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    Condividi Il programma estivo nelle Alpi Apuane Un ciclo di quattro appuntamenti porterà alla Grotta del Vento, nelle Alpi Apuane in provincia di Lucca, fotografie, racconti, meteorologia, speleologia subacquea e tecniche di esplorazione. Il programma è rivolto a chi frequenta il mondo sotterraneo e a chi desidera avvicinarsi alla conoscenza del carsismo attraverso le esperienze di speleologi, ricercatori e divulgatori. La Grotta del Vento ospiterà gli incontri tra il 23 agosto e il 13 set
     

Grotta del Vento, quattro appuntamenti tra fotografia, scienza ed esplorazione

August 18th 2026 at 14:00

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Il programma estivo nelle Alpi Apuane

Un ciclo di quattro appuntamenti porterà alla Grotta del Vento, nelle Alpi Apuane in provincia di Lucca, fotografie, racconti, meteorologia, speleologia subacquea e tecniche di esplorazione. Il programma è rivolto a chi frequenta il mondo sotterraneo e a chi desidera avvicinarsi alla conoscenza del carsismo attraverso le esperienze di speleologi, ricercatori e divulgatori.

La Grotta del Vento ospiterà gli incontri tra il 23 agosto e il 13 settembre 2026. Il calendario comprende momenti dedicati alla documentazione fotografica delle cavità, al rapporto tra eventi meteorologici e ambienti ipogei, alle esplorazioni nei sifoni della Garfagnana e alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo riconosciuta dall’UNESCO.

Fotografia speleologica e racconti dal sottosuolo

Il primo appuntamento è fissato per il 23 agosto alle ore 21, con la collaborazione dello Speleo Club Garfagnana. Lo speleologo e fotografo Andrea Moretti presenterà un viaggio per immagini dedicato alla documentazione delle grotte.

La fotografia speleologica richiede attenzione alla composizione, alla gestione della luce e alla sicurezza durante le riprese. Le immagini non hanno soltanto una funzione estetica. Possono contribuire alla lettura degli ambienti, alla documentazione delle morfologie e alla comunicazione del lavoro esplorativo.

Alla serata interverranno anche Pietro Taddei e Vittorio Verole Bozzello, direttore della Grotta del Vento. I relatori condivideranno racconti ed esperienze maturate nel mondo della speleologia, collegando la rappresentazione fotografica alla frequentazione diretta delle cavità.

Microclima della Grotta del Vento e alluvione del 1996

Il 28 agosto alle ore 21 il programma si sposterà sui temi della meteorologia e del cambiamento climatico. Giuliano Capecchi, meteorologo del Consorzio LAMMA, ripercorrerà la grande alluvione che colpì la Garfagnana nel 1996.

L’incontro affronterà anche il rapporto tra precipitazioni intense, circolazione delle acque e risposta dei sistemi carsici. Nelle aree carbonatiche, l’acqua può infiltrarsi rapidamente attraverso fratture, inghiottitoi e condotti. Gli eventi meteorologici possono quindi modificare in tempi brevi portate, livelli idrici e condizioni di accesso alle cavità.

Vittorio Verole Bozzello illustrerà le caratteristiche del microclima sotterraneo della Grotta del Vento, mettendole in relazione con gli eventi meteorologici del 1996. Temperatura, umidità e movimento dell’aria sono elementi importanti per comprendere il funzionamento dell’ambiente ipogeo.

Sorgente del Tinello e speleologia subacquea

Il terzo appuntamento è previsto per il 4 settembre alle ore 18. La giornata inizierà con l’inaugurazione della sistemazione paesaggistica di fronte alla Sorgente del Tinello, alla presenza delle istituzioni.

Il tardo pomeriggio sarà dedicato alla speleologia subacquea e alle più recenti esplorazioni condotte nei sifoni della Garfagnana. La Sorgente del Tinello costituisce un punto di interesse per l’osservazione del rapporto tra acque superficiali e circolazione sotterranea.

Le immersioni speleologiche richiedono addestramento specifico, pianificazione e attrezzature ridondanti. Nei sifoni, la progressione avviene in spazi confinati e con visibilità variabile. La documentazione delle esplorazioni permette di raccogliere dati sulle prosecuzioni dei sistemi idrici e sulle caratteristiche delle cavità sommerse.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

Il 13 settembre la Grotta del Vento parteciperà alle iniziative legate alla Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, con la collaborazione dello Speleo Club Garfagnana. La ricorrenza UNESCO si tiene ogni anno il 13 settembre e mira a promuovere istruzione, conservazione e sensibilizzazione sui sistemi carsici.

Durante la giornata sono previste esposizioni e dimostrazioni pratiche sulle tecniche esplorative e sull’impiego delle attrezzature specialistiche. Alle ore 21 sono in programma proiezioni e conferenze con esperti e protagonisti della speleologia.

La ricorrenza internazionale richiama l’attenzione sul valore delle grotte come ambienti naturali, archivi geologici e habitat per forme di vita specializzate. I paesaggi carsici svolgono inoltre un ruolo rilevante nella disponibilità di acqua e conservano testimonianze scientifiche, archeologiche e culturali.

Informazioni per partecipare

La prenotazione è gradita. Per informazioni è possibile contattare la Grotta del Vento al numero 0583 722024.

Il ciclo di eventi propone prospettive diverse sul mondo sotterraneo. Fotografia speleologica, climatologia, idrologia carsica, speleologia subacquea e divulgazione si incontrano in un programma distribuito tra agosto e settembre. La Grotta del Vento diventa così sede di un percorso pubblico dedicato alla conoscenza del carsismo profondo e delle attività che ne permettono lo studio.

Fonti

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  • Grotte Rupestri di Verzino, il FAI porta il pubblico tra archeologia e cielo stellato
    Condividi Martedì 18 agosto la Delegazione FAI di Crotone e Santa Severina propone una visita guidata in località Sperone e un’osservazione astronomica con l’astrofilo Francesco Veltri. Il sito è candidato al censimento “I Luoghi del Cuore” Verzino, 18 agosto 2026 – Le Grotte Rupestri di Verzino sono al centro di una serata dedicata alla conoscenza del patrimonio sotterraneo calabrese. L’iniziativa è promossa dalla Delegazione FAI di Crotone e Santa Severina con il patrocinio del Comune di Ve
     

Grotte Rupestri di Verzino, il FAI porta il pubblico tra archeologia e cielo stellato

August 18th 2026 at 13:00

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Martedì 18 agosto la Delegazione FAI di Crotone e Santa Severina propone una visita guidata in località Sperone e un’osservazione astronomica con l’astrofilo Francesco Veltri. Il sito è candidato al censimento “I Luoghi del Cuore”

Verzino, 18 agosto 2026 – Le Grotte Rupestri di Verzino sono al centro di una serata dedicata alla conoscenza del patrimonio sotterraneo calabrese. L’iniziativa è promossa dalla Delegazione FAI di Crotone e Santa Severina con il patrocinio del Comune di Verzino. Il programma unisce visita guidata, divulgazione astronomica e sensibilizzazione sulla tutela del sito.

Il ritrovo è previsto alle 18.30 in località Sperone. Da qui partirà il percorso verso il complesso rupestre, inserito nella Riserva naturale regionale del fiume Vitravo e delle Grotte Rupestri di Verzino. Al termine della visita, l’attenzione si sposterà sul cielo estivo. L’osservazione sarà curata dall’astrofilo Francesco Veltri dell’Università della Calabria.

Grotte Rupestri di Verzino, un insediamento scavato nell’arenaria

Le Grotte Rupestri di Verzino si sviluppano ai piedi del centro storico e costituiscono il nucleo originario dell’abitato. Le cavità sono distribuite su più livelli. Alcune sono naturali, mentre altre sono state scavate o adattate dall’uomo.

Le informazioni disponibili descrivono una frequentazione iniziata in epoca preistorica. In età bizantina il complesso fu utilizzato anche dai monaci basiliani. Le cavità conservano tracce di una lunga relazione tra comunità locali, risorse naturali e ambiente sotterraneo.

Secondo una scheda dedicata al sito, nei secoli le grotte furono impiegate anche per la raccolta delle acque piovane e per la realizzazione di cisterne sotterranee. L’insediamento rimase abitato fino alla metà del Novecento. In seguito alcune cavità furono utilizzate come ricovero per il bestiame, prima dell’abbandono negli anni Ottanta e dei successivi interventi di recupero.

La candidatura FAI e la tutela del patrimonio ipogeo

La serata del 18 agosto è collegata anche alla candidatura delle Grotte Rupestri di Verzino al censimento nazionale “I Luoghi del Cuore” del FAI. Al momento della presentazione dell’iniziativa, il sito risultava ai vertici della classifica provvisoria, con una posizione indicata tra le prime tre su oltre quattromila luoghi censiti.

Il dato è soggetto ad aggiornamenti e non costituisce l’esito definitivo del censimento. Il voto viene presentato dagli organizzatori come uno strumento per aumentare la visibilità delle grotte e sostenere possibili interventi di tutela, accessibilità e valorizzazione.

La candidatura porta nel dibattito pubblico un tema rilevante per la speleologia: la necessità di conservare le cavità e gli insediamenti rupestri senza ridurli a semplici attrazioni turistiche. La conoscenza del sito richiede attenzione alla stabilità degli ambienti, alla gestione dei flussi, alla lettura archeologica delle strutture e alla protezione delle eventuali componenti biologiche presenti.

Dalla visita all’osservazione del cielo estivo

La seconda parte dell’appuntamento è dedicata all’osservazione astronomica. Francesco Veltri accompagnerà i partecipanti nell’individuazione delle principali costellazioni e dei corpi celesti visibili durante la serata.

Il collegamento tra ambiente ipogeo e cielo notturno permette di leggere il paesaggio calabrese su due piani. Da un lato ci sono le tracce della presenza umana nelle cavità. Dall’altro c’è il rapporto con un ambiente naturale caratterizzato dall’assenza di illuminazione artificiale. La qualità del buio è un elemento importante per la divulgazione astronomica e per la percezione del paesaggio.

L’iniziativa si inserisce in una serie di attività recenti che hanno riportato Verzino al centro dell’attenzione culturale e speleologica. Scintilena ha segnalato, nei giorni precedenti, due appuntamenti del Festival Amore & Rabbia dedicati alle Grotte Rupestri e al tema del buio. Il 12 agosto era prevista una visita guidata, mentre il 13 agosto l’incontro “Ascoltare il buio” ha messo in relazione grotte, suoni, ricerca e arte, con la collaborazione della Società Speleologica Italiana ETS e del Gruppo Speleologico Le Grave di Verzino.

La speleologia in Calabria tra ricerca e divulgazione

Le attività in programma a Verzino si inseriscono in un quadro regionale più ampio. La directory di Scintilena censisce, tra gli altri, il Centro Regionale di Speleologia Enzo dei Medici, il Gruppo Speleologico Le Grave di Verzino, il Gruppo Speleologico Sparviere, il Gruppo Speleologico Cudinipuli, il Gruppo Speleologico Serra del Gufo, il Gruppo Speleo del Pollino e l’Associazione Speleologica Liocorno.

Nel 2026 la Calabria è stata interessata da diversi progetti. A Cassano all’Ionio, dal 4 al 9 maggio, si è svolta la quarta edizione del campo internazionale I Cuadène. Quattro gruppi italiani e tedeschi hanno lavorato sui sistemi carsici del Pollino, tra Monte San Marco, Abisso del Bifurto e cavità ipogeniche.

A San Lorenzo Bellizzi, il 10 giugno, una tavola rotonda ha affrontato i temi della speleoarcheologia del Pollino. Secondo i dati riportati da Scintilena, 305 dei 436 siti censiti nel Catasto delle Grotte della Calabria ricadono nell’area del Pollino e dell’Orsomarso. La stessa iniziativa ha portato all’apertura della mostra fotografico-documentaria “Grotte preistoriche dal Pollino all’Orsomarso”.

Nel marzo 2026 Scintilena ha inoltre riferito dell’avvio di un percorso per coordinare la ricerca geologico-archeologica nel Parco Nazionale del Pollino. Tra i temi indicati figurano la mappatura delle cavità, lo studio dei geositi, l’archeologia preistorica e la collaborazione tra enti locali, università, speleologi e aree protette.

Informazioni pratiche e prospettive

La visita alle Grotte Rupestri di Verzino è fissata per martedì 18 agosto con ritrovo alle 18.30 in località Sperone. L’osservazione astronomica seguirà il percorso guidato. Per partecipare è opportuno verificare direttamente eventuali indicazioni organizzative, condizioni del sentiero e modalità di accesso.

La serata propone una forma di divulgazione che affianca storia, speleologia, archeologia e astronomia. La candidatura FAI aggiunge una dimensione civica. Il risultato dipenderà dalla capacità di trasformare l’attenzione pubblica in conoscenza documentata, manutenzione, accessibilità controllata e tutela del complesso rupestre.

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  • Forra del torrente Grigno, otto ore di soccorso ad Apocalypse Now
    Condividi Un forrista ferito recuperato a Cinte Tesino dopo una complessa evacuazione in canyon Un forrista di 30 anni è stato recuperato nella notte tra il 16 e il 17 agosto nella forra del torrente Grigno, chiamata “Apocalypse Now”, nel territorio di Cinte Tesino. L’uomo aveva riportato una frattura a un arto inferiore durante una calata. L’intervento ha impegnato 25 soccorritori del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino e si è concluso alle 1.30. La forra del torrente Grigno è un itin
     

Forra del torrente Grigno, otto ore di soccorso ad Apocalypse Now

August 18th 2026 at 12:00

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Un forrista ferito recuperato a Cinte Tesino dopo una complessa evacuazione in canyon

Un forrista di 30 anni è stato recuperato nella notte tra il 16 e il 17 agosto nella forra del torrente Grigno, chiamata “Apocalypse Now”, nel territorio di Cinte Tesino. L’uomo aveva riportato una frattura a un arto inferiore durante una calata. L’intervento ha impegnato 25 soccorritori del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino e si è concluso alle 1.30.

La forra del torrente Grigno è un itinerario di canyoning noto nell’area della Valsugana. Il recupero conferma le difficoltà operative che un infortunio può generare in un ambiente inciso, umido e con comunicazioni limitate. [web:3]

Forra del torrente Grigno: l’allarme per il mancato rientro

L’allarme è arrivato attorno alle 17.30. A contattare la Centrale Unica di Emergenza sono stati alcuni conoscenti dei due praticanti, preoccupati perché non erano rientrati.

I due avevano comunicato in precedenza il programma dell’uscita. Questo elemento ha consentito di concentrare le ricerche nella forra del torrente Grigno. Nel canyon non era disponibile copertura telefonica, perciò i due uomini non avevano potuto richiedere direttamente aiuto.

Sono state attivate le Stazioni Tesino e Bassa Valsugana del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, insieme al Gruppo tecnico forre. Quattro tecnici sono entrati nel canyon. Altre squadre hanno controllato le zone a monte e a valle e mantenuto i collegamenti radio con il personale impegnato nell’incisione.

Verso le 19 i soccorritori hanno localizzato i due forristi a valle del Ponte del Diavolo. Il trentenne era fermo dalla mattinata. La frattura si era verificata durante la sesta calata e gli impediva di proseguire in autonomia. [web:3]

Canyoning Apocalypse Now: stabilizzazione e recupero verticale

Nel canyon è entrata una seconda squadra, composta anche da un medico e da un infermiere del Soccorso Alpino. Il ferito è stato valutato, stabilizzato e collocato in barella.

La fase tecnica più impegnativa ha riguardato l’uscita dalla forra del torrente Grigno. La barella è stata recuperata per circa 110 metri lungo una parete verticale, mediante un sistema di contrappesi. Raggiunta la sommità, il trasporto è proseguito per altri circa cento metri.

I Vigili del fuoco di Cinte Tesino hanno realizzato un varco nella vegetazione tagliando alcune piante. Da quel punto è stato possibile organizzare il recupero con l’elicottero. Il tecnico di elisoccorso è stato verricellato sul posto, ha agganciato la barella e ha trasferito il paziente all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove è arrivato intorno alle 23.

Le operazioni non sono terminate con il trasporto sanitario. Il secondo forrista, rimasto autonomo, e i tecnici ancora presenti nella forra del torrente Grigno sono stati riportati a valle con lo stesso sistema di contrappesi. Il rientro dell’ultima squadra si è concluso attorno all’1.30. [web:3]

Soccorso in forra e canyoning: il quadro dei dati disponibili

Per il 2025, il report nazionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico indica 13.037 missioni complessive di soccorso alpino in Italia, comprese quelle del Soccorso Alpino Valdostano. Le persone ferite sono state 9.624, quelle illese 4.231, i dispersi 140 e i deceduti 528. Il report pubblico non pubblica un valore separato per gli interventi classificati come forra o canyoning. Non è quindi possibile attribuire un numero nazionale ufficiale di soli soccorsi CNSAS in canyoning nel 2025 sulla base dei dati divulgati. [web:6]

Un riferimento specifico per comprendere il fenomeno è uno studio nazionale pubblicato nel 2026 e basato sulla banca dati CNSAS per gli anni 2009-2023. La ricerca ha censito 344 operazioni di soccorso in canyoning, per 569 persone coinvolte: una media di 23 interventi l’anno, con una tendenza di crescita nel periodo esaminato.

I traumi hanno riguardato il 45% delle persone soccorse. Tra le lesioni traumatiche, gli arti inferiori rappresentano la sede più frequente, con il 42,5%. Il dato è coerente con la dinamica verificatasi nella forra del torrente Grigno, dove la frattura a una gamba ha reso necessaria l’evacuazione con barella. Il 46% delle persone incluse nello studio era illeso: una quota che mostra come l’impossibilità di proseguire, il ritardo o il mancato rientro possano attivare soccorsi anche senza lesioni. [web:2]

Prevenzione in forra del torrente Grigno e comunicazioni d’emergenza

Le forre impongono una preparazione che comprende progressione su corda, valutazione della portata, gestione dell’acqua e autosoccorso. Le calate, le superfici bagnate e la permanenza in acqua fredda incidono sull’esposizione al rischio.

Lo studio epidemiologico segnala che il 72% degli incidenti analizzati si è verificato nei fine settimana, nei festivi e nel mese di agosto. La durata mediana degli interventi era di 160 minuti. L’elicottero è stato usato nel 68% dei trasferimenti ospedalieri, spesso in combinazione con il lavoro delle squadre a terra. [web:2]

Nel caso della forra del torrente Grigno, la comunicazione preventiva dell’itinerario a persone esterne ha avuto un ruolo pratico. Non sostituisce la pianificazione dell’uscita, ma offre ai soccorritori un riferimento utile quando la copertura telefonica manca. La conoscenza dell’itinerario, la verifica delle condizioni e l’adeguamento dei tempi alla composizione del gruppo restano aspetti centrali nella pratica del canyoning.

Fonti

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  • Sindrome del naso bianco in Europa: presenza del fungo ma nessun collasso di popolazione
    Condividi La sindrome del naso bianco (WNS) è causata dal fungo psicrofilo Pseudogymnoascus destructans (Pd), già noto in passato come Geomyces destructans. Il patogeno è enzootico in Europa e in Asia: colonizza la pelle e le ali dei chirotteri durante l’ibernazione, ma raramente provoca mortalità di massa.[1][2][3] In Nord America, dove il fungo è stato introdotto intorno al 2006, la WNS ha invece innescato crolli demografici superiori al 90% in diverse specie cavernicole, tra cui Myotis luc
     

Sindrome del naso bianco in Europa: presenza del fungo ma nessun collasso di popolazione

August 18th 2026 at 11:00

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La sindrome del naso bianco (WNS) è causata dal fungo psicrofilo Pseudogymnoascus destructans (Pd), già noto in passato come Geomyces destructans. Il patogeno è enzootico in Europa e in Asia: colonizza la pelle e le ali dei chirotteri durante l’ibernazione, ma raramente provoca mortalità di massa.[1][2][3]

In Nord America, dove il fungo è stato introdotto intorno al 2006, la WNS ha invece innescato crolli demografici superiori al 90% in diverse specie cavernicole, tra cui Myotis lucifugus, Myotis septentrionalis e Perimyotis subflavus.

Presenza del fungo e tolleranza delle specie europee

Il fungo è stato rilevato in almeno 18–19 paesi europei e su oltre 21 specie di chirotteri. Tra le specie positive figurano numerosi Myotis (M. myotis, M. daubentonii, M. emarginatus, M. brandtii, M. dasycneme, M. nattereri, M. mystacinus, M. bechsteinii), oltre a Eptesicus nilssonii, Plecotus auritus, Rhinolophus hipposideros e Barbastella barbastellus.[3][4][5]

Nonostante la prevalenza dell’infezione sia alta, in Europa non sono stati documentati eventi di mortalità di massa attribuibili alla WNS. Le evidenze indicano che le popolazioni paleartiche tollerano carichi fungini simili a quelli osservati in Nord America, sviluppando lesioni cutanee focali ma senza il collasso fisiologico tipico della sindrome nordamericana.[4][6][7]

Uno studio su Myotis myotis ha mostrato che i pipistrelli europei infetti mantengono parametri di risposta immunitaria acuta a livelli basali durante il torpore, senza attivare risposte immunitarie costose che li costringerebbero a risvegli frequenti. Questo suggerisce un equilibrio ospite-patogeno consolidato, probabilmente frutto di coevoluzione.[6][7]

Situazione in Italia

In Italia, P. destructans è stato isolato per la prima volta in tempi recenti. In una grotta delle Alpi (Rio Martino) il fungo è stato rilevato su otto esemplari di Myotis emarginatus, senza che fossero osservati decessi di massa. La presenza del patogeno è stata confermata in 17 specie di chirotteri italiani, ma finora non sono stati registrati crolli demografici riconducibili alla WNS.[8][9]

Le autorità sanitarie animali (WOAH) classificano l’infezione come enzootica in Europa e Asia, con rarissimi casi di malattia clinica evidente, a differenza del Nord America dove la WNS è associata a eventi di mortalità su larga scala.[1][2]

Perché l’Europa non subisce lo stesso impatto?

Le ipotesi principali sono due. La prima è che i chirotteri europei abbiano convissuto con il fungo per millenni, sviluppando resistenza o tolleranza immunologica e comportamentale. La seconda è che differenze ecologiche (microclima degli ibernacoli, durata del letargo, comportamento di ibernazione) riducano la probabilità che l’infezione evolva in sindrome letale.[3][10]

Un campione museale francese del 1918 (Myotis bechsteinii) ha confermato la presenza del fungo in Europa già oltre un secolo fa, rafforzando l’ipotesi di un’origine eurasiatica e di un adattamento di lungo periodo.[11]

Implicazioni per la conservazione

La presenza di P. destructans in Europa non va sottovalutata. Il patogeno è diffuso, infetta molte specie e può provocare lesioni cutanee. Tuttavia, l’impatto demografico osservato finora è limitato rispetto al Nord America. Il monitoraggio resta fondamentale per rilevare eventuali cambiamenti, soprattutto in aree dove le popolazioni di chirotteri sono già fragili o in declino per altre cause.[3][8]

Per il mondo speleologico e per la tutela dei chirotteri, la priorità resta la riduzione del disturbo negli ibernacoli, il rispetto dei periodi di letargo e l’adozione di buone pratiche di accesso alle cavità.

Fonti

Fonti
[1] PSEUDOGYMNOASCUS DESTRUCTANS (WHITE-NOSE …www.woah.org › Home › eng › docs › pdf › Disease_cards › newcards › P… https://www.woah.org/fileadmin/Home/eng/Animal_Health_in_the_World/docs/pdf/Disease_cards/newcards/Pseudogymnoascus_destructans_in_bats_(White-nose_syndrome)(Infection_with).pdf
[2] [PDF] Pseudogymnoascus destructans in bats (White-nose syndrome … https://www.woah.org/app/uploads/2022/02/pseudogymnoascus-destructans-in-bats-white-nose-syndrome-infection-with.pdf
[3] White-nose syndrome in Europe and the UK https://www.bats.org.uk/about-bats/threats-to-bats/white-nose-syndrome/white-nose-syndrome-in-europe
[4] White-nose syndrome without borders: Pseudogymnoascus destructans infection tolerated in Europe and Palearctic Asia but not in North America – Scientific Reports https://www.nature.com/articles/srep19829
[5] Pseudogymnoascus destructans – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Pseudogymnoascus_destructans
[6] Determinants of defence strategies of a hibernating European bat species towards the fungal pathogen Pseudogymnoascus destructans – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33476670/
[7] The other white?nose syndrome transcriptome: Tolerant and susceptible hosts respond differently to the pathogen Pseudogymnoascus destructans https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5606880/
[8] White-Nose Syndrome Confirmed in Italy: A Preliminary Assessment of Its Occurrence in Bat Species – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33803110/
[9] [PDF] First Isolation of Pseudogymnoascus destructans, the Fungal … – CNR https://www.cnr.it/en/news/attachment/1820
[10] White-Nose Syndrome Fungus (Geomyces destructans) in Bats, Europe https://edoc.rki.de/handle/176904/758
[11] White-Nose Syndrome Fungus in a 1918 Bat Specimen from France https://wwwnc.cdc.gov/eid/article/23/9/17-0875_article
[12] White-nose syndrome: is this emerging disease a threat to European bats? – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21835492/
[13] Infection with Pseudogymnoascus destructans in bats (white-nose syndrome) | CABI Compendium https://www.cabidigitallibrary.org/doi/full/10.1079/cabicompendium.119005
[14] Pseudogymnoascus – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Pseudogymnoascus
[15] Ecology and impacts of white-nose syndrome on bats https://bpb-us-e1.wpmucdn.com/sites.ucsc.edu/dist/5/1748/files/2024/07/Hoyt-et-al-2021-Nat-Rev-Micro.pdf

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Pipistrelli e grotte nel Corridoio carsico di Antioquia: la distanza dalle cavità non spiega da sola l’uso dell’habitat

August 18th 2026 at 10:00

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Pipistrelli e grotte, bioacustica e conservazione delle cavità carsiche: una ricerca colombiana richiama l’attenzione sul rapporto tra rifugi, paesaggio e aree di foraggiamento

La distanza dalle grotte non sembra essere, da sola, un fattore decisivo nell’uso dell’habitat per quattro specie di pipistrelli insettivori del Corridoio carsico di Antioquia, in Colombia. È il dato centrale della tesi di biologia discussa presso l’Università di Antioquia e resa nota nel 2025 attraverso i canali di divulgazione legati a Roosting Ecology.

Lo studio ha analizzato Molossus bondae, Cormura brevirostris, Saccopteryx leptura e Rhogeessa io. La ricerca ha impiegato registrazioni bioacustiche e modelli di occupazione. L’obiettivo era stimare la probabilità di utilizzo dei diversi habitat da parte delle specie.

Il risultato non ridimensiona il valore dei rifugi sotterranei. Invita invece a leggere il rapporto tra pipistrelli e grotte in modo più articolato. Le cavità restano essenziali per molte fasi del ciclo biologico. L’attività di caccia, però, sembra rispondere anche alla struttura del paesaggio, alla disponibilità di prede, alla copertura vegetale e alla connettività ecologica.

Bioacustica e modelli di occupazione

I ricercatori hanno considerato variabili ambientali e metodologiche. Tra queste figurano temperatura, umidità relativa, data e rilevatore. Sono stati inclusi anche complessità strutturale del paesaggio, connettività, copertura degli habitat, distanza dai corpi idrici e distanza dalle cavità.

L’uso della bioacustica consente di rilevare i pipistrelli durante l’attività notturna senza catturarli. I segnali ultrasonici, se analizzati con protocolli appropriati, aiutano a riconoscere le specie e a descriverne la presenza nello spazio e nel tempo. Il metodo è particolarmente utile quando le cavità sono difficili da raggiungere o quando occorre ridurre il disturbo sugli animali.

Per le quattro specie considerate, la distanza dalle grotte è risultata poco esplicativa della probabilità di uso dell’habitat. Il dato può indicare che le aree di foraggiamento siano selezionate soprattutto in funzione delle strategie di caccia e della disponibilità di risorse. Può anche riflettere differenze nel modo in cui le specie scelgono e utilizzano i rifugi.

Il Corridoio carsico dell’Antioquia orientale offre un contesto rilevante per queste analisi. Secondo il dataset pubblicato dalla Universidad de Antioquia, l’area comprende almeno 45 cavità e ripari rocciosi su 127.319 ettari. Le grotte sono frequentate permanentemente o stagionalmente da circa 42 specie di chirotteri; i dati di campionamento hanno prodotto 292 record attribuiti a 32 specie.[1]

Pipistrelli e grotte: rifugio e paesaggio

La ricerca colombiana aiuta a evitare una semplificazione frequente. Un rifugio sotterraneo non è un elemento isolato. Fa parte di un sistema ecologico più ampio, formato da boschi, margini forestali, corsi d’acqua, aree aperte e corridoi di spostamento.

Le cavità del Corridoio carsico forniscono condizioni relativamente stabili, protezione dai predatori e spazi utilizzabili per riposo, accoppiamento, maternità e allevamento dei giovani. Il paesaggio circostante comprende anche porzioni di foresta tropicale umida e aree frammentate da pascoli e coltivazioni. La qualità della matrice esterna può quindi incidere direttamente sull’accessibilità delle risorse alimentari.[1]

Il risultato sul ruolo non determinante della distanza non significa che le grotte siano sostituibili. Significa che, per capire la presenza dei pipistrelli, servono monitoraggi integrati. Occorre osservare il rifugio, ma anche i percorsi di volo, la copertura forestale, l’acqua disponibile e le trasformazioni del territorio.

Questa lettura è utile anche in Europa. Il materiale tecnico di Tutela Pipistrelli ricorda che il valore conservazionistico di una cavità non dipende soltanto dal numero di esemplari. Contano la specie presente, la funzione stagionale del roost e la rilevanza geografica della colonia. Un piccolo nucleo, oppure un singolo rinolofo in una cavità, può quindi richiedere attenzione e tutela.[2]

Conservazione delle grotte frequentate

Il tema pipistrelli e grotte riguarda direttamente la gestione speleologica. Le cavità possono essere siti di ibernazione, nursery, rifugio temporaneo o luogo di swarming. Ogni funzione comporta vulnerabilità specifiche.

Durante l’ibernazione, rumore, luce diretta e presenza umana possono indurre risvegli e aumentare il consumo delle riserve energetiche. Nelle nursery, il disturbo può provocare panico, caduta dei piccoli o abbandono del rifugio. Il documento di Tutela Pipistrelli raccomanda una valutazione stagionale condotta da chirotterologi prima di autorizzare attività nelle cavità note per ospitare animali.[2]

La sezione speleologica di Tutela Pipistrelli sottolinea inoltre che la protezione riguarda sia le aree di caccia sia i luoghi di riposo. Per questo, tutela dei chirotteri e tutela delle cavità non possono essere separate. La collaborazione tra speleologi e chirotterologi permette di raccogliere segnalazioni, individuare rifugi importanti e adottare misure coerenti con il ciclo biologico delle specie.[3]

Anche Scintilena richiama l’importanza di limitare l’accesso non regolamentato alle cavità e di preservarne il microclima. Le pratiche essenziali sono semplici: evitare di illuminare direttamente gli animali, non toccarli, ridurre rumori e permanenze nelle sale occupate, rispettare le chiusure stagionali e rinunciare alle attività non indispensabili nelle zone sensibili.[4]

Una ricerca utile alla gestione

Lo studio dell’Antioquia indica una direzione concreta: la protezione dei rifugi deve essere accompagnata dalla conservazione del paesaggio esterno. Salvaguardare le sole grotte non è sufficiente se i corridoi di volo vengono interrotti, le foreste degradate o le aree umide alterate.

Per pipistrelli e grotte, la conservazione efficace richiede dunque dati raccolti in più stagioni, metodi non invasivi e gestione basata sulle specie realmente presenti. Il monitoraggio bioacustico, integrato con controlli dei roost e analisi del paesaggio, può offrire indicazioni operative sia per la ricerca sia per la pianificazione territoriale.

Fonti

http://www.tutelapipistrelli.it

Fonti
[1] Murciélagos del Corredor Karstico del oriente Antioqueño https://ipt.biodiversidad.co/permisos/resource?r=0524_murcielagos_20200123
[3] La sezione speleo | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/la-sezione-speleo/
[4] Pipistrelli e grotte: la scienza conferma gli effetti del … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-la-scienza-conferma-gli-effetti-del-disturbo-umano-sulle-colonie-in-ibernazione/03/12/
[6] Pipistrelli e Grotte: I Chirotteri Come Custodi della … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-i-chirotteri-come-custodi-della-biodiversita-negli-ambienti-carsici/01/03/
[7] Towards the new Checklist of the Italian Fauna https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc
[8] Pipistrelli e grotte: cinque vittorie per la conservazione dei … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-cinque-vittorie-per-la-conservazione-dei-chirotteri-nel-rapporto-annuale-di-bat-conservation-international/02/19/
[9] I preparati zoologici di Ulisse Aldrovandi https://aldrovandiana.it/article/download/36/26
[10] Trasformare le grotte in santuari: la strategia per … https://www.scintilena.com/trasformare-le-grotte-in-santuari-la-strategia-per-conservare-i-pipistrelli-in-messico/09/12/
[11] New data about Chiropterofauna of the “Monte Pellegrino” Nature Reserve (Palermo, Italy) https://www.e3s-conferences.org/articles/e3sconf/pdf/2021/41/e3sconf_apeem2021_01001.pdf
[12] Grotta di Rio Martino: fino al 30 aprile per proteggere i pipistrelli https://www.scintilena.com/grotta-di-rio-martino-chiusa-fino-al-30-aprile-per-proteggere-i-pipistrelli-in-letargo/04/24/
[13] L’applicazione di tecniche innovative nel monitoraggio costiero degli habitat prioritari https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=14825.pdf
[14] Diffida alle Grotte di Castellana: richiesta sospensione attività turistiche da Tutela Pipistrelli – Scintilena https://www.scintilena.com/diffida-alle-grotte-di-castellana-richiesta-sospensione-attivita-turistiche-da-tutela-pipistrelli/01/01/
[15] Bracken Cave: Il Rifugio dei Pipistrelli in Texas con 15 … https://www.scintilena.com/bracken-cave-il-rifugio-dei-pipistrelli-in-texas-con-15-milioni-di-individui-e-il-piu-grande-del-mondo/07/09/
[16] Chirotteri del Carso e Venezia Giulia: Bressi racconta 5000 … https://www.scintilena.com/ecco-larticolo-redatto-per-scintilena/05/04/
[17] Brandon Hill Cave salva: la raccolta fondi per proteggere i pipistrelli … https://www.scintilena.com/brandon-hill-cave-salva-la-raccolta-fondi-per-proteggere-i-pipistrelli-di-utila-e-un-successo/02/20/
[18] Comportamenti da Evitare in Grotta: 15 Regole d’Oro per … https://www.scintilena.com/comportamenti-da-evitare-in-grotta-15-regole-doro-per-gli-speleologi-per-proteggere-i-pipistrelli/05/24/
[19] Lombardia, presentato LIFE NatConnect 2030 per la tutela … https://www.scintilena.com/lombardia-presentato-life-natconnect-2030-per-la-tutela-dei-pipistrelli-nelle-grotte/12/11/
[20] ToscoBAT: il progetto che da 10 anni protegge i pipistrelli toscani https://www.scintilena.com/toscobat-il-progetto-che-da-10-anni-protegge-i-pipistrelli-toscani/01/18/
[21] Tutela Pipistrelli https://www.tutelapipistrelli.it/
[22] Pipistrelli in ibernazione in Messico: nuove conoscenze … https://www.scintilena.com/pipistrelli-in-ibernazione-in-messico-nuove-conoscenze-sulle-grotte-che-ospitano-gli-hibernacula/07/18/
[23] Cormura brevirostris https://www.ncbi.nlm.nih.gov/Taxonomy/Browser/wwwtax.cgi?id=249012
[24] Cormura brevirostris (Wagner, 1843) https://www.gbif.org/species/2433102
[25] Cormura brevirostris | Mammalian Species – Oxford Academic https://academic.oup.com/mspecies/article/doi/10.1644/737/2600506
[26] Issue 737, 18 December 2003 https://academic.oup.com/mspecies/issue/number/737
[27] Karyotypic and phylogeographic analyses of Cormura … https://academic.oup.com/jmammal/article/98/5/1330/4096512
[28] Molossus bondae https://academic.oup.com/mspecies/article/doi/10.2307/0.668.1/2600177
[29] mmsp_03_209.1_3.tp https://www.science.smith.edu/departments/biology/VHAYSSEN/msi/pdf/737_Cormura_brevirostris.pdf
[30] Cormura brevirostris — ????????? https://uk.wikipedia.org/wiki/Cormura
[31] Certificado de publicación CR-SiB https://ipt.biodiversidad.co/cr-sib/pdf.do?r=541_batcol_20210424&n=17906F1B55C
[32] Wissenswertes über Panama https://www.panama-info.net/Tiere/Emballonuridae.html
[33] An annotated list of the Lepidoptera of Honduras https://www.academia.edu/106359308/An_annotated_list_of_the_Lepidoptera_of_Honduras
[34] Check List https://checklist.pensoft.net/browse_journal_articles.php?alerts_taxon_cats=t13392
[35] SBEQ https://sbeq.org.br/lista-especies
[36] [PDF] Chiroptères – Correspondance noms français et scientifiques https://cdnfiles2.biolovision.net/www.faune-guyane.fr/userfiles/Documentsdivers/Chiro/tablcorrnomsfranaisscientifique.pdf

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  • Kalinka: una nuova grotta nella Conca delle Carsene in Marguareis
    Condividi Articolo di Alberto Manassero, fotografie di Enrico Riva e Manuel Barale Campo speleo 2026, gruppo GSAM di Cuneo. A 300 metri sopra il Pis del Pesio, in un angolo della Conca delle Carsene già battuto da decenni di ricerche, è stata trovata una nuova grotta: Kalinka. Come si presentava ‘Kalinka’ al momento della scoperta del buco Un altopiano carsico sospeso nel cuore del massiccio del Marguareis, disseminato di doline e inghiottitoi che da decenni attirano l’attenzione de
     

Kalinka: una nuova grotta nella Conca delle Carsene in Marguareis

August 18th 2026 at 09:00

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Articolo di Alberto Manassero, fotografie di Enrico Riva e Manuel Barale


Campo speleo 2026, gruppo GSAM di Cuneo.

A 300 metri sopra il Pis del Pesio, in un angolo della Conca delle Carsene già battuto da decenni di ricerche, è stata trovata una nuova grotta: Kalinka.

Come si presentava ‘Kalinka’ al momento della scoperta del buco


Un altopiano carsico sospeso nel cuore del massiccio del Marguareis, disseminato di doline e inghiottitoi che da decenni attirano l’attenzione degli speleologi piemontesi — un ambiente dove ogni nuova stagione di scavo può ancora regalare sorprese.


Poco più in basso, la risorgiva del Pis del Pesio ricorda che quel sistema carsico è tutt’altro che esaurito: il punto in cui le acque infiltrate nel massiccio tornano alla luce dopo un percorso sotterraneo ancora in parte misterioso, un indizio di quanto ci sia ancora da capire là sopra.

Il buco allargato con pala e piccione


L’ingresso, tra rocce e vegetazione, è stato allargato a piccozza fino ad aprire un varco largo appena quanto basta per passare.

Dopo lo stretto passaggio di terra, un primo pozzo si apre verso il basso, la frontale non basta a illuminarne il fondo.

Il pozzo dopo lo stretto ingresso

Alla base, un grande salone di crollo, maestoso.
Cosa c’è oltre, per ora, non si sa ancora.

Segnatevi ‘Grotta Kalinka’… ne vedremo delle belle.

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  • International Conference on Subterranean Biology 2026: Mangalia al centro della ricerca ipogea
    Condividi Dal 7 al 12 settembre la International Conference on Subterranean Biology riunirà in Romania studiosi di biospeleologia, ecosistemi carsici e fauna sotterranea, nel quarantennale della scoperta della Grotta di Movile. International Conference on Subterranean Biology a Mangalia Mangalia, sulla costa romena del Mar Nero, ospiterà dal 7 al 12 settembre 2026 la 27ª International Conference on Subterranean Biology. L’appuntamento è dedicato allo studio degli ecosistemi ipogei e riunir
     

International Conference on Subterranean Biology 2026: Mangalia al centro della ricerca ipogea

August 18th 2026 at 08:00

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Dal 7 al 12 settembre la International Conference on Subterranean Biology riunirà in Romania studiosi di biospeleologia, ecosistemi carsici e fauna sotterranea, nel quarantennale della scoperta della Grotta di Movile.

International Conference on Subterranean Biology a Mangalia

Mangalia, sulla costa romena del Mar Nero, ospiterà dal 7 al 12 settembre 2026 la 27ª International Conference on Subterranean Biology. L’appuntamento è dedicato allo studio degli ecosistemi ipogei e riunirà ricercatori impegnati in biologia sotterranea, biospeleologia, ecologia, evoluzione e conservazione.

La conferenza prosegue una serie internazionale avviata nel 1979. Le precedenti edizioni hanno avuto sede, tra le altre località, a Cagliari nel 2024, Cluj-Napoca nel 2022, Aveiro nel 2018 e Postojna nel 2010. La continuità della manifestazione mostra il ruolo stabile della comunità scientifica che studia le forme di vita adattate agli ambienti privi di luce.[1]

L’edizione 2026 è segnalata anche dalla International Society for Subterranean Biology. L’associazione indica Mangalia come sede del congresso nel proprio calendario delle conferenze.[1]

Biologia sotterranea e Grotta di Movile

La scelta di Mangalia è legata alla prossimità della Grotta di Movile, situata a circa tre chilometri dalla città. Il 2026 coincide con i quarant’anni dalla sua scoperta, avvenuta nel 1986.

La cavità è conosciuta per un ecosistema fondato sulla chemiosintesi. In questo ambiente la base della catena alimentare non dipende dalla luce solare. Microrganismi utilizzano l’energia ricavata da reazioni chimiche, legate in particolare a composti solforati, e sostengono una rete biologica isolata.

Secondo il sito ufficiale dell’evento, Movile è rimasta separata dall’ambiente di superficie per oltre cinque milioni di anni. Ospita 37 specie endemiche, dato che viene indicato come il più alto registrato tra ecosistemi sotterranei comparabili. L’accesso alla grotta è riservato alla ricerca scientifica.[2]

La International Conference on Subterranean Biology offrirà quindi un contesto utile per discutere processi ecologici e adattamenti evolutivi delle specie ipogee. La presenza di Movile rende concreta la relazione tra attività congressuale e patrimonio naturale del territorio.

Carsismo della Dobrogea e ricerca sul campo

Mangalia si trova nella Dobrogea meridionale, regione caratterizzata da forme carsiche e ambienti di interesse geologico. Il territorio comprende altipiani calcarei, doline di dissoluzione e di collasso, cavità e laghi salati ricchi di minerali.[2]

Questi elementi ampliano il quadro di studio oltre la singola Grotta di Movile. La ricerca in biologia sotterranea richiede infatti di considerare i collegamenti tra superficie, suolo, acque sotterranee e habitat ipogei. Le comunità biologiche delle grotte dipendono spesso dagli apporti energetici provenienti dall’esterno. Nei sistemi chemiosintetici, invece, le sorgenti di energia possono essere interne al sistema.

Il confronto tra differenti habitat permette di analizzare la distribuzione delle specie, il ruolo delle acque e la vulnerabilità degli ecosistemi sotterranei. Sono temi rilevanti anche per la gestione del carso e per la protezione della biodiversità poco visibile al pubblico.

Abstract e partecipazione alla conferenza

Il termine fissato per l’invio degli abstract era il 31 luglio 2026. Le informazioni pubblicate sul portale dell’evento indicano il congresso come sede di confronto sui risultati più recenti della ricerca internazionale in biologia sotterranea.[2]

La International Conference on Subterranean Biology sarà anche un passaggio di continuità dopo l’edizione del 2024 ospitata a Cagliari. In quell’occasione la conferenza era stata associata al simposio internazionale sugli ecosistemi anchialini, confermando l’attenzione per le connessioni tra fauna delle cavità terrestri, falde e ambienti costieri.[3]

La manifestazione di Mangalia è presente anche nei calendari di realtà speleologiche europee. L’agenda della Federació Catalana d’Espeleologia riporta le stesse date, dal 7 al 12 settembre, e la sede romena. La diffusione dell’appuntamento attraverso reti scientifiche e speleologiche rende disponibile un riferimento per studiosi, gruppi di ricerca e operatori interessati alla biospeleologia.[4]

Fonti

Fonti
[1] Conferences – International Society for Subterranean Biology https://www.sibios-issb.org/index.php/conferences/
[2] ICSB2026 https://icsb2026.com/
[3] ICSB 2026: la conferenza internazionale di biologia … https://www.scintilena.com/icsb-2026-la-conferenza-internazionale-di-biologia-sotterranea-si-tiene-a-mangalia-per-i-40-anni-dalla-scoperta-della-grotta-di-movile/05/23/
[4] 27th International Conference on Subterranean Biology https://www.espeleologia.cat/ca/agenda/esdeveniments-externs/27th-international-conference-on-subterranean-biology/
[6] 25th International Conference on Subterranean Biology at … https://www.scintilena.com/25th-international-conference-on-subterranean-biology-at-cluj-napoca-in-romania-in-july-2022/12/10/
[7] News – International Society for Subterranean Biology https://www.sibios-issb.org/index.php/news/
[8] news – International Society for Subterranean Biology https://www.sibios-issb.org/index.php/category/news/
[9] Subterranean Biology – Pensoft Publishers https://subtbiol.pensoft.net/
[10] Congresso Internazionale sulla Biologia dei Sistemi … https://www.scintilena.com/congresso-internazionale-sulla-biologia-dei-sistemi-sotterranei-e-degli-ecosistemi-anchialini-a-cagliari/08/08/
[11] Events from September 5, 2022 – May 17, 2023 https://www.eurospeleo.eu/events/
[12] Congressi Archivi https://www.scintilena.com/category/congressi/
[13] 20esima conferenza internazionale di biologia sotterranea … https://www.scintilena.com/20esima-conferenza-internazionale-di-biologia-sotterranea-a-postumia/06/14/
[14] Biodiversità sotterranea, acquiferi e carsismo https://www.scintilena.com/biodiversita-sotterranea-acquiferi-e-carsismo-disponibile-la-registrazione-del-convegno-internazionale-promosso-dalluis/07/04/
[15] Convegno Nazionale di Biospeleologia: Iscrizioni Scontate … https://www.scintilena.com/convegno-nazionale-di-biospeleologia-iscrizioni-scontate-per-i-soci-ssi/07/01/
[16] EuroSpeleo Newsletter luglio 2026: la FSE mette in rete … https://www.scintilena.com/eurospeleo-newsletter-luglio-2026-la-fse-mette-in-rete-eventi-progetti-e-tutela-del-carsismo/07/03/

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  • Timavo sotterraneo, 874 uscite per raggiungere il fiume nell’Abisso Luciano Filipas
    Condividi Dopo vent’anni di lavori a Fernetti, la Commissione Grotte “E. Boegan” ha aperto una quarta finestra italiana sul Timavo. Proseguono analisi, rilievi e nuove esplorazioni tra Carso triestino e Slovenia. Abisso Luciano Filipas e Timavo sotterraneo: la svolta a Fernetti Ottocentosettantaquattro uscite speleologiche distribuite in circa vent’anni. È il lavoro che ha portato la Commissione Grotte “E. Boegan” della Società Alpina delle Giulie a raggiungere il Timavo sotterraneo nell’a
     

Timavo sotterraneo, 874 uscite per raggiungere il fiume nell’Abisso Luciano Filipas

August 18th 2026 at 07:00

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Dopo vent’anni di lavori a Fernetti, la Commissione Grotte “E. Boegan” ha aperto una quarta finestra italiana sul Timavo. Proseguono analisi, rilievi e nuove esplorazioni tra Carso triestino e Slovenia.

Abisso Luciano Filipas e Timavo sotterraneo: la svolta a Fernetti

Ottocentosettantaquattro uscite speleologiche distribuite in circa vent’anni. È il lavoro che ha portato la Commissione Grotte “E. Boegan” della Società Alpina delle Giulie a raggiungere il Timavo sotterraneo nell’area di Fernetti, sul Carso triestino.

Il 23 gennaio 2026 il gruppo ha superato l’ultimo ostacolo nell’attuale Abisso Luciano Filipas, cavità catastata come 104 e nota anche con la sigla storica 87 VG. Il nuovo pozzo si apre su una caverna che contiene il corso d’acqua a circa 315 metri sotto il piano di campagna, equivalenti a circa 302 metri sotto il livello del mare.

La cavità era conosciuta da oltre un secolo come un “buco soffiante”. Durante le piene del Timavo, dall’apertura uscivano correnti d’aria intense. Per gli speleologi era un segnale della possibile presenza di grandi vuoti collegati al sistema idrico profondo.

I lavori sistematici sono iniziati nel 2006. Non è stata una semplice discesa. La progressione ha richiesto scavi, consolidamenti, rimozione di detriti, allargamento di strettoie e il superamento di una successione di pozzi. Ogni avanzamento ha richiesto una lunga continuità operativa.

La prima discesa completa al corso d’acqua è avvenuta nei primi giorni di aprile 2026. La squadra ha raccolto campioni di acqua e sabbia. Sono stati osservati anche protei, anfibi cavernicoli ciechi caratteristici delle acque sotterranee dinarico-carsiche.

L’Abisso Luciano Filipas è intitolato allo speleologo triestino Luciano Filipas, scomparso nel giugno 2025. Filipas fu una figura centrale della speleologia giuliana e contribuì anche alla lunga ricerca nella grotta di Fernetti.

Timavo sotterraneo: identificazione e prossime verifiche scientifiche

La posizione della cavità, la quota e le conoscenze già disponibili sul sistema carsico indicano che l’acqua raggiunta appartiene al Timavo sotterraneo. Questa identificazione resta da completare con un programma scientifico specifico.

Saranno importanti le analisi dei campioni, il rilievo topografico degli ambienti e i tracciamenti idrologici. Le colorazioni e gli studi delle acque permettono infatti di verificare tempi, direzioni e collegamenti delle circolazioni profonde. Nel Carso, dove le acque scorrono in condotti e fratture, questi dati sono essenziali anche per valutare la vulnerabilità dell’acquifero.

La nuova cavità rappresenta la quarta finestra italiana sul Timavo. Si aggiunge alle conoscenze acquisite nell’Abisso di Trebiciano, nella Grotta Meravigliosa di Lazzaro Jerko e nella Luftloch.

Il precedente più vicino nel tempo è la Luftloch di Trebiciano. Nel 2024 la Società Adriatica di Speleologia vi ha raggiunto un grande vano oltre i 300 metri di profondità, dopo 23 anni di scavi ed esplorazioni. Il fiume attraversa la caverna e la prosecuzione richiede ulteriori verifiche e progressioni in ambiente acquatico.

Reka-Timavo tra Slovenia e Italia: un sistema ancora da mappare

Il Timavo è la denominazione italiana del tratto finale di un sistema transfrontaliero. In Slovenia il fiume è chiamato Reka. Dopo il percorso superficiale, scompare nelle Grotte di San Canziano, o Škocjanske jame, e continua nel sottosuolo del Carso classico fino alle risorgive di San Giovanni di Duino.

La distanza ipogea stimata tra l’inghiottitoio sloveno e le risorgive italiane è dell’ordine di 38-40 chilometri. Il tracciato non è percorribile in modo continuo. È conosciuto attraverso cavità, sifoni, gallerie fossili, rilevamenti e traccianti.

La profondità dell’Abisso Luciano Filipas conferma quanto siano frammentarie queste osservazioni dirette. Ogni nuova finestra consente di acquisire informazioni su morfologia dei condotti, sedimenti, fauna e dinamica delle piene.

Anche la dimensione storica resta rilevante. Virgilio cita il Timavo nel primo libro dell’Eneide, descrivendolo mentre emerge con fragore attraverso nove bocche. In età moderna il fiume fu cercato soprattutto per l’approvvigionamento idrico di Trieste. Nel 1841 Antonio Federico Lindner raggiunse l’acqua nella Grotta di Trebiciano a 329 metri di profondità, un risultato che per decenni segnò un riferimento nella speleologia di profondità.

Esplorazioni Timavo in Italia: Trebiciano, Maucci e campagna 2026

Le esplorazioni del Timavo sotterraneo proseguono anche lungo il sistema di Trebiciano. Nel 2022, durante il progetto Timavo System Exploration promosso dalla Società Adriatica di Speleologia con la collaborazione della federazione francese FFESSM, due speleosub superarono il sifone a valle della Caverna Lindner.

Dopo 200 metri di gallerie sommerse e un’immersione fino a 50 metri di profondità, raggiunsero una grande sala. L’ambiente, denominato Caverna Maucci, misura circa 160 metri in lunghezza, 50 in larghezza e 60 in altezza. Le acque del Reka-Timavo vi scorrono tra i massi prima di proseguire oltre un lago terminale.

Il progetto Timavo System Exploration è attivo dal 2013 e mira ad accrescere la conoscenza delle cavità collegate al fiume. L’obiettivo di lungo periodo è comprendere i rapporti tra Trebiciano, gli ambienti scoperti dagli speleosub e la Luftloch.

La nuova edizione Timavo System Exploration 2026 è stata annunciata per il fine settimana del 15 agosto. Alla data di pubblicazione dell’annuncio, la Società Adriatica di Speleologia ha indicato una campagna con speleologi, speleosub e squadre logistiche di più associazioni. Non erano ancora disponibili risultati conclusivi della spedizione.

Esplorazioni Reka in Slovenia: Jama 1 v Kanjaducah e nuove gallerie

Sul versante sloveno, la campagna internazionale Reka Exploration 2026 ha interessato la Jama 1 v Kanjaducah, sul Carso di Sežana. L’iniziativa è stata organizzata dal Jamarsko društvo Sežana e ha coinvolto circa settanta speleologi da Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Germania.

La spedizione ha documentato oltre 800 metri di nuove gallerie e sifoni esplorati. Il nuovo ramo, chiamato Lipiški rov, ha portato la Jama 1 v Kanjaducah a diventare la cavità più lunga del Sežanski Kras secondo il resoconto della spedizione.

Il dato interessa direttamente lo studio del Reka-Timavo. Le nuove sezioni non equivalgono a un collegamento diretto già dimostrato con le risorgive italiane. Offrono però ulteriori elementi topografici e idrogeologici per ricostruire il sistema sotterraneo.

Le ricerche a Fernetti, Trebiciano e Sežana mostrano una stessa condizione di fondo. Il Timavo sotterraneo è noto in vari punti, ma conserva lunghi tratti non accessibili o non ancora collegati tra loro. Per questo, le esplorazioni devono procedere insieme a campionamenti, rilievi e tracciamenti delle acque.

Fonti

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  • Romania, aperte le iscrizioni al 52° Congresso Nazionale di Speleologia
    Condividi Dal 1° al 6 settembre 2026 a Baia de Arama. Aperte le iscrizioni gratuite alle escursioni pre-congresso, con posti limitati per la tutela delle cavità Si avvicina il 52° Congresso Nazionale di Speleologia della Romania, in programma a Baia de Arama, nel distretto di Mehedin?i, nel settembre 2026. L’appuntamento congressuale si svolgerà dal 4 al 6 settembre 2026 e sarà preceduto, dall’1 al 4 settembre, da una serie di escursioni e attività speleologiche pre-congresso. L’evento
     

Romania, aperte le iscrizioni al 52° Congresso Nazionale di Speleologia

August 18th 2026 at 06:00

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Dal 1° al 6 settembre 2026 a Baia de Arama. Aperte le iscrizioni gratuite alle escursioni pre-congresso, con posti limitati per la tutela delle cavità

Si avvicina il 52° Congresso Nazionale di Speleologia della Romania, in programma a Baia de Arama, nel distretto di Mehedin?i, nel settembre 2026.

L’appuntamento congressuale si svolgerà dal 4 al 6 settembre 2026 e sarà preceduto, dall’1 al 4 settembre, da una serie di escursioni e attività speleologiche pre-congresso.

L’evento è organizzato dal Clubul de Speologie Vulcan Craiova, sotto l’egida della Federazione Romana de Speologie, e rappresenta uno dei principali momenti d’incontro annuali della comunità speleologica romena.

Aperte le iscrizioni alle escursioni pre-congresso

Una delle prime importanti novità riguarda proprio le attività sul campo. Gli organizzatori hanno annunciato l’apertura delle iscrizioni alle escursioni pre-congresso, che si svolgeranno dall’1 al 4 settembre.

La locandina dedicata all’iniziativa è stata proposta e rilanciata sui social anche da Sopra e Sotto il Carso, contribuendo a far conoscere l’appuntamento alla comunità speleologica italiana.

Gli organizzatori sottolineano che il numero di partecipanti ammesso a ciascuna escursione sarà limitato, una scelta motivata dalla necessità di proteggere e preservare le grotte interessate dalle visite.

C’è anche anche un’ottima notizia per chi desidera partecipare: le escursioni pre-congresso sono gratuite.

Per prendere parte alle attività è necessario compilare preventivamente il modulo predisposto dagli organizzatori:

Modulo di iscrizione alle escursioni pre-congresso:
https://forms.gle/7TGkPvVL4ZiVTYYX9

Considerato il numero limitato di posti disponibili per ciascuna escursione, gli interessati sono invitati a effettuare l’iscrizione per tempo.

Dal pre-congresso all’incontro nazionale

Il calendario generale dell’appuntamento prevede:

  • 1–4 settembre 2026: escursioni e attività pre-congresso;
  • 4–6 settembre 2026: 52° Congresso Nazionale di Speleologia.

La zona di Baia de Aram? e, più in generale, il territorio di Mehedin?i costituiscono un contesto di particolare interesse carsico e speleologico. Le attività sul campo rappresenteranno quindi un’occasione per conoscere direttamente alcune delle peculiarità del territorio che ospita questa edizione del congresso.

Online il sito dedicato all’edizione 2026

È già attivo anche il sito ufficiale del Congresso Nazionale di Speleologia 2026, nel quale sono state predisposte sezioni dedicate al pre-congresso, alle sessioni congressuali, al programma, alle attrazioni della zona, alle iscrizioni e alle possibilità di alloggio.

Il programma dettagliato delle giornate congressuali, con gli orari delle singole sessioni, gli interventi e le altre attività previste, non risulta al momento ancora pubblicato in forma completa. Ulteriori informazioni sono quindi attese nelle prossime comunicazioni degli organizzatori.

L’apertura delle iscrizioni alle escursioni pre-congresso rappresenta comunque un primo importante passo verso l’appuntamento di settembre e consente agli speleologi interessati di cominciare a organizzare la propria partecipazione.

Appuntamento a Baia de Aram?

Giunto alla 52ª edizione, il Congresso Nazionale di Speleologia costituisce da oltre mezzo secolo un’importante occasione d’incontro e confronto per speleologi, associazioni e ricercatori della Romania.

Nel settembre 2026 sarà Baia de Aram? ad accogliere la comunità speleologica, con sei giornate complessive tra attività sul terreno e congresso.

In attesa della pubblicazione del programma completo, l’attenzione è dunque rivolta alle escursioni pre-congresso: quattro giorni di attività, partecipazione gratuita e posti limitati, con iscrizione obbligatoria attraverso il modulo online predisposto dagli organizzatori.

L'articolo Romania, aperte le iscrizioni al 52° Congresso Nazionale di Speleologia proviene da Scintilena.

Decompressione, una nuova strada contro la “decompression sickness” (“the bends”): uno studio che può interessare anche la speleologia subacquea

August 18th 2026 at 05:00

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Un esperimento condotto su maiali sottoposti a immersioni simulate studia l’impiego del tetrafluorometano per ridurre il rischio di malattia da decompressione. Una ricerca curiosa per le modalità con cui è stata condotta, ma che affronta un problema molto serio e potenzialmente interesante per le immersioni tecniche e anche per la speleologia subacquea

Cosa c’entrano i maiali con la muta da sub riscaldata e il pannolino con la speleosubacquea?

Mi ha attirato il titolo. Difficile, in effetti, non fermarsi davanti a:

Pigs wearing heated diving suits and diapers reveal a better way to beat ‘the bends’”

che potremmo tradurre:

Maiali con mute da sub riscaldate e pannolini rivelano un modo migliore per combattere la malattia da decompressione”.

Un titolo curioso, quasi surreale. Dietro l’immagine dei maiali equipaggiati con speciali mute riscaldate c’è però una ricerca che riguarda un problema molto serio e che interessa da vicino anche il mondo delle immersioni tecniche e, quindi, della speleologia subacquea: la malattia da decompressione.

Lo studio descritto da Live Science sperimenta infatti un approccio diverso alla gestione dei gas inerti accumulati nei tessuti durante un’immersione profonda, sfruttando un fenomeno conosciuto come controdiffusione isobarica.

Quaranta maiali in una “immersione” a 61 metri

Secondo quanto riportato da Live Science, la sperimentazione è stata condotta su 40 maiali all’interno di una camera iperbarica.

Gli animali sono stati sottoposti a immersioni simulate fino a una pressione equivalente a circa 61 metri di profondità, respirando una miscela di ossigeno ed elio, l’heliox.

Camera iperbarica utilizzata per immersioni sperimentali. Anche i maiali protagonisti dello studio non hanno effettuato una vera immersione: le condizioni di profondità sono state simulate in camera iperbarica. Foto: Tim Sheerman-Chase – Wikimedia Commons, CC BY 4.0

L’utilizzo dei maiali come modello sperimentale consente ai ricercatori di studiare in condizioni controllate fenomeni fisiologici rilevanti anche per l’organismo umano.

Ecco spiegato anche uno dei dettagli più singolari del titolo: durante l’esperimento gli animali indossavano speciali mute riscaldate, utilizzate per controllarne la temperatura corporea. I pannolini servivano invece alla ‘gestione’ degli animali durante la permanenza nella camera iperbarica.

La parte davvero interessante dell’esperimento riguardava ciò che respiravano.

Dall’elio al tetrafluorometano

Una parte degli animali ha continuato a respirare heliox. Per un altro gruppo, invece, negli ultimi dieci minuti dell’esposizione iperbarica l’elio è stato sostituito dal tetrafluorometano, insieme all’ossigeno.

Il tetrafluorometano, chiamato anche tetrafluoruro di carbonio, è un gas inerte caratterizzato da proprietà e solubilità nei tessuti differenti rispetto all’elio.

E’ proprio questa differenza ad essere al centro dell’esperimento.

Durante un’immersione, aumentando la pressione, i gas inerti respirati si dissolvono progressivamente nei tessuti. Durante la risalita devono essere eliminati in maniera sufficientemente graduale: se la decompressione avviene troppo rapidamente, possono formarsi bolle nell’organismo, provocando la malattia da decompressione, conosciuta in inglese come decompression sickness o, più colloquialmente, the bends.

Nel nuovo esperimento i ricercatori hanno provato a intervenire prima della decompressione, modificando il gas inerte respirato.

La controdiffusione isobarica

Il principio sfruttato è quello della controdiffusione isobarica.

In termini molto semplificati, gas inerti differenti possono muoversi contemporaneamente in direzioni opposte tra sangue e tessuti anche senza una variazione della pressione ambiente.

Passando dall’elio al tetrafluorometano, l’elio già presente nei tessuti può uscire mentre il nuovo gas entra.

Secondo quanto descritto da Live Science, nelle condizioni dell’esperimento l’elio veniva eliminato dai tessuti più rapidamente di quanto il tetrafluorometano vi si accumulasse.

Il risultato sarebbe quindi una diminuzione complessiva del carico di gas inerte presente nell’organismo prima della decompressione.

È questa l’idea particolarmente interessante della ricerca: non limitarsi a controllare ciò che accade durante la risalita, ma cercare di modificare preventivamente la quantità e il comportamento dei gas presenti nei tessuti.

Risultati molto diversi nei due gruppi

I risultati, secondo quanto riportato da Live Science, mostrano una marcata differenza tra i due gruppi.

Negli animali che avevano continuato a respirare heliox si manifestarono numerosi casi gravi di malattia da decompressione, con bolle gassose e problemi neurologici e motori.

Oltre l’80 per cento degli animali di questo gruppo morì entro tre ore dalla decompressione, riferisce Live Science.

Nel gruppo nel quale l’elio era stato sostituito con tetrafluorometano prima della decompressione, invece, non si verificarono decessi.

La differenza suggerisce che la sostituzione del gas inerte abbia ridotto le conseguenze della decompressione nelle condizioni sperimentali adottate.

È un risultato che merita attenzione, ma deve essere interpretato con molta cautela.

Non significa che avremo presto il tetrafluorometano nelle bombole

La ricerca è sperimentale ed è stata effettuata su animali in condizioni controllate all’interno di una camera iperbarica.

Non dimostra quindi che il tetrafluorometano possa essere utilizzato oggi come miscela respiratoria dai subacquei e, soprattutto, non costituisce un’indicazione a modificare le procedure decompressive o le miscele attualmente utilizzate nelle immersioni.

Tra un risultato ottenuto su un modello animale e una possibile applicazione nell’uomo esiste una distanza considerevole. Saranno necessari ulteriori studi per valutarne sicurezza, efficacia e modalità di eventuale impiego.

Il tetrafluorometano presenta inoltre un problema ambientale da non trascurare: appartiene ai perfluorocarburi ed è un gas a effetto serra estremamente persistente nell’atmosfera. Anche questo aspetto dovrebbe quindi essere preso in considerazione nell’ipotesi di un suo futuro utilizzo.

Interessa anche agli speleosub?

Perchè no? È qui che una notizia apparentemente lontana dalle grotte arriva fino a Scintilena.

La decompressione è uno degli aspetti fondamentali anche nell’immersione speleosubacquea, soprattutto nelle esplorazioni profonde e di lunga durata.

Nelle immersioni tecniche possono essere utilizzate miscele contenenti elio e i profili decompressivi possono diventare estremamente complessi, con tempi di risalita e soste decompressive che rappresentano una parte sostanziale dell’intera immersione.

In ambiente ipogeo esiste inoltre una complicazione evidente: lo speleosub non può necessariamente raggiungere la superficie semplicemente risalendo verticalmente. La morfologia della cavità, la presenza di sifoni, tratti ascendenti e discendenti e la distanza dall’ingresso condizionano la pianificazione dell’immersione.

Per questo le ricerche che aiutano a comprendere meglio come i gas inerti entrano ed escono dai tessuti e come possa essere ridotto il rischio di malattia da decompressione possono avere un interesse anche per la speleologia subacquea.

Non perché il metodo sperimentato sia già disponibile — non lo è — ma perché esplora un principio diverso: intervenire sulla composizione dei gas respirati per ridurre il carico di gas inerte prima della decompressione.

Una ricerca da seguire

Dal curioso titolo sui maiali con muta e pannolino emerge quindi una ricerca tutt’altro che folkloristica.

L’esperimento descritto da Live Science suggerisce che intervenire sulla composizione del gas respirato prima della decompressione, sfruttando le differenti proprietà dei gas inerti, possa rappresentare una strada di ricerca per ridurre il rischio di malattia da decompressione.

La distanza tra un esperimento su animali in camera iperbarica e un futuro utilizzo da parte dei subacquei è ancora grande.

Ma per chi esplora sott’acqua — e in particolare per chi lo fa dentro una grotta — capire sempre meglio ciò che accade ai gas nel corpo durante un’immersione profonda non è certo una semplice curiosità.

Ed è per questo che, dopo esserci fermati per quel titolo così insolito, abbiamo continuato a leggere.

Fonte

Live Science – “Pigs wearing heated diving suits and diapers reveal a better way to beat ‘the bends’”

https://www.livescience.com/health/pigs-wearing-heated-diving-suits-and-diapers-reveal-a-better-way-to-beat-the-bends

Nota: stiamo cercando di reperire il testo scientifico originale della ricerca citata da Live Science, per verificare e approfondire direttamente metodologia, risultati e conclusioni degli autori. Il riferimento allo studio originale sarà aggiunto all’articolo non appena disponibile.

Foto di copertina: speleosub durante un’immersione in grotta. Foto: Bailessa – Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

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    Condividi Eurokarst 2026 riunirà a Neuchâtel, dal 31 agosto al 4 settembre, studiosi e professionisti dell’idrogeologia del carso. L’incontro ospiterà anche la riunione della Karst Commission dell’International Association of Hydrogeology. Eurokarst 2026 in Svizzera Neuchâtel ospiterà Eurokarst 2026, conferenza europea biennale dedicata all’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici. L’appuntamento è fissato dal 31 agosto al 4 settembre 2026, con un programma rivolto a ricercatori,
     

Eurokarst 2026 a Neuchâtel: idrogeologia del carso e ricerca internazionale

August 17th 2026 at 14:00

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Eurokarst 2026 riunirà a Neuchâtel, dal 31 agosto al 4 settembre, studiosi e professionisti dell’idrogeologia del carso. L’incontro ospiterà anche la riunione della Karst Commission dell’International Association of Hydrogeology.

Eurokarst 2026 in Svizzera

Neuchâtel ospiterà Eurokarst 2026, conferenza europea biennale dedicata all’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici. L’appuntamento è fissato dal 31 agosto al 4 settembre 2026, con un programma rivolto a ricercatori, tecnici, studenti e professionisti impegnati nello studio delle acque sotterranee in terreni carsici.[1][2]

Eurokarst 2026 rappresenta un luogo di confronto tra ricerca accademica e applicazioni sul territorio. Il tema centrale riguarda il comportamento degli acquiferi carsici, sistemi nei quali l’acqua può circolare attraverso fratture, condotti, epicarso e vuoti sotterranei con tempi e modalità spesso difficili da prevedere.

La sede svizzera ha anche un valore storico per la serie di incontri. Eurokarst è stata avviata nel 2016 dalle Università di Neuchâtel, Besançon e Malaga, dando forma a una conferenza periodica dedicata ai rapporti tra paesaggio carsico, risorse idriche e serbatoi carbonatici.[3]

Idrogeologia del carso e temi scientifici

Il programma scientifico di Eurokarst 2026 copre un campo ampio di ricerche. Tra gli argomenti indicati figurano il flusso delle acque e il trasporto dei soluti, la geomorfologia carsica, la speleogenesi e la caratterizzazione geologica dei sistemi carbonatici.

Sono previste comunicazioni dedicate a traccianti, idrochimica, geofisica, telerilevamento, lidar, droni e monitoraggi continui. Spazio anche alla modellazione, compresi gli approcci statistici e le applicazioni dell’intelligenza artificiale per interpretare dati idrologici complessi.[4]

L’attenzione si estenderà ai rischi connessi al carsismo. Le sessioni includono alluvioni, collassi, subsidenza e impatti sulle infrastrutture, dalle gallerie alle opere urbanistiche. Un altro filone riguarda la migrazione dei contaminanti, il risanamento dei siti inquinati e la protezione delle risorse idriche sotterranee.[4]

Per la speleologia, Eurokarst 2026 sarà rilevante anche per i contributi sul monitoraggio delle grotte, sulla tutela delle cavità turistiche e sulla conservazione del patrimonio rupestre. Le cavità naturali sono infatti punti di osservazione diretta dei processi idrogeologici e geochimici che interessano il sottosuolo carsico.

Karst Commission IAH a Neuchâtel

Eurokarst 2026 ospiterà la riunione della Karst Commission dell’International Association of Hydrogeology. La presenza della Commissione colloca l’evento all’interno di una rete internazionale impegnata nella ricerca sugli acquiferi carsici e nella diffusione di metodi utili alla loro gestione.[1][2]

L’obiettivo dichiarato dell’incontro è discutere e condividere progressi scientifici ottenuti con metodologie diverse nei terreni carsici di varie parti del mondo. Il confronto potrà riguardare sia casi di studio locali sia strumenti trasferibili ad altri contesti, come prove di tracciamento, reti di monitoraggio e modelli idrogeologici.[2]

Scintilena ha già segnalato Eurokarst 2026 nel calendario della speleologia internazionale, richiamando il collegamento tra la conferenza e la riunione della Commissione Carsica IAH.[5]

Corsi, conferenza e uscite sul terreno

Il calendario ufficiale prevede una giornata iniziale di corsi brevi e workshop domenica 30 agosto. La conferenza si terrà da lunedì 31 agosto a mercoledì 2 settembre. Le giornate del 3 e 4 settembre saranno invece dedicate alle escursioni sul terreno.[6]

Questa articolazione consente di affiancare relazioni scientifiche, formazione tecnica e osservazione diretta dei paesaggi carsici. Tra le attività formative è annunciato anche NuMoKarst, corso incentrato sulla modellazione dei flussi di falda e del trasporto di soluti attraverso strumenti come MODFLOW-CFP, openKARST e PyKasso.[7]

Le escursioni rappresentano un passaggio utile per collegare dati, modelli e contesti geologici reali. Nel carso, infatti, le indagini di superficie devono essere lette insieme alle informazioni provenienti da sorgenti, inghiottitoi, cavità e reti idriche sotterranee.

Protezione del carso e ricadute

Eurokarst 2026 offre un quadro utile anche alla tutela delle grotte e dei paesaggi carsici. Le linee guida UIS-IUCN indicano che la protezione del sistema idrologico è fondamentale per la conservazione del carso. Richiamano inoltre la necessità di pianificare alla scala dei bacini, controllare le fonti di contaminazione e sviluppare monitoraggi mirati sulle risorse più vulnerabili.[8]

La ricerca presentata a Neuchâtel potrà quindi interessare non solo il settore idrogeologico. I risultati sono potenzialmente rilevanti per chi si occupa di pianificazione territoriale, protezione delle sorgenti, gestione delle grotte turistiche, controllo dell’inquinamento e valutazione dei georischi.

Per il pubblico speleologico italiano, Eurokarst 2026 sarà un appuntamento da seguire per comprendere come le tecniche di indagine e le conoscenze sugli acquiferi carsici possano contribuire alla lettura e alla salvaguardia dei sistemi sotterranei.

Fonti

Fonti
[1] Eurokarst 2026 – The bi-annual european Karst conference … https://www.eurokarst.org/
[2] Eurokarst 2026 – IAH https://iah.org/events/eurokarst-conference
[3] Past editions – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/past/
[4] The conference https://www.eurokarst.org/the-conference/
[5] Cave and Karst News di Giugno 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/cave-and-karst-news/06/10/
[6] Dates and deadlines https://www.eurokarst.org/dates-and-deadlines/
[7] NuMoKarst – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/numokarst/
[9] Eurokarst 2026 – UIS https://uis-speleo.org/index.php/event/eurokarst-2026/
[10] Eurokarst 2026 a Neuchâtel: il carso europeo torna alle origini – Scintilena https://www.scintilena.com/ecco-larticolo-impostato-secondo-i-criteri-richiesti/06/27/
[11] Events Archive – IAH https://iah.org/events
[12] Prossimi Appuntamenti della Speleologia https://www.scintilena.com/prossimi-appuntamenti-della-speleologia/06/12/
[13] Eventi internazionali di speleologia 2026: il calendario europeo … https://www.scintilena.com/eventi-internazionali-di-speleologia-2026-il-calendario-europeo-tra-congressi-spedizioni-e-raduni/07/05/
[14] FSE Archivi https://www.scintilena.com/category/fse/
[15] eurokarst_map – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/eurokarst_map/
[16] EuroSpeleo Newsletter luglio 2026: la FSE mette in rete … https://www.scintilena.com/eurospeleo-newsletter-luglio-2026-la-fse-mette-in-rete-eventi-progetti-e-tutela-del-carsismo/07/03/
[17] Évènements le 31 août 2026 https://chrono-environnement.univ-fcomte.fr/agenda/2026-08-31/
[18] Évènements le 1 septembre 2026 https://chrono-environnement.univ-fcomte.fr/agenda/2026-09-01/
[19] Évènements https://chrono-environnement.univ-fcomte.fr/agenda/mois/2026-08/
[20] Scintilena https://www.scintilena.com/
[21] International Union of Speleology: UIS https://uis-speleo.org/
[22] Registration – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/registration/
[23] Upcoming Events – UIS https://uis-speleo.org/events/list/
[24] Contact – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/contact/
[25] Organizers https://www.eurokarst.org/organizers/
[26] What is the UIS? https://uis-speleo.org/index.php/what-is-the-uis/
[27] UNESCO Proclaims the International Day of Caves and Karst! https://uis-speleo.org/index.php/2025/11/13/unesco-proclaims-the-international-day-of-caves-and-karst/
[28] Abstract submission https://www.eurokarst.org/abstract-submission/

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  • Canin, memoria di climi antichi: a Chiusaforte una mostra tra ghiaccio, carsismo e grandi abissi
    Condividi “Canin, memoria di climi antichi” apre il 19 agosto a Chiusaforte e propone un percorso sul cambiamento del paesaggio delle Alpi Giulie. Fotografie, video, modelli 3D e plastici collegano l’evoluzione climatica alle grotte del Canin e del Kanin, uno dei principali sistemi carsici d’alta quota d’Europa. Canin, memoria di climi antichi inaugura a Chiusaforte Mercoledì 19 agosto, alle ore 18, la Sala Consiliare del Comune di Chiusaforte ospiterà l’inaugurazione della mostra “Canin,
     

Canin, memoria di climi antichi: a Chiusaforte una mostra tra ghiaccio, carsismo e grandi abissi

August 17th 2026 at 13:00

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“Canin, memoria di climi antichi” apre il 19 agosto a Chiusaforte e propone un percorso sul cambiamento del paesaggio delle Alpi Giulie. Fotografie, video, modelli 3D e plastici collegano l’evoluzione climatica alle grotte del Canin e del Kanin, uno dei principali sistemi carsici d’alta quota d’Europa.

Canin, memoria di climi antichi inaugura a Chiusaforte

Mercoledì 19 agosto, alle ore 18, la Sala Consiliare del Comune di Chiusaforte ospiterà l’inaugurazione della mostra “Canin, memoria di climi antichi”. L’iniziativa è proposta dal Comune di Chiusaforte e dal Parco Naturale delle Prealpi Giulie. All’apertura sono annunciati i rappresentanti istituzionali e il glaciologo Renato R. Colucci, curatore dell’esposizione.

La mostra sarà visitabile nel Municipio di Chiusaforte, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12. Il progetto riunisce il Parco Naturale delle Prealpi Giulie e la Società Meteorologica Alpino-Adriatica. Collaborano inoltre l’Istituto di Scienze Polari del CNR, l’Università di Trieste, il Servizio Geologico della Regione Friuli Venezia Giulia e altri enti scientifici e istituzionali.

“Canin, memoria di climi antichi” presenta un territorio di alta quota in cui i segni della glaciazione, dell’erosione e della dissoluzione carsica sono strettamente intrecciati. Il percorso usa immagini d’archivio e contemporanee, confronti fotografici, video, ricostruzioni tridimensionali e plastici. Lo scopo è rendere leggibili anche a un pubblico non specialista le trasformazioni ambientali del massiccio.

Climi antichi, ghiaccio residuo e geodiversità del Canin

Il Monte Canin raggiunge 2.587 metri. Il massiccio si estende a cavallo del confine italo-sloveno, tra la Val Raccolana e la Val Resia sul lato italiano e la conca di Bovec sul lato sloveno. L’altitudine, la natura calcarea delle rocce e le precipitazioni abbondanti hanno costruito nel tempo un paesaggio complesso: superfici solcate, doline, campi carreggiati, inghiottitoi, sorgenti e vasti reticoli sotterranei.

Il tema centrale di “Canin, memoria di climi antichi” è il mutamento degli ambienti glaciali. Le zone che fino a pochi decenni fa conservavano ghiaccio più diffuso mostrano oggi placche residue. La documentazione disponibile presso il Parco ricorda che il ghiacciaio del Canin, insieme a quello del Montasio, è un residuo della grande calotta che ricopriva larga parte delle Alpi friulane tra 30.000 e 18.000 anni fa. La lettura dei depositi, delle forme glaciali e delle superfici oggi libere dal ghiaccio permette quindi di collegare la storia paleoclimatica alle dinamiche recenti. [web:35]

La mostra è inserita nelle attività del progetto di miglioramento della fruizione del sentiero geologico Foran Dal Mus–Monte Canin, finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia attraverso le azioni previste dalla legge regionale 15/2016 per patrimonio geologico e geodiversità. In questo quadro, “Canin, memoria di climi antichi” offre anche strumenti per comprendere la vulnerabilità degli ambienti montani e carsici.

Grotte del Canin: il maggiore complesso carsico italiano

La dimensione sotterranea è una parte essenziale della storia del Canin. Sul versante italiano, la congiunzione individuata nel 2019 tra il Complesso del Col delle Erbe e il Complesso del Foran del Muss ha formato il maggiore complesso carsico d’Italia per sviluppo. Le stime iniziali indicavano oltre 80 chilometri di gallerie e pozzi, con un dislivello di 1.118 metri. Il dato nasceva dall’unione di oltre 30 chilometri attribuiti al Foran del Muss e di più di 40 chilometri del Col delle Erbe. La misura complessiva richiede verifiche e aggiornamenti catastali, perché il sistema comprende numerosi ingressi e giunzioni sviluppati in decenni di esplorazioni. [web:4]

Le ricerche successive hanno portato la stima indicativa del sistema nord-occidentale a circa 90 chilometri, con profondità prossima a mille metri. Non si tratta di una sola cavità lineare. È una rete carsica composta da condotte, pozzi, meandri e collettori che raccolgono le acque di un vasto altipiano calcareo. [web:12]

Il Foran del Muss resta uno dei nomi chiave della speleologia italiana del Canin. Prima delle connessioni più recenti, era noto anche per una profondità superiore ai 1.100 metri. Il Col delle Erbe aggiunge un ampio sviluppo di gallerie e diversi accessi in quota. La loro unione mostra come i confini catastali tra grotte possano cambiare quando una nuova esplorazione supera un restringimento, collega rami già noti o individua un collettore comune.

Questo risultato è il prodotto di molte campagne. Alle esplorazioni hanno partecipato gruppi del Friuli Venezia Giulia, speleologi di altre regioni italiane e squadre straniere. La ricostruzione pubblicata da Scintilena segnala in particolare il contributo degli speleologi polacchi nel Foran del Muss e quello degli ungheresi, ancora attivi nel Col delle Erbe. [web:4]

Kanin sloveno: abissi profondi e spedizioni internazionali

Sul lato sloveno il massiccio prende il nome di Kanin. Qui la forte differenza di quota tra gli ingressi d’alta montagna e le sorgenti della valle dell’Isonzo crea condizioni favorevoli allo sviluppo di abissi molto profondi. Le esplorazioni hanno coinvolto stabilmente gruppi sloveni, italiani e polacchi, affiancati in campagne diverse da altri speleologi europei.

Tra le cavità più note figura Vrtiglavica. La grotta, scoperta nel 1996, ha una profondità complessiva di 643 metri ed è conosciuta per il suo grande pozzo verticale. La prima esplorazione coinvolse anche speleologi del Gruppo Speleologico Etneo e del Gruppo Speleologico Gaetano Chierici; il fondo fu raggiunto il 12 ottobre 1996 da una squadra mista italo-slovena, con partecipanti di associazioni di Capodistria, San Dorligo, Trieste e Brescia. [web:33]

Nel Kanin sloveno assumono rilievo anche Skalarjevo brezno e Renejevo brezno, due abissi oltre i mille metri. Nel 2022 essi sono stati inclusi nella seconda fase del progetto internazionale TRACERKANIN. Le squadre del DZRJ di Lubiana e del JKNM di Novo Mesto hanno immesso traccianti rispettivamente nei settori profondi di Renejevo e Skalarjevo, mentre speleologi italiani e sloveni hanno attrezzato sorgenti e corsi d’acqua per controlli, campionamenti e misure fisico-chimiche. [web:27]

Il progetto TRACERKANIN prosegue una lunga tradizione di studi idrogeologici iniziata nel 1968. Nella prima fase, avviata nel 2021, sono stati predisposti 25 punti di monitoraggio sui due versanti e sono stati utilizzati fluoresceina, solforodamina B e Tinopal CBS-X. L’obiettivo è definire con maggiore precisione i percorsi dell’acqua, i tempi di transito e il collegamento tra i torrenti ipogei e le sorgenti di Resia, Raccolana e Isonzo. [web:12]

Una mostra per leggere il paesaggio carsico

“Canin, memoria di climi antichi” collega quindi due scale di osservazione. Da un lato presenta le trasformazioni visibili delle placche glaciali, delle rocce e dei versanti. Dall’altro richiama il mondo meno visibile delle cavità, dove l’acqua registra e modifica nel tempo la struttura del massiccio.

Per la speleologia, il Canin non è soltanto un insieme di record dimensionali. È un laboratorio naturale transfrontaliero. La ricerca su grotte, ghiaccio, sorgenti e clima consente di documentare l’evoluzione di un’area montana fragile, con dati utili per la tutela della geodiversità e per la conoscenza del sistema idrico carsico.

Per informazioni: info@parcoprealpigiulie.it – tel. 0433 53534.

Fonti

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  • Il lago scomparso: come i Cunicoli di Claudio hanno scavato la storia del Fucino
    Condividi Dall’emissario romano alla bonifica ottocentesca, fino alle lotte contadine e alla Piana agricola di oggi. Il Fucino e i Cunicoli di Claudio raccontano una storia in cui ingegneria idraulica, conflitti sociali e letteratura si intrecciano dalla Roma imperiale al Novecento, fino alla Piana del Fucino agricola di oggi. La bonifica ottocentesca di Alessandro Torlonia completò il prosciugamento iniziato con l’emissario romano, trasformando il lago in una grande proprietà fondiaria al
     

Il lago scomparso: come i Cunicoli di Claudio hanno scavato la storia del Fucino

August 17th 2026 at 12:00

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Dall’emissario romano alla bonifica ottocentesca, fino alle lotte contadine e alla Piana agricola di oggi.

Il Fucino e i Cunicoli di Claudio raccontano una storia in cui ingegneria idraulica, conflitti sociali e letteratura si intrecciano dalla Roma imperiale al Novecento, fino alla Piana del Fucino agricola di oggi.

La bonifica ottocentesca di Alessandro Torlonia completò il prosciugamento iniziato con l’emissario romano, trasformando il lago in una grande proprietà fondiaria al centro delle lotte contadine narrate anche in Fontamara.

Cunicoli di Claudio e lago Fucino nella storia della Marsica

Lago Fucino, terzo lago d’Italia e risorsa per la Marsica

Il lago Fucino era un bacino endoreico nel cuore della Marsica, con una superficie media di circa 150–155 km² e una profondità massima di circa 22 metri.


Le principali fonti idrografiche lo indicano come terzo lago italiano per estensione, dopo il Garda e il Lago Maggiore, e primo della penisola per area.

Per le comunità rivierasche il Fucino era una risorsa fondamentale: la pesca forniva lavoro e alimenti, con specie come lasche, barbi, tinche e altre ancora descritte nelle testimonianze settecentesche.


Allo stesso tempo il lago Fucino era fonte di problemi ambientali e sociali, perché il livello delle acque era molto variabile e causava esondazioni, impaludamenti e danni alle campagne e agli abitati.

Una parte della memoria locale descrive le sponde del lago Fucino con spiagge sabbiose simili a quelle marine, ma le fonti storiche principali non confermano in modo inequivocabile questa caratteristica come dato geografico certo.
Questo elemento appartiene più alla tradizione orale che alla documentazione idrografica ufficiale sul lago Fucino.

Cunicoli di Claudio e ingegneria idraulica romana

Già in età romana si tentò di controllare il comportamento del lago Fucino, per ridurre le inondazioni e rendere più stabile l’uso delle terre.
Sotto l’imperatore Claudio furono realizzati i Cunicoli di Claudio, un complesso emissario idraulico che collegava il bacino del Fucino al sistema del fiume Liri attraversando il Monte Salviano.

Le fonti archeologiche e idrauliche descrivono un canale sotterraneo lungo circa 5,6 chilometri, affiancato da cunicoli inclinati e da numerosi pozzi di servizio, utilizzati per aerare gli ambienti di lavoro, estrarre materiali e controllare la direzione dello scavo.


In totale, la documentazione parla di un lungo canale ipogeo con sei cunicoli e almeno trentadue pozzi, che fanno dei Cunicoli di Claudio una delle più rilevanti cavità artificiali idrauliche dell’Italia antica.

L’opera fu inaugurata nel 52 d.C., dopo anni di scavo con tecniche manuali, e inizialmente consentì un notevole abbassamento del livello del lago Fucino, pur senza raggiungere il prosciugamento completo.[9][6][1]
In età imperiale furono effettuati interventi di approfondimento dell’emissario e di manutenzione, ma col tempo i Cunicoli di Claudio si ostruirono e il lago Fucino tornò a occupare la conca appenninica.[6][1]

Cunicoli di Claudio, archeologia e speleologia nella conca del Fucino

Oggi i Cunicoli di Claudio sono tutelati come sito archeologico e speleologico e fanno parte di un parco visitabile nella zona di Avezzano e Capistrello, ai margini della Piana del Fucino.[2][10][8][7]
Il parco archeologico dei Cunicoli di Claudio consente di accedere a tratti del sistema, come il Cunicolo del Ferraro e il Cunicolo Maggiore, offrendo una lettura diretta dell’emissario romano e delle successive modifiche ottocentesche.[10][8]

Il sito è spesso oggetto di iniziative di archeospeleologia e visite tecniche, documentate anche dal portale speleologico Scintilena, che descrive il percorso lungo il tunnel di drenaggio e le semicurve dovute agli aggiustamenti di scavo.[11]
La presenza di cunicoli inclinati e pozzi verticali rende i Cunicoli di Claudio un caso emblematico di cavità artificiali per la gestione delle acque in contesto montano.[8][7]

La Piana del Fucino conserva ancora le tracce di questa infrastruttura: l’incile, i pozzi, i cunicoli e lo sbocco verso il Liri testimoniano il rapporto fra lago Fucino, Cunicoli di Claudio e trasformazione idraulica del paesaggio marsicano.[2][8][1]

Bonifica Torlonia, Cunicoli di Claudio e nascita della Piana del Fucino

Nel XIX secolo il progetto di controllo del lago Fucino fu ripreso su scala più ampia, con l’obiettivo dichiarato di prosciugarlo completamente e organizzare la conca come pianura agricola.[9][8][1]
Alessandro Torlonia non fu il primo a ipotizzare il prosciugamento, ma fu colui che riprese il tracciato dei Cunicoli di Claudio e portò a compimento la bonifica, investendo capitali consistenti nell’opera idraulica.[8][9][1]

I lavori per il nuovo emissario e per la bonifica iniziarono nel 1854; le prime acque transitarono nel canale nel 1862, e il completamento fu raggiunto nel 1875, con la dichiarazione ufficiale del prosciugamento del lago Fucino nel 1878.[9][1][8]
L’emissario moderno inglobava gran parte della galleria romana dei Cunicoli di Claudio e aggiungeva nuovi pozzi, canali e opere di regimazione, con una lunghezza di oltre 6,3 chilometri e una rete di canali e fossi di circa 285 chilometri.[1][8]

Dopo la bonifica, emersero circa 14.000–16.000 ettari di terreni agricoli, che formarono la nuova Piana del Fucino, oggi una delle principali aree orticole dell’Italia centrale.[3][2][1]
Sotto l’antico specchio d’acqua del lago Fucino apparve così un paesaggio pianeggiante di campi, strade, canali e poderi, destinato a una produzione intensiva di patate, carote, finocchi e altre colture.[12][2][1]

Non tutte le comunità percepirono la bonifica allo stesso modo: studi locali ricordano che alcuni pescatori del lago Fucino temevano la perdita di lavoro e di identità, mentre altri abitanti vedevano nel prosciugamento una possibilità di ridurre le inondazioni e migliorare salubrità e condizioni economiche.[4][12][5]
Il Fucino era insieme un ambiente ricco di risorse e un sistema instabile, e la trasformazione in Piana del Fucino modificò profondamente i rapporti fra popolazione, terra e acqua.

Proprietà fondiaria, Torlonia e conflitti per la terra del Fucino

La parte più delicata della vicenda riguarda la proprietà delle terre emerse dal lago Fucino.[4][2][3]
Torlonia non si limitò a prosciugare il lago Fucino: attraverso diritti riconosciuti alla società che aveva intrapreso l’opera, acquisì il controllo di un patrimonio fondiario molto esteso nella Piana del Fucino.[2][3]

Le fonti storiche indicano che il banchiere Alessandro Torlonia divenne proprietario, per molti decenni, di gran parte dei terreni bonificati del Fucino, con un diritto prolungato di godimento che riguardava migliaia di ettari.[3][2]
La storiografia insiste su questo passaggio: dai Cunicoli di Claudio e dalla grande bonifica idraulica si giunge alla formazione di una gigantesca proprietà agricola privata nella Piana del Fucino, con forti squilibri nella distribuzione dei benefici.[4][2][3]

Molti braccianti e piccoli coltivatori lavoravano nella Piana del Fucino senza possedere la terra, in condizioni di dipendenza economica e contrattuale, mentre i vantaggi del nuovo paesaggio agrario si concentravano nelle mani dei grandi proprietari.[2][3][4]
Questo quadro rese il lago Fucino prosciugato un simbolo nazionale della questione agraria e della lotta per la terra nel Mezzogiorno.[3][4][2]

Nel secondo dopoguerra, nella Marsica e nella Piana del Fucino si svilupparono forti mobilitazioni contadine, con scioperi e iniziative spesso ricordate come “scioperi alla rovescia”, che portarono la situazione al centro del dibattito politico.[4][3]
La riforma agraria del 1950 e la cosiddetta legge Stralcio determinarono l’esproprio dei terreni del Fucino ai Torlonia e l’assegnazione di migliaia di quote di terra agli agricoltori diretti.[2][3]

Questo passaggio concluse una lunga fase di conflitti: una risorsa comune, il lago Fucino, trasformata in Piana del Fucino e in grande proprietà privata, tornò a essere redistribuita fra chi la coltivava.[3][4][2]
La storia dei Cunicoli di Claudio e della bonifica ottocentesca di Torlonia si collega così alla vicenda sociale del Novecento e alla riforma agraria nazionale.[4][2][3]

Fontamara, Cunicoli di Claudio e paesaggio del Fucino nella letteratura

La storia del lago Fucino, dei Cunicoli di Claudio, della Piana del Fucino e della proprietà Torlonia trova un riflesso importante nella letteratura, in particolare nell’opera di Ignazio Silone.[13][14][2]
Fontamara non è un resoconto documentario della bonifica, ma utilizza la realtà sociale della Marsica e del Fucino per raccontare lo sfruttamento dei contadini, la diseguaglianza nella distribuzione della terra e il potere dei grandi proprietari.[14][2][3][4]

Gli studi sul paesaggio marsicano osservano come Silone dedichi pagine molto dure alla famiglia Torlonia, collegandone il nome alle speculazioni e all’accumulo di terre nella Piana del Fucino.[2][3][4]
Nel romanzo, i cafoni del Fucino rappresentano il mondo contadino segnato dalla dipendenza economica, dalla precarietà e dalla difficoltà di far valere i propri diritti.[14][3][2]

Un saggio sulla riforma agraria ricorda che proprio il Fucino, dopo le lotte contadine e il varo della legge del 1950, divenne il caso emblematico di redistribuzione della terra ai braccianti.[3][4]
In questo senso, il legame fra Cunicoli di Claudio, lago Fucino, Piana del Fucino e Fontamara mostra come una cavità artificiale e una grande bonifica idraulica possano diventare parte di una storia sociale e letteraria più ampia, in cui il paesaggio non è solo geografia, ma anche memoria, conflitto e narrazione.[14][4][2][3]

Fonti

  • Scintilena, “Da Lettomanoppello al Fucino, alla scoperta dei Cunicoli di Claudio”:
    https://www.scintilena.com/da-lettomanoppello-al-fucino-alla-scoperta-dei-cunicoli-di-claudio/11/19/[11]
  • Treccani, voce “Fucino”:
    https://www.treccani.it/enciclopedia/fucino_(Enciclopedia-Italiana)/[6]
  • Wikipedia, “Fucino”:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Fucino[1]
  • Wikipedia, “Cunicoli di Claudio”:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Cunicoli_di_Claudio[7]
  • Amici dell’Emissario, “Storia dell’Emissario”:
    https://www.amicidellemissario.it/web/index.php/it/luoghi/emissario/9-emissario[8]
  • Terre Marsicane, “Cenni storici sul prosciugamento del lago Fucino”:
    https://www.terremarsicane.it/cenni-storici-sul-prosciugamento-del-lago-fucino/[5]
  • Terre Marsicane, “Il Fucino (I Primi Passi Verso La Riforma)”:
    https://www.terremarsicane.it/atlante-marsica/il-fucino-i-primi-passi-verso-la-riforma/[4]
  • Wikipedia, “Marsica”:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Marsica[2]
  • Wikipedia, “Riforma agraria”:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_agraria[3]
  • Silone.it, scheda su Fontamara:
    https://silone.it/silone_fontamara/[13]
  • Scheda critica su Fontamara (AFIVI):
    http://www.afivi.fr/medias/files/silone-fontamara.pdf[14]
  • Il Centro, “Il gigantesco tunnel che prosciugò il Fucino”:
    https://www.ilcentro.it/l-aquila/il-gigantesco-tunnel-che-prosciug%C3%B2-il-fucino-1.2395[9]
  • Espressione24, “Tornano le visite guidate nel Parco archeologico dei Cunicoli di Claudio”:
    https://www.espressione24.it/tornano-le-visite-guidate-nel-parco-archeologico-dei-cunicoli-di-claudio/[10]
  • In Camper con Gusto, “Abruzzo in camper: la Piana del Fucino”:
    https://www.incampercongusto.it/abruzzo-in-camper-la-piana-del-fucino/[12]
  • FOGLIeVIAGGI, “La piana del Fucino”:
    https://www.foglieviaggi.com/_/pagine/piccolaitalia/articoli/pit_art_513_fucino_05_10_2025.html[15]

Fonti
[1] Fucino – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Fucino
[2] Marsica – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Marsica
[3] Riforma agraria – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_agraria
[4] Il Fucino (I Primi Passi Verso La Riforma) https://www.terremarsicane.it/atlante-marsica/il-fucino-i-primi-passi-verso-la-riforma/
[5] Cenni storici sul prosciugamento del lago Fucino https://www.terremarsicane.it/cenni-storici-sul-prosciugamento-del-lago-fucino/
[6] Fucino – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/fucino_(Enciclopedia-Italiana)/
[7] Cunicoli di Claudio https://it.wikipedia.org/wiki/Cunicoli_di_Claudio
[8] Storia dell’Emissario https://www.amicidellemissario.it/web/index.php/it/luoghi/emissario/9-emissario
[9] Il gigantesco tunnel che prosciugò il Fucino | Il Centro https://www.ilcentro.it/l-aquila/il-gigantesco-tunnel-che-prosciug%C3%B2-il-fucino-1.2395
[10] Tornano le visite guidate nel Parco archeologico dei Cunicoli di Claudio https://www.espressione24.it/tornano-le-visite-guidate-nel-parco-archeologico-dei-cunicoli-di-claudio/
[11] Da Lettomanoppello al Fucino, alla scoperta dei Cunicoli di … https://www.scintilena.com/da-lettomanoppello-al-fucino-alla-scoperta-dei-cunicoli-di-claudio/11/19/
[12] Visitare l’Abruzzo in camper: la Piana del Fucino https://www.incampercongusto.it/abruzzo-in-camper-la-piana-del-fucino/
[13] Fontamara https://silone.it/silone_fontamara/
[14] SILONE Ignazio (1900-1978), Fontamara (1933, 1949 Mondadori, 200 p.) http://www.afivi.fr/medias/files/silone-fontamara.pdf
[15] La piana del Fucino – FOGLIeVIAGGI https://www.foglieviaggi.com/_/pagine/piccolaitalia/articoli/pit_art_513_fucino_05_10_2025.html
[16] Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo. I. Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale https://www.openaccessrepository.it/record/61640/files/fulltext.pdf
[17] La Carta idrografica d’Italia come fonte per la storia degli opifici idraulici alla fine dell’Ottocento. Il caso toscano https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/1302/924
[18] Lago di Martignano (RM), il Nuovo acquedotto Alsietino – Scintilena https://www.scintilena.com/lago-di-martignano-rm-il-nuovo-acquedotto-alsietino/10/30/
[19] Aqua Alsietina: nuove scoperte speleologiche. – Scintilena https://www.scintilena.com/aqua-alsietina-nuove-scoperte-speleologiche/11/17/
[20] Cunicoli di Monte Pacciano: alla scoperta delle origini delle acque … https://www.scintilena.com/cunicoli-di-monte-pacciano-alla-scoperta-delle-origini-delle-acque-di-perugia/05/07/
[21] I cunicoli di Monte Pacciano: le origini delle acque di Perugia – Scintilena https://www.scintilena.com/i-cunicoli-di-monte-pacciano-le-origini-delle-acque-di-perugia/06/07/
[22] Programma del Raduno Nazionale Puglia Underground 2014 https://www.scintilena.com/programma-del-raduno-nazionale-puglia-underground-2014/05/22/
[23] LE GROTTE DELLA PUGLIA NELLA PREISTORIA – CONVEGNO NAZIONALE AD OSTUNI – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-della-puglia-nella-preistoria-convegno-nazionale-ad-ostuni/10/09/
[24] Risolto il mistero dell’antico tunnel sotterraneo dello Stretto di Messina – Scintilena https://www.scintilena.com/risolto-il-mistero-dellantico-tunnel-sotterraneo-dello-stretto-di-messina/02/18/
[25] Dialogo tra Discipline: Il Seminario di Ginosa Illumina il Patrimonio delle Gravine – Scintilena https://www.scintilena.com/dialogo-tra-discipline-il-seminario-di-ginosa-illumina-il-patrimonio-delle-gravine/05/28/
[26] Scintilena https://www.scintilena.com/
[27] Scintilena, Autore presso Scintilena – Pagina 1824 di 1933 https://www.scintilena.com/author/scintilena/page/1824/
[28] Campi Speleo Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/campi-speleo/
[29] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/1170/
[30] Speleologia e Archeologia: Scoperte nelle Grotte Italiane – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-e-archeologia-scoperte-nelle-grotte-italiane/04/08/
[31] Buio pesto: la grotta diventa racconto – Scintilena https://www.scintilena.com/buio-pesto-la-grotta-diventa-racconto/02/19/

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Oro del Monte Rosa, la memoria mineraria riemerge in Val Segnara

August 17th 2026 at 11:00

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Dalle miniere di Pestarena ai filoni di Brusson, l’oro del Monte Rosa racconta una lunga storia alpina di ricerca mineraria, lavoro e trasformazioni del paesaggio.

Oro del Monte Rosa e le ricerche in Val Segnara

In alta Val Segnara, laterale della Valle Anzasca, restano segnali di una ricerca dell’oro che non appartiene soltanto al passato. Il testo diffuso dal giornalista e scrittore Marco Albino Ferrari richiama l’attenzione su presenze discrete: persone che risalgono la valle a piedi e setacciano le ghiaie del torrente con la batea.

La Val Segnara è un ambiente montano appartato. L’accesso richiede un lungo cammino e un forte dislivello. Qui la ricerca non assume le forme dell’estrazione industriale. Si tratta di campionamenti nei sedimenti fluviali, condotti separando sabbia e ghiaia per individuare eventuali pagliuzze o piccoli granuli di metallo.

L’oro del Monte Rosa è legato alla storia geologica delle valli meridionali del massiccio. In queste aree sono note mineralizzazioni idrotermali con quarzo e solfuri auriferi. I corsi d’acqua possono erodere le rocce mineralizzate e trasportare a valle frammenti pesanti, tra cui l’oro nativo. La presenza di cercatori lungo il torrente della Val Segnara è stata segnalata anche in documentazione escursionistica locale.[1]

La quantità di metallo effettivamente recuperabile nei torrenti non è definita da dati pubblici recenti. È quindi necessario distinguere la pratica amatoriale della batea dalla coltivazione mineraria storica. Il riserbo indicato nel testo originale riflette una consuetudine diffusa fra cercatori e raccoglitori: i luoghi di rinvenimento vengono raramente comunicati con precisione.

Pestarena, miniere d’oro del Monte Rosa

Il principale riferimento storico per l’oro del Monte Rosa è Pestarena, frazione di Macugnaga. Le fonti locali collocano le prime testimonianze documentarie dell’attività mineraria nel 1291. Dal Seicento l’estrazione si intensificò, mentre tra il XVIII e il XIX secolo la valle richiamò manodopera da varie zone dell’arco alpino.[2]

A metà Ottocento entrarono in gioco società sostenute da capitali britannici. Il passaggio segnò un cambiamento rilevante. Alle tecniche tradizionali si affiancarono impianti, macchinari e una nuova organizzazione del lavoro. Nel 1884 il complesso di Pestarena impiegava oltre 500 operai, secondo la ricostruzione dell’associazione culturale locale I Figli della Miniera.[2]

La miniera influì sulla struttura dei villaggi. Servivano abitazioni per i lavoratori, vie di collegamento, edifici di servizio e strutture per la lavorazione del minerale. L’oro del Monte Rosa non fu quindi solo una risorsa geologica. Divenne un fattore di mobilità, occupazione e relazioni economiche tra comunità montane e investitori esterni.

L’attività proseguì, con passaggi di gestione e fasi di crisi, fino al secondo dopoguerra. La chiusura definitiva arrivò nel 1961, dopo un incidente mortale che costò la vita a quattro minatori e nel quadro di crescenti difficoltà economiche. Le strutture residue mantengono oggi un valore di archeologia industriale, anche se l’accessibilità delle aree minerarie resta limitata.[3]

Brusson e i filoni auriferi della Val d’Ayas

L’altro grande capitolo dell’oro del Monte Rosa si trova sul versante valdostano, a Brusson, in Val d’Ayas. La miniera di Chamousira-Fenilliaz fu scoperta nel 1899 e rimase attiva dal 1900 fino alla fine degli anni Ottanta del Novecento. Le sue gallerie si sviluppano per circa 1.600 metri nel sottosuolo.[4]

La geologia spiega la ricchezza del distretto. I filoni di quarzo e pirite auriferi della bassa Val d’Ayas si formarono fra 50 e 30 milioni di anni fa, durante processi idrotermali che interessarono le rocce della zona. Nel distretto affiorano circa cento filoni auriferi; per quelli del tipo Fenillaz sono riportati tenori medi di 12 grammi d’oro per tonnellata di roccia.[5]

Il Museo di Storia Naturale di Milano conserva campioni di oro nativo in matrice di quarzo provenienti dalla Valle d’Aosta. Fra questi rientrano esemplari attribuiti ai filoni della zona di Brusson, sulle pendici del Monte Rosa. Sono documenti mineralogici importanti, perché mostrano il metallo nel suo contesto geologico originario.[6][7]

La vicenda di Brusson rientra nella fase che alcune ricostruzioni definiscono “corsa all’oro italiana”, sviluppata fra il 1848 e il 1915 nelle aree aurifere del Piemonte, della Lombardia e della Valle d’Aosta. In questo arco di tempo le ricerche furono accompagnate da concessioni, capitali esteri e nuove infrastrutture.[5]

Dalle ricerche d’oro alle miniere alpine

Una cronologia essenziale aiuta a leggere il rapporto tra minerali, paesaggio e popolazioni alpine.

  • 1291: sono documentate attività minerarie a Pestarena, in Valle Anzasca.[2]
  • Seicento e Settecento: crescono le coltivazioni aurifere nell’area del Monte Rosa.
  • 1848-1915: si sviluppa una fase di ricerche e concessioni aurifere nel settore nord-occidentale delle Alpi italiane.[5]
  • 1860-1884: Pestarena conosce la fase delle compagnie inglesi e dell’espansione occupazionale.[2]
  • 1899-1907: la miniera di Chamousira-Fenilliaz entra nella sua fase di maggiore sviluppo industriale.[4]
  • 1961: chiude la miniera aurifera di Pestarena.[3]
  • Fine anni Ottanta del Novecento: termina l’attività della miniera d’oro di Brusson.[4]

Il nome “Monte Bianco” richiede una precisazione. Nelle fonti sulla ricerca mineraria aurifera contemporanea, il permesso denominato Monte Bianco riguarda un’area della Val Graveglia ligure, non il massiccio alpino tra Italia, Francia e Svizzera. Nel 2021 fu presentata un’istanza di ricerca per vari metalli, compresi oro e argento, in un’area estesa tra diverse località dell’entroterra ligure. Non va quindi sovrapposta questa vicenda al distretto aurifero del Monte Rosa.[8]

Cogne, il ferro e il paesaggio minerario alpino

Il caso di Cogne mostra come le miniere abbiano inciso sulle Alpi anche quando il minerale non era l’oro. Qui si estraeva magnetite, un minerale di ferro. Il primo documento relativo al sito risale al 1432, mentre lo sfruttamento industriale raggiunse il suo apice nel Novecento.[9]

Le miniere di Cogne produssero oltre 10 milioni di tonnellate di minerale ferroso. La loro presenza favorì strade, teleferiche, ferrovia mineraria, villaggi operai e collegamenti con Aosta. Nel 1940 vi lavoravano circa 1.000 minatori, con una produzione di 350.000 tonnellate; nel 1979 il complesso chiuse definitivamente.[10][11]

L’impronta lasciata sul territorio è visibile nei manufatti industriali e nell’assetto dei versanti. Studi dedicati al paesaggio minerario di Cogne collegano parte della riduzione della copertura forestale al consumo di legname per produrre carbone destinato alla fusione del minerale. La miniera contribuì anche a mantenere e accrescere la popolazione locale tra XVIII e XIX secolo, in una fase in cui molte altre valli alpine erano interessate dall’emigrazione.[12]

L’oro del Monte Rosa, il quarzo aurifero di Brusson e la magnetite di Cogne appartengono a storie minerarie diverse. Le accomuna la trasformazione delle montagne in luoghi di lavoro. Oggi gallerie, teleferiche, villaggi e campioni mineralogici permettono di ricostruire quella relazione fra sottosuolo, paesaggio e comunità.

Fonti

Fonti
[1] Valle Anzasca: ai piedi del Pizzo Camino Tra i colori della Val … https://www.guidaescursionisticacontimauro.com/escursioni-programmate/valle-anzasca-ai-piedi-del-pizzo-camino-tra-i-colori-della-val-segnara-3
[2] I Figli della Miniera https://macugnaga-monterosa.com/contenuti/329512/figli-miniera
[3] Pestarena, la capitale dell’oro del Monte Rosa https://macugnaga-monterosa.com/contenuti/332602/pestarena-capitale-oro-monte-rosa
[4] Miniera d’Oro di Brusson – Unité des Communes valdôtaines Evançon https://www.cm-evancon.vda.it/it-it/vivere-il-territorio/cosa-vedere/miniera-d-oro-di-brusson-39199-1-3d9ea8f885c2146e56c1bc40b389c246
[5] brusson e la febbre dell’oro – Aosta https://www.regione.vda.it/gestione/riviweb/templates/aspx/environnement.aspx?pkArt=1479
[6] Minerali – Museo di Storia Naturale – Comune di Milano https://museodistorianaturalemilano.it/esposizioni-permanenti/minerali
[7] [PDF] Italian Gold http://www.minbook.com/site_files/19-1-EN_74-75.pdf
[8] Gli australiani e la corsa all’oro Occhi sulle miniere delle valli https://www.ilsecoloxix.it/levante/2021/03/20/news/gli-australiani-e-la-corsa-all-oro-occhi-sulle-miniere-delle-valli-1.40050205
[9] miniera di Cogne – Rivista Environnement https://www.regione.vda.it/gestione/riviweb/templates/aspx/environnement.aspx?pkArt=1657
[10] le miniere di Cogne – Aosta https://www.regione.vda.it/gestione/riviweb/templates/aspx/environnement.aspx?pkArt=1203
[11] Storia delle miniere di Cogne https://www.minieredicogne.it/it/storia-delle-miniere-di-cogne
[12] Riqualificazione ecomuseale del complesso minerario di Cogne https://webthesis.biblio.polito.it/1392/
[14] La mine d’or de Chamousira https://www.lovevda.it/fr/base-de-donnees/7/geosites-et-mines/brusson/la-mine-d%E2%80%99or-de-chamousira/2932
[15] La narrazione museale della civiltà contadina in un territorio di confine https://rivista.clionet.it/sito/wp-content/uploads/Clionet-2023_settembre_Beni-cluturali_Agosti.pdf
[16] Pestarena – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Pestarena
[17] LE MINIERE – Alp in https://www.alpinsas.com/le-miniere/
[18] Alla ricerca dell’oro, storie di miniera – Settimana del Pianeta Terra https://www.settimanaterra.org/node/2725
[19] Alla ricerca dell’oro nel cuore della roccia di Chamousira https://www.settimanaterra.org/node/1822
[20] Brusson: Un’estate in miniera tra storia, natura e memoria https://www.gazzettamatin.com/2025/06/26/miniera/
[21] Le miniere d’oro di Brusson – Gita un giorno – Novarseti https://www.novarseti.com/miniere-oro-brusson-gita-un-giorno.html
[22] Giornale di Macugnaga e della Valle Anzasca https://www.ilrosa.info/images/ilrosa_media_library/2011/2011_2.pdf
[23] Le miniere d’oro di Brusson https://www.novarseti.com/gite/141/le-miniere-doro-di-brusson.html
[24] Le miniere di Pestarena https://macugnaga-monterosa.com/contenuti/359008/miniere-pestarena
[25] Pestarena – Comune di Macugnaga https://www.comune.macugnaga.vb.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/pestarena-40047-1-30461c465eeabe68bf5d92a80ada5028
[26] The Mines of Pestarena https://www.comune.macugnaga.vb.it/en-us/vivere-il-comune/cosa-vedere/the-mines-of-pestarena-21028-1-021f15a4e412574380c91f731cddecd0
[27] Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo. I. Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale https://www.openaccessrepository.it/record/61640/files/fulltext.pdf
[28] Vico Wallari-San Genesio. Ricerca storica e indagini archeologiche su una comunità del Medio Valdarno inferiore fra alto e pieno Medioevo https://www.fupress.com/redir.ashx?RetUrl=1936_23061.pdf
[29] Le miniere di Cogne https://www.lovevda.it/it/banca-dati/7/geositi-e-miniere/cogne/le-miniere-di-cogne/2547
[30] Cogne – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Cogne
[31] Le forme del paesaggio minerario. Passato e futuro delle … https://iris.polito.it/handle/11583/3007239
[32] Miniere d’Italia – Cogne https://sites.google.com/view/miniere-italia/regioni/valle-daosta/metalliferi/cogne
[33] Miniere di Cogne – Visite guidate https://www.minieredicogne.it/it/
[34] ROBERTO PRACCHI https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/5750/5068/18001
[35] History of the mines – Aosta Valley https://www.minieredicogne.it/en/history-of-the-mines
[36] La miniera di Cogne https://www.grand-paradis.it/it/spazi-cultura/centro-espositivo-alpinart/la-miniera-di-cogne
[37] Monte Bianco: un po’ di archeologia e storia delle miniere https://www.archeominosapiens.it/monte-bianco-rame/
[38] Contaminación y conservación de piezas de orfebrería prehistórica. ¿Es el oro un metal sin tiempo? https://revistademetalurgia.revistas.csic.es/index.php/revistademetalurgia/article/download/311/312/320
[39] La miniera d’oro Chamousira https://www.lovevda.it/it/banca-dati/7/geositi-e-miniere/brusson/la-miniera-d-oro-chamousira/2932
[40] Orfebrería castreña en el Museo Arqueológico de Asturias (Oviedo): aproximación a su caracterización arqueométrica y problemas de estudio https://digital.csic.es/bitstream/10261/221098/1/Orfebreria%20castre%C3%B1a_2020.pdf
[41] I minerali delle Alpi? Pezzi da museo https://www.ilgiornale.it/news/i-minerali-delle-alpi-pezzi-museo.html
[42] Miniere d’Italia – Valle d’Aosta https://sites.google.com/view/miniere-italia/regioni/valle-daosta
[43] L’Oro della Speranza. La Val d’Ayas a Milano http://www.varasc.it/getpage.aspx?id=280
[44] Oro Nativo , Quarzo Aurifero e Miniere D’Oro del Piemonte e … https://oroeminerali.altervista.org/oro-nativo-quarzo-aurifero-e-miniere-doro-del-piemonte-e-valle-daosta/
[45] Museo di storia naturale, tra dinosauri e creature marine https://visitmilano.org/cosa-vedere/musei-e-gallerie/museo-storia-naturale/
[46] MINIERE D’ORO DI BRUSSON: Tutto quello che c’è da … https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g1310434-d10683993-Reviews-or50-Miniere_d_oro_di_Brusson-Brusson_Valle_d_Aosta.html
[47] L’oro del Monte Rosa: il tesoro nascosto delle Alpi https://monterosabooking.com/it/the-gold-of-monte-rosa-the-hidden-treasure-of-the-alps/
[48] Home – Museo di Storia Naturale – Comune di Milano https://museodistorianaturalemilano.it/
[49] Ricerca dell’oro in Valle d’Aosta e sue miniere https://www.minieredoro.it/val%20d%20aosta%20miniere.htm
[50] Alla scoperta delle antiche miniere della Valle d’Aosta https://www.guidaturisticaosta.it/miniere-della-valle-daosta/
[51] Microsoft Word – Oro_Monte_Rosa_8.doc https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2018/03/Oro_Monte_Rosa_9_comp.pdf

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  • Raccontare il Buio: una serata alla Grotta del Vento
    Condividi Domenica 23 agosto, alle ore 21, la Grotta del Vento ospita “Raccontare il Buio”, una serata dedicata alla fotografia, all’esplorazione e alla documentazione speleologica. Protagonista dell’incontro sarà Andrea Moretti, speleofotografo, con una selezione di immagini realizzate nel corso delle sue esplorazioni: fotografie che raccontano non solo la bellezza degli ambienti sotterranei, ma anche l’esperienza di chi si muove nel buio cercando di comprenderne spazi, forme e profondità.
     

Raccontare il Buio: una serata alla Grotta del Vento

August 17th 2026 at 10:00

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Domenica 23 agosto, alle ore 21, la Grotta del Vento ospita “Raccontare il Buio”, una serata dedicata alla fotografia, all’esplorazione e alla documentazione speleologica.

Protagonista dell’incontro sarà Andrea Moretti, speleofotografo, con una selezione di immagini realizzate nel corso delle sue esplorazioni: fotografie che raccontano non solo la bellezza degli ambienti sotterranei, ma anche l’esperienza di chi si muove nel buio cercando di comprenderne spazi, forme e profondità.

Ad accompagnare la serata saranno Vittorio Verole-Bozzello, fondatore dell’AGTI – Associazione Grotte Turistiche Italiane, Pietro Taddei, già presidente dello Speleo Club Garfagnana, e Massimo Goldoni, speleologo e già consigliere della Società Speleologica Italiana.

Al centro dell’incontro una domanda affascinante: come si racconta un mondo che pochissime persone possono vedere direttamente?

Dalle fotografie al rilievo, dai dati alle diverse tecniche di documentazione, la serata mostrerà come gli speleologi cercano di conoscere, rappresentare e condividere ciò che scoprono nel sottosuolo.

Un viaggio per immagini nelle profondità della Terra e nei diversi modi di esplorare, documentare e raccontare il buio.

Ingresso libero.
Prenotazione consigliata: 0583 722024.

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  • Speleologia inclusiva in Polonia: discesa assistita nella Jaskinia Koralowa
    Condividi La speleologia inclusiva entra nella Riserva delle Soko?e Góry: il 12 luglio 2026 quindici persone con disabilità hanno raggiunto ambienti ipogei attraverso una complessa organizzazione di soccorso, trasporto su corda e comunicazioni sotterranee. Speleologia inclusiva nelle Soko?e Góry Il 12 luglio 2026 la Jaskinia Koralowa, nella Riserva delle Soko?e Góry, sul Giura Krakowsko-Cz?stochowska in Polonia, è stata al centro di un’attività di speleologia inclusiva rivolta a bambini e
     

Speleologia inclusiva in Polonia: discesa assistita nella Jaskinia Koralowa

August 17th 2026 at 09:00

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La speleologia inclusiva entra nella Riserva delle Soko?e Góry: il 12 luglio 2026 quindici persone con disabilità hanno raggiunto ambienti ipogei attraverso una complessa organizzazione di soccorso, trasporto su corda e comunicazioni sotterranee.

Speleologia inclusiva nelle Soko?e Góry

Il 12 luglio 2026 la Jaskinia Koralowa, nella Riserva delle Soko?e Góry, sul Giura Krakowsko-Cz?stochowska in Polonia, è stata al centro di un’attività di speleologia inclusiva rivolta a bambini e adulti con disabilità. L’iniziativa era parte di “Speleoszerpowanie 2026”, promossa dalla Fondazione Szerpowie Nadziei con il sostegno della Città e Comune di Olsztyn.[1]

L’azione ha coinvolto quindici partecipanti con disabilità e più di trenta volontari. Erano presenti speleologi, soccorritori e addetti alla sicurezza. La giornata ha previsto anche l’esplorazione della Jaskinia Olszty?ska. La parte tecnicamente più impegnativa si è svolta nella Jaskinia Koralowa, una cavità con sviluppo verticale che non è normalmente accessibile a persone prive di autonomia nelle progressioni su corda.[1]

La speleologia inclusiva, in questo caso, non ha coinciso con l’adattamento permanente della grotta. Si è basata invece su un progetto temporaneo, definito per le caratteristiche del luogo e per le esigenze di ciascun partecipante.

Jaskinia Koralowa e trasporto su corda

La Grupa Ratownictwa Jaskiniowego, associazione polacca specializzata nel soccorso in ambiente ipogeo, ha curato il trasporto su corda, la logistica delle squadre, le comunicazioni e la sicurezza delle persone coinvolte. Il percorso comprendeva una discesa lungo un pozzo d’ingresso di circa 20 metri. Seguivano il trasporto manuale nelle parti interne e l’assicurazione lungo un pendio ripido fino alla Sala Zawaliskowa, la sala dei crolli.[2]

L’operazione richiedeva una progressione controllata per ogni persona. Il superamento del pozzo verticale non era quindi un semplice trasferimento, ma una fase che imponeva l’impiego di tecniche speleo-alpinistiche e un coordinamento costante tra esterno e interno della cavità.

Un ruolo centrale è stato svolto dalla comunicazione sotterranea. Il sistema di collegamento ha mantenuto il contatto fra le squadre in superficie e quelle impegnate lungo il percorso ipogeo. In attività di questo genere, la trasmissione delle informazioni permette di gestire tempi, spostamenti e eventuali necessità operative senza interrompere la catena di sicurezza.[2]

Accanto ai Szerpowie Nadziei e alla Grupa Ratownictwa Jaskiniowego hanno partecipato la Grupa Jurajska del GOPR, lo Speleoclub Wroc?aw, lo Speleoklub D?browa Górnicza, l’OSP di Olsztyn e altri volontari.[1][2]

Sicurezza e tutela della grotta

L’azione polacca offre un esempio concreto di speleologia inclusiva in un ambiente naturale non attrezzato per la fruizione ordinaria. La sua realizzazione ha richiesto una valutazione preventiva del tracciato, personale esperto e materiali adeguati alla progressione verticale e al trasporto assistito.

Le linee guida UIS-IUCN per la protezione delle grotte e del carso indicano che le attività speleologiche devono partire dall’inventario della cavità e da una valutazione del rischio. La valutazione deve considerare sia i rischi per gli esploratori sia quelli prodotti dagli esploratori sull’ambiente sotterraneo. Le stesse raccomandazioni sottolineano l’importanza della formazione in materia di sicurezza e conservazione, dell’adozione di tecniche a basso impatto e del coinvolgimento dei soggetti responsabili delle emergenze.[3]

Questi principi aiutano a leggere la speleologia inclusiva oltre il valore dell’esperienza personale. L’accessibilità in grotta richiede infatti che il diritto alla partecipazione sia accompagnato dalla tutela dei sedimenti, delle concrezioni, della fauna e delle condizioni microclimatiche. Ogni cavità presenta limiti specifici. Per questo le soluzioni devono essere progettate caso per caso, evitando modelli replicati senza verifiche ambientali e tecniche.

Diversamente Speleo e precedenti italiani

In Italia, esperienze comparabili sono state realizzate in più regioni attraverso il collettivo Diversamente Speleo, attivo da oltre dieci anni e basato sulla collaborazione fra persone con disabilità, speleologi, accompagnatori e volontari.[4]

Tra gli appuntamenti documentati da Scintilena figura l’attività alla Grotta Beatrice Cenci, in Abruzzo. Nel 2016 vi parteciparono 50 persone con disabilità, 50 accompagnatori e circa 200 speleologi provenienti da varie regioni italiane. L’organizzazione comprendeva sopralluoghi, gruppi di accompagnamento, responsabili del trasporto in barella e gestione dell’accoglienza in superficie.[5]

Un altro riferimento è la giornata Diversamente Speleo 2024 al Buso della Rana, a Monte di Malo, in provincia di Vicenza. In quell’occasione circa sessanta speleologi hanno accompagnato otto partecipanti, cinque dei quali in barella. Il sopralluogo preliminare aveva portato a limitare il percorso ai primi 200 metri della grotta, fino a una sala asciutta, per le elevate portate d’acqua osservate dopo le piogge.[4]

Le attività di Diversamente Speleo e l’intervento nelle Soko?e Góry mostrano metodi diversi, adattati alle condizioni locali. Il punto comune è la costruzione di squadre numerose e preparate. La speleologia inclusiva richiede pianificazione, competenze tecniche e attenzione costante alla conservazione dei luoghi visitati.

Fonti

Fonti
[1] „SKARBY” ODKRY?Y PODZIEMNY ?WIAT JURY. NIEZWYK?A WYPRAWA PE?NA ODWAGI https://www.olsztyn-jurajski.pl/skarby-odkryly-podziemny-swiat-jury-niezwykla-wyprawa-pelna-odwagi/
[2] Szkolenie medyczne i wspólne wydarzenie z Szerpami … https://grj.com.pl/szkolenie-medyczne-i-wspolne-wydarzenie-z-szerpami-nadziei-jura-10-12-07-2026/
[5] Avventura Speleologica Inclusiva al Buso della Rana – Scintilena https://www.scintilena.com/avventura-speleologica-inclusiva-al-buso-della-rana/10/06/
[6] Eran 300 erano giovani e diversamente speleo… https://www.scintilena.com/eran-300-erano-giovani-e-diversamente-speleo/06/27/
[7] Diversamente Speleo Archivi https://www.scintilena.com/category/diversamente-speleo/
[8] Diversamente Speleo: quando la speleologia abbatte le … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-quando-la-speleologia-abbatte-le-barriere/08/11/
[9] Diversamente Speleo 2025: inclusione e speleologia nella … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-2025-inclusione-e-speleologia-nella-grotta-scura-di-bolognano/09/10/
[10] Diversamente Speleo 2025: la grotta come esperienza … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-2025-la-grotta-come-esperienza-inclusiva/07/23/
[11] Diversamente Speleo : grande festa per raccogliere fondi … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-grande-festa-per-raccogliere-fondi-per-il-2014/03/12/
[12] “Diversamente Speleo Rana 2024”: Inclusione e Avventura … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-rana-2024-inclusione-e-avventura-nelle-profondita-della-terra/09/22/
[13] DIVERSAMENTE SPELEO ABRUZZO, LAZIO E ITALIA … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-abruzzo-lazio-e-italia-centrale/05/01/
[14] Diversamente Speleo è ripartito con emozioni uniche https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-e-ripartito-con-emozioni-uniche/10/10/
[15] Scintilena https://www.scintilena.com/
[16] SABATO 27 GIUGNO: “DIVERSAMENTE SPELEO 2015 … https://www.scintilena.com/sabato-27-giugno-diversamente-speleo-2015-emilia-romagna/06/25/
[17] Inclusione Sotterranea: La Speleologia si Apre a Tutti – Scintilena https://www.scintilena.com/inclusione-sotterranea-la-speleologia-si-apre-a-tutti/05/28/

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  • Raccontare il Buio alla Grotta del Vento: immagini e rilievi per leggere un sottosuolo apuano sotto pressione
    Condividi Domenica 23 agosto alle 21 Andrea Moretti sarà alla Grotta del Vento. La serata gratuita mette al centro fotografia e documentazione speleologica, mentre le Alpi Apuane restano esposte agli effetti dell’attività estrattiva e della marmettola negli acquiferi carsici. Raccontare il Buio alla Grotta del Vento Domenica 23 agosto 2026, alle ore 21, la Grotta del Vento ospiterà Raccontare il Buio, incontro a ingresso libero dedicato alla fotografia e alla documentazione speleologica. P
     

Raccontare il Buio alla Grotta del Vento: immagini e rilievi per leggere un sottosuolo apuano sotto pressione

August 17th 2026 at 08:00

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Domenica 23 agosto alle 21 Andrea Moretti sarà alla Grotta del Vento. La serata gratuita mette al centro fotografia e documentazione speleologica, mentre le Alpi Apuane restano esposte agli effetti dell’attività estrattiva e della marmettola negli acquiferi carsici.

Raccontare il Buio alla Grotta del Vento

Domenica 23 agosto 2026, alle ore 21, la Grotta del Vento ospiterà Raccontare il Buio, incontro a ingresso libero dedicato alla fotografia e alla documentazione speleologica. Protagonista sarà lo speleofotografo Andrea Moretti, che presenterà immagini realizzate nel corso delle proprie esplorazioni sotterranee.

L’appuntamento non propone soltanto una proiezione fotografica. Intende interrogarsi sul modo in cui una grotta possa essere descritta a chi non l’ha mai percorsa. Il buio, il silenzio, la distanza fra le pareti e la successione di pozzi, gallerie e meandri sfuggono alla percezione ordinaria. Una fotografia può suggerire le forme. Un rilievo può restituire misure e relazioni spaziali. La documentazione collega poi quelle immagini e quelle misure a dati verificabili.

Ad accompagnare la serata saranno Vittorio Verole-Bozzello, fondatore dell’AGTI – Associazione Grotte Turistiche Italiane, Pietro Taddei, già presidente dello Speleo Club Garfagnana, e Massimo Goldoni, speleologo già consigliere della Società Speleologica Italiana. Accanto alle fotografie di Moretti si parlerà dunque di rilievo speleologico, tecniche di rappresentazione, osservazioni sul campo e raccolta dei dati.

Per partecipare non è richiesto un biglietto. La prenotazione è consigliata al numero 0583 722024.

Fotografia speleologica e documentazione delle grotte

La fotografia speleologica richiede più della ripresa di una scena. Luce artificiale, composizione e presenza della figura umana servono a dare scala a volumi che, senza riferimenti, appaiono indecifrabili. Anche la documentazione speleologica svolge una funzione che va oltre la divulgazione.

Il rilievo registra lo sviluppo delle cavità, le quote, gli ingressi, le diramazioni e i punti di interesse. Le immagini fissano lo stato di un ambiente in un dato momento. I dati idrologici, biologici e geologici permettono di interpretarlo. Insieme, questi strumenti costruiscono una memoria utile per l’esplorazione, la ricerca e la tutela.

La fotografia speleologica e la documentazione speleologica rendono quindi comunicabile ciò che avviene in luoghi non accessibili al pubblico e spesso difficili da raggiungere anche per gli speleologi.

Alpi Apuane, un patrimonio carsico di rilievo

La cornice dell’incontro è particolarmente significativa. La Grotta del Vento appartiene al vasto patrimonio carsico delle Alpi Apuane, territorio riconosciuto dall’UNESCO come UNESCO Global Geopark dal 2015.

L’UNESCO segnala nel Geoparco oltre mille cavità carsiche identificate. Le Alpi Apuane comprendono 19 delle 50 grotte italiane più profonde e otto delle 50 più lunghe. L’Abisso Paolo Roversi raggiunge un dislivello di 1.350 metri, mentre l’Antro del Corchia è uno dei più estesi complessi carsici italiani, con circa 53 chilometri di sviluppo.

Grotta del Vento, Antro del Corchia e Buca di Equi sono le cavità aperte alla visita citate dall’UNESCO. Sono soltanto la parte più visibile di un sistema sotterraneo vasto. Il suo valore non risiede esclusivamente nelle concrezioni o negli itinerari turistici. Comprende acquiferi, sorgenti, corsi d’acqua ipogei, habitat e archivi geologici e climatici.

Marmettola e cave di marmo nelle Alpi Apuane

La distruzione delle Apuane ad opera delle cave, aleggerà sopra le belle immagini delle grotte, come un vampiro invisibile. Le Alpi Apuane ospitano una lunga tradizione estrattiva del marmo, richiamata anche dall’UNESCO. Nello stesso territorio, gli studi e le segnalazioni del mondo speleologico riportano da anni il problema della marmettola associata alle lavorazioni lapidee.

La marmettola è una polvere molto fine di marmo. Trasportata dalle acque meteoriche e di ruscellamento, può entrare nelle fratture e nei condotti carsici. Una relazione della Federazione Speleologica Toscana, trasmessa agli enti competenti nel febbraio 2023 e ripresa da Scintilena, evidenzia che nelle Apuane fino al 75% delle precipitazioni può infiltrarsi attraverso rocce fratturate e carsificate. Le stesse vie che alimentano torrenti sotterranei e sorgenti possono veicolare materiali dispersi in superficie.

Depositi fini possono alterare i sedimenti naturali e gli habitat sotterranei. La relazione segnala inoltre le possibili conseguenze sull’idrodinamica carsica e sulle sorgenti utilizzate dalle comunità locali. Per questo la prevenzione delle dispersioni, il controllo dei fanghi e il monitoraggio continuativo non sono questioni marginali.

Non è corretto attribuire a ogni fenomeno di torbidità una singola causa senza dati puntuali. È invece documentato che la vulnerabilità dei sistemi carsici rende necessari studi, controlli indipendenti e informazioni pubbliche costanti. In un Geoparco mondiale UNESCO dove convivono cave, sorgenti e cavità profonde, la tutela non può fermarsi agli ingressi turistici o ai soli geositi più noti.

La fotografia speleologica e la documentazione speleologica assumono qui un significato concreto. Raccontare il buio significa anche rendere visibili le connessioni tra ciò che avviene in superficie e ciò che percorre il sottosuolo. Le immagini di una grotta, se accompagnate da rilievi e dati, possono aiutare a comprendere un paesaggio carsico che resta nascosto, vulnerabile e non sostituibile.

Chissà se il bravo Moretti proietterà anche le ferite della superficie che minano le grotte? Speriamo di si.

Informazioni e fonti

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  • Società Speleologica Italiana: aperte le candidature per il rinnovo delle cariche 2027-2029
    Condividi La Società Speleologica Italiana ETS avvia la procedura elettorale per presidente, Consiglio Direttivo, Probiviri e Organo di Controllo. Le candidature potranno essere presentate fino al 10 settembre 2026. Elezioni SSI ETS e scadenze La Società Speleologica Italiana ETS ha aperto la fase delle candidature per il rinnovo delle cariche sociali relative al triennio 2027-2029. L’appuntamento elettorale riguarda gli organi che indirizzano, amministrano e vigilano sulla vita associativ
     

Società Speleologica Italiana: aperte le candidature per il rinnovo delle cariche 2027-2029

August 17th 2026 at 07:00

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La Società Speleologica Italiana ETS avvia la procedura elettorale per presidente, Consiglio Direttivo, Probiviri e Organo di Controllo. Le candidature potranno essere presentate fino al 10 settembre 2026.

Elezioni SSI ETS e scadenze

La Società Speleologica Italiana ETS ha aperto la fase delle candidature per il rinnovo delle cariche sociali relative al triennio 2027-2029. L’appuntamento elettorale riguarda gli organi che indirizzano, amministrano e vigilano sulla vita associativa della principale realtà nazionale dedicata alla speleologia organizzata.

Le socie e i soci in possesso dei requisiti previsti possono candidarsi alla presidenza della SSI ETS, al Consiglio Direttivo, al Collegio dei Probiviri e all’Organo di Controllo. La finestra per l’invio delle candidature si è aperta il 5 agosto 2026 e si chiuderà alle ore 23.59 del 10 settembre 2026.

La domanda deve essere inviata all’indirizzo elezioni2026@socissi.it, utilizzando il modulo predisposto dalla Società Speleologica Italiana. Il documento è disponibile sul sito dell’associazione. La procedura consentirà di definire la composizione degli organi sociali che entreranno in funzione nel prossimo mandato triennale.

La commissione elettorale indicata nella comunicazione ai soci è composta, in ordine alfabetico, da Simona Cafaro, Michele Castrovilli, Gabriele Catoni, Cristina Donati, Giampietro Marchesi, Raffaele Onorato, Loredano Passerini, Maurizio Tavagnutti e Rodrigo Ignacio Torres.

Società Speleologica Italiana e rappresentanza nazionale

La Società Speleologica Italiana, abbreviata in SSI, è un’associazione nazionale senza finalità di lucro, apartitica e aconfessionale. Ha sede legale presso il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna. Opera come Ente del Terzo Settore e associazione di protezione ambientale.[1]

La SSI rappresenta persone, gruppi speleologici, federazioni regionali e locali, associazioni ed enti non profit che condividono finalità legate alla conoscenza e alla tutela del patrimonio carsico e sotterraneo. Possono aderire cittadini italiani e stranieri, oltre alle organizzazioni collettive previste dallo statuto.[1]

La sua funzione riguarda la diffusione e il progresso della speleologia. Questo comprende l’esplorazione, lo studio, la documentazione e la salvaguardia del carsismo superficiale e sotterraneo. L’ambito include anche le cavità artificiali di interesse storico, culturale, sociale e antropologico.[1]

Attività speleologiche, ricerca e tutela delle grotte

Le attività della Società Speleologica Italiana attraversano formazione, ricerca, divulgazione, documentazione e protezione ambientale. La SSI promuove corsi, incontri, convegni, seminari, pubblicazioni e iniziative dedicate alla sicurezza in grotta e al rispetto degli ambienti ipogei.[1]

Un settore centrale è la didattica. La Commissione Nazionale Scuole di Speleologia coordina l’insegnamento, contribuisce a uniformare i programmi formativi e qualifica istruttori e aiuto-istruttori. Le scuole operano su scala locale, regionale e nazionale. Sono previste anche articolazioni specialistiche per le cavità artificiali e per la speleologia subacquea.[2]

Tra le attività più note figura la gestione del Catasto Nazionale delle Grotte d’Italia. La SSI ne cura la gestione dal 1959 e indica una consistenza superiore a 34.000 cavità. Il sistema costituisce una base informativa utile per ricerca, pianificazione territoriale, tutela e conoscenza del patrimonio carsico italiano.[3]

La Società Speleologica Italiana sviluppa anche un’attività editoriale. Pubblica la rivista semestrale Speleologia, attiva dal 1979, e sostiene il lavoro del Centro Italiano di Documentazione Speleologica “Franco Anelli”. Il centro raccoglie documentazione scientifica e tecnica dedicata al mondo sotterraneo.[2][3]

Organi SSI e funzioni da rinnovare

L’Assemblea dei soci è l’organo sovrano della Società Speleologica Italiana. Elegge o revoca il presidente, il Consiglio Direttivo e gli altri organi associativi. Hanno diritto di voto i soci in regola con la quota associativa e iscritti nel Libro dei soci da almeno tre mesi.[1]

Il presidente ha la rappresentanza legale dell’associazione e dura in carica tre anni. Per candidarsi alla presidenza, lo statuto richiede almeno tre anni di appartenenza alla SSI, la regolarità associativa e l’avere già ricoperto un incarico elettivo interno.[1]

Il Consiglio Direttivo amministra l’associazione e ne attua gli indirizzi. Il regolamento stabilisce che sia composto da otto consiglieri eletti dai soci. Al suo interno vengono nominati vicepresidente, segretario e tesoriere.[2]

Il Collegio dei Probiviri è composto da tre membri. Esamina le questioni disciplinari, le presunte violazioni delle norme associative e i comportamenti che possano danneggiare la SSI ETS. Per questa carica sono richiesti almeno cinque anni di appartenenza all’associazione.[1]

L’Organo di Controllo vigila invece sull’osservanza della legge, dello statuto, della corretta amministrazione e della gestione economico-contabile. Nella configurazione collegiale prevista dallo statuto è formato da tre membri effettivi e due supplenti.[1]

Il rinnovo del 2026 rappresenta quindi un passaggio associativo che coinvolge indirizzo scientifico, amministrazione, garanzie interne e tutela delle finalità ambientali della speleologia italiana.

Fonti e collegamenti

Fonti
[1] Statuto – SSI https://speleo.it/site/statuto/
[2] Il Regolamento – SSI https://speleo.it/site/regolamento/
[3] Attività – SSI https://speleo.it/site/attivita/
[4] Società Speleologica Italiana – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_Speleologica_Italiana
[5] SSI news: Notiziario della Società Speleologica Italiana https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1003&context=ssi_news
[6] SSINews.pub https://speleo.it/site/wp-content/uploads/2023/09/SSINews2008_2.pdf
[7] Italian Speleological Society (SSI) https://speleoteca.biblioteche.it/en/societa-speleologica-italiana/
[17] Come rinnovare l’iscrizione – SSI https://speleo.it/site/come-rinnovare/

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  • Il proteo non è più solo: nove specie nelle acque sotterranee dei Balcani
    Condividi Per oltre due secoli lo abbiamo chiamato Proteus anguinus: un’unica specie per uno degli animali più straordinari del mondo sotterraneo europeo. Pallido, cieco, allungato, perfettamente adattato alla vita nelle acque profonde del Carso dinarico. Ma dietro quel nome si nascondeva una diversità molto maggiore. Una revisione pubblicata il 13 agosto 2026 su Amphibia-Reptilia, segnalata da Valentina Balestra, riconosce infatti nove specie distinte di Proteus, tre delle quali descritte
     

Il proteo non è più solo: nove specie nelle acque sotterranee dei Balcani

August 17th 2026 at 06:00

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Per oltre due secoli lo abbiamo chiamato Proteus anguinus: un’unica specie per uno degli animali più straordinari del mondo sotterraneo europeo. Pallido, cieco, allungato, perfettamente adattato alla vita nelle acque profonde del Carso dinarico.

Ma dietro quel nome si nascondeva una diversità molto maggiore.

Una revisione pubblicata il 13 agosto 2026 su Amphibia-Reptilia, segnalata da Valentina Balestra, riconosce infatti nove specie distinte di Proteus, tre delle quali descritte formalmente per la prima volta.

Un arcipelago sotterraneo

Le analisi genetiche avevano già individuato nove linee evolutive distribuite fra Italia nordorientale, Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina. La nuova revisione assegna loro un’identità tassonomica formale.

Sei recuperano nomi già esistenti nella letteratura zoologica: Proteus anguinus, P. xanthostictus, P. freyeri, P. carrarae, P. croaticus e P. parkelj. Tre vengono invece descritte come nuove: P. ikae, dell’Istria; P. bosniensis, della Bosnia nordoccidentale; e P. maurii, del Carso Classico.

Quest’ultima interessa direttamente anche l’Italia: Proteus maurii è infatti il proteo delle popolazioni del Carso Classico. Il nome è dedicato al naturalista italiano Edgardo Mauri, per il lungo lavoro di studio e conservazione della specie.

La nuova classificazione rivela qualcosa di ancora più interessante: Proteus non è una specie ampiamente distribuita sotto i Balcani, ma un mosaico di microendemismi, con specie confinate a uno o pochi sistemi di acque sotterranee. Gli autori lo considerano uno dei casi più notevoli di microendemismo fra gli anfibi europei.

La geografia nascosta delle acque

Un ulteriore aspetto affascinante per chi esplora il mondo sotterraneo.

Le popolazioni di proteo raccontano la storia idrogeologica del Carso dinarico. Nel corso di milioni di anni, la frammentazione e la riorganizzazione delle reti sotterranee hanno isolato popolazioni che hanno continuato a evolvere indipendentemente.

Una barriera invisibile all’uomo può quindi separare da milioni di anni due popolazioni apparentemente identiche; al contrario, sorgenti e cavità molto distanti possono appartenere allo stesso sistema idrogeologico.

Le grotte diventano così soltanto finestre accessibili su ecosistemi molto più vasti, gran parte dei quali rimane fisicamente inesplorabile.

E la mappa è tutt’altro che completa. Gli autori sottolineano che esistono ancora popolazioni dall’identità incerta e vaste lacune nella distribuzione conosciuta. Regioni carsiche poco investigate potrebbero perfino ospitare altre specie ancora sconosciute. Per cercarle, esplorazione speleologica, idrogeologia ed eDNA potranno essere strumenti complementari.

Specie nuove, vulnerabilità nuove

La revisione cambia radicalmente anche la prospettiva della conservazione.

Se una popolazione confinata a un singolo acquifero rappresenta una specie distinta, l’inquinamento o l’alterazione di quel sistema non minacciano più una semplice popolazione locale: possono significare la perdita di un’intera specie.

Il caso estremo è Proteus parkelj, il proteo nero sloveno, la cui estensione di presenza è stimata in appena 3 km². Gli autori ne raccomandano la classificazione come Critically Endangered. Anche le tre specie appena descritte hanno distribuzioni ristrette e vengono proposte provvisoriamente come Endangered.

Dopo più di 250 anni dalla sua descrizione scientifica, dunque, il proteo riesce ancora a sorprenderci.

Non perché sia stato trovato un nuovo animale nelle grotte, ma perché abbiamo cominciato a capire che sotto il Carso non viveva una sola specie: viveva un intero arcipelago evolutivo, nascosto nell’acqua e nella roccia.

Grazie a Valentina Balestra per la segnalazione.

Foto di copertina: Proteo (Proteus anguinus) nelle acque sotterranee della Grotta di Postumia, Slovenia. Foto: Boštjan Burger, pubblico dominio

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    Condividi Dal 8 al 26 settembre 2026 nuova campagna di scavo nel sito preistorico abruzzese. Previste anche visite guidate per conoscere da vicino il lavoro degli archeologi e le tracce lasciate dall’uomo di Neanderthal CALASCIO (L’Aquila) – I Grottoni di Calascio tornano al centro della ricerca sulla preistoria abruzzese. Dall’8 al 26 settembre 2026 riprenderanno infatti le indagini archeologiche nel riparo sotto roccia situato nel territorio di Calascio, nel cuore del Parco Nazionale del Gr
     

Calascio, a settembre tornano gli archeologi nei “Grottoni” dei Neanderthal

August 17th 2026 at 05:00

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Dal 8 al 26 settembre 2026 nuova campagna di scavo nel sito preistorico abruzzese. Previste anche visite guidate per conoscere da vicino il lavoro degli archeologi e le tracce lasciate dall’uomo di Neanderthal

CALASCIO (L’Aquila) – I Grottoni di Calascio tornano al centro della ricerca sulla preistoria abruzzese. Dall’8 al 26 settembre 2026 riprenderanno infatti le indagini archeologiche nel riparo sotto roccia situato nel territorio di Calascio, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

La nuova campagna di scavo sarà condotta dall’Università degli Studi di Ferrara e riporterà gli studiosi in uno dei siti neandertaliani più significativi dell’Abruzzo, già noto alla ricerca archeologica da quasi mezzo secolo.

La notizia è stata annunciata da PaleoResearch Unife, che ha diffuso il programma dell’iniziativa sui propri canali social. Durante il periodo degli scavi sarà possibile anche visitare il riparo e incontrare direttamente archeologhe e archeologi dell’Università di Ferrara specializzati nello studio della preistoria. L’ingresso, secondo quanto indicato nella locandina dell’iniziativa, sarà libero dal martedì alla domenica.

L’obiettivo è permettere al pubblico non soltanto di conoscere un luogo di grande interesse archeologico, ma anche di osservare da vicino come si svolge una vera campagna di scavo: dalle attività sul terreno alla raccolta e interpretazione dei dati utili a ricostruire la presenza umana preistorica nell’area.

Un sito conosciuto da quasi cinquant’anni

La storia archeologica dei Grottoni di Calascio risale alla fine degli anni Settanta. Come ricostruito anche dal quotidiano Il Centro nell’edizione dell’8 luglio 2026, il sito fu oggetto delle ricerche dell’Università di Pisa e del professor Antonio Mario Radmilli, figura di primo piano negli studi sulla preistoria italiana.

Proprio quelle indagini portarono alla luce importanti testimonianze della frequentazione neandertaliana dell’area. Tra i ritrovamenti più rilevanti viene ricordato un resto umano attribuito, dopo gli studi, a un giovane Neanderthal di circa 12-14 anni e risalente a circa 80 mila anni fa, indicato come il più antico resto umano rinvenuto finora in Abruzzo.

Le campagne archeologiche condotte tra il 1978 e il 1979 restituirono inoltre un patrimonio di reperti e informazioni paleoambientali, con numerosi resti faunistici che contribuirono a ricostruire il paesaggio e le condizioni ambientali frequentate dai gruppi neandertaliani.

Una nuova stagione di ricerca

A distanza di decenni, gli archeologi tornano dunque nei Grottoni con nuovi strumenti, metodologie e interrogativi scientifici. La nuova campagna punta ad approfondire la sequenza stratigrafica del sito e a raccogliere ulteriori elementi per comprendere il popolamento neandertaliano del territorio.

La direzione scientifica, secondo quanto riportato da Il Centro, è affidata al professor Marco Peresani dell’Università di Ferrara. L’iniziativa vede la collaborazione del Comune di Calascio e dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere ed è inserita nel più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico del territorio.

Particolarmente interessante sarà la possibilità di seguire il lavoro degli studiosi mentre la ricerca è ancora in corso. Le visite guidate trasformeranno così lo scavo in un’occasione di incontro tra ricerca scientifica e pubblico, consentendo di comprendere come da sedimenti, manufatti, ossa e tracce apparentemente minime sia possibile ricostruire frammenti della vita umana di decine di migliaia di anni fa.

Dal 8 al 26 settembre, quindi, i Grottoni di Calascio saranno nuovamente un laboratorio a cielo aperto – e sotto roccia – sulla preistoria dell’Appennino. Un luogo nel quale il passato dei Neanderthal torna a essere indagato con gli strumenti della ricerca contemporanea e, nello stesso tempo, raccontato direttamente ai visitatori.

Fonti: locandina e comunicazione social di PaleoResearch Unife – Università degli Studi di Ferrara, relative alla campagna di scavo e alle visite guidate ai Grottoni di Calascio, 8-26 settembre 2026; Il Centro, edizione L’Aquila, 8 luglio 2026, articolo di Michela Corridore, “Calascio, gli archeologi tornano nei ‘Grottoni’ dei Neanderthal”.

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