Nel Bollettino di aprile 2026 del Comitato Scientifico Centrale del CAI si parla di grotte (ma non solo)
Tra clima, biodiversità e archeologia, le cavità naturali emergono come archivi preziosi per leggere il passato e il presente dell’ambiente montano
Le grotte nel Bollettino CSC del CAI – 4/2026
Il nuovo Bollettino del Comitato Scientifico Centrale del CAI (aprile 2026) è come un numero ricco e articolato, capace di attraversare molti dei temi oggi più urgenti per chi si occupa di montagna: cambiamento climatico, biodiversità, gestione del territorio e ricerca scientifica.
In questo mosaico di contributi, le grotte trovano uno spazio significativo, non isolato ma inserito in una visione più ampia dell’ambiente montano come sistema complesso, dinamico e fragile.
Le grotte come archivi del passato: le “grotte a orso” alpine
Tra gli articoli più vicini alla sensibilità speleologica spicca il contributo di Davide Delpiano, Marco Peresani e Fabio Bona dedicato alle cosiddette “Grotte a orso” alpine.
Si tratta di cavità che, nel corso del Paleolitico, erano frequentate sia dagli orsi che dagli esseri umani. Il lavoro mette in luce un aspetto affascinante: la possibile alternanza stagionale nell’uso delle grotte. Durante l’inverno gli orsi le occupavano per il letargo e la riproduzione, mentre in estate gli stessi ambienti venivano utilizzati dai Neanderthal come rifugi temporanei durante attività di caccia in quota.

Queste cavità diventano così veri e propri archivi paleoecologici, capaci di conservare tracce biologiche, sedimentologiche e culturali. Non solo luoghi fisici, ma spazi di interazione tra specie diverse e testimoni di adattamenti ambientali profondi.
Per il mondo speleologico, questo significa riconoscere alle, oltre all’interesse esplorativo, un valore scientifico interdisciplinare sempre più centrale.
Dalla profondità alla superficie: il filo comune dell’ambiente
Il tema delle grotte si intreccia con altri contributi del Bollettino, mostrando una continuità tra ambienti ipogei e paesaggi di superficie.

L’articolo sui Rifugi Sentinella del clima e dell’ambiente descrive una rete di monitoraggio diffusa lungo tutta la dorsale alpino-appenninica, pensata per raccogliere dati meteorologici e ambientali in alta quota.
Questo progetto evidenzia come gli ambienti montani – comprese le aree carsiche – siano veri “hot spot” del cambiamento climatico, dove gli effetti si manifestano in modo rapido e spesso amplificato.
In questa prospettiva, le grotte possono essere lette come ambienti di registrazione lenta, capaci di conservare nel tempo segnali che in superficie risultano più difficili da isolare.
Biodiversità nascosta (e fragile)
Un altro contributo interessante, anche se non direttamente speleologico, riguarda gli endemismi dei Sibillini, con lo studio sui chirocefali condotto da Enrico Ripa e Loredana Di Giacomo.
Qui il focus è su due specie uniche, legate a piccoli ambienti acquatici d’alta quota e oggi minacciate da pressioni antropiche. Il parallelo con il mondo ipogeo è immediato:
ecosistemi isolati, equilibri delicatissimi, specie spesso uniche e vulnerabili.
La perdita di biodiversità è questione ecologica e culturale: la scomparsa di questi ambienti significa perdere conoscenza, storia e possibilità di studio.
Una visione integrata della montagna
Il valore di questo numero del Bollettino sta proprio nella sua capacità di mettere in relazione ambiti diversi: clima, geologia, biologia, archeologia.
Le grotte, in questo contesto, non sono un tema marginale, ma diventano uno dei tasselli fondamentali per comprendere la complessità del sistema montano.
Dalle cavità frequentate dai Neanderthal alle reti di monitoraggio climatico, fino agli ecosistemi più fragili e nascosti, emerge un messaggio chiaro: la montagna è un archivio vivente, e le grotte ne rappresentano alcune delle pagine più profonde e meno leggibili, ma anche tra le più preziose.
In queste righe abbiamo richiamato solo alcuni spunti, in particolare quelli più vicini alla sensibilità speleologica, ma il Bollettino offre molto di più.
Per questo l’invito è semplice: prendetevi il tempo di leggerlo con attenzione. È un numero ricco, ben costruito e capace di offrire chiavi di lettura profonde sul rapporto tra uomo, ambiente e montagna.
Davvero una lettura interessante, da non perdere.
Il Bollettino del Comitato Scientifico Centrale del CAI è pubblicato online in formato PDF ed è liberamente scaricabile dal sito ufficiale del CSC. Una scelta importante, che conferma la volontà del Club Alpino Italiano di diffondere conoscenza scientifica accessibile e condivisa, in linea con la propria missione storica di studio e tutela dell’ambiente montano.
Bollettino CSC CAI: https://csc.cai.it/bollettino-aprile-2026/
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