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    Condividi Studio sui micro-ventagli di calcite nella Grotta Turbine tra condensazione, ghiaccio ed evaporazione Nella Grotta Turbine, sul Monte Canin, è stato osservato un concrezionamento carbonatico di piccole dimensioni e attivo. Le forme si trovano sulla roccia nuda, nel settore alto di una galleria. La cavità si apre a 2.225 metri di quota sul Monte Ursic, nel massiccio del Canin.[1] Il rinvenimento è stato segnalato durante le esplorazioni condotte nell’area dal Circolo Speleolog
     

Grotta Turbine, scoperto un nuovo tipo di concrezionamento carbonatico sul Monte Canin

Júl 13th 2026 at 14:00

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Studio sui micro-ventagli di calcite nella Grotta Turbine tra condensazione, ghiaccio ed evaporazione

Nella Grotta Turbine, sul Monte Canin, è stato osservato un concrezionamento carbonatico di piccole dimensioni e attivo.

Le forme si trovano sulla roccia nuda, nel settore alto di una galleria. La cavità si apre a 2.225 metri di quota sul Monte Ursic, nel massiccio del Canin.[1]

Il rinvenimento è stato segnalato durante le esplorazioni condotte nell’area dal Circolo Speleologico e Idrologico Friulano.

Il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia riferisce il complesso con il nome “Frozen Turbine” e identifica queste forme come “micro-ventagli” criogenici. La documentazione indicata dal Catasto porta le firme di Paolo Forti e Giuseppe Muscio.[1]

Concrezionamento carbonatico Grotta Turbine: forme piccole e attive

Le strutture osservate sono costituite da calcite. Per la forma ricordano i ventagli di grotta descritti in alcuni ambienti tropicali del Borneo. La somiglianza riguarda l’aspetto esterno, non la formazione.

Nel caso della Grotta Turbine, il concrezionamento carbonatico non sembra dipendere dal normale stillicidio ricco di bicarbonato di calcio.

Il quadro proposto punta invece sull’evaporazione di sottili film d’acqua. La crescita avviene in un ambiente freddo, condizione che rende il processo di interesse per lo studio dei depositi ipogei d’alta quota.[2]

Il termine coralloidi indica concrezioni minute, spesso ramificate o mammellonate, che crescono sulle pareti.

I nuovi coralloidi del Canin assumono qui un disegno a micro-ventaglio. La loro geometria può quindi convergere visivamente con quella di altri speleotemi, anche quando acqua, aria e substrato agiscono in modo diverso.

Condensazione ed evaporazione nella Grotta Turbine

L’ipotesi di genesi descrive un apporto d’acqua legato alla condensazione. Dalle parti profonde della cavità risale aria relativamente più calda e umida. Quando incontra pareti più fredde, l’umidità può condensare sulla roccia.[2]

Nel periodo estivo si aggiunge un secondo contributo. È la fusione del ghiaccio posto a contatto con il sottile spessore di roccia sopra la galleria. L’acqua così disponibile non formerebbe colate abbondanti. Resterebbe in pellicole sottili, da cui l’evaporazione concentra i soluti fino alla precipitazione della calcite.[2]

Questo punto distingue il concrezionamento carbonatico Grotta Turbine da molte concrezioni note al pubblico speleologico. Stalattiti e stalagmiti si sviluppano in genere quando l’acqua di percolazione perde anidride carbonica e deposita carbonato di calcio. Qui il meccanismo prospettato è l’evaporazione, pur in una cavità con temperature rigide.[3][2]

Il Canin come laboratorio carsico d’alta quota

Nel massiccio del Canin il concrezionamento risulta in generale poco diffuso, anche a quote inferiori. Per questo la presenza di forme attive nella Grotta Turbine merita verifiche mineralogiche, morfologiche e microclimatiche. Lo studio è stato avviato dal CSIF con Paolo Forti, docente dell’Università di Bologna, per definire origine, ritmo di accrescimento e condizioni ambientali.[1][2]

Il Canin è già un’area rilevante per le ricerche su grotte e criosfera. Un precedente lavoro sul progetto C3 ha documentato nella zona la calcite criogenica grossolana in situ all’interno del ghiaccio ipogeo. Quel deposito deriva da processi connessi al congelamento dell’acqua; il concrezionamento carbonatico Grotta Turbine segnalato ora viene invece attribuito alla condensazione e alla successiva evaporazione.[2]

La distinzione è importante. Calcite criogenica e micro-ventagli possono coesistere nello stesso contesto montano, ma registrano dinamiche fisiche differenti. Misure continuative di temperatura, umidità, circolazione dell’aria e presenza del ghiaccio potranno chiarire la stabilità del fenomeno nelle diverse stagioni.

Ricerca e tutela della Grotta Turbine

La scoperta amplia le informazioni sui processi attivi nelle cavità del Canin. Non costituisce solo un dato descrittivo: le concrezioni possono conservare indicazioni sulle condizioni idrologiche e climatiche locali. La loro piccola scala richiede inoltre prudenza nelle frequentazioni e nella documentazione fotografica.

Per il concrezionamento carbonatico Grotta Turbine, le prossime analisi potranno verificare la composizione dei depositi e il ruolo relativo di condensazione, fusione del ghiaccio ed evaporazione. Il lavoro consentirà di distinguere un caso locale da un processo più diffuso nelle grotte alpine fredde.

La segnalazione e l’approfondimento sono attribuiti al dottor Giuseppe Muscio del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano. Le fotografie sono di Adalberto D’Andrea, CSIF.[1][2]

Fonti

Fonti

https://www.facebook.com/share/p/1DKcjeTMro/?mibextid=wwXIfr
[1] Complesso Frozen Turbine – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/complessi/complesso/47/complesso-frozen-turbine
[2] ?Un nuovo tipo di concrezionamento carbonatico scoperto … https://www.instagram.com/p/DVxnY7hCeZI/
[3] Depositi Chimici Grotte – Speleologia https://www.speleo.fvg.it/index_htm_files/Quaderni%20SSI%2007%20-%20Depositi%20Chimici%20Grotte.pdf
[5] Scintilena https://www.scintilena.com/page/591/?c=3
[6] Mondo Sotterraneo 2024: disponibile il nuovo numero della storica rivista speleologica – Scintilena https://www.scintilena.com/mondo-sotterraneo-2024-disponibile-il-nuovo-numero-della-storica-rivista-speleologica/01/29/
[7] [PDF] Raccolta Agosto 2018 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2018_8_Raccolta_Scintilena_Agosto.pdf
[8] Il progetto C3 (Cave’s Cryosphere and Climate) della CGEB Trieste … https://www.scintilena.com/il-progetto-c3-caves-cryosphere-and-climate-della-cgeb-trieste-da-i-primi-risultati-sul-canin/10/17/
[9] Sul Monte Canin speleologi italiani e sloveni tracciano le … https://www.scintilena.com/sul-monte-canin-speleologi-italiani-e-sloveni-tracciano-le-acque-dalle-grotte-alle-sorgenti-con-il-progetto-internazionale-tracerkanin/10/01/
[10] Il re Canin e il suo regno sotterraneo – Scintilena https://www.scintilena.com/il-re-canin-e-il-suo-regno-sotterraneo/06/24/
[11] Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella … https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-nascosto-delle-alpi-giulie-svela-le-sue-origini-nella-piccola-eta-glaciale/04/10/
[12] Nuove Esplorazioni sul Monte Canin: Scoperto un Pozzo di … https://www.scintilena.com/nuove-esplorazioni-sul-monte-canin-scoperto-un-pozzo-di-53-metri/09/28/
[13] Esplorazioni Speleologiche in Canin: Il Club Alpinistico Triestino Riapre il Campo Estivo – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazioni-speleologiche-in-canin-il-club-alpinistico-triestino-riapre-il-campo-estivo/07/30/
[14] Il ghiaccio della Grotta del Leupa rivela le sue origini – Scintilena https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-della-grotta-del-leupa-rivela-le-sue-origini-i-depositi-ipogei-del-massiccio-del-canin-datati-alla-fine-della-piccola-era-glaciale/03/18/
[15] La speleologia isontina: il Carso goriziano e … molto altro – Scintilena https://www.scintilena.com/la-speleologia-isontina-il-carso-goriziano-e-molto-altro/12/10/
[16] Primavera 2024: Il Circolo Speleologico e Idrologico … https://www.scintilena.com/primavera-2024-il-circolo-speleologico-e-idrologico-friulano-di-udine-apre-le-porte-al-mondo-sotterraneo/04/09/
[17] Una miniera di risorse nella libreria digitale di karst Information Portal – Scintilena https://www.scintilena.com/una-miniera-di-risorse-nella-libreria-digitale-di-karst-information-portal/04/14/
[18] Scintilena – il giornale quotidiano della speleologia italiana – Scintilena https://www.scintilena.com/page/139/?wpmp_switcher=mobile
[19] Società Adriatica di Speleologia: online la rassegna delle attività 2022?2024 – Scintilena https://www.scintilena.com/societa-adriatica-di-speleologia-online-la-rassegna-delle-attivita-2022-2024/06/20/
[20] LE CONCREZIONI DI SALE NELLE GROTTE DEL MONTE … http://www.gwferrari.it/RivisteSpeleo/BiblioPersone/BiblioBuzio/RivMineralIt1984-V02-p045-048-FortiBuzioFrumkin.pdf
[21] Il carsismo nelle evaporiti dell’Emilia-Romagna https://geoportale.regione.emilia-romagna.it/archivio-cartografico/materiali-scaricabili/edizione-08/lezione-evaporiti-prof-forti.pdf/@@download/file/Lezione%20evaporiti%20prof%20Forti.pdf
[22] Circolo Speleologico Idrologico Friulano | Udine https://www.facebook.com/csif1897/?locale=it_IT
[23] Circolo Speleologico Idrologico Friulano Udine https://www.facebook.com/groups/csif.it/
[24] Circolo Speleologico Idrologico Friulano https://www.csif.it/
[25] Opera 1-2 2006.indd http://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/2017/01/Opera_Ipogea_2006_1_2_ocr_web.pdf
26 Ricostruzioni paleoclimatiche e paleoambientali da … https://www.academia.edu/1806199/Ricostruzioni_paleoclimatiche_e_paleoambientali_da_concrezioni_di_grotta
[27] Condensation corrosion alters the oxygen and carbon isotope ratios of speleothem and limestone surfaces https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666277921000010
[28] [PDF] mondo sotterraneo – Circolo Speleologico Idrologico Friulano https://www.csif.it/Archivi/CSIF/Files/Mondo%20sotterraneo2008.pdf
[29] [PDF] Oxygen isotopes in calcite grown under cave-analogue conditions https://ora.ox.ac.uk/objects/uuid:cee4c514-4a7e-48a3-af44-30448a200586/files/m8bb3ba5ebc8fa55ed1306e30ab082c00
[30] [PDF] CAVE SEDIMENTS AND PALEOCLIMATE https://caves.org/wp-content/uploads/Publications/JCKS/v69/cave-69-01-76.pdf

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  • Conservazione del carsismo nelle Filippine: a Palawan il confronto tra ricerca e speleologia
    Condividi Il 18 luglio 2026, al Rurungan Compound, l’incontro “Bridging the Chasm” riunirà ricercatori, esploratori e comunità locali per discutere la conservazione del carsismo e la tutela delle grotte di Palawan. Conservazione del carsismo a Palawan Palawan ospiterà sabato 18 luglio 2026 “Bridging the Chasm: Merging Science & Fieldcraft for Karst Conservation”. L’appuntamento è programmato dalle 9 alle 16 al Rurungan Compound. La registrazione inizierà alle 8. L’iniziativa è facil
     

Conservazione del carsismo nelle Filippine: a Palawan il confronto tra ricerca e speleologia

Júl 13th 2026 at 13:00

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Il 18 luglio 2026, al Rurungan Compound, l’incontro “Bridging the Chasm” riunirà ricercatori, esploratori e comunità locali per discutere la conservazione del carsismo e la tutela delle grotte di Palawan.

Conservazione del carsismo a Palawan

Palawan ospiterà sabato 18 luglio 2026 “Bridging the Chasm: Merging Science & Fieldcraft for Karst Conservation”. L’appuntamento è programmato dalle 9 alle 16 al Rurungan Compound. La registrazione inizierà alle 8.

L’iniziativa è facilitata da Palawan Speleological Inc. e si rivolge a ricercatori, speleologi, gestori ambientali, educatori, studenti, operatori della conservazione e comunità locali. Il programma propone un confronto tra dati scientifici ed esperienza diretta sul terreno.

La conservazione del carsismo è il tema dichiarato della giornata. Il formato prevede presentazioni, riflessioni collettive e momenti formativi. È annunciato anche un intervento di narrazione acustica affidato a Tay Ems Lucasan.

Grotte di Palawan e tutela

Il contesto territoriale rende rilevante l’incontro. Il Palawan Council for Sustainable Development ha pubblicato una risoluzione che elenca grotte e formazioni carsiche identificate, valutate e classificate nella provincia tra il 2012 e il 2014.[1]

Le grotte sono tutelate nelle Filippine dalla Republic Act No. 9072, la legge nazionale dedicata alla gestione e alla protezione delle cavità e delle loro risorse. La norma attribuisce al Dipartimento dell’Ambiente e delle Risorse Naturali il compito di sviluppare un programma nazionale, in coordinamento con enti del turismo, musei, autorità storiche e amministrazioni locali.[2][3]

Il patrimonio carsico di Palawan comprende anche siti di rilevanza archeologica. Il Tabon Cave Complex si trova nella formazione carsica di Lipuun Point, nel barangay di Panitian, comune di Quezon; l’area è una riserva istituita nel 1972 e affidata alla protezione del National Museum of the Philippines.[4]

Questi elementi spiegano perché la conservazione del carsismo non riguarda soltanto la morfologia delle cavità. Coinvolge le acque sotterranee, la biodiversità, i depositi e le testimonianze culturali conservate nel sottosuolo.

Programma sulla speleologia

La sessione mattutina sarà dedicata al significato delle grotte. Nel pomeriggio è prevista una riflessione condivisa su scienza ipogea, patrimonio e responsabilità comuni. La chiusura sarà affidata al momento acustico con Tay Ems Lucasan.

Tra i temi annunciati figurano la comprensione dell’ambiente carsico, il significato culturale delle grotte, i principi del rilievo speleologico, il contributo degli esploratori alla ricerca e alla tutela, oltre ai fondamenti della sicurezza in grotta.

Il rilievo è un passaggio operativo importante. Documentare ingressi, sviluppi, pozzi e corsi d’acqua consente di condividere informazioni verificabili tra esploratori, ricercatori e amministrazioni. Anche la sicurezza viene trattata come parte della pratica di campo, non come un aspetto separato dalla tutela.

Le grotte costituiscono inoltre ambienti di interesse per archeologia, biologia, idrogeologia, geologia, paleontologia e studi climatici. La ricerca deve quindi essere accompagnata da procedure capaci di limitare il campionamento distruttivo e l’impatto della frequentazione.

Comunità e conoscenze locali

L’incontro dichiara di voler valorizzare citizen science, conoscenze indigene e partecipazione delle comunità. Si tratta di un punto centrale per la conservazione del carsismo, perché molte minacce nascono o si manifestano fuori dagli ingressi delle grotte: trasformazioni del suolo, estrazione di risorse, inquinamento e pressione turistica incidono sui bacini carsici e sulle acque.

Nelle Filippine, il programma nazionale per la gestione delle grotte è stato presentato dal DENR come uno strumento che coinvolge amministrazioni, università, esperti e portatori d’interesse. In un forum nazionale dedicato a grotte e sistemi carsici, il Dipartimento ha indicato biodiversità e risorse idriche potabili tra le ragioni della protezione.[3]

L’esperienza prevista a Palawan si colloca quindi in una cornice più ampia. La conservazione del carsismo richiede dati, procedure di accesso, formazione e dialogo con chi vive e lavora nei territori. La speleologia può offrire rilievi, osservazioni e supporto tecnico. Le decisioni di gestione richiedono anche istituzioni capaci di tradurre queste conoscenze in misure concrete.

Iscrizioni e partecipazione

La quota di iscrizione è fissata a 100 pesos filippini. Sono disponibili cinque posti gratuiti per studenti, assegnati in ordine di prenotazione. I posti complessivi sono indicati come limitati.

Per aderire, gli organizzatori invitano a contattare Khylle al numero 0956 6292 279. Le informazioni operative, inclusi orari e disponibilità, possono essere soggette ad aggiornamenti da parte della segreteria dell’evento.

Fonti

Fonti
[1] PCSD RESOLUTION NO. 15-522 https://pcsd.gov.ph/pcsd-resolution-no-15-522/
[2] REPUBLIC ACT NO. 9072 – AN ACT TO MANAGE AND … https://elibrary.judiciary.gov.ph/thebookshelf/showdocs/2/4217
[3] DENR HOLDS FORUM HIGHLIGHTING PH CAVES, KARST SYSTEMS https://denr.gov.ph/news-events/denr-holds-forum-highlighting-ph-caves-karst-systems/
[4] Tabon Cave Complex – National Museum https://www.nationalmuseum.gov.ph/our-museums/regional-area-and-site-museums/tabon-cave-complex/
[6] Caving in the world: Croazia – Croatia – Hrvatska – Scintilena https://www.scintilena.com/caving-in-the-world-croazia-croatia/09/15/
[7] Le grotte paleocarsiche delle Torricelle: un viaggio di 30 … – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-paleocarsiche-delle-torricelle-un-viaggio-di-30-milioni-di-anni-sotto-le-colline-di-verona/03/02/
[8] SpeleoMedit in italiano: il Ministero della Cultura finanzia la prima … https://www.scintilena.com/speleomedit-in-italiano-il-ministero-della-cultura-finanzia-la-prima-panoramica-sulle-grotte-del-mediterraneo/04/27/
[9] E’ ancora tempo di nuovi viaggiatori – Nel 2003 così parlava l’allora Presidente SSI Mauro Chiesi – Scintilena https://www.scintilena.com/e-ancora-tempo-di-nuovi-viaggiatori-nel-203-cosi-parlava-il-presidente-ssi-mauro-chiesi/08/03/
[10] Siti Speleo in Inglese – Scintilena https://www.scintilena.com/siti-speleo-in-inglese/03/05/
[11] International Speleology Meeting Urzulei – ICNUSSA 2019 – Traces … https://www.scintilena.com/international-speleology-meeting-urzulei-icnussa-2019-traces/03/25/
[12] Calabria 2014 – L’intensa attività speleologica di agosto – Scintilena https://www.scintilena.com/calabria-2014-lintensa-attivita-speleologica-di-agosto/12/07/
[13] SAMAR 2025 – Il Gruppo Grotte Brescia nelle profondità delle … https://www.scintilena.com/samar-2025-il-gruppo-grotte-brescia-nelle-profondita-delle-filippine/04/29/
[14] Speleogenesi da Acido Solforico nel Plavecký Karst – Scintilena https://www.scintilena.com/speleogenesi-da-acido-solforico-nel-plavecky-karst-le-grotte-ipogene-della-slovacchia-occidentale/01/10/
[15] Velež 2026: sul massiccio calcareo bosniaco parte la … – Scintilena https://www.scintilena.com/velez-2026-sul-massiccio-calcareo-bosniaco-parte-la-grande-spedizione-speleologica-internazionale/04/15/
[16] Flussi aerei sotterranei: le tecniche di tracciamento quantitativo al … https://www.scintilena.com/flussi-aerei-sotterranei-le-tecniche-di-tracciamento-quantitativo-al-centro-di-un-corso-nazionale-a-la-spezia/04/25/
[17] Cave-O-Zines: Prototipo di biblioteca virtuale delle riviste speleologiche italiane – Scintilena https://www.scintilena.com/cave-o-zines-prototipo-di-biblioteca-virtuale-delle-riviste-speleologiche-italiane/12/20/
[18] CAVE MANAGEMENT, PROTECTION AND … https://bmb.gov.ph/downloads/BPKMD/proposed_p/cmpcsap_2019-2028.pdf
[19] [PDF] protection of karst in the philippines varstvo krasa na filipinih https://scispace.com/pdf/protection-of-karst-in-the-philippines-kvu3tom3wg.pdf
[20] Puerto Princesa’s Hundred Caves as eco-tourism site https://pcsd.gov.ph/puerto-princesas-hundred-caves-as-eco-tourism-site/
[21] We’re hopping off to our next island destination—Palawan; … https://www.facebook.com/nationalmuseumofthephilippines/posts/were-hopping-off-to-our-next-island-destinationpalawan-more-specifically-in-the-/727056652782950/
[22] Protection of Karst in the Philippines Varstvo Kra https://www.scribd.com/document/670906530/Protection-of-Karst-in-the-Philippines-Varstvo-Kra
[23] ~!DV O 8 2021 https://faolex.fao.org/docs/pdf/phi211476.pdf
[24] Recent explorations in the Saint Paul Karst (Palawan, Philippines) https://www.laventa.it/documenti/recent-explorations-in-the-saint-paul-karst_96362.pdf
[25] La Venta: Puerto Princesa Underground River Cave – Scintilena https://www.scintilena.com/la-venta-puerto-princesa-underground-river-cave-video-e-risultati-ricerche-biospeleologiche/12/28/
[26] List of Upcoming Cave and Karst Meetings – Scintilena https://www.scintilena.com/list-of-upcoming-cave-and-karst-meetings/07/11/
[27] Surface and Subsurface Karst Geomorphology – Scintilena https://www.scintilena.com/surface-and-subsurface-karst-geomorphology/03/04/
[28] 2021-Full-Journal-TPS-132-December-2021-with-DOIs.pdf https://palawanscientist.org/wp-content/uploads/2024/07/2021-Full-Journal-TPS-132-December-2021-with-DOIs.pdf

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  • Abisso Puppappera a -600 metri: nuove esplorazioni sull’Arera
    Condividi L’Abisso Puppappera, nel carsismo del Monte Arera a Oltre il Colle, raggiunge -600 metri e si ferma davanti a un pozzo ancora da esplorare. Le attività coinvolgono il Gruppo Speleologico Bergamasco Le Nottole e la Banda Pischelli. Abisso Puppappera: la quota di -600 metri L’Abisso Puppappera ha raggiunto la profondità ufficiale di -600 metri. La comunicazione è stata diffusa da Giorgio Pannuzzo attraverso Facebook, al termine delle recenti uscite estive nelle zone alte dell’Arera
     

Abisso Puppappera a -600 metri: nuove esplorazioni sull’Arera

Júl 13th 2026 at 12:00

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L’Abisso Puppappera, nel carsismo del Monte Arera a Oltre il Colle, raggiunge -600 metri e si ferma davanti a un pozzo ancora da esplorare. Le attività coinvolgono il Gruppo Speleologico Bergamasco Le Nottole e la Banda Pischelli.

Abisso Puppappera: la quota di -600 metri

L’Abisso Puppappera ha raggiunto la profondità ufficiale di -600 metri. La comunicazione è stata diffusa da Giorgio Pannuzzo attraverso Facebook, al termine delle recenti uscite estive nelle zone alte dell’Arera.

Il valore segna un avanzamento di 70 metri nell’arco di circa due settimane rispetto alla quota di -530 metri resa nota nel novembre 2025. In quell’occasione il superamento della soglia dei -530 metri era stato indicato come il punto di arrivo della stagione esplorativa.

La progressione si è arrestata alla sommità di un pozzo inesplorato, stimato in circa 30 metri. Saranno le prossime discese, insieme al rilievo topografico, a definire sviluppo, andamento e reale continuità di questo settore dell’Abisso Puppappera.

Monte Arera e carsismo di Oltre il Colle

L’Abisso Puppappera si apre nel carso del Monte Arera, nel territorio di Oltre il Colle, in provincia di Bergamo. L’ingresso è collocato a circa 1.850 metri di quota, tra le poche cavità dell’area con accesso a quote medio-alte; le valutazioni precedenti indicavano un potenziale verticale vicino ai 1.400 metri.[1]

Il dato più singolare della nuova punta riguarda la geometria della cavità. Il fondo raggiunto a -600 metri risulterebbe distante meno di 20 metri in pianta dall’ingresso. Si tratta di una configurazione che evidenzia lo sviluppo prevalentemente verticale e la complessità del reticolo di fratture attraversato dall’Abisso Puppappera.

Le cavità verticali permettono anche di osservare le successioni rocciose e le principali discontinuità della montagna. Fratture e piani di stratificazione possono guidare il passaggio dell’acqua e contribuire allo sviluppo dei sistemi carsici.[1]

Esplorazioni dell’Abisso Puppappera

La storia recente dell’Abisso Puppappera mostra una crescita rapida. Nel settembre 2024 le esplorazioni avevano superato quota -190 metri, dopo il rinvenimento di un pozzo di oltre 20 metri e di altri salti, incluso un P60.[2]

Nel novembre 2024 il rilievo aveva certificato -349 metri nel ramo sinistro, mentre il ramo destro aveva raggiunto circa -280 metri. La cavità era stata esplorata per la prima volta nel 1985 dal Gruppo Speleologico Valseriana Talpe fino a -55 metri, prima della ripresa delle ricerche da parte delle Nottole e di altri speleologi.[1]

Il passaggio da -530 a -600 metri conferma quindi la continuità delle esplorazioni dell’Abisso Puppappera. L’esito del nuovo pozzo potrà modificare ancora il profilo noto della grotta e richiederà un aggiornamento accurato della documentazione topografica.

Le Nottole e la collaborazione speleologica

Alle attività hanno preso parte i giovani del Gruppo Speleologico Bergamasco Le Nottole. Con loro hanno lavorato gli speleologi della Banda Pischelli, gruppo già impegnato con le Nottole nelle esplorazioni del labirinto di Fonteno, nell’ambito del Progetto Sebino.

La collaborazione tra gruppi consente di distribuire trasporti, attrezzamento, progressione e rilievo. In cavità profonde la preparazione tecnica resta centrale, perché al dislivello si uniscono la gestione delle corde, dei materiali e dei tempi di permanenza sotterranea.

Per l’Abisso Puppappera la stagione estiva offre una finestra operativa nelle zone alte dell’Arera. Le condizioni meteorologiche e l’accessibilità della montagna continueranno a incidere sul calendario delle prossime punte.

Prossimi passi per l’Abisso Puppappera

La priorità è la discesa del pozzo stimato in 30 metri. Solo l’esplorazione diretta permetterà di verificare se il salto conduca a un fondo, a nuovi meandri o ad ulteriori verticali.

Ogni avanzamento dovrà essere accompagnato da rilievi, note descrittive e attenzione all’ambiente ipogeo. La documentazione prodotta dagli speleologi è una base essenziale sia per le future esplorazioni sia per eventuali studi scientifici sulla cavità.[1]

Fonti

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Fonti
[2] Nuove Scoperte nel Carso del Monte Arera – Scintilena https://www.scintilena.com/nuove-scoperte-nel-carso-del-monte-arera/09/24/
[3] L’Abisso Puppappera: Nuove Scoperte e Prospettive di Esplorazione https://www.scintilena.com/labisso-puppappera-nuove-scoperte-e-prospettive-di-esplorazione/10/15/
[4] Nuove Scoperte Speleologiche sul Monte Arera – Scintilena https://www.scintilena.com/nuove-scoperte-speleologiche-sul-monte-arera/11/19/
[5] Negli abissi dell’Arera, la speleologia torna protagonista a Oltre il … https://www.scintilena.com/negli-abissi-dellarera-la-speleologia-torna-protagonista-a-oltre-il-colle/06/19/
[6] L’Abisso Puppappera continua a crescere: la grotta raggiunge -530 … https://www.scintilena.com/labisso-puppappera-continua-a-crescere-la-grotta-raggiunge-530-metri-di-profondita/11/11/
[7] Il Nottolario https://www.nottole.it/nottolario.html
[8] NOTT https://www.nottole.it/pubblicazioni/Nottolario_numero12_2005.pdf
[9] M.Arera (BG) L’abisso Puppappera, lo scorso sabato ha … https://www.facebook.com/Scintilena/posts/marera-bglabisso-puppappera-lo-scorso-sabato-ha-visto-in-azione-due-squadre-nei-/1127288279403707/
[10] Nuovo P60 Motorboat. Abisso Puppappera, val d’Arera. … https://www.facebook.com/nottole/posts/nuovo-p60-motorboat-abisso-puppappera-val-darera-oltre-il-colle-bg-esplorazioni-/896301922521857/
[11] 110734324 https://profilesarchive.com/110734324
[12] La Conca di Oltre il Colle https://www.oltreilcolleturismo.it/
[13] Escursione al Pizzo Arera coi SALISCENDI della BASSA https://www.youtube.com/watch?v=1rFqKoQ–mU
[14] Uscita Speleo al Pizzo Arera – caicarpi.it https://www.caicarpi.it/wp/uscita-speleo-al-pizzo-arera/
[15] speleologic bergamas https://www.nottole.it/pubblicazioni/Nottolario_numero9_1997.pdf
[16] Escursioni itinerari trekking a Oltre il Colle – MAGA: Menna, Arera, Grem e Alben https://www.oltreilcolle.provinciabergamasca.com/escursioni-oltreilcolle.html
[17] gruppo speleologico bergamasco le nottole https://www.nottole.it/cinquantesimo.html

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  • Soccorso Speleologico Cagliari: Open Day e prova pratica per nuovi volontari
    Condividi La Stazione Cagliari Speleo del CNSAS Sardegna propone due appuntamenti il 21 e il 26 luglio per presentare il Soccorso Speleologico e avvicinare speleologi autonomi alle attività di soccorso in grotta. Soccorso Speleologico Cagliari, incontro il 21 luglio La Stazione Cagliari Speleo organizza un Open Day dedicato a chi desidera conoscere da vicino il Soccorso Speleologico Cagliari e il percorso che porta a diventare soccorritore volontario. L’incontro è fissato per martedì 21 lu
     

Soccorso Speleologico Cagliari: Open Day e prova pratica per nuovi volontari

Júl 13th 2026 at 11:00

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La Stazione Cagliari Speleo del CNSAS Sardegna propone due appuntamenti il 21 e il 26 luglio per presentare il Soccorso Speleologico e avvicinare speleologi autonomi alle attività di soccorso in grotta.

Soccorso Speleologico Cagliari, incontro il 21 luglio

La Stazione Cagliari Speleo organizza un Open Day dedicato a chi desidera conoscere da vicino il Soccorso Speleologico Cagliari e il percorso che porta a diventare soccorritore volontario. L’incontro è fissato per martedì 21 luglio, alle ore 20:30, nella base del Soccorso Speleologico in viale Monastir 81, a Cagliari.[1]

L’appuntamento illustrerà la struttura del servizio, la gestione degli interventi e il ruolo dei tecnici che operano in ambiente ipogeo. Sarà anche un momento di confronto diretto con la comunità speleologica locale.[1]

L’iniziativa si rivolge a praticanti che intendono mettere le proprie competenze al servizio della sicurezza collettiva. Il Soccorso Speleologico Cagliari cerca infatti nuovi speleologi disponibili a intraprendere un percorso di formazione, addestramento e responsabilità operativa.[1]

Prova pratica in grotta il 26 luglio

Dopo l’Open Day è prevista una prova pratica in grotta, in programma sabato 26 luglio. La giornata consentirà ai partecipanti di osservare e sperimentare alcune attività affrontate dai soccorritori durante un intervento.[1]

La partecipazione alla prova è riservata a chi avrà preso parte all’incontro del 21 luglio e possiederà l’assicurazione SSI. È un requisito collegato alla necessità di svolgere l’attività in un ambiente naturale che richiede preparazione e autonomia.[1]

Per candidarsi al percorso di avvicinamento al Soccorso Speleologico Cagliari, gli organizzatori indicano alcuni criteri: età compresa tra 18 e 45 anni, pratica speleologica da almeno due anni e capacità di muoversi in grotta in modo autonomo.[1]

La rete del CNSAS Sardegna

La Stazione di Cagliari fa parte dell’VIII Delegazione Speleologica del Soccorso Alpino e Speleologico Sardegna. La delegazione opera sull’intero territorio regionale attraverso quattro stazioni: Cagliari, Sassari, Nuoro e Iglesias.[2]

Il sistema regionale è inserito nella rete nazionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Il CNSAS è organizzato in servizi regionali, delegazioni e stazioni operative, che costituiscono i nuclei territoriali incaricati di portare soccorso.[2]

In Sardegna, le delegazioni alpina e speleologica raccolgono circa 250 soccorritori. La componente speleologica interviene negli ambienti sotterranei e nelle situazioni che richiedono conoscenze tecniche specifiche di progressione, attrezzamento e recupero in cavità.[2]

Formazione per il soccorso in grotta

Diventare volontari del CNSAS Sardegna richiede competenze speleologiche già consolidate. Tra le capacità indicate dall’organizzazione figurano la progressione su corda e in meandro, l’attrezzamento, l’arrampicata e il movimento in grotta.[3]

Le prove di ammissione valutano quindi l’esperienza maturata dal candidato. La domanda deve essere presentata alla stazione competente per territorio, con un curriculum dell’attività speleologica degli ultimi due anni e un certificato medico.[3]

Il Soccorso Speleologico Cagliari non è soltanto una risposta alle emergenze. È una struttura composta da speleologi che mantengono allenamento, tecnica e capacità di lavorare in squadra. La formazione continua è necessaria perché un recupero in grotta può richiedere coordinamento, comunicazioni e gestione di scenari complessi.

L’edizione precedente dell’Open Day, svolta due anni fa, aveva registrato la partecipazione di oltre 50 speleologi. Cinque di loro hanno poi scelto di entrare nella squadra della Stazione Cagliari Speleo.[1]

Per informazioni è possibile contattare il Capo Stazione Cagliari Speleo al numero 347 494 6682 oppure scrivere all’indirizzo cscagliarispeleo@cnsas.sardegna.it.[1]

Fonti

Fonti
[1] OPEN DAY – STAZIONE CAGLIARI SPELEO – Scintilena https://www.scintilena.com/open-day-stazione-cagliari-speleo/07/04/
[2] Struttura Soccorso Alpino e Speleologico https://cnsas.sardegna.it/il-sass/la-struttura/
[3] Per essere soccorritori – CNSAS SARDEGNA – Soccorso … https://cnsas.sardegna.it/il-sass/per-essere-volontari/
[4] Soccorso Speleologico – CNSAS https://www.cnsas.it/soccorso-speleologico/
[6] Soccorso Speleologico in grotta: la XII Delegazione SAER affronta il … https://www.scintilena.com/soccorso-speleologico-in-grotta-la-xii-delegazione-saer-affronta-il-simulato-reale-allabisso-primo-peroni/04/25/
[7] Soccorso Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/soccorso/
[8] Aperte le Selezioni per Volontari del CNSAS Puglia e Basilicata https://www.scintilena.com/diventare-soccorritori-in-grotta-aperte-le-selezioni-per-volontari-del-cnsas-puglia-e-basilicata/02/05/
[9] Soccorso speleologico invernale alla Voragine della Ciuaiera https://www.scintilena.com/soccorso-speleologico-invernale-alla-voragine-della-ciuaiera-15-tecnici-cnsas-sfidano-neve-e-profondita/04/14/
[10] Esercitazione Speleo CNSAS: Recupero da 530 Metri di Profondità … https://www.scintilena.com/esercitazione-speleo-cnsas-recupero-da-530-metri-di-profondita-nel-complesso-abisso-saragato/10/01/
[11] Corso di Speleologia a Cagliari – Scintilena https://www.scintilena.com/corso-di-speleologia-a-cagliari-formazione-e-pratica-per-nuovi-esploratori/02/12/
[12] Diventa Volontario del CNSAS: Aperte le Selezioni in Umbria https://www.scintilena.com/diventa-volontario-del-cnsas-aperte-le-selezioni-in-umbria/10/01/
[13] Soccorso Speleologico del Piemonte in esercitazione – Scintilena https://www.scintilena.com/soccorso-speleologico-monte-mondole-recupero-simulato-da-160-metri-concluso-in-dieci-ore/06/16/
[14] Stage di Avvicinamento alla Speleologia a Gubbio 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/stage-di-avvicinamento-alla-speleologia-a-gubbio-2026/05/12/
[15] Esercitazione degli speleosub del CNSAS ad Amaseno (Fr) https://www.scintilena.com/esercitazione-degli-speleosub-del-cnsas-ad-amaseno-fr/09/03/
[16] Addestramento di soccorso speleologico in Lessinia – Scintilena https://www.scintilena.com/addestramento-di-soccorso-speleologico-in-lessinia/07/05/
[17] Sardegna Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/sardegna/
[18] Maxi esercitazione di soccorso speleologico nell’Abisso del Laresot … https://www.scintilena.com/maxi-esercitazione-di-soccorso-speleologico-nellabisso-del-laresot-sulle-dolomiti-di-brenta/08/29/
[19] Speleologo in salvo dopo 16 ore: il comunicato del CNSAS sull … https://www.scintilena.com/si-e-concluso-positivamente-nelle-prime-ore-di-oggi-lintervento-del-soccorso-alpino-e-speleologico-nella-grotta-dei-cinghiali-volanti-nel-territorio-comunale-di-garessio/06/01/
[20] Il Soccorso Alpino e Speleologico della Sardegna https://cnsas.sardegna.it/wp-content/uploads/2019/06/IL-CNSAS-Sardegna.pdf
[21] Dati statistici 2023 https://cnsas.sardegna.it/wp-content/uploads/2024/03/Presentazione-statistiche-2023_def_compressed-1.pdf
[22] CNSAS Sardegna – Soccorso Alpino e Speleologico Sardegna https://cnsas.sardegna.it/
[23] Contatti – CNSAS SARDEGNA – Soccorso Alpino e Speleologico Sardegna https://cnsas.sardegna.it/contatti/
[24] Soccorso Alpino e Speleologico https://www.caicagliari.it/la-sezione-di-cagliari/soccorso-alpino-e-speleologico/
[25] [PDF] del CORPO NAZIONALE SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-nr17-dic-2000.pdf
[26] Montagna – CNSAS SARDEGNA – Soccorso Alpino e Speleologico Sardegna https://cnsas.sardegna.it/dove-operiamo/soccorso-in-montagna/
[27] Grotta S. Barbara, esercitazione soccorso speleo – CNSAS Sardegna https://www.youtube.com/watch?v=Vmdzf14lvOQ
[28] [PDF] lpino – Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico https://www.cnsas.it/wp-content/uploads/2021/08/Rivista-CNSAS-agosto-2021_web_compressed-1.pdf
[29] norme e leggi 2006 https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-linee-guida-nr-47-aprile-2010.pdf
[30] aprile 2008 https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-nr-61-agosto-2015.pdf

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  • Baia del Tempo, a Nardò un nuovo incontro dedicato alla preistoria e alle ricerche nelle grotte della costa
    Condividi La Baia del Tempo torna protagonista a Nardò con un appuntamento al Castello degli Acquaviva dedicato alla preistoria, alle grotte della costa neretina e ai più recenti risultati delle ricerche archeologiche condotte dalle Università di Bologna e Siena. La Baia del Tempo racconta la preistoria del Mediterraneo Prosegue a Nardò il ciclo di incontri culturali dedicati alla Baia del Tempo, iniziativa che mette al centro il patrimonio archeologico e speleologico della costa neret
     

Baia del Tempo, a Nardò un nuovo incontro dedicato alla preistoria e alle ricerche nelle grotte della costa

Júl 13th 2026 at 09:00

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La Baia del Tempo torna protagonista a Nardò con un appuntamento al Castello degli Acquaviva dedicato alla preistoria, alle grotte della costa neretina e ai più recenti risultati delle ricerche archeologiche condotte dalle Università di Bologna e Siena.

La Baia del Tempo racconta la preistoria del Mediterraneo

Prosegue a Nardò il ciclo di incontri culturali dedicati alla Baia del Tempo, iniziativa che mette al centro il patrimonio archeologico e speleologico della costa neretina.

Dopo il primo appuntamento, il nuovo incontro offrirà al pubblico l’occasione di conoscere gli sviluppi più recenti delle ricerche scientifiche che interessano uno dei comprensori preistorici più studiati del Mediterraneo.

La costa di Nardò conserva infatti alcuni tra i più importanti siti del Paleolitico europeo. Le numerose cavità naturali presenti lungo il litorale, tra cui Grotta del Cavallo, Grotta Uluzzo C e Grotta Mario Bernardini, hanno restituito testimonianze fondamentali per ricostruire le fasi della presenza dei Neanderthal e dei primi Homo sapiens nell’Europa meridionale.

Le ricerche condotte negli ultimi decenni hanno contribuito a ridefinire le conoscenze sulle migrazioni umane e sull’evoluzione culturale del Paleolitico. (NardòNews24?)

Le grotte della costa neretina al centro della ricerca archeologica

Gli studi nelle grotte della costa di Nardò proseguono senza interruzioni dagli anni Sessanta e continuano ancora oggi grazie alla collaborazione tra gruppi di ricerca italiani e internazionali.

Le campagne di scavo coordinate dalle Università di Bologna e Siena stanno approfondendo aspetti legati alla stratigrafia dei depositi, alla cronologia delle frequentazioni umane, allo studio dei reperti litici, dei resti faunistici e delle tracce ambientali conservate nei sedimenti.

L’applicazione di metodologie sempre più avanzate, tra cui rilievi digitali, analisi geoarcheologiche e nuove tecniche di laboratorio, consente di ottenere dati più dettagliati sulla vita delle comunità preistoriche che hanno frequentato questo tratto di costa migliaia di anni fa.

I risultati di queste ricerche vengono regolarmente presentati nei principali congressi scientifici internazionali dedicati all’archeologia preistorica, confermando il ruolo di Nardò nel panorama della ricerca mondiale. (NardòNews24?)

Il Castello degli Acquaviva ospita l’incontro scientifico

L’appuntamento si svolgerà nella cornice del Castello degli Acquaviva di Nardò.

Nel corso dell’incontro saranno illustrati gli sviluppi più recenti emersi dalle campagne di ricerca. A presentare i risultati saranno il dottor Gabriele Terlato dell’Università di Bologna e il dottor Juan Ochado Tomás dell’Università di Siena, impegnati direttamente nelle attività di studio sul territorio.

L’iniziativa offrirà una panoramica sulle tecniche di indagine utilizzate durante gli scavi e sulle prospettive future della ricerca archeologica nelle grotte della costa neretina, con particolare attenzione alla ricostruzione dell’ambiente e delle modalità di occupazione umana durante il Paleolitico.

Il contributo del Gruppo Speleologico Neretino

Un ruolo significativo nelle attività di ricerca è svolto dal Gruppo Speleologico Neretino, che da anni collabora con gli archeologi nelle operazioni di documentazione e nelle attività sul campo.

La conoscenza dell’ambiente ipogeo e il supporto logistico fornito dagli speleologi consentono di operare in sicurezza all’interno delle cavità e di proseguire le indagini in siti che richiedono competenze specifiche.

La collaborazione tra ricercatori universitari e speleologi rappresenta un elemento consolidato delle attività di studio della costa di Nardò e contribuisce alla tutela e alla valorizzazione di un patrimonio che riveste un’importanza internazionale.

Un patrimonio da conoscere e valorizzare

La Baia del Tempo si propone come momento di divulgazione rivolto sia agli appassionati di archeologia e speleologia sia ai cittadini interessati a conoscere meglio il proprio territorio.

Attraverso il dialogo tra studiosi e pubblico, l’iniziativa punta a rendere accessibili i risultati della ricerca scientifica e a rafforzare la consapevolezza del valore delle grotte della costa neretina, luoghi che continuano a fornire nuove informazioni sulla preistoria del Mediterraneo e sull’evoluzione delle prime popolazioni umane.

Fonti

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  • 79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica: prorogate al 20 luglio le iscrizioni per il corso sui Monti Lepini
    Condividi Il 79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI si svolgerà a Roccagorga, nei Monti Lepini, dal 25 luglio al 1° agosto 2026. Restano ancora posti disponibili e il termine per le iscrizioni è stato prorogato al 20 luglio. Proroga delle iscrizioni al Corso Nazionale di Tecnica Speleologica C’è ancora tempo per partecipare al 79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica, uno degli appuntamenti formativi del calendario della Scuola Nazional
     

79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica: prorogate al 20 luglio le iscrizioni per il corso sui Monti Lepini

Júl 13th 2026 at 08:00

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Il 79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI si svolgerà a Roccagorga, nei Monti Lepini, dal 25 luglio al 1° agosto 2026. Restano ancora posti disponibili e il termine per le iscrizioni è stato prorogato al 20 luglio.

Proroga delle iscrizioni al Corso Nazionale di Tecnica Speleologica

C’è ancora tempo per partecipare al 79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica, uno degli appuntamenti formativi del calendario della Scuola Nazionale di Speleologia del Club Alpino Italiano. Gli organizzatori hanno comunicato la proroga del termine per la presentazione delle domande di iscrizione, fissando la nuova scadenza al 20 luglio 2026.

La decisione consente agli speleologi interessati di avere qualche giorno in più per aderire all’iniziativa, che si svolgerà dal 25 luglio al 1° agosto a Roccagorga, in provincia di Latina, nel territorio carsico dei Monti Lepini, area conosciuta per la presenza di numerose cavità naturali utilizzate da anni per la formazione speleologica.  

Una settimana di formazione tecnica nei Monti Lepini

Il 79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica è organizzato dal Gruppo Speleologico CAI Roma sotto l’egida della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI. La direzione del corso è affidata all’istruttore nazionale Nicola Landi, mentre la segreteria è curata da Salvatore Di Bartolo, come riportato nella locandina ufficiale.

Il programma prevede una settimana intensiva di attività che alterna lezioni teoriche, esercitazioni in palestra di roccia e uscite in grotta. I partecipanti avranno modo di approfondire le tecniche di progressione su corda, l’attrezzamento degli itinerari, le manovre di squadra e le procedure di sicurezza, fino alle esercitazioni dedicate alla gestione delle emergenze in ambiente ipogeo.  

Il corso è rivolto a speleologi già esperti

Il 79° Corso Nazionale di Tecnica Speleologica rappresenta un percorso di perfezionamento tecnico destinato a speleologi che possiedono già una buona esperienza di progressione in grotta e desiderano consolidare le proprie competenze.

Le attività si svilupperanno nelle cavità e nelle palestre naturali dei Monti Lepini, un contesto che offre numerose possibilità didattiche grazie alla varietà delle strutture verticali e degli ambienti carsici presenti sul territorio. Il numero dei partecipanti rimane limitato per garantire un adeguato rapporto tra istruttori e allievi durante tutte le esercitazioni.  

Ancora posti disponibili fino al 20 luglio

La proroga delle iscrizioni offre un’ulteriore opportunità agli speleologi interessati a partecipare a questo appuntamento nazionale. Restano infatti ancora alcuni posti disponibili.

Il ritrovo dei partecipanti è previsto nel pomeriggio di sabato 25 luglio presso la sede logistica di Roccagorga, da dove prenderà avvio il programma formativo che si concluderà sabato 1° agosto con il debriefing finale e la consegna degli attestati.  

Fonti

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  • Soccorso speleologico in Turchia: recuperato senza vita un cercatore di tesori nella grotta di Corum
    Condividi Il soccorso speleologico in Turchia ha operato in una grotta verticale della provincia di Corum, dove un uomo impegnato in uno scavo illegale è stato raggiunto dopo un intervento reso complesso dalla presenza di gas tossici e dal rischio di esplosivi. Soccorso speleologico in Turchia: l’intervento nella provincia di Corum Si è conclusa con il ritrovamento del corpo senza vita di un uomo l’operazione di soccorso speleologico in Turchia avviata nella provincia di Corum, nell’An
     

Soccorso speleologico in Turchia: recuperato senza vita un cercatore di tesori nella grotta di Corum

Júl 13th 2026 at 07:00

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Il soccorso speleologico in Turchia ha operato in una grotta verticale della provincia di Corum, dove un uomo impegnato in uno scavo illegale è stato raggiunto dopo un intervento reso complesso dalla presenza di gas tossici e dal rischio di esplosivi.

Soccorso speleologico in Turchia: l’intervento nella provincia di Corum

Si è conclusa con il ritrovamento del corpo senza vita di un uomo l’operazione di soccorso speleologico in Turchia avviata nella provincia di Corum, nell’Anatolia settentrionale. L’intervento è stato coordinato dalla Federazione Speleologica Turca (Türkiye Ma?arac?l?k Federasyonu – TMF), attraverso la Commissione Nazionale di Soccorso Speleologico (MKK), in collaborazione con AFAD, Gendarmeria, personale sanitario UMKE e squadre di soccorso minerario.

L’incidente è avvenuto dopo che cinque persone erano entrate in una grotta con l’obiettivo di effettuare uno scavo clandestino alla ricerca di reperti o tesori. Durante le operazioni uno degli uomini è rimasto bloccato nelle parti profonde della cavità. I compagni hanno dato l’allarme nella mattinata del 9 luglio 2026, facendo partire una complessa operazione di ricerca e soccorso. (Türkiye Gazetesi?)

Gas tossici e grotta verticale: le difficoltà del soccorso speleologico

Il soccorso speleologico in Turchia si è svolto in una cavità caratterizzata da sviluppo verticale, strettoie e gallerie di difficile percorrenza. I primi tentativi effettuati dalle squadre locali sono stati interrotti quando le misurazioni hanno evidenziato una concentrazione di ossigeno scesa fino al 14%, accompagnata dalla presenza di gas pericolosi.

Secondo la Federazione Speleologica Turca, l’analisi geologica del sito ha evidenziato la possibilità di accumuli di anidride carbonica (CO?) e idrogeno solforato (H?S), favoriti dalla presenza di rocce vulcaniche recenti e strutture tettoniche che potevano convogliare i gas verso il fondo della cavità.

Per ridurre il rischio è stato installato un sistema di ventilazione forzata che ha immesso aria fresca nella grotta. Contemporaneamente sono state sospese le attività di brillamento nelle miniere vicine, così da evitare ulteriori pericoli per gli operatori impegnati sottoterra.

Tecniche SRT e dispositivi respiratori per raggiungere il punto dell’incidente

Le squadre specializzate della MKK, provenienti da Istanbul, Ankara e altre città turche, hanno predisposto una progressione mediante tecniche SRT (Single Rope Technique), installando stazioni di controbilanciamento per garantire la sicurezza della discesa e dell’eventuale recupero.

Gli operatori hanno utilizzato autorespiratori a pressione positiva, bombole, maschere protettive e strumenti multigas per monitorare continuamente la qualità dell’aria. Una rete di comunicazione a più livelli ha consentito di mantenere il collegamento costante tra gli speleologi all’interno della grotta e il centro di coordinamento esterno.

Alle 16:06 del 10 luglio le squadre hanno raggiunto il livello inferiore della cavità. Pochi minuti dopo è stato confermato il decesso della persona dispersa. (ÇorumTime Haber?)

La presenza di esplosivi ha imposto la sospensione delle operazioni

Durante l’ispezione del punto in cui è stato rinvenuto il corpo, i soccorritori hanno individuato materiali esplosivi lasciati dagli autori dello scavo clandestino. Secondo quanto comunicato dalla Federazione Speleologica Turca e riportato anche dall’agenzia Anadolu, le pareti risultavano interessate dalla presenza di ordigni o cariche artigianali predisposte per ampliare artificialmente la cavità.

La valutazione del rischio ha portato alla sospensione delle operazioni di recupero del corpo. Gli operatori hanno smontato tutte le installazioni tecniche e lasciato la grotta senza incidenti. Le successive attività saranno affidate alle autorità giudiziarie e agli enti pubblici competenti, dopo la messa in sicurezza dell’area. (ÇorumTime Haber?)

Il coordinamento tra enti specializzati

La cronologia diffusa dalla Federazione Speleologica Turca evidenzia una rapida mobilitazione delle squadre specializzate. Dopo la richiesta di intervento, è stato costituito un gruppo di comando dedicato, sono stati organizzati i trasferimenti dei tecnici da diverse regioni del Paese ed è stato istituito un tavolo operativo con AFAD, Gendarmeria e autorità locali.

L’operazione rappresenta un esempio di coordinamento tra strutture di protezione civile, soccorso speleologico e soccorso minerario in un ambiente caratterizzato da elevati rischi ambientali, nei quali la presenza di gas tossici e di materiali esplosivi ha richiesto procedure particolarmente rigorose.

Fonti

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  • Esplorazione del fiume sotterraneo Reka/Timavo: scoperti oltre 800 metri di nuove gallerie nella Jama 1 v Kanjaducah
    Condividi Esplorazione del fiume sotterraneo Reka/Timavo: oltre 800 metri di nuove gallerie nella Jama 1 v Kanjaducah La spedizione internazionale Reka Exploration 2026 amplia di oltre 800 metri la Jama 1 v Kanjaducah sul Carso di Sezana. La scoperta del Lipiski rov porta la cavità a diventare la più lunga del Sežanski Kras e offre nuovi dati sul percorso sotterraneo del fiume Reka/Timavo. Reka Exploration 2026 conclude una nuova fase di esplorazione Si è conclusa con risultati sign
     

Esplorazione del fiume sotterraneo Reka/Timavo: scoperti oltre 800 metri di nuove gallerie nella Jama 1 v Kanjaducah

Júl 13th 2026 at 06:00

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Esplorazione del fiume sotterraneo Reka/Timavo: oltre 800 metri di nuove gallerie nella Jama 1 v Kanjaducah

La spedizione internazionale Reka Exploration 2026 amplia di oltre 800 metri la Jama 1 v Kanjaducah sul Carso di Sezana. La scoperta del Lipiski rov porta la cavità a diventare la più lunga del Sežanski Kras e offre nuovi dati sul percorso sotterraneo del fiume Reka/Timavo.

Reka Exploration 2026 conclude una nuova fase di esplorazione

Si è conclusa con risultati significativi la spedizione speleologica Reka Exploration 2026, organizzata dal Jamarsko društvo Sežana sul Carso sloveno. L’obiettivo della campagna era approfondire la conoscenza del percorso sotterraneo del fiume Reka, che dopo essersi inabissato nelle Grotte di San Canziano prosegue il suo cammino nel sottosuolo fino a riemergere in Italia come sorgenti del Timavo, uno dei più importanti sistemi idrogeologici del Carso classico. (sezana.si?)

Alla spedizione hanno preso parte circa 70 speleologi provenienti da Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Germania. La collaborazione internazionale ha consentito di sviluppare un’intensa attività esplorativa e di rilievo topografico all’interno della Jama 1 v Kanjaducah, una delle cavità più importanti dell’area di Sežana.

Jama 1 v Kanjaducah supera gli 800 metri di nuove esplorazioni

Il principale risultato della spedizione riguarda la scoperta del Lipiški rov, un nuovo ramo che, insieme ai sifoni esplorati durante la campagna, ha incrementato lo sviluppo della grotta di oltre 800 metri.

Grazie a questo avanzamento, la Jama 1 v Kanjaducah diventa la cavità più estesa del Sežanski Kras, un traguardo che conferma il potenziale esplorativo di questa porzione del Carso classico, ancora oggi capace di riservare nuove scoperte nonostante oltre un secolo di ricerche speleologiche.

Il Jamarsko društvo Sežana ha diffuso anche una prima bozza del rilievo topografico della cavità e alcune fotografie del nuovo ramo esplorato, documentando il lavoro svolto durante la spedizione.

Il sistema Reka-Timavo continua a rappresentare una sfida per la speleologia

Il corso sotterraneo del Reka-Timavo costituisce da decenni uno dei principali obiettivi della speleologia nel Carso sloveno e italiano. Comprendere il collegamento tra il punto di assorbimento del fiume nelle Grotte di San Canziano e le risorgive del Timavo rappresenta una delle questioni più rilevanti dell’idrogeologia carsica europea.

Ogni nuova esplorazione contribuisce a migliorare la conoscenza della morfologia delle gallerie percorse dall’acqua e permette di acquisire dati utili sia per la ricerca scientifica sia per la tutela delle risorse idriche sotterranee.

Il territorio di Sežana si trova infatti nel cuore del Carso classico, l’area geografica che ha dato origine al termine “carsismo” e che continua a essere un riferimento internazionale per gli studi speleologici e idrogeologici.

Collaborazione internazionale per le esplorazioni del Carso

La partecipazione di speleologi provenienti da cinque Paesi conferma il carattere internazionale delle esplorazioni dedicate al sistema del Reka-Timavo. Operazioni di questo tipo richiedono competenze diversificate, dalla progressione in ambiente ipogeo al rilievo topografico, fino alle immersioni speleosubacquee nei sifoni.

Il Jamarsko društvo Sežana ha espresso soddisfazione per la conclusione della spedizione e si è congratulato con tutti i partecipanti per il risultato raggiunto. Le nuove informazioni raccolte saranno ora analizzate e integrate nella documentazione topografica della cavità, contribuendo alla ricostruzione sempre più dettagliata del complesso sistema sotterraneo del Carso di Sežana.

Fonti

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  • Anguille e grotte costiere: uno studio apre nuove prospettive sulla conservazione della specie
    Condividi Due osservazioni nelle Grotte di Borgio Verezzi hanno dato il via a una ricerca pubblicata su ‘Environmental Biology of Fishes’: il possibile ruolo degli ambienti carsici costieri nel ciclo vitale dell’anguilla europea Ad aprile 2025, a Borgio Subterranea, era stata presentata una ricerca sul ciclo vitale dell’anguilla europea negli ambienti carsici. che sarà pubblicata a breve negli Atti dell’Incontro ligure. Un post social di Valentina Balestra, ora, informa sulla pubblicazio
     

Anguille e grotte costiere: uno studio apre nuove prospettive sulla conservazione della specie

Júl 13th 2026 at 05:00

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Due osservazioni nelle Grotte di Borgio Verezzi hanno dato il via a una ricerca pubblicata su ‘Environmental Biology of Fishes’: il possibile ruolo degli ambienti carsici costieri nel ciclo vitale dell’anguilla europea

Ad aprile 2025, a Borgio Subterranea, era stata presentata una ricerca sul ciclo vitale dell’anguilla europea negli ambienti carsici. che sarà pubblicata a breve negli Atti dell’Incontro ligure.

Un post social di Valentina Balestra, ora, informa sulla pubblicazione in un articolo su ‘Environmental Biology of Fishes’, che indaga il possibile ruolo degli ambienti carsici costieri nel ciclo vitale dell’anguilla europea.

Le Grotte di Borgio Verezzi potrebbero rappresentare un ambiente di particolare interesse per la conservazione dell’anguilla europea ( _Anguilla anguilla_ ), specie considerata in forte declino. È quanto emerge da uno studio preliminare pubblicato sulla rivista internazionale *Environmental Biology of Fishes* (Springer Nature), frutto della collaborazione tra Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca, DISAFA dell’Università di Torino, DIATI del Politecnico di Torino, Cesbin, Arpal e Grotte di Borgio Verezzi.

La ricerca è nata in seguito a due osservazioni di anguille nel settore non turistico delle grotte liguri, un dato che ha spinto i ricercatori ad approfondire il possibile utilizzo degli ambienti carsici costieri da parte della specie.

Le indagini hanno confermato la presenza dell’anguilla nei bacini idrografici collegati al sistema carsico, comprese aree caratterizzate da corsi d’acqua temporanei e da possibili flussi idrici sotterranei. I campionamenti hanno inoltre permesso di individuare esemplari appartenenti a differenti fasi del ciclo vitale, suggerendo che questi ambienti possano svolgere un ruolo più importante di quanto finora ipotizzato.

Tra le ipotesi che saranno approfondite nelle prossime fasi della ricerca vi è quella che le grotte possano costituire una via di risalita tra il mare e l’entroterra attraverso le connessioni carsiche, oppure un habitat favorevole all’alimentazione e alla crescita della specie.

Lo studio rappresenta un primo contributo alla comprensione del rapporto tra anguilla europea e sistemi carsici costieri del Mediterraneo, evidenziando la necessità di ulteriori indagini per chiarire le dinamiche ecologiche di questi ambienti e il loro potenziale valore per la conservazione della specie.

Le fotografie che accompagnano il lavoro e questo articolo, sono di Valentina Balestra, Davide Barberis e Bartolomeo Vigna.

Fonte scientifica:

Actis Dato et al. (2026). “The role of coastal karst environments for the conservation of Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758) in the Mediterranean area”. Environmental Biology of Fishes. DOI: 10.1007/s10641-026-01875-z

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  • I nomi delle grotte raccontano una storia: nasce un progetto di ricerca sulla toponomastica delle cavità naturali
    Condividi Un’iniziativa della Commissione Catasto Cavità Naturali della SSI ETS per studiare l’origine, l’evoluzione e la diffusione dei nomi delle grotte italiane Il tema della toponomastica delle cavità naturali è stato affrontato in diverse sedi istituzionali della SSI, tra cui i Congressi Nazionali, dove sono stati presentati contributi che hanno posto le basi per una riflessione sul significato e sull’origine dei nomi delle grotte. Il progetto promosso dalla Commissione Catasto Cavità Na
     

I nomi delle grotte raccontano una storia: nasce un progetto di ricerca sulla toponomastica delle cavità naturali

Júl 12th 2026 at 09:11

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Un’iniziativa della Commissione Catasto Cavità Naturali della SSI ETS per studiare l’origine, l’evoluzione e la diffusione dei nomi delle grotte italiane

Il tema della toponomastica delle cavità naturali è stato affrontato in diverse sedi istituzionali della SSI, tra cui i Congressi Nazionali, dove sono stati presentati contributi che hanno posto le basi per una riflessione sul significato e sull’origine dei nomi delle grotte. Il progetto promosso dalla Commissione Catasto Cavità Naturali si inserisce in questo percorso, ampliandone le prospettive grazie all’integrazione di competenze speleologiche, linguistiche e storiche.

Da alcuni mesi la Commissione Catasto Cavità Naturali della SSI ETS sta sviluppando uno studio dedicato alla toponomastica delle cavità naturali, un tema che si colloca all’incontro tra speleologia, linguistica, storia e cultura del territorio.

L’idea è nata nell’ambito del progetto WISH, dove è emersa l’esigenza di approfondire in modo sistematico il patrimonio costituito dai nomi delle cavità naturali. L’intuizione iniziale si è progressivamente trasformata in un’attività di ricerca strutturata, grazie alla collaborazione della dott.ssa Lavinia Giorgi, speleologa e filologa specializzata in etimologia, e di diversi componenti della Commissione, che hanno messo a disposizione competenze, conoscenze ed esperienze complementari.

L’obiettivo non è soltanto ricostruire l’origine dei nomi delle cavità, ma comprenderne il significato, la distribuzione geografica, l’evoluzione nel tempo e il rapporto con le caratteristiche del territorio e delle cavità stesse. Una particolare attenzione è rivolta ai termini con cui le cavità vengono denominate – come grotta, buso, abisso, foiba, spelonca e molti altri – perché rappresentano una preziosa testimonianza della storia linguistica e culturale delle comunità che hanno conosciuto, frequentato e descritto questi luoghi.

Il lavoro si sviluppa lungo diverse linee di indagine: lo studio etimologico delle denominazioni, l’analisi della distribuzione geografica dei diversi termini, l’evoluzione storica e dialettale dei nomi e la ricerca di possibili relazioni tra le denominazioni e le caratteristiche morfologiche delle cavità. Parallelamente è in corso un’importante attività di raccolta e confronto dei dati catastali e della bibliografia storica disponibile, con l’obiettivo di costruire una base documentale quanto più ampia e affidabile possibile.

Lo studio è ancora nelle sue fasi iniziali, ma ha ormai assunto un’impostazione metodologica definita. Per questo ci è sembrato importante presentarlo alla comunità speleologica, condividendone gli obiettivi, il metodo di lavoro e le principali domande di ricerca, senza anticiparne i risultati, che potranno emergere soltanto con il progredire delle analisi.

Uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa è il suo carattere profondamente collaborativo. La ricerca sta crescendo grazie all’impegno volontario di numerosi speleologi, studiosi e collaboratori che mettono a disposizione tempo, competenze, conoscenze del territorio, documentazione storica e sensibilità linguistiche. È proprio dall’incontro tra esperienze diverse che un lavoro di questo tipo può svilupparsi con rigore e ricchezza di prospettive.

Un rilievo storico della Sprugola di Campastrino: ogni nome custodisce tracce della storia delle lingue e delle comunità che hanno conosciuto e descritto questi luoghi – dal Catasto Speleologico Ligure https://www.catastogrotte.net/liguria/it/caves/

L’iniziativa rappresenta anche un’occasione per far conoscere più da vicino le attività della Commissione Catasto Cavità Naturali, che svolge un lavoro spesso poco visibile all’interno della comunità speleologica. Rendere questa attività più conosciuta e condivisa significa valorizzare l’impegno dei numerosi volontari che vi partecipano e favorire il coinvolgimento di nuovi collaboratori.

Lo studio della toponomastica delle cavità naturali richiede molteplici competenze e un confronto continuo tra chi conosce il patrimonio speleologico, chi si occupa di linguistica, storia locale, dialetti, cartografia e documentazione.

Come già detto si tratta di una ricerca ancora in corso. Non possiamo sapere già oggi quali risultati raggiungerà, né quale sarà il suo impatto scientifico.

Siamo convinti che valga la pena intraprendere questo percorso con metodo, apertura e spirito di collaborazione.

I nomi delle cavità naturali non sono semplici etichette: custodiscono tracce della storia dei territori, delle lingue e delle comunità che li hanno abitati.
Comprenderli significa aggiungere un nuovo tassello alla conoscenza del patrimonio speleologico italiano, contribuendo a conservarne non solo la dimensione fisica, ma anche quella culturale.

Un esempio: la sorprendente storia di “spelonca”

Per comprendere meglio il tipo di indagini che la ricerca intende sviluppare, può essere utile considerare un semplice esempio.

Il termine spelonca, apparentemente semplice, racconta da solo un lungo percorso linguistico. Dalla forma originaria derivano infatti numerose varianti dialettali, documentate in diverse aree dell’Italia settentrionale: speloncia, spiloncia, spironcia, sperlonga, spluga, speluga, spurga, speruia e molte altre.

GROTTA(CAVERNA MOSER)-1096VG/476R – Le schede catastali conservano spesso la memoria delle diverse denominazioni attribuite a una stessa cavità nel corso del tempo. La Grotta Moser, ad esempio, era nota in passato anche come “Spelonca del Ferro” e “Caverna del Muschio“: i nomi possano cambiare insieme alla storia delle esplorazioni e delle conoscenze del territorio – foto da da https://multimedia.boegan.it/catalogo/dettaglio/10757

Dietro ciascuna di queste forme si nascondono trasformazioni linguistiche avvenute nel corso dei secoli – cambiamenti di pronuncia, adattamenti dialettali, semplificazioni fonetiche – che permettono di ricostruire la storia delle parole e, insieme, quella delle comunità che le hanno utilizzate.

È proprio questo uno degli obiettivi della ricerca: seguire il “viaggio” di un nome attraverso il tempo e i territori, per comprendere come la lingua abbia modellato il modo di chiamare e di riconoscere le cavità naturali.

Per approfondire: da SSI ETS

comunicato COMUNICATO SSI

post social https://www.facebook.com/share/p/1UKApgwXsL/

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  • La speleologia in Giappone: un patrimonio ipogeo tra ricerca, cultura e turismo
    Condividi La speleologia in Giappone tra grotte carsiche, tubi di lava, società speleologiche e turismo ipogeo nel contesto internazionale Origini e sviluppo della speleologia in Giappone La speleologia in Giappone ha conosciuto uno sviluppo organizzato a partire dagli anni Cinquanta, quando iniziano le prime esplorazioni sistematiche delle principali cavità dell’arcipelago, molte delle quali oggi sono riconosciute come monumenti naturali.[web:10][web:31] In questo periodo si consolida
     

La speleologia in Giappone: un patrimonio ipogeo tra ricerca, cultura e turismo

Júl 12th 2026 at 09:00

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La speleologia in Giappone tra grotte carsiche, tubi di lava, società speleologiche e turismo ipogeo nel contesto internazionale

Origini e sviluppo della speleologia in Giappone

La speleologia in Giappone ha conosciuto uno sviluppo organizzato a partire dagli anni Cinquanta, quando iniziano le prime esplorazioni sistematiche delle principali cavità dell’arcipelago, molte delle quali oggi sono riconosciute come monumenti naturali.[web:10][web:31] In questo periodo si consolidano i primi gruppi di esploratori e ricercatori, che avviano campagne di rilievo e di studio geomorfologico e biologico nelle grotte più significative.
Negli anni Sessanta e Settanta la speleologia in Giappone entra in una fase intensa di esplorazione, con la scoperta di nuove cavità e l’estensione dei sistemi già noti, portando la lunghezza delle grotte principali da pochi chilometri a oltre venti chilometri di sviluppo complessivo.[web:10] In parallelo cresce l’interesse scientifico per gli ambienti ipogei, con la nascita di gruppi di ricerca specializzati su fauna cavernicola, idrologia sotterranea e tutela ambientale.
Oggi la speleologia in Giappone si colloca in un panorama maturo, dove attività di esplorazione, ricerca e divulgazione convivono con la gestione turistica di alcune cavità, in un equilibrio costante tra conservazione e fruizione.

Società Speleologica del Giappone e rete di associazioni

Un punto di riferimento per comprendere la speleologia in Giappone è la Società Speleologica del Giappone (Speleological Society of Japan, SSJ), nata nel 1975 e successivamente unificata con altre realtà nazionali.[web:26][web:29] Nel 1996 la SSJ si fonde con la Japan Speleological Association, fondata nel 1959, e con la Japan Caving Association, nata nel 1978, riunendo in un’unica struttura le diverse anime dell’esplorazione e dello studio delle grotte.
La speleologia in Giappone si articola anche attraverso associazioni di carattere esplorativo come la Japan Cavers Club, da cui deriva l’attuale Japan Karst & Underwater Exploration Project, impegnato in spedizioni sostenibili in carso e grotte marine.[web:28][web:35] Queste realtà affiancano l’attività più strettamente accademica, contribuendo alla mappatura di nuove cavità, al rilievo di tratti sommersi e alla documentazione fotografica.
Nel quadro della speleologia in Giappone, la SSJ coordina inoltre pubblicazioni come la rivista “Japan Caving” e iniziative divulgative rivolte sia ai soci sia al pubblico, consolidando la percezione delle grotte come patrimonio scientifico e culturale da conoscere e proteggere.[web:32][web:26]

Carso giapponese e distribuzione delle grotte carsiche

Dal punto di vista geologico, la speleologia in Giappone si confronta con un carso complesso e frammentato, distribuito lungo l’arco insulare dalla regione del Tohoku alle Isole Ryukyu.[web:10] Le aree carsiche principali si concentrano sul versante pacifico, dove affiora calcare di età paleozoica e mesozoica trasportato da sud su placche tettoniche, con origine in antiche barriere coralline.
Nelle Isole Ryukyu la speleologia in Giappone si misura con calcari di età quaternaria, derivati da barriere coralline recenti, che generano grotte di dimensioni medie ma con una ricca ornamentazione di speleotemi.[web:10] Questa duplice origine spiega perché la speleologia in Giappone non conti sistemi carsici di dimensioni paragonabili a quelli europei o cinesi, ma presenti invece un elevato numero di cavità di piccola e media lunghezza.
Il patrimonio censito si aggira intorno a circa tremila grotte, anche se manca ancora un inventario nazionale pienamente aggiornato, dato che la speleologia in Giappone procede in gran parte per aree e progetti specifici.[web:10]

Grotte emblematiche della speleologia in Giappone

Tra le cavità più rappresentative per la speleologia in Giappone spiccano alcuni sistemi carsici divenuti punti di riferimento sia per la ricerca sia per il turismo ipogeo. La grotta di Akkad?, situata a Iwaizumi nella prefettura di Iwate, è considerata la grotta più lunga del paese, con oltre 23.700 metri di sviluppo rilevato e un dislivello di circa 280 metri, ed è riconosciuta come monumento naturale nazionale.[web:10] Una parte del sistema è aperta alla visita in forma guidata.
Un altro sito centrale per la speleologia in Giappone è Akiyoshi-d?, sull’altopiano di Akiyoshidai nella prefettura di Yamaguchi, che con più di 10.700 metri di sviluppo rappresenta la grotta di maggior volume del paese.[web:10] Aperta al pubblico fin dai primi anni del Novecento, ospita numerosi sifoni e lunghi tratti esplorabili solo con tecniche di cave diving, facendo di Akiyoshi-d? un laboratorio naturale per chi si occupa di speleosubacquea.
La grotta di Abukuma, nella prefettura di Fukushima, è un’altra cavità fondamentale per la speleologia in Giappone, con circa 3.000 metri di sviluppo complessivo di cui circa 600 metri sono attrezzati per il percorso turistico.[web:30] È nota per la presenza di grandi stalattiti e stalagmiti e per l’abbondanza di speleotemi, compresi rari boxwork, che ne fanno un sito di interesse scientifico oltre che turistico.

Tubi di lava e speleologia vulcanica in Giappone

La speleologia in Giappone non riguarda soltanto le grotte calcaree, ma include anche i sistemi di tubi di lava legati alla intensa attività vulcanica del paese.[web:10] Ai piedi del Monte Fuji si trova il più esteso sistema di tubi di lava del Giappone, generato dall’eruzione dell’864 d.C. che ha formato la pianura lavica di Aokigahara.
Questi tubi di lava rappresentano un ambito di grande interesse per la speleologia in Giappone, perché combinano aspetti geomorfologici peculiari con dinamiche microclimatiche e biologiche diverse da quelle dei sistemi carsici classici.[web:10] La presenza di cavità vulcaniche, spesso accessibili anche al pubblico, contribuisce a rendere il panorama ipogeo giapponese particolarmente vario.
La speleologia in Giappone si confronta così con un mosaico di grotte calcaree, cavità marine e tubi di lava, che richiedono approcci tecnici e scientifici diversificati.

Ricerca speleologica e istituti scientifici

Sul piano della ricerca, la speleologia in Giappone è sostenuta da istituti dedicati e da una produzione scientifica regolare. Un esempio significativo è il Speleological Research Institute of Japan, nato nel 1967 con il supporto del Comune di Iwaizumi per studiare la grotta di Ryusendo, già designata come tesoro naturale nazionale per le sue acque sorgive e le colonie di pipistrelli.[web:31] L’istituto riunisce ricercatori che operano in campi diversi, dalla geologia alla biologia, fino all’archeologia.
La speleologia in Giappone è documentata anche attraverso gli “Annals of the Speleological Research Institute of Japan”, pubblicati ogni anno e dedicati a risultati di esplorazione e studi multidisciplinari sulle grotte dell’area di Iwaizumi e oltre.[web:31] In parallelo, la SSJ coordina lavori di sintesi e cataloghi di cavità, oltre a incontri e congressi nazionali.
In ambito divulgativo, la speleologia in Giappone è oggetto di servizi televisivi, video e reportage, che contribuiscono a rendere più nota l’attività speleologica nipponica anche al pubblico internazionale.[web:34]

Speleologia in Giappone e turismo ipogeo

Per molte grotte giapponesi, la speleologia in Giappone si intreccia con la dimensione turistica e culturale. Cavità come Abukuma, Akiyoshi-d? e numerose grotte costiere e carsiche sono organizzate come siti turistici con percorsi attrezzati, illuminazione e visite guidate.[web:10][web:30] La gestione è spesso affidata a enti locali, che si occupano di bilanciare flusso di visitatori e protezione degli speleotemi.
In alcuni casi la speleologia in Giappone si traduce in vere e proprie proposte di turismo speleologico, come i tour guidati nell’isola di Okinoerabu, dove guide professioniste accompagnano piccoli gruppi in esplorazioni di grotte con attrezzatura adeguata e documentazione fotografica.[web:27] Questo tipo di attività pone interrogativi sulla capacità dei territori di coniugare sicurezza, tutela ambientale e valorizzazione.
La presenza di grotte sacre e di cavità legate a tradizioni religiose, come le Iwaya di Enoshima, mostra un ulteriore aspetto della speleologia in Giappone, che qui si incrocia con studi di speleologia culturale e storia delle religioni, arricchendo la lettura del paesaggio ipogeo.[web:13][web:18]

Accesso alle grotte e gestione del patrimonio ipogeo

Dal punto di vista operativo, la speleologia in Giappone è regolata da modalità di accesso spesso legate alla proprietà dei terreni. In molte aree carsiche è necessario ottenere il permesso esplicito dei proprietari per entrare in grotta, mentre negli altopiani carsici più vasti, come Akiyoshi-dai, le cavità sono gestite da autorità locali o regionali.[web:10]
In altri contesti la speleologia in Giappone si confronta con una gestione frammentata, che può coinvolgere comuni, uffici di parchi nazionali, proprietari forestali privati o, in alcune zone, una sostanziale assenza di regolamentazione, con accessi liberi ma non sempre controllati.[web:10] Ciò rende importante il ruolo di coordinamento svolto dalla SSJ e dai club locali nel fornire indicazioni aggiornate su permessi e condizioni di visita.
Un elemento delicato per la speleologia in Giappone è la presenza di grotte profonde chiuse da decenni per decisione dei proprietari, come quelle del Carso di Oumi con profondità superiori ai 300 metri, che risultano inaccessibili e pongono il tema della tutela di cavità non più frequentate.[web:10]

Speleologia giapponese nel contesto internazionale

Negli ultimi anni la speleologia in Giappone ha acquisito una maggiore visibilità nel panorama internazionale, anche grazie a eventi come il 5° Incontro Internazionale dei Fotografi Speleologici (ICPM 5), organizzato nel 2019 dal Tokyo Speleo Club.[web:10] L’incontro ha portato nel paese fotografi speleologici da Europa e Nord America, generando reportage e servizi su riviste di settore che hanno contribuito a diffondere immagini delle grotte giapponesi.
La speleologia in Giappone è presente anche nelle reti internazionali coordinate da organismi come l’UIS, attraverso progetti di tutela del carso e delle grotte e partecipazioni a simposi sul soccorso speleologico e sulla protezione degli ambienti ipogei.[web:12][web:23] In questo quadro, l’esperienza giapponese offre casi studio utili su come conciliare esplorazione, ricerca, turismo e gestione.
Per chi si occupa di speleologia in Giappone dall’estero, la SSJ e le principali associazioni speleologiche rappresentano interlocutori privilegiati, sia per ottenere informazioni su accessi e permessi sia per partecipare a spedizioni e progetti congiunti.[web:25][web:26]


Fonti

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  • Test di pompaggio “atipici” e acquifero carbonatico del Gran Sasso: un nuovo studio idrodinamico
    Condividi Caratterizzazione idrodinamica dell’acquifero carbonatico del Gran Sasso con test di pompaggio atipici senza interruzione dell’acqua potabile Contesto: acquifero carbonatico del Gran Sasso e risorse idriche carsiche L’acquifero carbonatico del Gran Sasso è una delle principali riserve di acqua potabile dell’Appennino centrale e alimenta una parte significativa della rete idrica dell’Abruzzo. In questo sistema, la dissoluzione carsica e la fratturazione delle rocce calcaree ge
     

Test di pompaggio “atipici” e acquifero carbonatico del Gran Sasso: un nuovo studio idrodinamico

Júl 12th 2026 at 08:00

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Caratterizzazione idrodinamica dell’acquifero carbonatico del Gran Sasso con test di pompaggio atipici senza interruzione dell’acqua potabile

Contesto: acquifero carbonatico del Gran Sasso e risorse idriche carsiche

L’acquifero carbonatico del Gran Sasso è una delle principali riserve di acqua potabile dell’Appennino centrale e alimenta una parte significativa della rete idrica dell’Abruzzo.

In questo sistema, la dissoluzione carsica e la fratturazione delle rocce calcaree generano porosità secondaria, condotti e zone ad alta permeabilità che controllano immagazzinamento e circolazione dell’acqua sotterranea.[1][2][3]

La caratterizzazione idrodinamica dell’acquifero carbonatico del Gran Sasso è cruciale per definire portate sostenibili, raggio d’influenza dei pozzi e risposta del sistema a variazioni di pompaggio e ricarica.

I test di emungimento “canonici” richiedono di norma la sospensione temporanea dell’erogazione idrica, condizione difficile da accettare in sistemi che garantiscono l’approvvigionamento quotidiano di acqua potabile.[4][5]

Il caso studio: l’acquifero carbonatico del Gran Sasso

Il lavoro di Rusi, Di Curzio e Di Giovanni (2024), pubblicato su Water, è dedicato proprio all’acquifero carbonatico del Gran Sasso, descritto dagli autori come il più esteso e produttivo dell’Appennino, con una superficie idrogeologica di circa 700 km².

L’area di studio si trova nella valle del Tirino, dove le formazioni carbonatiche della catena appenninica poggiano sui depositi marno?arenacei di avanfossa, che costituiscono l’acquiclude di base del sistema.[2][1]

L’acquifero carbonatico del Gran Sasso è caratterizzato da porosità secondaria, con un basamento marnoso impermeabile che definisce il limite inferiore della circolazione sotterranea.

Fin dalla metà del Novecento, questa struttura è stata indagata per la captazione delle sorgenti a uso potabile e per opere ingegneristiche come le gallerie autostradali, ma mancavano test idrodinamici completi eseguiti in condizioni controllate.[2][4]

Metodologia: test di pompaggio atipici senza interruzione dell’acqua potabile

L’elemento innovativo del lavoro è l’uso di test di pompaggio atipici, progettati per caratterizzare l’acquifero carbonatico del Gran Sasso in condizioni di esercizio reale, senza interrompere la fornitura di acqua potabile.

Il campo pozzi di San Rocco, che alimenta l’acquedotto, diventa in questo studio un vero laboratorio idrogeologico a cielo aperto.[1][2]

Invece di utilizzare un singolo pozzo di prova con pozzi di osservazione dedicati, gli autori hanno impostato uno step?drawdown test accendendo progressivamente un numero crescente di pozzi di captazione, mantenendo fissi i punti di osservazione piezometrica.

Il test di pompaggio atipico ha consentito di simulare diverse condizioni di sfruttamento, dal regime ordinario (portate tra 550 e 750 L/s) a condizioni di integrazione con un campo pozzi secondario (Piazzale di Bussi), usato nei periodi di maggiore richiesta idrica.[4][2]

Parametri idrodinamici dell’acquifero carbonatico del Gran Sasso

Dall’analisi congiunta dei dati di abbassamento e della geometria semplificata dell’acquifero carbonatico del Gran Sasso, gli autori hanno stimato una conducibilità idraulica media di circa 5 × 10?³ m/s.

La trasmissività media risulta pari a circa 0,3 m²/s in condizioni di regime stazionario, confermando un’elevata permeabilità legata sia alla fratturazione sia alla carsificazione diffusa.[5][1][2]

Oltre a questi parametri, i test di pompaggio atipici hanno permesso di valutare:

  • l’entità del drawdown nei pozzi di pompaggio e nei piezometri di osservazione, rapportata a uno spessore saturo semplificato dell’acquifero di circa 57 metri;[2]
  • il raggio d’influenza del campo pozzi, ossia l’estensione spaziale della perturbazione indotta dal pompaggio in condizioni operative;[4]
  • le direzioni prevalenti di flusso durante l’esercizio, utili per comprendere le connessioni con sorgenti e con altri elementi della rete idrografica sotterranea.[4]

Questi risultati si inseriscono nel quadro di una classificazione fisico?basata degli acquiferi carbonatici, in cui parametri come il coefficiente di recessione del deflusso di base e le curve di drawdown nel tempo consentono di distinguere sistemi più o meno carsificati.[3]

Test di pompaggio atipici e gestione sostenibile delle risorse

La possibilità di eseguire test di pompaggio atipici sull’acquifero carbonatico del Gran Sasso senza interrompere la distribuzione di acqua potabile ha ricadute significative sulla gestione delle risorse idriche sotterranee.

Gli enti gestori possono acquisire dati idrodinamici di dettaglio sulle condizioni reali di sfruttamento, migliorando la stima delle portate sostenibili dei singoli pozzi e dell’intero campo pozzi.[5][2][4]

L’analisi della risposta in drawdown nel tempo consente di distinguere tra situazioni in cui si raggiunge una condizione quasi stazionaria – in cui la valutazione della sostenibilità deve avvenire alla scala del bacino carbonatico – e casi in cui il comportamento resta transitorio, rendendo la capacità di cattura del singolo pozzo il fattore limitante.

In acquiferi carbonatici eterogenei, diversi test di pompaggio mostrano che la resa dei pozzi può variare molto a seconda della posizione rispetto alle zone più fratturate o carsificate.[5]

Collegamenti con speleologia e protezione del carsismo

L’acquifero carbonatico del Gran Sasso è parte di un sistema carsico complesso, nel quale cavità e condotti non sempre sono accessibili alla speleologia esplorativa, ma giocano un ruolo essenziale nel trasporto e nell’immagazzinamento dell’acqua sotterranea.

La didattica della Società Speleologica Italiana sottolinea da anni l’importanza delle grotte come strumento per lo studio idrogeologico e per la ricostruzione dei paleoambienti.[6]

Le raccomandazioni della Union Internationale de Spéléologie (UIS) sulla protezione delle grotte e delle fonti carsiche insistono sulla necessità di definire zone di protezione e protocolli di monitoraggio per sorgenti, pozzi e cavità, in particolare durante eventi di piena e precipitazioni intense, quando il carico di contaminanti è massimo.

In questo quadro, test di pompaggio atipici come quelli applicati all’acquifero carbonatico del Gran Sasso offrono una base quantitativa utile per stabilire limiti di emungimento compatibili con la salvaguardia degli ecosistemi sotterranei.[7][2][4]

Per la comunità speleologica, la ricerca sugli acquiferi carbonatici rappresenta un ponte tra esplorazione tradizionale delle grotte e studio delle grandi strutture idrogeologiche che ne costituiscono il contesto di alimentazione e scarico.

La combinazione tra rilievi speleologici, test di pompaggio atipici e traccianti ambientali permette una lettura integrata del carsismo, utile tanto per la divulgazione quanto per la pianificazione delle misure di protezione.[8][6]

Prospettive future della caratterizzazione idrodinamica

Il lavoro su test di pompaggio atipici nell’acquifero carbonatico del Gran Sasso si inserisce in una linea di ricerca che comprende casi studio in acquiferi carbonatici, alluvionali e complessi dell’Italia centrale, sempre con l’obiettivo di evitare l’interruzione dell’esercizio degli acquedotti.

In queste applicazioni, gli stessi autori mostrano come sia possibile stimare conducibilità, trasmissività, estensione della perturbazione indotta e direzioni di flusso in acquiferi con diversa struttura geologica.[9][4]

Ulteriori sviluppi prevedono l’integrazione fra test di pompaggio atipici, analisi di idrogrammi di sorgente, traccianti chimici e isotopici e modellazione numerica, così da raffinare la classificazione quantitativa degli acquiferi carbonatici.

Questo approccio può migliorare la previsione della risposta degli acquiferi carbonatici alle variazioni di ricarica legate ai cambiamenti climatici e agli scenari di incremento della domanda idrica.[10][11][3]

Per i lettori interessati alla speleologia e all’idrogeologia carsica, studi come quello dedicato all’acquifero carbonatico del Gran Sasso mostrano come “ascoltare” il comportamento degli acquiferi sotto le montagne sia ormai possibile con strumenti quantitativi che rispettano, al tempo stesso, le esigenze di continuità del servizio idrico e la tutela degli ambienti sotterranei.[6][1]


Fonti

  • Rusi, S., Di Curzio, D., & Di Giovanni, A. (2024). Hydrodynamic Characterization of Carbonate Aquifers Using Atypical Pumping Tests without the Interruption of the Drinking Water Supply. Water, 16(7), 1047. https://www.mdpi.com/2073-4441/16/7/1047[1]
  • Di Curzio, D., Rusi, S., Di Giovanni, A. (2024). Unconventional pumping tests in carbonate, alluvial and complex aquifers, without interruption of drinking water exploitation. IRIS Università “G. d’Annunzio”. https://ricerca.unich.it/handle/11564/823060[4]
  • Unconventional Pumping Tests in Carbonate Aquifers, Without Interruption of Drinking Water Exploitation. IRIS Università “G. d’Annunzio”. https://ricerca.unich.it/handle/11564/823059[9]
  • Quantitative classification of carbonate aquifers based on hydrodynamic behaviour. Hydrogeology Journal. https://link.springer.com/article/10.1007/s10040-020-02285-w[3]
  • Response to Pumping of Wells in Carbonate and Karst Aquifers and Effect on the Assessment of Sustainable Well Yield: Some Examples from Southern Italy. Water. https://www.mdpi.com/2073-4441/16/18/2664[5]
  • Materiale didattico “Speleologia e ricerca scientifica” e “La speleologia italiana agli inizi del terzo millennio”, Società Speleologica Italiana (file di riferimento della Scintilena).[6]
  • Protezione delle grotte e del carsismo, le raccomandazioni della UIS in 21 lingue. Scintilena. https://www.scintilena.com/protezione-delle-grotte-e-del-carsismo-le-raccomandazioni-della-uis-in-21-lingue/[7]

Fonti
[1] Hydrodynamic Characterization of Carbonate Aquifers Using … – MDPI https://www.mdpi.com/2073-4441/16/7/1047
[2] Hydrodynamic Characterization of Carbonate Aquifers Using Atypical Pumping Tests without the Interruption of the Drinking Water Supply https://pure.tudelft.nl/ws/portalfiles/portal/183950288/water-16-01047.pdf
[3] Quantitative classification of carbonate aquifers based on hydrodynamic behaviour https://link.springer.com/article/10.1007/s10040-020-02285-w
[4] Unconventional pumping tests in carbonate, alluvial and complex aquifers, without interruption of drinking water exploitation https://ricerca.unich.it/handle/11564/823060
[5] Response to Pumping of Wells in Carbonate and Karst Aquifers and Effect on the Assessment of Sustainable Well Yield: Some Examples from Southern Italy https://www.mdpi.com/2073-4441/16/18/2664
[8] Un paper scientifico sull’utilizzo dei tracciamenti con CO2 in grotta – Scintilena https://www.scintilena.com/un-paper-scientifico-sullutilizzo-dei-tracciamenti-con-co2-in-grotta/04/10/
[9] Unconventional Pumping Tests in Carbonate Aquifers … – IRIS https://ricerca.unich.it/handle/11564/823059
[10] Hydrogeological Conceptual Model of Groundwater from Carbonate Aquifers Using Environmental Isotopes (18O, 2H) and Chemical Tracers A Case Study in Southern Latium Region, Central Italy https://www.scirp.org/journal/paperinformation?paperid=22721
[11] [PDF] Evaluation of Groundwater Resources in Minor Plio-Pleistocene … https://riservacalanchidiatri.it/wp-content/uploads/2023/07/hydrology-08-00121-v4-articolo-acquiferi-Atri-Rusi.pdf
[12] Studio sull’Acquifero Carsico del Salento: Analisi Idrodinamica con Serie Temporali Brevi – Scintilena https://www.scintilena.com/studio-sullacquifero-carsico-del-salento-analisi-idrodinamica-con-serie-temporali-brevi/02/10/
[13] Glossario speleologico UIS – Lettera ‘a’ Traduzione in italiano https://www.scintilena.com/glossario-speleologico-uis-lettera-a-traduzione-in-italiano/07/22/
[14] Silicificazione e carst ipogeno in Brasile: come i fluidi idrotermali … https://www.scintilena.com/ecco-la-notizia-per-scintilenasilicificazione-e-carst-ipogeno-in-brasile-come-i-fluidi-idrotermali-plasmano-i-serbatoi-carbonatici/04/28/
[15] Lascaux: Quando il Patrimonio Paleolitico Incontra la Fragilità dell … https://www.scintilena.com/lascaux-quando-il-patrimonio-paleolitico-incontra-la-fragilita-dellambiente-carsico/01/20/
[16] Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di … – Scintilena https://www.scintilena.com/perche-le-ai-generative-falliscono-in-geografia-errori-di-localizzazione-prossimita-e-allucinazioni/05/01/
[17] Sotto il Gran Sasso si nasconde un acquifero “parlante” – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-il-gran-sasso-si-nasconde-un-acquifero-parlante-la-scienza-spiega-il-boato-di-ferragosto-2023/04/09/
[18] Great Blue Hole vs Taam Ja’: la guerra dei record tra le doline … https://www.scintilena.com/great-blue-hole-vs-taam-ja-la-guerra-dei-record-tra-le-doline-sommerse-che-nessuno-riesce-a-misurare-davvero/05/01/
[19] Acque sotterranee negli Stati Uniti: una nuova mappa ad alta … https://www.scintilena.com/acque-sotterranee-negli-stati-uniti-una-nuova-mappa-ad-alta-risoluzione/02/16/
[20] Sotto l’Appennino Abruzzese, la Crosta si Sdoppia – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-lappennino-abruzzese-la-crosta-si-sdoppia-la-tomografia-svela-una-struttura-nascosta/04/26/
[21] Rivoluzionario Numero Speciale su Microplastiche e Microfibre … https://www.scintilena.com/rivoluzionario-numero-speciale-su-microplastiche-e-microfibre-negli-ambienti-acquatici/08/20/
[22] Xiaozhai Tiankeng: dentro la dolina più profonda del mondo, dove … https://www.scintilena.com/xiaozhai-tiankeng-dentro-la-dolina-piu-profonda-del-mondo-dove-una-foresta-primordiale-sopravvive-nellombra-dellabisso/05/01/
[23] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[24] Una miniera di risorse nella libreria digitale di karst Information Portal – Scintilena https://www.scintilena.com/una-miniera-di-risorse-nella-libreria-digitale-di-karst-information-portal/04/14/
[25] Hydrodynamic Characterization of Carbonate Aquifers Using … https://www.research.unipd.it/handle/11577/3553566
[26] [PDF] Hydrodynamic Characterization of Carbonate Aquifers Using … – Unich https://ricerca.unich.it/retrieve/125f0075-e333-4eee-9c99-85303923e537/Di%20Giovanni%20Di%20Curzio%20Rusi%20water-16-01047%20LR.pdf
[27] [PDF] Hydrodynamic characterization of carbonate aquifers by atypical … https://www.researchsquare.com/article/rs-3781489/v1.pdf
[28] [PDF] Journal of Hydrology – Bicocca https://boa.unimib.it/retrieve/a59e49b6-8873-4051-97f2-0d46a5528a1f/Chemeri-2024-Journal%20of%20Geochemical%20Exploration-Preprint.pdf
[29] [PDF] Regional Studies – AIR Unimi https://air.unimi.it/retrieve/9e97a607-cc8a-4d69-bb71-124ea85ae9cf/EJRH_101790_published_compressed.pdf
[30] ?Diego Di Curzio? – ?Google Scholar? https://scholar.google.it/citations?user=2b0-Aw8AAAAJ&hl=it
[31] Hydrogeochemical and isotopic characterization of the main karst aquifers of the middle Valseriana (Northern Italy): Nossana and Ponte del Costone springs https://air.unimi.it/retrieve/3aa9f843-c984-43c0-90c9-789ecc59a4d5/1-s2.0-S0883292724001513-main_compressed.pdf

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  • Uluzzo C, lo studio dei calchi dentali riapre il dibattito sui primi popolamenti del Salento nel Paleolitico
    Condividi La ricerca sui denti decidui provenienti dalla Grotta-Riparo di Uluzzo C analizza sette calchi in gesso riscoperti nel museo di Maglie e fornisce nuovi elementi sul contesto paleoantropologico del Paleolitico in Puglia. Grotta-Riparo di Uluzzo C, un sito chiave per il Paleolitico italiano La Grotta-Riparo di Uluzzo C, nella Baia di Uluzzo a Nardò (Lecce), rappresenta uno dei siti archeologici più importanti dell’Italia meridionale per lo studio della transizione tra Paleoliti
     

Uluzzo C, lo studio dei calchi dentali riapre il dibattito sui primi popolamenti del Salento nel Paleolitico

Júl 12th 2026 at 07:00

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La ricerca sui denti decidui provenienti dalla Grotta-Riparo di Uluzzo C analizza sette calchi in gesso riscoperti nel museo di Maglie e fornisce nuovi elementi sul contesto paleoantropologico del Paleolitico in Puglia.

Grotta-Riparo di Uluzzo C, un sito chiave per il Paleolitico italiano

La Grotta-Riparo di Uluzzo C, nella Baia di Uluzzo a Nardò (Lecce), rappresenta uno dei siti archeologici più importanti dell’Italia meridionale per lo studio della transizione tra Paleolitico medio e Paleolitico superiore. La sequenza stratigrafica conserva infatti livelli musteriani, attribuiti ai Neanderthal, seguiti da livelli uluzziani, una cultura materiale al centro del dibattito sull’arrivo dei primi Homo sapiens nella penisola italiana. (Wiley Online Library?)

Un nuovo studio pubblicato sull’American Journal of Biological Anthropology ha riportato l’attenzione su un insieme di resti umani rinvenuti nel 1960 durante le ricognizioni condotte dallo speleologo Carlo Cosma. I reperti originali sono andati perduti nel corso degli anni, ma sono stati ritrovati sette calchi in gesso conservati presso il Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia “Decio De Lorentiis” di Maglie, permettendo una nuova analisi scientifica. (Wiley Online Library?)

I calchi dentali della Grotta-Riparo di Uluzzo C

Lo studio si concentra su sette corone dentarie decidue, appartenenti a incisivi, canini e molari da latte. Attraverso fotografie ad alta risoluzione, scansioni tridimensionali e analisi morfometriche geometriche, i ricercatori hanno confrontato dimensioni e forma dei denti con campioni di Homo sapiens e Homo neanderthalensis.

Pur trattandosi di calchi e non dei reperti originali, gli autori evidenziano come la qualità delle copie consenta di analizzare con affidabilità la morfologia delle corone dentarie. Le scansioni tridimensionali hanno inoltre permesso di effettuare confronti quantitativi con altri reperti fossili provenienti dall’Europa e dal Vicino Oriente. (Wiley Online Library?)

I risultati dell’analisi morfometrica

L’analisi mostra un quadro complesso. Alcuni caratteri dentali rientrano nella variabilità osservata nei Neanderthal, altri sono condivisi con gli esseri umani moderni.

In particolare, l’analisi della forma dei molari indica che quasi tutti gli elementi ricadono nella variabilità conosciuta per Homo neanderthalensis, mentre uno dei molari presenta caratteristiche più vicine a Homo sapiens. Gli autori sottolineano che nessun singolo carattere permette un’attribuzione certa e che è la combinazione dei diversi elementi anatomici a fornire indicazioni tassonomiche. (usiena-air.unisi.it?)

Secondo lo studio, i denti potrebbero appartenere a un solo bambino oppure, nel caso di uno degli incisivi, a due individui distinti. L’assenza dei reperti originali e l’incertezza sul livello stratigrafico preciso impediscono conclusioni definitive.

Il contesto archeologico della Grotta-Riparo di Uluzzo C

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio il contesto di provenienza dei reperti. I denti furono recuperati nel deposito esterno della grotta durante le ricognizioni del 1960, prima dell’avvio degli scavi sistematici.

Poiché non è noto il livello esatto dal quale provengono, non è possibile attribuirli con sicurezza ai livelli musteriani o a quelli uluzziani. Gli studiosi stimano comunque un’età compresa tra circa 117.000 e 40.000 anni fa, intervallo che comprende una fase fondamentale dell’evoluzione umana europea. (Wiley Online Library?)

Dal 2015 il sito è interessato da nuove ricerche coordinate dalle Università di Bologna e di Roma “La Sapienza”, con l’obiettivo di ricostruire in modo più preciso la stratigrafia e le dinamiche di occupazione della grotta.

Un contributo alla ricerca sull’evoluzione umana

La Grotta-Riparo di Uluzzo C continua a rappresentare un riferimento per gli studi sul popolamento dell’Europa meridionale durante la sostituzione dei Neanderthal con le popolazioni di Homo sapiens.

Pur non fornendo una risposta definitiva sull’identità biologica dell’individuo o degli individui rappresentati dai calchi dentali, questa ricerca dimostra il valore scientifico dei materiali storici conservati nei musei. La riscoperta dei calchi ha consentito infatti di recuperare informazioni considerate perdute e di inserirle nelle moderne analisi morfometriche tridimensionali.

Gli autori sottolineano che future indagini archeologiche nella Grotta-Riparo di Uluzzo C potranno contribuire a chiarire la posizione stratigrafica dei reperti e il loro significato nel quadro della diffusione delle popolazioni umane nel Mediterraneo durante il Paleolitico.

Fonti

  • Seghi F., Sorrentino R., Bailey S.E. et al. (2024), Morphological and morphometric study of the hominin dental casts from Grotta-Riparo di Uluzzo C (Apulia, southern Italy), American Journal of Biological Anthropology. (Wiley Online Library?Attachment.png)
  • Università di Bologna – Archivio della ricerca. (Cris Unibo?Attachment.png)

URL (per esteso):

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  • Ancora sui chirotteri da Tutela Pipistrelli
    Condividi Pipistrelli, Lyssavirus (Rabbia) e Bat Box – la parola ad Alessandra Tomassini Pipistrelli, Lyssavirus (Rabbia) e Bat Box: facciamo chiarezza scientifica e sanitaria In queste ore molti cittadini ci stanno contattando preoccupati a seguito di alcuni post diventati virali sui social.La discussione è partita dalla condivisione, da parte del Prof. Pier Luigi Lopalco, pagina pubblica, di uno studio scientifico canadese riguardante un bambino tragicamente scomparso nel 2024 a causa de
     

Ancora sui chirotteri da Tutela Pipistrelli

Júl 12th 2026 at 06:00

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Pipistrelli, Lyssavirus (Rabbia) e Bat Box – la parola ad Alessandra Tomassini

Pipistrelli, Lyssavirus (Rabbia) e Bat Box: facciamo chiarezza scientifica e sanitaria

In queste ore molti cittadini ci stanno contattando preoccupati a seguito di alcuni post diventati virali sui social.
La discussione è partita dalla condivisione, da parte del Prof. Pier Luigi Lopalco, pagina pubblica, di uno studio scientifico canadese riguardante un bambino tragicamente scomparso nel 2024 a causa della rabbia veicolata da un contatto con un chirottero.

Su questo tema è anche intervenuto il Prof. Roberto Burioni, commentando che l’idea di installare “bat box” per attirare i pipistrelli vicino a casa fa “venire i brividi” a causa dei rischi sanitari.

Comprendiamo perfettamente l’apprensione delle persone che ci scrivono, ma come associazione scientifica che da oltre dieci anni si occupa di tutela dei chirotteri in Italia, riteniamo doveroso fare chiarezza basandoci sui dati epidemiologici ufficiali, sul monitoraggio nazionale e sulla reale complessità e varietà che caratterizza questo grande ordine di mammiferi limitandoci ad affrontare la situazione italiana.

Il monitoraggio in Italia e la situazione epidemiologica

Il virus della rabbia classica diffuso in America appartiene al genere Lyssavirus, lo stesso genere di cui fanno parte i ceppi europei (EBLV-1 e EBLV-2).

Tuttavia, la situazione in Italia è radicalmente diversa da quella americana.
Nel nostro Paese esiste da anni un monitoraggio attivo e rigoroso della rabbia nei chirotteri: come associazione, consegniamo regolarmente tutti gli individui che ci muoiono agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS) Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie per le analisi virologiche.

Ad oggi, in Italia, nessun chirottero è mai risultato positivo al Lyssavirus.
Aggiungiamo che le specie antropofile (più frequentemente ritrovate in città e nelle abitazioni) presenti sul nostro territorio sono stanziali e non compiono grandi migrazioni, riducendo drasticamente le probabilità di introduzione di ceppi virali presenti in Europa.

Bat Box in totale tranquillità

Le bat box sono rifugi artificiali posizionati all’esterno delle abitazioni.
Non “attirano” i pipistrelli da aree remote, ma offrono un rifugio alternativo e sicuro a individui che già frequentano l’ambiente urbano.
Offrire loro una bat box esterna è una strategia di coesistenza che può ridurre la probabilità che gli animali colonizzino spazi interni o intercapedini degli edifici.

Pipistrelli in casa: quando consultare i medici?

Molte persone temono il momento in cui un pipistrello entra accidentalmente in casa e magari vola una stanza:
se un pipistrello entra in casa e vola, non c’è assolutamente alcun pericolo e si può stare del tutto tranquilli.
L’animale sta solo cercando una via d’uscita, non è aggressivo e non attacca l’uomo (No, lo ripetiamo ancora, non si attaccano ai capelli!).
Sfatiamo inoltre un timore frequente: se una persona venisse morsa da un pipistrello durante il sonno, se ne accorgerebbe sicuramente (e ci accorgiamo facilemte anche se un pipistrello si posa sulla nostra faccia!).

Cosa fare in caso di contatto diretto: Il ruolo dei medici

Non spetta a noi chirotterologi fornire indicazioni terapeutiche o cliniche, ed è sempre alla competenza delle autorità sanitarie e dei medici che bisogna affidarsi.

Le linee guida indicano che è necessario consultare un medico o la ASL esclusivamente nelle seguenti situazioni:

  • Se avviene un morso accertato.
  • Se si verifica un contatto fisico diretto tra l’animale e la pelle nuda della persona.
    In questi casi specifici, i medici valuteranno l’eventuale necessità della Profilassi Post-Esposizione (PEP), che si rivela efficace al 100% se somministrata tempestivamente.

La corretta informazione!

Il drammatico caso canadese ha evidenziato una lacuna informativa non nella gestione dell’animale, ma nel fatto che la famiglia, pur consapevole che il bambino aveva avuto un pipistrello posato sul viso, non si è rivolta ai medici solo perché non vedeva ferite macroscopicamente evidenti e la conseguenza è stata: nessuna profilassi con conseguente esito nefasto.

La sicurezza di chi fa soccorso: la nostra richiesta al Ministero della Salute

Proprio perché affrontiamo il tema del rischio epidemiologico con il massimo rigore scientifico e senza superficialità, riteniamo che la prevenzione debba partire da chi è in prima linea.

Chi opera nei CRAS (Centri di Recupero Animali Selvatici) e i volontari autorizzati manipolano regolarmente individui feriti o in difficoltà per curarli e riabilitarli.
Per questo motivo, come associazione, esortiamo il Ministero della Salute a rendere obbligatoria e gratuita la vaccinazione preventiva contro la rabbia per tutti gli operatori e i volontari dei CRAS ufficiali.

Proteggere chi salva la biodiversità è il primo passo per una corretta gestione della salute pubblica (One Health).

Se trovate un pipistrello in difficoltà a terra, non toccatelo mai a mani nude (usate guanti e un panno per metterlo in sicurezza in una scatola forata) e contattateci tel 339 360 5949

Il terrore ingiustificato e le generalizzazioni sui social danneggiano la biodiversità; la conoscenza, il monitoraggio scientifico e il rispetto delle normali regole di prudenza proteggono invece sia l’uomo sia gli animali.

Vi invitiamo a leggere le linee guida recentemente pubblicate da Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale in cui ci sono anche le indicazioni su come prendere un pipistrello.
https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-chirotteri

Qui l’articolo scientifico del caso canadese: https://www.cmaj.ca/content/198/25/E969?fbclid=IwdGRzaAS_OLljbGNrBL84pmV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHiTmyNemWPL6uqQ-FDSNNyaufhPCLFBG8OxYjiSLfrJp6_ERrXWqELp-r0Ub_aem_aznb3P3pmfnZtYz1DPpefw&sfnsn=scwspwa#ref-9

Alessandra Tomassini Tutela Pipistrelli

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  • Rabbia e pipistrelli: il caso di un ragazzino canadese ricorda l’importanza della prevenzione
    Condividi La rabbia è una zoonosi rarissima in Italia, ma una possibile esposizione va sempre presa sul serio. I pipistrelli non sono animali pericolosi né “colpevoli”: sono specie protette e preziose per gli ecosistemi. La morte di un ragazzino canadese di 11 anni, avvenuta a causa della rabbia dopo un contatto con un pipistrello, ha riportato l’attenzione su una zoonosi oggi rara nei Paesi occidentali, ma ancora estremamente pericolosa. Secondo quanto riportato dal Canadian Medical Assoc
     

Rabbia e pipistrelli: il caso di un ragazzino canadese ricorda l’importanza della prevenzione

Júl 12th 2026 at 05:00

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La rabbia è una zoonosi rarissima in Italia, ma una possibile esposizione va sempre presa sul serio. I pipistrelli non sono animali pericolosi né “colpevoli”: sono specie protette e preziose per gli ecosistemi.

La morte di un ragazzino canadese di 11 anni, avvenuta a causa della rabbia dopo un contatto con un pipistrello, ha riportato l’attenzione su una zoonosi oggi rara nei Paesi occidentali, ma ancora estremamente pericolosa.

Secondo quanto riportato dal Canadian Medical Association Journal, il ragazzo si era addormentato in una casa di villeggiatura in Ontario e si era risvegliato con un pipistrello appoggiato sul viso.

Non vedendo presenti ferite evidenti, la famiglia non aveva ritenuto necessario rivolgersi ai servizi sanitari. Solo alcune settimane dopo sono comparsi i primi sintomi neurologici; gli accertamenti hanno confermato l’infezione da virus della rabbia. Una volta manifestata la malattia, purtroppo, le possibilità di sopravvivenza sono pressoché nulle.

Nessun pipistrello sano avrebbe sviluppato un comportamento quale quello descritto nell’articolo: la rabbia era la causa dell’animale aggressività, che purtroppo è stata sottovalutata, o non rilevata, se non troppo tardi.

Il caso fa pensare, soprattutyo il mondo degli speleologi che ha grande cura e affetto per i chirotteri.

É un’importante occasione per ricordare che la rabbia è una zoonosi, cioè una malattia infettiva che può essere trasmessa dagli animali all’uomo. Benché l’Italia sia ufficialmente indenne dalla rabbia terrestre da diversi anni grazie ai programmi di sorveglianza e vaccinazione, il virus continua a essere presente in molte aree del mondo e i pipistrelli possono ospitare virus appartenenti al gruppo dei lyssavirus, strettamente correlati a quello della rabbia.

Ed è fondamentale evitare conclusioni sbagliate. I pipistrelli non sono animali aggressivi e non rappresentano un pericolo per chi li osserva o frequenta gli ambienti naturali. Sono mammiferi protetti dalla legge, svolgono un ruolo ecologico essenziale nel controllo degli insetti e tendono a evitare il contatto con l’uomo.

Chi pratica escursionismo, speleologia o frequenta vecchi edifici, baite e rifugi può tuttavia imbattersi occasionalmente in questi animali.

In queste situazioni la regola è semplice: non bisogna mai manipolare un pipistrello a mani nude, sia esso vivo o apparentemente ferito.

Se si verifica un morso, un graffio, oppure un contatto diretto con un pipistrello – ad esempio se viene trovato sul corpo o sul volto durante il sonno – è opportuno rivolgersi immediatamente a un Pronto Soccorso o ai servizi di igiene pubblica, che valuteranno l’eventuale necessità della profilassi post-esposizione.

La profilassi, infatti, è altamente efficace se somministrata tempestivamente dopo un’esposizione a rischio.

È proprio questo il messaggio più importante che emerge dalla vicenda canadese: non bisogna avere paura dei pipistrelli, ma conoscere i comportamenti corretti.

L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che le zoonosi fanno parte delle principali sfide della sanità pubblica e che la prevenzione passa anche attraverso una corretta informazione. Rispettare la fauna selvatica, evitare contatti inutili con gli animali e sapere quando è necessario rivolgersi ai sanitari sono strumenti semplici ma fondamentali per proteggere sia la salute delle persone sia quella degli ecosistemi.


Da sapere

  • I pipistrelli sono specie protette e indispensabili per l’equilibrio degli ecosistemi.
  • Non attaccano l’uomo e il rischio di contagio è estremamente basso.
  • Non vanno mai toccati a mani nude.
  • In caso di morso, graffio o contatto diretto con un pipistrello è necessario rivolgersi subito ai servizi sanitari per la valutazione della profilassi.
  • Una volta comparsi i sintomi della rabbia, la malattia è quasi sempre mortale, mentre il trattamento preventivo dopo l’esposizione è efficace.

Fonti:

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  • Tragedia nella grotta di Chichicazapan: salgono a tre le vittime dell’incidente a Cuetzalan
    Condividi Proseguono le operazioni di soccorso nella grotta di Chichicazapan, in Messico. Speleologi, tecnici del soccorso verticale e sommozzatori sono impegnati nella ricerca dell’ultima persona ancora dispersa dopo l’improvvisa piena di un fiume sotterraneo. Incidente nella grotta di Chichicazapan: il bilancio delle vittime Si aggrava il bilancio dell’incidente avvenuto nella grotta di Chichicazapan, nel comune di Cuetzalan, nello Stato messicano di Puebla. I soccorritori hanno recu
     

Tragedia nella grotta di Chichicazapan: salgono a tre le vittime dell’incidente a Cuetzalan

Júl 11th 2026 at 14:11

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Proseguono le operazioni di soccorso nella grotta di Chichicazapan, in Messico. Speleologi, tecnici del soccorso verticale e sommozzatori sono impegnati nella ricerca dell’ultima persona ancora dispersa dopo l’improvvisa piena di un fiume sotterraneo.

Incidente nella grotta di Chichicazapan: il bilancio delle vittime

Si aggrava il bilancio dell’incidente avvenuto nella grotta di Chichicazapan, nel comune di Cuetzalan, nello Stato messicano di Puebla. I soccorritori hanno recuperato i corpi di altre due persone rimaste intrappolate all’interno della cavità, portando a tre il numero complessivo delle vittime. Una quarta persona risulta ancora dispersa e le ricerche sono proseguite anche durante la notte.

L’incidente è avvenuto all’inizio della settimana, quando un gruppo di sette persone è stato sorpreso dalla rapida crescita del livello dell’acqua di un fiume sotterraneo durante una visita nella grotta. Tre componenti del gruppo sono riusciti a mettersi in salvo, mentre gli altri quattro sono rimasti bloccati nel sistema carsico. Nei giorni successivi era stato recuperato il corpo della prima vittima; il 10 luglio le autorità hanno confermato il ritrovamento di altre due persone decedute. (puebla.gob.mx?)

Le difficoltà del soccorso speleologico nella grotta di Chichicazapan

Le operazioni di recupero si stanno svolgendo in condizioni particolarmente complesse. Secondo il Governo dello Stato di Puebla, i corpi sono stati individuati in un settore della grotta di Chichicazapan caratterizzato da accessi difficili e da tratti interessati dall’acqua. Le piogge che continuano a interessare la regione provocano frequenti variazioni del livello del fiume sotterraneo, rendendo necessario interrompere temporaneamente alcune fasi dell’intervento per garantire la sicurezza dei soccorritori. (puebla.gob.mx?)

Le autorità hanno spiegato che l’estrazione richiede manovre particolarmente delicate, condotte in un ambiente dove la progressione avviene attraverso passaggi stretti, zone allagate e pareti verticali. Il recupero delle salme è affidato a personale con esperienza in ambienti ipogei e nel soccorso in forra e in cavità.

Speleologi, soccorso verticale e sommozzatori impegnati nelle ricerche

L’operazione coinvolge numerose strutture dei diversi livelli dell’amministrazione messicana. Sul posto operano squadre di Protezione Civile, forze di sicurezza, tecnici del soccorso verticale, specialisti del soccorso speleologico e sommozzatori, coordinati attraverso un Sistema di Comando degli Incidenti.

Nei giorni precedenti erano stati impiegati fino a otto gruppi operativi, con personale proveniente anche da altri comuni della regione. Le squadre stanno ispezionando i diversi rami della cavità e le aree sommerse, adattando continuamente le strategie alle condizioni meteorologiche e idrologiche. (puebla.gob.mx?)

Indagini affidate alla Procura dello Stato

Le autorità non hanno ancora diffuso l’identità delle ultime vittime recuperate. Sarà la Fiscalía General del Estado de Puebla a svolgere gli accertamenti necessari e a procedere con il riconoscimento ufficiale dopo il completamento delle operazioni di estrazione.

Parallelamente proseguono gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell’incidente. Secondo le testimonianze raccolte dai media locali, il gruppo sarebbe stato sorpreso dall’improvviso aumento della portata del corso d’acqua sotterraneo provocato dalle intense precipitazioni che hanno interessato la Sierra Norte de Puebla. Alcuni superstiti hanno inoltre chiesto una maggiore regolamentazione delle visite in grotte soggette a rapide variazioni delle condizioni idrologiche. (N+?)

La sicurezza nelle grotte turistiche

L’incidente della grotta di Chichicazapan richiama l’attenzione sui rischi presenti nelle cavità attraversate da corsi d’acqua attivi. In molte aree carsiche le precipitazioni possono provocare, anche a chilometri di distanza dall’ingresso, improvvisi innalzamenti del livello dell’acqua e forti correnti nei fiumi sotterranei.

Per questo motivo le visite in grotte di questo tipo richiedono un’attenta valutazione delle condizioni meteorologiche e idrologiche, un monitoraggio costante durante l’escursione e procedure di emergenza adeguate. L’episodio di Cuetzalan evidenzia ancora una volta quanto la gestione del rischio rappresenti un elemento fondamentale nelle attività speleologiche e nel turismo in ambiente ipogeo.

Fonti

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  • Neanderthal e Homo sapiens macinavano piante in Italia già 40.000 anni fa
    Condividi Nuove analisi su utensili litici di Grotta di Castelcivita e Riparo Bombrini documentano la lavorazione di alimenti vegetali prima dell’agricoltura L’impiego sistematico delle piante come risorsa alimentare potrebbe essere stato molto più importante di quanto si ritenesse finora. Uno studio pubblicato sulla rivista Quaternary Science Reviews presenta nuove prove della lavorazione di alimenti vegetali in Italia prima di 40.000 anni fa, mostrando che sia i Neanderthal sia i primi grup
     

Neanderthal e Homo sapiens macinavano piante in Italia già 40.000 anni fa

Júl 11th 2026 at 14:00

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Nuove analisi su utensili litici di Grotta di Castelcivita e Riparo Bombrini documentano la lavorazione di alimenti vegetali prima dell’agricoltura

L’impiego sistematico delle piante come risorsa alimentare potrebbe essere stato molto più importante di quanto si ritenesse finora. Uno studio pubblicato sulla rivista Quaternary Science Reviews presenta nuove prove della lavorazione di alimenti vegetali in Italia prima di 40.000 anni fa, mostrando che sia i Neanderthal sia i primi gruppi di Homo sapiens utilizzavano strumenti in pietra per macinare piante selvatiche destinate al consumo.

La ricerca, coordinata da un gruppo di studiosi italiani e internazionali guidato da Maria Mariotti Lippi, amplia le conoscenze sulle abitudini alimentari del Paleolitico superiore e del Paleolitico medio finale. Le analisi indicano che la preparazione di farine vegetali non rappresenta una pratica nata con l’agricoltura, ma affonda le proprie radici in epoche molto più antiche.

Grotta di Castelcivita e Riparo Bombrini al centro della ricerca archeologica

Lo studio ha preso in esame cinque macinelli provenienti da due importanti siti archeologici italiani: la Grotta di Castelcivita, in Campania, e il Riparo Bombrini, in Liguria.

La Grotta di Castelcivita conserva una lunga sequenza stratigrafica che documenta le ultime popolazioni neandertaliane e l’arrivo dei primi Homo sapiens nella penisola italiana. Il Riparo Bombrini rappresenta invece uno dei siti di riferimento per lo studio delle prime comunità aurignaziane dell’Europa occidentale.

Gli strumenti sono stati sottoposti a osservazioni microscopiche, analisi delle superfici e ricerca di residui vegetali rimasti intrappolati nelle porosità della pietra dopo decine di migliaia di anni.

Granuli di amido e cereali selvatici sulle superfici degli utensili

Le indagini hanno identificato numerosi granuli di amido e altre tracce riconducibili alla lavorazione di vegetali. Molti di questi residui appartengono a piante della tribù delle Triticeae, che comprende gli antenati selvatici di frumento e orzo.

Le superfici degli utensili presentano inoltre segni di usura compatibili con attività ripetute di macinazione. L’insieme delle evidenze suggerisce che le piante venissero frantumate intenzionalmente per ottenere farine o impasti, probabilmente destinati a essere consumati dopo la cottura o altre forme di preparazione.

Secondo gli autori, queste pratiche permettevano di aumentare il valore nutritivo degli alimenti vegetali e di renderli più facilmente digeribili.

Una dieta più varia per Neanderthal e Homo sapiens

Per molti anni l’alimentazione dei Neanderthal è stata descritta come prevalentemente basata sulla caccia. Negli ultimi decenni, numerose ricerche hanno modificato questo quadro, dimostrando un utilizzo crescente di risorse vegetali.

I risultati ottenuti in Italia confermano che anche i primi Homo sapiens e gli ultimi Neanderthal conoscevano tecniche di trasformazione degli alimenti piuttosto sofisticate. La raccolta e la lavorazione delle piante richiedevano infatti la conoscenza delle specie commestibili, della loro stagionalità e delle modalità più efficaci per renderle utilizzabili.

La presenza di strumenti dedicati alla macinazione testimonia inoltre un’organizzazione delle attività domestiche più articolata di quanto ipotizzato in passato.

Lo studio amplia le conoscenze sulla preistoria italiana

La ricerca rappresenta un contributo importante allo studio della preistoria italiana e dell’evoluzione culturale delle popolazioni umane vissute tra 43.000 e 36.500 anni fa.

Le evidenze raccolte dimostrano che la trasformazione degli alimenti vegetali era già parte delle strategie di sussistenza molto prima della diffusione dell’agricoltura nel Neolitico. Questo risultato contribuisce a ridefinire il ruolo delle risorse vegetali nella dieta delle popolazioni paleolitiche e offre nuovi elementi per comprendere le capacità tecnologiche e cognitive sia dei Neanderthal sia dei primi Homo sapiens.

Le future ricerche potranno verificare se pratiche analoghe fossero diffuse anche in altri siti europei, contribuendo a ricostruire in modo sempre più dettagliato l’evoluzione delle tecniche alimentari durante il Paleolitico.

Fonti

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  • Grotta di Fumane: un nuovo studio ricostruisce l’alimentazione dei primi Homo sapiens arrivati in Europa
    Condividi La Grotta di Fumane conferma il suo ruolo di sito chiave per lo studio dei primi Homo sapiens in Europa. Una ricerca pubblicata su Scientific Reports ricostruisce le strategie di sussistenza adottate nel Protoaurignaziano e il loro adattamento ai cambiamenti climatici di circa 42.000 anni fa. La Grotta di Fumane offre nuove informazioni sul Protoaurignaziano La Grotta di Fumane, situata ai piedi dei Monti Lessini, in provincia di Verona, continua a fornire dati fondamentali p
     

Grotta di Fumane: un nuovo studio ricostruisce l’alimentazione dei primi Homo sapiens arrivati in Europa

Júl 11th 2026 at 13:00

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La Grotta di Fumane conferma il suo ruolo di sito chiave per lo studio dei primi Homo sapiens in Europa. Una ricerca pubblicata su Scientific Reports ricostruisce le strategie di sussistenza adottate nel Protoaurignaziano e il loro adattamento ai cambiamenti climatici di circa 42.000 anni fa.

La Grotta di Fumane offre nuove informazioni sul Protoaurignaziano

La Grotta di Fumane, situata ai piedi dei Monti Lessini, in provincia di Verona, continua a fornire dati fondamentali per comprendere la diffusione dei primi Homo sapiens nel continente europeo. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports analizza le occupazioni protoaurignaziane della cavità e ricostruisce le modalità con cui i gruppi umani affrontavano la ricerca del cibo in un periodo caratterizzato da rapide variazioni climatiche.

La ricerca, condotta da Ana B. Marín-Arroyo, Gabriele Terlato, Marco Vidal-Cordasco e Marco Peresani, combina dati archeozoologici, nuove datazioni al radiocarbonio e modelli paleoambientali per delineare il rapporto tra le comunità umane e l’ambiente alpino dell’Italia settentrionale. (Nature?)

Le datazioni collocano Homo sapiens tra 42.000 e 37.750 anni fa

Le nuove analisi cronologiche indicano che la Grotta di Fumane fu frequentata dai primi Homo sapiens tra circa 42.000 e 37.750 anni fa. Le datazioni confermano inoltre una breve sovrapposizione cronologica tra le ultime occupazioni uluzziane e quelle protoaurignaziane, elemento importante per comprendere la fase di transizione tra Neanderthal e uomini anatomicamente moderni nella penisola italiana.

Secondo gli autori, gli insediamenti si svilupparono durante differenti fasi climatiche, comprese quelle associate all’evento freddo noto come Heinrich Event 4, dimostrando la capacità delle popolazioni di adattarsi a condizioni ambientali in continuo cambiamento. (Nature?)

Alimentazione basata su stambecchi e camosci nella Grotta di Fumane

L’analisi di quasi 13.000 reperti faunistici mostra che la caccia era concentrata soprattutto su stambecchi e camosci, specie tipiche degli ambienti montani circostanti. Gli animali venivano probabilmente abbattuti nelle aree vicine alla grotta e trasportati al suo interno per la lavorazione e il consumo.

Le evidenze archeozoologiche indicano occupazioni stagionali, concentrate prevalentemente tra la tarda primavera e l’estate. L’insieme dei resti animali suggerisce un paesaggio caratterizzato da clima freddo, ampi spazi aperti e boschi distribuiti in modo discontinuo.

Lo studio evidenzia anche la presenza di carnivori, piccoli mammiferi e uccelli, offrendo una ricostruzione dettagliata dell’ecosistema frequentato dai primi gruppi di Homo sapiens. (Nature?)

Adattamento ambientale e diffusione dei primi Homo sapiens

Uno degli aspetti più significativi della ricerca riguarda il confronto tra la produttività biologica del territorio e le strategie di approvvigionamento alimentare.

Gli studiosi hanno utilizzato modelli di produttività primaria netta (NPP) per confrontare la Grotta di Fumane con altri siti italiani contemporanei. I risultati mostrano che le risorse disponibili nell’area prealpina variavano sensibilmente rispetto alle regioni mediterranee e che i gruppi protoaurignaziani furono in grado di adattare rapidamente il proprio comportamento alle condizioni locali.

Questa flessibilità rappresenta uno dei fattori che possono aver favorito la rapida espansione di Homo sapiens in Europa durante il Paleolitico superiore iniziale. (Nature?)

La Grotta di Fumane continua a essere un riferimento per la ricerca preistorica

Da oltre trent’anni la Grotta di Fumane rappresenta uno dei siti archeologici più importanti per lo studio della transizione tra Paleolitico medio e Paleolitico superiore. Gli scavi hanno restituito livelli attribuiti al Musteriano, all’Uluzziano, al Protoaurignaziano e al Gravettiano, permettendo di seguire l’evoluzione delle popolazioni umane in un arco cronologico di migliaia di anni.

Le nuove analisi rafforzano il valore scientifico della cavità veronese, confermandone il ruolo come archivio naturale per comprendere le modalità con cui i primi Homo sapiens riuscirono a colonizzare ambienti diversi, adattandosi ai cambiamenti climatici e sfruttando in modo efficace le risorse disponibili.

Fonti

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  • Grotta di Fumane: un nuovo studio ricostruisce l’organizzazione degli insediamenti tra Neanderthal e Homo sapiens
    Condividi La ricerca sulla Grotta di Fumane mostra come focolari, aree di attività e gestione dello spazio siano cambiati durante il passaggio dal Paleolitico medio al Paleolitico superiore, offrendo nuovi elementi sull’evoluzione dei comportamenti umani. La Grotta di Fumane continua a offrire nuove informazioni sul Paleolitico La Grotta di Fumane, nei Monti Lessini in provincia di Verona, si conferma uno dei più importanti siti archeologici europei per lo studio della transizione tra
     

Grotta di Fumane: un nuovo studio ricostruisce l’organizzazione degli insediamenti tra Neanderthal e Homo sapiens

Júl 11th 2026 at 12:00

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La ricerca sulla Grotta di Fumane mostra come focolari, aree di attività e gestione dello spazio siano cambiati durante il passaggio dal Paleolitico medio al Paleolitico superiore, offrendo nuovi elementi sull’evoluzione dei comportamenti umani.

La Grotta di Fumane continua a offrire nuove informazioni sul Paleolitico

La Grotta di Fumane, nei Monti Lessini in provincia di Verona, si conferma uno dei più importanti siti archeologici europei per lo studio della transizione tra Neanderthal e Homo sapiens. Un nuovo lavoro pubblicato sul Journal of Anthropological Sciences analizza in dettaglio le tracce lasciate dalle attività umane all’interno della cavità, ricostruendo l’organizzazione degli spazi abitativi e l’uso del fuoco nel corso di migliaia di anni.

La ricerca è stata condotta da Diana Marcazzan, Christopher E. Miller, Bertrand Ligouis, Rossella Duches, Nicholas J. Conard e Marco Peresani. Lo studio si concentra sui livelli del Paleolitico medio e superiore della Grotta di Fumane, occupata dapprima dai Neanderthal e successivamente dai primi gruppi di Homo sapiens giunti nell’Italia settentrionale. (PubMed?)

Geoarcheologia e micromorfologia per leggere le tracce lasciate nel sottosuolo

Gli studiosi hanno applicato tecniche di geoarcheologia, micromorfologia e petrologia organica per esaminare i sedimenti contenenti focolari e altre strutture prodotte dalle attività umane.

L’analisi ha evidenziato che solo una parte delle aree interpretate come focolari corrisponde realmente a strutture di combustione conservate nel loro stato originario. Molti depositi risultano invece modificati dalle attività quotidiane degli abitanti della grotta, come il calpestio, lo spostamento delle ceneri o la pulizia degli spazi abitativi.

Queste osservazioni hanno permesso di distinguere differenti tipologie di strutture antropiche, comprendenti focolari integri, aree di scarico dei residui della combustione, superfici di frequentazione e livelli formatisi attraverso occupazioni ripetute nel tempo. (PubMed?)

L’evoluzione dell’uso dello spazio nella Grotta di Fumane

Uno degli aspetti più significativi riguarda l’organizzazione dello spazio all’interno della Grotta di Fumane.

Durante le occupazioni musteriane attribuite ai Neanderthal si osserva una progressiva diminuzione del numero dei focolari conservati. La tendenza continua anche nelle fasi dell’Uluzziano.

Con il successivo Protoaurignaziano, associato ai primi Homo sapiens, la situazione cambia. I focolari diventano più articolati, spesso costituiti da diversi livelli sovrapposti, e mostrano una migliore definizione stratigrafica. Gli autori interpretano questo dato come il risultato di modalità differenti di utilizzo della grotta e di una diversa organizzazione delle attività quotidiane.

L’analisi spaziale suggerisce anche variazioni nella frequenza delle occupazioni e nell’intensità con cui il sito veniva utilizzato durante le diverse fasi del Paleolitico. (PubMed?)

La gestione del fuoco rivela strategie differenti

Lo studio affronta anche il tema dell’approvvigionamento del combustibile.

All’interno di alcuni focolari attribuiti ai Neanderthal sono stati riconosciuti differenti tipi di materiale vegetale utilizzato come combustibile. Questo indica una certa flessibilità nella scelta delle risorse disponibili e dimostra che la gestione del fuoco era adattata alle condizioni ambientali e alle necessità del momento.

Gli autori sottolineano che il fuoco non rappresentava soltanto uno strumento per il riscaldamento o la preparazione del cibo, ma costituiva anche un elemento centrale nell’organizzazione dello spazio abitativo e nelle attività svolte all’interno della cavità. (PubMed?)

Un riferimento per lo studio della transizione tra Neanderthal e Homo sapiens

La Grotta di Fumane è da molti anni uno dei principali laboratori naturali per lo studio della sostituzione delle popolazioni neanderthaliane con i primi Homo sapiens in Europa.

Le numerose campagne di scavo hanno restituito industrie litiche, resti faunistici, testimonianze artistiche e depositi archeologici ben conservati che consentono di ricostruire non solo gli aspetti culturali, ma anche l’organizzazione della vita quotidiana.

Il nuovo lavoro amplia questo quadro attraverso un approccio microstratigrafico che permette di osservare eventi spesso invisibili durante lo scavo tradizionale. La classificazione proposta dagli autori costituisce inoltre uno strumento utile per interpretare le strutture antropiche presenti in altri siti paleolitici europei.

L’insieme dei risultati contribuisce a comprendere come siano cambiati i comportamenti degli ultimi Neanderthal e dei primi Homo sapiens durante una delle fasi più importanti della preistoria europea. (PubMed?)

Fonti

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  • Grotta Scaloria: la tomografia elettrica individua nuove cavità nel sito preistorico della Puglia
    Condividi Uno studio sulla Grotta Scaloria dimostra come la tomografia elettrica pseudo-3D possa individuare cavità ancora inesplorate, offrendo nuovi strumenti per la ricerca archeologica e speleologica nel complesso carsico di Manfredonia. Grotta Scaloria: un sito archeologico di riferimento per il Neolitico mediterraneo La Grotta Scaloria, situata nei pressi di Manfredonia, in provincia di Foggia, rappresenta uno dei più importanti siti preistorici del Mediterraneo. Da oltre ottant’
     

Grotta Scaloria: la tomografia elettrica individua nuove cavità nel sito preistorico della Puglia

Júl 11th 2026 at 11:00

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Uno studio sulla Grotta Scaloria dimostra come la tomografia elettrica pseudo-3D possa individuare cavità ancora inesplorate, offrendo nuovi strumenti per la ricerca archeologica e speleologica nel complesso carsico di Manfredonia.

Grotta Scaloria: un sito archeologico di riferimento per il Neolitico mediterraneo

La Grotta Scaloria, situata nei pressi di Manfredonia, in provincia di Foggia, rappresenta uno dei più importanti siti preistorici del Mediterraneo. Da oltre ottant’anni è oggetto di ricerche archeologiche che hanno documentato frequentazioni risalenti al Paleolitico e soprattutto al Neolitico, con ritrovamenti che hanno contribuito a ricostruire le pratiche rituali e la vita delle comunità preistoriche dell’Italia meridionale.

Il complesso è costituito da due ambienti principali, noti come Scaloria Alta e Scaloria Bassa, collegati ad altre cavità del sistema carsico, tra cui la Grotta di Occhipinto. Nel corso del tempo gli studiosi hanno ipotizzato che il reticolo sotterraneo possa essere più esteso rispetto alle parti finora esplorate, rendendo necessario il ricorso a tecniche di indagine non invasive. (DOI?)

Tomografia elettrica pseudo-3D per individuare nuove cavità

Lo studio pubblicato sulla rivista Archaeological and Anthropological Sciences da Michael Maerker, Ivano Rellini, Luigi Mucerino e Patrizio Torrese ha valutato l’efficacia della tomografia elettrica di resistività pseudo-3D (Electrical Resistivity Tomography, ERT) nell’individuazione di cavità sotterranee.

La metodologia misura la resistività elettrica del sottosuolo. Le cavità riempite d’aria presentano valori di resistività molto elevati rispetto alle rocce circostanti e possono quindi essere riconosciute come anomalie geofisiche.

Prima delle misure sul campo, i ricercatori hanno sviluppato modelli sintetici per verificare il comportamento della tecnica in differenti configurazioni geologiche. Questa fase ha consentito di definire il miglior assetto operativo prima dell’acquisizione dei dati reali. (DOI?)

I risultati dello studio sulla Grotta Scaloria

L’indagine ha evidenziato diverse anomalie ad alta resistività compatibili con la presenza di vuoti sotterranei. Una delle principali è stata individuata a circa nove metri di profondità.

I dati geofisici sono stati confrontati con perforazioni stratigrafiche già eseguite nell’area. In uno dei sondaggi una cavità intercettata tra gli otto e i nove metri di profondità coincide con l’anomalia individuata dalla tomografia elettrica, confermando l’affidabilità del metodo.

Secondo gli autori, le anomalie potrebbero corrispondere a una grande cavità, a più cavità comunicanti oppure a volumi caratterizzati da elevata porosità. In ogni caso, i risultati suggeriscono la presenza di settori del sistema carsico della Grotta Scaloria ancora sconosciuti e mai esplorati direttamente. (DOI?)

Un supporto per archeologia e speleologia

L’impiego della tomografia elettrica offre vantaggi significativi nelle aree archeologiche sensibili. Le informazioni ottenute permettono infatti di pianificare eventuali campagne di scavo limitando gli interventi invasivi e riducendo il rischio di danneggiare depositi archeologici o strutture naturali.

Per la speleologia, l’individuazione preliminare di possibili cavità costituisce uno strumento utile nella programmazione delle esplorazioni e nella comprensione dell’evoluzione dei sistemi carsici, integrando le osservazioni dirette con dati geofisici.

Gli autori evidenziano che l’approccio sperimentato a Grotta Scaloria può essere applicato anche ad altri contesti caratterizzati da cavità naturali e siti archeologici complessi, migliorando la progettazione delle future indagini geologiche e archeologiche. (DOI?)

Una prospettiva per le future ricerche

Lo studio conferma il valore delle tecniche geofisiche nella ricerca interdisciplinare. La combinazione tra archeologia, geologia e speleologia permette di acquisire nuove informazioni sul sottosuolo senza ricorrere immediatamente allo scavo.

Nel caso della Grotta Scaloria, la presenza di anomalie compatibili con cavità inesplorate apre nuove prospettive per la conoscenza del complesso carsico e della sua frequentazione preistorica. Le future indagini potranno verificare sul campo le interpretazioni fornite dalla tomografia elettrica, contribuendo ad ampliare la conoscenza di uno dei più importanti siti archeologici ipogei della Puglia.

Fonti

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