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Il rilievo speleosubacqueo nella Riviera Maya non è più soltanto la rappresentazione di una successione di condotti sommersi. Nel sistema di Ox Bel Ha, nel Quintana Roo messicano, il dato raccolto in immersione viene collegato a cenotes, uso del suolo, foresta e infrastrutture. L’obiettivo è comprendere meglio l’acquifero della Riviera Maya e rendere leggibile un ambiente che, dalla superficie, resta in gran parte invisibile.
L’impostazione è al centro del lavoro di CINDAQ, Centro Investigador del Sistema Acuífero de Quintana Roo. L’organizzazione, fondata da Sam Meacham nel 2000, dichiara di facilitare la ricerca, promuovere l’educazione e sostenere la conservazione delle risorse naturali e culturali associate a cenotes e fiumi sotterranei del Quintana Roo. Il caso di Ox Bel Ha mostra come l’esplorazione possa produrre informazioni utili anche oltre il perimetro della grotta.
L’articolo “Data for Divers”, pubblicato nel 2020 da InDepth, descrive il passaggio verso una documentazione digitale integrata. Linee di rilievo, profondità, fotografie, annotazioni di campagna, dati geospaziali, immagini aeree e modelli tridimensionali possono essere sovrapposti e interrogati nello stesso progetto. La mappa resta un prodotto essenziale, ma diventa anche la base per interpretare la posizione dei condotti rispetto alle trasformazioni della superficie.
La storia esplorativa di Ox Bel Ha risale agli anni Novanta. Le prime attività furono in larga misura autofinanziate. La nascita di CINDAQ rese possibile raccogliere fondi e strutturare progetti di ricerca, educazione e conservazione. Oggi il gruppo collega la documentazione del sistema con iniziative nell’area di Ox Bel Ha, nella riserva della biosfera di Sian Ka’an e in altri contesti del Quintana Roo.
La posta in gioco non riguarda solo la lunghezza dei passaggi. Nella penisola dello Yucatán l’idrografia superficiale è limitata. Le precipitazioni ricaricano l’acquifero attraverso la matrice calcarea porosa, le fratture, le fessure e i cenotes. I condotti esplorabili costituiscono quindi una parte, molto visibile per i subacquei, di un acquifero della Riviera Maya più esteso e complesso.
Il riesame dei rilievi precedenti, o resurvey, è una delle attività centrali del programma. Non serve soltanto a ottenere dati più recenti. Permette di verificare collegamenti, correggere scostamenti locali, aggiornare i riferimenti GPS e riportare annotazioni su morfologia, geologia e navigazione.
Nel 2018 CINDAQ dichiarava 18 chilometri di rilievi complessivi a Ox Bel Ha: 12 chilometri di nuova esplorazione e 6 di riesame. Nel 2019 l’attività raggiunse 80 chilometri, composti da 30 chilometri di nuovi passaggi e 50 chilometri di linee già esistenti ricontrollate. Nei primi 14 giorni del gennaio 2020 furono riportati 8,445 chilometri di resurvey e 11,277 chilometri di nuove esplorazioni.
Il valore del controllo emerge anche sul piano territoriale. Ripercorrere settori frequentati anni prima consente di individuare lead non sviluppati, verificare dati storici e tornare in zone rese più accessibili da nuovi percorsi terrestri. Le nuove strade possono facilitare la logistica, ma sono anche un indicatore della pressione insediativa in un’area dove sviluppo, qualità delle acque e integrità delle cavità sono strettamente collegati.
I risultati pubblicati da CINDAQ per il 2023 riportano 47,434 chilometri di linee riesaminate, 26,136 chilometri di passaggi allora non noti e dieci nuovi ingressi nel sistema. Alla fine di quell’anno la lunghezza rilevata confermata di Ox Bel Ha era indicata in 496,804 chilometri. Il rapporto 2025 segnala che il resurvey può avvicinarsi al completamento, senza chiudere il capitolo dell’esplorazione: restano numerosi rami da verificare e un sistema sotterraneo dinamico da documentare.
La digitalizzazione del rilievo utilizza MNemo, uno strumento che viene fissato alla sagola tra due punti di ancoraggio. Durante il percorso registra lunghezza, profondità o inclinazione e direzione. I dati possono essere trasferiti nel software Ariane, che consente di costruire una stick map tridimensionale e visualizzarla su base satellitare.
Secondo le specifiche del produttore, MNemo dichiara una precisione di 10 centimetri per la profondità, dello 0,5% più o meno 3,6 centimetri per la lunghezza e di 1,5 gradi per la direzione. L’errore di chiusura atteso è intorno all’1%. Si tratta di specifiche dello strumento, non di una garanzia applicabile in modo automatico a ogni rilievo. Calibrazione, riferimenti iniziali affidabili, interferenze magnetiche, esecuzione in acqua e revisione dei dati restano decisivi.
Nell’intervista del 2020 Meacham riferiva una poligonale superiore a 5 chilometri con un errore di chiusura inferiore all’1%. Il dato dimostra il potenziale operativo della procedura nel contesto descritto. L’importazione delle linee storiche in Ariane permette inoltre di confrontare rilievi realizzati in epoche diverse e di limitare le trascrizioni manuali.
Il progetto impiega anche GIS, ArcGIS, GPS, droni e fotogrammetria. Le ortofoto georeferenziate permettono di osservare il cambiamento della superficie. I modelli 3D dei passaggi possono essere messi in relazione con la topografia e con i dati aerei. Video a 360 gradi e sistemi di visualizzazione immersiva hanno una funzione distinta: aiutano a comunicare a proprietari, tecnici, ricercatori e amministratori ciò che non è direttamente osservabile dall’esterno.
Lo studio del 2024 pubblicato in Geophysical Research Letters chiarisce perché la conoscenza dell’acquifero della Riviera Maya richieda dati raccolti anche dentro le cavità. Ricercatori di USGS e CNR-IRSA hanno installato strumenti idroacustici e altri sensori in un condotto di Ox Bel Ha, accessibile dal Cenote Bang, per osservare le alocline che separano acqua dolce, salmastra e salata.
L’indagine si è svolta tra marzo e agosto 2018. Gli strumenti hanno documentato la risposta della colonna d’acqua alle maree e alle precipitazioni. Durante la tempesta tropicale Carlotta, il 16 giugno, furono misurati 226 millimetri di pioggia giornaliera nella stazione meteorologica di riferimento. La velocità del flusso nello strato salmastro aumentò fino a 0,19 metri al secondo verso il mare. La sua salinità salì da un livello di fondo di circa 2 psu fino a 4,4 psu.
Il risultato è rilevante perché una pioggia intensa non ha prodotto soltanto un semplice addolcimento dell’acquifero. Lo studio non ha trovato evidenza di un rimescolamento verticale attraverso l’aloclino sufficiente a spiegare l’aumento di salinità. Gli autori propongono invece un modello di mescolamento laterale tra i condotti, dove l’acqua si muove più rapidamente, e la matrice calcarea circostante. Lo spostamento verticale differenziale delle alocline aumenterebbe l’area di contatto tra masse d’acqua con salinità diverse.
Questa interpretazione ha conseguenze per l’uso potabile e irriguo dell’acqua, per gli ecosistemi anchialini e per lo studio dei cicli del carbonio e del metano. L’aumento della salinità oltre 3 psu può rendere l’acqua non idonea al consumo e all’irrigazione. Il fenomeno va valutato insieme alla crescita della domanda idrica, all’innalzamento del livello marino, agli eventi meteorologici intensi e alle modifiche dell’uso del territorio.
Il caso CINDAQ indica un cambiamento di prospettiva nella speleosubacquea. La sequenza parte dalla linea di sagola e dal rilievo di un ramo. Prosegue con l’archivio geospaziale, l’interpretazione idrologica e la restituzione pubblica dei dati. Arriva infine alla possibilità di sostenere decisioni più informate sulla tutela dell’acquifero della Riviera Maya.
Il modello può essere utile anche in altri territori carsici. Servono protocolli coerenti, metadati completi, sistemi di riferimento dichiarati, controllo di qualità e archivi durevoli. Occorre inoltre ponderare la pubblicazione di informazioni sensibili sulle cavità, per evitare che la conoscenza destinata alla tutela aumenti la vulnerabilità dei siti. In questo quadro, la quantità di chilometri rilevati resta importante, ma il risultato più utile è la capacità di trasformare misure verificabili in conoscenza territoriale e ambientale.
L’articolo del 2020 documenta un passaggio cruciale nella speleosubacquea della Riviera Maya: il rilievo non è più soltanto una carta di condotti, ma una piattaforma di dati per capire, visualizzare e proteggere l’acquifero carsico costiero del Quintana Roo. CINDAQ, guidata da Sam Meacham, integra riesplorazione, strumenti digitali, GIS, droni, fotogrammetria e media immersivi per collegare il mondo sotterraneo alle trasformazioni rapide della superficie.[1][2]
Ho preparato il dossier di ricerca completo in formato Markdown scaricabile: il dossier su Data for Divers, CINDAQ e l’acquifero della Riviera Maya.
Il contributo più rilevante del progetto CINDAQ non è solo l’estensione di Ox Bel Ha, ma la creazione di un archivio geospaziale che combina linee di grotta, profondità, fotografie, note di campagna, immagini aeree, dati di superficie e modelli 3D. Questa impostazione consente di mostrare a proprietari, ricercatori e decisori la relazione tra cenotes, condotti, foresta, infrastrutture e sviluppo urbano.[1]
L’articolo di Menduno ricorda che l’esplorazione iniziale di Ox Bel Ha negli anni Novanta fu in gran parte autofinanziata. Meacham fondò CINDAQ nel 2000 per rendere possibili finanziamenti, ricerca, educazione e conservazione con un’organizzazione formalmente riconosciuta. Oggi la missione dichiarata di CINDAQ resta facilitare la ricerca e sostenere la tutela delle risorse naturali e culturali associate a cenotes e fiumi sotterranei del Quintana Roo.[1][2]
Il riesame delle linee storiche è una parte strutturale del progetto, non un’attività secondaria. Nel 2018 CINDAQ riportava 18 km di rilievi totali — 12 km di nuova esplorazione e 6 km di resurvey — mentre nel 2019 i rilievi salirono a 80 km, dei quali 50 km erano linee esistenti riesaminate e 30 km nuove esplorazioni. Nei primi 14 giorni di gennaio 2020 il gruppo dichiarava ulteriori 8,445 km riesaminati e 11,277 km nuovi.[1]
Questo permette di:
Già nel rapporto CINDAQ 2022, il programma avviato nel 2018 aveva riesaminato oltre 233 km di passaggi esistenti, circa l’85% di ciò che si conosceva all’avvio del resurvey; nello stesso periodo erano stati esplorati oltre 115 km di nuovi passaggi e Ox Bel Ha raggiungeva 435,805 km rilevati.[3]
Strumento Funzione Valore nel progetto MNemo Registra distanza lungo sagola, profondità/inclinazione e direzione Riduce trascrizioni manuali e rende il rilievo più veloce e standardizzabile Ariane’s Line Importa, processa e visualizza i dati in mappe 3D Collega rilievi nuovi e storici e permette sovrapposizioni con basi satellitari GPS, GIS e ArcGIS Georeferenziazione e analisi territoriale Fa dialogare sottosuolo, cenotes, sviluppo e dati ambientali Droni e ortofoto Documentazione ad alta risoluzione della superficie Evidenzia cambiamenti dell’uso del suolo, cenotes e infrastrutture Fotogrammetria Modelli tridimensionali di passaggi e ambienti Integra geometria dei volumi con il rilievo lineare Video 360° / AR Comunicazione immersiva del paesaggio sotterraneo Rende il sistema comprensibile a non subacquei e decisori
MNemo si aggancia alla sagola fra un tie-off e l’altro: il produttore dichiara una precisione di 0,5% sulla lunghezza, 10 cm sulla profondità, 1,5° sull’heading e un errore di chiusura atteso attorno all’1%. I dati vengono poi trasferiti in Ariane, che costruisce una stick map 3D e la sovrappone a cartografia satellitare.[4]
Nell’intervista del 2020 Meacham indicava un test significativo: una poligonale di oltre 5 km con errore di chiusura inferiore all’1%. Il dato va inteso come risultato operativo contestuale, non come garanzia assoluta: accuratezza e qualità rimangono dipendenti da calibrazione, corretta esecuzione, assenza di interferenze magnetiche, tie-in affidabili e controllo dei dati.[1][4]
Il punto più importante dell’articolo è che la grotta mappata non coincide con l’acquifero. I condotti conosciuti sono le parti direttamente esplorabili di un sistema più vasto, composto anche da matrice calcarea porosa, fratture, fessure e vie di flusso non accessibili.
Nella penisola dello Yucatán, dove non esiste una rete superficiale di fiumi comparabile a quella di molte regioni temperate, l’acqua meteorica filtra nella roccia e alimenta l’acquifero. In prossimità della costa, acqua dolce, salmastra e marina formano un estuario sotterraneo carsico stratificato. I condotti agiscono come vie di trasporto rapide; per questo la qualità dell’acqua e gli effetti degli scarichi o delle trasformazioni urbanistiche non possono essere interpretati soltanto osservando ciò che si vede in superficie.[5]
Questa lettura è coerente con il materiale del progetto sulle aree carsiche: doline, grotte, sorgenti e assenza o scarsità di idrografia superficiale sono indicatori di un territorio in cui infiltrazione e circolazione sotterranea dominano il comportamento delle acque. La conoscenza speleologica diventa quindi indispensabile anche per gestione delle risorse e prevenzione dell’inquinamento.[6]
La ricerca successiva conferma quanto fosse lungimirante il programma di documentazione di CINDAQ. Uno studio del 2024 in Geophysical Research Letters ha installato strumenti idroacustici in un condotto di Ox Bel Ha, presso Cenote Bang, per osservare la dinamica delle alocline tra acqua dolce, salmastra e salata.[5]
Il risultato più importante è controintuitivo: durante precipitazioni intense l’acquifero non si “addolcisce” necessariamente. Nel caso della tempesta tropicale Carlotta, l’aumento della pioggia provocò un incremento della velocità di flusso verso mare e la salinità dello strato salmastro passò da circa 2 psu fino a 4,4 psu. Gli autori propongono che il fenomeno dipenda soprattutto da un mescolamento laterale tra condotti e matrice calcarea, innescato dallo spostamento differenziale delle alocline, più che dalla sola miscelazione verticale nel condotto.[5]
Questo ha implicazioni dirette per:
La serie di dati USGS su Ox Bel Ha e Cenote Crustacea documenta proprio proprietà della colonna d’acqua e record idrologici e chimici raccolti tra dicembre 2013 e gennaio 2015, rendendo disponibili dati riutilizzabili per lo studio dell’acquifero costiero.[7]
Il modello è trasferibile ad altri territori carsici, purché si mantengano protocolli di rilievo e controllo qualità, metadati completi, riferimenti geodetici coerenti, un archivio durevole e regole ponderate per la diffusione delle informazioni relative a cavità vulnerabili. Il successo non dipende dalla quantità di immagini o di chilometri rilevati, ma dalla capacità di trasformare dati verificabili in conoscenza utile per la conservazione.[1][2][5]
Fonti
[1] Data for Divers: Mexican Explorers Go Digital to Chart Riviera … https://indepthmag.com/data-for-divers-mexican-explorers-go-digital-to-chart-riviera-maya/
[3] Home – Cindaq https://www.cindaq.org/en/
[4] [PDF] CINDAQ 2022 Annual Report https://2001convention-uch.ngo/wp-content/uploads/2025/03/CINDAQ_AR-2022.pdf
[5] MNemo • Cave Survey Data Acquisition – Ariane’s Line https://www.arianesline.com/mnemo/
[6] Hydroacoustic Observations Reveal Drivers of Mixing and Salinization of a Karst Subterranean Estuary During Intense Precipitation https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1029/2024GL109993
[8] Water column properties and temporal hydrologic and chemical records from flooded caves (Ox Bel Ha and Cenote Crustacea) within the coastal aquifer of the Yucatan Peninsula, Quintana Roo, from December 2013 to January 2015 https://www.usgs.gov/data/water-column-properties-and-temporal-hydrologic-and-chemical-records-flooded-caves-ox-bel-ha
[9] Winter Workshop Set for Mexico—An International … – InDEPTH https://indepthmag.com/winter-workshop-set-for-mexico-an-international-gathering-for-the-global-cave-diving-community/
[10] Tren Maya is on the Wrong Track! An Update. – InDEPTH https://indepthmag.com/tren-maya-is-already-impacting-water-resources-and-the-caves/
[11] SAVE THE CENOTES! – InDEPTH https://indepthmag.com/stop-the-riviera-maya-train/
[12] La plus vaste caverne sous-marine du monde court sur 524 … – GEO https://www.geo.fr/environnement/la-plus-vaste-caverne-sous-marine-du-monde-court-sur-524-kilometres-sa-biodiversite-est-menacee-229732
[13] InDEPTH: A Technical & Professional Diving Magazine https://indepthmag.com/
[14] About Us – InDEPTH Magazine https://indepthmag.com/about-us/
[15] MNemo | Ariane’s Line | Cave Survey Software | 3D Cave … https://www.arianesline.com/
[16] Realizado por: https://www.cindaq.org/wp-content/uploads/2024/06/CINDAQ-InformePublico-2023-ES.pdf
[17] Ariane’s Line | Shop https://www.arianesline.com/shop/
[18] Underwater Cave Reports https://uwcaves.org/
[19] The Destruction of Underwater Caves by the “Tren Maya” project https://www.uw360.asia/the-destruction-of-sac-aktun-underwater-cave-by-the-tren-maya-project/
[20] Hydrological and chemical records from the flooded Ox Bel Ha cave … https://catalog.data.gov/dataset/hydrological-and-chemical-records-from-the-flooded-ox-bel-ha-cave-system-in-the-yucat-2015
[21] HarvestStat Africa – Harmonized Subnational Crop Statistics for Sub-Saharan Africa https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12022251/
[22] Global Roadkill Data: a dataset on terrestrial vertebrate mortality caused by collision with vehicles https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11958749/
[23] An avifaunal checklist of the Zanskar Region, Ladakh Himalaya, India https://www.threatenedtaxa.org/index.php/JoTT/article/view/9288
[24] [XML] USGS.72e6c9dc-9d44-4c80-9360-b6f4e656b40a.xml https://data.usgs.gov/datacatalog/metadata/USGS.72e6c9dc-9d44-4c80-9360-b6f4e656b40a.xml
[25] Temporal hydrologic and chemical records from the Ox Bel Ha cave … https://catalog.data.gov/dataset/temporal-hydrologic-and-chemical-records-from-the-ox-bel-ha-cave-network-within-the-c-2016
[26] Hurricane Ingrid and Tropical Storm Hanna’s effects on the salinity of … https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/ldB3zrq7/
[27] Microsoft Word – Kovacs_Shawn_E_201708_PhDv2.docx https://macsphere.mcmaster.ca/bitstream/11375/21974/2/Kovacs_Shawn_E_201708_PhDThesis.pdf
[28] Late Holocene mangrove development and onset of sedimentation in the Yax Chen cave system (Ox Bel Ha) Yucatan, Mexico: Implications for using cave sediments as a sea-level indicator https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0031018215004186
[29] The effect of seasonal rainfall on nutrient input and biological productivity in the Yax Chen cave system (Ox Bel Ha), Mexico, and implications for ?XRF core studies of paleohydrology https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0031018219301889
[30] A survey of groundwater quality in Tulum region, Yucatan … http://members.unine.ch/philippe.renard/articles/saintloup2018.pdf
[31] CINDAQ 2024 Annual Report https://www.cindaq.org/en/news/cindaq-2024-annual-report/
[32] Prepared by: https://www.cindaq.org/wp-content/uploads/2024/02/CINDAQ-PublicReport-2023-EN-compressed.pdf
[33] Cindaq: Home https://www.cindaq.org/
L'articolo Acquifero della Riviera Maya: CINDAQ trasforma il rilievo di Ox Bel Ha in una rete di dati proviene da Scintilena.


Foto di copertina di Francesco Grazioli
Nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, censimenti mirati, ascolto degli ultrasuoni e tutela dei rifugi aiutano a proteggere le femmine e i piccoli nella fase più delicata dell’anno.
Le nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi sono colonie riproduttive formate soprattutto da femmine. In estate vi partoriscono e allevano i piccoli. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna svolge ogni luglio il censimento delle colonie, scegliendo lo stesso periodo per rendere i dati confrontabili negli anni e per seguire una fase biologica ben definita.
Una nursery non è un semplice punto di presenza. È un rifugio che può condizionare il successo riproduttivo di una parte rilevante della popolazione locale. Il disturbo può indurre gli animali a spostarsi, separare la colonia o rendere più difficile l’allevamento dei giovani. Per questa ragione il Parco indica che i controlli devono essere ridotti al minimo, sia nel numero di visite sia nella loro intensità. [web:13]
Le nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi non riguardano soltanto le grotte. Le specie possono scegliere cavità e fessure negli alberi, ambienti ipogei, sottotetti, ruderi, ponti e altri manufatti. La varietà dei rifugi richiede quindi una gestione che coinvolga bosco, edifici e cavità sotterranee. Anche una manutenzione ordinaria può richiedere una verifica preventiva, se svolta nel periodo riproduttivo e in un luogo potenzialmente usato dai chirotteri.
Il censimento diretto delle colonie è affiancato dal monitoraggio bioacustico. I bat detector registrano gli ultrasuoni emessi dai pipistrelli durante l’ecolocalizzazione. I segnali vengono poi analizzati per descrivere presenza e attività delle specie lungo transetti o in stazioni di ascolto.
Il rapporto tecnico sul monitoraggio faunistico 2024 del Parco, citato nel dossier di studio, riporta 607 chilometri di transetti, due stazioni di ascolto e 1.127 contatti complessivi. Di questi, 1.093 sono stati attribuiti con certezza a livello di specie. Nel solo 2024 sono state riconosciute con certezza 16 specie. Il pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus) è risultato il più contattato nei transetti standardizzati, con 427 contatti, seguito dal pipistrello albolimbato (P. kuhlii) con 248 e dal pipistrello di Savi (Hypsugo savii) con 219.
Il dato va letto con prudenza. Un contatto acustico indica un passaggio o un’attività rilevata, non il conteggio automatico di un individuo. Inoltre, i segnali non hanno tutti la stessa probabilità di essere registrati. Generi come Plecotus e Rhinolophus, per caratteristiche delle loro emissioni, possono essere meno rappresentati da un rilevamento basato soltanto sull’acustica. Per questo le nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi richiedono l’integrazione tra bat detector, ricerca dei rifugi e osservazioni dirette condotte da specialisti.
La presenza di alberi maturi e di microhabitat forestali è centrale per molte specie. Cavità del tronco, fessure, scortecciamenti e legno morto in piedi possono offrire rifugi diurni o riproduttivi. Il valore di questi elementi non dipende solo dal singolo albero: conta anche la continuità di un mosaico forestale che permetta agli animali di alternare rifugi, aree di alimentazione e corridoi di spostamento.
Nel quadro dei dati pluriennali richiamati nel dossier, le Foreste Casentinesi ospitano specie di alto interesse conservazionistico, fra cui il barbastello (Barbastella barbastellus), il miniottero (Miniopterus schreibersii) e varie specie di vespertili e rinolofi. Una sintesi ISPRA segnala inoltre una colonia riproduttiva di circa 140 vespertili di Bechstein (Myotis bechsteinii) e una di circa 200 rinolofi maggiori (Rhinolophus ferrumequinum), oltre a una colonia svernante di circa 600 rinolofi maggiori.
Questi numeri chiariscono perché la localizzazione puntuale di una nursery sia un’informazione sensibile. Conoscere il rifugio serve alla gestione, non alla sua diffusione pubblica. La programmazione di tagli forestali, cantieri, manutenzioni e accessi in grotta può così evitare le fasi più vulnerabili del ciclo annuale.
La protezione delle nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi si colloca anche in un quadro europeo. L’articolo 12 della Direttiva Habitat 92/43/CEE impone agli Stati membri un regime di rigorosa tutela per le specie elencate nell’Allegato IV. Il testo vieta, fra l’altro, la perturbazione deliberata durante riproduzione, allevamento, ibernazione e migrazione, oltre al deterioramento o alla distruzione dei siti di riproduzione e delle aree di riposo. [web:14]
In pratica, una colonia rinvenuta in un edificio o in un ambiente sotterraneo non dovrebbe essere rimossa, isolata dall’esterno o disturbata senza una valutazione competente. Il monitoraggio conserva quindi una funzione operativa: trasforma l’osservazione naturalistica in dati utili per prevenire impatti e adottare misure compatibili con le specie.
Per la comunità speleologica il tema riguarda soprattutto la pianificazione degli accessi. Le cavità possono svolgere funzioni differenti nel corso dell’anno. Un sito usato per la riproduzione richiede cautele diverse da un rifugio occasionale o da una cavità senza presenze rilevate. La tutela delle nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi passa anche dalla collaborazione tra Ente Parco, chirotterologi, gestori forestali, proprietari di edifici e frequentatori del territorio.
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Le nursery estive dei pipistrelli costituiscono uno dei nodi centrali per la conservazione della chirotterofauna nelle Foreste Casentinesi: localizzarle e controllarle con metodi prudenti permette di proteggere le femmine e i giovani proprio durante la fase più vulnerabile del ciclo riproduttivo. Ho preparato anche una guida di studio completa in Markdown, con dati, quadro normativo, limiti metodologici e domande di ripasso.
Nel mese di luglio il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi svolge il censimento delle colonie riproduttive. Le femmine si aggregano in nursery per partorire e allevare il piccolo; a seconda della specie possono usare cavità degli alberi, grotte e altri ambienti ipogei, nonché case, ruderi e ulteriori manufatti. Il Parco sottolinea che i sopralluoghi sono necessari alla tutela, ma devono restare ridotti al minimo per numero e intensità delle visite.[1]
La ragione conservazionistica è molto concreta: sapere dove si trovano i rifugi e in quale stagione sono occupati permette di programmare lavori forestali, manutenzioni edilizie, accessi alle cavità e attività turistiche evitando la fase di riproduzione e allevamento. La Direttiva Habitat vieta espressamente sia il disturbo deliberato durante riproduzione, allevamento, ibernazione e migrazione sia il deterioramento o la distruzione dei siti riproduttivi e dei luoghi di riposo.[2]
Il contesto del Parco è particolarmente favorevole ai chirotteri per la grande continuità forestale, la presenza di boschi maturi, alberi con microhabitat, corsi d’acqua, aree aperte e strutture antropiche utilizzabili come rifugi. Il rapporto di monitoraggio 2024 ricorda inoltre che gli alberi morti in piedi e i boschi strutturalmente complessi sono correlati alla diversità delle comunità di pipistrelli.[3]
Nel 2024 il monitoraggio bioacustico del Parco ha registrato: Indicatore Risultato Transetti percorsi 607 km Giornate di rilevamento 11 Contatti totali 1.127 Contatti attribuiti con certezza a una specie 1.093 Specie identificate con certezza nel 2024 16 Pipistrello nano 427 contatti nei transetti, circa 38% Pipistrello albolimbato 248 contatti, circa 22% Pipistrello di Savi 219 contatti, circa 19% Barbastello 41 contatti Miniottero 27 contatti
Il monitoraggio bioacustico è arrivato al nono anno consecutivo nel 2024; considerando le campagne svolte nel tempo, il Parco dispone di 11.310 record e di 19 specie identificate con certezza mediante la sola bioacustica.[3]
Una sintesi ISPRA, che considera un monitoraggio pluriennale e metodologie complementari, indica invece 21 specie censite nelle Foreste Casentinesi. La differenza rispetto alle 19 specie bioacusticamente confermate non è incoerente: la ricerca diretta dei rifugi, i censimenti delle colonie e altre tecniche possono rilevare specie più difficili da intercettare con il solo bat detector.[4]
Il monitoraggio non equivale a “entrare nelle colonie”: si basa su un approccio integrato e a basso impatto.
Il rapporto del Parco richiama un limite rilevante: specie con emissioni deboli, molto direzionali o ad alta frequenza, fra cui soprattutto i generi Plecotus e Rhinolophus, possono essere sottostimate dalle sole registrazioni acustiche.[3]
I dati sulle colonie diventano strumenti decisionali. Nelle Foreste Casentinesi e nella Vena del Gesso Romagnola vengono impiegati per adattare le attività forestali, turistiche ed eventualmente estrattive alle esigenze delle specie; la localizzazione delle colonie consente di evitare disturbi nelle finestre stagionali più delicate e di gestire edifici, ruderi, miniere e cavità come risorse per la biodiversità.[4]
Tra i dati più significativi riportati per le Foreste Casentinesi figurano una colonia riproduttiva di circa 140 vespertili di Bechstein, una di circa 200 rinolofi maggiori e una colonia svernante di circa 600 rinolofi maggiori. Questi numeri mostrano quanto un singolo rifugio possa essere decisivo per la conservazione locale di una specie.[4]
I pipistrelli sono inoltre predatori di insetti e contribuiscono al controllo naturale delle popolazioni di artropodi: nelle aree forestali, agricole e rurali ciò si traduce in un servizio ecosistemico concreto. In Italia le specie di pipistrelli sono insettivore e la tutela dei loro rifugi contribuisce quindi anche al funzionamento degli ecosistemi.[4]
Fonti
[1] Nursery nella foresta – Parco Nazionale Foreste Casentinesi https://www.parcoforestecasentinesi.it/it/news/nursery-nella-foresta
[3] 31992L0043 https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/1992/43/oj?locale=it
[5] [PDF] Chirotteri – Parco Nazionale Foreste Casentinesi https://www.parcoforestecasentinesi.it/sites/default/files/Monitoraggio%20chirotteri%202024%20-%20Modificato.pdf
[6] [PDF] sinergie per la biodiversità: conservazione dei chirotteri in … – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files/reticula/articolo40-06.pdf
[7] [PDF] Projects 2008 https://www.miteco.gob.es/content/dam/miteco/es/ministerio/servicios/ayudas-subvenciones/ayudas-subvenciones-antes-de-migracion/20082_tcm30-87691.pdf
[8] LIFE 3.0 – LIFE Project Public Page https://webgate.ec.europa.eu/life/publicWebsite/project/LIFE08-NAT-IT-000369/gypsum-protection-and-management-of-the-habitats-linked-to-the-chalky-formations-of-the-emilia-romagna-region
[9] Towards the new Checklist of the Italian Fauna https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc
[10] Notulae to the Italian native vascular flora: 11 https://italianbotanist.pensoft.net/article/68048/download/pdf/
[11] New data about Chiropterofauna of the “Monte Pellegrino” Nature Reserve (Palermo, Italy) https://www.e3s-conferences.org/articles/e3sconf/pdf/2021/41/e3sconf_apeem2021_01001.pdf
[12] [PDF] 2024 – Parco Nazionale Foreste Casentinesi https://www.parcoforestecasentinesi.it/sites/default/files/Parco%20Crinali%20DIC.2024%20web%20s.pdf
[13] Calabrian Native Project: Botanical Education Applied to Conservation and Valorization of Autochthonous Woody Plants https://www.scipublications.com/journal/index.php/rjees/article/download/387/329
[14] [PDF] Monitoraggio della Chirotterofauna nel Parco Nazionale delle … https://www.parcoforestecasentinesi.it/sites/default/files/chirotteri_2016_REV02.pdf
[15] I pipistrelli del Parco sul nuovo WebGIS https://www.parcoforestecasentinesi.it/it/news/i-pipistrelli-del-parco-sul-nuovo-webgis
[16] [PDF] zps it5180004 – Parco Nazionale Foreste Casentinesi https://www.parcoforestecasentinesi.it/sites/default/files/ZPS_IT5180004%20OK.pdf
[17] 459 http://www.venadelgesso.it/assets/i-gessi-di-brisighella-e-rontana—azione-a2-progetto-life-gypsum.pdf
[18] I GESSI DI MONTE MAURO https://fsrer.it/site/wp-content/uploads/2019/06/gessimontemauro.pdf
[19] Vena del Gesso Romagnola https://www.parchiromagna.it/pdf/Rivista1-2013.pdf
[20] INDIRIZZI E PROTOCOLLI PER IL MONITORAGGIO https://www.centroregionalechirotteri.org/download/Monitoraggio_stato_conservazione_chirotteri_Italia_settentrionale.pdf
[21] il progetto https://www.fondazionevillaghigi.it/wp-content/uploads/2019/05/Storie-Naturali-10.pdf
[22] Indici-Sottoterra.xlsx https://www.gsb-usb.it/site/wp-content/uploads/2020/07/Indici-Sottoterra.xlsx
[23] [PDF] L’AZIONE A.2 DEL PROGETTO LIFE+ “GYPSUM” NELLE GROTTE … http://www.venadelgesso.it/mm/23.pdf
[24] Ecosistemi, boschi e servizi ecosistemici https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=13928.pdf
[25] La conservazione del patrimonio naturale e paesaggistico mediante la valorizzazione dei servizi ecosistemici offerti dal territorio: considerazioni generali e casi di studio https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=13931.pdf
[26] TESTO consolidato: 31992L0043 — IT — 01.01.2007 – EUR-Lex https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:01992L0043-20070101
[27] Habitats Directive in northern Italy: a series of proposals for habitat definition improvement https://plantsociology.arphahub.com/article/102894/download/pdf/
[28] 31992L0043 – IT – EUR-Lex https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:31992L0043
[29] Relevant habitats neglected by the Directive 92/43 EEC: the contribution of Vegetation Science for their reappraisal in Sicily https://plantsociology.arphahub.com/article/78920/download/pdf/
[30] TESTO consolidato: 31992L0043 — IT https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:01992L0043-20250714
[31] Raccolta della giurisprudenza – EUR-Lex https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:62019CJ0473
[32] 62021CJ0432 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:62021CJ0432
[33] C_2018213IT.01000101.xml https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52018XC0618(01)
[34] B DIRETTIVA 2009/147/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E … https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:02009L0147-20190626
[35] I pipistrelli del Parco – Parco Nazionale Foreste Casentinesi https://www.parcoforestecasentinesi.it/it/news/i-pipistrelli-del-parco
[36] Chirotteri https://www.parcoforestecasentinesi.it/sites/default/files/Monitoraggio%20chirotteri%202023%20WEB.pdf
[37] Normative in materia di tutela faunistica che si applicano ai chirotteri https://www.mammiferi.org/wp-content/uploads/2018/07/normative_tutela_chirotteri-2.pdf
[38] Direttiva 92/43/CEE Habitat: Note, Documenti e Guide https://www.certifico.com/ambiente/documenti-ambiente/documenti-riservati-ambiente/direttiva-92-43-cee-habitat-note-documenti-e-guide
L'articolo Nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi: il monitoraggio estivo protegge le colonie riproduttive proviene da Scintilena.
Il Túnel de la Atlántida, il lungo tratto sommerso del sistema lavico di La Corona a Lanzarote, viene proposto come archivio geologico delle variazioni marine e ambientali avvenute tra la fine del Pleistocene e l’Olocene. Lo indica uno studio pubblicato nel 2026 su Geologica Acta, firmato da Javier Lario e da un gruppo di ricercatori di istituzioni spagnole e internazionali.
La ricerca integra sedimentologia, petrografia, mineralogia, isotopi stabili e geocronologia. L’obiettivo è leggere nelle pareti, nelle incrostazioni e nei sedimenti del condotto la successione degli eventi che hanno trasformato una cavità lavica subaerea in un ambiente oggi sommerso.
Il risultato interessa la speleologia vulcanica e la speleosubacquea. Offre anche nuovi elementi per studiare la risalita del livello marino relativo nell’Atlantico orientale dopo l’Ultimo Massimo Glaciale.
Il Túnel de la Atlántida non è una grotta scavata dal moto ondoso. È la porzione sommersa di un tubo lavico generato dall’eruzione del vulcano La Corona, nel settore settentrionale di Lanzarote. Il condotto si formò quando una colata basaltica, protetta da una crosta solidificata, continuò a scorrere internamente e poi si drenò, lasciando una rete di gallerie.
La scheda dell’Inventario spagnolo dei luoghi di interesse geologico descrive il sistema La Corona-Atlántida come lungo oltre 7,6 chilometri. Gli ultimi 1,6 chilometri risultano oggi sotto il livello del mare. Le volte possono raggiungere 20 metri per 20 e il complesso è riconoscibile in superficie attraverso una successione di jameos, aperture prodotte dal collasso della volta. [web:13]
La nuova pubblicazione usa una definizione più focalizzata sul ramo sommerso. Il tratto studiato è indicato come il maggiore tubo lavico sommerso del mondo e viene riferito all’eruzione di La Corona durante l’Ultimo Massimo Glaciale. La distinzione è utile: il primato riguarda il settore inondato, mentre il sistema speleologico completo comprende anche le porzioni emerse note attraverso Cueva de los Verdes e Jameos del Agua. [web:7]
La cronologia della formazione del tubo resta un elemento centrale. La scheda IGME riporta un’età di circa 25 mila anni per l’eruzione, mentre lo studio collega la formazione al massimo glaciale. Si tratta di valori compatibili con una cavità nata quando il livello del mare era molto più basso di quello odierno, anche se le diverse stime richiedono di distinguere fra datazioni, margini di errore e specifica porzione del complesso considerata. [web:7][web:13]
L’elemento principale della ricerca riguarda la ricostruzione del livello marino relativo. Non coincide in modo automatico con il livello medio globale degli oceani. Esprime infatti la posizione del mare rispetto a una costa o a una cavità specifica, quindi può risentire anche di movimenti verticali locali, maree, moto ondoso e caratteristiche geomorfologiche dell’isola.
Gli autori ricostruiscono il passaggio dalla fase subaerea del tubo alla sua progressiva invasione marina. Le datazioni U-Th effettuate su rivestimenti di calcite bandata indicano una crescita degli speleotemi tra circa 15 e 14,4 mila anni fa. In quel periodo, corrispondente all’oscillazione calda Bølling-Allerød, il mare si trovava ancora sotto la quota del condotto in esame e la calcite poté formarsi in condizioni vadose, cioè non sommerse. [web:7]
Questa evidenza è importante perché mostra che una cavità vulcanica può conservare indicatori sedimentari e mineralogici di momenti diversi. Le forme primarie raccontano la dinamica della lava. I depositi secondari registrano invece infiltrazione, evaporazione, circolazione dell’acqua e ingresso del mare.
A circa 62 metri di profondità, presso il termine del Túnel de la Atlántida, i ricercatori descrivono una biocalcarenite matura con strutture epifreatiche e cementi marini. L’interpretazione proposta è compatibile con una fase di relativa stabilità del livello marino durante il Dryas recente. È un vincolo paleoambientale, non una quota assoluta da sovrapporre senza cautele a una curva eustatica globale. [web:7]
Nel settore mediano della galleria sono state osservate laminazioni da ripple tidali e fessure da disseccamento. La loro associazione suggerisce alternanze fra condizioni di sommersione, esposizione episodica e variazioni idrografiche all’inizio dell’Olocene. Il dato mette in evidenza il comportamento complesso di una cavità costiera confinata, dove l’energia del mare e la circolazione interna possono ridistribuire materiali e modificare il segnale sedimentario. [web:7]
Lo studio ha analizzato i campioni con diffrazione a raggi X, microscopia elettronica a scansione con microanalisi EDS, petrografia e misure di isotopi stabili del carbonio e dell’ossigeno. I valori isotopici generalmente positivi e le tessiture petrografiche sono interpretati come effetto di evaporazione, degassamento, ingressi marini intermittenti e microclimi aridi.
Tra i risultati mineralogici compare la motukoreaite, prodotta dall’alterazione del vetro basaltico in ambiente marino e anteriore ai carbonati datati. Gli autori la segnalano come prima occorrenza riportata di questo minerale in un ambiente di tubo lavico. [web:7]
Il caso del Túnel de la Atlántida mostra perché non sia corretto attribuire a un singolo sedimento marino il significato diretto di antico livello medio del mare. Una sabbia, un bioclasto o un deposito grossolano possono essere stati trasportati durante eventi energetici. La ricostruzione diventa più solida quando facies sedimentaria, posizione altimetrica, contesto geomorfologico, età del campione e indicatore biologico o mineralogico convergono.
Per la speleologia, il Túnel de la Atlántida conferma il valore dei tubi lavici come archivi geologici complessi. Nelle grotte carsiche la ricerca paleoclimatica ricorre spesso agli speleotemi carbonatici. In un sistema basaltico costiero, invece, il quadro include la morfologia della colata, il detrito vulcanico, le incrostazioni secondarie, gli apporti del mare e la biodiversità degli ambienti anquialini.
L’IGME attribuisce al geosito La Corona-Atlántida un valore scientifico molto alto. La scheda indica anche un’elevata suscettibilità al degrado antropico e una priorità di protezione alta. Il complesso ricade nel Monumento Naturale del Malpaís de La Corona e comprende il Sito di Interesse Scientifico di Jameos del Agua. [web:13]
Questi aspetti rendono necessario un approccio prudente. Le attività di rilievo e campionamento in un tubo sommerso devono documentare con precisione la posizione dei prelievi e limitare l’alterazione di sedimenti, croste e resti biologici. Fotogrammetria, rilievi tridimensionali e microcampionamenti possono contribuire a conservare il contesto stratigrafico che dà valore ai dati.
La ricerca amplia quindi il ruolo del Túnel de la Atlántida. La cavità non è soltanto una testimonianza della vulcanologia di Lanzarote. Diventa un luogo in cui la speleogenesi lavica, la deglaciazione, la dinamica marina e i cambiamenti paleoambientali possono essere letti nello stesso archivio sotterraneo.
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Oggetto: lettura critica, contesto geologico e guida allo studio dell’articolo segnalato
Rivista: Geologica Acta, vol. 23 (2025)
Accesso indicato: https://revistes.ub.edu/index.php/GEOACTA/article/view/51979/47259
Stato dell’analisi: il testo del PDF non è stato tecnicamente indicizzato/estratto dal portale durante questa ricerca. Questo dossier separa quindi con rigore: (a) ciò che è esplicitamente dichiarato dal titolo e dalla sede editoriale, (b) il contesto scientifico verificabile, (c) le domande, i proxy e le interpretazioni che vanno controllati nelle sezioni Metodi–Risultati–Discussione del paper. Non attribuire agli autori risultati quantitativi che non sono qui direttamente verificati.
Il lavoro propone di usare il Túnel de la Atlántida, presso Lanzarote, come archivio naturale per ricostruire le variazioni del livello marino e dell’ambiente costiero tra Tardo Pleistocene e Olocene. Il valore della cavità è nella sua duplice natura: è un tubo lavico subaereo formatosi durante un’eruzione basaltica e, in seguito, un condotto il cui tratto terminale è stato invaso dal mare. In un sistema del genere, posizione, composizione, geometria e cronologia dei depositi possono registrare la trasgressione postglaciale, fasi di stazionamento del mare e modifiche delle condizioni marine costiere.
Non è dunque una “grotta marina” scavata dalle onde. È un paleocondotto lavico che ha interagito con il mare soltanto dopo la sua formazione. Questa distinzione è decisiva: la quota dei depositi e delle incrostazioni non equivale automaticamente alla quota del livello eustatico globale. Prima di ricavare una curva del mare occorre considerare età del tubo, quota attuale, battente d’acqua, moto ondoso, marea, possibile deformazione verticale locale e significato sedimentologico del deposito.
Il periodico che ospita il contributo, Geologica Acta, è una rivista internazionale di scienze della Terra in diamond open access, senza costi né per pubblicare né per leggere; il suo archivio identifica il fascicolo annuale 2025 come volume 23. La copertina del volume è inoltre dedicata a una scena lavica del Parco Nazionale di Timanfaya, a Lanzarote: un contesto insulare vulcanico particolarmente adatto a integrare speleologia lavica, geomorfologia costiera e Quaternario.
Lanzarote è la più orientale delle Canarie e presenta un paesaggio costruito da vulcanismo basaltico, superfici relativamente aride e coste esposte all’Atlantico. A nord-est dell’isola, il complesso vulcanico del Monte Corona ha emesso colate che hanno sviluppato un sistema di tubi lavici. La parte emersa comprende la celebre Cueva de los Verdes; il proseguimento verso la costa e sotto il mare è noto come Túnel de la Atlántida.
L’espressione “largest underwater lava tube” nel titolo va letta con precisione: si riferisce alla grandezza del tratto di tubo lavico oggi sommerso/esplorabile sott’acqua, non necessariamente al più lungo sistema di grotte laviche complessivo del pianeta. Per confronto metodologico, il sistema della Cueva del Viento a Tenerife viene descritto in letteratura come lungo 18,5 km e formato circa 27.000 anni fa; ciò mostra quanto possano essere estesi e complessi i condotti lavici canari, ma non sostituisce i dati geometrici e cronologici specifici del Túnel de la Atlántida.
Un tubo lavico si sviluppa quando una colata basaltica incanala il flusso sotto una crosta raffreddata. Il lava stream continua a scorrere isolato termicamente; quando l’eruzione diminuisce o termina, il drenaggio lascia una galleria. La morfologia interna può includere:
La cavità conserva quindi due tempi geologici diversi: il tempo vulcanico, scritto nelle pareti e nelle forme primarie, e il tempo post-vulcanico, scritto da gravità, alterazione, infiltrazione, organismi, vento e mare.
Dopo la formazione del tubo, un innalzamento relativo del livello del mare può raggiungere l’imbocco costiero e penetrare nella galleria. Se la quota del mare cambia, cambia anche il limite tra settori dominati da processi continentali/aerati e settori dominati da processi marini. Nel tubo possono quindi accumularsi, o essere rimaneggiati:
Il titolo indica un obiettivo composto: ricostruire sea-level e paleoenvironmental changes dal Tardo Pleistocene all’Olocene. Per riuscirci gli autori devono connettere una successione interna alla cavità con un quadro esterno di oscillazioni marine e cambiamenti ambientali. La catena inferenziale ideale è:
[
\text{facies/deposito} + \text{quota} + \text{età} + \text{indicatore ambientale}
\rightarrow \text{livello marino relativo e ambiente locale}
]
L’espressione corretta è soprattutto livello marino relativo (RSL, relative sea level): quello osservabile rispetto alla grotta e all’isola. Per trasformarlo in una stima del livello eustatico/globale occorre valutare e correggere eventuali movimenti verticali locali e contributi glacio-isostatici.
Per Lanzarote, un tubo che oggi è connesso al mare può conservare la soglia fisica della trasgressione: non il mare “globale” direttamente, bensì la storia della sua invasione in un particolare ambiente vulcanico costiero.
Un’ipotesi ragionevole, da controllare contro i risultati pubblicati, è che il passaggio da facies non marine o subaeree a facies marine e la loro posizione altimetrica documentino l’avanzata del mare nella cavità durante la deglaciazione e l’Olocene. Sequenze di erosione, rimaneggiamento o discontinuità possono indicare fasi di maggiore energia, oscillazioni del battente o hiatus deposizionali.
Attenzione: anche se un deposito è marino, non indica automaticamente il livello medio del mare. Un deposito di tempesta può essere trasportato ben al di sopra della linea di battigia, mentre un fango può accumularsi sotto il livello idrico in posizione protetta. Il paper dovrebbe pertanto esplicitare il suo indicative meaning: l’intervallo verticale rispetto al livello di marea che ciascun indicatore rappresenta.
La robustezza della ricostruzione dipende innanzitutto dal rilievo. Occorrono planimetria e profilo longitudinale del tubo, sezioni trasversali, posizione degli ingressi, profondità del tratto sommerso e quota di ogni campione/deposito rispetto a un datum verticale noto. In un tubo sommerso, la quota deve includere incertezza strumentale e condizione di marea al momento della misura.
Una tabella critica da cercare nel paper è questa: Elemento Informazione necessaria Perché conta Punto di campionamento Coordinate/settore del tubo Ricostruisce l’ordine spaziale della successione Quota o profondità Datum, precisione, correzione marea Trasforma il deposito in indicatore RSL Tipo di deposito Facies, tessitura, strutture Separa alta energia, calma, origine marina/non marina Età Metodo, campione, errore Colloca l’evento nel tempo Interpretazione Intervallo verticale e processo Evita equivalenze indebite con il livello medio del mare
Le chiavi per distinguere origine e ambiente comprendono granulometria, selezione, arrotondamento, composizione dei clasti, strutture sedimentarie e contatti fra livelli. In particolare:
In un ambiente basaltico è fondamentale separare il sedimento autoctono derivato dal disfacimento della volta da quello realmente introdotto dal mare. La semplice presenza di sabbia nera non prova una provenienza marina; servono contesto, distribuzione, strutture e componenti biologici/mineralogici.
A seconda di ciò che il lavoro ha effettivamente analizzato, i principali proxy possibili sono: Proxy Informazione potenziale Limite da discutere Molluschi e altri macroresti marini Salinità, energia, habitat costiero Trasporto e rimaneggiamento post-mortem Foraminiferi/ostracodi Condizioni marine, profondità/energia relative Preservazione selettiva e provenienza alloctona Diatomee o microalghe Acque marine, salmastre o dolci Dissoluzione e contaminazione Granulometria Energia e modalità di trasporto Non è univoca senza facies e geometria Geochimica/mineralogia Origine del sedimento, alterazione, componente biogenica Segnale composito in ambiente basaltico DNA sedimentario o microfossili Comunità passate e condizioni ecologiche Estrema sensibilità a contaminazione e rimaneggiamento Tracce di erosione/incrostazioni Permanenza dell’acqua, circolazione, bioerosione Difficile traduzione in quota RSL puntuale
Il rapporto fra quota e data è il cuore del problema. Metodi plausibili, da verificare nel testo, sono:
Un’età di un campione non coincide necessariamente con l’età della deposizione: conchiglie rimaneggiate, carbonio “vecchio”, materiale trasportato e ricristallizzazione sono rischi reali. Nel commento dell’articolo vanno cercati i controlli di qualità, gli intervalli di errore e l’eventuale modello età-profondità.
Se il paper mostra punti datati su un grafico con tempo sull’asse orizzontale e quota/profondità sull’asse verticale, ogni punto dovrebbe essere letto come un vincolo, non come una misura assoluta di eustasia. Per esempio, un organismo marino datato in situ a una quota definita può delimitare l’esistenza di acqua marina in un certo intervallo verticale a quella data. Non dimostra necessariamente che il livello medio del mare coincidesse esattamente con quel punto.
Un risultato convincente richiede convergenza: facies compatibile, indicatore ecologico con range noto, campione non rimaneggiato, quota ben rilevata e data robusta. Più linee di evidenza indipendenti concordano, più stretta può essere la ricostruzione.
Una semplificazione utile è:
[
\sigma_{RSL}^2 \approx \sigma_{quota}^2 + \sigma_{indicatore}^2 + \sigma_{marea/onda}^2 + \sigma_{movimento\ verticale}^2
]
Non è necessariamente la formula applicata dagli autori, ma ricorda che l’incertezza finale non deriva soltanto dal GPS o dal profondimetro. Il contributo dell’indicative range e delle condizioni idrodinamiche può essere dominante in una cavità costiera.
Il paper sarebbe metodologicamente molto forte se combinasse: rilievo 3D ad alta precisione; stratigrafia delle facies; analisi microfaunistiche/mineralogiche; più metodi di datazione; e un modello quantitativo di RSL con incertezze esplicite. L’innovazione non consisterebbe solo nell’ambientazione spettacolare, ma nel dimostrare che un tubo lavico sommerso può essere un archivio calibrabile delle trasformazioni costiere quaternarie.
Questo caso amplia la nozione di cavità come archivio ambientale. Nelle grotte carsiche le registrazioni paleoclimatiche sono spesso affidate a speleotemi e sedimenti clastici; nei tubi lavici, la litologia basaltica e l’assenza di grandi sistemi carbonatici spostano l’attenzione su morfologie vulcaniche, materiale introdotto dall’esterno e interazioni costa–mare. La lettura speleogenetica resta indispensabile: soltanto conoscendo la genesi primaria si distingue ciò che è originario della colata da ciò che è sedimentato molto dopo.
Un’indagine in un tubo sommerso presenta problemi particolari: sicurezza, navigazione in ambiente confinato, torbidità generata dal passaggio, documentazione fotografica/scansione, precisione di profondità e campionamento minimamente invasivo. La qualità scientifica dipende anche dal protocollo di campo: una traccia topografica non georeferenziata, una quota riferita a marea incerta o un campione prelevato senza osservazione del contesto perdono gran parte del loro potere interpretativo.
Sedimenti, incrostazioni e resti biologici di una cavità sommersa sono risorse finite. Il prelievo deve essere proporzionato alla domanda scientifica, completamente documentato e, se possibile, integrato con tecniche non distruttive: fotogrammetria, sonar/scansione, microcampionamento e monitoraggio. La divulgazione dovrebbe evitare di trasformare il primato dimensionale in un invito a frequentazioni non regolamentate: il valore vero del sito è la sua integrità stratigrafica.
Termine Definizione operativa Tubo lavico Condotto lasciato dal drenaggio di una colata lavica incanalata sotto una crosta solidificata Trasgressione marina Avanzata relativa del mare sulla terraferma, spesso associata a innalzamento del RSL Regressione marina Arretramento relativo del mare, per abbassamento del RSL o sollevamento della terra RSL Livello del mare relativo a una specifica costa/sito, influenzato da eustasia e movimenti verticali locali Eustasia Variazione globale del livello del mare, principalmente legata a volume dell’acqua oceanica e bacini Indicative meaning Relazione nota tra un indicatore e una fascia verticale rispetto al livello di marea Facies Insieme delle caratteristiche di un deposito che ne indica processo e ambiente di formazione Tafonomia Studio dei processi che alterano e trasferiscono resti biologici dal momento della morte al ritrovamento Rimaneggiamento Erosione e rideposizione di materiale più antico in un deposito più giovane Effetto serbatoio marino Apparente invecchiamento delle età radiocarboniche di organismi marini rispetto all’atmosfera
D: Che cos’è il Túnel de la Atlántida?
R: Il tratto sommerso di un sistema di tubo lavico basaltico costiero di Lanzarote, usato come potenziale archivio delle interazioni tra cavità e mare.
D: Qual è la differenza fondamentale fra tubo lavico e grotta marina?
R: Il primo nasce dal drenaggio della lava; la seconda è principalmente scavata dall’azione marina. Nel Túnel il mare modifica/riempie un condotto preesistente.
D: Che cosa significa RSL?
R: Relative sea level: quota del mare rispetto a una determinata costa o sito, non il solo livello globale.
D: Qual è la catena inferenziale dello studio?
R: Deposito e facies + quota + età + indicatore ecologico ? vincolo sul livello marino relativo e sull’ambiente.
D: Perché un deposito marino non indica sempre il livello medio del mare?
R: Può derivare da onde, tempeste o trasporto in ambiente confinato, e quindi registrare una fascia idrodinamica diversa dal livello medio.
D: Quale errore bisogna evitare con un 14C su conchiglia?
R: Trattarla automaticamente come data di deposizione senza valutare rimaneggiamento ed effetto serbatoio marino.
D: Qual è il vantaggio del tubo come archivio?
R: Può proteggere e intrappolare sedimenti costieri in una geometria confinata, potenzialmente meglio di una costa esposta.
D: Qual è il principale limite?
R: Il sedimento può essere redistribuito da dinamica marina e confuso con detrito vulcanico locale.
Per trasformare questo dossier in una vera scheda bibliografica dell’articolo è necessario estrarre dal PDF: autori, DOI, area e schema di campionamento, metodi analitici, risultati datati, quote di riferimento, figure e conclusioni. Fino a tale verifica, cifre, età e ricostruzioni specifiche non vanno citate come risultati del paper.
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La tomba KV62, appartenuta a Tutankhamon e scoperta da Howard Carter nel 1922 nella Valle dei Re, resta al centro di un dibattito che intreccia archeologia, rilievi digitali e geofisica. L’interesse nasce anche dalle dimensioni contenute del sepolcro rispetto al rango del sovrano e da alcune sue caratteristiche architettoniche.
Nel 2015 l’egittologo Nicholas Reeves avanzò l’ipotesi che KV62 potesse costituire una parte di una tomba più ampia, forse progettata in origine per Nefertiti e poi adattata per Tutankhamon. L’ipotesi Nefertiti era basata, fra l’altro, sull’osservazione di immagini ad alta definizione realizzate per la documentazione della tomba. Si tratta di una proposta archeologica verificabile, non della dimostrazione dell’esistenza di ambienti oltre le pareti nord e ovest.
Oggi circolano nuove dichiarazioni attribuite a un gruppo guidato da Mamdouh Eldamaty e con analisi associate al nome di George Ballard. La narrazione parla di georadar, microgravità, rilettura di tomografie elettriche, di un possibile corridoio largo circa due metri e di una cosiddetta “anomalia 7”. Viene inoltre evocata una futura perforazione controllata con strumenti robotici.
Alla data di verifica, questi dettagli non risultano confermati da una pubblicazione primaria accessibile. Il DOI indicato per il presunto contributo del 2026, 10.1038/d41586-026-02621-2, non ha restituito un contenuto consultabile attraverso il resolver.
Un’anomalia geofisica non coincide con una camera nascosta. Indica una differenza fisica rispetto al materiale circostante. Il passaggio da segnale a interpretazione archeologica richiede controlli, coordinate precise, valutazione degli errori e confronto fra più tecniche.
Il GPR, o georadar, registra riflessioni di onde elettromagnetiche provocate da variazioni delle proprietà dei materiali. Può rilevare discontinuità, possibili superfici, riempimenti o vuoti. Un riflettore radar non identifica però da solo una parete costruita. La risposta può dipendere dalla geometria dell’oggetto, dall’attenuazione del segnale, dal rumore e dalle condizioni di acquisizione.
La microgravità misura piccole variazioni del campo gravitazionale causate dalla diversa distribuzione delle masse. Un deficit di densità può essere compatibile con un vuoto, ma anche con roccia fratturata, detrito o materiali meno compatti. Non può riconoscere direttamente né oggetti né corredi funerari.
La tomografia elettrica, o ERT, ricostruisce modelli di resistività del sottosuolo mediante elettrodi. Anche in questo caso una zona più conduttiva o più resistiva richiede interpretazioni alternative. Fratture, sali, umidità, detriti e qualità del contatto fra elettrodi e terreno incidono sul risultato. Per KV62, anomalie geofisiche convergenti sarebbero un motivo per approfondire l’indagine, non una prova definitiva di camera nascosta.
La storia delle ricerche invita alla prudenza. La prima scansione GPR interna alla tomba, eseguita da Hirokatsu Watanabe nel novembre 2015, fu interpretata come favorevole all’ipotesi Nefertiti. Un secondo rilievo, svolto nel 2016 da un team collegato a National Geographic, non confermò quel risultato.
Lo studio pubblicato nel 2020 da Francesco Porcelli e colleghi in Sensors riferisce anche una terza indagine interna, effettuata nel febbraio 2018. Gli autori dichiarano che i loro dati GPR non sostengono l’ipotesi di Reeves. Il lavoro descrive inoltre campagne ERT attorno alla collina di KV62 nel 2017 e nel 2018. Il modello tridimensionale mostra anomalie conduttive e resistive da spiegare, non camere archeologiche accertate.
Lo stesso studio rende chiari alcuni limiti pratici del sito. Nelle aree con detriti, le elevate resistenze di contatto degli elettrodi hanno richiesto filtraggio dei dati e procedure robuste di inversione. È un dato rilevante per comprendere perché immagini o mappe persuasive non possano essere lette come una risposta univoca.
Anche qualora una verifica diretta confermasse un volume oltre una parete di KV62, non basterebbe per attribuirlo a Nefertiti. Una cavità potrebbe essere un corridoio, un deposito, una porzione di cava, una frattura o uno spazio non funerario. E una sepoltura reale non sarebbe automaticamente la tomba di Nefertiti.
Per sostenere un’identificazione sarebbero necessarie prove diagnostiche in contesto primario: iscrizioni, titoli, resti umani identificabili o un corredo attribuibile con chiarezza. Le discussioni sul riuso di oggetti nel corredo di Tutankhamon non sostituiscono questa evidenza.
La formula più corretta resta quindi questa: eventuali anomalie geofisiche, se riproducibili e spazialmente coincidenti, potrebbero giustificare una verifica minimamente invasiva. Non dimostrano al momento l’esistenza di una camera nascosta, né la presenza della tomba di Nefertiti.
Un microforo con telecamera o mini-robot potrebbe stabilire se esista un ambiente accessibile senza ricorrere a uno scavo esteso. Sarebbe però un intervento irreversibile in un monumento dipinto e fragile. Prima di autorizzarlo, occorrerebbe pubblicare i dati e i parametri di acquisizione, comprese le incertezze e i risultati negativi.
Servirebbero inoltre una revisione da parte di geofisici indipendenti, modelli alternativi della geologia locale e la dimostrazione della coincidenza tridimensionale fra GPR, microgravità ed ERT. Il progetto conservativo dovrebbe indicare il punto del foro, gli effetti possibili su intonaco e pitture, il controllo di microclima, umidità e sali, oltre alle procedure contro la contaminazione di un eventuale ambiente sigillato.
Finché non saranno disponibili questi elementi e una comunicazione formale delle autorità egiziane, la notizia riguarda anomalie geofisiche da valutare. Non riguarda una scoperta già acquisita. L’ipotesi Nefertiti resta una questione aperta, e proprio per questo richiede un lessico proporzionato alle evidenze.
Oggetto: valutazione critica delle nuove dichiarazioni geofisiche su possibili ambienti oltre le pareti nord e ovest della camera funeraria di Tutankhamon.
Stato della verifica: 19 settembre 2026.
Conclusione provvisoria: i dettagli attribuiti a un nuovo studio guidato da Mamdouh Eldamaty e analizzato da George Ballard — corridoio di circa 2 m, microgravità, “anomalia 7”, carotaggi/perforazioni con robot previsti a novembre — non sono stati verificabili in una pubblicazione primaria accessibile nel corso di questa ricerca. Il DOI indicato,
10.1038/d41586-026-02621-2, non è stato recuperato dal resolver e non ha restituito risultati nei motori interrogati. Questi elementi vanno quindi presentati come notizie o dichiarazioni da confermare, non come scoperta dimostrata. La letteratura peer-reviewed disponibile documenta invece una storia di risultati GPR contrastanti e, nel 2020, concludeva che le scansioni interne a KV62 non supportavano l’ipotesi di Reeves.
KV62 è la tomba di Tutankhamon, scoperta da Howard Carter nel 1922 nella Valle dei Re. Il sovrano appartenne alla fine della XVIII dinastia e regnò nel XIV secolo a.C. La sua tomba è insolitamente piccola rispetto allo status regale e presenta caratteristiche architettoniche e decorative che hanno alimentato il dibattito su una possibile preesistenza o adattamento di un sepolcro più ampio.
Nel 2015 l’egittologo Nicholas Reeves formulò un’ipotesi precisa: KV62 sarebbe parte di una tomba originariamente destinata a Nefertiti e riutilizzata/adattata per la sepoltura rapida di Tutankhamon. Il punto cruciale non è soltanto la possibilità di una cavità: è l’identificazione di spazi strutturalmente connessi alla camera funeraria, nella posizione prevista dall’ipotesi, e di elementi archeologici coerenti con una tomba reale della fase amarniana.
Il testo oggetto di esame attribuisce al team Eldamaty–Ballard tre linee di indizio:
L’“anomalia 7” sarebbe una zona a densità minore con nucleo relativamente più denso; viene proposta, con linguaggio ipotetico, l’interpretazione di un ambiente contenente materiali od oggetti. Questa è un’inferenza particolarmente fragile: né il GPR né la gravimetria possono identificare direttamente “tesori” o attribuire una cavità a Nefertiti.
Data Evento / risultato Valore probatorio 1922 Howard Carter scopre KV62. Fatto storico consolidato. 2015 Reeves propone che KV62 possa appartenere a un sepolcro più grande associabile a Nefertiti, basandosi anche sull’osservazione di immagini/scansioni ad alta risoluzione. Ipotesi archeologica, non prova diretta di ambienti nascosti. novembre 2015 Hirokatsu Watanabe effettua una prima scansione GPR interna, interpretata come favorevole alla presenza di vuoti. Risultato preliminare e non replicato in modo concorde. 2016 Una seconda indagine radar, collegata a National Geographic, non conferma il risultato iniziale. Contraddizione sperimentale importante. febbraio 2018 Terza indagine GPR interna, eseguita dal gruppo che poi pubblicherà nel 2020. I suoi autori dichiarano che l’ipotesi di Reeves non è supportata dai loro dati GPR. 2017–2018 Campagne ERT attorno alla collina di KV62; i dati sono integrati in un modello 3D. Rilevano anomalie conduttive e resistive che richiedono spiegazione, non camere dimostrate. 2020 Pubblicazione scientifica su rilevamenti geofisici e geomatici integrati nella Valle dei Re. Fonte primaria peer-reviewed, utile per metodo e stato del dibattito. 2026 (da verificare) Nuove misure GPR + microgravità e riesame ERT, attribuite a Eldamaty e Ballard; possibile richiesta di micro-perforazione con robot. Non verificato qui in una fonte primaria accessibile: trattare come preliminare.
Tecnica Che cosa misura Cosa può suggerire Limiti decisivi a KV62 GPR — georadar Riflessioni di onde elettromagnetiche dovute a contrasti nelle proprietà dielettriche. Discontinuità, interfacce, possibili vuoti, riempimenti o pareti. Un riflettore non equivale automaticamente a una parete; un’assenza di segnale può dipendere da attenuazione, geometria, rumore o accoppiamento con la superficie. Interpretazioni diverse dello stesso sito sono già emerse. Microgravità Piccole variazioni del campo gravitazionale legate alla distribuzione delle masse/densità. Un deficit di massa può essere compatibile con un vuoto o con terreno fratturato/meno denso. La soluzione è non univoca: forma, profondità e contrasto di densità possono produrre segnali simili. Correzioni topografiche e geologiche sono essenziali. ERT — tomografia elettrica Distribuzione della resistività elettrica del sottosuolo ricostruita da misure con elettrodi. Contrasti che possono riflettere roccia, fratture, materiali umidi/salini, detriti o vuoti. La resistività non identifica da sola una camera; le inversioni sono modellistiche e influenzate da contatto degli elettrodi, topografia e scelta dei parametri. Integrazione multi-metodo Confronto spaziale e fisico di più dataset indipendenti. Rende più robusta un’anomalia se GPR, gravità ed ERT convergono nella stessa posizione e profondità. La convergenza non elimina l’ambiguità se tutti i modelli dipendono da assunzioni non testate; serve una verifica diretta, minimamente invasiva.
Una anomalia geofisica è una differenza misurata rispetto al comportamento di fondo. Diventa un’ipotesi di camera solo dopo un processo inferenziale: geometria coerente, posizione riproducibile, profondità compatibile, controllo degli effetti geologici e conferma da tecniche indipendenti. Diventa una camera accertata soltanto con una verifica diretta — ad esempio endoscopia, imaging robotico o scavo controllato — che documenti uno spazio costruito.
Nel caso in esame, una geometria “ad angolo retto” aumenterebbe l’interesse archeologico, ma non basta da sola: fratture, superfici di cava, discontinuità naturali e artefatti di inversione possono generare configurazioni apparentemente lineari o angolari.
L’articolo di Porcelli e colleghi, pubblicato in Sensors nel 2020, descrive un progetto integrato nella Valle dei Re che combina mappatura 3D, ERT, GPR e magnetometria. Per l’area di KV62:
Questa fonte non “chiude” la questione: dimostra però che il caso KV62 ha già prodotto falsi positivi potenziali e risultati discordanti. Perciò un annuncio nuovo richiede dati completi, metodologia trasparente e revisione indipendente prima di parlare di scoperta.
Formula prudente per un testo divulgativo: “Le anomalie, se confermate e spazialmente coincidenti, potrebbero giustificare una verifica endoscopica; non costituiscono al momento una prova dell’esistenza di una camera né, tantomeno, della tomba di Nefertiti.”
La proposta descritta di perforazioni controllate di 7–8 cm con introduzione di mini-robot e camere a 360° avrebbe, in linea di principio, un vantaggio: stabilire se esiste un volume accessibile evitando uno scavo esteso. È però un intervento irreversibile su un monumento dipinto e fragile; richiede autorizzazione, progetto conservativo e una soglia probatoria elevata.
L’eventuale influenza di acque meteoriche, deflussi improvvisi e falda merita una valutazione idrogeologica specifica. Tuttavia non basta richiamare genericamente “inondazioni” o “innalzamento della falda” per accelerare un intervento: occorrono serie di monitoraggio, mappa delle vie di infiltrazione, dati su umidità e sali nelle pareti, e un piano di mitigazione. La conservazione non è un argomento a favore o contro la perforazione in astratto; è parte del bilancio tecnico da documentare.
Prima di pubblicare un titolo come “Nuove prove di camere nascoste”, verificare:
Da evitare Preferire “Scoperte le camere di Nefertiti” “Rilevate anomalie compatibili, da verificare, con possibili ambienti non documentati”. “Il radar vede una stanza” “Il GPR registra riflessioni interpretate come possibili discontinuità o vuoti”. “Tesori dietro la parete” “Una eventuale cavità potrebbe essere vuota, riempita di detriti o contenere materiali: la geofisica non lo determina”. “Perforazione imminente” “Una perforazione è stata proposta/annunciata, ma va distinta da un’autorizzazione formalmente confermata”.
Nota per l’uso didattico/editoriale: aggiornare il presente dossier non appena diventano disponibili il testo integrale del contributo 2026, gli allegati tecnici (radargrammi, griglie gravimetriche, modello ERT, coordinate e incertezze) e una comunicazione formale dell’autorità egiziana su autorizzazioni e protocollo di indagine.
L'articolo Tomba di Tutankhamon, anomalie geofisiche e ipotesi Nefertiti: nessuna camera nascosta è ancora confermata proviene da Scintilena.
Grotta Romanelli torna al centro della ricerca archeologica con le datazioni di tre sepolture medievali e con una stratigrafia che riporta le più antiche frequentazioni al Pleistocene medio. Martedì 22 settembre, a Castro, un incontro dedicato agli studi in corso.
Martedì 22 settembre 2026, alle ore 18, il Castello Aragonese di Castro, in provincia di Lecce, ospiterà l’incontro “Grotta Romanelli. Tra storia e ricerca”. L’appuntamento è annunciato come un momento di aggiornamento sulle campagne di studio e sulla valorizzazione storico-archeologica della celebre cavità salentina.
Interverranno Luigi Coluccia, sindaco di Castro, Francesco D’Andria, direttore del Museo Archeologico di Castro, Rino Bianco, già funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per Brindisi, Lecce e Taranto, e Raffaele Sardella, dell’Università Sapienza di Roma e coordinatore delle ricerche contemporanee nel sito.
Data, orario, sede e relatori sono riportati nell’annuncio. Al momento della pubblicazione non è stata rintracciata una pagina istituzionale autonoma che confermi tutti i dettagli organizzativi. Per accesso, eventuale prenotazione e programma definitivo è quindi opportuno verificare direttamente con gli organizzatori.
La notizia scientifica più recente riguarda tre resti umani rinvenuti nella cavità all’inizio del Novecento. Per lungo tempo erano stati associati al quadro preistorico del sito sulla base del contesto di recupero storico. Uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Anthropological Sciences ha eseguito per la prima volta datazioni dirette al radiocarbonio AMS su un adulto e due bambini.
Il risultato modifica in modo netto l’interpretazione. L’adulto è datato, con intervalli calibrati al 95,4%, tra il 1302 e il 1369 oppure tra il 1379 e il 1411 d.C. I due bambini sono collocati rispettivamente fra il 1423 e il 1455 e fra il 1435 e il 1489 d.C. Si tratta quindi di sepolture medievali, riferibili a fasi di riuso finora non riconosciute di Grotta Romanelli.
I resti erano stati recuperati tra il 1900 e il 1904 e sono conservati presso il Museo di Antropologia del Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università di Napoli Federico II. Le analisi mostrano quanto le collezioni storiche possano ancora produrre dati nuovi, se rilette con metodi aggiornati e documentazione archeologica più rigorosa.
Le date coincidono, in senso ampio, con secoli segnati anche da epidemie nel Mezzogiorno. Questo elemento non dimostra però un collegamento tra le deposizioni e specifici eventi epidemici. Le cause della morte, le modalità della sepoltura e il motivo del riuso della cavità restano quesiti aperti. Per chiarirli saranno necessarie ulteriori indagini bioantropologiche, paleopatologiche e storiche.
Grotta Romanelli si apre nelle calcareniti cretacee della falesia costiera presso Castro. È nota da oltre un secolo come riferimento per l’archeologia, la paleontologia e la geomorfologia del Quaternario nel Mediterraneo. Il deposito ha restituito industrie litiche, resti faunistici, tracce di combustione, arte parietale, arte mobiliare e indicatori delle variazioni del livello marino.
Un passaggio decisivo è arrivato con la revisione cronostratigrafica pubblicata nel 2022 su Scientific Reports. Il lavoro ha integrato rilevamenti geomorfologici, analisi sedimentologiche e micromorfologiche, lettura delle successioni interne ed esterne e datazioni uranio-torio su speleotemi. La ricerca ha riesaminato circa sei metri di sequenza ancora conservata nella cavità.
Il quadro proposto supera l’attribuzione tradizionale dell’avvio del riempimento all’ultimo interglaciale, il MIS 5e. Le più antiche frequentazioni umane e faunistiche di Grotta Romanelli vengono invece collocate fra MIS 9 e MIS 7, nel Pleistocene medio. Lo studio indica anche che il mare raggiunse la grotta durante questa fase più antica e che le tacche di battente interne non devono essere riferite automaticamente al MIS 5e.
Questa revisione influisce sulla lettura delle industrie e dei focolari segnalati negli scavi storici. Gli autori considerano possibile che il focolare più basso, posto sui depositi marini inferiori, rappresenti una delle più antiche testimonianze di uso del fuoco nella penisola italiana. È un’ipotesi fondata sulla nuova cornice cronologica del deposito e richiede una lettura prudente, dato che le strutture furono scavate in passato.
Le indagini recenti hanno ampliato anche il dossier sull’arte della cavità. Un articolo pubblicato nel 2021 sulla rivista Antiquity ha documentato 31 nuove unità grafiche sulle pareti di Grotta Romanelli. Il lavoro ha riconosciuto figure animali, motivi geometrici e segni lineari, rilevando sovrapposizioni e l’impiego di più tecniche di incisione.
La presenza di pannelli con caratteristiche diverse indica più fasi di attività grafica. Il progetto avviato dal 2016 ha permesso di registrare sistematicamente superfici prima poco note e di confrontare le incisioni con i depositi vicini, con le tecniche adottate e con altre tradizioni dell’arte paleolitica europea.
Anche l’arte mobiliare è oggetto di revisione. Le pietre decorate e le collezioni formate durante gli scavi del primo Novecento richiedono il confronto tra vecchie attribuzioni stratigrafiche, archivi, reperti e analisi attuali. In questa prospettiva, Grotta Romanelli non è soltanto un insieme di materiali già conosciuti: è un archivio complesso, nel quale depositi, oggetti e dati di scavo possono essere nuovamente interrogati.
Il programma di ricerca attivo dal 2015 e finanziato dal 2016 dal progetto Grandi Scavi della Sapienza riunisce archeologia, geologia, geoarcheologia, geomorfologia, paleontologia, geocronologia e bioantropologia. Alle indagini hanno contribuito, fra gli altri, Sapienza Università di Roma, CNR, Università di Torino, Università di Milano, Università Federico II di Napoli e CEDAD dell’Università del Salento.
L’incontro di Castro può quindi offrire un punto sul rapporto fra ricerca e tutela. La conservazione delle pareti incise, dei depositi residui e della falesia costiera richiede attenzione costante. La restituzione pubblica dei risultati deve procedere insieme alla protezione di un contesto archeologico vulnerabile.
Le sepolture medievali aggiungono una fase inattesa alla lunga storia di Grotta Romanelli. La revisione del Pleistocene medio ne estende invece all’indietro la cronologia. Due risultati diversi convergono nella stessa indicazione: la lettura del sito non può più separare l’archeologia preistorica dalla storia successiva della cavità, dalle collezioni museali e dai processi naturali che hanno costruito e modificato il deposito.
Oggetto: incontro annunciato per martedì 22 settembre 2026, ore 18:00, Castello Aragonese di Castro (LE)
L’incontro si colloca in un momento particolarmente significativo per Grotta Romanelli. La novità scientifica immediatamente più pertinente è lo studio del 2026 che ha datato direttamente tre resti umani storicamente attribuiti alla preistoria: si tratta invece di sepolture medievali, comprese fra il XIV e il XV secolo. Il risultato amplia in modo sostanziale la biografia del sito: Grotta Romanelli non è soltanto un archivio del Paleolitico mediterraneo, ma una cavità riutilizzata in epoche molto più tarde.
Questo esito si innesta su una revisione stratigrafica già decisiva, pubblicata nel 2022: le nuove datazioni U/Th e lo studio sedimentologico hanno retrodatato le prime frequentazioni umane a un intervallo compreso fra MIS 9 e MIS 7, quindi nel Pleistocene medio, molto prima dell’attribuzione tradizionale all’ultimo interglaciale. La grotta conserva inoltre arte parietale e mobiliare, industrie litiche, fauna e tracce di fuoco; le ricerche recenti hanno identificato 31 nuove unità grafiche sulle pareti e hanno riesaminato l’arte mobiliare.
Il testo dell’annuncio indica chiaramente data, ora, sede e relatori. Nelle fonti web indicizzate consultate non è emersa però una pagina istituzionale autonoma del Comune/Museo che confermi tutti i dettagli logistici dell’appuntamento. Nel comunicare l’evento è quindi opportuno citare tali dati come provenienti dall’annuncio ricevuto e richiedere, se necessario, conferma diretta agli organizzatori su accesso, eventuale prenotazione e programma definitivo.
Campo Dato Titolo Grotta Romanelli. Tra storia e ricerca Data e ora Martedì 22 settembre 2026, ore 18:00 Luogo Castello Aragonese, Castro (Lecce) Tema Presentazione delle risultanze della campagna di studio a Grotta Romanelli e valorizzazione storico-archeologica del sito Interventi annunciati Luigi Coluccia, sindaco di Castro; Francesco D’Andria, direttore del Museo Archeologico di Castro; Rino Bianco, già funzionario SABAP per Brindisi, Lecce e Taranto; Raffaele Sardella, Sapienza Università di Roma
Grotta Romanelli si apre nelle falesie calcaree cretacee della costa sud-orientale pugliese, nei pressi di Castro. La sua posizione costiera e il riempimento sedimentario la rendono insieme un archivio archeologico, paleontologico, geomorfologico e paleoambientale.
Periodo Evento e significato 1874 Prima scoperta della grotta. 1900–1904 Esplorazioni e recupero di reperti, compresi i resti umani poi conservati a Napoli. Dal 1914 Scavi di Gian Alberto Blanc: fondamentale sistematizzazione stratigrafica, paleontologica e archeologica del deposito. 2015–2016 Ripresa delle ricerche multidisciplinari coordinate da Raffaele Sardella/Sapienza, dopo decenni di inattività sul campo. 2017–2021 Apertura di sezioni stratigrafiche, campionamenti sedimentologici, micromorfologici e geocronologici U/Th. 2021 Pubblicazione delle nuove incisioni parietali: 31 unità grafiche riconosciute. 2022 Revisione cronostratigrafica: le evidenze più antiche di frequentazione vengono collocate fra MIS 9 e MIS 7. 2026 Datazione AMS diretta di tre individui: sepolture medievali, non preistoriche.
Lo studio pubblicato in Scientific Reports nel 2022 ha combinato geomorfologia costiera, litostratigrafia, morfostratigrafia, micromorfologia e datazioni uranio-torio su speleotemi. La conseguenza principale è il superamento dell’idea che l’avvio del riempimento della grotta coincidesse con l’ultimo interglaciale (MIS 5e).
Le datazioni disponibili sui depositi più bassi e sulle concrezioni indicano un quadro più antico. Gli autori propongono che le più antiche frequentazioni umane e faunistiche ricadano fra MIS 9 e MIS 7, in un arco del Pleistocene medio. Fra gli aspetti di maggiore rilievo vi sono:
L’articolo di Sardella e collaboratori, pubblicato nel 2026 sul Journal of Anthropological Sciences, ha datato con AMS il radiocarbonio i tre individui meglio conservati, uno adulto e due bambini, scavati fra il 1900 e il 1904. In precedenza erano stati riferiti alla preistoria sulla base del contesto stratigrafico, ma non erano mai stati sottoposti a datazione diretta.
I risultati al 95,4% di probabilità sono: Individuo Intervallo calibrato Adulto 1302–1369 e 1379–1411 d.C. Bambino 1 1423–1455 d.C. Bambino 2 1435–1489 d.C.
Il dato dimostra fasi di riuso medievale finora non riconosciute. È una correzione importante, non una semplice aggiunta alla cronologia: obbliga a distinguere con precisione tra reperti paleolitici, deposizioni successive e vicende di formazione/alterazione dell’archivio archeologico. Gli autori osservano che le date si sovrappongono a fasi di ricorrenti epidemie nell’Italia meridionale, ma sottolineano esplicitamente che un nesso causale con mortalità epidemica richiede ulteriori verifiche bioantropologiche e storiche.
Il lavoro pubblicato su Antiquity nel 2021 ha documentato 31 nuove unità grafiche sulle pareti. Le figure includono motivi zoomorfi, geometrici e lineari; la sovrapposizione di segni e l’impiego di almeno quattro tecniche d’incisione indicano più fasi di attività grafica e una conoscenza tecnica adattata a superfici di diversa durezza.
La ricerca sull’arte mobiliare è proseguita nel progetto Dec.O. (Decorated Objects of Romanelli Cave). Una revisione recente di nove pietre con motivi figurativi riconosce 16 figure e colloca l’insieme esaminato, attraverso il riesame di stratigrafia e collezioni, fra circa 13.400 e 10.400 anni fa, nella fase finale dell’Epigravettiano. Il repertorio comprende pesci, bovini, equidi/asini selvatici, cervi, cinghiali, un canide, un animale indeterminato e un leone delle caverne.
Il valore del progetto deriva dall’integrazione di discipline e istituzioni, non da una singola tecnica:
La ripresa delle attività è finanziata dal 2016 dal programma Grandi Scavi della Sapienza. Nelle ricerche sono coinvolti, tra gli altri, Sapienza, CNR, Università di Torino, Università degli Studi di Milano, Università Federico II di Napoli e CEDAD dell’Università del Salento.
Titolo possibile:
Grotta Romanelli oltre il Paleolitico: le nuove date rivelano tre sepolture medievali a Castro
Attacco possibile:
A Grotta Romanelli la ricerca non aggiunge soltanto reperti a una storia già nota: ne corregge la cronologia e ne estende l’orizzonte. Le datazioni al radiocarbonio di tre scheletri recuperati oltre un secolo fa dimostrano che la celebre cavità di Castro fu riutilizzata nel Medioevo, fra Trecento e Quattrocento, mentre le indagini stratigrafiche degli ultimi anni hanno già retrodatato le più antiche frequentazioni umane al Pleistocene medio. L’incontro al Castello Aragonese offre l’occasione per fare il punto su un sito che continua a trasformare le domande degli studiosi.
Punti di cautela redazionale:
L'articolo Grotta Romanelli oltre il Paleolitico: le nuove date raccontano il riuso medievale di Castro proviene da Scintilena.

La spedizione Kosovo 2026 ha aperto un nuovo capitolo nella conoscenza delle cavità verticali del Paese balcanico. Una squadra congiunta bulgaro-kosovara ha esplorato una nuova grotta nel massiccio di Hajla, nelle Bjeshkët e Nemuna, fino alla profondità di 200 metri.
La notizia è emersa su Facebook attraverso gli aggiornamenti diffusi dai partecipanti. Il primo dato comunicato indicava il raggiungimento di -150 metri. L’esplorazione è poi proseguita. Al termine della campagna, svolta dal 12 al 16 settembre 2026, gli speleologi hanno attestato la progressione a -200 metri, sul ciglio di un grande meandro che prosegue oltre il punto raggiunto.
L’esplorazione non risulta esaurita. La mancanza di corde sufficienti e il tempo disponibile hanno imposto lo stop delle operazioni. L’équipe ha quindi programmato di riprendere l’esplorazione in una prossima spedizione.
In base alle informazioni rese note, il nuovo abisso rappresenta al momento la cavità più profonda del Kosovo per dislivello negativo. Il dato dovrà essere consolidato con il rilievo completo e con la prosecuzione delle verifiche sul terreno.
La spedizione Kosovo 2026 era la quinta campagna speleologica realizzata con la partecipazione di gruppi bulgari e kosovari.
Il programma iniziale indicava la ricerca di cavità verticali nei rilievi settentrionali e nord-occidentali del Kosovo, in prossimità dei confini montani.
Il lavoro è iniziato nel massiccio di Hajla, chiamato Hajlë in albanese. L’area appartiene al sistema delle Bjeshkët e Nemuna, noto anche come Prokletije o Alpi Albanesi.
La montagna si trova lungo il confine tra Kosovo e Montenegro e culmina a 2.403 metri. Il rilievo è formato da un lungo crinale e presenta, nelle quote elevate, estesi affioramenti calcarei alternati a settori con rocce vulcaniche.
Questo quadro geologico rende il territorio interessante per la ricerca speleologica.
Nei calcari, l’acqua può infiltrarsi lungo fratture e discontinuità, ampliandole nel tempo e dando origine a pozzi, meandri e sistemi sotterranei.
Non tutte le depressioni o ingressi conducono a cavità profonde. Per questo la ricognizione, l’attrezzamento e il rilievo sono passaggi indispensabili.
Nella prima fase sul massiccio, la squadra ha cartografato una grotta orizzontale e un pozzo d’alta quota profondo 45 metri. Queste attività hanno preceduto l’individuazione e l’attrezzamento della nuova cavità verticale. La scoperta del pozzo da -200 metri è il risultato più rilevante della spedizione Kosovo 2026.

Hajla occupa una posizione di confine tra Kosovo e Montenegro. Sul versante meridionale, le acque drenano verso la Pe?ka Bistrica, il corso d’acqua che ha inciso la gola di Rugova. Sul lato settentrionale si trova invece l’area sorgentizia dell’Ibar. La presenza di differenti bacini idrografici e di grandi masse calcaree rende utile studiare con attenzione le possibili vie di assorbimento e circolazione sotterranea.
La nuova esplorazione non permette ancora di definire il collegamento idrologico della cavità. Non sono stati diffusi dati sullo sviluppo, sulle quote dell’ingresso, sulla presenza di acqua o sulle caratteristiche del meandro terminale. Sono informazioni che potranno arrivare solo con il rilievo speleologico e con future discese.
Il termine “più profonda” va quindi letto nel suo significato tecnico. Si riferisce al dislivello negativo misurato dal punto di ingresso verso il basso. Non indica automaticamente la grotta con il maggiore sviluppo planimetrico, né esclude che altre cavità kosovare possano fornire dati diversi dopo nuove esplorazioni o revisioni catastali.
Il grande meandro individuato a -200 metri rende prematuro stabilire la profondità finale. I meandri sono condotti spesso stretti e sinuosi, modellati dal flusso dell’acqua o dalla dissoluzione lungo fratture. Possono interrompersi rapidamente oppure condurre a nuovi pozzi, gallerie e livelli di drenaggio. La ripresa della spedizione Kosovo 2026 servirà proprio a chiarire questa continuità.
Dopo la fase operativa sul massiccio di Hajla, il gruppo si è trasferito nella montagna di Mokna, o Mokra, dove era previsto il lavoro nella cavità denominata “I Gemelli”. La scelta delle aree conferma un’impostazione basata sulla ricerca di ingressi verticali e sulla verifica di sistemi poco documentati.
La collaborazione tra la Bulgarian Caving Society e le istituzioni kosovare non nasce con questa campagna. Il programma di ricerca sul carsismo del Kosovo è iniziato nel 2016 con una licenza pluriennale. Prima della spedizione Kosovo 2026 erano state svolte quattro campagne, nel 2017, 2018, 2019 e 2022. Le ricerche precedenti hanno interessato varie aree del Paese e hanno prodotto dati su cavità, rilievi e fauna sotterranea.
Nel 2017, per esempio, una squadra di otto speleologi ha esplorato e rilevato cinque grotte nell’area di Zatriq, sul Monte Akovan. Le cinque cavità totalizzavano 199,72 metri di sviluppo planimetrico e 99,72 metri di dislivello complessivo. La ricerca aveva incluso anche il prelievo di campioni di fauna cavernicola. Nel 2022, una spedizione nei monti Mokna ha documentato tre abissi per complessivi 198 metri di profondità e una grotta orizzontale di 55 metri.
Questi precedenti aiutano a inquadrare il nuovo risultato. L’abisso di Hajla, raggiunto a -200 metri e ancora aperto alla prosecuzione, supera il livello delle profondità rese note per le cavità esplorate durante la precedente campagna di Mokna. La verifica definitiva richiederà una documentazione tecnica completa e il confronto con l’inventario nazionale delle grotte.
Per la nuova cavità di Hajla restano aperte diverse domande. La prima riguarda la prosecuzione del meandro. La seconda riguarda l’eventuale presenza di ulteriori verticali, che potrebbe modificare in modo significativo il dislivello totale. La terza riguarda il rilievo: profondità, sviluppo, morfologia e posizione dell’ingresso devono essere restituiti con dati misurati e rappresentazioni cartografiche.
Il rilievo non è un passaggio formale. Serve a rendere confrontabili i risultati e a valutare le relazioni tra la grotta, la geologia locale e la rete idrica sotterranea. È utile anche per la sicurezza delle esplorazioni successive, perché registra pozzi, ancoraggi, strettoie, punti di diramazione e zone potenzialmente instabili.
La spedizione Kosovo 2026 lascia quindi un risultato provvisorio, ma concreto: un nuovo abisso esplorato fino a -200 metri in un settore carsico ancora poco conosciuto. La prosecuzione della ricerca potrà chiarire se il grande meandro terminale conduce a nuovi livelli della cavità e quale sarà la profondità definitiva del sistema.
L'articolo Spedizione Kosovo 2026, un nuovo abisso raggiunge i 200 metri nelle montagne di Hajla proviene da Scintilena.
Un’operazione di soccorso speleologico francese è in corso dalla serata di venerdì 18 settembre alla risorgenza di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot. Le ricerche riguardano un subacqueo straniero che si era diretto verso la zona profonda della cavità e che non ha fatto ritorno.
La notizia è stata diffusa dallo Spéléo Secours Français, la struttura di soccorso degli speleologi francesi. L’organizzazione comunica che sul posto opera il nucleo dipartimentale del Lot, incaricato di dirigere gli interventi nell’ambiente sotterraneo.
La Prefettura del Lot ha attivato la disposizione specifica ORSEC per il soccorso in ambiente sotterraneo. Si tratta della procedura che consente di organizzare e coordinare le risorse necessarie in un’emergenza complessa. In questo caso, le operazioni devono confrontarsi con un sistema sommerso e con le difficoltà proprie della speleosubacquea profonda.
Al momento dell’ultimo aggiornamento pubblico non sono state comunicate informazioni sull’identità del disperso, sulla sua posizione precisa né sull’esito delle ricerche. Ogni ricostruzione ulteriore resta quindi prematura.
La risorgenza di Saint-Sauveur si trova nel territorio di Calès, nel settore nord-occidentale del dipartimento del Lot. È una sorgente carsica collegata al sistema idrogeologico dell’Ouysse. L’acqua riaffiora in una vasca e alimenta uno dei rami del corso d’acqua.
Per la speleosubacquea francese, Saint-Sauveur è un sito noto da tempo. Il condotto sommerso presenta infatti uno sviluppo e una profondità che richiedono pianificazione, attrezzature specialistiche e lunghi tempi di permanenza. Le informazioni storiche diffuse dai vigili del fuoco del Lot descrivono un primo tratto in discesa fino a circa 70 metri di profondità, seguito da un tratto pressoché orizzontale di circa 550 metri. Il sifone prosegue poi verso quote prossime o superiori a 180 metri di profondità.
Questi dati aiutano a comprendere il contesto dell’attuale soccorso speleologico francese. La profondità non è il solo elemento critico. In un ambiente allagato incidono anche la lunghezza della penetrazione, la necessità di gestire gas respiratori adeguati, le tappe di decompressione, il possibile deterioramento della visibilità e la complessità delle comunicazioni con l’esterno.
L’attivazione della disposizione ORSEC riconosce formalmente la specificità dell’emergenza. Il dispositivo mette in relazione l’autorità prefettizia, i servizi di soccorso pubblici, le squadre specializzate e le competenze speleologiche necessarie per intervenire nel sottosuolo.
Nel comunicato disponibile, lo Spéléo Secours Français del Lot viene indicato come soggetto responsabile della direzione dei soccorsi sotterranei. Questa funzione è essenziale perché la valutazione di un sifone profondo non coincide con un normale intervento subacqueo in acque libere. Occorre definire la progressione, la sicurezza delle squadre, la logistica delle bombole e dei rebreather, le comunicazioni e l’eventuale recupero.
Il soccorso speleologico francese si fonda anche sulla collaborazione tra speleologi formati e servizi istituzionali. Lo stesso Spéléo Secours Français presenta le proprie squadre come volontari provenienti dalla Fédération Française de Spéléologie, impegnati sia nella prevenzione sia nel salvataggio in ambiente sotterraneo.
Saint-Sauveur ha già richiesto interventi di emergenza. Nell’agosto 2020 i Sapeurs-Pompiers del Lot soccorsero un subacqueo riemerso senza rispettare le previste tappe di decompressione dopo un problema tecnico. La persona, cosciente ma in condizioni gravi, fu trasferita con urgenza verso un centro dotato di camera iperbarica. Quel precedente riguarda un episodio distinto dall’operazione odierna e non permette di dedurre cause o dinamiche della scomparsa attuale.
Nel caso in corso, la priorità rimane la localizzazione del subacqueo e la sicurezza dei soccorritori. Il soccorso speleologico francese procede quindi in un contesto che richiede tempi tecnici e valutazioni progressive. Le prossime comunicazioni ufficiali della Prefettura del Lot e dello Spéléo Secours Français saranno necessarie per conoscere l’evoluzione dell’intervento.
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Un soccorritore ligure, classe 1961, è rimasto ferito nella tarda mattinata di venerdì 18 settembre durante un addestramento del gruppo Forre del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, in una falesia nei pressi di Passo San Giovanni, nel territorio di Nago-Torbole.
Secondo quanto presente sul sito e sui social del Soccorso Alpino trentino, l’uomo è caduto per circa sei metri, battendo la schiena. I primi soccorsi sono stati prestati immediatamente dai corsisti e dagli istruttori presenti all’esercitazione, insieme al personale sanitario intervenuto sul posto.
La chiamata al Numero Unico di Emergenza 112 è arrivata intorno alle 11.40. La Centrale Unica di Emergenza ha quindi attivato l’elisoccorso. Dopo la valutazione e le prime cure, il soccorritore è stato recuperato con il verricello dal tecnico di elisoccorso e trasportato in elicottero all’ospedale Santa Chiara di Trento per ulteriori accertamenti.
In base alle prime informazioni, l’uomo per fortuna non sembrerebbe aver riportato gravi conseguenze. Meglio così!
E, in tutti i casi, in bocca al lupo e guarisci presto!
L’intervento si è concluso intorno alle 12.30.
Fonte: Soccorso Alpino e Speleologico Trentino https://soccorsoalpinotrentino.it/2026/09/18/caduta-in-falesia-durante-unesercitazione-soccorritore-elitrasportato-a-trento/?fbclid=IwY2xjawUaFrhwZG9mAWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR6s3XlKZCoPf_BfsocImGTkD2mKvFbfDJrh3ijB8v-ZG5jUNeAdZIms67Vv8g_aem_KVyAsGnRazaW-wT-cIkDgQ

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Tre lezioni online e un fine settimana di attività in presenza per approfondire QGIS, QField, cartografia digitale, modelli 3D, nuvole di punti, droni e fotogrammetria. Il corso nazionale si terrà tra settembre e ottobre 2026 ed è rivolto ai soci CAI e SSI. Iscrizioni entro il 20 settembre, per un massimo di 20 partecipanti.
Dalla gestione del catasto delle grotte alla documentazione delle cavità, passando per cartografia digitale, rilievi tridimensionali, droni e fotogrammetria: sono numerose le applicazioni che i GIS, i sistemi informativi geografici, possono avere oggi nell’attività speleologica e torrentistica.
A questi strumenti è dedicato il Corso nazionale GIS avanzato Treviso 2026, organizzato con il coinvolgimento della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI (SNS), della Scuola Nazionale di Torrentismo (SNT), della Società Speleologica Italiana (SSI) e del Gruppo Grotte Associazione XXX Ottobre.
Il percorso inizierà con tre lezioni online, in programma nelle serate di lunedì 28 settembre, mercoledì 30 settembre e lunedì 5 ottobre 2026. Questa prima parte servirà ad allineare le conoscenze dei partecipanti su GIS e cartografia, datum geodetici e sistemi di proiezione, software e plugin, tabelle, join e utilizzo di QField.
Il cuore del corso sarà poi il fine settimana in presenza a Treviso, durante il quale si entrerà nelle applicazioni più avanzate di QGIS e QField.
Il programma comprende il posizionamento dei rilievi 2D e 3D, l’utilizzo delle Carte Tecniche Regionali (CTR) e dei servizi cartografici WMS/WMFS, la georeferenziazione delle immagini raster e l’analisi dei DEM, i modelli digitali che descrivono l’andamento altimetrico del terreno.
Si lavorerà inoltre sulle elaborazioni altimetriche e sulla gestione di mesh e nuvole di punti, strumenti ormai fondamentali quando si vogliono rappresentare digitalmente ambienti e superfici complesse.
Uno spazio specifico sarà riservato a droni e fotogrammetria e all’utilizzo sul terreno degli strumenti GIS per il catasto delle grotte e la documentazione delle cavità.
L’obiettivo dichiarato è aumentare le competenze dei partecipanti nella gestione dei sistemi informativi territoriali, utilizzando strumenti e metodologie impiegati anche in ambito accademico e professionale, ma adattandoli alle esigenze concrete della speleologia e del torrentismo.
Il corso vuole essere anche un’occasione di confronto tra partecipanti provenienti da realtà e territori differenti, mettendo in comune soluzioni utili non soltanto all’esplorazione, ma anche alla didattica, alla divulgazione e all’analisi delle aree carsiche.
La sede delle attività in presenza sarà il Parco dello Storga a Treviso, presso la sede del Gruppo Grotte Treviso, in via Cal di Breda 132.
La struttura dispone di aula con proiettore, cucina e foresteria ed è prevista la possibilità di pernottare in camerata. Ai partecipanti viene richiesto di portare il proprio computer portatile e uno smartphone con i programmi utilizzati durante il corso già installati.
Possono partecipare i soci CAI o SSI in regola con il tesseramento 2026, con più di 15 anni e conoscenze di base di cartografia. Per i minorenni è necessaria l’autorizzazione di chi esercita la responsabilità genitoriale.
La quota di partecipazione è di 180,00 euro e comprende l’alloggio, i materiali didattici e i pasti indicati nel programma, dalla cena del venerdì al pranzo della domenica.
Le iscrizioni dovranno essere effettuate entro il 20 settembre 2026 e sono disponibili al massimo 20 posti.
Il corso ha inoltre valore formativo per entrambe le realtà coinvolte: è valido come aggiornamento per titolati e qualificati SNS e SNT del CAI ed è omologato come corso di II livello SSI e valido come aggiornamento CNSS. L’iniziativa è patrocinata dalla Federazione Speleologica Veneta.
Per informazioni è possibile scrivere ad Annamaria Dalla Valle all’indirizzo annamaria.dallavalle@sns-cai.it.
Segreteria del corso:gruppogrottetreviso@gmail.com
Programma e informazioni sul sito SNS-CAI
Modulo online per l’iscrizione
Fonte: Scuola Nazionale di Speleologia CAI – https://www.sns-cai.it/evento/corso-nazionale-gis-avanzato-treviso-2026/
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Dal 4 novembre al 12 dicembre 2026 nove appuntamenti dedicati alla conoscenza e alla classificazione delle cavità artificiali. Le lezioni teoriche saranno aperte gratuitamente a tutti online, mentre per il corso completo sono previste tre uscite a Vitozza, alle Miniere del Frigido e ai Bottini di Siena
Continua l’intensa attività di formazione e divulgazione della Federazione Speleologica Toscana APS, che per l’autunno propone un nuovo percorso dedicato questa volta alle cavità artificiali, un settore della speleologia che permette di leggere il territorio anche attraverso le opere realizzate dall’uomo nel corso dei secoli.
Il Corso di Tipologie e Classificazione delle Cavità Artificiali 2026 si svolgerà dal 4 novembre al 12 dicembre, articolandosi in nove appuntamenti tra lezioni teoriche online e attività sul campo.
È un’altra iniziativa che testimonia l’attenzione della Federazione Toscana alla formazione continua degli speleologi, ma anche alla diffusione della cultura speleologica al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori. Una scelta particolarmente significativa è infatti quella di rendere le lezioni teoriche gratuite e liberamente accessibili in diretta sul canale YouTube della Federazione, anche a chi non prenderà parte al corso completo.
Il programma consentirà di conoscere le principali tipologie di cavità artificiali e i criteri utilizzati per classificarle. Si parlerà degli insediamenti abitativi rupestri di Vitozza, delle opere estrattive e delle miniere e degli acquedotti.
Alla teoria si affiancheranno tre uscite che porteranno i partecipanti a osservare direttamente realtà molto diverse fra loro: Vitozza, nel territorio di Sorano, le Miniere del Frigido a Massa e i Bottini di Siena. Tre luoghi che permetteranno di mettere in pratica quanto appreso durante le lezioni e di confrontarsi con differenti forme di cavità create dall’uomo.
A tenere gli incontri saranno esperti provenienti dalla Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana ETS, dalla Scuola Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali, dall’Università degli Studi di Firenze e dall’Università di Urbino.
Il corso completo, comprendente lezioni e attività in presenza, costa 30 euro. Il numero massimo è di 15 partecipanti, con priorità ai soci dei gruppi aderenti alla Federazione Speleologica Toscana che abbiano frequentato almeno un corso di introduzione alla speleologia. Le iscrizioni devono pervenire entro il 25 ottobre 2026.
Il corso è inoltre riconosciuto come aggiornamento per i qualificati ISS OTTO CAI e per i qualificati AI e IT SNS SSI.
Per chi invece desidera semplicemente approfondire l’argomento, resta la possibilità di seguire gratuitamente tutte le lezioni teoriche online: un modo concreto per mettere conoscenze e competenze a disposizione dell’intera comunità speleologica e di chiunque sia curioso di conoscere il mondo, spesso poco visibile, delle cavità artificiali.

Programma di massima:
Il corso si svolgerà dal 4 novembre al 12 dicembre 2026, secondo i seguenti appuntamenti:
1 – mercoledì 4/11 lezione teorica online, “Classificazione e tipologie delle cavità artificiali, parte prima”.
Relatrice Carla Galeazzi, membro del Centro Ricerche Sotterranee Egeria di Roma e della Commissione
Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana.
2 – mercoledì 11/11 lezione teorica online, “Classificazione e tipologie delle cavità artificiali, parte seconda”.
Relatrice Carla Galeazzi, membro del Centro Ricerche Sotterranee Egeria di Roma e della Commissione
Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana.
3 – mercoledì 18/11 lezione teorica online, “Gli insediamenti abitativi rupestri di Vitozza, San Quirico di
Sorano (GR)”. Relatrice Carmela Crescenzi, professore associato presso il Dipartimento di Architettura
dell’Università degli Studi di Firenze.
4 – sabato 21 e domenica 22/11 escursione all’insediamento abitativo di Vitozza, San Quirico di Sorano
(GR).
5 – mercoledì 25/11 lezione teorica online, “Opere estrattive, prima parte”. Relatori Maria Luisa Garberi,
membro della Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana, e
Giovanni Belvederi, direttore della Scuola Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali (SNSCA) della Società
Speleologica Italiana.
6 – mercoledì 2/12 lezione teorica online, “Opere estrattive, seconda parte”. Relatori Maria Luisa Garberi,
membro della Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana, e
Giovanni Belvederi, direttore della Scuola Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali (SNSCA) della Società
Speleologica Italiana.
7 – sabato 5/12 escursione alle Miniere del Frigido, Massa (MS).
8 – mercoledì 9/12 lezione teorica online, “Gli acquedotti”. Relatore Michele Betti, biologo e professore
presso l’Università degli Studi di Urbino, coordinatore della Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA)
della Società Speleologica Italiana.
9 – sabato 12/12 escursione ai Bottini di Siena (SI).
Le lezioni online potranno essere fruite liberamente da tutti gli interessati.
Numero massimo dei partecipanti (lezioni teoriche online ed escursioni): 15 speleologi, con priorità ai soci
dei Gruppi grotte aderenti alla Federazione Speleologica Toscana aps e che abbiano frequentato almeno un
corso di introduzione alla speleologia.
I partecipanti all’escursione alle Miniere del Frigido dovranno utilizzare
la propria attrezzatura di progressione omologata e in corso di validità.
Programma, modulo di iscrizione e tutte le informazioni sul sito della Federazione Speleologica Toscana
Canale YouTube: https://www.youtube.com/@speleotoscana
Fonte: Federazione Speleologica Toscana APS
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Le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 non si esauriscono con il 13 settembre.
La data ha coinciso con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, ma la campagna nazionale resta aperta per tutto settembre e ottobre. Gruppi speleologici, Società Speleologica Italiana, sezioni del Club alpino italiano, scuole di speleologia, associazioni e singoli soci possono ancora programmare iniziative rivolte al pubblico e inserirle nel calendario nazionale.
L’invito riguarda attività molto diverse. Sono previste visite guidate, open day, pulizie di cavità, incontri scientifici, laboratori per bambine e bambini, mostre, proiezioni, iniziative culturali e appuntamenti digitali. Il filo comune è la conoscenza del patrimonio ipogeo e dei territori carsici.
Il 13 settembre 2026 ha segnato la prima celebrazione della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, denominata in ambito internazionale International Day of Caves and Karst (IDCK). L’UNESCO ha proclamato la ricorrenza nel 2025, su proposta dell’Unione internazionale di speleologia e con il sostegno di oltre 150 organizzazioni. L’obiettivo dichiarato è promuovere conoscenza, tutela e valorizzazione delle grotte e dei sistemi carsici, considerati per il loro rilievo ambientale, scientifico, culturale, economico e paesaggistico. [web:2]
Le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 hanno quindi rappresentato il quadro italiano di una ricorrenza che assume carattere annuale. La coincidenza ha dato maggiore visibilità a iniziative dedicate all’acqua sotterranea, alla biodiversità, alla ricerca e alla frequentazione consapevole delle cavità.
La prima celebrazione internazionale si è svolta anche a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con una conferenza incentrata sulla gestione sostenibile di grotte e carsismo. In Italia, il calendario diffuso prima della ricorrenza raccoglieva appuntamenti in nove aree del Paese, tra visite, attività divulgative e interventi di bonifica. [web:7]
La prosecuzione delle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 consente di ampliare il programma oltre il fine settimana centrale. Le proposte possono essere organizzate fino alla conclusione di ottobre e registrate attraverso i moduli indicati dal portale dell’iniziativa. L’inserimento nel calendario nazionale permette di rendere pubblica l’attività e di coordinarla con le iniziative già programmate.
Tra le formule indicate rientrano le uscite sul campo, gli open day e le visite in grotte o aree carsiche, sempre nel rispetto delle autorizzazioni necessarie, delle condizioni ambientali e delle regole di sicurezza. Nel calendario 2026 compare, per esempio, un open day ai Monti Alburni presso la Grotta Fra’ Gentile, in programma il 19 settembre a Sant’Angelo a Fasanella, in provincia di Salerno. [web:16]
Sono parte della campagna anche le attività di Puliamo il Buio. Interventi di questo tipo possono unire il recupero di un ambiente degradato alla spiegazione pubblica delle ragioni della tutela. La rimozione dei rifiuti non coincide infatti con una semplice azione pratica. Può diventare un momento per illustrare la vulnerabilità degli ecosistemi sotterranei, i tempi molto lunghi di degradazione dei materiali e il collegamento tra ciò che accade in superficie e la qualità delle acque nel sottosuolo.
La dimensione divulgativa delle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 riguarda anche il significato più ampio del carsismo. Le grotte non sono ambienti isolati. Sono spesso parte di sistemi nei quali l’acqua attraversa fratture, condotti, risorgenti e acquiferi, con effetti diretti sulle risorse idriche e sugli ecosistemi.
Un esempio viene dal Friuli Venezia Giulia. La Regione segnala che il carsismo interessa circa il 70% delle aree montane e collinari regionali, con quasi 9.000 grotte censite. Le aree carsiche alimentano più di 1.200 sorgenti, molte delle quali sono captate a uso potabile. Nella stessa regione sono presenti ecosistemi sotterranei e specie altamente specializzate. [web:2]
Questo quadro aiuta a comprendere il valore di conferenze, laboratori e mostre fotografiche proposti durante le GNS. Le iniziative possono avvicinare il pubblico al lavoro di chi esplora, rileva e studia le cavità, senza ridurre la grotta a un luogo da visitare. Possono anche spiegare perché la tutela richieda attenzione agli ingressi, ai corsi d’acqua, alla fauna e alla gestione dei flussi di persone.
Gruppi e associazioni che intendono aderire alle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 possono consultare il sito della campagna per il calendario aggiornato, il vademecum GNS IDCK26 e i moduli di registrazione. Le proposte possono riguardare anche documentari, presentazioni pubbliche, percorsi didattici e attività online. Questa varietà permette di coinvolgere persone che non praticano speleologia e di raccontare il legame tra grotte, paesaggio e comunità locali.
Nella programmazione è utile indicare con chiarezza luogo, orari, modalità di partecipazione, destinatari, attrezzatura richiesta, eventuale prenotazione e riferimenti organizzativi. Per le attività in ambiente ipogeo restano centrali la valutazione dei rischi, l’adeguatezza degli accompagnatori e il rispetto delle norme che regolano l’accesso alle cavità.
La campagna prosegue dunque fino a ottobre, offrendo alle realtà locali il tempo per costruire occasioni informative e di tutela. L’obiettivo è mantenere visibile il patrimonio sotterraneo anche dopo la data del 13 settembre e favorire una conoscenza più concreta dei sistemi carsici italiani.
L'articolo Giornate Nazionali della Speleologia 2026: attività aperte fino a ottobre proviene da Scintilena.
Sabato 26 settembre 2026 l’Antro del Corchia, nel territorio di Stazzema, in provincia di Lucca, ospiterà l’Open Day 2026 organizzato dalla Commissione Tecnica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.
L’iniziativa è rivolta ai giornalisti e permetterà di seguire da vicino una giornata di addestramento dedicata ai tecnici del Soccorso Speleologico. Al centro delle dimostrazioni ci saranno le tecnologie sviluppate e sperimentate per affrontare gli interventi in ambiente ipogeo.
Il programma prevede prove operative sia all’esterno sia nei primi tratti della cavità. Un addetto stampa del CNSAS accompagnerà i giornalisti durante la visita, illustrando le attrezzature e le procedure utilizzate.
L’Antro del Corchia rappresenta un ambiente particolarmente adatto per questo tipo di attività. Il complesso carsico delle Alpi Apuane è infatti caratterizzato da notevole sviluppo, profondità e articolazione degli ambienti. Secondo il CNSAS, nel 2025 il complesso risultava rilevato per circa 80 chilometri, con oltre 20 ingressi e una profondità di circa 1.210 metri.
Uno dei sistemi che sarà presentato durante l’Open Day 2026 è ERMES, la tecnologia sviluppata dalla Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS per consentire la trasmissione di voce, immagini e dati dall’interno delle grotte verso l’esterno.
Il sistema è basato su apparati collocati in valigette stagne e collegati attraverso una linea di comunicazione. La tecnologia permette di mantenere un collegamento operativo anche quando la normale telefonia mobile e le comunicazioni radio non sono disponibili.
La funzione più rilevante riguarda il soccorso medicalizzato. In un intervento in profondità, il personale sanitario può trasmettere all’esterno informazioni sulle condizioni del paziente, immagini diagnostiche e altri dati clinici. In questo modo specialisti situati in superficie possono contribuire alla valutazione del ferito senza dover raggiungere fisicamente il luogo dell’incidente.
Durante l’Open Day 2025 all’Antro del Corchia ERMES era già stato indicato dal CNSAS come un sistema operativo. In precedenti esercitazioni era stato utilizzato fino a 2.400 metri dall’ingresso della grotta. Il sistema era stato impiegato anche per trasmettere tracciati ECG e immagini ecografiche in tempo reale.
Un altro elemento della giornata sarà ESTIA, un sistema logistico destinato agli interventi complessi e prolungati in profondità.
Il dispositivo permette di allestire un campo interno per le squadre impegnate nelle operazioni. La configurazione presentata dal CNSAS comprende moduli leggeri e impermeabili, con tende dedicate al riposo e alla permanenza del personale.
La necessità di organizzare campi avanzati nasce dalla particolare durata degli interventi in grotta. La profondità, le strettoie, i pozzi, i tratti allagati e la distanza dall’ingresso possono rendere molto lungo il trasferimento di soccorritori, materiali e paziente.
Un sistema logistico interno consente quindi di ridurre gli spostamenti ripetuti verso l’esterno e di organizzare l’avvicendamento delle squadre. Nell’Open Day 2025 il CNSAS aveva descritto ESTIA come una struttura capace di supportare una squadra di nove tecnici, con sistemi per il comfort termico, l’igiene, la gestione dell’acqua e l’alimentazione.
L’edizione 2026 introduce inoltre la presentazione del sistema MESH, indicato nell’invito stampa come una tecnologia destinata alla trasmissione radio di dati anche nelle zone nelle quali le normali comunicazioni radio non riescono a funzionare.
La possibilità di mantenere collegamenti affidabili rappresenta un aspetto centrale del soccorso speleologico. In una grotta la propagazione delle onde radio può essere ostacolata dalla morfologia della cavità. Pozzi, meandri, cambi di direzione e grandi distanze possono interrompere il collegamento diretto.
La ricerca tecnologica del CNSAS punta quindi a costruire reti di comunicazione adattabili alla conformazione dell’ambiente. L’obiettivo operativo è mantenere il contatto tra le squadre impegnate nella grotta e la Direzione delle Operazioni in superficie.
Durante la giornata è prevista anche una simulazione di intervento condotta dalla Commissione Medica del CNSAS.
Lo scenario prevede un ferito all’interno della cavità. I tecnici dovranno raggiungere il paziente, assisterlo e predisporlo alle successive fasi di recupero. Parallelamente, i sanitari utilizzeranno strumenti multiparametrici per controllarne le condizioni.
La particolarità della dimostrazione sarà la trasmissione dei dati verso l’esterno attraverso ERMES. Dati clinici, immagini, video e voce potranno essere condivisi con centri specialistici esterni.
Il modello risponde a una delle principali difficoltà del soccorso speleologico: l’infortunato può trovarsi a grande distanza dall’ingresso e in un ambiente nel quale l’evacuazione richiede molte ore. La possibilità di mantenere un collegamento medico continuo può quindi contribuire alla gestione del paziente durante le diverse fasi dell’intervento.
L’Open Day 2026 si inserisce in un percorso già avviato dal CNSAS.
Nell’ottobre 2025, sempre all’Antro del Corchia, la prima edizione dell’Open Day della Commissione Tecnica Speleologica aveva riunito 56 tecnici provenienti da diverse regioni italiane. Per tre giornate furono testati sistemi come ESTIA, ERMES, Ether e un ecometro TDR per la diagnostica delle linee telefoniche.
L’attività della Commissione Tecnica Speleologica non si limita quindi alla progettazione delle apparecchiature. Le tecnologie vengono portate in ambiente reale, sottoposte alle condizioni operative delle grotte e valutate dai tecnici che dovranno utilizzarle durante gli interventi.
Un altro esempio significativo è rappresentato dalla grande esercitazione interregionale svolta nella grotta Su Bentu, in Sardegna, dal 5 al 7 dicembre 2025. L’esercitazione ha coinvolto 165 tecnici provenienti da 11 regioni. Il figurante si trovava a oltre 3.000 metri dall’ingresso e il recupero ha richiesto 44 ore di lavoro.
Durante l’esercitazione è stato utilizzato ERMES per trasmettere all’esterno la valutazione sanitaria del ferito, i parametri vitali e immagini ecografiche. Il collegamento ha permesso anche alla Centrale Operativa del 118 di Sassari di seguire a distanza l’evoluzione clinica dello scenario simulato.
L’attività recente del Soccorso Speleologico CNSAS comprende anche la cooperazione internazionale.
Nel maggio 2025 si è svolta in Slovenia la prima esercitazione speleosubacquea congiunta tra CNSAS e Soccorso Speleologico Sloveno, la Jamarska Reševalna Služba. L’esercitazione ha coinvolto 14 tecnici speleosubacquei italiani e 10 tecnici sloveni.
In quell’occasione ERMES è stato utilizzato per realizzare un collegamento audiovisivo tra il campo avanzato posto a circa 500 metri dall’ingresso e l’esterno. L’esperienza ha permesso di verificare l’utilità della tecnologia anche in un contesto post-sifone, dove le condizioni operative rendono particolarmente complessa la comunicazione.
La collaborazione internazionale rappresenta una componente importante della preparazione del soccorso speleologico, soprattutto considerando che gli interventi in cavità profonde possono richiedere competenze e risorse distribuite tra più strutture.
La tecnologia non sostituisce la preparazione degli operatori. Il CNSAS mantiene una struttura nazionale dedicata al Soccorso Speleologico, articolata in 16 delegazioni e 27 stazioni speleologiche, con tecnici formati per operare in grotte, cavità, pozzi, sifoni e ambienti confinati.
La formazione comprende progressione in grotta, tecniche su corda, movimentazione delle barelle, comunicazioni e soccorso sanitario in ambiente ostile. La Scuola Nazionale Tecnici di Soccorso Speleologico rende disponibili anche materiali formativi sulle tecniche operative, riservati al personale addestrato.
Nel 2026 il CNSAS ha inoltre proseguito le attività formative rivolte più in generale al soccorso in ambiente impervio. Il corso nazionale S.A.I. 2026 si è svolto in Toscana dal 16 al 19 aprile, coinvolgendo medici, infermieri e tecnici provenienti da tutta Italia. Il percorso ha unito competenze sanitarie e tecniche in scenari realistici.
I dati più recenti pubblicati dal CNSAS restituiscono il quadro generale dell’attività del Corpo. Nel 2025 sono state registrate 13.037 missioni di soccorso complessive, con 46.927 soccorritori coinvolti nelle attività e oltre 204.000 ore/uomo. Il sistema opera in collaborazione con il numero unico di emergenza 112, il Servizio Sanitario Nazionale e le strutture dell’emergenza sanitaria.
Questi numeri riguardano l’insieme delle attività alpine e speleologiche e non consentono di ricavare da soli il numero degli interventi esclusivamente in grotta. Sono però indicativi del livello di organizzazione necessario per garantire una presenza operativa nazionale.
Nel Soccorso Speleologico la complessità aumenta quando l’incidente avviene lontano dall’ingresso. Ogni fase deve essere pianificata considerando tempi di percorrenza, trasporto dei materiali, assistenza sanitaria, comunicazioni, recupero della barella e avvicendamento delle squadre.
L’Open Day del 26 settembre 2026 porta quindi all’Antro del Corchia una parte di questo lavoro quotidiano. Le tecnologie saranno mostrate in un ambiente reale e messe in relazione con le procedure operative del Soccorso Speleologico.
La sperimentazione di ERMES, ESTIA e MESH mostra un’evoluzione del modello di intervento. Non si tratta soltanto di raggiungere un infortunato e riportarlo all’esterno. La tendenza è costruire una rete operativa capace di mantenere comunicazioni, supporto sanitario, logistica e coordinamento anche a grande distanza dall’ingresso.
Per la speleologia, questo sviluppo riguarda direttamente la sicurezza delle esplorazioni. Per il sistema di emergenza, significa poter disporre di informazioni più complete e tempestive durante interventi che possono protrarsi per molte ore.
L’appuntamento di Stazzema sarà quindi anche un momento di divulgazione sul lavoro tecnico che precede e accompagna ogni intervento di Soccorso Speleologico. Dietro una comunicazione in grotta, una diagnosi trasmessa dall’interno o una barella movimentata in un pozzo esiste infatti un percorso fatto di progettazione, addestramento, verifiche e collaborazione tra competenze diverse.
Invito stampa CNSAS per l’Open Day 2026, fornito alla redazione.
L'articolo Soccorso speleologico, tecnologia e medicina in grotta: il CNSAS torna all’Antro del Corchia con l’Open Day 2026 proviene da Scintilena.
‘Signora sarebbero 96 grammi, facciamo un etto?’
Finalmente è ufficiale, anche se ci sono voluti ben tre secoli di ricerche per confermare ciò che alcuni ricercatori del passato avevano già intuito.
Alcuni recenti studi, pubblicati negli ultimi giorni, hanno stabilito che quello che finora era stato considerato un’unica specie, il Proteo, è in realtà un insieme di addirittura nove specie diverse, distribuite dal Carso Giuliano fino alla Bosnia.
Fu Scopoli il primo ricercatore a trovare, in alcune sorgenti esterne alle grotte, degli strani animali allora completamente sconosciuti. Non poteva ancora sapere che stava osservando quello che, di lì a poco, sarebbe diventato uno degli animali più iconici e affascinanti del sottosuolo.
Laurenti, comprendendo l’importanza della scoperta, nel 1768 assegnò a quell’animale il nome di Proteo, facendo però, di fatto, un torto a Scopoli, al quale sfumò così la paternità della scoperta.
Una volta scoperto il Proteo e iniziate le ricerche nelle grotte, gli studiosi che si susseguirono nel tempo notarono alcune differenze tra le varie popolazioni, intuendo che potessero appartenere a specie differenti.
Alcune di queste differenze erano molto evidenti, altre decisamente più difficili da individuare. Proprio questa variabilità ha rallentato per molto tempo la possibilità di suddividere le diverse popolazioni di Proteo in specie distinte.
“Finalmente, grazie alle moderne tecniche di indagini genetiche e scheletriche operate dei colleghi dell’Università di Lubiana, diamo un’identità alle notevoli differenze, sempre osservate da tutti noi che incontriamo i protei nei nostri fiumi carsici”, afferma Nicola Bressi , coature del lavoro e curatore del Museo di Storia Naturale di Trieste.
Dopo le analisi genetiche, scheletriche e morfologiche, si è quindi arrivati alla definizione di queste nuove specie e una di queste, per dar giustizia a un torto di secoli fa, sarebbe bello possa essere dedicata a Scopoli.
Ma non finisce qui.
Nel nostro Timavo, a circa 300 metri sotto la superficie, le indagini condotte dai ricercatori sloveni, insieme alle più recenti ricerche dell’Università di Trieste, hanno evidenziato un fatto davvero straordinario: nelle acque del fiume sotterraneo sono presenti ben due specie di Proteo. Una tipica del Carso italiano, e un’altra che arriva dalla Slovenia ma che ha popolazioni stabili anche in alcuni siti italiani.
Una scoperta che aggiunge un altro tassello alla conoscenza di uno degli ecosistemi sotterranei più affascinanti e misteriosi del nostro territorio.
Marco Restaino della Società Adriatica di Speleologia aggiunge: “ora possiamo dire che, un anno fa, il Proteo da record documentato nella Grotta Luftloch appartiene alla specie propria del Carso Giuliano.
Ma il vero colpo di scena delle ultime settimane è stato quello di aver trovato un altro esemplare da record, appartenente questa volta alla specie proveniente dalla Slovenia.
Quest’ultimo esemplare, é ancora più grande del precedente e con un peso effettivo di 100 grammi, spaccati al decimo!
Possiamo dire che il Timavo oggi custodisce il record di grandezza e peso di ambedue le specie!”
Dal punto di vista morfologico, i due esemplari che sono stati documentati di concerto con l’Università di Trieste, presentano differenze molto marcate, tanto da far ritenere già da tempo che appartenessero a due specie distinte. Per avere però una conferma scientifica definitiva, attendevamo i risultati delle analisi e le conclusioni degli studiosi che da molti anni si occupano della sistematica e della biologia del Proteo.
“Oggi questi risultati ci permettono finalmente di dare un significato preciso a differenze che avevamo osservato sul campo e di comprendere quanto sia ancora più complessa e articolata la biodiversità del nostro ambiente carsico” , afferma Chiara Manfrin , ricercatrice al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, che ha presentato alla prima giornata internazionale del carsismo svoltasi a Postumia, i primi risultati completi di un lavoro promosso dalla Regione FVG, riguardanti la distribuzione del Proteo in Italia.
Ancora una volta è il nostro Carso, con il Timavo e il suo mondo nascosto, a ricordarci quanto poco conosciamo delle meraviglie che scorrono proprio sotto i nostri piedi.
L'articolo Il Timavo svela due specie di proteo e un record: un esemplare da 100 grammi proviene da Scintilena.
Pino Guidi, storico protagonista della speleologia italiana, ha ricevuto la Medaglia bronzea della Città di Trieste, un riconoscimento civico che valorizza decenni di esplorazioni, ricerca e impegno nel Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia.
Il conferimento della Medaglia bronzea della Città di Trieste a Giuseppe “Pino” Guidi lega ancora di più la sua figura alla storia del Carso, della speleologia e del soccorso in grotta.
Scrive Roberto Dipiazza sindaco di Trieste sulla sua pagina Facebook: ‘Questa mattina, nel corso di una cerimonia nel Salotto Azzurro Municipale, ho conferito la Medaglia bronzea della Città di Trieste allo speleologo Giuseppe “Pino” Guidi. Al conferimento erano presenti il vicesindaco Serena Tonel e il presidente della Società Alpina delle Giulie – Sezione CAI di Trieste Massimiliano Reiter, oltre a un nutrito gruppo di parenti e amici dello speleologo.
Mi sono complimentato con Guidi per il suo straordinario percorso. Il vicesindaco Tonel, dopo aver ringraziato lo speleologo per aver portato in alto il nome del capoluogo giuliano fuori dal perimetro della città, ha poi sottolineato come il conferimento celebri “la vera essenza della triestinità e l’amore profondo per il Carso”.
Giuseppe “Pino” Guidi (Venezia, 1938), trasferitosi a Trieste nel primissimo dopoguerra, è una delle figure più importanti della speleologia italiana, disciplina a cui ha dedicato oltre sessant’anni di vita coniugando l’esplorazione geografica al rigore scientifico e all’impegno civile. Lo scorso giugno ha ricevuto la Medaglia d’Oro del Club Alpino Italiano. La sua giovinezza è segnata dalle drammatiche tensioni sul confine orientale: nel novembre del 1953 partecipa ai moti per l’italianità di Trieste sotto il Governo Militare Alleato, rimanendo ferito e subendo la reclusione. In quel contesto stringe una fraterna amicizia con Mario Bussani, insieme al quale inizia l’attività speleologica prima nei sotterranei urbani e poi nel GEST (Gruppo Escursionisti Speleologi Triestini). In quel clima post-bellico, l’attività in grotta sul Carso si trasforma da subito in una missione civile dolorosa e necessaria: la ricerca e il recupero dei resti degli infoibati all’interno delle grandi voragini verticali, un impegno volto a restituire dignità e memoria alle vittime dei conflitti di frontiera.
Iscritto dal 1962 alla prestigiosa Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, di cui custodisce l’Archivio Storico dal 1965, Guidi ha firmato personalmente i rilievi topografici di oltre 400 cavità (principalmente in Friuli Venezia Giulia) e ha guidato importanti campagne sul massiccio del Canin e in tutta Italia. Nel 1977 è stato protagonista della storica spedizione della “Boegan” in Iran, dove ha rilevato 17 grotte e gettato le basi per il primo catasto speleologico nazionale iraniano.
Figura cardine del soccorso sotterraneo, ha ricoperto il ruolo di Direttore del Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia per il CNSAS, firmando come coautore il volume statistico ufficiale “Cinquant’anni di infortunistica speleologica in Italia”. Autore di una monumentale opera documentaria di quasi 1400 scritti tra studi scientifici, storici e bibliografici, ha contribuito in modo determinante alla rinascita del Catasto Speleologico regionale.
Ricevendo l’onorificenza dalle mani del Primo Cittadino, Guidi ha dichiarato: “Accetto con cuore questo riconoscimento a nome di tutti i grottisti triestini. Quello che ho fatto è merito di tutto l’ambiente “grottistico” triestino e regionale”.
La Medaglia bronzea della Città di Trieste è stata conferita allo speleologo Pino Guidi nel Salotto Azzurro del Municipio, nel corso di una cerimonia ufficiale presieduta dal sindaco Roberto Dipiazza.
Alla consegna della Medaglia bronzea della Città di Trieste erano presenti la vicesindaca Serena Tonel, il presidente della Società Alpina delle Giulie – sezione CAI di Trieste – Massimiliano Reiter e numerosi parenti, amici e grottisti.
La vicesindaca ha collegato la Medaglia bronzea della Città di Trieste alla “vera essenza della triestinità” e all’amore per il Carso, richiamando il lungo rapporto tra la città, la speleologia e il paesaggio ipogeo.
Giuseppe “Pino” Guidi nasce a Venezia nel 1938 e si trasferisce a Trieste nel primissimo dopoguerra, inserendosi in un contesto segnato dalle tensioni del confine orientale.
Nel novembre 1953 partecipa ai moti per l’italianità di Trieste sotto il Governo Militare Alleato, viene ferito, incarcerato e in quel periodo stringe la fraterna amicizia con Mario Bussani, futuro compagno di esplorazioni sotterranee.
Per la comunità speleologica, lo speleologo Pino Guidi è oggi ricordato come una figura che ha saputo collegare vicende storiche complesse, pratica esplorativa e costruzione di strumenti di memoria.
L’attività dello speleologo Pino Guidi comincia nei sotterranei urbani triestini e prosegue nel Gest, Gruppo Escursionisti Speleologi Triestini, in un periodo in cui il Carso è anche luogo di ricerche sui resti degli infoibati.
Le esplorazioni nelle grandi voragini verticali assumono da subito una dimensione civile: recuperare i resti delle vittime e restituire loro dignità e memoria, integrando speleologia e impegno sociale.
Dal 1962 Guidi è socio della Commissione Grotte “Eugenio Boegan” della Società Alpina delle Giulie e dal 1965 ne custodisce l’Archivio Storico, firmando personalmente rilievi topografici di oltre 400 cavità, soprattutto in Friuli Venezia Giulia.
Questa attività sistematica di rilievo e catalogazione ha contribuito in modo diretto alla costruzione del catasto speleologico regionale, rendendo la produzione di Guidi un riferimento per generazioni di speleologi.
Nel 1977 lo speleologo Pino Guidi partecipa alla storica spedizione della Commissione Grotte “Eugenio Boegan” in Iran, durante la quale vengono rilevate 17 grotte e si gettano le basi per il primo catasto speleologico nazionale iraniano.
In quell’occasione, metodi di rilievo e documentazione sviluppati sul Carso triestino vengono applicati in un contesto nuovo, mostrando come la speleologia possa contribuire alla costruzione di strumenti di conoscenza del territorio anche su scala internazionale.
L’esperienza iraniana conferma il ruolo del lavoro di Guidi nel promuovere l’idea di un catasto speleologico strutturato, fondato su dati verificati e rilievi accurati, elemento oggi centrale in molte regioni carsiche.
Giuseppe “Pino” Guidi è stato Direttore del Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia per il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), collocandosi al centro della costruzione delle strutture di soccorso in grotta nella regione.
Nel quadro delle attività del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, Guidi firma come coautore il volume statistico ufficiale “Cinquant’anni di infortunistica speleologica in Italia (1947–1997); torrentismo: 12 anni di infortunistica (1985–1997)”, pubblicato nel 2000 nella collana dei manuali tecnici del CNSAS.[10][4]
Il volume sull’infortunistica speleologica analizza 674 incidenti in grotta tra il 1947 e il 1997, con 1039 speleologi coinvolti e 74 deceduti, oltre a 52 incidenti di torrentismo registrati tra il 1985 e il 1997, con 108 coinvolti e 6 morti.[11][4]
Questi dati sull’infortunistica speleologica contribuiscono a definire linee di prevenzione, formazione e gestione del rischio, rendendo il lavoro di Guidi e dei suoi coautori uno strumento ancora oggi citato nei contesti tecnici e didattici.[12][4]
Oltre alla direzione del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, lo speleologo Pino Guidi è autore di una vasta opera documentaria composta da circa 1400 scritti tra studi scientifici, storici e bibliografici sulla speleologia e sul Carso.[6][1]
Tra questi si contano volumi dedicati agli incidenti speleologici di specifici decenni, aggiornamenti sull’infortunistica speleologica e lavori sulla storia delle associazioni speleologiche del Friuli Venezia Giulia.[11][12][8]
Una parte consistente dei suoi contributi è stata pubblicata attraverso la Commissione Grotte “Eugenio Boegan” e la rete speleologica regionale, rendendo la figura di Guidi centrale anche per la memoria delle strutture associative e dei gruppi grotte.[7][8]
La Medaglia bronzea della Città di Trieste giunge pochi mesi dopo la Medaglia d’Oro del Club Alpino Italiano, massima benemerenza del sodalizio, conferita a Pino Guidi l’8 giugno 2026 presso la Sala Proiezioni della Società Alpina delle Giulie.[3][5][6]
Nella motivazione della Medaglia d’Oro del CAI si ricordano oltre 415 rilievi topografici e circa 1400 pubblicazioni, che hanno contribuito a migliorare la comprensione del mondo sotterraneo dalle Alpi Giulie al Carso triestino.[5][3]
In passato la città ha già assegnato riconoscimenti a figure di spicco della speleologia triestina, come il Sigillo Trecentesco o la medaglia di bronzo provinciale, segnando una continuità tra il conferimento della Medaglia bronzea della Città di Trieste a Pino Guidi e una tradizione di attenzione verso i grottisti.[13][14]
Ricevendo la Medaglia bronzea della Città di Trieste, Pino Guidi ha dichiarato di accettare il riconoscimento “a nome di tutti i grottisti triestini”, attribuendo il merito al complesso ambiente speleologico cittadino e regionale.[2][1]
Per la speleologia italiana e per il Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, la Medaglia bronzea della Città di Trieste rappresenta un segnale di attenzione istituzionale verso un lavoro che ha unito esplorazione, sicurezza e conservazione della memoria.[9][1]
La storia di Guidi mostra come la speleologia possa dialogare con le amministrazioni e con la società civile, attraverso strumenti come il catasto delle cavità, gli studi sull’infortunistica speleologica e le strutture di soccorso in grotta, contribuendo alla tutela del patrimonio ipogeo e alla gestione del rischio.[4][1]
Fonti
[1] Dal drammatico recupero dei resti degli infoibati alle missioni in Iran e ai 1400 scritti pubblicati: premiato lo speleologo Giuseppe ”Pino” Guidi https://www.ildolomiti.it/societa/2026/dal-drammatico-recupero-dei-resti-degli-infoibati-alle-missioni-in-iran-e-ai-1400-scritti-pubblicati-premiato-lo-speleologo-giuseppe-pino-guidi
[2] Il Sindaco ha conferito la Medaglia bronzea della Città di … https://www.comune.trieste.it/it/novita-227102/comunicati-227104/il-sindaco-ha-conferito-la-medaglia-bronzea-della-citta-di-trieste-allo-speleologo-giuseppe-pino-guidi-327445
[3] Medaglia d’Oro del CAI a Pino Guidi, lo speleologo che ha mappato … https://www.scintilena.com/medaglia-doro-del-cai-a-pino-guidi-lo-speleologo-che-ha-mappato-il-carso-e-fondato-il-soccorso-in-grotta/06/06/
[4] [PDF] del CORPO NAZIONALE SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-nr17-dic-2000.pdf
[5] Medaglia d’oro del Cai all’esploratore degli abissi: Pino Guidi entra nella storia https://www.ilpiccolo.it/cronaca/speleologia-medaglia-oro-cai-pino-guidi-trieste-foefm59y
[6] Pino Guidi, medaglia d’oro del Cai allo storico esploratore … https://www.ildolomiti.it/cronaca/2026/pino-guidi-medaglia-doro-del-cai-allo-storico-esploratore-degli-abissi-cambiano-i-materiali-cambia-la-tecnica-ma-i-pericoli-della-grotta-sono-sempre-gli-stessi
[7] Trieste, in uscita la rivista “Atti e Memorie”, vol.48 – Scintilena https://www.scintilena.com/trieste-in-uscita-la-rivista-atti-e-memorie-vol-48/02/19/
[8] Storia della speleologia e del soccorso https://www.boegan.it/2012/02/storia/
[9] BILANCIO SOCIALE 2024 https://cnsas-fvg.it/images/documents/Bilanci/Bilancio_sociale_2024_Last.pdf
[10] Libri (ordinati per titolo) https://www.gsags.it/wp-content/uploads/LIBRI-ord-x-TITOLO-17042019.pdf
[11] Speleo-incidenti-1981-1990.pdf https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2020/03/Speleo-incidenti-1981-1990.pdf
[12] novembre2003 https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-nr27-dic-2003.pdf
[13] COMMISSIONE http://www.boegan.it/wp-content/uploads/2017/08/Progressione_059.pdf
[14] Articoli correlati https://www.boegan.it/2015/06/m-radacich/
[15] Un Anno di Scoperte e Ricerca con l’ultimo numero on line – Scintilena https://www.scintilena.com/cronache-ipogee-un-anno-di-scoperte-e-ricerca-con-lultimo-numero-on-line/01/03/
[16] [PDF] Raccolta Agosto 2019 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2019_8_Raccolta_Scintilena_Agosto.pdf
[17] Scintilena – il giornale quotidiano della speleologia italiana – Scintilena https://www.scintilena.com/category/0/page/723/?/wp-admin/install_php&wpmp_switcher=desktop
[18] [PDF] Raccolta Gennaio 2015 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2015_1_Raccolta_Scintilena_Gennaio.pdf
[19] [PDF] Raccolta Luglio 2019 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2019_7_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[20] Pagina 21 di 2372 – Una luce nel buio – il giornale … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/21/?wpmp_switcher=desktop
[21] E’ morto Fabio Forti, l’ultimo carsologo. Il ricordo di Pino Guidi – Scintilena https://www.scintilena.com/e-morto-fabio-forti-lultimo-carsologo-il-ricordo-di-pino-guidi/09/17/
[22] Selezioni per Aspiranti Volontari del Soccorso … – Scintilena https://www.scintilena.com/selezioni-per-aspiranti-volontari-del-soccorso-speleologico-in-friuli-venezia-giulia/12/06/
[23] Incidenti in speleologia subacquea: il libro di Michel Ribera analizza decenni di dati e svela i meccanismi fatali – Scintilena https://www.scintilena.com/incidenti-in-speleologia-subacquea-il-libro-di-michel-ribera-analizza-decenni-di-dati-e-svela-i-meccanismi-fatali/02/21/
[24] [PDF] Indice Articoli 2014 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2014_Indice_articoli_Scintilena.pdf
[25] Pubblicata l’edizione inglese di Study of Cave Diving Accidents https://www.scintilena.com/pubblicata-ledizione-inglese-di-study-of-cave-diving-accidents/12/30/
[26] Aperte le Selezioni per Aspiranti Volontari del Soccorso Speleologico – Scintilena https://www.scintilena.com/aperte-le-selezioni-per-aspiranti-volontari-del-soccorso-speleologico/10/13/
[27] [PDF] Raccolta Maggio 2013 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2013_05_Raccolta_Scintilena_Maggio.pdf
[28] Evoluzione della Speleologia in Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/evoluzione-della-speleologia-in-italia-dalle-origini-al-riconoscimento-internazionale-xix-secolo-2009/01/26/
[29] redazione — Trieste Cafe https://www.triestecafe.it/autore/login-redazione
[30] Evacuazione di parapendista http://www.cnsas.it/wp-content/uploads/2016/09/luglio-2016.pdf-1.pdf
[31] Categoria: Attualità – NordestNews | https://www.nordestnews.it/category/attualita/
[32] [PDF] Soccorso speleologico https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-supplemento-nr-65-novembre-2016.pdf
[33] Biblioteca al 12-04.-2022.xlsx https://www.valloverticale.it/openbiblio/opac/catalogo.pdf
[34] Speleo https://www.cnsas.it/soccorso-speleologico/
[35] JK http://www.speleo.it/site/images/speleologia/Speleologia_39_Dic_1998%20OCR.pdf
[36] Elenco libri per sito cai 2003 https://www.cairimini.it/wp-content/uploads/2016/11/Elenco_libri_per_sito_CAI_Rimini_aggiornato_al_21_11_2016.pdf
[37] Cronache Ipogee: Le Ultime Novità dalla Speleologia del Friuli Venezia Giulia – Scintilena https://www.scintilena.com/cronache-ipogee-le-ultime-novita-dalla-speleologia-del-friuli-venezia-giulia/02/06/
[38] Trieste speleologi premiati in Regione per la scoperta della Grotta … https://www.scintilena.com/trieste-speleologi-premiati-in-regione-per-la-scoperta-della-grotta-luftloch/04/08/
[39] [PDF] Raccolta Giugno 2011 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2011_06_Raccolta_Scintilena_Giugno.pdf
[40] Programma XXI Congresso Nazionale di Speleologia (2-5 giugno, Trieste) – Scintilena https://www.scintilena.com/programma-xxi-congresso-nazinale-di-speleologia-2-5-giugno-trieste/05/04/
[41] [PDF] Raccolta Settembre 2016 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2016_09_Raccolta_Scintilena_Settembre.pdf
[42] [PDF] Raccolta Maggio 2012 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2012_05_Raccolta_Scintilena_Maggio.pdf
[43] Grotte Preistoriche del Friuli Venezia Giulia: Un Viaggio nel Patrimonio Speleologico Regionale – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-preistoriche-del-friuli-venezia-giulia-un-viaggio-nel-patrimonio-speleologico-regionale/01/17/
[44] Tutela del patrimonio ipogeo e attività speleologica https://www.scintilena.com/feed/
[45] [PDF] Raccolta Aprile 2006 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2006_4_Raccolta_Scintilena_Aprile.pdf
[46] Archeologia e speleologia insieme per la ricerca e la tutela … https://www.scintilena.com/archeologia-e-speleologia-insieme-per-la-ricerca-e-la-tutela-del-patrimonio-ipogeo-si-parte-con-il-cat-trieste/09/23/
[47] Cavit https://www.scintilena.com/cavit/01/11/
[48] “‘i https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2021/05/GUIDI-Pino-2000-Le-associazioni-speleologiche-del-Friuli-Venezia-Giulia-dagli-inizi-al-2000.-Saggio-cronologico_web.pdf
[49] Sitemap – Il Meridiano https://www.il-meridiano.it/sitemap.html
[50] NordEstNews.com: Home https://www.nordestnews.com/
[51] RassegnaStampa2014LugDic https://www.legambientetrieste.it/RassegnaStampa2014LugDic.htm
[52] [PDF] FEBBRAIO 2012 – Federico Guidi https://www.guidifederico.it/newsletter/FEBBRAIO_2012.pdf
L'articolo Medaglia bronzea della Città di Trieste allo speleologo Pino Guidi proviene da Scintilena.
Il traguardo editoriale del notiziario italiano di speleologia riporta al centro il rapporto tra pipistrelli, grotte, tutela e necessità esplorative: una collaborazione che richiede dati, attenzione stagionale e comportamenti condivisi.
Il post numero 25mila di Scintilena è dedicato ai pipistrelli. La scelta mette in evidenza un tema che attraversa da sempre l’attività in grotta: il rapporto tra speleologi e chirotteri.
Non è un legame soltanto simbolico. Le cavità naturali sono luoghi di esplorazione, studio e documentazione. Per molte specie di pipistrelli sono anche rifugi essenziali, usati in momenti diversi del ciclo annuale.
Il binomio speleologi-pipistrelli diventa quindi quasi automatico. Chi percorre una grotta può osservare presenze biologiche rilevanti. Chi studia e tutela i chirotteri ha spesso bisogno della conoscenza tecnica delle cavità, dei loro accessi e delle condizioni ambientali interne.
Raggiungere 25mila pubblicazioni significa segnare una tappa nella storia editoriale di Scintilena. La scelta dei pipistrelli come argomento del post numero 25mila richiama una delle responsabilità più concrete della speleologia contemporanea: esplorare senza ignorare gli organismi che vivono nel sottosuolo.
I pipistrelli non occupano tutte le grotte nello stesso modo. Alcune specie sono definite troglofile perché utilizzano con regolarità cavità sotterranee come rifugio. Altre possono alternare grotte, fessure rocciose, edifici, miniere, cavità artificiali e alberi maturi, in funzione della stagione e delle condizioni locali.
La grotta, quindi, non è una semplice struttura geologica. Può essere un sito di riposo diurno, un rifugio riproduttivo, un luogo di svernamento o uno spazio frequentato in autunno per l’attività sociale e l’accoppiamento. Ogni funzione comporta vulnerabilità diverse.
In Italia sono presenti circa 34 specie di chirotteri, secondo la sezione speleologica di Tutela Pipistrelli. L’associazione ricorda anche che le categorie ecologiche non sono rigide: molte specie possono scegliere rifugi differenti nel corso dell’anno.
Il punto più delicato riguarda i periodi sensibili. Durante l’inverno molti pipistrelli entrano in ibernazione. Il torpore consente di ridurre il dispendio energetico quando gli insetti disponibili sono pochi o assenti.
Un disturbo può provocare un risveglio. Questo implica consumo di riserve lipidiche. Se l’episodio si ripete, il rischio per i singoli animali e per l’intera colonia aumenta.
La riproduzione è un’altra fase critica. In primavera e in estate le femmine possono formare colonie riproduttive, dette nursery. In questi siti avvengono gravidanza, parto e allevamento dei piccoli. L’ingresso non programmato, il rumore, la luce diretta e il contatto ravvicinato possono alterare il comportamento degli animali.
Le conoscenze scientifiche richiamano quindi alla prudenza. Una ricerca pubblicata nel 2024 su Scientific Reports, dedicata agli ingressi per censimento nelle cavità di ibernazione, ha rilevato una relazione tra attività dei pipistrelli dopo il sopralluogo e intensità del disturbo, valutata considerando numero di persone e tempo trascorso nella grotta.
La tutela dei pipistrelli non coincide con la rinuncia assoluta alla speleologia. Richiede piuttosto di stabilire dove, quando e come entrare. La pianificazione deve partire dalla funzione biologica del sito e dalle evidenze disponibili.
Il rapporto tra pipistrelli e speleologi trova una soluzione operativa in una speleologia attenta al contesto. L’esplorazione produce informazioni importanti su sviluppo, morfologia, microclima, accessi e stato di conservazione delle cavità. Sono dati che possono risultare utili anche ai chirotterologi e agli enti di gestione.
Allo stesso tempo, la prima frequentazione di un ramo o di una cavità comporta una particolare cautela. Il materiale formativo della Società Speleologica Italiana ricorda che la prima esplorazione determina in genere una perdita di naturalità maggiore rispetto alle frequentazioni successive. L’affermazione invita a valutare itinerari, soste, passaggi stretti e modalità di documentazione.
In presenza di pipistrelli, alcune regole restano semplici:
La fotografia può essere utile alla documentazione. Non deve trasformarsi in un fattore di pressione. La priorità resta sempre il benessere degli animali e la conservazione del rifugio.
Il contributo degli speleologi può essere decisivo se inserito in protocolli chiari. Rilievi accurati, fotografie ottenute senza disturbo, schede di osservazione e descrizioni dei rami possono aiutare a individuare siti rilevanti e ad aggiornare la conoscenza della distribuzione dei chirotteri.
Il monitoraggio richiede però prudenza metodologica. Una colonia osservata una volta non definisce automaticamente la funzione della cavità. Il numero di individui, la composizione specifica e l’uso stagionale devono essere interpretati da specialisti e, quando necessario, verificati con censimenti programmati.
Tutelare i pipistrelli significa anche proteggere l’habitat. La protezione riguarda i rifugi, le aree di alimentazione e i collegamenti ecologici tra questi elementi. Per le cavità ciò si traduce in gestione degli accessi, conoscenza delle stagioni di utilizzo e prevenzione delle alterazioni fisiche e microclimatiche.
Tutela Pipistrelli propone agli speleologi una scheda per la segnalazione dei pipistrelli in grotta. Il modello valorizza l’informazione raccolta sul campo e la indirizza verso l’individuazione dei rifugi più importanti e delle misure di salvaguardia più appropriate.
Il post numero 25mila di Scintilena usa i pipistrelli per richiamare un tema che non riguarda solo un anniversario editoriale. Il rapporto tra speleologi e pipistrelli è parte della pratica quotidiana nelle cavità naturali e artificiali.
Esplorare significa osservare. Osservare significa anche riconoscere limiti e priorità. In molte situazioni, il dato più utile non è arrivare oltre, ma sapere quando ridurre il disturbo, cambiare programma o segnalare una colonia.
La collaborazione con chirotterologi, associazioni di tutela, enti territoriali e gestori delle aree protette permette di rendere compatibili esigenze conoscitive e conservazione. È questa la direzione indicata dalla letteratura e dalle esperienze di monitoraggio: conoscenza condivisa, accessi valutati caso per caso e protezione effettiva dei rifugi.
Il binomio speleologi-pipistrelli resta così un impegno concreto. La tutela dei pipistrelli passa anche dalla qualità delle esplorazioni, dalla formazione e dalla responsabilità con cui viene frequentato il mondo sotterraneo.
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