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Grotte lunari, l’esplorazione a vista guida le missioni verso Marius Hills

Október 14th 2026 at 09:00

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Uno studio su Acta Astronautica analizza otto pozzi vulcanici e individua configurazioni favorevoli per comunicazioni e osservazioni. Le grotte lunari entrano nella pianificazione delle missioni attraverso mappe di visibilità, modelli del terreno e simulazioni delle riprese.

Attenzione immagine di copertina di fantasia generata da AI

Grotte lunari: due algoritmi per scegliere dove atterrare e cosa osservare

L’esplorazione delle grotte lunari comincia prima della discesa nel sottosuolo. Comincia dalla scelta di un punto di atterraggio e dalla possibilità di mantenere un collegamento con il robot. Uno studio pubblicato nel 2026 su Acta Astronautica affronta questo problema con due algoritmi. Il primo misura la visibilità tra una piattaforma mobile e un lander. Il secondo ricostruisce le porzioni di parete e di cavità osservabili da una telecamera. [web:3]

Il lavoro, intitolato “Line-of-Sight as a key element of exploration missions into lunar volcanic pits, caves, and tubes”, è firmato da Ramon Margarit, Jordi Gómez Jodar, Anna Mittelholz, Valentin T. Bickel e Simon Stähler. La ricerca considera otto pozzi dei mari lunari, selezionati per la disponibilità di modelli digitali del terreno e di aree adatte alla valutazione dell’atterraggio. [web:3]

Al centro dell’analisi c’è la visibilità. La linea di vista, indicata con la sigla LoS, descrive un percorso geometrico non interrotto dal terreno. Per le piccole missioni robotiche è un requisito importante. Antenne compatte e disponibilità energetiche limitate rendono difficile compensare l’occultamento prodotto da pareti, bordi e rilievi. [web:3]

Pozzi vulcanici lunari: il terreno condiziona le comunicazioni

I pozzi vulcanici sono aperture prodotte dal collasso del terreno sopra un vuoto. Alcuni mostrano pareti verticali, tratti aggettanti e possibili prosecuzioni sotto la superficie. Attorno all’apertura può svilupparsi un imbuto di regolite. Il fondo contiene spesso blocchi e accumuli di materiale crollato. Questi elementi complicano sia il movimento sia l’osservazione. [web:72]

Il primo algoritmo utilizza modelli digitali del terreno, o DTM. Calcola quali punti restano visibili da una determinata posizione del lander. La valutazione tiene conto della geometria delle piattaforme e dell’altezza degli elementi coinvolti. Spostare il punto di atterraggio può quindi modificare sensibilmente l’area servita dal collegamento diretto. [web:3]

Le configurazioni più favorevoli raggiungono una copertura LoS del 90,3%. Tra gli esempi indicati figura una posizione prossima al pozzo di Marius Hills, a 14,085° di latitudine nord e 303,222° di longitudine est. La percentuale descrive la copertura geometrica nel dominio analizzato e nelle condizioni simulate. Non rappresenta una garanzia di collegamento radio continuo durante l’intera missione. [web:3]

Marius Hills: osservare a 30 metri di profondità senza scendere nel pozzo

Il secondo algoritmo impiega il ray-casting. Il metodo simula raggi che partono dalla telecamera e intersecano un modello tridimensionale. Consente di determinare quali superfici entrano nel campo visivo e quali restano nascoste. Lo studio applica questa procedura a un modello geometrico del pozzo di Marius Hills. [web:3]

I risultati mostrano che, da gran parte delle posizioni considerate, un robot potrebbe osservare fino a circa 15 metri di profondità. Questa configurazione non richiederebbe di attraversare pendii dell’imbuto superiori a circa 5°. Un esploratore progettato per il terreno dei pozzi, come quello previsto dal concetto LunarLeaper, potrebbe ottenere osservazioni più profonde. [web:3]

Con una telecamera collocata a circa 0,7 metri dal suolo e uno spostamento su una pendenza di circa 10°, il modello indica la possibilità di distinguere la prosecuzione cavernicola ipotizzata a circa 30 metri di profondità. Sono quote di osservazione, non profondità raggiunte dal robot. Il risultato riguarda inoltre la geometria simulata e non una ripresa già effettuata sul posto. [web:3]

LunarLeaper e grotte lunari: ricognizione dal bordo e geofisica di superficie

LunarLeaper è un concetto di missione sviluppato per studiare i pozzi attraverso un robot dotato di zampe. L’obiettivo è raggiungere terreni difficili vicino al bordo e integrare immagini con misure geofisiche. La strumentazione proposta comprende un radar per il sottosuolo, un gravimetro, una camera scientifica e uno spettrometro. Le zampe possono anche contribuire a esperimenti sulle proprietà meccaniche della regolite. [web:62][web:63]

La linea di vista mette così in relazione tre scelte. La prima riguarda il luogo di atterraggio. La seconda interessa il percorso del robot. La terza determina quali obiettivi scientifici possano essere osservati. Gli algoritmi dello studio forniscono strumenti per coordinare queste scelte nella preparazione delle missioni verso le grotte lunari. [web:3]


Relazione di approfondimento sulle grotte lunari: cavità osservate, scoperte e metodi di esplorazione

Grotte lunari e tubi lavici: origine e forme del sottosuolo

Le grotte lunari più studiate sono legate al vulcanismo e ai processi di collasso. Un tubo lavico può formarsi quando la parte esterna di una colata si raffredda e crea una copertura. La lava continua a scorrere sotto questa crosta. Quando il flusso diminuisce o si svuota, può rimanere un condotto. Il cedimento locale del tetto apre una finestra verso il sottosuolo, chiamata skylight. [web:21][web:29]

L’apertura e la galleria non sono la stessa struttura. Il pozzo è la parte visibile dall’orbita. Il condotto può proseguire lateralmente, sotto una copertura rocciosa. Il suo sviluppo dipende dalla storia della colata e dai crolli successivi. In altri contesti, le depressioni si trovano nei materiali fusi dagli impatti e poi solidificati. [web:72]

Questa distinzione è essenziale per leggere il paesaggio. Un allineamento di aperture può indicare una struttura sotterranea comune. Una singola depressione può invece corrispondere a un vuoto circoscritto. La classificazione combina forma, contesto geologico e osservazioni del fondo. [web:72][web:43]

Cavità lunari censite: centinaia di pozzi, origini differenti

Il censimento orbitale ha individuato centinaia di depressioni di collasso. Uno studio di Robert V. Wagner e Mark S. Robinson, pubblicato nel 2022 sul Journal of Geophysical Research: Planets, descrive quasi 300 pozzi. La maggioranza si trova in depositi di materiale fuso da impatto, all’interno di grandi crateri relativamente giovani, con età inferiori a circa un miliardo di anni. [web:72][web:76]

Gli autori hanno esaminato anche 21 pozzi esterni a questi depositi. Quattro presentano un contesto particolarmente indicativo di tubi lavici. Le altre strutture conservano interesse per l’accesso al sottosuolo e per la stratigrafia dei mari. Le pareti possono esporre successioni basaltiche per spessori di circa 20–100 metri. [web:72]

Il numero dei pozzi censiti non equivale quindi al numero di gallerie rilevate. È un inventario di aperture e depressioni riconoscibili nelle immagini. Il Pits Atlas di LROC raccoglie coordinate, dimensioni dell’imbuto, dimensioni interne e profondità. Questi parametri permettono di confrontare siti molto diversi senza ridurli a un’unica categoria. [web:78]

Marius Hills: dalla scoperta di Kaguya ai modelli tridimensionali

Il pozzo di Marius Hills si apre nell’Oceanus Procellarum, all’interno di una regione vulcanica attraversata da canali sinuosi. Fu individuato nelle immagini della missione giapponese SELENE, nota come Kaguya, e descritto nella letteratura scientifica nel 2009. Le successive riprese di LRO hanno documentato meglio il fondo e le pareti. [web:22][web:43]

La scheda attuale del Pits Atlas colloca il centro a 14,0917° nord e 303,2299° est. Riporta un imbuto di circa 79–92 metri e un’apertura interna di circa 49–55 metri. La profondità indicata, ricavata da modellazione stereoscopica, è di 40 metri. L’imbuto contribuisce per circa 10 metri al dislivello. [web:82]

Questi valori descrivono parti precise della struttura. Le dimensioni dell’imbuto non coincidono con quelle dell’apertura interna. Le stime delle prime immagini LROC riportavano invece circa 34 metri di profondità e dimensioni di 65 per 90 metri. Il rilievo stereoscopico offre una caratterizzazione successiva, utile per la pianificazione geometrica delle osservazioni. [web:11][web:82]

Il fondo appare relativamente piano, ma contiene blocchi. Vicino alla sua quota sono presenti piccoli aggetti su entrambi i lati. La struttura rende Marius Hills adatta a studiare insieme stratigrafia, collasso, accessibilità e possibile prosecuzione sotterranea. È anche il sito sul quale si concentra la simulazione delle riprese proposta dal nuovo studio sulla linea di vista. [web:82][web:3]

Tubi lavici di Marius Hills: radar Kaguya e gravità GRAIL

Nel 2017 un gruppo internazionale ha analizzato i dati del Lunar Radar Sounder di Kaguya nella regione di Marius Hills. Lo strumento trasmetteva onde a frequenze comprese tra 4 e 6 MHz. I ricercatori hanno individuato sequenze di echi compatibili con vuoti sotterranei: una diminuzione della potenza ricevuta seguita da un secondo picco marcato. [web:43]

Alcuni siti candidati seguono il canale sinuoso denominato rille A e il suo possibile prolungamento. La distribuzione degli indizi si estende verso sud-ovest per circa 50 chilometri. Le anomalie risultano inoltre associate, in diversi punti, a deficit di massa rilevati nei dati gravimetrici della missione GRAIL. [web:43][web:47]

Radar e gravimetria osservano proprietà differenti. Il radar registra riflessioni legate alle discontinuità del sottosuolo. Le misure gravitazionali evidenziano variazioni nella distribuzione della massa. La loro convergenza sostiene l’interpretazione di strutture cave regionali. L’estensione dei siti candidati non va confusa con il rilievo continuo di una galleria già percorsa. [web:43][web:47]

Mare Tranquillitatis: la scoperta radar di un condotto cavernicolo

Nel luglio 2024 Nature Astronomy ha pubblicato la ricerca “Radar evidence of an accessible cave conduit on the Moon below the Mare Tranquillitatis pit”. Lo studio ha fornito evidenza diretta di un condotto sotterraneo collegato al pozzo del Mare della Tranquillità. Il risultato deriva dalla rielaborazione dei dati acquisiti nel 2010 dal radar Mini-RF a bordo di LRO. [web:2][web:18]

Il gruppo comprende Leonardo Carrer e Lorenzo Bruzzone dell’Università di Trento, Riccardo Pozzobon dell’Università di Padova e La Venta, Francesco Sauro di La Venta, Davide Castelletti e Gerald Wesley Patterson. La ricerca integra elaborazione radar e interpretazione geologica di un ambiente non illuminato direttamente dal Sole. [web:17]

Una parte delle riflessioni provenienti dal pozzo è spiegata da un condotto che prosegue sotto la superficie per decine di metri. Le ricostruzioni riportate da Eos indicano un ingresso largo almeno 45 metri e uno sviluppo di circa 30–80 metri. A seconda della pendenza assunta, il tratto modellato raggiunge quote comprese fra 135 e 175 metri sotto la superficie. [web:2][web:13]

Il Pits Atlas assegna al pozzo una profondità di 105 metri. L’apertura interna misura circa 88–100 metri, mentre l’imbuto esterno arriva a circa 140–146 metri. Il condotto laterale appartiene dunque a una struttura più articolata della sola apertura visibile. La sua scoperta rende il sito un riferimento per l’esplorazione del sottosuolo lunare. [web:78][web:2]

Mare Ingenii e altri pozzi lunari: un quadro comparativo

Mare Ingenii, sulla faccia nascosta della Luna, ospita un altro pozzo di interesse scientifico. Le immagini LROC mostrano pareti stratificate. Ogni livello può documentare un episodio della storia vulcanica locale. La scheda del catalogo riporta un imbuto di circa 157–180 metri, un’apertura interna di 71–104 metri e una profondità di 55 metri. [web:11][web:78]

L’atlante comprende anche cavità nei mari Fecunditatis, Insularum, Moscoviense e Serenitatis, oltre a strutture nell’Oceanus Procellarum. Il confronto seguente utilizza i valori del catalogo LROC. Le dimensioni riguardano l’apertura interna, non l’intero imbuto. Le profondità sono quelle riportate per ciascuna scheda. [web:78] Sito Apertura interna riportata Profondità riportata Marius Hills 49–55 m 40 m Mare Tranquillitatis 88–100 m 105 m Mare Ingenii 71–104 m 55 m Central Mare Fecunditatis 100–122 m 42 m Mare Moscoviense 160–175 m 40 m Mare Serenitatis 17–21 m Oltre 25 m North Procellarum 2 155–160 m 43 m

Dati: Pits Atlas del Lunar Reconnaissance Orbiter Camera. Le misure non indicano lo sviluppo delle eventuali gallerie associate. [web:78]

Questa varietà modifica le esigenze delle missioni. Un pozzo piccolo e profondo richiede geometrie di ripresa diverse da una grande apertura. Aggetti e blocchi influenzano l’accesso. La posizione sulla faccia nascosta aggiunge esigenze specifiche di collegamento con l’esterno, oltre agli ostacoli prodotti dal terreno locale. [web:72][web:74]

Osservare le grotte lunari: immagini, fotogrammetria e radar

Le immagini orbitali costituiscono il primo livello di indagine. Riprese con illuminazioni diverse mostrano porzioni differenti delle pareti e del fondo. Le ombre aiutano a stimare i dislivelli. Le immagini oblique possono documentare superfici nascoste sotto un bordo aggettante. [web:11][web:43]

La fotogrammetria sfrutta immagini sovrapposte per ricostruire la geometria. Wagner e Robinson hanno prodotto modelli tridimensionali di sei interni utilizzando immagini della Narrow Angle Camera con risoluzione inferiore a due metri per pixel. Un successivo studio del 2024 ha ottenuto modelli di Marius Hills e Mare Tranquillitatis con risoluzione spaziale di due metri, combinando più coppie stereoscopiche. [web:72][web:73]

Il radar amplia l’indagine oltre le superfici illuminate. Le misure di Mini-RF hanno consentito di riconoscere il condotto di Mare Tranquillitatis. Il radar di Kaguya ha invece cercato discontinuità sotto il terreno circostante Marius Hills. Sono osservazioni complementari, acquisite con strumenti e geometrie differenti. [web:2][web:43]

Lo studio sulla LoS utilizza queste informazioni per una domanda operativa. Stabilisce dove collocare il lander e da quali posizioni osservare. La ricostruzione del paesaggio diventa così una base per pianificare il movimento e l’acquisizione dei dati. [web:3]

Temperatura delle grotte lunari e protezione della copertura rocciosa

Le cavità interessano anche la progettazione di infrastrutture permanenti. La copertura può ridurre l’esposizione a micrometeoriti e radiazioni. Le zone ombreggiate possono inoltre attenuare le escursioni termiche della superficie. Questi vantaggi spiegano l’interesse per ambienti sotterranei da caratterizzare con missioni dedicate. [web:21][web:74]

Una ricerca illustrata dalla NASA nel 2022, basata sui dati del radiometro Diviner e su modelli termici, ha studiato il pozzo di Mare Tranquillitatis. Le zone permanentemente ombreggiate analizzate mantengono temperature prossime a 17 °C. L’aggetto limita il riscaldamento diurno e la perdita di calore durante la notte. [web:21]

Il valore riguarda il sito e le condizioni modellate. Non è una temperatura attribuibile automaticamente a tutte le grotte lunari. La stessa comunicazione NASA confronta queste condizioni con temperature superficiali che possono raggiungere circa 127 °C di giorno e scendere fino a circa ?173 °C di notte. [web:21]

La funzione di riparo non elimina le necessità di un habitat. Restano da affrontare accesso, energia, comunicazioni, stabilità della roccia e condizioni operative del sottosuolo. La ricerca ESA tratta questi elementi come parti integrate della progettazione, insieme alla navigazione e alle misure scientifiche. [web:74]

Robot per le grotte lunari: LunarLeaper, DAEDALUS e prove sulla Terra

LunarLeaper privilegia la ricognizione dalla superficie. Il robot dovrebbe attraversare la zona del tubo ipotizzato, raggiungere il pozzo e combinare immagini con misure radar e gravimetriche. Questo approccio consente di studiare il sottosuolo senza richiedere subito una discesa lungo le pareti. Il programma rimane un concetto di missione in sviluppo. [web:67][web:63]

DAEDALUS affronta invece il problema dell’esplorazione verticale. Negli studi promossi dall’ESA, una sfera robotica dotata di camere e sistemi laser viene calata attraverso l’apertura. L’obiettivo è misurare le pareti e ricostruire l’ambiente tridimensionale. Alimentazione e trasmissione dei dati fanno parte dell’architettura di accesso. [web:74]

La preparazione comprende sperimentazioni terrestri. Nel settembre 2026 Scintilena ha raccontato il test di DaedalusCam in una cava basaltica dei Monti Lessini. La campagna ha impiegato quattro camere nella configurazione completa prevista per il sistema. Il lavoro riguarda riprese panoramiche, visione stereoscopica e ricostruzione geometrica. [web:29]

Gli analoghi terrestri permettono di verificare strumenti e procedure. Non riproducono integralmente l’ambiente lunare. Il loro contributo consiste soprattutto nella possibilità di confrontare le ricostruzioni con misure indipendenti e di correggere il sistema prima dell’impiego spaziale. [web:29]

Speleologia planetaria: dalle pareti basaltiche alla storia della Luna

Per la speleologia planetaria, le cavità lunari sono anche archivi geologici. Le pareti espongono successioni che la regolite nasconde in superficie. Osservare i contatti tra le colate aiuta a ricostruire la formazione della crosta basaltica. Strati di paleoregolite, se presenti, possono conservare informazioni sull’ambiente antico. [web:72][web:67][web:85]

Le missioni possono collegare scale diverse. Le immagini descrivono blocchi, livelli e aggetti. Il radar indaga la continuità dei vuoti. La gravimetria contribuisce a vincolarne la distribuzione. Le misure spettrometriche aggiungono informazioni sulla composizione. L’integrazione di questi strumenti permette di passare dall’apertura osservata a una ricostruzione geologica del sottosuolo. [web:62][web:67]

Il nuovo lavoro sulla linea di vista si inserisce in questo percorso. Affronta il collegamento pratico tra conoscenza del terreno e capacità del robot di raccogliere dati. Per esplorare le grotte lunari non basta individuare una cavità. Occorre anche raggiungere una posizione utile, mantenerne il collegamento e scegliere una geometria di osservazione compatibile con il mezzo. [web:3]

Fonti online e pubblicazioni scientifiche

Grotte Lunari

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  • Nuove prospettive per la ricerca di vita nell’oceano sotterraneo di Encelado
    Condividi Due studi su Science Advances collegano la chimica dell’oceano sotterraneo di Encelado alla ricerca di biofirme. Il congelamento delle gocce concentra i composti nei pennacchi, mentre un archeo terrestre cresce in condizioni simulate. L’oceano sotterraneo di Encelado potrebbe rendere più agevole la ricerca di eventuali tracce biologiche. Due studi pubblicati il 25 settembre 2026 su Science Advances descrivono processi complementari. Il primo ricostruisce la separazione dei composti
     

Nuove prospettive per la ricerca di vita nell’oceano sotterraneo di Encelado

Október 9th 2026 at 08:00

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Due studi su Science Advances collegano la chimica dell’oceano sotterraneo di Encelado alla ricerca di biofirme. Il congelamento delle gocce concentra i composti nei pennacchi, mentre un archeo terrestre cresce in condizioni simulate.

L’oceano sotterraneo di Encelado potrebbe rendere più agevole la ricerca di eventuali tracce biologiche. Due studi pubblicati il 25 settembre 2026 su Science Advances descrivono processi complementari. Il primo ricostruisce la separazione dei composti nelle particelle espulse dalla luna di Saturno. Il secondo mostra che un microrganismo terrestre produce metano e continua a crescere in un ambiente che riproduce aspetti della chimica oceanica enceladiana. I risultati riguardano l’abitabilità e le possibilità di campionamento, non il ritrovamento di vita extraterrestre.[1]

Oceano sotterraneo di Encelado: i pennacchi collegano l’interno allo spazio

Encelado possiede un oceano globale sotto la crosta ghiacciata. Dal polo sud, fratture attive immettono nello spazio vapore e particelle di ghiaccio. La sonda Cassini ha attraversato questi pennacchi e ne ha analizzato i componenti. Le misure hanno individuato sali e sostanze organiche, insieme a indizi di interazioni idrotermali tra acqua e fondo roccioso.[1]

Questo collegamento naturale permette di studiare materiale proveniente dall’interno senza raggiungere direttamente il fondale. Per la ricerca astrobiologica è un vantaggio operativo importante. Le particelle trasportano informazioni sulla composizione dell’oceano sotterraneo di Encelado e sui processi che interessano la sua acqua durante la risalita.[1]

Pennacchi di Encelado: il congelamento separa sali e composti organici

Il gruppo internazionale guidato da Frank Postberg, della Freie Universität Berlin, ha combinato dati di Cassini, esperimenti e modelli teorici. Lo studio ricostruisce la formazione delle gocce alla superficie oceanica, dove le bolle di gas risalgono e scoppiano. Il vapore trascina quindi le gocce attraverso le fratture della crosta.[1]

Il passaggio decisivo è il congelamento progressivo lungo questo percorso. I componenti disciolti si distribuiscono in zone diverse della stessa goccia. Il cloruro di sodio può separarsi dal carbonato di sodio. Anche sali e materiali organici possono concentrarsi in porzioni differenti.[1]

Durante la risalita, le particelle possono raggiungere velocità fino a circa 1.000 chilometri orari. Gli urti contro le pareti delle fratture possono frammentarle in granelli di pochi micrometri. Alcuni frammenti risultano così arricchiti in specifici componenti originariamente presenti nell’acqua.[1]

Il processo costituisce una forma di preparazione fisica del campione. Non crea sostanze biologiche, ma può renderle più concentrate qualora siano presenti. Un’eventuale biofirma potrebbe quindi comparire in una piccola parte dei granelli, con un segnale più riconoscibile rispetto a un campione diluito.[1]

Vita microbica su Encelado: gli esperimenti con un archeo metanogeno

Il secondo lavoro, guidato da Vanessa Helmbrecht della Ludwig-Maximilians-Universität München, riguarda la compatibilità tra metabolismo microbico e geochimica enceladiana. I ricercatori hanno utilizzato Methanothermococcus okinawensis. È un archeo metanogeno terrestre associato ad ambienti idrotermali profondi. Il suo metabolismo impiega idrogeno e anidride carbonica e non richiede ossigeno.[1]

L’esperimento ha riprodotto un ambiente ricco di carbonati, fortemente alcalino e povero di ossigeno. La ricostruzione comprendeva anche le interazioni tra acqua e roccia. Nelle condizioni considerate per l’oceano sotterraneo di Encelado, il pH può raggiungere valori di 10–11.[1]

In un normale mezzo di laboratorio, un’alcalinità così elevata limitava la crescita per la scarsa disponibilità di anidride carbonica disciolta. Nel simulante enceladiano, invece, l’archeo continuava a crescere e a produrre metano. Utilizzava l’idrogeno generato dalle reazioni tra acqua e materiali rocciosi e adattava il metabolismo alla limitata disponibilità di CO?.[1]

Il risultato amplia le condizioni geochimiche nelle quali questo metabolismo terrestre può funzionare. Gli esperimenti non trasferiscono organismi su Encelado. Forniscono una base sperimentale per valutare quali processi biologici potrebbero essere sostenuti dalla sua chimica oceanica.[1]

Missione ESA L4: analizzare singolarmente i granelli di Encelado

Le due ricerche convergono su un’indicazione operativa: le future sonde dovrebbero analizzare molti granelli, mantenendo distinguibili i singoli campioni. Se il materiale biologico fosse concentrato soltanto in alcune particelle, un’analisi individuale aiuterebbe a riconoscerlo. Il laboratorio di Postberg ha già studiato strumenti capaci di identificare materiale cellulare microbico in particelle analoghe a quelle dei pennacchi.[1]

L’Agenzia spaziale europea sta studiando L4, la prima missione di grande classe del programma Voyage 2050. Il progetto prevede un orbiter e un elemento destinato alla superficie di Encelado. Gli obiettivi comprendono campionamento dei pennacchi, misure sul terreno e ricerca di chimica prebiotica e biofirme. La scheda ESA indica il 2042 come anno di lancio previsto: la missione resta in fase di studio.[2]

L’oceano sotterraneo di Encelado offre quindi due direzioni di ricerca strettamente collegate. La geochimica aiuta a definire l’abitabilità. La fisica dei pennacchi stabilisce come cercarne gli eventuali segnali biologici.[1]


Esospeleologia e grotte extraterrestri: la ricerca del sottosuolo dalla Luna ai mondi oceanici

Le ricerche sulle grotte extraterrestri collegano osservazioni radar, speleologia, robotica e astrobiologia. Gli approfondimenti della categoria Esospeleologia di Scintilena documentano questo percorso, dai tubi lavici lunari agli oceani dei satelliti ghiacciati.

Esospeleologia: una ricerca comune su ambienti sotterranei differenti

L’esospeleologia applica lo studio delle cavità a corpi celesti diversi dalla Terra. Unisce geologia planetaria, osservazione orbitale, rilievo speleologico e progettazione di strumenti. La categoria dedicata di Scintilena segue queste connessioni attraverso notizie su Luna, Marte, tecnologie robotiche, addestramento astronautico e mondi oceanici.[3][4]

Gli ambienti interessati hanno origini e caratteristiche diverse. Un tubo lavico è un condotto roccioso lasciato dal passaggio della lava. Un oceano subglaciale è un serbatoio liquido sotto una copertura ghiacciata. Le fratture che alimentano i pennacchi di Encelado costituiscono un ulteriore sistema di collegamento tra interno e superficie.[1][5]

La ricerca delle grotte extraterrestri procede attraverso indizi osservabili: pozzi, collassi, ombre e risposte radar. Il confronto con cavità terrestri permette di interpretare questi segnali. La successiva esplorazione robotica dovrà trasformare le ricostruzioni da remoto in misure dell’interno.[5][6]

Tubi lavici planetari: dalla formazione della volta ai lucernari

I tubi lavici possono formarsi quando la superficie di una colata solidifica mentre la lava continua a scorrere sotto la crosta. Un altro processo prevede l’inserimento di materiale fuso tra livelli preesistenti. Quando il flusso si esaurisce, il drenaggio può lasciare un condotto vuoto.[5]

Il crollo di una porzione della volta genera un lucernario, o skylight. Quell’apertura permette di osservare parte del vuoto e può rappresentare un accesso. I sistemi terrestri consentono di verificare direttamente il rapporto tra forma superficiale e sviluppo sotterraneo.[5]

Per valutare una cavità contano larghezza, altezza, spessore del tetto e proprietà delle rocce. Anche la gravità modifica le condizioni di equilibrio. Le grandi dimensioni ipotizzate per alcuni sistemi planetari richiedono quindi analisi geomeccaniche specifiche.[5][6]

Grotte lunari: il condotto sotto il Mare della Tranquillità

Nel luglio 2024, un gruppo internazionale guidato dall’Università di Trento ha presentato una prova radar dell’esistenza di un condotto sotto il Mare della Tranquillità. Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, utilizza dati raccolti nel 2010 dallo strumento Mini-RF della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter.[7]

La ricerca, alla quale hanno partecipato Leonardo Carrer e Lorenzo Bruzzone, ha identificato riflessioni riconducibili a una cavità lunga decine di metri. Il condotto prosegue lateralmente rispetto al pozzo visibile dalla superficie. La scoperta collega quindi un’apertura già conosciuta a un ambiente coperto dalla roccia.[7][8]

Le osservazioni lunari hanno censito oltre duecento possibili aperture o pozzi. Il numero descrive un inventario di strutture superficiali candidate, non altrettanti sistemi già esplorati. Misurare sviluppo, sezioni e continuità delle grotte lunari richiederà strumenti capaci di raggiungerne l’interno.[6]

Le cavità interessano anche la ricostruzione del vulcanismo antico. Pareti e pavimenti potrebbero conservare successioni di colate meno esposte agli agenti che modificano la superficie. La copertura rocciosa offre inoltre una possibile schermatura rispetto a radiazioni e micrometeoriti.[6][9]

L’interesse per future basi nasce da queste proprietà. L’utilizzo umano richiederebbe comunque ambienti pressurizzati, energia e supporto vitale. Prima della progettazione di un insediamento occorrono dati sulla stabilità, sugli accessi e sulla distribuzione degli ostacoli.[6]

DaedalusCam: il rilievo delle grotte lunari si prepara nel Vicentino

Il trasferimento di metodi dalla Terra alla Luna passa attraverso prove sul campo. Il 16 settembre 2026 Scintilena ha documentato il test della configurazione completa di DaedalusCam a Cava Bertocchi. Il sito basaltico si trova nei Monti Lessini, tra San Pietro Mussolino e Nogarole Vicentino.[9]

Il sistema comprende quattro camere panoramiche, disposte per ottenere osservazioni sovrapposte e stereoscopiche. La campagna ha coinvolto INAF, Politecnico di Milano, Università di Padova, Planetek Italia e Agenzia spaziale italiana.[9]

DaedalusCam è collegata al concetto ESA Daedalus, studiato per l’esplorazione di un pozzo lunare come quello delle Marius Hills. La sequenza ipotizzata comprende un rover sul bordo e una piattaforma sferica calata nella cavità. Durante la discesa, le immagini dovrebbero documentare pareti e geometria dell’accesso.[9]

La ricostruzione tridimensionale richiede calibrazione, correzione delle distorsioni e allineamento delle immagini. Il modello del test sarà confrontato con misure laser indipendenti. Questa verifica rappresenta un passaggio essenziale per ottenere dati utilizzabili nella pianificazione di una missione. Daedalus resta un concetto di esplorazione, mentre DaedalusCam è una tecnologia in sviluppo.[9]

Grotte marziane: dagli ingressi di Arsia Mons alle tracce conservate

Su Marte, le aperture individuate presso Arsia Mons hanno orientato la ricerca verso il sottosuolo vulcanico. Le cosiddette Sette Sorelle sono state interpretate come possibili accessi a cavità profonde. Scintilena ha seguito queste segnalazioni e le successive ricerche sulla speleologia planetaria.[6][10]

Le immagini orbitali permettono di studiare margini, ombre e rapporti con le colate. Le catene di collassi possono indicare la presenza di condotti. L’obiettivo è selezionare siti nei quali un futuro robot possa raggiungere materiali protetti e ricostruire la storia geologica locale.[5][6]

L’interesse astrobiologico riguarda soprattutto la conservazione delle tracce. I tubi lavici terrestri mostrano come un ambiente riparato possa custodire depositi minerali e composti organici. Questi esempi aiutano a definire dove cercare eventuali segnali biologici su Marte.[11]

Nel novembre 2024 Scintilena ha descritto uno studio coordinato da Bogdan P. Onac, dell’Università della Florida del Sud, su sei tubi lavici di Lanzarote. Le analisi molecolari, isotopiche e mineralogiche hanno esaminato indizi di antichi ecosistemi. Il risultato contribuisce alla scelta di strumenti e strategie di campionamento per ambienti planetari analoghi.[11]

Il valore del confronto non consiste nell’attribuire a Marte la stessa storia biologica della Terra. Consiste nel comprendere come un segnale possa conservarsi e come debba essere interpretato insieme al deposito che lo contiene.[11]

Grotte di Venere: la ricerca radar presso Nyx Mons

Nel febbraio 2026 la ricerca sulle grotte extraterrestri si è estesa con nuovi risultati a Venere. Scintilena ha riportato uno studio dell’Università di Trento, pubblicato su Nature Communications, relativo a un grande condotto presso Nyx Mons. L’indagine utilizza immagini radar della missione Magellan.[5][12]

Il pozzo studiato presenta una risposta asimmetrica compatibile con un vuoto che prosegue lateralmente. Il segnale raggiunge almeno 300 metri all’interno. La larghezza media stimata del condotto è vicina a 940 metri. Le misure della volta e dell’altezza derivano dall’interpretazione geometrica dei dati.[5]

L’allineamento dei collassi suggerisce un sistema che potrebbe estendersi per almeno 45 chilometri. Questa ricostruzione riguarda la morfologia complessiva e va distinta dal tratto raggiunto direttamente dall’osservazione radar. Il confronto con il sistema lavico di Corona, a Lanzarote, sostiene l’interpretazione delle riflessioni.[5]

L’interesse principale riguarda la storia del vulcanismo venusiano. Le condizioni estreme del pianeta rendono impegnativa l’esplorazione diretta. EnVision e VERITAS potranno migliorare la ricerca degli ingressi e la caratterizzazione dei condotti con nuove osservazioni radar.[5]

Titano e carsismo extraterrestre: quando cambia il solvente

Titano propone un confronto diverso da quello delle grotte vulcaniche. Gli studi sui bacini lacustri considerano la dissoluzione di materiali organici solidi da parte di idrocarburi liquidi. Le forme risultanti sono state confrontate con paesaggi carsici terrestri.[13][14]

Sulla Terra, la dissoluzione di rocce solubili può generare depressioni e cavità. Su Titano cambiano i materiali, il solvente e il clima. Il rapporto tra circolazione dei liquidi e trasformazione della superficie resta un tema comune.[13][15]

Queste ricerche ampliano lo studio della speleogenesi oltre i processi carbonatici terrestri. Le depressioni osservate sostengono modelli di evoluzione del paesaggio, mentre l’eventuale presenza di cavità accessibili rappresenta un ulteriore obiettivo da indagare.[13][15]

Europa, Encelado e Juice: esplorare gli ambienti sotto il ghiaccio

Gli oceani dei satelliti ghiacciati introducono problemi differenti rispetto ai tubi lavici. Su Encelado, i pennacchi portano materiale interno nello spazio. Su Europa, le missioni studiano superficie, crosta e ambiente circostante per ricostruire il collegamento con l’oceano.[1][16]

Europa Clipper, lanciata il 14 ottobre 2024, raggiungerà il sistema di Giove nel 2030. La missione NASA svolgerà un’indagine dettagliata del satellite e delle condizioni che possono renderlo abitabile. Non entrerà in una grotta o nell’oceano: contribuirà alla conoscenza necessaria per eventuali esplorazioni successive.[16][17]

La missione ESA Juice studierà Ganimede, Callisto ed Europa con strumenti di telerilevamento e geofisici. L’arrivo a Giove è previsto per luglio 2031. Le osservazioni aiuteranno a caratterizzare struttura, proprietà e ambiente delle lune oceaniche.[18]

La differenza operativa è netta. Nelle cavità rocciose si cercano ingressi percorribili e ambienti da mappare. Nei mondi oceanici si studiano spessore del ghiaccio, scambi di materiale e possibilità di raggiungere l’acqua. Encelado permette di iniziare dal campionamento dei pennacchi, senza attraversare tutta la crosta.[1][6]

Robot per grotte extraterrestri: progressione, rilievo e comunicazioni

I robot destinati alle cavità devono affrontare ostacoli diversi da quelli delle superfici aperte. Pozzi verticali, blocchi e pareti irregolari richiedono architetture specifiche. Scintilena ha presentato ReachBot, un progetto che utilizza arti estensibili e punti di ancoraggio sulla roccia.[19]

La piattaforma mira a muoversi collegandosi a più appigli. L’approccio potrebbe consentire di superare geometrie difficili per un rover su ruote. Si tratta di ricerca tecnologica per future esplorazioni, non di un sistema già impiegato dentro grotte planetarie.[19]

Anche le comunicazioni richiedono soluzioni dedicate. La roccia può attenuare il segnale verso la superficie. Cavi, nodi di rilancio e squadre robotiche permetterebbero di distribuire i compiti: un mezzo mantiene il collegamento, un altro procede nell’ambiente sotterraneo.[6][20]

La navigazione si basa sulla costruzione di mappe locali. Laser scanner, telecamere e sensori di movimento possono essere integrati attraverso algoritmi SLAM. Questi sistemi stimano contemporaneamente la posizione del robot e la forma dell’ambiente. Energia, percorso e trasmissione dei dati diventano parti della stessa pianificazione.[6]

SWIM: piccoli robot per gli oceani extraterrestri

Per gli ambienti acquatici, la NASA ha studiato SWIM, Sensing With Independent Micro-swimmers. Il concetto prevede piccoli robot nuotatori trasportati sotto la crosta da un sistema capace di fondere il ghiaccio. Una volta nell’acqua, potrebbero misurare variazioni chimiche e termiche lontano dal punto di accesso.[21]

I prototipi sono stati provati nel 2024 in una piscina del Caltech. Le simulazioni hanno esaminato anche il comportamento di uno sciame nelle condizioni previste per Europa. La ricerca valuta comunicazione acustica, autonomia e compromessi tra energia disponibile e volume esplorabile.[21]

Scintilena ha seguito SWIM nella categoria Esospeleologia già nel giugno 2023. Il progetto collega tecnologie subacquee ed esplorazione planetaria. Le prove terrestri servono a verificarne la fattibilità prima di qualsiasi impiego nei mondi oceanici.[20][21]

ESA CAVES e PANGAEA: la speleologia prepara gli esploratori spaziali

Le grotte terrestri hanno anche una funzione formativa. ESA CAVES prepara gli astronauti a lavorare in squadre internazionali, prendere decisioni e operare in isolamento. La spedizione comprende orientamento, rilievo, documentazione e ricerca scientifica.[22][23]

PANGAEA sviluppa invece conoscenze di geologia e astrobiologia, insieme alle competenze pratiche per riconoscere materiali e scegliere campioni. I due programmi sono complementari: CAVES dedica particolare attenzione alla squadra e alle operazioni; PANGAEA alla preparazione scientifica sul terreno.[22][24]

Scintilena ha documentato nel settembre 2026 il decennale di PANGAEA e il ricordo del geologo planetario Riccardo Pozzobon. La categoria segnala anche l’ottava edizione di CAVES, conclusa in Italia nel 2026. Queste attività collegano esperienza speleologica, ricerca e addestramento degli equipaggi.[4][25]

Gli analoghi terrestri consentono di verificare procedure e strumenti in ambienti reali. La loro funzione non è riprodurre integralmente un altro pianeta, ma permettere misure controllabili e confronti diretti. Lo stesso metodo sostiene il rilievo delle grotte extraterrestri e la preparazione dei sistemi robotici.[6][9]

Esospeleologia e biofirme: conoscere il percorso del campione

La ricerca delle grotte extraterrestri segue una sequenza comune: individuare gli indizi, ricostruire la struttura, definire l’accesso e scegliere i materiali da analizzare. L’astrobiologia aggiunge lo studio della conservazione e del trasporto degli eventuali segnali biologici.[5][6][11]

Nei tubi lavici terrestri vengono studiati depositi e tracce microbiche. Su Encelado si ricostruisce invece la trasformazione delle gocce oceaniche in granelli espulsi nello spazio. In entrambi i casi, il contesto fisico e geologico determina ciò che lo strumento potrà osservare.[1][11]

Le nuove ricerche enceladiane mostrano quindi un’altra modalità di accesso al sottosuolo planetario. Il campione può arrivare all’esterno attraverso processi naturali. Comprendere quei processi è parte integrante dell’esplorazione, insieme al rilievo delle cavità, alla robotica e allo studio degli analoghi terrestri.[1][4]

Fonti e collegamenti integrali

Encelado: pubblicazioni scientifiche e missione ESA

Scintilena: esospeleologia e grotte extraterrestri

Università, NASA ed ESA

Fonti
[1] Great news from Saturn’s moon Enceladus in the search for life in space https://phys.org/news/2026-09-great-news-saturn-moon-enceladus.html
[2] www.science.esa.int › web › cm25L4 to Enceladus – ESA Science Programme https://www.science.esa.int/web/cm25/l4-to-enceladus
[3] Grotte su Marte e sulla Luna: L’Esospeleologia Apre la Strada all … https://www.scintilena.com/grotte-su-marte-e-sulla-luna-lesospeleologia-apre-la-strada-allesplorazione-sotterranea-dello-spazio/08/14/
[4] Esospeleologia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/esospeleologia/
[5] Radar-based observation of a lava tube on Venus https://www.nature.com/articles/s41467-026-68643-6
[6] Dalla grotta al Pianeta Rosso. Tunnel lavici lunari e marziani https://www.scintilena.com/dalla-grotta-al-pianeta-rosso-tunnel-lavici-lunari-la-luna-offre-un-possibile-rifugio-per-astronauti-e-una-nuova-frontiera-per-la-speleologia-planetaria/06/16/
[7] Existence of lunar lava tube cave demonstrated https://pressroom.unitn.it/comunicato-stampa/existence-lunar-lava-tube-cave-demonstrated
[8] Radar evidence of an accessible cave conduit on the Moon below … http://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2024NatAs…8.1119C/abstract
[9] Dalle cave del Vicentino alle grotte sulla Luna: DaedalusCam testa la ricostruzione 3D – Scintilena https://www.scintilena.com/dalle-cave-del-vicentino-alle-grotte-sulla-luna-daedaluscam-testa-la-ricostruzione-3d/09/16/
[10] Ecco le prime grotte extraterrestri, scoperte su Marte – Scintilena https://www.scintilena.com/ecco-le-prime-grotte-extraterrestri-scoperte-su-marte/03/22/
[11] Nuovi studi sulle grotte vulcaniche precedono la Ricerca di Vita su … https://www.scintilena.com/nuovi-studi-sulle-tubi-lavici-avanzano-la-ricerca-di-vita-su-marte/11/21/
[12] Scoperto un gigantesco tubo di lava su Venere – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperto-un-gigantesco-tubo-di-lava-su-venere-cosa-rivela-il-sottosuolo-del-pianeta-gemello/02/10/
[13] ESA – Dissolving Titan – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/Dissolving_Titan
[14] The Mysterious ‘Lakes’ on Saturn’s Moon Titan https://www.jpl.nasa.gov/news/the-mysterious-lakes-on-saturns-moon-titan/
[15] Dissolution on Titan and on Earth: Towards the age of Titan’s karstic … https://arxiv.org/html/1505.08109v1
[16] Europa Clipper – NASA Science https://science.nasa.gov/mission/europa-clipper/
[17] Exploring the Next Frontier in Our Search for Life With Europa Clipper https://www.jpl.nasa.gov/edu/resources/teachable-moment/exploring-the-next-frontier-in-our-search-for-life-with-europa-clipper/
[18] ESA – Juice – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/Juice
[19] Un robot con arti estensibili per esplorare grotte extraterrestri https://www.scintilena.com/un-robot-con-arti-estensibili-per-esplorare-grotte-extraterrestri/08/30/
[20] Esospeleologia Archivi – Pagina 5 di 5 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/esospeleologia/page/5/
[21] NASA Ocean World Explorers Have to Swim Before They Can Fly https://www.nasa.gov/solar-system/planets/jupiter/jupiter-moons/europa/nasa-ocean-world-explorers-have-to-swim-before-they-can-fly/
[22] CAVES: exploring inner space for outer space – ESA https://www.esa.int/Science_Exploration/Human_and_Robotic_Exploration/CAVES_and_Pangaea/CAVES_exploring_inner_space_for_outer_space
[23] ESA – CAVES timeline – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Human_and_Robotic_Exploration/CAVES_and_Pangaea/CAVES_timeline
[24] ESA – What is PANGAEA? – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Human_and_Robotic_Exploration/CAVES_and_Pangaea/What_is_PANGAEA
[25] ESA – CAVES and Pangaea – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Human_and_Robotic_Exploration/CAVES_and_Pangaea
[27] Enceladus-like geochemistry fuels methanogenesis under extreme … https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.aei0167
[28] Saturn’s moon Enceladus top target for ESA – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/Saturn_s_moon_Enceladus_top_target_for_ESA
[29] The Mission to Enceladus The ESA L4 mission – ADS http://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2025epsc.conf.1307H/abstract
[30] Abstract EGU26-2724 – CO Meeting Organizer https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU26/EGU26-2724.html
[31] Alien Life Can Survive on This Tiny Moon—We Just Need to Go Find It https://www.404media.co/alien-life-can-survive-on-this-tiny-moon-we-just-need-to-go-find-it/
[32] Grotte nel Cielo: Un Viaggio Scientifico dalla Terra alla Luna, a … https://www.scintilena.com/grotte-nel-cielo-un-viaggio-scientifico-dalla-terra-alla-luna-a-marte-e-oltre/02/16/
[33] Vision – ESA Science Programme – European Space Agency https://www.science.esa.int/web/cm25/vision
[34] The Mission to Enceladus – The ESA L4 mission | Stephanie Soquet https://www.linkedin.com/posts/stephaniesoquet_the-mission-to-enceladus-the-esa-l4-mission-activity-7375278538926624768-XgYn
[35] How Enceladus’ ocean spray becomes chemically diverse ice grains https://phys.org/news/2026-09-enceladus-ocean-spray-chemically-diverse.html
[36] Tien Nguyen’s Post – LinkedIn https://www.linkedin.com/posts/tien-nguyen-a0795a99_two-new-studies-science-advances-25-sep-activity-7511957212232249344-uE8g
[37] Saturn’s icy moon Enceladus may make alien life easier to find than … https://www.thebrighterside.news/post/saturns-icy-moon-enceladus-may-make-alien-life-easier-to-find-than-scientists-thought/
[38] A Low?Viscosity Lower Lunar Mantle Implied by Measured Monthly and Yearly Tides https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2024AV001285
[39] Mare Tranquillitatis pit – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Mare_Tranquillitatis_pit
[40] A Cave Conduit on the Moon, below the Mare Tranquillitatis Pit https://www.geoscienze.unipd.it/en/cave-conduit-moon-below-mare-tranquillitatis-pit-0
[41] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[42] La Scintilena – speleologiaveneta.it https://speleologiaveneta.it/index.php/la-scintilena
[43] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 http://www.gwferrari.it/RivisteSpeleo/NAZ/Scintilena/2023/Scintilena2023-V21-F7-Indice.pdf
[44] Cave on Moon near Apollo 11 site could be used as shelter https://www.skyatnightmagazine.com/news/moon-cave-mare-tranquillitatis
[45] Grotta su Marte scoperta da alunni di una scuola media americana https://www.scintilena.com/grotta-su-marte-scoperta-da-alunni-di-una-scuola-media-americana/06/23/
[46] NASA’s Europa Clipper Uses Mars to Go the Distance https://www.nasa.gov/missions/europa-clipper/nasas-europa-clipper-uses-mars-to-go-the-distance/
[47] NASA’s Europa Clipper Captures Mars in Infrared https://www.nasa.gov/missions/europa-clipper/nasas-europa-clipper-captures-mars-in-infrared/
[48] Tunnel di lava nel sottosuolo di Venere (FOTO), la scoperta … https://www.ildolomiti.it/ricerca-e-universita/2026/tunnel-di-lava-nel-sottosuolo-di-venere-foto-la-scoperta-delluniversita-di-trento-un-contributo-sullevoluzione-del-pianeta-gemello-della-terra
[49] Nel sottosuolo di Venere un gigantesco tunnel di lava … https://www.iltquotidiano.it/articoli/nel-sottosuolo-di-venere-un-gigantesco-tunnel-di-lava-scoperta-che-apre-nuove-prospettive-di-ricerca/
[50] Scintilena, Autore presso Scintilena – Pagina 2026 di 2026 https://www.scintilena.com/author/scintilena/page/2026/
[51] www.sciencedaily.com › releases › 2026Radar evidence suggests a massive lava tube beneath Venus https://www.sciencedaily.com/releases/2026/02/260212023020.htm
[52] Riviste Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/riviste/
[53] Venere svela un segreto geologico: scoperto un enorme tubo … https://ameve.eu/venere-svela-un-segreto-geologico-scoperto-un-enorme-tubo-lavico-con-radar-potrebbe-riscrivere-la-storia-del-pianeta/
[54] Università di Trento: scoperto su Venere un tubo di lava https://app.trentinotv.it/news/universita-di-trento-scoperto-su-venere-un-tubo-di-lava-1586
[55] Corsi Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/corsi/
[56] PANGAEA – Data Publisher for Earth & Environmental Science https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10238520/
[57] CAVES and Pangaea – Archive – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Human_and_Robotic_Exploration/CAVES_and_Pangaea/(archive)/0/(type)/video
[58] Mini NASA Robot Takes a SWIM https://www.nasa.gov/image-article/mini-nasa-robot-takes-a-swim/
[59] SWIM-Sensing with Independent Micro-swimmers – NASA https://www.nasa.gov/general/swim-sensing-with-independent-micro-swimmers/
[60] NASA Tests Swimming Robots for Exploring Oceans on Icy Moons https://www.jpl.nasa.gov/videos/nasa-tests-swimming-robots-for-exploring-oceans-on-icy-moons/
[61] NASA’s SWIM Robot Casts Reflection During Pool Testing https://www.jpl.nasa.gov/images/pia26423-nasas-swim-robot-casts-reflection-during-pool-testing/
[62] NASA’s SWIM Prototypes https://www.jpl.nasa.gov/images/pia26425-nasas-swim-prototypes/
[63] Caves & pangaea blog https://blogs.esa.int/caves/
[64] ESA CAVES & PANGAEA (@ESA_CAVES) / X https://x.com/ESA_CAVES
[65] Titano Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/tag/titano/
[66] Potential Caves: Inventory of Subsurface Access Points on the … https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1029/2022JE007512
[67] Possible explosion crater origin of small lake basins with raised rims on Titan https://iris.uniroma1.it/bitstream/11573/1560411/1/Mitri_Possibile-explosion_2019.pdf
[68] Open Questions and Future Directions in Titan Science https://arxiv.org/html/2501.00971v2
[69] The moons of Jupiter: What will Juice discover? – ESA https://www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/Juice/The_moons_of_Jupiter_What_will_Juice_discover
[70] Spectral properties of Titan’s impact craters imply chemical weathering of its surface https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5012121/
[71] Space for Kids – L’Europa in viaggio verso Giove – ESA https://www.esa.int/kids/it/imparare/L_Universo/JUICE/L_Europa_in_viaggio_verso_Giove
[72] ESA – Successful Earth flyby improves Juice’s course to Jupiter https://www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/Juice/Successful_Earth_flyby_improves_Juice_s_course_to_Jupiter
[73] La missione Juice dell’ESA è decollata alla scoperta dei segreti … https://www.esa.int/Newsroom/Press_Releases/La_missione_Juice_dell_ESA_e_decollata_alla_scoperta_dei_segreti_delle_lune_ghiacciate_di_Giove
[74] JUICE mission completes flyby of Earth: New pics! https://earthsky.org/space/esas-juice-mission-explore-jupiters-icy-moons-ganymede/
[75] lo studio del carsismo nella Grotta di Re Tiberio – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperte-nella-speleologia-lo-studio-del-carsismo-nella-grotta-re-tiberio/12/27/
[76] Jupiter Icy Moons Explorer – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Jupiter_Icy_Moons_Explorer
[77] Spazio, missione Juice dell’Esa in volo verso Giove, inizia … – USARCI https://www.usarci.it/article/Spazio-missione-Juice-dell-Esa-in-volo-verso-Giove-inizia-viaggio-lungo-8-anni
[78] Al Seppenhofer di Gorizia torna il ciclo di conferenze … – Scintilena https://www.scintilena.com/al-seppenhofer-di-gorizia-torna-il-ciclo-di-conferenze-sulla-speleologia-e-il-carsismo/04/28/
[79] In 2023, a spacecraft was launched to explore the largest planet in our solar system and its icy moons in depth. Eight years later, it will finally reach its target https://economictimes.indiatimes.com/news/international/us/in-2023-a-spacecraft-was-launched-to-explore-the-largest-planet-in-our-solar-system-and-its-icy-moons-in-depth-eight-years-later-it-will-finally-reach-its-target/articleshow/134573818.cms

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