Origine europea dei pipistrelli: genomi e fossili riscrivono 65 milioni di anni di evoluzione
Uno studio del consorzio Bat1K pubblicato su Nature integra 103 specie viventi e 44 taxa fossili. La nuova filogenesi indica l’origine europea dei pipistrelli nel tardo Paleocene e colloca l’ecolocalizzazione prima della diversificazione dei gruppi attuali.
Una nuova ricostruzione dell’evoluzione dei chirotteri indica nell’Europa del tardo Paleocene l’area più probabile in cui ebbe origine il loro antenato comune. Lo studio, pubblicato su Nature il 23 settembre 2026, combina genomi di riferimento, caratteri anatomici e fossili. Il risultato sostiene l’origine europea dei pipistrelli con una probabilità posteriore del 99,2%.[1]
La conclusione non deriva dalla scoperta di un pipistrello fossile europeo risalente a 65 milioni di anni fa. Si tratta di una stima ottenuta ricostruendo parentele, tempi di divergenza e distribuzioni ancestrali. I più antichi fossili riconosciuti dei chirotteri appartengono infatti all’Eocene inferiore, tra circa 56 e 52 milioni di anni fa, e provengono da più continenti.[1]
Genomi Bat1K e fossili
La ricerca ha analizzato assemblaggi genomici cromosomici prodotti con letture lunghe per 103 specie. Il campione comprende tutte le 21 famiglie viventi riconosciute nello studio e include 42 nuovi assemblaggi, relativi a 41 specie. Ventisei nuovi genomi sono stati ricostruiti distinguendo le due copie cromosomiche ereditate dai genitori.[1]
A questa base genetica sono stati aggiunti 699 caratteri morfologici osservati in 65 specie. Il campione morfologico comprende 21 rappresentanti viventi e 44 taxa fossili anteriori al Quaternario. Dopo il filtraggio dei caratteri saturi o non indipendenti, gli autori hanno integrato 480 caratteri anatomici con 10.000 siti genomici considerati neutrali.[1]
L’approccio viene definito “total evidence dating”. Il modello considera nello stesso quadro specie viventi, fossili, processi di speciazione, estinzione e fossilizzazione. Questa integrazione riduce le lunghe porzioni iniziali dell’albero evolutivo prive di testimonianze fossili, che risultavano più ampie nelle precedenti datazioni basate soltanto sui dati molecolari.[1]
Origine europea dei pipistrelli
La ricostruzione colloca l’antenato dei chirotteri nel tardo Paleocene, dunque vicino al limite tra Paleocene ed Eocene. L’origine europea dei pipistrelli viene stimata con il 99,2% di probabilità posteriore. Secondo il modello, i discendenti si sarebbero poi dispersi con maggiore probabilità verso l’Africa.[1]
Europa e Africa avrebbero costituito un nodo centrale della prima radiazione. Da questa area sarebbero partite espansioni indipendenti verso Asia, Australia e Americhe, mentre le quattro grandi superfamiglie moderne si differenziavano in un intervallo relativamente breve dell’Eocene inferiore.[1]
Per gli Yinpterochiroptera, lo studio propone un’origine africana circa 57,1 milioni di anni fa e una successiva espansione verso Asia ed Europa. Per gli Yangochiroptera, la provenienza più probabile resta europea, anche se la rapida comparsa dei lignaggi dopo il massimo termico Paleocene-Eocene rende più incerta la ricostruzione.[1]
Il quadro differisce dalle ipotesi precedenti. Alcune analisi indicavano il Nord America, altre l’Africa o l’Asia. L’origine europea dei pipistrelli proposta dal nuovo lavoro dipende dalla più ampia integrazione tra genomi completi e taxa fossili, non dalla sola distribuzione geografica dei reperti conosciuti.[1]
Fossili e limiti
Il registro fossile dei primi pipistrelli è scarso e frammentario. Molti reperti consistono in denti o elementi postcraniali isolati. Inoltre, la capacità di volo consentì una dispersione rapida, rendendo difficile ricavare il luogo d’origine dalla sola posizione dei giacimenti.[1]
Gli scheletri di Icaronycteris scoperti nella Green River Formation del Wyoming restano tra i più antichi e completi conosciuti. La loro presenza in Nord America non prova che l’intero ordine sia nato in quel continente. Un lignaggio può lasciare fossili ben conservati anche lontano dall’area in cui si era separato dai propri parenti.[2]
L’origine europea dei pipistrelli deve quindi essere letta come un risultato probabilistico. Potrà essere verificata da nuovi fossili, da ulteriori genomi e da analisi alternative dei modelli biogeografici. La forte probabilità indicata dallo studio non elimina l’incompletezza del record paleontologico.[1]
Ecolocalizzazione nei pipistrelli
Un passaggio centrale riguarda Vielasia sigei, pipistrello vissuto circa 50 milioni di anni fa e rinvenuto nei depositi di una cavità del Quercy, nella Francia sud-occidentale. Il cranio conservato in tre dimensioni presenta strutture dell’orecchio interno compatibili con l’ecolocalizzazione laringea. La nuova analisi lo colloca nel più antico clade degli “Eochiroptera”, sebbene questa posizione ottenga un sostegno intermedio, pari al 68%.[1]
Questa collocazione suggerisce che l’ecolocalizzazione laringea precedesse la diversificazione dei pipistrelli moderni. Non significa che ogni apparato sonar attuale fosse già presente nella stessa forma. Le diverse linee evolutive possono avere modificato frequenze, anatomia e modalità di emissione nel corso di milioni di anni.[1]
Il progetto Bat1K aveva già pubblicato nel 2020 sei genomi di qualità di riferimento. Quell’analisi aveva individuato segnali di selezione nella linea ancestrale dei pipistrelli in geni connessi all’udito, insieme a indicazioni sui sistemi immunitari. Il nuovo insieme di 103 specie amplia in modo sostanziale la base comparativa.[3]
Cromosomi e filogenesi
La nuova filogenesi modifica alcuni rapporti tra le famiglie. Myzopodidae viene collocata come ramo più antico all’interno di Vespertilionoidea, mentre Emballonuroidea e Vespertilionoidea risultano gruppi fratelli. Gli autori attribuiscono parte delle precedenti incongruenze a una storia genomica “a mosaico”, nella quale regioni diverse possono conservare segnali evolutivi differenti.[1]
La ricostruzione dello stato ancestrale sostiene inoltre un corredo di 26 cromosomi nell’antenato dei pipistrelli. I genomi moderni si sarebbero trasformati soprattutto tramite fusioni cromosomiche, più che attraverso fissioni o traslocazioni. Il dato offre una cornice per studiare l’evoluzione dei genomi relativamente piccoli dei chirotteri.[1]
Pipistrelli specie ombrello
La ricostruzione evolutiva assume un rilievo anche per la conservazione. Considerare i pipistrelli come specie ombrello significa usare la loro tutela per proteggere sistemi ecologici più ampi. Una colonia dipende infatti da rifugi sicuri, aree di alimentazione, corridoi di volo, disponibilità di insetti e continuità del paesaggio.
Le informazioni divulgate da Tutela Pipistrelli richiamano tre servizi ecosistemici principali: controllo degli insetti, impollinazione e dispersione dei semi. Il sito segnala inoltre che la perdita dei rifugi e degli habitat di alimentazione costituisce una minaccia centrale. Proteggere i chirotteri comporta quindi interventi che possono favorire molte altre componenti della biodiversità.[4][5][6]
Negli ambienti carsici, il valore di specie ombrello è particolarmente evidente. La protezione di grotte, ingressi, microclimi e collegamenti con boschi o zone umide preserva sia i rifugi dei pipistrelli sia habitat utilizzati da numerosi organismi cavernicoli. Il guano trasferisce inoltre materia organica dall’esterno al sottosuolo e alimenta comunità microbiche e invertebrati specializzati.[7][8]
I pipistrelli funzionano anche come indicatori biologici. Variazioni nell’attività e nelle colonie possono riflettere cambiamenti nella disponibilità di prede, nella qualità degli habitat e nell’uso del suolo. La loro conservazione richiede quindi una lettura integrata del paesaggio, non soltanto la difesa del singolo rifugio.[9][10]
Significato della ricerca
Lo studio collega filogenomica, paleontologia e biogeografia in una ricostruzione estesa a tutte le famiglie viventi. La tesi sull’origine europea dei pipistrelli offre un nuovo scenario per interpretare il volo attivo, l’ecolocalizzazione e la rapida diffusione del gruppo dopo il Paleocene.[1]
Il lavoro non ricostruisce DNA fossile di 65 milioni di anni. I genomi ancestrali e le aree d’origine vengono stimati a partire dalle specie attuali, dai caratteri anatomici e dai vincoli cronologici offerti dai fossili. Questa distinzione è necessaria per comunicare correttamente la portata della ricerca.[1]
Fonti
- Nature, “Reference genomes and fossils revise bat family phylogeny and biogeography”: https://www.nature.com/articles/s41586-026-11007-3
- Nature, “Genome project opens the next chapter for studying bat evolution”: https://www.nature.com/articles/d41586-026-02637-8
- Nature, “Six reference-quality genomes reveal evolution of bat adaptations”: https://www.nature.com/articles/s41586-020-2486-3
- Current Biology, “A 50-million-year-old, three-dimensionally preserved bat skull supports an early origin for modern echolocation”: https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(23)01289-7
- Tutela Pipistrelli, “In Italia la metà dei pipistrelli è a rischio estinzione”: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/04/12/in-italia-la-meta-dei-pipistrelli-e-a-rischio-estinzione/
- Tutela Pipistrelli, “I pipistrelli cacciano gli insetti meglio degli uccelli”: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/04/19/i-pipistrelli-cacciano-gli-insetti-meglio-degli-uccelli/
- Tutela Pipistrelli, “Il 2011-2012 è l’anno del pipistrello”: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/04/19/il-2011-2012-e-lanno-del-pipistrello-2/
- Tutela Pipistrelli, “Usa, con i pipistrelli si risparmia un miliardo di dollari in pesticidi”: https://www.tutelapipistrelli.it/2015/09/21/usa-con-i-pipistrelli-si-risparmia-un-miliardo-di-dollari-in-pesticidi/
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