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Dalle Apuane al catalogo mondiale dei minerali: la delchiaroite, minerale unico al mondo, specie mineralogica ufficialmente riconosciuta

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La scoperta avvenuta nella cava La Piana di Colonnata è entrata definitivamente nella mineralogia internazionale. PArlarne è un’occasione per ricordare che le Alpi Apuane continuano a custodire tesori scientifici straordinari, mentre il loro paesaggio viene consumato giorno dopo giorno

Dalle cave di Colonnata la delchiaroite: la sua scoperta racconta la straordinaria complessità geologica di un territorio fragile e prezioso. Riparliamone.

Fa male, spesso, guardare le Alpi Apuane. Lo sguardo passa dalle montagne amputate, dalle creste trasformate in gradoni, dai versanti divorati dall’escavazione a scorci di un paesaggio che, nonostante tutto, continua a essere di una bellezza quasi disarmante. È una contraddizione difficile da accettare.

Proprio pensando alle Apuane mi è tornata alla mente una storia che avevamo raccontato nei mesi scorsi su Scintilena. Una storia diversa, che parla ancora di cave, ma di ricerca, di scienza e della straordinaria capacità della natura di sorprenderci.

È la storia della delchiaroite.

Un nome nuovo per la scienza, ma soprattutto una prova di quanto le Alpi Apuane rappresentino ancora uno dei laboratori mineralogici più straordinari del pianeta. Non soltanto cave, non soltanto marmo: un laboratorio naturale ancora capace di rivelare pagine inedite della storia della Terra.

La delchiaroite, di formula Cu3I(CH3S)2, è un minerale eccezionale sotto molti aspetti. È il primo ioduro-metantiolato naturale mai scoperto e, almeno per ora, è conosciuto in un’unica località al mondo: la cava La Piana di Colonnata, nel bacino marmifero di Carrara.

La nuova specie è dedicata a Lorenzo Del Chiaro, appassionato ricercatore e collezionista toscano, che ha contribuito in modo determinante alla conoscenza della mineralogia apuana.

Lorenzo Del Chiaro, a cui è dedicata la nuova specie mineralogica scoperta a Carrara – da https://www.dst.unipi.it/archivio/item/2416-miner_carrara.html

La scoperta è frutto del lavoro di un gruppo di ricerca coordinato dall’Università di Pisa, con Cristian Biagioni tra gli autori principali dello studio, insieme a studiosi italiani e internazionali che hanno analizzato composizione chimica, struttura cristallina e genesi del minerale.

Con l’approvazione dell’International Mineralogical Association e la successiva pubblicazione della descrizione scientifica sull’European Journal of Mineralogy, la delchiaroite è oggi a pieno titolo una specie mineralogica riconosciuta a livello internazionale.

Si presenta in minuscoli cristalli di colore giallo chiaro (il verde che si vede nella foto appartiene alla zincolivenite associata, non alla delchiaroite) spesso inferiori al decimo di millimetro. Per identificarla non basta certo una lente d’ingrandimento: sono necessarie sofisticate analisi mineralogiche, cristallografiche e chimiche che hanno permesso di dimostrare come si tratti di una specie completamente nuova.

Dalle cave di Colonnata la delchiaroite: la sua scoperta parla della complessità geologica di un territorio fragile e prezioso – foto Cristian Biagioni – EJM – CC BY 4.0

La sua particolarità risiede nella presenza dello iodio, un elemento estremamente raro nel mondo minerale. Soltanto 31 delle oltre 6.100 specie minerali conosciute contengono infatti iodio come costituente chimico. Ancora più sorprendente è la presenza di un gruppo organico nella sua struttura: un aspetto che suggerisce un legame profondo tra processi geologici e materia biologica. Lo studio dell’Università di Pisa indica infatti la delchiaroite come una possibile “biofirma” legata alla formazione dei marmi delle Apuane.

Le Alpi Apuane non sono nuove a queste sorprese. Da oltre due secoli rappresentano uno dei territori più importanti al mondo per la mineralogia. In un’area relativamente limitata sono state descritte oltre cento specie minerali, molte delle quali rare o addirittura uniche, favorite dalla straordinaria complessità geologica di queste montagne.

È un patrimonio che continua a crescere. Ancora oggi, dopo secoli di studi e di attività estrattiva, le Apuane sono capaci di regalare nuove scoperte alla scienza internazionale.

Le Apuane: un patrimonio oltre il marmo

Per chi frequenta il mondo sotterraneo, questa scoperta non arriva come una sorpresa, ma come l’ennesima conferma dell’unicità di questi monti travagliati.

Le Alpi Apuane sono uno dei sistemi carsici più importanti d’Italia, un territorio dove cavità naturali, miniere, sorgenti e ambienti ipogei convivono con una biodiversità e una geodiversità straordinarie.

Ed è proprio nelle cavità dei marmi, spesso invisibili o distrutte dall’attività estrattiva, che si nascondono queste rarità. La delchiaroite diventa così anche un simbolo: dimostra quanto poco conosciamo ancora di questi ambienti e quanto sia facile perderne per sempre le testimonianze.

La cava La Piana (Colonnata, Carrara), dove è stata rinvenuta la delchiaroite
Tra i fronti di escavazione delle Alpi Apuane continua a emergere un patrimonio scientifico di valore mondiale @Alessandro Michelazzi

Mentre il marmo continua a essere estratto e il paesaggio cambia sotto gli occhi di tutti, queste montagne dimostrano di custodire ancora informazioni preziose sulla storia della Terra, minerali mai osservati prima e processi geologici ancora da comprendere.

Ogni nuova scoperta ricorda che il valore delle Apuane non risiede soltanto nel marmo che se ne può ricavare, ma anche nella conoscenza che continuano a offrire alla comunità scientifica internazionale.

Il punto di vista di noi speleologi

Dal nostro punto di vista, questa scoperta assume un significato ancora più forte.

Oltre la curiosità per un nuovo minerale, c’è un richiamo all’attenzione sul valore delle Apuane come sistema complesso: geologico, biologico e culturale.

Le stesse montagne che hanno fornito il marmo più famoso al mondo continuano a restituire conoscenza, ma lo fanno in contesti fragili, dove l’equilibrio tra sfruttamento e conservazione è sempre più delicato.

Per gli speleologi, abituati a leggere il territorio dall’interno, questa scoperta è un invito a guardare oltre la superficie. Ogni cavità, ogni frattura, ogni microambiente può custodire informazioni uniche e irripetibili.

Una scoperta che interroga il futuro

La delchiaroite rappresenta oggi un unicum mondiale. Ma soprattutto rappresenta una domanda aperta: quante altre storie invisibili custodiscono ancora queste montagne?

Le Apuane non sono soltanto un giacimento di marmo. Sono un archivio della storia della Terra, un laboratorio naturale che continua a sorprendere la scienza. Ogni nuova scoperta ci ricorda che il loro valore non può essere misurato soltanto in tonnellate estratte.

Continuare a consumarle, cava dopo cava, versante dopo versante, significa correre il rischio di distruggere pagine di quel grande libro prima ancora di averle lette.

Difendere le Alpi Apuane non significa opporsi alla conoscenza o al lavoro. Significa riconoscere che alcune ricchezze non possono essere ricreate una volta perdute. La delchiaroite, oggi unica al mondo, ce lo ricorda con la forza silenziosa di un minuscolo cristallo nato milioni di anni fa.

Le Apuane continuano a insegnarci che non sono soltanto cave. Sono laboratori vivi. E sarebbe un errore irreparabile distruggerli prima di aver compreso fino in fondo ciò che hanno ancora da raccontare.

Le istituzioni hanno il dovere di difendere questo patrimonio. La tutela può passare anche dallo studio del minerale di recente scoperta.

Foto: Delchiaroite, olotipo proveniente dalla cava La Piana (Colonnata, Carrara), conservato presso il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa. Foto: Cristian Biagioni (da European Journal of Mineralogy, CC BY 4.0)

Fonti:

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La Cjasa dei Venth si presenta: un viaggio nel cuore della speleologia

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Un appuntamento per conoscere da vicino l’affascinante mondo delle grotte, delle esplorazioni e della ricerca scientifica

Giovedì 13 agosto 2026, alle 20.30, il Rifugio Pradut ospiterà “La Cjasa dei Venth si presenta”, un incontro organizzato in collaborazione con il Gruppo Speleologico di Sacile.

L’evento offrirà al pubblico l’opportunità di entrare nel mondo della speleologia attraverso il racconto delle attività del gruppo, delle più recenti esplorazioni e delle scoperte che continuano ad arricchire la conoscenza del patrimonio carsico del territorio e non solo.

Sarà l’occasione per ascoltare le esperienze direttamente dalla voce degli speleologi, conoscere le tecniche di esplorazione e comprendere il valore scientifico e ambientale delle ricerche condotte nel sottosuolo.

L’incontro è aperto a tutti: dagli appassionati di montagna e natura a chi desidera avvicinarsi per la prima volta alla speleologia, in un contesto informale e suggestivo come quello del Rifugio Pradut, punto di riferimento per gli escursionisti delle Dolomiti Friulane.

Un invito a lasciarsi affascinare da un mondo nascosto, dove ogni esplorazione può trasformarsi in una nuova scoperta, diffuso anche tramite social.

A invitare il pubblico è Filippo Felici, che su Facebook ha lanciato un semplice messaggio: “Vi aspettiamo”.

Il Rifugio Pradut si trova nel territorio di Claut, in provincia di Pordenone, a 1.450 metri di quota, sul versante nord del Monte Resettum, all’interno del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane.

Per raggiungerlo si attraversa l’abitato di Claut fino alla frazione di Lesis. Dal parcheggio di Pian del Muscol (accesso regolamentato da pedaggio) si può salire al rifugio percorrendo la strada forestale oppure il sentiero CAI 960A, più diretto.

Appuntamento: giovedì 13 agosto 2026, ore 20.30, Rifugio Pradut.

L’ingresso è libero, ma meglio telefonare o arrivare presto: la presentazione è già slittata dalle 17.30 alle attuali 20.30 per la prevista grande partecipazione!

CONTATTI RIFURIO PRADUT:

Tel +39 3458289307

Mail: rifugio.pradut@gmail.com

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L’eredità dei Neanderthal vive nei nostri muscoli: scoperta una variante genetica che aumenta la massa muscolare

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Un recettore dell’ormone della crescita ereditato dagli incroci tra Neanderthal e Homo sapiens è ancora presente in alcune popolazioni moderne

Uno studio condotto su oltre un milione di persone mostra che la variante rende le cellule più sensibili all’ormone della crescita ed è associata a una maggiore massa muscolare e ad alcuni caratteri anatomici che ricordano i Neanderthal

I Neanderthal sono scomparsi come popolazione umana distinta circa 40.000 anni fa, ma una parte della loro biologia continua letteralmente a vivere dentro di noi.

Un nuovo studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology ha individuato una variante del recettore dell’ormone della crescita (GHR, Growth Hormone Receptor), ereditata dai Neanderthal, che negli esseri umani moderni è associata a una maggiore massa muscolare.

La ricerca, coordinata da Philipp Kanis e Hugo Zeberg e realizzata da un gruppo internazionale che comprende ricercatori del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology e del Karolinska Institutet, offre una delle dimostrazioni più interessanti di come l’antica mescolanza genetica tra Homo sapiens e Neanderthal possa avere ancora oggi conseguenze fisiologiche misurabili.

Un corpo robusto non era soltanto questione di ossa

Lo scheletro dei Neanderthal racconta da tempo la storia di esseri umani dalla corporatura particolarmente robusta.

Ossa massicce, articolazioni potenti e numerose caratteristiche anatomiche suggeriscono una muscolatura sviluppata. Ma stabilire quali componenti genetiche contribuissero a questa costituzione è molto più difficile.

Gli autori dello studio hanno quindi rivolto l’attenzione all’asse biologico che regola la crescita corporea e, in particolare, al recettore dell’ormone della crescita.

Cranio di Homo neanderthalensis esposto al Naturmuseum Freiburg. Foto: Daderot, CC0/Wikimedia Commons

Il GH, prodotto dall’ipofisi, esercita infatti numerosi effetti sulla crescita e sul metabolismo legandosi a specifici recettori presenti sulla superficie delle cellule. Una variazione nella struttura del recettore può quindi modificare il modo in cui le cellule rispondono al segnale ormonale.

Analizzando genomi neanderthaliani ad alta copertura, i ricercatori hanno identificato nel loro recettore dell’ormone della crescita due modificazioni di amminoacidi caratteristiche, insieme ad altre differenze genetiche.

Una parte di questo patrimonio genetico non è però scomparsa con loro.

Un gene passato dai Neanderthal ai Sapiens

Circa 47.000 anni fa, secondo la ricostruzione effettuata dai ricercatori, un segmento di DNA contenente la versione neanderthaliana del recettore entrò nel patrimonio genetico degli esseri umani moderni attraverso gli incroci fra le due popolazioni.

È uno dei numerosi esempi di quella che i genetisti chiamano introgressione neanderthaliana.

Calotta cranica di Neanderthal 1, scoperta nel 1856 nella grotta di Feldhofer, in Germania. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.

Quando Homo sapiens, uscito dall’Africa, incontrò le popolazioni neanderthaliane dell’Eurasia, gli incontri non furono soltanto culturali o competitivi: ci furono anche incroci e discendenza fertile.

Per questo motivo una parte del genoma delle popolazioni umane attuali di origine non africana deriva ancora oggi dai Neanderthal.

La variante del recettore dell’ormone della crescita studiata dai ricercatori non è distribuita uniformemente nel mondo. Oggi è presente soprattutto nell’Asia meridionale e orientale e, in alcune popolazioni, può raggiungere una frequenza di circa il 24 per cento.

In Europa, invece, risulta molto più rara.

Le cellule con il recettore neanderthaliano crescono di più

Per capire se le differenze genetiche avessero davvero un effetto biologico, gli scienziati non si sono limitati al confronto dei genomi.

Hanno realizzato esperimenti cellulari confrontando cellule dotate della forma più comune del recettore umano moderno con cellule nelle quali era presente il recettore di tipo neanderthaliano.

Quando sono state stimolate con l’ormone della crescita prodotto dall’ipofisi, le cellule con il recettore neanderthaliano hanno mostrato una risposta decisamente più intensa.

Nell’esperimento, nell’arco di cinque giorni, la loro crescita è risultata circa il 40 per cento superiore rispetto alle cellule con il recettore umano moderno più comune.

Una delle modificazioni del recettore sembra essere particolarmente importante perché prolunga l’attivazione del segnale cellulare collegato all’ormone della crescita.

Il dato suggerisce quindi che il recettore neanderthaliano non rappresenti semplicemente una curiosità genetica sopravvissuta per decine di migliaia di anni: funziona in maniera leggermente diversa.

La prova in oltre un milione di persone

Il passaggio successivo è stato verificare se questa differenza osservata in laboratorio producesse conseguenze visibili anche negli esseri umani contemporanei.

Ricostruzione di Homo neanderthalensis al MUSE – Museo delle Scienze di Trento. Foto: Matteo De Stefano/MUSE, CC BY-SA 3.0

I ricercatori hanno analizzato dati genetici e biometrici relativi a oltre 1,1 milioni di adulti.

Il risultato è sorprendentemente coerente con gli esperimenti cellulari.

Le persone portatrici della variante neanderthaliana presentano mediamente un peso corporeo leggermente superiore. Lo studio quantifica l’associazione in circa 285 grammi per copia della variante, e quasi tutta questa differenza è riconducibile alla massa magra, in particolare alla massa muscolare, e non a una maggiore quantità di grasso.

Non significa naturalmente che chi possiede questa variante sia automaticamente molto muscoloso.

L’effetto sul singolo individuo è piccolo e la costituzione fisica dipende da moltissimi geni, dall’alimentazione, dall’attività fisica, dall’età e da numerosi altri fattori biologici e ambientali.

Ma su una popolazione molto numerosa il segnale genetico emerge.

Nei bambini l’effetto non compare

Un altro risultato particolarmente interessante riguarda l’età.

Analizzando più di 6.000 bambini di età pari o inferiore a 11 anni, i ricercatori non hanno osservato lo stesso effetto sulla massa corporea.

La differenza sembra quindi manifestarsi più avanti nella vita, probabilmente in relazione ai cambiamenti ormonali della pubertà.

È un particolare che rafforza l’ipotesi del coinvolgimento del sistema dell’ormone della crescita: l’effetto genetico sembra infatti comparire proprio quando quel sistema assume un ruolo importante nello sviluppo della massa muscolare adulta.

Non soltanto muscoli: denti e mandibola conservano altre tracce

L’eredità neanderthaliana individuata nello studio non sembra riguardare esclusivamente i muscoli.

Nei portatori della variante i ricercatori hanno osservato anche radici dentarie leggermente più corte e sottili differenze nella forma della mandibola.

Sono caratteristiche che, pur essendo molto modeste negli esseri umani contemporanei, richiamano alcuni tratti osservati nei fossili neanderthaliani.

Il risultato è particolarmente suggestivo perché mette in relazione tre livelli di osservazione normalmente studiati separatamente: il DNA antico, gli esperimenti di biologia cellulare e l’anatomia delle popolazioni umane moderne.

Un tema già discusso a Finalborgo

Il tema dell’eredità neanderthaliana nell’uomo moderno era stato affrontato anche da Fabio Negrino e Franco Capone nell’incontro di Finalborgo del 18 giugno 2026.

Nel volume ‘Neanderthal, l’altra umanità’, Capone ricorda come gli antichi incroci abbiano lasciato nei Sapiens una percentuale di geni neanderthaliani «incorporati in noi».

La nuova ricerca sul recettore dell’ormone della crescita aggiunge oggi un tassello a questo scenario: alcune di quelle antiche varianti genetiche non sono soltanto sopravvissute, ma continuano ad avere effetti biologici misurabili.

Il Neanderthal che continua a vivere in noi

Negli ultimi anni la paleogenetica ha profondamente cambiato l’immagine dei Neanderthal.

Non erano semplicemente una popolazione umana arcaica sostituita dai Sapiens. Una parte di loro è sopravvissuta geneticamente nelle popolazioni che discendono dagli incontri avvenuti in Eurasia decine di migliaia di anni fa.

Sono già note varianti neanderthaliane associate, per esempio, alla risposta immunitaria e ad altre caratteristiche fisiologiche. Il nuovo studio aggiunge un tassello particolarmente concreto: una variante genetica che modifica la risposta delle cellule all’ormone della crescita e lascia una piccola ma misurabile impronta sulla costituzione fisica degli esseri umani di oggi.

«È affascinante che una variante genetica ereditata dai Neanderthal continui ancora oggi a influenzare le persone», osserva Hugo Zeberg del Karolinska Institutet, responsabile dello studio. Lo stesso ricercatore invita però alla cautela: il gene GHR rappresenta soltanto uno dei moltissimi fattori che determinano la crescita e la forma del corpo umano.

La scoperta, quindi, non dimostra che esista un semplice “gene neanderthaliano della forza”.

Mostra qualcosa di scientificamente più interessante.

Un segmento di DNA passato da una popolazione umana all’altra circa 47.000 anni fa può attraversare centinaia di generazioni, sopravvivere fino al presente e continuare a modificare, sia pure in maniera sottile, il funzionamento delle nostre cellule e perfino alcuni aspetti del nostro corpo.

I Neanderthal sono scomparsi.

Ma una parte della loro anatomia continua a vivere negli esseri umani di oggi.

Cranio del Neanderthal di Le Moustier conservato al Neues Museum di Berlino. Foto di Gary Todd, CC0/Wikimedia Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Le_Moustier_Neanderthal_Skull_Neues_Museum_Berlin.jpg

Fonti

Studio scientifico originale

Philipp Kanis, Miriam Berreiter, Daniel Sieme, Olivia Wootton, Xiang-Chun Ju, Nicholas E. Holzwart, David Ziliang Hu, Shu Tadaka, Makiko Taira, Kengo Kinoshita, Richard Agren, Johan G. Olsen, Tomislav Maricic, Hilary C. Martin, Birthe B. Kragelund, Svante Pääbo, Andrew J. Brooks, Hugo Zeberg, Increased signaling of the Neanderthal growth hormone receptor, Current Biology, pubblicato online il 5 agosto 2026. DOI: 10.1016/j.cub.2026.07.025.

Karolinska Institutet, Neanderthal gene variant may increase muscle mass in people living today, 5 agosto 2026, aggiornato il 6 agosto 2026.

Le Scienze / Scientific American, Jackie Flynn Mogensen, Potrebbero essere i geni dei Neanderthal a potenziare i muscoli di alcuni di noi, 7 agosto 2026.

Foto di copertina: Ricostruzione di Homo neanderthalensis al MUSE – Museo delle Scienze di Trento. Foto: Matteo De Stefano/MUSE, CC BY-SA 3.0

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Stillicidio n. 3: esplorare significa anche raccontare

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È già al terzo numero di Stillicidio, il notiziario online del Gruppo Triestino Speleologi APS.

La pubblicazione conferma la propria identità editoriale: non limitarsi a documentare l’attività sociale, ma trasformare esplorazioni, ricerche e iniziative culturali in strumenti di divulgazione.

L’editoriale, significativamente intitolato “Divulgare”, chiarisce subito la filosofia del numero. Scoprire nuove cavità, rilevarle e studiarle è fondamentale, ma altrettanto importante è condividere i risultati con un pubblico sempre più ampio. La divulgazione viene interpretata nelle sue molteplici forme: pubblicazioni, conferenze, mostre, accompagnamenti in grotta e perfino attraverso un curioso excursus storico dedicato alle figurine Liebig, interessante esempio di comunicazione scientifica del passato.

Il tema ritorna già nelle prime pagine dedicate al corso nazionale SSI di III livello sulla documentazione speleologica, organizzato a Bologna. L’articolo evidenzia come oggi, accanto all’esplorazione, diventi essenziale saper reperire fonti attendibili, consultare archivi e costruire una documentazione rigorosa.

Colpisce anche una riflessione molto attuale: la necessità di conoscere gli strumenti bibliografici senza affidarsi esclusivamente all’intelligenza artificiale.

Naturalmente anche l’esplorazione è protagonista. Diverse pagine raccontano i cantieri aperti sul Carso triestino e sloveno: dalla grotta presso la cava Skabar di Monrupino, dove anni di lavori hanno consentito di completare il rilievo della cavità, ai nuovi scavi nella vecchia cava di Lipica, fino alla promettente Dretov dol, dove un ingresso soffiante ha portato alla scoperta di una caverna riccamente concrezionata e ancora in fase di esplorazione. Sono cronache essenziali ed efficaci, accompagnate da rilievi e fotografie che restituiscono il carattere concreto del lavoro degli speleologi.

Escursione alle Grotte di San Canziano (Skocjanske jame), una delle attività divulgative raccontate nel numero

Interessante anche il resoconto delle verifiche nella Jama z verigo pri Jegnu, sul Monte Taiano/Slavnik. Oltre all’indagine sulla corrente d’aria che alimenta la cavità, emerge la presenza di un importante deposito di ossa, elemento che lascia intuire possibili sviluppi interdisciplinari tra speleologia e paleontologia.

Accanto alle esplorazioni, Stillicidio dedica spazio alle attività di aggiornamento del Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia: il lavoro degli speleologi non consiste soltanto nello scoprire nuove grotte, ma anche nel verificare dati, correggere posizioni, aggiornare rilievi e documentare lo stato del patrimonio ipogeo. È un’attività meno evidente, ma fondamentale per la conoscenza e la memoria del territorio carsico.

La divulgazione torna protagonista nel servizio dedicato al Festival dell’Acqua di Staranzano, dove il Gruppo Triestino Speleologi ha contribuito variamente, sia con installazioni artistiche, sia con una conferenza dedicata al ruolo delle grotte come possibili rifugi climatici. Un esempio riuscito di dialogo tra ricerca scientifica, arte contemporanea e sensibilizzazione ambientale.

Il Gruppo Triestino Speleologi al Festival dell’Acqua di Staranzano

Con questo terzo numero, Stillicidio si conferma quale diario dell’attività del Gruppo Triestino Speleologi e, soprattutto, come strumento di comunicazione efficace, che trasforma l’esperienza dell’esplorazione in patrimonio condiviso.

La rivista è consultabile gratuitamente in versione sfogliabile e scaricabile all’indirizzo: https://gtspeleo.it/stillicidio-numero-3-2026

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Microplastiche nelle acque di stillicidio: il Carso di Slivia entra nello studio sulle contaminazioni sotterranee

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Microplastiche nelle acque di stillicidio della Grotta delle Torri di Slivia: uno studio pubblicato su Groundwater for Sustainable Development rileva fibre cellulosiche, PET e poliuretano e richiama la necessità di monitorare le connessioni tra superficie e sottosuolo.

Microplastiche nelle acque di stillicidio, un primo riscontro

Le microplastiche nelle acque di stillicidio sono state documentate per la prima volta da una ricerca condotta nella Grotta delle Torri di Slivia, o Pejca v Lazcu, nel Carso Classico del Nord-Est italiano.

Il lavoro, intitolato Falling from the ceiling: first evidence of microplastic and microfibre pollution in cave dripping waters, è apparso nel volume 34 di Groundwater for Sustainable Development, rivista Elsevier, ed è disponibile in accesso aperto.

Lo studio è firmato da Valentina Balestra, Raffaella Mossotti, Luca Zini e Rossana Bellopede. Le affiliazioni riuniscono Università di Torino, Politecnico di Torino, CNR-STIIMA, Università di Trieste e Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca.

La ricerca concentra l’attenzione sull’acqua che percola dalla copertura rocciosa e alimenta gli stillicidi di grotta.

Questo flusso rappresenta un collegamento diretto tra ciò che avviene al suolo e gli ambienti ipogei. Nei sistemi carsici, fratture, condotti e doline favoriscono un trasferimento relativamente rapido degli inquinanti verso falde e cavità.

Grotta delle Torri di Slivia e campionamento

Alla Grotta delle Torri di Slivia sono stati esaminati sette punti di campionamento.

Microparticelle antropiche sono state rilevate in quattro punti; le microplastiche vere e proprie sono emerse in tre. Le quantità di microplastiche variavano da zero a 23 particelle per litro.

Il dato non descrive una contaminazione uniforme della cavità.

Indica, invece, differenze locali che potranno essere chiarite solo ricostruendo con maggiore dettaglio i percorsi dell’acqua di infiltrazione, le condizioni meteorologiche e gli usi del suolo nelle rispettive aree di alimentazione.

Gli autori hanno combinato microscopia e analisi spettroscopiche per contare e caratterizzare le particelle.

Questo passaggio è rilevante perché l’osservazione visiva da sola non consente di attribuire con certezza la composizione del materiale.

Una precedente indagine in acque carsiche italiane aveva già applicato filtrazione, microscopia con e senza luce UV e verifiche spettroscopiche, evidenziando l’utilità di metodi integrati.

Microfibre cellulosiche, PET e poliuretano

Il risultato più evidente riguarda la composizione. L’80,5% delle microparticelle antropiche analizzate era di natura cellulosica e l’81,6% presentava forma fibrosa. Il cotone è risultato il materiale più frequente tra le fibre.

Le microplastiche nelle acque di stillicidio identificate con certezza comprendevano soprattutto PET, cioè polietilene tereftalato, e poliuretano. Erano prevalentemente frammenti; è stata segnalata una sola fibra in PET.

Le particelle inferiori a un millimetro costituivano l’89,3% del totale. La classe dimensionale tra 0,49 e 0,10 millimetri era la più rappresentata, con il 51,5% delle particelle.

Il quadro è coerente con quanto osservato in altre ricerche dedicate alle acque carsiche.

Un’indagine pubblicata nel 2023 ha rilevato nelle acque di grotta tra 12 e 54 microplastiche per litro, con una media di 28; le fibre rappresentavano il 95,1% delle particelle e la maggioranza misurava meno di un millimetro.

Doline, infrastrutture e vie di trasporto

Lo studio non attribuisce la contaminazione a una fonte unica. Tra le possibili sorgenti sono indicate discariche e rifiuti nelle doline, attività umane del territorio, infrastrutture viarie e ferroviarie prossime, oltre alle interazioni tra inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo.

Queste ipotesi richiedono verifiche mirate. Il carsismo è un sistema aperto e vulnerabile: le acque superficiali possono entrare rapidamente nel sottosuolo, con tempi di filtrazione spesso ridotti rispetto ad altri acquiferi. In un monitoraggio statunitense su sorgenti carsiche, le concentrazioni di microplastiche sono aumentate in relazione all’urbanizzazione e ai regimi di piena, a conferma dell’importanza del contesto territoriale e degli eventi idrologici.

Per le microplastiche nelle acque di stillicidio, un futuro programma di indagine dovrà quindi associare analisi dei sedimenti e delle acque superficiali, caratterizzazione delle particelle aerodisperse, tracciamento idrogeologico e controlli ripetuti nelle diverse stagioni.

Anche le piogge intense meritano attenzione: studi su falde carsiche hanno osservato che gli eventi di precipitazione possono modificare abbondanza e trasporto delle microplastiche.

Conservazione delle acque carsiche e fauna ipogea

La presenza di microplastiche nelle acque di stillicidio pone una questione che riguarda insieme risorsa idrica, habitat e fauna sotterranea.

Le cavità carsiche ospitano comunità adattate a condizioni ambientali stabili e dipendono da apporti idrici che provengono dall’esterno.

Le evidenze disponibili non consentono di definire nello specifico il rischio ecologico per la Grotta delle Torri di Slivia.

Lo studio segnala però la necessità di considerare gli effetti potenziali su ecosistemi e risorse idriche e propone monitoraggi multidisciplinari orientati alla conservazione.

Il risultato si inserisce in un filone di ricerca in crescita. Nelle grotte turistiche italiane, uno studio sui sedimenti ha trovato microplastiche in tutte le cavità considerate, con valori medi più alti sui percorsi turistici rispetto alle aree speleologiche: 4.300 contro 2.570 particelle per chilogrammo.

La nuova indagine aggiunge un elemento diverso: non riguarda soltanto i depositi o le acque interne, ma le microplastiche nelle acque di stillicidio, cioè nel passaggio con cui la superficie continua a interagire con la grotta. Per gestori, speleologi, ricercatori e amministrazioni locali, la priorità indicata è estendere i controlli dal sottosuolo al bacino di alimentazione.

La collaborazione con grotte turistiche e gruppi speleologici viene indicata dagli autori come utile per avviare studi pilota e raccogliere dati comparabili.

Fonti

Fonti
[1] first evidence of microplastic and microfibre pollution in … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2352801X26000949
[2] Preliminary investigations of microplastic pollution in karst systems, from surface watercourses to cave waters – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36424222/
[3] Microplastiche nelle grotte turistiche: una nuova minaccia per il … https://www.scintilena.com/microplastiche-nelle-grotte-turistiche-una-nuova-minaccia-per-il-patrimonio-geologico-mondiale/11/23/
[4] Urbanization and Flooding Enhance Microplastic Pollution in Karst Aquifers https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2022AGUFM.H56D..07B/abstract
[5] Preliminary Study on the Distribution, Source, and Ecological … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9691064/
[6] Microplastics in caves: A new threat in the most famous geo-heritage in the world. Analysis and comparison of Italian show caves deposits https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0301479723009775
[7] Microplastiche nelle grotte del Timavo: la contaminazione raggiunge … https://www.scintilena.com/microplastiche-nelle-grotte-del-timavo-la-contaminazione-raggiunge-300-metri-di-profondita/02/19/
[8] Microplastiche e Microfibre nei Sistemi Carsici – Scintilena https://www.scintilena.com/microplastiche-e-microfibre-nei-sistemi-carsici-nella-tesi-di-dottorato-di-valentina-balestra/01/29/
[9] Microplastiche in Grotte Inesplorate: Studio Inedito Rivela Inquinamento nel “Continente Buio” Abruzzese – Scintilena https://www.scintilena.com/microplastiche-in-grotte-inesplorate-studio-inedito-rivela-inquinamento-nel-continente-buio-abruzzese-2/08/24/
[10] Microplastiche nei Sistemi Carsici: l’Inquinamento Silenzioso che … https://www.scintilena.com/microplastiche-nei-sistemi-carsici-linquinamento-silenzioso-che-raggiunge-il-cuore-della-terra/04/26/
[11] Microplastiche nelle grotte turistiche italiane: una nuova minaccia per il patrimonio geologico mondiale – Scintilena https://www.scintilena.com/microplastiche-nelle-grotte-turistiche-italiane-una-nuova-minaccia-per-il-patrimonio-geologico-mondiale/08/17/
[12] Microplastiche nelle acque sotterranee: identificata … https://www.scintilena.com/microplastiche-nelle-acque-sotterranee-identificata-presenza-anche-nella-fauna-ipogea/12/28/
[13] Grotte del Carso e Ambiente: Un Evento di Divulgazione … https://www.scintilena.com/grotte-del-carso-e-ambiente-un-evento-di-divulgazione-scientifica-alle-torri-di-slivia/09/17/
[14] Nuovo libro: Impatto umano sulla grotte messicane (in inglese e … https://www.scintilena.com/nuovo-libro-impatto-umano-sulla-grotte-messicane-in-inglese-e-spagnolo/02/26/
[15] Libri: Karst Hydrogeology, Geomorphology and Caves in offerta fino … https://www.scintilena.com/libri-karst-hydrogeology-geomorphology-and-caves-in-offerta-fino-a-fine-anno/06/23/
[16] Solo un mese per scaricare il nuovo studio sulle microplastiche nelle … https://www.scintilena.com/solo-un-mese-per-scaricare-il-nuovo-studio-sulle-microplastiche-nelle-grotte-turistiche-italiane/06/10/
[17] Microplastiche nelle Acque Sotterranee: Nuovo Studio nel Regno Unito Rivela Dati Preoccupanti – Scintilena https://www.scintilena.com/microplastiche-nelle-acque-sotterranee-nuovo-studio-nel-regno-unito-rivela-dati-preoccupanti/11/20/
[18] Studio e ricerca delle tracce invisibili dell’inquinamento … https://www.scintilena.com/studio-e-ricerca-delle-tracce-invisibili-dellinquinamento-plastico/04/25/
[19] Slovenia – 25th International Karstological School “Classical Karst” MILESTONES AND CHALLENGES IN KARSTOLOGY – Scintilena https://www.scintilena.com/slovenia-25th-international-karstological-school-classical-karst-milestones-and-challenges-in-karstology/03/05/
[20] Via all’ International Spring Project per monitorare le microplastiche nelle grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/via-all-international-spring-project-per-monitorare-le-microplastiche-nelle-grotte/08/04/
[21] Lost in the Dark: Current Evidence and Knowledge Gaps About Microplastic Pollution in Natural Caves https://arts.units.it/retrieve/2bffc6be-4ce5-4101-b6fe-b6f791b2dca5/Piccardo%20&%20Bevilacqua_2024_Environments.pdf
[22] Microplastic pollution in karst areas: a threat to caves … https://iris.polito.it/handle/11583/2972057
[23] Preliminary investigations of microplastic pollution in karst systems, from surface watercourses to cave waters https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0169772222001656
[24] Above and in the underground: Linking microplastic patterns in cave … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0269749125013120
[25] Research article Seasonal dynamics and typology of microplastic pollution in Huixian karst wetland groundwater: Implications for ecosystem health https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0301479724008685
[26] Microplastics in Pristine Caves of the Classic Karst (NE Italy) https://arts.units.it/handle/11368/3125238
[27] [PDF] A case study from Classical karst – AIR Unimi https://air.unimi.it/retrieve/d649ed0d-9515-4fcd-8280-45d334b6fe77/Balestra%20et%20al%202024%20microplastics%20karst%20proteus.pdf
[28] The invisible problem of microplastics and microfibres in … https://iris.polito.it/retrieve/14d5b429-f9d4-426b-97cc-92cf6a97fafe/conv_2025-12%20thesis%20balestra%20valentina%20mps%20karst%20systems%20nd%20aquifers.pdf
[29] Assessing Microplastic Contamination Within Karst … https://uknowledge.uky.edu/context/ees_etds/article/1120/viewcontent/FareediThesis2024.pdf

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Campo InGrigna! 2026, si parte. E qualcuno è già a -1200

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Tra elicotteri, corde, Nutella che anche quest’anno non congela, un orso curioso e una squadra già sottoterra, prende il via Campo InGrigna! 2026

Ci siamo. Per qualcuno il conto alla rovescia è finito già da un pezzo, per altri inizierà sabato mattina con il primo zaino da sollevare. Per tutti, però, Campo InGrigna! significa la stessa cosa: tornare sotto il Grignone per esplorare, scavare, cercare quello che ancora non si conosce.

Dopo settimane di preparativi, carichi improbabili e una logistica che farebbe impallidire una spedizione himalayana, sabato 8 agosto prende ufficialmente il via Campo InGrigna! 2026.

Anzi, a dire il vero, per qualcuno il campo è già iniziato.

Mentre il resto della compagnia prepara zaini, tende e pentoloni, Alex Rinaldi, mitico youtuber e ormai anche anglofono, Francesco Ferraro e Federico Temponi, uno dei “Pischelli” del Progetto Sebino, sono già impegnati in una punta al fondo di W le Donne. L’obiettivo? Scendere, sistemare il campo alle Gallerie Grazie Giovanni (-1200 m) e trasportare tutto il necessario per la successiva risalita dell’attivo a circa -1330 metri.

In ogni caso dovrebbero riemergere sabato mattina. Se così non fosse… diciamo che inizieremo a preoccuparci. Se invece usciranno come previsto, li aspettano le brioche.

Nel frattempo la Grigna fa sapere di essere pronta ad accogliere tutti. Persino un orso, avvistato nei pressi dell’Alpe di Era, sembra interessato al programma del campo. Speriamo soltanto che decida di seguire un altro itinerario.

Anche il meteo contribuisce alle sorprese. Erika e Luca, dell’alpeggio vicino, raccontano che quest’anno la temperatura notturna non scende sotto i 18 °C. Un’anomalia che farà sorridere chi ricorda le edizioni in cui, ad agosto, la Nutella si trasformava in un blocco di marmo già all’ora di colazione.

Sabato arriveranno naturalmente gli immancabili Andrea Maconi, con Felicita e la piccola Petra, e Marco Corvi — perché, diciamolo, senza di loro il Grignone non apre la stagione speleologica — insieme agli immancabili locali e non locali protagonisti degli altri campi, ai primi liguri, agli svizzeri e agli ormai “italici polacchi” Kaja, Frytka e Jurek, ormai di casa sulle montagne lecchesi.

I preparativi sono stati quelli delle grandi occasioni. Un volo di elicottero, naturalmente — che campo sarebbe senza elicottero? —, poche auto ma caricate ben oltre ogni ragionevole concetto di bagagliaio (in totale sicurezza… probabilmente), un super generatore arrivato dalla Liguria (chi mai si aspetterebbe una simile generosità?), bobine di corda, viveri, acqua e tutto ciò che serve per far funzionare una piccola comunità speleologica in quota.

Gli obiettivi, come sempre, non mancano. Oltre al ritorno a W le Donne, c’è da verificare se Poltergeist sia ancora aperto e, nel caso, armarlo, raggiungere una promettente cavità sulla parete del Sasso dei Carbonari e un misterioso buco in parete per il quale servirebbero “appena” 250 metri di corda, da calare lungo una parete alta circa 500 metri. Poi ci sono il Pozzo nel Dito, il celebre Abisso delle Spade, l’Abisso Buzio, Trentinaglia e, naturalmente, Orione, magari con una notte al Rifugio Bietti.

Insomma, il solito facile riscaldamento (Bietti a parte).

Quest’anno, però, mancherà qualcosa di importante. Il Rifugio Bogani resta chiuso e, più ancora dell’edificio, mancheranno il sorriso e l’accoglienza di Mariangela ed Enrico, che per tanti anni hanno rappresentato una presenza familiare per generazioni di speleologi e che ora si godono il meritato riposo.

Una vera spedizione, altro che Uzbekistan“, scrive Alex Rinaldi. Difficile dargli torto.

Vista la chiusura del Bogani, è stato importante comunicare per tempo la propria partecipazione, così da permettere agli organizzatori di pianificare logistica e approvvigionamenti. E’ richiesto un piccolo contributo, destinato a coprire viveri comuni, acqua, materiali di consumo e trasporto con elicottero. Colazione e pranzo al sacco sono invece a carico dei partecipanti.

Per informazioni si possono contattare Andrea Maconi o Alex Rinaldi. Naturalmente, se e quando escono di grotta. Oppure, più semplicemente, quando ritroveranno un po’ di… campo (telefonico).

Buon Campo InGrigna! 2026.

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Nascosto in piena vista: il “Demon Cavefish” protagonista di un webinar della Balkan Speleological Union

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Una grotta monitorata per oltre tre decenni ha restituito una delle più sorprendenti scoperte della biospeleologia moderna: un nuovo genere di pesce cavernicolo. Il 12 agosto prossimo Matthew L. Niemiller ne racconterà la storia in un webinar della BSU

Hidden in Plain Sight: The Discovery of Demogorgonichthys arcanus, a New Genus and Species of Cavefish from Alabama

È il titolo usato da Matthew L. Niemiller per raccontare la scoperta del nuovo pesce cavernicolo dell’Alabama. “Hidden in Plain Sight” è un’espressione inglese che significa letteralmente “Nascosto in piena vista”, cioè qualcosa che è sempre stato davanti agli occhi di tutti, ma che nessuno aveva riconosciuto per ciò che era. È un titolo particolarmente azzeccato, considerando che il pesce viveva in una grotta studiata da oltre trent’anni.

Anche le grotte più conosciute possono custodire segreti inattesi.

La Balkan Speleological Union (BSU) propone per il 12 agosto 2026 un incontro online dedicato a una delle scoperte biospeleologiche più sorprendenti degli ultimi anni: Demogorgonichthys arcanus, il “Demon Cavefish”.

Si tratta di un pesce cavernicolo cieco e privo di pigmentazione che ha portato gli studiosi a descrivere non solo una nuova specie, ma addirittura un nuovo genere. Uno studio, pubblicato nel luglio 2026 sulla rivista Scientific Reports, descrive Demogorgonichthys arcanus, un nuovo genere e una nuova specie di pesce cavernicolo scoperti in una grotta dell’Alabama monitorata da oltre trent’anni.

Figura 1. Demogorgonichthys arcanus, il “Demon Cavefish”. Da Niemiller et al. (2026), Scientific Reports, DOI: 10.1038/s41598-026-54315-4. Licenza Creative Commons CC BY 4.0

A raccontare questa straordinaria vicenda sarà Matthew L. Niemiller, direttore del Cave Biology Lab dell’Università dell’Alabama a Huntsville e tra i massimi esperti mondiali di fauna cavernicola.

La domanda da cui prende il titolo la conferenza è tanto semplice quanto affascinante: come può un animale completamente sconosciuto alla scienza vivere in una grotta esplorata e monitorata da oltre trent’anni?

La risposta è una: il mondo sotterraneo è ancora ricco di sorprese.

Una scoperta inattesa

Il nuovo pesce è stato individuato nella Bobcat Cave, in Alabama, una cavità oggetto di studi biologici continuativi da decenni.

La grotta era già considerata ben conosciuta dagli specialisti, soprattutto per il monitoraggio di altre specie rare.

Eppure, grazie a osservazioni sul campo, analisi morfologiche, studi genetici e tomografia computerizzata (micro-CT), i ricercatori hanno dimostrato che alcuni esemplari appartenevano a una linea evolutiva completamente distinta da tutti gli altri pesci cavernicoli nordamericani.

La scoperta ha portato all’istituzione del nuovo genere Demogorgonichthys, un evento estremamente raro nella zoologia dei vertebrati.

Olotipo di Demogorgonichthys arcanus gen. et sp. nov. (UAIC 52236.01), mostrato in vista dorsale (A), laterale (B) e ventrale (C), a confronto con Typhlichthys subterraneus (AUM 89701) in vista laterale (D). Barra di scala = 1 cm. Adattato da Niemiller et al. (2026), Scientific Reports, DOI: 10.1038/s41598-026-54315-4.

Un messaggio importante per gli speleologi

Oltre all’interesse zoologico, questa scoperta ricorda una lezione fondamentale: anche le grotte meglio conosciute possono ancora nascondere specie sconosciute.

Per la comunità speleologica, quindi, è un invito a continuare l’esplorazione, il monitoraggio e la documentazione scientifica degli ambienti sotterranei.

Ogni rilievo, ogni campagna di osservazione e ogni studio possono contribuire a rivelare aspetti ancora ignoti della biodiversità ipogea.

Il webinar si inserisce in un periodo particolarmente ricco di novità per la biospeleologia nordamericana. Solo pochi mesi fa un altro studio aveva descritto la nuova specie Typhlichthys styx, contribuendo a superare l’idea delle grotte come “vicoli ciechi evolutivi”. Ne avevamo parlato su Scinrilena (https://www.scintilena.com/nuova-specie-di-pesce-cavernicolo-sfida-lidea-dei-vicoli-ciechi-evolutivi/05/30/), dove si citava uno studio dell’Università di Yale che ha identificato una nuova specie di cavefish e ha riaperto il dibattito sull’evoluzione negli ecosistemi sotterranei

Ora la scoperta di Demogorgonichthys arcanus va ancora oltre, introducendo un nuovo genere di pesce cavernicolo e dimostrando quanto la biodiversità sotterranea abbia ancora da raccontare.

Il webinar

L’incontro darà a tutti l’occasione di conoscere direttamente la storia di una scoperta destinata a diventare un punto di riferimento nella ricerca sulla fauna cavernicola.

Il webinar, organizzato dalla Balkan Speleological Union, si svolgerà come segue:

  • 12 agosto 2026 ore 20:00 (EEST)
  • Piattaforma: Microsoft Teams
  • Al termine della presentazione è prevista una sessione di domande e risposte con il relatore
  • Le modalità di accesso al webinar (link o eventuale codice Teams) saranno comunicate dagli organizzatori attraverso i canali ufficiali della Balkan Speleological Union

Fonte scientifica
Niemiller M.L., Armbruster J.W., Sandel M.W., Maxwell E.C., Bierstein O.M., Anderson C.L., Schaefer J., Quering C.I., Hinkle A., Candeias M., Kendall Niemiller K.D. & Hart P.B. (2026). Surprising cryptic cavefish diversity in a long-studied karst cave ecosystem of northern Alabama. Scientific Reports, 16: 20765. https://doi.org/10.1038/s41598-026-54315-4

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Francesco Guccini, cantore della nostra terra

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Non ricordiamo Guccini perché aveva ragione. Lo ricordiamo perché ci ha insegnato ad amare. La terra, le persone, i ricordi e la speranza.

Pensavo che Guccini fosse immortale.

Non nel senso che non dovesse morire, ma perché era diventato parte del paesaggio. Come certi boschi, certi paesi dell’Appennino, certe osterie. Alcune presenze sembrano destinate ad accompagnarci sempre, e solo quando scompaiono ci accorgiamo di quanto fossero entrate nella nostra vita.

Con la sua scomparsa perdiamo un grande autore, ma soprattutto uno sguardo. Uno sguardo capace di vedere valore nelle cose semplici: un paese di montagna, un’osteria, una strada sterrata, un bosco, una casa di pietra, una sera passata a parlare con gli amici.

Le sue canzoni non raccontavano una natura da cartolina. Raccontavano una terra vissuta. L’Appennino, certo, ma anche quell’Italia minore che esiste ovunque: nei paesi che resistono allo spopolamento, nei vecchi che custodiscono la memoria, nei bambini che imparano a guardare il mondo, nelle persone che continuano a credere che i luoghi abbiano un’anima.

Molto prima che si parlasse di sostenibilità o di crisi climatica, Guccini ci ricordava che un paesaggio non è fatto soltanto di alberi, montagne e fiumi. È fatto di storie, di relazioni, di cultura, di chi quei luoghi li ha abitati e li ha amati.

Mi torna in mente un pensiero che Guccini ha espresso più volte nel corso della sua vita: gli interessavano più le persone che i personaggi. Forse è anche per questo che le sue canzoni continuano a vivere. Perché non raccontano eroi, ma uomini e donne comuni, con i loro dubbi, le loro amicizie, le loro sconfitte, le loro speranze e la loro ostinazione. Persone che, ancora oggi, ci assomigliano.

Il vecchio e il bambino è una delle riflessioni più profonde sul rapporto tra uomo e ambiente che la canzone italiana abbia saputo esprimere. Non è un manifesto ecologista. È il racconto di un mondo ferito e, insieme, la fiducia che lo sguardo limpido di un bambino possa ancora immaginarne uno migliore.

E poi c’è Vorrei, una canzone che non smette di emozionare. Non è un elenco di rimpianti, ma di desideri. Il desiderio di un mondo più autentico, di rapporti sinceri, di cultura, di libertà, di rispetto per la natura e per le persone. Una canzone che continua a parlarci perché ci ricorda ciò che conta davvero.

E poi c’è Dio è morto. Per molti è stata la canzone della protesta. Per me è soprattutto una canzone di speranza. Dopo aver attraversato le delusioni di un’epoca, Guccini lascia aperta una porta: la possibilità che il mondo possa rinascere grazie a chi continua a credere nell’onestà, nella libertà e nella dignità dell’uomo.

Forse è questo il lascito più grande di Francesco Guccini. Averci insegnato che la nostra terra non è soltanto un luogo da attraversare o da proteggere. È un patrimonio di memoria, di parole, di paesaggi e di affetti. Se perdiamo uno solo di questi elementi, perdiamo qualcosa anche di noi.

Continueremo ad ascoltare le sue canzoni ai nostri Raduni. Sono entrate, quasi senza accorgercene, nella colonna sonora della comunità speleologica, grazie anche alla voce e alla sensibilità di Marco Repetto e degli Snaeffels, che da anni le portano con sé e le condividono con tutti noi. Parte della nostra storia: sono uno dei momenti in cui la comunità si riconosce, canta insieme e si ritrova

Ogni comunità sceglie inconsapevolmente il proprio canzoniere.

Anche il nostro, in qualche pagina, senza che ce ne accorgessimo, ha finito per portare la firma porta la firma di Francesco Guccini.

Da oggi, quando una sua canzone tornerà a risuonare davanti a una fuoco, al Raduno, in un rifugio o attorno a un tavolo tra amici, non sarà soltanto un ricordo. Sarà un modo per dire grazie a chi ci ha insegnato ad amare la nostra terra, le persone che la abitano e la speranza che, nonostante tutto, vale ancora la pena di coltivare.

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Dieci torrentisti bloccati in una forra a Bognanco: maxi intervento di soccorso in Val d’Ossola

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Cinque sportivi francesi non rientrano dall’escursione. Un secondo gruppo entra nella gola per cercarli e rimane a sua volta intrappolato. Tutti recuperati nella notte.

Una complessa operazione di soccorso ha impegnato nella notte tra lunedì e martedì i tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico nel Rio Rasiga, in Val d’Ossola, nel territorio di Bognanco (VB), dove dieci torrentisti sono rimasti bloccati all’interno di una forra durante un’uscita di canyoning.

Secondo quanto presente nel comunicato del CNSAS Piemonte, i cinque sportivi erano bloccati già dal pomeriggio, quando un violento temporale aveva provocato un rapido innalzamento del livello del Rio Rasiga, impedendo ogni prosecuzione in sicurezza

L’allarme è scattato intorno alle 22, quando è stato segnalato il mancato rientro di un gruppo composto da cinque sportivi francesi. Altri cinque compagni hanno tentato di prestare assistenza al gruppo, rimanendo anch’essi bloccati.

Le squadre del Soccorso hanno raggiunto i dieci torrentisti nella parte alta del Rio Rasiga intorno alle 23.30. Poiché l’innalzamento del livello dell’acqua rendeva impraticabile l’uscita lungo la forra, i soccorritori hanno dovuto risalire le ripide pendici del vallone con tecniche alpinistiche, accompagnando progressivamente tutti i partecipanti all’esterno. Le operazioni si sono concluse intorno alle 3 del mattino senza conseguenze per le persone coinvolte.

Il canyoning consiste nella progressione lungo gole e forre seguendo il corso dell’acqua, alternando tratti a piedi, nuoto, tuffi, calate su corda e passaggi in ambienti modellati dall’erosione. È una disciplina che richiede preparazione tecnica, adeguata attrezzatura e un’attenta valutazione delle condizioni ambientali e meteorologiche.

L’episodio di Bognanco richiama ancora una volta l’importanza della gestione dell’emergenza in ambiente impervio. L’iniziativa del secondo gruppo, nata con l’intenzione di aiutare i compagni, ha finito per aumentare il numero delle persone coinvolte nell’incidente, rendendo più complessa l’organizzazione dei soccorsi. È una situazione nota agli operatori del CNSAS, che raccomandano, in caso di mancato rientro o difficoltà, di allertare tempestivamente il Numero Unico di Emergenza 112 evitando interventi autonomi che potrebbero aggravare lo scenario operativo.

L’efficacia dell’intervento ha permesso di riportare tutti i torrentisti all’esterno della forra in sicurezza, confermando ancora una volta l’elevata preparazione delle squadre specializzate nel soccorso in ambiente impervio.

Pubblichiamo integralmente il resoconto diffuso dal CNSAS Piemonte:

Intervento lungo e complesso la scorsa notte in Val Bognanco (VB).

Intorno alle 22 viene lanciato l’allarme per un gruppo di forristi francesi dispersi.

Dopo lunghe verifiche si localizzano nella parte alta del Rio Rasiga. Vengono raggiunti intorno alle 23.30.

Sono 5 persone bloccate dalle 16 quando un forte temporale ha provocato un notevole innalzamento del livello del torrente. Altri 5 compagni stanno cercando di aiutarli e li hanno estratti dall’acqua.

La squadra di soccorritori è composta da 5 nostri forristi tra cui 2 sanitari, 5 tecnici della stazione di valle, 2 tecnici Sagf e 5 Vvf.

Le condizioni del corso d’acqua non consentono l’uscita lungo la forra, occorre risalire le pendici del vallone con tecniche alpinistiche per portare tutti in salvo.

Le operazioni si concludono intorno alle 3 di questa mattina.Soccorso Alpino e Speleologico

Fonte:

  • Comunicato con foto del CNSAS Piemonte diffuso via canali social

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Geoportale AGEA: ortofoto e immagini satellitari gratuite per conoscere il territorio

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Il Geoportale AGEA non è una novità, in realtà: esiste da tempo. La novità è che UNIMONT ora dedichi ad esso una scheda informativa sul proprio portale

Chi frequenta la montagna per esplorazione, ricerca o attività speleologica sa quanto sia importante poter consultare immagini aeree aggiornate del territorio. Tra gli strumenti messi a disposizione gratuitamente dalla Pubblica Amministrazione c’è il Geoportale AGEA, la piattaforma cartografica dell’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura.

Il portale consente di visualizzare ortofoto ad alta risoluzione, immagini satellitari e altri dati geografici relativi all’intero territorio nazionale. Nato principalmente per il settore agricolo e per la gestione amministrativa del territorio, rappresenta una risorsa utile anche per geologi, tecnici, amministrazioni locali e associazioni che operano in ambiente montano.

Anche per gli speleologi il Geoportale AGEA può diventare uno strumento di supporto nelle fasi preliminari di ricerca: le ortofoto permettono infatti di individuare doline, conche carsiche, aree prive di copertura boschiva, tracce di vecchi sentieri, piste forestali e altri elementi che possono suggerire la presenza di fenomeni carsici o facilitare la pianificazione delle uscite.

L’accesso a immagini di epoche differenti consente inoltre di confrontare l’evoluzione del paesaggio, documentando modifiche dovute a eventi naturali, interventi antropici, incendi, frane o cambiamenti della copertura vegetale.

Il Geoportale è consultabile liberamente via web e rappresenta uno dei principali strumenti cartografici pubblici disponibili in Italia. Recentemente il Polo UNIMONT dell’Università degli Studi di Milano ha dedicato una scheda informativa al servizio all’interno del portale territorimontani.it, con una breve guida e il collegamento diretto alla piattaforma.

Per chi svolge attività di esplorazione e documentazione del territorio, vale la pena aggiungere questo strumento alla propria raccolta di risorse cartografiche, insieme ai geoportali regionali, alle mappe catastali storiche e ai servizi cartografici nazionali.

Geoportale AGEA: https://geoportale.agea.gov.it/

Lo avete già utilizzato nelle vostre ricerche speleologiche o per l’esplorazione del territorio? Raccontate la vostra esperienza nei commenti.

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Pubblicato il numero 7 di Cronache Ipogee

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Dalla tutela delle grotte alle esplorazioni nel Carso e nelle Alpi Giulie: un numero ricco di attività, ricerca e divulgazione speleologica.

È disponibile il numero 7 di Cronache Ipogee, il periodico di informazione speleologica del Club Alpinistico Triestino, dedicato alle attività esplorative, scientifiche e culturali del Friuli Venezia Giulia.

Il link è questo:

https://cronacheipogee.jimdofree.com/cronache-ipogee

Anche questa edizione propone un ricco panorama di contributi che spaziano dalla tutela dell’ambiente ipogeo alle esplorazioni, dalla divulgazione alla memoria storica della speleologia.

L’apertura è affidata a un ricordo di Giorgio Rossi, assessore del Comune di Trieste recentemente scomparso, che nel corso della sua attività amministrativa ha sostenuto numerose iniziative culturali, museali e didattiche, mantenendo un dialogo costante anche con il Club Alpinistico Triestino.

Ampio spazio è dedicato alla pulizia della Voragine di San Lorenzo, dove oltre venti volontari hanno recuperato rifiuti accumulati nel corso degli anni, restituendo dignità a una cavità segnata da una lunga storia di abbandono e dimostrando come la tutela delle grotte passi anche attraverso il lavoro concreto degli speleologi.

La rubrica “Dal mio diario speleo-escursionistico” accompagna i lettori alla scoperta della grotta slovena Vilenica pri Praprocah, illustrandone l’accesso, le caratteristiche geomorfologiche, le ricche concrezioni e la presenza di una numerosa colonia di pipistrelli, con un invito al rispetto di questi delicati ambienti sotterranei.

Vilenica pri Praprocah

Il fascicolo propone, tra gli altri spunti, il resoconto dell’uscita sociale alla Grotta Cinquantamila, celebre per le rare “bambole di saldame”, singolari concrezioni naturali ancora oggetto di studi scientifici.

Troviamo anche il racconto di un’esplorazione alla Risorgiva di Eolo, uno dei più importanti sistemi carsici del Friuli Venezia Giulia, dove acqua, morfologia ed esplorazione si fondono in un ambiente di grande fascino.

E ampio spazio è dedicato al Canin: qui sotto uno degli articoli.

Come di consueto, Cronache Ipogee spazia tra descrizioni di attività sul campo e approfondimenti dedicati alla divulgazione, conoscenza del patrimonio carsico e vita associativa: è un punto di riferimento per chi segue la speleologia del Friuli Venezia Giulia e del vicino Carso sloveno, con uno sguardo al di là di questi orizzonti.

Il nuovo numero è disponibile gratuitamente in formato PDF sul sito di Cronache Ipogee, il periodico del Club Alpinistico Triestino, consultabile e scaricabile online: https://cronacheipogee.jimdofree.com/cronache-ipogee

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Picos de Europa, rimossa una tonnellata di rifiuti da una profonda cavità naturale

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Nei Picos de Europa un intervento coordinato tra speleologi, tecnici e volontari ha permesso di recuperare circa una tonnellata di rifiuti da una grotta di difficile accesso, nell’ambito del Progetto LIBERA dedicato alla tutela degli ambienti naturali.

Bonifica in una sima dei Picos de Europa

Un’importante operazione di pulizia ambientale è stata portata a termine nei Picos de Europa, dove circa una tonnellata di rifiuti è stata rimossa da una sima di difficile accesso.

L’intervento è stato realizzato da tecnici della Federazione Cantabrica degli Sport di Montagna e Arrampicata e della Federazione Cantabrica di Speleologia, con il supporto di volontari esperti di alta montagna e progressione in ambiente ipogeo. (Cadena SER?)

L’attività si è svolta nell’arco di diversi giorni e ha richiesto tecniche specifiche per il recupero dei materiali da una cavità naturale particolarmente impegnativa.

Al termine delle operazioni sono stati recuperati otto sacchi di rifiuti, accumulati nel corso degli anni.

Plastica, metalli e vetro tra i materiali recuperati

I materiali rinvenuti con maggiore frequenza sono stati plastica, metalli e vetro.

La presenza di questi rifiuti in una cavità remota evidenzia come anche gli ambienti naturali più difficili da raggiungere possano essere interessati dall’abbandono incontrollato di materiali.

Il recupero ha richiesto un’attenta organizzazione logistica, sia per garantire la sicurezza degli operatori sia per movimentare all’esterno il materiale raccolto. Operazioni di questo tipo richiedono competenze speleologiche, esperienza nella progressione su corda e una pianificazione accurata delle attività, caratteristiche indispensabili quando si interviene in cavità profonde o con accessi complessi. (Cadena SER?)

Il Progetto LIBERA e la tutela degli ambienti naturali

L’iniziativa rientra nel programma di adozione degli spazi naturali del Progetto LIBERA, promosso da SEO/BirdLife in collaborazione con Ecoembes e sviluppato in Cantabria dalla Federazione Cantabrica di Montagna e Arrampicata.

Il progetto opera in tutta la Spagna con attività di sensibilizzazione, monitoraggio e raccolta dei rifiuti dispersi nell’ambiente, fenomeno definito con il termine spagnolo basuraleza, che indica l’abbandono di rifiuti negli ecosistemi naturali.

Negli ultimi anni il programma ha coinvolto migliaia di volontari e centinaia di interventi in aree protette, coste, fiumi e zone montane. (Cadena SER?)

Un richiamo alla protezione delle cavità naturali

Secondo SEO/BirdLife, questa operazione dimostra che il problema dell’abbandono dei rifiuti interessa anche alcuni degli spazi naturali più remoti e di maggiore valore ecologico della Spagna.

L’associazione sottolinea che nemmeno gli ambienti apparentemente incontaminati sono immuni da questo fenomeno. (Cadena SER?)

Per il mondo della speleologia, interventi di questo tipo rappresentano anche un’occasione per richiamare l’attenzione sull’importanza della tutela delle cavità naturali.

Le grotte e le doline costituiscono ecosistemi delicati, caratterizzati da equilibri ambientali che possono essere compromessi dalla presenza di rifiuti, con conseguenze sulla qualità delle acque, sulla fauna sotterranea e sul valore naturalistico dei siti.

L’operazione conclusa nei Picos de Europa evidenzia il ruolo della collaborazione tra federazioni speleologiche, volontari e organizzazioni ambientaliste nella conservazione del patrimonio carsico e degli ambienti montani.

Fonti

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Straordinaria scoperta in Spagna: Cova Dones, 120 iscrizioni latine nel santuario romano ipogeo di Valencia

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Le ricerche nella grotta di Millares rafforzano il profilo di Cova Dones come sito di lunga durata, già noto per l’arte preistorica e ora al centro di un nuovo studio sulle iscrizioni latine e sul culto romano in ambiente sotterraneo.

Cova Dones, il nuovo quadro della scoperta

La grotta di Cova Dones, nel territorio di Millares vicino a Valencia, torna al centro dell’attenzione archeologica.

L’aggiornamento diffuso dall’INAPH dell’Università di Alicante parla di circa 120 iscrizioni latine di età romana, associate a un culto femminile e a un contesto rituale sotterraneo di grande interesse.

Nel quadro ricostruito dai ricercatori compaiono anche fusayole, anelli di bronzo, un bracciale, ceramiche e resti faunistici.

Secondo la nota scientifica e le prime letture riportate dalla stampa di settore, il sito si configura come un santuario romano ipogeo frequentato in un settore profondo della cavità, oltre i 200 metri dall’ingresso.

In alcune iscrizioni compare il termine “Domina”, mentre altre sembrano collegarsi a un nome divino meno noto, “Malaci”.

Il quadro suggerisce una pratica religiosa legata in modo particolare alla presenza femminile.

Le iscrizioni latine e il culto femminile

Il dato più rilevante riguarda proprio le iscrizioni latine. Gli studiosi citati nelle comunicazioni ufficiali e nelle sintesi giornalistiche descrivono un insieme epigrafico ampio, raro per una grotta e ancora in fase di analisi.

La presenza di nomi femminili, di offerte votive e di piccoli oggetti personali indica che l’area non era un semplice passaggio sotterraneo, ma un luogo di culto con gesti ripetuti nel tempo.

In questo contesto, Cova Dones mostra un interesse che va oltre la singola scoperta.

Le iscrizioni latine, lette insieme ai reperti mobili, offrono un’immagine più precisa di un santuario romano ipogeo frequentato con modalità che gli archeologi definiscono ancora in corso di studio.

La documentazione, infatti, non è completa e le analisi proseguono.

Dal Paleolitico all’età romana, una frequentazione lunga

La storia del sito non comincia in età romana.

Nel 2023 la rivista Antiquity e la successiva comunicazione dell’Università di Southampton hanno documentato in Cova Dones più di un centinaio di pitture e incisioni paleolitiche, datate ad almeno 24.000 anni fa.

Il sito era quindi già noto come una delle principali grotte con arte rupestre del Mediterraneo orientale iberico.

Nel 2025 l’Università di Alicante aveva già annunciato un primo nucleo di ritrovamenti romani: quindici iscrizioni e una moneta del tempo di Claudio deposta come offerta in una sala profonda oltre 200 metri.

Il nuovo aggiornamento del 2026 amplia in modo netto il quadro e conferma che il santuario romano ipogeo non fu un episodio isolato, ma parte di una frequentazione più ampia e stratificata.

Le prospettive di ricerca per Cova Dones

Per la speleologia archeologica, Cova Dones è un sito di grande interesse anche per la sua complessità interna.

La cavità presenta livelli diversi di frequentazione e di studio, e una parte significativa dell’area decorata risulta ancora da analizzare in dettaglio.

Questo significa che il quadro delle iscrizioni latine e del culto romano potrebbe cambiare ancora con le prossime campagne.

La vicenda di Cova Dones conferma anche un aspetto noto alla speleologia: le grotte possono conservare tracce molto lontane tra loro nel tempo.

In uno stesso ambiente si sovrappongono frequentazioni preistoriche, cultuali e storiche.

Nel caso valenciano, le iscrizioni latine e il santuario romano ipogeo si aggiungono a un patrimonio preistorico già di primo piano, rendendo il sito un riferimento importante per archeologi, speleologi e studiosi delle religioni antiche.

Fonti principali


https://inaph.ua.es/es/noticias_noticias.html


https://web.ua.es/en/actualidad-universitaria/2025/january2025/27-31/roman-sanctuary-unearthed-in-cova-de-les-dones-one-of-iberia-s-largest-cave-art-sites.html


https://www.archaeology.org/news/2026/07/31/latin-graffiti-recorded-in-underground-cave/


https://www.cambridge.org/core/journals/antiquity/article/cova-dones-a-major-palaeolithic-cave-art-site-in-eastern-iberia/209249A848B919CE653531CB85856DEC


https://www.southampton.ac.uk/news/2023/09/cave-art.page

Per l’articolo su Cova Dones, le fonti sono:

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Giornata internazionale delle grotte e del carsismo: il Friuli Venezia Giulia prepara il 13 settembre

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La Giornata internazionale delle grotte e del carsismo debutta nel 2026 e porta in Friuli Venezia Giulia visite gratuite, una mostra a Udine e un workshop a Trieste sul catasto di Bertarelli e Boegan.

Giornata internazionale delle grotte e del carsismo in Friuli Venezia Giulia

Il Friuli Venezia Giulia celebrerà il 13 settembre 2026 la prima Giornata internazionale delle grotte e del carsismo. La Regione ha presentato un programma di iniziative rivolte al pubblico e al mondo speleologico, collocate tra l’11 e il 27 settembre.

L’annuncio è stato illustrato dall’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro. L’obiettivo dichiarato è accrescere la conoscenza del patrimonio ipogeo e favorirne una fruizione responsabile.

La ricorrenza è stata proclamata dall’UNESCO il 12 novembre 2025, durante la 43ª Conferenza generale di Samarcanda. La data scelta è il 13 settembre. La proposta è nata nel quadro del lavoro dell’Unione internazionale di speleologia, con il sostegno di oltre 150 organizzazioni.

La Giornata internazionale delle grotte e del carsismo richiama l’attenzione sul valore scientifico, ambientale, culturale e paesaggistico degli ambienti sotterranei. Il riconoscimento punta anche a sostenere ricerca, educazione, cooperazione internazionale e turismo sostenibile.

Catasto speleologico regionale e patrimonio carsico

I dati del Catasto speleologico regionale mostrano la consistenza del patrimonio friulano. Il portale censisce 8.691 cavità e 9.540 ingressi.

Nel territorio regionale sono documentati sistemi di grande sviluppo e profondità.

Il massiccio del Canin rappresenta uno dei principali ambiti carsici italiani e contiene la ‘Grotta più grande d’Italia’ che con più di 90 km documentati e rilevati dagli speleologi si sviluppa sotto il massiccio carsico e comprende molte grotte unite tra loro fino a formare un grandissimo reticolo sotterraneo.

Grotte, acquiferi e sorgenti formano un sistema connesso, rilevante per biodiversità e risorse idriche regionali.

La legge regionale 15 del 2016 colloca geodiversità, patrimonio geologico e speleologico, aree carsiche e risorse idriche in una prospettiva unitaria di tutela e valorizzazione.

Il Catasto speleologico regionale costituisce uno degli strumenti conoscitivi di questo impianto.

Grotte aperte il 12 e 13 settembre

Per la prima Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, la Regione sostiene l’iniziativa “Grotte aperte”, prevista sabato 12 e domenica 13 settembre. Le cinque grotte turistiche inserite nel Catasto speleologico regionale saranno visitabili gratuitamente.

La redazione di Scintilena ignora quali sono le grotte turistiche e non ne citiamo neanche una, pur conoscendone un paio, ma francamente non ci interessa.

L’iniziativa amplia l’accessibilità a cavità già attrezzate per la visita. Non equivale a un’apertura indiscriminata del patrimonio sotterraneo, poiché la frequentazione delle grotte richiede attenzione alle condizioni ambientali, alle regole di sicurezza e alla vulnerabilità degli habitat.

Il calendario regionale comprenderà appuntamenti realizzati con enti parco, riserve naturali regionali, enti locali e associazioni speleologiche. Sono previsti anche materiali divulgativi dedicati al pubblico.

Mostra sulla speleologia regionale a Udine

Dall’11 al 27 settembre la Società Filologica Friulana di Udine ospiterà una mostra sulla speleologia regionale.

Il percorso proporrà pannelli, reperti e immagini, insieme a un’esperienza immersiva in realtà virtuale.

La scelta di associare documentazione storica e strumenti digitali permette di presentare il lavoro svolto in grotta senza trasferire nel sottosuolo grandi flussi di visitatori.

Rilievi, fotografie e dati catastali sono parti essenziali della ricerca speleologica e della conservazione della memoria esplorativa.

L’esposizione si inserisce nel programma della Giornata internazionale delle grotte e del carsismo e offrirà un punto di accesso divulgativo alla storia delle ricerche regionali.

Duemila Grotte e il workshop di Trieste

Il 15 settembre la sala Luttazzi del Porto Vecchio di Trieste ospiterà un workshop dedicato al centenario di Duemila Grotte. Il volume di Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan è indicato dalla Regione come il primo catasto speleologico al mondo.

L’appuntamento mette al centro il ruolo dei catasti nella speleologia. Registrare una cavità significa conservarne localizzazione, dati morfologici, rilievi, documentazione e informazioni sulle esplorazioni. Significa anche disporre di basi più solide per pianificazione, ricerca e tutela.

Le attività dei gruppi speleologici saranno sostenute dagli strumenti contributivi previsti dalla normativa regionale. In questo quadro, la Giornata internazionale delle grotte e del carsismo assume in Friuli Venezia Giulia il carattere di un momento pubblico dedicato sia alla conoscenza sia alla responsabilità verso un patrimonio fragile.

Fonti

Fonti
[1] Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Notizie dalla … https://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act;jsessionid=934AA1055288DC7E681E811030E39079?dir=/rafvg/cms/RAFVG/notiziedallagiunta/&nm=20260804150105005
[2] UNESCO proclaims the International Day of Caves and Karst https://www.scintilena.com/unesco-proclaims-the-international-day-of-caves-and-karst/11/13/
[3] Statistiche grotte accatastate – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/statistica
[4] Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: la UIS invita la comunità speleologica mondiale a organizzare eventi il 13 settembre 2026 https://www.scintilena.com/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-la-uis-invita-la-comunita-speleologica-mondiale-a-organizzare-eventi-il-13-settembre-2026/07/16/
[5] Postojna ospita la prima Giornata UNESCO delle grotte e del carsismo https://www.scintilena.com/postojna-ospita-la-prima-giornata-unesco-delle-grotte-e-del-carsismo/06/15/
[6] Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026: l’European Cave Protection Commission (ECPC) propone nuove iniziative per la tutela del patrimonio carsico https://www.scintilena.com/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-2026-leuropean-cave-protection-commission-ecpc-propone-nuove-iniziative-per-la-tutela-del-patrimonio-carsico/07/06/
[7] Grotte del Carso e Ambiente: Un Evento di Divulgazione Scientifica alle Torri di Slivia https://www.scintilena.com/grotte-del-carso-e-ambiente-un-evento-di-divulgazione-scientifica-alle-torri-di-slivia/09/17/
[8] 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico https://www.scintilena.com/come-riconoscere-se-vivi-in-un-territorio-carsico/06/06/
[9] Sistemi carsici e risorse idriche: dalla roccia all’acqua che arriva alle sorgenti https://www.scintilena.com/sistemi-carsici-e-risorse-idriche-dalla-roccia-allacqua-che-arriva-alle-sorgenti/08/03/
[10] Proteggere il mondo sotterraneo: biodiversità delle grotte, servizi ecosistemici e campagne “Cave Animal of the Year” https://www.scintilena.com/proteggere-il-mondo-sotterraneo-biodiversita-delle-grotte-servizi-ecosistemici-e-campagne-cave-animal-of-the-year/05/08/
[11] MEETING PER LA SPELEOLOGIA in Friuli venezia Giulia https://www.scintilena.com/meeting-per-la-speleologia-in-friuli-venezia-giulia-ad-un-anno-della-legge-regionale-152016/12/04/
[12] Pubblica da solo le tue notizie su La Scintilena! – Scintilena https://www.scintilena.com/pubblica-da-solo-le-tue-notizie-su-la-scintilena/02/10/
[13] Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo https://www.scintilena.com/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-conferenza-sul-carso-goriziano/09/10/
[14] Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo https://www.scintilena.com/13-settembre-la-speleologia-italiana-si-prepara-alla-prima-giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo/07/10/
[15] Speleologia in Friuli Venezia Giulia: dal Tavolo regionale … https://www.scintilena.com/speleologia-in-friuli-venezia-giulia-dal-tavolo-regionale-spunta-lidea-di-celebrare-la-giornata-unesco-delle-grotte/03/12/
[16] Scienze Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/scienze/
[17] Il Global Geoparks Network sostiene la prima Giornata … https://www.scintilena.com/il-global-geoparks-network-sostiene-la-prima-giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo/06/18/
[18] Speleo2025: la speleologia protagonista a Gorizia tra … https://www.scintilena.com/speleo2025-la-speleologia-protagonista-a-gorizia-tra-scienza-cultura-e-cooperazione-internazionale/06/18/
[19] Come pubblicare le notizie – Scintilena https://www.scintilena.com/come-pubblicare-le-notizie/03/17/
[20] Ricerca speleologica nel Monte Bernadia: mappato il … https://www.scintilena.com/ricerca-speleologica-nel-monte-bernadia-mappato-il-sistema-carsico-delle-prealpi-giulie/09/14/
[21] Le fonti di informazione di Scintilena – Scintilena https://www.scintilena.com/le-fonti-di-informazione-di-scintilena/11/09/
[22] Verso la Giornata Internazionale delle Grotte e dei Carsismi https://www.scintilena.com/verso-la-giornata-internazionale-delle-grotte-e-dei-carsismi/10/01/
[23] Alla Scoperta delle Grotte Preistoriche del Friuli Venezia … https://www.scintilena.com/alla-scoperta-delle-grotte-preistoriche-del-friuli-venezia-giulia/06/03/
[24] Postojna ospita la prima Giornata UNESCO delle grotte e del carsismo https://www.scintilena.com/postojna-ospita-la-prima-giornata-unesco-delle-grotte-e-del-carsismo/06/15/
[25] Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026: l’European Cave Protection Commission (ECPC) propone nuove iniziative per la tutela del patrimonio carsico https://www.scintilena.com/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-2026-leuropean-cave-protection-commission-ecpc-propone-nuove-iniziative-per-la-tutela-del-patrimonio-carsico/07/06/
[26] 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico https://www.scintilena.com/come-riconoscere-se-vivi-in-un-territorio-carsico/06/06/
[27] Sistemi carsici e risorse idriche: dalla roccia all’acqua che arriva alle sorgenti https://www.scintilena.com/sistemi-carsici-e-risorse-idriche-dalla-roccia-allacqua-che-arriva-alle-sorgenti/08/03/
[28] Giornata internazionale delle grotte e del carsismo – 13 Settembre https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/ambiente-territorio/geologia/FOGLIA52/
[29] Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Fabio Scoccimarro https://www.regione.fvg.it/rafvg/giunta/dettaglio.act;jsessionid
[30] International Day of Caves and Karst https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000395601
[31] Speleonauta 2026: il corso di speleologia per principianti … https://www.scintilena.com/speleonauta-2026-il-corso-di-speleologia-per-principianti-torna-sul-carso-con-quattro-uscite-tra-aprile-e-maggio/03/12/
[32] Tavolo della Speleologia del 5 marzo 2026 https://catastogrotte.regione.fvg.it/dettaglionews/169
[33] Corso di speleobiologia: un’occasione formativa per la … https://www.scintilena.com/corso-di-speleobiologia-unoccasione-formativa-per-la-biodiversita-sotterranea-del-friuli-venezia-giulia/08/15/
[34] Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Fabio Scoccimarro https://www.regione.fvg.it/rafvg/giunta/ricerca.act?dir
[35] Mexican karst, an opportunity for sustainable development … https://www.unesco.org/en/articles/mexican-karst-opportunity-sustainable-development-strengthened-unescos-new-global-initiative
[36] Un giorno da speleologo: il Club Alpinistico Triestino apre … https://www.scintilena.com/un-giorno-da-speleologo-il-club-alpinistico-triestino-apre-la-caverna-iii-ad-est-di-basovizza-il-club-alpinistico-triestino-propone-visite-guidate-gratuite-e-mostre-didattiche-nella-caverna-iii-ad-es/05/20/
[37] OMNIBUS/1. OK AULA A NORME AMBIENTE: 3,6 MLN … https://www.consiglio.regione.fvg.it/pagineinterne/Portale/comunicatiStampaDettaglio.aspx?ID
[38] English Archivi https://www.scintilena.com/category/english/
[39] Focus sul Catasto Speleologico dell’Umbria a Stroncone https://www.scintilena.com/focus-sul-catasto-speleologico-dellumbria-a-stroncone-aggiornamento-ricerca-e-divulgazione/11/05/
[40] Notizie dalla Giunta https://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/homepage.act?dir
[41] List of International Days https://www.unesco.org/en/days/list
[42] Catasto Speleologico Regionale – Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia https://catastogrotte.regione.fvg.it/
[43] Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Fabio Scoccimarro https://www.regione.fvg.it/rafvg/giunta/dettaglio.act;jsessionid=387F61324ED5E56B11C37E92F7C7B823?dir=/rafvg/cms/RAFVG/Giunta/Scoccimarro/comunicati/&id=149546&ass=C07&WT.ti=Ricerca%20comunicati%20stampa
[44] Ricerca avanzata – Catasto Speleologico Regionale – Regione FVG https://catastogrotte.regione.fvg.it/cerca
[45] Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Fabio Scoccimarro https://www.regione.fvg.it/rafvg/giunta/dettaglio.act;jsessionid=FB65752056EBC6D9776CF01E343E32DD?dir=/rafvg/cms/RAFVG/Giunta/Scoccimarro/comunicati/&id=145223&ass=C07&WT.ti=Ricerca%20comunicati%20stampa
[46] Calendario uscite speleo FVG – Federazione Speleologica Regionale https://www.fsrfvg.it/?page_id=6695
[47] Benvenuto nel sito internet del catasto storico delle grotte della Commissione Grotte Eugenio Boegan https://www.catastogrotte.it/
[48] Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Agenda https://catastogrotte.regione.fvg.it/agenda
[49] Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Fabio Scoccimarro https://www.regione.fvg.it/rafvg/giunta/dettaglio.act;jsessionid=42B21BEB6666644264346BE46FA092FC?dir=/rafvg/cms/RAFVG/Giunta/Scoccimarro/comunicati/&id=147504&ass=C07&WT.ti=Ricerca%20comunicati%20stampa
[50] International Day of Caves and Karst https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000396090
[51] [PDF] Friuli Venezia Giulia “underground”: un viaggio tra grotte, miniere e … https://www.turismofvg.it/proxyvfs.axd/null/r363604/friuli-venezia-giulia-underground-pdf?ext=.pdf&v=445073
[52] CSR/CN/0 https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-territorio/geologia/FOGLIA33/allegati/20210323_Decreto1750.pdf

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Reka Exploration, scoperti nuovi 800 metri nel percorso sotterraneo del Reka-Timavo

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La spedizione speleosub nella Jama 1 di Kanjaduce amplia le conoscenze del sistema carsico presso Sezana

La spedizione internazionale Reka Exploration ha documentato circa 800 metri di nuovi ambienti a monte nella Jama 1 v Kanjaducah, nei pressi di Sezana, sul Carso sloveno.

L’esplorazione riguarda il corso sotterraneo del fiume Reka, che scompare nelle Grotte di Škocjan e riemerge in Italia, a San Giovanni di Duino, con il nome di Timavo.

Reka Exploration e il nuovo Lipiski rov

La spedizione Reka Exploration si è svolta nel luglio 2026 ed è stata organizzata da speleologi cechi guidati da Tomáš Roth.

Hanno partecipato oltre sessanta persone provenienti da Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Ungheria e Germania; il Jamarsko drustvo Sezana ha curato l’appoggio logistico e messo a disposizione gli spazi presso la Grotta di Vilenica.[1]

Le attività hanno avuto come base la Jama 1 v Kanjaducah, una cavità profonda circa 330 metri.

Gli speleologi di Sezana intercettarono qui l’alveo ipogeo del Reka nel 2003.

Nel 2008 una prima esplorazione subacquea aveva oltrepassato il sifone iniziale, lungo 20 metri, raggiungendo circa 100 metri verso monte.[1]

Nel 2026 Radek Nejezchleb e Petr Chmel hanno attraversato il secondo sifone, lungo 400 metri e profondo 22 metri.

Oltre il tratto sommerso hanno trovato una grande galleria, poi denominata Lipiski rov, lunga circa 450 metri.

Al suo termine hanno investigato un terzo sifone per circa 200 metri, fino a 30 metri di profondità.[1]

Le dimensioni della galleria sul Reka-Timavo

Il nuovo settore della Jama 1 v Kanjaducah è largo fra 30 e 50 metri e alto fra 20 e 40 metri.

Il Reka scorre lateralmente alla galleria, con rapide che rendono percepibile la dinamica del corso attivo. Sono stati osservati camini e colate calcitiche che formano cascate di concrezione.[1]

Pavel Kubalek ha risalito una scala fino a una finestra collocata circa 50 metri sopra il fiume.

Da quel punto ha individuato un ramo superiore di circa 35 metri, chiuso da una cupola riccamente concrezionata.

Il nome Lipiski rov richiama la vicina Lipiski jama: uno dei camini potrebbe offrire, in futuro, una possibile direzione di collegamento con quel sistema.[1]

La cartografia e la documentazione degli ambienti sono state realizzate durante la spedizione.

Questo aspetto è centrale per valutare geometrie, dislivelli, possibili prosecuzioni e relazioni con le cavità già note del Carso di Sežana.[1]

Jama 1 v Kanjaducah e i dati catastali

Con gli sviluppi individuati dalla Reka Exploration, la Jama 1 v Kanjaducah raggiunge una lunghezza prossima ai tre chilometri e, secondo la notizia della spedizione, diventa la cavità più lunga del Carso di Sezana.

Il confronto con il catasto sloveno richiede una precisazione: l’ultimo elenco ufficiale disponibile, aggiornato al 30 giugno 2025, riportava per la cavità 1.332 metri di sviluppo e 329 metri di profondità. I nuovi rilievi dovranno quindi essere recepiti e validati nel Kataster jam.[2][1]

Il dato storico di profondità risulta coerente con la quota indicata dagli esploratori.

La revisione catastale sarà utile anche per definire la posizione della Jama 1 v Kanjaducah rispetto alle altre grandi cavità dell’area, fra cui la Lipiski jama, catalogata nel 2025 con 1.400 metri di sviluppo e 250 metri di profondità.

Le ipotesi verso Kacna jama

Il lavoro della Reka Exploration si inserisce nella ricerca di continuità tra i diversi tronchi sotterranei del Reka-Timavo.

Le prossime esplorazioni punteranno verso monte, in direzione della Kacna jama presso Divaca.

Sono ipotizzati due possibili percorsi: un ramo attivo di circa cinque chilometri e un ramo di piena verso Povir, stimato in 4,5 chilometri. Si tratta di ipotesi esplorative, non di collegamenti già dimostrati.[1]

Kacna jama è uno dei principali riferimenti regionali: nel catasto sloveno aggiornato al giugno 2025 il suo sistema era accreditato di 20.200 metri di sviluppo e 280 metri di profondità.

La verifica dei possibili collegamenti con la Jama 1 v Kanjaducah potrebbe contribuire a definire meglio la struttura dell’acquifero carsico fra Sezana, Povir e Divaca.[2]

Un contesto di ricerche recenti

L’area di Povir aveva già restituito nel 2025 la Povirská dvorana, una sala di circa 60 per 30 metri situata a circa 300 metri di profondità.

Anche quell’esplorazione aveva coinvolto speleosub cechi, inclusi Nejezchleb e Chmel, e aveva richiesto il superamento di più sifoni.[3]

Il nuovo Lipiski rov aggiunge quindi un elemento distinto al quadro delle ricerche sul Reka-Timavo.

L’accesso attraverso sifoni profondi, le portate del fiume e la distanza dalle vie d’ingresso continueranno a condizionare tempi, sicurezza e organizzazione delle future campagne.

Fonti

Fonti
[1] Razkrit še en del skrivnosti podzemne Reke https://primorske.si/primorska/srednja-primorska/razkrit-se-en-del-skrivnosti-podzemne-reke/
[2] Najdaljše in najgloblje jame v Sloveniji https://www.jamarska-zveza.si/index.php/strokovne-sluzbe/ss-kataster-jam/ss-kj-prejeto-gradivo/78-kataster-arhiv/47-najdaljse-in-najgloblje-jame-v-sloveniji
[3] Straordinaria Scoperta poco oltre il confine sloveno di una nuova grotta sul Reka-Timavo: la Povirská dvorana è un nuovo importante ambiente sotterraneo – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperta-poco-oltre-il-confine-sloveno-una-nuova-grotta-sul-reka-timavo-la-povirska-dvorana-e-un-nuovo-importante-ambiente-sotterraneo-per-la-speleologia/07/12/
[4] Caving in the world: Slovenia – Republika Slovenija https://www.scintilena.com/caving-in-the-world-slovenia-republika-slovenija/09/15/
[5] Matejeva Jama: scoperta una nuova grotta monumentale nel Carso sloveno – Scintilena https://www.scintilena.com/matejeva-jama-scoperta-una-nuova-grotta-monumentale-nel-carso-sloveno/05/30/
[7] Gruppi della Federazione Speleologica Slovena – Scintilena https://www.scintilena.com/gruppi-della-federazione-speleologica-slovena/12/07/
[13] Nuova scoperta sul Monte Canin l’Abisso Skalarjevo Brezno … https://www.scintilena.com/nuova-scoperta-sul-monte-canin-labisso-skalarjevega-esplorato-fino-a-1167-metri-e-la-grotta-continua/11/14/
[18] Jama 1 v Kanjaducah https://www.hribi.net/tocka/jama/jama_1_v_kanjaducah/16013
[19] Odprava Reka Exploration se je uspešno zaklju?ila … https://www.facebook.com/61568599921926/posts/odprava-reka-exploration-se-je-uspe%C5%A1no-zaklju%C4%8Dilaz-veseljem-predstavljamo-osnute/122179045016619997/
[20] Neverjetno odkritje: v bližini Sežane našli najve?jo jamo v zadnjih 20 letih https://n1info.si/novice/slovenija/neverjetno-odkritje-v-blizini-sezane-nasli-najvecjo-jamo-v-zadnjih-20-letih/

https://primorske.si/primorska/srednja-primorska/razkrit-se-en-del-skrivnosti-podzemne-reke/

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Estate, grotte… e un racconto nel cassetto? È il momento giusto per tirarlo fuori

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Cotopaxi ha lanciato a maggio la seconda edizione del Premio Letterario “Racconti in Grotta” dedicato ad Angelantonio Moschetta

L’estate è il periodo dei campi speleologici, delle esplorazioni e delle vacanze. Ma tra un’uscita e l’altra – e naturalmente senza dimenticare il Concorso Rilievo “Tra Arte e Tecnica” – c’è anche chi trova finalmente il tempo per scrivere.

Se da tempo avete un racconto nel cassetto, o vi frulla in testa un’idea ambientata nel mondo sotterraneo, questa potrebbe essere l’occasione giusta. L’Associazione Cotopaxi, di Taranta Peligna, ha infatti aperto la seconda edizione del Premio Letterario “Racconti in Grotta”, dopo il successo della prima edizione, che ha raccolto oltre ottanta racconti provenienti da tutta Italia in un libro ancora disponibile per l’acquisto.

Il comcorso è dedicato ad Angelantonio Moschetta, che ha rivestito un ruolo importante ed è stato un costante punto di riferimento per le Grotte del Cavallone (di cui alla foto sottostante, attinta dal bando).

Il concorso è aperto a racconti inediti in lingua italiana che abbiano la grotta come elemento centrale della narrazione, reale o immaginaria, purché inserita in un contesto carsico. I testi dovranno avere una lunghezza compresa tra 20.000 e 30.000 battute e dovranno essere inviati entro il 15 dicembre 2026.

La quota di partecipazione è di 10,00 euro. I quattro racconti vincitori riceveranno un premio di 500,00 euro ciascuno e saranno pubblicati in un volume antologico dalla Casa Editrice Carabba.

Insomma, se oltre a scendere in grotta vi piace anche raccontarla, questa estate potrebbe essere quella buona per trasformare un’idea in una storia.

In breve

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Grotte in 3D: il corso su LiDAR iPhone e CloudCompare per il rilievo speleologico

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Una serie di 21 lezioni di Paolo Corradeghini, realizzata con il Gruppo Naturalistico Montelliano, affronta l’acquisizione e l’elaborazione delle nuvole di punti per grotte e miniere

Il progetto Grotte in 3D, curato da Paolo Corradeghini sul canale YouTube “Paolo Corradeghini Geomatica e Topografia”, mette a disposizione una sequenza di lezioni dedicate alla gestione delle nuvole di punti applicata al rilievo speleologico.

La serie è realizzata grazie alla collaborazione con il Gruppo Naturalistico Montelliano.

Il percorso comprende 21 episodi e segue l’intera catena di lavoro: importazione dei dati, pulizia, analisi, estrazione di sezioni e restituzione bidimensionale.

Le Grotte in 3D costituiscono un tema sempre più presente nella documentazione delle cavità naturali e artificiali.

Una nuvola di punti non sostituisce automaticamente il rilievo tradizionale, né risolve da sola i problemi di inquadramento topografico.

Può però registrare in modo fitto le superfici osservate, offrendo un supporto utile allo studio di pareti, pavimenti, volte, sezioni e volumi.

LiDAR iPhone per il rilievo speleologico

Nella serie Grotte in 3D, l’uso dello smartphone con sensore LiDAR viene proposto come una soluzione leggera per l’acquisizione 3D.

Il LiDAR lavora misurando il tempo impiegato dalla luce emessa per raggiungere una superficie e tornare al sensore.

Da queste distanze viene costruita una rappresentazione tridimensionale dell’ambiente, che le applicazioni di scansione possono esportare come nuvola di punti o modello.

In grotta il vantaggio pratico è soprattutto logistico.

Un telefono compatibile è meno ingombrante di molte strumentazioni dedicate e può essere utile nei passaggi stretti o durante ricognizioni rapide.

Le acquisizioni ottenute con dispositivi mobili richiedono però un controllo attento della qualità.

La letteratura tecnica segnala buoni risultati su scene di pochi metri, mentre l’errore e la deriva possono crescere nelle scansioni estese.

Illuminazione, geometrie poco leggibili, acqua, superfici molto scure o riflettenti e percorso di acquisizione incidono sul risultato.

Per questo il LiDAR di iPhone va considerato uno strumento di documentazione e integrazione.

Quando il dato deve essere riferito a una rete topografica, confrontato nel tempo o impiegato per misure di precisione, restano necessari controlli, punti noti e procedure di validazione.

Le Grotte in 3D aiutano a collocare il dato mobile dentro un flusso di elaborazione più consapevole.

CloudCompare gratuito per le nuvole di punti

Il software gratuito e open source CloudCompare è il secondo elemento centrale del corso.

Nato per elaborare e confrontare nuvole di punti dense e mesh triangolari, dispone di strumenti per visualizzazione, segmentazione, registrazione, ricampionamento, campi scalari, misure e analisi delle distanze.

La sua struttura dati è pensata per affrontare anche dataset molto estesi.

Nel contesto delle Grotte in 3D, CloudCompare permette di isolare parti non utili della scansione, separare pavimento e soffitto, impostare piani di taglio e ricavare sezioni.

È possibile colorare i punti in base alla quota, creare polilinee, allineare rilievi differenti e produrre modelli digitali di elevazione o curve di livello.

Il passaggio dal 3D al 2D rende poi il dato più vicino alle esigenze di tavole, sezioni e profili.

La disponibilità gratuita non elimina la necessità di formazione.

La qualità finale dipende dalla corretta acquisizione, dalla conoscenza delle funzioni e dalla capacità di riconoscere artefatti, rumore e superfici mancanti.

L’episodio dedicato alla pulizia dei problemi di scansione sottolinea proprio questo passaggio operativo.

Dalla scansione alla restituzione della grotta

La struttura del corso segue una progressione utile per chi inizia.

I primi episodi affrontano software, area di lavoro, importazione LAS e traslazione.

La parte successiva entra nella segmentazione, nelle sezioni e nelle misure.

Gli ultimi video trattano allineamento, densificazione, animazione, pulizia e conversione dal 3D al 2D.

Questo schema può essere utile sia per cavità naturali sia per miniere e altre cavità artificiali.

Le sezioni trasversali e i profili longitudinali consentono di leggere lo sviluppo degli ambienti.

Il modello tridimensionale, se integrato con dati topografici affidabili e osservazioni sul campo, può migliorare la documentazione e rendere ripetibili alcune analisi.

Elenco delle lezioni Grotte in 3D

  1. Grotte in 3D – EP01 – Quale software usare per gestire le nuvole di punti di un rilievo speleologico
    https://www.youtube.com/watch?v=UiGda9FTct4&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=1&pp=iAQB
  2. Grotte in 3D – EP02 – L’area di lavoro di Cloud Compare
    https://www.youtube.com/watch?v=_Tdzv0ZaKsg&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=2&pp=iAQB
  3. Grotte in 3D – EP03 – Importa una nuvola in Cloud Compare (in formato LAS) e fai una traslazione
    https://www.youtube.com/watch?v=CbTiTv3Qafw&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=3&pp=iAQB
  4. Grotte in 3D – EP04 – Togli parti della nuvola che non ti interessano con la “Segmentazione”
    https://www.youtube.com/watch?v=aLAmh4tJUpY&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=4&pp=iAQB0gcJCaMLAYcqIYzv
  5. Grotte in 3D – EP05 – Salva il progetto di editing in formato “BIN” (per riprenderlo dopo)
    https://www.youtube.com/watch?v=02iuRsgPKaw&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=5&pp=iAQB
  6. Grotte in 3D – EP06 – Fai un sezione di una nuvola di punti di una grotta
    https://www.youtube.com/watch?v=udvvyoHB9cM&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=6&pp=iAQB
  7. Grotte in 3D – EP07 – Trova (automaticamente) i limiti planimetrici di una grotta
    https://www.youtube.com/watch?v=Xo-DvdjRMQo&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=7&pp=iAQB
  8. Grotte in 3D – EP08 – “Scoperchiare” una nuvola di punti con la segmentazione
    https://www.youtube.com/watch?v=eunYw58c4Bk&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=8&pp=iAQB
  9. Grotte in 3D – EP09 – Misurare una nuvola di punti
    https://www.youtube.com/watch?v=XH9nLfm78J4&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=9&pp=iAQB
  10. Grotte 3D – EP10 – Colorare una nuvola di punti con la quota (e un primo approccio ai campi scalari)
    https://www.youtube.com/watch?v=A8p0ZmsCvi8&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=10&pp=iAQB
  11. Grotte in 3D – EP11 – Creare una polinea (vettoriale e 3D)
    https://www.youtube.com/watch?v=faYyQvHLqrI&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=11&pp=iAQB
  12. Grotte in 3D – EP12 – Sezioni trasversali automatiche
    https://www.youtube.com/watch?v=ciincbrKWxA&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=12&pp=iAQB
  13. Grotte in 3D – EP13 – Estrarre il profilo longitudinale di una miniera
    https://www.youtube.com/watch?v=Ur_Var3SDXE&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=13&pp=iAQB
  14. Grotte in 3D – EP14 – Sviluppo longitudinale di una (parte di) miniera
    https://www.youtube.com/watch?v=nMQ5RZN-nHQ&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=14&pp=iAQB
  15. Grotte in 3D – EP15 – Costruire un DEM (Modello Digitale di Elevazione)
    https://www.youtube.com/watch?v=zn_faKHsE58&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=15&pp=iAQB
  16. Grotte in 3D – EP16 – Curve di livello
    https://www.youtube.com/watch?v=5RH-Ag-kSgA&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=16&pp=iAQB
  17. Grotte in 3D – EP17 – Allineare due nuvole di punti
    https://www.youtube.com/watch?v=PQS7reeSIaU&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=17&pp=iAQB
  18. Grotte in 3D – EP18 – Aumentare la densità della nuvola di punti
    https://www.youtube.com/watch?v=aOKU_Bcokbk&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=18&pp=iAQB
  19. Grotte in 3D – EP19 – Crea un’animazione e naviga dentro la nuvola di punti
    https://www.youtube.com/watch?v=oDB1AUlw68s&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=19&pp=iAQB
  20. Grotte in 3D – EP20 – Pulire una nuvola di punti da “problemi di scansione”
    https://www.youtube.com/watch?v=SEu4tYLi82o&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=20&pp=iAQB
  21. Grotte in 3D – EP21 – Dal 3D al 2D
    https://www.youtube.com/watch?v=R2bImzWw0Cs&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=21&pp=iAQB

Fonti

Elenco delle lezioni Grotte in 3D

54:05 — Grotte in 3D – EP21 – Dal 3D al 2D
https://www.youtube.com/watch?v=R2bImzWw0Cs&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=21&pp=iAQB

14:53 — Grotte in 3D – EP01 – Quale software usare per gestire le nuvole di punti di un rilievo speleologico
https://www.youtube.com/watch?v=UiGda9FTct4&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=1&pp=iAQB

18:17 — Grotte in 3D – EP02 – L’area di lavoro di Cloud Compare
https://www.youtube.com/watch?v=_Tdzv0ZaKsg&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=2&pp=iAQB

21:37 — Grotte in 3D – EP03 – Importa una nuvola in Cloud Compare (in formato LAS) e fai una traslazione
https://www.youtube.com/watch?v=CbTiTv3Qafw&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=3&pp=iAQB

20:02 — Grotte in 3D – EP04 – Togli parti della nuvola che non ti interessano con la “Segmentazione”
https://www.youtube.com/watch?v=aLAmh4tJUpY&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=4&pp=iAQB0gcJCaMLAYcqIYzv

15:56 — Grotte in 3D – EP05 – Salva il progetto di editing in formato “BIN” (per riprenderlo dopo)
https://www.youtube.com/watch?v=02iuRsgPKaw&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=5&pp=iAQB

32:58 — Grotte in 3D – EP06 – Fai un sezione di una nuvola di punti di una grotta
https://www.youtube.com/watch?v=udvvyoHB9cM&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=6&pp=iAQB

31:35 — Grotte in 3D – EP07 – Trova (automaticamente) i limiti planimetrici di una grotta
https://www.youtube.com/watch?v=Xo-DvdjRMQo&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=7&pp=iAQB

19:09 — Grotte in 3D – EP08 – “Scoperchiare” una nuvola di punti con la segmentazione
https://www.youtube.com/watch?v=eunYw58c4Bk&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=8&pp=iAQB

23:24 — Grotte in 3D – EP09 – Misurare una nuvola di punti
https://www.youtube.com/watch?v=XH9nLfm78J4&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=9&pp=iAQB

36:44 — Grotte 3D – EP10 – Colorare una nuvola di punto con la quota (e un primo approccio ai campi scalari)
https://www.youtube.com/watch?v=A8p0ZmsCvi8&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=10&pp=iAQB

22:10 — Grotte in 3D – EP11 – Creare una polinea (vettoriale e 3D)
https://www.youtube.com/watch?v=faYyQvHLqrI&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=11&pp=iAQB

18:41 — Grotte in 3D – EP12 – Sezioni trasversali automatiche
https://www.youtube.com/watch?v=ciincbrKWxA&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=12&pp=iAQB

15:25 — Grotte in 3D – EP13 – Estrarre il profilo longitudinale di una miniera
https://www.youtube.com/watch?v=Ur_Var3SDXE&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=13&pp=iAQB

20:09 — Grotte in 3D – EP14 – Sviluppo longitudinale di una (parte di) miniera
https://www.youtube.com/watch?v=nMQ5RZN-nHQ&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=14&pp=iAQB

36:53 — Grotte in 3D – EP15 – Costruire un DEM (Modello Digitale di Elevazione)
https://www.youtube.com/watch?v=zn_faKHsE58&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=15&pp=iAQB

20:23 — Grotte in 3D – EP16 – Curve di livello
https://www.youtube.com/watch?v=5RH-Ag-kSgA&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=16&pp=iAQB

25:57 — Grotte in 3D – EP17 – Allineare due nuvole di punti
https://www.youtube.com/watch?v=PQS7reeSIaU&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=17&pp=iAQB

22:18 — Grotte in 3D – EP18 – Aumentare la densità della nuvola di punti
https://www.youtube.com/watch?v=aOKU_Bcokbk&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=18&pp=iAQB

23:39 — Grotte in 3D – EP19 – Crea un’animazione e naviga dentro la nuvola di punti
https://www.youtube.com/watch?v=oDB1AUlw68s&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=19&pp=iAQB

18:08 — Grotte in 3D – EP20 – Pulire una nuvola di punti da “problemi di scansione”
https://www.youtube.com/watch?v=SEu4tYLi82o&list=PLrHt3p3U-QzGGlEE3FHr_bD6DXiZgb-PL&index=20&pp=iAQB

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Timavo System Exploration 2026: il 15 agosto prende il via una nuova spedizione

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Speleologi e speleosub di diversi gruppi torneranno a esplorare il sistema sotterraneo del Timavo in una nuova campagna internazionale.

È iniziato il conto alla rovescia per la Timavo System Exploration 2026. La Società Adriatica di Speleologia ha annunciato sui propri canali social l’avvio della nuova campagna esplorativa, in programma nel weekend del 15 agosto.

Anche quest’anno il progetto riunirà speleologi e speleosub appartenenti a diverse associazioni, impegnati in un lavoro di squadra per proseguire l’esplorazione del sistema sotterraneo del Timavo. Gli organizzatori lanciano inoltre un invito a chi desidera collaborare alle attività logistiche e di supporto, fondamentali per la buona riuscita della spedizione.

Il conto alla rovescia è partito: tra pochi giorni l’esplorazione potrà ricominciare.

Il sistema del Timavo è uno dei più importanti e affascinanti complessi carsici d’Europa. Le sue acque scorrono per decine di chilometri nel sottosuolo tra Slovenia e Italia prima di riemergere alle celebri sorgenti di San Giovanni di Duino. Le esplorazioni speleologiche e speleosubacquee, portate avanti da anni grazie alla collaborazione tra numerosi gruppi, continuano ad ampliare la conoscenza di questo straordinario reticolo di gallerie e sifoni.


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Croazia, Bakovac chiude la spedizione di Gigi Casati con una scoperta inattesa: una grande sala oltre il secondo sifone

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L’ultima immersione raggiunge i -105 metri e porta lo sviluppo della sorgente a circa 1.100 metri. Tra gli enormi massi della frana gli esploratori individuano un vasto ambiente che apre nuovi obiettivi per il prossimo anno.

Dopo la scoperta della nuova galleria oltre il secondo sifone, la spedizione di Luigi “Gigi” Casati alla sorgente di Bakovac si conclude con un’altra sorpresa. Negli ultimi giorni di permanenza in Croazia gli esploratori hanno infatti individuato una grande sala nascosta tra i giganteschi blocchi della frana che interrompe il percorso oltre il sifone, aprendo prospettive del tutto nuove per le future esplorazioni.

L’intera campagna estiva è stata dedicata esclusivamente a Bakovac. Una scelta quasi obbligata: il trasporto delle attrezzature tra il primo e il secondo sifone richiede ore di lavoro e uno sforzo fisico considerevole, rendendo ogni immersione il risultato di una lunga e complessa organizzazione.

La prima settimana è stata dedicata soprattutto al lavoro oltre il secondo sifone da parte di Casati e Andrea Scipioni. Nella seconda si è aggiunto Riccardo Denaro, ma la spedizione è stata rallentata dai problemi alla schiena che hanno costretto Casati a fermarsi per alcuni giorni. Nonostante tutto, la terza settimana ha permesso di completare gli obiettivi principali.

L’ultima punta esplorativa è stata effettuata mercoledì. Pur ancora dolorante, Casati ha raggiunto nuovamente il fondo del secondo sifone, arrivando a -105 metri di profondità e percorrendo 380 metri di sviluppo, dei quali circa 230 oltre la quota di -85 metri. Per tutta la durata dell’immersione Andrea Scipioni ha atteso tra il primo e il secondo sifone per oltre un’ora e mezza, pronto a recuperare i materiali al ritorno del compagno. Terminata l’esplorazione, i due hanno affrontato un lungo lavoro di trasporto delle attrezzature oltre la strettoia e sotto la gigantesca frana, mentre Scipioni ha effettuato quattro traversate tra i due sifoni per trasferire il materiale. Solo dopo circa sei ore di lavoro la squadra è riuscita a uscire dalla cavità.

Il giorno successivo è stato dedicato allo smontaggio delle corde e al recupero delle ultime attrezzature. Prima di lasciare definitivamente il settore post-sifone, però, è arrivata la scoperta più inattesa della fase conclusiva della spedizione.

Esplorando una difficile arrampicata tra gli enormi blocchi della frana, Casati e Scipioni hanno individuato una grande sala, stimata in circa 30 metri di lunghezza, 20 di larghezza e quasi 50 metri di altezza rispetto al livello dell’acqua. Un ambiente che lascia intuire la presenza di ulteriori prosecuzioni asciutte e che cambia gli obiettivi della prossima spedizione: non solo la continuazione del sifone, ma anche una complessa serie di arrampicate in un settore completamente nuovo della cavità.

Il bilancio finale conferma l’importanza delle esplorazioni di quest’estate. Il primo sifone raggiunge ora uno sviluppo di circa 550 metri, con profondità massima di 60 metri; il secondo misura 380 metri, fino a -105 metri di profondità. Lo sviluppo conosciuto della sorgente di Bakovac sale così a circa 1.100 metri, aggiungendo un nuovo sifone oltre i cento metri di profondità al patrimonio delle sorgenti esplorate in Croazia.

La spedizione si è conclusa con un ultimo aiuto inatteso: il passaggio di Alan Kovacevic e dei suoi figli ha evitato agli esploratori il pesante trasporto finale delle attrezzature fino ai veicoli.

Casati, che come sempre ha un pensiero per tutti, ha infine voluto ringraziare Aleksandra Brmbota per l’ospitalità e il supporto ricevuti durante tutta la permanenza.

Bakovac non ha ancora rivelato tutti i suoi segreti. Se quest’estate la nuova galleria ha confermato il potenziale della sorgente, la sala scoperta tra i blocchi della frana suggerisce che il prossimo capitolo dell’esplorazione potrebbe svilupparsi non solo sott’acqua, ma anche nelle grandi gallerie asciutte ancora da raggiungere.

Video su Istagram: https://www.instagram.com/reel/DbneQ6uMsxN/?igsh=aDYzbzFyamdhZnBi

foto, immagini e video da profilo social di Gigi Casati.

Il pregresso: Scintilena https://www.scintilena.com/croazia-la-sorgente-di-bakovac-continua-a-sorprendere-casati-apre-una-nuova-galleria-oltre-il-secondo-sifon/07/29/

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“Salafossa – L’ultima miniera del Cadore”: il docufilm debutta a Santo Stefano di Cadore

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Sabato 5 settembre la prima proiezione dedicata alla storia della storica miniera del Comelico. Al mattino prevista una visita speleologica ai dodici livelli del sito.

Sabato 5 settembre 2026, alle ore 16.00, il Cinema Piave di Santo Stefano di Cadore (Belluno) ospiterà la prima proiezione del docufilm “Salafossa – L’ultima miniera del Cadore”, un viaggio nella memoria del Comelico attraverso le gallerie, il lavoro e il paesaggio che hanno segnato la storia dell’ultima grande realtà mineraria del Cadore.

L’iniziativa rappresenta un’occasione per riscoprire un importante capitolo del patrimonio storico e industriale delle Dolomiti, raccontato attraverso immagini, testimonianze e ambienti sotterranei di grande fascino.

La giornata sarà arricchita, nella mattinata, dalla possibilità di partecipare a una visita speleologica della miniera, percorrendo i suoi dodici livelli, per vivere direttamente gli ambienti che fanno da sfondo al documentario.

L’evento è patrocinato dalla Società Speleologica Italiana (SSI) e dalla Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA).

In breve

  • Quando: sabato 5 settembre 2026, ore 16.00
  • Dove: Cinema Piave, Santo Stefano di Cadore (BL)
  • Evento: prima proiezione del docufilm Salafossa – L’ultima miniera del Cadore
  • Al mattino: visita speleologica ai 12 livelli della miniera
  • Patrocinio: Società Speleologica Italiana ETS e Commissione Nazionale Cavità Artificiali (

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