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  • EuroSpeleo Newsletter, July 2026
    It is with great pleasure that the European Speleological Federation (FSE) publishes the next EuroSpeleo Newsletter of July 2026. This Newsletter will be exclusively available in electronic form and it will be distributed through the FSE mailing lists, website, Facebook and Instagram page. It is edited by the FSE Bureau and will inform member countries and individual speleologists about important events nationally and internationally as well as new developments and the initiatives of the FSE and
     

EuroSpeleo Newsletter, July 2026

It is with great pleasure that the European Speleological Federation (FSE) publishes the next EuroSpeleo Newsletter of July 2026. This Newsletter will be exclusively available in electronic form and it will be distributed through the FSE mailing lists, website, Facebook and Instagram page. It is edited by the FSE Bureau and will inform member countries and individual speleologists about important events nationally and internationally as well as new developments and the initiatives of the FSE and its member countries. This Newsletter will be released on an occasional basis.

Please spread this newsletter on the broadest way possible among caving clubs and individual speleologists and all those interested.

You can download the English version of the July 2026 newsletter and the French version of the Bulletin d’Information EuroSpeleo juillet 2026.

With cordial regards,

The FSE Bureau, July 2026

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  • Roberto Abiuso, il medico che portava lo stetoscopio anche nelle grotte
    Condividi La notizia della scomparsa di Roberto Abiuso è arrivata alla comunità speleologica attraverso un messaggio di Dino Bonucci sulla mailing list Speleo-IT. Poche righe, che sono in realtà un ritratto. «C’è sempre un uomo con lo stetoscopio nella vita di ognuno di noi. Ma non sempre lo si incontra nei luoghi in cui ci si aspetterebbe: un ambulatorio, un ospedale. A volte lo si scopre nei posti più impensati. Uno di quelli che hanno attraversato la mia vita è stato Roberto Abiuso, s
     

Roberto Abiuso, il medico che portava lo stetoscopio anche nelle grotte

Júl 1st 2026 at 17:50

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La notizia della scomparsa di Roberto Abiuso è arrivata alla comunità speleologica attraverso un messaggio di Dino Bonucci sulla mailing list Speleo-IT. Poche righe, che sono in realtà un ritratto.

«C’è sempre un uomo con lo stetoscopio nella vita di ognuno di noi. Ma non sempre lo si incontra nei luoghi in cui ci si aspetterebbe: un ambulatorio, un ospedale. A volte lo si scopre nei posti più impensati.

Uno di quelli che hanno attraversato la mia vita è stato Roberto Abiuso, scomparso in questi giorni. Con lui ho condiviso alcune avventure lontanissime dagli ambulatori, eppure ho sempre percepito in lui quella presenza vigile, quell’attenzione “con lo stetoscopio”. Eravamo lontanissimi dalle nostre case, ma, proprio in quelle lontananze, in qualche modo vicinissimi.

Non potrò dimenticare la sua espressione perplessa, ma calma e distaccata, con cui sembrava chiedermi, senza fretta: “Ma cosa ci stiamo facendo, esattamente, qui?”.

E addio anche a te, Roberto.»

Parole che hanno trovato eco anche nel ricordo pubblicato da Giulio Falcetta e di molti altri su vari canali, e che restituiscono bene una delle qualità più riconosciute di Roberto Abiuso: essere medico non solo per professione, ma per modo di stare accanto agli altri.

Nato a Roma nel 1950, laureato in Medicina e Chirurgia, Roberto Abiuso ha svolto per molti anni la professione di medico di famiglia a Magliano Sabina. Parallelamente ha coltivato una passione sempre più intensa per la montagna e la speleologia. Iscritto al CAI dal 1996, speleologo dal 2003, nello stesso anno entra a far parte dell’associazione La Venta, partecipando a spedizioni in Messico, nelle Filippine e in Argentina e collaborando anche alle attività editoriali dell’associazione. Nel 2005, insieme a Tullio Bernabei, è tra i fondatori del Gruppo Speleologico Sabino, di cui è stato segretario.

È proprio Tullio Bernabei, nel ricordo pubblicato da La Venta Esplorazioni Geografiche, a completare questo ritratto. Racconta di un medico che ha messo le proprie competenze al servizio della sicurezza delle spedizioni, ma anche di una persona che, con grande modestia, esitava a partecipare alle esplorazioni perché temeva di non essere abbastanza esperto come speleologo.

Una preoccupazione che, scrive Bernabei, era del tutto infondata. Roberto avrebbe dato molto alle spedizioni non solo per le sue competenze sanitarie, ma per il buon senso, la prudenza, l’ottima preparazione fisica e soprattutto per il suo carattere: il buonumore costante, l’ironia, la disponibilità verso tutti, spesso accompagnata da improvvisate strofe in rima che erano diventate un tratto distintivo della sua compagnia.

L’ultima grande spedizione condivisa con La Venta risale al 2018, in Chiapas, tra il canyon del Río La Venta e il Sumidero, un’esperienza che ricordava con particolare affetto. Negli anni successivi aveva progressivamente lasciato gli impegni associativi per dedicarsi completamente all’assistenza della compagna Teresa, con una dedizione che Bernabei definisce «una simbiosi totale» e che racconta forse meglio di ogni altra cosa la sua umanità.

Le parole di Dino Bonucci tornano allora a risuonare con ancora maggiore forza. Per molti Roberto Abiuso è stato proprio questo: un uomo che, anche lontano dagli ambulatori e dagli ospedali, continuava a portare con sé uno stetoscopio invisibile, fatto di attenzione, prudenza e cura per gli altri. Un modo di essere medico che non si interrompeva mai, nemmeno nel cuore di una grotta o durante una spedizione dall’altra parte del mondo.

L'articolo Roberto Abiuso, il medico che portava lo stetoscopio anche nelle grotte proviene da Scintilena.

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  • Mittelberg Ferner, le grotte di ghiaccio raccontano il rapido cambiamento del ghiacciaio del Tirolo
    Condividi Tra esplorazione speleoglaciale e cambiamento climatico, il Mittelberg Ferner mostra un paesaggio in continua trasformazione nel cuore della valle di Pitztal, ai piedi del Wildspitze. Mittelberg Ferner, un ghiacciaio simbolo delle Alpi Venoste Il Mittelberg Ferner, situato nella valle di Pitztal, nel Tirolo austriaco, è uno dei ghiacciai più importanti delle Alpi Venoste. Con una superficie che lo colloca al secondo posto nella regione dopo il Gepatschferner, scende dalle pen
     

Mittelberg Ferner, le grotte di ghiaccio raccontano il rapido cambiamento del ghiacciaio del Tirolo

Júl 1st 2026 at 14:00

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Tra esplorazione speleoglaciale e cambiamento climatico, il Mittelberg Ferner mostra un paesaggio in continua trasformazione nel cuore della valle di Pitztal, ai piedi del Wildspitze.

Mittelberg Ferner, un ghiacciaio simbolo delle Alpi Venoste

Il Mittelberg Ferner, situato nella valle di Pitztal, nel Tirolo austriaco, è uno dei ghiacciai più importanti delle Alpi Venoste.

Con una superficie che lo colloca al secondo posto nella regione dopo il Gepatschferner, scende dalle pendici del Wildspitze (3.770 metri), la montagna più alta del Tirolo settentrionale.

Negli ultimi anni questo ghiacciaio è diventato anche un laboratorio naturale per lo studio degli effetti del cambiamento climatico e dell’evoluzione delle cavità glaciali. Mittelbergferner Wildspitze (Meeting Organizer?)

L’articolo di Lorenzo Bordin, pubblicato sul numero 93 della rivista ‘Speleologia’ intitolato “Un altro buco nell’Acqua: viaggio nel cuore effimero del Mittelberg Ferner”, racconta proprio questa realtà: un ambiente che cambia rapidamente, dove le gallerie scavate dall’acqua di fusione nascono, si trasformano e scompaiono nel giro di poche stagioni.

Le grotte glaciali del Mittelberg Ferner sono ambienti in continua evoluzione

Le cavità che si sviluppano all’interno del Mittelberg Ferner rappresentano uno degli aspetti più interessanti della speleologia glaciale.

I torrenti di fusione scavano veri e propri sistemi sotterranei nel ghiaccio, creando gallerie, pozzi e grandi sale che possono modificarsi nel corso di pochi giorni.

Negli ultimi anni diversi gruppi di ricerca italiani e austriaci hanno documentato alcuni dei più estesi sistemi subglaciali oggi accessibili nelle Alpi.

Le esplorazioni hanno permesso di effettuare rilievi topografici, documentazione fotografica e osservazioni scientifiche utili a comprendere i processi di fusione del ghiacciaio. (Scintilena?)

L’attività speleoglaciale richiede competenze specifiche. A differenza delle grotte in roccia, le cavità glaciali sono caratterizzate da una stabilità molto limitata.

Il percorso può cambiare rapidamente e il rischio di crolli rende necessaria una costante valutazione delle condizioni ambientali.

Cambiamento climatico e ritiro del ghiacciaio del Mittelberg Ferner

Il Mittelberg Ferner rappresenta uno degli esempi più evidenti del ritiro dei ghiacciai alpini.

Gli studi geomorfologici mostrano che il ghiacciaio è in una fase di rapido assottigliamento. La fusione interessa sia la superficie sia la parte inferiore del ghiaccio, dove scorrono i torrenti subglaciali.

L’azione combinata dell’acqua e dell’aumento delle temperature favorisce la formazione di grandi vuoti interni che, con il tempo, possono collassare modificando completamente la morfologia del ghiacciaio. (Meeting Organizer?)

Le immagini satellitari e i rilievi eseguiti negli ultimi anni documentano una contrazione significativa della lingua glaciale.

Si tratta di un fenomeno osservato anche in molti altri ghiacciai delle Alpi, ma nel Mittelberg Ferner assume particolare evidenza perché l’area è facilmente accessibile ed è interessata anche dalla presenza degli impianti sciistici. (MeteoWeb?)

Tra turismo e ricerca scientifica sul ghiacciaio

La valle di Pitztal è una delle principali destinazioni alpine dedicate allo sci su ghiacciaio. Gli impianti raggiungono quote elevate e convivono con un ambiente naturale che sta cambiando rapidamente.

Da anni il rapporto tra utilizzo turistico e conservazione del ghiacciaio è al centro del dibattito. Ricercatori e associazioni ambientaliste sottolineano come il ritiro del ghiaccio stia modificando il paesaggio e aumentando l’instabilità di alcune aree, mentre il comprensorio sciistico continua a rappresentare un’importante risorsa economica per la valle. (FM4?)

In questo contesto, le esplorazioni speleoglaciali assumono anche un valore documentario. Ogni rilievo contribuisce a conservare la memoria di strutture che potrebbero non esistere più nel giro di pochi anni.

Un archivio naturale destinato a cambiare

Le grotte del Mittelberg Ferner costituiscono un patrimonio scientifico di grande interesse. Attraverso lo studio delle cavità, dei sedimenti e delle dinamiche dell’acqua di fusione, i ricercatori raccolgono dati preziosi sull’evoluzione dei ghiacciai alpini.

Il racconto di Lorenzo Bordin richiama l’attenzione proprio su questo aspetto: ogni esplorazione rappresenta l’osservazione di un ambiente effimero, destinato a trasformarsi continuamente. Le gallerie percorse oggi potrebbero essere completamente scomparse alla stagione successiva, sostituite da nuovi percorsi creati dall’acqua o cancellate dal collasso del ghiaccio.

Il Mittelberg Ferner continua così a essere uno dei luoghi più significativi per la speleologia glaciale europea, offrendo agli esploratori e ai ricercatori l’opportunità di documentare un ambiente naturale che cambia con una rapidità sempre maggiore.

Fonti

  • Articolo di Lorenzo Bordin, Un altro buco nell’Acqua: viaggio nel cuore effimero del Mittelberg Ferner.
  • Documentazione sulle esplorazioni speleoglaciali pubblicata da Scintilena. (Scintilena?Attachment.png)
  • Studi geomorfologici sul Mittelbergferner presentati alla European Geosciences Union. (Meeting Organizer?Attachment.png)
  • Studi e documentazione sul ritiro del ghiacciaio Mittelberg Ferner. (ScienceDirect?Attachment.png)

L'articolo Mittelberg Ferner, le grotte di ghiaccio raccontano il rapido cambiamento del ghiacciaio del Tirolo proviene da Scintilena.

Miniera di Raibl, nuove esplorazioni nelle gallerie storiche di Cave del Predil riportano alla luce il patrimonio minerario

Júl 1st 2026 at 13:00

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Uno studio pubblicato su Opera Ipogea documenta tre anni di esplorazioni nella Miniera di Raibl, con il censimento dei “minotemi” e una nuova ricostruzione delle gallerie storiche del Monte Re.

La Miniera di Raibl torna al centro della ricerca in archeologia mineraria

La Miniera di Raibl di Cave del Predil, nel comune di Tarvisio, rappresenta uno dei più importanti complessi minerari dell’arco alpino. Un contributo scientifico pubblicato sulla rivista Opera Ipogea presenta i risultati di una campagna di esplorazione svolta tra il 2021 e il 2024 da Marco Romano e Daniele Davolio, dedicata alla ricostruzione dei livelli minerari ancora accessibili e alla documentazione delle testimonianze dell’attività estrattiva.

L’indagine interessa i livelli superiori del Piccolo Monte Re, una parte della miniera che si sviluppa sopra il cosiddetto “livello Zero”, oggi non compresa nel percorso turistico del Parco Internazionale Geominerario di Raibl. Lo studio contribuisce ad ampliare la conoscenza di un reticolo sotterraneo che, nel suo massimo sviluppo, ha superato i 120-150 chilometri di gallerie distribuite su numerosi livelli. (cavedelpredil.it)

Esplorazioni nella Miniera di Raibl e documentazione dei minotemi

L’obiettivo principale della ricerca è stato quello di censire i cosiddetti minotemi, termine utilizzato dagli autori per indicare l’insieme delle strutture, delle attrezzature, delle opere di sostegno e degli spazi funzionali che raccontano direttamente l’organizzazione del lavoro minerario.

Nel corso delle esplorazioni sono stati documentati impianti di trasporto, sistemi di ventilazione, opere di armatura, discenderie, pozzi, officine e altri elementi conservati all’interno delle gallerie. Molti di questi manufatti risultano ancora in buono stato nonostante la chiusura definitiva della miniera, avvenuta nel 1991.

La ricerca ha consentito inoltre di aggiornare la conoscenza dell’assetto dei livelli superiori, rimasti per lungo tempo privi di una documentazione sistematica.

Oltre otto secoli di attività estrattiva

La storia della Miniera di Raibl attraversa oltre sette secoli di attività documentata. Le prime fonti scritte risalgono al XIV secolo, anche se lo sfruttamento dei giacimenti di piombo e zinco potrebbe essere ancora più antico.

Nel corso dei secoli la proprietà della miniera passò attraverso diverse gestioni fino all’acquisizione da parte degli Asburgo nel XVIII secolo. Durante l’Ottocento il sito conobbe una forte modernizzazione, culminata nel 1890 con la costruzione di una centrale idroelettrica che alimentava gli impianti minerari e rese Cave del Predil uno dei primi villaggi dell’area ad essere elettrificato. (Wikipedia)

La galleria del Bretto e il ruolo durante la Prima guerra mondiale

Tra le opere più significative figura la galleria del Bretto, realizzata tra la fine dell’Ottocento e il 1905 per consentire il drenaggio delle acque profonde della miniera.

Lunga quasi cinque chilometri e collegata al territorio oggi sloveno, questa infrastruttura ebbe anche un ruolo militare durante la Prima guerra mondiale. Nel 1917 venne utilizzata dall’esercito austro-ungarico per trasferire uomini e materiali senza essere osservati dalle postazioni italiane, nell’ambito delle operazioni che precedettero la battaglia di Caporetto. (Wikipedia)

Dalla produzione industriale al Parco Geominerario

La coltivazione del giacimento proseguì fino al 1991, quando la miniera cessò definitivamente l’attività per ragioni economiche, pur in presenza di consistenti riserve minerarie.

Oggi una parte delle gallerie è visitabile all’interno del Parco Internazionale Geominerario di Raibl, che conserva la memoria dell’attività estrattiva attraverso percorsi guidati, il museo della tradizione mineraria e iniziative dedicate alla valorizzazione del patrimonio industriale. Nel 2026 il percorso di visita è stato ulteriormente migliorato con l’introduzione di un nuovo trenino elettrico destinato ai visitatori. (ANSA.it)

Un contributo alla conoscenza del patrimonio ipogeo

Lo studio pubblicato su Opera Ipogea evidenzia come la Miniera di Raibl rappresenti non soltanto un sito di interesse storico e industriale, ma anche un importante laboratorio per la speleologia in cavità artificiali e per l’archeologia mineraria.

La documentazione dei minotemi permette di conservare informazioni sulle tecniche estrattive, sull’organizzazione del lavoro e sull’evoluzione tecnologica della miniera. I risultati della ricerca costituiscono una base utile per futuri studi scientifici e per la valorizzazione di uno dei più estesi sistemi minerari sotterranei dell’intero arco alpino.

Excerpt

Uno studio pubblicato su Opera Ipogea ricostruisce tre anni di esplorazioni nella Miniera di Raibl di Cave del Predil, documentando i minotemi e il patrimonio storico di uno dei più importanti complessi minerari delle Alpi.

Tag: Miniera di Raibl, Cave del Predil, Tarvisio, archeologia mineraria, Opera Ipogea, miniere storiche, cavità artificiali, Friuli Venezia Giulia, speleologia, patrimonio industriale.

Fonti

Fonti

[1] Opera Ipogea 1/2026 in spedizione: il nuovo numero tra cavità … https://www.scintilena.com/opera-ipogea-1-2026-in-spedizione-il-nuovo-numero-tra-cavita-artificiali-archeologia-e-ricerca-speleologica/06/26/

[2] Parco geominerario di Raibl – Turismo Friuli Venezia Giulia https://www.turismofvg.it/industria-e-tecnologia/parco-geominerario-di-raibl

[3] Miniera di Raibl Parco Internazionale Geominerario – Musei Tarvisio https://www.museitarvisio.it/parco-internazionale-geominerario/

[4] Raibl geomineral park https://www.turismofvg.it/art-and-culture/science-and-technique-tarvisio-and-surroundings/raibl-geomineral-park?LangSetCMS=en

[5] La miniera di Raibl – Commissario straordinario per il recupero del … https://www.cavedelpredil.it/it/parco-geominerario-86896/la-miniera-di-raibl-86898

[6] Museo storico militare delle Alpi Giulie https://cultura.gov.it/luogo/museo-storico-militare-delle-alpi-giulie

[8] Speleo-escursione alla Miniera di Cave del Predil – Scintilena https://www.scintilena.com/speleo-escursione-alla-miniera-di-cave-del-predil-gallerie-turistiche-e-zona-speleologica-sotto-la-sala-santa-barbara/02/28/

[9] Padova, ESCA Sotterranea e Giornata Nazionale delle Miniere 2026 https://www.scintilena.com/padova-esca-sotterranea-e-giornata-nazionale-delle-miniere-2026-due-giorni-tra-miniere-memoria-e-esplorazioni-speleologiche/05/15/

[11] Grotte e aneddoti della Prima Guerra Mondiale nella zona del Monte Pal Piccolo: conferenza a Ronchi dei Legionari – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-e-aneddoti-della-prima-guerra-mondiale-nella-zona-del-monte-pal-piccolo-conferenza-a-ronchi-dei-legionari/07/13/

[12] Portatrici Carniche: Storie di Resistenza e Memoria – Scintilena https://www.scintilena.com/portatrici-carniche-storie-di-resistenza-e-memoria/02/13/

[13] Sullo Stelvio scoperto intatto un rifugio austriaco della … https://www.scintilena.com/sullo-stelvio-scoperto-intatto-un-rifugio-austriaco-della-prima-guerra-mondiale-in-una-grotta/11/13/

[15] La rivista “ALPI GIULIE” pubblica il numero di dicembre 2023 – Scintilena https://www.scintilena.com/la-rivista-alpi-giulie-pubblica-il-numero-di-dicembre-2023/01/05/

[16] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/

[17] Friuli Venezia Giulia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/friuli-venezia-giulia/

[18] Trieste, in uscita la rivista “Atti e Memorie”, vol.48 – Scintilena https://www.scintilena.com/trieste-in-uscita-la-rivista-atti-e-memorie-vol-48/02/19/

[19] SOTTO I GHIACCI DELLE CARNICHE: Il Fontanon di Timau Rivela i … https://www.scintilena.com/sotto-i-ghiacci-delle-carniche-il-fontanon-di-timau-rivela-i-suoi-segreti-dopo-secoli-di-silenzio/01/24/

[20] SPECCHI CLIMATICI SOTTERRANEI: La Mostra “Ghiacciai … https://www.scintilena.com/specchi-climatici-sotterranei-la-mostra-ghiacciai-nascosti-rivela-i-segreti-di-ecosistemi-fragili-nelle-prealpi-venete/01/24/

[21] Miniera di Raibl – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Miniera_di_Raibl

[22] Parco Internazionale Geominerario del Raibl (2025) – All You Need to Know BEFORE You Go (with Reviews) https://www.tripadvisor.com/Attraction_Review-g3813685-d4721746-Reviews-Parco_Internazionale_Geominerario_del_Raibl-Cave_del_Predil_Province_of_Udine_Fr.html

[23] Parco Internazionale Geominerario – Comune di Tarvisio https://www.comune.tarvisio.ud.it/it/vivere-il-comune-38666/luoghi-49668/parco-internazionale-geominerario-38796

[24] Cave del Predil – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Cave_del_Predil

[25] La miniera di Raibl a Cave del Predil nel Tarvisiano, per secoli una … https://www.facebook.com/regione.fvg.it/posts/%EF%B8%8F-la-miniera-di-raibl-a-cave-del-predil-nel-tarvisiano-per-secoli-una-delle-pi%C3%B9-/1110566821115346/

[26] Miniere d’Italia – Miniera di Raibl https://sites.google.com/view/miniere-italia/regioni/friuli-venezia-giulia/metalliferi-e-fluorite/miniera-di-raibl

[27] PARCO INTERNAZIONALE GEOMINERARIO DI RAIBL: Tutto quello che c’è da sapere https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g3813685-d4721746-Reviews-Parco_Internazionale_Geominerario_del_Raibl-Cave_del_Predil_Province_of_Udine_Fr.html

[28] La miniera di Raibl – Recensioni su Parco Internazionale … https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g3813685-d4721746-r175141791-Parco_Internazionale_Geominerario_del_Raibl-Cave_del_Predil_Province_of_Udine_F.html

[29] La lunga storia della miniera di Raibl, un nome https://www.techefriulane.it/download.aspx?s=DTMI_RTIYIlDKL8dZZ-nA3uNE-pcliahYaRlAI2WQfY1717oYDlDKfdEeD8loeUc0

[30] Cave del Predil: un suggestivo viaggio all’interno della montagna – Tarvisio https://friuli.vimado.it/musei/cave-del-predil/

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  • Albania sulfurea: la spedizione scientifica esplora le grotte ipogeniche dei Balcani
    Condividi Albania sulfurea racconta una spedizione scientifica internazionale dedicata allo studio delle grotte ipogeniche sulfuree dell’Albania meridionale, tra geologia, microbiologia, biologia e geochimica. Le grotte ipogeniche dell’Albania al centro della ricerca scientifica Una spedizione internazionale condotta nel marzo 2025 ha documentato alcuni tra i più importanti sistemi ipogenici sulfurei dei Balcani. Le ricerche hanno interessato il complesso della Langarices e le cavità di Su
     

Albania sulfurea: la spedizione scientifica esplora le grotte ipogeniche dei Balcani

Júl 1st 2026 at 12:00

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Albania sulfurea racconta una spedizione scientifica internazionale dedicata allo studio delle grotte ipogeniche sulfuree dell’Albania meridionale, tra geologia, microbiologia, biologia e geochimica.

Le grotte ipogeniche dell’Albania al centro della ricerca scientifica

Una spedizione internazionale condotta nel marzo 2025 ha documentato alcuni tra i più importanti sistemi ipogenici sulfurei dei Balcani. Le ricerche hanno interessato il complesso della Langarices e le cavità di Sulfur Cave, Atmos Cave e Shpella Breshkë, nel sud dell’Albania, lungo il confine con la Grecia.

Dal 22 al 28 marzo 2025 un gruppo internazionale di speleologi e ricercatori ha svolto una campagna di studi in alcuni dei più importanti sistemi carsici ipogenici dell’Albania meridionale. Il racconto dell’esperienza è firmato da Andrea Seviroli ed è stato pubblicato integralmente sull’ultimo numero della rivista Speleologia della Società Speleologica Italiana.

L’area di ricerca ha interessato il complesso della Langarices, nel territorio di Përmet, e tre cavità situate lungo il corso del fiume Sarandaporo, che segna il confine naturale tra Albania e Grecia: Sulfur Cave, Atmos Cave e Shpella Breshkë (Turtle Cave). Questi ambienti rappresentano alcuni dei più significativi esempi europei di grotte ipogeniche sulfuree, formatesi grazie ai processi di speleogenesi da acido solforico (Sulfuric Acid Speleogenesis, SAS).  

Albania sulfurea e gli ambienti estremi delle grotte sulfuree

L’obiettivo della spedizione è stato quello di raccogliere dati multidisciplinari su sistemi sotterranei ancora poco conosciuti. Le attività hanno coinvolto geologi, biologi, microbiologi e geochimici, con campionamenti e osservazioni finalizzati a comprendere il funzionamento di questi ecosistemi.

Le grotte ipogeniche sulfuree sono caratterizzate dalla presenza di acque termali ricche di idrogeno solforato (H?S), elevate concentrazioni di anidride carbonica e bassi livelli di ossigeno. In queste condizioni si sviluppano comunità microbiche chemioautotrofe, che ricavano energia dalle reazioni chimiche dello zolfo invece che dalla fotosintesi. Questi ambienti costituiscono laboratori naturali di grande interesse per comprendere l’evoluzione della vita in condizioni estreme.  

Il complesso della Langarices tra i maggiori sistemi ipogenici europei

Negli ultimi anni il complesso della Langarices è diventato uno dei principali obiettivi della ricerca speleologica internazionale. Le esplorazioni hanno consentito di documentare chilometri di nuovi condotti e di riconoscere uno dei più estesi sistemi idrotermali sotterranei conosciuti nei Balcani.

Le ricerche hanno evidenziato una morfologia modellata dall’azione delle acque termali profonde e dalla condensazione dei vapori ricchi di zolfo. Lo studio della dinamica termica, della circolazione dell’aria e dei biofilm presenti sulle pareti sta contribuendo a ricostruire i processi che hanno dato origine alla cavità e che ne influenzano ancora oggi l’evoluzione.  

Le prospettive di ricerca nelle grotte ipogeniche sulfuree

Le indagini condotte durante la spedizione si inseriscono in un programma internazionale che coinvolge ricercatori provenienti da diversi Paesi europei. Le campagne degli ultimi anni hanno già portato alla scoperta di specie endemiche adattate a vivere in questi ambienti estremi e, nel 2025, è stata annunciata anche l’individuazione del più grande lago termale sotterraneo conosciuto al mondo nella stessa regione del Vromoner.  

La documentazione raccolta durante Albania sulfurea contribuirà ad ampliare le conoscenze sulla speleogenesi da acido solforico, sulla biodiversità sotterranea e sulle connessioni idrogeologiche tra le sorgenti termali superficiali e i sistemi carsici profondi. I dati scientifici rappresentano anche una base importante per la tutela di questi geositi, considerati tra i più rilevanti del sud-est europeo.  

Un racconto che unisce esplorazione e divulgazione

L’articolo di Andrea Seviroli propone il diario di una spedizione nella quale l’attività speleologica diventa supporto alla ricerca scientifica. L’esplorazione, la documentazione fotografica e video e la collaborazione tra specialisti di discipline diverse permettono di raccontare ambienti sotterranei ancora poco noti, evidenziandone il valore naturalistico e scientifico.

La spedizione Albania sulfurea conferma il crescente interesse internazionale verso le grotte ipogeniche dell’Albania, un territorio che negli ultimi anni ha restituito risultati significativi sia sul piano esplorativo sia su quello della ricerca multidisciplinare.  

Fonti

  • Articolo di Andrea Seviroli pubblicato sul sito del Gruppo Speleologico Martinese.  
  • Rivista Speleologia n. 93 della Società Speleologica Italiana.  
  • Sulphuric acid caves of Albania: state of the art, Atti del 19° Congresso Internazionale di Speleologia.  
  • Studio sulla dinamica termica del sistema ipogeo di Langarices.  

L'articolo Albania sulfurea: la spedizione scientifica esplora le grotte ipogeniche dei Balcani proviene da Scintilena.

Deep Frasassi Project: un anno di esplorazioni speleosubacquee apre nuove prospettive per il sistema carsico di Frasassi

Júl 1st 2026 at 11:00

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Il Deep Frasassi Project celebra il primo anno di attività tra esplorazione speleosubacquea, documentazione scientifica e nuove metodologie di rilievo nel sistema carsico di Frasassi.

Il Deep Frasassi Project compie il primo anno di attività

Il Deep Frasassi Project traccia un primo bilancio dopo un anno di lavoro dedicato all’esplorazione delle porzioni sommerse del sistema carsico di Frasassi, uno dei complessi ipogei più studiati d’Europa e, allo stesso tempo, uno dei più ricchi di settori ancora da indagare.

L’iniziativa, sviluppata nel corso del 2025, ha riunito speleologi subacquei, tecnici, fotografi, ricercatori e specialisti della documentazione con l’obiettivo di approfondire la conoscenza delle parti sommerse delle grotte marchigiane. Il progetto è raccontato da Simone Villotti in un ampio contributo pubblicato sul numero 93 della rivista Speleologia della Società Speleologica Italiana.  

Speleologia subacquea nelle Grotte di Frasassi

Il sistema carsico di Grotte di Frasassi rappresenta uno dei principali laboratori naturali italiani per lo studio del carsismo ipogenico e della speleogenesi legata alle acque solfuree.

Con oltre trenta chilometri di gallerie conosciute, il complesso continua a conservare numerose diramazioni sommerse accessibili esclusivamente attraverso immersioni speleosubacquee. Questi ambienti richiedono tecniche avanzate, una complessa organizzazione logistica e una pianificazione accurata di ogni fase esplorativa.  

Il Deep Frasassi Project nasce proprio con l’intento di affrontare queste difficoltà attraverso un approccio multidisciplinare che integra esplorazione, rilievo topografico, fotografia, videodocumentazione e acquisizione di dati utili alla ricerca scientifica.

Documentazione digitale e condivisione dei dati

Uno degli aspetti che caratterizzano il Deep Frasassi Project riguarda la documentazione sistematica delle immersioni.

Accanto all’esplorazione tradizionale vengono impiegate tecnologie per la produzione di immagini ad alta definizione, riprese a 360 gradi e rilievi digitali capaci di restituire una rappresentazione sempre più accurata degli ambienti sommersi.

La finalità non è soltanto raggiungere nuovi tratti della cavità, ma creare un patrimonio di dati facilmente consultabile dalla comunità speleologica e scientifica. La condivisione delle informazioni rappresenta infatti uno degli elementi centrali dell’iniziativa.  

Un progetto costruito sul lavoro di squadra

Il progetto coinvolge numerosi collaboratori con competenze differenti.

Alle attività subacquee si affiancano il supporto logistico in grotta, la gestione della sicurezza, la documentazione fotografica e video, il coordinamento delle operazioni e la collaborazione con enti e gruppi speleologici locali.

Tra i partner figura anche DAN Europe, che partecipa ad attività di monitoraggio fisiologico dei subacquei durante le immersioni in ambiente ipogeo.  

L’organizzazione del lavoro consente di affrontare immersioni lunghe e complesse, durante le quali vengono trasportate attrezzature tecniche, sistemi di illuminazione, strumenti di rilievo e apparecchiature fotografiche.

Le prospettive future del Deep Frasassi Project

Dopo il primo anno di attività, il Deep Frasassi Project guarda alle prossime campagne esplorative.

Gli obiettivi comprendono il proseguimento delle esplorazioni nei sifoni ancora non completamente documentati, l’estensione dei rilievi tridimensionali e la raccolta di nuovi dati utili allo studio dell’idrogeologia del sistema carsico.

Le informazioni raccolte potranno contribuire anche agli studi sulla formazione delle cavità di Frasassi, considerate un riferimento internazionale per la ricerca sulla speleogenesi da acido solforico e sulle interazioni tra acque profonde e circolazione carsica.  

Un contributo alla conoscenza del patrimonio sotterraneo

Il Deep Frasassi Project conferma come l’esplorazione speleosubacquea possa rappresentare uno strumento di ricerca oltre che di scoperta.

L’iniziativa mette in evidenza il valore della collaborazione tra esploratori, tecnici e ricercatori, promuovendo un modello basato sulla documentazione accurata e sulla diffusione dei risultati.

In un sistema complesso come quello di Frasassi, dove ricerca scientifica ed esplorazione procedono da decenni insieme, ogni nuova immersione contribuisce ad ampliare la conoscenza di uno dei più importanti ambienti carsici italiani, aprendo nuove prospettive per gli studi futuri e per la tutela del patrimonio sotterraneo.  

Fonti

  • Rivista Speleologia n. 93 – Società Speleologica Italiana.
  • Articolo di Simone Villotti su InDEPTH Magazine.  
  • Studi geologici sul sistema carsico di Frasassi.  

L'articolo Deep Frasassi Project: un anno di esplorazioni speleosubacquee apre nuove prospettive per il sistema carsico di Frasassi proviene da Scintilena.

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  • Dokumentace objevů a pokusy o nové
    Když v květnu se podařilo Monice a Martinovi “vykopat” na svazích hřebenu Lukšince po Lysou horou vstup do neznámých podzemních prostor pronikli do nevelké jeskyně nazvané Slivka. Na této akci bylo naplánováno mapování této jeskyně a pokus o nalezení případného pokračování. Tentokráte vyrážejí v pekelném vedru na svahy Lukšince Monika, Martin a Pepa. Nejdříve do objevené jeskyně Slivka. Pokusy o nalezení pokračování jeskyně, vytvořené v balvanitém svahu a suti nevedly k objevům. Navíc jsme konst
     

Dokumentace objevů a pokusy o nové

Když v květnu se podařilo Monice a Martinovi “vykopat” na svazích hřebenu Lukšince po Lysou horou vstup do neznámých podzemních prostor pronikli do nevelké jeskyně nazvané Slivka. Na této akci bylo naplánováno mapování této jeskyně a pokus o nalezení případného pokračování.

Tentokráte vyrážejí v pekelném vedru na svahy Lukšince Monika, Martin a Pepa. Nejdříve do objevené jeskyně Slivka. Pokusy o nalezení pokračování jeskyně, vytvořené v balvanitém svahu a suti nevedly k objevům. Navíc jsme konstatovali, že nepevné stěny jeskyně, s množstvím volných balvanů a suti při jakýchkoliv prolongačních pracích by hrozily zborcením.

Vstup do jeskyně Slivka

Jeskyni mapujeme- tedy poprvé se mapování ujímají Monika s Martinem.

V jeskyní Slivka

 

 

Ale ještě nekončíme. Před několika lety jsme objevili puklinovou nevelkou jeskyni Romanka. Dosud jsme se v této jeskyni nepokoušeli o nějaké prolongační práce. Proto se o to pokoušíme dnes. Jediná puklina, hluboká asi 3 metry která tvoří jeskyni, je opravdu velmi úzká. Nejdříve se pokouší prohloubit jeskyni Monika, ale kameny na dně jsou těžké a tak ji střídá Martin. Marno odklízíme kupu kamenů, jeskyně nemá pokračování.

Vstup do Romanky

 

Kopání v Romance

 

Úzké prostory v Romance

Ještě jeden objev kontrolujeme. Možný vstup do podzemí nazvaný Paznehtík, Na minulé akci se podařilo za pomocí lanového navijáku vyklidit veliké balvany a otevřela se prostora, svědící o možném dalším pokračování do podzemí. Ale chce to opravdu hodně kopání. Jenže stěny odkrytého skoro vertikálního vstupu jsou hodně nepevné a i pří této kontrole se na nás sype suť a kameny.  No Pepa moc nadějí této lokalitě nedává, ale naděje na objev  je vždy.

Vytažené kameny z Paznehtíku

 

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  • Parco Geominerario della Sardegna alla Riunione ReMi-ISPRA: confronto sul futuro del patrimonio minerario europeo
    Condividi Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna ha partecipato alla XXI Riunione della Rete ReMi-ISPRA a Tarvisio, presentando le prospettive di collaborazione internazionale dopo l’ingresso nell’European Route of Industrial Heritage (ERIH). La XXI Riunione della Rete ReMi-ISPRA a Tarvisio Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna è stato tra i protagonisti della XXI Riunione della Rete ReMi-ISPRA, ospitata il 27 giugno 2026 a Tarvisio nell’ambito del pr
     

Parco Geominerario della Sardegna alla Riunione ReMi-ISPRA: confronto sul futuro del patrimonio minerario europeo

Júl 1st 2026 at 10:00

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Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna ha partecipato alla XXI Riunione della Rete ReMi-ISPRA a Tarvisio, presentando le prospettive di collaborazione internazionale dopo l’ingresso nell’European Route of Industrial Heritage (ERIH).

La XXI Riunione della Rete ReMi-ISPRA a Tarvisio

Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna è stato tra i protagonisti della XXI Riunione della Rete ReMi-ISPRA, ospitata il 27 giugno 2026 a Tarvisio nell’ambito del primo Incontro Internazionale Minatori d’Europa, svoltosi dal 26 al 28 giugno.

L’appuntamento annuale della Rete ReMi rappresenta uno dei principali momenti di confronto dedicati ai musei minerari, ai parchi geominerari e alle istituzioni impegnate nella tutela e valorizzazione del patrimonio minerario italiano ed europeo. L’obiettivo dell’incontro è condividere esperienze, individuare criticità e promuovere strategie comuni per una gestione sempre più efficace dei siti minerari storici. (ISPRA?)

Il Parco Geominerario della Sardegna presenta il patrimonio minerario dell’isola

A rappresentare il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna sono stati il Commissario Straordinario Roberto Curreli e il Direttore Fabrizio Atzori.

Nel corso del loro intervento hanno illustrato il patrimonio storico, geologico, culturale e naturalistico custodito dal Parco, che comprende numerosi siti distribuiti in diverse aree della Sardegna e testimonia migliaia di anni di attività estrattiva, dalle antiche miniere di ossidiana fino allo sfruttamento industriale del carbone, del piombo e dello zinco.

Il Parco, riconosciuto nel 1998 come primo Parco Geominerario al mondo promosso dall’UNESCO e istituito formalmente nel 2001, rappresenta oggi uno dei principali sistemi europei dedicati alla conservazione dell’archeologia mineraria e del paesaggio industriale. Comprende centinaia di siti minerari, geologici e naturalistici che costituiscono una parte significativa della storia economica e sociale della Sardegna. (parcogeominerario.sardegna.it?)

L’ingresso nell’European Route of Industrial Heritage

Uno dei temi centrali dell’intervento ha riguardato il recente ingresso del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna nell’European Route of Industrial Heritage (ERIH), la rete europea che riunisce alcuni dei più importanti siti del patrimonio industriale del continente.

L’adesione consente al Parco di entrare in un circuito internazionale dedicato alla valorizzazione dell’archeologia industriale, favorendo la collaborazione con musei, ecomusei e parchi minerari europei, oltre a promuovere nuove opportunità di ricerca, turismo culturale e sviluppo territoriale.

La rete ERIH collega infatti numerosi luoghi simbolo della storia industriale europea e promuove itinerari culturali finalizzati alla conoscenza delle trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali che hanno caratterizzato il continente negli ultimi secoli. (erih.net?)

Collaborazione tra Rete ReMi-ISPRA e partner europei

Durante la riunione è stata ribadita la disponibilità del Parco Geominerario della Sardegna a sviluppare progettualità condivise con la Rete ReMi-ISPRA e con i partner europei.

L’incontro, coordinato da Agata Patanè, coordinatrice della Rete ReMi, e da Massimo Preite, componente del Board di ERIH, ha visto la partecipazione di rappresentanti di musei minerari, enti pubblici e istituzioni culturali provenienti da diverse realtà italiane ed europee.

Il confronto ha riguardato modelli di gestione, valorizzazione del patrimonio minerario, promozione turistica sostenibile, conservazione dei siti storici e iniziative capaci di rafforzare la cooperazione tra le diverse istituzioni aderenti alla rete. (ISPRA?)

Valorizzazione del patrimonio minerario e sviluppo sostenibile

Nel loro intervento Roberto Curreli e Fabrizio Atzori hanno sottolineato come il riconoscimento ottenuto con l’ingresso nell’ERIH rappresenti un ulteriore passo nel percorso di valorizzazione del patrimonio minerario della Sardegna.

I due rappresentanti dell’Ente hanno evidenziato che il dialogo sviluppato all’interno della Rete ReMi-ISPRA contribuisce a migliorare la qualità della fruizione dei siti minerari e ad ampliare le occasioni di collaborazione nazionale e internazionale.

L’attenzione rimane rivolta alla conservazione del patrimonio storico, alla diffusione della cultura mineraria e alla promozione di modelli di sviluppo sostenibile capaci di coniugare tutela ambientale, ricerca scientifica e turismo culturale.

Un patrimonio minerario inserito in una rete europea

La partecipazione del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna alla XXI Riunione della Rete ReMi-ISPRA conferma il ruolo crescente dell’ente nei programmi dedicati alla valorizzazione del patrimonio minerario.

L’inserimento nelle reti nazionali ed europee consente infatti di sviluppare collaborazioni, condividere competenze e favorire iniziative comuni rivolte alla conservazione dei siti minerari storici, alla divulgazione scientifica e alla promozione di un turismo culturale attento ai valori ambientali e paesaggistici dei territori interessati.

Fonti

  • Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna.
  • ISPRA – XXI Riunione della Rete ReMi-ISPRA.
  • European Route of Industrial Heritage (ERIH).

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Cuccioli di pipistrello in difficoltà: aumenta il lavoro dei volontari, l’appello è contattare subito la rete di recupero

Júl 1st 2026 at 09:00

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L’estate coincide con il periodo delle nascite dei pipistrelli e cresce il numero di segnalazioni da tutta Italia. L’associazione Tutela Pipistrelli invita i cittadini a intervenire correttamente e a richiedere assistenza immediata per favorire il recupero dei chirotteri.

Recupero dei pipistrelli: l’estate è il periodo più impegnativo

Con l’arrivo dell’estate aumenta sensibilmente il numero di cuccioli di pipistrello ritrovati a terra o in difficoltà. È il periodo delle nascite per molte specie di chirotteri presenti in Italia e, di conseguenza, cresce anche il lavoro delle associazioni impegnate nel recupero e nella riabilitazione della fauna selvatica.

L’associazione Tutela Pipistrelli APS, che da anni opera nella cura e nella conservazione dei chirotteri, ha spiegato di aver ridotto la propria attività sui social network perché completamente impegnata nella gestione delle numerose richieste di aiuto provenienti da tutta Italia. Ogni giorno arrivano segnalazioni riguardanti sia cuccioli sia esemplari adulti, con interventi che richiedono assistenza continua, anche nelle ore notturne. (tutelapipistrelli.it?)

Cosa fare quando si trova un pipistrello in difficoltà

L’associazione ricorda che il fattore tempo è determinante. In presenza di un pipistrello in difficoltà, adulto o cucciolo, è importante contattare immediatamente il numero 339 360 5949, evitando iniziative improvvisate che potrebbero compromettere le possibilità di sopravvivenza dell’animale. (tutelapipistrelli.it?)

Nell’attesa delle indicazioni degli esperti, il chirottero può essere sistemato in una scatola di cartone dotata di piccoli fori per l’aerazione. Sul fondo è consigliabile posizionare un foglio di carta assorbente e, se disponibile, un piccolo pezzo di stoffa di cotone priva di fili pendenti, che permetta all’animale di aggrapparsi in sicurezza.

È utile inviare tramite WhatsApp alcune fotografie del pipistrello, indicando la località del ritrovamento. Queste informazioni consentono ai volontari di valutare rapidamente la situazione e di attivare il referente più vicino.

Una rete di volontari distribuita in tutta Italia

Negli anni Tutela Pipistrelli APS ha costruito una rete capillare di collaboratori e volontari distribuiti sul territorio nazionale. Questo sistema permette di coordinare gli interventi e di indirizzare rapidamente gli animali verso persone esperte o centri specializzati nella riabilitazione dei chirotteri. L’associazione collabora inoltre con diversi Centri di Recupero della Fauna Selvatica per garantire assistenza qualificata e il successivo rilascio degli animali recuperati. (tutelapipistrelli.it?)

Durante il periodo riproduttivo, quando possibile, viene sempre tentato il ricongiungimento dei piccoli con la madre. Se questa soluzione non può essere realizzata, i cuccioli vengono allevati fino al raggiungimento dell’autonomia necessaria per il ritorno in natura. (tutelapipistrelli.it?)

La tutela dei chirotteri passa anche dalla collaborazione dei cittadini

I pipistrelli sono specie protette dalla normativa italiana ed europea e rappresentano una componente fondamentale degli ecosistemi grazie al loro ruolo nel controllo naturale degli insetti. Per questo motivo è importante che chi trova un animale in difficoltà non tenti di alimentarlo o curarlo autonomamente, ma si rivolga immediatamente a personale qualificato. (izslt.it?)

Una segnalazione tempestiva, accompagnata da fotografie e dall’indicazione del luogo del ritrovamento, può fare la differenza e consentire un intervento rapido. L’attività quotidiana dei volontari dimostra quanto sia importante la collaborazione tra cittadini, associazioni e centri di recupero per garantire la tutela dei chirotteri e contribuire alla conservazione della biodiversità.

Fonti

  • Tutela Pipistrelli APS
  • Indicazioni operative dell’associazione per il recupero dei chirotteri. (tutelapipistrelli.it?Attachment.png)

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  • Concorso fotografico UIS 2026: prorogata al 15 luglio la scadenza per partecipare
    Condividi La fotografia speleologica internazionale avrà due settimane in più per presentare immagini dedicate al tema “Invisible Life, Visible Impact”, promosso dalla Commissione Arti e Lettere della UIS. Proroga per il concorso fotografico internazionale UIS dedicato alla fotografia speleologica La Commissione Arti e Lettere della Union Internationale de Spéléologie (UIS) ha annunciato la proroga della scadenza per partecipare al 2° Concorso Internazionale di Fotografia Speleologica e Ca
     

Concorso fotografico UIS 2026: prorogata al 15 luglio la scadenza per partecipare

Júl 1st 2026 at 08:00

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La fotografia speleologica internazionale avrà due settimane in più per presentare immagini dedicate al tema “Invisible Life, Visible Impact”, promosso dalla Commissione Arti e Lettere della UIS.

Proroga per il concorso fotografico internazionale UIS dedicato alla fotografia speleologica

La Commissione Arti e Lettere della Union Internationale de Spéléologie (UIS) ha annunciato la proroga della scadenza per partecipare al 2° Concorso Internazionale di Fotografia Speleologica e Carsica. I fotografi interessati avranno tempo fino al 15 luglio 2026 per inviare le proprie opere, beneficiando di alcune settimane aggiuntive rispetto alla precedente scadenza del 30 giugno. (uis-speleo.org?)

Il concorso rappresenta una delle iniziative internazionali dedicate alla fotografia speleologica e punta a valorizzare immagini capaci di raccontare la complessità degli ambienti sotterranei, mettendo in evidenza sia la biodiversità delle grotte sia il rapporto tra attività umane e conservazione del patrimonio carsico.

Il tema “Invisible Life, Visible Impact” al centro della fotografia speleologica

L’edizione 2026 propone il tema “Invisible Life, Visible Impact: Guardians of the Dark”, che invita gli autori a documentare la vita nascosta degli ambienti ipogei e a riflettere sugli effetti che la presenza umana può avere su ecosistemi particolarmente delicati. (uis-speleo.org?)

L’iniziativa è organizzata dalla Commissione Arti e Lettere della UIS in collaborazione con la Commissione di Biologia delle Grotte e con la Commissione per la Protezione del Carsismo e delle Grotte. L’obiettivo è promuovere immagini che uniscano valore documentario, qualità tecnica e attenzione ai principi della conservazione ambientale.

Le fotografie potranno raccontare organismi adattati alla vita sotterranea, scenari di ricerca scientifica, attività esplorative e aspetti legati alla tutela delle grotte, offrendo una visione completa del patrimonio ipogeo mondiale.

Le categorie del concorso internazionale di fotografia speleologica

Il concorso è articolato in quattro categorie:

  • Biologia delle grotte, dedicata agli organismi e agli ecosistemi sotterranei.
  • Protezione e conservazione delle grotte, con immagini che illustrano la tutela degli ambienti carsici e gli effetti delle attività umane.
  • Prospettive artistiche e creative, riservata alle interpretazioni fotografiche del mondo sotterraneo.
  • Speleologia generale, che comprende esplorazione, ricerca scientifica e presenza umana in grotta. (uis-speleo.org?Attachment.png)

La valutazione sarà affidata a una giuria internazionale attraverso un sistema di giudizio anonimo, in modo da garantire imparzialità nella selezione delle opere.

Regolamento e criteri di partecipazione

La UIS richiede fotografie originali che non abbiano ottenuto riconoscimenti in altri concorsi internazionali. Le immagini dovranno essere inviate in formato JPG o PNG ad alta qualità, senza firme o watermark, rispettando le specifiche tecniche indicate nel regolamento ufficiale. (uis-speleo.org?)

È inoltre vietato l’utilizzo di immagini generate interamente con intelligenza artificiale o di strumenti di “generative fill” impiegati per aggiungere o rimuovere elementi significativi dalla fotografia. La documentazione dovrà riflettere un comportamento rispettoso dell’ambiente ipogeo e delle norme etiche della speleologia.

Premiazione durante l’International Day of Caves and Karst

Le fotografie selezionate saranno presentate durante gli eventi dell’International Day of Caves and Karst, promosso dall’UNESCO, che si svolgeranno a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026. In quell’occasione sarà annunciato l’esito del concorso e le opere premiate entreranno a far parte della mostra ufficiale della manifestazione. (uis-speleo.org?)

Pur non essendo previsti premi in denaro, i vincitori riceveranno attestati ufficiali della UIS e riconoscimenti commemorativi. Le fotografie premiate e quelle inserite nella selezione finale saranno inoltre pubblicate attraverso i canali ufficiali dell’organizzazione internazionale, contribuendo alla diffusione della cultura della fotografia speleologica e della tutela degli ambienti sotterranei.

Come inviare le fotografie

Il regolamento completo del concorso e il modulo di iscrizione sono disponibili sul sito ufficiale della UIS. Con la proroga al 15 luglio 2026, gli autori hanno a disposizione più tempo per preparare e presentare i propri lavori, contribuendo con immagini che raccontino il valore scientifico, naturalistico e culturale del mondo sotterraneo.

The UIS Arts and Letters Commission announces that the deadline for the International Cave Photography Contest has been extended to July 15, 2026. Photographers now have a few more weeks to submit their work capturing the ‘Invisible Life’ and ‘Visible Impact’ in caves. For rules and submission details, please check the updated poster and the submission links below:

Contest Details: https://uis-speleo.org/index.php/2026/04/28/the-2nd-uis-international-speleological-and-karst-photography-contest/

Submission Form: https://forms.gle/UUEDrNsiQR7HPb7F7

Fonti

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  • PROTEctUS, il progetto che protegge il proteo nero e ripulisce le grotte della Slovenia
    Condividi Il progetto PROTEctUS unisce speleologi, ricercatori e volontari per la tutela del proteo nero, la pulizia delle grotte e la salvaguardia delle acque carsiche della Bela krajina, ricevendo l’EuroSpeleo Protection Label 2026. PROTEctUS premiato per la tutela delle grotte e del proteo nero La protezione degli ecosistemi sotterranei passa anche attraverso interventi concreti di bonifica delle cavità e monitoraggio ambientale. È questo l’obiettivo di PROTEctUS – Cleaning and Protecti
     

PROTEctUS, il progetto che protegge il proteo nero e ripulisce le grotte della Slovenia

Júl 1st 2026 at 07:00

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Il progetto PROTEctUS unisce speleologi, ricercatori e volontari per la tutela del proteo nero, la pulizia delle grotte e la salvaguardia delle acque carsiche della Bela krajina, ricevendo l’EuroSpeleo Protection Label 2026.

PROTEctUS premiato per la tutela delle grotte e del proteo nero

La protezione degli ecosistemi sotterranei passa anche attraverso interventi concreti di bonifica delle cavità e monitoraggio ambientale. È questo l’obiettivo di PROTEctUS – Cleaning and Protecting Cave Habitats for the Conservation of the Black Olm, il progetto sviluppato dal Jamarski klub Novo mesto, in Slovenia, che nel 2026 ha ricevuto l’EuroSpeleo Protection Label, il riconoscimento assegnato dalla Commissione Europea per la Protezione delle Grotte della Federazione Speleologica Europea (FSE). (Scintilena)

Il premio valorizza iniziative che contribuiscono alla conservazione degli ambienti carsici europei attraverso azioni pratiche e risultati misurabili. Nel caso di PROTEctUS, il lavoro si concentra sulla tutela dell’habitat del proteo nero (Proteus anguinus parkelj), uno degli anfibi sotterranei più rari del continente.

Il proteo nero vive solo in una piccola area della Bela krajina

Il proteo nero rappresenta una delle specie più rare della fauna cavernicola europea. È una sottospecie endemica che vive esclusivamente nelle acque sotterranee della regione della Bela krajina, nella Slovenia sud-orientale.

A differenza del più noto proteo bianco, il proteo nero presenta una pigmentazione scura e mantiene occhi funzionali, caratteristiche che lo rendono unico dal punto di vista evolutivo. Il suo areale di distribuzione è estremamente limitato e la sopravvivenza della specie dipende dalla qualità delle acque sotterranee alimentate dal sistema carsico. (MDPI)

Gli studi scientifici evidenziano come questa specie sia particolarmente sensibile all’inquinamento provocato da nitrati provenienti dall’agricoltura, scarichi civili non depurati e rifiuti abbandonati nelle doline e nelle grotte. Anche concentrazioni relativamente basse di contaminanti possono compromettere l’equilibrio dell’ecosistema ipogeo. (MDPI)

Pulizia delle grotte e monitoraggio dell’inquinamento

Il progetto PROTEctUS affronta il problema intervenendo direttamente sul territorio.

Le attività comprendono il censimento delle cavità, il rilievo dello stato di conservazione degli habitat, la rimozione dei rifiuti presenti nelle grotte e il monitoraggio delle sorgenti carsiche. Particolare attenzione viene riservata al bacino della sorgente Dobli?ica, importante sia per la biodiversità sotterranea sia come risorsa di acqua potabile per le comunità locali.

Secondo la documentazione del progetto, nell’area sono presenti circa 275 cavità conosciute e almeno 35 risultano interessate da fenomeni di inquinamento. Le operazioni di bonifica sono accompagnate da campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini e alle amministrazioni locali, con l’obiettivo di ridurre l’impatto delle attività umane sul sistema carsico. (Scintilena)

Le grotte come indicatori della qualità delle acque

Gli ecosistemi carsici costituiscono uno dei sistemi naturali più vulnerabili all’inquinamento. L’acqua penetra rapidamente attraverso fratture e inghiottitoi, trasportando eventuali contaminanti fino agli acquiferi sotterranei.

Per questo motivo il proteo nero viene considerato una vera specie indicatrice: la sua presenza segnala ambienti caratterizzati da acque pulite, ben ossigenate e stabili nel tempo. La sua conservazione coincide quindi con la tutela delle risorse idriche utilizzate anche dall’uomo. (MDPI)

Le ricerche più recenti sottolineano che la riduzione dell’inquinamento richiede interventi coordinati sia nel settore agricolo sia nella gestione delle acque reflue urbane, poiché entrambe le fonti contribuiscono al deterioramento degli acquiferi carsici. (MDPI)

Un modello europeo di conservazione degli ambienti sotterranei

Il progetto PROTEctUS rappresenta un esempio di collaborazione tra speleologi, ricercatori, enti pubblici e volontari. La rimozione dei rifiuti dalle cavità si integra con attività scientifiche e programmi di educazione ambientale destinati alla popolazione locale.

La Federazione Speleologica Europea ha evidenziato come iniziative di questo tipo dimostrino il ruolo che la comunità speleologica può svolgere nella tutela del patrimonio sotterraneo europeo, promuovendo una gestione sostenibile delle grotte e delle aree carsiche. (Scintilena)

L’esperienza slovena conferma che la conservazione degli habitat ipogei non riguarda soltanto la protezione di specie rare come il proteo nero, ma anche la salvaguardia delle risorse idriche, della biodiversità e degli ecosistemi che dipendono dall’integrità del mondo sotterraneo.

Fonti

  • Federazione Speleologica Europea (FSE) – EuroSpeleo Protection Label 2026. (ScintilenaAttachment.png)
  • Studio scientifico: Evaluation of Agricultural Measures to Safeguard the Vulnerable Karst Groundwater Habitat of the Black Olm from Nitrate Pollution. (MDPIAttachment.png)
  • Commissione Europea – Natura 2000, tutela del proteo. (EnvironmentAttachment.png)

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  • Scintilena: un giugno 2026 da record per le visualizzazioni, 385mila in un mese
    Condividi Scintilena supera 385mila pagine viste in un mese e conferma il ruolo di riferimento per le notizie di grotta. Scintilena: i numeri di giugno 2026 Nel mese di giugno 2026 il sito Scintilena ha registrato 385mila pagine visualizzate, con una media di oltre 10mila lettori al giorno. Il dato conferma una forte attenzione verso le notizie di grotta e verso i contenuti dedicati alla speleologia e al mondo sotterraneo, che coinvolgono un pubblico ben più ampio della sola com
     

Scintilena: un giugno 2026 da record per le visualizzazioni, 385mila in un mese

Júl 1st 2026 at 06:00

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Scintilena supera 385mila pagine viste in un mese e conferma il ruolo di riferimento per le notizie di grotta.


Scintilena: i numeri di giugno 2026

Nel mese di giugno 2026 il sito Scintilena ha registrato 385mila pagine visualizzate, con una media di oltre 10mila lettori al giorno.

Il dato conferma una forte attenzione verso le notizie di grotta e verso i contenuti dedicati alla speleologia e al mondo sotterraneo, che coinvolgono un pubblico ben più ampio della sola comunità tecnica degli speleologi.

In Italia gli speleologi attivi sono stimati in circa 5mila persone, ma il pubblico che segue Scintilena risulta molto più vasto e diversificato.

Alcuni articoli pubblicati nel mese hanno superato le 50mila visualizzazioni, evidenziando un interesse diffuso per temi che spaziano dalle esplorazioni alla ricerca scientifica, fino alla tutela degli ecosistemi ipogei.


Scintilena e il picco nella Top Ten ShinyStat

Nel corso di giugno, Scintilena ha fatto registrare un picco di oltre 60mila accessi in una sola giornata, entrando nella Top Ten giornaliera del contatore ShinyStat, sistema di monitoraggio del traffico web utilizzato da numerosi siti italiani.

La presenza in questa classifica mette in evidenza come un portale dedicato alla speleologia possa raggiungere numeri tipici di ambiti informativi molto più generalisti.

Un elemento rilevante riguarda la qualità delle visite: chi accede al sito di Scintilena sceglie attivamente di aprire e leggere gli articoli.

Non si tratta di contenuti che compaiono casualmente nel flusso di post social, ma di notizie cercate da lettori che intendono informarsi su grotte, esplorazioni e ricerca nel sottosuolo.


Gli articoli più letti: esplorazioni, grotte preistoriche e Neanderthal

La classifica degli articoli più letti di giugno 2026 mostra la capacità di Scintilena di connettere mondi diversi: esplorazioni tecniche, archeologia preistorica, divulgazione scientifica e grandi cavità.

Fra i dieci articoli in testa spiccano:

  • Sa Rutta e S’Edera, con il superamento del settimo sifone e la scoperta di nuovi ambienti asciutti nel Supramonte, che ha raccolto 65.981 visualizzazioni.
  • La nuova grotta preistorica sigillata in Palestina, divenuta una finestra sul Pleistocene, con 37.644 visualizzazioni.
  • Il Lago Neuron, tornato al centro dell’attenzione internazionale, con 29.403 visualizzazioni.

Accanto a questi, la storia di Carlo Caso, figlio di speleologi, impegnato nel viaggio in bicicletta dalla Cina a Narni, ha registrato 27.725 letture, avvicinando il pubblico alla dimensione umana della speleologia.

Temi legati ai Neanderthal e al nuovo quadro genetico, alle grandi cavità italiane come la Grava di Campolato e agli esempi di speleologia di tutela come la Cueva de las Estegamitas completano la lista, affiancati da Mammoth Cave e dall’Arma delle Manie.

Questa graduatoria interna dimostra come Scintilena riesca a tenere insieme contesti nazionali e internazionali, dalle grotte del Gargano alle cavità della Palestina, dalla Sardegna agli Stati Uniti, offrendo al lettore uno sguardo ampio sul mondo sotterraneo.


Scintilena: 1,6 milioni di visualizzazioni in sei mesi

Al giro di boa dell’anno 2026, dalla partenza di gennaio fino alla fine di giugno, Scintilena ha totalizzato 1 milione e 600mila visualizzazioni complessive.

Il dato conferma che il sito non è solo un punto di riferimento occasionale, ma un flusso costante di informazione quotidiana sulle grotte e sulla speleologia in Italia.

Nel corso degli anni, la sezione Archivio ha reso disponibili raccolte in PDF che documentano oltre vent’anni di attività, offrendo a speleologi e ricercatori una memoria storica organizzata di esplorazioni, congressi, progetti e campagne di tutela.

In questo quadro, le visualizzazioni del 2026 si inseriscono in un percorso di crescita che consolida Scintilena come luogo digitale dove la storia recente della speleologia italiana viene raccontata e conservata.


Il ruolo di Scintilena nel panorama italiano

Scintilena nasce come bollettino del Gruppo Speleologico UTEC Narni e dal 2003 si sviluppa come sito di informazione online dedicato a esplorazioni, ricerca scientifica, tutela ambientale ed eventi speleologici in Italia.


Oggi il sito si presenta come notiziario indipendente, “una luce nel buio”, il giornale quotidiano della speleologia italiana, con aggiornamenti continui sul mondo delle grotte e del sottosuolo.

Per i gruppi speleologici, i ricercatori e gli appassionati, Scintilena rappresenta un punto di riferimento per seguire le notizie di esplorazione, i corsi di Speleologia e le iniziative di tutela degli ambienti ipogei.


I risultati di giugno 2026 indicano che la narrazione delle grotte proposta dal sito contribuisce a mantenere alta l’attenzione su un patrimonio spesso nascosto, favorendo un dialogo fra la comunità speleologica e un pubblico più ampio interessato al sottosuolo.

Fonti:

Le statistiche base dei dati di accesso sono pubbliche e consultabili in tempo reale a questo link fornito dal contatore Shinystat:

https://s5.shinystat.com/cgi-bin/shinystatv.cgi?USER=scintilena&NH=1


[1] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com
[2] Chi siamo https://www.scintilena.com/chi-siamo/02/16/
[3] La Speleologia in Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/la-speleologia-in-italia-2/02/11/
[4] Scintilena: Notiziario di Speleologia in Italia https://www.scintilena.com/scintilena-notiziario-di-speleologia-in-italia/06/11/
[5] Categoria: Archivio https://www.scintilena.com/category/archivio/
[6] Storia delle esplorazioni speleologiche in Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/storia-delle-esplorazioni-speleologiche-in-italia/05/12/
[7] Prossimi Appuntamenti della Speleologia https://www.scintilena.com/prossimi-appuntamenti-della-speleologia/06/12/
[8] Riviste Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/riviste/
[9] Scintilena – il giornale quotidiano della speleologia italiana – Scintilena https://www.scintilena.com/page/139/?wpmp_switcher=mobile

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  • È uscito il numero di giugno 2026 di Sopra e Sotto il Carso
    Condividi Dalla ricerca speleologica alla memoria della Guerra Fredda: un numero ricco di attualità, storia ed esplorazione È disponibile il numero di giugno 2026 di Sopra e Sotto il Carso, la rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” APS di Gorizia, che propone come di consueto un ricco panorama di notizie, approfondimenti e attività dedicate al mondo della speleologia e del patrimonio sotterraneo. Tra i temi di maggiore interesse spiccano il ritorno del Premio Speleolo
     

È uscito il numero di giugno 2026 di Sopra e Sotto il Carso

Júl 1st 2026 at 05:00

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Dalla ricerca speleologica alla memoria della Guerra Fredda: un numero ricco di attualità, storia ed esplorazione

È disponibile il numero di giugno 2026 di Sopra e Sotto il Carso, la rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” APS di Gorizia, che propone come di consueto un ricco panorama di notizie, approfondimenti e attività dedicate al mondo della speleologia e del patrimonio sotterraneo.

Tra i temi di maggiore interesse spiccano il ritorno del Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino, dedicato ai progetti di ricerca più innovativi, la campagna nazionale “Animale di Grotta” promossa dalla Società Speleologica Italiana e l’annuncio di Hypogea 2026, il Congresso Mondiale di Speleologia in Cavità Artificiali che si terrà a settembre a Tbilisi, in Georgia.

Ampio spazio è dedicato anche al dibattito sull’introduzione dei nuovi oneri per il rilascio dei nulla osta nelle grotte del Parco della Gola della Rossa e di Frasassi, con una riflessione sul ruolo degli speleologi nella tutela e nella gestione delle aree protette.

 Sono in distribuzione ai Gruppi associati SSI le schede plastificate della campagna nazionale “Animale di Grotta”

Il dossier centrale del numero guarda invece alla Guerra Fredda e al patrimonio sotterraneo del territorio goriziano: dai grandi bunker del Monte Calvario alle fortificazioni della “Soglia di Gorizia”, fino agli approfondimenti sugli ordigni nucleari previsti nell’area di Marcottini e ai progetti di valorizzazione promossi in vista di GO! 2025.

La rivista rende inoltre omaggio a Pino Guidi, insignito della Medaglia d’Oro del Club Alpino Italiano per una vita dedicata alla speleologia, e ricorda la figura di Giordano Marsiglio, con due contributi commemorativi. Non mancano le rubriche dedicate agli speleocollezionisti, ai nuovi volumi della biblioteca virtuale, alle notizie internazionali del NCKRI e al calendario dei principali appuntamenti speleologici.

Completano il fascicolo il tradizionale resoconto delle attività svolte dal Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” nel mese di giugno, tra esplorazioni, rilievi, ricerche sul territorio, documentazione di cavità naturali e artificiali, conferenze e iniziative divulgative.

Sopra e Sotto il Carso, in ogni numero, racconta speleologia e storia, ambiente e territorio, archeologia (in questo caso militare) militare e cultura del territorio carsico, e spazia con lo sguardo dalla ricerca scientifica alla memoria e alla divulgazione.

Il numero completo è disponibile gratuitamente sul sito del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”.

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  • ZAČIATOK PREDAJA SUVENÍROVEJ NULOVEJ BANKOVKY DOBŠINSKÁ ĽADOVÁ JASKYŇA
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ZAČIATOK PREDAJA SUVENÍROVEJ NULOVEJ BANKOVKY DOBŠINSKÁ ĽADOVÁ JASKYŇA

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Dňa 02. 07. 2026 v čase od 8:45 h budú prednostne obsluhovaní návštevníci jaskyne, ktorí nekupujú suvenírové bankovky
V termíne od 07. 07. 2026 limity nebudú a predaj sa podľa podmienok prevádzkovateľa môže (nemusí) rozšíriť aj na iné prevádzky jaskýň.

Vzhľadom na prevádzkové možnosti a ochranu samotných bankoviek, návštevník nemá právo výberu konkrétneho čísla, rezervácia a zasielanie poštou nie sú možné. Do predaja budú umiestnené bankovky od čísla 101 v matematickej postupnosti; predajca si vyhradzuje právo niektoré čísla nezaradiť do predaja.



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  • Bunker del Soratte: il libro che racconta la storia del più grande complesso sotterraneo militare del Lazio
    Condividi Dal rifugio voluto dal regime fascista al bunker antiatomico della Guerra Fredda, il volume di Gregory Paolucci e Giuseppe Lo Gaglio ricostruisce la storia del Bunker del Soratte attraverso documenti, fotografie e testimonianze, accompagnando il lettore alla scoperta di uno dei più importanti siti sotterranei italiani. Bunker del Soratte: un patrimonio storico custodito nel sottosuolo del Lazio Il Bunker del Soratte, scavato all’interno del Monte Soratte nel territorio di Sant’Or
     

Bunker del Soratte: il libro che racconta la storia del più grande complesso sotterraneo militare del Lazio

Jún 30th 2026 at 14:00

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Dal rifugio voluto dal regime fascista al bunker antiatomico della Guerra Fredda, il volume di Gregory Paolucci e Giuseppe Lo Gaglio ricostruisce la storia del Bunker del Soratte attraverso documenti, fotografie e testimonianze, accompagnando il lettore alla scoperta di uno dei più importanti siti sotterranei italiani.

Bunker del Soratte: un patrimonio storico custodito nel sottosuolo del Lazio

Il Bunker del Soratte, scavato all’interno del Monte Soratte nel territorio di Sant’Oreste, rappresenta uno dei complessi ipogei più significativi della storia italiana del Novecento. Nato come rifugio antiaereo destinato alle più alte cariche dello Stato durante il regime fascista, il sito fu successivamente trasformato nel quartier generale delle forze tedesche guidate dal feldmaresciallo Albert Kesselring e, negli anni della Guerra Fredda, convertito in bunker antiatomico destinato al Governo italiano e al Presidente della Repubblica. (Bunker Soratte?)

A raccontare questa vicenda è il volume “Il bunker del Soratte. Una montagna di storia”, scritto da Gregory Paolucci e Giuseppe Lo Gaglio, pubblicato nel 2014 e successivamente ampliato nel 2017 fino a raggiungere 380 pagine. L’opera nasce da un lungo lavoro di ricerca storica condotto dall’Associazione Culturale Bunker Soratte.

Il recupero del Bunker del Soratte e la nascita del Percorso della Memoria

Per molti decenni le gallerie del Monte Soratte rimasero interdette al pubblico, essendo sotto il controllo del Demanio della Difesa. Solo nei primi anni Duemila il Comune di Sant’Oreste avviò il percorso amministrativo che portò alla restituzione dell’area alla comunità locale.

Da quel momento prese forma un progetto di recupero storico e museale affidato all’Associazione Culturale Bunker Soratte. Attraverso ricerche archivistiche, testimonianze dirette e il recupero di materiali originali è stato realizzato il Percorso della Memoria, oggi visitabile, che accompagna i visitatori lungo le gallerie conservando i segni degli eventi che hanno interessato il complesso durante la Seconda guerra mondiale e la Guerra Fredda. (Bunker Soratte?)

Il libro amplia la visita al Bunker del Soratte

Come evidenzia Carla Galeazzi nella sua recensione, il volume non costituisce soltanto una guida alla visita, ma permette di comprendere il contesto storico in cui nacque il complesso sotterraneo.

Le pagine ricostruiscono la progettazione delle gallerie iniziate nel 1937, il loro utilizzo durante l’occupazione tedesca, il bombardamento alleato del maggio 1944 e la successiva trasformazione del settore più profondo in rifugio antiatomico nell’ambito dei programmi della NATO durante la Guerra Fredda. (Bunker Soratte?)

Un ruolo importante è affidato anche all’apparato iconografico. Fotografie d’epoca, documenti originali, planimetrie e immagini provenienti dagli archivi raccolti dagli autori accompagnano il lettore nella ricostruzione delle diverse fasi della storia del sito.

Il valore del Bunker del Soratte per gli studiosi del mondo sotterraneo

Pur trattandosi di una cavità artificiale, il Bunker del Soratte rappresenta un luogo di interesse anche per chi si occupa di speleologia e di studio degli ambienti ipogei.

Le grandi gallerie scavate nella montagna testimoniano come il sottosuolo possa assumere funzioni molto diverse nel corso della storia: militari, strategiche, scientifiche e culturali. La speleologia in cavità artificiali, sviluppatasi in Italia soprattutto dagli anni Settanta e oggi riconosciuta come una disciplina specialistica, considera opere come quella del Monte Soratte un patrimonio da documentare, studiare e conservare.

Un sito storico oggi aperto al pubblico

Oggi il Bunker del Soratte è uno dei principali siti di archeologia militare visitabili nel Lazio. Le visite guidate consentono di percorrere parte dei circa quattro chilometri di gallerie recuperate, affiancate da esposizioni permanenti, mezzi storici, uniformi e installazioni dedicate alla memoria del Novecento. Negli ultimi anni il percorso si è arricchito anche di nuove modalità di visita, tra cui un trenino elettrico che ripercorre parte del tracciato interno e installazioni multimediali dedicate alla storia del complesso. (Bunker Soratte?)

Il volume di Gregory Paolucci e Giuseppe Lo Gaglio costituisce quindi uno strumento utile sia per preparare la visita sia per approfondire le vicende di un luogo che continua a suscitare interesse tra storici, appassionati di fortificazioni, studiosi delle cavità artificiali e visitatori interessati alla storia contemporanea.

Fonti

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  • Soccorso speleologico a Claut: esercitazione interregionale nella nuova Grotta La Cjasa dei Venti
    Condividi Oltre quaranta tecnici del Soccorso Speleologico di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino e Alto Adige hanno operato per tre giorni nella Grotta La Cjasa dei Venti, una cavità scoperta di recente nelle Dolomiti Friulane, mettendo alla prova procedure e collaborazione in un ambiente ancora poco conosciuto. Esercitazione di soccorso speleologico nella nuova grotta delle Dolomiti Friulane Dal 26 al 28 giugno si è svolta a Claut, in provincia di Pordenone, un’esercitazione di socco
     

Soccorso speleologico a Claut: esercitazione interregionale nella nuova Grotta La Cjasa dei Venti

Jún 30th 2026 at 13:00

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Oltre quaranta tecnici del Soccorso Speleologico di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino e Alto Adige hanno operato per tre giorni nella Grotta La Cjasa dei Venti, una cavità scoperta di recente nelle Dolomiti Friulane, mettendo alla prova procedure e collaborazione in un ambiente ancora poco conosciuto.

Esercitazione di soccorso speleologico nella nuova grotta delle Dolomiti Friulane

Dal 26 al 28 giugno si è svolta a Claut, in provincia di Pordenone, un’esercitazione di soccorso speleologico che ha coinvolto le delegazioni del Friuli Venezia Giulia, del Veneto, del Trentino e dell’Alto Adige del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

Più di quaranta tecnici hanno preso parte alle operazioni addestrative all’interno della Grotta La Cjasa dei Venti – La Casa dei Venti, una cavità individuata soltanto tre mesi fa nell’area di Casera Casavento, nelle Dolomiti Friulane, a circa 975 metri di quota.

L’attività è stata organizzata per simulare un intervento complesso di recupero in ambiente ipogeo, consentendo alle diverse squadre di operare insieme in uno scenario reale e caratterizzato da numerose incognite. L’addestramento congiunto rappresenta uno degli aspetti fondamentali della preparazione del Soccorso Speleologico, poiché gli interventi più impegnativi richiedono spesso la collaborazione di personale proveniente da più regioni. (sast.it?)

La Grotta La Cjasa dei Venti e le sue caratteristiche speleologiche

La cavità è stata esplorata dagli speleologi del gruppo di Sacile, che operano abitualmente nelle Dolomiti Friulane. Il nome scelto, Grotta La Cjasa dei Venti, deriva dalla forte corrente d’aria che fuoriesce dall’ingresso, con velocità misurate intorno ai 60 chilometri orari, un elemento che lascia ipotizzare la presenza di ulteriori sviluppi sotterranei.

Dal punto di vista morfologico, la grotta presenta caratteristiche differenti rispetto alle classiche cavità verticali. Lo sviluppo è prevalentemente orizzontale e raggiunge attualmente circa quattro chilometri di lunghezza. Il percorso è reso impegnativo dalla presenza di numerose strettoie e passaggi articolati, mentre la profondità rimane contenuta.

Secondo le prime osservazioni degli esploratori, la cavità potrebbe costituire un importante collettore collegato ad altri sistemi carsici presenti sotto il Colciavath. Le attività di soccorso si sono concentrate sui primi due chilometri già esplorati.

Una grotta ancora fuori dal Catasto regionale come banco di prova

Uno degli aspetti più significativi dell’esercitazione riguarda proprio la scelta della cavità. La Grotta La Cjasa dei Venti non è ancora inserita nel Catasto regionale delle grotte e le informazioni disponibili risultano ancora limitate.

In queste condizioni i soccorritori non possono contare su dati consolidati riguardo ai tempi di percorrenza, ai punti critici o alla quantità di materiale necessaria per affrontare un eventuale intervento. Ogni fase richiede quindi valutazioni continue, adattamento alle condizioni reali e una pianificazione dinamica delle operazioni.

Situazioni di questo tipo riproducono con maggiore fedeltà gli scenari che possono verificarsi durante un’emergenza reale, quando le informazioni disponibili sono spesso parziali e l’organizzazione deve evolvere rapidamente in funzione delle caratteristiche dell’ambiente ipogeo.

Collaborazione tra delegazioni del Soccorso Speleologico

Nel corso dei tre giorni di attività sono state sperimentate le procedure di movimentazione della barella, la gestione delle strettoie, il trasporto dei materiali e il coordinamento tra squadre provenienti da territori diversi.

Negli ultimi anni il Soccorso Speleologico interviene frequentemente con squadre interregionali, mobilitando tecnici specializzati, sanitari e personale logistico in operazioni che possono protrarsi anche per molte ore. Per questo motivo le esercitazioni condivise rappresentano un momento essenziale della formazione permanente, permettendo di uniformare le tecniche operative e migliorare l’integrazione tra le diverse delegazioni. (Soccorso Alpino Trentino?)

L’esercitazione di Claut si è conclusa con esito positivo, confermando la capacità delle squadre di operare con efficacia anche in una cavità di recente scoperta, dove l’esperienza diretta sul terreno diventa uno strumento fondamentale per affrontare le complessità del soccorso in ambiente sotterraneo.

Fonti

  • Comunicato del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – Delegazioni coinvolte nell’esercitazione.

Comunicato ufficiale CNSAS:

A Claut esercitazione speleologica tra Friuli, Veneto, Trentino e Alto Adige

Claut (PN)

In una grotta scoperta appena tre mesi fa tra le Dolomiti Friulane, nella zona di Casera Casavento a quota 975 metri, si è svolta nell’arco di tre giorni, tra il 26 e il 28 giugno, una importante esercitazione del Soccorso speleologico. Vi hanno preso parte le delegazioni del Friuli Venezia Giulia, del Veneto, del Trentino e dell’Alto Adige con la partecipazione di più di quaranta soccorritori speleologi che hanno condiviso difficili manovre di recupero all’interno della cavità.

La grotta è stata denominata dai suoi scopritori – speleologi del gruppo di Sacile (Pn), che operano spesso in questa zona – “Grotta La Cjasa dei Venti/ La Casa dei Venti” in quanto connotata da una corrente d’aria in uscita della velocità di 60 Km/orari, una velocità considerevole. Altra caratteristica della grotta è quella di non svilupparsi molto in profondità, di avere un percorso abbastanza orizzontale, ma con molte strettoie, e di avere una lunghezza di circa quattro chilometri. La grotta potrebbe inoltre essere un collettore con altre cavità presenti in zona sotto il Colciavath. L’esercitazione ha avuto come scenario i primi due chilometri di sviluppo della cavità.

La possibilità per i soccorritori speleologi di affrontare una esercitazione di soccorso all’interno di una grotta poco conosciuta – la grotta non è ancora stata acquisita al catasto grotte regionale – costituisce un ottimo banco di prova: in questo modo i soccorritori possono mettere alla prova non solo le proprie capacità ma anche testare l’affiatamento tra le varie squadre nell’affrontare le incognite di un percorso, cosa che normalmente nelle esercitazioni di questo genere non accade perché si svolgono in grotte già note, dove si sa quali materiali occorrono, si conoscono i tempi di percorrenza, le difficoltà e i punti nevralgici da superare. 

Negli scenari complessi gli interventi coinvolgono sempre più delegazioni speleologiche che devono esercitarsi per questo ad operare in totale affiatamento e avvicendamento. 

Anche in questo caso la collaborazione tra le delegazioni è stata proficua

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  • Sa Rutta ‘e S’Edera, ancora nuove esplorazioni speleosubacquee oltre il Settimo Sifone in Sardegna
    Condividi Speleologia subacquea e rilievi nella grotta di Sa Rutta ‘e S’Edera: sviluppo esplorativo fino a 360 metri di ambienti allagati appena scoperti Contesto delle esplorazioni speleosubacquee in Sa Rutta ‘e S’Edera Le attività di esplorazione nella cavità di Sa Rutta ‘e S’Edera proseguono nel solco delle campagne speleosubacquee avviate nel corso dell’anno.La grotta, già oggetto di precedenti fasi di rilievo, continua a restituire informazioni rilevanti sulla sua morfologia inter
     

Sa Rutta ‘e S’Edera, ancora nuove esplorazioni speleosubacquee oltre il Settimo Sifone in Sardegna

Jún 30th 2026 at 12:00

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Speleologia subacquea e rilievi nella grotta di Sa Rutta ‘e S’Edera: sviluppo esplorativo fino a 360 metri di ambienti allagati appena scoperti


Contesto delle esplorazioni speleosubacquee in Sa Rutta ‘e S’Edera

Le attività di esplorazione nella cavità di Sa Rutta ‘e S’Edera proseguono nel solco delle campagne speleosubacquee avviate nel corso dell’anno.
La grotta, già oggetto di precedenti fasi di rilievo, continua a restituire informazioni rilevanti sulla sua morfologia interna.

Il lavoro della Commissione Speleosub della Federazione Speleologica Sarda si è concentrato su una progressione oltre i sifoni noti.
L’obiettivo è la ricostruzione completa del sistema idraulico e delle sue connessioni interne.

Le condizioni operative risultano complesse. Le attività in Sa Rutta ‘e S’Edera richiedono una pianificazione accurata.
La presenza di lunghi tratti allagati impone logistica e coordinamento costante.


Logistica e trasporto delle attrezzature nella speleologia subacquea

Una delle fasi più impegnative ha riguardato la gestione delle attrezzature per la progressione subacquea.
In particolare, le bombole da 7 litri sono state trasferite lungo i percorsi interni della grotta.

Il trasporto è avvenuto attraverso una staffetta tra più squadre.
Le attrezzature hanno attraversato ambienti asciutti e sifoni intermedi.

Nella fase successiva, le stesse bombole sono state riportate verso le zone operative avanzate.
Il sistema di movimentazione ha permesso di sostenere l’esplorazione in profondità.

Questo approccio logistico è stato determinante per l’avanzamento in Sa Rutta ‘e S’Edera.
La gestione delle risorse ha consentito la continuità delle immersioni esplorative.


Superamento del Settimo Sifone e nuovi ambienti interni

Le squadre speleosub hanno raggiunto e attraversato il Settimo Sifone.
Questo tratto rappresenta uno dei passaggi idraulici più significativi della grotta.

Oltre il sifone sono stati osservati ambienti asciutti e nuove diramazioni.
In Sa Rutta ‘e S’Edera si conferma una struttura interna articolata.

Le esplorazioni hanno evidenziato anche arrampicate su depositi fangosi e dislivelli.
Sono stati individuati nuovi affacci su ambienti ancora non completamente documentati.

Un pozzo di circa 15 metri ha segnato un punto di arresto temporaneo.
L’area potrebbe rappresentare un ulteriore sviluppo del sistema carsico.


Rilievi speleologici e sviluppo subacqueo della grotta

Le attività di rilievo hanno permesso di aggiornare la mappatura interna della cavità.
Il nuovo tratto esplorato in ambiente sommerso raggiunge circa 360 metri di sviluppo.

In Sa Rutta ‘e S’Edera è stata inoltre confermata la continuità della galleria principale subacquea.
Il sistema mostra una progressione oltre le zone già conosciute.

Le rilevazioni includono anche nuovi tratti minori, rilevati in fase di esplorazione avanzata.
Il lavoro di documentazione proseguirà nelle prossime campagne.


Prospettive per la speleologia subacquea in Sardegna

Le attività in Sa Rutta ‘e S’Edera indicano la possibilità di ulteriori sviluppi esplorativi.
La presenza di continuità idrauliche suggerisce margini ancora non completamente indagati.

La speleologia subacquea in Sardegna conferma un quadro di ricerca in evoluzione.
Le campagne future saranno orientate al completamento dei rilievi e alla verifica delle connessioni interne.

Il lavoro della Commissione Speleosub della Federazione Speleologica Sarda resta focalizzato sulla documentazione progressiva del sistema.
Sa Rutta ‘e S’Edera continua a rappresentare un riferimento per le esplorazioni speleosubacquee regionali e nazionali.

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  • Apertura dell’Eremo di San Cassiano: il 5 luglio visite guidate tra speleologia, archeologia e natura nei Colli Berici
    Condividi Il Club Speleologico Proteo riapre al pubblico l’Eremo di San Cassiano a Lumignano. Una giornata dedicata alla scoperta di un sito che unisce storia, grotte, geologia, biodiversità e paesaggio dei Colli Berici. L’Eremo di San Cassiano torna visitabile la prima domenica di luglio Domenica 5 luglio il Club Speleologico Proteo di Vicenza aprirà nuovamente al pubblico l’Eremo di San Cassiano, come avviene tradizionalmente la prima domenica di ogni mese. L’iniziativa offrirà la possib
     

Apertura dell’Eremo di San Cassiano: il 5 luglio visite guidate tra speleologia, archeologia e natura nei Colli Berici

Jún 30th 2026 at 11:00

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Il Club Speleologico Proteo riapre al pubblico l’Eremo di San Cassiano a Lumignano. Una giornata dedicata alla scoperta di un sito che unisce storia, grotte, geologia, biodiversità e paesaggio dei Colli Berici.

L’Eremo di San Cassiano torna visitabile la prima domenica di luglio

Domenica 5 luglio il Club Speleologico Proteo di Vicenza aprirà nuovamente al pubblico l’Eremo di San Cassiano, come avviene tradizionalmente la prima domenica di ogni mese. L’iniziativa offrirà la possibilità di visitare gratuitamente uno dei luoghi più significativi dei Colli Berici, accompagnati dalle guide dell’associazione che da anni si occupa della valorizzazione e della tutela del complesso.  

L’apertura è prevista per l’intera giornata, dalle 9.00 alle 18.00 secondo il programma diffuso dagli organizzatori. La prenotazione non è richiesta e l’accesso è libero.

L’Eremo di San Cassiano racconta milioni di anni di storia

La visita all’Eremo di San Cassiano attraversa epoche molto diverse tra loro. Il percorso inizia dalle antiche scogliere coralline formatesi circa 36 milioni di anni fa, testimonianza dell’origine geologica dei Colli Berici, per arrivare alle cavità naturali frequentate dagli orsi delle caverne e successivamente dall’uomo di Neanderthal.

Il sito conserva inoltre importanti testimonianze dell’Alto Medioevo. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce una necropoli rupestre con numerose sepolture scavate nella roccia e i resti dell’antica chiesa altomedievale incorporata nell’attuale edificio del XVII secolo. Le ricerche archeologiche condotte negli anni Novanta hanno documentato almeno tredici tombe e strutture murarie appartenenti ai primi insediamenti religiosi del luogo.  

Speleologia, archeologia e leggenda nei Colli Berici

L’Eremo di San Cassiano rappresenta un punto d’incontro tra diverse discipline. Oltre agli aspetti geologici e speleologici, il complesso è legato alla tradizione della regina Adelaide, figura storica attorno alla quale si sono sviluppati racconti e leggende locali che fanno parte della memoria del territorio.

Le guide accompagneranno i visitatori lungo un itinerario che permette di comprendere come il paesaggio carsico dei Colli Berici abbia favorito nei secoli la presenza dell’uomo, dall’età preistorica fino all’insediamento monastico medievale. Questo approccio rende la visita interessante sia per gli appassionati di speleologia sia per chi desidera approfondire gli aspetti storici e archeologici dell’area.  

Natura e biodiversità attorno all’Eremo di San Cassiano

L’area di Lumignano è conosciuta anche per il suo valore naturalistico. Le pareti rocciose e gli ambienti rupestri ospitano specie di particolare interesse conservazionistico.

Tra gli uccelli osservabili figurano il falco pellegrino, il picchio muraiolo, oltre a presenze più sporadiche come il sordone e il passero solitario. Di rilievo anche la flora locale, con la presenza della Saxifraga berica, specie endemica dei Colli Berici strettamente legata agli ambienti rocciosi dell’area.

Questa ricchezza naturalistica rende il sito un esempio di integrazione tra patrimonio geologico, biodiversità e tutela ambientale.

Informazioni pratiche per la visita

Per raggiungere l’Eremo di San Cassiano è necessario utilizzare il sentiero 3-4, con partenza da Via Brojo a Lumignano. Il tradizionale sentiero n. 3 risulta infatti interdetto per motivi di sicurezza a causa di smottamenti, come indicato dal Club Speleologico Proteo e dal Comune di Longare. Si consigliano scarponcini o calzature adatte ai percorsi su terreno roccioso.  

L’iniziativa rappresenta un’opportunità per conoscere uno dei siti più rappresentativi del patrimonio storico e naturale dei Colli Berici, valorizzato da anni grazie all’attività del Club Speleologico Proteo attraverso visite guidate e attività divulgative.

Fonti

  • Club Speleologico Proteo – Eremo di San Cassiano.  Sito ufficiale?Attachment.png
  • Comune di Longare – Scheda dell’Eremo di San Cassiano.  Comune di Longare?Attachment.png
  • Voce enciclopedica sull’Eremo di San Cassiano e risultati degli studi archeologici.  

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  • Canyoning sul Torrente Molassa: il 19 luglio una discesa nelle forre di Barcis
    Condividi Nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane un’escursione guidata tra canyon, marmitte di erosione e acque cristalline del Torrente Molassa Il canyoning sul Torrente Molassa torna tra gli appuntamenti estivi del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Domenica 19 luglio, a Barcis (Pordenone), è in programma una discesa guidata lungo uno dei percorsi più suggestivi della Valcellina, dedicata a chi desidera avvicinarsi a questa disciplina sportiva in un contesto naturale di grande inte
     

Canyoning sul Torrente Molassa: il 19 luglio una discesa nelle forre di Barcis

Jún 30th 2026 at 10:00

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Nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane un’escursione guidata tra canyon, marmitte di erosione e acque cristalline del Torrente Molassa

Il canyoning sul Torrente Molassa torna tra gli appuntamenti estivi del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Domenica 19 luglio, a Barcis (Pordenone), è in programma una discesa guidata lungo uno dei percorsi più suggestivi della Valcellina, dedicata a chi desidera avvicinarsi a questa disciplina sportiva in un contesto naturale di grande interesse geologico e paesaggistico.

L’iniziativa rientra nel calendario delle attività outdoor promosse dal Parco e sarà condotta da una Guida Alpina. I partecipanti affronteranno il percorso indossando muta, casco e l’attrezzatura tecnica necessaria, dopo un briefing dedicato alle norme di sicurezza e alle modalità di progressione nel torrente. (Parco Dolomiti Friulane?)

Canyoning sul Torrente Molassa tra geologia e ambiente naturale

Il Torrente Molassa rappresenta uno dei geositi più interessanti della Valcellina. La sua forra confluisce nella più ampia Forra del Cellina, creando un ambiente modellato nel corso dei millenni dall’erosione dell’acqua sulle rocce calcaree.

Durante la discesa è possibile osservare numerose forme geomorfologiche tipiche degli ambienti torrentizi, tra cui marmitte di erosione, pareti levigate, strettoie e cavità scavate dalla forza dell’acqua. Il canyon del Molassa costituisce un geosito di interesse regionale, mentre la Forra del Cellina è riconosciuta come geosito di interesse nazionale per il suo valore geomorfologico, geologico e idrogeologico. (Parco Dolomiti Friulane?)

Chi può partecipare all’attività di canyoning

L’escursione è pensata per persone in buona condizione fisica che sappiano nuotare e abbiano una buona confidenza con l’ambiente acquatico. La pratica del canyoning richiede infatti la capacità di muoversi in sicurezza tra acqua corrente, rocce e piccoli salti naturali.

Secondo le indicazioni degli organizzatori, l’attività non è indicata a chi soffre di vertigini o di attacchi di panico. La progressione avviene seguendo costantemente le indicazioni della Guida Alpina, che accompagna il gruppo lungo tutto il percorso.

Il canyon del Molassa è considerato un itinerario di difficoltà contenuta e, nelle edizioni precedenti, non prevedeva l’impiego di corde, risultando adatto anche a chi desidera vivere una prima esperienza in questo tipo di ambiente naturale, sempre nel rispetto delle condizioni idrologiche del torrente. (Parco Dolomiti Friulane?)

Il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane e la Valcellina

L’attività si svolge nel territorio del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, area protetta istituita per conservare uno dei paesaggi più integri dell’arco alpino orientale. Il Parco comprende vallate poco antropizzate, ambienti dolomitici e numerosi corsi d’acqua che hanno dato origine a canyon e forre di elevato valore naturalistico.

Barcis rappresenta uno dei principali punti di accesso alla Riserva Naturale della Forra del Cellina, caratterizzata da profonde incisioni nella roccia calcarea e da acque limpide che rendono questa zona particolarmente apprezzata dagli escursionisti e dagli appassionati di attività outdoor. (Dolomiti.it?)

Prenotazioni

La partecipazione è a numero limitato ed è richiesta la prenotazione attraverso il sito ufficiale del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Gli organizzatori forniranno ai partecipanti tutte le indicazioni relative all’attrezzatura personale da portare e al materiale tecnico messo a disposizione durante la giornata. (Parco Dolomiti Friulane?)

Fonti

L'articolo Canyoning sul Torrente Molassa: il 19 luglio una discesa nelle forre di Barcis proviene da Scintilena.

Cancún, riconosciuto il primo Santuario Urbano dei Pipistrelli del Messico: una grotta con oltre 200.000 esemplari diventa modello di conservazione

Jún 30th 2026 at 09:00

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La cavità dell’Università dei Caraibi entra nella rete dei Siti di Importanza per la Conservazione dei Pipistrelli (SICOM): ospita sei specie e rappresenta uno dei più importanti rifugi riproduttivi urbani della Penisola dello Yucatán.

Il riconoscimento per la conservazione dei pipistrelli a Cancún

La conservazione dei pipistrelli compie un nuovo passo in America Latina con il riconoscimento del Santuario Urbano dei Pipistrelli dell’Università dei Caraibi a Cancún, nello stato messicano di Quintana Roo. Il sito è stato inserito tra i Siti di Importanza per la Conservazione dei Pipistrelli (SICOM) dalla Rete Latinoamericana e Caraibica per la Conservazione dei Pipistrelli (RELCOM), diventando il primo santuario urbano di questo tipo nel Paese. (unicaribe.mx?)

La designazione rappresenta un caso significativo perché riguarda una cavità situata all’interno di un contesto fortemente urbanizzato, dimostrando come anche le aree urbane possano conservare habitat fondamentali per la biodiversità quando vengono adeguatamente tutelate.

Una grotta scoperta nel 2014 e trasformata in laboratorio di ricerca

La cavità fu individuata nel 2014 all’interno del campus universitario. Le prime esplorazioni scientifiche incontrarono notevoli difficoltà a causa delle temperature elevate e delle condizioni microclimatiche interne, che in alcune zone raggiungono i 50 °C.

Negli anni successivi i ricercatori dell’Università dei Caraibi hanno sviluppato un programma di monitoraggio continuo che ha trasformato il sito in un vero laboratorio naturale dedicato allo studio dell’ecologia dei pipistrelli, del loro comportamento riproduttivo e del ruolo ecologico svolto in ambiente urbano. (unicaribe.mx?)

Oltre 200.000 pipistrelli appartenenti a sei specie

Le indagini effettuate attraverso sistemi di videomonitoraggio e conteggi standardizzati hanno stimato una popolazione di circa 201.600 pipistrelli, rendendo questa cavità uno dei più importanti rifugi urbani documentati nella Penisola dello Yucatán. (RELCOM?)

Il Santuario Urbano dei Pipistrelli ospita sei specie:

  • Artibeus jamaicensis
  • Artibeus lituratus
  • Glossophaga mutica
  • Micronycteris microtis
  • Mormoops megalophylla
  • Pteronotus mesoamericanus

Di particolare interesse sono le colonie riproduttive di Mormoops megalophylla e Pteronotus mesoamericanus, che utilizzano la grotta come rifugio di maternità. In questo ambiente le femmine partoriscono e allevano i piccoli sfruttando condizioni microclimatiche molto stabili, indispensabili per il successo riproduttivo della colonia. (RELCOM?)

Il valore ecologico dei pipistrelli negli ecosistemi urbani

La presenza di una colonia così numerosa assume un’importanza che va oltre la conservazione della singola cavità. I pipistrelli svolgono infatti servizi ecosistemici fondamentali, tra cui il controllo naturale degli insetti, l’impollinazione e la dispersione dei semi.

Nel caso di Cancún, questi mammiferi contribuiscono anche al contenimento di insetti che possono trasmettere malattie come dengue, Zika e chikungunya, evidenziando il ruolo della fauna selvatica nella qualità degli ecosistemi cittadini. (unicaribe.mx?)

La rete RELCOM e i Siti di Importanza per la Conservazione dei Pipistrelli

In America Latina e nei Caraibi le cavità utilizzate dai pipistrelli ricevono livelli di protezione differenti a seconda delle normative nazionali. La rete RELCOM ha sviluppato uno strumento specifico costituito dalle Aree (AICOM) e dai Siti di Importanza per la Conservazione dei Pipistrelli (SICOM).

I SICOM comprendono rifugi di dimensioni limitate, come grotte, miniere, ponti o edifici, che ospitano popolazioni di particolare interesse conservazionistico. La loro individuazione permette di orientare interventi di tutela e gestione anche in territori fortemente antropizzati. Attualmente la rete riconosce centinaia di aree e siti distribuiti in 24 Paesi dell’America Latina e dei Caraibi. (RELCOM?)

Un esempio di tutela delle grotte in ambiente urbano

Il caso del Santuario Urbano dei Pipistrelli dell’Università dei Caraibi dimostra come la ricerca scientifica, la pianificazione territoriale e la collaborazione tra università e organizzazioni per la conservazione possano garantire la protezione di habitat sotterranei anche in contesti urbani in rapida espansione.

Per il mondo della speleologia e della biospeleologia il riconoscimento rappresenta un esempio di gestione integrata di una cavità naturale che coniuga ricerca, monitoraggio e conservazione della fauna cavernicola, valorizzando il ruolo delle grotte come elementi essenziali degli ecosistemi.

Fonti

  • Università dei Caraibi (Unicaribe): riconoscimento del Santuario Urbano dei Pipistrelli. (unicaribe.mx?Attachment.png)
  • RELCOM – Banca dati dei Siti di Importanza per la Conservazione dei Pipistrelli (SICOM). (RELCOM?Attachment.png)
  • Excélsior – Riconoscimento del rifugio urbano di Cancún. (Excélsior?Attachment.png)

L'articolo Cancún, riconosciuto il primo Santuario Urbano dei Pipistrelli del Messico: una grotta con oltre 200.000 esemplari diventa modello di conservazione proviene da Scintilena.

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