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Pertosa-Auletta: Salerno Letteratura riscopre Paolo Carucci

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La ristampa anastatica dell’opera del 1907 riporta alla luce le origini degli studi archeologici nelle Grotte di Pertosa-Auletta

Presentazione il 18 giugno 2026 nell’ambito della XIV edizione di Salerno Letteratura, in un incontro promosso dalla Fondazione MIdA

Le Grotte di Pertosa-Auletta si trovano in Campania, in provincia di Salerno, nei comuni di Pertosa e Auletta.

Sono un sito unico in Europa, celebre per il suo straordinario villaggio preistorico su palafitta e per il suggestivo percorso sotterraneo attraversato da un fiume. Un tesoro da visitare e da conoscere.

Tornano ora più alla ribalta nel panorama culturale nazionale anche grazie alla ristampa anastatica di La Grotta preistorica di Pertosa, il volume pubblicato nel 1907 da Paolo Carucci, tra i pionieri delle ricerche archeologiche nel celebre complesso carsico campano. L’opera sarà presentata il 18 giugno 2026 nell’ambito della XIV edizione di Salerno Letteratura, durante un incontro promosso dalla Fondazione MIdA.

La ristampa anastatica del volume di Paolo Carucci sarà presentata il 18 giugno 2026 nell’ambito della XIV edizione di Salerno Letteratura, in un incontro promosso dalla Fondazione MIdA dedicato alle origini delle esplorazioni archeologiche delle Grotte di Pertosa-Auletta.

La nuova edizione restituisce agli studiosi e agli appassionati un testo fondamentale per comprendere le prime indagini scientifiche condotte nelle grotte. Medico, naturalista e studioso originario di Caggiano, Paolo Carucci fu tra i primi a esplorare sistematicamente il sito tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, individuando importanti testimonianze della frequentazione preistorica della cavità. Le sue ricerche portarono alla scoperta di reperti ceramici e resti ossei che aprirono la strada a oltre un secolo di studi archeologici.

Particolarmente significativa fu l’identificazione dell’antico villaggio su palafitta realizzato all’interno della grotta lungo il corso del fiume Negro, una struttura unica nel panorama europeo che ancora oggi rappresenta uno degli elementi più straordinari del sito speleo-archeologico di Pertosa-Auletta.

La ristampa, curata dalla Fondazione MIdA, si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione della memoria delle esplorazioni e delle ricerche che hanno contribuito a fare delle Grotte di Pertosa-Auletta uno dei più importanti siti archeologici in ambiente ipogeo d’Europa.

L’appuntamento di Salerno Letteratura fa ripercorrere le origini della ricerca archeologica nelle grotte e rende omaggio alla figura di uno studioso che, con le sue intuizioni e le sue esplorazioni, ha lasciato un segno profondo nella conoscenza del patrimonio sotterraneo italiano.

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Coliboaia, i più antichi disegni paleolitici dell’Europa centrale sono in mostra in Romania, a Vadu Crisului

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Vadu Crisului (Romania) – È stata inaugurata presso lo Chalet di Vadu Cri?ului, nella contea di Bihor, una mostra dedicata ai disegni paleolitici della Grotta di Coliboaia, considerati i più antichi finora conosciuti nell’Europa centrale. L’esposizione offre al pubblico la possibilità di ammirare riproduzioni fedeli delle pitture rupestri senza compromettere la conservazione del sito originale.

Le immagini, realizzate oltre 31.000 anni fa con carbone vegetale sulle pareti della grotta, raffigurano animali come bisonti, orsi, rinoceronti e grandi felini. Le datazioni radiometriche hanno attribuito ai disegni un’età di circa 31.640 anni, collocandoli nel Paleolitico superiore e rendendoli una delle testimonianze artistiche più antiche del continente.

La Grotta di Coliboaia, nei Monti Apuseni, è salita all’attenzione della comunità scientifica internazionale nel 2009, quando le pitture furono individuate durante un’esplorazione speleologica. Da allora il sito è stato oggetto di studi approfonditi e di rigorose misure di tutela.

Per proteggere questo patrimonio estremamente fragile, l’accesso alla grotta è fortemente limitato. La mostra di Vadu Crisului consente quindi ai visitatori di avvicinarsi a queste opere straordinarie attraverso riproduzioni in scala reale, realizzate con tecniche che restituiscono fedelmente l’aspetto delle pitture originali.

La Grotta di Coliboaia è stata recentemente inserita nella lista propositiva della Romania per il riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, un passaggio che ne conferma l’eccezionale valore storico e culturale.

Un ponte di oltre trentamila anni

Quando si parla di arte paleolitica, il pensiero corre spesso alle celebri grotte francesi di Lascaux e Chauvet.

Coliboaia ricorda che anche l’Europa centrale custodisce testimonianze artistiche di straordinaria antichità.

C’è qualcosa di profondamente emozionante nell’osservare questi segni tracciati oltre trentamila anni fa. Dietro ogni figura di bisonte o di orso si può immaginare un essere umano che, alla luce tremolante di una torcia, ha sentito il bisogno di lasciare una traccia del proprio passaggio nel mondo. Un gesto lontanissimo nel tempo, eppure sorprendentemente vicino alla sensibilità dell’uomo contemporaneo.

La scelta di esporre copie delle pitture, anziché aprire indiscriminatamente il sito originale al turismo, segue le migliori pratiche internazionali di conservazione: proteggere il delicato equilibrio ambientale della grotta significa garantire che queste testimonianze possano essere studiate e ammirate anche dalle generazioni future.

La Grotta di Coliboaia è attualmente inclusa nella lista propositiva della Romania per il Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, primo passo verso il riconoscimento come sito di valore universale eccezionale.

La mostra sarà aperta ai visitatori fino al mese di ottobre 2026, dal martedì alla domenica, dalle 9:00 alle 16:30, con accesso incluso nel biglietto d’ingresso alla Grotta di Vadu Crisului.

Foto: Pittura rupestre paleolitica della Grotta di Coliboaia (Romania), tra le più antiche testimonianze artistiche conosciute dell’Europa centrale. Foto: Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

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Racconti dal Buio: il 16 giugno una puntata dedicata al Soccorso Speleologico FVG

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Martedì 16 giugno 2026, dalle 20 alle 21, su Radio Fragola, la rubrica Racconti dal Buio sarà dedicata al Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia.

Ospiti della puntata saranno Moreno Tommasini, del Club Alpinistico Triestino, e Alberto Dal Maso, dell’Associazione XXX Ottobre Trieste – sezione del CAI, entrambi appartenenti al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – CNSAS FVG.

Nel corso della trasmissione si parlerà dell’organizzazione del soccorso in ambiente ipogeo, delle modalità operative degli interventi in grotta e delle difficoltà affrontate dai tecnici chiamati a intervenire in situazioni complesse e potenzialmente pericolose.

Parleranno da protagonisti, per spiegare come opera il CNSAS per soccorrere chi, durante l’attività speleologica, si trova in serie difficoltà e rischia la vita.

Senza enfasi, con concretezza, come sempre: ascoltarli sarà utile per meglio comprendere in quali condizioni operano i soccorritori e i rischi a cui sono esposti, e anche le giuste azioni da intraprendere per far intervenire e agevolare l’arrivo dei soccorritori.

Racconti dal Buio va in onda ogni martedì dalle 20 alle 21 su Radio Fragola, in FM 104.6-104.8 per la provincia di Trieste e in streaming su www.radiofragola.com.

Per intervenire durante la diretta è possibile inviare un messaggio WhatsApp al numero +39 340 191 6542.

Puntate precedenti:
https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/

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Speleoarcheologia del Pollino, successo per la tavola rotonda di San Lorenzo Bellizzi

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Si è conclusa con una significativa partecipazione la tavola rotonda dedicata alla speleoarcheologia del Pollino che si è svolta il 10 giugno 2026 a San Lorenzo Bellizzi (Cosenza), presso il Centro di ricerca speleo-archeologica, nel rione Sgrotto.

L’iniziativa ha confermato il ruolo del comune calabrese come punto di riferimento per la ricerca, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico custodito nelle cavità naturali del Massiccio del Pollino e dei Monti dell’Orsomarso, una delle aree carsiche più importanti dell’Italia meridionale.

Nel corso dell’incontro si sono confrontati rappresentanti delle istituzioni, della ricerca scientifica, dell’università e delle aree protette, affrontando temi che spaziano dal censimento delle grotte di interesse archeologico allo studio del DNA antico nei contesti sotterranei, fino alle prospettive di valorizzazione culturale e turistica dei siti ipogei.

Particolare attenzione è stata dedicata all’eccezionale patrimonio speleoarcheologico del territorio.

Dei 436 siti attualmente censiti nel Catasto delle Grotte della Calabria, ben 305 ricadono infatti nell’area del Pollino e dell’Orsomarso. Molte di queste cavità conservano testimonianze della frequentazione umana fin dalla preistoria, rappresentando una fonte di straordinaria importanza per la ricostruzione delle più antiche fasi di popolamento dell’Italia meridionale.

Inoltre, a fine 2025 sono stati pubblicati i risultati degli studi effettuati sul DNA antico degli individui seppelliti durante l’età del Bronzo a Grotta della Monaca, con esiti di grande interesse sul piano scientifico. Anche questo è stato ampiamente descritto nell’evento del 10 giugno scorso. Per la notizia di sintesi, è comunque interessante il comunicato stampa sull’UNIBO Magazine (https://magazine.unibo.it/…/il-dna-antico-svela-vita…)

Per l’articolo scientifico su Communications Biology cliccare sul seguente link: https://www.nature.com/articles/s42003-025-09194-2

A completare l’evento è stata l’inaugurazione della mostra fotografico-documentaria “Grotte preistoriche dal Pollino all’Orsomarso”, arricchita da diorami e riproduzioni di reperti archeologici.

La giornata ha evidenziato come la collaborazione tra speleologi, archeologi, università, enti di tutela e amministrazioni locali rappresenti uno strumento fondamentale per approfondire la conoscenza del patrimonio sotterraneo e promuoverne una corretta conservazione e valorizzazione.

L’appuntamento del 10 giugno non nasce dal nulla, ma rappresenta un ulteriore tassello di un percorso ormai consolidato. Proprio a San Lorenzo Bellizzi, nell’ottobre 2025, si era svolto l’incontro di studi nazionale “Italia preistorica in grotta. Quadri regionali, storia degli studi, ricerche e nuove scoperte”, promosso con il coinvolgimento dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e del Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo dei Medici”.

Un riconoscimento dell’importanza scientifica che il territorio del Pollino e dell’Orsomarso ha assunto negli ultimi anni nel panorama della ricerca speleoarcheologica italiana.

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Due grotte, mille indizi: la geologia speleologica diventa esperienza sul campo a Como

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A settembre il Gruppo Speleologico Comasco organizza un corso nazionale di aggiornamento dedicato alla lettura degli enigmi geologici nascosti nelle cavità naturali

“Due grotte, mille indizi” è il titolo del Corso Nazionale di Aggiornamento di Geologia Speleologica che si terrà a Como dal 25 al 27 settembre 2026. Organizzato dal Gruppo Speleologico Comasco, il corso alternerà lezioni e attività sul campo per insegnare a leggere nelle grotte le tracce della loro storia geologica. Tra i docenti figurano specialisti di primo piano come Franz Livio, Paola Tognini, Marzio Merazzi, Paola Sala, Donato Pupillo e Ferruccio Tomasi, protagonisti di un programma che promette di trasformare gli speleologi in autentici “detective del mondo sotterraneo”.

Il percorso formativo prevede due lezioni preliminari online e tre giornate in presenza a Como. La parte introduttiva sarà dedicata all’inquadramento geologico e geomorfologico dell’area di studio, alla lettura delle carte geologiche e all’utilizzo del software cSurvey per il rilievo e la rappresentazione dei dati raccolti in grotta.

Tra lezioni teoriche e uscite sul campo, i partecipanti approfondiranno temi quali la storia geologica regionale, i processi speleogenetici, l’evoluzione neogenica e quaternaria del territorio, l’acquisizione di dati strutturali e la loro rappresentazione cartografica, con applicazioni pratiche direttamente all’interno delle cavità.

L’obiettivo principale del corso è fornire un metodo di osservazione che permetta di riconoscere e interpretare le evidenze geologiche e geomorfologiche presenti nelle grotte. Attraverso l’analisi di morfologie, riempimenti sedimentari, strutture tettoniche e depositi, i partecipanti saranno guidati nella ricostruzione cronologica degli eventi che hanno contribuito alla formazione e all’evoluzione degli ambienti carsici.

Particolare attenzione sarà dedicata alla capacità di collegare le osservazioni di campagna ai processi che hanno modellato il territorio, come il carsismo, la tettonica, i movimenti gravitativi e le diverse fasi di riempimento delle cavità, inserendoli nel più ampio contesto della storia geologica regionale.

Le attività pratiche si svolgeranno presso il Parco Regionale Campo dei Fiori e nella Grotta Volpe, offrendo ai partecipanti la possibilità di applicare direttamente sul terreno le nozioni apprese durante le lezioni.

Il corso è aperto ai soci CAI in regola con il tesseramento 2026 e rappresenta anche un’opportunità di aggiornamento tematico per istruttori titolati e qualificati di speleologia. Possono partecipare persone che abbiano compiuto 15 anni di età; per i minorenni è richiesta l’autorizzazione di chi esercita la responsabilità genitoriale.

La sede del corso sarà l’Oratorio della Parrocchia di San Cassiano, in località Breccia a Como. È previsto il pernottamento in camerate con brandine, mentre i partecipanti dovranno provvedere autonomamente al sacco a pelo. Disponibile anche un’area per la sosta dei camper.

Le iscrizioni sono esclusivamente online e dovranno essere effettuate entro il 6 settembre 2026. La quota di partecipazione è fissata in € 160,00 e comprende pasti, alloggio in camerata presso la sede del corso, materiale didattico in formato digitale e coperture assicurative previste dal CAI.

Per informazioni è possibile contattare il Gruppo Speleologico Comasco all’indirizzo speleologia@caicomo.it oppure il referente organizzativo Mario Noseda Pedraglio al numero 329 8996267.

Un’occasione preziosa per imparare a osservare le grotte con occhi diversi, trasformando ogni dettaglio – una frattura, un deposito, una forma erosiva – in una chiave di lettura della lunga storia geologica custodita nel sottosuolo.

Iscrizioni online: https://caicomo.it/la-sezione/eventi/corso-geologia-2026

Come, dove, quando

Quando: dal 25 al 27 settembre 2026, con due incontri preliminari online il 15 e 22 settembre.

Dove: Como, presso l’Oratorio della Parrocchia di San Cassiano (località Breccia), con attività pratiche al Parco Campo dei Fiori e alla Grotta Volpe.

Costo: € 160,00, comprensivi di pasti, pernottamento in camerata con brandine (sacco a pelo personale), materiale didattico digitale e coperture assicurative CAI.

Iscrizioni: entro il 6 settembre 2026 tramite il modulo online disponibile sul sito del CAI Como.

Informazioni: speleologia@caicomo.it – Mario Noseda Pedraglio (329 8996267)

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L’abbraccio di Romito arriva sul New England Journal of Medicine

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Dopo l’articolo pubblicato da Scintilena a gennaio 2026, lo studio sul DNA antico delle due donne sepolte nella Grotta del Romito trova spazio su una delle più autorevoli riviste mediche internazionali

Lo scorso gennaio avevamo raccontato su Scintilena (L’abbraccio di Romito: l’esame del DNA antico porta ad una malattia rara di 12.000 anni fa) la straordinaria ricerca genetica che aveva fatto nuova luce sulla celebre sepoltura paleolitica della Grotta del Romito, in Calabria.

Oggi quella stessa ricerca riceve un importante riconoscimento internazionale con la pubblicazione sul New England Journal of Medicine, una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo.

Lo studio, firmato da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati da istituzioni europee, ha utilizzato le più avanzate tecniche di analisi del DNA antico per indagare i resti di due individui rinvenuti nel 1963 nella celebre grotta di Papasidero.

La sepoltura, nota come “l’abbraccio di Romito”, rappresenta uno dei più significativi ritrovamenti funerari del Paleolitico superiore europeo.

Le nuove analisi hanno confermato che i due individui erano donne e che erano parenti di primo grado, probabilmente madre e figlia oppure due sorelle. Entrambe appartenevano al cosiddetto cluster genetico Villabruna, una popolazione di cacciatori-raccoglitori diffusasi in Europa alla fine dell’ultima glaciazione.

L’aspetto più rilevante dello studio riguarda però la giovane conosciuta come Romito 2, da sempre al centro dell’attenzione degli antropologi per la sua bassa statura e per le caratteristiche degli arti. Grazie al sequenziamento genetico, i ricercatori hanno identificato una rara variante del gene NPR2, responsabile della displasia acromesomelica di tipo Maroteaux, una patologia ereditaria che provoca un grave accorciamento degli arti.

Si tratta di uno dei più antichi casi di malattia genetica diagnosticati attraverso il DNA antico e, probabilmente, del più remoto caso finora identificato per questa specifica patologia.

Il valore della ricerca trascende la pura diagnosi: gli autori sottolineano infatti come la giovane sia riuscita a raggiungere la tarda adolescenza nonostante le limitazioni fisiche che una simile condizione avrebbe comportato nella vita quotidiana di una comunità di cacciatori-raccoglitori.

La sua sopravvivenza suggerisce l’esistenza di forme di assistenza e sostegno all’interno del gruppo sociale, offrendo una rara testimonianza delle relazioni di cura nelle comunità umane del Paleolitico.

La pubblicazione sul New England Journal of Medicine conferma inoltre come le moderne tecniche di genetica possano contribuire in modo decisivo alla comprensione del passato, affiancando archeologia, paleoantropologia e speleologia nello studio dei contesti conservati nelle grotte.

A oltre dodicimila anni dalla loro sepoltura, le donne del Romito raccontano ancora la loro storia.

Una storia che parla di malattia, parentela e migrazioni umane, ma soprattutto di una capacità di cura che sembra accompagnare la nostra specie fin dalle sue origini.

Fonte: Fernandes D.M., Llanos-Lizcano A., Brück F., Oberreiter V., Özdo?an K.T., Cheronet O., Lucci M., Beckers A., Pétrossians P., Coppa A., Pinhasi R., Daly A.F., A 12,000-Year-Old Case of NPR2-Related Acromesomelic Dysplasia, The New England Journal of Medicine, vol. 394, n. 5, 29 gennaio 2026, pp. 513-515. DOI: 10.1056/NEJMc2513616 – Doi https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2513616

Per un approfondimento divulgativo: articolo di Pikaia, DNA antico dalla Grotta del Romito: identificata una malattia rara di 12.000 anni fa.

Approfondimento precedente su Scintilena: L’abbraccio di Romito: l’esame del DNA antico porta ad una malattia rara di 12.000 anni fa, Scintilena, 31 gennaio 2026 – https://www.scintilena.com/labbraccio-di-romito-lesame-del-dna-antico-porta-ad-una-malattia-rara-di-12-000-anni-fa/01/31/

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Colciavath continua a stupire: oltre un chilometro di nuove gallerie rilevate

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Un lungo weekend di esplorazione: il Colciavath rivela nuovi sviluppi

L’Abisso dell’Ottavo Nano é più vicino.

Dopo l’entusiasmo delle prime scoperte, il ponte tra il 30 maggio e il 2 giugno 2026 ha regalato nuove emozioni agli esploratori impegnati nella grande avventura speleologica del Colciavath, nel territorio comunale di Claut.

Alla Cjasa dei Vent, base logistica delle operazioni, si sono ritrovati numerosi speleologi e amici provenienti dal Gruppo Speleologico Sacile e da altre realtà speleologiche, tutti attratti da quella che si sta rivelando una delle più interessanti scoperte degli ultimi anni nell’area.

Le aspettative non sono state deluse.

Al termine dei quattro giorni di attività, il rilievo della cavità si è allungato di oltre un chilometro rispetto alla settimana precedente.

Ai più di due chilometri già documentati si sono aggiunti circa 1.500 metri di nuovi ambienti esplorati, testimonianza di un sistema sotterraneo ancora lontano dall’essere compreso nella sua interezza.

Le squadre hanno proseguito l’avanzata in direzione dell’Abisso dell’Ottavo Nano, superando idealmente l’area della Casera Colciavath e spingendosi verso gli altipiani soprastanti.

Parallelamente sono state individuate e percorse nuove diramazioni, aprendo ulteriori prospettive esplorative.

Una struttura affascinante: un labirinto di gallerie freatiche parallele, sviluppate su livelli differenti e percorse da correnti d’aria simili.

La sua configurazione continua a sorprendere anche gli speleologi più esperti.

L’impressione condivisa da chi sta partecipando all’esplorazione è quella di trovarsi di fronte a un sistema di dimensioni eccezionali, un “mostro” sotterraneo che continua a rivelare nuovi spazi a ogni incursione.

Ogni weekend aggiunge tasselli importanti alla conoscenza della grotta, e alimenta il desiderio di tornare.

Lasciamo la parola all’entusiasmo di Filippo Felici, Felpe:

“6 e 7 giugno 2026, La Cjasa dei Venti, Comune di Claut, Parco Naturale Dolomiti Friulane, Rifugio Pradut 1450mt

Proseguono incessantemente le esplorazioni e le ricerche della grande grotta trovata recentemente alle pendici del Colciavath a cura del Gruppo Speleologico Sacile.

In particolare sono proseguite le esplorazioni e la documentazione dell’esteso freatico delle gallerie del Grecale e la risalita di un enorme meandro che continua a puntare diritto diritto verso il fondo dell’Abisso dell’Ottavo Nano.

In totale sono state rilevate ancora poco meno di 3 km di ambienti sempre grand e percorsi da una notevole corrente d’aria che, misurazioni alla mano, in alcuni punti supera i 50 km/h di velocità.

Eh sì, perchè questo weekend c’erano con noi anche colleghi speleologi dell’Università di Padova arrivati proprio per effettuare queste misure. Ne sono stati esplorati almeno un altro km e non ancora rilevati.
Noi continuiamo a sognare in grande!
A presto, mitico Colciavath!

con
Claudio Dal Cin
Ennio Rizzotti
Alessandro Marraffa
Marco Poletto
Alvise Rossi
Davide Sciardi
Alberto Gattel
Sara Di Chiara
Filippo Felici
Carlo Centazzo
Damiano Boccalon
Olimpio Fantuz
Massimo Casagrande
Nicola Bellotto
Sebastiano
Sergio Poeta
Benedetta
Daniel Watschinger”

Insomma, l’esplorazione del Colciavath è tutt’altro che conclusa.

Anzi, i risultati di questi giorni confermano che il potenziale della cavità è ancora enorme e che le prossime campagne potrebbero riservare scoperte di grande rilievo.

Il richiamo del Colciavath continua a farsi sentire.

E gli esploratori sono già pronti a rispondere.

Complimenti, ragazzi!

Fonte notizia e foto da pagina social Filippo Felici

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Autosoccorso su corda: a settembre in Veneto un corso nazionale per affinare tecniche e capacità decisionali

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A Valbrenta, dal 25 al 27 settembre 2026, tre giorni di formazione della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI dedicati alle manovre su corda e agli scenari operativi

L’autosoccorso rappresenta una delle competenze più importanti per ogni speleologo. Non si tratta soltanto di conoscere le tecniche, ma di saperle applicare correttamente nel contesto giusto, valutando condizioni, rischi e possibili soluzioni operative. È proprio su questi aspetti che si concentrerà il Corso Nazionale di Autosoccorso su Corda – Tecniche e Scenari Operativi, in programma a Valbrenta (Vicenza) dal 25 al 27 settembre 2026.

L’iniziativa è organizzata dal Gruppo Speleologico Padovano CAI, nell’ambito delle attività della Scuola Nazionale di Speleologia del Club Alpino Italiano, e si rivolge a speleologi esperti interessati ad approfondire e consolidare le proprie competenze nelle manovre di autosoccorso.

Il percorso formativo non affronta gli aspetti più complessi del soccorso organizzato, ma punta a sviluppare una maggiore consapevolezza nell’utilizzo delle tecniche individuali e di squadra legate alla progressione su corda. L’obiettivo è confrontare procedure diverse, comprenderne punti di forza e limiti e valutarne l’efficacia nei differenti contesti operativi.

Particolare attenzione sarà dedicata anche a situazioni meno frequenti ma tutt’altro che trascurabili, come le problematiche legate a traversi, pendoli e altri scenari che possono complicare la gestione di un’emergenza. Attraverso simulazioni ed esercitazioni pratiche, i partecipanti saranno chiamati ad analizzare le situazioni proposte e a individuare le strategie più appropriate, sviluppando capacità decisionali oltre che abilità tecniche.

Il corso sarà preceduto, il 10 settembre, da una serata online dedicata alla complessità dell’autosoccorso. Le attività in presenza alterneranno momenti teorici e numerose esercitazioni pratiche presso la palestra speleologica del COGOEON di Valgadena, mentre la base logistica sarà ospitata presso il Rafting Hotel Ai Cavallini di Valbrenta.

Valido come aggiornamento per gli istruttori di speleologia CAI qualificati e titolati (ISS, IS e INS), il corso rappresenta un’importante occasione di confronto tecnico e crescita formativa per chi opera abitualmente in ambiente ipogeo.

Scheda pratica Corso Nazionale di Autosoccorso su Corda – Tecniche e Scenari Operativi

Quando:

  • Serata online: 10 settembre 2026
  • Corso in presenza: 25-27 settembre 2026

Dove:

  • Base logistica: Rafting Hotel Ai Cavallini, Valbrenta (VI)
  • Attività pratiche: palestra speleologica del COGOEON di Valgadena

Destinatari:
Speleologi esperti, soci CAI in regola con il tesseramento 2026, maggiorenni

Posti disponibili: 20

Quota di iscrizione:
200,00, comprensivi di vitto e alloggio dal pranzo di venerdì 25 settembre al pranzo di domenica 27 settembre

Pagamento: Bonifico bancario intestato a Club Alpino Italiano Sez. Padova APS-ETS
IBAN IT95 B030 6909 6061 0000 0069 222– Causale: Nome Cognome – Corso Naz. AS Speleo 2026

Scadenza iscrizioni: 12 luglio 2026.

Direttore del corso
INS Giovanni Ferrarese – E-mail: giovanni.ferrarese@sns-cai.it – Telefono: 347 2610350

Informazioni ulteriori:

https://www.sns-cai.it/evento/corso-nazionale-autosoccorso-su-corda-veneto-gsp-2026/?fbclid=IwY2xjawSUuxRleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeCb7lEU5kelB5LP7dx8yRwVjYSa0Qlcu3rXHPBgO1mj0JHYy8Bb9GI_-d9dM_aem_caGS7QRwPPofiFtRERdNUQ

Locandina e scheda di iscrizione in calce:

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Addio a Giordano Marsiglio, speleologo, divulgatore e custode delle tradizioni friulane

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Il mondo della speleologia friulana perde una delle sue figure storiche. È scomparso all’età di 84 anni Giordano Marsiglio, conosciuto da molti come il “Vecchio Venerando” del Pignarûl Grant di Tarcento, ma ricordato dagli speleologi soprattutto come instancabile esploratore, conoscitore del territorio e appassionato divulgatore.

Per decenni Marsiglio è stato un punto di riferimento per la speleologia del Friuli orientale. Membro del gruppo speleologico goriziano, negli anni del grande fermento esplorativo contribuì alla conoscenza delle grotte del Monte Bernadia e delle valli del Torre e del Natisone, accompagnando generazioni di speleologi alla scoperta di cavità, storie e paesaggi che conosceva come pochi altri.

«Giordano è stato un grande», ricorda Maurizio Tavagnutti. «Lo chiamavamo “Pais” perché parlava sempre in friulano e ci raccontava del suo paese, Bueris. Con lui abbiamo conosciuto tutte le valli del Torre e del Natisone ed esplorato le grotte più belle e interessanti. Negli anni Settanta abbiamo fatto tanta roba assieme. Sono stati tempi difficili da dimenticare».

Come spesso accade ai protagonisti di una stagione pionieristica, Marsiglio era una figura dal carattere deciso. Giuseppe-A. Moro ricorda che «per la speleologia della zona è stato importante»: non sempre, forse, compreso dai più giovani, ma «il conflitto generazionale è un classico». Un giudizio che restituisce il profilo di una persona capace di lasciare un’impronta profonda nella comunità speleologica friulana.

Appassionato di fossili, storia naturale e tradizioni locali, Marsiglio era una figura poliedrica e profondamente legata alla sua terra. Autodidatta curioso e instancabile, fu anche entomologo, animatore culturale e collaboratore del Museo Archeologico di Tarcento. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un autentico “pozzo di scienza”, sempre pronto a condividere conoscenze, racconti e aneddoti.

Al grande pubblico friulano il suo volto era diventato familiare grazie al ruolo del Vecchio Venerando del Pignarûl Grant. Per quarant’anni, con la sua lunga barba bianca, ha interpretato i presagi dell’anno nuovo osservando la direzione del fumo del grande falò dell’Epifania, diventando uno dei simboli più amati della tradizione friulana.

Ma dietro quella figura iconica c’era anche lo speleologo che ha contribuito a far conoscere il patrimonio carsico del Friuli e che ha condiviso con tanti amici la stagione pionieristica dell’esplorazione sotterranea regionale.

«È stato un grande amico», scrive Franco Gherlizza. «Il Pignarûl Grant non sarà più lo stesso senza il Grande Saggio dalla barba bianca. Ciao Giordano!».

Alla moglie Dorina, ai familiari e ai tanti amici che lo hanno conosciuto nelle grotte, sui sentieri e nelle piazze del Friuli, giungano le condoglianze della redazione di Scintilena e dalla comunità speleologica.

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Dolceacqua celebra i 30 anni di “Oltre la Luce”

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“Oltre la Luce” torna al Visionarium di Dolceacqua

A trent’anni dalla sua prima presentazione al raduno nazionale Speleo Flumen ’96 di Fiume Veneto (PN), venerdì 12 giugno 2026, alle ore 21.00, il Visionarium di Dolceacqua ospiterà la proiezione della versione restaurata e digitalizzata di Oltre la Luce. Grotte e abissi in Alta Val Nervia.

Realizzato nel 1996 da Eugenio Andrighetto, con la collaborazione di Giancarlo Castello e Bartolomeo Durante, il documentario rappresentò una delle più originali esperienze di divulgazione speleologica multimediale dell’epoca.

Nato come progetto dedicato alla valorizzazione del patrimonio carsico delle valli Nervia e Argentina, Oltre la Luce era affiancato da un volume omonimo, pubblicato nello stesso anno e corredato da CD. L’opera raccontava attraverso immagini tridimensionali, luci, suoni e suggestive riprese sotterranee uno dei territori speleologicamente più interessanti della Liguria occidentale.

L’autore principale, Eugenio Andrighetto, fondatore e anima del Visionarium di Dolceacqua, fu tra i pionieri delle produzioni immersive dedicate al territorio ligure. Oltre la Luce è ricordato come uno dei suoi lavori più significativi, capace di portare sul grande schermo il mondo delle grotte dell’Alta Val Nervia mediante immagini stereoscopiche, effetti sonori e una narrazione accessibile al grande pubblico.

Dal punto di vista speleologico, il documentario documentava una delle aree carsiche più importanti della Liguria occidentale, caratterizzata da numerose cavità e profondi sistemi sotterranei sviluppati nei massicci del Toraggio, del Pietravecchia e nell’area Melosa-Corma.

Una serata importante, per riscoprire un’opera che, a trent’anni dalla sua realizzazione, conserva intatto il proprio valore documentario e la capacità di trasmettere il fascino dell’esplorazione del mondo sotterraneo.

La proiezione assume inoltre un significato particolare perché si svolgerà proprio al Visionarium di Dolceacqua, il luogo che vide nascere il progetto e che per anni è stato il laboratorio creativo di Eugenio Andrighetto. Un ritorno a casa per un’opera che ha contribuito a raccontare e valorizzare il patrimonio speleologico dell’estremo Ponente ligure attraverso un linguaggio innovativo e coinvolgente.

Un ringraziamento ad Alessandro Pastorelli, della Sezione CAI di Sanremo e dello Speleo Club CAI Sanremo, per la segnalazione.

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FSLo apre le porte della sua tecnologia: corso sulla strumentazione scientifica con Maurizio Miragoli

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Sabato 13 giugno 2026 a Milano una giornata di formazione dedicata agli strumenti sviluppati dalla Federazione Speleologica Lombarda per la ricerca e l’esplorazione

La Federazione Speleologica Lombarda organizza per sabato 13 giugno 2026 una giornata di formazione dedicata alla strumentazione scientifica in dotazione a FSLo. L’appuntamento è fissato alle ore 10.00 presso la sede del Gruppo Grotte Milano CAI SEM, in Piazzale Coriolano 2 a Milano.

Relatore principale dell’incontro sarà Maurizio Miragoli, fisico e figura di riferimento nel panorama della ricerca speleologica nazionale e protagonista dello sviluppo di gran parte delle apparecchiature realizzate dalla Federazione.

Il corso è un’occasione preziosa per conoscere da vicino strumenti progettati e costruiti dalla FSLo per rispondere alle esigenze della ricerca scientifica e dell’esplorazione sotterranea, con una filosofia ben precisa: mettere a disposizione dei soci tecnologie avanzate utilizzabili gratuitamente dalla comunità speleologica. Si tratta di “attrezzature nate per stare in grotta“, come ama definirle lo stesso Miragoli.

Il tema era già stato presentato in anteprima durante il Raduno Regionale della Speleologia Lombarda tenutosi a Malonno il 12 aprile scorso, di cui abbiamo già parlato su Scintilena.

Utilizzato ad esempio in Area 58, nel Pian del Tivano, permette di capire quanto “sale l’acqua nelle grotte”

A Malonno, Miragoli ha illustrato la storia e l’evoluzione degli strumenti FSLo, inserendoli in un percorso che ha richiamato il contributo di importanti figure della speleologia e della ricerca, tra cui Cigna, Vanin, Lismonde e Badino. L’intervento è oggi disponibile sul canale YouTube della Federazione e costituisce un’interessante e necessaria introduzione ai contenuti che verranno approfonditi durante il corso.

Maurizio Miragoli è tra gli ideatori e il principale animatore dei workshop “Meteo Hypo”, percorsi formativi innovativi e di alto livello, riconosciuti dalla Società Speleologica Italiana: sono appuntamenti che negli anni hanno affrontato temi spesso inediti, esplorando lo stato dell’arte delle correlazioni tra fisica, meteorologia ipogea e speleologia esplorativa, offrendo un raro momento di confronto tra ricerca scientifica e attività sul campo.

La partecipazione al corso prevede una quota di iscrizione di € 10,00, comprensiva del pranzo a buffet.

Le iscrizioni sono aperte tramite il modulo online predisposto dalla Federazione oppure contattando direttamente gli organizzatori.

Per chi desidera approfondire l’argomento prima dell’incontro, è consigliata la visione del video dell’intervento tenuto da Miragoli a Malonno, una vera e propria anteprima dei contenuti della giornata formativa milanese.

Link utili

Quando e dove: ore 10.00 presso la sede del Gruppo Grotte Milano CAI SEM, in Piazzale Coriolano 2 a Milano

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Quarant’anni sotto la montagna: lo Speleoclub Garfagnana festeggia alla Grotta del Vento

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“40 anni e non sentirli! – svrive lo Speleoclub GArfagnana – Sabato 13 giugno alle 19 ci troveremo alla Grotta del Vento per celebrare l’anniversario della fondazione con immagini, ricordi e consegna targhe ai fondatori. Successivamente ci sposteremo al vicino ristorante ExtraAntrum per festeggiare…!

Il prossimo sabato, 13 giugno 2026, una serata speciale che farà incontrare immagini, ricordi e protagonisti della speleologia apuana per celebrare quattro decenni di esplorazioni, ricerca e amicizia

C’era una volta in Garfagnana una grotta: Vittorio Verole-Bozzello la aprì al mondo, e non ha ancora finito.

Vittorio Verole-Bozzello da un filmato di Massimo Goldoni

Per lo Speleoclub Garfagnana, questa grotta, la ben nota Grotta del Vento è un luogo del cuore: uno dei luoghi che diventano parte della storia di una comunità.

Sabato 13 giugno 2026, a partire dalle ore 19, il celebre complesso carsico di Fornovolasco ospiterà la serata dedicata al 40° anniversario della fondazione dello Speleoclub Garfagnana del CAI, un traguardo importante per uno dei gruppi che hanno contribuito a scrivere pagine significative della speleologia apuana.

La scelta della Grotta del Vento non è casuale. Luogo simbolo della speleologia toscana e italiana, rappresenta da decenni un punto di riferimento non solo per il turismo sotterraneo, ma anche per l’attività esplorativa, scientifica e divulgativa che ha caratterizzato la crescita del movimento speleologico nell’area delle Alpi Apuane.

Fondato nel 1985, lo Speleoclub Garfagnana ha accompagnato l’evoluzione della speleologia moderna sulle Alpi Apuane, partecipando a numerose campagne esplorative e contribuendo alla conoscenza di uno dei più importanti distretti carsici d’Italia. In quarant’anni di attività il gruppo ha affiancato all’esplorazione l’impegno nel rilievo topografico, nella documentazione delle cavità, nelle attività catastali e nella divulgazione scientifica, collaborando con il mondo associativo e con le istituzioni che operano sul territorio.

Generazioni diverse di speleologi si sono alternate all’interno del gruppo, trasmettendo competenze tecniche, esperienza e passione. Un patrimonio umano che rappresenta forse il risultato più importante raggiunto in questi quarant’anni: la capacità di mantenere vivo lo spirito della ricerca e dell’esplorazione, adattandosi alle trasformazioni tecnologiche e culturali che hanno interessato la speleologia dagli anni Ottanta a oggi.

Molti degli attuali soci hanno conosciuto le grotte della Garfagnana e delle Apuane proprio grazie alle attività formative del gruppo, che nel tempo ha rappresentato una vera scuola di speleologia per il territorio, contribuendo alla crescita di una comunità che continua a guardare al sottosuolo con curiosità, rigore e rispetto.

Tra le attività che meglio rappresentano il rapporto dello Speleoclub Garfagnana con il territorio vi è il tradizionale appuntamento annuale della Carcaraia sul Sentiero 1000. Guidati da Bruno Steinberg, il cui nome è tanto celebre da non avere bisogno di presentazione, e da Marc Faverjon, uno dei protagonisti delle grandi esplorazioni che hanno portato alla conoscenza degli oltre 85 chilometri del sistema carsico della Carcaraia, decine di partecipanti possono ogni anno avvicinarsi alla storia delle esplorazioni apuane, alla geologia del massiccio e ai delicati equilibri ambientali di questo straordinario paesaggio carsico.

L’iniziativa del Quarantennale, promossa sui social da Pietro Taddei, già presidente dello Speleoclub Garfagnana, ripercorrerà quarant’anni di storia attraverso fotografie, filmati e testimonianze. Sarà l’occasione per rivedere le immagini delle campagne esplorative, dei rilievi e delle attività catastali, ma anche per ricordare l’impegno del gruppo nella divulgazione della speleologia attraverso accompagnamenti aperti al pubblico, incontri e progetti didattici rivolti alle scuole.

Un viaggio nel tempo che permetterà anche di osservare l’evoluzione delle tecniche e delle attrezzature utilizzate dagli speleologi: dai primi rilievi tradizionali alle moderne tecnologie digitali che oggi affiancano l’esplorazione del mondo sotterraneo.

Particolarmente significativo sarà il momento dedicato ai fondatori dello Speleoclub Garfagnana, ai quali verranno consegnate targhe commemorative. Sarà anche l’occasione per condividere ricordi, episodi e racconti che testimoniano come la speleologia sia fatta non solo di grotte e scoperte, ma soprattutto di amicizia, collaborazione e passione.

Alla serata porterà il proprio saluto Vittorio Verole Bozzolo, figura centrale della speleologia italiana e internazionale, ideatore, fondatore e direttore della Grotta del Vento. Nel corso della sua lunga attività ha contribuito alla nascita della Federazione Speleologica Toscana, del Gruppo Speleologico Lucchese, dell’Associazione Grotte Turistiche Italiane e dell’International Show Caves Association (ISCA), organismo di riferimento mondiale per le grotte turistiche.

La sua presenza rappresenta un ideale collegamento tra le radici pionieristiche della speleologia apuana e le nuove generazioni di esploratori che continuano a frequentare e studiare il complesso sistema carsico delle Apuane.

Al termine della serata i festeggiamenti proseguiranno, come da tradizione speleologica, attorno a una tavola condivisa presso il vicino ristorante ExtraAntrum, per concludere insieme una ricorrenza che celebra non soltanto un anniversario, ma quarant’anni di passione, impegno e vita associativa.

Quarant’anni sono un traguardo importante per qualsiasi associazione: per uno Speleoclub significano migliaia di ore trascorse sottoterra, centinaia di uscite, chilometri di rilievi, amicizie nate in grotta e una quantità incalcolabile di esperienze condivise. La serata del 13 giugno sarà una festa e un’occasione per rendere omaggio a tutte le persone che, dal 1985 a oggi, hanno contribuito a costruire la storia dello Speleoclub Garfagnana.

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Apuane: la montagna non si intimidisce

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Dopo i vandalismi che hanno colpito i partecipanti alla Camminata Consapevole, una riflessione sul diritto di conoscere, frequentare e difendere uno dei territori più straordinari e fragili d’Italia

Le Alpi Apuane sono da sempre una montagna di contrasti. Terra di straordinaria bellezza, di profonde cavità carsiche, di biodiversità unica e di una lunga storia umana, rappresentano anche uno dei luoghi dove più intensamente si confrontano interessi economici, tutela ambientale e diverse visioni del futuro del territorio.

Per questo quanto accaduto domenica 7 giugno 2026, al termine della “Camminata Consapevole per le Apuane”, non può lasciare indifferenti.

L’iniziativa, promossa dall’associazione Apuane Libere, ha visto la partecipazione di oltre trecento persone che hanno percorso il sentiero CAI dal Rifugio Donegani al Rifugio Orto di Donna attraversando una vallata profondamente segnata dall’attività estrattiva. Una camminata pacifica, finalizzata a osservare, comprendere e riflettere sul presente e sul futuro delle Apuane.

Al rientro, però, molti partecipanti hanno trovato le proprie automobili vandalizzate. Graffi, danneggiamenti e scritte hanno colpito decine di veicoli parcheggiati lungo la strada di accesso alla manifestazione.

I responsabili non sono ancora stati individuati e saranno le indagini delle autorità competenti a fare piena luce sull’accaduto. Ciò che appare già evidente, tuttavia, è il carattere intimidatorio di un gesto rivolto contro persone che stavano esercitando pacificamente il proprio diritto a partecipare a un’iniziativa pubblica.

@M.Abisso

La reazione del mondo della montagna e delle istituzioni è stata immediata e unanime.

Il CAI Toscana ha condannato l’accaduto parlando di un vero e proprio atto intimidatorio. Il Club Alpino Italiano, attraverso il delegato centrale all’Ambiente Mario Vaccarella, ha espresso solidarietà ai partecipanti e alle associazioni coinvolte, ricordando come la tutela dell’ambiente rappresenti un interesse collettivo e un patrimonio comune.

Parole nette sono giunte anche dal presidente del Parco Regionale delle Alpi Apuane, Lorenzo Tagliasacchi, che ha definito i fatti “gravissimi e inaccettabili”, ribadendo che nessuno può essere intimidito per le proprie idee.

Alla condanna si è unito il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha parlato di un episodio “intollerabile e vile”, un tentativo di colpire la libertà di manifestazione attraverso l’intimidazione. Una presa di posizione significativa che conferma la gravità con cui le istituzioni hanno interpretato l’accaduto.

Le Apuane sono da molti anni al centro di un acceso dibattito sul rapporto tra attività estrattive, tutela ambientale e sviluppo economico. È un confronto legittimo, spesso complesso e talvolta aspro. Ma proprio per questo deve poter avvenire nel rispetto reciproco, nella trasparenza e nella piena libertà di espressione.

@M.Abisso

Per gli speleologi, gli escursionisti, gli alpinisti e tutti coloro che frequentano queste montagne, e anche per chi non le frequenta e le ammira anche solo dall’autostrada, le Apuane sono un patrimonio naturale e culturale di valore internazionale. Sotto le loro creste si sviluppano alcuni dei più importanti sistemi carsici d’Europa; nelle loro vallate si intrecciano storia, paesaggio, biodiversità e memoria delle comunità locali.

Le Apuane non hanno bisogno di nuove divisioni, che rievocano antichi scontri. In queste montagne, nonostante differenze e contrasti, non sono mancati esempi di rispetto reciproco tra chi le vive in modi diversi. Il problema non sono i cavatori, ma chi dalla montagna trae profitto senza preoccuparsi delle conseguenze. Difendere questo territorio significa anche riconoscere il valore e la dignità di chi lo vive con rischio e lo conosce ogni giorno, cercando nel rispetto reciproco la strada per guardare nella stessa direzione.

Difendere la possibilità di conoscere questi luoghi, studiarli, percorrerli e discuterne il futuro significa difendere un principio fondamentale di partecipazione democratica.

Le idee possono essere diverse. Le opinioni possono anche essere profondamente distanti. Ma nessuna visione della montagna può trovare legittimazione nell’intimidazione.

La risposta più forte a quanto accaduto resta quella offerta dagli oltre trecento partecipanti alla camminata: continuare a frequentare le Apuane, a conoscerle e ad averne cura, nella convinzione che la montagna appartenga a tutti e che il suo futuro debba essere costruito attraverso il confronto, mai attraverso la paura.

@M.Abisso

Chi ha rigato quelle automobili probabilmente voleva lasciare un segno. Lo ha lasciato davvero, ma non quello immaginato. Ha ricordato a tutti quanto sia importante continuare a parlare delle Apuane, frequentarle, studiarle e comprenderle.

Noi conosciamo queste montagne anche dal loro interno: attraverso le grotte, le sorgenti, gli abissi e i grandi sistemi carsici che raccontano una storia antica, scritta nella roccia molto prima delle divisioni e delle contrapposizioni di oggi. Forse è anche per questo che sentiamo il dovere di affermare con chiarezza che nessuna intimidazione può trovare cittadinanza in montagna.

Le Alpi Apuane sono un patrimonio naturale, culturale e umano che appartiene a tutti. E il loro futuro deve poter essere discusso da tutti, nel rispetto delle idee e delle persone, senza paura e senza minacce. Perché una montagna può essere percorsa, studiata, amata, discussa. Ma non può appartenere a chi pretende di imporre il silenzio agli altri.

Un vecchio frequentatore della Val Serenaia, ricordando i campeggi al Donegani, le traversate sulle creste e gli anni trascorsi tra queste montagne, ha scritto qualche tempo fa: «Val Serenaia… mai più bel nome poteva esserle riservato». Poi ha aggiunto amaramente che oggi la chiamerebbe «Val Desolazione».

È un’opinione personale, certamente. Ma racconta quanto profonde siano le emozioni, i ricordi e le passioni che le Apuane continuano a suscitare.

Proprio per questo il loro futuro merita confronto, ascolto e rispetto. Perché una montagna può essere percorsa, studiata, amata, discussa. Ma non può appartenere a chi pretende di imporre il silenzio agli altri.

Marina Abisso – OrTAM – ONCN CAI

Cava di Val Serenaia: questa fotografia è attinta aa  http://www.flickr.com/photos/emanuelelotti/

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Rubare a un rifugio è rubare alla montagna

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Furto di viveri e bombole destinati al Rifugio Bietti-Buzzi. Un danno economico, ma soprattutto un colpo a uno dei presìdi delle Grigne, già private del Bogani in attesa di una nuova gestione

Rubati viveri e bombole per un valore di 2.500 euro. Un gesto che pesa ben oltre il danno economico e che richiama altri episodi avvenuti sulle Grigne

MANDELLO DEL LARIO – Furto pesante ai danni del Rifugio Bietti-Buzzi, posto a 1720 m, situato sul versante ovest della Grigna Settentrionale. Un Rifugio che è punto di riferimento per escursionisti e alpinisti diretti verso il Grignone.

Il Bietti è di proprietà della Sezione CAI Grigne di Mandello del Lario si affaccia sull’anfiteatro del Releccio.

Nel mirino dei ladri il materiale preparato per il rifornimento in quota. Il gestore Marco Madama aveva organizzato al parcheggio del Vò di Moncodeno, a 1.430 metri di quota, il carico destinato all’elicottero. All’alba del giorno successivo la scoperta: tutto era sparito.

Il bottino comprendeva generi alimentari, olio, legumi, verdure e quattro bombole di gas, per un valore complessivo stimato in circa 2.500 euro. Un danno importante, aggravato dalla complessa organizzazione necessaria per rifornire una struttura alpina.

Il furto al Bietti-Buzzi va oltre la semplice notizia di cronaca. Colpisce infatti uno dei presìdi della montagna lecchese, un luogo che svolge una funzione fondamentale di accoglienza, riferimento e sicurezza per quanti frequentano le Grigne.

I rifugi non sono semplici attività economiche. Sono parte integrante della cultura della montagna. Custodiscono sentieri, mantengono vive tradizioni, offrono supporto agli escursionisti e rappresentano punti di incontro per chi vive e frequenta l’ambiente alpino. Per questo colpire un rifugio significa colpire un patrimonio collettivo.

In territori sempre più soggetti all’abbandono delle aree interne, i rifugi sono gli unici presìdi permanenti, punti di riferimento che contribuiscono a mantenere viva la frequentazione responsabile della montagna.

Un rifugio non appartiene soltanto al suo gestore. Attorno a ogni struttura ruota una comunità fatta di escursionisti, alpinisti, speleologi, volontari del soccorso alpino, sezioni CAI e abitanti delle vallate. Ogni furto ai danni di un rifugio viene percepito come un’offesa a questa rete di persone che condivide gli stessi valori di rispetto, solidarietà e attenzione verso il territorio.

Particolarmente amara appare la natura del gesto. Chi ha rubato sapeva probabilmente che quei materiali erano destinati a un rifornimento in quota. Ogni carico richiede infatti tempo, impegno, organizzazione e costi elevati. Sottrarre viveri e bombole significa approfittare delle difficoltà che caratterizzano la gestione delle strutture alpine, rendendo ancora più gravoso il lavoro di chi sceglie di operare in montagna.

L’episodio richiama alla memoria quanto accaduto negli anni scorsi al Rifugio Bogani, anch’esso vittima di furti e atti vandalici che suscitarono una grande mobilitazione solidale. Oggi, mentre il Bogani è ancora in attesa di una nuova gestione, ogni rifugio attivo sulle Grigne assume un’importanza ancora maggiore per la comunità montana.

I valori che da sempre animano il Club Alpino Italiano, le associazioni alpinistiche e il mondo speleologico sono quelli del rispetto, dell’aiuto reciproco e della responsabilità verso il territorio. Chi frequenta la montagna sa che la sicurezza e la bellezza di questi luoghi dipendono anche dall’impegno silenzioso di gestori, volontari e appassionati che ogni giorno contribuiscono a mantenerli vivi.

Un rifugio non è soltanto un edificio. È un luogo di incontro, sicurezza, accoglienza e cultura. Per questo rubare viveri e bombole destinati a una struttura alpina non significa soltanto provocare un danno economico: significa colpire una delle espressioni più autentiche dello spirito della montagna.

Rubare a un rifugio significa rubare a tutta la montagna.

Fonte: https://www.valsassinanews.com/ – accesso 8/6/2026

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La Grotta dei Tayos, scrigno di biodiversità nascosta

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Dalla celebre grotta dell’Ecuador emergono nuove specie e nuove prospettive per la ricerca sui veleni animali. Lo racconta Carolyn Wilke in un articolo pubblicato da National Geographic l’8 gennaio 2026

“Cueva de los Tayos” significa letteralmente “Grotta dei Tayos”. Il nome deriva dai tayos (i Guacharos, Steatornis caripensis), particolari uccelli notturni che nidificano nelle grandi sale della cavità e che da secoli caratterizzano questo straordinario ambiente sotterraneo della Cordigliera del Cóndor, nell’Ecuador orientale. Proprio la loro presenza sostiene gran parte dell’ecosistema della grotta.

Le grotte continuano a sorprenderci. Non solo per i loro paesaggi nascosti o per le sfide esplorative che offrono agli speleologi, ma anche perché custodiscono forme di vita ancora sconosciute alla scienza e, forse, risorse preziose per la medicina del futuro.

La celebre Grotta dei Tayos torna sotto i riflettori internazionali grazie a una spedizione scientifica raccontata da National Geographic. A guidarla è Bryan Fry, tossicologo dell’Università del Queensland e studioso dei veleni animali, affiancato dall’attore Will Smith, protagonista della serie documentaria Pole to Pole. Nelle profondità del grande sistema carsico ecuadoriano, i ricercatori hanno cercato specie ancora sconosciute e raccolto campioni di veleno da animali cavernicoli, nella speranza di individuare sostanze utili alla medicina del futuro.

La ricerca, documentata nella serie televisiva Pole to Pole with Will Smith, ha visto il tossicologo australiano Bryan Fry e il suo team addentrarsi nelle profondità di uno dei più vasti e affascinanti sistemi sotterranei del Sud America. Dopo una discesa di quasi cento metri, gli studiosi hanno esplorato un ambiente quasi sconosciuto alla comunità scientifica internazionale, popolato da artropodi adattati a condizioni estreme.

Tra gli incontri più sorprendenti figurano enormi tarantole cavernicole, grandi “quanto un piatto da portata”. Il vero obiettivo della spedizione non era, naturalmente, soltanto documentare animali spettacolari: i ricercatori hanno raccolto campioni di veleno per analizzarne la composizione e individuare molecole potenzialmente utili allo sviluppo di nuovi farmaci.

Secondo Fry, la Grotta dei Tayos rappresenta un ecosistema eccezionale.

L’accesso è difficile e le comunicazioni con l’esterno sono limitate: in queste condizioni, le specie possono evolvere in modo indipendente per migliaia o milioni di anni, sviluppando caratteristiche uniche. Un fenomeno ben noto ai biospeleologi, che considerano le grotte veri e propri laboratori naturali dell’evoluzione.

Foto: Bernard Gagnon, Tayos 01, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0 – Le grandi sale della Grotta dei Tayos, teatro delle ricerche condotte dal tossicologo Bryan Fry e dal suo team. In questo ambiente remoto sono state individuate specie probabilmente nuove per la scienza e raccolti campioni di veleno destinati alla ricerca farmacologica

L’intero ecosistema della cavità si basa su un delicato apporto di nutrienti provenienti dall’esterno. I protagonisti sono i guacharos (Steatornis caripensis), uccelli notturni che nidificano nelle grandi sale della grotta e trasportano materia organica dall’ambiente forestale circostante. Le loro deiezioni alimentano una catena ecologica complessa che sostiene scarafaggi giganti, ragni, scorpioni, centopiedi e altri invertebrati specializzati.

Giovane guacharo (Steatornis caripensis), l’uccello che ha dato il nome alla Grotta dei Tayos. Le colonie che vivono nella cavità trasportano nutrienti dall’esterno, alimentando la ricca fauna sotterranea – Foto: Charles J. Sharp, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

Per gli studiosi dei veleni, ambienti così isolati rappresentano una straordinaria opportunità. Molti farmaci oggi utilizzati derivano infatti da sostanze originariamente prodotte da animali velenosi. Un esempio classico è il captopril, utilizzato da oltre cinquant’anni contro l’ipertensione e sviluppato a partire da componenti del veleno di serpente. Più recentemente, alcune molecole individuate nei ragni australiani stanno mostrando risultati promettenti nel trattamento dei danni da infarto.

La ricerca nelle grotte potrebbe dunque contribuire alla scoperta di nuove sostanze bioattive. Gli organismi cavernicoli, costretti ad adattarsi a condizioni molto particolari, possono infatti sviluppare strategie biologiche e chimiche del tutto originali.

I risultati preliminari della spedizione sono già notevoli. Secondo Bryan Fry, il materiale raccolto ha permesso di identificare almeno sei specie probabilmente nuove per la scienza. Un dato che conferma quanto la biodiversità sotterranea sia ancora largamente inesplorata.

Per il mondo speleologico, notizie come questa rappresentano una conferma importante. Ogni nuova esplorazione, ogni rilievo e ogni studio biologico contribuiscono ad ampliare la conoscenza di ecosistemi fragili e spesso minacciati. Le grotte non sono soltanto luoghi di avventura o interesse geologico: sono archivi viventi della storia naturale e, talvolta, autentici scrigni di risorse scientifiche ancora da comprendere.

La Grotta dei Tayos, resa celebre dalle numerose campagne esplorative e scientifiche che si sono succedute dagli anni Sessanta in poi, compresa la famosa spedizione del 1976 alla quale partecipò anche Neil Armstrong, il primo uomo a camminare sulla Luna, e e dalle celebri storie sulla presunta “Biblioteca Metallica”, mai dimostrata ma entrata nell’immaginario collettivo degli appassionati di misteri, continua dunque a rivelare nuovi segreti.

Questa volta non si tratta di biblioteche o tesori nascosti, ma di qualcosa forse ancora più prezioso: la biodiversità e la conoscenza.

Fonte: Carolyn Wilke, Inside the little-known cave where tarantulas grow as big as dinner plates, National Geographic, 8 gennaio 2026 – https://www.nationalgeographic.com/animals/article/will-smith-pole-to-pole-huge-tarantula

Lo sapevi?

La fama mondiale della Grotta dei Tayos non deriva soltanto dal suo interesse speleologico e naturalistico.

Negli anni Sessanta l’esploratore Juan Móricz sostiene di aver scoperto al suo interno una misteriosa “Biblioteca Metallica”, composta da tavole incise attribuite a un’antica civiltà. La storia viene resa celebre dai libri di Erich von Däniken e alimenta numerose speculazioni su civiltà perdute e conoscenze dimenticate.

La grande spedizione internazionale del 1976, alla quale partecipa anche Neil Armstrong, non trova però alcuna prova della sua esistenza, contribuendo invece ad ampliare la conoscenza scientifica della grotta e a rendere i Tayos una delle grotte più celebri del pianeta –

Per approfondire: https://www.ancient-origins.net/ancient-places-americas/expedition-tayos-caves-never-seen-photographs-shed-light-mysterious-020555

Gli ambienti della Grotta dei Tayos ospitano una ricca fauna di artropodi, tra cui ragni, scorpioni, centopiedi e amblipigi. Proprio lo studio di questi animali potrebbe portare alla scoperta di nuove molecole utili alla ricerca farmacologica – Foto: Bernard Dupont, Spider, possibly Heterophrynus, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0

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Romania, torna il campo di esplorazione Grind 2026 nella grotta più profonda del Paese

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La spedizione internazionale si svolgerà dal 19 settembre al 4 ottobre nei Monti Piatra Craiului, con l’obiettivo di proseguire le esplorazioni oltre gli attuali 815 metri di profondità della più profonda grotta della Romania

Dal 19 settembre al 4 ottobre 2026 si svolgerà nei Monti Piatra Craiului, in Romania, il campo internazionale di esplorazione Grind 2026, dedicato alla prosecuzione delle ricerche nell’Avenul de sub Varful Grind, attualmente la grotta più profonda della Romania con una profondità conosciuta di 815 metri.

L’iniziativa è organizzata dal Clubul de Speologie Silex Brasov e dall’Asociasia Speologica Focul Viu, entrambe affiliate alla Federazione Rumena di Speleologia, con il supporto di partner locali e della Federazione Speleologica Europea.

L’obiettivo del campo è proseguire le esplorazioni avviate negli ultimi anni in uno dei più importanti sistemi sotterranei della Romania. Le attività recenti hanno portato a risultati significativi: nel 2023 gli speleologi hanno superato il sifone situato a quota -775 metri, aprendo la strada verso nuove prosecuzioni; nel 2024 le esplorazioni sono continuate lungo i pozzi al di sotto dell’antico sifone; nel 2025 è stato individuato un nuovo settore a valle che ha consentito di raggiungere l’attuale profondità di 815 metri.

Tra gli obiettivi principali dell’edizione 2026 figurano l’esplorazione del sifone terminale attualmente conosciuto e la verifica di ulteriori prosecuzioni individuate nel nuovo settore scoperto lo scorso anno.

Il campo è aperto alla partecipazione di speleologi interessati alle attività esplorative e logistiche. Le operazioni si svolgeranno nell’area dei Monti Piatra Craiului, uno dei più importanti massicci carsici della Romania, caratterizzato da vasti sistemi sotterranei e da un’intensa attività di ricerca speleologica.

Maggiori informazioni e modalità di iscrizione sono disponibili sul sito degli organizzatori.

Informazioni
– 19 settembre – 4 ottobre 2026
– Monti Piatra Craiului, Romania
– Avenul de sub Varful Grind (-815 m)
– Campo internazionale di esplorazione

Fonte: Clubul de Speologie Silex Brasov – Tabara de explorare Grind 2026

https://speosilex.ro
https://www.facebook.com/SpeoSilex

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Nuova colorazione nell’Abisso del Luigione (1572 T/LU): la Federazione Speleologica Toscana continua lo studio sistematico degli acquiferi delle Alpi Apuane

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Fluoresceina, fluorocaptori e sonde digitali per seguire il percorso delle acque sotterranee nella zona della Pania di Corfino

Nel cuore delle Alpi Apuane, nell’area della Pania di Corfino (LU), la Commissione Scientifica della Federazione Speleologica Toscana ha realizzato una nuova colorazione nell’Abisso Luigione (1572 T/LU), importante attività di tracciamento delle acque carsiche finalizzata allo studio degli acquiferi sotterranei.

L’intervento ha previsto l’immissione di fluoresceina all’interno del sistema carsico e il successivo monitoraggio mediante fluorocaptori e sonde digitali, strumenti utilizzati per individuare i percorsi delle acque nel sottosuolo e comprendere le connessioni idrogeologiche tra le diverse aree del massiccio.

L’Abisso Luigione è una delle cavità più significative del settore della Pania di Corfino. Inserito in un contesto carsico di grande interesse scientifico, rappresenta un punto privilegiato per lo studio della circolazione idrica sotterranea nelle Alpi Apuane, una delle aree carsiche più importanti e complesse d’Italia.

Le prove di tracciamento con coloranti costituiscono uno degli strumenti più efficaci per comprendere il funzionamento degli acquiferi carsici. Attraverso l’analisi dei tempi di percorrenza e delle connessioni tra punti di assorbimento e sorgenti, gli speleologi possono raccogliere dati preziosi sulla dinamica delle acque sotterranee, contribuendo alla conoscenza e alla tutela delle risorse idriche.

Le Alpi Apuane ospitano alcuni dei più estesi e profondi sistemi carsici italiani e rappresentano un territorio di particolare interesse per la ricerca speleologica e idrogeologica. In questo contesto, attività come quella svolta dalla Commissione Scientifica FST consentono di migliorare la comprensione del funzionamento degli acquiferi e delle relazioni tra il mondo sotterraneo e le risorse idriche utilizzate dall’uomo.

La documentazione video realizzata durante le operazioni sul campo mostra le diverse fasi dell’attività di colorazione e monitoraggio.

Video: youtube.com/watch?is=_R3FsLrWRFh920vI&v=sHP4nXcyFFE&feature=youtu.be

Fonte notizia e immagini: Commissione Scientifica Federazione Speleologica Toscana – https://www.speleotoscana.it/2026/05/29/nuova-colorazione-allabisso-del-luigione-1572-t-lu/

Per approfondire: Catasto Toscano https://www.speleotoscana.it/scheda-catastale/?id=1572

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InGrigna colpisce ancora: allargato lo pseudosifone a -1130 metri al fondo di W le Donne

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Nuovi lavori nelle profondità della Grigna per migliorare l’accesso alle zone terminali della cavità. Per due giovani speleologi la prima volta oltre i -1150 metri

Tre giorni nel cuore della Grigna, laggiù dove il tempo assume un significato diverso e ogni metro conquistato è il risultato di esperienza, fatica e passione.

Dal 31 maggio al 2 giugno 2026, una squadra del Progetto InGrigna ha raggiunto il fondo di W le Donne, una delle grandi cavità del massiccio, per una punta dedicata non tanto all’esplorazione pura quanto alla preparazione delle future esplorazioni.

Obiettivo della spedizione era la sistemazione del campo posto a quota -1150 metri e il miglioramento di alcuni passaggi strategici nel ramo del Cobra, fondamentali per rendere più agevole il raggiungimento delle zone terminali della grotta.

Tra gli interventi più significativi c’è stato l’allargamento della strettoia che precede il settore Puciowsky e, soprattutto, l’abbassamento dell’argine dello pseudosifone situato a circa -1130 metri. Un lavoro impegnativo che dovrebbe semplificare notevolmente il passaggio degli speleologi nelle future punte, eliminando la necessità di svuotare il tratto mediante tubazioni.

Un video realizzato da Alex Rinaldi mostra il prima e il dopo dell’intervento sullo pseudo-sifone:

Durante la permanenza al fondo si è inoltre lavorato alla riorganizzazione del campo di -1150 metri. L’idea per il futuro è quella di trasferirlo più avanti, nelle Gallerie Grazie Giovanni, avvicinando ulteriormente il punto d’appoggio alle zone esplorative più profonde della cavità.

Un secondo filmato documenta i tre giorni trascorsi nelle profondità di W le Donne:

Un plauso ad Alex Rinaldi, instancabile narratore delle avventure di InGrigna!, che continua a condividere immagini e racconti dalle profondità della Grigna, permettendo a tutti noi di seguirne le esplorazioni.

Alla punta hanno partecipato Gianluca Perucchini (CAI Lovere – Progetto Sebino), Riccardo Temponi (Progetto Sebino), Rossella Giannuzzi (C.A.R.S.), Maurizio “Jack” Rizzotto (Martel Genova) e Floriano Martinaglia (Svizzera – CAI Umbria).

Ma forse la notizia più bella riguarda proprio il futuro.

Per i sorridenti Riccardo Temponi, uno dei pischelli di Bueno Fonteno, e Rossella Giannuzzi, questa è stata la prima esperienza oltre la quota di -1150 metri. Un traguardo importante che richiede preparazione, determinazione e resistenza, in una grotta che è uno dei terreni di gioco più impegnativi della speleologia, non solo lombarda.

Vedere nuove generazioni affacciarsi alle profondità di W le Donne è un segnale incoraggiante per tutto il Progetto InGrigna!: le esplorazioni continuano, i passaggi vengono migliorati, i campi avanzano sempre più nel cuore della montagna, e nuovi speleologi raccolgono il testimone.

La Grigna continua a chiamare, e InGrigna! continua a rispondere: si prepara la strada per le esplorazioni di domani.

MAGICA GRIGNA!

A proposito di Grigna… è sempre più vicino il Campo InGrigna! 2026, in programma dall’8 al 22 agosto.

Come abbiamo già raccontato su Scintilena (https://www.scintilena.com/campo-ingrigna-2026-stiamo-arrivando/03/24/), saranno numerose le cavità coinvolte nelle attività di quest’anno: dall’Abisso Pozzo nel Dito all’Abisso delle Spade, dall’Abisso Buzio alla Trentinaglia, solo per citarne alcune. Un patrimonio ipogeo straordinario che continua a offrire nuove opportunità di studio ed esplorazione. Tra gli obiettivi più attesi, resta sempre un ulteriore il ritorno al fondo di W le Donne (-1313 m). E dopo il lavoro svolto in questi giorni sul campo di -1150 metri, nelle Gallerie Grazie Giovanni e lungo il ramo del Cobra, possiamo dire che il cammino verso il fondo è già un po’ più agevole.

Data la chiusura del vicino Rifugio Bogani, gli organizzatori invitano tutti gli interessati a segnalare la propria partecipazione il prima possibile, così da permettere un’efficace pianificazione. Per partecipare al campo, è richiesto un contributo di 10 €/giorno per coprire l’acquisto di acqua in bottiglia e di viveri base (pasta, sughi e cibo in scatola), materiale di uso comune (corde, moschettoni, fix etc.) e il trasporto con elicottero. Si raccomanda di procurarsi in autonomia il necessario per pranzi al sacco e colazione.

Chi è interessato a partecipare deve compilare l’apposito modulo Google, così da prendere visione del regolamento del campo e consentire agli organizzatori di pianificare al meglio la presenza dei partecipanti:

https://forms.gle/JaYedLq7Ey2h77FC9

Il conto alla rovescia è iniziato (date un’occhiata al regolamento, però, prima di compilare!)

Per informazioni: scrivere ad andrea.maconi@fastwebnet.it o alexrinaldi4@tiscali.it

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GIS, droni e catasto: a Treviso un corso nazionale per la speleologia del futuro

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Dal 16 al 18 ottobre 2026 il Gruppo Grotte Treviso organizza un corso avanzato dedicato all’utilizzo dei sistemi informativi territoriali applicati alla speleologia e al torrentismo

La speleologia sta vivendo una fase di profonda evoluzione tecnologica. Accanto alle tradizionali attività esplorative e di rilievo, trovano sempre maggiore spazio strumenti digitali capaci di integrare dati territoriali, fotogrammetria, modelli tridimensionali e gestione cartografica. È in questo contesto che nasce il Corso Nazionale GIS Avanzato per Speleologi e Torrentisti, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026 presso il Parco dello Storga di Treviso.

L’iniziativa è organizzata dal Gruppo Grotte Treviso in collaborazione con l’Associazione XXX Ottobre CAI di Trieste, con il patrocinio della Federazione Speleologica Veneta. Il corso è valido come aggiornamento per titolati e qualificati del Servizio Nazionale Speleologico e Torrentistico del CAI ed è inoltre omologato dalla Scuola Nazionale di Speleologia della Società Speleologica Italiana.

L’obiettivo è fornire ai partecipanti competenze avanzate nell’utilizzo di software open source per i sistemi informativi territoriali, con particolare riferimento a QGIS e QField. Le applicazioni affrontate saranno strettamente legate alle esigenze della speleologia moderna: localizzazione dei rilievi di cavità in ambiente 2D e 3D, utilizzo della fotogrammetria da drone, gestione di nuvole di punti, analisi territoriali, georeferenziazione e integrazione con i catasti speleologici regionali.

Il programma prevede tre lezioni preliminari online dedicate ai fondamenti della cartografia digitale, ai sistemi di riferimento geografici, alle funzionalità di QGIS e all’utilizzo di QField per la raccolta dati sul terreno. Il weekend in presenza consentirà invece di approfondire aspetti più specialistici, tra cui l’impiego dei servizi cartografici regionali, l’analisi dei modelli digitali del terreno per l’individuazione di doline e forme carsiche, la gestione delle mesh tridimensionali e l’utilizzo operativo dei droni per la fotogrammetria applicata alla ricerca speleologica.

Tra i docenti figurano Alberto Riva dell’Università di Ferrara, Livio Franz dell’Università dell’Insubria, Donato Pupillo della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e Anna Maria Dalla Valle, direttrice del corso per il CAI, affiancati da Oscar Carniato per la Società Speleologica Italiana.

Particolarmente interessante è l’attenzione posta all’applicazione concreta delle tecnologie GIS nelle diverse realtà carsiche di provenienza dei partecipanti. Il corso non si propone infatti come semplice formazione informatica, ma come occasione di confronto tra speleologi, tecnici e ricercatori impegnati nella gestione e nell’analisi dei dati territoriali legati all’esplorazione e alla documentazione del mondo sotterraneo.

L’appuntamento di Treviso farà comprendere come gli strumenti digitali stiano trasformando il modo di esplorare, documentare e studiare il territorio carsico, creando un ponte sempre più stretto tra tradizione speleologica e innovazione tecnologica.

Il corso si svolgerà presso il Parco dello Storga di Treviso, sede del Gruppo Grotte Treviso, dal 16 al 18 ottobre 2026, preceduto da tre lezioni online preparatorie previste il 28 e 30 settembre e il 5 ottobre.

La quota di partecipazione è fissata in 180 euro e comprende vitto, alloggio e materiale didattico.

Le iscrizioni sono aperte ai soci CAI e SSI in regola con il tesseramento 2026.

I posti disponibili sono limitati e l’organizzazione invita gli interessati a provvedere tempestivamente all’iscrizione.

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91 anni di entusiasmo: Marisa Siccardi, speleologa, infermiera, ambientalista e voce instancabile della prevenzione

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Marisa Siccardi rilancia l’appello per il progetto di Tullio Bernabei: un robot per salvare i bambini che cadono nei pozzi artesiani, una tragedia che nel mondo continua a ripetersi

Alcune persone attraversano la vita lasciando tracce profonde in mondi apparentemente lontani.

Alcune persone attraversano la vita lasciando tracce profonde in mondi apparentemente lontani. Marisa Siccardi è una di queste. Infermiera di neuroscienze, speleologa, ambientalista e da anni attiva in FinalMenteSpeleo, continua a mettere in relazione esperienze, competenze e sensibilità maturate in una lunga vita dedicata alla conoscenza, alla prevenzione e all’impegno civile.

Nell’anno del suo novantunesimo compleanno, Marisa mantiene intatta quella curiosità che l’ha accompagnata per tutta la vita: la curiosità della professionista della salute, attenta alla prevenzione e alla cura delle persone, e quella della speleologa che ha sempre visto nell’esplorazione non soltanto una sfida personale, ma anche uno strumento di conoscenza e responsabilità civile.

Lo dimostra il contributo che ha recentemente realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario dell’ANIN, l’Associazione Nazionale Infermieri di Neuroscienze. In quel testo, partendo dal rapporto tra neuroscienze e speleologia, ha voluto richiamare l’attenzione su un tema poco conosciuto ma di enorme rilevanza umanitaria: il dramma dei bambini che continuano a perdere la vita precipitando nei pozzi artesiani.

Una tragedia che in Italia richiama immediatamente alla memoria la vicenda di Alfredino Rampi a Vermicino, ma che ancora oggi si ripete in molte parti del mondo, soprattutto nelle aree più povere e colpite dalla crescente scarsità d’acqua. Con l’aumento dei pozzi scavati per raggiungere le falde profonde, aumenta infatti anche il rischio di incidenti che troppo spesso si concludono in modo drammatico.

Per questo Marisa ha scelto di dare spazio e voce all’impegno di Tullio Bernabei, speleologo, esploratore e protagonista dei tentativi di soccorso a Vermicino nel giugno del 1981. Da oltre quarant’anni Bernabei lavora affinché quella tragedia possa almeno lasciare in eredità una soluzione concreta per il futuro: la realizzazione di un minirobot capace di scendere nei pozzi più stretti, raggiungere il bambino intrappolato, monitorarne le condizioni, metterlo in sicurezza e, quando possibile, procedere al recupero.

Un progetto che ha già coinvolto ricercatori, università e istituzioni, ma che necessita ancora di sostegno, risorse e attenzione pubblica per trasformarsi in uno strumento realmente disponibile per i soccorritori.

È significativo che a rilanciare questo appello sia proprio Marisa Siccardi. Da sempre impegnata nel mondo infermieristico e in quello speleologico, ha costruito il proprio percorso attorno a valori come prevenzione, sicurezza, solidarietà e tutela della vita. Valori che emergono ancora oggi nelle sue riflessioni e nelle iniziative che continua a promuovere.

Novantuno anni per Marisa sono un’occasione per continuare a guardare avanti, senza scordare il passato.

Con lo stesso entusiasmo che l’ha accompagnata nelle corsie ospedaliere, nei congressi scientifici, nelle attività associative e nelle esplorazioni sotterranee.

Con piacere pubblichiamo quindi il contributo realizzato da Marisa, nel 2025, in occasione del 50° anniversario dell’ANIN: è ampio, dedicato ai rapporti tra neuroscienze e speleologia, e culmina nell’intervista a Tullio Bernabei a Borgio Subterranea sul progetto di un robot per il soccorso dei bambini caduti nei pozzi artesiani. E’ ricco di esperienza professionale, sensibilità umana e cultura speleologica in un messaggio semplice ma importante: la conoscenza e la ricerca possono ancora salvare delle vite.

https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2026/06/ANIN-Copia-modificata-Copia.pdf

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