Zobrazenie na čítanie

Grotta Romanelli oltre il Paleolitico: le nuove date raccontano il riuso medievale di Castro

Condividi

Grotta Romanelli torna al centro della ricerca archeologica con le datazioni di tre sepolture medievali e con una stratigrafia che riporta le più antiche frequentazioni al Pleistocene medio. Martedì 22 settembre, a Castro, un incontro dedicato agli studi in corso.

Incontro su Grotta Romanelli a Castro

Martedì 22 settembre 2026, alle ore 18, il Castello Aragonese di Castro, in provincia di Lecce, ospiterà l’incontro “Grotta Romanelli. Tra storia e ricerca”. L’appuntamento è annunciato come un momento di aggiornamento sulle campagne di studio e sulla valorizzazione storico-archeologica della celebre cavità salentina.

Interverranno Luigi Coluccia, sindaco di Castro, Francesco D’Andria, direttore del Museo Archeologico di Castro, Rino Bianco, già funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per Brindisi, Lecce e Taranto, e Raffaele Sardella, dell’Università Sapienza di Roma e coordinatore delle ricerche contemporanee nel sito.

Data, orario, sede e relatori sono riportati nell’annuncio. Al momento della pubblicazione non è stata rintracciata una pagina istituzionale autonoma che confermi tutti i dettagli organizzativi. Per accesso, eventuale prenotazione e programma definitivo è quindi opportuno verificare direttamente con gli organizzatori.

Grotta Romanelli e le sepolture medievali

La notizia scientifica più recente riguarda tre resti umani rinvenuti nella cavità all’inizio del Novecento. Per lungo tempo erano stati associati al quadro preistorico del sito sulla base del contesto di recupero storico. Uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Anthropological Sciences ha eseguito per la prima volta datazioni dirette al radiocarbonio AMS su un adulto e due bambini.

Il risultato modifica in modo netto l’interpretazione. L’adulto è datato, con intervalli calibrati al 95,4%, tra il 1302 e il 1369 oppure tra il 1379 e il 1411 d.C. I due bambini sono collocati rispettivamente fra il 1423 e il 1455 e fra il 1435 e il 1489 d.C. Si tratta quindi di sepolture medievali, riferibili a fasi di riuso finora non riconosciute di Grotta Romanelli.

I resti erano stati recuperati tra il 1900 e il 1904 e sono conservati presso il Museo di Antropologia del Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università di Napoli Federico II. Le analisi mostrano quanto le collezioni storiche possano ancora produrre dati nuovi, se rilette con metodi aggiornati e documentazione archeologica più rigorosa.

Le date coincidono, in senso ampio, con secoli segnati anche da epidemie nel Mezzogiorno. Questo elemento non dimostra però un collegamento tra le deposizioni e specifici eventi epidemici. Le cause della morte, le modalità della sepoltura e il motivo del riuso della cavità restano quesiti aperti. Per chiarirli saranno necessarie ulteriori indagini bioantropologiche, paleopatologiche e storiche.

Stratigrafia e Paleolitico di Grotta Romanelli

Grotta Romanelli si apre nelle calcareniti cretacee della falesia costiera presso Castro. È nota da oltre un secolo come riferimento per l’archeologia, la paleontologia e la geomorfologia del Quaternario nel Mediterraneo. Il deposito ha restituito industrie litiche, resti faunistici, tracce di combustione, arte parietale, arte mobiliare e indicatori delle variazioni del livello marino.

Un passaggio decisivo è arrivato con la revisione cronostratigrafica pubblicata nel 2022 su Scientific Reports. Il lavoro ha integrato rilevamenti geomorfologici, analisi sedimentologiche e micromorfologiche, lettura delle successioni interne ed esterne e datazioni uranio-torio su speleotemi. La ricerca ha riesaminato circa sei metri di sequenza ancora conservata nella cavità.

Il quadro proposto supera l’attribuzione tradizionale dell’avvio del riempimento all’ultimo interglaciale, il MIS 5e. Le più antiche frequentazioni umane e faunistiche di Grotta Romanelli vengono invece collocate fra MIS 9 e MIS 7, nel Pleistocene medio. Lo studio indica anche che il mare raggiunse la grotta durante questa fase più antica e che le tacche di battente interne non devono essere riferite automaticamente al MIS 5e.

Questa revisione influisce sulla lettura delle industrie e dei focolari segnalati negli scavi storici. Gli autori considerano possibile che il focolare più basso, posto sui depositi marini inferiori, rappresenti una delle più antiche testimonianze di uso del fuoco nella penisola italiana. È un’ipotesi fondata sulla nuova cornice cronologica del deposito e richiede una lettura prudente, dato che le strutture furono scavate in passato.

Arte paleolitica nella Grotta Romanelli

Le indagini recenti hanno ampliato anche il dossier sull’arte della cavità. Un articolo pubblicato nel 2021 sulla rivista Antiquity ha documentato 31 nuove unità grafiche sulle pareti di Grotta Romanelli. Il lavoro ha riconosciuto figure animali, motivi geometrici e segni lineari, rilevando sovrapposizioni e l’impiego di più tecniche di incisione.

La presenza di pannelli con caratteristiche diverse indica più fasi di attività grafica. Il progetto avviato dal 2016 ha permesso di registrare sistematicamente superfici prima poco note e di confrontare le incisioni con i depositi vicini, con le tecniche adottate e con altre tradizioni dell’arte paleolitica europea.

Anche l’arte mobiliare è oggetto di revisione. Le pietre decorate e le collezioni formate durante gli scavi del primo Novecento richiedono il confronto tra vecchie attribuzioni stratigrafiche, archivi, reperti e analisi attuali. In questa prospettiva, Grotta Romanelli non è soltanto un insieme di materiali già conosciuti: è un archivio complesso, nel quale depositi, oggetti e dati di scavo possono essere nuovamente interrogati.

Ricerca, tutela e nuove domande

Il programma di ricerca attivo dal 2015 e finanziato dal 2016 dal progetto Grandi Scavi della Sapienza riunisce archeologia, geologia, geoarcheologia, geomorfologia, paleontologia, geocronologia e bioantropologia. Alle indagini hanno contribuito, fra gli altri, Sapienza Università di Roma, CNR, Università di Torino, Università di Milano, Università Federico II di Napoli e CEDAD dell’Università del Salento.

L’incontro di Castro può quindi offrire un punto sul rapporto fra ricerca e tutela. La conservazione delle pareti incise, dei depositi residui e della falesia costiera richiede attenzione costante. La restituzione pubblica dei risultati deve procedere insieme alla protezione di un contesto archeologico vulnerabile.

Le sepolture medievali aggiungono una fase inattesa alla lunga storia di Grotta Romanelli. La revisione del Pleistocene medio ne estende invece all’indietro la cronologia. Due risultati diversi convergono nella stessa indicazione: la lettura del sito non può più separare l’archeologia preistorica dalla storia successiva della cavità, dalle collezioni museali e dai processi naturali che hanno costruito e modificato il deposito.

Fonti

Dossier di ricerca — Grotta Romanelli: tra storia e ricerca

Oggetto: incontro annunciato per martedì 22 settembre 2026, ore 18:00, Castello Aragonese di Castro (LE)

Sintesi editoriale

L’incontro si colloca in un momento particolarmente significativo per Grotta Romanelli. La novità scientifica immediatamente più pertinente è lo studio del 2026 che ha datato direttamente tre resti umani storicamente attribuiti alla preistoria: si tratta invece di sepolture medievali, comprese fra il XIV e il XV secolo. Il risultato amplia in modo sostanziale la biografia del sito: Grotta Romanelli non è soltanto un archivio del Paleolitico mediterraneo, ma una cavità riutilizzata in epoche molto più tarde.

Questo esito si innesta su una revisione stratigrafica già decisiva, pubblicata nel 2022: le nuove datazioni U/Th e lo studio sedimentologico hanno retrodatato le prime frequentazioni umane a un intervallo compreso fra MIS 9 e MIS 7, quindi nel Pleistocene medio, molto prima dell’attribuzione tradizionale all’ultimo interglaciale. La grotta conserva inoltre arte parietale e mobiliare, industrie litiche, fauna e tracce di fuoco; le ricerche recenti hanno identificato 31 nuove unità grafiche sulle pareti e hanno riesaminato l’arte mobiliare.

Avvertenza sulla verifica dell’evento

Il testo dell’annuncio indica chiaramente data, ora, sede e relatori. Nelle fonti web indicizzate consultate non è emersa però una pagina istituzionale autonoma del Comune/Museo che confermi tutti i dettagli logistici dell’appuntamento. Nel comunicare l’evento è quindi opportuno citare tali dati come provenienti dall’annuncio ricevuto e richiedere, se necessario, conferma diretta agli organizzatori su accesso, eventuale prenotazione e programma definitivo.

Scheda dell’incontro

Campo Dato Titolo Grotta Romanelli. Tra storia e ricerca Data e ora Martedì 22 settembre 2026, ore 18:00 Luogo Castello Aragonese, Castro (Lecce) Tema Presentazione delle risultanze della campagna di studio a Grotta Romanelli e valorizzazione storico-archeologica del sito Interventi annunciati Luigi Coluccia, sindaco di Castro; Francesco D’Andria, direttore del Museo Archeologico di Castro; Rino Bianco, già funzionario SABAP per Brindisi, Lecce e Taranto; Raffaele Sardella, Sapienza Università di Roma

Perché Grotta Romanelli è un sito chiave

Grotta Romanelli si apre nelle falesie calcaree cretacee della costa sud-orientale pugliese, nei pressi di Castro. La sua posizione costiera e il riempimento sedimentario la rendono insieme un archivio archeologico, paleontologico, geomorfologico e paleoambientale.

  • È uno dei riferimenti storici per lo studio del Paleolitico italiano e mediterraneo.
  • Conserva industrie litiche, resti faunistici, tracce di combustione, arte parietale e arte mobiliare.
  • Le cavità e la falesia circostante conservano indicatori relativi alle oscillazioni del livello marino nel Pleistocene.
  • Il sito è particolarmente importante anche dal punto di vista della storia della ricerca: le indagini del primo Novecento produssero collezioni oggi custodite in più istituzioni, che le tecniche analitiche moderne possono nuovamente interrogare.

Cronologia essenziale della ricerca

Periodo Evento e significato 1874 Prima scoperta della grotta. 1900–1904 Esplorazioni e recupero di reperti, compresi i resti umani poi conservati a Napoli. Dal 1914 Scavi di Gian Alberto Blanc: fondamentale sistematizzazione stratigrafica, paleontologica e archeologica del deposito. 2015–2016 Ripresa delle ricerche multidisciplinari coordinate da Raffaele Sardella/Sapienza, dopo decenni di inattività sul campo. 2017–2021 Apertura di sezioni stratigrafiche, campionamenti sedimentologici, micromorfologici e geocronologici U/Th. 2021 Pubblicazione delle nuove incisioni parietali: 31 unità grafiche riconosciute. 2022 Revisione cronostratigrafica: le evidenze più antiche di frequentazione vengono collocate fra MIS 9 e MIS 7. 2026 Datazione AMS diretta di tre individui: sepolture medievali, non preistoriche.

Risultanze scientifiche da mettere al centro

1. Una sequenza più antica del previsto

Lo studio pubblicato in Scientific Reports nel 2022 ha combinato geomorfologia costiera, litostratigrafia, morfostratigrafia, micromorfologia e datazioni uranio-torio su speleotemi. La conseguenza principale è il superamento dell’idea che l’avvio del riempimento della grotta coincidesse con l’ultimo interglaciale (MIS 5e).

Le datazioni disponibili sui depositi più bassi e sulle concrezioni indicano un quadro più antico. Gli autori propongono che le più antiche frequentazioni umane e faunistiche ricadano fra MIS 9 e MIS 7, in un arco del Pleistocene medio. Fra gli aspetti di maggiore rilievo vi sono:

  • un record di ingressioni marine e oscillazioni del livello relativo del mare conservato nella grotta e lungo la falesia;
  • l’attribuzione delle tacche di battente interne a una fase più antica di quanto ritenuto in passato;
  • la possibilità che un focolare sui depositi marini inferiori rappresenti una delle testimonianze più antiche dell’uso del fuoco nella penisola italiana;
  • una nuova cornice per industrie litiche, grandi mammiferi e dinamiche paleoambientali.

2. Le sepolture medievali: la novità del 2026

L’articolo di Sardella e collaboratori, pubblicato nel 2026 sul Journal of Anthropological Sciences, ha datato con AMS il radiocarbonio i tre individui meglio conservati, uno adulto e due bambini, scavati fra il 1900 e il 1904. In precedenza erano stati riferiti alla preistoria sulla base del contesto stratigrafico, ma non erano mai stati sottoposti a datazione diretta.

I risultati al 95,4% di probabilità sono: Individuo Intervallo calibrato Adulto 1302–1369 e 1379–1411 d.C. Bambino 1 1423–1455 d.C. Bambino 2 1435–1489 d.C.

Il dato dimostra fasi di riuso medievale finora non riconosciute. È una correzione importante, non una semplice aggiunta alla cronologia: obbliga a distinguere con precisione tra reperti paleolitici, deposizioni successive e vicende di formazione/alterazione dell’archivio archeologico. Gli autori osservano che le date si sovrappongono a fasi di ricorrenti epidemie nell’Italia meridionale, ma sottolineano esplicitamente che un nesso causale con mortalità epidemica richiede ulteriori verifiche bioantropologiche e storiche.

3. Arte parietale e mobiliare

Il lavoro pubblicato su Antiquity nel 2021 ha documentato 31 nuove unità grafiche sulle pareti. Le figure includono motivi zoomorfi, geometrici e lineari; la sovrapposizione di segni e l’impiego di almeno quattro tecniche d’incisione indicano più fasi di attività grafica e una conoscenza tecnica adattata a superfici di diversa durezza.

La ricerca sull’arte mobiliare è proseguita nel progetto Dec.O. (Decorated Objects of Romanelli Cave). Una revisione recente di nove pietre con motivi figurativi riconosce 16 figure e colloca l’insieme esaminato, attraverso il riesame di stratigrafia e collezioni, fra circa 13.400 e 10.400 anni fa, nella fase finale dell’Epigravettiano. Il repertorio comprende pesci, bovini, equidi/asini selvatici, cervi, cinghiali, un canide, un animale indeterminato e un leone delle caverne.

Metodo e rete della ricerca

Il valore del progetto deriva dall’integrazione di discipline e istituzioni, non da una singola tecnica:

  • Archeologia e geoarcheologia: lettura delle sequenze, contesti di rinvenimento, tecnologie litiche e processi di formazione dei depositi.
  • Geologia, geomorfologia e sedimentologia: ricostruzione dei depositi interni ed esterni alla cavità, dell’evoluzione della falesia e dei paleoambienti.
  • Geocronologia: U/Th su speleotemi e radiocarbonio AMS su reperti e campioni organici.
  • Paleontologia e paleoecologia: revisione delle faune e loro implicazioni biocronologiche e climatiche.
  • Archeometria dell’arte: analisi di superfici, tecniche d’incisione, repertori e cronologia dell’arte parietale e mobiliare.
  • Bioantropologia: riesame dei resti umani storici e interpretazione prudente delle pratiche funerarie e delle condizioni di vita.

La ripresa delle attività è finanziata dal 2016 dal programma Grandi Scavi della Sapienza. Nelle ricerche sono coinvolti, tra gli altri, Sapienza, CNR, Università di Torino, Università degli Studi di Milano, Università Federico II di Napoli e CEDAD dell’Università del Salento.

Profili dei relatori e chiavi di lettura

  • Luigi Coluccia può collocare la ricerca nella prospettiva civica e territoriale: tutela, identità di Castro, rapporto tra sito, museo e comunità.
  • Francesco D’Andria può affrontare il versante museale, storico-archeologico e della restituzione al pubblico dei risultati della ricerca.
  • Rino Bianco, per la sua esperienza nella tutela statale del patrimonio archeologico, può inquadrare autorizzazioni, conservazione, responsabilità istituzionali e rapporto tra ricerca e protezione.
  • Raffaele Sardella è il riferimento scientifico più direttamente legato alle indagini contemporanee: coordina le ricerche a Grotta Romanelli dal 2015 e figura tra gli autori degli studi recenti sulla stratigrafia e sulle sepolture medievali.

Domande utili per dibattito o intervista

  1. Quali risultati della più recente campagna di studio sono già consolidati e quali restano ipotesi da verificare?
  2. Le sepolture medievali modificano anche la lettura dei vecchi taccuini di scavo, delle planimetrie e delle collezioni museali?
  3. Quali analisi bioantropologiche restano da compiere sui tre individui e quali quesiti potranno realisticamente risolvere?
  4. Esistono elementi concreti per ricostruire le modalità di deposizione e il motivo del riuso medievale della cavità?
  5. Quali settori della grotta sono ancora poco o per nulla investigati e con quali priorità?
  6. Quali misure di conservazione sono necessarie per proteggere pareti incise, depositi residui e contesto costiero?
  7. In che modo saranno resi accessibili al pubblico i dati senza aumentare la vulnerabilità di un sito archeologico delicato?
  8. Come si concilia la valorizzazione del sito con la necessità di mantenere controllato l’accesso alla cavità?

Angolatura per un articolo

Titolo possibile:
Grotta Romanelli oltre il Paleolitico: le nuove date rivelano tre sepolture medievali a Castro

Attacco possibile:

A Grotta Romanelli la ricerca non aggiunge soltanto reperti a una storia già nota: ne corregge la cronologia e ne estende l’orizzonte. Le datazioni al radiocarbonio di tre scheletri recuperati oltre un secolo fa dimostrano che la celebre cavità di Castro fu riutilizzata nel Medioevo, fra Trecento e Quattrocento, mentre le indagini stratigrafiche degli ultimi anni hanno già retrodatato le più antiche frequentazioni umane al Pleistocene medio. L’incontro al Castello Aragonese offre l’occasione per fare il punto su un sito che continua a trasformare le domande degli studiosi.

Punti di cautela redazionale:

  • Non descrivere le sepolture medievali come prova di peste: la sovrapposizione cronologica con epidemie è un’ipotesi di contesto, non una dimostrazione causale.
  • Non attribuire tutti i resti umani della grotta a un’unica fase o cultura.
  • Distinguere tra il dato diretto (datazioni AMS degli individui) e interpretazioni più ampie sul riuso della cavità.
  • Evitare la formula generica “scoperta di una nuova grotta”: è una revisione analitica di un sito noto e di collezioni storiche.

Bibliografia e fonti essenziali

  1. Pieruccini, P. et al. (2022), “Stratigraphic reassessment of Grotta Romanelli sheds light on Middle-Late Pleistocene palaeoenvironments and human settling in the Mediterranean”, Scientific Reports, 12, 13530. DOI: 10.1038/s41598-022-16906-9. URL: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9358667/
  2. Sardella, R. et al. (2026), “Direct radiocarbon dating reveals medieval reuse at the prehistoric site of Grotta Romanelli (Castro, Apulia, Italy)”, Journal of Anthropological Sciences, 104, 1–13. DOI: 10.4436/JASS.10405. Scheda bibliografica e abstract: https://expertise.unimi.it/resource/item/1633644?language=en-US
  3. Sapienza Università di Roma (14 settembre 2026), “The Grotta Romanelli mystery: three bodies and a millennia-long enigma”. URL: https://www.uniroma1.it/en/notizia/grotta-romanelli-mystery-three-bodies-and-millennia-long-enigma
  4. Sigari, D. et al. (2021), “Birds and bovids: new parietal engravings at the Romanelli Cave, Apulia”, Antiquity, 95, 1387–1404. DOI: 10.15184/aqy.2021.128. URL: https://www.cambridge.org/core/journals/antiquity/article/birds-and-bovids-new-parietal-engravings-at-the-romanelli-cave-apulia/5CCCB947B1E6C9D69D1F9208064603EF
  5. Sigari, D. et al. (2026), “The figurative motifs in the portable art of Grotta Romanelli (southern Italy) within the late Pleistocene art tradition of southwestern Europe”, Journal of Archaeological Science: Reports, 71, 105630. DOI: 10.1016/j.jasrep.2026.105630.

Glossario rapido

  • AMS (Accelerator Mass Spectrometry): tecnica di spettrometria di massa con acceleratore impiegata, tra l’altro, per datazioni radiocarboniche molto sensibili.
  • Datazione U/Th: metodo basato sul disequilibrio tra uranio e torio, utile per datare concrezioni carbonatiche come stalagmiti e flowstone.
  • MIS (Marine Isotope Stage): suddivisione delle oscillazioni climatiche del Quaternario ricavata soprattutto da record isotopici marini; numeri diversi indicano fasi glaciali/interglaciali.
  • Arte mobiliare: oggetti decorati trasportabili, a differenza dell’arte realizzata direttamente sulle pareti.
  • Epigravettiano: complesso culturale del Paleolitico superiore finale diffuso in Italia e in altre aree dell’Europa meridionale.
  • Cronostratigrafia: ricostruzione della successione e dell’età degli strati geologici/archeologici.

L'articolo Grotta Romanelli oltre il Paleolitico: le nuove date raccontano il riuso medievale di Castro proviene da Scintilena.

  •  

Alla scoperta dell’Acquedotto del Triglio: visita guidata nel sottosuolo tarantino con il Gruppo Speleo Statte

Condividi

Un’infrastruttura idraulica storica nel cuore delle Murge tarantine

L’Acquedotto del Triglio è una delle più imponenti opere di ingegneria idraulica antica della Puglia. Si tratta di un sistema complesso che attraversa i territori di Statte, Crispiano e Taranto, nella provincia ionica. L’opera combina gallerie artificiali scavate nella roccia, sorgenti naturali, pozzi verticali e un tratto monumentale in elevato caratterizzato da una successione di arcate.

Il Gruppo Speleo Statte organizza iniziative di visita guidata in un tratto ipogeo di questo acquedotto, offrendo ai partecipanti l’opportunitಳ di osservare da vicino un’infrastruttura normalmente invisibile. La visita si svolge in ambiente sotterraneo, con accesso regolamentato e accompagnamento da parte di speleologi esperti che studiano il sistema da anni.

Il sistema idraulico del Triglio: percorso, sorgenti e struttura

L’acquedotto prende il nome dalla località e dalla valle del Triglio, sul versante meridionale delle Murge tarantine. Il sistema intercetta e raccoglie acque provenienti da sorgenti situate nell’area del Monte Crispiano e le convoglia verso Taranto. Secondo la scheda del Comune di Statte, le gallerie sono alimentate da sei sorgenti, alcune attive e altre fossili, con nomi come Boccaladrona, Lazzarola, Rosamarina, Alezza, Miola e Monte Specchia.

Le acque vengono raccolte mediante raccordi e convogliate in un collettore, quindi nella galleria principale che passa sotto la collina di Montetermiti, attraversa Statte in corrispondenza della Via delle Sorgenti, raggiunge la Fontana Vecchia e prosegue verso Taranto. Il percorso è in parte sotterraneo e in parte esterno. L’ultimo tratto storico verso Taranto era caratterizzato da una successione di archi-canale.

Il sito CartApulia descrive il ponte dell’acquedotto lungo circa un chilometro, con arcate a tutto sesto larghe mediamente cinque metri e alte tra quattro e sei metri. La struttura presenta muratura a sacco, paramenti esterni in conci di tufo e crolli parziali. Le torrette in tufo visibili lungo Via delle Sorgenti non sono semplici elementi decorativi: sono pozzetti di aerazione, ispezione e manutenzione. Durante lo scavo servivano anche a organizzare il lavoro da più punti e a estrarre il materiale di risulta.

Lunghezza e datazione: cosa dicono le fonti

Esiste una differenza significativa tra le lunghezze riportate dalle diverse fonti, che va esplicitata chiaramente. Il Comune di Statte descrive l’opera come un sistema di circa otto chilometri di gallerie sotterranee. La letteratura scientifica segnala però una lunghezza complessiva del sistema fino a circa 18 km, includendo diramazioni e tratti non completamente sovrapponibili nelle diverse ricostruzioni.

La datazione dell’Acquedotto del Triglio non è univoca ed è importante distinguere tra dati documentati, ipotesi storiche e interpretazioni archeologiche. Il Comune di Statte riporta una tradizionale interpretazione secondo cui il primo tratto, dalle sorgenti fino a Statte, sarebbe stato realizzato nel 123 a.C., in relazione alla colonia Neptunia o Maritima e all’insediamento di ville suburbane. La stessa pagina comunale precisa però che questa ipotesi è stata superata da studi più recenti, orientati a interpretare l’opera come infrastruttura destinata al porto di Taranto.

Lo studio scientifico di Leucci, Parise, Sammarco e Scardozzi presenta il Triglio come acquedotto scavato in epoca romana e destinato a fornire acqua alla Tarentum antica. Gli autori ricordano comunque che sulla cronologia del canale principale permangono problemi archeologici: alcuni studiosi propongono l’etಳ romana, altri una fase bizantina.

Il tratto monumentale in elevato verso Taranto non deve essere automaticamente considerato contemporaneo alla galleria ipogea. Secondo lo studio CNR, la parte finale lunga circa tre chilometri, con oltre 200 arcate, assunse la forma monumentale nel XIV secolo. La banca dati CartApulia propone una lettura ancora più articolata: il tratto da Triglio a Statte potrebbe essere romano, mentre la parte restante sarebbe stata realizzata o modificata in epoca medievale. La scheda indica come periodo di riferimento l’Alto Medioevo (VII-X secolo), ma segnala l’incertezza dell’epoca di realizzazione.

Uso dell’acquedotto fino all’età contemporanea

Lo studio CNR segnala che l’infrastruttura rimase in uso fino al 1928, con restauri successivi, e che ancora in tempi recenti alcune parti sono utilizzate per l’irrigazione agricola. Una pubblicazione speleologica del 2007 riporta invece il 1922 come data di cessazione dell’approvvigionamento della città di Taranto. La differenza può dipendere dalla distinzione tra uso urbano potabile, uso residuo e uso agricolo.

Secondo quanto riportato dal professor Angelo Conte, l’acquedotto del Triglio fu costruito dai Romani fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. La condotta ipogea proveniente dal territorio fra Crispiano e Statte convoglia le acque provenienti da sei gravine che, a una profondità di circa 9-10 metri, danno origine a un’unica condotta idrica che si dirige verso Taranto.

Struttura tecnica e indagini geofisiche

La galleria principale è un condotto scavato nel banco roccioso. Nella zona di Boccaladrona, studiata con rilievi speleologici e geofisici, il canale presenta un’altezza variabile fra circa 1,40 e 2,00 metri e una larghezza intorno ai 70 centimetri. Il soffitto è generalmente arcuato.

I pozzi verticali hanno dimensioni indicative di circa 80 × 80 centimetri e, in alcuni settori, sono distanziati di circa 20–42 metri. Le loro funzioni erano molteplici: ventilazione del condotto, accesso per ispezioni e manutenzione, rimozione dei detriti, controllo della profondità e della pendenza durante lo scavo, organizzazione del lavoro di avanzamento della galleria.

Alcuni tratti della volta e delle pareti sono stati rinforzati con piccoli blocchi di calcare. Lo studio CNR osserva che tali rinforzi possono essere riferiti a interventi compresi fra il V e il X secolo d.C., ma la cronologia delle singole opere di consolidamento richiede cautela.

Un lavoro pubblicato su Archaeological Prospection ha integrato archeologia, topografia, georadar (GPR) e tomografia elettrica di resistività (ERT). L’obiettivo era riconoscere e mappare un tratto sotterraneo minacciato dall’espansione di una cava vicina all’area industriale ILVA. Le indagini hanno documentato quattro pozzi verticali e circa 400 metri di galleria orizzontale. Il GPR ha permesso di riconoscere riflessioni associate alla volta del condotto, mentre l’ERT ha contribuito a ricostruire la stratigrafia e a distinguere le strutture artificiali da fratture o cavità carsiche riempite di sedimento.

Il contesto geologico e idrogeologico

Il settore del Triglio si trova sul versante meridionale dell’altopiano delle Murge, in un paesaggio caratterizzato da calcari e calcari dolomitici cretacici, ricoperti localmente da calcareniti e argille plio-pleistoceniche. Le gravine costituiscono incisioni vallive di origine fluvio-carsica.

Lo studio scientifico individua due livelli principali di acqua sotterranea nell’area: una falda superficiale sospesa, prossima alla superficie e localmente sostenuta da livelli argillosi, e una falda più profonda nei calcari cretacici. La progettazione dell’acquedotto presupponeva la capacità di intercettare la falda superficiale; le diramazioni secondarie furono probabilmente realizzate per aumentare la quantità d’acqua raccolta.

Questo quadro spiega perché l’acquedotto non sia soltanto un canale di trasporto: è anche un sistema di captazione e drenaggio, costruito adattandosi alla stratigrafia e alla circolazione idrica sotterranea.

L’iniziativa del Gruppo Speleo Statte

Il Gruppo Speleo Statte studia da anni la parte meno conosciuta del Triglio e ha contribuito al rilievo e alla documentazione del tracciato ipogeo. Le attività speleologiche hanno fornito dati utili per ricostruire le fasi costruttive, le tecniche di scavo e il funzionamento dell’opera.

Le visite guidate trasformano questo patrimonio specialistico in un’esperienza di divulgazione. Il valore dell’iniziativa non è soltanto turistico: consente di mostrare come la speleologia possa contribuire alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione delle cavità artificiali.

ȳ opportuno non presentare la visita come accesso libero a tutto l’acquedotto. Il percorso visitabile dipende dal tratto scelto dagli organizzatori, dallo stato della galleria, dalla presenza d’acqua, dalle condizioni meteorologiche e dalle autorizzazioni.

Un precedente evento “Statte Segreta”, documentato da La Scintilena nel 2025, prevedeva ritrovo al Rifugio Parco del Triglio, suddivisione in gruppi, attrezzatura fornita dall’organizzazione, contributo di 10 euro, massimo 25 partecipanti e indicazione di portare ricambi e guanti. Queste informazioni sono riferite a quell’edizione e non devono essere attribuite automaticamente all’annuncio attuale.

Informazioni pratiche e sicurezza

L’annuncio propone un’escursione esclusiva nei cunicoli dell’Acquedotto ipogeo del Triglio, con turni e piccoli gruppi. L’attrezzatura tecnica viene fornita dall’organizzazione e la prenotazione è obbligatoria per telefono al numero 353 4123514.

Il testo promozionale non specifica data e orari dell’evento, luogo esatto di ritrovo, durata della visita, importo del contributo, età minima o eventuali limiti fisici, abbigliamento personale obbligatorio, accessibilitಳ per persone con difficoltà motorie, condizioni di annullamento in caso di pioggia o piena, eventuali autorizzazioni o liberatorie, tratto preciso dell’acquedotto visitato.

Questi elementi devono essere richiesti al Gruppo Speleo Statte prima di pubblicare una scheda informativa definitiva. L’ambiente ipogeo richiede prudenza anche quando l’attrezzatura è fornita dagli organizzatori. Prima della visita è consigliabile chiarire se il percorso comporta passaggi bassi, acqua o fango, se è necessario camminare in acqua e fino a quale altezza, se sono presenti pozzi, scale, corde o tratti verticali, quali sono le condizioni minime di salute e mobilità, come viene gestita un’eventuale emergenza, se la visita viene sospesa dopo piogge intense, quali indumenti e calzature deve portare il partecipante.

Durante la visita è importante seguire esclusivamente il gruppo, non toccare murature, concrezioni o reperti, non abbandonare rifiuti, non entrare nei pozzi non inclusi nel percorso e non separarsi dagli accompagnatori. In un acquedotto storico la presenza di acqua, sedimenti e strutture fragili rende dannoso ogni comportamento esplorativo non autorizzato.

Il contesto carsico aumenta inoltre la vulnerabilità alle contaminazioni: gli acquiferi carsici hanno spesso rapida circolazione e limitata capacità di filtrazione naturale. Anche per questo la tutela dell’acqua e l’assenza di sostanze estranee nell’ambiente ipogeo devono essere considerate parte integrante della sicurezza e della conservazione.

Valore culturale e divulgativo dell’Acquedotto del Triglio

Il Triglio è un esempio di patrimonio ipogeo complesso. Non è soltanto una galleria romana, né soltanto un acquedotto monumentale: è un sistema stratificato, modificato e riutilizzato in epoche diverse.

La sua lettura richiede il confronto fra fonti storiche e cartografiche, archeologia dell’architettura, speleologia delle cavitಳ artificiali, idrogeologia e geologia del carsismo, rilievi topografici e tecniche geofisiche, documentazione degli interventi di restauro e delle trasformazioni recenti.

La visita guidata può quindi essere raccontata come un’esperienza di archeologia pubblica: il pubblico entra in contatto con un’opera normalmente invisibile e comprende il rapporto fra acqua, roccia, insediamento umano e sviluppo della città di Taranto.

Fonti

  1. Comune di Statte, “L’Acquedotto del Triglio” – https://www.comune.statte.ta.it/l-acquedotto-del-triglio
  2. Leucci G., Parise M., Sammarco M., Scardozzi G., “Ancient Hydraulic Works: The Triglio Underground Aqueduct (Apulia, Southern Italy)”, Archaeological Prospection (CNR-IRPI) – https://iris.cnr.it/retrieve/db94d25a-6fbf-4574-a399-e6f6f2a7d261/prod_355134-doc_115237.pdf
  3. CartApulia, scheda “Acquedotto del Triglio” – https://www.cartapulia.it/esplora-la-carta/-/rcp/ricercaCartapulia_INSTANCE_1yi8w0oVRO9u/dettaglio/28232
  4. Made in Taranto, “Acquedotto del Triglio: l’opera di ingegneria idraulica con più di …” – https://www.madeintaranto.org/acquedotto-del-triglio/
  5. La Scintilena, “Statte Segreta: visita speleologica all’acquedotto romano ipogeo del Parco del Triglio”, 26 luglio 2025 – https://www.scintilena.com/statte-segreta-visita-speleologica-allacquedotto-romano-ipogeo-del-parco-del-triglio/07/26/
  6. Fondo Ambiente Italiano, “ACQUEDOTTO DEL TRIGLIO | I Luoghi del Cuore” – https://fondoambiente.it/luoghi/acquedotto-del-triglio?ldc
  7. Salento a Colori, “L’Acquedotto del Triglio fra Statte e Taranto” – https://www.salentoacolory.it/lacquedotto-del-triglio-fra-statte-taranto/
  8. Crispianonline, “Conosciamo la Gravina di Triglie” – https://www.crispianonline.com/wp/2018/09/conosciamo-la-gravina-di-triglie/
  9. Fame di Sud, “Acquedotto del Triglio. Un’antica opera d’ingegneria idraulica da salvare. Incontro a Taranto” – https://www.famedisud.it/acquedotto-del-triglio-unantica-opera-dingegneria-idraulica-da-salvare-incontro-a-taranto/
  10. Lab Green and Blue, “Cronache d’acqua – Giulia Parlato – Taranto sotterranea” – https://lab.greenandblue.it/2024/cronache-acqua-immagini-sud-italia-cambiamento-climatico/articolo/giulia-parlato/taranto-sotterranea/
  11. Tripadvisor, “Acquedotto del Triglio (2025)” – https://www.tripadvisor.com/Attraction_Review-g4013729-d6560801-Reviews-Acquedotto_del_Triglio-Statte_Province_of_Taranto_Puglia.html
  12. Blog Puglia, “Statte, rassegna ‘Le vie dell’acqua: lungo il Triglio’ dal 23 al 25 settembre 2026” – https://www.blog.puglia.it/le-vie-dell-acqua-lungo-il-triglio-statte-23-25-settembre-2026/

Acquedotto del Triglio

L'articolo Alla scoperta dell’Acquedotto del Triglio: visita guidata nel sottosuolo tarantino con il Gruppo Speleo Statte proviene da Scintilena.

  •  

La bellezza sotto sopra: i gessi dell’Appennino in mostra durante la Settimana del Pianeta Terra

Condividi

Escursioni e grotte nel sito UNESCO dell’Appennino settentrionale

Dal 27 settembre al 4 ottobre 2026 torna la Settimana del Pianeta Terra, festival nazionale dedicato alla divulgazione delle Geoscienze. In Emilia-Romagna il programma propone una serie di appuntamenti riuniti sotto il titolo “La bellezza Sotto Sopra”. Escursioni, visite guidate, conferenze e incontri con ricercatori accompagneranno il pubblico tra i paesaggi dell’Appennino settentrionale, con particolare attenzione al carsismo nelle evaporiti, alle grotte di gesso e al rapporto tra geologia, biodiversità e storia del territorio.

L’iniziativa interesserà i sette componenti del sito UNESCO “Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale”: Alta Valle Secchia, Bassa Collina Reggiana, Gessi di Zola Predosa, Gessi Bolognesi, Vena del Gesso Romagnola, Evaporiti di San Leo e Gessi di Onferno. Il sito è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel settembre 2023. Secondo UNESCO, comprende oltre 900 grotte e circa 100 chilometri di cavità, insieme a sorgenti evaporitiche, minerali, speleotemi e testimonianze paleontologiche.

Carsismo nelle evaporiti e ricerca speleologica

Il carsismo nelle evaporiti si sviluppa in rocce come gesso e anidrite, solubili in acqua. La circolazione idrica può creare doline, valli cieche, inghiottitoi, risorgenti e sistemi sotterranei. Le grotte costituiscono quindi una parte visibile solo in superficie di un sistema più ampio, nel quale acqua, roccia e clima interagiscono nel tempo.

La speleologia contribuisce a documentare questi ambienti attraverso esplorazione, rilievo, studio geologico e monitoraggio biologico. Il materiale didattico allegato ricorda che la speleologia è la scienza delle grotte e comprende le attività volontarie svolte dall’uomo nell’ambiente ipogeo. La ricerca speleologica permette di collegare la morfologia delle cavità ai processi geologici e di fornire dati utili alla tutela.

La manifestazione propone proprio questo collegamento tra conoscenza e conservazione. Le attività non saranno limitate alla visita dei paesaggi esterni. In diversi appuntamenti il pubblico potrà conoscere anche gli ambienti sotterranei, le acque carsiche, la biodiversità e le tracce dell’uso umano delle evaporiti.

Gessi Bolognesi: dalla Spipola alla ricerca

Il primo appuntamento indicato nel programma si terrà domenica 27 settembre alle 15 nel Parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, a San Lazzaro di Savena. L’escursione porterà all’altopiano di Miserano e alla zona della Spipola.

A seguire è previsto un incontro pubblico dedicato al ruolo della ricerca speleologica. Saranno affrontati i temi della conoscenza del sito, dei progetti di tutela e delle attività di studio. L’appuntamento offrirà una lettura integrata del paesaggio, dalle forme carsiche superficiali alle cavità che si sviluppano nel sottosuolo.

Onferno e la vita nelle grotte

Venerdì 2 ottobre alle 15 la Riserva Naturale di Onferno ospiterà una visita guidata in grotta e una conferenza sulla geobiologia. L’incontro sarà dedicato agli organismi ipogei e alle relazioni che si sviluppano negli ambienti sotterranei.

La grotta di Onferno ospita una delle più importanti colonie regionali di pipistrelli. La Regione Emilia-Romagna segnala la presenza di oltre 8.000 individui appartenenti a sette specie, tra cui il miniottero, considerato in pericolo a livello europeo. La visita sarà svolta con abbigliamento adeguato e calzature con suola tassellata. Caschetto e lampada saranno forniti ai partecipanti. Per la visita è prevista una capienza massima di 20 persone e l’iscrizione preventiva è consigliata.

San Leo, cave romane e Vena del Gesso

Sempre venerdì 2 ottobre, alle 20.30, la Fortezza Rinascimentale di San Leo ospiterà una conferenza sul valore storico del parco e sul progetto multidisciplinare dedicato allo studio del Monte San Leo.

Sabato 3 ottobre alle 9, a Borzano di Albinea, la Bassa Collina Reggiana sarà al centro di una conferenza e di un’escursione. Il percorso raggiungerà una cava romana nei pressi del Castello di Borzano e proseguirà verso la Tana della Mussina. L’iniziativa approfondirà le grotte romane, l’uso del lapis specularis e le particolarità del sito UNESCO.

Nella stessa giornata, alle 9, a Zola Predosa è prevista una conferenza con escursione sul Sentiero dei Gessi. Il programma affronterà l’origine geologica dei gessi bolognesi, il loro utilizzo nel corso dei secoli e il rapporto tra le comunità locali e il paesaggio carsico.

Alle 14, il Museo del Gesso di Brisighella proporrà una conferenza e una visita guidata sulla Vena del Gesso Romagnola. Geologia, biodiversità e risorse del territorio saranno collegati in un percorso dedicato alla storia naturale e culturale dell’area.

Gessi Triassici e cambiamenti climatici

Domenica 4 ottobre alle 9.30 il progetto “Raccontare i Gessi” proporrà a Sologno l’escursione “La bellezza sotto sopra: i Gessi Triassici raccontano”. Il percorso sarà dedicato ai paesaggi carsici e ai cambiamenti climatici che hanno segnato l’evoluzione del paesaggio.

I Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia risalgono a circa 220 milioni di anni fa. L’area comprende affioramenti di gessi, anidriti, dolomie e calcari cavernosi. Il sito ospita inoltre oltre 550 specie floristiche e 21 habitat di interesse comunitario. L’escursione permetterà di osservare il rapporto tra litologia, forme del rilievo, acque superficiali e ambienti sotterranei.

Informazioni e partecipazione

Il calendario regionale si inserisce nella XIV edizione della Settimana del Pianeta Terra, che coinvolgerà numerose località italiane. Il programma ufficiale comprende anche altri geoeventi in Emilia-Romagna, tra cui iniziative dedicate alle acque carsiche e ai gessaroli.

Date, modalità di partecipazione, eventuali prenotazioni e aggiornamenti sono disponibili sui siti ufficiali della Settimana del Pianeta Terra e del progetto EKCNA. Per l’escursione sui Gessi Triassici è indicato come contatto Carlotta, al numero 347 301 8546.

La bellezza sopra e sotto questi paesaggi dipende dalla lettura congiunta di ciò che emerge e di ciò che resta nascosto. Le attività della Settimana del Pianeta Terra 2026 metteranno in relazione geologia, speleologia, biodiversità, archeologia e storia locale, offrendo strumenti per conoscere e proteggere un patrimonio distribuito tra superficie e sottosuolo.

Fonti

La bellezza sopra e sotto

L'articolo La bellezza sotto sopra: i gessi dell’Appennino in mostra durante la Settimana del Pianeta Terra proviene da Scintilena.

  •  

Raccontando i Campi 2026: racconti speleologici alle Tane del Diavolo di Parrano

Condividi

Il 26 e 27 settembre la 18ª edizione dell’incontro organizzato dalla FUGS propone esplorazioni, aggiornamenti sulle ricerche locali e testimonianze da diversi paesi

La 18ª edizione di Raccontando i Campi si svolgerà sabato 26 e domenica 27 settembre 2026 alle Tane del Diavolo di Parrano, in provincia di Terni. L’appuntamento è promosso dalla Federazione Umbra Gruppi e Speleologi, FUGS, e conserva la formula che ne ha caratterizzato la storia: mettere al centro i racconti delle attività sul campo, dando spazio a esplorazioni, rilievi, incontri e progetti della comunità speleologica.

L’edizione 2026 amplia il formato tradizionale. Dopo le esperienze ospitate a Narni, compresa l’edizione 2025 intitolata “Malamente”, l’incontro torna in un ambiente naturale direttamente legato alla ricerca speleologica e speleo-archeologica. Il programma unisce una visita al complesso carsico, una sessione di aggiornamento sulle ricerche di Parrano, racconti da diverse aree italiane ed europee e una domenica dedicata alla lettura.

Tane del Diavolo di Parrano, tra carsismo e archeologia

Le Tane del Diavolo di Parrano si aprono lungo la forra del Fosso del Bagno, alle pendici del rilievo sul quale sorge il paese. Il complesso comprende grotte e forre modellate dall’azione dell’acqua. Nell’area è presente anche una sorgente termale con temperatura indicata intorno ai 28 °C.

Il sito possiede un interesse che riguarda più discipline. Le cavità hanno restituito materiali riferibili a diverse fasi della frequentazione umana, dall’età eneolitica fino all’età del Bronzo, secondo le informazioni riportate dalle fonti territoriali e dai materiali di ricerca pubblicati negli ultimi anni. Per questo le Tane del Diavolo rappresentano un contesto nel quale esplorazione, documentazione del sottosuolo e tutela del patrimonio archeologico devono procedere insieme.

L’area è inserita nel territorio della Riserva della Biosfera MAB UNESCO Monte Peglia, riconosciuta nel 2018. Il riconoscimento riguarda un paesaggio nel quale ambiente naturale, attività umane e sviluppo sostenibile sono considerati in relazione tra loro. Il contesto contribuisce a spiegare la scelta di Parrano per un appuntamento che non propone soltanto conferenze, ma anche una presenza diretta sul terreno.

Grotta dei Conoidi e ricerca speleo-archeologica

Tra gli argomenti collegati alle Tane del Diavolo di Parrano ci sarà l’evoluzione delle ricerche sul sistema del Fosso del Bagno. In particolare, la Grotta dei Conoidi è stata individuata nel 2022 e presentata pubblicamente nel 2024. La cavità ha uno sviluppo planimetrico superiore a mezzo chilometro e un andamento labirintico, con passaggi stretti e sale di dimensioni maggiori.

Le informazioni diffuse sulla grotta riferiscono anche della presenza di concrezioni calcitiche e di materiali archeologici sottoposti a studio. Tra i reperti è stata segnalata un’emimandibola umana, elemento che può contribuire a successive analisi sulla storia delle popolazioni che hanno frequentato l’ambiente sotterraneo.

Il tema della Grotta dei Conoidi si inserisce in un quadro più ampio di documentazione. Nel workshop speleo-archeologico svolto a giugno 2026, le attività hanno riguardato rilievi topografici, aggiornamenti catastali e ricognizioni nell’area del Fosso del Rio Bagno. Sono stati impiegati anche strumenti per il rilievo tridimensionale e la costruzione di nuvole di punti. La ricerca sulla Grotta dei Conoidi mantiene una propria autonomia scientifica e, come indicato nei programmi pubblicati, è soggetta alle autorizzazioni e ai vincoli della Soprintendenza competente.

Sabato 26 settembre, esplorazioni e racconti

Il programma di sabato prevede un giro nel canyon e la visita ad alcune grotte del complesso. L’attività consentirà ai partecipanti di conoscere direttamente l’ambiente nel quale si svolgono le ricerche e di osservare la relazione tra morfologia della forra, sorgenti e accessi alle cavità.

Alle 17 inizierà la sessione principale di Raccontando i Campi. L’apertura sarà dedicata alle nuove scoperte e ai nuovi rilievi delle grotte di Parrano. Questo spazio consentirà di collegare l’incontro alle attività recenti di documentazione e alla situazione della ricerca locale.

La seconda parte proporrà testimonianze da più aree geografiche. Nel programma sono indicati racconti dall’Islanda, dai Picos d’Europa in Spagna, da Creta, dal Marguareis, da Cipro e dall’Albania. Sono previsti anche contributi italiani dedicati ad Arnetola e all’Abisso dei Monti Lepini.

La serata proseguirà con la cena e con l’Open Speleo Bar. La formula mantiene il carattere informale dell’incontro, nel quale le esperienze di campo vengono condivise attraverso immagini, resoconti e conversazioni tra partecipanti provenienti da gruppi e territori diversi.

Domenica 27 settembre, reading e cultura speleologica

La novità organizzativa del 2026 è l’estensione dell’appuntamento alla domenica. Le attività si sposteranno nell’area del grande arco naturale e nell’androne della Tana. Il programma prevede letture di racconti antichi e moderni, con un’attenzione alla narrazione come strumento per conservare e trasmettere la memoria delle esplorazioni.

È inoltre annunciata un’anteprima del nuovo libro di Andrea Gobetti. L’autore leggerà alcuni brani collegati ai temi della montagna e della grotta. Il reading completa la parte più tecnica del sabato con un momento dedicato alla cultura, alla scrittura e alla rappresentazione dell’esperienza sotterranea.

In questa prospettiva, Raccontando i Campi non si limita alla presentazione dei risultati esplorativi. Il programma mette in evidenza anche il valore documentario dei resoconti personali, delle immagini e dei testi. La narrazione diventa una modalità per rendere comprensibili attività che spesso si svolgono lontano dal pubblico e in ambienti difficili da raggiungere.

Iscrizioni, quote e informazioni logistiche

Le iscrizioni saranno aperte fino al 25 settembre 2026, salvo raggiungimento dei posti disponibili. La quota per il sabato è di 20 euro e comprende cena, pernottamento in area tenda, partecipazione alle attività e accesso alla piscina termale. La quota per la domenica è di 15 euro e comprende colazione, pranzo, partecipazione ai reading, accesso alle terme e Open Speleo Bar.

I partecipanti dovranno portare l’attrezzatura personale necessaria per il campeggio e le eventuali vettovaglie non comprese nei pasti organizzati. Il programma indica la disponibilità di servizi essenziali per il campo. È inoltre previsto un servizio navetta gratuito dalla stazione ferroviaria, con i dettagli del punto di arrivo da verificare con l’organizzazione.

Per informazioni e iscrizioni è indicato il contatto di Roberto Pettirossi: telefono 3468422259, email r.pettirossi77@gmail.com. La partecipazione richiede attenzione alle indicazioni organizzative e alle eventuali condizioni di accesso alle cavità, in un’area che comprende siti di interesse archeologico sottoposti a tutela.

Fonti

Raccontando i campi

L'articolo Raccontando i Campi 2026: racconti speleologici alle Tane del Diavolo di Parrano proviene da Scintilena.

  •  

Grotte glaciali, un mondo che scompare: Monti Sorgenti 2026 apre alla glaciospeleologia

Condividi

La serata del 29 settembre al CAI Lecco racconta le cavità effimere dei ghiacciai alpini

Lecco, settembre 2026 — Si terrà martedì 29 settembre 2026, alle ore 21.00, il secondo appuntamento di settembre della rassegna Monti Sorgenti 2026, dedicato quest’anno al tema “Grotte glaciali, un mondo che scompare“. L’incontro si svolgerà nella sede del CAI Lecco, in via Papa Giovanni XXIII 11, a ingresso libero, e propone al pubblico un viaggio dentro ambienti nascosti e spettacolari della criosfera alpina, oggi sempre più fragili e destinati a trasformarsi o scomparire in tempi rapidissimi.

Protagonisti della serata saranno Mauro Inglese e Paola Tognini, del Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, e Andrea Ferrario, del Gruppo Grotte Saronno CAI-SSI. Tutti e tre sono da anni impegnati nel Progetto Speleologia Glaciale (PSG), attivo dal 2008, che coordina esplorazioni e monitoraggi di cavità glaciali in diversi ghiacciai dell’arco alpino. Durante l’incontro verranno presentate immagini di esplorazioni, racconti di campagne sul campo e osservazioni dirette su morfologia, dinamica e fragilità delle cavità endoglaciali e subglaciali.

Glaciospeleologia: che cos’è e perché studiare le grotte glaciali

La glaciospeleologia, o speleologia glaciale, è la branca della speleologia che studia ed esplora le cavità presenti nei ghiacciai. A differenza delle grotte in roccia, le grotte glaciali sono ambienti dinamici, effimeri e mutevoli nel tempo. Si formano e si evolvono rapidamente, spesso nell’arco di una singola stagione estiva, e molte strutture collassano o scompaiono in pochi mesi o anni. Questi ambienti sono fortemente condizionati dall’acqua di fusione, che scolpisce nel ghiaccio tunnel, pozzi, saloni e sistemi di drenaggio complessi.

Le grotte glaciali offrono uno sguardo privilegiato sulla morfologia interna del ghiacciaio, sui processi idrologici subglaciali ed endoglaciali e sulle interazioni tra ghiaccio, roccia e acqua. Per questo la glaciospeleologia è considerata un laboratorio accelerato di processi carsici: ciò che in roccia richiede millenni, nel ghiaccio avviene in settimane o stagioni. Studiare queste cavità significa quindi comprendere meglio la dinamica dei ghiacciai e i loro cambiamenti in un contesto di clima che si modifica.

Classificazione delle cavità glaciali: endoglaciali, subglaciali e di contatto

Il Progetto Speleologia Glaciale e la letteratura specialistica distinguono principalmente tre categorie di cavità glaciali. Le grotte di contatto si sviluppano all’interfaccia tra ghiaccio e roccia, spesso alla fronte o ai fianchi del ghiacciaio. Le grotte endoglaciali sono interamente scavate nella massa di ghiaccio, per azione dell’acqua di fusione e di correnti interne. Le grotte subglaciali si formano alla base del ghiacciaio, lungo il bedrock, e possono essere molto stabili se guidate da strutture rocciose.

A queste si aggiungono i mulini glaciali (pozzi di assorbimento) e le bé»»diè»»res (alvei superficiali), morfologie analoghe a quelle carsiche ma modellate da processi fisici diversi. Le grotte endoglaciali “vivono” soltanto durante la fase estiva, nel periodo di ablazione, e si richiudono durante il periodo invernale. Le grotte subglaciali possono invece perdurare più a lungo e sono considerate indicatori di una situazione di fragilità»» del ghiacciaio. Questa classificazione è utile per interpretare sia l’evoluzione del ghiacciaio sia i rischi legati all’esplorazione.

Il Progetto Speleologia Glaciale: storia, obiettivi e ghiacciai studiati

Il Progetto Speleologia Glaciale (PSG) nasce nel 2008 dalla collaborazione tra il Gruppo Speleologico CAI Varallo, il Gruppo Grotte Milano CAI-SEM e il Gruppo Grotte CAI Saronno, e coinvolge nel tempo altri gruppi e singoli ricercatori. Obiettivi principali del PSG sono esplorare e documentare cavità»» endoglaciali e subglaciali in ghiacciai alpini italiani e transfrontalieri, effettuare monitoraggi ripetuti per registrare cambiamenti morfologici e idrologici, e produrre rilievi topografici, fotografie, dati e pubblicazioni scientifiche e divulgative.

Attualmente al PSG aderiscono più di 50 speleologi provenienti da una dozzina di gruppi di varie regioni italiane. In questi anni sono state effettuate attività sui ghiacciai lombardi dei Forni, del Ventina, dello Scalino, e sui ghiacciai del Gorner, dell’Aletsch, del Morteratsch e del Pers in Svizzera. Il PSG ha anche organizzato campi glaciospeleologici nazionali nel 2011 e nel 2012, contributi a convegni nazionali e internazionali, e collaborazioni con la Federazione Speleologica Lombarda e con la comunità scientifica internazionale.

Perché le grotte glaciali sono “un mondo che scompare”

Le grotte glaciali sono strettamente legate allo stato di salute dei ghiacciai. Con il ritiro glaciale in atto nelle Alpi, molte cavità di contatto e endoglaciali si riducono o collassano. Alcune strutture subglaciali diventano accessibili solo per brevi periodi, prima che il fronte retroceda o che il sistema di drenaggio cambi. Interi sistemi esplorati pochi anni fa oggi non esistono più o sono radicalmente trasformati. Questo rende la documentazione glaciospeleologica urgente e necessaria.

Ogni esplorazione è anche un atto di conservazione della memoria di un ambiente in rapida scomparsa. I dati raccolti contribuiscono a comprendere meglio gli effetti del cambiamento climatico sulla criosfera alpina. Come sintetizzano alcuni protagonisti del settore, visitare una grotta glaciale e vederla scomparire poco dopo “riporta tutto alla giusta scala” e ricorda la fragilità di ciò che appare solido. La glaciospeleologia diventa quindi anche un modo per documentare la trasformazione degli ambienti di alta quota.

Esperienze recenti: esempi di esplorazioni in Pitzaler Gletscher e Gepatschferner

Alcuni resoconti recenti aiutano a capire la concretezza di questo lavoro. Sul Pitzaler Gletscher in Austria, nel 2025, una squadra guidata da Paolo Testa ha esplorato e documentato una grande grotta di contatto alla fronte del ghiacciaio, con saloni spettacolari, vasche glaciali e tratti pericolosi per crolli di ghiaccio. Parte della cavità era già isolata e destinata a vita breve. Sul Gepatschferner, nelle Alpi Venoste sul versante austriaco, esplorazioni ripetute hanno mostrato un forte ritiro della lingua glaciale e la persistenza di condotte subglaciali guidate da strutture rocciose.

Questi casi illustrano bene il duplice valore della glaciospeleologia: scientifico, per il monitoraggio di processi idrologici e morfologici, e culturale e documentario, per la testimonianza di ambienti effimeri. Le esplorazioni richiedono attrezzature specifiche, come mute e corde, e una buona conoscenza dei rischi legati ai crolli di ghiaccio e alle variazioni rapide delle strutture. Ogni campagna sul campo produce dati utili per la ricerca e per la comprensione della dinamica glaciale.

Contesto scientifico e convegnistico: IWIC e incontri nazionali di glaciospeleologia

La glaciospeleologia italiana si inserisce in un contesto internazionale attivo. La serie di workshop biennali IWIC – International Workshop on Ice Caves è dedicata alle grotte di ghiaccio. L’edizione italiana, IWIC V, si è tenuta nel 2012 in Lombardia, sulla Grigna, con forte coinvolgimento del PSG. La prossima edizione, IWIC XI, è prevista per febbraio 2026 in Romania. In Italia si sono svolti diversi incontri nazionali, tra cui “Vuoti e ghiaccio” a Novara nel 2018, “Dentro un pozzo di cielo” a Finalborgo nel 2019, e il 3 ° Incontro di Speleologia Glaciale a Bergamo nel 2023.

Questi momenti hanno consolidato una rete di ricercatori, speleologi e appassionati che condividono metodi, dati e riflessioni sulla crisi della criosfera alpina. Conferenze regionali su glaciologia ipogea e cambiamento climatico si sono tenute in Trentino-Alto Adige nel 2025. La Federazione Speleologica Lombarda e la Commissione Scientifica del CAI sostengono da anni queste attività, riconoscendo il valore scientifico e divulgativo della glaciospeleologia. Il contesto convegnistico offre opportunità di confronto e di aggiornamento per tutti gli operatori del settore.

Monti Sorgenti 2026: una rassegna per approfondire la montagna e i suoi ambienti

La serata del 29 settembre è il secondo appuntamento di settembre della rassegna Monti Sorgenti 2026, promossa dal CAI Lecco, dalla Fondazione Cassin e dal Gruppo Ragni della Grignetta per approfondire temi legati all’ambiente montano attraverso esperienze, studi e testimonianze. La rassegna propone incontri su rifugi d’alta quota, innovazione e sostenibilità, e ora anche sulle grotte glaciali. L’obiettivo è far entrare il pubblico in un “mondo nascosto e spettacolare”, ma anche far comprendere le trasformazioni in atto negli ambienti di alta quota.

L’ingresso è libero e la serata rappresenta un’occasione per avvicinarsi a un tema di nicchia ma di grande attualità»», come la glaciospeleologia. I relatori porteranno immagini e racconti diretti, rendendo accessibili al pubblico contenuti normalmente riservati agli addetti ai lavori. La sede del CAI Lecco, in via Papa Giovanni XXIII 11, ospiterà»» l’incontro dalle ore 21.00. Per informazioni è possibile contattare la sede sezionale, aperta nei consueti orari di segreteria.


Fonti

Glaciospeleologia

L'articolo Grotte glaciali, un mondo che scompare: Monti Sorgenti 2026 apre alla glaciospeleologia proviene da Scintilena.

  •  

Alla Grotta del Vento la prima Giornata UNESCO delle Grotte e del Carsismo: tecnica, memoria e divulgazione in Garfagnana

Condividi

Domenica 13 settembre 2026, Fornovolasco ha ospitato dimostrazioni di progressione verticale, attrezzature speleosubacquee e una visita storica guidata. L’iniziativa ha collegato la ricorrenza internazionale UNESCO alla conoscenza concreta del patrimonio carsico delle Alpi Apuane.


La prima Giornata internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo

Il 13 settembre 2026 è stata celebrata per la prima volta la Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo – International Day of Caves and Karst (IDCK), ricorrenza annuale proclamata dall’UNESCO per sensibilizzare sul valore degli ambienti ipogei e dei paesaggi carsici.

La celebrazione internazionale si è svolta a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con una conferenza scientifica e una cerimonia ufficiale nella celebre grotta turistica.

Secondo l’UNESCO, grotte e paesaggi carsici interessano quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone, oltre a conservare biodiversità sotterranea, archivi geologici e testimonianze della storia umana.


Grotta del Vento: un laboratorio pubblico di speleologia nelle Alpi Apuane

La Grotta del Vento, situata a Fornovolasco nel cuore del Parco delle Alpi Apuane (Garfagnana, provincia di Lucca), ha aderito alla ricorrenza con una giornata dedicata a tecnica, esplorazione e memoria storica della speleologia.

La cavità turistica, sviluppata in rocce calcaree, offre tre itinerari di durata diversa e consente di osservare gallerie fossili, condotti freatici e ambienti in concrezionamento.

La valorizzazione turistica è iniziata negli anni Sessanta: i lavori per l’accessibilità sono cominciati nel 1965, il primo itinerario è stato completato nel 1967, il secondo nel 1970 e il terzo nel 1982.


Dalla corrente d’aria alle prime esplorazioni: la storia della cavità

Prima dell’esplorazione sistematica, la grotta era conosciuta soprattutto per la corrente d’aria che usciva dall’apertura, sfruttata in una struttura usata come frigorifero naturale.

Nel 1898 una bambina di quattro anni, Bettina, penetrò per pochi metri nella cavità, aprendo simbolicamente la strada alla conoscenza moderna della grotta.

Le prime esplorazioni speleologiche organizzate risalgono al 1929, quando il Gruppo Speleologico Fiorentino del CAI raggiunse circa 60 metri di sviluppo, fermandosi davanti a una galleria a U piena d’acqua interpretata come sifone.


La mostra delle attrezzature: evoluzione della tecnica speleologica

Nel piazzale della Grotta del Vento è stata allestita una mostra storica che ha ripercorso l’evoluzione delle tecniche di progressione verticale e di illuminazione.

La progressione verticale è stata illustrata attraverso le scalette di corda con pioli di legno, le scale “superleggere” degli anni Sessanta e infine la progressione su sola corda con discensori e bloccanti, che ha reso più efficiente la salita e la discesa lungo i pozzi.

Il percorso storico ha ricordato anche il passaggio dalle prime lampade a incandescenza alle lampade frontali ad acetilene con accensione piezoelettrica, fino all’attuale illuminazione elettrica a LED.


Dimostrazioni di progressione verticale e arrampicata in grotta

Dal piazzale pendeva una corda dalla parete strapiombante, sulla quale gli speleologi hanno eseguito manovre dimostrative per mostrare il funzionamento dei sistemi di progressione moderna.

Le dimostrazioni sono state realizzate da Davide Massarenti, Pietro Taddei dello Speleo Club Garfagnana, Simona Marioti e Federico Bucci.

L’arrampicata in grotta e la discesa su corda dalla sommità della Sala dei Trenta Metri hanno aggiunto una dimensione spettacolare, subordinata però alla spiegazione tecnica per il pubblico non specialista.


Speleosubacquea: attrezzature e spiegazioni sui sifoni

L’esposizione ha incluso anche le attrezzature per l’esplorazione dei sifoni, introducendo il pubblico alla speleosubacquea, una delle discipline più complesse dell’esplorazione ipogea.

Un sifone è un tratto di cavità completamente o parzialmente allagato che richiede tecniche subacquee per essere attraversato, in un ambiente confinato e spesso privo di luce naturale.

Il pubblico ha ricevuto spiegazioni da Davide Massarenti, indicato come speleosub e istruttore subacqueo della Marina Militare.


Visita storica conclusiva guidata da Massimo Goldoni

La giornata si è conclusa con una visita speciale guidata da Massimo Goldoni, speleologo modenese, che ha riportato l’attenzione sui primi naturalisti che, agli inizi del Novecento, affrontarono le parti conosciute della grotta con strumenti e conoscenze molto più limitati.

Il percorso ha trasformato la grotta in un archivio di memoria, presentando sale e pozzi non soltanto come forme geologiche, ma come luoghi segnati da tentativi, errori, intuizioni e passaggi generazionali.


Il significato scientifico e ambientale del carsismo

Il carsismo nasce dall’interazione tra acqua, roccia solubile, fratture e tempo, creando gallerie, pozzi e reti idrologiche sotterranee.

Le aree carsiche sono riconoscibili per calcari e dolomie, doline, inghiottitoi, sorgenti, fiumi sotterranei e scarso sviluppo del reticolo superficiale.

Gli acquiferi carsici sono particolarmente vulnerabili all’inquinamento perché l’acqua può trasferirsi rapidamente attraverso fessure e cavità»», rendendo più difficile la filtrazione naturale degli inquinanti.


Valutazione dell’evento e prospettive future

La manifestazione ha avuto un esito positivo, con la partecipazione di un pubblico composto sia da speleologi e appassionati sia da visitatori curiosi.

L’evento ha trasformato una visita turistica in un’esperienza di interpretazione del patrimonio sotterraneo, mettendo in relazione strumenti, tecniche, persone e storia dell’esplorazione.

Inserita nella prima ricorrenza UNESCO dedicata alle grotte e al carsismo, l’iniziativa assume un significato più ampio: ricordare che il mondo sotterraneo è un sistema fragile, scientificamente prezioso e connesso alla sicurezza dell’acqua e alla conservazione della natura.


Fonti

Grotta del Vento

L'articolo Alla Grotta del Vento la prima Giornata UNESCO delle Grotte e del Carsismo: tecnica, memoria e divulgazione in Garfagnana proviene da Scintilena.

  •  

Han-sur-Lesse e la fantômisation: il modello di Yves Quinif per leggere la nascita delle grotte

Condividi

Il sistema carsico belga come laboratorio geologico

Il sistema carsico di Han-sur-Lesse, nelle Ardenne belghe, offre un esempio importante per comprendere come si formano le grotte e come il sottosuolo conservi le tracce dei cambiamenti ambientali. A guidare questa lettura è Yves Quinif, geologo e karstologo, professore emerito dell’Università di Mons e presidente del Geopark Famenne-Ardenne. La sua attività di ricerca si è concentrata sulla genesi delle cavità, sui depositi sotterranei e sui rapporti tra tettonica, idrologia ed evoluzione del paesaggio. [web:29][web:25]

Quinif ha fondato il CERAK, Centro di studi e ricerche applicate al carsismo, e nel 2010 ha sistematizzato il modello della fantômisation nel volume Fantômes de roche et fantômisation. Il paradigma propone di affiancare alla spiegazione classica, basata sulla dissoluzione e sull’erosione progressiva, una sequenza di processi distinta in due fasi. [web:21][web:2]

Fantômisation e ghost rock: la formazione in due fasi

La fantômisation, o ghost-rock karstification, inizia quando l’acqua penetra nel calcare lungo fratture, giunti di stratificazione e faglie. La dissoluzione non asporta subito tutto il volume della roccia. I minerali più solubili passano in soluzione, mentre restano in posto particelle meno solubili e insolubili. Si forma così un’alterite residua, porosa e meccanicamente fragile, che conserva per un certo periodo il volume e la forma della roccia originaria. È il “fantasma di roccia”. [web:7][web:10]

Questa prima fase procede con un’energia idraulica ridotta. L’acqua altera la roccia, ma non dispone della forza necessaria per allontanare il residuo solido. Il massiccio appare ancora compatto, anche se la sua struttura interna è già indebolita.

La seconda fase si attiva quando cambiano le condizioni geomorfologiche. Il sollevamento dell’Ardenne e l’incisione delle valli modificano il livello di base e aumentano il potenziale idrodinamico. L’acqua acquisisce energia cinetica. Può quindi erodere e trasportare l’alterite, svuotando i volumi già predisposti. La grotta penetrabile nasce in questa fase, attraverso l’evacuazione meccanica del materiale residuo. [file:1][web:8]

Nel caso di Han-sur-Lesse, gli studi strutturali indicano anche una relazione tra le direzioni delle fratture e le diverse fasi tettoniche. Una prima organizzazione, attribuita al Mesozoico, segue direzioni comprese in generale tra N50°E e N65°E. Una fase cenozoica, associata alla surrezione dell’Ardenne e allo sviluppo del potenziale idraulico, avrebbe favorito direzioni tra N140°E e N150°E. [web:20]

La Lesse e il sistema perdita-risorgenza

La Lesse costituisce l’elemento idrologico centrale del sistema. Il fiume entra nel sottosuolo presso il Gouffre de Belvaux e percorre una rete di gallerie prima di riemergere nella zona di Han. Le perdite della Lesse non sono state sempre uguali. Il loro funzionamento varia in base alla portata e alle condizioni di piena. Il sistema attuale è quindi il risultato di una lunga evoluzione, nella quale l’idrologia superficiale e quella sotterranea si sono condizionate reciprocamente. [file:1][web:8]

Il Gouffre de Belvaux permette di osservare il passaggio tra paesaggio esterno e rete sotterranea. La perdita non rappresenta soltanto un punto geografico. È anche la chiave per comprendere il ruolo dell’acqua nella seconda fase della fantômisation, quando l’alterite viene mobilizzata e allontanata.

Sedimenti e speleotemi come archivi del Quaternario

Le grotte di Han conservano sedimenti detritici, come sabbie, argille, limi, ghiaie e blocchi di crollo. Sono presenti anche depositi chimici, tra cui stalattiti, stalagmiti e pavimenti stalagmitici. La successione di questi materiali registra le variazioni del clima, della portata fluviale, dell’erosione e della stabilità tettonica. [web:23]

I sedimenti detritici possono essere trasportati dalla Lesse oppure derivare dal collasso delle pareti e dalla componente insolubile del calcare. Le concrezioni crescono quando l’acqua deposita carbonato di calcio in condizioni favorevoli. Le loro stratificazioni possono essere datate con il radiocarbonio e con le serie dell’uranio, in particolare attraverso il disequilibrio U/Th. Questi metodi consentono di collegare i depositi a età espresse in anni BP e di costruire sequenze del Quaternario continentale. [web:23][web:18]

Nella Galerie des Verviétois, una sequenza del Pleistocene medio e superiore comprende depositi detritici sormontati da pavimenti stalagmitici. Le concrezioni spezzate o dislocate possono indicare movimenti del terreno. La grotta diventa così anche un registratore di eventi sismotettonici, purché le osservazioni siano integrate con datazioni e analisi strutturali. [web:2][web:8]

La Galerie des Petites Fontaines documenta invece l’evoluzione idrologica più recente. La morfologia e i riempimenti indicano che, durante il Tardiglaciale, la Lesse occupava il settore aval della grotta come una distesa d’acqua stagnante. Nell’Olocene si osserva una ripresa dell’erosione e l’incisione dei depositi. Questo passaggio collega la storia della cavità alle trasformazioni della valle esterna. [web:8]

Il programma del 20 settembre

L’attività del CNB Famenne-Ardenne dedicata alla conoscenza del carsismo prevede un itinerario centrato sul sistema di Han-sur-Lesse. L’appuntamento risulta indicato nell’agenda del gruppo per il 20 settembre. [web:27]

La Coupe des Petites Fontaines, presso l’uscita delle grotte di Han, consente di osservare una sezione nei sedimenti. Alternanze di depositi detritici e concrezioni mostrano come si ricostruiscono le fasi di riempimento, erosione e cambiamento del regime idrologico.

Il trasferimento verso il Gouffre de Belvaux porta al punto in cui la Lesse scompare nel sottosuolo. La visita scientifica al Trou du Salpêtre completa il percorso. Questa galleria conserva elementi utili per discutere i rapporti tra antichi passaggi d’acqua, depositi del Pleistocene e sviluppo dei pavimenti stalagmitici.

Perché il modello di Quinif è rilevante

La fantômisation modifica il modo di interpretare la nascita di molti sistemi carsici. La grotta non viene considerata soltanto come il risultato di una dissoluzione che amplia lentamente un vuoto. Prima della cavità può esistere un volume alterato, ancora pieno di materiale, che prepara la geometria futura della rete. L’erosione meccanica interviene dopo, quando l’evoluzione tettonica e fluviale fornisce all’acqua l’energia necessaria.

Il modello aiuta a spiegare la presenza di grandi sale, gallerie non uniformemente calibrate e collegamenti sotterranei che non seguono sempre una semplice struttura ad albero. A Han-sur-Lesse, la presenza di residui riconducibili a fantôme de roche in diversi settori della grotta sostiene l’applicazione del paradigma al sistema. [web:8]

Il valore scientifico del sito deriva anche dalla possibilità di collegare forme, sedimenti, concrezioni e idrologia. La grotta conserva una storia che attraversa centinaia di migliaia, e in alcuni casi milioni di anni. La ricerca speleologica permette di leggerla senza separare geologia, geomorfologia, clima e tettonica.

Fonti

Belgio

L'articolo Han-sur-Lesse e la fantômisation: il modello di Yves Quinif per leggere la nascita delle grotte proviene da Scintilena.

  •  

Stage di speleologia a Varese, tre giorni tra teoria, corde e grotte del Campo dei Fiori

Condividi

Dal 1° al 4 ottobre 2026 il Gruppo Speleologico Prealpino e il CAI Carnago propongono un percorso per principianti. Il programma comprende una serata teorica, l’addestramento alla palestra di roccia di Arcisate e una prima uscita nel sottosuolo varesino

Stage di speleologia tra Carnago, Arcisate e Campo dei Fiori

Il Gruppo Speleologico Prealpino e la sezione CAI di Carnago organizzano uno stage di speleologia rivolto a chi desidera conoscere il mondo sotterraneo e acquisire le prime competenze per frequentarlo in sicurezza. Il programma si sviluppa in tre appuntamenti tra il 1° e il 4 ottobre 2026.

L’iniziativa propone un avvicinamento graduale. La teoria precede l’addestramento tecnico. L’esperienza in parete prepara poi all’ingresso in grotta. Il percorso permette ai partecipanti di confrontarsi con aspetti diversi della speleologia, dalla lettura del paesaggio carsico alla gestione delle attrezzature.

La quota di partecipazione è fissata in 85 euro. Comprende l’utilizzo dei materiali tecnici e la copertura assicurativa. L’iscrizione è riservata a chi ha compiuto 15 anni. Per i minorenni serve l’autorizzazione dei genitori.

Carsismo e speleogenesi nella serata teorica

Il primo incontro è previsto giovedì 1° ottobre, dalle 21 alle 23.30. La serata affronterà la storia della speleologia, le attrezzature personali e collettive e i materiali utilizzati durante le esplorazioni.

Saranno presentati anche i concetti di carsismo e speleogenesi. Il carsismo descrive l’insieme dei processi attraverso i quali l’acqua modifica le rocce solubili, in particolare i calcari e le dolomie. La speleogenesi riguarda la formazione e l’evoluzione delle cavità naturali.

Il programma comprenderà la lettura delle morfologie carsiche superficiali e sotterranee. Sarà inoltre illustrato il ruolo dei gruppi speleologici nella ricerca, nell’esplorazione e nella documentazione delle grotte. Il materiale didattico di riferimento ricorda che la speleologia non coincide con il semplice ingresso in una cavità. È un’attività che integra osservazione, tecnica, studio e responsabilità ambientale.

Palestra di roccia ad Arcisate e progressione verticale

Sabato 3 ottobre il corso si sposterà alla palestra di roccia di Arcisate. Sotto la supervisione degli istruttori CAI, i partecipanti proveranno imbragatura, corde e dispositivi specifici.

Gli esercizi riguarderanno le principali manovre di salita e discesa. La palestra offre un ambiente controllato per acquisire familiarità con l’altezza e con la progressione verticale. Questa preparazione precede l’ambiente sotterraneo, dove buio, umidità, fango e spazi irregolari rendono più complessa la gestione dei movimenti.

L’addestramento non punta solo all’apprendimento di gesti tecnici. Serve anche a comprendere la necessità di seguire procedure condivise. In grotta la sicurezza dipende dalla preparazione individuale e dalla collaborazione tra i componenti della squadra.

Uscita nelle grotte del Monte Campo dei Fiori

Domenica 4 ottobre è prevista la prima escursione nel sottosuolo del Monte Campo dei Fiori. Gli aspiranti speleologi saranno accompagnati da esperti del Gruppo Speleologico Prealpino.

Il Campo dei Fiori è una delle principali aree carsiche della provincia di Varese. Secondo le informazioni raccolte dalla stampa specializzata, il parco comprende oltre 130 grotte e circa trenta chilometri di gallerie censite. Il territorio include cavità note, come la Grotta Remeron, e sistemi destinati alla ricerca speleologica.

L’uscita consentirà di sperimentare direttamente la progressione in grotta. L’abbigliamento dovrà essere adeguato all’ambiente ipogeo. Le attrezzature tecniche saranno messe a disposizione nell’ambito dello stage.

Gruppo Speleologico Prealpino, storia e attività

Il Gruppo Speleologico Prealpino è stato istituito ad Arcisate il 4 marzo 2002 su iniziativa di Guglielmo Ronaghi. Il sodalizio opera soprattutto in Valceresio, sul Monte Campo dei Fiori e in altre aree carsiche del Varesotto.

Le attività comprendono ricerca, esplorazione e studio delle cavità naturali e delle acque ipogee. Il gruppo organizza corsi, visite guidate, incontri didattici e proiezioni. Collabora inoltre con enti locali e associazioni per il recupero e la valorizzazione di siti sotterranei di interesse storico e culturale, compresi alcuni rifugi antiaerei di Varese.

La divulgazione occupa un ruolo rilevante. Dal 2016 il gruppo produce documentari dedicati alla speleologia e alla tutela degli ambienti ipogei. Tra i lavori figura Luci nel buio – Storia ed esplorazioni della Grotta Remeron, dedicato alla storia delle ricerche nella cavità e agli aspetti idrogeologici ed ecologici dell’ambiente sotterraneo. Il sodalizio ha realizzato anche documentari sull’Orrido di Cunardo, sul Monte Freikofel e sulla miniera dell’Ottava Sfera ai Piani Resinelli.

Le esplorazioni in Valceresio e le recenti attività

Una parte importante dell’attività del Gruppo Speleologico Prealpino riguarda la catena Monarco-Rho-Minisfreddo. In oltre trent’anni di ricerche sono state individuate, esplorate e studiate più di 70 cavità naturali. Alcune raggiungono una profondità di circa 160 metri.

Le ricerche hanno portato anche alla localizzazione di 44 risorgenze carsiche, perenni o temporanee. Per queste sorgenti sono state effettuate misurazioni di portata, monitoraggi, analisi e campionamenti dell’acqua. I dati contribuiscono alla conoscenza dell’idrologia ipogea della Valceresio.

Tra le esplorazioni documentate dal gruppo figura il Pozzo Santo Stefano. Il sito compare tra le attività speleologiche pubblicate dal sodalizio. Un altro sopralluogo ha riguardato una grotta-risorgenza collegata all’acqua utilizzata dal birrificio Poretti di Induno Olona. L’uscita, svolta nel febbraio 2018 con tecnici del birrificio, è stata condotta con attenzione alla sicurezza e alla protezione della risorsa idrica.

Nel 2025 il gruppo ha inoltre partecipato, insieme allo Speleo Club Ribaldone, all’esplorazione della Grotta degli Scogli Neri sulle alture di Giustenice, in Liguria. La cavità, considerata tra le più estese della regione, era stata in passato danneggiata da prelievi illeciti. L’attività si inserisce in un lavoro più ampio di documentazione e tutela.

Nel 2026 il Gruppo Speleologico Prealpino ha contribuito anche alla formazione biospeleologica. Dal 15 al 17 maggio Clivio ha ospitato un corso nazionale dedicato alla biospeleologia e all’ecologia degli ambienti ipogei, organizzato con il Gruppo Grotte CAI Carnago. In estate, nell’ambito del Festival del Benessere in Natura del Parco Campo dei Fiori, le guide del gruppo hanno accompagnato due appuntamenti di “Voci di pietra” all’Orrido di Cunardo.

Acque carsiche e tutela del sottosuolo

Le esplorazioni del Gruppo Speleologico Prealpino hanno anche una ricaduta sullo studio delle acque. In un’area carsica, l’acqua meteorica può penetrare attraverso fratture, inghiottitoi e condotti. Il flusso sotterraneo raggiunge poi sorgenti e risorgenze situate a valle.

La rapidità della circolazione rende gli acquiferi carsici vulnerabili agli inquinanti. Per questo la conoscenza delle grotte può sostenere il monitoraggio delle risorse idriche e l’individuazione dei percorsi sotterranei. La tutela non riguarda solo gli ambienti accessibili agli speleologi. Comprende anche il bacino superficiale che alimenta il sistema.

Il progetto “Le radici dell’acqua” ha affrontato questi temi con studenti di scuole di Besnate e Castellanza. Il percorso ha trattato acque carsiche, carsismo e microplastiche. Gli studenti hanno realizzato un video-racconto sulla provenienza dell’acqua potabile e sui rischi dell’inquinamento.

Informazioni per partecipare allo stage

Per informazioni e iscrizioni allo stage di speleologia è possibile contattare il Gruppo Speleologico Prealpino al numero 331 3721046 oppure all’indirizzo info@speleoprealpino.it. Dopo lo stage, gli interessati potranno valutare la partecipazione alle attività annuali del gruppo e l’ingresso nel sodalizio.

Fonti

Gruppo Speleologico Prealpino

L'articolo Stage di speleologia a Varese, tre giorni tra teoria, corde e grotte del Campo dei Fiori proviene da Scintilena.

  •  

Racconti di Roccia a Genga, la fotografia speleologica entra nel buio delle grotte

Condividi

Andrea Moretti ospite della prima serata dedicata alla speleologia

Venerdì 18 settembre 2026, dalle 20 alle 21, La Sosta di Genga San Vittore, nell’area che in precedenza ospitava il bar La Pinta, conosciuto anche come Climber, ospiterà il primo appuntamento speleologico della rassegna “Racconti di Roccia”. La serata è promossa e gestita dai responsabili del locale, Leo e Andrea, e vedrà la partecipazione del Gruppo Speleologico CAI Jesi.

L’incontro sarà dedicato a “Fotografare il Buio”, progetto e tema sviluppato da Andrea Moretti, fotografo e speleologo fiorentino. L’appuntamento è rivolto agli speleologi, agli appassionati di fotografia e a tutte le persone interessate a conoscere il mondo sotterraneo attraverso le immagini.

La comunicazione diffusa dal Gruppo Speleologico CAI Jesi presenta l’iniziativa come una serata aperta, pensata per favorire l’incontro tra la comunità speleologica e il pubblico del territorio. Il programma grafico indica l’orario 20:00-21:00 e la sede di La Sosta, a Genga San Vittore.

Fotografare il Buio, un progetto tra tecnica e percezione

Il progetto “Fotografare il Buio” nasce da una ricerca personale di Andrea Moretti sulla fotografia speleologica. Una prima esposizione è stata realizzata a Costacciaro, in provincia di Perugia, nel novembre 2023, durante il Raduno Speleologico Internazionale. Secondo la presentazione dell’autore, quella mostra ha rappresentato l’avvio di un lavoro ancora in evoluzione.

La fotografia di Moretti parte da una condizione specifica dell’esplorazione sotterranea: la grotta non offre una luce naturale capace di descrivere spontaneamente forme, distanze e volumi. La scena viene rivelata dalle sorgenti luminose portate dagli speleologi. Il fascio di una lampada mostra solo una parte dell’ambiente e cambia con il movimento di chi esplora.

La fotografia permette di fissare questo rapporto tra luce, spazio e presenza umana. Le immagini non restituiscono soltanto concrezioni o grandi sale. Possono mostrare la scala dell’ambiente, la profondità dei pozzi, la continuità dei meandri e il modo in cui il corpo si muove nella cavità.

La pagina dedicata al progetto descrive fotografie realizzate in diverse grotte, tra cui la Grotta del Belagaio, l’Antro del Corchia, la Grotta del Bue Marino, la Grotta Verde e la Cueva de Julia y Simona. Il lavoro comprende anche una componente testuale, sviluppata con Eugenio Griffoni, che accompagna le immagini e propone una riflessione sul significato del buio nell’esperienza speleologica.

La fotografia speleologica come documentazione

Nella speleologia, documentare una grotta significa raccogliere informazioni utili alla conoscenza e alla successiva verifica. Il rilievo topografico descrive lo sviluppo della cavità. Le coordinate individuano l’ingresso. Le osservazioni geologiche, idrologiche e biologiche aggiungono altri elementi. La fotografia integra questi dati con una registrazione visiva immediata.

Una fotografia correttamente associata a una cavità può fornire informazioni sull’ingresso, sulle morfologie interne, sulle concrezioni, sui depositi, sui corsi d’acqua e sui segni dell’impatto umano. Per essere utile, deve essere accompagnata da una didascalia precisa. Sono importanti il nome della grotta, la zona, la data, l’autore e, quando possibile, il punto del rilievo o la posizione dello scatto.

Il materiale didattico di riferimento della Società Speleologica Italiana colloca fotografia e rilievo all’interno del più ampio processo di esplorazione, documentazione e divulgazione. La fotografia non sostituisce il rilievo. Ne costituisce un complemento, perché consente di confrontare nel tempo l’aspetto di un ambiente e di registrare dettagli che possono sfuggire alla descrizione scritta.

Immagini e tutela delle grotte

La fotografia ha un ruolo anche nella tutela delle grotte. Un’immagine può rendere visibile a chi non frequenta gli ambienti ipogei la fragilità di una concrezione, la presenza di fauna cavernicola o l’effetto di rifiuti e manomissioni. La conoscenza pubblica del patrimonio sotterraneo può sostenere attività di monitoraggio, educazione ambientale e conservazione.

La documentazione fotografica è utile anche per confrontare condizioni diverse nel tempo. Una serie di immagini ripetute dalla stessa posizione può evidenziare variazioni del livello dell’acqua, alterazioni delle concrezioni, nuove tracce di frequentazione o cambiamenti nella presenza di organismi. In questo modo la fotografia diventa una forma di archivio ambientale.

La divulgazione deve essere accompagnata da responsabilità. Pubblicare l’immagine di una grotta non significa necessariamente diffondere l’esatta posizione di ogni cavità. Per ambienti vulnerabili o con specie sensibili, le informazioni localizzative devono essere valutate con attenzione. Durante gli scatti occorre evitare il contatto con concrezioni, disturbo della fauna e alterazione dei microhabitat.

L’importanza della fotografia nella tutela dipende quindi dalla qualità del metodo. Una fotografia spettacolare ma priva di contesto può avere un valore limitato. Un’immagine accompagnata da dati essenziali e realizzata senza danneggiare l’ambiente può diventare un documento utile alla ricerca e alla conservazione.

Tecniche per fotografare gli ambienti sotterranei

Fotografare il buio richiede il controllo di esposizione, messa a fuoco e illuminazione. Tempi lunghi consentono di registrare più luce, ma aumentano il rischio di mosso. Apertura e sensibilità ISO devono essere bilanciate per contenere il rumore e mantenere leggibili le superfici rocciose.

Le luci artificiali possono essere distribuite in punti diversi della cavità. Una fonte frontale appiattisce le forme. Luci laterali o arretrate possono evidenziare rilievi, fratture e profondità. La collaborazione tra fotografo e compagni di squadra è essenziale, perché le persone possono illuminare porzioni diverse della scena e offrire un riferimento dimensionale.

Umidità, fango, condensa e superfici irregolari rendono necessario proteggere l’attrezzatura. La preparazione dell’uscita comprende batterie, sistemi di illuminazione, supporti, protezioni e una valutazione dei tempi necessari. La tecnica resta subordinata alla sicurezza della squadra e alla conservazione della grotta.

Un appuntamento aperto al territorio

La serata di Genga San Vittore offre un’occasione di confronto sulla fotografia speleologica e sul modo in cui il buio può essere trasformato in racconto visivo. Andrea Moretti presenterà la propria esperienza e la propria lettura degli ambienti sotterranei. Il Gruppo Speleologico CAI Jesi contribuirà a collegare l’incontro alla pratica speleologica e alla conoscenza delle cavità del territorio.

“Racconti di Roccia” si apre così a un tema che unisce esplorazione, tecnica, arte della luce e documentazione scientifica. La fotografia può avvicinare il pubblico alle grotte, purché la loro rappresentazione mantenga insieme accessibilità e rispetto. La serata è prevista per venerdì 18 settembre 2026, dalle 20 alle 21, presso La Sosta di Genga San Vittore.

Fonti

Frasassi Andrea Moretti

L'articolo Racconti di Roccia a Genga, la fotografia speleologica entra nel buio delle grotte proviene da Scintilena.

  •  

Serata speleologia al CAI Massa: il Gruppo Speleologico Archeologico Apuano apre le porte alle grotte delle Alpi Apuane

Condividi

Grotte delle Alpi Apuane e speleologia: appuntamento giovedì 17 settembre alla sede CAI Massa

Giovedì 11 settembre alle 21:00 la sede del CAI di Massa ha ospitato una serata dedicata alla speleologia organizzata dal Gruppo Speleologico Archeologico Apuano (GSAA). L’incontro rappresenta un’occasione per avvicinare il pubblico al mondo sotterraneo delle grotte delle Alpi Apuane, uno dei distretti carsici più rilevanti d’Europa. La serata si inserisce in un più ampio contesto di divulgazione scientifica sulla speleologia e sul patrimonio ipogeo apuano, con l’obiettivo di stimolare curiosità e possibili nuovi approcci all’esplorazione sotterranea.

Il Gruppo Speleologico Archeologico Apuano: storia e attività

Il Gruppo Speleologico Archeologico Apuano (GSAA) è stato fondato nel 1981 e opera da oltre quattro decenni nell’ambito della ricerca, dell’esplorazione e della divulgazione speleologica nelle Alpi Apuane. Oltre all’attività di ricerca di nuove cavità e alla diffusione della conoscenza dell’ambiente ipogeo, il gruppo organizza regolarmente corsi di avvicinamento alla speleologia destinati a principianti e appassionati.

La sede operativa del GSAA si trova presso la sezione CAI di Massa, in Via della Posta 8 a Canevara, dove il gruppo si riunisce tradizionalmente ogni giovedì sera alle 21:00. Il gruppo è federato alla Federazione Speleologica Toscana e mantiene una presenza attiva sul territorio attraverso pubblicazioni, incontri pubblici e iniziative di formazione.

Alpi Apuane: un distretto carsico di rilevanza europea

Le Alpi Apuane rappresentano una delle aree carsiche più importanti d’Italia e d’Europa. Sul territorio apuano si contano quasi 2.000 grotte censite, con una concentrazione eccezionale di cavitಲ di grande sviluppo e profondità. Tra le 50 grotte più profonde della penisola, 17 sono apuane; tra le 50 più estese in lunghezza, 8 appartengono a questo distretto.

Le grotte più profonde e estese delle Alpi Apuane

Il record di profondità è detenuto dall’Abisso Paolo Roversi, situato nel territorio di Minucciano (Lucca), sulle pendici del Monte Tambura nell’area della Carcaraia. Con un dislivello di 1.350 metri, è considerata fino ad ora la grotta più profonda d’Italia , ma da fonti certe dovrebbe perdere tra poco il suo primato e la ventitreesima al mondo.

Il Complesso del Monte Corchia, nel territorio di Stazzema (Lucca), è invece la grotta più estesa d’Italia con oltre 60 chilometri di sviluppo e una profondità che supera i 1.180 metri. Una piccola parte di questo gigantesco sistema carsico è accessibile al pubblico attraverso un percorso turistico di circa due chilometri.

Altre cavità di rilievo nelle grotte delle Alpi Apuane includono:

  • Abisso Olivifer (1.215 metri di profondità)
  • Abisso Chimera (1.172 metri)
  • Complesso Saragato-Aria Ghiaccia (oltre 35 km di sviluppo, 1.250 metri di profondità)
  • Abisso Perestrojka (oltre 1.000 metri)
  • Buca del Muschio/Abisso Satanachia (1.040 metri)

Carsismo e speleologia: processi e caratteristiche

Il carsismo è il processo chimico-fisico attraverso il quale le rocce carbonatiche (principalmente calcari e dolomie) vengono dissolte dall’acqua meteorica arricchita di anidride carbonica. La reazione fondamentale può essere schematizzata come: CaCO? + H?CO? ? Ca2+ + 2HCO3-. Questo processo genera nel tempo un’estesa rete di cavitಲ sotterranee, gallerie, pozzi e sistemi di drenaggio ipogeo.

Nelle Alpi Apuane, la maggior parte delle grotte presenta un andamento prevalentemente verticale, con le tipiche caratteristiche degli abissi di alta montagna. Le grotte più profonde si spingono sino alla quota della zona satura, che oscilla prevalentemente fra i 550 e i 300 metri di altitudine.

La speleologia, dal greco spelaion (grotta) e logos (scienza), è la disciplina che studia le grotte e comprende ogni azione svolta volontariamente dall’uomo all’interno di una cavitಲ naturale. In Italia, la speleologia moderna si è sviluppata a partire dall’Ottocento con la costituzione dei primi gruppi speleologici e oggi vede la collaborazione tra strutture nazionali come la Società Speleologica Italiana e il Club Alpino Italiano.

Grotte turistiche e accessibilità nelle Alpi Apuane

Oltre agli abissi riservati agli speleologi esperti, nelle Alpi Apuane sono presenti tre grotte turistiche visitabili durante tutto l’anno: l’Antro del Corchia, la Grotta del Vento e le Grotte di Equi Terme. Questi siti offrono percorsi guidati accessibili al grande pubblico, permettendo di osservare da vicino stalattiti, stalagmiti, colate e altre concrezioni carsiche.

La Grotta del Vento, situata a Fornovolasco nel comune di Fabbriche di Vergemoli (Lucca), è recentemente stata protagonista di un ciclo di appuntamenti estivi dedicati alla divulgazione speleologica, con incontri su fotografia, racconti, scienza ed esplorazioni sotterranee.

Biospeleologia e tutela del patrimonio ipogeo

Il GSAA partecipa attivamente anche ad attività di biospeleologia, la branca della speleologia che studia la fauna e la flora delle grotte. Recentemente il gruppo ha ospitato iniziative come la “Giornata Bio Speleo” della Federazione Speleologica Toscana, con uscite sul campo in grotte dell’area apuana come la Buca della Renella e il Tanone di Torano, seguite da laboratori di analisi dei campioni raccolti.

La tutela delle grotte delle Alpi Apuane e della loro biodiversitಲ rappresenta una priorità per gli speleologi apuani, che collaborano con enti di ricerca e istituzioni per la conservazione di questo patrimonio naturale unico.

Dettagli dell’evento al CAI Massa

  • Data: giovedì 17 settembre 2026
  • Orario: 21:00
  • Luogo: Sede CAI Massa, Via della Posta 8, Canevara (Massa)
  • Organizzatore: Gruppo Speleologico Archeologico Apuano (GSAA)
  • Ingresso: libero, aperto a tutti gli interessati

La serata si propone come momento di incontro e scambio tra speleologi esperti e persone curiose di avvicinarsi per la prima volta al mondo sotterraneo. Per chi volesse approfondire, il GSAA mantiene contatti attraverso il sito web gsaapuano.blogspot.it e la pagina Facebook del gruppo.


Fonti

Gruppo Speleo Archeologico Apuano

L'articolo Serata speleologia al CAI Massa: il Gruppo Speleologico Archeologico Apuano apre le porte alle grotte delle Alpi Apuane proviene da Scintilena.

  •  

La bellezza Sotto Sopra: escursione nei Gessi Bolognesi UNESCO il 27 settembre

Condividi

A San Lazzaro di Savena un geoevento della Settimana del Pianeta Terra 2026 tra Dolina della Spipola, Altopiano di Miserazzano e speleologia nei Gessi Bolognesi

Domenica 27 settembre 2026 il Parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa ospiterà l’iniziativa “EKCNA: La bellezza Sotto Sopra – I Gessi di Bologna”. Il geoevento è inserito nella XIV Settimana del Pianeta Terra. La proposta è dedicata al paesaggio carsico in gesso, alle grotte e alle ricerche speleologiche che interessano questo settore dei colli bolognesi.

L’appuntamento è promosso nel sito componente dei Gessi Bolognesi del bene UNESCO “Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale”, indicato con l’acronimo EKCNA. L’attività è a partecipazione gratuita, con prenotazione obbligatoria entro giovedì 24 settembre. Il numero massimo previsto è di 40 partecipanti.

Escursione nei Gessi Bolognesi tra Spipola e Miserazzano

Il ritrovo è fissato alle 15 nel parcheggio di via Pilati, all’angolo con via Benassi, nella frazione Ponticella di San Lazzaro di Savena. Da qui partirà una camminata guidata di circa 5 chilometri. Il percorso attraverserà la Dolina della Spipola e raggiungerà l’Altopiano di Miserazzano, punto panoramico rivolto verso Bologna.

L’itinerario presenta una difficoltà media e un dislivello complessivo di circa 200 metri. È quindi rivolto a persone con un minimo di allenamento alla camminata. Sono richieste calzature adatte all’escursionismo e abbigliamento comodo. L’organizzazione segnala che non è necessaria un’assicurazione dedicata.

La scelta della Dolina della Spipola permette di osservare uno dei più riconoscibili elementi del carsismo nei Gessi Bolognesi. La depressione supera i 600 metri di larghezza e raggiunge quasi 100 metri di profondità. È considerata la più grande dolina in gesso d’Europa. Attorno ad essa, l’acqua superficiale e sotterranea ha inciso nel tempo un paesaggio fatto di inghiottitoi, valli cieche, cavità e affioramenti di selenite.

Speleologia e storia del sistema Spipola-Acquafredda

Alle 17 il programma prevede lo spostamento al Circolo La Terrazza, in via del Colle 1, sempre a Ponticella. Qui si terrà un incontro di circa un’ora sulla speleologia, sulle attività di ricerca e sui progetti collegati al territorio. Interverranno Tiberio Rabboni, per l’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Orientale, Massimo Ercolani e Luca Pisani della Federazione Speleologica Regionale Emilia-Romagna, e Paolo Grimandi del Gruppo Speleologico Bolognese-Unione Speleologica Bolognese.

Nel corso dell’incontro verrà presentato un nuovo volume del GSB-USB dedicato alla storia delle esplorazioni del sistema carsico Spipola-Acquafredda. Nei Gessi Bolognesi, il Sistema Acquafredda-Spipola-Prete Santo sfiora gli 11 chilometri di sviluppo. Ospita la più estesa grotta epigenica in gesso conosciuta al mondo. Le sue gallerie documentano l’azione dell’acqua in un litotipo solubile e fragile, dove la protezione del reticolo ipogeo richiede attenzione anche nelle attività svolte in superficie.

La conclusione della giornata è prevista alle 18 al Circolo La Terrazza, con un brindisi e un rinfresco conviviale. L’iniziativa integra il cammino all’aperto con un momento di restituzione scientifica e storica. In questo modo mette in relazione il paesaggio osservabile con le cavità che ne proseguono lo sviluppo nel sottosuolo.

Perché il sito UNESCO dei Gessi Bolognesi è importante

I Gessi Bolognesi costituiscono il sito componente numero 4 del bene seriale UNESCO EKCNA, iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel settembre 2023. Il bene riunisce sette aree distribuite fra le province di Reggio Emilia, Bologna, Ravenna e Rimini. Il riconoscimento riguarda le forme carsiche e le grotte sviluppate nelle rocce evaporitiche, in particolare gesso e sale.

L’importanza dei Gessi Bolognesi UNESCO non dipende soltanto dalla presenza delle grotte. Il territorio conserva una sequenza completa di forme carsiche di superficie e sotterranee, in stretta connessione idrologica. Le circa 200 cavità censite nell’area compresa tra Savena e Idice superano complessivamente 30 chilometri di sviluppo. Questo patrimonio è un riferimento per lo studio del carsismo evaporitico, favorito anche dalla vicinanza a Bologna e dalla lunga storia delle ricerche.

La tutela ha anche un valore biologico e storico. L’area ricade interamente in un parco regionale e nella rete Natura 2000. Ospita habitat, flora e fauna legati a boschi, pareti e ambienti ipogei. Nelle cavità del Farneto e Serafino Calindri sono state inoltre riconosciute testimonianze della frequentazione umana nell’età del Bronzo. I Gessi Bolognesi UNESCO mostrano quindi come geologia, biodiversità, archeologia e presenza umana siano elementi inseparabili.

La visita guidata non coincide con un’esplorazione in grotta. Propone invece una lettura del paesaggio esterno, utile per comprendere l’origine delle cavità e la necessità di conservarne gli equilibri. Per un’area vicina a una grande città e sottoposta nel passato a escavazioni e trasformazioni, la divulgazione sul posto è parte della tutela.

Informazioni per partecipare all’evento EKCNA

La prenotazione per “EKCNA: La bellezza Sotto Sopra – I Gessi di Bologna” è obbligatoria entro venerdì 24 settembre 2026. Si può contattare l’organizzazione al numero 333 2660329, al numero 051 6254821 oppure scrivendo a eventi@enteparchi.bo.it. Il ritrovo è alle 15 presso il parcheggio di via Pilati, angolo via Benassi, a Ponticella di San Lazzaro di Savena. La conclusione è alle 18 presso il Circolo La Terrazza, via del Colle 1.

L’evento è gratuito. La partecipazione richiede scarpe da escursione, abbigliamento adeguato e una condizione fisica compatibile con i 5 chilometri di percorso e i 200 metri di dislivello. L’iniziativa offre un’occasione di approfondimento sul sito UNESCO EKCNA e sui Gessi Bolognesi, unendo conoscenza del paesaggio, ricerca speleologica e attenzione per un ambiente carsico delicato.

Fonti

L'articolo La bellezza Sotto Sopra: escursione nei Gessi Bolognesi UNESCO il 27 settembre proviene da Scintilena.

  •  

Grotta del Vento, il 13 settembre tra esplorazione e memoria per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

Condividi

Alla Grotta del Vento dimostrazioni speleologiche, materiali storici e una visita-racconto per la prima edizione UNESCO della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

Domenica 13 settembre 2026 la Grotta del Vento, a Fornovolasco nel Parco delle Alpi Apuane, dedica un’intera giornata alla speleologia. L’appuntamento coincide con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, istituita dall’UNESCO e celebrata ogni anno il 13 settembre.

Il programma annunciato mette insieme tecnica di progressione, osservazione dell’esplorazione verticale, documentazione storica e racconto delle prime campagne nella cavità. L’iniziativa è realizzata con la collaborazione dello Speleo Club Garfagnana. L’obiettivo dichiarato è riportare l’attenzione sul rapporto tra una grotta turistica, la ricerca e la storia delle persone che ne hanno ampliato la conoscenza.

La Grotta del Vento è situata nel territorio di Fabbriche di Vergemoli, in provincia di Lucca. La cavità presenta gallerie vadose e freatiche, tratti interessati dall’acqua e zone ricche di concrezioni. Il suo nome è legato alla forte corrente d’aria che, in estate, fuoriesce dall’ingresso inferiore.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il quadro UNESCO

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo nasce da una proclamazione della Conferenza generale UNESCO, avvenuta nel novembre 2025. Il 2026 è quindi l’anno della prima celebrazione.

L’UNESCO indica le grotte e i paesaggi carsici come sistemi fragili, importanti per le risorse idriche, la biodiversità sotterranea, gli archivi geologici e le testimonianze della storia umana. Secondo l’Organizzazione, i paesaggi carsici coprono quasi un quarto delle terre emerse e contribuiscono all’approvvigionamento idrico potabile di oltre un miliardo di persone.

La ricorrenza invita istituzioni, comunità, scuole, geoparchi e associazioni a proporre visite, mostre e incontri pubblici. A Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre è previsto il programma internazionale inaugurale, con un convegno scientifico e una cerimonia ufficiale.

In questo contesto, la giornata alla Grotta del Vento collega un’iniziativa locale a una mobilitazione internazionale dedicata alla conoscenza e alla gestione responsabile del carsismo.

Grotta del Vento e tecnica speleologica nel programma del mattino

Le attività inizieranno dalle ore 10 nel piazzale della Grotta del Vento. Sono previste dimostrazioni sulle tecniche di progressione speleologica e sull’impiego delle attrezzature usate negli ambienti sotterranei.

Gli speleologi accompagneranno il pubblico nell’osservazione di materiali e procedure. L’impostazione è divulgativa. Le dimostrazioni non sostituiscono una formazione tecnica, che richiede corsi, istruttori qualificati e contesti adeguati.

Durante le visite nella cavità saranno effettuate calate nei pozzi più profondi, organizzate in modo da risultare osservabili dai visitatori. Il pubblico potrà vedere da vicino la progressione su corda e comprendere il ruolo della tecnica nell’esplorazione verticale.

La proposta richiama un aspetto centrale della speleologia: l’avanzamento nelle grotte non dipende soltanto dalla scoperta di nuovi passaggi. Richiede pianificazione, lettura dell’ambiente, conoscenza delle attrezzature, lavoro di squadra e attenzione alla sicurezza.

Memoria delle esplorazioni della Grotta del Vento

Per tutta la giornata il piazzale ospiterà fotografie, documenti, attrezzature e altri materiali relativi alle esplorazioni della Grotta del Vento. L’esposizione ricostruirà fasi, protagonisti e strumenti della conoscenza della cavità.

La storia nota della Grotta del Vento comprende le prime frequentazioni dalla fine dell’Ottocento. Nel 1961 il Gruppo Speleologico Bolognese del CAI superò il sifone iniziale durante una fase di siccità e esplorò 640 metri di gallerie. Nel settembre 1964 il Gruppo Speleologico Lucchese del CAI arrivò a 1.110 metri, realizzando rilievo topografico, documentazione fotografica e uno studio geomorfologico preliminare.

La valorizzazione turistica iniziò nel 1965. Il primo itinerario fu aperto nel 1967. Negli anni successivi le esplorazioni hanno portato lo sviluppo conosciuto a oltre quattro chilometri e mezzo, mentre restano diramazioni di difficile accesso.

Questo patrimonio documentario aiuta a leggere la grotta come luogo naturale e come archivio della pratica speleologica. Fotografie e attrezzature mostrano anche i cambiamenti intervenuti nelle tecniche di rilievo, comunicazione e sicurezza.

Visita serale alla Grotta del Vento tra testi e racconti

Alle ore 19 è annunciata una visita serale speciale. Il percorso sarà accompagnato da letture di testi, memorie e racconti dei primi esploratori, direttamente negli ambienti che furono teatro delle loro ricognizioni.

La formula proposta è quella di una visita-racconto. Le letture saranno integrate nel percorso e non presentate come appuntamento separato. L’intento è offrire ai partecipanti elementi per collocare difficoltà, intuizioni e risultati delle esplorazioni nel loro contesto fisico.

Il calendario estivo pubblicato sul sito della Grotta del Vento segnala anche esposizioni e dimostrazioni pratiche per il 13 settembre, oltre a proiezioni e conferenze alle ore 21. La pagina consultata non specifica se le attività serali costituiscano un programma unico o due momenti distinti. Per la partecipazione è quindi opportuno verificare orari e prenotazione direttamente con la struttura, al numero 0583 722024.

Attività didattiche e divulgative recenti alla Grotta del Vento

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo arriva al termine di un ciclo estivo dedicato alla divulgazione. Il 23 agosto, con lo Speleo Club Garfagnana, lo speleologo e fotografo Andrea Moretti ha presentato un incontro dedicato alla documentazione delle grotte, con interventi di Pietro Taddei e Vittorio Verole-Bozzello.

Il 28 agosto la sala multifunzionale ha ospitato “Le nuvole e la grotta”. L’incontro ha collegato l’alluvione della Garfagnana del 1996, meteorologia, cambiamenti climatici e microclima sotterraneo. Era previsto l’intervento del meteorologo Valerio Capecchi del Consorzio LaMMA, insieme a Vittorio Verole-Bozzello.

Il 4 settembre il programma ha affiancato l’inaugurazione della sistemazione paesaggistica davanti alla Sorgente del Tinello a un approfondimento sulla speleologia subacquea. Il tema comprendeva la sorgente e le esplorazioni più recenti nei sifoni della Garfagnana.

Accanto agli incontri pubblici, la Grotta del Vento mantiene proposte per gruppi e scuole su prenotazione. Il sito mette a disposizione materiali introduttivi sul carsismo regionale e una pubblicazione dedicata all’origine, all’evoluzione e agli aspetti scientifici della cavità. Sono strumenti pensati per preparare o proseguire in classe la visita.

La giornata del 13 settembre riunisce quindi attività pratiche, memoria storica e divulgazione. La Grotta del Vento diventa il punto di partenza per avvicinare il pubblico alle tecniche speleologiche e ai processi che formano il carsismo, senza separare l’esperienza della visita dalla conoscenza del territorio.

Fonti

L'articolo Grotta del Vento, il 13 settembre tra esplorazione e memoria per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo proviene da Scintilena.

  •  

Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo: la UIS porta la biospeleologia in diretta Facebook

Condividi

La Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo sarà celebrata il 13 settembre 2026. Alla vigilia, la Commissione Biologia dell’UIS propone l’incontro online “Life in the Dark”, dedicato alla ricerca biospeleologica, a Emil Racovi?? e alle politiche di tutela degli ecosistemi sotterranei.

Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo, un debutto internazionale

Il 13 settembre 2026 si celebrerà la Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo, denominata dall’UNESCO International Day of Caves and Karst (IDCK). La ricorrenza è stata proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO il 12 novembre 2025 e avrà cadenza annuale.

La data richiama l’attenzione sul valore ambientale, scientifico, idrico e culturale delle grotte e dei paesaggi carsici. L’UNESCO ricorda che questi territori coprono quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Sono anche archivi geologici, habitat di biodiversità specializzata e luoghi in cui restano tracce della storia umana.

La prima celebrazione internazionale si svolgerà a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con una conferenza scientifica e una cerimonia ufficiale. Il calendario mondiale non si limiterà alla Slovenia. Associazioni, scuole, enti di gestione, grotte turistiche e comunità locali sono invitati a proporre iniziative e a inserirle nella mappa globale coordinata dall’Unione Internazionale di Speleologia.

La Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo colloca quindi la speleologia in un contesto più ampio. Ricerca, educazione, gestione sostenibile dell’acqua e conservazione della natura diventano parti della stessa discussione.

UIS Cave Biology Commission: “Life in the Dark” il 12 settembre

In questo quadro si inserisce l’appuntamento online della UIS Cave Biology Commission, intitolato “Life in the Dark: From Legacy to the Frontiers of Cave Science”. L’incontro è annunciato per sabato 12 settembre 2026, alla vigilia della ricorrenza UNESCO, in diretta Facebook Live.

Per il pubblico dell’Europa centrale l’orario indicato è le 22.00 CEST. La comunicazione riporta anche le 13.00 PDT/MST per Pacifico e Arizona e le 14.00 CST per Città del Messico. Ulteriori dettagli sul programma e sui relatori saranno comunicati dalla Commissione.

Il titolo dell’incontro delinea tre direzioni. La prima è la memoria scientifica della biospeleologia. La seconda riguarda le nuove frontiere dello studio della vita sotterranea. La terza guarda al rapporto tra conoscenza biologica e politiche globali di conservazione.

La Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo offre così anche uno spazio per rendere più visibili discipline che spesso operano lontano dall’attenzione pubblica. La biologia sotterranea non riguarda solo le grandi cavità visitabili. Comprende reti di fessure, sedimenti, falde, sorgenti e ambienti acquatici sotterranei, spesso difficili da osservare e delimitare.

Emil Racovi?? e l’eredità della biospeleologia

La serata renderà omaggio a Emil Racovi??, figura centrale nella nascita della biospeleologia. Il biologo ed esploratore romeno pubblicò nel 1907 l’“Essai sur les problèmes biospéologiques”, testo che contribuì a definire lo studio scientifico delle forme di vita degli ambienti sotterranei. Nel 1920 fondò a Cluj il primo istituto di speleologia al mondo.

Richiamare Racovi?? significa collegare la storia della disciplina alle domande attuali. Le tecniche di campionamento, la genetica, l’analisi del DNA ambientale, il rilievo tridimensionale e i modelli ecologici ampliano oggi le possibilità di indagine. Restano importanti anche l’osservazione sul campo, la documentazione accurata e la collaborazione tra speleologi, tassonomisti, idrogeologi e gestori del territorio.

Per molte specie sotterranee, la distribuzione ristretta e la difficoltà di rilevamento rendono le conoscenze ancora incomplete. Questa condizione incide sulle scelte di protezione. Una cavità nota può rappresentare solo una piccola parte di un sistema ecologico connesso al suolo, alle acque di infiltrazione e al bacino di alimentazione.

Biodiversità sotterranea e politiche di protezione

Uno dei dati richiamati nell’annuncio riguarda il divario tra valore ecologico e protezione effettiva. Una ricerca pubblicata su npj Biodiversity stima che solo il 6,9% dei paesaggi carsici e vulcanici che ospitano habitat sotterranei si sovrapponga alle aree protette, a fronte di circa il 17% della superficie terrestre e delle acque interne coperta da tali aree.

Lo studio evidenzia un punto decisivo per la tutela delle grotte e del carsismo: gli ecosistemi sotterranei hanno una struttura tridimensionale. La sola delimitazione in superficie non garantisce necessariamente la protezione di falde, cavità, fratture e habitat collegati. Le pressioni esterne possono arrivare nel sottosuolo attraverso l’uso del suolo, l’inquinamento, le captazioni idriche, le attività estrattive e le modifiche del regime delle acque.

La Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo può dunque favorire un confronto tra ricerca e decisioni pubbliche. La tutela non coincide con il solo divieto di accesso a una grotta. Richiede conoscenza dei sistemi idrogeologici, monitoraggi, gestione dei flussi di visita e attenzione ai bacini di ricarica.

I video messaggi UIS su Facebook

Accanto agli appuntamenti scientifici, la UIS sta dando spazio alla partecipazione della comunità speleologica internazionale. Sulla pagina Facebook dell’Unione Internazionale di Speleologia sono in pubblicazione video messaggi inviati da membri UIS di diversi Paesi. I contributi invitano a celebrare la Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo e a diffonderne le finalità.

L’iniziativa offre una testimonianza diretta della rete mondiale che opera nello studio, nell’esplorazione e nella difesa degli ambienti ipogei. Per gruppi e singoli speleologi può essere anche un invito a raccontare iniziative locali, esperienze di ricerca e attività educative legate al 13 settembre.

La diretta “Life in the Dark” del 12 settembre aggiunge a questo percorso un focus specifico sulla biodiversità. Il passaggio dalla storia della biospeleologia alle questioni di conservazione mostra come la Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo intenda connettere patrimonio scientifico, responsabilità ambientale e partecipazione pubblica.

Fonti

L'articolo Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo: la UIS porta la biospeleologia in diretta Facebook proviene da Scintilena.

  •  

Grotte del Canin, a Sella Nevea il convegno sul grande sistema carsico delle Alpi Giulie

Condividi

Il 13 settembre 2026 il Parco delle Prealpi Giulie riunisce geologi e speleologi italiani, sloveni e ungheresi per la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

Foto di copertina di Paolo Manca

Chiusaforte (UD), 13 settembre 2026 – Le Grotte del Canin saranno al centro di un incontro pubblico dedicato alla geologia, alla ricerca e a decenni di esplorazioni sotterranee.

Domenica 13 settembre, dalle ore 10.00, il Centro Polifunzionale di Sella Nevea ospiterà il convegno “Il mondo ipogeo del Canin”. L’ingresso è gratuito.

L’iniziativa è organizzata dal Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie con il Club Alpinistico Triestino.

È realizzata con il contributo del Servizio geologico della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, ai sensi della legge regionale 15/2016. Il convegno è inserito nella prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, ricorrenza UNESCO fissata ogni anno al 13 settembre.

La data collega l’appuntamento di Sella Nevea a un programma internazionale che avrà uno dei suoi momenti principali a Postumia, in Slovenia. Per il Canin il collegamento è anche geografico e scientifico: il massiccio è condiviso fra Italia e Slovenia e le sue reti sotterranee sono il risultato di una lunga attività esplorativa condotta oltre confine.

Grotte del Canin e geodiversità delle Alpi Giulie

Il Monte Canin è formato in prevalenza da rocce carbonatiche. Calcari e dolomie si sono deposti in ambiente marino circa 200 milioni di anni fa. In particolare, l’estensione e la purezza dei Calcari del Dachstein costituiscono una base favorevole allo sviluppo del carsismo.

L’acqua meteorica penetra nelle fratture e nei piani di stratificazione. Nel tempo allarga i percorsi e costruisce un paesaggio fatto di campi solcati, doline, pozzi, gallerie e grandi risorgive. Sull’altipiano del Foran dal Muss questa morfologia raggiunge una delle espressioni più evidenti delle Alpi Giulie. Il Parco segnala qui la presenza congiunta di fenomeni carsici superficiali e profondi.

Le Grotte del Canin non sono quindi soltanto cavità da esplorare. Sono parte di un sistema idrogeologico di alta quota. Le acque assorbite dall’altipiano riemergono anche in Val Raccolana. Il Fontanon di Goriuda, geosito di interesse nazionale, è una risorgiva perenne posta al contatto fra la Dolomia Principale e i sovrastanti calcari del Dachstein. A questa sorgente sarà dedicato uno degli interventi della mattinata, insieme alla Risorgiva del Monte Sart.

Il Sistema del Monte Canin, quasi 90 chilometri rilevati

Uno dei temi di maggiore rilievo riguarda la dimensione del reticolo ipogeo. Il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia definisce il Sistema del Monte Canin come l’unione del Complesso Foran del Muss e del Complesso Col delle Erbe. La connessione fra la Grotta Clemente e la cavità Rotule Spezzate, realizzata nel 2019, ha collegato i due complessi.

Lo sviluppo spaziale complessivo è stimato vicino ai 90 chilometri. Il dato rende il Sistema del Monte Canin il più lungo d’Italia secondo il Catasto regionale. La stessa scheda segnala un punto importante per la lettura del record: la distinzione fra una grotta a più ingressi, un complesso e un macro-complesso non dispone di standard nazionali o internazionali univoci. La denominazione adottata conserva perciò anche la storia autonoma dei due grandi complessi esplorati.

Le Grotte del Canin raccontano una ricerca iniziata alla fine degli anni Sessanta e proseguita per generazioni. L’evoluzione delle tecniche su corda e l’impiego di bivacchi speleologici hanno reso possibili campagne sempre più articolate su un massiccio vasto, severo e ricco di ingressi. Il confronto fra rilievi, dati catastali ed esplorazioni continua a essere essenziale per definire la struttura del sistema e i suoi rapporti con le risorgenze.

Il programma del convegno sulle Grotte del Canin

Dopo i saluti del sindaco di Chiusaforte Fabrizio Fuccaro e della presidente del Parco naturale delle Prealpi Giulie Anna Micelli, la mattinata si aprirà con Paolo Manca e Massimo Zanetti del Servizio geologico regionale. Il loro intervento sarà dedicato alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico del Friuli Venezia Giulia.

Il geologo Andrea Mocchiutti affronterà la geologia e la geomorfologia del Monte Canin con l’intervento “La fantasia dell’acqua e della roccia”. Franco Gherlizza e Clarissa Brun, per il Club Alpinistico Triestino, ripercorreranno cinquant’anni di campi speleologici del CAT sul Canin.

Il Gruppo speleologico ungherese “Gortani” presenterà trentatré anni di attività nel massiccio. Jure Ti?ar, del Club speleologico Novo Mesto, parlerà invece delle esplorazioni slovene con “Una montagna, due versanti, abissi infiniti”. Franco Riosa e Franco Gherlizza illustreranno le ricerche speleosubacquee alla Risorgiva del Monte Sart e al Fontanon di Goriuda. Gherlizza proporrà anche un intervento dedicato al Monte Canin nelle leggende. La moderazione è affidata al geologo Giuseppe Muscio. Al termine è previsto un momento conviviale.

Grotte del Canin, conoscenza e tutela

La prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo nasce per accrescere l’attenzione sugli ambienti ipogei, sui paesaggi carsici e sulle risorse idriche collegate. Per un’area come il Canin, dove il carsismo di superficie e quello profondo formano un sistema continuo, divulgazione e tutela dipendono dalla qualità delle conoscenze disponibili.

Il convegno di Sella Nevea propone quindi un quadro che unisce geologia, catasto, esplorazione, speleosubacquea e memoria delle associazioni. Le Grotte del Canin saranno raccontate da chi ne ha studiato strutture, acque e percorsi, senza separare il patrimonio naturale dalla storia delle ricerche che ne hanno ampliato la conoscenza.

Informazioni pratiche

  • Evento: Il mondo ipogeo del Canin
  • Quando: domenica 13 settembre 2026, ore 10.00
  • Dove: Centro Polifunzionale, Sella Nevea, Chiusaforte (UD)
  • Ingresso: gratuito
  • Informazioni: info@parcoprealpigiulie.it
  • Sito dell’ente: https://www.parcoprealpigiulie.it/

Fonti

L'articolo Grotte del Canin, a Sella Nevea il convegno sul grande sistema carsico delle Alpi Giulie proviene da Scintilena.

  •  

Lecco, dalle grotte nei ghiacciai alla speleologia: serata sulla glaciospeleologia e corso di avvicinamento

Condividi

Il 29 settembre 2026 Mauro Inglese, Paola Tognini e Andrea Ferrario raccontano le esplorazioni del Progetto Speleologia Glaciale. Dal 14 al 18 ottobre il Gruppo Speleologico Lecchese CAI apre invece le porte ai nuovi speleologi con uno stage introduttivo

Il Gruppo Speleologico Lecchese CAI Lecco propone tra settembre e ottobre 2026 due appuntamenti dedicati al mondo sotterraneo: una serata sulla speleologia glaciale, per conoscere le cavità che si formano all’interno dei ghiacciai alpini, e uno stage/corso di avvicinamento alla speleologia, rivolto a chi desidera provare per la prima volta tecniche e ambienti della speleologia.

“Grotte glaciali, un mondo che scompare” : primo appuntamento il 29 settembre alle ore 21.00

Il primo appuntamento è in programma martedì 29 settembre alle ore 21.00, presso la sede CAI Lecco, in via Papa Giovanni XXIII 11.

La serata, dal titolo “Grotte glaciali, un mondo che scompare”, vedrà la partecipazione di Mauro Inglese, Paola Tognini e Andrea Ferrario, protagonisti da molti anni delle attività del Progetto Speleologia Glaciale.

Attraverso immagini, esperienze di esplorazione e osservazioni condotte sul campo, l’incontro accompagnerà il pubblico dentro un ambiente tanto spettacolare quanto effimero: quello delle cavità endoglaciali e subglaciali, forme che possono nascere, trasformarsi profondamente o scomparire nell’arco di tempi molto brevi.

Il Progetto Speleologia Glaciale, attivo dal 2008, riunisce speleologi provenienti da diversi gruppi italiani e svolge attività di esplorazione, documentazione e monitoraggio delle cavità presenti nei ghiacciai alpini. Le osservazioni effettuate negli anni, tra l’altro sui ghiacciai dei Forni e del Morteratsch, permettono di seguire dall’interno alcuni dei profondi cambiamenti che interessano le masse glaciali alpine.

La serata è organizzata dal Gruppo Speleologico Lecchese, in collaborazione con il Progetto Speleologia Glaciale, nell’ambito della rassegna Monti Sorgenti 2026 del CAI Lecco.

I relatori

Mauro Inglese, speleologo del Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, è da molti anni impegnato nella documentazione fotografica e nello studio delle cavità glaciali. Fa parte del gruppo di lavoro lombardo dedicato alla glaciospeleologia e ha partecipato alle attività del Progetto Speleologia Glaciale fin dalle sue prime fasi.

Paola Tognini, geologa e speleologa del Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, ha svolto attività accademica nel campo della geografia fisica e della geomorfologia ed è impegnata da decenni nello studio del carsismo e della speleologia glaciale. Le sue prime ricerche in questo settore risalgono agli anni Novanta.

Andrea Ferrario, speleologo del Gruppo Grotte CAI Saronno e Istruttore di Speleologia CAI, pratica speleologia glaciale dal 2008 e ha partecipato a numerosi campi esplorativi sui ghiacciai dell’arco alpino. È stato presidente della Federazione Speleologica Lombarda.

I tre speleologi hanno condiviso nel tempo numerose attività di ricerca e divulgazione e sono stati tra gli autori del lavoro dedicato alla speleologia glaciale pubblicato nel 2012 sulla rivista Speleologia della Società Speleologica Italiana ETS.

Screenshot

Dal 14 al 18 ottobre uno stage di avvicinamento alla speleologia: secondo appuntamento

Pochi giorni dopo la serata, il Gruppo Speleologico Lecchese passerà dalla divulgazione alla pratica con lo stage/corso di avvicinamento alla speleologia, in programma dal 14 al 18 ottobre 2026.

L’iniziativa è aperta a soci CAI e non soci a partire dai 15 anni — per i minorenni è necessaria l’autorizzazione dei genitori — ed è pensata per chi desidera scoprire il mondo ipogeo e acquisire le prime conoscenze sulla progressione in grotta.

Il corso prevede un massimo di 10 partecipanti.

La prima lezione si terrà mercoledì 14 ottobre alle ore 20.00 nella sede CAI Lecco e affronterà, tra gli altri argomenti, esposizione al rischio e sua mitigazione, materiali, carsismo e speleogenesi.

Sabato 17 ottobre è prevista una giornata pratica in palestra esterna, dedicata alla conoscenza delle attrezzature e alle tecniche di progressione. La partecipazione a questa esercitazione è obbligatoria per prendere parte all’uscita successiva.

Domenica 18 ottobre gli allievi entreranno infatti in una cavità della zona per una giornata pratica in grotta.

L’organizzazione mette a disposizione imbragatura completa, attrezzatura per la progressione su corda, casco e lampade frontali. Ai partecipanti sono richiesti abbigliamento e calzature adatti all’ambiente di grotta, guanti e zaino.

Il costo complessivo è di 70,00 euro, sia per i soci, sia per i non soci CAI, ed è comprensivo del noleggio dell’attrezzatura e dell’utilizzo del materiale di gruppo.

Al termine viene rilasciato un attestato della Scuola Nazionale di Speleologia CAI, con una frequenza minima richiesta del 70%.

Iscrizioni alllo stage entro il 9 ottobre 2026, online attraverso il modulo predisposto dal Gruppo Speleologico Lecchese:

Modulo di iscrizione: https://forms.gle/eSUgRA1mygUK7SPh7

Per informazioni è possibile contattare il Gruppo Speleologico Lecchese all’indirizzo speleologia@cai.lecco.it.

Sono due appuntamenti diversi, ma strettamente collegati: prima il racconto di un ambiente sotterraneo fragile e in continua trasformazione, quello scavato dall’acqua nel ghiaccio; poi l’occasione di indossare casco e imbrago e compiere i primi passi nel mondo della speleologia. Con l’auspicio di visitare successivamente anche gli ambienti speloglaciali!

L'articolo Lecco, dalle grotte nei ghiacciai alla speleologia: serata sulla glaciospeleologia e corso di avvicinamento proviene da Scintilena.

  •  

Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca, grotte e paesaggi carsici al centro dell’incontro

Condividi

Man and Karst 2026 apre in Sicilia nella prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo, con sessioni scientifiche, visite alla Grotta Monello e itinerari nei geositi del Sud-Est

Dal 13 al 19 settembre la Sicilia sud-orientale ospiterà Man and Karst 2026, quarta edizione della conferenza internazionale promossa dal CIRS ETS – Centro Ibleo di Ricerche Speleo-Idrogeologiche di Ragusa. L’appuntamento riunirà ricercatori, speleologi, geologi, biospeleologi, archeologi e operatori impegnati nello studio e nella tutela del patrimonio carsico. Il programma diffuso dall’organizzazione, a cura di Rosario Ruggieri, concentra le sessioni congressuali dal 14 al 16 settembre al Centro Regionale del Germoplasma di contrada Marianelli, nella Riserva naturale di Vendicari, nel territorio di Noto.

L’apertura è prevista domenica 13 settembre, data che coincide con la prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo istituita dall’UNESCO. La giornata inaugurale si svolgerà presso la Riserva naturale integrale Grotta Monello, nel Siracusano, con l’accoglienza dell’Università di Catania e una visita scientifica guidata da Sandro Privitera e Rosario Ruggieri.

Man and Karst 2026 e la Grotta Monello nel carsismo ibleo

La scelta della Grotta Monello collega Man and Karst 2026 a uno dei principali siti ipogei protetti degli Iblei. La riserva si trova in contrada Perciata, nel territorio di Siracusa, occupa circa 60 ettari ed è stata istituita nel 1998. L’Università di Catania ne evidenzia il valore geologico e biologico, oltre al regime di tutela integrale che vieta la fruizione turistica della grotta.

L’ipogeo, scoperto nel 1948, si sviluppa su più livelli per circa 540 metri. Ospita concrezioni e comunità faunistiche legate all’ambiente sotterraneo. La visita prevista per l’apertura assume quindi un carattere scientifico e istituzionale, coerente con le limitazioni poste a protezione del sito. Interverranno rappresentanti dell’Ateneo catanese, del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali e del Libero Consorzio comunale di Siracusa.

La coincidenza con la ricorrenza UNESCO aggiunge un quadro internazionale all’incontro. La Giornata del 13 settembre è dedicata alla conoscenza, alla protezione, allo studio e alla gestione sostenibile di grotte e sistemi carsici. Per le aree mediterranee, in cui falde, sorgenti, coste e cavità sono spesso strettamente connessi, il tema interessa sia la ricerca sia le politiche territoriali.

Paesaggio carsico e speleologia nelle sessioni di Vendicari

Lunedì 14 settembre, dopo i saluti istituzionali e la presentazione di Man and Karst 2026 da parte di Rosario Ruggieri, inizieranno le sessioni di lavoro. La prima sarà dedicata alla protezione e alla valorizzazione del paesaggio carsico. Gli interventi porteranno casi di studio dalla Croazia, dalla Libia e dalla Sicilia, con contributi sui geositi regionali, sul geoturismo e sui processi educativi legati al patrimonio naturale.

La sessione successiva affronterà geomorfologia e speleologia. Il programma comprende ricerche sul Carso classico triestino, sul fluviocarsismo della Slovenia centrale, sui karren tropicali di Cuba, sui Monti Sibillini e sui paesaggi carsici dell’Oklahoma. Un intervento illustrerà inoltre le ricerche 2025-2026 nell’area dell’Al Jabal al Akhdar, in Cirenaica.

Nel pomeriggio spazio alla biospeleologia e alla biodiversità. Tra i temi annunciati figurano la conservazione della fauna sotterranea della Sicilia orientale, la valutazione del rischio d’invasione del gambero rosso della Louisiana nei sistemi carsici europei e mediterranei, gli organismi associati al moonmilk e nuove prospettive di ricerca sui biomi di grotta in Armenia. Sono argomenti che mostrano come il sottosuolo non sia un ambiente isolato: le acque, gli ingressi, le modificazioni climatiche e le pressioni antropiche possono influire sugli equilibri biologici delle cavità.

La quarta sessione, infine, sarà riservata a miniere e antichi acquedotti nelle aree carsiche. Sono previsti contributi sul rilievo 3D dell’acquedotto Galermi con iPhone LiDAR, sugli ipogei naturali e artificiali del Passo dell’Orco, sulle miniere di zolfo e potassio della Sicilia e sul lungo sistema di gallerie idriche di Yarmouk-Decapolis, in Giordania.

Rischio carsico, acque sotterranee e archeologia

Martedì 15 settembre il programma di Man and Karst 2026 proseguirà con geologia e pericolosità carsica. Sinkhole, instabilità delle falesie costiere, subsidenza e analisi con telerilevamento saranno al centro di studi riferiti alla Libia, al Friuli, alla Puglia e alla Sicilia sud-orientale. È previsto anche un contributo sulla nuova carta geologica CARG Siracusa in scala 1:50.000 e sulle sue implicazioni per la lettura dei processi carsici.

Seguirà la sessione dedicata a idrogeologia e vulnerabilità. L’attenzione sarà posta sulle sorgenti carsiche, sui modelli idrogeologici e sui problemi di contaminazione delle acque sotterranee. Il caso del sistema Oro-Scribano Misericordia, nel Sud-Est siciliano, sarà presentato come esempio di inquinamento in un acquifero carsico. Il tema è rilevante perché la circolazione in rocce fratturate e dissolte può trasferire rapidamente gli inquinanti dalle superfici alle falde e alle sorgenti.

Il pomeriggio sarà dedicato ad archeologia e paleontologia in grotta. Il calendario include lavori su Grotta Lazzaro a Rosolini, sulla grotta Sbriulia e su due cavità inedite nella Cava di Baulì, entrambe nel territorio di Noto, oltre a ricerche sul Monte Kronio, sugli ippopotami fossili di Acquedolci e sull’ipogeo di Monte Rotondo a Giarratana. Le due sessioni poster completeranno il quadro con approfondimenti su protezione delle acque carsiche, monitoraggi di CO2 e radon in cavità, pipistrelli delle grotte della provincia di Siracusa, habitat di Meta menardi nelle grotte laviche etnee e risorse carsiche dell’Albania.

Escursioni di Man and Karst 2026 sul territorio siciliano

Mercoledì 16 settembre sarà dedicato alle attività sul campo nella Riserva di Vendicari, sull’isola di Capo Passero e a Marzamemi. Il programma indica una visita guidata nella riserva, le escursioni sull’isola e al Forte spagnolo, quindi un passaggio alla tonnara storica di Marzamemi. La chiusura è prevista con una serata conclusiva.

Il calendario generale comprende anche escursioni pre e post-conferenza dal 13 al 19 settembre. L’elemento territoriale non costituisce una parte separata dell’incontro: mette in relazione i temi discussi in sala con geositi, coste carbonatiche, cavità, paesaggi rurali e testimonianze storiche della Sicilia. In questo quadro, Man and Karst 2026 propone un confronto tra casi mediterranei e internazionali, mantenendo nel Sud-Est siciliano il proprio riferimento geografico e scientifico.

Fonti

L'articolo Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca, grotte e paesaggi carsici al centro dell’incontro proviene da Scintilena.

  •  

Concluso Eurokarst 2026 a Neuchâtel: all’incontro hanno partecipato 250 specialisti provenienti da tutti i continenti.

Condividi

Al congresso europeo dedicato all’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici, Liviu Valenas ha presentato un contributo su geomorfologia e idrochimica delle cavità d’acqua in arenaria del Nord-Est della Thailandia.,

Eurokarst 2026, un confronto internazionale sulle acque sotterranee

Eurokarst 2026 si è svolto a Neuchâtel, in Svizzera, dal 31 agosto al 4 settembre.

La conferenza europea biennale è dedicata all’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici. Riunisce ricercatori universitari, tecnici e professionisti impegnati nello studio delle acque sotterranee e degli ambienti carsici.

La sede non è casuale. Neuchâtel si trova ai piedi del Giura, in un territorio segnato da rocce calcaree e dalla circolazione idrica sotterranea. La città aveva già ospitato la prima edizione dell’incontro nel 2016. Per l’edizione 2026, l’Università di Neuchâtel e l’Istituto svizzero di speleologia e carsologia hanno avuto un ruolo centrale nell’organizzazione e nel contesto scientifico locale.

Il sito ufficiale descrive Eurokarst come un forum di confronto tra ricerca accademica e pratica professionale. Nel programma è stata inclusa anche la riunione della Karst Commission dell’International Association of Hydrogeologists, organismo internazionale attivo sui temi della gestione delle risorse idriche in acquiferi carsici.

Eurokarst 2026, numeri e temi del programma scientifico

Secondo quanto riferito da Mónica Ponce, presidente della Commissione Materiali e Tecniche dell’Unione Internazionale di Speleologia, a Eurokarst 2026 hanno partecipato 250 specialisti provenienti da tutti i continenti. Il dato restituisce la dimensione internazionale dell’incontro.

Prima dell’avvio della conferenza, la comunicazione dell’Università di Neuchâtel indicava la presenza attesa di circa 200 specialisti dell’idrogeologia delle rocce calcaree. La differenza tra previsione e numero riportato dopo l’apertura può essere letta come un possibile incremento della partecipazione effettiva; il dato di 250 resta attribuito alla comunicazione di Ponce.

Il programma diffuso dalla Karst Commission comprendeva cinque relazioni principali, circa 100 comunicazioni orali e 90 poster. Erano previsti anche corsi brevi nella giornata del 30 agosto e tre escursioni successive alla parte congressuale. Le sessioni hanno affrontato la modellazione dei flussi sotterranei, l’infiltrazione delle precipitazioni, la qualità delle acque, la protezione delle captazioni e l’uso di dati di campo per migliorare i modelli idrogeologici.

Questi temi hanno rilievo anche per la speleologia. Nei sistemi carsici, la rapida connessione fra superficie e sottosuolo rende spesso più vulnerabili le falde. Misure, tracciamenti, analisi chimiche e osservazioni geomorfologiche permettono di ricostruire percorsi dell’acqua, tempi di trasferimento e possibili sorgenti di contaminazione.

Arenarie quarzifere della Thailandia al Poster Blitz di Eurokarst 2026

Nella giornata del 31 agosto, nella sezione Poster Blitz di Eurokarst 2026, Liviu Valenas ha presentato lo studio dedicato alla geomorfologia e all’idrochimica delle pozze d’acqua sviluppate nelle arenarie quarzifere del Nord-Est della Thailandia. Il lavoro è firmato da Liviu Valenas, Christine Viehweger e Stephanie Gimmler della Technical University of Freiberg, in Germania.

Il contributo porta l’attenzione su forme e processi che non coincidono con il carso classico in roccia carbonatica. Le arenarie quarzifere sono costituite in larga misura da granuli di quarzo. La loro evoluzione superficiale e sotterranea può dipendere dall’alterazione dei minerali, dalla disgregazione fisica della roccia, dall’erosione e dalla persistenza dell’acqua nelle depressioni.

Le pozze d’acqua in roccia, spesso indicate in letteratura internazionale come rock pools o weathering pits, possono conservare informazioni sull’azione combinata dell’acqua e dei sedimenti. Lo studio integrato della forma delle cavità e della composizione chimica dell’acqua può aiutare a distinguere i processi dominanti. Può inoltre documentare la relazione tra caratteristiche della roccia, stagionalità delle piogge e condizioni locali di drenaggio.

La presenza di questo lavoro a Eurokarst 2026 amplia quindi il confronto oltre i soli acquiferi carbonatici. La geomorfologia delle arenarie e l’idrochimica delle acque raccolte in piccole cavità costituiscono un terreno di dialogo tra geologia, idrologia e studio dei paesaggi di alterazione.

Eurokarst 2026 e divulgazione sul patrimonio sotterraneo

Accanto alle sessioni scientifiche, Eurokarst 2026 ha previsto iniziative aperte al pubblico. Il 30 agosto si è tenuta l’esecuzione corale Inception Horizon alla Chapelle de la Maladière. Il 31 agosto l’Aula des Jeunes-Rives ha ospitato un incontro sulla grotta Cosquer e sul cambiamento climatico, con Bruno Arfib dell’Università di Aix-Marseille.

La scelta di affiancare divulgazione e ricerca riflette la natura applicata dei temi discussi. Le acque sotterranee, le grotte e le aree carsiche riguardano la disponibilità idrica, gli ecosistemi, i rischi ambientali e la conoscenza del patrimonio naturale. Per la comunità speleologica, Eurokarst 2026 ha rappresentato anche uno spazio utile per seguire metodi e risultati provenienti dall’idrogeologia, dalla geomorfologia e dalle scienze della Terra.

Fonti

L'articolo Concluso Eurokarst 2026 a Neuchâtel: all’incontro hanno partecipato 250 specialisti provenienti da tutti i continenti. proviene da Scintilena.

  •  

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Udine la mostra sul patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia

Condividi

Dall’11 al 27 settembre 2026 la Società Filologica Friulana ospita “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca”. L’iniziativa si inserisce nel programma regionale della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, fissata dall’UNESCO al 13 settembre.

Mostra a Udine per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

Udine ospiterà dall’11 al 27 settembre 2026 la mostra “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca. Il patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia”. L’esposizione sarà allestita nella sede della Società Filologica Friulana, in via Manin 18. L’apertura è in calendario venerdì 11 settembre alle 17.30.

L’appuntamento rientra nelle iniziative dedicate alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, che ricorre domenica 13 settembre. La mostra è promossa dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia con la Società Filologica Friulana e la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Per l’inaugurazione collaborano anche il Servizio geologico regionale e il Circolo Speleologico e Idrologico Friulano.

Il percorso presenta pannelli esplicativi, fotografie e reperti. L’obiettivo è raccontare le cavità regionali e il lavoro che permette di conoscerle. L’esplorazione non coincide solo con la progressione in grotta. Comprende rilievi, documentazione, studio delle acque, osservazioni biologiche e aggiornamento dei dati catastali.

Patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia tra ricerca e catasto

Il Friuli Venezia Giulia riunisce aree carsiche molto diverse. Il Carso classico, le Prealpi Giulie e il massiccio del Canin mostrano forme, sistemi idrici sotterranei e storie esplorative differenti. In questo quadro il catasto non è un semplice elenco di ingressi. È uno strumento di conoscenza utile per la ricerca, la pianificazione e la tutela.

Secondo i dati richiamati nel programma regionale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il Catasto speleologico regionale censisce 8.691 cavità e 9.540 ingressi. La differenza dipende dal fatto che uno stesso sistema può comprendere più accessi. Il dato restituisce la dimensione di un patrimonio distribuito tra ambienti montani, collinari e carsici.

La mostra di Udine intende rendere leggibile questa complessità a un pubblico ampio. Immagini, oggetti e materiali divulgativi collegano la storia della speleologia alle attività odierne. La documentazione prodotta dai gruppi speleologici conserva la memoria delle esplorazioni e fornisce informazioni che possono diventare rilevanti anche per la protezione degli ecosistemi e delle risorse idriche.

All’inaugurazione sono previsti gli interventi di Fabio Scoccimarro, assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile, di Massimo Zanetti, direttore del Servizio geologico della Regione, di Mauro Kraus, presidente della Federazione Speleologica del Friuli Venezia Giulia, e di Umberto Sello, presidente del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano. Sello ripercorrerà 130 anni di speleologia friulana. Giuseppe Adriano Moro presenterà la Grotta Tirfor, nel Complesso Bernardo Chiappa, catasto 7739/4721 Fr, illustrando gli otto chilometri esplorati nel sottosuolo del Monte Bernadia.

Realtà virtuale e divulgazione della speleologia regionale

Una parte della visita sarà dedicata a contenuti immersivi. Visori per realtà virtuale consentiranno di seguire video a 360 gradi. Schermi proporranno virtual tour e filmati divulgativi. La soluzione permette di osservare ambienti che spesso non sono accessibili al pubblico, senza aumentare la pressione sulle cavità più delicate.

La scelta ha anche un valore didattico. Una grotta è un ambiente con condizioni fisiche specifiche, tempi di formazione lunghi e comunità biologiche spesso vulnerabili. La riproduzione digitale non sostituisce il lavoro sul campo. Può però spiegare come si svolgono rilievo, esplorazione e ricerca, avvicinando visitatori e scuole al patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia.

Nel calendario regionale, la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo è accompagnata anche dall’iniziativa “Grotte aperte”, prevista il 12 e 13 settembre. Cinque grotte turistiche inserite nel Catasto speleologico regionale saranno visitabili gratuitamente. Il programma include inoltre un workshop a Trieste, il 15 settembre, dedicato al centenario di Duemila Grotte di Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan, opera indicata dalla Regione come il primo catasto speleologico al mondo.

La prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo è stata proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025. La ricorrenza annuale cade il 13 settembre. La proposta è stata avanzata dalla Repubblica di Slovenia su impulso dell’Unione Internazionale di Speleologia, con il coinvolgimento del Karst Research Institute ZRC SAZU e della Commissione nazionale slovena per l’UNESCO.

Per il 2026 si tratta della prima celebrazione ufficiale. L’UNESCO indica tra le sue finalità la sensibilizzazione sulle cavità naturali sotterranee, sulle risorse idriche e sui paesaggi geologici. La ricorrenza mette quindi in relazione ricerca, educazione ambientale, tutela e gestione responsabile del carsismo.

Il contesto internazionale sarà vicino al Friuli Venezia Giulia anche dal punto di vista geografico. A Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre è previsto un incontro scientifico internazionale intitolato “Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst”. Il programma annunciato comprende sessioni scientifiche, escursioni in aree carsiche slovene e una celebrazione nella Grotta di Postumia prevista per il 12 settembre.

La mostra udinese colloca così la speleologia regionale in un programma più vasto. La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre un riferimento comune per mostrare che le cavità non sono soltanto luoghi di visita. Sono archivi geologici e culturali, habitat e parti di sistemi idrici che richiedono dati aggiornati, studio e attenzione nella frequentazione.

Informazioni per la visita

Mostra: “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca. Il patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia”
Sede: Società Filologica Friulana, via Manin 18, Udine
Inaugurazione: venerdì 11 settembre 2026, ore 17.30
Periodo di visita: 11–27 settembre 2026

Fonti

L'articolo Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Udine la mostra sul patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia proviene da Scintilena.

  •  

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026: dall’Italia una rete di eventi tra ricerca, acqua e tutela

Condividi

La prima ricorrenza UNESCO del 13 settembre incontra le Giornate Nazionali della Speleologia, con appuntamenti in nove aree italiane dedicati alle cavità, agli acquiferi, alla biodiversità e alla divulgazione.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo sarà celebrata per la prima volta domenica 13 settembre 2026. La data è stata proclamata dall’UNESCO come ricorrenza annuale per accrescere la conoscenza pubblica delle grotte e dei paesaggi carsici e per promuoverne studio, protezione e gestione sostenibile.

In Italia, la ricorrenza si intreccia con le Giornate Nazionali della Speleologia promosse dalla Società Speleologica Italiana e dal Club Alpino Italiano. Il calendario diffuso sul portale nazionale propone attività dall’8 al 19 settembre, oltre a un intervento di bonifica previsto nel fine settimana del 12 e 13 settembre. Il programma riunisce visite accompagnate, conferenze, laboratori per famiglie, iniziative di documentazione e azioni dirette in ambiente ipogeo.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo porta così sul territorio italiano temi che attraversano l’attività speleologica: la conoscenza delle cavità, la qualità delle acque sotterranee, la tutela dei chirotteri, la gestione delle visite e la trasmissione del patrimonio naturale e culturale.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: il quadro UNESCO

La denominazione ufficiale della nuova ricorrenza è International Day of Caves and Karst, in italiano Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, abbreviata IDCK. In alcuni contesti divulgativi può comparire l’espressione “Giornata mondiale delle grotte e del carsismo”. La data riconosciuta dall’UNESCO è però il 13 settembre, non una generica celebrazione mondiale priva di questa cornice istituzionale.

Secondo UNESCO, i paesaggi carsici e le grotte interessano quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Sono sistemi formati dalla dissoluzione di rocce solubili, soprattutto carbonatiche, che mettono in relazione forme di superficie, cavità, reti di fratture, sorgenti e falde. Ospitano inoltre biodiversità sotterranea e conservano archivi geologici, climatici, archeologici e storici.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo richiama quindi il valore delle cavità oltre la sola dimensione esplorativa. UNESCO la collega agli obiettivi relativi all’acqua, alle città e alle comunità, al clima e alla biodiversità. Il primo appuntamento internazionale è previsto a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026, con una conferenza scientifica e una cerimonia ufficiale.

Giornate Nazionali della Speleologia tra visite e divulgazione

Il calendario italiano mostra una distribuzione geografica ampia. In Emilia-Romagna, il 13 settembre, la Tana della Mussina ad Albinea ospiterà due sessioni di accompagnamento. La giornata terminerà con la proiezione di un video dedicato ai Gessi Messiniani di Borzano, sito UNESCO.

A Trieste, la Caverna III di Basovizza aprirà al pubblico il 13 settembre in due fasce orarie. Il Club Alpinistico Triestino prevede una mostra didattica sui pipistrelli, con dodici pannelli trilingui, e un’attività al microscopio elettronico guidata da Sergio Dolce. L’iniziativa affronterà anche speleogenesi, flora e storia della cavità durante la Seconda guerra mondiale. Sempre a Trieste, il 15 settembre, il workshop “Duemila Grotte. 1926|2026. La speleologia, cent’anni dopo” riprenderà il tema del primo grande inventario delle cavità carsiche.

Nel Lazio, il 12 settembre a San Felice Circeo, una conferenza sarà dedicata alla Grotta Spaccata di Torre Paola. Il percorso annunciato collega esplorazione, paleontologia e tradizione omerica. Nelle Marche, dal 14 al 16 settembre, le biblioteche di Cerreto d’Esi, Sassoferrato e Mergo proporranno letture e laboratori per bambine, bambini e famiglie ispirati alla scoperta delle Grotte di Frasassi.

Carsismo, falde e biodiversità nel programma italiano

La tutela degli acquiferi è uno dei temi più ricorrenti della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo. In Veneto, a Valbrenta, l’open day del 13 settembre “Esplorare, capire e proteggere gli acquiferi carsici” prevede tre tappe presso Fontana Moretti, il Laghetto di Ponte Subiolo e la grotta fossile di Ponte Subiolo. Il programma introduce anche l’“Elefante Bianco”, cavità subacquea esplorata fino a meno 292 metri. Il 15 settembre, alle Grotte di Oliero, sarà invece presentata la guida “La fabbrica dell’acqua”.

Sempre nel Vicentino, sull’Altopiano dei Sette Comuni, I Recuperanti di Montagne Terzo Patrimonio svolgeranno una bonifica con rilievo cartografico di una cavità in Val Galmarara. L’attività, fissata il 12 e 13 settembre, riguarda la rimozione di rifiuti come vetro e plastica e la documentazione della grotta.

In Sardegna, l’11 settembre, il Parco di Monte Atzei a Narcao sarà il contesto di un’escursione tra le cavità della foresta del Rio Cannedu. Sulcis Underground annuncia approfondimenti sulla formazione delle grotte, sugli habitat e sui pipistrelli, con identificazione sul campo tramite bat detector.

Anche in Campania il programma prende la forma di un’uscita in cavità. Il 19 settembre, ai Monti Alburni, gruppi provenienti anche da Basilicata, Calabria e Puglia accompagneranno il pubblico alla Grotta di Fra’ Gentile, nell’area di Sant’Angelo a Fasanella. L’iniziativa è presentata come momento di osservazione dello stato degli ambienti ipogei e della fauna autoctona.

Sicilia e Puglia, conoscenza del territorio carsico

La Sicilia concentra diversi appuntamenti. A Noto, dal 13 al 19 settembre, la quarta edizione di “Man and Karst 2026” si svolgerà nell’area di Marianelli, nella Riserva naturale di Vendicari. Il CIRS ETS propone un programma dedicato a tutela, promozione e gestione sostenibile dei paesaggi carsici, degli ecosistemi sotterranei e dei beni culturali collegati.

A Catania, l’11 settembre, la conferenza “Gocce nel Buio” affronterà la salvaguardia delle falde acquifere e l’ecogestione del turismo sotterraneo. Il 13 settembre il Gruppo Grotte Catania CAI condurrà una giornata sul campo alle grotte Mastropietro e Genovese II, con prenotazione obbligatoria. A Palermo, nella Riserva naturale orientata Grotta della Molara, sono previsti due turni di visita con gli operatori della riserva e gli speleologi di ANS Le Taddarite.

In Puglia, l’8 settembre a Bari sarà presentato il volume “Viaggi sotto le Murge – Le radici del paesaggio”, dedicato alla lettura del patrimonio ipogeo in chiave culturale e naturalistica. Il 13 settembre, a Castellana Grotte, l’incontro “La speleologia: conoscere, condividere, divulgare” metterà a confronto associazioni, scuola, federazione e istituzioni. Sono annunciati contributi del Comune, della Federazione Speleologica Pugliese, della Commissione Nazionale Scuola di Speleologia SSI, del Gruppo Puglia Grotte e del Gruppo Speleologico Vespertilio.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre dunque alle Giornate Nazionali della Speleologia un riferimento comune. Il calendario italiano porta l’attenzione sul rapporto fra ricerca e divulgazione, sul ruolo delle comunità locali e sulla fragilità dei sistemi carsici. Chi intende partecipare deve verificare direttamente con gli organizzatori gli orari, i requisiti, le prenotazioni e le eventuali coperture assicurative previste per ciascuna attività.

Fonti

Nota redazionale: date, luoghi, contatti, modalità di accesso e descrizioni del programma italiano sono ripresi dal testo di partenza indicato come proveniente dalla pagina della Società Speleologica Italiana e dal calendario nazionale delle Giornate della Speleologia. Prima della partecipazione è opportuno consultare gli organizzatori.

L'articolo Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026: dall’Italia una rete di eventi tra ricerca, acqua e tutela proviene da Scintilena.

  •  

Agordo ai tempi delle miniere: storia, misteri ed esplorazione nella Valle Imperina

Condividi

Un incontro sulle miniere di Agordo tra archeologia mineraria, memoria sociale e cunicoli sotterranei

Le miniere di Agordo saranno al centro di una serata dedicata alla storia del territorio, alle cavità artificiali e alle vicende delle comunità che per secoli hanno vissuto intorno all’attività estrattiva. L’appuntamento è in programma giovedì 27 agosto, alle 20.30, al BarH – Chiosco Schievenin, nel Parco Capo.

A guidare l’incontro sarà Manuel Conedera, del Gruppo Speleologico CAI Feltre. Il tema della serata è “Agordo ai tempi delle miniere. Storie, misteri ed esplorazione”. L’iniziativa propone un viaggio nel sottosuolo dell’Agordino, attraverso documenti, testimonianze, strutture minerarie e percorsi sotterranei.

L’incontro sarà dedicato soprattutto alla Valle Imperina, nel territorio di Rivamonte Agordino, a circa tre chilometri da Agordo. Il complesso rappresenta uno dei principali esempi di archeologia mineraria delle Dolomiti bellunesi.

Miniere di Agordo e Valle Imperina: una storia lunga otto secoli

Le prime notizie documentarie sull’attività estrattiva della Valle Imperina risalgono al Quattrocento. Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi indica il 1417 come l’anno della prima attestazione relativa al trasporto di rame verso Padova per la lavorazione. Altre fonti citano concessioni e documenti degli anni successivi.

La presenza di minerali nella zona potrebbe essere più antica. Alcune ricostruzioni ipotizzano una conoscenza dei giacimenti già in epoca romana, ma la datazione non è ancora definita in modo conclusivo. Per questo motivo, la storia delle miniere di Agordo deve essere ricostruita mettendo a confronto documenti, dati archeologici, resti degli impianti e tradizioni locali.

Il giacimento della Valle Imperina era costituito soprattutto da pirite cuprifera, dalla quale venivano ricavati rame e vetriolo. In quantità minore erano presenti anche minerali argentiferi. Durante il periodo della Repubblica di Venezia il rame aveva un’importanza strategica. Era utilizzato per la monetazione e per la produzione di bronzo destinato all’artiglieria e alla flotta.

Tra il Seicento e il Settecento la Valle Imperina raggiunse il massimo sviluppo. Il sito divenne uno dei principali centri di produzione del rame nell’area controllata dalla Serenissima. Secondo il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, alla fine del Settecento la produzione arrivava a coprire circa metà del fabbisogno veneziano e il complesso occupava circa 1.300 persone, considerando l’insieme delle attività minerarie e metallurgiche.[1]

Archeologia mineraria e tecniche di estrazione

La storia delle miniere di Agordo è legata a un sistema produttivo articolato. Il minerale veniva estratto nelle gallerie e poi sottoposto a cernita, frantumazione, arrostimento e fusione. Il processo richiedeva grandi quantità di legname e carbone.

La pirite cuprifera più ricca poteva essere inviata direttamente ai forni. Il materiale meno concentrato veniva invece sottoposto ad arrostimento lento. Le operazioni potevano durare diversi mesi. Il trattamento produceva anche vetriolo, impiegato nell’industria tintoria.

Nel Seicento fu introdotto l’uso della polvere da sparo per facilitare l’avanzamento degli scavi. L’innovazione consentì di raggiungere nuove porzioni del giacimento, ma rese più complessi i problemi di sicurezza e di stabilità delle gallerie.

La documentazione del Parco descrive anche l’introduzione, nel 1690, di tecniche per via umida. Il rame poteva essere recuperato dalle terre vergini mediante l’impiego di rottami di ferro. Questo procedimento migliorava il rendimento del minerale e riduceva la quantità di materiale destinato agli scarti.

Nel sottosuolo rimanevano pozzi, discenderie, gallerie di coltivazione, cunicoli di scolo e ambienti di servizio. Si tratta di cavità artificiali create per l’estrazione e la gestione delle acque. La loro lettura richiede competenze speleologiche, topografiche e storico-archeologiche.

Il lavoro dei minatori e la società agordina

Le miniere di Agordo non furono soltanto luoghi di produzione. Per diversi secoli costituirono il centro della vita economica e sociale dell’Agordino.

Nel 1609 il complesso dava lavoro a circa 400 persone tra minatori, rostitori e addetti ai forni. Nel 1801 gli addetti diretti erano circa 600. A questi si aggiungevano boscaioli, carbonai, trasportatori, commercianti e lavoratori impegnati nella fornitura di legname, carbone e generi alimentari.[1]

La miniera condizionava l’organizzazione del territorio. Il piccolo fondovalle della Valle Imperina era occupato da edifici produttivi, abitazioni, magazzini e strutture di servizio. Le persone vivevano vicino agli impianti e seguivano i ritmi dell’estrazione e della metallurgia.

Le condizioni di lavoro erano difficili. I minatori operavano in ambienti stretti, umidi e poco illuminati. Il rischio di crolli e allagamenti era costante. La presenza di gas e fumi derivati dai processi metallurgici aggravava i problemi sanitari e ambientali.

La necessità di combustibile modificò anche il paesaggio. La Repubblica di Venezia riservò alle miniere l’utilizzo dei boschi situati entro un determinato raggio. Le immagini storiche della valle mostrano versanti molto più spogli rispetto a quelli attuali. Il Parco collega questa trasformazione sia al consumo di legname sia all’inquinamento prodotto dalla lavorazione dei minerali.[1]

Dalla crisi alla chiusura del 1962

Il primato della Valle Imperina iniziò a ridursi nell’Ottocento. I progressi nelle tecniche di arricchimento e la disponibilità di grandi giacimenti oltreoceano provocarono un calo del valore del rame prodotto localmente.

Nel corso del XIX secolo il complesso passò attraverso diversi assetti amministrativi e proprietari. Dopo il periodo veneziano arrivarono le amministrazioni napoleonica e austriaca. Con l’Unità d’Italia, l’azienda statale fu ceduta a privati.

Alla fine dell’Ottocento la produzione venne orientata verso la pirite e i suoi derivati. La ditta Magni introdusse lavorazioni legate alla produzione di acido solforico. In seguito il complesso passò alla Montecatini.

La chiusura arrivò l’8 settembre 1962. Il giacimento non era necessariamente esaurito. La decisione fu legata soprattutto alla scarsa produttività e alla difficoltà di sostenere economicamente l’impianto. La cessazione dell’attività ebbe conseguenze sulla comunità locale e contribuì ai processi di emigrazione e spopolamento.

Dopo la chiusura, gli ingressi delle gallerie e il pozzo principale furono chiusi per ragioni di sicurezza. Il sito rimase a lungo in una condizione di abbandono. Nel 1989 il Comune di Rivamonte Agordino acquisì il complesso, avviando un percorso di recupero e valorizzazione.[2]

Gallerie, documenti e memoria del territorio

Oggi la Valle Imperina conserva resti di edifici e infrastrutture che permettono di ricostruire la filiera mineraria. Sono ancora riconoscibili i forni fusori, i magazzini, la centrale elettrica, le stalle, il carbonile, la polveriera, la fucina, gli impianti di lavorazione, gli uffici e alcune abitazioni.

Il complesso dei forni fusori ha origini risalenti al XVI secolo. L’ex edificio dei magazzini principali, costruito intorno al 1730, fu utilizzato in seguito come dormitorio e luogo di riunione. L’ex centrale idroelettrica ospita un centro visitatori del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.[1]

La documentazione storica si affianca alle esplorazioni speleologiche. In passato il Gruppo Speleologico CAI Feltre ha collaborato con il Parco e con il Gruppo Archeologico Agordino ARCA alla realizzazione del documentario “Dentro le miniere di Valle Imperina”. Gli speleologi hanno percorso pozzi e gallerie, comprese alcune zone crollate o invase dai detriti, documentando dall’interno la rete sotterranea delle miniere.[3]

Queste attività mostrano come la ricerca sulle cavità artificiali possa integrare fonti diverse. Le mappe minerarie, gli atti amministrativi, i resti degli impianti e i rilievi sotterranei contribuiscono alla ricostruzione di una storia complessa. La miniera diventa così un archivio fisico, nel quale ogni galleria conserva informazioni sulle tecniche di scavo, sui minerali estratti e sulle condizioni di lavoro.

L’appuntamento del 27 agosto

La serata al BarH – Chiosco Schievenin sarà dedicata a questo patrimonio storico e sotterraneo. Manuel Conedera accompagnerà il pubblico nell’Agordino minerario attraverso il rapporto tra storia locale, archeologia industriale, esplorazione e memoria sociale.

Il tema delle miniere di Agordo sarà affrontato partendo dalla Valle Imperina, ma con uno sguardo più ampio sul territorio. Le miniere hanno influenzato l’economia, il paesaggio, l’organizzazione degli insediamenti e le relazioni tra le comunità.

L’appuntamento è fissato per giovedì 27 agosto alle ore 20.30. La sede è il BarH – Chiosco Schievenin, al Parco Capo. La serata si propone come un momento di divulgazione dedicato alla montagna osservata dal suo interno, senza separare la dimensione naturale da quella storica e sociale.

Fonti

Fonti
[1] Centro Minerario di Valle Imperina https://www.dolomitipark.it/natura-e-storia/uomo/architetture/centro-minerario-di-valle-imperina/
[2] Museo delle Miniere della Val Imperina https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/regioni/musei/museo-delle-miniere-della-val-imperina
[3] Belluno – Documentario sulle miniere di Valle Imperina https://www.scintilena.com/belluno-documentario-sulle-miniere-di-valle-imperina/07/21/
[5] Erudizione cittadina e fonti documentarie https://books.fupress.com/isbn/9788864538402
[6] Centro Minerario di Valle Imperina https://it.wikipedia.org/wiki/Centro_Minerario_di_Valle_Imperina
[7] La narrazione museale della civiltà contadina in un territorio di confine https://rivista.clionet.it/sito/wp-content/uploads/Clionet-2023_settembre_Beni-cluturali_Agosti.pdf
[8] La rinascita di Valle Imperina: andiamo in miniera, vi va? https://www.ilnordest.it/vivere-il-nord-est/turismo/miniere-valle-imperina-belluno-agordino-visita-cosa-sapere-e5da4c5j
[9] nuovi documenti su valle imperina http://www.archeoagordo.it/notiz%2021/laveder.htm
[10] Centro Minerario di Val Imperina – Agordino Dolomiti https://www.agordinodolomiti.it/it_IT/esperienze/cosa-vedere/storia/centro-minerario-di-valle-imperina/
[11] Un miglioramento produttivo della tecnica di http://www.archeoagordo.it/14/un_miglioramento_produttivo_.htm
[12] Miniere dell’Agordino https://www.concagordina.it/experience/cultura-e-tradizioni/miniere-agordino/
[13] Centro Minerario Valle Imperina https://www.falcadedolomiti.it/esperienze-o-idee-vacanza/centro-minerario-valle-imperina/
[14] Centro Minerario Valle Imperina: Home Page https://centrominerariovalleimperina.it/
[15] Museo di geologia paleontologia e mineralogia – Dolomiti Bellunesi https://www.visitdolomitibellunesi.com/it/pois/museo-di-geologia-paleontologia-e-mineralogia
[16] Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi: Centro Minerario e Miniere della Val Imperina Rive di Agordo, Centro Visitatori di Rivamonte Agordino, valle del Cordevole, DolomitiPark Dolomiten Dolomites, fotografie photo gallery fotogalerie https://www.magicoveneto.it/belluno/pndb/Miniere-Valle-Imperina.htm
[17] Visitare le Miniere di Val Imperina – Agordino Dolomiti https://www.agordinodolomiti.it/cosa-vedere/storia/centro-minerario-di-valle-imperina/visitare-le-miniere-di-val-imperina/
[18] Trattamento dei minerali piritici http://www.archeoagordo.it/17/enzo.htm
[19] Visite guidate https://centrominerariovalleimperina.it/visite-guidate/
[20] Corso di Laurea magistrale https://unitesi.unive.it/retrieve/e9601c93-e070-4eb0-bbb4-724f74bf1919/829534.pdf
[21] Ghost Mines for Geoheritage Enhancement in the Umbria Region (Central Italy) https://www.mdpi.com/2076-3263/13/7/208/pdf?version=1689071858
[22] Presentato in occasione del Pelmo d’oro il documentario sulle … https://www.scintilena.com/presentato-in-occasione-del-pelmo-doro-il-documentario-sulle-miniere-di-valle-imperina/07/30/
[23] La miniera di magnetite più alta d’Europa tra storia, gallerie e … https://www.scintilena.com/la-miniera-di-magnetite-piu-alta-deuropa-tra-storia-gallerie-e-memoria-di-valle/06/13/
[24] Valle Imperina Mining Center https://www.dolomitipark.it/en/nature-and-history/mankind/architectures/valle-imperina-mining-center/
[25] I minatori di Valle Imperina: una storia dal basso https://www.centrostudialetheia.it/migranti/i-minatori-di-valle-imperina-una-storia-dal-basso/
[26] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[27] Le Miniere di Agordo Storie di Valle Imperina di Raffaello … https://www.agordinodoverinasconoledolomiti.it/le-miniere-di-agordo-storie-di-valle-imperina-di-raffaello-vergani/
[28] VALLE IMPERINA Gianfranco Mazzolli – Agordino https://www.agordinodoverinasconoledolomiti.it/valle-imperina-gianfranco-mazzolli/
[29] IL SITO MINERARIO DI VALLE IMPERINA A RIVAMONTE CHIUDEVA I BATTENTI SESSANT’ANNI FA (DOPO SECOLI) https://www.radiopiu.net/wordpress/il-sito-minerario-di-valle-imperina-a-rivamonte-chiudeva-i-battenti-sessantanni-fa-dopo-secoli/
[30] I minatori di Valle Imperina: una storia dal basso https://www.centrostudialetheia.it/tag/minatori/
[31] Centro Minerario di Valle Imperina – Alleghe – Falcade – Zoldo https://www.visitdolomitibellunesi.com/en/pois/centro-minerario-di-valle-imperina

L'articolo Agordo ai tempi delle miniere: storia, misteri ed esplorazione nella Valle Imperina proviene da Scintilena.

  •  
❌