Zobrazenie na čítanie

Scintilena in ferie, ma la notizia resta viva

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Dal 4 all’11 luglio la redazione lavora con ritmi più lenti, mentre Marina Abisso garantisce la continuità della pubblicazione per il notiziario di speleologia.

Una pausa estiva annunciata

Scrivo queste righe per spiegare una settimana particolare per Scintilena.

Dal 4 all’11 luglio sto è in vacanza, in una zona dove la connessione Internet è debole e incerta.

La pubblicazione degli articoli resta comunque affidata a Marina Abisso, che continua a seguire il lavoro redazionale con la consueta precisione.

La frequenza di aggiornamento potrebbe quindi rallentare. Non si tratta di una sospensione del lavoro, ma di una normale conseguenza di un periodo estivo trascorso lontano da una connessione stabile.

Anche in queste condizioni, il notiziario prova a restare presente per i lettori che lo seguono ogni giorno.

La redazione di Scintilena

Con questa nota, confermo un aspetto che per me è importante: Scintilena non è mai stata un progetto rigido, ma un notiziario costruito sulla collaborazione.

La sua storia mostra un lavoro distribuito, fatto di autori, contributi e aggiornamenti che si sono succeduti nel tempo.

Andrea Scatolini resta una figura centrale nella storia del sito, ma la continuità editoriale passa anche da altre presenze. Marina Abisso è la più importante di queste, e la sua attività recente dimostra che il portale continua a vivere grazie a una redazione che sa adattarsi alle circostanze.

Il senso della continuità

Marina Abisso e Andrea Scatolini a Volta Mantovana 2026

Scrivendo di speleologia, so che la continuità conta quanto la scoperta. Anche una breve pausa può farsi sentire, soprattutto in una testata che segue con attenzione eventi, esplorazioni, ricerca e tutela del sottosuolo. Per questo segnalo con chiarezza ai lettori che la settimana dal 4 all’11 luglio potrebbe portare qualche ritardo nelle uscite.

La scelta di affidare gli articoli a Marina Abisso è stata vincente, coerente con la struttura di Scintilena, che da anni si presenta come un notiziario online dedicato alla speleologia italiana.

Il sito ha sempre dichiarato di lavorare con una redazione volontaria e con un aggiornamento non legato a una cadenza fissa.

Un notiziario che resta presente

Anche in vacanza, il lavoro non si interrompe del tutto. Se la connessione lo consentirà, qualche articolo potrà arrivare comunque, magari da una posizione più favorevole del campeggio, come il tetto del bungalow o un punto più alto dell’area. È un dettaglio leggero, ma racconta bene il carattere pratico e informale del progetto.

In fondo, Scintilena ha sempre avuto questa natura: informare con costanza, ma senza forzare i tempi quando le condizioni non lo permettono. È una pausa breve, legata al periodo estivo, che non cambia la sostanza del lavoro redazionale né il rapporto con i lettori.

Un saluto ai lettori

Da parte mia, resta un ringraziamento ai lettori fedeli che seguono il notiziario con attenzione. Questa settimana la pubblicazione potrà essere meno regolare, ma la redazione continua a esserci. Marina Abisso proseguirà il lavoro e, appena possibile, il flusso delle notizie tornerà al suo ritmo abituale.

La speleologia vive anche attraverso queste piccole continuità quotidiane. Una redazione che comunica con trasparenza, un fondatore che si prende una pausa e una collaborazione che garantisce presenza: è da qui che passa il senso di Scintilena.

Andrea Scatolini

Strategie per mantenere alta l’engagement durante le pause estive

Per mantenere alta l’engagement durante le pause estive, conviene lavorare su contenuti brevi, programmati in anticipo e coerenti con il periodo, puntando su interazione leggera e continuità editoriale.

In estate funzionano bene micro-contenuti, calendari editoriali pianificati, repurposing dei materiali migliori e iniziative come sondaggi o challenge.[1][2][3]

Strategie pratiche

  • Programmare in anticipo i contenuti chiave, così la presenza resta costante anche quando il team è ridotto.[3][1]
  • Riproporre articoli, post o rubriche già performanti in formati più rapidi da consumare, come caroselli, clip o pillole informative.[4][3]
  • Usare contenuti stagionali e leggeri, perché in estate l’attenzione tende a concentrarsi su materiali rapidi, utili e facili da condividere.[2][4]
  • Inserire domande, sondaggi, quiz o piccoli inviti alla partecipazione per mantenere attivo il dialogo con il pubblico.[1][2]
  • Conservare una cadenza minima di pubblicazione, anche con frequenza ridotta, per non interrompere il rapporto con i lettori.[5][6]

Per Scintilena

Nel caso di un notiziario come Scintilena, la strategia più adatta è una presenza leggera ma continua, affidata a contenuti brevi, notizie selezionate e aggiornamenti facili da pubblicare anche in condizioni operative limitate. È utile preparare in anticipo una piccola scorta di testi, rilanciare articoli di interesse durevole e alternare notizie con richiami alla community speleologica.[7][8][9][1]

Il ruolo del lavoro collaborativo nelle testate online indipendenti

Il lavoro collaborativo è il principale motivo per cui una testata online indipendente riesce a restare viva, credibile e continua nel tempo. Nel caso di Scintilena, la redazione volontaria, gli autori diffusi e il coordinamento editoriale mostrano bene come la collaborazione non sia un contorno, ma la struttura stessa del progetto.[1][2]

Una redazione distribuita

Scintilena si definisce un notiziario online della speleologia italiana e specifica che il proprio lavoro consiste nel raccogliere, verificare e ordinare le informazioni. La testata è curata da una redazione volontaria e si appoggia a figure diverse, con ruoli che vanno dalla scrittura alla traduzione, fino al supporto tecnico.[2][3]

Questo modello riduce la dipendenza da una sola persona e rende possibile coprire ambiti diversi senza perdere continuità. Quando una redazione è distribuita, anche una pausa temporanea o un cambio di ritmo non bloccano l’intero flusso informativo.[3][1]

Vantaggi editoriali

Il primo vantaggio è la resilienza: se più persone possono intervenire, la testata regge meglio ferie, imprevisti e sovraccarichi. Il secondo è la qualità, perché il confronto tra autori, editor e collaboratori aiuta a correggere errori, chiarire i testi e migliorare l’impostazione delle notizie.[4][1]

C’è poi un vantaggio di copertura. Una redazione collaborativa può seguire più temi, più territori e più lingue, come mostra la rete di collaboratori indicata da Scintilena nel tempo. Per una testata di nicchia, questa ampiezza è spesso decisiva.[1][3]

I limiti da gestire

Il lavoro collaborativo non elimina però il problema del coordinamento. Scintilena ha spiegato in passato che bozze, validazioni, richieste di approfondimento e programmazione richiedono tempo e organizzazione, soprattutto quando la struttura è piccola. Senza regole chiare, la collaborazione può trasformarsi in rallentamento.[4]

Per questo servono processi semplici, ruoli definiti e un flusso di pubblicazione sostenibile. Una testata indipendente funziona bene quando riesce a bilanciare apertura e controllo, evitando sia il caos sia l’eccesso di centralizzazione.[1][4]

Un modello utile

Nelle testate online indipendenti, la collaborazione è anche una forma di comunità. Gli autori non producono soltanto contenuti, ma partecipano a un patrimonio comune di conoscenza, utile a chi segue il settore e a chi vi si avvicina per la prima volta. Questo vale ancora di più per ambiti specialistici come la speleologia, dove l’informazione spesso nasce dal campo e richiede competenze diverse.[1]

Scintilena mostra che un progetto editoriale indipendente può durare proprio perché non si affida a una sola voce. La collaborazione, in questo senso, non è solo un metodo di lavoro: è la condizione che permette alla testata di restare autonoma, leggibile e presente nel tempo.[3][1]

Fonti


[1] Autore: Marina Abisso – Scintilena https://www.scintilena.com/author/marina-abisso/
[2] Chi eravamo – Scintilena https://www.scintilena.com/chi-eravamo/02/16/
[3] Chi siamo – Scintilena https://www.scintilena.com/chi-siamo/02/16/
[4] Diretta Ore 21.30 – Storia della comunicazione speleo su … – Scintilena https://www.scintilena.com/storia-della-comunicazione-speleo-su-internet/11/26/
[1] How to Grow an Engaged Audience This Summer https://digitalmediabutterfly.com/grow-engaged-audience-summer/
[2] How to Tune Your Content Strategy for a Vacationing Audience https://rkiveai.com/en/resource/blog/summer-content-strategy-vacation-audience

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Eventi internazionali di speleologia 2026: il calendario europeo tra congressi, spedizioni e raduni

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Gli eventi internazionali di speleologia 2026 riuniscono speleologi, ricercatori e associazioni in tutta Europa. Dal raduno tedesco al congresso di Costacciaro, passando per Eurokarst, Hypogea e la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il calendario propone numerosi appuntamenti dedicati all’esplorazione, alla ricerca scientifica e alla tutela del patrimonio ipogeo.

Eventi internazionali di speleologia 2026: una stagione ricca di appuntamenti

La seconda parte del 2026 propone un calendario particolarmente intenso di eventi internazionali di speleologia, con iniziative dedicate all’esplorazione, alla ricerca scientifica, al carsismo, alla biologia sotterranea e alla valorizzazione delle grotte turistiche. Il programma, pubblicato dalla Federazione Speleologica Europea (FSE), raccoglie manifestazioni organizzate da associazioni, enti di ricerca e federazioni nazionali in numerosi Paesi europei. (Eurospeleo?)

Gli appuntamenti rappresentano occasioni di confronto tra speleologi provenienti da diversi continenti e affrontano temi che spaziano dalle nuove esplorazioni alla conservazione degli ecosistemi ipogei, fino allo sviluppo delle tecnologie di rilievo e documentazione.

Estate 2026: spedizioni speleologiche e grandi incontri europei

Il calendario si apre dal 23 al 26 luglio con il 64° Raduno Annuale degli Speleologi Tedeschi a Giengen an der Brenz, uno degli appuntamenti storici della speleologia tedesca.

Dal 25 luglio al 9 agosto si svolgerà invece la spedizione internazionale Hidden Bussento International Expedition a Morigerati, dedicata all’esplorazione del sistema carsico del Bussento. L’iniziativa richiama gruppi speleologici italiani e stranieri impegnati nelle attività di rilievo, documentazione ed esplorazione.

Dal 21 agosto al 4 settembre sarà la volta di Eurokarst 2026, ospitato a Neuchâtel. Il congresso costituisce uno dei principali appuntamenti scientifici europei dedicati al carsismo e riunisce geologi, idrogeologi, geomorfologi, speleologi e studiosi provenienti da numerosi istituti di ricerca. (Eurospeleo?)

Settembre tra biologia sotterranea, carsismo e tutela delle grotte

Il mese di settembre concentra gran parte degli eventi internazionali di speleologia 2026.

Dal 7 al 12 settembre la città di Mangalia ospiterà la 27ª International Conference on Subterranean Biology, dedicata agli studi sugli organismi adattati agli ambienti sotterranei e agli ecosistemi ipogei.

Dal 10 al 13 settembre il Karst Research Institute organizzerà a Postojna la celebrazione internazionale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, promossa dalla International Union of Speleology. L’iniziativa punta a diffondere la conoscenza del patrimonio carsico e della sua conservazione. (Eurospeleo?)

Dal 13 al 19 settembre si terrà a Noto la conferenza scientifica internazionale Man and Karst 2026, dedicata al rapporto tra uomo, paesaggi carsici, biodiversità e patrimonio culturale. Il programma comprende relazioni scientifiche, escursioni e attività divulgative inserite nel quadro della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo. (Eurospeleo?)

Nello stesso periodo, dal 16 al 20 settembre, la Prilep ospiterà il Balkan Caver’s Camp, tradizionale incontro degli speleologi balcanici.

Dal 18 al 20 settembre, a Ferrières, si svolgeranno le Speleologische Dagen, manifestazione aperta a tutti gli speleologi con attività tecniche, incontri e momenti di divulgazione.

Congressi internazionali tra cavità artificiali e grotte turistiche

Dal 22 al 26 settembre Tbilisi ospiterà Hypogea 2026, quinto congresso internazionale dedicato alla speleologia nelle cavità artificiali. L’evento riunisce studiosi di archeologia sotterranea, storia, architettura e conservazione delle opere ipogee.

Dal 22 settembre al 1° ottobre sarà invece la volta del 10° Congresso Internazionale dell’International Show Caves Association (ISCA), previsto in Périgueux. Il congresso affronta i temi della gestione sostenibile delle grotte turistiche, della sicurezza, della valorizzazione del patrimonio naturale e dell’accoglienza dei visitatori.

Autunno 2026: Costacciaro, vulcanospeleologia ed EuroSpeleo Forum

Tra gli appuntamenti più attesi in Italia figura l’International Italian Meeting, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre a Costacciaro. L’incontro rappresenta uno dei principali momenti di aggregazione della comunità speleologica italiana e internazionale.

Dal 1° all’8 novembre le isole di Lanzarote e Tenerife ospiteranno il 22° Simposio Internazionale di Vulcanospeleologia, dedicato allo studio delle cavità vulcaniche e dei processi geologici che le hanno generate.

Il calendario si concluderà dal 13 al 15 novembre a Pazin con il 18° EuroSpeleo Forum, organizzato insieme all’incontro degli speleologi croati. L’evento rappresenta uno dei principali appuntamenti annuali della comunità speleologica europea, con conferenze, tavole rotonde e attività sul territorio. (Eurospeleo?)

Un calendario che favorisce la collaborazione internazionale

Il calendario degli eventi internazionali di speleologia 2026 evidenzia la crescente collaborazione tra associazioni speleologiche, università e istituti di ricerca. Le manifestazioni affrontano temi scientifici, tecnici e ambientali, favorendo lo scambio di esperienze tra esploratori e ricercatori.

Per gli speleologi italiani il programma offre anche numerose occasioni di partecipazione diretta, grazie agli appuntamenti previsti in Campania, Sicilia, Umbria e ad altri congressi facilmente raggiungibili nel contesto europeo.

Fonti

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La Società Speleologica Ceca entra nella Federazione Speleologica Europea: un nuovo passo per la cooperazione internazionale

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La Società Speleologica Ceca è stata accolta nella Federazione Speleologica Europea (FSE). L’ingresso rafforza la collaborazione tra le organizzazioni speleologiche del continente e porta nella rete europea una delle realtà più attive nella ricerca, nell’esplorazione e nella tutela delle grotte.

La Società Speleologica Ceca entra nella Federazione Speleologica Europea

La Società Speleologica Ceca (?eská speleologická spole?nost – CSS) è entrata ufficialmente a far parte della Federazione Speleologica Europea (FSE). L’ammissione è stata approvata all’unanimità durante l’Assemblea Generale della FSE del 16 aprile 2026. Con questo ingresso la federazione riunisce ora le organizzazioni nazionali di 32 Paesi europei. (Eurospeleo?)

La Repubblica Ceca sarà rappresentata nella FSE dai delegati Michal Hejna e Markéta Jakovenko. La federazione ha accolto con favore l’adesione della CSS, evidenziando le prospettive di collaborazione tra gli speleologi cechi e le altre organizzazioni europee. (Eurospeleo?)

La Società Speleologica Ceca: una realtà consolidata della speleologia europea

Fondata il 12 dicembre 1978 e con sede a Praga, la Società Speleologica Ceca rappresenta oggi una delle principali organizzazioni speleologiche dell’Europa centrale. Alla fine del 2025 contava 59 gruppi speleologici affiliati e 1.224 soci impegnati nelle attività di esplorazione, documentazione, ricerca scientifica e tutela del patrimonio sotterraneo. (Speleo?)

L’organo sovrano dell’associazione è l’Assemblea Generale, convocata ogni quattro anni, che elegge il Consiglio direttivo, il presidente e il collegio dei revisori. L’attività operativa è affidata ai numerosi club locali distribuiti sul territorio nazionale, che costituiscono il nucleo della speleologia ceca.

Tra gli appuntamenti più importanti organizzati dalla CSS figura Speleofórum, il principale congresso nazionale dedicato alla speleologia, ospitato ogni anno nel Carso Moravo e frequentato da circa 450 partecipanti. Accanto a questo si svolge il tradizionale Incontro Speleologico, una manifestazione itinerante che cambia sede ogni anno e favorisce lo scambio di esperienze tra i gruppi del Paese.

Pubblicazioni e attività scientifica della Società Speleologica Ceca

L’attività editoriale rappresenta uno degli elementi caratterizzanti della Società Speleologica Ceca. La rivista elettronica eSpeleo viene pubblicata tre volte all’anno, mentre gli atti di Speleofórum raccolgono annualmente i risultati delle ricerche presentate durante il congresso. È inoltre attiva la collana editoriale “CSS Library”, che nel 2026 raggiungerà il quarantacinquesimo volume, e ogni quattro anni viene pubblicato un rapporto in lingua inglese dedicato alle attività svolte tra un congresso e l’altro dell’International Union of Speleology. (Speleo?)

All’interno della società opera anche il Servizio di Soccorso Speleologico, affiliato alla European Cave Rescue Association, che contribuisce allo sviluppo delle tecniche di intervento e della sicurezza in ambiente ipogeo.

Le grotte della Repubblica Ceca tra carsismo e pseudocarsismo

La distribuzione delle aree carsiche e delle più importanti aree pseudocarsiche nella Repubblica Ceca.
A – aree carsiche: 1 = Carso boemo, 2 = Carso moravo, 3 = Carso di Javo?í?ko, 4 = Carso di Hranice, 5 = Monti Železné hory, 6 = Monte Králický Sn?žník.
B – pseudocarso: I = Labské pískovce (arenarie dell’Elba), II = area di Koko?ínsko, III = ?eský ráj (Paradiso boemo), IV = area di Doksy e Ralsko, V = rocce di Teplice e Adršpach, VI = Broumovské st?ny.
Carta semplificata secondo Bosák e Vašítko (2001), dall’Enciclopedia Biospeologica, vol. III.
Pagina 2

L’ingresso della Società Speleologica Ceca nella FSE richiama anche l’attenzione sul patrimonio sotterraneo della Repubblica Ceca.

Il principale territorio carsico è il Carso Boemo, esteso per circa 240 chilometri quadrati. Il sistema più sviluppato è però il Carso Moravo, dove si concentra il maggior numero di cavità conosciute.

Qui si trova anche il sistema delle Amateur Caves, che supera i 50 chilometri di sviluppo topografato e rappresenta la grotta più lunga del Paese. Sempre nel Carso Moravo si apre la grande sala del Giant Dome, nella cavità di Rudické propadání, con dimensioni di circa 70 metri di lunghezza, 30 di larghezza e 60 di altezza.

Un primato mondiale appartiene invece all’Hranická Abyss, una cavità profonda almeno 519,5 metri, dei quali circa 450 sommersi. È considerata l’abisso allagato più profondo conosciuto al mondo. La Repubblica Ceca ospita inoltre la grotta dolomitica più lunga del Paese, le Bozkov Caves, e numerose cavità pseudocarsiche sviluppate soprattutto nelle arenarie, tra cui la Teplice Cave, che raggiunge quasi due chilometri di sviluppo. (Speleo?)

Cooperazione internazionale e prospettive future

La tradizione speleologica ceca ha una lunga dimensione internazionale. L’allora Cecoslovacchia fu tra i membri fondatori dell’International Union of Speleology e ha ospitato i Congressi Internazionali di Speleologia nel 1973 e nel 2013. I gruppi della Società Speleologica Ceca partecipano inoltre a progetti di ricerca ed esplorazione in numerosi Paesi europei e in aree extraeuropee, tra cui Cina, Messico e Yemen.

L’ingresso nella Federazione Speleologica Europea amplia ulteriormente queste opportunità di collaborazione, favorendo lo scambio di competenze, la tutela del patrimonio carsico e lo sviluppo di progetti condivisi tra le organizzazioni speleologiche europee.

Fonti

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Traduzione – Editoriale del Presidente per il nuovo numero della newsletter EuroSpeleo – luglio 2026

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Cari speleologi,
sono lieto di darvi il benvenuto a questa seconda edizione della Newsletter EuroSpeleo di quest’anno.
32 — trentadue — è il nuovo numero dei membri della FSE.

Nell’ultima Assemblea Generale della FSE abbiamo accolto la Società Speleologica Ceca come membro a pieno titolo della Federazione Speleologica Europea.

Gli speleologi cechi sono molto noti per le loro attività nelle straordinarie regioni carsiche del loro Paese, ma anche per i loro viaggi dedicati all’esplorazione di sistemi carsici all’estero.

Va quindi un caloroso benvenuto a tutti gli speleologi cechi che leggono questa newsletter, con l’invito a scoprire i vantaggi dei Progetti EuroSpeleo.

Parlando di progetti, la FSE ha aumentato i fondi destinati ai Progetti EuroSpeleo. Ogni anno potranno essere finanziati due progetti in più.

Oltre all’ESP, l’Assemblea Generale ha anche approvato un maggiore sostegno per il Forum annuale EuroSpeleo. Ora sono disponibili 1.500 euro per l’organizzazione di un Forum.

Siamo inoltre lieti di annunciare una borsa di studio annuale per due studenti che desiderino partecipare al Forum EuroSpeleo.

È previsto un fondo massimo di 500 euro per studente ogni anno.
Il Forum 2026 si terrà in un’area molto interessante e il Bureau è felice di aver trovato una nuova regione per il più grande evento speleologico sotto l’egida della FSE.

L’annuncio è riportato in questo numero della Newsletter.

Siamo nel primo anno dell’International Day of Caves and Karst, con un grande evento che si svolgerà a Postojna, organizzato dalla UIS.

Oltre a questo appuntamento più istituzionale, l’ECPC ha elaborato un elenco di idee per i club speleologici regionali o locali e l’auspicio è che possano offrire spunti utili per organizzare, anche nei diversi territori, piccole iniziative capaci di accrescere l’attenzione verso la protezione delle grotte.

La FSE ha inoltre deciso di ampliare i propri interessi nella politica speleologica internazionale e mette a disposizione fondi per sostenere la presenza fisica ai grandi eventi — per esempio IUCN e ONU — in tutto il mondo, al fine di difendere i temi legati alle grotte e al carsismo.

Tra circa un anno, in occasione dell’Assemblea Generale FSE 2027, l’auspicio è quello di ampliare l’attuale Bureau della FSE con altri speleologi interessati.

Il Bureau della FSE potrebbe avere in totale 9 seggi disponibili, contro i 6 attuali, e l’invito rivolto a tutti è a prendere in considerazione una possibile candidatura.

La convocazione sarà annunciata entro la fine di quest’anno.

Jean-Claude Thies, Presidente della FSE

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EuroSpeleo Newsletter luglio 2026: la Federazione Speleologica Europea pubblica il nuovo numero dedicato alla speleologia europea

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La EuroSpeleo Newsletter luglio 2026 raccoglie notizie, progetti e appuntamenti della Federazione Speleologica Europea (FSE), offrendo un aggiornamento sulle attività delle organizzazioni speleologiche del continente e sulle iniziative dedicate alla tutela delle grotte e del carsismo.

EuroSpeleo Newsletter luglio 2026: un aggiornamento sulla speleologia europea

La Federazione Speleologica Europea (FSE) ha annunciato la pubblicazione della EuroSpeleo Newsletter luglio 2026, il periodico informativo che riunisce notizie provenienti dalle organizzazioni speleologiche aderenti e presenta le principali iniziative della federazione.

La pubblicazione è disponibile esclusivamente in formato digitale ed è distribuita attraverso il sito ufficiale della FSE, le mailing list e i canali social dell’organizzazione. Il notiziario viene realizzato dal Bureau della Federazione e viene pubblicato con cadenza non periodica, in occasione di aggiornamenti e comunicazioni di particolare interesse per la comunità speleologica europea. (eurospeleo.eu?)

L’obiettivo della EuroSpeleo Newsletter luglio 2026 è mantenere un collegamento costante tra le federazioni nazionali, i gruppi speleologici e i singoli speleologi, favorendo la circolazione delle informazioni riguardanti esplorazione, ricerca scientifica, tutela del patrimonio carsico ed eventi internazionali.

La Federazione Speleologica Europea e la cooperazione internazionale

La Federazione Speleologica Europea rappresenta oggi le organizzazioni speleologiche nazionali di oltre trenta Paesi europei e promuove la collaborazione tra le diverse realtà della speleologia continentale. Tra le sue attività rientrano il coordinamento di progetti internazionali, il sostegno alle iniziative dedicate alla protezione delle grotte, la diffusione delle conoscenze scientifiche e l’organizzazione di incontri tecnici e congressi. (eurospeleo.eu?)

La newsletter costituisce uno degli strumenti attraverso cui la FSE rende accessibili le informazioni sulle proprie attività, offrendo spazio anche alle iniziative promosse dalle federazioni aderenti.

I contenuti della EuroSpeleo Newsletter luglio 2026

Il nuovo numero propone una panoramica delle attività più recenti della speleologia europea.

Tra gli argomenti trovano spazio gli aggiornamenti sui progetti della Federazione, le iniziative dedicate alla conservazione delle grotte, le opportunità di partecipazione per gli speleologi e il calendario dei principali appuntamenti internazionali previsti nei prossimi mesi.

La EuroSpeleo Newsletter luglio 2026 richiama inoltre l’attenzione su eventi di rilievo come il 18° EuroSpeleo Forum, in programma a Pazin, in Croazia, dal 13 al 15 novembre 2026, e sulle borse di studio messe a disposizione dalla FSE per favorire la partecipazione dei giovani speleologi europei. Vengono inoltre ricordati i progetti sostenuti attraverso il programma EuroSpeleo Projects e le iniziative della Commissione Europea per la Protezione delle Grotte. (eurospeleo.eu?)

Una pubblicazione rivolta ai gruppi speleologici europei

Nel messaggio che accompagna la diffusione del bollettino, il Segretario Generale della FSE, Alena Gessert, invita le organizzazioni nazionali e i gruppi speleologici a condividere il più possibile la newsletter con i propri soci e con tutti gli interessati alla speleologia.

La pubblicazione è disponibile in lingua inglese e francese, con l’intento di raggiungere il maggior numero possibile di lettori all’interno della comunità speleologica europea. (eurospeleo.eu?)

Dove scaricare la EuroSpeleo Newsletter luglio 2026

La EuroSpeleo Newsletter luglio 2026 può essere scaricata gratuitamente dal sito ufficiale della Federazione Speleologica Europea, dove è disponibile sia la versione inglese sia quella francese. Sul portale della FSE è inoltre consultabile l’archivio delle edizioni precedenti della newsletter, che documenta le principali attività della federazione e della speleologia europea degli ultimi anni. (eurospeleo.eu?)

Fonti

  • European Speleological Federation – EuroSpeleo Newsletter, July 2026.
  • European Speleological Federation – EuroSpeleo Newsletter Archive.
  • European Speleological Federation – Sito ufficiale della FSE.

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Monte Barro, riscoperti i fossili di Antonio Stoppani: torna visitabile lo storico sito dell’Azzarola

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Nel Parco del Monte Barro un progetto di recupero riporta alla luce il sito fossilifero dell’Azzarola studiato da Antonio Stoppani. La ricerca scientifica, la nuova carta geoturistica e i percorsi dedicati valorizzano uno dei luoghi simbolo della geologia lombarda.

LIl Monte Barro e il recupero del sito fossilifero dell’Azzarola

Il Monte Barro torna al centro dell’attenzione della comunità scientifica grazie al recupero del sito fossilifero dell’Azzarola, uno dei luoghi più importanti per gli studi del geologo e naturalista Antonio Stoppani. L’intervento ha consentito di riportare alla luce un affioramento roccioso ricco di fossili, restituendo leggibilità a un’area che nella seconda metà dell’Ottocento contribuì allo sviluppo della paleontologia italiana. (valsassinaoggi.it?)

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Silea, Parco Regionale del Monte Barro e Cooperativa Eliante, insieme ad associazioni e istituzioni del territorio lecchese. Il progetto rientra nelle celebrazioni dedicate ai duecento anni dalla nascita di Antonio Stoppani, figura considerata tra i principali divulgatori delle scienze naturali in Italia e autore de Il Bel Paese. (valsassinaoggi.it?)

Antonio Stoppani e i fossili del Monte Barro

L’area dell’Azzarola occupa un posto di rilievo nella storia della geologia italiana. Qui Antonio Stoppani studiò numerosi fossili del Triassico superiore, dedicando al sito una monografia illustrata con tavole litografiche che documentavano la ricchezza paleontologica del Monte Barro.

Le ricerche contribuirono alla conoscenza degli antichi ambienti marini che occupavano questa parte della Lombardia oltre 200 milioni di anni fa. I fossili rinvenuti appartengono soprattutto a organismi marini come molluschi e coralli, elementi fondamentali per ricostruire l’evoluzione geologica dell’area prealpina. (Parco Barro?)

Il Monte Barro rappresenta infatti uno dei principali affioramenti di rocce triassiche della Lombardia. La sua geologia ha attirato per oltre un secolo studiosi italiani e stranieri ed è caratterizzata anche dalla presenza di fenomeni carsici e testimonianze delle glaciazioni quaternarie. (Parks?)

Ricerca paleontologica e valorizzazione del patrimonio geologico

L’intervento è stato realizzato sotto la supervisione del paleontologo Andrea Tintori. Le attività hanno previsto la pulizia dell’affioramento, la sua mappatura e il rilievo dei principali livelli fossiliferi.

Parallelamente sono stati studiati i muretti a secco presenti nell’area boschiva, costruiti utilizzando rocce provenienti dagli stessi livelli geologici descritti da Stoppani. Durante le operazioni sono stati recuperati campioni destinati ad attività divulgative e didattiche, con l’obiettivo di favorire una maggiore conoscenza del patrimonio geologico locale. (valsassinaoggi.it?)

Il progetto dimostra come ricerca scientifica, tutela ambientale e divulgazione possano procedere insieme nella conservazione dei geositi più significativi.

La nuova carta geoturistica dei luoghi stoppaniani

Uno dei risultati più concreti dell’iniziativa è la realizzazione di una nuova carta geoturistica dedicata ai luoghi studiati da Antonio Stoppani.

La mappa collega i principali siti geologici compresi tra i Corni di Canzo, il Monte Barro e il Moregallo attraverso una rete di itinerari escursionistici. L’obiettivo è favorire una visita consapevole del territorio, offrendo ai camminatori strumenti per comprendere la storia geologica delle montagne lecchesi e il valore delle osservazioni condotte dal celebre geologo. (Parco Barro?)

L’iniziativa comprende anche un convegno scientifico promosso dall’Associazione Geologia e Turismo insieme al Parco Regionale del Monte Barro, dedicato alla divulgazione della geologia e della paleontologia.

Un patrimonio geologico da conservare e divulgare

Il recupero dell’Azzarola restituisce alla comunità un sito di elevato interesse scientifico e culturale. L’affioramento torna ad essere leggibile, mentre la nuova rete di percorsi favorisce una conoscenza diretta del territorio e della sua storia naturale.

Per chi si occupa di geologia, paleontologia e speleologia, il progetto rappresenta un esempio di valorizzazione integrata del patrimonio naturale. La tutela degli affioramenti fossiliferi, insieme alla diffusione delle conoscenze scientifiche, contribuisce infatti a preservare luoghi che hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle scienze della Terra in Italia.

A due secoli dalla nascita di Antonio Stoppani, il Monte Barro conferma così il proprio valore come laboratorio naturale dove ricerca, educazione ambientale e fruizione sostenibile possono convivere, offrendo nuove opportunità di studio e divulgazione del patrimonio geologico lombardo.

Chi è Stoppani per la speleologia

Antonio Stoppani fu uno dei protagonisti delle scienze della Terra nell’Italia dell’Ottocento. Per la speleologia il suo contributo può essere riassunto in alcuni aspetti fondamentali.

Un precursore degli studi sul carsismo

Stoppani studiò le rocce calcaree, i fenomeni carsici e le cavità naturali delle Prealpi lombarde in un periodo in cui la speleologia non era ancora una disciplina autonoma. Le sue osservazioni contribuirono alla comprensione della formazione delle montagne e degli ambienti sotterranei.

Studi sulle grotte lombarde

Nel corso delle sue ricerche visitò diverse grotte della Lombardia, descrivendone gli aspetti geologici, le concrezioni e i depositi sedimentari. Le cavità erano per lui veri laboratori naturali, utili per interpretare la storia geologica del territorio.

Paleontologia e cavità

Le sue ricerche sui fossili, come quelle condotte nell’area del Monte Barro, interessavano soprattutto gli affioramenti rocciosi piuttosto che le grotte. Molti dei fossili studiati permisero di ricostruire gli antichi mari triassici che occupavano l’attuale Lombardia.

Un divulgatore prima ancora che uno speleologo

L’opera più celebre di Stoppani, Il Bel Paese (1876), contribuì a diffondere la conoscenza della geologia italiana presso il grande pubblico. Il libro descrive montagne, ghiacciai, grotte e fenomeni naturali con un linguaggio accessibile, influenzando generazioni di naturalisti e futuri speleologi.

Il legame con la speleologia moderna

Stoppani morì nel 1891, pochi anni prima della nascita della speleologia moderna promossa da Édouard-Alfred Martel. Non fu quindi uno speleologo nel senso attuale del termine, ma uno dei geologi che prepararono il terreno scientifico su cui la speleologia si sviluppò. I suoi studi sulle rocce carbonatiche, sui fenomeni carsici e sulla divulgazione delle scienze naturali rappresentano ancora oggi un riferimento storico per chi si occupa di geologia e di ambienti sotterranei.

In sintesi, Antonio Stoppani può essere considerato un precursore della speleologia scientifica italiana, più che uno speleologo in senso stretto. Il suo contributo principale fu quello di interpretare il territorio carsico e gli ambienti sotterranei con metodo geologico, rendendoli oggetto di studio e di divulgazione scientifica.

Fonti

  • Prima Lecco – Parco del Monte Barro: riscoperti i fossili studiati dal celebre naturalista e geologo lecchese Antonio Stoppani.
  • Parco Regionale del Monte Barro – Carta geoturistica “I colori delle rocce” e progetto dedicato ai luoghi stoppaniani. Carta geoturistica del Parco Monte Barro?Attachment.png
  • Parchi.it – Scheda del Parco Regionale del Monte Barro e descrizione geologica. Parco Regionale del Monte Barro?Attachment.png

L'articolo Monte Barro, riscoperti i fossili di Antonio Stoppani: torna visitabile lo storico sito dell’Azzarola proviene da Scintilena.

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Siti minerari storici: a Tarvisio la XXI riunione della rete ReMi ISPRA rafforza il confronto europeo

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La XXI riunione della rete ReMi ISPRA ha riunito a Tarvisio rappresentanti di parchi geominerari, musei minerari e istituzioni italiane ed europee per discutere la valorizzazione dei siti minerari storici e condividere buone pratiche di gestione del patrimonio minerario.

La XXI riunione della rete ReMi ISPRA a Tarvisio

Si è svolta il 27 giugno 2026 a Tarvisio la XXI riunione della rete ReMi ISPRA, organizzata nell’ambito del primo Incontro Internazionale dei Minatori d’Europa, manifestazione ospitata dal Parco Geominerario di Cave del Predil dal 26 al 28 giugno.

L’appuntamento ha rappresentato un momento di confronto tra enti che operano nella conservazione e nella valorizzazione dei siti minerari storici. Alla tavola rotonda hanno partecipato rappresentanti di parchi geominerari, musei minerari e istituzioni provenienti dall’arco alpino italiano e da altri Paesi europei, con l’obiettivo di condividere esperienze, individuare criticità e proporre strategie comuni per la gestione del patrimonio minerario. (ISPRA?)

La rete ReMi ISPRA e la tutela del patrimonio minerario

La rete ReMi ISPRA è il progetto promosso dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale per mettere in relazione parchi, musei e realtà impegnate nella conservazione delle aree minerarie storiche italiane.

Avviata nel 2006, la rete favorisce la collaborazione tra amministrazioni, enti locali e gestori dei siti minerari, sostenendo la diffusione delle buone pratiche nella tutela, nel recupero ambientale e nella valorizzazione culturale delle miniere dismesse. Nel corso degli anni è diventata un punto di riferimento per lo scambio di competenze e per la promozione del patrimonio minerario nazionale. (ISPRA?)

Siti minerari storici: confronto sulle buone pratiche

Il programma della giornata ha previsto una tavola rotonda dedicata ai siti minerari storici, coordinata da Agata Patanè, coordinatrice della rete ReMi, e dal professor Massimo Preite, componente del Board di ERIH – European Route of Industrial Heritage.

Il confronto si è concentrato sulle modalità di valorizzazione delle miniere storiche, sulla gestione dei musei minerari, sulla conservazione delle testimonianze archeologiche industriali e sulle opportunità offerte dal turismo culturale. Tra gli obiettivi dell’incontro vi era anche quello di individuare azioni condivise per migliorare la fruizione dei siti e rafforzare la collaborazione tra le diverse realtà europee impegnate nella tutela del patrimonio minerario. (Turismo FVG?)

Cave del Predil, esempio di recupero del patrimonio minerario

La scelta di Tarvisio e di Cave del Predil come sede dell’incontro assume un significato particolare. La storica miniera di Raibl, sfruttata fin dall’epoca romana per l’estrazione di piombo e zinco e rimasta attiva fino ai primi anni Novanta, rappresenta oggi uno dei principali esempi italiani di recupero di un sito minerario storico.

L’ex complesso minerario è stato trasformato in un parco geominerario visitabile, con un percorso all’interno delle gallerie, un museo della tradizione mineraria e spazi dedicati alla memoria del lavoro dei minatori. La valorizzazione del sito costituisce un modello di riconversione che unisce tutela del patrimonio industriale, divulgazione scientifica e sviluppo turistico del territorio. (Italia.it?)

Un patrimonio che interessa anche il mondo della speleologia

Le miniere storiche rappresentano un ambito di interesse anche per la comunità speleologica. Molte gallerie minerarie costituiscono infatti importanti cavità artificiali oggetto di studio sotto il profilo storico, geologico e ambientale. La documentazione, il rilievo e la conservazione di questi ambienti contribuiscono alla conoscenza del patrimonio sotterraneo e delle tecniche estrattive che hanno caratterizzato numerosi territori europei.

Incontri come quello organizzato a Tarvisio favoriscono il dialogo tra musei, enti di ricerca, amministrazioni e associazioni, creando occasioni di collaborazione per la tutela di un patrimonio che conserva testimonianze del lavoro, della storia industriale e dell’evoluzione del rapporto tra l’uomo e il sottosuolo.

Fonti

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Bonifica della Voragine di San Lorenzo: il Club Alpinistico Triestino restituisce valore a una storica cavità del Carso

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La Voragine di San Lorenzo torna al centro dell’attenzione grazie a un intervento di bonifica realizzato dal Club Alpinistico Triestino. Ventuno volontari hanno recuperato rifiuti accumulati per decenni in una delle più note cavità del Carso triestino, contribuendo alla tutela dell’ambiente ipogeo e delle acque sotterranee.

Bonifica della Voragine di San Lorenzo nel Carso triestino

Sabato 4 luglio 2026 il Club Alpinistico Triestino (CAT) ha concluso un’importante operazione di bonifica all’interno della Voragine di San Lorenzo (catasto 159/294 VG), cavità situata nel territorio di San Dorligo della Valle/Dolina, sul Carso triestino.

L’intervento ha coinvolto 21 speleologi volontari impegnati nel recupero di rifiuti accumulati nel corso di molti decenni. L’iniziativa rappresenta un esempio concreto dell’attività svolta dai gruppi speleologici per la conservazione del patrimonio sotterraneo, che comprende non soltanto l’esplorazione e la ricerca scientifica, ma anche la tutela degli ambienti carsici.

La Voragine di San Lorenzo è censita nel Catasto Storico delle Grotte del Friuli Venezia Giulia e costituisce una delle cavità più conosciute del Carso classico. Si apre a circa 385 metri di quota, presenta una profondità di circa 72-75 metri ed è caratterizzata da un ampio ingresso verticale ben visibile nel paesaggio carsico. Il primo rilievo speleologico risale al 1902 ed è opera di Agostino Bastiansich; la cavità venne successivamente rilevata e aggiornata nel 1966 dalla Commissione Grotte “Eugenio Boegan”. (catastogrotte.it?)

Una cavità di interesse geologico e storico

Dal punto di vista geomorfologico la Voragine di San Lorenzo si è sviluppata lungo fratture dei calcari del Carso classico, modellata nel tempo dalla dissoluzione delle acque meteoriche e da successivi fenomeni di crollo.

L’interno è dominato da un grande pozzo iniziale che conduce a un esteso cono detritico, configurazione tipica di alcune delle principali cavità del Carso triestino.

Accanto al valore scientifico, la cavità conserva anche una complessa memoria storica. Durante la Seconda guerra mondiale vi furono gettati materiali bellici e, nel dopoguerra, il sito fu utilizzato anche come luogo di occultamento di cadaveri, assumendo nel linguaggio comune la denominazione di “foiba”. Dopo le operazioni di recupero degli ordigni esplosivi, la cavità venne nuovamente utilizzata come discarica abusiva, con il progressivo accumulo di materiali di ogni genere.

I rifiuti recuperati durante la bonifica della Voragine di San Lorenzo

Nel corso degli anni nella Voragine di San Lorenzo si erano accumulati rifiuti edili, rottami metallici, pneumatici, vetro, plastica, filo di ferro e grandi quantità di filo spinato.

L’intervento del CAT ha richiesto una complessa organizzazione tecnica. I volontari hanno operato lungo circa 50 metri di discesa verticale utilizzando sistemi di paranco per il recupero dei sacchi contenenti il materiale raccolto.

I rifiuti sono stati selezionati, concentrati in due grandi big bag e successivamente trasportati manualmente con carriole fino alla strada, dove saranno smaltiti dalla società A&T2000.

La particolare conformazione del Carso rende questo tipo di interventi particolarmente importanti. Nei sistemi carsici l’acqua piovana penetra rapidamente nel sottosuolo attraverso fratture e condotti naturali, mentre la capacità di filtrazione è limitata. La presenza di discariche abusive può quindi rappresentare una potenziale fonte di contaminazione delle falde acquifere.

Il lavoro di squadra dei volontari speleologi

Le operazioni sono state coordinate dalla speleologa del CAT Atenaide Blasini con il supporto di Moreno Tommasini e Mario Carboni per gli aspetti tecnici della bonifica.

Hanno collaborato anche Massimiliano Fontana ed Enrico Vendramin della società A&T2000 per l’organizzazione dello smaltimento dei rifiuti e Jasmin Pecar del Comune di San Dorligo della Valle per gli aspetti logistici e autorizzativi.

Alla giornata di lavoro hanno preso parte inoltre Gianfranco Tomasini del Gruppo Speleologico Talpe del Carso, Antonella Miani e Mattia Mauro del Gruppo Linder, contribuendo alle attività di recupero e movimentazione dei materiali.

La tutela delle grotte come parte della speleologia

La bonifica della Voragine di San Lorenzo evidenzia come la speleologia svolga un ruolo attivo nella protezione del patrimonio naturale.

Le attività dei gruppi speleologici comprendono il monitoraggio delle cavità, la documentazione scientifica, il rilievo topografico, la conservazione degli ecosistemi sotterranei e la rimozione dei rifiuti abbandonati.

Interventi di questo tipo consentono di ridurre l’impatto ambientale provocato dall’abbandono indiscriminato di materiali e restituiscono pieno valore a cavità che rappresentano un patrimonio geologico, storico e naturalistico del Carso triestino.

Fonti

  • Comunicato stampa del Club Alpinistico Triestino APS (4 luglio 2026).
  • Catasto Storico delle Grotte – Commissione Grotte “Eugenio Boegan”: Voragine di San Lorenzo (grotta n. 159/294 VG). https://www.catastogrotte.it/grotta/159

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Punta degli Stretti, l’allarme resta: la Federazione Speleologica Toscana chiede interventi concreti

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A due anni dal primo appello, la grotta continua a essere frequentata senza un sistema efficace di tutela

La FST sollecita Comune e comunità locale ad avviare una gestione responsabile degli accessi

A oltre due anni dal primo appello lanciato sulla situazione della Grotta di Punta degli Stretti, la Federazione Speleologica Toscana torna a denunciare una condizione di forte preoccupazione. Nonostante le rassicurazioni ricevute e la disponibilità inizialmente manifestata dall’Amministrazione comunale, secondo la Federazione non sono stati adottati provvedimenti concreti per garantire la tutela di uno degli ambienti ipogei più delicati e preziosi del territorio.

La FST aveva accolto positivamente l’apertura a un percorso condiviso, arrivando a presentare una proposta progettuale pensata per coniugare valorizzazione e conservazione del sito. Un contributo costruito sulla base di competenze tecniche, conoscenze scientifiche e decenni di esperienza nello studio del patrimonio carsico toscano. Tuttavia, denuncia la Federazione, quel progetto è rimasto senza seguito.

Nel frattempo, la Grotta di Punta degli Stretti continua a essere meta di un flusso costante di visitatori, spesso accompagnati da operatori improvvisati o da soggetti che propongono escursioni in assenza di un quadro regolamentato. La Federazione ricorda infatti che in Toscana non esiste una figura professionale riconosciuta di guida speleologica, elemento che rende ancora più urgente una riflessione sulla sicurezza, sulla competenza e sulla responsabilità nella gestione delle visite.

A destare ulteriore allarme è anche la promozione turistica del sito. Diversi portali e canali di valorizzazione del territorio continuano a presentare la grotta come una semplice attrazione da visitare, fornendo indicazioni dettagliate per l’accesso ma senza adeguate informazioni sulla fragilità dell’ambiente sotterraneo, sulle regole di comportamento necessarie e sulle criticità naturalistiche presenti.

La Grotta di Punta degli Stretti non può essere considerata una meta turistica qualunque. Si tratta di un ambiente naturale estremamente sensibile, dove ogni accesso non controllato può contribuire ad alterazioni difficili, se non impossibili, da recuperare. Il valore geologico, biologico e paesaggistico del sito richiede una gestione attenta, competente e continuativa.

Per questo la Federazione Speleologica Toscana rinnova il proprio appello alla Comunità di Monte Argentario e all’Amministrazione comunale affinché si passi dalle dichiarazioni di principio a una politica concreta di tutela. Tra le priorità indicate vi sono la definizione di un sistema di gestione degli accessi, una corretta informazione rivolta ai visitatori, il coinvolgimento delle competenze scientifiche e speleologiche del territorio e l’adozione di strumenti efficaci per garantire la conservazione della grotta.

La FST conferma la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni per individuare soluzioni equilibrate e sostenibili. Tuttavia, dopo due anni di attesa, ritiene non più rinviabile un deciso cambio di passo.

La tutela del patrimonio naturale, sottolinea la Federazione, non può essere affidata soltanto alle buone intenzioni. Servono responsabilità, scelte coraggiose e interventi concreti, prima che i danni diventino irreversibili.

Fonte: Federazione Speleologica Toscana APS, comunicato “Punta degli Stretti: due anni dopo, resta la situazione di allarme”, pubblicato il 4 luglio 2026

Link: https://www.speleotoscana.it/2026/07/04/punta-degli-stretti-due-anni-dopo-resta-la-situazione-di-allarme/

il precedente comunicato:

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Dalle grotte allo spazio: concluso in Italia il corso CAVES dell’Agenzia Spaziale Europea

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Cinque astronauti provenienti da tre agenzie spaziali si sono addestrati sottoterra per prepararsi alle future missioni di esplorazione planetaria.

Si è conclusa in Italia l’edizione 2026 di CAVES (Cooperative Adventure for Valuing and Exercising Human Behaviour and Performance Skills), il programma di addestramento dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che utilizza l’ambiente ipogeo come palestra naturale per sviluppare competenze fondamentali nelle future missioni di esplorazione.

Cinque astronauti provenienti da tre diverse agenzie spaziali hanno trascorso diversi giorni sottoterra affrontando un ambiente complesso, isolato e privo di riferimenti esterni. L’obiettivo non è imparare la speleologia, ma acquisire capacità indispensabili nello spazio: lavoro di squadra, gestione dello stress, problem solving, comunicazione e capacità di prendere decisioni in condizioni difficili.

Perché proprio una grotta?

Le grotte rappresentano uno dei migliori analoghi terrestri delle future missioni sulla Luna e su Marte. L’assenza di luce naturale, l’isolamento, l’orientamento in un ambiente sconosciuto, le comunicazioni limitate e la necessità di pianificare ogni attività rendono l’ambiente ipogeo un banco di prova ideale per studiare il comportamento umano in condizioni estreme.

Il corso CAVES non insegna soltanto tecniche di progressione in grotta. Attraverso esercitazioni sul campo, rilievi, documentazione scientifica e raccolta di campioni, gli astronauti sviluppano capacità di osservazione, leadership, collaborazione e problem solving, imparando a prendere decisioni efficaci anche in situazioni di stress e con risorse limitate.

Come nelle future missioni di esplorazione spaziale, ogni componente dell’equipaggio svolge un ruolo preciso e il successo della squadra dipende dalla fiducia reciproca, dalla comunicazione e dalla capacità di adattarsi a un ambiente ostile.

Un laboratorio naturale per lo spazio

Durante il corso gli astronauti lavorano fianco a fianco con istruttori, geologi e speleologi, affrontando esplorazioni, rilievi topografici, documentazione scientifica e attività di ricerca in un contesto che richiede collaborazione continua e massima attenzione alla sicurezza.

L’ambiente sotterraneo offre infatti condizioni difficili da riprodurre altrove: assenza di riferimenti esterni, logistica complessa, autonomia operativa e necessità di prendere decisioni rapide. Per questo motivo le grotte rappresentano un laboratorio naturale unico per preparare le future missioni di esplorazione.

Un programma nato in Italia

Il corso CAVES è organizzato dall’ESA dal 2011 e si svolge in Italia, dove il patrimonio carsico offre ambienti particolarmente adatti a questo tipo di addestramento.

Nel corso degli anni hanno partecipato astronauti dell’ESA, della NASA, della JAXA, della Canadian Space Agency e di altre agenzie spaziali internazionali, confermando il valore della speleologia come strumento di formazione interdisciplinare.

La speleologia incontra l’esplorazione spaziale

Per la comunità speleologica il programma CAVES rappresenta un importante riconoscimento del valore delle competenze maturate nel mondo ipogeo.

Le capacità richieste a uno speleologo – osservazione, adattamento, pianificazione, gestione del rischio, collaborazione e capacità decisionale – sono oggi considerate essenziali anche per l’esplorazione dello spazio. E il corso dell’ESA è l’ennesima dimostrazione che la speleologia, esplorazione e ricerca scientifica, è una disciplina capace di formare uomini e donne chiamati a operare negli ambienti più estremi, dalla profondità delle grotte fino alle future basi sulla Luna e, un giorno, su Marte.

Fonte: Agenzia Spaziale Europea (ESA), Lo spazio sotto, 1 luglio 2026 –https://www.esa.int/Space_in_Member_States/Italy/Lo_spazio_sotto

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Kong e CNSAS: oltre quarant’anni di collaborazione per lo sviluppo del soccorso tecnico

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La collaborazione tra Kong e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) ha contribuito allo sviluppo di barelle e dispositivi destinati al soccorso tecnico, con un percorso condiviso che continua ancora oggi.

Nota della redazione: questo articolo cita un noto marchio del settore tecnico. Non si tratta di un contenuto sponsorizzato né di una comunicazione commerciale. È un attestato di stima della redazione de La Scintilena nei confronti di un’azienda italiana che, nel corso dei decenni, ha sviluppato prodotti riconosciuti per qualità, affidabilità e costante dialogo con il mondo del soccorso e della speleologia.

Kong e CNSAS: una collaborazione nata dall’esperienza sul campo

Da oltre quarant’anni Kong e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) collaborano nello sviluppo di attrezzature destinate agli interventi di soccorso in ambiente montano, speleologico e impervio.

La collaborazione affonda le proprie radici nell’esperienza maturata direttamente dai tecnici del soccorso, trasformando le esigenze operative in soluzioni progettuali. Nel tempo questo rapporto ha favorito la realizzazione di dispositivi specifici, destinati a migliorare la sicurezza dei soccorritori e delle persone soccorse. (CNSAS?)

La barella Lecco, un progetto diventato un riferimento

Tra i risultati più noti della collaborazione figura la barella Lecco, progettata per essere smontabile, facilmente trasportabile e rapidamente assemblabile anche in ambienti particolarmente complessi.

L’idea nacque negli anni Sessanta dall’esperienza diretta dei volontari del Soccorso Alpino lecchese, che cercavano una soluzione più efficace rispetto ai sistemi allora disponibili. Da quel progetto si è sviluppata una barella destinata a diventare uno degli strumenti più utilizzati nelle operazioni di soccorso in montagna e in grotta. Nel corso degli anni il modello è stato aggiornato fino all’attuale versione Lecco 2.0, mantenendo la filosofia originaria e introducendo miglioramenti nei materiali, nell’ergonomia e nella rapidità di impiego. (CNSAS?)

Dispositivi sviluppati per il soccorso tecnico

La collaborazione tra Kong e CNSAS non si è limitata alla barella Lecco. Nel tempo sono stati sviluppati numerosi dispositivi dedicati al soccorso tecnico, tra cui barelle specialistiche, sistemi di movimentazione, supporti per il recupero e altre attrezzature progettate con il contributo diretto dei soccorritori.

La rivista del CNSAS ricorda come diversi progetti siano nati da un confronto continuo tra tecnici e progettisti, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze operative emerse durante gli interventi reali e le esercitazioni. (CNSAS?)

L’importanza del confronto tra produttori e soccorritori

Lo sviluppo di attrezzature per il soccorso richiede una stretta collaborazione tra chi progetta i dispositivi e chi li utilizza quotidianamente.

Nel caso di Kong, la presenza costante accanto ai tecnici del CNSAS ha consentito di raccogliere indicazioni provenienti dall’attività sul campo, trasformandole in miglioramenti progettuali. Questo metodo di lavoro ha accompagnato l’evoluzione di molti prodotti destinati al soccorso alpino e speleologico, contribuendo ad aumentarne funzionalità, sicurezza e affidabilità. (CNSAS?)

Un rapporto che continua nel tempo

Ancora oggi numerose attrezzature sviluppate da Kong fanno parte delle dotazioni impiegate dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico durante gli interventi in ambiente impervio. La loro presenza nelle operazioni di soccorso rappresenta il risultato di una collaborazione costruita in decenni di attività condivisa, ricerca tecnica e verifica operativa. (CNSAS News?)

Fonti

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Biodiversità sotterranea, acquiferi e carsismo: disponibile la registrazione del convegno internazionale promosso dall’UIS

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Il convegno dedicato alla biodiversità sotterranea, agli acquiferi e al patrimonio geologico è ora disponibile sul canale YouTube della Commissione di Biologia delle Grotte dell’Unione Internazionale di Speleologia, con sottotitoli tradotti automaticamente in numerose lingue.

Online la registrazione del convegno sulla biodiversità sotterranea

È disponibile la registrazione integrale del convegno internazionale “Subterranean Biodiversity, Aquifers and Geological Heritage: For a Deep Climate Action”, organizzato il 30 giugno dalla Commissione di Biologia delle Grotte dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS Cave Biology) nell’ambito delle iniziative dedicate alla Giornata Mondiale dell’Ambiente e realizzato in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). (Scintilena?)

L’incontro ha riunito ricercatori provenienti da diversi Paesi dell’America Latina per approfondire il ruolo della biodiversità sotterranea, degli acquiferi carsici e del patrimonio geologico nella tutela degli ecosistemi e nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.

La registrazione è ora consultabile sul canale YouTube dell’iniziativa e può essere seguita anche da un pubblico internazionale grazie ai sottotitoli con traduzione automatica disponibili in numerose lingue.

Biodiversità sotterranea e conservazione delle specie ipogee

Il primo intervento è stato affidato al dott. José G. Palacios, che ha illustrato lo stato delle conoscenze sulla biodiversità sotterranea dell’America Latina. La relazione ha evidenziato l’elevata ricchezza biologica degli ambienti ipogei della regione, caratterizzati dalla presenza di numerose specie endemiche adattate alla vita in assenza di luce.

L’attenzione si è concentrata anche sulle principali minacce che interessano questi ecosistemi, tra cui l’inquinamento delle acque sotterranee, le trasformazioni del territorio, la perdita degli habitat carsici e gli effetti del cambiamento climatico, elementi che rendono sempre più necessarie attività coordinate di ricerca e conservazione. (Scintilena?)

Il pesce cieco del Messico come simbolo della tutela degli acquiferi

La dott.ssa Patricia Ornelas ha presentato il caso del Typhlias pearsei, conosciuto come Mexican Blind Brotula, una rara specie cavernicola endemica della Penisola dello Yucatán.

Questo pesce vive esclusivamente nelle acque sotterranee della regione ed è considerato un importante indicatore della qualità degli acquiferi carsici. La sua conservazione dipende direttamente dalla protezione delle falde sotterranee e dalla gestione sostenibile delle risorse idriche, aspetti che assumono un ruolo sempre più rilevante nelle politiche ambientali.

Acquiferi della Penisola dello Yucatán e cambiamenti climatici

Il dott. Christian Narváez ha affrontato il tema della cosiddetta “alluvione invisibile” della Penisola dello Yucatán, illustrando il funzionamento del vasto sistema di acque sotterranee che caratterizza questa parte del Messico.

La presentazione ha evidenziato come gli acquiferi carsici costituiscano una risorsa fondamentale per l’approvvigionamento idrico delle popolazioni locali e rappresentino ecosistemi particolarmente vulnerabili agli effetti delle attività umane e delle variazioni climatiche. La conoscenza dei processi idrogeologici diventa quindi essenziale per pianificare interventi di tutela e gestione del territorio. (Scintilena?)

Grotte, carsismo e comunità locali

L’ultimo intervento, affidato al dott. Ángel A. Acosta, ha approfondito il rapporto tra grotte, paesaggi carsici e comunità che vivono nei territori interessati da questi ambienti.

La relazione ha posto l’attenzione sul valore culturale e sociale del patrimonio sotterraneo, evidenziando come la conservazione delle grotte non riguardi soltanto gli aspetti naturalistici, ma coinvolga anche la gestione sostenibile delle risorse, l’educazione ambientale e la partecipazione delle popolazioni locali ai progetti di tutela.

Un contributo internazionale alla ricerca sulla biodiversità sotterranea

L’iniziativa conferma il crescente interesse internazionale verso la biodiversità sotterranea e gli ecosistemi carsici, riconosciuti come elementi fondamentali per la conservazione della biodiversità globale, la protezione delle risorse idriche e la comprensione degli effetti dei cambiamenti climatici.

La disponibilità della registrazione con traduzione automatica rende il convegno accessibile a ricercatori, speleologi, studenti e appassionati di numerosi Paesi, favorendo la diffusione delle conoscenze scientifiche e il dialogo internazionale sui temi della tutela del patrimonio sotterraneo.

Fonti

  • Commissione di Biologia delle Grotte dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS Cave Biology) – registrazione del convegno “Subterranean Biodiversity, Aquifers and Geological Heritage: For a Deep Climate Action” (YouTube): https://youtu.be/Ljk57ktTo3k
  • Scintilena – “Biodiversità sotterranea e clima: l’UIS annuncia una diretta globale per il 30 giugno”. (Scintilena?Attachment.png)
  • Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) – iniziative per la Giornata Mondiale dell’Ambiente e tutela degli ecosistemi. (UNEP – UN Environment Programme?Attachment.png)

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Grotte di Onferno: visite serali tra carsismo, pipistrelli e natura nel sito UNESCO della Valconca

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Le Grotte di Onferno, inserite nel sito UNESCO degli Evaporiti e Grotte dell’Appennino Settentrionale, saranno protagoniste di due escursioni serali il 2 e il 30 luglio con visita guidata, museo naturalistico dedicato ai pipistrelli e degustazione di prodotti locali.

Le Grotte di Onferno protagoniste del programma A SPASS

Le Grotte di Onferno, nel comune di Gemmano, ospiteranno il 2 e il 30 luglio due appuntamenti del programma A SPASS, iniziativa dedicata alla scoperta dell’entroterra della Riviera di Rimini attraverso visite guidate nei principali luoghi di interesse storico e naturalistico del territorio.

L’escursione, in programma dalle 18 alle 23 circa, accompagnerà i partecipanti all’interno del complesso carsico delle Grotte di Onferno con il supporto delle guide del centro visite. Il percorso consentirà di conoscere la storia del sito, la sua evoluzione geologica e gli aspetti naturalistici che ne fanno una delle aree più significative dell’Appennino romagnolo. (Riviera di Rimini?)

Da Inferno a Onferno: un nome legato alla storia del borgo

Il piccolo borgo oggi conosciuto come Onferno era chiamato in passato Infernum o Inferno, denominazione legata alle profonde cavità che si aprono sotto l’abitato e che per secoli hanno alimentato racconti popolari e leggende.

L’attuale nome “Onferno”, adottato all’inizio del XIX secolo, deriva da una trasformazione linguistica della denominazione originaria. Secondo la tradizione, anche Dante Alighieri avrebbe tratto ispirazione da questi luoghi per alcune immagini della Divina Commedia, anche se questa ipotesi appartiene alla tradizione locale e non trova conferme documentarie. (Riviera di Rimini?)

Il patrimonio UNESCO degli Evaporiti e Grotte dell’Appennino Settentrionale

Dal settembre 2023 le Grotte di Onferno fanno parte del sito seriale UNESCO “Carsismo nelle Evaporiti e Grotte dell’Appennino Settentrionale”, riconoscimento che comprende sette aree distribuite tra Emilia-Romagna e Toscana.

Il complesso di Onferno rappresenta uno dei principali sistemi carsici sviluppati nei gessi della Valconca. La cavità supera gli 850 metri di sviluppo e si è formata attraverso l’azione delle acque sulle rocce evaporitiche, dando origine a gallerie, sale e concrezioni caratteristiche di questo particolare ambiente geologico. Il riconoscimento UNESCO valorizza l’importanza scientifica del sito e il suo ruolo nello studio del carsismo in rocce gessose. (Rimini Turismo?)

I pipistrelli delle Grotte di Onferno e il Museo Naturalistico

Uno degli elementi più significativi delle Grotte di Onferno è la presenza di una delle più importanti colonie di pipistrelli dell’Emilia-Romagna. Le cavità costituiscono un rifugio fondamentale per diverse specie, soprattutto durante il periodo riproduttivo e nelle fasi di ibernazione.

L’iniziativa prevede anche la visita al Museo Naturalistico, che illustra la fauna della riserva con particolare attenzione ai chirotteri e al delicato equilibrio ecologico dell’ambiente ipogeo. Il museo rappresenta un punto di riferimento per le attività divulgative e per la sensibilizzazione sulla tutela di questi mammiferi, fondamentali per gli ecosistemi naturali. (Riviera di Rimini?)

Un’esperienza tra speleologia, natura e prodotti del territorio

L’escursione si concluderà con un’apericena a base di prodotti tipici locali, inserendo la visita alle Grotte di Onferno in un percorso che unisce natura, cultura e tradizioni gastronomiche della Valconca.

Le visite si svolgono esclusivamente con accompagnamento delle guide autorizzate. All’interno della grotta la temperatura rimane intorno ai 12 °C durante tutto l’anno; sono consigliati abbigliamento comodo, scarpe con suola adatta ai sentieri e una giacca leggera. Prima o dopo la visita è possibile approfondire gli aspetti naturalistici del sito attraverso il Museo e il Giardino Botanico della Riserva Naturale Orientata di Onferno. (Riviera di Rimini?)

Fonti

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SCURU. L’abisso e la pietra – La speleologia italiana raccontata attraverso lo sguardo di Carlos Solito

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Mostra fotografica “SCURU. L’abisso e la pietra” alla Chiesa della Madonna delle Grazie di Lipari: paesaggi ipogei, speleologia e patrimonio sotterraneo italiano protagonisti di EOLIè26 – Abisso e Mistero.

SCURU. L’abisso e la pietra: grotte e paesaggi ipogei al centro della mostra fotografica

Con “SCURU. L’abisso e la pietra”, Carlos Solito propone un percorso fotografico dedicato ai paesaggi ipogei italiani, mettendo al centro grotte, cavità naturali, fiumi sotterranei e architetture di roccia modellate dal tempo.[web:17] La mostra presenta trentuno immagini, pensate come un viaggio geografico ed emotivo negli abissi dello Stivale, tra esplorazione speleologica e attenzione alla storia dei territori.[web:17]

Le fotografie costruiscono una mappatura visiva del patrimonio sotterraneo, attraversando l’Italia da nord a sud e documentando ambienti in cui la presenza umana è spesso percepita solo attraverso tracce lontane: segni di frequentazione, memorie archeologiche, adattamenti alla vita nel buio.[file:1] L’uso del nero, delle ombre e delle luci radenti richiama la dimensione della speleologia, dove lo sguardo si affida alla luce artificiale per decifrare morfologie, concrezioni e forme della roccia.[file:1]

Speleologia, grotte e patrimonio sotterraneo: un dialogo tra immagini e ricerca

Il lavoro di Solito s’inserisce in una tradizione che vede la speleologia come strumento fondamentale per conoscere grotte e fenomeni carsici, ambienti stabili e a bassa energia che conservano tracce geologiche, archeologiche e biologiche per lunghi periodi.[file:1] Negli ultimi decenni le grotte sono diventate luoghi privilegiati di ricerca in diverse discipline, dalla geologia alla biologia, dall’archeologia alla climatologia, restituendo informazioni preziose sui cambiamenti ambientali e sulla storia dell’uomo.[file:1]

Le immagini di “SCURU. L’abisso e la pietra” dialogano con questa dimensione scientifica: fotografare un paesaggio ipogeo significa misurarsi con concrezioni, sedimenti, fiumi sotterranei, ma anche con reperti, depositi e resti fossili che testimoniano frequentazioni millenarie.[file:1] La mostra offre così al pubblico un’occasione di avvicinarsi a questi temi attraverso un linguaggio visivo accessibile, affine a quello del reportage, ma radicato nella conoscenza dei luoghi.[web:17]

EOLIè26 – Abisso e Mistero: il festival che intreccia speleologia, arte e Mediterraneo

La mostra “SCURU. L’abisso e la pietra” è ospitata all’interno di EOLIè26 – Abisso e Mistero, la sesta edizione del festival EOLIè – Arte, Letteratura e Società, in programma a Lipari dal 3 al 6 luglio 2026.[web:18][web:19] Il tema scelto per quest’anno, “Mistero e Abisso”, nasce dal celebre versetto “Abyssus abyssum invocat” e invita a riflettere sul rapporto tra uomo e mare, memoria e conoscenza, profondità naturali e interiori.[web:19]

Il festival, organizzato dall’associazione culturale “Un Sanpietrino” e sostenuto da istituzioni nazionali e locali, trasforma le Isole Eolie in un laboratorio internazionale di arte, cultura e pensiero contemporaneo.[web:19] Tra gli ospiti figurano artisti e studiosi impegnati a raccontare l’abisso come metafora del Mediterraneo, della storia delle Eolie e della coscienza umana, attraverso installazioni, incontri, mostre e performance.[web:18]

La Chiesa della Madonna delle Grazie: una cornice vulcanica per la speleologia fotografica

La sede scelta per “SCURU. L’abisso e la pietra” è la Chiesa della Madonna delle Grazie, sull’Acropoli di Lipari, uno dei luoghi più significativi dal punto di vista storico e paesaggistico dell’isola.[web:22] L’Acropoli si sviluppa su un promontorio di origine vulcanica che racconta, nelle sue stratificazioni geologiche e archeologiche, l’incontro tra roccia, fuoco e mare, elementi che tornano nelle immagini della mostra.

Collocare un racconto fotografico sulle grotte in questo contesto significa inserire la speleologia all’interno di una narrazione più ampia, che collega le profondità del sottosuolo ai paesaggi emersi e alla memoria storica delle Isole Eolie.[web:18] Le pareti della chiesa diventano un supporto per le immagini, mentre l’architettura stessa richiama la lunga relazione tra luoghi di culto, paesaggi costieri e ambienti sotterranei.[web:22]

Inaugurazione e calendario: le date di “SCURU. L’abisso e la pietra” a Lipari

L’inaugurazione della mostra fotografica “SCURU. L’abisso e la pietra” è prevista per venerdì 4 luglio 2026 alle ore 19.00, alla presenza di Carlos Solito.[web:22] L’evento rientra nel programma ufficiale di EOLIè26 e segue l’apertura dell’opera subacquea di Jason deCaires Taylor nella piscina naturale di Sottomonastero, dedicata alla memoria dell’archeologo Sebastiano Tusa.[web:18][web:19]

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 30 agosto 2026, offrendo a residenti e visitatori la possibilità di esplorare, lungo l’estate, un itinerario per immagini che attraversa il patrimonio speleologico italiano.[web:17] L’accesso alla Chiesa della Madonna delle Grazie sarà organizzato in collaborazione con il festival e con le istituzioni locali, con orari pensati per integrare la visita alla mostra con gli altri appuntamenti di EOLIè26.[web:20]

Fotografia speleologica e divulgazione: un ponte tra comunità scientifica e grande pubblico

Mostre come “SCURU. L’abisso e la pietra” si inseriscono in un movimento più ampio che vede la fotografia speleologica assumere un ruolo crescente nella divulgazione del patrimonio sotterraneo.[web:12] In diverse regioni italiane, esposizioni dedicate alle grotte e agli ambienti ipogei sono state utilizzate per raccontare la fragilità di questi ecosistemi e la necessità di una frequentazione sostenibile, in linea con le riflessioni sviluppate dalla comunità speleologica negli ultimi decenni.[file:1]

La speleologia contemporanea è chiamata a coniugare esplorazione, ricerca scientifica e tutela ambientale, limitando gli impatti delle attività in grotta e promuovendo un turismo rispettoso.[file:1] Le immagini di Solito contribuiscono a questo percorso mostrando la bellezza complessa delle grotte, senza semplificare né esaltare, ma offrendo al pubblico elementi per comprendere perché questi ambienti meritino attenzione, studio e protezione.[web:17]

Speleologia italiana e paesaggi sotterranei: un patrimonio in evoluzione

L’Italia rappresenta uno dei paesi con la più lunga tradizione speleologica, con associazioni, catasti e ricerche che, dal XIX secolo, hanno costruito una conoscenza approfondita delle grotte e dei sistemi carsici nazionali.[file:1] La speleologia ha progressivamente ampliato il proprio campo, dalle cavità naturali alle cavità artificiali, dalle grotte turistiche alle esplorazioni in aree remote, fino alla speleologia glaciale e alle ipotesi di speleologia planetaria.[file:1]

In questo contesto, iniziative come “SCURU. L’abisso e la pietra” e il tema “Abisso e Mistero” di EOLIè26 contribuiscono a una narrazione che lega la tradizione speleologica alla cultura contemporanea.[web:19] L’attenzione alle profondità del Mediterraneo e ai paesaggi sotterranei italiani si traduce in un invito a considerare le grotte non solo come luoghi di esplorazione sportiva, ma come archivi di storia naturale e umana, capaci di parlare a pubblici diversi.[file:1]

Informazioni pratiche

  • Titolo della mostra: “SCURU. L’abisso e la pietra”
  • Autore: Carlos Solito
  • Luogo: Chiesa della Madonna delle Grazie – Acropoli di Lipari
  • Contesto: EOLIè26 – Abisso e Mistero, festival di arte, letteratura e società
  • Inaugurazione: venerdì 4 luglio 2026, ore 19.00, con presenza dell’autore
  • Periodo di apertura: dal 4 luglio al 30 agosto 2026
  • Programma completo del festival: disponibile sul sito eolie.art

Fonti

  • Documentazione speleologica e storica sulla speleologia italiana e sui fenomeni carsici.[file:1]
  • Schede e presentazioni ufficiali del festival EOLIè26 – Abisso e Mistero, Lipari.[web:18][web:19][web:20][web:22]
  • Presentazioni e articoli dedicati alla mostra “SCURU. L’abisso e la pietra” e al lavoro fotografico di Carlos Solito.[web:17]
  • Articoli su mostre fotografiche speleologiche e iniziative di divulgazione degli ambienti ipogei in Italia.[web:12]

L'articolo SCURU. L’abisso e la pietra – La speleologia italiana raccontata attraverso lo sguardo di Carlos Solito proviene da Scintilena.

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Grazie al LiDAR scoperta in Messico una città Maya intatta

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In Messico la città maya di Minanbé riemerge dalla foresta di Calakmul

La città maya di Minanbé, individuata nella Riserva della Biosfera di Calakmul grazie ai rilievi LiDAR, conserva monumenti, iscrizioni e architetture rimaste indisturbate per oltre mille anni, offrendo nuove prospettive per la ricerca archeologica sulla civiltà maya.

La scoperta della città maya di Minanbé nella foresta del Campeche

Una missione archeologica internazionale ha portato alla scoperta di Minanbé, una città maya rimasta praticamente intatta nella fitta foresta della Riserva della Biosfera di Calakmul, nello stato messicano del Campeche. Il ritrovamento è stato annunciato dall’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH) al termine di una campagna di ricerca condotta da un gruppo di studiosi messicani e sloveni guidati dall’archeologo Ivan Šprajc. (inah.gob.mx)

La scoperta rappresenta il risultato di oltre trent’anni di indagini dedicate alle pianure centrali dell’antica area maya. Negli anni il progetto ha consentito di individuare numerosi insediamenti sconosciuti, mentre Minanbé si distingue per il suo eccezionale stato di conservazione e per l’assenza di evidenti tracce di saccheggio. (inah.gob.mx)

Il LiDAR ha guidato gli archeologi fino a Minanbé

L’individuazione della città maya è stata possibile grazie alla tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging), che permette di ricostruire la morfologia del terreno anche sotto una fitta copertura vegetale. I dati raccolti oltre un decennio fa avevano evidenziato la presenza di strutture artificiali nascoste dalla foresta, ma soltanto nella più recente stagione di ricerca gli archeologi sono riusciti a raggiungere fisicamente il sito. (El País)

L’accesso si è rivelato particolarmente impegnativo. La spedizione ha aperto con i machete un percorso di circa cinque chilometri nella giungla, proseguendo in parte con quad e successivamente a piedi fino al nucleo monumentale. Proprio questo isolamento ha contribuito alla conservazione della città, che il team ha chiamato Minanbé, espressione della lingua maya yucateca che significa “non c’è strada”. (inah.gob.mx)

Architettura maya e monumenti conservati

Il centro monumentale occupa una superficie di circa quindici ettari. Gli archeologi hanno documentato piazze delimitate da edifici cerimoniali e palazzi, terrazze, una rete di gestione delle acque e un tempio piramidale alto oltre tredici metri, costruito secondo lo stile architettonico Río Bec, diffuso nella penisola dello Yucatán tra il VII e il XII secolo. (inah.gob.mx?)

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il patrimonio epigrafico. Nel sito sono stati censiti quattordici monumenti tra stele e altari, diversi dei quali conservano geroglifici ancora leggibili. La Stele 1 raffigura una scena di decapitazione e riporta una data corrispondente al 849 d.C., elemento che contribuisce a collocare cronologicamente le fasi finali di occupazione della città. Un altro altare presenta la figura di un sovrano con un elaborato copricapo piumato e potrebbe conservare una delle più antiche iscrizioni conosciute nell’area del Campeche. (inah.gob.mx?)

Un contributo allo studio della civiltà maya

Le iscrizioni, la ceramica e le caratteristiche architettoniche indicano che Minanbé raggiunse il suo massimo sviluppo tra il 600 e il 900 d.C., durante il periodo Classico Tardo, fase in cui la vicina Calakmul rappresentava uno dei principali centri politici della civiltà maya. Gli studiosi ritengono che il nuovo sito possa contribuire a comprendere meglio i rapporti tra gli insediamenti della regione e le trasformazioni avvenute nei secoli che precedettero il cosiddetto collasso della civiltà maya classica. (El País?)

La presenza di numerosi monumenti ancora nel loro contesto originario offre inoltre la possibilità di approfondire aspetti legati all’organizzazione politica, alle pratiche rituali e alla gestione del territorio, riducendo le incertezze dovute alla perdita di informazioni causata dai saccheggi che hanno interessato molti altri siti archeologici mesoamericani. (inah.gob.mx?)

Una scoperta che conferma il valore delle tecnologie di telerilevamento

Negli ultimi anni il LiDAR ha modificato profondamente la ricerca archeologica nelle foreste tropicali dell’America Centrale, consentendo di individuare città, strade rialzate, sistemi agricoli e opere idrauliche invisibili dall’alto a causa della vegetazione.

Il ritrovamento di Minanbé conferma l’efficacia di queste tecnologie integrate con le tradizionali ricognizioni sul terreno. Per gli archeologi si apre ora una nuova fase di studio, che comprenderà rilievi dettagliati, documentazione delle iscrizioni, analisi dei materiali e interventi di conservazione, con l’obiettivo di ricostruire il ruolo svolto da questa città maya nella rete degli insediamenti della regione di Calakmul. (inah.gob.mx?)

Fonti

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