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Rabbia e pipistrelli: il caso di un ragazzino canadese ricorda l’importanza della prevenzione

Júl 12th 2026 at 05:00

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La rabbia è una zoonosi rarissima in Italia, ma una possibile esposizione va sempre presa sul serio. I pipistrelli non sono animali pericolosi né “colpevoli”: sono specie protette e preziose per gli ecosistemi.

La morte di un ragazzino canadese di 11 anni, avvenuta a causa della rabbia dopo un contatto con un pipistrello, ha riportato l’attenzione su una zoonosi oggi rara nei Paesi occidentali, ma ancora estremamente pericolosa.

Secondo quanto riportato dal Canadian Medical Association Journal, il ragazzo si era addormentato in una casa di villeggiatura in Ontario e si era risvegliato con un pipistrello appoggiato sul viso.

Non vedendo presenti ferite evidenti, la famiglia non aveva ritenuto necessario rivolgersi ai servizi sanitari. Solo alcune settimane dopo sono comparsi i primi sintomi neurologici; gli accertamenti hanno confermato l’infezione da virus della rabbia. Una volta manifestata la malattia, purtroppo, le possibilità di sopravvivenza sono pressoché nulle.

Nessun pipistrello sano avrebbe sviluppato un comportamento quale quello descritto nell’articolo: la rabbia era la causa dell’animale aggressività, che purtroppo è stata sottovalutata, o non rilevata, se non troppo tardi.

Il caso fa pensare, soprattutyo il mondo degli speleologi che ha grande cura e affetto per i chirotteri.

É un’importante occasione per ricordare che la rabbia è una zoonosi, cioè una malattia infettiva che può essere trasmessa dagli animali all’uomo. Benché l’Italia sia ufficialmente indenne dalla rabbia terrestre da diversi anni grazie ai programmi di sorveglianza e vaccinazione, il virus continua a essere presente in molte aree del mondo e i pipistrelli possono ospitare virus appartenenti al gruppo dei lyssavirus, strettamente correlati a quello della rabbia.

Ed è fondamentale evitare conclusioni sbagliate. I pipistrelli non sono animali aggressivi e non rappresentano un pericolo per chi li osserva o frequenta gli ambienti naturali. Sono mammiferi protetti dalla legge, svolgono un ruolo ecologico essenziale nel controllo degli insetti e tendono a evitare il contatto con l’uomo.

Chi pratica escursionismo, speleologia o frequenta vecchi edifici, baite e rifugi può tuttavia imbattersi occasionalmente in questi animali.

In queste situazioni la regola è semplice: non bisogna mai manipolare un pipistrello a mani nude, sia esso vivo o apparentemente ferito.

Se si verifica un morso, un graffio, oppure un contatto diretto con un pipistrello – ad esempio se viene trovato sul corpo o sul volto durante il sonno – è opportuno rivolgersi immediatamente a un Pronto Soccorso o ai servizi di igiene pubblica, che valuteranno l’eventuale necessità della profilassi post-esposizione.

La profilassi, infatti, è altamente efficace se somministrata tempestivamente dopo un’esposizione a rischio.

È proprio questo il messaggio più importante che emerge dalla vicenda canadese: non bisogna avere paura dei pipistrelli, ma conoscere i comportamenti corretti.

L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che le zoonosi fanno parte delle principali sfide della sanità pubblica e che la prevenzione passa anche attraverso una corretta informazione. Rispettare la fauna selvatica, evitare contatti inutili con gli animali e sapere quando è necessario rivolgersi ai sanitari sono strumenti semplici ma fondamentali per proteggere sia la salute delle persone sia quella degli ecosistemi.


Da sapere

  • I pipistrelli sono specie protette e indispensabili per l’equilibrio degli ecosistemi.
  • Non attaccano l’uomo e il rischio di contagio è estremamente basso.
  • Non vanno mai toccati a mani nude.
  • In caso di morso, graffio o contatto diretto con un pipistrello è necessario rivolgersi subito ai servizi sanitari per la valutazione della profilassi.
  • Una volta comparsi i sintomi della rabbia, la malattia è quasi sempre mortale, mentre il trattamento preventivo dopo l’esposizione è efficace.

Fonti:

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