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Le Trozze di Nardò: il Gruppo Speleologico Neretino racconta la storia dell’acqua nel Salento

Apríl 24th 2026 at 13:00

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Il 26 aprile 2026, al Chiostro dei Carmelitani, una serata divulgativa porta alla luce il patrimonio idrico rurale del Salento: pozzi scavati a mano, trozze e ingegno contadino come testimonianze di una civiltà dell’acqua da tutelare.


Trozze del Salento: quando l’acqua era il tesoro della terra

Il Salento non ha fiumi. Non ha laghi perenni. Ha la roccia calcarea, il sole, e l’ingegno degli uomini che per secoli hanno dovuto strappare ogni goccia d’acqua al sottosuolo. In questo contesto nasce il mondo delle trozze, strutture ipogee di raccolta idrica scavate a mano nel tufo, che rappresentano uno dei capitoli più affascinanti dell’architettura rurale minore del territorio salentino.

La parola trozza deriva dal latino medievale trochlea, a sua volta dal greco ????????, che significa “carrucola”. Non si tratta di un semplice pozzo: la trozza è un pozzo tanto profondo da richiedere obbligatoriamente una carrucola per l’estrazione dell’acqua, con una struttura esterna spesso curata con pregevolissimi esiti estetici. Alcune trozze, come la celebre Trozza di Villa Scrasceta a Nardò, recano ancora iscrizioni latine d’epoca moderna che raccontano la data di inizio dello scavo e il giorno in cui l’acqua fu finalmente raggiunta.


Il GSN incontra la storia: una serata sul patrimonio rurale

Il Gruppo Speleologico Neretino organizza domenica 26 aprile 2026, alle ore 19:30, una serata dedicata alla conoscenza e alla salvaguardia delle opere rurali minori del Salento. L’appuntamento si terrà nella Sala Conferenze del Chiostro dei Carmelitani di Nardò, lo storico spazio ricavato nell’ex Convento carmelitano che dal 1150 ospitò la comunità religiosa. La sala, dotata di 60 posti a sedere, è da anni punto di riferimento culturale della città.

La serata è intitolata Le Trozze: dove l’acqua accarezza la terra, ed è realizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale Carabinieri – Sezione “Salvo D’Acquisto” di Nardò, guidata dal Maresciallo Mario Guagnano. L’evento gode del patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Nardò, nella persona del dott. Francesco Plantera, che porterà i saluti istituzionali.


Relatori e interventi: la voce degli speleologi del Salento

Gli interventi tecnici e divulgativi saranno a cura di Francesco Orlando e Antonio D’Elia, entrambi del Gruppo Speleologico Neretino. Il GSN, fondato nel 1972 come affiliata al Centro Speleologico Meridionale del professor Pietro Parenzan, è attivo da oltre cinquant’anni nel territorio salentino. La sua sede si trova all’interno del Castello Aragonese Acquaviva di Nardò.

Nel corso degli anni il gruppo ha dato il proprio contributo allo studio delle grotte marine del Salento, alla ricerca biospeleologica, all’archeologia rupestre e ora alla documentazione del patrimonio idraulico rurale. La serata si inserisce in una lunga tradizione di incontri divulgativi organizzati dal GSN per avvicinare il pubblico al territorio sotterraneo e ai suoi manufatti.


Pozzi e trozze del Salento: l’ingegno contadino contro la siccità

In un territorio privo di corsi d’acqua superficiali, la sopravvivenza dipendeva dalla capacità di raccogliere e conservare l’acqua piovana o di raggiungere la falda freatica attraverso scavi a mano. Le trozze rappresentano la risposta più sofisticata a questa sfida: pozzi profondi, talvolta ornati, dotati di carrucola per l’estrazione, che richiedevano mesi di lavoro e grandi risorse economiche.

Accanto alle trozze, il paesaggio rurale salentino conserva altri manufatti idraulici: le pozzelle della Grecìa Salentina, cisterne ipogee scavate nelle depressioni carsiche per raccogliere l’acqua piovana in zone dove la falda superficiale era assente; le cisterne dei masseri e delle ville rurali; e poi la ‘ngegna, il sistema di pompaggio ad energia animale precursore dell’elettropompa moderna. Ognuno di questi manufatti racconta una strategia di adattamento all’ambiente carsico e arido del Salento.

Un recente volume curato da Antonio Costantini e Stefano Margiotta, Salento. I monumenti dell’acqua, ricostruisce le letture storico-geografiche e idrico-geologiche di queste architetture rurali, confermando l’importanza scientifica e culturale di pozzi, pozzelle, neviere e cisternoni disseminati nel territorio.


Conoscere per tutelare: il valore della speleologia civile

L’obiettivo della serata non è puramente storico. La tutela delle opere rurali minori passa prima di tutto dalla loro conoscenza e dalla consapevolezza del loro valore identitario. Il Gruppo Speleologico Neretino, da anni impegnato in attività di esplorazione, documentazione e divulgazione, porta avanti questa missione anche al di fuori delle grotte naturali, estendendo lo sguardo speleologico ai manufatti ipogei di origine antropica.

Le trozze del Salento sono testimonianze concrete di come le comunità rurali abbiano costruito nel tempo un rapporto sostenibile con le risorse idriche del territorio. In un momento in cui il cambiamento climatico mette sotto pressione gli acquiferi carsici pugliesi, riscoprire e valorizzare queste opere assume un significato che va ben oltre l’interesse antiquario.

La serata del 26 aprile al Chiostro dei Carmelitani è aperta al pubblico. L’apertura è affidata al Maresciallo Mario Guagnano, Presidente dell’ANC Sezione di Nardò, con i saluti del dott. Francesco Plantera in rappresentanza dell’Assessorato alla Cultura.

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  • Grotta di Rio Martino: chiusa fino al 30 aprile per proteggere i pipistrelli in letargo
    Condividi La Grotta di Rio Martino, a Crissolo, ai piedi del Monviso, prolunga la chiusura invernale fino al 30 aprile 2026 per tutelare oltre 200 pipistrelli ancora in fase di ibernazione. La riapertura al pubblico è prevista per il 1° maggio. Il sito di svernamento più importante d’Italia per il Barbastello La Grotta di Rio Martino, posta a 1.530 metri di quota sulle pendici della Rocca Granè, in alta Valle Po, è un sito di rilevanza scientifica e naturalistica riconosciuta a
     

Grotta di Rio Martino: chiusa fino al 30 aprile per proteggere i pipistrelli in letargo

Apríl 24th 2026 at 12:00

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La Grotta di Rio Martino, a Crissolo, ai piedi del Monviso, prolunga la chiusura invernale fino al 30 aprile 2026 per tutelare oltre 200 pipistrelli ancora in fase di ibernazione. La riapertura al pubblico è prevista per il 1° maggio.


Il sito di svernamento più importante d’Italia per il Barbastello

La Grotta di Rio Martino, posta a 1.530 metri di quota sulle pendici della Rocca Granè, in alta Valle Po, è un sito di rilevanza scientifica e naturalistica riconosciuta a livello europeo. Riserva Naturale e Zona Speciale di Conservazione (ZSC IT1160037), è inserita nella Rete Natura 2000 ed è gestita dal Parco del Monviso. Con uno sviluppo totale di 3.200 metri, ospita numerose sale, pozzi e gallerie scavati nel corso dei millenni dall’azione delle acque sulle rocce carbonatiche.parcomonviso

La grotta è il sito di svernamento più importante d’Italia per il Barbastello (Barbastella barbastellus). Il censimento annuale del febbraio 2025, effettuato da un biologo del Parco e da due esperti chirotterologi, ha rilevato la presenza di almeno 225 esemplari totali, di cui 184 appartenenti proprio al Barbastello. Questo numero ha rappresentato un notevole incremento rispetto all’anno precedente, probabile effetto delle temperature invernali più rigide.parcomonviso+1

Quest’inverno, la presenza all’interno della cavità ha raggiunto e superato i 200 pipistrelli in letargo. Oltre al Barbastello, i rilevamenti degli anni precedenti hanno documentato la presenza di Vespertilio smarginato (Myotis emarginatus), Vespertilio maggiore (Myotis myotis), Miniottero comune (Miniopterus schreibersii), Vespertilio di Blyth (Myotis blythii), Rinolofo minore (Rhinolophus hipposideros) e Vespertilio di Daubenton (Myotis daubentonii). Tutte queste specie sono protette dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE.cuneo24+2


Letargo dei pipistrelli: la fisiologia del torpore invernale

Durante l’ibernazione, i pipistrelli entrano in una fase di torpore profondo in cui il metabolismo si riduce drasticamente. Il cuore, che in fase attiva batte fino a 200 volte al minuto, scende a soli 10 battiti al minuto. La respirazione rallenta fino a un atto respiratorio ogni ora.tutelapipistrelli+1

Questa strategia consente ai chirotteri di sopravvivere per mesi senza alimentarsi, attingendo alle riserve di grasso accumulate in autunno. Per creature che pesano tra i 5 e i 30 grammi, il margine energetico disponibile è ridottissimo: il risparmio metabolico deve essere massimo per garantire la sopravvivenza fino alla primavera.scintilena+1

Il Barbastello è una specie particolarmente resistente alle basse temperature. Può svernare anche vicino all’entrata della grotta, circondato da ghiaccioli o con il pelame imbiancato di nevischio. Nonostante questa resistenza al freddo, è del tutto vulnerabile ai disturbi di origine umana durante il letargo.biodiversita


Il costo fisiologico di un risveglio forzato

Il disturbo umano nelle grotte rappresenta una minaccia concreta per le colonie svernanti. La comunità scientifica internazionale considera questo rischio ormai consolidato. Ogni risveglio forzato comporta un consumo delle riserve lipidiche che può risultare fatale.scintilena

I pipistrelli hanno bisogno di oltre un’ora per riattivarsi completamente dal torpore. Chi frequenta le grotte in inverno spesso non si accorge del disturbo arrecato: l’uscita dal torpore avviene in ritardo rispetto al passaggio degli intrusi. Risvegli ripetuti provocano un esaurimento precoce delle riserve di grasso che può portare alla morte degli animali prima della fine dell’inverno.facebook+1

Luci, rumori, calore corporeo, vibrazioni: qualsiasi perturbazione può innescare questo meccanismo. Secondo i tecnici del Parco del Monviso, la presenza umana potrebbe provocare il risveglio anticipato dei chirotteri, con conseguenze che gli esperti definiscono «potenzialmente fatali».scintilena+1


La proroga della chiusura: una decisione scientifica

La chiusura invernale della Grotta di Rio Martino è normata da una prescrizione del Settore Aree Protette della Regione Piemonte, in vigore dal 2008. Il periodo di chiusura ordinario va dal 1° novembre al 31 marzo. Quest’anno, le condizioni meteorologiche registrate in marzo — precipitazioni nevose, basse temperature e persistenza della neve al suolo — hanno indotto il Parco del Monviso a prorogare la chiusura.scintilena+2

Non è la prima volta che la riapertura subisce uno slittamento. Nel 2019 la grotta rimase chiusa per tutto aprile: alcuni esemplari del genere Myotis erano ancora in letargo, e i tecnici avevano rilevato la presenza del fungo Pseudogymnoascus destructans, agente della sindrome del naso bianco (WNS). Quest’anno la proroga è motivata esclusivamente dalla fase biologica ancora critica delle colonie.nuovagazzettadisaluzzo+1

Il Parco ha comunicato che la riapertura è prevista per il 1° maggio 2026. Come ribadito nelle note ufficiali, la decisione risponde a criteri scientifici e non discrezionali: «Un accesso non controllato potrebbe arrecare disturbo in una fase ancora critica del ciclo biologico» dei chirotteri.nuovagazzettadisaluzzo


Specie protette e indicatori di salute ecosistemica

Il Barbastello (Barbastella barbastellus) è una specie di media taglia, con il manto scuro, il muso nero e le orecchie caratterizzate da una profonda dentellatura sul margine posteriore. È tipico di ambienti boschivi maturi ed è presente in molte regioni d’Italia, pur non essendo una specie comune. La colonia svernante di Rio Martino è la più numerosa conosciuta sul territorio italiano.ambiente.regione.emilia-romagna+2

I pipistrelli sono tra i gruppi faunistici più minacciati a causa delle alterazioni ambientali di origine antropica. La loro presenza in un sito è considerata un indicatore della qualità e dell’equilibrio dell’ecosistema. Sono tutelati sia dalla normativa nazionale che dalla Direttiva 92/43/CEE e dall’Accordo sulla conservazione delle popolazioni di chirotteri europei.parcomonviso

Uno studio pubblicato sull’Italian Journal of Mammalogy nell’aprile 2026 documenta i record altitudinali di 29 specie di pipistrelli in Piemonte e Valle d’Aosta. Il Barbastello risulta avere raggiunto la quota di svernamento più elevata in Italia proprio in una miniera abbandonata a 1.903 metri, mentre la grotta di Rio Martino è citata come sito di ibernazione del Miniottero comune a 1.530 metri. La distribuzione altitudinale crescente di queste specie potrebbe essere correlata ai cambiamenti climatici in corso.scintilena


Turismo e biodiversità: un equilibrio possibile

Il ramo inferiore della grotta, lungo 530 metri e attrezzato con passerelle, è accessibile al pubblico nella stagione aperta, dal 1° maggio al 31 ottobre, con visite guidate. La grotta accoglie ogni anno migliaia di visitatori, rappresentando una delle principali attrattive del Parco del Monviso.

La gestione alternata — apertura turistica nella stagione calda, chiusura rigorosa in quella fredda — è il modello che il Parco del Monviso applica con continuità da anni. Questo approccio dimostra che turismo e tutela della biodiversità non sono necessariamente in contrasto, a condizione che le esigenze biologiche delle specie presenti vengano rispettate con rigore.

Rispettare le date di chiusura è il primo passo concreto per garantire la sopravvivenza di una delle colonie di pipistrelli più rilevanti d’Italia. La riapertura del 1° maggio segna il momento in cui la natura ha completato il proprio ciclo invernale e i chirotteri tornano alla vita attiva, pronti a svolgere il ruolo di predatori notturni di insetti che li rende alleati indispensabili degli ecosistemi forestali e agricoli.

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Nuove Creature delle Grotte Scoperte in Spagna: un Genere Inedito e Due Specie Sconosciute Riscrivono la Fauna Sotterranea Iberica

Apríl 24th 2026 at 10:00

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Uno studio scientifico rivela insospettabili connessioni tra le grotte della Spagna orientale e il Nordafrica, con la scoperta di due nuove specie di crostacei cavernicoli e un genere del tutto nuovo per la scienza


Lo studio pubblicato il 20 aprile 2026 sulla rivista Subterranean Biology descrive una revisione approfondita della famiglia Philosciidae (Crustacea, Isopoda, Oniscidea) nelle grotte della Penisola Iberica orientale e nelle Isole Baleari (Spagna). I risultati includono la descrizione di un nuovo genere e due nuove specie di isopodi terrestri cavernicoli, oltre a importanti revisioni sinonimiche che semplificano la sistematica del gruppo. L’articolo, firmato da Garcia, Miralles-Núñez e Cruz-Suárez, costituisce un contributo significativo alla biospeleologia della regione mediterranea occidentale.

Nuovi crostacei cavernicoli descritti per la prima volta

Le grotte della Penisola Iberica orientale e delle Isole Baleari custodivano, fino ad oggi, piccoli segreti rimasti nell’ombra. Uno studio pubblicato il 20 aprile 2026 sulla rivista scientifica Subterranean Biology ha portato alla luce un nuovo genere e due nuove specie di crostacei isopodi terrestri cavernicoli, appartenenti alla famiglia Philosciidae (Crustacea, Isopoda, Oniscidea).subtbiol.pensoft

I ricercatori Garcia, Miralles-Núñez e Cruz-Suárez hanno condotto una revisione sistematica della fauna di questo gruppo nelle grotte delle comunità autonome di Catalogna, Comunitat Valenciana, Murcia e delle Isole Baleari. Il risultato è una delle descrizioni tassonomiche più complete prodotte negli ultimi anni per la biospeleologia spagnola.subtbiol.pensoft


Iberoscia zaragozai: il nuovo genere che cambia la mappa della vita sotterranea iberica

Il taxon più rilevante dell’intero studio è Iberoscia zaragozai Garcia, Miralles-Núñez & Cruz-Suárez, 2026, specie tipo di un genere del tutto nuovo per la scienza: Iberoscia gen. nov.. Il nome del genere richiama le popolazioni antiche della Penisola Iberica, mentre l’epiteto specifico è un omaggio allo speleobiologo Enrique Zaragoza.zenodo

Iberoscia presenta una combinazione di caratteri morfologici unica tra i Philosciidae europei. Le prime antenne portano aesthetasci a forma di “maracas”; il pleone è nettamente più stretto del pereon; i pleopodi sono privi di strutture polmonari; la papilla genitale è biforcuta distalmente. Questi caratteri la distinguono da ogni altro genere europeo della famiglia.zenodo

La specie era in realtà “nascosta” nella letteratura scientifica da oltre trent’anni. Un esemplare era stato informalmente segnalato nel 1990 in una tesi di dottorato non pubblicata con il nome Anaphiloscia iberica, mai validato formalmente — un cosiddetto nomen nudum, privo di valore nomenclaturale.zenodo

La distribuzione di Iberoscia zaragozai copre tre comunità autonome: Catalogna, Comunitat Valenciana e Murcia, seguendo la fascia carsica costiera della Spagna orientale.facebook+1


Una scoperta dall’isola di Ibiza: Paractenoscia sendrai e il legame con il Marocco

La seconda novità è Paractenoscia sendrai Garcia, Miralles-Núñez & Cruz-Suárez, 2026, sp. nov., raccolta nella Cova de Sa Caperulla di Portinatx, nell’isola di Ibiza (Isole Baleari).zenodo

Questa nuova specie appartiene al genere Paractenoscia Taiti & Rossano, 2015, finora noto nel mondo con un’unica specie proveniente dalle grotte del Rif nordorientale del Marocco. La scoperta di P. sendrai a Ibiza segna il primo record del genere in Spagna e nell’intera area ibero-balearica.zenodo+2

Gli esemplari raggiungono una lunghezza massima di 6 mm. Non mostrano pigmentazione — un carattere tipico degli animali adattatisi all’ambiente cavernicolo nel corso di lunghi processi evolutivi.zenodo

Il dato biogeografico è di grande rilievo. La presenza del genere Paractenoscia sia in Marocco che a Ibiza suggerisce connessioni faunistiche risalenti a epoche pre-quaternarie, quando i livelli del mare erano più bassi e i corridoi di colonizzazione tra Nordafrica e le isole del Mediterraneo occidentale erano più accessibili.onlinelibrary.wiley+1

Lo studio segnala anche un ulteriore taxon non ancora descritto, indicato come Paractenoscia sp. A, basato su femmine raccolte nella Cueva de los Murciélagos di Vilamarxant (Valencia). Il materiale disponibile — solo femmine — non ha consentito agli autori di formalizzare la descrizione, in attesa di esemplari più completi.zenodo


Revisioni sistematiche: sinonimie che semplificano la tassonomia del gruppo

Lo studio non si limita alle nuove specie. I tre autori propongono anche due importanti revisioni sinonimiche, che portano a una razionalizzazione della tassonomia della famiglia.

Anaphiloscia sicula Arcangeli, 1934, viene proposta come sinonimo soggettivo junior di Anaphiloscia simoni Racovitza, 1907. Le due entità nominali, descritte a distanza di decenni, corrispondono alla stessa specie. In base al principio di priorità del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica, il nome valido è il più antico: A. simoni. Lo studio ne offre anche la prima illustrazione completa del maschio, ricavata da esemplari topotipici delle Coves del Drac, a Mallorca. Dalla descrizione originale di Racovitza nel 1907, questa lacuna era rimasta aperta per 119 anni.marinespecies+2

Il genere monotipico Parachaetophiloscia Cruz & Dalens, 1990, viene invece sinonimizzato con Chaetophiloscia Verhoeff, 1908. La diagnosi originale del 1990 si fondava su una lieve differenza nel numero di penicilli mandibolari, che la revisione attuale giudica insufficiente a giustificare un rango generico separato. La specie Parachaetophiloscia levantina diventa così Chaetophiloscia levantina comb. nov., e il genere Parachaetophiloscia viene eliminato dal catalogo valido.zenodo+1


Gli isopodi cavernicoli: sentinelle fragili delle grotte mediterranee

Gli isopodi terrestri cavernicoli (troglobionti) sono tra i principali indicatori della qualità ambientale degli ecosistemi sotterranei. Si tratta di detritivori che si nutrono di materia organica in decomposizione — foglie, legno, guano di pipistrelli — che penetra nelle cavità attraverso fessure e corsi d’acqua. Occupano la base delle reti trofiche ipogee, svolgendo un ruolo chiave nei cicli biogeochimici delle grotte.public.pensoft+1

Le nuove specie descritte dallo studio presentano i classici caratteri troglobiotici: depigmentazione, riduzione degli organi visivi, sviluppo di organi sensoriali alternativi. Questi adattamenti si sviluppano nel corso di generazioni in ambienti dove la luce è assente, la temperatura è costante e le risorse alimentari sono scarse.scintilena

Le popolazioni di questi organismi sono spesso piccole, con areali limitati a una o poche cavità, e mostrano bassa capacità di dispersione. Le principali minacce identificate in contesti simili includono lo sviluppo urbanistico nelle aree di ricarica delle falde, l’agricoltura intensiva, l’estrazione di calcare, l’inquinamento dei corsi d’acqua sotterranei e il disturbo legato alla frequentazione non regolamentata delle grotte.pmc.ncbi.nlm.nih+1

Il caso di Paractenoscia sendrai, confinata alle grotte di Ibiza, e di Iberoscia zaragozai, distribuita in tre regioni spagnole, pone la questione delle misure di tutela necessarie. Lo studio evidenzia anche che la conoscenza della fauna cavernicola iberica è ancora incompleta: la presenza di almeno un ulteriore taxon non descritto a Valencia conferma che molto resta da esplorare.mdpi+1


La pubblicazione

Lo studio è stato pubblicato il 20 aprile 2026 sulla rivista Subterranean Biology (Pensoft Publishers), rivista scientifica peer-reviewed dedicata alla biologia degli ambienti sotterranei. Il materiale tipo è conservato presso il Museu de Ciències Naturals de Barcelona (MBCN) e nella Colección de Lourdes López-García di Mallorca.subtbiol.pensoft+2


Principali novità tassonomiche

Nuovo genere: Iberoscia gen. nov.
Il genere è diagnosticato da una combinazione unica di caratteri morfologici — tra cui aesthetasci a forma di “maracas”, penicillo nodulare sull’endite del massillipede, papilla genitale biforcuta e pleopodi privi di polmoni — che lo distinguono da tutti gli altri generi europei di Philosciidae. La specie tipo, Iberoscia zaragozai sp. nov., copre grotte di Catalogna, Comunitat Valenciana e Murcia; era stata segnalata informalmente già nel 1990 come “Anaphiloscia iberica” in una tesi non pubblicata, restando un nomen nudum per oltre 35 anni.

Nuova specie insulare: Paractenoscia sendrai sp. nov.
Il genere Paractenoscia era noto finora solo dal Marocco (una specie, descritta nel 2015); questo nuovo taxon da Ibiza — raccolto nella Cova de Sa Caperulla nel 2007 — rappresenta il primo record del genere in Spagna e nell’area ibero-balearica. Gli esemplari (max. 6 mm) sono depigmentati, tratto tipico degli adattamenti cavernicoli. La scoperta suggerisce connessioni biogeografiche pre-quaternarie tra Nordafrica e Baleari.

Sinonimie proposte

  • Anaphiloscia sicula Arcangeli, 1934 ? sinonimo junior di A. simoni Racovitza, 1907; quest’ultimo viene illustrato per la prima volta nel maschio, basandosi su esemplari topotipici dalle Coves del Drac (Mallorca).
  • Parachaetophiloscia Cruz & Dalens, 1990 ? sinonimo di Chaetophiloscia Verhoeff, 1908; la differenza nel numero di penicilli mandibolari non giustifica rango generico separato.

Perché è importante

I Philosciidae cavernicoli sono detritivori basali nelle reti trofiche ipogee, sentinelle della qualità ambientale delle grotte e potenziali specie ombrello per la conservazione. La Spagna orientale e le Baleari si confermano come hotspot di biodiversità sotterranea, con ancora molto da scoprire — inclusa almeno un’ulteriore specie non descritta del genere Paractenoscia dalle grotte di Valencia.

Filoscidi Cavernicoli della Penisola Iberica Orientale e delle Isole Baleari: Studio Tassonomico 2026

Sintesi esecutiva

Lo studio pubblicato il 20 aprile 2026 sulla rivista Subterranean Biology descrive una revisione approfondita della famiglia Philosciidae (Crustacea, Isopoda, Oniscidea) nelle grotte della Penisola Iberica orientale e nelle Isole Baleari (Spagna). I risultati includono la descrizione di un nuovo genere e due nuove specie di isopodi terrestri cavernicoli, oltre a importanti revisioni sinonimiche che semplificano la sistematica del gruppo. L’articolo, firmato da Garcia, Miralles-Núñez e Cruz-Suárez, costituisce un contributo significativo alla biospeleologia della regione mediterranea occidentale.[1][2]


Inquadramento sistematico: Philosciidae e Oniscidea

Gli isopodi terrestri (Oniscidea) rappresentano il gruppo di crostacei maggiormente diversificato nell’ambiente cavernicolo. Sono gli unici crostacei genuinamente terrestrializzati in senso evolutivo e ricoprono un ruolo ecologico fondamentale nei cicli biogeochimici, partecipando alla decomposizione della materia organica nel suolo e nelle grotte. Negli ecosistemi sotterranei fungono da organismi “sentinella”: essendo detritivori alla base delle reti alimentari cavernicole, la loro presenza segnala stabilità ambientale e scarso disturbo.[3][4]

La famiglia Philosciidae Kinahan, 1857, comprende numerosi generi distribuiti prevalentemente nelle regioni mediterranee e tropicali. Nell’area ibero-balearica alcuni generi — Anaphiloscia, Ctenoscia, Chaetophiloscia e pochi altri — erano già noti, ma la fauna cavernicola di questo gruppo era rimasta largamente sottoesplorata e tassonomicamente frammentata.[1][5]


Il nuovo genere: Iberoscia gen. nov.

Diagnosi e caratteri diagnostici

Iberoscia Garcia, Miralles-Núñez & Cruz-Suárez, 2026, gen. nov. è il contributo tassonomico più rilevante dello studio. Il nome deriva dal greco antico Iber (????), riferimento agli abitanti della Penisola Iberica, combinato con il suffisso -oscia derivato da Philoscia, il genere tipo della famiglia.[2]

La diagnosi del genere si basa su una combinazione unica di caratteri morfologici tra i Philosciidae europei:[2]

  • Cefalon con linea frontale e soprantennale ben definite
  • Prima antenna con aesthetasci a forma di “maracas” (maraca-like)
  • Pori ghiandolari assenti sui tergiti
  • Una sola fila di noduli laterales per lato
  • Scale-setae formate da una seta capillare coperta da una squama a forma di coppa
  • Pleon nettamente più stretto del pereon, con epimeri adpressi
  • Mandibole con penicilli molari completamente dicotomizzati
  • Massillula con denti pettinati
  • Endite del massillipede con penicillo a forma di nocchio (knob-like)
  • Dactyli dei pereiopodi con seta unguale ingrandita
  • Papilla genitale biforcuta distalmente
  • Pleopodi privi di polmoni
  • Uropodi con endopodite ed esopodite inseriti quasi allo stesso livello[2]

Questi caratteri distinguono chiaramente Iberoscia da tutti gli altri generi europei di Philosciidae, in particolare da Anaphiloscia, Ctenoscia e Paractenoscia per struttura cefalica, presenza del penicillo sull’endite del massillipede, posizione dei noduli laterales e morfologia dei dattili dei pereiopodi.[2]

Specie tipo: Iberoscia zaragozai sp. nov.


Terrestrial isopods
Iberoscia zaragozai Garcia, Miralles-Núñez & Cruz-Suárez, 2026, è la specie tipo del nuovo genere, designata per monotipia. Lo studio rivela che questa specie era in realtà già conosciuta ma mal attribuita: il materiale era stato informalmente assegnato a “Anaphiloscia iberica” in una tesi di dottorato del 1990 (Cruz 1990, non pubblicata) e citato successivamente nel database Iberfauna (2008) come nomen nudum, ovvero un nome senza validità nomenclaturale.[2][6]

Distribuzione geografica: La specie è nota da grotte di tre comunità autonome spagnole — Catalogna, Comunitat Valenciana e Murcia — rendendo Iberoscia zaragozai un elemento faunistico caratteristico della fascia costiera orientale della Penisola Iberica.[1][7]

La nuova specie insulare: Paractenoscia sendrai sp. nov.

Il genere Paractenoscia e la sua storia

Il genere Paractenoscia Taiti & Rossano, 2015, era stato descritto originariamente sulla base di una sola specie, Paractenoscia cavernicola, raccolta nelle grotte del bacino dell’Oued Laou nel Rif nordorientale del Marocco. La diagnosi del genere include: cefalon con linea soprantennale ma priva di linea frontale; prime antenne con aesthetasci fusiformi; assenza di pori ghiandolari sui tergiti; una fila di piccoli noduli laterales per lato; pleon nettamente più stretto del pereon; plelotelson semicircolare; mandibole con penicilli molari completamente dicotomizzati e con squame; pleopodi privi di polmoni; uropodi con endopodite ed esopodite inseriti quasi allo stesso livello.[8][9]

Descrizione di Paractenoscia sendrai

Paractenoscia sendrai Garcia, Miralles-Núñez & Cruz-Suárez, 2026, sp. nov. rappresenta il primo record del genere Paractenoscia per la Spagna e per l’intera regione ibero-balearica. L’olotipo è una femmina raccolta il 25 febbraio 2007 da Alberto Sendra nella Cova de Sa Caperulla (Portinatx, Eivissa/Ibiza), conservata nel MBCN con numero di catalogo 31453.[1][10]

Dati morfometrici: La lunghezza massima osservata è 5,8 mm nel maschio e 6 mm nella femmina. I campioni conservati non mostrano tracce di pigmentazione — un classico carattere troglomorfico indicativo dell’adattamento all’ambiente cavernicolo.[10]

Questa scoperta sull’isola di Ibiza risulta di notevole interesse biogeografico: testimonia l’esistenza di connessioni faunistiche tra le Isole Baleari e il Nordafrica (Marocco), coerentemente con la storia geologica e le dinamiche di colonizzazione delle isole mediterranee occidentali.[11][1]

Materiale addizionale indeterminato

Lo studio segnala anche la presenza di un ulteriore taxon del genere Paractenoscia, provvisoriamente indicato come Paractenoscia sp. A, basato su due femmine raccolte nella Cueva de los Murciélagos di Vilamarxant (Valencia) nel 2006. Questo materiale appartiene chiaramente al genere ma non corrisponde a nessuna delle specie note; differisce da P. cavernicola per la morfologia degli apparati boccali, il numero e la forma degli aesthetasci antennulari, le proporzioni degli articoli del flagello antennale e il tipo di setae. Differisce inoltre da P. sendrai per il tipo di scale-setae, la posizione dei noduli laterales e la struttura dei dattili. Poiché sono disponibili solo esemplari femminili, gli autori hanno preferito non formalizzare la descrizione in attesa di materiale aggiuntivo.[12]


Revisione di Anaphiloscia simoni e sinonimia di A. sicula

Il maschio descritto per la prima volta

Anaphiloscia simoni Racovitza, 1907, è una specie di Philosciidae originariamente descritta da Mallorca (Isole Baleari). Fino ad ora, il maschio di questa specie era rimasto completamente sconosciuto: la descrizione originale di Racovitza si basava su un unico esemplare femmina di 3,5 mm raccolto in una cavità di Mallorca. Lo studio presenta per la prima volta l’illustrazione completa del maschio di A. simoni basata su esemplari topotipici, incluso un maschio di 4,4 mm raccolto nella stessa località tipo (Coves del Drac, Mallorca). Sono stati esaminati campioni topotipici e near-topotipici da Mallorca, dagli isolotti limitrofi (Isola di Dragonera e Isola di Cabrera) e da Minorca.[13]

Sinonimia con A. sicula Arcangeli, 1934

La comparazione morfologica ha condotto a proporre Anaphiloscia sicula Arcangeli, 1934, come sinonimo soggettivo junior di A. simoni Racovitza, 1907. Questo significa che le due entità nominali, descritte in tempi diversi, si riferiscono alla stessa specie biologica; in conformità con il principio di priorità del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica, il nome valido rimane il più antico, ovvero Anaphiloscia simoni.[1][14]


Sinonimia di Parachaetophiloscia con Chaetophiloscia

Il genere monotipico Parachaetophiloscia

Parachaetophiloscia Cruz & Dalens, 1990, era un genere monotipico (cioè comprendente una sola specie, P. levantina) descritto sulla base di materiale proveniente dalla Spagna levantina. La diagnosi originale di Cruz e Dalens distingueva Parachaetophiloscia da Chaetophiloscia Verhoeff, 1908, unicamente in base a due caratteri: un numero minore di penicilli sulla mandibola destra e la forma del plelotelson.[15][16][17]

Revisione e sinonimia

Dopo aver esaminato la serie tipo di Parachaetophiloscia levantina, gli autori dello studio 2026 concludono che le differenze morfologiche addotte da Cruz e Dalens nel 1990 non sono sufficienti a giustificare il rango generico. Nella mandibola destra di Parachaetophiloscia si conta 1 penicillo (contro 1+1 di Chaetophiloscia) e nella mandibola sinistra 2+1 penicilli (contro 2+1 di Chaetophiloscia) — una variazione di grado, non di struttura. Il genere Parachaetophiloscia Cruz & Dalens, 1990, è pertanto proposto come sinonimo soggettivo junior di Chaetophiloscia Verhoeff, 1908, e la specie viene trasferita come Chaetophiloscia levantina (Cruz & Dalens, 1990) comb. nov..[15][16]


Contesto ecologico: gli isopodi cavernicoli

Troglobiosi e troglomorfismi


Terrestrial Cave Isopod
Gli isopodi cavernicoli (troglobionti) mostrano un insieme di adattamenti morfologici — noti collettivamente come troglomorfismi — che includono depigmentazione del corpo, riduzione o perdita degli occhi, allungamento degli arti e delle antenne, e sviluppo di organi sensoriali alternativi. Queste caratteristiche, già evidenti negli esemplari di Paractenoscia sendrai (privi di pigmentazione nella forma conservata), derivano da pressioni selettive specifiche dell’ambiente sotterraneo: assenza di luce, temperatura costante, scarsità di risorse alimentari.[10][18][19]

Ruolo ecologico nelle reti alimentari ipogee

I Philosciidae cavernicoli, come la maggior parte degli isopodi terrestri, sono detritivori: si nutrono di materia organica in decomposizione (foglie, legno marcescente, guano di pipistrelli) che penetra nelle grotte attraverso fessure, radici e corsi d’acqua. Questa funzione li colloca alla base delle reti trofiche cavernicole, rendendoli una risorsa alimentare essenziale per predatori come pseudoscorpioni, ragni, coleotteri e anfibi cavernicoli. La Penisola Iberica ospita una delle faunule cavernicole di isopodi terrestri più diversificate d’Europa, con le regioni carsiche come hotspot di biodiversità.[3][20][4]

Biogeografia insulare e connessioni Africa-Europa

La scoperta di Paractenoscia sendrai a Ibiza rispecchia uno schema biogeografico noto per diversi taxa di invertebrati: le Isole Baleari, nonostante il loro isolamento attuale, condividono elementi faunistici con il Nordafrica attraverso dispersione preistorica o relitti di range più ampi che collegavano la penisola iberica al Maghreb prima delle ultime espansioni marine. La presenza del genere Paractenoscia — precedentemente noto solo dal Marocco — nelle grotte di Ibiza rappresenta quindi un caso di biogeografia disgiunta di grande interesse, che suggerisce una distribuzione originariamente più ampia in epoca pre-quaternaria.[1][11]


Quadro sinottico delle novità tassonomiche

EntitàTipo di novitàDistribuzioneNote
Iberoscia gen. nov.Nuovo genereCatalogna, Valencia, Murcia (Spagna)Monogenerico, specie tipo I. zaragozai
Iberoscia zaragozai sp. nov.Nuova specieCatalogna, Comunitat Valenciana, MurciaPrecedentemente nomen nudum (Anaphiloscia iberica in tesi Cruz 1990)
Paractenoscia sendrai sp. nov.Nuova specieIbiza, Isole Baleari (Spagna)Primo record del genere in Spagna; holotype MBCN 31453
Paractenoscia sp. ATaxon non ancora descrittoValencia (Spagna)Solo femmine; descrizione in attesa
Anaphiloscia sicula Arcangeli, 1934Sinonimo juniorSinonimizzata con A. simoni Racovitza, 1907
Parachaetophiloscia Cruz & Dalens, 1990Genere sinonimizzatoNuovo sinonimo di Chaetophiloscia Verhoeff, 1908
Chaetophiloscia levantina comb. nov.Nuova combinazioneSpagna levantinaTrasferita da Parachaetophiloscia a Chaetophiloscia

[1][10][2][6][15][16]


Metodologia dello studio

La ricerca si basa su campionamenti in grotte dell’area ibero-balearica condotti in periodi differenti (il materiale tipo di Paractenoscia sendrai risale al 25 febbraio 2007). I campioni sono conservati nelle collezioni del MBCN (Museu de Ciències Naturals de Barcelona) e del CLLG (Colección de Lourdes López-García, Mallorca). La metodologia tassonomica segue i canoni della tassonomia morfologica classica: dissezione degli esemplari, microscopia, illustrazione dettagliata di tutti i caratteri diagnostici (habitus dorsale, appendici boccali, pereiopodi, pleopodi, uropodi), confronto con il materiale tipo e la letteratura.[1][10][2][13]

La rivista Subterranean Biology è una pubblicazione scientifica peer-reviewed di Pensoft Publishers dedicata alla biologia degli ambienti sotterranei, che pubblica trattamenti tassonomici completi con piena illustrazione e documentazione del materiale esaminato.[1]


Implicazioni per la conservazione

Gli isopodi cavernicoli costituiscono, secondo molteplici studi europei, uno degli indicatori più affidabili della qualità ambientale delle grotte. Le specie troglobiotiche presentano popolazioni generalmente piccole, areali ridottissimi (spesso limitati a una sola cavità), bassi tassi di riproduzione e elevatissima sensibilità alle perturbazioni esterne. Le principali minacce identificate in contesti simili (Portogallo e Spagna) includono lo sviluppo urbanistico nelle aree di captazione, l’agricoltura intensiva e il percolamento di pesticidi nel sottosuolo, l’estrazione di calcare, l’inquinamento dei corsi d’acqua sotterranei e il disturbo legato al turismo e alla frequentazione speleologica non regolamentata.[3][4]

Iberoscia zaragozai, con una distribuzione che copre tre comunità autonome, e Paractenoscia sendrai, confinata alle grotte di Ibiza, richiedono valutazioni di rischio secondo i criteri IUCN per definire lo status di conservazione e attivare eventuali misure di tutela. La presenza di un taxon non ancora descritto (Paractenoscia sp. A) nelle grotte della Comunitat Valenciana sottolinea ulteriormente quanto la fauna cavernicola iberica rimanga ancora parzialmente sconosciuta e potenzialmente vulnerabile.


Conclusioni

Lo studio di Garcia, Miralles-Núñez e Cruz-Suárez (2026) apporta contributi sostanziali alla conoscenza della biodiversità cavernicola ibero-balearica. Sul piano tassonomico, la descrizione di Iberoscia gen. nov. — con la sua combinazione unica di caratteri morfologici — arricchisce la diversità generica dei Philosciidae europei, mentre Paractenoscia sendrai estende la distribuzione conosciuta del genere dal Marocco alle Isole Baleari. Le sinonimie proposte (A. sicula con A. simoni, e Parachaetophiloscia con Chaetophiloscia) semplificano la tassonomia del gruppo e rispecchiano una revisione critica della letteratura morfologica accumulata nel corso di oltre un secolo. La prima illustrazione completa del maschio di Anaphiloscia simoni colma infine una lacuna conoscitiva che persisteva dalla descrizione originale del 1907.[1][10][2][15][13][16]

Nell’insieme, questo lavoro conferma come le grotte della Penisola Iberica orientale e delle Isole Baleari continuino a rivelare faunule endemiche di grande interesse scientifico, a testimonianza dell’urgenza di proseguire i programmi di inventario biospeleologico e di sviluppare adeguate strategie di conservazione per questi ecosistemi fragili e spesso ignorati.[20][4]

Fonti consultate

https://www.researchgate.net/publication/403994420_Subterranean_Philosciidae_from_Spain_with_the_description_of_a_new_genus_and_two_new_species_Crustacea_Isopoda_Oniscidea

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Le Aree Carsiche nel Mirino: Vulnerabilità, Inquinamento e Tutela di un Patrimonio Idrico Nazionale

Apríl 24th 2026 at 07:00

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I territori carsici italiani sono tra i più fragili e strategici del Paese. Forniscono il 40% dell’acqua potabile nazionale e ospitano oltre 3.600 specie animali sotterranee. Ma la loro struttura geologica li espone a rischi di contaminazione difficilmente reversibili.


Cos’è il Carsismo e Come si Riconosce

Il carsismo è il risultato di un processo chimico lento e continuo. L’acqua piovana, arricchita di anidride carbonica, scioglie le rocce carbonatiche — calcari e dolomie — formando cavità, grotte, condotti sotterranei e morfologie superficiali tipiche.

Chi vive in un territorio carsico può riconoscerlo da alcuni segni precisi: la presenza di grotte naturali, doline (depressioni circolari nel terreno), inghiottitoi dove i corsi d’acqua scompaiono nel suolo, sorgenti abbondanti e irregolari, e uno sviluppo scarso del reticolo idrografico superficiale .

Per una verifica più accurata è possibile consultare le carte geologiche regionali, i catasti speleologici e rivolgersi ai gruppi speleologici locali, che rappresentano un riferimento essenziale per la conoscenza del territorio .


La Struttura Idrogeologica che Crea Vulnerabilità

Il punto critico del carsismo è la sua struttura interna. Le rocce fessurate e le cavità sotterranee permettono all’acqua di infiltrarsi e muoversi nel sottosuolo a velocità elevata, senza attraversare strati filtranti efficaci.scintilena+1

Questo comporta una conseguenza diretta: gli acquiferi carsici hanno una capacità autodepurante molto bassa. Sostanze inquinanti introdotte in superficie — pesticidi, metalli pesanti, idrocarburi — possono raggiungere le falde sotterranee nel giro di poche ore o giorni .scintilena

In un acquifero tradizionale, il suolo e i sedimenti trattengono e degradano parte dei contaminanti. Nei sistemi carsici questo filtro è quasi assente. È una vulnerabilità strutturale, non eliminabile con interventi di bonifica ordinari.scintilena


Le Sostanze Chimiche più Pericolose per le Grotte

Non tutti gli inquinanti hanno lo stesso impatto sugli ambienti sotterranei carsici. I pesticidi e i fertilizzanti agricoli sono tra le minacce più diffuse, per via della loro elevata solubilità e del loro uso capillare nelle aree rurali che spesso coincidono con i bacini carsici .

I metalli pesanti — piombo, mercurio, cadmio, arsenico — derivano da attività industriali e scarichi non controllati. Tendono ad accumularsi nei sedimenti delle grotte e sono tossici anche a concentrazioni molto basse .

Gli idrocarburi e i solventi organici, provenienti da perdite di serbatoi o sversamenti accidentali, una volta entrati nel sistema sotterraneo sono difficilissimi da rimuovere. A questi si aggiunge la categoria crescente dei microinquinanti emergenti: farmaci, detergenti, microplastiche, la cui presenza negli acquiferi carsici è ancora poco monitorata ma in aumento .


Quaranta Percento dell’Acqua Potabile Italiana Dipende dal Carsismo

Le implicazioni di questa vulnerabilità sono concrete e di scala nazionale. Gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile italiana, stimato in circa 410 milioni di metri cubi all’anno distribuiti in quasi 240 sorgenti o gruppi di sorgenti con portata superiore ai 200 l/s.scintilena+1

Roma dipende quasi totalmente dalle sorgenti carsiche: l’acquedotto del Peschiera fornisce circa l’85% dell’acqua consumata nella capitale, circa 864 milioni di litri al giorno. Le grandi sorgenti dei massicci carbonatici dell’Irpinia alimentano gli acquedotti di Puglia, Basilicata e Campania, servendo circa 8 milioni di persone.scintilena+1

Contaminare un acquifero carsico significa compromettere la fonte idrica di intere regioni, spesso per periodi molto lunghi e con costi di bonifica elevatissimi.


La Biodiversità Sotterranea: un Patrimonio a Rischio

L’Italia ospita oltre 40.000 grotte naturali e più di 3.600 specie animali catalogate negli ambienti sotterranei. Le grotte con 25 o più specie sotterranee sono considerate hotspot di biodiversità a livello mondiale.scintilena+1

Solo in Puglia sono documentate 109 specie sotterranee, di cui 29 endemiche. Castro (LE) detiene il primato europeo con 40 specie diverse di fauna sotterranea in un territorio limitato. Questi organismi sono adattati a condizioni di estrema stabilità: assenza di luce, scarsità di nutrienti, temperature costanti.scintilena

L’introduzione di sostanze tossiche altera questi equilibri in modo spesso irreversibile. La resilienza degli ecosistemi ipogei è molto bassa. Il recupero, quando possibile, richiede decenni .


Sinkholes e Subsidenza: il Rischio Geologico

Le aree carsiche sono soggette anche a rischi geologici diretti. I sinkholes — sprofondamenti improvvisi del terreno — si formano quando il tetto di una cavità sotterranea collassa. I fenomeni di subsidenza, invece, sono abbassamenti lenti e progressivi del suolo per compattazione dei materiali soprastanti cavità in espansione .scintilena

L’ISPRA ha censito ad aprile 2025 oltre 15.000 casi di sprofondamento naturale nelle aree di pianura e fascia pedemontana italiane. Le aree più esposte sono Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Abruzzo, Campania e Toscana. A Roma, circa 4.500 fenomeni di sprofondamento antropogenico sono stati censiti, oltre ottocento a Napoli.indicatoriambientali.isprambiente+1

Il rischio aumenta con il prelievo eccessivo di acqua dal sottosuolo, le precipitazioni intense e la costruzione di infrastrutture che alterano il deflusso naturale .


Il Cambiamento Climatico Cambia anche il Carsismo

Il cambiamento climatico modifica i sistemi carsici in modo diretto. Nelle grotte della Sicilia, la siccità sta causando la fossilizzazione dei depositi calcarei per mancanza d’acqua, con riduzione drastica delle gocce che alimentano stalattiti e stalagmiti. Nelle grotte glaciali alpine la fusione dei ghiacci minaccia specie rare e ancora non descritte dalla scienza.euronews+1

Precipitazioni più intense accelerano il trasporto di contaminanti nelle falde. Siccità prolungate riducono la ricarica degli acquiferi carsici, aggravando le crisi idriche nelle aree che da essi dipendono. L’acidificazione delle acque meteoriche per aumento di CO? atmosferica accelera ulteriormente la dissoluzione delle rocce carbonatiche.scintilena+1


Monitoraggio, Nuove Tecnologie e Ruolo della Speleologia

Il monitoraggio ambientale è oggi considerato un passaggio irrinunciabile per la tutela delle aree carsiche. Gli speleologi svolgono un ruolo diretto nella raccolta di dati da luoghi inaccessibili agli strumenti tradizionali.rivistanatura+1

L’uso della tomografia elettrica 3D permette di fotografare il sottosuolo senza scavi invasivi, identificando preventivamente le zone a rischio sinkhole. Uno studio condotto a Murisengo, in Piemonte, ha mostrato come questa tecnologia consenta di mappare con precisione la migrazione dei sedimenti verso le cavità nel gesso, anticamera del collasso superficiale.scintilena

Un approccio interdisciplinare — che unisce speleologia, idrogeologia, biologia, geofisica — è oggi considerato lo standard per una gestione efficace delle aree carsiche.scintilena


Il Quadro Normativo: dall’Italia all’ONU

In Italia la tutela delle aree carsiche è affidata a un quadro normativo frammentato: il Codice dell’Ambiente (D.Lgs. 152/2006), il Codice dei beni culturali (D.Lgs. 42/2004) e diverse leggi regionali. Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Puglia e il Veneto hanno normative specifiche, con la Sardegna che ha istituito un Catasto Speleologico Regionale con la L.R. n. 4/2007.sardegnasira

Sul fronte europeo, la Direttiva UE sul Suolo (Soil Monitoring Law 2025/2360), entrata in vigore il 16 dicembre 2025, ha introdotto per la prima volta un quadro normativo comune per la salute dei suoli con l’obiettivo di raggiungere suoli sani in tutta l’Unione entro il 2050. La direttiva include il controllo dell’impermeabilizzazione del suolo, che influenza direttamente i bilanci idrici delle aree carsiche.scintilena

A livello globale, alla settima sessione dell’UNEA-7 (Nairobi, dicembre 2025) è stata discussa una bozza di risoluzione ONU dedicata agli ecosistemi carsici, che ne riconosce il ruolo in termini di acqua, biodiversità e resilienza climatica. L’adozione avrebbe ricadute dirette sulla pianificazione territoriale internazionale. L’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha pubblicato in 21 lingue un documento con 76 raccomandazioni per la protezione di grotte e carsismo, ribadendo che le azioni in superficie producono impatti diretti nel sottosuolo.scintilena+1


Vulnerabilità delle Aree Carsiche: Guida Completa per lo Studio e la Tutela

Sintesi Esecutiva

Le aree carsiche rappresentano uno dei sistemi naturali più complessi, fragili e strategicamente rilevanti del pianeta. In Italia, circa il 40% dell’acqua potabile nazionale proviene da acquiferi carsici, con un patrimonio idrico stimato in circa 410 milioni di metri cubi all’anno. Eppure questi stessi ambienti sono caratterizzati da una vulnerabilità strutturale all’inquinamento che li espone a rischi difficilmente reversibili. Comprendere il carsismo — dalla sua geologia all’ecosistema, dai rischi all’inquinamento fino alle normative di tutela — è oggi un imperativo scientifico, civico e politico.

Ecco il report completo sulla vulnerabilità delle aree carsiche! ?

Il documento tratta in profondità tutti i temi chiave dell’argomento, organizzati in 11 sezioni:

  1. Come riconoscere un territorio carsico — segni in superficie, strumenti di verifica
  2. Fenomeni geologici carsici — dissoluzione, doline, inghiottitoi, sorgenti intermittenti
  3. Vulnerabilità all’inquinamento — struttura degli acquiferi, velocità di trasferimento dei contaminanti, fonti di rischio con tabella comparativa
  4. Sostanze chimiche più pericolose — pesticidi, metalli pesanti, idrocarburi, microinquinanti emergenti
  5. Rischi ambientali — biodiversità sotterranea (3.600+ specie in Italia), risorse idriche (40% dell’acqua potabile nazionale), degrado degli habitat
  6. Sinkholes e subsidenza — meccanismi di formazione, dati ISPRA (15.000+ casi censiti), tecnologie geofisiche innovative
  7. Impatto del cambiamento climatico — siccità, fossilizzazione delle grotte, riduzione della ricarica degli acquiferi
  8. Monitoraggio ambientale — approcci interdisciplinari, ruolo degli speleologi, tecnologie avanzate (tomografia 3D)
  9. Quadro normativo — leggi nazionali, Direttiva UE Suolo 2025, risoluzione ONU UNEA-7, 76 raccomandazioni UIS
  10. Benefici della tutela — tavola riassuntiva degli impatti positivi
  11. Buone pratiche per chi abita in zone carsiche

Vulnerabilità delle Aree Carsiche: Guida Completa per lo Studio e la Tutela

Sintesi Esecutiva

Le aree carsiche rappresentano uno dei sistemi naturali più complessi, fragili e strategicamente rilevanti del pianeta. In Italia, circa il 40% dell’acqua potabile nazionale proviene da acquiferi carsici, con un patrimonio idrico stimato in circa 410 milioni di metri cubi all’anno. Eppure questi stessi ambienti sono caratterizzati da una vulnerabilità strutturale all’inquinamento che li espone a rischi difficilmente reversibili. Comprendere il carsismo — dalla sua geologia all’ecosistema, dai rischi all’inquinamento fino alle normative di tutela — è oggi un imperativo scientifico, civico e politico.[1][2]


1. Riconoscere un Territorio Carsico

1.1 Caratteristiche geologiche di base

I territori carsici sono formati da rocce carbonatiche (calcari e dolomie) soggette a dissoluzione da parte dell’acqua arricchita di anidride carbonica. L’azione chimica dell’acqua scioglie lentamente il carbonato di calcio ((\text{CaCO}_3 + \text{H}_2\text{CO}_3 \rightarrow \text{Ca(HCO}_3)_2)), formando cavità, condotti e grotte sotterranee. Quando queste cavità si avvicinano alla superficie e crollano, si originano le doline, depressioni circolari o ellittiche tipiche del paesaggio carsico.

1.2 Segni distintivi in superficie

Chi vive in un territorio carsico può riconoscerlo dai seguenti indicatori:[3]

  • Grotte naturali, accessibili o segnalate sul territorio
  • Doline, depressioni circolari causate dal crollo di cavità sotterranee
  • Inghiottitoi: aperture nel suolo in cui fiumi e torrenti scompaiono nel sottosuolo
  • Sorgenti abbondanti e irregolari che emergono direttamente dalla roccia
  • Scarso sviluppo di corsi d’acqua superficiali, con reticolo idrografico poco sviluppato
  • Superfici rocciose frastagliate e ricche di fessure (carren, lapiez)

1.3 Strumenti per la verifica

Per verificare la presenza di carsismo si possono consultare: le carte geologiche regionali, i catasti speleologici disponibili presso le associazioni locali e nazionali, i siti di enti regionali dedicati alla geologia e i gruppi speleologici locali. La Società Speleologica Italiana e numerosi gruppi locali svolgono attività di ricerca e divulgazione, contribuendo alla mappatura e alla tutela dei territori carsici.


2. Fenomeni Geologici Carsici

2.1 Dissoluzione e formazione delle cavità

Il processo carsico inizia con la dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche. Le cavità sotterranee, se percorribili dall’uomo e superiori ai 5 metri di sviluppo, vengono classificate come grotte; al di sotto di questa soglia si trovano proto-grotte, subcondotti e fessure che conservano comunque un’importante funzione idrologica. All’interno delle grotte si sviluppano concrezioni come stalattiti, stalagmiti e colonne, formate dalla precipitazione di carbonato di calcio trasportato dall’acqua infiltrata.

2.2 Idrogeologia carsica: regime idrico irregolare

Le sorgenti carsiche mostrano variazioni di portata anche di diversi ordini di grandezza tra periodi di magra e di piena, comportamento dovuto alla struttura interna degli acquiferi che alternano zone a bassa e alta permeabilità. Nei bacini carsici, l’acqua in eccesso precipitata in superficie viene captata da inghiottitoi e doline e trasferita rapidamente nel sottosuolo, spesso riemergendo a grande distanza come sorgente.[4]


3. Vulnerabilità all’Inquinamento

3.1 Struttura degli acquiferi e rischio contaminazione

Gli acquiferi carsici sono estremamente vulnerabili all’inquinamento perché l’acqua si infiltra rapidamente in profondità senza attraversare spessi strati filtranti e perché i sistemi hanno una bassissima capacità autodepurante. Le sostanze inquinanti possono penetrare facilmente nel sottosuolo e raggiungere le falde acquifere senza subire significativi processi di filtrazione o depurazione naturale. In caso di piogge intense, i contaminanti possono comparire nelle sorgenti carsiche nel giro di poche ore o giorni.[5][4]

3.2 Velocità di trasferimento degli inquinanti

Nei sistemi carsici l’assenza di un filtro naturale efficace trasforma ogni evento di pioggia intensa in un potenziale vettore di inquinamento per le falde acquifere. La presenza di condotti e grotte sotterranee accelera il trasferimento delle acque e con esse degli eventuali contaminanti, con concentrazioni che possono risultare superiori rispetto a quelle presenti nel punto di origine. Anche piccole quantità di sostanze inquinanti possono contaminare grandi volumi d’acqua, con effetti potenzialmente gravi e di lunga durata.[5]

3.3 Principali fonti di inquinamento

FonteTipo di inquinanteRischio
Agricoltura intensivaPesticidi, fertilizzanti azotati, erbicidiAlto (solubilità elevata, diffusione rapida)
Scarichi civili e industrialiMetalli pesanti, detergenti, microinquinantiAlto (persistenza e bioaccumulo)
Discariche abusivePercolati, sostanze tossicheMolto alto (rilascio prolungato nel tempo)
Traffico veicolare e urbanizzazioneIdrocarburi, particolato, metalliMedio-alto (mediato dalle acque meteoriche)
Turismo speleologico non regolamentatoRifiuti, agenti patogeni, alterazioni microclimaticheMedio (impatto cumulativo)

4. Sostanze Chimiche più Pericolose per gli Ambienti Sotterranei

4.1 Pesticidi e fertilizzanti

I pesticidi e i fertilizzanti agricoli rappresentano la principale fonte di contaminazione chimica diffusa per gli ambienti sotterranei carsici. Queste sostanze, facilmente solubili, si infiltrano rapidamente attraverso doline e fratture con la velocità tipica del sistema carsico, alterando la qualità delle acque e mettendo a rischio la sopravvivenza delle specie adattate agli ecosistemi ipogei. L’effetto è aggravato dalla scarsa capacità autodepurante dei sistemi carsici, che non riescono a trattenere o degradare efficacemente questi composti.

4.2 Metalli pesanti

I metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio e arsenico derivano da attività industriali, scarichi non controllati o discariche abusive e tendono ad accumularsi nei sedimenti delle grotte e nelle acque sotterranee. La loro tossicità è elevata anche a basse concentrazioni e gli effetti sono spesso cronici e irreversibili per la fauna cavernicola.

4.3 Idrocarburi e solventi organici

Gli idrocarburi (benzina, gasolio, oli minerali) e i solventi organici penetrano nel sottosuolo a seguito di sversamenti accidentali, perdite da serbatoi o smaltimenti illeciti. Una volta raggiunti gli acquiferi sotterranei, risultano difficili da rimuovere e possono compromettere a lungo termine la qualità dell’acqua e la salute degli ecosistemi ipogei.

4.4 Microinquinanti emergenti

Detergenti, farmaci, microplastiche e altri microinquinanti emergenti rappresentano una minaccia crescente e in rapida espansione per gli ambienti sotterranei, a causa della loro crescente diffusione e della difficoltà di degradazione nei sistemi carsici. Questi composti possono avere effetti subdoli e cumulativi sulla fauna e sulla flora delle grotte.


5. Rischi Ambientali nelle Zone Carsiche

5.1 Impatto sulla biodiversità sotterranea

L’Italia ospita oltre 40.000 grotte naturali che custodiscono una biodiversità speleologica straordinaria, con più di 3.600 specie animali catalogate negli ambienti sotterranei. Le grotte con 25 o più specie sotterranee, acquatiche o terrestri sono considerate hotspot di biodiversità a livello mondiale. Solo nella regione Puglia sono state documentate 109 specie sotterranee di cui 29 endemiche, mentre Castro (LE) detiene il primato europeo con 40 specie diverse di fauna sotterranea in un territorio relativamente limitato.[6][7]

L’inquinamento mette a rischio questi ecosistemi unici: le sostanze chimiche alterano i cicli vitali degli organismi, spesso endemici e adattati a condizioni di estrema stabilità ambientale, con effetti sulla biodiversità spesso irreversibili.[6]

5.2 Compromissione delle risorse idriche potabili

Gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile italiana, stimata in circa 410 milioni di metri cubi all’anno, distribuiti in quasi 240 sorgenti o gruppi di sorgenti con portata superiore ai 200 l/s. La città di Roma dipende quasi totalmente dalle sorgenti carsiche: l’acquedotto del Peschiera fornisce circa l’85% dell’acqua consumata nella capitale (circa 10 m³/s, pari a 864 milioni di litri al giorno). Le acque dei grandi massicci carbonatici dell’Irpinia dissetano Puglia, Basilicata e Campania, servendo circa 8 milioni di utenti.[8][2][1]

5.3 Degrado degli habitat ipogei

L’urbanizzazione e l’agricoltura intensiva possono causare degrado e distruzione degli habitat sotterranei, con perdita di equilibrio ecologico e possibile estinzione di specie animali e vegetali che dipendono da questi ambienti. Le grotte fungono anche da archivi climatici e idrici preziosissimi, e il loro degrado comporta la perdita di informazioni scientifiche irreversibili.[9]


6. Sinkholes e Subsidenza: Rischi Geologici

6.1 Meccanismo di formazione dei sinkholes

I sinkholes (doline di sprofondamento) si formano quando il tetto di una cavità sotterranea non è più in grado di sostenere il peso dei materiali sovrastanti e collassa improvvisamente. Il processo chimico alla base è la dissoluzione del calcare: (\text{CaCO}_3 + \text{H}_2\text{CO}_3 \rightarrow \text{Ca(HCO}_3)_2), con il carbonato di calcio che viene trasportato via dalle acque sotterranee. Si distinguono sinkholes naturali (da carsismo) e antropogenici (da cavità create dall’uomo, come cave minerarie).[10][11]

6.2 Dati ISPRA sui sinkholes in Italia

Ad aprile 2025, l’ISPRA ha censito e studiato più di 15.000 casi di sprofondamento naturale in aree di pianura, altopiano o fascia pedemontana. Le aree suscettibili ai sinkholes naturali si concentrano sul medio versante tirrenico, in particolare nel Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Abruzzo, Campania e Toscana. Al 2024, circa 4.500 fenomeni di sprofondamento antropogenico sono stati censiti a Roma e oltre ottocento a Napoli.[11][12]

6.3 Subsidenza e fattori aggravanti

La subsidenza è un abbassamento lento e progressivo del terreno causato dalla lenta compattazione dei materiali sovrastanti le cavità o dalla continua dissoluzione delle rocce. Il rischio è aggravato da: aumento delle precipitazioni intense, prelievo eccessivo di acqua dal sottosuolo, e costruzione di infrastrutture che modificano il naturale deflusso delle acque. Un caso emblematico è lo studio condotto a Murisengo (Piemonte) con tomografia elettrica 3D, che ha rivelato come i sinkholes in terreni gessosi si formino per “suffusione”, con sedimenti argillosi che migrano verso condotti nel gesso fino al collasso superficiale.[13]


7. Impatto del Cambiamento Climatico

Il cambiamento climatico sta modificando in modo significativo il comportamento dei sistemi carsici. Nelle grotte carsiche della Sicilia, la siccità sta causando la fossilizzazione delle rocce calcaree per mancanza d’acqua, con riduzione drastica delle gocce che alimentano stalattiti e stalagmiti. Nelle grotte glaciali alpine, la fusione dei ghiacci minaccia ecosistemi con specie rare ed endemiche, alcune ancora non descritte dalla scienza. La ricerca scientifica contemporanea ha evidenziato una crescente correlazione tra cambiamenti climatici e frequenza dei fenomeni carsici, con precipitazioni più intense e siccità prolungate che acuiscono sia il rischio di sinkholes che la vulnerabilità degli acquiferi.[14][15][16]

L’acidificazione delle acque meteoriche per aumento della CO? atmosferica accelera la dissoluzione delle rocce carbonatiche, modificando i tempi e i ritmi del carsismo su scala globale. In parallelo, la riduzione delle precipitazioni in alcune regioni riduce la ricarica degli acquiferi carsici, aggravando le crisi idriche in aree già dipendenti da queste fonti.[17][16]


8. Monitoraggio Ambientale nelle Aree Carsiche

Il monitoraggio ambientale nelle aree carsiche è una pratica indispensabile per comprendere e tutelare questi ambienti complessi e fragili. Gli speleologi svolgono un ruolo cruciale nella raccolta e interpretazione dei dati ambientali, raggiungendo luoghi inaccessibili ai ricercatori tradizionali e raccogliendo dati su clima passato, storia sismica e stato di conservazione degli habitat. Un approccio interdisciplinare è essenziale: il monitoraggio richiede la selezione di indicatori adeguati, l’uso di strumenti specifici (datalogger di temperatura e umidità, analisi isotopiche delle acque, traccianti idrologici) e una gestione accurata delle informazioni raccolte.[9][6]

La Società Speleologica Italiana ETS è impegnata da decenni nel fornire consulenza scientifica a enti pubblici e privati per la conservazione e la valorizzazione sostenibile delle cavità carsiche, anche in funzione turistica. L’uso di tecnologie innovative come la tomografia elettrica 3D permette oggi di “fotografare” il sottosuolo senza scavi invasivi, identificando in anticipo le zone a rischio sinkhole e pianificando interventi preventivi.[13][9]


9. Quadro Normativo per la Tutela delle Aree Carsiche

9.1 Normativa italiana

In Italia non esiste una legge nazionale specifica dedicata esclusivamente alle aree carsiche, ma diversi strumenti normativi concorrono alla loro salvaguardia:

  • D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente): disciplina la tutela delle acque sotterranee, la gestione dei rifiuti e la prevenzione dell’inquinamento, con particolare attenzione agli acquiferi vulnerabili
  • Legge n. 394/1991 sulle aree protette: consente l’istituzione di parchi nazionali, regionali e riserve naturali che includono territori carsici
  • D.Lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio): tutela paesaggi di particolare valore, tra cui molte aree carsiche, e impone limiti alle trasformazioni del territorio
  • Normative regionali: molte Regioni (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Puglia, Sardegna) hanno adottato regolamenti specifici; la L.R. Sardegna n. 4/2007 riconosce l’importanza delle grotte e istituisce il Catasto speleologico regionale[18]

9.2 Direttiva UE sul Suolo (2025)

Il Parlamento Europeo ha approvato la Soil Monitoring Law – Direttiva UE 2025/2360, entrata in vigore il 16 dicembre 2025, primo quadro normativo comune in Europa dedicato alla salute, monitoraggio e gestione sostenibile dei suoli. La direttiva obbliga gli Stati membri a identificare e gestire siti potenzialmente contaminati e include il controllo dell’impermeabilizzazione del suolo, che influenza direttamente i bilanci idrici superficiali e sotterranei delle aree carsiche. L’obiettivo a lungo termine è raggiungere suoli sani in tutta l’Unione entro il 2050.[19]

9.3 Verso una risoluzione ONU sugli ecosistemi carsici

Alla settima sessione dell’United Nations Environment Assembly (UNEA-7) tenutasi a Nairobi nel dicembre 2025, gli Stati membri hanno discusso un progetto di risoluzione dedicato agli ecosistemi carsici, promosso dall’Indonesia nel cluster “Nature – Climate”. La bozza, intitolata “Karst ecosystem for global water, biodiversity, climate resilience, and economic development”, mira a riconoscere il ruolo del carsismo in termini di acqua, biodiversità e resilienza climatica, inserendolo stabilmente tra le priorità politiche globali. L’adozione di una risoluzione renderebbe il tema parte dell’agenda ufficiale delle Nazioni Unite, con potenziali ricadute sulla pianificazione territoriale e sulla gestione delle risorse idriche.[20]

9.4 Raccomandazioni dell’UIS

L’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha pubblicato in 21 lingue un documento con 76 raccomandazioni per la protezione di grotte e carsismo, destinato a vari settori tra cui turismo, edilizia e tutela ambientale. Le raccomandazioni sottolineano che nei bacini carsici le azioni eseguite in superficie risultano in impatti diretti o indiretti nel sottosuolo e anche più a valle, e che la salvaguardia dei processi naturali — in particolare del sistema idrologico — è fondamentale. L’iniziativa KARST-AWARE promuove l’integrazione della specificità del carsismo in tutte le fasi di pianificazione, valutazione dell’impatto e gestione delle risorse naturali.[21][20]


10. Benefici della Tutela delle Risorse Carsiche

La protezione delle risorse carsiche produce effetti positivi a cascata su tutto il territorio:[1]

BeneficioImpatto diretto
Qualità dell’acqua potabileRiduzione rischio contaminazione per milioni di utenti[2]
Biodiversità sotterraneaConservazione di oltre 3.600 specie italiane catalogate[7]
Prevenzione rischi geologiciRiduzione sinkholes e subsidenza tramite gestione idrica sostenibile[11]
Resilienza climaticaMantenimento del ciclo idrico locale e disponibilità in siccità[1]
Valore culturale e turisticoCirca 40 grotte aperte al turismo, risorsa per le economie locali[6]
Ricerca scientificaArchivi climatici e paleontologici unici e insostituibili[9]

La tutela delle aree carsiche non è solo una questione ambientale: è una questione di sicurezza idrica, pubblica e geologica. Investire nella protezione del carsismo significa garantire benessere, sicurezza e sviluppo sostenibile per le generazioni presenti e future.[20]


11. Applicazione Pratica: Buone Pratiche per Chi Abita in Zone Carsiche

Chi vive in un territorio carsico può contribuire attivamente alla tutela adottando le seguenti pratiche:[21]

  • Evitare l’uso eccessivo di pesticidi e fertilizzanti nelle attività agricole vicino a doline o inghiottitoi
  • Non smaltire rifiuti o sostanze chimiche nelle cavità naturali o in prossimità di sorgenti carsiche
  • Segnalare agli enti competenti la presenza di sversamenti accidentali o discariche abusive
  • Partecipare alle attività di monitoraggio organizzate dai gruppi speleologici locali
  • Informarsi sulla pericolosità geologica del proprio terreno (sinkholes, subsidenza) prima di costruire
  • Sostenere e partecipare a iniziative di educazione ambientale e speleologica

Conclusione

Le aree carsiche italiane ed europee si trovano a un crocevia critico: da un lato rappresentano un patrimonio idrico, biologico e culturale di importanza strategica; dall’altro sono sottoposte a pressioni crescenti derivanti da inquinamento, urbanizzazione e cambiamento climatico. La conoscenza approfondita dei meccanismi del carsismo — dalla geologia all’idrogeologia, dall’ecologia alla normativa — è il primo e irrinunciabile passo per una gestione davvero sostenibile di queste risorse.[20][1]

Fonti consultate

L'articolo Le Aree Carsiche nel Mirino: Vulnerabilità, Inquinamento e Tutela di un Patrimonio Idrico Nazionale proviene da Scintilena.

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  • Sotto la Toscana un Enorme Sistema Magmatico: lo studio che Ridisegna la Geologia Italiana
    Condividi La tomografia da rumore sismico svela un serbatoio di 6.000 km³ tra Larderello e Monte Amiata, paragonabile ai sistemi dei grandi supervulcani mondiali La Toscana e il suo Supervulcano Invisibile In dettaglio la scoperta pubblicata su Communications Earth & Environment (aprile 2026). Sotto la Toscana meridionale — tra Larderello, Travale e Monte Amiata — giacciono tra 5.000 e 6.000 km³ di magma e fuso parziale a 8–15 km di profondità, un volume paragonabile ai sistemi
     

Sotto la Toscana un Enorme Sistema Magmatico: lo studio che Ridisegna la Geologia Italiana

Apríl 24th 2026 at 06:00

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La tomografia da rumore sismico svela un serbatoio di 6.000 km³ tra Larderello e Monte Amiata, paragonabile ai sistemi dei grandi supervulcani mondiali


La Toscana e il suo Supervulcano Invisibile

In dettaglio la scoperta pubblicata su Communications Earth & Environment (aprile 2026). Sotto la Toscana meridionale — tra Larderello, Travale e Monte Amiata — giacciono tra 5.000 e 6.000 km³ di magma e fuso parziale a 8–15 km di profondità, un volume paragonabile ai sistemi crostali dei supervulcani di Yellowstone, Toba e Taup?.

Il Sistema Magmatico Toscano: una Scoperta da 6.000 km³

Sotto i paesaggi di vigneti e borghi medievali della Toscana meridionale si trova uno dei sistemi magmatici più grandi identificati finora nella crosta continentale europea. Uno studio pubblicato nell’aprile 2026 sulla rivista Communications Earth & Environment — pubblicazione del gruppo Nature — ha rilevato tra 5.000 e 6.000 km³ di magma e fuso parziale a profondità comprese tra 8 e 15 chilometri, concentrati nelle aree geotermiche di Larderello, Travale e Monte Amiata.nature+1

La ricerca è stata guidata da Matteo Lupi dell’Università di Ginevra, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche — Istituto di Geoscienze e Georisorse (CNR-IGG). Il team ha impiegato circa sessanta sensori sismici ad alta risoluzione distribuiti sul territorio per raccogliere i dati alla base del modello tridimensionale del sottosuolo.ingv+1

Questi volumi collocano la Provincia Magmatica Toscana (PMT) nella stessa fascia volumetrica dei sistemi crostali che alimentano i grandi supervulcani del pianeta: Yellowstone negli Stati Uniti, Toba in Indonesia, Taup? in Nuova Zelanda.discovermagazine+1


Larderello, la Valle del Diavolo e la Prima Centrale Geotermica del Mondo

L’area di Larderello, nella Toscana meridionale, è nota da secoli per la sua intensa attività geotermica. I vapori che fuoriescono dal sottosuolo — i cosiddetti soffioni boraciferi — avevano fatto guadagnare alla zona il nome storico di Valle del Diavolo.power-technology+1

Nel 1904, il Principe Piero Ginori Conti sfruttò per la prima volta quel vapore per generare elettricità. Nel 1913 fu inaugurata la prima centrale geotermica del mondo, che forniva energia alla rete ferroviaria italiana. Oggi gli impianti del distretto di Larderello producono circa 5.000 GWh l’anno, pari a circa il 10% della produzione geotermica mondiale.reuk.co+1

Nonostante questa lunga storia di sfruttamento energetico, nessuna indagine precedente era riuscita a identificare la sorgente profonda di tanto calore su questa scala. Le indagini sismiche tradizionali avevano rilevato corpi intrusivi superficiali, ma non la straordinaria massa di fuso parziale presente a 8–15 km di profondità.linkinghub.elsevier+1


La Tecnica: la Tomografia da Rumore Sismico Ambientale

La scoperta è stata resa possibile dall’applicazione della tomografia da rumore sismico ambientale (Ambient Noise Tomography, ANT). Si tratta di una tecnica che non dipende dai terremoti come sorgente sismica, ma sfrutta le vibrazioni continue della Terra generate da onde oceaniche, vento e attività antropica.ciei.colorado+1

Il principio fisico è semplice: le onde sismiche si propagano attraverso la roccia a velocità dipendenti dalla densità e dallo stato del materiale attraversato. Dove il materiale è parzialmente fuso o contiene fluidi magmatici, le onde sismiche rallentano in modo significativo. Misurando queste anomalie di velocità su una rete di stazioni sismiche, è possibile ricostruire un’immagine tridimensionale della struttura interna della crosta.academic.oup+1

I ricercatori hanno rilevato zone a bassa velocità con anomalie superiori al 20–30% rispetto alla crosta normale, interpretate come accumuli di roccia parzialmente fusa. La tecnica è non invasiva, a basso costo e senza impatto ambientale. Come sottolinea Gilberto Saccorotti dell’INGV: «La tomografia del rumore sismico ambientale, esplorando il sottosuolo rapidamente, a basso costo e senza impatto ambientale, può essere uno strumento chiave per la transizione energetica».ingv


Un Sistema Magmatico Senza Vulcano: Perché era Rimasto Nascosto

Il paradosso della Provincia Magmatica Toscana è l’assenza quasi totale di segnali superficiali tipici dei grandi sistemi magmatici. Nessuna caldera visibile, nessuna eruzione recente di rilievo, nessuna deformazione anomala del suolo.discovermagazine

Le ragioni di questa “invisibilità” sono di natura geologica. Il magma della PMT è altamente silicico, con un contenuto di SiO? superiore al 65%. Questa composizione lo rende molto viscoso e poco incline a risalire verso la superficie. L’ultima attività vulcanica significativa nella regione risale a centinaia di migliaia di anni fa. Il magma ha preferito restare in profondità, raffreddandosi lentamente in forma di grandi intrusioni plutoniche.alexstrekeisen+2

Come afferma il prof. Lupi: «Sapevamo che questa regione è geotermicamente attiva, ma non avremmo immaginato che contenesse un volume di magma così grande, comparabile a quello dei sistemi supervulcanici». La scoperta, sottolinea lo studio, non cambia una valutazione di pericolosità. Cambia un’assunzione: grandi sistemi magmatici possono esistere a questa scala sotto paesaggi che non mostrano quasi nulla in superficie, e possono passare inosservati finché non viene applicato il metodo giusto.ingv+1


Nessun Rischio Vulcanico, ma un Potenziale Energetico Inedito

Lo studio è esplicito su un punto: la scoperta non rappresenta un nuovo rischio vulcanico per la Toscana. Grandi volumi di magma possono persistere nella crosta per periodi geologici estremamente lunghi senza dar luogo a eruzioni. Il magma toscano è in uno stato di stagnazione a lungo termine, e l’espressione dominante del sistema è termica — geotermica — non vulcanica.discovermagazine+1

Le implicazioni pratiche indicate dagli autori riguardano invece la produzione di energia e l’estrazione di materie prime critiche. La conferma di un sistema magmatico di queste dimensioni suggerisce un potenziale geotermico superiore a quanto finora stimato per la regione. Una mappatura più precisa delle sorgenti di calore profonde potrà orientare lo sviluppo di nuovi impianti.scintilena+1


Litio e Terre Rare: le Risorse del Sottosuolo Toscano

Un’implicazione rilevante per la transizione energetica riguarda la presenza di litio e terre rare in prossimità di sistemi magmatici profondi. I graniti della PMT sono noti per il loro alto contenuto di litio: fino a 350 µg/g nelle biotiti e fino a 1.000 µg/g nelle apliti dell’Isola d’Elba. I fluidi geotermici ad alta entalpia di Larderello e Monte Amiata possono contenere fino a 480 mg/L di litio in soluzione.iris.cnr+1

La scoperta di un serbatoio magmatico così esteso apre la prospettiva di estrarre litio direttamente dai fluidi geotermici già in circolazione negli impianti esistenti e di individuare depositi di elementi delle terre rare nelle zone di contatto tra magma e crosta. La formazione di tali depositi critici è strettamente connessa all’attività dei sistemi magmatici profondi della stessa tipologia appena identificata sotto la Toscana.ingv+1


Le Domande Aperte

Diversi aspetti richiedono ulteriori indagini. Il serbatoio sotto Monte Amiata cade ai margini del modello attuale e necessita di una caratterizzazione più dettagliata. La percentuale esatta di magma liquido rispetto al magma mush — il miscuglio di cristalli solidi e fuso parziale che struttura questi serbatoi — è cruciale per i modelli di sfruttamento energetico. La connettività profonda tra i sub-sistemi di Larderello, Travale e Monte Amiata non è ancora completamente risolta.scintilena+2

La tecnica ANT potrebbe inoltre rivelare sistemi analoghi in altre regioni del mondo caratterizzate da estensione crostale o back-arc — come il Mar Tirreno, i Carpazi o il Basin and Range nordamericano. Come conclude lo studio, sotto la crosta terrestre ci sono probabilmente molti altri sistemi di questo tipo, ancora non identificati perché nessuno ha ancora puntato il metodo giusto nella direzione giusta.discovermagazine


Riferimento bibliografico:
Lupi M., Stumpp D., Cabrera-Pérez I. et al. — High-enthalpy Larderello geothermal system, Italy, powered by thousands of cubic kilometres of mid-crustal magma — Communications Earth & Environment 7, 269 (2026). DOI: 10.1038/s43247-026-03334-0


Fonti consultate

  1. Nature / Communications Earth & Environment — Studio originale: https://www.nature.com/articles/s43247-026-03334-0
  2. INGV — Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia — Comunicato stampa ufficiale: https://www.ingv.it/en/stampa-urp/ufficio-stampa/comunicati-stampa/geotermia-la-toscana-custodisce-enormi-serbatoi-di-magma
  3. Phys.org — Articolo divulgativo: https://phys.org/news/2026-04-super-magma-reservoirs-beneath-tuscany.html
  4. Discover Magazine — Articolo divulgativo: https://www.discovermagazine.com/massive-magma-reservoir-comparable-in-size-to-yellowstone-discovered-beneath-tuscany-48961
  5. EGU25 — European Geosciences Union — Abstract del convegno: https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU25/EGU25-16194.html
  6. Eos / AGU — Geotermia e sismicità indotta in Toscana: https://eos.org/science-updates/does-geothermal-exploitation-trigger-earthquakes-in-tuscany
  7. Power Technology — Storia di Larderello: https://www.power-technology.com/features/oldest-geothermal-plant-larderello/
  8. ThinkGeoEnergy — 120 anni di geotermia a Larderello: https://www.thinkgeoenergy.com/larderello-italy-celebrates-120-years-of-geothermal-electricity-generation/
  9. CNR-IRIS — Litio in Italia: https://iris.cnr.it/handle/20.500.14243/419847
  10. Source International — Litio in Italia e impatto sui territori: https://www.source-international.org/news/discovered-lithium-in-italy-how-could-this-impact-lands-and-lives
  11. Università di Berna / Alex Strekeisen — Provincia Magmatica Toscana: https://www.alexstrekeisen.it/english/provincie/tuscan.php
  12. Scintilena — Articolo correlato su Yellowstone: https://www.scintilena.com/yellowstone-nuova-ricerca-rivela-come-la-tettonica-profonda-alimenta-il-sistema-magmatico-del-supervu…
  13. PMC / NCBI — Deformazione dei sistemi magmatici caldi e freddi: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11718178/

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  • Pipistrelli da record: Sulle Alpi a oltre 3000 metri ridisegnano la mappa della chirotterofauna alpina
    Condividi Uno studio scientifico pubblicato sull’Italian Journal of Mammalogy documenta le massime quote raggiunte da 29 specie di chirotteri in Piemonte e Valle d’Aosta. Per quattro specie i dati superano qualsiasi record mondiale finora conosciuto. Uno studio sistematico sul gradiente altitudinale dei pipistrelli alpini Un gruppo di ricercatori italiani e austriaci ha pubblicato, nell’aprile 2026, uno studio che raccoglie e analizza i record altitudinali di 29 specie di pipistrelli n
     

Pipistrelli da record: Sulle Alpi a oltre 3000 metri ridisegnano la mappa della chirotterofauna alpina

Apríl 23rd 2026 at 07:50

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Uno studio scientifico pubblicato sull’Italian Journal of Mammalogy documenta le massime quote raggiunte da 29 specie di chirotteri in Piemonte e Valle d’Aosta. Per quattro specie i dati superano qualsiasi record mondiale finora conosciuto.


Uno studio sistematico sul gradiente altitudinale dei pipistrelli alpini

Un gruppo di ricercatori italiani e austriaci ha pubblicato, nell’aprile 2026, uno studio che raccoglie e analizza i record altitudinali di 29 specie di pipistrelli nel territorio di Piemonte e Valle d’Aosta, un’area che include alcune tra le cime più elevate d’Europa.

Il lavoro, firmato da Alex Bellè, Lucia Bello, Laura Garzoli, Fabrizio Gili, Giorgia Mattioli, Alberto Pastorino, Ibor Sabas, Rocco Tiberti, Paolo Debernardi ed Elena Patriarca, è apparso su Hystrix – Italian Journal of Mammalogy. Il periodo di raccolta dati sul campo copre gli anni 2018–2025. La ricerca ha integrato questi dati con una revisione sistematica della letteratura scientifica e grigia esistente, inclusi bollettini speleologici e banche dati regionali delle grotte.

L’area di studio comprende le Alpi Occidentali, le colline interne piemontesi, parte dell’Alta Pianura Padana e il settore settentrionale dell’Appennino Ligure. Le 29 specie documentate corrispondono al 96,7% delle specie di chirotteri regolarmente presenti nell’Italia continentale.


Nuovi record per 15 specie, quattro potrebbero essere mondiali

I ricercatori hanno identificato nuovi record altitudinali per 15 delle 29 specie censite nell’area. Si tratta di: Tadarida teniotis, Barbastella barbastellus, Eptesicus nilssonii, Eptesicus serotinus, Nyctalus lasiopterus, Nyctalus leisleri, Nyctalus noctula, Vespertilio murinus, Hypsugo savii, Pipistrellus nathusii, Pipistrellus pipistrellus, Pipistrellus pygmaeus, Myotis crypticus, Myotis daubentonii e Myotis mystacinus.

Per le restanti 14 specie, i record sono stati recuperati dalla letteratura scientifica e grigia disponibile.

Quattro specie raggiungono quote che, secondo gli autori, non trovano precedenti in nessun’altra parte del mondo:

  • Barbastella barbastellus a 2.703 m (Lago Leità, Ceresole Reale, TO; agosto 2024)
  • Myotis crypticus a 2.484 m (Colle Lauson, Salbertrand, TO; settembre 2022)
  • Myotis daubentonii a 2.564 m (Alpi Graie; agosto 2024)
  • Pipistrellus kuhlii a 2.208 m (Saint-Rhémy-En-Bosses, AO)

Il record assoluto in termini di quota appartiene a Tadarida teniotis (Molosso di Cestoni) e a Pipistrellus pipistrellus (Pipistrello nano), rilevati entrambi a 3.046 m sul livello del mare al Colle della Torre, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, nel settembre 2023.


Le tecniche di rilevamento in alta quota

Il monitoraggio si è avvalso principalmente di registratori acustici passivi (modelli SM2BAT+, SM4BAT e AudioMoth), operativi a 384 kHz. Catture con reti a nebbia e harp-trap e ispezioni dirette dei roost sono state utilizzate prevalentemente al di sotto dei 2.000 m di quota, dove la resa è nettamente superiore: 9,0 individui catturati per notte contro soli 2,8 al di sopra di tale soglia.

Ogni registrazione è stata classificata con il software Tadarida e successivamente validata manualmente. Per la distinzione delle specie del genere Plecotus, morfologicamente molto simili, sono stati applicati protocolli di analisi molecolare su campioni di biopsia alare o fecali.

La revisione bibliografica ha seguito il protocollo PRISMA (Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses). Si è rivelata insufficiente da sola — ha individuato solo 18 studi rilevanti — ed è stata integrata con ricerche esperte in fonti non indicizzate.


Prima segnalazione in Valle d’Aosta per la nottola comune e conferma della nottola gigante in Piemonte

Lo studio riporta due dati distributivi di particolare interesse faunistico. La Nottola comune (Nyctalus noctula) viene segnalata per la prima volta in Valle d’Aosta, regione dove la specie era finora assente dai dati ufficiali.

La Nottola gigante (Nyctalus lasiopterus) — la specie di pipistrello europeo più grande — viene confermata in Piemonte, dove aveva un’unica segnalazione precedente. La nuova registrazione, a 2.484 m sulle Alpi Cozie nel settembre 2022, aggiunge un dato di distribuzione altitudinale significativo per questa specie rara in Italia.


Cambiamento climatico e spostamento verso l’alto delle specie

I record altitudinali documentati si inseriscono in un quadro più ampio di risposta dei chirotteri al riscaldamento globale. Studi a lungo termine in Italia centrale su Myotis daubentonii hanno registrato uno spostamento verso l’alto di 175 metri del limite altitudinale delle femmine riproduttive nell’arco di 24 anni (2000–2023).

Le foreste ripariali emergono come corridoi ecologici essenziali per facilitare questa espansione altitudinale. I pipistrelli ripariali usano i corsi d’acqua alpini come vie di risalita, sfruttando le cavità degli alberi come roost diurni e i corsi d’acqua come aree di caccia.

Nelle aree di recente colonizzazione ad alta quota, le femmine di M. daubentonii adottano comportamenti inusuali di turnazione temporale nei siti di foraggiamento: invece di cacciare contemporaneamente, si alternano negli stessi specchi d’acqua, probabilmente per ridurre la competizione in ambienti dove la disponibilità di prede è ancora limitata.


Record nei siti ipogei: grotte e miniere come rifugi di alta quota

Lo studio documenta anche i record altitudinali per siti di svernamento e swarming. I dati più rilevanti riguardano:

  • Barbastella barbastellus: svernamento a 1.903 m (miniera di Praborna, Saint-Marcel, AO) e swarming a 1.930 m (Rem del Ghiaccio, Garessio, CN)
  • Rhinolophus ferrumequinum (Ferro di cavallo maggiore): individuo torpido a 1.947 m (Arma delle Mastrelle, Briga Alta, CN)
  • Rhinolophus hipposideros (Ferro di cavallo minore): ibernazione a 1.760 m (Carsena di Viora, Ormea, CN)
  • Miniopterus schreibersii: ibernazione a 1.530 m (Grotta di Rio Martino, Crissolo, CN)

Questi dati sottolineano il ruolo degli ambienti ipogei di alta montagna nella conservazione dei chirotteri. Le grotte e le miniere abbandonate a quote elevate rappresentano rifugi termicamente stabili, meno esposti ai disturbi antropici tipici delle quote più basse.


Implicazioni per la conservazione in quota

Lo studio invita a non trascurare la presenza dei pipistrelli nella valutazione dell’impatto delle attività umane in alta quota. Gli impianti eolici in aree montane, l’inquinamento luminoso da strutture alpine (rifugi, impianti sciistici) e il disturbo ai siti di roost ipogei sono tra le principali minacce identificate.

I chirotteri sono considerati ottimi bioindicatori del cambiamento climatico per la loro diversità ecologica e la relativa facilità di monitoraggio acustico. La documentazione sistematica dei record altitudinali fornisce una baseline fondamentale per rilevare e misurare i futuri spostamenti distributivi delle specie nelle Alpi.

Fonte: http://www.italian-journal-of-mammalogy.it/Elevational-records-of-bats-in-Northwestern-Italy,220697,0,2.html


Fonti consultate:

Record Altitudinali dei Pipistrelli nell’Italia Nord-Occidentale

Studio approfondito basato su: Bellè et al. (2026), “Elevational records of bats in Northwestern Italy”, Hystrix – Italian Journal of Mammalogy, DOI: 10.4404/hystrix-00858-2026


Sintesi Esecutiva

Lo studio, pubblicato nel 2026 sull’Italian Journal of Mammalogy (Hystrix), documenta le massime elevazioni raggiunte da 29 specie di pipistrelli in Piemonte e Valle d’Aosta (Italia nord-occidentale), area che include alcune delle cime più alte d’Europa. I dati di campo coprono il periodo 2018–2025 e identificano nuovi record altitudinali per 15 specie; per quattro di esse (Barbastella barbastellus, Myotis crypticus, Myotis daubentonii e Pipistrellus kuhlii) i record potrebbero rappresentare i più alti a livello mondiale. Lo studio fornisce un contributo fondamentale alla comprensione delle risposte dei chirotteri al cambiamento climatico e alla conservazione nelle aree di alta quota alpine.[^1][^2]


Contesto e Motivazioni dello Studio

Importanza Ecologica dei Chirotteri

I pipistrelli costituiscono quasi un quarto di tutte le specie di mammiferi descritte, con circa 1.500 specie note a livello mondiale. Svolgono servizi ecosistemici essenziali: controllo degli insetti nocivi, impollinazione, dispersione dei semi. La loro sensibilità agli stressori ambientali (attività agricole e industriali, gestione forestale, produzione energetica, urbanizzazione, persecuzione) e la strategia riproduttiva di tipo K — con tassi di declino rapidi e recupero lento — hanno portato molte specie a essere inserite nelle liste di protezione nazionale e internazionale.

I chirotteri sono anche considerati eccellenti bioindicatori, in particolare per lo studio del cambiamento climatico, grazie alla loro elevata diversità tassonomica ed ecologica, alla distribuzione geografica ampia e alla relativa facilità di monitoraggio.

Distribuzione Altitudinale e Cambiamento Climatico

I cambiamenti nella distribuzione delle specie sono tra le conseguenze più studiate del cambiamento climatico. In Europa, espansioni verso latitudini più elevate sono già state documentate in specie ecologicamente flessibili come Pipistrellus kuhlii e Hypsugo savii. Al contrario, alcune specie come Myotis dasycneme, Eptesicus nilssonii e Nyctalus noctula potrebbero affrontare contrazioni distributive secondo modelli previsionali.

Uno studio paradigmatico a lungo termine su Myotis daubentonii nell’Italia centrale ha documentato uno spostamento verso l’alto di 175 metri del limite altitudinale delle femmine riproduttive nell’arco di 24 anni (2000–2023), interpretato come risposta diretta all’aumento delle temperature. In parallelo, le femmine hanno mostrato un aumento delle dimensioni corporee, probabilmente correlato a condizioni termiche più favorevoli nei siti di roost.

Perché le Alpi Nord-Occidentali?

L’area di Piemonte e Valle d’Aosta è stata scelta per ragioni specifiche:

  • Include un settore delle Alpi Occidentali con alcune tra le cime più elevate d’Europa.
  • Per via delle differenze climatiche (temperature più miti e maggiore umidità dovute alla vicinanza all’Oceano Atlantico), le fasce vegetazionali si estendono a quote maggiori rispetto alle Alpi Centrali o Orientali.
  • L’area ospita 28 specie regolarmente presenti più una 29ª (Nyctalus lasiopterus), rappresentando il 96,7% delle specie di pipistrelli presenti regolarmente nell’Italia continentale.
  • È probabile che molte specie raggiungano i loro limiti altitudinali nazionali in questa zona.

Area di Studio e Metodologia

Caratteristiche Geografiche

L’area di studio copre Piemonte e Valle d’Aosta (Fig. 1):

  • Alpi occidentali italiane: circa 41% della superficie totale.
  • Colline piemontesi interne: ~31%.
  • Alta Pianura Padana: ~26%.
  • Settore settentrionale dell’Appennino Ligure: ~2%.

Le fasce vegetazionali riconoscibili comprendono:

  • Fascia basale (<800–900 m): foreste decidue a latifoglie, fortemente trasformate.
  • Fascia montana (900–1.400/1.600 m): foreste dominate da Fagus sylvatica e conifere.
  • Fascia subalpina (1.400/1.600–2.000/2.300 m): limite superiore delle foreste, larici, rododendri, pascoli.
  • Fascia alpina (2.000/2.300–2.600/3.000 m): praterie alpine, arbusti nani.
  • Fascia nivale (>2.600–3.000 m): rocce nude, nevai e ghiacciai.

Tecniche di Rilevamento

Le tecniche classiche di censimento adottate includono: Metodo Descrizione Applicazione principale Rilievi acustici Registratori passivi (SM2BAT+, SM4BAT, AudioMoth) a 384 kHz Tutto il gradiente altitudinale Catture Reti a nebbia e harp-trap a siti di foraggiamento, corridoi di volo, roost Principalmente <2.000 m Ispezioni roost Grotte, miniere abbandonate, edifici Prevalentemente <2.000 m

La classificazione acustica automatica (software Tadarida) è stata utilizzata per una prima associazione delle registrazioni alle specie; ogni occorrenza è stata poi validata manualmente. Per l’identificazione di Plecotus spp. sono stati impiegati anche metodi molecolari (biopsia alare o analisi delle feci).

L’efficienza delle catture sopra i 2.000 m è risultata significativamente inferiore: 9,0 individui/notte al di sotto di questa quota vs. 2,8 individui/notte al di sopra.

Revisione della Letteratura

Oltre ai dati di campo (2018–2025), è stata condotta una revisione sistematica seguendo il protocollo PRISMA (Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses), che ha identificato 18 studi rilevanti su Scopus e Web of Science. Tuttavia, data la frammentazione delle informazioni disponibili sulla distribuzione altitudinale dei chirotteri, la ricerca bibliografica standard si è rivelata insufficiente, ed è stata integrata con letteratura grigia, rapporti tecnici locali, bollettini speleologici e banche dati regionali delle grotte (Piemonte e Valle d’Aosta). Questo approccio ibrido (standard PRISMA + ricerca esperta) è una delle caratteristiche metodologiche distintive dello studio.


Risultati: Record Altitudinali per Specie

Panoramica Generale

Lo studio documenta record altitudinali per 29 specie di chirotteri:[^2]

  • 15 specie con nuovi record identificati dai dati di campo 2018–2025.
  • 14 specie con record derivanti dalla letteratura scientifica e grigia.
  • Con l’eccezione di M. schreibersii, R. euryale, M. capaccinii e P. austriacus, i record elencati sono probabilmente i più alti finora registrati in Italia.
  • I record di B. barbastellus, M. crypticus, M. daubentonii e P. kuhlii rappresentano, a quanto si sappia, record mondiali.

Specie con i Record Altitudinali Più Elevati

Specie (nome comune) Record (m s.l.m.) Metodo Anno Note Tadarida teniotis (Molosso di Cestoni) 3.046 Acustico 2023 Colle della Torre, Gran Paradiso Pipistrellus pipistrellus (Pipistrello nano) 3.046 Acustico 2023 Colle della Torre, Gran Paradiso Plecotus auritus/macrobullaris (gruppo) 3.065 Acustico 2023 Alpi Graie Hypsugo savii (Pipistrello di Savi) 2.853 Acustico 2024 Alpi Graie Nyctalus leisleri (Nottola di Leisler) 2.853 Acustico 2024 Alpi Graie Myotis spp. 2.988 Acustico 2023 Alpi Graie Barbastella barbastellus (Barbastello) 2.703 Acustico 2024 Lago Leità, Ceresole Reale Eptesicus nilssonii (Serotino di Nilsson) 2.703 Acustico 2024 Lago Leità, Ceresole Reale Myotis daubentonii (Vespertilio di Daubenton) 2.564 Acustico 2024 Alpi Graie Nyctalus noctula (Nottola comune) 2.520 Acustico 2025 Alpi Graie Myotis crypticus2.484 Acustico 2022 Cottian Alps Nyctalus lasiopterus (Nottola gigante) 2.484 Acustico 2022 Alpi Cozie Pipistrellus nathusii (Pipistrello di Nathusius) 2.610 Acustico 2021 Alpi Graie

Specie con Record di Roost ad Alta Quota

Specie Quota roost (m) Tipo Località Barbastella barbastellus 1.903 (svernamento) Miniera abbandonata Praborna, Saint-Marcel (AO) Barbastella barbastellus 1.930 (swarming) Grotta Rem del Ghiaccio, Garessio (CN) Rhinolophus ferrumequinum 1.947 (individuo torpido) Grotta Arma delle Mastrelle, Briga Alta (CN) Rhinolophus hipposideros 1.760 (ibernazione) Grotta Carsena di Viora, Ormea (CN) Miniopterus schreibersii 1.530 (ibernazione) Grotta Grotta di Rio Martino, Crissolo (CN)

Specie con Nuovi Record Mondiali

Quattro specie presentano record altitudinali che, secondo gli autori, rappresentano i massimi conosciuti a livello mondiale:[^2]

  1. Barbastella barbastellus — 2.703 m (Lago Leità, Ceresole Reale, TO; 29–30 agosto 2024). Il precedente record era 2.292 m.
  2. Myotis crypticus — 2.484 m (Colle Lauson, Salbertrand, TO; settembre 2022). Specie di recente descrizione, precedentemente quasi sconosciuta ad alta quota.
  3. Myotis daubentonii — 2.564 m (Alpi Graie; agosto 2024). Specie ripariale che ha già mostrato spostamenti altitudinali documentati in Italia centrale.
  4. Pipistrellus kuhlii — 2.208 m (Casa Carioni, Saint-Rhémy-En-Bosses, AO; 2016). Record precedente per questa specie nelle Alpi era appunto 2.208 m, confermato e documentato definitivamente.

Prime Segnalazioni e Conferme Distributive

  • Prima segnalazione di Nyctalus noctula in Valle d’Aosta: la specie era finora assente da questa regione.
  • Conferma della presenza di Nyctalus lasiopterus in Piemonte: la specie era stata segnalata in precedenza una sola volta nell’area.

Metodologia di Identificazione

Identificazione Acustica

L’identificazione delle specie tramite ecolocalizzazione ha richiesto criteri altamente conservativi. I parametri acustici descritti per ogni nuovo record includono:

  • FmaxE = frequenza della massima ampiezza dello spettro
  • SF/EF = frequenza iniziale/finale della chiamata
  • BL = larghezza di banda della chiamata
  • dur = durata della chiamata
  • IPI = intervallo tra l’inizio di due chiamate consecutive
  • Distinzione tra chiamate QCF (quasi-costante frequenza, BL <5 kHz), FM (frequenza modulata) e CF (frequenza costante)

In caso di incertezza anche moderata, le registrazioni sono state assegnate a livelli tassonomici superiori (es. Myotis sp.) o scartate.

Identificazione Molecolare (Plecotus spp.)

Per discriminare le specie del genere Plecotus — morfologicamente molto simili — sono stati impiegati protocolli molecolari su biopsie alari o campioni fecali, descritti nell’allegato S1.


Implicazioni per la Ricerca sul Cambiamento Climatico

I Chirotteri come Indicatori del Riscaldamento Globale

I pipistrelli rispondono al cambiamento climatico sia attraverso spostamenti distributivi (in quota e in latitudine) sia attraverso variazioni morfologiche (dimensioni corporee). Studi a lungo termine in Italia centrale su M. daubentonii hanno documentato contemporaneamente uno spostamento verso l’alto del limite altitudinale delle femmine riproduttive (+175 m in 24 anni) e un aumento delle dimensioni corporee.

Tuttavia, un’analisi su 15 specie in Italia ha mostrato che l’aumento delle dimensioni corporee non è un fenomeno generalizzato: solo tre specie (M. daubentonii, Nyctalus leisleri e Pipistrellus pygmaeus) hanno mostrato un incremento misurabile nel corso di oltre 20 anni di monitoraggio.

Risposte Comportamentali nelle Aree Neocoionizzate

A quote di recente colonizzazione, le femmine riproduttive di M. daubentonii mostrano comportamenti inusuali di turnazione temporale nei siti di foraggiamento: invece di cacciare contemporaneamente, si alternano negli stessi siti, probabilmente per evitare la competizione in ambienti dove la disponibilità di prede è limitata. Le foreste ripariali ben conservate emergono come corridoi ecologici cruciali per facilitare questi spostamenti.

Migrazioni Altitudinali vs. Residenza

Lo studio distingue tra:

  • Specie residenti che raggiungono alte quote per foraging estivo (es. T. teniotis, H. savii, B. barbastellus).
  • Specie migratrici che attraversano le Alpi durante le migrazioni autunnali (es. N. leisleri, N. noctula, V. murinus, E. serotinus).

Ricerche precedenti nei valichi alpini della Valle d’Aosta (2016) avevano già documentato un flusso migratorio di pipistrelli, con incremento delle attività nel periodo 31 agosto–14 settembre, associato principalmente al gruppo N. leisleri/N. noctula/V. murinus/E. serotinus.


Fasce Vegetazionali e Distribuzione delle Specie

La distribuzione altitudinale delle specie riflette in parte le fasce vegetazionali alpine. Alcune specie forestali (es. B. barbastellus, M. daubentonii) sfruttano le zone ecotonali al limite superiore del bosco, mentre specie rupicole o ad ampio spettro ecologico (es. T. teniotis, H. savii, P. pipistrellus) raggiungono le quote più elevate nelle fasce alpine e subnivali.

I laghi glaciali — abbondanti nell’area di studio — rappresentano siti di foraggiamento e abbeverata particolarmente importanti ad alta quota, poiché aumentano la produttività primaria e secondaria locale attraverso la disponibilità idrica e i nutrienti derivati dall’ecosistema lacustre.


Implicazioni per la Conservazione

Minacce alle Quote Elevate

Lo studio sottolinea l’importanza di non trascurare i pipistrelli nella valutazione dell’impatto delle attività umane in alta quota, in particolare:

  • Impianti eolici in aree montane: le specie migratrici e quelle ad alta mobilità sono particolarmente vulnerabili.
  • Inquinamento luminoso da strutture ad alta quota (rifugi, impianti sciistici).
  • Disturbo antropico ai siti di roost (grotte, miniere abbandonate a quote elevate).

Banche Dati e Monitoraggio

Lo studio evidenzia lacune significative nelle conoscenze sulla chirotterofauna di alta quota, anche in aree ben studiate come le Alpi Occidentali. Gran parte delle informazioni disponibili era frammentata in fonti grigie, bollettini speleologici e database regionali. La creazione di banche dati georeferenziate e il monitoraggio a lungo termine sono strumenti fondamentali per rilevare futuri cambiamenti distributivi.

Specie di Interesse Conservazionistico

Alcune specie documentate nello studio sono incluse nelle liste di protezione europee (Direttiva Habitat, Allegato II e IV) e presentano popolazioni in declino in Italia. La documentazione di roost ad alta quota — ambienti meno soggetti a pressioni agricole o insediative — potrebbe rivestire importanza strategica per la conservazione.


Sintesi dei Principali Record per Famiglia

Famiglia Molossidae

  • Tadarida teniotis: 3.046 m (Colle della Torre, Noasca, TO; settembre 2023). Precedente record: 2.560 m (PNGP, Patriarca et al. 2018). Specie rupicola, segnalata dal livello del mare a oltre 2.000 m. Ampiamente distribuita in Italia.

Famiglia Vespertilionidae

  • Barbastella barbastellus: 2.703 m — possibile record mondiale.
  • Eptesicus nilssonii: 2.703 m (Lago Leità, Ceresole Reale, TO; luglio 2024). Specie rara nell’area, con distribuzione che si estende fino alle Alpi Marittime.
  • Eptesicus serotinus: 2.275 m (Conca Cialancia, Perrero, TO; luglio 2018).
  • Hypsugo savii: 2.853 m. Specie in espansione verso latitudini e quote superiori in Europa.
  • Myotis daubentonii: 2.564 m — possibile record mondiale. Specie ripariale in documentata espansione altitudinale.
  • Myotis crypticus: 2.484 m — possibile record mondiale per questa specie di recente descrizione.
  • Myotis mystacinus: 2.396 m (cattura; Lago di Nel, Ceresole Reale, TO; luglio/agosto 2024).
  • Nyctalus lasiopterus: 2.484 m. Prima conferma solida della presenza in Piemonte.
  • Nyctalus leisleri: 2.853 m. Specie migratrice con popolazioni in aumento in Italia centrale.
  • Nyctalus noctula: 2.520 m. Prima segnalazione in Valle d’Aosta.
  • Pipistrellus kuhlii: 2.208 m — possibile record mondiale per le Alpi.
  • Pipistrellus nathusii: 2.610 m.
  • Pipistrellus pipistrellus: 3.046 m (Colle della Torre; settembre 2023).
  • Pipistrellus pygmaeus: 2.526 m.
  • Plecotus auritus: 2.402 m (cattura; 2020).
  • Plecotus macrobullaris: 2.292 m (cattura; 2015).
  • Vespertilio murinus: 2.526 m.

Famiglia Rhinolophidae

  • Rhinolophus ferrumequinum: 1.947 m (roost; Arma delle Mastrelle, Briga Alta, CN).
  • Rhinolophus hipposideros: 1.760 m (individuo torpido in grotta; Carsena di Viora, Ormea, CN; novembre 2019).

Famiglia Miniopteridae

  • Miniopterus schreibersii: 1.550 m (acustico; Alta Val Curone, Alessandria; 2022).

Confronto con Studi Europei

Area Quota massima documentata Riferimento Alpi svizzere 3.460 m (8 specie) Zingg & Bontadina 2016 Alpi austriache 3.100 m Widerin & Reiter 2017–2018 Alpi italiane (NW) 3.065 m (P. auritus/macrobullaris gruppo) Bellè et al. 2026 Alpi occidentali italiane (2016) 2.208 m (P. kuhlii) Caprio et al. 2020 Monti Pirin, Bulgaria 2.300–2.600 m Dundarova & Popov 2024

Nelle Alpi svizzere, 8 specie sono state rilevate acusticamente a 3.460 m s.l.m. in 36 notti di indagine, e flussi migratori regolari di pipistrelli sono stati documentati fino a 2.500 m. Lo studio piemontese si allinea con questo quadro, portando nuovi dati per il versante italiano della catena.


Domande di Ripasso / Flashcard

Concetti Chiave

D1: Quante specie di pipistrelli sono state documentate nello studio e in quale area?
R: 29 specie in Piemonte e Valle d’Aosta (Italia nord-occidentale); esse rappresentano il 96,7% delle specie regolarmente presenti nell’Italia continentale.

D2: Per quante specie sono stati stabiliti nuovi record altitudinali con dati di campo 2018–2025?
R: 15 specie (T. teniotis, B. barbastellus, E. nilssonii, E. serotinus, N. lasiopterus, N. leisleri, N. noctula, V. murinus, H. savii, P. nathusii, P. pipistrellus, P. pygmaeus, M. crypticus, M. daubentonii, M. mystacinus).

D3: Quali specie presentano record altitudinali che potrebbero essere i più alti al mondo?
R: Barbastella barbastellus (2.703 m), Myotis crypticus (2.484 m), Myotis daubentonii (2.564 m) e Pipistrellus kuhlii (2.208 m).[^2]

D4: Qual è la tecnica di rilevamento più utilizzata ad alta quota (>2.000 m)?
R: Il monitoraggio acustico passivo, poiché catture e ispezioni dei roost sono logisticamente più difficili e meno produttive in alta quota (2,8 individui/notte vs. 9,0 al di sotto di 2.000 m).

D5: Qual è il record altitudinale assoluto registrato nello studio per una singola specie identificata con certezza?
R: 3.046 m per Tadarida teniotis e Pipistrellus pipistrellus (Colle della Torre, Gran Paradiso National Park; settembre 2023).

D6: Qual è lo studio di riferimento che documenta lo spostamento altitudinale di M. daubentonii in Italia centrale?
R: Russo et al. 2024 / Belli et al. 2025: 175 m di spostamento verso l’alto del limite delle femmine riproduttive in 24 anni (2000–2023), nel PNALM.

D7: Perché i boschi ripariali sono importanti per l’espansione altitudinale dei pipistrelli?
R: Fungono da corridoi ecologici essenziali, offrendo rifugi per il roost diurno (cavità degli alberi) e siti di foraggiamento lungo i corsi d’acqua, permettendo alle specie di risalire gradualmente i versanti alpini.

D8: Quale novità distributiva è stata segnalata per la prima volta riguardo a Nyctalus noctula?
R: La prima segnalazione di questa specie in Valle d’Aosta.

D9: Quali sono i parametri acustici chiave utilizzati per l’identificazione delle specie?
R: FmaxE (frequenza della massima ampiezza), SF/EF (frequenza iniziale/finale), BL (larghezza di banda), dur (durata), IPI (intervallo tra chiamate consecutive), e la distinzione tra chiamate QCF, FM e CF.

D10: Qual è la procedura bibliografica standard utilizzata e perché si è rivelata insufficiente?
R: Il protocollo PRISMA, che ha individuato solo 18 studi rilevanti. Si è rivelato insufficiente perché gran parte dell’informazione sulle quote dei pipistrelli è frammentata in letteratura grigia, bollettini speleologici e database regionali non indicizzati.


Glossario dei Termini Tecnici

Termine Definizione

Record altitudinale La quota massima alla quale una specie è stata osservata

Swarming Comportamento autunnale (ago-set) di raccolta di pipistrelli all’ingresso di grotte/miniere, con cattura di molti individui (prevalentemente maschi di più specie)

Roost Sito di rifugio utilizzato dai pipistrelli per riposare, riprodursi o svernare

Harp-trap Tipo di trappola passiva per la cattura dei chirotteri

Feeding buzz Sequenza di ultrasuoni emessa durante un attacco di caccia; indica attività di foraggiamento

QCF Quasi-costante frequenza: chiamata con BL <5 kHz

FM Frequenza modulata: chiamata con rapido sweep in frequenza

CF Costante frequenza: chiamata a frequenza stabile (tipica dei rinolofidi)

FmaxE Frequenza della massima energia spettrale della chiamata

IPI Intervallo interpulse (tra l’inizio di due chiamate consecutive)

Fascia subnivale/nivale Zona alpina oltre i 2.600–3.000 m caratterizzata da rocce nude, nevai e ghiacciai

K-selected Strategia riproduttiva con bassa produzione di discendenti, lunga vita, recupero lento delle popolazioni

Ecolocalizzazione Sistema biologico di navigazione/caccia basato sull’emissione e la ricezione di ultrasuoni


Autori dello studio originale: Alex Bellè, Lucia Bello, Laura Garzoli, Fabrizio Gili, Giorgia Mattioli, Alberto Pastorino, Ibor Sabas, Rocco Tiberti, Paolo Debernardi, Elena Patriarca. Autrice corrispondente: Laura Garzoli (CNR-IRSA, Verbania). Ricevuto: 15 gennaio 2026; Accettato: 15 aprile 2026.


References

  1. Elevational records of bats in Northwestern Italy – We report the elevational records (i.e. highest elevations) at which 29 bat species were recorded in…
  2. [PDF] Elevational records of bats in Northwestern Italy – Abstract: We report the elevational records (i.e. highest elevations) at which 29 bat species were r…

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    Condividi Dalle politiche ambientali negli Stati Uniti agli effetti sulla salute: un allarme che non possiamo ignorare Fonte: The Dismantling of Environmental Protections — A Grave Threat to America’s Health, New England Journal of Medicine, 25 marzo 2026. C’è un’immagine potente che torna alla memoria: un fiume che prende fuoco. Accadde nel 1969, a Cleveland, quando il Cuyahoga River divenne simbolo del degrado ambientale. Da lì nacque una stagione di consapevolezza, norme e tutela che ha
     

Il pericolo non è solo la guerra: anche l’ambiente è in pericolo

Apríl 19th 2026 at 05:00

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Dalle politiche ambientali negli Stati Uniti agli effetti sulla salute: un allarme che non possiamo ignorare

Fonte: The Dismantling of Environmental Protections — A Grave Threat to America’s Health, New England Journal of Medicine, 25 marzo 2026.

C’è un’immagine potente che torna alla memoria: un fiume che prende fuoco. Accadde nel 1969, a Cleveland, quando il Cuyahoga River divenne simbolo del degrado ambientale. Da lì nacque una stagione di consapevolezza, norme e tutela che ha migliorato concretamente la qualità dell’aria e dell’acqua, salvando — secondo le stime — centinaia di migliaia di vite ogni anno.

“Waterfoul,” 1964 This editorial cartoon by Bill Roberts appeared in the Cleveland Press on July 24, 1964. Source: Cleveland State University, Michael Schwartz Library, Special Collections

Oggi, secondo un recente articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine, quella traiettoria rischia di invertirsi.

Negli Stati Uniti, una serie di decisioni politiche sta progressivamente indebolendo le protezioni ambientali costruite in decenni. Non si tratta di un singolo provvedimento, ma di un insieme coerente di scelte: dall’allentamento degli standard sulle polveri sottili (PM2.5), alla riduzione dei controlli sulle emissioni provenienti da industria, petrolio e gas, fino al ridimensionamento delle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici.

A questo si aggiungono interventi su più fronti: l’indebolimento delle norme su sostanze tossiche come benzene e arsenico, la revisione delle regole sulle emissioni delle centrali a carbone, il rallentamento della transizione verso energie rinnovabili e veicoli a basse emissioni, oltre a modifiche che incidono sulla qualità dell’acqua potabile e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Le conseguenze non sono astratte, ma hanno ricadute sulla salute.

Un aumento delle polveri sottili significa più asma nei bambini, più infarti e ictus negli adulti, più morti premature. L’incremento di inquinanti come ozono, ossidi di azoto e particolato fine è associato a un peggioramento delle malattie respiratorie e cardiovascolari. La riduzione dei controlli su sostanze tossiche come mercurio e arsenico espone le popolazioni più vulnerabili a danni neurologici, tumori e deficit cognitivi, in particolare nei bambini esposti già in fase prenatale.

L’indebolimento delle politiche climatiche accelera inoltre eventi estremi — ondate di calore, incendi, alluvioni — che già oggi causano vittime e sofferenza, con effetti che si estendono ben oltre il breve periodo e coinvolgono intere comunità.

Non meno rilevante è l’impatto sulle fasce più fragili della popolazione: chi vive in prossimità di impianti industriali o centrali energetiche, chi ha minore accesso alle cure, chi lavora in ambienti esposti a rischi ambientali e climatici. L’ambiente, ancora una volta, non è neutrale: amplifica le disuguaglianze esistenti.

C’è poi un altro elemento, meno visibile ma altrettanto critico: l’indebolimento della ricerca scientifica. Il ridimensionamento degli enti pubblici e dei programmi di ricerca ambientale riduce la capacità di monitorare i rischi, produrre evidenze e guidare decisioni informate. È un effetto meno immediato, ma profondo e duraturo, destinato a incidere sulle politiche future e sulla tutela della salute collettiva.

Per chi vive e frequenta la montagna, questi temi non sono lontani. Si traducono in segnali concreti: ghiacciai che arretrano, stagioni che cambiano, ecosistemi più fragili, risorse idriche meno prevedibili. Non sono percezioni, ma trasformazioni in atto. Ed è proprio da questi territori, spesso considerati marginali, che si coglie con maggiore chiarezza quanto il legame tra ambiente e salute sia diretto e non più rimandabile.

Non meno significativo è il divario tra comunicazione politica e evidenza scientifica. Il 22 aprile 2025 — Giornata della Terra — la Casa Bianca ha dichiarato: “Finalmente abbiamo un presidente che segue la scienza”, sostenendo che gli Stati Uniti stiano mantenendo standard capaci di garantire aria e acqua tra le più pulite al mondo.

Gli autori dell’articolo offrono però una lettura opposta: le politiche attuali rischiano di smantellare il lavoro di intere generazioni, portando a un peggioramento della qualità dell’aria e dell’acqua, a temperature in aumento e a condizioni di lavoro più pericolose. Le conseguenze ricadranno soprattutto sulle fasce più vulnerabili della popolazione, ampliando disuguaglianze già esistenti e traducendosi, nel tempo, in un aumento misurabile di malattie e mortalità.

Fonte: The Dismantling of Environmental Protections — A Grave Threat to America’s Health, New England Journal of Medicine, 2026 – https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp2514370

Una riflessione necessaria

L’attenzione pubblica è inevitabilmente catturata dai conflitti e dalle tensioni geopolitiche, e il tema ambientale rischia di passare in secondo piano.
Eppure, i due piani non sono separati.
L’ambiente è sicurezza, salute, e futuro.
Non si tratta di contrapporre emergenze, ma di riconoscere che alcune minacce sono silenziose, cumulative, meno visibili — e proprio per questo più difficili da affrontare.
Chi frequenta la montagna, dentro e fuori, lo percepisce con immediatezza: ghiacciai che arretrano, stagioni che cambiano, ecosistemi più fragili: il paesaggio si trasforma davvero.
Per questo, la tutela ambientale non può essere considerata un lusso o un tema secondario. È una responsabilità collettiva che riguarda direttamente la qualità della vita, oggi e domani.

Sotto, un’immagine di oggi: il fiume Cuyahoga, simbolo della rinascita ambientale negli Stati Uniti (fonte: National Park Service – public domain): speriamo sia di buon augurio.

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  • Il Museo di Altamira svela il ruolo delle femmine di cervo nel Paleolitico cantabrico
    Condividi Il DIMS2026 porta ad Altamira una visita guidata sul ruolo delle cerve nell’arte preistorica Il Museo Nazionale e Centro di Ricerca di Altamira aderisce alle celebrazioni del Día Internacional de los Museos 2026 (#DIMS2026) con un’attività dedicata alle cerve nel Paleolitico cantabrico. L’appuntamento è fissato per il 18 aprile 2026 alle 11:45 e si intitola Cerve (in)visibili: la loro rilevanza nell’arte e nella vita del Paleolitico Cantabrico. L’ingresso è gratuito con il bigli
     

Il Museo di Altamira svela il ruolo delle femmine di cervo nel Paleolitico cantabrico

Apríl 18th 2026 at 08:00

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Il DIMS2026 porta ad Altamira una visita guidata sul ruolo delle cerve nell’arte preistorica

Il Museo Nazionale e Centro di Ricerca di Altamira aderisce alle celebrazioni del Día Internacional de los Museos 2026 (#DIMS2026) con un’attività dedicata alle cerve nel Paleolitico cantabrico. L’appuntamento è fissato per il 18 aprile 2026 alle 11:45 e si intitola Cerve (in)visibili: la loro rilevanza nell’arte e nella vita del Paleolitico Cantabrico. L’ingresso è gratuito con il biglietto del museo; è richiesta l’iscrizione preventiva tramite la piattaforma meapunto.unican.es.[1]


La Neocueva e la mostra permanente come scenari della visita guidata

L’attività si svolge lungo due percorsi distinti all’interno del complesso museale. Il primo è la Neocueva, la replica fedele della grotta originale di Altamira che ricostruisce l’atmosfera del Paleolitico superiore con illuminazione e ambientazione sonora. Il secondo è la mostra permanente “I tempi di Altamira”, uno spazio espositivo che documenta le tecniche pittoriche, la vita quotidiana dei cacciatori-raccoglitori e il contesto culturale in cui nacque l’arte rupestre cantabrica.[2][3]

I visitatori percorrono entrambi gli spazi sotto la guida di un esperto. Lo scopo è orientare lo sguardo su una figura animale spesso rimasta in secondo piano rispetto ai celebri bisonti: la cerva. L’animale è presente nelle pitture di Altamira, ma il suo ruolo simbolico ed ecologico è stato a lungo sottovalutato rispetto ad altri soggetti della volta policroma.[4]


Le cerve nell’arte paleolitica cantabrica: tra caccia, simbolismo e identità

Le cerve e i cervi rossi (Cervus elaphus) compaiono con frequenza nell’arte rupestre dell’area franco-cantabrica, nelle grotte di Altamira, Lascaux e in numerosi altri siti. Le raffigurazioni paleolitiche riproducono soprattutto cervi rossi, nonostante i reperti zooarcheologici indichino che caprioli, alci e renne fossero più frequentemente cacciati. Questo dato suggerisce che il significato delle pitture non si riduca alla documentazione delle prede di caccia, ma rimandi a un complesso universo simbolico.[5]

Secondo alcune interpretazioni consolidate nello studio dell’arte paleolitica, le figure animali sulle pareti delle grotte cantabriche esprimevano principi cosmologici. Le coppie ricorrenti — cavallo e bisonte, maschio e femmina — incarnavano simbolicamente i due principi generatori della vita. In questo schema, la cerva rappresentava il principio femminile. Non era un’immagine accessoria: era parte di un sistema visivo carico di significati rituali e sociali.[4][6]


Il ruolo della donna nel Paleolitico: nuove letture dell’arte di Altamira

L’attività del #DIMS2026 si inserisce in un dibattito scientifico più ampio che riguarda la visibilità della donna nelle comunità del Paleolitico cantabrico. Recenti studi e iniziative del Museo di Altamira hanno messo in discussione la narrazione tradizionale che vedeva l’uomo come unico soggetto attivo nella caccia e nell’arte rupestre. Indagini paleogenetiche e paleoantropologiche su alcuni siti preistorici documentano sepolture femminili con corredi ricchi, suggerendo un ruolo preponderante delle donne nelle comunità paleolitiche.[7][8]

Nel 2024, il Museo di Altamira ha avviato una collaborazione con l’illustratrice e archeologa Esperanza Martín per la realizzazione di serie di illustrazioni sulla vita quotidiana dei gruppi del Paleolitico superiore, con una prospettiva di genere esplicita. Il progetto intende superare le rappresentazioni stereotipate e mostrare donne impegnate nella caccia, nella vita sociale e nell’espressione artistica. La stessa possibilità che alcune pitture di Altamira siano opere femminili è oggi oggetto di dibattito accademico: non ci sono prove che fossero opera esclusiva di uomini, né che lo fossero di donne.[8][7]


Il #DIMS2026: “Musei che uniscono un mondo diviso”

L’evento rientra nel calendario delle celebrazioni del Día Internacional de los Museos 2026, che si tiene ufficialmente il 18 maggio di ogni anno su iniziativa dell’ICOM — Consiglio Internazionale dei Musei — a partire dal 1977. Il tema scelto per il 2026 è “Musei che uniscono un mondo diviso”, con l’obiettivo di valorizzare il ruolo dei musei come ponti tra culture, comunità e generazioni in un contesto geopolitico complesso.[9][10][11]

Il Museo di Altamira ha scelto di anticipare le celebrazioni con attività distribuite nel corso delle settimane precedenti al 18 maggio, tra cui quella del 18 aprile sulle cerve del Paleolitico. L’ICOMOS spagnolo coordina un calendario di eventi tematici in diversi musei, consultabile tramite una mappa interattiva disponibile all’indirizzo icomos.es/mapa-de-actividades.[1]


Un patrimonio UNESCO sotto sorveglianza continua

La grotta di Altamira è riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dal 1985, inserita in un sistema di diciotto grotte con arte rupestre paleolitica distribuite nel nord della Spagna. La struttura geologica della grotta è fragile. Dal 2018 il museo ha installato una rete sismica composta da quattro sismometri — con un quinto previsto — per monitorare in tempo reale la stabilità della cavità e prevenire danni alle pitture.[12][13]

La grotta originale non è aperta al pubblico, ma la Neocueva riproduce fedelmente i suoi ambienti. Questo spazio ospita regolarmente attività didattiche, visite guidate tematiche e conferenze che permettono al pubblico di avvicinarsi all’arte paleolitica cantabrica in modo accessibile e scientificamente fondato.[2][3]

Fonti
[1] ICOMOS – Facebook https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1894845501232539&set=a.1029491771101254&type=3
[2] Neocueva y Museo de Altamira: CUEVA DE ALTAMIRA https://museoaltamira.com
[3] Primary https://www.cultura.gob.es/mnaltamira/en/que-hacer/para-escolares/primaria.html
[4] La pittura rupestre del Paleolitico: un tesoro artistico e simbolico https://www.scintilena.com/la-pittura-rupestre-del-paleolitico-un-tesoro-artistico-e-simbolico/12/19/
[5] 363 https://www.ccsp.it/wp-content/uploads/2024/02/attiVCS2007_Nember.pdf
[6] Arte paleolítico cantábrico. Signos y símbolos: los … https://portalcientifico.uned.es/documentos/5fb5ca142999527339681de4
[7] Esperanza Martín: el reto de ilustrar la visión de género en … – ILEON https://ileon.eldiario.es/historia/esperanza-martin-reto-ilustrar-vision-genero-paleolitico-cantabrico-altamira_1_12990728.html
[8] Cueva de Altamira: ¿Quién fue la niña de 8 años que descubrió las … https://www.educandoenigualdad.com/2018/10/02/cueva-de-altamira-quien-fue-la-nina-de-8-anos-que-descubrio-las-pinturas/
[9] Día Internacional de los Museos 2026: Museos uniendo un mundo … https://www.accioncultural.es/es/dia-internacional-de-los-museos-2026-museos-uniendo-un-mundo-dividido
[10] Museos uniendo un mundo dividido: el tema del Día Internacional … https://icom.museum/es/news/museos-uniendo-un-mundo-dividido-el-tema-del-dia-internacional-de-los-museos-2026/
[11] Día Internacional de los Museos 2026: Museos uniendo un mundo … https://www.mynewsdesk.com/es/icom-international-council-of-museums/pressreleases/dia-internacional-de-los-museos-2026-museos-uniendo-un-mundo-dividido-3441699
[12] Monitoraggio Sismico nella Grotta di Altamira – Scintilena https://www.scintilena.com/monitoraggio-sismico-nella-grotta-di-altamira/02/11/
[13] Grotta di Altamira e arte rupestre paleolitica della Spagna … https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_di_Altamira_e_arte_rupestre_paleolitica_della_Spagna_settentrionale
[14] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[15] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[16] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[17] Le pitture rupestri di Altamira – Le origini dell’Arte in mostra … https://www.scintilena.com/le-pitture-rupestri-di-altamira-le-origini-dellarte-in-mostra-al-museo-nazionale-ungherese/12/30/
[18] 300 anni di storia della speleologia spagnola in mostra a Granada https://www.scintilena.com/300-anni-di-storia-della-speleologia-spagnola-in-mostra-a-granada/06/15/
[19] Scoperta una delle maggiori concentrazioni di arte paleolitica nella Penisola Iberica nella Cova Dones a Valencia – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperta-una-delle-maggiori-concentrazioni-di-arte-paleolitica-nella-penisola-iberica-nella-cova-dones-a-valencia/09/16/
[20] I Primi Artisti della Storia: Viaggio nella Penombra delle Grotte … https://www.scintilena.com/i-primi-artisti-della-storia-viaggio-nella-penombra-delle-grotte-dipinte-che-svelano-i-segreti-del-paleolitico/08/13/
[21] Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026: il festival di … – Scintilena https://www.scintilena.com/espeleo-canyoning-cinema-asedeb-2026-il-festival-di-cinema-di-speleologia-e-canyoning-arriva-a-malaga/03/03/
[22] Arte Neanderthaliana in grotta – Spagna – Scintilena https://www.scintilena.com/arte-nearderthaliana-in-grotta/03/11/
[23] L’Alto Asón si prepara a diventare la Capitale Mondiale del … https://www.scintilena.com/lalto-ason-si-prepara-a-diventare-la-capitale-mondiale-del-soccorso-speleologico-la-14a-conferenza-internazionale-di-cave-rescue-in-arrivo/05/31/
[24] Esperienza immersiva nel mondo sotterraneo a Expominerales Madrid 2025 – Scintilena https://www.scintilena.com/esperienza-immersiva-nel-mondo-sotterraneo-a-expominerales-madrid-2025/02/23/
[25] L’Uomo di Altamura, il Neanderthal più antico d’Italia, svela … https://www.scintilena.com/luomo-di-altamura-il-neanderthal-piu-antico-ditalia-svela-i-segreti-della-sua-specie/07/01/
[26] BOL_CFLP_2 https://www.scintilena.com/allegati/bollettinofealc2.pdf
[27] Methodology for the Monitoring and Control of the Alterations Related to Biodeterioration and Physical-Chemical Processes Produced on the Paintings on the Ceiling of the Polychrome Hall at Altamira https://www.mdpi.com/2673-7159/4/4/42
[28] inVisibili. Le Pioniere del Cinema – Turismo Roma https://turismoroma.it/it/eventi/invisibili-le-pioniere-del-cinema
[29] Día Internacional de los Museos 2026 https://www.mncn.csic.es/es/visita-el-mncn/actividades/dia-internacional-de-los-museos-2026
[30] RISONANZE INVISIBILI – Comune di Venezia. https://www.comune.venezia.it/it/content/risonanze-invisibili
[31] ferdinando scianna – Musa Fotografia https://saramunari.blog/tag/ferdinando-scianna/
[32] Comenzamos 2026 con un recorrido por el Museo de Altamira https://www.instagram.com/reel/DTDKhq5DVxw/
[33] ArteRaku.it Mostre e Manifestazioni – L’Appuntamento con l’Arte. https://www.arteraku.it/pagine/manifestazioni-storico.asp
[34] The ALTAMIRA CAVES – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=YXfxgtvtpGQ
[35] archivio – The Italian Review | https://www.theitalianreview.com/archivio/
[36] Día Internacional de los Museos 2026 en Madrid | IFEMA MADRID https://www.ifema.es/visita-madrid/eventos/dia-internacional-museos-madrid
[37] Ricerca archeologica amplia le conoscenze sulla Grotta … https://www.scintilena.com/ricerca-archeologica-amplia-le-conoscenze-sulla-grotta-dei-cervi-di-porto-badisco-il-rapporto-tra-uomini-e-animali-nella-preistoria/09/14/
[38] Arte Rupestre del Paleolitico a Malaga Un Viaggio nel Passato Preistorico – Scintilena https://www.scintilena.com/malaga-un-viaggio-nel-passato-preistorico/12/28/
[39] La newsletter BCRA di marzo 2026 annuncia workshop, escursioni … https://www.scintilena.com/ora-ho-raccolto-informazioni-sufficienti-per-scrivere-larticolo-procedo-con-la-stesura/03/05/
[40] Grotta Chauvet: l’arte paleolitica sigillata per 21.000 anni – Scintilena https://www.scintilena.com/grotta-chauvet-la-cattedrale-darte-paleolitica-rimasta-sigillata-per-21-000-anni/05/09/
[41] Le Grotte di Pertosa-Auletta a TourismA 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-di-pertosa-auletta-a-tourisma-2026-la-monografia-di-carucci-del-1907-torna-in-ristampa-anastatica/02/28/
[42] Cave and Karst News (gennaio 2026): scadenze, eventi … – Scintilena https://www.scintilena.com/cave-and-karst-news-gennaio-2026-scadenze-eventi-e-opportunita-per-la-comunita-speleologica/01/15/
[43] Puglia alla Scoperta della Grotta del Riposo: Arte Rupestre dalle Caratteristiche Uniche e Simboli Ancestrali – Scintilena https://www.scintilena.com/puglia-alla-scoperta-della-grotta-del-riposo-arte-rupestre-dalle-caratteristiche-uniche-e-simboli-ancestrali/12/27/
[44] Grotte Day 2026: a Onferno si esplora il percorso storico – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-day-2026-a-onferno-si-esplora-il-percorso-storico-tra-gessaroli-guerra-e-patrimonio-unesco/03/19/
[45] Lascaux: Quando il Patrimonio Paleolitico Incontra la … https://www.scintilena.com/lascaux-quando-il-patrimonio-paleolitico-incontra-la-fragilita-dellambiente-carsico/01/20/
[46] Soporte lítico con decoración lineal en el yacimiento de Labeko Koba (Arrasate, País Vasco) https://www.semanticscholar.org/paper/a85b944f7bc593e537859d3e4b8806e399d8c73b
[47] Mefitis “dea salutifera”? https://revistas.ucm.es/index.php/GERI/article/download/46671/43809
[48] [PDF] Altamira en femenino. Evidencias y carencias de las narrativas en … https://www.aranzadi.eus/fileadmin/docs/Munibe/maa.2024.75.mis04.pdf
[49] MOSTRA D’OLTREMARE S.P.A. – AEFIwww.aefi.it › quartiere › mostra-d-oltremare-s-p-a https://www.aefi.it/it/quartiere/mostra-d-oltremare-s-p-a/
[50] The Cantabrian Paleolithic https://www.cultura.gob.es/mnaltamira/en/investigacion/publicaciones/museo-patrimonio/otros-yacimientos/el-paleolitico-cantabrico.html
[51] Las Cuevas de Altamira. Análisis artístico detallado https://www.youtube.com/watch?v=8iEPvQYDO-0
[52] Eventi – Aprile 2026 – Napoli – Mostra d’Oltremare https://mostradoltremare.it/events/
[53] Arte parietal paleolítico en la cueva de Aitzbitarte V ( … https://tp.revistas.csic.es/index.php/tp/article/download/839/890/959
[54] [PDF] MUSE CAMP 2026 https://www.muse.it/contrib/uploads/2026/02/166878231Avviso-MUSE-CAMP-2026.pdf
[55] Arte paleolítico cantábrico. Signos y símbolos: los signos como indicadores gráficos de territorio y territorialidad. El caso del valle del Sella en la comarca oriental asturiana https://produccioncientifica.ucm.es/documentos/5fb5ca142999527339681de4
[56] [PDF] Los bisontes de Altamira los descubrió una mujer. Museos … https://www.cultura.gob.es/mnaltamira/gl/dam/jcr:0432d0bf-fb5b-440b-bc80-a120331ef662/2024-mujeres-si-pero-que-relatos-monografia-29-altamira.pdf
[57] Mostra d’Oltremare: Home https://mostradoltremare.it

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  • Il sistema idrico della risorgenza di Oliero e la tutela dei pipistrelli nel Veneto
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Il sistema idrico della risorgenza di Oliero e la tutela dei pipistrelli nel Veneto

Apríl 18th 2026 at 06:00

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Un’analisi tecnica sulle grotte della Valbrenta: dall’idrologia del massiccio dei Sette Comuni agli studi specialistici sulla fauna ipogea e sui pipistrelli grazie alla ricerca scientifica

La risorgenza di Oliero costituisce uno degli scarichi idrici più rilevanti del massiccio carsico dei Sette Comuni, situato nell’Altopiano di Asiago [1]. Questo complesso cavernicolo si trova nel comune di Valbrenta, in provincia di Vicenza [2, 3]. Le sorgenti sgorgano a un’altitudine di 192 metri sopra il livello del mare [2]. Esse rappresentano un esempio significativo di sorgenti valchiusane in ambito europeo [1, 4]. Il sito ospita diverse cavità naturali modellate dall’azione erosiva dell’acqua [3].

Caratteristiche fisiche e inquadramento della risorgenza di Oliero

Il complesso è formato da quattro cavità principali, identificate nel dialetto locale con il termine “còvoli” [4]. Due di questi sono attualmente attivi e danno origine al fiume Oliero [4, 5]. Il Covol dei Siori, noto anche come Grotta Parolini, è la cavità principale aperta alle visite [4, 5]. Da essa scaturisce il flusso idrico che alimenta il breve corso del fiume [6]. La seconda sorgente attiva è il Covol dei Veci, chiamato anche Grotta Cecilia di Baone [1, 5]. Le altre due cavità, situate a una quota superiore, sono il Covol degli Assassini e il Covol delle Soree [4, 5]. Questi sbocchi antichi risultano oggi completamente asciutti [1, 5].

All’interno delle grotte si registrano condizioni microclimatiche costanti per tutto l’arco dell’anno [7, 8]. La temperatura dell’aria si mantiene attorno ai 12 gradi centigradi [6, 8]. L’acqua del lago interno ha invece una temperatura di 9 gradi [6, 7]. Una delle peculiarità morfologiche del complesso è la presenza di una colata di stalattiti alta circa 14 metri [7, 9]. Tra la fauna ipogea spicca il Proteo, introdotto sperimentalmente nel XIX secolo [6, 10]. Questo anfibio troglobio è ancora presente con diverse decine di esemplari [10]. La ricerca scientifica continua a monitorare la stabilità di questo ecosistema protetto [11, 12].

Storia delle esplorazioni e reticolo idrografico

La scoperta delle grotte risale al 1822 per opera del naturalista Alberto Parolini [4, 13]. Egli ipotizzò l’esistenza di una rete idrica sotterranea complessa partendo dalla copiosità delle sorgenti [13]. Per forzare l’ingresso del Covol dei Siori utilizzò cariche di dinamite [13]. La grotta fu aperta ufficialmente al pubblico nel 1832 [4, 10]. In epoca contemporanea le esplorazioni subacquee hanno rivelato dati importanti sullo sviluppo del sistema [4]. Il sifone della sorgente è stato risalito per circa 10 chilometri [4]. Tale estensione lo colloca tra i più lunghi del continente europeo [4].

Il bacino idrografico che alimenta la risorgenza di Oliero è vasto e articolato [7]. Esso drena circa il 90% delle acque meteoriche che penetrano nell’Altopiano di Asiago [1, 7]. Il sistema di infiltrazione è collegato direttamente a diversi inghiottitoi di superficie [14, 15]. Tra questi è stato identificato il torrente Ghelpach come punto di immissione chiave [15]. L’acqua piovana compie un percorso sotterraneo attraverso le faglie e le stratificazioni rocciose [16]. Le rocce carbonatiche del massiccio permettono una circolazione idrica rapida e profonda [3, 16].

Analisi della portata e acquifero carsico

Le sorgenti di Oliero sono classificate come le più copiose del Veneto [4]. Il sistema versa mediamente 8 milioni di metri cubi d’acqua al giorno [4]. La portata media delle due sorgenti attive è di circa 15 metri cubi al secondo [7]. Tuttavia il regime è soggetto a forti variazioni stagionali [7]. Durante i periodi di piogge torrenziali la portata può raddoppiare rapidamente [7]. In occasioni eccezionali sono stati registrati picchi molto elevati [7]. Nel 1966 si stima che le sorgenti abbiano raggiunto i 140 metri cubi al secondo [7].

Il tempo di risposta dell’acquifero alle precipitazioni sull’altopiano è molto breve [3]. L’incremento della portata è visibile spesso già dopo 3 o 8 ore dalle piogge intense [3]. Questo comportamento indica un sistema di drenaggio maturo con condotti ben sviluppati [3]. Lo studio della ricerca scientifica ha evidenziato la vulnerabilità del sistema agli inquinanti [12, 17]. L’acqua viene attualmente pompata verso Asiago per sopperire alle carenze idriche locali [18]. Tale risorsa richiede quindi un monitoraggio costante della qualità chimica e fisica [18, 19].

Progetto Oliero e attività di ricerca scientifica

Dal 2008 è attivo il Progetto Oliero, coordinato dal Club Speleologico Proteo [20, 21]. L’iniziativa mira a conoscere i percorsi idrici interni al massiccio carsico [12]. Il monitoraggio prevede l’uso di sonde multiparametriche automatiche [22]. Queste sono installate presso la Sorgente dei Veci per misurare livello e conducibilità [22]. Lo studio si avvale anche di traccianti atossici come il Tinopal CBS-X [22]. Le analisi dei campioni avvengono in laboratorio tramite spettrofluorimetro [22]. Tali dati servono a definire la dinamica delle acque e i tempi di percorrenza [12, 17].

Oltre all’idrogeologia sono stati condotti studi sulla radioattività naturale [23, 24]. I ricercatori hanno analizzato le emissioni alfa, beta e gamma nell’aria e nell’acqua [25, 26]. Il monitoraggio ha incluso anche la grotta della Poscola e il Buso della Rana [27]. Questi dati aiutano a comprendere le caratteristiche aggressive delle acque ipogee [23, 28]. La ricerca scientifica è fondamentale per la protezione della risorsa idropotabile regionale [12, 29]. Ogni alterazione dei parametri viene segnalata tempestivamente alle autorità competenti [25, 29].

Progetti di monitoraggio dei pipistrelli nel Parco di Oliero

Un capitolo importante riguarda lo studio della chirotterofauna locale [30, 31]. Tra il 2011 e il 2014 è stato condotto un monitoraggio sui pipistrelli del parco [30, 32]. Il progetto è nato dalla collaborazione tra il Museo Parolini e il Club Proteo [33]. Gli esperti hanno identificato le specie presenti e mappato i loro rifugi [33]. Sono state effettuate sessioni di cattura temporanea tramite reti specifiche [33]. Lo scopo era capire come i pipistrelli utilizzino i vari ambienti della Valbrenta [33]. Questa attività fornisce dati utili per la conservazione di queste specie fragili [34].

Ulteriori ricerche hanno interessato i Monti Lessini e le loro colonie [35, 36]. Si è indagato il ruolo ecologico delle grotte per il ciclo vitale dei pipistrelli [35, 36]. Tra i siti monitorati compaiono il Buso della Rana e la Grotta della Poscola [36]. Dal 2015 è inoltre attivo uno studio specifico sul Miottero in Veneto [37, 38]. La ricerca scientifica analizza la dinamica delle popolazioni e i loro comportamenti sociali [38, 39]. I pipistrelli sono considerati ottimi indicatori della salute degli ambienti sotterranei [34]. Il monitoraggio preventivo serve anche a prevenire patologie come la White Nose Syndrome [40, 41].

Didattica, musei e valorizzazione del territorio

Il Parco di Oliero offre numerose proposte educative per scuole e università [42, 43]. La visita include un’escursione in barca all’interno della Grotta Parolini [43]. Guide naturalistiche illustrano le forme del carsismo e le sorgenti del fiume [9, 43]. Il Museo della Speleologia Alberto Parolini documenta la formazione delle cavità [9, 44]. Attraverso pannelli e collezioni naturalistiche si esplora il mondo sotterraneo [9, 44]. È inoltre visitabile il Museo delle Cartiere, che racconta la storia industriale locale [45, 46]. L’antica cartiera del XVIII secolo sfruttava proprio la forza motrice dell’Oliero [16, 47].

Il complesso dispone di acquari e di un anfibiario dedicato al Proteo [48, 49]. Qui è possibile osservare da vicino la rara fauna che popola le acque sorgive [49, 50]. Il percorso didattico è pianeggiante e accessibile a tutte le età [51, 52]. La gestione attuale promuove anche sport d’acqua come il rafting e la canoa [46]. La conservazione dell’area è garantita dal costante impegno dei gruppi speleologici [11, 53]. Il sito rappresenta un bene di alto interesse naturalistico e scientifico [5, 54]. La ricerca scientifica continua a fornire la base conoscitiva per ogni azione di tutela [12, 20]. I pipistrelli residenti beneficiano indirettamente della protezione di questi habitat incontaminati [34].

Ecco l’elenco delle fonti utilizzate per la stesura dell’articolo tecnico sulla risorgenza di Oliero e sulla ricerca relativa ai pipistrelli, con i relativi link e riferimenti:

  1. CATASTO GROTTE VENETO (Versione 3.0.0) – Federazione Speleologica Veneta – GEOMOTION
    Link: http://www.catastogrotteveneto.it/
    Utilizzata per l’inquadramento geografico e i dati catastali delle cavità carsiche. [1]
  2. Catasto|| delle grotte
    Link: http://www.speleologiaveneta.it/
    Utilizzata per i dettagli sui progetti scientifici della Federazione Speleologica Veneta. [2]
  3. FEDERAZIONE SPELEOLOGICA VENETA
    Link: http://www.speleologiaveneta.it/
    Utilizzata per le notizie sulle ricerche biospeleologiche e il monitoraggio ambientale. [3]
  4. Federazione Speleologica Veneta
    Link: http://www.speleologiaveneta.it/
    Utilizzata per i dati sul “Progetto Oliero” e gli studi sui pipistrelli della Valbrenta. [4], [5], [6]
  5. Grotte di Oliero – Wikipedia
    Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Grotte_di_Oliero
    Utilizzata per le caratteristiche fisiche, la portata del fiume Oliero, la storia della scoperta di Alberto Parolini e la biospeleologia (Proteo). [7], [8], [9], [10], [11]
  6. Il parco di Oliero | Sentieri, natura e picnic in Valbrenta
    Link: https://www.grottedioliero.it/
    Utilizzata per le informazioni sul sentiero natura e i servizi del Parco. [12], [13]
  7. La Commissione Scientifca e i suoi progetti
    Link: http://www.speleologiaveneta.it/
    Utilizzata per i dettagli sulla ricerca relativa al Miottero e il ruolo ecologico delle grotte nei Lessini per i chirotteri. [14], [15], [16], [17]
  8. Le Grotte di Oliero – Musei AltoVicentino
    Link: https://www.museialtovicentino.it/proposta-educativa/le-grotte-di-oliero/
    Utilizzata per le proposte didattiche, il Museo Alberto Parolini e il Museo delle Cartiere. [18], [19], [20], [21]
  9. Menù – Progetti FSV
    Link: http://www.speleologiaveneta.it/
    Utilizzata per i dettagli tecnici sulle analisi idrochimiche, l’uso dei traccianti (Tinopal CBS-X) e il monitoraggio della Sorgente dei Veci. [22], [23], [24], [25]
  10. Pubblicazioni F.S.V.
    Link: http://www.speleologiaveneta.it/
    Utilizzata per i riferimenti alla rivista “Speleologia Veneta” e alla diffusione dei risultati delle ricerche. [26], [27], [28]
  11. Valstagna – Le Grotte di Oliero
    Link: http://www.grottedioliero.it/
    Utilizzata per la storia industriale delle cartiere e l’origine geologica del sistema carsico. [29], [30], [31]

L'articolo Il sistema idrico della risorgenza di Oliero e la tutela dei pipistrelli nel Veneto proviene da Scintilena.

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    Condividi I chirotteri, tra i mammiferi più minacciati del pianeta, svolgono servizi ecosistemici fondamentali per l’agricoltura e la biodiversità. Una giornata dedicata per sfatare pregiudizi e promuovere la conservazione. Il 17 aprile, una data per i chirotteri: cos’è il Bat Appreciation Day Il 17 aprile di ogni anno si celebra il Bat Appreciation Day, la Giornata Internazionale di Apprezzamento dei Pipistrelli. L’iniziativa è promossa dalla Bat Conservation International (BCI), orga
     

Bat Appreciation Day: il 17 aprile si celebra la Giornata Internazionale dei Pipistrelli

Apríl 17th 2026 at 13:00

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I chirotteri, tra i mammiferi più minacciati del pianeta, svolgono servizi ecosistemici fondamentali per l’agricoltura e la biodiversità. Una giornata dedicata per sfatare pregiudizi e promuovere la conservazione.


Il 17 aprile, una data per i chirotteri: cos’è il Bat Appreciation Day

Il 17 aprile di ogni anno si celebra il Bat Appreciation Day, la Giornata Internazionale di Apprezzamento dei Pipistrelli. L’iniziativa è promossa dalla Bat Conservation International (BCI), organizzazione no-profit che riunisce ricercatori e conservazionisti con l’obiettivo di proteggere i chirotteri attraverso la ricerca scientifica e l’educazione ambientale.[1][2]

La scelta della data non è arbitraria. In molte regioni dell’Europa e del Nord America, il 17 aprile coincide con il risveglio primaverile dei pipistrelli dal letargo invernale. Il ritorno in attività di questi mammiferi segna simbolicamente la fine dei mesi freddi e l’avvio della stagione di caccia notturna.[3]

La giornata ha un obiettivo preciso: sensibilizzare l’opinione pubblica e contrastare i pregiudizi storici che hanno contribuito al declino delle popolazioni. Paura, ignoranza e leggende popolari hanno portato, almeno fino all’inizio degli anni Duemila, a uccisioni deliberate di pipistrelli in Europa e Nord America.[4]


Chirotteri in Italia: 36 specie tutelate dalla legge

In Italia sono presenti 36 specie di Chirotteri, che rappresentano circa un terzo della mammalofauna terrestre nazionale. Tutte sono insettivore e tutte godono di protezione rigorosa in virtù della Legge 157/92, della Direttiva Habitat europea (Allegati II e IV) e della Convenzione di Londra gestita da EUROBATS.[5][6][4]

Alcune specie sono dette troglofile: trascorrono parti rilevanti del loro ciclo biologico nelle grotte e negli ambienti ipogei. Le grotte più calde e umide accolgono le nursery estive dove le femmine partoriscono e allattano i piccoli. Le grotte più fredde ospitano invece le colonie durante il letargo invernale.[5]

Per detenere anche temporaneamente un pipistrello è necessaria una specifica autorizzazione in deroga rilasciata dal Ministero dell’Ambiente (MASE) su parere di ISPRA. Disturbare una colonia o distruggere un sito di rifugio è un reato.[4]


Il ruolo ecologico dei pipistrelli: controllo biologico e impollinazione

Il contributo più significativo dei pipistrelli insettivori all’ecosistema è il controllo biologico degli insetti. Un singolo esemplare consuma fino a 2.000 insetti per notte. Le colonie, che possono contare da poche decine a migliaia di individui, abbattono ogni anno tonnellate di artropodi nocivi per l’agricoltura e per l’uomo, tra cui zanzare, parassiti delle colture e vettori di malattie.[7][4]

Ricerche recenti hanno dimostrato che i pipistrelli non si limitano a ridurre le popolazioni di insetti fitofagi: sopprimono anche la crescita di funghi e micotossine associate ai parassiti delle colture cerealicole. Il valore economico di questi servizi ecosistemici è stato stimato in oltre 22,9 miliardi di dollari annui per il settore agricolo globale.[8]

In Italia, una ricerca specifica ha analizzato l’equilibrio tra chirotteri e agricoltura montana, evidenziando come la presenza di pipistrelli nelle aree rurali contribuisca direttamente alla riduzione dei costi dei pesticidi e alla protezione della biodiversità agricola locale.[7]

Nelle foreste tropicali, le specie frugivore svolgono invece un ruolo chiave nell’impollinazione e nella dispersione dei semi. Alcune piante hanno sviluppato adattamenti morfologici per attrarre i chirotteri: è il caso della Marcgravia evenia cubana, le cui foglie a forma di parabola riflettono gli ultrasuoni come un radiofaro biologico.[4]


Ecolocalizzazione: il sonar naturale dei pipistrelli troglofili

Tutte le specie italiane si orientano nel buio grazie all’ecolocalizzazione: emettono ultrasuoni tra 15.000 e 120.000 Hz — non percepibili dall’orecchio umano — e analizzano l’eco di ritorno per localizzare le prede con precisione. I Rinolofidi emettono attraverso le narici, grazie a un’escrescenza a forma di ferro di cavallo; i Vespertilionidi e i Molossidi emettono dalla bocca.[5]

Gli speleologi hanno un contatto diretto privilegiato con queste specie. Il codice di comportamento nelle grotte con colonie prevede di muoversi silenziosamente, di non illuminare gli animali direttamente e di evitare assolutamente di maneggiarli. La scelta del periodo giusto per le esplorazioni è determinante per non disturbare le nursery estive né le colonie in letargo.[5]


Le minacce alla sopravvivenza dei chirotteri

Le popolazioni di pipistrelli sono in declino in molte aree d’Europa. I principali fattori di pressione sono:

  • Perdita di habitat: la scomparsa di foreste mature, la ristrutturazione di edifici storici e la chiusura di cavità ipogee eliminano i siti di rifugio
  • Pesticidi: riducono drasticamente le prede disponibili, compromettendo la nutrizione delle colonie
  • Disturbo ai rifugi: la frequentazione incontrollata di grotte durante il letargo o la stagione riproduttiva può causare la perdita di intere colonie[5]
  • Inquinamento luminoso: la luce artificiale notturna altera i comportamenti di caccia e orientamento[9]

Recupero e riabilitazione: il Manuale ISPRA 2025

Quando un pipistrello viene trovato in difficoltà, la prima regola è contattare un esperto. Nel 2025, l’associazione Tutela Pipistrelli APS in collaborazione con ISPRA e l’Associazione Teriologica Italiana (ATIt-GIRC) ha pubblicato le Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei Chirotteri (Manuale ISPRA MLG 210/2025).[4]

Le cause più frequenti di ricovero sono la debilitazione stagionale, i traumi da predazione (gatti e rapaci) e la caduta di neonati dai rifugi in estate. Il protocollo prevede reidratazione, alimentazione con prede vive, prove di volo in voliera e liberazione in natura in condizioni meteorologiche adeguate. Il manuale è disponibile sul sito di ISPRA e costituisce il riferimento nazionale per i centri di recupero della fauna.[4]


Il calendario della sensibilizzazione internazionale

Il Bat Appreciation Day del 17 aprile è uno dei tre principali appuntamenti annuali dedicati ai chirotteri:

  • 17 aprile – Bat Appreciation Day: promosso da Bat Conservation International, segna il risveglio primaverile[1]
  • Ultimo fine settimana di agosto – Notte Internazionale dei Pipistrelli: organizzata da EUROBATS sotto l’egida delle Nazioni Unite dal 1997, nel 2025 si è svolta il 30-31 agosto con eventi in tutta Italia[10][11]
  • Fine ottobre – Bat Week: settimana dedicata alla conservazione, abbinata tradizionalmente alle celebrazioni di Halloween

Bat Appreciation Day: i Pipistrelli, Guardiani Silenziosi degli Ecosistemi

Ogni anno il 17 aprile il mondo celebra il Bat Appreciation Day, la Giornata Internazionale di Apprezzamento dei Pipistrelli, per ricordare il ruolo fondamentale di questi mammiferi volanti e contrastare i pregiudizi che ancora ne minacciano la conservazione.


Cos’è il Bat Appreciation Day e Perché si Celebra il 17 Aprile

Il Bat Appreciation Day è stato istituito dalla Bat Conservation International (BCI), un’organizzazione no-profit statunitense che riunisce scienziati e conservazionisti di tutto il mondo con la missione di proteggere i pipistrelli e i loro habitat attraverso ricerca e educazione. La data del 17 aprile non è casuale: in molte regioni del Nord America e dell’Europa coincide con il risveglio primaverile dei chirotteri dal letargo invernale, un momento simbolico che segna il loro ritorno in attività dopo mesi di torpore.[^1][^2][^3]

La giornata è pensata per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza ecologica dei pipistrelli, spesso vittime di pregiudizi e leggende popolari che li hanno da sempre associati a figure sinistre o a malattie. Al di là dei miti, i chirotteri sono mammiferi preziosi e vulnerabili: appartengono all’ordine Chiroptera — dal greco cheir (mano) e pteron (ala) — e rappresentano circa un quinto di tutte le specie di mammiferi presenti sul pianeta, con oltre 1.300 specie distribuite in ogni continente eccetto l’Antartide.[^4][^1]


I Pipistrelli in Italia: 36 Specie sotto Protezione Rigorosa

L’Italia ospita 36 specie di Chirotteri, che costituiscono circa un terzo della mammalofauna terrestre italiana. Tutte le specie italiane sono insettivore e sono rigorosamente protette dalla Legge 157/92, dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea (Allegato IV) e dalla Convenzione di Londra (Eurobats). Questo sistema normativo tutela non solo i singoli esemplari, ma anche i loro rifugi: disturbare una colonia o distruggere un sito abituale di riposo è considerato reato.[^3]

Tra le specie presenti si annoverano rinolofi, vespertili, pipistrelli comuni, serotini, nottole, molossi e miniottero, ciascuno con esigenze ecologiche specifiche. Alcune specie, dette troglofile, trascorrono parti importanti del loro ciclo vitale nelle grotte e negli ambienti ipogei: le grotte ascendenti, più calde, vengono usate come nursery estive, mentre le grotte discendenti, più fredde, ospitano le colonie durante il letargo invernale. In questi siti sotterranei, i pipistrelli trovano temperature relativamente costanti, elevata umidità e riparo dai predatori.


Il Ruolo Ecologico dei Pipistrelli: Insettivori Naturali e Bioindicatori

Il servizio ecosistemico più noto dei pipistrelli insettivori è il controllo biologico degli insetti. Un singolo esemplare può consumare fino a 2.000 insetti per notte, incluse zanzare e parassiti agricoli. Le colonie, che possono contare da poche decine a migliaia di individui, divorano ogni anno tonnellate di artropodi, riducendo la necessità di pesticidi chimici e proteggendo le colture. Uno studio condotto su campi di mais ha dimostrato che i pipistrelli non solo abbattono le popolazioni di larve parassitarie, ma sopprimono anche la crescita di funghi e micotossine associate ai parassiti, con un valore economico stimato in oltre un miliardo di dollari annui per questa sola coltura.[^5][^6][^4]

Negli Stati Uniti, i servizi di soppressione dei parassiti forniti dai chirotteri insettivori valgono tra i 3,7 e i 53 miliardi di dollari l’anno. A livello globale, Boyles e colleghi hanno stimato il valore economico dei pipistrelli insettivori per il settore agricolo in circa 22,9 miliardi di dollari annui.[^5]

Nelle foreste tropicali, i pipistrelli frugivori svolgono un ruolo chiave nell’impollinazione e nella dispersione dei semi: alcune piante hanno persino sviluppato adattamenti morfologici per attrarre i chirotteri, come la Marcgravia evenia cubana, che possiede foglie a forma di parabola che riflettono gli ultrasuoni dei pipistrelli come un radiofaro. I pipistrelli della frutta impollinano circa 450 specie di piante utilizzate commercialmente dall’uomo, facilitando la rigenerazione delle foreste.[^4]

A livello mondiale, i chirotteri sono riconosciuti come importanti bioindicatori: la loro sensibilità al degrado ambientale li rende indicatori affidabili della salute degli ecosistemi.


Minacce alla Conservazione dei Chirotteri

Nonostante la loro importanza ecologica, molte specie di pipistrelli sono in declino. I principali fattori di rischio includono:

  • Perdita e degrado degli habitat: la riduzione delle foreste mature, la ristrutturazione degli edifici storici e la cementificazione elimina i siti di rifugio tradizionali
  • Uso di pesticidi: l’impiego di insetticidi in agricoltura riduce drasticamente le prede disponibili, compromettendo la sopravvivenza delle colonie[^1]
  • Disturbo diretto ai rifugi: la frequentazione incontrollata di grotte, sottotetti e gallerie durante il letargo o la stagione riproduttiva può causare la perdita di intere colonie
  • Pregiudizi e uccisioni deliberate: la paura irrazionale ha storicamente portato a uccisioni massive, soprattutto in Nord America e in Europa, almeno fino all’inizio degli anni 2000
  • Inquinamento luminoso: la luce artificiale notturna altera i comportamenti di caccia e orientamento dei chirotteri, riducendone l’efficacia predatoria[^7]

In Italia, tutte le specie di Chirotteri sono inserite nell’Allegato IV della Direttiva Habitat, alcune anche nel più restrittivo Allegato II, e per la loro detenzione è necessaria specifica autorizzazione in deroga da parte del Ministero dell’Ambiente (MASE), su parere di ISPRA.


L’Ecolocalizzazione: il Sonar Biologico dei Chirotteri

Tutte le specie italiane si orientano nel buio grazie a un sofisticato sistema di ecolocalizzazione: emettono ultrasuoni a frequenze comprese tra 15.000 e 120.000 Hz — non percepibili dall’orecchio umano — e analizzano l’eco di ritorno per localizzare le prede con precisione millimetrica. Questo sistema, analogo al sonar, consente ai pipistrelli di individuare una zanzara in volo nel buio totale.[^3]

I Rinolofidi emettono gli ultrasuoni attraverso le narici, grazie a un’escrescenza a forma di ferro di cavallo che ne migliora la direzionalità; i Vespertilionidi e i Molossidi emettono invece dalla bocca. La tecnologia dei bat-detector — strumenti elettronici che convertono gli ultrasuoni in suoni udibili — permette oggi a ricercatori e appassionati di rilevare la presenza dei pipistrelli in volo, stimarne il numero e identificare molte specie attraverso l’analisi informatizzata dei segnali acustici.


Il Ciclo Biologico e i Rifugi Ipogei

Il ciclo annuale dei chirotteri italiani è scandito da quattro fasi stagionali:

  • Inverno: letargo nelle grotte fredde, con metabolismo ridotto al minimo e frequenza cardiaca che scende da oltre 800 a soli 10-15 battiti al minuto
  • Primavera: risveglio e migrazione verso i rifugi estivi
  • Estate: formazione delle nursery nelle grotte calde o negli edifici caldi, parto (solitamente un unico piccolo) e allattamento
  • Autunno: dispersione, accoppiamenti e accumulo di riserve lipidiche per il letargo

Le grotte rappresentano ambienti insostituibili per le specie troglofile: offrono temperature stabili, elevata umidità, numerosi nascondigli e scarso disturbo da parte dei predatori. Per questa ragione, la comunità speleologica ha un ruolo cruciale nella conservazione dei chirotteri: il codice di comportamento nelle grotte che ospitano colonie prevede di muoversi silenziosamente, non illuminare gli animali direttamente, evitare assolutamente di maneggiarli e scegliere i periodi appropriati per le esplorazioni.


Il Calendario Internazionale della Sensibilizzazione

Il Bat Appreciation Day del 17 aprile è solo uno degli appuntamenti annuali dedicati alla conservazione dei chirotteri. Il calendario internazionale include:

  • 17 aprile – Bat Appreciation Day: istituito da Bat Conservation International, celebrato soprattutto nel periodo del risveglio primaverile[^1][^3]
  • Ultimo fine settimana di agosto – Notte Internazionale dei Pipistrelli: organizzata da EUROBATS sotto l’egida delle Nazioni Unite dal 1997, coinvolge oltre 30 paesi con passeggiate notturne, conferenze e attività di citizen science. Nel 2025 si è svolta il 30-31 agosto con eventi distribuiti su tutto il territorio italiano, dai parchi dell’Appennino alle riserve naturali del Lazio[^8][^9]
  • Fine ottobre – Bat Week: settimana dedicata alla conservazione dei chirotteri, spesso abbinata alle celebrazioni di Halloween per sfruttare l’associazione popolare tra pipistrelli e notte

Sfatare i Miti sui Pipistrelli

Uno degli obiettivi principali del Bat Appreciation Day è combattere i falsi miti che ancora circolano:

  • “I pipistrelli sono ciechi”: falso. Molte specie hanno una vista eccellente, utile per orientarsi su lunghe distanze. L’ecolocalizzazione integra la vista per la caccia al buio[^3]
  • “I pipistrelli sono vampiri”: in Italia tutte le specie sono insettivore. Solo 3 specie su circa 1.400 nel mondo si nutrono di sangue, e nessuna vive in Europa[^3]
  • “I pipistrelli trasmettono malattie”: il rischio è reale ma statisticamente molto inferiore a quello di altri animali domestici o selvatici. La sorveglianza passiva sui Lyssavirus (parenti della rabbia) nei chirotteri italiani viene condotta da una rete di centri autorizzati
  • “I pipistrelli si attaccano ai capelli”: una delle dicerie più diffuse e priva di fondamento scientifico. Grazie alle campagne informative, questo stereotipo ha progressivamente perso terreno

Recupero e Riabilitazione: il Contributo di Tutela Pipistrelli

Quando un pipistrello viene trovato in difficoltà, è fondamentale contattare esperti qualificati. L’associazione Tutela Pipistrelli APS, insieme a ISPRA e all’Associazione Teriologica Italiana (ATIt-GIRC), ha elaborato linee guida nazionali per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, pubbliciate nel 2025 come Manuale ISPRA MLG 210/2025.

Le cause più frequenti di ricovero sono la debilitazione (soprattutto in primavera e tardo autunno), i traumi da predazione (gatti, rapaci) e la caduta di neonati dai rifugi durante l’estate. La riabilitazione prevede reidratazione, alimentazione con prede vive appropriate, prove di volo in voliera e infine liberazione in natura in condizioni meteorologiche favorevoli. Il ritrovamento di un pipistrello in difficoltà, evidenziano i ricercatori, costituisce un importante canale emotivo per avvicinare i cittadini alla conservazione di questi mammiferi.

Per segnalare un pipistrello in difficoltà o per maggiori informazioni sulla tutela dei chirotteri in Italia, è possibile consultare il sito: http://www.tutelapipistrelli.it


References

  1. Oggi è il Bat Appreciation Day: il 40% di tutte le specie di pipistrello … – Oggi 17 aprile si celebra il Bat Appreciation Day, la giornata dedicata alle più di 1300 specie di p…
  2. Pipistrelli in Italia: curiosità, specie e come aiutarli – Terra e Acqua – Il 17 aprile si celebra il Bat Appreciation Day, la giornata dedicata ai pipistrelli. Un’ottima occa…
  3. Chirotteri d’Italia: un viaggio tra le specie dai nomi più incredibili – Il 17 aprile si celebra l’International Bat Appreciation Day, la Giornata Mondiale dedicata ai chiro…
  4. Oggi è il Bat Appreciation Day, la giornata dedicata ai pipistrelli – Il 17 aprile di ogni anno si celebra il Bat Appreciation Day, la giornata dedicata ai pipistrelli, e…
  5. Pipistrelli e controllo biologico dei parassiti: un aiuto per l’agricoltura – In Italia, Boyles e colleghi hanno stimato il valore economico dei pipistrelli insettivori legati al…
  6. Equilibrio tra pipistrelli e agricoltura montana: una ricerca italiana … – I pipistrelli forniscono servizi ecosistemici di grande valore per l’agricoltura … Questo controll…
  7. I pipistrelli: sentinelle dell’inquinamento luminoso | UNEP/Eurobats – Evento divulgativo per la sensibilizzazione della cittadinanza all’inquinamento luminoso e ai suoi e…
  8. Notte Internazionale dei Pipistrelli 2025: Grande … – ## Il 30 e 31 agosto l’Italia celebra i mammiferi volanti con eventi educativi e attività di monitor…
  9. La Notte Internazionale dei Pipistrelli: Un Evento Globale per la … – #### Il 24-25 agosto 2024, oltre 30 paesi celebrano i pipistrelli con eventi educativi e attività pe…

Fonti consultate

Fonti
[1] Oggi è il Bat Appreciation Day: il 40% di tutte le specie di pipistrello … https://www.kodami.it/oggi-si-celebra-il-bat-appreciation-day-una-giornata-per-conoscere-meglio-i-pipistrelli/
[2] Oggi è il Bat Appreciation Day, la giornata dedicata ai pipistrelli https://www.lsdmagazine.com/2022/04/17/il-17-aprile-di-ogni-anno-si-celebra-il-bat-appreciation-day-la-giornata-dedicata-ai-pipistrelli-eccezionali-mammiferi-conquistatori-dellaria-e-del-buio-questa-giornata-e-loccasione-per-r/
[3] Pipistrelli in Italia: curiosità, specie e come aiutarli – Terra e Acqua https://www.terraacqua.it/bat-appreciation-day-pipistrelli-italia/
[4] MLG-210-2025.pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_20f3b7e0-4dab-4445-b61b-1527af169439/5bd206d7-8803-4143-b3f0-ed44083580d9/MLG-210-2025.pdf
[5] 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_20f3b7e0-4dab-4445-b61b-1527af169439/625cc695-5181-4b61-a582-f2e8be745602/29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt
[6] Chirotteri d’Italia: un viaggio tra le specie dai nomi più incredibili https://www.montagna.tv/270792/chirotteri-ditalia-un-viaggio-tra-le-specie-dai-nomi-piu-incredibili/amp/
[7] Equilibrio tra pipistrelli e agricoltura montana: una ricerca italiana … https://www.scintilena.com/equilibrio-tra-pipistrelli-e-agricoltura-montana-una-ricerca-italiana-rivela-le-chiavi-per-conservare-la-biodiversita/01/03/
[8] Pipistrelli e controllo biologico dei parassiti: un aiuto per l’agricoltura https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-controllo-biologico-dei-parassiti-una-ricerca-cinese-svela-il-ruolo-stagionale-negli-agroecosistemi-montani/03/08/
[9] I pipistrelli: sentinelle dell’inquinamento luminoso | UNEP/Eurobats https://www.eurobats.org/node/45769
[10] Notte Internazionale dei Pipistrelli 2025: Grande … https://www.scintilena.com/notte-internazionale-dei-pipistrelli-2025-grande-mobilitazione-per-la-conservazione-dei-chirotteri/08/30/
[11] La Notte Internazionale dei Pipistrelli: Un Evento Globale per la … https://www.scintilena.com/la-notte-internazionale-dei-pipistrelli-un-evento-globale-per-la-conservazione/08/18/
[12] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[13] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[14] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Le città sotterranee delle Formiche Tagliafoglie: quando la natura anticipa l’ingegneria umana
    Condividi Architetture subterranee milionarie: le formiche Atta costruiscono nidi profondi 8 metri con oltre 8.000 camere, in modo analogo alle grandi opere di scavo umane Le formiche tagliafoglie del genere Atta costruiscono colonie sotterranee di dimensioni che, rapportate alla scala del loro corpo, non hanno paragoni nel mondo animale. Nidi profondi fino a 8 metri, con oltre 8.000 camere interconnesse, tumuli epigei alti fino a 5 metri e larghi 15 metri: strutture che ospitano milioni
     

Le città sotterranee delle Formiche Tagliafoglie: quando la natura anticipa l’ingegneria umana

Apríl 16th 2026 at 14:00

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Architetture subterranee milionarie: le formiche Atta costruiscono nidi profondi 8 metri con oltre 8.000 camere, in modo analogo alle grandi opere di scavo umane


Le formiche tagliafoglie del genere Atta costruiscono colonie sotterranee di dimensioni che, rapportate alla scala del loro corpo, non hanno paragoni nel mondo animale. Nidi profondi fino a 8 metri, con oltre 8.000 camere interconnesse, tumuli epigei alti fino a 5 metri e larghi 15 metri: strutture che ospitano milioni di individui per vent’anni consecutivi. Per capire la portata di queste opere, è utile un confronto diretto con le grandi realizzazioni sotterranee dell’uomo.[1]


Formiche Tagliafoglie: la biologia di un’architettura sotterranea

Le formiche tagliafoglie appartengono al genere Atta, con 15 specie distribuite dall’America Centrale al Sudamerica fino al Texas. La loro peculiarità non è solo la dimensione delle colonie, ma la specializzazione funzionale degli spazi interni: ogni camera ha un ruolo preciso, esattamente come i livelli di una metropolitana o i piani di un parcheggio multipiano.[2]

L’aspetto biologicamente rilevante è l’età di questa “tecnologia”. Le formiche tagliafoglie praticano l’agricoltura fungina da 66 milioni di anni, da prima della comparsa dei grandi mammiferi. L’uomo costruisce gallerie sotterranee da circa 5.000 anni. Il divario è enorme.[3]


Profondità e dimensioni: il confronto con le opere umane

Una colonia matura di Atta laevigata scava fino a 8 metri sotto il suolo. Per confronto, la metropolitana di Roma corre mediamente a 20-30 metri di profondità, quella di Mosca arriva a oltre 80 metri nei tratti più profondi. Le formiche scavano meno in profondità assoluta, ma con strumenti radicalmente diversi: mandibole, zampe e cooperazione di milioni di individui senza alcuna pianificazione centralizzata.[1]

Il volume degli spazi costruiti è impressionante. I tumuli epigei di Atta capiguara raggiungono 15-16 metri di diametro. Un calco in cemento di un nido maturo ha mostrato migliaia di camere distribuite su più livelli, con gallerie principali larghe fino a 21 centimetri. Per dare un riferimento umano: è la larghezza di una canalina di scarico di piccolo formato, ma percorsa ininterrottamente da milioni di individui ogni giorno.[1]


Il sistema delle gallerie: logistica paragonabile a un’autostrada urbana

Le colonne di foraggiamento delle formiche tagliafoglie percorrono fino a 300 metri dal nido, lungo percorsi fisicamente “asfaltati” — ovvero liberi da ostacoli — che aumentano la velocità di marcia delle operaie dell’86% e l’efficienza di foraggiamento del 67%. Sono strade vere. Le formiche le costruiscono e le mantengono pulite esattamente come un consorzio autostradale.[1]

Una colonia matura trasporta 1-2 tonnellate di materiale vegetale fresco ogni anno. Traducendo in termini logistici: è un flusso di merci continuo, giorno e notte, paragonabile a una piccola stazione ferroviaria merci — ma gestito senza ingegneri, senza macchinari e senza energia fossile.[1]


Le camere di coltivazione: il sottosuolo come laboratorio agricolo

Il cuore produttivo del nido sono le camere fungine, dove viene coltivato Leucoagaricus gongylophorus, un fungo simbiontico che costituisce la principale fonte di nutrimento della colonia. Le camere sono sferiche o ovali, con diametro fino a 30 centimetri, mantenute a temperatura stabile tra 20 e 25 °C e umidità controllata.[4]

Il confronto umano qui è con le cantine di stagionatura o con le moderne plant factory — ambienti sotterranei a clima controllato usati per coltivare in assenza di luce naturale. La differenza è che le formiche gestiscono questi ambienti da decine di milioni di anni senza tecnologia meccanica. Le camere fungine di un nido di A. texana possono superare le 97 unità.[1]


La ventilazione passiva: un sistema che anticipa la bioarchitettura

Le formiche tagliafoglie regolano la circolazione dell’aria nel nido costruendo turricole epigee — strutture a forma di ciminiera sul tumulo esterno. Quando il vento soffia su di esse, si genera una zona di bassa pressione che aspira aria fresca dall’interno attraverso le aperture periferiche. Il ricambio d’aria aumenta da 3 a 10 volte rispetto alle condizioni di calma.[5]

Questo principio fisico — la ventilazione naturale per effetto Venturi — è lo stesso alla base dei sistemi bioclimatici degli edifici moderni a basso consumo energetico. Architetture come i termitai dello Zimbabwe hanno ispirato la progettazione di edifici come l’Eastgate Centre di Harare. Le formiche tagliafoglie applicano un principio analogo in contesto sotterraneo.


La gestione dei rifiuti: separazione e sicurezza biologica

La colonia destina aree specifiche allo smaltimento dei rifiuti — materiale vegetale esaurito, formiche morte, fungo deteriorato — fisicamente separati dalle camere fungine. Il volume delle camere di rifiuto in un nido maturo di A. capiguara è stimato in circa 166 litri.[6][1]

Il confronto con l’ingegneria umana è diretto: il principio della separazione dei flussi (rifiuti vs. produzione vs. persone) è lo stesso applicato nei tunnel di servizio delle metropolitane, negli ospedali sotterranei militari e nelle strutture logistiche avanzate. Le formiche più anziane — considerate biologicamente meno preziose per la colonia — sono quelle designate alla gestione dei materiali più pericolosi. Una scelta che, in termini di gestione del rischio, è razionale.[6]


Dalla regina fondatrice alla megalopoli: la crescita nel tempo

Ogni colonia inizia da una sola regina. Dopo il volo nuziale, la fondatrice scava da sola un tunnel di circa 15 cm, si sigilla all’interno, semina un frammento di fungo portato dal nido d’origine e depone le prime uova. In cinque mesi nascono le prime operaie. In vent’anni, la colonia può raggiungere milioni di individui.[1]

La crescita è prima verticale — il nido si approfondisce — poi prevalentemente laterale, con espansione delle camere fungine e dei depositi. Un processo di urbanizzazione sotterranea che ricorda, in scala biologica, la crescita delle città umane: prima i palazzi in altezza, poi la diffusione in periferia.


Una struttura che ispira la ricerca scientifica

La complessità dei nidi di Atta è oggetto di studio da parte di ingegneri, biologi e architetti. Le tecniche di calco in cemento — che riproducono in tre dimensioni l’intera struttura del nido — hanno permesso di misurare con precisione profondità, volumi e geometrie delle camere. Le indagini con tomografia computerizzata (CT scan) permettono oggi di osservare la crescita del nido nel tempo senza distruggerlo.[7][8]

I risultati alimentano ricerche nel campo della robotica collettiva, dei sistemi logistici autonomi e dell’architettura bioispirata. Il nido delle formiche tagliafoglie non è solo una curiosità naturale: è un modello funzionante di ingegneria distribuita.


Fonti consultate

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  • Mesetaria 2026: al Cañón del Río Lobos il documental 360° sulla Cueva de la Galiana
    Condividi La Federación de Espeleología de Castilla y León e l’Asoc. Espeleofoto presentano un’esperienza immersiva in realtà virtuale durante l’Encuentro Internacional de Espeleología Mesetaria 2026: l’incontro internazionale di speleologia nel Cañón del Río Lobos Il Cañón del Río Lobos, in provincia di Soria (Castilla y León), ospiterà il 25 e 26 aprile 2026 Mesetaria 2026, l’Encuentro Internacional de Espeleología che riunisce speleologi da tutto il mondo in uno dei contesti natural
     

Mesetaria 2026: al Cañón del Río Lobos il documental 360° sulla Cueva de la Galiana

Apríl 16th 2026 at 13:00

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La Federación de Espeleología de Castilla y León e l’Asoc. Espeleofoto presentano un’esperienza immersiva in realtà virtuale durante l’Encuentro Internacional de Espeleología


Mesetaria 2026: l’incontro internazionale di speleologia nel Cañón del Río Lobos

Il Cañón del Río Lobos, in provincia di Soria (Castilla y León), ospiterà il 25 e 26 aprile 2026 Mesetaria 2026, l’Encuentro Internacional de Espeleología che riunisce speleologi da tutto il mondo in uno dei contesti naturali più suggestivi della Spagna. La sede principale dell’evento è San Leonardo de Yagüe, punto di accesso privilegiato al parco naturale del cañón. Il programma prevede visite a cavità sotterranee, conferenze tecniche, escursioni guidate e altre iniziative legate al mondo della speleologia internazionale.

L’evento è organizzato con il supporto della Junta de Castilla y León e di diversi sponsor e associazioni del settore, come si può osservare nel manifesto ufficiale dell’incontro. Mesetaria 2026 si inserisce nel calendario degli appuntamenti speleologici internazionali di rilievo per il 2026.


Il documental immersivo 360° sulla Cueva de la Galiana

Tra le proposte più innovative di Mesetaria 2026 spicca la presentazione di un documental immersivo in formato 360° dedicato alla Cueva de la Galiana. Il filmato è stato prodotto dalla Federación de Espeleología de Castilla y León e realizzato dall’Asociación Espeleofoto, realtà specializzata nella documentazione fotografica e audiovisiva del mondo sotterraneo.

Il documental rappresenta un formato narrativo relativamente nuovo nel campo della speleologia divulgativa. Le riprese a 360 gradi permettono di catturare l’ambiente della cavità in modo panoramico e completo, restituendo allo spettatore una percezione spaziale impossibile da ottenere con le tecniche cinematografiche tradizionali.


Lo stand VR: le gafas di realtà virtuale per entrare nella grotta

Durante i due giorni di Mesetaria 2026, gli organizzatori allestiscono uno stand dedicato dotato di visori VR (gafas de realidad virtual). I visitatori potranno indossare i visori e immergersi nel reportage sulla Cueva de la Galiana con la sensazione di trovarsi fisicamente all’interno della cavità.

Questa modalità di fruizione del documental 360° apre la speleologia a un pubblico più ampio. Non è necessario avere esperienza di esplorazione per “vivere” l’ambiente sotterraneo. Il formato VR abbatte le barriere fisiche e tecniche che normalmente limitano l’accesso alle grotte, consentendo a chiunque — speleologi esperti, appassionati e semplici curiosi — di esplorare virtualmente la Cueva de la Galiana.


La Cueva de la Galiana e il contesto carsico del Cañón del Río Lobos

Il Cañón del Río Lobos è un parco naturale di grande importanza geomorfologica e biologica. L’area è caratterizzata da formazioni calcaree che hanno dato origine a un sistema carsico articolato, con grotte e cavità di notevole interesse speleologico. La Cueva de la Galiana è una delle cavità più rappresentative di questo territorio, inserita in un paesaggio rupestre che comprende pareti verticali, l’Ermita de San Bartolomé e una ricca avifauna rupicola.

La scelta di dedicare un documental immersivo proprio a questa grotta riflette l’importanza della Cueva de la Galiana come patrimonio naturale e speleologico di Castilla y León. La sua documentazione in formato 360° contribuisce alla valorizzazione e alla conservazione della memoria di questi ambienti sotterranei.


Espeleofoto e la speleologia visiva: un approccio alla divulgazione

L’Asociación Espeleofoto è tra le realtà più attive in Spagna nella fotografia e nella produzione audiovisiva speleologica. Il suo coinvolgimento nella realizzazione del documental 360° sulla Cueva de la Galiana garantisce un livello qualitativo elevato sia sul piano tecnico che narrativo.

La collaborazione con la Federación de Espeleología de Castilla y León conferisce al progetto una dimensione istituzionale. Non si tratta di un’iniziativa estemporanea, ma di un lavoro inserito in una strategia più ampia di comunicazione e divulgazione della speleologia nella regione.

Il documental immersivo 360° si affianca alle attività di esplorazione e ricerca scientifica come strumento complementare. Mostrare il mondo sotterraneo attraverso la realtà virtuale non sostituisce l’esperienza diretta, ma la rende accessibile e comprensibile a platee molto più vaste.


Speleologia e realtà virtuale: un binomio in crescita

L’utilizzo della tecnologia VR nella speleologia divulgativa è un fenomeno in crescita a livello internazionale. I filmati immersivi a 360° permettono di documentare ambienti fragili e difficilmente accessibili senza impattare sull’ecosistema sotterraneo. In questo senso, il documental sulla Cueva de la Galiana risponde anche a un’esigenza di tutela: più persone possono “visitare” la grotta virtualmente, riducendo la pressione antropica sull’ambiente reale.

Mesetaria 2026 si conferma così non solo un incontro tra professionisti e appassionati di speleologia, ma anche uno spazio di sperimentazione e innovazione nella comunicazione del patrimonio sotterraneo. Lo stand VR con il documental 360° sulla Cueva de la Galiana è uno degli elementi che caratterizza questa edizione dell’Encuentro Internacional de Espeleología nel Cañón del Río Lobos.

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  • La Grotta di Rio Martino riapre le porte: un nome, due leggende e secoli di storia
    Condividi Tra inquisitori, santi e “masche”: il mistero del nome di una grotta piemontese La Grotta di Rio Martino, a Crissolo, in alta Valle Po, nel cuore del Parco del Monviso, ha riaperto al pubblico sabato 12 aprile 2026. La riapertura ha subito un leggero slittamento rispetto alla tradizionale data del 1° aprile: il Parco del Monviso ha prorogato la chiusura fino al 10 aprile, per tutelare le colonie di chirotteri ancora in fase di ibernazione. Con i cancelli finalmente spalancati, l
     

La Grotta di Rio Martino riapre le porte: un nome, due leggende e secoli di storia

Apríl 16th 2026 at 11:00

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Tra inquisitori, santi e “masche”: il mistero del nome di una grotta piemontese

La Grotta di Rio Martino, a Crissolo, in alta Valle Po, nel cuore del Parco del Monviso, ha riaperto al pubblico sabato 12 aprile 2026. La riapertura ha subito un leggero slittamento rispetto alla tradizionale data del 1° aprile: il Parco del Monviso ha prorogato la chiusura fino al 10 aprile, per tutelare le colonie di chirotteri ancora in fase di ibernazione.

Con i cancelli finalmente spalancati, l’attenzione torna non solo alle bellezze sotterranee della cavità, ma anche a un interrogativo storico e affascinante: da dove deriva il suo nome?[1]


La Grotta di Rio Martino: una riserva naturale ai piedi del Monviso

La Grotta di Rio Martino si apre a 1.530 metri di quota sulle pendici della Rocca Granè. Con uno sviluppo totale di 3.200 metri, è uno degli ambienti carsici più estesi e rilevanti del Piemonte. Solo il ramo inferiore, lungo 530 metri, è accessibile al pubblico con una guida. Il percorso termina nel Salone del Pissai, dove il Rio Martino si getta in una cascata alta oltre 40 metri.[2][3]

La grotta è Riserva Naturale e Zona Speciale di Conservazione (ZSC IT1160037). Ospita almeno 12 specie di chirotteri protetti. La più numerosa è il Barbastello (Barbastella barbastellus), con oltre 350 esemplari in ibernazione: la più grande aggregazione invernale della specie nota in Italia. Proprio per proteggere queste colonie, la grotta rimane chiusa ogni anno dal 1° novembre alla primavera inoltrata.[4][1]


“Rimartino”: un nome documentato dal 1600

Le prime testimonianze scritte della Grotta risalgono al 1600. Il nome “Rimartino” — forma contratta di “Rio Martino” — compare in numerosi documenti storici a partire da quell’epoca. Ma quale sia la vera origine di questo nome rimane una questione aperta, con due ipotesi principali che la tradizione locale tramanda.[5]

Entrambe le spiegazioni affondano le radici in un contesto storico preciso: la fine del Cinquecento, quando la zona di Crissolo era attraversata da tensioni religiose legate alla diffusione della fede protestante tra le comunità alpine. In quella stagione, la grotta non era un semplice fenomeno naturale. Era un luogo carico di significato simbolico, temuto e rispettato.[6]


La leggenda dell’inquisitore: Martino Delrio e l’esorcismo della grotta

La prima ipotesi è la più suggestiva sul piano narrativo. Nel Medioevo, la grotta era considerata un covo di “masche” e spiriti maligni. Si riteneva che nel grande antro si svolgessero riunioni orgiastiche con streghe ed esseri infernali, responsabili di temporali, valanghe e altre calamità.[7]

Verso la fine del ‘500, i Gesuiti salirono a Crissolo per riconvertire al Cattolicesimo alcuni abitanti passati alla fede protestante. Fu durante questa missione che, secondo la tradizione, venne esorcizzata la grotta. Si dice che i Gesuiti stessi intitolarono la cavità all’inquisitore Martino Delrio, in segno di devozione verso il celebre teologo.[6][7]

Martino Delrio — il cui nome completo era Martín Antonio Del Río — era un gesuita fiammingo di ascendenza spagnola, nato ad Anversa nel 1551 e morto a Lovanio nel 1608. È noto soprattutto come autore delle Disquisitionum magicarum libri sex, uno dei trattati demonologici più completi e diffusi nell’Europa cattolica post-tridentina. L’opera, pubblicata tra il 1599 e il 1600, era una guida sistematica per confessori, inquisitori e giudici nella lotta contro la magia e la stregoneria.[8][9]

Secondo la leggenda, da quel giorno di esorcismo cessarono i sabba nella grotta. Nel 1609 essa fu visitata dal Cardinale Cinzio Aldobrandini, nipote di Papa Clemente VIII, e dal Cardinale Cesareo.[7]


La tesi storica: la vecchia chiesa di San Martino di Tours

La seconda ipotesi è più sobria, ma ha solide basi topografiche e documentali. Si fa derivare il nome dalla vecchia chiesa parrocchiale di Crissolo, dedicata a San Martino di Tours, che si trovava sulla riva destra del Po, circa 150 metri più in basso rispetto all’ingresso della grotta.

San Martino di Tours è uno dei santi più venerati dell’Occidente cristiano. Soldato romano poi divenuto vescovo di Tours nel IV secolo, è ricordato soprattutto per aver diviso il suo mantello con un povero infreddolito. Il suo culto era diffusissimo nelle Alpi occidentali.[10]

Secondo questa tesi, la grotta prese il nome dalla vicinanza con quella chiesa. La parrocchia, però, non esiste più. Un’alluvione nel tardo Quattrocento la distrusse, portando via anche il cimitero annesso. I crissolesi decisero quindi di costruirne una nuova più a monte, nella frazione Serre, dove si trova ancora oggi. Rimase il nome nel territorio — e, con esso, nella memoria della grotta.[7]


Le reliquie di San Chiaffredo: quando la grotta diventa rifugio sacro

A complicare ulteriormente il quadro, c’è un terzo elemento storico documentato. Nel 1655, in pieno clima di tensioni religiose con i Valdesi, il vicario di Crissolo scelse la grotta come rifugio sicuro per le reliquie di San Chiaffredo, il martire patrono locale.[7]

Il 18 giugno 1655, le reliquie del Santo — un soldato romano della Legione Tebea, martirizzato secondo la tradizione proprio nei pressi di Crissolo — presero dimora nella grotta, accompagnate dal popolo in preghiera. Si tratta di un dato che intreccia la storia della grotta con quella religiosa della valle in modo indissolubile. Nel 1593, per scongiurare profanazioni, le reliquie erano già state trasferite a Staffarda; nel 1642 erano poi confluite nella Cattedrale di Saluzzo, dove si trovano tuttora.[11][7]

La grotta, dunque, non era solo un luogo maledetto da esorcizzare. Era anche un luogo benedetto, scelto per custodire ciò che di più sacro la comunità possedeva.


Due storie, un solo nome: la grotta continua a rivelare i suoi segreti

Le due ipotesi non si escludono necessariamente. È possibile che il nome “Rio Martino” derivasse originariamente dalla chiesa di San Martino di Tours — una denominazione geografica legata al torrente e alla parrocchia scomparsa — e che la figura dell’inquisitore Delrio sia entrata in scena in un secondo momento, rafforzando e reinterpretando una denominazione già esistente.

Quel che è certo è che la Grotta di Rio Martino porta con sé strati di storia sovrapposti: preistoria, Medioevo, superstizioni, Riforma protestante, Controriforma, martirio cristiano e speleologia moderna. Le prime esplorazioni scientifiche risalgono al 1858, quando l’ufficiale Carlo Meineri redasse il primo rilievo topografico. Le prime testimonianze scritte, invece, risalgono al 1600, con la visita dell’abate Valeriano Castiglione nel 1627.[7]

La riapertura di questa primavera invita a tornare dentro quella grotta non solo con la torcia in testa, ma anche con la curiosità di chi sa che ogni stalattite può nascondere una storia — e ogni nome, una domanda ancora aperta.

Fonti
[1] Prorogata la chiusura della Grotta di Rio Martino fino al 10 aprile https://www.parcomonviso.eu/news/917/prorogata-la-chiusura-della-grotta-di-rio-martino-fino-al-10-aprile-2026
[2] Turismo consapevole: la grotta del Rio Martino di Crissolo “off-limits” per cinque mesi per il letargo dei pipistrelli – Scintilena https://www.scintilena.com/turismo-consapevole-la-grotta-del-rio-martino-di-crissolo-off-limits-per-cinque-mesi-per-il-letargo-dei-pipistrelli/11/14/
[3] La Riserva naturale della Grotta di Rio Martino – Parco del Monviso https://www.parcomonviso.eu/ambiente/aree-protette-e-rete-natura-2000/la-riserva-naturale-della-grotta-di-rio-martino
[4] La Grotta di Rio Martino a Crissolo – Raccontapassi https://www.raccontapassi.it/la-grotta-di-rio-martino-a-crissolo/
[5] GROTTA RIO MARTINO https://www.visitcuneese.it/dettaglio-punto-di-interesse/-/d/grotta-rio-martino
[6] Miracoli mariani e leggende curiose lungo il Po – Il Giornale del Po https://ilgiornaledelpo.it/casualita-prodigio-miracolo-o-leggende/
[7] La Grotta di Rio Martino – Crissolo – Valle Po – Ghironda.com https://www.ghironda.com/vallepo/rubriche/riomart.htm
[8] Martin Delrio – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Delrio
[9] Del Río, Martín Antonio – ERETICOPEDIA https://www.ereticopedia.org/martin-anton-del-rio
[10] San Martino di Tours | Agiografia Chiese Romaniche Gotiche e … https://www.chieseromaniche.it/SchedeAgiografia/1-Martino-di-Tours.htm
[11] Santuario di San Chiaffredo – Crissolo Outdoor https://www.crissolooutdoor.it/sito-di-interesse/1181/Santuario-di-San-Chiaffredo
[12] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[13] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[14] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[15] Scoperta la prima testimonianza di protospeleologia italiana a Martina Franca – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperta-la-prima-testimonianza-di-protospeleologia-italiana-a-martina-franca/04/25/
[16] SAN VALENTINO IN A.C. (PE) – TROVATO CUNICOLO … – Scintilena https://www.scintilena.com/san-valentino-in-a-c-pe-trovato-cunicolo-sconosciuto-nella-valle-dellorta/01/18/
[17] Le Scale Perotti rivivono in un docufilm: il capolavoro sotterraneo … https://www.scintilena.com/le-scale-perotti-rivivono-in-un-docufilm-il-capolavoro-sotterraneo-della-grotta-di-rio-martino-salvato-dalloblio/02/28/
[18] Frank Vanzetti presenta il suo film sulle esplorazioni subacquee del sifone che chiude la grotta di Rio Martino, una delle più affascinanti del Piemonte https://www.scintilena.com/tag/frank-vanzetti/feed/
[19] Narni – Il Monte Santa Croce, ovvero, una Grotta per ogni amico – Scintilena https://www.scintilena.com/narni-il-monte-santa-croce-ovvero-una-grotta-per-ogni-amico/04/29/
[20] Pipistrelli, pubblicati gli studi scientifici sul primo caso di WNS in Italia, intanto la grotta è stata riaperta alle visite turistiche – Scintilena https://www.scintilena.com/pipistrelli-pubblicati-gli-studi-scientifici-sul-primo-caso-di-wns-in-italia-intanto-la-grotta-e-stata-riaperta-alle-visite-turistiche/09/09/
[21] Video: La prima spedizione nelle grotte di sale dell’Iran dell … https://www.scintilena.com/video-la-prima-spedizione-nelle-grotte-di-sale-delliran-dellassociazione-la-venta/11/19/
[22] Esplorazione speleosubacquea a La Val – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazione-speleosubacquea-a-la-val/03/07/
[23] San Martino sotterraneo: il mondo nascosto sotto la Lombardia https://www.scintilena.com/san-martino-sotterraneo/02/25/
[24] La Grotta dei Fondatori: scoperta speleologica sulle montagne del … https://www.scintilena.com/la-grotta-dei-fondatori-scoperta-speleologica-sulle-montagne-del-sebino-a-sulzano/03/08/
[25] Una luce nel buio – Notiziario di speleologia e del sottosuolo https://www.scintilena.com/page/1957/
[26] SpeleoRosa 2026: l’8 marzo si va in grotta a Ripe di Civitella con il … https://www.scintilena.com/speleorosa-2026-l8-marzo-si-va-in-grotta-a-ripe-di-civitella-con-il-cai-teramo/03/02/
[27] Terminate le riprese del film ‘Il sifone di Rio Martino’ – Scintilena https://www.scintilena.com/terminate-le-riprese-del-film-il-sifone-di-rio-martino/04/04/
[28] Pagina 2094 di 2345 – Una luce nel buio – Notiziario di … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2094/?c=5
[29] Inverno lungo, a Rio Martino slitta la chiusura della grotta https://nuovagazzettadisaluzzo.it/attualita/inverno-lungo-a-rio-martino-slitta-la-chiusura-della-grotta/
[30] Campeggio Valle Po – Paesana CN – La Grotta di Rio Martino https://www.campeggiovallepo.it/public/GrottadiRioMartino.asp
[31] Rio Martino: Proroga per i Pipistrelli! – SportiviDentro https://www.sportividentro.it/article/20769/rio-martino-proroga-per-i-pipistrelli
[32] Crissolo, riapre alle visite la Grotta di Rio Martino – La Guida https://laguida.it/2026/04/10/crissolo-riapre-alle-visite-la-grotta-di-rio-martino/
[33] Grotta del Rio Martino – Legart.it https://www.legart.it/monviso/index.php/grotte/8-grotta-del-rio-martino
[34] Grotta di Rio Martino https://www.crissolooutdoor.it/sito-di-interesse/1170/Grotta-di-Rio-Martino
[35] Parco – La Grotta di Rio Martino torna accessibile ai visitatori da … https://www.facebook.com/parcodelmonviso/photos/la-grotta-di-rio-martino-torna-accessibile-ai-visitatori-da-domani-dopo-una-pror/1399888825499199/
[36] Incredibile scoperta nel Parco del Monviso: la grotta del Rio Martino … https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/672085/incredibile-scoperta-nel-parco-del-monviso-la-grotta-del-rio-martino-si-trasforma-in-un-tempio-di-ghiaccio.html
[37] GROTTA RIO MARTINO https://www.visitcuneese.it/en/dettaglio-punto-di-interesse/-/d/rio-martino-cave
[38] Giuristi ed economisti nella massoneria italiana fra le due guerre https://media.fupress.com/files/pdf/24/4824/15504
[39] “ALLA RICERCA DELLA VERITÀ” A NARNI – Scintilena https://www.scintilena.com/%E2%80%9Calla-ricerca-della-verita%E2%80%9D-a-narni/12/02/
[40] Conferenza a Narni: Il Sant’Uffizio Romano tra Iconografia e Realtà – Scintilena https://www.scintilena.com/conferenza-a-narni-il-santuffizio-romano-tra-iconografia-e-realta/09/08/
[41] La grotta Tirfor – Bernardo Chiappa cresce – Scintilena https://www.scintilena.com/la-grotta-tirfor-bernardo-chiappa-cresce/01/31/
[42] Pagina 410 di 2230 – Una luce nel buio – Notiziario di … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/410/?c=16
[43] Il Sifone di Rio Martino: un docufilm che svela i misteri di una grotta piemontese – Scintilena https://www.scintilena.com/il-sifone-di-rio-martino-un-docufilm-che-svela-i-misteri-di-una-grotta-piemontese/02/12/
[44] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2120/?t=50654352&wpmp_switcher=desktop
[45] Aprile ricco di novità nelle Cronache Ipogee: esplorazioni, storia e … https://www.scintilena.com/aprile-ricco-di-novita-nelle-cronache-ipogee-esplorazioni-storia-e-tutela-dellambiente-sotterraneo/05/03/
[46] Una luce nel buio – Notiziario di speleologia e del sottosuolo https://www.scintilena.com/page/687/?c=14
[47] Come gli speleologi ricordano il 2013… le cose da ricordare … https://www.scintilena.com/come-gli-speleologi-ricordano-il-2013-le-cose-da-ricordare/12/31/
[48] Cittadinanza Onoraria di Cerchiara di Calabria al regista … – Scintilena https://www.scintilena.com/cittadinanza-onoraria-di-cerchiara-di-calabria-al-regista-frammartino-senza-gloria-gli-speleologi-del-61/12/11/
[49] Scintilena https://www.scintilena.com/page/144/?c=8
[50] il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/2374/
[51] Il santuario di San Chiaffredo a Crissolo – Cosa vedere in Valle Po https://www.gruppomonviso.it/140/il-santuario-di-san-chiaffredo-a-crissolo/
[52] [PDF] MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI https://biblioteche.cultura.gov.it/it/documenti/Profilo_Sancti_Martini.pdf
[53] [PDF] «Son più li mali spiriti della corte, che quelli dell’inferno» – fedOA http://www.fedoa.unina.it/15790/1/ciappetta%20son%20pi%C3%B9%20li%20mali.pdf
[54] San Chiaffredo di Crissolo: storia, leggenda e santuario ai piedi del … https://www.monvisopiemonte.com/san-chiaffredo-di-crissolo-storia-leggenda-santuario/
[55] Don Mario Qualdi prete nella storia’ tra Guerra(S.Martino) , Alluvione … https://www.polesinesport.it/don-mario-qualdi-prete-nella-storia-tra-guerra-s-martino-alluvione-51-ceneselli-e-tre-libro-story-crespino/
[56] Del Río, Martín Antonio – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/del-rio-martin-antonio/
[57] Il Santuario di San Chiaffredo Crissolo – Vita Diocesana Pinerolese https://www.vitadiocesanapinerolese.it/territorio/santuario-sanchiaffredo-crissolo/
[58] [PDF] SAN MARTINO DI TOURS – Centro di Cultura Mariana http://www.culturamariana.com/pubblicazioni/Serie%20pastorale/Martino%20di%20Tours/Capitolo%20I%20-%20Fonti%20liturgiche.pdf
[59] Martin Antonio Del Rio – BeWeB https://www.beweb.chiesacattolica.it/persone/persona/16573/Martin+Antonio+Del+Rio
[60] [PDF] Le origini del culto di san Martino in Italia nei secoli V e VI https://www.cultura.va/content/dam/cultura/docs/pdf/events/JudicCasalecchio2016.pdf

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  • Workshop Nazionale sui Chirotteri nel Parco dei Monti Lucretili: al via la formazione sulle linee guida ISPRA
    Condividi A Palombara Sabina, il 16 e 17 maggio 2026, Tutela Pipistrelli APS organizza due giornate di formazione specialistica per veterinari, tecnici faunistici e operatori CRAS sull’applicazione pratica delle nuove linee guida per il recupero dei pipistrelli Chirotteri e linee guida ISPRA: un decennio di lavoro diventa formazione operativa A dieci anni dal primo convegno nazionale dedicato al soccorso dei pipistrelli, l’associazione Tutela Pipistrelli APS organizza un worksh
     

Workshop Nazionale sui Chirotteri nel Parco dei Monti Lucretili: al via la formazione sulle linee guida ISPRA

Apríl 15th 2026 at 06:00

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A Palombara Sabina, il 16 e 17 maggio 2026, Tutela Pipistrelli APS organizza due giornate di formazione specialistica per veterinari, tecnici faunistici e operatori CRAS sull’applicazione pratica delle nuove linee guida per il recupero dei pipistrelli


Chirotteri e linee guida ISPRA: un decennio di lavoro diventa formazione operativa

A dieci anni dal primo convegno nazionale dedicato al soccorso dei pipistrelli, l’associazione Tutela Pipistrelli APS organizza un workshop che traduce in pratica le Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, pubblicate da ISPRA alla fine del 2025 come Manuali e Linee Guida 210/2025.

L’evento patrocinato dalla Regione Lazio si svolge il 16 e 17 maggio 2026 presso il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, a Palombara Sabina (RM).

La sede è coerente con il tema: il parco ospita formazioni calcaree, ambienti rupestri e carsici che rappresentano habitat di rifugio per numerose specie di chirotteri presenti nel Lazio.

Il titolo del workshop è: “Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri”.

Il documento ISPRA è il frutto di un percorso avviato nel 2016 con CHIRecupero, primo convegno italiano dedicato al recupero e alla riabilitazione dei pipistrelli.

Alla sua redazione hanno collaborato Alessandra Tomassini, Elisa Berti, Gianna Dondini, Marco Scalisi e Marco D’Amico.

Le linee guida sono dedicate alla memoria di D’Amico, co-fondatore dell’associazione e giornalista scientifico, scomparso il 4 gennaio 2023.


Programma formativo: dalla normativa alla chirurgia, fino al rilascio in natura

Le due giornate coprono l’intero ciclo di gestione di un chirottero in difficoltà. I temi affrontati sono:

  • Normativa e gestione sanitaria: quadro legislativo nazionale e internazionale di protezione dei chirotteri
  • Rischi sanitari e sorveglianza: Zoonosi, dispositivi di protezione individuale, sorveglianza passiva
  • Valutazione clinica e lesioni: esame fisico, diagnostica differenziale, gestione delle ferite
  • Chirurgia nei chirotteri: tecniche operatorie, anestesia, casi clinici frequenti
  • Gestione in cattività e riabilitazione: stabulazione, alimentazione, prove di volo, criteri di idoneità
  • Rilascio e confronto tra operatori: modalità di rilascio e scambio di esperienze tra professionisti

Il programma completo è disponibile su Google Drive al link indicato nella sezione dedicata alle iscrizioni.


Destinatari e crediti formativi per veterinari

Il workshop è rivolto a medici veterinari, operatori CRAS, tecnici faunistici e volontari specializzati. Per i medici veterinari è previsto il rilascio di 15 crediti SPC (Sviluppo Professionale Continuo) tramite il provider ABIVET. Per tutti i partecipanti è rilasciato un attestato di partecipazione. La presenza a entrambe le giornate è obbligatoria per ottenere crediti e attestato.

Le quote di iscrizione sono:

  • 100 € per i partecipanti esterni
  • 60 € per i soci Tutela Pipistrelli
  • 60 € + 30 € per chi si iscrive come nuovo socio contestualmente al workshop
  • 120 € quota sostenitore (iscrizione + donazione)

I posti sono limitati. Le iscrizioni sono accettate fino a esaurimento e si confermano con il pagamento della quota. Il modulo è disponibile online (link in fondo all’articolo).


Tutela Pipistrelli APS: chi organizza l’evento

Fondata a Roma nel dicembre 2012 da Alessandra Tomassini e Marco D’Amico, Tutela Pipistrelli è un’associazione di promozione sociale senza fini di lucro, iscritta all’Anagrafe delle Onlus dal 2015. L’associazione gestisce una voliera riabilitativa a Roma per la fase di recupero pre-rilascio e funge da punto di riferimento nazionale per i CRAS che accolgono chirotteri.

Le sue attività comprendono soccorso diretto, formazione, ricerca scientifica, divulgazione e dialogo istituzionale per il reperimento di fondi per la conservazione. Il workshop è organizzato nell’ambito delle attività istituzionali e di raccolta fondi ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. 117/2017. Il contributo di partecipazione sostiene il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, la gestione delle strutture di accoglienza e le attività di conservazione.


I patrocinatori: istituzioni scientifiche e ambientali a confronto

Il workshop è realizzato con il patrocinio di cinque enti:

ISPRA — autore delle linee guida e istituzione di riferimento per la biodiversità e la fauna in Italia.

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana — ente di diritto pubblico attivo nella sorveglianza epidemiologica di patogeni zoonotici, incluso il monitoraggio dei Lyssavirus nei chirotteri.

Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili — parco istituito nel 1989, con una superficie di circa 18.000 ettari su 13 comuni delle province di Roma e Rieti. Le sue formazioni carsiche e i boschi di faggio ne fanno un habitat di grande valore per la fauna selvatica.

Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF) — società scientifica fondata nel 1992 da medici veterinari specialisti in patologia e gestione sanitaria della fauna selvatica, con l’obiettivo di promuovere lo scambio di conoscenze tecniche per la conservazione.

La Scintilena — notiziario italiano di speleologia. La presenza di questa testata tra i patrocinatori riflette il legame diretto tra il mondo speleologico e la chirotterologia: le cavità naturali e artificiali studiate dagli speleologi sono spesso siti di svernamento e riproduzione per colonie di chirotteri protetti.


Il contesto: i pipistrelli in Italia tra tutela e rischi sanitari

In Italia sono presenti circa 35–36 specie di chirotteri, pari al 36% dell’intera mammalofauna nazionale. Tutte le specie sono protette dalla L. 157/1992, che classifica i chirotteri come fauna “particolarmente protetta”. A livello europeo, la Direttiva Habitat 92/43/CEE li include tra le specie di interesse comunitario, e l’Accordo EUROBATS — reso esecutivo in Italia con L. 104/2005 — definisce un quadro specifico per la loro conservazione internazionale.

I pipistrelli svolgono un ruolo ecologico di primo piano, in particolare nel controllo delle popolazioni di insetti. Una ricerca statunitense ha stimato il valore economico dei servizi ecosistemici forniti dai chirotteri insettivori in circa 22,9 miliardi di dollari annui, grazie alla riduzione dei costi per pesticidi.

Sul fronte sanitario, I CRAS svolgono un ruolo strategico anche nella sorveglianza passiva dei patogeni zoonotici, contribuendo al paradigma della One Health.


Come iscriversi


Fonti consultate

  1. Tutela Pipistrelli APS – Pagina del workshop: https://www.tutelapipistrelli.it/2026/01/22/linee-guida-recupero-e-riabilitazione-chirotteri/[1]
  2. Scintilena – “Chirotteri, l’ISPRA pubblica le linee guida per il recupero e la riabilitazione dei pipistrelli”: https://www.scintilena.com/chirotteri-lpubblica-le-linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-pipistrelli/12/10/[2]
  3. ISPRA – Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri (MLG 210/2025): https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-chirotteri[3]
  4. Tutela Pipistrelli APS – L’associazione: https://www.tutelapipistrelli.it/lassociazione-tutela-pipistrelli/[4]
  5. Tutela Pipistrelli APS – Chi siamo: https://www.tutelapipistrelli.it/chi-siamo/[5]
  6. Wikipedia – Parco regionale naturale dei Monti Lucretili: https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_regionale_naturale_dei_Monti_Lucretili[6]
  7. Parchilazio – Parco Regionale dei Monti Lucretili: https://www.parchilazio.it/schede-2-parco_regionale_dei_monti_lucretili[7]
  8. SIEF – Società Italiana di Ecopatologia della Fauna: https://sief.it[8]
  9. IZSLT – Il caso del Lyssavirus del gatto morsicatore di Arezzo (contesto sorveglianza chirotteri): https://sandbox.izslt.it/news/il-caso-del-lyssavirus-del-gatto-morsicatore-di-arezzo.html[9]
  10. Centro Regionale Chirotteri – Pipistrelli e rischi sanitari: https://www.centroregionalechirotteri.org/pip_rischi.php[10]
  11. Tutela Pipistrelli – Pipistrelli, cosa dice la legge in Italia: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/09/28/pipistrelli-cosa-dice-la-legge-in-italia/[11]
  12. FNOVI – SPC: il portfolio formativo: https://www.fnovi.it/node/48683[12]

Fonti
[1] LINEE GUIDA RECUPERO E RIABILITAZIONE CHIROTTERI https://www.tutelapipistrelli.it/2026/01/22/linee-guida-recupero-e-riabilitazione-chirotteri/
[2] Chirotteri, l’ISPRA pubblica le linee guida per il recupero … – Scintilena https://www.scintilena.com/chirotteri-lpubblica-le-linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-pipistrelli/12/10/
[3] Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-chirotteri
[4] L’associazione “Tutela Pipistrelli” – Onlus | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/lassociazione-tutela-pipistrelli/
[5] Chi Siamo | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/chi-siamo/
[6] Parco regionale naturale dei Monti Lucretili – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_regionale_naturale_dei_Monti_Lucretili
[7] Parco Regionale dei Monti Lucretili https://www.parchilazio.it/schede-2-parco_regionale_dei_monti_lucretili
[8] S.I.E.F. Società Italiana di Ecopatologia della Fauna – S.I.E.F. … https://sief.it
[9] Il caso del Lyssavirus del gatto morsicatore di Arezzo – IZSLT https://sandbox.izslt.it/news/il-caso-del-lyssavirus-del-gatto-morsicatore-di-arezzo.html
[10] Pipistrelli e rischi sanitari https://www.centroregionalechirotteri.org/pip_rischi.php
[11] Pipistrelli, cosa dice la legge in Italia https://www.tutelapipistrelli.it/2012/09/28/pipistrelli-cosa-dice-la-legge-in-italia/
[12] SPC: IL PORTFOLIO FORMATIVO E’ ACCESSIBILE! – fnovi https://www.fnovi.it/node/48683

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WORKSHOP “Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri”

Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri

16–17 maggio 2026
Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili – Palombara Sabina (RM)

Formazione specialistica sui chirotteri

Due giornate di formazione dedicate all’applicazione pratica delle Linee guida ISPRA per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri.

Il workshop riunisce professionisti ed esperti del settore, offrendo strumenti operativi concreti per la gestione, la cura e il recupero dei chirotteri.

Iscrizione

Modulo di iscrizione:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScgQedBPfbbaINvo9c93MWitBRnLB3PqvyV7VzTAR5NaCWVwQ/viewform?usp=publish-editor

Posti limitati. Le iscrizioni sono accettate fino a esaurimento.

Destinatari

Il workshop è rivolto a:

  • Medici veterinari
  • Operatori CRAS
  • Tecnici faunistici
  • Volontari specializzati

Crediti formativi

L’evento rilascia:
15 crediti SPC (Sviluppo Professionale Continuo) per veterinari – Provider ABIVET

È previsto il rilascio dell’attestato di partecipazione.


Programma

Due giornate dedicate a:

  • normativa e gestione sanitaria
  • rischi sanitari e sorveglianza
  • valutazione clinica e gestione delle lesioni
  • chirurgia nei chirotteri
  • gestione in cattività e riabilitazione
  • rilascio e confronto tra operatori

Programma completo:

https://drive.google.com/file/d/1g_ikJcRfs9bGrn-cC6dL2wjcLOYwi5s2/view?usp=drive_link

Quote di partecipazione

  • 100 € partecipanti esterni
  • 60 € soci Tutela Pipistrelli
  • 60+30 € per chi si iscrive come nuovo socio di Tutela Pipistrelli
  • 120 € quota sostenitore (iscrizione + donazione)

La conferma dell’iscrizione è subordinata al pagamento della quota.

Finalità

Il workshop è organizzato da Tutela Pipistrelli APS nell’ambito delle attività istituzionali e delle attività di raccolta fondi ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. 117/2017.

Il contributo di partecipazione sostiene:

  • recupero e riabilitazione dei chirotteri
  • gestione delle strutture di accoglienza
  • attività di conservazione e formazione

Patrocini

Il workshop è realizzato con il patrocinio di:

  • ISPRA
  • Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana
  • Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili
  • Società Italiana di Ecopatologia della Fauna
  • Scintilena

Informazioni utili

  • Iscrizione obbligatoria
  • Numero di posti limitato
  • Partecipazione richiesta a entrambe le giornate per il rilascio dei crediti

Regolamento completo:
https://drive.google.com/file/d/1GJ1XKxAOuHRLpaAbLWmjSiqy3iHqXryM/view?usp=drive_link

Iscriviti

Per partecipare al workshop, compila il modulo di iscrizione:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScgQedBPfbbaINvo9c93MWitBRnLB3PqvyV7VzTAR5NaCWVwQ/viewform?usp=sharing&ouid=108586111237013882229

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  • La sorgente “Vërmicë” in Kosovo: un acquifero carsico strategico ancora senza protezione
    Condividi Lo studio del geologo Hazir Çadraku fa il punto su una delle sorgenti più produttive del distretto di Prizren, tra dati idrogeologici inediti e criticità normative irrisolte La sorgente carsica di Vërmicë: dove si trova e come funziona Nel quadrante sud-occidentale della Repubblica del Kosovo, ai piedi del massiccio calcareo di Koritnik, emerge la sorgente “Vërmicë”. Si trova nel territorio del villaggio omonimo, comune di Prizren, a 321 metri di altitudine, alle coordina
     

La sorgente “Vërmicë” in Kosovo: un acquifero carsico strategico ancora senza protezione

Apríl 12th 2026 at 10:00

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Lo studio del geologo Hazir Çadraku fa il punto su una delle sorgenti più produttive del distretto di Prizren, tra dati idrogeologici inediti e criticità normative irrisolte


La sorgente carsica di Vërmicë: dove si trova e come funziona

Nel quadrante sud-occidentale della Repubblica del Kosovo, ai piedi del massiccio calcareo di Koritnik, emerge la sorgente “Vërmicë”. Si trova nel territorio del villaggio omonimo, comune di Prizren, a 321 metri di altitudine, alle coordinate 42° 09? 52? N – 20° 34? 33? E, sulla riva sinistra della valle del Drini i Bardhë (Drin Bianco).

Lo studio del professore Hazir S. Çadraku, docente di Ingegneria Civile all’Università per Business e Tecnologia di Prishtinë (UBT), ne ricostruisce l’origine idrogeologica con precisione. La sorgente è classificata come sorgente frontale carsica: affiora nel punto di contatto tra i calcari triassici del Koritnik, molto permeabili, e i sedimenti impermeabili della pianura di Prizren. L’acqua penetra nei calcari attraverso fratture, fessure, diaclasi e mini-cavità, scende in profondità fino alla zona di saturazione e riemerge in superficie per effetto della gravità.

La struttura del massiccio favorisce l’accumulo delle acque meteoriche. Le precipitazioni annue nell’area superano i 900 mm. Il bacino di ricarica copre 27,63 km² di terreno carsificato.


Portate significative e qualità dell’acqua nella sorgente carsica di Vërmicë

Le misurazioni effettuate il 17 dicembre 2022 hanno restituito dati rilevanti. Il primo stramazzo ha registrato una portata di 18,6 L/s. Il canale di derivazione ha misurato 228 L/s. Una quantità aggiuntiva stimata in oltre 25 L/s si disperde per infiltrazione sotto lo sbarramento in calcestruzzo. Il totale stimato supera i 271 L/s, un valore che pone la sorgente tra le più produttive del distretto.

I parametri fisico-chimici rilevati in campo mostrano un’acqua di buona qualità:

  • Temperatura: 9,4 °C
  • pH: 7,45
  • Conducibilità elettrica: 379 µS/cm

Questi valori sono coerenti con quelli tipici degli acquiferi carsici dinarici. La temperatura relativamente bassa indica un percorso sotterraneo profondo, con buona stabilità termica stagionale. Il pH leggermente alcalino è effetto della dissoluzione dei carbonati durante il transito nei calcari.

Il monitoraggio più approfondito è affidato alla società idrica regionale Hidroregjioni Jugor Sh.A. di Prizren, che gestisce l’approvvigionamento idrico dell’area meridionale del Kosovo.


Il Koritnik: un massiccio carsico al confine tra Kosovo e Albania

Il massiccio di Koritnik è una montagna calcarea che raggiunge i 2.393 metri di quota, al confine tra Albania nord-orientale e Kosovo sud-occidentale. È incluso nel Parco Naturale Korab-Koritnik (55.520 ettari) e fa parte della rete dell’European Green Belt. È riconosciuto come area di importanza floristica internazionale per la presenza di specie endemiche.

Dal punto di vista geologico, la struttura del massiccio abbraccia rocce dal Paleozoico al Quaternario. I calcari e le dolomiti triassiche costituiscono l’acquifero principale da cui la sorgente Vërmicë trae la propria alimentazione. I depositi quaternari caratterizzano invece la pianura di Prizren.

L’intero sistema è percorso da una rete di fessure, condotti e cavità carsiche non ancora oggetto di esplorazione sistematica. La sorgente Vërmicë è, di fatto, la risorgenza di un sistema ipogeo attivo di cui non si conoscono ancora la struttura e l’estensione.


Gli usi dell’acqua della sorgente Vërmicë e il contributo al Drini i Bardhë

L’acqua viene utilizzata per l’approvvigionamento potabile, la cucina, l’irrigazione agricola, l’abbeveraggio del bestiame e la piscicoltura. Dalla sorgente si origina un torrente che confluisce nel Drini i Bardhë, il bacino idrografico più esteso del Kosovo con 4.646 km². Il Drin Bianco confluisce poi nel Drin Nero a Kukës (Albania) e sfocia nell’Adriatico.

La sorgente Vërmicë contribuisce dunque direttamente alla portata di un sistema fluviale transfrontaliero di rilevanza regionale.

Nei pressi della sorgente sono presenti uno sbarramento in calcestruzzo, un canale di derivazione e tre stramazzi di misura. La fonte non è ancora completamente captata. L’accesso avviene tramite la strada regionale Prizren–Zhur–Vërmicë fino al confine albanese, con gli ultimi 200 metri su sterrato percorribili in ogni stagione.


Inquinanti potenziali e assenza della zona di protezione sanitaria

Lo studio identifica tre categorie principali di pressione sulla sorgente carsica di Vërmicë. La prima è la presenza di rifiuti solidi lasciati da visitatori e residenti nell’area immediatamente circostante. La seconda è il pascolo libero di bestiame domestico e il transito di animali selvatici nelle vicinanze dell’emergenza. La terza, e più preoccupante, è la presenza di un’autostrada che attraversa il bacino di ricarica: gli inquinanti veicolari – idrocarburi, metalli pesanti, microplastiche, sali disgelanti – possono infiltrarsi direttamente nelle fratture carsiche e raggiungere la sorgente in poche ore durante gli eventi di pioggia intensa.

Nei sistemi carsici, la velocità di trasferimento degli inquinanti è molto elevata. L’assenza di strati filtrati spessi rende la risorsa idrica esposta a contaminazioni rapide e difficilmente reversibili.

Nonostante ciò, la sorgente Vërmicë non dispone di alcuna zona di protezione igienico-sanitaria. L’Istruzione Amministrativa MESP-No. 15/2017 (Criteri per la Definizione delle Zone Sanitarie Protette delle Fonti d’Acqua) prevede tre fasce di tutela progressiva, già adottate per molte altre fonti gestite dalle società idriche regionali. Per la Vërmicë, l’accesso rimane libero a uomini, bestiame e animali selvatici, senza alcuna restrizione.


Il Kosovo e le sue 7.277 sorgenti: un patrimonio idrico sotto pressione climatica

La sorgente Vërmicë è una delle 7.277 sorgenti censite nel territorio kosovaro. Circa il 32,10% dell’acqua potabile distribuita nel paese proviene da sorgenti. Gli acquiferi carsici coprono il 13,1% del territorio nazionale (1.423,2 km²) e ospitano oltre 210 grotte registrate.

Il contesto climatico impone una riflessione urgente. Le proiezioni scientifiche indicano un aumento delle temperature in Kosovo di 1,11 °C entro il 2060 e di oltre 4 °C entro il 2099, con una potenziale riduzione della disponibilità idrica fino al 70% in alcune aree entro fine secolo. La società idrica di Prizren ha già segnalato cali nei livelli delle sorgenti a causa delle siccità recenti.

A livello globale, il numero stimato di sorgenti sulla Terra è di circa 50 milioni. Il volume Springs of the World: Distribution, Ecology, and Conservation Status (Stevens, 2023), che raccoglie dati da 75 paesi, documenta che le sorgenti sono universalmente riconosciute come ecosistemi minacciati. Gli acquiferi carsici forniscono acqua potabile a circa il 10% della popolazione mondiale.


Le raccomandazioni dello studio sulla sorgente Vërmicë

Lo studio di Çadraku si chiude con indicazioni operative precise. L’autore chiede l’istituzione immediata delle zone di protezione sanitaria ai sensi della normativa vigente. Propone l’avvio di un monitoraggio continuo della portata e della qualità per almeno tre-cinque anni. Indica la necessità di analisi chimiche e microbiologiche complete, inclusi metalli pesanti, pesticidi e idrocarburi. Suggerisce test con traccianti fluorescenti per verificare la connessione idrogeologica con le strutture carsiche sovrastanti, in particolare con il tratto autostradale. Raccomanda uno studio della biodiversità della sorgente e del torrente effluente come strumento di valutazione della qualità ambientale.

Dal punto di vista speleologico, il sistema sotterraneo che alimenta la Vërmicë rimane ancora del tutto inesplorato. I calcari del Koritnik, fortemente carsificati, presentano le condizioni geologiche tipiche dei sistemi ipogei sviluppati. Il Kosovo, con oltre 210 grotte ufficialmente registrate ma una copertura carsica del 13% del territorio nazionale, è considerato un’area con elevato potenziale di scoperta. Lo studio sottolinea come un’indagine speleologica sistematica del bacino di ricarica potrebbe fare luce su un sistema di drenaggio sotterraneo ancora sconosciuto.


Fonti consultate

  1. Çadraku, H.S. (2025). Getting to Know the “Vërmicë” Spring, Republic of Kosovo. Testo originale fornito dagli autori.
  2. Çadraku, H.S. (2022). Monitoring of Water Flow in the Springs of the Golesh Massif, Kosovo. Ecological Engineering & Environmental Technology, 23(5), 109–123. https://www.ecoeet.com/Monitoring-of-Water-Flow-in-the-Springs-of-the-Golesh-Massif-Kosovo,151760,0,2.html
  3. Wikipedia – Vërmica. https://en.wikipedia.org/wiki/V%C3%ABrmica
  4. Wikipedia – Koritnik. https://en.wikipedia.org/wiki/Koritnik
  5. PeakVisor – Parku Natyror Korab-Koritnik. https://peakvisor.com/park/parku-natyror-korab-koritnik.html
  6. European Green Belt – Shar-Bistra-Korab-Koritnik. https://www.europeangreenbelt.org/european-green-belt/pearls-of-the-european-green-belt/shar-bistra-korab-koritnik-mountain-range
  7. Ministry of Environment, Spatial Planning and Infrastructure, Kosovo (2020). State of Water in Kosovo Report 2020. https://www.ammk-rks.net/assets/cms/uploads/files/ANGLISHT_WEB_uji(1).pdf
  8. Rilindja Gjelber (2024). Safety of Drinking Water in Kosovo – Policy Brief No. 3. https://rilindja-gjelber.org/wp-content/uploads/2024/11/PUACW-Policy-brief-3_Safety-of-Drinking-Water-in-Kosovo-ENG-FINAL.pdf
  9. Gazzetta Ufficiale del Kosovo – AI MESP-No. 15/2017. https://gzk.rks-gov.net/ActDetail.aspx?ActID=15796
  10. Nature Scientific Reports – Heavy metals and radon content in spring water of Kosovo. https://www.nature.com/articles/s41598-020-67371-1
  11. Stevens, L.E. (2023). Springs of the World: Distribution, Ecology, and Conservation Status. Spring Stewardship Institute. https://docs.springsdata.org/PDF/GlobalSpringsReduced.pdf
  12. Yale Environment 360 – As World’s Springs Vanish, Ripple Effects Alter Ecosystems. https://e360.yale.edu/features/endangered-water-springs
  13. Zhushi Etemi et al. (2023). Correlation between physical and chemical parameters of water and biotic indices: The case study the White Drin River basin, Kosovo. https://www.jwld.pl/files/Zhushi-Etemi-et-al-671.pdf
  14. Journals PAN – Water resources usage in Kosovo and North Macedonia. https://journals.pan.pl/Content/137554
  15. JWLD – Water resources usage in Kosovo and North Macedonia (2025). https://www.jwld.pl/files/2025-05-JWLD-02.pdf
  16. GWP – Enhancing drought resilience: Action plan for Kosovo. https://www.gwp.org/contentassets/aae9a730991c44d487922a228c870b3f/drought-action-plan-for-kosovo.pdf
  17. Global karst springs hydrograph dataset (PMC). https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7033224/
  18. Peja Tourism – Drini i Bardhë Waterfall. https://pejatourism.org/drini-i-bardhe-waterfall/
  19. The Heritage of Kosovo Speleology – Studime Albanologjike. https://api.studimealbanologjike.edu.al/uploads/materials/1738923557860.pdf
  20. Koha.net – Water pressure issues in Prizren (aprile 2026). https://www.koha.net/en/arberi/pjeset-e-larta-te-prizrenit-perballen-me-presion-te-ulet-ne-furnizimin-me-uje

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  • I Pipistrelli Fantasma Parlano in Dialetto: Scoperta che Rivoluziona il Monitoraggio della Specie
    Condividi La ricerca australiana dimostra variazioni vocali regionali nel Macroderma gigas, aprendo nuove strade per la conservazione acustica dei pipistrelli Il Pipistrello Fantasma e la sua Voce: Un Repertorio Complesso Il ghost bat (Macroderma gigas) è il solo pipistrello carnivoro dell’Australia e l’unico rappresentante della famiglia Megadermatidae nel continente. Si nutre di uccelli, rettili, piccoli mammiferi e altri pipistrelli. Con una popolazione mondiale stimata i
     

I Pipistrelli Fantasma Parlano in Dialetto: Scoperta che Rivoluziona il Monitoraggio della Specie

Apríl 10th 2026 at 08:00

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La ricerca australiana dimostra variazioni vocali regionali nel Macroderma gigas, aprendo nuove strade per la conservazione acustica dei pipistrelli


Il Pipistrello Fantasma e la sua Voce: Un Repertorio Complesso

Il ghost bat (Macroderma gigas) è il solo pipistrello carnivoro dell’Australia e l’unico rappresentante della famiglia Megadermatidae nel continente.

Si nutre di uccelli, rettili, piccoli mammiferi e altri pipistrelli. Con una popolazione mondiale stimata inferiore a 10.000 individui maturi, è classificato come Vulnerabile dalla Lista Rossa IUCN.

La specie possiede un repertorio vocale articolato. Le sue vocalizzazioni comprendono chiamate sociali udibili all’orecchio umano — il chirp-trill, usato come segnale di contatto, e lo squabble, segnale agonistico — oltre a una chiamata ultrasonica sociale prodotta nasalmente e agli impulsi ultrasonici di ecolocalizzazione.

È questa ricchezza comunicativa ad aver attirato l’attenzione dei ricercatori della Charles Darwin University del Territorio del Nord australiano.


Lo Studio: Cinque Colonie a Confronto

Uno studio pubblicato nel gennaio 2026 sulla rivista Ecology and Evolution, guidato dalla dott.ssa Nicola Hanrahan, ha analizzato le vocalizzazioni di cinque colonie di maternità del Territorio del Nord, con distanze reciproche comprese tra 39 e oltre 800 chilometri.

I siti includono Pine Creek, Claravale Station, Tolmer Falls, il Parco Nazionale del Kakadu e la Pungalina–Seven Emu Sanctuary, quest’ultima collocata nel punto più meridionale del campione.[1][2]

I ricercatori hanno impiegato registratori acustici attivi 24 ore su 24 per almeno tre mesi. Sono stati catturati 78 individui con reti mist-net e playback acustico come richiamo, per raccogliere campioni di tessuto destinati all’analisi genetica tramite SNP (Single Nucleotide Polymorphisms).

Sono stati misurati anche parametri morfologici: lunghezza dell’avambraccio, delle orecchie, del trago e della foglia nasale.[1]


I Dialetti Regionali del Ghost Bat: I Risultati

L’analisi spettrografica ha rilevato variazioni geografiche significative in tutti e quattro i tipi di vocalizzazione esaminati. Si tratta della prima evidenza di formazione di dialetti nell’intera famiglia Megadermatidae.[3][1]

Le colonie più distanti geograficamente tendono a essere le più diverse acusticamente.

La colonia di Pungalina risulta quella più distinta in quasi tutti i tipi di chiamata, coerentemente con la sua posizione isolata.

L’analisi genetica ha confermato un classico pattern di isolamento per distanza: la correlazione tra distanza genetica e geografica è risultata forte (r = 0,82), con l’eccezione delle colonie di Pine Creek e Claravale, distanti solo 39 km e geneticamente quasi identiche.[1]

Le chiamate sociali udibili mostrano correlazioni marginali con la distanza genetica e geografica, compatibili con un modello di deriva genetica o culturale.

Le chiamate ultrasoniche, invece, variano tra colonie senza alcuna correlazione con la genetica o la geografia: gli autori interpretano questo dato come espressione di selezione stabilizzante, poiché queste chiamate sono vincolate dal loro ruolo nella navigazione e nella caccia.[2][1]


Un Meccanismo Ancora da Chiarire: La Trasmissione Culturale

I fattori genetici e geografici spiegano solo parzialmente la variazione acustica osservata. Gli autori avanzano l’ipotesi che processi sociali e culturali — analoghi a quelli che modellano gli accenti geografici umani — possano contribuire alla formazione dei dialetti nel ghost bat.[3]

I pipistrelli fanno parte del ristretto gruppo di mammiferi con prove robuste di vocal learning, ovvero la capacità di apprendere e modificare le proprie vocalizzazioni per imitazione. Studi precedenti su altre specie, come il Saccopteryx bilineata, hanno dimostrato che i giovani apprendono il canto territoriale imitando i maschi adulti.

Un’altra ricerca ha descritto il fenomeno del “crowd vocal learning”: i cuccioli sono influenzati dall’intera colonia, non solo dalla madre, producendo dialetti di gruppo in condizioni sperimentali.[4][5]

Non è ancora stata dimostrata la presenza di apprendimento vocale nel ghost bat o nei megadermatidi in senso più ampio. Questa rimane una delle principali domande aperte per le ricerche future.[1]


Monitoraggio Acustico Non Invasivo: Le Implicazioni Pratiche

Il ghost bat è una specie particolarmente sensibile al disturbo umano.

La perturbazione dei siti di roosting — caverne naturali e miniere abbandonate — è una delle cause principali del suo declino. Questa sensibilità ha a lungo ostacolato lo sviluppo di metodi di studio e monitoraggio efficaci.[6][7]

La comprensione dei dialetti regionali offre nuovi strumenti pratici. Studi precedenti hanno già dimostrato che il ghost bat risponde al playback delle proprie vocalizzazioni sociali, permettendo il rilevamento fino a 5 km dai roost noti con una probabilità di rilevamento del 50,5%.

La conoscenza dei profili acustici specifici di ciascuna colonia consente di sviluppare classificatori automatici più precisi per il monitoraggio passivo su larga scala.[8][9]

I dialetti possono inoltre segnalare la presenza di popolazioni geneticamente isolate, meritevoli di protezione prioritaria, e contribuire a valutare la compatibilità comportamentale degli individui nei programmi di reintroduzione della specie in aree meridionali precedentemente occupate.[10][2]


Una Finestra sull’Evoluzione del Linguaggio

Al di là delle applicazioni conservazionistiche, il ghost bat rappresenta un modello di interesse per lo studio delle basi biologiche e sociali del linguaggio. I pipistrelli, con la loro duplice funzione vocale — orientamento spaziale e comunicazione sociale — sono candidati privilegiati per indagare come sistemi comunicativi complessi si siano sviluppati nei mammiferi nel corso dell’evoluzione.[3][1]

La recente pubblicazione della sequenza di riferimento del genoma del ghost bat apre ulteriori possibilità: lo studio della base genomica delle capacità vocali e della struttura di popolazione potrà fornire risposte sulle origini biologiche dei dialetti osservati.[11]


Fonti consultate

Fonti
[1] Dialect Formation in Ghost Bats: Genetic, Geographic and … – PMC https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12765597/
[2] Dialect Formation in Ghost Bats: Genetic, Geographic and … https://researchers.cdu.edu.au/en/publications/dialect-formation-in-ghost-bats-genetic-geographic-and-morphologi/
[3] Ghost bat dialects emerge across colonies, study suggests – Phys.org https://phys.org/news/2026-04-ghost-dialects-emerge-colonies.html
[4] Crowd vocal learning induces vocal dialects in bats https://journals.plos.org/plosbiology/article?id=10.1371%2Fjournal.pbio.2002556
[5] Crowd vocal learning induces vocal dialects in bats https://www.psy.ox.ac.uk/people/yosef-prat/publication_modal/2289618
[6] Calling up ghosts : acoustic playback of social vocalisations reveals … https://researchers.westernsydney.edu.au/en/publications/calling-up-ghosts-acoustic-playback-of-social-vocalisations-revea/
[7] Calling up ghosts: Acoustic playback of social vocalisations reveals … https://researchers.cdu.edu.au/en/publications/calling-up-ghosts-acoustic-playback-of-social-vocalisations-revea/
[8] Novel acoustic lure methodology facilitates detection of the cryptic … https://www.publish.csiro.au/wr/wr22189
[9] [PDF] Ghost bat call detection using AI: strategies to improve model … https://www.acoustics.asn.au/conference_proceedings/AAS2025/papers/p50.pdf
[10] Evading the Ghost of Extinction: A Case Study for the Reintroduction of Ghost Bats (Macroderma gigas) https://www.mdpi.com/2673-7159/4/3/25
[11] The complete genome sequence of the ghost bat, Macroderma gigas https://f1000research.com/articles/14-1445/v1

L'articolo I Pipistrelli Fantasma Parlano in Dialetto: Scoperta che Rivoluziona il Monitoraggio della Specie proviene da Scintilena.

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Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella Piccola Età Glaciale

Apríl 10th 2026 at 07:00

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Un deposito di ghiaccio ipogeo nel massiccio del Canin datato per la prima volta con argon-39: lo studio internazionale del Progetto C3 ridefinisce i metodi di ricerca sulla criosfera sotterranea


La scoperta nel cuore del Canin

Un deposito di ghiaccio sotterraneo nel massiccio del Canin, nelle Alpi Giulie, porta la firma climatica della Piccola Età Glaciale. Lo ha stabilito uno studio internazionale pubblicato nel 2026 sul Journal of Glaciology (Cambridge University Press), condotto nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate.[1][2]

Il sito al centro della ricerca è la Caverna del Ghiaccio del Monte Leupa, catalogata nel catasto regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 3595. La grotta si apre a 2270 m s.l.m. sul versante est della parete settentrionale del Monte Leupa, nel comune di Chiusaforte (UD), con un portale largo 13 metri visibile da lontano. Il deposito di ghiaccio ipogeo, noto agli speleologi della Commissione Grotte Eugenio Boegan (CGEB) fin dal 1979, aveva un volume stimato di circa 300 m³ con spessore medio di 3 metri.[3][4]

L’articolo scientifico è disponibile in accesso libero al seguente link: https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125[5]


La datazione con argon-39: prima mondiale sul ghiaccio di grotta

La novità principale dello studio risiede nell’applicazione di una tecnica di datazione basata sull’isotopo radioattivo argon-39 (³?Ar). Si tratta della prima applicazione mondiale di questo metodo a un ghiaccio di grotta.[6][5]

L’argon-39 è prodotto nell’alta atmosfera dal bombardamento dei raggi cosmici sull’argon-40. Viene incorporato nelle precipitazioni nevose e si conserva nelle bolle d’aria intrappolate nel ghiaccio. Con un’emivita di circa 269 anni, copre una finestra temporale tra 50 e 1000 anni: una fascia che né il carbonio-14 né altri radioisotopi coprono in modo altrettanto efficace.[6]

La misurazione è resa possibile dalla tecnica ATTA (Atom Trap Trace Analysis), sviluppata presso l’Università di Heidelberg (Germania). Sfrutta trappole laser di ottica quantistica per isolare e contare singoli atomi di ³?Ar, presenti nell’atmosfera in proporzione di circa uno ogni 10¹? atomi di argon totale.[7][5]


Un approccio multiproxy per una cronologia solida

I risultati dell’argon-39 sono stati confrontati con tre altri indicatori indipendenti per rafforzare la cronologia del deposito:

  • Analisi dei pollini intrappolati nel ghiaccio, a cura dell’Università di Innsbruck
  • Datazione U-Th (Uranio-Torio) della calcite criogenica presente nel deposito
  • Datazione radiocarbonica (¹?C) della frazione organica insolubile del ghiaccio[2]

Questo approccio multiproxy ha permesso di stabilire con buona precisione l’età del deposito. Le datazioni con argon-39 indicano una formazione avvenuta tra il 1840 e il 1893 circa, a conferma della formazione nella fase finale della Piccola Età Glaciale.[4]


Il paradosso del permafrost: il freddo estremo che impediva la formazione del ghiaccio

I risultati obbligano a una riflessione non intuitiva sul ruolo delle condizioni climatiche passate. Durante le fasi più fredde della Piccola Età Glaciale — il periodo climatico freddo inquadrato tra il 1260/1310 e il 1850 circa, con massima espansione dei ghiacciai alpini proprio intorno al 1850 — la roccia carbonatica del massiccio del Canin era probabilmente perennemente congelata in profondità.[8][9]

Il permafrost sigillava le fratture della roccia, bloccando lo stillicidio verso il basso. Nessuna acqua poteva perolare, nessun ghiaccio poteva formarsi nella grotta. Solo con l’avvio del parziale scongelamento del permafrost, alla fine della Piccola Età Glaciale, l’acqua ha ricominciato a circolare nelle fratture. Scorrendo in un ambiente ancora sufficientemente freddo, si è poi solidificata, dando origine al deposito.[2][4]

In sintesi: il freddo estremo della Piccola Età Glaciale ha paradossalmente impedito la formazione del ghiaccio di grotta. Solo la sua attenuazione ha aperto la finestra climatica adatta.


La scoperta sul radiocarbonio: un limite metodologico da non ignorare

Lo studio porta anche un contributo critico alla metodologia della datazione nelle grotte carsiche. Il metodo del radiocarbonio (¹?C) ha restituito per il ghiaccio del Leupa un’età nell’ordine dei millenni, in netto contrasto con tutti gli altri indicatori.

La spiegazione è che il ¹?C ha datato non il ghiaccio, ma la materia organica del suolo esterno, molto più antica, entrata nella grotta attraverso lo stillicidio e rimasta intrappolata nel ghiaccio. Nei sistemi carsici il carbonio organico trasportato può essere decine o centinaia di volte più antico del ghiaccio che lo contiene.[4]

Il messaggio ai ricercatori è chiaro: il radiocarbonio, in questi contesti, va usato con estrema cautela e non come indicatore primario dell’età del ghiaccio.


Il Progetto C3 e i suoi dieci anni di ricerca sul Canin

La ricerca è stata realizzata nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate, avviato nel dicembre 2016 con un accordo tra l’ISP-CNR e la Commissione Grotte Eugenio Boegan della Società Alpina delle Giulie (SAG), sezione triestina del CAI.[10]

La CGEB è uno dei gruppi speleologici italiani più antichi, fondata nel 1883 come Comitato alle Grotte della Società degli Alpinisti Triestini. Nei dieci anni del progetto ha messo a disposizione della ricerca le sue competenze esplorative, la logistica in grotta e la conoscenza accumulata in oltre 140 anni di attività sul Canin.[11]

Il progetto ha coinvolto istituti di ricerca in quattro paesi: Heidelberg University, Paul Scherrer Institute, University of Innsbruck, Swiss Institute for Speleology and Karst Studies (SISKA), Oeschger Centre for Climate Change Research (Università di Berna), CNR-ISP, Geosphere Austria. I finanziamenti sono stati garantiti da SAG-CGEB/CAI Trieste, CNR, Austrian Science Foundation, German Science Foundation (DFG) e Società Meteorologica Alpino-Adriatica.[2]

Tra i risultati precedenti del Progetto C3 spicca, nel 2017, la prima scoperta mondiale di calcite criogenica grossolana ancora in-situ all’interno del ghiaccio di grotta del Canin: un ritrovamento che ha poi fornito uno dei proxy chiave per le datazioni U-Th dello studio 2026.[12]


La guida lo studio: il team di ricerca

Lo studio è guidato da Renato R. Colucci, Primo Ricercatore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e docente di glaciologia all’Università di Trieste dal 2015. Il gruppo di ricerca comprende 16 autori internazionali, tra cui:[13]

  • Werner Aeschbach, professore all’Institute of Environmental Physics dell’Università di Heidelberg, responsabile della tecnica ATTA per l’³?Ar[2]
  • Marc Luetscher, direttore del Swiss Institute for Speleology and Karst Studies (SISKA)[2]

“L’area del Canin, riserva MAB Unesco del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, e le Alpi Giulie in genere, si confermano un prezioso laboratorio ambientale per lo studio degli effetti delle variazioni climatiche antiche e recenti sulla criosfera.” — Renato R. Colucci[2]

“Per la prima volta al mondo abbiamo potuto testare il nostro metodo innovativo di datazione con argon-39 su un deposito di ghiaccio sotterraneo. I risultati ottenuti sono estremamente promettenti per lo studio di molti altri archivi di ghiaccio naturali.” — Werner Aeschbach[2]

“Testare questa metodologia di datazione innovativa con altri metodi consolidati è stata la vera forza di questo lavoro scientifico.” — Marc Luetscher[2]


Un archivio che scompare mentre viene descritto

Il ghiaccio del Leupa è già quasi scomparso. Tra il 2012 e il 2020, il deposito ha perso oltre 180 m³ di ghiaccio — più della metà del volume originario. Il punto di svolta risale al 2014: per la prima volta nella serie di monitoraggio avviata nel 2011, la temperatura della roccia è rimasta sopra lo zero per diversi mesi estivi, eliminando l’effetto di frigorifero naturale della cavità. Le fotografie e i rilievi del 2018 e del 2024 mostrano una grotta ormai quasi priva di ghiaccio.[4]

La perdita non è solo morfologica. Ogni deposito di ghiaccio ipogeo conserva bolle d’aria con la composizione atmosferica del passato, pollini, calcite criogenica e informazioni sul regime del permafrost: archivi paleoambientali che, una volta fusi, scompaiono per sempre.[14][2]

La fusione del ghiaccio sotterraneo ha anche implicazioni per la gestione delle risorse idriche. I depositi ipogei funzionano da serbatoi che rilasciano acqua in modo graduale. Con la loro perdita, il regime idrico dei sistemi carsici diventa più dipendente dagli eventi di precipitazione a breve termine, con possibili effetti sulla disponibilità stagionale di acqua sotterranea.[4][2]

Il massiccio del Canin, Riserva della Biosfera MAB UNESCO delle Alpi Giulie Italiane (istituita nel 2019 e diventata riserva transfrontaliera con la Slovenia nel luglio 2024), si conferma uno dei laboratori naturali più preziosi d’Europa per lo studio della criosfera alpina in rapida trasformazione.[15][16]


Riferimento scientifico:
Colucci R.R., Bohleber P., Aeschbach W., Luetscher M., Schwikowski M., Moseley E.G., Wachs D., Jenk T., Eichler A., Securo A., Edwards L., Manzan S., Hoffmann D.L., Oberthaler M.K., Festi D. (2026) ³?Ar dating of cave ice combined with pollen, cryogenic calcite, and radiocarbon analyses reveals late Little Ice Age origin (Leupa Cave, SE Alps). Journal of Glaciology – Cambridge University Press: https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125[5]


Fonti consultate

  1. Società Alpina delle Giulie – caisag.ts.it – comunicato stampa ufficiale del Progetto C3:
    https://caisag.ts.it/progetto-c3-risultati-ricerca-su-piccola-eta-glaciale-2026/
  2. Scintilena.com – notizia originale sul ghiaccio del Leupa:
    https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-della-grotta-del-leupa-rivela-le-sue-origini-i-depositi-ipogei-del-massiccio-del-canin-da
  3. Commissione Grotte Eugenio Boegan – boegan.it – Progetto C3 (2016–2020):
    https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/
  4. Commissione Grotte Eugenio Boegan – boegan.it – Primi risultati C3 sul Canin (2017):
    https://www.boegan.it/2017/10/il-progetto-c3-caves-cryosphere-and-climate-da-i-primi-risultati-sul-canin/
  5. Planetmountain.com – notizia con dettagli tecnici:
    https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/canin-ghiaccio-nascosto-alpi-giulie-racconta-fine-piccola-eta-glaciale.html
  6. Il Nordest – ilnordest.it – approfondimento giornalistico:
    https://www.ilnordest.it/ambiente/monte-canin-archivio-climatico-era-glaciale-hb6lfhjx
  7. Journal of Glaciology (Cambridge University Press) – articolo scientifico:
    https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125
  8. Catasto Speleologico Regionale FVG – scheda caverna del Leupa:
    https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3595-Caverna_del_Ghiaccio_del_Monte_Leupa
  9. CNR – Istituto di Scienze Polari – profilo Renato R. Colucci:
    https://www.isp.cnr.it/index.php/it/infrastrutture/osservatori/item/401-colucci-renato-r
  10. Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie – Riserva MAB UNESCO:
    https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/iniziative-e-progetti/riserva-mab-unesco-alpi-giulie-italiane
  11. Riserva di Biosfera Alpi Giulie – biosferaalpigiulie.it:
    https://biosferaalpigiulie.it
  12. Università di Heidelberg – heiDOK – tesi ATTA e datazione ghiaccio:
    https://archiv.ub.uni-heidelberg.de/volltextserver/36648/
  13. Wikipedia – Piccola era glaciale:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale
  14. Wikipedia – Commissione Grotte Eugenio Boegan:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan

Fonti
[1] IL GHIACCIO NASCOSTO DELLE ALPI GIULIE RACCONTA LA … https://caisag.ts.it/progetto-c3-risultati-ricerca-su-piccola-eta-glaciale-2026/
[2] Nel gruppo del Canin il ghiaccio nascosto delle Alpi Giulie racconta … https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/canin-ghiaccio-nascosto-alpi-giulie-racconta-fine-piccola-eta-glaciale.html
[3] Scheda catastale – Caverna del Ghiaccio del Monte Leupa https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3595-Caverna_del_Ghiaccio_del_Monte_Leupa
[4] Nel monte Canin un “archivio climatico” che racconta la Piccola Era … https://www.ilnordest.it/ambiente/monte-canin-archivio-climatico-era-glaciale-hb6lfhjx
[5] 39Ar dating of cave ice combined with pollen, cryogenic calcite and … https://www.cambridge.org/core/services/aop-cambridge-core/content/view/719F99825A6E31CE6155771FC77D4FA4/S0022143026101257a.pdf/39ar-dating-of-cave-ice-combined-with-pollen-cryogenic-calcite-and-radiocarbon-analyses-reveals-late-little-ice-age-origin-leupa-ice-cave-julian-alps.pdf
[6] Il ghiaccio della Grotta del Leupa rivela le sue origini – Scintilena https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-della-grotta-del-leupa-rivela-le-sue-origini-i-depositi-ipogei-del-massiccio-del-canin-datati-alla-fine-della-piccola-era-glaciale/03/18/
[7] Method Development and Application to Glacier Ice Dating – heiDOK https://archiv.ub.uni-heidelberg.de/volltextserver/36648/
[8] Cos’è la “Piccola Era Glaciale” che avvenne tra i secoli XIV-XIX … https://www.geopop.it/cose-la-piccola-era-glaciale-che-avvenne-tra-i-secoli-xiv-xix-soprattutto-in-europa/
[9] Piccola era glaciale https://www.wikidata.it-it.nina.az/Piccola_era_glaciale.html
[10] “C3 – CAVE’S CRYOSPHERE AND CLIMATE” 2016 – 2020 https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/
[11] Commissione Grotte Eugenio Boegan – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan
[12] Il progetto C3 (Cave’s Cryosphere and Climate) dà i primi risultati sul … https://www.boegan.it/2017/10/il-progetto-c3-caves-cryosphere-and-climate-da-i-primi-risultati-sul-canin/
[13] Colucci Renato R. – CNR-ISP https://www.isp.cnr.it/index.php/it/infrastrutture/osservatori/item/401-colucci-renato-r
[14] Gli Speleotemi Rivelano i Segreti del Clima Passato – Scintilena https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/06/11/
[15] Riserva MAB Unesco Alpi Giulie Italiane https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/iniziative-e-progetti/riserva-mab-unesco-alpi-giulie-italiane
[16] Riserva di Biosfera delle Alpi Giulie | https://biosferaalpigiulie.it
[17] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[18] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[19] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Osservata in Puglia la prima femmina albina di ferro di cavallo minore in Italia: allattava un piccolo con pigmentazione normale

Apríl 9th 2026 at 12:00

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Una cavità artificiale sul mare Adriatico, in provincia di Lecce, è diventata il teatro di una scoperta scientifica senza precedenti per il nostro Paese: un esemplare di Rhinolophus hipposideros con albinismo completo e capacità riproduttiva documentata.


Una segnalazione partita dal campo

Tutto è iniziato dall’osservazione di un membro del gruppo speleologico leccese Ndronico, Francesco De Natale, che durante la frequentazione di una cavità artificiale lungo la costa adriatica della provincia di Lecce ha notato qualcosa di inusuale tra gli esemplari appesi alla volta: un pipistrello completamente bianco.

La segnalazione è giunta alla redazione di Scintilena e all’associazione Tutela Pipistrelli APS, che ha avviato osservazioni sistematiche il 19 e il 29 luglio 2025.[1]

Il sito è una cavità artificiale, nata da un intervento di ripristino ambientale e aperta direttamente sul mare. Al suo interno si trovava una colonia nursery di Rhinolophus hipposideros composta da circa 172 individui.[1]


La femmina albina: caratteristiche e comportamento

L’individuo presentava pelliccia completamente bianca e occhi marcatamente rossi, caratteristiche compatibili con un caso di albinismo vero.

In campo scientifico, l’albinismo è un disordine ipopigmentario ereditario a carattere autosomico recessivo: una mutazione nel gene che codifica per l’enzima tirosinasi blocca la sintesi della melanina, producendo il tipico fenotipo con integumento bianco e iride rossa, dovuta alla visibilità dei vasi sanguigni in assenza del pigmento.[2][1]

All’interno della colonia la femmina non mostrava deviazioni comportamentali evidenti. Si trovava inizialmente in posizione centrale — indice di integrazione sociale — e si è successivamente spostata verso una parete più esposta, permettendone la documentazione fotografica.[1]

Il dettaglio più rilevante dell’osservazione: la femmina era in lattazione e trasportava un piccolo con pigmentazione del tutto normale. La cosa costituisce la prima prova diretta di riproduzione avvenuta con successo in un individuo albino di questa specie.[1]


Il primo caso italiano, tra i più meridionali in Europa

Il ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros, Bechstein 1800) è il più piccolo dei rinolofidi europei, con peso compreso tra 5,6 e 9 grammi e apertura alare fino a 25,4 cm. In Italia è classificato come minacciato (EN) nella Lista Rossa nazionale e protetto dalla Direttiva Habitat dell’UE. La specie è troglofila: frequenta grotte, gallerie e cavità artificiali sia come rifugio invernale sia per le colonie riproduttive estive.[3][4][5][6][7]

L’albinismo nei pipistrelli è un fenomeno raro ma documentato a livello globale. La review scientifica più esaustiva sul tema — Lucati & López-Baucells (2017) — ha analizzato 609 individui con anomalie cromatiche in 115 specie di chirotteri, rilevando 152 casi certi di albinismo su un totale che comprende anche piebaldismo, melanismo, leucismo e ipomelanismo. Per R. hipposideros in particolare, i casi precedentemente documentati erano concentrati nell’Europa centrale: Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia. In Italia non era mai stato segnalato alcun caso.[8][9][10][11][1]

L’osservazione di Lecce è quindi il primo caso documentato di albinismo per questa specie in Italia e una delle segnalazioni più meridionali in Europa.[11][1]


Perché l’albinismo non ha impedito la riproduzione

Nei mammiferi e negli uccelli, l’assenza di melanina espone gli individui albini a maggiori rischi: vulnerabilità alle radiazioni ultraviolette, maggiore visibilità ai predatori e possibile riduzione del riconoscimento da parte dei conspecifici. Nei pipistrelli, il comportamento notturno mitiga in modo significativo il primo e il secondo rischio. Gli ambienti di rifugio chiusi — grotte, gallerie, edifici — aggiungono un ulteriore strato di protezione dalla luce solare, dalla perdita di acqua e dai predatori visivi, aumentando le probabilità di sopravvivenza degli individui albini rispetto a quanto accadrebbe in habitat aperti diurni.[12][1]

I dati della letteratura mostrano che l’84% dei pipistrelli albini censiti era stato trovato proprio all’interno di rifugi chiusi. Nel caso di Lecce, la cavità artificiale ha svolto esattamente questa funzione protettiva.[9][8]

Per quanto riguarda le relazioni sociali, la posizione centrale occupata dalla femmina nella colonia indica che i conspecifici non la escludevano né la marginalizzavano. I risultati si allineano con osservazioni simili condotte su altre specie, in cui l’albinismo — specie in condizioni di rifugio — non sembra compromettere l’integrazione nel gruppo.[13][1]


Il piccolo a pigmentazione normale e la genetica dell’evento

Il fatto che il piccolo trasportato dalla femmina avesse colore normale indica che il maschio con cui si è accoppiata era probabilmente portatore sano dell’allele recessivo per l’albinismo. Essendo l’albinismo a trasmissione autosomica recessiva, il piccolo potrebbe essere a sua volta portatore eterozigote del carattere, senza manifestarlo fenotipicamente.[1]

Gli autori dello studio precisano che, in assenza di analisi genetiche o istologiche, non è possibile escludere in modo definitivo altre anomalie della pigmentazione. La combinazione di pelliccia interamente bianca e occhi rossi rende comunque l’albinismo vero la diagnosi più probabile.[1]


Lo studio e i ricercatori

La segnalazione è stata elaborata scientificamente da Denise Trombin, Alessandra Tomassini e Gaetano Fichera di Tutela Pipistrelli APS. Gaetano Fichera è affiliato anche al Department of Biogeography dell’Università di Trier (Germania) e al Naturkundemuseum di Erfurt. L’articolo è stato pubblicato sull’Italian Journal of Mammalogy, ricevuto il 10 novembre 2025, revisionato il 2 marzo 2026 e accettato il 18 marzo 2026.[1]

Gli autori ringraziano esplicitamente Francesco De Natale del gruppo speleologico Ndronico e la redazione di Scintilena per aver facilitato il contatto tra osservazione sul campo e ricerca scientifica. È un riconoscimento al ruolo insostituibile che gli speleologi svolgono come sentinelle del territorio ipogeo, spesso unici a frequentare i siti dove questi avvenimenti si verificano.[1]


Prospettive future

Il paper indica con chiarezza le direzioni di ricerca necessarie per approfondire la segnalazione: analisi genetiche per la conferma dell’albinismo vero, monitoraggio a lungo termine della femmina e della colonia per valutare sopravvivenza e successo riproduttivo, e indagini sulla variabilità genetica delle popolazioni meridionali italiane di R. hipposideros. La ridotta diversità genetica — possibile nelle popolazioni più piccole e isolate — potrebbe favorire la manifestazione di caratteri recessivi come l’albinismo per effetto dell’inbreeding.[1]

La colonia nursery di 172 individui nella cavità artificiale leccese emerge intanto come sito di interesse conservazionistico rilevante per la specie in una regione, la Puglia, dove il ferro di cavallo minore risulta presente ma poco monitorato.[5][1]


Fonti e riferimenti originali

Articolo principale:

Riferimenti bibliografici citati nel paper:

  • Lucati F. & López-Baucells A. (2017). Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies and the misuse of terms to describe them. Mammal Review, 47(2), 112–123. https://doi.org/10.1111/mam.12083[14]
  • Gaisler J., Kovarik M. & Stefka L. (2011). Two unusual records of the lesser horseshoe bat (Rhinolophus hipposideros) in the Moravian Karst (Czech Republic). Hystrix, the Italian Journal of Mammalogy, 22(1). https://doi.org/10.4404/hystrix-22.1-4649[1]
  • Zortéa M. & Cristina Silva M. (2017). Albinism in the striped spear-nosed bat with an updated list of albino bats in the World. Mammalia, 82(1), 78–84. https://doi.org/10.1515/mammalia-2016-0080[1]
  • Bernardi L.F.D.O. et al. (2019). First record of albinism for the doglike bat, Peropteryx kappleri. Subterranean Biology, 30, 33–40. https://doi.org/10.3897/subtbiol.30.34223[1]
  • Leal E.S.B. et al. (2021). Albinism in Artibeus planirostris and updated list of albino bats in Brazil. Anais da Academia Brasileira de Ciências, 93(4). https://doi.org/10.1590/0001-3765202120200582[15]

Fonti di approfondimento sulla specie:

Fonti
[1] Primo-caso-documentato-di-femmina-in-lattazione-albina-di-Rhinolophus-hipposideros-Bechstein-180.pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/attachments/10794614/3361fca9-5401-44ee-94d9-cb548932a3eb/Primo-caso-documentato-di-femmina-in-lattazione-albina-di-Rhinolophus-hipposideros-Bechstein-1800.pdf?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE7MUMNABX%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T205247Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjED0aCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQCJXru6b6Vr7rGQOwS%2FcifzI8AG40gD1D8suNbY4NWmPgIhALw9DlfBIQy%2BssPwMijcrfZI9qJ8qTvu%2FFOo4bkM32d0KusECAUQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1Igxz3QwhcAHyjXtWMvYqyAT8GFdDw0IJsRkZA6Uu5pDD6roybsx3HYJfWONwup1Aqy%2FmCqpYpnizOvUi7E45wSG%2B7d7HY%2FKrSzfgA1vp2LZI92vAAR8dThdzQcZcykMqv79Vd52E2UMldSEJsGP2Qtr%2BBdJey%2FPCADdCij9FVknti4V2TSCtzKTOwTH5wzDm3cKhAVemo5Rfmes6PSsCBOclRC6QyAnYS3vZi9D93Rmu2fSvpqoewg33V2Ac7nx7dbDhpXWRiCR7yggWc7oAj2L2pOPE%2BH3u%2FESMqnJU8EvztmJfGl1HERoq%2BMhHXri%2FeUG%2BdBXrlQMM08z7EHOFlmZEMP0evn4nmariTbCPpOqUpo%2Fl0lDMGhBYvue%2BInt%2BawIBa8DKyqgkNbv1KrBHsPRynsyKJZhTARTPIk6AMn26IU6PnWAyfs9CUH4f5Ng8Zdgv%2BBIBDpprcTb2avaKchuhJ307lsLtbh%2FcmN%2B1MF9SyuOGc8fQUT4iJpwzRnu3eweCce8Gc00WmnCjq39W450Fjp9FVh6MpaBF5uYLd1FDcBx4nx7dEL%2BD96348o%2BczIOCXkqbPXFJhCjRJC1wsEnecxY3Fsjvt79718BDldDiHn946RmA34cXr6%2F4YkKR8SBnJ3umdUerwhFQMAZWEX%2BFN1rzgkslVZgIpbH09smwYoSKT2rufP8a7KjSQzWUVLYZeqwEFUMyl%2BxVFNX%2FVtPvPHqkx2UKX%2FlNdaH1GHeZANXcA5yq2J9EO6Ec8nX%2Fhb86MPtUeQuF%2BYIuq7Tykls6Sev7vPjRhjDL8drOBjqXAS7DuW4ehSdH159FrxfPFRyV40DtXPYgesnHjwdpH6a9cp5kkN5Lv9T6JrSVllarRkWCckKje3BQB1Wn1TbqPGD%2FjAi%2FfUsb4aUB7XYXZDGFGzXqlXugBgC3NaMWUC4HdDHLzDb2WZt%2FmRA86Xzv7yJH0PLC1EvnsdcvtBNOpbfEt5%2BBeU8SSvmm6nngfODg6lsgfHmxKjA%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=7019042232a812c0793a3b4f5f9f239bb9d663153e7346ab8386e824f6d4c4ca
[2] Albinismo – Chimica-online https://www.chimica-online.it/biologia/albinismo.htm
[3] Rhinolophus hipposideros – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Rhinolophus_hipposideros
[4] RINOLOFO MINORE (Rhinolophus hipposideros) http://www.biodiversita.lombardia.it/materiali/chirotteri/RINOLOFO_MINORE_(Rhinolophus_hipposideros).htm
[5] Ferro di cavallo minore – Rete Natura 2000 Marche https://www.regione.marche.it/natura2000/pagina_base722f.html?id=1783
[6] Lesser horseshoe bat – Rhinolophus hipposideros – (Bechstein, 1800) https://eunis.eea.europa.eu/species/1545
[7] Il ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros) – Scintilena https://www.scintilena.com/il-ferro-di-cavallo-minore-rhinolophus-hipposideros-caratteristiche-e-habitat-del-pipistrello-troglofilo/07/11/
[8] Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies … https://zenodo.org/records/13449708
[9] Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies … https://www.academia.edu/30380140/Chromatic_disorders_in_bats_a_review_of_pigmentation_anomalies_and_the_misuse_of_terms_to_describe_them
[10] [PDF] Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies … https://www.adriabaucells.com/wp-content/uploads/2017/04/LopezBaucells_et_al_2017-2.pdf
[11] [PDF] First record of an albino lactating female of Rhinolophus … http://www.italian-journal-of-mammalogy.it/pdf-219649-137485?filename=First-record-of-an-albino.pdf
[12] Bol. Mus. Para. Emílio Goeldi. Cienc. Nat., Belém, v. 13, n. 2, p. 273-277, maio-ago. 2018 http://editora.museu-goeldi.br/bn/artigos/cnv13n2_2018/first(nascimento).pdf
[13] Albinism in Carollia perspicillata (Chiroptera; Phyllostomidae), in the state of Rondônia, Brazil. A brief review of albinism in bats https://periodicos.ufsc.br/index.php/biotemas/article/download/2175-7925.2017v30n3p71/34873
[14] Chromatic disorders in bats: a review of pigmentation anomalies and the misuse of terms to describe them https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/mam.12083
[15] An Acad Bras Cienc (2021) 93(4): e20200582 DOI 10.1590/0001-3765202120200582 https://www.scielo.br/j/aabc/a/HHSLCYQhySkXPYNSrrvqsxk/?format=pdf
[16] FERRO DI CAVALLO MINORE https://www.tutelapipistrelli.it/ferro-di-cavallo-minore/
[17] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE7MUMNABX%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T205247Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjED0aCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQCJXru6b6Vr7rGQOwS%2FcifzI8AG40gD1D8suNbY4NWmPgIhALw9DlfBIQy%2BssPwMijcrfZI9qJ8qTvu%2FFOo4bkM32d0KusECAUQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1Igxz3QwhcAHyjXtWMvYqyAT8GFdDw0IJsRkZA6Uu5pDD6roybsx3HYJfWONwup1Aqy%2FmCqpYpnizOvUi7E45wSG%2B7d7HY%2FKrSzfgA1vp2LZI92vAAR8dThdzQcZcykMqv79Vd52E2UMldSEJsGP2Qtr%2BBdJey%2FPCADdCij9FVknti4V2TSCtzKTOwTH5wzDm3cKhAVemo5Rfmes6PSsCBOclRC6QyAnYS3vZi9D93Rmu2fSvpqoewg33V2Ac7nx7dbDhpXWRiCR7yggWc7oAj2L2pOPE%2BH3u%2FESMqnJU8EvztmJfGl1HERoq%2BMhHXri%2FeUG%2BdBXrlQMM08z7EHOFlmZEMP0evn4nmariTbCPpOqUpo%2Fl0lDMGhBYvue%2BInt%2BawIBa8DKyqgkNbv1KrBHsPRynsyKJZhTARTPIk6AMn26IU6PnWAyfs9CUH4f5Ng8Zdgv%2BBIBDpprcTb2avaKchuhJ307lsLtbh%2FcmN%2B1MF9SyuOGc8fQUT4iJpwzRnu3eweCce8Gc00WmnCjq39W450Fjp9FVh6MpaBF5uYLd1FDcBx4nx7dEL%2BD96348o%2BczIOCXkqbPXFJhCjRJC1wsEnecxY3Fsjvt79718BDldDiHn946RmA34cXr6%2F4YkKR8SBnJ3umdUerwhFQMAZWEX%2BFN1rzgkslVZgIpbH09smwYoSKT2rufP8a7KjSQzWUVLYZeqwEFUMyl%2BxVFNX%2FVtPvPHqkx2UKX%2FlNdaH1GHeZANXcA5yq2J9EO6Ec8nX%2Fhb86MPtUeQuF%2BYIuq7Tykls6Sev7vPjRhjDL8drOBjqXAS7DuW4ehSdH159FrxfPFRyV40DtXPYgesnHjwdpH6a9cp5kkN5Lv9T6JrSVllarRkWCckKje3BQB1Wn1TbqPGD%2FjAi%2FfUsb4aUB7XYXZDGFGzXqlXugBgC3NaMWUC4HdDHLzDb2WZt%2FmRA86Xzv7yJH0PLC1EvnsdcvtBNOpbfEt5%2BBeU8SSvmm6nngfODg6lsgfHmxKjA%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=3ba8c91d68b2dfce34179dee700456278ea20bb58968df11474125e7045ed32c
[18] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE7MUMNABX%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T205247Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjED0aCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQCJXru6b6Vr7rGQOwS%2FcifzI8AG40gD1D8suNbY4NWmPgIhALw9DlfBIQy%2BssPwMijcrfZI9qJ8qTvu%2FFOo4bkM32d0KusECAUQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1Igxz3QwhcAHyjXtWMvYqyAT8GFdDw0IJsRkZA6Uu5pDD6roybsx3HYJfWONwup1Aqy%2FmCqpYpnizOvUi7E45wSG%2B7d7HY%2FKrSzfgA1vp2LZI92vAAR8dThdzQcZcykMqv79Vd52E2UMldSEJsGP2Qtr%2BBdJey%2FPCADdCij9FVknti4V2TSCtzKTOwTH5wzDm3cKhAVemo5Rfmes6PSsCBOclRC6QyAnYS3vZi9D93Rmu2fSvpqoewg33V2Ac7nx7dbDhpXWRiCR7yggWc7oAj2L2pOPE%2BH3u%2FESMqnJU8EvztmJfGl1HERoq%2BMhHXri%2FeUG%2BdBXrlQMM08z7EHOFlmZEMP0evn4nmariTbCPpOqUpo%2Fl0lDMGhBYvue%2BInt%2BawIBa8DKyqgkNbv1KrBHsPRynsyKJZhTARTPIk6AMn26IU6PnWAyfs9CUH4f5Ng8Zdgv%2BBIBDpprcTb2avaKchuhJ307lsLtbh%2FcmN%2B1MF9SyuOGc8fQUT4iJpwzRnu3eweCce8Gc00WmnCjq39W450Fjp9FVh6MpaBF5uYLd1FDcBx4nx7dEL%2BD96348o%2BczIOCXkqbPXFJhCjRJC1wsEnecxY3Fsjvt79718BDldDiHn946RmA34cXr6%2F4YkKR8SBnJ3umdUerwhFQMAZWEX%2BFN1rzgkslVZgIpbH09smwYoSKT2rufP8a7KjSQzWUVLYZeqwEFUMyl%2BxVFNX%2FVtPvPHqkx2UKX%2FlNdaH1GHeZANXcA5yq2J9EO6Ec8nX%2Fhb86MPtUeQuF%2BYIuq7Tykls6Sev7vPjRhjDL8drOBjqXAS7DuW4ehSdH159FrxfPFRyV40DtXPYgesnHjwdpH6a9cp5kkN5Lv9T6JrSVllarRkWCckKje3BQB1Wn1TbqPGD%2FjAi%2FfUsb4aUB7XYXZDGFGzXqlXugBgC3NaMWUC4HdDHLzDb2WZt%2FmRA86Xzv7yJH0PLC1EvnsdcvtBNOpbfEt5%2BBeU8SSvmm6nngfODg6lsgfHmxKjA%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=f14ace0bd218daa43e44312bab63c1356250e455eac25da8e775c7b676cbf1bf
[19] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE7MUMNABX%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T205247Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjED0aCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQCJXru6b6Vr7rGQOwS%2FcifzI8AG40gD1D8suNbY4NWmPgIhALw9DlfBIQy%2BssPwMijcrfZI9qJ8qTvu%2FFOo4bkM32d0KusECAUQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1Igxz3QwhcAHyjXtWMvYqyAT8GFdDw0IJsRkZA6Uu5pDD6roybsx3HYJfWONwup1Aqy%2FmCqpYpnizOvUi7E45wSG%2B7d7HY%2FKrSzfgA1vp2LZI92vAAR8dThdzQcZcykMqv79Vd52E2UMldSEJsGP2Qtr%2BBdJey%2FPCADdCij9FVknti4V2TSCtzKTOwTH5wzDm3cKhAVemo5Rfmes6PSsCBOclRC6QyAnYS3vZi9D93Rmu2fSvpqoewg33V2Ac7nx7dbDhpXWRiCR7yggWc7oAj2L2pOPE%2BH3u%2FESMqnJU8EvztmJfGl1HERoq%2BMhHXri%2FeUG%2BdBXrlQMM08z7EHOFlmZEMP0evn4nmariTbCPpOqUpo%2Fl0lDMGhBYvue%2BInt%2BawIBa8DKyqgkNbv1KrBHsPRynsyKJZhTARTPIk6AMn26IU6PnWAyfs9CUH4f5Ng8Zdgv%2BBIBDpprcTb2avaKchuhJ307lsLtbh%2FcmN%2B1MF9SyuOGc8fQUT4iJpwzRnu3eweCce8Gc00WmnCjq39W450Fjp9FVh6MpaBF5uYLd1FDcBx4nx7dEL%2BD96348o%2BczIOCXkqbPXFJhCjRJC1wsEnecxY3Fsjvt79718BDldDiHn946RmA34cXr6%2F4YkKR8SBnJ3umdUerwhFQMAZWEX%2BFN1rzgkslVZgIpbH09smwYoSKT2rufP8a7KjSQzWUVLYZeqwEFUMyl%2BxVFNX%2FVtPvPHqkx2UKX%2FlNdaH1GHeZANXcA5yq2J9EO6Ec8nX%2Fhb86MPtUeQuF%2BYIuq7Tykls6Sev7vPjRhjDL8drOBjqXAS7DuW4ehSdH159FrxfPFRyV40DtXPYgesnHjwdpH6a9cp5kkN5Lv9T6JrSVllarRkWCckKje3BQB1Wn1TbqPGD%2FjAi%2FfUsb4aUB7XYXZDGFGzXqlXugBgC3NaMWUC4HdDHLzDb2WZt%2FmRA86Xzv7yJH0PLC1EvnsdcvtBNOpbfEt5%2BBeU8SSvmm6nngfODg6lsgfHmxKjA%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=dec34dae3f5272bcd75e1f057353517b4ec52d50d5e1e663d7a9aa5878d7f9ac

L'articolo Osservata in Puglia la prima femmina albina di ferro di cavallo minore in Italia: allattava un piccolo con pigmentazione normale proviene da Scintilena.

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  • Microplastiche e microfibre negli acquiferi confinati: uno studio italiano sfida le certezze sull’acqua sotterranea
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Microplastiche e microfibre negli acquiferi confinati: uno studio italiano sfida le certezze sull’acqua sotterranea

Apríl 9th 2026 at 11:00

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Le acque profonde non sono al sicuro: ricercatori del Politecnico e dell’Università di Torino trovano microplastiche in tutti e 25 gli acquiferi confinati analizzati nel Nord-Ovest Italia


Acquiferi confinati e microplastiche: un binomio inedito nella ricerca scientifica

Un nuovo studio pubblicato il 2 aprile 2026 sulla rivista internazionale Environmental Research (Elsevier) riaccende il dibattito sulla qualità delle acque sotterranee.

La ricerca, firmata da Valentina Balestra, Matteo Valle, Rossana Bellopede e Adriano Fiorucci del DIATI (Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture) del Politecnico di Torino e del DISAFA dell’Università di Torino, documenta per la prima volta in modo sistematico la presenza di microplastiche (MP) e microfibre (MF) in acquiferi confinati italiani.[1]

Gli acquiferi confinati sono falde idriche racchiuse tra due strati impermeabili, lontane dal contatto diretto con la superficie. Fino a oggi, la letteratura scientifica internazionale le considerava le meno esposte alla contaminazione da microplastiche. Questo studio ribalta quella convinzione.[2]

Il lavoro è parte del dottorato di ricerca di Valentina Balestra ed è disponibile in open access con licenza Creative Commons.[1]


25 acquiferi analizzati, 25 acquiferi contaminati da microparticelle antropogeniche

Il campionamento ha riguardato 25 acquiferi confinati del Nord-Ovest Italia, un’area idrogeologicamente complessa, con sistemi multistrato caratteristici della Pianura Padana piemontese. I risultati sono netti: le microparticelle antropogeniche (AMP) sono state rilevate in tutti i punti di campionamento, senza eccezione alcuna.[1]

La concentrazione media misurata è pari a 90,0 ± 64,3 items per litro, con un range che va da 5,6 a 251,4 items/L. Non si tratta di valori trascurabili, soprattutto considerando che molti di questi acquiferi sono usati per il consumo umano e per l’irrigazione agricola.[1]

Le microplastiche vere e proprie — ossia i polimeri sintetici — sono state trovate in 13 acquiferi su 25, con concentrazioni comprese tra 0 e 6,3 MP/L e una media di 1,9 ± 2 items/L. I polimeri predominanti sono composti vinilici (tra cui derivati del PVC), copolimeri e poliesteri, con piccole quantità di altri sintetici.[1]


Solo il 2,1% è sintetico: le microfibre cellulosiche dominano il quadro

Il dato più rilevante dal punto di vista scientifico riguarda la composizione delle microparticelle rilevate. Solo il 2,1% delle AMP risulta di natura sintetica. La componente dominante è fibrosa e cellulosica: fibre da cotone trattato, cellulosa modificata, rayon e materiali analoghi che, pur non essendo plastiche in senso stretto, sono di origine antropica e rappresentano potenziali vettori di contaminazione.[3][1]

Le fibre costituiscono il 95,2% di tutte le AMP, contro il 4,6% dei frammenti. Il rapporto si inverte quando si considerano le sole microplastiche sintetiche: in quel caso, i frammenti raggiungono il 72% del totale.[1]

Le microfibre risultano tipicamente di piccole dimensioni e di colore chiaro o trasparente. La loro origine è probabilmente legata alle attività agricole circostanti: uso di tessuti per coperture, teli, sacchi e rifiuti cellulosici che si degradano nel suolo e si infiltrano nelle falde nel tempo.[1]


Come le microplastiche raggiungono le acque profonde degli acquiferi confinati

Il confinamento stratigrafico non garantisce un isolamento assoluto. Gli autori individuano diverse vie di accesso delle microplastiche negli acquiferi profondi.[1]

Le attività agricole rappresentano la fonte primaria sospettata. L’uso di teli pacciamanti in plastica, sistemi di irrigazione in polietilene, fanghi di depurazione come ammendanti e la dispersione di microfibre tessili crea nel suolo un serbatoio di particelle che, attraverso eventi di pioggia intensa e percorsi preferenziali nel sottosuolo, possono migrare verso le falde profonde.[4][5]

I pozzi di captazione idrica possono creare connessioni idrauliche tra falde superficiali e acquiferi più profondi, cortocircuitando la naturale separazione stratigrafica. Le operazioni di perforazione, manutenzione e pompaggio possono facilitare questo trasferimento.[6]

Anche le modifiche antropiche della stratigrafia — scavi, costruzioni, riempimenti — possono compromettere la continuità degli strati impermeabili che garantiscono il confinamento. Dove l’aquitard è discontinuo o danneggiato, l’isolamento viene meno.[1]

Infine, i meccanismi di trasporto coloidale e di flusso preferenziale permettono a particelle anche molto piccole di muoversi attraverso matrici porose compatte lungo fratture e discontinuità geologiche naturali.[7][8]


La dimensione conta: i micropollutanti più piccoli sono i più abbondanti

Un aspetto tecnico di notevole importanza riguarda la distribuzione dimensionale delle particelle. Le particelle di grandi dimensioni (tra 1 e 5 mm) rappresentano solo il 17,3% del totale. Al diminuire della dimensione considerata, la concentrazione aumenta.[1]

Questo trend ha due implicazioni dirette. La prima è che le particelle più piccole, potenzialmente più pericolose perché capaci di attraversare le barriere biologiche, sono anche le più numerose negli acquiferi. La seconda è che i dati attuali sottostimano sistematicamente la contaminazione reale: le metodologie di campionamento hanno limiti di rilevazione che escludono le frazioni nanometriche, le meno visibili e le più difficili da caratterizzare.[9][10]


Il legame con la speleologia e gli acquiferi carsici

Per il mondo della speleologia, lo studio assume una rilevanza particolare. Gli acquiferi carsici — più direttamente connessi alla superficie attraverso condotti, grotte e fratture — erano già noti come i più esposti alla contaminazione da microplastiche tra tutti i tipi di acquifero. Studi condotti in Cina hanno documentato concentrazioni tra 2,33 e 9,50 MP/L nelle acque sotterranee carsiche, con picchi durante eventi di piena che portano le concentrazioni fino a 81,3 items/L.[11][2][3]

La scoperta che anche gli acquiferi confinati — ben più isolati — non sono immuni alla contaminazione da microplastiche rafforza l’urgenza di un monitoraggio capillare di tutte le tipologie di falda. Gli speleologi, grazie alla capacità di accedere a sistemi idrici sotterranei altrimenti inaccessibili, possono svolgere un ruolo attivo nel campionamento e nella sorveglianza ambientale. Le grotte rappresentano ambienti sentinella per la qualità delle acque sotterranee e, in questo contesto, per la rilevazione precoce di microinquinanti emergenti.[12]


Normativa europea in aggiornamento: il quadro regolatorio sulle microplastiche nell’acqua

Sul fronte normativo, l’Unione Europea si sta muovendo. La Direttiva Acque Potabili 2020/2184 ha introdotto per la prima volta l’obbligo di monitoraggio delle microplastiche nelle acque destinate al consumo umano. La Decisione Delegata (UE) 2024/1441 definisce la metodologia analitica ufficiale per la misurazione delle MP nelle acque potabili, con applicazione pratica basata su tecniche come la Py-GC-MS per la quantificazione dei principali polimeri (PET, PE, PVC, PP, PS, PC).[13][14]

Non esistono, ad oggi, limiti massimi consentiti per le microplastiche nell’acqua potabile. La mancanza di dati tossicologici sufficientemente consolidati e l’assenza di protocolli standardizzati a livello internazionale rendono ancora difficile la definizione di soglie operative. L’applicazione sistematica del monitoraggio agli acquiferi profondi — confinati o carsici — è ancora lontana dalla piena implementazione.[15]


Salute umana e acqua di falda: un nesso da non ignorare

Le acque sotterranee sono spesso utilizzate per il consumo umano diretto, con trattamenti di potabilizzazione limitati. La presenza di microplastiche nelle falde implica un’esposizione cronica. Studi recenti hanno rilevato microplastiche in campioni di sangue, urina, placenta, latte materno, polmoni e tessuti epatici umani. Gli effetti biologici documentati includono infiammazione cronica, stress ossidativo, interferenza con il sistema endocrino e genotossicità.[16][17][18]

Le microplastiche agiscono anche come vettori di altri contaminanti, come metalli pesanti e composti chimici disturbatori del sistema ormonale (ftalati, bisfenoli), amplificando la tossicità totale rispetto alla sola presenza fisica delle particelle.[19][20]

Un adulto può ingerire fino a 458.000 microplastiche all’anno solo attraverso l’acqua del rubinetto, secondo alcune stime. La variabilità tra i diversi studi è elevata, ma il dato è indicativo dell’entità dell’esposizione potenziale.[21]


Un monitoraggio sistematico degli acquiferi profondi è imprescindibile

Le conclusioni degli autori sono chiare. Data la vulnerabilità delle risorse idriche sotterranee alla contaminazione antropica, alle pressioni legate ai cambiamenti climatici e all’importanza ecologica e sanitaria delle falde acquifere, è necessario implementare strategie di protezione dell’ambiente subsuperficiale e di gestione sostenibile delle risorse idriche.[1]

Lo studio apre la strada a ulteriori indagini sugli acquiferi confinati italiani ed europei. La metodologia applicata — che include la distinzione tra microplastiche sintetiche, microfibre cellulosiche e microparticelle di altro tipo — può rappresentare un riferimento per future campagne di monitoraggio standardizzate. La ricerca non si limita a certificare un problema: indica anche la direzione da seguire per affrontarlo.[1]


Fonti e link originali

Altre Fonti
[1] Microplastic and microfibre pollution in confined aquifers: insights from Italy https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0013935126007474
[2] A review of the influence mechanisms of climate-induced events on groundwater microplastic contamination: A focus on aquifer vulnerabilities and mitigation strategies https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11635876/
[3] Floods enhance the abundance and diversity of anthropogenic microparticles (including microplastics and treated cellulose) transported through karst systems. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0043135423006401
[4] Research advances on microplastics contamination in terrestrial geoenvironment: A review. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0048969724034065
[5] Microplastics in Sludges and Soils: A Comprehensive Review on Distribution, Characteristics, and Effects https://www.mdpi.com/2305-7084/8/5/86
[6] Microplastic contamination in groundwater of rural area, eastern part of Korea. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S004896972303629X
[7] Microplastics in Groundwater: Pathways, Occurrence, and Monitoring Challenges https://www.mdpi.com/2073-4441/16/9/1228
[8] Microplastics in Groundwater: Pathways, Occurrence, and Monitoring Challenges https://www.mdpi.com/2073-4441/16/9/1228/pdf?version=1714040914
[9] Exploring Innovative Approaches for the Analysis of Micro- and Nanoplastics: Breakthroughs in (Bio)Sensing Techniques https://www.mdpi.com/2079-6374/15/1/44
[10] Interlaboratory Comparison Reveals State of the Art in Microplastic Detection and Quantification Methods https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12044667/
[11] Preliminary Study on the Distribution, Source, and Ecological Risk of Typical Microplastics in Karst Groundwater in Guizhou Province, China https://www.mdpi.com/1660-4601/19/22/14751
[12] Adherence of polystyrene microspheres on cave sediment: implications for organic contaminants and microplastics in karst systems. https://pubs.geoscienceworld.org/eeg/article/29/3/157/630552/Adherence-of-Polystyrene-Microspheres-on-Cave
[13] Sampling and Identification of Microplastics in Groundwater. https://app.jove.com/t/68652/sampling-and-identification-of-microplastics-in-groundwater
[14] Implementation plan to monitor microplastics in surface and drinking water using Py-GC-MS according to Decision (EU) 2024/1441. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0269749125005470
[15] Development of “Threshold Microplastics Concentration” Concept and Framework in Drinking Water https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11504262/
[16] Are microplastics in food a risk factor for obesity: Current evidence, mechanistic pathways and emerging health risks associated with human exposure https://www.crosschannel.uk/analysis/microplastics-and-obesity
[17] Effects of Microplastic Exposure on Human Digestive, Reproductive, and Respiratory Health: A Rapid Systematic Review https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11697325/
[18] Health Implications of Widespread Micro- and Nanoplastic Exposure: Environmental Prevalence, Mechanisms, and Biological Impact on Humans https://www.mdpi.com/2305-6304/12/10/730
[19] Microplastic sources, formation, toxicity and remediation: a review https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10072287/
[20] A Detailed Review Study on Potential Effects of Microplastics and Additives of Concern on Human Health https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7068600/
[21] Microplastic contamination of drinking water: A systematic review https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7394398/
[22] Microplastic Contamination in Karst Groundwater Systems https://ngwa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/gwat.12862

L'articolo Microplastiche e microfibre negli acquiferi confinati: uno studio italiano sfida le certezze sull’acqua sotterranea proviene da Scintilena.

Le Dolomiti Friulane in mostra alle Prealpi Giulie: i due parchi regionali celebrano trent’anni con la fotografia di Giovanni Bertagno

Apríl 9th 2026 at 09:00

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Dal 17 aprile al 31 maggio 2026, il Centro visite di Resia ospita “Il silenzio dei Giganti”, esposizione fotografica che unisce due aree protette del Friuli Venezia Giulia nel segno del patrimonio naturale e della conservazione ambientale


“Il silenzio dei Giganti”: la mostra fotografica sulle Dolomiti Friulane apre a Resia

Il Parco naturale delle Prealpi Giulie ospita la mostra fotografica “Il silenzio dei Giganti – Dolomiti Friulane”, con immagini di Giovanni Bertagno, guida naturalistica del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. L’esposizione è stata concessa dal Parco delle Dolomiti Friulane al Parco delle Prealpi Giulie, nell’ambito di una collaborazione istituzionale tra i due enti.[1]

L’inaugurazione è fissata per venerdì 17 aprile 2026 alle ore 18.00 presso il Centro visite del Parco a Resia (UD). La mostra resterà aperta fino al 31 maggio 2026, durante gli orari di apertura del Centro visite. L’ingresso è libero e aperto a tutti.[1]


Giovanni Bertagno: guida e fotografo del territorio dolomitico

Giovanni Bertagno è una guida naturalistica con base a Claut, in provincia di Pordenone. Il suo lavoro fotografico è strettamente legato al Parco delle Dolomiti Friulane: le sue immagini sono apparse nel calendario ufficiale del Parco per il 2024 e ha co-curato in precedenza mostre tematiche sui geositi del territorio.[2][3][4]

Le fotografie in mostra a Resia documentano i paesaggi delle Dolomiti Friulane attraverso uno sguardo che nasce dalla frequentazione diretta e professionale di questi ambienti. La selezione di immagini mette in luce la maestosità delle vette, delle foreste e dei silenzi di questi territori alpini. Il titolo della mostra richiama il silenzio come valore ambientale concreto: una risorsa naturale sempre più rara, legata alla scarsa antropizzazione di queste zone.[5][1]


Trent’anni di tutela ambientale nel Friuli Venezia Giulia

Entrambi i parchi sono stati istituiti il 30 settembre 1996 con la Legge Regionale n. 42 della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Nel 2026 ricorre dunque il loro trentennale, celebrato con un programma di eventi che si estende lungo tutto l’anno sul territorio regionale.[6][7][8][9]

La mostra “Il silenzio dei Giganti” si inserisce in questo calendario di celebrazioni come una delle prime iniziative pubbliche del programma primaverile. All’inaugurazione del 17 aprile saranno presenti i Presidenti dei due Parchi regionali: Anna Micelli per le Prealpi Giulie e Antonio Carrara per le Dolomiti Friulane. La loro partecipazione sottolinea la valenza istituzionale di questa collaborazione.[10][11][1]


Il Parco delle Dolomiti Friulane: un territorio di rilevanza mondiale

Il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane è la più vasta delle due aree protette regionali: copre 36.950 ettari tra le province di Pordenone e Udine. Il suo territorio comprende la Valcellina, l’Alta Valle del Tagliamento e la Val Tramontina. Le Dolomiti Friulane fanno parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, riconoscimento ottenuto il 26 giugno 2009 insieme ad altri otto sistemi dolomitici.[12][13][5]

Dal punto di vista naturalistico, il Parco ospita una fauna di grande ricchezza: camosci, cervi, stambecchi, galli cedroni, falchi pellegrini e circa otto coppie nidificanti di aquila reale. La flora riflette la complessità ambientale di un territorio che ha funzionato da rifugio per molte specie durante le glaciazioni quaternarie.[14][15]


Il Centro visite di Resia: natura e cultura in Val Resia

La sede della mostra è il Centro visite del Parco delle Prealpi Giulie a Resia, in Val Resia. Questo territorio è sede di una minoranza linguistica di origine paleoslava: i resiani parlano una lingua con caratteristiche uniche, non riscontrabili nelle varietà slovene confinanti. La Val Resia custodisce tradizioni musicali, folkloristiche e culturali che si affiancano a un ambiente naturale di grande valore, con il Monte Canin (2.587 m) come cima principale del Parco.[16][17][18]

Il Parco delle Prealpi Giulie si estende su circa 9.400 ettari nella provincia di Udine ed è parte della Riserva transfrontaliera della Biosfera MaB UNESCO, condivisa con la Slovenia su un’area complessiva di oltre 700 chilometri quadrati e con oltre 22.000 abitanti coinvolti. Nel 2026 ricorre anche il ventennale della Riserva naturale della Val Alba, gestita dallo stesso ente parco.[19][10]


La fotografia naturalistica come strumento di educazione ambientale

Con questa iniziativa, il Parco delle Prealpi Giulie rinnova il proprio impegno nella promozione della cultura ambientale. La mostra invita il pubblico a riflettere sul rapporto tra uomo e natura e sull’importanza della conservazione degli ecosistemi alpini. Il 2026 prevede per il Parco un programma articolato: trenta escursioni gratuite tra aprile e ottobre, quattordici eventi naturalistici e sei serate pubbliche nei comuni del territorio.[10][1]

La collaborazione tra i due parchi regionali dimostra come le aree protette del Friuli Venezia Giulia operino sempre più come una rete coordinata di conservazione, capace di condividere risorse, contenuti e visioni per raggiungere un pubblico più ampio. A trent’anni dalla loro istituzione, “Il silenzio dei Giganti” è un modo concreto e accessibile di raccontare cosa significa custodire un territorio naturale nel tempo.[8][20]


Per informazioni: info@parcoprealpigiulie.it – 0433 53534

Fonti
[1] MOSTRA FOTOGRAFICA “IL SILENZIO DEI GIGANTI. DOLOMITI … https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/attivita/gli-eventi/mostra-fotografica-il-silenzio-dei-giganti-dolomiti-friulane
[2] Le guide del Parco | Parco Dolomiti Friulane https://www.parcodolomitifriulane.it/visite-guidate/le-guide-del-parco/
[3] [PDF] Calendario 2024 – Parco Dolomiti Friulane https://www.parcodolomitifriulane.it/wp-content/uploads/2023/12/ENTE-PARCO-DOLOMITI-FRIULANE-calendario-fotografico-2024.pdf
[4] Parco Naturale Dolomiti Friulane – Facebook https://www.facebook.com/dolomitifriulane/posts/%EF%B8%8Fil-progetto-che-stiamo-portando-avanti-per-la-valorizzazione-dei-geositi-del-pa/10158482714381975/
[5] Chi siamo | Parco Dolomiti Friulane https://www.parcodolomitifriulane.it/ente-parco/chi-siamo/
[6] Parco naturale delle Dolomiti Friulane – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_naturale_delle_Dolomiti_Friulane
[7] La Storia, Parco Naturale delle Prealpi Giulie https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/territorio/storia
[8] IL FRIULI VENEZIA GIULIA CELEBRA I 30 ANNI DEI PARCHI E … https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/attivita/avvisi-e-news/il-friuli-venezia-giulia-celebra-i-30-anni-dei-parchi-e-delle-riserve-naturali-regionali
[9] 30 anni di Parchi e Riserve FVG: il calendario degli eventi 2026 https://www.friulioggi.it/cronaca/trentennale-parchi-riserve-naturali-fvg-eventi-26-febbraio-2026/
[10] TRENT’ANNI DI PARCO, VENT’ANNI DI VAL ALBA: IL 2026 TRA … https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/attivita/avvisi-e-news/trentanni-di-parco-ventanni-di-val-alba-il-2026-tra-natura-escursioni-e-anniversari
[11] VERBALE DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO https://amministrazioneparcodolomitifriulane.insiel.it/media/files/A00022/attachment/Num.pdf
[12] Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane – Magico Veneto https://www.magicoveneto.it/friuli/ParchiFriuli/Parco-Naturale-Regionale-Dolomiti-Friulane.htm
[13] Dolomiti Friulane patrimonio UNESCO: viaggio nella bellezza selvaggia | Visititaly.eu https://www.visititaly.eu/it/unesco/dolomiti-friulane-unesco-cosa-vedere
[14] Archivi La fauna | Parco Dolomiti Friulane https://www.parcodolomitifriulane.it/la-fauna/
[15] Flora e Fauna del Parco Naturale Dolomiti Friulane https://www.dolomiti.it/it/fauna/flora-e-fauna-del-parco-naturale-dolomiti-friulane
[16] Isole etniche in Friuli – valresia.it http://www.valresia.it/studi/geografia/isoleetniche.html
[17] Peculiarità resiane https://www.balcanicaucaso.org/aree/Italia/Peculiarita-resiane-43908
[18] Parco naturale delle Prealpi Giulie – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_naturale_delle_Prealpi_Giulie
[19] Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Notizie dalla … https://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=%2Frafvg%2Fcms%2FRAFVG%2Fnotiziedallagiunta%2F&nm=20241127142251002
[20] Le aree naturali protette regionali compiono 30 anni https://www.studionord.news/le-aree-naturali-protette-regionali-compiono-30-anni/
[21] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE3OQBC5TL%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T052905Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEC0aCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIDnlI%2BN0aFt8n89D04J1nK09vljs%2Bjg5MPGos0dIhstkAiEA4LO3a%2FsToz4PwmfNa4ZL7%2Bb1PhAopQzWZlmgf6c5nEYq9AQI9v%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDH4NJ6H%2Fu%2Bk9ul77KSrIBNZK%2Bc9YRoy1Terh0ea4Jj0rsb3i4WnA96DXsoqJ99G2g6YO5ZjjlNHRfhK1b%2FbsZq6Wg5LM1F0iHHxRUk4GgGZcLpOMWkzMK2i2YAxs%2BPPDZGsdqWilGyBi2n080nDwgDHlJA0ouGZCEQnyHKYKwOge2dsqqPF5j1PKOcCIiCSTZpiNSILfjmPDKxZIChRyi03PzsxnebCTdbfXhJWmMuahfmlyAcCrqPJxQ1D4jQ7hfKVksl%2FoIn7YBBvic6uNYrJfpx4eT40qbPv7eGSKhkoxFnTESbz7fKTRCxwLPZYHWBoI1LsQ2fgMAkx2dH%2BlMKHpAiIg6dkLmDxmUSJN2KkYnS2%2BL%2B3rzw63b7vjeZ7yowSNK4vk7jskIdwfq65lCTOOGTwHXTdcwACXJulT69sB2fCE8LB%2BwYr%2BJBvdx2F2aca5R9dUMb6%2BM%2Fm%2BmdE%2BkaMSC%2BSop7Zvzu2M5Zt129TQ43nkAYRBeP0z6YvU6pqp0jr4X22zOQ9C%2BHT2vvAE2aXjDUjyasExmAuUEFknT3EF%2F7oDsyAgr%2FyGwMYL80igcLqJtFytlWZ9dL0OBiHClu3VRmvVpAvvYjOk85IJJbEBLBfd%2BjzS3NmTx%2FkdQvVh7quiFPld0nZfVLkRmhVXJJeuUriJI4EgHeFnSIFVFq5%2FqQtfzd2A2l1VoTPCL6aMc6fY1zVRuEHntt9tCFEF3isbWzsJzm0ie2wV5QONwgcelby%2BeiPEZ%2FFnM%2BpLBuCM%2FnLMp1J6xmXUXmqbqCfVbFZ5PjoPcC4sMIm9184GOpgBQ2WHFQW9rjgK3Kg2hVQHX6uAOR8qUrUD4vJ%2BoTGfu9mZDioIOUofl8Iq209ttoJ4yNzapZ9GhA72YuORewefC9RzuftQd%2BnCUyMJJPS103TRP%2BMSYbkfzP8QiOQ%2FeLeZgYTmj9qfu0cRO6knzJktf7CK6wqoYQy5WyBquN0KKcVDtNZiFUlKjS2QyNMORhRg3zHA99TjBQE%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=b6626855481ddaa6f301240fe2e605997b0be5967147edbaedb2a4fb5aa7b88b
[22] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE3OQBC5TL%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T052905Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEC0aCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIDnlI%2BN0aFt8n89D04J1nK09vljs%2Bjg5MPGos0dIhstkAiEA4LO3a%2FsToz4PwmfNa4ZL7%2Bb1PhAopQzWZlmgf6c5nEYq9AQI9v%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDH4NJ6H%2Fu%2Bk9ul77KSrIBNZK%2Bc9YRoy1Terh0ea4Jj0rsb3i4WnA96DXsoqJ99G2g6YO5ZjjlNHRfhK1b%2FbsZq6Wg5LM1F0iHHxRUk4GgGZcLpOMWkzMK2i2YAxs%2BPPDZGsdqWilGyBi2n080nDwgDHlJA0ouGZCEQnyHKYKwOge2dsqqPF5j1PKOcCIiCSTZpiNSILfjmPDKxZIChRyi03PzsxnebCTdbfXhJWmMuahfmlyAcCrqPJxQ1D4jQ7hfKVksl%2FoIn7YBBvic6uNYrJfpx4eT40qbPv7eGSKhkoxFnTESbz7fKTRCxwLPZYHWBoI1LsQ2fgMAkx2dH%2BlMKHpAiIg6dkLmDxmUSJN2KkYnS2%2BL%2B3rzw63b7vjeZ7yowSNK4vk7jskIdwfq65lCTOOGTwHXTdcwACXJulT69sB2fCE8LB%2BwYr%2BJBvdx2F2aca5R9dUMb6%2BM%2Fm%2BmdE%2BkaMSC%2BSop7Zvzu2M5Zt129TQ43nkAYRBeP0z6YvU6pqp0jr4X22zOQ9C%2BHT2vvAE2aXjDUjyasExmAuUEFknT3EF%2F7oDsyAgr%2FyGwMYL80igcLqJtFytlWZ9dL0OBiHClu3VRmvVpAvvYjOk85IJJbEBLBfd%2BjzS3NmTx%2FkdQvVh7quiFPld0nZfVLkRmhVXJJeuUriJI4EgHeFnSIFVFq5%2FqQtfzd2A2l1VoTPCL6aMc6fY1zVRuEHntt9tCFEF3isbWzsJzm0ie2wV5QONwgcelby%2BeiPEZ%2FFnM%2BpLBuCM%2FnLMp1J6xmXUXmqbqCfVbFZ5PjoPcC4sMIm9184GOpgBQ2WHFQW9rjgK3Kg2hVQHX6uAOR8qUrUD4vJ%2BoTGfu9mZDioIOUofl8Iq209ttoJ4yNzapZ9GhA72YuORewefC9RzuftQd%2BnCUyMJJPS103TRP%2BMSYbkfzP8QiOQ%2FeLeZgYTmj9qfu0cRO6knzJktf7CK6wqoYQy5WyBquN0KKcVDtNZiFUlKjS2QyNMORhRg3zHA99TjBQE%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=86e1194825d1ddc96e2d8abbdc507d05809788552a65dfa1048217e8a5ef443d
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