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Premio Giovanni Badino e 5×1000 SSI 2026: dalla vita estrema di Frasassi ai giovani e all’archeologia sotterranea

November 3rd 2026 at 04:00

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Project STYX di Beatrice Rivoira vince la terza edizione del Premio Badino con una ricerca nelle acque sulfuree del sistema carsico marchigiano. Il Bando 5×1000 della Società Speleologica Italiana sosterrà invece Speleo Young 2027 di Francesco Maurano e il progetto di Massimo Pozzo dedicato all’incontro tra archeologia e speleologia

Tre progetti molto diversi, ma con un elemento comune: utilizzare la speleologia come strumento di ricerca, conoscenza e formazione.

La Società Speleologica Italiana ETS ha annunciato nell’Assemblea annuale dei soci, che ha avuto luogo al Raduno di Costacciaro 2026, i risultati 2026 del Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino e del bando finanziato attraverso il 5×1000, presentati in occasione dell’Incontro Internazionale di Speleologia di Costacciaro.

A vincere la terza edizione del Premio Badino è Project STYX: Sulfur. Water. Life., coordinato da Beatrice Rivoira insieme a un gruppo internazionale di ricercatori.

Per il bando 5×1000 sono stati selezionati “Summer Camp Speleo Young 2027”, presentato da Francesco Maurano, e “Archeologia e Speleologia: due mondi in connessione”, presentato da Massimo Pozzo.

Project STYX: nelle acque sulfuree di Frasassi alla ricerca della vita

Il progetto vincitore del Premio Giovanni Badino nasce da una collaborazione scientifica ed esplorativa avviata nel 2023 nel sistema carsico di Frasassi.

Il nome scelto, STYX – Sulfur. Water. Life., riassume bene il campo di ricerca: zolfo, acqua e vita. Beatrice Rivoira ne ha parlato con entusiasmo e competenza al Raduno 2026 a Costacciaro sabato 31 ottobre al Teatro Tenda.

Le indagini riguardano ambienti sotterranei isolati, sulfurei e permanentemente stratificati, raggiunti utilizzando avanzati autorespiratori a circuito chiuso. Qui esplorazione e ricerca scientifica procedono insieme.

L’obiettivo è studiare la vita microbica presente nelle falde acquifere carsiche, in condizioni ambientali molto particolari, e comprenderne le implicazioni anche nel campo dell’astrobiologia, la disciplina che studia le possibilità e le condizioni della vita nell’universo.

Il connubio tra esplorazione estrema e ricerca geobiologica ha condotto Project STYX direttamente al primo posto.

Il Premio Badino assegna al progetto di Beatrice Rivoira e del suo gruppo un contributo di 2.500,00 euro.

Alla terza edizione di quella che è stata una competizione decisamente internazionale sono arrivati otto progetti: la metà delle candidature proveniva da speleologi stranieri o era collegata a istituzioni estere.

Gli argomenti affrontati danno anche un’idea di quanto si sia ampliato oggi il campo della ricerca speleologica: digitalizzazione tridimensionale delle grotte, formazione delle pisoliti, cavità glaciali e glaciovulcaniche, evoluzione del permafrost, cambiamento climatico negli ambienti ipogei, organismi estremofili, maree termiche atmosferiche e climatologia dei tubi di lava.

Al secondo posto si è classificato ESCAPE, di Théophile Cailhol e Charlotte Honiat, dedicato all’esplorazione delle grotte subglaciali e all’evoluzione del permafrost nel massiccio della Vanoise, nelle Alpi francesi.

Terzo posto ex aequo per ThermoKarst di Claudio Pastore, sulla risposta termica dei sistemi carsici e delle grotte al cambiamento climatico, e VICE di Linda Sobolewski, dedicato alle cavità subglaciali di Kverkfjöll sotto la calotta glaciale del Vatnajökull, in Islanda.

Un premio nel nome di Giovanni Badino

Il riconoscimento, arrivato alla terza edizione, è promosso e finanziato dalla Società Speleologica Italiana ETS insieme all’Associazione di Esplorazioni Geografiche La Venta APS. Porta il nome di Giovanni Badino, fisico, speleologo ed esploratore che ha legato profondamente la ricerca scientifica all’esplorazione delle grotte.

Giovanni Badino – foto da Wikipedia

Non sorprende quindi che il progetto premiato nel 2026 si collochi proprio su quella frontiera dove entrare in ambienti difficili non rappresenta il punto di arrivo, ma il mezzo per porre nuove domande scientifiche.

SSI e La Venta hanno già annunciato l’intenzione di proseguire con una quarta edizione del premio.

Il 5×1000 SSI investe sull’educazione ambientale

Accanto al Premio Badino, SSI ha comunicato anche i risultati del bando 5×1000 2026.

La Società, riconosciuta come associazione di protezione ambientale, ha destinato al bando i 2.547,81 euro ricevuti attraverso il 5×1000 nel 2025.

Il tema scelto quest’anno è l’educazione ambientale, con particolare attenzione ai programmi capaci di coinvolgere le comunità locali e soprattutto i giovani nella conoscenza e nella salvaguardia degli ambienti ipogei.

I progetti che sono stati selezionati sono due.

Speleo Young 2027: portare i ragazzi sottoterra per conoscere e proteggere

Il primo è “Summer Camp Speleo Young 2027”, presentato da Francesco Franz Maurano.

Il nome si inserisce in un’esperienza che ha già alle spalle diverse edizioni. Speleo Young è nato nel 2023 e propone a ragazzi e ragazze un incontro diretto con la speleologia, il carsismo e gli ambienti naturali.

L’edizione 2026, organizzata da Tetide APS a Morigerati, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ha coinvolto giovani tra i 12 e i 17 anni.

Il programma ha affiancato alle escursioni in grotta attività di torrentismo, tecniche speleologiche, cartografia, orientamento e topografia, insieme a incontri sull’ecologia, sugli animali cavernicoli, sulla salvaguardia degli ecosistemi e sul rapporto tra uomo e grotte.

Non si tratta quindi soltanto di far conoscere ai più giovani l’esperienza dell’esplorazione.

L’idea è utilizzare la grotta come luogo nel quale imparare a osservare il territorio, comprenderne la fragilità e acquisire consapevolezza sulla tutela dell’acqua e degli ecosistemi sotterranei.

Francesco Maurano fa inoltre parte dell’European Children and Young Cavers Working Group della Federazione Speleologica Europea, nato per favorire il coinvolgimento di bambini e giovani nella speleologia e lo scambio di esperienze educative tra i diversi Paesi europei.

Il finanziamento SSI permetterà a questa esperienza di proseguire con Speleo Young 2027.

Archeologia e speleologia, due discipline che si incontrano sottoterra

Il secondo progetto finanziato attraverso il 5×1000 è “Archeologia e Speleologia: due mondi in connessione”, presentato da Massimo Pozzo.

La SSI non ha ancora pubblicato i dettagli operativi del progetto, ma il titolo indica con chiarezza il terreno sul quale intende muoversi: il rapporto tra ricerca speleologica e archeologica negli ambienti sotterranei. È un campo sul quale Pozzo e Underland hanno già lavorato. Tra le esperienze documentate c’è quella della Grotta Altro Pianet, in provincia di Bergamo, studiata attraverso la collaborazione tra speleologi e archeologi con l’impiego anche della fotogrammetria.

Ancora più significativo è quanto avvenuto nella grotta Cambio Programma, sull’Altopiano di Cariadeghe, nel Bresciano. Durante le esplorazioni condotte da Underland e Gruppo Grotte Brescia sono stati individuati resti scheletrici umani, dando origine nel 2022 a un intervento archeologico di emergenza e successivamente a uno studio interdisciplinare pubblicato dal Ministero della Cultura.

Sono casi che mostrano concretamente perché archeologia e speleologia abbiano bisogno di dialogare: lo speleologo può essere il primo a raggiungere un ambiente rimasto isolato per secoli o millenni e a riconoscere la presenza di tracce archeologiche. Da quel momento, però, modalità di accesso, documentazione, protezione e studio dei reperti richiedono competenze specifiche e una stretta collaborazione con archeologi e istituzioni preposte alla tutela.

Il progetto selezionato dalla SSI potrà sviluppare proprio l’incontro tra due mondi che, sotto terra, spesso percorrono gli stessi spazi.

Tre modi diversi di guardare nel buio

Dalle acque sulfuree di Frasassi ai ragazzi che imparano a conoscere una grotta, fino alle tracce lasciate dall’uomo negli ambienti sotterranei, i progetti premiati nel 2026 raccontano tre direzioni molto diverse della speleologia contemporanea.

Esplorare resta fondamentale. Ma ciò che viene trovato può diventare ricerca sulla vita in condizioni estreme, educazione ambientale, conoscenza archeologica e tutela.

Il fil rouge delle iniziative non ha interruzioni: entriamo nel sottosuolo per riportarne fuori conoscenza.

Fonti

Società Speleologica Italiana ETS – Premio speleologico internazionale Giovanni Badino 2026 – I vincitori – 30 ottobre 2026
https://speleo.it/site/premio-speleologico-internazionale-giovanni-badino-2026-vincitori/

Società Speleologica Italiana ETS – Bando 2026 per l’erogazione del cinque per mille riservato ai Soci della SSI ETS: i vincitori – 30 ottobre 2026
https://speleo.it/site/bando-2026-per-lerogazione-del-cinque-per-mille-riservato-ai-soci-della-ssi-ets-i-vincitori/

Tetide APS – Summer Camp Speleo Young 2026 – 2026
https://www.tetide.org/esperienze/summer-camp-speleo-young-2026/

Federazione Speleologica Europea – European Children and Young Cavers Working Group
https://www.eurospeleo.eu/european-children-and-young-cavers-working-group-ecyc/

XXIII Congresso Nazionale di Speleologia – La Grotta Altro Pianet (BG): tutela e valorizzazione del paesaggio archeologico sotterraneo – Cristina Longhi, Massimo Pozzo, Marco Tremari – 2022
https://www.congressospeleo2020.it/wp-content/uploads/2023/11/ormea2.pdf

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  • Elezioni SSI 2026, Orsini presidente: affluenza fra le più alte degli ultimi anni
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Elezioni SSI 2026, Orsini presidente: affluenza fra le più alte degli ultimi anni

November 2nd 2026 at 12:59

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Le Elezioni SSI 2026 si chiudono con il 35,02% di partecipazione e oltre 1.170 votanti. Sergio Orsini confermato alla presidenza della Società Speleologica Italiana ETS. Il rinnovo delle cariche accompagna le attività dell’associazione nella ricerca, nella formazione, nella documentazione e nella tutela del patrimonio sotterraneo.

Sergio Orsini è stato eletto presidente della Società Speleologica Italiana ETS con 630 voti, contro i 452 ottenuti da Vincenzo Martimucci. Lo scrutinio delle Elezioni SSI 2026 si è svolto il 30 ottobre a Costacciaro, durante l’Assemblea dei soci, nell’ambito del raduno internazionale di speleologia.

L’affluenza ha raggiunto il 35,02% dei 3.352 aventi diritto, con oltre 1.170 socie e soci partecipanti. La consultazione si colloca fra quelle con la partecipazione più elevata degli ultimi anni, sia per numero di votanti sia per percentuale sul corpo elettorale.

Il rinnovo riguarda la presidenza, gli otto componenti elettivi del Consiglio direttivo, i cinque membri dell’Organo di controllo e i tre probiviri. Le elezioni definiscono gli organi associativi per il triennio 2027-2029.[radunocostacciaro]

Elezioni SSI 2026 e partecipazione

Il dato dell’affluenza costituisce uno degli elementi principali delle Elezioni SSI 2026. Oltre un terzo degli aventi diritto ha partecipato alla scelta delle persone chiamate a guidare e presidiare il funzionamento dell’associazione.

Il confronto con due precedenti consultazioni restituisce la dimensione della partecipazione. Nel 2017 votarono 738 soci su 3.235 aventi diritto, pari a circa il 22,81%. Nel 2020 i votanti furono 864 su 2.662, corrispondenti a circa il 32,46%, secondo i rispettivi risultati del 2017 e risultati del 2020.

Rispetto a entrambe queste tornate, il 2026 presenta un numero maggiore di partecipanti e una percentuale superiore. Il risultato assume rilievo anche per l’ampiezza della base elettorale: gli aventi diritto sono stati 3.352.

Il voto riguarda una realtà nazionale articolata. La SSI riunisce competenze esplorative, scientifiche, didattiche e documentarie, che trovano espressione nelle commissioni, nelle scuole e nelle collaborazioni territoriali, come descritto nelle pagine ufficiali dedicate alla formazione e al Catasto nazionale.

Elezioni SSI 2026: la presidenza

La votazione per la presidenza ha assegnato 630 preferenze a Sergio Orsini e 452 a Vincenzo Martimucci. Il distacco fra i due candidati è di 178 voti.

Candidato alla presidenzaVoti
Sergio Orsini630
Vincenzo Martimucci452

Orsini prosegue così alla guida della Società Speleologica Italiana. Il suo nome compare già come presidente nei risultati ufficiali della consultazione del 2020.

Elezioni SSI 2026: il direttivo

Per gli otto posti del Consiglio direttivo, Marina Abisso ha ottenuto il maggior numero di preferenze, con 547 voti. Seguono Emilia Bottegal, conosciuta anche come Mila, con 493 voti, e Carla Galeazzi con 381.

Nelle prime otto posizioni figurano anche Andrea Benassi, Rossana D’Arienzo, Ferdinando Didonna, Stefano Cattabriga e Marco Vattano. La composizione definitiva dovrà tenere conto della scelta di Carla Galeazzi, risultata eletta anche fra i probiviri.

Candidato al Consiglio direttivoVoti
Marina Abisso547
Emilia Bottegal, Mila493
Carla Galeazzi*381
Andrea Benassi359
Rossana D’Arienzo350
Ferdinando Didonna333
Stefano Cattabriga328
Marco Vattano298
Alessandro Marraffa282
Luca Imperio274
Pierpaolo Fiorito265
Massimiliano Werk257
Francesco Murgia246
Giovanni Ragone215
Fedele Messina202
Massimiliano Zago192
Michele Magnoni157
Paolo Madonia127
Henry De Santis126
Lorenzo Grassi118
Rosario Ruggeri71

Carla Galeazzi dovrà optare per una sola carica.

SSI: controllo e probiviri

Per l’Organo di controllo, che prevede cinque componenti, le prime posizioni sono occupate da Cristina Donati Marchesi, Emanuela De Rossi, Giorgio Fornasier, Alessandro Casadei Turroni e Andrea Barbierato.

Candidato all’Organo di controlloVoti
Cristina Donati Marchesi625
Emanuela De Rossi472
Giorgio Fornasier412
Alessandro Casadei Turroni397
Andrea Barbierato378
Fabrizio Fusconi325
Antonio Denora286

Nella votazione per i tre probiviri, Maria Luigia Satta ha raccolto 625 preferenze. Seguono Federico Cendron con 582, Carla Galeazzi con 519 ed Enrico Maria Sacchi con 434.

Candidato al Collegio dei probiviriVoti
Maria Luigia Satta625
Federico Cendron582
Carla Galeazzi*519
Enrico Maria Sacchi434

Anche per questa graduatoria, l’esito definitivo terrà conto dell’opzione di Carla Galeazzi.

I risultati completi delle Elezioni SSI 2026 sono pubblicati nella pagina ufficiale dello scrutinio.

Società Speleologica Italiana: le radici

Il rinnovo delle cariche si inserisce nella storia di un’associazione che collega esplorazione, ricerca e protezione dell’ambiente sotterraneo. La SSI fu costituita il 25 giugno 1950 al Museo Civico di Storia Naturale di Verona, raccogliendo un percorso associativo avviato nel 1903, come ricostruisce la storia ufficiale della Società.

Fin dalla ricostituzione, l’associazione ha sviluppato rapporti con l’Istituto Italiano di Speleologia e con l’ambiente universitario bolognese. Questo legame ha contribuito a mantenere vicine l’attività dei gruppi e la ricerca sul carsismo, secondo la medesima ricostruzione storica.

La Società Speleologica Italiana è riconosciuta come associazione di protezione ambientale. Dal 2022 è inoltre Ente del Terzo Settore ed è membro dell’Union Internationale de Spéléologie e della Federazione Speleologica Europea, come riportato nella presentazione storica e istituzionale.

Questi diversi ambiti definiscono il suo ruolo. La SSI opera nella comunità speleologica, ma interviene anche nella conservazione degli ambienti ipogei, nella diffusione delle conoscenze e nel confronto con le istituzioni.

SSI e ricerca speleologica

L’attività scientifica della SSI comprende il sostegno a progetti, la valutazione delle proposte di ricerca e il collegamento fra discipline differenti. Nel 2022 è stato istituito un Comitato scientifico, con funzioni di supporto al Consiglio direttivo e alle commissioni, secondo la pagina ufficiale dedicata.

Il Comitato contribuisce alle posizioni associative sulle questioni ambientali. Collabora inoltre alla preparazione di documenti e alla valutazione dei progetti presentati ai bandi, fra cui il Premio internazionale Giovanni Badino e quelli finanziati con il cinque per mille, come precisato nella descrizione delle sue funzioni.

La ricerca sostenuta dall’associazione attraversa geologia, climatologia sotterranea, biospeleologia e documentazione digitale. La varietà dei progetti presentati al Premio Badino 2026 comprende anche ambienti glaciali, cavità laviche e organismi estremofili, secondo il resoconto ufficiale del premio.

SSI: scuole e formazione

La formazione è affidata alla Commissione Nazionale Scuole di Speleologia, la CNSS-SSI. Il suo lavoro comprende tecnica, ricerca esplorativa e scientifica, documentazione, prevenzione degli incidenti e rispetto ambientale, secondo la presentazione della Commissione.

L’organizzazione si sviluppa su tre livelli territoriali. Le scuole locali realizzano corsi di base e approfondimento; i comitati regionali promuovono qualificazione e specializzazione; la struttura nazionale organizza corsi specialistici e coordina la produzione didattica, come descrive la struttura della CNSS.

L’insegnamento non si esaurisce nelle manovre su corda. Comprende anche la capacità di osservare, rilevare e documentare una grotta, collocando la progressione tecnica all’interno di una pratica rispettosa dell’ambiente, in coerenza con gli obiettivi didattici della CNSS.

Un esempio recente è il corso del 2026 dedicato alla documentazione speleologica. Le attività hanno affrontato archivi, organizzazione delle biblioteche e ricerca bibliografica, con appuntamenti online e in presenza nell’area bolognese, come riportato da Scintilena.

Catasto SSI e conoscenza territoriale

Il Catasto Nazionale delle Grotte d’Italia raccoglie e mantiene aggiornate informazioni sulla posizione, sulle dimensioni e sui rilievi delle cavità naturali. La sua organizzazione si basa sul lavoro dei catasti regionali e dei rispettivi curatori, secondo la descrizione ufficiale del Catasto.

Questo patrimonio documentario collega le esplorazioni alla conoscenza del territorio. I dati riguardano anche le aree carsiche, le sorgenti associate e la vulnerabilità delle risorse idriche, come specificato nella pagina del Catasto nazionale.

Il rilievo speleologico assume quindi una funzione che supera il resoconto della singola uscita. Diventa una base per successive ricerche e per la lettura dei sistemi sotterranei.

La Commissione Catasto promuove anche il concorso “Rilievo: tra arte e tecnica”. L’iniziativa richiama l’attenzione sulla rappresentazione delle grotte e sulla qualità della documentazione prodotta dagli speleologi, come indicato fra le attività della Commissione.

Cavità artificiali: SSI e ISPRA

Un altro settore riguarda gli ambienti sotterranei realizzati o modificati dall’uomo. La SSI gestisce dal 1989 il Catasto delle Cavità Artificiali attraverso una rete di curatori regionali, secondo la presentazione della collaborazione con ISPRA.

La convenzione stipulata nel 2020 con ISPRA ha portato alla realizzazione del Geodatabase Nazionale delle Cavità Artificiali, disponibile online dal 2023. L’archivio raccoglie ubicazioni, documentazione, planimetrie, sezioni e relazioni di sopralluogo.[isprambiente.gov]

Il progetto dedica attenzione alle caratteristiche geologiche e morfometriche, oltre che agli aspetti di pericolosità. Le informazioni possono sostenere la gestione del territorio e gli interventi di mitigazione del rischio.[isprambiente.gov]

Si tratta di un collegamento concreto fra attività speleologica e utilità pubblica. La documentazione del sottosuolo antropico contribuisce alla conoscenza di strutture spesso poco visibili e alla valutazione delle loro condizioni.[isprambiente.gov]

Documentazione SSI e patrimonio bibliografico

La conservazione dei risultati è un altro asse dell’attività associativa. Il Centro Italiano di Documentazione Speleologica “Franco Anelli”, le biblioteche e gli strumenti di catalogazione permettono di consultare studi, relazioni e pubblicazioni prodotti in epoche diverse, come illustrato nell’approfondimento di Scintilena sulla documentazione speleologica.

Il progetto Speleoteca riunisce cataloghi di biblioteche specializzate e facilita la ricerca bibliografica. Offre uno strumento per ricostruire le conoscenze disponibili prima di avviare nuove esplorazioni o approfondimenti scientifici, secondo lo stesso articolo dedicato al corso SSI.

Questa attività riguarda anche la memoria dei gruppi. Rilievi, bollettini, fotografie e resoconti di spedizione costituiscono un patrimonio che deve essere ordinato e reso consultabile, come spiegato nell’approfondimento sulla formazione documentaria.

Editoria SSI e divulgazione speleologica

La produzione editoriale comprende le riviste Speleologia e Opera Ipogea. Le pubblicazioni ospitano contributi sulle esplorazioni e sugli studi del mondo sotterraneo, offrendo spazi differenti alla documentazione delle attività.[scintilena]

Anche il raduno di Costacciaro ha ospitato questo versante del lavoro associativo. Il programma SSI prevedeva un punto dedicato a libri e riviste, curato dal CIDS “Franco Anelli”, con il numero 94 di Speleologia in consultazione, secondo il programma ufficiale della presenza SSI.

La divulgazione passa inoltre attraverso incontri, corsi e strumenti audiovisivi. A Costacciaro era prevista per il 31 ottobre l’anteprima nazionale del documentario “Hidden Waters – Le acque nascoste”, inserita nel programma associativo del raduno.

Puliamo il Buio e tutela

La protezione degli ambienti ipogei trova un’applicazione operativa in Puliamo il Buio, la campagna promossa dalla SSI con Legambiente. Le attività comprendono rimozione dei rifiuti, documentazione del degrado e sensibilizzazione sul patrimonio sotterraneo.[scintilena]

L’iniziativa coinvolge gruppi e federazioni territoriali. Gli interventi richiedono competenze speleologiche quando i materiali si trovano in pozzi, inghiottitoi o settori raggiungibili soltanto con tecniche specifiche.[scintilena]

Nel 2026 le attività hanno interessato, fra gli altri luoghi, Tuvixeddu a Cagliari, l’inghiottitoio di Monte Carello fra Noci e Alberobello e la Buca di Pianiza dell’Alpe Sant’Antonio nel territorio di Molazzana.[speleotoscana][scintilena][scintilena]

La campagna non si limita alla pulizia. Punta a individuare le situazioni di rischio, documentarle e contribuire alla definizione di soluzioni per la bonifica e la prevenzione.[speleotoscana]

SSI e cambiamento climatico sotterraneo

Fra i progetti scientifici figura Underground Climate Change, UCC. Avviata alla fine del 2023, l’iniziativa di citizen science studia gli effetti del cambiamento climatico nelle grotte, secondo la presentazione ufficiale SSI.

Il progetto costruisce una rete di monitoraggio e una banca dati delle temperature di aria, acqua e roccia. Il lavoro comprende il recupero delle misure storiche e l’organizzazione di rilevamenti confrontabili nel tempo, come descritto dalla SSI e nell’approfondimento di Scintilena.[scintilena]

Alla fine del 2025 la rete contava oltre venti stazioni in funzione. Gli obiettivi riguardano la comprensione del riscaldamento sotterraneo e delle sue conseguenze sugli ecosistemi e sulle riserve idropotabili, secondo la scheda ufficiale UCC.

Il tema si inserisce in un settore scientifico in sviluppo. Uno studio pubblicato nel 2026 su Scientific Reports propone un protocollo di controllo della qualità delle temperature in grotta, sperimentato su dati di diciannove cavità piemontesi.[link.springer]

Biospeleologia SSI e tutela dei pipistrelli

La conoscenza della fauna sotterranea costituisce un ulteriore ambito di attività. La formazione specialistica permette agli speleologi di contribuire alle osservazioni senza separare la raccolta dei dati dalla conservazione degli habitat.

Un precedente documentato è il corso di biospeleologia sul monitoraggio dei chirotteri organizzato a Bari nel 2014 nell’ambito della CNSS-SSI. L’iniziativa coinvolse la Federazione Speleologica Pugliese, il Laboratorio Ipogeo Salentino di Biospeleologia, Tutela Pipistrelli e il Gruppo Speleologico Vespertilio, come riportato da Tutela Pipistrelli.

Il programma affrontava biologia, ecologia e tecniche non invasive per osservare le popolazioni. Prevedeva inoltre il coinvolgimento dei gruppi nella costruzione di una rete di monitoraggio regionale, secondo il programma del corso.

Nel 2026 l’attenzione divulgativa alla fauna di grotta ha riguardato anche i ragni Meta menardi e Meta bourneti, scelti dalla SSI come animali di grotta dell’anno. Le due specie consentono di affrontare il rapporto fra distribuzione, microclima e cambiamento climatico.[scintilena]

Premio Badino e ricerca finanziata

La SSI sostiene la ricerca anche attraverso contributi economici. Il Premio speleologico internazionale Giovanni Badino, promosso con l’associazione La Venta APS, è arrivato nel 2026 alla terza edizione, secondo il comunicato sui vincitori.

Sono stati presentati otto progetti. Il riconoscimento è stato assegnato a “Project STYX: Sulfur. Water. Life.”, presentato da Beatrice Rivoira con un gruppo internazionale di ricerca, come riportato nei risultati ufficiali del premio.

Il progetto riguarda il sistema carsico di Frasassi e lo studio della vita microbica in ambienti sotterranei sulfurei. Il contributo assegnato è di 2.500 euro, secondo il resoconto SSI.

Le candidature hanno affrontato anche permafrost, grotte subglaciali, risposta termica dei sistemi carsici e digitalizzazione tridimensionale. Il quadro mostra la varietà delle discipline che oggi concorrono alla ricerca speleologica, documentata nella graduatoria del Premio Badino 2026.

Cinque per mille ed educazione

Un altro strumento di sostegno è il bando finanziato con il cinque per mille. L’edizione 2026 ha destinato 2.547,81 euro, ricevuti nel 2025, a progetti di educazione ambientale rivolti alle comunità locali e soprattutto ai più giovani, secondo la comunicazione ufficiale sui vincitori.

I due progetti selezionati sono “Summer Camp Speleo Young 2027”, presentato da Francesco Maurano, e “Archeologia e Speleologia: due mondi in connessione”, presentato da Massimo Pozzo. La valutazione è stata affidata al Comitato scientifico, integrato da un componente del Consiglio direttivo, come indicato nei risultati del bando.

Il finanziamento collega così le risorse associative alla divulgazione e alla conoscenza degli ambienti ipogei. L’obiettivo dichiarato è coinvolgere le comunità nella loro salvaguardia, secondo i contenuti del bando 2026.

SSI e rappresentanza istituzionale

L’attività della Società Speleologica Italiana comprende anche il confronto con le istituzioni. Nel luglio 2026 la SSI ha portato il proprio contributo all’esame del disegno di legge n. 1499 sulla promozione e valorizzazione delle Grotte d’Italia, attraverso l’audizione del presidente Sergio Orsini presso la 9ª Commissione del Senato.[scintilena]

Questo ambito affianca il lavoro svolto sul terreno. La conoscenza accumulata attraverso esplorazioni, rilievi e studi entra nel confronto sui provvedimenti che riguardano il patrimonio carsico e sotterraneo.[scintilena][isprambiente.gov]

Sul piano internazionale, l’appartenenza alla UIS e alla Federazione Speleologica Europea colloca la SSI nelle reti di collaborazione della disciplina, come indicato nella presentazione istituzionale dell’associazione.

Le Elezioni SSI 2026 rinnovano quindi gli organi di una struttura impegnata su più fronti. Alla guida associativa si collegano scuole, archivi, catasti, progetti scientifici e campagne ambientali: attività che accompagnano il passaggio al triennio 2027-2029.[radunocostacciaro]

Fonti e approfondimenti


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  • Sa Marchesa, nuovi spazi per il turismo speleo-archeologico: accordo sul recupero delle ex aree minerarie
    Condividi Il Parco Geominerario della Sardegna e il Comune di Nuxis hanno firmato la convenzione per riqualificare gli ex spogliatoi della miniera. Il recupero delle ex aree minerarie rafforza l’accoglienza nel sito di Sa Marchesa, collegato alla Grotta di Acquacadda. Il Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna e il Comune di Nuxis hanno sottoscritto una convenzione per recuperare l’edificio degli spogliatoi dell’ex miniera di Sa Marchesa, in località Acquacadda. L’intervento prev
     

Sa Marchesa, nuovi spazi per il turismo speleo-archeologico: accordo sul recupero delle ex aree minerarie

November 2nd 2026 at 05:00

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Il Parco Geominerario della Sardegna e il Comune di Nuxis hanno firmato la convenzione per riqualificare gli ex spogliatoi della miniera. Il recupero delle ex aree minerarie rafforza l’accoglienza nel sito di Sa Marchesa, collegato alla Grotta di Acquacadda.

Il Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna e il Comune di Nuxis hanno sottoscritto una convenzione per recuperare l’edificio degli spogliatoi dell’ex miniera di Sa Marchesa, in località Acquacadda. L’intervento prevede una sala convegni, una reception e un’area espositiva, a servizio del complesso geo-speleologico e archeologico del Sulcis.[1][2]

Sa Marchesa, la convenzione

La firma si è svolta nella sede del Parco a Serbariu, a Carbonia. Erano presenti il commissario straordinario Roberto Curreli e il sindaco di Nuxis Romeo Ghilleri.[2][1]

L’accordo interessa un edificio legato alla vita quotidiana dei lavoratori della miniera. Gli spogliatoi di Sa Marchesa sono documentati anche nel Catalogo generale dei beni culturali, che conserva una scheda dedicata al fabbricato.[3]

Il recupero delle ex aree minerarie assume così una dimensione concreta. Gli ambienti destinati ai servizi dei minatori saranno riutilizzati per accogliere il pubblico e ospitare attività culturali, mantenendo il collegamento con la storia del luogo.[2][3]

Turismo speleo-archeologico e accoglienza

La reception, la sala convegni e gli spazi espositivi aggiungeranno nuove funzioni al sito di Sa Marchesa. Il complesso ospita già iniziative dedicate alla conoscenza del sottosuolo e alla valorizzazione delle cavità naturali e artificiali.[4][2]

Nel 2023, proprio a Sa Marchesa, si è svolto il convegno sulle cavità artificiali e sul turismo sostenibile promosso dallo Speleo Club Nuxis. L’iniziativa ha riunito esperienze di ricerca e gestione dei siti ipogei, inserendo il patrimonio minerario in una riflessione più ampia sulla fruizione culturale del territorio.[4]

Il recupero delle ex aree minerarie si collega quindi a un’attività divulgativa già presente. La nuova destinazione degli spogliatoi offrirà ulteriori ambienti per svilupparla.[2][4]

Acquacadda, ricerca nella grotta

La Grotta di Acquacadda rappresenta una componente centrale del sito. Le indagini dell’Università di Cagliari, dirette da Riccardo Cicilloni, sono riprese nel settembre 2019 con metodologie archeologiche e archeometriche.[5]

Le campagne di scavo contribuiscono a ricostruire le frequentazioni preistoriche della cavità. Alle attività partecipano ricercatori e studenti, nel quadro di una collaborazione che coinvolge il territorio di Nuxis.[6][7][8]

Lo Speleo Club Nuxis svolge un ruolo nella gestione e nella divulgazione del complesso di Sa Marchesa. L’incontro tra ricerca universitaria, conoscenza speleologica e attività culturali costituisce uno degli elementi che caratterizzano il sito.[9][5][4]

Acquacadda è Monumento naturale

La valorizzazione del complesso si accompagna a un recente riconoscimento di tutela. Con il decreto dell’assessora regionale della Difesa dell’ambiente del 22 aprile 2026, n. 10, è stato istituito il Monumento naturale “Grotta di Acquacadda – Su Montixeddu”.[10]

Il provvedimento protegge l’integrità della cavità e vieta l’asportazione di concrezioni, minerali e cristalli. Riserva inoltre attenzione al rinolofo maggiore e al rinolofo minore, presenti nella grotta.[11]

La gestione, la conservazione e la valorizzazione del Monumento naturale sono affidate al Comune di Nuxis. Le attività devono rispettare le esigenze degli habitat e delle specie, evitando disturbi alla fauna.[11]

Patrimonio minerario e territorio

Il recupero delle ex aree minerarie consente di conservare edifici, attrezzature e testimonianze del lavoro, attribuendo loro nuove funzioni pubbliche. In questo percorso, Sa Marchesa affianca la memoria estrattiva alla ricerca preistorica e alla conoscenza dell’ambiente sotterraneo.[12][13][5][4]

Il Sulcis offre già un riferimento nella Grande Miniera di Serbariu. Il recupero del complesso ha reso disponibili strutture museali e didattiche dedicate alla storia del carbone, alle tecniche estrattive e alla vita dei minatori.[12]

A Nuxis, la riqualificazione degli spogliatoi si inserisce in questa prospettiva. Il recupero delle ex aree minerarie passa anche da edifici di servizio che possono tornare a essere utilizzati, questa volta per l’accoglienza, lo studio e la divulgazione.[3][2]

Fonti della notizia


Recupero delle ex aree minerarie: bonifica, manutenzione e turismo speleo-archeologico in Italia

Il recupero delle ex aree minerarie come patrimonio culturale e ambientale. Sicurezza, ricerca, conservazione e gestione continuativa sono componenti complementari del turismo speleo-archeologico.

Recuperare il paesaggio minerario

Una miniera dismessa non coincide soltanto con le sue gallerie. Il patrimonio comprende edifici industriali, impianti, documenti, macchinari, infrastrutture e testimonianze delle comunità che vi hanno lavorato.[14]

Il recupero delle ex aree minerarie riguarda quindi un paesaggio costruito nel tempo. A San Silvestro, in Toscana, il progetto del parco archeominerario è nato proprio con l’obiettivo di valorizzare un territorio segnato dall’estrazione, non un singolo monumento isolato.[15]

Questa impostazione offre un criterio utile anche per gli interventi di dimensioni più contenute. La proposta di recupero può partire da un edificio e ricostruire, attraverso di esso, i rapporti tra sottosuolo, lavoro e insediamento.

Turismo speleo-archeologico e conoscenza

Il turismo speleo-archeologico può mettere in relazione ambienti sotterranei, tracce delle attività umane e trasformazioni del territorio. Esperienze come San Silvestro affiancano gallerie minerarie, musei, insediamenti medievali e percorsi di interesse geologico e naturalistico.[16]

La distinzione tra grotta naturale, scavo minerario e cavità modificata dall’uomo deve restare chiara nel racconto al pubblico. Nel Campigliese sono documentati anche ambienti nei quali le forme naturali si intrecciano con l’attività degli antichi minatori.[17]

Una proposta divulgativa coerente può utilizzare queste differenze come chiave di lettura. Il visitatore viene accompagnato a riconoscere l’origine degli ambienti, le tecniche di scavo e le successive trasformazioni.

Patrimonio minerario e tutela

Il Codice dei beni culturali e del paesaggio comprende, all’articolo 10, comma 4, lettera h, i siti minerari di interesse storico o etnoantropologico. Il recupero deve quindi considerare, secondo il regime applicabile al singolo bene, anche le esigenze di conservazione del patrimonio culturale.[18][19]

La ricerca archeologica può fornire una base decisiva alla progettazione. Il caso di San Silvestro mostra un percorso avviato dagli scavi universitari e dalle ricognizioni territoriali, poi sviluppato nella costituzione del parco.[15]

Sul piano operativo, è opportuno che il progetto distingua ciò che deve essere conservato, ciò che può essere adattato e ciò che richiede ulteriori indagini. Questa distinzione consente di assegnare una funzione ai manufatti senza ridurli a semplici contenitori.

Bonifica delle ex aree minerarie

La bonifica ambientale e il restauro edilizio affrontano questioni differenti. La disciplina nazionale sui siti contaminati considera le matrici ambientali e il rischio sanitario e ambientale, mentre la sicurezza dei siti minerari richiede anche verifiche delle strutture e degli ambienti di visita.[20][21]

Per le strutture di deposito dei rifiuti estrattivi, ISPRA considera sia il rischio statico-strutturale sia quello ecologico-sanitario. La valutazione comprende, tra gli altri elementi, le caratteristiche dei materiali depositati, la stabilità e gli interventi di contenimento o drenaggio.[22]

Il recupero delle ex aree minerarie deve perciò fondarsi su valutazioni specifiche. Le condizioni di un sito non possono essere trasferite automaticamente a un altro.

Nel caso di Sa Marchesa, la convenzione descritta riguarda la riqualificazione degli spogliatoi e le loro nuove destinazioni. Le considerazioni sulle bonifiche sviluppate in questa relazione riguardano il quadro generale della riconversione mineraria.[2]

Bonifica e destinazioni d’uso

La normativa ambientale utilizza anche l’analisi di rischio sito-specifica per definire gli obiettivi degli interventi sui siti contaminati. La destinazione futura dell’area deve quindi essere considerata insieme alle condizioni ambientali e alle modalità di esposizione delle persone.[20]

Una proposta di recupero può distinguere gli spazi destinati all’accoglienza, quelli riservati alla ricerca e quelli non accessibili al pubblico. La pianificazione per ambiti consente di collegare ciascuna funzione alle verifiche necessarie.

L’obiettivo operativo non dovrebbe essere l’apertura indistinta dell’intero complesso. È preferibile individuare un sistema di fruizione compatibile con le caratteristiche effettive dei luoghi.

Sicurezza delle gallerie minerarie

ISPRA e la rete ReMi hanno pubblicato indicazioni tecniche dedicate alla messa in sicurezza dei siti minerari dismessi valorizzati per finalità culturali. Il documento raccoglie pratiche e riferimenti maturati anche attraverso l’esperienza delle regioni.[21]

Per gli ambienti sotterranei, la progettazione affronta stabilità, ventilazione, gestione delle acque, impianti e condizioni di esercizio. Le indicazioni considerano sia gli interventi preliminari sia la successiva gestione in sicurezza.[23]

L’accessibilità fisica di una galleria non equivale quindi alla sua idoneità alla visita. Il percorso turistico deve essere individuato e gestito attraverso una valutazione tecnica coerente con l’uso previsto.[23]

Manutenzione delle ex miniere

La manutenzione è parte della gestione del sito, non una fase separata dalla valorizzazione. Le indicazioni ReMi collegano la progettazione degli interventi alle condizioni di esercizio e alla continuità dei controlli.[23]

Per un sito aperto al pubblico, una proposta di piano manutentivo dovrebbe comprendere almeno:

  • Controlli delle opere di consolidamento e delle strutture.
  • Verifica dei drenaggi e dei punti di raccolta dell’acqua.
  • Manutenzione di impianti, illuminazione e comunicazioni.
  • Controllo di parapetti, passerelle e pavimentazioni.
  • Verifica della segnaletica e delle attrezzature di emergenza.
  • Registrazione delle anomalie e degli interventi eseguiti.

Le frequenze devono essere stabilite dai responsabili tecnici in relazione al sito. Il piano dovrebbe anche indicare chi effettua i controlli, chi valuta i risultati e chi dispone eventuali limitazioni all’accesso.

Acque e paesaggio minerario

La gestione delle acque compare tra gli aspetti tecnici affrontati nelle indicazioni sulla sicurezza delle miniere dismesse. Anche negli inventari dei depositi estrattivi, drenaggi e sistemi di copertura sono considerati elementi rilevanti per la stabilità delle strutture.[22][23]

Il progetto di recupero dovrebbe quindi leggere insieme superficie e sottosuolo. Una proposta operativa può prevedere la documentazione dei percorsi dell’acqua, dei drenaggi storici e degli interventi successivi.

La manutenzione non dovrebbe limitarsi agli ambienti più visibili. Anche le opere di servizio meritano una collocazione esplicita nel programma gestionale.

Conservare gli edifici minerari

Gli edifici di servizio raccontano aspetti del lavoro che la sola visita in galleria non può rappresentare. A Serbariu, il recupero museale comprende la lampisteria, la sala argani e gli ambienti dedicati alla storia del carbone e dei minatori.[12]

In Val Germanasca, l’offerta integra percorsi sotterranei, esposizione permanente, archivio storico, laboratori e centro di accoglienza. Queste esperienze mostrano una valorizzazione distribuita tra fabbricati e sottosuolo.[24][12]

Per gli interventi futuri, una scelta progettuale utile consiste nel mantenere riconoscibile la funzione originaria degli ambienti. Spogliatoi, officine e sale macchine possono ospitare nuovi servizi senza perdere il proprio significato documentario.

Ricerca speleologica e archeologia

Il contributo speleologico può affiancare la documentazione dei manufatti e la ricerca storica. A Nuxis, le attività sulle cavità artificiali sono state inserite in un programma dedicato al turismo sostenibile speleologico e archeologico.[4]

La ricerca universitaria aggiunge strumenti per ricostruire cronologie, frequentazioni e trasformazioni degli ambienti. Ad Acquacadda, il progetto dell’Università di Cagliari utilizza metodologie archeologiche e archeometriche.[5]

Un programma di recupero può prevedere un archivio comune di rilievi, fotografie, documenti e risultati scientifici. La proposta dovrebbe assegnare anche criteri di aggiornamento e responsabilità per la conservazione dei dati.

Pipistrelli nelle miniere dismesse

Grotte, miniere, fortificazioni e gallerie svolgono un ruolo nel ciclo biologico di numerose specie europee di pipistrelli. Possono essere utilizzate come rifugi invernali, riproduttivi o temporanei.[25]

In Italia, i chirotteri e i loro siti di riproduzione e riposo sono tutelati da un insieme di norme nazionali e internazionali. La progettazione degli interventi deve quindi considerare anche gli utilizzi faunistici degli ambienti artificiali.[26][27][28][25]

La gestione può richiedere limitazioni stagionali o l’esclusione dalla visita di determinati settori. Le indicazioni EUROBATS prevedono misure differenziate secondo l’importanza del rifugio e le modalità con cui viene utilizzato dai pipistrelli.[28]

Acquacadda e tutela ambientale

Ad Acquacadda, il decreto regionale richiama espressamente la protezione del rinolofo maggiore e del rinolofo minore. Le attività ammesse devono rispettare le esigenze di conservazione delle specie e degli habitat.[11]

Il recupero degli edifici esterni e la protezione della grotta possono essere progettati come componenti complementari. Una proposta coerente può concentrare negli spazi di superficie l’accoglienza, le conferenze e parte dell’attività espositiva.

Questa organizzazione offre anche un criterio divulgativo. Il pubblico può ricevere informazioni sul sito prima dell’eventuale accesso agli ambienti più sensibili.

Accessibilità del patrimonio minerario

L’accessibilità deve essere descritta attraverso caratteristiche concrete. Il progetto può distinguere percorsi esterni, edifici, tratti sotterranei e contenuti consultabili senza ingresso in miniera.

Gli strumenti digitali possono ampliare le modalità di conoscenza anche dove le tracce minerarie sono scomparse o gli ambienti non sono visitabili. Uno studio sulle miniere di lignite umbre propone archivi georeferenziati, modelli tridimensionali e realtà aumentata per ricostruire questi paesaggi.[29]

Per i siti in recupero, la proposta dovrebbe comprendere informazioni chiare su distanze, pendenze, fondo, ostacoli e condizioni ambientali. L’obiettivo è consentire una scelta consapevole dell’esperienza di visita.

Esperienze italiane di recupero

Le esperienze italiane mostrano modi diversi di collegare conservazione, ricerca e fruizione. Il confronto è utile per individuare funzioni trasferibili, senza riprodurre automaticamente lo stesso modello in territori differenti.[30] Sito Patrimonio valorizzato Elemento di interesse San Silvestro, Toscana Miniere, musei, villaggio medievale e sentieri. [16] Il progetto nasce dalla ricerca archeologica e considera l’intero paesaggio storico. [15] Serbariu, Sardegna Edifici minerari, collezioni, macchinari e percorso sotterraneo. [12] La storia industriale viene collegata alla vita dei minatori e alla città di Carbonia. [12] Val Germanasca, Piemonte Miniere Paola e Gianna, archivio, esposizioni e laboratori. [24] L’esperienza ecomuseale integra lavoro minerario, geologia e cultura della valle. [13]

A San Silvestro, il percorso unisce tecniche estrattive di epoche diverse e insediamento medievale. In Val Germanasca, ScopriMiniera e ScopriAlpi sviluppano rispettivamente il tema del lavoro minerario e quello dell’interpretazione geologica.[13][16]

Comunità e lavoro locale

La riconversione turistica delle miniere riguarda anche il rapporto con le comunità residenti. Una ricerca pubblicata nel 2025 dall’Università di Macerata considera partecipazione, accessibilità, sostenibilità e gestione nei siti ReMi di Marche, Toscana e Sardegna.[30]

Lo studio evidenzia differenze regionali e modelli di sviluppo locale non uniformi. Il progetto della Val Germanasca indica tra le proprie finalità la conservazione del patrimonio culturale e la creazione di opportunità lavorative per la popolazione della valle.[13][30]

Per i nuovi interventi, una proposta gestionale può prevedere il coinvolgimento di ex lavoratori, associazioni, scuole e operatori locali. Le testimonianze orali dovrebbero essere raccolte come documentazione, con attenzione alla loro conservazione e contestualizzazione.

Reti territoriali e turismo

Il collegamento con altre risorse culturali è presente nell’esperienza della Val Germanasca, dove il tema minerario si estende alla storia e alla cultura del territorio. Anche la ricerca sulle miniere umbre considera itinerari capaci di mettere in relazione diversi punti di interesse.[29][13]

Una proposta per le ex aree minerarie può quindi comprendere collegamenti con musei, siti archeologici, sentieri e servizi di ospitalità. L’organizzazione dovrebbe privilegiare itinerari comprensibili e tempi di visita realistici.

Nel Sulcis, questo criterio può essere applicato mantenendo distinte le identità dei singoli luoghi. Sa Marchesa può essere raccontata attraverso il rapporto tra miniera, grotta, ricerca preistorica e attività speleologica, senza uniformarla ad altri complessi.[5][4]

Gestione economica e continuità

La sostenibilità dei siti riconvertiti non può essere valutata soltanto attraverso l’attrattività turistica. La ricerca dell’Università di Macerata utilizza indicatori che comprendono anche accessibilità, partecipazione e sostenibilità.[30]

Un modello economico proposto per il recupero dovrebbe distinguere le spese iniziali dai costi ricorrenti. Tra questi ultimi andrebbero considerati personale, manutenzione, monitoraggi, servizi, aggiornamento degli allestimenti e conservazione delle collezioni.

Le entrate da biglietti possono essere affiancate, nel piano gestionale, da attività didattiche, servizi culturali e sostegno pubblico. La ripartizione dovrebbe derivare dalle funzioni del sito e da ipotesi di gestione esplicite, non da previsioni automatiche di crescita dei visitatori.

Programmare il recupero minerario

Sulla base dei temi tecnici e gestionali descritti, un possibile percorso operativo può essere articolato in fasi:

  1. Conoscenza del sito: ricognizione di edifici, gallerie, documenti, impianti e valori ambientali.
  2. Valutazioni specialistiche: esame degli aspetti strutturali, ambientali, archeologici e faunistici.
  3. Definizione delle funzioni: individuazione degli spazi pubblici, scientifici, tecnici e non accessibili.
  4. Progettazione integrata: coordinamento tra conservazione, sicurezza, eventuale bonifica e servizi.
  5. Organizzazione della gestione: responsabilità, personale, procedure e risorse.
  6. Piano di manutenzione: controlli, registrazioni, interventi e criteri di sospensione delle visite.
  7. Verifica dei risultati: valutazione periodica delle condizioni del patrimonio e della qualità della fruizione.

La proposta non configura una sequenza amministrativa valida per ogni situazione. Le autorizzazioni e gli adempimenti devono essere definiti secondo le caratteristiche e il regime giuridico del singolo sito.

Indicatori per il turismo minerario

Il monitoraggio può utilizzare una pluralità di indicatori, come proposto anche dalla ricerca sulla sostenibilità dei siti minerari riconvertiti. Una griglia gestionale dovrebbe affiancare ai dati di affluenza le condizioni del patrimonio e la continuità della manutenzione.[30] Ambito Indicatori proposti Conservazione Stato dei manufatti, aggiornamento della documentazione, interventi programmati ed eseguiti Sicurezza Verifiche effettuate, anomalie registrate, aggiornamento delle procedure Ambiente Risultati dei monitoraggi previsti per il sito, condizioni dei rifugi faunistici Accessibilità Informazioni disponibili, percorsi utilizzabili, contenuti alternativi Cultura Attività didattiche, ricerche, incontri e collaborazione con le scuole Comunità Partecipazione locale, raccolta delle testimonianze, collaborazioni territoriali Gestione Copertura dei costi ricorrenti, continuità del personale, risorse per la manutenzione

La griglia può essere adattata alla dimensione del complesso. Per una piccola struttura di accoglienza, gli obiettivi saranno diversi da quelli di una miniera-museo con un percorso sotterraneo esteso.

Sa Marchesa come progetto territoriale

La convenzione di Nuxis assegna agli ex spogliatoi funzioni di accoglienza, esposizione e incontro. Queste destinazioni si affiancano a un sito già interessato da ricerca archeologica, attività speleologiche e iniziative sul turismo sostenibile.[4][5][2]

Il successivo sviluppo del progetto può utilizzare tali funzioni per rendere leggibile il rapporto tra patrimonio minerario e ambiente naturale. L’allestimento può distinguere la storia della miniera, i risultati degli scavi e le misure di tutela della grotta.

La continuità gestionale dovrebbe essere prevista insieme al recupero edilizio. Per Sa Marchesa, come per altri siti italiani, la proposta è considerare manutenzione, divulgazione e conservazione come parti dello stesso servizio culturale.

Fonti dell’approfondimento


Fonti
[1] Roberto Curreli Archivi https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/tag/roberto-curreli/
[2] Parco Geominerario Archivi https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/category/turismo-2/parco-geominerario/
[3] Servizi e Spogliatoi 1 Miniera Sa Marchesa Nuxis, 1955/00/00 https://www.catalogo.beniculturali.it/detail/SARDEGNA/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/2000207463
[4] Nuxis – Convegno – Le cavità artificiali per un turismo … https://www.federazionespeleologicasarda.it/nuxis-convegno-le-cavita-artificiali-per-un-turismo-sostenibile/
[5] Acquacadda di Nuxis – unica.it – Università di Cagliari https://web.unica.it/unica/it/dip_letterelebc_scavi_3.page
[6] gli studenti di archeologia visitano la grotta di Acquacadda https://www.scintilena.com/alla-scoperta-del-patrimonio-nascosto-gli-studenti-di-archeologia-visitano-la-grotta-di-acquacadda/01/17/
[7] Nuove Scoperte Archeologiche a Nuxis: La Grotta di Acquacadda https://www.gazzettasarda.com/contenuto/0/35/650068/nuove-scoperte-archeologiche-a-nuxis-la-grotta-di-acquacadda
[8] Nelle grotte di Nuxis si scavano 5mila anni di storia https://www.rainews.it/tgr/sardegna/video/2025/07/grotte-nuxisacquacaddascavi-archeologici-nuxisscavi-archeologici-unica-7588df4d-c490-43f6-811e-c88c105e5e11.html
[9] Speleo Club Nuxis: il presidente Roberto Curreli traccia … https://www.tuttomotorienews.it/speleo-club-nuxis-il-presidente-roberto-curreli-traccia-il-bilancio-2023/
[10] Su Montixeddu”, sito in Comune di Nuxis. https://www.regione.sardegna.it/atti-bandi-archivi/atti-amministrativi/tutti-gli-atti/177754686081367
[11] Istituito il Monumento naturale “Grotta di Acquacadda – Su … https://www.regione.sardegna.it/notizie/istituito-il-monumento-naturale-grotta-di-acquacadda-su-montixeddu-nel-comune-di-nuxis
[12] La Grande Miniera di Serbariu e il Museo del Carbone https://www.museodelcarbone.it/la-visita/il-museo-del-carbone/
[13] Ecomuseo EM&VG – Ecomuseo Miniere https://www.ecomuseominiere.it/ecomuseo/progetto-ecomuseo-val-germanasca/
[14] Who we are https://parcogeominerario.sardegna.it/en/who-we-are
[15] Storia del Parco Archeominerario di San Silvestro https://www.parchivaldicornia.it/parchi-archeologici/parco-archeominerario-di-san-silvestro/storia/
[16] Parco Archeominerario di San Silvestro, Campiglia Marittima https://www.parchivaldicornia.it/parchi-archeologici/parco-archeominerario-di-san-silvestro/
[17] New studies on the ancient mines of the Archeological Mines … https://www.scintilena.com/new-studies-on-the-ancient-mines-of-the-archeological-mines-park-of-san-silvestro-tuscany/04/02/
[18] Gli strumenti per la tutela dei paesaggi sotterranei. La … – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/files/progetti/remi/guideri.pdf
[19] DECRETO LEGISLATIVO 22 gennaio 2004, n. 42 – Normattiva https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:2004;42~art10!vig
[20] DECRETO LEGISLATIVO 3 aprile 2006, n. 152 https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006-04-03;152~art240-com1-leta
[21] Indicazioni per la messa in sicurezza dei siti minerari dismessi – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/documenti-tecnici/indicazioni-per-la-messa-in-sicurezza-dei-siti-minerari-dismessi
[22] Inventario nazionale delle strutture di deposito di rifiuti … – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/files2023/pubblicazioni/rapporti/rapporto-inventario-strutture-deposito-rev-3782022.pdf
[23] re-mi-a4-doc-tecnico-sicurezza-miniere-dismesse … – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files2021/pubblicazioni/documenti-tecnici/re-mi-a4-doc-tecnico-sicurezza-miniere-dismesse-rev8-quater-con-paolucci-2-1.pdf
[24] Visite https://www.ecomuseominiere.it/visite/
[25] Conservation of Key Underground sites: the database https://www.eurobats.org/activities/intersessional_working_groups/underground_sites
[26] Pipistrelli, comunicare il valore della biodiversità senza … https://www.scintilena.com/pipistrelli-comunicare-il-valore-della-biodiversita-senza-alimentare-paure-e-pregiudizi/07/14/
[27] Workshop Nazionale sui Chirotteri al Parco dei Monti Lucretili https://www.scintilena.com/workshop-nazionale-sui-chirotteri-al-parco-dei-monti-lucretili-a-palombara-sabina-la-formazione-sulle-linee-guida-ispra-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-pipistrelli/04/27/
[28] Protecting and managing underground sites for bats https://www.eurobats.org/sites/default/files/documents/pdf/Meeting_of_Parties/MoP5_Inf_50_UndergroundSites.pdf
[29] Ghost Mines for Geoheritage Enhancement in the Umbria … https://www.mdpi.com/2076-3263/13/7/208
[30] “Miniere di turisti”: l’analisi della sostenibilità e delle prospettive di … https://rivisteopen.unimc.it/index.php/cap-cult/article/view/3719
[32] [PDF] Raccolta Maggio 2019 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2019_5_Raccolta-Scintilena-Maggio1.pdf
[33] Sardegna Speleologica – on-line i bollettini della rivista della Federazione Speleologica Sarda. – Scintilena https://www.scintilena.com/sardegna-speleologica-on-line-i-bollettini-della-rivista-della-federazione-speleologica-sarda/12/03/
[34] Convegno sulle cavità artificiali per promuovere un turismo sostenibile https://www.scintilena.com/convegno-sulle-cavita-artificiali-per-promuovere-un-turismo-sostenibile/10/15/
[35] Parco Geominerario della Sardegna alla Riunione ReMi-ISPRA https://www.scintilena.com/parco-geominerario-della-sardegna-alla-riunione-remi-ispra-confronto-sul-futuro-del-patrimonio-minerario-europeo/07/01/
[36] Raccolta Dicembre 2020 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2020_12_Raccolta_Scintilena_Dicembre.pdf
[37] Raccolta Maggio 2017 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2017_5_Raccolta_Scintilena_Maggio.pdf
[38] La Miniera Abbandonata non è una Rovina: è un Organismo che … https://www.scintilena.com/la-miniera-abbandonata-non-e-una-rovina-e-un-organismo-che-cambia/04/28/
[39] Nuove Scoperte Archeologiche nel Sito Geo Speleo … https://www.scintilena.com/nuove-scoperte-archeologiche-nel-sito-geo-speleo-archeologico-di-sa-marchesa/07/01/
[40] Raccolta Maggio 2011 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2011_05_Raccolta_Scintilena_Maggio.pdf
[41] Parco Geominerario e Università di Cagliari: al via il Piano … https://www.scintilena.com/parco-geominerario-e-universita-di-cagliari-al-via-il-piano-socio-economico-e-il-dottorato-pnrr/04/09/
[42] Nuova Campagna di Scavi nella Grotta di Acquacadda … https://www.scintilena.com/nuova-campagna-di-scavi-nella-grotta-di-acquacadda-presentata-nel-sito-archeologico-sa-marchesa/09/09/
[43] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/435/
[44] Sa Marchesa ospita il convegno sulle grotte turistiche in … https://www.scintilena.com/sa-marchesa-ospita-il-convegno-sulle-grotte-turistiche-in-sardegna/12/05/
[45] Raccolta Dicembre 2017 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2017_12_Raccolta_Scintilena_Dicembre.pdf
[46] Raccolta Giugno 2014 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2014_06_Raccolta_Scintilena_Giugno.pdf
[47] Sito Geo Speleo Archeologico “Sa Marchesa” https://www.sitosamarchesa.it/images/brochure/opuscolo%20ITA%20ok%200612.pdf
[48] Grotta di Acquacadda – Campagna scavi archeologici 2023 https://www.federazionespeleologicasarda.it/grotta-acquacadda-campagna-scavi-2023/
[49] Grotta Acqua Cadda Su Montixeddu – portal.sardegnasira.it https://portal.sardegnasira.it/grotta-acqua-cadda-su-montixeddu
[50] Istituito il Monumento naturale Grotta di Acquacadda – “Su Montixeddu”, nel Comune di Nuxis https://portal.sardegnasira.it/-/istituito-il-monumento-naturale-grotta-di-acquacadda-su-montixeddu-nel-comune-di-nuxis
[51] SITO GEO SPELEO ARCHEOLOGICO SA MARCHESA … https://www.fossilieminerali.it/musei/sito-geo-speleo-archeologico-sa-marchesa-speleo-club-nuxis-comune-di-nuxis/
[52] Il Sulcis del carbone e dei metalli – GEEG https://www.geeg.it/2026/09/30/il-sulcis-del-carbone-e-dei-metalli/
[53] Gli scavi archeologici nella Grotta di Acquacadda (Nuxis) a servizio dell’ … https://www.parks.it/news/dettaglio.php?id=63338
[54] Tariffe https://www.sitosamarchesa.it/index.php/tariffe
[55] Sito Geo Speleo Archeologico Sa Marchesa – Idese https://idese.cultura.gov.it/place/sito-sa-marchesa/
[56] Riccardo Cicilloni Archivi – Pagina 2 di 5 – La Provincia del Sulcis Iglesiente https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/tag/riccardo-cicilloni/page/2/
[57] Nuxis, Museo e sito geospeleologico Sa Marchesa https://www.sardegnacultura.it/articolo/nuxis-museo-e-sito-geospeleologico-sa-marchesa
[58] Sa Marchesa Geological Speleological Archaeological Site – Idese https://idese.cultura.gov.it/en/place/sa-marchesa-geological-speleological-archaeological-site/
[59] Il Dottor Roberto Curreli è il nuovo Commissario … https://parcogeominerario.sardegna.it/il-dottor-roberto-curreli—il-nuovo-commissario-straordinario-del-parco-geominerario-storico-e-ambientale-della-sardegnaUXB4L
[60] Siglata la convenzione tra il Parco Geominerario e … https://parcogeominerario.sardegna.it/siglata-la-convenzione-tra-il-parco-geominerario-e-il-comune-di-nuxis-per-il-recupero-degli-spogliatoi-dell-ex-miniera-di-sa-marchesaUF6ZP
[61] Sito Geo Speleo Archeologico Sa Marchesa https://www.sitosamarchesa.com/
[62] Terza Giornata Nazionale sulle Miniere – Il programma in … https://www.scintilena.com/terza-giornata-nazionale-sulle-miniere-il-programma-in-umbria/05/26/
[63] Esplorazione Mineraria in Italia: Quattordici Progetti per l … – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazione-mineraria-in-italia-quattordici-progetti-per-lautonomia-delle-materie-prime/08/02/
[64] Giornata Nazionale delle Miniere 2026 a Domusnovas, tra trekking … https://www.scintilena.com/giornata-nazionale-delle-miniere-2026-a-domusnovas-tra-trekking-museo-mineralogico-e-convegno-su-san-michele/05/17/
[65] Agordo ai tempi delle miniere: storia, misteri ed esplorazione nella … https://www.scintilena.com/agordo-ai-tempi-delle-miniere-storia-misteri-ed-esplorazione-nella-valle-imperina/08/24/
[66] L’importanza del catasto Speleologico https://www.scintilena.com/limportanza-del-catasto-speleologico-uno-strumento-multidisciplinare-per-la-tutela-del-territorio/01/25/
[67] Flash Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/flash/
[68] Cavità Artificiali Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/cavita-artificiali/
[69] La Cava Romana Luxis apre le porte: il 25 ottobre un’uscita … https://www.scintilena.com/la-cava-romana-luxis-apre-le-porte-il-25-ottobre-unuscita-aperta-anche-ai-neofiti/10/23/
[70] Sardegna Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/sardegna/
[71] Grotta del Monte Cucco, speleologa bloccata a 150 metri di … https://www.scintilena.com/monte-cucco-speleologa-bloccata-a-150-metri-di-profondita-soccorsa-nella-notte/10/31/
[72] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[73] Tanari Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/tag/tanari/
[74] Tuvixeddu, niente tunnel sotto la necropoli: il sottosuolo … https://www.scintilena.com/tuvixeddu-niente-tunnel-sotto-la-necropoli-il-sottosuolo-archeologico-ferma-il-progetto/10/28/
[75] Linee guida per la gestione e valorizzazione di siti e parchi … – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-la-gestione-e-valorizzazione-di
[76] BOLLETTINO UFFICIALE https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/miniere-e-cave/normativa-sulla-tutela-valorizzazione-e-fruizione-del-patrimonio-geologico-minerario/normativa-regionale/programma-regionale-valorizzazione-patrimonio-minerario-dismesso-lombardia.pdf
[77] ACCESSO AI DATI https://portalesgi.isprambiente.it/en/dissemination-activities/
[78] Presentazione standard di PowerPoint https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/miniere-e-cave/progetto-remi-rete-nazionale-dei-parchi-e-musei-minerari-italiani/file/2-presentazione-lo-pumo-regione-lombardia-xii-riunione-di-rete-giugno-2021.pdf
[79] DEL23-2Allegato https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/miniere-e-cave/normativa-sulla-tutela-valorizzazione-e-fruizione-del-patrimonio-geologico-minerario/normativa-regionale/2018-05-08-dgr-23-2-allegato-alle-direttive-per-il-rilascio-autorizzazione-riutilizzo-patrimonio-minerario.pdf
[80] Bollettino Ufficiale https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/miniere-e-cave/normativa-sulla-tutela-valorizzazione-e-fruizione-del-patrimonio-geologico-minerario/normativa-regionale/delibera-regione-lombardia-xi-5708-catasto-miniere-dismesse.pdf
[81] LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO https://www.isprambiente.gov.it/files/eventi/eventi-2015/il-recupero-e-la-valorizzazione-dei-siti-di-miniera-dismessi/presentazione_domenico_savoca.pdf
[82] ReMi Project – National Network of Italian Mining Parks and Museums https://www.isprambiente.gov.it/en/projects/soil-and-territory/mines-and-quarries/remi-project-national-network-of-italian-mining-parks-and-museums
[83] Progetto di legge regionale per la tutela e valorizzazione dei … https://www.isprambiente.gov.it/files/progetti/suolo-e-territorio/risorse-minerarie/02_Progetto_L_R_tutela_sitiminerari_dismessi.pdf
[84] News in highlight — English – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/en/projects/soil-and-territory/mines-and-quarries/remi-project-national-network-of-italian-mining-parks-and-museums/news-in-highlight
[85] ReMi Project – National Network of Italian Mining Parks and … https://www.isprambiente.gov.it/en/projects/soil-and-territory/mines-and-quarries/remi-project-national-network-of-italian-mining-parks-and-museums/remi-project-national-network-of-italian-mining-parks-and-museums
[86] LE BANCHE DATI — Italiano – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/miniere-e-cave/progetto-remi-rete-nazionale-dei-parchi-e-musei-minerari-italiani/banche-dati
[87] homepage https://www.isprambiente.gov.it/en
[88] Notizie in primo piano — Italiano – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/miniere-e-cave/progetto-remi-rete-nazionale-dei-parchi-e-musei-minerari-italiani/notizie-in-primo-piano
[89] Progetto ReMi – Rete Nazionale dei Parchi e Musei Minerari … https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/miniere-e-cave/progetto-remi-rete-nazionale-dei-parchi-e-musei-minerari-italiani/progetto-remi-rete-nazionale-dei-parchi-e-musei-minerari-italiani
[90] Contatti | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/contatti/
[91] Le miniere della Sardegna come rifugio per i pipistrelli https://www.scintilena.com/le-miniere-della-sardegna-come-rifugio-per-i-pipistrelli/02/19/
[92] Pipistrelli in Italia: cosa dice la legge e come proteggere specie e rifugi https://www.scintilena.com/pipistrelli-in-italia-cosa-dice-la-legge-e-come-proteggere-specie-e-rifugi/07/30/
[93] Pipistrelli e grotte: la scienza conferma gli effetti del … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-la-scienza-conferma-gli-effetti-del-disturbo-umano-sulle-colonie-in-ibernazione/03/12/
[94] Raccolta Gennaio 2021 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2021_1_Raccolta_Scintilena_Gennaio.pdf
[95] Pipistrelli in Lombardia: il Piano d’Azione nasce dalla … https://www.scintilena.com/pipistrelli-in-lombardia-il-piano-dazione-nasce-dalla-partecipazione-e-dai-nuovi-monitoraggi/08/23/
[96] Come riconoscere il guano di pipistrello? https://www.tutelapipistrelli.it/2014/04/08/4433/
[97] Tutela Pipistrelli https://www.tutelapipistrelli.it/
[98] Come costruire una bat box: guida pratica per realizzare … https://www.scintilena.com/come-costruire-una-bat-box-guida-pratica-per-realizzare-rifugi-per-pipistrelli/07/03/
[99] Come comportarsi | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/come-comportarsi/
[100] Pipistrelli, cosa dice la legge in Italia | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/2012/09/28/pipistrelli-cosa-dice-la-legge-in-italia/
[101] Come aiutare i pipistrelli: acqua, habitat e meno disturbo https://www.scintilena.com/come-aiutare-i-pipistrelli-acqua-habitat-e-meno-disturbo/07/03/
[102] Diversità e ruolo ecologico dei pipistrelli https://www.scintilena.com/diversita-e-ruolo-ecologico-dei-pipistrelli-2/05/10/
[103] [PDF] Il Programma Nazionale di Esplorazione – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/miniere-e-cave/progetto-remi-rete-nazionale-dei-parchi-e-musei-minerari-italiani/file/15-12-2025-riunione-rete-decennale-fumanti.pdf
[104] Doc XV, n. 365 https://www.camera.it/temiap/2025/06/05/OCD177-8096.pdf
[105] Tabella%201%2030_06_2025.xlsx https://indicatoriambientali.isprambiente.it/sites/default/files/indicatori_ambientali/2025-07-16/Tabella%201%2030_06_2025.xlsx
[106] [PDF] Dati sull’ambiente – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/files2020/pubblicazioni/stato-ambiente/annuario-2020/dati_ambiente.pdf
[107] ACCESSO AI DATI https://portalesgi.isprambiente.it/en/elenco-base-dati/10/
[108] Geology, soil and contaminated sites – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/en/activities/soil-and-territory
[109] Parco Geominerario https://parcogeominerario.sardegna.it/
[110] English https://www.isprambiente.gov.it/en/@@search?taxonomy_thesaurus:list=s4f5quvdn7&set_language=en&b_start:int=460&sort_on=relevance
[111] Choose the zones https://parcogeominerario.sardegna.it/singolo-comune-en/86
[112] Choose the zones https://parcogeominerario.sardegna.it/guida-scelta-en/57
[113] News & Eventi https://parcogeominerario.sardegna.it/category/news-eventi/
[114] e me l’ovrare appaga https://library.oapen.org/bitstream/20.500.12657/55594/1/9788855182195.pdf
[115] Burladores e Convitati a Napoli tra Sei e Settecento, da Perrucci ad Abri (e oltre) https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=14599.pdf
[116] La fraseografia genovese e le più recenti innovazioni in GEPHRAS e GEPHRAS2 https://bop.unibe.ch/linguistik-online/article/download/10782/13931
[117] Due lettere inedite di Giorgio Orelli https://bop.unibe.ch/versants/article/download/8993/11971
[118] Per un commento di “Entrebescar” (1982) di Rossi Precerutti [pp. 174-199] https://riviste.unimi.it/index.php/inopera/article/view/27711
[119] La fattoria più profonda del mondo a 1100 metri: miniere inglesi diventano laboratori agricoli – Scintilena https://www.scintilena.com/la-fattoria-piu-profonda-del-mondo-a-1100-metri-miniere-inglesi-diventano-laboratori-agricoli/08/25/
[120] [PDF] Raccolta Giugno 2021 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2021_6_Raccolta_Scintilena_Giugno.pdf
[121] Sicurezza in cavità urbane e ipogei: norme, rischi e … https://www.scintilena.com/sicurezza-in-cavita-urbane-e-ipogei-norme-rischi-e-strumenti-per-lavorare-nel-sottosuolo/06/11/
[122] Bonifica della Voragine di San Lorenzo nel Carso triestino https://www.scintilena.com/bonifica-della-voragine-di-san-lorenzo-il-club-alpinistico-triestino-restituisce-valore-a-una-storica-cavita-del-carso/07/05/
[123] On line consultabili gli ATTI del Atti del XXI Congresso … https://www.scintilena.com/on-line-consultabili-gli-atti-del-atti-del-xxi-congresso-nazionale-di-speleologia-diffusione-delle-conoscenze/08/27/
[124] Giornate di Speleologia Urbana nella Trieste sotterranea dal … https://www.scintilena.com/giornate-di-speleologia-urbana-nella-trieste-sotterranea-dal-5-al-30-novembre/11/01/
[125] Esplorati gli antichi acquedotti di Montefiascone (VT) https://www.scintilena.com/esplorati-gli-antichi-acquedotti-di-montefiascone-vt/03/18/
[126] Abisso del Bifurto, Cerchiara rende omaggio agli speleologi … https://www.scintilena.com/abisso-del-bifurto-cerchiara-rende-omaggio-agli-speleologi-che-raggiunsero-il-fondo-nel-1962/10/30/
[127] BOLLETTINO UFFICIALE https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/miniere-e-cave/normativa-sulla-tutela-valorizzazione-e-fruizione-del-patrimonio-geologico-minerario/normativa-regionale/programma-regionale-valorizzazione-patrimonio-minerario-dismesso-lombardia-1.pdf
[128] Relazione di Piano https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_385_20180802114418.pdf
[129] ISPRA, Quaderni – 8/2014 https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/Quad_AS_8_14.pdf
[130] Remi https://www.etsy.com/market/remi
[131] Rémi P | LinkedIn https://www.linkedin.com/in/r%C3%A9mi-p-8295a3150
[132] Catalogue Remi Confection/LOTUS BLANC 2025-2026 – Calaméo https://www.calameo.com/books/00056900423f190235f71
[133] [PDF] recupero e valorizzazione delle miniere dismesse – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00009100/9196-qas-3-ultimo-corretto.pdf
[134] Le miniere in Italia – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files2020/notizie/miniere.pdf
[135] ISPRA pubblica “Lo stato delle bonifiche dei siti contaminati … https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2023/08/ispra-pubblica-il-rapporto-lo-stato-delle-bonifiche-dei-siti-contaminati-in-italia-secondo-rapporto-sui-dati-regionali
[136] [PDF] la laveria di su zurfuru – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00003900/3979-c2738-m2-u1.pdf
[137] Linee Guida – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/manuali-lineeguida/MLG_148_17_LGVAS.pdf
[138] Online il Rapporto “Lo stato delle bonifiche dei siti contaminati in Italia” https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2025/12/online-il-rapporto-lo-stato-delle-bonifiche-dei-siti-contaminati-in-italia
[139] Listino Prezzi 2026 – Il Sogno di Remì – Locazione turistica https://ilsognodiremi.com/listino-prezzi/
[140] 1200 (75 of 113) – Nola and Remi water shoot Aug 2026 https://alloutdoor.smugmug.com/Mike-Reid-Photography-Promotional-Dance-Team/Nola-and-Remi-water-shoot-Aug-2026/i-r5kdSx6
[141] Congressi Archivi – Pagina 9 di 14 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/congressi/page/9/
[142] Archeologia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/archeologia/
[143] Autore: Marina Abisso https://www.scintilena.com/author/marina-abisso/
[144] Nuxis Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/tag/nuxis/
[145] Corso di Speleologia in Cavità Artificiali a Nuxis – Scintilena https://www.scintilena.com/corso-di-speleologia-in-cavita-artificiali-a-nuxis/09/03/
[146] Grotte turistiche della Sardegna: confronto tra esperienze https://www.scintilena.com/grotte-turistiche-della-sardegna-confronto-tra-esperienze/11/22/
[147] Convegno Internazionale sulla Gestione del Patrimonio … https://www.scintilena.com/convegno-internazionale-sulla-gestione-del-patrimonio-culturale-in-sardegna/11/12/
[148] Recupero e Riabilitazione dei Chirotteri: il Workshop di … https://www.scintilena.com/recupero-e-riabilitazione-dei-chirotteri-il-workshop-di-tutela-pipistrelli-diventa-gratuito-per-soci-ed-enti-partner/05/04/
[149] Dalla Regione 4,28 milioni di euro per la bonifica dell’area … https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2026/08/dalla-regione-428-milioni-di-euro-per-la-bonifica-dellarea-ex-mineraria-di-sa-marchesa-a-nuxis/
[150] Dalla Regione 4,2 milioni per bonificare l’ex miniera di Nuxis https://cagliarinews.it/area-vasta/dalla-regione-nuxis-bonifica-ex-miniera-24-agosto-2026/
[151] Parco archeominerario di San Silvestro https://www.parchivaldicornia.it/images/ufficio_stampa/Parco_SS.pdf
[152] Il Parco Archeominerario di San Silvestro – San Vincenzo https://visitsanvincenzo.it/it/cosa-fare/da-vedere/il-parco-archeominerario-di-san-silvestro/
[153] Miniere d’Italia – Recupero museale TOS https://sites.google.com/view/miniere-italia/regioni/toscana/recupero-museale-tos
[154] Parco Archeominerario di San Silvestro – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/regioni/musei/parco-archeominerario-di-san-silvestro
[155] Rifiuti e bonifiche: 11,3 milioni per impianti, risanamento … https://www.regione.sardegna.it/notizie/rifiuti-e-bonifiche-11-3-milioni-per-impianti-risanamento-ambientale
[156] TOUR COMPLETO DEL PARCO DI SAN SILVESTRO – Visit Tuscany https://www.visittuscany.com/export/shared/make/documenti/tour-completo-del-parco-di-san-silvestro_dwe.pdf
[157] I PARCHI DELLA VAL DI CORNIA https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00004600/4605-il-progetto-di-tutela-3-cornia.pdf
[158] Parco Archeominerario di San Silvestro | Visit Tuscany https://www.visittuscany.com/it/attrazioni/san-silvestro-archaeological-mines-park/
[159] www.visittuscany.com · en · attractionsSan Silvestro Archaeological Mines Park – Visit Tuscany https://www.visittuscany.com/en/attractions/san-silvestro-archaeological-mines-park/
[160] Sottoscritta la convenzione tra il GeoParco e comune di … https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2026/10/sottoscritta-la-convenzione-tra-il-geoparco-e-comune-di-nuxis-per-il-recupero-delledificio-che-ospitava-gli-spogliatoi-dellex-miniera-di-sa-marchesa-in-localita-acquacadda/
[161] Parco archeominerario di San Silvestro https://cultura.gov.it/luogo/parco-archeominerario-di-san-silvestro
[162] Parco archeominerario di San Silvestro https://www.archeologiatoscana.it/it/musei/73-parco-archeominerario-di-san-silvestro
[163] The enhancement of the Viterbo Porticoes Museum and the creation of a public/private network for the definition of territorial enhancement projects https://siev.org/10-39-2026/
[164] Le eccellenze storico-minerarie della Sardegna sud-occidentale entrano nella European Route of Industrial Heritage (ERIH) – Scintilena https://www.scintilena.com/le-eccellenze-storico-minerarie-della-sardegna-sud-occidentale-entrano-nella-european-route-of-industrial-heritage-erih/06/26/
[165] Marchesini Tappezzeria di Renato e Rossella Reggiani Snc https://www.unioncamere.gov.it/imprese-storiche/marchesini-tappezzeria-di-renato-e-rossella-reggiani-snc
[166] Salumificio Marchese S.r.l. – Pozzaglio ed Uniti – Pagine Bianche https://www.paginebianche.it/scheda/pozzaglio-ed-uniti/salumificio-marchese.14517140
[167] Archeologia Archivi – Pagina 24 di 83 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/archeologia/page/24/?wpmp_switcher=desktop
[168] Addio a Gianguido Guasco, “Grotta”: il ricordo dello … https://www.scintilena.com/addio-a-gianguido-guasco-grotta-il-ricordo-dello-speleologo-imperiese/10/30/
[169] Centro Italiano della Cultura del Carbone, Grande Miniera di … https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/regioni/musei/miniera-serbariu
[170] Museo del carbone – Ministero della cultura https://cultura.gov.it/luogo/museo-del-carbone
[171] Grande Mine de Serbariu à Carbonia : histoire du travail – Italia.it https://www.italia.it/fr/sardaigne/carbonia/patrimoine-culturel/grande-mine-de-serbariu
[172] Museo del carbone – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_del_carbone
[173] Inaugurazione del Centro italiano della cultura del carbone https://cultura.gov.it/comunicato/inaugurazione-del-centro-italiano-della-cultura-del-carbone-1
[174] Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna https://www.parks.it/parco.geominerario.sardegna/nov.php
[175] Italian Centre for Coal Mining Culture https://www.coe.int/en/web/cultural-routes/-/italian-centre-for-coal-mining-culture
[176] Accordi centri concessioni.xlsx https://web.unica.it/unica/protected/500461/0/def/ref/GNC474079/
[177] Riccardo Cicilloni Archivi – Pagina 3 di 5 – La Provincia del Sulcis Iglesiente https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/tag/riccardo-cicilloni/page/3/
[178] Museo del Carbone – Grande Miniera di Serbariu https://www.museodelcarbone.it/
[179] Riconversione della Grande Miniera di Serbariu a Carbonia https://rivista.clionet.it/volume-10-2026/riconversione-della-grande-miniera-di-serbariu-a-carbonia-il-museo-del-carbone/
[180] Italian National Radon Action Plan: New Challenges for Risk Assessment https://www.mdpi.com/2073-4433/15/7/846/pdf?version=1721281577
[181] Radon Hazard in Central Italy: Comparison among Areas with Different Geogenic Radon Potential https://www.mdpi.com/1660-4601/19/2/666/pdf
[182] Radon Survey in Bank Buildings of Campania Region According to the Italian Transposition of Euratom 59/2013 https://www.mdpi.com/2075-1729/11/6/533/pdf
[183] Prali, riaprono le miniere di talco dell’Ecomuseo della Val Germanasca https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/682493/prali-riaprono-le-miniere-di-talco-dellecomuseo-della-val-germanasca.html
[184] ECOMUSEO DELLE MINIERE E DELLA VAL GERMANASCA https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g2059208-d2308265-Reviews-or180-Ecomuseo_delle_Miniere_e_della_Val_Germanasca-Prali_Province_of_Turin_Pied.html
[185] Raccolta Aprile 2009 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2009_04_Raccolta_Scintilena_Aprile.pdf
[186] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[187] Giornata Mondiale dell’Acqua 2026: dalla “bancarotta idrica” globale alle falde carsiche che ci tengono in vita – Scintilena https://www.scintilena.com/giornata-mondiale-dellacqua-2026-dalla-bancarotta-idrica-globale-alle-falde-carsiche-che-ci-tengono-in-vita/03/22/
[188] Sotto i Tuoi Piedi: Il Tesoro Invisibile dell’Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-i-tuoi-piedi-il-tesoro-invisibile-dellitalia/05/08/
[189] Le Aree Carsiche nel Mirino: Vulnerabilità, Inquinamento e Tutela https://www.scintilena.com/le-aree-carsiche-nel-mirino-vulnerabilita-inquinamento-e-tutela-di-un-patrimonio-idrico-nazionale/04/24/
[190] 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico – Scintilena https://www.scintilena.com/come-riconoscere-se-vivi-in-un-territorio-carsico/06/06/
[191] Diffida alle Grotte di Castellana: richiesta sospensione attività … https://www.scintilena.com/diffida-alle-grotte-di-castellana-richiesta-sospensione-attivita-turistiche-da-tutela-pipistrelli/01/01/
[192] Raccolta Gennaio 2026 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2020/03/Annales-Scintilena-Gennaio-2026.pdf
[193] Ecomuseo Regionale delle Miniere e della Val Germanasca https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/regioni/musei/ecomuseo-regionale-delle-miniere-di-prali-e-della-val-germanasca
[194] Ecomuseum of Mines and Germanasca Valley https://www.outdooractive.com/en/poi/province-of-turin/ecomuseum-of-mines-and-germanasca-valley/806544499/
[195] Ecomuseo delle Miniere e della Valle Germanasca | Museum https://turismotorino.org/en/visit/things-to-do-and-things-to-see/museums-and-heritage/ecomuseo-delle-miniere-e-della-valle-germanasca
[196] Scopriminiera – Ecomuseo regionale delle miniere e della Valle Germanasca https://cultura.gov.it/luogo/scopriminiera-ecomuseo-regionale-delle-miniere-e-della-valle-germanasca
[197] MINING ECO-MUSEUM | Hotel Salei https://hotelsalei.it/en/attivita_post/mining-eco-museum/
[198] Risultati ricerca per radon – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/@@search?SearchableText=radon&sort_on=sortable_title&b_start:int=70
[199] [PDF] Didattica 2025-2026.indd – Scopriminiera https://www.ecomuseominiere.it/wp-content/uploads/2025/09/Didattica-2025-2026-1.pdf
[200] Da sabato 14 marzo nuovamente visitabili le ex miniere di talco dell … https://www.cittametropolitana.torino.it/comunicazione/da-sabato-14-marzo-nuovamente-visitabili-le-ex-miniere-di-talco-dellecomuseo-di-prali
[201] 2 https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.versione=1&art.idGruppo=0&art.flagTipoArticolo=0&art.codiceRedazionale=15G00043&art.idArticolo=2&art.idSottoArticolo=1&art.idSottoArticolo1=10&art.dataPubblicazioneGazzetta=2015-03-23&art.progressivo=0
[202] LA RIDUZIONE DEL RADON IN AMBIENTI CONFINATI … https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/eventi/2024/10/rischio-radon-e-interventi-di-efficientamento-energetico/dimenno.pdf
[203] Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 Norme in materia … https://www.isprambiente.gov.it/files/sostanze-pericolose/d.-lgs-152-2006.pdf
[204] Normattiva – Il portale della legge vigente https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006;152~art65
[205] DECRETO LEGISLATIVO 3 aprile 2006, n. 152 https://www.normattiva.it/eli/stato/DECRETO_LEGISLATIVO/2006/04/03/152/CONSOLIDATED/20250827
[206] https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?!vig=urn:ni… https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?!vig=urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006-04-03;152&art=242
[207] Decreto Legislativo 152/2006 – Normattiva https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006-04-03;152!vig
[208] L’Unione europea quale cerniera tra la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e gli ordinamenti degli stati membri tra graduale implementazione normativa, ‘approccio cosmetico’ e adesione sostanziale al modello sociale di disabilità https://www.medra.org/servlet/MRService?hdl=10.3280/CEU2024-002001
[209] La convenzione di Palermo venticinque anni dopo: tra visioni, obiettivi conseguiti, promesse mancate, crisi del diritto internazionale e un futuro incerto https://riviste.unimi.it/index.php/cross/article/view/30601
[210] La convenzione 2005 dell’UNESCO come quadro strategico e sinergico per strutturare le azioni del Piano Mattei https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/23579
[211] Il fattore temporale nell’acquisizione transfrontaliera delle e-evidence: il bilanciamento operato nel secondo Protocollo addizionale alla Convenzione di Budapest https://riviste.fupress.net/index.php/nuovagiuridica/article/view/3409
[212] Heritage Walks: la Convenzione di Faro per un patrimonio culturale vivente http://www.urbanisticainformazioni.it/Heritage-Walks-la-Convenzione-di-Faro-per-un-patrimonio-culturale.html
[213] La Convenzione tra la Santa Sede e l’Italia in materia di scambio di informazioni tributarie. Il richiamo (non casuale) al Trattato Lateranense sulla corretta applicazione delle esenzioni tributarie https://www.semanticscholar.org/paper/7cda09d57f2e408d8af2d1ec3eb25cfee0ef73b1
[214] La Convenzione tra la Santa Sede e l’Italia in materia di scambio di informazioni tributarie, in Riv. Il Tributario, Milano, Giuffrè (ISSN 2465-2512) https://www.semanticscholar.org/paper/ad4519705bae41750bafd7bafdd91198f4fe1b8d
[215] Il provvedimento che attua la Convenzione di Bruxelles del 2000: una lunga gestazione e un destino incerto https://www.semanticscholar.org/paper/da3a9f8e8d29259b93b3415df9ad1ec4a0d2aca2
[216] [PDF] Raccolta Maggio 2013 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2013_05_Raccolta_Scintilena_Maggio.pdf
[217] Giovedì 26 giugno il sito geo-speleologico archeologico Sa … https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2025/06/giovedi-26-giugno-il-sito-geo-speleologico-archeologico-sa-marchesa-a-nuxis-ha-ospitato-la-prima-conferenza-di-dopo-gli-scavi/
[218] Convegno “Le grotte turistiche in Sardegna. Esperienze a confronto” https://www.tuttomotorienews.it/convegno-le-grotte-turistiche-in-sardegna-esperienze-a-confronto-limportanza-di-fare-rete/
[219] Dalla Regione 330.000 euro al comune di Nuxis per la … https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2022/12/dalla-regione-330-000-euro-al-comune-di-nuxis-per-la-valorizzazione-del-sito-preistorico-di-acqua-cadda-nuxis-ex-miniera-di-sa-marchesa/
[220] Inaugurato il Meeting Nazionale dei Geoparchi Italiani a … https://www.scintilena.com/inaugurato-il-meeting-nazionale-dei-geoparchi-italiani-a-petralia-sottana/12/05/
[221] Archeologia Archivi – Pagina 79 di 95 https://www.scintilena.com/category/archeologia/page/79/
[222] Il decreto dell’assessora della Difesa dell’Ambiente n. 10/2026, ha istituito ufficialmente il Monumento Naturale “Grotta di Acquacadda – Su Montixeddu” https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2026/05/il-decreto-dellassessora-della-difesa-dellambiente-n-10-2026-ha-istituito-ufficialmente-il-monumento-naturale-grotta-di-acquacadda-su-montixeddu/
[223] Al via lunedì 23 giugno, per il sesto anno consecutivo, gli scavi archeologici presso il sito della Grotta di Acquacadda, a Sa Marchesa (Nuxis) https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2025/06/al-via-lunedi-23-giugno-per-il-sesto-anno-consecutivo-gli-scavi-archeologici-presso-il-sito-della-grotta-di-acquacadda-a-sa-marchesa-nuxis/
[224] Mercoledì 9 luglio, a Sa Marchesa (Nuxis), s’è tenuta una conferenza sul progetto “Argentaria” https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2025/07/mercoledi-9-luglio-a-sa-marchesa-nuxis-se-tenuta-una-conferenza-sul-progetto-argentaria/
[225] Inizia lunedì 1 luglio, a Nuxis, la seconda annualità del secondo triennio della campagna di scavi nella grotta di Acquacadda https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2024/06/inizia-lunedi-1-luglio-a-nuxis-la-seconda-annualita-del-secondo-triennio-della-campagna-di-scavi-nella-grotta-di-acquacadda/
[226] Sabato 9 dicembre il sito Geo Speleo Archeologico Sa Marchesa, a Nuxis, ospiterà il convegno “Grotte turistiche in Sardegna. Esperienze a confronto” https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2023/12/sabato-9-dicembre-il-sito-geo-speleo-archeologico-sa-marchesa-a-nuxis-ospitera-il-convegno-grotte-turistiche-in-sardegna-esperienze-a-confronto/
[227] Si conclude domani, nella miniera di Sa Marchesa, a Nuxis, la prima campagna di scavi nella grotta di Acquacadda (nota anche grotta di Su Montixeddu). https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2019/09/si-conclude-domani-nella-miniera-di-sa-marchesa-a-nuxis-la-prima-campagna-di-scavi-nella-grotta-di-aacquacadda-nota-anche-grotta-di-su-pontixeddu/
[228] Da venerdì 21 a domenica 23 ottobre, a Sa Marchesa (Nuxis), il 1° convegno internazionale “Le grotte nella preistoria: scavi, studi e valorizzazione” https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2022/10/da-venerdi-21-a-domenica-23-ottobre-a-sa-marchesa-nuxis-il-1-convegno-internazionale-le-grotte-nella-preistoria-scavi-studi-e-valorizzazione/
[229] Stamane la studentessa Francesca Mereu ha conseguito la laurea magistrale in Archeologia con una tesi sulla Grotta di Acquacadda (Nuxis), relatore il professor Riccardo Cicilloni https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2025/07/stamane-la-studentessa-francesca-mereu-ha-conseguito-la-laurea-magistrale-in-archeologia-con-una-tesi-sulla-grotta-di-acquacadda-nuxis-relatore-il-professor-riccardo-cicilloni/

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  • Ojos de Cristal, 16 chilometri nel quarzo del Monte Roraima e una vita microbica fuori dal comune
    Condividi Nel grande sistema sotterraneo venezuelano, sviluppato nelle antichissime rocce quarzitiche del tepui, le esplorazioni hanno rivelato oltre 16 chilometri di gallerie. Nelle zone più interne una comunità batterica analizzata risultava composta fino all’84% da Ktedonobacterales, mai identificati prima in una grotta Una grotta lunga più di 16 chilometri scavata non nel calcare, ma nelle durissime rocce quarzitiche di una delle montagne più spettacolari del Sud America. Sulle sue pareti
     

Ojos de Cristal, 16 chilometri nel quarzo del Monte Roraima e una vita microbica fuori dal comune

November 2nd 2026 at 04:00

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Nel grande sistema sotterraneo venezuelano, sviluppato nelle antichissime rocce quarzitiche del tepui, le esplorazioni hanno rivelato oltre 16 chilometri di gallerie. Nelle zone più interne una comunità batterica analizzata risultava composta fino all’84% da Ktedonobacterales, mai identificati prima in una grotta

Una grotta lunga più di 16 chilometri scavata non nel calcare, ma nelle durissime rocce quarzitiche di una delle montagne più spettacolari del Sud America. Sulle sue pareti, in un ambiente apparentemente poverissimo di nutrienti, vivono comunità microbiche molto diverse da quelle conosciute nelle comuni cavità carbonatiche: è la Cueva Ojos de Cristal, conosciuta nella letteratura scientifica anche come Roraima Sur Cave, nel massiccio del Monte Roraima, in Venezuela.

La storia è tornata in questi giorni sulle pagine di EcoNews, anche se le esplorazioni e le ricerche microbiologiche risalgono agli anni precedenti. Vale comunque la pena ripercorrerla, perché Ojos de Cristal rappresenta un caso particolare sia per la speleologia sia per la geomicrobiologia.

Una grotta nel quarzo

Il Monte Roraima è un tepui alto circa 2.700 metri, formato prevalentemente da arenarie quarzose cementate da silice. Si trova nell’area di confine tra Venezuela, Guyana e Brasile.

L’ambiente è molto diverso dai grandi sistemi carsici calcarei ai quali siamo abituati: l’acqua riesce tuttavia a svolgere un ruolo importante anche qui. La dissoluzione dei cementi silicei e l’azione dell’acqua lungo fratture e livelli più vulnerabili della roccia hanno contribuito alla formazione di sistemi sotterranei estesi e complessi.

Tra questi c’è Ojos de Cristal, occhi di cristallo (dalle piccole cavità presenti sul pavimento di alcuni passaggi, nelle quali si trovano cristalli di quarzo arrotondati): la piccola entrata è stata individuata nel 2002 da speleologi slovacchi e cechi. Le successive campagne hanno progressivamente ampliato la conoscenza della cavità.

Nel 2005 risultavano esplorati 10.820 metri con 18 ingressi. Nel 2006 lo sviluppo era salito a 15,28 chilometri e nel 2007, dopo il collegamento con altre cavità, il sistema ha raggiunto 16,14 chilometri, con un dislivello di 73 metri e 23 ingressi conosciuti.

La sorpresa sulle pareti

Ojos de Cristal ha attirato anche l’attenzione dei microbiologi.

La quarzite è una roccia povera di nutrienti e ha una capacità di tamponare l’acidità molto inferiore rispetto alle rocce carbonatiche. I ricercatori si aspettavano quindi un ambiente sotterraneo con una modesta attività biologica.

Le analisi hanno mostrato una situazione diversa.

Uno studio pubblicato nel 2014 su Frontiers in Microbiology, coordinato dalla microbiologa Hazel Barton, ha analizzato campioni provenienti da tre punti della grotta situati a circa 55, 90 e 300 metri dall’ingresso.

Gli studiosi hanno rilevato una notevole attività microbica sulle superfici rocciose.

Procedendo verso l’interno, la composizione delle comunità cambiava in maniera evidente.

Fino all’84% di Ktedonobacterales

Vicino all’ingresso erano soprattutto Actinomycetales e Alphaproteobacteria a caratterizzare le comunità batteriche.

Nei due siti più interni la situazione era completamente diversa.

Tra l’82 e l’84% delle sequenze batteriche analizzate apparteneva a un particolare gruppo dei Ktedonobacterales, all’interno dei Chloroflexi.

Il dato non significa che l’84% di tutti i batteri presenti nell’intera grotta appartenga a questo gruppo: riguarda i campioni analizzati nei settori più profondi dello studio.

All’epoca della ricerca si trattava della prima identificazione di membri della classe Ktedonobacterales in un ambiente di grotta.

Anche gli archei hanno riservato sorprese. Nei campioni esaminati dominavano organismi appartenenti al gruppo Thaumarchaeota I.1c, precedentemente associato soprattutto ad ambienti acidi.

Da dove arriva l’energia

Rimane una domanda fondamentale: come può svilupparsi una comunità microbica così attiva in un ambiente apparentemente tanto povero?

Una parte della risposta potrebbe arrivare dall’acqua.

Il corso d’acqua che entra nella grotta attraversa prima la vegetazione superficiale e può quindi trasportare carbonio ed energia all’interno del sistema sotterraneo.

Anche la geochimica della roccia sembra avere un ruolo importante. La scarsa capacità della quarzite di tamponare l’acidità e il basso pH dell’ambiente potrebbero favorire alcune comunità microbiche rispetto ad altre.

Lo studio ha inoltre osservato sui granuli di quarzo tracce compatibili con processi di dissoluzione chimica associati all’attività microbica.

Un laboratorio naturale nel cuore del tepui

Ojos de Cristal mostra quanto possano essere diversi gli ecosistemi sotterranei quando cambia la roccia che li ospita.

Gran parte delle conoscenze sulla microbiologia delle grotte proviene infatti da cavità sviluppate nei calcari. Le grotte quarzitiche dei tepui presentano condizioni geochimiche differenti e possono ospitare comunità altrettanto particolari.

A oltre vent’anni dall’inizio delle esplorazioni, Ojos de Cristal conserva così due storie strettamente legate: quella degli speleologi che hanno seguito il vuoto per oltre sedici chilometri e quella, invisibile, dei microrganismi che riescono a vivere sulle pareti di quarzo nel buio del Monte Roraima.

Fonti

Barton H.A. et al. – Frontiers in Microbiology – Microbial diversity in a Venezuelan orthoquartzite cave is dominated by the Chloroflexi (Class Ktedonobacterales) and Thaumarchaeota Group I.1c – 26 novembre 2014
https://www.frontiersin.org/journals/microbiology/articles/10.3389/fmicb.2014.00615/full

PubMed – National Library of Medicine – Microbial diversity in a Venezuelan orthoquartzite cave is dominated by the Chloroflexi (Class Ktedonobacterales) and Thaumarchaeota Group I.1c – 2014
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25505450/

EcoNews – Slovak cavers say they mapped 10 miles of the quartzite cave Ojos de Cristal on Venezuela’s Mount Roraima, and up to 84 percent of its deep bacteria belonged to a class never before identified in a cave – 25 ottobre 2026
https://www.ecoticias.com/en/slovak-cavers-say-they-mapped-10-miles-of-the-quartzite-cave-ojos-de-cristal-on-venezuelas-mount-roraima-and-up-to-84-percent-of-its-deep-bacteria-belonged-to-a-class-never-before-identified-in-a-cave/52546/

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  • DNA dalle pareti delle grotte, nuove prospettive per studiare la presenza umana nella preistoria
    Condividi Alba Bossoms torna sul metodo sperimentale per recuperare DNA umano antico dalle superfici delle grotte. Tra i reperti analizzati anche un “aerografo” in osso proveniente da Altamira Lo scorso luglio Scintilena aveva raccontato lo studio pubblicato su Nature Communications sulla possibilità di recuperare DNA umano antico direttamente dalle pareti delle grotte, comprese superfici associate all’arte rupestre (https://www.scintilena.com/dna-antico-e-arte-rupestre-dalle-pareti-delle-gro
     

DNA dalle pareti delle grotte, nuove prospettive per studiare la presenza umana nella preistoria

November 2nd 2026 at 04:00

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Alba Bossoms torna sul metodo sperimentale per recuperare DNA umano antico dalle superfici delle grotte. Tra i reperti analizzati anche un “aerografo” in osso proveniente da Altamira

Lo scorso luglio Scintilena aveva raccontato lo studio pubblicato su Nature Communications sulla possibilità di recuperare DNA umano antico direttamente dalle pareti delle grotte, comprese superfici associate all’arte rupestre (https://www.scintilena.com/dna-antico-e-arte-rupestre-dalle-pareti-delle-grotte-una-nuova-traccia-umana/07/03/).

Ora Alba Bossoms, tra gli autori della ricerca, torna sull’argomento in un’intervista pubblicata da Storica National Geographic, soffermandosi sulle prospettive ma anche sui limiti di una tecnica ancora sperimentale.

Un caso particolarmente curioso riguarda un “aerografo” preistorico in osso proveniente dalla grotta di Altamira, probabilmente utilizzato per soffiare il pigmento sulle pareti. Proprio perché poteva essere entrato in contatto con la bocca, i ricercatori speravano di recuperarvi DNA umano antico. Il tentativo, però, non ha dato il risultato atteso: la contaminazione moderna e le condizioni di conservazione possono rendere difficile distinguere e recuperare le tracce genetiche più antiche.

È uno dei problemi che la ricerca dovrà affrontare. Il prossimo passo sarà capire dove e in quali condizioni il DNA riesca a conservarsi meglio, sviluppando tecniche di campionamento sempre meno invasive.

L’obiettivo non è ancora identificare l’autore di una specifica pittura rupestre, ma ottenere nuove informazioni su chi frequentava le grotte preistoriche, anche quando ossa e altri resti umani sono assenti.

Foto di copertina:

Bisonte nella grotta di Altamira, in Cantabria. Le superfici delle grotte con arte paleolitica sono oggi al centro di nuove ricerche sulla possibilità di recuperare tracce di DNA umano antico. Foto: Daniel Villafruela / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

Fonti

https://www.storicang.it/a/alba-bossoms-antropologa-potremmo-aver-scoperto-nuovo-modo-per-studiare-presenza-umana-nella-preistoria_18764

https://www.nature.com/articles/s41467-026-74234-2

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  • Giornate di Speleologia Urbana nella Trieste sotterranea dal 5 al 30 novembre
    Condividi Con il Club Alpinistico Triestino propone la dodicesima edizione della manifestazione Tornano a Trieste, dal 5 al 30 novembre 2026 in poi, le Giornate di Speleologia Urbana del CAT. La parola ad Alessandra Ressa: COMUNICATO STAMPA Giornate di Speleologia Urbana: dal 5 al 30 novembre alla scoperta della Trieste sotterranea Il Club Alpinistico Triestino propone la dodicesima edizione della manifestazione con conferenze e visite guidate dedicate alle gallerie antiaeree e a
     

Giornate di Speleologia Urbana nella Trieste sotterranea dal 5 al 30 novembre

November 1st 2026 at 04:55

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Con il Club Alpinistico Triestino propone la dodicesima edizione della manifestazione

Tornano a Trieste, dal 5 al 30 novembre 2026 in poi, le Giornate di Speleologia Urbana del CAT.

La parola ad Alessandra Ressa:

COMUNICATO STAMPA

Giornate di Speleologia Urbana: dal 5 al 30 novembre alla scoperta della Trieste sotterranea

Il Club Alpinistico Triestino propone la dodicesima edizione della manifestazione con conferenze e visite guidate dedicate alle gallerie antiaeree e ai bunker della Seconda guerra mondiale.

Trieste, 28 ottobre – Gallerie antiaeree, ricoveri pubblici e bunker raccontano una pagina significativa della storia di Trieste durante la Seconda guerra mondiale. Per approfondire la conoscenza di queste strutture e del loro contesto storico, il Club Alpinistico Triestino organizza dal 5 al 30 novembre 2026 la dodicesima edizione delle Giornate di Speleologia Urbana, con un ricco programma di incontri e visite guidate aperti al pubblico.

La prima giornata sarà giovedì 5 novembre alle 20, nella sede del CAT, in via Raffaele Abro 5/A, a Trieste, con la presentazione degli appuntamenti a cura del direttore della rassegna Lucio Mircovich e a seguire la conferenza I bombardamenti aerei alleati sulla provincia di Trieste, tenuta da Maurizio Radacich.

Venerdì 6 novembre, alle 20, è prevista una visita alla galleria antiaerea di via Pendice Scoglietto, con ritrovo all’incrocio tra via Cologna e via Pendice dello Scoglietto. Accompagneranno i partecipanti Maurizio Bressan, Marino Codiglia, Dean Leonardelli e Lucio Mircovich.

Giovedì 12 novembre, alle 20, il programma proseguirà alla Kleine Berlin, in via Fabio Severo. Dopo l’introduzione di Maurizio Radacich, seguirà la visita guidata con Lucio Mircovich, Maurizio Bressan, Marino Codiglia e Dean Leonardelli.

Mercoledì 18 novembre, alle 20, sempre alla Kleine Berlin, Maurizio Radacich terrà la conferenza I ricoveri pubblici in galleria della provincia di Trieste, dedicata alle strutture realizzate per proteggere la popolazione durante i bombardamenti.

Giovedì 19 novembre, alle 20, si visiterà la galleria antiaerea di Scala al Monticello, con ritrovo davanti all’ingresso del Centro Commerciale Il Giulia. La visita sarà condotta da Maurizio Bressan, Marino Codiglia, Dean Leonardelli e Lucio Mircovich.

Mercoledì 25 novembre, alle 20, la Kleine Berlin ospiterà la conferenza I ricoveri della Ferriera di Servola, a cura di Silvio Masè e Marco Brogi, dedicata alle strutture di protezione legate allo storico polo industriale triestino.

Sabato 28 novembre, alle 14.30, lo staff del CAT accompagnerà i partecipanti alla scoperta dei bunker di Opicina, con ritrovo nel piazzale dell’Obelisco.

La manifestazione si concluderà lunedì 30 novembre, alle 20, nella sede del Club Alpinistico Triestino, con la conferenza I bunker tedeschi nella provincia di Trieste, a cura di Maurizio Bressan. Al termine saranno consegnati gli attestati di partecipazione.

Le visite permetteranno di conoscere direttamente strutture sotterranee spesso poco accessibili, approfondendone la funzione e il ruolo nella storia del territorio.

La partecipazione alle visite è subordinata all’iscrizione, con un massimo di 25 persone. La quota è di 50 euro per gli adulti e di 25 euro per i bambini sotto i 10 anni. Per le escursioni è consigliato un abbigliamento adeguato alla visita in galleria; la durata delle escursioni è di circa due ore, salvo imprevisti.

Le iscrizioni si effettuano presso la sede del CAT, in via Raffaele Abro 5/A, il martedì dalle 21 alle 23 oppure direttamente prima delle presentazioni. Il modulo è disponibile sul sito www.cat.ts.it e, una volta compilato, può essere inviato a cat@cat.ts.it, indirizzo al quale rivolgersi anche per informazioni. La quota comprende l’iscrizione al CAT e il materiale divulgativo previsto dall’iniziativa.

Con questa dodicesima edizione, il Club Alpinistico Triestino rinnova il proprio impegno nella divulgazione e nella valorizzazione del patrimonio sotterraneo cittadino, offrendo al pubblico l’opportunità di esplorare luoghi che conservano importanti testimonianze del passato.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

Via R. Abro, 5/A
34144 Trieste
cell.: 348 5164550
codice fiscale: 80016650329
e-mail:cat@cat.ts.it
pec:cat.trieste@pec.csvfvg.it
http://www.cat.ts.it

Ufficio Stampa: Alessandra Ressa +39 348 3515270

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  • Vizi preistorici? Incredibile ma vero: a Sulawesi piante psicoattive già 25.000 anni fa
    Condividi Le analisi dei denti di due cacciatori-raccoglitori di Sulawesi rivelano l’uso abituale della noce di areca, una pianta neuroattiva, fino a 25.000 anni fa Uno studio pubblicato su Science Advances parla di due cacciatori-raccoglitori vissuti a migliaia di anni di distanza. Il più antico è datato tra circa 25.000 e 16.000 anni fa, mentre il secondo tra circa 7.600 e 6.300 anni fa. Entrambi presentano sui denti profonde scanalature, compatibili con l’abitudine di trattenere e succh
     

Vizi preistorici? Incredibile ma vero: a Sulawesi piante psicoattive già 25.000 anni fa

November 1st 2026 at 04:00

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Le analisi dei denti di due cacciatori-raccoglitori di Sulawesi rivelano l’uso abituale della noce di areca, una pianta neuroattiva, fino a 25.000 anni fa

Uno studio pubblicato su Science Advances parla di due cacciatori-raccoglitori vissuti a migliaia di anni di distanza. Il più antico è datato tra circa 25.000 e 16.000 anni fa, mentre il secondo tra circa 7.600 e 6.300 anni fa.

Entrambi presentano sui denti profonde scanalature, compatibili con l’abitudine di trattenere e succhiare a lungo noci di areca intere. A rafforzare questa interpretazione sono state le analisi biomolecolari, che hanno individuato nei tessuti dentali tracce compatibili con la presenza di arecolina, il principale alcaloide neuroattivo dell’areca.

I ricercatori hanno anche condotto esperimenti dimostrando che mantenere a lungo una noce intera a contatto con la saliva può liberare arecolina in quantità sufficienti a produrre effetti fisiologici.

La noce di areca, seme della palma Areca catechu, ha effetti prevalentemente stimolanti dovuti soprattutto all’arecolina, un alcaloide che agisce sul sistema nervoso. Oggi viene spesso consumata nel cosiddetto betel quid, insieme a foglie di betel e calce spenta, ed è considerata una delle sostanze psicoattive più diffuse al mondo, con centinaia di milioni di consumatori soprattutto in Asia e nel Pacifico.

Frutti della palma Areca catechu, dai cui semi si ricava la cosiddetta noce di areca, contenente l’alcaloide psicoattivo arecolina. Foto: Dinesh Valke / Wikimedia Commons – CC BY-SA 2.0

Perché succhiavano le noci di areca?

La risposta rimane incerta. Entrambi gli individui soffrivano di importanti problemi dentali e gli autori considerano possibile che l’areca venisse utilizzata anche per le sue proprietà analgesiche.

Non è però possibile stabilire se questa fosse la ragione principale. Potrebbero aver avuto importanza anche gli effetti neuroattivi della pianta o motivazioni che i resti archeologici non permettono di ricostruire.

L’abitudine aveva inoltre conseguenze pesanti: la durezza delle noci provocava una progressiva usura dei denti e, in uno degli individui, le scanalature arrivavano fino alla cavità pulpare.

Una pratica precedente all’agricoltura

Il dato più interessante riguarda l’antichità del comportamento. I due individui erano cacciatori-raccoglitori preagricoli e il più antico testimonia questa pratica già nel Pleistocene superiore.

La scoperta suggerisce quindi che l’uso abituale di una pianta neuroattiva possa avere radici molto più antiche di quanto documentato finora.

Gli studiosi invitano comunque alla prudenza. I resti appartengono a soli due individui e non dimostrano che il comportamento fosse diffuso nell’intera popolazione di Sulawesi né che la pratica sia stata trasmessa senza interruzioni per migliaia di anni.

L’usura e le molecole rimaste nei denti possono restituire comportamenti quotidiani avvenuti decine di migliaia di anni fa, altrimenti difficili da riconoscere.

Che dire? Al prossimo Raduno inviteremo anche qualche cacciatore-raccoglitore… così, tanto per farli stare in buona compagnia.

Fonti

Science Advances – Betel nut sucking is the earliest recorded evidence for the habitual use of a neuroactive plant drug – 9 settembre 2026
https://doi.org/10.1126/sciadv.aei1901

Pikaia – Sulawesi: le più antiche tracce di droga? – 2026
https://pikaia.eu/sulawesi-piu-antiche-tracce-droga/

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  • Grotta del Monte Cucco, speleologa bloccata a 150 metri di profondità: soccorsa nella notte tra il 30 e il 31 ottobre
    Condividi Colta da sfinimento durante la risalita nella Grotta del Monte Cucco, è stata raggiunta e assistita dalle squadre del Soccorso Alpino e Speleologico di Umbria e Marche. L’uscita intorno alle 5 del mattino, senza necessità di ricovero. Una lunga notte di lavoro nel cuore del Monte Cucco, dove tecnici e sanitari del Soccorso Alpino e Speleologico sono intervenuti per assistere una speleologa che, durante la risalita, non era più in grado di proseguire autonomamente a causa dello sfini
     

Grotta del Monte Cucco, speleologa bloccata a 150 metri di profondità: soccorsa nella notte tra il 30 e il 31 ottobre

Október 31st 2026 at 15:38

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Colta da sfinimento durante la risalita nella Grotta del Monte Cucco, è stata raggiunta e assistita dalle squadre del Soccorso Alpino e Speleologico di Umbria e Marche. L’uscita intorno alle 5 del mattino, senza necessità di ricovero.

Una lunga notte di lavoro nel cuore del Monte Cucco, dove tecnici e sanitari del Soccorso Alpino e Speleologico sono intervenuti per assistere una speleologa che, durante la risalita, non era più in grado di proseguire autonomamente a causa dello sfinimento.

L’intervento si è svolto in condizioni ambientali impegnative, con nebbia fitta e forte vento all’esterno, mentre sottoterra le squadre hanno raggiunto la donna a circa 150 metri di profondità e l’hanno accompagnata verso l’uscita attraverso i pozzi della cavità.

Riportiamo di seguito le parole diffuse via social dal Soccorso Alpino e Speleologico Umbria:

COMUNICATO CNSAS

L’allarme è scattato intorno all’una di questa notte, quando il Soccorso Alpino e Speleologico Umbria (SASU) è stato attivato per una speleologa colta da sfinimento durante la risalita, a circa 150 metri di profondità nella Grotta del Monte Cucco.

Raggiunta la località Pian del Monte nel Comune di Sigillo, in condizioni di nebbia fitta e forte vento, due squadre composte da tecnici e operatori del Soccorso Alpino e Speleologico Umbria – CNSAS e Soccorso Alpino e Speleologico Marche – CNSAS sono entrate nella grotta. I soccorritori hanno raggiunto la donna nei rami sinistri del Baratro, alla base dell’omonimo pozzo, dove la stanchezza le aveva impedito di proseguire autonomamente verso l’uscita.

Dopo averla rifocillata, le squadre l’hanno assistita nella risalita dei pozzi, utilizzando paranchi e tecniche di soccorso speleologico.

Nel frattempo, una squadra ha accompagnato all’esterno i suoi compagni di esplorazione, per poi ricondurli alle auto parcheggiate a Pian del Monte. Con l’uscita di questo primo gruppo sono giunte anche le prime informazioni sulle condizioni della speleologa e sull’avvio delle operazioni di recupero.

Ulteriori squadre, composte da tecnici e sanitari, sono rimaste pronte a intervenire a supporto dei colleghi qualora fosse stato necessario.

Intorno alle 5:00 di questa mattina la speleologa, accompagnata dai soccorritori, ha raggiunto l’esterno della grotta. È stata quindi valutata dai sanitari del Soccorso Alpino e Speleologico, che hanno riscontrato soltanto la stanchezza accumulata, senza evidenziare problematiche tali da richiedere il trasferimento in ospedale.

Un intervento concluso positivamente grazie alla preparazione, alla disponibilità e al lavoro coordinato dei tecnici e dei sanitari coinvolti. Operare nel soccorso speleologico significa muoversi in ambienti complessi, spesso per ore e in condizioni difficili, mettendo competenza ed esperienza al servizio di chi si trova in difficoltà.

Un sentito plauso al Soccorso Alpino e Speleologico Umbria e Marche per la professionalità e l’impegno dimostrati anche in questa operazione.

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  • Premio Scintilena Miglior Autore 2026: Cosentino e Benassi, il valore delle esplorazioni raccontate
    Condividi Il Premio Scintilena Miglior Autore 2026 va ex aequo ad Antonio Cosentino e Andrea Benassi. Al centro del riconoscimento, la comunicazione speleologica: spedizioni preparate con cura, studi sul campo e testi capaci di condividere risultati e riflessioni. Per ciascuno un buono acquisto di 100 euro, offerto da Scintilena e Il Buranchetto. Premio Scintilena Miglior Autore 2026: due firme premiate a pari merito Antonio Cosentino e Andrea Benassi sono i vincitori, a pari merito, del P
     

Premio Scintilena Miglior Autore 2026: Cosentino e Benassi, il valore delle esplorazioni raccontate

Október 31st 2026 at 06:12

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Il Premio Scintilena Miglior Autore 2026 va ex aequo ad Antonio Cosentino e Andrea Benassi. Al centro del riconoscimento, la comunicazione speleologica: spedizioni preparate con cura, studi sul campo e testi capaci di condividere risultati e riflessioni. Per ciascuno un buono acquisto di 100 euro, offerto da Scintilena e Il Buranchetto.

Premio Scintilena Miglior Autore 2026: due firme premiate a pari merito

Antonio Cosentino e Andrea Benassi sono i vincitori, a pari merito, del Premio Scintilena Miglior Autore 2026. Il riconoscimento valorizza due percorsi di scrittura legati all’esperienza diretta delle esplorazioni e alla capacità di trasformare il lavoro sul campo in informazione accessibile.

Cosentino viene premiato per l’articolo dedicato alla grotta Verticalnaya, nel massiccio del Koytendag, in Turkmenistan. Il testo, pubblicato su Scintilena il 13 maggio, ha raggiunto 39mila visualizzazioni, secondo il dato comunicato per l’assegnazione del premio. Benassi riceve il riconoscimento per i numerosi articoli di spedizione e le relazioni pubblicate sul notiziario.

La motivazione comune riguarda la preparazione dell’attività esplorativa e di studio, insieme alla qualità della sua restituzione scritta. Il Premio Scintilena Miglior Autore 2026 riconosce testi completi, ricchi di particolari e capaci di offrire spunti di riflessione. Non soltanto cronache di quanto accaduto, quindi, ma descrizioni utili a comprendere obiettivi, metodi e significato delle attività raccontate.

Antonio Cosentino: il racconto speleologico della grotta Verticalnaya

L’articolo di Cosentino porta il lettore nel Koytendag, lungo un percorso che intreccia esplorazione, ricerca e memoria delle precedenti indagini. Il titolo è «Giallo nel Koytendag: sui passi di Maltsev, analizzata la mummia della grotta Verticalnaya, trovati altri 3 cadaveri nel pozzo».[1]

Il resoconto segue le attività del gruppo francese KRAC, Karstologie & Recherches Asie Centrale. Nella grotta Verticalnaya, sul fondo di un pozzo di circa 60 metri, la spedizione ha documentato il corpo mummificato già segnalato dallo speleologo Vladimir A. Maltsev e altri tre resti umani. Il testo collega questa ricognizione al lavoro più ampio condotto sul patrimonio carsico del massiccio.[1]

La narrazione comprende il contesto geografico, le figure coinvolte e le attività di ricerca. Accanto all’episodio centrale, trovano spazio la storia delle esplorazioni e lo studio degli ambienti sotterranei. Cosentino ha partecipato alla spedizione anche come regista e filmmaker, lavorando al documentario «Koytendag: la montagna inaccessibile».[1]

La qualità della scrittura e l’ampia circolazione dell’articolo accompagnano il riconoscimento. La motivazione del premio mette soprattutto in evidenza la capacità di restituire un’esperienza preparata e documentata, offrendo al pubblico una visione articolata dell’attività svolta.

Andrea Benassi: spedizioni e relazioni per la divulgazione speleologica

Per Andrea Benassi il premio riguarda un insieme di contributi. I suoi resoconti su Scintilena collegano il racconto delle spedizioni alle domande scientifiche che ne orientano lo svolgimento. Un esempio recente è la relazione sulla missione «Vatnajökull 2026 – Fire under Ice», pubblicata il 28 luglio.[2]

La spedizione, coordinata dal Consorzio Speleologi Ipogenici, ha coinvolto tredici partecipanti e documentato quasi 2,5 chilometri di nuove cavità glaciovulcaniche. Il resoconto descrive il complesso di Freyja Hellir, con circa 1,5 chilometri di sviluppo, insieme alle attività di monitoraggio e ai campionamenti microbiologici.[2]

Il racconto permette di seguire le relazioni tra ghiaccio, attività geotermica e circolazione delle acque. Illustra anche la collaborazione internazionale e la preparazione tecnica necessaria per lavorare in questi ambienti. La relazione rende così leggibile il percorso che conduce dall’esplorazione alla raccolta dei dati e alla loro successiva elaborazione.[2]

Scintilena e Il Buranchetto: un buono da 100 euro per ciascun autore

Il Premio Scintilena Miglior Autore 2026 è offerto da Scintilena e dal negozio Il Buranchetto. Ciascuno dei due vincitori riceve un buono acquisto di 100 euro, da utilizzare presso l’esercizio specializzato in attrezzature per le attività in montagna, comprese quelle speleologiche.[3][4]

A partire da quest’anno, il premio avrà cadenza annuale. Sarà dedicato ai migliori autori di articoli pubblicati su Scintilena.

L’iniziativa attribuisce un riconoscimento al lavoro di documentazione che prosegue dopo il rientro dalle spedizioni. Riordinare appunti, selezionare immagini e costruire un testo completo consente di condividere l’esperienza con la comunità speleologica e con il pubblico. È questo passaggio, dall’attività alla conoscenza comunicata, a unire i contributi premiati.

Fonti dell’articolo


Comunicazione speleologica in Italia: informare, documentare e tutelare il mondo sotterraneo

Relazione di approfondimento sul ruolo della comunicazione speleologica in Italia, sui rapporti tra esplorazione e divulgazione e sull’importanza di un’informazione corretta per la ricerca, la sicurezza e la conservazione degli ambienti ipogei.

Comunicazione speleologica: perché raccontare è parte dell’esplorazione

La comunicazione speleologica non riguarda soltanto la diffusione di una scoperta. Consente di trasferire osservazioni, metodi ed esperienze da chi frequenta il sottosuolo a chi deve studiarlo, amministrarlo o conoscerlo. Una relazione rende consultabile un’attività che, senza una restituzione ordinata, resterebbe affidata alla memoria dei partecipanti.

Il regolamento della Società Speleologica Italiana offre un riferimento preciso. Definisce la speleologia come scienza delle cavità naturali e artificiali, della loro origine ed evoluzione e dei fenomeni che vi si svolgono. Nella definizione di attività speleologica comprende ricerca, esplorazione, osservazione, studio e documentazione. La produzione di conoscenza condivisibile appartiene quindi al nucleo della disciplina.[5]

Questo legame spiega il valore di un riconoscimento dedicato agli autori. Premiare un testo significa attribuire importanza a una fase del lavoro diversa dalla progressione in grotta, ma complementare. La scrittura collega ciò che una squadra ha visto alle domande che altri potranno sviluppare.

Informazione speleologica in Italia: riviste, archivi e pubblicazioni digitali

Nel panorama italiano convivono strumenti con funzioni differenti. Le riviste permettono di sviluppare relazioni articolate. Gli archivi conservano la memoria delle ricerche. I notiziari digitali rendono tempestivamente disponibili aggiornamenti e resoconti. Le presentazioni pubbliche consentono il confronto diretto con autori e partecipanti.

La rivista «Speleologia», pubblicata dalla Società Speleologica Italiana dal 1979 con periodicità semestrale, costituisce un riferimento di questa tradizione. Il suo regolamento editoriale assegna spazio ai metodi, alle modalità e ai risultati della ricerca in Italia e all’estero. La versione «Speleologia in Rete», a lettura libera, affianca il periodico cartaceo con articoli e approfondimenti.[5]

Un ambito distinto è quello delle cavità artificiali. La rivista «Opera Ipogea», anch’essa della SSI, è dedicata a questo settore. Alla pubblicazione cartacea si affianca una versione elettronica con DOI per ciascun articolo. Il DOI è un identificatore persistente che facilita il riferimento a un contributo: un elemento utile per collegare divulgazione e ricerca bibliografica.[5]

La conservazione trova un presidio nel Centro Italiano di Documentazione Speleologica – Biblioteca «Franco Anelli». La struttura raccoglie monografie, periodici, fondi storici e materiali non librari. Il regolamento SSI ne descrive le raccolte e i servizi di consultazione, anche attraverso cataloghi online. La teca digitale rende inoltre disponibili riferimenti a periodici storici.[5][6]

Questi strumenti non vanno considerati alternativi. Una notizia può segnalare un risultato; una relazione può illustrarne il percorso; una pubblicazione scientifica può approfondire una questione specifica. L’archivio permette di ritrovare ciascun passaggio nel tempo.

Scintilena e divulgazione speleologica: collegare comunità e pubblico

Nel caso di Scintilena, i contributi premiati mostrano due forme complementari di comunicazione. Il racconto di Cosentino concentra l’attenzione su un episodio all’interno di una spedizione. La relazione di Benassi espone un programma di esplorazione e studio, articolandone attività, collaborazioni e prospettive.[1][2]

Il primo formato facilita l’ingresso del lettore attraverso una vicenda riconoscibile. Il secondo permette di seguire il lavoro nella sua estensione. Entrambi possono condurre verso temi più ampi: storia delle esplorazioni, geologia, documentazione, rapporti tra gruppi e continuità delle ricerche.

Il valore del notiziario specialistico risiede anche nella possibilità di mettere in relazione questi livelli. Il lettore occasionale cerca un’informazione comprensibile. Lo speleologo può cercare nomi, luoghi, riferimenti e metodi. La redazione deve costruire testi leggibili per il primo, senza privare il secondo degli elementi necessari.

La comunicazione speleologica funziona quando non richiede al pubblico di possedere già tutte le conoscenze. Introduce il contesto, chiarisce i termini e accompagna verso gli approfondimenti. Non riduce la complessità a una formula: la organizza.

Giornalismo speleologico e correttezza: distinguere osservazioni e interpretazioni

Un’informazione corretta consente di riconoscere la natura di ogni affermazione. Un’osservazione descrive ciò che è stato documentato. Una misura deriva da un procedimento e da strumenti. Un’interpretazione collega i dati a una spiegazione. Una prospettiva di ricerca indica il lavoro ancora da sviluppare.

Queste distinzioni non indeboliscono il racconto. Ne rendono comprensibile la struttura. Il lettore può seguire il passaggio dal terreno alla conoscenza senza confondere una domanda scientifica con una conclusione.

La relazione di Benassi sull’Islanda offre un esempio concreto. Il testo presenta cavità esplorate e attività svolte, poi illustra il monitoraggio predisposto per comprendere i cambiamenti del Kverkfjöll. Collega quindi i risultati della spedizione a un percorso di confronto successivo, attraverso strumenti, immagini e collaborazione con altri ricercatori.[2]

Per la redazione, questo comporta una verifica su più livelli: identità dei protagonisti, collocazione geografica, cronologia delle attività e significato dei risultati. Le fonti devono accompagnare il testo, non comparire soltanto come una formula conclusiva. Il loro compito è rendere rintracciabile il percorso informativo.

Relazioni di spedizione: dal diario personale alla conoscenza condivisa

Il diario conserva la voce dell’esperienza. La relazione organizza quell’esperienza perché altri possano utilizzarla. La notizia seleziona il risultato di interesse pubblico. Sono forme differenti, che possono convivere senza perdere le proprie funzioni.

Una relazione speleologica completa dovrebbe chiarire almeno alcuni elementi: obiettivi iniziali, area di lavoro, composizione della squadra, attività svolte, strumenti utilizzati e risultati ottenuti. Dovrebbe inoltre indicare dove reperire rilievi, immagini e approfondimenti, quando la loro diffusione è compatibile con la tutela dei siti.

La motivazione del premio a Cosentino e Benassi richiama proprio la preparazione e la ricchezza della restituzione scritta. Il punto non è accumulare dettagli. È selezionare quelli che spiegano perché una spedizione è stata realizzata e quale contributo abbia prodotto.

Il resoconto islandese comprende esplorazione, monitoraggio e campionamenti microbiologici. Descrive inoltre la collaborazione avviata con l’Università di Milano-Bicocca per lo studio dei materiali raccolti. La narrazione mostra così come una missione possa generare attività successive, anziché esaurirsi nell’annuncio della scoperta.[2]

Linguaggio della speleologia: precisione tecnica e accessibilità

La divulgazione richiede un lavoro di traduzione, non la rinuncia ai termini specialistici. Una parola tecnica è utile quando identifica un processo o un oggetto con precisione. Diventa un ostacolo quando compare senza contesto.

Le cavità glaciovulcaniche raccontate da Benassi permettono di comprendere questo equilibrio. La definizione indica ambienti generati dall’interazione tra attività vulcanica di tipo idrotermale e ghiaccio. Il lettore può poi seguire il ruolo delle fumarole, delle sorgenti calde e delle acque nella formazione e nell’evoluzione dei vuoti.[2]

La chiarezza si costruisce con frasi ordinate, esempi pertinenti e spiegazioni vicine al termine introdotto. Anche i dati richiedono contesto. Una lunghezza dovrebbe essere accompagnata dall’indicazione della cavità o dell’insieme di cavità a cui si riferisce. Una profondità non va confusa con la quota dell’ingresso.

La precisione riguarda anche i protagonisti. Gruppo esplorativo, coordinamento scientifico, patrocinio e sostegno economico sono ruoli diversi. Un buon articolo li distingue, riconoscendo il lavoro collettivo senza attribuire a un singolo soggetto l’intera attività.

Comunicazione speleologica e sicurezza: informare senza sostituire la formazione

Il racconto dell’esplorazione deve rendere comprensibile la preparazione necessaria. La descrizione di un passaggio tecnico non equivale a un percorso formativo. La spettacolarità delle immagini non permette, da sola, di valutare condizioni ambientali e difficoltà operative.

La SSI assegna alla propria Commissione Nazionale Scuole di Speleologia il compito di coordinare l’insegnamento, uniformare i programmi e diffondere norme di sicurezza e rispetto ambientale. Il sistema formativo collega quindi tecnica, prevenzione e tutela del sottosuolo.[5]

Anche il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico mette in relazione preparazione, sicurezza e prevenzione. Il percorso illustrato dal CNSAS per i tecnici di soccorso speleologico parte dalla selezione di speleologi con esperienza e capacità adeguate. In Sardegna, un’iniziativa congiunta tra SSI e servizio regionale del CNSAS è stata dedicata alla prevenzione e alla gestione degli incidenti in grotta.[7][8]

Per l’informazione di settore, la conseguenza è concreta. Un resoconto dovrebbe spiegare il ruolo della preparazione, delle competenze e delle scelte operative. La prudenza e la decisione di interrompere un’attività possono avere lo stesso valore informativo di un avanzamento esplorativo.

Soccorso speleologico e media: responsabilità durante le emergenze

La cronaca di un’emergenza richiede un’attenzione specifica. La velocità degli aggiornamenti deve accompagnarsi all’attribuzione delle informazioni e alla distinzione tra operazioni in corso e risultati confermati. Il racconto deve tutelare le persone coinvolte e rendere comprensibile il lavoro delle squadre.

Il CNSAS ha dedicato nel 2026 un percorso nazionale alla comunicazione istituzionale. La presentazione dell’iniziativa ne indica l’obiettivo nella definizione e valorizzazione del ruolo degli addetti stampa e delle strutture comunicative. È un segnale dell’importanza organizzativa attribuita alla corretta diffusione delle informazioni.[9]

Nella comunicazione speleologica questo principio dovrebbe estendersi anche al periodo successivo all’intervento. La conclusione del soccorso non esaurisce l’interesse pubblico. Formazione, esercitazioni e prevenzione spiegano il sistema di competenze che rende possibile operare nel sottosuolo.

Divulgazione speleologica e tutela ambientale: raccontare senza danneggiare

La conoscenza di una grotta comporta responsabilità anche nella scelta di ciò che viene pubblicato. La SSI richiama esplicitamente vulnerabilità e valore degli ambienti carsici, delle acque e delle cavità naturali e artificiali. Il suo regolamento richiede criteri di massima tutela e precauzione nella frequentazione.[5]

La comunicazione dovrebbe applicare lo stesso orientamento. Descrivere il valore di un sito non impone di trasformare ogni articolo in una guida all’accesso. Per ambienti vulnerabili, la diffusione dei dettagli localizzativi va valutata con chi ne segue lo studio e la conservazione.

I pipistrelli offrono un esempio immediato del rapporto tra informazione e comportamento. Tutela Pipistrelli spiega che il disturbo durante il letargo può provocare riattivazione del metabolismo e consumo delle riserve energetiche. L’associazione invita a evitare la frequentazione delle cavità con colonie ibernanti nel periodo sensibile e a limitare rumore, permanenza e illuminazione diretta degli animali.[10]

Una didascalia o un breve richiamo possono quindi svolgere una funzione educativa importante. La fotografia di una colonia dovrebbe essere accompagnata da informazioni sulla sua sensibilità. Il racconto dell’ambiente sotterraneo diventa più completo quando comprende gli organismi che lo abitano e le condizioni necessarie alla loro conservazione.

Fotografie, video e rilievi: la comunicazione visiva delle grotte

Le immagini rendono visibili ambienti che gran parte del pubblico non frequenterà direttamente. Il loro valore cresce quando sono accompagnate da luogo, data, autore e spiegazione del soggetto. Una fotografia documenta meglio quando il lettore comprende che cosa sta osservando.

Il lavoro di Cosentino nel Koytendag mette in relazione testo e produzione audiovisiva. L’articolo richiama anche il contributo fotografico di Philippe Crochet e Annie Guiraud e il documentario dedicato alla montagna. Nel resoconto di Benassi, immagini e fotogrammetrie rientrano invece tra gli strumenti di confronto previsti per il monitoraggio.[1][2]

La differenza è significativa. Un’immagine può avere una funzione narrativa, documentaria o di misura. Il giornalismo speleologico dovrebbe chiarire quale uso ne viene fatto, evitando di attribuire alla sola forza visiva un valore dimostrativo che dipende dal metodo.

Anche rilievi e carte richiedono una presentazione leggibile. Scala, legenda, orientamento e data aiutano a comprendere il documento. Il lavoro grafico non è soltanto un elemento estetico: permette di trasferire informazioni spaziali.

SEO e notizie speleologiche: farsi trovare senza deformare il contenuto

L’ottimizzazione per i motori di ricerca può essere affrontata come organizzazione dell’informazione. Titoli con nomi corretti, luoghi e argomenti espliciti aiutano il lettore a riconoscere il contenuto. Le sezioni tematiche consentono di individuare rapidamente i passaggi utili.

La scelta delle parole chiave dovrebbe seguire la notizia. Il nome di una spedizione, una cavità o un progetto di studio è più informativo di una formula generica. La ripetizione resta utile soltanto quando mantiene naturalezza e coerenza.

Per una redazione specialistica è importante anche collegare gli aggiornamenti. Annuncio della partenza, resoconto del rientro e relazione conclusiva appartengono allo stesso percorso. Un collegamento tra questi testi permette al lettore di ricostruire la cronologia e di riconoscere l’evoluzione delle ricerche.

La reperibilità deve proseguire nel tempo. Titoli comprensibili, indicazione degli autori e riferimenti alle fonti aiutano un articolo a restare consultabile anche dopo la sua prima diffusione.

Qualità della comunicazione speleologica: visualizzazioni e utilità nel tempo

Le 39mila visualizzazioni comunicate per l’articolo di Cosentino indicano l’ampia circolazione di quel contributo. Il riconoscimento ai numerosi testi di Benassi valorizza invece la continuità della restituzione. Le motivazioni del premio uniscono i due aspetti attraverso la preparazione delle attività e la completezza dei racconti.

La valutazione editoriale dovrebbe mantenere distinti diffusione e qualità. La prima riguarda la circolazione. La seconda comprende precisione, chiarezza, ricchezza documentaria e capacità di offrire riferimenti utilizzabili. Un articolo può raggiungere molti lettori oppure rivolgersi a una comunità ristretta e restare importante per le ricerche successive.

La tradizione documentaria descritta dal regolamento SSI offre una prospettiva di lungo periodo. Riviste e biblioteca conservano materiali che diventano consultabili al di là del momento in cui sono stati prodotti. La comunicazione digitale può contribuire allo stesso obiettivo quando cura attribuzione, archiviazione e collegamento tra le pubblicazioni.[5]

Premio Scintilena e futuro della comunicazione speleologica italiana

La cadenza annuale annunciata per il premio introduce un appuntamento dedicato alla qualità della scrittura su Scintilena. Il riconoscimento mette in evidenza il lavoro necessario per trasformare una spedizione in un testo leggibile e completo.

Il contributo della comunicazione speleologica consiste nel tenere insieme tre responsabilità. La prima riguarda la fedeltà all’attività svolta. La seconda consiste nel rendere comprensibili contenuti specialistici. La terza collega la diffusione delle conoscenze alla sicurezza e alla tutela degli ambienti.

Le finalità di esplorazione, studio, documentazione e salvaguardia indicate dalla SSI forniscono il quadro di questo rapporto. Informare correttamente permette di mostrare la speleologia come attività di conoscenza del sottosuolo, sostenuta da competenze e lavoro condiviso. La scrittura ne rende accessibili i percorsi e ne conserva la memoria.[5]

Fonti della relazione sulla comunicazione speleologica

Il file Markdown allegato contiene il testo integrale dell’articolo e della relazione, comprese le fonti.

Fonti
[1] Giallo nel Koytendag: sui passi di Maltsev, analizzata la mummia … https://www.scintilena.com/giallo-nel-koytendag-sui-passi-di-maltsev-analizzata-la-mummia-della-grotta-verticalnaya-trovati-altri-3-cadaveri-nel-pozzo/05/13/
[2] Islanda: scoperta Freyja Hellir, la seconda grotta … https://www.scintilena.com/islanda-sotto-il-vatnajokull-la-scoperta-di-freyja-hellir-la-seconda-grotta-glaciovulcanica-piu-estesa-del-pianeta/07/28/
[3] IL BURACHETTO negozio di attrezzature sportive per la montagna https://www.buranchetto.com/
[4] Sacchi speleo ^o^ Il Buranchetto https://www.buranchetto.com/106-sacchi-speleologia
[5] Il Regolamento – SSI https://speleo.it/site/regolamento/
[6] Teca digitale – Periodici https://bibliotecaanelli.speleo.it/tecadigitale-periodici/
[7] A Scuola di Soccorso Speleologico – CNSAS https://www.cnsas.it/2021/01/25/a-scuola-di-soccorso-speleologico/
[8] SARDEGNA – Primo soccorso in grotta: il corso della Società … https://news.cnsas.it/primo-soccorso-in-grotta-in-sardegna-il-corso-della-societa-speleologica-italiana-e-del-servizio-regionale-sardo-del-cnsas/
[9] Notizie – CNSAS News https://news.cnsas.it/notizie/
[10] Il periodo invernale | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/il-periodo-invernale/
[12] Speleologia, due numeri della rivista SSI ora disponibili … – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-due-numeri-della-rivista-ssi-ora-disponibili-gratuitamente-online/04/19/
[13] “Di ghiaccio e di fuoco”: Andrea Benassi racconta le grotte … https://www.scintilena.com/di-ghiaccio-e-di-fuoco-andrea-benassi-racconta-le-grotte-glaciovulcaniche-a-lugo-di-romagna/03/19/
[14] Speleologia_84_Giu_2021.pdf – Società Speleologica Italiana https://www.speleo.it/site/images/speleologia/Speleologia_84_Giu_2021.pdf
[15] Islanda – si è conclusa la spedizione glaciospeleologica … https://www.scintilena.com/islanda-si-conclude-la-spedizione-glaciospeleologica-fire-under-ice-2026/07/27/
[16] Islanda: il 9 luglio prende il via la spedizione … https://www.scintilena.com/islanda-il-9-luglio-prende-il-via-la-spedizione-glaciospeleologica-vatnajokull-2026-fire-under-ice/06/30/
[17] Spedizione Speleologica Papua 2017_Aouk Underground River … https://www.scintilena.com/spedizione-speleologica-papua-2017_aouk-underground-river-di-andrea-benassi/12/14/
[18] Grotte glaciovulcaniche in Islanda: Fire under Ice arriva a … https://www.scintilena.com/grotte-glaciovulcaniche-in-islanda-fire-under-ice-arriva-a-costacciaro/10/07/
[19] “Di ghiaccio e di fuoco” – Le esplorazioni … https://www.scintilena.com/di-ghiaccio-e-di-fuoco-le-esplorazioni-speleoglaciovulcaniche-di-andrea-benassi-al-cai-roma/01/06/
[20] Attrezzature ^o^ Il Buranchetto (7) https://www.buranchetto.com/17-attrezzatura?page=7
[21] Chi siamo – Buranchetto https://www.buranchetto.com/content/4-chi-siamo
[22] [PDF] lpino – Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico https://www.cnsas.it/wp-content/uploads/2025/06/Rivista-CNSAS-Maggio-2025_web_compressed-1.pdf
[23] Riviste nazionali http://gwferrari.it/RivisteItaTest/407814188NAZ.html
[24] Disponibili i dati 2025 delle attività del Soccorso Alpino … https://news.cnsas.it/disponibili-i-dati-2025-delle-attivita-del-soccorso-alpino-e-speleologico/
[25] Disponibili i dati 2024 delle attività del Soccorso Alpino e … https://news.cnsas.it/disponibili-i-dati-2024-delle-attivita-del-soccorso-alpino-e-speleologico/
[26] Gli acquedotti di Praeneste (Palestrina, Roma) http://catastoartificiali.speleo.it/cholos/cavefile.php?filename=data/documenti/CA_LA_RM_453%2002.pdf
[27] Notizie – CNSAS https://www.cnsas.it/notizie/
[28] numero 2 http://www.cnsas.it/wp-content/uploads/2017/05/02-1990.pdf
[29] Sponsorizzazione https://www.cnsas.it/wp-content/uploads/2023/11/sponsorizzazione_3674.pdf
[30] Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf http://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2015/10/Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf
[31] nuova serie anno 1/1990 https://www.cnsas.it/wp-content/uploads/2017/05/01-1990.pdf

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  • Sulawesi, gli incendi minacciano alcune delle più antiche testimonianze di arte rupestre
    Condividi Il calore e il fumo degli incendi che stanno colpendo l’Indonesia potrebbero accelerare il deterioramento delle pitture preistoriche di Sulawesi. Tra queste, uno stencil di mano di almeno 67.800 anni e una scena figurativa datata ad almeno 51.200 anni fa Sono a rischio reperti di arte rupestre tra i più antichi del mondo, anche se forse non necessariamente i più antichi, anche per il confronto con le testimonianze attribuite ai Neanderthal europei L’Indonesia sta affrontando una
     

Sulawesi, gli incendi minacciano alcune delle più antiche testimonianze di arte rupestre

Október 31st 2026 at 04:00

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Il calore e il fumo degli incendi che stanno colpendo l’Indonesia potrebbero accelerare il deterioramento delle pitture preistoriche di Sulawesi. Tra queste, uno stencil di mano di almeno 67.800 anni e una scena figurativa datata ad almeno 51.200 anni fa

Sono a rischio reperti di arte rupestre tra i più antichi del mondo, anche se forse non necessariamente i più antichi, anche per il confronto con le testimonianze attribuite ai Neanderthal europei

L’Indonesia sta affrontando una delle più gravi stagioni di incendi boschivi e di torbiera degli ultimi anni. Temperature elevate, siccità e scarsità di precipitazioni associate a un forte episodio di El Niño hanno reso vaste aree del Paese particolarmente vulnerabili al fuoco.

Le regioni maggiormente colpite sono Sumatra e Borneo, ma gli incendi hanno interessato anche Sulawesi, già duramente colpita negli anni scorsi.

Resti di un incendio boschivo nel Sulawesi meridionale, Indonesia, nel 2015. Foto: Afriandi Makmur / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

Qui il problema assume un significato particolare per l’archeologia: nelle grotte dell’isola si conserva una delle più antiche e straordinarie sequenze di arte parietale conosciute.

Gli incendi sono arrivati anche nelle vicinanze delle aree carsiche che custodiscono le pitture.

I ricercatori temono che il calore, anche se non raggiunge le immagini, possa modificare le condizioni termiche attorno alle superfici dipinte e accelerarne il deterioramento.

Il fumo può inoltre depositare fuliggine sulle pareti, rendendo le figure progressivamente meno leggibili.

Una mano di almeno 67.800 anni

Nella grotta di Liang Metanduno, sull’isola di Muna, al largo di Sulawesi, uno stencil di mano rossastro è stato datato ad almeno 67.800 anni fa.

La data richiede una precisazione importante: non è stato datato direttamente il pigmento della mano, ma una formazione di calcite cresciuta lì sopra. La pittura è quindi precedente alla formazione della concrezione: per questo gli studiosi parlano più correttamente di età minima.

Il risultato costituisce oggi il più antico limite minimo dimostrato conosciuto per un’opera di arte rupestre parietale.

Non è, tuttavia,possibile stabilire con certezza quale specie umana abbia prodotto lo stencil. L’attribuzione più probabile è a Homo sapiens: ma Sulawesi e’ stata frequentata in epoche remote anche da ominini arcaici, e non esiste un metodo diretto per identificare l’autore della mano.

La scena di 51.200 anni

Ancora più sorprendente, per un motivo diverso, è una pittura rinvenuta nell’area carsica di Maros-Pangkep, nel Sulawesi meridionale.

Datata ad almeno 51.200 anni fa, raffigura un grande maiale insieme a tre figure antropomorfe apparentemente coinvolte in una forma di interazione con l’animale.

Oltre alla rilevante datazione, l’importanza del reperto risiede in altri: si tratta del più antico esempio conosciuto, attualmente datato, di arte figurativa narrativa.

Non un semplice segno, una mano o una figura isolata, ma una scena nella quale più soggetti sembrano partecipare a un’unica azione.

Le radici del comportamento simbolico e grafico sono molto più antiche. In Africa sono noti motivi geometrici incisi su ocra e veri e propri disegni risalenti a decine di migliaia di anni prima, mentre in Europa i Neanderthal hanno lasciato tracce intenzionali sulle pareti delle grotte.

A Sulawesi però compare qualcosa di diverso: una composizione che pare già organizzare figure e animali all’interno di una relazione: una forma di racconto visivo, che continua anche in immagini successive.

Dettaglio della pittura rupestre nella grotta di Leang Tedongnge sull’isola di Sulawesi (Indonesia), che raffigura un cinghiale (probabilmente Sus celebensis) dipinto con pigmento rosso ocra — anch’essa una delle più antiche opere d’arte figurativa conosciute, datata ad almeno 45.500 anni fa
Crediti: AA Oktaviana / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

L’arte antica: anche nei Neanderthal

Definire senza precisazioni le pitture di Sulawesi come “le più antiche del mondo” può quindi essere fuorviante.

Nella grotta spagnola di Maltravieso uno stencil di mano è stato datato a oltre 66.700 anni fa ed è stato attribuito ai Neanderthal. Altre tracce di pigmento nelle grotte di La Pasiega e Ardales hanno fornito età minime superiori ai 64.000 anni.

Queste datazioni, ottenute attraverso il metodo uranio-torio sulle concrezioni di calcite associate alle pitture, sono state oggetto di discussione. Alcuni studiosi hanno messo in dubbio l’affidabilità di determinate misure, ipotizzando alterazioni nella distribuzione dell’uranio all’interno delle croste minerali.

Nuove analisi hanno tuttavia continuato a fornire elementi compatibili con l’ipotesi che anche i Neanderthal producessero stencil di mani e altre forme di espressione parietale.

Resta comunque necessaria una certa prudenza: trattandosi di età minime ottenute indirettamente, l’identità degli autori non può sempre essere dimostrata in modo assoluto.

Esistono però testimonianze neanderthaliane meno dipendenti da questo specifico problema di datazione.

Nella grotta di La Roche-Cotard, in Francia, sono state individuate serie organizzate di segni tracciati intenzionalmente con le dita sulle pareti. La grotta fu sigillata dai sedimenti prima dell’arrivo documentato di Homo sapiens nella regione e le tracce sono attribuite ai Neanderthal, con un’età superiore a circa 57.000 anni.

Ancora più indietro nel tempo, circa 176.500 anni fa, i Neanderthal costruirono nella grotta di Bruniquel, sempre in Francia, strutture circolari composte da centinaia di frammenti di stalagmiti, a più di 300 metri dall’ingresso.

Non si tratta di pitture e non è necessario definirle “arte” per riconoscerne l’importanza. Dimostrano comunque una frequentazione organizzata e complessa dell’ambiente sotterraneo molto prima della comparsa delle grandi tradizioni artistiche del Paleolitico superiore.

Non una gara per il primato

Il confronto tra Sulawesi e le grotte europee mostra perché sia rischioso trasformare queste scoperte in una semplice classifica.

Una data minima di 67.800 anni per Muna e una di oltre 66.700 anni per Maltravieso non significano necessariamente che una pittura sia stata realizzata esattamente 1.100 anni prima dell’altra.

Sono limiti minimi, ottenuti attraverso la datazione delle concrezioni minerali formatesi sopra le immagini, e sono accompagnati da margini di errore e problemi metodologici differenti.

Più che stabilire quale sia “la prima opera d’arte della storia”, queste scoperte mostrano che la capacità di produrre segni intenzionali, immagini e forse narrazioni ha radici molto profonde, e non necessariamente Sono nell’Homo sapiens.

Torniamo agli incendi, che stanno colpendo l’intera Indonesia, e anche i fragili archivi della storia umana

Area colpita dagli incendi boschivi a Sukadana, Kalimantan occidentale, Indonesia, 27 settembre 2026. Foto: Zahwa Huwaidah / Wikimedia Commons, CC0

In questa prospettiva, gli incendi di Sulawesi assumono particolare gravità.

Le grotte dell’isola conservano una sequenza eccezionale: dalle impronte di mani antichissime alle rappresentazioni di animali, fino a scene nelle quali figure differenti sembrano interagire tra loro.

Sono importanti, fondamentali: che Siamo o meno i piú antichi al mondo, sono frammenti della storia della nascita del gesto grafico, dell’immagine, del simbolo, e forse del racconto.

Un patrimonio che ha attraversato decine di migliaia di anni e che oggi rischia di deteriorarsi più rapidamente sotto la pressione di incendi, calore, fumo e cambiamenti ambientali.

La comunità mondiale dovrebbero muoversi per rendere noto il pericolo e collaborate per salvare quanto di questa storia si può ancora conservare.

Foto di copertina: Ingresso della grotta di Leang Karampuang sull’isola di Sulawesi (Indonesia), dove sono state individuate pitture rupestri narrative datate a oltre 51.000 anni fa. Foto: Anhar Karim / CC BY.SA 4.0 via Wikimedia Commons

Fonti:

  • Nature, “Earliest figurative cave painting found in Indonesia”;
  • Nature, “Earliest known cave painting”;
  • Science, “The earliest known cave painting in the world”.

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  • Anche la Galleria Glori-Castellaro a Costacciaro: la memoria di una battaglia per la Valle Argentina
    Condividi Tra le mostre del Raduno, un viaggio nelle gallerie della “diga fantasma” del Ponente ligure racconta il rapporto tra sottosuolo, geologia, grandi opere e difesa del territorio. Accanto, un’interessante esposizione raccoglie gli stemmi dei gruppi speleologici italiani Tra le numerose mostre allestite al Raduno di Costacciaro ce n’è una che tocca un tema particolarmente caro a tutti gli speleologi: il rapporto tra conoscenza del sottosuolo, grandi opere, rischi ambientali e comunità
     

Anche la Galleria Glori-Castellaro a Costacciaro: la memoria di una battaglia per la Valle Argentina

Október 30th 2026 at 09:58

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Tra le mostre del Raduno, un viaggio nelle gallerie della “diga fantasma” del Ponente ligure racconta il rapporto tra sottosuolo, geologia, grandi opere e difesa del territorio. Accanto, un’interessante esposizione raccoglie gli stemmi dei gruppi speleologici italiani

Tra le numerose mostre allestite al Raduno di Costacciaro ce n’è una che tocca un tema particolarmente caro a tutti gli speleologi: il rapporto tra conoscenza del sottosuolo, grandi opere, rischi ambientali e comunità che vivono il territorio.

È “La Galleria Glori-Castellaro. Un viaggio nel cuore della Valle Argentina”, un progetto dedicato all’esplorazione e alla documentazione della grande opera sotterranea incompiuta della Valle Argentina. Sulle tavole esposte a Costacciaro: un grande Lavoro degli Speleologi Ponente Ligure (SPL) e del G.S. Ligure A. Issel (ISSEL).

A presentare il lavoro Alessandro e Alessio Pastorelli, dello Speleo Club CAI Sanremo: Marco Marchesini, del G.S. Ligure A. Issel, e’ il geologo che ha ha fatto parte del gruppi di lavoro, condotto attraverso immagini, documentazione e osservazioni raccolte durante le ricognizioni nel sistema sotterraneo.

La mostra porta così in Umbria una storia ligure che Scintilena ha già seguito: quella delle grandi gallerie artificiali scavate nel Ponente ligure per un progetto idroelettrico mai completato.

Dentro la montagna, ciò che resta della diga

La Galleria Glori-Castellaro faceva parte del grande progetto della diga di Glori, pensato alla fine degli anni Cinquanta lungo il torrente Argentina.

Lo sbarramento previsto avrebbe raggiunto circa 80 metri di altezza e creato un invaso di circa 20 milioni di metri cubi d’acqua. I lavori iniziarono nel 1959 e lasciarono nel territorio un sistema sotterraneo imponente, con gallerie e altre infrastrutture legate alla futura opera.

Il progetto incontrò problemi tecnici e una forte opposizione della popolazione.

Dopo la tragedia del Vajont del 9 ottobre 1963, la mobilitazione nella Valle Argentina diventò ancora più intensa. L’11 novembre dello stesso anno migliaia di persone parteciparono alla protesta contro la diga, guidata dal sindaco di Badalucco Filippo Boeri.

Il progetto venne abbandonato, ma la storia non terminò allora. Ipotesi legate alla realizzazione di un invaso sono tornate nel corso degli anni, fino alle contestazioni più recenti e allo stop del 2024.

La diga non c’è.

Le sue gallerie, invece, sono ancora dentro la montagna. E speriamo restino li’, perchè spesso si sente oarlare di nuovo orogetti di DiGa, in un territorio e una roccia fragile.

Speleologia e memoria ambientale

La mostra di Costacciaro permette di guardare quelle gallerie non semplicemente come resti di archeologia industriale.

Il percorso ricostruisce l’inquadramento geografico della Valle Argentina, la complessa geologia dell’area, la storia del progetto e il suo contesto sociale.

Le immagini delle esplorazioni mostrano ciò che oggi rimane sottoterra: condotte, binari, strutture artificiali e rocce intensamente deformate, in ambienti nei quali, dopo oltre sessant’anni, l’acqua e i processi naturali hanno cominciato a modificare quanto era stato scavato dall’uomo.

Particolarmente interessante è la parte dedicata alla geologia. La Valle Argentina si trova in un territorio strutturalmente complesso, segnato da pieghe, faglie e fratture.

Conoscere ciò che si trova sotto i nostri piedi non è quindi soltanto una questione scientifica o speleologica. Diventa fondamentale quando sul territorio vengono progettate opere capaci di modificarne profondamente l’equilibrio.

Le gallerie Glori-Castellaro sono diventate così anche un luogo di ricerca, esplorazione e documentazione speleologica.

Entrarvi significa osservare ciò che rimane di un progetto incompiuto, ma anche conservare la memoria di una valle che più volte si è confrontata con l’ipotesi della costruzione di un grande invaso.

La battaglia contro la diga

Una parte della mostra è dedicata proprio al contesto sociale.

Fotografie, ritagli di giornale e documenti raccontano le manifestazioni contro la diga e una vicenda rimasta profondamente impressa nella memoria locale.

Tra le immagini compare anche il volume Per non dimenticare. L’opposizione della diga nella Valle Argentina, insieme alla documentazione delle mobilitazioni più recenti.

La storia di Glori, infatti, è tornata d’attualità più volte. Ancora nel 2023 nuove ipotesi legate alla realizzazione di un invaso hanno provocato proteste nella valle; nell’aprile 2024 il finanziamento ministeriale destinato allo studio di fattibilità è stato stralciato per l’assenza delle condizioni propedeutiche al progetto.

Per Scintilena questo è forse uno degli aspetti più significativi della mostra: il sottosuolo conserva anche le conseguenze delle scelte compiute in superficie.

Una galleria artificiale può diventare un documento storico. La geologia permette di leggere la complessità di un territorio. La speleologia può contribuire a documentare entrambe.

Palazzo Ducale, tra fotografie, collezioni e memoria speleologica

La Galleria Glori-Castellaro è soltanto una delle esposizioni ospitate a Palazzo Ducale, che durante il raduno di Costacciaro diventa uno dei punti d’incontro tra fotografia, documentazione e memoria della speleologia.

Negli stessi spazi si possono visitare “Sul limitare del buio” del GS Alpi Marittime CAI Cuneo e “Tracce invisibili” di Natasa Milosevic. Sono presenti inoltre la Federazione Speleologica Toscana, con il proprio stand e alcuni rilievi spettacolari (tra i quali la rappresentazione completa della pianta del Corchia e il rilievo della Carcaraia (ormai piu’ di 85 km!) e lo SpeleoFotoContest, e l’Associazione La Venta.

Un posto particolare spetta allo speleocollezionismo, presente con “Viaggio tra gli animali delle tenebre” di Isabella Abbona e con “I loghi dei Gruppi Grotte Italiani 2.0” di Alessandro Pastorelli per gli Speleocollezionisti Italiani.

Quest’ultima esposizione raccoglie gli stemmi dei gruppi speleologici disponendoli sulle rispettive regioni. Visti tutti insieme diventano quasi una grande mappa della speleologia italiana: gruppi storici, realtà ancora attive e sigle che appartengono ormai alla memoria del movimento speleologico.

“I loghi dei Gruppi Grotte Italiani 2.0”, curata da Alessandro Pastorelli per gli Speleocollezionisti Italiani, raccoglie gli stemmi dei gruppi speleologici disponendoli sulle rispettive regioni.

Una grande mappa della speleologia italiana: gruppi storici, realtà ancora attive e sigle che appartengono ormai alla memoria del movimento speleologico.

Anche la Liguria ha una storia più articolata di quanto possa apparire osservando soltanto gli stemmi presenti nell’esposizione. Dopo il 1974 in Liguria, ha raccontato Alessandro, sono nati, e in alcuni casi successivamente scomparsi, altri gruppi.

Tra questi il Gruppo Speleo Proteo di Castellaro, nato intorno al 1980 sulle ceneri dello Speleo Club di Sanremo del CTG e cessato nei primi anni Novanta. Il gruppo ha pubblicato anche un proprio bollettino, I Troglobi. Più recente è l’HSN Speleo di Pietra Ligure, fondato nel 1997 e rimasto attivo per pochi anni.

Sono particolari che trasformano una raccolta di stemmi in qualcosa di più di una curiosità.

Dietro ogni simbolo ci sono persone, esplorazioni, rilievi, pubblicazioni, riunioni, campi e grotte cercate per anni. Alcuni gruppi continuano il loro cammino, altri si trasformano o scompaiono, ma quello che hanno prodotto rimane nella storia della speleologia.

A Costacciaro, così, due mostre apparentemente molto diverse finiscono per raccontare qualcosa di simile.

Le gallerie di Glori-Castellaro conservano la memoria di un territorio. Gli stemmi conservano quella di chi il sottosuolo lo ha esplorato.

Fonti

Programma del raduno di Costacciaro – Mostre ed esposizioni – 2026.

Scintilena – La Galleria Glori-Castellaro: viaggio nel cuore della Valle Argentina – 22 agosto 2026
https://www.scintilena.com/la-galleria-glori-castellaro-viaggio-nella-valle-argentina/08/22/

Scintilena – Glori-Castellaro: viaggio nella Valle Argentina – 6 maggio 2026
https://www.scintilena.com/glori-castellaro-viaggio-nella-valle-argentina/05/06/

RaiNews TGR Liguria – Stop alla diga di Glori a Badalucco (IM) in Valle Argentina – 2 aprile 2024
https://www.rainews.it/tgr/liguria/video/2024/04/stop-alla-diga-di-glori-in-valle-argentina-3573f527-ac28-475f-8497-4cc8fed01616.html

Alessandro Pastorelli – comunicazione sulla storia dei gruppi speleologici liguri – ottobre 2026.

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  • Addio a Gianguido Guasco, “Grotta”: il ricordo dello speleologo imperiese
    Condividi Storico rappresentante del Gruppo Speleologico Imperiese CAI, era appassionato di grotte, fotografia, video e radio. Claudio Bonzano lo ricorda come un personaggio fuori dagli schemi, sempre vicino ai compagni anche quando la malattia non gli permetteva più di esplorare Il 28 ottobre 2026 è morto Gianguido Guasco, per tutti semplicemente “Grotta”, figura conosciuta nell’ambiente speleologico imperiese e uomo dalle molte passioni. Gianguido Guasco è stato anche tra i soci fondator
     

Addio a Gianguido Guasco, “Grotta”: il ricordo dello speleologo imperiese

Október 30th 2026 at 07:31

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Storico rappresentante del Gruppo Speleologico Imperiese CAI, era appassionato di grotte, fotografia, video e radio. Claudio Bonzano lo ricorda come un personaggio fuori dagli schemi, sempre vicino ai compagni anche quando la malattia non gli permetteva più di esplorare

Il 28 ottobre 2026 è morto Gianguido Guasco, per tutti semplicemente “Grotta”, figura conosciuta nell’ambiente speleologico imperiese e uomo dalle molte passioni.

Gianguido Guasco è stato anche tra i soci fondatori del Gruppo Speleologico del CAI di Imperia, realtà alla quale è rimasto profondamente legato.

A ricordarlo con poche righe, semplici e affettuose, è Claudio Bonzano del Gruppo Speleologico Imperiese CAI, che ne restituisce soprattutto il carattere.

«Gianguido Guasco, vecchio rappresentante del Gruppo Speleologico Imperiese CAI, già affetto da una malattia invalidante, ha rappresentato un personaggio fuori dagli schemi, appassionato delle grotte e dedito alla fotografia».

Una passione per la speleologia che Gianguido aveva coltivato anche attraverso la scrittura. Nel 1972 il suo nome compare nella bibliografia speleologica ligure come autore di L’ossessione dello Sgarbu, dedicato allo Sgarbu du Ventu, il Buco del Vento del Monte Guardiabella, cavità esplorata dal Gruppo Speleologico Imperiese CAI.

La malattia gli aveva poi impedito di continuare a entrare nelle grotte, ma non di rimanere vicino al suo gruppo.

Bonzano ricorda che Gianguido, «provvisto batterista soprattutto in estate faceva parte di un complessino musicale ma a notte fonda raggiungeva le località ove il Gruppo lavorava portando sempre una aria di allegria».

Non potendo più esplorare cavità molto strette per via della corporatura, era sempre disponibile per le esigenze del Gruppo. La passione era tale che aveva trasformato la sua Fiat 1100 nell’auto del Gruppo, applicando sulle portiere il logo dell’associazione.

«Lascia un vuoto incolmabile», conclude Claudio Bonzano.

Anche il ricordo pubblicato a Imperia racconta un uomo conosciuto ben oltre l’ambiente speleologico: appassionato di radio CB, fotografia e video, capace di lasciare una traccia personale in chi lo aveva incontrato.

Scintilena e la Delegazione Speleologica Ligure si stringono con un grande abbraccio alla famiglia, agli amici e ai compagni del Gruppo Speleologico Imperiese CAI.

Arrivederci Gianguido, arrivederci “Grotta”.

Fonti

Claudio Bonzano – Gruppo Speleologico Imperiese CAI – ricordo di Gianguido Guasco – ottobre 2026.

Catasto Speleologico Ligure – Buco del Vento / Sgarbu du Ventu, LI619 – bibliografia: Gianguido Guasco, L’ossessione dello Sgarbu, 1972
https://www.catastogrotte.net/liguria/it/caves/view/623/

La Voce di Imperia – Imperia, addio a Gianguido Guasco, per tutti “Grotta”: appassionato di Speleologia, radio CB, fotografia e video – 29 ottobre 2026 – fotografia Marco Pesce

Il Secolo XIX – Oneglia piange Gianguido Guasco, anima jazz di San Giovanni – Laura Ivani – 29 ottobre 2026

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  • Abisso del Bifurto, Cerchiara rende omaggio agli speleologi che raggiunsero il fondo nel 1962
    Condividi Sessantaquattro anni dopo la storica esplorazione a ?683 metri, Giulio Gecchele è tornato sul Pollino. Sei alberi sono stati piantati presso l’Abisso in memoria degli esploratori di una delle grandi pagine della speleologia italiana Sessantaquattro anni dopo, Giulio Gecchele è tornato a Cerchiara di Calabria, ai piedi del Pollino, dove da giovane aveva partecipato a una delle esplorazioni più importanti della speleologia italiana del dopoguerra: quella dell’Abisso del Bifurto, conos
     

Abisso del Bifurto, Cerchiara rende omaggio agli speleologi che raggiunsero il fondo nel 1962

Október 30th 2026 at 04:30

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Sessantaquattro anni dopo la storica esplorazione a ?683 metri, Giulio Gecchele è tornato sul Pollino. Sei alberi sono stati piantati presso l’Abisso in memoria degli esploratori di una delle grandi pagine della speleologia italiana

Sessantaquattro anni dopo, Giulio Gecchele è tornato a Cerchiara di Calabria, ai piedi del Pollino, dove da giovane aveva partecipato a una delle esplorazioni più importanti della speleologia italiana del dopoguerra: quella dell’Abisso del Bifurto, conosciuto anche come Fossa del Lupo.

Venerdì 23 ottobre il Comune di Cerchiara di Calabria ha accolto Gecchele durante una seduta del Consiglio comunale dedicata agli speleologi protagonisti di quella stagione di esplorazioni. Alcuni dei compagni ancora in vita hanno partecipato in videocollegamento.

Al termine dell’incontro la delegazione ha raggiunto l’Abisso, dove sono stati messi a dimora sei alberi, uno per ciascuno dei sei speleologi che nell’agosto del 1962 affrontarono la discesa verso il fondo.

Nel 1961 fino a -440m

La storia era cominciata l’anno precedente.

Nel 1961 il Gruppo Speleologico Piemontese CAI-UGET di Torino aveva organizzato una spedizione nel Pollino, spingendo l’esplorazione del Bifurto fino alla profondità di circa 440 metri. La grotta continuava.

Un’immagine del film di Frammartino

Nell’estate successiva gli speleologi sono tornati a Cerchiara con l’obiettivo di completarne l’esplorazione.

Il bollettino Grotte del Gruppo Speleologico Piemontese, pubblicato nel 1962, conserva la relazione di quei giorni e permette di ricostruire direttamente le fasi dell’impresa.

Agosto 1962, verso il fondo

Il 6 agosto è iniziata la nuova esplorazione.

La squadra che ha proseguito verso il fondo era composta da Giulio Gecchele, Marziano Di Maio e Dario Sodero, del Gruppo Speleologico Piemontese; Gianni Follis, del GSAM di Cuneo; Giancarlo Pasini e Sergio Trebbi, del Gruppo Speleologico Bolognese.

Con loro sono scesi una quindicina di sacchi di materiale.

Le condizioni erano quelle della speleologia dell’epoca: progressione su scalette metalliche, grandi quantità di materiale da trasportare e lunghe permanenze sottoterra.

La relazione del GSP registra 60 ore di grotta per la fase esplorativa del 7, 8 e 9 agosto.

Il lavoro non si è concluso con il raggiungimento del fondo. Gli speleologi sono tornati nella cavità per completare il rilievo, esplorare alcuni pozzi laterali e recuperare il materiale. Una delle ultime operazioni di disarmo e rilievo è durata altre 20 ore consecutive.

Alla fine il dato topografico era stabilito: -683m di dislivello, circa 520 m di sviluppo rilevato secondo i dati pubblicati allora.

Per l’epoca era una profondità eccezionale e collocava il Bifurto tra le grandi cavità conosciute.

Una storia diventata cinema

Molti anni dopo quella spedizione ha trovato una nuova forma di racconto.

L’esplorazione del Bifurto ha ispirato Il Buco di Michelangelo Frammartino, film presentato nel 2021 alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ha ricevuto il Premio speciale della giuria.

Il film ha riportato all’attenzione del grande pubblico la speleologia dei primi anni Sessanta: le scalette, le corde, i sacchi, le lampade e soprattutto il rapporto tra gli uomini, la montagna e un vuoto sotterraneo del quale ancora non si conosceva il fondo.

Non è un documentario della spedizione, ma una ricostruzione cinematografica ispirata a quell’esperienza.

Nel 1962 sei speleologi raggiunsero il fondo dell’Abisso del Bifurto, a ?683 metri, completando una delle grandi esplorazioni della speleologia italiana. 64 anni dopo, Cerchiara rende loro omaggio con una cerimonia e sei alberi piantati nei pressi dell’Abisso, alla presenza di Giulio Gecchele

Sei alberi accanto all’Abisso

Oggi quella storia è tornata nel luogo dove era cominciata.

Dopo il Consiglio comunale del 23 ottobre, Gecchele e la delegazione hanno raggiunto il Bifurto. Nei pressi dell’ingresso sono stati piantati sei alberi in ricordo dei sei speleologi della squadra che raggiunse il fondo nel 1962.

Un segno semplice, rimasto sulla superficie proprio accanto al luogo nel quale, sessantaquattro anni fa, quegli uomini scesero per centinaia di metri nel sottosuolo.

E questa volta a raccontare il Bifurto non c’erano soltanto fotografie, rilievi e vecchi bollettini.

C’era ancora uno dei suoi esploratori.

Fonti

Gruppo Speleologico Piemontese CAI-UGET – L’Abisso di Bifurto, Grotte n. 19 – luglio-ottobre 1962
https://www.gsptorino.it/grotte/gr_019_1962.htm

Eco dello Jonio – Cerchiara di Calabria rende omaggio agli speleologi del Bifurto: una storia di coraggio e ricerca – 25 ottobre 2026
https://ecodellojonio.it/articoli/attualita/2026/10/cerchiara-di-calabria-rende-omaggio-agli-speleologi-del-bifurto-una-storia-di-coraggio-e-ricerca

LaC News24 – Quando la roccia incontra la memoria: l’Amministrazione di Cerchiara riabbraccia la storia dell’Abisso del Bifurto – 25 ottobre 2026
https://www.lacnews24.it/cultura/quando-la-roccia-incontra-la-memoria-lamministrazione-di-cerchiara-riabbraccia-la-storia-dellabisso-del-bifurto-chlh091b

Lo Scarpone – Club Alpino Italiano – Raccontare il buio. Così “Il buco” sbarca a Venezia – 2021
https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/raccontare-buio-il-buco-mostra-cinema-venezia/

Un’altra immagine del film di Frammartino

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  • Sotto il mare della Florida alla ricerca dei paesaggi perduti dell’Era glaciale
    Condividi Un articolo pubblicato il 23 ottobre 2026 da National Geographic racconta le ricerche archeologiche lungo le antiche coste oggi sommerse tra Texas e Florida. Sonar, carotaggi e immersioni cercano le tracce delle popolazioni che vivevano in questi territori migliaia di anni fa Un articolo di Nicolás Rivero, pubblicato da National Geographic il 23 ottobre 2026 con il titolo “Searching the Seabed for Florida’s Ice Age Societies”, racconta una delle frontiere dell’archeologia subacquea
     

Sotto il mare della Florida alla ricerca dei paesaggi perduti dell’Era glaciale

Október 30th 2026 at 04:00

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Un articolo pubblicato il 23 ottobre 2026 da National Geographic racconta le ricerche archeologiche lungo le antiche coste oggi sommerse tra Texas e Florida. Sonar, carotaggi e immersioni cercano le tracce delle popolazioni che vivevano in questi territori migliaia di anni fa

Un articolo di Nicolás Rivero, pubblicato da National Geographic il 23 ottobre 2026 con il titolo “Searching the Seabed for Florida’s Ice Age Societies”, racconta una delle frontiere dell’archeologia subacquea americana: la ricerca delle tracce lasciate dalle popolazioni preistoriche nei territori oggi sommersi tra Texas e Florida.

Durante e dopo l’ultima glaciazione, quando il livello del mare era molto più basso, la costa occidentale della Florida si estendeva fino a circa 100 miglia, oltre 160 chilometri, più al largo. Dove oggi c’è il mare esistevano pianure attraversate da fiumi e sorgenti, frequentate dagli esseri umani.

Con lo scioglimento dei ghiacci quei territori sono stati progressivamente sommersi. Oggi gli archeologi cercano sul fondo del mare ciò che resta di quei paesaggi e delle persone che li abitavano.

Un utensile di pietra sotto il fondale

Nel dicembre 2024, a circa cinque miglia dalla costa della Florida, l’archeologo Morgan Smith, professore associato di antropologia alla University of Tennessee at Chattanooga, ha partecipato a una ricerca subacquea sulle tracce dell’antica presenza umana.

Sotto circa 75 centimetri di sabbia e frammenti di conchiglie ha raggiunto uno strato di sedimento argilloso grigio-blu formatosi quando la zona era ancora terraferma.

Qui ha trovato uno strumento di pietra per raschiare risalente a circa 7.000 anni fa. Più in profondità, insieme a uno studente, ha recuperato anche un frammento di legno di circa 8.500 anni.

Il ritrovamento dimostra che sotto i sedimenti marini possono essersi conservati antichi suoli terrestri insieme alle testimonianze delle attività umane.

89 milioni di acri da esplorare

Il progetto di ricerca descritto da National Geographic interessa circa 89 milioni di acri di terre oggi sommerse, dal Texas alla Florida occidentale.

Quasi una dozzina di scienziati partecipano a un programma quinquennale che punta non soltanto a trovare manufatti, ma a ricostruire il paesaggio nel quale vivevano le popolazioni preistoriche.

I ricercatori analizzano scansioni sonar del fondale e profili del sottosuolo ottenuti mediante onde sonore. Le indagini hanno rivelato una rete di antichi canali fluviali sepolti sotto il mare, che in alcuni casi proseguono per chilometri oltre le attuali foci.

Sono luoghi molto interessanti per le ricerche archeologiche: lungo i corsi d’acqua si poteva pescare e cacciare e in alcune zone erano disponibili selce e altre rocce utilizzate per fabbricare utensili.

Sonar, carotaggi e immersioni

Individuate le aree più promettenti, le indagini possono proseguire con carotaggi del fondale. Lunghi tubi vengono spinti nei sedimenti per prelevare campioni degli strati sepolti e riconoscere superfici che un tempo erano esposte all’aria.

Gli archeologi cercano manufatti, schegge prodotte dalla lavorazione della pietra e altri indizi della presenza umana.

Alle prospezioni geofisiche si affiancano le immersioni, utilizzate in quest’area per la ricerca archeologica almeno dalla fine degli anni Ottanta.

Il fiume Aucilla e le tracce di 14.500 anni fa

Uno dei territori più importanti è il fiume Aucilla, a sud di Tallahassee.

Nel 2016, all’interno di una dolina sommersa a circa nove metri sotto la superficie del fiume, i ricercatori hanno trovato un utensile di pietra e ossa di mastodonte con tracce di macellazione umana datate a circa 14.500 anni fa.

Questi ritrovamenti hanno rafforzato le prove di una presenza umana in Nord America precedente alle cronologie tradizionalmente accettate in passato.

Nella stessa regione sono stati individuati altri siti sommersi, tra cui antichi accumuli di conchiglie e aree utilizzate per l’approvvigionamento e la lavorazione della pietra.

A 40 metri di profondità sull’antica riva di un fiume

National Geographic ricorda anche un’esplorazione effettuata nel 2009 dall’archeologo Andy Hemmings, dell’Aucilla Research Institute.

Seguendo verso il largo l’antico corso sommerso del fiume Suwannee, i ricercatori hanno raggiunto un punto situato a circa 125 miglia dalla costa settentrionale della Florida, soprannominato Thor’s Elbow, il “gomito di Thor”.

Hemmings è sceso fino a circa 40 metri di profondità, raggiungendo quella che migliaia di anni fa era la riva di un fiume.

Il tempo operativo a quella profondità era molto limitato. Hemmings ha lasciato alcune apparecchiature sul fondale con l’intenzione di tornare per effettuare carotaggi, ma una tempesta tropicale ha impedito la nuova spedizione e in seguito sono mancati i finanziamenti per proseguire. Il sito rimane ancora da studiare approfonditamente.

Le coste sommerse e l’arrivo dei primi americani

Queste ricerche possono contribuire a rispondere a una delle grandi domande dell’archeologia americana: quando e attraverso quali percorsi gli esseri umani sono arrivati nelle Americhe?

Gli studiosi discutono da tempo sul ruolo del ponte terrestre di Bering e sulla possibilità che alcune delle prime migrazioni siano avvenute seguendo le coste.

Gran parte delle linee costiere dell’ultima glaciazione si trova però oggi sott’acqua. Individuare siti lungo quelle antiche rive potrebbe quindi fornire nuove informazioni sui movimenti delle prime popolazioni americane.

Un mondo conservato sotto il mare

Le indagini permettono anche di studiare la risposta delle comunità preistoriche a profonde trasformazioni ambientali.

Circa 14.000 anni fa, durante alcune delle fasi più rapide dello scioglimento dei ghiacci, secondo National Geographic il mare poteva innalzarsi di circa 30 centimetri ogni dieci anni.

Fiumi e sorgenti hanno cambiato configurazione, le falde si sono sollevate e vaste porzioni delle pianure costiere sono state sommerse, costringendo le comunità a spostarsi verso l’interno.

Una parte di quel paesaggio è ancora conservata sotto il mare. Ricostruire gli antichi fiumi, individuare i suoli sepolti ed esplorarli significa recuperare testimonianze della preistoria rimaste per millenni sul fondo del Golfo del Messico.

Un archeologo subacqueo durante la documentazione di un sito sommerso nelle Florida Keys. Foto: NOAA / Wikimedia Commons.

Fonte

National Geographic – Nicolás Rivero, “Searching the Seabed for Florida’s Ice Age Societies”, 23 ottobre 2026 Searching the Seabed for Florida’s Ice Age Societies | National Geographic
https://www.nationalgeographic.com/environment/article/mapping-texas-florida-coasts-ancient-american-archaeology

Foto di copertina: Il fiume Aucilla, in Florida, uno dei territori chiave per le ricerche archeologiche sulle prime popolazioni americane e sugli antichi paesaggi oggi in parte sommersi. Foto: Michael Rivera / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

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  • Grotta degli orsi delle Conturines, il sito è ora protetto: comincia la ricerca
    Condividi Inferriata e videosorveglianza nella cavità scoperta a luglio da Kurt Walde a quasi 2.800 metri nelle Dolomiti della Val Badia. All’interno numerosi resti di orsi delle caverne, con diversi scheletri quasi completi. Ora si prepara un progetto scientifico interdisciplinare La grotta degli orsi scoperta lo scorso luglio sotto la Cima di Conturines è stata definitivamente messa in sicurezza. L’ingresso della cavità, situato in una zona impervia del Col Toronn, nelle Dolomiti della Val
     

Grotta degli orsi delle Conturines, il sito è ora protetto: comincia la ricerca

Október 29th 2026 at 04:00

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Inferriata e videosorveglianza nella cavità scoperta a luglio da Kurt Walde a quasi 2.800 metri nelle Dolomiti della Val Badia. All’interno numerosi resti di orsi delle caverne, con diversi scheletri quasi completi. Ora si prepara un progetto scientifico interdisciplinare

La grotta degli orsi scoperta lo scorso luglio sotto la Cima di Conturines è stata definitivamente messa in sicurezza. L’ingresso della cavità, situato in una zona impervia del Col Toronn, nelle Dolomiti della Val Badia (nel Trentino Alto Adige/Sudtirol, nella parte Alto Adige) è stato chiuso con un’inferriata ed è stato installato un sistema di videosorveglianza.

Scintilena aveva dato notizia del ritrovamento alla fine di luglio. A distanza di tre mesi arriva ora un aggiornamento importante: terminata la fase più urgente di protezione del sito, può cominciare quella scientifica.

Il materiale da studiare non manca: all’interno della grotta sono stati osservati numerosi resti di orsi delle caverne, tra i quali diversi scheletri quasi completi. Una situazione che potrebbe offrire ai ricercatori informazioni preziose sulla popolazione di questi animali che decine di migliaia di anni fa frequentavano le alte quote delle Dolomiti.

Una grotta scoperta a luglio

La cavità è stata individuata il 3 luglio 2026 dalla guida alpina di Brunico Kurt Walde, sotto la Cima di Conturines e poco sopra la già nota Grotta delle Conturines.

Il Piz dles Cunturines, nelle Dolomiti dell’Alto Adige. Nell’area è stata scoperta nel luglio 2026 la nuova cavità con numerosi resti di orsi delle caverne. Foto: Wolfgang Moroder / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

Walde conosce da tempo questa montagna e accompagna visitatori nella grotta diventata celebre dopo il ritrovamento del 1987. Da anni sospettava che nella zona potessero esistere altri ambienti.

La nuova cavità si apre a circa 2.800 metri di quota e ha uno sviluppo di circa 170 metri. Si trova all’interno del Parco naturale Fanes-Senes-Braies, in un’area Natura 2000.

Dopo la segnalazione alle autorità, avvenuta il 17 luglio, la priorità è stata impedire accessi che potessero danneggiare o contaminare il deposito.

Un sito da proteggere prima ancora di studiarlo

La prima chiusura è stata provvisoria. Ora l’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Bolzano ha completato la sistemazione definitiva dell’ingresso.

L’intervento non è stato semplice. L’accesso si trova su una parete rocciosa verticale a quasi 3.000 metri di quota e anche portare sul posto materiali e attrezzature ha comportato notevoli difficoltà logistiche.

Prima dei lavori è stato applicato davanti all’ingresso un telo protettivo antipolvere, per evitare che le operazioni necessarie alla posa della struttura introducessero impurità nella grotta.

Successivamente l’inferriata è stata realizzata su misura e ancorata alla roccia. È stato inoltre installato un sistema di sorveglianza.

La cautela ha una ragione precisa. Una grotta rimasta indisturbata può conservare non soltanto ossa, ma sedimenti, tracce biologiche e rapporti spaziali tra i reperti. Spostare un osso o introdurre materiale dall’esterno significa perdere una parte delle informazioni che il sito potrebbe ancora restituire.

Scheletri quasi completi

È proprio la conservazione dei resti a rendere particolarmente interessante la nuova cavità.

Sono stati segnalati numerosi scheletri fossili di orso delle caverne e diversi risultano quasi completi. Durante le prime osservazioni sono state riconosciute anche colonne vertebrali, ossa del bacino e numerose altre parti scheletriche.

Resta invece da stabilire con precisione a quale popolazione appartengano.

Ursus ladinicus (ex articolo di Il Dolomiti): una precisazione

A proposito dell’attribuzione dei resti, è necessaria una precisazione rispetto a quanto riportato in questi giorni da alcune testate.

L’Ursus ladinicus è l’orso delle caverne conosciuto attraverso i resti rinvenuti nella Grotta delle Conturines. La denominazione è presente nella letteratura dedicata a questi reperti, ma la classificazione viene indicata anche come Ursus spelaeus ladinicus, considerandolo quindi nell’ambito di Ursus spelaeus. È questa, per esempio, la denominazione utilizzata oggi dal Museum Ladin Ursus ladinicus di San Cassiano.

Per i resti scoperti nella nuova grotta nel luglio 2026, invece, è ancora presto per un’attribuzione definitiva. Nelle comunicazioni ufficiali la Provincia autonoma di Bolzano ha parlato di orsi delle caverne indicando Ursus spelaeus o Ursus ladinicus.

Solo lo studio dei nuovi reperti potrà quindi chiarire se gli scheletri appartengano effettivamente alla stessa forma conosciuta nella vicina Grotta delle Conturines. Per il momento è più corretto parlare semplicemente di resti di orsi delle caverne.

Il precedente del 1987

Il confronto inevitabile è con la vicina Grotta delle Conturines.

Il 23 settembre 1987 Willy Costamoling vi trovò resti di orsi delle caverne. Gli scavi iniziarono l’anno successivo sotto la direzione del paleontologo Gernot Rabeder e portarono allo studio della particolare forma alpina conosciuta come Ursus ladinicus.

I reperti della grotta già nota sono stati datati a circa 40-50 mila anni fa.

La scoperta ebbe grande importanza anche per un’altra ragione: dimostrò che gli orsi delle caverne raggiungevano quote elevatissime sulle Dolomiti, in condizioni ambientali molto diverse da quelle attuali.

Ora, a poca distanza, una seconda cavità offre un nuovo archivio paleontologico da studiare.

Una grotta protetta prima delle analisi

Rispetto a quanto accaduto quasi quarant’anni fa, è stata assunta la decisione di proteggere la grotta subito dopo la scoperta, così che i ricercatori possano affrontarne lo studio con tecniche oggi molto più avanzate.

Non si tratta soltanto di identificare e datare le ossa. Sedimenti e reperti potranno essere studiati per ricostruire l’età del deposito, l’ambiente nel quale vivevano gli animali, la loro alimentazione e le caratteristiche della popolazione.

Tra le prospettive indicate dagli studiosi c’è anche la possibilità di verificare l’eventuale presenza di tracce umane. Al momento non ne è stata annunciata alcuna: è una delle domande che le future ricerche potranno affrontare.

La Provincia autonoma di Bolzano sta ora lavorando alla definizione di un progetto interdisciplinare, con il coinvolgimento di specialisti e partner scientifici internazionali.

Dopo aver protetto l’ingresso, quindi, il lavoro vero comincia adesso.

Fonti

Provincia autonoma di Bolzano – Ufficio Beni archeologici – Gli orsi delle caverne sono al sicuro – 23 ottobre 2026
https://news.provinz.bz.it/it/news/gli-orsi-delle-caverne-sono-al-sicuro

Provincia autonoma di Bolzano – Ufficio Beni archeologici – Orsi delle caverne – 2 ottobre 2026
https://beni-culturali.provincia.bz.it/it/news/orsi-delle-caverne

Scintilena – Nuovo ritrovamento di Ursus ladinicus a Conturines: una seconda grotta con numerosi scheletri fossili – 30 luglio 2026
https://www.scintilena.com/nuovo-ritrovamento-di-ursus-ladinicus-a-conturines-una-seconda-grotta-con-numerosi-scheletri-fossili/07/30/

Rai TGR Bolzano – L’Ursus ladinicus, la grotta scoperta apre a nuovi scenari – 28 settembre 2026
https://www.rainews.it/tgr/bolzano/articoli/2026/09/lursus-ladinicus-la-grotta-scoperta-apre-a-nuovi-scenari-b02685cf-a31e-4d70-b614-d1bf3f3ce4ca.html

Il Dolomiti – Orsi preistorici sulle Dolomiti, la scoperta a 2800 metri di quota. “Diversi scheletri quasi completi” – 23 ottobre 2026
https://www.ildolomiti.it/ricerca-e-universita/2026/orsi-preistorici-sulle-dolomiti-la-scoperta-a-2800-metri-di-quota-diversi-scheletri-quasi-completi

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  • Abisso Alberto Buzio a -545 metri: InGrigna! continua a ridisegnare il sottosuolo del Grignone
    Condividi Tre nuove punte tra settembre e ottobre spingono la giovane cavità sempre più in profondità, completano il rilievo della doppia giunzione con Capitano Paff e aprono nuove vie. Intanto le ricerche continuano su molti altri fronti del massiccio InGrigna! non è un singolo gruppo speleologico. È un progetto multigruppo, nato dall’incontro di speleologi provenienti da realtà diverse e uniti da una stessa vocazione: esplorare, rilevare e cercare di comprendere il grande sistema carsico na
     

Abisso Alberto Buzio a -545 metri: InGrigna! continua a ridisegnare il sottosuolo del Grignone

Október 28th 2026 at 05:00

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Tre nuove punte tra settembre e ottobre spingono la giovane cavità sempre più in profondità, completano il rilievo della doppia giunzione con Capitano Paff e aprono nuove vie. Intanto le ricerche continuano su molti altri fronti del massiccio

InGrigna! non è un singolo gruppo speleologico. È un progetto multigruppo, nato dall’incontro di speleologi provenienti da realtà diverse e uniti da una stessa vocazione: esplorare, rilevare e cercare di comprendere il grande sistema carsico nascosto sotto la Grigna Settentrionale, il Grignone.

Da oltre vent’anni il lavoro procede attraverso campi estivi, punte durante il resto dell’anno, battute in superficie, revisioni di vecchie cavità, rilievi, disostruzioni e confronti topografici. Si cercano nuovi ingressi, si torna in grotte che sembravano finite, si controllano correnti d’aria e punti di massimo avvicinamento tra sistemi diversi.

È un lavoro collettivo e paziente, nel quale anche un buco che chiude dopo tre metri aggiunge un’informazione alla conoscenza del massiccio.

Ogni tanto, però, uno di quei buchi decide di non fermarsi.

È quello che sta succedendo con l’Abisso Alberto Buzio, LOLC5935.

Dopo un’estate già straordinaria, culminata a fine agosto nella giunzione con l’Abisso Capitano Paff e nella nascita del Complesso del Moncodeno, tra settembre e ottobre InGrigna! è tornato più volte nella giovane cavità.

Tre punte raccontano bene quanto velocemente stia cambiando la geografia sotterranea di questo settore della Grigna.

La Buzio ha raggiunto –545m, sono stati aggiunti centinaia di metri di rilievo, è stata completata la topografia della doppia giunzione con Capitano Paff, sono comparsi nuovi freatici e gallerie concrezionate.

L’ultima esplorazione si è fermata su un P40, in una via ampia percorsa da una forte corrente d’aria.

Non perché la grotta chiuda.

Sono finiti i materiali.

Abisso Alberto Buzio, una storia cominciata da poco

La Buzio è una scoperta recentissima nella lunghissima storia delle esplorazioni del Grignone.

La LOLC5935 è emersa durante le ricerche di InGrigna! ed è diventata una delle protagoniste del Campo 2025, quando le esplorazioni hanno mostrato rapidamente le potenzialità della nuova cavità, portandola intorno ai -200m.

Il nome scelto dagli esploratori porta con sé un pezzo importante della storia speleologica della Grigna.

Alberto Buzio, scomparso nel dicembre 2021, è stato speleologo dagli anni Settanta, appartenente al Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, del quale è stato anche presidente, e all’Associazione Speleologica Comasca. Ha partecipato a esplorazioni in Italia e a spedizioni internazionali, lasciando inoltre un contributo importante alla documentazione della speleologia lombarda.

Alla Grigna era profondamente legato.

Nelle sue esplorazioni sul massiccio aveva utilizzato il nome “Freccia Azzurra” per indicare l’ipotetico grande collettore sotterraneo che dal fondo di W le Donne dovrebbe portare le acque verso Fiumelatte.

Il suo nome è legato anche a opere fondamentali per la conoscenza delle grotte lombarde, tra cui Grotte e Abissi di Lombardia, Lombardia Dentro e Grotte della Grigna e del Lecchese.

La nuova cavità è stata dedicata a lui, uno speleologo ricordato con grande affetto da chi ha condiviso con lui grotte, esplorazioni e anni di vita associativa.

Oggi quella grotta ha superato i cinquecento metri di profondità e continua ad aprire nuove domande sotto una montagna che Alberto Buzio aveva esplorato e studiato a lungo.

26-27 settembre: da -410 a -545m

La prima delle tre punte autunnali cambia decisamente le dimensioni della Buzio.

Alex Rinaldi dello Speleo Club CAI Romano di Lombardia, Cristian Paccani del Gruppo Speleologico Bergamasco Le Nottole e Andrea Maconi del Gruppo Grotte Milano salgono in Grigna già venerdì sera. Il mattino successivo li raggiunge al Bogani Marco Corvi (il Corvo) dello Speleo Club Ribaldone.

Un’altra squadra ligure, composta da Maurizio Rizzotto (Jack), Matteo Pinna e Francesca Cassina, entra successivamente dirigendosi verso il ramo di collegamento con Capitano Paff.

La squadra del fondo porta con sé 215 metri di corde.

Dal precedente limite esplorativo, intorno a -410 metri, la grotta continua immediatamente con un P31, seguito da una ripida galleria e da un P22.

Alla base sembra finire tutto contro una frana.

C’è però un particolare che non convince: alla partenza del pozzo si sentiva aria.

Dopo quasi un’ora di ricerca viene individuato un piccolo foro sul lato della frana. Spostati alcuni massi, dietro compare un cunicolo ventoso.

La Buzio riparte.

Un P24 sembra nuovamente chiudere alla base, ma quattro metri più in alto un terrazzino nasconde un altro passaggio. Cristian Paccani risale e trova la prosecuzione.

Seguono tratti in frana, un P6 che immette nell’attivo, una strettoia, un P23 e altri passaggi intervallati da pozzetti.

Poi compare un freatico lungo una ventina di metri.

Marco Corvi risale sopra un pozzo e ritrova la prosecuzione della galleria. Avanza per altri venti metri prima di tornare indietro, ma la condotta continua.

La squadra decide per il momento di puntare verso il basso.

Altri pozzetti conducono ancora più in profondità, finché finiscono gli attacchi e rimane soltanto uno spezzone di corda. Anche l’ultimo salto sembra chiudere, ma scavando nel fango fossile viene aperto un cunicolo che dà su un ulteriore pozzetto.

Bisogna fermarsi.

Dopo 19 ore di punta, alle sei del mattino di domenica gli esploratori sono nuovamente all’esterno.

Il bilancio è impressionante: circa 330 metri nuovi rilevati e Abisso Alberto Buzio a -545 metri.

La Buzio continua a sfiorare il Dito

Il rilievo racconta anche un’altra storia.

La Buzio passa a poche decine di metri dal Pozzo nel Dito in diversi punti, senza ancora trovare la connessione.

Le grotte sembrano quasi rincorrersi nel sottosuolo.

Il collegamento potrebbe non trovarsi necessariamente attraverso qualche grande pozzo. I numerosi freatici incontrati lungo la Buzio fanno pensare che la chiave possa nascondersi anche in una piccola condotta, in una finestra o in un passaggio poco evidente sulle pareti delle grandi verticali.

Nelle vicinanze c’è inoltre il Complesso del Ghiaccio.

Il disegno che lentamente compare sui rilievi lascia immaginare collegamenti ancora più grandi, fino alla possibilità futura di costruire un unico grande Sistema del Grignone.

Per ora è una prospettiva esplorativa: bisogna ancora trovare i passaggi.

17-18 ottobre: finalmente il rilievo della doppia giunzione

La seconda punta ha un obiettivo differente: mettere definitivamente ordine nel rilievo delle due connessioni tra Buzio e Capitano Paff.

Scendono Jack, Ombretta e Andrea Maconi.

Per completare il lavoro sono serviti tre tentativi.

Durante il primo, raggiunta la prima giunzione attraverso un traverso, un problema al telefono utilizzato nelle operazioni impedisce di concludere il rilievo.

Nella punta successiva viene individuato un freatico che porta addirittura a una seconda giunzione con Capitano Paff. Il rilievo viene eseguito, ma il controllo successivo mostra errori evidenti: il DistoX risulta completamente fuori calibrazione.

Bisogna tornare ancora una volta.

Il 17-18 ottobre finalmente tutto funziona. Jack arma e disarma i due rami, mentre Andrea e Ombretta rilevano.

Quella che nel resoconto viene scherzosamente definita l’“epopea del rilievo” può considerarsi conclusa.

Le esplorazioni, invece, no.

Nel settore restano una breve risalita, diversi freatici che partono in entrambe le direzioni e soprattutto un punto nel quale il rilievo porta la Buzio ad appena 15 metri dal Complesso del Ghiaccio, che possiede otto ingressi conosciuti.

Quindici metri sulla carta.

Chi esplora in Grigna sa bene che possono significare tutto o niente.

24-25 ottobre: freatici, cristalli e ancora pozzi

Una settimana dopo si torna dentro.

Alla punta partecipano Jack e Francesca, Andrea Maconi, Alex Rinaldi e Cristian Paccani.

La squadra ligure sale venerdì notte per dormire al Bogani. Sulla Grigna è arrivata la prima neve della stagione e durante la notte le temperature scendono sotto zero.

L’inverno comincia a farsi sentire.

Sabato, intorno a mezzogiorno, gli speleologi entrano e tornano oltre i -500m.

Il piccolo scavo lasciato in sospeso non concede strada: termina in una strettoia impraticabile.

Resta però da vedere il freatico individuato da Marco Corvi nella punta di settembre.

Qui la Buzio cambia completamente aspetto.

Fiori nel buio

Le nuove gallerie sono particolarmente concrezionate.

Compaiono forme che sembrano fiori di aragonite e, alle estremità di alcuni cristalli, depositi bianchi dall’aspetto pastoso.

La composizione non è ancora stata determinata. Potrebbe trattarsi di latte di monte, calcite microcristallina, gesso o altri depositi: per identificarli con certezza servirebbero analisi mineralogiche.

Il settore viene rilevato per circa cento metri.

Le prosecuzioni terminano per ora in accumuli di sabbia e fango parzialmente concrezionato. In una piccola condotta, però, passa ancora una debole corrente d’aria. Per continuare occorrerebbe affrontare uno scavo impegnativo.

Il freatico può aspettare.

La via del fondo no.

P30, P10, P40. Poi finiscono i materiali

Una parte della squadra prende la strada dell’uscita, mentre gli altri continuano a seguire l’attivo.

Arriva un P30, poi un P10, infine un P40.

Qui devono fermarsi.

La via è ampia e percorsa da una forte corrente d’aria.

La direzione, secondo le prime valutazioni del rilievo, non sembra favorire la giunzione con il Dito. Potrebbe invece riportare verso il settore del fondo e, in quel caso, rimarrebbero ancora circa 200 metri di dislivello da percorrere.

Le grandi vie aperte restano quindi almeno due: il ramo dei Liguri e quello del fondo.

A queste si aggiungono diverse finestre individuate risalendo dalle zone intorno a -400m e non ancora esplorate.

Gli ultimi escono intorno a mezzogiorno di domenica.

Fuori c’è la neve.

Sotto, un P40 con tanta aria.

Il rilievo topografico, immancabile aiuto alle esplorazioni

Un ruolo fondamentale in questa corsa esplorativa lo ha il rilievo topografico. Tutto ciò che viene scoperto viene via via misurato dai partecipanti, riportato, disegnato e inerito a catasto dall’inossidabile Andrea Maconi, componendo metro dopo metro la mappa del sottosuolo del Grignone. È il rilievo a mostrare quanto grotte apparentemente separate arrivino a sfiorarsi e a indicare dove potrebbero nascondersi nuove giunzioni.

All’esplorazione e alla topografia si affianca anche un vero diario per immagini: Alex Rinaldi, ormai uno degli speleoyoutuber più conosciuti e seguiti anche fuori dall’Italia, documenta regolarmente le avventure di InGrigna!, portando nei suoi video pozzi, strettoie, nuove scoperte e soprattutto l’atmosfera delle esplorazioni.

Nel frattempo InGrigna! cerca ovunque

Concentrarsi sulla Buzio non significa fermare il resto.

La filosofia di InGrigna! è esattamente opposta: continuare a controllare ingressi, rivedere vecchie cavità e battere il territorio anche quando il risultato può essere soltanto qualche metro.

Sandro Ghidelli e Roberto O. sono tornati su una cavità individuata alla fine di giugno. Dopo una discesa di circa 12 metri lungo il versante e un breve lavoro di ampliamento dell’ingresso, il passaggio è risultato percorribile, ma soltanto per pochi metri.

Altre battute sulle pareti del versante Valsassina hanno individuato piccole cavità-sorgente, tre delle quali curiosamente poste alla testata di vallette.

Alle pendici del Menna, Andrea e Felicita con la più piccola speleo di tutti i tempi, Petra, e con Sara e Marco sono invece andati a controllare una cavità individuata da Marco e Sara sul ciglio della Val Parina. La LOBG9293, dopo un ingresso ingombro di ossa di mucca, conduce a un breve pozzo che chiude alla base.

Maconi ha inoltre ricontrollato LOLC1877 e LOLC1957. Quest’ultima, trovata con meno neve rispetto a cinque anni prima, è stata nuovamente scesa fino al fondo a -28m, dove termina nei detriti.

Sandro Ghidelli, dopo aver raccontato le ultime verifiche, ha promesso scherzosamente di smettere di annoiare tutti con i suoi «piccoli buchi»: speriamo proprio di no. La ricerca speleologica funziona anche così: molti ingressi finiscono quasi subito. Altri aspettano anni prima di mostrare ciò che nascondono.

Un metro dal Pifferaio

C’è infine un altro fronte che merita di essere seguito.

Durante l’esplorazione della 1823, Andrea Maconi si è fermato in un grande pozzo per la presenza di una massa di neve potenzialmente pericolosa e perché non disponeva di corda sufficiente per completarne la discesa.

Il successivo confronto dei rilievi ha mostrato qualcosa di sorprendente: l’ultimo caposaldo della 1823 si trova a circa un metro da quello del Pifferaio.

La giunzione non è ancora avvenuta fisicamente e dovrà quindi essere verificata sul posto.

Il grande pozzo potrebbe avvicinarsi ai 100 metri. Se la connessione verrà confermata, potrebbe nascere un nuovo complesso con nove ingressi.

Andrea Maconi lo aspetta da parecchio tempo: «È da 15 anni che sogno la giunzione».

Un metro dopo quindici anni.

Sulla carta sembra pochissimo.

Sotto la Grigna può essere ancora un mondo.

La neve sopra, l’aria sotto

L’inverno sta arrivando sul Moncodeno e la neve potrebbe rendere presto molto più difficile tornare alla Buzio.

Sottoterra, però, il lavoro lasciato in sospeso è enorme.

Ci sono i freatici, le finestre intorno a -400, il ramo dei Liguri, la vicinanza con il Complesso del Ghiaccio e soprattutto quella grande via del fondo.

L’ultima punta si è fermata davanti a un P40 soltanto perché erano finiti i materiali.

Da sotto arriva molta aria.

Nel gruppo qualcuno ha sintetizzato la situazione con l’entusiasmo del momento: «O si giunta o si va a meno mille!».

Naturalmente nessuno può ancora sapere dove porterà quella via.

Una cosa, però, è certa: l’Abisso Alberto Buzio è arrivato a -545m. E la Grigna non ha ancora finito di raccontare cosa c’è là sotto.

Fonti

InGrigna! – Resoconti delle esplorazioni all’Abisso Alberto Buzio e delle attività sul Grignone – settembre-ottobre 2026.

Scintilena – Campo InGrigna! 2026: una piccola panoramica dai resoconti dei partecipanti – 21 agosto 2026
https://www.scintilena.com/campo-ingrigna-2026-una-piccola-panoramica-dai-resoconti/08/21/

Scintilena – Giunzione Abisso Buzio-Capitano Paff: in Grigna nasce il Complesso del Moncodeno! – 1 settembre 2026
https://www.scintilena.com/giunzione-abisso-buzio-capitano-paff-in-grigna-nasce-il-complesso-del-moncodeno-ingrigna-allopera/09/01/

Scintilena – Dal cuore della Grigna: cronaca diretta del 23° Campo InGrigna! 2025 – 21 agosto 2025
https://www.scintilena.com/si-e-concluso-il-16-agosto-2025-il-23campo-ingrigna/08/21/

Scintilena – Concluso con successo ed allegria il 22° Campo InGrigna! 2024 – 18 agosto 2024
https://www.scintilena.com/concluso-con-successo-ed-allegria-il-22-campo-ingrigna-2024/08/18/

Federazione Speleologica Lombarda – Alberto Buzio è venuto a mancare – 19 dicembre 2021
https://speleolombardia.wordpress.com/2021/12/19/alberto-buzio-e-venuto-a-mancare/

Gruppo Grotte Milano – Il Buziesco, ricordi e testimonianze su Alberto Buzio
https://www.gruppogrottemilano.it/resource/pdf/buziesco/buziesco.pdf

I video di Alex Rinaldi – Ma dove siamo?

Foto di Francesca Cassina e Andrea Maconi

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  • Grotta di Rio Martino, da novembre il silenzio è per i pipistrelli
    Condividi La cavità di Crissolo chiude dal 1° novembre per proteggere i chirotteri durante l’ibernazione. Qui si trova la più importante colonia svernante italiana di Barbastello e proprio nella grotta è stata documentata per la prima volta in Italia la presenza del fungo associato alla sindrome del naso bianco Con l’arrivo dell’inverno la Grotta di Rio Martino, a Crissolo, in provincia di Cuneo, ai piedi del Monviso, in alta Valle Po, torna ai suoi abitanti più delicati. Dal 1° novembre
     

Grotta di Rio Martino, da novembre il silenzio è per i pipistrelli

Október 28th 2026 at 04:30

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La cavità di Crissolo chiude dal 1° novembre per proteggere i chirotteri durante l’ibernazione. Qui si trova la più importante colonia svernante italiana di Barbastello e proprio nella grotta è stata documentata per la prima volta in Italia la presenza del fungo associato alla sindrome del naso bianco

Con l’arrivo dell’inverno la Grotta di Rio Martino, a Crissolo, in provincia di Cuneo, ai piedi del Monviso, in alta Valle Po, torna ai suoi abitanti più delicati.

Dal 1° novembre 2026 al 31 marzo 2027 l’accesso alla cavità è vietato per proteggere i pipistrelli durante il periodo di ibernazione.

Domenica 25 ottobre si è svolta l’ultima escursione guidata della stagione, organizzata nell’ambito delle attività del Parco del Monviso. Poi i cancelli si chiuderanno e la grotta resterà indisturbata fino alla primavera. La riapertura non è però automatica: il periodo di chiusura può essere prolungato se le condizioni climatiche e biologiche lo rendono necessario. Nella primavera del 2026, per esempio, il divieto è stato esteso fino al 10 aprile perché basse temperature, neve e precipitazioni avevano ritardato la ripresa dell’attività dei chirotteri.

Una grotta di oltre tre chilometri

La Grotta di Rio Martino si apre a circa 1.530 metri di quota, sulle pendici della Rocca Granè, sopra Crissolo. È una Riserva Naturale ed è compresa nella Zona Speciale di Conservazione IT1160037 “Grotta di Rio Martino” della rete Natura 2000.

Il sistema sotterraneo si sviluppa complessivamente per circa 3.200 metri, tra sale, pozzi e gallerie formati dall’azione dell’acqua nelle rocce carbonatiche.

Soltanto il ramo inferiore, lungo circa 530 metri, è normalmente accessibile ai visitatori lungo un percorso parzialmente attrezzato. Al termine si raggiunge uno degli ambienti più spettacolari della cavità, la cascata del Pissai, con un salto superiore ai 40 metri.

Le prime testimonianze scritte relative alla grotta risalgono già al Seicento, ma oggi Rio Martino riveste soprattutto un’importanza naturalistica particolare per la fauna che ospita.

Il rifugio invernale del Barbastello

Tra i protagonisti della grotta c’è il Barbastello (Barbastella barbastellus), piccolo pipistrello europeo legato soprattutto agli ambienti forestali maturi.

Barbastello (Barbastella barbastellus), specie che trova nella Grotta di Rio Martino il più importante sito di svernamento conosciuto in Italia. Foto: Jan Ebr e Ivana Ebrová / Wikimedia Commons – CC BY 4.0

Ogni inverno nella cavità si radunano centinaia di chirotteri. Il censimento effettuato nel febbraio 2025 aveva registrato almeno 225 pipistrelli, tra i quali 184 Barbastelli. Il Parco del Monviso indica Rio Martino come il più importante sito conosciuto in Italia per lo svernamento di questa specie.

Il Barbastello non è solo: nella grotta è documentata la presenza di numerose altre specie di chirotteri, tra cui diversi Myotis, facendo di Rio Martino un sito di particolare valore per lo studio e la conservazione dei pipistrelli alpini.

Una visita in inverno può diventare pericolosa

Durante l’ibernazione, i pipistrelli abbassano drasticamente la temperatura corporea e rallentano le funzioni vitali. È una strategia che consente loro di superare i mesi freddi, quando gli insetti di cui si nutrono sono scarsamente disponibili.

In questo periodo vivono consumando le riserve energetiche accumulate durante la stagione favorevole.

Un disturbo provocato dalla presenza umana, dalle luci, dal rumore o dal contatto può causare un risveglio anticipato. Tornare attivi significa aumentare rapidamente il metabolismo e consumare una parte delle preziose riserve di grasso necessarie per arrivare alla primavera.

Per questo la chiusura stagionale non è semplicemente una limitazione alla visita della grotta, ma una vera misura di conservazione.

Il fungo della sindrome del naso bianco

Rio Martino ha anche un’altra particolarità scientifica: nel 2019 uno studio pubblicato sulla rivista Mycopathologia ha documentato nella grotta la prima identificazione in Italia di Pseudogymnoascus destructans, il fungo associato alla cosiddetta White-nose syndrome, o sindrome del naso bianco.

Il fungo è stato isolato su esemplari di Myotis emarginatus presenti nella cavità.

La sindrome ha provocato gravissime mortalità nelle popolazioni di pipistrelli del Nord America. La situazione europea è però diversa: il fungo è presente naturalmente in Europa e nei pipistrelli europei non sono state osservate le mortalità di massa che hanno caratterizzato l’epidemia nordamericana.

La presenza del fungo è un ulteriore motivo per adottare particolare attenzione quando si frequentano ambienti sotterranei.

Anche scarponi e attrezzatura possono viaggiare da una grotta all’altra

Le spore di Pseudogymnoascus destructans possono aderire a scarponi, abbigliamento e attrezzatura entrati in contatto con il terreno o le pareti di una cavità e possono quindi essere trasportate involontariamente in altri ambienti sotterranei.

Per questo la pulizia e la decontaminazione dell’attrezzatura utilizzata in grotta non riguardano soltanto Rio Martino: sono una buona pratica per ridurre il rischio di trasferire microrganismi da una cavità all’altra.

È un aspetto particolarmente importante per chi frequenta molte grotte, come gli speleologi, perché ciò che resta apparentemente invisibile su uno scarpone o su un’attrezzatura può essere trasportato per molti chilometri.

Una grotta che d’inverno cambia funzione

Da aprile a ottobre Rio Martino può essere luogo di visita, conoscenza e avvicinamento al mondo sotterraneo.

Con l’arrivo dell’inverno la prospettiva cambia. La grotta torna a essere rifugio.

La chiusura stagionale ricorda così un principio semplice della frequentazione responsabile degli ambienti ipogei: entrare in una grotta significa entrare in un ecosistema, e qualche volta il modo migliore per conoscerlo e proteggerlo è restarne fuori per qualche mese.

Fonti

Parco del Monviso – Prorogata la chiusura della Grotta di Rio Martino fino al 10 aprile – 2026
https://www.parcomonviso.eu/news/917/prorogata-la-chiusura-della-grotta-di-rio-martino-fino-al-10-aprile-2026

Parco del Monviso – La Riserva naturale della Grotta di Rio Martino
https://www.parcomonviso.eu/ambiente/aree-protette-e-rete-natura-2000/la-riserva-naturale-della-grotta-di-rio-martino

Parco del Monviso – I pipistrelli
https://www.parcomonviso.eu/ambiente/la-fauna/i-pipistrelli

Garzoli L. et al. – First Isolation of Pseudogymnoascus destructans, the Fungal Causative Agent of White-Nose Disease, in Bats from Italy – Mycopathologia, 2019
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31414314/

Montagna.TV – La Grotta di Rio Martino chiude per il riposo invernale dei pipistrelli – 25 ottobre 2026
https://www.montagna.tv/284053/la-grotta-di-rio-martino-chiude-per-il-riposo-invernale-dei-pipistrelli/

Scintilena – La Grotta di Rio Martino riapre le porte: un nome, due leggende e secoli di storia – 16 aprile 2026
https://www.scintilena.com/la-grotta-di-rio-martino-riapre-le-porte-un-nome-due-leggende-e-secoli-di-storia/04/16/

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  • Tuvixeddu, niente tunnel sotto la necropoli: il sottosuolo archeologico ferma il progetto
    Condividi A Cagliari torna il dibattito sulla galleria viaria tra via Is Maglias e via Cadello. Il sindaco esclude in via definitiva la realizzazione dell’opera, per la presenza di tombe di grande valore storico e culturale nel sottosuolo di Tuvixeddu-Tuvumannu Il sottosuolo di Tuvixeddu-Tuvumannu, a Cagliari, torna al centro dell’attenzione. Questa volta per un progetto rimasto sulla carta: la galleria viaria che avrebbe dovuto attraversare il colle collegando l’area di via Is Maglias con qu
     

Tuvixeddu, niente tunnel sotto la necropoli: il sottosuolo archeologico ferma il progetto

Október 28th 2026 at 04:00

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A Cagliari torna il dibattito sulla galleria viaria tra via Is Maglias e via Cadello. Il sindaco esclude in via definitiva la realizzazione dell’opera, per la presenza di tombe di grande valore storico e culturale nel sottosuolo di Tuvixeddu-Tuvumannu

Il sottosuolo di Tuvixeddu-Tuvumannu, a Cagliari, torna al centro dell’attenzione. Questa volta per un progetto rimasto sulla carta: la galleria viaria che avrebbe dovuto attraversare il colle collegando l’area di via Is Maglias con quella di via Cadello.

Durante la seduta del Consiglio comunale del 20 ottobre 2026, il tema è riemerso nell’ambito della discussione sui contenziosi legati al parco archeologico. Il sindaco ha però escluso la possibilità di recuperare il vecchio progetto del tunnel, ricordando che nel sottosuolo interessato dall’opera sono state individuate tombe di rilevante valore storico e culturale.

La tutela archeologica del colle diventa così un elemento determinante anche nelle scelte che riguardano la viabilità e la trasformazione urbana.

Un sottosuolo profondamente segnato dalla storia

Tuvixeddu non è un semplice colle all’interno della città. Nel suo sottosuolo si estende uno dei più importanti complessi funerari antichi del Mediterraneo occidentale, caratterizzato soprattutto dalle numerose tombe puniche scavate nella roccia calcarea e dalle successive testimonianze di età romana.

È un paesaggio nel quale superficie e sottosuolo sono strettamente collegati: tombe, cavità artificiali, antiche attività estrattive e trasformazioni avvenute nel corso dei secoli hanno creato un sistema particolarmente complesso, la cui conoscenza continua a condizionare qualsiasi intervento moderno.

Proprio questa presenza archeologica sarebbe incompatibile con la realizzazione della galleria viaria.

Nel dibattito in Consiglio comunale il sindaco ha ricordato che le decisioni assunte in passato sull’area avrebbero avuto un peso complessivo di 94 milioni di euro. La discussione attuale riguarda inoltre un contenzioso con l’impresa che aveva lavorato nel cantiere del parco e alla quale il Tribunale ha riconosciuto danni per oltre 274 mila euro in relazione ai blocchi dei lavori del 2007.

Gli speleologi e il sottosuolo di Tuvixeddu

Il mondo sotterraneo di Tuvixeddu è tornato sotto i riflettori anche pochi mesi fa grazie all’intervento degli speleologi.

Il 6 giugno 2026, nell’ambito dell’iniziativa “Puliamo il Buio”, i volontari del Gruppo Speleo-Archeologico “Giovanni Spano” sono intervenuti insieme a Legambiente nella zona di Tuvixeddu-Tuvumannu per rimuovere una grande quantità di rifiuti accumulati nel tempo.

Nel fondo di una dolina erano stati abbandonati elettrodomestici, mobili, pneumatici, telai di motorini e persino una vecchia automobile. Per recuperare i materiali più pesanti gli speleologi avevano utilizzato tecniche e competenze normalmente impiegate nelle attività in ambiente verticale e nel soccorso.

L’intervento faceva parte di “Puliamo il Buio”, iniziativa nata dalla collaborazione tra Società Speleologica Italiana e Legambiente per richiamare l’attenzione sull’abbandono dei rifiuti nelle grotte, nelle doline e negli ambienti ipogei.

Il presidente del Gruppo Speleo-Archeologico “Giovanni Spano”, Nicola Sitzia, aveva ricordato in quell’occasione come il gruppo, nel suo cinquantesimo anniversario, avesse scelto di mettere le proprie competenze al servizio della tutela del territorio.

Un patrimonio nascosto che condiziona la città di superficie

La vicenda del tunnel riporta quindi l’attenzione su una caratteristica fondamentale di Tuvixeddu-Tuvumannu: ciò che si trova sotto il colle non può essere separato dalle decisioni prese in superficie.

Il progetto della galleria appartiene ormai alla lunga e complessa storia urbanistica dell’area, ma la motivazione richiamata oggi per escluderne il recupero riguarda direttamente il patrimonio sotterraneo.

Sotto Tuvixeddu ci sono tombe, cavità e testimonianze di una storia millenaria. Un patrimonio spesso invisibile dalla città di superficie, ma capace ancora oggi di determinarne le trasformazioni.

Fonti

https://www.cagliaritoday.it/cronaca/tuvixeddu-tunnel-fantasma.html

CagliariToday, “Tuvixeddu, maxi bonifica nella dolina di via Bainsizza: recuperate persino un’auto e lavatrici”, 6 giugno 2026

FOTO di copertina: la necropoli di Tuvixeddu a Cagliari, con le tombe scavate nella roccia del colle. Foto: Crimao / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

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  • Anguille nelle grotte: il 28 ottobre 2026 una serata online sulle ricerche negli ambienti carsici
    Condividi Matteo Capurro del CESBIN sarà ospite di Biologia Sotterranea Piemonte per approfondire le ricerche sull’anguilla europea. Lo studio pubblicato nel 2026 è nato dopo due osservazioni nella Grotta di Valdemino, a Borgio Verezzi Domani, mercoledì 28 ottobre alle 20:30, Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca torna con le sue serate divulgative dedicate alle ricerche sul mondo sotterraneo. Ospite dell’incontro online sarà Matteo Capurro del CESBIN, che parlerà di anguille e de
     

Anguille nelle grotte: il 28 ottobre 2026 una serata online sulle ricerche negli ambienti carsici

Október 27th 2026 at 08:30

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Matteo Capurro del CESBIN sarà ospite di Biologia Sotterranea Piemonte per approfondire le ricerche sull’anguilla europea. Lo studio pubblicato nel 2026 è nato dopo due osservazioni nella Grotta di Valdemino, a Borgio Verezzi

Domani, mercoledì 28 ottobre alle 20:30, Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca torna con le sue serate divulgative dedicate alle ricerche sul mondo sotterraneo. Ospite dell’incontro online sarà Matteo Capurro del CESBIN, che parlerà di anguille e del loro rapporto, ancora poco conosciuto, con gli ambienti carsici.

La serata nasce dalle domande suscitate da una recente ricerca dedicata all’anguilla europea (Anguilla anguilla) negli ambienti carsici costieri, pubblicata nel 2026 sulla rivista Environmental Biology of Fishes.

Scintilena aveva già raccontato lo studio lo scorso luglio. La ricerca ha preso avvio da due osservazioni avvenute nel febbraio 2022 e nel dicembre 2023 nel settore non turistico della Grotta di Valdemino, nel complesso delle Grotte di Borgio Verezzi, in Liguria.

A circa 600 metri dal mare, i ricercatori hanno osservato anguille lunghe indicativamente tra 10 e 20 centimetri. Le differenti dimensioni fanno ritenere probabile che si trattasse di due individui distinti.

Da quelle osservazioni è nata una domanda tutt’altro che banale: che cosa ci fanno le anguille dentro una grotta?

Le grotte come rifugio o via di passaggio

Per cercare una risposta, i ricercatori hanno esteso le indagini alle acque superficiali collegate al sistema carsico.

Nel torrente Bottassano sono stati catturati cinque esemplari appartenenti a differenti fasi del ciclo vitale. Il corso d’acqua presenta lunghi tratti temporanei e possibili flussi subalvei, in un territorio nel quale le connessioni tra acque superficiali e sotterranee possono avere un ruolo importante negli spostamenti della fauna acquatica.

Le ipotesi aperte sono diverse.

Le grotte potrebbero rappresentare vie di passaggio utilizzate dalle anguille durante gli spostamenti tra il mare e le acque interne, oppure essere raggiunte attraverso collegamenti carsici con corsi d’acqua vicini. Gli ambienti sotterranei potrebbero anche costituire zone di rifugio, alimentazione o crescita.

Particolarmente interessante è la possibilità che le cavità offrano un riparo durante i periodi di siccità, quando alcuni corsi d’acqua superficiali si riducono o scompaiono.

Si tratta ancora di ipotesi da verificare attraverso nuove ricerche.

Una specie in forte declino

L’anguilla europea compie uno dei cicli migratori più singolari tra i pesci.

Nasce nel Mar dei Sargassi, nell’Atlantico, e le larve raggiungono dopo un lunghissimo viaggio le coste europee. Gli animali possono quindi colonizzare fiumi, laghi, lagune e altri ambienti acquatici prima di tornare, raggiunta la maturità, verso l’Atlantico per riprodursi.

La specie è oggi considerata in pericolo critico dalla Lista Rossa IUCN. La frammentazione dei corsi d’acqua, gli ostacoli alla migrazione, la pesca, le modificazioni degli habitat e i periodi di siccità rappresentano alcune delle pressioni che contribuiscono al suo declino.

Comprendere se anche le acque sotterranee e i sistemi carsici costieri facciano parte degli ambienti utilizzati dall’anguilla potrebbe quindi avere conseguenze importanti per la sua conservazione.

Lo studio del 2026 è firmato da Giacomo Actis Dato, Dario Ottonello, Adriano Fiorucci, Bartolomeo Vigna, Matteo Capurro, Valentina Balestra e Fabrizio Oneto.

Proprio Matteo Capurro approfondirà questi temi durante l’incontro online organizzato da Biologia Sotterranea Piemonte.

La serata inizierà mercoledì 28 ottobre alle 20:30.

Link alla videochiamata:
https://meet.google.com/zpw-rneo-wtk

Fonti

Actis Dato G. et al. – Environmental Biology of Fishes – The role of coastal karst environments for the conservation of Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758) in the Mediterranean area – 2026
https://doi.org/10.1007/s10641-026-01875-z

Politecnico di Torino – Archivio istituzionale della ricerca – The role of coastal karst environments for the conservation of Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758) in the Mediterranean area – 2026
https://iris.polito.it/handle/11583/3016419

ARPAL Liguria – Anguille in grotta: un rifugio per una specie a rischio – 29 luglio 2026
https://www.arpal.liguria.it/home-page/notizie-tematiche/item/anguille-in-grotta-un-rifugio-per-una-specie-a-rischio.html

Scintilena – Anguille e grotte costiere: uno studio apre nuove prospettive sulla conservazione della specie – 13 luglio 2026
https://www.scintilena.com/anguille-e-grotte-costiere-uno-studio-apre-nuove-prospettive-sulla-conservazione-della-specie/07/13/

Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca – 26 ottobre 2026 via social: comunicazione della serata divulgativa del 28 ottobre 2026

Foto Valentina Balestra

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  • Le stalagmiti del Perù raccontano 450.000 anni di monsoni
    Condividi Trenta stalagmiti provenienti da tre grotte delle Ande hanno permesso di ricostruire le variazioni delle piogge in Sud America Uno studio universitario ha dimostrato che la consueta “altalena” tra i monsoni asiatici e sudamericani ha avuto importanti eccezioni Le stalagmiti conservano nella loro crescita una memoria dei climi del passato. Un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato da studiosi dello Union College di New York, con la partecipazione di ricercatori della Uni
     

Le stalagmiti del Perù raccontano 450.000 anni di monsoni

Október 27th 2026 at 04:30

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Trenta stalagmiti provenienti da tre grotte delle Ande hanno permesso di ricostruire le variazioni delle piogge in Sud America

Uno studio universitario ha dimostrato che la consueta “altalena” tra i monsoni asiatici e sudamericani ha avuto importanti eccezioni

Le stalagmiti conservano nella loro crescita una memoria dei climi del passato. Un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato da studiosi dello Union College di New York, con la partecipazione di ricercatori della University of Minnesota, University of Massachusetts Amherst, University at Albany e di collaboratori locali delle grotte peruviane, ha ricostruito circa 450.000 anni di variazioni del monsone estivo sudamericano.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, si basa sulle variazioni degli isotopi dell’ossigeno registrate in 30 stalagmiti, datate con metodi radiometrici. I campioni provengono dalle grotte di Antipayarguna, Huagapo e Pacupahuain, nelle Ande peruviane.

L’altalena dei monsoni non funziona sempre

Normalmente i grandi sistemi monsonici dell’Asia e del Sud America mostrano un comportamento opposto: quando uno si rafforza, l’altro tende a indebolirsi. Una sorta di “altalena” tra i due emisferi, legata anche alle variazioni dell’orbita terrestre e della quantità di radiazione solare ricevuta.

Il lungo archivio conservato nelle stalagmiti peruviane conferma questo comportamento generale, e rivela anche qualcosa di inatteso.

I ricercatori hanno individuato dieci periodi durante i quali i monsoni asiatico e sudamericano si sono mossi nella stessa direzione, rafforzandosi o indebolendosi contemporaneamente. Alcuni di questi episodi sono durati migliaia di anni.

Diversi periodi di indebolimento simultaneo coincidono con le transizioni alla fine delle ere glaciali, caratterizzate da importanti aumenti della temperatura globale e della concentrazione atmosferica di anidride carbonica.

Temperature oceaniche, gas serra e differenze termiche tra gli emisferi potrebbero avere modificato temporaneamente il normale meccanismo che regola i monsoni.

Le grotte rivelano sempre qualcosa di interessante: anche come archivi del clima.

Un esempio vicino a noi arriva dalla Grotta della Bàsura di Toirano, in Liguria, dove un altro studio, pubblicato nel 2026 su Nature Communications e già raccontato da Scintilena, ha utilizzato gli speleotemi per ricostruire le condizioni climatiche durante la Terminazione IV, circa 340.000 anni fa, associata a uno dei più rapidi innalzamenti del livello marino documentati nell’ultimo mezzo milione di anni.

La Grotta della Bàsura di Toirano, in Liguria. Le sue stalagmiti sono state utilizzate in un recente studio paleoclimatico per ricostruire i cambiamenti avvenuti durante la Terminazione IV, circa 340.000 anni fa. Foto: Davide Papalini / Wikimedia Commons – CC BY 2.5

Dalle Ande alla Liguria, le concrezioni delle grotte conservano registrazioni climatiche che possono attraversare centinaia di migliaia di anni, offrendo informazioni preziose sui grandi cambiamenti del sistema terrestre.

Foto di copertina: la Gruta de Huagapo, nella regione di Junín, in Perù, una delle tre grotte dalle quali provengono le stalagmiti utilizzate per ricostruire circa 450.000 anni di variazioni dei monsoni. Foto: Ottocarotto / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

Fonti

Nature – Interhemispheric monsoon dynamics over the past 450,000 years – 2026Studio scientifico originale

https://www.nature.com/articles/s41586-026-11166-3

Phys.org – Ancient stalagmites reveal exceptions to Asia–South America monsoon seesaw over the past 450,000 years – 24 ottobre 2026

https://doi.org/10.1038/s41586-026-11166-3

https://phys.org/news/2026-10-ancient-stalagmites-reveal-exceptions-asiasouth.html

Nature Communications – Protracted ocean circulation slowdown drove exceptional ice-sheet melting during ice age termination IV – 16 giugno 2026

https://www.nature.com/articles/s41467-026-73733-6

Scintilena – Grotta della Bàsura: le stalagmiti raccontano uno dei più rapidi innalzamenti del mare degli ultimi 340 mila anni – 2 luglio 2026 – https://www.scintilena.com/grotta-della-basura-le-stalagmiti-raccontano-uno-dei-piu-rapidi-innalzamenti-del-mare-degli-ultimi-340-mila-anni/07/02/

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