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    Condividi Dopo i vandalismi che hanno colpito i partecipanti alla Camminata Consapevole, una riflessione sul diritto di conoscere, frequentare e difendere uno dei territori più straordinari e fragili d’Italia Le Alpi Apuane sono da sempre una montagna di contrasti. Terra di straordinaria bellezza, di profonde cavità carsiche, di biodiversità unica e di una lunga storia umana, rappresentano anche uno dei luoghi dove più intensamente si confrontano interessi economici, tutela ambientale e diver
     

Apuane: la montagna non si intimidisce

Jún 10th 2026 at 06:00

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Dopo i vandalismi che hanno colpito i partecipanti alla Camminata Consapevole, una riflessione sul diritto di conoscere, frequentare e difendere uno dei territori più straordinari e fragili d’Italia

Le Alpi Apuane sono da sempre una montagna di contrasti. Terra di straordinaria bellezza, di profonde cavità carsiche, di biodiversità unica e di una lunga storia umana, rappresentano anche uno dei luoghi dove più intensamente si confrontano interessi economici, tutela ambientale e diverse visioni del futuro del territorio.

Per questo quanto accaduto domenica 7 giugno 2026, al termine della “Camminata Consapevole per le Apuane”, non può lasciare indifferenti.

L’iniziativa, promossa dall’associazione Apuane Libere, ha visto la partecipazione di oltre trecento persone che hanno percorso il sentiero CAI dal Rifugio Donegani al Rifugio Orto di Donna attraversando una vallata profondamente segnata dall’attività estrattiva. Una camminata pacifica, finalizzata a osservare, comprendere e riflettere sul presente e sul futuro delle Apuane.

Al rientro, però, molti partecipanti hanno trovato le proprie automobili vandalizzate. Graffi, danneggiamenti e scritte hanno colpito decine di veicoli parcheggiati lungo la strada di accesso alla manifestazione.

I responsabili non sono ancora stati individuati e saranno le indagini delle autorità competenti a fare piena luce sull’accaduto. Ciò che appare già evidente, tuttavia, è il carattere intimidatorio di un gesto rivolto contro persone che stavano esercitando pacificamente il proprio diritto a partecipare a un’iniziativa pubblica.

@M.Abisso

La reazione del mondo della montagna e delle istituzioni è stata immediata e unanime.

Il CAI Toscana ha condannato l’accaduto parlando di un vero e proprio atto intimidatorio. Il Club Alpino Italiano, attraverso il delegato centrale all’Ambiente Mario Vaccarella, ha espresso solidarietà ai partecipanti e alle associazioni coinvolte, ricordando come la tutela dell’ambiente rappresenti un interesse collettivo e un patrimonio comune.

Parole nette sono giunte anche dal presidente del Parco Regionale delle Alpi Apuane, Lorenzo Tagliasacchi, che ha definito i fatti “gravissimi e inaccettabili”, ribadendo che nessuno può essere intimidito per le proprie idee.

Alla condanna si è unito il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha parlato di un episodio “intollerabile e vile”, un tentativo di colpire la libertà di manifestazione attraverso l’intimidazione. Una presa di posizione significativa che conferma la gravità con cui le istituzioni hanno interpretato l’accaduto.

Le Apuane sono da molti anni al centro di un acceso dibattito sul rapporto tra attività estrattive, tutela ambientale e sviluppo economico. È un confronto legittimo, spesso complesso e talvolta aspro. Ma proprio per questo deve poter avvenire nel rispetto reciproco, nella trasparenza e nella piena libertà di espressione.

@M.Abisso

Per gli speleologi, gli escursionisti, gli alpinisti e tutti coloro che frequentano queste montagne, e anche per chi non le frequenta e le ammira anche solo dall’autostrada, le Apuane sono un patrimonio naturale e culturale di valore internazionale. Sotto le loro creste si sviluppano alcuni dei più importanti sistemi carsici d’Europa; nelle loro vallate si intrecciano storia, paesaggio, biodiversità e memoria delle comunità locali.

Le Apuane non hanno bisogno di nuove divisioni, che rievocano antichi scontri. In queste montagne, nonostante differenze e contrasti, non sono mancati esempi di rispetto reciproco tra chi le vive in modi diversi. Il problema non sono i cavatori, ma chi dalla montagna trae profitto senza preoccuparsi delle conseguenze. Difendere questo territorio significa anche riconoscere il valore e la dignità di chi lo vive con rischio e lo conosce ogni giorno, cercando nel rispetto reciproco la strada per guardare nella stessa direzione.

Difendere la possibilità di conoscere questi luoghi, studiarli, percorrerli e discuterne il futuro significa difendere un principio fondamentale di partecipazione democratica.

Le idee possono essere diverse. Le opinioni possono anche essere profondamente distanti. Ma nessuna visione della montagna può trovare legittimazione nell’intimidazione.

La risposta più forte a quanto accaduto resta quella offerta dagli oltre trecento partecipanti alla camminata: continuare a frequentare le Apuane, a conoscerle e ad averne cura, nella convinzione che la montagna appartenga a tutti e che il suo futuro debba essere costruito attraverso il confronto, mai attraverso la paura.

@M.Abisso

Chi ha rigato quelle automobili probabilmente voleva lasciare un segno. Lo ha lasciato davvero, ma non quello immaginato. Ha ricordato a tutti quanto sia importante continuare a parlare delle Apuane, frequentarle, studiarle e comprenderle.

Noi conosciamo queste montagne anche dal loro interno: attraverso le grotte, le sorgenti, gli abissi e i grandi sistemi carsici che raccontano una storia antica, scritta nella roccia molto prima delle divisioni e delle contrapposizioni di oggi. Forse è anche per questo che sentiamo il dovere di affermare con chiarezza che nessuna intimidazione può trovare cittadinanza in montagna.

Le Alpi Apuane sono un patrimonio naturale, culturale e umano che appartiene a tutti. E il loro futuro deve poter essere discusso da tutti, nel rispetto delle idee e delle persone, senza paura e senza minacce. Perché una montagna può essere percorsa, studiata, amata, discussa. Ma non può appartenere a chi pretende di imporre il silenzio agli altri.

Un vecchio frequentatore della Val Serenaia, ricordando i campeggi al Donegani, le traversate sulle creste e gli anni trascorsi tra queste montagne, ha scritto qualche tempo fa: «Val Serenaia… mai più bel nome poteva esserle riservato». Poi ha aggiunto amaramente che oggi la chiamerebbe «Val Desolazione».

È un’opinione personale, certamente. Ma racconta quanto profonde siano le emozioni, i ricordi e le passioni che le Apuane continuano a suscitare.

Proprio per questo il loro futuro merita confronto, ascolto e rispetto. Perché una montagna può essere percorsa, studiata, amata, discussa. Ma non può appartenere a chi pretende di imporre il silenzio agli altri.

Marina Abisso – OrTAM – ONCN CAI

Cava di Val Serenaia: questa fotografia è attinta aa  http://www.flickr.com/photos/emanuelelotti/

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  • Rubare a un rifugio è rubare alla montagna
    Condividi Furto di viveri e bombole destinati al Rifugio Bietti-Buzzi. Un danno economico, ma soprattutto un colpo a uno dei presìdi delle Grigne, già private del Bogani in attesa di una nuova gestione Rubati viveri e bombole per un valore di 2.500 euro. Un gesto che pesa ben oltre il danno economico e che richiama altri episodi avvenuti sulle Grigne MANDELLO DEL LARIO – Furto pesante ai danni del Rifugio Bietti-Buzzi, posto a 1720 m, situato sul versante ovest della Grigna Settentrionale.
     

Rubare a un rifugio è rubare alla montagna

Jún 10th 2026 at 05:00

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Furto di viveri e bombole destinati al Rifugio Bietti-Buzzi. Un danno economico, ma soprattutto un colpo a uno dei presìdi delle Grigne, già private del Bogani in attesa di una nuova gestione

Rubati viveri e bombole per un valore di 2.500 euro. Un gesto che pesa ben oltre il danno economico e che richiama altri episodi avvenuti sulle Grigne

MANDELLO DEL LARIO – Furto pesante ai danni del Rifugio Bietti-Buzzi, posto a 1720 m, situato sul versante ovest della Grigna Settentrionale. Un Rifugio che è punto di riferimento per escursionisti e alpinisti diretti verso il Grignone.

Il Bietti è di proprietà della Sezione CAI Grigne di Mandello del Lario si affaccia sull’anfiteatro del Releccio.

Nel mirino dei ladri il materiale preparato per il rifornimento in quota. Il gestore Marco Madama aveva organizzato al parcheggio del Vò di Moncodeno, a 1.430 metri di quota, il carico destinato all’elicottero. All’alba del giorno successivo la scoperta: tutto era sparito.

Il bottino comprendeva generi alimentari, olio, legumi, verdure e quattro bombole di gas, per un valore complessivo stimato in circa 2.500 euro. Un danno importante, aggravato dalla complessa organizzazione necessaria per rifornire una struttura alpina.

Il furto al Bietti-Buzzi va oltre la semplice notizia di cronaca. Colpisce infatti uno dei presìdi della montagna lecchese, un luogo che svolge una funzione fondamentale di accoglienza, riferimento e sicurezza per quanti frequentano le Grigne.

I rifugi non sono semplici attività economiche. Sono parte integrante della cultura della montagna. Custodiscono sentieri, mantengono vive tradizioni, offrono supporto agli escursionisti e rappresentano punti di incontro per chi vive e frequenta l’ambiente alpino. Per questo colpire un rifugio significa colpire un patrimonio collettivo.

In territori sempre più soggetti all’abbandono delle aree interne, i rifugi sono gli unici presìdi permanenti, punti di riferimento che contribuiscono a mantenere viva la frequentazione responsabile della montagna.

Un rifugio non appartiene soltanto al suo gestore. Attorno a ogni struttura ruota una comunità fatta di escursionisti, alpinisti, speleologi, volontari del soccorso alpino, sezioni CAI e abitanti delle vallate. Ogni furto ai danni di un rifugio viene percepito come un’offesa a questa rete di persone che condivide gli stessi valori di rispetto, solidarietà e attenzione verso il territorio.

Particolarmente amara appare la natura del gesto. Chi ha rubato sapeva probabilmente che quei materiali erano destinati a un rifornimento in quota. Ogni carico richiede infatti tempo, impegno, organizzazione e costi elevati. Sottrarre viveri e bombole significa approfittare delle difficoltà che caratterizzano la gestione delle strutture alpine, rendendo ancora più gravoso il lavoro di chi sceglie di operare in montagna.

L’episodio richiama alla memoria quanto accaduto negli anni scorsi al Rifugio Bogani, anch’esso vittima di furti e atti vandalici che suscitarono una grande mobilitazione solidale. Oggi, mentre il Bogani è ancora in attesa di una nuova gestione, ogni rifugio attivo sulle Grigne assume un’importanza ancora maggiore per la comunità montana.

I valori che da sempre animano il Club Alpino Italiano, le associazioni alpinistiche e il mondo speleologico sono quelli del rispetto, dell’aiuto reciproco e della responsabilità verso il territorio. Chi frequenta la montagna sa che la sicurezza e la bellezza di questi luoghi dipendono anche dall’impegno silenzioso di gestori, volontari e appassionati che ogni giorno contribuiscono a mantenerli vivi.

Un rifugio non è soltanto un edificio. È un luogo di incontro, sicurezza, accoglienza e cultura. Per questo rubare viveri e bombole destinati a una struttura alpina non significa soltanto provocare un danno economico: significa colpire una delle espressioni più autentiche dello spirito della montagna.

Rubare a un rifugio significa rubare a tutta la montagna.

Fonte: https://www.valsassinanews.com/ – accesso 8/6/2026

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  • La Grotta dei Tayos, scrigno di biodiversità nascosta
    Condividi Dalla celebre grotta dell’Ecuador emergono nuove specie e nuove prospettive per la ricerca sui veleni animali. Lo racconta Carolyn Wilke in un articolo pubblicato da National Geographic l’8 gennaio 2026 “Cueva de los Tayos” significa letteralmente “Grotta dei Tayos”. Il nome deriva dai tayos (i Guacharos, Steatornis caripensis), particolari uccelli notturni che nidificano nelle grandi sale della cavità e che da secoli caratterizzano questo straordinario ambiente sotterraneo della Co
     

La Grotta dei Tayos, scrigno di biodiversità nascosta

Jún 9th 2026 at 05:00

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Dalla celebre grotta dell’Ecuador emergono nuove specie e nuove prospettive per la ricerca sui veleni animali. Lo racconta Carolyn Wilke in un articolo pubblicato da National Geographic l’8 gennaio 2026

“Cueva de los Tayos” significa letteralmente “Grotta dei Tayos”. Il nome deriva dai tayos (i Guacharos, Steatornis caripensis), particolari uccelli notturni che nidificano nelle grandi sale della cavità e che da secoli caratterizzano questo straordinario ambiente sotterraneo della Cordigliera del Cóndor, nell’Ecuador orientale. Proprio la loro presenza sostiene gran parte dell’ecosistema della grotta.

Le grotte continuano a sorprenderci. Non solo per i loro paesaggi nascosti o per le sfide esplorative che offrono agli speleologi, ma anche perché custodiscono forme di vita ancora sconosciute alla scienza e, forse, risorse preziose per la medicina del futuro.

La celebre Grotta dei Tayos torna sotto i riflettori internazionali grazie a una spedizione scientifica raccontata da National Geographic. A guidarla è Bryan Fry, tossicologo dell’Università del Queensland e studioso dei veleni animali, affiancato dall’attore Will Smith, protagonista della serie documentaria Pole to Pole. Nelle profondità del grande sistema carsico ecuadoriano, i ricercatori hanno cercato specie ancora sconosciute e raccolto campioni di veleno da animali cavernicoli, nella speranza di individuare sostanze utili alla medicina del futuro.

La ricerca, documentata nella serie televisiva Pole to Pole with Will Smith, ha visto il tossicologo australiano Bryan Fry e il suo team addentrarsi nelle profondità di uno dei più vasti e affascinanti sistemi sotterranei del Sud America. Dopo una discesa di quasi cento metri, gli studiosi hanno esplorato un ambiente quasi sconosciuto alla comunità scientifica internazionale, popolato da artropodi adattati a condizioni estreme.

Tra gli incontri più sorprendenti figurano enormi tarantole cavernicole, grandi “quanto un piatto da portata”. Il vero obiettivo della spedizione non era, naturalmente, soltanto documentare animali spettacolari: i ricercatori hanno raccolto campioni di veleno per analizzarne la composizione e individuare molecole potenzialmente utili allo sviluppo di nuovi farmaci.

Secondo Fry, la Grotta dei Tayos rappresenta un ecosistema eccezionale.

L’accesso è difficile e le comunicazioni con l’esterno sono limitate: in queste condizioni, le specie possono evolvere in modo indipendente per migliaia o milioni di anni, sviluppando caratteristiche uniche. Un fenomeno ben noto ai biospeleologi, che considerano le grotte veri e propri laboratori naturali dell’evoluzione.

Foto: Bernard Gagnon, Tayos 01, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0 – Le grandi sale della Grotta dei Tayos, teatro delle ricerche condotte dal tossicologo Bryan Fry e dal suo team. In questo ambiente remoto sono state individuate specie probabilmente nuove per la scienza e raccolti campioni di veleno destinati alla ricerca farmacologica

L’intero ecosistema della cavità si basa su un delicato apporto di nutrienti provenienti dall’esterno. I protagonisti sono i guacharos (Steatornis caripensis), uccelli notturni che nidificano nelle grandi sale della grotta e trasportano materia organica dall’ambiente forestale circostante. Le loro deiezioni alimentano una catena ecologica complessa che sostiene scarafaggi giganti, ragni, scorpioni, centopiedi e altri invertebrati specializzati.

Giovane guacharo (Steatornis caripensis), l’uccello che ha dato il nome alla Grotta dei Tayos. Le colonie che vivono nella cavità trasportano nutrienti dall’esterno, alimentando la ricca fauna sotterranea – Foto: Charles J. Sharp, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

Per gli studiosi dei veleni, ambienti così isolati rappresentano una straordinaria opportunità. Molti farmaci oggi utilizzati derivano infatti da sostanze originariamente prodotte da animali velenosi. Un esempio classico è il captopril, utilizzato da oltre cinquant’anni contro l’ipertensione e sviluppato a partire da componenti del veleno di serpente. Più recentemente, alcune molecole individuate nei ragni australiani stanno mostrando risultati promettenti nel trattamento dei danni da infarto.

La ricerca nelle grotte potrebbe dunque contribuire alla scoperta di nuove sostanze bioattive. Gli organismi cavernicoli, costretti ad adattarsi a condizioni molto particolari, possono infatti sviluppare strategie biologiche e chimiche del tutto originali.

I risultati preliminari della spedizione sono già notevoli. Secondo Bryan Fry, il materiale raccolto ha permesso di identificare almeno sei specie probabilmente nuove per la scienza. Un dato che conferma quanto la biodiversità sotterranea sia ancora largamente inesplorata.

Per il mondo speleologico, notizie come questa rappresentano una conferma importante. Ogni nuova esplorazione, ogni rilievo e ogni studio biologico contribuiscono ad ampliare la conoscenza di ecosistemi fragili e spesso minacciati. Le grotte non sono soltanto luoghi di avventura o interesse geologico: sono archivi viventi della storia naturale e, talvolta, autentici scrigni di risorse scientifiche ancora da comprendere.

La Grotta dei Tayos, resa celebre dalle numerose campagne esplorative e scientifiche che si sono succedute dagli anni Sessanta in poi, compresa la famosa spedizione del 1976 alla quale partecipò anche Neil Armstrong, il primo uomo a camminare sulla Luna, e e dalle celebri storie sulla presunta “Biblioteca Metallica”, mai dimostrata ma entrata nell’immaginario collettivo degli appassionati di misteri, continua dunque a rivelare nuovi segreti.

Questa volta non si tratta di biblioteche o tesori nascosti, ma di qualcosa forse ancora più prezioso: la biodiversità e la conoscenza.

Fonte: Carolyn Wilke, Inside the little-known cave where tarantulas grow as big as dinner plates, National Geographic, 8 gennaio 2026 – https://www.nationalgeographic.com/animals/article/will-smith-pole-to-pole-huge-tarantula

Lo sapevi?

La fama mondiale della Grotta dei Tayos non deriva soltanto dal suo interesse speleologico e naturalistico.

Negli anni Sessanta l’esploratore Juan Móricz sostiene di aver scoperto al suo interno una misteriosa “Biblioteca Metallica”, composta da tavole incise attribuite a un’antica civiltà. La storia viene resa celebre dai libri di Erich von Däniken e alimenta numerose speculazioni su civiltà perdute e conoscenze dimenticate.

La grande spedizione internazionale del 1976, alla quale partecipa anche Neil Armstrong, non trova però alcuna prova della sua esistenza, contribuendo invece ad ampliare la conoscenza scientifica della grotta e a rendere i Tayos una delle grotte più celebri del pianeta –

Per approfondire: https://www.ancient-origins.net/ancient-places-americas/expedition-tayos-caves-never-seen-photographs-shed-light-mysterious-020555

Gli ambienti della Grotta dei Tayos ospitano una ricca fauna di artropodi, tra cui ragni, scorpioni, centopiedi e amblipigi. Proprio lo studio di questi animali potrebbe portare alla scoperta di nuove molecole utili alla ricerca farmacologica – Foto: Bernard Dupont, Spider, possibly Heterophrynus, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0

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  • Romania, torna il campo di esplorazione Grind 2026 nella grotta più profonda del Paese
    Condividi La spedizione internazionale si svolgerà dal 19 settembre al 4 ottobre nei Monti Piatra Craiului, con l’obiettivo di proseguire le esplorazioni oltre gli attuali 815 metri di profondità della più profonda grotta della Romania Dal 19 settembre al 4 ottobre 2026 si svolgerà nei Monti Piatra Craiului, in Romania, il campo internazionale di esplorazione Grind 2026, dedicato alla prosecuzione delle ricerche nell’Avenul de sub Varful Grind, attualmente la grotta più profonda della Romania
     

Romania, torna il campo di esplorazione Grind 2026 nella grotta più profonda del Paese

Jún 8th 2026 at 05:00

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La spedizione internazionale si svolgerà dal 19 settembre al 4 ottobre nei Monti Piatra Craiului, con l’obiettivo di proseguire le esplorazioni oltre gli attuali 815 metri di profondità della più profonda grotta della Romania

Dal 19 settembre al 4 ottobre 2026 si svolgerà nei Monti Piatra Craiului, in Romania, il campo internazionale di esplorazione Grind 2026, dedicato alla prosecuzione delle ricerche nell’Avenul de sub Varful Grind, attualmente la grotta più profonda della Romania con una profondità conosciuta di 815 metri.

L’iniziativa è organizzata dal Clubul de Speologie Silex Brasov e dall’Asociasia Speologica Focul Viu, entrambe affiliate alla Federazione Rumena di Speleologia, con il supporto di partner locali e della Federazione Speleologica Europea.

L’obiettivo del campo è proseguire le esplorazioni avviate negli ultimi anni in uno dei più importanti sistemi sotterranei della Romania. Le attività recenti hanno portato a risultati significativi: nel 2023 gli speleologi hanno superato il sifone situato a quota -775 metri, aprendo la strada verso nuove prosecuzioni; nel 2024 le esplorazioni sono continuate lungo i pozzi al di sotto dell’antico sifone; nel 2025 è stato individuato un nuovo settore a valle che ha consentito di raggiungere l’attuale profondità di 815 metri.

Tra gli obiettivi principali dell’edizione 2026 figurano l’esplorazione del sifone terminale attualmente conosciuto e la verifica di ulteriori prosecuzioni individuate nel nuovo settore scoperto lo scorso anno.

Il campo è aperto alla partecipazione di speleologi interessati alle attività esplorative e logistiche. Le operazioni si svolgeranno nell’area dei Monti Piatra Craiului, uno dei più importanti massicci carsici della Romania, caratterizzato da vasti sistemi sotterranei e da un’intensa attività di ricerca speleologica.

Maggiori informazioni e modalità di iscrizione sono disponibili sul sito degli organizzatori.

Informazioni
– 19 settembre – 4 ottobre 2026
– Monti Piatra Craiului, Romania
– Avenul de sub Varful Grind (-815 m)
– Campo internazionale di esplorazione

Fonte: Clubul de Speologie Silex Brasov – Tabara de explorare Grind 2026

https://speosilex.ro
https://www.facebook.com/SpeoSilex

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Nuova colorazione nell’Abisso del Luigione (1572 T/LU): la Federazione Speleologica Toscana continua lo studio sistematico degli acquiferi delle Alpi Apuane

Jún 7th 2026 at 06:00

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Fluoresceina, fluorocaptori e sonde digitali per seguire il percorso delle acque sotterranee nella zona della Pania di Corfino

Nel cuore delle Alpi Apuane, nell’area della Pania di Corfino (LU), la Commissione Scientifica della Federazione Speleologica Toscana ha realizzato una nuova colorazione nell’Abisso Luigione (1572 T/LU), importante attività di tracciamento delle acque carsiche finalizzata allo studio degli acquiferi sotterranei.

L’intervento ha previsto l’immissione di fluoresceina all’interno del sistema carsico e il successivo monitoraggio mediante fluorocaptori e sonde digitali, strumenti utilizzati per individuare i percorsi delle acque nel sottosuolo e comprendere le connessioni idrogeologiche tra le diverse aree del massiccio.

L’Abisso Luigione è una delle cavità più significative del settore della Pania di Corfino. Inserito in un contesto carsico di grande interesse scientifico, rappresenta un punto privilegiato per lo studio della circolazione idrica sotterranea nelle Alpi Apuane, una delle aree carsiche più importanti e complesse d’Italia.

Le prove di tracciamento con coloranti costituiscono uno degli strumenti più efficaci per comprendere il funzionamento degli acquiferi carsici. Attraverso l’analisi dei tempi di percorrenza e delle connessioni tra punti di assorbimento e sorgenti, gli speleologi possono raccogliere dati preziosi sulla dinamica delle acque sotterranee, contribuendo alla conoscenza e alla tutela delle risorse idriche.

Le Alpi Apuane ospitano alcuni dei più estesi e profondi sistemi carsici italiani e rappresentano un territorio di particolare interesse per la ricerca speleologica e idrogeologica. In questo contesto, attività come quella svolta dalla Commissione Scientifica FST consentono di migliorare la comprensione del funzionamento degli acquiferi e delle relazioni tra il mondo sotterraneo e le risorse idriche utilizzate dall’uomo.

La documentazione video realizzata durante le operazioni sul campo mostra le diverse fasi dell’attività di colorazione e monitoraggio.

Video: youtube.com/watch?is=_R3FsLrWRFh920vI&v=sHP4nXcyFFE&feature=youtu.be

Fonte notizia e immagini: Commissione Scientifica Federazione Speleologica Toscana – https://www.speleotoscana.it/2026/05/29/nuova-colorazione-allabisso-del-luigione-1572-t-lu/

Per approfondire: Catasto Toscano https://www.speleotoscana.it/scheda-catastale/?id=1572

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  • InGrigna colpisce ancora: allargato lo pseudosifone a -1130 metri al fondo di W le Donne
    Condividi Nuovi lavori nelle profondità della Grigna per migliorare l’accesso alle zone terminali della cavità. Per due giovani speleologi la prima volta oltre i -1150 metri Tre giorni nel cuore della Grigna, laggiù dove il tempo assume un significato diverso e ogni metro conquistato è il risultato di esperienza, fatica e passione. Dal 31 maggio al 2 giugno 2026, una squadra del Progetto InGrigna ha raggiunto il fondo di W le Donne, una delle grandi cavità del massiccio, per una punta dedi
     

InGrigna colpisce ancora: allargato lo pseudosifone a -1130 metri al fondo di W le Donne

Jún 7th 2026 at 05:30

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Nuovi lavori nelle profondità della Grigna per migliorare l’accesso alle zone terminali della cavità. Per due giovani speleologi la prima volta oltre i -1150 metri

Tre giorni nel cuore della Grigna, laggiù dove il tempo assume un significato diverso e ogni metro conquistato è il risultato di esperienza, fatica e passione.

Dal 31 maggio al 2 giugno 2026, una squadra del Progetto InGrigna ha raggiunto il fondo di W le Donne, una delle grandi cavità del massiccio, per una punta dedicata non tanto all’esplorazione pura quanto alla preparazione delle future esplorazioni.

Obiettivo della spedizione era la sistemazione del campo posto a quota -1150 metri e il miglioramento di alcuni passaggi strategici nel ramo del Cobra, fondamentali per rendere più agevole il raggiungimento delle zone terminali della grotta.

Tra gli interventi più significativi c’è stato l’allargamento della strettoia che precede il settore Puciowsky e, soprattutto, l’abbassamento dell’argine dello pseudosifone situato a circa -1130 metri. Un lavoro impegnativo che dovrebbe semplificare notevolmente il passaggio degli speleologi nelle future punte, eliminando la necessità di svuotare il tratto mediante tubazioni.

Un video realizzato da Alex Rinaldi mostra il prima e il dopo dell’intervento sullo pseudo-sifone:

Durante la permanenza al fondo si è inoltre lavorato alla riorganizzazione del campo di -1150 metri. L’idea per il futuro è quella di trasferirlo più avanti, nelle Gallerie Grazie Giovanni, avvicinando ulteriormente il punto d’appoggio alle zone esplorative più profonde della cavità.

Un secondo filmato documenta i tre giorni trascorsi nelle profondità di W le Donne:

Un plauso ad Alex Rinaldi, instancabile narratore delle avventure di InGrigna!, che continua a condividere immagini e racconti dalle profondità della Grigna, permettendo a tutti noi di seguirne le esplorazioni.

Alla punta hanno partecipato Gianluca Perucchini (CAI Lovere – Progetto Sebino), Riccardo Temponi (Progetto Sebino), Rossella Giannuzzi (C.A.R.S.), Maurizio “Jack” Rizzotto (Martel Genova) e Floriano Martinaglia (Svizzera – CAI Umbria).

Ma forse la notizia più bella riguarda proprio il futuro.

Per i sorridenti Riccardo Temponi, uno dei pischelli di Bueno Fonteno, e Rossella Giannuzzi, questa è stata la prima esperienza oltre la quota di -1150 metri. Un traguardo importante che richiede preparazione, determinazione e resistenza, in una grotta che è uno dei terreni di gioco più impegnativi della speleologia, non solo lombarda.

Vedere nuove generazioni affacciarsi alle profondità di W le Donne è un segnale incoraggiante per tutto il Progetto InGrigna!: le esplorazioni continuano, i passaggi vengono migliorati, i campi avanzano sempre più nel cuore della montagna, e nuovi speleologi raccolgono il testimone.

La Grigna continua a chiamare, e InGrigna! continua a rispondere: si prepara la strada per le esplorazioni di domani.

MAGICA GRIGNA!

A proposito di Grigna… è sempre più vicino il Campo InGrigna! 2026, in programma dall’8 al 22 agosto.

Come abbiamo già raccontato su Scintilena (https://www.scintilena.com/campo-ingrigna-2026-stiamo-arrivando/03/24/), saranno numerose le cavità coinvolte nelle attività di quest’anno: dall’Abisso Pozzo nel Dito all’Abisso delle Spade, dall’Abisso Buzio alla Trentinaglia, solo per citarne alcune. Un patrimonio ipogeo straordinario che continua a offrire nuove opportunità di studio ed esplorazione. Tra gli obiettivi più attesi, resta sempre un ulteriore il ritorno al fondo di W le Donne (-1313 m). E dopo il lavoro svolto in questi giorni sul campo di -1150 metri, nelle Gallerie Grazie Giovanni e lungo il ramo del Cobra, possiamo dire che il cammino verso il fondo è già un po’ più agevole.

Data la chiusura del vicino Rifugio Bogani, gli organizzatori invitano tutti gli interessati a segnalare la propria partecipazione il prima possibile, così da permettere un’efficace pianificazione. Per partecipare al campo, è richiesto un contributo di 10 €/giorno per coprire l’acquisto di acqua in bottiglia e di viveri base (pasta, sughi e cibo in scatola), materiale di uso comune (corde, moschettoni, fix etc.) e il trasporto con elicottero. Si raccomanda di procurarsi in autonomia il necessario per pranzi al sacco e colazione.

Chi è interessato a partecipare deve compilare l’apposito modulo Google, così da prendere visione del regolamento del campo e consentire agli organizzatori di pianificare al meglio la presenza dei partecipanti:

https://forms.gle/JaYedLq7Ey2h77FC9

Il conto alla rovescia è iniziato (date un’occhiata al regolamento, però, prima di compilare!)

Per informazioni: scrivere ad andrea.maconi@fastwebnet.it o alexrinaldi4@tiscali.it

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  • GIS, droni e catasto: a Treviso un corso nazionale per la speleologia del futuro
    Condividi Dal 16 al 18 ottobre 2026 il Gruppo Grotte Treviso organizza un corso avanzato dedicato all’utilizzo dei sistemi informativi territoriali applicati alla speleologia e al torrentismo La speleologia sta vivendo una fase di profonda evoluzione tecnologica. Accanto alle tradizionali attività esplorative e di rilievo, trovano sempre maggiore spazio strumenti digitali capaci di integrare dati territoriali, fotogrammetria, modelli tridimensionali e gestione cartografica. È in questo contes
     

GIS, droni e catasto: a Treviso un corso nazionale per la speleologia del futuro

Jún 7th 2026 at 05:00

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Dal 16 al 18 ottobre 2026 il Gruppo Grotte Treviso organizza un corso avanzato dedicato all’utilizzo dei sistemi informativi territoriali applicati alla speleologia e al torrentismo

La speleologia sta vivendo una fase di profonda evoluzione tecnologica. Accanto alle tradizionali attività esplorative e di rilievo, trovano sempre maggiore spazio strumenti digitali capaci di integrare dati territoriali, fotogrammetria, modelli tridimensionali e gestione cartografica. È in questo contesto che nasce il Corso Nazionale GIS Avanzato per Speleologi e Torrentisti, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026 presso il Parco dello Storga di Treviso.

L’iniziativa è organizzata dal Gruppo Grotte Treviso in collaborazione con l’Associazione XXX Ottobre CAI di Trieste, con il patrocinio della Federazione Speleologica Veneta. Il corso è valido come aggiornamento per titolati e qualificati del Servizio Nazionale Speleologico e Torrentistico del CAI ed è inoltre omologato dalla Scuola Nazionale di Speleologia della Società Speleologica Italiana.

L’obiettivo è fornire ai partecipanti competenze avanzate nell’utilizzo di software open source per i sistemi informativi territoriali, con particolare riferimento a QGIS e QField. Le applicazioni affrontate saranno strettamente legate alle esigenze della speleologia moderna: localizzazione dei rilievi di cavità in ambiente 2D e 3D, utilizzo della fotogrammetria da drone, gestione di nuvole di punti, analisi territoriali, georeferenziazione e integrazione con i catasti speleologici regionali.

Il programma prevede tre lezioni preliminari online dedicate ai fondamenti della cartografia digitale, ai sistemi di riferimento geografici, alle funzionalità di QGIS e all’utilizzo di QField per la raccolta dati sul terreno. Il weekend in presenza consentirà invece di approfondire aspetti più specialistici, tra cui l’impiego dei servizi cartografici regionali, l’analisi dei modelli digitali del terreno per l’individuazione di doline e forme carsiche, la gestione delle mesh tridimensionali e l’utilizzo operativo dei droni per la fotogrammetria applicata alla ricerca speleologica.

Tra i docenti figurano Alberto Riva dell’Università di Ferrara, Livio Franz dell’Università dell’Insubria, Donato Pupillo della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e Anna Maria Dalla Valle, direttrice del corso per il CAI, affiancati da Oscar Carniato per la Società Speleologica Italiana.

Particolarmente interessante è l’attenzione posta all’applicazione concreta delle tecnologie GIS nelle diverse realtà carsiche di provenienza dei partecipanti. Il corso non si propone infatti come semplice formazione informatica, ma come occasione di confronto tra speleologi, tecnici e ricercatori impegnati nella gestione e nell’analisi dei dati territoriali legati all’esplorazione e alla documentazione del mondo sotterraneo.

L’appuntamento di Treviso farà comprendere come gli strumenti digitali stiano trasformando il modo di esplorare, documentare e studiare il territorio carsico, creando un ponte sempre più stretto tra tradizione speleologica e innovazione tecnologica.

Il corso si svolgerà presso il Parco dello Storga di Treviso, sede del Gruppo Grotte Treviso, dal 16 al 18 ottobre 2026, preceduto da tre lezioni online preparatorie previste il 28 e 30 settembre e il 5 ottobre.

La quota di partecipazione è fissata in 180 euro e comprende vitto, alloggio e materiale didattico.

Le iscrizioni sono aperte ai soci CAI e SSI in regola con il tesseramento 2026.

I posti disponibili sono limitati e l’organizzazione invita gli interessati a provvedere tempestivamente all’iscrizione.

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  • 91 anni di entusiasmo: Marisa Siccardi, speleologa, infermiera, ambientalista e voce instancabile della prevenzione
    Condividi Marisa Siccardi rilancia l’appello per il progetto di Tullio Bernabei: un robot per salvare i bambini che cadono nei pozzi artesiani, una tragedia che nel mondo continua a ripetersi Alcune persone attraversano la vita lasciando tracce profonde in mondi apparentemente lontani. Alcune persone attraversano la vita lasciando tracce profonde in mondi apparentemente lontani. Marisa Siccardi è una di queste. Infermiera di neuroscienze, speleologa, ambientalista e da anni attiva in Fina
     

91 anni di entusiasmo: Marisa Siccardi, speleologa, infermiera, ambientalista e voce instancabile della prevenzione

Jún 6th 2026 at 06:00

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Marisa Siccardi rilancia l’appello per il progetto di Tullio Bernabei: un robot per salvare i bambini che cadono nei pozzi artesiani, una tragedia che nel mondo continua a ripetersi

Alcune persone attraversano la vita lasciando tracce profonde in mondi apparentemente lontani.

Alcune persone attraversano la vita lasciando tracce profonde in mondi apparentemente lontani. Marisa Siccardi è una di queste. Infermiera di neuroscienze, speleologa, ambientalista e da anni attiva in FinalMenteSpeleo, continua a mettere in relazione esperienze, competenze e sensibilità maturate in una lunga vita dedicata alla conoscenza, alla prevenzione e all’impegno civile.

Nell’anno del suo novantunesimo compleanno, Marisa mantiene intatta quella curiosità che l’ha accompagnata per tutta la vita: la curiosità della professionista della salute, attenta alla prevenzione e alla cura delle persone, e quella della speleologa che ha sempre visto nell’esplorazione non soltanto una sfida personale, ma anche uno strumento di conoscenza e responsabilità civile.

Lo dimostra il contributo che ha recentemente realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario dell’ANIN, l’Associazione Nazionale Infermieri di Neuroscienze. In quel testo, partendo dal rapporto tra neuroscienze e speleologia, ha voluto richiamare l’attenzione su un tema poco conosciuto ma di enorme rilevanza umanitaria: il dramma dei bambini che continuano a perdere la vita precipitando nei pozzi artesiani.

Una tragedia che in Italia richiama immediatamente alla memoria la vicenda di Alfredino Rampi a Vermicino, ma che ancora oggi si ripete in molte parti del mondo, soprattutto nelle aree più povere e colpite dalla crescente scarsità d’acqua. Con l’aumento dei pozzi scavati per raggiungere le falde profonde, aumenta infatti anche il rischio di incidenti che troppo spesso si concludono in modo drammatico.

Per questo Marisa ha scelto di dare spazio e voce all’impegno di Tullio Bernabei, speleologo, esploratore e protagonista dei tentativi di soccorso a Vermicino nel giugno del 1981. Da oltre quarant’anni Bernabei lavora affinché quella tragedia possa almeno lasciare in eredità una soluzione concreta per il futuro: la realizzazione di un minirobot capace di scendere nei pozzi più stretti, raggiungere il bambino intrappolato, monitorarne le condizioni, metterlo in sicurezza e, quando possibile, procedere al recupero.

Un progetto che ha già coinvolto ricercatori, università e istituzioni, ma che necessita ancora di sostegno, risorse e attenzione pubblica per trasformarsi in uno strumento realmente disponibile per i soccorritori.

È significativo che a rilanciare questo appello sia proprio Marisa Siccardi. Da sempre impegnata nel mondo infermieristico e in quello speleologico, ha costruito il proprio percorso attorno a valori come prevenzione, sicurezza, solidarietà e tutela della vita. Valori che emergono ancora oggi nelle sue riflessioni e nelle iniziative che continua a promuovere.

Novantuno anni per Marisa sono un’occasione per continuare a guardare avanti, senza scordare il passato.

Con lo stesso entusiasmo che l’ha accompagnata nelle corsie ospedaliere, nei congressi scientifici, nelle attività associative e nelle esplorazioni sotterranee.

Con piacere pubblichiamo quindi il contributo realizzato da Marisa, nel 2025, in occasione del 50° anniversario dell’ANIN: è ampio, dedicato ai rapporti tra neuroscienze e speleologia, e culmina nell’intervista a Tullio Bernabei a Borgio Subterranea sul progetto di un robot per il soccorso dei bambini caduti nei pozzi artesiani. E’ ricco di esperienza professionale, sensibilità umana e cultura speleologica in un messaggio semplice ma importante: la conoscenza e la ricerca possono ancora salvare delle vite.

https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2026/06/ANIN-Copia-modificata-Copia.pdf

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  • “Puliamo il Buio” a Cagliari: speleologi e volontari insieme per la tutela degli ambienti sotterranei
    Condividi Il 6 giugno 2026, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, a Cagliari si terrà “Puliamo il Buio”, anteprima di “Puliamo il Mondo” In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, sabato 6 giugno 2026 a Cagliari si svolgerà “Puliamo il Buio”, iniziativa dedicata alla salvaguardia degli ambienti ipogei e alla sensibilizzazione sui temi della tutela ambientale. L’appuntamento, in programma dalle 8.30 alle 13.00 nell’area di Tuvixeddu, è organizzato dal Gruppo SpeleoArc
     

“Puliamo il Buio” a Cagliari: speleologi e volontari insieme per la tutela degli ambienti sotterranei

Jún 6th 2026 at 05:00

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Il 6 giugno 2026, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, a Cagliari si terrà “Puliamo il Buio”, anteprima di “Puliamo il Mondo”

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, sabato 6 giugno 2026 a Cagliari si svolgerà “Puliamo il Buio”, iniziativa dedicata alla salvaguardia degli ambienti ipogei e alla sensibilizzazione sui temi della tutela ambientale.

L’appuntamento, in programma dalle 8.30 alle 13.00 nell’area di Tuvixeddu, è organizzato dal Gruppo SpeleoArcheologico “Giovanni Spano” insieme a Legambiente Sardegna e rappresenta un’anteprima della campagna nazionale “Puliamo il Mondo”. L’evento rientra inoltre tra le iniziative per il cinquantesimo anniversario del GSAGS, nell’ambito del progetto “Sentieri nel Buio. 50 anni di ricerca e divulgazione speleologica”.

“Puliamo il Buio” è la campagna nazionale promossa dalla Società Speleologica Italiana ETS e da Legambiente per la tutela delle cavità naturali e artificiali, con l’obiettivo di rimuovere rifiuti abbandonati, documentare situazioni di degrado e promuovere una maggiore consapevolezza sul valore degli ecosistemi sotterranei.

Nel corso della mattinata gli speleologi del Gruppo Speleo-Archeologico “Giovanni Spano” saranno impegnati nella rimozione dei rifiuti accumulati all’interno della dolina di Tuvixeddu, mentre i volontari di Legambiente opereranno nelle aree circostanti, aperti alla partecipazione di cittadini e associazioni interessate a contribuire alle attività di pulizia ambientale.

L’iniziativa rappresenta un’occasione per ricordare come la speleologia non sia soltanto esplorazione, ma anche conoscenza e tutela del territorio. Le cavità naturali costituiscono infatti ambienti particolarmente fragili, spesso utilizzati come indicatori dello stato di salute degli ecosistemi e delle risorse idriche sotterranee.

Con “Puliamo il Buio”, speleologi e volontari rinnovano un impegno comune per la difesa di luoghi spesso invisibili agli occhi della maggior parte delle persone, ma fondamentali per la conservazione della biodiversità e del patrimonio naturale.

Fonti:

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  • Un nuovo numero di Cronache Ipogee
    Condividi Dal Timavo a Colciavath: le grandi scoperte che animano il nuovo numero di Cronache Ipogee del CAT https://cronacheipogee.jimdofree.com/cronache-ipogee È disponibile il numero di maggio 2026 di Cronache Ipogee, la rivista di informazione speleologica del Friuli Venezia Giulia curata dal Club Alpinistico Triestino, che questo mese si apre con due notizie destinate a lasciare il segno nel panorama esplorativo del Nord-Est. In primo piano spicca infatti la straordinaria scope
     

Un nuovo numero di Cronache Ipogee

Jún 5th 2026 at 06:00

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Dal Timavo a Colciavath: le grandi scoperte che animano il nuovo numero di Cronache Ipogee del CAT

https://cronacheipogee.jimdofree.com/cronache-ipogee

È disponibile il numero di maggio 2026 di Cronache Ipogee, la rivista di informazione speleologica del Friuli Venezia Giulia curata dal Club Alpinistico Triestino, che questo mese si apre con due notizie destinate a lasciare il segno nel panorama esplorativo del Nord-Est.

In primo piano spicca infatti la straordinaria scoperta realizzata nelle profondità sommerse del Timavo. Durante un’immersione esplorativa condotta dallo speleosub sloveno Simon Burja nell’ambito della collaborazione tra il Club Alpinistico Triestino e il gruppo sloveno Jamarsko Društvo Dimnice Koper, è stata individuata una nuova grande galleria nel ramo principale affluente del sistema delle Bocche del Timavo.

La nuova prosecuzione, sviluppata per oltre cento metri oltre il limite raggiunto dagli speleosub francesi nel 2016, si dirige verso il Pozzo della Ferrovia e riaccende le speranze di comprendere meglio uno dei più affascinanti enigmi idrogeologici del Carso Classico. Le dimensioni della galleria, la presenza di corrente sostenuta e la particolare morfologia del fondale rendono questa scoperta uno dei risultati speleosubacquei più significativi degli ultimi anni nell’area del Timavo.

Altrettanto entusiasmante è il racconto proveniente dalle montagne di Claut. Nel settore di Colciavath, dopo settimane di lavori e disostruzioni, gli esploratori si sono trovati improvvisamente davanti a una prosecuzione di dimensioni inattese. Le prime esplorazioni hanno consentito di percorrere circa un chilometro di sviluppo rilevato e quasi duecento metri di dislivello positivo, attraverso grandi gallerie freatiche, saloni monumentali e nuovi rami ancora da verificare.

Il resoconto di Filippo Felici (Felpe) restituisce tutta l’emozione di una scoperta che potrebbe modificare significativamente la conoscenza del sistema carsico dell’area, portando gli esploratori nelle immediate vicinanze dell’Abisso dell’Ottavo Nano e aprendo nuove prospettive di collegamento e sviluppo.

Accanto alle grandi esplorazioni, il numero documenta la vivace attività del Club Alpinistico Triestino sul territorio. Ampio spazio viene dedicato all’iniziativa “Sotto i Rioni”, che ha coinvolto numerosi cittadini nella visita alle strutture sotterranee della città di Trieste, e alle attività speleodidattiche rivolte alle scuole e al pubblico nell’ambito del Geoparco Transfrontaliero Kras-Carso.

E ancora: i contributi dedicati all’escursionismo speleologico nelle grotte di Ocizla in Slovenia, i resoconti delle attività svolte dal Gruppo Grotte del CAT durante il mese di maggio e il racconto di una intensa esperienza speleologica in Sardegna, tra il Bue Marino, Su Bentu e il Supramonte.

Nel complesso, un numero che testimonia come la speleologia del Friuli Venezia Giulia continui a muoversi su più fronti: dalle grandi esplorazioni che cercano di svelare i misteri del Timavo e dei massicci montani della regione, alla divulgazione, alla didattica e alla valorizzazione del patrimonio sotterraneo.

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  • Memoria, ricerca e attualità: online il nuovo numero di “Sopra e sotto il Carso”
    Condividi Dal X Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali al ritorno dell’archivio storico di Scintilena, passando per biodiversità, carsismo e attività esplorative: un numero ricco di spunti dalla rivista del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” È disponibile il numero 5/2026 di Sopra e sotto il Carso, la rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia, che anche questo mese propone un ampio panorama di notizie, approfondimenti storici, attività esp
     

Memoria, ricerca e attualità: online il nuovo numero di “Sopra e sotto il Carso”

Jún 5th 2026 at 05:00

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Dal X Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali al ritorno dell’archivio storico di Scintilena, passando per biodiversità, carsismo e attività esplorative: un numero ricco di spunti dalla rivista del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”

È disponibile il numero 5/2026 di Sopra e sotto il Carso, la rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia, che anche questo mese propone un ampio panorama di notizie, approfondimenti storici, attività esplorative e contributi scientifici dedicati al mondo della speleologia.

L’editoriale di Maurizio Tavagnutti presenta un numero costruito attorno al dialogo tra memoria e ricerca, nel quale anniversari, attività sul campo e riflessioni sul futuro della disciplina si intrecciano in modo naturale.

Ampio spazio viene dedicato alle attività svolte dal gruppo nel corso del mese di maggio: esplorazioni, ricerche di nuove cavità, documentazione fotografica, rilievi, attività formative, conferenze e progetti di studio distribuiti tra il Carso goriziano, il Friuli orientale e altre aree di interesse speleologico.

Tra gli articoli di attualità trova posto la Giornata Mondiale della Biodiversità, con un richiamo all’importanza degli ecosistemi sotterranei e alla scelta di Meta bourneti e Meta menardi come “Animali di Grotta dell’Anno 2026” da parte della Società Speleologica Italiana.

Particolarmente interessante il resoconto del X Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali, svoltosi a Urbino dal 15 al 17 maggio. Il contributo ripercorre le principali sessioni scientifiche e documenta come alcune delle ricerche presentate abbiano avuto un immediato riscontro istituzionale, contribuendo all’avvio di verifiche sulla presenza di ordigni bellici nei fondali della costa pesarese e nelle gallerie sotterranee dell’area urbinate.

Il numero ospita inoltre un approfondimento dedicato al ritorno online degli Annales Scintilena, l’archivio storico in formato PDF che raccoglie oltre venticinquemila articoli pubblicati negli ultimi decenni e che costituisce oggi una delle più vaste raccolte documentali sulla speleologia italiana contemporanea. Grazie per averci ospitato!

Di particolare valore storico e scientifico è poi l’articolo di Rino Semeraro che, a sessant’anni dagli studi di Fabio Forti e Tullio Tommasini, ripercorre l’evoluzione delle ricerche sul carsismo del Friuli Venezia Giulia e l’influenza che quei lavori hanno avuto sulla moderna carsologia.

Completano il numero contributi dedicati alla storia degli studi sul Timavo, agli aggiornamenti sui progetti del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”, alla speleofilia, alla memoria della Grande Guerra, alle novità bibliografiche e agli appuntamenti della comunità speleologica.

Un’importante informazione “tecnica”: Il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” aps comunica che il suo profilo ufficiale è stato violato da un attacco informatico e non è più accessibile né sicuro ed invita tutti gli utenti a non utilizzare il vecchio sito o eventuali link ad esso collegati. Il nuovo sito, attualmente in fase di ristrutturazione, sarà raggiungibile all’indirizzo: www.seppenhofer.org

Nel complesso, la rivista conferma la vocazione della rivista goriziana a documentare non solo le attività del proprio territorio, ma anche le principali iniziative, riflessioni e tendenze che attraversano oggi la speleologia italiana

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  • Webinar “CaveSketch: il rilievo speleologico diventa immediato”
    Condividi Nuovo appuntamento con i “Mercoledì Catastali” della Commissione Catasto SSI Mercoledì 10 giugno 2026, alle ore 21:00, la Commissione Catasto Cavità Naturali della Società Speleologica Italiana propone un nuovo appuntamento dei “Mercoledì Catastali”, dedicato questa volta a CaveSketch, strumento digitale per il rilievo speleologico presentato da Lorenzo Bordin del Gruppo Speleologico di Lavis. L’incontro, trasmesso in diretta sul canale YouTube della Commissione Catasto SSI, sarà
     

Webinar “CaveSketch: il rilievo speleologico diventa immediato”

Jún 4th 2026 at 05:00

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Nuovo appuntamento con i “Mercoledì Catastali” della Commissione Catasto SSI

Mercoledì 10 giugno 2026, alle ore 21:00, la Commissione Catasto Cavità Naturali della Società Speleologica Italiana propone un nuovo appuntamento dei “Mercoledì Catastali”, dedicato questa volta a CaveSketch, strumento digitale per il rilievo speleologico presentato da Lorenzo Bordin del Gruppo Speleologico di Lavis.

L’incontro, trasmesso in diretta sul canale YouTube della Commissione Catasto SSI, sarà dedicato ai nuovi strumenti per il rilievo speleologico e alle possibilità offerte dalle tecnologie digitali per velocizzare e semplificare il lavoro sul campo.

Negli ultimi anni il rilievo speleologico ha conosciuto una profonda evoluzione: tablet rugged, dispositivi mobili, software dedicati e sistemi di acquisizione digitale stanno modificando le modalità operative tradizionali, consentendo di integrare direttamente in grotta schizzi, misure, note e georeferenziazione.

CaveSketch si inserisce in questo contesto come applicazione pensata per rendere più immediata la raccolta dei dati di rilievo, riducendo il passaggio fra acquisizione sul campo e restituzione finale. Durante il webinar saranno presentate le principali funzionalità del software, il flusso operativo e alcune esperienze pratiche di utilizzo.

L’incontro rappresenta anche un’occasione di confronto più ampio sul rapporto fra rilievo, documentazione e attività catastale. La qualità e la disponibilità dei dati di rilievo costituiscono infatti uno degli elementi fondamentali per la conservazione della memoria esplorativa e per la costruzione di archivi catastali sempre più completi, aggiornati e condivisibili.

Come per gli altri “Mercoledì Catastali”, il webinar è gratuito e aperto a tutti gli interessati. Durante la diretta sarà possibile inviare domande e commenti attraverso la chat del canale YouTube.

La registrazione dell’incontro resterà disponibile online anche successivamente alla diretta.

L’iscrizione al canale della Commissione Catasto SSI non è obbligatoria, ma consente di ricevere notifiche sui successivi appuntamenti e sulle attività della Commissione.

Commissione Catasto Cavità Naturali – SSI ETS

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  • Torna il Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino: candidature aperte per la terza edizione
    Condividi La scadenza è fissata al 26 luglio 2026 Sono aperte le candidature per la terza edizione del Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino, promosso dalla Società Speleologica Italiana ETS e dall’Associazione di Esplorazioni Geografiche La Venta APS. Il riconoscimento è dedicato alla memoria di Giovanni Badino, tra le figure più autorevoli della speleologia italiana e internazionale: fisico, esploratore, ricercatore e già presidente sia della SSI sia di La Venta. Il prem
     

Torna il Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino: candidature aperte per la terza edizione

Jún 3rd 2026 at 11:58

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La scadenza è fissata al 26 luglio 2026

Sono aperte le candidature per la terza edizione del Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino, promosso dalla Società Speleologica Italiana ETS e dall’Associazione di Esplorazioni Geografiche La Venta APS.

Il riconoscimento è dedicato alla memoria di Giovanni Badino, tra le figure più autorevoli della speleologia italiana e internazionale: fisico, esploratore, ricercatore e già presidente sia della SSI sia di La Venta.

Il premio nasce con l’obiettivo di sostenere e valorizzare progetti di ricerca avanzata nel campo della speleologia, con particolare attenzione alle tecniche innovative applicate all’esplorazione, alla documentazione, alla divulgazione e allo studio degli ambienti ipogei.

Possono partecipare speleologi, speleologhe e gruppi di lavoro, con la presentazione di progetti già conclusi o giunti alla fase finale di sviluppo.

Le candidature potranno essere inviate in italiano o in inglese e saranno valutate in forma anonima da una commissione composta dal Comitato Scientifico della Società Speleologica Italiana ETS e da due rappresentanti del Consiglio Direttivo de La Venta APS.

Al progetto vincitore sarà assegnato un premio di 2.500 euro. Inoltre, i vincitori avranno l’opportunità di presentare il proprio lavoro attraverso due articoli dedicati sulle riviste Speleologia e KUR.

La scadenza per l’invio delle candidature è fissata al 26 luglio 2026.

L’assegnazione del premio avverrà nell’ambito del raduno internazionale di speleologia, in programma a Costacciaro (Perugia) dal 29 ottobre al 1° novembre 2026.

Per partecipare è necessario inviare la documentazione richiesta in formato PDF all’indirizzo email segreteria@socissi.it.

Tutti i dettagli, il regolamento e la modulistica sono disponibili sul sito della Società Speleologica Italiana.

L’invito è rivolto a tutti coloro che stanno sviluppando progetti innovativi e di valore per la conoscenza ipogea, per condividere esperienze, risultati e nuove prospettive di ricerca nel panorama speleologico internazionale.

Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino: come, dove, quando

  • Scadenza per l’invio delle candidature: 26 luglio 2026
  • Premiazione: durante il raduno internazionale di speleologia, dal 29 ottobre al 1° novembre 2026
  • Premio; Contributo economico di 2.500 euro al progetto vincitore e pubblicazione di due articoli dedicati sulle riviste Speleologia e KUR
  • Dettagli e i moduli per la partecipazione: https://speleo.it/site/premio-badino-2026/
  • Informazioni: segreteria@socissi.it

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  • A Bologna dal 10 al 12 giugno la conferenza internazionale “The Earliest Symbols”
    Condividi Tre giorni di studi interdisciplinari sulle origini dei simboli, della comunicazione umana e dei primi codici grafici Dal 10 al 12 giugno 2026, Palazzo Hercolani, sede dell’Università di Bologna, ospiterà la conferenza internazionale The Earliest Symbols – Icons and Geometries from Paleolithic Times, un appuntamento dedicato allo studio delle prime forme di espressione simbolica e dei più antichi sistemi grafici dell’umanità. L’iniziativa riunirà studiosi provenienti da diversi a
     

A Bologna dal 10 al 12 giugno la conferenza internazionale “The Earliest Symbols”

Jún 3rd 2026 at 05:00

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Tre giorni di studi interdisciplinari sulle origini dei simboli, della comunicazione umana e dei primi codici grafici

Dal 10 al 12 giugno 2026, Palazzo Hercolani, sede dell’Università di Bologna, ospiterà la conferenza internazionale The Earliest Symbols – Icons and Geometries from Paleolithic Times, un appuntamento dedicato allo studio delle prime forme di espressione simbolica e dei più antichi sistemi grafici dell’umanità.

L’iniziativa riunirà studiosi provenienti da diversi ambiti disciplinari — archeologia, linguistica, antropologia, scienze cognitive e studi sulla comunicazione — con l’obiettivo di approfondire le origini dei simboli e la nascita dei linguaggi visivi nelle culture preistoriche.

La conferenza è organizzata nell’ambito del progetto SAPIENCE (acronimo per Symbols, Preliteracy and the Evolution of Graphic Codes), progetto Advanced FIS finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (Grant n. FIS-2023-00821) e sviluppato presso il Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna.

Il programma prevede tre giornate con keynote lecture (lectio magistralis), incontri e discussioni interdisciplinari con alcuni dei principali ricercatori internazionali del settore. Tra i temi affrontati: l’evoluzione dei codici grafici, la percezione simbolica umana e il rapporto tra immagini, geometrie e comunicazione nelle società paleolitiche.

L’evento si svolgerà a Palazzo Hercolani, in Strada Maggiore 45 a Bologna, con possibilità di partecipazione sia in presenza sia online tramite Teams.

La partecipazione è gratuita e dà diritto a crediti formativi per studenti di tutti i livelli.

Le iscrizioni sono già aperte sul sito del progetto: https://www.sapience-fis.com/conference-the-earliest-symbols/

Per informazioni:
Prof.ssa Silvia Ferrara — s.ferrara@unibo.it

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  • Albania, dove la speleologia continua a scrivere nuove pagine di esplorazione
    Condividi Il resoconto di Lazzaro (Cristian Monticone) racconta la spedizione che ha portato il complesso ipogenico della Lengarices oltre i 14 chilometri di sviluppo Tra i luoghi che continuano a sorprenderci ci sono quelli che stupiscono anche quando sembrano ormai ben conosciuti. Il complesso della Lengarices, nel cuore dell’Albania meridionale, è uno di questi. Un sistema sotterraneo straordinario, modellato da processi ipogenici ancora attivi, che negli ultimi anni è diventato uno de
     

Albania, dove la speleologia continua a scrivere nuove pagine di esplorazione

Jún 2nd 2026 at 05:30

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Il resoconto di Lazzaro (Cristian Monticone) racconta la spedizione che ha portato il complesso ipogenico della Lengarices oltre i 14 chilometri di sviluppo

Tra i luoghi che continuano a sorprenderci ci sono quelli che stupiscono anche quando sembrano ormai ben conosciuti.

Il complesso della Lengarices, nel cuore dell’Albania meridionale, è uno di questi. Un sistema sotterraneo straordinario, modellato da processi ipogenici ancora attivi, che negli ultimi anni è diventato uno dei più importanti laboratori naturali europei per lo studio della speleogenesi da acido solforico.

Nel resoconto che pubblichiamo integralmente, Cristian Monticone, Lazzaro per tutti gli speleologi, racconta l’ultima spedizione del Consorzio Speleologi Ipogenici (CSI), che ha portato alla scoperta di nuovi settori e all’estensione del sistema oltre i 14 chilometri di sviluppo, consolidandone il primato di più estesa cavità carsica attualmente conosciuta dell’Albania.

E’ un’esperienza di grande valore, che non si misura soltanto nei numeri.

Emerge, tra grandi laghi sotterranei, ampie gallerie, monitoraggi scientifici e collaborazioni internazionali, il racconto di una speleologia che fonde con leggerezza e competenza esplorazione, ricerca e formazione.

E’ un lavoro corale che coinvolge decine di speleologi provenienti da diversi Paesi e che contribuisce alla crescita della comunità speleologica locale.

Le splendide immagini che accompagnano il report restituiscono solo in parte la grandiosità di questi ambienti, come il suggestivo “Lago Papa Nero”, simbolo di un sistema che continua a rivelare nuovi segreti a ogni spedizione.

Lasciamo quindi la parola a Lazzaro e al suo racconto, che ci porta nel cuore di una delle più affascinanti frontiere dell’esplorazione speleologica contemporanea.

Complimenti a tutti, ragazzi, e grazie per aver condiviso questa notizia e i vostri brillanti risultati!

Fonte: Lazzaro (Cristian Monticone) https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2026/06/Albania-il-complesso-ipogenico-della-Lengarices-supera-i-14-km-2.pdf

Un sistema ipogenico raro

Il complesso della Lengarices, situato nella valle del fiume omonimo vicino alle sorgenti termali di Benja, nel sud dell’Albania, rappresenta uno dei più interessanti sistemi carsici ipogenici attualmente conosciuti in Europa. A differenza delle grotte tradizionali, modellate principalmente dall’acqua piovana che si infiltra dalla superficie, la sua formazione è legata alla risalita di fluidi termali e gas profondi ricchi di idrogeno solforato (H2S). La trasformazione di questo gas in acido solforico provoca una dissoluzione del calcare dall’interno, dando origine a grandi sale, ampie gallerie e complessi reticoli di condotte. Si tratta dello stesso processo che ha generato alcuni dei più celebri sistemi ipogenici del mondo, come Lechuguilla e Carlsbad Caverns negli Stati Uniti.

Ciò che rende la Lengarices particolarmente affascinante è la straordinaria concentrazione di vuoti all’interno di un volume roccioso relativamente limitato: oltre 14 chilometri di gallerie si sviluppano infatti in un corpo calcareo spesso appena 120 metri. Questo ambiente costituisce un vero laboratorio naturale per lo studio della speleogenesi da acido solforico, delle dinamiche atmosferiche sotterranee e delle interazioni tra acque termali, gas profondi e roccia.

Le esplorazioni degli ultimi anni hanno inoltre dimostrato che il sistema è ancora lontano dall’essere completamente conosciuto, con nuove scoperte e congiunzioni che continuano ad ampliarne lo sviluppo.

Non sorprende che la Lengarices sia divenuta uno dei principali progetti internazionali del Consorzio Speleologi Ipogenici, attirando l’attenzione di ricercatori ed esploratori da diversi Paesi.

Hanno partecipato alla spedizione:

Andrea Gobetti, Alessandro Valsuani, Andrea Moretti, Giulio Della Croce, Luisa Dainelli, Edoardo Dainelli, Daniele Roncoli, Elena Casolaro, Luca Tinagli e Roland Doja dalla Toscana; Cristian Monticone (Lazzaro), Michele Motta, Igor Cicconetti, Chiara Giovannozzi, Dario Nicoletti, Federico Lupo e Marco Bertona dal Piemonte; Erika Friburgo e Andrea Benedettini dalla Liguria, Alessandro Monaci dalla Lombardia; Carla Moreno e Roberto Pettirossi dall’Umbria; Federico Casadei dal Lazio; Afonso Rodriguez del Portogallo; Irma Tako, Armand Bakalli, Shpetim Goga, Erkin Lika e Kledjan Brahj dall’Albania

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  • Dentro il soccorso alla Grotta dei Cinghiali Volanti: le immagini del CNSAS
    Condividi Dietro le quinte: le fasi del soccorso in alcuni dei video e delle immagini forniti dal CNSAS dal Soccorso: questo il momento dell’uscita dalla grotta. Fortunatamente, la necessità di non utilizzare la barella ha semplificato di molto le operazioni di soccorso e di uscita. https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Video-2026-06-01-at-06.31.07-1.mp4 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2026/06/LUCA-LONGO-SOCCORSO-ALPI
     

Dentro il soccorso alla Grotta dei Cinghiali Volanti: le immagini del CNSAS

Jún 1st 2026 at 12:30

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Dietro le quinte: le fasi del soccorso in alcuni dei video e delle immagini forniti dal CNSAS

dal Soccorso: questo il momento dell’uscita dalla grotta. Fortunatamente, la necessità di non utilizzare la barella ha semplificato di molto le operazioni di soccorso e di uscita.

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  • Rocchetta Nervina, incidente nel rio Barbaira: ferita una torrentista durante una discesa di canyoning
    Condividi Intervento di Vigili del Fuoco, tecnici SAF ed elicottero Drago 66 per il recupero della donna in ambiente forra Un incidente durante un’attività di canyoning ha richiesto nel pomeriggio di sabato 30/5/2026 l’intervento dei soccorsi nel rio Barbaira, una delle forre più frequentate della Liguria occidentale. Una torrentista francese, impegnata nella discesa del canyon, è rimasta ferita in seguito a una caduta, rendendo necessario un complesso recupero in ambiente impervio. La don
     

Rocchetta Nervina, incidente nel rio Barbaira: ferita una torrentista durante una discesa di canyoning

Jún 1st 2026 at 10:55

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Intervento di Vigili del Fuoco, tecnici SAF ed elicottero Drago 66 per il recupero della donna in ambiente forra

Un incidente durante un’attività di canyoning ha richiesto nel pomeriggio di sabato 30/5/2026 l’intervento dei soccorsi nel rio Barbaira, una delle forre più frequentate della Liguria occidentale. Una torrentista francese, impegnata nella discesa del canyon, è rimasta ferita in seguito a una caduta, rendendo necessario un complesso recupero in ambiente impervio.

La donna sarebbe scivolata all’interno di una gola rocciosa riportando probabili fratture agli arti inferiori.

L’allarme ha attivato una complessa macchina dei soccorsi. Sul posto sono intervenute le squadre SAF (Speleo Alpino Fluviale) dei Vigili del Fuoco del Comando di Imperia, specializzate nelle operazioni in ambienti impervi e forre torrentizie. I soccorritori hanno raggiunto l’infortunata attraverso i sentieri di accesso al canyon, prestando le prime cure e predisponendo le operazioni di recupero.

Per l’evacuazione è stato richiesto l’intervento dell’elicottero Drago 66 del Nucleo Elicotteri dei Vigili del Fuoco di Torino, impiegato poiché altri velivoli regionali risultavano contemporaneamente impegnati in differenti missioni di soccorso. La donna è stata recuperata mediante verricello e trasferita fino alla piazzola di Capo Verde, dove era presente il personale sanitario per la successiva ospedalizzazione. Alle operazioni ha partecipato anche il Soccorso Alpino.

L’episodio richiama ancora una volta l’attenzione sulle peculiarità del soccorso in ambiente canyoning, dove l’accessibilità limitata, la presenza di pareti verticali, acqua corrente e strettoie rende spesso necessario il coordinamento tra tecnici di soccorso fluviale, squadre terrestri ed elisoccorso.

Il rio Barbaira

Il rio Barbaira è uno dei percorsi più conosciuti della Liguria occidentale per la pratica del canyoning e, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, richiama numerosi appassionati provenienti anche dall’estero.

Si tratta di una forra particolarmente apprezzata per il suo carattere acquatico: vasche di un intenso colore verde smeraldo, numerosi tuffi possibili, strette gole incassate e spettacolari pareti rivestite di muschio ne fanno una delle mete più suggestive dell’arco ligure. Un vero gioiello naturale che negli anni ha contribuito a far conoscere il canyoning ligure anche oltre i confini nazionali.

L’accesso più comune avviene da Ventimiglia, risalendo la Valle Nervia fino a Rocchetta Nervina.

E’ un luogo affascinante, anche dal punto naturalistico e ambientale: richiede tuttavia grande preparazione tecnica, adeguata attrezzatura e la necessaria prudenza, come per ogni attività svolta in ambiente naturale.

E, come sempre, il nostro ringraziamento va a tutte le donne e gli uomini che operano nel soccorso: professionisti e volontari che, con competenza e disponibilità, mettono il proprio tempo e le proprie capacità al servizio della sicurezza della comunità.

A presto, e che le prossime notizie dai torrenti riguardino solo le loro splendide acque verde smeraldo e, dalle grotte, le fantastiche esplorazioni, e non gli interventi di soccorso!

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  • Speleologo in salvo dopo 16 ore: il comunicato del CNSAS sull’intervento nella Grotta dei Cinghiali Volanti
    Condividi Dopo una lunga notte di lavoro, oggi, 1/6/2026, il ferito è stato accompagnato all’esterno della cavità e alle ore 5:40 circa ha raggiunto l’uscita, ponendo fine a un complesso intervento di soccorso che aveva mobilitato tecnici provenienti da Piemonte, Liguria e Lombardia. Di seguito il comunicato del CNSAS, a cui seguiranno vs le 10 ulteriori approfondimenti: Grotta dei Cinghiali Volanti (CN): concluso l’intervento del Soccorso Alpino e Speleologico, speleologo estratto dopo
     

Speleologo in salvo dopo 16 ore: il comunicato del CNSAS sull’intervento nella Grotta dei Cinghiali Volanti

Jún 1st 2026 at 08:30

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Dopo una lunga notte di lavoro, oggi, 1/6/2026, il ferito è stato accompagnato all’esterno della cavità e alle ore 5:40 circa ha raggiunto l’uscita, ponendo fine a un complesso intervento di soccorso che aveva mobilitato tecnici provenienti da Piemonte, Liguria e Lombardia.

Di seguito il comunicato del CNSAS, a cui seguiranno vs le 10 ulteriori approfondimenti:

Grotta dei Cinghiali Volanti (CN): concluso l’intervento del Soccorso Alpino e Speleologico, speleologo estratto dopo una notte di operazioni

Si è concluso alle ore 5:40 di questa mattina l’intervento del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico nella Grotta dei Cinghiali Volanti, nel comune di Garessio (Cuneo), dove nel tardo pomeriggio di ieri uno speleologo era rimasto con un arto inferiore bloccato sotto un masso a circa 120 metri di profondità. Sul posto sono intervenuti complessivamente 53 tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico provenienti da diverse regioni d’Italia. Una volta raggiunto l’infortunato, le prime squadre hanno concentrato gli sforzi sulla liberazione dell’arto rimasto incastrato sotto la roccia.

L’operazione è stata condotta dai tecnici specializzati del Soccorso Speleologico, consentendo di rimuovere il masso e liberare il ferito. Successivamente è stato allestito un piccolo campo sanitario all’interno della grotta per consentire al personale medico e sanitario del CNSAS di effettuare una valutazione approfondita delle condizioni dell’uomo. Accertato che il quadro clinico fosse complessivamente buono e che non fossero presenti condizioni tali da richiedere il trasporto in barella, è stata pianificata e avviata l’uscita assistita dalla cavità. La possibilità per il ferito di collaborare attivamente durante l’evacuazione ha consentito di rendere più rapide e agevoli le operazioni di recupero, che si sono comunque protratte per diverse ore a causa della complessità dell’ambiente ipogeo e delle caratteristiche del percorso.

Alle operazioni hanno partecipato i tecnici e i sanitari del Soccorso Alpino e Speleologico, i Carabinieri e il servizio di elisoccorso di Azienda Zero della Regione Piemonte che ha supportato le attività garantendo il trasporto in quota di personale e materiali necessari all’intervento. L’infortunato è stato accompagnato all’esterno della grotta alle ore 5:40 e affidato successivamente al personale dell’autoambulanza per il trasporto in ospedale e gli ulteriori accertamenti del caso.

L’INCIDENTE

In attesa del prosieguo, comunque positivo, un breve riepilogo.

L’allarme era scattato nel pomeriggio di ieri, intorno alle 17.

Uno speleologo del Ponente ligure, poco più che ventenne, era impegnato in un’esplorazione con una squadra piemontese nella Grotta dei Cinghiali Volanti, una delle cavità dell’area carsica Rocca d’Orse – Val d’Inferno. Intorno alle 14, mentre percorreva uno stretto cunicolo a circa 120 metri di profondità, una lama di roccia si è improvvisamente spostata, bloccandogli il piede destro sotto un masso.

I compagni hanno tentato inizialmente di liberarlo autonomamente, ma senza successo. A quel punto è stato lanciato l’allarme e si è attivata la macchina del Soccorso Speleologico.

Le prime squadre del CNSAS, insieme al personale sanitario specializzato, hanno raggiunto rapidamente l’infortunato, trovato cosciente e collaborativo. Sul posto sono stati mobilitati anche i tecnici del Gruppo Lavoro Disostruzione, gli specialisti chiamati a intervenire nelle situazioni più complesse.

un’altra immagine del Soccorso

CUSCINI GONFIABILI AD ALTA PRESSIONE

La svolta è arrivata in serata. Dopo aver analizzato attentamente la posizione del masso e le condizioni di sicurezza del cunicolo, i disostruttori hanno utilizzato particolari cuscini gonfiabili ad alta pressione. Gli strumenti hanno consentito di sollevare gradualmente le rocce che comprimevano il piede del giovane, permettendo finalmente di liberarlo senza provocare ulteriori traumi.

Il masso che aveva bloccato la gamba fortunatamente non aveva causato grandi danni: dopo essere stato liverato con i provvidenziali cuscinetti, lo speleologo è potuto addirittura uscire in autonomia, accompagnato.

Una volta fuori, lo speleologo è stato trasferito in una tendina allestita all’interno della grotta, dove i sanitari hanno effettuato ulteriori controlli. Gli accertamenti hanno escluso lesioni gravi o invalidanti, una notizia che ha cambiato radicalmente il quadro dell’intervento e consentito di affrontare con maggiore serenità la successiva fase di evacuazione.

Nel corso della notte i soccorritori hanno quindi lavorato senza sosta per predisporre e completare il trasporto del ferito lungo il percorso sotterraneo fino all’esterno della cavità. Alle 5:40 circa il giovane ha finalmente raggiunto l’uscita, ponendo fine a un intervento complesso conclusosi nel migliore dei modi.

L’operazione ha visto impegnati decine di tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, tra cui sanitari e specialisti del Gruppo Lavoro Disostruzione, confermando ancora una volta l’elevato livello di preparazione richiesto dagli interventi in ambiente ipogeo.

Il Rifugio Pian Bernardo, in frazione Trappa di Garessio, è stato il punto di riferimento logistico e il campo base delle operazioni per tutta la durata del soccorso.

Seguiranno eventuali aggiornamenti sulle condizioni dell’infortunato e sul bilancio definitivo dell’intervento.

RINGRAZIAMENTI

Ora che il soccorso si è concluso nel migliore dei modi, è anche il momento dei ringraziamenti

Scintilena e tutta la comunità speleologica desiderano esprimere un sentito ringraziamento ai tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, al personale sanitario e a tutti coloro che hanno preso parte a questa complessa operazione di soccorso.

Immagini dal Soccorso

Un grazie particolare va anche a chi, durante le lunghe ore dell’intervento, ha garantito un costante flusso di informazioni e aggiornamenti, permettendo alla comunità speleologica e a quanti seguivano con apprensione l’evolversi della situazione di restare informati fino alla positiva conclusione del soccorso e anche nelle ore successive.

Sono attesi filmati e altre immagini delle operazioni di soccorso. La zona del campo base e dell’area di intervento è però caratterizzata da una copertura telefonica limitata, per cui il materiale arriverà e sarà pubblicato non appena disponibile.

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  • 18° Avvicinamento alla Speleologia a Saluzzo
    Condividi Tre giornate per scoprire il mondo sotterraneo: teoria, prove pratiche e un’escursione in grotta con la Scuola Nazionale di Speleologia del CAI Mi fai per piacere articolo con titolo e sottotitolo per Scintilena da questo? Grazie 18° Avvicinamento alla Speleologia a Saluzzo Tre giornate per scoprire il mondo sotterraneo: teoria, prove pratiche e un’escursione in grotta con la Scuola Nazionale di Speleologia del CAI La passione per l’esplorazione del mondo sotterraneo to
     

18° Avvicinamento alla Speleologia a Saluzzo

Jún 1st 2026 at 05:00

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Tre giornate per scoprire il mondo sotterraneo: teoria, prove pratiche e un’escursione in grotta con la Scuola Nazionale di Speleologia del CAI

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Mi fai per piacere articolo con titolo e sottotitolo per Scintilena da questo? Grazie

18° Avvicinamento alla Speleologia a Saluzzo

Tre giornate per scoprire il mondo sotterraneo: teoria, prove pratiche e un’escursione in grotta con la Scuola Nazionale di Speleologia del CAI

La passione per l’esplorazione del mondo sotterraneo torna protagonista a Saluzzo con il 18° Corso di Avvicinamento alla Speleologia, organizzato dalla Scuola Nazionale di Speleologia del CAI “Monviso” Saluzzo in collaborazione con lo Speleo Club Saluzzo “F. Costa”.

L’iniziativa è pensata per chi desidera avvicinarsi per la prima volta alla speleologia e vivere un’esperienza coinvolgente alla scoperta delle grotte, della tecnica e della cultura del mondo ipogeo. Lo slogan scelto per questa edizione, “Vivi la montagna partendo dal cuore”, richiama il fascino di un ambiente unico che si sviluppa proprio sotto i nostri piedi.

Il corso sarà diretto dall’INS Daniele Mengozzi e si articolerà in tre appuntamenti.

Si inizierà giovedì 18 giugno 2026 alle ore 21.00, presso la sede del CAI di Saluzzo in Piazza Cavour 12, con una lezione dedicata all’esposizione al rischio, alla mitigazione e al patto di corresponsabilità, oltre a temi di cultura generale, materiali e abbigliamento necessari per frequentare le attività in sicurezza.

La seconda giornata, in programma sabato 20 giugno, sarà dedicata alla dimostrazione e alla prova pratica di progressione su corda presso la falesia di Envie, offrendo ai partecipanti un primo contatto con le tecniche utilizzate dagli speleologi.

Il corso si concluderà domenica 21 giugno con una giornata interamente trascorsa in grotta, in una cavità del Piemonte, per sperimentare direttamente sul campo quanto appreso durante le attività preparatorie.

Per partecipare è richiesto un equipaggiamento semplice: scarponcini o stivali, guanti da lavoro, una tuta intera da officina e un certificato medico non agonistico. Fondamentali anche curiosità, spirito di adattamento e voglia di divertirsi.

La partecipazione è aperta a partire dai 15 anni di età, con autorizzazione firmata da chi esercita la responsabilità genitoriale. Il costo di iscrizione è di 40 euro per i soci CAI e 50 euro per i non soci. I posti disponibili sono limitati.

Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare l’organizzazione al numero 340 2380053 oppure scrivere a giotop100@hotmail.com.

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Garessio, allarme per uno speleologo nella grotta dei Cinghiali Volanti – aggiornamenti: alle 5:30 dell’1/6/2026 l’infortunato è fuori dalla grotta

Máj 31st 2026 at 19:46

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Mobilitazione del Soccorso Alpino e Speleologico: attivate le delegazioni piemontese, ligure e lombarda. Sul posto anche commissione medica e disostruttori

AGGIORNAMENTI IN FONDO ALL’ARTICOLO

GARESSIO (CN) – È in corso dalle ore 17 di oggi, 31/5/2026, un intervento del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese nella Grotta dei Cinghiali Volanti, nel territorio comunale di Garessio, dove è stato lanciato un allarme per uno speleologo che si troverebbe a circa 120 metri di profondità.

L’intervento si svolge in una delle cavità dell’area carsica Rocca d’Orse-Val d’Inferno, territorio ben noto agli speleologi.

La Grotta dei Cinghiali Volanti, scoperta dallo SCTanaro nell’autunno del 2007, ha portato all’esplorazione di un antichissimo livello freatico che si sviluppa sotto il Garbo della Donna Selvaggia (Atlante delle aree carsiche piemontesi – Catasto Speleologi Pienonte)

La cavità è frequentata da squadre speleologiche per attività di ricerca, documentazione ed esplorazione.

Secondo le prime informazioni disponibili, l’uomo potrebbe essere rimasto incastrato sotto una roccia durante l’attività in grotta. La situazione è ancora in fase di accertamento e al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulle sue condizioni.

Per l’intervento sono stati mobilitati numerosi tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico provenienti dalle delegazioni piemontese, ligure e lombarda. Sono state inoltre attivate la commissione medica e la squadra dei disostruttori, specialisti incaricati di intervenire in caso sia necessario rimuovere ostacoli o allargare i passaggi sotterranei per consentire il recupero dell’infortunato.

La squadra di primo intervento ha già raggiunto la zona operativa e sta procedendo nelle verifiche e nelle operazioni di soccorso all’interno della cavità.

Seguiranno aggiornamenti non appena saranno disponibili nuove informazioni sull’evoluzione dell’intervento.

Di seguito il comitato ufficiale del CNSAS:

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è impegnato in un intervento di carattere speleologico nel comune di Garessio (Cuneo). Intorno alle 17:00 è stato lanciato un allarme per uno speleologo con un arto incastrato sotto una roccia nella grotta dei Cinghiali Volanti, a 120 metri di profondità Una prima squadra del Soccorso Speleologico (con personale sanitario) ha già raggiunto il ferito. Sul posto stanno giungendo circa 40 soccorritori del Soccorso Alpino e Speleologico provenienti da diverse regioni d’Italia, nel caso in cui lo speleologo non sia in grado di collaborare per fuoriuscire dalla grotta e fosse necessario un trasporto in barella. Seguono aggiornamenti.

Delle h 22:25 è un altro comunicato CNSAS:

Aggiornamento dall’intervento nella Grotta dei Cinghiali Volanti. L’infortunato è stato raggiunto dalle prime squadre. È di nazionalità italiana, cosciente e collaborate, ma ha un arto inferiore bloccato da un masso. È assistito da personale sanitario del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, specificamente formato per intervenire in quel tipo di ambiente, e dalle squadre tecniche tra cui i disostruttori che stanno studiando la maniera più efficace per spostare la roccia e liberarlo. In seguito le sue condizioni sanitarie verranno rivalutate per individuare la strategia migliore per l’evacuazione. Al momento sono impegnati 42 tecnici del Soccorso Speleologico tra cui 8 sanitari e 8 disostruttori.
Uno nuovo aggiornamento verrà diffuso domattina dopo le 8.30.

Fonte: comunicati CNSAS

Foto di copertina (Massimo Sciandra) e rilievo (Massimo Sciandra e Raffaella Zerbetto) da https://catastogrotte-piemonte.net/caves-view-2508.en.html

Ed ecco l’aggiornamento più atteso!

Grotta dei Cinghiali Volanti, aggiornamento ore 6:30 del 1° giugno: alle ore 5:40 circa il ferito è uscito dalla grotta. I tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico hanno operato incessantemente tutta la notte per estrarlo. A breve dettagli e materiali multimediali.

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