2026.

El Pais riferisce che al salvataggio hanno partecipato oltre 300 persone, tra cui i militari dell’esercito messicano, sommozzatori specializzati, protezione civile ed esperti del settore minerario. Decisivo l’intervento dei sub dell’esercito, che sono riusciti a individuare il minatore in un tunnel allagato: da quel momento sono servite più di 20 ore di operazioni complesse per riportarlo in superficie in sicurezza.

Le immagini mostrano l’intervento dei soccorritori, impegnati in un’operazione lunga e complessa. Dopo giorni di ricerche, la squadra è riuscita a localizzare l’uomo e a trarlo in salvo, nonostante le condizioni estreme e il rischio costante per la sicurezza.Visibilmente provato ma cosciente, il minatore è stato subito affidato alle cure dei medici.

La sua sopravvivenza, dopo un periodo così lungo in un ambiente ostile e sommerso, viene già considerata straordinaria.

Il video del ritrovamento è diventato virale in poche ore, simbolo della determinazione dei soccorritori e della straordinaria capacità di resistenza umana.

Fonti: Corriere della Sera

https://video.corriere.it/video-virali/messico-minatore-salvato-dopo-14-giorni-sott-acqua-il-video-del-ritrovamento/12cfc727-4dcd-4054-a522-9e7be29c5xlk

El País, edizione online https://elpais.com/mexico/2026-04-09/con-el-agua-a-la-cintura-tras-13-dias-bajo-tierra-asi-fue-el-rescate-de-uno-de-los-mineros-en-santa-fe.html

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  • Due addii nel mondo speleologico internazionale: il ricordo di “Manolito” e “Manolillo”
    Condividi Dalla Cuba di Viñales alla Spagna valenciana, la comunità speleo saluta due figure storiche La speleologia internazionale saluta due grandi uomini Da Cuba, vessata da una terribile crisi economica, arriva la notizia della morte di Manuel Iturralde Vinent, per tutti “Manolito”, storico speleologo di Viñales, nel territorio di Pinar del Río. Membro del gruppo locale ed ex direttore della scuola nazionale di speleologia della SEC di El Moncada, è stato un punto di riferimento pe
     

Due addii nel mondo speleologico internazionale: il ricordo di “Manolito” e “Manolillo”

Apríl 11th 2026 at 06:00

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Dalla Cuba di Viñales alla Spagna valenciana, la comunità speleo saluta due figure storiche

La speleologia internazionale saluta due grandi uomini

Da Cuba, vessata da una terribile crisi economica, arriva la notizia della morte di Manuel Iturralde Vinent, per tutti “Manolito”, storico speleologo di Viñales, nel territorio di Pinar del Río.

Membro del gruppo locale ed ex direttore della scuola nazionale di speleologia della SEC di El Moncada, è stato un punto di riferimento per la formazione e la crescita di tanti speleologia.

La sua figura è riconosciuta anche a livello scientifico, come ricordato dal quotidiano cubano Granma, che ne ha evidenziato il contributo alla ricerca e alla conoscenza del territorio.

Dalla Spagna arriva invece il cordoglio per Manuel Emilio Tarazona Osch, conosciuto come “Manolillo”, figura storica della speleologia valenciana.

Da sempre legato alla Federazione Spagnola di Speleologia e a quella regionale, alla scuola di speleologia e allo speleosoccorso, è stato un promotore instancabile di attività, formazione e innovazione tecnica.

La Federación Española de Espeleología , quiere dar el pésame a los espeleólogos valencianos, por la gran pérdida de un histórico de la espeleología Valenciana y de la Federación de Espeleología de la Comunidad Valenciana.

Manuel Emilio Tarazona Ochs. Una persona que siempre estuvo vinculado a la Federación, a la Escuela Valenciana de Espeleología, al Espeleosocorro y a todas sus vocalías.
Propulsor de las competiciones a nivel autonómico y nacional desde los años 90 y más activamente en la CEC y la nueva FEE.

Manolillo fue siempre una persona ilusionada y motivada que siempre aportaba y ayudaba donde estaba. Siempre investigando nuevos materiales y nuevas técnicas que dieran a nuestra Espeleología una mayor seguridad.
Podríamos seguir diciendo muchas más cosas, pero hoy es un día para recordar.

Desde la Federación Española nuestro sincero agradecimiento a Manolillo y un fuerte abrazo a sus familiares, compañeros y amigos.
Descansa en paz Manolillo y muchas gracias por todo

Particolarmente toccanti le testimonianze di chi ha condiviso con lui anni di attività e amicizia. “Gran persona, gran amigo, de esos que no fallan nunca”, scrive chi lo ricorda tra esercitazioni di speleosoccorso, momenti formativi e serate conviviali. Altri sottolineano il suo ruolo di istruttore: “Fue mi monitor en el curso de perfeccionamiento y después en el de espeleosocorro. Siempre daba gusto conversar con él”.

C’è chi ne conserva un ricordo legato ai dettagli concreti della vita speleo, come l’attrezzatura realizzata da lui e ancora utilizzata oggi.

Dalle prime esperienze nello speleosoccorso valenciano alle numerose esercitazioni tra grotte e montagne, emerge il ritratto di una figura sempre presente, competente e profondamente umana, capace di lasciare un segno duraturo in chi ha condiviso con lui il percorso.

Due storie diverse, due percorsi lontani geograficamente, ma uniti dalla stessa dedizione e da un’eredità che continuerà a vivere nelle comunità speleologiche di tutto il mondo.

D.E.P. compañeri

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Fonte: testimonianze raccolte su Facebook

L'articolo Due addii nel mondo speleologico internazionale: il ricordo di “Manolito” e “Manolillo” proviene da Scintilena.

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