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  • Saqqara, scavata la mastaba di Yunmin e Iti: due cappelle della V dinastia tornano alla luce
    Condividi La mastaba di Saqqara, nota dall’Ottocento, è stata indagata da una missione egiziano-spagnola. Rilievi, iscrizioni e colori conservati aprono nuove prospettive sulla necropoli di Mariette e sulla vita amministrativa dell’Antico Regno. Mastaba di Saqqara: lo scavo nella necropoli di Mariette Una mastaba di Saqqara conosciuta in superficie da oltre un secolo e mezzo è stata oggetto di uno scavo archeologico sistematico. La scoperta riguarda la tomba doppia di Yunmin e di suo padre
     

Saqqara, scavata la mastaba di Yunmin e Iti: due cappelle della V dinastia tornano alla luce

September 9th 2026 at 14:00

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La mastaba di Saqqara, nota dall’Ottocento, è stata indagata da una missione egiziano-spagnola. Rilievi, iscrizioni e colori conservati aprono nuove prospettive sulla necropoli di Mariette e sulla vita amministrativa dell’Antico Regno.

Mastaba di Saqqara: lo scavo nella necropoli di Mariette

Una mastaba di Saqqara conosciuta in superficie da oltre un secolo e mezzo è stata oggetto di uno scavo archeologico sistematico. La scoperta riguarda la tomba doppia di Yunmin e di suo padre Iti, nella necropoli di Mariette, nel settore settentrionale del vasto complesso funerario di Saqqara, a ovest del Cairo.

La ricerca è stata svolta dalla missione egiziano-spagnola nata dalla collaborazione fra l’Universitat Autònoma de Barcelona e il Consiglio Supremo delle Antichità egiziano. Il cantiere è attivo dal 2023. La prima campagna sul terreno è iniziata nel 2024, mentre gli ultimi lavori si sono svolti tra aprile e giugno 2026.

La mastaba di Saqqara risale alla fine della V dinastia, nel periodo del faraone Djedkare Isesi. Le cronologie riportate nelle comunicazioni istituzionali collocano questa fase dell’Antico Regno fra il 2494 e il 2345 a.C. Il monumento era stato riconosciuto nell’area esplorata da Auguste Mariette nel XIX secolo, ma non era mai stato scavato e documentato in modo approfondito.

Il caso mostra il valore delle indagini condotte anche in paesaggi archeologici studiati da lungo tempo. La lettura della topografia, delle strutture emergenti e dei rapporti fra edifici ha portato infatti a definire meglio non solo la tomba, ma anche il contesto urbano della necropoli.

Yunmin e Iti: funzionari dell’Antico Regno

La mastaba di Saqqara ha una piattaforma di medie dimensioni e due cappelle funerarie aperte sul lato orientale. La cappella settentrionale era destinata a Yunmin, mentre quella meridionale apparteneva a Iti.

Yunmin ricopriva incarichi di rilievo nell’amministrazione egizia. Le fonti lo identificano come giudice, direttore della corte e capo degli scribi incaricati di esaminare petizioni e reclami. La sua figura offre quindi un riferimento diretto alla gestione delle controversie e delle richieste rivolte all’apparato statale.

Iti, padre di Yunmin, era invece uno scriba collegato alla gestione delle terre agricole e delle offerte. La tomba congiunta permette di osservare, nello stesso monumento, due livelli dell’amministrazione e un possibile percorso di ascesa sociale dalla sfera territoriale a quella centrale.

La cappella di Yunmin conserva una facciata scolpita con testi funerari, una formula d’offerta e l’immagine del proprietario in posa formale. Questi elementi associavano il defunto alle pratiche cultuali necessarie alla sua commemorazione.

Rilievi e colori della mastaba di Saqqara

Le pareti della cappella di Yunmin sono decorate con rilievi di buona qualità. Le scene raffigurano attività agricole e processioni di portatori di offerte dirette alla tomba. Sono presenti anche animali, fra cui asini.

Un dato rilevante riguarda la conservazione della policromia. Diverse decorazioni hanno mantenuto i colori originali dopo più di quattro millenni. Nella cappella di Iti sono state individuate una falsa porta e pitture con scene di offerte; in questo ambiente una parte più ampia dei pigmenti risulta sbiadita.

La falsa porta era un elemento centrale dell’architettura funeraria egizia. Rappresentava il punto di passaggio simbolico attraverso il quale il defunto poteva ricevere offerte e partecipare al culto. Testi, immagini e architettura formavano quindi un unico dispositivo rituale.

La mastaba di Saqqara aggiunge dati sulle tecniche decorative, sui modelli architettonici e sulle forme di autorappresentazione delle élite della tarda V dinastia. Le immagini agricole non sono semplici scene di vita quotidiana. Nel contesto funerario evocano anche la continuità delle risorse e delle offerte destinate al proprietario della tomba.

Saqqara come paesaggio funerario e urbano

Il lavoro della missione non si concentra soltanto sui due ambienti funerari. Gli archeologi stanno analizzando l’organizzazione dello spazio circostante, il rapporto tra edifici e percorsi, le dinamiche del paesaggio e l’uso delle aree della necropoli.

In questa prospettiva, Saqqara non appare come una somma di tombe isolate. Era uno spazio frequentato per la costruzione dei monumenti, per il deposito delle offerte e per lo svolgimento dei culti funerari. Lo studio delle strade, delle aree aperte e delle relazioni tra mastabe può chiarire come questo settore sia stato progettato e utilizzato nel tempo.

Le ricognizioni cartografiche e la ricostruzione dell’assetto della necropoli hanno già indicato una mastaba non nota in precedenza e tracce di altre due strutture vicine. Le future campagne potranno verificare natura, cronologia e connessioni di questi edifici.

La documentazione completa delle cappelle di Yunmin e Iti e gli interventi di conservazione annunciati saranno essenziali per proteggere le superfici decorate. Il rinvenimento conferma che la ricerca a Saqqara può ancora offrire informazioni significative, anche nei settori registrati dalla tradizione archeologica ottocentesca.

Fonti

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  • Grotta del Vento, il 13 settembre tra esplorazione e memoria per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo
    Condividi Alla Grotta del Vento dimostrazioni speleologiche, materiali storici e una visita-racconto per la prima edizione UNESCO della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo Domenica 13 settembre 2026 la Grotta del Vento, a Fornovolasco nel Parco delle Alpi Apuane, dedica un’intera giornata alla speleologia. L’appuntamento coincide con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, istituita dall’UNESCO e celebrata ogni anno il 13 settembre. Il programma annunc
     

Grotta del Vento, il 13 settembre tra esplorazione e memoria per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

September 9th 2026 at 13:00

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Alla Grotta del Vento dimostrazioni speleologiche, materiali storici e una visita-racconto per la prima edizione UNESCO della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

Domenica 13 settembre 2026 la Grotta del Vento, a Fornovolasco nel Parco delle Alpi Apuane, dedica un’intera giornata alla speleologia. L’appuntamento coincide con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, istituita dall’UNESCO e celebrata ogni anno il 13 settembre.

Il programma annunciato mette insieme tecnica di progressione, osservazione dell’esplorazione verticale, documentazione storica e racconto delle prime campagne nella cavità. L’iniziativa è realizzata con la collaborazione dello Speleo Club Garfagnana. L’obiettivo dichiarato è riportare l’attenzione sul rapporto tra una grotta turistica, la ricerca e la storia delle persone che ne hanno ampliato la conoscenza.

La Grotta del Vento è situata nel territorio di Fabbriche di Vergemoli, in provincia di Lucca. La cavità presenta gallerie vadose e freatiche, tratti interessati dall’acqua e zone ricche di concrezioni. Il suo nome è legato alla forte corrente d’aria che, in estate, fuoriesce dall’ingresso inferiore.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il quadro UNESCO

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo nasce da una proclamazione della Conferenza generale UNESCO, avvenuta nel novembre 2025. Il 2026 è quindi l’anno della prima celebrazione.

L’UNESCO indica le grotte e i paesaggi carsici come sistemi fragili, importanti per le risorse idriche, la biodiversità sotterranea, gli archivi geologici e le testimonianze della storia umana. Secondo l’Organizzazione, i paesaggi carsici coprono quasi un quarto delle terre emerse e contribuiscono all’approvvigionamento idrico potabile di oltre un miliardo di persone.

La ricorrenza invita istituzioni, comunità, scuole, geoparchi e associazioni a proporre visite, mostre e incontri pubblici. A Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre è previsto il programma internazionale inaugurale, con un convegno scientifico e una cerimonia ufficiale.

In questo contesto, la giornata alla Grotta del Vento collega un’iniziativa locale a una mobilitazione internazionale dedicata alla conoscenza e alla gestione responsabile del carsismo.

Grotta del Vento e tecnica speleologica nel programma del mattino

Le attività inizieranno dalle ore 10 nel piazzale della Grotta del Vento. Sono previste dimostrazioni sulle tecniche di progressione speleologica e sull’impiego delle attrezzature usate negli ambienti sotterranei.

Gli speleologi accompagneranno il pubblico nell’osservazione di materiali e procedure. L’impostazione è divulgativa. Le dimostrazioni non sostituiscono una formazione tecnica, che richiede corsi, istruttori qualificati e contesti adeguati.

Durante le visite nella cavità saranno effettuate calate nei pozzi più profondi, organizzate in modo da risultare osservabili dai visitatori. Il pubblico potrà vedere da vicino la progressione su corda e comprendere il ruolo della tecnica nell’esplorazione verticale.

La proposta richiama un aspetto centrale della speleologia: l’avanzamento nelle grotte non dipende soltanto dalla scoperta di nuovi passaggi. Richiede pianificazione, lettura dell’ambiente, conoscenza delle attrezzature, lavoro di squadra e attenzione alla sicurezza.

Memoria delle esplorazioni della Grotta del Vento

Per tutta la giornata il piazzale ospiterà fotografie, documenti, attrezzature e altri materiali relativi alle esplorazioni della Grotta del Vento. L’esposizione ricostruirà fasi, protagonisti e strumenti della conoscenza della cavità.

La storia nota della Grotta del Vento comprende le prime frequentazioni dalla fine dell’Ottocento. Nel 1961 il Gruppo Speleologico Bolognese del CAI superò il sifone iniziale durante una fase di siccità e esplorò 640 metri di gallerie. Nel settembre 1964 il Gruppo Speleologico Lucchese del CAI arrivò a 1.110 metri, realizzando rilievo topografico, documentazione fotografica e uno studio geomorfologico preliminare.

La valorizzazione turistica iniziò nel 1965. Il primo itinerario fu aperto nel 1967. Negli anni successivi le esplorazioni hanno portato lo sviluppo conosciuto a oltre quattro chilometri e mezzo, mentre restano diramazioni di difficile accesso.

Questo patrimonio documentario aiuta a leggere la grotta come luogo naturale e come archivio della pratica speleologica. Fotografie e attrezzature mostrano anche i cambiamenti intervenuti nelle tecniche di rilievo, comunicazione e sicurezza.

Visita serale alla Grotta del Vento tra testi e racconti

Alle ore 19 è annunciata una visita serale speciale. Il percorso sarà accompagnato da letture di testi, memorie e racconti dei primi esploratori, direttamente negli ambienti che furono teatro delle loro ricognizioni.

La formula proposta è quella di una visita-racconto. Le letture saranno integrate nel percorso e non presentate come appuntamento separato. L’intento è offrire ai partecipanti elementi per collocare difficoltà, intuizioni e risultati delle esplorazioni nel loro contesto fisico.

Il calendario estivo pubblicato sul sito della Grotta del Vento segnala anche esposizioni e dimostrazioni pratiche per il 13 settembre, oltre a proiezioni e conferenze alle ore 21. La pagina consultata non specifica se le attività serali costituiscano un programma unico o due momenti distinti. Per la partecipazione è quindi opportuno verificare orari e prenotazione direttamente con la struttura, al numero 0583 722024.

Attività didattiche e divulgative recenti alla Grotta del Vento

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo arriva al termine di un ciclo estivo dedicato alla divulgazione. Il 23 agosto, con lo Speleo Club Garfagnana, lo speleologo e fotografo Andrea Moretti ha presentato un incontro dedicato alla documentazione delle grotte, con interventi di Pietro Taddei e Vittorio Verole-Bozzello.

Il 28 agosto la sala multifunzionale ha ospitato “Le nuvole e la grotta”. L’incontro ha collegato l’alluvione della Garfagnana del 1996, meteorologia, cambiamenti climatici e microclima sotterraneo. Era previsto l’intervento del meteorologo Valerio Capecchi del Consorzio LaMMA, insieme a Vittorio Verole-Bozzello.

Il 4 settembre il programma ha affiancato l’inaugurazione della sistemazione paesaggistica davanti alla Sorgente del Tinello a un approfondimento sulla speleologia subacquea. Il tema comprendeva la sorgente e le esplorazioni più recenti nei sifoni della Garfagnana.

Accanto agli incontri pubblici, la Grotta del Vento mantiene proposte per gruppi e scuole su prenotazione. Il sito mette a disposizione materiali introduttivi sul carsismo regionale e una pubblicazione dedicata all’origine, all’evoluzione e agli aspetti scientifici della cavità. Sono strumenti pensati per preparare o proseguire in classe la visita.

La giornata del 13 settembre riunisce quindi attività pratiche, memoria storica e divulgazione. La Grotta del Vento diventa il punto di partenza per avvicinare il pubblico alle tecniche speleologiche e ai processi che formano il carsismo, senza separare l’esperienza della visita dalla conoscenza del territorio.

Fonti

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  • Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo: la UIS porta la biospeleologia in diretta Facebook
    Condividi La Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo sarà celebrata il 13 settembre 2026. Alla vigilia, la Commissione Biologia dell’UIS propone l’incontro online “Life in the Dark”, dedicato alla ricerca biospeleologica, a Emil Racovi?? e alle politiche di tutela degli ecosistemi sotterranei. Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo, un debutto internazionale Il 13 settembre 2026 si celebrerà la Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo, denominata dall’UN
     

Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo: la UIS porta la biospeleologia in diretta Facebook

September 9th 2026 at 12:00

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La Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo sarà celebrata il 13 settembre 2026. Alla vigilia, la Commissione Biologia dell’UIS propone l’incontro online “Life in the Dark”, dedicato alla ricerca biospeleologica, a Emil Racovi?? e alle politiche di tutela degli ecosistemi sotterranei.

Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo, un debutto internazionale

Il 13 settembre 2026 si celebrerà la Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo, denominata dall’UNESCO International Day of Caves and Karst (IDCK). La ricorrenza è stata proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO il 12 novembre 2025 e avrà cadenza annuale.

La data richiama l’attenzione sul valore ambientale, scientifico, idrico e culturale delle grotte e dei paesaggi carsici. L’UNESCO ricorda che questi territori coprono quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Sono anche archivi geologici, habitat di biodiversità specializzata e luoghi in cui restano tracce della storia umana.

La prima celebrazione internazionale si svolgerà a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con una conferenza scientifica e una cerimonia ufficiale. Il calendario mondiale non si limiterà alla Slovenia. Associazioni, scuole, enti di gestione, grotte turistiche e comunità locali sono invitati a proporre iniziative e a inserirle nella mappa globale coordinata dall’Unione Internazionale di Speleologia.

La Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo colloca quindi la speleologia in un contesto più ampio. Ricerca, educazione, gestione sostenibile dell’acqua e conservazione della natura diventano parti della stessa discussione.

UIS Cave Biology Commission: “Life in the Dark” il 12 settembre

In questo quadro si inserisce l’appuntamento online della UIS Cave Biology Commission, intitolato “Life in the Dark: From Legacy to the Frontiers of Cave Science”. L’incontro è annunciato per sabato 12 settembre 2026, alla vigilia della ricorrenza UNESCO, in diretta Facebook Live.

Per il pubblico dell’Europa centrale l’orario indicato è le 22.00 CEST. La comunicazione riporta anche le 13.00 PDT/MST per Pacifico e Arizona e le 14.00 CST per Città del Messico. Ulteriori dettagli sul programma e sui relatori saranno comunicati dalla Commissione.

Il titolo dell’incontro delinea tre direzioni. La prima è la memoria scientifica della biospeleologia. La seconda riguarda le nuove frontiere dello studio della vita sotterranea. La terza guarda al rapporto tra conoscenza biologica e politiche globali di conservazione.

La Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo offre così anche uno spazio per rendere più visibili discipline che spesso operano lontano dall’attenzione pubblica. La biologia sotterranea non riguarda solo le grandi cavità visitabili. Comprende reti di fessure, sedimenti, falde, sorgenti e ambienti acquatici sotterranei, spesso difficili da osservare e delimitare.

Emil Racovi?? e l’eredità della biospeleologia

La serata renderà omaggio a Emil Racovi??, figura centrale nella nascita della biospeleologia. Il biologo ed esploratore romeno pubblicò nel 1907 l’“Essai sur les problèmes biospéologiques”, testo che contribuì a definire lo studio scientifico delle forme di vita degli ambienti sotterranei. Nel 1920 fondò a Cluj il primo istituto di speleologia al mondo.

Richiamare Racovi?? significa collegare la storia della disciplina alle domande attuali. Le tecniche di campionamento, la genetica, l’analisi del DNA ambientale, il rilievo tridimensionale e i modelli ecologici ampliano oggi le possibilità di indagine. Restano importanti anche l’osservazione sul campo, la documentazione accurata e la collaborazione tra speleologi, tassonomisti, idrogeologi e gestori del territorio.

Per molte specie sotterranee, la distribuzione ristretta e la difficoltà di rilevamento rendono le conoscenze ancora incomplete. Questa condizione incide sulle scelte di protezione. Una cavità nota può rappresentare solo una piccola parte di un sistema ecologico connesso al suolo, alle acque di infiltrazione e al bacino di alimentazione.

Biodiversità sotterranea e politiche di protezione

Uno dei dati richiamati nell’annuncio riguarda il divario tra valore ecologico e protezione effettiva. Una ricerca pubblicata su npj Biodiversity stima che solo il 6,9% dei paesaggi carsici e vulcanici che ospitano habitat sotterranei si sovrapponga alle aree protette, a fronte di circa il 17% della superficie terrestre e delle acque interne coperta da tali aree.

Lo studio evidenzia un punto decisivo per la tutela delle grotte e del carsismo: gli ecosistemi sotterranei hanno una struttura tridimensionale. La sola delimitazione in superficie non garantisce necessariamente la protezione di falde, cavità, fratture e habitat collegati. Le pressioni esterne possono arrivare nel sottosuolo attraverso l’uso del suolo, l’inquinamento, le captazioni idriche, le attività estrattive e le modifiche del regime delle acque.

La Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo può dunque favorire un confronto tra ricerca e decisioni pubbliche. La tutela non coincide con il solo divieto di accesso a una grotta. Richiede conoscenza dei sistemi idrogeologici, monitoraggi, gestione dei flussi di visita e attenzione ai bacini di ricarica.

I video messaggi UIS su Facebook

Accanto agli appuntamenti scientifici, la UIS sta dando spazio alla partecipazione della comunità speleologica internazionale. Sulla pagina Facebook dell’Unione Internazionale di Speleologia sono in pubblicazione video messaggi inviati da membri UIS di diversi Paesi. I contributi invitano a celebrare la Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo e a diffonderne le finalità.

L’iniziativa offre una testimonianza diretta della rete mondiale che opera nello studio, nell’esplorazione e nella difesa degli ambienti ipogei. Per gruppi e singoli speleologi può essere anche un invito a raccontare iniziative locali, esperienze di ricerca e attività educative legate al 13 settembre.

La diretta “Life in the Dark” del 12 settembre aggiunge a questo percorso un focus specifico sulla biodiversità. Il passaggio dalla storia della biospeleologia alle questioni di conservazione mostra come la Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo intenda connettere patrimonio scientifico, responsabilità ambientale e partecipazione pubblica.

Fonti

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  • Speleo Club Nuoro a Sa Nurre de su Hoda: il 27 settembre una giornata nel Supramonte di Oliena
    Condividi Il 27 settembre lo Speleo Club Nuoro propone una visita a Sa Nurre de su Hoda, conosciuta nel Catasto speleologico sardo come Voragine di Tiscali. L’iniziativa è rivolta a chi desidera avvicinarsi alla speleologia attraverso un’uscita guidata in un ambiente carsico del Supramonte di Oliena. Speleo Club Nuoro e Sa Nurre de su Hoda Domenica 27 settembre 2026 lo Speleo Club Nuoro annuncia una giornata dedicata alla conoscenza del mondo sotterraneo a Sa Nurre de su Hoda, nella valle
     

Speleo Club Nuoro a Sa Nurre de su Hoda: il 27 settembre una giornata nel Supramonte di Oliena

September 9th 2026 at 11:00

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Il 27 settembre lo Speleo Club Nuoro propone una visita a Sa Nurre de su Hoda, conosciuta nel Catasto speleologico sardo come Voragine di Tiscali. L’iniziativa è rivolta a chi desidera avvicinarsi alla speleologia attraverso un’uscita guidata in un ambiente carsico del Supramonte di Oliena.

Speleo Club Nuoro e Sa Nurre de su Hoda

Domenica 27 settembre 2026 lo Speleo Club Nuoro annuncia una giornata dedicata alla conoscenza del mondo sotterraneo a Sa Nurre de su Hoda, nella valle di Lanaitho, nel territorio di Oliena. La proposta mette insieme cammino di avvicinamento, osservazione dell’ambiente carsico e visita della cavità.

L’appuntamento è a numero chiuso. Le informazioni operative e le prenotazioni fanno riferimento a Tony, al numero 334 175 9529. La limitazione dei posti è un elemento rilevante per la gestione di una grotta: consente di organizzare gruppi dimensionati alle caratteristiche del percorso e di accompagnare i partecipanti con attenzione.

La giornata dello Speleo Club Nuoro è presentata come un primo contatto con la speleologia. Non coincide con un corso tecnico e non sostituisce una formazione strutturata. Può offrire, però, l’occasione per comprendere come si osserva una cavità, quali sono le regole di comportamento e perché la frequentazione degli ambienti ipogei richiede preparazione, accompagnamento e rispetto.

Sa Nurre de su Hoda nel Supramonte di Oliena

Sa Nurre de su Hoda è una vasta cavità conosciuta anche con le denominazioni di Voragine di Tiscali e, nella tradizione locale riportata dalle fonti turistiche, sa ’onchedda ’e corojos o ’onchedda ’e sa chessa. È registrata nel Catasto speleologico regionale della Sardegna come cavità 0088 SA/NU. La scheda catastale la descrive come formata da grandi gallerie, con accesso superiore a pozzo e accesso inferiore attraverso un cunicolo disagevole. [web:32]

Le descrizioni disponibili indicano due ingressi noti. Quello alto è associato a un salto verticale di circa 85 metri; quello basso conduce invece alla parte interna attraverso un passaggio stretto. Per questo, la visita a Sa Nurre de su Hoda non va interpretata come un accesso libero e privo di vincoli. Le modalità di ingresso, l’attrezzatura necessaria e le decisioni sullo svolgimento dell’uscita spettano agli organizzatori e alle autorizzazioni previste per il sito.

La cavità è collocata nell’area del Troccos de Corojos, lungo i percorsi della valle di Lanaitho. Indicazioni escursionistiche pubblicate online riportano un avvicinamento di circa 1,2 chilometri e 100 metri di dislivello, oltre alla presenza di un cancello presso l’accesso basso. Le stesse informazioni richiamano la necessità di chiedere autorizzazione per l’ingresso. [web:3]

Il raggio di luce e le tracce archeologiche

Tra gli aspetti che rendono riconoscibile Sa Nurre de su Hoda c’è il fascio solare che attraversa un’apertura superiore e raggiunge la grande sala per un intervallo limitato della giornata. Il sito turistico del Comune di Oliena riferisce che il fenomeno dura circa un’ora al giorno. [web:4]

Il periodo più favorevole per l’effetto di luce è generalmente indicato fra primavera inoltrata ed estate. La data del 27 settembre cade quindi oltre la finestra stagionale segnalata dalle fonti consultate. I partecipanti non dovrebbero considerare il raggio solare come un elemento garantito del programma. La visita conserva comunque interesse per le morfologie, le concrezioni e per la lettura del paesaggio sotterraneo.

Sa Nurre de su Hoda ha anche rilievo storico. Il Comune di Oliena segnala il ritrovamento di resti ceramici attribuiti all’età nuragica e romana e di oggetti bronzei riferibili al vestiario nuragico. [web:4] Il contesto di Lanaitho e Tiscali restituisce quindi una relazione di lunga durata tra gruppi umani, rilievi calcarei, risorse idriche e ripari naturali.

Speleologia, sicurezza e tutela della grotta

La speleologia comprende studio e frequentazione consapevole delle cavità naturali. In una visita introduttiva, l’osservazione non riguarda solo le dimensioni della sala o la presenza delle concrezioni. Conta anche riconoscere la fragilità di ciò che si incontra: depositi calcarei, sedimenti, microclima, eventuale fauna cavernicola e testimonianze archeologiche possono essere alterati da comportamenti non corretti.

Lo Speleo Club Nuoro propone Sa Nurre de su Hoda in un’area dove geologia, fotografia sotterranea e biospeleologia sono stati già temi di visite specialistiche. Nel programma del raduno nazionale di Urzulei del 2019, la Voragine di Tiscali figurava infatti tra le cavità affrontate con chiavi di lettura geologiche, fotografiche e biospeleologiche. [web:34]

Per chi partecipa, il punto essenziale è seguire le indicazioni degli accompagnatori, utilizzare l’equipaggiamento richiesto e non raccogliere materiali. Non vanno toccate o danneggiate le concrezioni. Non vanno lasciati rifiuti. Le fotografie devono essere compatibili con le indicazioni fornite sul posto, soprattutto per evitare disturbo alla fauna e agli altri visitatori.

L’esperienza può anche chiarire la differenza fra una visita guidata e l’attività speleologica autonoma. La progressione in grotta, la gestione delle corde, l’orientamento e le procedure di emergenza richiedono apprendimento progressivo. In una precedente iniziativa formativa documentata da Scintilena, lo Speleo Club Nuoro aveva organizzato il XXII Corso di Speleologia con otto lezioni teoriche e quattro pratiche, dedicate anche a geologia, sicurezza, attrezzatura e progressione su corda. [web:15]

Attività recenti dello Speleo Club Nuoro

Le ricerche svolte per questa notizia non hanno restituito, nelle fonti web pubblicamente indicizzate consultate, comunicati recenti e verificabili su nuove scoperte speleologiche attribuite allo Speleo Club Nuoro nel 2026. Non sarebbe corretto trasformare in notizia esplorazioni non documentate da una fonte identificabile.

L’uscita del 27 settembre rappresenta quindi l’aggiornamento operativo disponibile nel materiale fornito. La precedente attività reperita con dettagli è il corso di speleologia pubblicato da Scintilena, segno di un impegno del gruppo anche nella formazione di nuovi frequentatori delle cavità. Eventuali aggiornamenti su esplorazioni, rilievi, ricerche o iniziative di tutela potranno essere integrati quando il club li renderà pubblici attraverso canali verificabili.

Per ora, Sa Nurre de su Hoda resta al centro dell’appuntamento di fine settembre. Nel Supramonte di Oliena, la giornata proposta dallo Speleo Club Nuoro porta l’attenzione su una grotta in cui natura, carsismo e storia locale richiedono una lettura attenta e rispettosa.

Informazioni

  • Data: domenica 27 settembre 2026
  • Luogo: Sa Nurre de su Hoda, Supramonte di Oliena
  • Organizzazione: Speleo Club Nuoro
  • Prenotazioni e informazioni: Tony, 334 175 9529
  • Posti: limitati

Fonti

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  • Giornata internazionale delle grotte e del carso: alla Heimkehle il debutto tedesco del 12 e 13 settembre
    Condividi La Giornata internazionale delle grotte e del carso entra nel programma della NaturErlebnisHöhle Heimkehle, nel Südharz: visite, attività per famiglie, divulgazione sui pipistrelli, escursioni e una lunga notte dedicata al mondo sotterraneo. La NaturErlebnisHöhle Heimkehle di Uftrungen, nel comune tedesco di Südharz, ospiterà il 12 e 13 settembre 2026 un appuntamento dedicato alla prima celebrazione della Giornata internazionale delle grotte e del carso. L’iniziativa è promossa
     

Giornata internazionale delle grotte e del carso: alla Heimkehle il debutto tedesco del 12 e 13 settembre

September 9th 2026 at 10:00

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La Giornata internazionale delle grotte e del carso entra nel programma della NaturErlebnisHöhle Heimkehle, nel Südharz: visite, attività per famiglie, divulgazione sui pipistrelli, escursioni e una lunga notte dedicata al mondo sotterraneo.

La NaturErlebnisHöhle Heimkehle di Uftrungen, nel comune tedesco di Südharz, ospiterà il 12 e 13 settembre 2026 un appuntamento dedicato alla prima celebrazione della Giornata internazionale delle grotte e del carso. L’iniziativa è promossa sul posto dalla grotta turistica, dal Biosphärenreservat Karstlandschaft Südharz e dal Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher (VdHK), l’associazione tedesca di speleologi e studiosi del carsismo.

Il cuore della ricorrenza cade domenica 13 settembre. La data è stata proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025 come International Day of Caves and Karst. Il 2026 sarà quindi il primo anno di celebrazione internazionale. L’obiettivo dichiarato è accrescere la conoscenza pubblica delle cavità naturali e dei paesaggi carsici, delle loro risorse idriche, della biodiversità e del loro valore geologico e culturale.

Giornata internazionale delle grotte e del carso, una nuova ricorrenza UNESCO

La Giornata internazionale delle grotte e del carso è nata da una proposta dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS), sostenuta dalla Slovenia e approvata durante la Conferenza generale dell’UNESCO a Samarcanda il 12 novembre 2025. Il 13 settembre è stato scelto anche in riferimento alla prima presentazione delle grotte e del carso all’UNESCO, avvenuta in quella data nel 2021.

La ricorrenza richiama temi che vanno oltre la frequentazione speleologica. I sistemi carsici costituiscono riserve e vie di circolazione delle acque sotterranee. Conservano archivi climatici e sedimentari. Ospitano fauna specializzata e spesso vulnerabile. Sono inoltre luoghi di interesse archeologico, storico e paesaggistico.

Il VdHK ha invitato associazioni, federazioni regionali, grotte turistiche e singoli gruppi a partecipare con escursioni, conferenze, attività divulgative e iniziative rivolte alle amministrazioni. In Germania, la Giornata internazionale delle grotte e del carso sarà affiancata il sabato da una “Lange Nacht der Höhlen”, una lunga notte delle grotte in parte proposta anche in collegamento streaming.

Heimkehle e il carsismo del Südharz

La sede scelta per l’appuntamento è la Heimkehle, presso Uftrungen, nell’area del Südharz, in Sassonia-Anhalt. La cavità ha uno sviluppo complessivo indicato in 2.000 metri, dei quali circa 700 sono attrezzati per la visita. Il percorso turistico attraversa il Kleiner Dom, il Riegelgang, il Großer Dom, alto 22 metri, il Riesentunnel e la Thyrahalle, dove si trova il Thyrasee.

La Heimkehle è una grotta carsica, memoriale e sito utilizzato dai pipistrelli. La sua storia impone anche una lettura civile del luogo. Durante la seconda guerra mondiale 1.500 detenuti del sottocampo di Dora furono costretti a realizzare impianti produttivi nella grotta. Un memoriale nel Kleiner Dom ricorda le vittime del regime nazista. Il riconoscimento di Geotopo nazionale, attribuito nel 2019, si affianca quindi alla dimensione naturalistica e alla memoria storica.

Il centro informativo esterno ospita una mostra Natura 2000 con postazioni interattive dedicate ad ambiente, tutela della natura, sostenibilità e specie protette. Questo contesto rende la Heimkehle un luogo adatto a tradurre i temi della Giornata internazionale delle grotte e del carso in attività aperte a pubblici diversi.

Programma alla Heimkehle tra visite, pipistrelli e divulgazione

Secondo il programma diffuso dagli organizzatori, sabato 12 settembre le visite tematiche sotterranee sono previste alle 10, alle 12, alle 14 e alle 16. La proposta delle 14 sarà una visita con torcia; ai partecipanti viene chiesto di portare una propria lampada. Alle 10.30 e alle 14.30 la geologa e speleologa Christel Völker condurrà escursioni in superficie dedicate alle forme carsiche attorno alla Heimkehle.

Dalle 10 alle 17 sarà aperto un punto informativo con conferenze e film dedicati a grotte e carso, realizzati in cooperazione con il VdHK. Il programma per bambini e famiglie comprende osservazioni con lente a bicchiere, attività sulle rocce, laboratori sui pipistrelli e presentazioni di grotte tridimensionali in ambiente virtuale. Alle 19.30 è annunciato, davanti alla grotta, un incontro serale sul mondo dei pipistrelli con il biologo Marcus Fritze. Dal tardo pomeriggio si inserirà la Lange Nacht der Höhlen, con contenuti condivisi anche attraverso il canale YouTube del VdHK.

Domenica 13 settembre, giornata centrale della Giornata internazionale delle grotte e del carso, il centro informativo resterà attivo dalle 10 alle 17. Le visite sotterranee manterranno gli orari delle 10, 12, 14 e 16. La visita di mezzogiorno avrà come tema “La Heimkehle come monumento”; alle 14 tornerà la formula con torcia. Le escursioni di Christel Völker sulle manifestazioni carsiche locali sono previste alle 10.30 e alle 14.30.

Alle 14.30, davanti all’ingresso della Heimkehle, è in calendario un concerto per pianoforte eseguito da Stephan Hohlweg su un pianoforte mobile. Il programma intreccia così divulgazione geologica, conoscenza degli ambienti sotterranei, educazione ambientale e memoria del sito.

Per la visita ordinaria, la Heimkehle comunica l’obbligo del casco, il divieto di accesso ai bambini sotto i tre anni e il divieto di introdurre cani nella grotta e nel centro informativo. Le partenze ordinarie nel periodo aprile-ottobre sono indicate alle 10, 12, 14 e 16; l’ultima visita richiede prenotazione. Le informazioni operative e le eventuali limitazioni delle visite tematiche vanno verificate prima della partenza presso la gestione della grotta.

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  • Grotte del Canin, a Sella Nevea il convegno sul grande sistema carsico delle Alpi Giulie
    Condividi Il 13 settembre 2026 il Parco delle Prealpi Giulie riunisce geologi e speleologi italiani, sloveni e ungheresi per la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo Foto di copertina di Paolo Manca Chiusaforte (UD), 13 settembre 2026 – Le Grotte del Canin saranno al centro di un incontro pubblico dedicato alla geologia, alla ricerca e a decenni di esplorazioni sotterranee. Domenica 13 settembre, dalle ore 10.00, il Centro Polifunzionale di Sella Nevea ospiterà il c
     

Grotte del Canin, a Sella Nevea il convegno sul grande sistema carsico delle Alpi Giulie

September 9th 2026 at 09:00

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Il 13 settembre 2026 il Parco delle Prealpi Giulie riunisce geologi e speleologi italiani, sloveni e ungheresi per la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

Foto di copertina di Paolo Manca

Chiusaforte (UD), 13 settembre 2026 – Le Grotte del Canin saranno al centro di un incontro pubblico dedicato alla geologia, alla ricerca e a decenni di esplorazioni sotterranee.

Domenica 13 settembre, dalle ore 10.00, il Centro Polifunzionale di Sella Nevea ospiterà il convegno “Il mondo ipogeo del Canin”. L’ingresso è gratuito.

L’iniziativa è organizzata dal Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie con il Club Alpinistico Triestino.

È realizzata con il contributo del Servizio geologico della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, ai sensi della legge regionale 15/2016. Il convegno è inserito nella prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, ricorrenza UNESCO fissata ogni anno al 13 settembre.

La data collega l’appuntamento di Sella Nevea a un programma internazionale che avrà uno dei suoi momenti principali a Postumia, in Slovenia. Per il Canin il collegamento è anche geografico e scientifico: il massiccio è condiviso fra Italia e Slovenia e le sue reti sotterranee sono il risultato di una lunga attività esplorativa condotta oltre confine.

Grotte del Canin e geodiversità delle Alpi Giulie

Il Monte Canin è formato in prevalenza da rocce carbonatiche. Calcari e dolomie si sono deposti in ambiente marino circa 200 milioni di anni fa. In particolare, l’estensione e la purezza dei Calcari del Dachstein costituiscono una base favorevole allo sviluppo del carsismo.

L’acqua meteorica penetra nelle fratture e nei piani di stratificazione. Nel tempo allarga i percorsi e costruisce un paesaggio fatto di campi solcati, doline, pozzi, gallerie e grandi risorgive. Sull’altipiano del Foran dal Muss questa morfologia raggiunge una delle espressioni più evidenti delle Alpi Giulie. Il Parco segnala qui la presenza congiunta di fenomeni carsici superficiali e profondi.

Le Grotte del Canin non sono quindi soltanto cavità da esplorare. Sono parte di un sistema idrogeologico di alta quota. Le acque assorbite dall’altipiano riemergono anche in Val Raccolana. Il Fontanon di Goriuda, geosito di interesse nazionale, è una risorgiva perenne posta al contatto fra la Dolomia Principale e i sovrastanti calcari del Dachstein. A questa sorgente sarà dedicato uno degli interventi della mattinata, insieme alla Risorgiva del Monte Sart.

Il Sistema del Monte Canin, quasi 90 chilometri rilevati

Uno dei temi di maggiore rilievo riguarda la dimensione del reticolo ipogeo. Il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia definisce il Sistema del Monte Canin come l’unione del Complesso Foran del Muss e del Complesso Col delle Erbe. La connessione fra la Grotta Clemente e la cavità Rotule Spezzate, realizzata nel 2019, ha collegato i due complessi.

Lo sviluppo spaziale complessivo è stimato vicino ai 90 chilometri. Il dato rende il Sistema del Monte Canin il più lungo d’Italia secondo il Catasto regionale. La stessa scheda segnala un punto importante per la lettura del record: la distinzione fra una grotta a più ingressi, un complesso e un macro-complesso non dispone di standard nazionali o internazionali univoci. La denominazione adottata conserva perciò anche la storia autonoma dei due grandi complessi esplorati.

Le Grotte del Canin raccontano una ricerca iniziata alla fine degli anni Sessanta e proseguita per generazioni. L’evoluzione delle tecniche su corda e l’impiego di bivacchi speleologici hanno reso possibili campagne sempre più articolate su un massiccio vasto, severo e ricco di ingressi. Il confronto fra rilievi, dati catastali ed esplorazioni continua a essere essenziale per definire la struttura del sistema e i suoi rapporti con le risorgenze.

Il programma del convegno sulle Grotte del Canin

Dopo i saluti del sindaco di Chiusaforte Fabrizio Fuccaro e della presidente del Parco naturale delle Prealpi Giulie Anna Micelli, la mattinata si aprirà con Paolo Manca e Massimo Zanetti del Servizio geologico regionale. Il loro intervento sarà dedicato alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico del Friuli Venezia Giulia.

Il geologo Andrea Mocchiutti affronterà la geologia e la geomorfologia del Monte Canin con l’intervento “La fantasia dell’acqua e della roccia”. Franco Gherlizza e Clarissa Brun, per il Club Alpinistico Triestino, ripercorreranno cinquant’anni di campi speleologici del CAT sul Canin.

Il Gruppo speleologico ungherese “Gortani” presenterà trentatré anni di attività nel massiccio. Jure Ti?ar, del Club speleologico Novo Mesto, parlerà invece delle esplorazioni slovene con “Una montagna, due versanti, abissi infiniti”. Franco Riosa e Franco Gherlizza illustreranno le ricerche speleosubacquee alla Risorgiva del Monte Sart e al Fontanon di Goriuda. Gherlizza proporrà anche un intervento dedicato al Monte Canin nelle leggende. La moderazione è affidata al geologo Giuseppe Muscio. Al termine è previsto un momento conviviale.

Grotte del Canin, conoscenza e tutela

La prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo nasce per accrescere l’attenzione sugli ambienti ipogei, sui paesaggi carsici e sulle risorse idriche collegate. Per un’area come il Canin, dove il carsismo di superficie e quello profondo formano un sistema continuo, divulgazione e tutela dipendono dalla qualità delle conoscenze disponibili.

Il convegno di Sella Nevea propone quindi un quadro che unisce geologia, catasto, esplorazione, speleosubacquea e memoria delle associazioni. Le Grotte del Canin saranno raccontate da chi ne ha studiato strutture, acque e percorsi, senza separare il patrimonio naturale dalla storia delle ricerche che ne hanno ampliato la conoscenza.

Informazioni pratiche

  • Evento: Il mondo ipogeo del Canin
  • Quando: domenica 13 settembre 2026, ore 10.00
  • Dove: Centro Polifunzionale, Sella Nevea, Chiusaforte (UD)
  • Ingresso: gratuito
  • Informazioni: info@parcoprealpigiulie.it
  • Sito dell’ente: https://www.parcoprealpigiulie.it/

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Stage di speleologia a Varese: il Gruppo Speleologico Prealpino porta i principianti dal CAI Carnago alle grotte del Campo dei Fiori

September 9th 2026 at 08:00

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Dal 1° al 4 ottobre 2026, teoria, palestra di roccia ad Arcisate e uscita in grotta compongono lo stage di speleologia del Gruppo Speleologico Prealpino. L’iniziativa si inserisce nelle attività di ricerca, divulgazione e tutela del carsismo varesino.

Stage di speleologia: tre appuntamenti tra Carnago, Arcisate e Campo dei Fiori

Il Gruppo Speleologico Prealpino e la sezione CAI di Carnago propongono uno stage di speleologia in tre giornate, destinato a chi desidera avvicinarsi in modo guidato all’ambiente ipogeo. Il calendario è fissato per giovedì 1°, sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026.

Il primo incontro si terrà il 1° ottobre, dalle 21 alle 23.30. La serata teorica affronterà la storia della speleologia, le attrezzature personali e collettive, i materiali e le nozioni di carsismo e speleogenesi. Spazio anche alla lettura delle forme carsiche, sia in superficie sia sottoterra, e al ruolo dell’esplorazione nella conoscenza delle cavità.

Lo stage di speleologia propone quindi un percorso progressivo. Prima si acquisiscono riferimenti tecnici e ambientali. Poi si passa alla pratica controllata. L’ultima tappa è la grotta.

Palestra di roccia ad Arcisate: le manovre prima della grotta

Sabato 3 ottobre i partecipanti si ritroveranno alla palestra di roccia di Arcisate. Sotto la supervisione degli istruttori CAI, il programma prevede l’impiego di imbragatura e attrezzatura specifica, con esercizi di salita e discesa su corda e le principali manovre in parete.

Questa fase è centrale per uno stage di speleologia rivolto a esordienti. La progressione verticale richiede infatti familiarità con dispositivi, corde e procedure. La palestra permette di esercitarsi in un ambiente esterno, prima dell’ingresso in cavità dove spazi, umidità, buio e morfologie rendono la gestione dei movimenti più complessa.

La domenica successiva, 4 ottobre, è prevista l’escursione nelle grotte del Monte Campo dei Fiori. Gli allievi saranno accompagnati dagli speleologi. Dovranno presentarsi con abbigliamento adeguato; le attrezzature tecniche e la copertura assicurativa sono comprese nella quota di 85 euro. Possono iscriversi persone che abbiano compiuto 15 anni. Per i minorenni è richiesta l’autorizzazione di chi esercita la responsabilità genitoriale.

Grotte del Campo dei Fiori e carsismo varesino

La scelta del Campo dei Fiori colloca lo stage di speleologia in uno dei principali contesti carsici della provincia di Varese. Nel parco sono censite oltre 130 grotte, per uno sviluppo complessivo di gallerie stimato in circa trenta chilometri. Il patrimonio comprende cavità note al pubblico e settori che restano invece riservati alla pratica speleologica e alla ricerca.

Tra le cavità più conosciute figura la Grotta Remeron, sulle pendici del monte nel territorio di Comerio. La sua porzione visitabile è distinta dalle parti che richiedono preparazione e competenze speleologiche. Questa separazione chiarisce un punto essenziale della frequentazione responsabile: una grotta non è un ambiente ricreativo privo di rischi, ma un sistema geologico, idrologico e biologico da conoscere e rispettare.

Carsismo significa anche acque sotterranee. Le fratture e i condotti dei calcari regolano percorsi spesso poco visibili dalla superficie. La loro protezione dipende dalla qualità dell’intero bacino di alimentazione. Per questo le attività formative collegano la tecnica di progressione alla conoscenza del territorio.

Gruppo Speleologico Prealpino: esplorazioni, documentari e divulgazione

Fondato ad Arcisate nel 2002 su iniziativa di Guglielmo Ronaghi, il Gruppo Speleologico Prealpino opera nella Valceresio, sul Campo dei Fiori e in altre aree carsiche del Varesotto. La sua attività comprende ricerca, esplorazione e studio delle cavità naturali e delle acque ipogee.

Accanto alle uscite esplorative, il Gruppo Speleologico Prealpino sviluppa iniziative per scuole, associazioni, gruppi e famiglie. Organizza visite guidate in grotta, percorsi didattici e interventi sulla tutela degli ambienti sotterranei. Collabora inoltre con enti locali e associazioni nel recupero di siti ipogei di interesse storico-culturale, compresi i rifugi antiaerei di Varese.

Tra gli aggiornamenti più recenti legati alla documentazione delle esplorazioni vi è la disponibilità online di Luci nel buio – Storia ed esplorazioni della Grotta Remeron. Il documentario, ideato da Ronaghi e realizzato dalla speleologa e regista Claudia Crema, è strutturato in cinque capitoli. Ripercorre circa un secolo di esplorazioni della Remeron e tratta anche gli studi su idrogeologia ed ecosistemi della cavità.

Nel 2026 il Gruppo Speleologico Prealpino ha inoltre partecipato alla formazione specialistica con il Corso nazionale di biospeleologia ed ecologia degli ambienti ipogei, organizzato a Clivio dal 15 al 17 maggio con il Gruppo Grotte CAI Carnago. Ad agosto e settembre, nell’ambito del Festival del Benessere in Natura del Parco Campo dei Fiori, le guide del gruppo hanno condotto due appuntamenti di “Voci di pietra” all’Orrido di Cunardo. Le attività hanno associato l’esplorazione guidata all’ascolto dell’ambiente sotterraneo.

Iscrizioni e prospettive dopo lo stage di speleologia

Lo stage di speleologia può costituire un primo orientamento, non una sostituzione di una formazione continuativa. Dopo l’esperienza, gli interessati possono valutare l’ingresso nel Gruppo Speleologico Prealpino e la partecipazione alle sue iniziative annuali. L’obiettivo dichiarato dal sodalizio resta unire pratica, ricerca e divulgazione, mantenendo al centro la tutela delle grotte e delle acque carsiche.

Per informazioni e iscrizioni: Gruppo Speleologico Prealpino, telefono 331 3721046, e-mail info@speleoprealpino.it.

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  • Puliamo il Buio e Puliamo il Mondo: rifiuti rimossi dal canyon del Temete alle Conche di Laviano
    Condividi L’anteprima nazionale di Puliamo il Mondo 2026 nell’Alta Valle del Sele chiude con oltre 20 sacchi raccolti. L’intervento nel canyon conferma il legame tra Puliamo il Buio, speleologia, canyoning e tutela delle acque. Puliamo il Mondo 2026 nelle Conche di Laviano Il canyon del torrente Temete, nelle Conche di Laviano, è stato al centro della sesta e ultima anteprima nazionale di Puliamo il Mondo 2026. L’iniziativa si è svolta nell’Alta Valle del Sele, in provincia di Salerno, e h
     

Puliamo il Buio e Puliamo il Mondo: rifiuti rimossi dal canyon del Temete alle Conche di Laviano

September 9th 2026 at 07:00

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L’anteprima nazionale di Puliamo il Mondo 2026 nell’Alta Valle del Sele chiude con oltre 20 sacchi raccolti. L’intervento nel canyon conferma il legame tra Puliamo il Buio, speleologia, canyoning e tutela delle acque.

Puliamo il Mondo 2026 nelle Conche di Laviano

Il canyon del torrente Temete, nelle Conche di Laviano, è stato al centro della sesta e ultima anteprima nazionale di Puliamo il Mondo 2026. L’iniziativa si è svolta nell’Alta Valle del Sele, in provincia di Salerno, e ha coinvolto volontari e volontarie dell’Associazione Italiana Canyoning, Legambiente, il Comune di Laviano e realtà locali.

L’azione ha interessato un ambiente inciso dall’acqua e difficile da raggiungere. Per lavorare in sicurezza sono state necessarie competenze specifiche e attrezzature tecniche proprie della progressione in canyon. La scelta operativa ha permesso di intervenire anche nei tratti dove il recupero dei materiali non sarebbe stato possibile con una normale attività di raccolta lungo sentieri o sponde.

Il bilancio comunicato dagli organizzatori supera i 20 sacchi di rifiuti. Dal canyon del Temete sono stati rimossi pneumatici di camion e trattori, reti metalliche, pezzi di ferro, bottiglie, flaconi e una vecchia impastatrice per cemento. Si tratta di materiali diversi per volume, peso e possibile impatto, rinvenuti in un corso d’acqua inserito in un paesaggio naturale di pregio.

Rifiuti nel torrente Temete e tutela delle acque

Il recupero alle Conche di Laviano richiama il percorso che i rifiuti possono compiere nei sistemi idrici. Gli oggetti lasciati in prossimità di impluvi, torrenti e forre non restano necessariamente nel punto di abbandono. Le piene li possono spostare verso valle, frammentarli o trascinarli nei fiumi, fino agli ambienti costieri e marini.

Pneumatici, metalli e rifiuti plastici richiedono tempi e modalità di gestione differenti. La loro presenza dentro un canyon aumenta anche la complessità del recupero. I volontari devono valutare accessi, ancoraggi, calate, movimentazione dei carichi e sicurezza del gruppo. In questi contesti la prevenzione dell’abbandono resta quindi la misura più efficace.

L’intervento nelle Conche di Laviano mostra anche il valore del canyoning come competenza applicata alla cura del territorio. Le tecniche di progressione in forra consentono di raggiungere tratti stretti, salti e pozze che costituiscono barriere fisiche alla raccolta. La collaborazione tra praticanti, associazioni ambientali e istituzioni locali rende possibile trasformare una segnalazione di degrado in un’azione concreta e documentata.

Puliamo il Buio nelle Giornate Nazionali della Speleologia

L’esperienza campana si collega ai temi affrontati da Puliamo il Buio, la campagna promossa dalla Società Speleologica Italiana e da Legambiente per la salvaguardia degli ambienti ipogei. Puliamo il Buio porta l’attenzione nelle grotte naturali, nelle cavità artificiali, negli inghiottitoi e nelle aree carsiche, dove l’abbandono dei rifiuti può rimanere nascosto per lungo tempo.

L’iniziativa non si limita alla rimozione dei materiali. Puliamo il Buio punta anche a individuare e documentare le situazioni di degrado, a rendere visibile il problema e a diffondere conoscenze sul patrimonio sotterraneo. Grotte e carsismo ospitano habitat specializzati e, in molti territori, svolgono un ruolo rilevante per la ricarica e la protezione delle acque sotterranee.

Nel 2026, Puliamo il Buio entra inoltre nel calendario delle iniziative connesse alle Giornate Nazionali della Speleologia. La mobilitazione italiana di settembre e ottobre, promossa dalla Società Speleologica Italiana e dal Club Alpino Italiano, si sviluppa attorno al 13 settembre, data della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo istituita dall’UNESCO. Tra le attività previste figurano visite, incontri scientifici, laboratori, mostre e giornate di pulizia ambientale.

Da Cagliari a Molazzana, interventi nei luoghi nascosti

Le attività del 2026 hanno già offerto esempi diversi di Puliamo il Buio. Il 6 giugno a Tuvixeddu, a Cagliari, il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano e Legambiente Sardegna hanno effettuato una pulizia nella cavità di una dolina e nelle aree circostanti. Il resoconto dell’iniziativa indica 62 sacchi raccolti e il recupero di un’automobile abbandonata, oltre a rifiuti ingombranti, pneumatici e altri materiali.

Il 13 settembre è programmato un altro intervento alla Buca di Pianiza dell’Alpe S. Antonio, nel comune di Molazzana, in provincia di Lucca. La Federazione Speleologica Toscana aderisce a Puliamo il Buio nel giorno della prima ricorrenza internazionale dedicata a grotte e carsismo. L’appuntamento sottolinea un punto comune alle diverse iniziative: conoscere un ambiente sotterraneo o incassato significa anche riconoscerne le fragilità e contribuire alla sua tutela.

Le Conche di Laviano non sono una cavità carsica. Il caso del Temete conserva però una chiara continuità con Puliamo il Buio. Canyon, torrenti, inghiottitoi e grotte fanno parte di sistemi nei quali acqua, roccia e rifiuti possono entrare in relazione diretta. Per questo gli interventi nei luoghi meno visibili hanno anche un valore informativo: riportano in superficie un problema che, senza il lavoro sul campo, resterebbe spesso fuori dallo sguardo pubblico.

Puliamo il Buio, prevenzione e responsabilità territoriale

Puliamo il Mondo e Puliamo il Buio operano su scale e ambienti differenti, con un obiettivo condiviso: contrastare l’abbandono dei rifiuti e rafforzare la responsabilità verso i luoghi frequentati. L’attività svolta a Laviano chiude il ciclo delle anteprime nazionali 2026 di Puliamo il Mondo con un intervento in un’area dove l’impegno tecnico è parte essenziale del risultato.

La rimozione dei rifiuti non sostituisce le politiche di prevenzione, il conferimento corretto e il controllo del territorio. Può però fornire indicazioni utili sulle criticità locali e coinvolgere cittadini, praticanti e amministrazioni in una lettura più attenta di torrenti, forre e ambienti sotterranei. In questa prospettiva, Puliamo il Buio resta uno strumento di tutela che unisce speleologia, monitoraggio e divulgazione.

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  • Esplorazioni speleologiche in Montenegro: a Hidden Earth 2026 il racconto della spedizione UBSS a Kameno More
    Condividi Le esplorazioni speleologiche in Montenegro saranno al centro di una conferenza di Daniel Rose dedicata alla missione UBSS nel Kameno More, mentre le campagne italiane nello Žijovo, nel sud-est del Paese e sul Durmitor aggiornano il quadro della ricerca carsica balcanica. Hidden Earth 2026 e la spedizione UBSS Le esplorazioni speleologiche in Montenegro approdano al programma di Hidden Earth 2026. La conferenza internazionale dedicata alla speleologia ospiterà infatti UBSS Mo
     

Esplorazioni speleologiche in Montenegro: a Hidden Earth 2026 il racconto della spedizione UBSS a Kameno More

September 8th 2026 at 13:00

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Le esplorazioni speleologiche in Montenegro saranno al centro di una conferenza di Daniel Rose dedicata alla missione UBSS nel Kameno More, mentre le campagne italiane nello Žijovo, nel sud-est del Paese e sul Durmitor aggiornano il quadro della ricerca carsica balcanica.

Hidden Earth 2026 e la spedizione UBSS

Le esplorazioni speleologiche in Montenegro approdano al programma di Hidden Earth 2026. La conferenza internazionale dedicata alla speleologia ospiterà infatti UBSS Montenegro Expedition – Kameno More, un intervento di 30 minuti presentato da Daniel Rose.

L’incontro è dedicato alla spedizione organizzata quest’anno dall’UBSS, l’University of Bristol Speleological Society, insieme ad altri speleologi. Il gruppo ha scelto di lavorare nella regione di Kameno More, espressione traducibile come “mare di pietra”. Si tratta di un’area carsica montenegrina nella quale il paesaggio superficiale e le cavità costituiscono un campo di ricerca ancora aperto.

Secondo la presentazione della sessione, la missione segna la ripresa di una presenza esplorativa britannica nella zona dopo un’interruzione che durava dal 2013. Il racconto non sarà limitato ai risultati sul terreno. Affronterà anche la costruzione pratica della spedizione: la scelta dell’area, l’organizzazione in tempi brevi, la composizione della squadra e le difficoltà affrontate da un gruppo giovane, senza precedenti esperienze dirette nell’allestimento di una spedizione autonoma.

Questo elemento rende la relazione utile anche oltre la cronaca delle cavità visitate. Le esplorazioni speleologiche in Montenegro richiedono infatti preparazione tecnica, lettura del territorio, capacità logistica e collaborazione con le realtà locali. Il contributo UBSS propone quindi una testimonianza sul metodo organizzativo, senza anticipare dati di rilievo o nuove profondità non ancora pubblicati nel programma dell’evento.

Kameno More nel quadro del carsismo montenegrino

Kameno More è stato già indicato come area di interesse internazionale. Nell’agosto 2024 la spedizione Stone Sea aveva programmato qui ricognizioni e la prosecuzione delle ricerche in tre cavità denominate Meandar, Dvestotka e PT4. Il ritorno di una squadra britannica segnala la continuità dell’attenzione verso questo settore montano.

Il Montenegro riunisce massicci calcarei di alta quota, zone fortemente fratturate e paesaggi modellati dall’azione congiunta dell’acqua e dei processi glaciali. In simili contesti, la ricerca può riguardare ingressi nuovi, pozzi, cavità a sviluppo orizzontale, sistemi con ghiaccio sotterraneo e reti idrologiche complesse. La documentazione topografica e ambientale è essenziale per passare dalla sola individuazione delle grotte alla loro conoscenza scientifica.

Il quadro più recente del Durmitor aiuta a comprendere la scala di questo patrimonio. Sul massiccio sono censite 415 cavità, esplorate integralmente o solo in parte. Una campagna svolta nel luglio 2026 da ricercatori delle Università di Belgrado e del Montenegro ha riguardato Vodena pecina, Zelenovirska pecina e Ledena pecina. La Zelenovirska pecina raggiunge 830 metri di sviluppo esplorato ed è rilevante perché le grotte a prevalente andamento orizzontale sono meno frequenti in un carsismo d’alta quota dominato da forme verticali.

Esplorazioni speleologiche italiane in Montenegro

Le esplorazioni speleologiche in Montenegro vedono da alcuni anni una presenza italiana articolata. Nel 2024 la Commissione Grotte Eugenio Boegan di Trieste ha operato sullo Žijovo, nelle Ku?ke Planine, vicino al confine albanese. Dopo ricognizioni preliminari svolte tra il 2022 e il 2023, sei partecipanti hanno esplorato e rilevato 15 grotte in sei giorni di attività.

La missione ha utilizzato anche un drone con camera ad alta definizione per migliorare la lettura del terreno e individuare ulteriori ingressi. Tra le cavità descritte figurano l’Abisso Ledo, la Grotta Prepih e la Grotta Armada. Ledo presenta un pozzo superiore ai 100 metri, con pareti in larga parte ricoperte da ghiaccio; sul fondo è stata misurata una temperatura dell’aria di 1,7 °C. La Grotta Armada, profonda 34 metri e sviluppata per 100 metri, conserva invece evidenze di origine idrologica, mentre un crollo impedisce la prosecuzione verso livelli inferiori.

Nel 2025 la stessa Commissione ha programmato una nuova campagna sullo Žijovo dal 21 al 31 agosto. Gli obiettivi erano completare la mappatura delle cavità individuate nel 2024, cercare nuovi ingressi mediante prospezioni mirate e acquisire dati geologici e materiali multimediali. Il lavoro integrava droni, GIS, modello digitale del terreno e fotografie aeree. Le esplorazioni speleologiche in Montenegro proseguono quindi con una sequenza di ricognizione, verifica, rilievo e documentazione.

Un secondo filone italiano è quello del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia. Durante la Montenegro Speleo Expedition 2024, attiva tra il monte Pasjak e la cresta del Surdup nel sud-est del Paese, il gruppo ha scoperto, esplorato e rilevato 24 nuove grotte in dieci giorni. Alla campagna hanno partecipato anche speleologi di gruppi italiani e austriaci.

Il progetto ha associato alla ricerca esplorativa misure fisiche dell’aria in cavità, comprendenti temperatura, acidità, anidride carbonica, radon e radioattività. La seconda spedizione Seppenhofer è partita il 4 luglio 2025 con l’obiettivo di proseguire lo studio di nuove cavità e dei loro caratteri geologici e ambientali. I risultati preliminari diffusi per la campagna 2025 indicavano 12 pozzi esplorati, con profondità tra 15 e 34 metri, e nuove acquisizioni su CO? e radon.

Ricerca, rilievo e tutela delle grotte

La presenza di squadre britanniche, italiane, montenegrine e serbe mostra come le esplorazioni speleologiche in Montenegro siano oggi legate a una dimensione internazionale. Le attività sul campo producono dati utili per cartografia, geomorfologia, idrologia sotterranea, biologia e valutazione dei rischi. Non ogni cavità è destinata alla frequentazione, e la documentazione può essere il primo strumento di tutela.

Il caso della Ledena pecina nel Durmitor è indicativo. I ricercatori hanno segnalato condizioni di degrado e proposto di rimuovere corde danneggiate, delimitare l’area dell’ingresso e vietare chiaramente la discesa. Il mantenimento delle formazioni di ghiaccio e del microclima richiede infatti una gestione prudente. I Parchi nazionali del Montenegro hanno dichiarato che adotteranno misure nell’ambito delle loro competenze.

La conferenza di Hidden Earth 2026 si inserisce in questo contesto. Il resoconto UBSS su Kameno More potrà offrire un aggiornamento diretto su una campagna recente e mettere in comune esperienze organizzative, tecniche di esplorazione e problemi aperti. Per le esplorazioni speleologiche in Montenegro, la condivisione dei risultati resta una parte decisiva del lavoro: consente di confrontare dati, evitare sovrapposizioni e costruire conoscenza su aree carsiche che restano solo parzialmente investigate.

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  • Festa della Speleologia a Trýpa tou Voriá: memoria esplorativa e ricerca nel Peloponneso
    Condividi Trýpa tou Voriá torna al centro di un appuntamento previsto il 12 settembre 2026 a Metamorfosi, in Laconia: visita all’ingresso, racconti degli esploratori e un calendario dedicato alla grotta. La ricorrenza richiama anche le esplorazioni speleologiche nel Peloponneso, dalle ricerche italiane e greche nella Lakonia alle recenti immersioni nella sorgente di Sintzi. La festa di Trýpa tou Voriá Metamorfosi, nel territorio di Molai in Laconia, si prepara a dedicare una giornata a
     

Festa della Speleologia a Trýpa tou Voriá: memoria esplorativa e ricerca nel Peloponneso

September 8th 2026 at 12:00

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Trýpa tou Voriá torna al centro di un appuntamento previsto il 12 settembre 2026 a Metamorfosi, in Laconia: visita all’ingresso, racconti degli esploratori e un calendario dedicato alla grotta. La ricorrenza richiama anche le esplorazioni speleologiche nel Peloponneso, dalle ricerche italiane e greche nella Lakonia alle recenti immersioni nella sorgente di Sintzi.

La festa di Trýpa tou Voriá

Metamorfosi, nel territorio di Molai in Laconia, si prepara a dedicare una giornata alla Trýpa tou Voriá, nome greco che significa “Buco della Bora”.

L’iniziativa, annunciata per sabato 12 settembre 2026, unirà attività all’aperto, divulgazione per le nuove generazioni e testimonianze dedicate alla storia esplorativa della cavità.

Il programma prevede alle 8 la partenza a piedi lungo il sentiero situato di fronte all’azienda agricola di Nikolaos Panaritis.

Il percorso di andata e ritorno è indicato in circa 1.200 metri. I partecipanti raggiungeranno l’area dell’ingresso della grotta. L’obiettivo è mostrare ai ragazzi la posizione della bocca, spiegare l’estensione del sistema attraverso riferimenti posti sul terreno e assistere alle fasi di preparazione e discesa degli speleologi.

Gli organizzatori chiedono che i minori siano iscritti entro le 18 dell’11 settembre, accompagnati da un genitore. È raccomandato portare acqua. La scelta di svolgere l’attività fuori dalla cavità consente di avvicinare il pubblico alla speleologia e alla sicurezza in ambiente verticale, senza trasformare un ingresso impegnativo in una visita non attrezzata.

Alle 20 si terranno proiezioni fotografiche e video, con interventi dedicati alle prime campagne di ricerca.

Il testo dell’iniziativa annuncia la presenza di Nino Larocca, indicato come componente del Gruppo Speleologico Sparviere e tra gli esploratori che operarono nell’area con attività di documentazione, rilievo e formazione rivolta agli abitanti. È inoltre previsto un richiamo alle esplorazioni di Giannis Kofinas del 1998.

La giornata comprenderà la consegna di targhe al Gruppo Speleologico Sparviere e alla Fondazione di pubblica utilità “Eugenia Anastasiadou Smyrnaiou” del Gruppo Anastassiadis. Quest’ultima ha sostenuto la realizzazione del calendario da collezione 2027, “Dentro la Trýpa tou Voriá”, che sarà distribuito gratuitamente ai presenti. Il calendario raccoglierà immagini delle concrezioni della grotta.

Trýpa tou Voriá e la storia della Bora

La Trýpa tou Voriá si apre nei pressi di Metamorfosi, nella Laconia sud-orientale. La denominazione locale è legata alla forte corrente d’aria fresca che esce da una piccola apertura. Nella tradizione greca Boreas è il vento del Nord. Il nome della grotta traduce quindi un fenomeno fisico ben percepibile da chi si avvicina al suo ingresso.

Una ricostruzione pubblicata nel 2011 dalla rivista della Società Speleologica Italiana documenta le campagne svolte dal Gruppo Speleologico Sparviere nel Peloponneso sud-orientale.

Le prime ricognizioni italiane nell’area, con base nei pressi di Molai, risalgono al periodo 28 dicembre 1989-6 gennaio 1990. La cavità venne poi individuata ed esplorata durante la seconda spedizione, nelle festività 1990-1991.

L’accesso era noto ai pastori locali, ma le dimensioni ridotte della bocca e il pozzo iniziale avevano reso difficile ogni discesa. Il primo pozzo fu rilevato con una profondità di 47 metri. Alla base furono segnalati resti ossei umani e materiali bellici inesplosi, elementi che impongono la massima prudenza e che appartengono alla complessa storia del luogo.

La prima fase di esplorazione e rilievo raggiunse circa 500 metri di gallerie e la quota di -140 metri. Le ricerche successive ampliarono la conoscenza del sistema. Il rilievo pubblicato nel 2011 attribuisce alla Trýpa tou Voriá uno sviluppo spaziale di 988 metri e una profondità di 140 metri. Sono dati storici di rilievo, non una certificazione di eventuali sviluppi realizzati dopo quella pubblicazione.

Le esplorazioni speleologiche in Peloponneso

La festa permette di collocare la Trýpa tou Voriá in un territorio dove la speleologia ha costruito nel tempo una rete di collaborazioni internazionali. Nella Lakonia, le spedizioni del Gruppo Speleologico Sparviere, dell’Associazione Speleologica Barese e dei gruppi greci hanno interessato non solo il Buco della Bora, ma anche i distretti di Niata, Molai e Zarakas.

Nel 1997 un campo interno nella grotta portò al rilievo di circa altri 350 metri di gallerie e a un secondo rilievo di precisione. Nel 1998 intervennero gruppi greci, tra cui S.P.E.L.E.O. di Atene e Speleo Club Parnon-Taigetos Poseidon di Sparta, con studi geologici e documentazione fotografica. Nel 1999 furono effettuate risalite nella zona della Torre, che consentirono di raggiungere il settore chiamato Trono di Poseidone. Un incontro italo-greco del 2004 puntò al completamento del rilievo, alla topografia ipogea e alla ricognizione di ulteriori aree della Lakonia e della Messinia.

Gli ambienti descritti nel rilievo storico comprendono grandi saloni, settori labirintici, pozzi e ricche concrezioni calcitiche. La cavità è impostata lungo fratture opposte ed è interessata da una corrente d’aria. Questi elementi mantengono interesse per la lettura morfologica e per eventuali prosecuzioni da verificare con metodi aggiornati, autorizzazioni e competenze adeguate.

Nello stesso Peloponneso, la ricerca continua anche in ambiente sommerso. Tra aprile e maggio 2025 il gruppo polacco BAD Exploration ha esplorato oltre 100 metri aggiuntivi nella sorgente di Sintzi, nella regione di Kandila. La progressione ha raggiunto -255 metri, lungo un tratto orizzontale. La missione ha prodotto rilievi e proiezioni 3D e ha lasciato una sagola di 150 metri per future attività. Sintzi viene indicata dalle fonti di spedizione come la grotta sommersa più profonda della Grecia.

Le due vicende mostrano approcci diversi. La Trýpa tou Voriá racconta decenni di ricerca in una cavità verticale concrezionata della Lakonia. Sintzi Spring rappresenta invece una frontiera speleosubacquea profonda, dove distanza, gestione dei gas, tempi di fondo e decompressione definiscono il margine operativo. In entrambi i casi, rilievo, documentazione e cooperazione fra gruppi restano strumenti centrali per trasformare l’esplorazione in conoscenza condivisa.

Divulgazione, sicurezza e territorio

L’appuntamento di Metamorfosi non è una visita turistica alla grotta. La prevista osservazione dell’ingresso e delle manovre dall’esterno ha un valore educativo. Rende visibile il lavoro preparatorio che precede ogni discesa e separa la divulgazione dalla pratica speleologica tecnica.

L’incontro dedicherà spazio anche alle piante endemiche lungo i sentieri che conducono alle cavità dell’area. Il tema collega la Trýpa tou Voriá al paesaggio superficiale. La tutela di una grotta non riguarda solo le sale interne. Coinvolge l’accesso, le acque, la vegetazione, le tracce storiche e il comportamento di chi frequenta il territorio.

Il ritorno degli esploratori e la distribuzione di immagini possono rendere accessibile un patrimonio sotterraneo che non può essere aperto indistintamente al pubblico. La fotografia e il rilievo svolgono qui una funzione precisa: documentare la cavità, conservarne la memoria e offrire strumenti per leggere le esplorazioni speleologiche in Peloponneso senza aumentare la pressione diretta sugli ambienti più delicati.

Fonti

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  • Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca, grotte e paesaggi carsici al centro dell’incontro
    Condividi Man and Karst 2026 apre in Sicilia nella prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo, con sessioni scientifiche, visite alla Grotta Monello e itinerari nei geositi del Sud-Est Dal 13 al 19 settembre la Sicilia sud-orientale ospiterà Man and Karst 2026, quarta edizione della conferenza internazionale promossa dal CIRS ETS – Centro Ibleo di Ricerche Speleo-Idrogeologiche di Ragusa. L’appuntamento riunirà ricercatori, speleologi, geologi, biospeleologi, archeologi e opera
     

Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca, grotte e paesaggi carsici al centro dell’incontro

September 8th 2026 at 11:00

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Man and Karst 2026 apre in Sicilia nella prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo, con sessioni scientifiche, visite alla Grotta Monello e itinerari nei geositi del Sud-Est

Dal 13 al 19 settembre la Sicilia sud-orientale ospiterà Man and Karst 2026, quarta edizione della conferenza internazionale promossa dal CIRS ETS – Centro Ibleo di Ricerche Speleo-Idrogeologiche di Ragusa. L’appuntamento riunirà ricercatori, speleologi, geologi, biospeleologi, archeologi e operatori impegnati nello studio e nella tutela del patrimonio carsico. Il programma diffuso dall’organizzazione, a cura di Rosario Ruggieri, concentra le sessioni congressuali dal 14 al 16 settembre al Centro Regionale del Germoplasma di contrada Marianelli, nella Riserva naturale di Vendicari, nel territorio di Noto.

L’apertura è prevista domenica 13 settembre, data che coincide con la prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo istituita dall’UNESCO. La giornata inaugurale si svolgerà presso la Riserva naturale integrale Grotta Monello, nel Siracusano, con l’accoglienza dell’Università di Catania e una visita scientifica guidata da Sandro Privitera e Rosario Ruggieri.

Man and Karst 2026 e la Grotta Monello nel carsismo ibleo

La scelta della Grotta Monello collega Man and Karst 2026 a uno dei principali siti ipogei protetti degli Iblei. La riserva si trova in contrada Perciata, nel territorio di Siracusa, occupa circa 60 ettari ed è stata istituita nel 1998. L’Università di Catania ne evidenzia il valore geologico e biologico, oltre al regime di tutela integrale che vieta la fruizione turistica della grotta.

L’ipogeo, scoperto nel 1948, si sviluppa su più livelli per circa 540 metri. Ospita concrezioni e comunità faunistiche legate all’ambiente sotterraneo. La visita prevista per l’apertura assume quindi un carattere scientifico e istituzionale, coerente con le limitazioni poste a protezione del sito. Interverranno rappresentanti dell’Ateneo catanese, del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali e del Libero Consorzio comunale di Siracusa.

La coincidenza con la ricorrenza UNESCO aggiunge un quadro internazionale all’incontro. La Giornata del 13 settembre è dedicata alla conoscenza, alla protezione, allo studio e alla gestione sostenibile di grotte e sistemi carsici. Per le aree mediterranee, in cui falde, sorgenti, coste e cavità sono spesso strettamente connessi, il tema interessa sia la ricerca sia le politiche territoriali.

Paesaggio carsico e speleologia nelle sessioni di Vendicari

Lunedì 14 settembre, dopo i saluti istituzionali e la presentazione di Man and Karst 2026 da parte di Rosario Ruggieri, inizieranno le sessioni di lavoro. La prima sarà dedicata alla protezione e alla valorizzazione del paesaggio carsico. Gli interventi porteranno casi di studio dalla Croazia, dalla Libia e dalla Sicilia, con contributi sui geositi regionali, sul geoturismo e sui processi educativi legati al patrimonio naturale.

La sessione successiva affronterà geomorfologia e speleologia. Il programma comprende ricerche sul Carso classico triestino, sul fluviocarsismo della Slovenia centrale, sui karren tropicali di Cuba, sui Monti Sibillini e sui paesaggi carsici dell’Oklahoma. Un intervento illustrerà inoltre le ricerche 2025-2026 nell’area dell’Al Jabal al Akhdar, in Cirenaica.

Nel pomeriggio spazio alla biospeleologia e alla biodiversità. Tra i temi annunciati figurano la conservazione della fauna sotterranea della Sicilia orientale, la valutazione del rischio d’invasione del gambero rosso della Louisiana nei sistemi carsici europei e mediterranei, gli organismi associati al moonmilk e nuove prospettive di ricerca sui biomi di grotta in Armenia. Sono argomenti che mostrano come il sottosuolo non sia un ambiente isolato: le acque, gli ingressi, le modificazioni climatiche e le pressioni antropiche possono influire sugli equilibri biologici delle cavità.

La quarta sessione, infine, sarà riservata a miniere e antichi acquedotti nelle aree carsiche. Sono previsti contributi sul rilievo 3D dell’acquedotto Galermi con iPhone LiDAR, sugli ipogei naturali e artificiali del Passo dell’Orco, sulle miniere di zolfo e potassio della Sicilia e sul lungo sistema di gallerie idriche di Yarmouk-Decapolis, in Giordania.

Rischio carsico, acque sotterranee e archeologia

Martedì 15 settembre il programma di Man and Karst 2026 proseguirà con geologia e pericolosità carsica. Sinkhole, instabilità delle falesie costiere, subsidenza e analisi con telerilevamento saranno al centro di studi riferiti alla Libia, al Friuli, alla Puglia e alla Sicilia sud-orientale. È previsto anche un contributo sulla nuova carta geologica CARG Siracusa in scala 1:50.000 e sulle sue implicazioni per la lettura dei processi carsici.

Seguirà la sessione dedicata a idrogeologia e vulnerabilità. L’attenzione sarà posta sulle sorgenti carsiche, sui modelli idrogeologici e sui problemi di contaminazione delle acque sotterranee. Il caso del sistema Oro-Scribano Misericordia, nel Sud-Est siciliano, sarà presentato come esempio di inquinamento in un acquifero carsico. Il tema è rilevante perché la circolazione in rocce fratturate e dissolte può trasferire rapidamente gli inquinanti dalle superfici alle falde e alle sorgenti.

Il pomeriggio sarà dedicato ad archeologia e paleontologia in grotta. Il calendario include lavori su Grotta Lazzaro a Rosolini, sulla grotta Sbriulia e su due cavità inedite nella Cava di Baulì, entrambe nel territorio di Noto, oltre a ricerche sul Monte Kronio, sugli ippopotami fossili di Acquedolci e sull’ipogeo di Monte Rotondo a Giarratana. Le due sessioni poster completeranno il quadro con approfondimenti su protezione delle acque carsiche, monitoraggi di CO2 e radon in cavità, pipistrelli delle grotte della provincia di Siracusa, habitat di Meta menardi nelle grotte laviche etnee e risorse carsiche dell’Albania.

Escursioni di Man and Karst 2026 sul territorio siciliano

Mercoledì 16 settembre sarà dedicato alle attività sul campo nella Riserva di Vendicari, sull’isola di Capo Passero e a Marzamemi. Il programma indica una visita guidata nella riserva, le escursioni sull’isola e al Forte spagnolo, quindi un passaggio alla tonnara storica di Marzamemi. La chiusura è prevista con una serata conclusiva.

Il calendario generale comprende anche escursioni pre e post-conferenza dal 13 al 19 settembre. L’elemento territoriale non costituisce una parte separata dell’incontro: mette in relazione i temi discussi in sala con geositi, coste carbonatiche, cavità, paesaggi rurali e testimonianze storiche della Sicilia. In questo quadro, Man and Karst 2026 propone un confronto tra casi mediterranei e internazionali, mantenendo nel Sud-Est siciliano il proprio riferimento geografico e scientifico.

Fonti

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Concluso Eurokarst 2026 a Neuchâtel: all’incontro hanno partecipato 250 specialisti provenienti da tutti i continenti.

September 8th 2026 at 10:00

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Al congresso europeo dedicato all’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici, Liviu Valenas ha presentato un contributo su geomorfologia e idrochimica delle cavità d’acqua in arenaria del Nord-Est della Thailandia.,

Eurokarst 2026, un confronto internazionale sulle acque sotterranee

Eurokarst 2026 si è svolto a Neuchâtel, in Svizzera, dal 31 agosto al 4 settembre.

La conferenza europea biennale è dedicata all’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici. Riunisce ricercatori universitari, tecnici e professionisti impegnati nello studio delle acque sotterranee e degli ambienti carsici.

La sede non è casuale. Neuchâtel si trova ai piedi del Giura, in un territorio segnato da rocce calcaree e dalla circolazione idrica sotterranea. La città aveva già ospitato la prima edizione dell’incontro nel 2016. Per l’edizione 2026, l’Università di Neuchâtel e l’Istituto svizzero di speleologia e carsologia hanno avuto un ruolo centrale nell’organizzazione e nel contesto scientifico locale.

Il sito ufficiale descrive Eurokarst come un forum di confronto tra ricerca accademica e pratica professionale. Nel programma è stata inclusa anche la riunione della Karst Commission dell’International Association of Hydrogeologists, organismo internazionale attivo sui temi della gestione delle risorse idriche in acquiferi carsici.

Eurokarst 2026, numeri e temi del programma scientifico

Secondo quanto riferito da Mónica Ponce, presidente della Commissione Materiali e Tecniche dell’Unione Internazionale di Speleologia, a Eurokarst 2026 hanno partecipato 250 specialisti provenienti da tutti i continenti. Il dato restituisce la dimensione internazionale dell’incontro.

Prima dell’avvio della conferenza, la comunicazione dell’Università di Neuchâtel indicava la presenza attesa di circa 200 specialisti dell’idrogeologia delle rocce calcaree. La differenza tra previsione e numero riportato dopo l’apertura può essere letta come un possibile incremento della partecipazione effettiva; il dato di 250 resta attribuito alla comunicazione di Ponce.

Il programma diffuso dalla Karst Commission comprendeva cinque relazioni principali, circa 100 comunicazioni orali e 90 poster. Erano previsti anche corsi brevi nella giornata del 30 agosto e tre escursioni successive alla parte congressuale. Le sessioni hanno affrontato la modellazione dei flussi sotterranei, l’infiltrazione delle precipitazioni, la qualità delle acque, la protezione delle captazioni e l’uso di dati di campo per migliorare i modelli idrogeologici.

Questi temi hanno rilievo anche per la speleologia. Nei sistemi carsici, la rapida connessione fra superficie e sottosuolo rende spesso più vulnerabili le falde. Misure, tracciamenti, analisi chimiche e osservazioni geomorfologiche permettono di ricostruire percorsi dell’acqua, tempi di trasferimento e possibili sorgenti di contaminazione.

Arenarie quarzifere della Thailandia al Poster Blitz di Eurokarst 2026

Nella giornata del 31 agosto, nella sezione Poster Blitz di Eurokarst 2026, Liviu Valenas ha presentato lo studio dedicato alla geomorfologia e all’idrochimica delle pozze d’acqua sviluppate nelle arenarie quarzifere del Nord-Est della Thailandia. Il lavoro è firmato da Liviu Valenas, Christine Viehweger e Stephanie Gimmler della Technical University of Freiberg, in Germania.

Il contributo porta l’attenzione su forme e processi che non coincidono con il carso classico in roccia carbonatica. Le arenarie quarzifere sono costituite in larga misura da granuli di quarzo. La loro evoluzione superficiale e sotterranea può dipendere dall’alterazione dei minerali, dalla disgregazione fisica della roccia, dall’erosione e dalla persistenza dell’acqua nelle depressioni.

Le pozze d’acqua in roccia, spesso indicate in letteratura internazionale come rock pools o weathering pits, possono conservare informazioni sull’azione combinata dell’acqua e dei sedimenti. Lo studio integrato della forma delle cavità e della composizione chimica dell’acqua può aiutare a distinguere i processi dominanti. Può inoltre documentare la relazione tra caratteristiche della roccia, stagionalità delle piogge e condizioni locali di drenaggio.

La presenza di questo lavoro a Eurokarst 2026 amplia quindi il confronto oltre i soli acquiferi carbonatici. La geomorfologia delle arenarie e l’idrochimica delle acque raccolte in piccole cavità costituiscono un terreno di dialogo tra geologia, idrologia e studio dei paesaggi di alterazione.

Eurokarst 2026 e divulgazione sul patrimonio sotterraneo

Accanto alle sessioni scientifiche, Eurokarst 2026 ha previsto iniziative aperte al pubblico. Il 30 agosto si è tenuta l’esecuzione corale Inception Horizon alla Chapelle de la Maladière. Il 31 agosto l’Aula des Jeunes-Rives ha ospitato un incontro sulla grotta Cosquer e sul cambiamento climatico, con Bruno Arfib dell’Università di Aix-Marseille.

La scelta di affiancare divulgazione e ricerca riflette la natura applicata dei temi discussi. Le acque sotterranee, le grotte e le aree carsiche riguardano la disponibilità idrica, gli ecosistemi, i rischi ambientali e la conoscenza del patrimonio naturale. Per la comunità speleologica, Eurokarst 2026 ha rappresentato anche uno spazio utile per seguire metodi e risultati provenienti dall’idrogeologia, dalla geomorfologia e dalle scienze della Terra.

Fonti

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  • Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Udine la mostra sul patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia
    Condividi Dall’11 al 27 settembre 2026 la Società Filologica Friulana ospita “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca”. L’iniziativa si inserisce nel programma regionale della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, fissata dall’UNESCO al 13 settembre. Mostra a Udine per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo Udine ospiterà dall’11 al 27 settembre 2026 la mostra “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca. Il patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia”. L
     

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Udine la mostra sul patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia

September 8th 2026 at 09:00

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Dall’11 al 27 settembre 2026 la Società Filologica Friulana ospita “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca”. L’iniziativa si inserisce nel programma regionale della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, fissata dall’UNESCO al 13 settembre.

Mostra a Udine per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

Udine ospiterà dall’11 al 27 settembre 2026 la mostra “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca. Il patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia”. L’esposizione sarà allestita nella sede della Società Filologica Friulana, in via Manin 18. L’apertura è in calendario venerdì 11 settembre alle 17.30.

L’appuntamento rientra nelle iniziative dedicate alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, che ricorre domenica 13 settembre. La mostra è promossa dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia con la Società Filologica Friulana e la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Per l’inaugurazione collaborano anche il Servizio geologico regionale e il Circolo Speleologico e Idrologico Friulano.

Il percorso presenta pannelli esplicativi, fotografie e reperti. L’obiettivo è raccontare le cavità regionali e il lavoro che permette di conoscerle. L’esplorazione non coincide solo con la progressione in grotta. Comprende rilievi, documentazione, studio delle acque, osservazioni biologiche e aggiornamento dei dati catastali.

Patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia tra ricerca e catasto

Il Friuli Venezia Giulia riunisce aree carsiche molto diverse. Il Carso classico, le Prealpi Giulie e il massiccio del Canin mostrano forme, sistemi idrici sotterranei e storie esplorative differenti. In questo quadro il catasto non è un semplice elenco di ingressi. È uno strumento di conoscenza utile per la ricerca, la pianificazione e la tutela.

Secondo i dati richiamati nel programma regionale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il Catasto speleologico regionale censisce 8.691 cavità e 9.540 ingressi. La differenza dipende dal fatto che uno stesso sistema può comprendere più accessi. Il dato restituisce la dimensione di un patrimonio distribuito tra ambienti montani, collinari e carsici.

La mostra di Udine intende rendere leggibile questa complessità a un pubblico ampio. Immagini, oggetti e materiali divulgativi collegano la storia della speleologia alle attività odierne. La documentazione prodotta dai gruppi speleologici conserva la memoria delle esplorazioni e fornisce informazioni che possono diventare rilevanti anche per la protezione degli ecosistemi e delle risorse idriche.

All’inaugurazione sono previsti gli interventi di Fabio Scoccimarro, assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile, di Massimo Zanetti, direttore del Servizio geologico della Regione, di Mauro Kraus, presidente della Federazione Speleologica del Friuli Venezia Giulia, e di Umberto Sello, presidente del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano. Sello ripercorrerà 130 anni di speleologia friulana. Giuseppe Adriano Moro presenterà la Grotta Tirfor, nel Complesso Bernardo Chiappa, catasto 7739/4721 Fr, illustrando gli otto chilometri esplorati nel sottosuolo del Monte Bernadia.

Realtà virtuale e divulgazione della speleologia regionale

Una parte della visita sarà dedicata a contenuti immersivi. Visori per realtà virtuale consentiranno di seguire video a 360 gradi. Schermi proporranno virtual tour e filmati divulgativi. La soluzione permette di osservare ambienti che spesso non sono accessibili al pubblico, senza aumentare la pressione sulle cavità più delicate.

La scelta ha anche un valore didattico. Una grotta è un ambiente con condizioni fisiche specifiche, tempi di formazione lunghi e comunità biologiche spesso vulnerabili. La riproduzione digitale non sostituisce il lavoro sul campo. Può però spiegare come si svolgono rilievo, esplorazione e ricerca, avvicinando visitatori e scuole al patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia.

Nel calendario regionale, la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo è accompagnata anche dall’iniziativa “Grotte aperte”, prevista il 12 e 13 settembre. Cinque grotte turistiche inserite nel Catasto speleologico regionale saranno visitabili gratuitamente. Il programma include inoltre un workshop a Trieste, il 15 settembre, dedicato al centenario di Duemila Grotte di Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan, opera indicata dalla Regione come il primo catasto speleologico al mondo.

La prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo è stata proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025. La ricorrenza annuale cade il 13 settembre. La proposta è stata avanzata dalla Repubblica di Slovenia su impulso dell’Unione Internazionale di Speleologia, con il coinvolgimento del Karst Research Institute ZRC SAZU e della Commissione nazionale slovena per l’UNESCO.

Per il 2026 si tratta della prima celebrazione ufficiale. L’UNESCO indica tra le sue finalità la sensibilizzazione sulle cavità naturali sotterranee, sulle risorse idriche e sui paesaggi geologici. La ricorrenza mette quindi in relazione ricerca, educazione ambientale, tutela e gestione responsabile del carsismo.

Il contesto internazionale sarà vicino al Friuli Venezia Giulia anche dal punto di vista geografico. A Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre è previsto un incontro scientifico internazionale intitolato “Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst”. Il programma annunciato comprende sessioni scientifiche, escursioni in aree carsiche slovene e una celebrazione nella Grotta di Postumia prevista per il 12 settembre.

La mostra udinese colloca così la speleologia regionale in un programma più vasto. La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre un riferimento comune per mostrare che le cavità non sono soltanto luoghi di visita. Sono archivi geologici e culturali, habitat e parti di sistemi idrici che richiedono dati aggiornati, studio e attenzione nella frequentazione.

Informazioni per la visita

Mostra: “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca. Il patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia”
Sede: Società Filologica Friulana, via Manin 18, Udine
Inaugurazione: venerdì 11 settembre 2026, ore 17.30
Periodo di visita: 11–27 settembre 2026

Fonti

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  • Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026: dall’Italia una rete di eventi tra ricerca, acqua e tutela
    Condividi La prima ricorrenza UNESCO del 13 settembre incontra le Giornate Nazionali della Speleologia, con appuntamenti in nove aree italiane dedicati alle cavità, agli acquiferi, alla biodiversità e alla divulgazione. La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo sarà celebrata per la prima volta domenica 13 settembre 2026. La data è stata proclamata dall’UNESCO come ricorrenza annuale per accrescere la conoscenza pubblica delle grotte e dei paesaggi carsici e per promuoverne studi
     

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026: dall’Italia una rete di eventi tra ricerca, acqua e tutela

September 8th 2026 at 08:00

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La prima ricorrenza UNESCO del 13 settembre incontra le Giornate Nazionali della Speleologia, con appuntamenti in nove aree italiane dedicati alle cavità, agli acquiferi, alla biodiversità e alla divulgazione.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo sarà celebrata per la prima volta domenica 13 settembre 2026. La data è stata proclamata dall’UNESCO come ricorrenza annuale per accrescere la conoscenza pubblica delle grotte e dei paesaggi carsici e per promuoverne studio, protezione e gestione sostenibile.

In Italia, la ricorrenza si intreccia con le Giornate Nazionali della Speleologia promosse dalla Società Speleologica Italiana e dal Club Alpino Italiano. Il calendario diffuso sul portale nazionale propone attività dall’8 al 19 settembre, oltre a un intervento di bonifica previsto nel fine settimana del 12 e 13 settembre. Il programma riunisce visite accompagnate, conferenze, laboratori per famiglie, iniziative di documentazione e azioni dirette in ambiente ipogeo.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo porta così sul territorio italiano temi che attraversano l’attività speleologica: la conoscenza delle cavità, la qualità delle acque sotterranee, la tutela dei chirotteri, la gestione delle visite e la trasmissione del patrimonio naturale e culturale.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: il quadro UNESCO

La denominazione ufficiale della nuova ricorrenza è International Day of Caves and Karst, in italiano Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, abbreviata IDCK. In alcuni contesti divulgativi può comparire l’espressione “Giornata mondiale delle grotte e del carsismo”. La data riconosciuta dall’UNESCO è però il 13 settembre, non una generica celebrazione mondiale priva di questa cornice istituzionale.

Secondo UNESCO, i paesaggi carsici e le grotte interessano quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Sono sistemi formati dalla dissoluzione di rocce solubili, soprattutto carbonatiche, che mettono in relazione forme di superficie, cavità, reti di fratture, sorgenti e falde. Ospitano inoltre biodiversità sotterranea e conservano archivi geologici, climatici, archeologici e storici.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo richiama quindi il valore delle cavità oltre la sola dimensione esplorativa. UNESCO la collega agli obiettivi relativi all’acqua, alle città e alle comunità, al clima e alla biodiversità. Il primo appuntamento internazionale è previsto a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026, con una conferenza scientifica e una cerimonia ufficiale.

Giornate Nazionali della Speleologia tra visite e divulgazione

Il calendario italiano mostra una distribuzione geografica ampia. In Emilia-Romagna, il 13 settembre, la Tana della Mussina ad Albinea ospiterà due sessioni di accompagnamento. La giornata terminerà con la proiezione di un video dedicato ai Gessi Messiniani di Borzano, sito UNESCO.

A Trieste, la Caverna III di Basovizza aprirà al pubblico il 13 settembre in due fasce orarie. Il Club Alpinistico Triestino prevede una mostra didattica sui pipistrelli, con dodici pannelli trilingui, e un’attività al microscopio elettronico guidata da Sergio Dolce. L’iniziativa affronterà anche speleogenesi, flora e storia della cavità durante la Seconda guerra mondiale. Sempre a Trieste, il 15 settembre, il workshop “Duemila Grotte. 1926|2026. La speleologia, cent’anni dopo” riprenderà il tema del primo grande inventario delle cavità carsiche.

Nel Lazio, il 12 settembre a San Felice Circeo, una conferenza sarà dedicata alla Grotta Spaccata di Torre Paola. Il percorso annunciato collega esplorazione, paleontologia e tradizione omerica. Nelle Marche, dal 14 al 16 settembre, le biblioteche di Cerreto d’Esi, Sassoferrato e Mergo proporranno letture e laboratori per bambine, bambini e famiglie ispirati alla scoperta delle Grotte di Frasassi.

Carsismo, falde e biodiversità nel programma italiano

La tutela degli acquiferi è uno dei temi più ricorrenti della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo. In Veneto, a Valbrenta, l’open day del 13 settembre “Esplorare, capire e proteggere gli acquiferi carsici” prevede tre tappe presso Fontana Moretti, il Laghetto di Ponte Subiolo e la grotta fossile di Ponte Subiolo. Il programma introduce anche l’“Elefante Bianco”, cavità subacquea esplorata fino a meno 292 metri. Il 15 settembre, alle Grotte di Oliero, sarà invece presentata la guida “La fabbrica dell’acqua”.

Sempre nel Vicentino, sull’Altopiano dei Sette Comuni, I Recuperanti di Montagne Terzo Patrimonio svolgeranno una bonifica con rilievo cartografico di una cavità in Val Galmarara. L’attività, fissata il 12 e 13 settembre, riguarda la rimozione di rifiuti come vetro e plastica e la documentazione della grotta.

In Sardegna, l’11 settembre, il Parco di Monte Atzei a Narcao sarà il contesto di un’escursione tra le cavità della foresta del Rio Cannedu. Sulcis Underground annuncia approfondimenti sulla formazione delle grotte, sugli habitat e sui pipistrelli, con identificazione sul campo tramite bat detector.

Anche in Campania il programma prende la forma di un’uscita in cavità. Il 19 settembre, ai Monti Alburni, gruppi provenienti anche da Basilicata, Calabria e Puglia accompagneranno il pubblico alla Grotta di Fra’ Gentile, nell’area di Sant’Angelo a Fasanella. L’iniziativa è presentata come momento di osservazione dello stato degli ambienti ipogei e della fauna autoctona.

Sicilia e Puglia, conoscenza del territorio carsico

La Sicilia concentra diversi appuntamenti. A Noto, dal 13 al 19 settembre, la quarta edizione di “Man and Karst 2026” si svolgerà nell’area di Marianelli, nella Riserva naturale di Vendicari. Il CIRS ETS propone un programma dedicato a tutela, promozione e gestione sostenibile dei paesaggi carsici, degli ecosistemi sotterranei e dei beni culturali collegati.

A Catania, l’11 settembre, la conferenza “Gocce nel Buio” affronterà la salvaguardia delle falde acquifere e l’ecogestione del turismo sotterraneo. Il 13 settembre il Gruppo Grotte Catania CAI condurrà una giornata sul campo alle grotte Mastropietro e Genovese II, con prenotazione obbligatoria. A Palermo, nella Riserva naturale orientata Grotta della Molara, sono previsti due turni di visita con gli operatori della riserva e gli speleologi di ANS Le Taddarite.

In Puglia, l’8 settembre a Bari sarà presentato il volume “Viaggi sotto le Murge – Le radici del paesaggio”, dedicato alla lettura del patrimonio ipogeo in chiave culturale e naturalistica. Il 13 settembre, a Castellana Grotte, l’incontro “La speleologia: conoscere, condividere, divulgare” metterà a confronto associazioni, scuola, federazione e istituzioni. Sono annunciati contributi del Comune, della Federazione Speleologica Pugliese, della Commissione Nazionale Scuola di Speleologia SSI, del Gruppo Puglia Grotte e del Gruppo Speleologico Vespertilio.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre dunque alle Giornate Nazionali della Speleologia un riferimento comune. Il calendario italiano porta l’attenzione sul rapporto fra ricerca e divulgazione, sul ruolo delle comunità locali e sulla fragilità dei sistemi carsici. Chi intende partecipare deve verificare direttamente con gli organizzatori gli orari, i requisiti, le prenotazioni e le eventuali coperture assicurative previste per ciascuna attività.

Fonti

Nota redazionale: date, luoghi, contatti, modalità di accesso e descrizioni del programma italiano sono ripresi dal testo di partenza indicato come proveniente dalla pagina della Società Speleologica Italiana e dal calendario nazionale delle Giornate della Speleologia. Prima della partecipazione è opportuno consultare gli organizzatori.

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Viaggi sotto le Murge a Bari: il libro di Vincenzo Iurilli nel percorso verso la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

September 8th 2026 at 07:00

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Il Museo di Scienze della Terra ospita la presentazione l’8 settembre

Martedì 8 settembre 2026, alle ore 18, il Museo di Scienze della Terra del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari ospiterà la presentazione di Viaggi sotto le Murge, volume di Vincenzo Iurilli. L’appuntamento si terrà nel Campus universitario di via Edoardo Orabona 4.

L’incontro con il pubblico sarà presentato dal professor Giuseppe Mastronuzzi e vedrà la partecipazione di Alfredo De Giovanni.

La data cade nei giorni che precedono la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo riconosciuta dall’UNESCO.

La ricorrenza internazionale è fissata al 13 settembre di ogni anno. Nel 2026 la celebrazione inaugurale si svolgerà a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre.

La presentazione barese propone quindi un momento di approfondimento sul paesaggio murgiano e sui processi che ne hanno formato il sottosuolo.

La scelta del Museo di Scienze della Terra rafforza il legame tra divulgazione, ricerca universitaria e conoscenza del territorio.

Viaggi sotto le Murge e la lettura del paesaggio carsico pugliese

Viaggi sotto le Murge è indicato nelle presentazioni pubbliche come un lavoro rivolto alla geologia e alla speleologia pugliese.

Il volume collega le forme visibili in superficie con la struttura ipogea e con i processi di dissoluzione delle rocce solubili. Il sottotitolo riportato nelle comunicazioni precedenti è Le radici del paesaggio.

Le Murge costituiscono un contesto significativo per questo tipo di lettura. Doline, lame, inghiottitoi, cavità naturali e percorsi sotterranei non sono elementi isolati. Fanno parte di sistemi nei quali le acque meteoriche interagiscono nel tempo con le rocce calcaree. Lo studio del carsismo aiuta a comprendere la circolazione idrica, l’evoluzione delle forme del rilievo e la vulnerabilità degli acquiferi.

In questo quadro, Viaggi sotto le Murge offre un tema utile anche al pubblico non specialista. La speleologia non riguarda soltanto la visita delle grotte. Comprende l’osservazione delle cavità, il rilievo, la ricerca geologica, biologica e archeologica, oltre alla documentazione e alla tutela dei luoghi sotterranei. Il volume di Vincenzo Iurilli si inserisce nella necessità di rendere leggibili questi rapporti tra paesaggio, acqua e mondo ipogeo.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: perché il 13 settembre

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, conosciuta anche con l’acronimo IDCK, è stata proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025. Dal 2026 ricorrerà ogni 13 settembre. È importante distinguere la data della presentazione di Bari, l’8 settembre, dalla data ufficiale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il 13 settembre.

L’iniziativa punta a far conoscere ecosistemi fragili e spesso poco visibili. Secondo UNESCO, i paesaggi carsici e le grotte interessano quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Ospitano inoltre biodiversità sotterranea specializzata, archivi geologici e climatici, testimonianze della storia umana e beni culturali.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo collega questi temi agli obiettivi di protezione, studio e gestione sostenibile. L’UNESCO richiama in particolare le relazioni con l’acqua, lo sviluppo urbano, l’azione climatica e la biodiversità. Non si tratta quindi di una ricorrenza rivolta soltanto agli speleologi. Interessa comunità locali, scuole, enti di ricerca, amministrazioni e gestori delle aree protette.

Da Bari a Postumia, ricerca e divulgazione sul mondo sotterraneo

Il primo programma internazionale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo sarà ospitato a Postumia. Sono previsti una conferenza scientifica, attività sul terreno e una cerimonia ufficiale. L’Unione Internazionale di Speleologia invita inoltre associazioni, musei, università, geoparchi, grotte turistiche e scuole a organizzare iniziative locali nei giorni vicini al 13 settembre e a registrarle nel calendario della ricorrenza.

In questo contesto, l’appuntamento dedicato a Viaggi sotto le Murge assume il valore di una proposta divulgativa locale inserita nella settimana della prima celebrazione UNESCO. Il confronto con l’autore, con il professor Mastronuzzi e con Alfredo De Giovanni potrà riportare l’attenzione sul patrimonio carsico pugliese, sui metodi per raccontarlo e sulla responsabilità connessa alla sua conservazione.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre anche l’occasione per chiarire un punto essenziale: le cavità e gli acquiferi carsici sono sistemi con equilibri delicati. La loro tutela richiede conoscenza scientifica, comportamenti prudenti nella frequentazione e pianificazione territoriale. Per il pubblico, la presentazione di Bari rappresenta un invito a leggere le Murge non soltanto come paesaggio esterno, ma come territorio legato a un’estesa dimensione sotterranea.

Informazioni sull’incontro

  • Evento: presentazione del volume Viaggi sotto le Murge di Vincenzo Iurilli
  • Data e ora: martedì 8 settembre 2026, ore 18
  • Sede: Museo di Scienze della Terra, Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, Campus Universitario, via Edoardo Orabona 4, Bari
  • Intervengono: Vincenzo Iurilli, prof. Giuseppe Mastronuzzi e Alfredo De Giovanni
  • Ricorrenza UNESCO: Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, 13 settembre 2026

Fonti

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  • Gouffre des Saints de Glace, soccorso speleologico in corso nel Vercors
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Gouffre des Saints de Glace, soccorso speleologico in corso nel Vercors

September 7th 2026 at 06:00

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Al Gouffre des Saints de Glace, ad Autrans-Méaudre en Vercors, è stato attivato il dispositivo ORSEC per un infortunio in profondità. Circa quaranta soccorritori sono impegnati nell’evacuazione in barella.

Gouffre des Saints de Glace: l’allarme nel pomeriggio

Aggiornamento: l’intervento è concluso, il ferito è stato portato fuori dalla grotta alle 1:30 di questa notte

Un intervento di soccorso speleologico è in corso al Gouffre des Saints de Glace, nel territorio di Autrans-Méaudre en Vercors, nel dipartimento dell’Isère. L’allarme è scattato nel pomeriggio di domenica, quando un praticante si è infortunato dopo una scivolata in una galleria della cavità.

Secondo le informazioni trasmesse dalla struttura di soccorso, l’uomo ha 56 anni e presenta un trauma alla caviglia. Il punto dell’incidente è stato indicato attorno a 150 metri di profondità. La Prefettura dell’Isère ha attivato le disposizioni specifiche ORSEC per il soccorso in ambiente sotterraneo.

La radio pubblica locale Ici Isère riferisce un primo allertamento attorno alle 15 e conferma il dispiegamento di circa quaranta persone.

Soccorso al Gouffre des Saints de Glace: squadre e sanità

L’operazione riunisce volontari dello Spéléo Secours Isère, vigili del fuoco del SDIS 38, personale della CRS Alpes e gendarmi del PGHM dell’Isère.

Partecipano anche un medico e un infermiere del SAMU 38, oltre ai volontari dell’ADRASEC 38, impegnati nelle comunicazioni specialistiche.

Una squadra medica ha raggiunto l’infortunato. Questo passaggio permette di valutarne le condizioni, prestare le prime cure e predisporre il trasferimento in sicurezza.

I soccorritori stanno installando gli equipaggiamenti necessari per la progressione della barella lungo i passaggi sotterranei e verso l’uscita.

In un recupero di questo tipo, il trasporto non coincide con un semplice sollevamento verticale.

La barella deve essere assicurata e guidata attraverso pozzi, meandri, strettoie e tratti inclinati. Le squadre alternano manovre su corda, accompagnamento e gestione delle comunicazioni. I tempi dipendono dalla morfologia della cavità, dalle condizioni della persona soccorsa e dalla necessità di non interrompere l’assistenza sanitaria.

Il sistema carsico del Vercors e il Gouffre des Saints de Glace

Il Gouffre des Saints de Glace appartiene al sistema del Trou qui souffle, nell’area di Méaudre e Autrans, sul massiccio del Vercors.

Il Gouffre des Saints de Glace non è nuovo a operazioni complesse. La documentazione storica dello Spéléo Secours Isère cita infatti precedenti interventi nell’area. Ogni evento ha caratteristiche proprie, ma la conoscenza della cavità e l’esperienza maturata dai gruppi locali costituiscono una risorsa operativa importante.

ORSEC e il ruolo del soccorso speleologico

L’attivazione delle disposizioni specifiche ORSEC coordina mezzi pubblici, sanitari e tecnici necessari a un’operazione sotterranea. Il dispositivo consente di adattare la risposta alla complessità dell’ambiente, nel quale accesso, comunicazioni e trasporto richiedono competenze specifiche.

In Francia lo Spéléo Secours Français è la commissione specializzata della Fédération Française de Spéléologie. È stato creato nel 1977 e risulta accreditato per le operazioni di sicurezza civile in cavità naturali e artificiali, sia asciutte sia allagate. Le sue funzioni comprendono la formazione dei soccorritori, la prevenzione, l’organizzazione degli interventi e lo sviluppo tecnico. [web:19]

Il coinvolgimento congiunto di volontari speleologi, soccorso sanitario, vigili del fuoco, gendarmeria e unità di montagna risponde proprio alla necessità di integrare competenze differenti. Al momento non è stata comunicata la conclusione del recupero. Le operazioni potrebbero proseguire per diverse ore, anche durante la notte, come indicato dalle prime informazioni disponibili. [web:18]

Fonti

https://www.speleo-secours.fr/secours-speleologique/

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  • Visualizzazioni Scintilena agosto 2026: 324.627 pagine viste e oltre 167 mila letture per la Top 10
    Condividi Le visualizzazioni Scintilena agosto 2026 crescono sul mese di luglio; esplorazioni, archeologia e biospeleologia guidano gli articoli più consultati Le visualizzazioni Scintilena agosto 2026 raggiungono 324.627 pagine viste totali, secondo le statistiche Shinystat comunicate dalla redazione. Il dato segna un recupero netto rispetto a luglio e mantiene il sito su livelli elevati anche nel periodo estivo. La graduatoria degli articoli più letti indica un interesse concentrato sull
     

Visualizzazioni Scintilena agosto 2026: 324.627 pagine viste e oltre 167 mila letture per la Top 10

September 3rd 2026 at 07:12

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Le visualizzazioni Scintilena agosto 2026 crescono sul mese di luglio; esplorazioni, archeologia e biospeleologia guidano gli articoli più consultati

Le visualizzazioni Scintilena agosto 2026 raggiungono 324.627 pagine viste totali, secondo le statistiche Shinystat comunicate dalla redazione.

Il dato segna un recupero netto rispetto a luglio e mantiene il sito su livelli elevati anche nel periodo estivo. La graduatoria degli articoli più letti indica un interesse concentrato sulle esplorazioni speleologiche, sulle scoperte archeologiche in grotta, sulla biospeleologia e sulla paleontologia.

La metrica indicata per il totale mensile è quella delle pagine viste di Shinystat. I valori associati ai singoli articoli sono invece impression registrate dal server. Le due serie sono utili per descrivere l’andamento editoriale, ma non sono sovrapponibili in modo automatico. Una pagina vista di Shinystat e un’impression di server possono dipendere da criteri tecnici differenti.

Visualizzazioni Scintilena agosto 2026: il dato giornaliero

Il mese si chiude con una media giornaliera dichiarata di 11.036 pagine viste dal lunedì al venerdì e di 9.288 nei giorni di sabato e domenica.

Confronto delle visualizzazioni Scintilena 2026

Le visualizzazioni Scintilena agosto 2026 sono superiori di 74.627 pagine viste rispetto alle circa 250.000 di luglio.

L’aumento mensile è vicino al 29,9%. Il confronto va svolto con cautela, perché il dato di luglio è pubblicato in forma arrotondata.

Rispetto a giugno, quando Scintilena ha riportato 385.000 pagine viste, agosto registra una flessione di 60.373 unità, pari al 15,7%. Giugno resta il picco fra i mesi messi a confronto.

Rispetto a maggio, indicato dal relativo articolo del sito come mese da 330.000 visualizzazioni, agosto è inferiore di 5.373 pagine viste, circa l’1,6%. Mese 2026 Pagine viste Variazione rispetto ad agosto Maggio 330.000 -5.373 (-1,6%) Giugno 385.000 -60.373 (-15,7%) Luglio circa 250.000 +74.627 (+29,9%) Agosto 324.627 Dato di riferimento

Il confronto mostra un agosto vicino al volume di maggio, dopo il calo di luglio e senza raggiungere il massimo di giugno. Nel trimestre giugno-agosto, la media mensile è di circa 319.876 pagine viste. Il risultato di agosto non rappresenta quindi un episodio isolato, ma si colloca in una sequenza di traffico consistente.

Gli articoli più letti di agosto

La Top 10 di agosto totalizza 167.907 impression di server. Questa somma corrisponde a circa il 51,7% delle 324.627 pagine viste mensili Shinystat, pur con la necessaria cautela dovuta alla diversità delle metriche.

Il primo articolo, dedicato alla scoperta di un tubo di 700 metri nel Dachstein, raccoglie 79.300 impression. Da solo rappresenta circa il 24,4% del totale mensile Shinystat e il 47,2% delle impression della Top 10.

  1. Scoperta eccezionale nel Dachstein: tubo di 700 metri in arenaria calcarea dentro una grotta carsica dolomitica — 79.300 impression.
  2. In Turchia scoperta la Grotta di Koskarli, un insediamento epipaleolitico datato tra 12.900 e 12.000 anni fa — 21.491.
  3. Messico, pescatore ritrovato vivo dopo 15 giorni in una grotta sommersa — 11.567.
  4. Kef El Ghar: la grotta del Marocco che unisce geologia, archeologia e tutela del patrimonio sotterraneo — 9.976.
  5. Il proteo non è più solo: nove specie nelle acque sotterranee dei Balcani — 9.735.
  6. Nuovo ritrovamento di Ursus ladinicus a Conturines: una seconda grotta con numerosi scheletri fossili — 9.197.
  7. Nuovi dati sul sollevamento della Linea Periadriatica dalle grotte della Slovenia nord-orientale — 7.886.
  8. Arera: l’esplorazione non finisce: l’Abisso LoBG 3990 scende a -302 — 6.862.
  9. Durmitor, il grande mondo sotterraneo ancora da esplorare — 5.961.
  10. Mujina Pecina, nuove datazioni spostano indietro di 30.000 anni il Musteriano in Dalmazia — 5.932.

Esplorazioni e ricerca nella Top 10 Scintilena

Le visualizzazioni Scintilena agosto 2026 mostrano il peso delle notizie di esplorazione.

Il Dachstein concentra quasi la metà delle impression della Top 10. Accanto a questo risultato emergono contenuti che collegano le grotte alla ricerca archeologica e paleoantropologica, come Koskarli in Turchia, Kef El Ghar in Marocco e Mujina Pecina in Dalmazia.

La classifica include anche temi centrali per la conoscenza del sottosuolo: la diversità del proteo e delle specie affini nelle acque balcaniche, i resti di Ursus ladinicus a Conturines, il sollevamento della Linea Periadriatica e l’avanzamento esplorativo dell’Abisso LoBG 3990. Il posizionamento di questi articoli segnala una domanda di divulgazione che non riguarda solo le grandi imprese, ma anche biospeleologia, geologia strutturale e paleontologia.

Il caso del pescatore salvato in Messico ha un profilo diverso. La sua presenza al terzo posto dimostra la capacità delle cronache legate agli ambienti sommersi di raggiungere un pubblico ampio. Il quadro complessivo resta diversificato: le visualizzazioni Scintilena agosto 2026 sono sostenute da un articolo con forte richiamo, ma la Top 10 distribuisce l’attenzione su otto paesi e su più discipline legate alle grotte e al patrimonio sotterraneo.

Fonti

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  • Grotta della Regina a Torre a Mare: il rilievo 3D riporta al centro una cavità costiera tra archeologia e mare
    Condividi La Grotta della Regina di Bari, a Torre a Mare, è stata studiata da Università di Bari e Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari: la documentazione 3D chiarisce morfologia, tracce di scavo e frequentazioni storiche del complesso costiero. Grotta della Regina: una cavità naturale modificata nel tempo La Grotta della Regina si apre sulla costa di Torre a Mare, poco a nord del porticciolo, nel territorio di Bari. È una cavità marina naturale, sviluppata nelle calcareniti costie
     

Grotta della Regina a Torre a Mare: il rilievo 3D riporta al centro una cavità costiera tra archeologia e mare

August 26th 2026 at 12:00

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La Grotta della Regina di Bari, a Torre a Mare, è stata studiata da Università di Bari e Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari: la documentazione 3D chiarisce morfologia, tracce di scavo e frequentazioni storiche del complesso costiero.

Grotta della Regina: una cavità naturale modificata nel tempo

La Grotta della Regina si apre sulla costa di Torre a Mare, poco a nord del porticciolo, nel territorio di Bari. È una cavità marina naturale, sviluppata nelle calcareniti costiere e profondamente trasformata dall’azione umana nel corso dei secoli.

Lo studio riunisce geologi, archeologi dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e speleologi del Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari. Il lavoro ha migliorato la georeferenziazione del sito e ha descritto in modo specialistico sia gli ambienti ipogei costieri sia quelli sommersi.

La roccia affiorante appartiene alle calcareniti plio-quaternarie della Formazione della Calcarenite di Gravina. Questi depositi poggiano sul basamento mesozoico del Calcare di Bari. L’erosione marina ha contribuito all’apertura della cavità, mentre interventi successivi ne hanno modificato pareti, pavimenti, nicchie e accessi.

La Grotta della Regina non va quindi letta come una semplice grotta marina. Il complesso conserva una sovrapposizione di processi naturali e di segni antropici. Questo rende necessaria una lettura integrata, capace di collegare geomorfologia costiera, speleologia e archeologia del paesaggio.

Il toponimo della Grotta della Regina tra fonti e tradizione

Le fonti storiche più antiche non permettono un’identificazione certa della cavità con l’attuale nome. Alla fine del Settecento, Emanuele Mola descrisse lungo il lido di Torre Pelosa alcuni “antri artefatti” confinanti con il mare. Il riferimento è compatibile con le cavità antropizzate della zona, senza consentire una prova definitiva.

Il toponimo Grotta della Regina è legato soprattutto alla tradizione popolare. Questa associa il luogo a Bona Sforza, duchessa di Bari e regina di Polonia, vissuta tra il 1494 e il 1557. La connessione resta una tradizione locale e non un dato archeologico dimostrato.

Un primo contributo di taglio geografico e geomorfologico risale al 1936, con lo studio di Francesco Volpe sulla costa di Torre Pelosa. Negli anni Sessanta e Settanta la cavità fu poi considerata per le sue condizioni ecologiche e per la presenza di organismi marini, comprese spugne e alghe.

Rilievo 3D e fotogrammetria nella Grotta della Regina

La documentazione della Grotta della Regina ha impiegato rilievo topografico, fotogrammetria terrestre e aerea e ricognizione subacquea. Il modello digitale restituisce misure e dettagli con una precisione utile sia alla ricerca sia alla futura conservazione.

La superficie complessiva rilevata è di 189 metri quadrati. Di questi, 117 metri quadrati risultano calpestabili e 72 metri quadrati sono sommersi. L’altezza media passa da circa 1,80 metri nella parte posteriore a circa 2,5 metri nel settore anteriore. Le vasche d’acqua interne raggiungono una profondità di circa due metri.

Il rilievo ha reso più leggibili le regolarizzazioni delle pareti interne, le nicchie e le scale incise nella roccia. Le scale collegano la cavità con il pianoro soprastante. Sul pavimento sono state riconosciute anche tracce attribuibili a lavorazioni di cava e agli strumenti usati per estrarre conci.

Un R.O.V., cioè un veicolo filoguidato a controllo remoto, è stato usato per il rilievo fotogrammetrico negli specchi d’acqua interni ed esterni. Questa parte dell’indagine ha documentato elementi litici circolari e frammenti ceramici isolati. Fra essi compaiono pareti di vasi riferibili all’età del Bronzo, nella seconda metà del II millennio a.C., e anfore confrontabili con materiali dei vicini siti costieri.

Archeologia costiera e tracce di frequentazione

Le ricognizioni archeologiche effettuate tra il 2017 e il 2018 sul litorale di Bari-Torre a Mare hanno censito 233 Unità Topografiche Costiere in una fascia lunga circa sette chilometri. L’area attorno alla Grotta della Regina corrisponde all’UTC 62 e offre elementi per ricostruire una lunga storia di uso della costa.

Nel settore circostante sono state segnalate buche di palo, attribuite a capanne di età protostorica. Sono presenti anche sepolture scavate nel banco roccioso, reperti ceramici di varie epoche, scale per raggiungere la cavità e fronti di cava per l’estrazione di blocchi di calcarenite.

Di interesse è l’area di cava sul sopratterra della grotta. Una serie di solchi paralleli è stata interpretata come una fase di impostazione mai completata. La scarsa profondità dei tagli, la presenza di un solo concio estratto e l’assenza di ulteriori lavorazioni suggeriscono che il progetto sia stato abbandonato, probabilmente per problemi di stabilità legati al vuoto sottostante.

Sulle pareti interne della Grotta della Regina è presente un repertorio di graffiti. La loro classificazione e interpretazione è ancora in corso. Per questo non è possibile stabilire se siano legati a frequentazioni occasionali, pratiche con valore cultuale o a più fasi d’uso distinte.

Tutela, monitoraggio e ricerca interdisciplinare

La cavità è registrata nel Catasto delle Grotte e Cavità Artificiali della Puglia con il numero PU_29. Il contesto costiero è stato dichiarato di notevole interesse pubblico nel 1999. La normativa regionale sul patrimonio speleologico prevede il monitoraggio dello stato di conservazione e richiede autorizzazioni preventive per utilizzi diversi dall’attività speleologica, nel rispetto dei vincoli archeologici, naturalistici e paesaggistici.

L’attività di ricerca del 2020, sostenuta da fondi regionali, ha prodotto nuovi elementi per definire la storia geologica del sito, l’arretramento della costa e le possibili funzioni della cavità nelle diverse epoche. Ha inoltre previsto un percorso di monitoraggio archeologico e ambientale.

Per la Grotta della Regina, il risultato più rilevante è la disponibilità di una base documentaria verificabile. Il modello 3D non sostituisce le indagini stratigrafiche e le analisi dei materiali. Offre però una mappa accurata per programmare studi mirati, controllare lo stato delle pareti e confrontare nel tempo eventuali trasformazioni dell’ambiente costiero e sommerso.

Fonti

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  • Ritrovamenti archeologici nelle grotte liguri: nuove tracce dal Paleolitico al Medioevo
    Condividi Nel Finalese, le ricognizioni dello Speleo Club Gianni Ribaldone Genova tra il 2015 e il 2019 hanno segnalato materiali che ampliano il quadro delle frequentazioni umane nelle cavità. I ritrovamenti archeologici nelle grotte liguri richiamano la necessità di documentare, tutelare e studiare ogni contesto senza alterarlo. Ritrovamenti archeologici nelle grotte liguri e il paesaggio del Finalese I ritrovamenti archeologici nelle grotte liguri emersi nel quinquennio 2015-2019 restit
     

Ritrovamenti archeologici nelle grotte liguri: nuove tracce dal Paleolitico al Medioevo

August 26th 2026 at 11:00

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Nel Finalese, le ricognizioni dello Speleo Club Gianni Ribaldone Genova tra il 2015 e il 2019 hanno segnalato materiali che ampliano il quadro delle frequentazioni umane nelle cavità. I ritrovamenti archeologici nelle grotte liguri richiamano la necessità di documentare, tutelare e studiare ogni contesto senza alterarlo.

Ritrovamenti archeologici nelle grotte liguri e il paesaggio del Finalese

I ritrovamenti archeologici nelle grotte liguri emersi nel quinquennio 2015-2019 restituiscono un quadro di lunga durata nel comprensorio di Finale Ligure e Borgio Verezzi, in provincia di Savona. Il contributo di Henry De Santis, presentato nelle Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia del 2022, riunisce segnalazioni raccolte durante attività speleologiche e ricognizioni territoriali.

Non si tratta di campagne di scavo stratigrafico. I materiali erano visibili in superficie, in colluvi o in porzioni residue di deposito. Per questa ragione, le attribuzioni cronologiche indicate devono essere lette come ipotesi fondate su confronti tipologici, sullo stato di conservazione e sul rapporto con i siti noti dell’area.

Il Finalese possiede già una sequenza archeologica di riferimento di grande rilievo. La Caverna delle Arene Candide conserva un deposito che va dall’età tardo-romana al Paleolitico superiore. Il catalogo nazionale ricorda per la cavità fasi di frequentazione neolitica, dell’età del Rame, del Bronzo e del Ferro, oltre a contesti funerari e abitativi. [web:2]

In questo quadro, i nuovi ritrovamenti archeologici nelle grotte liguri non definiscono da soli nuovi siti pienamente interpretati. Segnalano piuttosto punti del territorio nei quali potranno essere necessari controlli, verifiche e, quando autorizzate, indagini scientifiche mirate.

Paleolitico medio nell’Antro della Fettuccia

L’Antro della Fettuccia, nella valle Andrassa in località Le Manie, ha restituito un molare di cinghiale, resti ossei attribuiti a Equidae e una porzione di nucleo Levallois in selce locale. In una ricognizione successiva è stata individuata anche una tibia verosimilmente collegata al precedente metacarpale.

Le ossa sono fossilizzate e in parte concrezionate. Il contributo propone per il complesso una provenienza da un livello pleistocenico e un possibile riferimento al Paleolitico medio recente, o Musteriano. Il nucleo Levallois è un elemento importante perché rimanda a una tecnica di scheggiatura pianificata, nota in diversi contesti paleolitici dell’arco ligure.

Il dato si inserisce in un territorio nel quale la ricerca continua a confrontarsi con le testimonianze dei gruppi neandertaliani. Nel programma scientifico dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria del 2018 figurano, tra l’altro, studi su industrie musteriane dell’Arma delle Mànie e sui resti neandertaliani della Liguria occidentale. [web:8]

Neolitico medio e Vasi a Bocca Quadrata

Una parte consistente dei ritrovamenti archeologici nelle grotte liguri descritti nel contributo è riferibile, con diversi gradi di certezza, al Neolitico medio. Nell’Arma di Caprazoppa sono stati raccolti frammenti ceramici, manufatti litici e un grosso ciottolo con tracce di ocra rossa. I frammenti fittili, per impasto e trattamento delle superfici, sono messi in relazione con la cultura dei Vasi a Bocca Quadrata.

Il confronto territoriale è significativo. Alle Arene Candide, intorno a 6000 anni prima del presente, è attestata una fase di intensa occupazione connessa alla cultura dei Vasi a Bocca Quadrata, seguita da ulteriori frequentazioni preistoriche. [web:2] Questo non autorizza a trasferire automaticamente la stessa cronologia a ogni reperto di superficie. Offre però un termine di confronto solido per valutare le evidenze del Caprazoppa e delle cavità vicine.

Nella Grotta della Valle, presso la Rocca di Perti, sono stati recuperati frammenti in pietra verde levigata, un ciottolo in arenaria con colorante rossastro e un’ansa a nastro orizzontale in ceramica scura. È soprattutto quest’ultima a essere considerata compatibile con la facies dei Vasi a Bocca Quadrata. I resti ossei di Ursus sp. e gli altri oggetti richiedono invece prudenza interpretativa.

Bronzo, Ferro e frequentazioni storiche

La sequenza prosegue nel tempo. Nella Grotta di Cima Castellaro, a Borgio Verezzi, erano presenti grossi frammenti di ceramica grezza con tracce di combustione e manufatti litici, tra cui una macina con un possibile macinello. La tipologia dei materiali sostiene una collocazione nella prima età del Ferro.

Nell’anfratto di Montesordo-Fosso Pianmarino sono stati segnalati circa trenta frammenti ceramici. Un orlo a tacche impresse, una parete con scanalatura e altri elementi permettono di ipotizzare una datazione tra la fine dell’età del Rame e l’inizio dell’età del Bronzo. L’Antro di Fronte alle Case Valle ha invece restituito ceramiche confrontabili con materiali dell’età del Bronzo finale dei siti vicini di Bric Reseghe e della Grotta del Sanguineto.

La Grotta II del Caprone pone un tema diverso. Nella saletta terminale affioravano resti ossei umani attribuibili ad almeno due individui, uno giovane e uno adulto. In assenza di manufatti diagnostici, il testo propone con cautela un possibile uso funerario in epoca pre-protostorica.

Anche le frequentazioni più recenti meritano attenzione. Nella Grotta del Mulo sono emersi cocci anforacei e una porzione di giara islamica iberica del XIII secolo, accanto a frammenti compatibili con produzioni preistoriche. Nel Grottino dell’Ulivo, quattro frammenti di maiolica arcaica monocroma sembrano appartenere a una coppa databile tra XIV e XV secolo. Le cavità risultano quindi luoghi riutilizzati in epoche molto distanti.

Tutela dei ritrovamenti archeologici nelle grotte liguri

Il valore dei ritrovamenti archeologici nelle grotte liguri dipende anche dalla precisione con cui vengono segnalati. La posizione, il rapporto con il deposito e le condizioni del rinvenimento sono dati essenziali. La rimozione non controllata può cancellare informazioni che nessun reperto isolato riesce a restituire.

Il Codice dei beni culturali prevede che le cose di interesse archeologico rinvenute nel sottosuolo appartengano allo Stato. Chi effettua una scoperta fortuita deve denunciarla entro 24 ore alla Soprintendenza, al sindaco o all’autorità di pubblica sicurezza e deve conservarla lasciandola, quando possibile, nel luogo e nelle condizioni del rinvenimento. [web:10]

Il caso finalese mostra il ruolo concreto della formazione dei gruppi speleologici. Riconoscere un osso fossilizzato, una ceramica diagnostica, un manufatto litico o un deposito rimaneggiato non equivale a formulare una diagnosi definitiva. Significa attivare una procedura di tutela e mettere i dati a disposizione delle autorità e degli specialisti.

La segnalazione tempestiva è anche una risposta al depauperamento causato dagli scavi clandestini. Nei contesti ipogei, fragili e spesso già alterati, il deposito archeologico è una fonte non rinnovabile. La collaborazione tra speleologi, Soprintendenza, forze di polizia e ricercatori resta quindi centrale per trasformare una scoperta casuale in conoscenza verificabile.

Fonti

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Le nuvole e la Grotta del Vento: dall’alluvione del 1996 ai cambiamenti climatici

August 26th 2026 at 10:00

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Il 28 agosto un incontro tra meteorologia, ambiente ipogeo e memoria del territorio

Venerdì 28 agosto, alle 21, la sala multifunzionale della Grotta del Vento ospiterà il secondo appuntamento estivo dedicato alla conoscenza del mondo sotterraneo. Il tema della serata sarà il rapporto fra atmosfera, montagna e cavità carsiche. Il percorso prenderà avvio dalla grande alluvione del 1996 e arriverà ai cambiamenti climatici che interessano la Toscana.

L’incontro, dal titolo Le nuvole e la grotta, vedrà gli interventi di Vittorio Verole Bozzello, direttore della Grotta del Vento, e di Valerio Capecchi, meteorologo del Consorzio LaMMA. La proposta mette in relazione fenomeni spesso osservati separatamente. Da una parte le piogge, le nuvole e le dinamiche meteorologiche. Dall’altra l’aria, l’acqua e le rocce di un sistema sotterraneo.

Grotta del Vento e microclima: aria, acqua e roccia in movimento

Vittorio Verole Bozzello illustrerà il microclima della Grotta del Vento. Temperatura, umidità, circolazione dell’aria e presenza dell’acqua definiscono un ambiente che reagisce alle condizioni esterne con tempi e modalità proprie. La cavità diventa così un punto di osservazione utile per leggere gli scambi fra superficie e sottosuolo.

Nelle grotte, l’aria non è immobile. Le differenze di quota fra ingressi, le variazioni termiche esterne e la geometria dei passaggi possono favorire correnti d’aria. Anche l’acqua meteorica, infiltrandosi nelle fratture e negli strati permeabili, collega direttamente gli episodi di pioggia ai processi carsici. Per questo la Grotta del Vento consente di affrontare in modo concreto il legame fra meteorologia e ambiente ipogeo.

Nel corso della serata saranno presentate immagini degli eventi del 1996. La memoria visiva sarà affiancata alla lettura dei dati. L’obiettivo è ricostruire il contesto territoriale nel quale un fenomeno atmosferico intenso può trasformarsi in piena, frana e trasporto di detriti.

Alluvione 1996 in Versilia e Garfagnana: il caso che segnò il territorio

Il 19 giugno 1996 un nubifragio di forte intensità colpì parte del bacino del torrente Versilia e il bacino della Turrite di Gallicano, in Garfagnana. L’evento produsse un’alluvione associata a dissesti diffusi. L’erosione degli alvei montani alimentò il trasporto solido verso i fondovalle, dove il cambio di pendenza favorì rilevanti depositi alluvionali, con vittime e danni ingenti.

La complessità dell’episodio portò a uno studio interdisciplinare promosso dall’allora Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente. Geologi, ingegneri idraulici, meteorologi, climatologi e altri specialisti analizzarono dinamiche naturali, condizioni territoriali e possibili linee guida per aree con caratteristiche simili.

Capecchi ripercorrerà il passaggio dagli strumenti disponibili negli anni Novanta alle attuali tecniche di osservazione, modellistica e previsione. Il confronto aiuta a comprendere come sono cambiati i sistemi di monitoraggio. Aiuta anche a distinguere il dato misurato dalla sua interpretazione nel contesto locale.

Cambiamenti climatici in Toscana: distinguere eventi e tendenze

La parte conclusiva dell’incontro sarà dedicata ai cambiamenti climatici in Toscana. Le domande riguardano la frequenza e l’intensità degli eventi estremi, ma anche il corretto uso delle serie storiche. Una singola precipitazione eccezionale è un evento meteorologico. Il clima descrive invece l’andamento statistico di temperatura, precipitazioni e altri parametri su periodi lunghi.

Il LaMMA svolge analisi climatiche regionali usando reti di stazioni meteorologiche, mappe di anomalia termica e pluviometrica e report periodici. Per la siccità impiega indicatori basati sia sulle piogge rilevate al suolo sia sullo stato della vegetazione osservato da satellite. Questi strumenti permettono di seguire fenomeni diversi, dalle carenze idriche alle anomalie stagionali.

Parlare di cambiamenti climatici non significa attribuire automaticamente ogni temporale o ogni ondata di calore a una sola causa. Significa esaminare le tendenze, la distribuzione degli estremi e la vulnerabilità dei territori. In aree montane e carsiche, dove l’acqua può concentrarsi rapidamente nei bacini e circolare nel sottosuolo, questa lettura richiede il confronto fra meteorologia, idrologia e conoscenza locale.

Grotta del Vento, cambiamenti climatici e conoscenza del paesaggio

L’appuntamento alla Grotta del Vento propone quindi una chiave di lettura che parte dalla cavità e arriva al paesaggio esterno. La Grotta del Vento sarà il luogo da cui osservare l’interazione continua fra aria, acqua, temperatura e roccia. I cambiamenti climatici saranno discussi attraverso dati, esempi e la memoria dell’alluvione del 1996, senza sovrapporre il tempo di un singolo giorno alle tendenze del clima.

Per il pubblico interessato alla speleologia, il tema richiama un aspetto centrale della ricerca in ambiente carsico: la grotta non è separata dalla montagna. È parte di un sistema nel quale le condizioni atmosferiche in superficie influenzano infiltrazione, portate idriche, ventilazione e microclima ipogeo. L’incontro si terrà venerdì 28 agosto alle 21, nella sala multifunzionale della Grotta del Vento.

Fonti

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