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    Condividi Inferriata e videosorveglianza nella cavità scoperta a luglio da Kurt Walde a quasi 2.800 metri nelle Dolomiti della Val Badia. All’interno numerosi resti di orsi delle caverne, con diversi scheletri quasi completi. Ora si prepara un progetto scientifico interdisciplinare La grotta degli orsi scoperta lo scorso luglio sotto la Cima di Conturines è stata definitivamente messa in sicurezza. L’ingresso della cavità, situato in una zona impervia del Col Toronn, nelle Dolomiti della Val
     

Grotta degli orsi delle Conturines, il sito è ora protetto: comincia la ricerca

Október 29th 2026 at 04:00

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Inferriata e videosorveglianza nella cavità scoperta a luglio da Kurt Walde a quasi 2.800 metri nelle Dolomiti della Val Badia. All’interno numerosi resti di orsi delle caverne, con diversi scheletri quasi completi. Ora si prepara un progetto scientifico interdisciplinare

La grotta degli orsi scoperta lo scorso luglio sotto la Cima di Conturines è stata definitivamente messa in sicurezza. L’ingresso della cavità, situato in una zona impervia del Col Toronn, nelle Dolomiti della Val Badia (nel Trentino Alto Adige/Sudtirol, nella parte Alto Adige) è stato chiuso con un’inferriata ed è stato installato un sistema di videosorveglianza.

Scintilena aveva dato notizia del ritrovamento alla fine di luglio. A distanza di tre mesi arriva ora un aggiornamento importante: terminata la fase più urgente di protezione del sito, può cominciare quella scientifica.

Il materiale da studiare non manca: all’interno della grotta sono stati osservati numerosi resti di orsi delle caverne, tra i quali diversi scheletri quasi completi. Una situazione che potrebbe offrire ai ricercatori informazioni preziose sulla popolazione di questi animali che decine di migliaia di anni fa frequentavano le alte quote delle Dolomiti.

Una grotta scoperta a luglio

La cavità è stata individuata il 3 luglio 2026 dalla guida alpina di Brunico Kurt Walde, sotto la Cima di Conturines e poco sopra la già nota Grotta delle Conturines.

Il Piz dles Cunturines, nelle Dolomiti dell’Alto Adige. Nell’area è stata scoperta nel luglio 2026 la nuova cavità con numerosi resti di orsi delle caverne. Foto: Wolfgang Moroder / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

Walde conosce da tempo questa montagna e accompagna visitatori nella grotta diventata celebre dopo il ritrovamento del 1987. Da anni sospettava che nella zona potessero esistere altri ambienti.

La nuova cavità si apre a circa 2.800 metri di quota e ha uno sviluppo di circa 170 metri. Si trova all’interno del Parco naturale Fanes-Senes-Braies, in un’area Natura 2000.

Dopo la segnalazione alle autorità, avvenuta il 17 luglio, la priorità è stata impedire accessi che potessero danneggiare o contaminare il deposito.

Un sito da proteggere prima ancora di studiarlo

La prima chiusura è stata provvisoria. Ora l’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Bolzano ha completato la sistemazione definitiva dell’ingresso.

L’intervento non è stato semplice. L’accesso si trova su una parete rocciosa verticale a quasi 3.000 metri di quota e anche portare sul posto materiali e attrezzature ha comportato notevoli difficoltà logistiche.

Prima dei lavori è stato applicato davanti all’ingresso un telo protettivo antipolvere, per evitare che le operazioni necessarie alla posa della struttura introducessero impurità nella grotta.

Successivamente l’inferriata è stata realizzata su misura e ancorata alla roccia. È stato inoltre installato un sistema di sorveglianza.

La cautela ha una ragione precisa. Una grotta rimasta indisturbata può conservare non soltanto ossa, ma sedimenti, tracce biologiche e rapporti spaziali tra i reperti. Spostare un osso o introdurre materiale dall’esterno significa perdere una parte delle informazioni che il sito potrebbe ancora restituire.

Scheletri quasi completi

È proprio la conservazione dei resti a rendere particolarmente interessante la nuova cavità.

Sono stati segnalati numerosi scheletri fossili di orso delle caverne e diversi risultano quasi completi. Durante le prime osservazioni sono state riconosciute anche colonne vertebrali, ossa del bacino e numerose altre parti scheletriche.

Resta invece da stabilire con precisione a quale popolazione appartengano.

Ursus ladinicus (ex articolo di Il Dolomiti): una precisazione

A proposito dell’attribuzione dei resti, è necessaria una precisazione rispetto a quanto riportato in questi giorni da alcune testate.

L’Ursus ladinicus è l’orso delle caverne conosciuto attraverso i resti rinvenuti nella Grotta delle Conturines. La denominazione è presente nella letteratura dedicata a questi reperti, ma la classificazione viene indicata anche come Ursus spelaeus ladinicus, considerandolo quindi nell’ambito di Ursus spelaeus. È questa, per esempio, la denominazione utilizzata oggi dal Museum Ladin Ursus ladinicus di San Cassiano.

Per i resti scoperti nella nuova grotta nel luglio 2026, invece, è ancora presto per un’attribuzione definitiva. Nelle comunicazioni ufficiali la Provincia autonoma di Bolzano ha parlato di orsi delle caverne indicando Ursus spelaeus o Ursus ladinicus.

Solo lo studio dei nuovi reperti potrà quindi chiarire se gli scheletri appartengano effettivamente alla stessa forma conosciuta nella vicina Grotta delle Conturines. Per il momento è più corretto parlare semplicemente di resti di orsi delle caverne.

Il precedente del 1987

Il confronto inevitabile è con la vicina Grotta delle Conturines.

Il 23 settembre 1987 Willy Costamoling vi trovò resti di orsi delle caverne. Gli scavi iniziarono l’anno successivo sotto la direzione del paleontologo Gernot Rabeder e portarono allo studio della particolare forma alpina conosciuta come Ursus ladinicus.

I reperti della grotta già nota sono stati datati a circa 40-50 mila anni fa.

La scoperta ebbe grande importanza anche per un’altra ragione: dimostrò che gli orsi delle caverne raggiungevano quote elevatissime sulle Dolomiti, in condizioni ambientali molto diverse da quelle attuali.

Ora, a poca distanza, una seconda cavità offre un nuovo archivio paleontologico da studiare.

Una grotta protetta prima delle analisi

Rispetto a quanto accaduto quasi quarant’anni fa, è stata assunta la decisione di proteggere la grotta subito dopo la scoperta, così che i ricercatori possano affrontarne lo studio con tecniche oggi molto più avanzate.

Non si tratta soltanto di identificare e datare le ossa. Sedimenti e reperti potranno essere studiati per ricostruire l’età del deposito, l’ambiente nel quale vivevano gli animali, la loro alimentazione e le caratteristiche della popolazione.

Tra le prospettive indicate dagli studiosi c’è anche la possibilità di verificare l’eventuale presenza di tracce umane. Al momento non ne è stata annunciata alcuna: è una delle domande che le future ricerche potranno affrontare.

La Provincia autonoma di Bolzano sta ora lavorando alla definizione di un progetto interdisciplinare, con il coinvolgimento di specialisti e partner scientifici internazionali.

Dopo aver protetto l’ingresso, quindi, il lavoro vero comincia adesso.

Fonti

Provincia autonoma di Bolzano – Ufficio Beni archeologici – Gli orsi delle caverne sono al sicuro – 23 ottobre 2026
https://news.provinz.bz.it/it/news/gli-orsi-delle-caverne-sono-al-sicuro

Provincia autonoma di Bolzano – Ufficio Beni archeologici – Orsi delle caverne – 2 ottobre 2026
https://beni-culturali.provincia.bz.it/it/news/orsi-delle-caverne

Scintilena – Nuovo ritrovamento di Ursus ladinicus a Conturines: una seconda grotta con numerosi scheletri fossili – 30 luglio 2026
https://www.scintilena.com/nuovo-ritrovamento-di-ursus-ladinicus-a-conturines-una-seconda-grotta-con-numerosi-scheletri-fossili/07/30/

Rai TGR Bolzano – L’Ursus ladinicus, la grotta scoperta apre a nuovi scenari – 28 settembre 2026
https://www.rainews.it/tgr/bolzano/articoli/2026/09/lursus-ladinicus-la-grotta-scoperta-apre-a-nuovi-scenari-b02685cf-a31e-4d70-b614-d1bf3f3ce4ca.html

Il Dolomiti – Orsi preistorici sulle Dolomiti, la scoperta a 2800 metri di quota. “Diversi scheletri quasi completi” – 23 ottobre 2026
https://www.ildolomiti.it/ricerca-e-universita/2026/orsi-preistorici-sulle-dolomiti-la-scoperta-a-2800-metri-di-quota-diversi-scheletri-quasi-completi

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  • Abisso Alberto Buzio a -545 metri: InGrigna! continua a ridisegnare il sottosuolo del Grignone
    Condividi Tre nuove punte tra settembre e ottobre spingono la giovane cavità sempre più in profondità, completano il rilievo della doppia giunzione con Capitano Paff e aprono nuove vie. Intanto le ricerche continuano su molti altri fronti del massiccio InGrigna! non è un singolo gruppo speleologico. È un progetto multigruppo, nato dall’incontro di speleologi provenienti da realtà diverse e uniti da una stessa vocazione: esplorare, rilevare e cercare di comprendere il grande sistema carsico na
     

Abisso Alberto Buzio a -545 metri: InGrigna! continua a ridisegnare il sottosuolo del Grignone

Október 28th 2026 at 05:00

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Tre nuove punte tra settembre e ottobre spingono la giovane cavità sempre più in profondità, completano il rilievo della doppia giunzione con Capitano Paff e aprono nuove vie. Intanto le ricerche continuano su molti altri fronti del massiccio

InGrigna! non è un singolo gruppo speleologico. È un progetto multigruppo, nato dall’incontro di speleologi provenienti da realtà diverse e uniti da una stessa vocazione: esplorare, rilevare e cercare di comprendere il grande sistema carsico nascosto sotto la Grigna Settentrionale, il Grignone.

Da oltre vent’anni il lavoro procede attraverso campi estivi, punte durante il resto dell’anno, battute in superficie, revisioni di vecchie cavità, rilievi, disostruzioni e confronti topografici. Si cercano nuovi ingressi, si torna in grotte che sembravano finite, si controllano correnti d’aria e punti di massimo avvicinamento tra sistemi diversi.

È un lavoro collettivo e paziente, nel quale anche un buco che chiude dopo tre metri aggiunge un’informazione alla conoscenza del massiccio.

Ogni tanto, però, uno di quei buchi decide di non fermarsi.

È quello che sta succedendo con l’Abisso Alberto Buzio, LOLC5935.

Dopo un’estate già straordinaria, culminata a fine agosto nella giunzione con l’Abisso Capitano Paff e nella nascita del Complesso del Moncodeno, tra settembre e ottobre InGrigna! è tornato più volte nella giovane cavità.

Tre punte raccontano bene quanto velocemente stia cambiando la geografia sotterranea di questo settore della Grigna.

La Buzio ha raggiunto –545m, sono stati aggiunti centinaia di metri di rilievo, è stata completata la topografia della doppia giunzione con Capitano Paff, sono comparsi nuovi freatici e gallerie concrezionate.

L’ultima esplorazione si è fermata su un P40, in una via ampia percorsa da una forte corrente d’aria.

Non perché la grotta chiuda.

Sono finiti i materiali.

Abisso Alberto Buzio, una storia cominciata da poco

La Buzio è una scoperta recentissima nella lunghissima storia delle esplorazioni del Grignone.

La LOLC5935 è emersa durante le ricerche di InGrigna! ed è diventata una delle protagoniste del Campo 2025, quando le esplorazioni hanno mostrato rapidamente le potenzialità della nuova cavità, portandola intorno ai -200m.

Il nome scelto dagli esploratori porta con sé un pezzo importante della storia speleologica della Grigna.

Alberto Buzio, scomparso nel dicembre 2021, è stato speleologo dagli anni Settanta, appartenente al Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, del quale è stato anche presidente, e all’Associazione Speleologica Comasca. Ha partecipato a esplorazioni in Italia e a spedizioni internazionali, lasciando inoltre un contributo importante alla documentazione della speleologia lombarda.

Alla Grigna era profondamente legato.

Nelle sue esplorazioni sul massiccio aveva utilizzato il nome “Freccia Azzurra” per indicare l’ipotetico grande collettore sotterraneo che dal fondo di W le Donne dovrebbe portare le acque verso Fiumelatte.

Il suo nome è legato anche a opere fondamentali per la conoscenza delle grotte lombarde, tra cui Grotte e Abissi di Lombardia, Lombardia Dentro e Grotte della Grigna e del Lecchese.

La nuova cavità è stata dedicata a lui, uno speleologo ricordato con grande affetto da chi ha condiviso con lui grotte, esplorazioni e anni di vita associativa.

Oggi quella grotta ha superato i cinquecento metri di profondità e continua ad aprire nuove domande sotto una montagna che Alberto Buzio aveva esplorato e studiato a lungo.

26-27 settembre: da -410 a -545m

La prima delle tre punte autunnali cambia decisamente le dimensioni della Buzio.

Alex Rinaldi dello Speleo Club CAI Romano di Lombardia, Cristian Paccani del Gruppo Speleologico Bergamasco Le Nottole e Andrea Maconi del Gruppo Grotte Milano salgono in Grigna già venerdì sera. Il mattino successivo li raggiunge al Bogani Marco Corvi (il Corvo) dello Speleo Club Ribaldone.

Un’altra squadra ligure, composta da Maurizio Rizzotto (Jack), Matteo Pinna e Francesca Cassina, entra successivamente dirigendosi verso il ramo di collegamento con Capitano Paff.

La squadra del fondo porta con sé 215 metri di corde.

Dal precedente limite esplorativo, intorno a -410 metri, la grotta continua immediatamente con un P31, seguito da una ripida galleria e da un P22.

Alla base sembra finire tutto contro una frana.

C’è però un particolare che non convince: alla partenza del pozzo si sentiva aria.

Dopo quasi un’ora di ricerca viene individuato un piccolo foro sul lato della frana. Spostati alcuni massi, dietro compare un cunicolo ventoso.

La Buzio riparte.

Un P24 sembra nuovamente chiudere alla base, ma quattro metri più in alto un terrazzino nasconde un altro passaggio. Cristian Paccani risale e trova la prosecuzione.

Seguono tratti in frana, un P6 che immette nell’attivo, una strettoia, un P23 e altri passaggi intervallati da pozzetti.

Poi compare un freatico lungo una ventina di metri.

Marco Corvi risale sopra un pozzo e ritrova la prosecuzione della galleria. Avanza per altri venti metri prima di tornare indietro, ma la condotta continua.

La squadra decide per il momento di puntare verso il basso.

Altri pozzetti conducono ancora più in profondità, finché finiscono gli attacchi e rimane soltanto uno spezzone di corda. Anche l’ultimo salto sembra chiudere, ma scavando nel fango fossile viene aperto un cunicolo che dà su un ulteriore pozzetto.

Bisogna fermarsi.

Dopo 19 ore di punta, alle sei del mattino di domenica gli esploratori sono nuovamente all’esterno.

Il bilancio è impressionante: circa 330 metri nuovi rilevati e Abisso Alberto Buzio a -545 metri.

La Buzio continua a sfiorare il Dito

Il rilievo racconta anche un’altra storia.

La Buzio passa a poche decine di metri dal Pozzo nel Dito in diversi punti, senza ancora trovare la connessione.

Le grotte sembrano quasi rincorrersi nel sottosuolo.

Il collegamento potrebbe non trovarsi necessariamente attraverso qualche grande pozzo. I numerosi freatici incontrati lungo la Buzio fanno pensare che la chiave possa nascondersi anche in una piccola condotta, in una finestra o in un passaggio poco evidente sulle pareti delle grandi verticali.

Nelle vicinanze c’è inoltre il Complesso del Ghiaccio.

Il disegno che lentamente compare sui rilievi lascia immaginare collegamenti ancora più grandi, fino alla possibilità futura di costruire un unico grande Sistema del Grignone.

Per ora è una prospettiva esplorativa: bisogna ancora trovare i passaggi.

17-18 ottobre: finalmente il rilievo della doppia giunzione

La seconda punta ha un obiettivo differente: mettere definitivamente ordine nel rilievo delle due connessioni tra Buzio e Capitano Paff.

Scendono Jack, Ombretta e Andrea Maconi.

Per completare il lavoro sono serviti tre tentativi.

Durante il primo, raggiunta la prima giunzione attraverso un traverso, un problema al telefono utilizzato nelle operazioni impedisce di concludere il rilievo.

Nella punta successiva viene individuato un freatico che porta addirittura a una seconda giunzione con Capitano Paff. Il rilievo viene eseguito, ma il controllo successivo mostra errori evidenti: il DistoX risulta completamente fuori calibrazione.

Bisogna tornare ancora una volta.

Il 17-18 ottobre finalmente tutto funziona. Jack arma e disarma i due rami, mentre Andrea e Ombretta rilevano.

Quella che nel resoconto viene scherzosamente definita l’“epopea del rilievo” può considerarsi conclusa.

Le esplorazioni, invece, no.

Nel settore restano una breve risalita, diversi freatici che partono in entrambe le direzioni e soprattutto un punto nel quale il rilievo porta la Buzio ad appena 15 metri dal Complesso del Ghiaccio, che possiede otto ingressi conosciuti.

Quindici metri sulla carta.

Chi esplora in Grigna sa bene che possono significare tutto o niente.

24-25 ottobre: freatici, cristalli e ancora pozzi

Una settimana dopo si torna dentro.

Alla punta partecipano Jack e Francesca, Andrea Maconi, Alex Rinaldi e Cristian Paccani.

La squadra ligure sale venerdì notte per dormire al Bogani. Sulla Grigna è arrivata la prima neve della stagione e durante la notte le temperature scendono sotto zero.

L’inverno comincia a farsi sentire.

Sabato, intorno a mezzogiorno, gli speleologi entrano e tornano oltre i -500m.

Il piccolo scavo lasciato in sospeso non concede strada: termina in una strettoia impraticabile.

Resta però da vedere il freatico individuato da Marco Corvi nella punta di settembre.

Qui la Buzio cambia completamente aspetto.

Fiori nel buio

Le nuove gallerie sono particolarmente concrezionate.

Compaiono forme che sembrano fiori di aragonite e, alle estremità di alcuni cristalli, depositi bianchi dall’aspetto pastoso.

La composizione non è ancora stata determinata. Potrebbe trattarsi di latte di monte, calcite microcristallina, gesso o altri depositi: per identificarli con certezza servirebbero analisi mineralogiche.

Il settore viene rilevato per circa cento metri.

Le prosecuzioni terminano per ora in accumuli di sabbia e fango parzialmente concrezionato. In una piccola condotta, però, passa ancora una debole corrente d’aria. Per continuare occorrerebbe affrontare uno scavo impegnativo.

Il freatico può aspettare.

La via del fondo no.

P30, P10, P40. Poi finiscono i materiali

Una parte della squadra prende la strada dell’uscita, mentre gli altri continuano a seguire l’attivo.

Arriva un P30, poi un P10, infine un P40.

Qui devono fermarsi.

La via è ampia e percorsa da una forte corrente d’aria.

La direzione, secondo le prime valutazioni del rilievo, non sembra favorire la giunzione con il Dito. Potrebbe invece riportare verso il settore del fondo e, in quel caso, rimarrebbero ancora circa 200 metri di dislivello da percorrere.

Le grandi vie aperte restano quindi almeno due: il ramo dei Liguri e quello del fondo.

A queste si aggiungono diverse finestre individuate risalendo dalle zone intorno a -400m e non ancora esplorate.

Gli ultimi escono intorno a mezzogiorno di domenica.

Fuori c’è la neve.

Sotto, un P40 con tanta aria.

Il rilievo topografico, immancabile aiuto alle esplorazioni

Un ruolo fondamentale in questa corsa esplorativa lo ha il rilievo topografico. Tutto ciò che viene scoperto viene via via misurato dai partecipanti, riportato, disegnato e inerito a catasto dall’inossidabile Andrea Maconi, componendo metro dopo metro la mappa del sottosuolo del Grignone. È il rilievo a mostrare quanto grotte apparentemente separate arrivino a sfiorarsi e a indicare dove potrebbero nascondersi nuove giunzioni.

All’esplorazione e alla topografia si affianca anche un vero diario per immagini: Alex Rinaldi, ormai uno degli speleoyoutuber più conosciuti e seguiti anche fuori dall’Italia, documenta regolarmente le avventure di InGrigna!, portando nei suoi video pozzi, strettoie, nuove scoperte e soprattutto l’atmosfera delle esplorazioni.

Nel frattempo InGrigna! cerca ovunque

Concentrarsi sulla Buzio non significa fermare il resto.

La filosofia di InGrigna! è esattamente opposta: continuare a controllare ingressi, rivedere vecchie cavità e battere il territorio anche quando il risultato può essere soltanto qualche metro.

Sandro Ghidelli e Roberto O. sono tornati su una cavità individuata alla fine di giugno. Dopo una discesa di circa 12 metri lungo il versante e un breve lavoro di ampliamento dell’ingresso, il passaggio è risultato percorribile, ma soltanto per pochi metri.

Altre battute sulle pareti del versante Valsassina hanno individuato piccole cavità-sorgente, tre delle quali curiosamente poste alla testata di vallette.

Alle pendici del Menna, Andrea e Felicita con la più piccola speleo di tutti i tempi, Petra, e con Sara e Marco sono invece andati a controllare una cavità individuata da Marco e Sara sul ciglio della Val Parina. La LOBG9293, dopo un ingresso ingombro di ossa di mucca, conduce a un breve pozzo che chiude alla base.

Maconi ha inoltre ricontrollato LOLC1877 e LOLC1957. Quest’ultima, trovata con meno neve rispetto a cinque anni prima, è stata nuovamente scesa fino al fondo a -28m, dove termina nei detriti.

Sandro Ghidelli, dopo aver raccontato le ultime verifiche, ha promesso scherzosamente di smettere di annoiare tutti con i suoi «piccoli buchi»: speriamo proprio di no. La ricerca speleologica funziona anche così: molti ingressi finiscono quasi subito. Altri aspettano anni prima di mostrare ciò che nascondono.

Un metro dal Pifferaio

C’è infine un altro fronte che merita di essere seguito.

Durante l’esplorazione della 1823, Andrea Maconi si è fermato in un grande pozzo per la presenza di una massa di neve potenzialmente pericolosa e perché non disponeva di corda sufficiente per completarne la discesa.

Il successivo confronto dei rilievi ha mostrato qualcosa di sorprendente: l’ultimo caposaldo della 1823 si trova a circa un metro da quello del Pifferaio.

La giunzione non è ancora avvenuta fisicamente e dovrà quindi essere verificata sul posto.

Il grande pozzo potrebbe avvicinarsi ai 100 metri. Se la connessione verrà confermata, potrebbe nascere un nuovo complesso con nove ingressi.

Andrea Maconi lo aspetta da parecchio tempo: «È da 15 anni che sogno la giunzione».

Un metro dopo quindici anni.

Sulla carta sembra pochissimo.

Sotto la Grigna può essere ancora un mondo.

La neve sopra, l’aria sotto

L’inverno sta arrivando sul Moncodeno e la neve potrebbe rendere presto molto più difficile tornare alla Buzio.

Sottoterra, però, il lavoro lasciato in sospeso è enorme.

Ci sono i freatici, le finestre intorno a -400, il ramo dei Liguri, la vicinanza con il Complesso del Ghiaccio e soprattutto quella grande via del fondo.

L’ultima punta si è fermata davanti a un P40 soltanto perché erano finiti i materiali.

Da sotto arriva molta aria.

Nel gruppo qualcuno ha sintetizzato la situazione con l’entusiasmo del momento: «O si giunta o si va a meno mille!».

Naturalmente nessuno può ancora sapere dove porterà quella via.

Una cosa, però, è certa: l’Abisso Alberto Buzio è arrivato a -545m. E la Grigna non ha ancora finito di raccontare cosa c’è là sotto.

Fonti

InGrigna! – Resoconti delle esplorazioni all’Abisso Alberto Buzio e delle attività sul Grignone – settembre-ottobre 2026.

Scintilena – Campo InGrigna! 2026: una piccola panoramica dai resoconti dei partecipanti – 21 agosto 2026
https://www.scintilena.com/campo-ingrigna-2026-una-piccola-panoramica-dai-resoconti/08/21/

Scintilena – Giunzione Abisso Buzio-Capitano Paff: in Grigna nasce il Complesso del Moncodeno! – 1 settembre 2026
https://www.scintilena.com/giunzione-abisso-buzio-capitano-paff-in-grigna-nasce-il-complesso-del-moncodeno-ingrigna-allopera/09/01/

Scintilena – Dal cuore della Grigna: cronaca diretta del 23° Campo InGrigna! 2025 – 21 agosto 2025
https://www.scintilena.com/si-e-concluso-il-16-agosto-2025-il-23campo-ingrigna/08/21/

Scintilena – Concluso con successo ed allegria il 22° Campo InGrigna! 2024 – 18 agosto 2024
https://www.scintilena.com/concluso-con-successo-ed-allegria-il-22-campo-ingrigna-2024/08/18/

Federazione Speleologica Lombarda – Alberto Buzio è venuto a mancare – 19 dicembre 2021
https://speleolombardia.wordpress.com/2021/12/19/alberto-buzio-e-venuto-a-mancare/

Gruppo Grotte Milano – Il Buziesco, ricordi e testimonianze su Alberto Buzio
https://www.gruppogrottemilano.it/resource/pdf/buziesco/buziesco.pdf

I video di Alex Rinaldi – Ma dove siamo?

Foto di Francesca Cassina e Andrea Maconi

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  • Grotta di Rio Martino, da novembre il silenzio è per i pipistrelli
    Condividi La cavità di Crissolo chiude dal 1° novembre per proteggere i chirotteri durante l’ibernazione. Qui si trova la più importante colonia svernante italiana di Barbastello e proprio nella grotta è stata documentata per la prima volta in Italia la presenza del fungo associato alla sindrome del naso bianco Con l’arrivo dell’inverno la Grotta di Rio Martino, a Crissolo, in provincia di Cuneo, ai piedi del Monviso, in alta Valle Po, torna ai suoi abitanti più delicati. Dal 1° novembre
     

Grotta di Rio Martino, da novembre il silenzio è per i pipistrelli

Október 28th 2026 at 04:30

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La cavità di Crissolo chiude dal 1° novembre per proteggere i chirotteri durante l’ibernazione. Qui si trova la più importante colonia svernante italiana di Barbastello e proprio nella grotta è stata documentata per la prima volta in Italia la presenza del fungo associato alla sindrome del naso bianco

Con l’arrivo dell’inverno la Grotta di Rio Martino, a Crissolo, in provincia di Cuneo, ai piedi del Monviso, in alta Valle Po, torna ai suoi abitanti più delicati.

Dal 1° novembre 2026 al 31 marzo 2027 l’accesso alla cavità è vietato per proteggere i pipistrelli durante il periodo di ibernazione.

Domenica 25 ottobre si è svolta l’ultima escursione guidata della stagione, organizzata nell’ambito delle attività del Parco del Monviso. Poi i cancelli si chiuderanno e la grotta resterà indisturbata fino alla primavera. La riapertura non è però automatica: il periodo di chiusura può essere prolungato se le condizioni climatiche e biologiche lo rendono necessario. Nella primavera del 2026, per esempio, il divieto è stato esteso fino al 10 aprile perché basse temperature, neve e precipitazioni avevano ritardato la ripresa dell’attività dei chirotteri.

Una grotta di oltre tre chilometri

La Grotta di Rio Martino si apre a circa 1.530 metri di quota, sulle pendici della Rocca Granè, sopra Crissolo. È una Riserva Naturale ed è compresa nella Zona Speciale di Conservazione IT1160037 “Grotta di Rio Martino” della rete Natura 2000.

Il sistema sotterraneo si sviluppa complessivamente per circa 3.200 metri, tra sale, pozzi e gallerie formati dall’azione dell’acqua nelle rocce carbonatiche.

Soltanto il ramo inferiore, lungo circa 530 metri, è normalmente accessibile ai visitatori lungo un percorso parzialmente attrezzato. Al termine si raggiunge uno degli ambienti più spettacolari della cavità, la cascata del Pissai, con un salto superiore ai 40 metri.

Le prime testimonianze scritte relative alla grotta risalgono già al Seicento, ma oggi Rio Martino riveste soprattutto un’importanza naturalistica particolare per la fauna che ospita.

Il rifugio invernale del Barbastello

Tra i protagonisti della grotta c’è il Barbastello (Barbastella barbastellus), piccolo pipistrello europeo legato soprattutto agli ambienti forestali maturi.

Barbastello (Barbastella barbastellus), specie che trova nella Grotta di Rio Martino il più importante sito di svernamento conosciuto in Italia. Foto: Jan Ebr e Ivana Ebrová / Wikimedia Commons – CC BY 4.0

Ogni inverno nella cavità si radunano centinaia di chirotteri. Il censimento effettuato nel febbraio 2025 aveva registrato almeno 225 pipistrelli, tra i quali 184 Barbastelli. Il Parco del Monviso indica Rio Martino come il più importante sito conosciuto in Italia per lo svernamento di questa specie.

Il Barbastello non è solo: nella grotta è documentata la presenza di numerose altre specie di chirotteri, tra cui diversi Myotis, facendo di Rio Martino un sito di particolare valore per lo studio e la conservazione dei pipistrelli alpini.

Una visita in inverno può diventare pericolosa

Durante l’ibernazione, i pipistrelli abbassano drasticamente la temperatura corporea e rallentano le funzioni vitali. È una strategia che consente loro di superare i mesi freddi, quando gli insetti di cui si nutrono sono scarsamente disponibili.

In questo periodo vivono consumando le riserve energetiche accumulate durante la stagione favorevole.

Un disturbo provocato dalla presenza umana, dalle luci, dal rumore o dal contatto può causare un risveglio anticipato. Tornare attivi significa aumentare rapidamente il metabolismo e consumare una parte delle preziose riserve di grasso necessarie per arrivare alla primavera.

Per questo la chiusura stagionale non è semplicemente una limitazione alla visita della grotta, ma una vera misura di conservazione.

Il fungo della sindrome del naso bianco

Rio Martino ha anche un’altra particolarità scientifica: nel 2019 uno studio pubblicato sulla rivista Mycopathologia ha documentato nella grotta la prima identificazione in Italia di Pseudogymnoascus destructans, il fungo associato alla cosiddetta White-nose syndrome, o sindrome del naso bianco.

Il fungo è stato isolato su esemplari di Myotis emarginatus presenti nella cavità.

La sindrome ha provocato gravissime mortalità nelle popolazioni di pipistrelli del Nord America. La situazione europea è però diversa: il fungo è presente naturalmente in Europa e nei pipistrelli europei non sono state osservate le mortalità di massa che hanno caratterizzato l’epidemia nordamericana.

La presenza del fungo è un ulteriore motivo per adottare particolare attenzione quando si frequentano ambienti sotterranei.

Anche scarponi e attrezzatura possono viaggiare da una grotta all’altra

Le spore di Pseudogymnoascus destructans possono aderire a scarponi, abbigliamento e attrezzatura entrati in contatto con il terreno o le pareti di una cavità e possono quindi essere trasportate involontariamente in altri ambienti sotterranei.

Per questo la pulizia e la decontaminazione dell’attrezzatura utilizzata in grotta non riguardano soltanto Rio Martino: sono una buona pratica per ridurre il rischio di trasferire microrganismi da una cavità all’altra.

È un aspetto particolarmente importante per chi frequenta molte grotte, come gli speleologi, perché ciò che resta apparentemente invisibile su uno scarpone o su un’attrezzatura può essere trasportato per molti chilometri.

Una grotta che d’inverno cambia funzione

Da aprile a ottobre Rio Martino può essere luogo di visita, conoscenza e avvicinamento al mondo sotterraneo.

Con l’arrivo dell’inverno la prospettiva cambia. La grotta torna a essere rifugio.

La chiusura stagionale ricorda così un principio semplice della frequentazione responsabile degli ambienti ipogei: entrare in una grotta significa entrare in un ecosistema, e qualche volta il modo migliore per conoscerlo e proteggerlo è restarne fuori per qualche mese.

Fonti

Parco del Monviso – Prorogata la chiusura della Grotta di Rio Martino fino al 10 aprile – 2026
https://www.parcomonviso.eu/news/917/prorogata-la-chiusura-della-grotta-di-rio-martino-fino-al-10-aprile-2026

Parco del Monviso – La Riserva naturale della Grotta di Rio Martino
https://www.parcomonviso.eu/ambiente/aree-protette-e-rete-natura-2000/la-riserva-naturale-della-grotta-di-rio-martino

Parco del Monviso – I pipistrelli
https://www.parcomonviso.eu/ambiente/la-fauna/i-pipistrelli

Garzoli L. et al. – First Isolation of Pseudogymnoascus destructans, the Fungal Causative Agent of White-Nose Disease, in Bats from Italy – Mycopathologia, 2019
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31414314/

Montagna.TV – La Grotta di Rio Martino chiude per il riposo invernale dei pipistrelli – 25 ottobre 2026
https://www.montagna.tv/284053/la-grotta-di-rio-martino-chiude-per-il-riposo-invernale-dei-pipistrelli/

Scintilena – La Grotta di Rio Martino riapre le porte: un nome, due leggende e secoli di storia – 16 aprile 2026
https://www.scintilena.com/la-grotta-di-rio-martino-riapre-le-porte-un-nome-due-leggende-e-secoli-di-storia/04/16/

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  • Tuvixeddu, niente tunnel sotto la necropoli: il sottosuolo archeologico ferma il progetto
    Condividi A Cagliari torna il dibattito sulla galleria viaria tra via Is Maglias e via Cadello. Il sindaco esclude in via definitiva la realizzazione dell’opera, per la presenza di tombe di grande valore storico e culturale nel sottosuolo di Tuvixeddu-Tuvumannu Il sottosuolo di Tuvixeddu-Tuvumannu, a Cagliari, torna al centro dell’attenzione. Questa volta per un progetto rimasto sulla carta: la galleria viaria che avrebbe dovuto attraversare il colle collegando l’area di via Is Maglias con qu
     

Tuvixeddu, niente tunnel sotto la necropoli: il sottosuolo archeologico ferma il progetto

Október 28th 2026 at 04:00

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A Cagliari torna il dibattito sulla galleria viaria tra via Is Maglias e via Cadello. Il sindaco esclude in via definitiva la realizzazione dell’opera, per la presenza di tombe di grande valore storico e culturale nel sottosuolo di Tuvixeddu-Tuvumannu

Il sottosuolo di Tuvixeddu-Tuvumannu, a Cagliari, torna al centro dell’attenzione. Questa volta per un progetto rimasto sulla carta: la galleria viaria che avrebbe dovuto attraversare il colle collegando l’area di via Is Maglias con quella di via Cadello.

Durante la seduta del Consiglio comunale del 20 ottobre 2026, il tema è riemerso nell’ambito della discussione sui contenziosi legati al parco archeologico. Il sindaco ha però escluso la possibilità di recuperare il vecchio progetto del tunnel, ricordando che nel sottosuolo interessato dall’opera sono state individuate tombe di rilevante valore storico e culturale.

La tutela archeologica del colle diventa così un elemento determinante anche nelle scelte che riguardano la viabilità e la trasformazione urbana.

Un sottosuolo profondamente segnato dalla storia

Tuvixeddu non è un semplice colle all’interno della città. Nel suo sottosuolo si estende uno dei più importanti complessi funerari antichi del Mediterraneo occidentale, caratterizzato soprattutto dalle numerose tombe puniche scavate nella roccia calcarea e dalle successive testimonianze di età romana.

È un paesaggio nel quale superficie e sottosuolo sono strettamente collegati: tombe, cavità artificiali, antiche attività estrattive e trasformazioni avvenute nel corso dei secoli hanno creato un sistema particolarmente complesso, la cui conoscenza continua a condizionare qualsiasi intervento moderno.

Proprio questa presenza archeologica sarebbe incompatibile con la realizzazione della galleria viaria.

Nel dibattito in Consiglio comunale il sindaco ha ricordato che le decisioni assunte in passato sull’area avrebbero avuto un peso complessivo di 94 milioni di euro. La discussione attuale riguarda inoltre un contenzioso con l’impresa che aveva lavorato nel cantiere del parco e alla quale il Tribunale ha riconosciuto danni per oltre 274 mila euro in relazione ai blocchi dei lavori del 2007.

Gli speleologi e il sottosuolo di Tuvixeddu

Il mondo sotterraneo di Tuvixeddu è tornato sotto i riflettori anche pochi mesi fa grazie all’intervento degli speleologi.

Il 6 giugno 2026, nell’ambito dell’iniziativa “Puliamo il Buio”, i volontari del Gruppo Speleo-Archeologico “Giovanni Spano” sono intervenuti insieme a Legambiente nella zona di Tuvixeddu-Tuvumannu per rimuovere una grande quantità di rifiuti accumulati nel tempo.

Nel fondo di una dolina erano stati abbandonati elettrodomestici, mobili, pneumatici, telai di motorini e persino una vecchia automobile. Per recuperare i materiali più pesanti gli speleologi avevano utilizzato tecniche e competenze normalmente impiegate nelle attività in ambiente verticale e nel soccorso.

L’intervento faceva parte di “Puliamo il Buio”, iniziativa nata dalla collaborazione tra Società Speleologica Italiana e Legambiente per richiamare l’attenzione sull’abbandono dei rifiuti nelle grotte, nelle doline e negli ambienti ipogei.

Il presidente del Gruppo Speleo-Archeologico “Giovanni Spano”, Nicola Sitzia, aveva ricordato in quell’occasione come il gruppo, nel suo cinquantesimo anniversario, avesse scelto di mettere le proprie competenze al servizio della tutela del territorio.

Un patrimonio nascosto che condiziona la città di superficie

La vicenda del tunnel riporta quindi l’attenzione su una caratteristica fondamentale di Tuvixeddu-Tuvumannu: ciò che si trova sotto il colle non può essere separato dalle decisioni prese in superficie.

Il progetto della galleria appartiene ormai alla lunga e complessa storia urbanistica dell’area, ma la motivazione richiamata oggi per escluderne il recupero riguarda direttamente il patrimonio sotterraneo.

Sotto Tuvixeddu ci sono tombe, cavità e testimonianze di una storia millenaria. Un patrimonio spesso invisibile dalla città di superficie, ma capace ancora oggi di determinarne le trasformazioni.

Fonti

https://www.cagliaritoday.it/cronaca/tuvixeddu-tunnel-fantasma.html

CagliariToday, “Tuvixeddu, maxi bonifica nella dolina di via Bainsizza: recuperate persino un’auto e lavatrici”, 6 giugno 2026

FOTO di copertina: la necropoli di Tuvixeddu a Cagliari, con le tombe scavate nella roccia del colle. Foto: Crimao / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

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  • Anguille nelle grotte: il 28 ottobre 2026 una serata online sulle ricerche negli ambienti carsici
    Condividi Matteo Capurro del CESBIN sarà ospite di Biologia Sotterranea Piemonte per approfondire le ricerche sull’anguilla europea. Lo studio pubblicato nel 2026 è nato dopo due osservazioni nella Grotta di Valdemino, a Borgio Verezzi Domani, mercoledì 28 ottobre alle 20:30, Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca torna con le sue serate divulgative dedicate alle ricerche sul mondo sotterraneo. Ospite dell’incontro online sarà Matteo Capurro del CESBIN, che parlerà di anguille e de
     

Anguille nelle grotte: il 28 ottobre 2026 una serata online sulle ricerche negli ambienti carsici

Október 27th 2026 at 08:30

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Matteo Capurro del CESBIN sarà ospite di Biologia Sotterranea Piemonte per approfondire le ricerche sull’anguilla europea. Lo studio pubblicato nel 2026 è nato dopo due osservazioni nella Grotta di Valdemino, a Borgio Verezzi

Domani, mercoledì 28 ottobre alle 20:30, Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca torna con le sue serate divulgative dedicate alle ricerche sul mondo sotterraneo. Ospite dell’incontro online sarà Matteo Capurro del CESBIN, che parlerà di anguille e del loro rapporto, ancora poco conosciuto, con gli ambienti carsici.

La serata nasce dalle domande suscitate da una recente ricerca dedicata all’anguilla europea (Anguilla anguilla) negli ambienti carsici costieri, pubblicata nel 2026 sulla rivista Environmental Biology of Fishes.

Scintilena aveva già raccontato lo studio lo scorso luglio. La ricerca ha preso avvio da due osservazioni avvenute nel febbraio 2022 e nel dicembre 2023 nel settore non turistico della Grotta di Valdemino, nel complesso delle Grotte di Borgio Verezzi, in Liguria.

A circa 600 metri dal mare, i ricercatori hanno osservato anguille lunghe indicativamente tra 10 e 20 centimetri. Le differenti dimensioni fanno ritenere probabile che si trattasse di due individui distinti.

Da quelle osservazioni è nata una domanda tutt’altro che banale: che cosa ci fanno le anguille dentro una grotta?

Le grotte come rifugio o via di passaggio

Per cercare una risposta, i ricercatori hanno esteso le indagini alle acque superficiali collegate al sistema carsico.

Nel torrente Bottassano sono stati catturati cinque esemplari appartenenti a differenti fasi del ciclo vitale. Il corso d’acqua presenta lunghi tratti temporanei e possibili flussi subalvei, in un territorio nel quale le connessioni tra acque superficiali e sotterranee possono avere un ruolo importante negli spostamenti della fauna acquatica.

Le ipotesi aperte sono diverse.

Le grotte potrebbero rappresentare vie di passaggio utilizzate dalle anguille durante gli spostamenti tra il mare e le acque interne, oppure essere raggiunte attraverso collegamenti carsici con corsi d’acqua vicini. Gli ambienti sotterranei potrebbero anche costituire zone di rifugio, alimentazione o crescita.

Particolarmente interessante è la possibilità che le cavità offrano un riparo durante i periodi di siccità, quando alcuni corsi d’acqua superficiali si riducono o scompaiono.

Si tratta ancora di ipotesi da verificare attraverso nuove ricerche.

Una specie in forte declino

L’anguilla europea compie uno dei cicli migratori più singolari tra i pesci.

Nasce nel Mar dei Sargassi, nell’Atlantico, e le larve raggiungono dopo un lunghissimo viaggio le coste europee. Gli animali possono quindi colonizzare fiumi, laghi, lagune e altri ambienti acquatici prima di tornare, raggiunta la maturità, verso l’Atlantico per riprodursi.

La specie è oggi considerata in pericolo critico dalla Lista Rossa IUCN. La frammentazione dei corsi d’acqua, gli ostacoli alla migrazione, la pesca, le modificazioni degli habitat e i periodi di siccità rappresentano alcune delle pressioni che contribuiscono al suo declino.

Comprendere se anche le acque sotterranee e i sistemi carsici costieri facciano parte degli ambienti utilizzati dall’anguilla potrebbe quindi avere conseguenze importanti per la sua conservazione.

Lo studio del 2026 è firmato da Giacomo Actis Dato, Dario Ottonello, Adriano Fiorucci, Bartolomeo Vigna, Matteo Capurro, Valentina Balestra e Fabrizio Oneto.

Proprio Matteo Capurro approfondirà questi temi durante l’incontro online organizzato da Biologia Sotterranea Piemonte.

La serata inizierà mercoledì 28 ottobre alle 20:30.

Link alla videochiamata:
https://meet.google.com/zpw-rneo-wtk

Fonti

Actis Dato G. et al. – Environmental Biology of Fishes – The role of coastal karst environments for the conservation of Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758) in the Mediterranean area – 2026
https://doi.org/10.1007/s10641-026-01875-z

Politecnico di Torino – Archivio istituzionale della ricerca – The role of coastal karst environments for the conservation of Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758) in the Mediterranean area – 2026
https://iris.polito.it/handle/11583/3016419

ARPAL Liguria – Anguille in grotta: un rifugio per una specie a rischio – 29 luglio 2026
https://www.arpal.liguria.it/home-page/notizie-tematiche/item/anguille-in-grotta-un-rifugio-per-una-specie-a-rischio.html

Scintilena – Anguille e grotte costiere: uno studio apre nuove prospettive sulla conservazione della specie – 13 luglio 2026
https://www.scintilena.com/anguille-e-grotte-costiere-uno-studio-apre-nuove-prospettive-sulla-conservazione-della-specie/07/13/

Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca – 26 ottobre 2026 via social: comunicazione della serata divulgativa del 28 ottobre 2026

Foto Valentina Balestra

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  • Le stalagmiti del Perù raccontano 450.000 anni di monsoni
    Condividi Trenta stalagmiti provenienti da tre grotte delle Ande hanno permesso di ricostruire le variazioni delle piogge in Sud America Uno studio universitario ha dimostrato che la consueta “altalena” tra i monsoni asiatici e sudamericani ha avuto importanti eccezioni Le stalagmiti conservano nella loro crescita una memoria dei climi del passato. Un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato da studiosi dello Union College di New York, con la partecipazione di ricercatori della Uni
     

Le stalagmiti del Perù raccontano 450.000 anni di monsoni

Október 27th 2026 at 04:30

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Trenta stalagmiti provenienti da tre grotte delle Ande hanno permesso di ricostruire le variazioni delle piogge in Sud America

Uno studio universitario ha dimostrato che la consueta “altalena” tra i monsoni asiatici e sudamericani ha avuto importanti eccezioni

Le stalagmiti conservano nella loro crescita una memoria dei climi del passato. Un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato da studiosi dello Union College di New York, con la partecipazione di ricercatori della University of Minnesota, University of Massachusetts Amherst, University at Albany e di collaboratori locali delle grotte peruviane, ha ricostruito circa 450.000 anni di variazioni del monsone estivo sudamericano.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, si basa sulle variazioni degli isotopi dell’ossigeno registrate in 30 stalagmiti, datate con metodi radiometrici. I campioni provengono dalle grotte di Antipayarguna, Huagapo e Pacupahuain, nelle Ande peruviane.

L’altalena dei monsoni non funziona sempre

Normalmente i grandi sistemi monsonici dell’Asia e del Sud America mostrano un comportamento opposto: quando uno si rafforza, l’altro tende a indebolirsi. Una sorta di “altalena” tra i due emisferi, legata anche alle variazioni dell’orbita terrestre e della quantità di radiazione solare ricevuta.

Il lungo archivio conservato nelle stalagmiti peruviane conferma questo comportamento generale, e rivela anche qualcosa di inatteso.

I ricercatori hanno individuato dieci periodi durante i quali i monsoni asiatico e sudamericano si sono mossi nella stessa direzione, rafforzandosi o indebolendosi contemporaneamente. Alcuni di questi episodi sono durati migliaia di anni.

Diversi periodi di indebolimento simultaneo coincidono con le transizioni alla fine delle ere glaciali, caratterizzate da importanti aumenti della temperatura globale e della concentrazione atmosferica di anidride carbonica.

Temperature oceaniche, gas serra e differenze termiche tra gli emisferi potrebbero avere modificato temporaneamente il normale meccanismo che regola i monsoni.

Le grotte rivelano sempre qualcosa di interessante: anche come archivi del clima.

Un esempio vicino a noi arriva dalla Grotta della Bàsura di Toirano, in Liguria, dove un altro studio, pubblicato nel 2026 su Nature Communications e già raccontato da Scintilena, ha utilizzato gli speleotemi per ricostruire le condizioni climatiche durante la Terminazione IV, circa 340.000 anni fa, associata a uno dei più rapidi innalzamenti del livello marino documentati nell’ultimo mezzo milione di anni.

La Grotta della Bàsura di Toirano, in Liguria. Le sue stalagmiti sono state utilizzate in un recente studio paleoclimatico per ricostruire i cambiamenti avvenuti durante la Terminazione IV, circa 340.000 anni fa. Foto: Davide Papalini / Wikimedia Commons – CC BY 2.5

Dalle Ande alla Liguria, le concrezioni delle grotte conservano registrazioni climatiche che possono attraversare centinaia di migliaia di anni, offrendo informazioni preziose sui grandi cambiamenti del sistema terrestre.

Foto di copertina: la Gruta de Huagapo, nella regione di Junín, in Perù, una delle tre grotte dalle quali provengono le stalagmiti utilizzate per ricostruire circa 450.000 anni di variazioni dei monsoni. Foto: Ottocarotto / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

Fonti

Nature – Interhemispheric monsoon dynamics over the past 450,000 years – 2026Studio scientifico originale

https://www.nature.com/articles/s41586-026-11166-3

Phys.org – Ancient stalagmites reveal exceptions to Asia–South America monsoon seesaw over the past 450,000 years – 24 ottobre 2026

https://doi.org/10.1038/s41586-026-11166-3

https://phys.org/news/2026-10-ancient-stalagmites-reveal-exceptions-asiasouth.html

Nature Communications – Protracted ocean circulation slowdown drove exceptional ice-sheet melting during ice age termination IV – 16 giugno 2026

https://www.nature.com/articles/s41467-026-73733-6

Scintilena – Grotta della Bàsura: le stalagmiti raccontano uno dei più rapidi innalzamenti del mare degli ultimi 340 mila anni – 2 luglio 2026 – https://www.scintilena.com/grotta-della-basura-le-stalagmiti-raccontano-uno-dei-piu-rapidi-innalzamenti-del-mare-degli-ultimi-340-mila-anni/07/02/

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  • Boris Hora, una vita tra grotte, montagne e viaggi: uno speleologo ucraino di 57 anni muore in guerra
    Condividi Speleologo, guida e viaggiatore, aveva scelto di vivere vicino alla grotta Mlynky, dove aveva creato una base speleologica Boris Hora aveva fatto delle grotte una parte della propria vita. Speleologo, viaggiatore, guida e formatore di giovani, era una figura conosciuta nella regione di Ternopil, nell’Ucraina occidentale. La notizia della sua morte è stata comunicata dalla figlia Alina. Hora è morto il 19 ottobre 2026, a 57 anni, mentre prestava servizio nelle forze armate ucraine
     

Boris Hora, una vita tra grotte, montagne e viaggi: uno speleologo ucraino di 57 anni muore in guerra

Október 27th 2026 at 04:00

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Speleologo, guida e viaggiatore, aveva scelto di vivere vicino alla grotta Mlynky, dove aveva creato una base speleologica

Boris Hora aveva fatto delle grotte una parte della propria vita. Speleologo, viaggiatore, guida e formatore di giovani, era una figura conosciuta nella regione di Ternopil, nell’Ucraina occidentale.

La notizia della sua morte è stata comunicata dalla figlia Alina. Hora è morto il 19 ottobre 2026, a 57 anni, mentre prestava servizio nelle forze armate ucraine. La famiglia ha precisato di essere ancora in attesa dell’esito dell’esame del DNA.

Nato il 10 marzo 1969 a Ternopil, si è avvicinato giovanissimo alla speleologia. Nel 1998, nell’ambito dell’organizzazione scout ucraina Plast, ha fondato il club turistico Kristal, dedicandosi anche alla formazione dei giovani.

Ha viaggiato dal Caucaso ai Tatra, dagli Urali all’Altaj, ma un luogo ha segnato particolarmente la sua vita: la grotta Mlynky, grande sistema sotterraneo nei gessi della regione di Ternopil. Proprio qui ha conosciuto Svitlana, diventata poi sua moglie, e nel 1991 i due hanno celebrato il loro matrimonio in grotta.

Hora ha scelto successivamente di trasferirsi a Zalissia, a poca distanza da Mlynky, dove ha creato una base speleologica e ha lavorato come guida, accompagnando molte persone alla scoperta del mondo sotterraneo. Si è dedicato anche alle escursioni sul Dniester, al volontariato e alla tutela dell’ambiente.

Dopo l’inizio dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina è entrato nelle forze armate ucraine.

La sua morte tocca anche la comunità speleologica: quella comunità internazionale che nelle grotte, sulle montagne e durante le esplorazioni impara ad affidarsi agli altri, al di là della lingua e della provenienza.

Scintilena ripudia la guerra, ogni guerra, perché porta via vite, affetti, conoscenze e una parte di quel mondo che costruiamo insieme.

Davanti alla morte di un uomo resta una domanda semplice e terribile: chi siamo noi per togliere la vita a un altro essere umano?

Ogni persona che muore porta via con sé una parte irripetibile del mondo, anche del nostro.

A Boris Hora, alla sua famiglia e a quanti hanno condiviso con lui grotte, sentieri e viaggi va il nostro pensiero.

Fonti

https://suspilne.media/ternopil/1435599-zaginuv-speleolog-mandrivnik-gid-boris-gora-z-ternopilsini

https://zaxid.net/na_viyni_zaginuv_ternopilskiy_viyskoviy_i_speleolog_boris_gora_n1648623

https://ternopoliany.te.ua/zhittya/121224-ridni-chekaiut-na-rezultaty-dnk-povidomyly-pro-zahybel-mandrivnyka-z-ternopilshchyny-borysa-hory

https://gazeta.ua/articles/opinions-journal/_sob-realizuvati-sebe-treba-zhiti-dlya-kogos-boris-gora-47-rokiv-speleolog-mandrivnik/728622

Foto di copertina: la grotta Mlynky, nella regione di Ternopil, in Ucraina, alla quale Boris Hora ha legato gran parte della sua vita di speleologo e guida. Foto: Volodymyr Bondar / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0.

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  • L’acquedotto romano di Albintimilium: a Genova le nuove ricerche sul sistema sotterraneo
    Condividi Mercoledì 28 ottobre a Palazzo Ducale l’archeologo Stefano Costa presenterà le ricerche e i recenti ritrovamenti sull’antico acquedotto romano di Ventimiglia Un sistema ancora in parte da ricostruire, studiato negli ultimi anni anche attraverso l’esplorazione delle sue gallerie sotterranee con il contributo della speleologia ligure GENOVA – Le gallerie sotterranee, le opere di captazione e le nuove tracce dell’acquedotto che quasi duemila anni fa portava l’acqua alla città romana
     

L’acquedotto romano di Albintimilium: a Genova le nuove ricerche sul sistema sotterraneo

Október 26th 2026 at 04:30

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Mercoledì 28 ottobre a Palazzo Ducale l’archeologo Stefano Costa presenterà le ricerche e i recenti ritrovamenti sull’antico acquedotto romano di Ventimiglia

Un sistema ancora in parte da ricostruire, studiato negli ultimi anni anche attraverso l’esplorazione delle sue gallerie sotterranee con il contributo della speleologia ligure

GENOVA – Le gallerie sotterranee, le opere di captazione e le nuove tracce dell’acquedotto che quasi duemila anni fa portava l’acqua alla città romana di Albintimilium saranno al centro di un incontro in programma mercoledì 28 ottobre 2026 alle ore 17 a Palazzo Ducale, a Genova.

Nella Sala Borlandi della Società Ligure di Storia Patria, l’archeologo e speleologo Stefano Costa, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria, terrà la conferenza “L’acquedotto romano di Albintimilium. Ricerche e ritrovamenti recenti”.

L’incontro è organizzato dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri – Sezione di Genova, in collaborazione con la Società Ligure di Storia Patria e con il Comune di Genova.

Un acquedotto da ricostruire anche sottoterra

L’antico sistema di approvvigionamento idrico di Albintimilium, la città romana sorta nell’area dell’attuale Ventimiglia, è oggetto da tempo di studi e ricognizioni.

Particolarmente interessante per la speleologia è l’area del Rio Seborrino, a Camporosso, dove si conservano opere sotterranee legate alla captazione delle acque.

Tra queste figura una galleria di circa 40 metri, scavata in parte nella roccia e realizzata per intercettare e convogliare l’acqua verso l’acquedotto.

La ricostruzione del sistema non è semplice: molti tratti sono scomparsi, altri sono nascosti dalla vegetazione o dalle trasformazioni che il territorio ha subito nel corso dei secoli. Le ricerche moderne stanno quindi mettendo insieme archeologia, fonti storiche, ricognizioni sul terreno, rilievi ed esplorazione delle strutture ipogee.

Archeologi e speleologi insieme nelle ricerche

Alle indagini condotte negli ultimi anni hanno partecipato studiosi e speleologi liguri.

Accanto a Stefano Costa, hanno contribuito alle ricerche Giulio Montinari, archeologo della Direzione Regionale Musei Liguria, e Alessandro Pastorelli, coordinatore dello Speleo Club CAI Sanremo e referente del Catasto Speleologico Ligure per la provincia di Imperia.

Nelle ricerche e nello studio dell’acquedotto è stato coinvolto anche Henry De Santis, speleologo, archeologo, presidente dello Speleo Club Gianni Ribaldone di Genova, da anni impegnato nello studio e nella documentazione delle cavità artificiali e degli antichi sistemi idraulici.

Il contributo della speleologia assume particolare importanza proprio nei settori sotterranei, dove rilievo, documentazione fotografica e osservazione diretta delle strutture permettono di raccogliere informazioni difficilmente ottenibili dalla superficie.

Dalle ricerche del Novecento alle riscoperte del XXI secolo

Lo studio dell’acquedotto di Albintimilium ha radici lontane. Già Pietro Barocelli, durante le ricerche archeologiche condotte nei primi decenni del Novecento, aveva affrontato il problema dell’approvvigionamento idrico della città romana.

Le indagini più recenti hanno permesso di individuare nuovi elementi e di tornare sulle strutture conosciute, cercando di ricostruire il percorso dell’acqua dalle zone di captazione fino alla città e al suo importante complesso termale.

Scintilena aveva già dedicato un approfondimento all’argomento il 29 aprile 2026, in occasione dell’incontro organizzato al Museo Civico di Sanremo dal titolo “L’acquedotto di Albintimilium. Dalla prima descrizione alle riscoperte del XXI secolo”.

La conferenza del 28 ottobre a Genova offrirà ora l’occasione per fare il punto sulle ricerche e sui ritrovamenti più recenti, riportando l’attenzione su un’opera nella quale archeologia e speleologia si incontrano per ricostruire una parte ancora poco conosciuta del paesaggio sotterraneo della Liguria romana.

Informazioni

L’acquedotto romano di “Albintimilium”. Ricerche e ritrovamenti recenti
Mercoledì 28 ottobre 2026 – ore 17
Palazzo Ducale – Sala Borlandi, Società Ligure di Storia Patria
Genova

Relatore: Stefano Costa, funzionario archeologo – Soprintendenza ABAP per la Liguria.

Fonti

Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria – “L’acquedotto romano di Albintimilium”

Scintilena – “Acquedotto romano di Albintimilium: speleologi e archeologi lo riscoprono nel XXI secolo”, 29 aprile 2026

Locandina dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri – Sezione di Genova, in collaborazione con la Società Ligure di Storia Patria.

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  • “Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva a Imperia: il bosco raccontato oltre le apparenze
    Condividi Mercoledì 28 ottobre alle 20.45 il documentario sarà proiettato al Cinema Imperia di Oneglia, in collaborazione con il CAI Imperia. La serata sarà introdotta dalla presidente Simonetta Genta con una presentazione curata con il contributo degli operatori TAM Marina Abisso e Leonardo Moretti Dopo diverse proiezioni in Liguria e in tutta Italia, “Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva anche a Imperia. Il documentario diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon sarà proiettato
     

“Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva a Imperia: il bosco raccontato oltre le apparenze

Október 26th 2026 at 04:00

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Mercoledì 28 ottobre alle 20.45 il documentario sarà proiettato al Cinema Imperia di Oneglia, in collaborazione con il CAI Imperia. La serata sarà introdotta dalla presidente Simonetta Genta con una presentazione curata con il contributo degli operatori TAM Marina Abisso e Leonardo Moretti

Dopo diverse proiezioni in Liguria e in tutta Italia, “Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva anche a Imperia. Il documentario diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon sarà proiettato mercoledì 28 ottobre 2026 alle ore 20.45 al Cinema Imperia di Oneglia, in una serata organizzata in collaborazione con la Sezione CAI di Imperia.

Il costo del biglietto è unico: 6,50 euro a persona.

A introdurre la proiezione sarà Simonetta Genta, presidente del CAI Imperia. La presentazione è stata preparata, per gli aspetti legati alla tutela dell’ambiente, con gli operatori TAM Marina Abisso e Leonardo Moretti.

Un film che parla del bosco anche a chi non lo conosce

Non occorre conoscere la selvicoltura, avere esperienza del lavoro forestale o sapere già che cosa abbia significato per le foreste alpine la tempesta Vaia per entrare nel racconto di Forest.

Il documentario parte dal bosco e dalle persone che vi lavorano per affrontare questioni che riguardano il rapporto tra uomo e ambiente: che cosa significa prendersi cura di una foresta? Un bosco lasciato alla propria evoluzione è sempre la soluzione migliore? Tagliare un albero significa necessariamente danneggiare l’ambiente? E quali scelte sono possibili quando eventi estremi e parassiti modificano rapidamente interi versanti?

Sono domande sulle quali il film non costruisce risposte semplicistiche. Sono soprattutto le parole delle persone, il lavoro nel bosco e le immagini a portare lo spettatore dentro una realtà spesso osservata soltanto dall’esterno.

Nel bosco delle Melette

Il film è ambientato nel bosco del Monte Meletta, nel territorio di Gallio, sull’Altopiano dei Sette Comuni, in Veneto. Un paesaggio nel quale boschi e pascoli si alternano sulle dorsali e sui versanti e dove la presenza dell’uomo ha lasciato tracce profonde.

Tra queste ci sono le caratteristiche “Puche”, termine di origine cimbra che significa faggio: vecchi alberi dalle forme che ricordano grandi candelabri, modellati dalle antiche pratiche di capitozzatura, con le quali il tronco veniva tagliato a qualche metro da terra per favorire la produzione di nuovi rami.

Sulle Melette sono visibili anche trasformazioni molto più recenti. La tempesta Vaia del 2018 ha abbattuto milioni di alberi sulle Alpi orientali e negli anni successivi la diffusione del bostrico ha interessato vaste superfici di abete rosso.

È dentro questo paesaggio in trasformazione che Forest racconta il lavoro forestale e il difficile equilibrio tra intervento umano, evoluzione naturale, sicurezza, biodiversità e gestione del territorio.

Un film che lascia spazio al confronto

Nelle diverse occasioni in cui Forest è già stato presentato in Liguria, le proiezioni hanno registrato una buona partecipazione e hanno lasciato spazio al dibattito con il pubblico.

Si può conoscere il lavoro in bosco oppure non conoscerlo affatto. Si può sapere che cosa è stata la tempesta Vaia, avere qualche conoscenza di selvicoltura oppure avvicinarsi a questi temi per la prima volta. Non è questo l’importante. Forest merita di essere visto per ciò che racconta, per le parole delle persone, per le immagini e per le emozioni che riesce a trasmettere. Perché il bosco è un ambiente vivo, fatto di relazioni, di lavoro, di scelte e anche di contraddizioni. E forse, in un mondo che sembra diventare sempre più asettico, abbiamo bisogno di tornare a percepire anche questa complessità.

La proiezione di Imperia offrirà quindi anche l’occasione per continuare quel confronto già nato nelle precedenti serate liguri: che cosa intendiamo davvero quando parliamo di proteggere un bosco?

Informazioni

Forest – Il futuro ha radici antiche
Mercoledì 28 ottobre 2026 – ore 20.45
Cinema Imperia – Imperia Oneglia
Ingresso: 6,50 euro a persona

Serata organizzata in collaborazione con la Sezione CAI di Imperia.

L'articolo “Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva a Imperia: il bosco raccontato oltre le apparenze proviene da Scintilena.

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  • Archeologia subacquea e patrimonio sommerso: a Napoli la X edizione di ArcheoCamp
    Condividi Il 27 ottobre 2027, a Villa Doria d’Angri, studiosi, archeologi e professionisti del mondo subacqueo si confrontano sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, sulle competenze legate al mare e sulle prospettive dell’archeologia sommersa NAPOLI – Archeologia subacquea, patrimonio sommerso, ricerca, turismo e nuove competenze legate al mare saranno tra i temi della X edizione di ArcheoCamp, in programma martedì 27 ottobre 2026 a Napoli, nella sede di Villa Doria d’Angri,
     

Archeologia subacquea e patrimonio sommerso: a Napoli la X edizione di ArcheoCamp

Október 25th 2026 at 04:30

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Il 27 ottobre 2027, a Villa Doria d’Angri, studiosi, archeologi e professionisti del mondo subacqueo si confrontano sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, sulle competenze legate al mare e sulle prospettive dell’archeologia sommersa

NAPOLI – Archeologia subacquea, patrimonio sommerso, ricerca, turismo e nuove competenze legate al mare saranno tra i temi della X edizione di ArcheoCamp, in programma martedì 27 ottobre 2026 a Napoli, nella sede di Villa Doria d’Angri, in via Francesco Petrarca 80.

La giornata, promossa dal Centro Sub Campi Flegrei e dall’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, riunirà rappresentanti del mondo universitario, delle istituzioni, dell’archeologia e delle attività subacquee per discutere delle prospettive di conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, con particolare attenzione alle risorse legate al mare.

Patrimonio culturale e archeologia sommersa

I lavori inizieranno alle 9.30, dopo i saluti istituzionali, con una prima tavola rotonda dedicata alla “Valorizzazione del patrimonio culturale: opportunità e sfide per il futuro”.

Tra i partecipanti, molto studiosi e professionisti provenienti da università, istituzioni e realtà impegnate nell’archeologia e nella tutela del patrimonio, tra cui rappresentanti del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli e dell’Istituto Italiano per l’Archeologia Marittima e delle Strutture Sommerse.

La seconda sessione, dalle 11.30 alle 13.30, sarà dedicata alle “Competenze blu per il futuro: sfide, innovazione e prospettive di sviluppo”, affronterà il rapporto tra formazione, ricerca, innovazione e nuove professionalità connesse al mare.

Attività subacquee e valorizzazione della risorsa mare

Nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 16, il confronto si concentra su “L’attività sportiva e le blue competence per la valorizzazione turistica della risorsa mare”.

La tavola rotonda coinvolge esperti del settore subacqueo, universitario e della formazione, affrontando il ruolo delle competenze tecniche e della pratica subacquea nella conoscenza e nella fruizione responsabile del patrimonio sommerso.

Un tema particolarmente significativo in un territorio come quello dei Campi Flegrei, dove ambiente marino, archeologia e paesaggio costituiscono un patrimonio strettamente connesso.

La giornata si concluderà con la consegna del Premio Ulisse.

ArcheoCamp giunge quest’anno alla sua decima edizione, confermando il confronto tra discipline e professionalità diverse come uno degli strumenti per affrontare le nuove sfide legate alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico sommerso.

Fonte

Programma ufficiale della X edizione di ArcheoCamp – Centro Sub Campi Flegrei / Università degli Studi di Napoli “Parthenope”.

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  • Nelle grotte del Brasile le rane non sono lì per caso
    Condividi Uno studio pubblicato su Neotropical Biology and Conservation e ripreso da Bioengineer.org suggerisce che alcune rane brasiliane utilizzino stabilmente le grotte come habitat Per molto tempo le rane osservate nelle grotte brasiliane sono state considerate semplici presenze accidentali: animali entrati sottoterra occasionalmente, destinati prima o poi a uscire oppure a morire. Un lavoro pubblicato su Neotropical Biology and Conservation propone però di rivedere questa interpretazi
     

Nelle grotte del Brasile le rane non sono lì per caso

Október 25th 2026 at 04:00

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Uno studio pubblicato su Neotropical Biology and Conservation e ripreso da Bioengineer.org suggerisce che alcune rane brasiliane utilizzino stabilmente le grotte come habitat

Per molto tempo le rane osservate nelle grotte brasiliane sono state considerate semplici presenze accidentali: animali entrati sottoterra occasionalmente, destinati prima o poi a uscire oppure a morire.

Un lavoro pubblicato su Neotropical Biology and Conservation propone però di rivedere questa interpretazione.

Secondo gli autori, diverse specie di anuri utilizzano infatti le grotte in modo regolare. L’ambiente sotterraneo offre condizioni particolarmente favorevoli agli anfibi: umidità elevata e stabile, temperature poco variabili, disponibilità d’acqua, invertebrati di cui nutrirsi e riparo dai predatori.

Le osservazioni provengono da grotte distribuite in diverse regioni del Brasile e scavate in rocce molto differenti, dal calcare alla quarzite fino alle formazioni ferrifere.

Per questo i ricercatori propongono che almeno alcune di queste rane vengano considerate trogloxene: animali che utilizzano abitualmente l’ambiente sotterraneo per rifugiarsi, alimentarsi o riprodursi, pur non essendo necessariamente legati alle grotte per l’intero ciclo vitale.

La distinzione non è soltanto terminologica. Considerare gli anuri fauna accidentale significa attribuire loro poco peso negli studi e nelle valutazioni ambientali delle grotte brasiliane. Riconoscere invece che le cavità possono costituire un vero habitat apre nuove domande sulla loro ecologia e sulla necessità di includerli nei programmi di monitoraggio e conservazione.

Restano molte cose da capire: se alcune specie possano riprodursi stabilmente sottoterra, quanto a lungo vi rimangano e quale parte del loro ciclo vitale dipenda realmente dalle grotte.

Ma il punto di partenza cambia: quelle rane potrebbero non essersi perse affatto. Potrebbero essere esattamente dove vogliono stare.

Fonte: Sperandei V.D.F., Alvarenga D.D.A., Araújo M.S.D. & Pereira C.C. (2023). Are caves true habitats for anurans or more a favorable rocky environment? A discussion of habitat occupation by frogs in Neotropical caves. Neotropical Biology and Conservation, 18(3), 131–137. DOI: 10.3897/neotropical.18.e100778

Approfondimento: Bioengineer, “Frogs in Brazilian caves are residents, not lost visitors, study argues” https://bioengineer.org/frogs-in-brazilian-caves-are-residents-not-lost-visitors-study-argues/

Foto di copertina: Leptodactylus labyrinthicus, una delle specie di anuri segnalate nelle grotte brasiliane. Foto: Mario Barroso / Wikimedia Commons – CC BY 4.0

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  • Costacciaro 2026, il raduno di speleologia punta sull’iscrizione online per ridurre le code
    Condividi L’iscrizione online a Costacciaro 2026 permette di anticipare registrazione e pagamento: il QR code faciliterà l’accoglienza in segreteria. Dal 29 ottobre al 1° novembre, quattro giorni di incontri, escursioni e attività nel territorio del Monte Cucco. https://radunocostacciaro.it/registrazione-partecipanti-2/ Iscrizione online a Costacciaro 2026: la segreteria comincia da casa Anticipare l’iscrizione online per trascorrere meno tempo in segreteria e più tempo tra incontri e a
     

Costacciaro 2026, il raduno di speleologia punta sull’iscrizione online per ridurre le code

Október 24th 2026 at 08:53

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L’iscrizione online a Costacciaro 2026 permette di anticipare registrazione e pagamento: il QR code faciliterà l’accoglienza in segreteria. Dal 29 ottobre al 1° novembre, quattro giorni di incontri, escursioni e attività nel territorio del Monte Cucco.

https://radunocostacciaro.it/registrazione-partecipanti-2/

Iscrizione online a Costacciaro 2026: la segreteria comincia da casa

Anticipare l’iscrizione online per trascorrere meno tempo in segreteria e più tempo tra incontri e attività. È l’indicazione degli organizzatori del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro 2026, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre. La procedura digitale consente di completare prima della partenza i passaggi di registrazione e pagamento. Il QR code ricevuto servirà a rendere più rapido il riconoscimento dell’iscrizione all’arrivo.

Non è previsto l’acquisto di un biglietto per l’ingresso di un solo giorno, la quota deve intendersi come iscrizione come socio di Ippgenica, che darà accesso a tutti i luoghi del raduno.

Il richiamo riguarda soprattutto giovedì 29 pomeriggio, venerdì 30 e sabato 31 al mattino. Sono le fasce nelle quali l’organizzazione prevede il maggiore afflusso alla segreteria. Completare le operazioni in anticipo aiuta a distribuire il lavoro e a contenere gli assembramenti davanti al banco di accoglienza.

https://radunocostacciaro.it/registrazione-partecipanti-2/

QR code e iscrizione online: come preparare l’arrivo a Costacciaro 2026

L’iscrizione online a Costacciaro 2026 si effettua attraverso la pagina dedicata del sito ufficiale. Gli organizzatori invitano a tenere a portata di mano la carta d’identità e una carta di credito o un bancomat abilitato al pagamento online. La partecipazione prevede anche l’iscrizione all’Associazione Ipogenica 2026.

Il percorso comprende quindi la registrazione dei dati, l’adesione associativa e il pagamento della quota selezionata. Prima dell’arrivo sarà utile conservare il QR code in modo da poterlo mostrare senza doverlo cercare al momento dell’accoglienza.

La procedura non elimina il passaggio in segreteria. Permette di arrivarvi con le operazioni preliminari già eseguite. È questa la funzione dell’“elimina code” indicato dagli organizzatori: spostare a prima della partenza le attività che richiedono più tempo.

https://radunocostacciaro.it/registrazione-partecipanti-2/

Registrazione sul posto e pagamenti: la richiesta degli organizzatori

L’organizzazione manterrà la possibilità di iscriversi e pagare sul posto. L’invito resta quello di utilizzare questa soluzione soltanto quando necessario. Anche chi arriverà senza registrazione sarà indirizzato alla procedura online, con un inevitabile aumento delle operazioni da svolgere durante l’accoglienza.

L’iscrizione online a Costacciaro 2026 risponde anche a una scelta pratica. Riduce l’impiego di carta e limita i passaggi di denaro in segreteria. Consente inoltre agli addetti di concentrarsi sul controllo delle iscrizioni e sull’assistenza ai partecipanti.

La quota intera pubblicata nella pagina delle iscrizioni è di 40 euro, con iscrizione all’Associazione Ipogenica 2026. Il biglietto unico è valido per le quattro giornate del raduno. Non è previsto il ‘Biglietto Giornaliero’

https://radunocostacciaro.it/registrazione-partecipanti-2/

Raduno di speleologia Costacciaro 2026: più tempo per incontri ed escursioni

La richiesta di anticipare la registrazione accompagna un programma articolato. Il calendario annunciato comprende 171 eventi, tra conferenze, incontri, workshop, mostre e attività. All’interno del raduno, Scintilena propone 50 appuntamenti nello spazio Spritz Blitz Scintilens, in via M. Masserelli 30, davanti al Forno.

Le escursioni comprendono la traversata della Grotta di Monte Cucco e la visita alle sorgenti di Villa Scirca. Per queste attività è prevista la prenotazione attraverso il modulo indicato nella sezione dedicata del sito. La registrazione generale al raduno e la prenotazione delle escursioni sono quindi due passaggi da considerare separatamente.

L’iscrizione online a Costacciaro 2026 diventa così una parte della preparazione del viaggio. Completare prima la procedura significa arrivare con meno adempimenti da svolgere. Il programma potrà essere consultato in anticipo per individuare gli appuntamenti di interesse e organizzare la permanenza nel borgo umbro.

Relazione sul Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro 2026

Costacciaro 2026: un raduno nazionale aperto alla comunità internazionale

Il raduno si svolgerà dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 nel territorio del Parco del Monte Cucco. L’appuntamento riunirà speleologi, associazioni, ricercatori, fotografi, esploratori e appassionati italiani e stranieri. Pur rappresentando un momento di incontro della comunità nazionale, la manifestazione porta la denominazione di Raduno Internazionale di Speleologia. Compare anche nel calendario della Federazione Speleologica Europea.

La sua struttura affianca contenuti scientifici e divulgativi, attività sul territorio e occasioni di confronto associativo. Non si tratta soltanto di una successione di conferenze. Il programma comprende mostre, workshop, esposizioni, presentazioni e spazi di incontro. Le diverse forme di partecipazione permettono di mettere in relazione il lavoro dei gruppi con quello di ricercatori, formatori e divulgatori.

I cinque elementi di Costacciaro 2026: aria, acqua, terra, fuoco e vuoto

Il filo conduttore dell’edizione è costituito da cinque elementi: aria, acqua, terra, fuoco e vuoto. L’impostazione offre una chiave comune per leggere temi diversi del mondo sotterraneo. L’aria richiama il respiro delle montagne. L’acqua rimanda alla trasformazione delle rocce e dei paesaggi. La terra custodisce tracce e memoria. Il fuoco introduce energia e trasformazione. Il vuoto identifica lo spazio dell’esplorazione.

Cinque testimonial accompagnano il percorso: Luca Mercalli, Simone Villotti, Antonio De Vivo, Gaetano Giudice e Robbie Shone. Il loro coinvolgimento si inserisce in una proposta che collega conoscenza scientifica, esperienza esplorativa e rappresentazione degli ambienti sotterranei.

Il tema dei cinque elementi permette di attraversare il programma senza ridurlo a un solo settore. Esplorazione, documentazione e tutela trovano posto nello stesso quadro. L’interesse per ciò che viene scoperto si affianca alle domande su come studiarlo, conservarlo e raccontarlo. Sono relazioni che ricorrono anche negli incontri dedicati all’etica, ai catasti e alla comunicazione.

Programma di Costacciaro 2026: 171 eventi tra ricerca e divulgazione

Il calendario annunciato comprende 171 eventi. Il numero riguarda l’insieme degli appuntamenti del raduno, mentre i 50 incontri di Spritz Blitz Scintilens costituiscono una parte della proposta. La distinzione permette di leggere correttamente l’articolazione della manifestazione. Lo spazio di Scintilena affianca il programma generale, senza esaurirne i contenuti.

Le attività mettono in relazione più dimensioni della speleologia:

  • esplorazioni, spedizioni e racconto delle scoperte;
  • ricerca scientifica e conoscenza degli ambienti sotterranei;
  • formazione, soccorso e riflessione sui rischi;
  • fotografia, libri e documentazione;
  • tutela ambientale, inclusione e comunicazione.

Il programma ufficiale è il riferimento per organizzare la partecipazione. La presenza di attività differenti richiede di scegliere un percorso personale tra gli appuntamenti. Per le segnalazioni relative al calendario, l’organizzazione indica l’indirizzo info@radunocostacciaro.it.

Spritz Blitz Scintilens: 50 incontri sulla speleologia a Costacciaro

Spritz Blitz Scintilens sarà ospitato in via M. Masserelli 30, davanti al Forno. Il calendario si estende dal giovedì sera alla domenica mattina. La formula privilegia il confronto diretto con persone e gruppi impegnati nell’esplorazione, nella formazione, nella ricerca e nella divulgazione.

Giovedì 29 ottobre l’apertura prevede Silvia Arrica alle 21.30 e Tullio Bernabei alle 22.30. Il primo incontro comprende fotografia, spedizioni, soccorso e Protezione civile. Il secondo porta i riferimenti a Underground Climate Change, Angel Robot e La Venta. La serata iniziale mette quindi in relazione il racconto visivo delle grotte con progetti di esplorazione e conoscenza.

Venerdì 30 ottobre la mattinata comprende Sergio Orsini, presidente della Società Speleologica Italiana, e un incontro sulla speleologia etica. Seguono la presentazione di “Abisso Ancona – Cronaca di una scoperta” e il confronto “Biblioteche, Catasti, una conoscenza da condividere”, con Graziano Ferrari, Marina Abisso e Marco Corvi.

Nel pomeriggio sono previsti appuntamenti su Speleomedit, Diversamente Speleo, CAI, SSI e scuole di speleologia. La programmazione prosegue con Toscana, Apuane, mineralizzazioni in grotta e Gessi dell’Emilia-Romagna. La serata è dedicata ai reportage e alle spedizioni, con riferimenti al Koytendag e agli ambienti estremi.

Sicurezza e formazione speleologica nel programma di Costacciaro 2026

Sabato 31 ottobre, alle 9, lo spazio di Scintilena ospiterà Giovanni Rossi e Stefano Cattabriga. Il tema comprende soccorso e primo soccorso, con riferimenti al CNSAS Emilia-Romagna e alle scuole di speleologia SSI. L’appuntamento collega l’esperienza operativa alla trasmissione delle competenze.

La formazione ricorre anche negli incontri dedicati alle scuole e alle guide delle grotte turistiche. Questi contenuti affiancano il racconto delle esplorazioni. Il programma affronta quindi non soltanto i risultati dell’attività, ma anche la preparazione e l’organizzazione che la accompagnano.

Domenica 1° novembre, alle 10, Gabriele La Rovere e Antonella Salomone presenteranno “Speleologia in cavità Artificiali Pericoli e Rischi”. Il sottosuolo realizzato dall’uomo entra così nel calendario attraverso una riflessione specifica su pericoli e rischi. Le cavità artificiali trovano spazio anche nella presentazione del libro di Paolo Guglia sulle opere idrauliche minori della periferia.

Tutela Pipistrelli e speleologia inclusiva a Costacciaro 2026

Sabato 31 ottobre, alle 12, è previsto l’incontro con Alessandra Tomassini dedicato a Tutela Pipistrelli. La presenza dell’associazione inserisce nel raduno il tema della conoscenza e della conservazione dei chirotteri. Il confronto si colloca accanto agli appuntamenti sull’etica e sulla tutela degli ambienti esplorati.

L’inclusione attraversa più momenti del calendario. Venerdì è annunciato l’incontro con Giancarlo Zanetti e Lia Sisino su Diversamente Speleo. Sabato, alle 12.30, Maria Fierli affronterà la speleologia nel Lazio e Diversamente Speleo. L’accesso alle esperienze sotterranee viene così discusso attraverso progetti e testimonianze differenti.

Tutela ambientale e partecipazione non sono presentate come questioni marginali. Compaiono accanto a esplorazione, formazione e documentazione. Questa distribuzione rende visibili le responsabilità che accompagnano la frequentazione del sottosuolo e le diverse modalità con cui la comunità può condividerne la conoscenza.

Escursioni al Monte Cucco e alle sorgenti di Villa Scirca

Le escursioni annunciate comprendono due proposte principali. La traversata della Grotta di Monte Cucco è prevista il 29, 30 e 31 ottobre e il 1° novembre, alle 8.30. La visita alle sorgenti di Villa Scirca è in calendario venerdì 30 ottobre alle 9. La prenotazione avviene tramite il modulo indicato nella sezione attività del sito ufficiale.

La traversata propone circa 900 metri nel sottosuolo. Il percorso consente di osservare ambienti rocciosi, acqua e formazioni calcaree. La visita alle sorgenti porta invece l’attenzione sulla captazione e sulla storia dell’approvvigionamento idrico. È previsto l’accesso a un luogo normalmente non visitabile.

Le due proposte hanno anche un collegamento idrogeologico. Le prove di tracciamento condotte dal Gruppo Speleologico di Perugia negli anni Settanta stabilirono il legame tra le acque della Grotta di Monte Cucco e la sorgente Scirca. Grotta e sorgente rappresentano quindi due punti di osservazione dello stesso sistema idrico.

Assemblee SSI a Costacciaro 2026: statuto ed elezioni

Il raduno ospiterà due assemblee della Società Speleologica Italiana ETS nella Sala San Marco. In seconda convocazione, venerdì 30 ottobre, l’assemblea straordinaria è fissata alle 15.30. L’assemblea ordinaria seguirà alle 16.

La straordinaria discuterà la modifica degli articoli 10 e 14 dello statuto, richiesta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. L’ordinaria comprenderà le relazioni sulle attività del triennio 2024-2026, le quote sociali 2027 e il rinnovo degli organi per il triennio 2027-2029.

All’ordine del giorno figurano anche gli esiti del concorso “Rilievo: tra arte e tecnica”, del bando 5×1000 e del Premio speleologico internazionale Giovanni Badino. Il calendario affianca così al confronto culturale un passaggio della vita associativa nazionale.

Fotografia, libri e comunicazione della speleologia a Costacciaro 2026

Fotografia e produzione editoriale attraversano il raduno. Nel calendario dello spazio di Scintilena compaiono libri, reportage, concorsi fotografici e incontri sulla documentazione. Biblioteche e catasti introducono il tema della conservazione delle informazioni. Le presentazioni editoriali affrontano invece la restituzione delle esperienze e delle ricerche.

Il progetto Scintilena Multilingue porta l’attenzione sulla circolazione delle notizie oltre le barriere linguistiche. Domenica sono previsti gli incontri con Luca Calzolari su “Comunicare la Speleologia” e con Massimo Goldoni su “Raccontare la montagna e le grotte”. La comunicazione diventa quindi un argomento esplicito del programma.

Iscrizioni e organizzazione del raduno: preparare la partecipazione

La preparazione dell’arrivo comprende tre operazioni distinte: iscrizione generale, consultazione del programma e prenotazione delle attività che la richiedono. Il biglietto unico copre le quattro giornate. Le escursioni annunciate prevedono un modulo dedicato.

L’appello degli organizzatori all’iscrizione anticipata si inserisce in questa organizzazione. Completare registrazione e pagamento prima della partenza riduce le operazioni da svolgere nelle ore di maggiore affluenza. Il QR code collega la procedura online all’accoglienza in segreteria.

Costacciaro 2026 riunisce nello stesso appuntamento esplorazione, conoscenza scientifica, formazione e vita associativa. Il programma consente di passare dai sistemi sotterranei del Monte Cucco alle esperienze di altri territori, dai problemi della sicurezza agli strumenti della divulgazione. La registrazione anticipata accompagna questa proposta con un obiettivo concreto: rendere più scorrevole l’arrivo dei partecipanti.

Fonti e indirizzi completi

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  • Punta Chiappa, ritrovato il “relitto fantasma” segnalato da Duilio Marcante nel 1959
    Condividi A circa 45 metri di profondità i Carabinieri Subacquei hanno individuato nove anfore romane nelle acque del Promontorio di Portofino Il sito coincide con quello scoperto da Duilio Marcante e descritto da Nino Lamboglia negli atti del Convegno internazionale di archeologia subacquea di Barcellona del 1961 Un sito archeologico sommerso cercato per oltre sessant’anni è tornato alla luce nelle acque di Punta Chiappa, a Camogli GE), all’interno dell’Area Marina Protetta di Portofino.
     

Punta Chiappa, ritrovato il “relitto fantasma” segnalato da Duilio Marcante nel 1959

Október 24th 2026 at 05:30

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A circa 45 metri di profondità i Carabinieri Subacquei hanno individuato nove anfore romane nelle acque del Promontorio di Portofino

Il sito coincide con quello scoperto da Duilio Marcante e descritto da Nino Lamboglia negli atti del Convegno internazionale di archeologia subacquea di Barcellona del 1961

Un sito archeologico sommerso cercato per oltre sessant’anni è tornato alla luce nelle acque di Punta Chiappa, a Camogli GE), all’interno dell’Area Marina Protetta di Portofino.

Durante un’attività addestrativa, i Carabinieri del Nucleo Subacquei di Genova hanno individuato un’anfora romana integra a oltre 40 metri di profondità. La segnalazione alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria ha dato avvio a successive immersioni di studio e perlustrazione, con il supporto del Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea.

La prima mappatura ha permesso di censire nove anfore, concentrate in uno spazio ristretto nelle spaccature della falesia, saldate alla roccia e ricoperte da concrezioni. Due reperti particolarmente esposti sono stati recuperati per garantirne la tutela.

Ma a rendere eccezionale il ritrovamento è soprattutto la sua storia.

La scoperta di Duilio Marcante nel 1959

Le coordinate riportano infatti a un sito individuato nel novembre 1959 da Duilio Marcante, uno dei pionieri della subacquea italiana.

Durante un’immersione effettuata con i Carabinieri Sommozzatori, Marcante aveva osservato alcune anfore incastrate tra le rocce e fortemente concrezionate. Nella zona aveva inoltre individuato altri reperti e ipotizzato la presenza di un accumulo di anfore alla base della falesia, parzialmente nascosto dai sedimenti.

Dopo una prima immersione il 7 novembre, il 9 novembre la squadra tornò sul posto e recuperò due anfore integre, anche per sottrarle al rischio di trafugamento.

Nel maggio 1960 Gianni Roghi, collaboratore del Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina di Albenga diretto da Nino Lamboglia, effettuò nuove immersioni insieme a Marcante e ai Carabinieri.

Il presunto accumulo sotto i sedimenti non venne però ritrovato. Furono osservate un’anfora legata con una cima sottile e tre anfore frammentarie inglobate nelle concrezioni. Da quel momento le tracce del sito divennero sempre più incerte.

Nino Lamboglia raccontò il sito nel 1961

La vicenda entrò nella storia dell’archeologia subacquea grazie proprio a Nino Lamboglia, che la riportò negli atti del III Convegno internazionale di archeologia subacquea, svoltosi a Barcellona nel settembre 1961.

Lamboglia ricordava la segnalazione fatta da Marcante nel novembre 1959 di un “campo di anfore romane a 45 m di profondità sull’estremità di Punta Chiappa”.

La stagione, la profondità e la forte pendenza del fondale avevano reso particolarmente difficile proseguire immediatamente le ricerche. Dopo le successive verifiche, Lamboglia avanzò anche l’ipotesi che il giacimento potesse essere stato interessato da recuperi clandestini.

Per decenni il sito rimase così una presenza quasi leggendaria nella storia dell’archeologia subacquea ligure: scoperto, documentato e poi apparentemente scomparso.

Nove anfore sul fondale

Le nuove ricognizioni hanno ora riportato gli archeologi nello stesso tratto di fondale.

Secondo le prime analisi, si tratta di un carico omogeneo di anfore vinarie Dressel 1A di produzione tirrenica, databili tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C.

La concentrazione dei reperti fa ipotizzare la presenza di un relitto di una nave oneraria romana. Saranno però le prossime ricerche scientifiche a chiarire l’estensione e le caratteristiche del sito.

Il contesto sarà inserito tra i relitti censiti all’interno dell’Area Marina Protetta di Portofino e sarà sottoposto a monitoraggio e tutela.

Dai pionieri dell’archeologia subacquea alle ricerche di oggi

Il ritrovamento assume un significato particolare anche per la storia della ricerca subacquea italiana.

Marcante e Lamboglia furono protagonisti della stagione pionieristica in cui immersione e archeologia cominciarono a incontrarsi sistematicamente nello studio dei fondali. La Liguria ebbe un ruolo centrale in quella esperienza, con il Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina di Albenga diretto da Lamboglia.

A più di sessant’anni di distanza, nello stesso tratto di mare tornano i Carabinieri Subacquei e gli archeologi della Soprintendenza.

Un sito scoperto nel 1959, perduto per decenni e oggi nuovamente localizzato riunisce così due epoche dell’esplorazione subacquea: quella dei pionieri e quella delle moderne tecniche di documentazione e tutela del patrimonio sommerso.

Fonti

https://www.ansa.it/liguria/notizie/2026/10/22/scoperto-sito-archeologico-sommerso-al-largo-di-camogli_97f41876-ec19-4ee1-928e-2c33320146b8.html

https://www.rainews.it/tgr/liguria/video/2026/10/ritrovato-il-relitto-perduto-di-punta-chiappa-ac3cfff9-6e9a-4cb9-b77d-2cfed79a3381.html

https://www.lavocedigenova.it/2026/10/22/sommario/ilbellocisalvera/leggi-notizia/argomenti/attualita-4/articolo/camogli-ritrovato-il-relitto-romano-fantasma-di-punta-chiappa-era-scomparso-da-oltre-60-anni.html

https://www.finestresullarte.info/archeologia/nove-anfore-sul-fondo-del-mare-camogli-genova-riemerge-relitto-romano-perduto

IL RELITTO PERDUTO – UNA STORIA CHE RINASCE – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria
https://soprintendenzaliguria.cultura.gov.it/attivita/servizio-tecnico-di-archeologia-subacquea/il-relitto-perduto-una-storia-che-rinasce/

FILMATO SUL RITROVAMENTO visitate la pagina YouTube dello S.T.A.S. Liguria: https://www.youtube.com/channel/UCoN-3IHlD7rAsIs5ovBKYhw

Foto: Punta Chiappa, nel Promontorio di Portofino, nelle cui acque è stato nuovamente localizzato il sito archeologico sommerso segnalato da Duilio Marcante nel 1959. Foto: Twice25 & Rinina25 / Wikimedia Commons – CC BY 2.5

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  • Rodi, il progetto contro le alluvioni di Archangelos e il ruolo dell’Eforia di Speleologia
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Rodi, il progetto contro le alluvioni di Archangelos e il ruolo dell’Eforia di Speleologia

Október 24th 2026 at 05:00

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In Grecia, a Rodi, dopo le gravi inondazioni di ottobre torna al centro dell’attenzione un progetto da 5,16 milioni di euro fermo per anni nell’iter autorizzativo. Tra gli enti coinvolti anche l’Eforia di Paleoantropologia e Speleologia del Ministero greco della Cultura, chiamata a verificare gli effetti dell’intervento sul patrimonio sotterraneo e archeologico

Le violente piogge che hanno colpito Rodi il 14 ottobre 2026, provocando allagamenti, danni e la morte di una persona nella zona di Archangelos e Stegna, hanno riaperto la discussione sulla mancata realizzazione di un importante intervento di protezione dalle alluvioni.

Il progetto per Archangelos, predisposto dalla Regione dell’Egeo Meridionale, è stato completato nel 2023 e dispone di un finanziamento di circa 5,16 milioni di euro, ma i lavori non sono ancora iniziati.

Le violente piogge che hanno colpito Rodi il 14 ottobre 2026, provocando allagamenti, danni e la morte di una persona nella zona di Archangelos e Stegna, hanno riaperto la discussione sulla mancata realizzazione di un importante intervento di protezione dalle alluvioni.

Il progetto per Archangelos, predisposto dalla Regione dell’Egeo Meridionale, è stato completato nel 2023 e dispone di un finanziamento di circa 5,16 milioni di euro, ma i lavori non sono ancora iniziati.

Ne parla un articolo di Dimokratiki del 18 ottobre 2026, ma la vicenda è stata ripresa anche in altre date e da altre fonti, tra cui Kathimerini, altro quotidiano ellenico.

Entra in gioco anche il modo speleologico: la notizia vede il coinvolgimento nell’iter dell’Eforia di Paleoantropologia e Speleologia, servizio specializzato del Ministero greco della Cultura competente per la ricerca, la protezione e la gestione delle grotte e dei depositi paleontologici e archeologici.

Eforia viene dal greco Ephoreia: nell’amministrazione greca, indica un ufficio o servizio pubblico preposto alla tutela e alla gestione di un determinato patrimonio. Nel nostro caso, l’Eforia di Paleoantropologia e Speleologia è il servizio del Ministero greco della Cultura specializzato nella tutela del patrimonio paleontologico, paleoantropologico e delle grotte.

Una prima valutazione positiva, poi la richiesta di un sopralluogo

Secondo quanto ricostruito dalla stampa di Rodi sulla base delle dichiarazioni della Regione dell’Egeo Meridionale, l’Eforia di Paleoantropologia e Speleologia aveva inizialmente espresso un parere positivo sul progetto.

Successivamente il parere sarebbe stato ritirato, perché ritenuto necessario un sopralluogo nell’area interessata dai lavori.

È proprio questa fase ad avere prodotto uno dei rallentamenti contestati oggi dalla Regione. Secondo l’amministrazione regionale, per ottenere il sopralluogo sarebbe stato necessario chiedere l’intervento dell’Amministrazione Decentrata dell’Egeo, che avrebbe sollecitato per due volte l’Eforia. L’attesa avrebbe comportato un ritardo di circa sei mesi.

Si tratta, è bene precisarlo, della ricostruzione fornita dalla Regione dell’Egeo Meridionale nel dibattito seguito alle recenti alluvioni.

Anche l’archeologia interviene sul progetto

L’Eforia di Paleoantropologia e Speleologia non è stato l’unico organismo del Ministero della Cultura coinvolto.

Un altro passaggio ha riguardato l’Eforia delle Antichità del Dodecaneso, che aveva espresso un parere negativo sostenendo che alcune opere previste avrebbero avuto un impatto visivo sul paesaggio.

La Regione ha quindi sottoposto la questione al Consiglio Archeologico Centrale greco, che ha successivamente dato il proprio assenso al progetto, superando il precedente parere negativo.

Nel complesso, secondo la Regione, il procedimento per ottenere l’autorizzazione ambientale si è protratto per circa tre anni.

Un progetto ancora da realizzare

La vicenda è tornata di attualità dopo le precipitazioni eccezionali che hanno interessato Rodi lo scorso ottobre.

Archangelos presenta una situazione idrografica particolarmente delicata: due corsi d’acqua convergono all’interno dell’area urbanizzata, aumentando rapidamente la quantità d’acqua che attraversa l’abitato durante gli eventi meteorologici più intensi.

Secondo i dati riportati dalla stampa greca, nell’arco di due giorni la stazione meteorologica di Rodi ha registrato precipitazioni pari a quasi sei volte la media dell’intero mese di ottobre.

Il progetto di protezione idraulica è stato inserito nel programma di finanziamento regionale nel gennaio 2025, ma deve ancora arrivare alla fase di gara. Anche dopo il completamento delle autorizzazioni saranno necessari ulteriori adeguamenti tecnici prima dell’avvio dei lavori.

Speleologia e tutela del territorio

La vicenda mostra anche un aspetto meno conosciuto del lavoro degli organismi che si occupano di grotte.

L’Eforia di Paleoantropologia e Speleologia è una struttura del Ministero greco della Cultura, con competenze sulla tutela delle cavità naturali e dei depositi archeologici e paleontologici presenti al loro interno ed è composta da specialisti in archeologia, geologia, biologia e paleontologia.

La sua partecipazione alle procedure relative a grandi opere serve quindi a verificare l’eventuale presenza di elementi del patrimonio sotterraneo che potrebbero essere interessati dagli interventi.

Nel caso di Archangelos, resta aperto il confronto sui tempi delle procedure e sulle responsabilità dei diversi enti coinvolti. Dopo l’alluvione di ottobre 2026, una questione amministrativa rimasta per anni lontana dall’attenzione pubblica è diventata parte del dibattito sulla sicurezza idraulica dell’isola.

Fonti

Dimokratiki, 18 ottobre 2026
https://www.dimokratiki.gr/en/18-10-2026/spileologi-ke-archeologi-kratisan-3-chronia-sta-syrtaria-to-antiplimmyriko-ergo-tou-archangelou/

Dimokratiki, 17 ottobre 2026
https://www.dimokratiki.gr/en/17-10-2026/i-periferia-apanta-gia-ton-archangelo-me-meleti-tou-2023-pou-perimeni-3-chronia-tin-perivallontiki-adiodotisi/

Dimokratiki, 16 ottobre 2026
https://www.dimokratiki.gr/16-10-2026/antiplimmyriki-prostasia-archangelou-i-periferia-notiou-egeou-apanta-stin-stochopiisi-me-stichia/

Eforia di Paleoantropologia e Speleologia – Ministero della Cultura della Grecia
https://www.cavearchaeology.gr/en/i-eforia-paleoanthropologias-spileologias/

Kathimerini, 16 ottobre 2026
https://www.ekathimerini.com/news/environment/1318341/rhodes-floods-expose-years-of-permit-delays/

Foto di copertina: Archangelos, nell’isola di Rodi, l’area interessata dal progetto di protezione dalle alluvioni al centro del complesso iter autorizzativo. Foto: Bukvoed / Wikimedia Commons – CC BY 3.0

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  • La Cava Romana Luxis apre le porte: il 25 ottobre un’uscita aperta anche ai neofiti
    Condividi Sottosopra Verticale ASD propone un’uscita promozionale nella “Sa Cava Romana” di Nuxis, una cavità naturale modificata in passato dall’attività estrattiva. L’iniziativa è adatta anche ai neofiti e a chi vuole vivere una prima esperienza nel mondo sotterraneo Una giornata per avvicinarsi all’ambiente sotterraneo e conoscere una grotta nella quale carsismo e attività umana hanno lasciato insieme le loro tracce. Domenica 25 ottobre 2026 Sottosopra Verticale ASD propone un’uscita promo
     

La Cava Romana Luxis apre le porte: il 25 ottobre un’uscita aperta anche ai neofiti

Október 23rd 2026 at 06:00

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Sottosopra Verticale ASD propone un’uscita promozionale nella “Sa Cava Romana” di Nuxis, una cavità naturale modificata in passato dall’attività estrattiva. L’iniziativa è adatta anche ai neofiti e a chi vuole vivere una prima esperienza nel mondo sotterraneo

Una giornata per avvicinarsi all’ambiente sotterraneo e conoscere una grotta nella quale carsismo e attività umana hanno lasciato insieme le loro tracce. Domenica 25 ottobre 2026 Sottosopra Verticale ASD propone un’uscita promozionale alla Cava Romana di Nuxis, in Sardegna.

Nonostante il nome possa far pensare a un ambiente scavato interamente dall’uomo, Sa Cava Romana è una cavità carsica naturale, sviluppata nei calcari e successivamente interessata e modificata da attività estrattive. La grotta è censita nel Catasto speleologico della Sardegna e presenta diversi ingressi, ambienti naturali e testimonianze delle lavorazioni di cava.

Anche il nome “Cava Romana” può trarre in inganno: secondo la documentazione speleologica disponibile, non sarebbe direttamente legato a un’attività estrattiva di epoca romana, ma a successive lavorazioni per l’estrazione di roccia alabastrina, i cosiddetti “onici”.

Una prima esperienza nel sottosuolo

L’iniziativa del 25 ottobre è presentata dagli organizzatori come adatta anche ai neofiti e a chi si trova alla prima esperienza, con un livello di difficoltà tecnica indicato come facile.

L’uscita permetterà così di osservare da vicino un ambiente sotterraneo nel quale le forme naturali della grotta convivono con i segni lasciati dall’uomo, offrendo anche lo spunto per comprendere la differenza tra una cavità naturale e gli ambienti modificati dalle attività estrattive.

Per partecipare sono obbligatorie le scarpe da trekking. Per informazioni sull’organizzazione dell’uscita e sulle modalità di partecipazione è possibile contattare direttamente Sottosopra Verticale ASD attraverso i riferimenti riportati nella locandina.

L’iniziativa è promossa da Sottosopra Verticale ASD, nell’ambito delle attività AICS – Comitato Provinciale di Cagliari.

Informazioni

Cava Romana Luxis – uscita promozionale
Domenica 25 ottobre 2026
Grotta “Sa Cava Romana” – Nuxis
Difficoltà tecnica: facile
Adatta anche ai neofiti
Scarpe da trekking obbligatorie
Informazioni: 346 844 0354 (Paolo)

Fonti

Locandina dell’iniziativa diffusa da Sottosopra Verticale ASD

https://www.federazionespeleologicasarda.it/content/files/2023/05/Speleologia-Sarda-56_Ott_Dic_1985.pdf

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  • Dall’Abruzzo al Texas: speleologi americani alla scoperta delle grotte abruzzesi
    Condividi Dal 23 al 26 ottobre lo Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” ospiterà nove speleologi del Greater Houston Grotto. In programma attività nella Riserva naturale di Pietrasecca e nella Grotta della Lupa, nel Parco Nazionale della Maiella Nove speleologi provenienti dal Texas saranno in Abruzzo dal 23 al 26 ottobre 2026, ospiti dello Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” per quattro giornate dedicate alla conoscenza e all’esplorazione di alcune delle più interessanti cavità della regione
     

Dall’Abruzzo al Texas: speleologi americani alla scoperta delle grotte abruzzesi

Október 23rd 2026 at 05:30

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Dal 23 al 26 ottobre lo Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” ospiterà nove speleologi del Greater Houston Grotto. In programma attività nella Riserva naturale di Pietrasecca e nella Grotta della Lupa, nel Parco Nazionale della Maiella

Nove speleologi provenienti dal Texas saranno in Abruzzo dal 23 al 26 ottobre 2026, ospiti dello Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” per quattro giornate dedicate alla conoscenza e all’esplorazione di alcune delle più interessanti cavità della regione.

La delegazione appartiene al Greater Houston Grotto, gruppo speleologico di Houston affiliato alla National Speleological Society statunitense. L’incontro offrirà agli speleologi abruzzesi e americani la possibilità di confrontare sul campo esperienze e modalità di esplorazione.

Prima tappa nelle grotte di Pietrasecca

Il programma inizierà nella Riserva naturale delle Grotte di Pietrasecca, nel territorio di Carsoli, dove gli speleologi texani, accompagnati dai soci dello Speleo Club Chieti, visiteranno la Grotta dell’Ovito e la Grotta dei Cervi.

Per questa parte dell’iniziativa lo Speleo Club Chieti ha ringraziato il Comune di Carsoli per le autorizzazioni e il sindaco di Sante Marie, Lorenzo Berardinetti, per la disponibilità di una struttura destinata all’accoglienza del gruppo.

Nella Maiella alla Grotta della Lupa

La seconda parte dell’incontro porterà gli speleologi nel Parco Nazionale della Maiella, a Roccamorice, per un’attività nella Grotta della Lupa.

La cavità è particolarmente legata alla storia recente dello Speleo Club Chieti. Scoperta nel 2015 nell’ambito delle ricerche condotte dal GRAIM nelle antiche miniere della Maiella, fu esplorata in profondità proprio dagli speleologi teatini, anche con la collaborazione di altri gruppi. Scintilena ne raccontò la scoperta già nel luglio 2015.

La Grotta della Lupa presenta ambienti meandriformi, canyon e importanti concrezionamenti ed è stata interessata negli anni da ricerche di carattere geologico, paleontologico e ambientale.

Uno scambio tra esperienze speleologiche

Lo Speleo Club Chieti, attivo dal 1963, porta nell’incontro anche la propria esperienza internazionale: nel 2025 alcuni suoi componenti hanno partecipato a una spedizione speleologica in Perù.

La visita degli speleologi del Greater Houston Grotto permetterà ora un confronto direttamente nelle grotte abruzzesi, mettendo in relazione due realtà speleologiche geograficamente molto lontane attraverso l’attività sul campo.

Fonti

Il Giornale di Chieti – Speleologia, gemellaggio tra Chieti e Texas: nove esploratori americani alla scoperta delle grotte abruzzesi, 21 ottobre 2026

Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara – GRAIM

https://sabapchpe.beniculturali.it/attivita/sub-attivita/convenzioni/graim

Scintilena – Scoperta nuova grotta in Majella; più di 1,5 km di gallerie. Grotta della Lupa, 6 luglio 2015

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  • Costa Rica, il mondo sconosciuto sotto la foresta
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Costa Rica, il mondo sconosciuto sotto la foresta

Október 29th 2026 at 04:30

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Da una pubblicazione del 2023 un quadro interessante della biodiversità sotterranea

Costa Rica è famoso per la sua biodiversità. Anche sotto foreste e montagne esiste un mondo molto meno conosciuto: quello delle grotte.

Una recente revisione ha raccolto dati storici e osservazioni sul campo, arrivando a censire almeno 123 specie animali in 127 siti sotterranei.

Costa Rica – Tropical karst forest -foto Ferdinando Didonna

Sembra già molto, ma in realtà il dato è soltanto una parte del quadro: nel paese sono note oltre 435 grotte e cavità artificiali, e solo circa il 30% è stato studiato dal punto di vista biologico.

I pipistrelli sono gli animali meglio documentati, con 36 specie registrate. Molto meno conosciuti sono invece gli invertebrati: insetti, aracnidi, crostacei, collemboli e altri piccoli organismi che spesso non sono stati identificati nemmeno fino alla specie.

Tra i casi più interessanti c’è Pseudothelphusa puntarenas, un granchio d’acqua dolce osservato soltanto sottoterra e considerato, al momento, l’unico vero abitante delle grotte formalmente descritto nel paese. In alcune cavità sono stati trovati anche pesci pallidi e con occhi ridotti, possibili segnali di adattamento alla vita nel buio.

Costa Rica – Tropical karst forest -foto Ferdinando Didonna

Molte di queste grotte sono anche poco protette. Novantuno siti con presenza faunistica nota si trovano fuori dalle aree protette, esposti a disturbo, turismo, inquinamento e cambiamenti ambientali.

Per colmare le lacune, i ricercatori puntano su nuove tecniche come il DNA ambientale, che può rilevare la presenza di animali anche senza catturarli.

Il dato più interessante, alla fine, è proprio questo: in uno dei paesi più celebri al mondo per la conservazione della natura, gran parte della biodiversità sotterranea resta ancora da scoprire.

Fonte: Deleva, S., Ulloa, A., Oliveira, H. F. M., Simov, N., Didonna, F., & Chaverri, G. (2023). Cave-dwelling fauna of Costa Rica: current state of knowledge and future research perspectives. Subterranean Biology, 47, 29–62. https://doi.org/10.3897/subtbiol.47.113219

Foto di copertina: Amblypygio nella penisola di Osa, Costa Rica. Foto: Charles J. Sharp / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

Costa Rica – Tropical karst forest -foto Ferdinando Didonna

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  • La speleologia alla COP17 sulla biodiversità: a Yerevan una voce per le specie sotterranee
    Condividi La Federazione speleologica tedesca partecipa alla Conferenza ONU sulla biodiversità in Armenia. Al centro dell’impegno la tutela degli ecosistemi carsici e delle specie che vivono negli ambienti sotterranei La speleologia entra nel dibattito internazionale sulla tutela della biodiversità. Alla COP17, la 17ª Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, in corsoa Yerevan, in Armenia, dal 19 al 30 ottobre 2026, è presente anche il Verband der
     

La speleologia alla COP17 sulla biodiversità: a Yerevan una voce per le specie sotterranee

Október 23rd 2026 at 05:00

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La Federazione speleologica tedesca partecipa alla Conferenza ONU sulla biodiversità in Armenia. Al centro dell’impegno la tutela degli ecosistemi carsici e delle specie che vivono negli ambienti sotterranei

La speleologia entra nel dibattito internazionale sulla tutela della biodiversità. Alla COP17, la 17ª Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, in corsoa Yerevan, in Armenia, dal 19 al 30 ottobre 2026, è presente anche il Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher (VdHK), la Federazione tedesca di speleologia e ricerca sul carsismo.

Per il VdHK, sono presenti Ana K. Celis e Veronika Vogel, con il sostegno della Succow Stiftung.

L’obiettivo è portare all’attenzione della conferenza la biodiversità degli ambienti sotterranei, spesso poco visibile nelle politiche di conservazione nonostante la presenza di specie altamente specializzate e, in molti casi, caratterizzate da areali estremamente limitati. Studi recenti sottolineano infatti come numerose specie strettamente legate alle grotte siano conosciute in popolazioni ridotte o addirittura in singole cavità, una condizione che ne aumenta la vulnerabilità.

L’iniziativa si inserisce nel lavoro internazionale di Karst-Aware, rete che promuove una maggiore considerazione degli ecosistemi carsici e sotterranei nelle decisioni ambientali. Il VdHK è accreditato presso ECOSOC e UNEP dal 2020 e da anni porta nei contesti delle Nazioni Unite i temi della protezione delle grotte, delle acque carsiche e della biodiversità ipogea.

Alla collaborazione partecipano anche realtà internazionali legate alla tutela del carsismo e delle grotte, tra cui il Caves & Karst Specialist Group della IUCN-WCPA, la UIS Karst and Cave Protection Commission e la European Cave Protection Commission della Federazione Speleologica Europea.

Foto

La biodiversità sotterranea al centro dell’impegno speleologico alla COP17 di Yerevan. Immagine diffusa dal Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher (VdHK). Foto: Klaus Bogon

Fonti

Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher e.V. – comunicazione social 20 ottobre 2026

https://www.karst-aware.org

https://www.karst-aware.org/about-us

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  • Matka Vrelo scende ancora: esplorazione a -338 metri nelle profondità sommerse
    Condividi La spedizione internazionale polacco-macedone-italiana “Matka Vrelo 300” ha portato Bartlomiej Pitala fino a -338 metri. Oltre otto ore di decompressione e un imponente dispositivo di sicurezza per un’esplorazione che lascia aperta la prosecuzione della grotta Dentro Matka Vrelo 300: la parola allo speleosub Luca Cavicchioli Pubblichiamo oggi su Scintilena è il racconto di un’esplorazione eccezionale, che ha portato Bartlomiej Pitala fino a meno 338 metri nelle profondità sommers
     

Matka Vrelo scende ancora: esplorazione a -338 metri nelle profondità sommerse

Október 22nd 2026 at 05:00

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La spedizione internazionale polacco-macedone-italiana “Matka Vrelo 300” ha portato Bartlomiej Pitala fino a -338 metri. Oltre otto ore di decompressione e un imponente dispositivo di sicurezza per un’esplorazione che lascia aperta la prosecuzione della grotta

Dentro Matka Vrelo 300: la parola allo speleosub Luca Cavicchioli

Pubblichiamo oggi su Scintilena è il racconto di un’esplorazione eccezionale, che ha portato Bartlomiej Pitala fino a meno 338 metri nelle profondità sommerse di Matka Vrelo, in Macedonia del Nord.

Dietro quel numero – che ci chiediamo sia umano, tanto è portentoso – ci sono preparazione, tecnica, sicurezza e soprattutto un grande lavoro di squadra internazionale.

Tra i protagonisti della spedizione c’è anche l’italiano Luca Cavicchioli, speleosub ed esploratore, che ha partecipato alle attività sul campo e, insieme ad Andrea Mescalchin, ne ha documentato le diverse fasi attraverso immagini e video.

A Bartlomiej, Luca e a tutta la squadra di Matka Vrelo 300 vanno i complimenti di Scintilena per questa straordinaria esplorazione.

Ora lasciamo che sia lui a raccontarla. La parola a Luca:

“IMPRESA STORICA A MATKA VRELO: RAGGIUNTI I -338 METRI, È IL NUOVO RECORD MONDIALE DI IMMERSIONE IN GROTTA

“How deep is your love…” è il motto della spedizione “Matka Vrelo 300” che sposta in avanti i limiti dell’esplorazione speleosubacquea. L’esploratore Bartlomiej Pitala si spinge nell’abisso della Macedonia del Nord fino a raggiungere l’impressionante profondità di -338m “frantumando” in un solo colpo tutti i precedenti record di immersione.

SKOPJE (Macedonia del Nord) — La frontiera di ciò che è umano e tecnicamente possibile nel mondo della speleosubacquea è stata appena ridefinita nel canyon di Matka in Macedonia del Nord. Tra il 10 e il 17 ottobre 2026, una spedizione internazionale Polacca-Macedone-Italiana di altissimo profilo guidata dal BAD Exploration Team in stretta collaborazione con il Dive Club “Vrelo” – Matka ha stabilito il nuovo record mondiale di profondità: -338 metri.

Matka Vrelo è così diventata la grotta sommersa più profonda al mondo esplorata da un essere umano, superando la soglia dei -300 metri — un’impresa riuscita prima d’ora a un solo altro subacqueo al mondo.

Un dispositivo di sicurezza senza precedenti

La riuscita del progetto non è stata solo una prova di coraggio e preparazione atletica, ma anche un capolavoro organizzativo e logistico. La spedizione ha ottenuto l’alto patrocinio onorario della Presidentessa della Repubblica della Macedonia del Nord, Gordana Siljanovska-Davkova, che ha garantito una copertura istituzionale e di emergenza d’élite.

L’apparato di sicurezza vedeva schierati in superficie un elicottero in costante pronta partenza per l’ospedale di Skopje, i mezzi navali e il personale dell’Unità Speciale Antiterrorismo “TIGAR”, un’ambulanza dedicata presso la diga di Matka e uno specialista in medicina iperbarica pronto all’uso della camera di decompressione.

In acqua, la preparazione è stata altrettanto imponente: oltre 30 bombole di sicurezza posizionate lungo la grotta fino a -180 metri, un habitat sommerso allestito a 8 metri dai sub locali Goce Dimitrievski e Bardo Hristijan, e ben tre rebreather gestiti dall’esploratore, di cui uno di scorta consegnato a -140 metri. Un team di sette subacquei di supporto (guidati da Tomasz Wciórka, il sub spintosi più a fondo fino a -190 metri per intercettare la risalita) ha accompagnato senza sosta il diver durante tutta la decompressione.

Cronaca di un tuffo nell’abisso

L’immersione finale è scattata la mattina del 16 ottobre 2026. Accompagnato dai compagni di squadra fino alla quota di -24 metri all’interno della grotta, Bart Pitala si è staccato dal gruppo per proseguire in solitaria nell’inesplorato.

La discesa lungo il pozzo principale fino a -212 metri è durata meno di cinque minuti. Sfruttando la velocità dei suoi scooter subacquei, l’esploratore ha rapidamente superato il punto d’arresto della spedizione 2025 (fermatasi a -287 metri), varcando la soglia dei -300 metri in perfetto stato psicofisico e senza alcun sintomo di sindrome neurologica da alta pressione (HPNS).

Trovandosi di fronte a un maestoso salto verticale che proseguiva nel buio totale, Bart ha deciso di sfruttare gli ultimi secondi della finestra temporale pianificata per la fase esplorativa:

«La grotta indica sempre la strada. In quel momento mi sta offrendo un’opportunità che capita forse una volta nella vita. Non mi sarei mai sentito più pronto di così», ha ricordato l’esploratore.

Spintosi lungo la parete fino a toccare il fondo rilevato a -338 metri, ha scelto di non mettere ulteriormente a rischio la resistenza della strumentazione, rilevando come il passaggio continuasse a scendere ripidamente verso il basso.

Più di 8 ore di decompressione

Raggiunto il punto più profondo, è iniziata la fase più critica e delicata: la risalita. In base agli studi di settore e al contributo teorico di mostri sacri della speleosubacquea come Gigi Casati, Xavier Méniscus e Dr. Andy Pitkin, è stata adottata una strategia di decompressione estremamente conservativa.

Arrestata la risalita rapida a -210 metri, l’esploratore ha iniziato una salita lentissima verso la prima tappa teorica dei -150 metri, aggiungendo un’ora e mezza di margine di sicurezza. Una scelta vincente: dopo oltre otto ore trascorse interamente in acqua, il subacqueo è riemerso sulle proprie gambe e in perfette condizioni di salute, senza la necessità di ricorrere all’habitat a secco.

Un successo dal cuore anche italiano

L’impresa è il risultato di un lavoro di squadra transnazionale in cui anche l’Italia ha giocato un ruolo chiave sul campo, in particolare con il contributo video-fotografico di Andrea Mescalchin e Luca Cavicchioli, entrambi cave-diver ed esploratori di altissimo livello, che hanno documentato tutte le fasi dell’esplorazione.

In attesa dei report dettagliati e dei rilievi 3D che verranno presentati ai prossimi congressi di settore (tra cui la Baltictech Conference 2026 e il Dive-Expo di Anversa), la spedizione lascia una certezza: il limite di Matka Vrelo non è ancora stato scritto. La grotta continua a scendere.”

Grazie Luca! E complimenti a Bartlomiej, Luca e a tutta la squadra di Matka Vrelo 300!

Dietro quei – 338 m ci sono preparazione, competenza, organizzazione e fiducia reciproca: tutte elevate alla massima potenza.

Ore di immersione e decompressione, decine di bombole predisposte lungo il percorso, uomini e donne impegnati sott’acqua e in superficie per rendere possibile e sicura un’esplorazione ai limiti.

E poi c’è quella frase che, per chi ama l’esplorazione, è la più emozionante di tutte, la migliore: la grotta continua.

Da lì, prima o poi, ricomincerà il viaggio. Ma prima, un brindisi!

Bravissimi!

Foto e testo: Luca Cavicchioli / Digitalmovie.it

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SSI ETS al Raduno di Costacciaro, due momenti associativi importanti il 30 ottobre 2026: Assemblea straordinaria e Assemblea ordinaria

Október 22nd 2026 at 04:30

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I Soci della Società Speleologica Italiana ETS sono chiamati a due appuntamenti consecutivi: alle 15.30 l’Assemblea straordinaria per le modifiche statutarie richieste dal MASE, alle 16.00 l’Assemblea ordinaria con il rinnovo degli organi per il triennio 2027-2029

A Costacciaro, durante l’Incontro Internazionale di Speleologia, il pomeriggio di venerdì 30 ottobre 2026 vedrà due momenti molto importanti per la Società Speleologica Italiana ETS: si terranno in seconda convocazione due distinte Assemblee dei Soci, alle 15.30 la straordinaria e alle 16.00 l’ordinaria.

Convocate entrambe il 13 ottobre e ospitate nella Sala San Marco, affrontano questioni diverse ma altrettanto rilevanti per la vita della Società.

Convocate il 13 ottobre scorso nella Sala San Marco, sono altrettanto rilevanti.

Ore 15.30 – Assemblea straordinaria

L’Assemblea straordinaria è fissata in seconda convocazione venerdì 30 ottobre alle 15.30. La prima convocazione è prevista giovedì 29 ottobre alle 21.

All’ordine del giorno, dopo la nomina del Presidente, degli Scrutatori e del Verbalizzante e la verifica dei poteri dell’Assemblea, c’è la discussione e approvazione della variazione di due articoli dello Statuto della SSI ETS, gli articoli 10 e 14, su richiesta del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).

Ore 16.00 – Assemblea ordinaria

Mezz’ora dopo, alle 16.00, è prevista in seconda convocazione l’Assemblea ordinaria. La prima convocazione è fissata per giovedì 29 ottobre alle 21.30.

L’ordine del giorno comprende diversi passaggi della vita della Società:

  • relazione del Presidente e del Consiglio sulle attività del triennio 2024-2026;
  • relazioni di Commissioni e Uffici;
  • definizione delle quote sociali 2027;
  • esiti del concorso “Rilievo: tra arte e tecnica”, del bando 5×1000 e del Premio speleologico internazionale Giovanni Badino;
  • scrutinio delle elezioni e rinnovo degli organi direttivi della SSI ETS per il triennio 2027-2029.

Scintilena ne ha già parlato lo scorso 17 ottobre, in un articolo dedicato all’Assemblea ordinaria e al futuro della Società Speleologica Italiana.

Hanno diritto di voto i Soci in regola con il pagamento della quota associativa 2026 e iscritti da almeno tre mesi.

Lo Statuto consente la partecipazione per delega: ogni Socio può ricevere al massimo tre deleghe. Per i Soci collettivi valgono le specifiche disposizioni previste per i rappresentanti dei Gruppi.

Due appuntamenti, una partecipazione importante

Le due Assemblee riuniscono nello stesso pomeriggio questioni diverse ma entrambe rilevanti: prima l’adeguamento dello Statuto, poi il bilancio del triennio trascorso e la definizione degli organi che guideranno la SSI dal 2027 al 2029.

Per i Soci presenti a Costacciaro sarà quindi importante tenere presenti entrambi gli orari: 15.30 Assemblea straordinaria, 16.00 Assemblea ordinaria, perché, come in ogni occasione di vita associativa, la partecipazione all’Assemblea è uno dei momenti in cui è possibile esercitare direttamente il proprio ruolo nella vita della Società.

SSI, a Costacciaro si sceglie il futuro della speleologia italiana – 17 ottobre 2026 https://www.scintilena.com/ssi-a-costacciaro-si-sceglie-il-futuro-della-speleologia-italiana/10/17/

Fonti

Società Speleologica Italiana ETS – Convocazione Assemblea Straordinaria dei Soci, 13 ottobre 2026

Società Speleologica Italiana ETS – Convocazione Assemblea Straordinaria dei Soci, ottobre 2026 https://speleo.it/site/convocazione-assemblea-staordinaria-dei-soci-della-societa-speleologica-italiana-ets-10-2026/

Società Speleologica Italiana ETS – Convocazione Assemblea Ordinaria dei Soci, ottobre 2026 https://speleo.it/site/convocazione-assemblea-ordinaria-dei-soci-della-societa-speleologica-italiana-ets-10-2026/

L'articolo SSI ETS al Raduno di Costacciaro, due momenti associativi importanti il 30 ottobre 2026: Assemblea straordinaria e Assemblea ordinaria proviene da Scintilena.

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