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  • Kong e CNSAS: oltre quarant’anni di collaborazione per lo sviluppo del soccorso tecnico
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Kong e CNSAS: oltre quarant’anni di collaborazione per lo sviluppo del soccorso tecnico

Júl 4th 2026 at 12:00

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La collaborazione tra Kong e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) ha contribuito allo sviluppo di barelle e dispositivi destinati al soccorso tecnico, con un percorso condiviso che continua ancora oggi.

Nota della redazione: questo articolo cita un noto marchio del settore tecnico. Non si tratta di un contenuto sponsorizzato né di una comunicazione commerciale. È un attestato di stima della redazione de La Scintilena nei confronti di un’azienda italiana che, nel corso dei decenni, ha sviluppato prodotti riconosciuti per qualità, affidabilità e costante dialogo con il mondo del soccorso e della speleologia.

Kong e CNSAS: una collaborazione nata dall’esperienza sul campo

Da oltre quarant’anni Kong e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) collaborano nello sviluppo di attrezzature destinate agli interventi di soccorso in ambiente montano, speleologico e impervio.

La collaborazione affonda le proprie radici nell’esperienza maturata direttamente dai tecnici del soccorso, trasformando le esigenze operative in soluzioni progettuali. Nel tempo questo rapporto ha favorito la realizzazione di dispositivi specifici, destinati a migliorare la sicurezza dei soccorritori e delle persone soccorse. (CNSAS?)

La barella Lecco, un progetto diventato un riferimento

Tra i risultati più noti della collaborazione figura la barella Lecco, progettata per essere smontabile, facilmente trasportabile e rapidamente assemblabile anche in ambienti particolarmente complessi.

L’idea nacque negli anni Sessanta dall’esperienza diretta dei volontari del Soccorso Alpino lecchese, che cercavano una soluzione più efficace rispetto ai sistemi allora disponibili. Da quel progetto si è sviluppata una barella destinata a diventare uno degli strumenti più utilizzati nelle operazioni di soccorso in montagna e in grotta. Nel corso degli anni il modello è stato aggiornato fino all’attuale versione Lecco 2.0, mantenendo la filosofia originaria e introducendo miglioramenti nei materiali, nell’ergonomia e nella rapidità di impiego. (CNSAS?)

Dispositivi sviluppati per il soccorso tecnico

La collaborazione tra Kong e CNSAS non si è limitata alla barella Lecco. Nel tempo sono stati sviluppati numerosi dispositivi dedicati al soccorso tecnico, tra cui barelle specialistiche, sistemi di movimentazione, supporti per il recupero e altre attrezzature progettate con il contributo diretto dei soccorritori.

La rivista del CNSAS ricorda come diversi progetti siano nati da un confronto continuo tra tecnici e progettisti, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze operative emerse durante gli interventi reali e le esercitazioni. (CNSAS?)

L’importanza del confronto tra produttori e soccorritori

Lo sviluppo di attrezzature per il soccorso richiede una stretta collaborazione tra chi progetta i dispositivi e chi li utilizza quotidianamente.

Nel caso di Kong, la presenza costante accanto ai tecnici del CNSAS ha consentito di raccogliere indicazioni provenienti dall’attività sul campo, trasformandole in miglioramenti progettuali. Questo metodo di lavoro ha accompagnato l’evoluzione di molti prodotti destinati al soccorso alpino e speleologico, contribuendo ad aumentarne funzionalità, sicurezza e affidabilità. (CNSAS?)

Un rapporto che continua nel tempo

Ancora oggi numerose attrezzature sviluppate da Kong fanno parte delle dotazioni impiegate dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico durante gli interventi in ambiente impervio. La loro presenza nelle operazioni di soccorso rappresenta il risultato di una collaborazione costruita in decenni di attività condivisa, ricerca tecnica e verifica operativa. (CNSAS News?)

Fonti

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Biodiversità sotterranea, acquiferi e carsismo: disponibile la registrazione del convegno internazionale promosso dall’UIS

Júl 4th 2026 at 11:00

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Il convegno dedicato alla biodiversità sotterranea, agli acquiferi e al patrimonio geologico è ora disponibile sul canale YouTube della Commissione di Biologia delle Grotte dell’Unione Internazionale di Speleologia, con sottotitoli tradotti automaticamente in numerose lingue.

Online la registrazione del convegno sulla biodiversità sotterranea

È disponibile la registrazione integrale del convegno internazionale “Subterranean Biodiversity, Aquifers and Geological Heritage: For a Deep Climate Action”, organizzato il 30 giugno dalla Commissione di Biologia delle Grotte dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS Cave Biology) nell’ambito delle iniziative dedicate alla Giornata Mondiale dell’Ambiente e realizzato in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). (Scintilena?)

L’incontro ha riunito ricercatori provenienti da diversi Paesi dell’America Latina per approfondire il ruolo della biodiversità sotterranea, degli acquiferi carsici e del patrimonio geologico nella tutela degli ecosistemi e nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.

La registrazione è ora consultabile sul canale YouTube dell’iniziativa e può essere seguita anche da un pubblico internazionale grazie ai sottotitoli con traduzione automatica disponibili in numerose lingue.

Biodiversità sotterranea e conservazione delle specie ipogee

Il primo intervento è stato affidato al dott. José G. Palacios, che ha illustrato lo stato delle conoscenze sulla biodiversità sotterranea dell’America Latina. La relazione ha evidenziato l’elevata ricchezza biologica degli ambienti ipogei della regione, caratterizzati dalla presenza di numerose specie endemiche adattate alla vita in assenza di luce.

L’attenzione si è concentrata anche sulle principali minacce che interessano questi ecosistemi, tra cui l’inquinamento delle acque sotterranee, le trasformazioni del territorio, la perdita degli habitat carsici e gli effetti del cambiamento climatico, elementi che rendono sempre più necessarie attività coordinate di ricerca e conservazione. (Scintilena?)

Il pesce cieco del Messico come simbolo della tutela degli acquiferi

La dott.ssa Patricia Ornelas ha presentato il caso del Typhlias pearsei, conosciuto come Mexican Blind Brotula, una rara specie cavernicola endemica della Penisola dello Yucatán.

Questo pesce vive esclusivamente nelle acque sotterranee della regione ed è considerato un importante indicatore della qualità degli acquiferi carsici. La sua conservazione dipende direttamente dalla protezione delle falde sotterranee e dalla gestione sostenibile delle risorse idriche, aspetti che assumono un ruolo sempre più rilevante nelle politiche ambientali.

Acquiferi della Penisola dello Yucatán e cambiamenti climatici

Il dott. Christian Narváez ha affrontato il tema della cosiddetta “alluvione invisibile” della Penisola dello Yucatán, illustrando il funzionamento del vasto sistema di acque sotterranee che caratterizza questa parte del Messico.

La presentazione ha evidenziato come gli acquiferi carsici costituiscano una risorsa fondamentale per l’approvvigionamento idrico delle popolazioni locali e rappresentino ecosistemi particolarmente vulnerabili agli effetti delle attività umane e delle variazioni climatiche. La conoscenza dei processi idrogeologici diventa quindi essenziale per pianificare interventi di tutela e gestione del territorio. (Scintilena?)

Grotte, carsismo e comunità locali

L’ultimo intervento, affidato al dott. Ángel A. Acosta, ha approfondito il rapporto tra grotte, paesaggi carsici e comunità che vivono nei territori interessati da questi ambienti.

La relazione ha posto l’attenzione sul valore culturale e sociale del patrimonio sotterraneo, evidenziando come la conservazione delle grotte non riguardi soltanto gli aspetti naturalistici, ma coinvolga anche la gestione sostenibile delle risorse, l’educazione ambientale e la partecipazione delle popolazioni locali ai progetti di tutela.

Un contributo internazionale alla ricerca sulla biodiversità sotterranea

L’iniziativa conferma il crescente interesse internazionale verso la biodiversità sotterranea e gli ecosistemi carsici, riconosciuti come elementi fondamentali per la conservazione della biodiversità globale, la protezione delle risorse idriche e la comprensione degli effetti dei cambiamenti climatici.

La disponibilità della registrazione con traduzione automatica rende il convegno accessibile a ricercatori, speleologi, studenti e appassionati di numerosi Paesi, favorendo la diffusione delle conoscenze scientifiche e il dialogo internazionale sui temi della tutela del patrimonio sotterraneo.

Fonti

  • Commissione di Biologia delle Grotte dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS Cave Biology) – registrazione del convegno “Subterranean Biodiversity, Aquifers and Geological Heritage: For a Deep Climate Action” (YouTube): https://youtu.be/Ljk57ktTo3k
  • Scintilena – “Biodiversità sotterranea e clima: l’UIS annuncia una diretta globale per il 30 giugno”. (Scintilena?Attachment.png)
  • Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) – iniziative per la Giornata Mondiale dell’Ambiente e tutela degli ecosistemi. (UNEP – UN Environment Programme?Attachment.png)

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  • Grotte di Onferno: visite serali tra carsismo, pipistrelli e natura nel sito UNESCO della Valconca
    Condividi Le Grotte di Onferno, inserite nel sito UNESCO degli Evaporiti e Grotte dell’Appennino Settentrionale, saranno protagoniste di due escursioni serali il 2 e il 30 luglio con visita guidata, museo naturalistico dedicato ai pipistrelli e degustazione di prodotti locali. Le Grotte di Onferno protagoniste del programma A SPASS Le Grotte di Onferno, nel comune di Gemmano, ospiteranno il 2 e il 30 luglio due appuntamenti del programma A SPASS, iniziativa dedicata alla scoperta dell’entr
     

Grotte di Onferno: visite serali tra carsismo, pipistrelli e natura nel sito UNESCO della Valconca

Júl 4th 2026 at 10:00

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Le Grotte di Onferno, inserite nel sito UNESCO degli Evaporiti e Grotte dell’Appennino Settentrionale, saranno protagoniste di due escursioni serali il 2 e il 30 luglio con visita guidata, museo naturalistico dedicato ai pipistrelli e degustazione di prodotti locali.

Le Grotte di Onferno protagoniste del programma A SPASS

Le Grotte di Onferno, nel comune di Gemmano, ospiteranno il 2 e il 30 luglio due appuntamenti del programma A SPASS, iniziativa dedicata alla scoperta dell’entroterra della Riviera di Rimini attraverso visite guidate nei principali luoghi di interesse storico e naturalistico del territorio.

L’escursione, in programma dalle 18 alle 23 circa, accompagnerà i partecipanti all’interno del complesso carsico delle Grotte di Onferno con il supporto delle guide del centro visite. Il percorso consentirà di conoscere la storia del sito, la sua evoluzione geologica e gli aspetti naturalistici che ne fanno una delle aree più significative dell’Appennino romagnolo. (Riviera di Rimini?)

Da Inferno a Onferno: un nome legato alla storia del borgo

Il piccolo borgo oggi conosciuto come Onferno era chiamato in passato Infernum o Inferno, denominazione legata alle profonde cavità che si aprono sotto l’abitato e che per secoli hanno alimentato racconti popolari e leggende.

L’attuale nome “Onferno”, adottato all’inizio del XIX secolo, deriva da una trasformazione linguistica della denominazione originaria. Secondo la tradizione, anche Dante Alighieri avrebbe tratto ispirazione da questi luoghi per alcune immagini della Divina Commedia, anche se questa ipotesi appartiene alla tradizione locale e non trova conferme documentarie. (Riviera di Rimini?)

Il patrimonio UNESCO degli Evaporiti e Grotte dell’Appennino Settentrionale

Dal settembre 2023 le Grotte di Onferno fanno parte del sito seriale UNESCO “Carsismo nelle Evaporiti e Grotte dell’Appennino Settentrionale”, riconoscimento che comprende sette aree distribuite tra Emilia-Romagna e Toscana.

Il complesso di Onferno rappresenta uno dei principali sistemi carsici sviluppati nei gessi della Valconca. La cavità supera gli 850 metri di sviluppo e si è formata attraverso l’azione delle acque sulle rocce evaporitiche, dando origine a gallerie, sale e concrezioni caratteristiche di questo particolare ambiente geologico. Il riconoscimento UNESCO valorizza l’importanza scientifica del sito e il suo ruolo nello studio del carsismo in rocce gessose. (Rimini Turismo?)

I pipistrelli delle Grotte di Onferno e il Museo Naturalistico

Uno degli elementi più significativi delle Grotte di Onferno è la presenza di una delle più importanti colonie di pipistrelli dell’Emilia-Romagna. Le cavità costituiscono un rifugio fondamentale per diverse specie, soprattutto durante il periodo riproduttivo e nelle fasi di ibernazione.

L’iniziativa prevede anche la visita al Museo Naturalistico, che illustra la fauna della riserva con particolare attenzione ai chirotteri e al delicato equilibrio ecologico dell’ambiente ipogeo. Il museo rappresenta un punto di riferimento per le attività divulgative e per la sensibilizzazione sulla tutela di questi mammiferi, fondamentali per gli ecosistemi naturali. (Riviera di Rimini?)

Un’esperienza tra speleologia, natura e prodotti del territorio

L’escursione si concluderà con un’apericena a base di prodotti tipici locali, inserendo la visita alle Grotte di Onferno in un percorso che unisce natura, cultura e tradizioni gastronomiche della Valconca.

Le visite si svolgono esclusivamente con accompagnamento delle guide autorizzate. All’interno della grotta la temperatura rimane intorno ai 12 °C durante tutto l’anno; sono consigliati abbigliamento comodo, scarpe con suola adatta ai sentieri e una giacca leggera. Prima o dopo la visita è possibile approfondire gli aspetti naturalistici del sito attraverso il Museo e il Giardino Botanico della Riserva Naturale Orientata di Onferno. (Riviera di Rimini?)

Fonti

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  • SCURU. L’abisso e la pietra – La speleologia italiana raccontata attraverso lo sguardo di Carlos Solito
    Condividi Mostra fotografica “SCURU. L’abisso e la pietra” alla Chiesa della Madonna delle Grazie di Lipari: paesaggi ipogei, speleologia e patrimonio sotterraneo italiano protagonisti di EOLIè26 – Abisso e Mistero. SCURU. L’abisso e la pietra: grotte e paesaggi ipogei al centro della mostra fotografica Con “SCURU. L’abisso e la pietra”, Carlos Solito propone un percorso fotografico dedicato ai paesaggi ipogei italiani, mettendo al centro grotte, cavità naturali, fiumi sotterranei e archit
     

SCURU. L’abisso e la pietra – La speleologia italiana raccontata attraverso lo sguardo di Carlos Solito

Júl 4th 2026 at 09:00

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Mostra fotografica “SCURU. L’abisso e la pietra” alla Chiesa della Madonna delle Grazie di Lipari: paesaggi ipogei, speleologia e patrimonio sotterraneo italiano protagonisti di EOLIè26 – Abisso e Mistero.

SCURU. L’abisso e la pietra: grotte e paesaggi ipogei al centro della mostra fotografica

Con “SCURU. L’abisso e la pietra”, Carlos Solito propone un percorso fotografico dedicato ai paesaggi ipogei italiani, mettendo al centro grotte, cavità naturali, fiumi sotterranei e architetture di roccia modellate dal tempo.[web:17] La mostra presenta trentuno immagini, pensate come un viaggio geografico ed emotivo negli abissi dello Stivale, tra esplorazione speleologica e attenzione alla storia dei territori.[web:17]

Le fotografie costruiscono una mappatura visiva del patrimonio sotterraneo, attraversando l’Italia da nord a sud e documentando ambienti in cui la presenza umana è spesso percepita solo attraverso tracce lontane: segni di frequentazione, memorie archeologiche, adattamenti alla vita nel buio.[file:1] L’uso del nero, delle ombre e delle luci radenti richiama la dimensione della speleologia, dove lo sguardo si affida alla luce artificiale per decifrare morfologie, concrezioni e forme della roccia.[file:1]

Speleologia, grotte e patrimonio sotterraneo: un dialogo tra immagini e ricerca

Il lavoro di Solito s’inserisce in una tradizione che vede la speleologia come strumento fondamentale per conoscere grotte e fenomeni carsici, ambienti stabili e a bassa energia che conservano tracce geologiche, archeologiche e biologiche per lunghi periodi.[file:1] Negli ultimi decenni le grotte sono diventate luoghi privilegiati di ricerca in diverse discipline, dalla geologia alla biologia, dall’archeologia alla climatologia, restituendo informazioni preziose sui cambiamenti ambientali e sulla storia dell’uomo.[file:1]

Le immagini di “SCURU. L’abisso e la pietra” dialogano con questa dimensione scientifica: fotografare un paesaggio ipogeo significa misurarsi con concrezioni, sedimenti, fiumi sotterranei, ma anche con reperti, depositi e resti fossili che testimoniano frequentazioni millenarie.[file:1] La mostra offre così al pubblico un’occasione di avvicinarsi a questi temi attraverso un linguaggio visivo accessibile, affine a quello del reportage, ma radicato nella conoscenza dei luoghi.[web:17]

EOLIè26 – Abisso e Mistero: il festival che intreccia speleologia, arte e Mediterraneo

La mostra “SCURU. L’abisso e la pietra” è ospitata all’interno di EOLIè26 – Abisso e Mistero, la sesta edizione del festival EOLIè – Arte, Letteratura e Società, in programma a Lipari dal 3 al 6 luglio 2026.[web:18][web:19] Il tema scelto per quest’anno, “Mistero e Abisso”, nasce dal celebre versetto “Abyssus abyssum invocat” e invita a riflettere sul rapporto tra uomo e mare, memoria e conoscenza, profondità naturali e interiori.[web:19]

Il festival, organizzato dall’associazione culturale “Un Sanpietrino” e sostenuto da istituzioni nazionali e locali, trasforma le Isole Eolie in un laboratorio internazionale di arte, cultura e pensiero contemporaneo.[web:19] Tra gli ospiti figurano artisti e studiosi impegnati a raccontare l’abisso come metafora del Mediterraneo, della storia delle Eolie e della coscienza umana, attraverso installazioni, incontri, mostre e performance.[web:18]

La Chiesa della Madonna delle Grazie: una cornice vulcanica per la speleologia fotografica

La sede scelta per “SCURU. L’abisso e la pietra” è la Chiesa della Madonna delle Grazie, sull’Acropoli di Lipari, uno dei luoghi più significativi dal punto di vista storico e paesaggistico dell’isola.[web:22] L’Acropoli si sviluppa su un promontorio di origine vulcanica che racconta, nelle sue stratificazioni geologiche e archeologiche, l’incontro tra roccia, fuoco e mare, elementi che tornano nelle immagini della mostra.

Collocare un racconto fotografico sulle grotte in questo contesto significa inserire la speleologia all’interno di una narrazione più ampia, che collega le profondità del sottosuolo ai paesaggi emersi e alla memoria storica delle Isole Eolie.[web:18] Le pareti della chiesa diventano un supporto per le immagini, mentre l’architettura stessa richiama la lunga relazione tra luoghi di culto, paesaggi costieri e ambienti sotterranei.[web:22]

Inaugurazione e calendario: le date di “SCURU. L’abisso e la pietra” a Lipari

L’inaugurazione della mostra fotografica “SCURU. L’abisso e la pietra” è prevista per venerdì 4 luglio 2026 alle ore 19.00, alla presenza di Carlos Solito.[web:22] L’evento rientra nel programma ufficiale di EOLIè26 e segue l’apertura dell’opera subacquea di Jason deCaires Taylor nella piscina naturale di Sottomonastero, dedicata alla memoria dell’archeologo Sebastiano Tusa.[web:18][web:19]

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 30 agosto 2026, offrendo a residenti e visitatori la possibilità di esplorare, lungo l’estate, un itinerario per immagini che attraversa il patrimonio speleologico italiano.[web:17] L’accesso alla Chiesa della Madonna delle Grazie sarà organizzato in collaborazione con il festival e con le istituzioni locali, con orari pensati per integrare la visita alla mostra con gli altri appuntamenti di EOLIè26.[web:20]

Fotografia speleologica e divulgazione: un ponte tra comunità scientifica e grande pubblico

Mostre come “SCURU. L’abisso e la pietra” si inseriscono in un movimento più ampio che vede la fotografia speleologica assumere un ruolo crescente nella divulgazione del patrimonio sotterraneo.[web:12] In diverse regioni italiane, esposizioni dedicate alle grotte e agli ambienti ipogei sono state utilizzate per raccontare la fragilità di questi ecosistemi e la necessità di una frequentazione sostenibile, in linea con le riflessioni sviluppate dalla comunità speleologica negli ultimi decenni.[file:1]

La speleologia contemporanea è chiamata a coniugare esplorazione, ricerca scientifica e tutela ambientale, limitando gli impatti delle attività in grotta e promuovendo un turismo rispettoso.[file:1] Le immagini di Solito contribuiscono a questo percorso mostrando la bellezza complessa delle grotte, senza semplificare né esaltare, ma offrendo al pubblico elementi per comprendere perché questi ambienti meritino attenzione, studio e protezione.[web:17]

Speleologia italiana e paesaggi sotterranei: un patrimonio in evoluzione

L’Italia rappresenta uno dei paesi con la più lunga tradizione speleologica, con associazioni, catasti e ricerche che, dal XIX secolo, hanno costruito una conoscenza approfondita delle grotte e dei sistemi carsici nazionali.[file:1] La speleologia ha progressivamente ampliato il proprio campo, dalle cavità naturali alle cavità artificiali, dalle grotte turistiche alle esplorazioni in aree remote, fino alla speleologia glaciale e alle ipotesi di speleologia planetaria.[file:1]

In questo contesto, iniziative come “SCURU. L’abisso e la pietra” e il tema “Abisso e Mistero” di EOLIè26 contribuiscono a una narrazione che lega la tradizione speleologica alla cultura contemporanea.[web:19] L’attenzione alle profondità del Mediterraneo e ai paesaggi sotterranei italiani si traduce in un invito a considerare le grotte non solo come luoghi di esplorazione sportiva, ma come archivi di storia naturale e umana, capaci di parlare a pubblici diversi.[file:1]

Informazioni pratiche

  • Titolo della mostra: “SCURU. L’abisso e la pietra”
  • Autore: Carlos Solito
  • Luogo: Chiesa della Madonna delle Grazie – Acropoli di Lipari
  • Contesto: EOLIè26 – Abisso e Mistero, festival di arte, letteratura e società
  • Inaugurazione: venerdì 4 luglio 2026, ore 19.00, con presenza dell’autore
  • Periodo di apertura: dal 4 luglio al 30 agosto 2026
  • Programma completo del festival: disponibile sul sito eolie.art

Fonti

  • Documentazione speleologica e storica sulla speleologia italiana e sui fenomeni carsici.[file:1]
  • Schede e presentazioni ufficiali del festival EOLIè26 – Abisso e Mistero, Lipari.[web:18][web:19][web:20][web:22]
  • Presentazioni e articoli dedicati alla mostra “SCURU. L’abisso e la pietra” e al lavoro fotografico di Carlos Solito.[web:17]
  • Articoli su mostre fotografiche speleologiche e iniziative di divulgazione degli ambienti ipogei in Italia.[web:12]

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  • Grazie al LiDAR scoperta in Messico una città Maya intatta
    Condividi In Messico la città maya di Minanbé riemerge dalla foresta di Calakmul La città maya di Minanbé, individuata nella Riserva della Biosfera di Calakmul grazie ai rilievi LiDAR, conserva monumenti, iscrizioni e architetture rimaste indisturbate per oltre mille anni, offrendo nuove prospettive per la ricerca archeologica sulla civiltà maya. La scoperta della città maya di Minanbé nella foresta del Campeche Una missione archeologica internazionale ha portato alla scoperta di Minanb
     

Grazie al LiDAR scoperta in Messico una città Maya intatta

Júl 4th 2026 at 08:00

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In Messico la città maya di Minanbé riemerge dalla foresta di Calakmul

La città maya di Minanbé, individuata nella Riserva della Biosfera di Calakmul grazie ai rilievi LiDAR, conserva monumenti, iscrizioni e architetture rimaste indisturbate per oltre mille anni, offrendo nuove prospettive per la ricerca archeologica sulla civiltà maya.

La scoperta della città maya di Minanbé nella foresta del Campeche

Una missione archeologica internazionale ha portato alla scoperta di Minanbé, una città maya rimasta praticamente intatta nella fitta foresta della Riserva della Biosfera di Calakmul, nello stato messicano del Campeche. Il ritrovamento è stato annunciato dall’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH) al termine di una campagna di ricerca condotta da un gruppo di studiosi messicani e sloveni guidati dall’archeologo Ivan Šprajc. (inah.gob.mx)

La scoperta rappresenta il risultato di oltre trent’anni di indagini dedicate alle pianure centrali dell’antica area maya. Negli anni il progetto ha consentito di individuare numerosi insediamenti sconosciuti, mentre Minanbé si distingue per il suo eccezionale stato di conservazione e per l’assenza di evidenti tracce di saccheggio. (inah.gob.mx)

Il LiDAR ha guidato gli archeologi fino a Minanbé

L’individuazione della città maya è stata possibile grazie alla tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging), che permette di ricostruire la morfologia del terreno anche sotto una fitta copertura vegetale. I dati raccolti oltre un decennio fa avevano evidenziato la presenza di strutture artificiali nascoste dalla foresta, ma soltanto nella più recente stagione di ricerca gli archeologi sono riusciti a raggiungere fisicamente il sito. (El País)

L’accesso si è rivelato particolarmente impegnativo. La spedizione ha aperto con i machete un percorso di circa cinque chilometri nella giungla, proseguendo in parte con quad e successivamente a piedi fino al nucleo monumentale. Proprio questo isolamento ha contribuito alla conservazione della città, che il team ha chiamato Minanbé, espressione della lingua maya yucateca che significa “non c’è strada”. (inah.gob.mx)

Architettura maya e monumenti conservati

Il centro monumentale occupa una superficie di circa quindici ettari. Gli archeologi hanno documentato piazze delimitate da edifici cerimoniali e palazzi, terrazze, una rete di gestione delle acque e un tempio piramidale alto oltre tredici metri, costruito secondo lo stile architettonico Río Bec, diffuso nella penisola dello Yucatán tra il VII e il XII secolo. (inah.gob.mx?)

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il patrimonio epigrafico. Nel sito sono stati censiti quattordici monumenti tra stele e altari, diversi dei quali conservano geroglifici ancora leggibili. La Stele 1 raffigura una scena di decapitazione e riporta una data corrispondente al 849 d.C., elemento che contribuisce a collocare cronologicamente le fasi finali di occupazione della città. Un altro altare presenta la figura di un sovrano con un elaborato copricapo piumato e potrebbe conservare una delle più antiche iscrizioni conosciute nell’area del Campeche. (inah.gob.mx?)

Un contributo allo studio della civiltà maya

Le iscrizioni, la ceramica e le caratteristiche architettoniche indicano che Minanbé raggiunse il suo massimo sviluppo tra il 600 e il 900 d.C., durante il periodo Classico Tardo, fase in cui la vicina Calakmul rappresentava uno dei principali centri politici della civiltà maya. Gli studiosi ritengono che il nuovo sito possa contribuire a comprendere meglio i rapporti tra gli insediamenti della regione e le trasformazioni avvenute nei secoli che precedettero il cosiddetto collasso della civiltà maya classica. (El País?)

La presenza di numerosi monumenti ancora nel loro contesto originario offre inoltre la possibilità di approfondire aspetti legati all’organizzazione politica, alle pratiche rituali e alla gestione del territorio, riducendo le incertezze dovute alla perdita di informazioni causata dai saccheggi che hanno interessato molti altri siti archeologici mesoamericani. (inah.gob.mx?)

Una scoperta che conferma il valore delle tecnologie di telerilevamento

Negli ultimi anni il LiDAR ha modificato profondamente la ricerca archeologica nelle foreste tropicali dell’America Centrale, consentendo di individuare città, strade rialzate, sistemi agricoli e opere idrauliche invisibili dall’alto a causa della vegetazione.

Il ritrovamento di Minanbé conferma l’efficacia di queste tecnologie integrate con le tradizionali ricognizioni sul terreno. Per gli archeologi si apre ora una nuova fase di studio, che comprenderà rilievi dettagliati, documentazione delle iscrizioni, analisi dei materiali e interventi di conservazione, con l’obiettivo di ricostruire il ruolo svolto da questa città maya nella rete degli insediamenti della regione di Calakmul. (inah.gob.mx?)

Fonti

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  • OPEN DAY – STAZIONE CAGLIARI SPELEO
    Condividi Ogni volta che entriamo in grotta lo facciamo per passione, curiosità e voglia di esplorare. Ma sappiamo anche che, se qualcosa dovesse andare storto, ci sarà una squadra pronta a intervenire.Quella squadra è composta da speleologi. Persone come noi. di Giovanni Lonis Il Soccorso Speleologico è composto da una comunità di speleologi che si preparano per aiutare altri speleologi!Due anni fa abbiamo organizzato il primo Open Day della Stazione di Cagliari. Più di 50 speleologi han
     

OPEN DAY – STAZIONE CAGLIARI SPELEO

Júl 4th 2026 at 07:00

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Ogni volta che entriamo in grotta lo facciamo per passione, curiosità e voglia di esplorare. Ma sappiamo anche che, se qualcosa dovesse andare storto, ci sarà una squadra pronta a intervenire.
Quella squadra è composta da speleologi. Persone come noi.

di Giovanni Lonis


Il Soccorso Speleologico è composto da una comunità di speleologi che si preparano per aiutare altri speleologi!
Due anni fa abbiamo organizzato il primo Open Day della Stazione di Cagliari. Più di 50 speleologi hanno partecipato e cinque di loro hanno scelto di entrare a far parte della squadra.
Oggi vogliamo ripartire da lì.

21 luglio – OPEN DAY
Ore 20:30
Base del Soccorso Speleologico
Viale Monastir 81 – Cagliari


Ti racconteremo come è organizzato il Soccorso Speleologico, come gestiamo gli interventi di soccorso e cosa significa far parte della squadra.

26 luglio – PROVA PRATICA IN GROTTA

Potrai vivere in prima persona alcune delle attività che i soccorritori affrontano durante un intervento di soccorso.

La prova pratica è riservata ai partecipanti dell’Open Day in possesso dell’assicurazione SSI.


Se hai tra i 18 e i 45 anni, pratichi la speleologia da almeno due anni e sei autonomo in grotta, vieni a conoscerci.


Entrare nel Soccorso Speleologico significa assumersi una responsabilità verso tutta la comunità speleologica. Ma significa anche crescere, allenarsi, imparare e condividere esperienze con persone che vivono la tua stessa passione.
Il Soccorso Speleologico ha bisogno di nuovi speleologi. Potrebbe aver bisogno proprio di te.
Ti aspettiamo!!

Chi soccorre uno speleologo è, prima di tutto, uno speleologo.”

Capo Stazione Cagliari Speleo – 347 494 6682
? cscagliarispeleo@cnsas.sardegna.it

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  • Colciavath chiama: il sogno continua, cercasi speleologi per il campo di agosto 2026
    Condividi Filippo Felici – Felpe – lancia un invito alla comunità speleologica: dal 1° al 16 agosto si torna sotto la montagna per proseguire l’esplorazione di uno dei sistemi più promettenti degli ultimi anni Ci sono grotte che si esplorano. E poi ci sono grotte che riescono a coinvolgere un’intera comunità. Dopo settimane di racconti entusiasmanti, chilometri di nuove gallerie, correnti d’aria impressionanti e prospettive che sembrano allargarsi a ogni uscita, il progetto Colciavath entr
     

Colciavath chiama: il sogno continua, cercasi speleologi per il campo di agosto 2026

Júl 4th 2026 at 06:00

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Filippo Felici – Felpe – lancia un invito alla comunità speleologica: dal 1° al 16 agosto si torna sotto la montagna per proseguire l’esplorazione di uno dei sistemi più promettenti degli ultimi anni

Ci sono grotte che si esplorano. E poi ci sono grotte che riescono a coinvolgere un’intera comunità.

Dopo settimane di racconti entusiasmanti, chilometri di nuove gallerie, correnti d’aria impressionanti e prospettive che sembrano allargarsi a ogni uscita, il progetto Colciavath entra in una nuova fase. Filippo Felici ha lanciato un appello semplice, diretto e carico di entusiasmo: chi vuole partecipare al campo speleologico in programma dal 1° al 16 agosto è invitato a contattarlo privatamente.

È un invito che racconta bene lo spirito con cui sta crescendo questa esplorazione. Non soltanto una scoperta straordinaria, ma un lavoro collettivo che ha bisogno di energie, competenze, rilievi, documentazione e soprattutto della voglia di continuare a spingersi oltre.

Negli ultimi mesi Colciavath ha dimostrato di avere ancora moltissimo da raccontare. Le grandi gallerie, i meandri, gli ambienti percorsi da fortissime correnti d’aria e la vicinanza con altri importanti sistemi carsici fanno immaginare uno sviluppo ancora tutto da scrivere. Ma ogni nuovo metro conquistato richiede tempo, organizzazione e tante persone disposte a dare una mano.

Il campo estivo sarà proprio questo: un’occasione per contribuire direttamente a un’esplorazione che sta facendo sognare molti speleologi, lavorando insieme in uno dei contesti più affascinanti delle Dolomiti Friulane, nel territorio di Claut.

Ph Filippo Felici

Chi sente il richiamo del “mitico Colciavath”, come lo definisce Felpe, sa già cosa fare: lo zaino aspetta soltanto di essere preparato.

Buon campo e… che il vento continui a indicare la strada!

Fonti

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  • Dopo il clima, le grotte raccontano anche la storia dell’uomo: recuperato per la prima volta DNA umano dalle pareti
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Dopo il clima, le grotte raccontano anche la storia dell’uomo: recuperato per la prima volta DNA umano dalle pareti

Júl 4th 2026 at 05:00

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Una ricerca pubblicata su Nature Communications dimostra che le pareti delle cavità possono conservare tracce genetiche umane per migliaia di anni. Si apre una nuova frontiera per lo studio della preistoria e dell’arte rupestre.

Solo pochi giorni fa Scintilena ha raccontato come le stalagmiti della Grotta della Bàsura abbiano permesso di ricostruire uno dei più rapidi innalzamenti del livello del mare degli ultimi 340 mila anni. In quel caso erano le concrezioni a custodire la memoria dei cambiamenti climatici del passato.

Oggi una nuova ricerca aggiunge un tassello altrettanto affascinante. Le grotte non conservano soltanto la storia del clima: anche le loro pareti possono trattenere tracce del passaggio dell’uomo.

Uno studio pubblicato il 23 giugno su Nature Communications dimostra infatti, per la prima volta, che è possibile recuperare DNA umano antico direttamente dalle superfici delle grotte, comprese alcune decorate con arte rupestre. Un risultato destinato ad aprire nuove prospettive nello studio della preistoria e delle frequentazioni umane delle cavità.

Un archivio biologico inaspettato

Fino a oggi la paleogenetica si è basata soprattutto sull’analisi di ossa, denti e sedimenti archeologici. Le pareti delle grotte erano considerate superfici da osservare e documentare, non archivi biologici.

Per verificare questa possibilità, un gruppo internazionale di ricercatori del progetto FIRST-ART, coordinato da istituzioni di ricerca europee con la partecipazione del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, ha campionato undici grotte tra Spagna e Portogallo, prelevando 54 campioni da pareti decorate e da superfici prive di pigmento utilizzate come controllo sperimentale.

Cinque campioni hanno restituito DNA umano antico. Il risultato più significativo proviene dalla Grotta di Escoural, in Portogallo, dove un piccolo punto rosso ricoperto da una sottile crosta di calcite ha conservato materiale genetico appartenente a un individuo di Homo sapiens. La calcite, depositatasi naturalmente sulla parete nel corso dei millenni, ha probabilmente svolto il ruolo di una vera e propria capsula del tempo, proteggendo il DNA dalla contaminazione.

Non il DNA dell’artista, ma una nuova possibilità di ricerca

Gli stessi autori invitano alla prudenza. Il DNA recuperato non identifica automaticamente l’autore dell’arte rupestre.

Potrebbe appartenere all’artista, a una persona che lo accompagnava o anche a qualcuno che ha semplicemente toccato quella parete molti secoli o millenni dopo.

La vera novità è un’altra: è stata dimostrata la fattibilità della tecnica. Le pareti delle grotte possono conservare tracce genetiche sufficienti per essere recuperate e analizzate con i moderni strumenti della paleogenetica.

Come sottolineano i ricercatori, questa scoperta permette di iniziare a porsi domande completamente nuove: chi ha frequentato una determinata grotta? Apparteneva a un uomo o a una donna? A quale popolazione? In futuro, queste analisi potrebbero contribuire a comprendere meglio anche il contesto umano in cui nacquero le grandi opere dell’arte rupestre.

Le grotte, archivi della memoria

Per la comunità speleologica questa ricerca rappresenta un’ulteriore conferma del valore scientifico delle cavità naturali.

Le stalagmiti conservano la memoria dei cambiamenti climatici, i sedimenti raccontano la storia degli ecosistemi e delle frequentazioni umane, mentre le pareti sembrano custodire persino tracce biologiche lasciate da chi le ha toccate migliaia di anni fa.

Ogni nuova ricerca amplia il ruolo delle grotte come archivi naturali della Terra e dell’uomo, rafforzando l’importanza della loro tutela e della ricerca speleologica. È un patrimonio fragile e irripetibile, capace ancora oggi di restituire informazioni che fino a pochi anni fa sembravano impossibili da ottenere.

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    OBNOVENIE UNIKÁTNEJ BIFURKÁCIE POTOKA SVINKY PRED JASKYŇOU DIABLOVA DIERA Slovenský vodohospodársky podnik v uplynulých mesiacoch (apríl – jún 2026) úspešne dokončil revitalizačné práce pred jaskyňou Diablova diera, vďaka čomu sa na toto miesto po rokoch vracia vzácny hydrologický fenomén – bifurkácia potoka Svinka. 🔹 Fascinujúce podzemie pod hrebeňom 🔹Potok Svinka sa na šarišskej strane Braniska ponára do 157 metrov dlhej ponorovej jaskyne Diablova diera. Následne preteká neznámymi priestormi
     

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OBNOVENIE UNIKÁTNEJ BIFURKÁCIE POTOKA SVINKY PRED JASKYŇOU DIABLOVA DIERA

Slovenský vodohospodársky podnik v uplynulých mesiacoch (apríl – jún 2026) úspešne dokončil revitalizačné práce pred jaskyňou Diablova diera, vďaka čomu sa na toto miesto po rokoch vracia vzácny hydrologický fenomén – bifurkácia potoka Svinka.

🔹 Fascinujúce podzemie pod hrebeňom 🔹Potok Svinka sa na šarišskej strane Braniska ponára do 157 metrov dlhej ponorovej jaskyne Diablova diera. Následne preteká neznámymi priestormi popod hlavný horský hrebeň až na jeho spišskú stranu. Tam vyteká na povrch vo vyvieračke tvoriacej malebný vodopád. Vyvieračka s približne metrovým vstupným otvorom je rovnako evidovaná ako jaskyňa s dĺžkou 250 m.

🔹 Čo je to bifurkácia?🔹bifurkácia = rozdelenie toku na dve samostatné ramená🔹 Potok Svinka, ktorý pramení na šarišskej strane Braniska, sa v minulosti pred jaskyňou prirodzene rozdeľoval. Časť vôd tiekla po povrchu, časť mizla v podzemí jaskyne. Kvôli zaneseniu povrchového koryta však tento jav zanikol a všetka voda sa dlhodobo strácala len v ponore Diablovej diery.

🔹 Nové ekologické riešenie 🔹 Vodohospodári vybudovali pred jaskyňou nový rozdeľovací objekt. Ten navrhli aj v spolupráci so Správou slovenských jaskýň tak, aby sa aj po realizácii stavby zachoval dynamický hydrologický režim jaskynného systému a podmienky pre život jaskynnej fauny.

🔹 Voda opäť v dvoch povodiach 🔹 Vody Svinky sa odteraz znova úspešne rozdeľujú do dvoch čiastkových povodí, pričom stály prietok cez jaskynné podzemie zostáva plne zabezpečený.

🥾 Tip na výlet: Aj keď nie je možné vstúpiť do jaskyne, pohľad na fascinujúci ponor opradený legendami a vyvieračku na druhej strane hrebeňa je výborným a nenáročným tipom na výlet v pohorí Branisko!
🚷 Dôležité upozornenie: Samotný jaskynný systém nie je prístupný pre verejnosť.















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