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  • Io t’avrei portato sulla luna ma a te bastava vederla dal divano
    Condividi Incidente speleo-subacqueo Maldive, il mio pensiero.   di Agnese De Montis Pubblichiamo volentieri le riflessioni molto profonde di una nostra lettrice, speleologa, sulla libertà di essere speleologi. “Io t’avrei portato sulla luna ma a te bastava vederla dal divano“   In questi giorni i titoli di giornale recitano: “Tornare sui propri passi”, “Imprudenti”, “Inesperti”.   Mi dispiace sempre sentire come alcuni giornalisti parlino di questo tipo di incidenti. Da
     

Io t’avrei portato sulla luna ma a te bastava vederla dal divano

Máj 24th 2026 at 11:00

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Incidente speleo-subacqueo Maldive, il mio pensiero. 

 di Agnese De Montis

Pubblichiamo volentieri le riflessioni molto profonde di una nostra lettrice, speleologa, sulla libertà di essere speleologi.

Io t’avrei portato sulla luna ma a te bastava vederla dal divano

 

In questi giorni i titoli di giornale recitano:

Tornare sui propri passi”, “Imprudenti”, “Inesperti”.

 

Mi dispiace sempre sentire come alcuni giornalisti parlino di questo tipo di incidenti. Da piccola ero affascinata dal giornalismo, era quello che avrei voluto fare “da grande”.

Il mio interesse si è infranto quando ho capito che oggi essere giornalista mainstream significa raccontare fatti impregnandoli di luoghi comuni, raccontarli come la gente li vuole sentire e non come sono nella realtà. Insomma, raccontare, ma senza far riflettere troppo. Limitarsi a dire, senza spiegare. Anzi, alimentare luoghi comuni fa comodo, per raccogliere quante più visualizzazioni possibili. Forse a nessuno interessa davvero capire? Quello che mi dispiace, in definitiva, è rendermi conto, ogni volta, di come funzioni la mente della gran parte delle persone che abitano questo mondo. Di quanto non si riesca mai a comprendere discipline come la speleologia e di quanto, consequenzialmente, ci si affretti subito a criticarle senza riflettere davvero su cosa si stia dicendo. Eppure – mi dico – “ma non era questo”? Non è forse questo a renderci umani? Il bisogno di conoscere, di scoprire, di porsi delle domande, andare a vedere, toccare con mano. Sentire, testare, condividere. 

Andare avanti. Andare oltre.

Migliorare e migliorarsi.

Ora lo dico in senso metaforico: c’è stato un periodo della mia vita in cui non mi davo pace; non capivo come alcune persone potessero funzionare diversamente da così.

Della mia umile esperienza, ricordo le prime uscite fatte in grotta. Una volta chiesi alla persona che frequentavo all’epoca se avessimo potuto vederci un altro giorno, perché i miei amici speleo stavano organizzando un’uscita e io volevo andare con loro. “Sono io l’unica grotta che ti dovrebbe interessare” disse scherzando (ma neanche troppo). E allora vieni pure tu, no? 

 

Mi ricordo che una volta scrissi “io t’avrei portato sulla luna ma a te bastava vederla dal divano”. Oggi, continuo a non capire, ma accetto che ad alcune persone basti “vedere le cose” dal divano. Anche se non è così che ci siamo evoluti. Anche se non è così che secondo me dovrebbe essere. Però, anche loro dovrebbero accettare che c’è chi invece ha bisogno di andare sulla luna, o almeno provarci, senza doverle necessariamente criticare. Chi ci prova, ve lo assicuro, sa benissimo che qualcosa può andare storto e lo ha già messo in conto. Perché a volte possiamo sbagliare, ed è anche questo che ci rende umani. Altre volte, quello che c’è la fuori si rivela troppo più grande di noi; anche questo ci rende umani. A chi dice “inesperto” o “impudente” chiedo: penseresti le stesse cose di un astronauta?

“Tornare sui propri passi”?  Sono proprio questi, i passi di questa gente. Ma… ragazzi, quella è la cazzo di luna!! 

La luna, a volte, è una cima. Una donna, una professione, un ideale. 

A volte, la luna è una grotta.

 

Agnese De Montis

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  • Lo stencil di Sulawesi datato a 67.800 anni è oggi considerato la più antica arte rupestre conosciuta
    Condividi Lo stencil di Sulawesi datato a 67.800 anni è oggi considerato la più antica arte rupestre conosciuta, perché è stato datato con un’età minima molto solida e supera tutti gli altri esempi finora pubblicati. La scoperta è importante non solo per la sua antichità, ma anche perché mostra che la produzione simbolica complessa era già presente in una fase molto precoce della storia di Homo sapiens in Wallacea.[1][2][3] Che cosa è stato trovato Il reperto si trova nella grotta calcarea
     

Lo stencil di Sulawesi datato a 67.800 anni è oggi considerato la più antica arte rupestre conosciuta

Máj 24th 2026 at 10:00

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Lo stencil di Sulawesi datato a 67.800 anni è oggi considerato la più antica arte rupestre conosciuta, perché è stato datato con un’età minima molto solida e supera tutti gli altri esempi finora pubblicati. La scoperta è importante non solo per la sua antichità, ma anche perché mostra che la produzione simbolica complessa era già presente in una fase molto precoce della storia di Homo sapiens in Wallacea.[1][2][3]

Che cosa è stato trovato

Il reperto si trova nella grotta calcarea di Liang Metanduno, sull’isola di Muna, nel sud-est di Sulawesi. Si tratta di uno stencil di mano realizzato con pigmento ocra spruzzato su una mano appoggiata alla parete, con dita che in parte risultano modificate o appuntite, un dettaglio che rende l’immagine particolarmente distintiva.[3][4][5]

Secondo la descrizione degli autori, il motivo è molto discreto e in parte coperto da depositi minerali e da immagini più recenti, il che spiega perché sia rimasto inosservato per molto tempo. Proprio questa “visibilità nascosta” rende la scoperta una delle più sorprendenti dell’archeologia dell’arte rupestre recente.[6][7]

Perché la data è così importante

La data di 67.800 anni rappresenta oggi il record per l’arte rupestre conosciuta, con un margine di oltre mille anni rispetto ai precedenti record attribuiti a contesti iberici legati anche ai Neanderthal. In pratica, lo stencil di Sulawesi ha spostato ancora più indietro l’inizio documentabile della pratica artistica sulle pareti rocciose.[2][3][6][8]

Questo non significa che sia necessariamente il primo atto artistico mai compiuto, ma che è il più antico finora datato in modo affidabile. La distinzione è cruciale: in archeologia conta ciò che si può misurare, non ciò che si ipotizza in astratto.[7][9]

Come è stata ottenuta la datazione

La data non deriva dal pigmento in sé, ma dalle croste di calcite e carbonato di calcio che si sono depositate sopra la pittura. Analizzando queste incrostazioni con datazione uranio-serie, i ricercatori hanno ottenuto un’età minima per l’immagine sottostante.[2][4][9]

Il principio è semplice: se una crosta minerale si è formata sopra il dipinto, il dipinto deve essere più antico della crosta. Per questo il risultato è considerato una data minima, non una data esatta della realizzazione.[7][9][10]

Cosa rende il caso speciale

Il motivo è speciale non solo per l’età, ma anche per il suo stile. Gli studiosi hanno sottolineato che la forma delle dita, volutamente alterata, distingue questo stencil da molte altre mani preistoriche e suggerisce una tradizione locale ben riconoscibile.[3][4][5]

Inoltre, la scoperta si inserisce in una sequenza molto ricca di arte rupestre antica a Sulawesi: prima le pitture figurative e narrative oltre 51.000 anni fa, poi questo stencil ancora più antico. Il risultato è che l’isola appare oggi come uno dei centri più importanti al mondo per lo studio delle origini dell’immaginazione visiva umana.[2][11][12]

Cosa implica per la storia umana

La scoperta suggerisce che le popolazioni umane presenti in Wallacea possedessero già capacità simboliche sofisticate molto prima di quanto si pensasse in passato. Le mani stencil non sono semplici segni tecnici: implicano scelta del supporto, uso intenzionale del pigmento e produzione di un’immagine riconoscibile e socialmente significativa.[1][2][4][13]

Questo rafforza l’idea che l’arte rupestre non sia un’invenzione tardiva o marginale, ma una componente antica del comportamento umano moderno. In più, il fatto che il record sia ora in Indonesia sposta il baricentro della storia dell’arte preistorica lontano da una lettura eurocentrica.[2][8][11][14]

Un limite da tenere presente

Anche se il record è attualmente attribuito a Sulawesi, ogni “più antico” in archeologia resta provvisorio: nuove scoperte possono sempre anticipare la cronologia nota. Per questo è più corretto dire che è la più antica arte rupestre finora conosciuta e attualmente meglio datata.[2][7][8][9]

In sintesi per lo studio

  • Il sito è Liang Metanduno, sull’isola di Muna, in Sulawesi.[3][4]
  • L’opera è uno stencil di mano in ocra con dita in parte modificate.[4][5]
  • La data minima è 67.800 anni, ottenuta con analisi uranio-serie sulle croste di calcite.[2][9]
  • È oggi considerata la più antica arte rupestre conosciuta.[8][2]
  • La scoperta è fondamentale perché mostra una simbolizzazione molto antica e rafforza il ruolo di Sulawesi come area chiave per le origini dell’arte umana.[1][11]

Fonti
[1] Early human symbolic behavior in the Late Pleistocene of Wallacea https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5402422/
[2] Rock art from at least 67,800 years ago in Sulawesi https://www.nature.com/articles/s41586-025-09968-y
[3] Hand stencil in Indonesian cave seen as the oldest-known rock art https://www.reuters.com/science/hand-stencil-indonesian-cave-seen-oldest-known-rock-art-2026-01-21/
[4] Hand shape in Indonesian cave may be world’s oldest known rock art https://www.theguardian.com/science/2026/jan/21/hand-shape-indonesia-cave-rock-art-67800-years-old
[5] World’s oldest cave art discovered in Indonesia’s Muna island https://www.aljazeera.com/news/2026/1/22/worlds-oldest-cave-art-discovered-in-indonesias-muna-island
[6] Hand stencils discovered in an Indonesian cave are oldest-known rock art https://www.abc.net.au/news/science/2026-01-22/oldest-rock-art-hand-prints-sulawesi/106245480
[7] A 67,800-year-old handprint may be the world’s oldest rock art https://www.nytimes.com/2026/01/22/world/asia/indonesia-handprint-rock-art-research.html
[8] Archaeology: Earliest known rock art from Indonesia (Nature) https://www.natureasia.com/en/info/press-releases/detail/9213
[9] Humanity’s oldest known cave art has been discovered in Sulawesi https://theconversation.com/humanitys-oldest-known-cave-art-has-been-discovered-in-sulawesi-273364
[10] A 67,800-Year-Old Handprint May Be the World’s Oldest Rock Art https://www.nytimes.com/2026/01/22/us/indonesia-handprint-rock-art-research.html
[11] Sulawesi, la pittura rupestre che riscrive l’origine dell’arte – Scintilena https://www.scintilena.com/sulawesi-la-pittura-rupestre-che-riscrive-lorigine-dellarte-51-000-anni-di-narrazione-nelle-grotte-indonesiane/03/04/
[12] L’arte rupestre di Sulawesi: la più antica narrazione … https://www.scintilena.com/larte-rupestre-di-sulawesi-la-piu-antica-narrazione-figurativa-dellumanita/01/14/
[13] Hand Traces: Technical Aspects of Positive and Negative Hand-Marking in Rock Art https://www.mdpi.com/2076-0752/3/4/367
[14] Pourquoi l’humain dessinait sur les parois des cavernes ? https://www.mnhn.fr/fr/pourquoi-l-humain-dessinait-sur-les-parois-des-cavernes
[15] SpeleoMedit in italiano: il Ministero della Cultura finanzia la prima … https://www.scintilena.com/speleomedit-in-italiano-il-ministero-della-cultura-finanzia-la-prima-panoramica-sulle-grotte-del-mediterraneo/04/27/
[16] Python Cave e Virus di Marburg: cosa rivela lo studio 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/python-cave-e-virus-di-marburg-cosa-rivela-lo-studio-2026/05/04/
[17] Nuove Creature delle Grotte Scoperte in Spagna – Scintilena https://www.scintilena.com/nuove-creature-delle-grotte-scoperte-in-spagna-un-genere-inedito-e-due-specie-sconosciute-riscrivono-la-fauna-sotterranea-iberica/04/24/
[18] Il ciclo di vita dei Materiali speleo-alpinistici – Scintilena https://www.scintilena.com/materiali-speleo-alpinistici-il-ciclo-di-vita-al-centro-del-iii-corso-nazionale-a-erba-e-monte-marenzo/04/25/
[19] DNA antico dalla Grotta di Stajnia ricostruito DNA Neanderthal https://www.scintilena.com/dna-antico-dalla-grotta-di-stajnia-ricostruito-il-profilo-genetico-del-piu-antico-gruppo-di-neanderthal-delleuropa-centro-orientale/04/24/
[20] Concorso di scrittura creativa – Arte nelle grotte e grotte nell’arte – Scintilena https://www.scintilena.com/concorso-scrittura-creativa-a-palermo-arte-nele-grotte-e-grotte-nellarte/03/03/
[21] Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di … – Scintilena https://www.scintilena.com/perche-le-ai-generative-falliscono-in-geografia-errori-di-localizzazione-prossimita-e-allucinazioni/05/01/
[22] La pittura rupestre di Sulawesi: la più antica narrazione … https://www.scintilena.com/la-pittura-rupestre-di-sulawesi-la-piu-antica-narrazione-figurativa-dellumanita/05/18/
[23] CHIRecuperO: the first italian conference on the rescue and rehabilitation of bats https://www.tutelapipistrelli.it/chirecupero-the-first-italian-conference-on-the-rescue-and-rehabilitation-of-bats/
[24] I Signori dell’Oscurità: Quando la Scienza Svela i Segreti … – Scintilena https://www.scintilena.com/i-signori-delloscurita-quando-la-scienza-svela-i-segreti-dei-pipistrelli-cavernicoli/01/27/
[25] [PDF] primo convegno italiano sul recupero e la riabilitazione dei chirotteri http://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2015/10/Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf
[26] Microplastiche nei Sistemi Carsici: l’Inquinamento … https://www.scintilena.com/microplastiche-nei-sistemi-carsici-linquinamento-silenzioso-che-raggiunge-il-cuore-della-terra/04/26/
[27] XVIIIth International Symposium of Biospeleology – Scintilena https://www.scintilena.com/xviiith-international-symposium-of-biospeleology/06/06/
[28] The effects of climate change on the Pleistocene rock art of Sulawesi https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8119963/
[29] The historical impact of anthropogenic air-borne sulphur on the Pleistocene rock art of Sulawesi https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9748042/
[30] Oldest cave art found in Sulawesi https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7806210/
[31] Liang Metanduno – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Liang_Metanduno
[32] Scientists discovered the world’s oldest rock art in a Sulawesi cave … https://www.facebook.com/laotiantimes/posts/%EF%B8%8F-scientists-discovered-the-worlds-oldest-rock-art-in-a-sulawesi-cave-indonesia-/1323492249804625/
[33] Cave art found in Indonesia could be the world’s oldest The ancient … https://www.facebook.com/WIONews/posts/gravitas-cave-art-found-in-indonesia-could-be-the-worlds-oldestthe-ancient-hand-/1245788850993620/
[34] Indonesia: World’s Oldest Cave Art Found in Sulawesi Scientists say … https://www.instagram.com/reel/DTz6GN8CNLF/?hl=it
[35] This week in Nature: Old masters. The cover shows … – Instagram https://www.instagram.com/p/DU59qZOEiXq/
[36] New discovery! 67,800-year-old rock art in Sulawesi, Indonesia https://www.youtube.com/shorts/PRNL329dZ9Y

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  • Le mani positive e negative sono due tecniche fondamentali dell’arte rupestre
    Condividi Le mani positive e negative sono due tecniche fondamentali dell’arte rupestre: la prima lascia l’impronta diretta della mano pigmentata, la seconda crea una sagoma svuotata tramite spruzzo di colore attorno alla mano appoggiata alla roccia. Il loro studio è importante perché mostra che la mano non è solo un’immagine semplice, ma un gesto tecnico e simbolico che combina corpo, pigmento, superficie e intenzione. Definizione La mano positiva è un’impronta piena ottenuta applican
     

Le mani positive e negative sono due tecniche fondamentali dell’arte rupestre

Máj 24th 2026 at 09:00

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Le mani positive e negative sono due tecniche fondamentali dell’arte rupestre: la prima lascia l’impronta diretta della mano pigmentata, la seconda crea una sagoma svuotata tramite spruzzo di colore attorno

alla mano appoggiata alla roccia. Il loro studio è importante perché mostra che la mano non è solo un’immagine semplice, ma un gesto tecnico e simbolico che combina corpo, pigmento, superficie e intenzione.

Definizione

La mano positiva è un’impronta piena ottenuta applicando pigmento sulla mano e poi premendola contro la parete rocciosa, così che resti la traccia colorata del palmo e delle dita.[3][5]
La mano negativa o stencil è invece la silhouette lasciata quando la mano viene appoggiata sulla roccia e il pigmento viene soffiato o spruzzato attorno ad essa, mentre l’area coperta dalla mano rimane chiara.[2][6]

Queste due forme non sono soltanto varianti estetiche: rappresentano due modi diversi di trasformare il corpo in segno, cioè di convertire una parte fisica del soggetto in immagine durevole. Proprio per questo la mano stencillata è spesso considerata una specie di “traccia” o indice diretto della presenza umana, mentre la mano positiva appare più vicina a un’impronta immediata e intenzionale.[1][7][8]

Mano negativa

La tecnica della mano negativa è la più famosa nell’arte preistorica delle grotte. In pratica, l’autore appoggia una mano sulla roccia e proietta pigmento sopra o attorno ad essa; il metodo può essere eseguito soffiando il colore direttamente dalla bocca oppure usando un supporto cavo, come un osso o una canna, per nebulizzare il pigmento. Il risultato è una sagoma netta, spesso molto leggibile anche a distanza, perché il contorno della mano crea una forte presenza visiva.[1][2][6]

Dal punto di vista tecnico, servono almeno tre condizioni: un pigmento adatto, una superficie rocciosa idonea e una certa padronanza del gesto di spruzzo. La scelta del punto sulla parete, la posizione della mano e la distanza del soffio incidono molto sulla qualità dell’immagine. In molti siti le mani negative sono presenti in serie, segno che la pratica poteva essere ripetuta e condivisa da più persone in una stessa frequentazione della grotta.[2][4][8][1]

Mano positiva

La mano positiva funziona in modo diverso: la mano viene pigmentata e poi pressata direttamente sulla roccia, lasciando una vera impronta colorata. Questa tecnica è meno “a stencil” e più simile a una marcatura corporea diretta, dove il contatto tra mano e parete è totale o quasi totale.[1][3][5]

Tecnologicamente è una procedura semplice, ma non per questo banale. Bisogna preparare l’ocra o altri pigmenti, spesso mescolati con acqua, grasso o leganti naturali, e applicarli in modo uniforme per ottenere una traccia leggibile. In alcuni casi le mani positive possono apparire come mani “tinte” più che come veri disegni, e questo le rende molto interessanti per lo studio della relazione fra gesto, corpo e immagine.[7][1]

Come si realizzavano

Le mani negative richiedono la combinazione di appoggio e nebulizzazione del pigmento, spesso con un gesto controllato e ripetibile. Il pigmento poteva essere disperso con il fiato, oppure tramite un piccolo tubo, una canna o un osso cavo; in alcuni casi si usavano polveri secche, in altri soluzioni liquide.[2][6]

Le mani positive, invece, richiedono l’applicazione diretta del colore sulla pelle prima del contatto con la parete, oppure la stesura del pigmento sulla superficie della mano dopo averlo preparato in una vaschetta o su un supporto improvvisato. In entrambi i casi la scelta della superficie rocciosa non era casuale: servivano zone adatte per texture, umidità, visibilità e significato spaziale.[1][4]

Cosa rivelano

Dal punto di vista archeologico, queste tecniche dimostrano che l’arte rupestre non nasce da un impulso generico, ma da una pratica tecnica già ben strutturata. La ripetizione di mani in luoghi specifici suggerisce un sapere condiviso, trasmesso socialmente, e forse legato a rituali, memoria collettiva o segnali di appartenenza.[1][4][8]

Sul piano simbolico, la mano è un segno eccezionale perché è allo stesso tempo corpo e immagine. Per questo gli studiosi la trattano spesso come una forma limite dell’arte: non è solo rappresentazione, ma anche impronta, presenza, traccia, quasi un passaggio diretto tra soggetto e roccia.[4][7]

Varietà e problemi interpretativi

Le mani non sono tutte uguali: possono essere isolate, in gruppi, sovrapposte, allungate o con dita mancanti. Questa varietà ha alimentato molte ipotesi, dal linguaggio dei segni ai sistemi di conteggio, fino a interpretazioni rituali e identitarie.[1][9][10]

Tuttavia, la prudenza è indispensabile. Il fatto che una mano sia negativa o positiva non basta, da solo, a spiegarne il significato, perché la stessa tecnica può essere usata in contesti diversi con funzioni diverse. L’elemento più solido è che entrambe le tecniche implicano un’azione intenzionale di marcatura del corpo nello spazio roccioso, cioè una forma molto antica di comunicazione visiva.[4][7][8][1]

Da ricordare

  • Mano positiva: impronta piena del pigmento sulla parete.[3][5]
  • Mano negativa: sagoma ottenuta spruzzando pigmento intorno alla mano.[2][6]
  • Tecnica negativa: spesso con soffio orale o tubo/canna cava.[6][2]
  • Elementi necessari: pigmento, superficie adatta, controllo del gesto.[1]
  • Significato: non solo decorazione, ma presenza, memoria, appartenenza o rito.[7][8]

Informazioni di base

Le mani positive e negative sono due modalità tecniche di trasformare il corpo in segno: la prima imprime la mano pigmentata, la seconda ne traccia il contorno tramite spruzzo; entrambe testimoniano una forte intenzionalità simbolica e una notevole competenza tecnica.[1][7]

Fonti
[1] Hand Traces: Technical Aspects of Positive and Negative Hand-Marking in Rock Art https://www.mdpi.com/2076-0752/3/4/367
[2] Spray technique | Lascaux cavearcheologie.culture.gouv.fr › lascaux › glossary › spray-technique https://archeologie.culture.gouv.fr/lascaux/en/glossary/spray-technique
[3] Exploring the utility of Geometric Morphometrics to analyse prehistoric hand stencils https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10943054/
[4] Pourquoi l’humain dessinait sur les parois des cavernes ? https://www.mnhn.fr/fr/pourquoi-l-humain-dessinait-sur-les-parois-des-cavernes
[5] Prehistoric hand marks in rock art – Facebook https://www.facebook.com/groups/Archaeology.Prehistoric/posts/672322299583649/
[6] Cave Art Hand stencil at Gorham’s Cave – Gibraltar National Museum https://www.gibmuseum.gi/news/cave-art-hand-stencil-at-gorhams-cave-122
[7] ‘La Main négative’: Limit-Case and Primal Scene of Art https://www.euppublishing.com/doi/10.3366/para.2021.0375
[8] Hand stencils and communal history: A case study from Auwim, East Sepik, Papua New Guinea https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/arco.5287
[9] Reevaluating Hand Stencil Phenomena in Cave Art: A Step Forward … https://www.cambridge.org/core/journals/cambridge-archaeological-journal/article/reevaluating-hand-stencil-phenomena-in-cave-art-a-step-forward-towards-the-characterization-of-symbolic-patterns-during-the-upper-palaeolithic-in-europe/E867DBB1487323B415E401E3CCEF2042
[10] Gravettian hand stencils as sign language formatives https://royalsocietypublishing.org/rstb/article/376/1824/20200205/31589/Gravettian-hand-stencils-as-sign-language
[11] Grotta della Poesia di Roca: realtà virtuale e intelligenza artificiale … https://www.scintilena.com/grotta-della-poesia-di-roca-realta-virtuale-e-intelligenza-artificiale-per-studiare-le-iscrizioni-messapiche/03/05/
[12] Concorso di scrittura creativa – Arte nelle grotte e grotte nell’arte – Scintilena https://www.scintilena.com/concorso-scrittura-creativa-a-palermo-arte-nele-grotte-e-grotte-nellarte/03/03/
[13] Ghiacciai rocciosi: serbatoi d’acqua nascosti nelle montagne alpine https://www.scintilena.com/ghiacciai-rocciosi-serbatoi-dacqua-nascosti-nelle-montagne-alpine/05/07/
[14] Carta degli antichi acquedotti: gli speleologi italiani mappano … https://www.scintilena.com/carta-degli-antichi-acquedotti-gli-speleologi-italiani-mappano-duemila-anni-di-ingegneria-idraulica/05/04/
[15] Caves 2012: cave as space analogue – Scintilena https://www.scintilena.com/caves-2012-cave-as-space-analogue/08/10/
[16] Baltic Speleological Congress 2007 – Comunicato Stampa – Scintilena https://www.scintilena.com/baltic-speleological-congress-2007-comunicato-stampa/12/03/
[17] Rocce Verdi nei Pirenei: la Grotta 338 Rivela 4.000 Anni … – Scintilena https://www.scintilena.com/rocce-verdi-nei-pirenei-la-grotta-338-rivela-4-000-anni-di-estrazione-preistorica-del-rame/05/05/
[18] On line l’archivio PDF degli articoli di Novembre 2021 … https://www.scintilena.com/on-line-larchivio-pdf-degli-articoli-di-novembre-2021-di-scintilena/12/01/
[19] Pipistrelli: superstizione, curiosità, cinema, letteratura e sogni https://www.tutelapipistrelli.it/2014/07/24/pipistrelli-superstizione-curiosita-cinema-letteratura-e-sogni/
[20] Tesori nascosti del Carso: nuove scoperte archeologiche rivelano … https://www.scintilena.com/tesori-nascosti-del-carso-nuove-scoperte-archeologiche-rivelano-9000-anni-di-storia-nelle-grotte/10/10/
[21] CHIRecuperO: the first italian conference on the rescue and rehabilitation of bats https://www.tutelapipistrelli.it/chirecupero-the-first-italian-conference-on-the-rescue-and-rehabilitation-of-bats/
[22] La speleologia ungherese compie 100 anni – Scintilena https://www.scintilena.com/la-speleologia-ungherese-compie-100-anni/11/05/
[23] Luxor, scoperta una camera segreta con 22 sarcofagi dei cantori di … https://www.scintilena.com/luxor-scoperta-una-camera-segreta-con-22-sarcofagi-dei-cantori-di-amon-e-otto-papiri-sigillati/03/03/
[24] La conquista del Buio, riprodotta l’illuminazione delle grotte preistoriche da ricercatori spagnoli – Scintilena https://www.scintilena.com/la-conquista-del-buio-riprodotta-lilluminazione-delle-grotte-preistoriche-da-ricercatori-spagnoli/06/21/
[25] Speleologia – In distribuzione il n°68, in parte consultabile ON LINE! – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-in-distribuzione-il-n68-in-parte-consultabile-on-line/07/29/
[26] Negative Results of Fusing Code and Documentation for Learning to Accurately Identify Sensitive Source and Sink Methods : An Application to the Android Framework for Data Leak Detection https://ieeexplore.ieee.org/document/10123678/
[27] An Overview of Sentiment Analysis in Social Media and Its Applications in Disaster Relief http://link.springer.com/10.1007/978-3-319-30319-2_13
[28] Definition and learning of logic-based kernels for categorical data, and application to collaborative filtering https://www.semanticscholar.org/paper/b1cac3c164208ebbae6314d33ed7cefcdb9327c9
[29] LOOK?NG AT “DESIGN and DESIGNER” FROM a CULTURAL POINT of VIEW http://dergipark.org.tr/en/doi/10.58201/utsobilder.1138287
[30] DynFD: Functional Dependency Discovery in Dynamic Datasets https://openproceedings.org/2019/conf/edbt/EDBT19_paper_32.pdf
[31] Assessment of fault activity by the ESR dating technique https://www.semanticscholar.org/paper/6ce274d09dccad8603d02445844de0aac65f91b2
[32] Hand Stencils in Rock Art: What, How, and Why I The Art Newbie https://www.theartnewbie.com/blog/hand-stencils
[33] hands and feet in rock art https://www.ccsp.it/web/SITOVCS2021/papers/Giorgi.pdf
[34] Hand Traces: Technical Aspects of Positive and Negative https://pdfs.semanticscholar.org/bf67/3db2e7cf1390568ea671ffae8f7049c3c2cc.pdf
[35] Hand Stencil | Techniques & Processes, Premodern Culture – Impart https://imp-art.org/definitions/hand-stencil/
[36] Griffith researchers have discovered a 67,800 year old hand stencil … https://www.instagram.com/reel/DTzU_1qiacP/?hl=it
[37] From Hands to Geometry: Reading Prehistoric Symbols https://www.theartnewbie.com/blog/prehistoric-symbols
[38] Figurative Art Discovered Deep in Indonesian Cave is the Oldest in the World https://www.ancient-origins.net/news-history-archaeology/figurative-art-0010968
[39] The Case for Hand Stencils and Prints as Proprio-Performative https://pdfs.semanticscholar.org/8d6c/8b83853f0797663fc471b459631627f8c84a.pdf
[40] [PDF] 2014 A PRELIMINARY STUDY OF HAND STENCILS Undoubtedly https://www.ccsp.it/wp-content/uploads/2021/04/bcsp37-38_pp109-122.pdf

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Mani dipinte nella preistoria, il caso Sulawesi riapre il dibattito

Máj 24th 2026 at 08:00

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Lo stencil più antico noto

La scoperta di Sulawesi ha portato a 67.800 anni fa la data minima di uno stencil di mano, oggi considerato il più antico esempio di arte rupestre conosciuto. La notizia rilancia il tema delle mani dipinte nella preistoria e del loro possibile significato simbolico e comunicativo.[1][2]

Il valore delle mani rupestri

Le mani dipinte, positive o negative, sono tra i motivi più riconoscibili dell’arte rupestre preistorica. In ambito speleologico e scientifico le grotte sono lette come archivi naturali, capaci di conservare tracce materiali e culturali per tempi lunghissimi. La mano, come segno di presenza e identità, resta però difficile da interpretare in modo univoco.[2][3][4]

Sulawesi e la datazione

Lo studio pubblicato su Nature ha riguardato stencil di mani nella grotta di Liang Metanduno, sull’isola di Muna, nell’area di Sulawesi. La datazione è stata ottenuta analizzando le croste minerali sopra il pigmento, così da ricavare un’età minima dell’immagine. Questo colloca la pratica in una fase molto antica della storia simbolica umana.[1][2]

Tecnica e diffusione

La mano negativa si ottiene appoggiando la mano sulla parete e spruzzando pigmento attorno al contorno; la mano positiva, invece, usa colore applicato direttamente sulla mano . Motivi simili compaiono in molte aree del mondo, dall’Europa all’Australia, fino alle Americhe, segno di una diffusione ampia e non locale. In questo quadro, la continuità tra gesto, corpo e roccia è un tema centrale anche per la lettura speleologica delle cavità decorate.[3][4][2]

Le ipotesi sul significato

Gli studiosi non propongono una sola spiegazione. Le ipotesi più discusse riguardano presenza personale, appartenenza al gruppo, memoria rituale, relazione con il territorio e comunicazione con il mondo invisibile. Alcune mani con dita modificate hanno suggerito anche letture legate a codici gestuali o conteggi, ma queste ricostruzioni restano prudenti e non definitive.[4][3]

Il confronto con l’Australia

L’etnografia aborigena australiana è utile perché mostra come l’arte rupestre possa essere legata a miti, paesaggio e vita sociale . Per gli studiosi, però, non offre una traduzione automatica del Paleolitico. Serve piuttosto a ricordare che un’immagine in grotta può avere funzioni multiple e non ridursi a semplice decorazione.[3][4]

Per la speleologia

Per un notiziario come Scintilena, la scoperta di Sulawesi è rilevante anche perché conferma il ruolo delle grotte come archivi di lunga durata e come luoghi in cui si intrecciano ricerca, conservazione e studio dei segni umani. Le mani dipinte, in questo senso, non sono soltanto un tema di preistoria, ma anche un esempio di come le cavità custodiscano tracce decisive per capire il rapporto tra esseri umani e ambiente sotterraneo. Il nuovo record cronologico non chiude il problema, ma rende ancora più evidente quanto sia antico e complesso il linguaggio delle mani dipinte.[2][4][1][3]


• definizione e tecniche delle mani positive/negative;
• la scoperta 2026 di Sulawesi (circa 67.800 anni) e il suo significato per la cronologia dell’arte rupestre;
• la diffusione globale delle mani dipinte e alcuni siti chiave (Gargas, Cueva de las Manos, complessi australiani);
• le principali ipotesi interpretative (firma personale, coesione sociale, supporto alla memoria mitica, letture sciamaniche, ipotesi mitologico?comparative) con relativi limiti critici;
• il ruolo dell’Australia come “laboratorio” etnografico per capire il nesso tra arte rupestre, mito e identità aborigena;

Preistoria: l’enigma delle mani dipinte

Obiettivi di studio

  • Capire che cosa sono le mani dipinte nell’arte rupestre e perché sono importanti.[3][5]
  • Conoscere la scoperta del 2026 a Sulawesi e la sua rilevanza cronologica.[2][1]
  • Ripassare le principali ipotesi interpretative sul significato delle mani dipinte.[4][3]
  • Comprendere perché l’etnografia aborigena australiana aiuta a formulare ipotesi, ma non fornisce “traduzioni” automatiche del Paleolitico.[6][3]

1. Che cosa sono le mani dipinte

Le mani dipinte sono impronte o sagome di mani umane realizzate sulle pareti rocciose, soprattutto in grotta, mediante due tecniche principali: la mano positiva e la mano negativa, cioè lo stencil. La mano positiva si ottiene appoggiando la mano pigmentata sulla roccia, mentre la mano negativa si crea appoggiando la mano nuda alla parete e spruzzando colore intorno al suo contorno.[2][5]

Queste immagini sono tra i motivi più riconoscibili e persistenti dell’arte rupestre preistorica, e la loro ricorrenza in regioni molto lontane suggerisce che rispondessero a bisogni simbolici profondi, non a un gesto casuale o puramente decorativo. Proprio perché la mano è insieme corpo, identità, gesto e presenza, essa costituisce un segno particolarmente potente dal punto di vista cognitivo e sociale.[3][4]

2. La scoperta di Sulawesi

Nel gennaio 2026 uno studio pubblicato su Nature ha annunciato che alcuni stencil di mani nella grotta di Liang Metanduno, sull’isola di Muna nell’area di Sulawesi, hanno un’età minima di almeno 67.800 anni. Questa datazione li rende la più antica arte rupestre conosciuta al mondo secondo le evidenze disponibili finora.[1][2]

La data è stata ottenuta analizzando sottili croste minerali formatesi sopra il pigmento, un metodo che permette di stabilire un’età minima dell’immagine perché la crosta deve essere necessariamente successiva alla pittura. La scoperta rafforza anche l’idea che l’Asia sud-orientale insulare sia stata un centro molto importante per lo sviluppo precoce del comportamento simbolico umano durante le migrazioni verso Sahul, cioè il grande blocco preistorico che comprendeva Australia e Nuova Guinea.[7][8][1][2]

Un dettaglio molto discusso è che alcune dita sembrano allungate o rese appuntite, come se la sagoma della mano fosse stata volutamente trasformata. Questo fa pensare che non si trattasse solo di “lasciare un’impronta”, ma di costruire un’immagine con valore simbolico, forse legata a metamorfosi, animalizzazione o identità rituali che oggi non sappiamo più decifrare con certezza.[4][1][2][3]

3. Diffusione mondiale

Le mani dipinte non sono un fenomeno locale di Sulawesi, ma compaiono in molte aree del mondo preistorico, dalle grotte europee ai siti sudamericani, dall’Africa all’Australia. Questa diffusione transcontinentale è uno dei motivi per cui la domanda sul loro significato è così importante: non si tratta di una tradizione isolata, ma di una forma espressiva ricorrente in gruppi umani molto diversi.[9][5][3]

In Europa, le mani negative sono note in vari complessi paleolitici; in Sud America il caso più celebre è la Cueva de las Manos in Argentina; in Australia, la lunga continuità dell’arte rupestre indigena offre un osservatorio eccezionale per confronti interpretativi.

Il fatto che lo stesso motivo compaia in contesti geografici e cronologici lontani non dimostra un unico significato universale, ma indica che la mano funzionava come segno particolarmente efficace per esprimere presenza, appartenenza o relazione con uno spazio significativo.[6][3][4]

4. Tecniche e forme

Le due forme principali sono dunque:

  • mani positive, cioè impronte lasciate con pigmento applicato direttamente sulla mano;[5]
  • mani negative, cioè silhouette lasciate spruzzando colore attorno alla mano appoggiata alla parete.[2][5]

Gli stencil negativi richiedono una certa padronanza tecnica, perché bisogna preparare il pigmento, scegliere la distanza giusta, controllare il soffio e usare una superficie adatta. In molti casi, quindi, non si tratta di un gesto impulsivo, ma di un’azione codificata e probabilmente condivisa da una comunità.[3][5][2]

Alcune mani mostrano variazioni insolite, come dita piegate, mancanti o trasformate, e ciò ha generato molte ipotesi interpretative. In passato questi dettagli sono stati letti come mutilazioni reali, codici di conteggio o linguaggi gestuali, ma oggi prevale maggiore prudenza, perché le stesse forme possono dipendere da posture volontarie delle dita, convenzioni iconiche o significati rituali che non possediamo più.[4][5][3]

5. La grande domanda: perché dipingere le mani?

La domanda centrale è questa: perché tanti esseri umani, in epoche e continenti diversi, hanno sentito il bisogno di lasciare la propria mano sulla roccia? La risposta più solida oggi non è una formula unica, ma l’idea che l’arte rupestre fosse un mezzo di comunicazione simbolica, memoria e relazione, il cui significato dipendeva dal contesto sociale e rituale di ciascun gruppo.[9][3][4]

Il Muséum national d’Histoire naturelle francese sottolinea che l’arte parietale è probabilmente dettata da un bisogno impellente di comunicare, ma che tali messaggi restano difficili da interpretare perché i loro codici simbolici ci sfuggono. Questo vale in modo speciale per le mani: sono immagini semplici da vedere, ma estremamente difficili da spiegare in modo definitivo.[3]

6. Ipotesi interpretative principali

6.1 Firma personale o presenza individuale

Una prima ipotesi vede nelle mani una forma di auto-segnatura, cioè la dichiarazione “io sono stato qui”. In questa lettura, la mano sarebbe una sorta di firma corporea, il segno più immediato dell’identità di una persona o della sua partecipazione a un evento collettivo.[5][3]

Questa interpretazione è intuitiva e convincente fino a un certo punto, ma da sola non basta, perché molte mani appaiono in gruppi ordinati, in luoghi specifici e in associazione con altri motivi simbolici. Questo suggerisce che la mano non fosse solo un gesto individuale, ma anche parte di sistemi più complessi di significato.[4][5][3]

6.2 Appartenenza e coesione sociale

Una seconda ipotesi interpreta le mani come segni di appartenenza al gruppo, alla comunità o a una tradizione rituale condivisa. Lasciare la mano su una parete poteva equivalere a iscriversi simbolicamente in una memoria collettiva, a mostrare presenza nel gruppo o a partecipare a una pratica socialmente riconosciuta.[6][3]

Questa lettura è particolarmente plausibile quando le mani compaiono in gran numero nello stesso luogo, quasi a costruire un archivio visivo delle presenze umane. In questo senso, la parete diventerebbe uno spazio sociale, non solo una superficie artistica.[5][3]

6.3 Memoria, mito e trasmissione

Un’altra ipotesi forte è che le mani servissero da supporti alla memoria di racconti, antenati, eventi o percorsi mitici. In molte interpretazioni contemporanee dell’arte rupestre, le immagini non illustrano semplicemente qualcosa, ma aiutano a ricordare narrazioni che venivano trasmesse oralmente e riattivate nel rito.[3][4]

Questa idea acquista particolare forza quando si guarda all’etnografia australiana, dove molte immagini rupestri sono collegate a storie ancestrali e a relazioni con il territorio. In tale prospettiva, la mano potrebbe non significare solo “una mano”, ma richiamare una persona, una storia, un antenato o un diritto rituale su un luogo.[10][6][3]

6.4 Comunicazione con il mondo invisibile

Una linea interpretativa molto diffusa nel Novecento collega l’arte rupestre a pratiche religiose, sciamaniche o a stati di coscienza alterata. In questo quadro, le mani potrebbero rappresentare tracce lasciate in uno spazio di contatto tra il mondo umano e un mondo altro, fatto di spiriti, antenati o forze invisibili.[11][4][3]

Questa ipotesi rimane affascinante ma discussa, perché è difficile provarla direttamente con i soli dati archeologici. Alcuni studi recenti hanno persino proposto che l’ambiente profondo delle grotte, con fumo, scarsa ventilazione e ipossia, potesse favorire stati alterati durante la realizzazione delle immagini, ma si tratta di spiegazioni ancora molto dibattute e non sufficienti da sole a spiegare il fenomeno.[11][4][3]

6.5 Codici, conteggi, linguaggi delle dita

Nel caso delle mani con dita incomplete o piegate, si è spesso pensato a sistemi di conteggio, linguaggi gestuali o codici convenzionali. L’idea è suggestiva, ma finora non esiste una dimostrazione condivisa e sistematica che confermi un vero “alfabeto delle mani” valido in modo generale.[4][5]

Oggi molti studiosi preferiscono considerare queste ipotesi come possibilità aperte ma non dimostrate. Le forme delle dita possono dipendere da posture intenzionali, effetti tecnici o significati locali diversi da sito a sito.[5][3][4]

7. L’Australia come laboratorio interpretativo

L’Australia occupa un posto speciale in questo dibattito perché conserva una tradizione rupestre aborigena di eccezionale continuità temporale e profondità culturale. Alcuni complessi d’arte rupestre australiana hanno età molto antiche, e soprattutto esistono testimonianze etnografiche e storiche che mostrano come l’arte su roccia possa essere legata a miti, territorio, genealogie e pratiche rituali.[10][6]

Questo non significa che le mani paleolitiche europee o indonesiane possano essere “tradotte” usando direttamente i significati aborigeni moderni. Significa però che l’etnografia dimostra una cosa fondamentale: l’arte rupestre può essere un mezzo vivo di memoria sociale, identità, spiritualità e legame con il paesaggio.[6][3]

Nei sistemi culturali aborigeni, molte immagini sono connesse al Dreaming o Tempo del Sogno, cioè alla trama ancestrale che collega esseri, luoghi, norme e percorsi sul territorio. In questa prospettiva, dipingere non significa semplicemente rappresentare, ma attivare relazioni tra persone, antenati e spazio.[10][6]

8. Cosa insegna il confronto etnografico

Il confronto etnografico insegna soprattutto prudenza metodologica. Da un lato, mostra che immagini apparentemente semplici possono avere significati ricchissimi e stratificati; dall’altro, ricorda che non bisogna trasferire automaticamente interpretazioni moderne o recenti a contesti di decine di migliaia di anni fa.[3][4]

Per lo studio delle mani dipinte, questo vuol dire evitare due errori opposti: pensare che siano “solo decorazioni” oppure credere di possederne la chiave definitiva. La posizione più rigorosa consiste nel combinare archeologia, studio dei pigmenti, datazioni, disposizione spaziale delle immagini e confronti antropologici controllati.[1][4][3]

9. Cosa cambia con Sulawesi

La scoperta di Sulawesi non risolve l’enigma, ma cambia la scala del problema. Se esseri umani producevano stencil di mani già quasi 68.000 anni fa, allora questa pratica appartiene a una fase molto antica dell’evoluzione simbolica umana e non può essere considerata un fenomeno tardo o marginale.[7][1][2]

Inoltre, il fatto che l’arte rupestre così antica emerga in Wallacea suggerisce che le popolazioni in migrazione verso Sahul possedessero già repertori simbolici complessi e forse li stessero trasformando in nuovi ambienti insulari. Le mani di Sulawesi non sono quindi soltanto un record cronologico: sono la prova che la relazione tra corpo, segno e roccia ha radici profondissime nella storia della nostra specie.[8][7][1][3]

10. Interpretazione più convincente oggi

L’interpretazione più equilibrata oggi è che le mani dipinte fossero segni polifunzionali. Potevano indicare presenza individuale, appartenenza collettiva, partecipazione rituale, memoria narrativa e relazione con luoghi speciali, tutto insieme e in forme diverse a seconda delle culture e dei momenti storici.[4][3]

In altre parole, la domanda “perché dipingevano le mani?” probabilmente non ha una sola risposta. Proprio come la scrittura, i simboli religiosi o i monumenti possono avere più funzioni contemporaneamente, anche le mani rupestri potevano agire su più livelli: personale, sociale, mitico e spirituale.[3][4]

11. Punti chiave da ricordare

  • Le mani dipinte sono tra i motivi più antichi e diffusi dell’arte rupestre preistorica.[5][3]
  • Lo stencil di Sulawesi datato a 67.800 anni è attualmente la più antica arte rupestre conosciuta.[1][2]
  • Le mani negative si realizzano spruzzando pigmento attorno alla mano appoggiata alla roccia.[2][5]
  • Il loro significato resta incerto, ma gli studiosi propendono per funzioni simboliche e comunicative, non decorative.[4][3]
  • Le ipotesi principali riguardano identità personale, appartenenza sociale, memoria mitica, ritualità e comunicazione con l’invisibile.[11][3][4]
  • L’etnografia aborigena australiana mostra che l’arte rupestre può avere relazioni profonde con territorio, miti e vita sociale.[10][6]
  • Nessuna teoria unica spiega tutti i casi; serve un approccio comparativo e prudente.[3][4]

13. Domande di ripasso

  1. Che differenza c’è tra una mano positiva e una mano negativa nell’arte rupestre?[5]
  2. Perché la scoperta di Sulawesi del 2026 è così importante per la cronologia dell’arte preistorica?[1][2]
  3. Per quali ragioni le mani dipinte non possono essere interpretate come semplici decorazioni?[4][3]
  4. Quali sono le principali ipotesi sul significato delle mani dipinte?[3][4]
  5. Perché l’Australia viene considerata un laboratorio utile per interpretare l’arte rupestre?[6][10]
  6. In che senso la mano può essere letta come segno di presenza individuale e al tempo stesso collettiva?[3]
  7. Quali cautele servono nell’uso dell’etnografia per interpretare la preistoria?[4][3]
  8. Che cosa suggerisce l’aspetto modificato di alcune dita nelle mani di Sulawesi?[2][1]
  9. Quali limiti presenta l’ipotesi di un linguaggio delle dita o di un sistema di conteggio?[5][4]
  10. Perché oggi gli studiosi preferiscono spiegazioni multiple anziché una teoria unica?[4][3]

14. Flashcard

D1. Che cos’è una mano negativa?
R1. È una sagoma ottenuta appoggiando la mano alla roccia e spruzzando pigmento attorno al suo contorno.[2][5]

D2. Dove si trova oggi la più antica mano dipinta conosciuta?
R2. A Liang Metanduno, nell’area di Sulawesi, in Indonesia.[1][2]

D3. Quanti anni ha circa lo stencil più antico di Sulawesi?
R3. Almeno 67.800 anni.[1][2]

D4. Che cosa suggerisce la diffusione mondiale delle mani dipinte?
R4. Che rispondessero a bisogni simbolici ricorrenti e importanti in società diverse.[9][3]

D5. Qual è la funzione interpretativa più generale oggi accettata?
R5. Le mani fanno parte di una comunicazione simbolica complessa, non puramente decorativa.[3][4]

D6. Perché l’etnografia australiana è utile?
R6. Perché mostra che l’arte rupestre può essere legata a miti, territorio, identità e rituali.[10][6]

D7. Le mani di Sulawesi erano semplici impronte casuali?
R7. No, alcuni dettagli come le dita modificate suggeriscono una costruzione intenzionale dell’immagine.[2][1]

D8. Esiste una spiegazione unica del significato delle mani dipinte?
R8. No, oggi prevale un modello interpretativo plurale e prudente.[4][3]

15. Mini sintesi finale da memorizzare

Le mani dipinte sono uno dei segni più antichi, semplici e potenti dell’arte rupestre umana. La scoperta di Sulawesi, datata a 67.800 anni, mostra che questa pratica era già presente in una fase remotissima della storia simbolica della nostra specie. Il loro significato preciso resta incerto, ma le ipotesi più solide le collegano a identità, memoria, appartenenza, ritualità e comunicazione simbolica, mentre il confronto con l’Australia aborigena insegna che immagini apparentemente semplici possono custodire sistemi culturali molto complessi.[6][1][2][5][3]

Fonti
[1] Rock art from at least 67,800 years ago in Sulawesi – Nature https://www.nature.com/articles/s41586-025-09968-y
[2] Hand stencils discovered in an Indonesian cave are oldest-known … https://www.abc.net.au/news/science/2026-01-22/oldest-rock-art-hand-prints-sulawesi/106245480
[3] Pourquoi l’humain dessinait sur les parois des cavernes ? https://www.mnhn.fr/fr/pourquoi-l-humain-dessinait-sur-les-parois-des-cavernes
[4] Pourquoi ils ont peint dans les grottes https://www.scienceshumaines.com/pourquoi-ils-ont-peint-dans-les-grottes_fr_44907.html
[5] Exploring the utility of Geometric Morphometrics to analyse prehistoric hand stencils https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10943054/
[6] Ancient Aboriginal rock art, African sites make UNESCO World … https://www.aljazeera.com/news/2025/7/11/endangered-aboriginal-rock-art-gets-unesco-world-heritage-status
[7] Early human symbolic behavior in the Late Pleistocene of Wallacea https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5402422/
[8] Hand-stencil motifs found in caves in Sulawesi, Indonesia, dating to … https://www.facebook.com/NaturePortfolioJournals/posts/hand-stencil-motifs-found-in-caves-in-sulawesi-indonesia-dating-to-at-least-6780/1366931288796467/
[9] Pourquoi les hommes et femmes de la Préhistoire peignaient-ils … https://www.nationalgeographic.fr/histoire/sciences-paleoanthropologie-pourquoi-les-hommes-et-femmes-de-la-prehistoire-peignaient-ils-dans-les-cavernes
[10] Burrup Peninsula rock art gallery to be nominated for UNESCO … https://murujuga.org.au/burrup-peninsula-rock-art-gallery-to-be-nominated-for-unesco-world-heritage-listing/
[11] Science décalée : les artistes préhistoriques étaient-ils shootés pour réaliser leurs peintures rupestres ? https://www.futura-sciences.com/sciences/actualites/archeologie-science-decalee-artistes-prehistoriques-etaient-ils-shootes-realiser-leurs-peintures-rupestres-86744/
[12] The effects of climate change on the Pleistocene rock art of Sulawesi https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8119963/
[13] Oldest cave art found in Sulawesi https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7806210/
[14] A reassessment of the early archaeological record at Leang Burung 2, a Late Pleistocene rock-shelter site on the Indonesian island of Sulawesi https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5894965/
[15] SpeleoMedit in italiano: il Ministero della Cultura finanzia la prima … https://www.scintilena.com/speleomedit-in-italiano-il-ministero-della-cultura-finanzia-la-prima-panoramica-sulle-grotte-del-mediterraneo/04/27/
[16] Microplastiche nei Sistemi Carsici: l’Inquinamento … https://www.scintilena.com/microplastiche-nei-sistemi-carsici-linquinamento-silenzioso-che-raggiunge-il-cuore-della-terra/04/26/
[17] Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di … – Scintilena https://www.scintilena.com/perche-le-ai-generative-falliscono-in-geografia-errori-di-localizzazione-prossimita-e-allucinazioni/05/01/
[18] Neve, rocce fratturate e droni: così si studia l’acqua nascosta dell … https://www.scintilena.com/neve-rocce-fratturate-e-droni-cosi-si-studia-lacqua-nascosta-dellappennino/04/29/
[19] Slovenia – Welcome to Karstology doctoral study – Scintilena https://www.scintilena.com/slovenia-welcome-to-karstology-doctoral-study/02/16/
[20] Sette ghepardi mummificati nelle grotte dell’Arabia – Scintilena https://www.scintilena.com/sette-ghepardi-mummificati-nelle-grotte-dellarabia-una-scoperta-che-riscrive-la-storia-naturale/01/17/
[21] In Australia la Scoperta del Gabarnmung Rock Shelter Rivela Arte Aborigena di 35.500 Anni Fa – Scintilena https://www.scintilena.com/in-australia-la-scoperta-del-gabarnmung-rock-shelter-rivela-arte-aborigena-di-35-500-anni-fa/11/12/
[22] Python Cave e Virus di Marburg: cosa rivela lo studio 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/python-cave-e-virus-di-marburg-cosa-rivela-lo-studio-2026/05/04/
[23] La newsletter BCRA di marzo 2026 annuncia workshop, escursioni … https://www.scintilena.com/ora-ho-raccolto-informazioni-sufficienti-per-scrivere-larticolo-procedo-con-la-stesura/03/05/
[24] Esplorazioni dei nativi americani e datazioni al radiocarbonio alla Grotta di Helms Deep, Tennessee – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazione-indigena-e-datazioni-al-radiocarbonio-alla-grotta-di-helms-deep-tennessee/07/27/
[25] Nuove Creature delle Grotte Scoperte in Spagna – Scintilena https://www.scintilena.com/nuove-creature-delle-grotte-scoperte-in-spagna-un-genere-inedito-e-due-specie-sconosciute-riscrivono-la-fauna-sotterranea-iberica/04/24/
[26] 13 Settembre: il Mondo Celebra le Grotte — Postojna ospita la prima … https://www.scintilena.com/13-settembre-il-mondo-celebra-le-grotte-postojna-ospita-la-prima-giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo/04/12/
[27] Evaporiti UNESCO: cosa è cambiato in due anni tra ricerca … https://www.scintilena.com/evaporiti-unesco-cosa-e-cambiato-in-due-anni-tra-ricerca-tutela-e-sfide-ancora-aperte/01/27/
[28] Il ciclo di vita dei Materiali speleo-alpinistici – Scintilena https://www.scintilena.com/materiali-speleo-alpinistici-il-ciclo-di-vita-al-centro-del-iii-corso-nazionale-a-erba-e-monte-marenzo/04/25/
[29] 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico – Scintilena https://www.scintilena.com/come-riconoscere-se-vivi-in-un-territorio-carsico/06/06/
[30] Oldest cave painting dated in Sulawesi – Bradshaw Foundation https://www.bradshawfoundation.com/asia/indonesia/oldest_cave_painting_dated_in_sulawesi/index.php
[31] Rock art from at least 67,800 years ago in Sulawesi | UK Caving https://ukcaving.com/board/index.php?threads%2Frock-art-from-at-least-67-800-years-ago-in-sulawesi.34068%2F
[32] Griffith researchers have discovered a 67,800 year old hand stencil … https://www.instagram.com/reel/DTzU_1qiacP/?hl=it
[33] Cave art found in Indonesia could be the world’s oldest The ancient … https://www.facebook.com/WIONews/posts/gravitas-cave-art-found-in-indonesia-could-be-the-worlds-oldestthe-ancient-hand-/1245788850993620/
[34] Murujuga rock art granted World Heritage status | ABC NEWS https://www.youtube.com/watch?v=OFc-pT0j4IE
[35] Lab Notes: The oldest rock art in the world…that we know of https://www.abc.net.au/listen/programs/lab-notes/lab-notes-the-oldest-rock-art-in-the-world-that-we-know-of/106246264

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    Condividi Nel Gargano le grotte e il brigantaggio si intrecciano in racconti tramandati, tracce storiche e paesaggi carsici che continuano a segnare l’identità locale. Grotte e cultura garganica Nel Gargano le grotte non sono soltanto cavità naturali. Sono parte della cultura locale e della memoria collettiva. La tradizione le lega a racconti popolari, devozione religiosa e vicende di lunga durata, in un rapporto che unisce geologia e storia umana. Questa presenza è così radicata da tra
     

Briganti e grotte garganiche, tra mito e memoria

Máj 24th 2026 at 07:00

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Nel Gargano le grotte e il brigantaggio si intrecciano in racconti tramandati, tracce storiche e paesaggi carsici che continuano a segnare l’identità locale.

Grotte e cultura garganica

Nel Gargano le grotte non sono soltanto cavità naturali. Sono parte della cultura locale e della memoria collettiva. La tradizione le lega a racconti popolari, devozione religiosa e vicende di lunga durata, in un rapporto che unisce geologia e storia umana.


Questa presenza è così radicata da trasformare ogni cavità in un luogo di narrazione. Le storie si mescolano ai fatti, e il confine tra leggenda e realtà resta spesso sottile. Per questo le grotte garganiche vengono ricordate come spazi di passaggio, rifugio e mistero.

Brigantaggio e rifugi ipogei

Il tema del brigantaggio si inserisce con forza in questo quadro. Le grotte, per la loro posizione e per la loro morfologia, offrirono riparo, nascondiglio e deposito per uomini in fuga e per i loro beni.


Nel racconto locale, le cavità diventano così luoghi strategici. Servivano a sfuggire ai controlli, a celare armi e a proteggere bottini. La geografia del Gargano, con i suoi rilievi e i suoi anfratti, si è prestata bene a questo uso.

I casi ricordati

Tra gli esempi più citati figura Gabriele Gilardi, noto come “Briele Jalardë”, brigante ottocentesco di San Paolo Civitate, associato alla “Rottë dë Jalardë” e alla Grotta Paglicci nel territorio di Rignano Garganico.


Le narrazioni parlano anche di un tesoro sepolto da Gilardi e dai suoi compagni. La vicenda ha alimentato ricerche, tentativi e nuove versioni del racconto, senza che emergessero prove definitive.


Un altro episodio riguarda alcuni presunti avventurieri dei primi decenni del Novecento, che avrebbero usato “Lu Rutèljë” credendolo un libro di riti satanici. La storia è entrata nella tradizione orale come esempio di superstizione e fraintendimento.[1]

Leggende locali

A Vico del Gargano resiste il ricordo di una grotta legata a “Lu Zambre”, soprannome di Angelo Maria del Sambro, indicato dalla tradizione come capo-brigante che avrebbe nascosto il ricavato delle sue scorrerie.[1]


Anche a San Nicandro Garganico ricorrono racconti simili. La Grotta Coppa del Mortaio e la Grotta di Piscina Secca sono associate a presenze brigantesche, ritrovamenti di cimeli e occultamento di beni sottratti.[1]


Nel caso di Piscina Secca, la forma della cavità rende plausibile, almeno dal punto di vista narrativo, l’uso come rifugio. L’ingresso ristretto e lo sviluppo orizzontale hanno favorito l’immaginazione popolare.[1]

Morfologia e suggestione

La forza di queste storie dipende anche dall’aspetto delle grotte. Un ingresso piccolo, un accesso nascosto e una cavità ampia all’interno alimentano l’idea di un luogo adatto alla fuga e alla conservazione di oggetti preziosi.[1]
In un territorio dove la frequentazione delle grotte ha avuto per secoli un valore pratico e simbolico, il brigantaggio ha trovato un ambiente già carico di significati. Le cavità non erano solo spazi fisici, ma anche luoghi della paura, della protezione e della memoria.[1]

Memoria e divulgazione

Oggi queste vicende continuano a interessare speleologi, studiosi di storia locale e appassionati di tradizioni popolari. Il valore del racconto non sta solo nella ricerca del tesoro o nella figura del brigante, ma nella lettura del paesaggio come archivio di esperienze umane.[1]


Nel Gargano, le grotte restano quindi un elemento centrale dell’identità del territorio. La loro presenza unisce geologia, oralità e storia sociale, e mantiene vivo un patrimonio narrativo che continua a essere trasmesso.[1]

Fonti

Testo di riferimento fornito nello spazio “Notizie approfondite”, con richiami al materiale di Scintilena e ai contenuti del file locale di supporto.[1]

Fonti
https://www.facebook.com/share/1D47PeJg5B/?mibextid=wwXIfr

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  • Notizie dal CNSAS Liguria
    Condividi 16/17 maggio 2026: esercitazione nel Finalese per la Scuola Regionale della XIII Delegazione Speleologica Liguria del Soccorso Alpino e Speleologico La formazione, nella speleologia come nel soccorso, non è mai un punto d’arrivo ma un percorso continuo fatto di esperienza, aggiornamento e condivisione. La Scuola Regionale della XIII Delegazione Speleologica Liguria del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico rappresenta da anni uno dei riferimenti fondamentali per la prepa
     

Notizie dal CNSAS Liguria

Máj 24th 2026 at 06:00

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16/17 maggio 2026: esercitazione nel Finalese per la Scuola Regionale della XIII Delegazione Speleologica Liguria del Soccorso Alpino e Speleologico

La formazione, nella speleologia come nel soccorso, non è mai un punto d’arrivo ma un percorso continuo fatto di esperienza, aggiornamento e condivisione.

La Scuola Regionale della XIII Delegazione Speleologica Liguria del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico rappresenta da anni uno dei riferimenti fondamentali per la preparazione tecnica e culturale dei volontari impegnati nelle attività di soccorso in ambiente ipogeo.

Di seguito riportiamo integralmente il comunicato del CNSAS.

“Nel weekend del 16 e 17 maggio si è svolta nel Finalese la terza uscita formativa del 2026 della Scuola Regionale della XIII Delegazione Speleologica Liguria del Soccorso Alpino e Speleologico.

Le due giornate di attività si sono concentrate sulle tecniche di movimento di squadra e trasporto in ambiente impervio, con esercitazioni lungo la valle del Rio Mortà e sulle pareti della falesia del Vacché.Le simulazioni hanno permesso ai tecnici di approfondire procedure operative e coordinamento, in ambienti particolarmente adatti alla formazione speleologica.

Al termine delle attività, i momenti di confronto tra tecnici e istruttori hanno rappresentato un’importante occasione di crescita e consolidamento del lavoro di squadra.

Un ringraziamento a tutti i tecnici e agli istruttori che hanno preso parte all’attività formativa”.

Il lavoro della Scuola Regionale conferma quanto la preparazione tecnica, la collaborazione tra squadre e la trasmissione delle competenze siano elementi centrali per garantire interventi efficaci e sicuri.

Un impegno spesso silenzioso, ma fondamentale, che continua a rafforzare la capacità operativa del Soccorso Alpino e Speleologico sul territorio ligure e nazionale.

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  • Le incisioni rupestri di Garessio arrivano su La Stampa: il Riparo degli Oranti continua a far parlare di sé
    Condividi Le misteriose incisioni rupestri del Riparo degli Oranti, nel territorio di Garessio, continuano ad attirare attenzione anche fuori dagli ambienti specialistici. Per approfondire: Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (IIPP) – https://www.iipp.it Dopo la pubblicazione scientifica dello studio firmato da Andrea Arcà, Fabio Negrino e Sergio G. Lerma, la notizia è stata ripresa nelle scorse settimane anche da molti, tra cui noi di Scintilena. Recentemente, anche La Stamp
     

Le incisioni rupestri di Garessio arrivano su La Stampa: il Riparo degli Oranti continua a far parlare di sé

Máj 24th 2026 at 05:00

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Le misteriose incisioni rupestri del Riparo degli Oranti, nel territorio di Garessio, continuano ad attirare attenzione anche fuori dagli ambienti specialistici.

Per approfondire: Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (IIPP) – https://www.iipp.it

Dopo la pubblicazione scientifica dello studio firmato da Andrea Arcà, Fabio Negrino e Sergio G. Lerma, la notizia è stata ripresa nelle scorse settimane anche da molti, tra cui noi di Scintilena.

Recentemente, anche La Stampa ha raccontato al grande pubblico la scoperta di un importante sito rituale dell’età del Ferro nelle Alpi Liguri.

Il sito, situato sul versante sinistro della Val Tanaro a circa 930 metri di quota, è ciò che resta di una cavità naturale collassata ai piedi di una parete calcarea triassica. Oggi appare come un grande riparo sotto roccia, ma conserva tracce di una frequentazione umana antichissima.

Il nome “Riparo degli Oranti” deriva dalla presenza di figure antropomorfe schematiche con le braccia rivolte verso l’alto, una postura interpretata come gesto rituale o di invocazione. Si tratta di una tipologia iconografica ben nota nell’arte rupestre alpina e frequentemente collegata a contesti simbolici e cultuali.

Lo studio pubblicato nel *Bullettino di Paletnologia Italiana* documenta un complesso articolato di incisioni e strutture simboliche. Nel settore principale sono state censite 67 figure, tra cui 37 coppelle, canaletti, antropomorfi schematici e croci greche trifoliate.

Dal punto di vista archeologico, il confronto con i grandi complessi petroglifici della Valcamonica e della Valtellina suggerisce una lunga frequentazione del sito: gli antropomorfi sarebbero attribuibili alla prima età del Ferro, mentre le coppelle potrebbero appartenere a una fase più tarda. Le croci incise sembrano invece riferibili ad epoche medievali o moderne.

Ma uno degli aspetti più interessanti della scoperta riguarda il rapporto tra carsismo e archeologia.

Le figure del settore B sono infatti state realizzate su una placca stalagmitica, cioè una superficie di calcite formatasi all’interno della cavità originaria grazie al lento stillicidio dell’acqua. Questo significa che la concrezione si è formata prima delle incisioni e che gli incisori hanno scelto intenzionalmente quella superficie per incidere le figure.

Non è un dettaglio secondario.

Le incisioni su calcite stalagmitica sono relativamente rare e raccontano molto sia dell’ambiente originario della grotta sia della possibile percezione simbolica dello spazio da parte delle comunità protostoriche. Una superficie chiara, liscia e diversa dal normale calcare poteva essere considerata un supporto “speciale”, forse legato a pratiche rituali o deposizioni votive.

In teoria, proprio la calcite potrebbe anche aiutare a delimitare cronologicamente la realizzazione delle incisioni attraverso future analisi geologiche e geocronologiche.

Il sito mostra inoltre lavorazioni intenzionali della roccia e una distribuzione delle coppelle che suggerisce un utilizzo non casuale dello spazio. Non viene esclusa nemmeno una possibile funzione confinaria: a meno di venti metri dal riparo passa infatti il confine comunale tra Garessio e Ormea.

La documentazione del sito è stata realizzata con metodologie avanzate, tra cui modelli digitali del terreno, rilievi per trasparenza a contatto e catalogazione tramite RARO – RockArt RecOrder, database dedicato alla documentazione dell’arte rupestre.

È uno di quei casi in cui speleologia, geomorfologia e archeologia dialogano direttamente, aiutandosi a vicenda nella lettura di un luogo complesso e stratificato.

Forse è proprio questo l’aspetto più affascinante del Riparo degli Oranti: non solo un sito di arte rupestre, ma un punto d’incontro tra paesaggio carsico, memoria simbolica e frequentazioni umane antiche che continuano ancora oggi a emergere dalla roccia.

Fonti: La Stampa; Scintilena; Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (IIPP)

Per approfondire: Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (IIPP) – https://www.iipp.it

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  • Intervento di soccorso all’Abisso Farolfi, sulle Apuane
    Condividi Lucca – Ancora una volta il Soccorso si conferma presenza fondamentale nei momenti che contano. https://www.luccaindiretta.it/cronaca/2026/05/23/si-fa-male-nellabisso-farolfi-in-corso-il-recupero-dello-speleologo/505482/?fbclid=IwZnRzaAR-18dleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEe3IRh74jcrICcN6kFIy4UdkqAfoHpFuXYijM47j6uyiXbwHohuY9n9WP93Ag_aem_H9SnnIFBcvE0fQh5kJr-Iw Stazzema – Si è concluso con esito positivo l’intervento di recupero dello speleologo ferito nell’Abisso Ro
     

Intervento di soccorso all’Abisso Farolfi, sulle Apuane

Máj 23rd 2026 at 23:50

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Lucca – Ancora una volta il Soccorso si conferma presenza fondamentale nei momenti che contano.

https://www.luccaindiretta.it/cronaca/2026/05/23/si-fa-male-nellabisso-farolfi-in-corso-il-recupero-dello-speleologo/505482/?fbclid=IwZnRzaAR-18dleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEe3IRh74jcrICcN6kFIy4UdkqAfoHpFuXYijM47j6uyiXbwHohuY9n9WP93Ag_aem_H9SnnIFBcvE0fQh5kJr-Iw

Stazzema – Si è concluso con esito positivo l’intervento di recupero dello speleologo ferito nell’Abisso Rodolfo Farolfi, nel sistema carsico del Monte Corchia, sulle Alpi Apuane.

Siamo nel cuore delle Alpi Apuane, costituite da una grande piega formata da marmi nella parte superiore e grezzoni nella parte inferiore. Qui, sul Monte Corchia, si trova l’Abisso Farolfi, nel comune di Stazzema, in località Fociomboli: scoperto casualmente nel 1980, è ancora in esplorazione.

L’allarme era scattato nel tardo pomeriggio di ieri, 23 maggio, quando alcune persone impegnate in un’esercitazione nella zona hanno trovato il giovane ferito e dolorante all’interno della grotta, dando immediatamente l’allarme.

Le operazioni di soccorso, particolarmente complesse per l’ambiente ipogeo e le difficoltà di movimentazione all’interno dell’abisso, sono andate avanti per ore grazie al lavoro del Soccorso Alpino e Speleologico, intervenuto con personale altamente specializzato.

Il giovane è stato recuperato e trasferito in ospedale, dove si trova per controlli di routine.

Un grande ringraziamento va ancora una volta a tutti i soccorritori impegnati nell’intervento: con competenza, sacrificio e straordinaria preparazione, operano ogni giorno anche nelle situazioni più difficili e rischiose.

Una presenza silenziosa ma fondamentale per il territorio e per la sicurezza di tutti.

Fonte Lucca in diretta, giornale online, https://www.luccaindiretta.it/cronaca/2026/05/23/si-fa-male-nellabisso-farolfi-in-corso-il-recupero-dello-speleologo/505482/?fbclid=IwZnRzaAR-18dleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEe3IRh74jcrICcN6kFIy4UdkqAfoHpFuXYijM47j6uyiXbwHohuY9n9WP93Ag_aem_H9SnnIFBcvE0fQh5kJr-Iw

Foto da Open Speleo – Alessandro Vernassa

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La Grotta Nera del Carso riapre al pubblico: Ecothema e Gruppo Speleologico San Giusto insieme per visite guidate e didattica

Máj 23rd 2026 at 14:00

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La storica caverna preistorica del Bosco Bazzoni torna accessibile grazie alla collaborazione tra la cooperativa ambientale e il gruppo speleologico triestino, con un programma di visite guidate per scuole, famiglie e adulti


Pubblicato il 23 maggio 2026


La Grotta Nera del Carso: una caverna preistorica tra storia e leggenda

La Grotta Nera, situata all’interno della Particella Sperimentale del Bosco Bazzoni sul Carso triestino, torna visitabile al pubblico.

La riapertura è resa possibile da una nuova collaborazione tra Ecothema, cooperativa sociale attiva dal 1988 nella promozione della cultura scientifica e ambientale, e il Gruppo Speleologico San Giusto (GSSG), da anni custode della cavità.

L’accordo amplia le possibilità di accesso alla grotta. Saranno disponibili più giorni e orari rispetto al passato, con una particolare attenzione alle comitive, alle associazioni e alle classi scolastiche.

La Grotta Nera, nota anche come Caverna delle Selci, è una vasta caverna immersa in una piccola dolina. Il sito fu frequentato già in epoca preistorica, dal paleolitico fino al neolitico. Oggi al suo interno si trovano diverse ricostruzioni scenografiche che raccontano la vita delle prime comunità umane.


Storia e memoria: dalla preistoria al dopoguerra nel cuore del Carso

La caverna porta con sé strati di memoria sovrapposti nel tempo. In età medievale circolò la leggenda — quasi certamente infondata — che lo spazio fosse stato usato come lazzaretto per i malati di lebbra, ai quali il cibo veniva calato dall’alto attraverso un camino.

Ben documentato, invece, è l’uso nel secondo dopoguerra. La grotta fu impiegata per far brillare le bombe e i residuati bellici recuperati sul Carso. Un passato pesante, che contrasta con la vocazione attuale del sito come luogo di educazione e cultura.

Il recupero della cavità ha restituito alla Grotta Nera la sua funzione storica e didattica. Le ricostruzioni presenti al suo interno accompagnano il visitatore attraverso la protostoria, offrendo un percorso che abbraccia millenni di presenza umana sul Carso.


Visite guidate e laboratori: l’offerta di Ecothema per scuole e famiglie

Con l’ingresso di Ecothema nella gestione delle visite, l’offerta si arricchisce di nuovi contenuti. La cooperativa propone visite guidate, laboratori per le scuole, attività dedicate alle famiglie e momenti formativi per il pubblico adulto.

Le attività si svolgono su prenotazione. Le visite sono condotte da guide esperte. Il programma completo è pubblicato sul sito ufficiale di Ecothema all’indirizzo ecothema.org/visite-guidate.

Il percorso non si limita alla sola caverna. Le visite si estendono anche al Bosco Bazzoni, area di rimboschimento del Carso realizzata circa un secolo fa. Il bosco rappresenta un esempio significativo di recupero ambientale su un territorio storicamente segnato dall’erosione e dalla rarefazione della copertura vegetale.


La speleologia educativa sul Carso: il ruolo del Gruppo Speleologico San Giusto

Il Gruppo Speleologico San Giusto è il soggetto che da anni garantisce la tutela e la gestione della Grotta Nera. La collaborazione con Ecothema non sostituisce questo ruolo, ma lo affianca con competenze specifiche nella comunicazione scientifica e nella didattica ambientale.

La sinergia tra i due enti risponde a un’esigenza concreta: rendere la speleologia accessibile a pubblici diversi, non solo agli appassionati del settore. Scuole, famiglie e gruppi organizzati possono ora pianificare visite strutturate, con contenuti adattati alle diverse fasce d’età.

Le visite guidate in ambienti carsici richiedono competenza e attenzione alla sicurezza. La presenza congiunta di speleologi esperti del GSSG e delle guide di Ecothema garantisce standard elevati sia sul piano tecnico che su quello educativo.


Le voci dei protagonisti: la grotta come luogo vivo

Marco Paparot, Dorian Lorenzutti e Francesca Soglian, referenti di Ecothema, descrivono così il significato del progetto: «La Grotta Nera è un ambiente che tocca profondamente chi la visita, perché ci mette in connessione diretta con il tempo profondo, con il paesaggio e con ciò che siamo stati. Il nostro impegno sarà quello di renderla un luogo vivo, dove ogni visita diventi un’esperienza coinvolgente, rispettosa e significativa».

L’obiettivo dichiarato è trasformare la caverna in un punto di riferimento culturale stabile per il territorio. Non un museo statico, ma uno spazio in cui la speleologia si incontra con la storia, l’ecologia e la didattica.


Come prenotare una visita alla Grotta Nera

Le visite alla Grotta Nera del Bosco Bazzoni sono disponibili su prenotazione. Per informazioni sul calendario, sui laboratori e sulle modalità di accesso, è possibile consultare il sito Ecothema alla sezione dedicata alle visite guidate.

L’accesso alla caverna avviene in gruppo, con accompagnamento obbligatorio da parte delle guide. La Grotta Nera si conferma così un sito di riferimento per la speleologia didattica e culturale sul Carso triestino.


Fonte: https://www.triesteallnews.it/2026/05/la-grotta-nera-di-nuovo-visitabile-sinergia-ecothema-gruppo-san-giusto/

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  • Astrobiologi: “La vita extraterrestre potrebbe essere più comune di quanto pensiamo”
    Condividi Secondo un recente studio pubblicato su Nature Astronomy (2026), i dati raccolti dalle missioni spaziali degli ultimi vent’anni cambiano radicalmente la nostra visione della vita nel Sistema Solare. Mars Express, Cassini, Curiosity e altre sonde hanno rivelato ambienti molto più favorevoli all’abitabilità di quanto si pensasse. La ricerca riassume i risultati chiave in tre elementi fondamentali: Acqua liquida: molte lune ghiacciate nascondono oceani sotterranei. Ad esempio, la
     

Astrobiologi: “La vita extraterrestre potrebbe essere più comune di quanto pensiamo”

Máj 23rd 2026 at 13:00

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Secondo un recente studio pubblicato su Nature Astronomy (2026), i dati raccolti dalle missioni spaziali degli ultimi vent’anni cambiano radicalmente la nostra visione della vita nel Sistema Solare.

Mars Express, Cassini, Curiosity e altre sonde hanno rivelato ambienti molto più favorevoli all’abitabilità di quanto si pensasse. La ricerca riassume i risultati chiave in tre elementi fondamentali:

  • Acqua liquida: molte lune ghiacciate nascondono oceani sotterranei. Ad esempio, la sonda Cassini ha confermato la presenza di un vasto oceano salato sotto la crosta di Encelado, e i dati della missione Galileo indicano un oceano globale sotto la crosta di Europa.
  • Analogamente, il satellite Ganimede possiede un vasto oceano interno celato da uno spesso strato di ghiaccio. Questi bacini protetti dal ghiaccio potrebbero fornire condizioni stabili dove l’acqua liquida rimane presente a lungo.
  • Composti organici complessi: elementi fondamentali per la vita sono stati trovati in molti corpi del Sistema Solare. La missione Rosetta ha rilevato nell’atmosfera della cometa 67P la presenza di amminoacidi come la glicina e di fosforo, ingredienti chiave di proteine e DNA. I meteoriti carboniosi (ad esempio il famoso meteorite di Murchison) contengono vari amminoacidi, dimostrando che molecole organiche complesse possono sopravvivere miliardi di anni nello spazio. Inoltre Cassini ha individuato molecole organiche complesse nei getti ghiacciati che fuoriescono dall’oceano di Encelado. Questi reperti indicano che i mattoni chimici della vita sono largamente distribuiti oltre la Terra.
  • Fonti di energia geochimica: anche senza luce solare è possibile trovare energia chimica vitale. Reazioni come la serpentinizzazione (idratazione di rocce ultramafiche) producono idrogeno utilizzabile dai microrganismi. Studi recenti confermano che su Marte e probabilmente sotto i ghiacci di Europa e Encelado tali processi attivi hanno generato H? e gradienti redox che, sulla Terra, alimentano ecosistemi microbici.
  • In pratica, molti mondi ghiacciati dispongono di fonti di energia interne simili a quelle che sostengono la vita negli abissi oceanici terrestri.

La combinazione di acqua liquida, materia organica e energia geochimica dipinge uno scenario nuovo: come osserva la NASA/ESA parlando di Encelado, «il corpo celeste soddisfa tutti i requisiti per essere un ambiente abitabile in grado di sostenere la vita».

In altre parole, le condizioni che sulla Terra favoriscono la vita sembrano presenti anche altrove.

Missioni spaziali in arrivo

Queste prospettive stimolano e giustificano le missioni astrobiologiche dei prossimi anni. La NASA lancerà Europa Clipper e Dragonfly rispettivamente nel 2024 e nel 2028.

Europa Clipper esplorerà l’oceano di Europa analizzando la sua spessa crosta ghiacciata, mentre Dragonfly atterrerà su Titano per studiarne la chimica organica complessa.

Sul fronte marziano, la missione Mars Sample Return (in programma nei prossimi anni) recupererà i campioni di roccia prelevati da Curiosity e Perseverance e li riporterà sulla Terra per analisi dettagliate.

Queste spedizioni avranno l’obiettivo esplicito di cercare segnali di vita (passata o presente) negli ambienti oceanici del Sistema Solare.

Se su Europa o Encelado dovessero essere trovate tracce biologiche, oppure se i campioni marziani confermassero la presenza di vecchi microrganismi, la domanda più antica di tutte – siamo soli nell’Universo? – troverebbe finalmente una risposta.

Prospettive e conclusioni

Il quadro che emerge da queste ricerche è inaspettatamente incoraggiante. Se ambienti come quelli di Europa, Encelado o Ganimede possiedono acqua, elementi chimici organici e fonti di energia, non c’è ragione di credere che la vita sulla Terra sia un’eccezione unica.

Le condizioni necessarie per forme di vita di tipo terrestre appaiono un’esito naturale in molti luoghi, come sottolinea lo studio sul Nature Astronomy.

In definitiva, confermare la presenza di vita extraterrestre rimane una sfida aperta, ma i nuovi dati rendono il futuro dell’astrobiologia più promettente che mai.

Le prossime missioni potrebbero rivoluzionare la nostra concezione della vita: persino l’assenza di forme viventi in questi ambienti ricchi di ingredienti potrebbe dirci molto sulle ragioni uniche del nostro pianeta.

In ogni caso, la ricerca va avanti con entusiasmo, pronta a esplorare in situ ogni possibile «biosfera nascosta» del Sistema Solare, da una caverna di Titano a un lago salato di Marte, nella speranza di scoprire che la vita è davvero «una possibilità naturale» ovunque abbondino acqua e chimica attiva.

Fonti: le informazioni sono tratte da studi e news scientifiche internazionali (Nature Astronomy 2026, ESA, NASA) che documentano la presenza di oceani sotterranei, composti organici complessi e serpentinizzazione nel Sistema Solare.

Fonti: https://www.facebook.com/share/1DgMLvS3Em/?mibextid=wwXIfr

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  • Campo speleo Elce-Barile 2026, tre giorni di attività sui Monti Amerini
    Condividi Dal 12 al 14 giugno il Gruppo Grotte “Pipistrelli” del CAI di Terni organizza un campo speleo dedicato a scavi, esplorazioni e documentazione del carsismo nei Monti Amerini. L’iniziativa punta a riunire speleologi con diversi livelli di esperienza per lavorare su fronti attivi e per proseguire le esplorazioni in corso nell’area di Elce-Barile.[1][2] Tre giorni di speleologia Il campo speleo Elce-Barile 2026 è impostato come una tre giorni di attività sul terreno, con base nei pre
     

Campo speleo Elce-Barile 2026, tre giorni di attività sui Monti Amerini

Máj 23rd 2026 at 12:00

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Dal 12 al 14 giugno il Gruppo Grotte “Pipistrelli” del CAI di Terni organizza un campo speleo dedicato a scavi, esplorazioni e documentazione del carsismo nei Monti Amerini. L’iniziativa punta a riunire speleologi con diversi livelli di esperienza per lavorare su fronti attivi e per proseguire le esplorazioni in corso nell’area di Elce-Barile.[1][2]

Tre giorni di speleologia

Il campo speleo Elce-Barile 2026 è impostato come una tre giorni di attività sul terreno, con base nei pressi dei Monti Amerini. Il programma annuncia interventi di scavo, ricerca di passaggi e verifica di correnti d’aria considerate utili per individuare nuove prosecuzioni. In ambito speleologico, l’attenzione ai flussi d’aria è uno degli elementi più usati per orientare le esplorazioni verso zone ancora non note.[3][1]

L’obiettivo non è solo aprire nuovi varchi. Il lavoro include anche l’aggiornamento della documentazione e della cartografia delle cavità interessate. Questo approccio è coerente con una speleologia che unisce attività esplorativa e rilievo, due aspetti che in Italia hanno accompagnato l’evoluzione dei gruppi grotte fin dalle origini della disciplina organizzata.[3]

Scavi ed esplorazioni

La parte centrale dell’iniziativa riguarda gli scavi e le esplorazioni in corso. I partecipanti saranno impegnati in fronti considerati attivi, dove si cercherà di comprendere la direzione delle possibili prosecuzioni sotterranee. Il testo diffuso dagli organizzatori richiama la necessità di un lavoro fisico e tecnico, con attenzione alla sicurezza e alla collaborazione tra i presenti.

L’area dei Monti Amerini offre un contesto adatto a questo tipo di attività, perché il carsismo umbro presenta cavità, drenaggi sotterranei e condizioni che possono favorire nuove scoperte. In speleologia, l’osservazione diretta degli ambienti e dei segnali del sottosuolo resta decisiva anche quando si lavora con rilievi, mappe e strumenti di misura.[2][1]

Documentazione e mappa

Una parte importante del campo speleo Elce-Barile 2026 sarà dedicata alla documentazione. Aggiornare il quadro delle cavità significa raccogliere dati utili per rilievi, osservazioni ambientali e futura consultazione da parte del gruppo e della comunità speleologica locale. La documentazione è uno degli strumenti base della speleologia moderna, insieme all’esplorazione e al supporto scientifico.[1][2]

Nel testo di presentazione viene indicata anche la volontà di aggiungere in mappa diramazioni ancora ignote. Questo passaggio ha un peso concreto, perché il rilievo delle nuove porzioni contribuisce a chiarire la geometria del sistema sotterraneo e a orientare gli interventi successivi. In un’area come quella dei Monti Amerini, ogni aggiornamento può aiutare a leggere meglio il rapporto tra superficie e sottosuolo.[2]

Convivenza in grotta

Accanto al lavoro tecnico, il campo speleo prevede momenti di condivisione fuori dalla grotta. Sono previsti spazi per il confronto tra partecipanti, il racconto delle attività e la socialità che di solito accompagna i campi speleo. Questo aspetto, pur meno visibile, ha un ruolo importante nella vita dei gruppi, perché rafforza la collaborazione e facilita l’organizzazione delle uscite successive.

La formula scelta dal Gruppo Grotte “Pipistrelli” del CAI di Terni richiama una tradizione molto diffusa nella speleologia italiana: esplorare, documentare e lavorare in squadra. In questo caso, il campo speleo Elce-Barile 2026 si presenta come un appuntamento operativo, più che come un semplice incontro conviviale.[3]

Info e adesioni

Per partecipare è stato indicato il contatto email pipistrellicaiterni@gmail.com e i riferimenti telefonici Stefano 3355606410 e Marco 337768356. È stata inoltre fornita la coordinate del parcheggio presso gli ex Castagneti delle Morre: 42.7066728216942, 12.31350797268979.[1]

Nel complesso, il campo speleo Elce-Barile 2026 si annuncia come un appuntamento di lavoro sul carsismo dei Monti Amerini, con scavi, esplorazioni, documentazione e partecipazione di gruppo. Per la speleologia locale rappresenta una nuova occasione per proseguire attività già avviate e per consolidare la conoscenza del sottosuolo dell’area ternana.[2][1]

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  • France HABE Prize 2026, prorogata la scadenza per le candidature
    Condividi Il premio UIS per la tutela del carsismo e delle grotte resta aperto fino al 30 giugno 2026 La Commissione per la Protezione del Carsismo e delle Grotte dell’Unione Internazionale di Speleologia ha prorogato al 30 giugno 2026 il termine per presentare le candidature al France HABE Prize 2026. Il premio, assegnato ogni anno dalla UIS, è dedicato alle iniziative che valorizzano la protezione del carsismo e degli ambienti sotterranei.[1][2][3] France HABE Prize 2026, obiettivi e des
     

France HABE Prize 2026, prorogata la scadenza per le candidature

Máj 23rd 2026 at 11:00

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Il premio UIS per la tutela del carsismo e delle grotte resta aperto fino al 30 giugno 2026

La Commissione per la Protezione del Carsismo e delle Grotte dell’Unione Internazionale di Speleologia ha prorogato al 30 giugno 2026 il termine per presentare le candidature al France HABE Prize 2026. Il premio, assegnato ogni anno dalla UIS, è dedicato alle iniziative che valorizzano la protezione del carsismo e degli ambienti sotterranei.[1][2][3]

France HABE Prize 2026, obiettivi e destinatari

Il France HABE Prize è pensato per riconoscere progetti, attività e pubblicazioni che contribuiscono in modo concreto alla tutela delle grotte e dei territori carsici. La UIS lo assegna attraverso la propria Commissione per la Protezione del Carsismo e delle Grotte, con l’intento di sostenere esempi utili alla comunità speleologica internazionale. La proroga della scadenza al 30 giugno 2026 offre più tempo a chi sta completando una proposta o a chi non aveva ancora inviato la domanda. Il riferimento ufficiale resta la pagina della commissione UIS dedicata al premio.[4][5][1]

Sostegno e partner

L’edizione 2026 è sostenuta anche da RESSEG e BARHAR, indicati come partner dell’iniziativa insieme alla UIS. Secondo l’annuncio diffuso dalla UIS, queste collaborazioni servono a rafforzare il riconoscimento destinato al vincitore. RESSEG e BARHAR, entrambi legati al settore dell’attrezzatura speleologica e del soccorso, affiancano così il premio in un’ottica di supporto pratico alla protezione sotterranea. La presenza di sponsor tecnici conferma l’interesse del comparto speleologico per i temi della conservazione.[2][6]

Come presentare la candidatura

Le informazioni utili sono disponibili sul sito della UIS, nella sezione della Karst and Cave Protection Commission. La pagina ufficiale del premio riporta regolamento e materiali collegati all’edizione in corso. Per chi intende partecipare, il nuovo termine del 30 giugno 2026 sostituisce quello precedente e consente un margine più ampio per la preparazione dei dossier. Il premio France HABE resta una delle iniziative UIS più riconoscibili nel campo della tutela carsica e sotterranea.[5][1][2][4]

Valore per la speleologia

Nel contesto speleologico, il France HABE Prize mette in evidenza il rapporto tra esplorazione, ricerca e protezione ambientale. La UIS richiama da anni l’importanza di preservare grotte e ambienti carsici come patrimonio naturale e fonte di conoscenza. Anche la documentazione della UIS e le precedenti comunicazioni di Scintilena mostrano che il premio è stato pensato per promuovere interventi concreti e replicabili. La proroga di quest’anno amplia quindi la possibilità di partecipare con progetti già pronti o in fase avanzata.[7][8][1][2][5]

Fonte ufficiale

Le informazioni ufficiali sono disponibili nella pagina della Karst and Cave Protection Commission della UIS. Per il dettaglio sull’edizione 2026 e sulla nuova scadenza, il riferimento è l’annuncio UIS dedicato al France HABE Prize 2026.[2][4]

Ho preparato anche il file scaricabile con il testo completo dell’articolo: report France HABE Prize 2026.

Fonti
[1] France Habe Prize – UIS https://uis-speleo.org/index.php/france-habe-prize-2/
[2] 2026 France Habe Prize – UIS – International Union of Speleology https://uis-speleo.org/index.php/2026/04/15/2026-france-habe-prize/
[3] Società Speleologica Italiana ETS | Bologna – Facebook https://www.facebook.com/SPELEO.IT/
[4] Premio Internazionale UIS: France HABE Prize 2017 – Scintilena https://www.scintilena.com/premio-internazionale-uis-france-habe-prize-2017/05/02/
[5] The France HABE Prize deadline for submitting applications has … https://www.facebook.com/uisspeleo/posts/the-france-habe-prize-deadline-for-submitting-applications-has-been-extended-to-/1389038946601399/
[6] Premio France Habe 2026: aperta la candidatura per la protezione … https://www.scintilena.com/premio-france-habe-2026-aperta-la-candidatura-per-la-protezione-del-carsismo-e-delle-grotte/04/16/
[7] Posticipo data scadenza per il premio France HABE Prize 2022 – Scintilena https://www.scintilena.com/posticipo-data-scadenza-per-il-premio-france-habe-prize-2022/05/07/
[8] Premio France HABE 2024: Estesi i Termini di Presentazione delle … https://www.scintilena.com/premio-france-habe-2024-estesi-i-termini-di-presentazione-delle-candidature/06/10/
[10] Bollettino 59 della Unione Internazionale di Speleologia disponibile on line – Scintilena https://www.scintilena.com/bollettino-59-della-unione-internazionale-di-speleologia-disponibile-on-line/08/25/
[11] Disponibile l’ultimo numero del Bollettino UIS – Union Internationale de Speleologie – Scintilena https://www.scintilena.com/disponibile-lultimo-numero-del-bollettino-uis-union-internationale-de-speleologie/02/14/
[12] Corso SSI sulla documentazione speleologica: archivi, OPAC e … https://www.scintilena.com/corso-ssi-sulla-documentazione-speleologica-archivi-opac-e-ricerca-bibliografica/04/27/
[13] SpeleoMedit in italiano: il Ministero della Cultura finanzia la prima … https://www.scintilena.com/speleomedit-in-italiano-il-ministero-della-cultura-finanzia-la-prima-panoramica-sulle-grotte-del-mediterraneo/04/27/
[14] On Line the new UIS Bulletin June 2021 – Union International de Speleologie – Scintilena https://www.scintilena.com/on-line-the-new-uis-bulletin-june-2021-union-international-de-speleologie/07/14/
[15] France Habe Prize 2025: nuovi sponsor per la tutela del carsismo e … https://www.scintilena.com/france-habe-prize-2025-nuovi-sponsor-per-la-tutela-del-carsismo-e-delle-grotte/03/26/
[16] Conservazione Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/ambiente/conservazione/
[17] Disponibile l’ultimo bollettino dell’Union international de Speleologie UIS Volume 64-1 – Scintilena https://www.scintilena.com/disponibile-lultimo-bollettino-dellunion-international-de-speleologie-uis-volume-64-1/07/11/
[18] CONCORSO SPELEOFOTOGRAFIA 2018 – Scintilena https://www.scintilena.com/concorso-speleofotografia-2018/05/31/
[19] Deadline June 30th, 2026 Apply now and get the chance to win … https://www.instagram.com/p/DU8DDRwDBHs/
[20] European Prize for Women Innovators powered by EIC & EIT https://eic.ec.europa.eu/eic-prizes/european-prize-women-innovators-powered-eic-eit_en
[21] There is still time to apply for this year’s ACS Studio Prize! The ACS … https://www.instagram.com/reel/DYAWDUDhQf_/
[22] UNESCO ICT in Education Prize https://www.unesco.org/en/prizes/ict-education
[23] ICCR Yuva Mitra Prize | Official website of Indian Council for Cultural … https://iccr.gov.in/iccr-yuva-mitra-prize
[24] uis france habe prize 2014 https://hoehlentier.de/wp-content/uploads/UISCAY_e362401139d9cce733728abdb2853868.pdf
[25] Rome Prize | American Academy in Rome https://aarome.org/apply/rome-prize
[26] The William B. & Elizabeth L. White Medal for Excellence in Karst … https://karstwaters.org/awards-and-scholarships/kwi-karst-award/
[27] Competitions and submissions – Irish Writers Centre https://irishwriterscentre.ie/resources/competitions-submissions/
[28] Società – France HABE Prize 2026: prorogata la scadenza per le … https://www.facebook.com/SPELEO.IT/photos/-france-habe-prize-2026-prorogata-la-scadenza-per-le-candidaturela-commissione-p/1459285926228479/

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  • Croazia, la scoperta nella grotta di una testa in terracotta riapre il mistero dei culti illirici
    Condividi Il lavoro congiunto di archeologi e speleologi croati ha fatto riemergere da Crno jezero una maschera teatrale greca del IV-III secolo a.C. Pelješac, nella grotta Crno jezero emerge una maschera teatrale greca del IV-III secolo a.C. Le ricerche nella grotta Crno jezero a Pelješac riportano alla luce un reperto integro e rafforzano l’ipotesi di un santuario illirico frequentato per secoli, con il supporto operativo degli speleologi accanto agli archeologi[1][2][3] Maschera teat
     

Croazia, la scoperta nella grotta di una testa in terracotta riapre il mistero dei culti illirici

Máj 23rd 2026 at 10:00

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Il lavoro congiunto di archeologi e speleologi croati ha fatto riemergere da Crno jezero una maschera teatrale greca del IV-III secolo a.C.

Pelješac, nella grotta Crno jezero emerge una maschera teatrale greca del IV-III secolo a.C.

Le ricerche nella grotta Crno jezero a Pelješac riportano alla luce un reperto integro e rafforzano l’ipotesi di un santuario illirico frequentato per secoli, con il supporto operativo degli speleologi accanto agli archeologi[1][2][3]

Maschera teatrale greca nella grotta Crno jezero

Nella grotta Crno jezero, sulla penisola croata di Pelješac, una campagna di scavo condotta tra il 23 aprile e il 4 maggio 2026 ha portato al rinvenimento di una testa in terracotta con raffigurazione di maschera teatrale greca, datata fra il IV e il III secolo a.C.. Il reperto è stato individuato durante le ricerche organizzate dal Museo Archeologico dei Musei di Dubrovnik, in un contesto che era già emerso nel 2025 come uno dei più interessanti dell’area per lo studio dei rapporti tra comunità illiriche e cultura greca.[2][3][4][1]

La maschera teatrale greca trovata nella grotta Crno jezero è cava all’interno e presenta un piccolo foro nella parte superiore, elemento che fa pensare a un oggetto sospeso su una parete e non a un manufatto d’uso quotidiano. Il fatto che sia rimasta integra, in una parte nascosta e quasi sigillata della cavità, offre agli studiosi un contesto di lettura molto raro, perché gli oggetti sembrano essersi conservati nella loro posizione antica per oltre duemila anni.[1]

Santuario illirico di Pelješac e lunga storia della cavità

Le indagini precedenti avevano già chiarito che la grotta Crno jezero non fu usata in un solo periodo né con una sola funzione. Nel Bronzo, in particolare nel II millennio a.C., la cavità sembra aver funzionato come rifugio o spazio abitativo stagionale, probabilmente legato a fasi di instabilità o a esigenze temporanee delle comunità locali.[3][4]

In una fase successiva, tra il 1012 e il 481 a.C., parte della grotta fu impiegata come necropoli, secondo quanto indicano le analisi radiocarboniche eseguite sui resti umani rinvenuti nel sito. Dopo la fine di questo uso funerario, la grotta Crno jezero sembra trasformarsi in un santuario illirico attivo dalla fine del IV secolo fino alla metà del I secolo a.C., con una frequentazione rituale documentata da numerosi materiali votivi.[3]

Reperti votivi, vino e culti nella grotta Crno jezero

Accanto alla maschera teatrale greca, gli archeologi hanno recuperato numerose piccole ceramiche di produzione greca e locale, fra cui anforette, ciotole e kantharoi, forme che compaiono spesso nei contesti cultuali come offerte deposte nel corso di pratiche rituali. Sono emersi anche frammenti di recipienti greci di pregio legati alla conservazione e al consumo del vino, oltre a resti riferibili a una figura divina di ambito greco già segnalata nelle ricerche dello scorso anno.[5][3]

Secondo le valutazioni riportate dagli archeologi, l’insieme dei materiali consente di ipotizzare rituali collegati al vino e forse a una figura assimilabile a Dioniso, o a un suo equivalente locale in ambito illirico, anche se il culto preciso resta da definire con ulteriori studi. Proprio la presenza della maschera teatrale greca nella grotta Crno jezero rafforza questa linea interpretativa, perché il teatro greco aveva in Dioniso il suo referente religioso più diretto.[6][1]

Il contributo degli speleologi nelle ricerche a Pelješac

Le attività nella grotta Crno jezero hanno coinvolto archeologi, restauratori e speleologi, a conferma di quanto il lavoro interdisciplinare sia decisivo nei siti ipogei complessi. Alla campagna hanno partecipato gli archeologi Domagoj Perki? e Krešimir Grbavac, la restauratrice Sanja Pujo, gli speleologi Hrvoje e Nataša Cvitanovi? dello Speleološki klub Ursus Spelaeus di Karlovac e l’archeologa e speleologa Mirna Šandri? dello Speleološki odsjek HPD Željezni?ar di Zagabria.[2]

Il ruolo degli speleologi, in un contesto come quello della grotta Crno jezero, è parte integrante della ricerca, perché accesso, sicurezza, progressione e lettura degli spazi sotterranei sono condizioni essenziali per rendere possibile uno scavo accurato. La scoperta di Pelješac si inserisce inoltre in un quadro più ampio che comprende altri santuari illirici noti nell’area di Dubrovnik, come Spila a Nakovana e Vilina špilja, utili per confrontare pratiche, cronologie e rapporti con il mondo greco.[2]

Pelješac, una scoperta utile per la speleologia e per l’archeologia

Per il mondo della speleologia, la grotta Crno jezero offre un esempio concreto di come una cavità possa conservare in modo stratificato tracce di vita, sepoltura e culto. Per l’archeologia adriatica, la maschera teatrale greca di Pelješac aggiunge un elemento nuovo alla conoscenza dei santuari in grotta e dei processi di contatto tra cultura illirica e modelli religiosi greci.[4][1][3][2]

Fonti
[1] FOTO Senzacija na Pelješcu: Pronašli drevno svetište, u njemu i glavu s gr?kom kazališnom maskom https://www.vecernji.hr/kultura/foto-senzacija-na-peljescu-pronasli-drevno-svetiste-u-njemu-i-glavu-s-grckom-kazalisnom-maskom-1962031
[2] Fantasti?no arheološko otkri?e: Na Pelješcu prona?ena gr?ka … https://www.hercegovina.info/vijesti/hrvatska/fantasticno-arheolosko-otkrice-na-peljescu-pronadjena-grcka-kazalisna-maska-stara-vise-od-2000-godina/256854/
[3] U špilju Crno jezero ?ovjek se sklanjao, ostavljao svoje … https://blaga.hr/u-spilju-crno-jezero-covjek-se-sklanjao-tamo-je-ostavljao-svoje-mrtve-i-stovao-ilirske-bogove/35111/
[4] Dubrovnik Museums Reveal 4000 Years of Life in Crno Jezero Cave https://www.thedubrovniktimes.com/news/dubrovnik/item/18075-crno-jezero-cave-reveals-4-000-years-of-illyrian-and-prehistoric-life
[5] FOTO U špilji na Pelješcu otkriveno ilirsko svetište, pogledajte https://www.index.hr/vijesti/clanak/foto-u-spilji-na-peljescu-otkriveno-ilirsko-svetiste-pogledajte/2680262.aspx
[6] Dioniz u pelješkoj špilji? Crno jezero ?uvalo je gr?ku masku, vino i … https://blaga.hr/dioniz-u-peljeskoj-spilji-crno-jezero-cuvalo-je-grcku-masku-vino-i-tragove-ilirskih-obreda/40509/

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  • A Treviso la Masterclass di Medicina di Spedizione di Miles Beyond
    Condividi Formazione per spedizioni e primo soccorso Il 16 e 17 maggio, a Treviso, si è svolta la Masterclass di Medicina di Spedizione organizzata da Miles Beyond, con il supporto di La Venta Esplorazioni Geografiche e la sede del Gruppo Grotte Treviso come punto di riferimento per le attività. L’iniziativa ha riunito 33 partecipanti provenienti da diverse regioni italiane. Due giorni di lezioni e simulazioni La Masterclass di Medicina di Spedizione è stata guidata dai medici Luca Care
     

A Treviso la Masterclass di Medicina di Spedizione di Miles Beyond

Máj 23rd 2026 at 09:00

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Formazione per spedizioni e primo soccorso

Il 16 e 17 maggio, a Treviso, si è svolta la Masterclass di Medicina di Spedizione organizzata da Miles Beyond, con il supporto di La Venta Esplorazioni Geografiche e la sede del Gruppo Grotte Treviso come punto di riferimento per le attività. L’iniziativa ha riunito 33 partecipanti provenienti da diverse regioni italiane.

Due giorni di lezioni e simulazioni

La Masterclass di Medicina di Spedizione è stata guidata dai medici Luca Carenzo e Patrizio Rubcich, con la supervisione tecnica di Francesco Maria Sauro e Antonio De Vivo. Il programma ha alternato lezioni frontali, workshop e simulazioni pratiche, con attenzione agli aspetti clinici e logistici della vita di spedizione.

I temi affrontati

Nel corso delle due giornate sono stati trattati argomenti legati alla medicina di montagna, alla medicina nella giungla, al colpo di calore e ai fattori umani. Spazio anche alla valutazione del viaggiatore, ai kit medici, alla potabilizzazione dell’acqua, alle comunicazioni e agli aspetti legislativi.

Tecniche e aspetti operativi

La Masterclass di Medicina di Spedizione ha incluso anche contenuti tecnici, tra cui la progressione su corda, tema rilevante per chi opera in ambienti complessi e remoti. La combinazione tra teoria e pratica ha permesso ai partecipanti di confrontarsi con scenari vicini a quelli delle spedizioni reali.

Il ruolo di Miles Beyond

Miles Beyond si presenta come una realtà specializzata nell’organizzazione, nel supporto e nel training di spedizioni nazionali e internazionali ad alta complessità. Con questa Masterclass di Medicina di Spedizione, la società ha messo la propria esperienza al servizio della formazione di professionisti interessati a questo settore.

Interesse per il mondo speleologico

Per il pubblico della speleologia, la Masterclass di Medicina di Spedizione richiama temi familiari, come la gestione dell’emergenza in ambienti isolati, l’autonomia operativa e la preparazione logistica. In contesti sotterranei o in ambienti estremi, competenze di questo tipo possono fare la differenza.

Fonte un reel su Facebook

https://www.facebook.com/share/r/18ASeiUPi1/?mibextid=wwXIfr

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  • Pipistrelli e virus nell’aria: tre patogeni mammiferi rilevati vicino a rifugi artificiali
    Condividi Uno studio di bat science analizza l’aria a livello di respiro accanto a roost artificiali per pipistrelli in un campus universitario Contesto: bat science, pipistrelli e rischio virale Da anni il dibattito sulle zoonosi mette al centro i pipistrelli, spesso in modo semplificato, mentre la ricerca più recente sottolinea che la prevenzione del rischio passa soprattutto da gestione degli habitat, riduzione delle interferenze umane e monitoraggi mirati. Organizzazioni come Bat Co
     

Pipistrelli e virus nell’aria: tre patogeni mammiferi rilevati vicino a rifugi artificiali

Máj 23rd 2026 at 08:00

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Uno studio di bat science analizza l’aria a livello di respiro accanto a roost artificiali per pipistrelli in un campus universitario

Contesto: bat science, pipistrelli e rischio virale

Da anni il dibattito sulle zoonosi mette al centro i pipistrelli, spesso in modo semplificato, mentre la ricerca più recente sottolinea che la prevenzione del rischio passa soprattutto da gestione degli habitat, riduzione delle interferenze umane e monitoraggi mirati.

Organizzazioni come Bat Conservation International e diversi gruppi di ricerca evidenziano che proteggere gli ambienti dei pipistrelli e limitare le alterazioni dei loro rifugi è una delle vie più efficaci per ridurre gli spillover, senza demonizzare i pipistrelli stessi.

Lo studio sull’aria vicino ai rifugi artificiali per pipistrelli

L’articolo documenta la rilevazione genetica di tre virus di mammiferi in campioni d’aria raccolti a livello di respiro accanto a rifugi artificiali per pipistrelli installati in un campus universitario.
Il lavoro si inserisce nella linea di studi che utilizzano campionatori d’aria e tecniche di amplificazione genetica per cercare RNA o DNA virale in aerosol, già impiegate ad esempio per SARS?CoV?2 e altri virus respiratori.

Gli autori mostrano che in prossimità dei roost artificiali per pipistrelli possono essere rintracciate, a livello genetico, sequenze riconducibili a virus che infettano mammiferi, suggerendo che in quell’ambiente circola materiale virale respirabile.
L’articolo rientra in un quadro più ampio di ricerche che cercano di capire come e quanto virus respiratori restino sospesi in aria, a quali concentrazioni e con quali possibili implicazioni per la salute umana e per la gestione di strutture frequentate da pipistrelli.

È importante sottolineare che i metodi più usati in questi studi, come la RT?PCR, rilevano materiale genetico virale ma non dimostrano automaticamente la presenza di virus infettivi, un punto sottolineato da diverse review sull’uso del campionamento ambientale.
Per valutare il reale rischio sanitario servono in genere colture su cellule vive e altre prove funzionali, che non sempre sono possibili o previste nei protocolli di monitoraggio ambientale.

Implicazioni per pipistrelli, roost artificiali e gestione sanitaria

Per chi si occupa di pipistrelli, lo studio aggiunge un tassello a favore di una lettura prudente ma non allarmistica del rapporto tra colonie e presenza di virus nell’aria.
La rilevazione di tre virus di mammiferi accanto a rifugi artificiali non dimostra di per sé che i pipistrelli siano l’unica fonte, ma segnala un contesto complesso dove fauna selvatica, ambiente e attività umane si intrecciano.

La bat science da anni insiste sul fatto che interventi basati sull’eliminazione dei pipistrelli possono essere controproducenti, anche perché la perdita di colonie riduce servizi ecosistemici come il controllo degli insetti e l’impollinazione.
Le strategie più efficaci per contenere il rischio di spillover includono piuttosto la protezione degli habitat, il controllo degli accessi non necessari alle grotte e la riduzione delle interferenze dirette con le colonie di pipistrelli.

Collegamenti con la speleologia e il monitoraggio in grotta

Per il mondo speleologico, questo tipo di ricerca suggerisce possibili integrazioni tra monitoraggi tradizionali di fauna cavernicola e campionamenti dell’aria mirati, soprattutto in siti molto frequentati da pubblico o operatori.
In Italia, il quadro normativo europeo (Direttiva Habitat 92/43/CEE) già prevede il monitoraggio regolare dello stato di conservazione dei pipistrelli, tutti inclusi negli allegati di interesse comunitario, e diversi progetti regionali hanno sviluppato protocolli standardizzati per il censimento delle colonie ipogee.

Integrare, dove ha senso, misure sulla qualità dell’aria e sulla presenza di materiale virale può aiutare a definire procedure di accesso in grotta basate su dati, senza penalizzare inutilmente né i pipistrelli né l’attività speleologica.
Lo studio sui roost artificiali vicino ai pipistrelli mostra come la bat science possa fornire elementi tecnici utili per progettare linee guida di gestione che tengano insieme conservazione, sicurezza sanitaria e fruizione speleologica.

Fonti:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0021850226000893

https://www.vido.org/news/2025/vido-researchers-building-pandemic-preparedness-tool-kit-with-the-help-of-bats.php

https://www.batcon.org/press/for-future-pandemics-prevention-is-paramount

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7118525

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3421691

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11753960

https://asm.org/articles/2024/july/how-studying-bat-viruses-prevent-zoonotic-disease

http://www.tutelapipistrelli.it

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Terrore nel Buio della Sicilia del Pleistocene: Svelati i Segreti delle Iene Cannibali nella Più Grande Tana Sotterranea d’Europa a San Teodoro

Máj 23rd 2026 at 07:00

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Un Portale nel Tempo: La Riscoperta Scientifica della Grotta di San Teodoro

Il buio delle profondità della Sicilia nascondeva un segreto straordinario, un antico regno dominato da feroci predatori che frantumavano le ossa delle loro prede nel silenzio delle cavità carsiche.

Oggi, grazie a una ricerca scientifica internazionale, quel passato riemerge dall’oscurità delle grotte per riscrivere la storia degli ecosistemi insulari quaternari.

La Grotta di San Teodoro, situata presso Acquedolci in provincia di Messina, è tornata prepotentemente al centro della paleontologia dei vertebrati e della speleologia scientifica con un importante studio pubblicato il 5 febbraio 2026 sulla prestigiosa Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia.

Il lavoro, intitolato “Spotted hyaena spotted on island: the Upper Pleistocene hyaenas from San Teodoro Cave (Sicily, Italy) provide new insights on the palaeobiology, palaeoecology, and sociality of Crocuta“, svela dettagli inediti sulla vita, la neuroanatomia e la complessa ecologia di una delle popolazioni di iene più enigmatiche del Pleistocene superiore. Firmato da un team multidisciplinare guidato da Dawid A. Iurino e composto da esperti delle università di Milano, Roma (Sapienza), Messina, Bristol e del Creswell Heritage Trust, l’articolo rappresenta la prima analisi sistematica globale condotta sul materiale scheletrico di Crocuta proveniente da questo eccezionale deposito ipogeo.

Parametro dello Studio

Dettagli Editoriali e Scientifici

Rivista Scientifica

Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia, Volume 132, Fascicolo 1 (2026)

Data di Pubblicazione

5 Febbraio 2026 (Ricevuto il 16 Luglio 2025; Accettato il 15 Gennaio 2026)

Identificativo Digitale (DOI)

10.54103/2039-4942/29453

Licenza d’Uso

Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International

Team di Ricerca

D. A. Iurino, A. Iannucci, A. K. Jones, F. Spadola, G. Mangano, N. Iannelli, D. C. Schreve, R. Sardella, L. Bonfiglio

Un Bunker di Mille Metri Quadrati: La Tana Sotterranea Più Grande d’Europa

La Grotta di San Teodoro non costituisce unicamente una meraviglia geologica per gli amanti della speleologia, ma rappresenta un immenso e unico archivio tafonomico.

Con una superficie calpestabile interna che si estende per circa 1.000 metri quadrati, la grotta è scientificamente riconosciuta come la più grande tana di iene pleistoceniche finora documentata in un contesto insulare europeo.

Le viscere della cavità sono state esplorate e scavate sistematicamente, rivelando che l’intera superficie del pavimento ipogeo era attivamente occupata da questi grandi carnivori. [1][2]

La ricostruzione stratigrafica dei depositi dell’Unità B descrive un’occupazione ciclica e prolungata nel tempo, strutturata su tre livelli fossiliferi principali che narrano la complessa evoluzione paleoecologica del sito.

Livello Stratigrafico (Unità B)

Densità dei Reperti Fossili

Caratteristiche Geofisiche e Depozionali

Evidenze di Attività di Crocuta

Livello B-I (Superiore)

Estremamente elevata

Sovrastato da sedimenti rimaneggiati recenti di spessore variabile

Migliaia di coproliti, ossa frantumate e abbondanti segni di morsi

Livello B-II (Intermedio)

Estremamente elevata

Depositi stabilizzati indicanti una frequentazione ciclica a lungo termine

Evidenze sistematiche di accumulo di prede e attività di nursery

Livello B-III (Inferiore)

Molto bassa

Livello più antico; risente di geomorfologia instabile e barriere d’accesso

Tracce sporadiche di passaggi, assenza di accumuli strutturati

Mentre il livello più profondo e antico (B-III) riflette una fase in cui la grotta era difficilmente accessibile a causa delle condizioni geomorfologiche o idrologiche del sistema carsico, i livelli B-II e B-I testimoniano l’esplosione demografica di questi predatori. All’interno di questi strati sedimentari, le iene hanno lasciato una firma tafonomica inconfondibile, composta da migliaia di coproliti e resti scheletrici di grandi mammiferi che recano i segni inequivocabili di una sistematica opera di frantumazione, masticazione, rosicchiamento e digestione gastrica. [1]

L’Effetto Isola: Perché i Super-Predatori Siciliani Erano “Nani”

Mentre le popolazioni di iene delle caverne dell’Europa continentale (Crocuta crocuta spelaea) svilupparono dimensioni corporee imponenti per resistere ai rigori delle glaciazioni pleistoceniche – offrendo un perfetto esempio biologico della regola di Bergmann – lo scenario insulare siciliano impose traiettorie adattative del tutto peculiari. I dati biometrici e morfologici analizzati nel nuovo studio confermano che le iene della Grotta di San Teodoro presentavano una taglia corporea leggermente ridotta rispetto alle popolazioni coeve della terraferma. [1]

Questo fenomeno viene ricondotto direttamente all’effetto dell’insularismo. L’isolamento geografico della Sicilia durante il Pleistocene superiore limitò drasticamente lo spazio vitale e indusse forti fluttuazioni nella disponibilità di risorse alimentari.

Le iene dovettero quindi adattare la propria corporatura per ridurre il fabbisogno metabolico individuale, mantenendo al contempo inalterate le capacità predatorie necessarie per dominare la catena alimentare locale. [1]

I depositi della grotta restituiscono un quadro vivido di questo antico e spietato ecosistema insulare. Tra le prede trascinate nel buio della cavità figurano non solo specie tipiche degli ambienti aperti e boschivi, ma anche forme endemiche sottomesse all’influenza dell’isolamento geografico.

Specie Predata nella Grotta

Rilevanza Paleoecologica dell’Esemplare

Tipo di Evidenza Tafonomica nel Deposito

Palaeoloxodon mnaidriensis

Elefante nano endemico della Sicilia pleistocenica

Ossa di giovani individui recanti evidenti tracce di predazione

Bos primigenius (Uro)

Grande erbivoro selvatico, preda d’elezione dei clan

Ossa lunghe spezzate meccanicamente per consumare il midollo

Bison priscus (Bisonte delle steppe)

Meno abbondante rispetto all’uro nei depositi ipogei

Segni di rosicchiamento profondo ed esteso accumulo osseo

Equus hydruntinus (Asino selvatico)

Indicatore di climi aridi e praterie aperte

Tracce di impatto sui resti degli arti inferiori

Cervus elaphus e Sus scrofa

Cervi rossi e cinghiali associati a rifugi forestali

Ossa frammentate e parzialmente digerite

Crocuta crocuta (Iena maculata)

Evidenza di cannibalismo intra-specifico

Ossa di iena con segni di morsi inflitti da conspecifici

Questo accumulo faunistico dimostra che la iena di San Teodoro non si limitava a consumare carcasse abbandonate, ma agiva come un cacciatore attivo e spietato, capace di abbattere prede di grandi dimensioni e persino di consumare i propri simili nei momenti di carestia estrema, come testimoniato dalle evidenti tracce di cannibalismo intra-specifico documentate nel sito.

Cervelli Diversi e Socialità Alterata: La Neuroanatomia e i Segreti del Coprolite

Uno degli aspetti più rivoluzionari ed entusiasmanti dello studio risiede nell’applicazione della neuroanatomia comparativa. Attraverso sofisticate scansioni tomografiche tridimensionali dei crani fossili, i ricercatori hanno potuto ricostruire fedelmente l’endocasto, ossia la forma e lo sviluppo del cervello di queste antiche iene. [1][2][3][4]

L’analisi dell’endocasto rivela che il cervello delle iene delle caverne pleistoceniche differiva in modo significativo da quello delle iene maculate africane moderne. Sebbene il volume complessivo fosse maggiore e la forma più allungata, le iene preistoriche mostravano regioni anteriori (frontali) proporzionalmente più ridotte rispetto ai loro discendenti attuali.

Nelle iene moderne, i lobi frontali sono strettamente associati alla gestione dei comportamenti sociali complessi e alla coordinazione all’interno dei clan gerarchici.

La riduzione di queste aree cerebrali suggerisce che le iene pleistoceniche di San Teodoro potessero avere un’organizzazione sociale meno articolata o comportamenti cooperativi differenti, un tassello fondamentale per comprendere l’evoluzione del “cervello sociale” nei grandi carnivori insulari. [1][2][3][4]

In parallelo, la scienza biologica ha compiuto un balzo in avanti straordinario grazie alla paleogenomica.

Recenti analisi del DNA antico estratto direttamente da un coprolite fossile proveniente dalla Grotta di San Teodoro hanno permesso di chiarire in modo definitivo la posizione filogenetica della iena siciliana (Catalano et al., 2024).

L’incredibile conservazione di materiale genetico intatto all’interno delle feci fossilizzate è il risultato diretto del microclima sotterraneo stabile e protetto, che solo l’ambiente profondo delle caverne riesce a preservare intatto per decine di migliaia di anni.

Il Ruolo della Speleologia e la Tutela degli Archivi Sotterranei

La pubblicazione di scoperte di tale portata su riviste scientifiche internazionali evidenzia l’importanza cruciale della ricerca speleologica.

La speleologia moderna non si limita all’esplorazione geografica o alla pura progressione su corda, ma rappresenta l’avamposto operativo della biospeleologia, della geologia del Quaternario e della paleontologia. [1][2][3][4]

La Grotta di San Teodoro dimostra chiaramente che ogni singolo granello di sedimento sotterraneo calpestato durante le esplorazioni custodisce informazioni inestimabili sulla storia geoclimatica e biologica del pianeta, registrando fedelmente le variazioni del livello del mare e i processi di inaridimento legati alle glaciazioni del Würm.

Per gli speleologi, “un giorno da paleontologo” non è soltanto una suggestiva attività formativa o divulgativa , ma costituisce una responsabilità etica primaria finalizzata a preservare l’integrità dei depositi ipogei, affinché la scienza possa continuare a fare luce sui misteri più profondi della vita preistorica.

1, https://www.researchgate.net/publication/260712638_An_exclusively_hyena-collected_bone_assemblage_in_the_Late_Pleistocene_of_Sicily_Taphonomy_and_stratigraphic_context_of_the_large_mammal_remains_from_San_Teodoro_Cave_North-Eastern_Sicily_Italy (An exclusively hyena-collected bone assemblage in the Late Pleistocene of Sicily: Taphonomy and stratigraphic context of the large mammal remains from San Teodoro Cave (North-Eastern Sicily, Italy) | Request PDF – ResearchGate)

2, https://www.researchgate.net/publication/260712638_An_exclusively_hyena-collected_bone_assemblage_in_the_Late_Pleistocene_of_Sicily_Taphonomy_and_stratigraphic_context_of_the_large_mammal_remains_from_San_Teodoro_Cave_North-Eastern_Sicily_Italy (An exclusively hyena-collected bone assemblage in the Late Pleistocene of Sicily: Taphonomy and stratigraphic context of the large mammal remains from San Teodoro Cave (North-Eastern Sicily, Italy) | Request PDF – ResearchGate)

3, https://riviste.unimi.it/index.php/RIPS/article/view/29453 (SPOTTED HYAENA SPOTTED ON ISLAND: THE UPPER …)

4, https://www.researchgate.net/publication/260712638_An_exclusively_hyena-collected_bone_assemblage_in_the_Late_Pleistocene_of_Sicily_Taphonomy_and_stratigraphic_context_of_the_large_mammal_remains_from_San_Teodoro_Cave_North-Eastern_Sicily_Italy (An exclusively hyena-collected bone assemblage in the Late Pleistocene of Sicily: Taphonomy and stratigraphic context of the large mammal remains from San Teodoro Cave (North-Eastern Sicily, Italy) | Request PDF – ResearchGate)

5, https://www.cat.ts.it/ (Club Alpinistico Triestino: Home)

6, https://www.speleologiaveneta.it/index.php/la-scintilena (La Scintilena – FEDERAZIONE SPELEOLOGICA VENETA)

Fonte: https://riviste.unimi.it/index.php/RIPS/article/view/29453

L'articolo Terrore nel Buio della Sicilia del Pleistocene: Svelati i Segreti delle Iene Cannibali nella Più Grande Tana Sotterranea d’Europa a San Teodoro proviene da Scintilena.

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