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    Condividi Un viaggio nel tempo tra archeologia e speleologia nel cuore della Calabria Le Grotte di Sant’Angelo di Cassano allo Ionio (CS) riaprono le porte al pubblico con l’evento “Le Grotte Raccontano: dalla Preistoria ai nostri giorni”, in programma domenica 23 agosto 2026. L’iniziativa propone tre turni di visita alle ore 18:00, 19:00 e 20:00, con posti limitati e prenotazione obbligatoria ai numeri 393 451 3339 e 393 445 3554. Il percorso sotterraneo è guidato simbolicamente da Donna
     

Le Grotte di Sant’Angelo tornano a raccontare 7.000 anni di storia: appuntamento il 23 agosto a Cassano allo Ionio

August 22nd 2026 at 14:00

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Un viaggio nel tempo tra archeologia e speleologia nel cuore della Calabria

Le Grotte di Sant’Angelo di Cassano allo Ionio (CS) riaprono le porte al pubblico con l’evento “Le Grotte Raccontano: dalla Preistoria ai nostri giorni”, in programma domenica 23 agosto 2026.

L’iniziativa propone tre turni di visita alle ore 18:00, 19:00 e 20:00, con posti limitati e prenotazione obbligatoria ai numeri 393 451 3339 e 393 445 3554. Il percorso sotterraneo è guidato simbolicamente da Donna Marsilia, figura emblematica del Pollino, che accompagna i visitatori attraverso sale e gallerie dove si fondono natura e archeologia.

Il complesso carsico di Sant’Angelo: un sistema ipogeo di rilevanza nazionale

Le Grotte di Sant’Angelo costituiscono il più esteso sistema carsico della Calabria, con uno sviluppo totale di 3,65 km e un dislivello di circa 100 metri. Il complesso è formato da una serie di cavità di origine carsica, ricche di concrezioni calcaree e gessose, che si sviluppano a partire da quota 435 m s.l.m. Il sito è gestito dal Centro Speleologico Regionale Enzo De Medici e rappresenta una delle principali attrazioni speleologiche e archeologiche del Mezzogiorno.

La genesi di queste cavità è legata a processi di speleogenesi da acido solforico, un fenomeno geologico che ha prodotto un pavimento disseminato di fratture, depressioni e pozzi di diverse profondità. All’interno di queste strutture si conservano abbondanti materiali archeologici, tra cui ceramiche, strumenti litici, resti faunistici e alcune ossa umane.

La frequentazione preistorica: dal Neolitico all’Età del Bronzo

Gli scavi archeologici condotti tra il 1978 e il 1982 hanno documentato una presenza umana continua nelle Grotte di Sant’Angelo a partire dal Neolitico Medio (V-IV millennio a.C.) fino alla fine dell’Età del Bronzo. Le stratigrafie hanno permesso di identificare quattro fasi principali di occupazione: Neolitico Medio-Tardo (strato IV, 5500-4000 a.C.), Età del Rame antica (strato III, 3700/3600-3300 a.C.), Età del Rame tarda-Età del Bronzo antica (strato II, 2350-2150 a.C.) ed Etಲ del Bronzo tarda (strato I, 1200-1100 a.C.).

Le grotte di Cassano furono sede stabile di comunità agricole neolitiche, offrendo un riparo sicuro e un ambiente adatto all’insediamento. In epoche successive, il sito fu frequentato da popolazioni dell’Età dei Metalli, con evidenze di attività rituali e funerarie.

La Grotta Pavolella: un raro esempio di cremazione neolitica

Uno dei ritrovamenti più significativi riguarda la grotta denominata “Pavolella”, dove è stata accertata una destinazione funeraria con un rarissimo esempio di cremazione in età neolitica. Gli scavi hanno restituito ceramica figulina acroma e ceramica dipinta a bande, oltre a ossidiana utilizzata per la produzione di lame, punte di frecce e monili.

Nel 2023 è stato pubblicato uno studio bioarcheologico e paleogenomico su una sepoltura neolitica insolita rinvenuta in una grotta del territorio di Cassano, caratterizzata da una deposizione prona, priva di equipaggiamento funerario e collocata ad alta quota, lontano da aree abitate. Questo ritrovamento rappresenta un caso unico per la preistoria dell’Italia meridionale e apre nuove prospettive sulle pratiche funerarie del Neolitico calabrese.

Le ricerche più recenti: ceramiche del IV millennio a.C. e nuovi scavi

Nel 2026 è stato pubblicato uno studio approfondito sulla ceramica preistorica del IV millennio a.C. proveniente dal complesso delle Grotte di Sant’Angelo. La ricerca, condotta su materiali recuperati nell’area denominata “Trivio” durante scavi effettuati nel 2017, valuta il potenziale di analisi cronologiche e funzionali approfondite sulla ceramica preistorica in contesti di grotta europei.

Lo studio mostra come i vasi preistorici di questa cavità riflettano i cambiamenti culturali osservati nel corso del IV millennio a.C. (Età del Rame) in Calabria e oltre. I contesti archeologici del “Trivio” offrono un’opportunità eccellente per sperimentare un approccio combinato, archeologico e scientifico, volto a ricostruire l’uso della ceramica nel complesso delle Grotte di Sant’Angelo attraverso il tempo.

Le recenti scoperte speleo-archeologiche a Cassano allo Ionio

Oltre alle Grotte di Sant’Angelo, il territorio di Cassano allo Ionio è oggetto di ricerche speleologiche e archeologiche continue. Nel maggio 2025 si è concluso il campo di ricerca speleologica “I Quadènè 2025”, organizzato dal Gruppo Speleo-Archeologico Aquila Libera con il patrocinio delle Terme Sibarite. L’iniziativa ha promosso esplorazioni e nuove connessioni nel sistema carsico del Monte San Marco.

Nel maggio 2026 si è svolta la quarta edizione consecutiva del campo internazionale di speleologia “I Cuadènè”, con la partecipazione di quattro gruppi speleologici italiani e tedeschi. Le ricerche hanno interessato il Complesso delle Grotte di Sant’Angelo, la Grotta dello Scoglio, la Grotta Zia Caterina (una delle cavità più profonde della Calabria, con 130 metri di dislivello), la Grotta dei Cappuccini e il Pozzo dei Monaci.

Nel marzo 2025 le Grotte di Sant’Angelo hanno riaperto al pubblico dopo un lungo periodo di chiusura, con un programma di visite guidate e iniziative di valorizzazione del patrimonio naturale e culturale locale. Il sito custodisce 3.650 metri di condotte sotterranee e 7.000 anni di frequentazioni umane attestate da ricerche e scavi archeologici.

L’evento “Le Grotte Raccontano”: un’esperienza narrativa immersiva

L’evento “Le Grotte Raccontano: dalla Preistoria ai nostri giorni” è stato proposto per la prima volta nell’ottobre 2025 e riproposto nel gennaio 2026, riscuotendo un notevole successo di pubblico. In ogni snodo sotterraneo, attori e guide danno voce ai protagonisti ideali delle diverse epoche, dalla preistoria fino ai giorni nostri, trasformando le cavit๲ in veri e propri palcoscenici di storia e mito.

Il biglietto d’ingresso è fissato a 9,00 euro per gli adulti e 5,00 euro per bambini e ragazzi (6-18 anni). Le visite sono organizzate con turni prestabiliti e la prenotazione è obbligatoria per garantire l’accesso al complesso.

L’importanza archeologica e speleologica del sito

Le Grotte di Sant’Angelo rappresentano un sito di prim’ordine sia per la speleologia sia per l’archeologia e la paleonatura dell’area sibarita. Il complesso carsico è stato frequentato dall’uomo sin dal Neolitico Medio, circa 6.000 anni fa, e offre un’opportunità unica per studiare l’interazione tra le comunità preistoriche e l’ambiente sotterraneo.

Durante gli scavi sono stati recuperati numerosi manufatti ceramici di uso quotidiano, alcuni vasi con simboli grafici ancora non decifrati e testimonianze di una frequentazione ad uso funerario. I ritrovamenti archeologici dimostrano come il complesso di grotte e caverne fosse utilizzato come spazio di insediamento per abitazioni, luoghi di culto e ripari in caso di invasioni e guerre, dal Neolitico fino ai tempi del Regno delle Due Sicilie.


Fonti

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  • Scoperte 25 tartarughe di pietra nella Grotta di In: il possibile rito epipaleolitico di Gedikkaya
    Condividi Circa 25 tartarughe di pietra rinvenute nella Grotta di ?n, presso Gedikkaya in Anatolia nord-occidentale, riaprono lo studio sui gesti rituali delle comunità epipaleolitiche e sul valore attribuito al paesaggio sotterraneo. Il ritrovamento nella Grotta di ?n Circa 25 tartarughe di pietra sono state recuperate nella Grotta di ?n, conosciuta anche come Gedikkaya Ma?aras?, nel distretto di ?nhisar della provincia turca di Bilecik. I reperti sono emersi durante la campagna di sc
     

Scoperte 25 tartarughe di pietra nella Grotta di In: il possibile rito epipaleolitico di Gedikkaya

August 22nd 2026 at 13:00

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Circa 25 tartarughe di pietra rinvenute nella Grotta di ?n, presso Gedikkaya in Anatolia nord-occidentale, riaprono lo studio sui gesti rituali delle comunità epipaleolitiche e sul valore attribuito al paesaggio sotterraneo.

Il ritrovamento nella Grotta di ?n

Circa 25 tartarughe di pietra sono state recuperate nella Grotta di ?n, conosciuta anche come Gedikkaya Ma?aras?, nel distretto di ?nhisar della provincia turca di Bilecik. I reperti sono emersi durante la campagna di scavo condotta tra il 18 maggio e il 18 luglio da un gruppo di 14 archeologi, guidato da Deniz Sar? dell’Università Bilecik ?eyh Edebali.

Le piccole sculture sono in prevalenza di calcare. Alcune risultano ricoperte di argilla. L’esemplare maggiore misura all’incirca 30 centimetri in lunghezza e 20 in larghezza. La forma è spesso sommaria. Alcuni manufatti appaiono incompleti. Questo dato non indica necessariamente una minore abilità tecnica. Per gli archeologi può suggerire una produzione rapida, destinata a un gesto cerimoniale e non alla circolazione come oggetto ornamentale.

Le tartarughe di pietra sono state trovate infisse nel terreno vicino a strutture delimitate da disposizioni circolari. La posizione, e non solo l’immagine animale, è quindi decisiva per interpretare il ritrovamento. Le indagini, la conservazione e il restauro dei reperti proseguiranno presso il Museo di Bilecik e l’università che coordina gli scavi.

Tartarughe di pietra e cronologia epipaleolitica

Il contesto è attribuito all’Epipaleolitico. Le datazioni radiocarboniche disponibili per la grotta collocano i livelli più antichi in una sequenza compresa, a seconda dei campioni e delle aree indagate, tra circa 14.500 e 11.200 avanti Cristo. Espressa rispetto a oggi, la fase iniziale risale a circa 16.500 anni fa.

Non si tratta quindi di una singola data assoluta applicabile indistintamente a ogni tartaruga. È più corretto riferire la cronologia all’orizzonte archeologico nel quale le figurine sono state deposte. Questa distinzione è importante. Le analisi future dovranno definire con maggiore precisione la relazione tra ciascun oggetto, i sedimenti e le strutture circolari.

Gedikkaya conserva una lunga frequentazione. La ricerca scientifica ha documentato occupazioni epipaleolitiche, neolitiche e calcolitiche. La cavità è lunga circa 180 metri e si sviluppa nei calcari di Bilecik, tra Giurassico superiore e Cretaceo inferiore. L’ingresso guarda a nord e la grotta domina la valle del Sakarya. Il sito era stato riconosciuto come ricco di depositi preistorici nel 2017; le ricerche di salvataggio si sono svolte dal 2019 al 2023, prima della recente campagna universitaria.

Perché deporle nel buio della grotta

La domanda centrale è perché le tartarughe di pietra siano state collocate in una parte interna della cavità. La risposta più prudente è che furono verosimilmente oggetti di deposito rituale. La disposizione intenzionale attorno a elementi circolari e la loro infissione nel terreno rendono poco convincente l’ipotesi di un semplice accumulo domestico.

La grotta aveva già restituito indizi di pratiche non ordinarie. A circa 40 metri dall’ingresso, gli scavi precedenti hanno documentato un’area interpretata come fossa votiva: due file di pietre a semicerchio delimitavano il deposito attorno alla porzione superiore di una stalagmite, modificata intenzionalmente. Nel riempimento erano presenti oggetti in arenaria e osso, oltre a una figurina antropomorfa stilizzata.

Le tartarughe di pietra potrebbero quindi appartenere alla stessa tendenza a trasformare elementi naturali della grotta, nicchie, pietre e concrezioni, in riferimenti per pratiche collettive. Non è possibile definire il contenuto preciso del rito. Mancano iscrizioni e testimonianze dirette. È possibile, invece, dire che gli oggetti sembrano essere stati fabbricati e depositati per rendere visibile un’azione condivisa, forse legata alla memoria del gruppo, alla protezione, al territorio o ai cicli naturali.

Un’ipotesi discussa da Deniz Sar? riguarda anche il rilievo di Gedikkaya. Alcune figurine potrebbero richiamare il profilo della collina. Se questa lettura fosse confermata, le tartarughe di pietra indicherebbero un rapporto simbolico tra l’animale, la cavità e il paesaggio esterno. Per ora resta una proposta di lavoro, non una conclusione.

Il significato della tartaruga

Perché scegliere proprio una tartaruga? Gli studiosi segnalano che la figura dell’animale compare in contesti del Paleolitico superiore e della cultura natufiana del Vicino Oriente. Ciò non dimostra un identico significato a Gedikkaya. Mostra però che l’animale era disponibile come immagine riconoscibile nel repertorio simbolico di comunità preistoriche.

La tartaruga offre caratteristiche osservabili che possono avere favorito la scelta: il guscio protettivo, i movimenti lenti, la lunga durata della vita e il legame con suolo e acqua. Questi tratti possono aver suggerito idee di difesa, continuità o stabilità. Sono ipotesi interpretative, non traduzioni certe del pensiero epipaleolitico.

I confronti con le grandi religioni dell’antichità devono essere usati con cautela. Nell’induismo, Kurma è l’avatar tartaruga di Vishnu e sostiene il monte Mandara nel mito della zangolatura dell’oceano di latte. Nella tradizione cinese la tartaruga fu associata a cosmologia, longevità e pratiche divinatorie. Queste immagini sono molto più tarde e appartengono a società diverse. Non spiegano le figurine anatoliche. Aiutano solo a ricordare quanto la forma dell’animale abbia potuto assumere, in tempi e luoghi differenti, valori di sostegno, durata e relazione tra mondo terrestre e ordine cosmico.

Una ricerca ancora aperta

La scoperta aggiunge un nuovo insieme di dati allo studio dell’arte mobiliare e dei rituali nel passaggio tra la fine del Pleistocene e l’inizio dell’Olocene. Le tartarughe di pietra non autorizzano ancora a parlare di un culto definito, né di una religione organizzata nel senso moderno. Indicano però una scelta ripetuta e spazialmente strutturata.

Le prossime analisi dovranno chiarire le tecniche di lavorazione del calcare e dell’argilla, la provenienza delle materie prime, la successione delle deposizioni e l’eventuale presenza di residui o tracce d’uso. Sarà utile confrontare le figurine con la fauna rinvenuta nella grotta e con altri siti epipaleolitici dell’Anatolia e del Vicino Oriente. In questo quadro, la Grotta di ?n si conferma un sito rilevante per capire come le comunità di cacciatori-raccoglitori abbiano attribuito significati ai luoghi sotterranei.

Fonti

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Soccorso speleologico in Alberta: impiegata una nuova radio sotterranea per salvare uno speleologo intrappolato nella “Psych Squeeze”

August 22nd 2026 at 12:00

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Operazione di soccorso speleologico nella grotta Rat’s Nest: per la prima volta impiegata una radio sotterranea QDX-M sviluppata da volontari per comunicare attraverso la roccia durante un soccorso verticale in grotta.


La cronaca del soccorso speleologico in Alberta

Un speleologo è stato liberato dopo essere rimasto intrappolato in posizione verticale all’interno della Rat’s Nest Cave, nei pressi di Canmore, in Alberta. L’incidente si è verificato sabato 15 agosto 2026, intorno alle 11:30 locali, in un passaggio stretto noto come “Psych Squeeze”, a poche centinaia di metri dall’ingresso della grotta. L’uomo era accompagnato da altri esploratori, che hanno potuto allertare i soccorsi. La liberazione è avvenuta verso le 22:00, con l’uscita definitiva dalla grotta poco prima della mezzanotte, dopo oltre dieci ore di operazioni.

Tecnica di soccorso verticale e rischi gestiti

I soccorritori hanno lavorato sia sopra sia sotto lo speleologo bloccato, utilizzando trapani a percussione per asportare piccole quantità di roccia e guadagnare spazio centimetro dopo centimetro. La progressione è stata descritta come “pochi centimetri all’ora”, con un’attenzione costante ai rischi di compressione corporea, esaurimento e ipotermia, data la temperatura stabile della grotta, intorno a 4,5 °C. Il coordinamento ha richiesto competenze tipiche del soccorso speleologico: gestione delle corde, lavoro in ambienti confinati e supporto medico in grotta da parte di paramedici di Canmore Fire-Rescue.

Impiego di nuova tecnologia per soccorso in grotta: radio QDX-M

Per la prima volta in un’operazione reale è stata utilizzata una radio sotterranea in grado di trasmettere segnali attraverso la roccia. Il sistema, denominato QDX-M, è stato sviluppato da volontari dell’Alberta/BC Cave Rescue, parte di Search and Rescue Alberta, con competenze di ingegneria elettronica e radioamatori. La tecnologia consente comunicazioni testuali affidabili tra l’interno della grotta e la superficie, o tra diversi punti della cavità··superando il limite di telefoni, radio tradizionali e dispositivi satellitari, che non funzionano sottoterra a causa dell’attenuazione del segnale attraverso la roccia.

Durante il soccorso, la radio ha permesso ai team in grotta di comunicare all’esterno il momento in cui lo speleologo era stato liberato e si stava muovendo in autonomia. Questa informazione ha ottimizzato la gestione delle risorse, evitando di mobilitare ulteriori persone per l’assistenza in uscita. Il sistema QDX-M è in grado di comunicare attraverso oltre 500 metri di roccia compatta ed è più compatto e leggero rispetto alle vecchie radio analogiche, ormai difficili da mantenere e riparare.

Squadre coinvolte e tempistiche del soccorso speleologico

All’operazione hanno partecipato 13 soccorritori speleologici, 10 vigili del fuoco di Canmore e due membri del Kananaskis Mountain Rescue, con autorizzazione della RCMP. Lo speleologo è stato liberato intorno alle 22:00 ed è uscito dalla grotta alle 23:46, camminando lungo il sentiero con l’accompagnamento dei soccorritori. Non ha richiesto ulteriori trattamenti medici. Christian Stenner, coordinatore provinciale per l’Alberta del servizio di soccorso speleologico Alberta/British Columbia, ha ricordato che i soccorsi in grotta sono eventi rari, con una media di uno o due interventi ogni due anni tra Alberta e British Columbia, e che i casi di persone fisicamente bloccate sono ancora meno frequenti.

Contesto della grotta Rat’s Nest e accessi regolamentati

La Rat’s Nest Cave si estende per circa quattro chilometri sotto il Grotto Mountain, vicino a Canmore. È classificata come “wild cave”, senza illuminazione né scale, ed è un Provincial Historic Resource. L’accesso è regolamentato: sono previste visite guidate commerciali gestite da Canmore Cave Tours, mentre l’ingresso indipendente del pubblico non è consentito. Speleologi esperti possono ottenere permessi per accedere a zone al di fuori dei percorsi turistici. La zona della “Psych Squeeze” non è inclusa nei tour commerciali e richiede tecniche di progressione che includono camminata, strisciamento, passaggi stretti e, in alcune sezioni, l’uso di corde e attrezzature specifiche.

Innovazione nel soccorso speleologico e prospettive operative

Il sistema QDX-M è stato sviluppato nell’arco di tre anni, principalmente da volontari, con un contributo di finanziamenti provinciali per la personalizzazione dell’apparato radio. Search and Rescue Alberta ha indicato che il team di soccorso speleologico di Alberta e British Columbia dispone ora di otto unità operative. John Alexander, CEO di Search and Rescue Alberta, ha definito il soccorso alla Rat’s Nest un esempio di collaborazione tra agenzie e di innovazione portata avanti dai circa 1.500 volontari del sistema di ricerca e soccorso.


Fonti

  • CityNews Calgary, “Alberta cave rescue: new tech used to save trapped caver”, 21 agosto 2026.
  • Airdrie City View, “Man trapped in cave near Canmore freed after 10-hour rescue”, 21 agosto 2026.
  • CJME, “In the news today: … Alberta cave rescue”, 21 agosto 2026.

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  • Crollo di una miniera d’oro Repubblica Centrafricana: oltre 100 morti nella tragedia di Zamboye
    Condividi Disastro minerario al confine con il Camerun: operazioni di soccorso a mano mentre sale il bilancio delle vittime Il bilancio delle vittime e i dispersi La Repubblica Centrafricana è teatro di una delle più gravi tragedie minerarie degli ultimi anni. Un crollo in una miniera d’oro artigianale nel villaggio di Zamboye, situato nella prefettura di Nana-Mambè a circa 50 chilometri dalla città di Baboua e vicino al confine con il Camerun, ha causato la morte di oltre 100 persone.
     

Crollo di una miniera d’oro Repubblica Centrafricana: oltre 100 morti nella tragedia di Zamboye

August 22nd 2026 at 11:00

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Disastro minerario al confine con il Camerun: operazioni di soccorso a mano mentre sale il bilancio delle vittime

Il bilancio delle vittime e i dispersi

La Repubblica Centrafricana è teatro di una delle più gravi tragedie minerarie degli ultimi anni. Un crollo in una miniera d’oro artigianale nel villaggio di Zamboye, situato nella prefettura di Nana-Mambè a circa 50 chilometri dalla città di Baboua e vicino al confine con il Camerun, ha causato la morte di oltre 100 persone.

Secondo le dichiarazioni di Gervais Ganagoroh, volontario della Croce Rossa impegnato nelle operazioni di soccorso, sono stati recuperati più di 100 corpi dalle macerie. Bertrand Be Yangué membro del consiglio giovanile di Zamboye, ha confermato che il bilancio delle vittime supera le 100 unità e ha aggiunto che il numero è destinato a salire, poiché diverse persone risultano ancora disperse e altre rimangono intrappolate sotto le macerie.

Le autorità non hanno ancora stabilito con precisione quante persone si trovassero all’interno della miniera al momento del crollo, avvenuto martedì 18 agosto intorno alle 14 locali (le 17 in Italia). Tra le vittime accertate vi sono almeno tre cittadini del Camerun, secondo quanto riportato dalle fonti locali. Il ministro delle miniere centrafricano ha dichiarato che tra i deceduti figurano 35 cittadini della Repubblica Centrafricana, 12 cameruni e due ciadiani.

Le operazioni di soccorso e lo scavo

Le operazioni di ricerca dei dispersi sono tuttora in corso, ma si svolgono in condizioni estremamente difficili. I soccorritori, composti da volontari della Croce Rossa, residenti locali e minatori, stanno lavorando con attrezzature limitate e devono recuperare i corpi praticamente a mano.

Secondo le testimonianze raccolte sul posto, minatori per lo più giovani, uomini e donne coperti di fango, sono stati visti estrarre corpi dalla fossa mentre decine di altri lavoratori erano sparsi nell’ampio sito, alcuni che chiedevano aiuto. I soccorritori continuano a trovare corpi: solo giovedì mattina ne sono stati recuperati più di 10.

Ogni ora vengono scoperti corpi, aumentando il numero delle vittime’, ha dichiarato un responsabile locale delle operazioni di soccorso.

Le speranze di trovare sopravvissuti si stanno affievolendo a due giorni dal disastro, mentre il bilancio continua a salire. I feriti sono stati trasportati all’ospedale di Baboua per ricevere le cure necessarie.

Le dichiarazioni delle autorità e l’inchiesta

Le autorità della Repubblica Centrafricana hanno aperto un’inchiesta giudiziaria per determinare le cause del crollo, identificare le vittime e accertare le responsabilità di chi gestiva il sito minerario. Il procuratore di Baboua ha annunciato che verrà avviata un’indagine per stabilire le cause esatte del crollo e individuare eventuali responsabilità penali.

Il ministro delle miniere centrafricano ha ordinato la chiusura della miniera artigianale di Zamboye, che non disponeva dei permessi per operare. La miniera è stata descritta come illegale o informale dalle autorità, che hanno sottolineato come il settore dell’estrazione artigianale dell’oro nel paese abbia conosciuto una forte espansione negli ultimi anni, portando a una serie di incidenti mortali.

Souleymane Bi, vice sindaco della sottoprefettura, ha dichiarato inizialmente che soccorritori e residenti erano riusciti nell’arco di diverse ore a recuperare 30 corpi dalla miniera crollata. Laurent Ngon Baba, eletto locale di Baboua, ha affermato che «in questa fase è difficile stabilire un bilancio formale? mentre le operazioni di ricerca continuavano.

Il contesto del disastro minerario

La miniera di Zamboye era un sito di estrazione artigianale a cielo aperto dove lavoravano centinaia di minatori. Secondo le testimonianze, verso le 14 del pomeriggio del 18 agosto la parte alta della miniera ha cominciato a cedere e in pochi minuti è franata l’intera parete, riversandosi sui lavoratori presenti.

Cedric Mbango, un minatore presente sul sito, ha descritto l’incidente come ‘catastrofico’, raccontando che ‘il terreno è completamente crollato e ha sepolto le persone’. Il vescovo Gazzera ha dichiarato che i minatori «scavavano a mani nude?, sottolineando le precarie condizioni di sicurezza nel sito illegale.

Il crollo è stato causato da una frana che ha interessato diversi tunnel sotterranei nei quali operavano i minatori, secondo quanto riportato dall’ufficio del procuratore pubblico di Baboua. La tragedia si inserisce in un contesto più ampio di incidenti mortali nel settore dell’estrazione artigianale dell’oro nella Repubblica Centrafricana, un’attività³³ rappresenta una fonte di sostentamento per molte comunità locali ma che spesso si svolge in condizioni di sicurezza precarie.

Fonti

  1. Reuters – Central African Republic artisanal gold mine collapses: https://www.reuters.com/world/africa/landslide-gold-mining-site-central-african-republic-kills-over-100-mining-group-2026-08-19/
  2. Reuters – Central African Republic closes informal gold mine after collapse: https://www.reuters.com/world/africa/central-african-republic-closes-informal-gold-mine-after-collapse-kills-least-49-2026-08-20/
  3. Corriere della Sera – Crolla una miniera d’oro nella Repubblica Centrafricana: https://www.corriere.it/esteri/26_agosto_20/crolla-una-miniera-d-oro-nella-repubblica-centrafricana-i-morti-sono-piu-di-100-8abe0ad8-9290-4956-8b77-accabaf05xlk.shtml
  4. Associated Press – Death toll in Central African Republic mine collapse rises: https://apnews.com/article/deadly-gold-mine-collapse-central-african-republic-4a52316da1f00085d60dd4d99ac9fdb2
  5. The Guardian – More than 100 dead after goldmine collapses: https://www.theguardian.com/world/2026/aug/20/gold-mine-collapse-deadly-landslide-central-african-republic
  6. Los Angeles Times – Rescuers recover more bodies after Central African Republic mine collapse: https://www.latimes.com/world-nation/story/2026-08-20/rescuers-recover-more-bodies-after-central-african-republic-mine-collapse-kills-over-100
  7. ABC News – Gold mine collapses in Central African Republic: https://abcnews.com/International/wireStory/gold-mine-collapses-central-african-republic-killing-30-135751922
  8. The New York Times – More Than 100 Dead in Central African Republic Gold Mine: https://www.nytimes.com/2026/08/19/world/africa/central-african-republic-gold-mine-collapse.html
  9. ANSA – Almeno 100 morti nel crollo di una miniera d’oro: https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/08/19/almeno-100-morti-nel-crollo-di-una-miniera-doro-in-repubblica-centrafricana_81fda143-95cc-4f28-bbf9-8cdfddc72ee0.html
  10. La Repubblica – Repubblica Centrafricana, crollo in una miniera d’oro: https://www.repubblica.it/esteri/2026/08/20/video/repubblica_centrafricana_crollo_in_una_miniera_doro_colata_di_fango_uccide_oltre_100_persone-425538051/
  11. Il Fatto Quotidiano – Crolla una miniera d’oro nella Repubblica Centrafricana: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/19/crollo-miniera-oro-repubblica-centrafricana-notizie/8482860/
  12. Deutsche Welle – CAR: Scores killed in landslide at illegal gold mine: https://www.dw.com/en/car-scores-killed-in-landslide-at-illegal-gold-mine/a-78435510
  13. TGCom24 – Crolla una miniera illegale in Repubblica Centrafricana: https://www.tgcom24.mediaset.it/2026/video/crolla-una-miniera-illegale-in-repubblica-centrafricana-almeno-100-morti_115645923-02k.shtml
  14. Avvenire – Repubblica Centrafricana, oltre 100 vittime nel crollo di una miniera d’oro: https://www.avvenire.it/mondo/repubblica-centrafricana-oltre-100-vittime-nel-crollo-di-una-miniera-doro_112156
  15. Times of India – At least 100 killed after illegal gold mine collapses: https://timesofindia.indiatimes.com/world/rest-of-world/at-least-100-killed-after-illegal-gold-mine-collapses-in-central-african-republic/articleshow/133356183.cms

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Cinquant’anni di speleologia: il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino chiude le celebrazioni con una notte alla Grotta della Miniera

August 22nd 2026 at 10:00

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Notte speleologica Grotta della Miniera: l’ultimo atto del 50° anniversario del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino

Sabato 29 agosto 2026 si chiude il ciclo di eventi per il cinquantenario del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino (GSGT). L’appuntamento è “Alla Grotta della Miniera sotto l’ultima luna di agosto”, un percorso notturno che unisce trekking, visita ipogea e festeggiamenti al Rifugio Monte Penna.

L’iniziativa rientra nel programma “Percorsi dentro la terra: cinquant’anni a illuminare il buio”, ideato per celebrare mezzo secolo di attività del gruppo fondato nel settembre 1976, proprio dopo la riscoperta e la prima esplorazione della Grotta della Miniera sul Monte Penna.

Programma dell’evento speleologico del 50° anniversario

Il ritrovo è previsto alle 20.45 in Piazza Baden-Powell, presso il supermercato Gala di Gualdo Tadino. Da lì, trasferimento in auto alla Pineta di Roti (Casa Petrini, quota 590 m). Alle 21.00 parte il percorso a piedi: Pineta del Soldato (630 m), i Renacci (810 m), fino a Cava del Ferro – Grotta della Miniera (1040 m).

ȱ prevista la visita alla “Galleria di Italo”, parte orizzontale della Grotta della Miniera (catasto 106 UPG). Si tratta di un tratto pianeggiante di circa cento metri, con fondo bagnato e temperatura intorno agli 8 °C. Consigliati luce frontale, giacchetto resistente e guanti da lavoro.

Dopo la visita, il gruppo prosegue per sentieri e la strada del Troscia Penna fino al Rifugio Monte Penna (1200 m). Intorno a mezzanotte sono attesi i festeggiamenti per il cinquantennale, seguiti da un momento conviviale. Il contributo richiesto è di 15 euro, da versare sul posto. Sono disponibili 12 posti letto in rifugio, oppure si può pernottare in tenda o rientrare alle auto lungo lo stesso percorso di salita.

Percorso notturno e requisiti tecnici per la Grotta della Miniera

Il cammino è su sentieri facili ma in salita, con durata stimata di circa tre ore in salita e due ore per il ritorno. È richiesto abbigliamento da montagna, pantaloni lunghi, luce frontale, acqua e viveri di conforto. Lo svolgimento dell’evento e il percorso potranno essere modificati in base alle condizioni meteo e al giudizio unanime dei partecipanti.

Come di consueto per il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino, chi si aggrega è responsabile per sé e per eventuali minori sotto la propria tutela. Le prenotazioni vanno effettuate entro venerdì 28 agosto 2026 contattando Peppe al numero 333 343 9751.

Gli eventi 2026 del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino per i 50 anni

Il 2026 ha visto il GSGT organizzare una serie di iniziative nell’ambito del progetto “Percorsi dentro la terra”, per celebrare i 50 anni di attività. Tra gli appuntamenti principali:

  • Aprile 2026: “Percorsi dentro la terra: Gualdo Tadino apre le porte del Monte Maggio”, con visita al Buco della Neve (641 UPG) e alla Grotta delle Balze di Monte Maggio, followed da riunione tecnica e convivio presso la sede del gruppo in via della Rocchetta 29.
  • Maggio 2026: “Percorsi dentro la terra” a Sascupo di Rigali, con visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera lungo il Sentiero dei Minatori, comprendente le Gallerie 649 e le Gallerie di Italo.
  • Giugno 2026: “Percorsi dentro la terra” a Valsorda, con percorrenza della forra asciutta di Bocca di Valsorda (“Giungla Inesplorata”), seguita da riunione tecnica e convivio presso la sede del GSGT.
  • Agosto 2026: chiusura delle celebrazioni con l’evento notturno alla Grotta della Miniera e festeggiamenti al Rifugio Monte Penna.

Questi eventi hanno permesso di aprire al pubblico cavità±± di interesse speleologico, geologico e storico-minerario, mantenendo un approccio didattico e sicuro, tipico delle attività del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino.

La Grotta della Miniera e il valore storico-minerario

La Grotta della Miniera prende il nome da una miniera di ferro ottocentesca. Gli scavi minerari, ripresi intorno al 1940 per la ricerca di ferro, intercettarono il pozzo naturale sottostante, rivelando un sistema ipogeo che divenne oggetto di studio sistematico da parte dei fondatori del GSGT.

L’area della Cava del Ferro e della Grotta della Miniera rappresenta un caso significativo di archeologia mineraria appenninica, con gallerie artificiali e cavità±± naturali che raccontano secoli di attività estrattiva e di esplorazione speleologica.

Fonti

L'articolo Cinquant’anni di speleologia: il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino chiude le celebrazioni con una notte alla Grotta della Miniera proviene da Scintilena.

Pantelleria, il pipistrello che “sussurra”: scoperta in Europa una presenza africana rimasta nascosta per quasi due secoli

August 22nd 2026 at 09:15

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Le registrazioni acustiche di Nycteris thebaica documentano per la prima volta con solide evidenze la specie e l’intera famiglia dei Nycteridae in Europa. I ricercatori ipotizzano sull’isola una piccola popolazione finora sfuggita ai monitoraggi: ora la sfida è individuarne i rifugi e ricostruirne l’origine.

Per quasi due secoli è rimasto un fantasma nella zoologia siciliana. Non un animale estinto e neppure, necessariamente, un nuovo arrivato dall’Africa: potrebbe essere semplicemente un pipistrello così difficile da rilevare da essere rimasto fuori dai radar della ricerca.

Ora una serie di registrazioni effettuate a Pantelleria fornisce la prima evidenza solida della presenza in Europa di Nycteris thebaica, specie africana conosciuta in inglese anche come Egyptian slit-faced bat, il pipistrello egiziano dalla faccia fessurata.

La scoperta è descritta nello studio “A ghost from the past: Acoustic evidence for the long-overlooked occurrence of the African bat Nycteris thebaica in Europe”, pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica Global Ecology and Conservation da Danilo Russo, Luca Cistrone, Andrea Biddittu e Mirjam Knörnschild.

Il risultato è particolarmente importante perché non aggiunge soltanto una specie alla chirotterofauna europea: Nycteris thebaica rappresenta anche il primo membro della famiglia dei Nycteridae documentato con solide evidenze in Europa.

Un fantasma che viene dal passato

Il titolo, “A ghost from the past”, non è casuale: la storia affonda le radici nella letteratura zoologica siciliana dell’Ottocento, nella quale comparivano indicazioni della possibile presenza di pipistrelli riconducibili al genere Nycteris.

Quelle antiche segnalazioni, tuttavia, non potevano essere verificate in maniera affidabile: mancavano esemplari conservati e informazioni sufficientemente precise per stabilire con certezza l’identità degli animali osservati.

Per quasi 200 anni le indicazioni sono quindi rimaste sospese tra storia della zoologia e mistero.

Le registrazioni effettuate a Pantelleria riportano oggi sorprendentemente alla luce quel vecchio interrogativo.

Il pipistrello che “sussurra”

Uno degli aspetti più affascinanti della scoperta riguarda proprio il modo in cui l’animale è stato individuato.

Nycteris thebaica è adattata a volare lentamente e molto vicino al terreno, anche in ambienti complessi. Soprattutto, utilizza segnali di ecolocalizzazione estremamente deboli.

Per questa caratteristica appartiene a quei pipistrelli che vengono definiti “whispering bats”, letteralmente pipistrelli che “sussurrano”: questo comportamento potrebbe aver contribuito a renderne tanto difficile l’individuazione con i normali sistemi di monitoraggio acustico.

Durante un monitoraggio passivo condotto a Pantelleria, i ricercatori hanno rilevato alcuni segnali insoliti: l’anomalia li ha spinti a modificare il metodo di ricerca.

I rilevatori sono stati collocati a meno di mezzo metro dal terreno e impostati con un’elevata sensibilità, in modo da intercettare i debolissimi ultrasuoni emessi da animali che volano a bassa quota: la nuova strategia ha funzionato.

Graphical abstract dello studio sulla presenza di Nycteris thebaica a Pantelleria. © Mirjam Knörnschild; foto del pipistrello © Piotr Naskrecki. Fonte: Russo et al., 2026, Global Ecology and Conservation

Le registrazioni hanno restituito richiami di ecolocalizzazione con caratteristiche compatibili con quelle di Nycteris thebaica. Ma non soltanto.

Sono state rilevate anche vocalizzazioni sociali e, in almeno una sequenza, segnali riconducibili alla presenza contemporanea di due individui in volo.

Non è un semplice visitatore africano

È un dettaglio particolarmente importante: la presenza di più individui e di vocalizzazioni sociali rende meno convincente l’ipotesi di un unico pipistrello arrivato accidentalmente dall’Africa.

I ricercatori ritengono plausibile che a Pantelleria possa esistere una piccola popolazione residente, rimasta fino a oggi inosservata proprio a causa delle particolari caratteristiche ecologiche e acustiche della specie.

In altre parole, il pipistrello potrebbe non essere arrivato adesso, ma essere lì da molto tempo.

E’ un’ipotesi che rende ancora più significativo il richiamo alle misteriose segnalazioni zoologiche del XIX secolo.

Pantelleria, ponte tra Africa ed Europa

La scoperta accende nuovamente i riflettori anche sulla straordinaria posizione biogeografica di Pantelleria.

L’isola vulcanica si trova nel Canale di Sicilia, tra la costa nordafricana e la Sicilia, in una posizione cruciale per comprendere gli scambi faunistici tra Africa ed Europa.

Gli autori dello studio prendono in considerazione anche una prospettiva paleogeografica.

Durante le fasi glaciali del passato, quando il livello del Mediterraneo era più basso di quello attuale, le distanze di mare aperto tra le terre emerse del Canale di Sicilia risultavano ridotte.

Pantelleria e altre terre del Mediterraneo centrale potrebbero quindi avere svolto il ruolo di “stepping stones”, vere e proprie pietre di guado biogeografiche che avrebbero facilitato la dispersione verso nord di specie provenienti dall’Africa.

La popolazione di Nycteris thebaica individuata a Pantelleria potrebbe quindi rappresentare una presenza periferica di origine africana molto più antica di quanto si possa immaginare.

Per stabilirlo saranno però necessarie ulteriori ricerche.

Ora bisogna trovare i rifugi

Le registrazioni acustiche sono solo l’inizio della ricerca.

Uno dei prossimi obiettivi sarà infatti individuare i rifugi utilizzati dagli animali, verificare le dimensioni della popolazione e ottenere dati che permettano di confermarne anche geneticamente l’origine.

Sarà poi importante capire se Nycteris thebaica sia presente esclusivamente a Pantelleria oppure se piccole popolazioni possano essere sopravvissute inosservate anche in altre isole del Canale di Sicilia o nella stessa Sicilia.

La ricerca dovrà infine chiarire lo stato di conservazione di questa popolazione e valutarne le possibili minacce.

Tra quelle prese in considerazione dagli studiosi figurano gli incendi e la presenza di gatti domestici liberi di vagare, potenziali predatori di animali che, per le loro abitudini di volo a bassissima quota, potrebbero risultare particolarmente vulnerabili.

La scoperta insegna anche un metodo di ricerca

La storia del “fantasma” di Pantelleria contiene anche una lezione metodologica che va oltre la scoperta di una singola specie: quando un animale non viene rilevato, infatti, non significa necessariamente che non esista. Può anche significare che non lo stiamo cercando nel modo giusto.

Nel caso di Nycteris thebaica, è stato necessario cambiare prospettiva: abbassare i rilevatori quasi fino al terreno, aumentarne la sensibilità e mettersi in ascolto di segnali molto più deboli di quelli normalmente registrati durante i monitoraggi dei pipistrelli.

Il dettaglio tecnico ha trasformato un’anomalia acustica in una scoperta biogeografica, e lascia aperta una domanda affascinante: quanti altri “fantasmi” potrebbero essere ancora presenti nel Mediterraneo, semplicemente perché non abbiamo ancora imparato ad ascoltarli?

Grazie ad Henry De Santis, presidente dello Speleo Club Ribaldone, per aver l’articolo pubblicato sulla Sicilia, da cui è partita la ricerca delle fonti scientifiche alla base di questo articolo.

Fonti e approfondimenti

Russo D., Cistrone L., Biddittu A., Knörnschild M. (2026), A ghost from the past: Acoustic evidence for the long-overlooked occurrence of the African bat Nycteris thebaica in Europe, Global Ecology and Conservation, 70, e04377.
DOI: 10.1016/j.gecco.2026.e04377https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2351989426003276?via%3Dihub

Ein Geist aus der Vergangenheit: Seit zwei Jahrhunderten übersehene afrikanische Fledermaus in Europa entdeckt, comunicazione sulla ricerca pubblicata da VBIO – Verband Biologie, Biowissenschaften & Biomedizin in Deutschland.

Pantelleria, torna il “fantasma del passato”: trovata la presenza di un animale, è l’unica presenza in Europa, La Sicilia.

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  • Grotta Acqua Nera 2026: al via la campagna esplorativa di agosto con squadra internazionale
    Condividi Speleosubacquei italiani, messicani e spagnoli impegnati in tre giorni di esplorazioni, rilievi topografici e monitoraggio idrogeologico nel sistema carsico sommerso di 2315 metri Una squadra internazionale di speleosubacquei ha dato il via alla campagna esplorativa estiva 2026 nella Grotta Acqua Nera, uno dei sistemi carsici sommersi più significativi delle Prealpi Venete. L’attività, coordinata dal Gruppo Grotte Giara Modon (GGG) di Valstagna, vede la partecipazione di membri del
     

Grotta Acqua Nera 2026: al via la campagna esplorativa di agosto con squadra internazionale

August 22nd 2026 at 09:00

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Speleosubacquei italiani, messicani e spagnoli impegnati in tre giorni di esplorazioni, rilievi topografici e monitoraggio idrogeologico nel sistema carsico sommerso di 2315 metri

Una squadra internazionale di speleosubacquei ha dato il via alla campagna esplorativa estiva 2026 nella Grotta Acqua Nera, uno dei sistemi carsici sommersi più significativi delle Prealpi Venete. L’attività, coordinata dal Gruppo Grotte Giara Modon (GGG) di Valstagna, vede la partecipazione di membri del gruppo vicentino insieme a colleghi provenienti da Messico e Spagna, riuniti per approfondire le conoscenze di questa cavità che rappresenta un obiettivo di rilevanza per la speleologia subacquea italiana.

La Grotta Acqua Nera: caratteristiche del sistema carsico

La Grotta Acqua Nera si apre nel territorio di Lamon (BL), in località San Donato, lungo la valle del torrente Senaiga, sul versante meridionale delle Alpi Feltrine. Il sistema presenta uno sviluppo planimetrico conosciuto di 2315 metri e raggiunge una profondità massima di 54 metri. Il fiume sotterraneo che scorre all’interno della cavità attraversa tre sifoni principali, separati da tratti in ambiente aereo. Tra il primo e il terzo sifone si sviluppa una rete labirintica di cunicoli che rende tecnicamente impegnativa la progressione.

Le esplorazioni speleosubacquee nella Grotta Acqua Nera sono iniziate negli anni Settanta del XX secolo e continuano ancora oggi, con campagne regolari che hanno permesso di mappare oltre 1600 metri di condotti sommersi. La grotta rappresenta uno degli obiettivi speleosub più significativi del settore dolomitico meridionale, grazie alla combinazione di acque limpide, passaggi sommersi tecnicamente complessi e un ambiente ipogeo di particolare interesse geomorfologico.

Campo base interno: innovazione logistica per la sicurezza

A partire dal 2026 è stato predisposto un campo base interno nei pressi della partenza del terzo sifone, una soluzione logistica che garantisce maggior sicurezza agli speleosubacquei e agevola le attività esplorative. Grazie a questa infrastruttura, il team di esploratori può rimanere all’interno della grotta per tre giorni consecutivi, riducendo i tempi di trasporto del materiale e ottimizzando le finestre di immersione.

L’allestimento del campo interno richiede un lavoro di squadra significativo: per tutta la giornata di mercoledì, speleologi e speleosub sono stati impegnati nel trasporto del materiale necessario, dalle attrezzature subacquee ai sistemi di supporto vitale, fino ai punti di immersione. Questa organizzazione logistica segue modelli già sperimentati in altre campagne esplorative italiane, come quelle condotte nella Risorgiva di Eolo a Trasaghis e nella Grotta Grande dei Cervi a Carsoli, dove campi base sotterranei hanno permesso di spingere oltre i limiti conosciuti dei sistemi carsici.

Attività esplorative e ricerca scientifica

Oltre alle attività di pura esplorazione, la campagna 2026 nella Grotta Acqua Nera include un programma di ricerca scientifica articolato. Verranno raccolti i dati necessari alla stesura dei rilievi topografici, con l’obiettivo di aggiornare la documentazione cartografica del sistema e mappare eventuali nuovi tratti scoperti durante le immersioni.

Parallelamente, saranno installate sonde per la registrazione delle temperature interne, nell’ambito di uno studio più ampio sul sistema idrogeologico dell’area. Il monitoraggio termico delle acque sotterranee fornisce dati preziosi per comprendere i flussi idrici, le connessioni tra diversi settori del carsismo e le dinamiche di ricarica delle falde. Queste informazioni risultano utili anche per la gestione delle risorse idriche potabili, visto che le acque della Valbrenta e delle Prealpi Venete alimentano importanti acquedotti.

Il Gruppo Grotte Giara Modon, fondatore dell’iniziativa, è attivo da decenni nella speleologia terrestre e subacquea della Valbrenta, con un curriculum che include partecipazioni a progetti di tracciamento delle acque sotterranee in collaborazione con Etra, Arpav e l’istituto agrario Parolini. La presenza di colleghi messicani e spagnoli nella squadra 2026 sottolinea il carattere internazionale della speleologia subacquea, disciplina che richiede competenze tecniche avanzate e una preparazione specifica per operare in ambienti ipogei sommersi.

Contesto regionale: la Valbrenta e le sue grotte

La Grotta Acqua Nera si inserisce in un contesto carsico di particolare ricchezza. La Valbrenta e le Prealpi Venete ospitano alcune delle grotte più profonde e significative d’Italia, tra cui la sorgente dell’Elefante Bianco a Valstagna, che nel febbraio 2026 è stata oggetto di una spedizione record guidata dallo speleosub polacco Bart ?omiej Pitala, raggiungendo i -292 metri di profondità. Il territorio di Lamon, dove si apre la Grotta Acqua Nera, è caratterizzato da formazioni dolomitiche e calcaree che favoriscono lo sviluppo di sistemi carsici complessi, con gallerie, sifoni e condotti modellati dall’azione erosiva delle acque sotterranee.

La speleologia subacquea in quest’area richiede dotazioni precise: filo di Arianna per l’orientamento, torce ad alta potenza, ridondanza di attrezzature e miscele respiratorie appropriate per le profondità raggiunte. La regola del terzo, fondamentale nella speleosubacquea, prevede di consumare un terzo della riserva d’aria per il percorso di andata, un terzo per il ritorno e mantenere un terzo disponibile per gli imprevisti.

Aggiornamenti e prospettive

La squadra rimarrà operativa nella Grotta Acqua Nera per tutta la settimana, con immersioni programmate nei tre sifoni principali e nei tratti labirintici intermedi. Gli aggiornamenti sulle eventuali nuove scoperte saranno comunicati al termine della campagna, una volta completate le elaborazioni dei rilievi e l’analisi preliminare dei dati raccolti.

L’attività del 2026 si inserisce in una tradizione di esplorazioni regolari che hanno portato, nel corso dei decenni, a estendere progressivamente la conoscenza di questo sistema. La Grotta Acqua Nera continua a rappresentare una sfida tecnica e scientifica per gli speleosubacquei, con potenziali sviluppi ancora inesplorati oltre i tratti attualmente mappati.


Fonti

  1. Post Facebook – Gruppo Grotte Giara Modon: “Grotta Acqua Nera 2026: è iniziata la campagna esplorativa di agosto!”
    https://www.facebook.com/groups/grottegiaramodon
  2. CAI Feltre – “I Giovedì³² del CAI – 7^ edizione” (19 gennaio 2026)
    https://www.caifeltre.it/2026/01/19/i-giovedi-del-cai-7-edizione/
  3. Valstagna.info – “Alberto Cavedon – Valstagna” (28 dicembre 2025)
    http://www.valstagna.info/index.php/sport/256-alberto-cavedon
  4. Scintilena – “Speleosub a Lamon: la Grotta dell’Acqua Nera protagonista della serata a Borgo Valsugana” (31 agosto 2025)
    https://www.scintilena.com/speleosub-a-lamon-la-grotta-dellacqua-nera-protagonista-della-serata-a-borgo-valsugana/08/31/
  5. Scintilena – “Acqua Nera: speleosub alla scoperta di una grotta dimenticata” (21 gennaio 2025)
    https://www.scintilena.com/acqua-nera-speleosub-alla-scoperta-di-una-grotta-dimenticata/01/21/
  6. Scintilena – “Scoprire il mondo sotterraneo con il Corso di Avvicinamento alla Speleologia del Gruppo Grotte Giara Modon di Valstagna” (23 aprile 2025)
    https://www.scintilena.com/scoprire-il-mondo-sotterraneo-con-il-corso-di-avvicinamento-alla-speleologia-del-gruppo-grotte-giara-modon-di-valstagna/04/23/
  7. Scintilena – “Racconti dal Buio: speleosubacquea e Fontanon di Riu Neri nella puntata del 10 marzo su Radio Fragola” (12 marzo 2026)
    https://www.scintilena.com/racconti-dal-buio-speleosubacquea-e-fontanon-di-riu-neri-nella-puntata-del-10-marzo-su-radio-fragola/03/12/
  8. Aggrottiamoci – “Inferniglio – 01 agosto 2026” (2 agosto 2026)
    https://aggrottiamoci.com/2026/08/02/inferniglio-01-agosto-2026/
  9. Scintilena – “Gorgazzo, la nuova sfida degli speleosub polacchi” (20 agosto 2026)
    https://www.scintilena.com/gorgazzo-la-nuova-sfida-degli-speleosub-polacchi-ricerca-e-immagini-nel-cuore-della-sorgente/08/20/
  10. FSR FVG – Archivio Agosto 2026
    https://www.fsrfvg.it/?m=202608&ec3_listing=disable
  11. Scintilena – “Risorgiva di Eolo: superati i sifoni terminali, esplorati 300 metri di nuove gallerie oltre il limite noto” (1 marzo 2026)
    https://www.scintilena.com/risorgiva-di-eolo-superati-i-sifoni-terminali-esplorati-300-metri-di-nuove-gallerie-oltre-il-limite-noto/03/01/
  12. Scintilena – “Speleo-subacquea: della Sotto Carsoli c’è³² un ‘mondo sommerso'” (25 gennaio 2026)
    https://www.scintilena.com/speleo-subacquea-della-sotto-carsoli-ce-un-mondo-sommerso-oltre-30-speleologi-sfidano-il-sifone-finale-della-grotta-grande-dei-cervi/01/25/
  13. Il Giornale di Vicenza – “L’Oliero si tinge di ‘fluo’. Studio sull’acqua potabile” (17 gennaio 2025)
    https://www.ilgiornaledivicenza.it/territorio-vicentino/bassano/l-oliero-si-tinge-di-fluo-studio-sull-acqua-potabile-1.12557871
  14. Komoot – “Le grotte più suggestive nei dintorni di Pieve Tesino” (2 giugno 2026)
    https://www.komoot.com/it-it/guide/3805612/grotte-nei-dintorni-di-pieve-tesino
  15. Nautica Mare – “292 mt. Impresa da record di Bart ?omiej Pitala” (3 marzo 2026)
    https://www.nauticamare.it/diving-news/oltre-i-limiti-dellelefante-bianco-292-mt-impresa-da-record-di-bartlomiej-pitala.html
  16. Valstagna.info – “Sorgente Elefante Bianco 2004” (24 febbraio 2025)
    https://www.valstagna.info/index.php/geositi/150-subiolo/246-sorgente-elefante-bianco-2004
  17. Valstagna.info – “Sorgente Elefante Bianco 2003” (17 giugno 2025)
    http://www.valstagna.info/index.php/geositi/150-subiolo/244-sorgente-elefante-bianco-2003
  18. Scintilena – “Nueva Vida continua a crescere: 750 metri nuovi nelle profondità del Sebino” (13 marzo 2026)
    https://www.scintilena.com/nueva-vida-continua-a-crescere-750-metri-nuovi-nelle-profondita-del-sebino/03/13/
  19. Sardegna Sentieri – “Grotta di San Giovanni” (29 luglio 2025)
    https://www.sardegnasentieri.it/node/865
  20. Bagagli Leggero – “Cascata del Salton: l’inaspettata sorpresa a Lamon” (12 giugno 2025)
    https://www.bagaglioleggero.it/cascata-del-salton-lamon/
  21. Parco Majella – “La Grotta Nera” (12 ottobre 2025)
    https://www.parcomajella.it/La-Grotta-Nera.htm
  22. Catasto Speleologico Regionale FVG – “Statistiche grotte accatastate” (26 agosto 2025)
    https://catastogrotte.regione.fvg.it/statistica
  23. La Traccia Escursioni – “Grotta Acqua Nera” (10 febbraio 2022)
    https://latracciaescursioniemontagna.com/
  24. Valstagna.info – “Speleosub – Valstagna” (12 luglio 2026)
    https://www.valstagna.info/index.php/sport/255-speleosub
  25. Valstagna.info – “Grotte di Oliero 2005 Covol dei Veci” (1 febbraio 2026)
    https://www.valstagna.info/index.php/geositi/148-grotte-oliero/249-grotte-di-oliero-2005-covol-dei-veci
  26. Parco Majella – “Valle Inferno – Selvaromana, M. Ugni, Eremo Grotta S. Angelo” (6 luglio 2025)
    https://www.parcomajella.it/Valle-Inferno-Selvaromana-M-Ugni-Eremo-Grotta-S-Angelo.htm
  27. Grotte di Oliero – “Info e regolamento” (18 marzo 2026)
    https://www.grottedioliero.it/info-e-regolamento/
  28. Cuevas de Nerja – “Geologia della Cueva de Nerja” (22 maggio 2026)
    https://cuevasnerja.com/it/guides/nerja-cave-geology-stalactites/

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  • Timavo System Exploration 2026, Radio Fragola racconta dal fondo dell’Abisso di Trebiciano
    Condividi Timavo System Exploration 2026 porta una diretta di Radio Fragola a circa 329 metri di profondità nel Carso triestino. Sabato 22 agosto è previsto un nuovo collegamento, dedicato alla conclusione della campagna e al rientro degli speleosub. Timavo System Exploration 2026 e la diretta del 22 agosto La giornata conclusiva della Timavo System Exploration 2026 sarà raccontata in diretta da Radio Fragola sabato 22 agosto, dalle 15.35, sulle frequenze FM 104.6-104.8 e sul sito dell’emi
     

Timavo System Exploration 2026, Radio Fragola racconta dal fondo dell’Abisso di Trebiciano

August 22nd 2026 at 08:00

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Timavo System Exploration 2026 porta una diretta di Radio Fragola a circa 329 metri di profondità nel Carso triestino. Sabato 22 agosto è previsto un nuovo collegamento, dedicato alla conclusione della campagna e al rientro degli speleosub.

Timavo System Exploration 2026 e la diretta del 22 agosto

La giornata conclusiva della Timavo System Exploration 2026 sarà raccontata in diretta da Radio Fragola sabato 22 agosto, dalle 15.35, sulle frequenze FM 104.6-104.8 e sul sito dell’emittente.

Il collegamento è programmato in attesa dell’uscita della squadra francese di speleosub della Fédération Française d’Études et de Sports Sous-Marins, FFESSM, e degli speleologi impegnati nel recupero dei materiali dal fondo dell’Abisso di Trebiciano.

La trasmissione offrirà spazio alle impressioni dei partecipanti e alle informazioni che il gruppo renderà disponibili sulla campagna.

Il progetto Timavo System Exploration è promosso dalla Società Adriatica di Speleologia di Trieste. Riunisce speleologi e speleosub italiani, francesi e sloveni attorno allo studio del corso sotterraneo del Timavo-Reka.

La pagina della SAS descrive il programma come un’iniziativa internazionale nata dalle esplorazioni riprese nel 2013, dopo oltre vent’anni dalle precedenti attività speleosubacquee nel settore.

Radio Fragola all’Abisso di Trebiciano

Il 16 agosto Radio Fragola ha già realizzato una puntata speciale di Racconti dal Buio dall’interno della cavità.

La postazione era collocata presso il fiume Timavo, alla quota di circa ?329 metri dall’ingresso.

La diretta ha documentato la preparazione e lo svolgimento delle immersioni, con Edi Pernici alla conduzione e l’assistenza di Piero Luchesi e Stefano Schirinzi.

L’operazione ha richiesto una catena logistica compatibile con un ambiente profondo e non turistico.

Il segnale è stato trasferito all’esterno attraverso la connessione interna già disponibile nella grotta.

La comunicazione ipogea, in questo caso, è stata usata per trasformare attività normalmente percepite solo dagli operatori in un racconto radiofonico accessibile al pubblico.

La pagina di Racconti dal Buio presenta la rubrica come uno spazio dedicato alla geologia, alla biologia, alla storia, all’archeologia e alla tutela delle acque sotterranee.

Il podcast della diretta del 16 agosto è indicato dall’emittente tra i contenuti della serie.

Abisso di Trebiciano, dati e accesso speleologico

L’Abisso di Trebiciano, noto anche come Labadnìca, è la cavità numero 3 del Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia.

Si trova nel Carso triestino, nel territorio del Comune di Trieste. Il Catasto indica uno sviluppo planimetrico di 1.198 metri e una profondità di 329 metri, con quota del fondo pari a 13 metri sul livello del mare.

Il valore scientifico della grotta dipende soprattutto dalla presenza del Timavo sotterraneo nella parte terminale.

Il Catasto ricorda che Trebiciano è un punto intermedio fondamentale per osservare il fiume tra la scomparsa alle Grotte di San Canziano e le risorgive.

L’accesso richiede preparazione, attrezzatura e gestione del rischio proprie della speleologia verticale. La cavità non è una grotta turistica.

Il Timavo System Exploration 2026 prosegue quindi un lavoro che si svolge in condizioni impegnative.

La visibilità variabile, le correnti e la necessità di trasportare materiali in profondità incidono sui tempi delle attività.

Le immersioni nei sifoni richiedono inoltre una documentazione accurata delle sagole, della topografia e delle condizioni idrologiche.

Timavo System Exploration, gli aggiornamenti recenti

Le novità più recenti disponibili prima della chiusura della campagna 2026 delineano un quadro di ricerca più ampio.

Nell’edizione 2024 del Timavo System Exploration gli speleosub hanno esplorato per alcune centinaia di metri il sifone di uscita della Caverna Maucci.

Il percorso ha superato circa metà della distanza che separa Maucci dalla Grotta Luftloch. Sono stati inoltre rilevati con strumenti di precisione i sifoni a valle e quelli a monte dell’Abisso di Trebiciano.

La Caverna Maucci era stata raggiunta nel 2022 oltre il sifone a valle di Trebiciano, dopo circa 200 metri di galleria sommersa.

La Grotta Luftloch è stata invece aperta dagli speleologi della SAS il 23 marzo 2024, dopo una lunga attività di scavo.

Le informazioni diffuse nel 2024 stimavano in circa 200 metri il tratto ancora da chiarire tra i due sistemi.

L’obiettivo di collegare Trebiciano, Maucci e Luftloch resta una delle principali prospettive della Timavo System Exploration: una congiunzione permetterebbe di ricostruire un tratto continuo del Timavo sotterraneo per oltre due chilometri.

Nel gennaio 2026, un’altra ricerca nel Carso triestino ha aperto una nuova finestra sul fiume: l’Abisso Luciano Filipas, 87 VG, in zona Fernetti. La scoperta, attribuita alla Commissione Grotte Eugenio Boegan dopo 874 uscite in circa vent’anni, non fa parte del progetto Timavo System Exploration che vede in prima linea la Società Adriatica di Speleologia, ma aggiunge un punto di osservazione importante nel medesimo sistema idrogeologico.

Un ulteriore aggiornamento arriva dal Carso sloveno. Nel luglio 2026 la Reka Exploration ha annunciato oltre 800 metri di nuove gallerie nella Jama 1 v Kanjaducah, presso Sežana. Il fiume Reka prosegue nel sottosuolo verso l’Italia, dove riemerge come Timavo. Anche queste esplorazioni contribuiscono alla conoscenza complessiva del sistema transfrontaliero.

Una cronaca utile alla ricerca sul Timavo

La diretta prevista per il 22 agosto colloca Timavo System Exploration 2026 anche sul piano della divulgazione. Il collegamento radiofonico non sostituisce la relazione esplorativa, ma può rendere visibili la complessità operativa, le attese e i limiti di una campagna speleosubacquea.

Per la comunità speleologica, i risultati da seguire saranno soprattutto tre: l’eventuale avanzamento nei sifoni, la qualità e l’integrazione dei rilievi e la distanza residua verso il possibile collegamento con Luftloch.

Sarà rilevante anche capire se le osservazioni idrologiche raccolte durante la Timavo System Exploration 2026 offriranno elementi nuovi sulla circolazione delle acque nel Carso triestino.

Fonti

Comunicato ufficiale:

?????? ?? ?????? ????? ??? ??:?? vi aspetta su ????? ??????? ( FM 104.6-104.8 e www.radiofragola.com ) uno ???????? ???? ??? ????? ????????? con il racconto della giornata conclusiva di ?????? ?????? ??????????? ????.

Attenderemo l’uscita della squadra francese di speleo subacquei della ?????? e degli speleologi in supporto per il recupero dei materiali dal fondo dell’?????? ?? ??????????. Ascolteremo le impressioni dei protagonisti che hanno vissuto questa esperienza e ci faremo raccontare le novità relative la campagna esplorativa ??? ????.

Da segnalare, per questa stagione di rilievi ed esplorazioni di ?????? ?????? ???????????, è anche la collaborazione con l’emittente ????? ??????? con cui si sono programmate due dirette ?? ????, di cui una molto speciale svoltasi domenica 16 agosto, dalla ???????? ?????? ?? ???? ?? ??????, ? ????? ??? ????? ?? ??????????’, con conduzione di ??? ??????? assistito da ????? ??????? e ??????? ??????????.

Infatti, durante il ??? ???? abbiamo trasmesso oltre un’ora di ???????? ??? ???? in diretta radiofonica ??? ????? ????’ ?????? ?? ??????????, usando la connessione interna per portare il segnale all’esterno e quindi sulle frequenze FM 104.6-104.8 di ????? ???????. La postazione di chi conduceva e trasmetteva questo ???????? ???? è stata effettivamente approntata sulle rive del Timavo, a una profondità di circa ?329 metri dall’ingresso e nel bel mezzo delle manovre di preparazione e svolgimento delle immersioni dei speleo sub, dunque con tutte le difficoltà logistiche che queste attività comportano e che la trasmissione radio ha potuto cogliere.

In sé, il Wi-Fi installato in una grotta non rappresenta né una novità né un primato mondiale: all’ ?????? ?? ?????????? l’infrastruttura per le comunicazioni via internet è stata inaugurata nell’agosto del ???? e nel ???? in Grecia (?????????????) è stata documentata la presenza del Wi-Fi fino a ???? ?. Per quanto concerne, invece, le trasmissioni radio possiamo ricordare la diretta della ??? ????? del ???? in una miniera in Canada, da una profondità di ??.??? ? (Guinness World Records).

Parlando di trasmissioni operate da grotte naturali, possiamo citare quello delle ???????? ??????? nel ????, con una diretta da circa ???? ?.

Sono esistite anche dirette televisive da cavità naturali come nel caso degli ambienti ipogei del massiccio carsico di ??????-?????-?????? (Pirenei Atlantici), ma in questo caso va segnalato che la famosa ???? ?? ?? ????? (larga circa 250 metri, alta 194 metri e ha un volume di 3,6 milioni di metri cubi) sita sul fondo è raggiungibile tramite un tunnel artificiale di circa 660-800 metri che permette di entrare nel cuore della montagna con estrema facilità. Diverso è il caso dell’?????? ?? ?????????? (numero catasto: 3) la cui maggior profondità si raggiunge percorrendo una via ferrata, muniti di debita attrezzatura (imbrago, longe, moschettoni, caschetto con torcia frontale …) e assicurazione in quando tale grotta non è turistica.

Per coloro che non hanno avuto la possibilità di seguire questa speciale trasmissione radio dalle profondità del Carso triestino, sul portale di ????? ??????? ( www.radiofragola.com ) è disponibile la registrazione.

Podcast: ??????? ??? ?? ?????? ???? ???????? ???????? ?? ??????? ??? ????? ?????????? ?? ?????????? ?????? ?????? ???????????????????????à ????????? ????????????? -> https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/

Il progetto ?????? ?????? ??????????? (TSE), organizzato dalla ???????’ ????????? ?? ??????????? (SAS), negli anni ha coinvolto circa 300 speleologi appartenenti a 34 associazioni di 4 diverse nazionalità. L’impiego di materiali moderni e tecniche innovative ha permesso di raggiungere ragguardevoli traguardi esplorativi.

Chi volesse le puntate precedenti della prima stagione di ???????? ??? ???? può trovarle sempre a questo link:
https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/

Link utili:

?????? ?????? ??????????? (TSE) -> https://sastrieste.it/index.php/progetti/

?????? ?? ?????????? -> https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3-Grotta_di_Trebiciano

Le foto che alleghiamo mostrano qualche momento della diretta radiofonica dal fondo dell’abisso, l’avvio delle immersioni subacquee e alcuni dei partecipanti del ??? ????.

Crediti fotografici: Stefano Schirinzi, Paola Rovis e Gigliola
Antonazzi.

Link al post su Facebook -> https://www.facebook.com/share/p/1Eu8FeDrtD/

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  • Grotta Uhlovitsa nei Rodopi: 3,5 milioni di anni tra coralliti e laghetti di calcite
    Condividi La Grotta Uhlovitsa in Bulgaria racconta l’evoluzione carsica dei Monti Rodopi La Grotta Uhlovitsa, nei Monti Rodopi della Bulgaria meridionale, viene indicata dalle fonti turistiche locali come una cavità di oltre 3,5 milioni di anni. Si trova nell’area delle Sinite Virove, i “Laghi Blu”, nei pressi del villaggio di Mogilitsa e nell’alto bacino dell’Arda. La sua lunghezza è di circa 460 metri. Il tratto attrezzato e visitabile misura 330 metri. L’età attribuita alla Grotta U
     

Grotta Uhlovitsa nei Rodopi: 3,5 milioni di anni tra coralliti e laghetti di calcite

August 22nd 2026 at 07:00

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La Grotta Uhlovitsa in Bulgaria racconta l’evoluzione carsica dei Monti Rodopi

La Grotta Uhlovitsa, nei Monti Rodopi della Bulgaria meridionale, viene indicata dalle fonti turistiche locali come una cavità di oltre 3,5 milioni di anni.

Si trova nell’area delle Sinite Virove, i “Laghi Blu”, nei pressi del villaggio di Mogilitsa e nell’alto bacino dell’Arda. La sua lunghezza è di circa 460 metri. Il tratto attrezzato e visitabile misura 330 metri.

L’età attribuita alla Grotta Uhlovitsa la colloca fra le cavità più antiche dei Rodopi. Questo dato va letto come una stima divulgativa relativa alla storia del sistema carsico.

È un elemento utile per comprendere la lunga azione dell’acqua sulle rocce calcaree della zona.

Le fonti locali descrivono una grotta su due livelli, con un dislivello di 25 metri tra l’ingresso e il punto più basso.

L’ingresso è posto a 1.040 metri di quota. All’interno la temperatura resta intorno a 10-11 °C in ogni stagione.

La stabilità del microclima è una delle condizioni che caratterizzano molti ambienti ipogei, insieme alla limitata circolazione d’aria e alla presenza di acque di percolazione.

Carsismo e speleotemi della Grotta Uhlovitsa

La morfologia della Grotta Uhlovitsa è legata ai processi del carsismo.

L’acqua meteorica, arricchita di anidride carbonica nel suolo, può sciogliere il carbonato di calcio e allargare fratture e condotti nella roccia.

Nel tempo si sviluppano gallerie e ambienti sotterranei. Quando l’acqua deposita nuovamente calcite, si formano gli speleotemi.

Nella cavità sono segnalati stalattiti, stalagmiti, colate e concrezioni dendritiche.

I dendriti, spesso paragonati per aspetto a strutture coralline, sono una delle peculiarità più citate. Sono presenti anche coralliti ed eccentriche, forme che testimoniano condizioni di deposizione differenti rispetto alla semplice crescita verticale di una stalattite.

Nella parte finale del percorso compare una colata calcitica bianca, descritta come cascata o “cascata cristallina”.

Ai suoi piedi sono riportati piccoli laghetti di concrezione. Le fonti non coincidono sul numero: una descrizione locale ne indica sette, mentre un servizio radiofonico ne menziona quattro. In entrambi i casi, il loro riempimento è collegato soprattutto al periodo primaverile e alle condizioni idrologiche stagionali.

Dalla scoperta alla fruizione speleoturistica

La Grotta Uhlovitsa fu esplorata e documentata nel 1967 da Dimitar e Georgi Raychevi, secondo le fonti del territorio.

L’apertura ufficiale al pubblico avvenne l’8 settembre 1984, dopo l’allestimento del percorso interno. Il tracciato turistico comprende 280 gradini metallici e parapetti.

Anche l’avvicinamento richiede attenzione. Dal parcheggio si percorre un sentiero in salita di circa 800 metri, seguito da 190 gradini metallici.

Il dislivello dichiarato dal parcheggio all’ingresso è di 160 metri. Si tratta quindi di una visita che unisce osservazione speleologica e cammino in ambiente montano.

La Grotta Uhlovitsa è indicata come aperta durante tutto l’anno. Orari, tariffe e modalità di accesso possono cambiare: prima della partenza è opportuno verificarli presso i gestori locali. La visita guidata resta lo strumento più adatto per accompagnare il pubblico in una cavità attrezzata e per trasmettere regole essenziali, come non toccare le concrezioni e non raccogliere materiali dal suolo.

Tutela della Grotta Uhlovitsa e fauna sotterranea

La valorizzazione della Grotta Uhlovitsa richiede un equilibrio tra accessibilità e protezione. Le concrezioni calcaree crescono con ritmi molto lenti. Il contatto diretto può alterarne le superfici, mentre la presenza umana può modificare localmente umidità, temperatura e qualità dell’aria.

La guida turistica di Smolyan segnala inoltre la presenza stagionale di otto specie di pipistrelli. Il dato conferma l’importanza della cavità anche come habitat. Per questo l’accesso ai settori non attrezzati del bacino dell’Arda è riservato a speleologi formati e dotati di attrezzatura idonea. La tutela non riguarda solo le forme minerali visibili. Comprende anche gli organismi, le acque e i delicati equilibri del sottosuolo.

Fonti

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  • Ferragosto in Retrocorchia: dal Campo dei Lunensi nuove esplorazioni nel Corchia
    Condividi Dal 13 al 17 agosto 2026 il Gruppo Speleologico Lunense è tornato al suo campo nel cuore del Retrocorchia Quattro gli obiettivi principali: Abisso della Venere, nuovo pozzo vicino al campo, Buca di Jack e ricognizioni verso il 19° ingresso e il Farolfi. In pochi giorni, nuove verticali e nuovi interrogativi hanno rilanciato l’esplorazione Bisogna lasciare l’auto a Passo Croce e proseguire a piedi, salendo per almeno mezz’ora, per raggiungere il Campo dei Lunensi. È qui, nel cuore
     

Ferragosto in Retrocorchia: dal Campo dei Lunensi nuove esplorazioni nel Corchia

August 22nd 2026 at 06:00

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Dal 13 al 17 agosto 2026 il Gruppo Speleologico Lunense è tornato al suo campo nel cuore del Retrocorchia

Quattro gli obiettivi principali: Abisso della Venere, nuovo pozzo vicino al campo, Buca di Jack e ricognizioni verso il 19° ingresso e il Farolfi. In pochi giorni, nuove verticali e nuovi interrogativi hanno rilanciato l’esplorazione

Bisogna lasciare l’auto a Passo Croce e proseguire a piedi, salendo per almeno mezz’ora, per raggiungere il Campo dei Lunensi. È qui, nel cuore del Retrocorchia, che dal 13 al 17 agosto 2026 il Gruppo Speleologico Lunense ha organizzato il tradizionale campetto di Ferragosto, insieme agli amici che hanno raggiunto il gruppo per condividere alcuni giorni di esplorazione.

Il campo si trova nei pressi del 17° ingresso del Complesso del Monte Corchia, la Buca del Campo–Ingresso Lorenzo Brizzi, aperto e collegato al sistema nel 2012 dal Gruppo Speleologico Lunense e dedicato alla memoria di Lorenzo Brizzi, giovane socio del gruppo prematuramente scomparso.

Le coordinate dell’Ingresso Lorenzo Brizzi sono 44.03913 N, 10.28948 E.

Gli obiettivi principali del campo erano quattro: proseguire le esplorazioni nell’Abisso della Venere; tornare sul nuovo pozzo scoperto a poca distanza dal campo; continuare la lunga disostruzione alla Buca di Jack; effettuare giri e ricognizioni nella zona del 19° ingresso e dell’Abisso Rodolfo Farolfi.

Un programma fitto per un campo relativamente breve. Eppure, in appena due giorni e mezzo effettivi di attività, i risultati non sono mancati.

foto Massimo Fiamberti

Nell’Abisso della Venere, 23° ingresso del Corchia, la discesa di una nuova verticale ha rivelato un grande P50, probabilmente uno dei pozzi più spettacolari della cavità. Sempre nella Venere, una risalita sopra il Pozzo del Cristo ha intercettato una forte corrente d’aria e un ampio meandro: elementi che potrebbero fornire una nuova chiave per interpretare la circolazione dell’aria nella parte profonda dell’abisso e forse indicare l’esistenza di un ingresso alto ancora sconosciuto.

Anche il piccolo ingresso vicino al campo ha riservato una sorpresa. Dove tutto sembrava chiudere, un sasso lanciato oltre una pozza ha restituito il rumore inequivocabile del vuoto. La successiva disostruzione ha reso percorribile il passaggio e ora un nuovo pozzo attende di essere sceso. Potrebbe avvicinare alle gallerie alte del Farolfi, da tempo cercate dall’esterno, oppure finire per collegarsi al vicino 17° ingresso. Saranno le prossime esplorazioni a dirlo.

Alla Buca di Jack, intanto, è continuato il paziente lavoro di disostruzione, mentre i giri esterni hanno permesso anche di posizionare le targhette FST su nove cavità del Retrocorchia.

Un campo, dunque, fatto di esplorazioni molto diverse tra loro: grandi verticali, risalite seguendo l’aria, rilievi, disostruzioni e ricognizioni esterne. Ma anche di vita condivisa al campo, amicizia, serate insieme e quella miscela di fatica, curiosità e divertimento che accompagna da sempre l’esplorazione speleologica.

Il risultato più importante, forse, è proprio quello che ogni buon campo dovrebbe lasciare: nuovi vuoti da esplorare e più domande di quante ce ne fossero all’arrivo.

foto Massimo Fiamberti

Ma per raccontare cosa è successo sottoterra è meglio lasciare la parola a chi c’era.

Resoconto Campetto Lunense di Ferragosto in Retrocorchia di Luca Dadà

Abisso della Venere
Squadra “I Compagni del Disperso” (di punta)
Scendiamo il pozzo parallelo alla via principale a -190 m che, come si preannunciava, porta a -240 m in corrispondenza di un grosso camino allo Zenith. Un risultato che potrebbe sembrare scontato ma che, in realtà, ha rivelato uno dei più grandi e spettacolari pozzi dell’Abisso della Venere (23° ingresso del Corchia): un P50 di notevoli dimensioni che lascia tutti a bocca aperta.
In primis Giorgio che, alle sue prime vere esperienze di armo su grosse verticali, si cimenta nell’attrezzamento del pozzo. Al suo fianco Max, forte della sua ampia esperienza. Nel frattempo io, nelle retrovie, seguo con un orecchio il progredire dell’armo e i dubbi che man mano emergono, mentre con l’altro mi dedico insieme a Michele e Ivan al rilievo delle nuove parti esplorate.
Un pozzo tutt’altro che banale, caratterizzato da una gigantesca pietra tombale che domina la verticale dall’alto. Nonostante qualche salto sopra per verificarne la stabilità, non si muove di un millimetro e questo, almeno in parte, rassicura.
Portiamo così a casa quello che probabilmente è il nuovo pozzo più scenografico della grotta, oltre a una finestra che meriterà una rivisitazione futura, ma non prima di un’ulteriore pulizia delle pareti del pozzo.

Squadra Superfighi (solo Fighi per gli amici)
Dai racconti dei compagni provo a riassumere la loro esplorazione.
Carlos e Denis, insieme a Jacopo, e ad Emma ed Enrico (new entry di quest’anno), si dirigono a -140 m all’attacco del Pozzo del Cristo.
La risalita, iniziata da me e Ivan durante una precedente uscita invernale, era stata individuata come particolarmente interessante per due motivi: in quel punto l’aria invertiva e si registrava inoltre una marcata anomalia termica.
Durante l’uscita precedente ero riuscito a risalire una ventina di metri; questa volta Carlos ed Emma proseguono la risalita e traversano in alto. L’impressione che la morfologia lasciasse presagire l’arrivo in una forra si rivela corretta. Completato il traverso e guadagnati ancora alcuni metri di quota, intercettano una forte corrente d’aria e si apre un ampio meandro semi -appoggiato che comanda l’aria della maggior parte della grotta.
Di fatto la Venere, che solo in piena estate inizia a soffiare verso l’esterno (quest’anno per la prima volta), non controlla il circuito predominante della cavità. Questo sembra invece fare capo, dal Cristo in poi, a un ingresso alto più importante che aspira. Con questa uscita si è iniziato a dipanare quella che potrebbe essere la chiave di lettura per comprendere la circolazione dell’aria nella Venere profonda.

Nuovo pozzo sotto al campo
Durante il campetto di giugno una disostruzione particolarmente fruttuosa ci aveva permesso di aprire un pozzo occluso.
Il pozzo si era rivelato profondo circa 50 metri. In una successiva uscita, insieme a Marchino e Ivan, oltre alla pulizia della cavità da detriti e rocce sospese e alla messa in sicurezza della verticale, ci eravamo dedicati allo scavo del fondo franoso.
Il lavoro, lungo e impegnativo, ci aveva consentito di guadagnare ulteriori 6-7 metri di profondità. Sembrava però che la grotta terminasse lì, davanti a un piccolo passaggio nero oltre il quale, lanciando sassi, si sentiva soltanto il rumore dell’acqua. Tutto lasciava quindi pensare a una prosecuzione irrimediabilmente chiusa.
Venerdì, arrivati al campo e sistemato il materiale, partiamo io, Emma e Gianlu per effettuare il rilievo della cavità e ricontrollarla palmo a palmo.
Il risultato arriva subito. Giunti alla base del pozzo, Gianlu tira un sasso “ad effetto” che supera miracolosamente la pozzetta d’acqua e si perde nel vuoto per almeno una quindicina di metri. Un lancio incredibile che provo e riprovo a replicare senza alcun successo.
Gasatissimi torniamo al campo per cena.
La domenica Gianlu ed Emma, insieme a Luca e Manu, due new entry GSAV decisamente cariche, si dedicano alla disostruzione del passaggio e all’apertura del pozzo che eravamo riusciti soltanto a sentire.
La cosa promette molto bene, la prossima uscita si riuscirà a scendere il pozzo che a fine giornata risultava ormai percorribile. Che si entri realmente nelle fantomatiche gallerie alte del Farolfi, di cui da tempo si cerca un eventuale ingresso, oppure che il vicino 17° ingresso si papperà questo pozzo, poco importa. In entrambi i casi l’esplorazione si è rivelata estremamente soddisfacente e divertente, senza contare la comodità di avere l’ingresso letteralmente a due passi dal campo esterno.

Buca di Jack
Sabato Rat, Gianlu e La Fede si sono invece dedicati alla prosecuzione della disostruzione della cavità, una disostruzione ormai storica per il gruppo. Dopo aver ripulito il passaggio dai detriti accumulati nelle precedenti fasi di scavo, è proseguito l’allargamento. Alcune bolle che si intravedono più avanti lasciano ben sperare e fanno pensare che questa lunga e minuziosa disostruzione possa essere finalmente vicina a una svolta.

Conclusioni
Oltre ai vari giri esterni sono state posizionate le targhette FST su nove cavità del Retrocorchia. E, sebbene ci siamo dedicati anche alle consuete baldorie notturne e non sia mancata una ricerca notturna/mattutina del nostro disperso preferito, siamo comunque riusciti a portare a casa ottimi risultati su più fronti in appena due giorni e mezzo di campo.
La partecipazione è stata alta, sia da parte del gruppo, sia degli amici che si sono uniti al campetto. Breve ma intenso, ci ha lasciato nuovi fronti aperti, ottimi risultati e parecchi motivi per tornare presto sottoterra.

Buk Ellen – posa placchetta catastale – foto Ettore Callegari

Complimenti a tutti i partecipanti al Campo dei Lunensi, a chi ha esplorato, armato, rilevato, disostruito e percorso il Retrocorchia, e a chi ha condiviso lavoro, fatica e vita di campo. In pochi giorni sono stati portati avanti molti fronti diversi, lasciando nuove prospettive e nuove domande per le prossime esplorazioni.

E complimenti al Gruppo Speleologico Lunense, che ancora una volta dimostra come l’esplorazione sia fatta di tenacia, curiosità, competenza amicizia e, soprattutto, di persone capaci di condividere un progetto e un’avventura.

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  • La Galleria Glori-Castellaro: viaggio nel cuore della Valle Argentina
    Condividi Sabato 29 agosto a Glori una serata tra esplorazione, storia e ambiente dedicata alle gallerie della “diga fantasma” e a una vicenda che ha segnato profondamente il territorio GLORI (IM) – Un viaggio sotto la montagna, ma anche dentro la memoria della Valle Argentina. Sabato 29 agosto alle ore 20.30, in piazza della Chiesa a Glori, si terrà una serata dedicata alla Galleria Glori-Castellaro, il grande sistema sotterraneo realizzato nell’ambito di un progetto idroelettrico che avrebb
     

La Galleria Glori-Castellaro: viaggio nel cuore della Valle Argentina

August 22nd 2026 at 05:00

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Sabato 29 agosto a Glori una serata tra esplorazione, storia e ambiente dedicata alle gallerie della “diga fantasma” e a una vicenda che ha segnato profondamente il territorio

GLORI (IM) – Un viaggio sotto la montagna, ma anche dentro la memoria della Valle Argentina. Sabato 29 agosto alle ore 20.30, in piazza della Chiesa a Glori, si terrà una serata dedicata alla Galleria Glori-Castellaro, il grande sistema sotterraneo realizzato nell’ambito di un progetto idroelettrico che avrebbe potuto cambiare per sempre il volto della valle.

A raccontarne la storia e le esplorazioni saranno Marco Marchesini, del G.S. Ligure A. Issel, e Alessandro Pastorelli, dello Speleo Club CAI Sanremo, attraverso immagini, documentazione e testimonianze raccolte durante le ricognizioni nelle gallerie.

Quella di Glori-Castellaro non è soltanto una storia di cavità artificiali. È una vicenda nella quale si intrecciano ingegneria, geologia, acqua, paesaggio e opposizione popolare, e che ancora oggi conserva una forte valenza storica e ambientale per tutta la Valle Argentina.

La diga che avrebbe trasformato la valle

Alla fine degli anni Cinquanta venne progettato lungo il torrente Argentina un grande impianto idroelettrico. Il progetto prevedeva uno sbarramento alto circa 80 metri e un invaso della capacità di circa 20 milioni di metri cubi d’acqua.

I lavori, iniziati nel 1959 dalla società ILSA, portarono alla realizzazione di importanti opere: gallerie idrauliche scavate nella montagna, strutture in cemento armato, condotte e infrastrutture destinate al funzionamento del futuro impianto.

Il progetto, tuttavia, incontrò difficoltà tecniche legate anche alle caratteristiche della roccia e una crescente opposizione da parte degli abitanti della valle.

Il momento decisivo arrivò nel 1963. Il 9 ottobre, il disastro del Vajont mostrò in maniera drammatica quali conseguenze potessero derivare da grandi interventi realizzati in territori geologicamente delicati.

Poco più di un mese dopo, l’11 novembre 1963, circa seimila persone si mobilitarono in Valle Argentina per chiedere il blocco dei lavori della diga di Glori. La protesta, guidata dal sindaco di Badalucco Filippo Boeri, contribuì all’abbandono del progetto.

Una battaglia ambientale durata decenni

La vicenda, però, non terminò negli anni Sessanta.

Nel 1984 l’Enel tentò di riprendere il vecchio progetto, incontrando nuovamente l’opposizione dei comuni e degli abitanti della valle. Nel 2014 un’altra ipotesi di invaso riportò la popolazione a mobilitarsi.

Ancora nel 2023, un finanziamento ministeriale di 800.000 euro destinato a uno studio di fattibilità per una diga – o due invasi più piccoli – da circa 3-4 milioni di metri cubi riaccese il dibattito sull’utilizzo delle acque dell’Argentina e sul futuro della valle.

A Badalucco oltre 500 persone tornarono a manifestare contro l’ipotesi di nuove opere. La questione arrivò anche in Parlamento e nel 2024 giunse un nuovo stop al progetto.

È una storia che mostra quanto il rapporto tra acqua, necessità delle comunità, grandi opere e tutela del territorio sia complesso e, soprattutto, quanto continui a essere attuale.

Dentro la “diga fantasma”

Oggi, di quel gigantesco progetto mai completato rimane un paesaggio sotterraneo sorprendente.

Nella montagna sopravvivono circa 12 chilometri di gallerie idrauliche, insieme alla base dello sbarramento, allo scheletro della centrale e ad altre strutture costruite oltre sessant’anni fa e mai entrate realmente in funzione.

Percorrere queste gallerie significa entrare in un ambiente sospeso tra archeologia industriale e mondo sotterraneo.

foto M. Abisso

Nel buio compaiono tratti in cemento armato, condotte, binari e vecchi carrelli abbandonati. Ma il tempo ha lentamente trasformato ciò che l’uomo aveva scavato: infiltrazioni e scorrimenti d’acqua hanno favorito la formazione di concrezioni, mentre la montagna ha iniziato a riprendersi gli spazi aperti artificialmente al suo interno.

Sono ambienti suggestivi ma anche complessi e non percorribili in sicurezza senza preparazione, conoscenza dei luoghi e attrezzatura adeguata.

foto M. Abisso

L’esplorazione speleologica permette così non soltanto di documentare strutture sotterranee altrimenti dimenticate, ma anche di osservare l’evoluzione di un ambiente artificiale che, nel corso dei decenni, è entrato progressivamente a far parte del paesaggio della montagna.

Raccontare questa storia proprio a Glori è importante

La serata del 29 agosto assume un significato particolare perché questa volta la storia della galleria viene raccontata a Glori, nel cuore stesso del territorio che avrebbe subito le conseguenze della costruzione della diga.

foto M. Abisso

Sarà quindi un’occasione non soltanto per vedere immagini delle esplorazioni sotterranee, ma per ricostruire una pagina importante della memoria della Valle Argentina: quella di un’opera rimasta incompiuta, delle persone che si opposero alla sua realizzazione e delle tracce che quella vicenda ha lasciato, sopra e sotto la montagna.

Appuntamento sabato 29 agosto alle ore 20.30, in piazza della Chiesa a Glori (IM).

Una serata per scoprire, grazie alla geologia e alla speleologia ligure, cosa si nasconde sotto i nostri piedi, per ricordare una storia nella quale ambiente e memoria hanno salvato il territorio.

Le grandi tragedie dell’acqua e delle dighe nel Novecento: quello che resta, oltre all’insegnamento della memoria, è archeologia industriale

Il progetto della diga di Glori si colloca in un secolo nel quale la costruzione di grandi sbarramenti e bacini artificiali accompagna lo sviluppo industriale e la crescente richiesta di energia e acqua. Il Novecento è però segnato anche da numerose catastrofi che mostrano drammaticamente quanto la conoscenza della geologia, la corretta progettazione delle opere e la valutazione dei rischi siano determinanti.

Sono vicende diverse, alcune relativamente vicine alla Liguria, che meritano di essere raccontate singolarmente e sulle quali mi piacerebbe tornare nei prossimi articoli.

Prima del progetto Glori-Castellaro

Gleno – 1 dicembre 1923, Val di Scalve (Bergamo).
La diga del Gleno, da poco completata, cede improvvisamente liberando circa sei milioni di metri cubi di acqua, fango e detriti. L’onda percorre la valle, distrugge abitati, centrali e infrastrutture e raggiunge il lago d’Iseo. Le vittime ufficialmente riconosciute sono 356, anche se il numero esatto resta incerto. Il disastro mette in evidenza gravissime carenze costruttive e strutturali dell’opera.

Molare-Ortiglieto – 13 agosto 1935, Valle dell’Orba (Alessandria).
È il disastro geograficamente più vicino alla Liguria occidentale tra quelli italiani. Dopo precipitazioni eccezionali, con oltre 40 centimetri di pioggia caduti in circa otto ore, il bacino dell’Ortiglieto tracima. La diga principale di Bric Zerbino resiste, mentre cede lo sbarramento secondario della Sella Zerbino. Oltre 30 milioni di metri cubi d’acqua si riversano nell’Orba già in piena, investendo soprattutto Ovada e i territori a valle. Muoiono 111 persone. Gli studi successivi evidenziano anche la pessima qualità geotecnica della roccia sulla quale era stata costruita la diga secondaria.
La memoria di quella tragedia è ancora viva. Ogni anno il territorio torna a ricordare le vittime e, proprio il 13 agosto, anniversario del disastro, viene organizzata una camminata commemorativa da Molare a Ovada, promossa dalla locale Associazione Amici del Borgo: un percorso nei luoghi raggiunti dall’acqua che mantiene viva la memoria delle oltre cento persone che lì hanno perso la vita nel 1935. E ricorda quanto fragile possa diventare l’equilibrio tra opere dell’uomo e territorio quando conoscenza, responsabilità e prevenzione vengono meno.

Foro M. Abisso

Durante gli anni del progetto di Glori

Malpasset-Fréjus – 2 dicembre 1959, Var, Francia.
È forse il parallelo più significativo per la Valle Argentina, sia per la relativa vicinanza geografica sia per la coincidenza temporale. Proprio nel 1959, anno in cui prendono avvio i lavori del progetto di Glori, cede la diga ad arco di Malpasset, nell’entroterra di Fréjus. Decine di milioni di metri cubi d’acqua precipitano lungo la valle del Reyran e raggiungono la pianura di Fréjus in pochi minuti. Le vittime sono oltre 400. Le successive analisi individuano nelle condizioni geologiche delle rocce di fondazione uno degli elementi determinanti della catastrofe.

Vajont – 9 ottobre 1963, tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia.
È la tragedia destinata a segnare più profondamente la storia italiana delle grandi opere idrauliche. In questo caso la diga non crolla: circa 270 milioni di metri cubi di roccia si staccano dal Monte Toc e precipitano nell’invaso. L’impatto genera un’enorme onda che supera lo sbarramento e travolge Longarone e altri abitati. Le vittime sono 1.917.

Il Vajont mostra in maniera terribile quali conseguenze possa avere una valutazione insufficiente della stabilità geologica dei versanti.

Appena un mese dopo, l’11 novembre 1963, migliaia di persone manifestano in Valle Argentina contro la costruzione della diga di Glori. Non possiamo stabilire un rapporto diretto tra quelle tragedie e la mobilitazione locale senza specifiche testimonianze documentarie; possiamo però osservarne il risultato: la conoscenza del territorio, l’impegno della popolazione e l’azione delle istituzioni locali riescono a fermare un’opera destinata a trasformare profondamente la valle.

Le tragedie successive

Il Vajont non chiude purtroppo la storia italiana delle grandi catastrofi legate agli invasi artificiali.

Val di Stava – 19 luglio 1985, Tesero (Trento).
Non si tratta di una diga idroelettrica, ma di due bacini di decantazione utilizzati dalla miniera di fluorite di Prestavel. Il cedimento dell’argine del bacino superiore provoca il collasso di quello inferiore: circa 180.000 metri cubi di acqua, sabbia e fanghi precipitano lungo la valle raggiungendo una velocità prossima ai 90 chilometri orari. La colata distrugge case, alberghi, capannoni e ponti e provoca 268 vittime. Le successive indagini e i processi mettono in luce gravi responsabilità nella costruzione, nella gestione e nella sorveglianza degli impianti.

Gleno, Molare, Malpasset, Vajont e Stava sono tragedie diverse e non possono essere sovrapposte. Cambiano le opere, le cause e i meccanismi dei disastri. Ma tutte richiamano un principio comune: una grande opera non può essere separata dalla conoscenza profonda del territorio nel quale viene inserita. E neppure può essere imposta a chi quel territorio lo abita.

Geologia, idrologia, stabilità dei versanti, qualità della progettazione, manutenzione e controllo non sono aspetti secondari. E non lo sono nemmeno il coinvolgimento delle popolazioni, la conoscenza maturata da chi vive quotidianamente un territorio e la memoria storica dei luoghi.

È anche alla luce di questa storia che le gallerie abbandonate di Glori-Castellaro assumono oggi un significato particolare: non sono soltanto ciò che resta di un’opera incompiuta, ma una testimonianza sotterranea del rapporto, non sempre facile, tra sviluppo, acqua, ambiente e comunità.

Percorrerle e documentarle significa quindi fare speleologia, ma anche riportare alla luce una pagina della storia della Valle Argentina che non dovrebbe essere dimenticata.

Torniamo ora all’appuntamento

Cosa: “Glori-Castellaro: un viaggio nella Valle Argentina”
Dove: Piazza della Chiesa, Glori (IM)
Quando: Sabato 29 agosto, ore 20.30
Con chi: Marco Marchesini, G.S. Ligure A. Issel, e Alessandro Pastorelli, Speleo Club CAI Sanremo
Ingresso: libero

Diga di Glori 29a agosto 2026

L'articolo La Galleria Glori-Castellaro: viaggio nel cuore della Valle Argentina proviene da Scintilena.

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    MALÍ VÝTVARNÍCI V DEMÄNOVSKÝCH JASKYNIACH Včera sme uskutočnili tematickú exkurziu pre víťazov súťaže „Drieme v tebe ilustrátor?“ v spolupráci so Slovenské múzeum ochrany prírody a jaskyniarstva. Témou súťaže bolo výtvarné stvárnenie vybraných povestí o jaskyniach. Stovky kresieb vyhodnocovala umelecká komisia. Mladí, ba aj malí umelci s rodičmi s nami navštívili Demänovské jaskyne, pričom spoznávali ich krásy a aj menej dostupné zákutia. Veríme, že ich záujem o prírodu a jaskyne sa bude rozvíj
     

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MALÍ VÝTVARNÍCI V DEMÄNOVSKÝCH JASKYNIACH

Včera sme uskutočnili tematickú exkurziu pre víťazov súťaže „Drieme v tebe ilustrátor?“ v spolupráci so Slovenské múzeum ochrany prírody a jaskyniarstva. Témou súťaže bolo výtvarné stvárnenie vybraných povestí o jaskyniach. Stovky kresieb vyhodnocovala umelecká komisia. Mladí, ba aj malí umelci s rodičmi s nami navštívili Demänovské jaskyne, pričom spoznávali ich krásy a aj menej dostupné zákutia. Veríme, že ich záujem o prírodu a jaskyne sa bude rozvíjať a prehlbovať aj v budúcnosti.









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