❌

Základné zobrazenie

  • ✇Scintilena
  • GrindExplo 2026: rotazione dei bivacchi e disostruzione nella grotta più profonda della Romania
    Condividi Nella giornata del 30 settembre la spedizione GrindExplo 2026 ha concentrato uomini, batterie, bombole e materiali tra le quote di -420, -540 e -775 metri nell’Avenul de sub Vârful Grind, nei Monti Piatra Craiului. Una giornata tra profondità e superficie L’esplorazione sotterranea richiede una logistica continua. Il resoconto di GrindExplo 2026 del 30 settembre descrive una giornata scandita da trasporti, ricambi di squadra e attività di disostruzione nell’Avenul de sub Vârf
     

GrindExplo 2026: rotazione dei bivacchi e disostruzione nella grotta più profonda della Romania

Október 5th 2026 at 14:00

Condividi

Nella giornata del 30 settembre la spedizione GrindExplo 2026 ha concentrato uomini, batterie, bombole e materiali tra le quote di -420, -540 e -775 metri nell’Avenul de sub Vârful Grind, nei Monti Piatra Craiului.

Una giornata tra profondità e superficie

L’esplorazione sotterranea richiede una logistica continua. Il resoconto di GrindExplo 2026 del 30 settembre descrive una giornata scandita da trasporti, ricambi di squadra e attività di disostruzione nell’Avenul de sub Vârful Grind, in Romania.

Al mattino Emi è risalito dal bivacco posto a -775 metri fino a quello a -540 metri. Ha trasportato due bombole destinate alle attività nel settore profondo. Poi è tornato verso il terminus, dove ha proseguito l’allargamento di un passaggio insieme ad Alex.

La presenza di una squadra al fronte e di altre persone dedicate alla catena dei trasporti mostra il carattere collettivo di GrindExplo 2026. In cavità profonde, ogni intervento dipende dall’arrivo di energia, materiali, viveri e attrezzature tecniche. La progressione non è quindi limitata al lavoro davanti al punto esplorativo.

Avenul de sub Vârful Grind e il lavoro al terminus

L’Avenul de sub Vârful Grind si trova sul versante orientale dei Monti Piatra Craiului. L’ingresso è indicato attorno a 1.922 metri di quota. La cavità è inserita nell’area protetta del Parco Nazionale Piatra Craiului ed è conosciuta come la grotta più profonda della Romania.[1][2]

Le fonti pubblicate dal Clubul de Speologie Silex Bra?ov e dalla Federazione Rumena di Speleologia riportano per la cavità una profondità superiore agli 800 metri; dopo i rilievi resi noti nel 2025 è stato comunicato il valore di -815 metri. I valori possono variare tra i resoconti, perché le esplorazioni e la topografia dei nuovi rami aggiornano progressivamente il dato.[3][4]

La struttura dell’Avenul de sub Vârful Grind è tipicamente alpina. Comprende una successione di pozzi e tratti di collegamento, con un percorso che richiede autonomia tecnica e tempi di movimento rilevanti. Le attività di disostruzione condotte da Emi e Alex al terminus puntano ad ampliare passaggi che limitano la prosecuzione, senza che il bollettino del 30 settembre comunichi ancora un avanzamento metrico o una nuova quota.

Batterie, acqua e materiali nella GrindExplo 2026

A metà giornata Claudiu ha lasciato il bivacco di -540 metri per risalire in superficie, trasportando gli accumulatori utilizzati nei giorni precedenti. Una volta arrivato al rifugio speleologico, le batterie sono state messe in carica per essere reimmesse nel ciclo dei trasporti verso l’aven.

L’elettricità è una risorsa operativa essenziale in una spedizione come GrindExplo 2026. Alimenta lampade, strumenti e attrezzature impiegate nelle zone di lavoro. Il recupero e la ricarica degli accumulatori richiedono una gestione precisa, soprattutto quando il fronte esplorativo si trova molte centinaia di metri sotto l’ingresso.

David è rimasto al bivacco di -540 metri per una giornata di riposo. Narcis e Gabi hanno invece riordinato l’equipaggiamento presente al bivacco e ne hanno trasferito una parte verso La Gunoaie, a -420 metri. In serata era previsto anche il loro rientro in superficie.

Alina è entrata nella cavità con batterie cariche, cibo e altri materiali per gli speleologi impegnati nel sottosuolo. Ha raggiunto il bivacco di -540 metri, dove si trovava David. Nello stesso ingresso Cristina e Iris hanno effettuato una punta fino alla sorgente situata a -115 metri, con il compito di portare acqua al rifugio speleologico.

Bivacchi sotterranei e continuità dell’esplorazione

I bivacchi a -540 e -775 metri sono nodi fondamentali per l’organizzazione della GrindExplo 2026. Consentono di distribuire le permanenze, ridurre le distanze affrontate in una sola giornata e predisporre materiali vicino ai settori più impegnativi.

La giornata del 30 settembre non viene descritta come un momento isolato. È parte di una sequenza di lavoro in cui persone e attrezzature si muovono tra superficie e profondità. Il trasporto delle bombole verso il basso, la risalita degli accumulatori scarichi, la discesa delle batterie cariche e l’approvvigionamento d’acqua delineano una catena logistica indispensabile per mantenere operative le squadre.

La spedizione Grind 2026 è stata annunciata dalla Federazione Rumena di Speleologia dal 19 settembre al 4 ottobre. Tra i soggetti indicati nei materiali della spedizione figurano l’Asocia?ia Speologic? Focul Viu, il Clubul de Speologie Silex Bra?ov, la Federa?ia Român? de Speologie e il Clubul de Speologie Avenul. Il bilancio esplorativo conclusivo dipenderà dai dati raccolti e dalla documentazione topografica delle attività svolte.[2]

Fonti

Fonti
[1] Avenul de sub Vârful Grind – cea mai adânc? pe?ter? din România https://www.cjarges.ro/avenul-de-sub-varful-grind
[2] „Grind 2026” Expedition – Federa?ia Român? de Speologie https://www.frspeo.ro/grind-2026-expedition/
[3] Avenul de sub Vârful Grind – Clubul de Speologie Silex Bra?ov https://speosilex.ro/avenul-de-sub-varful-grind/
[4] Avenul de sub Vârful Grind – Masivul Piatra Craiului – Speologie.org https://www.speologie.org/avenul-de-sub-varful-grind
[6] Avenul de sub Col?ii Grindului – Wikipedia https://ro.wikipedia.org/wiki/Avenul_de_sub_Col%C8%9Bii_Grindului
[7] Recordul de adâncime din România a fost stabilit la Avenul de sub … https://www.radiobrasovfm.ro/stiri-nationale/stiri-din-actualitate/recordul-de-adancime-din-romania-a-fost-stabilit-la-avenul-de-sub-varful-grind-id201927.html
[8] În Avenul de sub Vârful Grind s-a înregistrat un nou record na?ional … https://www.radiovacanta.ro/stiri/in-avenul-de-sub-varful-grind-s-a-inregistrat-un-nou-record-national-de-adancime-65951.html
[9] În Avenul de sub Vârful Grind s-a înregistrat un nou record na?ional … https://www.radiobrasovfm.ro/stiri-din-brasov/in-avenul-de-sub-varful-grind-s-a-inregistrat-un-nou-record-national-de-adancime-id210772.html
[10] Video – Avenul de sub Vârful Grind, cea mai adâc? pe?ter? din … https://stirileprotv.ro/video/play/avenul-de-sub-varful-grind-cea-mai-adaca-pestera-din-romania-a-fost-explorata-pana-la-800-de-metri-adancime/
[11] Grind Explo 2025: Speleologia internazionale nell’Avenul de sub … https://www.scintilena.com/grind-explo-2025-speleologia-internazionale-nellavenul-de-sub-varful-grind/07/08/
[12] speologie, Avenul de sub Col?ii Grindului https://sites.google.com/site/romanianatura78/home/carpatii-meridionali/piatra-craiului/avenul-de-sub-coltii-grindului-avenul-de-sub-varful-grind-in-muntii-piatra-craiului
[13] Clubul de speologie Avenul – Brasov https://www.avenul.ro/
[14] Tab?ra de explorare „Grind 2025” | Federa?ia Român? de Speologie https://www.frspeo.ro/tabara-de-explorare-grind-2025/
[15] Proiectare profil 0 pentru Avenul de sub Vârful Grind 2024 https://www.studocu.com/ro/document/universitatea-transilvania-din-brasov/dreptul-integrat-al-mediului/grind-2024-profil-proiectat-0-scara-1-1000-pereti-pb-v1/118986186?origin=related-document

L'articolo GrindExplo 2026: rotazione dei bivacchi e disostruzione nella grotta più profonda della Romania proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Tláloc Vertical Fest 2026 a Ocuilan: due giorni di canyoning e debutto annunciato del discensore TH1
    Condividi Il 21 e 22 novembre il Tláloc Vertical Fest 2026 è annunciato a Ocuilan, nello Stato del Messico. Ocuiltlan Aventuras indica due canyon come scenario dell’iniziativa e prevede la presentazione ufficiale del dispositivo Tláloc Descensor TH1; programma, quote e modalità di iscrizione devono ancora essere pubblicati. Tláloc Vertical Fest 2026: date e sede dell’iniziativa Il Tláloc Vertical Fest 2026 è annunciato per sabato 21 e domenica 22 novembre a Ocuilan, nello Stato del Messico
     

Tláloc Vertical Fest 2026 a Ocuilan: due giorni di canyoning e debutto annunciato del discensore TH1

Október 5th 2026 at 13:00

Condividi

Il 21 e 22 novembre il Tláloc Vertical Fest 2026 è annunciato a Ocuilan, nello Stato del Messico. Ocuiltlan Aventuras indica due canyon come scenario dell’iniziativa e prevede la presentazione ufficiale del dispositivo Tláloc Descensor TH1; programma, quote e modalità di iscrizione devono ancora essere pubblicati.

Tláloc Vertical Fest 2026: date e sede dell’iniziativa

Il Tláloc Vertical Fest 2026 è annunciato per sabato 21 e domenica 22 novembre a Ocuilan, nello Stato del Messico. La comunicazione diffusa da Ocuiltlan Aventuras presenta l’appuntamento come un evento dedicato al canyoning, alle tecniche verticali e alla prova sul campo di nuove attrezzature.

Il calendario indicato è di due giornate. L’organizzazione dichiara che l’attività si svolgerà in due canyon. Non sono ancora stati resi pubblici i nomi degli itinerari, le difficoltà, le portate previste, i dislivelli dei salti né i requisiti tecnici richiesti ai partecipanti.

Queste informazioni saranno rilevanti per definire il profilo dell’evento. Nel canyoning, la scelta di percorsi e condizioni ambientali incide direttamente su equipaggiamento, composizione dei gruppi, gestione delle corde e procedure di sicurezza.

Ocuilan è un comune dello Stato del Messico nel quale il canyoning figura tra le attività di turismo d’avventura promosse a livello locale. Il portale municipale cita, fra le aree naturali del territorio, le Cascadas del Obraje: sei cascate inserite in un canyon, con salti segnalati fra circa 6 e 55 metri e accessibili con attrezzatura specifica.[1]

Canyoning a Ocuilan e contesto territoriale

Il contesto di Ocuilan offre ambienti con corsi d’acqua, cascate, boschi misti e pareti rocciose. Le informazioni turistiche del municipio menzionano esplicitamente rappel e canyoning. Questo quadro spiega la scelta della località per il Tláloc Vertical Fest 2026, pur senza consentire di identificare con certezza i due canyon previsti dal programma.[1]

Il canyoning combina progressione in forra, calate su corda, attraversamento di tratti acquatici e valutazione costante del rischio. In presenza di cascate, l’acqua può ridurre la visibilità e aumentare le difficoltà di comunicazione e manovra. Un resoconto dedicato alle Cascadas del Obraje descrive proprio le criticità della discesa sotto una forte portata, tra roccia bagnata, visibilità ridotta e necessità di controllare con precisione la corda.[2]

Per questo la diffusione preventiva dei dati tecnici e dei criteri di accesso sarà un passaggio necessario prima delle iscrizioni. I partecipanti dovranno conoscere con anticipo l’impegno dei percorsi, le condizioni stagionali e l’equipaggiamento indispensabile.

La denominazione Tláloc richiama la divinità mesoamericana associata alle sorgenti e alle piogge. Il riferimento è coerente con un evento collocato in un ambiente di canyon e cascate, ma non modifica la natura tecnica dell’iniziativa, centrata sulle pratiche verticali.[3]

Tláloc Descensor TH1: presentazione annunciata

Uno degli elementi principali comunicati per il Tláloc Vertical Fest 2026 è la presentazione ufficiale del Tláloc Descensor TH1. Secondo l’annuncio, il dispositivo sarà mostrato e potrà essere provato durante l’evento.

Al momento non risultano disponibili online schede tecniche ufficiali verificabili sul Tláloc Descensor TH1. Non sono quindi noti, in modo documentato, materiali, campo d’impiego, diametri di corda compatibili, certificazioni, istruzioni d’uso, limiti operativi o configurazioni di frenaggio.

La mancanza di questi dettagli impone prudenza nella descrizione. L’espressione “discensore” indica uno strumento destinato a controllare la discesa su corda, ma le caratteristiche effettive del TH1 dovranno essere valutate attraverso la documentazione del produttore e le eventuali certificazioni applicabili.

Una prova dimostrativa non sostituisce la formazione tecnica. L’uso di un nuovo dispositivo richiede la lettura del manuale, l’apprendimento delle manovre previste e una verifica della compatibilità con corde, connettori, imbracature e contesto operativo.

Programma, iscrizioni e dati attesi

Ocuiltlan Aventuras ha annunciato la pubblicazione successiva del programma completo, dei prezzi, delle collaborazioni, delle prove previste e dei dettagli per la registrazione. Per ora non sono disponibili indicazioni pubbliche sulla capacità massima, sui livelli di esperienza ammessi, sulla presenza di guide, sull’assicurazione o sui protocolli di emergenza.

Chi intende prendere parte al Tláloc Vertical Fest 2026 dovrà verificare gli aggiornamenti dell’organizzazione prima di pianificare il viaggio. Sarà opportuno chiedere informazioni sulle condizioni idrologiche, sulle attrezzature obbligatorie, sul materiale eventualmente fornito per la prova del Tláloc Descensor TH1 e sulle responsabilità legate alla partecipazione.

Per i praticanti di canyoning, l’appuntamento può rappresentare un momento di confronto sulle tecniche verticali e sulle attrezzature. La valutazione del dispositivo, però, dovrà basarsi su dati tecnici completi e su un impiego conforme alle istruzioni che saranno rese disponibili.

Fonti

Fonti
[1] Turismo | H. Ayuntamiento de Ocuilan http://ocuilan.edomex.gob.mx/turismo
[2] Cañonismo: Cascadas del Obraje, Ocuilán, Estado de México https://www.livethemountain.com/2020/05/20/canonismo-cascadas-del-obraje-ocuilan-estado-de-mexico/
[3] Tlaloc – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/tlaloc_(Enciclopedia-Italiana)/
[5] Distracciones literarias https://periodicocorreo.com.mx/carton/2026/oct/02/distracciones-literarias-168074.html
[6] Tlaloc – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Tlaloc
[7] Aventura en Ocuilan. Rappel y Tirolesa – Pueblos Mágicos https://pueblosmagicos.mexicodesconocido.com.mx/touroperator/165-aventura-en-ocuilan-rappel-y-tirolesa/
[8] VerticalMovie Festival 2026 | Cinema Verticale a Roma https://www.verticalmovie.it/
[9] Ariadna Ayala comparte mapa para recorrer el Valle de Catrinas 2026 en Atlixco https://www.diariocambio.com.mx/2026/municipios/atlixco/ariadna-ayala-inaugura-valle-de-catrinas-2026-en-atlixco/
[10] Percorso Tlaloc telapon – Wikiloc https://it.wikiloc.com/percorsi-alpinismo/tlaloc-telapon-281700194
[11] Monte Tláloc Trail from San Pablo Ixayoc – AllTrails https://www.alltrails.com/it-it/sentiero/mexico/mexico/ruta-monte-tlaloc-desde-san-pablo-ixayoc

L'articolo Tláloc Vertical Fest 2026 a Ocuilan: due giorni di canyoning e debutto annunciato del discensore TH1 proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Popoli indigeni e biodiversità: il ruolo dei territori tradizionali nella tutela delle foreste
    Condividi La Giornata internazionale del 9 agosto richiama l’attenzione sul legame tra diritti territoriali, conoscenze indigene, conservazione della biodiversità e gestione delle foreste. Giornata internazionale dei Popoli Indigeni: origine e significato Ogni 9 agosto ricorre la Giornata internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo. La data ricorda la prima riunione del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle popolazioni indigene, svolta a Ginevra nel 1982. È un appuntamento dedicato a
     

Popoli indigeni e biodiversità: il ruolo dei territori tradizionali nella tutela delle foreste

Október 5th 2026 at 12:00

Condividi

La Giornata internazionale del 9 agosto richiama l’attenzione sul legame tra diritti territoriali, conoscenze indigene, conservazione della biodiversità e gestione delle foreste.

Giornata internazionale dei Popoli Indigeni: origine e significato

Ogni 9 agosto ricorre la Giornata internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo. La data ricorda la prima riunione del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle popolazioni indigene, svolta a Ginevra nel 1982. È un appuntamento dedicato ai diritti, alle culture e alle condizioni di vita delle comunità indigene. È anche una ricorrenza utile per osservare il loro rapporto con gli ecosistemi.[1]

Le Nazioni Unite stimano in circa 476 milioni le persone indigene presenti in 90 Paesi. Rappresentano meno del 6% della popolazione mondiale e custodiscono migliaia di culture e gran parte delle circa 7.000 lingue esistenti. La loro condizione sociale resta spesso segnata da esclusione e violazioni dei diritti territoriali.[1]

Territori indigeni, foreste e biodiversità mondiale

I territori indigeni coprono circa il 28% della superficie terrestre del pianeta e comprendono l’11% delle foreste mondiali. In queste aree si concentra una parte rilevante della biodiversità ancora presente sulla Terra. Il dato non deve trasformare le comunità in semplici strumenti di conservazione. Indica invece che tutela della biodiversità e riconoscimento dei diritti indigeni sono questioni strettamente connesse.[1]

La FAO rileva che molti territori gestiti dai Popoli Indigeni coincidono con foreste ecologicamente integre. Le pratiche di governo locale delle risorse, sviluppate nel tempo e adattate ai singoli ambienti, contribuiscono a mantenere habitat, specie e funzioni ecologiche. Per le politiche ambientali, questo significa considerare i titolari dei diritti come soggetti decisionali e non soltanto come destinatari di progetti esterni.[2]

Il rapporto con la biodiversità è quindi anche un tema di gestione del paesaggio. Foreste, corsi d’acqua, zone umide, pascoli, montagne e coste sono spesso parte di territori in cui la presenza umana ha lasciato nel tempo pratiche, limiti e regole di uso delle risorse. La stessa definizione di ambiente “naturale” non può prescindere da queste storie di abitazione, utilizzo e protezione locale.[2]

Conoscenze indigene e gestione sostenibile delle risorse

Le conoscenze indigene comprendono pratiche agricole, pesca, caccia, raccolta, uso delle piante e regole comunitarie per l’accesso alle risorse. Sono sistemi diversi tra loro. Non esiste un unico modello indigeno di gestione del territorio. Il loro tratto comune è il legame costruito nel tempo con ecosistemi specifici, con lingue, istituzioni locali e trasmissione intergenerazionale del sapere.

I sistemi alimentari indigeni possono assicurare tra il 50% e l’80% dell’approvvigionamento alimentare e delle risorse in alcune comunità, secondo le Nazioni Unite. Questo dato evidenzia la loro capacità di sostenere mezzi di sussistenza locali. Evidenzia anche la dipendenza dalla continuità ecologica delle foreste, delle acque interne, dei pascoli e delle aree costiere.[1]

L’UNESCO sottolinea che i saperi locali e indigeni sono parte delle economie, delle culture e dei sistemi spirituali delle comunità. Per questo la documentazione e l’impiego di tali conoscenze nella conservazione devono rispettarne l’integrità. Il programma UNESCO LINKS lavora sul dialogo tra differenti detentori di conoscenza e sulla presenza delle conoscenze indigene nelle politiche e nelle valutazioni relative a biodiversità ed ecosistemi.[3]

La Convenzione sulla diversità biologica, nell’articolo 8(j), invita gli Stati a rispettare, preservare e mantenere conoscenze, innovazioni e pratiche delle comunità indigene e locali rilevanti per la conservazione. La loro applicazione più ampia deve avvenire con l’approvazione e il coinvolgimento dei titolari di tali saperi.[3]

Diritti territoriali contro deforestazione e crisi climatica

Cambiamento climatico, deforestazione, perdita di biodiversità, estrazione di risorse e perdita di controllo sui territori sono pressioni che colpiscono molte comunità indigene. La FAO segnala anche il rischio di estinzione delle lingue e l’erosione del sapere trasmesso tra generazioni. La perdita di una lingua può ridurre la capacità di trasmettere classificazioni locali di specie, pratiche di raccolta e memorie ambientali.[2]

La sicurezza del possesso collettivo e consuetudinario della terra viene indicata dalla FAO come un elemento decisivo per ridurre la deforestazione e rafforzare una conservazione durevole. Il riferimento non riguarda soltanto i confini. Riguarda il riconoscimento effettivo della governance delle comunità, la partecipazione alle decisioni e l’accesso equo ai benefici prodotti dalle politiche ambientali e climatiche.[2]

La Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli Indigeni afferma, nell’articolo 29, il diritto alla conservazione e alla protezione dell’ambiente e della capacità produttiva delle terre, dei territori e delle risorse. La tutela della biodiversità richiede quindi processi informati, partecipati e coerenti con i diritti umani. Nei programmi che interessano foreste e fauna, assume rilievo anche il consenso libero, previo e informato delle comunità coinvolte.[2][3]

Popoli indigeni e biodiversità nelle politiche di conservazione

Il contributo dei Popoli Indigeni alla biodiversità pone una questione concreta alle istituzioni e ai soggetti che progettano aree protette, restauri ecologici e azioni climatiche. La conservazione può produrre risultati più solidi quando integra conoscenze scientifiche, osservazioni locali e forme di governo riconosciute dalle comunità.

Questa integrazione non equivale ad appropriarsi dei saperi tradizionali. Richiede consenso, riconoscimento dei titolari e condivisione dei benefici. Le Nazioni Unite e le agenzie internazionali collocano questo approccio nel quadro più ampio degli obiettivi di sviluppo sostenibile: protezione delle foreste, contrasto alla perdita di biodiversità, sicurezza alimentare, riduzione della povertà e adattamento climatico.[2][3]

La Giornata internazionale del 9 agosto ricorda quindi che i Popoli Indigeni non sono una categoria astratta della politica ambientale. Sono comunità con diritti, competenze e responsabilità territoriali. Proteggere i territori indigeni, le foreste e la biodiversità significa riconoscere queste dimensioni insieme, senza separare la tutela della natura dalla tutela delle persone che vivono e operano nei suoi ecosistemi.

Fonti

Fonti
[1] International Day of the World’s Indigenous Peoples | United … https://www.un.org/en/observances/indigenous-day
[2] Indigenous Peoples and traditional forest-related knowledge … https://www.fao.org/forestry/our-focus/forests-people/indigenous-people-and-traditional-forest-related-knowledge/en
[3] Biodiversity and ecosystems | UNESCO https://www.unesco.org/en/links/biodiversity
[7] International Day of the World’s Indigenous Peoples https://www.indigenous.gov.au/stories/international-day-worlds-indigenous-peoples
[8] In Brief: Indigenous Peoples’ food systems https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/22570239-06f1-4529-a2aa-d5ed50612106/content
[9] Indigenous Peoples’ food systems – Food and Agriculture … https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/b4f735d8-7008-423c-b28a-300ab920c241/content/cb5131en.html
[10] Indigenous Peoples | Indigenous Peoples | FAO https://www.fao.org/indigenous-peoples/who-we-are/indigenous-peoples/en
[11] Traditional knowledge, the Convention on Biological Diversity and … https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000215781
[12] Climate Stories | Indigenous Peoples – World Bank Group https://www.worldbank.org/en/news/feature/2023/08/09/empowering-indigenous-peoples-to-protect-forests
[13] New UNESCO Report: Indigenous Knowledge, Ancestral Places https://www.iau-hesd.net/action/new-unesco-report-indigenous-knowledge-ancestral-places
[14] Efforts to conserve biodiversity must include Indigenous and local … https://www.unep-wcmc.org/en/news/efforts-to-conserve-biodiversity-must-include-indigenous-and-local-knowledge
[15] FAO and ILC join forces to enhance forest monitoring & land … https://www.landcoalition.org/en/latest/fao-and-ilc-join-forces-to-enhance-forest-monitoring-land-mapping/
[16] INDIGENOUS PEOPLES FOOD SYSTEMS FROM THE FRONT LINE OF … https://www.ideassonline.org/public/pdf/FAO-IndigenousPeoples-ENG.pdf

L'articolo Popoli indigeni e biodiversità: il ruolo dei territori tradizionali nella tutela delle foreste proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, a Málaga tre giorni di cinema per speleologia e canyoning
    Condividi Dal 10 al 12 ottobre al Cine Albéniz proiezioni in concorso, premi e una chiusura con dibattito dedicata agli ambienti sotterranei e alle forre Málaga ospiterà dal 10 al 12 ottobre 2026 la prima edizione dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, rassegna cinematografica dedicata alla speleologia, alla speleosubacquea e al canyoning. Il festival si svolgerà nelle sale del Cine Albéniz e proporrà opere audiovisive incentrate sull’esplorazione sotterranea, sulle discese in forra e sug
     

Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, a Málaga tre giorni di cinema per speleologia e canyoning

Október 5th 2026 at 11:00

Condividi

Dal 10 al 12 ottobre al Cine Albéniz proiezioni in concorso, premi e una chiusura con dibattito dedicata agli ambienti sotterranei e alle forre

Málaga ospiterà dal 10 al 12 ottobre 2026 la prima edizione dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, rassegna cinematografica dedicata alla speleologia, alla speleosubacquea e al canyoning. Il festival si svolgerà nelle sale del Cine Albéniz e proporrà opere audiovisive incentrate sull’esplorazione sotterranea, sulle discese in forra e sugli ambienti naturali collegati a queste pratiche.[1][2]

L’iniziativa è organizzata dall’Asociación Española de Espeleología y Barrancos, ASEDEB. Il catalogo della manifestazione è stato reso disponibile online e riunisce il programma delle proiezioni e le schede delle opere selezionate per il concorso. I trailer dei film in gara sono inoltre indicati attraverso il canale YouTube dell’associazione.[3][4]

Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026: due ambiti di concorso

Il regolamento dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 prevede due categorie: “Espeleología y Espeleobuceo” e “Descenso de cañones y barranquismo”. Per entrambe sono ammesse due modalità. I cortometraggi devono avere una durata compresa tra cinque e dieci minuti. I documentari devono superare i quindici minuti.[1]

La selezione comprende quindi produzioni che affrontano sia la frequentazione e l’esplorazione delle cavità naturali, compresi gli itinerari speleosubacquei, sia l’attività nei canyon e nei torrenti incassati. Il perimetro tematico collega pratica, racconto di esplorazione, paesaggio e documentazione audiovisiva.

Le opere concorrenti dovevano essere state prodotte dopo il 1° gennaio 2023. L’iscrizione era gratuita. La data fissata per l’invio dei lavori era il 10 agosto 2026, mentre la programmazione ufficiale è stata annunciata il 10 settembre. Il bando richiedeva l’invio digitale in formato mp4, almeno in alta definizione 1920×1080.[1]

Il cinema tra divulgazione e tutela delle grotte

L’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 nasce con l’obiettivo di usare il linguaggio del cinema per rendere accessibili ambienti che restano normalmente fuori dallo sguardo del pubblico. Grotte, fiumi sotterranei, pareti di forra e paesaggi carsici richiedono tecniche di ripresa specifiche e una preparazione adeguata.

La proposta dell’organizzazione non riguarda soltanto la qualità tecnica delle immagini. Il festival dichiara di voler valorizzare i racconti legati alla collaborazione, alla perseveranza, alla responsabilità individuale e al rispetto per l’ambiente. Sono elementi centrali nelle attività di speleologia, speleosubacquea e canyoning.[1][3]

Il tema della tutela assume un rilievo preciso. Le immagini possono mostrare la complessità di ecosistemi fragili e il carattere non riproducibile di molte cavità e forre. La diffusione audiovisiva può quindi favorire conoscenza e consapevolezza senza trasformare necessariamente ogni luogo in una meta di consumo.

Premi dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026

Per ciascuna categoria e modalità, la giuria assegnerà premi per il miglior cortometraggio, il miglior documentario, il miglior cortometraggio di autore spagnolo e il miglior documentario di autore spagnolo. Ogni riconoscimento della giuria prevede diploma, trofeo e 1.250 euro.[1]

Sono previsti anche premi speciali del pubblico per cortometraggio e documentario, con diploma, trofeo e 625 euro. Il “Memorial José Antonio Berrocal”, assegnato dalla direzione ASEDEB a un’opera realizzata da un socio o una socia dell’associazione, punta a riconoscere la trasmissione di valori connessi allo sport in natura, al compagno di attività, all’etica e al rispetto ambientale. Il premio consiste in diploma, trofeo e materiale sportivo del valore dichiarato di 750 euro.[1]

La giuria sarà composta da tre persone con esperienza nel cinema e nelle discipline di speleologia, speleosubacquea e discesa di canyon. Una stessa opera potrà concorrere a più riconoscimenti, secondo quanto stabilito dal regolamento.[1]

Programma a Málaga e chiusura del festival

Le proiezioni ufficiali dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 sono distribuite nelle tre giornate dal 10 al 12 ottobre al Cine Albéniz di Málaga. I biglietti per le sessioni in concorso sono indicati al prezzo di 3 euro. Per la doppia proiezione conclusiva il prezzo comunicato è di 5 euro.[1][4]

La chiusura è programmata nel pomeriggio del 12 ottobre. Oltre alla consegna dei premi, è prevista la proiezione di un film o documentario commerciale, seguita da una tavola rotonda o da un colloquio con protagonisti dell’opera e con atleti o figure rilevanti nei temi affrontati dalla rassegna.[1]

L’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 propone quindi un appuntamento rivolto a speleologi, torrentisti, autori e pubblico interessato alla narrazione degli ambienti sotterranei e delle forre. La presenza di un concorso strutturato, di premi e di una programmazione pubblica colloca l’iniziativa nel percorso delle rassegne che utilizzano il cinema per documentare esplorazione, tecniche e questioni di conservazione.[1][2]

Fonti

Fonti
[1] Bases de la Convocatoria – Cinema Asedeb https://cinemaasedeb.es/bases-de-la-convocatoria/
[2] Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026: il festival di … – Scintilena https://www.scintilena.com/espeleo-canyoning-cinema-asedeb-2026-il-festival-di-cinema-di-speleologia-e-canyoning-arriva-a-malaga/03/03/
[3] Cinema Asedeb – Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 https://cinemaasedeb.es/
[4] Programa – Cinema Asedeb https://cinemaasedeb.es/programa/
[6] film https://baynews9.com/events/2026/09/27/film_101
[7] Zinemaldia 2026: programa de películas del martes 22 https://www.diariovasco.com/culturas/zinemaldia/programa/zinemaldia-2026-programa-peliculas-martes-22-20260922163238-nt.html
[8] Disponible el catálogo oficial del Espeleo Canyoning Cinema … https://espeleo.com/noticia/disponible-el-catalogo-oficial-del-espeleo-canyoning-cinema-asedeb-2026/
[9] ESPELEO CANYONING CINEMA ASEDEB 2026 – festhome.com https://festhome.com/festival/espeleo-canyoning-cinema-asedeb
[10] ¡La cuenta atrás ha comenzado! Málaga acoge del 10 al 12 de … https://espeleo.com/noticia/la-cuenta-atras-ha-comenzado-malaga-acoge-del-10-al-12-de-octubre-el-espeleo-canyoning-cinema-asedeb-2026/
[11] Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 – FilmFreeway https://filmfreeway.com/EspeleoCanyoningCinemaASEDEB2026
[12] Catálogo Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 https://heyzine.com/flip-book/53524ef2c8.html
[13] Espeleo Canyonig Cinema ASEDEB 2026 Ficha de Inscripción https://cinemaasedeb.es/wp-content/uploads/2026/05/Ficha-inscripcion-Espeleo-Canyoning-Cinema-ASEDEB-2026.pdf
[14] Blog: Film festivals https://festhome.com/en/blog/call-for-entries/page:38
[15] Prossimi Appuntamenti della Speleologia https://www.scintilena.com/prossimi-appuntamenti-della-speleologia/06/12/
[16] Film festivals: Blog https://filmmakers.festhome.com/en/blog/call-for-entries/page:13

L'articolo Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, a Málaga tre giorni di cinema per speleologia e canyoning proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca e tutela del carsismo al centro della quarta edizione
    Condividi Dal 13 al 19 settembre, la conferenza internazionale promossa dal CIRS ETS ha riunito 80 partecipanti da dieci Paesi tra Grotta Monello, Riserva di Vendicari e geositi della Sicilia sud-orientale La quarta edizione di Man and Karst 2026 si è svolta dal 13 al 19 settembre nella Sicilia sud-orientale, con base nella Riserva Naturale Orientata Oasi Faunistica di Vendicari, nel territorio di Noto. Il convegno ha messo in relazione ricerca speleologica, idrogeologia, biodiversità sotterr
     

Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca e tutela del carsismo al centro della quarta edizione

Október 5th 2026 at 10:00

Condividi

Dal 13 al 19 settembre, la conferenza internazionale promossa dal CIRS ETS ha riunito 80 partecipanti da dieci Paesi tra Grotta Monello, Riserva di Vendicari e geositi della Sicilia sud-orientale

La quarta edizione di Man and Karst 2026 si è svolta dal 13 al 19 settembre nella Sicilia sud-orientale, con base nella Riserva Naturale Orientata Oasi Faunistica di Vendicari, nel territorio di Noto. Il convegno ha messo in relazione ricerca speleologica, idrogeologia, biodiversità sotterranea, archeologia e gestione del paesaggio carsico.

Secondo il bilancio fornito dagli organizzatori, Man and Karst 2026 ha registrato 80 partecipanti provenienti da Italia, Libia, Germania, Svizzera, Armenia, Croazia, Albania, Slovenia, Giordania e Stati Uniti. Il programma ha compreso 47 comunicazioni orali e 17 poster. Hanno sostenuto l’iniziativa 13 enti scientifici, 13 enti culturali e 24 sponsor privati.

L’incontro è stato promosso dal CIRS ETS, Centro Ibleo di Ricerche Speleo-Idrogeologiche di Ragusa. La scheda della Federazione Speleologica Europea indica inoltre la collaborazione di TETIDE APS e del Karst Research Institute ZRC SAZU di Postumia. La sede congressuale è stata il Centro Regionale del Germoplasma di contrada Marianelli.[1]

Il risultato dell’appuntamento riguarda la costruzione di un confronto interdisciplinare. Le grotte e il carsismo sono stati esaminati non solo come oggetti di studio speleologico, ma come sistemi che coinvolgono risorse idriche, biodiversità, stabilità del territorio, patrimonio culturale e pianificazione.

Man and Karst 2026 e la Giornata UNESCO delle Grotte e del Carsismo

L’apertura di Man and Karst 2026 ha coinciso con il 13 settembre, prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo. La ricorrenza è stata proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO come appuntamento annuale dedicato alla conoscenza, allo studio, alla tutela e alla gestione sostenibile di grotte e paesaggi carsici.[2]

La coincidenza ha inserito la conferenza siciliana in un quadro di attenzione internazionale. L’UNESCO segnala che paesaggi carsici e cavità interessano quasi un quarto delle terre emerse e contribuiscono all’approvvigionamento di acqua potabile per oltre un miliardo di persone. Si tratta di ambienti fragili, nei quali circolazione idrica sotterranea, biodiversità, archivi geologici e tracce della presenza umana restano strettamente interconnessi.[2]

Per il territorio ibleo, il tema assume un rilievo specifico. Acquiferi, sorgenti, cavità, valloni e coste carbonatiche fanno parte di una stessa rete ambientale. Le pressioni derivanti da inquinamento, uso del suolo, urbanizzazione e frequentazione non regolata possono produrre effetti rilevanti anche nel sottosuolo.

La data del 13 settembre è stata quindi scelta come punto di avvio per una settimana dedicata al rapporto tra ricerca, conservazione e comunità locali. Man and Karst 2026 ha affrontato questi aspetti attraverso contributi scientifici, attività divulgative e visite sul terreno.

Grotta Monello e carsismo ibleo

La prima giornata si è svolta nella Riserva Naturale Integrale Grotta Monello, con l’Università di Catania e l’Area Terza Missione dell’Ateneo. La visita scientifica ha interessato una cavità di riferimento per il carsismo dell’altopiano ibleo, già oggetto di studi speleogenetici e biologici.

La Riserva Naturale Integrale Grotta Monello si trova in contrada Perciata, nel territorio di Siracusa. Occupa circa 60 ettari ed è stata istituita nel 1998. La sua genesi è legata alla dissoluzione carsica prodotta dalle acque meteoriche nelle calcareniti della formazione dei Monti Climiti.[3]

La cavità è articolata su più livelli e conserva concrezioni, stalattiti, stalagmiti e colate calcitiche. Il sito ospita specie di interesse conservazionistico, fra cui l’isopode Armadillidium lagrecai, elemento che ha contribuito all’istituzione della riserva, e il chirottero Rhinolophus ferrumequinum, noto come ferro di cavallo maggiore.[3]

La fruizione turistica all’interno della grotta è vietata dal regolamento della riserva. La presenza dei partecipanti a Man and Karst 2026 ha avuto quindi un carattere scientifico e regolamentato, coerente con il regime di tutela integrale del sito.[3]

Questo passaggio ha collegato direttamente le discussioni del congresso alla realtà concreta di una grotta protetta. Qui processi geologici, fauna sotterranea, concrezioni e gestione della frequentazione impongono un approccio fondato su conoscenza e cautela.

Acque carsiche, biodiversità e archeologia

Le sessioni congressuali del 14 e 15 settembre hanno riguardato la protezione e valorizzazione del paesaggio carsico, la geomorfologia, la speleologia, la biospeleologia e la vulnerabilità idrogeologica. Il programma ha riunito contributi dalla Sicilia, dalla Croazia, dalla Libia, dalla Slovenia, da Cuba, dall’Armenia e da altri contesti internazionali.[4]

Un nucleo rilevante dell’incontro è stato dedicato all’idrogeologia. Negli acquiferi carsici, fratture, fessure e condotti possono favorire un trasferimento rapido dell’acqua e, in caso di contaminazione, anche degli inquinanti. Per questa ragione, la protezione delle falde richiede monitoraggi, controllo delle sorgenti di inquinamento e una pianificazione attenta delle attività in superficie.

Il programma ha incluso anche temi connessi a sinkhole, subsidenza, instabilità delle falesie costiere e analisi territoriale tramite telerilevamento. Sono stati annunciati contributi relativi alla cartografia geologica dell’area di Siracusa e alla lettura dei processi carsici nel Sud-Est della Sicilia.[4]

La biospeleologia ha affrontato la conservazione della fauna sotterranea, gli organismi associati al moonmilk, le ricerche sui biomi di grotta in Armenia e il rischio di diffusione del gambero rosso della Louisiana nei sistemi carsici europei e mediterranei. Tra i temi esposti nei poster figuravano anche monitoraggi di CO2 e radon in cavità, pipistrelli delle grotte della provincia di Siracusa e habitat di Meta menardi nelle grotte laviche etnee.[4]

Spazio anche all’archeologia e alla paleontologia. Il calendario comprendeva ricerche su Grotta Lazzaro a Rosolini, grotta Sbriulia, cavità della Cava di Baulì, Monte Kronio, gli ippopotami fossili di Acquedolci e l’ipogeo di Monte Rotondo a Giarratana.[4]

Escursioni e paesaggi della Sicilia sud-orientale

Le attività sul campo hanno unito le relazioni presentate in sala ai paesaggi della Sicilia sud-orientale. Il 16 settembre il programma ha previsto visite nella Riserva di Vendicari, sull’isola di Capo Passero, al Forte spagnolo e a Marzamemi, con il passaggio nella tonnara storica.[4]

Le iniziative pre e post-conferenza hanno interessato anche la Riserva della Grotta Monello, Portopalo di Capo Passero, la Valle dell’Anapo, Calcinara, Pantalica e Grotta dei Pipistrelli. Il quadro delle escursioni comprendeva inoltre Cava Grande del Cassibile con la Grotta dei Briganti e il Parco archeologico della Neapolis di Siracusa.

Questa impostazione ha permesso di osservare il carsismo nella sua dimensione territoriale. Le cavità non sono elementi isolati. Sono parte di sistemi più estesi, che includono coste, forre, falde, sorgenti, paesaggi rurali, testimonianze archeologiche e aree protette.

Con 64 contributi complessivi tra relazioni orali e poster, Man and Karst 2026 ha rappresentato un momento di confronto sul patrimonio carsico. La presenza di partecipanti da dieci Paesi ha dato alla quarta edizione una dimensione internazionale, mantenendo il Sud-Est siciliano come riferimento geografico e scientifico.

Fonti

Fonti
[1] Man and Karst 2026, International Scientific Conference https://www.eurospeleo.eu/event/man-and-karst-2026-international-scientific-conference/
[2] International Day of Caves and Karst | UNESCO https://www.unesco.org/en/days/caves-and-karst
[3] RNI Grotta Monello – Catania https://www.unict.it/it/terza-missione/riserve-naturali/rni-grotta-monello
[4] Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca, grotte e paesaggi carsici al … https://www.scintilena.com/man-and-karst-2026-a-vendicari-ricerca-grotte-e-paesaggi-carsici-al-centro-dellincontro/09/08/
[7] Man and Karst 2026 in Sicily https://www.riserve-vendicari-cavagrande-pantalica.it/man-and-karst-2026-in-sicily/
[8] The Global Geoparks Network celebrates the International Day of … https://www.globalgeoparksnetwork.org/news/global-geoparks-network-celebrates-international-day-caves-and-karst
[9] UNESCO International Day of Caves and Karst https://www.caveskarstday.org/
[10] First UNESCO International Day of Caves and Karst (Postojna … https://www.geomorph.org/2026/04/first-unesco-international-day-of-caves-and-karst-postojna-slovenia-10-13-september-2026/
[11] UNESCO proclaims the International Day of Caves and Karst! https://www.eurospeleo.eu/2025/11/26/unesco-proclaims-the-international-day-of-caves-and-karst/
[12] Man and Karst 2026 a Vendicari: sette giorni dedicati a carsismo e … https://www.scintilena.com/man-and-karst-2026-a-vendicari-sette-giorni-dedicati-a-carsismo-e-speleologia/08/01/
[13] Man and Karst International Scientific Conference 2026 https://www.socminpet.it/N337/man-and-karst-international-scientific-conference-2026.html
[14] International Day of Caves and Karst (IDCK) https://izrkp.zrc-sazu.si/en/dogodki/international-day-of-caves-and-karst-idck
[15] Man and Karst 2026 a Vendicari, in Sicilia la quarta edizione … https://www.scintilena.com/man-and-karst-2026-a-vendicari-in-sicilia-la-quarta-edizione-dedicata-a-carsismo-e-grotte/06/30/
[16] Slovenia Press Releases https://www.einpresswire.com/channel/c:slovenia?page=3
[17] Man and Karst Vendicari: convegno internazionale carsismo acqua https://siracusapress.it/attualita/a-vendicari-la-quarta-edizione-di-man-and-karst-cento-scienziati-da-tutto-il-mondo-per-parlare-di-ambiente/

L'articolo Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca e tutela del carsismo al centro della quarta edizione proviene da Scintilena.

Ponte di terra Sicilia-Malta: le indagini BRIDGES ridisegnano il paesaggio sommerso dell’ultima glaciazione con definizione al mezzo metro

Október 5th 2026 at 09:00

Condividi

La geofisica ad alta risoluzione nel Canale di Sicilia individua rilievi, lagune e depressioni dell’antico corridoio emerso tra Sicilia, Malta e Gozo

Attenzione immagine di copertina di fantasia generata dalla AI

La mappatura del fondale fra Sicilia sud-orientale, Malta e Gozo sta restituendo un quadro più articolato dell’antico ponte di terra Sicilia-Malta, emerso durante l’ultima glaciazione. La campagna oceanografica BRIDGES, conclusa a Catania nel settembre 2026, ha acquisito dati batimetrici e profili geofisici ad alta risoluzione nell’area oggi occupata dal Canale di Sicilia.[1][2]

Il risultato preliminare non descrive una superficie piatta e uniforme. I rilievi raccolti mostrano invece creste discontinue, depressioni e bacini protetti, elementi che permettono di ricostruire un paesaggio costiero sommerso molto più complesso delle carte batimetriche disponibili finora.[1][2]

Ponte di terra Sicilia-Malta durante il massimo glaciale

Circa 22.000 anni fa, nel quadro dell’Ultimo Massimo Glaciale, grandi quantità di acqua erano trattenute nelle calotte dell’emisfero settentrionale. Il livello del mare era quindi circa 120-130 metri più basso rispetto a quello attuale. Ampie parti dell’attuale fondale tra Sicilia e Malta risultavano emerse.[1][3][4]

In questa fase si sviluppò il ponte di terra Sicilia-Malta, un corridoio geografico che collegava la Sicilia sud-orientale alle isole maltesi. Le ricostruzioni indicano che il collegamento non rimase permanente: la risalita del mare legata alla deglaciazione ne determinò la progressiva sommersione. Intorno a 13.000 anni fa il collegamento terrestre era già scomparso.[1][2]

Oggi Sicilia e Malta sono divise da oltre 90 chilometri di mare. La distanza attuale non restituisce quindi la configurazione dei luoghi nel Pleistocene finale. Il ponte di terra Sicilia-Malta rappresenta un caso utile per studiare il rapporto fra variazioni del livello marino, trasformazione delle coste e distribuzione degli ambienti insulari nel Mediterraneo centrale.[1]

Campagna BRIDGES e mappatura geofisica del fondale

La ricerca è stata condotta sulla nave oceanografica Gaia Blu del CNR. Il progetto coinvolge Cnr-Ismar, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, OGS, e Università di Malta. I responsabili scientifici indicati dagli enti sono Maria Filomena Loreto, del Cnr-Ismar, ed Emanuele Lodolo, dell’OGS.[1][3]

La strumentazione di bordo ha prodotto una ricostruzione ad alta risoluzione della batimetria. Le onde acustiche hanno inoltre consentito di esplorare le prime decine di metri sotto il fondale. I carotaggi a gravità hanno recuperato sedimenti con depositi marini antichi. Questi campioni saranno esaminati in laboratorio e datati, dove possibile, con il radiocarbonio su piccoli frammenti fossili.[1][2]

Un precedente rapporto tecnico della missione aveva documentato l’uso di ecoscandaglio multibeam e profili CHIRP. Nella fase iniziale furono acquisiti 344 chilometri di batimetria a strisciata, con un modello digitale preliminare a celle di un metro. Le condizioni meteomarine avevano però limitato quella prima attività. La successiva campagna ha completato il lavoro di ricognizione e campionamento, offrendo un quadro più utile per la lettura geomorfologica del ponte di terra Sicilia-Malta.[4][5]

Rilievi, lagune e possibili barriere dell’antico paesaggio

Le nuove immagini mostrano rilievi discontinui estesi anche per decine di chilometri. Queste strutture delimitano lagune e depressioni. Secondo i ricercatori, l’assetto ricorda per alcuni aspetti le piattaforme costiere tropicali moderne: zone relativamente basse, separate da creste o barriere e accompagnate da bacini più riparati.[1][2]

Questa interpretazione richiede ulteriori verifiche. La geofisica permette di individuare forme e discontinuità, mentre la natura dei materiali e la cronologia delle singole superfici dovranno essere definite dalle analisi sedimentologiche e dalle datazioni. Per questo il ponte di terra Sicilia-Malta non va considerato una semplice strada emersa e continua. È più corretto descriverlo come un paesaggio dinamico, soggetto alle oscillazioni del mare, con settori emersi, ambienti lagunari e possibili elementi di barriera.

La nuova cartografia colma una lacuna importante. Anche in un tratto relativamente vicino alle coste italiane e maltesi, la conoscenza di dettaglio del fondale era rimasta incompleta. Le indagini dimostrano quanto la lettura dei paesaggi sommersi dipenda dalla qualità dei dati batimetrici e sismici.[1][4]

Fauna pleistocenica, archeologia e limiti interpretativi

La ricostruzione del ponte di terra Sicilia-Malta può contribuire allo studio della fauna pleistocenica del Mediterraneo centrale. Conoscere la posizione di aree emerse, passaggi, zone umide e tratti costieri permette di formulare ipotesi più solide sulle possibilità di dispersione degli animali fra Sicilia e arcipelago maltese. Resti di grandi quadrupedi rinvenuti nelle cavità maltesi rendono questa domanda rilevante per la paleontologia e la biospeleologia.[4][6]

Il dato geografico, da solo, non dimostra specifici movimenti di animali o persone. Dovrà essere confrontato con reperti fossili, cronologie affidabili e studi paleoambientali. Lo stesso vale per l’archeologia. La nuova mappa non costituisce la prova di una prima rotta umana verso Malta: le evidenze di cacciatori-raccoglitori sull’isola risalgono a circa 8.500 anni fa, quando il ponte terrestre era già sommerso.[1][2]

L’interesse della campagna BRIDGES risiede quindi nella possibilità di ricostruire un territorio scomparso e di inserirlo in una sequenza ambientale più ampia. Il ponte di terra Sicilia-Malta può aiutare a chiarire come il Mediterraneo centrale sia passato da un mosaico di terre basse, lagune e rilievi emersi all’attuale configurazione marina. Le prossime analisi dei campioni e l’integrazione con dati archeologici, paleontologici e geomorfologici saranno decisive per definire tempi e modalità di questa trasformazione.

Fonti

Fonti
[1] si conclude a Catania la campagna scientifica BRIDGES per lo … https://www.cnr.it/en/news/14614/il-mediterraneo-di-un-tempo-si-conclude-a-catania-la-campagna-scientifica-bridges-per-lo-studio-del-paesaggio-sommerso-tra-sicilia-e-malta
[2] Reconstructing the Ancient Mediterranean: the BRIDGES scientific … https://www.ogs.it/en/news/reconstructing-ancient-mediterranean-bridges-scientific-campaign-investigating-submerged
[3] The BRIDGES expedition begins to explore the ancient land bridge … https://www.ogs.it/en/news/bridges-expedition-begins-explore-ancient-land-bridge-connecting-sicily-and-malta
[4] The former Sicily-Malta land bridge https://www.ismar.cnr.it/wp-content/uploads/2026/01/TR-45.pdf
[5] [PDF] The former Sicily-Malta land bridge https://ricerca.ogs.it/retrieve/bb6db0e3-1c36-4897-b85b-38be307a4742/TR-45.pdf
[6] In search of the ancient land bridge that connected Sicily … https://uisjournal.com/in-search-of-the-ancient-land-bridge-that-connected-sicily-and-malta-22-thousand-years-ago-the-bridges-expedition/
[8] [PDF] Geomorphological evidence of the Malta?Sicily land?bridge during … https://onlinelibrary.wiley.com/doi/am-pdf/10.1002/esp.6061
[9] Submerged land bridge may have helped people cross the Mediterranean https://www.science.org/content/article/submerged-land-bridge-may-have-helped-people-cross-mediterranean
[10] Geomorphological evidence of the Malta-Sicily land-bridge … https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1002/esp.6061
[11] [PDF] Geomorphological evidence of the Malta?Sicily land?bridge during … https://iris.unimo.it/retrieve/6d973c45-b3f8-421a-9564-fa986a89e0e7/ESPL%202025%20-%20Rossi%20et%20al_Malta%E2%80%90Sicily%20LGM%20land%E2%80%90bridge.pdf
[12] Geomorphological evidence of the Malta-Sicily land-bridge during … https://iris.unimore.it/handle/11380/1373368
[13] [PDF] Holocene sea level change in Malta – Moodle@Units https://moodle2.units.it/pluginfile.php/463783/mod_resource/content/0/Furlani_et_al_2013_QI.pdf
[14] Malta e la Sicilia in era glaciale erano unite da un ponte di … https://tg24.sky.it/scienze/2026/09/28/malta-sicilia-unite
[15] «Sicilia e Malta erano collegate da una striscia di terra attraversabile a piedi»: la scoperta sul fondale del Canale di Sicilia https://www.ilmessaggero.it/scienza/sicilia_malta_ponte_di_terra_si_poteva_andare_a_piedi-9788744.html
[16] “Tra la Sicilia e Malta si andava a piedi, c’era una striscia di terra che collegava le due isole”: l’incredibile scoperta che svela un arcipelago sommerso nel mar Mediterraneo – Il Fatto Quotidiano https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/28/tra-la-sicilia-e-malta-si-andava-a-piedi-cera-una-striscia-di-sabbia-che-collegava-le-due-isole-lincredibile-scoperta-che-svela-un-arcipelago-sommerso-nel-mar-mediterraneo/8520287/
[17] N. 45 Gennaio 2026 – www.ismar.cnr.it https://www.ismar.cnr.it/n-45-gennaio-2026/
[18] 13,000 Years Ago, You Could Walk from Sicily to Malta … – Arkeonews https://arkeonews.net/13000-years-ago-you-could-walk-from-sicily-to-malta-now-scientists-are-mapping-the-lost-route/
[19] C’È stato un tempo in cui si poteva passare dalla sicilia a malta a piedi – le nuove scoperte sul… https://www.dagospia.com/cronache/c-e-in-si-poteva-passare-dalla-sicilia-malta-piedi-nuove-scoperte-sul-488248
[20] The BRIDGES expedition begins to explore the ancient land … – sis fvg https://www.sisfvg.it/en/risultati-della-ricerca/the-bridges-expedition-begins-to-explore-the-ancient-land-bridge-connecting-sicily-and-malta-between-late-2025-and-early-2026/
[21] Dalla Sicilia si arrivava a Malta camminando: il fondale del Canale racconta un ponte di terra scomparso https://www.open.online/2026/09/29/sicilia-malta-camminava-fondale-canale-ponte-terra-scomparso/
[22] Oceanographic expedition to explore the ancient Sicily/Malta land … https://timesofmalta.com/article/oceanographic-expedition-explore-ancient-sicilymalta-land-bridge.1121741
[23] La scoperta: il mare che separa Sicilia e Malta nasconde un collegamento antico https://www.libero.it/tecnologia/sicilia-malta-collegate-striscia-terra-124339
[24] [PDF] – The former Scily-malta land bridge – CNR – ISMAR https://www.ismar.cnr.it/wp-content/uploads/2026/09/TR-59.pdf
[25] Aaron Micallef’s Post – LinkedIn https://www.linkedin.com/posts/aaron-micallef-07a4197_a-lost-landscape-between-sicily-and-malta-activity-7508510969749381120-y89H

L'articolo Ponte di terra Sicilia-Malta: le indagini BRIDGES ridisegnano il paesaggio sommerso dell’ultima glaciazione con definizione al mezzo metro proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Settimana della geodiversità 2026: a Pisa, Calci e Livorno sette giorni tra rocce, miniere e paesaggi
    Condividi Dal 3 all’11 ottobre il Museo di Storia Naturale e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa propongono incontri, escursioni, attività didattiche e una nuova sala mineralogica. Nel programma anche georisorse, paleontologia, clima e la storia geologica del Monte Pisano. È iniziata il 3 ottobre la Settimana della geodiversità 2026, iniziativa promossa dal Museo di Storia Naturale e dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. Il calendario si s
     

Settimana della geodiversità 2026: a Pisa, Calci e Livorno sette giorni tra rocce, miniere e paesaggi

Október 5th 2026 at 08:00

Condividi

Dal 3 all’11 ottobre il Museo di Storia Naturale e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa propongono incontri, escursioni, attività didattiche e una nuova sala mineralogica. Nel programma anche georisorse, paleontologia, clima e la storia geologica del Monte Pisano.

È iniziata il 3 ottobre la Settimana della geodiversità 2026, iniziativa promossa dal Museo di Storia Naturale e dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. Il calendario si sviluppa fino all’11 ottobre con sette giornate distribuite tra Calci, Pisa, Livorno, Montevarchi e alcune località del territorio pisano.[1]

La Settimana della geodiversità 2026 è realizzata con il Gruppo Geo-Mineralogico Livornese APS e la sezione di Pisa del Club Alpino Italiano. Il programma comprende conferenze, mostre, laboratori, escursioni, cinema e proposte didattiche. Al centro vi sono rocce, minerali, fossili, forme del paesaggio e processi geologici.[1]

Geodiversità e patrimonio geologico: il tema degli incontri

La geodiversità indica l’insieme dei caratteri geologici, geomorfologici, idrologici e pedologici che distinguono un territorio. Non riguarda soltanto gli oggetti conservati nelle collezioni museali. Include le rocce affioranti, le successioni sedimentarie, le cavità, le risorse minerarie, i suoli e le forme del rilievo.

Secondo ISPRA, questi elementi concorrono anche al funzionamento degli ecosistemi e sono strettamente connessi alla biodiversità. Conoscere il substrato e la storia fisica dei luoghi aiuta quindi a leggere la distribuzione degli habitat e delle specie, oltre alle trasformazioni del paesaggio.[2]

Per il pubblico speleologico, la Settimana della geodiversità offre una chiave utile per interpretare le cavità naturali e artificiali. Le grotte, i sistemi carsici e le miniere sono infatti espressioni di processi che coinvolgono litologia, fratturazione, circolazione delle acque e attività estrattive. La tutela del patrimonio geologico interessa anche questi ambienti e la loro documentazione.

ISPRA descrive la geodiversità come un “partner silenzioso” della biodiversità, poiché le caratteristiche geologico-geomorfologiche possono affiancare e condizionare lo sviluppo della vita sulla Terra.[3]

Miniere di magnesite e georisorse nei Monti Livornesi

L’apertura della Settimana della geodiversità 2026 è stata dedicata alle miniere di magnesite dei Monti Livornesi. Sabato 3 ottobre, al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno, un convegno ha affrontato la geologia, la storia e i minerali delle miniere di Rosignano Marittimo. È stata inoltre aperta una mostra temporanea di rocce, minerali e documenti storici relativi alla carbonatazione delle serpentiniti e alla storia mineraria locale.[1]

Domenica 4 ottobre si è svolta l’escursione didattica alla Miniera di Botro Massaccio. Il percorso, lungo circa sei chilometri e della durata prevista di sette ore, parte dalla località Le Forbici presso Castiglioncello. I partecipanti hanno osservato ciottoli di magnesite, affioramenti di serpentiniti e filoni rodingitici, fino agli impianti minerari e all’imbocco della galleria del primo livello di carreggio.[1]

Paleontologia, georisorse e clima nel programma pisano

La giornata del 4 ottobre ha compreso anche la partecipazione al Paleofest di Montevarchi. In piazza Vittorio Veneto si sono svolte attività su paleontologia e fossili, compreso un approfondimento sui grandi vertebrati marini rinvenuti nel deserto di Ica, in Perù. I laboratori del Museo hanno proposto invece esperienze sulla formazione dei fossili, sulle tracce biologiche del passato e sulla ricostruzione virtuale di reperti.[1]

Lunedì 5 ottobre il Cineclub Arsenale di Pisa ospita la proiezione del documentario Il Sale della Terra. L’introduzione curata dal Dipartimento di Scienze della Terra pone l’attenzione sulle georisorse, considerate una base materiale della società contemporanea. L’accesso avviene con biglietto del cinema; non è richiesta un’iscrizione specifica.[1]

Martedì 6 ottobre l’EarthLab del Dipartimento di Scienze della Terra ospita il terzo appuntamento del Laboratorio nelle Geoscienze. Il tema è “Parlare di clima a scuola nel 2026”. L’incontro, destinato a dodici docenti delle scuole superiori, prevede brevi seminari, la visita alla mostra fotografica “+2° ACCELERAZIONE PERICOLOSA” e un confronto su attività didattiche dedicate al clima.[1]

Monte Pisano, pietre da costruzione e minerali toscani

Mercoledì 7 ottobre, al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa a Calci, lo storytelling “Non c’era una volta il Monte Pisano…” ripercorre circa 500 milioni di anni di storia geologica attraverso venti tappe. Rocce, minerali e fossili vengono utilizzati per raccontare antichi oceani, rilievi erosi, movimenti dei continenti e trasformazioni del territorio. L’iscrizione è gratuita ma obbligatoria; i posti disponibili sono venti.[1]

Sabato 10 ottobre la Settimana della geodiversità 2026 prosegue a Pisa con “Alla ricerca della pietra”, una caccia al tesoro geologica lungo le Mura. Dopo un’introduzione alle pietre usate nella costruzione della cinta muraria, le squadre dovranno riconoscere i conci in base a immagini di riferimento. L’attività è gratuita con prenotazione obbligatoria e un massimo di venti partecipanti.[1]

Nel pomeriggio dello stesso giorno, alle 15.30, il Museo di Calci inaugura la nuova sala “Meraviglie mineralogiche della Toscana”. Il nuovo allestimento segue la chiusura della precedente Galleria dei minerali, avvenuta all’inizio del 2023, e presenta una sezione dedicata al patrimonio mineralogico regionale.[1]

L’antico oceano Ligure-Piemontese a Castellina Marittima

La chiusura della Settimana della geodiversità 2026 è prevista domenica 11 ottobre con una geoescursione del CAI Pisa intorno a Castellina Marittima. L’itinerario ad anello segue in parte i Percorsi Verdi e i sentieri CAI delle Colline Pisane.[1]

L’escursione consente di osservare rocce datate tra circa 180 e 120 milioni di anni. Si tratta di formazioni sedimentarie e magmatiche delle Unità Liguri Interne, riferibili alla litosfera dell’antico bacino oceanico Ligure-Piemontese. Nel pomeriggio è prevista una visita guidata all’Ecomuseo dell’Alabastro, dedicato alla lavorazione e all’estrazione della pietra ornamentale.[1]

L’iniziativa è aperta ai soci CAI e ai non soci, con quote diverse e prenotazione obbligatoria. Il programma dettagliato, le modalità di iscrizione, i costi e i contatti per ciascuna attività sono disponibili nella pagina ufficiale del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa.[1]

Fonti

Fonti
[1] Settimana della geodiversità 2026 https://www.msn.unipi.it/it/eventi/settimana-della-geodiversita-2026/
[2] Geositi e Geoparchi (UNESCO) — Italiano – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/tutela-del-patrimonio-geologico-parchi-geominerari-geoparchi-e-geositi/index
[3] Giornata mondiale della geodiversità — Italiano – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2024/10/giornata-mondiale-della-geodiversita
[5] Settimana della geodiversità 2026 – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/calendario-eventi/2026/settimana-della-geodiversita-2026
[6] Geologia – Regione FVG https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/ambiente-territorio/geologia/FOGLIA55/
[7] [PDF] Patrimonio geologico e geodiversità – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00003700/3731-patrimonio.pdf
[8] Settimana della geodiversità – Museo di Storia Naturale dell … https://www.msn.unipi.it/it/eventi/settimana-della-geodiversita/
[9] Eventi Settimana della geodiversità https://www.msn.unipi.it/it/categoria-evento/settimana-della-geodiversita/
[10] Eventi – Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa – UNIPI https://www.msn.unipi.it/it/eventi/
[11] Rocce, fossili e paesaggi: sette giorni alla scoperta della geodiversità con l’Università https://www.lanazione.it/pisa/cronaca/rocce-fossili-e-paesaggi-sette-giorni-alla-scoperta-della-geodiversita-con-luniversita-f15d6486
[12] Sette giorni di eventi alla scoperta della geodiversità – PisaToday https://www.pisatoday.it/eventi/settimana-geodiversita-universita-pisa-ottobre-2026.html
[13] Settimana del Pianeta Terra 2026: 89 Geoeventi in tutta Italia – Pikaia https://pikaia.eu/settimana-pianeta-terra-2026-geoeventi/
[14] Geodiversità: “a portata di mano” tema per la Giornata 2026 https://www.regionieambiente.it/geodiversita-portata-di-mano-tema-giornata-2026/
[15] Settimana della Geodiversità a Pisa e Calci https://www.terredipisa.it/events/settimana-della-geodiversita-al-museo-di-storia-naturale-di-calci/
[16] Geoeventi 2026 – Settimana del Pianeta Terra https://www.settimanaterra.org/geoeventi

L'articolo Settimana della geodiversità 2026: a Pisa, Calci e Livorno sette giorni tra rocce, miniere e paesaggi proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: dieci anni di geologia, esplorazione e amicizia
    Condividi Dalle Dolomiti ai crateri da impatto e ai paesaggi vulcanici di Lanzarote, il lavoro di Riccardo Pozzobon continua a vivere nella preparazione delle future missioni sulla Luna e su Marte L’ESA dedica il corso di addestramento geologico per astronauti al ricercatore scomparso nel 2025 PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: si è conclusa nei giorni scorsi. Un’edizione speciale, quella 2026, di PANGAEA – Planetary ANalogue Geological and Astrobiological Exercise for Astrona
     

PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: dieci anni di geologia, esplorazione e amicizia

Október 5th 2026 at 07:00

Condividi

Dalle Dolomiti ai crateri da impatto e ai paesaggi vulcanici di Lanzarote, il lavoro di Riccardo Pozzobon continua a vivere nella preparazione delle future missioni sulla Luna e su Marte

L’ESA dedica il corso di addestramento geologico per astronauti al ricercatore scomparso nel 2025

PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: si è conclusa nei giorni scorsi.

Un’edizione speciale, quella 2026, di PANGAEA – Planetary ANalogue Geological and Astrobiological Exercise for Astronauts, il programma dell’Agenzia Spaziale Europea dedicato alla formazione geologica degli astronauti destinati alle future missioni di esplorazione della Luna e di Marte.

Nel decimo anniversario dalla nascita del corso, l’intera edizione è stata dedicata alla memoria di Riccardo Pozzobon, giovane geologo planetario e ricercatore dell’Università di Padova, scomparso nel settembre 2025.

Un omaggio che ha avuto un significato particolare per chi, con Riccardo, PANGAEA lo aveva costruito e fatto crescere fin dalle prime edizioni.

Lo ha raccontato anche Francesco Sauro, tra gli istruttori e i protagonisti del programma, ricordando sui social le attività appena concluse:

«Per noi che nei giorni scorsi svolgevamo le lezioni, guidavamo i traversi geologici, curavamo la logistica, era come se lui fosse onnipresente, sempre con noi».

Una bella immagine dal post di Framcesco Sauro

Poi il ricordo di dieci anni trascorsi fra vulcani, tubi lavici, canyon dolomitici, antichi fondali marini e crateri formati dall’impatto di giganteschi asteroidi, ma soprattutto di dieci anni di risate, passioni condivise e amicizia fraterna, anche nei momenti più difficili.

All’edizione 2026 hanno partecipato astronauti di diverse agenzie spaziali, impegnati per tre settimane in attività teoriche e sul terreno in alcuni dei principali ambienti terrestri utilizzati come analoghi dei paesaggi planetari.

Il percorso di PANGAEA porta infatti gli astronauti a confrontarsi con contesti geologici molto diversi: dalle Dolomiti ai grandi crateri da impatto, fino agli ambienti vulcanici di Lanzarote.

Qui osservazione, descrizione, documentazione e campionamento delle rocce vengono trasformati in procedure operative simili a quelle che potranno essere utilizzate durante future missioni extraterrestri.

Riccardo Pozzobon aveva partecipato a PANGAEA praticamente fin dall’inizio, contribuendo in particolare alla lettura del territorio attraverso immagini orbitali, carte geologiche e modelli tridimensionali. Il suo lavoro permetteva di collegare ciò che gli astronauti osservavano direttamente sul terreno con le strutture geologiche riconoscibili dall’alto e dallo spazio.

Remote sensing, modellazione tridimensionale, geologia planetaria e pianificazione dell’esplorazione erano alcuni dei campi nei quali aveva portato il proprio contributo al programma ESA.

Per il mondo speleologico, il nome di Riccardo Pozzobon è strettamente legato allo studio delle cavità planetarie e dei tubi lavici.

Nel 2024, insieme a Leonardo Carrer, Francesco Sauro e altri ricercatori, aveva firmato su Nature Astronomy lo studio che ha fornito nuove evidenze dell’esistenza di un condotto sotterraneo accessibile dal Mare Tranquillitatis Pit, sulla Luna.

L’analisi dei dati radar acquisiti dal Lunar Reconnaissance Orbiter ha indicato la possibile presenza di una cavità che prosegue lateralmente al di sotto della superficie lunare. Pozzobon aveva contribuito alla modellazione tridimensionale del pozzo e della struttura sotterranea e all’interpretazione geologica dei risultati.

Anche in questo caso gli analoghi terrestri hanno avuto un ruolo fondamentale. Le cavità vulcaniche di Lanzarote sono state utilizzate per confrontare le caratteristiche radar dei tubi lavici terrestri con quelle osservate sulla Luna.

È uno dei punti nei quali speleologia, geologia planetaria e astronautica si incontrano in modo più evidente: studiare e comprendere una cavità terrestre significa anche sviluppare metodi e strumenti che potrebbero un giorno permettere di riconoscere, raggiungere ed esplorare grotte sulla Luna o su Marte.

L’edizione 2026 di PANGAEA è stata un corso di formazione e un lungo ricordo condiviso.

«Abbiamo rivissuto 10 anni di avventure, in compagnia di persone straordinarie, camminando tra vulcani, tubi lavici, canyon dolomitici, antichi fondali marini, esplorando crateri formati dall’impatto di giganteschi asteroidi», ha scritto Francesco Sauro. «Ma soprattutto sono stati 10 anni di risate, di passioni condivise, di amicizia fraterna, anche e soprattutto nei momenti più difficili. Riccardo, non ti ringrazieremo mai abbastanza per quei momenti insieme».

Fonte:

  • Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova; ESA – PANGAEA/CAVES; Nature Astronomy;
  • post social di Francesco Sauro

L'articolo PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: dieci anni di geologia, esplorazione e amicizia proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Luigi Bernabò Brea, a 25 anni dalla scomparsa: le Arene Candide e le nuove ricerche sul Mesolitico ligure
    Condividi Pubblicati gli Atti della Giornata di Studi dedicata all’archeologo Fabio Negrino, archeologo e docente di Preistoria e Protostoria all’Università di Genova, ha annunciato con un post social la pubblicazione degli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, tenutasi a Chiavari il 10 ottobre 2024. Riportiamo integralmente il suo testo. “LUIGI BERNABÒ BREA, A 25 ANNI DALLA SCOMPARSA Sono usciti gli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, te
     

Luigi Bernabò Brea, a 25 anni dalla scomparsa: le Arene Candide e le nuove ricerche sul Mesolitico ligure

Október 5th 2026 at 06:00

Condividi

Pubblicati gli Atti della Giornata di Studi dedicata all’archeologo

Fabio Negrino, archeologo e docente di Preistoria e Protostoria all’Università di Genova, ha annunciato con un post social la pubblicazione degli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, tenutasi a Chiavari il 10 ottobre 2024.

Riportiamo integralmente il suo testo.

“LUIGI BERNABÒ BREA, A 25 ANNI DALLA SCOMPARSA

Sono usciti gli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, tenutasi a Chiavari il 10 ottobre 2024 e recentemente pubblicati in un numero speciale della Rivista di Studi Liguri, a cura di Maria Bernabò Brea, Roberto Maggi e Daniela Gandolfi.

Il volume raccoglie i contributi di Maria Bernabò Brea, Roberto Maggi, Fabio Negrino, Piera Melli, Daniela Gandolfi, Massimo Cultraro, Michel Gras, Maria Clara Martinelli, Umberto Spigo, Donatella Failla e Nino Ragusi, dedicati alla figura e all’opera di uno dei grandi protagonisti dell’archeologia italiana del Novecento, spaziando dalla preistoria ligure alla Sicilia e al Mediterraneo, fino alla museografia, alla cultura figurativa e ai suoi interessi per l’arte orientale.

Tra questi, appunto, anche un mio lavoro, “Oltre il paradosso: popolamento e visibilità archeologica tra Mesolitico e primo Neolitico in Liguria”, nel quale riprendo il problema della presenza dei cacciatori-raccoglitori mesolitici nel territorio ligure alla luce delle ricerche e delle scoperte più recenti.

Un tema che si lega direttamente anche alla storia delle ricerche di Luigi Bernabò Brea. Negli anni Quaranta, insieme a Luigi Cardini, scavò alla Caverna delle Arene Candide (Finale Ligure, SV), dove le evanescenti tracce delle frequentazioni del primo Olocene sarebbero state riconosciute e comprese pienamente solo molti decenni più tardi.

Il quadro che emerge oggi è quello di una presenza mesolitica probabilmente meno “invisibile” di quanto a lungo si sia pensato, la cui leggibilità archeologica è stata fortemente condizionata dalla geologia, dalla conservazione dei siti e dalle differenti strategie di insediamento e di sfruttamento delle risorse.

Giovedì 3 dicembre il volume sarà presentato nell’Aula Magna di Via Balbi 2 (DAFIST – Università di Genova). Condividerò più avanti il programma completo dell’incontro.

“Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla scomparsa”, Atti della Giornata di Studi, Chiavari, 10 ottobre 2024, numero speciale della Rivista di Studi Liguri, a cura di Maria Bernabò Brea, Roberto Maggi e Daniela Gandolfi.

Un’occasione per ricordare Luigi Bernabò Brea e, soprattutto, per riflettere su quanto le sue ricerche continuino ancora oggi a dialogare con le nuove scoperte e le nuove domande che emergono dalla ricerca archeologica.”

Fonte: post social di Fabio Negrino.

Luigi Bernabò Brea

Luigi Bernabò Brea nacque a Genova nel 1910 e morì a Lipari nel 1999. È stato una delle figure centrali dell’archeologia preistorica italiana del Novecento.

Dopo la laurea all’Università di Roma e la formazione presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene, entrò nell’amministrazione delle antichità. Dal 1939 al 1941 fu alla guida della Soprintendenza alle Antichità della Liguria; successivamente operò in Sicilia orientale, dove svolse per oltre trent’anni attività di ricerca, tutela e organizzazione museale.

La sua attività scientifica interessò numerosi siti italiani e mediterranei, dalla Liguria alla Sicilia, dalle isole Eolie al Mediterraneo orientale.

In Liguria il suo nome è legato soprattutto alle ricerche nella Caverna delle Arene Candide, nel Finalese, uno dei principali giacimenti preistorici italiani.

Negli anni Quaranta Bernabò Brea condusse nella cavità importanti campagne di scavo insieme a Luigi Cardini. Le ricerche permisero di documentare una lunga e complessa successione stratigrafica, fondamentale per lo studio della preistoria ligure e italiana.

I risultati furono pubblicati anche nei due volumi dedicati agli scavi nella Caverna delle Arene Candide, apparsi nel 1946 e nel 1956.

Le Arene Candide e il Mesolitico

Il contributo di Fabio Negrino pubblicato nei nuovi Atti riprende uno degli aspetti che ancora oggi interessano la ricerca sulle Arene Candide: la presenza umana durante il Mesolitico e il primo Olocene.

Come sottolinea Negrino, le tracce mesolitiche individuate nella cavità erano estremamente deboli. La loro interpretazione è maturata nel corso dei decenni grazie all’evoluzione delle conoscenze, delle metodologie di scavo e delle tecniche di analisi.

Il problema non riguarda soltanto le Arene Candide.

La relativa scarsità di siti mesolitici individuati in Liguria può essere influenzata da numerosi fattori. La geologia del territorio, l’erosione, la sedimentazione, la conservazione dei depositi e le modalità con cui i gruppi umani utilizzavano e attraversavano il territorio possono incidere profondamente sulla possibilità di riconoscerne oggi le tracce.

La presenza di testimonianze archeologiche poco consistenti non implica quindi necessariamente una scarsa presenza umana.

Anche le strategie di insediamento e la mobilità dei gruppi di cacciatori-raccoglitori possono aver prodotto depositi archeologici meno evidenti rispetto a quelli lasciati da comunità più stabili.

Il tema della “visibilità archeologica” è particolarmente significativo. Una cavità non è un ambiente immutabile: nel corso di migliaia di anni può essere interessata da sedimentazione, erosione, circolazione delle acque, crolli, concrezionamento, attività animale e successive frequentazioni umane.

Questi processi possono conservare, spostare, modificare o eliminare parte delle testimonianze archeologiche.

Lo studio di una grotta richiede quindi di ricostruire non soltanto le attività umane che vi si sono svolte, ma anche la storia naturale dei depositi che hanno conservato quelle tracce.

Le Arene Candide rappresentano un esempio particolarmente significativo. La cavità è stata studiata da diverse generazioni di archeologi e le sue stratigrafie sono state progressivamente rilette attraverso nuovi metodi e nuove domande di ricerca.

La pubblicazione degli Atti dedicati a Luigi Bernabò Brea mette così in relazione la storia delle ricerche archeologiche con gli studi più recenti sulla preistoria ligure.

Il volume sarà presentato giovedì 3 dicembre nell’Aula Magna di Via Balbi 2, presso il DAFIST – Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia dell’Università di Genova.

FONTI

Fabio Negrino, post social sulla pubblicazione degli Atti “Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla scomparsa”.

Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, voce “Luigi Bernabò Brea”.

Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, programma della Giornata di Studi “Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla scomparsa”.

DIDASCALIE

Foto 1 – Copertina degli Atti della Giornata di Studi “Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla sua scomparsa”, Chiavari, 10 ottobre 2024.

Foto 2 – Caverna delle Arene Candide, Finale Ligure (Savona). La cavità è uno dei principali siti preistorici italiani e fu oggetto, negli anni Quaranta, delle ricerche di Luigi Bernabò Brea e Luigi Cardini.

L'articolo Luigi Bernabò Brea, a 25 anni dalla scomparsa: le Arene Candide e le nuove ricerche sul Mesolitico ligure proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Brienno, in arrivo un nuovo volume racconta le grotte e il territorio lariano
    Condividi Luana Aimar e Antonio Premazzi tornano a raccontare il territorio dopo anni di ricerche, esplorazioni e documentazione, insieme a Leda Monza e Franco Malacrida Un nuovo volume è in arrivo dedicato a Brienno e al suo territorio, sul Lago di Como. A lasciarlo intuire – ma neppure troppo, visto che la copertina è già comparsa sui social – è un post pubblicato da Luana Aimar. Attraverso una serie di “si sussurra”, Luana conduce il lettore tra il paese di pietra, l’entroterra, le trac
     

Brienno, in arrivo un nuovo volume racconta le grotte e il territorio lariano

Október 5th 2026 at 05:00

Condividi

Luana Aimar e Antonio Premazzi tornano a raccontare il territorio dopo anni di ricerche, esplorazioni e documentazione, insieme a Leda Monza e Franco Malacrida

Un nuovo volume è in arrivo dedicato a Brienno e al suo territorio, sul Lago di Como.

A lasciarlo intuire – ma neppure troppo, visto che la copertina è già comparsa sui social – è un post pubblicato da Luana Aimar. Attraverso una serie di “si sussurra”, Luana conduce il lettore tra il paese di pietra, l’entroterra, le tracce lasciate dall’uomo nella montagna e le grotte che si aprono alle sue spalle.

Dietro poche righe volutamente allusive c’è un lavoro concreto, svolto in anni e anni di frequentazione del territorio, esplorazioni, ricerca sul campo, raccolta di documentazione e ricostruzione delle vicende locali.

L’impegno di Luana Aimar e Antonio Premazzi, dello Speleo Club CAI Erba, è ben conosciuto nell’ambiente speleologico: alla ricerca nelle cavità affiancano da tempo l’attenzione per il paesaggio, le testimonianze storiche e le opere realizzate dall’uomo, cercando di restituire una lettura complessiva di un territorio nel quale ambiente naturale e storia sono strettamente intrecciati.

Con loro sono impegnati Leda Monza e Franco Malacrida, del Gruppo Grotte CAI Busto Arsizio.

La copertina diffusa insieme al post anticipa anche il titolo, “Grotte soe la strada de Brienn”, e i nomi dei quattro autori. Restano invece ancora da scoprire nel dettaglio i contenuti del volume e le informazioni sulla sua uscita.

Gli indizi disseminati da Luana parlano di un entroterra sottratto pazientemente alla vegetazione, di testimonianze lasciate dall’uomo nella montagna, di una galleria legata alla difesa del territorio e, naturalmente, di grotte di particolare interesse.

Quanto basta, per ora, per capire che Brienno e il suo sottosuolo saranno nuovamente al centro di un lavoro nato da una lunga attività di ricerca e documentazione.

Come scrive Aimar, «vox populi, vox dei».

Per il resto, ci fermiamo ai sussurri.

Fonte: post social di Luana Aimar

Le pubblicazioni

Nel 2024, Luana Aimar e Antonio Premazzi hanno pubblicato Panorami sotterranei. Viaggio nelle grotte del Campo dei Fiori, volume fotografico di 144 pagine dedicato alle cavità del massiccio varesino e alla storia delle loro esplorazioni; le fotografie del libro sono di Luana.

Nel 2025, Luana ha contribuito con le sue immagini a Del Buco del Piombo e di altre storie, opera collettiva dello Speleo Club CAI Erba, realizzata per i cinquant’anni del gruppo e dedicata al complesso carsico dell’Alpe del Viceré.

Ora il nuovo lavoro, ancora in itinere, su Brienno, realizzato insieme ad Antonio Premazzi, Leda Monza e Franco Malacrida, aggiungerà un altro tassello al percorso di Luana Aimar di documentazione del territorio e del mondo sotterraneo.

L'articolo Brienno, in arrivo un nuovo volume racconta le grotte e il territorio lariano proviene da Scintilena.

❌