❌

Základné zobrazenie

  • ✇Scintilena
  • Quasi senza fine premiato a Málaga: il Buco del Castello e la memoria del soccorso speleologico
    Condividi Il documentario di Giorgio Tomasi riceve il Premio speciale del pubblico all’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026. La vicenda di Roncobello del 1966 riapre il racconto delle origini del soccorso speleologico italiano, fino alle trasformazioni seguite al terremoto dell’Irpinia e alla tragedia di Vermicino. Quasi senza fine: il premio del pubblico al festival ASEDEB 2026 Quasi senza fine, il documentario diretto da Giorgio Tomasi sulla tragedia del Buco del Castello, ha ottenuto il
     

Quasi senza fine premiato a Málaga: il Buco del Castello e la memoria del soccorso speleologico

Október 14th 2026 at 11:00

Condividi

Il documentario di Giorgio Tomasi riceve il Premio speciale del pubblico all’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026. La vicenda di Roncobello del 1966 riapre il racconto delle origini del soccorso speleologico italiano, fino alle trasformazioni seguite al terremoto dell’Irpinia e alla tragedia di Vermicino.

Quasi senza fine: il premio del pubblico al festival ASEDEB 2026

Quasi senza fine, il documentario diretto da Giorgio Tomasi sulla tragedia del Buco del Castello, ha ottenuto il Premio speciale del pubblico come Miglior Documentario all’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026. Selezionato nella Sezione ufficiale in concorso, nella categoria Lungometraggi di Speleologia, il film è stato proiettato sabato 10 ottobre alla presenza del regista. Il riconoscimento porta all’attenzione del pubblico una vicenda centrale nella storia del soccorso speleologico italiano.

Il festival si è svolto a Málaga dal 10 al 12 ottobre 2026. Lo ha organizzato l’Asociación Española de Espeleología y Barrancos, ASEDEB. Il concorso comprende opere dedicate alla speleologia, alla speleosubacquea e al canyoning. Il regolamento distingue i premi della giuria dai riconoscimenti assegnati dal pubblico.

La manifestazione nasce per diffondere il racconto audiovisivo degli ambienti sotterranei e delle forre. Accanto all’esplorazione, il progetto valorizza la collaborazione tra i partecipanti, la conoscenza degli ecosistemi e il rispetto degli ambienti naturali.

Quasi senza fine e le testimonianze del Buco del Castello

Il film ricostruisce quanto accadde nell’aprile 1966 al Buco del Castello. La grotta si apre a Roncobello, in alta Val Brembana, in provincia di Bergamo. Il racconto segue le giornate dell’emergenza attraverso le voci dei protagonisti e dei soccorritori. Le testimonianze restituiscono l’attesa, i tentativi di raggiungere gli speleologi bloccati e le difficoltà del recupero.

Quasi senza fine è un’opera autogestita e autofinanziata. Secondo le informazioni della produzione, il lavoro ha richiesto oltre due anni e la collaborazione di numerosi amici. Il documentario aveva già incontrato il pubblico italiano nel 2025. Una proiezione a Bergamo fu annunciata con il contributo della Provincia e il patrocinio della Federazione Speleologica Lombarda, del CNSAS e della Società Speleologica Italiana.

Il 18 dicembre 2025 il Gruppo Speleologico Bolognese ha organizzato una proiezione alla Mediateca di San Lazzaro di Savena. Ad accompagnare Giorgio Tomasi erano Sergio Orsini e Aurelio “Lelo” Pavanello, partecipanti alla spedizione del 1966. Il confronto con i testimoni lega il film alla memoria della comunità speleologica.

Buco del Castello: l’esplorazione del 1966 diventa un’emergenza

Conosciuto dagli speleologi lombardi dal 1956, il Buco del Castello fu interessato nel 1966 da nuove esplorazioni dei bolognesi. Durante le uscite primaverili vennero affrontati il grande pozzo e i salti successivi. La spedizione del ponte del 25 aprile prevedeva di proseguire l’esplorazione, rilevare la cavità e recuperare il materiale durante l’uscita.

Una piena del corso d’acqua sotterraneo impedì a quattro speleologi di risalire. Il passaggio verticale divenne impraticabile. I compagni rimasti più in alto raggiunsero l’esterno e attivarono i soccorsi. L’emergenza richiamò uomini e materiali da diversi gruppi italiani.

Durante il tentativo di raggiungere i bloccati, Luigi Donini e Carlo Pelagalli precipitarono nel pozzo investito dall’acqua. Entrambi persero la vita. I quattro speleologi inizialmente intrappolati furono salvati. L’intervento si concluse con il recupero delle salme, tra il 30 aprile e il 1° maggio.

Soccorso speleologico: una storia che precede Roncobello

La tragedia del Buco del Castello segnò il primo banco di prova del soccorso speleologico appena organizzato su scala nazionale. L’assemblea costituente si era svolta a Torino il 5 e 6 marzo 1966. Vi avevano aderito circa cento volontari, suddivisi in cinque gruppi. Roncobello mostrò quanto fosse necessario trasformare la disponibilità dei singoli in procedure condivise.

Il film porta questa storia fuori dalla sola memoria associativa. Il premio ottenuto a Málaga riguarda un racconto che unisce esplorazione, responsabilità e soccorso. La vicenda resta legata ai nomi di Donini e Pelagalli, ma anche al lavoro collettivo di chi contribuì al salvataggio. L’organizzazione nata in quegli anni sarebbe entrata nel Soccorso Alpino nel 1968. Nel 1990 la componente speleologica divenne parte integrante della struttura con l’attuale denominazione CNSAS.

Relazione: come si è costruito il soccorso speleologico in Italia

Soccorso speleologico italiano: dalla solidarietà alla struttura nazionale

La storia del soccorso speleologico italiano non coincide con un solo incidente. È un processo formato da esperienze locali, emergenze, collaborazione tra gruppi e riconoscimenti istituzionali. Il Buco del Castello ne rappresenta un passaggio decisivo. Irpinia e Vermicino appartengono a una fase successiva: quella della costruzione di un sistema nazionale capace di coordinare organizzazioni diverse. [web:33][web:8][web:32]

La distinzione cronologica chiarisce il rapporto fra questi eventi. Nel 1966 si organizzò il soccorso specialistico in grotta. Nel 1980 e nel 1981 maturò una più ampia consapevolezza pubblica sul coordinamento delle emergenze. Non si tratta di origini alternative. Sono livelli diversi di una stessa evoluzione: competenza tecnica, organizzazione operativa e integrazione nel sistema pubblico. [web:33][web:48][web:32]

Il precedente istituzionale era il Corpo Soccorso Alpino, costituito dal Club Alpino Italiano il 12 dicembre 1954. L’organizzazione riunì strutture territoriali già attive in montagna. Fra i promotori ebbero un ruolo centrale il medico Scipio Stenico e il presidente generale del CAI Bartolomeo Figari. La componente speleologica si sviluppò successivamente, con esigenze e tecniche proprie. [web:8]

Incidenti in grotta prima del 1966: i limiti del soccorso locale

La ricostruzione pubblicata dal GSB-USB e curata da Lelo Pavanello documenta diversi incidenti precedenti alla nascita del corpo nazionale. Nel 1955 Lucio Mersi morì all’Abisso Gachè, nel massiccio del Marguareis. Nel 1961 Adriana Androsoni perse la vita al Pozzo della Ventrosa, nel Lazio. Nel 1964 Marisa Bolla Castellani morì alla Spluga della Preta, sui Monti Lessini. [web:33]

I recuperi furono organizzati dai gruppi speleologici, talvolta con l’aiuto di colleghi provenienti da altre città. Esistevano capacità tecniche e una forte disponibilità al mutuo aiuto. Mancava una rete nazionale stabile. Materiali, allarmi e squadre dipendevano in larga misura dalle risorse reperibili in quel momento. [web:33]

Nel 1965 due morti accelerarono il cambiamento. Alla Grotta Guglielmo, sul Monte Palanzone, morì Gianni Piatti. Per il recupero fu necessario mobilitare speleologi di più regioni. L’operazione richiese sei giorni e mise in evidenza la carenza di attrezzature specifiche. Poco dopo Eraldo Saracco perse la vita nella grotta Su Anzu, in Sardegna. Gli amici del Gruppo Speleologico Piemontese diedero nuovo impulso alla costituzione di una struttura dedicata. [web:33]

Torino 1966: nasce il Corpo di Soccorso Speleologico

Il passaggio dalle intenzioni all’organizzazione avvenne attraverso il confronto tra gruppi. Il 19 settembre 1965, a Formigine, Giulio Badini presentò una relazione sull’opportunità di creare un Corpo di Soccorso Speleologico. L’intervento si svolse nell’ambito del sesto congresso speleologico dell’Emilia-Romagna. Il gruppo torinese sostenne una parte rilevante del lavoro organizzativo. Altri gruppi misero a disposizione sedi e materiali. [web:33]

L’assemblea del 5 e 6 marzo 1966 a Torino riunì circa cento volontari. La prima struttura comprendeva cinque gruppi operativi. Il numero descrive una rete ancora contenuta, ma già orientata a superare l’isolamento delle realtà locali. [web:33]

La scelta fondamentale era la condivisione. Squadre provenienti da luoghi diversi dovevano poter lavorare insieme. Servivano metodi compatibili, materiali adeguati e responsabilità riconoscibili. Il soccorso non poteva dipendere soltanto dall’esperienza individuale degli esploratori. Questa esigenza sarebbe rimasta centrale anche nei congressi e nelle esercitazioni successive. [web:33]

Buco del Castello 1966: il primo banco di prova nazionale

L’emergenza di Roncobello arrivò poche settimane dopo l’assemblea costituente. Quattro uomini erano bloccati sotto un pozzo attraversato da una piena. Le comunicazioni a voce erano ostacolate dal fragore dell’acqua. Un fraintendimento fece ritenere che uno degli intrappolati fosse ferito. [web:7]

Luigi Donini e Carlo Pelagalli entrarono per portare aiuto e materiali. Nel tentativo di raggiungere i compagni caddero e subirono lesioni gravissime. Pelagalli non sopravvisse. Per Donini vennero tentate cure e manovre di recupero, ma anche lui morì durante l’emergenza. La tragedia trasformò un blocco provocato dalla piena in un intervento con soccorritori gravemente feriti. [web:7]

Gianni Ribaldone riuscì a raggiungere gli uomini dopo lo spostamento dell’attacco delle scale. Partecipò anche al trasferimento di Donini oltre il pozzo, trasportandolo sulle spalle con un sacco Gramminger. Alle operazioni contribuirono speleologi di numerose città, sanitari, il Soccorso Alpino bergamasco e minatori chiamati ad allargare alcune strettoie. [web:7]

La ricostruzione dell’intervento rende visibili problemi ancora fondamentali: comunicare con precisione, valutare la piena, assistere il ferito e rendere percorribile la via d’uscita. Roncobello confermò la necessità del corpo appena costituito. La disponibilità al soccorso doveva accompagnarsi a una preparazione organizzata e alla protezione delle squadre impegnate. [web:7][web:33]

Soccorso speleologico nel CAI: integrazione e addestramento comune

Nel 1968 il Soccorso Speleologico entrò nel Corpo Nazionale Soccorso Alpino come sezione speleologica. L’inserimento diede una collocazione istituzionale alla rete nata due anni prima. La collaborazione con Bruno Toniolo, direttore del Soccorso Alpino, contribuì a questo percorso. [web:8][web:33]

Nel novembre 1969 si tenne a Trieste il primo congresso nazionale del Soccorso Speleologico. Il confronto riguardò sia le tecniche sia l’assistenza medica. Occorreva uniformare materiali e metodi, oltre a migliorare l’affiatamento fra volontari. Nel 1970 l’Antro del Corchia ospitò la prima esercitazione nazionale. Nel 1972 nacque il Bollettino, strumento di circolazione delle esperienze. [web:33]

L’addestramento comune permette di preparare il lavoro prima dell’incidente. Il problema non è soltanto raggiungere una persona in difficoltà. È organizzare l’assistenza e il trasporto lungo una cavità che può imporre pozzi, meandri e passaggi stretti. Lo sviluppo delle commissioni specialistiche e delle scuole risponde proprio a questa pluralità di esigenze. [web:39]

Terremoto in Irpinia: la coscienza nazionale del coordinamento

Il 23 novembre 1980 un terremoto di magnitudo 6,9 colpì Campania, Basilicata e marginalmente Puglia. Il Dipartimento della Protezione Civile riporta 2.734 vittime e 688 comuni gravemente danneggiati. L’ampiezza dell’emergenza mise in evidenza difficoltà e ritardi nella gestione dei soccorsi. [web:48]

Il presidente della Repubblica Sandro Pertini visitò i luoghi colpiti. Nel messaggio televisivo del 26 novembre denunciò le carenze dell’intervento statale e sollecitò la mobilitazione del Paese. Dopo i primi giorni, Giuseppe Zamberletti fu nominato commissario straordinario e riorganizzò i soccorsi, rafforzando il rapporto con i sindaci. [web:48]

Per la storia del soccorso speleologico, il significato dell’Irpinia riguarda il quadro generale dell’emergenza. Il corpo specialistico esisteva già. Il terremoto rese evidente che le singole competenze dovevano inserirsi in un coordinamento più ampio. La riflessione avviata in quei mesi contribuì alla nomina di Zamberletti a ministro per il Coordinamento della Protezione Civile nel febbraio 1982 e alla successiva istituzione del Dipartimento. [web:8][web:48]

Vermicino 1981: il soccorso nel pozzo e l’impatto pubblico

Il 10 giugno 1981 Alfredo Rampi, sei anni, cadde in un pozzo artesiano presso Frascati. Il pozzo era largo circa 30 centimetri e profondo 80 metri. Il bambino fu inizialmente localizzato a 36 metri. Non si trattava di una grotta naturale, ma di una cavità artificiale estremamente stretta. [web:32]

Le operazioni coinvolsero i Vigili del Fuoco e altri soccorritori, compresi speleologi. Vennero tentate diverse soluzioni, fra cui uno scavo con una trivella. Il 12 giugno arrivò sul posto anche Pertini. Il bambino morì senza che fosse possibile riportarlo in superficie vivo. [web:32]

La vicenda entrò nelle case attraverso una diretta televisiva durata 18 ore. Il pubblico seguì i tentativi, le attese e l’esito dell’emergenza. La Protezione Civile considera Vermicino una tappa decisiva nella presa di coscienza dei limiti del sistema e della necessità di coordinare meglio le risorse. [web:32]

Vermicino non segnò la nascita del soccorso speleologico. Ne mostrò al grande pubblico alcune competenze, dentro un’emergenza diversa dall’esplorazione in grotta. Insieme all’Irpinia, alimentò il dibattito che portò alla nuova organizzazione nazionale della Protezione Civile nel 1982. La lezione istituzionale riguardò il rapporto fra capacità specialistiche e direzione complessiva dell’intervento. [web:33][web:32]

CNSAS e Protezione Civile: le tappe del riconoscimento pubblico

Nel 1990 la componente speleologica divenne parte integrante dell’organizzazione, che assunse l’attuale denominazione di Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Nel 1991 zone e stazioni furono ricomprese nei servizi regionali e provinciali. La struttura territoriale acquistò così maggiore unitarietà. [web:8]

Il 1992 portò due passaggi rilevanti. La legge 162 introdusse provvedimenti a favore dei volontari e delle attività operative e addestrative. La legge 225 istituì il Servizio nazionale della Protezione Civile, individuando il CNSAS fra le strutture operative nazionali. [web:8]

La legge 74 del 2001 riconobbe la funzione di servizio di pubblica utilità del CNSAS. Rafforzò inoltre il rapporto con il sistema sanitario per il soccorso in montagna e nell’ambiente ipogeo. La legge 289 del 2002 attribuì di norma al CNSAS e al Bergrettungsdienst dell’Alpenverein Südtirol il soccorso negli ambienti indicati dalla norma e il coordinamento in presenza di altre organizzazioni, escludendo le grandi emergenze e calamità. [web:8]

Questa distinzione mantiene separati l’intervento specialistico ordinario e la gestione generale di una calamità. Il CNSAS opera nel sistema pubblico, in collaborazione con servizi sanitari e Protezione Civile. Le norme non cancellano le competenze degli altri enti. Definiscono ruoli e relazioni necessarie al lavoro congiunto. [web:8]

Soccorso speleologico oggi: territorio, sanità e specializzazioni

La pagina istituzionale del CNSAS descrive il Soccorso Speleologico articolato in 17 zone, generalmente corrispondenti alle regioni. Le zone sono suddivise in stazioni. La struttura consente di mantenere presìdi territoriali e di utilizzare competenze specialistiche nelle emergenze locali, nazionali o all’estero. [web:39]

Le commissioni affrontano aspetti distinti, ma collegati, dell’intervento:

  • La Commissione medica, costituita nel 1984, riunisce medici e infermieri con esperienza speleologica. Cura l’assistenza al paziente e l’uniformità di tecniche e materiali sanitari. [web:39]
  • La Commissione speleosubacquea, costituita nel 1984 e operativa dalla prima esercitazione del 1985, interviene nei tratti allagati e nelle acque confinate. [web:39]
  • La Commissione disostruzione, istituita nel 1992, opera sui passaggi che impediscono il transito della barella e studia metodi condivisi per questi interventi. [web:39]
  • La Commissione tecnica speleologica, formalizzata nel 1992, sperimenta dispositivi e materiali. Dal 2004 la Scuola Nazionale Tecnici del Soccorso Speleologico assume il compito formativo prima svolto dalla commissione nei corsi nazionali. [web:39]
  • La Commissione comunicazione e documentazione raccoglie e diffonde informazioni sulle esercitazioni e sugli interventi, attraverso gli addetti stampa delle delegazioni. [web:39]

Queste funzioni rendono concreto il concetto di organizzazione. Il sanitario deve raggiungere il paziente. Il ferito deve poter attraversare la cavità. Le squadre devono comunicare con la direzione delle operazioni. La soluzione richiede un lavoro integrato, non una sola abilità tecnica. [web:39]

Tecnologie per il soccorso in grotta: comunicazioni e trasporto

L’evoluzione riguarda anche gli strumenti. Il CNSAS descrive barelle scomponibili, dispositivi di protezione del ferito e sistemi di comunicazione dedicati. Il sistema Ermes consente di portare una connessione dati in grotta e di collegare il personale sanitario con specialisti esterni. Le linee telefoniche rimangono un altro elemento del collegamento fra interno ed esterno. [web:39]

La Commissione tecnica sviluppa inoltre sistemi per verificare le linee e collegare il telefono sotterraneo al campo base. Il campo interno modulare Estià risponde alle necessità di riposo, nutrizione e recupero dei tecnici impegnati nelle grotte profonde. La tecnologia sostiene quindi sia il paziente sia la continuità operativa delle squadre. [web:39]

Il confronto con il Buco del Castello mostra la continuità dei problemi. Nel 1966 il rumore dell’acqua ostacolò le comunicazioni. I passaggi stretti imposero lavori di allargamento. L’assistenza al ferito si intrecciò con un trasporto difficile. Le specializzazioni attuali affrontano, con strumenti e procedure evoluti, le stesse esigenze fondamentali dell’intervento sotterraneo. [web:7][web:39]

Dal Buco del Castello a Vermicino: le diverse radici di un sistema credibile

Gli incidenti del 1965 portarono a costruire una rete nazionale. L’assemblea di Torino le diede forma. Il Buco del Castello ne verificò subito le capacità e rese evidente il costo umano del soccorso. Congressi, esercitazioni e integrazione nel CAI consolidarono il percorso. [web:33][web:8]

Irpinia e Vermicino modificarono invece la coscienza pubblica dell’emergenza. Mostrarono la necessità di collegare le competenze operative a una responsabilità di coordinamento. Il riconoscimento legislativo e l’inserimento nella Protezione Civile completarono progressivamente questo quadro. [web:48][web:32][web:8]

La credibilità del soccorso speleologico italiano si fonda su questa convergenza. Esperienza sul terreno, formazione comune, ricerca tecnica, assistenza sanitaria e ruoli istituzionali lavorano insieme. Quasi senza fine conserva la voce di chi visse uno dei passaggi iniziali di tale storia. Il documentario riporta al centro una memoria che riguarda anche le condizioni del soccorso di oggi. [web:62][web:33][web:39]

Fonti consultate

Buco del Castello

L'articolo Quasi senza fine premiato a Málaga: il Buco del Castello e la memoria del soccorso speleologico proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Incidente di Urzulei il ferito è fuori! Forza Luca!
    Condividi Lo speleologo rimasto sotto la frana in una grotta di Urzulei ieri pomeriggio è stato portato fuori dalla grotta dopo 27 ore di intervento dai volontari del CNSAS Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Grazie grazie grazie grazie ai soccorritori! Comunicato ufficiale CNSAS Urzulei/Baunei, 12/10/2026 – ore 18:00: intervento concluso Pochi minuti fa si sono concluse le operazioni di soccorso nella grotta al confine tra Urzulei e Baunei (NU), in Sardegna. Dopo ess
     

Incidente di Urzulei il ferito è fuori! Forza Luca!

Október 12th 2026 at 17:58

Condividi

Lo speleologo rimasto sotto la frana in una grotta di Urzulei ieri pomeriggio è stato portato fuori dalla grotta dopo 27 ore di intervento dai volontari del CNSAS Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

Grazie grazie grazie grazie ai soccorritori!

Comunicato ufficiale CNSAS

Urzulei/Baunei, 12/10/2026 – ore 18:00: intervento concluso

Pochi minuti fa si sono concluse le operazioni di soccorso nella grotta al confine tra Urzulei e Baunei (NU), in Sardegna. Dopo essere rimasto bloccato per oltre 27 ore a seguito di un crollo avvenuto ieri pomeriggio, lo speleologo è stato estratto dai tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e dai Vigili del Fuoco.

L’uomo, liberato dai detriti che lo immobilizzavano, è stato riportato in superficie, stabilizzato dal personale sanitario e trasferito in elicottero in ospedale per gli accertamenti e le cure necessarie.

Intervento concluso nella grotta sarda al confine tra Urzulei e Baunei: speleologo estratto ed elitrasportato in ospedale

Si è concluso con successo l’intervento del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) e dei Vigili del Fuoco per il recupero dello speleologo rimasto bloccato per oltre 27 ore all’interno di una cavità situata al confine tra i territori comunali di Urzulei e Baunei, in provincia di Nuoro, in Sardegna. L’incidente è avvenuto nel pomeriggio di domenica 11 ottobre, quando lo speleologo, impegnato nell’esplorazione di una cavità di recente scoperta, è stato investito da una scarica di terra e pietre, rimanendo intrappolato a circa dieci metri di profondità. L’allarme è stato lanciato intorno alle 14:30 dalla compagna che si trovava con lui, uscita dalla grotta per chiamare il Numero Unico di Emergenza 112. La centrale operativa ha quindi attivato il CNSAS, dando avvio alle operazioni di soccorso. Le prime squadre del Soccorso Alpino e Speleologico hanno raggiunto l’ingresso della cavità, valutato la situazione e iniziato a operare per mettere in sicurezza l’area interessata dal crollo. Per tutta la notte e nel corso della giornata successiva sono proseguite le complesse operazioni di rimozione manuale dei detriti, con il coinvolgimento dei tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico e dei Vigili del Fuoco. I soccorritori hanno lavorato in uno spazio estremamente ristretto, di circa un metro e mezzo per un metro e mezzo, caratterizzato dalla presenza di materiale instabile. Le operazioni sono proseguite con la progressiva rimozione della terra e delle pietre che immobilizzavano lo speleologo, adottando particolari precauzioni per ridurre il rischio di ulteriori cedimenti e garantire la sicurezza dell’infortunato e dei soccorritori. La complessità dell’intervento ha richiesto il progressivo potenziamento del dispositivo di soccorso e l’impiego della commissione disostruzione del Soccorso Alpino e Speleologico, specializzata nelle operazioni necessarie ad aprire o rendere percorribili passaggi ostruiti. Complessivamente hanno partecipato alle operazioni oltre 60 tecnici di soccorso speleologico, gli specialisti della commissione disostruzione e due medici del CNSAS specializzati nel soccorso in ambiente impervio, insieme al personale dei Vigili del Fuoco impegnato nelle attività di soccorso. Dopo essere stato raggiunto dai soccorritori, lo speleologo è stato progressivamente liberato dai detriti che lo tenevano bloccato, sotto il costante monitoraggio sanitario dei medici del CNSAS presenti sul posto. Una volta completate le operazioni di disostruzione, i sanitari hanno provveduto alla stabilizzazione dell’infortunato e alla sua preparazione per l’evacuazione dalla cavità. L’uomo è stato quindi estratto dalla grotta e affidato alle squadre sanitarie presenti all’esterno. Completate le necessarie operazioni di stabilizzazione, è stato trasferito in elicottero in ospedale per gli accertamenti e le cure del caso. All’intervento hanno inoltre fornito supporto l’Aeronautica Militare, per il trasferimento di personale e materiali, il servizio di emergenza sanitaria 118/AREUS, con l’impiego dell’elisoccorso regionale e la protezione civile locale.

L'articolo Incidente di Urzulei il ferito è fuori! Forza Luca! proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Incidente in una grotta di Urzulei proseguono le operazioni di soccorso, aggiornamento CNSAS delle 11:30
    Condividi Urzulei/Baunei, 12/10/2026 – ore 11:30 Sono proseguite per tutta la notte e sono tuttora in corso le operazioni del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico per il recupero dello speleologo rimasto bloccato all’interno di una grotta situata al confine tra i territori comunali di Urzulei e Baunei (NU), in Sardegna. I tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico, con il costante supporto dei Vigili del Fuoco, hanno liberato dai massi l’ingresso della cavità e stanno ora pr
     

Incidente in una grotta di Urzulei proseguono le operazioni di soccorso, aggiornamento CNSAS delle 11:30

Október 12th 2026 at 12:04

Condividi

Urzulei/Baunei, 12/10/2026 – ore 11:30

Sono proseguite per tutta la notte e sono tuttora in corso le operazioni del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico per il recupero dello speleologo rimasto bloccato all’interno di una grotta situata al confine tra i territori comunali di Urzulei e Baunei (NU), in Sardegna.

I tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico, con il costante supporto dei Vigili del Fuoco, hanno liberato dai massi l’ingresso della cavità e stanno ora procedendo alla delicata rimozione manuale del materiale che ostruisce il cunicolo nel quale si trova lo speleologo, ancora intrappolato sotto i detriti.

Le operazioni si svolgono in un ambiente estremamente ristretto, con uno spazio di lavoro di circa 1,5 metri per 1,5 metri, caratterizzato da condizioni di forte instabilità.

Man mano che procedono con lo scavo e la rimozione del materiale, i soccorritori devono provvedere al consolidamento delle pareti mediante il posizionamento di tavole di contenimento, per evitare ulteriori cedimenti e consentire l’avanzamento in condizioni di maggiore sicurezza.

È atteso a breve l’arrivo di un elicottero che trasporterà ulteriori materiali e attrezzature necessari alla messa in sicurezza dell’ambiente, con l’obiettivo di consentire ai soccorritori di raggiungere l’uomo e procedere alla rimozione della terra e delle pietre sotto le quali si trova bloccato.

L’intervento resta particolarmente complesso e delicato, sia per gli spazi estremamente ridotti sia per l’instabilità del materiale che i tecnici stanno progressivamente rimuovendo. Seguono aggiornamenti.

L'articolo Incidente in una grotta di Urzulei proseguono le operazioni di soccorso, aggiornamento CNSAS delle 11:30 proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Urzulei proseguono le operazioni per raggiungere lo speleologo
    Condividi Sono proseguite tutta la notte e proseguono senza sosta le operazioni di disostruzione per raggiungere lo speleologo bloccato da una frana a 10 metri di profondità. A breve un aggiornamento completo. Sono arrivati anche i disostruttori dal continente. Un video molto esplicativo, per chi è speleologo, delle operazioni in corso. L'articolo Urzulei proseguono le operazioni per raggiungere lo speleologo proviene da Scintilena.
     

Urzulei proseguono le operazioni per raggiungere lo speleologo

Október 12th 2026 at 07:59

Condividi

Sono proseguite tutta la notte e proseguono senza sosta le operazioni di disostruzione per raggiungere lo speleologo bloccato da una frana a 10 metri di profondità. A breve un aggiornamento completo.

Sono arrivati anche i disostruttori dal continente.

Un video molto esplicativo, per chi è speleologo, delle operazioni in corso.

L'articolo Urzulei proseguono le operazioni per raggiungere lo speleologo proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • A Urzulei speleologo bloccato a dieci metri di profondità da una scarica di materiale
    Condividi Soccorso Speleologico in intervento con i disostruttori Nella giornata di oggi uno speleologo è stato investito da una frana mentre stava esplorando una grotta a dieci metri di profondità. Sul posto stanno intervenendo i tecnici del CNSAS con i disostruttori del Soccorso Speleologico; non si hanno ulteriori notizie sull’intervento. Comunicato ufficiale CNSAS delle 18:00 Urzulei, 11/10/2026 – ore 18:00 Intervento in corso del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
     

A Urzulei speleologo bloccato a dieci metri di profondità da una scarica di materiale

Október 11th 2026 at 20:17

Condividi

Soccorso Speleologico in intervento con i disostruttori

Nella giornata di oggi uno speleologo è stato investito da una frana mentre stava esplorando una grotta a dieci metri di profondità.

Sul posto stanno intervenendo i tecnici del CNSAS con i disostruttori del Soccorso Speleologico; non si hanno ulteriori notizie sull’intervento.

Comunicato ufficiale CNSAS delle 18:00

Urzulei, 11/10/2026 – ore 18:00

Intervento in corso del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico a Urzulei (NU), in Sardegna, per il recupero di uno speleologo rimasto bloccato a circa dieci metri dalla superficie a seguito di una scarica di terra, pietre e massi durante l’esplorazione di una grotta.

Non si hanno ancora notizie certe sulle sue condizioni.

Mobilitati circa trenta tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico, tra cui medici e specialisti nella disostruzione, con il supporto dell’elisoccorso regionale e dei Vigili del Fuoco.

Seguono dettagli e aggiornamenti.

L'articolo A Urzulei speleologo bloccato a dieci metri di profondità da una scarica di materiale proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Angel Robot a Costacciaro: il progetto di Bernabei per il soccorso nei pozzi
    Condividi Tullio Bernabei presenterà Angel Robot al raduno di speleologia di Costacciaro. Il progetto nasce dall’esperienza di Vermicino e punta a sviluppare un dispositivo per raggiungere e mettere in sicurezza i bambini intrappolati nei pozzi stretti. Angel Robot al raduno di Costacciaro Si chiama Angel Robot il progetto che Tullio Bernabei presenterà a Costacciaro, nell’ambito del raduno di speleologia. Al centro dell’iniziativa c’è un problema preciso: intervenire negli spazi in cui le
     

Angel Robot a Costacciaro: il progetto di Bernabei per il soccorso nei pozzi

Október 6th 2026 at 10:00

Condividi

Tullio Bernabei presenterà Angel Robot al raduno di speleologia di Costacciaro. Il progetto nasce dall’esperienza di Vermicino e punta a sviluppare un dispositivo per raggiungere e mettere in sicurezza i bambini intrappolati nei pozzi stretti.

Angel Robot al raduno di Costacciaro

Si chiama Angel Robot il progetto che Tullio Bernabei presenterà a Costacciaro, nell’ambito del raduno di speleologia. Al centro dell’iniziativa c’è un problema preciso: intervenire negli spazi in cui le dimensioni del pozzo impediscono a un soccorritore di raggiungere direttamente la persona intrappolata.

Il Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro si svolgerà dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, nel territorio del Monte Cucco. La manifestazione prevede conferenze, incontri e attività dedicate all’esplorazione e alla conoscenza del sottosuolo. La presentazione di Bernabei porterà in questo contesto il tema delle tecnologie applicate al soccorso. Le date generali dell’evento sono pubblicate sul sito ufficiale; nelle informazioni consultate non risultano verificati orario e sede dell’intervento.[1][2]

Angel Robot è il nome del progetto annunciato per Costacciaro. Le precedenti dichiarazioni di Bernabei, nelle quali il dispositivo veniva immaginato con il nome di Alfredino, raccontano invece la sua origine e il legame con Vermicino. Non vanno confuse con la denominazione attuale dell’iniziativa.[3]

Vermicino e l’esperienza di Bernabei

Nel giugno 1981 Tullio Bernabei aveva 22 anni. Fu tra gli speleologi impegnati nei tentativi di salvare Alfredo Rampi, il bambino di sei anni caduto in un pozzo a Vermicino. La tragedia segnò profondamente i soccorritori che provarono a raggiungerlo e a riportarlo in superficie.[4]

A distanza di quarant’anni, Bernabei descrisse quell’esperienza come un ricordo ancora doloroso. «Sono quello che sono anche per quella vicenda», dichiarò a Sky TG24 nel 2021. Raccontò anche di aver evitato a lungo di parlare di Alfredino, perché tornare a quei giorni significava confrontarsi nuovamente con il fallimento dei tentativi di salvataggio.[3]

Da questa memoria nasce il percorso che oggi viene presentato con il nome Angel Robot. L’obiettivo è studiare strumenti capaci di aiutare i soccorritori davanti a incidenti analoghi. Il desiderio espresso da Bernabei è prevenire il ripetersi di un esito come quello di Vermicino. È la motivazione del progetto, non una garanzia di successo in ogni situazione.[3][5]

Angel Robot e soccorso nei pozzi

Raggiungere la vittima non significa necessariamente poterla estrarre subito. Nel 2022 Bernabei spiegò a Scintilena che il primo obiettivo del dispositivo doveva essere la stabilizzazione e la protezione della persona intrappolata. Il recupero avrebbe costituito un passaggio successivo, da valutare in base alle condizioni del pozzo e del ferito.[5]

Questa distinzione chiarisce il problema affrontato da Angel Robot. Quando un adulto non può scendere nel pozzo, può essere necessario realizzare un accesso alternativo. Lo scavo richiede tempo e presenta difficoltà tecniche. Un dispositivo calato dall’alto potrebbe fornire un supporto durante l’attesa, contribuendo a mettere in sicurezza il bambino prima delle successive manovre.[5][6]

La ricerca tecnica collegata all’idea di Bernabei descrive un robot teleoperato. Il controllo resta quindi nelle mani dei soccorritori. Tra gli obiettivi indicati figurano la valutazione delle condizioni ambientali, la messa in sicurezza della vittima e l’assistenza al recupero. Il dispositivo è concepito come uno strumento della squadra, non come un sostituto degli operatori.[6]

Angel Robot e ricerca universitaria

Il percorso di sviluppo ha coinvolto specialisti del Politecnico di Torino e dell’Università dell’Aquila. Una tesi magistrale di Simone Astuti, pubblicata nel 2024 nell’archivio del Politecnico, documenta la progettazione di un robot mobile per il soccorso nei pozzi ispirato all’idea di Bernabei. I relatori sono Terenziano Raparelli e Daniela Maffiodo.[6][7]

L’elaborato descrive simulazioni sperimentali in laboratorio e modifiche ai componenti. Il lavoro riguarda compattezza, stabilità e manovrabilità. Comprende inoltre la scelta di parti commerciali e i contatti necessari per realizzare e assemblare il dispositivo. L’abstract colloca le prove operative dopo il completamento dell’assemblaggio. Non attesta l’impiego del robot in un salvataggio reale.[6]

Nel luglio 2025, un articolo sul progetto indicava un fabbisogno di circa 150 mila euro per la realizzazione del prototipo. Citava anche una candidatura a un bando europeo. Le fonti consultate non permettono di stabilire se quei finanziamenti siano stati ottenuti né di ricostruire gli eventuali sviluppi successivi.[7]

La presentazione di Angel Robot a Costacciaro riguarda quindi un percorso nel quale esperienza speleologica e progettazione ingegneristica si incontrano. Per descriverlo correttamente occorre distinguere le finalità del dispositivo, le prove documentate e le capacità ancora da verificare. Il punto di partenza resta concreto: aiutare i soccorritori a intervenire dove lo spazio disponibile limita l’accesso umano.[5][6]

Fonti su Angel Robot

Fonti
[1] Raduno Internazionale di Speleologia 2026 | Costacciaro https://radunocostacciaro.it/
[2] Programma Eventi | Raduno Internazionale di Speleologia 2026 https://radunocostacciaro.it/programma/
[3] Vermicino 40 anni dopo, come Alfredino ha cambiato l’Italia https://tg24.sky.it/cronaca/2021/06/19/vermicino-40-anni-dopo-alfredino
[4] Alfredino Rampi oggi si sarebbe salvato? La risposta dello … https://www.inews24.it/2024/06/13/alfredino-rampi-oggi-si-sarebbe-salvato-la-risposta-dello-speleologo-che-partecipo-ai-soccorsi/
[5] 41 anni fa Vermicino. Oggi si lavora per un robot per salvare … https://www.scintilena.com/41-anni-fa-vermicino-oggi-si-lavora-per-un-robot-per-salvare-i-bambini-caduti-nei-pozzi/06/13/
[6] Robot mobile per operazioni di soccorso in pozzi artesiani = Mobile robot for rescue operations in artesian wells https://webthesis.biblio.polito.it/34348/
[7] Il robot che vuole salvare i bambini caduti nei pozzi artesiani https://www.incontrinotizie.it/il-robot-che-vuole-salvare-i-bambini-caduti-nei-pozzi-artesiani/

L'articolo Angel Robot a Costacciaro: il progetto di Bernabei per il soccorso nei pozzi proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Barranco di Trevélez, morto un uomo dopo la caduta in una pozza durante il canyoning
    Condividi Nel barranco di Trevélez, nella provincia di Granada, i soccorsi hanno raggiunto l’area impervia ma hanno potuto solo constatare il decesso. La Federazione andalusa aveva già raccomandato di non effettuare il percorso fino a nuova comunicazione. Un uomo è morto sabato 19 settembre nel barranco di Trevélez, nell’Alpujarra di Granada, dopo essere caduto in una pozza mentre praticava canyoning. L’allarme è arrivato al servizio di emergenza 112 dell’Andalusia alle 14.10. Sul posto sono
     

Barranco di Trevélez, morto un uomo dopo la caduta in una pozza durante il canyoning

September 21st 2026 at 12:52

Condividi

Nel barranco di Trevélez, nella provincia di Granada, i soccorsi hanno raggiunto l’area impervia ma hanno potuto solo constatare il decesso. La Federazione andalusa aveva già raccomandato di non effettuare il percorso fino a nuova comunicazione.

Un uomo è morto sabato 19 settembre nel barranco di Trevélez, nell’Alpujarra di Granada, dopo essere caduto in una pozza mentre praticava canyoning. L’allarme è arrivato al servizio di emergenza 112 dell’Andalusia alle 14.10. Sul posto sono intervenuti Guardia Civil e Centro di Emergenza Sanitaria 061.

Le fonti disponibili non indicano al momento identità, età e provenienza della vittima. Non sono state rese pubbliche neppure le circostanze tecniche che hanno preceduto la caduta. I soccorritori, una volta raggiunto l’uomo, ne hanno confermato il decesso.

Canyoning nel barranco di Trevélez e il dispositivo di soccorso

La stampa locale riferisce che l’attività era in corso nel barranco di Trevélez, nel territorio comunale di Carataunas, nella comarca dell’Alpujarra. Alcune prime ricostruzioni parlano di discesa in corda doppia; altre definiscono l’attività come barranquismo, il termine spagnolo per canyoning o discesa di canyon.

La zona presenta accessi difficili. Per questo sono stati mobilitati gli specialisti del Gruppo di soccorso e intervento in montagna della Guardia Civil, il GREIM, insieme alle altre componenti dell’apparato di emergenza. Secondo una delle cronache, nel dispositivo ha operato anche l’unità aerea; un particolare che evidenzia la complessità logistica dell’intervento, non le cause dell’incidente.

Il fatto è avvenuto nel corso della giornata di sabato. L’orario della chiamata al 112 è l’elemento cronologico più preciso diffuso dalle fonti consultate. Gli accertamenti sulle dinamiche spettano alle autorità competenti. Non è possibile stabilire dalle informazioni finora rese note se abbiano avuto un ruolo il livello dell’acqua, la configurazione della pozza, l’attrezzatura o altri fattori.

Barranco di Trevélez: caratteristiche e punti critici del percorso

Il barranco di Trevélez è un itinerario fluviale caratterizzato da strettoie, pareti verticali, salti e pozze. La rete provinciale di itinerari di Granada descrive un accesso con una prima calata frazionata e verticale di circa 19 metri, seguito da una successione di manovre su corda, disarrampicate e passaggi in acqua.

La stessa scheda segnala tratti nei quali l’idrodinamica può diventare pericolosa con portata elevata. In particolare, viene indicata una seconda pozza, conosciuta come “la lavadora”, dove una controcorrente poco visibile può ostacolare l’uscita. Nel prosieguo sono segnalati altri punti con forti movimenti d’acqua, controcorrenti e un sifone che può risultare meno riconoscibile quando il flusso aumenta.

Queste informazioni descrivono le criticità generali dell’itinerario e non costituiscono una ricostruzione dell’episodio del 19 settembre. Ogni discesa richiede la verifica diretta delle condizioni del giorno, delle portate e dello stato delle attrezzature fisse, oltre a competenze adeguate per la progressione in ambiente acquatico verticale.

L’avviso sul Cañón del Río Trevélez prima dell’incidente

Nel mese di luglio 2026 la Federazione andalusa di speleologia e discesa di canyon e barranchi, in coordinamento con il GREIM, ha pubblicato una raccomandazione di astensione dalla discesa del Cañón del Río Trevélez fino a nuovo avviso. Il testo attribuisce l’avviso ai cambiamenti geomorfologici intervenuti nel corso d’acqua e ai danni o spostamenti delle installazioni, ancora da verificare.

L’avviso è un elemento rilevante per chi frequenta il barranco di Trevélez. Non permette però di associare automaticamente quelle condizioni alla caduta mortale di sabato. Serviranno eventuali comunicazioni degli inquirenti per chiarire se il divieto tecnico fosse ancora vigente nel punto interessato e quale fosse lo stato effettivo del percorso al momento dell’incidente.

La vicenda richiama l’importanza di distinguere le descrizioni storiche di un canyon dalla sua situazione reale. Piene, trasporto di sedimenti, caduta di blocchi e danneggiamento degli ancoraggi possono modificare rapidamente un tracciato. La consultazione di avvisi federali e dei servizi locali deve precedere ogni ingresso in forra.

Informazioni da attendere sul decesso nel barranco di Trevélez

Al 21 settembre non risultano diffusi dati pubblici ulteriori sulla vittima né una spiegazione ufficiale dell’accaduto. È quindi necessario evitare conclusioni sulle responsabilità e sulle cause. Le informazioni confermate restano la caduta in una pozza, l’attivazione dei soccorsi alle 14.10 e la constatazione del decesso sul posto.

Per la comunità speleologica e torrentistica, il caso ribadisce il valore della pianificazione. La valutazione del rischio deve includere bollettini, portata osservata, aggiornamenti sugli ancoraggi, vie di fuga, capacità del gruppo e tempi di attivazione dei soccorsi. Nel barranco di Trevélez, dove sono presenti tratti acquatici e verticali impegnativi, queste verifiche assumono un rilievo particolare.

Fonti

Canyoning incidente

L'articolo Barranco di Trevélez, morto un uomo dopo la caduta in una pozza durante il canyoning proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ritrovato senza vita il sub britannico disperso nel Lot
    Condividi Alla résurgence di Calès si sono concluse le ricerche: il corpo è stato localizzato a 88 metri. Attivata l’inchiesta della procura di Cahors Il soccorso speleologico francese è intervenuto alla résurgence di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot, dopo la scomparsa di uno speleosub britannico di 43 anni impegnato nell’esplorazione della parte profonda della cavità. Le ricerche, avviate nella serata di venerdì 18 settembre, si sono concluse domenica con il ritro
     

Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ritrovato senza vita il sub britannico disperso nel Lot

September 21st 2026 at 07:07

Condividi

Alla résurgence di Calès si sono concluse le ricerche: il corpo è stato localizzato a 88 metri. Attivata l’inchiesta della procura di Cahors

Il soccorso speleologico francese è intervenuto alla résurgence di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot, dopo la scomparsa di uno speleosub britannico di 43 anni impegnato nell’esplorazione della parte profonda della cavità.

Le ricerche, avviate nella serata di venerdì 18 settembre, si sono concluse domenica con il ritrovamento del corpo a 88 metri di profondità. La procura di Cahors ha aperto un’indagine per accertare le cause della morte.

Soccorso speleologico francese: l’allarme alla résurgence Saint-Sauveur

Secondo le informazioni disponibili, il sub era entrato venerdì 18 settembre intorno alle 15.30 nel gouffre di Saint-Sauveur. L’allarme è scattato dopo le 20, quando non è riemerso come previsto. Il sito si trova nel territorio di Calès, nel nord del Lot, ed è una risorgenza del fiume Ouysse.

La cavità è conosciuta nell’ambiente della speleologia subacquea. Il sistema comprende gallerie sommerse e richiede elevata preparazione tecnica. La profondità conosciuta supera i 180 metri. In un contesto simile, tempi, profondità, configurazione dei passaggi e logistica delle attrezzature condizionano in modo diretto ogni intervento.

La Prefettura del Lot ha attivato la disposizione specifica ORSEC per il soccorso in ambiente sotterraneo. Il provvedimento permette di organizzare e coordinare risorse specialistiche per incidenti in cavità naturali, artificiali, asciutte o sommerse. L’attivazione ha coinvolto soccorritori speleologici, vigili del fuoco, gendarmeria e autorità locali.

Le squadre SSF e la ricerca nella zona emersa

Il Soccorso speleologico francese del Lot ha diretto le operazioni sotterranee. Sono arrivati rinforzi di tecnici di soccorso dello Spéléo Secours Français dalle aree Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Occitania e Rodano-Alpi-Auvernia. La mobilitazione ha richiesto il trasporto e la gestione di grandi quantitativi di materiale specifico per la progressione e la sicurezza in ambiente ipogeo allagato.

Una parte delle verifiche ha interessato una zona emersa individuata come possibile rifugio. Le ricerche in questo settore non hanno dato esito. Le fonti locali hanno riferito dell’esistenza, attorno agli 80 metri, di una campana d’aria che poteva rappresentare un possibile punto di riparo. Anche quel controllo non ha portato al ritrovamento del sub.

Nella prima comunicazione operativa, diffusa dal Spéléo Secours Français, l’intervento risultava sospeso su decisione delle autorità. Le informazioni diffuse successivamente indicano che le attività di ricerca sono proseguite con nuovi specialisti, compresi i gendarmi della brigata nautica di Marseillan e gli speleosub della Federazione francese di speleologia.

Ritrovamento a 88 metri e indagine aperta

Domenica sera la procuratrice di Cahors, Clara Ribeiro, ha comunicato che il corpo del sub britannico era stato individuato immerso a 88 metri di profondità. Al momento del ritrovamento non era stato possibile procedere al recupero. Le autorità hanno annunciato un nuovo tentativo in tempi rapidi.

L’inchiesta aperta dalla procura dovrà stabilire la dinamica dell’accaduto. Al momento non risultano confermate informazioni su eventuali problemi alle attrezzature, esaurimento della riserva di gas, difficoltà di orientamento, incastri o cause mediche. Per questa ragione, ogni ricostruzione tecnica sulle cause resta prematura.

Fonti

Soccorso speleologico francese

L'articolo Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ritrovato senza vita il sub britannico disperso nel Lot proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ricerche in corso per un sub disperso nella risorgenza di Calès
    Condividi La Prefettura del Lot attiva l’ORSEC per il soccorso speleologico francese; lo Spéléo Secours Français coordina le operazioni sotterranee nella zona profonda della cavità Soccorso speleologico francese alla risorgenza di Saint-Sauveur Un’operazione di soccorso speleologico francese è in corso dalla serata di venerdì 18 settembre alla risorgenza di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot. Le ricerche riguardano un subacqueo straniero che si era diretto verso la zo
     

Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ricerche in corso per un sub disperso nella risorgenza di Calès

September 19th 2026 at 08:00

Condividi

La Prefettura del Lot attiva l’ORSEC per il soccorso speleologico francese; lo Spéléo Secours Français coordina le operazioni sotterranee nella zona profonda della cavità

Soccorso speleologico francese alla risorgenza di Saint-Sauveur

Un’operazione di soccorso speleologico francese è in corso dalla serata di venerdì 18 settembre alla risorgenza di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot. Le ricerche riguardano un subacqueo straniero che si era diretto verso la zona profonda della cavità e che non ha fatto ritorno.

La notizia è stata diffusa dallo Spéléo Secours Français, la struttura di soccorso degli speleologi francesi. L’organizzazione comunica che sul posto opera il nucleo dipartimentale del Lot, incaricato di dirigere gli interventi nell’ambiente sotterraneo.

La Prefettura del Lot ha attivato la disposizione specifica ORSEC per il soccorso in ambiente sotterraneo. Si tratta della procedura che consente di organizzare e coordinare le risorse necessarie in un’emergenza complessa. In questo caso, le operazioni devono confrontarsi con un sistema sommerso e con le difficoltà proprie della speleosubacquea profonda.

Al momento dell’ultimo aggiornamento pubblico non sono state comunicate informazioni sull’identità del disperso, sulla sua posizione precisa né sull’esito delle ricerche. Ogni ricostruzione ulteriore resta quindi prematura.

Saint-Sauveur di Calès e il sifone profondo

La risorgenza di Saint-Sauveur si trova nel territorio di Calès, nel settore nord-occidentale del dipartimento del Lot. È una sorgente carsica collegata al sistema idrogeologico dell’Ouysse. L’acqua riaffiora in una vasca e alimenta uno dei rami del corso d’acqua.

Per la speleosubacquea francese, Saint-Sauveur è un sito noto da tempo. Il condotto sommerso presenta infatti uno sviluppo e una profondità che richiedono pianificazione, attrezzature specialistiche e lunghi tempi di permanenza. Le informazioni storiche diffuse dai vigili del fuoco del Lot descrivono un primo tratto in discesa fino a circa 70 metri di profondità, seguito da un tratto pressoché orizzontale di circa 550 metri. Il sifone prosegue poi verso quote prossime o superiori a 180 metri di profondità.

Questi dati aiutano a comprendere il contesto dell’attuale soccorso speleologico francese. La profondità non è il solo elemento critico. In un ambiente allagato incidono anche la lunghezza della penetrazione, la necessità di gestire gas respiratori adeguati, le tappe di decompressione, il possibile deterioramento della visibilità e la complessità delle comunicazioni con l’esterno.

ORSEC e comando delle operazioni sotterranee

L’attivazione della disposizione ORSEC riconosce formalmente la specificità dell’emergenza. Il dispositivo mette in relazione l’autorità prefettizia, i servizi di soccorso pubblici, le squadre specializzate e le competenze speleologiche necessarie per intervenire nel sottosuolo.

Nel comunicato disponibile, lo Spéléo Secours Français del Lot viene indicato come soggetto responsabile della direzione dei soccorsi sotterranei. Questa funzione è essenziale perché la valutazione di un sifone profondo non coincide con un normale intervento subacqueo in acque libere. Occorre definire la progressione, la sicurezza delle squadre, la logistica delle bombole e dei rebreather, le comunicazioni e l’eventuale recupero.

Il soccorso speleologico francese si fonda anche sulla collaborazione tra speleologi formati e servizi istituzionali. Lo stesso Spéléo Secours Français presenta le proprie squadre come volontari provenienti dalla Fédération Française de Spéléologie, impegnati sia nella prevenzione sia nel salvataggio in ambiente sotterraneo.

Precedenti a Calès e cautela sulle informazioni

Saint-Sauveur ha già richiesto interventi di emergenza. Nell’agosto 2020 i Sapeurs-Pompiers del Lot soccorsero un subacqueo riemerso senza rispettare le previste tappe di decompressione dopo un problema tecnico. La persona, cosciente ma in condizioni gravi, fu trasferita con urgenza verso un centro dotato di camera iperbarica. Quel precedente riguarda un episodio distinto dall’operazione odierna e non permette di dedurre cause o dinamiche della scomparsa attuale.

Nel caso in corso, la priorità rimane la localizzazione del subacqueo e la sicurezza dei soccorritori. Il soccorso speleologico francese procede quindi in un contesto che richiede tempi tecnici e valutazioni progressive. Le prossime comunicazioni ufficiali della Prefettura del Lot e dello Spéléo Secours Français saranno necessarie per conoscere l’evoluzione dell’intervento.

Fonti

  • Spéléo Secours Français, “Opération secours plongée”, aggiornamento sulle operazioni in corso: https://www.speleo-secours.fr/category/s-secours/encours/
  • Spéléo Secours Français, pagina istituzionale e notizie di intervento: https://www.speleo-secours.fr/
  • Sapeurs-Pompiers du Lot, “Accident de plongée spéléo à Calès”, precedente intervento e descrizione del sito: https://www.pompiersdulot.fr/actualites/interventions/accident-de-plongee-speleo-a-cales

L'articolo Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ricerche in corso per un sub disperso nella risorgenza di Calès proviene da Scintilena.

❌