Etna: scoperto il condotto magmatico profondo che alimenta il vulcano
La tomografia sismica e l’analisi geochimica rivelano come il magma risale da 80 chilometri nel mantello superiore attraverso una struttura verticale stabile
L’Etna non è un vulcano come gli altri
L’Etna non appartiene a nessuna delle tre categorie classiche di vulcani. È quanto emerge da uno studio pubblicato il 7 aprile 2026 sul Journal of Geophysical Research – Solid Earth da un team internazionale guidato dal professor Sébastien Pilet dell’Università di Losanna, in collaborazione con l’INGV di Catania.[1][2]
Il titolo del paper è diretto: “Mount Etna as a Leaking Pipe of Magmas From the Low Velocity Zone”. Il vulcano siciliano funziona come una tubatura che perde: il magma non si forma poco prima di un’eruzione, ma è già presente nel mantello superiore a circa 80 km di profondità e risale attraverso fratture nella placca tettonica.[3][4]
I ricercatori propongono di classificare l’Etna in una quarta categoria, quella dei cosiddetti vulcani petit-spot. Prima di questo studio, i petit-spot erano noti soltanto come piccoli edifici sottomarini, alti poche centinaia di metri. L’Etna sarebbe il primo grande stratovulcano al mondo a rientrare in questa categoria.[5]
Il condotto verticale profondo 10 km: una struttura già nota, ora spiegata
Al centro della ricerca c’è un condotto magmatico verticale profondo circa 10 chilometri. Questa struttura — già identificata da studi sismologici degli anni ’90 — collega la camera magmatica superiore con zone più profonde della crosta.[6]
Studi dell’INGV realizzati tra il 2021 e il 2024 avevano mappato tre zone a bassa velocità sismica fino a 10-12 km di profondità, interpretate come aree contenenti magma in percentuale ridotta ma in grado di alimentare l’attività eruttiva per lunghi periodi. Il nuovo studio aggiunge il tassello mancante: quelle zone non sono semplici serbatoi locali, ma l’ultimo tratto di un percorso che inizia a 80 km di profondità.[2][7][8]
La sorgente primaria si trova nella Low Velocity Zone (LVZ), una fascia del mantello superiore in cui le onde sismiche rallentano per la presenza di magma parzialmente fuso. Il condotto verticale di 10 km rappresenta la porzione finale di un’autostrada magmatica che parte dal mantello e arriva in superficie.[9][3]
Come funziona il meccanismo: la placca ionica come pompa
Il meccanismo che innesca la risalita è legato alla tettonica delle placche. La placca ionica, scendendo in subduzione al di sotto della Calabria, si piega verso il basso. Questa flessione genera fratture nella litosfera che agiscono come canali attraverso cui il magma già presente a 80 km viene spinto verso l’alto.[4][10]
I ricercatori hanno ricostruito l’evoluzione chimica delle lave eruttate dall’Etna nell’arco degli ultimi 500.000 anni. La composizione è rimasta pressoché costante nel tempo, nonostante i cambiamenti del regime tettonico. Questa stabilità è la prova chiave del modello: il magma proviene da una sorgente preesistente e persistente, non generata di volta in volta.[2]
I volumi eruttivi nel tempo dipendono quindi principalmente dall’intensità dei movimenti tettonici: più forti le deformazioni della placca, maggiore il magma mobilizzato verso la superficie.[4]
Perché l’Etna erutta così frequentemente
Questo modello risponde a una domanda centrale della vulcanologia moderna. L’Etna erutta più volte all’anno — in media tra le 2 e le 4 eruzioni per anno — con una frequenza difficilmente spiegabile con i modelli classici di vulcanismo da subduzione.[11]
La risposta del nuovo studio è chiara. Il vulcano non “aspetta” che nuove fusioni del mantello si formino prima di eruttare. Il magma è già disponibile in profondità, in riserva, nella Low Velocity Zone. Il condotto verticale profondo 10 km garantisce una via di risalita stabile e continua.[3][2]
Tre caratteristiche dell’Etna trovano così una spiegazione unitaria:
- La rapidità della risalita magmatica, perché il materiale è già parzialmente fuso e mobilizzabile
- La continuità dell’attività, perché il sistema attinge da una riserva mantellica persistente
- La composizione costante delle lave, perché la sorgente è la stessa da 500.000 anni[10]
I Petit-Spot: la quarta categoria di vulcani
I vulcani petit-spot furono descritti per la prima volta nel 2006 da geologi giapponesi, che individuarono piccoli edifici vulcanici sottomarini nel Pacifico nord-occidentale, al largo del Giappone.[5][2]
Quegli edifici confermarono l’esistenza di tasche di magma al tetto del mantello terrestre — un’ipotesi avanzata in precedenza ma priva di prove dirette. Studi successivi mostrarono che questi vulcani sono alimentati da magma ricco di CO? derivato da fusione parziale dell’astenosfera, e che la loro genesi è legata alla flessione della placca tettonica nelle zone di subduzione.[12]
L’Etna condivide queste caratteristiche. La differenza è la scala: un edificio di oltre 3.000 metri di altezza, con eruzioni documentate per mezzo milione di anni, si rivela funzionare con lo stesso meccanismo di strutture vulcaniche di poche centinaia di metri. È una scoperta che allarga considerevolmente i confini di questo tipo di vulcanismo.[4]
Struttura verticale: dal mantello ai crateri
La sintesi tra il nuovo studio e le ricerche precedenti descrive un sistema a più livelli: Livello Profondità Struttura Funzione Sorgente primaria ~80 km Low Velocity Zone nel mantello superiore Riserva di magma preesistente Canale di risalita ~80–10 km Fratture nella placca ionica Via di migrazione del magma Zona di accumulo profonda 4–12 km Zona a bassa velocità sismica Pressurizzazione del sistema Serbatoio intermedio ~3–5 km Camera magmatica Differenziazione dei magmi Serbatoio superficiale ~1,5–2 km Zona di stoccaggio gas Generazione di fontane di lava Superficie 0–3.330 m s.l.m. Crateri sommitali e bocche laterali Eruzione
Il condotto verticale profondo 10 km è dunque il raccordo tra il sistema superficiale e la sorgente profonda nel mantello. Non il punto di partenza, ma l’ultimo tratto del percorso del magma.[7][6]
Monitoraggio e rischio vulcanico in Sicilia
Circa 700.000 persone vivono sulle pendici dell’Etna. Catania si trova a poche decine di chilometri dalle zone di possibile impatto delle colate laviche. La comprensione del sistema di alimentazione non è solo una questione scientifica: riguarda direttamente la sicurezza di una delle aree più popolose della Sicilia.[13]
L’INGV mantiene una rete di monitoraggio permanente con stazioni sismiche, GNSS, inclinometri e sensori geochimici. Un archivio di dati satellitari sull’eruzione del febbraio 2025 ha integrato immagini da più satelliti con misurazioni di SO? elaborate con intelligenza artificiale, fornendo tassi di effusione e mappe delle colate in quasi tempo reale.[14]
Un paper del 2025 dell’INGV aveva già dimostrato che l’analisi del parametro sismologico “b-value” permette di anticipare di mesi i segnali di risalita del magma, tracciando il percorso dalla crosta profonda fino alla superficie. Il nuovo modello del 2026 aggiunge un orizzonte temporale più ampio: conoscere la riserva mantellica e il meccanismo di ricarica può migliorare la capacità di prevedere non solo quando avverrà un’eruzione, ma anche quanto magma è disponibile e per quanto tempo l’attività potrà persistere.[15][4]
Implicazioni per la vulcanologia mondiale
La possibilità che l’Etna appartenga a una quarta categoria di vulcani ha implicazioni che vanno ben oltre la Sicilia. Se un grande stratovulcano può formarsi e mantenersi attivo attraverso il meccanismo dei petit-spot, altri edifici vulcanici con composizioni anomale rispetto alla loro posizione tettonica potrebbero essere re-interpretati con questo modello.[9]
Il magma parzialmente fuso nella Low Velocity Zone è universalmente presente alla base della litosfera su tutto il pianeta. Diventa quindi una fonte potenziale di vulcanismo ovunque esistano le fratture adatte a convogliarlo verso la superficie.[12]
Come segnalano gli stessi autori, il modello rimane per ora una proposta supportata da evidenze geochimiche e petrologiche. L’imaging sismico diretto della LVZ sotto l’Etna a quella profondità non è ancora disponibile. Campagne future di sismica profonda o array di sismografi su larga scala potranno confermare o raffinare il quadro. La collaborazione tra l’Università di Losanna e l’INGV apre la strada a una valutazione del rischio vulcanico basata su scale temporali e spaziali più ampie di quelle finora considerate.[9]
Fonti consultate
- Pilet S. et al. (2026), “Mount Etna as a Leaking Pipe of Magmas From the Low Velocity Zone”, Journal of Geophysical Research – Solid Earth, DOI: 10.1029/2025JB032785 ? https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2025JB032785
- EurekAlert! – “A breakthrough in understanding the origin of Mount Etna” (12 aprile 2026) ? https://www.eurekalert.org/news-releases/1123763
- Phys.org – “Mount Etna breaks volcano rules, tapping 80-kilometer-deep…” (12 aprile 2026) ? https://phys.org/news/2026-04-mount-etna-volcano-kilometer-deep.html
- Greenreport.it – “L’Etna è un petit-spot. Ecco perché non rientra in nessuna categoria di vulcani” (13 aprile 2026) ? https://www.greenreport.it/news/scienza-e-tecnologie/61178-letna-e-un-petit-spot-ecco-perche-non-rientra-in-nessuna-categoria-di-vulcani/
- Sbircialanotizia.it – “Etna, studio sull’origine: magma da 80 km e ipotesi petit-spot” (14 aprile 2026) ? https://www.sbircialanotizia.it/articoli/2026/04/etna-origine-8k2qp/
- INGV – “Etna. Con la Tomografia sismica definita la struttura interna del vulcano” (11 ottobre 2021) ? https://www.ingv.it/stampa-urp/ufficio-stampa/comunicati-stampa/4979-etna-con-la-tomografia-sismica-definita-la-struttura-interna-del-vulcano
- INGV – “Individuato il ‘cuore pulsante’ dell’Etna dallo studio delle fontane di lava” (20 maggio 2021) ? https://www.ingv.it/stampa-urp/ufficio-stampa/comunicati-stampa/individuato-il-cuore-pulsante-dell-etna-dallo-studio-delle-fontane-di-lava
- Il Vulcanico – “Dalla sismicità naturale dell’Etna ai movimenti di risalita del magma” (22 marzo 2022) ? https://ilvulcanico.it/dalla-sismicita-naturale-delletna-ai-movimenti-di-risalita-del-magma/
- Free Press Online – “Etna, studio INGV svela movimenti del magma” (ottobre 2025) ? https://www.freepressonline.it/2025/10/09/etna-studio-ingv-svela-movimenti-del-magma/
- INGV – “Etna, nuovo archivio di dati satellitari sull’eruzione del 2025” (agosto 2025) ? https://agenparl.eu/2025/08/13/ingv-comunicato-stampa-vulcani-etna-nuovo-archivio-di-dati-satellitari-sulleruzione-del-2025/
- Petit-spot volcanism (2017), PMC – “Petit-spot as definitive evidence for partial melting in the asthenosphere caused by CO?” ? https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5296659/
- INGV CT – “Evoluzione geologica del Monte Etna” ? https://www.ct.ingv.it/index.php/ricerca/i-vulcani-siciliani/etna/evoluzione-geologica-del-monte-etna
- INGV Vulcani – “Aggiornamento attività eruttiva Etna, gennaio 2026” ? https://ingvvulcani.com/2026/01/09/un-aggiornamento-sulla-attivita-eruttiva-delletna/
Fonti
[1] Mount Etna as a Leaking Pipe of Magmas From the Low Velocity Zone https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2025JB032785
[2] A breakthrough in understanding the origin of Mount Etna – EurekAlert! https://www.eurekalert.org/news-releases/1123763
[3] Mount Etna breaks volcano rules, tapping 80-kilometer-deep … https://phys.org/news/2026-04-mount-etna-volcano-kilometer-deep.html
[4] L’Etna è un petit-spot. Ecco perché non rientra in nessuna categoria … https://www.greenreport.it/news/scienza-e-tecnologie/61178-letna-e-un-petit-spot-ecco-perche-non-rientra-in-nessuna-categoria-di-vulcani
[5] L’origine dell’Etna potrebbe essere unica al mondo – tgcom24 https://amp.tgcom24.mediaset.it/tgcom24/article/111021465
[6] USGS Publications Warehouse https://pubs.usgs.gov/publication/70020443
[7] Etna, ecco la Tomografia sismica 4 E. Individuate zone di … https://ilvulcanico.it/etna-ecco-la-tomografia-sismica-4-e-individuate-zone-di-accumulo-del-magma-che-possono-alimentare-lattivita-eruttiva/
[8] Etna. Seismic tomography defined the internal structure of the volcano and identified surface areas of accumulation of magma https://ingv.it/en/stampa-urp/ufficio-stampa/comunicati-stampa/etna-con-la-tomografia-sismica-definita-la-struttura-interna-del-vulcano-e-individuate-zone-superficiali-di-accumulo-del-magma
[9] Etna, studio sull’origine: magma da 80 km e ipotesi petit-spot https://www.sbircialanotizia.it/articoli/2026/04/etna-origine-8k2qp/
[10] The origin of Mount Etna (Sicily) : a « petit-spot » volcano https://claudegrandpeyvolcansetglaciers.com/2026/04/14/lorigine-de-letna-sicile-un-volcan-de-petit-spot-the-origin-of-mount-etna-sicily-a-petit-spot-volcano/
[11] Eruzioni dell’Etna – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Eruzioni_dell’Etna
[12] Petit-spot as definitive evidence for partial melting in the asthenosphere caused by CO2 https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5296659/
[13] Evoluzione geologica del Monte Etna – INGV https://www.ct.ingv.it/index.php/ricerca/i-vulcani-siciliani/etna/evoluzione-geologica-del-monte-etna
[14] [INGV Comunicato stampa] VULCANI | Etna, nuovo archivio di dati satellitari sull’eruzione del 2025 – Agenparl https://agenparl.eu/2025/08/13/ingv-comunicato-stampa-vulcani-etna-nuovo-archivio-di-dati-satellitari-sulleruzione-del-2025/
[15] Etna, studio INGV svela movimenti del magma – Free Press Online https://www.freepressonline.it/2025/10/09/etna-studio-ingv-svela-movimenti-del-magma/
[16] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[17] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[18] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
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